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STORIA NATURALE
GIACOMO DORIA
| PUBBLICATI PER CURA DI C. ALZONA E F. CAPRA
VOLUME LXVI
| GENOVA | .
FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. P. A.
1952 - 1954
GENOVA
PERSONALE SCIENTIFICO
Dott. CARLO ALZONA - Direttore incaricato.
Dott. FELICE CAPRA - Conservatore.
Dott.ssa DELFA GUIGLIA - Assistente e bibliotecaria.
CONSERVATORI ONORARI
March. Dott. FABIO INVREA - Csi Onorario a vita d
Avv. Proc. Dott. EMILIO BERIO - (dal 1985).
Rag. CESARE MANCINI - (dal 1935). |
Prof. Ing. STEFANO LODOVICO STRANEO (dal 1989). —
Dott. GUIDO BACCI - (dal 1942). |
Dott. ALDO FESTA (dal 1949).
Sig. LEANDRO DE MAGISTRIS (dal 1949).
Prof. Dott. DOMENICO PUJATTI (dal 1949)
-
—
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
DI
STORIA NATURALE
GIACOMO DORIA
VOLUME LXVI
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MATERIALI PER UNA FAUNA DELL’ARCIPELAGO TOSCANO
XXII (1)
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO
per CESARE MANCINI
La raccolta degli Emitteri del Marchese Giacomo Doria all'Isola
del Giglio durante gli anni 1900-1902, è veramente importante tanto
per il numero delle specie quanto per il numero degli esemplari (186
specie e 1395 esemplari di Eterotteri, 47 specie di Omotteri) data la
poca ampiezza dell’isola e considerando che egli non si specializzò nella
ricerca di questo gruppo di insetti.
Questa raccolta porta un notevole contributo alla conoscenza
della fauna emitterologica dell'Arcipelago Toscano, fino ad ora comple-
tamente sconosciuta ad eccezione di quella dell'isola di Capraia, dove fu-
rono raccolti 102 specie di Eterotteri, 74 delle quali sono comuni alle
due isole, 25 specie di Omotteri, delle quali solo 6 comuni alle due
isole, e quindi il numero attuale delle specie conosciute dell'arcipelago
è di 280.
Riguardo alla distribuzione geografica, gli Eterotteri del Giglio si
dividono come segue: specie di larga diffusione 12,37%, eurosibiriche
8,60%, continentali 17,74%, meridionali 15,05%, mediterranee
33, 87%, specie di area limitata ma meridionali 12,37%; la maggiore
percentuale, come era da prevedersi, è data dalle specie mediterranee; se
a queste uniamo pure le specie meridionali e quelle di area limitata arri-
viamo al 61,29%; ne deriva che la fauna emitterolologica del Giglio è
completamente meridionale, dato pure che le specie eurosibiriche e con-
tinentali si trovano in tutta l'Europa meridionale e buona parte di esse
arrivano pure al Nord Africa.
Se confrontiamo gli emitteri del Giglio con quelli della Sardegna,
le seguenti specie mancano nell'isola maggiore : specie di larga diffusione:
Saldula saltatoria L., Nabis capsiformis Germ. specie molto rara in Ita-
lia, Odontoscelis dorsalis F.; specie eurosibiriche: Charagochilus Gyllen-
hali Fall., Liocoris tripustulatus F., Stygnocoris fuligineus Geoffr.; spe-
cie continentali: Naucoris cimicoides L. sostituito dal N. maculatus F.
(1) Per i N. I-XX della ‘stessa serie di iavori vedi questi « Annali » dal vol.
XLI al LIII; per il N. XXI vedi: Boll. Soc. Entom. Ital. vol, LXXIV, 1942, n. I.
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. 1
2 C. MANCINI
specie piu meridionale, Gerris gibbifer Schumm., Macrotylus nubilus
H. S., Dicyphus errans WIff., Placochilus seladonicus Fall., Am-
blytylus nasutus Kbm. specie orientale che non arriva alla Fran-
cia meridionale e alla Spagna però trovata in Algeria, Tingis gri-
sea Germ., Ischnodemus sabuleti Fall., Ischnocoris hemipterus Schill.,
Raglius lynceus F., Piesma variabilis Fieb. specie molto rara in
Italia, Berytinus hirticornis Brull. raro; specie meridionali: Brachysteles
rufescens Costa, Macrotylus atricapillus Scott, Cantacader quadricor-
nis Le P. S. specie rara che si trova pure in Corsica, Beosus quadri-
punctatus Miill. specie molto comune e che certamente si trova nel-
l’isola benchè fino ad ora non sia stata ancora segnalata, Odontotarsus
robustus Jak. sostituito dall’O. caudatus Burm., Deraeocoris Schach F.,
Orthocephalus coracinus Put., Strongylocoris cicadifrons Costa specie
molto rara, Coriomeris hirticornis F., Coriomeris Spinolae Costa specie
rara, ma che dovrebbe trovarcisi dato che è già stata raccolta in Corsica,
Agraphopus Lethierryi St.; specie di area limitata: Ischnonyctes corsi-
censis Scott, specie rarissima descritta di Corsica e fino ad ora raccolta in
pochi esemplari solamente nel Lazio e in Sicilia, Orius laevigatus Fieb.
specie occidentale, Cardiastethus nazarenus Reut. noto per l’Italia sola-
mente della Sicilia, Calocoris ventralis Reut., Lygus italicus Wagn.
specie del gruppo pratensis L. il quale è stato smembrato in questi ultimi
tempi da Ed. Wagner (Boll. Ass. Rom. di Entom., VI, 1951, pp.
13-15), bisognerebbe rivedere tutti i pratensis L. sardi, tra essi probabil-
mente potrà esserci questa nuova specie, J eratocoris antennatus. var.
notatus Bar. la forma tipica è dell'Europa media e settentrionale la va-
rietà arriva invece fino alla Dalmazia ed alla Francia meridionale, in
Italia è rarissima e si conosce solamente della Laguna veneta e di Cor-
sica, Cyrtorrhinus parviceps Reut. specie etiopica nuova per l’Italia,
Megalocoleus naso Reut., Megalodactylus macula - rubra Muls. specie
del Mediterraneo occidentale, Raglius minusculus Reut. specie della
Grecia e d’Italia, Thyreocoris fulvinervis Scott. specie occidentale già
trovato in Corsica, Ochetostethus balcanicus Wagn. specie descritta nel
1940, prima confusa coll'O. nanus H. S. il quale è indicato di Sar-
degna e che quindi va riveduto.
Gli Emitteri, insetti per lo più fitofagi e solo in piccola parte car-
nivori e da noi senza specie ipogee, non possono servire allo studio del
problema della Tirrenide; del materiale da me studiato solo due specie
potrebbero forse essere prese in considerazione: il Megalocoleus naso
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EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 3
Reut., specie endemica della Corsica e trovata solamente nell’is. Capraia
e l’Ischnonyctes corsicensis Scott che arriva fino in Sicilia.
Il numero delle specie e degli esemplari raccolti nei vari mesi del-
l’anno risulta dal seguente specchio :
Mese I Il III IV | V VI | VII | VIII | IX X | xo XII
Specie 30 | 24) 49| 62| 94| 75| 51| 30) 40| 40 31) 31
Esemplari | 72|103|108|170|268|193|103| 55 | 91/115] 58| 72
Da esso si ricava che il maggior numero delle specie e degli esem-
plari è stato trovato in primavera e non in estate, che il mese di agosto
ha il minor numero di specie e di esemplari, il che è certamente dovuto
al fatto che al Giglio l’estate è il periodo di maggior riposo della vege-
tazione. Notevole è il numero delle specie ibernanti: gennaio 30 e feb-
braio 24; in totale 42 specie corrispondenti al 22,80% di quelle rac-
colte. Le seguenti 22 specie non erano ancora state citate come ibernanti
in Italia:
Nabis mytmecoides Costa Henestaris laticeps Curt.
Empicoris culiciformis De G. Heterogaster urticae F.
Orius niger Wiff. Anomaloptera helianthemi A. S.
Brachysteles rufescens Costa Macroplax fasciata H. S.
Monalocoris filicis L. Piezoscelis staphylinus Rmb.
Hyalochilus ovatulus Costa Neides. aduncus Fieb.
Aellopus atratus Goez. Gampsocoris punctipes Germ.
Trapezonothus Ullrichi Fieb. Dicranocephalus agilis Scop.
Raglius minusculus Reut. Eusarcoris inconspicuus H. S.
Notochilus Damryi Put. Thyreocoris fulvinervis Scott
Monanthia nassata Put. Macroscytus brunnens F.
M. Bezzi studiando i Ditteri del Giglio ha trovato che la fauna
ditterologica è molto specializzata, in accordo col 1° principio fauni-
stico del Monard, cioè che in un ristretto biotopo nel tempo e nello
spazio non tende a rimanere che una sola specie per genere. Così pure
studiando gli Emitteri io ho trovato che sui 145 generi che si trovano
al Giglio, solamente 5 hanno 4 e 3 specie ciascuna, 15 ne hanno 2 e
tutti i rimanenti una sola, cioè il loro rapporto di specializzazione è
0,78, rapporto veramente elevato in confronto a quello della fauna
paleartica, che, in base al catalogo dell’Oshanin, è del 0,20 e a quello
4 C. MANCINI
di quasi tutta l'Europa che, secondo il catalogo di Stichel (Illustr.
Bestim. Tab. d. Deuts. Wanzen, Berlino 1935), è del 0,29.
Nel materiale del Giglio sono state trovate due varietà nuove per
la scienza: Geocoris lineola var. infuscatus Mont. e. Chartoscirta ge-
minata var. nigerrima mihi e tre specie nuove per l'Italia.
Date le poche notizie che si hanno sugli Emitteri dell'Arcipelago to-
scano, ho creduto bene indicare in quali altre isole si trovano le specie
del Giglio; ricavando i dati dai materiali esistenti nel Museo di Genova
e da quello raccolto dal Dr. C. Holdhaus all'Isola d'Elba, avuto gentil-
mente in studio dal Museo di Vienna.
Per l'ordine sistematico, salvo poche varianti, ho seguito il cata-
logo di Stichel, nella distribuzione geografica, quando specifico le regioni
italiane risultanti dalla letteratura, segnalo con ! quelle di cui ho esa-
minato materiali.
HETEROPTERA
Fam. CORIXIDAE
Sigara nigrolineata Fieb. - 5 es. aprile, 2 es. maggio, 6 es. novembre -
Isola Capraia.
Habitat: Europa - Italia settentrionale e centrale; Sicilia.
Fam. PLEIDAE
Plea minutissima F. - 13 es. aprile - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Asia Minore, Caucaso, Turkestan
- Tutta l’Italia.
Fam. NOTONECTIDAE
Anisops sardea H. S. - 1 es. giugno - Is. Capraia (Museo di Firenze).
Habitat: Regione Mediterranea, Etiopica, Orientale, Neartica -
Italia meridionale, Lazio!, Emilia, Sardegna!.
Notonecta maculata F. - 2 es. aprile, 8. es. settembre, 2 es. novembre -
Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa - Tutta Italia; comune.
Fam, NAUCORIDAE
Naucoris cimicoides L. - 6 es. maggio.
Habitat: Europa, Caucaso, Turkestan - Tutta Italia, comune.
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 5
Fam. GERRIDAE
Gerris gibbifer Schumm. - 2 es. aprile e giugno.
— — var. flaviventris Put. - 1 es. novembre.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Crimea; la varietà
Spagna, Algeria - Tutta l’Italia, comune; la var. è indicata della
Liguria! e Venezia Giulia.
Fam. VELIIDAE
Velia major Put. - 1 es. marzo, 2 es. aprile, 11 es. settembre, 4 es. Ca-
nelle agosto - Is. Capraia, Is. Montecristo.
Habitat: Mediterraneo occidentale - Italia peninsulare, comu-
ne; Liguria !, Piemonte!, Emilia!, Sardegna!.
Microvelia pigmaea Duf. - 3 esemplari aprile.
Habitat: Europa media e meridionale, Marocco, Tunisia, Tur-
chestan, Siberia - Italia settentrionale e centrale, Sardegna e Sicilia,
io la conosco pure del Napoletano (Portici).
Fam. HYDROMETRIDAE
Hydrometra stagnorum L. - 1 es. marzo, 1 es. aprile, 1 es. maggio, 4
es. settembre, Canelle 2 es. agosto - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Siria, Caucaso, Siberia - Tutta
Italia, comune.
Fam. SALDIDAE
Saldula saltatoria L. - 18 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Caucaso, Siberia, Regione
Neartica - Tutta Italia; non è nota di Sardegna.
Chartoscirta geminata Costa - Forma tipica: 1 es. marzo, 2 es. set-
tembre, 1 es. dicembre.
— — var. venustula Scott - 2 es. aprile, 1 es. maggio, I es. giugno,
3 2 es. agosto - Is. Capraia.
— —. var. nigerrima nov. 1 es. corio nero, sono bianche la macchia
grande rotondeggiante all'angolo posteriore esterno, un’altra picco-
lissima. nella regione basale e una piccola allungata, presso l’apice del
clavo. Si distingue facilmente dal tipo, per il margine elitrale com-
pletamente nero, fatta eccezione di una piccolissima parte bruna
presso la grossa macchia bianca, rotondeggiante.
6 C. MANCINI
Specie dell’Europa occidentale meridionale, raccolta pure in
Germania, Olanda e Russia meridionale - Piemonte; Trentino!;
Campania; Calabria; Sardegna!; io la conosco pure di Liguria e
dell'Emilia, la var. venustula è indicata solamente del Piemonte e
dell'isola di Capraia, io la conosco pure di Liguria (Cavi di La-
vagna).
Fam. NABIDAE
Nabis myrmecoides Costa. - 3 es. in gennaio, 4 es. febbraio, 1 es. mag-
gio, I es. giugno, I es. settembre - Is. Elba (Museo Vienna).
— — var. fulvus Rey - 1 es. settembre, 1 es. ottobre - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Regione Mediterranea, Caucaso, Siberia, Re-
gione Neartica - Tutta Italia, comunissimo.
Nabis capsiformis Germ. - 2 es. marzo e luglio.
Habitat: Cosmopolita - In Italia è molto raro, è indicato del
Trentino, Abruzzo, Lazio, Campania, Sicilia e Corsica, io 10 cono-
sco pure della Liguria (Genova, Casella).
Nabis ferus L. - 2 es. marzo, I es. aprile, 7 es. giugno, 1 es. ottobre -
ist ASaprala:
Habitat: Regione Paleartica - Tutta Italia, comunissimo.
Fam. REDUVIIDAE
Empicoris culiciformis De G. - 1 es. febbraio.
Habitat: Europa, Nord Africa, Turchestan. - In Italia è rara,
è nota del Piemonte!, Lazio! e Sardegna, io la conosco pure della
Liguria (Genova), di Lombardia (Milano)e dell’ Umbria (Perugia).
Ischnonyctes corsicensis Scott - 3 es. luglio, 2 es. settembre.
Specie descritta della. Corsica; gli esemplari del Giglio corri-
spondono alla descrizione data da Puton nella sua Synopsis des
Hémiptères Heteroptères de France 1880 pag. 167; io ne conosco
altri 2 esemplari di Gerano (Lazio) leg. Castellani e uno di Ucria
(Sicilia) leg. Boselli che sono identici a quelli del Giglio,
Reuter ha descritto di Palermo l’Ischnonyctes pallipes, che io
non conosco; secondo l’autore esso differisce dal corsicensis Scott
per il colorito, infatti esso ha tutte le zampe unicolori ad eccezione
dell’apice delle tibie anteriori che è infoscato, mentre nel corsicensis
Scott i femori intermedi e posteriori hanno un anello scuro verso
l'apice e un anello scuro si trova presso la base di tutte le tibie.
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EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO Li
Oncocephalus pilicornis H. S. - 6 es. maggio.
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso - Indicato di Liguria,
Veneto!, Venezia Giulia!, Emilia, Italia centrale e meridionale.
Oncocephalus squalidus Rossi - 2 es. maggio.
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso. - Indicato di Ligu-
ria!, Piemonte!, Lombardia, Venezia Giulia, Emilia!, Toscana!,
Abruzzo, Lazio!, Sardegna, Sicilia, io lo conosco pure dell’ Umbria.
Reduvius personatus L. - 1 es. giugno, 2 es. luglio.
Habitat: Furopa, Nord Africa, Asia Minore, Caucaso, Re-
gione Neartica. - Tutta Italia.
Pirates hybridus Scop. - 1 es. giugno.
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale, Cauca-
so, Turchestan. - Tutta Italia.
Rhinocoris iracundus Poda - 2 es. maggio, 3 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Asia Minore, Persia, Caucaso, Turchestan.
- Tutta Italia, comune.
Fam. ANTHOCORIDAE
Anthocoris nemoralis F. - 2 es. aprile, 4 es. maggio, 3 es. giugno, I es.
ottobre.
— — var. superbus Westh. 2 es. febbraio, 1 es. aprile, 1 es novem-
bre = Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Siria, Asia Minore, Caucaso.
- Garbiglietti dice che si trova in tutta l’Italia, io l'ho trovato citato
solamente della Liguria!, Veneto, Trentino, Romagna, Umbria!,
Abruzzo, Sicilia, ma lo conosco pure del Piemonte, Toscana, La-
zio e Calabria, la varietà è indicata solamente della Liguria! e Si-
cilia, io l'ho trovata nei dintorni di Perugia insieme alla forma
tipica.
Orius niger WIff. - 4 es. gennaio, 1 es. aprile, 2 es. maggio, I es.
giugno.
Habitat: Europa, Nord Africa, Siria, Caucaso, Turchestan. -
Tutta Italia, comune.
Orius laevigatus Fieb. - 3 es. marzo, 1 es. aprile, 3 es. luglio, 2 es.
agosto, 2 es. settembre, 2 es. ottobre, 2 es. novembre; Cannelle 2
es. luglio, determinati da H. Ribaut.
Habitat: Spagna, Italia, Caucaso. - D'Italia era noto sola-
mente della Sicilia, io lo conosco pure di Liguria e Umbria.
8 C. MANCINI
Lictocoris campestris F. - 3 es. febbraio, marzo e dicembre.
Habitat: Cosmopolita. - Tutta Italia, comune.
Xilocoris obliguus Costa - 8 es. agosto, 1 es. novembre, 4 es. dicem-
bre, tutti macropteri, determinati da H. Ribaut.
Habitat: Europa meridionale, Marocco, Caucaso, Siria, Per-
sia. - Per l’Italia è indicato della Liguria!, Veneto, Venezia Giu-
lia, Sicilia, Sardegna; lo conosco pure del Piemonte (Strevi).
Brachysteles rufescens Costa - 10 es. febbraio, 1 es. maggio, 6 es. no-
vembre.
Habitat: Europa meridionale. - Indicato di Liguria!, Piemon-
te, Veneto, Venezia Giulia, Toscana, Lazio!, Sicilia, Garbiglietti
dice che si trova nell'Italia meridionale, lo conosco pure dell’Um-
bria (Perugia), ritengo che sia specie sparsa in tutta Italia, ma cer-
tamente non comune.
Cardiastethus nazarenus Reut. - 3 es. febbraio, 1 es. maggio, I es. ot-
tobre, 1 es. novembre, determinati da H. Ribaut.
Habitat: Canarie, Spagna, Francia, Grecia, Siria. - Per l’Italia
è conosciuto solamente di Sicilia.
Fam. MIRIDAE
Adelphocoris vandalicus Rossi - 3 es. giugno, 5 es. luglio, Canelle 1
es. novembre.
Habitat: Europa media e meridionale. - Tutta Italia, comune.
Calocoris trivialis Costa - 3 es. maggio, 2 es. giugno.
Habitat: Regione Mediterranea. - Trentino, Emilia!, Abruz-
zo, Lazio!, Italia meridionale, Sicilia!, Sardegna!, Corsica; lo co-
nosco pure di Liguria (Genova), Toscana (Livorno), Umbria
(Pistrino).
Calocoris ventralis Reut. - 1 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Francia meridionale, Italia, Ungheria meridionale. -
Liguria!, Piemonte!, Veneto!, Emilia, Toscana!, Abruzzo, Lazio!,
Campania, Corsica.
Calocoris hispanicus Gmel. - 3 es. maggio.
Habitat: Regione Mediterranea. - Italia centrale e meridionale,
comune.
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EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 9
Calocoris norvegicus Gmel. - 19 es. maggio, 9 es. giugno, Canelle 1 es.
giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Asia Minore, Regione Near-
tica. - Tutta Italia, molto comune.
Lygus apicalis Fieb. - 2 es. luglio e agosto; Campese 1 es. - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea, Regione Etiopica e Neartica. -
Liguria!, Piemonte!, Venezia Giulia, Emilia, Toscana!, Abruzzo!,
Lazio!, Sicilia, Sardegna, Corsica, lo conosco pure del Trentino e
dell’ Umbria.
Lygus pratensis L. - 1 es. marzo, 2 es. aprile, 1 es. giugno, 1 es. luglio,
I es. agosto, I es. settembre, 1 es. novembre - Is. Capraia.
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia, comunissimo.
Lygus italicus Wagn. - 1 es. aprile, 1 es. maggio, 2 es. novembre.
Habitat: Campania!.
Lygus Kalmi L. - 3 es. marzo, 2 es. aprile, 3 es. giugno, 2 es. luglio -
Isola Capraia.
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia, comunissimo.
Cyphodema instabile Luc. - 4 es. maggio, 11 es. giugno, 1 es. luglio -
Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea. - Sparso in tutta Italia.
Poeciloscytus cognatus Fieb. - 1 es. agosto, 9 es. settembre.
Habitat: Europa media e meridionale, Nord Africa, Caucaso,
Turchestan, Siberia. - Italia settentrionale, Lazio!, Puglie!, Sici-
lia, Sardegna.
Charagochilus Gyllenhali Fall. - 1 es. aprile - Is. Capraia.
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia.
Liocoris tripustulatus F. - 1 es. gennaio, 2 es. febbraio, 5 es. marzo, I
es. aprile, 4 es. giugno, 2 es. agosto, I es. novembre.
Habitat: Europa, Siria, Caucaso, Turchestan, Siberia. - Tutta
Italia, comune.
Camptobrochis punctulatus Fall. - 2 es. gennaio, 2 es. giugno, 3 es. lu-
glio, I es. agosto, I es. settembre, 2 es. ottobre, 2 es. novembre,
1o es. dicembre - Is. Capraia.
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia, comunissimo.
10 C. MANCINI
Deraeocoris Schach F. - 5 es. maggio, 14 es. giugno, Arenelle 2 es. giu-
gno, Campese 1 es. luglio.
Habitat: Regione Mediterranea. - Italia centrale e meridionale,
io lo conosco pure dell’Emilia (Brisighella, Casola Valsenio).
Capsodes mat Rossi - 3.es. maggio.
Habitat: Europa meridionale, Tunisia. - Venezia Giulia, Ita-
lia centrale e meridionale.
Stenodema calcaratum Fall. - Arenella 1 es. giugno.
Habitat: Europa, Mediterraneo, Regione Etiopica. - Tutta
Italia.
Megaloceraea linearis Fuessl. - 2 es. maggio, 4 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Algeria, Caucaso. - Tutta Italia.
Teratocoris antennatus var. notatus Bar. - 1 es. maggio, I es. giugno,
I es. settembre.
Habitat: Francia, Dalmazia. - Veneto, Corsica, molto raro.
Monalocoris filicis L .- 1 es. gennaio.
Habitat: Europa, Caucaso, Siberia, Regione Neartica. - Ligu-
ria!, Lombardia!, Trentino!, Emilia, Lazio!, Sicilia, lo conosco
pure del Piemonte (Val Pesio, Bibiana), Veneto (Montello), Ve-
nezia Giulia (Monte Re), Umbria (Paganico), Calabria (Sila
Grande).
Macrolophus. costalis Fab. - 1 es. maggio - Is. Capraia.
Habitat: Europa meridionale. - Toscana, Sicilia, Sardegna,
Corsica.
Macrolophus nubilus H. S. - 1 es. aprile, 1 es. maggio, 1 es. novembre;
Canelle 1 es. novembre - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Algeria, Tunisia, Caucaso. - Liguria!, Pie-
monte!, Venezia Giulia, Emilia, Lazio!, Sicilia!.
Dicyphus errans Wlff. - 2 es. maggio.
Habitat: Europa Algeria, Caucaso. - Italia settentrionale,
Abruzzo, Lazio! Sicilia, lo conosco pure dell’ Umbria (Perugia).
Dicyphus geniculatus Fieb. - 2 es. giugno.
Habitat: Francia meridionale, Italia, Dalmazia, Ungheria;
specie rarissima. - D'Italia è conosciuta con certezza solamente della
Corsica.
FR
EMITTERI DELL'ISOLA DEL GIGLIO 11
_Dicyphus globulifer Fall. - 1 es. luglio.
Habitat: Europa, Algeria, Caucaso. - Piemonte!, Trentino!,
Marche, lo conosco pure di Liguria (Alassio).
Cyrtorrhinus parviceps Reut. - 1 es. settembre.
Habitat: Egitto, Regione Etiopica; confrontato con esemplari
d’Egitto, nuovo per l'Italia.
Heterotoma meriopterum Scop. - 2 es. giugno, 1 es. luglio.
Habitat: Europa, Algeria, Tunisia. - Tutta Italia.
Heterocordylus tibialis Hhn. - 10 es. aprile, 1 es. maggio.
Habitat: Europa media e meridionale, Algeria, Siria. - Sicilia!,
Sardegna!, lo conosco pure di Liguria (Santuario della Vittoria) e
del Lazio (Rocca di Papa, Sasso Furbara).
Orthocephalus coracinus Put. - 1 es. luglio - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea. - Venezia Giulia, Lazio!,
Sicilia!
Pachytomella Passerinii Costa: - 4 es. febbraio, 6 es. marzo, IO es.
aprile, 7 es. maggio - Is. Capraia, Is. Gorgona.
Habitat: Regione Mediterranea. - Liguria!, Trentino!, Ve-
nezia Giulia, Italia centrale e meridionale, lo conosco pure del
Piemonte (Ovada).
Strongylocoris cicadifrons Costa - 1 es. aprile, 1 es. maggio.
Habitat: Regione Mediterranea. - Italia meridionale, lo co-
nosco pure di Toscana (Livorno) e dell’ Umbria (Perugia), specie
molto rara.
Conostethus venustus Fieb. - 1 es. marzo, 7 es. aprile, 3 es. maggio, I
es. giugno.
Habitat: Regione Mediterranea. - Abruzzo, Sicilia!, Sarde-
gna!, Corsica, lo conosco pure del Lazio (Rocca di Papa, Roma).
Placochilus seladonicus Fall. - 4 es. giugno.
Habitat: Europa, Persia. - Italia settentrionale, Corsica.
Pachyxyphus lineellus Muls. - 5 es. maggio, 10 es. giugno - Is. Ca-
praia, Is. Gorgona.
Habitat: Regione Mediterranea, Crimea, Caucaso. - Italia me-
ridionale, Sicilia!, Sardegna!, lo conosco pure della Liguria (Fi-
nalmarina, Alassio), Toscana (Livorno) e Lazio (Roma, Tuscolo).
12 C. MANCINI
Megalocoleus aurantiacus Fieb. - 8 es. maggio, Arenella 2 es. giugno -
Is. Capraia.
Habitat: Europa Meridionale, Algeria, Asia Minore. - La-
zio!, Puglie!, Sicilia!, Sardegna.
Megalocoleus naso Reut. - 1 es. maggio, 1 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Corsica, non indicato di altre località italiane.
Amblytylus nasutus Kbm. - 1 es. maggio.
Habitat: Furopa, Algeria. - Emilia, Italia centrale.
Macrotylus atricapillus Scott - 5 es. settembre - Is. Capraia.
Habitat: Europa meridionale, Siria. - Venezia Giulia, Roma-
gna, Sicilia, Corsica, lo conosco pure di Liguria (Genova) e Um-
bria (Perugia).
Tragiscocoris Fieberi Fieb. - 1 es. marzo, 7 es. aprile.
Habitat: Portogallo, Algeria, Tunisia, Palestina, - D'Italia
è solamente noto di Sardegna! e Corsica.
Megalodactylus macula-rubra Muls. - 1 es. maggio.
Habitat: Francia meridionale, Algeria, Tunisia. - Indicato
solamente del Veneto e di Sicilia, lo conosco pure del Lazio (Palo).
Tuponia hippophaes Fieb. - 3 es. agosto.
Habitat: Spagna, Francia meridionale, Canarie, Algeria. -
Liguria!, Sicilia!, Sardegna, Corsica.
Fam. TINGIDAE
Cantacader quadricornis Le P. S. - 1 es .senza data.
Habitat: Francia meridionale, Spagna, Marocco, Algeria, Cri-
mea. - Per l'Italia è indicato solamente della Liguria! e Corsica, lo
conosco pure del Piemonte (Acqui), Toscana (Firenze, Settigna-
no) e Umbria (Lippiano), certamente si trova altrove ma è specie
| rara.
Stephanitis pyri F. - 5. es. marzo, 1 es. agosto.
Habitat: Europa media e meridionale. - Tutta Italia, molto
comune. |
Tingis cardui L. - 4 es. gennaio, 1 es. febbraio, 1 es. marzo, 3 es. aprile.
2 es. giugno - Is. Capraia.
EMITTERI DELL'ISOLA DEL GIGLIO 13
— —. var. cognata Fieb. 1 es. giugno.
Habitat: Europa, Nord Africa, Asia Minore, Caucaso, Per-
sia, Turchestan. - Tutta Italia, la varietà è indicata solamente di
Liguria! e Corsica.
Tingis rotundicollis Jak. - 1 es. aprile, 1 es. maggio.
Habitat: Europa sud orientale, Caucaso e Asia Minore. - Sa-
rebbe nuova per l’Italia ma io ritengo che sia stata confusa con la
Tingis grisea Germ. sensu Horvath. Io la conosco dell’ Umbria (Pe-
rugia), del Lazio e delle Puglie (Grumo Appula).
Tingis griseola Put. - 1 es. aprile, 2 es. giugno, 1 es. luglio, 1 es. ottobre.
Habitat: Europa meridionale. - Piemonte! Lazio, Campania,
Puglia, Sicilia!, Sardegna, Corsica, la conosco pure della Toscana
(Arcidosso, Cecina).
Monanthia nassata Put. - 1 es. gennaio, 5 es. febbraio, 1 es. marzo, 2
es. aprile, 10 es. maggio, 4 es. giugno, 2 es. luglio, 2 es. agosto,
I es. dicembre; Campese 1 es. luglio - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea. - Lazio!, Campania!, Sici-
lia!, Sardegna!, Corsica!, certamente si trova in altre località del-
l’Italia meridionale.
Fam. ARADIDAE
Aradus flavicornis Dalm. - 5 es. maggio, 1 es. giugno, 1 es. settembre.
Habitat: Mediterraneo occidentale. - Sardegna!, Corsica, spe-
cie molto rara; oltre agli esemplari del Giglio io ho visto il solo
esemplare noto di Sardegna (Is. Asinara) leg Folchini e 2 esemplari
di Acilia (Roma) leg. O. Castellani.
Fam. PYRRHOCCRIDAE
Pyrrhocoris apterus L. - 1 es. gennaio, 2 es. marzo - Is. Capraia, Is.
Giannutri, Is. Elba (Mus. Firenze).
Habitat: ‘Regione Paleartica, Orientale, Neartica. - Tutta
Italia, comunissimo.
Scantius aegyptius L. - 1 es. marzo, 2 es. settembre, 2 es. ottobre.
Habitat: Regione Mediterranea, Crimea, Caucaso, Turche-
stan. - Italia centrale e meridionale, Liguria!.
14 C. MANCINI
Fam. MYODOCHIDAE
Spilostethus pandurus Scop. - 1 es. luglio, 2 es. agosto.
— — var. militaris F. 1 es. settembre.
Habitat: Regione Mediterranea, Regione Etiopica, Orientale,
Australiana. - Tutta Italia, ma raro nella valle del Po, la varieta
é indicata del Lazio, Sicilia!, Sardegna!.
Lygaeosoma reticulatum H. S. - 1 es. marzo, 1 es. aprile, 5 es. maggio, I
es. ottobre, 1 es. novembre - Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Siberia, Mon-
golia. - Tutta Italia, molto comune.
Nysius cymoides Spin. - I es. maggio.
Habitat: Regione mediterranea, Caucaso, Turchestan. - Li-
guria!, Piemonte, Venezia Giulia, Emilia, Lazio!, Campania, Si-
cilia!, Sardegna!, lo conosco pure di Toscana (Firenze, Vincigliata).
Nysius graminicola KIti. - 2 es. aprile, 1 es. maggio, 2 es. settembre, 3
es. ottobre, 1 es. dicembre, Campese 1 es. agosto - Is. Capraia.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Asia Minore,
Siria, Caucaso, Turchestan. - Tutta Italia, comune.
Nysius senecionis Schill. - 2 es. marzo, 4 es. maggio, 2 es. giugno, 5 es.
settembre, 6 es. ottobre, 1 es. dicembre.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso,,
Turchestan. - Tutta Italia, comune,
Nysius immunis Walk. - 2 es. maggio e giugno.
Habitat: Europa meridionale, Canarie, Algeria, Asia Minore.
- Specie molto rara in Italia, indicata solamente di Liguria!, Si-
cilia e Corsica, la conosco pure di Sardegna (S. Vito).
Cymus claviculus Fall. - 1 es. marzo, 2 es. maggio, 1 es. settembre, 1
es. ottobre. | i
Habitat: Europa, Algeria, Asia Minore, Caucaso, Turche-
stan, Siberia. - Tutta Italia.
Cymus melanocephalus Fieb. - 3 es. giugno, 1 es. luglio.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Tur-
chestan. - Tutta Italia. ‘
Cymodema tabidum Spin. - 1 es. marzo, 4 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa meridionale, Marocco. - Piemonte, Abruz-
zo!, Lazio, Sicilia, Sardegna!, Corsica, lo conosco pure di Cala-
bria (Foce Angitola), specie rara.
nd te
i a
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 15
Ischnorhynchus ericae Horv. - 13 es. marzo, 2 es. aprile, 2 es. maggio,
I es. giugno - Is. Capraia, Is. Gorgona. |
Habitat: Europa meridionale, Inghilterra, Belgio. - Liguria!,
Trentino, Venezia Giulia, Toscana!, Abruzzo!, Lazio!, Calabria!,
Sardegna!, Sicilia!, Corsica, lo conosco pure del Veneto (M. Venda).
Ischnodemus sabuleti Fall. - 4 es. maggio, 7 es. ottobre.
Habitat: Europa media e meridionale, Siria, Caucaso, Turche-
stan. - Tutta Italia, comune .
Henestaris laticeps Curt. - 1 es. gennaio, 2 es. luglio, 2 es. dicembre.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, - Li-
guria, Lombardia, Veneto!, Venezia Giulia, Emilia, Calabria, Si- |
cilia, Sardegna!, lo conosco pure di Toscana (Livorno) e della
Campania (Napoli).
Geocoris megacephalus Rossi var. mediterraneus Put. - 3 es. marzo, I
es. aprile, 8 es. agosto, I es. settefnbre, 3 es. ottobre, 2 es. novem-
bre, 1 es. dicembre.
-— —. var. siculus Fieb. 1 es. marzo, 1 es. agosto.
Habitat: Regione Mediterranea. - Comune in tutta Italia, spe-
cialmente le due varietà.
Geocoris lineola Rmb. - 2 es. marzo, I es. agosto, 3 es. settembre, 3 es.
ottobre, 5 es. novembre, 4 es. dicembre.
— — var. infuscatus Mont. (Holotypus!), 1 es. aprile.
-— —. var. distinctus Fieb. 1 es. marzo, 1 es. dicembre.
Habitat: Europa meridionale. - In Italia, la forma tipica è in-
dicata di Liguria!, Toscana!, Marche, Abruzzo, Lazio!, Sicilia!,
Sardegna!, Corsica; certamente è più sparsa ed io la conosco pure
del Piemonte (Torino) e della Lombardia (Greco Milanese), la
var. distinctus Fieb. è indicata solamente del Lazio, Sicilia e Cor-
sica, ma l'ho vista pure di Liguria (Alassio) e della Lombardia
(Greco Milanese), la var. infuscatus Mont. è descritta sull'esem-
plare del Giglio, e su uno di Messina, siccome la descrizione è in un
periodico poco diffuso (Buletinul Societatii de Stiinte dui Bucaresti,
anno XV-1906 pag. 326) ne trascrivo la descrizione: « var. infu-
scatus nov. var. Is. Giglio (G. Doria) Mus. Civ. de Génes; et Mes-
sine ma collect. deux exemplaires très foncés, a cories presque en-
tierement noires sur tout le disque, un peu brunatres vers la base et
le marge qui est comme ternie aussi, la ponctuation de la partie po-
16 C. MANCINI
_ stérieure du pronotum un peu plus fine et plus dense que dans la
forme typique; le pronotum plus transversal que chez les macro-
ptères de G. ater F., avec les cicatrices plus effacées. La membrane
entière, bien dévoloppée, un peu enfumée et recouvrant tout juste
l’extrémité de l’abdomen (chez lineola Ramb. et sa var. distinctus
Fieb. elle est incolore et dépasse toujours l’extrémité de l’abdo-
men) formant ainsi une espèce de transition entre G. ater F. et
G. lineola Ramb., avec la ligne médiane, blanche, longitudinale du
pronotum plus étroite que chez ces deux formes, et raccourcie en
arriére où elle n’atteint pas le bord postérieur; tous deux de taille
assez faible, comme les plus petits exemplaires de lineola Ramb.,
et qu'on pourrait peut étre séparer a titre d’éspece distincte ».
Artheneis foveolata Spin. - 8 es. maggio.
Habitat: Mediterraneo occidentale, Turchestan. - Sicilia, Sar-
degna!, Corsica, la conosco pure di Toscana (Livorno) e del Lazio
(Sasso Furbara, Civitavecchia).
Heterogaster urticae F. - 1 es. gennaio, 1 es. febbraio, 2 es. aprile, 1 es.
maggio, 2 es. luglio, 1 es. agosto - Is. Capraia, Is. Elba (Hold-
haus).
Habitat: Furopa, Nord Africa, Siria, Asia Minore, Caucaso,
Turchestan. - Tutta Italia, comune.
Anomaloptera helianthemi A. S. - 31 es. febbraio, 1 es. ottobre, 4 es.
dicembre.
Habitat: Portogallo, Spagna, Francia meridionale. - Sarde-
gna!, Corsica, l’is. del Giglio sarebbe l’estremo limite orientale di
questa specie.
Microplax interrupta Fieb. - 2 es. gennaio, 2 es. febbraio, 2 es. aprile.
I es. giugno, I es. agosto, i es. ottobre, 5 es. novembre, 6 es. di-
cembre - Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat :- Regione Mediterranea, Russia meridionale, Caucaso,
Turchestan. - Piemonte!, Italia centrale e meridionale.
Microplax albofasciata Costa - 2 es. febbraio; 1 es. marzo, 2 es. lu-
glio, 1 es. ottobre, 2 es. novembre - Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Regione Mediterranea. - Sparsa nell'Italia peninsu-
lare e isole ma non comune, indicata pure del Piemonte! e Veneto!.
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 17
Brachyplax palliata Costa - 4 es. gennaio, 1 es. febbraio, 1 es. marzo,
3 es. maggio, 3 es. giugno, 3 es. novembre.
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso, Turchestan. - Pie-
monte!, Italia peninsulare e isole, la conosco pure di Liguria
(Alassio).
Metopoplax ditomoides Costa - 2 es. novembre e dicembre.
Habitat: Mediterraneo occidentale, Caucaso. - Piemonte!, Ve-
nezia Giulia, Romagna!, Italia centrale e meridionale, Sardegna!,
Sicilia!.
Macroplax fasciata H.-S. - 26 es. gennaio, 19 es. febbraio, 14 es. maggio,
2 es. luglio, 4 es. ottobre, 1 es. novembre - Is. Capraia, Is. Elba
(Mus. Vienna).
Habitat: Regione Mediterranea. - Tutta Italia, comune.
Rhyparochromus praetextatus H. S. - 3 es. febbraio, 2 es. marzo, 6 es.
aprile, 9 es. maggio, I es. giugno, I es. settembre, 2 es. ottobre -
Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso. -
Tutta Italia, comune.
Piezoscelis staphylinus Rmb. - 2 es. gennaio, 1 es. febbraio, 2 es. mar-
ZO, 2 es. novembre, 1 es. dicembre - Is. Capraia.
Habitat: Mediterraneo occidentale. - Sicilia, Sardegna!, Cor-
sica, si trova pure nell'Italia peninsulare, lo conosco dell’ Abruzzo
(M. Rocò), del Lazio (Gerano) e della Basilicata (Matera).
Proderus suberythropus Costa - 1 es. dicembre.
Habitat: Mediterraneo occidentale. - Sicilia, Sardegna!, Cor-
sica.
Tropistethus holosericeus Schltz. - 1 es. maggio - Is. Elba (Mus.
Vienna).
Habitat: Europa, Nord Africa, Caucaso. - Tutta Italia, mol-
to comune.
Ischnocoris hemipterus Schill. - 2 es. luglio e settembre.
Habitat: Polonia, Germania, Europa meridionale, Russia me-
ridionale, Caucaso, Algeria. - Piemonte!, Lombardia!, Trentino,
Venezia Giulia, Abruzzo!, Lazio!, Sicilia, lo conosco pure di
Liguria (Genova) e Calabria (Bagaladi), raro.
pi EA OcoRt punctulatus Fieb. - 2 es. Ce nngios e dicono = ij Car ra a,
Is. Elba (Mus. Vienna). | pt ee |
: _ Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Tow
chestan, Siberia. - Piemonte!, Veneto!, Emilia!, Toscana!, Um- |
bria!, Sicilia, Sardegna!, Corsica, meno raro del precedente ma mai
comune. .
onice bivirgatus Costa - 1 es. febbraio, 1 es. giugno, 4 eS. ago-
sto, I es. settembre, 1 es. novembre. a
Habitat: Regione Mediterranea. - Toscana!, igo Italia i
meridionale, Sicilia, Sardegna!, Corsica, raro. sy
Plinthisus minutissimus Fieb. - 4 es. gennaio, 4 es. aprile, 1 es. settem- | x»
bre - Is. Capraia. i TO
Habitat: Francia meridionale, Dalmazia, Grecia, Algeria. - “a
Liguria!, Piemonte!, Romagna!, Toscana!, Campania!, Sarde- | pi
gna!, specie sparsa ma sempre rara. a 28; HS
t ‘ È x ha
Plinthisus hungaricus Horv. - 1 es. gennaio, 2 es. febbraio, 3,108 marzo, — di
È
ee x es. aprile, 6 es. ottobre, 1 es. dicentbre - Is. Capraia, Is. Gorgon) i
Ra , Is. Elba.
Habitat: Regione Mediterranea, Crimea, Caucaso, Persia, 3
Turchestan. - Per l’Italia è indicato solamente di Liguria!, Venezia —
Giulia, Toscana!, Umbria!, Abruzzo!, Lazio!, Puglie!, ritengo.
però che sia molto più sparso. Met
Plinthisus brevipennis Latr. - 1 es. gennaio - Is. Elba (Mus. Vienna). at .
Habitat: Europa, Nord Africa, Caucaso, Turchestan. - Pie
ae a
fo monte!, Trentino!, Veneto!, Venezia Giulia, Emilia!, Toscana!, —
ae _ Sicilia!, Sardegna!, Corsica, lo conosco pure di Liguria (Genova, — È
ue M. Penna), Lombardia (Paitone, Musocco), Umbria (Perugia, | a)
fr: Lippiano), Abruzzo (Chieti), Calabria (Sila). duri CISA ae
.
at by Be.
affi
SON
ee
Stygnocoris a Geoffr. - 4 es. gennaio, 2 es. marzo, 2 es. maggio,
2 es. giugno, 4 es. luglio, 7 es. agosto, 2 es. settembre, 8 es. otto-
bre, 7 es. dicembre.
Habitat: Europa, Canarie, Algeria, Siria, | Caucaso, Tue SA
| stan, Siberia. - Sparso in tutta l’Italia. |, | ce RAGA “dI
go +
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Peritrechus gracilicornis Put. - 1 es. maggio - Is. Capraia. PE; i
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Per- |
sia. - Comunissimo in tutta l'Italia. settentrionale, centrale e nelle
isole.
Z
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 19
Hyalochilus ovatulus Costa - 6 es. febbraio, 11 es. aprile, 3 es. maggio,
4 es. settembre, 2 es. ottobre, 1 es. dicembre - Is. Elba (Mus.
Vienna).
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale. - Italia
centrale e meridionale, Sicilia, Sardegna, lo conosco pure di Li-
guria (Genova, Cogoleto, Savona, Albenga).
Aellopus atratus Goeze - 2 es. gennaio, 2 es. marzo, 1 es. aprile, 3 es.
maggio, 1 es. settembre, 1 es. ottobre.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Tur-
chestan. - Tutta Italia.
Trapezonotus Ullrichi Fieb. - 6 es. gennaio, 10 es. maggio, 2 es. giu-
gno, 2 es. agosto, 4 es. ottobre, 1 es. dicembre - Is. Capraia, Is.
Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Asia Minore,
Turchestan. - Tutta Italia.
Aphanus Rolandri L. - 2 es. maggio, 1 es. luglio, 1 es. ottobre, I es.
dicembre - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Asia Minore, Caucaso, Tur-
chestan. - Tutta Italia, comune.
Raglius lynceus F. - 1 es. maggio.
i Habitat: Europa, Caucaso. - Italia settentrionale e centrale,
raro.
Raglius saturnius Rossi - 4 es. ottobre - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea, Crimea. - Tutta Italia, raro
nell'Italia settentrionale. °
Raglius minusculus Reut. - 2 es. gennaio, I es. marzo, I es. aprile, 5
es. ottobre. | 3
Habitat: Grecia. - Non indicato per l’Italia; gli esemplari
del Giglio, come altri della Spezia e di Serravalle Scrivia, erano
stati determinati da Horvath come R. Reuteri Horv.; non com-
prendo l'errore di queste determinazioni, dato che le due specie si
distinguono facilmente per le tibie posteriori del ¢ chiare nel
R. minusculus Reut. interamente nere nel R. Reuteri Horv., e
specialmente per la lunghezza del rostro, che in questa specie rag-
giunge l'orlo posteriore delle anche posteriori, mentre nel R. minu-
sculus Reut. esso raggiunge l'orlo posteriore delle anche mediane
o le sorpassa appena. Considerato come Horvalth ha determinato
gli esemplari del Museo di Genova, dubito sia pure errata la deter-
20
C. MANCINI
minazione di quelli del Museo di Firenze da lui citati come R. Reu-
teri Horv. (Note emitterologiche Boll. Soc. Entom. Ital. Vol. 19,
1887, p. 284).
Per l’Italia R. minusculus Reut. si può citare per ora della
Liguria, Piemonte, Is. Giglio e con dubbio della Toscana, Puglia
e Calabria.
Siccome con Stichel i nostri Raglius del sottogenere Xantho-
chilus St. non si possono determinare, credo opportuno dare una ‘
breve tabella dicotomica delle nostre specie:
Lobo posteriore del pronoto chiaro.
Serie esterna dei punti del clavo ‘e serie mediana parallele nella metà basale.
Lungh. 5-5,50 mill. quadratus F.
Serie esterna dei punti del clavo e serie mediana non parallele, la serie mediana
molto incurvata per tutta la sua lunghezza.
Il rostro raggiunge o sorpassa di poco l’apice delle anche mediane, il suo se-
condo articolo raggiunge le anche anteriori, tibie posteriori chiare. Lungh.
4:75-5:50 mill. minusculus Reut.
Il rostro raggiunge l’apice delle anche posteriori, il suo secondo articolo raggiun-
ge il mezzo del mesosterno.
Macchia scura della membrana grande. Lungh. 7-8 mill. saturnius Rossi
Macchia scura della membrana più piccola. Lungh. 5,50-6,50 mill. Reuteri Horv.
Lobo posteriore del pronoto nero posteriormente. Lungh. 4,50 mill.
Douglasi Fieb.
Raglius inarimensis Costa - 3 es. aprile, 1 es. maggio - Is. Capraia, Is.
Gorgona, Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa meridionale, Algeria, Turchestan. - Ligu-
ria!, Piemonte!, Italia centrale e meridionale.
Beosus quadripunctatus Mill. - 1 es. aprile.
Habitat: Europa, Siria, Asia Minore, Caucaso, Turchestan. -
Tutta Italia, comune.
Beosus maritimus Scop. - 3 es. maggio, I es. settembre.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Per-
sia, Turchestan. - Tutta Italia, comune.
Emblethis verbasci F. - 1 es. gennaio, 2 es. aprile, 1 es. maggio, 1 es.
settembre, 3 es. ottobre - Is. Capraia.
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia, comune.
Scolopostethus decoratus Hhn. - 2 es. aprile, 1 es. giugno, 2 es. luglio,
I es. settembre.
Habitat: Europa, Algeria, Egitto, Asia Minore, Caucaso,
Turchestan. - Tutta Italia.
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 21
Scolopostethus cognatus Fieb. - 5 es. marzo, 3 es. maggio, 1 es luglio,
5 es. settembre, 4 es. ottobre, 1 es. dicembre - Is. Capraia, Is. Gor-
È gona, Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa meridionale. - Liguria!, Trentino, Venezia
Giulia, Toscana!, Sicilia!, Sardegna!, Corsica!, ma certamente è
molto più diffuso, lo conosce pure del Piemonte (Stazzano Spi-
nola, Domodossola), Lombardia (Cogno), Lazio (Gerano), Ba-
silicata (Lagonegro).
Taphropeltus nervosus Fieb. - 3 es. aprile, 4 es. maggio, 1 es. luglio.
Habitat: Europa: meridionale, Algeria, Tunisia. - Lazio!,
Sicilia, Sardegna!, Corsica!, lo conosco pure di Liguria (Genova),
specie molto rara.
Notochilus Damryi Put. - 1 es. gennaio, 1 es. febbraio, 5 es. marzo, 2
es. aprile - Is. Capraia.
Habitat: Portogallo, Francia meridionale, Dalmazia. - Sicilia,
Sardegna!, Corsica!, lo conosco pure della Toscana (Pergine, S.
Piero a Ema), Umbria (Torricella sul Trasimeno), Lazio (Sasso
Furbara).
Fam. PIESMIDAE
Piesma variabilis Fieb. - 2 es. settembre.
Habitat: Europa media e meridionale, Algeria, Crimea, Sibe-
ria. - Per l'Italia è indicata solamente del Vento, io la conosco pure
di Liguria (Arma di Taggia).
Fam. NEIDIDAE
Neides aduncus Fieb. - 1 es. febbraio, 2 es. settembre, I es. novem-
bre - Is. Capraia.
Habitat: Europa meridionale, Canarie, Algeria. - Italia cen-
trale e meridionale.
Berytinus hirticornis Brull. - 2 es. marzo, 1 es. aprile, 2 es. giugno, I
es. luglio.
Habitat: Europa media e meridionale, Canarie, Turchestan.
- Liguria!, Piemonte!, Sicilia, Corsica.
Berytinus montivagus Mey. - 1 es. marzo, 1 es. aprile, 3 es. maggio, I
es. dicembre, Arenella 1 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Canarie, Marocco, Asia Minore, Caucaso,
Turchestan. - Tutta Italia.
22 ; C. MANCINI
Berytinus Signoreti Fieb. - 1 es. aprile, 1 es. maggio, 1 es. ottobre, 1 es.
dicembre.
Habitat: Europa, Nord Africa, Asia Minore, Turchestan. -
Venezia Giulia, Abruzzo, Lazio, Sardegna; lo conosco pure della
Toscana (Firenze, Settignano, M. Morello) e Calabria (Palizzi).
Gampsocoris punctipes Germ. - 1 es. febbraio.
Habitat: Europa media e meridionale, Marocco, Algeria, Tur-
chestan. - Tutta Italia, comune.
Fam. COREIDAE
Gonocerus insidiator F. - 2 es. dicembre - Is. Capraia.
Habitat: Mediterraneo occidentale, Crimea. - Liguria!, Italia
centrale e meridionale.
Syromastes rhombeus L. - 4 es. maggio, I es. giugno, I es. dicembre -
Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea, Canarie, Caucaso, Turche-
stan. - Tutta Italia, raro nella parte continentale.
Haploprocta sulcicornis F. - 3 es. aprile, 3 es. maggio, 2 es. giugno, 2
es. ottobre, 1 es. dicembre. |
Habitat: Regione Mediterranea. - Piemonte!, Trentino,
Abruzzo!, Lazio!, Calabria!, Sicilia!, Sardegna!, Corsica!, la co-
nosco pure di Toscana (Firenze, M. Amiata, Livorno).
Centrocoris spiniger F. - 1 es. marzo, 2 es. maggio, I es. giugno, 2 es.
luglio, 1 es. dicembre, Arenella 1 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso, Turchestan. - Tutta
Italia, non comune.
Spathocera lobata H. S. - 1 es. marzo, 1 es. aprile, 1 es. giugno, 6 es.
luglio, 3 es. dicembre - Is. Capraia, Is. Montecristo.
Habitat: Europa, Caucaso, Turchestan. - Diffusa in tutta
Italia ma poco comune.
Pseudophloeus Waltli H. S. - 1 es. maggio, 5 es. ottobre, 2 es. novembre,
2 es. dicembre - Is. Capraia.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Canarie, Cau-
caso, Turchestan. - Abruzzo, Basilicata, Sicilia, Sardegna!, Cor-
sica, lo conosco pure della Liguria (Bordighera) e del .Lazio
(Acilia).
EMITTERI DELL'ISOLA DEL GIGLIO 23
Ceraleptus obtusus Brull. - 1 es. maggio, 2 es. giugno, 5 es. luglio.
Habitat: Regione Mediterranea, Crimea, Caucaso, Turche-
stan. - Piemonte!, Venezia Giulia!, Emilia!, Sardegna!, Corsica!.
lo conosco pure di Liguria (Genova, M. Figogna, Busalla, Impe-
ria) e Basilicata (M. Pollino), raro.
Coriomeris hirticornis F. - 1 es. marzo, 2 es. maggio, 3 es. giugno, 1
es. luglio, 2 es. ottobre - Is. Capraia, Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Canarie, Cau-
caso, Iurchestan. - Sparso in tutta Italia.
Coriomeris affinis H. S. - 2 es .maggio, 1 es. giugno - Is. Capraia, Is.
Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Furopa media, Regione Mediterranea, Canarie, Cau-
caso, Turchestan. - Liguria!, Lazio, Italia meridionale, Sicilia!,
Sardegna!, Corsica!, raro.
Coriomeris Spinolae Costa. - 2 es. maggio.
Habitat: Europa meridionale, Marocco, Asia Minore, Cau-
caso. - Liguria!, Piemonte!, Lombardia, Emilia, Toscana!, Lazio!,
Italia meridionale, Sicilia, Corsica, raro.
Strobilotoma typhaecornis F. - 2 es. maggio e giugno.
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale. - Ligu-
ria!, Italia centrale e meridionale.
Dicranocephalus agilis Scop. - 1 es. gennaio, 2 es. marzo, 5 es. aprile,,
2 es. luglio, 4 es. ottobre.
— Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Canarie,
Caucaso, Siberia. - Tutta Italia.
Micrelytra fossularum Rossi. - 5 es. giugno, 1 es. ottobre. - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea. - Venezia Giulia!, Italia pe-
ninsulare e isole, comune.
Camptopus lateralis Germ. - 4 es. aprile, 1 es. maggio - Is. Capraia.
Habitat: Germania meridionale, Regione Mediterranea, Cau-
caso, Turchestan. - Tutta Italia, comune.
Corizus hyoscyami L. - 1 es. gennaio, 1 es. aprile, 1 es. ottobre, 1 es.
novembre, 1 es. dicembre - Is. Capraia.
— — var. flavicans Put. - 1 es. luglio.
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia, comune, la va-
rietà è nota solamente di Sardegna! e Corsica.
Liorhyssus Pei ‘i - 1 es. "Stagno! Is Cope VIDE Re ed De: A
Habitat: Regione Mediterranea, ibi EA Tur- — |
chesta, Giappone, Regione Etiopica. - Italia peninsulare comune, —
raro nell'Italia sett.
N, wy
ne a
Rhopalus saba Gmel. - 1 es. aprile, 1 es. maggio, 1 es. ARNO) Cam- a
pese 1 es. settembre. È
Habitat: Europa, Nord Africa, Asia Minore, Caucaso, Re-
gione Orientale, Etiopica, Neartica. - Tutta Italia. ‘ee
| i i fi "NO
Rhopalus parumpunctatus Schill. 1 es. marzo, 5 es. aprile, 1 es. mag-
gio, I es. giugno, Arenella 3 es. luglio. . Rn
Habitat: Europa, Nord Africa, Turchestan, Siberia. - Tutta DI
Italia, comune. es
Stictopleurus abutilon ssp. pictus Fieb. - 5 es. maggio, 1 es. luglio, I "D
es. settembre, det. Tamanini - Is. Capraia. | Me
— — —. ab. pallida Tam. - 1 es. agosto, I cs settembre, det. Ta- a
manini. oe
Habitat: Europa, Canarie, Marocco, Marin Siria, Caucaso, —
Turchestan, Siberia. - Per i rapporti sistematici tra lo S. abutilon >.
Rossi e la ssp. pictus Fieb. e la loro distribuzione in Italia, si veda È
il recente lavoro di L. Tamanini (gli Stictopleurus italiani, Mem. i
Soc. Entom. Ital., XXX, 1951, pp. 77- Qt). a
Stictopleurus Riveti Royer - 1 es. agosto, det. L. Tamanini.
Habitat : Macedonia, Francia. - Nuova per l'Italia.
Maccevethus lineola F. - 2 es. maggio, I es. giugno.
novembre - Is. Cousins | ae
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso, Turchestan. - Tet a
ta Italia. : i i RI RS. a
Agraphopus Lethierryi St. - 1 es. agosto. RAUL na
Habitat: Spagna, Francia meridionale, Italia, Dalmazia, Ru-
menia, Crimea, Marocco, Algeria, Egitto, Siria, Caucaso. - Pie —
monte!, Lombardia, Weneto!, Lazio!, Sicilia!, Corsica, è specie |
rara, la conosco pure dell'Emilia (Spilamberto, CARRO e
dell'Umbria (Perugia). :
did
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Sawa bY I -
= the ' è 2 y
,
Y
EMITTERI DELL'ISOLA DEL GIGLIO ; 26
Chorosoma Schillingi Schill. - :2 es. giugno - Is. Elba (Mus. Firenze).
Habitat: Europa, Algeria, Siria, Caucaso, Turchestan. - Pie-
monte, Veneto!, Emilia!, Italia centrale e meridionale, lo conosco
pure della Venezia Giulia (Sistiana).
Fam. PENTATOMIDAE
Odontoscelis fuliginosa L. - 2 es. maggio - Is. Capraia.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Tur-
chestan, Siberia. - Tutta Italia.
Odontoscelis dorsalis F. - 2 es. aprile.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Asia Minore,
Caucaso, Turchestan, Regione Etiopica. - Tutta Italia, ma molto
più raro del precedente.
Odontotarsus robustus Jak. - 1 es. marzo, 5 es. maggio, 3 es. giugno,
2 es. luglio, 1 es. agosto, 1 es. settembre, 1 es. novembre, I es.
dicembre, Campese 1 es. luglio - Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa meridionale, Egitto; Siria, Asia Minore,
Caucaso, Turchestan. - Abruzzo, Isole Tremiti!, Sicilia, Corsica,
nell'Italia peninsulare è certamente molto più diffuso e parte delle
indicazioni dell’Od. purpureo - lineatus Rossi si devono. riferire
a questa specie; lo conosco della Venezia Giulia, Toscana, Lazio,
Puglie e Calabria.
Psacasta tuberculata F. - 2 es. maggio.
Habitat: Regione Mediterranea. - Toscana!, Lazio!, Italia me-
ridionale, Sicilia, Sardegna!, rara.
Eurygaster austriaca Schrk. - 1 es. luglio.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Caucaso, Re-
gione Orientale. - Tutta Italia.
Ancyrosoma albolineatum F. - 2 es. giugno, 3 es. agosto, 1 es. dicem-
bre, Campese 1 es. luglio - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso, Turchestan. - Tut-
ta Italia.
Graphosoma semipunctatum F. - 1 es. ottobre.
— — var. subaequale Horv. 1 es. ottobre, 1 es. dicembre.
— — var. furciferum Bergev. 1 es. giugno - Is. Capraia.
Habitat: Regione Mediterranea, Caucaso, Turchestan. - Co-
mune nell'Italia peninsulare, rara al Nord.
Protea eA, NTE: dr |
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abcorie recto iie Fieb. - 1 es. ottobre. tour ok a
Habitat: Germania, Europa meridionale, Russia meridiona- ed
le, Caucaso, Turchestan. - Piemonte!, Trentino!, Veneto!, Venezia — if
Giulia!, Emilia!, Toscana!, Lazio!, Sicilia!, Sardegna!, Corsica, —
lo conosco pure di Liguria (Genova, Casella), Umbria (Perugia), — :
Campania (M. Cairo). | di
a
Sciocoris sulcatus Fieb. - 1 es. maggio. a
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale, Cau- —
caso, Turchestan. - Lazio!, Sardegna!, Sicilia!, Corsica, lo conosco :
pure dell'Emilia (Brisighella), Toscana (Livorno), Campania Nasi af
poli). 3 >
-Sciocoris Helferi Fieb. - 1 es. marzo, 2 es. giugno, 2 es. gato I es. otto- © È
bre, 1 es. novembre - Is. Capraia, Is. Elba (Mus. Vienna). i ;
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale, Caucaso, — LA
Turchestan, Persia. - Liguria!, Sicilia!, Sardegna!, Corsica, lo cono- —
sco pure delle Marche (Porto Civitanova) e Lazio (Acilia). As
_Sciocoris cursitans F. - 2 es. aprile, 1 es. giugno - Is. Gorgona. ae.
Habitat: Europa, Asia Minore, Caucaso, Siberia. - Tutta :
Italia. e
Dyroderes umbraculatus F. - 1 es. agosto.
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale, Caucaso.
= Tutta MHaliafton: ;
Aelia acuminata L. - 4 es. maggio, 6 es. luglio, 1 es. agosto, 2 es. of- x
tobre, 1 es. novembre, 2 es. dicembre - Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Europa, Nord Africa, Siria, Caucaso, Torch ee
Siberia. - Tutta Italia. | Lee
Neottiglossa bifida Costa - 5 es. maggio, I es. giugno, 7 es. luglio - Is.
Capraia, Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Regione Mediterranea. - Piemonte, Lazio!, Emilia, bi
Abruzzo, Sicilia!, Sardegna!, la conosco pure di Lia (Perti), —
Toscana (Firenze, Vincigliata, M. Ceceri, Livorno), Puglie di
S. Angelo), Calabria (M. Oliveto).
Eusarcoris inconspicuus H. S. - I es. gennaio, I es. maggio, I es. ul 3
tembre. re ) | Al
Habitat: Germania, Regione Mediterranea, Russia meridio- —
nale, Caucaso, Turchestan, Persia, Regione Etiopica e Qua
Tutta Italia, comune. i ;
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EMITTERI DELL'ISOLA DEL GIGLIO ot
Peribalus strictus F. - 1 es. aprile, 1 es. maggio, 2 es. giugno, Arenella 1
es. dicembre - Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Regione Mediterranea. - Tutta Italia.
Peribalus albipes F. - 2 es. aprile, 3 es. maggio, 5 es. ottobre, 1 es. di-
cembre - Is: Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Regione Mediterranea. - Tutta Italia, raro al nord.
Carpocoris pudicus var. fuscispina Boh. - 1 es. gennaio, 1 es. aprile,
2 es. maggio, 2 es. giugno, 2 es. luglio, I es. agosto, 3 es. settem-
bre, Campese 1 es. agosto - Is. Capraia, Is. Elba (Mus. Vienna).
Habitat: Regione Paleartica. - Tutta Italia, comune; Sarde-
gna!, Sicilia.
Codophila varia F. - 1 es. luglio.
Habitat: Regione Mediterranea, Russia meridionale, Cauca-
so, Turchestan. - Liguria!, Piemonte!, Lombardia, Trentino, Ve-
neto!, Emilia!, Lazio!, Sicilia!, Sardegna, Corsica, la conosco pure
di Toscana (Firenze, Livorno), Basilicata (Melfi), Calabria (Catan-
zaro, Monosterace, Aspromonte).
Eurydema ornatum L. - 1 es. maggio, 1 es. giugno, 1 es. dicembre.
— — var. picta H. S. 1 es. maggio, 1 es. luglio, 1 es. agosto.
== — var. decorata H.S. 1 es. giugno - Is. Capraia, Is. Elba (Mus.
Firenze e Vienna).
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Canarie, Ci-
na. - Tutta Italia, comune, le varietà generalmente si trovano colla
forma tipica.
Nezara Hegeri Fieb. - 1 es. maggio.
Habitat: Regione Mediterranea. - Umbria!, Lazio!, Italia
menidionale, Sicilia, Sardegna.
Nezara viridula var. smaragdula F. - 1 es. novembre.
Habitat: Cosmopolita. - Tutta Italia, comune.
Piezodorus lituratus F. - 1 es. ottobre, 1 es. dicembre.
— — var. alliaceus Germ. 1 es. maggio, 1 es. luglio - Is. Elba.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, Turchestan,
Persia. - Tutta Italia insieme alla varietà, comune.
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Pani CYDNIDAE | A,
Thyreocoris fulvinervis Scott. - 2 es. gennaio, 4 es. marzo, 1, es. aprile.
Habitat: Spagna. - Per l’Italia è indicato solamente della Cor-
sica, ritengo che si trovi sparso in tutta l’Italia, lo conosco del
Piemonte (Novi), Toscana (Abetina di Pigellato), Lazio (M. Sa- ©
batini, Sasso Furbara), Molise (M. Santo).
Macroscytus brunneus F. - 1 es. gennaio, 5 es. marzo, 2 es. aprile, I es.
maggio, 1 es. luglio, 2 es. settembre, 3 es. ottobre, I es. novembre
- Is. Capraia, Is. Elba (Mus. Vienna). e:
Habitat: Regione Mediterranea, Turchestan, Cina, Regione |
Etiopica e Orientale. - Liguria!, Piemonte!, Trentino, Emilia, La-
zio!, Sicilia!, Sardegna!, Corsica, lo conosco pure di Toscana (Ca-
stiglione d’Orcia, M. Argentario). . Ba
Geotomus punctulatus Costa - 1 es. marzo, 5 es. aprile, 2 es. maggio,
I es. giugno, I es. settembre, Campese 1 es. luglio - Is. Capraia. i
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea. - Tutta Italia.
gres
ide
Brachypelta aterrima Forst. - 1 es. maggio, I es. giugno, 1 es. luglio, ©
I es. ottobre - Is. Elba. a
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea, tas Tur-
chestan, Siberia meridionale, India, Sud Africa, Australia. - Tutta
Italia. | | e
ba
2
4 a, °
(+e
&
=.
A
r
;
Legnotus fumigatus Costa - 1 es. marzo. | | Di |
Habitat: Spagna, Francia meridionale, Jugoslavia. - Garbi-
glietti l’indica dell’Italia meridionale, Ferrari di Liguria!, Griffini iN
del Piemonte!, Costa della Sardegna!, lo conosco pure di Toscana — AS:
(Firenze, Alpe della Luna), Umbria (Lippiano), Lazio (Rosy i:
raro. i.
Sehirus micans. Horv. - 1 es. maggio, 3 es. ottobre - Is. Elba. vm ts
Habitat: Sicilia, lo conosco pure di Calabria (Catanzaro) ey
Sardegna (Golfo Aranci, S. Vito), molto raro.
Ochetostethus balcanicus yar - I es. maggio.
Habitat: Balcania, Grecia. - Italia: Toscana, Aue cali |
zio!, Calabria, Sicilia!, lo conosco pure di Liguria (M. Penna), Pie-
monte (Stazzano Scrivia, Alessandria), Veneto (Vicenza), ritengo. ‘
che si trovi in tutta Italia e che la maggior parte delle indicazioni dil
O. nanus H. S. sieno da riferirsi all’O. balcanicus Wagn. l di
EMITTERI DELL’ISOLA DEL GIGLIO 29
HOMOPTERA
La maggior parte degli Omotteri è stata determinata dal Dott. J.
Dlabola di Praga che vivamente ringrazio.
Fam. CIXIIDAE
Cixius pilosus Ol. - maggio.
Habitat: Europa, Tunisia, Cina, Regione Neartica.
Cixius nervosus L. - maggio - Is. Capraia.
Habitat: Regione Paleartica.
Oliarus Panzeri P. Low - maggio, giugno - Is. Capraia.
Habitat: Europa, Nord Africa, Caucaso.
Oliarus cuspidatus Fieb. - maggio, giugno.
Habitat: Europa meridionale, Caucaso, Turchestan.
Fam. FULGORIDAE
Fulgora europaea L. - luglio, agosto.
Habitat: Europa media e meridionale, Nord Africa, Caucaso,
‘ Turchestan.
Fam. ISSIDAE
Caliscelis Bonellii Latr. - luglio, settembre.
Habitat: Europa meridionale.
Hysteropterum grylloides F. - luglio.
Habitat: Regione mediterranea.
Hysteropterum fuscovenosum Fieb. - maggio.
Habitat: Europa meridionale occidentale.
Fam. ARAFOPIDAE
Asiraca clavicornis F. - maggio. |
Habitat: Europa media e meridionale, Tunisia, Caucaso, Tur-
chestan.
.Calligypona elegantula Boh. - giugno.
Habitat: Europa, Tunisia.
Calligypona pellucida F. - maggio, settembre.
Habitat: Europa, Algeria, Caucaso, Turchestan, Siberia, Re-
gione Neartica.
E Ae pa PAT peli : &
(08 sh of - RE ey aed Cc. MANCINI > ae
ia boned ia ig Oe wei bs Sh agit a ‘: spooks ing aw ì
ee eit Barong che ike. di GE ig
Calligypona propingdd Fieb. - settembre. o" eri
Habitat: Europa settentrionale e meridionale, Nord ‘Africa, a:
Tost
- Caucaso, Turchestan. Ta
= iad
Calligypona exigua Boh. - aprile. : ee
Habitat: Europa settentrionale e media, Tunisia. i”
ak
È
Fam. TETTIGOMETRIDAE l i :
Tettigometra Barani Sign. - marzo, maggio. 7 4
Habitat: Europa meridionale, Siria, Caucaso. alae
- : > «tc
Tettigometra sulphurea M. R. - luglio. in Rags
5 ap ihe
Habitat: Europa meridionale, Caucaso. ial
| a:
Tettigometra virescens Pnz. - luglio. i Se iq
Sonny ok Europa media e meridionale, Algeria, Tunisia, Cau- j
caso. di possi
Tettigometra sanguinea Leth. - giugno, luglio. nice
Habitat: Corsica.
Tettigometra impressopunctata Duf. - Arenella, giugno.
Habitat: Europa media e meridionale, Algeria, Tunisia.
Tettigometra impressifrons M. R. - maggio, giugno, ottobre, dicembre. —
Habitat: Europa media e meridionale, Algeria, Tunisia, Siria. —
Tettigometra obliqua Pnz. - maggio, novembre. Pri
Habitat: Europa media e meridionale, Algeria, Tunisia, ro 4
ria, Caucaso, Siberia. ;
Fam. CICADIDAE
Zyristes plebejus Scop. - giugno.
Habitat: Regione Mediterranea.
Cicada orni L. - luglio; Campese luglio.
Habitat: Regione Mediterranea.
Fam. CERCOPIDAE Seco
Philaenus spumante Fall. colle var. lateralis Ls; Bra gts Fy ime
Habitat: Beatie Paleartica e hee,
E Habitat: Raina Nord Africa.
Fam. i OLO
ess Habitat: der Romania, Ruda VIARIO Caucaso,
| Siberia.
_ Fam. AGALLIDAE
” Habitat: Ran La meridionale, ai Regione Me--
— diterranea.
ta Ribauti Oss. - luglio, ottobre, novembre.
iro Habitat: Europa.
Fam. MACROSTELIDAE
«Sip cristatus Rib.? - @ aprile.
ck es Europa.
en Europa media, Rgitto.
Fam. SELENOCEPHALIDAE
ol enocephalus griseus F. - giugno, VETRI Arenella giugno.
_ Habitat: Europa meridionale, Tunisia, Asia Minore, ci
Fam. DELTOCEPHALIDAE
Euscelis lineolatus Brull. - febbraio a aprile - Is. Capraia.
Habitat: Europa media, Regione Mediterranea.
Euscelis stictopleurus Fb. - maggio, giugno, settembre, Arenella giugno.
Habitat: Francia meridionale.’ via
des
fr: -Goniagnathus brevis H.S. - marzo, aprile, novembre, dicembre, Cam- |
ue. pese novembre. a
Habitat: Europa media, eee Mediterranea, Caucaso, Tur-
+
chestan. \ fe,
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«Goniagnathus guttulinervis Kbn. - dicembre.
Habitat : Europa meridionale, Nord Africa, Turchestan. 00°
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a M imodrylix taeniaticeps Kbm. - settembre.
pat Habitat: Europa meridionale, Ungheria, Nord Africa, Gai
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Thamnotettix dilutior Kbm. - maggio. i | | fol
Habitat: Europa media e meridionale, Siberia. My
i i.
«Circulifer fenestratus H. S. - aprile, maggio, luglio, settembre. ca i
Habitat: Europa media e meridionale, Nord Africa, Caucaso, 3
Turchestan. — a
‘Circulifer haemotoceps M.R. - settembre.
Habitat: Germania, Europa meridionale, Algeria.
«Opsius Heydeni Leth. - agosto. d
Habitat: Europa’ media e meridionale, Canarie, Egitto, Ca 1 o
caso. di
-Opsius Lethierryi Wagn. - luglio, agosto.
Habitat: Europa meridionale.
Fam. CICADELLIDAE
‘Cicadella filicum Newm. - maggio. PRE
Habitat: Europa media e meridionale, Turchestan. || || °°
‘Cicadella TONE FI. - maggio.
Habitat: Europa, Turchestan, Regione NE
Typhlocyba decemnotata var. Lombardi Mel. - maggio.
Habitat: Europa.
i
33
LUCIANO STORACE
OSSERVAZIONI SU PAPILIO AETHIOPS R. & J.
E PAPILIO NIREUS PSEUDONIREUS FELDER,
CON DESCRIZIONI DI NUOVE FORME
(Lepidoptera: Papilionidae)
Le due entità oggetto del presente studio abitano l'Africa orientale
propriamente detta. In particolare, P. aethiops è specie eminentemente al-
ticola, limitata, per quanto noto, alle parti montuose dell’ Abissinia e delle
adiacenti regioni somale, mentre P. pseudonireus è meno altitudinaria ed
occupa, anche per tale motivo, un'area sensibilmente più estesa (1).
Le osservazioni che seguono, in particolar modo quelle sulla varia-
zione individuale, sono state effettuate prevalentemente con gli esem-
plari conservati nella collezione del Museo Civico di Storia Naturale
« G. Doria » di Genova.
Ringrazio il Prof. G. D. HALE CARPENTER dell’Oxford Universi-
ty Museum, il Dr. A. FIORI di Bologna, il Sig. T. H. E. JACKSON di
(1) Secondo G. D. HALE CARPENTER (Trans, R. Ent. Soc. London 1935; 83;
bp. 419), A. W. HODSON non raccolse aethiops, nel SW dell’Abissinia, al disotto dei
5.500 piedi, pari a metri 1.800 circa s.l.m. Aethiops esiste anche nella Somalia bri-
tannica, se effettivamente si riferisce a tale specie la citazione di E. M. SHARPE (Proc.
Zool. Soc. London 1896, p. 528) sotto il nome di P. pseudonireus (cfr. a pag. 34
e ROTHSCHILD & JORDAN in Nov. Zool. XII, p. 190).
La segnalazione dell’esistenza in Somalia della pseudontreus, fatta da CHR. AURI-
VILLIUS in Rhopalocera Aethiopica, p. 476 (Kongl. Sv. Vet. Akad. Handl. 31,
n. 5) ed in SEITZ, Macrolép. du Globe, XIII, p. 19, trae origine da tale citazione
della SHARPE.
Pseudonireus è stata segnalata da ROTHSCHILD e JORDAN |. c., p. 188, di Salo-
mona in Eritrea sui 1.000 metri d'altitudine. CARPENTER ha citato la razza anche
di località inferiori ai 500 metrt (cfr. 1. c., pp. 316-7 e 330), mentre H. UNGEMACH
(Mém. Soc. Sci. Nat. Maroc, XXXII, p. 20) la catturò sul Fiume Baro, nell’ Abis-
sinia occidentale, in zona comunque inferiore ai 1.000 metri. Tuttociò prova che
la pseudonireus è diffusa oltre i limiti faunistici della regione abissina assunti dal CAR-
PENTER, l. c., p. 315; per il suo studio sui Ropaloceri di quella zona. Non mi risulta
però sia stato ancora accertato il limite di diffusione della pseudonireus verso il Su-
dan, sia lungo il corso del Baro-Sobat che altrove. CARPENTER ha segnalato l’esi-
stenza nel Sudan meridionale di forme intermedie fra nireus, [yaeus e pseudonireus
(Trans. R. Ent. Soc. London 1928; 76, p. 25) e della pseudonireus stessa sull’alto-
piano di Boma nel Sudan di SE (provincia di Mongalla) all'estremità occidentale
dell’acrocoro etiopico (Trans. R. Ent. Soc. London 1938, 87; p. 219).
Nessuna Papilionidae e, perciò, neppure pseudonireus, è compresa nella lista di
farfalle con provenienza Atbara (data erroneamente come Abissinia nel titolo del la-
voro) pubblicata dal BUTLER in Ann. Mag. Nat. Hist., (4), 18, pp. 480-90 (1876).
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. 2
3
Kitale (Chenia), il Dr. E. M. HERING del Museo di Berlino, il Dr. K.
JORDAN del Tring Museum, il Dr. L. ROELL e il Sig. J.. VOLKHEMER
dell'aiuto gentilmente prestatomi in queste ricerche.
Papilio aethiops Rothschild & Jordan. > ae
P. Nireus, Cramer, Lyaeus, Doubleday: OBERTHUR 1880 (2), Annali Museo Wi
Civico Storia Nat. Genova, XV, pp. 147-8.
P. Lyaeus, Doubleday: OBERTHUR 1880 (2), l. c.; p. 182; 1883, Annali
Museo Civ. St. Nat. Genova, XVIII, p. 714. 7
? P. pseudonireus, Felder: SHARPE 1896, Proc. Zool. Soc. London (1896),
P. 528. Sd
P. brontes, Godman: SHARPE 1896, l. c., p. 537.
P. aethiops Rothschild 6 Jordan 1905: Novitates Zoologicae, XII, pp. 190-1.
Gli esemplari del Museo di Genova, che OBERTHUR 1. c., riferì erro-
neamente a lyaeus (interpretando forse in modo errato le figure di nireus ©
date da CRAMER in _« Papillons exotiques », tav. 187 A-B e 378 C-D,
F-G), appartengono alla specie descritta da ROTHSCHILD e JORDAN su
esemplari raccolti in Africa orientale da OSCAR NEUMANN.
ROTHSCHILD e JORDAN identificarono come aethiops gli esemplari
citati da OBERTHUR, avendo presumibilmente ricevuto da quest'ultimo o
dal Museo di Genova quelli di « Feleklek » segnalati in Nov. Zool.,
XII, p. 190. $
Ad aethiops va indubbiamente riferita la specie citata come « P.
brontes, Godman » da E. SHARPE in Proc. Zool. Soc. London (1896),
Pp. 537.
ROTHSCHILD e JORDAN posero altresì nella sinonimia di aethiops
la P. pseudonireus, Felder, segnalata dalla stessa SHARPE, 1. c., p. 528.
Presumibilmente, la SHARPE determinò come pseudonireus in un
primo tempo e come brontes successivamente la specie descritta nel 1905
da ROTHSCHILD e JORDAN per il fatto che possedendo dapprima una
sola specie, aethiops, l'aveva riferita a pseudonireus ed in seguito, venuta *
in possesso dell’altra specie del gruppo nireus dell’Africa orientale, nireus hr
pseudonireus, aveva creduto di rettificare l'errore, chiamando la prima —
brontes Godman e descrivendo la seconda come nuova specie, donaldsoni,
‘
FOR 1.4
ee ee
(2) ROTHSCHILD e JORDAN (Nov. Zool., XII, p. 190), nella sinonimia di
aethiops, citarono OBERTHUR sotto la data « 1879 » anzichè « 1880 ». Cid fu do
vuto al fatto che nel vol. XV degli Annali, a piè di pagina, era stata indicata, per
errore tipografico, la data del febbraio 1879. .
L'esame della data di pubblicazione dell’estratto, da me effettuato con una copia
conservata in Museo, ha dimostrato che il lavoro di OBERTHUR fu pubblicato nel >
febbraio 1880.
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È Hioora ancora una ean in errore dal fatto che il BUTLER [Proc. Zool.
a London (1895), p. 633], aveva riferito alla « specie» pseudoni-
-reus una forma del gruppo in parola, raccolta da R. CRAWSHAY ad
— Ovest del Niassa, appartenente invece alla specie bromius Dbl. (3).
—_P. aethiops sembra essere comune nella sua area di diffusione: H.
- UNGEMACH (Mém. Soc. Sci. Nat. Maroc, XXXII, p. 20) la rinvenne
| frequente nell’Ovest dell’ Abissinia, sino al fiume Guder verso Est, in no-
vembre e da gennaio a giugno (4); CARPENTER (I. c., p. 331) segnalò
catture fatte da A. W. HODSON nel SW dell’Abissinia da dicembre a
fr marzo incluso, da H. SCOTT nello Scioa (Djem-Djem) dal 21 settem-
bre al 9 ottobre incluso e da G. H. BULLOCK presso il Lago Langana
in gennaio. OBERTHUR, Il. c., elencò numerose catture effettuate nella
zona di Let Marefià (Scioa) dal Marchese ORAZIO ANTINORI e dall'Ing.
fi; GIUSEPPE CHIARINI (17.VI-26.IX) e dall’ANTINORI nella stessa zona
‘ in gennaio-marzo, giugno, settembre e novembre. ROTHSCHILD e JOR-
| DAN citarono esemplari raccolti nello Haràr, nello Scioa, nel Caffa e nel
q Ghimirra di marzo, aprile, giugno, luglio, settembre, novembre e di-
@
_ cembre.
È: A Al Museo di Genova sono tuttora alcuni degli esemplari raccolti
da O. ANTINORI, unitamente ad altri catturati nella stessa zona di Let
Marefià dal Dr. VINCENZO RAGAZZI nel periodo fine giugno-principio
di luglio. Quest'ultimo raccoglitore trovò aethiops molto frequente nella
. foresta di Fecherié Ghemb, tra Sciotalit ed Ianfidi, e lungo il torrente
di Sciotalit (presumibilmente, il Mantec), dove amava posarsi presso
È pie pozzanghere, cosa riferita pure da UNGEMACH (1. c.).
i È
(3) Questo 4 fu successivamente descritto da ROTHSCHILD e JORDAN come
| bromius cyclopis (Nov. Zool., X, p. 489).
AURIVILLIUS in SEITZ (Macrolép. du Globe, XIII, p. 19) pemeders cyclopts
| specificamente distinta da bromius, alla quale specie alcuni particolari della descrizione
di BUTLER, I. c., permettono di attribuire il 4 predetto: il Dr. K. JORDAN (in litt.)
È: È m’informa del resto che il disotto delle ali di cyclopis concorda meglio con la forma
orientale di bromtus (presumibilmente, chrapkowskii Suffert), che con P. brontes
Godman. Inoltre (JORDAN in litt.), l'armatura genitale miaschile di cyclopis è come
a in bromius, ben diversa da quella di brontes, cid che posso controllare comparando
uno schizzo dell’arpa del typus, ricevuto dallo stesso JORDAN, a preparati di bromius
. bromius, bromius chrapkowskii e brontes brontes fatti di persona.
È i Premesso quanto sopra, risulta evidente che cyclopis [di cui sono noti (JORDAN
Bo in litt.) parecchi & 6 ed una 2] non é che una sottospecie di bromius.
o
dé
ae
(4) All’Istituto Naz. di Entomologia in Roma sono conservati esemplari di
. | aethiops raccolti ad Addis Abeba da UNGEMACH (VOLKHEMER in litt.). Giova però
| notare che il raccoglitore predetto non citò aethiops di tale provenienza (1. c., anche
| alle pag. 5-6).
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Il fatto che il Dr. RAGAZZI osservò de? Rios frequentissima, con
esemplari perfetti, dal 26 giugno ai primi di luglio, mentre anterior-
mente ne aveva veduto, seppur non di rado, solo esemplari logori, indica
che una delle generazioni estive ha il nucleo di schiusura nel periodo di.
tempo anzidetto: le date di cattura citate da OBERHUR provano inoltre
che nello Scioa la specie qui trattata vola praticamente tutto l'anno. ‘9
Quanto all’Abissinia occidentale, UNGEMACH (1. c.) non la segnalò per
il periodo luglio-ottobre, non essendo egli stato, durante quei mesi, in.
quella regione. HODSON, invece, raccolse lepidotteri nel SW dell’ Abis-
sinia anche nei mesi di settembre-novembre ed aprile (1. c., p. 317), ma
l'elenco faunistico redatto dal CARPENTER non include esemplari di |.
aethiops raccolti in tali mesi: non so spiegarmi tale soluzione di conti-
nuo, nelle catture di HODSON, contrastando essa con le osservazioni di
UNGEMACH. |
Aethiops non presenta variazioni geografiche e ciò in rapporto alle ol
condizioni ambientali piuttosto uniformi nelle diverse parti dell’area di
diffusione. J
CARPENTER segnalo che, nell’ Abissinia di SW, la meta circa degli
individui appartiene alla forma oribazoides, caratterizzata dal fatto che d
la fascia postdiscale chiara sul disotto dell’ala posteriore è fortemente —
spolverata di bruno. Questa variazione, che non esiste negli esemplari
del Museo di Genova, fu segnalata anche da UNGEMACH, senza preci- |
sarne l’epoca di apparizione e la frequenza in rapporto alla forma ti-
pica (5): la mancanza di materiali più numerosi e di precise osservazioni, —
non permette di accertare se tale frequenza di oribazoides è caratteristica
delle popolazioni occidentali: se così fosse, queste ultime andrebbero di-
stinte, come particolare sottorazza, con quel nome. Il fatto che essa
ripeta un carattere normale nella specie malgascia oribazus Bsd., oltre a bei
confermare l'affinità faunistica fra l'Africa orientale e il Madagascar, gia —
provata, fra l’altro, dalla Papilio dardanus antinorii Obth., induce
a ritenerla di tipo ancestrale, legata a particolari fattori ereditari, che i
potrebbero essersi diffusi con notevole frequenza nelle popolazioni in |
parola. La particolarità che ad oribazoides non sia riferibile nessuno degli
esemplari conservati in Museo e raccolti nei mesi estivi (6). non deve 3 q
+. ia 9 Ze
(5) Questo Autore trattò della forma in parola nel paragrafo dedicato a pseudo-
nireus (1. c.): «La fascia bianca dell'ala posteriore, sul disotto, non manca mai pres- —
« so pseudonireus, mentre essa è sovente assente presso aethiops ». SCOTT raccolse un
esemplare di questa forma il 9 ottobre (CARPENTER. I. c.). da;
(6) Un solo esemplare, del 12 marzo, non può evidentemente fornire indica- a
zione alcuna. Vista la percentuale di oribazoides nell’Abissinia di SW, infatti, le pro
babilità Ss un individuo (APPaAstiigR a o meno alla forma in parola sono quasi pari. ot
ert, as È Ny rus LI ‘TA | VR |
A ih Wai ea hPa ob be Mae oa! LS Se
Della variabilità individuale di aethiops trattarono gli Autori della
| specie, CARPENTER, E. STRAND (Ent. Rdsch., 1911, p. 140) ed UNGE-
“MACH. I
fi |. Poichè ho esaminato una sola 9 (che corrisponde, del resto, alla
Bi | descrizione di UNGEMACH, 1. c.), debbo limitarmi, in queste mie note,
È: a trattare della variazione nel sesso maschile.
7 a) Faccia superiore delle ali. Il colore nero, predominante quanto
a 1 diffusione sulla superficie alare (7), è abbastanza costante; esso è talora
da Miolcrito in bruno negli esemplari logori ed in quelli da lungo tempo
tk in collezione. La tonalità delle parti azzurre varia alquanto, ma volge
| poco al verdastro, contrariamente a quanto accade sovente in specie con-
È . generi. La ripartizione, sulla superficie alare, di questi due colori, origina
i soliti disegni caratteristici del gruppo nireus. Le fasce discali variano
È ‘quanto a larghezza ed hanno il contorno esterno ora molto incavato fra
ee le nervature, ora pressochè lineare. Le fasce in parola sono di regola in
— diretta prosecuzione sulle due paia d'ali; accade però che, in rapporto ad
una forma più slanciata delle ali anteriori, con conseguente allungamento
delle medesime, questa regolarità sia interrotta. In tale evenienza, la fa-
È, “scia dell'ala anteriore appare spostata distalmente in rapporto a quella.
4 dell’ ala posteriore, pur restando in sede normale; nei casi estremi, il
| margine interno della prima, nello spazio 1-a, è posto perfettamente in
E linea con quello esterno della seconda, nello spazio 7. Esistono natural-
3 “mente forme di transizione. La larghezza delle fasce in parola é in rela-
i zione, sull’ala anteriore, allo sviluppo della macchia cellulare posteriore
che di regola tocca, lungo la nervatura cubitale, la metà basale dello
4 | spazio 3, ma puo arrestarsi alla vena anteriore o prolungarsi fino a quella
Re.
ver]
A
eis
Fs
aa 7 (7) E’ inesatto definire tale colore « fondamentale ». Le melanine, nelle far-
2° falle in genere, sono proprie dei disegni, mentre le tinte di fondo sono di norma do-
—vute ad altri pigmenti od a fenomeni di rifrazione.
PR «La fusione delle bande trasverse del campo basale da un lato, e di quello margi-
p: — nale dall'altro, sul disopra delle ali, dà luogo all'aspetto caratteristico delle specie riu-
a | nite da AURIVILLIUS in SEITZ (1. c., pp. 18-19) nel gruppo nireus. Della tinta fon-
_ damentale, più o meno nettamente metallica, cra azzurra, ora verdastra, permangono
4 le fasce discali e le macchie premarginali sulle due paia d'ali, e quelle cellulari e sub-
| marginali sulle ali anteriori. Avuto riguardo alla morfologia dei disegni alari nelle
È; farfalle in genere e nelle Papilionidi in particolare [cfr. SERGIO BEER: Ricerche sulla
morfologia dei disegni nelle ali dei Papilionidi (Pontificia Acad. Scientiarum. Com-
tie | mentationess 1942, vol. VI, n. 2, pp. 27-181, tav. I-II); E. B. FORD: The New
pi Naturalist Butterflies, London, 1946, p. 58] è interessante notare l’uniformita di
de | aspetto delle specie qui riferite al gruppo in parola.
* L'A
al
posteriore dell’intervallo in parola. Fra le macchie componenti la fascia
dell'ala posteriore, quella dello spazio 7 è variabilissima per dimensioni,
ora normalmente sviluppata, ora fortemente ridotta nel senso delle ner-
vature.
Le macchie discali attorno alle DC dell’ala anteriore sono di norma.
bene sviluppate, pur restando nettamente divise fra di loro dalle ner-
| vature segnate in nero; talora, per eccessivo sviluppo, dette macchie ten-
dono a confluire le une alle altre. Macchiette azzurre supplementari pos-
sono esistere nella base degli spazi 7-9 (una per ogni intervallo).
La macchia premarginale nello spazio 7 e quella subapicale nello
spazio 8 dell’aia anteriore sono alquanto variabili, 1a seconda e talora
praticamente scomparsa. |
Le macchie premarginali dell'ala posteriore sono variamente svi-
luppate.
/
b) Faccia inferiore delle ali. La tinta bruna che, dal lato pura-
mente ottico, appare fondamentale, varia per tonalità. La spolveratura
argentea che dà, a questa superficie, il particolare aspetto di tipo femmi-
nile, è variamente sviluppata: essa è presente nella maggior parte dei
4 6, ma può anche mancare. Ad un particolare sviluppo della spol-
veratura in parola vanno riferite deboli lunule discali spesso esistenti dal-
l'intervallo 2 a quello 6 incluso dell’ala posteriore.
Le macchie postdiscali bianco-crema negli intervalli 1-b-4 dell’ala
anteriore non mancano in nessuno dei. ¢ ¢ che ho sott'occhio, ma va-.
riano per dimensioni e debole spolveratura bruna; per contro, UNGE-
MACH (I. c.) ne osservò la mancanza in parte degli individui da lui cat-
turati: nell’ab. elicola Strand esse sono accennate da squame grigiastre,
od interamente assenti.
La fascia postdiscale bianco-argentea dell'ala posteriore non manca
in nessuno degli esemplari da me esaminati, come ho già fatto notare a
pag. 36; essa è talora più stretta del normale e cosparsa lievemente di
squame brune nell’ab. elicola, e spolverata di bruno ad un grado estremo
nella forma oribazoides.
La fascia in parola e le macchie postdiscali dell'ala anteriore possono
avere sviluppo normale, ma presentare tonalità bruno-chiara (color ava-
na) anzichè bianco-argentea e bianco-crema rispettivamente, come di
E Le
a (4, . n e
+ (DIA A IT GIONI RA tad og it
norma (VOLKHEMER in litt.).
La codetta all'estremità della nervatura 4 (M3 nella notazione di
COMSTOCK) dell’ala posteriore è talora più lunga del normale.
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-
ae eT eT le |
Pi
ee ee Se eee ee eS ee
rs ho ritenuto opportuno includere nelle osservazioni che precedono,
| appunto in grazia della sua rarità: nel caso in parola, le DC sul disopra
dell ala posteriore, comprese nella fascia discale azzurra, come di norma,
È sono di color nero, analogamente a deo accade negli esemplari tipici
edi Papilio machaon L.
Ree ee. aethiops sono state finora descritte le variazioni elicola Strand
ed oribazoides Carpenter. All’aberrazione predetta, inedita, dò il
| nome di: ragazzii nov. ab.
AR
Elenco, descrivendole brevemente, le forme precitate :
È ab. 4 elicola Strand: 1911, Ent. Rdsch., XXVIII, p. 140. Descritta in
ea base ad un esemplare raccolto ad Eli (Abissinia) da A. Ko-
STLAN nel periodo settembre-ottobre 1908, questa aberrazione è
_—s caratterizzata dal fatto che le macchie post-discali sulla pagina
E ‘inferiore dell'ala anteriore sono o assenti o indicate da poche
a squame grigiastre, mentre la fascia post-discale dell'ala posteriore,
| sullo stesso lato, è più stretta del normale e di color grigio
brunastro.
_ forma oribazoides Carpenter: 1935, Trans. R. Ent. Soc. London, di
a | p. 331. Essa è caratterizzata dalla fascia di macchie « bianche »
q postdiscali sul disotto dell’ala posteriore, talmente spolverata di
Bo bruno, da non contrastare più con la tinta fondamentale oscura,
come nella specie oribazus Bsd. del Madagascar (8). Questa va-
oe | riazione che, stando al CARPENTER, 1. c., appare nei due sessi, è
È È sempre, ad un grado meno estremo, nelle ® 2 delle specie del
fe gruppo nireus da me esaminate. Typus raccolto sul fiume Saki,
distretto di Mocha (Abissinia SW), da A. W. Hopson il
22-11-1925.
8) Quest'ultima, quanto a colore e forma dei disegni, sul disopra delle ali, è
È fior simile alla aethiops, dalla quale si distingue facilmente per maggiore sviluppo
— della codetta all'estremità della vena 4 (M3) dell'ala posteriore, rudimentale nella
| specie dell’Abissinia, ma normalmente sviluppata in quella malgascia. L'aspetto del
|. disotto delle ali, nelle due specie, è notevolmente diverso, ma una ‘certa somiglianza
| si verifica nel caso di aethiops oribazoides.
; a La variazione qui segnalata prova la grande affinita delle due specie in parola, ed
è un altro esempio dei legami faunistici fra la regione dell’Africa orientale ed il Ma-
| dagascar. come già segnalato a pag. 36.
appunto normale nei 4 4 della predetta specie insulare ed esiste |
ap Pes “oe BSA! 2 ae ie pe, RH MAE
NOTA i GITE We MR SIATE GERE i anne es
; me Uno rie mg) 4 PRs
ab. ¢ ragazzii nov. ab., in cui vi è una macchia nera sulla DC dell’ ay
posteriore (ved. a pag. 39). La macchia in parola è ingrossata sul
tratto centrale della nervatura, assottigliata alle estremità. J ypus,
î
È
1 esemplare raccolto nello Scioa (Sciotalit, torrente Mantec) il
3-VII-1887 dal Dr. V. RAGAZZI, al quale dedico questa aber-
razione.
La ® di aethiops conservata al Museo di Genova si distingue dai
4 4, sul disopra delle ali, per i contorni indecisi, perchè sfumati, delle
fasce e macchie discali. Queste hanno tinta meno metallica che nell'altro.
sesso e volgono al verdastro. La cosiddetta tinta fondamentale è bruna,
come in genere accade, per questo sesso, nel gruppo nireus, stando alle
2 2 di specie affini da- me esaminate: nireus nireus L., nireus lyaeus
Dbl., nireus pseudonireus Felder, sosia R. & J., bromius chrapkow-
skii Suffert, epiphorbas Bsd. ~ v
Poichè esemplari freschissimi presentano tale tonalità, è provato che
essa non è dovuta a decolorazione, contrariamente a quanto accade nei:
é & : tale colorazione è resa approssimativamente dalla figura che della
‘2 di P. phorbanta L. ha dato AURIVILLIUS in SEITZ (1. c., tav. 6-b-1).
Come nelle 2 9 delle specie congeneri, la faccia inferiore delle ali
è fortemente spolverata, però in guisa particolare, da squame argentate;
le macchie postdiscali dell'ala anteriore sono bene indicate e più grandi
che nei 4 4, mentre la fascia dell'ala posteriore, nella stessa sede, è al-
quanto diffusa e, per la spolveratura solita in questo sesso, contrasta in
minor grado con i colori delle rimanenti parti alari.
La 9g di aethiops, stando a questo esemplare, non sembra possedere |
sul disopra dell'ala anteriore le macchie premarginali che esistono non di
rado nelle 9 ® di nireus e pseudonireus.
Papilio nireus pseudonireus Felder.
P. pseudo-nireus, Felder 1865: Reise Novara, Lep., p. 94. i i
2%. Nireus, Cramer, Lyaeus, Doubleday, var. A fascia caerulea obliterata -an Pseu-
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Pe Tee eS e
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donireus, Felder?-: OBERTHUR 1880, Annali Museo Civ. Storia Nat. as È
nova, XV, pp. 147-8 (9).
P. donaldsoni Sharpe 1896: Proc. Zool. Soc. London, p. 537.
P. nireus L.. CANNAVIELLO 1900: Bull. Soc. Ent. It., XXXII, p. 292. a
(9) Sulla data di 8 reno pesi del lavoro di OBERTHUR, riportata come 9700]
da ROTHSCHILD e JORDAN (1. c., p. 188), ved. nota 2. a
là
SIVE NR PI e TITO VICE RR
| P. nireus var. abyssinica Cannaviello 1900: 1. c. (10); 1902: Miscell. Ent.,
‘di X, p. 2 (11).
È: P. nireus pseudonireus, Felder, ROTHSCHILD e JORDAN 1905: Novitates Zoo-
gicae, XII, pp. 188-189.
— Questa razza, descritta in base ad un & raccolto da HANSAL nel
be paese dei Bogos (Eritrea: zona di Cheren), abita l’Eritrea, l’Abissinia e
fe adiacenti regioni somale (cfr. ROTHSCHILD e JORDAN, 1. c.; quanto
& alla provenienza somala data dall'AURIVILLIUS, cfr. nota 1 a pag. 33).
È: : T. H. E. JACKSON mi ha scritto di aver raccolto questa razza nel-
È; l’angolo NW dell’Ogaden, cioè in Somalia, a El Obo, località non indi-
cata sulle carte geografiche del T. C. I. da me consultate.
: Essa si distingue dalla nominale, fra l’altro, per le minori dimensioni.
ela particolare riduzione delle macchie discali e cellulari sul disopra delle
ali anteriori.
i (10) Ritengo utile trascrivere la descrizione di questa varietà:
«| _ «var. abyssinica Mihi, Un esemplare raccolto ad Adua. Considero questo esem-
- _ «plare una ben costituita varietà locale. Di grandezza sensibilmente minore, presenta
_ «la fascia azzurrina delle quattro ali più stretta, più decisa, assottigliata gradata-
| «mente fino a terminare in punta, inferiormente; sul bordo posteriore delle ali del
« primo paio vi sono due macchie puntiformi molto marcate, confluenti, bluastre. Di
« più, la fascia marginale. delle ali posteriori, nella pagina inferiore, è grigio-argen-
| «tina; havvi, in prossimità dell'angolo anale, una macchia semilunare dello stesso
« colore. L’ addome è, superiormente; bruno-nero, grigiastro inferiormente, con una
«serie ben distinta di punti neri, laterali ».
Per quanto è dato capire dalla descrizione di cui sopra, ove si escludano le mi-
nori dimensioni e la presenza delle macchie puntiformi presso il margine interno delle
. ali anteriori (di cui non posso stabilire, con sicurezza, la sede), questo esemplare è
riferibile alla forma nominale di pseudonireus. E' probabile che le macchie puntiformi
di cui è cenno nella descrizione originale siano le solite submarginali presenti, all’ala
anteriore, nella maggior parte dei 4 4 eritrei: potrebbe tuttavia trattarsi di discali
© di altre macchie di cui non posso accertare, in base alla descrizione predetta, la
| natura.
Il fatto che il CANNAVIELLO abbia descritto questa varietà e riferito invece alla
| sottospecie nominale nireus una coppia dell’Asmara (? pseudonireus) m'induce a ri-
tenere che egli abbia effettivamente osservato qualche particolare variazione nel ‘4
| di Adua, che non avrà certo mancato di comparare agli esemplari eritrei precitati, a
_ meno che questi ultimi fossero veramente riferibili alla forma nominale predetta e la
. loro provenienza dall’Asmara fosse errata. Va in ogni caso segnalato che ad Asmara
| non esiste neppure la pseudonireus (fide VACCARO), presumibilmente per mancanza
di adatte condizioni ambientali.
pane La citazione di esemplari di pseudonireus provenienti dall’Asmara effettuata da
E. BERIO in Boll. So:. Ent, It. LXXII, p. 42, non è valida, poichè tali individui
(nonchè altri della lista) furono raccolti dal VACCARO, come ebbe egli stesso a rife-
i 3S al Dorfù e donati al Col. Monneret de Veillard che li cedette al Prof. Giotto
ainelli.
d:
(11) Ivi, secondo ROTHSCHILD e Lec a (Nov. Zool., XII p p. 188), come
. abyssinica nova species!
» 7 ta * > Ù bia e 4 PI PIRO Msi 4 ae ¥
ine di 1 ni ra ie Pat tn AR A BT È nie a
42 i L. STORACE sita iii SERRE
‘Le date di cattura degli esemplari di UNGEMACH (1. c.) e di quelli.
esaminati dal CARPENTER (1. c., pp. 330-1), danno come epoca di volo,
nell’Ovest e nel SW dell’Abissinia, il periodo novembre-maggio.
Sulla soluzione di continuo esistente nei dati in parola, vedasi quan-
to scritto, per la specie aethiops, a pag. 36: che, in quelle regioni. pseudo-
nireus voli anche negli altri mesi dell’anno è provato da un @ raccolto
a Dalle nel mese di agosto (Museo di Genova). PAM
ROTHSCHILD e JORDAN elencarono catture effettuate nello Haràr a
fine giugno (29-VI) ed in principio di luglio (1 e 8-VII), nel Sidamo il |
12-XII ed a Salomona (Eritrea) in novembre e dicembre. I due 34,8
raccolti dall’ ANTINORI nello Scioa (OBERTHUR, 1. c.) sono del mese di
luglio, ed al Museo di Genova ho visto inoltre esemplari eritrei dei mesi
di marzo-giugno e settembre-ottobre (12).
Trattasi però di dati troppo incompleti, perchè sia possibile, almeno
approssimativamente, stabilire i periodi di schiusura della specie.
Presumibilmente, pseudonireus è poligoneutica, come I’ affine
aethiops; il fatto che il Sig. F. VACCARO abbia inviato al Museo di Ge-
nova esemplari raccolti al Dorfù (presso Asmara) nei mesi di marzo e
giugno [ma non nei mesi intermedi, nè in gennaio-febbraio (13)],
induce a supporre che nella zona in parola la specie qui trattata schiuda,
durante il primo semestre dell’anno, in due generazioni, con variazioni
annuali nell'epoca di apparizione dei nuclei di schiusura in rapporto al-
l'andamento stagionale dei fattori atmosferici.
Una freschissima serie raccolta appunto al Dorfù il 20 marzo
1934 permette di porre a tale data il nucleo di schiusura della presunta
1° generazione delle pendici orientali eritree.
Questa serie, unitamente ad altri esemplari raccolti dallo stesso VAC-
CARO al Dorfù e ad Ela Behred, dal Dr. FIGINI e da A. MOCHI a Ghinda
(località posta a valle del Dorfù, fra Massaua ed Asmara), da modo di
effettuare alcune considerazioni sulla variabilità individuale della pseudo-
(12) Del mese di gennaio ho visto 3 esemplari di Ghinda (20-I-1909) comu
nicatimi cortesemente dal Dr. Arto} 5
Di questi esemplari, 1 & ed 1:9 sono logori; un altro 4 è abbastanza fresco.
Dorfù, per cui i dati in parola possono essere ritenuti attendibili.
Due esemplari del 2-IV-1937 e del 20-V-1939 non possono fornire alcuna uti-
le indicazione circa una continuità di schiusura nel periodo marzo-giugno, poichè la
loro cattura fu presumibilmente dovuta a ritardo (nel primo caso) e ad anticipo: (nel
secondo) dell’epoca di schiusura. Trattasi, nella fattispecie, per quanto è dato desu-
mere dai materiali esaminati, di catture isolate. Queste osservazioni dovranno essere,
in ogni caso, controllate da chi potrà disporre di maggior materiale.
d
:
z
(13) Va notato che il VACCARO raccolse con notevole continuita nella zona del i
i sg nireus recitres. specialmente nel sesso chile A quest’ultimo si rife-
a risce quanto segue. — | 3
a a) Faccia superiore delle ali. La tinta nera (cosiddetta fondamen-
| tale) è abbastanza costante e volge al bruno solo eccezionalmente, su
parte dell’ala anteriore. Ciò indipendentemente da decolorazione per lo-
| gorìo o per conservazione da lungo tempo nelle collezioni.
È BY La tonalità delle fasce e macchie azzurre è alquanto variabile, ora
| più carica, ora meno, talora verdastra.
19 . La fascia discale dell’ ala anteriore varia quanto a sviluppo delle sin-
| gole macchie che la compongono : nel tipo del FELDER essa è di 5 mac-
È chie poste fra il « terzo ramo della mediana » ed il margine interno (una
q | per ciascuno degli intervalli 1-a, 2 e 3, due nell intervallo 1-b) e così è
‘forgiata nella maggior parte dei 3 ¢ eritrei.
Fe ‘ Esiste tuttavia, per quanto non sempre, una macchietta supplemen-
a tare, in sede discale, nella base dell'intervallo 4, oppure, presso di esso,
‘ nell’ interno della cellula lungo la cubitale o mediana. Questa macchietta
$ ner ellulare può essere talora sdoppiata.
È Le macchie discali componenti la fascia in parola sono più o meno
Mii fra di loro dal nero, lungo le nervature; la macchia nello spazio
I-b è sovente sdoppiata dall’internervatura annerita anche in quel tratto
del suo percorso. In un sol caso, unitamente a tale variazione, ho consta-
tato la pressochè completa assenza della discale nello spazio 1-a; questa
| variazione è analoga all'ab. aelyus Suffert di nireus lyaeus, descritta del
fio.
Della particolare riduzione della fascia in parola, ed anche della sua
| completa scomparsa (forma semivittata), tratterò estesamente nelle pa-
gine che seguono.
È La fascia discale dell'ala posteriore è meno SZ a variazione di
quella dell'ala anteriore: in rapporto alla sua larghezza, la DC può
essere all’interno, all’esterno o sul margine distale della fascia stessa. Nel
| primo caso, tinta azzurra occupa la base degli spazi 4-5.
Le nervature che attraversano la fascia in parola, non sono mai an-
— nerite al grado raggiunto da quelle dell'ala anteriore e la suddivisione
. della fascia in singole macchie, bene separate le une dalle altre, non av-
viene. Soltanto la macchia nello spazio 7 è sovente molto ristretta nel
Ad ‘In rapporto alla forma delle ali, come già visto in aethiops, la pro-
È: secuzione delle fasce discali sulle due paia d’ali può essere nettamente
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interrotta. Questa variazione, che si riscontra con particolare frequenza
nella pseudonireus eritrea, è altresì dovuta alla maggiore o minore per-
pendicolarità della fascia dell'ala anteriore rispetto al margine interno
dell'ala stessa ed alla curvatura della fascia con la concavità volta al-
l'esterno; nei casi estremi, la macchia discale nello spazio 1-a dell'ala an-
teriore è spostata distalmente di alcuni mm. rispetto a quella nell'inter- —
vallo 7 dell’ala posteriore, ciò che non avviene mai nella aethiops.
Le macchie premarginale nello spazio 7 e subapicale in quello 8 del-
‘ala anteriore possono essere grandissime (come in un ¢ del Dorfù,
20-III-1934); delle due, quella nello spazio 7 è abbastanza costante,
mentre la subapicale può anche mancare del tutto. i
La macchia azzurra nella base dell'intervallo 6 dell'ala anteriore e
quella vicina, nell'angolo antero-esterno della cellula, sono di regola
assenti od appenà accennate da poche squame: in un solo caso ne ho
constatato lo sviluppo, in guisa eccezionale, avendo le macchie in parola
raggiunto le dimensioni che presentano, proporzionalmente, in lyaeus:
ab. pseudolyaeus nov. ab.
Le macchiette appaiate subsniarpinal esistenti anteriormente e po-
steriormente alle internervature dell’ala anteriore sono variamente svi-
luppate (possono mancare interamente) e non di rado fuse alle lunule
marginali chiare. La loro tinta va dall’azzurro puro (o verdastro) quan-
do sono isolate, al biancastro quando s'opera la fusione anzidetta.
Questa particolare disposizione delle submarginali è propria dei & 4
eritrei e somali (cfr. CARPENTER, l. c.), ma non esiste in quelli abissini,
mentre le 2 9 di questi ultimi, analogamente ‘a quelle eritree, presen-
tano la variazione in parola (14).
Le macchie premarginali dell'ala posteriore variano per forma e di-
mensioni. Di regola ve ne sono due per intervallo, divise dal nero dell’in-
ternervatura, ma talora quelle dello stesso spazio cellulare confluiscono in
una unica macchia di cospicue dimensioni.
In casi eccezionali, unitamente a maggiore sviluppo della superficie
alare distalmente, esse possono risultare alquanto spostate in sede post-
discale.
TA pet
(14) Il già citato 4 di Dalle (Abissinia sud-occidentale), dell’11-VIII-1939, è
addirittura privo delle submarginali in parola ed analoga variazione riscontro, quasi
senza eccezioni, in una piccola serie di /yaeus del Chenia (Nairobi, Langata Forest,
m. 1.750 s.m.) avuta da LE MOULT.
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el tie) el ot i — dra en
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b) Faccia inferiore delle ali, La tonalita del colore bruno « fonda-
mentale » varia per intensità ed è più carica nei 2/3 prossimali dell'ala
- anteriore.
Sul disco dell'ala posteriore, sopratutto negli spazi 1-c-3, è non
— di rado accennata la spolveratura argentea che normalmente esiste nella
aethiops.
Le macchie postdiscali dell'ala anteriore, che mancano nelle altre
| sottospecie di nireus da me esaminate, sono talora accennate nella pseudo-
| nireus da poche squame biancastre. Eccezionalmente, le macchie in pa-
| rola sono meglio indicate: ab. anticemaculata nov. ab.
La fascia bianco-argentea dell’ala posteriore non è mai ridotta od
assente (contrariamente a quanto accade nella aethiops), ma decorre con-
tinua dalla costa all'angolo anale, appena attraversata da sottili strie
-venose del colore del fondo. Essa non è quindi suddivisa in singole mac-
. chie, contrariamente a quanto accade di norma nelle razze nireus L. e
lyaeus Dbl., e nella razza sinesergica wilsoni Rothschild (15). Eccezio-
nalmente, la fascia in parola è assai più larga del normale.
(15) Quest'ultima fu descritta come specie a sè (Annals Mag. Nat. Hist., 1926;
È ser. 9, Vol. XVII, pp. 113-4), ma l’esame dell’apparato copulatore maschile ha di-
DN
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è E
| mostrato esservi concordanza con quello di nireus pseudonireus (CARPENTER in litt.)..
__ ROTHSCHILD e JORDAN, in base all'esame dell'armatura genitale maschile; dimo-
strarono fin dal 1905 (Nov. Zool., XII, pp. 188-9) la cospecificità di nireus, lyaeus
e pseudonireus. AURIVILLIUS, in SEITZ, 1. c., p. 19, seguì detti Autori riferendo
alla specie nireus L. le sottospecie [yaeus Dbld. e pseudonireus Felder ed incluse
| nel gruppo specifico in parola anche |’ aristophontes Oberth. della zona malgascia,
non citata da ROTHSCHILD e JORDAN perchè insulare.
Premesso quanto sopra ed avuto riguardo alla variabilità dei disegni nella spe-
zie nireus, è interessante notare come l'aspetto di quest’ultima si trovi associato a quel-
le solito della pseudonireus nella wilsoni del Sudan orientale.
Non deve però sorprendere tale osservazione, ove si pensi che, con tutta proba-
bilità, la wilsoni è una razza sinesergica e sembra dimostrarlo il fatto che essa abita.
una regione intermedia fra quelle in cui esistono le sottospecie nireus e pseudonireus:
| l’incontro di queste ultime, nell’area anzidetta, ha prodotto una razza mista che al
disopra di tipo pseudonireus associa un disotto simile a quello di mireus.
; Qualcosa di analogo osservo nelle popolazioni ugandine della specie in parola:
nella provincia del Busoga, in quella regione, volano infatti forme intermedie fra
È, rireus e lyaeus, ed un miscuglio ancora maggiore presentano le popolazioni dell’ Arci-
_ pelago di Sesse, sul Vittoria Nianza. T. H. E. JACKSON (in litt.) pur affermando che
| nell’Uganda esiste sempre e soltanto /yaeus [secondo detto raccoglitore, la sottospe-
| cie nireus raggiunge soltanto l’Ituri (Congo orientale) verso l'Est], osserva come gli
È esemplari di quella regione abbiano maggiori dimensioni e fasce più larghe che in
a
lyaeus.
{Nell’Uganda ha evidentemente avuto luogo (CARPENTER in litt.) l’incontro
fra le forme occidentali e quelle orientali di molte Papilionidi e, particolarmente, di
A quelle qui trattate; nella fattispecie, gli esergi nirzus L. e lyaeus Dbld.: razza manti-
_ theus Ehrmann.
Questa, in sintesi, la variabilità individuale dei ¢ 4 eritrei. |
Il numero di 9 ® che ho potuto esaminare è troppo piccolo, per-
chè alcunchè di sicuro possa dirsi sulla variazione dei loro disegni e
colori.
La variabilità in questo sesso sembra essere, nondimeno, analoga _
a quella dei 4 3 : le fasce discali sono variamente sviluppate, con la stessa
tendenza a spostarsi distalmente in alcuni esemplari, sopratutto sulle ali
anteriori: la macchia subapicale di queste ultime ali, sul disopra, può
analogamente mancare del tutto.
Le macchie premarginali dell'ala pa setiore sullo stesso lato, sono
di norma grandissime e quasi confluenti: ‘ciò accade solitamente per
quelle dello stesso intervallo.
L'ala anteriore può presentare sul disopra una sola premarginale
nell'intervallo 7 od averne tutta una serie fino allo spazio 2 incluso, con
progressiva riduzione delle dimensioni in direzione antero-posteriore. a |
Le macchie submarginali dell’ala in parola sono di regola bene indi-
cate ed esistono anche sul disotto, come sovente accade nei 4 ¢. a
I disegni anzidetti (astraendo dalle submarginali volgenti al bian- È
castro in caso di confluenza nelle marginali) sono di norma verdastri e ,
poco metallici, ma talora hanno tonalità azzurra più decisa e brillante,
quasi come nell'altro sesso. I contorni dei disegni in parola (astraendo
dalle pre-marginali dell’ala posteriore, meglio marcate) sono di norma
sfumati.
La faccia inferiore delle ali (eccettuando il disco e l'area basale delle
anteriori) è in questo sesso fortemente screziata e cosparsa di squame ar-
gentee; all’ala anteriore sono grandi postdiscali bianco-crema, poco varia- _
bili quanto a sviluppo, negli spazi 1-b - 4. My
La fascia postdiscale dell'ala posteriore è poco marcata, perchè del- _
la stessa tonalità di altre parti dell'ala. Ho già fatto notare a
pag. 40 come questo particolare aspetto del disotto delle ali posteriori sia
comune alle ® 2 del gruppo nireus che ho esaminato, e come in alcune ~
specie esista anche (costantemente o meno) nell'altro sesso. a
I due ¢ 4 che OBERTHUR (I. c.) riferì dubitativamente a pseudo-
nireus appartengono alla razza cina trattata; uno di essi è molto piccolo, gi
ab. minor.
Dò qui di seguito la descrizione di alcune variazioni della pseudo- |
nireus, già segnalate nelle pagine precedenti:
pseudolyaeus nov. ab. La discale nella base dell’intervallo 6 dell’ala
. —anteriore e la macchia posta nell’angolo antero-esterno della cellula,
| vicino a quella, sul disopra, sono he i a proporzionalmente,
quanto in lyaeus.
Typus, 1 8 del Dorfu, 20-III-1934, F. VACCARO. ai
Questo esemplare ha cosi un aspetto generale che lo distingue
«| »‘’subitoin una serie normale e lo avvicina moltissimo, a parte le mi- fa)
| nori dimensioni ed una diversa foggia delle quattro ali, agli individui i.
«di Lyaeus del Chenia (vedi nota 14). i
ab. anticemaculata nov. ab. Sul’ disotto delle ali anteriori, sono deboli i
| postdiscali negli spazi 1-b - 2; altre 2 sono accennate negli spazi 3-4. vy By.
| Typus, 1 & del Dorfù, 20-III-1934, F. VACCARO.
Considero questa variazione di tipo ancestrale, perchè esiste
© |°°— sempre, per quanto mi è dato osservare, nelle 2 2 delle varie specie
che ho sott'occhio (ved. a pag. 40).
| Come noto, in grazia di tale particolare, le Q 2 rappresentano, ‘ro
nel gruppo nireus, il sesso in cui la differenziazione specifica ha rag- | ee
giunto un minor grado. + age
| La variazione anticemaculata del 3 è forse prodotta dagli Mi.
stessi fattori che la rendono normale in aethiops, bromius chrap- Mi
kowskii, brontes, ecc. (16).
ab. minor nov. ab. Questo nome da me proposto in questa sede per i
nani di pseudonireus, potrà essere esteso ad analoghe variazioni nelle
specie congeneri. Il già citato 4 fu raccolto nella località di Asca-
| lena (presso Let Marefià, Scioa) dall’ANTINORI il 15-VII-1877, ed a),
ha una lunghezza di ala anteriore (misurata dalla base all’apice) di LORA
Cd
mm. 36.
. forma semivittata nova. La fascia ca sul disopra dell'ala anteriore è
“completamente assente. Gli esemplari estremi sono rari, ma forme di
| transizione non sono infrequenti fra gli esemplari della presunta 2°
| ‘’‘‘generazione eritrea e sono state anche citate dagli Autori (cfr.
___ AURIVILLIUs in SEITZ, 1. c., P. 19: ROTHSCHILD e JORDAN, Nov. 4
Zool., XII, p. 188). ur
Bi (16) Incidentalmente’ segnalo che questo esemplare ha la fascia discale sul diso-
| pra dell'ala anteriore nettamentè ricurva, con la concavità volta all’esterno. Non ri-
} ac | tengo però sia il caso di dare un nuovo nome a tale genere di variazione ed avverto
i; che esistono. tutte le rransizioni fra questa forma e la tipica.
Nel typus, 1 ¢ raccolto dal VACCARO al Dorfù, il 20 giugno
1935, residua, della fascia in questione, un punto appena percetti-
bile nello spazio 2. Questo esemplare ha normali le macchie subapi-
cale e premarginale dell'ala anteriore, ma rudimenti di submarginali.
Le ali posteriori sono normali; le dimensioni sono un po’ inferiori
alla media. È *
Mentre osservo che la variazione semivittata non è stata da me ri-
scontrata nelle 9 2 (indubbiamente causa il piccolo numero di esem-
plari esaminati), ritengo opportuno elencare alcune delle già accennate
forme maschili di transizione fra essa e la forma normale:
a) - 1° grado. Fascia discale normale nello spazio 1-a, ridotta a puntini
anteriormente (2 nell'intervallo 1-b ed 1 nello spazio 2). 1 & del
Dorfù, 2-VI-1936, F. VACCARO.
b) - 2° grado. Macchie discali: quasi assenti quelle negli spazi 1-a e 3;
ridotta a 2 due punti quella nello spazio 1-b; quella dello spazio 2
è normale. Questo ¢ (Ghinda, Dongollo, m. 1.000 s. m., marzo
1906, Dr. FIGINI) è riferibile, sensu lato, all’ab. aelyus Suffert.
c) - 3° grado. Discali puntiformi e limitate agli intervalli 1-a, 1-b e 2.
Quella dello spazio 1-b occupa soltanto la metà posteriore del me-
desimo, in quella anteriore è solo qualche squama. 1 8 del Dorfù,
20-III-1934, VACCARO.
d) - 4° grado. Della fascia discale residuano singole macchie negli spazi
I-ae 2.1 & del Dorfù, 20-X-1938, legit VACCARO.
Troppo piccolo é il numero degli esemplari esaminati, in relazione
| anche alla ripartizione in vari anni (caratterizzati forse da diverso de-
corso stagionale), perchè sia possibile stabilire, almeno approssimativa-
mente, la percentuale delle forme melaniche precitate nelle varie gene-
razioni.
Il fatto che tre soli esemplari su una trentina raccolta sicuramente %
nel mese di marzo presentino una forte riduzione delle discali in que-
stione e che tale variante esista in 2 dei 4 esemplari raccolti nel mese di
giugno, induce a ritenere (se Je proporzioni anzidette non sono dovute
‘al caso, ma corrispondono alla realtà) che le forme melaniche in parola
dipendano da condizioni climatiche.
7
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48 1 ARG ISS Tog STORAGE.” SUN COUR ERS toe ae
Stando infatti alle serie del Museo, esse sarebbero più frequenti nel-
la stagione estivo-autunnale (caratterizzata, in quella parte delle pendici
orientali eritree, da temperatura abbastanza elevata e poche precipita-
iaia
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ws a
SI oe ee PARETO PO
FIA 2 Sil in mu % 4
| zioni) ce in quela Dive (a atua più bassa che
negli altri mesi e precipitazioni relativamente abbondanti, anche sotto
| forma di nebbie); l’unico esemplare che ho visto del mese di ottobre pre-
— senta la massima transizione verso semivittata.
È Tale subordinazione alla produzione delle forme in parola preva-
È lentemente nei mesi estivi, più caldi ed asciutti, è del resto proprio quello
4
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;
4
‘
a
È:
3
Po,
che ci si deve attendere nella specie nireus, in cui le variazioni melaniche
| sembrano essere in ragione inversa dello stato igrometrico dell’ atmosfera,
analogamente a quanto notato dal CARPENTER (Mimicry and ecogeno-
typical variation, in The American Naturalist, LXXXII, 1948, pp. 234-
240) per la specie dardanus Brown.
sel Così accade che la sottospecie nominale nireus, proveniente dalle
| regioni occidentali e centrali africane a forte piovosità abbia gli spazi di
. fondo, sul disopra delle ali, più estesi di quelli della sottospecie orientale
— e meridionale che abita regioni dove esiste una stagione secca bene
4 marcata.
E’ noto che la temperatura agisce in modo particolare sulla produ-
zione delle forme melaniche di molti lepidotteri: benchè, in linea gene-
4 rale, una temperatura bassa favorisca il melanismo ed un'alta tempera- :
| tura produca l’effetto opposto (come accade, ad es., nelle Vanessidi), il |
| semplice effetto del fattore anzidetto può essere modificato dalla costitu-
È. zione genetica delle singole specie. FORD (1. c., p. 241) segnala che nelle
_ Pieridi esiste una condizione opposta a di che regola il melanismo
— nelle Vanessidi, per cui le forme oscure sono prodotte da alte tempera-
È — ture e viceversa.
Ri Alla luce di tali osservazioni, sembra logico ritenere che condizioni
i analoghe ricorrano nella produzione delle forme melaniche nelle Papi-
4 lionidi, che alle Pieridi sono morfologicamente molto affini; nella fatti-
4
4
specie, i reperti anzidetti sulla frequenza di semivittata nelle varie sta-
gioni sembrano avvalorare tale ipotesi: credo pertanto di poter affermare
is che le forme melaniche eritree di pseudonireus da me osservate sono rego-
date dai fattori climatici, temperatura e stato igrometrico dell’atmosfera,
che prolungano, come nelle Pieridi, in date condizioni, il processo di de-
4 | posizione della tirosina (17) sulle ali, ad occupare perciò aree solita-
a “mente lasciate libere in condizioni normali di sviluppo dell'insetto.
Db
| »—»—»—(17) La sostanza che, ossidata dall’ enzima tirosinasi presente nel sangue, pro-
duce la melanina. A quest ‘ultima, come noto, sono dovuti i colori neri dei lepidotteri,
a te — anche miolte delle tinte brune.
Giova però notare che le forme intermedie di cui è cenno in queste
osservazioni possono essere prodotte anche in altre epoche dell’anno, come
nei periodi intermedi fra la stagione secca e quella delle pioggie: ROTH-
SCHILD e JORDAN, l. c., p. 188, segnalarono esemplari raccolti nella
zona delle pendici orientali eritree (Salomona: fra Massaua e Cheren) —
dallo SCHRADER in novembre e dicembre. I predetti Autori non diedero |
la percentuale delle forme melaniche in parola, ma i loro reperti sono
egualmente degni di rilievo: in un caso, presumibilmente estremo, della
fascia discale residuavano vestigia (tre punti in tutto) fra la M2 ed il —
margine interno.
Sarebbe certo oltremodo interessante poter stabilire, con sicurezza,
la percentuale di semivittata e forme di transizione nelle vatie epoche
dell’anno, se non nelle diverse generazioni della razza qui trattata; pur-
troppo, in mancanza di gran numero di esemplari raccolti con continuità
per vari anni di seguito, durante i periodi di volo della specie, nulla di
sicuro è possibile dire sull'argomento e tutto rimane allo stato di ipo-
tesi, come predetto.
x
Se altri avrà la ventura di disporre di numeroso materiale, potrà
forse chiarire definitivamente il comportamento di semivittata in rap- —
porto alla forma normale. | di
Per condurre seriamente. tal genere di ricerche oltre a disporre di :
numerosi esemplari, sarà necessario conoscere il decorso stagionale com-.
parativo dei vari anni di cattura, da desumere in base a precise Osserva-
zioni, condotte ininterrottamente, anche negli intervalli che, seppur di
breve durata, debbono esistere fra le varie generazioni della pseudo-
, ag
POSTA TA
nireus.
tte Ore eee ey ay a SRO ae «
Fattori analoghi a quelli che producono semivittata debbono aver
agito, a mio parere, nella thuraui Karsch del Tanganica e, ad un grado >
meno estremo, come nelle forme di transizione da me segnalate, danno la
cyclopis R. & J. del Niassa in Papilio bromius Dbl. (18).
Astraendo dalla wilsoni Rothsch., della cui origine sinesergica non
credo si possa dubitare, è utile notare come l’aspetto solito della pseudo-.
(18) AURIVILLIUS in SEITZ (1. c.) diede valore specifico al nome di thuraui.
Di questa entità, per quanto mi consta, è conosciuto il solo typus, conservato al Mu-. 4
seo di Berlino: il Museo di Tring non ne possiede esemplari ed altrettanto pare debba a
dirsi del British Museum (JORDAN in litt.).
UA rr ORRORI aed eat tals Lens MATO io ; 95 ARL Sp
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i nireus | si soia talora presso altre razze: ciò accade No nireoides
36 | Braun, descritta come specie a sè in base ad esemplari del Camerun e del
Togo (Ent. Zeit. Frankfurt a. M. 46, pp. 11-12) (19). In questo caso,
| — però, alla riduzione delle macchie sul disopra delle ali anteriori, non corri-
Bisponde variazione analoga delle discali poste negli spazi 1-c- 2 delle ali
fi posteriori, a produrre l'aspetto solito della sottospecie orientale e meri- —
i dionalé di nireus (cfr. AURIVILLIUS in SEITZ, 1. c., p. 19) ed inoltre
a la, fascia dell’ala anteriore ha i componenti residui, negli spazi I-b-4
più © meno foggiati come negli individui di nireus a fascia stretta, chia-
| mati dal DUFRANE forma tenuivittata (Bull. et. Ann. Soc. Ent. Bel-
È. gique 1946, LXXXII, p. 105).
d Variazione analoga alla nireoides ho riscontrato nelle popolazioni
fi miste dell’ Uganda settentrionale (ved. nota 15): al Museo di Genova è
) infatti un 3 (Busoga, strada fra Jinja e Jganga, VII-1909, Dr. E.
_ Bayon) che, a parte un diverso taglio alare, è sul disopra delle ali pur
’ Ù esso molto simile alla pseudonireus; stante la sua provenienza da una
| zona a caratteri faunistici misti, le sue fasce discali sono ancor più strette
che nella nireoides precitata, epperò più arieggianti a pseudonireus sulle |
ali anteriori; su quelle posteriori, la disposizione delle discali negli spazi
| I-c-2 tende al tipo occidentale meno che presso nireoides.
È Il disotto delle ali è, ad un grado estremo, di tipo nireus, con la
È fascia postdiscale dell’ala posteriore decomposta in macchie bene sepa-
rate le une dalle altre, anche per riduzione dimensionale dei singoli ele-
4 “menti: dò a questo esemplare il nome di pseudonireoides, per ricor-
darne l'origine, che presumo analoga a quella di nireoides, e l'aspetto,
che s'avvicina sul disopra a quello di pseudonireus. La wilsoni ha un
| aspetto ben diverso, stando ad un paratipo in mio possesso.
_ Spettano ora poche parole sulla sistematica delle popolazioni di
| pseudonireus: in Eritrea, esiste soltanto la pseudonireus tipica, ed al-
| trettanto va forse detto a proposito delle adiacenti regioni somale ed
| abissine.
_-—~—~—s (19) H. BRAUN descrisse nireoides come specie a sè, pur segnalando che potesse
| trattarsi di una razza geografica di nireus: l’esame dei genitali avrebbe chiarito, se-
8 condo quell’Autore, se fosse riferibile o meno a quest’ultima. L'esame della figura
È del disopra delle ali, data dal BRAUN, mi permette di riferire a mireus la forma in
_B ta: l'esame dell'armatura genitale maschile, da me effettuato grazie alla cortesia
. del Dr. M. HERING che mi ha inviato un ottimo disegno della valva destra del typus,
| non rivela differenze apprezzabili rispetto agli esemplari occidentali di nireus.
Alle popolazioni dell’ Abissinia sud-occidentale, che CARPENTER se- 2
gnalò quali intermedie fra pseudonireus e lyaeus (1. c., p. 331) spetta il —
nome di sottorazza pseudonireus trans. ad lyaeus Felder-Doubleday. |
Il nome di donaldsoni non è valido per nessuna delle popolazioni di
pseudonireus, poichè i caratteri segnalati dalla SHARPE corrispondono
perfettamente a quelli citati dal FELDER (I. c.). |
Esso @ quindi pienamente sinonimo di pseudonireus, contraria-
mente all’affermazione di LE CERF (cfr. CARPENTER, 1. c.) che avrebbe.
voluto riservarlo per quelle variazioni in cui mancano le macchie discali
e cellulari fra la costa dell’ala anteriore e l'intervallo 4 del disco. 1
RES LIGUSTICAE
NG
x
TINA FRANCESCHI
NUOVI RITROVAMENTI DI
_ BOMBINA VARIEGATA PACHYPUS (Bonaparte) IN LIGURIA
| _—»Poichè le nostre conoscenze sugli Anfibi liguri sono tuttora molto
«modeste, qualunque notizia che valga ad ampliarle riveste sempre un
| certo interesse ed ovviamente deve essere considerata degna di rilievo.
Circa la presenza in Liguria dell’Ululone, oltre un vago accenno di
_ CAMERANO (1), riportato da successivi Autori e discusso da VACCA-
NEO (2), esiste una più recente nota di TORTONESE (3), il quale rin-
venne la specie nei pressi di Monterosso.
Durante una escursione del 26 giugno 1952 nelle vallate MPOTHE
è tamente retrostanti La Spezia, ho raccolto altri due esemplari di tale
‘specie. La localita di ritrovamento é situata presso Madonna di Trezzo,
am. 220 sul mare, ed è rappresentata da una piccola pozza a lato della
mulattiera che da Madonna di Trezzo conduce a Piano di Barca. I due
es., maschio e femmina, si trovavano in accoppiamento, così che due
giorni dopo la cattura, in condizioni di cattività, potei osservare la depo-
persone di uova. La lunghezza del maschio è di 44 mm., quella della
. femmina di 45 mm.
Infine, il 25 luglio 1952 sono stati raccolti in pozze di ruscello in
località Andriali, presso Velva, a circa 600 m. s. m., altri sette esem-
| plari, dei quali tre giovanissimi. I piccoli non superano 13 mm. di lun-
| ghezza; gli altri, due maschi e due femmine, misurano, rispettivamente
#35 mm. e 40 mm., 44 mm. e 45 mm. Nella sopracitata località l'Ulu-
lone, notissimo agli abitanti del luogo, è assai comune.
pi PE) CAMERANO #3 Ii degli Anfibi Anuri italiani. Mem. R. Acc,
(2) SRI R. o sui caratteri A dei EA italiani.
Boll. Mus, Zool. An. Comp. Univ. Torino, Vol. XLI, Ser. III, n. 5, 1926-1931,
pp. 1-48.
(3) TORTONESE E. - Il Bombinator pachypus Fitz. in Liguria. Boll. Mus.
Zool. An. Comp. Univ. Torino, Vol. XLIII, Ser. III, n. 36, 1933, pp. 211-214.
lippo il 20 maggio 1951, presso la precedente localita, lungo i ruscel-
letti che da Madonna di Trezzo scendono al Rio Gueri, formando ogni
tanto piccole pozze d’acqua ferma (quota m. 180-220). Si tratta di un
maschio lungo 40 mm.
| Inoltre il Dr. F. Capra mi ha cortesemente procurato due es. del Mu-
seo Civico di Storia Naturale di Genova, catturati nell'ottobre del 1880
sul Colle d’Aisola, nei pressi di Sestri Levante, da Arturo Issel.
L'esame dettagliato di questo materiale mi ha permesso di consta-
tare che tutti gli es. rientrano nella forma Bombina variegata pachypus
(Bonaparte) (= Bombinator pachypus Fitz., forma typica, VACCA-
guria orientale.
E’ il caso di mettere in evidenza che di questa bella specie, trovata
soltanto nella Provincia di La Spezia e nell’estremo orientale della Pro-
vincia di Genova, manchi qualsiasi segnalazione per altre Provincie liguri.
Potra essere definito soltanto in seguito ad ulteriori ricerche, se la Bom-
bina variegata pachypus (Bonap.) sia limitata solamente alla Liguria
orientale, ovvero sia diffusa anche nella occidentale.
Nella parte centrale ed orientale dell’arco alpino é presente invece
chypus brevipes Blasius, VACCANEO), sulla cui distribuzione in Italia
non abbiamo del resto che dati frammentari.
E’ pure da stabilire quale forma abiti il versante è padano dell’ Appen-
nino emiliano.
fstituto di Zoologia dell’Università di Genova.
Mi è stato poi possibile esaminare uno degli es. raccolti da N. Sanfi- |
NEO). Questa forma è ampiamente diffusa nelle regioni collinose e mon-
tuose dell’Italia centrale e meridionale; il suo limite nord-occidentale,
sino a qualche tempo fa ritenuto la Toscana, è costituito ora dalla Li-
la forma tipica, Bombina variegata variegata (L.) (= Bombinator pa- |
DELFA GUIGLIA
GLI OXY.BELINI D'ITALIA
(Hymenoptera: Sphecidae)
$i
mn Gen. Oxybelus è fra i generi della Subfam. Pemphilidinae (olim.
| Crabroninae) quello che ha sempre offerto le maggiori difficoltà. In
È questo ultimo decennio diversi Autori si sono occupati ad illustrare le
| specie dei loro paesi (De Beaumont, Verhoeff, Faester, Noskiewicz e St.
| Chudoba) cercando di chiarire con l'esame degli esemplari tipici la com-
1 fp sinonimia di alcune di esse e stabilire la loro esatta posizione
| sistematica.
Il fissare ed inquadrare le diverse specie non è cosa facile: gli Oxy-
| betuss presentano una variabilita insospettata e talora, senza l’esame di
— materiale in serie, possono venire scambiati per caratteri specifici o sub-
Vicini delle semplici variazioni individuali. Il loro aspetto generale è
nell’ insieme uniforme ed il riconoscimento delle singole specie, partico-
Biiniate per quanto riguarda i maschi, presenta in qualche caso diffi-
‘coltà non indifferenti. Come si vedrà dalle tabelle dicotomiche e dalla
“parte descrittiva, i caratteri da me specialmente usati per la distinzione
delle specie sono: conformazione del clipeo dei maschi, in qualche caso
| larghezza della fronte della femmina, lamelle del postscutello (viste di
tre quarti) o) semplici o bifide all'estremità, conformazione del mucrone,
scultura del mesonoto, scutello e mesopleure, punteggiatura degli uro-
. itergiti I e II di ambo i sessi e punteggiatura del II urosternite nei maschi,
oltre poi a tutte quelle caratteristiche cromatiche che offrono nell'insieme
una maggiore stabilità.
4 Taluni di questi caratteri, pur mantenendosi in linea di massima
| piuttosto costanti, possono presentare, in seno alla stessa specie, leggere
| variazioni, così la forma del mucrone, carattere specifico abbastanza sta-
| bile nella femmina, diventa oscillante nel maschio. Come si vedrà nella
| trattazione delle singole specie anche la scultura, sia del torace che degli
urotergiti, può in qualche caso mostrare una variabilità più o meno
sensibile. Abbastanza incostante è la punteggiatura del II urosternite
pi maschi, le differenze specifiche sono talora apprezzabili solo in base
a confronto. Per quanto riguarda i caratteri cromatici è in generale il
colore delle zampe peel che, almeno nelle grandi linee, si mantiene
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più costante; le macchie degli urotergiti sono invece assai variabili sia 14
come numero che come estensione. Bisogna poi andar cauti nell'apprez-
zamento delle diverse graduazioni di giallo nel senso che l'esemplare —
fresco ha spesso, come si sa, una tonalità diversa da quella dell’esem-
plare conservato. :
I maschi presentano un’uniformita più spiccata che le femmine ed
in certi casi occorre, non solo materiale di confronto, ma anche un occhio
esercitato per poter giungere ad una esatta determinazione.
Recentemente Noskiewicz e St. Chudoba (1949) hanno addottato
come carattere specifico dei maschi la struttura dell'apparato copulatore. —
Da quanto ho potuto constatare e da quanto è pure facile vedere dalle |
figure riportate dai sopra citati Autori, questo pezzo offre però diffe-
renze bene marcate solo per quanto riguarda i due sotto-generi da loro
creati: Latroxybelus comprendente 1’O. latro ed Euoxybelus compren-
dente tutte le altre specie, gruppi questi che del resto si differenziano
assai bene anche in base ai caratteri esterni. La distinzione delle singole
specie risulta invece assai più difficile, per poter giustamente apprezzare il
valore di certe lievi differenze di struttura è necessario l'esame in serie
degli apparati copulatori delle diverse specie, ciò che non è nè facile
nè agevole: gli Oxybelus sono insetti di piccole dimensioni e di costi- —
tuzione piuttosto gracile per cui spesso l'estrazione dell’aedeagus viene —
a comprometterne l'integrità, inconveniente questo non trascurabile 3
quando si pensi che fra gli Imenotteri non sono essi i più comuni e di —
più facile cattura in massa. i
Per agevolare l'uso delle tabelle dicotomiche ho cercato a mettere |
soprattutto in rilievo quei caratteri più facilmente visibili ed apprez-
zabili anche dall'occhio del non specialista puro, riservandomi un esame —
comparativo minuto e dettagliato trattando delle singole specie. Succede
troppo spesso che le tavole analitiche siano difficilmente utilizzabili e |
conducano ad errore proprio per la mancanza di chiarezza e sintesi.
Ho evitato inoltre, per non complicare la gia tanto intricata sistematica
del genere, di creare sottospecie o razze nuove tanto più che, come gia
ho detto e come si vedrà nella variabilità delle singole specie, alcuni
‘ caratteri presentano una certa oscillazione non legata a fattori geogra- |
fici, difatti anche in seno ad individui della medesima località si pos-
sono talora notare tutti i passaggi fra le due forme estreme.
Credo utile dare qualche cenno intorno alla preparazione degli
Oxybelus poichè dal numerosissimo materiale esaminato ho doni
olte alte OR Che Teagohe ta, O peggio ancora detetiorati
dallo spillo, proprio quei pezzi di maggiore importanza tassonomica.
Il metodo più consigliabile, quando si tratta di esemplari a piccole di-
in mensioni, è quello di infilzarli accuratamente con un microspillo a sua
: | volta fissato su di un cartoncino e consolidato con una goccia di Syn-
i - detikon, ciò che permette la visione dell’insetto in toto lasciando inte-
a gra la pubescenza ventrale. Gli esemplari di maggior statura è consi-
| gliabile incollarli su di un cartoncino in cui sia stato praticato un foro
} tango per rendere possibile la visione ventrale dell'addome. Il
| capo deve essere tenuto un poco rialzato e le mandibole, particolar-
mente nei maschi, devono venire divaricate in maniera che il margine
È anteriore del clipeo risulti bene visibile e le antenne disposte in modo da
i non celare il profilo del clipeo stesso. Le ali non vanno ripiegate sul
| | corpo, la visione del torace e dell'addome deve essere completa
Del Genere Belomicrus si conosce in Italia la sola specie genoti-
| pica: il Belomicrus italicus Costa che è sempre stato un interrogativo
per i sistematici, in base alla sola diagnosi originale è difatti del tutto
È cine un sicuro riconoscimento della specie stessa. L'esame dei co-
q | tipi e di altri esemplari di diverse località italiane e non italiane mi han-
È ‘no ora permesso, non solo di illustrare dettagliatamente la specie in
| | questione, ma anche di stabilire i suoi giusti rapporti con le altre forme
3 europee. spesso con essa confuse.
a Il materiale italiano da me preso in esame appartiene soprattutto
È calle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Genova (M. G.)
IC), a quelle del Museo di Milano (M. M.) e dell'Istituto Nazionale
_ di Entomologia di Roma (I. E.) ed inoltre a collezioni private fra cui
Db | principalissima quella del Sig. L. Ceresa (Milano), notevole per la ric-
ga chezza di specie e di esemplari di localita diverse.
a Durante la mia permanenza al Laboratorio di Entomologia del
A . Museo di Parigi (M. P.) ho avuto poi agio di studiare l'enorme mate-
È ee di tali collezioni, grazie al quale ho potuto risolvere molti problemi
q | sia di carattere sistematico che zoogeografico. In un breve soggiorno a
| Losanna il Dr. J. de Beaumont ha voluto inoltre, con somma cortesia,
È: mettere a mia disposizione la sua ricca ed importantissima collezione
x privata ed infine il Sig. P. M. F. Verhoeff (den Dolder) mi ha gentil-
mente donato interessanti esemplari del suo paese.
MS: i (1). Le sigle che seguono i nomi dei varii Musei ed Istituti saranno impiegate
4 nel corso del lavoro a designare a quali collezioni appartengono gli esemplari citati.
ire a i sees da vici SAIL Se
i 3 eS “a: I PE Sani Si VITO, Wi
i
q i id i ld eh data.
e 4 . 3
Ai Direttori di tali Musei ed istinti ai rae eda tutti gli ont
mologi che, con tanta premura, si sono adoprati a raccogliere per me
materiale, vada l’espressione della mia più viva gratitudine.
Desidero esprimere infine la mia particolare riconoscenza al Diret-
tore del Laboratorio di Entomologia di Parigi, Prof. L. Chopard e ai
Sotto Direttori, Sigg. L. Berland e E. Séguy che, non solo mi hanno
offerto la più cortese ospitalità nel loro Istituto, ma hanno generosa-
mente messi a mia disposizione i più larghi mezzi di ricerca bibliografica,
| grazie ai quali ho potuto riunire una letteratura abbastanza completa
sull’interessantissima tribù degli Oxybelini.
Dis
Fam. SPHECIDAE
Subfam. PEMPHILIDINAE
Trib. OXYBELINI
Postscutello con due notevoli espansioni lamelliformi. Mesopleure |
a margine anteriore acuto. Epinoto con appendice (mucrone) bene —
sviluppata. Addome con i primi cinque o sei (4) urotergiti regolar-
mente arrotondati ai lati. Ali anteriori con la cellula radiale ad apice
tronco. Tarsi anteriori muniti di pettine in ambo i sessi. Ultimo
‘articolo dei tarsi rigonfio. . . . ». Gen. Oxybelus Latreille
Postscutello solamente un poco espanso ai lati. Mesopleure a margine
anteriore arrotondato. Epinoto con appendice (mucrone) assai breve.
Addome con i primi cinque o sei ( 4 ) urotergiti formanti una carena
ai lati. Ali anteriori con la cellula radiale lancettiforme. Tarsi ante-
riori o completamente privi di pettine (4) o con questo rudimentale
(2). Ultimo articolo dei tarsi normalmente conformato. . i
Gen, Belomicrus Costa (Figs. ne xe
Gen. Oxybelus Latreille
Latreille CBA, pag. 129, N. 31. - Latreille, 1802, pag. 342. - Richards, 1937;
as | pag. naa. 3
Tipo del Genere: Vespa A Ea (Latreille, 1802).
_ Genere comprendente numerose specie diffuse in ambedue gli emi-
i csferi mancano rappresentanti nella regione australiana. Per l'Italia ne
ho segnalate 16 certe e 2 probabili (aurantiacus, occitanicus).
a a Solo di un numero limitato di specie si conoscono dati etologici
a | precisi. Nidificano nel sottosuolo, in modo particolare nei terreni sabbiosi
bene esposti al sole.
| . Bottinano di preferenza sulle Ombrellifere e sulle Composite, spes-
so si trovano sulle Euforbiacee e qualche volta anche sulle Labiate.
È La nidificazione avviene in generale durante i mesi di giugno, lu-
| glio, agosto, settembre e se la temperatura è mite anche nella prima quin-
- dicina di ottobre.
. Approvvigionano le loro larve con Ditteri Brachiceri che traspor-
| tano al nido sia con le zampe posteriori sia infilzati nell’aculeo.
2 3
i Fig. I. - Mucrone: 1. Oxybelus latro Oliv. - 2. Ox. r4-notatus Jur. - 3. Ox.
SASA argentatus Curtis.
ieee DAR
_ 1 - Mucrone talora fogiiaceo talora dilatato solo all’estremità
a apicale che può essere pid o meno fortemente incisa
= Mucrone stretto, subcanaliculato ad estremità o acuta o arro-
SI ea (o) troncata diritta, di rado lievemente incisa (Fig.
; 23)
3 y
_ 2 - Mucrone fogliaceo (Fig. III). Superficie subpianeggiante o
a leggermente concava.
= Mucrone dilatato solo all’estremità apicale (Fig. I 1). Su-
; . perficie nettamente concava i
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Lamelle del postscutello semplici all’estremita (Fig. II 2).
Postscutello intieramente giallo. Mucrone in massima parte
nero. Urotergiti finamerte punteggiati. Segmento anale bru-
no con sfumature ferruginee diphyllus Costa
Lamelle del postscutuello bifide all'estremità (1) (Fig. II 1).
Postcutello nero fra le lamelle. Mucrone ferrugineo-gial-
lastro. Urotergiti grossolanamente punteggiati. Segmento
anale ferrugineo, solo eccezionalmente annerito andalusiacus Spinola
Specie robusta a grandi dimensioni ote -9 mm.). Scutello a
scultura notevolmente più rada e più grossolana rispetto a
quella del mesonoto e con fitte strie longitudinali sulla metà
posteriore. Lamelle del postscutello con larga base. Spazio
compreso fra le lamelle circa % della ioro base. Mucrone
grande, nettamente espanso all’estremità (Fig. I 1). Disegni
dell’addome giallo-biancastri. Femori II e III ferruginei latro Olivier
Specie più gracili a medie dimensioni (45 -7 mm.). Scutello
a scultura simile a quella del mesonoto e senza visibile stria-
tura sulla metà posteriore. Lamelle del postscutello a base
normale. Spazio compreso fra le lamelle circa il doppio della
loro base. Mucrone breve, leggermente espanso all’estremità.
Disegni dell'addome o gialli o giallo-biancastri. Femori
II e III neri ei è
Postscutello con strie longitudinali parallele e molto mar-
cate. Urotergiti I e II con punti grandi e profondamente im- —
pressi. Disegni dell’addome bianco-giallastri. Tibie posteriori
nere o ferruginee più o meno estesamente infoscate, base
gialla. subspinosus Klug
Postscutello con strie longitudinali un poco convergenti in
basso e non molto marcate. Urotergiti I e II con punti piut- |
tosto piccoli e non particolarmente impressi. Disegni del-
l'addome gialli. Tibie posteriori ferruginee, base gialla
latidens Gerstaecker
Mucrone ad estremità acuta (Fig. I 3). Corpo rivestito! di
abbondante pubescenza argentea (1) argentatus Curtis (con varietà)
Mucrone ad estremità non acuta 8
Postscutello intieramente giallo Mi;
Postscutello nero, solo eccezionalmente giallo i 10
Specie a grande statura (8-11 mm.). Mesonoto con due o I
quattro linee longitudinali gialle. Mucrone in gran parte
bruno, solo l’apice un po’ più chiaro. Urotergiti con fascie
gialle il più delle volte più o meno ampiamente interrotte
nel mezzo. Femori II e III in massima parte ferruginei
lineatus Van:
Specie a media statura (5%-7 mm.). Mesonoto senza linee
longitudinali gialie. Mucrone intieramente o quasi giallo.
Urotergiti con fascie gialle continue o appena leggermente
interrotte. Femori II e III in massima parte neri
victor victor TEDCIRMoa
Addome subtriangolare, lucido a riflessi metallici. Uroter-
gite I con pochissimi e finissimi punti irregolarmente distri-
buiti. Lamelle del postscutello nere. Piccola macchia gialla
ai lati del I urotergite, urotergite II solo eccezionalmente
macchiato (in questo caso le macchie sono molto ridotte).
Tibie e tarsi II e III quasi completamente neri bipunctatus Olivier —
(1) Tale carattere appare bene evidente quando le lamelle vengono osserva
tre quarti.
= Addome normale, senza riflessi metallici distinti. Urotergite
I con punteggiatura bene pronunziata ed uniformemente TORRI
¥ distribuita. Lamelle del postscutello gialle. Due serie di ese
_ macchie gialle o giallo-biancastre ai lati di tutti o quasi ~ Bi git
«| tutti gli urotergiti. Tibie-e tarsi II e III in massima parte
Me gialli — 11
| 11 - Segmento anale rosso. Lamelle del postscutello bifide alla
sa estremità 12
| — Segmento anale nero o ferrugineo molto scuro. gee del
a. postscutello o bifide o semplici all’estremità 14
_ i2 - Fronte stretta: larghezza subeguale a quella di un occhio.
VS Urosternite II, il più delle volte, con punteggiatura unifor-
_ memente distribuita, densa e fina. Almeno le tibie poste-
-riori gialle e nere 14 - notatus Jurine
_- Fronte larga, visibilmente più larga dell’occhio. Urosternite
II con punteggiatura di regola non uniformemente distri-
buita: densa e fina presso i margini laterali, più grande e
a notevolmente più rada al centro. Tutte le tibie ferruginee 13
| 13 + Lungh. 5-6 mm. - Larghezza della fronte circa il doppio della
3 _ larghezza dell’occhio. Addome lucido con punteggiatura non
uniforme: urotergite I con punti sparsi irregolarmente distri-
_ —. buiti, urotergite II con punti un poco più densi. Macchie ai
oO lati degli urotergiti nettamente separate variegatus Wesmael
(mandibularis auct. plur. nec Dahlb.)
- Lungh. 6-74 - Larghezza della fronte inferiore al doppio
della larghezza dell’occhio. Addome opaco, nell’insieme uni-
pi formemente e densamente punteggiato. Macchie ai lati degli
| ‘». urotergiti con tendenza ad accostarsi sulla linea mediana
victor melancholicus Chevrier
È 14 - Tibie II e III intieramente nere o al più con la base gialla.
Lamelle del postscutello o nettamente bifide all’estremità o
b
Li
Ss
ue.
semplici (talora appena leggermente bifide) 15
- Tibie II e III ferruginee. Lamelle del postscutello semplici
all’estremità ys 17
| 15 - Lamelle del postscutello o semplici o leggermente bifide alla
estremità. Urotergite II con punti assai fini e debolmente
impressi. Femori e tibie II e III senza macchie gialle
trispinosus Fab.
- Hamee del postscutello TETI bifide all’estremità.
. Urotergite II con punti normali, profondamente impressi.
pi. Femori e tibie II e II il più delle volte con macchie gialle 16
16: = -Addome con macchie giallo-biancastre. Scutello non den-
‘“samente punteggiato: fra punto e punto si osservano spazi
lucidi talora superanti il diametro dei punti. Mesopleure
lucide con grossi punti sparsi dissectus Dahlbom
- Addome o immacolato o con macchie giallo-dorate. Scutello
il più delle volte densamente punteggiato: spazi lucidi fra i
punti o strettissimi o nulli. Mesopleure il più delle volte
opache, fortemente rugose a
a - Addome con macchie giallo-dorate — mucronatus Fab. f. tip.
i (pugnax A. A.)
- Addome immacolato © — f. immaculatus Guiglia
Mesopleure grossolanamente rugose. Urotergite II con punti
fitti, assai fini e debolmente impressi. Mandibole nere. Seg-
mento anale di regola nero uniglumis Lin.
a ,£ i . fe eee by 7 .
> ‘ «e xt ti «(4 I LAI
i ~ ER GR id . “pr. A, Pes LA £ ì PI # È 4 aad , a
dvd AT i a, L'eta TIR PERO TÀ tes ARRE J Me eT) ,
1 é r4 et def È | ae et n . im x È ù
nata 7 LAU aM . 13m. i | ni tes Yate
È, Lu 4 3 GS, Ò
62 FE ND. QUEI | Pea ater) a) gC ee OTT
- Mesopleure con punti sparsi e spazi lucidi fra punto e punto,
mai grossolanamente rugose. Mandibole gialle e ferruginee
ad apice bruno. Segmento anale bruno con spesso sfuma-
ture ferruginee sulla meta apicale mandibularis Dahlbom
i (nec auct. plur.!)
Fig. II. - Scutello, postscutello e mucrone: 1. Oxybelus latro Oliv. - 2. Ox. uni- —
glumis Lin. (visti di tre quarti).
4 è
1 - Mucrone largo con estremità più o meno fortemente incisa
- Mucrone stretto, subcanaliculato ad estremità acuta o arro-
tondata o troncata diritta, di rado lievemente incisa
2 - Mucrone con la massima larghezza nel terzo apicale
- Mucrone con la massima larghezza verso la metà
3 - Urosternite VII e metà distale del VI ricoperti di fina e den- i
sissima pubescenza biancastra latro Olivier
- Urosternite VII e metà distale del VI non ricoperti di densis-
sima pubescenza latidens Gerstaecker
4 - Lamelle del postscutello semplici all’estremità. Postscutello
intieramente giallo. Mucrone più o meno estesamente mac- È
chiato di nero. Urotergiti finamente punteggiati diphyllus Costa —
- Lamelle del postscutello (viste di tre quarti) bifide alla |
estremità. Postscutello nero fra le lamelle. Mucrone ferru-
gineo-giallastro. Urotergiti grossolanamente punteggiati
andalusiacus Spinola
5 - Lamelle del postscutello semplici o appena leggermente bi-
Pwo N
fide all’estremità 6.
- Lamelle del postscutello nettamente bifide all’estremità + aD
6 - Urosterniti III-VI con lunga frangia apicale di fitti peli ben
distinta dalla scarsa pubescenza generale mandibularis Dahlbom
(nect auct. plur.)
- Urosterniti III-VI con frangia di peli mascherata dalla pu- ©
bescenza generale 7%
7 - Specie piccola (3%-5 mm.). Urotergite I spiccatamente lu-
cido con punti assai debolmente impressi e largamente di-
stanziati: gli intervalli fra essi sono più grandi del doppio 9
del diametro dei punti. Tibie in gran parte gialle bipunctatus Olivier
- Specie più grandi (5-6% mm.). Urotergite I sublucido con 7
punti più o meno sensibilmente impressi, densi o legger-
mente distanziati. Tibie in gran parte o ferruginee o gialle 8
“x
> : DI :
PATE in i ae by, he Soe
f aos OT OR dr 4s a ‘ ì NI 4) Ds
eae ee ee ee Ca MAO ae Le oe La ay, ay SRO Font Ai
- 8 - Clipeo (visto di profilo) con carena notevolmente convessa “a ae
. nella meta superiore. Urotergite I con punti fini, non molto a
densi: il più delle volte gli intervalli fra essi sono maggiori LR
del loro diametro. Disegni dell'addome giallo-biancastri. SR
Tibie in gran parte ferruginee, talora più o meno intensa- Ben”
mente infoscate uniglumis Lin. mu.
= Clipeo altrimenti conformato. Urotergite I con punti sensi- Te.
bilmente impressi e densi: il più delle volte gli intervalli i
fra essi sono minori del loro diametro. Disegni dell'addome His |
o gialli o giallo biancastri. Tibie in gran parte gialle Log ee
9 - Clipeo (visto di profilo) con carena nettamente convessa. a
Urotergite I con punti visibilmente più grandi di quelli ey:
del II urotergite. Disegni dell’addome giallastri o bianco- a
giallastri. Tibie posteriori gialle più o meno estesamente aa
| macchiate di ferrugineo all’estremità argentatus Curtis (con varietà) ma
- Clipeo (visto di profilo) con carena subdiritta. Urotergite I ie
con punti presso a poco simili a quelli del II urotergite o ra
“appena lievemente più grandi. Disegni dell’addome gialli. pr
Tibie posteriori gialle più o meno estesamente nere alla Mer.
estremità trispinosus Fab.
10 - Specie a grande statura (6-9 mm.). Postscutello almeno con Mio
la metà posteriore gialla. Urosterniti III-VI con regolare e Fa.
' densa frangia di peli. Zampe in gran parte ferruginee lineatus Fab. =
- Specie a statura inferiore (4-7 mm.). Postscutello nero, solo ,
eccezionalmente giallo. Urosterniti III-VI senza regolare ‘ee
, frangia di peli. Zampe in gran parte gialle e nere DÌ PG
_ 11 - Clipeo, visto di fronte, con la porzione mediana convessa a
i semisfera, visto di profilo debolmente carenato (Fig. V 1, 2) i
victor Lepeletier ; dr
a - Macchie degli urotergiti gialle e il più delle volte non molto ma
_ estese victor f. tipica uri.
b - Macchie degli urotergiti più spesso giallo- biancastre con mae.
tendenza ad avvicinarsi sulla linea mediana so
victor melancholicus Chevrier (1) i be
} - Clipeo, visto di fronte e di profilo, con acuta carena mediana 12 I
_ 12 - Mandibole nere, talora con leggere sfumature rossastre 13 i ‘Vee
È” - Mandibole in gran parte gialle e ferruginee, solamente "To
-Papice nero 14 > RSA
13 - Urotergite II con punteggiatura singolarmente robusta, pro- a
fondamente impressa e piuttosto densa: il piu delle volte woes”
7 l’intervallo fra i punti è minore del loro diametro. Disegni dii
È dell’addome giallo-dorati. Tarsi del II e III paio di zampe ye
gialli-ferruginei con almeno i due primi articoli più o meno tic i
| intensamente anneriti mucronatus Fab. | (oe
(pugnax A. A.) "haa
È - Urotergite II con punteggiatura normale, non molto densa: | fi
È il più delle volte l’intervallo fra i punti è maggiore o sub- fe
; eguale al loro diametro. . Disegni dell'addome tendenti al Bir.
7 giallo-citrino. Tarsi del II e III paio di zampe o tutti o in Me
fe parte neri dissectus Dabibor aN .
14 - Clipeo (visto di profilo) a carena molto convessa e con una SIA
profonda incisione nel terzo inferiore che delimita il dente ray
mediano largo ed arrotondato all’apice (Fig. V 3) subspinosus Klug ; x
- Clipeo, visto di profilo, altrimenti conformato 15 (a
(1) Come si vedrà nel testo la distinzione fra i 4 4 delle due forme non è FARA
_ facile, i caratteri differenziali, talora difficilmente apprezzabili, non si mantengono
|. sempre costanti. Meh
15 - Disegni dell’addome giallo-biancastri. Zampe in massima. a
parte nere e ferruginee con sfumature giallastre. Scutello $
sempre senza macchie gialle — latidens Gerstaecker
- Disegni dell'addome gialli. Zampe in massima parte gialle i
e nere. Scutello o completamente nero o con due macchie i
gialle laterali 16.4
16 - Funicolo delle antenne in gran parte rossastro. Scutello, a
nella maggior parte degli esemplari, con due macchie gialle
laterali. Segmento anale rosso o rosso bruno. Urosternite II,
il più delle volte, con punteggiatura piuttosto fina, densa vee
ed uniformemente distribuita. Tibie III estesamente gialle .
14-notatus Jurine ©
- Funicolo delle antenne bruno. Scutello immacolato. Seg- MI
mento anale bruno. Urosternite II, il più delle volte, con val
punti piuttosto radi e grossolani. Tibie III brune con anello pe
giallo alla base variegatus Wesmael
(mandibularis auct, plur. nec Dahlb.)
|
Oxybelus diphyllus Costa (1) i
Fig. III 3, 4 |
Alepidaspis diphylfus Costa, 1882 b. pp. 23; 35, 9. - Notoglossa diphylla Costa, È
1883 a. pag. 92, 9. - Costa, 1884, pag. 334. - Oxybelus diphyllus Kohl, —
1884; pag. 111, n. 19. - Guiglia, 1938, pp. ro, 12; figg. 6, 7. - Oxybelus
pharao Kohl, 1884, pag. 105; n. 3; 2 (an subsp.?).
Loc. tip.: Sardegna (Cagliari).
2. — Clipeo a margine anteriore subdiritto, lucido. Fronte e ver- —
tice a punteggiatura fina, regolarmente conformata ed a
distribuita.
Mandibole brune a sfumature ferruginee e Hi gialla. Antenne con È
lo scapo a faccia inferiore gialla e funicolo ferrugineo con i due priming
articoli anneriti. 7
Torace: mesonoto densamente ed uniformemente punteggiato; i
punti, più grandi di quelli del capo, sono abbastanza regolari e profon-
damente impressi. Scutello a punti più radi. Lamelle del postscutello
semplici all'estremità. Mesopleure grossolanamente punteggiate. Mucro-
ne grande, ovale, a superficie longitudinalmente striata e smarginatura |
apicale ampia ad angoli arrotondati. Epinoto irregolarmente ‘ruguloso
sia sulla parte dorsale che su quella declive, superficie fondamentale fina- |
mente punteggiata; parti laterali obliquamente striate, strie piuttosto |
rade, intervallo fra esse irregolarmente reticolato. d
Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: il pronoto, i tubercoli
omerali, una macchia sulla metà anteriore delle tegule (queste sono tras
(1) Pate (193 7: pag. 390) pone erroneamente in sinonimia con l'Ox. lamella
tus Oliv. le due specie del Costa: diphyllus e frondiger. aed
. 4 » * >
LI pate , è a
ae Sa VARIE aot Ga FRA ITA a pe dia LA PA e
| sparenti), e Imacehiie ai lati dello scutello e il postscutello comprese
le lamine. Mucrone nero con la ia apicale e i contorni laterali
È ferruginei.
Addome nell'insieme finamente punteggiato : urotergite I con punti
. densi e piuttosto profondamente impressi sulla zona mediana, un poco
bi: più radi sulle parti laterali in corrispondenza delle macchie gialle. Uro-
| tergite II regolarmente ed uniformemente punteggiato, i punti sono un
È po più fini rispetto a quelli del I urotergite, l'intervallo fra essi è eguale
x un poco maggiore del loro diametro. Area pigidiale con punti abba-
stanza densi e profondi, apice leggermente smarginato. Urosternite II
È piuttosto densamente punteggiato: punti fini e fitti sulle parti laterali,
MG un poco più radi nel mezzo.
È Due serie di grandi macchie gialle trasverse ai lati del I-IV uro-
| tergite, quelle del III tendono ad accostarsi sulla linea mediana. Seg-
a SCESE anale con riflessi ferruginei all'apice.
— Zampe in gran parte ferruginee: femori I estesamente macchiati
È nero e giallo, femori II con macchia gialla sulla metà apicale della
fi inferiore; anche e trocanteri neri con macchie ferruginee.
| Lungh. 5-6 mm.
È : é. — Clipeo a margine anteriore liscio con piccolo dente laterale.
| Capo e mesonoto con punteggiatura simile presso a poco a quella del-
la ®. Mucrone subconcavo, lievemente più stretto ed a superficie più
| obliquamente striata rispetto alla 9. Addome punteggiato all'incirca
i | come nella ®, punti sul II urotergite leggermente più grossolani. Apofisi
| spinose assai sviluppate.
* Zampe con colore giallo più esteso rispetto alla ® : tibie e tarsi di
tutte le paia in massima parte gialli, faccia inferiore dei femori I e II
| estesamente gialla. ;
Bi Colorazione simile alla 2. Mucrone qualche volta più chiaro
con il colore nero limitato alla sola porzione basale. Segmento anale
nero con sfumature ferruginee, più o meno accentuate, all'apice.
Lungh. : 4-5 mm.
È
PO
Variabilita. — I numerosi esemplari (16 44 e 3 2 9)
da me a suo tempo esaminati e citati (Guiglia, 1938, pag. 10) sono
ritornati in massima parte al raccoglitore, Dr. H. G. Amsel; attual-
mente mi trovo così ad avere sott'occhio solo 1 & e 1 ® della Sar-
[degna per cui mi è impossibile trattare della variabilità di questa specie.
D iro solo che, da quanto mi risulta dalle mie precedenti osservazioni
4
A | |
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI.
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Pe md Le » n è
¥ 5
v
66 pe, 11 a a CEST DE IGUIGLIA "SS
(1938), il diphyllus deve nell'insieme presentare una variazione poco
ampia, limitata quasi esclusivamente ai caratteri cromatici. Così il mu-
crone, sia nel 3 che nella 9, può mostrarsi più o meno chiaro e il fer-
rugineo del segmento anale di ambo i sessi più o meno intenso. Nel ¢
inoltre anche la conformazione del mucrone presenta una certa
variabilità.
a
Distribuzione. — Specie rara, d'Italia è solo nota della J
Sardegna. Esemplari esaminati: | |
Sardegna: Poetto (Cagliari) 16 4 ¢ 3 9 2 (M. G. e Coll. Amsel, —
Brema), Is. S. Pietro (Spiaggia di Carloforte) 1 @ (Coll. Cerruti, Roma). x
Secondo de Beaumont (in litteris) gli esemplari del Marocco (Aga- —
dir Tissint) costituiscono una forma di passaggio al pharao Kohl, da lui
considerato come subsp. del diphyllus. Non posseggo sufficiente mate-_
riale nord-africano per poter stabilire il valore di tale forma rispetto alla
specie del Costa.
Biologia. — Il Costa (1882, pag. 23) dice di aver trovato —
la @ tipica «a Cagliari, presso lo stagno ».
Oxybelus andalusiacus Spinola
Fig. II 1.2. |
Oxybelus andalusiccus Spinola, 1843, pag. 136. N. 24, 4. - Oxybelus arabs Lepe- —
letier, 1845, III pag. 212, N. 2. Q. - Lucas. 1846, pag. 2610 N. 237:
Tav. 12; fig. 6, 2. - Notoglossa frondigera Costa, 1883 a, pp. 58, 92, d.-
Costa. 1883 b. pag. 334. - Oxybelus lamellatus Marquet, 1896, pag. 15. -
Oxybelus frondiger Guiglia, 1938, pp. 10, 13; figg. 1-5. - Guiglia, 1948.
pag. 203. 4
Loc. tip.: Spagna (Andalusia).
2. — Clipeo a margine anteriore medialmente subdiritto, lucido,
simile presso a poco a quello del diphyllus. Fronte e vertice a punteggia-
tura leggermente meno densa e un poco più grossolana rispetto a quella ~
della specie precedente. '
Mandibole brune con la metà basale gialla a sfumature ferru-
ginee. Antenne con la faccia inferiore dello scapo gialla e funicolo fer-
rugineo.
Torace: mesonoto lucido a punteggiatura visibilmente più gros-
solana di quella del capo: i punti, piuttosto densi presso il margine an-
teriore, vanno gradatamente ingrossandosi e diradandosi verso il mar-
gine posteriore. Scutello lucido con punti abbastanza radi e grossolani. |
E A ae ta
ANI D'ITALIA
a, i
\ Sen
v x ,
4 "ig. III. - Mucrone: 1. Oxubelus andalusiacus Spinola, &.- 2. id; 9.- 3. Ox.
. _ diphyllus Costa, ¢.- 4. - id. Q (da D. Guiglia, 1938).
A
— Lamelle del postscutello bifide all'estremità. Mucrone ampio, a forma di
| foglia con la massima larghezza al centro e con smarginatura apicale
a piuttosto profonda e ad angoli arrotondati, superficie subconcava attra-
| versata da una serie di strie oblique che, dipartentesi dalla carena me-
A hs PAAR Ù tasty }
UAE GU TL TA NI
diana, raggiungono il margine laterale. Mesopleure, grossolanamente
"A punteggiate. Epinoto con rughe irregolari sia sulla parte dorsale che su
De, quella declive, superficie fondamentale finissimamente punteggiata; stria-
tura laterale bene marcata, strie abbastanza fitte, intervalli fra esse lucidi.
Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: il pronoto, i tubercoli
omerali, una macchia sulla metà anteriore delle tegule (queste sono tra-
sparenti), due macchie ai lati dello scutello e le lamine del postscutello.
Mucrone ferrugineo giallastro.
Addome nell'insieme grossolanamente punteggiato: urotergite I
con punti grossolani, profondamente impressi e piuttosto radi. Uroter-
gite II con punteggiatura leggermente meno grossolana e più regolare
rispetto a quella del I urotergite. Area pigidiale con punti densi e pro-
fondi, apice leggermente smarginato. Urosternite II lucido, punti assai |
grossolani e radi sulla porzione mediana notevolmente più fini e più
fitti sulle parti laterali.
Due serie di grandi macchie gialle trasverse ai lati del I-IV uro-
tergite (quelle del III e IV urotergite tendono ad accostarsi verso la
linea mediana). Segmento anale ferrugineo.
Zampe in gran parte ferruginee: femori I estesamente neri con
macchia gialla apicale sulla faccia inferiore, femori II ferruginei con
fascia nera sullo spigolo inferiore e con macchia gialla come i femori I,
femori III ferruginei; tibie e tarsi ferruginei (le tibie con macchia gialla
basale sulla faccia superiore); anche e trocanteri neri.
Lungh. : 455-5% mm.
&. — Clipeo a margine anteriore liscio con piccolo dente laterale
come nel diphyllus. Fronte e vertice con punteggiatura presso a poco
simile a quella della 9; mesonoto un poco più densamente ed unifor-
memente punteggiato. Mucrone a margini laterali meno arcuati che nel-
la 2. Urotergiti I e II a punti un poco più densi, leggermente più fini
sul II urotergite. Apofisi spinose notevolmente sviluppate. Si
Zampe con colorazione gialla visibilmente più estesa che nella 9: ©
tibie e tarsi di tutte le paia in gran parte gialli, tarsi con sfumature
ferruginee.
Colorazione simile alla 9, ne differisce per avere, nella massima
parte dei casi, due macchie gialle trasverse, più o meno sviluppate, anche
| ampiamente interrotta nel mezzo.
Lungh.: 4-5 mm.
Oltre che per i caratteri dati nella tabella l’andalusiacus si distingue
g dal diphyllus per il mesonoto, particolarmente della 2, lucido a pun-
5
Pl Pa daria
atta
| teggiatura non uniforme, per il mucrone della 9 più largo con la super-
— ficie trasversalmente, anzichè longitudinalmente, striata e per la punteg-
-giatura del I, II urotergite un poco più rada e più profondamente
_ impressa. |
ae Da I
le “ste __ de
Variabilità. — Questa specie sembra presentare nell'insieme
| poche variazioni: in ambo i sessi la fascia gialla del pronoto può essere
dii i
ni
| © continua o più o meno ampiamente interrotta nel mezzo e il colore
i dei disegni addominali può passare dal giallo oro al giallo biancastro. Il
| segmento anale in 1 9 di Palma di Majorca è in gran parte annerito.
i Nei 4 4 inoltre, come pure risulta dalle mie precedenti osservazioni
— (1938), il mucrone può mostrare la smarginatura apicale più o meno
zo ionda e gli angoli più o meno arrotondati. Le macchie gialle ai lati
idel.V. irene possono ridursi fino a Gita completamente.
Di istribuzione. — Specie rara in Europa e per l’Italia nota
| solo della Sardegna.
Esemplari esaminati:
ì° eed bona: Olbia da (Coll, Ce, Poetto (Cagliari) VE GM,
| G. e Coll. Amsel, Brema).
«—_ Spagna: Barcellona 1 4 (Coll. de Beaumont), senza località precisata 1 4
| (M. G.). Isole Baleari: Palma di Majorca 1 g 1 9 (M. G.). Francia:
Micro ¢ 4.4 4 9 (Coll. de Beaumont ‘e M. G.). Corsica: Calvi 1 @
_ (Coll. de Beaumont). Marocco: Tangeri 2 9 9 1 4 (M. P.), Foum-el Hassan
B (Sud Marocco) i 4 (M.P.). Algeria: Orano 1 4 (M. P.) La Celle
meet (M. PIT antsia: Tunisi dint..1: 9 (M. G.). Egitto (senza
_ lecalita precisata): 1 Q (Cxybelus Savignyi ex. Coll. Guérin) (M. G.).
fe € Dalla Tunisia al Marocco, Spagna, Francia meridionale, Corsica, Sardegna »
a (de Beaumont, 1950, pag. 413).
i | Biologia. — Il Lucas (1. c., pag. sey) dice di aver raccolto
br Ox. arabs sui fiori di T hapsia garganica e Daucus. carota:
« i est en mai, dans les environs du cerca de ea que j'ai pris
+ INA
a 7 4 nd dA 7 PRE 4
7 ears Rot dà, no DPI: n tar A ual ate f aa Ay k, a LA inp ded pù : oF eaten
“oo; UVE gi arr Ue it: a! ‘ di tae bole a
We ‘ Te ae oA i
70 D. GUIGLIA VIRA ERE
Oxybelus latro Olivier (1)
Prego Tala
Oxybelus latro Olivier, 1811, pag. 594, n. 4, 2. - Oxybelus armiger Olivier, 1811.
pag. 594, N. 5, 4. - Oxybelus latro Gerstaecker, 1867, pag. 80, N. 10, 4 2.-
Chevrier, 1868, pag. 392, N. 4, 4 9. - Oxybelus affinis Marquet. 1881,
pag. 185. - Oxybelus latro Kohl, 1884, pag. Did» N. 47. - Radoszkowski,
1891, pag. 592: Tav. 23, fig.. 72 a, 72 b, 72 c. - Marquet, 1896, pag. 19,
a 2. - Oxybelus opacus Tournier, 1901, pag. 258, 4. - Oxybelus latro Ber
land, 1925; pp. 204; 206, 207; fig. 428. - de Beaumont, RI pp. 418, 420,
422, N. 2. - Giner Mari, 1943, pp. 255, 256, fig. 321. - Guiglia, 1943) pag.
3. - Guiglia, 1944; pag. 40. - Verhoeff, 1948, pp. 161, 164; 205. - Faéster,
1949; pp. 17; 31; Tav. I, fig. 3. - Noskiewicz e St. Chudoba, 1949, pp.
2005, IA RE Lat Sd ICI,
Loc. tip.: « Il se trouve au midi de la France, en Italie, aux en-
virons de Paris ».
2. — Fronte e vertice densamente e regolarmente punteeniati i
punti, piuttosto fini sulla fronte, vanno gradatamente ingrossandosi sul
Vertice.
Mandibole ferruginee con la metà apicale nera. Antenne con il
funicolo bruno superiormente, rossiccio inferiormente.
(1) Credo utile qui riportare le diagnosi originali dell’Olivier dato le difficoltà
che spesso presenta la consultazione diretta dell’opera di questo Autore:
« 4. Oxybéle larron. i
Oxybelus latro.
Oxybelus scutello bidentato mucroneque emarginato, niger, abdominis segmentis
maculis duabus transversis. pallide flavis.
Il ressemble, pour la forme et la grandeur, 4 l'Oxybèle rayé. Les antennes sont }
noires, avec un peu de brun en dessous. La téte est noire, avec un tres-léger duvet
argenté sur le front. Les mandibules sont d’un brun-ferrugineux, Le corcelet est
ponctué, noir, avec un petit point jaune a l'extrémité laterale du premier segment :
L’écaille de l'origine des ailes est d'un brun-ferrugineux, marquée d’un très-petit point ba
jaune, a peine apparent. ‘On voit sur l’écusson deux dents ou lames jaunes, avancées, —
et une épine, creusée en gouttiér, qui s’élargit un peu 4 l’extremite, et ou se ter-
mine par deux lobes arrondis ou par une échancrure bien marquée. L’abdomen est >
pointillé, noir, avec une tache-transverse, d'un jaune-blanc sur chaque anneau. Les ©
pattes sont ferrugineuses, avec les cuisses antérieures noires. Les nervures des.
ailes sont d’un brun-testacé.
Il se trouve au midi de la France, en Italie, aux environs de Paris.
5. Oxybèle armé.
Oxybelus armiger.
Li
Oxybelus scutello bidentato mucroneque emarginato, niger, abdominis seg-
mentis punctis duobus transversis flavis; tarsis tibiisque anticis ferruginets,
Il ressemble a l’Oxybèle redoutable. Les antennes sont noires, avec l’extremité |
brune. La téte est noire, avec un léger duvet argenté sur le front. La bouche est noire.
Le corcelet est pointillé, noir, sans tache. L’écusson est armé de deux petites lames |
avancées, jaunes, et d'une épine noire, creussée en gouttière, qui s’elargit un peu 4
l’extremité, et se termine par deux iobes ou par une échancrure bien marquée. L’abdo- —
men est pointillé, noir, avec une petite tache transverse, jaune, de chaque còté des
anneaux. Les pattes sont noires, avec les tarses et les jambes antérieures ferrugineux.
Les nervures des ailes sont’ noires.
Il se trouve aux environs de Paris.
. Torace: mesonoto densamente. ed uniformemente pantera:
= un poco più grossolani di quelli del capo. Scutello lucido con grossi
| punti sparsi e con strie longitudinali bene marcate sulla metà posteriore.
. Lamelle del postscutello a larga base ed apice bifido: spazio compreso
È fra le lamelle ¥ circa della loro base. Mesopleure grossolanamente pun-
| teggiate-rugose. Mucrone largo, scavato a doccia con superficie lucida
| solcata da qualche ruga trasversa, apice espanso ed abbastanza profon-
— damente inciso. Parti laterali dell'epinoto con strie piuttosto fini ed
| interrotte.
Nero e giallo avorio. Sono gialle-avorio le seguenti parti: due pic-
| cole macchiette ai lati del pronoto (spesso mancanti), i tubercoli ome-
rali, una macchia sulla metà anteriore delle tegule (queste sono ferru-
ginee chiare) e le lamelle del postscutello.
Ca
Addome lucido : urotergite I con punti grossolani e profondamente
a impressi nella zona mediana, più fini e più radi sulle parti laterali. Uro-
tergite II piuttosto uniformemente punteggiato, intervalli fra punto e
| punto maggiori del diametro dei punti. Area pigidiale a superficie den-
A ‘samente e grossolanamente punteggiata, apice con leggera smarginatura.
. Urosternite II con punti piuttosto densi e fini sulle parti laterali, assai più
i radi e un poco più grossolani al centro. |
4 A Due serie di grandi macchie trasverse gialle-avorio ai lati degli
3 urotergiti I-V; sul I e II urotergite le macchie sono nettamente sepa-
a a » Zampe in massima parte ferruginee con ee trocanteri e femori I
| più o meno estesamente macchiati di nero e con macchia gialla alla base
delle tibie di tutte le paia di zampe e all’ apice dello spigolo inferiore dei
A femori II.
\ Lungh.: 714-9 mm.
| - &. — Clipeo, visto di profilo, con dente mediano fortemente pro-
| nunziato, visto di fronte questo non supera in lunghezza i denti
Noe, { ates Ù Tay
ba | ) dl - Va! >’, res ne x Ax >t
bai he. ‘ DI toe Ak © erg Miti:
i boss Teck, es eee Se È > FALSA, MX 4 +
12 wee te RANE Male yy De GUIGLEL I CA IRINA, pray VINO
sali più numerose. Urotergiti I e II con punteggiatura un poco più densa
e grossolana. Urosternite II come la 9. La metà distale del VI e il
VII urosternite ricoperti di fina e densa pubescenza biancastra che na-
sconde totalmente o quasi la scultura. Apofisi spinose assenti.
Zampe in massima parte nere. Sono ferruginee, più o meno info-
scate, le seguenti parti: le tibie del I paio e i tarsi di tutte le paia. Mar-.
gine inferiore della metà apicale dei femori II con striscia gialla-avorio
più o meno estesa; talora traccie di questo colore alla base delle
tibie I e III.
Colorazione simile alla ?, ne differisce per le mandibole più scure,
per il funicolo delle antenne con la faccia superiore più annerita, per i
tubercoli omerali neri (solo eccezionalmente con leggere traccie di giallo),
per le macchie del I-V urotergite notevolmente più piccole e talora limi-
tate ai due primi urotergiti.
Lungh.: 6-7 mm. (7-9 mm. Verhoeff).
I caratteri dati nella tabella sono sufficienti ad individuare con
facilità sia la ® che il 4 di questa specie. ie |
Variabilità. — Specie nell’ insieme con variazioni poco
ampie. Le mandibole nella ® possono presentare il nero più o meno
esteso ed il ferrugineo più o meno infoscato, nel 4 in qualche caso sono
quasi completamente nere. L’oscurimento della faccia superiore del funi-
colo delle antenne può esser in ambo i sessi più o meno intenso. Le
macchie gialle ai lati del pronoto della ® possono ridursi fino a scom-
parire del tutto. I tubercoli omerali variano dal completamente giallo
(2) al nero. Il postscutello può essere in qualche rarissimo caso intie-
ramente giallo-avorio, ciò che io ho notato in 1 9 di Le Vésinet (dint.
di Parigi) e Gerstaecker (1.c., pag. 83 nota) in 1 ® della Francia 4
meridionale. Lo sviluppo delle macchie laterali degli urotergiti è sensi- —
bilmente variabile e nei 34 4 sono talora macchiati i soli due primi
urotergiti. Il segmento anale può variare dal rosso scuro fino quasi al
completamente nero. Le zampe dei 4 4 possono essere del tutto o quasi
del tutto prive di macchie o striscie gialle. Secondo Chevrier (1. c., pa- —
gina 394) anche i femori I del ¢ mostrano talora una striscia gialla
biancastra.
Distribuzione. — Specie non comune.
Esemplari esaminati:
Lombardia: Mercallo 1 9 (M. M.), Canonica d'Adda 1 4 (M. G). —
Lazio: Tordi Valle (Roma) 1 9 (M.G.), Monte Meta (Colle Alto, m. 1200) —
1 9 (M. M.), Abruzzo: Archi 1 9 (M. M.). Puglie: S. Severo 1 4 (M. —
wy
aes I’ a (M. E) Trinitapoli A) (M. G.). Sicilia: Catania 1 4
2 (M. G.).
_ Albania: Scutari 1 g (M. G.). Dalmazia: (senza località preci- Vr
ff isata): ° Oslo As) (MEG) Francia: Paris 3 2 4/3 9 9 (MaP.) ay
Créteil @ 3 2 2 (M. P.) St. Michel-sur-Orge 2 9 9 1 4 (M.P.), Le Vésinet fat:
a) (M. P.), La Varenne 2 4 @ 1 Q (M. P.), Champfleury (Marne) 13 2:2
8 99 (M. P.), Lyon 1 2. (M. P.), Toulouse 1 9 (M. P.), Cette 2 29
(M. nti Le Baléeart: (1:9) (M..P.).
Musiche: 22 2 $429 (Coll. Museo di ‘Ginevra e di Berna) (de Beau-
| mont in verbis).
Europa centrale e meridionale. Marocco: Ifrane 2 4 &:2 9 9 (Nadig, 1933).
eli
pur
_ Biologia. — Gerstaecker (1. c., pag. 82) dice di aver cattu-
rato questa specie sui fiori di Senecio saracenicus L. Marquet (1. c.,
pag. 20) l’ha trovata abitualmente a bottinare sui fiori di Eryngium
campestre L. ed ha pure rinvenuto 4 4 e 2 9 accoppiati sulla sabbia ai
- piedi di un Eryngium maritimum L. Fabre (1856, pag. 139) e Girard
es 1879, pag. 939) hanno spesso osservato tale Oxybelus intento a cac-
ciare sulle Ombrellifere le Sarcophaga e la Lucilia caesar L. Ferton
(1901, pag. 112) e De Gaulle (1908, pag. 121) citano come preda
aan Lucilia sericata Mg. | |
Fabre (1856), Ger rstaecker (1867). Girard (1879), Marquet
. (1896).
— Prede: Sarcophaga, Lucilia caesar L., Lucilia sericata Meig.,
È | Pollenia rudis F. (Berland, 1925).
_ Fabre (1856), Ferton (1901), De Gaulle QRS Berland (1925).
ah a site i cirie
SI ci ata Oxybelus subspinosus Klug (1)
n: VIE Fig. V 3.
- Oxybelus subspinosus Klug, 1835; pag. 98, 9. - Oxybelus fissus Costa, 1866-1871,
paga, N. 4. fo subspinosus Gerstaecker, 1867, pag. 93. - Kohl.
1884, pag. 115; N. 85. - Marquet, 1896, pag. 20, 4 2. - Berland, 1925;
Pp. 204, 206, 208; fig. 427. - Guiglia, 1929; pag. 397. - Guiglia, 1932, pag.
«| ‘480. - de Beaumont, 1942, pp. 420, 421, 426, N. 13; fig. 3. - Giner Mari.
| 1943: pp. 254, 256, 257, fig. 322. - Verhoeff, 1948, pp. a 202. - Faester:
Re 1949; pp. 25, 26, 43, 44; figg. 42, 43. |
DI . Loc. tip.: Andalusia.
a » @. — Fronte e vertice densamente punteggiati: punti piuttosto
, q grandi e profondamente impressi sul vertice, sensibilmente più fini sulla
i i fronte.
ee ie
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Mira,
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“tr ©
va (1) Diagnosi originale : « Oxybelus subspinosus Kig. - Scutelli mucrone brevi-
D plano, apice pallido emarginato, permet ee niger, abdominis segmentis tribus prio-
| ribus utrinque puncto, tibiis flavis ». - Des Insectes d’Andalousie par M. le Dr.
ga:
Walt! (Traduit de l’allemand par G. Silbermann). Revue Entomologique, T. IV.
d pro. pag. 160..
LITE
bd . ba
Peo e.
Milne
Mandibole gialle con sfumature ferruginee ed apice nero. Antenne
con la faccia superiore del funicolo in gran parte bruna, faccia inferiore
e articoli apicali rossastri.
Torace: mesonoto densamente punteggiato, presso il margine an-
teriore i punti sono simili a quelli del vertice, in seguito diventano gra-
datamente più grossolani e più profondamente impressi. Scutello con
punti piuttosto densi e presso a poco eguali a quelli della metà poste-
riore del mesonoto. Postscutello con carene longitudinali bene marcate.
Lamelle bifide all'estremità. Mucrone, corto e largo, profondamente —
inciso all'apice. Mesopleure con punti piuttosto grossolani e rugulosità
più o meno marcata. Parti laterali dell’epinoto con strie abbastanza —
regolari anteriormente, più incerte e rade posteriormente.
Nero e giallo-biancastro. Sono gialle-biancastre le seguenti parti:
i tubercoli omerali e una macchia sulla metà anteriore delle tegule (que-
ste sono ferruginee chiare).
Addome: urotergite I con punti più o meno densi, piuttosto grandi
e profondamente impressi. Urotergite II con punteggiatura in generale
un poco più fina e regolare. Area pigidiale densamente e grossolana- —
mente punteggiata, apice subarrotondato. Urosternite II con punteg- —
giatura variabile: al centro del disco i punti possono essere più o meno
grandi e più o meno densi. |
Due serie di grandi macchie Salle: Bikpeacie ai lati del I-IV uroter-
gite. Segmento anale nero con sfumature apicali rossastre.
Zampe gialle e nere. Anche e trocanteri di tutte le paia neri. Femori
neri, quelli del I e II paio talora con macchia gialla apicale. Tibie e ©
tarsi del I paio gialli, in qualche caso le tibie con la faccia inferiore
annerita; tibie II gialle con sfumature ferruginee più o meno accentuate |
e la faccia inferiore nera o ferruginea; tibie del III paio brune o ferru- —
ginee più o meno infoscate. Tarsi di tutte le paia Terna RA leg- i
germente anneriti.
Lungh. : 6-7 mm. (4-6 mm. Marquet; 5-8 mm. Berland).
4. — Clipeo (visto di profilo) a carena molto convessa e con una ~
profonda incisione nel terzo inferiore che delimita il dente mediano |
largo ed arrotondato all’apice. Mesonoto con punti più fitti e un poco
più fini rispetto alla 2. Scutello, postscutello e mesopleure con scultura >
simile presso a poco a quella della 2. Mucrone a forma leggermente
variabile, in generale un poco più ristretto ed allungato che nella 9. | |
Urotergiti nell'insieme più finamente e fittamente punteggiati, diffe-
Oat a De ee aon
yb AMT Nal at Pie, RI ee LITI
o
È E di scultura fra il I e il II urotergite meno evidente che nella 2.
| Urosternite II come nella 9. Apofisi spinose più o meno pronunziate.
Zampe come nella 9. Sulle tibie del II e III paio il colore nero
| può scomparire completamente o quasi.
Colorazione simile. alla 2, ne differisce per le macchie gialle degli
urotergiti notevolmente più estese, queste, particolarmente sugli ultimi
| urotergiti, tendono ad accostarsi fino a riunirsi in una fascia unica.
Lungh. : : 442-6 mm.
Variabilità — Specie con lieve variazione cromatica. Il funi-
| colo delle antenne può presentarsi più o meno intensamente infoscato e
talora con gli articoli basali del tutto neri (9). Le macchie degli uro-
_ tergiti possono essere, in ambo i sessi, più o meno estese. Il segmento
anale varia dal completamente nero, al nero con apice rossastro. La
macchia gialla apicale sui femori I e II può in qualche raro caso scom-
parire (2). Il nero sulle tibie II e III della ® può essere sostituito da
( un colore bruno-rossastro.
Ho notato inoltre una certa variabilita nella scultura: la stria-
tura ai lati dell’epinoto può essere più o meno densa e più o meno rego-
lare; talora sul I urotergite, particolarmente nella 9, i punti sono visi-
bilmente più grandi e un poco più radi rispetto a quelli del II, talora
invece la differenza è quasi nulla. La punteggiatura sul II urosternite
è pure variabile: i punti possono essere disposti in maniera presso a
7 | poco uniforme su tutta la superficie oppure diradarsi notevolmente al
centro. Nei 4 4, al contrario che nelle 2 9, la forma del mucrone non
si mantiene sempre così caratteristica, spesso questo si presenta stretto ed
allungato.
Gli esemplari di Roma da me esaminati infimo in generale una
maggiore diffusione del colore giallo e le mesopleure talora scultura
| più fina. Da quanto mi comunica Verhoeff (in litteris) essi si avvici-
nano ad esemplari della Bulgaria da lui stesso osservati.
Nei 44 africani sotto citati si nota una maggiore diffusione del
colore giallo: lo scutello presenta due macchie gialle ai lati, il mucrone
a nell’esemplare di Algeri é giallo all’apice, le macchie degli urotergiti sono
in generale più sviluppate e spesso si riuniscono a formare una fascia
| unica.
La ® del subspinosus si distingue dalla 9 del latro, con la quale
«ha in comune la forma del mucrone e il colore giallo-biancastro dei
È | disegni, per' la costituzione più gracile, lo scutello abbastanza densa-
DI
e:
mente punteggiato e praticamente senza striatura, le lamelle del postscu-
tello a base normale, il mucrone più breve, i femori neri. Il 4 è bene
caratterizzato dal singolare profilo del clipeo e si differenzia dal 4 del
latro, oltre che per i caratteri già citati per la 9, per la mancanza della
densa pubescenza sul VI e VII urosternite e per il colore giallo oe
zampe notevolmente più esteso.
Distribuzione. - Specie abbastanza rara in trata e credo
anche dovunque. Esemplari esaminati.
Lombardia: Canonica d'Adda 1 9 (M. G.), Antegnate 1 4 (M. G.),
Lago di Garda (Torri Benaco) 6 ¢ 4 (I. E.). Liguria: Cengio Langhe, loc,
Castello 2-92 9 1 4 (M.G.). Emilia: Rimini 1 9 (M. G.). Lazio: Roma
5 9 2 1 @-(LE). Puglie: S. Severo: è (M.G.) Otranto2 44 (M. G).
Spagna (senza località precisata): 1 9 (M.P.). Francia: Banyuls
s. Mer 1 9 (M. G.), Collioure 1 & (M. P.). Olanda (senza località precisata):
I. & (MG). Marocco: Meknés 2 6.6 (M, P.) Algeria: Algeria
\M. G.). Cirenaica: Porto Bardia 2 9 92 (M. G.), Augila 2 4 4 (M. G),
Grarabub 2 #41 9 (MG); E ogttt oo: SakKarah' ‘1-97 (MUC):
Località citate da altri Autori:
Sicilia (de Beaumont, in verbis).
Spagna, Francia meridionale, Svizzera (Peney), Palestina! Nord Africa. Per il
Marocco il de Beaumont (1950; pag. 418) cita le seguenti località: Tagramaret 5
8 4» Laghouat 1 &; Tadjemout 1. g 1 2.
Biologia. - Marquet (1896, pag. 21) dice di aver catturato
questa specie sull’Eryngium campestre e maritimum.
Oxybelus latidens Gerstaecker
Oxybelus latidens Gerstaécker, 1867, pag. 92, 9. - Chevrier, 1868, pag. 413, Qa > ae
Kohl, 1884, pag. 113, N. 46. - Maidl in Schmiedeknecht, 1930, pp. 662, 665. -
Wagner, 1938, pag. 118, N. 227. - de Beaumont, 1942; pp. 420, 421, 427."
Verhoeff, 1948, pp. 163, 167, 201. - Oxybels subspinosus f. latidens Faester,
1949; pp. 26, 44. - Oxybelus latidens Noskiewicz e St. Chudoba, 1949) PP.
312, 317.310 Lave Ale figs) 7.
Loc. tip.: Germania (Berlino).
2. — Fronte e vertice densamente punteggiati: punti profondi e
presso a poco uniformi. Mandibole giallo-rossastre, base gialla, apice —
nero. Antenne con il funicolo rossastro a faccia superiore più o meno
intensamente infoscata ed articoli basali talora completamente neri.
Torace: mesonoto densamente punteggiato, i punti, piuttosto fini
presso il margine anteriore, vanno notevolmente ingrossandosi sulla metà |
posteriore del disco. Scutello piuttosto grossolanamente punteggiato.
Postscutello con strie longitudinali, convergenti in basso, in generale —
abbastanza regolari e bene marcate. Lamelle del postscutello bifide alla —
estremità. Mucrone breve e tozzo con smarginatura apicale più o meno ©
| profonda. Mesopleure densamente punteggiate con rugulosità più o meno
evidente. Parti laterali dell'epinoto con striatura abbastanza fitta e
| regolare.
ir
mo se oe
~
+. Nero e giallo. - Sono gialle le seguenti parti: i tubercoli omerali,
una macchia sulla metà anteriore delle tegule e le lamelle del postscutello.
Addome: urotergite I con punti densi, regolari ed uniformemnte
| distribuiti. Urotergite II con punteggiatura leggermente più fina rispet-
toa quella del I urotergite. Area pigidiale densamente e grossolanamente
| punteggiata, apice subarrotondato. Urosternite II con punti abbastanza
uniformemente distribuiti, solamente al centro un poco più radi e più
Li qui gli intervalli fra punto e punto sono maggiori del diametro
dei punti.
È Due serie di grandi macchie giallastre o bianco-giallastre ai lati
degli urotergiti I-IV. Segmento anale nero talora con leggere sfumature
| rossastre specialmente all’apice.
| °—’91Zampe in gran parte nere e ferruginee. atei trocanteri e femori
neri, quest'ultimi con isfumature ferruginee alla base e all’apice, e
È qualche volta con piccola macchia gialla apicale. Tibie e tarsi ferruginei
pi” con colorazione gialla più o meno estesa, talora le tibie del I e II paio
com *striscia gialla sulla faccia inferiore e quelle del III con macchia
| gialla alla base.
Bi . Lungh.: 514-644 mm. (6-7% mm. Verhoeff).
4 | 6. — Non posseggo 8 4 italiani di questa specie, per la descri-
| zione ho dovuto quindi basarmi su 2 4 4 di Vienna (det. Verhoeff).
«| _Clipeo, visto di profilo, con carena leggermente concavo sulla meta
| apicale; visto di fronte il dente mediano non supera in lunghezza i
| denti laterali. Mesonoto con punti uniformemente distribuiti, un poco
i pes fini e più fitti rispetto alla 9. Scutello, postscutello ed epinoto con.
— scultura presso a poco simile a quella della 9, punti leggermente più
fini. Mesopleure più fittamente rugose. Lamelle del postscutello bifide
: | come nella 9. Mucrone nell'insieme più stretto e talora non o appena
. leggermente espanso all’apice. Urotergiti I e II con punti un poco più
a densi e più profondamente impressi. Urosternite II con punteggiatura
| visibilmente più fina e più densa che nella 9. Apofisi spinose più o
| meno sviluppate.
| Zampe simili alla 9. Tibie I e II con la faccia inferiore legger-
| mente abbrunita (1 es.), tibie III brune ferruginee con anello giallo
@ alla base.
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Colorazione come nella 9. Negli esemplari da me esaminati anche
i lati del V urotergite sono macchiati di giallo. Segmento anale nero.
Lungh. : 4-5 mm. (4%-6% mm. Verhoeff). —
La @ del latidens si differenzia dalla 9 del subspinosus, con la
quale ha molta affinità, per la punteggiatura del mesonoto più densa,
per il mucrone spesso più ristretto e con smarginatura apicale meno pro-
fonda, per le strie del postscutello un poco convergenti in basso e un
po’ meno regolari, per il I e II urotergite con punti un poco più fini e fitti
ed infine per i disegni spesso più tendenti al giallo e le tibie posteriori
decisamente ferruginee. Il 4 si distingue dal subspinosus per il diverso
profilo del clipeo, per le tibie del II e III paio in gran parte ferruginee
oltre che per gli altri caratteri di colorazione e di scultura già citati per
la 2. Dal variegatus e dal 14 - notatus si differenzia poi per i caratteri
dati nella tabella.
Variabilità. - Il materiale esaminato è troppo scarso per poter
dare un quadro sulla variazione di questa specie. Ho solamente notato
come nelle ? ® le macchie gialle addominali presentino una certa varia-
bilità sia come estensione che come numero (in 1 @ di Cascina Amata
sono solamente macchiati i due primi urotergiti). La scultura dello scu-
tello, sempre nella 9, può essere più o meno grossolana e le strie longi-
tudinali del postscutello più o meno regolari e marcate. Il mucrone nella
@ può presentarsi con la smarginatura apicale più o meno profonda e
nel 4 con l'apice più o meno allargato all'indietro. Le tibie del II e III
paio di zampe possono essere nella 2 più o meno estesamente gialle e
nel 3 con la faccia inferiore abbrunita.
Distribuzione. - Specie assai rara in Italia. Esemplari esa-
minati:
Lombardia: Cascina Amata 2 9 9 (M. G.), Canonica d'Adda 2 9 9
(M. G.).
Austria Viteana: oe: ac (Mi Gi):
Credo che gli Autori abbiano spesso confuso il latidens con il sub-
spinosus per cui è difficile poter stabilire la sua esatta distribuzione
geografica. Secondo Verhoeff sembra estendersi nell'Europa centrale ed
orientale; Maidl (1. c.) dice essere questa specie molto rara nell'Europa
centrale.
Oxybelus argentatus Curtis (1)
Figg. I 3; IV
. Oxybelus argentatus Curtis, 1833, pag. 480, Tav. 480, 9. - Oxybelus mucronatus
% Wiesmael, 1852, pag. 623, N. 2, & 9. - Saunders, 1896, pp. 122, 123. -
Marquet,.1896, pag. 17. - Oxybelus argentatus Morice, 1917; pag. 238, N. 1. -
— Oxybelus mucronatus Berland, 1925, pp. 204, 206, 209, fig. 431 (partim). -
_ Hamm e Richards, 1930, pag. 117. - Oxybelus argentatus Bouwman, 1932, oe
sa pp. 388, 389, 390. - Oxybelus mucronatus var. argentatus Wagner, 1938, ;
a | pag. 118, N. 225. - Oxubelus mucronatus de Beaumont, 1942; pp. 418, 421, ni
| 422; figg. 1, 14. - Oxybelus argentatus Verhoeff, 1948, pp. 160, 161, 165; ot
_166, 173. 181. - Oxybelus argentatus Faester, 1949; pp. 17. 32; 35; figg. 4, 34» Ure,
Loc. tip.: Inghilterra.
®. — Fronte con punti piuttosto grandi e profondamente impressi,
in qualche esemplare si osservano fra punto e punto spazi lucidi mag-
| giori del diametro dei punti. Viertice con punteggiatura più fina e più si
densa che sulla fronte. Di
| Mandibole ferruginee con base giallastra ed apice nero. Antenne
| nere con il funicolo a lievi sfumature rossastre sulla faccia inferiore, par-
| ticolarmente verso gli articoli apicali.
i Torace: mesonoto con punti densi, profondi ed abbastanza uni-
formemente distribuiti, solo sul terzo posteriore vanno leggermente
diradandosi. Scutello con punteggiatura regolare ed uniforme, punti un ae
a poco più piccoli che sul mesonoto. Lamelle del postscutello semplici alla
È estremità. Mucrone triangolare ad apice notevolmente acuto. Meso-
4 na, irregolarmente punteggiate-rugose, fra punto e punto si
| osservano larghi spazi lucidi superanti anche due o tre volte il diametro
dei punti. Parti laterali dell'epinoto con strie rade, irregolari ed inter- |
| rotte.
| Nero è e giallo. Sono gialle le seguenti parti: due brevi striscie tra-
| sverse ai lati del margine anteriore del pronoto, i tubercoli omerali,
È | una fascia sul postscutello con smarginatura angolosa mediana, le lamelle
| e una macchia sulla metà anteriore delle tegule.
Addome: urotergiti fimamente, densamente e regolarmente punteg-
giati. Urotergite I con punteggiatura talora un poco più grossolana
È to al II urotergite, qui i punti, fini e fitti sulla metà basale, vanno
my. (1) Diagnosi originale: « Black, completely clothed with depressed silvery hairs
BI, and thickly punctured; scutellum with the lateral lobes and the apex of the curved
| spine yellow. Abdomen ovate-conic, with a yellow spot on each side of the first 4
Si prrnentes the Ist pair transvers oval, the 2nd and 3rd linear, the 4th united. Ner-
| vures of wings and legs ferruginous; anterior thighs black, yellow at the apex, the
Su others black only of that colour at the base: Pulvilli blackish ».
È In the Cabinets of the British Museum and Mis. Matthews.
lievemente ingrossandosi sulla meta apicale. Area pigidiale grossolana- i
mente punteggiata e ad apice subtronco. Urosternite II con punti sparsi,
più o meno grandi, al centro del disco, notevolmente fini, fitti e regolari }
sulle parti laterali.
Due grandi macchie giallo-biancastre ai lati degli urotergiti I e II, 1
una fascia interrotta nel mezzo al margine apicale del III urotergite, due —
fascie continue sul IV e V urotergite. Segmento anale bruno con sfu- |
mature rossastre. | i
Zampe in gran parte ferruginee. Anche, trocanteri e femori del I
paio neri, quest'ultimi con macchia gialla apicale e con la faccia infe-
riore talora a sfumature rossastre. Anche, trocanteri del II e III paio .
bruni più o meno macchiati di ferrugineo, femori, tibie e tarsi ferru-
ginei; femori del II paio con la faccia inferiore in qualche caso abbru-
nita e macchia gialla apicale, tarsi di tutte le paia con striscia gialla sulla
metà basale della faccia superiore.
Capo, torace e urotergiti con ricca pubescenza argentea, fina e bril- —
lante a cui si frammischiano brevi peli bruni rossastri, robusti peli E
dello stesso colore si osservano sull'area pigidiale.
Lungh. : 8-10 mm. |
&. — Clipeo, visto di profilo, con carena nettamente convessa. —
Dente mediano lungo come i denti laterali o più breve. Fronte e vertice
con punteggiatura un poco più fina ed uniforme rispetto alla 2. Meso-
noto e scutello punteggiati presso a poco come la 9. Mesopleure più.
densamente punteggiate-rugose, senza spazi lucidi fra punto e punto.
Mucrone e lamelle come nella 9; talora il mucrone ad apice un poco —
meno acuto. Parti laterali dell’epinoto con strie sensibilmente più fini ~
Urotergiti I, II con punteggiatura simile alla 9. Urosternite II con
punti in generale un poco più fini e più densi. Apofisi spinose più o. 4
meno pronunziate. A
‘ Zampe gialle e nere con colore ferrugineo più o meno esteso e più —
o meno marcato. Femori I e II neri a sfumature ferruginee più —
o meno accentuate e gran parte della faccia inferiore, compreso l’apice,
gialla. Femori III neri sfumati di ferrugineo e con macchia gialla api-
cale. Tibie I e II gialle con striscia bruna ferruginea sulla faccia infe-
riore, tibie III gialle sulla metà basale, leggermente ferruginee sulla 9
metà apicale. Tarsi di tutte le paia ferruginei chiari.
Colorazione più scura che la 9. Mandibole nere, talora con n lievi |
sfumature ferruginee o giallastre. Torace come nella 9, solamente Ù
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il postscutello fra le lamelle è nero. Due serie di macchie gialle o giallo- ©
biancastre ai lati degli urotergiti I-V, tali macchie vanno gradatamente
rimpicciolendosi dai segmenti basali a quelli apicali e sul V urotergite
possono ridursi a due brevi striscie trasverse oppure scomparire del
tutto; eccezionalmente sono macchiati di giallo i due soli primi uro-
tergiti. Segmento anale nero qualche volta con leggere sfumature ros-
sastre all'apice.
Pubescenza argentea come nella 2 ma in generale meno abbon-
dante.
Lungh.® 514-6 mm. (6-9 mm. Verhoeff).
Oltre che per la forma acuta del mucrone e la copiosa pubescenza
argentea, la 9 di questa specie è bene caratterizzata dalla sua grande
statura, dal postscutello completamente giallo, dai disegni ‘degli uroter-
giti notevolmente sviluppati e dalle zampe in gran parte ferruginee. Il
é è più difficile da individuare, il mucrone non si presenta difatti sem-
pre così acuto come nella ® e la pubescenza argentea è in generale meno
appariscente. Dal trispinosus, con il quale soprattutto può venire facil-
mente confuso, si differenzia, oltre che per i caratteri già dati nella ta-
bella, per il profilo del clipeo che nel trispinosus appare medialmente
subdiritto e per il dente mediano dello stesso più breve dei denti late-
rali. Aggiungo inoltre che la statura del trispinosus è in generale più
piccola rispetto a quella dell’argentatus.
Variabilità. — Verhoeff (1948) crea per l’argentatus nume-
rose sottospecie le cui caratteristiche sono basate sulla diversa tonalità
del colore giallo del corpo, sulla presenza o meno di peli color ruggine —
sul mesonoto e su altre differenze cromatiche più o meno rilevanti come
risulta dalla tabella riassuntiva che qui riporto :
oe
- Disegni del torace e dell’addome bianco-avorio 3
Disegni del torace e dell’addome gialli 2
Disegni di un colore giallo-citrino (Alpi?, Svizzera, Ceco-
slovacchia) argentatus debeaumonti Verh.
Disegni di un colore giallo-oro (Europa centrale e meri-
dionale) argentatus gerstaeckeri Verh.
- Mesonoto intieramente ricoperto da pubescenza argentea Ei
- Mesonoto con pubescenza color ruggine mista alla pube-
scenza argentea 5
- Mandibole giallo-biancastre. Urotergiti I-V con fascie con-
tinue, quella del I urotergite smarginata a V nel mezzo
(Ungheria) argentatus treforti Sajo
- Mandibole nel mezzo brune o giallo-rossiccie, solo ecce-
zionalmente gialle. Urotergiti I-V con fascie più o meno am-
piamente interrotte | argentatus argentatus Curt.
‘ e, : È i’ 4S ata
IEEE tn ARI RETE, MI Bhd
| 5 - Addome con pubescenza molto breve variante dal brunastro
ti al biancastro (Olanda) argentatus bouwmani Verh.
| Addome con pubescenza argentea limitata per lo più al I
-urotergite e al margine posteriore dei rimanenti urotergiti
(Svezia meridionale, Danimarca) argentatus aculeatus Ths.
$3
1 - Disegni del torace e dell’addome bianco-avorio 3
| — Disegni del torace e dell’addome gialli . 2
2 - Disegni di un colore giallo-citrino. Macchie del II urotergite
| trasverse (Alpi?, Svizzera, Cecoslovacchia)
argentatus debeaumonti Verh.
198 Disegni di un colore giallo-oro. Macchie del II urotergite
; | grandi ed ovali (Europa centrale e meridionale)
a argentatus gerstaeckeri Verh.
_ 3 - Mandibole varianti dal giallo al rosso scuro. Femori II e III
i in massima parte rossi chiari (Ungheria) argentatus treforti Sajo
- Mandibole scure talora un poco giallo-rossiccie. Femori II
e III in massima parte neri con disegni gialli : 4
4 - Mesonoto con pubescenza argentea argentatus argentatus Curt.
. = Mesonoto con pubescenza color ruggine mista alla pube-
| {°° scenza argentea 5
~ 5 - Addome con breve pubescenza argentea limitata per lo più
. al I urotergite e al margine posteriore dei rimanenti uro-
tergiti (Svezia meridionale, Danimarca) argentatus aculeatus Ths.
Addome con pubescenza finissima variante dal brunastro al
biancastro (Olanda) argentatus bouwmani Verh.
Per quanto riguarda la diversa tonalità del colore giallo dei dise-
4 gni ho potuto osservare come essa varii, non solo da una località all’al-
tra, ma anche in seno alla stessa località. Nelle collezioni del Museo di
Parigi ho potuto difatti osservare numerosi esemplari di ambo i sessi
(37 3 3 12 2 2) di Le Vesinèt (dint. di Parigi) con i disegni degli
| urotergiti indifferentemente di colore giallo-oro, giallo-citrino, giallo
a tendente un poco all’avorio, per cui tale differenza cromatica verrebbe
ad assumere il valore di semplice variazione individuale. Anche il carat-
‘ tere della pubescenza non è sempre facilmente apprezzabile, i peli color
| ruggine possono talora venir celati del tutto o quasi del tutto dai peli
| argentei. \ |
Come già ho detto il mucrone nel 4 può essere ad apice più o meno
. acuto e le macchie gialle degli urotergiti possono ridursi a due sole paia
ai lati del I e II urotergite (I ¢ della Lettonia).
ii
fe Distribuzione. - Specie assai rara in Italia. Esemplari esa-
© minati:
a Alto Adige: Brunico 2 99 1 4 (Coll. Ceresa). Trentino: Vai
TS 299 (M. G) (ssp. debeaumonti Verh.), Campo Tùres 1 4 1 Q (de
Beaumont, in verbis). —
Inghilterra (senza località precisata): 1 4 (M. G.). Francia: Le
Vesinèt (gini; di Bee ahi gion tae, O./CMaeP Olen dia: Hilversum 2. 4 è
5
“ae
è Vases
A? ae. lai
(M. G.), Noordwijk a Z. 1 9 (M. G.) 1 4 1 9 (M.P.) Germania: Fiirsten- —
berg i. M. 1 & (M. G.). Lettonta (senza località precisata): 1 4 (M.G) |
Ungherta; (senzay localita. precisata): 2. °4 @ CM. G)aet MI Pl) (sposa
treforti Sajo). ; |
Biologia. - Il comportamento di questa specie fu largamente
illustrato dal Grandi (1948). Egli dice di aver visto nidificare tale
Oxybelus, da lui indicato con il nome di Ox. mucronatus Fab., alla
fine di luglio del 1947 in « un’area sabbiosa disseminata di grossi ciot-
toli, ma non più ampia di una sessantina di metri quadrati, situata 3
sulla sinistra del torrente Sarca (Sarca Genova), nei così detti ,, piani —
di Genova ‘’, che, non lungi dalle cascate del Nardis, aprono la valle —
in una vasta conca irta di cespugli di Ontani e costellata di Ranuncoli.
(Ranunculus polyanthemos L., nemorosus D. C.), di Pimpinelle (Pim- —
pinella major Huds.), di Stachys (S. officinalis Trevis.), di Galium (G.
verum L.), di Centauree (Centaurea Jacea L., rotundifolia Hayek.), di |
Leontodon (L. hispidus L., danubialis Jacq.) ecc. ». In tale spazio una
cinquantina circa di femmine lavoravano alacremente a scavare nel suolo —
i loro nidi e tale lavoro continuò dalla terza decade di luglio fino alla |.
terza decade di agosto. I maschi, facenti parte della colonia, incomin- —
ciarono invece a diradarsi già ai primi di agosto per scomparire comple- te
tamente in breve spazio di tempo.
n
La costruzione del nido da parte delle femmine è magistralmente |
illustrata dal Grandi (1. c.): « E’ evidente che esse impiantano gradual-
mente le loro celle: allorchè una è stata preparata ed approvvigionata -
ne costruiscono un’altra, e così via fino a consumazione dei germi e della
vita. Durante l’escavazione fuoriescono a rinculoni trascinando bracciate |
di sabbia (ogni carico è tenuto fra le zampe anteriori ed il capo, mentre |
le mandibole lo premono leggermente all'innanzi), che portano a qualche —
distanza (5-7 cm.), camminando a ritroso con le zampe libere. Giunte |
a destinazione abbandonano il peso e ne spingono i materiali all’in-
dietro con le zampe anteriori, facendoli passare sotto quelle medie e
posteriori alquanto distese. L’approntamento di un covo si effettua in
due tempi: nel primo (descritto) vien scavata la galleria principale e —
la porta di casa rimane, naturalmente, aperta; nel secondo si apprestano |
probabilmente le celle, ed allora l'ingresso viene ostruito dal di dentro (
non ha un decorso costante; procede secondo quanto lo consentono la
costituzione del sottosuolo e gli ostacoli (sassi, radici, ecc.) che s'incon- —
trano strada facendo. Ne ho poste in luce, ad esempio, di quelle che di- |
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OXYBELINI D'ITALIA 85
scendevano subito quasi verticalmente 6-7 cm., per poi piegare ed affon-
darsi ancora, e di quelle che prima di guadagnare in profondità nel sot-
tosuolo decorrevano orizzontalmente per 7-8 cm. a poca distanza dalla
superficie ». Secondo le osservazioni del Grandi (1. c.) in ogni cella ven-
gono immagazzinate da 3 a 5 vittime: probabilmente 3 per allevare un
maschio, 5 per allevare una femmina.
Terminato il lavoro di approvvigionamento la femmina, con la
massima accuratezza, rinchiude l’entrata del nido utilizzando piccoli
blocchi di sabbia che va talota a cercare anche a notevole distanza dal
nido stesso. Con questo il suo compito è finito.
Secondo Verhoeff (1. c.) la forma tipica dell’argentatus abita in
Olanda le dune dove sembrerebbe invece mancare l'argentatus bouwmani.
Wesmael (1. c.) dice di aver catturato questa specie (2 2 9) nelle sabbie
delle dune presso Ostenda; Hamm e Richards (1. c.) la citano delle
coste sabbiose dell'Inghilterra occidentale.
Secondo Bouwman (1932) l’argentatus è solito frequentare i fiori
di Angelica, Rubus, Achillea. Hallett (1921) lo ha rinvenuto particolar-
mente sull’Euphorbia paralias L. e sul Cirsium arvènse Scop.
Mortimer (1905), Hallett (1916, 1921), Hamm e Richards
(1930), Bouwmann (1932), Grandi (1948).
Prede: Thereva annulata Fab., ¢ (Mortimer 1905, Hallett
1916, 1921), Thereva nobilata Fab., 3 ‘ (Grandi 1948)
Parassiti: Imenotteri: Smicromyrme rufipes Fab. Ditteri: Me-
topia leucocephala Rossi (Grandi, 1948).
Oxybelus lineatus Fab.
Nomada lineata Fabricius, 1787, pag. 306, N. 3, ®. - Oxybelus lineatus Taschen-
berg, 1866, pag. 160, ¢ @. - Gerstaecker, 1867, pp. 53. 55. - Kohl, 1884,
pag. 113, N. 48. - Marquet, 1896, pag. 23. - Berland; 1925; pp. 205, 206,
208; fig. 429. - Maidl in Schmiedeknecht, 1930, pp. 661, 664. - de Beau-
mont, 1942, pp. 418, 420, 422. - Giner Mari, 1943; pp. 255; 256, 257. -
van Lith. 1947, pag. 103. - Verhoeff, 1948, pp. 160, 164, 168. - Faester,
1949; pp. 16, 33; fig. 35. - Oxybelus (Euoxybelus) lineatus Noskiewicz e St.
Chudoba; 1949, pp. 300, 316, 318; Tav. XI, fig. 2.
Loc. tip.: « Habitat Halae Saxonum ».
e. — Fronte con punteggiatura assai densa e piuttosto fina; sul
vertice i punti sono notevolmente più grandi e più profondamente
impressi.
Mandibole con la base gialla, la metà apicale gialla a sfumature
ferruginee e l'apice bruno. Antenne nere con la faccia inferiore e l’apice
più o meno ferruginei scuri.
RIN
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D. GUIGLIA.
Torace: mesonoto con punti fini e fitti al margine anteriore hote-
volmente più grossolani e profondi sulla rimanente parte, in modo par-
ticolare sulla sua metà posteriore. Scutello con punti profondamente
impressi e piuttosto radi, gli intervalli fra punto e punto sono maggiori
del diametro dei punti. Lamelle del postscutello bifide all'estremità. Mu-
crone in generale largo, profondamente scavato a doccia e tronco al-
l'apice. Mesopleure punteggiate-rugose. Parti laterali dell’epinoto con
strie irregolari, piuttosto fini e non molto fitte; fra punto e punto è
bene visibile il reticolo fondamentale con punti sparsi. i
Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: il pronoto con i calli
omerali, due striscie ai lati delle tegule, due ben marcate linee longitu-
dinali sul mesonoto che vanno più o meno allargandosi dall'alto verso -
il basso, due grandi macchie sullo scutello, il postscutello, talora una
macchia sul mucrone.
Addome: urotergite I con punti abbastanza densi, regolari e pro-
fondamente impressi, urotergite II con punteggiatura appena leggermente
più fina rispetto al I urotergite. Area pigidiale ad apice subtronco e su-
perficie piuttosto grossolanamente punteggiata. Urosternite II con punti
in generale abbastanza fini ed uniformemente distribuiti.
Una fascia gialla al margine apicale del I-V urotergite: la prima
ampia con intaccatura mediana più o meno profonda, la seconda e la
terza più ristrette ed interrotte nel mezzo, le rimanenti continue. Seg-
mento anale bruno ferrugineo. Urosterniti più o meno estesamente
macchiati di giallo. |
Zampe in massima parte ferruginee chiare con colina gialla
più o meno diffusa, particolarmente sulla faccia inferiore dei femori, e
con macchie o striscie brune generalmente sui femori del I paio e sulle
anche e trocanteri di tutte le paia, talora sia anche che trocanteri sono del
tutto o in gran parte neri o notevolmente oscurati.
Lungh.: 6-9 mm. (10-11 mm. Verhoeff).
3. — Clipeo, visto di profilo, con carena bene pronunziata; dente
mediano più breve dei denti laterali. Fronte e vertice densamente e pro-
fondamente punteggiati, sul vertice i punti sono lievemente meno fitti _
che nella 9. Mesonoto e scutello con punteggiatura più densa e più
regolare rispetto alla @ . Mesopleure ed epinoto con scultura simile
presso a poco a quella della 2, sulle mesopleure i punti sono un poco
più fitti e le strie laterali dell’epinoto un poco più dense. Mucrone in |
generale leggermente più lungo ad apice tronco o subconvesso. Uroter- — :
gite I con punti più profondamente impressi e talora più densi che
nella 9, urotergite II con punti un poco più grossolani. Urosternite II
‘con punteggiatura simile alla 2, talora i punti sono un poco più fini e
più densi; urosterniti III-VI con la base provvista di una densa e re-
golare frangia di peli biancastri.
Zampe simili alla 2; anche, trocanteri e femori sono però più
spesso oscurati.
Colorazione del torace più scura che nella 9 : le strisce gialle del
mesonoto il più delle volte mancano o sono ridottissime, solo ecce-
zionalmente si presentano bene marcate. Lo scutello è il più delle volte
nero, di rado con due macchiette gialle laterali. Le fascie degli urotergiti
| sono spesso largamente interrotte nel mezzo, talora sul III e IV uro-
tergite si riducono a due ristrette striscie o a due piccolissime macchie
laterali. Gli urosterniti o sono completamente neri oppure mostrano
striscie o macchie gialle ai lati dei singoli segmenti, il colore giallo è
sempre più ridotto rispetto alla 9.
Lungh.: 6-9 mm. (8-10 mm. Verhoeff).
Variabilità. - Specie nell'insieme con variazioni cromatiche
poco ampie. Nei 4 3 il mesonoto può essere o completamente nero op-
pure con striscie gialle in generale assai ridotte; solo in 1 ¢ di Royan
tali striscie sono assai bene marcate. Lo scutello è solo eccezionalmente
macchiato di giallo ai lati, le macchie sono talora appena visibili. Il
mucrone, come anche nella 2, può presentare l’apice chiaro. Le fascie
degli urotergiti possono essere più o meno ampiamente interrotte nel
mezzo, in un esemplare di Fiirstenberg quelle del III e IV sono ridot-
tissime (due brevi e ristrette striscie ai lati del III urotergite, due picco-
lissime macchie ai lati del IV). Il colore giallo degli urosterniti può
essere più o meno esteso fino a scomparire completamente. Le zampe,
in ambo i sessi, possono essere più o meno oscurate o macchiate di bruno.
Nelle femmine il giallo del torace è talora assai diffuso, le macchie
dello: scutello possono riunirsi a formare una fascia unica (1 ® di
Royan).
. Per la sua statura in generale abbastanza grande, per il postscu-
tello giallo, l'estensione dei disegni degli urotergiti e le zampe in gran
parte ferruginee la 9 del lineatus presenta una certa affinità con la 9
: dell’argentatus dalla quale però nettamente si distingue, oltre che per
la mancanza della caratteristica pubescenza argentea, per le linee gialle
sul mesonoto e il mucrone non acuto all'apice. Il 4 è bene caratterizzato
dalla regolare e densa frangia di peli alla base degli urosterniti II-VI O q
oltre che per le caratteristiche cromatiche gia esposte per la 2. Ha in i
comune con il mandibularis la frangia di peli ventrali, tale specie si
distingue però facilmente soprattutto per le lamelle semplici all’estre-
mità, il postscutello nero fra le lamelle, la punteggiatura degli uroter- —
giti più fina e più spaziata, i femori in massima parte neri e la com-
plessione più gracile.
Distribuzione. - Specie assai rara in Italia. Bape esa-
minati:
E milta: Rimini (Miramare) I 2 (Coll. Istituto di Entomologia dell’Uni-
versità di Bologna).
Francia: Argentat 2 9 2 (M. P.), dip oUo.e 644 MEP St.
Palais (Charente-Inférieure) 1 9 2 @ 4 (M. P.).
Germania: Furstenberg i. M. 7 2 & (M. G).
Citata dell’Europa centrale e meridionale. Rara dovunque.
Biologia. - Verhoeff (1. c., pag. 169) dice essere questa specie
propria delle oasi xerotropiche (xerothermen Lokalitàten). Gerstaecker
(1. c., pag. 58) ha trovato le femmine a bottinare sui fiori di Senecio
saracenicus L.
Oxybelus victor victor Lepeletier
Figo Vor 0a: VI
Oxybelus victor Lepeletier, 1845, pag. 218, N. 9, 9. - Oxybelus fasciatus Dahlbom, |
1843-1845, pag. 513, @. - Taschenberg, 1866, pag. 160, N. 2, 9. - Oxybelus .
elegantulus Ach. Costa, 1866-1871, pag. 76, N. 1; Tav. VIII, fig. 5, 2. -
Gerstaecker, 1867, pag. 59, 2. - Oxybelus incomptus Gerstaecker, 1867 pag.
76. 4. - Oxybelus furcatus Marquet (partim), 1896, pag. 32. - Oxybelus
victor Hedicke, 1930, pag. 131. - Maidl in Schmiedeknecht, 1930, pp. 662, 666.
Bouwman, 1932; pp. 387; 389, 393. - de Beaumont, 1942; pp. 418, 426. -
Giner Mari, 1943; pp. 255, 256, 258. - Verhoeff, 1948, pp. 162, 166, 183. -
Noskiewicz e St. Chudoba, 1949, pp. 311, 317; 319; Tav. XIII, fig. 9. -
Faester, 1949; pp. 30; 37; 43; figg. 16, 17, 18, 19; 39; 40; 4I.
Loc. tip.: dintorni di Parigi.
2. — Fronte con punti densi, piuttosto fini e regolari; vertice
più grossolanamente e profondamente punteggiato.
Mandibole in massima parte gialle a sfumature ferruginee ed apice
nero. Antenne scure con il funicolo a faccia inferiore leggermente ferru-
. ginea oppure intieramente rossastro pallido con i due o tre primi arti-.
coli neri.
Torace: mesonoto con punti densi, regolari, asoso profonda-
mente impressi ed uniformemente distribuiti. Scutello punteggiato presso
a poco come il mesonoto, i punti sono petò in generale leggermente più
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III CORONE Magi MIZAR Di ia Lasi in OA PER oes Tee
7
Shake Volpi
radi e talora un poco più grossolani. Lamelle del postscutello bifide alla
| estremità. Mucrone a lati paralleli o subparalleli ed estremità o tronca o
subarrotondata. Mesopleure grossolanamente punteggiato-rugose. Parti
| laterali dell’epinoto con strie piuttosto fini, fitte e regolari.
Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: una fascia sul pronoto,
talora interrotta nel mezzo, 1 tubercoli omerali, parte delle tegule, il
postscutello comprese le lamelle e il mucrone, la base di questo in qual-
N che caso è nera.
Addome: urotergiti con punti piuttosto fini, densi, regolari ed uni-
formemente distribuiti, sul I urotergite i punti sono leggermente più
G
. Fig. MISI: Oxybelus ¢ victor victor Lepeletier, 4 : capo visto di fronte. - 2. id. visto
di profilo. - 3. Ox. subspinosus Klug: 4 : capo visto di pronlo.
\
A Le e piu profondi. Area pigidiale grossolanamente punteggiata, apice
arrotondato. Urosternite II lucido con punti sparsi di dimensioni varie,
i più grossolani e profondi; solamente ai margini laterali la punteg-
giatura è assai fina e fitta.
Una fascia gialla continua, solo eccezionalmente interrotta, al mar-
gine apicale degli urotergiti I-V. Disegno piuttosto variabile: la fascia
del I urotergite può essere smarginata nel mezzo a V largo oppure a
semicerchio oppure ancora continua con un punto nero mediano, quella
del II spesso ampiamente smarginata nel mezzo, talora anche quelle
dei seguenti urotergiti presentano medialmente un'ampia smarginatura.
Urosternite II il più delle volte del tutto o quasi del tutto giallo, solo
| eccezionalmente del tutto o quasi nero; talora si osservano fascie ristrette
o traccie gialle anche sugli urosterniti seguenti. Segmento anale
ferrugineo.
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Zampe: anche, trocanteri di tutte le paia neri, talora con la faccia
inferiore più o meno estesamente macchiata di giallo (II e III paio). Fe-
mori I e II neri con faccia inferiore gialla e con sfumature ferruginee
apicali, femori III neri con tinta ferruginea e macchia gialla all'apice.
Tibie e tarsi di tutte le paia gialli e ferruginei. |
Lungh.: 544-7 mm. (6-7% mm. Verhoeff).
8. — Clipeo, visto di fronte, con la carena mediana ricurva a
semisfera, visto di profilo con questa leggermente pronunziata. Dente
mediano più lungo dei denti laterali. Antenne colorate come nella 9.
Capo e mesonoto punteggiati presso a poco come la 2. Scutello in ge-
nerale con punti un poco più densi e grossolani. Mesopleure punteggiato-
rugose, assai spesso più densamente che nella 9. Lamelle come nella 9.
Mucrone più stretto ed allungato. Parti laterali dell’epinoto striate
come nella 9. Urotergiti con punti più fitti, più fini e talora un poco
più profondamente impressi rispetto alla 9. Urosternite II nero pun-
teggiato presso a poco come la @.
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Zampe simili alla 9. Il colore giallo sui femori del I e II paio
può essere più o meno esteso e talora mancare del tutto o quasi del
tutto particolarmente sui femori del II paio. Le tibie sono in massima
parte gialle con macchie o striscie brune sulla faccia inferiore, in qual-
che caso le tibie III possono essere estesamente macchiate di nero. Tarsi
di tutte le paia come nella 9. o
Colorazione. - Il colore giallo è sensibilmente meno diffuso che
nella 2. Sul torace sono gialle le seguenti parti: due striscie trasverse
più o meno estese ai lati del pronoto che in qualche caso possono ridursi.
fino a scomparire del tutto, i tubercoli omerali, due macchie sulla metà
anteriore delle tegule, e le lamelle del postscutello. Le fascie degli uro-
tergiti sono ampiamente interrotte nel mezzo e limitate il più delle volte
al III o IV urotergite od anche al solo I urotergite. Segmento anale
bruno o bruno ferrugineo e parte apicale rossastra.
Lungh. : 4-64 m..
Per la notevole diffusione del colore giallo la 9 di questa specie
presenta una certa affinità con la 9 del lineatus dalla quale però facil- —
mente si distingue, oltre che per i caratteri dati nella tabella. per la
punteggiatura del mesonoto più fina, più regolare ed uniforme, anche
sugli urotergiti i punti sono più fini e più fitti; per la punteggiatura del
II urosternite più rada e più grossolana e per il segmento anale in gene-
rale più chiaro. i
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Il & si differenzia con facilità dal ¢ del lineatus per i caratteri
riportati nella tabella, dalle altre specie del gruppo a lamelle netta-
mente bifide, la distinzione è invece meno agevole quando si eccettui
il profilo del clipeo. Il dissectus si distingue per la sua colorazione nera.
assai diffusa (tarsi del II e III paio di zampe neri), il subspinosus per il
caratteristico profilo del clipeo, il latidens, oltre che per il mucrone spesso
espanso all'apice, per i femori di tutte le paia di regola neri con macchia
gialla apicale e le tibie in massima parte ferruginee, il 14-notatus per
il funicolo delle antenne generalmente più chiaro, lo scutello il più
delle volte con due macchie gialle laterali, la punteggiatura degli uro-
tergiti in generale più densa e più profondamente impressa ed il colore
giallo sull’addome e sulle zampe di regola più diffuso. Il mucronatus si
differenzia con facilità per la sua scultura particolarmente grossolana e
profonda, il colore giallo-oro delle macchie addominali e le tibie III
spesso estesamente macchiate di nero.
Variabilità. - La forma tipica presenta variazioni non molto
spiccate sia nel colorito che nel disegno. : )
Il funicolo delle antenne in ambo i sessi varia dal nero con la
faccia inferiore più o meno ferruginea al rossastro con i soli articoli
basali neri. Nei 4 4 il giallo sul pronoto può ridursi fino a scomparire
del tutto (2 9 9 1 4 di Genova, 1 9 di Macerata) e il mucrone può
presentare il terzo o la metà basale nera e l'apice tronco o leggermente
arrotondato. Ho notato come anche in esemplari della stessa località (per
es. Le Vesinèt, dint. di Parigi) lo scutello possa essere indifferentemente
‘con macchie grandi, piccole o del tutto immacolato. I disegni addominali
nella 2 variano dal giallo al giallo-citrino, la fascia del I urotergite
può presentarsi o continua con un punto nero mediano o smarginata a V
o a semicerchio, quella del II talora ampiamente smarginata e le rima-
nenti possono pure in qualche caso mostrare una smarginatura media-
na più o meno ampia. Il II urosternite varia dal tutto o quasi giallo
al tutto o quasi nero. Nei 4 4 le macchie gialle degli urotergiti possono
essere più o meno estese e talora ridursi fino a scomparire completa-
mente, frequenti sono gli esemplari con le macchie solo sui primi tre
urotergiti; in qualche raro caso (1 ¢ di Canonica d'Adda) è mac-
chiato il solo primo urotergite. Nelle 2 9 la colorazione ferruginea sulle
tibie e sui tarsi di tutte le paia di zampe può presentarsi più o meno
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4 E +
1. diffusa e nei 6 34 il colore giallo sui bosiori del I e II paio tende talora a
4 | ridursi sensibilmente e il colore bruno sulle tibie III a estendersi. Ho
| notato pure qualche leggera variazione nella scultura, così la rugulosità
sulle mesopleurè in qualche caso quasi scompare e la punteggiatura
— sul II urosternite può essere più o meno grossolana.
_ Distribuzione. - Specie abbastanza comune in Italia. Esem-
_ plari esaminati:
i Alto Adige: Brunico 3 9 9 (Coll. Ceresa). Veneto: Bagnoli di So
$ “pra Meet Ma MI. Comb ardio: Canonica d'Adda 3 9 9 12. 4 4 (M
aA VG), Maccagno 1 9 (M. M.), Mercallo 1 9 (Coll. Ceresa), Milano 1 4 (M. G.),
| Melegnano 2 99 2 4:4 (M. G.), Crema 1 9 (M. G). Piemonte: Novi
È Ligure 1 4 (M.G.), Piovera 7.9 9 4 & 6 (M.G.), Albarasche (Sorli) 1 4 (M.
A Gale di, ‘Genova 2 9 9 (M. G.), Borzoli 1 9 2 #4 (M. G.); Sarissola
ie (Appennino Dupuceyrss {Mi G.)-’Spotorne. 1\4- (M.)G:), Loano,.1 °¢ .(M. G.).
Emilia: Rimini (Miramare) 1 4 (M.G.). Marche : Macerata 1 9 (M. G).
fa e Otranto 1. 4 (M.. Gi), S. Severo 1 i (M: Gi.
EG beentcta: Paris r 9, (M.;P.), La ‘Varenne BOO MINE), Cireterk fre
By (M. P.), Le Vesinét 5.9 9 (M. P.), Vincennes 1 9 (M.P.), Mesnil le Roi 1. 2
((MP.). Argentat (Corrèze) 1 9 (M.P.). Lyon 1 9 (M.P.). Royan 2 9 2 (M.
Meese cera. Nyon + 9 (M.’G). Germania; Parstenbesg i. M. 1 4
oe or ‘> CM.) G.). Marocco: Tangeri 1-4 (M. G).
Wadmmsna: Dunis: dint. 2° ¢ 4 (M:.G.).
\
Europa centrale ed occidentale, Africa del Nord: Marocco, Maison Carrée 1 ¢
Be ide Sent, a8) Tunisia. ! >
Yi _ Biologia. - Spettano al Grandi (1926 a, 1928) i primi reperti
| biologici su questa specie nidificante nel terreno. Egli il 23 luglio 1925 a
: M. Stanco (Grizzana) vide 1 ® trasportare una Sarcophaga nigriventris
._ Mg.; la modalità del trasporto, dice questo Autore, era assai caratteri-
ristica: « ... le 6 zampe dell’imenottero erano perfettamente libere ed il
_ dittero occupava, sotto il suo corpo, una posizione assolutamente poste-
riore, sporgendo per più della metà oltre l'apice del gastro. E’ pertanto
evidente che anche questa specie come l’O. melancholicus Chevr. e O.
i uniglumis L., porta la vittima che ha paralizzato mantenendola infilata
4 nell’ aculeo... ». |
: A Castel d’ Ajano (App. api) il pre agosto 1928 il Grandi
È stesso (1928) ritrova l’Ox. victor e raccoglie nei suoi covi altre due specie
2 di Ditteri: Sarcophaga haemorrhoa Mg. e Macronychia polyodon Mg.
È —_ Prede: Sarcophaga nigriventris Mg., Sarcophaga haemorrhoa
Mg., Macronychia polyodon Mg. (Grandi, 1928).
Oxybelus victor melancholicus Chevrier
Free. VII: IX 2
Oxybelus analis Gerstaécker, 1867, pag. 93, 9 (nec Cresson 1865). - Oxybelus
melancholicus Chevrier, 1868, pag. 394, N. 5, & Q.- Marquet, 1869, pag. 33.
- Maid! in Schmiedeknecht, 1930. pp. 662, 666. - Bouwman, 1932; pp. 388,
390, 391. - de Beaumont, 1942, pp. 418, 421, 428. - Giner Mari, 1943, pp.
255, 256, 259. - Guiglia, 1944, pag. 151: figg. III, V, 2. - Verhoeff, 1948;
pp. 162, 166, 187. - Faester, 1949, pag. 28.
Loc. tip.: Svizzera (Nyon, Lago di Ginevra).
La seguente descrizione è fatta in base a paratipi (2 9 9 2 4 3)
provenienti dall'ex Coll. Gribodo (Coll. Museo di Genova) il cui
cartellino originale porta la dicitura: « Oxybelus melancholicus Chevr.
4 2. Tipo - Nyon - D. Chevrier ».
2. — Fronte con punti densi e regolarmente conformati che vanno
gradatamente diventando più grossolani e profondi proseguendo verso
il vertice. |
Mandibole ferruginee con la base e l’apice bruni. Antenne con i
primi articoli del funicolo neri e i rimanenti bruni più o meno rossastri.
Torace: mesonoto con punti fini e fitti presso il margine anteriore
gradatamente più grossolani sulle rimanenti parti. Scutello punteggiato
presso a poco come il mesonoto, i punti sono talora un poco più grandi
e più profondi. Lamelle del postscutello bifide all'estremità. Mucrone a
lati paralleli ed apice tronco. Mesopleure grossolanamente punteggiate
rugose. Lati dell’epinoto con strie abbastanza fini, fitte e regolari.
Nero e giallo. Sono gialle le seguenti parti: una piccola macchia al
margine posteriore dei tubercoli omerali (talora mancante) e le lamine
del postscutello. Tegule ferrugineo-giallastre.
Addome: urotergiti con punti densi, regolari ed uniformemente.
distribuiti, sul I urotergite sono appena leggermente più radi e più
grandi che sui seguenti urotergiti. Rispetto al victor victor la punteg-
giatura si presenta nell'insieme più profondamente impressa. Area pigi-
diale a superficie sublucida con punti piuttosto radi e grossolani, apice ~
subtronco o lievemente arrotondato. Urosternite II lucido con punti —
sparsi come nel victor victor.
Due serie di grandi macchie gialle più o meno tendenti al bian-
castro ai lati del I-IV urotergite. Segmento anale rosso. da
. roa DE È we me . +a Dy i a cer, AA È i ;
| IMPERI: het! ORREREINE D'ITALIA | pn A ele basili 8h
wi ini Men eRe nt at ep ope ’ i Ì ‘ DI "i
Y ampe: anche, trocanteri e femori di tutte le paia neri, questi
n
ultimi con traccie ferruginee all'apice. Tibie e tarsi rossi ferruginei, con
" faccia superiore più o meno estesamente ed intensamente infoscata.
- Lungh.: 514-7 mm.
&. — Fronte e vertice punteggiati presso a poco come nella 9.
. Mesonoto con punti leggermente più fini, scutello con gli stessi un
| poco più radi e grossolani. Lamelle del postscutello, mucrone, mesopleure
SI ed epinoto presso a poco come nella ®. Urotergiti con punteggiatura
simile alla 9.
i Fig. VII. - Oxybelus victor melancholicus Chevrier, 92. - 1. Addome. - 2. Capo.
ayer = 3a OFAC’,
a | PA
n i
Colorazione con leggere differenze rispetto alla 9. Mandibole ed
‘antenne un poco più oscurate. Tubercoli omerali con giallo nullo o
quasi. Macchie gialle addominali talora limitate al I-II urotergite. Seg-
: mento anale bruno-ferrugineo.
Femori.I o con macchia apicale o con striscia gialla sulla faccia
inferiore, femori II neri o con striscia gialla sulla faccia inferiore. Tibie
del I e II paio gialle superiormente, infoscate inferiormente (in quelle
del II paio il colore scuro è più intenso e più diffuso): tibie del III paio
| nere con macchia gialla alla base. Tarsi come nella 9.
LIS sc
=
eee ea ee NON ee ee
NE è ee - ‘ ~ n
Pu = x
Lungh.: 44-57% mm.
Bei {Perla colorazione gialla notevolmente più ridotta la 9 del victor
| melancholicus si distingue con facilità dalla @ del victor victor. Non
rots al
WA, et : RRL baba AM RY TC, Sirhan ope eek
altrettanto facile è invece la distinzione dei 3 4 delle due forme. In
generale sembra che le macchie degli urotergiti tendano nel melancholicus.
più spesso al giallo-biancastro e siano un poco più sviluppate rispetto al -
victor victor, in quest'ultima specie tali macchie pare abbiano inoltre.
più tendenza a ridursi./In qualche caso nel melancholicus le tibie ante-
riori e medie sono più chiare rispetto al victor victor. Tali caratteri non
si mantengono però troppo costanti, la colorazione in ambedue le forme
è piuttosto variabile. In qualche esemplare ho notato come i punti sul
II urotergite siano, nel melancholicus, un poco più profondamente im- |
pressi rispetto al victor victor. ‘
La @ del melancholicus si differenzia poi dalla ¢ del 14-notatus,
con la quale ha in comune la colorazione rossa dell’area pigidiale, per la
faccia visibilmente più larga, le mandibole, le tibie e i tarsi a colora-
zione ferruginea, gli urotergiti a punti un poco più profondamente im-
pressi e la statura. maggiore. Dalla ® del variegatus si distingue con
facilità per i caratteri già dati nella tabella. nie |
La particolare conformazione della parte mediana del clipeo diffe-
renzia i è 4, sia del victor victor che del victor melancholicus, dai
4 4 delle altre specie affini. — |
Variabilita. - Nel materiale italiano da me preso in esame ho
notato come forme chiare, cioè con il colore giallo tendente al bian-
castro, siano talora frammiste a forme più scure con il giallo del victor
tipico. Così in 2 2 9 di Verrès (Valle d' Aosta, Piemonte) ho osser-
vato come una presenti le macchie degli urotergiti di colore giallo-
biancastro e con tendenza a riunirsi in una fascia unica mentre nell'altra
le stesse macchie siano gialle e sensibilmente più ridotte. Di più a Pio-
vera (Piemonte) ho notato, oltre che alla prevalenza delle forme chiare,
la mescolanza del victor melancholicus con il victor victor. Un fatto
simile l'ho pure osservato a Mercallo (Lombardia) dove vennero contem-
poraneamente catturate lo stesso giorno due femmine: l’una con i di-
segni della forma tipica l’altra con le caratteristiche del melancholicus.
Ho notato inoltre come in certe regioni (per es. Piovera, Pie-
monte) abbiano prevalenza le forme a disegni chiari più estesi, con le
macchie degli urotergiti grandi e tendenti a riunirsi in una fascia unica
(specialmente quelle degli ultimi urotergiti). All’Isola del Giglio (To-
scana) prevalgono invece le forme a tipo piuttosto scuro con macchie
| addominali LI dote e talora kite del tutto o quasi, particalueneate
sugli ultimi urotergiti. Negli esemplari di Viareggio, dal Verhoeff con-
traddistinti come victor ssp., i disegni sono chiari e piuttosto sviluppati,
ini & si osservano due macchie laterali anche sullo scutello. Una 9
«di Apricena (Puglie) si presenta particolarmente scura: le macchie degli
| urotergiti sono gialle ed assai ridotte. In Sardegna ho trovato, anche in
«seno alla medesima popolazione (Chilivani), mischiate le forme a mac-
3 | chie gialle con le forme a macchie giallo-biancastre.
3 Per quanto riguarda le altre località europee in Olanda, nel Nord
4 della Francia e in Germania il victor si presenta con il colore giallo
BY caratteristico del victor tipico, nelle Alpi (Vallese) con il giallo-bianca-
] Mh stro proprio al melancholicus. In Italia, Francia meridionale e Spagna le
È due forme appaiono mischiate insieme. Ho notato 2 ® ® di Callian
È (Var) (M.P.) con le tibie III notevolmente oscurate e con il III
) urotergite appena macchiato di giallo ai lati. A Bonifacio ho osservato
3 poi indifferentemente mischiate femmine a colorazione normale e fem-
| mine con tibie annerite e con macchiati i due soli primi urotergiti.
Per quanto riguarda particolarmente l'Italia le osservazioni del
Verhoeff collimano con le mie.
‘Riassumendo il campo di variabilità del victor si vede come dalla
È forma estrema a colore giallo diffuso (victor victor) si passi, attraverso
fica tutte le forme intermedie, alla forma scura a colore giallo-biancastro
i i | (victor melancholicus). In alcune località si può osservare la predomi-
i nanza delle forme scure rispetto alle chiare e viceversa e cid collegato
|. probabilmente a fattori ambientali, climatici, nutritivi, ecc.
Distribuzione. - Esemplari esaminati:
È Magro. Adige: Brenico 4, :9.9 1 4 (Coll Cercsa). Vene to: Venezia
Kart 1 2 (M. G). Lombar dia; Pavia 1 9 (M. G.), Melegnano (Milano)
SR MG Cascina Amata 2 9 9 (M. G.), Mercallo 2 2 2 3 4 @ (Coll.
me di Canonica d'Adda 3 9 2 2 4 4 (M.G). Piemonte: Piovera 3 Q 9
be (M. G.), Verrès (Valle d'Aosta) 2 9 9 (M. G.). Liguria: Genova 2 9 2
30 (M. M.), Borzoli 4 9 9 (M. Gd: Sarissola (App. Ligure) 1 9 (M. G.), Varazze
1 9 (M.G.) Spotorno 1 9 (M. G.), Diano Castello 1 9 (M. G.), Chiavari 1 ¢
«| _ (M. G.). Emilia: Bologna 1 9 (M. G.), Rimini (Miramare) 2 ¢ ¢ (M. G.)
mel oscana: Viareggio 4 2 4 1 @ (Mi G.), Firenze 1 4 4 9 9 (Coll. Ce-
fia. tesa), Sesto Fiorentino 1 4 1 9 (Coll. Ceresa), Rovezzano 2 9 9 (Coll. Ceresa),
. Lippiano 1 9 (M. G.), Isola del Giglio 17 4.3 17 9 9 (M. G.); Isola Ca-
praia 2 4 & 1 9 (M. G.), Lazio: Roma 1 9 (I. E.) Roma-Acilia 1 9
MEMI. Ba: Abruzzi: Trasacco 1 9 (M. G.). Puglie: Apricena 1 Q (M. G...
fi “Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. 4
, 4 twa 4 3
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"st A Biot: £ : da Cei >. t tu 4 * di. se. sa) I ty =" i, a Ani ach
DS GUIGLIAZD srr PRETI TRA so bs cai ta”
Sardegna: Porto Torres 1 9 (Coll. Ceresa), Porto Torres (Stagno di Genano)
10 4 &4 6 9 Q (Coll. Ceresa), Porto Torres (Stagno di Platamona) 3 ¢ 3
(Coll. Ceresa), Marina di Sorso 1 ¢ (Coll. Ceresa), Chilivani 20 4 4 9 92 92
(Coll. Ceresa), Alghero 1 9 (Coll. Ceresa).
Svizzera: Nyon (Lago di Ginevra) 2 4 ¢ 2 2g (M. G.) Branson
(Vallese) 1 2 (M. G.). i
Francia: Maisons-Laffitte (Seine-et-Oise) 1 9 (M. P.), Royan (Charente.
Inférieure) 6 9 9 7 4 4 (M. P.), Argentat (Corrèze) 2 9 2 (M. P.), Millau
1 2 (M.P.) Callian (Var) 2 9 9 (M. P.).
Corsica: Bonifacio 8 9 9 (M. P.), Sagone 1 9 1 ¢ (M.-P).
Localita citate da altri Autori:
Vallese (Martigny, Sierre), Alta Savoia (Sciez). Vaucluse (Carpentras), Banyuis
sur Mer (Pirenei or.), Corsica (Bonifacio), Cecoslovacchia (Verhoeff, 1948).
Comune nelle vallate meridionali del Vallese fino a 1200 m., rara altrove (de
Beaumont, 1942).
Castilla Ja Nueva (Villaverde, Aranjuez) (Giner Mari, 1943).
Europa centrale (Bliithgen. 1949; Maidl e Hedicke. 1930). Algeria: Alger
1 2; Biskra 1 @ (Morice. 1911).
Verhoeff (1948, pag. 187) dice che de Beaumont gli ha comunicato (in litteris)
di aver visti esemplari di melancholicus del Marocco, di Tunisi e della Cirenaica.
Biologia. - Le ricerche sulla biologia del melancholicus effet-
tuate dal Ferton (1901) riguardano particolarmente la paralizzazione
della preda messa in dubbio dai precedenti Autori (Wesenberg-Lund, |
Verhoeff) i quali affermavano che tale imenottero non paralizzava la
vittima ma ne schiacciava semplicemente il torace con le mandibole. Il
Ferton ha invece dimostrato che l’Oxybelus, dopo aver punta la preda,
la trasporta integra nel nido intilata nell’aculeo, solamente in casi ecce-
zionali ne spezza il tegumento.
Tali ricerche furono poi riprese dal Grandi (1926, 1928, 1929,
1930) il quale ha potuto confermare le osservazioni del Ferton ed ag-
giungere nuovi importantissimi contributi alla biologia di questo Oxy-
belus, la nidificazione del quale è stata da lui magistralmente descritta :
« Ho veduto nidificare l'O. melancholicus a M. Stanco dalla metà di
Luglio alla metà di Settembre. I luoghi prescelti sono terreno glabri,
sabbiosi, orizzontali o moderatamente inclinati, bene battuti dal sole.
Durante l’escavazione del nido l’imenottero si trattiene nell'interno per
dei tempi abbastanza lunghi; pochi secondi dopo la sua penetrazione
nel covo si vede accumularsi contro l’apertura un mucchietto di terra
minuta, che va sempre aumentando di mole e, conseguentemente, sempre
più sporgendo all'infuori. Ogni tanto si scorge il mucchio agitarsi e
come rigonfiarsi; è segno che, dal di dentro, l’insetto accumula nuovi
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materiali. Di tempo in tempo la femmina esce, con la testa in avanti o
rinculando, e getta via la terra ammucchiata servendosi delle zampe ante-
riori e scaraventandola all'indietro. In questo lavoro assume un atteg-
giamento curioso e caratteristico : si sposta cioè man mano all'indietro
di 3-4 cm., allarga notevolmente le zampe medie, che tiene quasi com-
pletamente distese, e quelle posteriori, si alza su queste ultime elevando
l'addome e anche un po’ il torace e prende così una posizione obliqua,
testa in basso e porzione distale del gastro in alto... Quando l'imenottero
si allontana il nido viene chiuso con molta cura mediante sabbia che
la femmina getta nell'apertura con le zampe anteriori, all'indietro. Le
gallerie da me esplorate erano lunghe 8-9 cm. Dapprima, per 4-5 cm.,
discendevano diritte o quasi, di poi piegavano a gomito, con curva piut-
tosto pronunciata. Generalmente allorchè la madre ritorna al nido con
una preda, si vede giungere improvvisamente ed in modo assai brusco;
cade infatti a terra dall'alto e capitombola anche talora per qualche tratto
con la vittima che è sempre impalata nell’aculeo » (Grandi, 1 926).
In generale il numero delle vittime è piuttosto limitato. Grandi dice
di non averne trovate più di 4 o 5 nel fondo della galleria dei nidi da
lui esplorati e tutte sempre intatte.
_ F' interessante il fatto che l’Ox. melancholicus, a differenza di altre
specie, sceglie come preda Ditteri appartenenti a specie, generi, tribù,
famiglie e divisioni diverse. Grandi (1930) ha riscontrate 2 divisioni,
4 famiglie, 9 generi e parecchie specie.
Il Marquet (1896) ha trovato esemplari maschi di melancholicus
su fiori di ombrellifere a Tolosa e sul Crithmum maritimum L. a Cette.
Marquet (1896); Grandi (1926, 1928, 1929: larva, 1930).
Prede : Musca domestica L., Musca corvina F., Chortophila ci-
nerella Fall., Chortophiia cilicrura Rond., Myospila meditabunda F.,
Spilogaster calceata Rond., Lucilia sericata Mg., Sarcophaga haematodes
. Mg., Sarcophaga Fertoni Vill., Sarcophaga cruentata Meig., Homa-
lomyia incisurata Zett., Psilopus robustus L., Cyrtoneura stabulans
Fall., Nyctia halterata Panz., Rhinophora subpellucida Loew., Rhino-
phora subalbida Vill., Gesneriodes litoralis Vill. (Ferton, 1901,
1908, 1910). Di queste specie 12 sono state rinvenute nei nidi esplo-
| rati a Bonifacio in cui però sempre predominava la Musca domestica L.
~*~
“a
Musca domestica L., M acronychia agrestis Fall., Tryphera lugubris —
Meig., Stomatomyia acuminata Rond., Cylindromyiospis Bezzii T.T., —
Tachina rustica Fallén, Metopia leucocephala Rossi, Sarcophaga amita
Rond., Lucilia Richardsi Collin (Grandi 1926, 1928, 1929).
Chortophila, Cyrtoneura, Lucilia, Musca domestica L., Musca cor-
vina F., Myospila, Sarcophaga ecc. (De Gaulle, 1908).
Chortophila, Myospila, Spilogaster, Lucilia, Sarcophaga, H omo-
‘lomyia, Psilopus, Cyrtoneura (Bouwman, 1932).
Ferton (1901, 1908, 1910); De Gaulle Chg Grandi Gace i
1928, 1929); Bouwman (1932).
Parassiti. - Fu notata dal Grandi (1926) come parassita una
| Metopia sp. che egli ha visto penetrare nel nido dell’Oxybelus « levando
la terra con le zampe anteriori e aprendosi così una via sufficiente al pas-
saggio ».
ity Oxybelus bipunctatus Olivier (1)
Oxybelus bipunctatus Olivier. 1811, pag. 597; n. 16, 9. - Gerstaecker 1867, pay.
77,.N. 9, g 2. — Chevrier,, ‘1868: pag, jo, N. vary = (Berland sno
pp. 204, 206, 208. - Bouwman, 1932; pp. 388, 3809; 391. - Giner als
1943; PP. 254, 255, 263. - de Beaumont 1942, pp. 418, 420, 424; fig. 6. - ©
beast 1948, pp. 161, 165, 191. - Faester, 1949; pp. 18; 37; figg. 20, 37.
- Noskiewicz e St. Chudoba, 1949; pp. 308, 316, 318; 321; Tav XIV) ®
ves 14.
9. — Fronte e vertice con punti fini ed abbastanza radi, gli inter-
valli fra punto e punto sono maggiori del diametro dei punti; nella
zona compresa fra l’ocello posteriore e il margine interno delle orbite la
superficie è lucida con punteggiatura nulla o quasi. | vi
m
SPA «16, Oxybèle biponctué.
4 Oxybelus bipunctatus. va
SSA Oxybelus scutello bidentato mucroneque acuta, niger, abdomine punctis duobus. —
BIL minutis flavis.
Il ressemble au précedént (trispinosus) pour la forme et la BE
il a un peu plus de deux lignes de longueur. Les antennes sont noires. La téte est
pointillée, noire, avec un léger duvet argenté sur la front. Les mandibules sont jaunes;
avec l’extremité noire. Le corselet est pointille, noir, a peine pubescent. On voit sur
l’écusson deux dents avancées, noires, et une épine plus avancée, creusée superieurement
en goutière, et terminée en pointe. L’abdomen est lisse, noir, luisant, avec un petit
pointe jaune de chaque còté du premier anneau. Les pattes sont noires, avec la partie
antérieure des premières jambes, jaune. Les nervures des ailes sont testacées, pales 4
4
Il se trouve aux environs de Paris, et m’a été communiqué par. M. Latreille ».
(Olivier, 1. c.).
—. >>
- cee A
— —Mandibole gialle sulla metà i 2/3 basali, il rimanente bruno-
rossastro. Antenne con il funicolo bruno sulla faccia superiore, ferru-
gineo su quella inferiore.
Torace: mesonoto lucido con punti relativamente grandi, profondi
e non molto densi, in generale gli intervalli fra i punti sono maggiori
del diametro dei punti, la distribuzione di questi è piuttosto uniforme.
Scutello il più delle volte con punteggiatura simile a quella del mesonoto,
in qualche caso i punti si presentano un poco più grossolani e profondi.
. Mesopleure lucide con larghe zone prive o quasi di punteggiatura e con
rughe irregolari specialmente sulla porzione prossimale. Lamelle semplici
all'estremità. Mucrone a lati subparalleli ed estremità più o meno arro-
tondata. Parti laterali dell’epinoto con rughe più o meno marcate e più
‘o meno fitte e regolari.
Nero. - Sono gialli i tubercoli omerali e la metà anteriore delle
tegule. Talora i primi sono completamente neri e la macchia sulle
. tegule è assai ridotta.
Addome breve, triangolare a superficie lucidissima con riflessi me-
tallici e praticamente non punteggiata, si osservano solo leggerissime
traccie di punti. Area pigidiale ad apice arrotondato o subarrotondato
e punti relativamente grossolani. Sternite II lucido con punti sparsi,
talora piuttosto grandi, nella zona mediana, finissimi ed abbastanza
densi sulle parti laterali.
Due macchie bianche giallastre ai lati del I urotergite e in qualche
‘raro caso due striscie ai lati del II urotergite o addome immacolato. Seg-.
mento anale bruno rossastro.
Zampe nere. Tibie anteriori più o meno brune ferruginee con stri-
| scia gialla sulla faccia superiore. Tibie medie con striscia gialla sul primo
terzo o sulla metà basale della faccia superiore. Tarsi anteriori ferru-
-ginei, medii e posteriori bruni a sfumature ferruginee più o meno
accentuate.
Lungh.: 4-53 mm.
‘ &.— Clipeo, visto di profilo, con la carena che, leggermente curva
sulla metà basale, va diventando diritta verso l’apice. Dente mediano,
visto di fronte, o eguale o leggermente superante i denti laterali. Fronte
e vertice con punti in generale un poco più fini e talora un poco più
fitti che nella 9. Mesonoto e scutello con punteggiatura lievemente più
fina e più densa rispetto alla 9. Mesopleure come nella 2 ma con le
i
ie SRP ee Re ey FA i
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zone lucide notevolmente più ridotte. Mucrone come nella 9. Lamelle
semplici all'estremità. Queste talora, viste di profilo, danno l'impressione.
di essere bifide e ciò dipende dal fatto che esse possono terminare in due
punti situati sullo stesso piano e non sovrapposti l’uno sull'altro come
accade nelle specie in cui le lamelle sono effettivamente bifide. Le strie
sulle parti laterali dell’epinoto si presentano in generale più fini e più
regolari che nella 2. |
_ Addome con riflessi metallici meno pronunziati e punteggiatura
fina ma bene evidente, i punti possono essere più o meno fitti e più o
meno profondamente impressi. Urosternite II con punti sparsi al centro
del disco e piuttosto variabili come grandezza e densità. Apofisi spinose
nulle. |,
Zampe gialle e nere. Femori neri, quelli del I e II paio con macchia
gialla apicale. Tibie gialle con la faccia inferiore bruna o bruna ferru-
ginea, quelle del III paio con anello nero all'apice. Tarsi gialli ferrugi-
nei, quelli del II e III paio spesso infoscati; gli ultimi articoli di tutte
le paia sono molte volte più intensamente anneriti.
Colorazione del torace simile alla 9. Tubercoli omerali con giallo
ridotto, spesso completamente mancante; lamelle del postscutello più o
meno estesamente gialle. Addome con due serie di macchie giallo-bian-
castre ai lati degli urotergiti I-FV, quelle del III e IV possono ridursi.
fino a scomparire del tutto. Segmento anale rossastro o bruno rossastro.
Lungh.: 3%-5 mm.
La @ di questa specie è facilmente riconoscibile per il suo caratte-
ristico addome subtriangolare, lucido a riflessi metallici, oltre che per
gli altri caratteri dati nella tabella. Anche il ¢ si differenzia con faci-
lità dalle specie affini. Dall’uniglumis, a cui potrebbe avvicinarsi per
la fine scultura degli urotergiti, si distingue soprattutto per la statura
inferiore, il diverso profilo del clipeo (nell’uniglumis la carena di questo
è notevolmente sporgente), la punteggiatura del I urotergite più fina
e più spaziata e per le tibie con predominanza del colore giallo e nero
anzichè ferrugineo come nell’uniglumis.
Viariabilita. - Specie nell'insieme con variazioni cromatiche
poco ampie. Le mandibole, in ambo i sessi, possono essere più o meno
oscurate. I tubercoli omerali variano dal completamente giallo al com-
pletamente nero. La macchia gialla alla base delle tegule può presentarsi
più o meno estesa. Le macchie bianco-giallastre ai lati del I urotergite
possono talora ridursi a due punti (1 @ di Firenze, Cascine) e, in qual-
) che caso, scomparire completamente (1 ® di Royan, 1 ® di Millau).
In 1 9 di Canonica d’Adda si osservano due brevi e ristrette striscie
anche ai lati del II urotergite, il colore di tali macchie è più tendente
al giallastro. Nel 4 le macchie addominali variano sia come numero (da
2 a 4 paia) sia come grandezza (quelle del III e IV urotergite sono
generalmente ridotte). Nella ® la striscia gialla sulla faccia superiore
delle tibie medie può presentarsi più o meno sviluppata, in 1 @ parti-
colarmente scura (Firenze, Cascine) tali tibie sono completamente nere.
—- Olltre alle cromatiche ha notato leggere variazioni morfologiche,
così, come gia ha detto, le lamelle del postscutello possono nel & ter-
minare talora in due punti posti sullo stesso piano. La scultura del to-
race presenta, in ambo i sessi, una leggera variabilità: i punti possono
essere più o meno distanziati. La punteggiatura degli urotergiti non è
nel 4 sempre uniforme: i punti possono presentarsi più o meno fitti
e più o meno profondamente impressi, in qualche caso essi sono finissimi
ed assai radi. Anche sul II urosternite i punti del centro del disco sono
variabili sia come grandezza che come densità.
| Per il Nord Africa il de Beaumont (1950) ha creata una nuova
sottospecie (bipunctatus thermophilus) :
« Les individus nord-africains présentent toutes les caractéristiques
principales des bipunctatus Olivier d'Europe... Ils s'en distinguent par la
taille en moyenne plus faible (4 : 3-5-4 mm., 9 4 4-5 mm.), le lobe
| interne des lamelles peu dévéloppé, la sculpture, les reflets bron-
. —zés de l’abdomen très réduits, la coloration jaune plus développée....
. c'est surtout sur la face dorsale de l’abdomen que l'on remarque une
différence constante: chez b. thermophilus 2, en effet, les tergites mon-
I trent une ponctuation fine et éspacée (les espaces un peu plus grands
«que les points), mais très nette, tandis que chez b. bipunctatus 9, les
——tergites sont très brillants, avec des points microscopiques très espacés;
chez le male aussi, la ponctuation des tergites est plus forte... ». (de
Ò
Beaumont, 1950, pp. 421, 422).
i + Distribuzione. - Specie abbastanza comune. Esemplari esa-
i minati: |
7 Trentino: Cavalese 1 @ (Coll. Ceresa). Lombardia: Caronica
d'Adda 1 9 2 4 & (M. G.). Emilia: Forlì 3 4 4 (Coll. de Beaumont).
qeosean ad: Widtesgio-2 do INA SR Ceresa), Fireaze, Cascine 1 2 (Coll.
. Ceresa), Rovezzano (Firenze) 69 9 & (Coll. Ceresa) Abruzzo: Archi
iQ UM. :P.).
© Francia: Parisi & (M. P.), Le Vésinet 30 4 2 8 9 9 (M. P.), Champ-
fieury (Marne) 1 4 1 9 (M. P.), Dieppe 1 4 (M. P.), Royan 10 @ 4 4 2 2
Pu TEMPS Par aes ane Cre i i x
TR VI Ee TOR ote PROSE ‘ I A GF e a "A }
(M. P.), Argentat (Corréze))2 4 2 2 92 2
P.), Aveyron 1 9 (M. P.). Svizzera: Nyon 1 9 1 @ (det. Chevrier) (M.
G.), Martigny (Vallese) 1 4 1 2 (M. G.). Olanda: den Dolder 3 9 9 (M.
G), Hilversum 1 9 (M.G.), Helenaveen 2 4 g (M.G.) Wageningen 1 4 (M.
G.).. Ungheria: (senza località precisata) 1 9 (M. G.). Sud Marocco:
Zagora 1 4 (M. P.), Asni 1 9 (M. P.) (bipunctatus thermophilus de Beaum.).
Citata di quasi tutta l'Europa, esclusa la Scandinavia e la Gran Bretagna.
Marocco: Marrakech, Tafraout, Goulimine (de Beaumont, 1950). Algeria:
Biskra 1 4 (Morice, 1911), Laghouat, Sud algerino (de Beaumont, 1950) (bi-
punctatus thermophilus de Beaum.).
Nord America: regioni orientali (Pate, 1943; 1945).
Biologia. - Questa specie per la costruzione del nido sceglie di
prevalenza terreni sabbiosi e piatti ed ha costumi e comportamenti simili
a quelli dell’Ox. melancholicus accanto al quale frequentemente nidifica.
Durante il lavoro di costruzione l’insetto si appoggia sulle zampe
medie e posteriori e mediante rapidi movimenti delle spine dei tarsi ante-
riori procede allo scavo. Uscito dal nido per liberare l'ingresso dal ter-
riccio accumulato assume un atteggiamento tutto caratteristico e più
paradossale ancora, dice Grandi, da quello assunto dal melancholicus:
« le zampe posteriori vengono fortemente divaricate e il gastro talmente
rialzato che tocca col dorso il margine della volta del foro d'entrata »
(Grandi, 1926). Allorchè poi ritorna al nido con il carico «si lascia
cadere bruscamente, insieme alla preda, a 10-15 cm. dall’ingresso di
casa; rimane per un attimo intontita e poi entra rapidamente » (Grandi,
1. c.). Tale comportamento è del tutto simile a quello del melancholicus.
La lunghezza della galleria varia di solito da 6 a 9 cm., solo ecce-
zionalmente può raggiungere i 10 cm. L'apertura può essere diretta in
tutti i sensi, di rado però verso il Nord.
A M.te Stanco (Grizzana, App. Emiliano; luglio 1926) Grandi
esplorò 3 gallerie: « una lunga 5 cm. scendeva obliquamente fino a
3 cm. di profondità; solo al suo termine piegava un poco a destra. En-
trata rivolta a sud-est. Una seconda era lunga 9 cm. ed arrivava ad una
profondità di 6 cm. dalla superficie del suolo. La terza era lunga 10 cm.
e scendeva diritta ed obliqua fino a 7 cm. di profondità. Entrata a sud-
est » (Grandi, 1. c.). In questi tre nidi sono state rispettivamente raccolte
7, 3 e 7 vittime, in nessuno fu trovato l’uovo dell‘imenottero. I ditteri,
accumulati nell'ultimo tratto della galleria, appartenevano ad un'unica
specie, la Calythea albicincta Fall.
In seguito, a Castel d’Ajano (App. AES furono esplorate
dal Grandi (1928) altre due gallerie (26 luglio, 10 agosto): l’una,
lunga 7-8 cm., giungeva fino ad una profondità di 5 cm. dal suolo, — È
Li
(M. P.), Millau RO c (M.
A
-
i
i.
t
3 i Tsuneki, IQ51).
dk i era Piel 5 e profonda 4 m., ambedue cantenevano 5 vittime
di Calythea albicincta Fall. Arche in questo caso non si trovò l’uovo
dell’ imenottero.
Oltre alla sopra detta specie il Grandi (1931) rinvenne (24 lu-
glio) nella Valle delle Pozze (App. Tosco-Emiliano), entro un supposto
nido di bipunctatus, un altro Dittero antomide, l’Hydrotaea armipes
Fall.
_ Questo fatto di un'unica preda veramente certa contrasta con
quanto gli altri Autori avevano osservato in Belgio, in Francia e in
America dove il numero delle prede è assai notevole, come si vede dal-
L'elenco qui sotto riportato.
— Gerstaecker (1867, pag. 80) dice di aver catturato l’Ox. bipuncta-
tus sulle ombrellifere (Achillea ecc.), Bouwman (I. c., pag. 391) 4 &
su: Aegopodium, Heracleum, Cirsium arvense, Epilobium angustifolia,
Angelica (6 giugno - 24 luglio) e 9 2 su Aegopodium, Cirsium ar-
vense, Daucus (15 ethene - 10 settembre); Morice (1911) 1 4 su
_ Tamarix.
_Ferton (1901); De Gaulle (1908); Chevalier (1926); Grandi
n 1928, 1930, 1931); Crévecoeur (1929, 1931, 1951); Maré-
chal (19302, 1930b); Pate (1945); Krombein (1948); Wahis (1949):
Tsuneki (1951).
Prede: Homalomyia brevis Rond. (Ferton, 1901)
Homalomyia incisurata Zett., Onesia cognata Meig. (De Gaulle,
oi 908).
| Calythea albicincta Fall., Hydrotaea armipes Fall. (Grandi, 1926,
1928, 1931). |
Chloria demandata Meig., Hydrotaea meteorica L., Fannia poli-
chaeta Stern., Chorisops tibialis Meig., Chortophila cinerella Fall.,
Anthomyia radicum L. (Chevalier, 1926).
| Fannia polychaeta Stein, Chortophila trichodactyla Rond., Chry-
sopilus aureus Meig., Hebecnema umbratica Meig., Fannia serena Fall.
(Crévecoeur, 1931). ire uri .
Microchrysa polita Say (Pate, 1945). i
._ Hvylemyia cilicrura Rond., Lonchaea nudifemorata Mall. (Krom-
bein, 1948).
Myospila meditabunda F., Pollenia rudis F. (Wahis, 1949).
Hylemyia platura Mien Melanostoma melinum Lin. (Katsuji
1067 VE een oe Pee a GUIGLIA mes Sate a Sere ets
Ferton (1901), De Gaulle (1908), Grandi (1926, 1928, 1931), ©
Maréchal (1926), Crévecoeur (1931), Pate (1945), Krombein (1948), |
Wahis (1949), Katsuji Tsuneki (1951).
Parassiti: Ditteri: Heteropterina multipunctata Rond. (Gran-
di, 1926), Sphecapata conica Fall. (Crévecoeur, 1931). Imenotteri:
Smicromyrme rufipes F. (Crévecoeur, 1929, 1930, Maréchal, 1930),
Perilampus ruficornis F. (Chevalier, 1926), Melittobia acasta Sm. (Ma-
réchal, 1930). FIORE] |
Chevalier (1926), Grandi (1926), Crévecoeur (1929, 1930),
Maréchal (19302). |
Oxybelus 14-notatus Jurine
Fig. I 2
Oxybelus 14-notatus Jurine. 1807. pag. 217; Tav. 11, fig. 29, @. -. Olivier,
1811, pag. 596, No. 13. - Oxybelus furcatus Lepeletier, 1845, pag. 214 No.
4, Q.- Oxybelus quatuordectmnotatus Gerstaeker, 1867; pag. 62, 9 4. - Che
vrier, 1868, pag. 402, N. 8, ¢ 9. - Marquet, 1896, pag. 24. - Oxybelus ma-
ritimus Marquet, 1896, pag. 25. - Oxybelus furcatus Marquet (partim), 1896,
pp. 32. - Maidl in Schmiedeknecht. 1930, pp. 664, 665. - Bouwman, 1932;
pp. 388, 392. - de Beaumont, 1942; pp. 418, 421, 426; fig. 7. - Giner Mari,
1943; Pp. 255, 256, 259. - Oxybelus mucronatus Verhoeff, 1948, pp. 162,
166, 188. - Faester; 1949, pp.. 17, 46; figg. 13, 14:'15> 311 49.50, 510
1951; pag. 456. - Oxybelus 14-notatus Noskiewicz e St. Chudoba, 1949; pp.
317; suo G20: Fan SS es a
Loc. tip.: Francia meridionale (patria ristretta, da Olivier).
2. — Fronte singolarmente stretta: larghezza subeguale a quella
dell'occhio. Punteggiatura piuttosto fina e densa, sul vertice i punti
vanno un poco diradandosi ed ingrossandosi. Mandibole gialle sulla
metà basale, più o meno ferruginee su quella apicale, apice bruno o
bruno rossiccio. Antenne con i primi tre o quattro articoli del funicolo
neri, i rimanenti rossicci chiari.
Torace: mesonoto densamente ed uniformemente punteggiato:
punti regolari ed abbastanza profondamente impressi. Scutello con
punteggiatura simile a quella del mesonoto, talora leggermente più
grossolana. Lamelle del postscutello, viste di tre quarti, bifide all’estremi-
tà. Mucrone a forma variabile, il più delle volte largo, a lati paralleli ed
apice tronco, talora più stretto ed allungato con l’apice subarrotondato
o smarginato. Mesopleure punteggiato-rugose. Parti laterali dell’epinoto
con strie più o meno regolari e più o meno dense, nella maggior parte
dei casi queste spariscono del tutto o quasi sulla parte posteriore.
Dir 3 n Fight ter rae Ae a N ALe Lary
-— OXYBELINI D'ITALIA —
— «. Nero. - Sono gialle le seguenti parti: una striscia sul pronoto o
continua o largamente interrotta od ancora, in qualche raro caso, del
tutto mancante; i tubercoli omerali, una macchia sulla metà anteriore
delle tegule e, raramente, due piccole macchie ai lati dello scutello.
Addome: punteggiatura degli urotergiti regolare, piuttosto densa e
| profondamente impressa. Urotergite I con punti relativamente grandi,
urotergite II con gli stessi più fini. Urosternite II con punteggiatura
nell'insieme abbastanza densa ed uniformemente distribuita, talora i
punti, più o meno grossolani, vanno un poco diradandosi al centro.
Area pigidiale, misurata alla base, presso a poco tanto lunga quanto
| larga con superficie a punteggiatura grossolana ed apice subarrotondato
DI
o lievemente smarginato.
Due serie di grandi macchie gialle ai lati del I-V urotergite, talora
quelle del V o mancano completamente o sono ridotte a due piccole
macchie od ancora si riuniscono a formare una fascia unica. In raris-
simi casi è solo macchiato il I urotergite. Segmento anale rosso.
| Zampe gialle e nere. Femori neri, quelli anteriori e medi con striscia
gialla, più o meno estesa sulla faccia inferiore della metà apicale. Tibie I
gialle con leggere sfumature ferruginee sulla faccia inferiore, tibie II
gialle superiormente, brune inferiormente, tibie III brune più o meno
estesamente gialle alla base. Tarsi ferruginei, quelli del II e III paio
infoscati talora, particolarmente i III quasi bruni. In qualche ‘caso il
‘nero delle zampe assume una tonalità castanea.
Lungh. : 544-7 mm.
4. — Clipeo, visto di profilo, con carena a lieve concavita presso
l'apice. Dente mediano lungo come i denti laterali o leggermente più
lungo. Fronte e vertice con punteggiatura simile presso a poco a quella
della 9, talora i punti sono lievemente più fini. Mesonoto e scutello
un poco più fittamente e finamente punteggiati rispetto alla 2. Meso-
pleure e lati dell'epinoto in generale come nella 2. Mucrone a forma
variabile come nella 2. Lamelle bifide come nella 9. Urotergiti con
punteggiatura in generale un poco più fina e più fitta rispetto alla 9, in
qualche caso i punti, specialmente sul I urotergite, si presentano più
‘profondamente impressi. Urosternite II con punteggiatura piuttosto va-
riabile come nella ®, il più delle volte i punti sono uniformemente distri-
buiti su tutta la superficie, in qualche caso si diradano un poco al
centro, Apofisi spinose generalmente bene sviluppate.
j 7 x 7. 4 À KP | al vi, 4 te . ( i at ht ; uf via hej A È
108 Rs a5. DI GUIGETA ae een Sega CADA SII CA
Zampe con colorazione simile alla 9, il giallo si presenta talora più
sviluppato, le tibie III in qualche caso possono essere del tutto o quasi
del tutto gialle e così pure il I articolo dei tarsi.
Colorazione simile a quella della ®. Sullo scutello si osservano il
più delle volte due macchie gialle laterali che tendono talora a riunirsi in
una fascia unica (1 es.re di Cascina Amata). Le macchie degli urotergiti
IV-V' sono in generale assai sviluppate e spesso riunite sulla linea me-
diana a formare una fascia continua e regolare o lievemente smarginata.
Segmento anale rosso o rosso-bruno.
Lungh.: 4-6 mm.
E’ questa la specie più comune la cui ® si differenzia con, facilità
per la sua fronte singolarmente stretta, la striatura delle parti laterali
dell’epinoto limitata il più delle volte alla parte anteriore (in basso la
superficie è lucida priva completamente o quasi di scultura) per l’area
pigidiale larga e nella massima parte dei casi di un colore rosso vivo, solo
assai raramente un poco infoscata, per la punteggiatura del II urosternite
che, pur presentando una certa variabilità, si mantiene nell'i insieme piut-
tosto densa ed uniformemente distribuita. ;
Il 4 si distingue dagli esemplari piccoli di mucronatus, con i quali
può venire talvolta confuso, oltre che per il colore giallo delle mandibole,
per la punteggiatura degli urotergiti visibilmente più fina, meno densa
e meno profonda. I caratteri già dati nella tabella lo differenziano dal
variegatus distinto pure per la punteggiatura degli urotergiti un PI
© più rada e lievemente più grossolana. —
ROTTO 0 raro Ata
Variabilità. - Specie non molto variabile sia nel colorito che ©
nel disegno. La metà apicale delle mandibole può essere talora quasi
intieramente bruna ed il funicolo delle antenne con il colore nero più o
meno esteso. In 4 4 della Sicilia (Lentini dint., M.te Etna, Catania).
lo scapo varia dal completamente nero al nero con margine apicale
giallo. La fascia gialla del pronoto può presentarsi in ambo i sessi con-
tinua o largamente interrotta fino a ridursi a due piccole macchie laterali,
non è improbabile anche la completa assenza di essa. Lo scutello varia
dal completamente nero, al nero con due macchie gialle, più o meno svi-
luppate, ai lati; tali macchie nella 9 sono presenti solo in rarissimi casi.
In ambo i sessi le macchie gialle sugli urotergiti possono essere più ©
meno estese e con tendenza, specialmente quelle del IV e V urotergite,
a riunirsi in una fascia unica; in qualche caso tale fascia può ridursi
a due macchiette laterali o scomparire del tutto (2), in qualche caso | q
”
A RI VG ; È
tu Fede ‘fi . : 4 : ‘ È ‘
a LITRO ane Tia ET PIE a ZIO oP sean yee ae È i DI dl Ti”
et
ot i
}
he SARO he dep ivi . 4 pe we Dia . . .
ancora può essere macchiato il solo primo urotergite (1 ® di Cascina
7
Amata). Nelle zampe la colorazione gialla può essere più o meno estesa
ed assumere, specialmente nei 4 4, sfumature rossastre; le tibie III e
il primo articolo dei tarsi medi e posteriori possono essere talora del
tutto o quasi del tutto gialli (4).
In complesso gli esemplari del Sud presentano una maggiore esten-
sione del colore giallo, ho notato 3 4 4 di Pozuelo de Calatrava (Coll.
_ Museo di Parigi) singolarmente gialli. In qualche caso però nella mede-
| sima località, come per esempio a Royan (Charente Inférieure), ho no-
tato esemplari con il torace estesamente giallo (postscutello giallo fra
le lamelle, macchie dello scutello assai sviluppate) misti ad esemplari
con il torace visibilmente più scuro (postscutello nero fra le lamelle,
macchie dello scutello piccole) (Coll. Museo di Parigi). Negli esemplari
del Nord i disegni tendono in generale più al biancastro e sono relati-
vamente meno sviluppati, carattere questo che, con sorpresa, ho notato
pure fra le 9 9 di alcune popolazioni della Sardegna (i relativi 4 ¢
conservano il colore decisamente giallo) (1).
Accanto a quella cromatica ho osservato anche una certa varia-
zione morfologica, così il mucrone può presentarsi, in ambo i sessi,
piuttosto largo ad apice tronco o subarrotondato oppure stretto ed
. allungato ad apice più o meno profondamente smarginato nel mezzo.
La densità e la profondità dei punti sugli urotergiti e sul II urosternite
non si mantiene sempre costante, così negli esemplari della Sardegna i
punti si presentano in generale più profondamente impressi e sul II uro-
sternite tendono spesso a diradarsi ed ingrossarsi.
Distribuzione. - Specie comune sia nell'Italia continentale
che insulare. Esemplari esaminati: i
Alto Adige: Brunico 1 @ (Coll. Ceresa) Lombardia: Mercallo
3 64 1 Q (Coll. Ceresa), Milano 1 4 (M. G.), Melegnano 2 4 4 2 29
(M. G.), Cascina Amata 5 4 4 10 9 9 (M. G.). Piemonte: (senza loca-
lita precisata) 3 4 4 5 2 2 (M.G.), Albarasche 1 9 (M. G.), Casale Monfer-.
frato4 & g 1 9 (M.G). Ligurta: Genova 1 & (M. G.), Borzoli 2 4 4
7 4
(1) Poiché la cattura di tali esemplari avvenne in un’epoca relativamente pre-
coce (1-15 giugno) è presumibile che si tratti di un fenomeno stagionale. Il melani-
smo sembra raggiungere difatti la massima intensità negli individui della generazione
svernante, la minore intensità negli adulti delle generazioni estive in corrispondenza
dei mesi più caldi, ed una ripresa di intensità negli adulti delle generazioni autunnali.
Tale comportamento il Dr. G. Domenichini (1952) l’ha notato nell’Anagyrus pseu-
dococci Gir. 3
i I 4 &; contrariamente alle 9 9, pare siano poco sensibili all'influenza sta-
gionale e questo spiega come i sopra citati 4 4 della Sardegna conservino inalterato
it loro colore decisamente giallo.
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ne ì) Ma Dai Mu ea [ay oat oF Oe * | Sela ©
} , ¢ “9 Lai
(M. G.), Sarissola Cape. Lago) I & (M. G.), Voltaggio 1 9 (M. G.), Varazze
1 9 (M. G.), Spotorno 3 4 ¢ 3 2 2 (M.G.), Albenga 2 9 9 (M. G), Al-
benga 2.3 & 1 9 (M.'G.). Toscana: Viareggio 8 @ 3 4 9 9 (Coll
Ceresa), Firenze 3 9 9 1 4 (Coll. Ceresa), Sesto Fiorentino 2. 9 9 (Coll. Ce-
resa), Rovezzano 2 4 & 1 Q (Coll. Ceresa), Isola del Giglio 8 4 4g 1 9 (M.
G.). Lazio: Roma'g9 “4.4. (I.E.). Roma-Acilia ‘49 UO PIGRI | Avbir ano
Rivisondoli 1 4 (I. E.). Puglie: Trinitapoli 4 4 & (M. G.), Apricena
499 (M. G.). S. Severo 4 4 & (M.G.).. Calabria-Lucanita: Massiccio
del Pollino, Zona Torr. Santicelli (m. goo-1100) 1 4 (Coll. Museo di Napoli).
Sicilta: Catania (Plaia Pineta) 3 4 & (I. E.). Etna (vers. meridionale) M.te Vet-
tore, 1750 m.5*4-4 (1. E.) M.te Sona,.1350'm. 1 # (IvE.) Lentini dint. 3 #4
(IB): Sarde o nals Olbia: 039 9011-44 F (Coll, Geresa)\Porto' lores
(Stagno di Genano) 10 9 9 5 ¢ & (Coll. Ceresa), Porto Torres (Stagno di
Platamona) 6 9 92 8 @ 4 (Coll. Ceresa), Sassari dint. 4 9 9 (Coll. Ceresa),
Chilivani 16 9 9 2 4 4 (Coll. Ceresa), Alghero 1 ® (Coll. Ceresa), Sorgono
10904 (CMG); Poettoi (Cagliari): 1-4 (MG
Francia: Mesnil le Roi 4 ¢ @ (M.P.), Nievre 1 4 (M:P.), Gray 2 2 9
(M. P.), Allier: Brout-Vernet 2 9 9 2 4 4 (M.P.), Argentat (Corréze) 16 4 4
2.2 2 (M. .P.), St. Rémy-La- Varenne 3 9 2 2 4 & (M.P.) Royan 5 2 2
6 4 4 (M.P.) Bordeaux 1 9 (M.P.), Banyuls s. Mer 3 4 4 3 2 2 (M.G,).
Cette 4°°9 o: 1 3 ‘(M, PB), Callian*(Var) x 9. CM. oP)... Spigno dba
t..9 (M.P.). Pozuelo “de> Calatrava’ 3° ‘4-4 -(P.M-)S 0122 eta: Geneve
484. M. Bi); Nyon <a 4 # apne OF «CMG Eee pae Riga
(M..G..), Jakobstadt};2. @ ¢° (M.: G.)} Bibani. 1.59. (M. Gi). «Is. .Ci pros Cher
kes'1.-4 (M. Gi). Marocco: Tangeri 13 (MSG)
Specie diffusa in tuita l'Europa eccettuato l'Inghilterra, la Scandinavia e la
Finlandia (Verhoeff).
Marocco: Aflou, Laghouat, Ain Madhi (de cone 1950), Ain Zorah (Giner —
Mari, 1945). Algeria: Hippone, Le Tarf, Biskra (Morice, 1911).
Biologia. - Gia Shuckard e poi Gerstaecker (1867, pag. ee
avevano osservato come l’Ox. 14-notatus avesse l’abitudine di tratte-
nere la sua preda stretta al ventre con le zampe posteriori. Fatto questo.
confermato pure dal Ferton (1902) e che, secondo tale Autore, spieghe-
rebbe la consuetudine del predatore di lasciare sempre aperta la sua buca
quando si reca alla caccia, dando così a lui agio di entrare ed uscire a
suo gradimento. Il Ferton stesso ha potuto constatare che, ricoprendo.
con un po’ di sabbia l’orifizio del nido, la femmina predatrice si trovava.
nell’impossibilita di entrare senza aver prima deposta la preda; solo se
essa rientra senza bottino l'entrata viene dissimulata come accade per le
altre specie di Oxybelus che, portando la vittima infilzata nell’aculeo,
hanno la possibilità di manovrare liberamente le membra per chiudere
ed aprire il nido a loro piacimento.
PE VITI ar e
Anche per il 14-notatus la semplice paralizzazione della preda è
evidente. Il Ferton stesso (1902) riporta che in due nidi aperti a Boni-
facio (5 e 6 Ottobre) i Ditteri catturati non portavano alcuna traccia di
mutilazione, tutti erano freschi e molti davano ancora segni di vita.
Gerstaecker (1867) dice di aver catturato questa specie sull'Achil-.
ta lea millefolium L., su rovi, ecc.; Bouwman (1932) sull’Achillea in
“genere, io l’ho trovata il più delle volte a bottinare sull’Achillea ligu-
stica All. Il Marquet (1896) dice: « Cette espèce se trouve 4 Bordeaux
et a Toulouse. La femelle est rare, mais le male est assez commun
dans le Bas-Languedoc sur le Crithmum maritimum, les Eryngium cam-
| pestre et les menthes ».
Gerstaecker (1867), Marquet iD) Ferton (1902), Chevalier
(1926), Bouwman (1932).
Prede: Phytomyza lateralis Fall. (Gerstaecker), Sarcophaga
arvorum Zett., Rhinophora deceptricola Loew, Rhinophora sp., Lauxa-
| nia aenea Fall., Chortophila striolata Fall., Chortophila cinerella Fall.,
Sapromyza fasciata Fall., Scaptomyza (Drosophila) graminum Fall., Sa-
| promyza plumicornis Fall. (Ferton, 1902 e 1908).
_ Ophyra leucostoma Wied., Onesia sepulcralis Meig., Hydrotaea
dentipes F., Anthomyia albescens Ztt. (Chevalier, 1926)
Secondo Chevalier (1926, pag. 12) l’Ox. 14-notatus sembra avere
una speciale predilezione per l’Ophyra leucostoma Wied.
__ Gerstaecker. (1867), Ferton (1902, 1908), De Gaulle (1908),
Berland (1925), Chevalier (1926), Bouwman (1932).
Oxybelus variegatus Wesmael
(Ox. mandibularis Auct. plur. nec Dahlb.)
Fig. VIII
Oxybelus variegatus Wesmael, 1852, pag. 628, N. 6, 9. - Gerstaecker, 1867, pag.
94, N. 16, 9. - Chevrier, 1868, pag. 391, N. 3, 2. - Oxybelus furcatus
Marquet (partim). 1896, pag. 34. - Oxybelus mandibularis de Beaumont, 1942;
pp. 418, 421, 427. - Verhoeff, 1948, pp. 162; 167, 198.
Loc. tip.: Dintorni di Ginevra.
i 2. — Fronte larga, circa il doppio della larghezza dell'occhio, con
punti relativamente grandi, piuttosto radi e profondamente impressi;
questi sul vertice vanno un poco addensandosi e rimpicciolendosi. Man-
dibole gialle con sfumature ferruginee più o meno estese ed apice bruno
o bruno-rossiccio. Antenne con il funicolo a faccia superiore nera ed a
faccia inferiore, particolarmente verso l'apice, ferruginea, il più delle
volte gli articoli basali sono del tutto neri.
Torace: mesonoto grossolanamente punteggiato: i punti, densi
presso il margine anteriore, vanno sensibilmente diradandosi verso la
porzione mediana del disco dove si osservano larghi spazi lucidi una
volta o anche due volte maggiori del diametro dei punti. Scutello con
‘punteggiatura presso a poco simile a quella del mesonoto. Lamelle del
x
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MELA ar hae D dee È eS
postscutello, viste di profilo, nettamente bifide all'estremità. Mucrone
piuttosto allungato e talora relativamente largo, apice subtronco. Meso-
pleure con punti sparsi, gli intervalli fra essi sono il doppio e spesso
anche più il diametro del punto. Parti laterali dell’epinoto con micro-
scultura fondamentale a cui si sovrappongono rughe poco marcate, irre-
golari ed interrotte. | | :
Nere. Sono giallo-biancastre le seguenti parti: una fascia sul
pronoto, largamente interrotta nel mezzo e talora ridotta a due mac-
chie ai lati, i tubercoli omerali, una macchia sulla metà basale delle te-
gule e le lamelle del postscutello. SALO
Addome lucido. Urotergiti con punteggiatura piuttosto fina, visibil-
mente più fina di quella del torace. Urotergite I con punti abbastanza
-
x
AE
\
Fig. VIII. - Oxybelus variegatus Wesmael, 9. - 1. Addome. - 2. Capo. - 3. Torace
(da D. Guiglia, 1944 a).
radi, talora l’intervallo fra punto e punto è il doppio o anche più del
diametro dei punti. Urotergite II uniformemente punteggiato, i punti
sono un poco più fini e più densi rispetto al I urotergite. Urosternite II
con punti il più delle volte piuttosto radi al centro e più o meno grosso- 3
lani e profondamente impressi. Area pigidiale a superficie piuttosto gros-
solanamente punteggiata ed apice subtronco o leggermente arrotondato.
Due serie di macchie giallo-biancastre ai lati del I-IV o I-III urotergiti..
Margine posteriore del Vi urotergite ferrugineo. Segmento anale rosso-
ferrugineo, di rado un poco infoscato.
— Zampe nere e ferruginee con macchie gialle. Anche, trocanteri e la
massima parte dei femori di tutte le zampe neri. Femori ferruginei al-
l'apice, quelli del I paio e spesso anche quelli del II paio con macchia a
ay
“A ‘
ni
¥
aS A ee ee
- gialla apicale più o meno sviluppata. Tibie e tarsi ferruginei, le tibie
possono spesso presentare traccie di colore giallastro alla base. Pettine dei
tarsi anteriori breve.
. Lungh.: 5-6 mm.
8. — Clipeo, visto di profilo, con la carena convessa sulla parte
posteriore e concava presso l’apice. Dente mediano lungo presso a poco
come i denti laterali o leggermente più breve. Fronte e vertice con punti
più fini e sensibilmente più densi rispetto alla 2. Mesonoto e scutello
| più fittamente punteggiati. Lamelle del postscutello, mucrone e meso-
pleure presso a poco come nella ®. Parti laterali dell’epinoto con talora
striatura, più o meno marcata e regolare, anche sulla parte posteriore.
Urotergiti con punteggiatura visibilmente più densa e più profonda-
mente impressa rispetto alla ®. Urosternite II con punti in generale
un poco più densi. più grandi e più profondi che nella ®; anche in
"questo sesso tale scultura è però pregno variabile. Apofisi spinose in
| qualche caso ben marcate.
Zampe in massima parte gialle e nere. Femori di tutte le paia neri,
; quelli del I e II paio con apice giallo e striscia gialla, più o meno estesa,
sulla metà apicale della faccia inferiore, quelli del III paio solamente
gialli all'apice. Tibie del I e II paio gialle con la faccia inferiore a tinta.
bruno-rossastra o a leggere sfumature dello stesso colore; tibie del III
paio più o meno intensamente brune con anello giallo alla base. Tarsi
di tutte le paia ferruginei.
Colorazione simile alla 2. I disegni del torace sono in generale più
tendenti al giallo e la fascia del pronoto si presenta più spesso continua
“o appena leggermente interrotta nel mezzo, in qualche caso questa fa-
scia si unisce al giallo dei tubercoli omerali. Anche i disegni degli uro-
tergiti sono più decisamente gialli rispetto alla ® e talora più ridotti.
Segmento anale bruno, talora con leggere sfumature ferruginee.
Lungh.: 4-5 mm. (4-6 mm. Verhoeff).
L’addome lucido e la punteggiatura piuttosto rada dei primi due
| urotergiti differenziano con abbastanza facilità la 9 del variegatus dalle
specie affini. I caratteri già dati nella tabella sono sufficienti per distin-
% guerla dalle 9 9 del 14-notatus e del victor melanchoticus. Aggiungo
inoltre come dalla prima si differenzi pure per il funicolo delle antenne
in gran parte bruno anzichè rossastro e per le zampe prevalentemente
nere e ferruginee invece che gialle e nere. Dalla seconda per il mesonoto
| lucido con punti che sulla porzione mediana distano fra di loro di uno
spazio maggiore del loro stesso diametro (nel victor melancholicus il
mesonoto è opaco o subopaco e l'intervallo fra i punti è minore del
diametro dei punti) e per l’area pigidiale, misurata alla base, presso a
poco tanto lunga quanto larga (nel victor melancholicus è più lunge
che larga).
Il ¢ si differenzia dal 1 4-notatus, oltre che per i i caratteri ae nella
tabella, per la punteggiatura degli urotergiti un poco più rada e legger-
mente più grossolana. Dal victor melancholicus soprattutto per il di-
verso profilo del clipeo ed inoltre per le tibie III generalmente più chiare.
Variabilità. - Specie nell'insieme con variazioni poco ampie.
La fascia gialla del pronoto può mostrarsi più o meno ampiamente inter-
rotta nel mezzo e nel & estendersi talora fino a congiungersi con il
giallo dei tubercoli omerali. Le macchie gialle degli urotergiti possono
essere più o meno estese fino a ridursi a piccoli punti o scomparire del
tutto. In 1 9 di Riofreddo (Lazio) sono macchiati solamente i primi
tre urotergiti, in 1 @ di Tolosa (Coll. Museo di Parigi) si notano due
piccole macchie ai lati del I urotergite e lievissime traccie gialle sul II
urotergite, in 1 ¢ di Cascina Amata due sole macchie ai lati del I uro-
tergite. Nella 9 il segmento anale è, in qualche raro caso, leggermente
infoscato e la fascia ferruginea al margine posteriore del V urotergite
può presentarsi più o meno estesa e talvolta ridursi ad una ristretta
linea. Nel 4 il giallo apicale dei femori I e II può essere più o meno
esteso e la colorazione bruna delle tibie III più o meno intensa. Anche
nel variegatus la punteggiatura del II urosternite è, in ambo i sessi,
piuttosto variabile: al centro i punti possono mostrarsi più o meno
densi e più o meno profondamente impressi.
Distribuzione. - Specie assai meno comune della precedente.
Esemplari esaminati :
Alto Adige: Brunico :2: 9.9: (Coll. Ceresa). L'o mbia ed tas Ga-
scina Amata 5 99 1 ¢ (M. G.), Canonica d'Adda 1 4 (M. G.). Piemonte:
senza località precisata 2 92 9 (M.G.), Boves 1 4 (M.G.) Sangano 1 9
(M. G). Liguria: Genova. 2.4 4 2.9 9 (M. G.), Borzoli«r. #4 (MSG
Sarissola (App. Ligure) 1 92 (M. G.), Masone (App. Ligure) 1 4 (M. G.), Spo-
torno 1 ¢ (M. G.), Loano 1 9 (M. G.), Albenga 1 4 (M. G.). Emilia:
Ronzano (Bologna) 1 9 (M. G.). Toscana: Firenze 1 9 (Coll. Ceresa),
cippiano 1.4 1 9 (M. G)), Is. del Giglio 3 #1 2009 UM. G.), Laz
Roma ve. dint. 1 9. (M.°G) 6a: 1 0 (IE): Riofreddo’ yo “Gee
Abruzzi: Trasaco 1 2 (M. G.). Calabria: Fago del Soldato 2 4 @
(M. G.). Stctlta: M.te Etna vers. sud: Pedara 600 m. 1 & (I. E.) Sar
degna: Gennargentu (1600 m.) 1 4 (Nadig, 1933-34, mandibulars Dahlb.). i
Francia: Argentat (Corrèze) 5 9 2 (M. P.), Royan 3 99 1 & (M
P.), Toulouse 1 9 (M.P.). Svizzera: Géntve 19 (M.P.) Nyon oi DA
(M. G.). Portogallo: Arieiro3 4 & (M.G.), Massorra 1 g@ (M.G)
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nottero. Le vittime erano:
. curvicauda Meig. Nel secondo giorno, alle ore 10 e 30’, ho scorto una
1 «Italia centrale e meridionale. De Beaumont’ (I. c.. pag. 427) cita questa specie
di gran parte della Svizzera « jusqu'à 1000 m. dans les vallées méridionales du Valais;
pas très commun ».
Biologia. - Le prime e più particolareggiate notizie sulla bio-
‘logia di questa specie ci sono date dal Grandi (1929). Questo Autore
dice di aver visto nidificare tale Oxybelus due volte a Taviano (19
luglio, II agosto): i
« Nel primo giorno ho esplorato un covo simulato in un piccolo
spazio sabbioso adiacente al letto del torrente Limentra. La cella da
me scoperta conteneva 4 Ditteri, ma nessuna traccia dell’ovo dell’Ime-
1 Blepharidopsis nemea Meig., 3 Weberia
femmina rientrare al nido con una preda impalata nell’aculeo. Al mo-
mento della penetrazione la vittima rimane incagliata sulla porta d’in-
gresso. L'Oxybelus allora si rivolta, l’afferra con le mandibole, tira
con forza e, piegandola in due senza tanti complimenti, la introduce
nel nido. Chiude poi dal di dentro il foro con sabbia e si trattiene nel-
l'interno circa 5 minuti primi. Esploro il covo: la galleria decorre prima
quasi orizzontalmente per circa 3 cm., piega quindi bruscamente in basso
e, descrivendo un'ampia curva, percorre ancora 7 cm. In fondo si apre
una cella subisodiametrica, di circa 5 mm. di larghezza, che contiene 3
Ditteri ma nessun uovo del predatore. I Ditteri sono: 1 Stomoxys
calcitrans Lin., 1 Miltogramma brevipilum Villen., 1 Phrosinella na-
suta Meig. ... ». (Grandi, 1929).
— Chevrier (1868) ha trovato l’Ox. variegatus specialmente sulle
| Ombrellifere. Marquet (1896) ha sorpreso più volte in copula questa
‘specie a Toulouse sui fiori di Petroselinum sativum Hoffm. e l'ha vista
spesso bottinare « sur les Aster, Menthes et Euphorbes des environs de
Cette et de Béziers ». Da me fu catturata sull’ Achillea ligustica All.
- Chevrier (1868), Marquet (1896), Grandi (1929). ;
Prede: Blepharidopsis nemea Meig., Weberia curvicauda Meig.,
Stomoxys calcitrans Lin., M iltogramma brevipilum Villen. Phrosinella
nasuta Meig.
Come si vede questa specie mostra, nella scelta della preda, una
certa disparità di gusto. « E' interessante poi notare, dice Grandi (1929),
come, eccezion fatta per la Stomoxys, Muscide dannoso, gli altri siano
tutti Tachinidi e Sarchophagidi parassiti di altri insetti. La Blephari-
dopsis infatti vive a spese di Lepidotteri, la Weberia di Carabidi fito-
| fagi (Ophonus, Amara), ecc ».
» M = è eh
— + LOL ae
SR, trispinosus Fab.
Apis trispinosa Fabricius, 1787; pag. 303, N. 60. - Oxybelus nigripes Olivier, 1811,
pag. 596, N. 12. Q (1). - Oxybelus trispinosus Dahlbom, 1843-1845, pag.
270, N. 169. - Wiesmael, 1852, pag. 625, N. 4. - Taschenberg, 1866, pag.
161. - Oxybelus nigripes (partim) Ach. Costa, 1866-1871, pag. 78, N. 5;
4 2. - Oxybelus nigripes Gerstaecker, 1867, pag. 71: - Oxybelus trispinosus
Chevrier, 1868, pag. 406; N. 9. - Oxybelus ambiguus Marquet, 1896, pag.
28. - Oxybelus nigripes Bouwman, 1932; pp. 388, 389, 392. - Giner Mari.
1943; Pp. 255: 257. - de Beaumont, 1942; pp. 419; aay figg. 9, IO; 13.
- Oxybelus trispinosus Verhoeff, 1948; pp. 163, 165, 192. - Oxybelus nigripes
Noskiewicz e St. Chudoba, 1949, pp. 308, 316, 318; Tav. XIV, fig. 15.
Faester, 1949; pp. 22; 39; figg. 25> 53; 54: 55: 56.
Loc. tip.: « Habitat Hale Saxonum Dom. Hubner ». È
9. — Fronte e vertice uniformemente punteggiati: i punti sono
regolari ed abbastanza profondamente impressi. Mandibole nere, talora
bruno-rossastre con apice nero. Antenne nere, faccia inferiore e ultimi
due articoli del funicolo rossastri.
Torace: mesonoto piuttosto regolarmente punteggiato, i punti fini
presso il margine anteriore vanno gradatamente un poco ingrossandosi
e diradandosi sulla metà distale, presso il margine posteriore si osservano —
spazi lucidi maggiori del diametro dei punti. Scutello con punteggiatura
simile a quella del mesonoto, i punti sono talora un poco più piccoli.
Lamelle del postscutello, viste di profilo, semplici o leggermente bifide
all'estremità. Mucrone in generale piuttosto largo ad apice subarroton-
dato o tronco, di rado lievemente appuntito. Mesopleure grossolana-
mente ed irregolarmente rugulose. Lati dell’epinoto con strie il più delle
volte fini, rade ed irregolari.
Nero, talora la parte anteriore delle tegule con macchia gialla e la-
melle del postscutello con giallo più o meno diffuso. .
Addome finamente punteggiato. Urotergite I con punti un poco
(1) «12 Oxybéle nigripède.
Oxybelus scutello trispinoso, niger, abdominis seghkiah en punctis duo-
bus flavis,
Il a un peu plus de trois lignes de longueur. Les antennes sont noires, avec
l'extrémité un peu ferrugineuse. La téte est noire. Le corselet est pointillé, noir, sans
taches. On voit sur l’écusson trois épines de la méme couleur, dont deux arquées in-
térieurement, et la troisitme un peu plus longue, creusée en gouttière, tronquée, un —
peu arquée en dessous. L'abdomen est finement pointillé, noir, avec un point jaune
de chaque còté du premier anneau, ou quelquefois entiérement noir. Le pattes sont
noires, avec les jambes antérieures, 4 leur partie interne, les tarses des mémes jam-
Les, et l’extrémité des autres tarses, ferrugineux. Les nervures des ailes sont d'un.
brun-noiràtre.
Il se trouve au midi de la France, aux environs de Paris » (Olivier, 1. È):
’
più grandi e un poco più radi (intervalli fra i punti da due a quattro a
volte maggiori il diametro dei punti) rispetto al II urotergite, qui i punti
\
‘appaiono assai fini, regolari ed uniformemente distribuiti. Urosternite II
con punteggiatura in generale piuttosto fina e più o meno densa, al
centro i punti vanno talora diradandosi ed ingrossandosi. Area pigidiale
densamente e grossolanamente punteggiata, apice subarrotondato.
Due grandi macchie gialle ai lati del I urotergite, talora due striscie,
più o meno sviluppate ai lati del II urotergite, più di rado due macchie
anche sul III utotergite. Segmento anale nero, di rado con sfumature
—
ferruginee.
Zampe nere. ‘Tibie e tarsi anteriori con la faccia interna ferruginea
talora a sfumature giallastre. Ultimo articolo dei tarsi di tutte le zampe
-ferrugineo più o meno infoscato.
Lungh.: 6-8 mm.
4. — Clipeo, visto di profilo, con carena poco sporgente, quasi
diritta sulla metà apicale. Dente mediano più breve dei denti laterali.
Fronte e vertice con punteggiatura un poco più fina e più densa che
nella 9, particolarmente sulla fronte i punti sono più piccoli e più fitti.
Mesonoto e scutello più finamente e densamente punteggiati. Lamelle del
postscutello come nella 9. Mucrone in generale più stretto e talora ad
apice quasi appuntito. Mesopleure e lati dell’epinoto come nella 2. Uro-
tergiti con punteggiatura più densa e più profondamente impressa; sul
I urotergite gli intervalli fra i punti sono inferiori al diametro dei punti;
il II urotergite ha punteggiatura simile a quella del I urotergite, i punti
sono talora un poco più fini e più densi. Urosternite II a punteggiatura
piuttosto variabile, in generale i punti appaiono un poco più fini e talora
un poco più densi che nella 2. Apofisi spinose nulle o quasi nulle.
| Zampe a colorazione diversa dalla 2. Femori di tutte le paia neri,
quelli del I e II paio con striscia gialla, più o meno estesa sulla faccia
inferiore, quelli del III paio con macchia gialla apicale. Tibie in massima
parte gialle, quelle del I e II paio nere o brunastre inferiormente, quelle
del III paio con un anello o con tutta la metà apicale nera od ancora con
solamente una macchia bruna all'apice, talora sulla faccia inferiore si
osservano sfumature bruno-castanee più o meno marcate. Tarsi di tutte
le paia ferrugineo-giallastri in qualche caso un poco infoscati.
Colorazione notevolmente diversa da quella della 9. Torace con
disegni gialli; sono gialle le seguenti parti: una fascia sul pronoto che
x i . "x . e ”
puo essere continua o più o meno ampiamente interrotta nel mezzo, i
tubercoli omerali, una macchia al margine anteriore delle tegule e le
lamelle; in qualche raro caso il mucrone può presentare la metà apicale
È = +
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NS Lihue RAR et he ee : aD
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- ì GA i
chiara. Due serie di macchie gialle ai lati del I-IV urotergite: grandi ed
ovali quelle sul I urotergite, più o meno ridotte e lineari quelle sui
rimanenti urotergiti, ho osservato 1 ¢ di Bonifacio (Coll. Museo di
Parigi) con macchiati solamente i due primi urotergiti.
Lungh.: 4%-6 mm. (5-7 mm. Verhoeff). |
I caratteri dati in tabella son sufficienti ad individuare la specie.
| Variabilita. - Specie nell’insieme con variazioni non molto
ampie. Nel 4 la fascia gialla del pronoto può essere o continua o più
o meno largamente interrotta nel mezzo. L’addome può presentarsi più
o meno macchiato, nei ¢ 4 si passa da esemplari con macchie sui primi |
quattro urotergiti ad esemplari con solamente macchiati i due primi uro-
tergiti; nelle ® 9 da esemplari con tre o anche quattro paia di macchie
(secondo Verhoeff) ad esemplari completamente neri (1 ® di Maiorca,
Coll. Museo di Parigi). Nel 4 le tibie III variano dal quasi totalmente
nere con solo un anello giallo alla base (1 4 di Allier: Brout-Vernet,
Coll. Museo di Parigi), a quasi totalmente gialle con macchia bruna
apicale; la faccia inferiore può essere talora più o meno estesamente
bruno-castanea. |
Le variazioni morfologiche sono in generale piuttosto lievi: le
lamelle del postscutello (viste di tre quarti) si presentano talora legger-
mente bifide all'estremità, il mucrone, in ambo i sessi, può essere a lati
paralleli, o leggermente convergenti verso l’apice, questo può presentarsi
o tronco, o subarrotondato o di rado un poco appuntito. La striatura
delle parti laterali dell’epinoto, può essere, sia nel & che nella 9, più
o meno marcata e più o meno fitta e regolare. Urosternite II, in ambo
i sessi, con punti, al centro, più o meno densi e grossolani.
Distribuzione. - Specie non comune dovunque. Esemplari
esaminati: |
Alto Adige: S. Vigilio di Marebbe 1 9 (Coll. Ceresa). Trentino:
Varenna, m. 1200, 1 2 3 4 @ (Coll. Ceresa) Lombardia: Canonica d'Adda “4
2 66 4 99 (M. G.), Melegnano 1 ¢ (M. G.), Mercallo 2 o) 4. (Coll): Genes
resa), Maggianico 1 9 (M. G.), Solcio 1 @ (M. G)). rye
Francia: Champfleury (Marne) 1 9 (M. P.), Gray 5 4 4 1 Q (M.
P.). Aliier: Brout-Vernet 9 4 4 e 6 © 92 (M.P.) Argentat (Corréze) 1 2
3 4 & (M. P.), Royan 2 9 9 6 4 & (M. P.), Gedre 4 9 9 (M. P.), Mégeve —
(Haute Savoie) 1 9 (M. P.). Svizzera: Neuchatel 1 4 1 9 (M. G), Ge-
neve 5 4 & 1 9 (M.P.) Nyon 1 9 (M.G.). Germania: senza località
precisata 1 2 (M.G.) Lettonia: Setzen 1 9 (M.G.). :
Europa, eccettuata probabilmente la Gran Bretagna («... O. nigripes, Ol., is.
unlike any continental species, but it is only known from a single specimen taken
many years ago in Devon ». (Hamm e Richards, 1930; pag. 117). Secondo de Beam 3
mont (1942) 1] trispinosus giunge fin quasi ai 2000 m. :
6,
TRIO LE
SÌ
Di, | Biolo gia. - Non mi risulta che sia stata fino ad ora studiata
la biologia di questa specie. Bouwman (1932) dice di aver trovato 4 &
di trispinosus su .Rubus (20 giugno - 11 agosto).
.»_Prede.-Nonsi conosce la preda di questa specie. Berland (1925)
cita 1 esemplare della Coll. Pérez infilzato insieme ad una Pollenia rudis
« evidentemente sua preda ». Dall'esame di questo esemplare (Coll. Mu-
seo di Parigi) ho potuto però constatare come si tratti dell’?Ox. mucro-
natus Fab. (pugnax A. A.).
Oxybelus dissectus Dahlbom
Oxybelus dissectus Dahlbom, 1843-1845, pag. 514; N. 19, 9. Oxybelus mona-
‘chus Gerstaecker, 1867, pag. 84, N. ri, 2. - Oxybelus morosus Chevrier,
1868, pag. 390, N. 2, 9. Oxybelus monachus Meyer, 1921, pp. 48-53, 4 2.
- Hedicke, 1930, pag. 131. - Maidl in Schmiedeknecht, 1930, pp. 663, 666. - de
Beaumont, 1942, pp. 420, 422, 425. - Oxybelus dissectus Verhoeff, 1948.
Meares, nr, 197. - baester,, 10495 pp. 123,040: figg.'22; 23, 28, 52, 57.
- Oxybelus monachus Noskiewicz e Chudoba, 1949; pp. 313; 317; 319. -
Bliithgen, 1949, pag. 88.
Loc. tip.: Posen (Germania).
2. — Fronte abbastanza densamente e finamente punteggiata, sul
vertice i punti vanno un poco diradandosi ed ingrossandosi. Mandibole
_ nere, talora con lievissime sfumature rossastre, specialmente sulla metà
basale. Antenne nere con il funicolo più o meno estesamente rossastro
al disotto; gli articoli basali sono spesso intieramente neri e quelli apicali
talvolta ferruginei.
Torace: mesonoto grossolanamente punteggiato, i punti sono pro-
fondi, piuttosto regolari ed uniformemente distribuiti; talora sulla metà
posteriore si osservano spazi lucidi superanti il diametro dei punti. Scu-
tello punteggiato presso a poco come il mesonoto con intervalli lucidi
fra punto e punto. Lamelle del postscutello, viste di tre quarti, nettamente
bifide all'estremità. Mucrone in generale non molto largo e ad apice più
o meno profondamente inciso, assai di rado subtronco. Mesopleure
piuttosto grossolanamente punteggiate con qualche ruga incerta sulla
parte anteriore, i punti possono essere più o meno densi. Parti laterali
dell’epinoto con strie il più delle volte bene marcate.
Nero. Sono giallo-biancastre le seguenti parti: i tubercoli omerali,
una macchia sulla metà anteriore delle tegule e le lamelle del postscu-
_ tello; solo eccezionalmente si osservano due striscie ai lati del pronoto.
Addome regolarmente e profondamente punteggiato. Sul I uro-
4 ; tergite i punti sono più grossolani rispetto a quelli del II urotergite. Uro-
sternite II con punti sparsi, più o meno numerosi e in generale poco
profondamente impressi al centro, notevolmente più fini e più densi
sulle parti laterali. Area pigidiale grossolanamente punteggiata ad apice
subtronco o lievemente smarginato. Due serie di macchie bianco-gialla-
stre ai lati del I-IV urotergite, talora il V con striscia mediana, in
qualche raro caso è macchiato il solo I urotergite. Segmento anale nero.
Zampe in massima parte nere. Femori di tutte le paia neri, quelli
del I e II paio con macchia gialla apicale più o meno sviluppata. Tibie I
nere con la faccia superiore gialla rossiccia, tibie del I e II paio nere
con macchia o striscia gialla, più o meno sviluppata, sulla parte basale
della faccia superiore. Tarsi di tutte le paia bruni, quelli del I paio a
sfumature ferruginee, più o meno accentuate, talora l’ultimo articolo
ferrugineo. i
Lungh.: 6-8 mm.
4. — Clipeo, visto di profilo, con carena quasi sempre diritta o
subdiritta. Dente mediano più lungo dei denti laterali. Punteggiatura del
vertice e in modo particolare delle fronte più fina che nella 9. Meso-
noto e scutello con punteggiatura notevolmente più densa rispetto alla
2, in particolar modo sul mesonoto i punti sono più piccoli e più
fitti. Lamelle del postscutello come nella 2. Mucrone presso a poco come
nella 9. Mesopleure più densamente punteggiato-rugose. Parti laterali.
dell’epinoto con striatura simile a quella della 2. Urotergite I con punti
visibilmente più fitti, un poco più fini e non dissimili da quelli del II
urotergite. Urosternite II punteggiato presso a poco come nella 9,
talora al centro i punti sono un poco più densi. Apofisi spinose in gene-
rale bene evidenti.
Zampe con colorazione diversa da queltà della 2. Femori I e II
neri con macchia gialla apicale e striscia gialla più o meno estesa, sulla
metà distale della faccia inferiore, femori III neri, talora con traccie
gialle all'apice. Tibie anteriori e medie gialle con la faccia inferiore bru-
na, tibie posteriori nere con la base più o meno estesamente gialla. Tarsi
del I paio giallo-rossastri, talora leggermente infoscati, tarsi del II e III
paio con i primi due articoli neri, in qualche caso anche i rimanenti più
o meno intensamente anneriti.
Lungh. : 442-6 mm. (5-7 mm. Verhoeff).
Colorazione. - Il giallo nella massima parte dei casi tende al ci-
trino ed è più sviluppato che nella 2. Sul torace sono colorate le se-
guenti parti: una fascia sul pronoto ampiamente interrotta nel mezzo,
ed Vasta dino È
Va 1 AVERE RON, i et A ye ie ed
’ RAE CA oe L'ANN nica veti Ph. 36 A CAPR LY 3:
i tubercoli omerali e le lamelle del postscutello. Addome con due serie
Ù di macchie giallo-citrine ai lati degli urotergiti I-IV, quelle del III talora
| ridotte e quelle del IV in qualche caso mancanti; eccezionalmente il V
e VI urotergite presentano una fascia o striscia gialla al margine apicale.
Per la sua colorazione scura la 2 di questa specie potrebbe venire
confusa con la 9 del trispinosus dalla quale è però ben distinta, oltre
che per il colore giallo-biancastro dei disegni del corpo, per le lamelle
del postscutello nettamente bifide, per la punteggiatura degli urotergiti
visibilmente più grossolana e per le zampe con macchie gialle. Il colore
nero dei primi, e talora anche dei seguenti articoli, dei tarsi del II e III
| paio di zampe distingue il 4 del dissectus dal & del mucronatus
e del victor victor. Dalla prima specie si differenzia inoltre per le mac-
chie addominali tendenti al biancastro (nel mucronatus queste sono,
nella .maggior parte dei casi, gialle dorate), per la punteggiatura degli
urotergiti in generale meno profondamente impressa e un poco più
rada, per i femori del I e II paio il più delle volte a colore giallo meno
. esteso; dal 4 del victor victor per il diverso profilo del clipeo, la pun-
| teggiatura degli urotergiti meno fina, le zampe in generale più chiare
e con i tarsi del II e III paio intieramente giallo-rossastri. Il 4 del
_I4-notatus è poi nettamente distinto per le sue antenne a funicolo in
massima parte rossastro, lo scutello il più delle volte con due macchie
gialle laterali, la punteggiatura degli urotergiti visibilmente più fina e
più densa, il II urosternite, nella maggior parte dei casi, con punti fini
| e fitti ed infine per le zampe notevolmente più chiare.
—_—Verboeff (in litteris) distingue il 4 del dissectus dal & del mucro-
natus per la diversa conformazione del dente mediano: «in pugnax é the
middle tooth of clypeus is longer and more slender and deverges behind
directly to the clypeo-labial-suture; in dissectus 3 tre middle-tooth is
shorter and thicker behind and is is double pointed (like in varie-
gatus 41! ».
Variabilità. - Questa specie è soprattutto variabile nel numero
e nell’estensione delle macchie degli urotergiti, nelle altre parti del corpo
| le variazioni cromatiche sono lievi. Così le mandibole possono presen-
tare sfumature rossastre più o meno marcate e più o meno estese e il
funicolo delle antenne può mostrare gli articoli basali completamente
neri e gli apicali rossastri. In qualche raro caso si possono osservare sullo
scutello, sia del ¢ che della ®, due macchie gialle ai lati (1 4 di Via-
reggio, 1 @ di Royan). Le macchie degli urotergiti sono, in ambo i
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sessi, piuttosto variabili sia come numero che come estensione: ho no-
tato come in femmine della stessa località (Viareggio) si passi grada-
tamente da esemplari con due serie di macchie ai lati del I-IV urotergite
ad altri con solo due macchie ridotte ai lati del I urotergite e nei maschi,
sempre di Viareggio, da esemplari piuttosto scuri con macchie poco
estese ai lati del I-IV urotergite ad altri con il giallo notevolmente dif-
fuso, un esemplare presenta due serie di grandi macchie gialle sul I e II
urotergite, due striscie trasverse sul III e IV urotergite, una fascia con-
tinua al margine apicale del V e una piccola striscia allo stesso margine
del VI urotergite. In qualche caso il IV urotergite è immacolato.
Ho notato 1 ® del Lido di Venezia (Coll. Museo di Parigi) sin-
golarmente piccola (5 mm.) e singolarmente scura (addome senza mac-
chie, zampe estesamente nere con le tibie II e III appena macchiate di
giallo alla base).
La scultura presenta lievi variazioni, così la densità dei punti sul
mesonoto non si mantiene perfettamente costante: nella zona mediana
gli intervalli fra punto e punto possono essere o eguali, o superiori 0
anche inferiori al diametro dei punti. Sul II urosternite la punteggiatura
al centro può presentarsi più o meno densa e più o meno grossolana.
Il mucrone può essere, in ambo i sessi, ad apice bifido o, in qualche raro
caso, ad apice subtronco. ]
Gli individui del Marocco costituiscono, secondo de Beaumont
(1950) una razza abbastanza bene distinta (dissectus tingitanus) :
« ... Comparés aux dissectus d'Europe centrale, les spécimens maro-
cains s'en distinguent tout d’abord par une taille plus grande, les ailes
plus enfumées et leur sculpture plus forte: la réticulation des méso-
pleures est plus accusée, la ponctuation des tergites plus forte et plus
serrée, avec des espaces presque partout plus petites que les points;...
Chez les spécimens marocains, la ponctuation de la partie infé-
rieure des tempes est plus dense, avec, chez les femelles surtout,
une pilosité plus développées; le mucron semble en moyenne un.
peu plus large et plus court. En ce qui concerne le dessin, on peut
remarquer que chez les femelles, les taches abdominales, d'un blanc-
jaunatre comme chez les individus d’Europe, sont en général éloi-
gnées de la ligne médiane et assez larges. Chez les males, les dessins
sont aussi du méme jaune que chez les individus européens et en moyenne
très développés; tous les exemplaires examinés ont une bande,
iégerement interrompue au milieu, au collare, les tubercules huméraux, —
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i 2 taches au scutellum, parfois une partie du postscutellum jaunes; les
taches du 2.e tergite on tendance a s'élargir, celles des fémurs 1 et 2 à
prendre une assez grande extension...» (de Beaumont, 1950, pp. 420,
421).
Gli esemplari na per quanto riguarda lo loro scultura più
grossolana, costituiscono una forma di passaggio fra il dissectus dis-
_sectus e il dissectus tingitanus de Beaum. del Marocco, ciò che mette
pure in rilievo il de Beaumont stesso: « on peut noter qu’au point de
vue de la sculpture, les individus d'Europe méridionale (Italie) sont in-
termédiaires entre les deux races » (de Beaumont, 1950).
Distribuzione. - Specie non comune in Italia e dovunque.
Esemplari esaminati:
Veneto: Lido di Venezia 1 2 (M. P.)) Lombardia: Brescia 1 4
MONO) 0E mm il'i'a: Rimini (Miramare) 2.4 & 3 9.9 (M.G). Toscana:
Viareggio 9 9 9 3 3 d(Coll., Geresa). “Puglie: Trinitapoli 1 4 (MG),
| Apricena 1 g (M. G.), S, Severo 1 g (M. G.).
_____Francia: Royan 1 @ (M. P.), Francia meridionale (senza località preci-
Sota)o1. oO. .(M. P.).
Svizzera: « Cette espéce assez rare chez nous, a été trouvé sur le Plateau suisse,
de Genève è Bate et dans la vallée du Rh6ne » (de Beaumont, 1942, pag. 426).
Marocco: Tassiala, Port Lyautey, Fedalah, Casablanca. Tiznit, Goulimine
- (dissectus tingitanus de Beaumont, 1950), Goundafa (monachus Gerst.. Nadig, 1933),
Muley Ali, Ain Zorak (monachus Gerst., Giner Mari. 1945).
Biologia. - Non mi risulta che ancora siano state studiate le
abitudini di questa specie. Il Sig. L. Ceresa mi disse di averla trovata
a bottinare sui fiori di preferenza nelle ore fresche del mattino, assai di
rado dopo le dieci.
È
È . Ox. dissectus eburneofasciatus (Dufour) Dahlbom
a eburneofasciatus Dahlbom, 1843- r8455 pas. 514, N. 17,01 9 (1).
de Beaumont, 1952, pag. go. - Oxybelus Dufouri Marquet, 1896, pag. 22.
- de Beaumont, 1952; pag. go.
in
1 ©. Loc. tip.: Francia meridionale.
po Caratterizzata dalla colorazione decisamente chiara dei di-
segni del corpo. |
Al Museo di Parigi ho notato 6 @ 9 di Royan, 1 ® di Arcachon,
id 2 9 di Barcellona con colore bianco giallastro assai caratteristico ma
| non sempre egualmente diffuso. Nelle femmine di Royan si passa da
«__.(x) Nel testo la diagnosi dell’eburneofasciatus (N. 17) precede quella del
| dissectus (N. 19) non essendo però ammessa la priorità della pagina o. della riga
(v. Rud. Richter: « Seiten - Prioritàt ist Keine Prioritàt ». Senckenbergiana, Vol. 33,
N. 1-3, 1952; pp. 73-74), resta il nome di dissectus, ormai d'uso.
esemplari estesamente colorati (due grandi macchie sullo scutello, il
postscutello fra le lamelle, gran parte del mucrone, larghe fascie sui
primi cinque urotergiti) ad esemplari con lo scutello immacolato, il
postscutello nero fra le lamelle, le fascie dei primi tre urotergiti interrotte
nel mezzo, le tibie II e III estesamente nere con solamente un anello
giallo alla base (nelle forme più chiare la metà prossimale della faccia
superiore è quasi intieramente gialla).
Distribuzione. - Esemplari esaminati.
Francia: Arcachon 2 ¢ 9 (M.P.) Royan 6 9 9 (M.P.) Spagna:
Barcellona 2 9 2 (M.P.).
St. Lever, Bordeaux (Berland, 1925), Bretenouv 1 9; 5 Q @ probabilmente
del S. O. della Francia (de Beaumont, 1952). ate ©
Oxybelus mucronatus Feb.
(Ox. pugnax Oliv. et. Auct.)
Oxybelus mucronatus Fabricius. 1793, pag. 300, N. 25, 4. - Oxybelus pugnax
Olivier. 1811, pag. 595, N. 6, 2 Q (2). - Wesmael, 1852, pag. 629, N. 7.
- Oxybelus scute!laris Costa (?), 1866-1871, pag. 77. N. 3, &. - Oxybelus
nigripes Costa (partim). 1866-1867, pag. 78, N. 5. 4 9. - Oxybelus ambiguus
Gerstaécker, 1867, pag. 75, N. 7, 9. - Oxybelus pugnax Chevrier, 1868,
pag. 408, N. 10. - Nano 1896, pag. 26, - Oxybelus maculiventris Tour-
nier, 1901, pag. 256. - Oxybelus pugnax Berland, 1925, pag. 209. - de Beau
mont; 1942; pp 420; 422, 425, N. 9. - Giner Mari, 10997 PP. 255, 258;
figg. 326, 334. - Verhoefi, 1948, pp. 163, 167, 195. - Noskiewicz e Chu-
doba, 1949; pp. 310, 317; 319. - Faester, 1949, pp. 22; 42; figg. 27, 58»
59; 60.
Loc. tip. : Germania.
2. — Fronte e vertice con punti densi ed uniformemente distri-
buiti: un poco più impressi sul vertice che sulla fronte. Mandibole nere,
-
(1) Faester (1951) in seguito all’esame del tipo, ha potuto constatare come il
& del mucronatus altro non sia che il 4 del pugndx Oliv. e non del 14-notatus Jur.
come Verhoeff (1948) e Faester stesso in un SRO tempo (1949) avevano stabilito.
(2) « 6. Oxybèle combattant.
Oxybelus pugnax, /
Oxybelus scutello bidentato mucroneque obtuso, niger, abdomine maculis decem
flavis; pedibus nigris flavo maculatis.
Il est plus grand que l'Oxybèle redoutable. Les antennes sont. noires, avec Tee
mité noiràtre. La tète est noire, légèrement couverte d'un duvet argenté. Les antennules
et les mandibules sont également noires. Le corselet est ponctué, noir, avec deux points.
iaunes de chaque cote du segment antérieur. L’écusson a deux petites lames jaunes ~
et une epine noire, obtuse, creuséc en gouttière. L’abdomen est légèrement pu-
bescent, pointillé, noir, avec une grande tache jaune de chaque còté des cinq premiers
anneaux. Les pattes sont noires, avec la partie antérieure des jambes de devant et une i
partie des cuisses jaunes, Les pattes intermédiaires ont un peu de jaune au haut des
jambes et sous les cuisses. Les postérieures n’ont un peu de jaune qu’au haut des A
jambes. Les ailes ont leurs nervures noires. i 4
Il se trouve aux environs de Paris ». (Olivier, Il. c.). iam
ae oa sfumature rossastre più o meno accentuate. Antenne con il
| funicolo nero al disopra e ferrugineo al disotto, ultimo articolo spesso
intieramente ferrugineo. |
Torace: mesonoto profondamente punteggiato: i punti, un poco
più fini presso il margine anteriore, vanno ingrossandosi sulla metà di-
1 stale, talora in prossimità del -margine posteriore vanno un poco
diradandosi. Scutello con punteggiatura simile a quella del mesonoto.
Ù — Lamelle del postscutello, viste di tre quarti, nettamente bifide all’estre-
mità. Mucrone piuttosto largo, a lati paralleli ed apice tronco o lievemen-
te smarginato. Parti laterali dell’epinoto con strie in generale piuttosto
fini e più o meno fitte e regolari; fra stria e stria, oltre il reticolo fonda-
mentale, si osservano, particolarmente sulla parte superiore, punti più
o meno densi e profondi.
Nero. Sono gialle le seguenti parti: i tubercoli omerali una mac-
chia sulla metà anteriore delle tegule e le lamelle del postscutello, talora
due striscie, più o meno estese, ai lati del pronoto.
Addome profondamente punteggiato. Sul I urotergite i punti sono
densi e grossolani, sul II visibilmente più fini. Urosternite II lucido con
| punti sparsi, il più delle volte piuttosto grandi e profondi, al centro.
Area pigidiale grossolanamente e profondamente punteggiata ad apice | GGI
arrotondato.
— Due serie di macchie giallo-dorate ai lati degli urotergiti I-V, tali
macchie variano sia come numero che come estensione. Urosternite II
| talora intieramente giallo (maculiventris ‘Tourn.). Segmento anale
. bruno, in qualche caso con riflessi rossastri all'apice.
‘ Zampe gialle e nere. Femori del I e II paio neri con striscia gialla,
4 | più o meno estesa, sulla faccia inferiore; femori III neri. Tibie I gialle
ee. superiormente, brune inferiormente, tibie II e III nere con macchia o
. anello giallo alla base. Tarsi del I paio ferruginei, tarsi del II e III paio
| con i primi tre articoli neri o quasi neri, i rimanenti ferruginei.
Lungh. : 6-844 mm. (7-9 mm. Verhoeff).
di: 8. — Clipeo, visto di profilo, con carena il più delle volte sub-
diritta sulla metà anteriore. Dente mediano così lungo o un poco più
lungo dei denti laterali. Vertice e fronte con punti più fitti e talora,
È | particolarmente sulla fronte, un poco più fini rispetto alla 2. Mandibole
e antenne come nella ®, in qualche caso le sfumature rossastre delle
| mandibole sono un poco più accentuate. Mesonoto e scutello con punti
Pi si visibilmente più fini e più fitti rispetto alla 9. Lamelle del postscutello
-
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come nella 9. Mucrone il più delle volte un poco più stretto e un poco
più lungo, solo eccezionalmente è breve e largo. Addome con punti più
fini e sensibilmente più densi che nella 2; sul Ie II urotergite la pun-
teggiatura è presso a poco simile, contrariamente ‘cioè a quanto accade
nella 2. Urosternite II punteggiato presso a poco come nella 9,
qualche caso i punti si presentano più fini, più densi e più uniforme-
mente distribuiti. Apofisi spinose in generale bene pronunziate.
Zampe gialle e nere. Femori I e II neri o castanei al disopra, gialli
al disotto, femori III neri. Tibie I e II gialle con striscia scura sulla
LEE A
RE IRE
FigvalX Ss ~ 1, Oxybelus mucronatus F. f. immaculatus Guigl,, Q : porzione poste-
rior2 del torace. - 2. Ox. victor melancholicus Chevrier. & : capo (da D. Guiglia,
1944 2).
n
faccia inferiore, tibie III nere con anello giallo alla base. Tarsi gialli
ferruginei, i primi due articoli del II e III paio si presentano il più delle
volte anneriti. Colorazione del torace con il giallo un poco più diffuso
che nella ® : la fascia sul pronoto è più spesso continua o appena lieve-
mente interrotta nel mezzo, solo di rado scompare del tutto; sullo scu-
tello si osservano sovente due macchie gialle laterali. I disegni degli uro-
tergiti sono simili a quelli della 9, talora le macchie si presentano un
poco più sviluppate con tendenza, particolarmente quelle del III-V uro-
tergite, a riunirsi, del tutto o quasi, sulla linea mediana; in qualche raro.
caso si osserva una striscia gialla anche al margine posteriore del VI
urotergite. (
Lungh.: 4-7 mm. ge -7 mm. Verhoeff). ;
La statura abbastanza grande, le macchie degli urotergiti di un
giallo dorato, le lamelle del postscutello nettamente bifide e la punteg- —
giatura profonda degli urotergiti differenziano la ® di questa specie
°
1
zampe. Dalla ® del dissectus è ben distinta per i caratteri già dati in
tabella. Il 4, particolarmente se è di piccole dimensioni, può venir con-
fuso con il victor melancholicus, dal quale è però bene differenziato per
il diverso profilo del clipeo, per le mandibole in generale più scure, per
la punteggiatura degli urotergiti più impressa, per il colore giallo-dorato
delle macchie addominali e per le zampe a colore nero più esteso. Dal
dissectus si distingue, oltre che per i caratteri già dati in tabella e per
quanto già ho detto a proposito di tale specie, per i femori del
I e II paio di zampe in generale più largamente macchiati di giallo, dal
tripinosus per le lamelle del postscutello nettamente bifide all'estremità,
‘ oltre che per la colorazione e la punteggiatura degli urotergiti e dal va-
riegatus e 14 -notatus per i caratteri della tabella.
Variabilità. - Specie con variazioni cromatiche piuttosto sen-
sibili. Le macchie degli urotergiti variano, in ambo i sessi, sia come
‘numero che come estensione: da esemplari con gli urotergiti quasi intie-
ramente gialli e II urosternite giallo (nella 2) (maculiventris Tourn.)
si passa ad altri con praticamente macchiato di giallo il solo I urotergite
od anche, con tutti gli urotergiti immacolati (immaculatus Guigl.). Nel-
la medesima località (Sesto Fiorentino, Argentat, Royan) ho notato
indifferentemente frammisti esemplari chiari con esemplari scuri. Anche
il torace presenta qualche leggera variazione cromatica, così nei 4 3 la
fascia del pronoto può essere o continua o leggermente interrotta nel
| mezzo © ridotta a due macchie laterali od ancora può scomparire del
tutto (1 es.re di Canonica d'Adda). Lo scutello, nei ¢ 4, varia dal
completamente nero al nero con due macchie gialle laterali più o meno
grandi. Le lamelle del postscutello delle 2 9 possono essere più o meno
estesamente annerite. Nelle ® 9 le zampe si presentano talora diffusa-
mente nere, il giallo dei femori e delle tibie può, in qualche caso, scom-
parire del tutto o quasi del tutto, ciò che le rende facilmente confon-
dibili con le ® 9 del trispinosus.
Le variazioni di scultura sono talora abbastanza rimarchevoli, così
le 9 9 di certe popolazioni della Sardegna presentano le mesopleure a
rugulosità assai ridotta con gli intervalli fra i punti lucidi e gli uroter-
giti a punteggiatura più rada. Sul II urosternite i punti possono essere
più o meno densi e grossolani, in generale nei 4 4 si mantengono più
fini, più fitti e più uniformemente distribuiti rispetto alla 9. Inoltre,
È sempre in Sardegna (Chilivani), ho notato 2 ® 2 con le caratteristi-
che cromatiche della f. immaculatus Guigl.: ‘addome immacolato, \brdel!
e zampe praticamente senza traccie gialle ma con le ali ialine.
La f. immaculatus, descritta dell’Is. di Cipro (Ox. nigripes var.
immaculatus Guigl., 1944, pag. 156, 1 9), oltre all'addome immaco-
lato e torace e zampe nere ha in più le ali infoscate e l’apice del mucro-.
ne profondamente inciso (Fig. IX 1). Secondo Verhoeff (in litteris)
all'Is. di Cipro si trovano però anche esemplari macchiati: 2 9 2 con .
un paic di macchie gialle, 1 con due paia e 2 con tre paia.
De Beaumont (1950, pag. 420) crea per gli individui nord afri-
cani una nuova sottospecie (pugnax pui
« Chez les spécimens nord-africains, l’étendue des dessins clairs
sur l’abdomen varie aussi, mais le taches du 2.e tergite sont toujours
linéaires, n’occupant qu’une étroite zone au bord postérieur du segment.
Les dessins clairs, sur le reste du corps, sont en moyenne peu dévelop-
pés; il apparaît rarement des taches sur le scutellum du mile, les fé-
murs de la femelle sont généralement noirs, ceux du male avec de petites
taches apicales seulement. Mais, ce qui contribue surtout a donner a
cette sous-espèce nord-africaine son aspect particulier, c'est que les des-
sins, chez la femelle, sont d'un blanc-jaunatre et non jaune doré; chez
le male, par contre, les différences de teinte entre les individus d’ Europe
et ceux d’Afrique sont peu marquées, le jaune étant cependant un peu
moins intense chez les individus africains. Je n'ai pas remarqué de diffé-
rences constantes dans la coloration entre les deux races». (de apra
mont, 1. c.).
Distribuzione. - Specie comune. Esemplari esaminati :
Veneto: Torri del Benaco 1 9 5 4 4 (LE). Lombardia: Milano
dint. 1 4 (1.9 (M. G.), Sedriano 1. & (M. M.), Cascina Amata 4 ¢ @ (MSG:
Canonica d'Adda 3 4 4 1 9 (M. G.), Val Malenco 1 9 (M. G.). Piemonte:
senza località precisata 4 ¢ 9 3 4 4 (M.G.) Valpelline 1 9 (M.G.) Al-
aie I 2 (M. G.). Liguria: Genova 2 9 9 2 44 (M. G), Borzoli
2 17 6 6 (M.G.), Sarissola (App. Ligure) 2 4 3 (M.G.) Santuario della
pista (Apps Ligure) 2 9 9 1 4 (M. G.) Masone 1 4 (M. G.), Varazze
z 9 9 (M. G.), Spotorno 8 9 9 3 & & (M.G.), Diano Marina 1 9 (M. G.),
Loano 1 4 (M.G.), Albenga 1 4 M.G.). Emilia: Bologna dint. 9 4 4
2 29 (M.M.), Coili Bolognesi 1 9 (M. M.). Toscana: Is. del Giglio 1 4
(M. G.), Firenze 1 4 1 @ (Coll. Ceresa), Sesto Fiorentino 4 92 92 1 4 (Coil.
Ceresa), Reggello 1 Q (Coll. Ceresa) Lazio: Romar g 1 9 (I. E.) Roma-
«Acilia 1) IE) Puglie: Apricena 10M AGO vr
del Soldato 1 4 (M. G.). Sicilia: Torrenova 1 9 (M. G). Sardegna.
Otbia 3 4 & (Coll. Ceresa), Porto Torres (Stagno di Platamona) 9 2 2 9 4 4
(Coll. Ceresa), Porto Torres (Stagno di Genano) 3° 4 4 (Coll. Ceresa), Marina —
di Sorso 3 9 9 1 & (Coll. Ceresa), Chilivani 3 4 4 (Coll. Ceresa), Alghero:
I Q (Coll. Ceresa), :
Francia: Vivonne 1 4 (M. P.), St. Remy-la- Varenne 1 9 (M. P.),
Allier: “Brout-Vernet Fy oug wi 4 (MPI. Lyte de (M. P.)s Rae.
TERA. ae, WS ‘
x ae ok he ale "SNA ALA
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DE VITI Rt i AR dan] sf brat aon eater oily
eat SPE TA eae De Bier Coa Rd
( 2 & 4 (M. P.), Argentat (Corrèze) 4 & s 4 99 (M. P.), Digne
ee 9 2 (M.P.) Montpellier 1 2 (M.P.), Marseille 1 4 (M.P.), Gallian
» 2 44 (M.P.) Tarbes 1 9 (M.G.), Banyuls s. Mer 1 & (M. G.). Spagna:
Seamamean a 4 (M.P.). Swizzera: Nyon 1. 4 2 29 (MG. MP.)
Sivery (Geneve). 1° 4° 1. 07° (ME Gy) Astrea: Wien 1.4 (MG). Fs.
Pei dt.) Villanova "ri 4 > (MiG). Js di Cipro: Cherkes 1 @ (M.
G), Pimassol + @ (M.G.), Asamotos 2:4 ¢ (M.G.).
Meo o: Foumel Hassan. 2 6 g 1 9.(M:P.), Agaz 2 4 a (M.P.)
Asni 1 9 (M P.) (Ox. pugnax ssp. moricet de Beaumont, 1950).
Algeria: Hippone, Biskra (Morice, 1911):
Europa centrale e meridionale. Comune dovunque.
«w
A oe.
. Biologia. - Nonostante sia questa una specie comune pure poco
si sa intorno alle sue abitudini. Ferton (1902, pag. 517 e 19I0, pag.
159) accenna solamente alle prede preferite dall’ « Ox. ambiguus »
alla loro paralizzazione e alla posizione dell'uovo rispetto al dittero (al
lato di un'ala).
Marquet (1896) dice di aver visto molte volte il mucronatus sulle
— Ombrellifere e sulle Composite. Morice (1911) ha catturato tale specie
in Algeria su Ammi visnaga Lam. e su Tamarix, io l'ho trovata a bot-
I tinare sull’Achillea in genere.
; Ferton (1902).
Prede: Asilus atricapillus Fall., Thereva arcuata Loew., Onesia
|
J
i A e i DIA Sett at
| corsicana Villen., T'hereva plebeja L. (Ferton, 1902, 1910).
Oxybelus uniglumis L.
Bites ee ‘Uinnaens, 1758, pag. 573, N. 12,-1 @Q. - Crabro uniglumis
Rossi, 1790; pag. 92, N. 884. - Oxybelus fallax Gerstaecker, 1867, pag. 85,
N. 12. - Oxybelus uniglumis Chevrier, 1868, pag. 388, N. 1. - Marquet,
1896, pag. 31. - Birula, 1915, pag. 379. - Berland, 1925; pp. 204; 206,
208; fig. 432. - Bouwman, 1932, pp. 388, 390, 393. - Richards, 1935;
pag. 166, N. 82. - de Beaumont, 1942, pp. 420, 423; fig. 8. - Oxybelus hi-
spanicus Mercet (in litt.) Giner Mari, 1943, pag. 260. - Oxybelus uniglumis
Giner Mari, 1943, pp. 254, 255, 263. - Verhoeff, 1948, pp. 161, 165, 181.
- Noskiewicz e Chudoba, 1949, pp. 309, 316, 318; Tav. XIV, fgg. 12;
Baw Haester 10949, ppi af, 30; figg. 21. 24,26; 33.
Loc. tip.: Europa.
® “2. — Fronte e vertice densamente ed assai finamente punteggiati,
sul vertice i punti si presentano appena lievemente più radi e più grandi.
4g Mandibole nere, talora con leggeri riflessi rosso-scuri. Antenne nere con
la faccia inferiore più o meno estesamente rossastra, il più delle volte
a gli articoli apicali intieramente di questo colore e i basali neri.
P Torace: mesonoto abbastanza densamente e regolarmente punteg-
giato: : 1 punti assai fini e fitti presso il margine anteriore, vanno un poco
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ingrossandosi e diradandosi procedendo verso la porzione mediana del
disco dove si possono in qualche caso osservare spazi lucidi maggiori del
diametro dei punti. Scutello con punteggiatura in generale simile a quella
del mesonoto, i punti possono essere talora un poco più radi od anche
leggermente più fini e più densi. Lamelle del postscutello, viste di tre
quarti, semplici all'estremità. Mucrone di forma piuttosto variabile: il
più delle volte abbastanza breve con lati un poco convergenti verso l'api-
ce, questo appare arrotondato o subtronco. Mesopleure assai grossolana-
mente rugose. Strie ai lati dell’epinoto più o meno regolari, in generale
abbastanza bene marcate.
A
Nero con il giallo-biancastro limitato ad una parte, più o meno
estesa, dei tubercoli omerali (talora questi possono essere completamente
neri), alla metà anteriore delle tegule e alle lamelle, in qualche caso
queste si presentano un poco annerite alla base.
Addome lucido subtriangolare, piuttosto breve. Urotergiti molto
fimamente punteggiati. Urotergite I con punti fini ma marcati e larghi
spazi lucidi fra punto e punto, urotergite II con punti densi e finissimi.
Urosternite II con punteggiatura in generale poco profonda; al centro i
punti sono piuttosto radi, sulle parti laterali notevolmente più fini e
più densi. Area pigidiale grossolanamente punteggiata ad apice subtron-
co, talora lievemente smarginato.
Due serie di macchie bianco-giallastre ai lati del I-V urotergite; i
macchie variano sia come numero che come estensione, quelle del IV e V _
urotergite tendono spesso a riunirsi sulla linea mediana. Segmento anale —
nero, in qualche raro caso con lievi sfumature rossastre all'apice. ‘ad
Zampe in massima parte nere e ferruginee. Tutti i femori neri n
con sfumature ferruginee, più o meno marcate, all'apice. Tibie e tarsi
ferruginei; le tibie spesso con macchia gialla basale e talora quelle del II
e III paio un poco infoscate.
Lungh.: 5%-8 mm.
6. — Clipeo, visto di IRE con carena notevolmente convessa È
nella metà superiore. Dente mediano così lungo o un poco più lungo dei i
. . . È ° en DIES %
denti laterali. Fronte e vertice con punteggiatura più fina e un poco più —
fitta che nella 9. Mandibole e antenne come nella 9. Mesonoto e scu- |
tello con punti un poco più fini e più fitti. Lamelle del postscutello e |
mucrone come nella 2. Mesopleure e lati dell’epinoto con scultura pres- |
ny
so a poco simile a quella della 9; talora le mesopleure mostrano una
rugulosita un poco meno grossolana e i lati dell’epinoto una striatura
At IT ae eo y i
PRE RAI ar ‘OXYBELINI Vi ie AI ends 5 Way
A più fina e più densa rispetto alla 9. Urotergiti con punti un poco più
| profondamente impressi e sul I urotergite più densi. Urosternite II in
| generale più finaménte e più densamente punteggiato che nella 9.
| | Zampe con colorazione simile a quella della 2, talora le tibie del
IL e III paio si presentano infoscate o nere, in tali casi si osserva un anello
giallo alla loro base, più esteso su quelle del III paio.
di Colorazione simile alla 9. Disegni gialli del torace come nella 9 :
| tubercoli omerali talora completamente o quasi neri, lamelle del postscu-
tello spesso oscurate alla base. Due serie di macchie giallo-biancastre ai
lati degli urotergiti I-IV. Nella massima parte degli esemplari da me
esaminati le macchie sono limitate agli urotergiti I-II, su quest'ultimo
| urotergite sono talora ridotte a due punti. Segmento anale nero.
‘La ® di questa specie è bene caratterizzata dall’addome lu-
— cido a macchie giallo-biancastre, dalle tibie e tarsi ferruginei e dalle
| mandibole e segmento anale neri. Caratteri questi che, come si vede dalla
tabella, la contraddistinguono dalle ® @ delle specie affini. Il 4, oltre
che. per le caratteristiche cromatiche, è facilmente individuabile soprat-
tutto per il profilo del clipeo a carena notevolmente convessa nella metà.
| superiore.
x
Marta bilità - Oi specie è soprattutto variabile nel nu-
mero delle macchie degli urotergiti. Nelle 2 9 da esemplari con macchie
bene sviluppate sugli urotergiti I-IV e con fascia gialla sul V urotergite
si passa ad altri con macchiati solo i due primi urotergiti. Secondo Che-
| vrier (1868) in rarissimi casi si notano due soli punti ai lati del I uro-
| tergite. Nei 4 4 da esemplari con due serie di macchie ai lati del I-IV
| urotergite si passa ad altri con due sole macchie sul I urotergite (secondo
Chevrier). Negli individui da me esaminati sono macchiati il I e II uro-
È alto, le macchie sul II urotergite sono ridotte talora a due puntini.
{ ill pronoto, secondo Verhoeff, può presentare due brevi striscie gial-
le ai lati. I tubercoli omerali possono mostrare, in ambo i sessi, il giallo
più o meno ridotto, in generale sono più frequenti nei 4 & i casi a
tubercoli completamente neri. Le lamelle del postscutello, sempre in
È ambo. i sessi, possono essere più o meno estesamente annerite alla base,
nei 4 4 in genere il nero è un poco più diffuso. i
Bi: Il colore delle zampe si mantiene, sia nel 3 che nella 2, abbastanza
q costante: nelle 9 9 le sfumature ferruginee all’apice dei femori possono
| essere più o meno marcate e, secondo Verhoeff, non sono rari i casi con
p macchie o striscie gialle apicali sui femori I e IL; l’infoscamento delle
Ra TR { vert: a9 an: Pal da hy ì sl HA font Pea A 01
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D. GUIGLIA i LES SA ba Sa piesa Sin ia Ne 9
tibie del II e III paio può mostrarsi più o meno intenso, nei 4 4 l'oscu-
ramento è talora sensibilissimo, ho notato alcuni esemplari di Gray e
Dieppe con la faccia superiore delle tibie II e III totalmente o quasi nera.
Dal lato morfologico le variazioni sono nell'insieme non molto.
rimarchevoli, così nella 2 la punteggiatura del mesonoto non è sempre
egualmente densa: si possono talora osservare fra punto e punto spazi
lucidi maggiori del diametro dei punti. Il mucrone è abbastanza varia-
bile, può presentarsi cioè più o meno largo, più o meno allungato e ad
apice arrotondato o subtronco. La scultura degli urotergiti non si man-
tiene sempre costante, così, specialmente nei 3 4, 1 punti possono essere
più o meno densi e più o meno fini.
Distribuzione. - Specie rara in Italia. Esemplari esaminati :
Alto Adtge: > Brunico 14 (2.9 (Coll. Ceres) Lire nt ente evi
Genova 1 9 (Coll. de Beaumont), Varena (m. 1200) 1 9-(Coll. Ceresa). Ve-
reto: Bagnoli di Sopra 1 9 (M. M.). Piemonte: Piccolo S, Bernardo
2.8 8 MG.) E mt bas Bologna dint SMESSO
Francia: Dieppe 4 4 & (M.P.), Luc. s. Mer 1 92 (M.P.), Rouen 3 2 9
rig, (Me Po), Patis’3 0 red (MP) Mesnil -Je™ Road ee
Sceaux 1 4 (M.P.),St. Remy-La-Varenne 2 ¢ ¢ 1 2 (M.P.), Allier: Brout-
Vernet; 9 9 9 2.4 4 GM.>P.), Gray 2 4-4 (Me Py Le Bureau Seba
(Charente infér.) 19 (M. P.), Royan 3 99 1 @ (M. P.), Bordeaux 1 9
(M. P.). Svizzera: Martigny (Vallese) 1 4 (M. G.), Bois de Belmont (Lo-
sanna) 1 2 (M.G.), Nyon 1 & (M.P.) Germania: senza località precisata .
I 9 (M.G.}. Olanda: de Bilt (Burevelt) 3 99 (M.G), Helena
veen 1 9 2 4 4 (M. G.), Kerk Avezaath 2 4 4. (M. G.). Lettonia: Set
gon 1.0: {M: Go; Aating 47 {ML G.). Finlandia: Kuopio 1 ¢@ 1 Q-
(M.G.). Ungheria: senza località precisata 1 92 (M:G.)
L’Cx. uniglumis, mentre sembra essere raro nel nostro. a è dal Berland
(1925) citata come la specie più comune per la Francia; anche de Beaumont (1942)
la ritiene: « L’zspéce la plus commune; repandue dans toute la Suisse, jusqu'ì 1600
m. dans les Alpes ». Giner Mari (1943) la cita della Spagna settentrionale ‘e centrale
e Verhoeff (1948) di tutta l'Europa.
Biologia. - Assai numerose sono le osservazioni intorno alla.
Vita e alle abitudini dell’Ox. uniglumis, si può dire sia questa la specie
più conosciuta dal lato biologico. Già Linneo (1761, pag. 418) accenna
alla preda: « Saepe tamen Muscam domesticam se triplo vel quadruplo
majorem, occisam secum trahuit, uti Sphex ».
La nidificazione avviene, secondo Chevalier (1926), che molto det-
tagliatamente ha studiato le abitudini dell’uniglumis, durante i mesi di
giugno, luglio, agosto, settembre e, se la temperatura è mite, anche nella i
prima quindicina di ottobre; le colonie sono in generale assai numerose.
Vengono preferibilmente scelti i terreni sabbiosi, piatti o leggermente.
inclinati ma sempre esposti al sole. Trovato il luogo più adatto la madre
incomincia l’opera di scavo: mettendo in azione le sue robuste mandibole
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stacca la prima parte di terriccio che fa passare fra le zampe posteriori
| per poi proiettarla lontano con quelle anteriori. Una volta preparata la
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cavità essa cerca di dare, con il dorso, una forma arrotondata alla gal-
leria in fondo alla quale essa foggia le cellette a forma di piccoli catini.
Durante il cammino attraverso il cunicolo essa sostiene il suo corpo
sulle quattro zampe posteriori mentre con le anteriori si toglie il terriccio
dal ventre; le galleria è abbastanza comoda da permetterle di uscire con
facilità a testa in avanti.
Terminate le opere di scavo e di costruzione l’insetto inizia la caccia
- “alla preda. E’ assai interessante, dice Chevalier, osservare questo ime-
nottero all'atto di trasportare la vittima che è molto sovente due volte
più grande di lui; in generale esso l’afferra per la testa con le zampe po-
steriori e la tira a rimorchio, in maniera che ,entrando nel cunicolo, dà
l'impressione, come dice Chevalier, di una locomotiva che penetri sotto
il tunnel.
©. La posizione del dittero è invariabile: esso è coricato sul dorso, un
po’ su di un fianco, o a destra o a sinistra del cacciatore. C'è da suppor-
re, continua Chevalier, che anche in questo piccolo mondo ci siano dei
mancini, poichè esistono individui che tengono sempre la loro preda a
| sinistra, altri sempre alla destra. Su 44 viaggi da lui osservati 21 ditteri
venivano portati alla destra, 23 alla sinistra.
Sempre secondo le osservazioni di Chevalier, l’uniglumis paralizza
la preda conficcandole il pungiglione nella gola, talora anche così pro-
| fondamente da far fatica a ritirarlo.
Le generazioni annuali sono due: «la première du 4 au 28 Juin.
L'approvisionnement dure encore trois semaines. Le 21 Juin la nidifi-
cation bat son plein; la deuxième génération commence le 20 Juillet.
C'est du 12 au 22 Aoùt que je vois le plus grand nombre d’Oxybèles
2 nidificant, puis a partir du 2 Septembre je n’en vois plus et cela a cause
de la température froid d'un automne précoce. Je vois la dernière, une
retardataire, le 25 Septembre. On ne peut étre fixe exactemente sur la
_ durée de la nidification, cela dépend du temps: ces mères aiment la cha-
leur et ne chassent que lorsque le soleil est trés vif ». (Chevalier, 1. c.).
Marquet (1896) dice di aver trovato questa specie sulle Ombrel-
lifere e su « des Aster A petites fleurs blanches du Jardin-des-Plantes
(Aster horizontalis) ». Bouwman (1932) su: Cirsium arvense, Achil-
| lea, Heracleum, Daucus, Aegopodium (4, 10 giugno - 14 agosto);
# Achillea, Cirsium, Aegopodium, Angelica, Potentilla reptans L., Rhus
cotinus L., Rubus (2, 8 giugno - - 9 agosto). lc ( Hoa sou
tutto su: Angelica silvestris ed anche su: Aegopodium podagraria, Pim-
pinella saxifraga, Pyrethrum roseum, Carum carvi, Achillea millefolium,
Ranunculus acer. Wahis (1949) sul Daucus carota L.
Linneo (1761), Westwood (1836), Shuckard (1837), Siebold
(1841), Gerstaecker (1867), Handlirsch (1893), Borries (1 897),
Adlerz (1900, 1903), Kieffer (1902), Ferton (1910), Latter (1913),
Kryger (1920), Chevalier (1926), Crevecoeur (1929, 1930), Hamm e
Richards (1930), Bouwman (1932), Guibé ( I 944); Nuorteva (1945),
Bristowe (1948), Wahis (1949).
Prede: Miltogramma conica (Adlerz, 1900), Arrhenopus pili-
gena Rdi. (Wainwright, 1909), Fannia (Homalomyia) incisurata
Zett., Fannia (Homalomyia) scalaris F., Fannia (Homalomyia) poli-
chaeta Stein, Fannia (Homalomyia) canicularis L., Fannia (Homalo-
myia) manicata Mg., Fonnia mutica Zett., Ophyra leucostoma Wied,
Hydrotaca ciliata F., Hudrotaea dentipes F., Hydrotaea irritans Fall.,
Hydrotaea velutina R. D., Anthomyia pluvialis L., Chortophila
longula Fall., Mydea (Aricia), duplaris Zett., Hylemyia cardui Mg.,
Chortophila varicolor Mg., Chortophila cinerella R. D., Chortophila
cilicrura Rdi., Dolichopus ungulatus L., Ephydra riparia Fall.,
Coenosia albicornis Mg., Haematopota pluvialis L., Chloria de-
mandata F., Phaonia querceti Bouché, Pollenia rudis F., Metopia
leacocephala Rossi, Muscina stabulans Fall., Musca ruficeps Mg., Musca —
agilis Mg., Musca domestica L., Scatophaga stercoraria L., Spilogaster
duplicata Mg., Lucilia sp., Ophyra leucostoma Wied., Lonchaea (?).
fugax Beck., Lonchaea chorea F., Hylemyia pullula Zett. (Hamm e
Richards, 1930).
Fannia (Homalomyia) incisurata Zett., Fannia (Homalomyia) ma-
nicata Meig., Fannia (Homalomvia) scalaris F., Lauxania aenea Fall.,
Lonchaea chorea F., Dolichopus ungulatus L., Anthomyia pluvialis L.,
Sapromyza plumicornis Fall., Ophyra leucostoma Wied. (Guibé, 1944).
Lasiops hirsutulus Zett., Hydrotaea Pandellei Stein, Hydrotaea
irritans Fall., Hylemyia strigosa Fab., Onesia agilis Meig., Onesia stricta
Vill., Musca autumnalis Dez., Hydrophoria conica Wied., Haematobia —
stimulans Meig. (Nuorteva, 1945).
Rarcoantue nigriventris Mg., 3 3 4, Helina dica Mg. 50 È 4, ‘
Medoria pullula Zett. 7 3 3 (Bristowe, 1948). | ta
; elt ha Wahis CISA alle inf citate dagli altri Autori aggiunge: eo
cuta geniculata Deg., Myospila meditabunda F.
? ga Da quanto ho potuto constatare l’Ox. uniglumis caccia preferi-
| bilmente ditteri 4 4: Hamm e Richards su 51 prede enumerano 42
hi 66 eg 2 2, Guibé su 141 prede di Fannia ha riscontrato esclusiva-
q mente ¢ 3 (1), Bristowe raccolse 61 prede, tutte 3 3.
i : Linnaeus (1761), Siebold (1841), Dahlbom (1843-1845), Fa-
bre (1856), Girard (1879), Kohl (1880), Sickmann (1891), Borries
È: (1897), Morley (1899), Adlerz (1900), Kieffer (1902), De Gaulle
3 (1908), Wainwright (1909), Ferton (1910), Séguy (1923), Grén-
blom (1925), Berland (1925), Chevalier (1926), Hamm e Richards
(1930), Guibé (1944), Nuorteva (1945), Bristowe (1948), Wahis
(1949). |
Parassiti. - Ditteri: Sphecapata conica Fall., Metopia leuco-
| cephala Rossi, Macronychia griseola F., Macronychia polyodon Mg.,
| Arrhenopus piligena Rond., Aphiochaeta pygmaea Zett. (?), Ham-
— momyia albiseta V. Ros. - Imenotteri: Myrmosa melanocephala F.,
Smicromyrme rufipes Latr., Formica fusca L.
E’ interessante notare come spesso intorno al nido dell’uniglumis
si raggruppino formiche pronte ad utilizzare i ditteri abbandonati dal-
l'Oxybelus ed anche talora a penetrare dentro al nido stesso se, per una
} pera: o l'altra, la sua entrata resta libera.
Kieffer (1902), Wainwright (1909), Boowmant (1909), Alfken
È Brave): Chevalier (1926), Hamm e Richards (1930), Guibé (1944),
_ Nuorteva (1945).
Oxybelus mandibularis Dahlbom
Bi } (nec. Ox. mandibularis Auct. plur.)
liubelic ne on Dahlbom, 1843-45, pag. 514, @ 2. - Schenck, 1857,
pag. 117; N. 8. - Tascenberg, 1866, pp. 160, 162; N. 7. - Oxybelus sericatus
AS Gerstaecker, 1867, pag. 89, N. 13, & 9. - Oxytelus mandibularis Thomson, |
| 1870, pag. 178, N. 3. - Saunders, 1896, pag. 123. - Oxybelus sericatus Maidl
in Schmiedeknecht, 1930, pp. 662, 665. - Bouwman, 1932, pp. 388, 390,
392, N. 8. - de Beaumont, 1942; pp. 420, 423; N. 5; fig. 2. - Oxybelus
_ mandibularis Verhoeff, 1948, pp. 162, 164, 169, N. 2. - Oxybelus sericatus
«|_‘’Noskiewicz e Chudoba, 1949, pp. 302, 316, 318; Tav. XIII, fig. 8. -
.__Cxybelus mancibularis Faester. 1949; pp. 19; 33; figg. 30, 36. 61.
Loc. tip.: Europa.
7 (1) Secondo Guibé tale preferenza potrebbe essere collegata al fatto che i
& 8 4 di Fannia volano nelle ore calde della giornata, al momento cioè che l'Ox.
Bi \watglumis va a caccia di preda.
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136 D. GUIGLIA. i
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2. — Margine anteriore del clipeo con ampia zona lucida priva.
o quasi di punti. Fronte e vertice uniformemente e piuttosto densa-
mente punteggiati: i punti sono relativamente grandi, regolari ed abba- o
stanza profondi. Mandibole con il primo terzo giallo o giallo-bian -
stro, la parte mediana ferruginea e l'apice bruno. Funicolo delle anten: e
ferrugineo con la base scura, talora la faccia superiore può presentarsi in
parte infoscata.
Torace: mesonoto con punti relativamente grandi, profondi e non
molto densi, in special modo, al centro si osservano intervalli lucidi mag-
giori, anche due o tre volte, il diametro dei punti. Scutello punteggiato
presso a poco come il mesonoto. Lamelle del postscutello, viste di tre
quarti, semplici all'estremità. Mucrone piuttosto largo, a lati un poco
convergenti verso la metà apicale, apice subarrotondato. Mesopleure con.
punti sparsi e spazi lucidi fra punto e punto, rugulosita irregolare non.
sempre molto evidente. Strie ai lati dell’epinoto in generale bene mar-
cate e continue, fra stria e stria si osserva una microscultura fonda-
mentale alla quale si sovrappongono talora punti più o meno profonda-
mente impressi.
Nero. Sono giallo-biancastre le seguenti parti: i tubercoli omerali,
due striscie più o meno sviluppate ai lati del pronoto, una macchia sulla
metà anteriore delle tegule e le lamelle del postscutello.
Addome lucido. Urotergite I il più delle volte con punti sparsi,
più o meno grandi e profondi, fra punto e punto si osservano larghi
spazi lucidi. Urotergite II più finamente e densamente punteggiato. Uro-
sternite II, nella massima parte dei casi, assai finamente, densamente
ed uniformemente punteggiato, solo presso il margine posteriore si os-
serva una striscia lucida priva o quasi di punti. Area pigidiale in gene-
rale tanto lunga quanto larga (misurata alla base), a superficie grosso-
lanamente punteggiata ed apice subtronco, talora con lieve smargize
tura mediana.
Due serie di macchie giallo-biancastre ai lati degli urotergiti I-I\
tali macchie possono essere più o meno estese e talora scomparire del
tutto o quasi specialmente sul III e IV urotergite. Segmento anale nero
talora con sfumature rossastre apicali.
Zampe in massima parte nere e ferruginee. Femori neri più o meno —
estesamente rossastri all'apice, quelli del I paio con striscia o macchia |
giallo-biancastra sulla faccia inferiore, spesso. anche quelli del II paio —
J È
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si cer LINE D'ITALIA
ai macchiati di giallo all’apice. Tibie e tarsi di tutte le zampe fer-
1 1ginei.
eo 6-72 mm. Si ong
~~ $. — Clipeo, visto di profilo, con la carena arcuata e notevolmente — | i” i
sporgente. Dente mediano più breve dei denti laterali. Punteggiatura 142 (008
della fronte e del vertice simile presso a poco a quella della ®. Mandibole
come nella 9, più spesso però oscurate. Antenne colorate come nella 9,
il funicolo è talora un poco infoscato e negli esemplari freschi si pre- ah vi De
‘senta intieramente o quasi rivestito di una fina e fitta pubescenza argen- th von
tata. Mesonoto e scutello con punteggiatura più densa rispetto alla 9. | «Ha %
| Lamelle del postscutello e mucrone come nella 2. Mesopleure fortemente di. AS
rugose, prive di spazi lucidi, fra ruga e ruga si possono osservare pic-
coli punti leggermente impressi. Striatura ai lati dell'epinoto simile
presso a poco a quella della 2. Urotergite I con punti visibilmente più
. densi e più grossolani che nella ®, urotergite II con gli stessi più fini
che sul I urotergite, sempre però più fitti e più profondi che nella 9. cf ae i
Urosternite II punteggiato presso a poco come la 2. Urosterniti II-VI mu.
con regolare frangia di peli biancastri. Og
| Zampe in gran parte gialle e nere. Femori del I paio con l'apice in bit
e parte della faccia inferiore giallo-biancastri; femori II con macchia sa
apicale dello stesso colore. Tibie anteriori gialle con la faccia inferiore. I
più o meno bruna e la metà apicale più o meno estesamente ferruginea; CC
tibie II colorate presso a poco come le I, la faccia inferiore si presenta I
talora un poco più oscurata; tibie III nere con largo anello giallo alla oe
base e l’apice più o meno ferrugineo. Tarsi ferruginei. VER
|. Colorazione: i disegni del torace sono distribuiti come nella 9,
in qualche caso le macchie trasversali del pronoto si presentano più svi- ‘vd
luppate; l'addome è macchiato come nella ®, il più delle volte le mac- | a a
| chie ‘sono però limitate ai due primi urotergiti. Segmento anale bruno Mi
‘on sfumature rossastre più o meno evidenti. Bt
| Lungh.: 4-6 mm. (5-7 mm. Verhoeff). vr.
i ‘L'addome lucido a macchie giallo-biancastre e il colore ferrugineo 7 oe
“delle tibie e dei tarsi di tutte le paia di zampe possono confondere la 2 ee
di questa specie con la 9 del variegatus e dell’uniglumis. Dalla prima si CRI ca
differenzia per la lamelle del postscutello semplici all'estremità, il funi- a
colo delle antenne in gran parte rossastro, la punteggiatura del II uro- : bi.
‘sternite in generale densa, fina ed uniforme e l’area pigidiale scura; dalla meo.
seconda si distingue poi con abbastanza facilità per i caratteri gia dati in n 7
bi
‘IR
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~*~ Ae TF b> a na Ds PE eee “aay ni Toe) fobs «oe has ha hd ae”
tabella. Dalla 9 del victor melancholicus, con la quale ha in comune il-
colore delle zampe, è poi nettamente distinta per evidentissime differenze
di scultura. Won
Il 4 del mandibularis è facile ad individuare, oltre che per il to-
mento argenteo delle antenne (bene evidente però solo negli esemplari
freschi), per gli sterniti III-VI con frangia di peli biancastri, carattere
questo che ha in comune con il lineatus, specie nettamente distinta come
risulta dalla tabella.
Viariabilità. - Da quanto ho potuto constatare dallo scarso
materiale esaminato, questa specie presenta leggere variazioni sia croma-
tiche che morfologiche. Il funicolo delle antenne, in ambo i sessi, può
presentarsi più o meno infoscato, in qualche caso la faccia superiore è
in parte annerita. Le macchie degli urotergiti variano sia come esten-
sione che come numero; così nelle 9 2 come nei 4 4 si passa da esem-
plari con macchie bene sviluppate sui primi quattro urotergiti ad altri
con solo i due primi urotergiti macchiati, talora le macchie sul II uro-
tergite sono ridottissime. Secondo Verhoeff (1948), i ¢ 4 possono pre-
sentare, in qualche raro caso, un paio di macchie anche sul V urotergite.
Il segmento anale, in ambo i sessi, può mostrare sfumature ferruginee
più o meno estese e più o meno evidenti, Per quanto riguarda le varia-
. zioni morfologiche ho notato come sul mesonoto della 9 i punti non.
siano sempre egualmente densi, si osservano talora fra punto e punto
spazi lucidi larghi da due a tre volte il diametro dei punti. Anche la pun-
teggiatura degli urotergiti è nella 9 leggermente variabile: i punti pos-
sono essere più o meno densi e più o meno profondamente impressi.
Distribuzione. - Questa specie sembra essere assai rara in
Italia. Ho esaminato esemplari delle seguenti località :
Piemonte: Sangano 1 9 (M. G).
Svizzera: Branson (Vallese) 1 9 (M. G.). Germania: Firsten-
berg i. M. 1 9 (M. G.), Turingia 1 4 1 9 (M.G.); Weissenfels 1 4 (M. G.).
Olanda: Hilversum 6 4 & (M. G).
Nord Europa compresa l'Inghilterra, la Danimarca, la Svezia meridionale e la
Finlandia. Nell’Europa centrale sembra essere rara. Verhoeff (1948) dice di aver visto
esemplari della Cecoslovacchia e dell'Austria, de Beaumont (1942) cita questa spe
cie della Svizzera meridionale (Genève, Valais, Tessin).
Biologia. - Non si hanno notizie intorno alle abitudini di que-
sta specie, Gerstaecker (1867) l'ha trovata nel mese di agosto sulla
fioritura del Senecio saracenicus L., Bouwman (1932) su: Cirsium ar-
vense Scop., Rubus, Achillea (4 3, dal 1° luglio al 1° agosto) e su:
Cirsium, Achillea, Epilobium angustifolium L. (2 2, dal 23 giugno al
9 agosto).
n
|
l
Pa
hi
iS
È:
»
ae Olanda Verhoeff (1048) l’ha riscontrata abbastanza frequente-
Mente nelle regioni sabbiose dove vola dal giugno all'agosto.
È, Gerstaecker (1867), Bouwman (1932), Verhoeff (1948).
SP CER BROBRE TL NO} UIL AL IA
Oxybelus occitanicus Marquet
Oxybelus occitanicus Marquet, 1896, pag. 18. - de Beaumont, 1942, pp. 418,
420, 423; fig. 5. - Faester, 1949, pp. 24, 35; fig. 5. - de Beaumont, 1952;
pag. 90.
belSoe.s tip... Francia (Cette).
« Femelle: Mandibules rougeàtres avec le bout noir. Antennes
noiràtres jusqu’au milieu et ferrugineuses sur l’autre moitié. Pronotum
finement ponctué avec sa tranche blanchatre interrompue au milieu par
une fine ligne noire. Appendices foliacés du mesonotum blancs. Mucro
de la méme couleur avec sa base noire. Il a la forme d’un triangle très
allongé et terminé, en pointe. Ecaillettes et points calleux blancs. Ailes
_ diaphanes veinées de brun.
« Abdomen finement ponctué avec ses bandes blanches; les deux
‘premieres ont une tache triangulaire assez grande au milieu, les suivantes
sont continues, mais un peu élargies en leur milieu. Anus noiràtre avec
DIN extrémité rouge. |
Jambes : fémurs des trois paires noirs jusqu'au aux 2/3 en dessus
et en dessous, puis blancs jusque près des genoux; ces derniers et les
tibias blancs en dessus et linéolés de noir en dessous. Tarses.
— blancs avec une teinte roussastre vers l’extrémité.
Taille: 6 mm.
Male: semblable a la femielte quant à la couleur des teguments; il
est un tiers moins grand qu elle.
J'ai trouvé cette espèce 4 Cette et A Vias su Crithmum maritimum
et quelquefois sur Eryngium campestre. Je l'ai prise très raremente è
Toulouse.
La forme acuminée du mucro sépare parfaitement cet insect de tous
ses congénères à macules blanches ». (Marquet, 1. c.).
Come complemento alla diagnosi originale credo utile dare qualche
particolare sulla scultura di questa specie di cui ho esaminato esemplari
_ topotipici in Coll. de Beaumont.
La ® presenta fronte e vertice piuttosto grossolanamente punteg-
| giati, sul vertice i punti sono un poco più grossolani che sulla fronte.
Sul mesonoto la punteggiatura è simile a quella del capo, verso il mar-
VI
MRI
RO IRA DIA
gine posteriore i punti vanno un poco diradandosi; scutello punteggiato
presso a poco come il mesonoto, i punti sono piuttosto radi; lamelle
del postscutello semplici all'estremità; mesopleure grossolanamente pun-
teggiate; striatura ai lati dell'epinoto irregolare e non molto pronunziata.
Urotergiti lucidi: I e II con punteggiatura piuttosto rada, lo spazio fra
punto e punto è maggiore del diametro dei punti, sul I urotergite i
punti sono un poco più grandi e più profondi rispetto a quelli del II
urotergite. Urosternite II con punti piuttosto fini ed uniformemente di-
stribuiti, solo leggermente più radi al centro. Area pigidiale assai grosso-
lanamente punteggiata e ad apice più o meno smarginato. _
La scultura del 4 poco differisce nell'insieme da quella della 9.
Questa specie è stata fino ad ora citata della Francia :322348 4
di Cette, 2 9 2 di Vias, 1 4 di Toulouse, 1 ® etichettata « Bas Lan-
guedoc », 1 & senza provenienza (de Beaumont, 1952). La sua pre-
senza in Italia è assai probabile. .
Oxybelus aurantiacus Mocsàry
Oxybelus aurantiacus Mocsary; Magy. Akad. Term. Ertek., 1 3; oe cies 1883,
pag. 48, N. 62, 2.
Loc. tip.: Ungheria centrale. |
4. — «Niger, dense argenteo-sericeo-pubescens; antennis fulvis.
scapo et mandibulis pallide-flavis, his apice rufo-piceis; pronoto, callis
humeralibus, squamulis postscutelli acuti et mucrone metanoti medio
canaliculato, apice truncato pallide-flavis; abdomine aurantiaco, seg-
mentis-dorsalibus: primo et quinto margine apicali, 2-4 ante marginem
apicalem anguste pallide-flavo fasciatis, 3-4 marginibus, 2 et 5 solum
| basi in medio modice infuscatis; pedibus brunneo-nigris, coxis ac tro-.
chanteribus pallide-flavo maculatis, genibus et femoribus duobus ante-
rioribus subtus tibiisque his externe pallide-flavis, tarsis pallide-rufis,
infuscatis; alis hyalinis, venis et tegulis postice fuscis.
2; long. 6 mm. .
In Hungaria centrali inventus est ». (Mocsàry, l.c.). | "
Il colore aranciato dell’addome e la lunga pubescenza argentea
caratterizzano assai bene questa specie che io ho potuto esaminare de
visu in Coll. de Beaumont. |
Nell'Europa, oltre che in usa e a Salepia; fu trovati anche >
nella Francia meridionale (de Beaumont, in verbis); la sua Labico in
Italia è probabile.
i De Beaumont (in verbis) ha trovato esemplari nel Marocco (Tanger,
Marrakech, Goulimine) e nel Sud algerino (1950) che non differivano
in maniera sensibile da quelli dell'Europa meridionale.
Gen. Belomicrus Ach. Costa
ESA ch: Costa {1866) 1871, pag. 80, N. 1. - Giibodo; 1884, pag. 280, N. 9.--
N | Kohl, 1896, pag. 472. - Ashmead, 1899, pag. 162. - Kohl, 1923, pag. 104
__—(partim). - Berland, 1925, pag. 211. - Pate, 19404, pag. II.
Tipo del Genere: Belomicrus italicus Ach. Costa.
bi Il Gen. Belomicrus nella regione etiopica è rappresentato da tredici
| specie, nella paleartica da cinque e nella neartica da ventisei.
i La sua attuale distribuzione alquanto discontinua è indubbiamente
2 il risultato delle aree più o meno estese occupate dal genere nelle prece-
denti ere geologiche. E’ presumibile, come dice Pate (1940b, pag. 249),
| che esso, originario del vecchio mondo, abbia poi raggiunto il Nord
America attraverso il ponte Siberia-Alaska.
«| Riguardo alla biologia delle specie europee del Gen. Belomicrus
| A ben poco si sa. Williams (1936) ha trattato delle abitudini del B. fran-
7 | ciscus Pate, specie nord-americana cacciatrice di Coleotteri Meliridi (Tri-
SA chochorous antennatus Mots.). Diversa dovrebbe essere invece la preda
del B. mirificus Kohl dell’Abissinia; questa specie, secondo Honoré
(1942), caccerebbe microditteri. I
al }
a
»
4
3 Belomicrus italicus Ach. Costa
Be | Figg. X, XI
Ì dae VE Ach. Costa, 1866 (1871), pag. 80, N. 1, 4. - Gribodo, 1884,
| pag. 280, N. 9, 92 &. - Oxybelus (Oxybeloides) obscurus Kohl, 1892, pag. 207;
i !® - Belomicrus italicus Guiglia, 1944 b. pag. 42; Tav. IV, fig. a; Tav. V,
Ba Ae. ca,’ Dy ‘€,
4 — Loc. tip.: Italia (Piemonte).
3 2. — Capo densamente ed uniformemente punteggiato: punti fini,
F poco profondamente impressi. Al margine anteriore del clipeo si osserva
| una zona lucida quasi completamente priva di punteggiatura che si
i estende sulla superficie mediana del clipeo stesso assumendo la forma di
Bs un T rovesciato. Orbite leggermente divergenti sul vertice. Distanza fra
gli ocelli posteriori il doppio circa della distanza fra essi e l’occhio. Mar-
È gine anteriore del clipeo troncato. Mandibole conformate come nella
figura. Pubescenza argentea, fina, anteriormente diretta ed addensata sul
clipeo, nello spazio compreso fra le antenne e lungo la metà anteriore
_ del margine interno delle orbite.
i
Nero. Mandibole gialle con leggere sfumature rossastre e porzione
apicale bruna. Funicolo delle antenne con la faccia superiore nera e l’in-
feriore giallastra. Torace con punteggiatura presso a poco simile a quella
del capo: sul pronoto i punti sono leggermente più fini e più fitti, sulla
porzione mediana del mesonoto e sullo scutello un poco più radi. Con-
formazione dello scutello, del postscutello e del mucrone come nella
figura. Epinoto con la parte dorsale e declive a microreticolo fonda-
mentale a cui si sovrappongono rughe irregolari; parti laterali sublucide,
microscopicamente punteggiate e con lieve rugulosità. Nero con i tuber-
coli omerali giallo-pallidi. ,
Fig. X. - Belomicrus italicus Costa, @.- a. Capo. - b. Scutello e postscutello. - c
margine anteriore del clipeo (da D. Guiglia, 1944 b).
Addome sublucido: Urotergiti con microscopico reticolo fondamen-
tale a cui si sovrappongono punti assai fini e debolmente impressi. Pube-
scenza argentea, breve e fina, addensata particolarmente sulle parti late-
rali degli urotergiti.
Nero con il margine posteriore degli urotergiti isabellino e con il:
segmento anale ferrugineo. | ATI
Zampe gialle e nere. Anche, EE e femori di tutte le paia neri; ©
tibie gialle superiormente, bruno-castanee inferiormente; tarsi giallastri
un poco infoscati, specialmente quelli del III paio.
Ali ialine a riflessi madreperlacei; nervature e stigma isabellini.
Lungh.: 4% mm. Nei; È
38. — Capo simile alla 9, i punti sono lievemente più fini. Margine
anteriore del clipeo, mandibole e pubescenza come nella figura. :
Torace: mesonoto e scutello con punti leggermente più fini che
A Lore x y J È
Bet be he, EA e AT. ay <i a b di ie LOI ee
‘(q VHGI ‘ergdino, ‘Cf ep) P ‘eIsoD SNIPDII snanUMOJEg - “IX ‘311
.
nella 2; epinoto nell'insieme un poco più riti) per il resto simile.
alla 9.
Addome come nella 9.
Zampe come nella 2, solo le tibie III si presentano estesamente bru-
no-castanee con anello giallo alla base.
Ali come nella 9.
Colorazione come nella ®, il segmento anale è un poco più- scuro.
Lungh. 34%4-4% mm.
La posizione del Belomicrus italicus Costa è sempre stata alquanto
discussa. Pate (1940b, pag. 245) crede avvicinarlo al B. steckii Koh!
(1923, pp. 119, 188, fig. 8) della Francia meridionale, specie la cui
indipendenza dall'italicus è però evidentissima (mandibole incise. colore
dell'addome rosso-ruggine, tergiti fortemente punteggiati, statura mag-
giore, ecc...) come pure mi ha confermato de Beaumont che ha esami-
nato l'esemplare tipico.
Kohl (1923) dice a proposito del B. italicus che probabilmente
questa specie è stata dagli Autori descritta sotto altro nome, opinione
condivisa pure dal Pate (1940b); forse il Kohl stesso già sospettava
‘la sinonimia del suo obscurus, sinonimia che io già da tempo avevo
intravista ma che non osavo stabilire senza prima aver esaminato
esemplari certi di obscurus, ciò che ho potuto fare al Museo di Parigi, |
dove ho avuto la fortuna di trovare 1 9 di Setif (Algeria) papi si
come obscurus dal Kohl stesso. ‘
In collezione de Beaumont ho potuto inoltre osservate 1 8
1 @ di Mutènice (Moravia meridionale) del B. antennalis Kohl
(1899, loc. tip. Sarepta), altra specie europea che ancora non
conoscevo de visu e che è bene differenziata dall’italicus per le
caratteristiche antenne del 4 ad articoli in parte « nodoso-incras-
sati », per la diversa scultura di ambo i sessi oltre che per alcuni secon- |
dari caratteri cromatici.
Viariabilità. - Specie, a quanto pare, con variazioni assai
limitate, negli esemplari da me presi in esame non ho notato differenze
degne di nota quando si eccettui il colore rossastro più o meno esteso
del segmento anale. Solo 1 4 della Palestina (Coll. de Beaumont) pre-
senta alcune caratteristiche come la statura un poco superiore al normale,
la faccia un poco più larga in basso, gli urotergiti subopachi con punteg-
giatura più pronunziata, caratteristiche che potrebbero anche avere un :
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2 A, nulla di positivo. , . vi
Distribuzione. - Esemplari esaminati : : nt #0) n
‘ 4 è . e P . SAT i
es Semen? te: - Susa fo a5 2.49 (cotip:) (ex Coli. Gribodo, M. . hi
_ G). Liguria: Genova dint. 1 9 (Coll. Borra). Emilia: Sestola, App. frà
i — Modenese, 1 Q (obscurus det. Maidl) (Coll, Istituto di Entomologia deli’ Università aa
È di Bologna) Toscana: San Momme, App. Pistoiese, 1 4g (M.M.). © HD
i Cipro: z 9-9 9 3 è (Coll. de Beaumont). Palestina: 108 Re.
(Coll. de Beaumont). Algeria: Setif 1 9 (M. P.) (obscurus det. Kohl). ae
fe Da Kohl (1892; 1923) sono citate per l’obscurus le località seguenti: Corfù CRA
ie. {loc. tip.), Austria inferiore, Palestina, Grecia, Cefalonia, Orano, Tunisi. Pate (1940b, ; ae
‘Fag. 230 nota), dice di aver visto al Museo di Vienna 1 9 di Gravosa (Dalmazia) € ae
fi E) di Tunisi. Morice (1911) cita l’ obscurus di Bone (1 9) e di Biskra (2 92 2). CANE
._ Biologia. - Non si conoscono le abitudini nè di questa nè delle de: \
. TA
| altre specie europee. La femmina dei dintorni di Genova fu raccolta j i SER
._ dal Sig. O. Borra sul rovo. Morice (1911) dice che a Bone l’obscurus ee
à ; 3 e
usa bottinare sul Sedum caeruleum. Ufo
Ù USA È ge
E <A
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RESUME
Le sujet de ce travail est la revision des espéces de la tribu Oxybelini i
appartenant a la faune d’Italie.
Voici les principaux caractères, en forme d’une table, permettant de
distinguer les espèces du Gen. Oxybelus:
5 ie
1 - Mucron parfois foliacé, parfois dilaté seulement ‘a l’extre-
mité, ceile ci plus ou moins fortement incisée 2
- Mucron etroit, légèrement en gouttière, extremité aigiie ou,
arrondie ou tronquée droite, raremente légérement incisée 7
2 - Mucron foliacé. Superficie presque plane ou légèrement
concave ber
- Mucron dilaté seulement a l’extremité. Face superièure
rettement .concave dic;
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LUI
Lamelles du postscutelleum simples a l’extrémité. Postsciu-
tellum entièrement jaune. Mucron presque intièrement noir.
Urotergites finement ponctuès. Segment anal brun avec
nuances ferrugineuses diphyllus Costa
Lamelles du postscutellum bifides a l’extrémité (1). Postscu-
tellum entièrement noir entre les lamelles. Mucron jauna-
tre-ferrugineux. Urotergites fortement ponctués. Segment
anal ferrugineux, exceptionnellement noircis andalusiacus Spinola
Espèce à grande taille ie -9 mm.). Scutellum a ponctuation
notablement plus espacée et plus forte en comparaison du
mesonotum et avec des stries longitudinales fortes et ser-
rées dans sa moitié postérieure. Lamelles du postscutel-
lum élargies à la base. L’éspace entre les lamelles egal a peu
prés le tiers de leur base. Mucron grand, nettement dilaté à
l’extrémité. Abdomen 4a dessins d’un jaune-blanchàtre.
Femurs II et III ferrugineux latro Olivier
Espéces a taille moyenne (44 -7 mm.). Scutellum a ponctua-
tion semblable à celle du mesonotum et pratiauement sans
stries longitudinales dans sa moitiè postérieure. Lamelles
du postscutellum à base normale. Espace entre les lamel-
x
les a peu près le double de la largeur de la base. Mucron
x
court, légèrement dilaté à l’extrèmité. Abdomen à des-
sins d’un jaunes ou jaune-blanchatre. Femurs II et III
noirs ; 6
Postscutellum avec de nombreuses stries longitudinales,
parailéles, bien marquées. Urotergites I et II avec points
élargis et profonds. Abdomen à dessins blanc- jaunàtres.
Tibias postérieurs noirs ou ferrugineux plus ou moins som-
bres, base jaune subspinosus Klug
Postscutellum avec des stries longitudinales pas très mar-
quées et un peu convergentes en arrière. Urotergites I et II
avec points assez petits et non bien marqués. Abdomen a
dessins jaunes. Tibias postérieurs ferrugineux, base jaune
latidens Gerstaecker
Mucron a extrémité aigtie. Corps avec pilosité argentée trés
développée argentatus Curtis (avec varietés)
Mucron a extrémité emoussée 8
Postscutellum entiérement jaune 9
Postscutellum noir, exceptionnellement iaune 10
Espèce a grande taille (8-11 mm.). Mesonotum avec deux
ou quatre lignes jaunes longitudinales. Mucron en grande
partie brun, l’extrémité seule légérement plus claire. Uroter-
gites avec des bandes jaunes plus ou moins largement in-
terrompues au milieu. Femurs II et III en majeure partie
ferrugineux lineatus Fab.
Espéce a taille moyenne (5%%-7 mm.). Mesonotum sans lignes
longitudinales jaunes. Mucron entièrement ou presque entiè-
rement jaune. Urotergites avec bandes jaunes continues ou
a peine interrompues. Femurs II et III presque entiérement
noirs victor victor Lepeletier
'
(1) Ce caractère est bien en evidence sur les lamelles vues de trois-
quart.
Abdomen presque triangulaire trés luisant avec des reflets
métalliques. Urotergite I avec ponctuation trés fine et trés
espacée. Lamelles du postscutellum noires. Deux petites
taches jaunes sur le I urotergite, le II est exceptionnellement
taché de jaune. Tibias et tarses II et III presque entièrement
noirs . bipunctatus Olivier
Abdomen normal, sans reflets métalliques distincts. Uro-
tergite I avec une ponctuation uniforme bien marquée
Lamelles du postscutellum jaunes. Tous ou presque tous les
urotergites avec deux séries latérales de taches iaunes ou
jaune-blanchatre. Tibias et tarses II et III en majeure partie
jaunes 11
Segment anal rouge. Lamelles du postscutellum bifides à |
l’extrémité 12
Segment anal noir ou ferrugineux, très sombre. Lamelles ‘
du postscutellum simples ou bifides a l’extrémité 14
Front étroit: presque de la largeur d’un oeil. Urosternite II
presque toujours avec une ponctuation uniforme, dense et
fine. Du moins les tibias postérieurs jaunes et noir 14-notatus Jurine
Front élargi, nettement plus large que l’oeil. Urosternite II
avec une ponctuation non uniforme: dense et fine près des
marges latérales, plus grande et evidemment plus espacée
ou centre. Tous les tibias ferrugineux 13
Long. 5-6 mm. Largeur du front presque le double de la
largeur de l’oeil. Abdomen luisant avec une ponctuation non
uniforme: urotergite I a ponctuation irrégulierement espa-
cée, urotergite II a ponctuation un peu plus dense. Taches
latérales des urotergites nettement sépareés variegatus Wesmael
(mandibularis auct, plur. nec Dahlbom)
Long. 6-7 mm. Largeur du front inférieure au double de la
largeur de l’oeill Abdomen opaque a ponctuation uniforme,
serrée. Taches latérales des urotergites avec tendance de
rapprochement sur la ligne médiane. victor melancholicus Chevrier
Tibias II et III entiérement noirs on tout au plus avec la |
base jaune. Lamelles du postscutellum nettement bifides a |
l’extremité ou simples (parfois très légérement bifides) 15 |
Tibias II et III ferrugnieux. Lamelles du postscutellum RES
simples a l’extremité IT oN
Lamelles du postscutellum simples ou légérement bifides a
Vextrémité. Urotergite II a ponctuation très fine et peu mar-
quée. Femurs et tibias II et IJI sans taches jaunes trispinosus Fab.
Lamelles du postscutellum nettement bifides à l’extremité.
Urotergite II a ponctuation normale et bien marauée. Fe- a
murs et tibias II et TII le plus souvent avec des taches jaunes 16 |
Abdomen avec des taches d’un jaune-blanchatre. Scutellum.
a (DODEVIBRDA non dense: luisant entre les points, les espaces |
plus grands que le diamétre des points. Mésopleures luisants ne
ani une poncuation grossière et espacée dissectus Dahlbom
Abdomen non taché ou avec des taches d’un jaune-doré.
Scutuellum le plus souvent a ponctuation dense: espaces.
luisants entre les points, ceux ci très petits ou nuls. Meso-
pleures le plus souvent opaques fortement rugueux al
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- Mésopleures fortement rugueux. Urotergite II à
4 " y 4
mucronatus f. tip.
(pugnax A. A.)
f. immaculatus Guiglia
ponctuation
serrée, très fine et peu profonde. Mandibules noires. Segment
| anal noir uniglumis Lin.
& “Abdomen sans .taches.
_- Mésopleures a ponctuation espacée et espaces luisants entre
les points, iamais fortement rugeuse. Mandibules d’un jaune-
ferrugineux avec l’extrémité brune. Segment anal brun,
souvent avec une nuance ferrugineuse sur la moitié apicale
mandibularis Dahlbom
(nec auct. plur.!)
$6
- Mucron large avec l’extrémité plus ou moins fortement
_incisée | : | 2
_- Mucron étroit, légèrement en gouttiére, avec l’extrémité
aigile, arrondie ou tronquée droite, rarement un peu incisée 5
- Mucron avec la plus” grande iargeur au niveau du tiers
apical 3
Mucron avec la plus grande largeur dans la region mediane
Urosternite VII et ia moitié distale du VI revétues d’une
pubescence blanchatre fine et très serrée latro Olivier
Urosternite VII et la moitié distale du VI non revétues d’une
pubescence blanchatre dense et fine latidens Gerstaecker
Lamelles du postscutellum simples à l’extrémité. Postscu-
tellum entiérement jaune. Mucron plus ou moins taché
de noir. Urotergites 4 ponctuation fine diphyllus Costa
Lamelles du postscutellum (vues de %) bifides a l’extré-
mite. Postscutellum noir entre les lamelles. Mucron ferru-
gineux-jaunatre - Urotergites à ponctuation grossiére
. andalusiacus Spinola
Lamelles du postscutellum simples ou légérement bifides
a Vextrémité 6
10
Lamelles du postscutellum nettement bifides l’extrémité
Urosternites III-VI avec une longue frange apicale de poils
| serrés bien distincte de la rare pubescence générale 4
mandibularis Dahlbom
Urosternites III-VI avec une frange de poils masquée par
la pubescence générale : 7
Espèce petite (3%-5 mm.). Urotergite I très luisant 4 ponc-
tuation très peu marquée et espacée: espaces entre les
| points plus grands que le double du diamétre des points.
Tibias en grande partie jaunes. bipunctatus Olivier
- Espèces plus grandes (5-61: mm.). Urotergite I presque
luisant a ponctuation plus ou moins marquée, dense ou
légérement espacée. Tibias en grande partie ferrugineux
ou jaunes.
ig
il -
12 -
Clypeus (vu de profil) a carene nettement convexe dans la
motiè supérieure. Urotergite I à ponctuation fine, non
dense: espaces entre les points le plus souvent plus grands
que leur diamétre. Abdomen a dessins d’un jaune-blancha-
tre. Tibias en grande partie ferrugineux, parfois plus ou
moins fortement obscurcis. uniglumis Lin.
Clypeus a conformation différente. Urotergite I à ponctua-
tion bien marquée et dense: espaces entre les points les plus
souvent plus petits que leur diamétre. Abdomen a dessins
jaune ou jaune-blanchatre. Tibias en grande partie jaunes. 9
Clypeus (vu de profil) à caréne nettement convexe. Uroter-
gite I a ponctuation nettement plus grande que celle du II
urotergite. Abdomen a dessins jaunatres ou d’un blanc-
jaunatre. Tibias posterieurs jaunes plus ou moins tachés de .
ferrugineux a l’extrémité. argentatus Curtis (avec varietés)
Clypeus (vu de profil) à caréne presque droite. Urotergite I
a ponctuation presque semblable a celie du II urotergite ou
légérement plus grande. Abdomen a dessins jaunes. Tibias
posterieures jaunes plus ou moins noirs a l’extrémité.
i trispinosus Fab.
Espèces grandes (6-9 mm.). Postscutelium avec au moins la
moitié posterieure jaune. Urosternites III-VI avec franges
de poils serrés. Pattes en grande partie ferrugineuses. lineatus Fab
Espèces de taiile plus petite (4-7 mm.). Postscutellum noir,
exceptionnellement jaune. Urosternites III-VI sans franges
de poils serrés. Pattes en grande partie jaunes et noires. LE
Clypeus, vu de face, avec la partie moyenne convexe, hé-
mishérique, légèrement carené vu de profil. victor Lepeletier
Taches des urotergites iaunes le plus souvent peu étendues.
victor f. tip.
Taches des urotergites le plus souvent d’un jaune-blan-
chatre avec tendance de rapprochement sur la ligne mé-
diane. victor melancholicus Chevrier (1)
Clypeus, vu de front et de profil, avec une carène médiane
aigile. 12
Mandibules noires, parfois avec de légères nuances rouge-
atres. bs
-Mandibules en grande partie jaunes et ferrugineuses, voir
13 -
é 6
x
ment noires a l’extrémité. i 14
Urotergite II 4 ponctuation particulérement forte, bien mar-
quée et assez serrée: l’espace entre ies points est presque
toujours inférieur a leur diamètre. Abdomen à dessins
jaune-dorés. Tarses II et III jaune-ferrugineux avec au
moins les deux premièrs articles plus ou moins obscurcis. ;
mucronatus Fab.
(pugnax A. A.)
Urotergite II à ponctuation normale: l’espace entre les
points est presque toujours plus grand ou presque égal a
leur diamétre. Abdomen a dessins tirant sur le jaune-citron.
Tarses If et II! complétement ou en partie noirs. dissectus Dahlbom
(1) Comme nous l’avons vu dans le texte la distinction entre les
des deux formes n’ esi pas facile à determiner; les caractères dif-
férentiels, parfois difficilement appréciables, ne sont pas toujours constants,
- Clypeus (vu de profil)
Clypeus (vu de profil) A carène très convexe et avec une
profonde incision sur le tiers inférièur, délimitant la dent
moyenne large et arrondie a l’extrémité.
conformation différente.
- Abdomen è dessins d’un jaune-blanchatre. Pattes presque
et ferrugineuses
jaunatre. Scutellum toujours sans taches jaunes. latidens Gerstaecker
brats Pattes
i gaunes et noires. Scutellum entierement noir ou avec deux
Funicule des antennes en grande partie rougeàtre. Scutel-
‘15°
entièerement noires
3 -- Abdomen a dessins jaunes.
ca
‘SORA
SE | . taches jaunes latérales.
P46 -
see
CEI
È sternite II presque toujours avec une ponctuation assez
a fine, uniforme et serrée. Tibias III presque entièrement
È jaunes. NA 14-notatus Jurine
= Funicule des antennes brun. Scutellum sans - taches.
: Segment brun. Urosternite II presque toujours avec une
| ponctuation grossiére et espacée. Tibias III bruns avec un
3 - anneau jaune 4a la base. variegatus Wesmael
RI Lin 4 . (mandibularis auct. plur. nec Dahlb.)
“Sta
L zara
È
È
Sar /
È END E
{ RL
È ‘
ti PAG. PAG.
ti; | BELOMICRUS. Spy | 141 | argentatus Curtis (s. str.) 82, 83
io i anten mal i.s METE i CRA ais he aay armiger Olivier Ze
4 CE GI Casta . ; ; NEO aura gtra cus Mocary | . 140
l obscurus Kohl ETRE 141 | bipunctatus Olivier LA SEO
È È st gc ck neon: OS ca 0144 | bouwmani Verhoeff (argenta- >
i : | i tus bouwmani Verhoeff) . 83
k OXYBELUS RAT i ; ‘79 | debeaumont i Verhoeff (ar-
È VARE We u leatus Thomson ( argen- gentatus debeaumonti Verhoeff)
tatus aculeatus Thomson) . 83 82, 83
ae Fjrats “Marquet Pe etiam sad polls Costa 64
a ambiguus Marquet. . . . 116 | dissectus Dahlbom . '. . 119
y ambiguus Gerstaecker . . ... |. 124 | dufouri Marquet. . . . 123
‘a analis Gerstaecker foo i ee ne bihe ne Of axciat ws, (Dufo-
mo anda Vu Sia cus Spinola” È Me t4606 ur) [dissectus eburneofasciatus
_ arabas Lepeletier . . E566 (Duf.) Dahlbom] ee y es
hi are entatus Curtis (e. 1. ) oe TO... eleganiglas Costa: 0, 88
lum, chez, la plupart. des exemplaires, avec deux taches
latérales jaunes. Segment anal rouge ou rouge-brun. Uro-
subspinosus Klug
15
avec une nuance
presque entièrement
16
yt , say balli € , AA
i EIA II . tali i en i n A
fallax Gerstaecker mR Seo AMS Boy 2)
Sat Oe
fissus Costa’ Tit QTA,
frondiger (a), Costa 1 66
furcatus: Lepeleket x ON vie, 06
88, 106
. 88, 106;
III
fasciatus Dahlbom . 3
furcatus Marquet . . .
furcatus Marquet (partim)
gerstaeckeri Verhoef Cars
gentatus gerstaeckeri Verhoeff)
82, 83
hispanicus Mercet Seine ete cok tee
immaculatus Guiglia (mu-
cronatus f. immaculatus Guiglia)
incomptus Gerstaecker . . . si «88
lamellatus',Marquet "*.- i 4s) 88
latidens Gerstaecker . . . «. 76
L'antro Olivtee ee LR
lineatus Fabricius bitched 21495
maculiventris Tournier . . . 124
mandibularis de Beaumont . . 111
mandibularis Dahlbom . 135
maritimus Marquet . . . . 106
melancholicus Chevrier
(victor melancholicus Che-
vrier) “ries ERETTI TIRO MRS rae
monachus Gerstaecker |... 119
moricei de Beaumont (pu-
gnax moricei de Beaumont) . 128
victor victor Lepeletier
morosus Chevrier : x i A
mucronatus. Fabricius . x
mucronatus Wesmael . . . .«. 79
mucronatus Verhoeff. . . . 106
monachus Gerstaecker . . . . 119°
migaipes Oliviet OI gt ti 6
nigripes Costa (partim) ALe |
occitanicus Marquet .
“
we
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ovecus * Fournier ra e es aee
phardo Koti. See AR N
pugnax, Olivier Si eos ames
quattuordecimnotatus ,
Jubink SED ZI IRANIANO 106
scutellaris Costa . . La pavia
sericatus Gerstaecker i 01% i OH 135
tkermophilus de Beaumont aN
(bipunctatus thermophilus de
Beaumont): (Ubs ana
tingitanus de Beaumont (dis
sectus tingitanus de Beaumont) 122
treforti Sajo (argentatus tre-
fosti: Sao). Vi (Wea eee
trispinosus Fabricius . . 116 —
unigbomis Ligh ot pene ae
variegatus Wesmael ai at RE
S. L. STRANEO (Gallarate)
DUE NUOVE SPECIE DI LESTICUS DEJ.
)
a | (Coleopt. Carabidae)
ha.
| Lesticus baweanicus n. sp.
ae Lunghezza 27 mm.; massima larghezza 9,5 mm. Capo ed elitre
a nere; pronoto di un blu violaceo abbastanza scuro. Capo corto, con sol-
. chi frontali profondi, leggermente sinuosi, affiancati da rughe e forti
| pieghe, lunghi quasi fino all'orlo posteriore dell'occhio. Pronoto lungo
È 16,2 mm.,largo 8,3 mm., coi lati regolarmente arrotondati; orlo late-
| rale anteriormente stretto, poi notevolmente allargato al livello delle im- ae
: | pressioni basali; margine laterale abbastanza spesso; larghezza anterio- ne sO
| re 5,5 mm.; larghezza basale 6,5 mm.; base completamente priva di CR
punteggiatura, senza orlo basale; ad ambo i lati un'impressione sulci-
. forme profonda, separata dall’orlo laterale da una superficie convessa,
limitata esternamente da una linea impressa breve e profonda; la base
| tra i solchi presenta una moderatissima rugosita; linea impressa mediana
È | profonda, specialmente all'indietro. Elitre poco convesse, lunghe 16 mm.,
È larghe 9,5 mm., poco convesse, strie moderatamente profonde, finemente
È e fittamente punteggiate; interstrie poco convesse, la terza con tre piccoli
| pori, il primo dei quali appoggiato alla terza stria, gli altri due alle se-
2 conda. Proepisterni fortemente punteggiati nella metà anteriore; meso-
o sterno ed angoli del metasterno punteggiati; metepisterni moderatamente
punteggiati, una volta e tre quarti più lunghi al lato esterno che larghi
anteriormente. Zampe regolari, ultimo articolo dei tarsi inferiormente
con alcune setole. Palpi come nelle specie affini.
Is. Bawean, Regenzeit (H. Fruhstorfer) 1 4 (Olotipo, Mus. Ley-
da) ez e? (allotipo, nella mia collezione e paratipo nel Mus. Leyda).
| Affine al viridicollis Mara ne differisce tra l'altro per il colore si
9 " ferente.
«è RPC
n SRO
._ Nessuna specie di ER è stata, a mia conoscenza, finora citata
È dell Is. Bawean.
n pre thd) cla uao
be n) 4 La ptt de 1 da pla y
ies fs gyi pe IR SI en ae OTO) on Ahh ee
: E I v ; wn ice her “Wort Vira ava (ria Fa DA,
160 o S. L. STRANEO n aR NE enti 4711 SRI Seg RAT
Lesticus nigerrimus n. sp.
Lunghezza 27 mm.; massima larghezza 10 mm.
Molto prossimo al Lesticus fortis Tschitscherine, ne differisce a pri-
ma vista per il colore completamente nero; la parte superiore è comple-
tamente priva di lucidità, sia sul pronoto che sulle elitre. Il pronoto, pur
avendo la stessa struttura e la stessa forma di impressioni basali, è evi-
dentemente meno ristretto verso la base. Infatti nel L. fortis il rapporto
tra la larghezza della base e la larghezza massima è uguale a circa 0,7;
nel nigerrimus lo stesso rapporto vale 0,8. Differenze ancora maggiori
e più evidenti si trovano nella parte inferiore. I proepisterni, infatti, nel
nigerrimus sono quasi completamente lisci, mentre nel fortis sono molto
punteggiati; il mesosterno ed i metepisterni nel fortis sono quasi com-
pletamente coperti di punti grossi e profondi; nel nigerrimus. invece,
il mesosterno è molto moderatamente punteggiato ed i metepisterni pre-
sentano qualche punto solo nella metà posteriore.
Tonkino, un solo esemplare 9, senza più esatta indicazione di pro-
venienza, nella mia collezione.
Nota. — Prima di giudicare il colore degli esemplari del gen. Le-
Sticus è necessario procedere ad un'accurata ripulitura e sgrassatura della
superficie del pronoto e delle elitre; senza di ciò, gli esemplari appaiono
spesso completamente neri o di colore assai diverso da quello effettivo.
Ho veduto recentemente un esemplare di Sumatra, Mauna (M. Knap-.
pert) che collimava perfettamente con la descrizione del L. Jakobsoni
Andrewes. Lo stesso autore aveva esaminato tale esemplare e vi aveva
apposto un'etichetta con la scritta: « Resembles L. Jakobsoni, but is.
black ». Nettando tale esemplare con etere e collodio, esso ha ripresen-
tato la colorazione originale, di un bellissimo violaceo metallico vivo,
colore che evidentemente è quello del L. Jakobsoni quando è ben pulito.
Lo stesso fatto mi è avvenuto per altri esemplari, appartenenti ad
altre specie dei generi Lesticus, Trigonotoma, ecc. al
UEBER EINEN NEUEN PAUSSUS
(suBG. KATAPAUSSUS WASM.)
UND IHM VERWANDTE ARTEN
/ vet i | (Coleopt. Paussidae)
Von A. REICHENSPERGER (Bonn)
mit 15 Abbildungen
2h Pausso arabico Raffr. figura et colore similis eique affinis sed dif-
_fert sculptura capitis, thoracis, elytrorum; clava antennarum supra et
4 infra plana haud convexa fortius.marginata dente basali exteriore magis
robusto haud acuto;.frontis cornu valido recto; prothoracis parte poste-
> Paussus somaliae n. sp.
i
i
tie setulis recurvatis vestitis. Pedes vide fig. C.
| Aus dem Ragen der Universitat Florenz i aus dem Museo
, Civico Genua lag mir eine Art zunachst in je einem Stiick (2 und ¢)
i vor. Diese geh6ren zu der z.Zt. fast uniibersichtlichen Gruppe mit spit-
— zem Stirnhorn und bohnen- bis linsenférmiger Fithlerkeule und einge-
\ schniirtem Halsschild; jedoch ist die Fuhlerkeule oben und unten nicht
È gewolbt. Die neue Art ist dem P. arabicus Raffr. und P. adnexus
Reichensp. nachstverwandt von ahnlicher Statur und Grosse.
fit Der Korper ist kraftig, kastanienrotbraun, Beine und Flache der
4 Fiihlerkeule schwarzbraun, letztere mit hellerer Randzone, Ké6rper im
ganzen etwas matt mit glanzenderen, kurz aber reichlich fast reihenar-
3 tig beborsteten Fliigeldecken. Der Kiopf hat etwa die Breite des vorderen
È _ Halsschildteils; die schrage Stirn ist zwischen den Augen in ein hohes,
| | gerades, spitzes, fast gleichmassig schrag nach allen Seiten abfallendes,
auch zum Halse nicht abgesetztes Stirnhorn ausgezogen, das ein kleines
_ Borstenbiischel tragt; der Kopf ist fein chagriniert, der breite Klypeus-
i rand ist vorne gerade abgeschnitten, schwarz gerandet. Das Basalglied des
| Fiihlers ist schrig kubisch, grob und dazwischen fein dicht punktiert
È | und beborstet; die Fiihlerkeule ist im pestis lang oval, in beiden
7
| gerandet, dann nach innen breit schrig abgesetzt ‘acli und ober- wie
— unterseits vor allem beim 2 vollig flach (fig. 1). Die ebenen Flachen sind
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. 6
riore paullo breviore, elytris distincte subregulariter subseriatim puncta-
0 162 “oa AE VAL REICHENSPERGBRI GOTI SG Se
<A bei 2 und & etwas verschieden feink6rnig chagriniert, der scharfe Rand
ist ringsum beborstet; der Basalzahn ist kraftig, aber weniger ausge-
buchtet und viel weniger spitz wie bei P. arabicus und P. aethiops.
Das in Mitte eingeschniirte Halsschild hat den vorderen breiteren
| Teil seitlich fast gleichmassig gerundet, oben ist ein mittlerer schwacher —
BS si Langseindruck; es ist fein chagriniert (bei arabicus dagegen deutlich —
a ausserst fein dicht pnktiert) und sparlich beborstet. Der hintere Hals-
: “ait schi!dteil ist schmaler und im Verhaltnis zu den Vergleichsarten vorne —
CTS merklich h6her; daher ist die Querfurche seitlich und in der Mitte
| (R008 seichter und flacher eingedriickt als bei arabicus, die Seiten sind nach
= 008 hinten kaum divergierend, fast parallel.
<a . Die Fliigeldecken sind iiber 1 1/2 mal langer + zusammen breit,
mit gerundeten Schultern; die Grundskulptur ist sehr feinrunzelig,
fe ziemlich glanzend; die kraftige, nach hinten gebogene Behaarung tra-
fo gende gr6bere Punktierung ist locker, fast reihenweise gestellt, nach
feto. hinten nicht abnehmend. Das Pygidium ist gerundet mit feinem Doppel-
o a | rand, seine ebene Flache tragt ziemlich dicht in der Mitte grossere schar-
Dr: 5 — frandige grobe Punktierung, die apical kleiner wird und iberall mit
Sa abstehenden weisslichen Borstchen versehen ist; zwischen den grdberen
i CS gibt es sehr feine Piinktchen. Die Unterseite ist fast regelmassig ziemlich ©
“5 grob punktiert und anliegend behaart, ahnlich wie bei den verwandten |
Mu Formen. Die Beine sind einfach, lang und kraftig, die Schenkel sind
i kaum verdickt, mittelgrob punktiert und fein behaart; die Schienen
E sind kaum gekielt und nur undeutlich zweireihig behaart (fig. c). a
n Korperlange: 8,5-10 mm., Breite: 3,2-3,5 mm.
2 Die mir von Herrn Prof. Baldasseroni freundlichst tibersandte Type —
6 des 9 tragt die Bezeichnung: Somalia, Prof. Stefanini e Puccioni 1924; i
die Type des 4 erhielt ich dankenswerter Weise aus Genua durch Herrn ~~
aa _ Dr. Capra mit der Bemerkung: Piana di Gelib sul Giuba 1923, March.
Mi S. Patrizi. a
- tee : Z >
ae Ich war versucht, als mir zunachst nur das eine Stiick aus Florenz
su zy vorlag, die eigentiimliche Flachheit der Fiihlerkeule als Missbildung
pee aufzufassen, doch kommt das nach dem Vorliegen des. 4 und einiger |
ee weiterer Stiicke aus Genua nicht mehr in Frage. Von P. arabicus Raffr.,
ui. dessen Type mir unzuganglich war, ist die neue Art nach Raffrays.
AR Beschreibung und Abbildungen und nach Escherich (Ztsch. wiss. Ins.
Biol. III, 1907) bereits deutlich verschieden durch Farbung, viel dichtere
o Punktierung und regulire Behaarung der Fliigeldecken und vor allem
ae Say if À i vd
IS SOMALIAE
Pena Wai von: ) te
Miri 1: P. somaliae 9. - Fig. 2 : P. somaliae Aye hig. 5°) Pogdnexgs di Fipi4: DE
si Ao) P. arabicus 9. - Fig. 5: P. arabicus 3. ie
Fi hlerkeule von: ae
a Fig. 6: P. somaliae © . - Fig. 7: P. somaliae 4 . - Fig. 8: P. arabicus 9. - Fig. 9 vii.
und ro desgl. 4 seitlich u. Oberflache. - Fig. 11 und 12: P. adnexus &. Be
Ce hr
- sr È ‘ TIRA de ‘ ie Li su 4 NOI . “aie n ta fico ,
py ie a } Puntate 2 CERO REST
; Lr ‘ . +h bey del ESTRO Aa, ie a5 De te I Fm ( E SLA Pete ae
164 A. REICHENSPERGER An ia.
‘ \ f Abi
n
durch die ganz flachen Fiihler. Auch bei P. aethiops sind Fiihler-und —
Skulptur ganz verschieden, auch das Halsschild zeigt deutliche Unter-
schiede. P. adnexus, dem somaliae wohl am niachsten steht, hat zwar
ahnliche, aber matter Skulptur und kiirzere im Verhaltnis breitere und
deutlich mehr konvexe Fiihlerkeule, ahnlich P. arabicus, sowie andere
Farbung. Eigenartig ist bei P. somaliae, dass im Umriss, in Grosse und
in Punktierung der Fiihlerkeule kaum ein Unterschied der Geschlechter
‘ersichtlich ist wie sonst in dieser Gruppe fast stets; die tibrigen Verschie-
denheiten der Geschlechter ergeben sich hinreichend aus den Abbil-
dungen. | .
ia” vera > PR a “a Li -
x s'e NE ae ba < rito ta +
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$ 4 re a= as ne e Mn DE | ‘
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Lar = :
an ci
da
Die in der Gruppe des P. aethiops, P. saharae und P. verticalis und
ihrer Verwandten herrschende Unsicherheit hat mehrere Griinde. Einige
Typen sind kaum zuganglich, ihre Beschreibungen und Abbildungen
sind fiir die heutige Zeit oft unzulanglich; sodann ist der Geschlechts- ‘
dimorphismus bisher oft wenig oder garnicht beachtet worden, was zu
‘ Doppeltbeschreibungen fiihren musste; ferner trifft man in dieser Gruppe
haufiger als in vielen anderen erhebliche Gréssenunterschiede, die oft Ge-
schlechtsunterschiede sind; aber auch Individuen gleichen Geschlechtes
konnen sehr erhenblich an Grésse und Stirnhornausbildung schwanken,
wie das allgemeinhaufig bei Symbionten und Parasiten als Folge ihres
Abhangigkeits-Verhaltnisses von den Wirten zu beobachten ist. Mir —
liegen z.Zt. aus dem Museum Genua unter anderem zwei P. armatus
8 3 vor (Agordat 1896 und Berbera 1903); die Korperlange betragt
normal 10-11 mm., diese messen nur 7,5 mm. Ich verweise auch auf ein
Zwergmannchen von P. globiceps (Reichensp. Zool. Jahrb. 1913); im
ubrigen sind sie ganz normal. Endlich ist vor allem zu bedenken, dass
wir bei der verhaltnismassigen Seltenheit vieler Patissiden noch beinahe
am Anfang unserer Kenntnisse iiber Entwicklung und mégliche Varia-
tionsbreite der einzelnen Arten stehen. Auf diesem Gebiet ist erst von
Wasmann ein schiichterner Beginn gemacht worden (P. verticalis, P.
saharae, P. Obsti, vergl. Wasmann 1923 Mitteilungen Zoolog.Staats-
inst. Hamburg, Seite 29), aber auch nur an beschranktem Material. Ich
habe keinen Zweifel, dass wir manche heutige Arten in geraumer Zeit
untereinander werden verkniipfen kònnen und sie als Formenkreis oder |
als Grossart betrachten kénnen; sehr viele andere allerdings scheinen eng _
umrissen, sozusagen erstarrt und in sich abgeschlossen, véllig isoliert
in ihrer Ausbildung. ce as
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. 4 ~ ‘ \ Da ; wt
ee CERTI owas) ta; ee” Te eee PO a ee i : ua Le 2
: ED, Pash cn (Ent. BL 29, S. 15, 1933) lag mir neuer-
ao in zwei 6 3 und einem ® aus Uganda, Turkana-Provinz,
. Lodwar, vor. Die Stiicke weichen von der mannlichen Type vom Sudan
i foi etwas gleichmassiger dunkelrotbraune Farbung und oben etwas
weniger konvexe Fiihlerkeule ab, sind aber im ibrigen véllig tiber-
re Mittelschienen von: \
È a. P. aethiops Blanch. - b: P. arabicus Raffr. - c. P. somaliae Reichensp.
Bi | (Zeichenokular Leitz, Vergrésserung i) 20 X),
‘SAID /
Sa einstimmend; das 9 hat auch bei dieser Art bei gleicher Grosse ein viel
| stirkeres und héheres Stirnhorn und kleinere Augen als das 4. Der
È Klypeus ist seitlich stumpfwinkliger gerundet als bei P. arabicus und
~kaum merklich eingebuchtet.
Mi Ì P. aethiops Blanch. schwankt auch etwas in Grosse und Farbung;
| ich fand mitunter Exemplare und zwar mehr 9 als 4, deren Fiihler-
keule oben mehrere (meist vier) auf der konvexen Erhebung etwas
schràg nach oben verlaufende, ganz schwache Eindriicke zeigen, letzte
We age fritherer Fuhlerbildung.
a (eo 1o-III-1953. Entomol. Forschungsstelle d. Zool. Inst. d. Univ.
176 È
CESARE MANCINI
MISSIONE BIOLOGICA SAGAN-OMO
diretta dal Prof. EDOARDO ZAVATTARI (1939) È $
HEMIPTERA-HETEROPTERA
Gli Emitteri Eterotteri raccolti dal Prof. E. Zavattari nel suo viag-
gio tra i fiumi Sagan e Omo compiuto nel 1939, benchè non molto —
numerosi, sono veramente importanti perchè portano un notevole con-
tributo alla conoscenza della fauna dell’ Abissinia meridionale, regione
guasi inesplorata dal lato faunistico. —
Gli Emitteri studiati sono 152, dei quali 84 nuovi per i Abissare
17 entita sono nuove per la scienza, 6 di esse sono gia state da me de-
scritte in altri lavori (1) e 11 le descrivo ora, oltre ad una varieta del-
l’ Uganda. |
Il materiale studiato non è sufficiente per poterne trarre delle con- | i
clusioni zoogeografiche, però, considerando la distribuzione delle singole
specie, risulta evidente che la fauna emitterologica della regione appar-
tiene a quella dell’Africa orientale; infatti ben 104 delle specie studiate
sono già note per le regioni vicine; pochissime invece sono le specie del-
l’Africa occidentale (6) e dell'Africa australe (5) che fino ad ora non
erano state indicate dell’Africa orientale. Come avevo già rilevato per .
la fauna emitterologica del paese dei Borana, pochissime sono le affi-
nità con le forme della Somalia meridionale: non tenendo conto delle
specie di larga diffusione, sono in comune alle due zone solamente le tre
seguenti specie Anisops Damasi Pois., Reduvius Paolii Manc. e Acantha-
spis Chiaramontei Manc., è però da osservare che esse sono state descritte
da poco e che quindi la loro area di diffusione potrebbe essere più estesa.
Ringrazio vivamente il Prof. R. Poisson per avermi determinato.
buona parte degli emitteri acquatici, il Dott. C. Alzona, direttore inc.
del Museo di Genova, che mise a mia completa disposizione il materiale
del museo e la biblioteca, ed i Musei di Londra e Vienna che gentilmente
m'inviarono descrizioni che non possedevo e materiale di confronto.
(1) C. MANCINI: Emitteri nuovi dell’Africa. orientale, 1946, Bollettino Soc. |
Entom. Ital., Vol. LXXVI, p. 66-72 - 1951, Annali Museo Stor. Nat. di Genova,
Vol. LXV, p. 145-149. a
cv
PC hill ave ° ’
“id as oe A e i 9 Oe en Leo PER es NOs ae
Fam NOTONECTIDAE.
BA ih sì : URI : | x aie tr a
Boge Se ‘Anisops Damasi Poiss. CoA
4 vee zi
i |Anisops SRO Dogon 1949; Inst. des Parcs Nat. du Congo Belge, fasc. 58, p. yi ae
E yee è Aa
x MemOme,-1939: 2 es. (det. Poisson). me
____— Distrib.: Abissinia, ho visto pure un esemplare di Somalia ue
pi: "AE
a Ape (Catam). 35, x Ca 4
ci Ay 4 i i a at
Meee © Anisops debilis Gerst. ae
a Anisops debilis Gerst., 1873. Decken’s Reise in Ostafrika, III (2), p. 425 - Jacze- i
| wski, 1926, Ann. Zool. Mus. Polon. Hist. Nat., V, p. 86. be
«__ Caschei, 1 agosto 1939: 8 es. ae Se di Bi
Distrib.: Mauritania, Senegal, Africa orientale, Sudafrica. Ve
ay a vu k ag = pà; ay
Ra Anisops ae Gerst. AIR
| Anisops pellucens Gerst., 1873, Decken’s Reise in Ostafrikay» TI], (2) ps9 424° meee
_ Antsops nivea Kirk (nec F.), 1904, Wien, Ent. Zeit., XXIII, p. 1x1 (pars). - 4 Bes
Peet Anisops nivea Hutch., 1928, Ann. Mag. Nat. Hist. (10), p. PULA Anisops pel- me
Brain) ducens. Hutch. 1929, Ann. South. Afr. Mus., XXV, p. 384.0 ‘ CE
sua — Caschei, 1 luglio 1939: I es. (ELA
- Distrib.: Tutta l'Africa orientale, Costa dell’ Avorio. ae
nad LA
UT x : CE E) ‘ ; x y ‘ di a
| i Dae. oe Anisops sardea H. S. { Mai
«Aico sardea Herr. Schiff. 1853, Wanzen Tae EX possi fig. 904. hi Sta i
Pi . V pt di
E ici OY maggic 1939: 4 es.; Gondaraba, 18 giugno 1939: "a
es es. er a | 2
* | Distrib. : Species a larga diffusione: tutto il bacino del Spie e
3 raneo, Li India, Birmania, tutta l'Africa. | ae
| 8 QUO ae re Anisops Worthingtoni Jacz. mu:
È: | Anisopo Worthingtoni Jacz. :54£03/35 Journ. Linnzan Soc. London Zool., 38, p. 343. AE
| Asile, 26 giugno 1939: 1 es.: Elolo, 3 agosto 1939: 2 es. PA fit.
| Distrib.: Descritta del Lago Rodolfo, si trova pure nel Kenia. SA
È DI PIRRO i JU
i > NYA Enithares glauca Boliv. | AAA
ie <P glauca Boliv., 1879, Ann. Soc. Espan. PustiJNets, Villy pu 142) ° Ent Sa
Sa At thares V-Aavum Reut. » 1882, Oefw Finsk. Vet. Forh., eas p. 4. aaa o
Bo” El Dire, 21 maggio 1939: 3 es. - ae
do: i: Distrib. : Descritta dell’ Abissinia, è diffusa in tutta l'Africa orien- n.
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Plea pullula St. PANI Xi
Plea pullula St., 1855, Vet. Ak. Forh., p. 89. - Hutchinson 1929, Ann. Sud Afr - 4
Museum, XXV, p. 415. - Plea Letourneuxi Sign., 1880, Bull. Soc. Ent. Fr.
p. LXXXIV.
Elolo, 10 luglio 1939: moltissimi esemplari.
Distrib.: Diffusa in tutta l'Africa meridionale e orientale, arriva i
fino all'Egitto. |
Fam. NAUCORIDAE MIA
Laccocoris limigenus St.
Laccocoris limigenus St., 1865, Hem. Afric., III, p. 178 - Montandon, 1897, Verh.
zool. bot. Ges. Wien, XLVII, p. 440, i Pad ‘
El Dire, 21 maggio 1939: 2 es. (det. Poisson).
Distrib.: Specie diffusa i in tutta l'Africa australe e orientale. Nuova if
per l'Abissinia. È
a
a
Fam. NEPIDAE | : a
Ranatra Bottegoi Mont.
Ranatra Bottegot Mont., 1903; Boll. Soc. Ent. Ital., XXXV, p. 22, | È
Elolo, 27 luglio 1939: 1 es.; Caschei, 29 luglio 1939: 1 es. È
Distrib.: Specie descritta della Somalia, trovata pure al Chiliman- — :
giaro ed a Bourem (Niger).
Ranatra parvipes Sign. a }
Kanatra anice Sign. 1860, Ann. Soc. Ent. Franc., III, 8, p. 970. - Jaczewski
1926, Ann. Zool. Mus. Polonia, V, p. 76.
Gambela, giugno 1939: 7 es., leg. Orlandini. |
Distrib. : Africa Or. anglete, Abissinia, Egitto, o
7
_Laccotrephes brachialis Gerst.
Laccotrephes brachialis Gerst., 1873, Decken’s Reise, III, p. Meri 4
El Dire, 20-21 maggio 1939: 5 es. (det. Poisson). ‘ae n;
Distrib.: Africa Or. Inglese e Tedesca, Uganda, nuova per VAbis- aa
sinia. 7
Laccotrephes calcaratus Mont.
eae
Bucarest, VII, p. 506.
_ Foce Sagan, 16-19 giugno 1939: 2 es. (det. Poisson).
Distrib.: Africa orientale, Camerun, nuova per 1’ Abissinia.
_ Laccotrephes calcaratus Mont., 1898, Soc. Sci.
aa \ :
I Fam. BELOSTOMIDAE
a Bevel Pte Sphaerodema nepoides F.
IAA nepoides Fabr., 1803, Syst. Rync.; p. 111 - Poisson, 1937; Ann. Soc. Ent.
p pi pearance, CVI p. 121.
3 _ Gambela, giugno 1939: varii esemplari, leg. Orlandini.
- Distrib.: Diffusa in tutta l'Africa.
v a
Hydrocyrius (Paracyrius) rectus Mayr
a x a ae hi
__Hydrocyrtus rectus Mayr, 1863, Verh. zool. bot. Geself. Wien, XIII, p. 359.
N Omo, 12 agosto 1939: 1 es. (det. Poisson).
Pix Distrib. : : Africa intertropicale, nuove per 1 Abissinia.
es Fam. GERRIDAE
f f j ‘
4 EI Tenagogonus (Tenagogonella) dubius Poiss.
Tenagogonus dubius Poisson, 1940; Bull. Mus. Roy. Hist. Nat. Belg., XVI, N. 40;
pu SI II a
El Dire, 20 maggio 1939: 9 es. adulti e larve (det. Poisson).
q L E: Distrib.: Congo Belga, Darfur; nuovo per l'Abissinia.
o
È Limnogonus leptocerus Reut.
È. ah leptocerus Reuter, 1882, Cognit. Heter. Afric. Occid., p. 40. -
i STE Gerris aegyptiaca Puton, 1890, Rev. Ent., IX, p. 228. - Tenanogonus Botte-
fi got De Carlini, 1895. Ann. Mus. Civ. Genova, XXXV, p. 121. - Limnogonus
_ _»—»—»leptocerus Poisson, 1948, Mém. Inst. Sc. Madagascar, Sez. A.- I, fasc. 2; p. 99.
0 — Gondaraba, 27 maggio 1939: 1 es.; Gambela, 1 giugno 1939:
p 3 eS. leg. Orlandini.
; | Distrib. : Egitto, Africa tropicale e subtropicale; nuovo per l’Abis-
9 “sinia.
telai bi
Limnogonus hypoleucus Gerst.
Gerris hypoleuca Gerst., 1892, Jahrb. Hamb. Wiss. Anst. IX, p. 55.
~~ Gambela, 1 giugno 1939: 1 es. leg. Orlandini (det. Poisson).
q bi Distrib.: Africa orientale e meridionale, Niger; nuovo per 1’ Abis-
sinia.
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Nalpandicius Patrizii Mane. si LIV TARDO
Naboandelus Patrizit Mancini, 1939, Ann. Mus. Civ. Genova, LVII, Dei det
El Dire, 21 maggio 1939: 2 es.
Distrib.: Somalia; nuovo per l’Abissinia.
Fam. VELIIDAE
Rhagovelia nigricans Burm.
"elia nigricans Burmeister, 1835, Handb. Ent., II, p. 213. DI
El Dire, 21 maggio 1939: 10 es.; Foce del Sagan, 19 giugno
1939: 13 es. (det. Poisson). i
Distr.: Specie di larga diffusione: Siria, Egitto, Abissinia, Africa -
tropicale e subtropicale, Isole Seychelles, Isole Mascarene, Isole Filip-—
pine, Isola Formosa. |
a
Angilia (Adrienella) Schoutedeni Poiss.
Angilia Schoutedeni Poisson. 1942; Rev. Zool. Afr., MKXVI, p. 161.
Omo, 7 agosto 1939: 1 es. (det. Poisson). ©
_
|
È Riot,
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Distrib.: Africa intertropicale; nuovo per l'Abissinia. 3
Tenagovelia Sjoestedti Kirk. i
È
(gr Sioestedti Kirkaldy, 1910, Sjéstedt’s Kilimandjaro Meru Exped., II, 12, “q
El Dire, 21 maggio 1939: 4 es. (det. Poisson). a
Distrib. : : Usambara, Africa Or. Inglese; nuova per l'A bin 4
a
. Microvelia qratillima Reut. 7 x
Microvelia gracillima Reuter, 1882, Ofv. Finsk. Vet. Soc. Forth, Helsing., 25; PP. i 4
39 2°39. a
a
_ Caschei, 8 luglio 1939: 1 es. (det. Poisson). È
Distrib.: Senegal, Congo Belga, Somalia; nuova pe l’Abissinia. È
Fam. HYDROMETRIDAE 4
i Hydrometra albolineata Reut.
Hydrometra albolineata Reut., 1882, Ofv. Finsk. Vet. Soc. Fòrh. ‘Haug 25;
p. 38. - Hungerford e Evans, 1934, Ann. Mus. ae, 28, p. 50;
Murle, 24 luglio 1939: 3.08. i a
Distrib. : Specie diffusa in tutta l'Abissinia, si trova pure in Eritrea Re
(Dorfù, leg. Vaccaro), Guinea, Niger. Africa Or. Tedesca.
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HETEROPTERA - MISSIONE SAGAN-OMO 171
Fam. MONONYCHIDAE
Mononyx grandicollis Germ.
Mononyx grandicollis Germ., 1837; Silberm. Rev. Ent., V, p. 122. - Jaczewski,
1926, Ann. Zool) Mus. Polon.; V, p. 72.
4
Î
I Foce del Sagan, 19 giugno 1939: 1 es.
i Distrib.: Specie sparsa in tutta l'Africa intertropicale e australe;
q nel Museo di Genova si trovano pure esemplari raccolti da Bottego nel
È 1896 tra Dimé e il Lago Margherita; nuova per la regione dell’Omo.
d
1
;
:
Fam. NABIDAE
‘Phorticus Zavattarii nov. sp.
Oblungo, bruno scuro, opaco, con peluria giallastra più lunga ai
lati del pronoto; sono ocraceo chiaro le guancie e il tilo, le antenne ad
eccezione del 2° articolo, il rostro, una grande macchia sul lobo ante-
riore del pronoto che parte dall'orlo anteriore e finisce a punta verso
il centro un poco dopo della metà; un’altra macchia longitudinale nel
mezzo del lobo posteriore che ne occupa tutta la sua lunghezza, metà
basale del clavo, base ed apice del corio, orlo della membrana, connes-
sivo, addome e zampe. Emielitre nel mezzo con una linea longitudinale
di colore bruno un poco.più chiaro del fondo e non bene definita.
Capo un poco più lungo che largo; rostro giungente alle anche in-
termedie, coti l’ultimo articoio sottilissimo aghiforme, il 2° molto rigon-
fiato, il 1° più stretto del 2° e più lungo (circa un volta e mezzo); pro-
note appena un poco più lungo che largo, con lati sinuosi presso la
strozzatura fra il lobo anteriore e il posteriore, alla base largo due volte
e mezzo la larghezza del capo, lobo anteriore circa una volta e mezzo
più lungo che il lobo posteriore; le emielitre bene sviluppate, non rag-
giungono la base dell'addome e lasciano completamente scoperto il con-
nessivo. Femori anteriori molto ingrossati, muniti di un grosso dente
che si trova circa nel mezzo, un poco più verso la base che verso l'apice,
tibie anteriori anteriormente quasi diritte, inferiormente molto allar-
gate verso l'apice. Lungh. 5 1/2 mill.
Si riconosce facilmente dal Ph. ruficollis Reut. e dal Ph. flavus
Stein., che hanno la stessa statura, per il colorito completamente di-
Verso. | |
Caschei, 14 luglio 1939: 1 es. 6 (Holotypus, m. coll.).
STE
ives 4
c MANCINI Lee
Nabis capsiformis Germ.
Nabis capsiformis Germ., 1837, Silberm. rev. V, p. Agar wy
Caschei, 5 luglio 1939: I es. 310-100
Distrib.: Specie cosmopolita; nuovo per ADRIA.
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Fam. HENICCCEPHALIDAE . o
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7 :
Embolorrhinus tuberculatus Bergr. §
Henicocephalus tuberculatus Bergroth, 19¢5, Ann. Soc. Ent. Belg. XLIX, p. 377. 4
- Henicocephalus tuberculicollis Bergroth, 1914, Rev. Zool. Afr. III p. 457. .
- Embolorrhinus tuberculatus Jeannel, 1941: Ann. Soc. Ent. Fr. CX, p. 358.
Murlé, 26 giugno 1939: 3 es.
Distrib.: Nigeria, Chari, Somalia, Chenia, Congo; nuovo per
1’ Abissinia. |
Fam. REDUVIEIDAE
Harpactorinae
. bi
Rhaphidosoma longispina Jeann.
Rhaphidosoma longispina Jeannel, 1914, Bull. Soc. Ent. Fr., p. 155 - Voyage Al-
luaud et Jeannel en Afr. Or., 1919, Hemipt., III, p. 268, tav. XI, fig. 59.
Murlé, 23 luglio 1939: 1 es.
Distrib.: Africa Or. Ingl., regione del lago Rodolfo. |
=
Paramphibolus zanzibaricus Jeann.
Paramphibolus zanzibaricus Jeannel, 1916, Bull. Soc. Ent. Fr., p. 300. - Jeannel,
1919, Voy. Alluaud et Jeannel en Afr. Or., Hemip., III, p. 278, tav. XII, fig. ‘998
Murlé, 24 luglio 1939: I es.
Distrib.: Isola di Zanzibar, nuovo per la parte continentale.
Rhinocoris (Diphymus) Kavirondo Jeann.
Harpactor Kavirondo Jeannel, 1916, Bull. Soc. Ent. Fr., p. 301. - Jeannel, 1919;
Voy. Alluaud et Jeannel en Afr. Or., Hemipt. III, p. 286, tav. XII, fig. 68.
El Banno, 30 aprile 1939: 1 es.
Distrib.: Africa Or. Inglese, Uganda; nuovo per l'Abissinia.
Rhinocoris (Diphymus) rufipes Boliv.
Harpactor rufipes Bolivar, 1879. Ann. Soc. Esp. Hist. Nat., VIII, p. 142.
Mega, 7-8 aprile 1939: 1 es.
Distrib.: Abissinia.
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EEA ARE TEROPTERA - MISSIONE | SAGAN-OMO PAIA 173
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oa AREE | Rhinocoris (Diphymus) rufus Thumb.
| Reduvius rufus Thumberg, 1822, Hem. rostr. III, p. 5. Reduvius rufus Stal, 1865,
meee otiem. Afr. III p. 78.
El Banno, 30 aprile 1939: I es.
Distrib.: Africa orientale e australe.
. Rhinocoris (Harpiscus) rapax v. picturatus Dist.
pr 2° SOLO picturatus Distant, 1903, Ann. Mag. Nat. Hist. (7), XI, p. 205. - Har-
pactor rapax v. picturatus Jeannel, 1919, Voy. Alluaud et Jeannel en Afr. Or.;
Hem. III, p. 288.
Mega, 7-8 settembre 1931: I es.
Distrib.: Africa orientale.
Sphedanoleste nanus St.
Harpactor nanus Stal. 1855, Oefv. Vet. Ak. Forh., p. 43. - Reduvius nanus
Stal, 1865, Helm. Afr., II, p. go. - Sphedenolestes nanus Stal, 1874. Enum.
Hem. IV, p. 33.
El Banno, 13 maggio 1939: I es.
| Distrib.: Africa orientale e australe, Congo; nuovo per 1’ Abissinia.
Bequaertidea horrida var. minor var. nov.
Differisce dalla forma tipica per la sua statura minore, mill. 8,5;
per l'orlo anteriore del pronoto chiaro ad eccezione delle due estremità
| sulla parte anteriore, per l'incisione trasversale tra i due lobi completa-
mente chiara fatta eccezione di due puntini presso il mezzo e delle due
estremità; per l’orlo del connessivo completamente giallo ad eccezione
degli ultimi tre segmenti che hanne traccia di linea nera, la quale sugli
ultimi due si estende un poco verso l'interno, per le suture dei segmenti
completamente immaculate; per la spina del lobo posteriore del pro-
| moto cortissima, poco più di 1/2 mill., diritta e sporgente un poco in
avanti.
Potrebbe darsi che sia una specie a sè; ma non conoscendo in
natura Vhorrida Hesse preferisco considerarla per ora una semplice
varietà.
El Dire, 25 maggio 1939: I es. ¢.
Del genere Bequaertidea, istituito da Schouteden nel 1932 Ann.
Mus. Congo Belg. (3) sez. II, p. 189, è indicata una sola specie:
l’eximia Schout. op. cit. pag. 190 del Congo; ma ne va aggiunta una
| seconda specie: il Cosmolestes horridus Hesse 1935 Ann. Transvaal
i Mus. XVI, p. 600. Hesse stesso mette con dubbio la sua specie nel
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genere Cosmolestes e dice che probabilmente potrebbe appartenere ad
un genere nuovo; evidentemente egli non conosceva il lavoro di
Schouteden altrimenti, senza alcun dubbio, l'avrebbe attribuita al ge-
nere Bequaertidea, al quale certamente appartiene, per le due spine sul
lobo posteriore del pronoto e per la conformazione delle zampe. LI
Cosmolestes pictus Klug in
Reduvius pictus Klug, 1830, Symb. phys., t. XIX, fig. 12. - Stal, 1865. Hem.
Afr., III. p. gi. - Cosmolestes pictus Stal, 1874. Enum. Hem.. IVS <p. Sans
Villiers, 1948, Hem. Reduv. Afr. Noire, p. 100.
Mega, 7-8 settembre 1939: 1 es. : :
Distrib.: Tutta l’Africa intertropicale, Egitto, Arabia. >
|
Vadimon Bergrothi Mont.
Vadimon Bergrothi Montandon, 1892, Rev. Entom. XI, p. 270. eee 7
El Dire, 15 maggio 1939: 1 es..
Distrib.: Africa Or. Inglese, Usambara, Mozambico, Africa occ.
(Ogoué), Kalahari; nuovo per l’Abissinia.
Coranus pullus St.
Harpactor pullus Stal, 1855, Ofv. Vet. Ak. Féòrh., p. 43. - Coranus pullus Stal,
‘1865, Hem. Afr.; III, p. 95.
~Gambela, giugno 1939: I es., leg. Orlandini.
Distrib.: Africa australe, già noto del bacino del Giuba.
Blapton ramentaceus Germ.
Arilus ramentaceus Germar, 1852, Silberm Rev. V; p. 123. - Blapton ramentaceus
— Stal, 1865; Hem Afr.-III, p. 60.
El Banno, 30 aprile 1939: I es. | Mi
Distrib.: Africa australe, Somalia; nuovo per l’Abissinia.
Piratinae
Ectomocoris myrmecoides Jeann.
Ectomocoris myrmecoides Jeannel, 1916, Bull. Soc. Ent. Fr., p. 303. - Jeannel,
1919, Voy. All. et Jeann. en Affr. Or. Hem., p. 247, tav. X, fig. 48.
El Banno, 10 maggio 1939: I es. 2.
Distrib.: Africa Or. Inglese; nuovo per l’Abissinia.
LS
? Ectomocoris trinotatus Schout.
i Ectomocoris trinotatus SOG 1909; Ann. Soc. Ent. Belg., 53; p. 407 e p.
422.
| Caschei, 5 luglio 1939: I es,; tra Lhidohie e il Fiume Baro:
i es. leg. Orlandini.
Bi Distrib.: Abissinia, Somalia.
Acanthaspinae
Reduvius luteipes Dist.
"
piciu lutetpes Distant, 1902, Ann. Mag. Nat. Hust... 7), & po 182.
pau Bad Dire, 16 maggio 1939: 1 es.
Mico. Distrib. : Africa Or. Inglese, Congo; nuovo per l’Abissinia, nel
È Museo di Genova ve ne è un altro esemplare abissino: Terr. Raha-
4 —nuin X-XI-1911, leg. C. Citerni.
ee oY E Reduvius minutus Reut.
cad
E: vii minutus Reuter, 1881, Berlin. Ent. Zeit., XXV, p p. 163..- Villiers, 1948,
| Reduv. Afr. Noire, p. 275.
Bi | Gondaraba, TO e'SI8 giugno ¥9030.%".2 es.: Murlé, 24 giugno
pi 1939: PR i
Tutti gli esemplari, ad eccezione di uno, hanno la fascia trasver-
sale nebulosa n visibile, il connessivo è testaceo alla sutura dei seg-
menti pure nei &, i femori sono leggermente oscurati un poco prima
dell’ ‘apice, a quindi un piccolo anello.
| ‘Distrib. : Sicilia, Egitto, Africa occ., Congo, Abissinia.
‘i | Reduvius funebris Schout.
Ki SUA
Reduvius funebris Schouteden; I 906, Ann. Soc. Ent. Belg., 50, p. 22.
- E! Banno, 30 aprile 1939: 1 es.; Caschei, 11 agosto 1939: 1 es.
È 4 Distrib. : Somalia, oe Orientale Inglese e Tedesca; nuovo per
Mi ST
Reduvius Paolii Mane.
È Raficica Paolii Mancini, 1940, Boll. Soci Ent. Ital. DXXIL ‘pi. 105.
El Dire, 21 maggio 1939: 1 es.; Murlé, 24 luglio 1939: I es.
Di. x _ Distrib. : îì Somalia; ‘nuovo per l’Abissinia.
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176 Aa as jets a ‘MANCINI _~ sy RELEASE RAT ee a
Reduvius similis nov. sp.
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Bruno; emielitre un poco più chiare con alcune macchie giallastre;
zampe chiare con anello scuro sui femori; pelosità biancastra, lunga,
eretta, un poco più corta sulle emielitre, sui lati dell'addome e sulla
parte inferiore. Sono giallo sporco la parte antebasale del clavo, la
parte antebasale del corio, colorazione che si estende su parte del lato
esterno, due piccole macchie presso l'angolo basale della membrana ed
una longitudinale, un poco più grande, posta circa sul mezzo del disco
a livello dell’apice del clavo. Apice della membrana un poco più chiaro;
antenne testacee col primo articolo leggermente più scuro; zampe giallo
sporco, parte apicale dei femori e un anello nel mezzo bruni, sui femori
posteriori l'anello si trova all'inizio della metà apicale, sono pure bruni —
la base e l'apice dei femori, l'apice del terzo articolo dei tarsi e le unghie.
Capo con lo spazio interoculare un poco più stretto del diametro ì
dell'occhio visto da sopra (8:10), e con un corto solco mediano; gli
occhi molto grandi, nella parte inferiore vicinissimi tra loro, separati da «I
uno strettissimo spazio lucido e liscio; il rostro raggiunge il prosterno, |
col secondo articolo lungo due volte il primo; antenne col primo arti-
colo un poco più corto della parte anteriore del capo, compresi gli oc-
chi, il secondo lungo poco più di una volta e mezzo il primo, il terzo
un poco pitt lungo del secondo, il quarto lungo come il secondo.
Pe ee ee oe
Pronoto: lobo anteriore leggermente più corto del lobo posteriore,
con un profondo solco longitudinale nel mezzo che si prolunga sul lobo
posteriore fino a circa la metà; lobo posteriore con due carene longitu-
dinali sulla parte anteriore del disco, separate dal solco mediano, con ru-
gosità densa, molto fine e quasi uniformemente sparsa, solamente con
‘qualche traccia di rughe trasversali, specialmente nella parte antero-me-
diana del disco; angoli anteriori non sporgenti in fuori, angoli poste-
riori arrotondati con sopra una piccola callosità più chiara e con punteg-
giatura finissima. Scutello con all'apice una spina non molto lunga, gra-
cile e leggermente rivolta verso l'alto; le emielitre lasciano scoperto il
connessivo e sono appena più lunghe dell'addome, il connessivo tanto
di sopra cia di sotto con la parte basale bruna, mentre la parte apicale,
più estesa, è giallo sporco.
ie
Lato inferiore con le parti laterali del petto con fitti e profondi sol-
chi trasversali specialmente sul meso- e metasterno; addome con nel
mezzo finissima punteggiatura, ai lati con solchi trasversali molto meno
profondi di quelli del petto; metasterno e segmenti addominali con
443) > ; ) } t "4
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bh ia VS, RZ, e he Ba dei » _* , 7 Cae MER TR Sari O +s
| una forte carena ase mezzo la quale manca sul segmento genitale, ed é
: | appena accennata sul precedente; segmento genitale del 4 fortemente
| troncato posteriormente, la parte troncata, vista di fronte, presenta
nel mezzo una fossetta triangolare.
Fig. I. - Estremità dell'addome vista di lato e di dietro: A: Reduvius similis
v n. sp. 4. - B: dolotrichtus Zavattarii Mancini, 4.
Tibie anteriori colla fossa spongiosa grande, lunga circa un terzo
della tibia (19 :60), quella delle tibie mediane pit corta (15:55);
tarsi anteriori di 3 articoli, tarsi posteriori col primo articolo un poco
più corto del secondo, il terzo più lungo del secondo (8, 10, 14).
4 Lunghezza del 4 13 mill.
Maurie, 24 luglio 1939: 5 es. 4 (holotypus e paratypi, m. coll.).
4 . Molto vicino al R. labeculatus Dist., ne differisce specialmente per
Bi la statura molto minore, per gli angoli posteriori del pronoto più arro-
_ tondati, per gli occhi nella parte inferiore moltissimo più vicini fra
A loro, per la fossa spongiosa delle tibie anteriori più corta.
Reduvius Zavattarii nov. sp.
Bruno; due piccole macchie chiare i disco del corio, una a livello
Teer | | Co MANCINT RIONI Se eae CAL ARIE IO
co; tibie gigi sporco, le anteriori e ip mediane colla, base e la metà
apicale scura, le posteriori oscurate solamente alla base e all’ apice;
tarsi coll’ultimo articolo più scuro. 4
Capo con lo spazio interoculare appena più largo del diametro del-
l'occhio visto di sopra (6:5), con un solco mediano, gli occhi nella
parte inferiore distanti fra loro, distanza uguale circa alla larghezza
del primc articolo del rostro, questo spazio è lucido e con rughe tra-
sversali; il rostro raggiunge il prosterno, il secondo articolo è lungo
una volta e mezzo il primo; antenne con peluria semieretta, il primo |
articolo un poco più corto della parte anteriore del capo, compresi gli
occhi, il secondo lungo un poco meno del doppio del primo, il terzo i
leggermente più lungo del secondo, il quarto lungo quanto il secondo. >
Pronoto con lunga peluria chiara ai lati e sul lobo anteriore, lobo ~~
anteriore appena più corto del lobo posteriore, con profondo solco lon-
gitudinale nel mezzo, che si prolunga sul lobo posteriore fino a circa :
la metà; lobo posteriore con due carene longitudinali sulla parte ante-
riore del disco, separate dal solco mediano, rugosità densa, abbastanza
forte, solo qualche traccia di solchi trasversali; angoli anteriori non |
sporgenti in fuori, angoli posteriori arrotondati. i |
Scutello con scarsi peli eretti, con all'apice una spina non molto
lunga che all’inizio si rivolge verso l’alto e poi prosegue parallela alle |
emielitre. Emielitre con fitta peluria semicoricata sui lati, più rada e |
più elevata sulle nervature, le emielitre lasciano scoperto il connessivo
O
e non raggiungono l'apice dell'addome.
Parte inferiore con i lati del prosterno uniezi ‘quelli del meso-
e metasterno con fitti e profondi solchi; addome con fitta solcatura tra-
sversale, ma molto meno profonda di quella del petto; metasterno con
nel mezzo una forte carena longitudinale che si prolunga sul primo
segmento dell'addome. Tibie anteriori con fossa spongiosa, lunga la.
metà della tibia (21:42), quella delle tibie mediane molto più corta
(8:40); tarsi anteriori di 3 articoli, tarsi posteriori col secondo arti-
colo un poco più lungo del primo, il terzo ancora più lungo (13, 15,
20). Lungh. 16 mill.
El Banno, 2 maggio 1939: I es. 2 (holotypus, m. coll.).
=
Reduvius Caprai nov. sp.
Giallo chiaro con disegno scuro; scarsa pelosità biancastra, semi-.
eretta, lunga sul capo, pronoto e zampe, più corta sui lati delle elitre,
sulle antenne e sul rostro; parte inferiore del corpo glabra. Capo, pro-
) : n ue aa eave dr ‘ a
| HETEROPTERA - MISSIONE
¢ n
noto e scutello bruni, emielitre giallo chiaro con una larga fascia tra-
sversale sulla metà apicale, membrana bruna coll’apice un poco più
chiaro, connessivo giallo chiaro senza macchie, antenne giallo sporco,
col primo articolo bruno chiaro, zampe completamente gialie, petto
bruno e addome chiaro.
Capo cen lo spazio interoculare un poco più largo della metà del
diametro dell'occhio visto di sopra (10:9), gli occhi nella parte infe-
riore vicinissimi fra loro, lo spazio tra essi è uguale a circa un quarto
della larghezza del primo articolo del rostro; il rostro raggiunge il pro-
sterno, il secondo articolo è appena un poco più lungo del primo; il
primo articolo delle antenne un poco più corto della parte anteriore
del capo compresi gli occhi, con pochi peli quasi diritti un poco più
lunghi di quelli degli altri articoli, il secondo articolo è lungo due
volte e mezzo il primo, il terzo è lungo circa la metà del secondo, que-
sti due articoli hanno peluria corta e quasi adiacente, specialmente sul
terzo (il quarto manca nell’es. in esame).
Pronoto col lobo anteriore lungo circa quanto il posteriore, lu-
cido, con uno stretto e profendo solco longitudinale. nel mezzo, che
si prolunga sul lobo posteriore fino a circa la metà; lobo posteriore
opaco, densamente rugoso e con traccie di rughe trasversali sulia parte
mediano-anteriore del disco, due piccole carene longitudinali laterali sul-
la parte anteriore del disco separate dal solco proveniente dal lobo an-
teriore, esse sono un poco più chiare del fondo del lobo e quasi gla-
bre; angoli anteriori non sporgenti, quelli posteriori arrotondati.
Scutello con all'apice una cortissima spina quasi piana, appena
un poco rivolta verso l'alto. Le emielitre coprono completamente il
connessivo e non sorpassano l'apice dell'addome. Parte inferiore ai lati
del petto con numerose rughe trasversali non molto profonde, sul-
l'addome esse sono fittissime, più regolari e ancora meno profonde.
‘Tibie anteriori colla fossa spongicsa abbastanza grande, ben visibile,
lunga un poco meno di un terzo della lunghezza della tibia (13:60),
quella delle tibie mediane molto più corta (8:53). Tarsi anteriori di
tre articoli, tarsi posteriori col primo articolo corto, circa un terzo del
secondo, il secondo e il terzo subeguali, Lungh. 11 1/2 mill.
E! Banno, 30 aprile 1939: 1 es. 9 (holotypus, m. coll.).
Viicino al R. pallipes Klug. ma lo si distingue facilmente per la
statura minore, per la membrana con la parte apicale molto meno este-
sa, per la peluria delle antenne meno lunga, più rada e non eretta nel
— alge
a
Pre he PL
bas
fe e
ey
"a Fi
2° e 3° articolo, per il colorito dell'addome completamente giallo, we
gli angoli anteriori del pronoto non sporgenti, per lo spazio intero-
culare più stretto, ecc. Dedico questa nuova specie all’amico carissimo
Dott. Felice Capra, Conservatore del Museo Civico di Storia Naturale
di Genova.
Holotrichius Zavattarii Manc.
Holotrichius Zavattarii Mancini, 1951, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXV;
Pp. 145-
Nel materiale raccolto dal Prof. Zavattari oltre alla 2, che ho già
descritto, vi sono pure due esemplari é, che certamente appartengono
a questa specie e che quindi descrivo. | |
Allungato con peluria chiara, facilmente caduca, lunga sul capo,
antenne, pronoto, scutello e zampe, corta e adiacente sui lati delle emie-
litre e sull'addome; colore ocraceo, lobo anteriore del pronoto coi sol-
chi bruni, scutello bruno; sono chiare due carene laterali che si riuni-
scono all'apice e spina apicale, emielitre internamente bruno chiare, i
iati e le nervature ocracee, segmenti del connessivo, superiormente e in-
hehe
feriormente, colla metà basale bruna, addome bruno cosparso di pic-
coli puntini chiari e con i lati a macchie trasversali chiare, femori bai
germente oscurati.
Capo un poco più lungo del lobo posteriore del pronoto, lo spa-
zio interoculare più largo dell'occhio, visto di sopra (21:16), infe-
riormente lo spazio fra i due occhi è molto ristretto, largo circa quanto
ia base del terzo articolo del rostre, occhi grandi, lucenti, con lunghe
setole facilmente caduche; rostro col secondo e terzo articoio bruni,
il secondo lungo il doppio del primo, il terzo più corto del primo; an-
tenne con lunghi peli eretti, il primo articolo è lungo quanto il capo
senza il collo, il secondo lungo circa una volta e un terzo il primo,
lungo quanto il pronoto, il terzo lungo quanto il primo (il quarto
manca). Pronoto più largo che lungo, la base è più lunga della lun-
ghezza del pronoto e il collo fino agli ocelli (108:91); angoli ante-
riori non sporgenti arrotondati, lo spazio tra essi è molto minore che
ia larghezza del capo, compresi gli occhi (33:56), angoli posteriori
arrotondati: orlo laterale regolarmente arrotondato fino agli angoli —
posteriori, con leggera incurvatura in fuori, senza traccia di tubercoli.
o spine; lobo anteriore più corto del posteriore, un poco più corto che |
ia parte anteriore del capo, compresi gli occhi (30:35), l'impressione
mediana è bruna solamente sulla parte basale; lobo posteriore lungo
x
4 Bath la parte iti del capo Ho agli ocelli, con densa DE
| granulosità, con due carene laterali longitudinali sulla metà apicale
del disco. — .
. Scutello con all’apice una piccola spina leggermente sollevata; emi-
elitre non superano l'apice dell'addome, membrana con l'apice legger-
| mente ‘più chiaro. Petto rugoso, metasterno con rugosità trasversa;
7 addome con rugosità trasversale molto più fitta di quella del meta-
| sterno, con una carena longitudinale nel mezzo che arriva fino al pe-
nultimo segmento addominale, segmento genitale con la parte basale lu-
cida, la parte apicale è più chiara, rugosa e troncata all'apice, parte
basale ai lati con due leggere fossette. Zampe con lunga peluria semi-
eretta, femori scuri con l'apice chiaro, tibie chiare con l’apice oscurato,
tarsi scuri. Lungh. 15 mill., largh. alla base del pronoto 4 mill.
. Foce del Sagan, 19 giugno 1939: 1 es. & (allotypus, m. coll.);
Gondaraba, 20 maggio 1939: 1 es. é (paratypus).
Ww
i
oe
G
: By . Varus flavomaculatus St.
Varus flavomaculatus Stal, 1865, Hem. Afr., Ill. Per Tig ly
El Banno, 30 aprile 1939: 1 es.
Distrib.: Africa orientale e australe; nuovo per 1’ Abissinia.
Pasira basiptera St.
Pasira basiptera Stal, 1859, Oefv. Vet. Ak. Forh., p. 189.
Gambela, giugno 1939: I es., leg. Orlandini; Giada 15-18
giugno 1939: 3 es.; Elolo, 16 agosto 1939: 1 es.
Distrib.: Bacino Mediterraneo, Caucaso, Turchestan, Somalia,
Africa Or. Inglese.
Trichedocla pilosula Dist.
Edocla pilosula Distant, 1903, Ann. Mag. Nat. ast (7), As ps se
El Banno, 30 aprile 1939: 1 RI Dire, 22 maggio 1939:
I es.
Distrib.: Africa Or. Inglese, cn nuovo per l’Abissinia.
Trichedocla Zavattarii Manc.
“Taishedode Zavattarii Mancini, 1946, Boll. Soc. Ent. Ital., LXXVI, bi zi.
Caschei, 1 luglio 1939" 3 seg 10
Distrib. : La specie è stata descritta sul materiale raccolto dal Prof.
— Zavattari.
+ J .
: 4 t F N ya 6 ete aT
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182 ae t a N Ci “MANCINI | 4, Bale fers, Se py! Hin hee Jat Re
ì x x pa ; LI Lei È Ro i
Paredocla Decorsei Jeann.
Paredocla Decorset Jeannel, 1914, Bull. Soc. Ent. Fr., p. 174. - Jeannel, 1919;
Voy. Alluaud et Jeannel en Afr. Or. Hem. p. 204. - Edocla annulipes Horvat,
1914, Ann. Mus. Nat. Hungar., XII, p. 109. - Paredocla Decorsei Villiers,
1948, Reduv. Afr. Noire, p. 288.
Murlé, 24 marzo 1939: I es.
Distrib.: Oubangui-Chari, Kanem, a Senegal, Abin
Uganda.
Edocla bisbisignata St.
Acanthaspis bisbisignata Stal, 1859, Oefv. Vet. Ak. Forh., XVI, p. 190. - Stal,
1865, Hem. Afr., III, p. 129.
El Dire, 21 maggio 1939: I es.
Distrib.: Africa orientale e australe.
Acanthaspis Chiaromontei Manc.
Acanthaspis Chiaromontei Mancini, 1940, Boll. Soc. Ent. Ital., LXXII, p. 107.
Caschei, 16 luglio 1939: 2 es.
Questi esemplari sono più grandi degli esemplari somali, raggiun-
gono i 16 e 17 mill. ma non vi ho trovato altre differenze; ho visto
un esemplare di Ganani (Dancalia merid.) 30 gennaio 1938, leg.
Gortani, che è già di 15 millimetri.
Distrib.: Somalia; nuova per l’Abissinia.
Acanthaspis Gridellii Mianc. i
Acanthaspis Gridellii Mancini, 1946, Boll. Soc. Ent. Ital.. LXXVI, p. 70.
Caschei, 1 luglio 1939; varii 4 e 1 9; El Dire, 21 “maggio.
1939: I es.¢; Gongabaino, 21 giugno 1939: I es. 2.
Distrib.: La specie è stata descritta sul materiale raccolto dal
Prof. Zavattari.
Platymeris guttatipennis St.
Platymeris guttatipennis Stal, 1859, Oefv. Vet. Ak. Forh, p. 188. - Stal, 1865, —
Hem. Afr., III, p. 125. - Jeannel, 1919, Voy. Alluad et Jeannel en Afr. Or.,
Hemipt., p. 237.. pt: |
.Murlé, 26 giugno 1939: 1 es.; Caschei, 18 luglio 1939: I larva.
Distrib.: Africa orientale. i DIE I
MISSIO SAGA NOMO
Salyavatinae
Petalocheirus (Platychiria) umbrosus H. S.
De facie umbrosa Herr. Schaeff., 1853, Wanz. Ins., IX, p. 126. - Petalochirus
umbrosus Stal, 1865, Hem. Afr., III, p. 145.
| El Banno, 2 maggio 1939: 3 es.
aS | Distrib.: Tutta l’Africa orientale, Transvaal, Congo Belga.
ci
(a
SA la Tribelocephalinae
‘Tribelocephala breviceps Bergr.
| Tribelocephala breviceps Bergroth, 1905, Ann. Soc. Ent. Belg., LI, p. 375. -
Villiers, 1943, Rev. Fr. Entom., X, p. 15, fig. 37.
— Gambela, 1 luglio 1939: 1 es., leg. Orlandini.
|» Distrib.: Guinea Francese, Camerum, Togo, Costa Avorio, Con-
| go; nuova per l’Abissinia.
|
GE ARI Fam. MIRIDAE
È a a | | Peritropis africanus Popp.
: | Feriteopis africanus Poppius, Lope, fick, Soci Sci. Fenn. ALL p.\x1 70.
| El Banno, 30 aprile 1939: 1 es. (det. Carvalho).
. Distrib.: Africa orientale inglese; nuova per 1’ Abissinia.
i Diocoris agelastus Kirk.
{ | Diocoris agelastis Kirkaldy, 1902, Trans. Ent. Soc. London, p. 176.
4 El Dire, 21 maggio 1939: 1 es. (det. Carvalho).
A 33 Distrib. : Guinea; nuova per 1’Abissinia.
Uovontiaier pallidus var. Reuterianus Fairm.
ve ara Reutertanus OVE 1885. Rev. Ent., V, p. 355. - Creontiades pal-
lidus v. Reuterianus Poppius, 1912, Act. Soc. Scien. Fenn., XLI, N. 3, p. 22.
Caschei, 1 luglio 1939: 1 es.
Distrib.: Togo, Sudan Franc., Gibuti, aaa Madagascar.
Creontiades Tellinii var. Junodi Popp.
Be Creontiades Tellinii v. Junodi Poppius, pot) Act. Soc. Scien. Fenn., XLI, N.3;
Se 7p. 23.
Gondaraba, 17 maggio 1939: 1 es.; Caschei, 1 luglio 1939:
| Distrib. : Somalia, Mozambico, ‘Transvaal.
| è OSs RN TL Ro
IT ‘ye Ae ARTO” VISO Polia LI
Megacoelum persimile Reut.
Megacoelum persimile Reuter, 1902, Oefv. Finsk. Vet. Soc. Fòrh., XLV, N. 6,
p. 4. - Poppius, 1912: Act. Soc. Scien. Fenn., XLI, N. 3, p. 35.
Asile, 26 giugno 1939: I es.
Distrib.: Specie descritta di Massaua. ei
Megacoelopsis fasciatus Popp.
Megacoelopsis fasciatus Poppius, 1912, a Soc. Scien. Fenn., XLI, N. 3; p. 40.
Tartale, 13 maggio 1939: I ; El DER 21 maggio 1939: I
Caschei, 1 giugno 1939: I es.
Distrib.: Descritto di Mombasa, nel Museo di Genova ve ne è
1 esemplare raccolto ai Pozzi Maddi 9-12 febbraio 1896, leg. V.
Bottego; nuovo per l'Abissinia.
È
Eurystilus Bellevoyei Reut. a
Eurystilus Bellevoyei Reuter. 1879. Oefv. Vet. Soc. Fòrh.. 21, p. 34. - Poppius,
1912, Act. Soc. Scien. Fenn., XLI; N. 3+ p. 54. vi
Gondaraba, 17 maggio 1939: 1 es.; Foce del Sagan, 19 giugno
1939: 1 es.; Caschei, 10 luglio 1939: tes.
Distrib.: Africa occidentale, Eritrea, Algeria, Egitto, Tosi
Persia, Ceylon.
Charitocoris sanguineonotatus Reut. i.
,
Charitocoris Pala Reuter, 1905, Oefv. Vet. Soc. Fòrh.. XLVII, N. 10,
tici Da Fits POppiùs. TO 2, At, BOCEDI Fenn., XLI, N..3; p.58:
El Banno, 9 maggio 1939: 1 es.; ai II giugno 1939:
1 es.; Foce del Sagan, 19 giugno 1939: 6 es.; Caschei, 1 luglio 1939:
s.; Murlé, 24 luglio 1939: 1 es.
Distrib.: Somalia.
Proboscidocoris bipuncticollis Popp.
Proboscidocoris bipuncticollis Bag 1912; Act. Soc. Sc. Fenn., XLI, Do 3: Ps
137.
El Banno, 9 maggio e 30 aprile 1939: 3 es. El Dire, 21 INABEID
1939: I es.
Distrib.: Togo, Sierra Leone, Soa nuovo per VAbissinia:
ti
Fam. TINGIDAE Ste PARATE
Cysteochila Zavattarii nov. sp. A
Oblunga, ocracea. Capo ferrugineo, grossolanamente punteg- 3
giato, con tre spine basali biancastre, le due laterali incurvate Verso: 1
| de
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ARR Tei a oY TROL PIA EMT Oy, ghee a PTT, eg IE 4,
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| Yinterno, non toccantesi fra loro ed estese fino alle foveole antennali,
quella mediana è più lunga e arriva al livello del margine anteriore
delle foveole antennali; buccule flavo-testacee oscurate sulla parte ante-
riore, molto sporgenti in fuori; antenne chiare, ultimo articolo e apice
del penultimo intensamente neri, i primi due articoli corti e ingrossati,
il terzo lunghissimo quasi filiforme, il quarto claviforme, il primo ar-
ticolo lungo una volta e mezza il secondo, il terzo un poco più lungo
della massima larghezza del proneto, il quarto lungo circa un terzo
della lunghezza del terzo.
Pronoto più stretto della massima larghezza delle emielitre prese
‘insieme, un poco più largo che lungo senza il processo; vescicola pic-
colissima, appena sporgente, arrotondata; disco infoscato con la carena
longitudinale mediana, formato da una sola serie di cellule, più chiara,
giungente all’apice del processo; membrana marginale riflessa, ante-
-riormente più chiara, con grosse areole molto profonde, un poco più
alta della carena longitudinale mediana, arrotondata dal lato interno
e non toccante la carena mediana; processo ampio con areole abbastanza
grandi, un poco più piccole di quelle della membrana marginale ri-
flessa; le due carene laterali, a una sola serie di cellule, sono quasi pa-
rallele e toccano la membrana marginale riflessa. Le emielitre superano
a l'apice dell’addome; disco con areole grandi quasi come quelle della
membrana marginale riflessa, ma non profonde, metà apicale legger-
| mente oscurata; spazio costale biseriato areolato e spazio elitrale con
| una sola serie di areole grandi, alternate da altre più piccole, verso
l’apice quelle più piccole mancano, i tratti che separano le areole sono
scuri; membrana con areole grandi come quella del disco. Parte infe-
riore castana scura, zampe giallo chiare. Lungh. 4 mill.
Mega, 18 settembre 1939; 1 es. 9 (holotypus, m. coll.).
Monanthia Zavattarii nov. sp.
Oblungo-ovata, nera, glabra. Capo nero con sopra due spine ba-
sali bianche. corte, raggiungenti il mezzo dell’occhio dalla parte in-
| terna, altre due spine bianche apicali brevissime, vicine tra loro, con-
| vergenti e toccantesi all'apice (a piccolo ingrandimento sembrano una
sola spina con un intaglio nel mezzo), un piccolo mucrone bianco,
poco visibile, sul disco; antenne giallastre con l’ultimo articolo legger-
mente claviforme e scuro ad eccezione della base, più corte che la lun-
| ghezza del capo e pronoto presi insieme, il terzo articolo, circa tre
volte più lungo del quarto, i due primi ue bio corti, il primo
cilindrico, il secondo oviforme, quasi così lungo quanto il primo;
rostro nero con il penultimo articolo chiaro, raggiungente le anche
intermedie.
. Pronoto, senza processo, lunge quanto la sua massima larghezza,
densamente punteggiato, vescicola giallastra, stretta, rilevata, non svi-
luppata in avanti, con punteggiatura concolore; orlo laterale arroton-
Fig. Il. - Monanthia Zavattarii n. sp.
dato, membrane marginali riflesse molto estese che lasciano scoperto
il disco del pronoto per un poco meno del terzo della loro massima
larghezza, esse sono giallastre con una fascia mediana nera irregolare,
areole grandi nel mezzo e sul lato esterno poste più o meno regolar-
mente, sull’orlo interno esse formano una serie longitudinale molto re-
golare; processo con areole piuttosto grandi; carene giallastre ‘poco rile-
vate, Ja mediana lunga dalla vescicola all'apice del processo, su que-
st'ultimo ancora meno rilevata, ie due carene laterali sono molto corte, È
arrivano alle membrane marginali riflesse. |
Emielitre giallo sporche, sorpassanti l'apice dell’ addome; disco ri-
levato con una macchia nera nel mezzo presso l’orlo esterno, la quale —
> Ne : '
i Gene Tea Behe Oe ee ae i wut eB ie Naas ks
è SETA Pars ig VO ph ELI LAS NEVE N Cn n° MATO LE | an ta? & CATA te a
va
Be.
sì prolunga sugli ant coals È elitrale, un’altra piccola Bee Ee nera
si trova all'apice e si estende, trasversalmente, sullo spazio costale,
; areole abbastanza grandi, poco regolari, nel mezzo in quattro serie;
| spazio costale con due serie di areole, verso l'apice allargate e con tre
3 serie di areole, spazio elitrale con una serie di areole ben visibili.
Parte inferiore nera, orlo posteriore del metasterno giallastro;
| zampe giallastre, femori mediani e posteriori neri ad eccezione della
base e dell’apice. Lungh. 3 mill. |
eC Gondaraba. 2 settembre 1939; varii esemplaris, 9 (holotypus,
allotypus e paratypi, m. coll.); Caschei, 1 luglio 1939: varii esemplari
a SRO
.
Fam. PYRRHOCORIDAE
A me, . Odontopus somaliensis Goursat
3 finan somaliensis Goursat, 1931; Bull. Soc. Ent. Fr., p. 167.
a Pozzo di Malmata, 28 luglio 1939: 2 es. &, 9.
| ——’Distrib.: Specie descritta della Somalia Inglese, si trova pure nello
à Scioa, Gherba luglio 1887, 1 es., leg. Ragazzi ed a Cheren maggio
È 1871, 1 es., leg. Antinori; nuova per l’Abissinia.
Scantius caraboides Bergr.
rs carabotdes Bergroth, 1920, Ark. Zool. XT Ny 173, porri
. Caschei, 15 luglio 1939: 2 es.; El Banno, 10 aprile 1939: 2 es.
Distrib.: Specie descritta dell’Africa Orientale Higiese, nuova per
| l'Abissinia.
s ‘ Dysdercus cardinalis Gerst.
Dysdercus Single Gerstaecker, 1873, Decken's Reise, IV, p. 416. - Schouteden,
1912, Rev. Zool. Afr., I. P. 304. - Freeman, 1947; ra: R. Ent. Soc. Lond.,
i 98) p. 395.
_ ‘Sondaraba, 18 giugno 1939: 3 es.; Mega, 18 settembre 1939:
SRI PS | |
hd u A . . .
i Distrib.: Africa orientale.
SEN l
3 . i — Dysdercus nigrofasciatus St.
“
A invade nigrofasciatus Stal, 1855, Oefv. Vet. Ak. Fòrh., p. 36. - Schouteden. 1912;
7 er oom Afr., I, p. 303. - Freeman, 1947, Tran. R. Ent. Soc. Lond., 98,
be Pp. 399. —
: El Banno, ro aprile 1939: 3 es.; Gondaraba, 18 giugno 1939:
È es.; Mega, 18 settembre 1939: 13 es.
rey pei at OTO t = x ‘es À È Le DA 7 L. fel
} \ x ’ Cue an ta i RA STI Lo }
. 5 Agi \ 7 4 ve e n
Distrib. : Africa orientale, Congo, Gabon, Transvaal, Mada-
gascar.
Fam. LYGAEIDAE a
Lygaeinae
Lygaeus (Spilostethus) pandurus Scop.
Cimex pandurus Scopoli, 1763, Ent. Carn., p. 126. 3 i
Foce del Sagan, 12-26 giugno 1939: 4 es.; Asile, 26 giugno
1939: 1 es.; Caschei, 1-12 luglio 1939: 7 es. E |
Distrib.: Specie cosmopolita.
Lygaeus (Stalagmostethus) festivus Thumb.
Lygaeus festivus Thumberg, joa Hem. rostr., IV, p. 8. - Stal, 1865, Hem. Afr.
TBO p.. i
Foce del Sagan, 19, giugno 1939: I es.; Omo, 7 agosto 1939:
Ie. | | | :
Distrib.: Spagna, Algeria, Guinea, Abissinia, Sud Africa, Mada-
gascar. : 3 .
Lygaeus mimus St.
Lugaeus mimus Stal, 1874, Enum.. IV, p p. 113.
El Meti, 14 maggio 1939: 1 es.; Foce Sagan, 19 giugno 1939:
; Caschei, 1-16 luglio 1939: 3 es.
Piatti Senegal, Nubia; nuovo per l’Abissinia.
Lygaeus negus Dist.
Lugaeus negus Distant, 1918, Ral Mag. Nat. Hist., (9) II: p. 174.
ElDiresaT maggio 1939: FI es. | 7 ;
Distrib.: Specie descritta dell’ Abissinia. | Rae Ee
Graptostethus grandis Dist.
Graptostethus grandis Distant, 1901, An. Mag. Nat. Hist., (7); VIL p. Bote
El Meti, 14 maggio 1939: I es.
Distrib.: Africa orientale, Congo, nelle collezioni del Nihon: eal
Genova ve ne è un esemplare raccolto in Somalia (Villaggio Duca de-
| gli Abruzzi); nuovo per 1’ Abissinia. | Lin de Pg) Te a
*
i
È pù oor Cay : ¢ + dad ve ta 7
POET VOTO ta RA AS A
Graptostethus servus F. ii”
Lygaeus servus Fabricius, 1787, Mant. ins., 2, p- 300. - Graptostethus servus Stal. nae
i Enum.. IV, p. 77E. fio,
Gambela, dicembre 1938 a giugno 1939: 2 es., leg. Orlandini;
| Omo, 12 agosto 1939: I es. his VE
a Distrib.: Specie di larga die paleotropica, esta, Nord 7 “th
; Africa, Siria. By
È Mie de
a Graptostethus Guigliai nov. sp. ee:
Colorito rosso giallastro con disegno nero. Capo, antenne, rostro, ur x)
neri; pronoto con due piccole macchie nere vellutate, subquadrate, po- By a
; ste nel mezzo della parte anteriore, vicinissime al lato anteriore e sepa- Le
_ rate tra loro da una stretta linea chiara, altre due macchie molto grandi ae
nella parte basale di forma subtriangolare, coi lati incurvati in fuori, . Ree
| un lato di esse è sul davanti e la corrispondente parte apicale tocca us
i quasi l’orlo posteriore, esse lasciano chiara solamente la parte centrale, a
gli orli laterali e posteriori. Scutello nero con una linea mediana chiara AA
| che non raggiunge la base. Emielitre con una macchia longitudinale cone
pe vellutata nella meta basale; sono nerastri, ma non vellutati, il | Na ;
clavo ad eccezione dell'estrema base, il corio nella metà apicale ad ecce- "I
i zione dell'angolo interno, la parte del disco compresa tra il clavo e la is
macchia nera vellutata; la membrana è nera con una grossa macchia 00
bianca subrotonda nella metà basale, l’orlo è strettamente bianco nella ie
| parte apicale; il bianco si estende un poco verso l’interno, ma non for- ae
| ma una macchia rotonda. Connessivo nero alla base di ciascun seg- per:
| mento tanto di sopra che di sotto. Parte inferiore con una piccola mac- | Mi
chia nera tondeggiante agli angoli posteriori del pro- e metasterno, una i ng
i stretta linea nera all'orlo esterno del metasterno, sono pure neri il ca- aa
| male odorifero e i due ultimi segmenti dell'addome; zampe nerastre a
| colle tibie e tarsi bruno scuro. fi 5°
ey Capo e lati del pronoto con lunghi peli eretti neri; il primo arti- i
È colo delle antenne sorpassa appena l'apice del capo, il secondo è il più | Di a
a lungo e circa il doppio del primo, il terzo è circa due terzi del secondo Do
| e il quarto un poco più lungo del secondo; il rostro raggiunge le anche ei
_ intermedie. Pronoto trapezoidale più largo che lungo, l’orlo basale fi
_ lungo quanto la lunghezza del pronoto fino alla parte anteriore degli pei:
I occhi, l'orlo anteriore leggermente più corto della lunghezza del pro- De
1 noto, gli angoli anteriori e posteriori arrotondati, i lati quasi di- RR
È titti, quello posteriore leggermente incurvato in fuori. Elitre con corta \, br
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peluria chiara semiadiacente sui lati, sorpassano appena l’apice dello
addome. Lungh. 5 mill., largh. 2 mill.
Asile, 27 giugno r939: I es. 6 (bolotypus; m: coll.).
Questa specie è stata pure raccolta a Bahar-dar, regione del lago
Tana, nel luglio 1936, dal Dr. G. Guiglia, 3 es. che si trovano nel
Museo di Genova e in Somalia, Merca presso Mogadiscio 1 es. nel
Museo di Trieste, tutti questi esemplari sono più rosei che l'esemplare
di Asile, che probabilmente è più chiaro perchè ucciso in alcool. >
Questa specie è molto vicina al G. pictus Distant, però è facil-
mente distinguibile per il capo nero, per le due macchiette nere sulla
parte anteriore del pronoto, per le due macchie posteriori del pronoto
di forma diversa e che non coprono gli angoli posteriori, per la man-
canza della macchia rotonda bianca all'apice della membrana.
Dedico questa specie all'amico Dott. Giacomo Guiglia che l’ha
raccolta presso il lago Tana. i
Caenocoris nerii Germ.
Lygaeus neriî Germar, 1847; Faun. Eur., p. 24. - Caenocoris nerit Fieber. 1861,
Eur. Hem., p. 166. i
Caschei. 1 luglio 1939: 6 es.
Distrib.: Bacino del Mediterraneo, Eritrea, Abissinia.
Nysiodes typus Dist.
Nystodes typus Distant, 1918, Faun. Brit. India, Rhync., VII, p. 8% a China,
1937, An. Mag. Nat. Hist., (10), XX, p. 556.
Calam, 15 agosto 1939: 1 es.
Distrib.: India Merid., Sudan Angi. Egiz., Eritrea, ona
il
Nysius gastricus Bergr.
Nystus gastricus Bergroth., 1910, Ark. Zool., XII, N. 17, >» 4.
Caschei, 11 luglio 1939: 2 es.; Omo, 13 agosto 1939: 5 es.;
Mega, 18 settembre 1939: molti es.
Distrib.: Africa Or. Inglese, il Prof. Zavattari l’ha pure rac-
colto nel 1937 nel paese dei Borana ove è comune (Neghelli, Arero,
Javello, Mojale); nuovo per l'Abissinia.
wi
Blissinae
Ischnodemus Zavattarii nov. sp.
Nero. Emielitre bianco cenere: sono scure la sutura del clavo, la
parte apicale del corio formante una macchia triangolare piuttosto.
grande, una piccola macchia sulla membrana presso il margine basale,
LI
oe
ni
quasi a livello: dell’ Edo apicale del corio ed un'altra longitudinale
q 1 — nebulosa presso l'orlo ‘laterale esterno; i lati del corio sono giallastri.
A Antenne testacee, l'ultimo articolo bruno con la base e l'apice più chiari;
| pronoto con l'orlo basale testaceo; connessivo, rostro e zampe giallo
Fe sporco.
Antenne lunghe, più lunghe del capo e del pronoto presi insieme
“dai 353), il primo articolo cortissimo, il secondo è più lungo, il terzo
"è circa un quarto. meno lungo del secondo, il quarto è quasi lungo
come il secondo (5, 22, 17, 20); rostro corto, non sorpassante le
anche anteriori, il secondo articolo un poco più lungo del terzo, il
a primo ed il terzo subeguali, il quarto un poco più corto.
x | Pronoto tanto largo che lungo coi lati quasi paralleli nella metà
| posteriore e poi regolarmente ristretti verso l’avanti, leggermente incur-
| vati in fuori, con densa punteggiatura specialmente nella metà poste-
| riore, margine ‘posteriore levigato, nel mezzo della metà anteriore un
| leggerissimo solco longitudinale. Scutello con una piccola carena apicale
più chiara. Le emielitre raggiungono il mezzo dell'ultimo segmento
| dorsale dell'addome; i femori anteriori non sono molto ingrossati e
quasi inermi.
Lungh. 6 mill. 4, 7 mill. 9.
MEI Dire, 21 maggio 1939: 1 es: 4 e 1 es.
i) 2 (holotypus e allo-
= types m. colli); Gondaraba, ai maggio 1939:
FRS ase
VA Heterogastrinae
Dinomachus Marshalli Dist.
(7), VII, p. 473.
È Dinomachus Marshalli Distant, 1901, Ann. Mag. Nat. Hist.,
S
es.
%
Caschei, I luglio 1939: 1
}
3 Distrib.: Africa australe; si trova pure in Somalia, IRSA dal
g Prof. Paoli al Villaggio dio degli Abruzzi; nuovo per 1’ Abissinia.
~
beste tOsy caten tn ae
| i Oxycarenus borana Manc.
Sa borana Mancini, 1839, Miss. biol. Borana, III, Zool. II, p. 211.
| Gondaraba, 27 maggio 1939:
i e; Omo, 7 agosto 1930: I
È | Distrib. : Abissinia.
08.5 Caschei, 1 luglio 1939: I
es.
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Oxycarenus hyalinipennis Costa
Aphanus hyalinipennts Costa, 1835, Cim. Regn. Neap., cent. I, p 45. - Oxycarenus
hyalinipennis Schouteden, .1912, Rev. Zool. Afr. I, 316.
Gondaraba, 27 maggio 1939: 7 es.; Caschei, 6 luglio 1939: 5
s.; Omo, 12 agosto 1939: 4 es.; Elolo, 16 agosto 1939: 4 es.
Distrib.: Specie diffusa in tutta Africa e nel bacino del Medi- —
terraneo,
Oxycarenus Zavattarii Mane.
(xycarenus Zavattarii Mancini, 1939; Miss. biol. Borana, III, Zool. II, p. 210.
Omo, 13 agosto 1939: 2 es.; Mega, 18 settembre 1939: 14 es.
Distrib.: Abissinia, Somalia.
Aphaninae
Paromius gracilis Rmb. ‘
Stenocoris gracilis Rambur, 1838. Faun. Andali, p. 139. - Paromius gracilis Fieber,
1861. Europ. Hem.. p. 171.
El Dire, 21 maggio 1939: 3 es.; Sagan, 7 giugno 193095 I i
Foce Sagan, 19 giugno 1939: I es.
Distrib.: Specie diffusa in tutta l'Africa e nel bacino del Medi-
terraneo.
| Orthaea Bergrothi Horv. Su
Pamera Bergrothi Horvath, 1892 Termesz. Fuzet. XV, p. 261. |
Caschei, 12 luglio 1939: I es.
Distrib.: Africa occidentale; nuova per 1’ Abissinia.
n
Orthaea annulipes Baer.
Plociomerus annulipes Baerensprung, 1859, Berlin. Ent. Zeit., «332,0 VE fig. 4a 4
- Pamera annulipes Horvath, 1911, Ann. Mus. Hungar.. IK 582. Da
El Dire, 21 maggio 1939: 4 es.; Caschei, 1 luglio 1939: I di
L’esemplare di Caschei ha i femiori immaculati, mancanti cioè delle
macchie nere caratteristiche, però ritengo che appartenga alla stessa. |
specie. i RD pk.
Distrib. : Badan del Mediterraneo, Guinea, Isola Nave Cey-
lon?, Isola Formosa; ritengo che in Africa sia molto più diffusa, nel |
Museo di Genova vi sono esemplari delle Isole di Capo Verde (Boa
Vista, leg. L. Fea) e di Somalia (Belet Amin, leg. S. Patrizi, Goshi È
# } n°
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| Rey ioe ; ru 4
IETEROPTERA - MISSIONE SAGAN-OMO 193
Polycrates. consutus Germ.
Pachymerus consutus Gerinar. 1837, Silberm. Revue, V, p. 139. - Polycrates con-
\ | sutus; Stil, 1865, Hem. Afr., II, p. 161.
| Gondaraba, 28 maggio e 13 giugno 1939; 6 es.; Elolo, 20 ago-
sto 1939: I es.
vey Distrib.: Africa australe; nuovo per 1’ Abissinia.
Peg Aphanus apicalis Dall.
Rhyparochromus apicalis Dallas, 1852; List., II, p. 562. - Beosus apicalis Stal, 1265;
piedem. Afr:.\' IL p. 165.
Bs A | Gondaraba, 27 maggio e 46 giugno 1939: 2 es.; El Dire, 21 mag-
| gio 1939: I es,; Caschei, 1 e 16 luglio 1939: 6 es.; Omo, 15 ago-
NE; sto 1939: 2 es.; Mega, 18 settembre 1939.: I es.
bose bistrib.> | Specie diffusa in tutta l'Africa orientale e australe, ar-
| riva fino all’Eritrea (Saganeiti, VII-1936. leg. A. Negrotto Cambiaso,
—_Cheren, leg. Invrea), è stata pure raccolta nel Congo. Gli esemplari
= degli Arussi Galla determinati da De Carlini come Beosus apicalis
(Ann. Mus. Civ. Genova 1895, XXV, p. 113) sono invece dei Dieu-
_ ches patruelis St. | /
Aphanus Zavattarii Manc.
7 Aphanus Zavattarit Mancini, 1948, Ann. Mus. Civ. Genova, LXIMI, p. 222.
Murlé, 24 luglio 1939: 1 es. 6 e 2 es. 2.
Distrib.: Questa specie, da me descritta sugli esemplari raccolti
a dal Prof. Zavattari, si trova RUA in Somalia e nell’Eritrea.
Dieuches armipes F. i
Lygaeus armipes Fabricius, 1794, Ent. Syst., IV, p. 164. - Beosus armipes Stal,
1868, Hem. Fabr., i Pe 79.
"Gondaraba, 27 maggio 1939: 5 08; Foce Sagan, 19 giugno
| 1939: 1 es.; Asile, 27 giugno 1939: 3 es.
MARR Distriz. : Bacino del Mediterraneo, Africa subtropicale.
| i 7 Dieuches coenosus St.
| Beosus coenosus Stal, 1865, Hem. Afr., II, p. 172.
+ Caschei, 11 luglio 1939: 1 es.
ann Distrib. : Africa australe, Abissinia.
4 Se tes N VARI ZERAE
Mae +! A 7 ott pr PRESA LATTE TE. vw P
ome si x pati Vinth: rat Lat x # pe Une SO I APT) —
194 C. MANCINI alii I A aay
Dieuches tuberculatus Manc.
Dieuches tuberculatus Mancini, 1948, Ann. Mus. Civ. Genova, LXIII, p. 227.
Murlé, 26 giugno 1939: 1 es.; Caschei, 11 luglio 1939: I es.
Distrib.: SS Abissinia.
Fam. COREIDAE
Homoeocerinae
Homoeocerus trimaculatus Dist.
Hemoeocerus trimaculatus Distant, 1901, An. Mag. Nat. Hist. (7), VII, p. 12.
El Banno, 9 maggio 1939: I es.
Distrib.: Africa Orientale Inglese; nuovo per 1’ Abissinia.
Cyliarînae
Cyllarus longirostris St.
Cyllarus longirostris Stal, 1865, Hem. Afr., p. 87.
El Banno, 30 aprile 1939: I es. |
Distrib.: Africa occidentale; nuovo per 1 Abissinia.
Physomerinae.
Acanthocoris lineatus Blote
Acanthocoris lineatus Blòte, 1935; Zool. Mededeel., XVIII, DI,
— Gambela, 1 giugno 1939: I es., leg. Orlandini.
Distrib.: Africa orientale, Abissinia, Fritrea, Congo.
i Si
Gonocerinae
Plinachtus luteinervis Manc.
_ Plinachtus lutetnervis Mancini, 1951, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, LXV, P. 147...
Mega, 18 settembre 1939: I es. &.
Distrib.: Specie nuova da me descritta su questo esemplare di
Mega.
Cletus ochraceus H. S.
Gonocerus ochraceus Herr. Schaeffer, 1842, Wanz. Ins., VI, Pe 7, fig. 563. - Cletus —
ochraceus Stal, 1865, Hem. Afr. II, De dr: Ff
Mega, 18 settembre 1939: 9 es.
Distrib. : Africa orientale e australe.
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ita A ‘ot. het nace ne re a av, So AP ae! bk pa A wr Pay Ve ee 1
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pear aia HET ROC TERA - MISSIONE SAGAN-OMO
Cletus SURE Dall.
Gonocerus pusillus Dallas, ‘1852, List., Il, p. 497. - Cletus pusillus Stal, 1865,
Hem. Afr.; II, p. 75.
El Meti, 14 maggio 1939: 1 es.; Gondaraba, 27 maggio 1939:
3 es.; Caschei, 1 luglio 1939: 1 es.; Mega, 18 settembre 1939: I es.
Distrib.: Africa orientale e australe, Congo.
— SS ee
Cletomorpha lituripennis Stal
. Gonocerus lituripennis Stal, 1855, Oefv. Vet. Ak. Férh., p. 30. - Cletomoroha litu-
E, ripennis Stal, 1873, Enum., III, P. 79. 1
i. Caschei, 1, 12, 16 luglio 1939: 13 es.
— ——Distrib.: Africa orientale e australe, Congo.
no Coriscinae
Dicranocephalus pallidus Sig.
È Gehocephalus pallidus Signoret, 1879, Ann. Soc. Ent. Fr., p. 58.
Elole, 25 luglio e 16 agosto 1939: 2 es.
Distrib.: Aden, Egitto; nuovo per 1’Abissinia.
Dicranocephalus testaceus St.
Li
fini testaceus Stal, 1859, Oefv. Vet. Ak. Forh., p. 468. - Stal, 1865,
E 1 Hem. Afr.. II, p. 88,
El Banno, 30 sa LOGO <tr’ es:
Distrib.: Sud Africa; nuovo per l‘Abissinia.
Dicranocephalus conspurcatus n. sp.
_ Allungato, giallo sporco, con POCADIRARA scarsa non molto den-
È sa, con lunga e abbondante peluria eretta sul pronoto, scutello, primi
tre articoli delle antenne e zampe, più scarsa sul capo, un poco più
% corta sull’addome; parte inferiore del capo e petto completamente gla-
B bri. Sono scuri.il capo, il petto ad eccezione dell’orlo posteriore del pro-
sy meso- € metasterno, il 13, articolo delle antenne, la parte, apicale dei fe-
Fina a di O hire e con le nervature conco- |
lori. L’addome è castagno rossastro, oltre ai peli eretti ha una scarsa
| pubescenza sericea biancastra; sparso di molte macchioline chiare che
a af af x gona She * re
?, : 4 A ea ree E NE be BCG el pa eri oe epee hy “ i ,
i i , Bate tyes! po date dc. ' È au dle ahs ane or te os PS pele a eee
wee ‘ ; pk PIE eo SEIT , i ae a
196 . | C. MANCINI © De Oo, a ye eg aaa
‘sembrano piccoli tubercoli, esse in parte sono disposte in serie trasver-
sali, due su ciascun segmento una basale e l’altra apicale.
Capo appena più lungo del pronoto (13:12), guancie così lunghe
come l’intervallo tra gli occhi e la base delle antenne o leggerissima-
mente un poco più lunghe, all'apice divaricate; occhi oblunghi abba-
stanza convessi, più lunghi che la distanza fra loro alla base delle
antenne (15:12); parte postoculare evidentemente più corta che la
parte preoculare non comprese le guancie; gli ocelli distano fra loro
circa due volte e mezzo di quanto distano dagli occhi; rostro esteso
fino alle anche posteriori coll’ultimo articolo scuro, i primi due arti-
coli sono di uguale lunghezza, il terzo è un poco più corto del secondo
ma più lungo del quarto; antenne aventi gli ultimi due articoli un
poco più scuri del secondo ma colle basi chiare, con lunga peluria eretta
e semieretta sui due primi articoli, un poco più corta sul terzo e man-
cante sul quarto, il secondo articolo è lungo quasi il doppio del primo,
il terzo è un poco più lungo del primo, il quarto è un poco più corto
del secondo.
Pronoto più largo che lungo, alla base un poco più largo delle
emielitre, coi lati diritti strettamente marginati, angoli umerali con-
colori a punta arrotondata; le emielitre sorpassano appena l'addome,
sulla costola laterale vi sono dei piccoli tratti chiari come pure sull'orlo
apicale; zampe chiare con leggeri punti scuri sui femori, il terzo api-
cale dei femori della 2 scuro (nel 4, mutilato, “manca de FARI
posteriori). Lungh. 11 a 12 mill.
Caschei, 5 e¢) ri luglio’ 1930% 29. (Epi 2, allo-
typus 4, paratypus 2, m. coll.).
E’ molto vicino al D. punctarius St., del quale ho visto il tipo,
ma ne differisce specialmente per le antenne meno gracili e per il se-
condo e terzo articolo concolori, per gli ocelli molto pit distanti fra
loro e più vicini agli occhi (nel D. punctarius St. gli ocelli distano
fra loro circa il doppio di quanto distano dagli occhi), per gli angoli
omerali del pronoto arrotondati e concolori, pe la membrana diffe-
rentemente colorata.
Sjostedtina ferruginea De Carl.
Tenostus ferrugineus De Carlini, 1895: Ann. Mus. Civ. Genova; XXXV, p p. 112.
El Banno, 1 maggio 1939: I es.
Distrib.: Somalia; nuovo per l'Abissinia.
oe
ra IETEROPTERA - “MISSIONE. SAGAN-OMO
yg eae _ Nariscus conspurcatus Manc.
+ _ Nariscus conspurcatus Mancini, 1946, Boll. Soc. Ent. Ital., LXXVI, p. 67.
- Gondaraba, 27 maggio 1939: I es. 2; Asile, 27 giugno 1939:
“ay es. ba. |
& peo: Paese dei Borana.
E Ti Riptortus dentipes F.
Cimex dentipes Fabricius, 1787, Mant., II. p. 290. - Riptortus dentipes Stal, 1868,
Hem. Fabr., I, p. 65.
a
; j
i /
Foce Sagan, 7 giugno 1939: 7 es.; Caschei, 12 luglio 1939: 2 es.
Distrib.: Africa subtropicale. |
È Dik Coriz7 wae
i Liorhyssus hyalinus F
3 Lygaeus hyalinus Fabricius, 1794, Ent. Syst., IV, p. 168. - Liorhyssus. hyalinus
_ Puton, 1881, Synopsis, II, p. 116.
- Gondaraba, 18 giugno 1939: 8 es.
Distrib.: Europa meridionale, Africa, America settentr., Messico,
sole Filippine, Australia.
LI
i - | Agraphopus Bergrothi Schout.
| | Agraphopus peedrorhit Schouteden, 1912, Ann. Soc. Ent. Belg., LVI. p. 58.
«| El Dire, 21 e 25 maggio 1939: ,6 es.; Sagan, 7 giugno 1939: 10
È es.; Gondaraba, 18 giugno 1939: 3 ba Caschei, 18 luglio 1939: 3 es.
_ pallescens. Schout.
Distrib.: Africa orientale inglese, Congo; nuovo per 1’ Abissinia.
a 4 dii
A Leptocoris griseiventris Westw.
3 | Pycchotes grisetventris Westwood, 1842, Hope Catal., II, p. 26. - Leptocoris grisei-
ventris Distant, 1901, Proc. Zool. Soc. London, Vol. Py p.3 93. .
Caschei, 1 luglio 1939: 1 es.
) Distrib.: Questa specie, caratteristica per la lunghezza del rostro
che raggiunge i! terzo segmento dell’addome, é indicata solamente del-
l'Africa occidentale, ritengo però che debba essere pure diffusa nell’ Afri-
ca orientale, infatti nel Musec di Genova ve ne è una bella serie del-
Uganda (Bussu Busoga, 1909, leg. E. Bayon), il colorito di questi
Gli esemplari di Gondaraba e 2 di El Dire appartengono alla var. .
: Pl è rosso si come in Maree di Caschei, alcuni sono invece
: i NETTI VIZIO Cee |
la ei x du? ge VISITA "TA i
198 | €. MANCINI iy CR ERTS Rae
“i Se ty, vi 1
Fam. PENTATOMIDAE È
Scutellerinae
Sphaerocoris annulus var. ocellatus Klug.
Tetyra oceliata Klug, 1834, Symb. Phys, 5, t. 43; fig. 1-3. - Sphaerocoris annulus
var. ocellatus Schouteden, 1903; Ann. Mus. Congo, Rhye Aeth., I, p. 15.
El Banno, 30 aprile 1939: I es.
Distrib.: ‘Tutta la regione etiopica. de
Callidea Dregii Germ.
Callidea Dregii Germar, 1877, Silber. Rev., V, p. 191. - Callidea duedecimpunctata
var. Dregei Schouteden, 1903, Ann. Mus. Congo, Rhync. Aeth., I, p. 38. -
Callidea Dregii Freeman. 1939, Trans. R. Ent. Soc. London, 88, p. 152.
Asile, ‘27 giugno; .1930):-iTa es. | |
Distrib.: Tutta la regione etiopica. o |
Graphosominae |
| Bolbocoris rufus var. xanthopus St.
Bolbocoris xanthdpus Stal, 1853, Oefv. Vet. Ak. Fòrh., p. 211. - Balbo rufus 4
var. xanthopus Schouteden, 1903; Ann. Mus. Congo, Rhync. Aeth., I, ps Oks sa
,
El Banno, 1 maggio 1939: .2 es.
Distrib.: Tutta la regione etiopica; nuovo per VAbissinia. |
x
Scotinophara fibulata Germ.
Podops fibulatus Germar, 1839, Zeitschr. Ent., I, p. 65. - Bononia fibulata | È
Schouteden, 1903, Ann. Mus. Congo, Rhync. Aeth., I. p. 121.
Gambela, dicembre a giugno 1939: 4 es., leg. Orlandini.
Distrib.: Tutta la regione etiopica.
Pentatominae | ae
Mecidea pallidissima Jen. Haar. |
Mecidea pallidissima Jensen Haarup, 1922, Entomologiske Meddelelser; XIV, p. 8
fg. a. 2 i
;
Caschei, 17 luglio 1939: 4 es.
Distrib.: Eritrea; nuova per l’Abissinia.
? SLA î
hn awe aie any Re TAY, LI gli Lae ra be 4 sh tee Na
Beri: n | —Atelocera notatipennis St.
Atelocera notatipennis Stal, 1858, Oefv. Vet. Ak. Forh., X, p. 312. - Stal, 1864,
Hem. Afr., I, p. 97.
El Banno, 30 aprile 1939: I es.
Distrib.: Africa australe, Africa Orient. Inglese, Somalia; nuova
per 1’ Abissinia. |
| | i Delagorguella atomaria Dall.
Stiscoris. atomarius Dallas, 1851: List., p. 136. - Paramecocoris atomartus Stal,
mans, Hem. Afr., 1, p. 113.
| El Banno, 30 aprile 1939: I es.
Distrib.: Africa australe; nuova per l’Abissinia.
i Delagorguella lauta St.
Me o: Yautus Stal, 1861, Oefv. Vet. Ak. Forh, XVIII, p. 20r. - Sti
A _1864, Hem. Afr., I, p. 113.
— Gambela, dicembre a giugno 1939: 1 es., leg. Orlandini; Foce
Sagan, 13 giugno 1939: I es. ta
Distrib.: Africa australe, Somalia.
Sephela linearis A. S.
Sephela linearts Amyot et Serville, 1843, Hem., p. 124, t. XII, fig. 7. - Stai,
vs04: tiem. Afr., I, p. 118.
_ Gambela, dicembre a giugno 1939: 7 es., leg. Orlandini.
Distrib.: Africa occidentale; nuova per l’'Abissinia.
Halyomorpha Distanti Jean.
Halyomorpha Distanti Jeannel, 1913, Voy. Alluaud et Jeannel en Afr. Or., Hem.,
PrAr, tll, figg, 30 e 31, ;
E! Banno, 9 maggio 1939: I es.
Distrib.: Africa orientale, Congo Francese, Somalia; nuova per
l'Abissinia. |
Caura rufiventris Germ.
Cimex rufiventris Germar. 1837, Silberm. Rev., V, p. 167. - Caura rufiventris Stal,
1864, Hem. Afr., I, p. 169.
Caschei, 14 luglio 1939: 1 es.
Distrib.: Africa australe e orientale, Congo.
Lerida pugnax St.
| Ierda pugnax Stal, 1876, Enum., 5, p. 77.
| Caschei, 1 luglio 1939: I es.
Distrib.: Zanzibar; nuovo per 1’Abissinia.
Hermolaus Gestroi Schout.
Hermolaus Gestroi: Schouteden, 1914 Rev. Zool. Afr., II, p. 325.
Gambela, dicembre a giugno 1939: 12 es., leg. Orlandini.
Distrib.: Africa occidentale; nuovo per |’ Abissinia.
Carbula limpoponis St.
Pentatoma limpoponis Stal, 1853, Oefv. Vet. Ak. Forh., p. 219. - Jeannel, 1913;
Voy. Alluaud et Jeannel en Afr. Or., Hemipt., p. 45.
El Banno, 30 aprile 1939: 1 es.; Caschei, 1 luglio 1939: I es.
Distrib.: Transvaal, Somalia; nuova per 1 Abissinia.
Carbula Paolii n. sp.
‘Larga ovata, di colore ocracec con densa punteggiatura bruna,
scutello leggermente più chiaro. Capo colla regione preoculare poco
allungata più corta che la sua larghezza a livello degli occhi, sinuata
lateralmente poco dopo gli occhi, quindi parallela e largamente arro-
tondata all'apice, lobo mediano lungo come i lobi laterali, antenne leg-
germente rossastre più chiare verso la base, il terzo articolo è visibil-
mente più corto del secondo, questo è quasi lungo come il quarto. “a
Pronoto coi margini laterali anteriori concolori, non punteggiati,
leggermente sinuosi; angoli laterali non sporgenti, arrotondati. Scu-
tello coll'apice largamente arrotondato, con una grande callosità allun- _
gata su ciascun angolo basale; con punteggiatura scura e densa sui lati,
sul disco e all'apice essa è molto più rada e più irregolare formata, per
la maggior parte, da piccole serie di pochi punti o da punti isolati in-
tramezzati da larghi spazi lisci, ne rimangono completamente prive due
striscie longitudinali che partono dalle callosità, degli angoli basali e
con leggera curva verso l’interno si riuniscono poco dopo il mezzo
per proseguire quindi in una sola linea fino all'apice. Emielitre col-
l'orlo laterale senza punteggiatura presso la base, colla membrana iali-
na e vene concolori; connessivo chiaro con uno strettissimo spazio M
nero alla sutura dei segmenti.
Lato inferiore con punteggiatura parte incolore e parte più o meno yas
scura, più scura sui lati dei petto, sull'addome essa ai lati, prima degli 4
F
LT En
acetaboli, forma una fascia longitudinale, più o meno visibile; un pun-
to nero si trova su ciascun lato del pro- meso e metasterno e gli aceta-
boli sono neri. Zampe pallide, femori anteriori e medi con un PIFCOIO
punto nero sulla metà apicale, due sui femori posteriori. | i
| °_° Lunghezza ¢ mill. 7, largh. pronoto 4 mill., lungh. 4 mill. 6, ia È
| largh. pronoto mill. 3 1/2. rae eS: Li
et: Ue Vina
} iS | Gondaraba, 18 giugno 1939: 1 es. ® holotypus; Ferdale (So- Ne
9 malia), 1 es. 4 allotypus (m. coll.). | ca
l i Dedico questa specie al compianto amico Prof. G. Paoli che ne ha De
raccolto due esemplari somali a Lugh nell'ottobre 1913, altre due gi si
q esemplari: sono stati raccolti a Belet-Uen, IV-1936, leg. Lomi. CAO
4 l | È Vi MIR
By ; Gynenica funerea Horv. 008
4 Gastroxys funerea Horvath, 1904, Ann. Mus. Hung., II, p. 258. - Gynenica fu- br
Se nerea Schouteden, 1910, Sjòstedts Kilim. Mer. Exp., 12, 85. Nin”
i bee ee aschei, 1,5, 14 luglio"19309: 3 es. Mi
i Specie ibi per il colorito, specialmente delle antenne e zam-
3 re; gli esemplari di Caschei hanno il rostro chiaro invece che scuro,
i “rimane nera solamente una stretta linea longitudinale e l’apice. ty |
ni | Distrib.: Africa Orientale Inglese; nuova per l’Abissinia. ;
a i 4 5 ; SR
Uae | Durmia conjungens Germ. . aoe
ba < ; è n hi
Cimex conjungens Germar, 1837, Silberm. Rev. ent... V, p. 168. - Durmia conjun- Lig CA
gens Stal, 1864, Hem. Afr., I, p. 147. ito
Gambela, dicembre 1938 a giugno 1939: 1 es., leg. Orlandini. ie
| Distrib.: Africa australe, Somalia. | “i “fl
“
Durmia aedula St. Be
I Durmia uti Stal, 1864, Hem. Afr., I, p. 149. pr
Gambela, dicembre 1938 a giugno 1939: 8 es., leg. ‘ Oeiaudiie: 1
Distrib. : Guinea, Congo, Sud Africa; nuova per 1’ Abissinia. RA):
tate nae Stenozygum varium Westw. ie
Pentarome varia Westwood, 1837, Catal. Hope. I, p. 34. - Stenozygum varium Bi
Stil, 1864, Hem. Afr. I p. 186. Ki
| Foce Sagan, 19 giugno 1939: 2 es. ou si Di:
| Distrib.: Sud Africa, Uganda, Somalia; nuova per 1’Abissinia. Di
Bagrada picta F. a
a Cimex pictus Fabricius, 1775, Syst. Ent., p. 715. - Bagrada picta Horvath, 1930, Su i
SAR Ann. Mus. Hung., XXX, p. 28. eee
om El Banno, 30 aprile 1939: I es.; Gondaraba, 27 maggio 1939: da Pi;
| 10 es.; Asile, 27 giugno 1939: 4 es,; Caschei, 11 luglio TOg0:-:0 es; fc.
È: Omo, 13 agosto 1939, 3 es.; Mega, 8 e 18 settembre 1939: 6 es. 9
v
“i
Neale OTS hae SII LU è (Par + } Wee “i x OLS ee ee SE
Distrib.: Specie paleotropica; Persia, Mesopotamia, India, Africa |
Orientale Tedesca, Kilimangyaro, Somalia, Abissinia, Eritrea. i
: Nezara viridula var. smaragdula F.
Cimex smaragdulus Fabricius, 1775, Syst. Ent., p. 711. - Nezara viridula var.
smaragdula Stal, 1864, Hem. Afr.. I, p. 193.
Sa
Caschei, 11 luglio 1939: I es.
Distrib.: Specie cosmopolita.
Menida decoratula St. oe
Raphigaster decoratulus Stal, 1853, Oefv. Vet. Ak. Forh., X, p. 222. - After de
decoratula Stal, 1864, Hem. Afr., I p. 207. i
El Banno, 1 maggio 1939, 3 es.; Caschei, 1 e ; raggio 1939,
6 es. | | È
Distrib.: Africa Orientale. i tO
Piezodorus purus St. 7
Rhaphigaster purus Stal, 1853, Oefv. Vet. Ak. Forh., p. 221. - Nezara (Ptezo- f
dorus) purus Stal, 1864, Hem. Afr., I, p. 198.
Caschei, 14 luglio 1939: I es.
Distrib.: Sud Africa; nuovo per 1’ Abissinia.
Asopinae
Macrorhaphis acuta Dall.
Macrorhaphis acuta Dallas, 1851, List, I, p. 88. - Schouteden, 1905, Rh. Aeth., I,
D. IZ7>\ ESE Ags: i
Gambela, ‘dicembre 1938 a giugno 1939: I S leg. Orlandini;
El Banno, 1 maggio 1939, I es.
Distrib.: Tutta Snia tropicale e tento pini
Afrius purpureus Westw.
Pentatoma purpurea Westwood, 1837, Cat. Hope, I, p. 43. - Canthecona purpurea
Schouteden, 1905; Rh. Aeth., I, p. 146.
El Banno, 30 aprile 1939: I es.
Distrib.: Tutta la regione etiopica.
fia a Daca ay, pth nly 4. Read Abs ORNL, At.
“ hep 4 Riko yt
Box. HETEROPTERA - MISSIONE SAGAN-OMO
fi LS Fam. PLATASPIDAE _ fe
i PARTE RA testudonigra De Geer x
È Cina: cio De Geer: 17,78: Mem. VI; p. 617; T. 46, figg. 4 ¢ 5.> Bra- i oa
\ chyplatys palitpes Stal, 1864. Hem. Aft., 1, p. 8. i Rs :
a . Omo, 12 agosto 1939: 5 es. a
; | Distrib.: Tutta la regione Surdi Mii
a Da e.
fo | Coptosoma alienum var. expansa Mane. ‘ ‘a
È Coprosoma alienum var. expansa Mancini, 1951, Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova, pn:
è WIEN ip, 149. | Pao
q Caschei, 1 luglio 1939: 1 es. & (holotypus). | e
|» Distrib.: La forma tipica è stata descritta da Montandon su un ph.
4 ae é raccolto dal Cap. Bottego nel paese dai Badditù a Dimé. ee,
| | Coptosoma Bottegoi Mont. ; i |
Coptosoma Boitegot Montandon, 1899, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XXXIX, a
D. 555. 74
Caschei, 1 luglio 1939: I es. a |
È Distrib.: Somalia; nuovo per l'Abissinia. ce
SR
4 Coptosoma erugatum Mont. | È “i
. Coptosoma eruaatum Montandon, 1895, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, XXXV, x bi
Mi p., 100. ne
El Banno, 30 aprile e 11 maggio 1939, molti esemplari; Ter- aie
. tale, 13 maggio 1939, 3 e5.; Mega, 18 settembre 1939, 8 es. (AS
fe _ Distrib. : : Somalia. | e
Coptosoma oculator Reich e Fairm. , ce
] Coptosoma oculator Reiche e Fairmaire, 1849; Voy. Abyss. Ent., p. 437. ; È |
fix «El Banno, 30 aprile, 9 .e 10 maggio 1939, 7 eS. ; Caschei, 1 Mic,
va
aglio 1 CIONI RI UNA Pg
_ Distrib.: Abissinia. ‘0
Fam. CYDNIDAE “a
SR
Macroscytus excavatus Sign. we
| Macroscytus excavatus Signoret, 1882, Ann. Soc. Ent. Fr., DI 471s te 13, 112.130. 3
_ Neghelli, 3 maggio 1939: 1 es. È ;
Distrib. + Africa centrale, si trova pure in Eritrea, Dorfù (leg. <5
| A
‘ x
ss
x PA
/ ae
‘ fi
pets ay ad 3 7 EIT eye ;
STATA ROSSI A I A ee Diga CTC AR eee
204 : Ce MANCINI STS Seige care I RT IPA
| DIGO, Pipa, sane
i Microporus pallidipennis Reut.
Cydmus pallidipennis Reuter. 1882, Oefv. Vet. Soc., XXV, D. 13.
Caschei, 11 luglio 1939: 1 es.; Nargi, 11 agosto 1939: I es.
Distrib.: Guinea, Dahomey, Africa Orientale, Madagascar; nuova
per 1 Abissinia. fa:
Bearer pula scutellaris Horv.
Macroscytus scutellaris Horvath. 1919, Ann. Mus. Nat. Hung., XVII. p. eae
Nargi, 11 agosto 1939: I es.
Distrib.: Regione dello Zambesi, Somalia.
Geocnethus difficilis St. £
Aethus difficils Stal, 1853, Oef. Vet. Ak. Forh., p. 214. - Geotomus difficilis Si-
gnoret, 1883, p. 41, t. 2, fig. 149. e
Gondaraba, 13, giugno 1939: I es. © |
Distrib.: Sud Africa, Africa Orientale, Madagascar; nuovo per |
l’Abissinia. ee
. Amaurocoris subglaber | Horv.
Amaurocoris subglaber Horvath, 1919, Ann. Mus. Nat. Fases XVII, p. 307. È
Elole, 13 agosto 1939: 2 es.
Questa specie è stata descritta da Horvath su un piccolo cer î
di Aden raccolto da G. Doria e O. Beccari nel 1880; nel Museo di
Genova ve ne sono altri 8 esemplari raccolti insieme al tipo, la loro
statura varia però dai 42/3 ai 6 mill. e cioè raggiungono la statura |
dell'A. curtus Brull., ma si distinguono facilmente da questa specie per
la punteggiatura più forte e DI: il margine laterale delle elitre ATI i
dalla base all’apice. ; "I
Distrib.: Aden, è stato pure raccolto in Somalia: Lugh, IV-1 gua! |
DE: S. Patrizi e a Dolo III, Vill 1911, leg. C. Citerni; nuovo pes 4
l’Abissinia,
Gnathoconus tibialis St.
Strachia tibialis Stal, 1853, Oefv. Vet. Ak. F6rh., p. 221. - Carrare dii
Signoret, 1883, Ann. Soc. Ent. Fr., p. 532, t. 16, fig. 211.
Nasile, 24 settembre 1939: 1 es. | SIA
Distrib.: Sud Africa, Kilimangiaro; nuovo per 1’ Abissinia.
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i IMENOTTERI ACULEATI DELL'ISOLA DI CIPRO MI
3 i RACCOLTI DAL SIG. G. A. MAVROMOUSTAKIS si ea
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% POMPILIDAE By
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a Di
a Le nostre conoscenze intorno alla fauna imenotterologica dell’Is. Nea
_ di Cipro, che tanto si ampliarono in questi ultimi anni, sono in massi- fat
3 ma parte collegate al nome del Sig. G. A. Mavromoustakis, ben noto (Si
q entomologo, di Cipro, che, con instancabile attività ha, a più riprese, “ie
q esplorata la sua isola riportando elementi di grande interesse, i quali, LR È
| uniti a quelli dell'importante spedizione di Harald, Haakan e P. H. ie
Lindberg (v. Pittioni, 1950), gia permettono di mettere in rilievo, sia N
| pure in maniera non definitiva, la particolare fisionomia della fauna sos
imenotterologica dell’isola. * a
Anche le 15 specie, di cui una ancora inedita, trattate nella pre- ‘a
| sente nota offrono un interesse non indifferente tanto più che si tratta no
di Pompilidi che, fra gli Imenotteri vespiformi di Cipro, sono forse i br
‘meno conosciuti e i meno studiati. Me
Ci è grato esprimere al Sig. G. A. Mavromoustakis la ricono- * eo
| scenza nostra e di tutti gli imenotterologi che sempre ha voluto così DA
- targamente pare. a
i | \ OL : wa
ae | | Subfam. Pepsinae , Leg
Has Gen. Cryptocheilus Panzer (dle ae
_Cryptocheilus variipennis Sustera DI:
Cryptochilus varitpennis Haupt, 1934; pag. 274 - del Junco, 1943, pp. 98; 99. iM
| _ Limassol, XI-1933: 1 9. oe i;
Zakaki, 5-VII-1936: 2 44 (1). a
Le principali caratteristiche della 9 di questa specie sono già state de.
4a om
È sufficientemente messe in rilievo, così come già è stata fissata la sua posi- er.
AI fi:
Di: (1) Quando gli esemplari non portano il nome del Date vuol dire che an
| sono stati studiati da ambedue gli Autori. Nel testo la parte svolta da del Junco é in DA
3 | lingua pn e contrassegnata con: d. J. ‘PAE
v Li
È >
fade.
: r We VEST : +f pier ts ar! oe a; ni Pere ae ;
206 i : w _ GUIGLIA Feat jet ae Bs od tx pati ae
9 y Ad yy. , Pai “FECE Mea
pi ahs Sy Se /
zione sistematica (Haupt, del Junco). Del &, rimasto fino ad ora ine-
dito, riassumo qui i principali caratteri:
Capo e torace neri con la parte dorsale dell’epinoto ferruginea e
con striscie e macchie giallo avorio così distribuite: due macchie laterali
sulla metà basale del clipeo, due striscie sinuose al margine interno delle
orbite che dalla base vanno un poco restringendosi verso l’apice, due
Fig. 1. - Cryptacheilus variipennis Sustera. - Aedeagus (parte sinistra, da preparato).
x
linee regolari sulla metà posteriore del ‘margine esterno delle orbite,
due macchie ai lati del pronoto, una striscia interrotta nel mezzo, al.
margine posteriore del pronoto stesso, una macchia mediana sulla metà
distale del mesonoto, una striscia sul postscutello, due macchie agli an-
là
'
i
goli posteriori dell’epinoto. L’addome è ferrugineo con i segmenti apicali —
un poco infoscati e con breve fascia gialla, medialmente interrotta, sul |
IV urotergite (in un esemplare tale colorazione non è visibile). Le zam-
pe sono ferruginee con le anche e i trocanteri, particolarmente del I e |
II paio, più o meno infoscati. Le ali si presentano più chiare che nella
2, esse sono ialine con le anteriori a fascia scura apicale (le posteriori
sono appena lievemente infoscate all'apice).
Clipeo leggermente convesso con il diametro trasversale il doppio
circa del diametro longitudinale e margine anteriore regolare e subdi-
ritto. La distanza degli occhi sul vertice è eguale al I + II + % circa
del III articolo del funicolo delle antenne. La distanza fra gli ocelli È
posteriori è minore della distanza fra essi e l'occhio ro Oe ae
ne sae È
| poco della stessa lunghezza.
Si Il 1 e Ill hificliG del oo delle antenne sono presso a
Pronoto con diametro trasversale tre volte circa il diametro longi-
tudinale (misurato lungo la linea mediana) e margine posteriore rego-
lare, appena leggermente arcuato. Mesonoto con diametro longitudinale
due volte circa lo stesso diametro del pronoto. Scutello e postscutello sub-
; (ESTE. Epinoto trasversalmente rugoso come nella 9.
Addome normale.
Armatura genitale come nella fig. 1.
Lungh. 9 mm.
| Specie descritta della Grecia.
: Gen. Priocnemis Schiòdte
Priocnemis obtusiventris Schiddte
Priocnemis obtusiventris del Junco, 1947; pp. 147; 150, 227; figg. 192-195, iam.
_ X, figg. 1-4.
I Limassol, 10-XII-1936: 1 ® (det. Guiglia).
Specie citata di quasi tutta l'Europa ed abbastanza frequente nelle
| regioni centrali e meridionali, più rara al Nord.
Pa
Subfam. Macromerinae
4 Gen. Deuteragenia Sustera
[|
| Deuteragenia variegata Linn.
Deuteragenia variegata Haupt, 1927; pag. 133. - del Junco, 1951; pp. 165, 166;
figg 263-274.
Zakaki, 8-VII-1936: 1 9 (det. Guiglia).
Specie citata di quasi tutta l'Europa e dal Berland (1925) anche
dell’Africa settentrionale.
‘
Gen. Pseudagenia Kohl
_ Pseudagenia carbonaria Scopoli
Pseudagenia carbonaria Haupt, 1927, pp. 141, 142. - del Junco, 1951; pp. 207,
208; figg. 295-305.
Zakaki, 8-VII-1936: 1 ® (det. Guiglia).
Specie descritta della Carniola e comune in quasi tutta l'Europa.
ie eed (1925) la cita pure del Nord Africa.
Bas IRNERIO
Phe Subfam. Pompilinae
Gen. Pompilus Fab.
Pompilus ruficeps Eversmann
Bes Pompilus ruficeps Radoszkowski, 1877, pag. 18- n. 13; tav. 6, fig. 12, 9. - Ps.
Bai: (Psammochares) ruficeps Haupt. 1927; pp. 152; 174. 4
Fis se Zakaki, 19-VII-1936: 1 9. A
a Ps. ruficeps, con la salvedad de que tiene el propodeo rojo y ee
| escapo en gran parte (d. J.).
Della stessa località ho notato 3 4 4 (8-VII-1936 e 13-VII-. |
an pu 1944), con le parti colorate del capo e torace di un rosso notevolmente |
i % più oscurato rispetto alla sopra citata 9 (in un esemplare il mesonoto i
kh è quasi nero) e simile a quello della figura del Radoszkowski (1. c.). Il
a capo è inoltre in gran parte nero e l’epinoto, praticamente privo di rugu-
| losità trasversale, è del tutto nero, con come sono nere st antenne e le
zampe. |
se ee Difficile è poter stabilire. se questi 3:34 debbano venir riferiti al
Mi: ruficeps, di cui si conosce la sola 9, o a qualche altra specie affine. Come
i Bete è noto l’identificazione dei 4'3 appartenenti al gruppo del ruficeps è
bi ii | sempre difficile, della massima parte delle specie di questo SEUDDO stesso |
«i sono difatti conosciute le sole 9 ®. Sie
pr i Fra le collezioni del Museo di Parigi ho notato 1 34 di Orano,
| | determinato nel 1914 da Sustera come P. cliens Kohl (= dimidiatus Co- |
Me. sta nec Fab.), simile ai 44 di Cipro, ne differisce per le parti colorate 4
5 di un rosso bruno più cupo, per le ali più intensamente infoscate e per j
ir. la mancanza della striscia gialla, al margine interno ed esterno delle |
zi orbite, che si osserva nei ¢ 6 di Zakaki. a
da Anche del cliens, specie assai affine al ruficeps, il 4 è ancora del
E tutto o quasi ignoto. Il Costa (1887, pag. 64) a proposito del & del
‘ dimidiatus dice solamente: « Mas: valvula anali ventrali convexo-com-
ie | pressa, obtuse, carinata, punctato-pilosa ». |
Il ruficeps, descritto della Russia meridionale, è citato dall’Haupt
(1. c.), della Spagna e dell'Armenia. Per il dimidiatus il Costa (1. c.)
A ice: «L'abbiam raccolto nella provincia di Lecce e nelle Calabrie:
De ci è stato comunicato di Palermo dal sig. De Stefani ».
iets plumbeus Fab. . 3
ei . (Psammochares) plumbeus Haupt, 1927, pp. 152, 161, 179. - Arnold, 1937;
i). | pp. 46, 47; figg. 31, 31 ab. |
Zakaki, 8-VII-1936: 1 9 (det. Guiglia).
AE DI CIPRO.
\
Specie propria delle dune e delle regioni sabbiose in genere, de-
# FaN della Spagna e largamente diffusa in Europa e in Africa. Arnold vw ae
(i. c.) la cita pure dell’India e della Cina. 158
— Pompilus cinctellus Spinola | es
_ Pompilus cintellus Spinola, 1808, pag. 39; n. 34, 2. - Ps. (Psammochares) cinc- i Ls
N | tellus Haupt, 1927, pp. 153, 162, 183. ae
| % du: af
Ke Limassol, VIII-1933: 1 & (det. del Junco). “Ha
Ù Specie descritta della Liguria (« Habitat in montibus Orerii, ad- “AI
i miodùm rarus ») e citata di quasi tutta l'Europa. DI
A DUCE
| es
ni Gen. Episyron Schiddte pi
| Episyron coccineipes Saunders vi:
Pompilus coccineipes Saunders, 1901; pag. 548, 2. - Episyron coccineipes Sustera, se )
‘ 1921, pag. 60. i ne
. Zakaki, 5-VII-1936: 1 9. | bi
Cherkes, 19-X-1944: 1 9 1 & (?) (det. Guiglia). i SAR
3 . Ho confrontato queste femmine con 5. femmine di coccineipes 3
a (det. Sustera, Coll. Museo di Parigi) fra cui una topotipica (Biskra). Ri:
. Non mi è noto il 3 del coccineipes per cui la posizione sistema-
tica. del 3 di Cherkes rimane un poco dubbiosa. Esso è affine al rufi-
pes L. dal quale si differenzia soprattutto per la mancanza delle mac- E
chie bianche-avorio sugli urotergiti, per le ali anteriori infoscate su tutta col
la superficie (1 infoscamento è un poco meno intenso che nella 2), per È.
| il colore rosso delle zampe più esteso (presso a poco come nella 9). i?
L’esemplare è privo di antenne per cui mi è impossibile poter fare un mr,
| esame comparativo fra gli articoli del LL delle due specie. cei
È Specie descritta dell'Algeria (Biskra, La Calle). Io ho esaminato bi
I esemplari delle seguenti località (Coll. Museo di Parigi). BS
; È Algeria (senza località precisata): 1 9; Orano 1 ®; Mascara Si
fa 199°; La Calle 1 4 (?); Biskra 1 2. ae
i Sustera (lite: la’, cità di Gravosa. eS
Episyron rufipes Linn (a
_ Episyron rufipes Haupt, 1927; pp. 247; 248 4 :
+ Cherkes, 21-X-1944: 1 2 (det. Guiglia). : a
_ ‘In questo esemplare la fascia bianca-avorio, medialmente inter- Di
| rotta, al margine posteriore del pronoto è presente e così pure una mac- a
9 DAI a
Pr
On
chia dello stesso colore alla base delle ali, Sull’addome le macchie sono
limitate al II e III urotergite. Le zampe si presentano estesamente co-
lorate: i femori di tutte le paia sono intieramente rossi ferruginei,
quando si eccettui una leggera traccia di nero alla base. Una simile
estensione del colore rosso ferrugineo delle zampe l’ho pure notata in
1 4 di Cherkes (Guiglia, 1944, pag. 144). Le ali anteriori sono un
poco più infoscate rispetto ad altri esemplari di rufipes da me esami-
nati e la fascia apicale è più intensamente annerita.
Specie citata di quasi tutta l'Europa.
Episyren albonotatus v. d. Linden
Episyron albonotatus Haupt, 1927; pp. 248. 251.
Cherkes, VII-1933 e 15-X-1933: 2 66 (det. del Junco).
Specie citata, come la precedente, di quasi tutta l'Europa. © |
Gen. Schistonyx Saussure
Schistonyx guigliae n. sp. del Junco
2. Insecto de mediano tamano, de coloracion pardo-rojiza, con
reflejos blanquecinos, las alas ahumadas.
Colorido. La cabeza en conjunto rojo pardusca amarillenta, las
Orbitas internas en sus dos tercios inferiores francamente amarillas,
extendiéndose en anchura este color en un tercio de la cara; dicho tono
se enrojece paulatinamente hacia abajo, prolongandose con esa tonali-
dad rojiza a los lados del clipeo estan separadas por un triangulo negro
pardusco de vértice superior; las Orbtias externas son amarillas con li-
mites indefinidos. Las mandibulas en sus dos tercios externos son
amarillentas, negras en el interno. Las antenas en los artejos que con-
serva el ejemplar son de color pardo mas obscuro quel el del torax, su
cara inferior pardo-amarillento-rojizo, mas amarillenta en dicha cara
en el escapo. |
El torax (pronoto, mesonoto, escudete y postescudete) y propodeo |
el color es mas rojizo pardusco que en la cabeza, sin embargo el collar, —
porciones declive y lateral del pronoto y dos manchas delante: de las
tegulas son amarillentas. ‘ALTA
El abdomen de coloracién pardo rojiza obscura, estando man-
chado de color rojo, igual al del torax, la base de los terguitos 1°, 2°
y 3°; dicha coloraci6n que ocupa casi todo el terguito, tiene menor
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extensién en el 2° y aun menor en el 3°; la coloracién obscura de la
parte apical avanza angularmente en el centro de los terguitos.
En las patas; las coxas y los fémures tienen mas o menos la misma
coloraci6n que el torax; las tibias y los tarsos del color obscuro del
~ abdomen.
Las alas estan muy ahumadas, con orla apical extracelular mAs
obscura y bien perceptible.
Conformacion y esculpido. El aspecto general del insecto es mas
bien robusto.
La cabeza muy poco mas ancha quel el pronoto. La longitud del
clipeo es poco menor que la mitad de su anchura por. arriba, su super-
ficie ligeramente convexa, sus bordes laterales convergen fuertemente
hacia adelante, son de igual longitud que el anterior con el que se
continuan en angulo curvo obtuso; presenta dichos bordes un ribete
muy fino, liso y brillante. Los bordes internos de los ojos son diver-
gentes hacia abajo desde su mitad inferior; la frente es poco convexa,
no sobresale del borde anterior de los ojos (vision lateral), lisa y con la
linea media marcada; un ojo es a media frente como 1,25 :2. La ca-
beza esta estrechada hacia atras, la anchura en las sienes es la mitad de
la de un ojo; los ocelos dispuestos en angulo recto; POL = OOL.
El pronoto, mirado de lado, forma su contorno un Angulo obtu-
so, la parte anterior, declive, claramente mas larga que la superior
horizontal, aquella perfectamente visible desde arriba; mesonoto y escu-
dete ligeramente convexos, el postescudete con marcada depresiòn cen-
tral; el postnoto que es profundo y cubierto por el postescudete en el
centro, se ensancha a los lados en donde se aprecian estrias transver-
sales. | |
El propodeo es liso, convexo en sentido transversal y longitudinal,
tiene indicacién de surco estigmal y surco medio longitudinal senalado;
la parte declive oblicua y aplanada.
En el abdomen el primer terguito mirado lateralmente tiene curva
regular.
El metatarso de las patas anteriores es tan largo como los tres
artejos siguientes juntos, esta provisto de tres espinas casi de la
‘mismas longitud, de punta roma y algo ensanchada en su extremidad
distal, la espina basal casi tan larga como el metatarso; los artejos 2°
y 3° con dos espinas cada uno, el cuarto, una.
aK
Las ufias de los tarsos bifidas; el pulvillus perno; el peine un-
gueal de pocas cerdas cubre bien a aquél.
Posee el insecto pilosidad negra, gruesa, que es la que en general
da la tonalidad obscura a los segmentos del torax; una prunosidad de
reflejo blanco brillante mas perceptible en ciertas zonas como: cara,
pronoto, propodeo y abdomen, en éste formando fajas transversales
y otra pilosidad mas larga, semi erecta, dispersa, mas visible en la fren-
te, coxas, parte inferior del abdomen.
Venacidn de las alas. En las alas anteriores la celda radial e es corta,
el 2° y 3° sector de la misma longitud; tan alta como las cubitales; las
celdas cubitales 2? y 32 de la misma longitud basal; la 2? poco estre-
chada hacia adelante, la 3? casi triangular; la primera vena transversa |
cubital muy convexa hacia la base del ala, la segunda vena transverso
cubital en forma de S itàlica y en situacién oblicua y paralela a la 1%;
la 3* vena transversa cubital, ligeramente convexa hacia el Apice; el
sector inferior de la vena basal recto y de posicién oblicua, el nervulus
intersticial. En las alas posteriores el nervulus ligeramente antefurcal.
Long. del insecto 14 mm. i
Long. del ala anterior 10 mm.
Envergadura 21,5 mm. ter
Tipo 9 Isla de Chipre: Bahia de Akrotiri. VIII-31. Mavromou-
stakis: Remitido por la Srta. Delfa Guiglia, con otros insectos, para su
_determinacién: Museo Civico di Genova. (d. J.).
Subfam. Homonotinae © i
Gen. Telostegus Costa fo
Telostegus berlandi Haupt | : | |
Telostegus beriandi Haupt. 1930; pp. 706, 711; fig. 26.
Zakaki, 5-VII-1936: 2 9 9 (det. del Junco).
Specie descritta dell'Algeria (Orano). i
i Gen. Platyderes Guérin
Platyderes dimidiatus Fab.
Ilatyderes dimidiatus Haupt, 1927, pag. 285. |
Cherkes, 21-X-1944 e 7-X-1946: 2 2 9 (det. del Junco). {
Specie citata delle yey dell’ Arcipelago pak se e dell fala minore a
(Hanpi ec: È
Subfam. Ceropalinae
Gen. Ceropales latreille
‘Ceropales maculatus Fab.
| Ceropales maculatus de Beaumont, 1947; pp. 506; 5L3I; fee. aah. 15.
Zakaki, 8-VII-1936: 1 ® (det. Guiglia).
«_ —1Questa ®, priva del capo, presenta, per quanto riguarda le altre
fo | parti del corpo, la colorazione tipica.
Specie citata dell'Europa, dell'Asia paleartica e dell’ Her (de
Beaumont, 1. c.).
Ceropales albicinctus Rossi
subsp. seraxensis Radoszkowski
|
È
È ._. Ceropales albicinctus subsp. seraxensis Gussakovskij, 1931; pp. 5: 14. - de Beaumont,
È 1947» pag. 516.
3 iù Zakaki, 5-13-VII-1936: 3 44,3 99.
es Cherkes, VIII-1933;: 1 ¢ , pies
E. Tutti questi esemplari presentano i disegni del corpo di un colore
Ù decisamente giallo ed assai più estesi rispetto alla forma tipica, ciò che
caratterizza la var. seraxensis del Radoszkowski. La macchia sulla
metà posteriore del mesonoto è presente e ai lati dell’epinoto il giallo
è particolarmente diffuso; la base del I urotergite è nera, nella varietà
del Radoszkowski questa si presenta spesso ferruginea.
| Nelle collezioni del Museo di Parigi ho notato, con il nome di
RY 4, seraxensis, i seguenti esemplari leggermente variabili nella colorazione :
È: . Sicilia: 1 4, privo del capo (macchia del mesonoto bene svilup-
| pata); Francia: Dréme 2 9 2 (mesonoto nero, giallo fra le antenne
Bi meno esteso rispetto specialmente agli esemplari africani sotto citati);
Bi Spagna: Barcellona 1 4 (colorato come le precedenti 9 2); Gerico:
% I 2 (giallo del capo diffusissimo, si estende compatto fino quasi al-
| l’ocello anteriore); Marocco: Tangeri 1 ® (mesonoto macchiato e
| giallo ai lati dell’epinoto notevolmente esteso); Algeria: Orano 3 4 é
_ (in uno di essi il mesonoto non presenta la macchia gialla sulla metà
| posteriore), Algeri 1 8 (colorato come l'esemplare di Tangeri, il giallo
q | vai lati dell’epinoto è però meno diffuso).
| Tutti questi esemplari sono nelle collezioni del Museo di Parigi
| distinti da de Beaumont come: «ssp. meridionale et orientale de albi-
4 cincta » e e collegati da de Beaumont stesso (1947, pag. 517) alla ssp.
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214 D. GUIGLIA hi; SEEN DAR
seraxensis Rad. (« Je n'ai pas observé d’intermédiaires entre les indi-
vidus typiques de l'Europe centrale et ces spécimens, que je rattache a
la ssp. seraxensis Rad..... »). |
La distribuzione geografica di questa sotto specie, descritta della /
Transcapia e dal Gussakovskij (1. c.) ,citata pure del Turkestan e i
della Persia settentrionale, è ancora incerta. De Beaumont (I. c.) dice
di avere esaminato esemplari provenienti dalle località seguenti: |
Francia: Dròme, Palavas; Sicilia; Algeria: Algeri, Orano, Sétif;
Marocco: Tangeri, Beni Mellal (Moyen-Atlas).
LAVORI CITATI .
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4
Bee. A . FABIO INVREA
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APTEROGYNA DEL SAHARA FRANCESE
E DI REGIONI ADIACENTI
4 Carpe oRs Ree - Apterogynidae)
In una mia visita alla capitale francese il Prof. L. Chopard e il
Dott. L. Berland, rispettivamente Direttore e Sottodirettore del Labo-
B atério di Entomologia del Museum National d’Histoire Naturelle di
È Parigi, con una cortesia e una fiducia per le quali esprimo loro la mia
viva riconoscenza, mi hanno proposto di studiare e classificare le Apte-
rogyna africane indeterminate che si trovavano nei cartoni di quell’Isti-
| tuto. raccolte principalmente dalle varie missioni che si sono succedute
in quest'ultimo decennio nell'immenso territorio del Sahara francese,
q Bi: pochi esemplari della fascia costiera nordafricana settentrio-
— nale e occidentale e dei territori del Niger e del Tchad.
Confesso che questo esame non è stato facile per quello che riguarda
il gruppo delle Apterogyna 8 più propriamente desertiche, compren-
denti la parte di gran lunga maggiore del materiale affidatomi, gruppo
nel quale prevalgono insieme la varieta e la uniformita, tanto da ren-
| dere spesso assai arduo il trovare il punto di separazione tra una forma
ce l’altra. La mancanza pressochè assoluta di femmine complica natural-
— mente molto il problema: su di un complesso di 141 maschi macroftalmi
. del gruppo Savignyi - Patrizii - nitida - Geyri e forme affini c'è in que-
È sta raccolta una sola femmina che può a tale gruppo, con una certa
È; presunzione, essere attribuita, mentre il totale degli esemplari conosciuti
j di questo sesso, assegnabili a tale settore del genere, si contano quasi
ji — sulle dita di una mano, come ho dimotrato nel mio lavoro « Le Apte-
a togyna del Nord Africa» (Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol.
4 LXV, 1951, pp. 150-172). Per la prima volta mi sono trovato da-
| vanti ad un materiale relativamente abbondante, con serie di esemplari
talvolta abbastanza numerose, ed è proprio da ciò che sono scaturite le
— difficoltà alle quali ho accennato. Tuttavia, con un esame molto minu-
| zioso ed aiutato talvolta dal fattore geografico, credo di essere riuscito
- nell’ intento di circoscrivere tutte le entità tassonomiche, pur conser-
ioni PET
È
he > i ea et i ta tg i eli i à i n = ix
216 OMB, DVI E: MENT UT Si oc PERO er
entomologici poco e male conosciuti e non si hanno a conforto ed
aiuto dati ecologici di sorta. ;
Nel mio citato lavoro sulle Apterogyna del Nord Africa avevo
avanzato l'ipotesi che la serie di specie con maschi macroftalmi avesse
costumi prevalentemente notturni. Il fatto è stato ora ampiamente con-
fermato e si vedrà nel seguito di questo lavoro che parecchi degli esem-
plari citati, talora serie intere, sono stati catturati di notte al lume delle
lampade. Ciò spiega anche la mancanza quasi assoluta di femmine che,
essendo attere, non possono volare verso la sorgente luminosa nè fre-
quentano i fiori. E° supponibile che esse sieno rigidamente sabulicole o
terricole e probabilmente non affiorano che per l'accoppiamento, se
pure, come succede per altri insetti, non si limitino a fare sporgere la
sola estremità dell'addome oppure vengano fecondate addirittura sotto
la superficie del suolo. Comunque la grande difficoltà di ricercarle in
tali condizioni, dato l’ambiente, e gli ostacoli spesso insormontabili della
indagine in pieno deserto, giustificano questa carenza del sesso femmi-
nile per un intero gruppo di specie. Si aggiunge, come già ho detto, la
nostra assoluta ignoranza di qualunque elemento, sia pure minimo ed
approssimativo, di etologia e di ecologia, pur ritenendosi che si tratti —
presuntivamente di ectoparassiti di altri insetti, e ne consegue che tutte
le indicate ragioni, aggiuntavi la necessità di estendere ed intensificare
ancora molto le ricerche in un territorio così vasto come l'Africa set-
tentrionale e sahariana, rendono per ora prematura qualunque consi-
derazione sia di carattere tassonomico, come la suddivisione in sotto
generi, sia di natura zoogeografica.
Il presente lavoro non pretende naturalmente di essere considerato —
lo studio delle Apterogyna desertiche oggi conosciute: è soltanto l’esa-
me e la classificazione del materiale affidatomi. Per un quadro più gene-
rale, per quanto incompletissimo, rimando al mio citato lavoro sulle
Apterogyna del Nord Africa, dato che tutte le specie qui trattate o de-
scritte rientrano nella fauna paleartica, ad eccezione di tre nuove meri- —
dionali, Apterogyna Berlandi, Chopardi e voltana del Niger e dell
Tchad, che appartengono certamente alla fauna etiopica.
Per la esatta interpretazione delle descrizioni che seguono dirò che,
contrariamente a quanto ho fatto in altre occasioni, in questo lavoro 4
la numerazione dei segmenti (uriti) dell'addome o gastro si riferisce |
sempre ai segmenti visibili e non ai morfologici. Così pure le indicazioni. |
di grandezza, di forma ecc. del primo segmento escludono sempre il 1
‘
| peduncolo che unisce il gastro al blocco toracico. Inoltre nella nume-
razione degli articoli del flagello o funicolo delle antenne deve inten-
dersi sempre compreso il pedicello che forma cosi il primo anello.
Apterogyna Savignyi KI.
Klug J. C. F., Symbolae Physicae etc., 1829, Dec. I, Tav. V, fig. 14 e 15 (4 9) -
Andrè Ern., Spec. Hymen. Eur. Alg., Vol. VIII, Mutillides, 1899-1903, pp. 71
e 75 ( 4 9) - Bischoff H., Monogr. der Mutill. Afrikas, Archiv f. Naturgesch..
Vol. 86, 1920, Abt. A, p. 46 ( 4 9) - Invrea F., Le Apterogyna del Nord Africa.
Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LXV, 1951; p. 154 (4 9).
Esemplari esaminati:
NIGERIA: Air centrale, Teouar, 800-900 m., 17-22 agosto 1947,
L. Chopard e A. Villiers (IFAN), 9 6 4 - Air merid., Agadez, 525
m. Luglio e Agosto 1947, L. Chopard e A. Villiers (IFAN), 3 4 4 -
_Id., Dintorni di Agadez, Novembre 1938, L. Chopard, 1 ¢.
Quantunque sia stata dal Klug descritta dell’Egitto, la Apterogyna
Savignyi, quale ci si presenta nel sesso 4, è certamente specie desertica
prevalentemente meridionale, anche se indicata dall’André per l’Alge-
| ria. Infatti le altre citazioni che io conosco sono del Sudan (Kassala) e
. della Somalia francese (Obok) ed ho avuto occasione di vedere esem-
co lari dello Scioa e della Dancalia (Etiopia, leg. Patrizi). La cattura di
«questa serie dell'Air, la più numerosa che si sia finora osservata, mentre
non vi sono, nel materiale sahariano affidatomi, esemplari più setten-
trionali, conferma l’ipotesi indicata.
Il 3 della Savignyi ha il capo, le antenne, il torace, le zampe e il
| primo segmento del gastro testacei o ferruginosi chiari, i segmenti addo-
minali dal secondo in poi neri o bruno neri, gli ultimi alquanto schia-
| riti. Occhi neri, emisferici, lucenti, molto grandi e sporgenti: ocelli
| pure grandi, globosi e salienti. I primi due segmenti del gastro sono
4 eccezionalmente allungati, specialmente il primo: il secondo è a forma
di triangolo isoscele, il terzo cilindrico, un poco più lungo che largo,
|. poco convesso ai lati. Punteggiatura del primo tergite forte e densa, del
| secondo e del terzo fina e poco fitta, con deboli striolature longitudi-
nali sul secondo, zigrinature sul terzo. L’André e il Bischoff assegnano
una lunghezza da mm. 6 a mm. 15: gli esemplari dell’Air da me esa-
minati vanno da mm. ro a mm. 14 ed hanno le parti chiare del corpo
non testacee ma di un ferruginoso chiaro, e le parti scure nere o nero
q brune molto cariche.
| Quanto alla femmina, nel mio lavoro sulle Apterogyna del Nord
Africa (1.c.), ho esposto le incertezze che rendono enigmatiche le stesse
ety attribuzioni del Klug e dell’André e le gravi difficoltà che la quasi asso- |
“A luta mancanza di materiale di questo sesso nel gruppo di specie al :
Be quale appartiene la Savignyi oppone alla chiarificazione di tali dubbi.
i L. Chopard e A. Villiers hanno trovato a Teouar, insieme ai ma- —
Bi schi sovracitati, un unico esemfplare ® di Apterogyna che si avvicine- —
a rebbe abbastanza bene alla figura del Klug per la femmina della Savignyi, ©
> Sep cae ee =
6) dato che sulla troppo scarna descrizione non ci si può basare. Ma al-
cune notevoli differenze nella punteggiatura del torace e dell'addome e —
nella frangiatura degli urotergiti, stando a quanto ha rilevato il Bischoff
sul tipo, sia pure deteriorato, dell'Autore, rendono per lo meno dub- —
be bioso l'accostamento, senza contare che è molto probabile che l’assi- |
Ss milazione fatta dal Klug dei due sessi della Savignyi sia errata. Non mi |
te resta percio che descrivere con un nome nuovo questa 9, lasciando al 4
Bie tempo il compito di concludere. }
i Apterogyna airica n. sp. |
i 2. Lungh. mm. 5% circa. Corpo giallo testaceo, ad eccezione
A degli occhi neri, della metà distale delle mandibole rosso bruna, dei ter- —
a ; giti del gastro secondo e terzo nero bruni con una striscia apicalt lar-
pi gamente testacea e l’ultimo tergite visibile giallo rosso alquanto lucente. |
bi Il capo è molto debolmente punteggiato, sublucido. Il secondo articolo
a del funicolo delle antenne è leggermente più lungo del terzo. Il torace
, è ha il pronoto corrispondente, quanto a misure, alla figura del Klug e
; 2 alla descrizione del Bischoff per la Savignyi 9 e cioè colla larghezza
circa doppia della lunghezza e il mesonoto quasi non espanso ai lati. Lo
stesso torace è scolpito a grossi punti allungati con intervalli debol- 4
mente subcostolati. Il capo e il torace hanno una rada ma lunga pube- —
scenza argentea sparsa. Zampe di un testaceo un poco più chiaro del
“
pi torace con la stessa pubescenza e gli speroni bianco diafani. Il primo.
è @ segmento del gastro è subpiriforme, quasi globoso, appena più lungo.
Di che largo; il secondo largo, ampiamente incurvato anteriormente e late- —
“To ralmente, con gli angoli posteriori pur essi alquanto arrotondati, in ©
ag modo che il segmento stesso appare trasversalmente subellittico, largo
a quasi il doppio della lunghezza. Il terzo è esso pure alquanto più largo.
NL: che lungo, appena piu largo del secondo e coi lati solo molto debol-
di mente convessi. La scoltura degli urotergiti è a grossi punti rotondi.
a poco profondi sul primo, a larghe e piuttosto rade fosse allungate sui.
A due successivi, un poco più fitte sul secondo che sul terzo, e finemente
ta
“Me
4
cs
Ai | Ù
ca
SARA be DAI ; i Pty pia, CSA: wy
PTEROGYNA DEL SAHARA |
| zigrinate nel fondo, cogli intervalli rilevati a costole e lucidi. Gli altri i
__ tergiti hanno scoltura meno evidente. L'ultimo, colla caratteristica for- | Ù
j ma triangolare quasi di area pigidiale che è comune alle Apterogyna fi
«| ‘—‘®,è però non spianato ma notevolmente convesso, presenta alcune forti i N
. costole longitudinali ben rilevate e oscurate sullo spigolo ed ha una 4 i
4 forte dentatura ai lati, con denti decrescenti in grossezza e lunghezza | sa
dall'avanti all’indietro. Gli sterniti sono lucidi e pressochè impuntati : pes
pil terzo un poco oscurato medialmente e lateralmente. L'addome non eS
ha frangie definite di peli: ha per contro una lunghissima, anche se a
È non foltissima, pubescenza eretta argentea sui tergiti, più densa ai lati ‘ee
_e nella metà caudale del gastro: sugli sterniti la stessa pubescenza, assai a
| più rada, assume un vago andamento frangiale. me
pi NIGERIA: Air centrale, Teouar, 800-900 m., 17-22 Agosto 1947, Dr
Ada Chopard e A. Villiers (IFAN), 1 2 olotipo nel Mus. Nat. d’Hist. » ki
SE Nat. Parigi. PA i
sd | Apterogyna Patrizii Invr. ae
È Invrea F., Spediz. scient. all’Oasi di Cufra, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LV, i ae È
ie 1932, p. 458. Tav. XII, figg. 1 e 1 a. - Invrea F., Le Apterogyna del Nord Afri- i aa
a ca, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LXV, 1951, p. 157; fig. 1. : ey
i Esemplari esaminati : | A Me i
È TUNISIA: Tozeur, Maggio e Giugno 1921, C. Dumont, 5 ¢ 4. L
; ALGERIA: Tilzempt, 1934, L. Chopard, 1 3; Biskra, Maggio- ia
È: Giugno 1897, Abeille de Perrin, 1 3. o.
i de SAHARA ALGER.: Erg Er Raoul, 22 Maggio 1947 (CNRS), 1 Bi
#63 preso al lume, 21 h. | Br
4 | °°» HOGGAR: Oued Tinikert, Mont. Oudan, 1600.m., 17 Aprile pi
È 1928 (Mission du Hoggar Fev.-Mai 1928), 1 4 preso al lume. a
1 A _ SAHARA ORAN.: Colomb Bechar, Maggio 1950, Reymond, 8
8 6; Houmat el Lkam, Giugno 1948, Reymond, 1 4; Beni Abbès, | CA
we Reymond, 1 ¢. fu
È SAHARA MAROCC.: Daoura, Maggio 1950, Reymond, 5 4 4. Di
Ae | MAURITANIA: Zemour, Giugno 1948 (CNRS), 3 4 4; Zemour, “SSA
«Giugno 1948, Reymond, 3 4 4; Akjoujt, 22-25 Settembre 1948, di
__L. Berlande A. Villiers (IFAN), 2 4 6. i
a i NIGERIA: Air. merid., Agadez; 525 m., 5 Agosto e Settembre A
1947, L. Chopard e A. Villiers (IFAN), 2 4 4; entre Ouezzan et Be
| l'Air, 1929, Pr. Sixte de Bourbon, 1 ¢. pi.
“i
A. E. F.: Ennedi (Tchad), Oun el Adam, 19 Agosto 1935 (Miss.
d’ét. de le biol. des Acridiens), 1 &.
Conosciuto soltanto il 3 il quale ha statura generalmente grande
e struttura robusta e si distingue dalla Savignyi sopratutto per la com-
plessione e per la forma dei segmenti del gastro. La colorazione è simile,
ma il giallo ferruginoso del capo, antenne, torace, zampe e primo seg-
mento addominale è generalmente più scuro e il colore degli altri uro-
tergiti è più marcamente nero, eccettuato per lo più l'ultimo o gli ultimi
due che sono brunastri: spesso gli urotergiti neri hanno una strettissima
marginatura apicale della chitina più o meno bruna. Forma del capo,
grandi occhi neri emisferici, e grandi ocelli come nelle Savignyi. Il primo
segmento del gastro, a visione dorsale, è subsferico, globoso: il succes-
sivo subtrapezioidale, notevolmente più largo posteriormente che lungo
sulla linea mediana e arrotondato ai lati: il terzo è un poco più largo
del precedente e anch'esso più largo che lungo. I primi due urotergiti
sono scolpiti con punti regolari, rotondi e profondi, abbastanza grandi
e fitti, il terzo invece è punteggitao in genere più finemente con punti
piccoli, poco profondi spesso obliqui e spaziati specialmente sul dorso,
cogli intervalli finemente zigrinati e poco lucidi. La punteggiatura’ è
però molto variabile e può raggiungere anche sul terzo tergite una no-
tevole densità. Gli urotergiti dal terzo in poi sono regolarmente ma non
molto fittamente frangiati di pubescenza biancastra molto lunga. I
trocanteri nelle zampe mediane portano ciascuno una appendice denti-
forme generalmente piuttosto lunga e valida, a punta per lo più arroton-
data, più raramente incurvata. Le ali sono ialine, solo raramente sof-
fùse, in modo più o meno vago, di riflessi o spolverature giallastre. La
statura è compresa tra mm. 10}? e mm. 17.
Appare dalla presente rassegna sahariana come la Apterogyna
Patrizii con le sue varietà sia la specie del genere più estesamente diffusa,
e anche la più comune, nella immensa zona desertica dell'Africa nord-
occidentale. Descritta da me come nuova su pochi esemplari del Sahara
libico (Oasi di Cufra e adiacenze in Cirenaica, Gebel Soda in Tripoli- —
tania) è stata poi trovata, sempre nel territorio della Libia, nel Fezzan,
nella Sirte, nelle casi di Mizda e Ghadames e in altri luoghi della regio-
ne. Il Giner Mari ed altri entomologi iberici l'hanno catturata in parec-
chie località del Sahara spagnuolo e ne ho controllato per qualche esem-
plare la esatta determinazione. Ora la ritrovo in quasi tutta 1 Africa
settentrionale e occidentale francese, dalla Tunisia, Algeria, Marocco
Za
Rie: Y: i i Pe
j fino alla Mastitania e all’Air, ed anche in numero di individui relati- < DI
| vamente grande, dato che rappresentano, tra forma tipica e varietà, cir- Dip
cai 2/5 di tutti gli esemplari affidatimi per questo studio. Un certo <
j numero di essi sono stati presi di notte al lume. Ulteriori ricerche po- % i
tranno dirci se la specie si estende anche ad oriente dei paesi citati. oe
a Apterogyna Patrizii Invr. var. minor Invr. | pi: ;
| Invrea F., Spediz. scient. all’Oasi di Cufra, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LV, Ri |
® 1932; p. 459. - Invrea F., Le Apterogyna del Nord Africa, Ann. Mus. Civ. St. Bir,
i Nat. Genova, Vol. LXV, 10951; p.;158. | ae
| Esemplari esaminati: i
1 TUNISIA: Tozeur, 1921, C. Dumont, 1 3. i BE;
i SAHARA ALGER.: Erg er Raoul, 22 Maggio 1947 (CNRS), 4 ¢ È;
È: 6 6, lumière 22 h., 23 h. et minuit. <a
HOGGAR: Oued Tinikert, 17-18 Aprile 1928, Peyerimhoff (Miss. ie
du Hoggar, Fevr.-Mai 1928), 1 ¢. 0
SAHARA ORAN.: Colomb Bechar, Maggio 1950, Reymond, A
aaa... : an
SAHARA MAROC.: Oglet Beraber, Maggio 1950, Reymond, 1 6; Hi
Tafilalet, Erfound, Giugno 1950, Reymond, 1 ¢; Hi Majaz (Daou- iero
ra), Maggio 1950, Reymond, 1 34; Ait Yassine, Oued Tata, 1 8. i
MAROCCO: Moy. Atlas, Arzou, Giugno 1950, Reymond, 1 ¢. Ri
MAURITANIA: Adrar centr., Aprile 1950, Th. Monod (IFAN), Be.
4 66; Hollamar, 10 Marzo 1951, Dekeyser e A. Villiers (IFAN), a
Mira; Akjoujt, Ottobre 1948, L. Berland e A. Villiers (IFAN), 3 4 ¢. ti if
4 NIGERIA: Air merid. Agadez, 525 m., Settembre 1947, L. Cho- a
| parde A. Villiers (IFAN), 1 3. By:
. Conosciuto soltanto il ¢. Ho spesso dubitato dell'opportunità di oa
mantenere questa varietà fondata esclusivamente sulla forma un poco Me
più allungata e un poco meno globosa del primo segmento addominale ni y:
e su quella del secondo anch'esso alquanto più allungato e subtrian- a È
| golare. Altre differenze sono illusorie. La statura è in genere minore,
| ma non sempre. Ad ogni modo la distinzione non ha nulla di assoluto |
e di essenziale. Aggiungerò che taluni esemplari hanno la punteggia- DI:
tura del secondo e terzo urotergite più densa, più allungata, ma poco a
| profonda e accompagnata da fine striolature negli intervalli. Poichè Bc:
| d’altra parte vi è in questa scoltura molta variabilità, con forme di ne:
| graduale passaggio, non mi pare vi possa essere luogo a differenziazioni pe
| tassonomiche. Sten mu
Apterogyna Patrizii Invr. var. gastrica n.
é. Lngh.: mm. 13. Simile alla forma tipica, ma col primo seg-
mento del gastro nero come i successivi: il peduncolo rimane però fer-
ruginoso. Forma e punteggiatura dei primi tre segmenti addominali
come in Apt. Patrizii var. minor. Ali anteriori notevolmente ingiallite
lungo il margine esterno.
SAHARA MAROCC.: Maajez, Marzo 1950, Panouse-Reymond,
Loe
Apterogyna Patrizii Invr. var. clara n.
4. Lungh.: mm. 16. Un esemplare in tutto quasi simile alla ti-
pica Patrizii, ma con le parti dell’addome che abitualmente sono nere.
colorate invece in un bel rosso bruno chiaro, e con una notevole lucen-
tezza sugli urotergiti, specialmente sul terzo, e la punteggiatura rada
e poco profonda, mi ha tenuto lungamente perplesso. Di nero intenso
non vi sono che i grossi occhi rotondi e in parte gli occelli. Ma di diffe-
renze morfologiche colla Patrizii, uscenti dai limiti che si possono dare
ad una normale variabilità, non sono riuscito a trovarne. Perciò mi li-
mito ad indicare questa forma come varietà di quella specie col nome
di clara, salvo, ben inteso, una possibile revisione futura ove affluisse |
altro materiale. L’esemplare è robusto, il primo segmento del gastro
subsferico, il secondo un poco più corto e più largo dell’ordinario. Le
ali sono vagamente soffuse di giallastro. - x
-AFR. EQUAT. FRANC.: Borkou- pra Gouro, 4 Agosto 1938.
(Miss. d’ét. de la biol. des Acridiens), 1 i
Anche il Giner Marì (« Eos », Vol. i 1945, p. 244) ha cita-
to un esemplare del Sahara spagnuolo, Uad Ternit, da lui attribuito
alla Patrizii, con i segmenti addominali di colore marrone anzichè nero.
Apterogyna nitida Bisch.
Bischoff H., Monogr. Mutill. Afr., Arch. f. Naturgesch., Vol. 86, 1920, Abt. A
p. 42. - Invrea F., Spediz. scient. all’Oasi di Cufra, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Ge-
nova, Vol. LV, 1932; p. 458. tav. XII, figg. 2 e 2 a. - Invrea F., Le Aptero-
gyna del Nord Africa, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LXV, 195Ì, p. 159»
fig.i2:
Esemplari esaminati.
TUNISIA: Nefta, Maggio 1927, C. Dumont, 1 4 «pris à la lu- |
mière »; Tozeur, 1921, C. Dumont, 2 4 4; Tassili ovest, Amguid, |
fine Aprile 1928, Peyerimhoff (Mission du Hoggar), 1 4.
APT a a 4 = - SM ie E
MATTE Le LIA
” : (AME PeR
salt aoe” VG
- ti Pi; x
th ais PIT
Pew yr ak LR
veal | APTEROGYNA DEL SAHARA 223 È
HOGGAR: Oued Tinikert, 17-18 Aprile 1928, Peyerimhoff (Mis- 7 Ss
sion du Hoggar), 1 4. È Si,
SAHARA ORAN.: Colomb Bechar, Maggio 1950, Reymond, Bo
3 dd. es
: MAURITANIA: Adrar centr., Aprile 1950, Th. Monod (IFAN), | fo
TAR DI di
Conosciuto solo il 4. Effettivamente esiste tale forma, per colora- st 1d
| zione ed aspetto pressochè uguale alla Apt. Patrizii Invr. e specialmente Betty:
| alla sua varietà minor, che ha occhi in proporzione alquanto più piccoli, È ade
il primo segmento del gastro un poco allungato, il secondo anch'esso SRI
più lungo e più triangolare e la punteggiatura del terzo urotergite molto SS
i rada e poco profonda: la statura è generalmente più ridotta. Non sem- Be
| pre però è facile, in confronto appunto alle minori dimensioni dell’in- vo
setto, stabilire con esattezza la proporzione del diametro degli occhi a
_ che sono anche in questa forma neri e lucenti, forse pure, ma non sem- a
pre; un poco meno sporgenti. Tutto sommato, è molto facile la confu- oie
sione con la Patrizii minor. Ho confrontato, ad ogni modo, questi esem- a
| plari con un individuo determinato dal Bischoff. Anche per la nitida a
csi hanno casi di cattura al lume. ae
Apterogyna Dumonti n. sp. È
4. Lungh.: mm. 13. Confondibile, a prima vista, con Aptero- di
| gyna Patrizii Invr., la n. sp. è da essa distinta sopratutto per la forma i
del capo e dei primi segmenti del gastro, a parità di colorito e di aspetto do
generale, e per la complessione leggermente più massiccia. Bio
Il capo, visto dorsalmente; è notevolmente più lungo e tozzo, al- dI
quanto prolungato dietro agli occhi e più convesso sul lato posteriore : SS
q gli occhi molto meno sporgenti e gli ocelli assai più piccoli gli tolgono De,
| un poco quell’aspetto di assoluta predominanza oftalmica che è carat- | ae
teristica di questo gruppo. Gli occhi sono tuttavia grandi, rotondi, neri. a
lucidi, ma nemo globosi che nella Patrizii e nelle altre specie affini. Gli dd
ocelli sono anch'essi neri, relativamente piccoli, i posteriori più del con- Ng
| sueto discosti ciascuno dal margine dell’occhio corrispondente. Il primo ni De
è anch'esso, e in maggior misura, più corto e più largo, molto ampia- "SE
mente e regolarmente arcuato all’innanzi, e quindi senza alcun aspetto, RE.
nemmeno vagamente, triangolare, ma con andamento anteriore netta- a)
y :
di Sei,
tar
Mea
om,
DI
224 ane? -B, INVRE
AT Oe n
mente convesso. In confronto con la Patrizii la punteggiatura del primo
urotergite su per giù si equivale, quella del secondo è più rada e meno
profonda, quella del terzo è anch'essa più rada, molto più fina e più re-
golare, con intervalli lisci e lucidi. I tergiti successivi sono neri, stretta-
mente orlati di bruno, l’ultimo schiarito. Il gancio dell’ipopigio è di un
rosso molto scuro. Le frangie apicali dei tergiti sono nulle sul primo e
sul secondo, più corte e piu rade che in Patrizii sugli altri. 1 denti dei
trocanteri mediani sono normali, triangolari. Le ali sono ialine, le an-
teriori con una striscia giallastra abbastanza larga lungo il margine
esterno, a cominciare dalla metà dell'ala fino quasi all'estremità distale.
TUNISIA: Tozeur, 3 Giugno 1921, C. Dumont, 1 ¢ olotipo
nel Mus. Nat. d’Hist. Nat. Parigi.
Apterogyna Villiersi n. sp.
4. Lungh.: mm. 10-12. Molto simile alle forme minori di Apt.
Patrizii Invr. e ad Apt. nitida Bisch. delle quali ha il colorito generale
e l'aspetto, se ne distacca principalmente per due caratteri: la punteg-
giatura grande, fitta, profonda, ad andamento longitudinale e subco-
stolato del secondo e sopratutto del terzo tergite del gastro, e la forma
non triangolare e piriforme del secondo segmento addominale che pre-
senta invece, a visione dorsale, un aspetto quasi subsferico, datogli spe-
cialmente dalla convessità dei lati e dalla rotondità degli angoli poste-
riori. Inoltre il colote ferruginoso della parte anteriore del corpo è un
poco più chiaro e più giallo che nella Patrizii e nella nitida. Il primo
segmento addominale è un poco allungato come nella nitida, con pun-
teggiatura grossolana a grandi punti rotondi. I tergiti dal quarto in
poi sono in genere neri, talora bruni o anche più fortemente schiariti.
Gli occhi sono grandi, neri, lucidi, convessi come nella Patrizii, forse
intermedi per ampiezza tra questa specie e la nitida, il che non è sempre
di facile apprezzamento. Gli ocelli sono grossi e vitrei. Le ali sono di
un cristallino puro, esclusi i due esemplari del Senegal che hanno le
anteriori quasi interamente soffuse di giallastro. Le zampe sono gene-
ralmente di un ferruginoso più chiaro del resto del corpo, talvolta qua-
si testaceo, eccettuati anche in questo gli esemplari del Senegal con zam- |
pe posteriori alquanto più scure. I denti dei trocanteri mediani sono in
genere validi, di forma preferibilmente triangolare.
| NIGERIA: Air merid., Agadez, 525 m., 5 Agosto 1947, L. Cho-
pard e A. Villiers (IFAN), 1 4 ; Dabaga, 600 m., 13-16 Agosto 1947,
RN EZIO TRIO PT 1 TE TITTI, ET E TI
i ee ‘hopard uA Villiers (IFAN), 1 4. Air centr., Teouar, 800-900
iemagaty7-22 Agosto 1947, di Chopard se) A. Villiers; (IFAN), 6 4.4.
ont Tarraouaji, st m., 8- 12 Settembre - 1947, L. Beata e A.
- Villiers MIFAN), 1
Ra SENEGAL : vie J. Bisbec, 2 6 3.
RIA ~ Olotipo di Agadez, 5 Agosto 1947, L. Chopard e A. Villiers, in
È Mus. Nat. d’Hist. Nat. Parigi.
i I due esemplari del Senegal, per la tinteggiatura delle ali e le zampe
alquanto più scure, sembrano appartenere a una razza speciale.
AR Ha Apterogyna Geyri Bisch. — |
NRE; H.. Monogr. Mutil!. Afr., Archiv f. Dane Vol. 86, 1920. Abt. A.
Mep Tovrea. F.,’ Miss. scrent. del Prof. Zavattari nel Fezzan, Boll. Soc.
Svemtonu. Ipal.,. Vol. LXIV; ‘1932, p. 96. ara F., Le Apterogyna del Nord
| Africa, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LXV, goss STO
Esemplari esaminati :
SAHARA ALGER.: Oued "CIO 14 Aprile 1947, «nuit»,
| (CNRS), 1 &. - Erg Er Raoui, 25 Maggio 1947, « nuit, lumière, 21
Ge 23 h. »; (CNRS), 286.
| SAHARA ORAN::: Abadla, Maggio 1950, Reymond, 6 4 ¢
o a MAROCC.: Tafilalbt, Rissani, Aprile 1950, Reymond,
1 8. - Oglet Beraber, Maggio 1950, Reymond, 2 4 4.
i MAURITANIA: Afar, Ottobre - 5 Novembre 1948, L. Berland e
“A. Vola (IFAN), 488. - Adrar centr., Aprile 1950, Th. Monod
ROFAN) 43863.
Conosciuto solo il maschio Cupi è di un giallo ferrvginoso piuttosto
ILE coi segmenti del gastro 2° e 3° neri, talvolta un poco brunastri
pn più bruni inferiormente, i segmenti successivi giallo
~ bruni. Più. sottile e gracile della nitida ha il torace più snello, i segmenti
a del gastro allungati, ma assai meno che in | Savignyi. Lungh. :
mm, 7 %- eae
| Distribuzione, oltre alle località sovraindicate: S.O. alger.:
| | Tohart ed El Bioth (loc. typ.); Tripolitania Dida Fezzan (Aue-
a nat); Sahara spagnuolo (località diverse).
.. > =
~
Se” sn ain ake Sh ee ee
= ee
rs an
dirti
Pa
Ad 3 ae ean Apterogyna Geyri Bisch. var. neftana n.
6. Lungh.: mm. 6%-9. Molto simile alla Geyri tipica della quale
& ripete. la forma e la colorazione, questa varietà si distingue per alcuni
Ni caratteri minuti, alcuni dei quali risultano tuttavia più evidenti quando
Lal
> Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., PVolsEXVIt eS 8
ges INVREA
si esaminino gli esemplari in serie, e cioè : il secondo articolo del funi-
colo delle antenne un poco più corto, l'aspetto delle ali limpidamente
cristallino con qualche vago riflesso iridato, mentre: nella Geyri tipica
le ali sono sempre soffuse di una leggera patina giallastra, venature ‘
alari di un testaceo chiarissimo, senza la costale oscurata come nella
forma nominale. Il terzo segmento del gastro è proporzionatamente
un poco più lungo e meno convesso ai lati in modo da dare alla parte a
caudale dell'addome una forma leggermente più allungata e meno glo- È
bosa. Quantunque non vi sia uno scarto molto notevole nella statura. —
la serie della neftana dà l'impressione di una maggiore gracilità. Come
si vede mancano elementi netti per una separazione specifica, ma, data
la straordinaria convergenza dei caratteri che spesso si nota nel gruppo, q
non mi stupirei affatto se si dovesse addivenire in seguito ad una mag- |
giore differenziazione tra le due forme. Occorrerebbe pero la cono-
scenza delle femmine. Quasi tutta la serie di 22 ‘esemplari è stata presa
di notte al lume.
TUNISIA: Nefta, Maggio 1927, C. Dumont, 21 4 4, tutti, meno |
4, con il cartellino: « pris a la lumiére » - Tozeur, 1921, C. Dumont. |
I 4. Olotipo di Nefta in Mus, Nat. d’Hist. Nat. Parigi.
Apterogyna algirica Bisch.
Bischoff H., Monogr. Mutill. Afr., Archiv. f. Naturgesch.. Vol. 86. 1920, Abt. A. 1
- p. 42. - Invrea F., Mutillidi e Crisidi del Fezzan sudoccidentale e dei Tassili
'-id'Agg.re Atti Soc.;It. Sc. Nat: Milano, Vol. LXAXVIIE 4193040) 4695. in
vrea F.. Le Apterogyna del Nord Africa. Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova,
Voli LXV; 1951; p. ‘1602, i
Esemplari esaminati:
SAHARA ALGER.: Tassili ovest, Tin Tala ye dr 1928.
(Mission du. Hoggar Fevr.-Mai 1928), 2 4 2.
NIGERIA: Air. Irabellaben, Monti Baguezans, 1200-1300 Mm î
26-31 Agosto 1947, L. Chopard e A. Villiers (IFAN), 2 4 4. - Mon sd
ti Tarraouaji, 900 m., 6-12 Settembre 1947, L. Chopard e A. bas peeks
(IFAN), 1 4.
Conosciuto solo il 4, normalmente più piccolo di quello di Apt.
Geyri Bisch., ancora più gracile, coi due primi segmenti del gastro” uno
poco più allungati. generalmente di colore tutto say ferruginoso pal-
lido ,solo imbrunito sui segmenti addominali dal 3° in poi, che sono È
tuttavia quasi sempre schiariti ai lati e talvolta sul dorso. Gli esemplari.
qui esaminati appartengono quasi tutti a quella che, secondo il Bischoff,
ul iam te pe ie er wr) OPO + re, ‘i, del Ca is » ae, \ n e ee ee) Pa
Oi e
ee ii nee vi
uu da APTE PROGYNA D DEL SAHARA
elke |
| 4 girebbe la forma tipica : coltanto uno dei due di Tin Tahart puo es- are
sere attribuito alla f. pallidior Bisch. Data la variabilità dell’ oscura- Beek:
| mento parziale del colore ferruginoso di fondo, le distinzioni stabilite <P
da quell’autore hanno poca importanza. ur
È . Descritta del S.O. algerino, la specie, secondo miei ‘accertamenti, > aa
uè è stata presa, oltre che dallo Scortecci nei Tassili d’Agger (Tin el Foc- % val
chi e Bir Bettman) anche dal Mateu a Uan Tézan nell’Hoggar. ly
Bi | Bek:
È Apterogyna Mickeli Giner Marì var. nilotica n. tee "a
# 4. Lungh.: mm. 9. Distinta dalla forma tipica per avere tutto i ie
a il blocco ‘toracico nero, con solo due macchie arrossate ai lati della ii 7
faccia posteriore del propodeo, e per la tinta giallo-rossa delle antenne, N
. dei palpi, delle mandibole, delle tegole e delle zampe alquanto più scura. i ue
a Il primo segmento del gastro apparisce un poco più corto e più largo in O
| confronto alla figura pubblicata dal Giner Marì per la forma tipica (Gi- oe
ner Mari, Himenépteros del Sahara espanol etc., « Eos», Vol. XXI, Bh bi
1945; p. 246). Ned fp
.— DESERTO ARABICO, tra il Nilo e il Mar Rosso, 1910, leg. J. ae
| Couyat, 4 olotypo nel Mus. Nat. d'Hist. Nat. Parigi. "E, 2
SER EB divi la convergenza di caratteri che unisce la Apterogyna et ie
q Mickeli Gin. alla A. Mocsaryi André, particolarmente per quanto ri- i dr:
guarda la varietà qui descritta, e non soltanto nella distribuzione dei ay i
colori. Se non vi fosse la struttura diversa del capo, degli occhi e degli | ty Bi
ocelli che assegna le due specie a gruppi diversi, e anche la conformazione ei a
dei primi segmenti del gastro che fanno della Mickeli un insetto ge- ò CAM
© neralmente meno snello e più robusto, si sarebbe tentati di pensare ad Roe
4 un esempio di variabilita accentuata. at,
5 _ A complemento delle sommarie indicazioni date dal Giner Mari e a
per meglio caratterizzare sia la specie che la var. nilotica ripeterò che ie
| quest'ultima sembra a prima vista in tutto e per tutto una A. Mocsaryi #0)
con i tre primi segmenti del gastro più larghi e robusti. Esaminando oe
| però il capo si nota che, mentre nella Mocsaryi esso ha il caratteristico ee Ri
| aspetto. proprio del gruppo Savignyi-Patrizii-Geyri, coi grandissimi oc- vi a È
È chi emisferici intensamente neri e lucidi, fortemente globosi e sporgenti, me
i tre ocelli vitrei pure essi molto voluminosi e salienti, nella Mickeli er
Pe capo è di forma più normale, con occhi rotondi un poco più piccoli, CVA
| molto meno convessi e di tinta grigiastra, i quali perciò non preval- | “RN
gono così accentuatamente sul resto. della regione cefalica. Anche gli ie Lc
SS
Bi
sg tee ees :
PIRA ee ay
REAR ay TH TTI
ns . . i : ; F 7 ] , È ; P oo ue Age È rt R at 4 Sy 7
ae 228°. ©! a BO INVREA Sy Creer eye ha
eal , P - 5 ì n Py È n ML, x as
pr ì * =
bo. ocelli sono un poco più piccoli, nerastri e meno appariscenti. Il capo in
Ba entrambe le specie non si prolunga dietro agli occhi e il lato posteriore
TA è debolmente convesso. Le antenne sono identiche: il colorito giallo |
rosso ferruginoso di esse, come quello delle zampe e dei due primi seg-
a menti del gastro è però alquanto più scuro nella Mickeli che nella Moc-
Dr; i= saryi. Anche il torace non si differenzia sensibilmente se se ne toglie
om il propodeo che nella Mickeli è meno attenuato posteriormente, un poco
a oF più largo e più troncato. Le ali anteriori ialine sono in entrambe debol-
CAR ee mente ingiallite lungo il margine esterno. I trocanteri delle zampe me-
sa = diane hanno un piccolo dente triangolare ottuso appena accennato. La
me» | punteggiatura del capo e del torace non ha apprezzabili differenze:
LR quella invece dei primi due tergiti del gastro è nella Mickeli notevol-
vi: mente più forte, con fosse più grandi e più fitte a fondo piatto. Anche
pic | la scoltura del terzo tergite è in tale specie più marcata, pur tenendo
«o presente che quanto dice nel luogo citato il Giner Mari, che cioè tale
AI scoltura nella Mocsaryi « apenas se percibe » non corrisponde alla real-
aa. ta, almeno a giudicare dagli esemplari che ho sott'occhio e che proven-
CR gono, come il tipo dell’André, dalle caccie dello Schmiedeknecht a
SR | Wadi get presso Helouan, in Egitto. Tale scoltura, in entrambe le
fis specie, è a punti allungati frammisti ad una fitta striatura longitudinale. È
Ben. Ma nella Mickeli i punti sono più grossi e la striatura è più rada, meno —
‘pe È fina, più irregolare e più fortemente rilevata. La punteggiatura dello.
È; 2 Ig sternite corrispondente è anch'essa più profonda, con fossette più gran- )
eee di. Pure di Wadi Hoff sono due esemplari di A. Mocsaryi gentilmente
SSA comunicatimi dal Prof. J. de Beaumont di Losanna. Uno di essi spe-
Be. cialmmente è molto più robusto di quelli che avevo visto fin qui e per
— la larghezza dei segmenti 2° e 3° del gastro si avvicina molto alla ni- vd
“a È lotica più sopra descritta. I caratteri del capo e della scoltura addomi- | .
gus nale sono però quelli della Mocsaryi. La punteggiatura appare alquanto —
Be variabile. Comunque ne risulta sempre più accentuata la straordinaria
Bee: convergenza tra le due forme. . |
3 “, Apterogyna Mateui Giner Marì var. bicolor Giner Mari
i ; Giner Mari J.. Himendpteros del Sahara Espafiol etc., « Eos », Vol. XXI. 1945,
Me, p. 245. - Invrea F.. Le Apteroguna del :Nord Africa. Ann. Mus. Cic. St, Nat.
fa Genova, Vol. LXV, 1951, p. 171.
on uy Esemplari esaminati : fac
eS, TUNISIA: Nefta, Maggio 1927, C. Dumont, 1 2. : i Lal
fi ie ALGERIA: Tilrempt, 1934, L. Chopard, 1 @. :
ae
a
n
x
fin qui conoscenza diretta, due esemplari 9 ® che a tutta prima po-
trebbero essere scambiati con Apt. Olivieri Latr. Ma ha richiamato la
mia attenzione la larghezza notevolmente maggiore del ciuffo chiaro
di peli a meta del margine apicale del secondo tergite del gastro, insieme
alla maggior lunghezza del pronoto ed alla conformazione un poco piu
| stretta e allungata dei segmenti addominali secondo e terzo. Quest’ ulti-
mo carattere non sembra però costante perchè in un terzo esemplare di
Algeri (Beni Abbes, Aprile 1950, leg. Aubert) comunicatomi dal Prof.
de Beaumont di Losanna tali segmenti non sono affatto più lunghi e
3 più stretti che in Olivieri, concordando gli altri caratteri. La striatura
longitudinale degli urotergiti 2° e 3° non è molto accentuata ma suffi-
ciente a distinguere anche in tale carattere questa mia supposta bicolor
Giner dalla Olivieri Latr. che ha invece una densa punteggiatura rego-
lare, uniforme, di apparenza granulosa, senza alcun accenno a rugosità
o ad andamenti nel senso della lunghezza. Certamente i vecchi autori
— confondevano le due forme. Lungh. : mm. 514-8
— Apterogyna dorsostriata André var. maroccana n.
9. Lungh.: mm. 9-12. Due esemplari provenienti da Casablanca
mi sembra possano essere attribuiti alla Apt. dorsostriata André (An-
dré Ern., Mutilles du Musée de Paris, Ann. Soc. Entom. Fr., Vol.
LXVII, 1898. p. 4) quantunque presentino alcune notevoli differenze
x in confronto alla descrizione dell'autore, costituendo perciò una varietà.
- Il capo non è ferruginoso, ma nero brunastro e solo nell’esemplare più
piccolo è ricoperto di pubescenza giallastra: nell'altro è nudo, ma forse
per depilazione, ed è grossolanamente ed irregolarmente punteggiato-
reticolato. Viceversa il dorso del torace, che nell’esemplare grande è più
nettamente ferruginoso, è in entrambi interamente ricoperto di un fol-
to vello di pubescenza giallo rossiccia coricata diretta all'indietro. Per
il resto questa forma corrisponde abbastanza bene alla descrizione
dell’ André, salvo la maggiore statura e l'ultimo segmento visibile del
gastro non rosso ma nero brunastro. Il dorso di quest'ultimo tergite ha
‘una costolatura longitudinale leggera e non molto fitta. La specie è ca-
ratteristica per la lunghezza. della grigia pubescenza sparsa che è dif-
fusa su tutto il corpo. |
MAROCCO: Casablanca, 25-31 Luglio e 1-15 Agosto 1918, Coll.
R. Benoist, 2 9 9. Olotipo del 1-15 Agosto 1918 in Mus. Nat.
d'Hist. Nat. Parigi.
| Credo di poter assegnare a questa forma, della quale non ho avuto
230 | F. INVREA |: Ogg SNO CARSON
Apterogyna dorsostriata André var. A 11 uaudi n.
e. Lungh.: mm. 6%-10. Differisce dalla forma tipica per avere
il capo e il torace interamente di un rosso ferruginoso più o meno scuro,
senza la densa villosità chiara dorsale, ma soltanto col vertice e Li
fronte ornati di rada pelosità coricata bianco grigiastra disposta longi-
tudinalmente. Sul torace e sul resto del corpo la consueta pubescenza —
eretta sparsa, ma non così fitta e lunga come nella forma tipica. Zampe —
di un rosso ferruginoso generalmente più scuro del torace. Primo seg-
mento del gastro rosso bruno, spesso molto oscurato. Gli altri uroter-
giti neri ad eccezione dell'ultimo rosso bruno. Scoltura degli urotergiti
2° e 3° longitudinalmente costolata come nel tipo, più o meno regolare,
densa e profonda. Fascie chiare marginali dei tergiti di un bianco sporco,
- piuttosto lunghe, quelle del primo e del secondo a forma di ciuffo cen-
trale, ma assai più, larghe che in A. Olivieri, specialmente quella del
secondo.
TUNISIA: Bon Hedma, 1929, L. Dumont, 1 ®. - MAROCCO:
Marrakech, Alluaud, I 2. Olotipo di Bon Hedma in Mus. Nat. d Hist.
Nat., Parigi. |
‘ie visto anche due ® 9 prese nei dintorni di Tunisi da G. eL.
Doria, Novembre-Dicembre 1881 e da Elena, 17 Dicembre 1882 (Mu-
seo Genova), e un’altra 9 pure di Tunisia, raccolta a Metlaoui in Lu-
glio 1914 da P. Novak (Inst. for Plant Protection di Belgrado).
Apterogyna Chopardi n. sp.
e. Lungh.: mm. 11. Apterogyna di conformazione larga, spe-
cialmente l'addome, e di complessione tarchiata e robusta, caratteriz-
zata sopratutto dalla brevità del torace, approssimativamente largo
quasi quanto lungo e. dalla forma trasversale dei tre primi segmenti
addominali. LA
Essa è di colore fondamentalmente rosso ferruginoso piuttosto
scuro, più chiaro sulle antenne e sui tarsi coll’apice delle prime oscu- vi
rato, ed ha rosso bruni i due terzi distali delle mandibole e neri o bruno vd
neri, in tutto o in parte, i tergiti del gastro dal secondo in poi e cioè: po
il secondo con due macchie nere allungate in senso trasversale su fondo — i
rosso che lasciano tra esse un breve intervallo, raggi ‘ungono rispetti- |
vamente quasi gli estremi laterali del tergite ed hanno anteriormente e _
posteriormente un largo margine rosso: il terzo nero con uno stretto »
margine posteriore rosso; il quarto e il quinto pure nero bruni più —
: R
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Meet. ge ae le /
largamente schiariti lungo il margine apicale; il sesto nero bruno, un
poco rossastro specialmente ai lati. Gli urosterniti, ad eccezione del
terzo e del sesto alquanto oscurati, sono rosso ferruginosi. Un leggero
oscuramento si nota anche su talune parti dei femori e delle tibie.
Tutti gli urotergiti, accettuato naturalmente il sesto, portano frangie
E° apicali molto folte e regolari di peli bruno argenteo giallastri medio-
rie tonmi
-cremente lunghi, più lunghi sul quinto: gli sterniti, esclusi i primi tre
e l’ultimo, hanno anch'essi pelosità dello stesso colore, ma molto più
rada e più lunga, specialmente ai lati. La pubescenza sparsa del corpo
è piuttosto folta, bianco argentea sul capo, torace, zampe e parte ster-
nale del gastro, gialliccia o rossiccia sugli urotergiti.
5 . Il capo trasversale, subellittico, largo quanto il torace, ha i lati,
| sia pure molto brevemente, prolungati dietro gli occhi in modo che esso
| apparisce un poco più lungo e più tozzo del consueto. Gli occhi sono
piccoli, ovato-rotondi, neri, faccettati, assai vicini agli angoli poste-
| riori del capo. Le mandibole sono acute, falciformi, unidentate. I tuber-
. coli antennali sono relativamente grandi, acutamente prolungati in
avanti a forma di grossi denti conici apicalmente riniegati ad uncino
verso il basso e longitudinalmente striati. Il vertice è, come spesso nel
genere, trasversalmente forgiato a chiglia, appena arrotondato nello
spigolo, e molto convesso. La fronte, la faccia e il clipeo sono rico-
perti di lunga e assai densa pubescenza coricata bianco gialliccia, dispo-
sta longitudinalmente. La punteggiatura del capo, dove è visibile,
| piuttosto minuta, regolare, non troppo fitta e non reticolata.
Il torace, molto corto, visto dorsalmente appare di larghezza ap-
pena sensibilmente minore della lunghezza; esso è in forma di scudo,
subtrencato anteriormente con una lieve concavita, arrotondato poste-
riormente. Il pronoto trasversale, a lati paralleli, occupa in lunghezza
due quinti del torace. Il meso-metanoto è molto debolmente allargato
| lateralmente, con angoli molto ottusi, quasi subito dopo la sutura col
pronoto, e poi si arrotonda rapidamente indietro fino alla troncatura
del propodeo che è verticale e spianata con una lievissima concavità
centrale. La scoltura toracica è irregolarmente, poco fittamente, ma
abbastanza profondamente costolata, con le costole lucide: al centro
del prorodeo la punteggiatura è quasi nulla. Le zampe hanno femori
| ‘e tibie molto robusti, gli speroni bianco diafani.
Il gastro è largo e robusto, ma regolarmente convesso sopra e
sotto. Il primo segmento, all'infuori del breve peduricolo, è relativa-
i ì A 7 ci
Bene. we e (A A id pa
232 STIRS SOS LB. INWRBA 000 PR ean
mente grande, trasversalmente subovato-globoso, con punteggiatura.
dorsale piuttosto piccola, quasi regolare, poco profonda, ma non fitta
e reticolata. Il secondo segmento è invece molto fortemente trasversale, -
largamente convesso antericrmente, subrettilineo posteriormente: la
larghezza è un poco più del doppio della lunghezza. Il terzo è di poco
più lungo, ugualmente largo anteriormente, coi lati appena sensibil-
mente convessi e un poco convergenti all’indietro.,I tergiti dei seg-_
menti secondo e terzo sono longitudinalmente e quasi regolarmente
striato-costolati, con costole abbastanza fine, fitte e rilevate sul dorso, |
punteggiatura allungata sui lati. L'insieme degli altri segmenti addo-
minali forma un triangolo molto acuto. Il tergite del sesto è ruvida-
mente costolato, abbastanza fortemente seghettato ai lati. I primi tre.
urosterniti hanno una punteggiatura più marcata e più fitta del con- i
sueto, mentre gli altri sono lucidi con radi punti minuti. — corm
i
VE ARES POT E e 0
oe ow re ee
NIGER: Ourofan, Novembre 1938, leg. L. Chopard, I 9 olo-
tipo in Mus. Nat. d’Hist. Nat., Parigi. UP
Mi onoro di dedicare questa bella specie al suo scopritore, ‘l’illu- i
stre Direttore del Laboratorio di Entomologia del Museo di Parigi. dal
-
é. Lungh. : mm. 11. Specie di complessione robusta, con aspetto
notevolmente opaco, quasi polveroso. Il capo e il mesonoto, e in parte
le mesopleure e il mesosterno sono neri un poco brunastri: i tubercoli
e il funicolo antennali, i palpi, il pronoto, il metanoto, il propodeo, le
metapleure, le tegole, le zampe in maggior parte, e i primi due segmenti —
del gastro sono ferruginosi di intensità più o meno accentuata: gli altri
uriti di color marrone, gli ultimi quattro però notevolmente schiariti —
sull'area ventrale; lo scutello è rosso marrone, schiarito posteriormente :
le mandibole, lo scapo, la metà distale dei femori sul lato esterno e il
gancio dell’i ipopigio rosso scuri. Le ali sono perfettamente ialine nella -
lorc maggiore estensione, le anteriori con le nervature giallastre, la
costale e la subcostale un poco imbrunite, ed una grande macchia ro-
tonda, pure STORIA MAR, al centro della metà distale. I segmenti del
gastro dal 3° al 6° hanno îl margine apicale, tanto sul tergo che ven- vi
tralmente, con nutrite frangie di peli argenteo grigiastri. î
Il capo è largo come il pronoto, di conformazione normale Be
genere, non prolungato dietro gli occhi, e quindi, visto dorsalmente, di
forma subellittica, cioè senza angoli posteriori, mia moderatamente con-
ì j
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Apterogyna Berlandi n. Sp. +40, Bie att
‘
È
vesso sia DA che lungo il lato occipitale. Gli occhi sono leg-
germente ovali, piuttosto grandi, convessi ma non globosamente salien-
ti, di color bruno, visibilmente faccettati. I tubercoli antennali portano
anteriormente un molto piccolo dente acuto. Le antenne sono relati-
vamente corte e robuste coll’usuale rapporto di lunghezza tra gli arti-
coli. Le mandibole sono acute falciformi; internamente tridentate prima
dell’apice. Il capo ha una densa e lunga pubescenza gialla sulla fronte
— e sulla faccia, ricoprente il clipeo, meno densa sul vertice e sull'occipite.
La punteggiatura della parte scoperta del capo è relativamente grosso-
lana, irregolarmente reticolata.
n torace è corto, subrettangolare, lungo poco più di una volta e
mezza la sua larghezza, troncato anteriormente e posteriormente, coi
| quattro angoli arrotondati e i lati paralleli : lo scutello e le mesopleure
sono come di consueto assai convessi. Il mesonoto ha il solco antero-
mediano notevolmente largo, quasi spianato e a fondo liscio e lucido.
La punteggiatura del torace è piuttosto piccola e fitta, regolare, reti-
colata nella parte posteriore. La faccia verticale posteriore del propodeo
è un poco concava in quasi tutta la sua estensione; regolarmente pun-
. teggiato-reticolata. Le zampe sono pelose in modo normale ed hanno
appena accennato.
gli speroni diafani: i trocanteri delle mediane hanno il dente apicale
(II primo segmento del gastro è relativamente grande e, all'infuori
della parte peduncolata, apparisce quasi globuliforme non ostante la
| troncatura anteriore: il secondo è regolarmente trasversale, largo quasi
~
il doppio della sua lunghezza, fortemente arcuato ai lati e marcata-
mente convesso tanto superiormente che inferiormente : il terzo appena
| percettibilmente più largo del secondo, anch'esso notevolmente trasver-
sale ma meno accentuatamente arcuato ai lati. I tergiti di questi tre
segmenti non presentano dorsalmente alcuna scanalatura longitudinale
mediana come si nota in specie affini quali Apt. cybele Pér., A. mnemo-
sina Pér., ma sono invece dotate di accentuata ed uniforme convessità.
Gli stessi tergiti hanno una forte punteggiatura abbastanza regolare,
fitta e reticolata, con intervalli rilevati e talora un poco lucidi; i punti
| sono rotondi sui primi due, ovati o comunque un poco allungati sul
terzo. Molto più rada come di consueto è la punteggiatura dei relativi
sterniti. Gli altri urotergiti sono punteggiati fittamente solo nella stri-
scia marginale e gli sterniti corrispondenti sono lucidi con finissima
-strictura trasversale.
tt . NIE TEPORE A? ue
ee 234 . B./PNVREA CIRCOLI O DNS RON RA
no | AN i
i 4 All’infuori delle frangie degli uriti, tanto il torace che l'addome
y È sono provvisti di una pubescenza eretta grigia piuttosto lunga che in
È : certe zone, come i lati del pronoto e del propodeo, le mesopleure e i
a | lati dei primi tre segmenti addominali assume notevole densita.
ae LAGO TCHAD, riva occidentale, N’Guigmi, Ottobre 1919, leg.
a Dr. Noel, 1 ¢ olotipo in Mus. Nat. d'Hist. Nat., Parigi.
Sa E’ questa una bella e robusta specie che sotto certi riguardi si
Ta avvicina alle forme dell’Africa meridionale Apt. cybele Pér., mnemosina
a bi SL Pér. ed anche globularia Fab., ma è da tutte ben distinta per molti ca- i
es: ratteri morfologici e cromatici. Sono lieto di dedicarla al Dott. Lucien —
di Berland, Sottodirettore nel Laboratorio di Entomologia del Museo di.
bo. Parigi, il quale, con molta gentilezza, ha voluto affidarmi lo studio
"aa ia | delle Apterogyna africane indeterminate di quell’ Istituto. |
vai |
È. i Apterogyna voltana n. sp. |
du Un PERI 2 dell'Alto Volta, regione ora facente parte del-
Be: l’Af1tica Occidentale Francese, ha certo molte affinità colle femmine, _
fo. da un lato delle Apt. cybele Pér. e climene Pér. del Sud Africa, dal- |
e l’altro, in particolare, di Apt. obscura Bisch. della Rhodesia setten-
SSA trionale, alla quale specie si avvicina anche la nyasana Bisch. Ma dalle
“a 3 descrizioni dei vari autori e dalle figure del Péringuey si deduce che |
pe questo nostro esemplare non può identificarsi con nessuna delle specie |
di indicate e che, di conseguenza, è da considerarsi una forma nuova alla. È
SI quale dò il nome di voltana.
4 Ee 2. Lungh.: mm. ro. Simile alla Apterogyna obscura Bisch. per
"a a la forma, il colorito e l’ornamentazione, se ne distingue a i seguenti
fa n | caratteri :
ar Il capo, anzichè essere totalmente nero, ha la fronte, la faccia e
7 ti il clipeo di un rosso bruno scuro, ricoperti di una lunga pubescenza
“A LA grigia coricata, mediocremente folta, diretta longitudinalmente. Le an- |
“a in | tenne sono di un ferruginoso più chiaro del torace con lo scapo oscu- —
pi. rato, eccettuato l’apice: i tubercoli antennali sono rossi, le mandibole
30 | brune. Il torace è dello stesso colore rosso ruggine scuro della Apt.
hem obscura, ha il pronoto molto più lungo, occupante da solo, visto dor-
cl salmente, quasi la metà della lunghezza dello stesso intero torace. La
TOR scoltura toracica è meno grossolana e l'andamento a irregolare costo- _
he latura longitudinale più o meno marcata si nota tanto sul pronoto che —
“hag sul meso-metanoto e non solo in quest’ultima regione: il propodeo é
ML.
È
| APTEROGYNA DEL S
Bx quasi verticalmente troncato. Le zampe sono rosso brune o brune, più SI AA
«scure sui femori e sulle tibie, specialmente del paio posteriore. Il primo a
segmento del gastro è rosso scuro come il torace, subsferico, con scol- a
‘tura un poco meno ruvida e con un largo e folto fiocco di peli argentei a
al centro del margine posteriore. A giudicare dalla descrizione e dalla A È
. figura del Bischoff per la obscura (Monogr. Mutill. Afr. Arch. f. Na- | ci
._ turgessh. Vol. 86, 1920, Abt. A, p. 37, Tav. IV. fig 2) la forma del oH È
2° segmento del gastro della n. sp. è più regolarmente convessa ante- Fc
riormente. Le fascie chiare marginali di questo e dei tre successivi uro- Sali
tergiti sono molto nutrite e folte. Il colore dorsale e ventrale dei seg- | Dì;
‘menti secondo e terzo è nero intenso col margine apicale arrossato; gli i SE
LARE urotergiti quarto e quinto sono rosso bruni come i relativi sterniti. Il SD
sesto segmento è totalmente nero superiormente, rosso inferiormente, =e
- eccettuata l’estremita apicale oscurata. I tergiti dei segmenti addominali By
secondo e terzo sono, longitudinalmente, abbastanza fittamente e quasi ee
| regolarmente, per quanto un poco ondulatamente, striato costolati; così, si 7
pure, ma meno profondamente, il sesto che è di forma regolarmente È
triangolare, dentellato ai lati con denti piuttosto piccoli e fitti. I primi ee
; tre urosterniti sono notevolmente punteggiati, gli altri lucidi. î; hi
| AFRICA OCCIDENTALE FRANCESE: Alto Volta, Botou, Dicem- ‘a pi
bre 1930 - Aprile 1931, Ch. Alluaud e P. A. Chappuis, 1 2 olotipo in SO
Mus. Nat. d’Hist. Nat., Parigi. a
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Be
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MIROSLAV SERVIT
NOVAE LICHENUM PYRENOCARPORUM SPECIES
IN ITALIA INVENTAE (III°)
VERRUCARIA
gg.: Prim. FI. Hols. 1780, p. 85 pp.; Th. Fr.: Genera Heterol. 1861, p. 109
emend. Servit. 7
Thallus crustosus, gonid. pleurococ. Perithecia recta, sim-
dt DSi
plicia, ostiolo terminali. Involucrellum bene evolutum excipulo
adpressum. Gonidia hymenialia nulla, paraphyses cito diffluentes,
asci octospori, sporae monoblastae, globosae, ellipsoideae vel oblor - |
gae, apicibus haud dilatatis.
nuus, in vicinitate fructuum imperfecte rimulosus, superficiei laevigatae,
protothallo indistincto. Stratum corticale vix ullum. Stratum gonidiale
epilithinum, 30-60 wv altum, paraplectenchymaticum, cellulis 3-4 n ma- :
gnis. Gonidia 5-8 n diam. h. i. in seriebus verticalibus. Hypothallus
hyphis 1,5-8 | latis, cellulis p. max. p. subglobosis, h. i. paraplecten-
chymatice confluentibus.
nuda, nigra, ad ostiolum non raro impressa. Excipulum semiimmersum,
subglobosum, infra saepe deplanatum, 120-150 w latum, fuscum,
infra ad 10 | crassum. Involucrellum dimidiatum, hemisphaericum,
carbonaceum, 30-40 11 crassum, usque ad basim! descendens, ubi patens
Verrucaria Contardonis sp. n. (Fig. 1)
Thallus hemiendocalcinus, late effusus, tenuis, albescens, conti-
Perithecia De ad 700, convexe prominula, 0,1 5-0,18 mm. lata,
et lateraliter angulose productum. Periphyses ad 15 longae, luminibus
0,5 uw latis. Asci clavati 45-60 | alti, 20-24 lati, membrana apicalis
2-4 |. crassa. Sporae 3seriales oblongoellipsoideae, apicibus eget
13-23 | longae, 8-12 | latae, membrana 0,3 | crassa.
J: hymenium caeruleum vel caerulescens et deinde rubens; asco-
plasma obscure rubens.
Italia, Friuli: Zomeais (Tarcento), calc., 1951, A. Contardo
(Sb. S.). |
Adnotatio: Haec nova species affinis est Verrucariae Kemmleri et
Verr. corconticae. Ab utraque differt praesertim ob
fructus minores. Be È
Notarum explicatio: De id est densitas: frequentia apotheciorum pro cm.”
Sb.» S. indicant herbaria (Herb. Sbarbaro. Herb. Servit) in quibus specimina Gas o
originalia asservantur. aa
aa despecta sp. n. (Fig. 2)
Thallus hemiendocalcinus, maculas 1-3 cm. latas formans, sor-
dide albescens vel albescenter cinerascens, rimosoareaolatus, protothallo
indistincto. Areolae 0,4-0,8 mm. latae, planae, superficiei minute ver-
ruculosae, margine acuto, fissuris 0,03 mm. latis divisae. Stratum cor-
ticale ad 25 n altum, hyphis 1 | latis, dense contextis, incoloratum fere.
Stratum gonidiale 80-100 | altum, granulis mineraloideis interrump-
tum, hyphis 1-2 p latis, dense contextis, gonidiis glomeratis, flavescen-
| ter viridibus, 6-16 w altis, 6-12 w latis. Medulla vix ulla. Hypothallus
hyphis 1-8 W latis, cellulis usque subglobosis.
Perithecia De ad 600, p. max. p. inter areolas EEA hemisphae-
rice prominula, 0,18 mm. lata, nuda, nigra, ostiolo distincto. Excipu-
lum subimmersum, globosum, 130-160 w diam., praeter partem api-
‘calem incoloratum, infra 10 w crassum, cellulis 4-6 1. longis, 0,6 w crassis.
Invelucrellum dimidiatum, partem dimidiam excipuli adpresse tegens,
vel h. i. ad peripheriam leviter patens. fuscoatrum, 40-50 wu crassum.
Periphyses 15 |» longae, luminibus 0,5 w latis. Asci 40-50 | alti,
12-15 | lati, membrana apicalis 2 « crassa. Sporae 2seriales, oblongae
vel oblongoellipsoideae, apicibus obtusis, 14-16 w longae, 7-8 wu latae.
membrana 0,3 | crassa.
J: bymenium rubens, ascoplasma sordide rubens.
Italia, Liguria: Spotorno, calc., 1951, Sbarbaro (Sb., S.).
_— Adnotatio: Haec species proxime accedit ad Verrucariam incomp-
tam, quae tamen habet thallum tantum in vicinitate
fructuum areolatum. A simili Verrucaria minuta
differt ob involucrellum, praesens tantum in parte
superiori excipuli.
Verrucaria incompta sp. n. (Fig. 3)
- Thallus hemiendocalcinus usque endocalcinus, late effusus, in toto
sordide cinereus, sub lente albescens fere, granulis 0,01-0,02 mm. latis
dense instructus, in vicinitate fructuum) irregulariter rimulosus, proto-
thallo indistincto. Stratum corticale vix ullum. Stratum gonidiale
DNmMax. ep. pedoeiciaun: Gonidia usque 16 w diam. glomerata. Glome-
rula ad 30 | lata, hyphis 3 Lu latis, non multis, coniuncta. Hypothallus
_hyphis 3-4 | latis, cellulis cylindricis.
Perithecia De ad 400, semiimmersa. Pars emergens ad 0,15 mm.
lata, hemisphaerica fere, ad latera thallo tenuiter breviterque tecta, apice
238 Mo SERVIT SR 1m Ce Bee
nudo, nigro, rauco. Excipulum globosum, usque 200 p diam., praeter
partem apicalem incoloratum, infra 12 | crassum, cellulis 4-6 | longis,
0,7 | crassis. Involucrellum dimidiatum, partem dimidiam superiorem
excipuli adpresse tegens, usque 35 | crassum, fuscoatrum, superficiei
inaequatae, strato incolorato 4-6 | crasso tectum. Periphyses 20 W lon-
gae, luminibus 0,6 n latis. Asci late clavati, 40-45 w alti, ad 15 w lati.
membrana apicalis 3-4 p crassa. Sporae 3seriales, oblongae vel oblongo-
ellipsoideae, 15-17 p longae, 7 js latae, membrana 0,3 pw crassa.
J: hymenium leviter caerulescit, deinde rubens vel violascens fit;
ascoplasma aurantiacorubens,
Italia, Liguria: Spotorno (Savona), calc., 1952, Sbarbaro |
(Sb., S.).
Adnotatio: Species parum conspicua, affinis Verrucariae ornatae,
a qua differt thallo non areolato; affinis Verrucariae
disjunctae et Verrucariae amylophorae, in quibus
thallus J+- et quae, ob sporas p. p. septatas, ad aliud —
genus pertinent.
Verrucaria olivacella sp. n. (Fig. 4)
Thalins epilithinus, late expansus, tenuis, continuus vel irregula-
riter rimulosus usque rimosoareolatus, obscure olivaceus, H:O concolor
fere, superficiei opacae, h. i. granulis minutissimis obscuris subraucae.
Protothallus indistinctus. NOI 0,3-0,4 mm. latae, planae vel leviter
convexae, margine subacuto, fissuris 0,03 mm. latis separatae. Stratum
corticale ad 10 x, altum, supra fuscescens vel fuscum. Stratum gonidiale
20-30 | altum, paraplectenchymaticum, cellulis 3- -6 w diam., haud in
seriebus. Gonidia 5-16 jw alta, 5-12 w lata, laete viridia. Medulla nulla.
Perithecia De ad 500, hemisphaerice prominula, 0,2-0,28 mm. la-
ta, infra breviter tenuiterque thallo tecta, p. max. p. nuda, nigra, super-
ficiei raucae, ostiolo subindistincto. Excipulum emersum, subglobosum,
150-180 | latum, praeter partem apicalem incoloratum vel basi leviter
fuscescens, ubi 12 | crassum, cellulis 5-7 | longis, 0,5 | crassis. Invo-
lucrellum dimidiatum, usque ad basim excipulo adpressum vel infra
leviter patens, carbonaceum, ad 40 | crassum. Periphyses 20 uw longae.
2 | latae. Asci cylindricoclavati 45-55 | alti, ad 20 w lati, membrana
apicalis 4-5 | crassa. Sporae 3seriales, ellipsoideae, 17-24 | longae,
7-11 | latae, membrana 0:4 w crassa. |
J: hymenium rubens, ascoplasma obscure rubens.
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. Fig. 1. Verrucaria Contardonis Serv. - Fig. 2. Verrucaria despecta Serv. - Fig. 3. Ver- Le
Ò SAPR
© tucaria incompta Serv. - Fig. 4 Verrucarta olivacella Serv. - Fig. 5. Verrucaria spo-
tornensis Serv. - Fig. 6. Polyblastia etrusca Serv. - Fig. 7. Polyblastia Sbarbaronts
Serv. - Fig. 8. Dermatocarpon gorzegnoense Serv.
a * i
Vie os gue:
: 1 MESSER O 5 eae a I AI
x si Italia, Liguria: Spotorno, saxa schistosa, 1951, Sbarbaro
= (Sb., Sì).
pr: Adnotatio: Affinis danicae Verrucariae rorvigensi, ab ea differt ob
È colorem thalli et praesertim ob imperfectam fissura-
tionem, gonidia non serialia et ob sporas latiores.
;
o
o: Verrucaria spotornensis sp. n. (Fig. 5) |
di Bs Thallus epilithinus, late effusus, sordide cinereus, tenuis, continuus |
i x usque minute rimosoareolatus, protothallo indistincto. Areolae 0,2-0,3
de mm. latae, planae, laevigatae usque minute verruculosae, maculis obscu- |
mr ris ad 0,03 mm. latis plusminusve notatae, margine acuto, rimis 0,01 i
Wi mm. latis separatae. Stratum corticale 0-20 p altum, supra maculose i
a fuscum, paraplectenchymaticum, cellulis ad 4 pw magnis. Stratum goni-
‘a diale, 40-50 p altum, granulis mineraloideis impletum, gonidiis 4-7 jt
di altis, 4-5 | latis, h. i. in seriebus verticalibus imperfectis. Medulla gra-
a nulis mineraloideis nubilata h. i. evoluta, fuscomaculata. ‘ ae
ae © Perithecia De ad 150, hemisphaerice prominula, ad 0,4 mm. lata, ~
Mi lateraliter thallo tenuiter tecta, ad ostiolum deplanata vel impressa. —
es Excipulum globosum ad 200 w diam., fuscum, infra 15 crassum, cel-
, lulis 4-6 longis, 1 | crassis. Involucrellum dimidiatum, adpressum,
ui: . usque ad basim descendens, ubi h. i. lateraliter angulose productum,
pi ft carbonaceum, ad 50 w crassum. AAA 40 longae, luminibus
a Bs | 0,7 | latis. Asci cito diffluentes, ad 60 alti, 20 x lati, membrana tenui. | i
COR i Sporae 2-3seriales oblongoellipsoideae, 20-26 x longae, 10-12 | late, |
| È = membrana 0,3 11 crassa.
Be J: hymenium fugace caerulescens et mox sordide rubens. gi |
Bi | Italia, Liguria: Spotorno (Savona), silic., 1952. Sbarbaro :
iM (Sb., S.). | | | |
Dr: Adnotatio: Haec species plane, ex descriptione, congruit cum’ Ver- |
Di rucaria inornata Magn.: in qua tamen periphyses
bi 25 {1 tantum longae. i i
CO POLYBLASTIA
ia Lonnr. Flora XLI. 1858, p. 630 emend. Scrvit.
as 740
ey Thallus crustosus, gonid. pleurococ. Perithecia simplicia,
aN recta, ostiolo centrali. ‘Involucrellum bene evolutum, excipulo ad- —
Pas WB pressum, haud regulariter radiose fissum. Gonidia hymenialia
ay: nulla, paraphyses cito diffluentes, asci usque octospori, sporae a
PA murales. dti
Ri:
“a
ay.
Re
=} ;
\
PL — PP. >
Pia ty STAT Db È a ee Det ke ’ i as Pte
| LICHENUM PYRENOCARPORUM SPECIES
Polyblastia etrusca sp. n. (Fig. 6)
- Thallus sat late effusus, hemiendocalcinus, verrucosoareolatus, pal-
lide testaceus, H:O leviter olivascens, protothallo indistincto. Areolae
‘ usque 1,2 mm. latae, convexae vel turgidae, superficiei verruculis se-
cundariis 0,05-0,1 mm. latis tectae; margine obtuso, rimis ad 0,1 mm.
latis separatae. Stratum corticale ad 20 altum, fere incoloratum, pa-
raplectenchymaticum, cellulis ad 2 |, magnis, aeque ut stratum gonidiale.
granulis mineraloideis nebulatum. Stratum gonidiale ad 200 w altum,
paraplectenchymaticum, cellulis 2-3 pi magnis, gonidiis 4-8 w magnis,
haud in seriebus. Medulla paraplectenchymatica ad 200 w alta, inco-
lorata vel maculose lutescenter fuscescens, structurae ut in strato goni-
diali. Hypothallus hyphis T;5-3 w latis, singulis vel confluentibus, cel-
lulis cylindricis vel oblongis.
. Perithecia De ad 30, p. max. p. immersa. Pars emergens ad 0,25
mm. lata, nuda, nigra; thallum convexe superans, ostiolo parum distinc-
to. Excipulum globosum ad 300 1: diam., fuscescens usque fuscum, in-
fra 12 pw crassum, cellulis 3-6 n longis, 1,3 | crassis. Involucrellum
adpressum vel infra leviter patens, strato externo carbonaceo ad 40 |
crasso, superficiei inaequatae, strato interno infra evoluto usque 60 |
lato, pallido. Periphyses 25 longae, luminibus 1 | latis. Asci cylin-
drici vel cylindricoclavati 100-120 w alti, 25-28 w lati, membrana api-
calis 4 | crassa. Sporae 2 seriales, octonae, incoloratae, ellipsoideae, sep-
tis transversalibus 4, longitudinalibus in segmento centrali 3, 22-26 UL
longae, 15-18 n latae.
J: hymenium roseum, ascoplasma sordide rubens.
Italia, Toscana (Etruria): Siena. Ad caementum muri in oppido
Monteliscai, 1938, Sbarbaro (Sb., S.).
Adnotatio : Ex stirpe Polyblastiae hyperboreae, P. fuscoargilla-
ceae, P. abstrahendae, ab omnibus differt ob thallum
verruculosum.
Polyblastia Sbarbaronis sp. n. (Fig. 7)
Thallus epilithinus, late effusus, tenuis, tenuiter rimulosus usque
h. i. in vicinitate fructuum rimosoareolatus, fuscescenter cinereus, HO
fuscus, superficiei laevigatae. opacae. Areolae, ubi adsunt, usque 0,4 mm.
latae, margine acuto, fissuris 0,01 mm. latis separatae. Stratum corti-
cale ad 12 | altum, supra fuscescens, paraplectenchymaticum, cellulis
4 x altis, 2 p latis. Stratum gonidiale 50 | altum, hyphis densissime
Ber, ‘Thallus late effusus, quasi crustam verrucosoareolatam (oa
"a contextis 1-2 | latis, gonidiis glomeratis 4-7 | diamt.; granulis minera-
Pel loideis nebulatum) aeque ut medulla plusminusve evoluta incolorata vel
Cod maculose fuscescens. |
ine. Perithecia De ad 100, in verruculis thalli 0,4-0,6 mm. latis, con-
pi A vexis, immersa. Pars emergens ad 0,2 mm. lata, fuscoatra, primum con-
i: vexula, deinde deplanata. Excipulum 300 w diam., praeter partem ostio-
er. larem incoloratum vel, in strato externo tenui, leviter fuscescens, infra
per: ad 25 | crassum, cellulis 4-6 p longis, 1,5 w crassis. Involucrellum di-
2 2 midiatum, parti dimidiae superiori excipuli adpressum, ad 60 | crassum,
Be. carbonaceum, superficiei inaequatae. Periphyses 25 longae, luminibus
‘at a I w latis. Asci clavati vel cylindricoclavati 90-105 w alti, 27-35 È lati,
AS membrana apicalis 4-8 x crassa. Sporae 3seriales octonae, incoloratae,
SI Van oblongae vel oblongo-ovoideae, septis transversalibus usque 7, septum
Mo longitudinale nullum vel unicum, 35- 50 jt longae, 16-20 x latae, mem-
n: | brana 0,5 pr crassa.
Bet J: hymenium rubens, ascoplasma sordide rubens..
ki . Italia, Toscana: Vallombrosa, loco « Saltino », Suu 193 7 Sbar-
da baro (Sb. S.).
(58 Adnotatio: Species Polyblastiae moravicae Zsch. affinis, ab ea jam
a ! (es differt gonidiis minoribus et sporis majoribus ma-
a | gisque septatis.
fe
ae | DERMATOCARPON
i Th. Fr.: Genera Heterol. 1861, p. 105 emend. Servit. x
i: Thallus squamosus usque foliosus, gonid. pleurococ. Perithe-
Ex
i: cta involucrello deficienti, simplicia, recta, ostiolo terminali. Go-
e nidia hymenialia nulla, paraphyses cito diffluentes. Asci 8-spori,
perraro 16-spori, sporae monoblastae.
Dermatocarpon gorzegnoense sp. n. (Fig. 8)
in toto cinereus, squamulosus. Squamulae primariae 0,5-1 mm. latae,
fissuris ad 0,1 mm. latis separatae, secundariae diffractoverruculatae.
ee verruculis 0,1-0,2 mim. latis, albopruinosis, H:0 olivaceis. Protothallus
n, indistinctus. Stratum corticale 0,20 | altum, incoloratum, amorphum.
4
Me Stratum gonidiale 50-90 w altum, paraplectenchymaticum, cellulis
if 2-4 |. magnis. Gonidia numerosa 4-10 | diam... in seriebus verticalibus.
Stratum basale ad 500 w altum, partem inferiorem squamulae angusta-
Da.
| —’—NOVAE LICHENUM PYRENOCARPORUM SPECIES
tam expletens, fuscum, paraplectenchymaticum, cellulis usque 8 » diam. SARO 3
Stratum corticale laterale vix ullum. | ‘es
Perithecia 1-3 in squamulis, saepe excentrice sita vel marginalia, | Be
nuda, nigra, convexula, thallum paulumj superantia, 0,15-0,22 mm. la AR
lata. Excipulum globosum vel ellipsoideum, ad 200 », latum, usque i Sa
400 | altum, fuscum, ad 30 w crassum, cellulis 6-10 | longis, ae
1-2 crassis. Periphyses 2 longae, 2 p latae. Asci ad 55 yw alti, «SRI
14-15 pw lati, membrana apicalis 2 crassa. Sporae 2-3seriales oblon- Val A
gae vel ellipsoideae, 14-18 1 longae, 6-7 x latae, membrana 0,3 4 crassa. Be
J: hymenium rubens vel, post colorem caeruleum, rubens; asco- ag
plasma obscure rubens. . vi Me
Italia, Piemonte: Gorzegno, calc., 1951, Sbarbaro (Sb. S.). va Ri
Adnotatio: Haec nova species affinis est Dermatocarpo traverti- a Bi:
nicolo etiam ob secundariam areolationem superioris Vai. «HA
superficiei squamosae, quae hic constat ex parvis con- ao
vexis verrucis, multis subtilibus fissuris separatis, dum | a
apud D. travertinicolum, areolae secundariae planae et ae
nigrae sunt. Ut apud D. travertinicolum, hic item in- 4 È:
venitur nonnumquam involucrellum secundarium "gli
integrum, ex textura marginis squamularum factum. ‘ Sl
“Aa
Dermatocarpon liguricum sp. n. (Fig. 9) i a ‘a
Thallus squamulosus. Squamulae 0,4-0,5 mm. latae, planae, a
adpressae, vel h. i. subimbricatae, virescenter cinereae, H: © transpa- I
rentes, laevigatae. Protothallus indistinctus. Stratum corticale incolora- Mes
tum, 20-25 » altum, paraplectenchymaticum, cellulis 4-6 w magnis, Oo
leptodermaticis. Stratum gonidiale 60-80 w altum, paraplectenchyma- RIN
ticum, cellulis 4-5 w magnis. Medulla incolorata usque 50 w crassa. oe vi
Perithecia singula vel plura in squamulis, immersa. Pars emergens fis:
fuscoatra, o,1 mm. lata, convexe prominula. Excipulum globosum, a x
150 diam., mox atrofuscum, 20-25 crassum, cellulis 8 n longis, ae
1 p crassis. Periphyses 15 w longae, luminibus 0,7 w latis. Asci cylin- eS
drici. 35-55 | alti, 8-10 w lati, membrana apicalis 1 È crassa. Sporae 8, n°
raro 16, globosae, 6-7 n longae, 6 w latae, membrana 0,3 p crassa. A
J: hymenium fere incoloratum, ascoplasma sordide rubens. 5
Italia, Liguria orientalis: Portofino, calc., 1949, Sbarbaro a
(Sb. S.). i
| Adnotatio : Species peculiaris, praesertim dignoscenda propter E
sporas h. i. plures in asco. <il
Dermatocarpon turgidum Sp: n, (Fig. 10)
Thallus squamulosus, crustam quasi ‘vertucosoareolatam totali
sordide fuscescens, H:O fuscus, subtus pallidus. Squamae ad 1,5 mm.
latae, infra angustatae, secundariae verrucosoareolatae, verruculis fere
hemisphaericis, ‘0,3-0,5 mm. latis, superficiei laevigatae. Protothallus
indistinctus. Stratum corticale ad 20 altum, supra leviter fuscescens,
paraplectenchymaticus, cellulis 4-7 w diam., leptodermaticis. H. i. stra-
tum amorphum, incoloratum, ad 5 | altum adest. Stratum gonidiale
ad 80 w altum, cellulis minoribus, gonidiis numerosis, stratum conti-
nuum formantibus, laete viridibus, 5-11 p diam. Medulla (vel stratum
corticale inferius) incolorata, ad 50 w crassa, cellulis ad 6 p magnis.
Perithecia 1-5 in verruculis, desuper ut puncta nigra, 0,07 mm.
lata, perspicua. Excipulum| immersum, globosum, 150 w diam., mox
atrofuscum, infra ad 12 p crassum, cellulis 4-6 n longis, 1 w crassis.
Involucrellum imperfectum saepe conspicuum. Periphyses 15 | longae,
luminibus 0,7 latis. Asci clavati 45-55 p alti, 15-18 lati, membrana
apicalis 1,5 u crassa. Sporae 2seriales, oblongoellipsoideae, 18-20 p-
longae, 7-8 w latae, membrana 0,4 pr crassa.
J: hymenium rubens, ascoplasma sordide tubens.
Italia: Genova, Val Bisagno, loco S. Eusebio, calc., 1950, Sbar-
baro (Sb. S.)..
.
INVOLUCROCARPON .
Servìt, gen. n.
. Thallus squamosus usque foliosus, gonid. pleurococ. Perithe-
cia simplicia, recta, ostiolo terminali. Involucrellum bene evolu-
tum, gonidia hymenialia nulla, paraphyses cito iii Asci
octospori, sporae ROR OTA A Oe :
Involucrocarpon framurense sp. n. (Fig. 41)
Thallus hemiendocalcinus, umbrinus, squamulosus; squamulae
usque 0,7 mm. latae, adpressae, planae, levissime convexae vel concavae,
margine acuto h. i. parum elevato, rimis atris, latis, separatae. Proto-
thallus indistinctus. Stratum corticale ad 20 | altum, paraplectenchy- va
maticum, supra fuscescens, cellulis usque 7 | altis, 6 w latis. Stratum |
gonidiale ad 60 n altum, paraplectenchymaticum, cellulis 4-6 1 altis, 4 pn
latis, gonidiis laete viridibus 5-14 w diam. in-strato interrupto. Hypo-
thallus hyphis 2-3 yp latis, cellulis cylindricis.
SI ~
ICHENUM PYRENOCARPORUM SPECIE
ha
ees
hans 4 ;
Perithecia singula in centro areolarum, hemisphaerice prominula,
_ desuper usque 0,3 mm. lata, lateraliter thallo tecta. Excipulum glo- ae
pe = 4 int
bi
II STE
n ‘
. ua
SI
| Fig. 9. Dermatocarpon liguricum Serv. - Fig. 10. Dermatocarpon turgidum Serv. “I
Fig. 11. Involucrocarpon framurense Serv. - Fig. 12. Involucrocarpon licentiosum SIR
Serv. - Fig. 13. Involucrocarpon Margherttae Serv. - Fig. 14. Paraplacidiopsis Sbar- $;
baronis Serv. - Fig. 15. Endocarpon schisticola (B. de Lesd.) Serv. ct SO
MU bosum ad 300 w diam., fuscescens vel nigrescens, infra 10-12 |. crassum, 3
cellulis 4-6 |w longis, 1 p crassis. Involucrellum integrum, 50-100 |
crassum, fuscoatrum, lacunosum, superficiei dissolutae, e hyphis 2-4 |
| ' gd \
246 | M. SERVIT <> eae Tee
latis, supra scleroplectenchymatice confluentibus. Periphyses 40 wu lon-
gae, 1 | latae. Asci clavati ad 100 wp alti, 20-25 |» lati, membrana api-
calis 3-5 |p crassa. Sporae 2seriales, late ellipsoideae usque globosae,
12-20 | longae, 12-15 | latae, membrana 0,4 | crassa.
J: hymenium caerulescit, demum rubescit; ascoplasma rubet.
Italia, Liguria orientalis : Framura, serpent. cum Ca, 1950, Sbar-
baro (Sb: Sata li
Adnotatio: Ob magnitudinem sporarum, species intermedia inter
Involucrocarpon calcareum (= Dermatocarpon An-
zidnum var. calcareum Serv.) et Involucrocarpon li-
centiosum. i
Involucrocarpon licentiosum sp. n. (Fig. 12) 2
Thallus hemiendocalcinus, maculas 1-2 cm. latas formans, verru-
cosoareolatus, caerulescenter cinerascens, H:O fere concolor. Areolae
primariae usque 1,5 mm. latae, basi leviter constrictae, planae. fissuris
atris 0,06 mm. latis separatae, secundariae in verruculis 0,2 mm. latis
divisae, subpulverulentae, rimis ad 0,01 mm. latis separatae, Stratum
corticale usque ad 25 », altum, totum vel supra fuscum, cellulis rotunda-
tis 5 p diam. Stratum gonidiale 100-150 n altum, paraplectenchymati-
cum, cellulis 4-6 w diam., gonidiis in strato fere continuo, laete viridibus,
4-7 x diam. Medulla incolorata usque circiter 150 x alta, paraplecten-
chymatica, cellulis leptodermaticis 5-10 p diam. Stratum basale macu-
lose fuscum, usque 120 | altum, cellulis ut in strato gonidiali.
Perithecia rara vel usque De 400. Pars emergens convexa, distincte
thallum superans, nuda, nigra, 0,15-0,22 mm. lata, non raro inter
areolas posita. Excipulum subglobosum, ad 300 w diam., nigricans,
12-15 | crassum, cellulis 2 1 magnis. Involucrellum integrum 35-45 |
crassum, fuscoatrum, intus pallidius, prosoplectenchymaticum, cellulis
7-12 | longis. 2 w crassis, sat leptodermaticis. Periphyses 22 u longae,
luminibus 1 |» latis. Asci cylindricoclavati, 40-50 w alti, 10-12 ys lati,
membrana apicalis 3 | crassa. Sporae 2seriales, oblongae, apicibus ro- |
tundatis, ad 20 41 longae, 6-8 | latae, membrana 0,3 4 crassa.
J: hymenium rubens, ascoplasma obscure rubens.
Italia, Piemonte, Langhe: Gorzegno; calc., 1951, Sbarbaro
(Sb., S.). | | a
» fede etnie dn
oe
eS ee ee ee
i
eo REI
4 P :
| NOVAE LICHENUM PYRENOCARPORUM SPECIES
Sto
Involucrocarpon Margheritae sp. n. (Fig. 13)
. Thallus late effusus, sordide vel fuscescenter cinereus, H-O obscure
virescens, squamosoareolatus usque subimbricatus, protothallo indi-
stincto. Squamae usque 1 mm. latae, adpressae, planae, superficiei lae-
vigatae usque granose dissolutae, margine subacuto, rimis 0,06 mm.
separatae. Stratum corticale ad 25 p altum, levissime fuscescens, para-
plectenchymaticum, cellulis leptodermaticis 4-7 | diam., strato amor-
pho, incolorato, 5-30 | crasso supertectum. Stratum gonidiale 60-80 u
altum, paraplectenchymaticum, cellulis 4-6 | diam., gonidiis numerosis,
stratum continuum formantibus, 4-12 pw diam., laete viridibus. Medulla
i, h. usque 100 jr alta, inco'orata, granulis mineraloideis nubilata. Hy-
| pothallus hyphis 1,5-4 p latis.
Perithecia rara vel De ad 200, immersa. Pars desuper visibilis ad
0,2 mm. lata, coniformiter prominula. Excipulum subimmersum, fere
globosum, 200-250 w diam., fuscum vel lateraliter incoloratum, infra
12 || crassum, cellulis 6-10 w longis, 1 w crassis. Involucrellum conicum
vel hemisphaericum dimidiatum usque ad basim descendens, infra ab
excipulo pateris, fuscoatrum, ad 50 crassum, ad ostiolum usque 80 |
crassum. Inter involucrellumi et excipulum prosoplectenchymum fusce-
scens, cellulis usque 12 x longis, 4 | latis. Periphyses 40 p longae, lumi-
nibus 0,7 pw latis. Asci clavati vel cylindricoclavati, 70-80 p alti, 20-25 1
lati, membrana apicalis 8 w crassa. Sporae 2-3seriales, ellipsoideae, api-
cibus rotundatis, 28-34 pw longae, 14-16 w latae, membrana 0,6.w
crassa.
J: hymenium rubens, ascoplasma sordide rubens.
Italia, Liguria orientalis: Santa Margherita, ad caementum muri.
1949, Sbarbaro (Sb., S.).
PARAPLACIDIOPSIS
Servit, gen. n.
Thallus squamosus usque foliosus, gonid. pleurococ. Perithe-
cia simplicia, recta, ostiolo terminali. Involucrellum bene evolutum.
Gonidia hymenialia nulla, paraphyses deinde diffluentes. Asci
octospori, sporae septis transversalibus divisae.
| Paraplacidiopsis Sharbaronis sp. n. (Fig. 14)
Thallus hemiendocalcinus, interrupte late expansus, squamulosus.
Squamulae ad 1,2 mm. latae, planae vel leviter convexae, superficiei
verrucis laevigatis ad 0,2 mm. latis, convexis, tectae, ad marginem cre-
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248 M SERVÌT ‘ E q . COTE pi ea t
nulatae vel sublobulatae, lutescenter fuscescentes, H:O leviter olivascen-
tes, protothallo indistincto. Stratum corticale 15 |» altum, i incoloratum |
vel pallide fuscescens, cellulis leptodermaticis ad 6 | diam., strato amor-
pho, incolorato 10-15 w alto supertectum. Stratum gonidiale 60-100 |
altum, paraplectenchymaticum, ut in strato corticali, gonidiis nume-
rosis 5-9 jt diam., in strato contiguo vel in glomerulis ad 20. | latis,
verticalibus. Medulla structurae ut in strato gonidiali, cellulis usque
9 # diam., incolorata ad 100 | alta. Stratum corticale inferius vix ul-
lum, vel medulla infra h. i. fuscescens. Nae iri? ayes 0,8-3 | latis,
cellulis cylindricis.
Perithecia plura in squamulis, regulariter singula in centro verru-
carum, immersa. Pars emergens 0,15 | lata, convexe prominula, fusco-
atra, ostiolo subindistincto. Excipulum globosum ad 120 w diam., fu-
scoatrum, 10 |, crassum, cellulis 4-6 longis, 1 w crassis. Involucrellum
parti apicali excipuli adpressum, carbonaceaum, usque 40 p crassum,
superficiei inaequatae. Periphyses 15 n longae, luminibus 0,7 u latis. Asci
clavati 40-45 p alti, 12-15 | lati, membrana apicalis 1,5 p crassa. Spo-
rae 1-2seriales, ellipsoideae, apicibus late rotundatis vel subacutis, dy- >
blastae, 16-17 | longae, 6-8 x latae, membrana 0,4 | crassa. | |
J: hymenium rubens, ascoplasma sordide rubens. we
| Italia: Genova, Val Bisagno, loco Castel di Prato, ad caementum |
muri, 1951, Sbarbaro (Sb., S.). |
\
Adnotatio : Ex descriptione, pertinet ad hoc genus etiam P. cre-
nulata c. n. (= Placidiopsis crenulata Zsch.), quae
ab hac nova specie differt ob fructus majores et exci-
pulum pallidum. |
ENDOCARPON
Hedw.: Descr. et. ingame. Musc. Frond.. 1789. p. 56. emend. Servit.
Thallus squamosus usque foliosius, gonid. pleurococ. Perithe-
cia simplicia, recta, ostiolo terminali, Involucrellum nullum. Go-
nidia hymenialia adsunt. Paraphyses cito diffluxae. a eas .
octospori, sporae polyblastae, murales. - ba
Endocarpon cefiatienla comb. n. (Big. 15)
AS = Endopyrenium schisticola B. de Lesd. in Bull, Soc. Botan. de France, 1937; p. 282.
Thallus ine e squamulis sordide fuscis, H:O fuscoviridi-
| bus, adpressis, usque I mm. latis, rotundatis consistens; protothallo
| indistincto. Superficies areolarum plana, opaca, margine obtuso, h. i
| pallide colorato, rarius leviter adscendente. Stratum corticale ad 16 n
altum, supra fuscum, paraplectenchymaticum, cellulis ad 6 q diam.,
strato amorpho incoloratoque ad 6 n alto supertectum. Stratum goni-
diale 40 p altum, cellulis paraplectenchymi 4-5 w diam., gonidiis stratum
; continuum formantibus vel glomeratis, 5-9 diam., impure viridibus.
Medulla incolorata ad 20 W alta, paraplectenchymatica ut in strato go-
nidiali. Stratum corticale inferius carbonaceum, 16 W crassum.
. Perithecia 1-10 in areolis, immersa. Pars desuper visibilis
| 0,08-0,12 mm. lata, leviter convexa, atrofusca, ostiolo subindistincto.
Excipulum globosum, 200-250 y» diam., atrofuscum, infra 20 | cras-
‘sum, cellulis 4-6 longis, 1 uw crassis, ad ostiolum ad 40 u crassum.
Periphyses 40 1 longae, luminibus 0.7 | latis. Asci 70-80 « alti, ad
4 204 lati, subcylindrici, membrana apicalis 2-3 p crassa. Sporae binae,
| incoloratae, oblongae et oblongoellipsoideae, septis transversalibus 7-13,
longitudinalibus in segmento centrali 3, longae 30-45 i 14- 22 u latae.
ali 4 | magnis. |
J: hymenium fere incoloratum; ascoplasma sordide rubrum.
Italia, Liguria occidentalis: Arenzano, loco Terrarossa, schist.,
1951, Sbarbaro (Sb., S.). .
Adnotatio : Haec species vix differre potest, ex descriptione, ab
| Endocarpon Lunardi. Colorem tamen caeruleum,
quem hymenium Endoc. Lunardi sumit Jodi ope, in
Endoc. schisticola non observavi.
Manoscritto :icevuto da C. Sbarbaro il 5-VII-1952.
E. BERIO ri
MOCIS CONVENIENS WALK. BONA SPECIES ;
1
(Lepidopt. Noctuidae)
Sotto il nome Mocis repanda Fab. sono state riunite da Hampson |
(Cat. XIII, 84, 1913) molte entita variamente denominate e prove-
nienti da molte parti del globo. ©
La tipica repanda è stata descritta da Fabius (Ent. Syst., II,
2, 49, 1794) su esemplari provenienti dalle « Americae meridionalis
insulis ».
n
n 1 P
Fig. 1: Apice interno della valva destra di:
A. Mocis conventens Wlk.: Congo.
Antille (1); la Remigia TRAE di Guenée (Noct., III, 314, 1852) del
Sud America; la venezuelana Ophiusa delinquens di Walker (Liste
pr VE Tr
Tn e Te
e
~
—————
B. Mocts ONERE Fab.: Argentina, La Rioja. se dk
ur. Seguono nell'ordine cronologico la punctularis descritta da Hiibner id
_ (Eur. Schmett. Noct. f., 364, 1808) sù esemplari probabilmente delle ©
È xvi 423; 1858); Ha Rei exscindens pure di Walker (ibid, 1500).
. di Haiti; Remigia subtilis ancora di Walker (ibid., 1501) di Santarem.
Segue la Remigia conveniens Walk. (ibid., 1507) descritta del Congo.
Probabilmente le prime sei vanno tenute in sinonimia. La specie
del Congo invece, benchè sorprendentemente simile di caratteri esterni,
— presenta negli apparati genitali (Fig. I A e B) una notevole differenza,
come si rileva dalle figure. Ritengo pertanto che questa debba conside-
x rarsi specie buona e che di essa sia sinonimo ancora la Remigia detersa
a Walker (List., XXXIII, 1012, 1865) proveniente dalla Sierra Leone,
Sa mentre la Remigia collata WIk. (ibid., 1010) proveniente dal Brasile,
a Ta Remigia identata Harv. (Bull. Buffalo Soc. Nat. Sci., II, 282, 1875)
del Texas e quella attribuita erroneamente da Druce (Biol. Centr.
Americ. H. BEE 388) alla Remigia diffluens di Guenée appartengano
cal primo gruppo. | ;
{met hy un caso di somiglianza esterna SER a quello delle Utetheisa
paleartiche ed eritree messo in evidenza dal Jordan.
wang
ye RE ‘
et
5
Lo
tela.
e
n'è
:
oa ¥
SPE ne Ee eee
P
Se x (1) Secondo Guenée la figura 364 se Hubner è stata tratta da un esemplare
a ex Colli Mazzoia esistente nel Gabinetto Imperiale di Vienna probabilmente prove-
se niente da detta località. a
LUCIANO STORACE
APPUNTI CRITICI SU ALCUNI GRAPHIINI AFRICANI
(Lepidoptera, Papilionidae)
GRUPPO DI GRAPHIUM PYLADES F.
Tavola delle specie e forme d'interesse filetico, limitatamente ai
caratteri del disopra delle ali (cfr. Chr. Aurivillius in Seitz, Macrolép,
I
ree)
Globe XIII, pp. 21-22).
macchie premiarginali alle quattro ali (area bianca basale e discale della
ala anteriore variamente SRP) È : : : dI 3 Vere
senza macchie premarginali alle aes ali (area bianca basale-discale
dell'ala anteriore sugli spazi 1-a = 4 e nella metà distale della cellula)
endochus Bdv.
area bianca basale-discale dell'ala anteriore sugli spazi 1-a = 4 e nella
metà posteriore della cellula pylades pylades f. houzeaui Dufrane (sensu lato)
area bianca basale-discale dell'ala anteriore sugli spazi 1-a = 3 e più o
meno estesamente lungo ii margine posteriore della cellula é eas 3
area bianca basale-discale dell’ala anteriore sugli spazi 1-a = 2 . 3 aes
area bianca basale-discale dell’ala anteriore sugli spazi 1-a = 1-b
_ taboranus taboranus Obth. 4
area bianca basale-discale dell'ala anteriore decomposta in singole macchie
taboranus taboranus Obth. e
macchia bianca a forma di V nel terzo distale della cellula dell’ala ante-
riore fusa posteriormente all'area basale-discale . ; i . pylades pylades F.
macchia bianca a forma di V nel terzo distale della cellula dell'ala i
anteriore isolata dall'area basale-discale —pylades pylades f. baronis Ung. (partim)
cellula dell'ala anteriore interamente nera al margine posteriore. rho ik aa
cellula dell'ala anteriore poco estesamente bianca al margine posteriore
pylades angolanus f. lapydes Suffert
macchia bianca presso la costa dell'ala anteriore, ie i terzi basale e medio —
della cellula : Ù% 3 SIAE : . : ‘ : ‘ È 6
senza macchia bianca presso la costa dell’ala anteriore; fra i terzi basale È Signed
medio della cellula 3 È ; : 6 ; : s : : Ee 7
macchia bianca a meta della cellula dell’ala anteriore grande ed estesa in
senso trasversale fin presso Ja nervatura mediana posteriormente . Sin o di
macchia bianca a metà della cellula dell'ala anteriore piccola e limitata di;
alla porzione presso la costa soltanto pylades angolanus Goeze.
tutte e quattro le macchie nella metà basale degli intervalli 5 e 6 dell'ala
anteriore sensibilmente grandi uguali . i taboranus f. schaffgotschi Niepelt
delle quattro macchie nella imetà basale degli intervalli 5 e 6 dell'ala
anteriore, le due prossimali di norma nit piccole delle due distali
pylades angolanus f. wansoni Dufrane
P, ' } tra, |
ke i ee
8 area bianca n2l quarto distale delta cellula dell’ala anteriore indivisa
morania morania Angas
— area bianca nel quarto distale della cellula dell’ala anteriore divisa in
due parti TRS . : ; : . .morania f. vansoniana nov.
x Graphium taboranus Obth. i886 (Ann. Soc. Ent. France (6), 6, Bull.
«pp. CXIV-CXV): provenienza, Tabora nel Tanganica.
L. A. Berger ha, abbastanza recentemente (1), confermato il va-
lere specifico di questa entità, riferita a « Papilio morania Angas »
| con valore di sottospecie da Chr. Aurivillius in « Rhopalocera Aethio-
pica », p. 481, e in Seitz, Macrolép. du Globe XIII, DU 29:
i aa 2, alla quale ritengo dover riferire la descrizione di Ober-
thiir (2), sul disopra delle ali è ancor più melanica del 6 (dimorfi-
| smo unico in questo gruppo), specialmente per suddivisione dell’area
discale presso il margine interno dell’ ala anteriore, sugli spazi 1-2
e I-b het cdi Berger), causa annerimento lunge la vena
. A-, e per avere, all’ala posteriore, la tinta nera talmente estesa da
occupare la maggior parte dell'ala e quindi; salvo eccezioni, anche la
base degli intervalli 2 e 6. Residua talvolta macchia bianca nella base
. dello spazio 2 e sempre — stando alle due 2 9 di.Sakania nel Catan-
ga (Congo Belga) che figuro -— in quella dello spazio 6.
Lo stesso Berger, 1. c., ha considerato la tipica toboranus forma
pluviale ed ha descritto, figurandola (cfr. 1. c. fig. 58 e 59 a pag. 60),
Bee forma arida sotto il nome di Schafgotschi Niepelt (recte: schaffgot-
schi Niepelt) (Int. Ent. Zeitschr. 1927, 21, p. 53, fig. 3: typus dello
4 Ovamboland nell'Africa di SW) che G. sg Son (3) ha invece at-
‘39 O) L. A. Berger - «Catalogues taisonnés de la Faune Entomologique du
Congo Belge - Lépidoptères, Rhopalocères ah Fame: Papilionidae.D cin: Ann;
Musée Congo Belge. C; Zoologie. série HI (II); vol. VII. 1950, pp. 1-104 (cfr.
a pp. 58-59). | a
Per comodità seguo la nomenclatura di Berger, pet quanto ritenga non corretta
la sconcordanza fra il nome generico Graphium e quelli specifici taboranus. latreil-
_ liarus. ecc.
ne Aiettr.. lu Gas GiIisra 1) aile sa eGo) les trois taches intranervurales blanches
comprises entre la nervure inférieure de la cellule et le rang maculaire marginal, et
occupant les trois derniers espaces nervuraux, sont très réduites et séparées les unes
des autres dans Taboranus, tandis qu’elles sont toujours liées de facon 4 ne sembler
former qu’une seule et méme tache dans Corinneus [recte: G. pylades angolanus
Goezel]; 2°. à l’aile inférieurc, la cellule discoîdale, enti¢rement blanche dans Corinneus.
est mi-partie blanche et mi-partie noire dans Taboranus, la partie blanche étant le
plus pres de la bas? et coupée droit extérieurement, de manière a former un triangle
blanc dans la cellule ».
; E’ ovvio che tali caratteri non si addicono al @, figurato da Aurivillius in
Séitz, tav. 7 b-1 e da Berger. I. c., fig. 57, ma alla 9 che figuro.
(3) G. Van Son « The Buttertiies of Southern Africa - Papilionidae and
Pieridae ». (Transvaal Museum Memoir n. 3), 1949, pp. I-VI e 1-237; cfr. a p. 37.
da ici
254 L. STORACE
tribuito a Graphium morania Angas: presumibilmente, il Berger ha
esaminato il typus di schaffgotschi nelle collezioni del British Museum
(cfr. 1. c., pp. 5-6). : |
Secondo lo stesso Berger non è certo che la forma pluviale s’in-
contri ovunque nell’area di diffusione della specie.
Papilio nivinox Butler (Lago Moero, provenienza tipica; Fwam-
bo, sul Lago Tanganica) (4) differisce soltanto dai 4 4 taboranus di
Fig. 1. - Graphium taboranus Oberthiir forma pluviale taboranus Obth. 9 92°
' Catanga: Sakania (Congo Belga) (ugualmente ingrandite).
Sakania (stando al 3 figurato da Butler) per avere i disegni bianchi
un po' più estesi sui due lati delle ali, sopratutto le discali negli spazi
2 e 4 e la macchia nel terzo distale della cellula dell'ala anteriore (con
sottile divisione come presso schaffgotschi sensu Van Son 1. c.; post-
discali sul disotto dell'ala posteriore pure più grandi: si tratta vero-
(4) A. G. Butler «On two collections of Lepidoptera sent by H. H. Johnston
Esq. C. B. from British Central Africa » in: Proc. R. Zool. Soc. London 1893;
pp. 643-684; cfr. a p. 667.
A. G. Butler « On collections of Lepidoptera from British Central Africa
and Lake Tanganyika » in: Proc. R. Zool. Soc. London 1895, pp. 250-270;
tav. XV-XVI, cfr. a p. 263 e tav. XVI fig. 4.
i: similmente di una forma intermedia fra taboranus e schaffgotschi. Per
riabilitare però il nome di nivinox, almeno con grado di razza, anche
locale, o di variazione stagionale, è però indispensabile una compara-
zione dei materiali topotipici (del Lago Moero e di Fwambo sul
_ Tanganica) con altri di taboranus (di Tabora, nel Tanganica centrale),
che non posso -— per ora almeno — effettuare.
Graphium morania Angas.
Ho detto sopra come il Van Son abbia attribuito a questa specie
la forma schaffgotschi descritta da Niepelt. con valore razziale, appunto
| sotto questa entità. —
| ‘Alcuni particolari della di originale e le ricerche di Berger
inducono però a riferire schaffgotschi a taboranus; l'esistenza di tale
forma assieme al tipico morania nell’Africa di SW avvalora la tesi della
_ differenza specifica di tali entita anche in quella regione, che rappresenta
verosimilmente una zona di contatto fra le specie taboranus e morania.
~~ Il Van Son ha praticamente riferito a schaifgotschi la forma di
morania dall’area bianca nel 1/4 distale della cellula dell’ala anteriore
| divisa in due parti da sottile tratto nero disposto come di norma nelle
| specie affini (taboranus e pylades): tale autore ha figurato altresì un
esemplare di transizione a tale forma di Unkomaas nel Natal (cfr. 1. c.
— tav. XII, fig. 1-2). Per tale genere di variazione, nella sua espressio-
| ne estrema, citata altresì dal Trimen (South African Butterflies III,
P. 223) secondo il Van Son, propongo il nome di vansoniana nov.
© A detta del Van Son, morania vola nel Sudafrica da ottobre a
marzo; negli altri mesi s'incontrano esemplari isolati, per cui se van-
| soniana è legata a fattori stagionali, come forma arida, essa risulta per
ovvie ragioni molto rara.
. G. D. Hale Carpenter, in 1 litt., mi ha nio un’aberrazione
di questa specie (provenienza : Sudafrica) dalle ali anteriori intera-
mente nere e con piccola area pallida alla base soltanto delle ali po-
| steriori.
Graphium pylades F. i
a Ab. houzeaui Dufrane (Bull. Ann. Soc. Ent. Belgique 1946,
‘ IMEDOORH:, pe» LIB) >
: I 4 di Batkanu, West Africa, 1907, ex coll. Manders nella mia
. collezione, è caratterizzato altresì dalla macchia bianca discale nello
| spazio 4 dell'ala anteriore fusa praticamente al resto dell’area basale-
merde.
: FAREI ci ara
| STORACE”
discale. Si tratta presumibilmente di ori vernale o secca (gli esem-
plari di Dufrane furono presi il 31-III-1934). Altro 4 di Batkanu
varia però in senso opposto; non solo la discale nello spazio 4, ma
———
anche la grande macchia nella parte distale della cellula dell'ala ante-
riore è isolata dal resto dell’area basale-discale come presso alcuni
esemplari di pylades baronis Ung. d’Abissinia occidentale (cfr. Mém.
Soc. Sc. Nat. Maroc 1932, XXXII, p. 21). Ancora dell’ab. houzeaut
un & dell'Uganda in Museo di Genova (Entebbe, 1907, C. Berti).
2 ® ® pure dell'Uganda nella stessa collezione (Buluba, VIII.
1909, Dr. E. Bayon) sembrano intermedie fra pylades pylades F. e py-
lades angolanus Goeze, per riduzione del bianco nella cellula e nello
spazio 3 (discale corrispondente più o meno isolata dal resto della
orea) dell ala anteriore (? = baronis Ungemach).. i
| A. Dufrane 1. c. ha descritto sotto pyl. angolanus l'ab. wansoni
caratterizzata da scomparsa della prima macchia verso la base nella
cellula dell’ala anteriore: ne ho io pure un 4 di Delagoa nel Mo-
zambico. — ; ANS
» | * * *
Graphium ridleyanus White 1843 (Ann. N. H. 12, p. 262): «Hab. ad oras
fluminis Zaire » (= rive del Congo).
Secondo Grimshaw (5) Godart avrebbe descritto come @ di
Acraea zidora (6) un esemplare di questa specie. Pur ammettendo la. 2
veridicità di quanto sopra, l'errore del Godart non pare comunque
infirmare la validità del nome di ridleyanus White. La figura data
da quest'ultimo rappresenta un ¢ privo della serie di macchiette nere
(5) P.H. Grimshaw: « On some Type Specimens of Lepidoptera and Coleop-
tera in the Edinburgh Museum of Science and Art » (Trans. R. Soc. Edinb. 1898.
XXXIX, pp. 1-11), cfr. a p. 7, paragrafo dedicato a « Papilio Zidora ».
« Acraea Zidora, 2 Godart, Enc. Méth. IX, p. 237. n. 22 (1819).
Papilio ridleyanus, White, Ann. Nat. Hist. XII, p. 262 (1843).
It is somewhat startling to find that the single specimen in the SE
collection labelled « Zidora, fem. », and described by Godart as the femalé of ©
his Acraea Zidora, is nothing else but Papilio ridleyanus, White! That he certainly.
confused the two species in further shown on examining his description of the Q.
He says: «Cette bande» (i. e. the « bande fauve ou d'un rouge-cérise ») «sé
tend un pen sur les premières ailes du male; dans la femelle, au contraire, elle
monte beaucoup plus haut, et elle est divisée en cinq taches ovales dont la supérieure
plus petite ». Now this description exactly fits Papilio ridleyanus. which name must.
therefore stand as a synonym; and the name zidore be restored under the present —
genus. Type in Dufresne collection ».
(6) Sinonimo di Acraea egina Cr. 1775; secondo Chr. Aurivillius in Rhop. —
Aeth. p. 93.
e
=
è te ari Y >
PT a PASTI PET
ae Sas | GRAPHIINI AFRICANI 257
fra la cellula ed’il margine interno dell'ala posteriore, sul disopra: di
tale elemento del disegno, che osservo costante negli esemplari 4 4
del Congo (7), non è neppure cenno nella descrizione a cui l’anzi-
detta figura va riferita.
Due 3 4 di Entebbe (Uganda), in mio possesso, concordano
per tale carattere con la figura di White e vien fatto di chiedersi se
tale deficienza del disegno sia normale in quella regione.
Graphium hachei moebii Suffert 1904 (D.E.Z. «Iris» 17, pp. 104-105):
« Typus » dell’Africa centrale, 6° lat. Sud e 25-26° long. Est.
Un ¢ del Camerun, Bitje (mia collezione), concorda con la
descrizione di camerunicus Le Cerf (Bull. Hill Museum 1924, 1, part 3,
p. 395) che L. A. Berger (1. c., p. 71, anche in litteris) pone in sino-
nimia con moebii. Ricordo che il materiale tipico di camerunicus è ap-
punto di Bitje. L’esemplare differisce dalle figure di Berger, l. c., per
avere le ali anteriori più larghe e i disegni bianchi più ampi. Nella base
dello spazio 2 dell'ala anteriore il bianco tocca la mediana o quasi
(soprattutto nella metà anteriore dell'intervallo).
Graphium latreillianus theorini Auriv.
Bitje - Ja River - 2000 piedi - Camerun: settembre-novembre
19II, un ¢. Altro 4 dell’ottobre-novembre 1910, ossia più o meno
della stessa stagione, fa transizione alla forma xerophila descritta da
. Berger, 1. c. p. 69, quale propria della stagione secca.
Graphium simoni Aurivillius (cfr. L. A. Berger, l. c., pp. 73-76, figg.
74-72).
Congo Belga, Mobeka (Bangala), 2 3 4. Le fasce sui due lati
delle quattro ali meno larghe che sulle figure di Berger. Macchiette
nere presso ia base delle ali posteriori, sul disotto, molto piccole, negli
spazi 7-8.
Graphium adamastor adamastor Bsd.
Un 84, dell’Ascianti settentrionale (N. Ashantee, 2/1908, ex
Dudgeon) reca accennata la macchia bianca nella metà basale della
cellula dell'ala anteriore che raggiunge il massimo sviluppo nella sot-
_ tospecie zongo Berger (1. c., p. 88). La macchietta bianca nell'angolo
(EA Berger, l'a figs 63%
| Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. Se
258 "3% LVSTORACE
antero esterno della cellula dell’ala anteriore, piccola a sinistra, man-
ca a destra.
Un altro 3 d’eguale provenienza pare normale ad. adamastor (8):
entrambi concordano nella riduzione della discale 2 dell'ala anteriore
relativamente tondeggiante come nella figura di zongo (cfr. Berger,
1. €.) a pag. 88).
Due 3 3 di Batkanu (West Africa, 1907, e coll. Manders
via coll. Grist), dovrebbero rientrare nell’area di diffusione della sot-
tospecie dimbroko Berger (1. c., p. 89). La macchia discale 2 dell'ala
anteriore è bene sviluppata, lunga oltre mezzo cm.: le macchiette pre-
marginali, ridotte in un esemplare, sono completamente assenti nell’al-
l’altro individuo; in un caso soltanto manca del tutto la macchietta
nell'angolo antero-esterno della cellula dell'ala anteriore.
In due di questi quattro 3 ¢ (Ascianti e Batkanu) la grande
cellulare dell’ala anteriore tocca quasi il radio, il che non accade nei
rimanenti esemplari: in mancanza di esemplari di confronto non posso
però negare la validità del carattere segnalato dal Berger a pag. 87 per
distinguere questa specie da Gr. agamedes Westwood. i
Graphium almansor uganda Lathy.
Riferisco uganda alla specie almansor in grazia dell'aspetto gene-
rale che concorda appunto (astraendo dalle differenze di carattere raz-
ziale) con quello dell’entità anzidetta: avverto tuttavia che l'armatura
maschile, qui figurata, non sembra concordare con la descrizione di Ber-
ger, l.c. p. 80, riferita appunto ad almansor.
Le premarginali deil’ala posteriore, bene sviluppate in questa « for-
ma» secondo G. D. Hale Carpenter (Trans. R. ent. Soc. London 83,
1935, part III, p. 332) mancano quasi completamente sui due lati
presso un ¢ di Entebbe (ex coll. Grist), mentre un altro 3 d’eguale
provenienza le ha sul disopra soltanto.
Il Dr. E. Bayon ha raccolto alcuni esemplari di uganda nell’ Arci-
pelago di Sesse, sul Lago Victoria-Nyanza, e sull’isoletta di Buvuma,
presso l'uscita del Nilo Vittoria dal Lago anzidetto:
Bugala (Bugalla secondo trascrizioni inglesi), 16. XII. 1908, una
O? 1906, I AL
(8) Questo esemplare è privo — come quelli di Batkanu — di macchia bianca
nella base dello spazio 7 ail’ala anteriore, macchia bene sviluppata invece nell’altro
4 dell’ Ascianti.
GRAPHIINI AFRICANI 259
Buvuma, 1909, due 2 2 (9).
Ad uganda sembra essere molto vicina, se non addirittura identica,
la birbiri Ungemach dell’Abissinia occidentale (Mém. Soc. Sc. Nat.
Fig. 2. - Graphium almansor uganda Lathy, apparato copulatore maschile
(Entebbe, Uganda).
Maroc XXXII, 1932, p. 21, sotto la « specie » carchedonius: cfr. an-
che Carpenter, 1. c.).
Graphium cyrnus Bsd. (Spec. Gen. Lep. 1, p. 239).
Specie del Madagascar, affine a G. leonidas F. del continente afri-
cano. In rapporto a tale affinità, mi sia concesso citare le seguenti forme
che rappresentano altrettanti legami filetici fra le due specie:
(9) Uno dei due 4 4 di Entebbe reca un cartellino con le indicazioni seguenti:
« 4 of Pap.: nearly allied to almansor @, but unnamed. Have given one to
« Rothschild to name. July 1905. Lathy named it in Trans. Ent. Soc. 1906 before
« Rothschild & called it ,, Entebbtae” » (sic!). Questi due 4 4 non hanno mac-
chia bianca nella base dello spazic 4 dell'ala anteriore (cfr. Berger |. c., figure 75 e 76
a pag. 80: aberrazione di almansor tipica). Tale elemento del disegno, rudimen-
tale presso birbtri d'Abissinia, stando alia descrizione di Ungemach, è presente, seppur
ridotto in vario grado, nel materiale di Bayon.
Vo I, o
» AT ' a 14 ‘A pre re
260 L. STORACE.
a) forma di transizione a nuscyrus Suffert (D.E.Z. « Iris» 17-
1004-, p. 104). Discale nello spazio 1-a dell'ala anteriore: corri-
sponde all’ab. interniplaga Auriv. (Rhop. Aeth. p. 487) di leonidas F.
b) forma individuale similis nov. Le due macchie cellulari
mediane dell'ala anteriore fuse su ambo i lati in una macchia sola.
Omologia con la macchia esistente nella specie leonidas F. Typus, 1 ¢
del Madagascar, mia collezione.
c) forma individuale adiecta nov. Macula geminata presso la
costa dell’ala anteriore, sul disopra, fra i terzi basale e medio della cel-
lula. Sul disotto dell'ala, è ampia zona iridescente, che appare talora
anche in mancanza del disegno sull’altro lato dell'ala. Evidente anche
in questo caso l’omologia con la cellulare basale di leonidas, pur se
nella specie malgascia tale elemento del disegno risulta spostato distal-
mente. Typus, 1 4 del Madagascar, mia collezione.
Graphium leonidas F. 1793 (Ent. Syst. III 4, p. 35).
Lasciando per ora insoluta la questione del valore sistematico da
attribuire alle « forme » leonidas F. e brasidas Fldr (10) mi limito a
segnalare le seguenti variazioni:
a) leonidas F. Forma indiv. leucosina Berger (1. c., p. 91). Costa
d'Avorio, 1 4; Nigeria, Provincia di Muri, Fiume Benue, 1 ¢ (Dr.
Trumper). E’ la forma che, per l'assenza di pigmento bruno sulle ner-
vature dell’area basale chiara sul disopra dell'ala posteriore, sta all’estre-
mo opposto di onidale Suffert. Di quest'ultima, che collega leonidas a
cyrnus, è in Museo di Genova una ® dell'Uganda (Bugala, 16. XII.
1908, Dr. E. Bayon).
ab. cyrnoides nov. Nella forma solita, sul disotto dell'ala anteriore,
la base della cellula discoidale e la parte prossimale cella costa,
con il vicino tessuto alare (in corrispondenza di oltre metà della
cellula), sono di color bruno debolmente rossastro. Tali parti sono
decisamente rossastre, invece, preso un & dello Zambesi, Cascate
Victoria (1907, Miss Engleby), della mia collezione, ed anche
la base dell’ala posteriore, sullo stesso lato, è di tale colore. Il
nome ricorda l'affinità ‘esistente, a tale riguardo, con la specie mal-°
gascia.
(10) Van Son, Il. c. pp. 39-40, ne fa due variazioni mimetiche in relazione
alla distribuzione dei supposti modelli Danaus limniace petiverana Dbld. (per leont-
das) e Amauris albimaculata Btlr (per brasidas).
* e A
eee ee
GRAPHIINI AFRICANI
b) brasidas. La variabilità dei disegni chiari delle ali, contraria-
mente a quanto si nota presso leonidas, è veramente notevole. All’ala
anteriore, la cellulare mediana è talora completa, talaltra decomposta
in singole macchie da strie parallele alla costa. Presso un 3 di Durban
(Natal) ne residua la parte costale soltanto. i
| L'area basale chiara sul disopra dell'ala posteriore è sempre di
color bianco puro nello spazio 7, in leonidas e brasidas. Sui rima-
nenti intervalli, presso leonidas, la tinta è d'un bianco-verdastro come i
rimanenti disegni. 2 9 2 di Durban, brasidas, hanno invece tali parti
lievemente ocracee e tale tonalità è meglio evidente sul disotto, anche
nello spazio 7. Presso un & di Pinetown, presso Durban, il tono ocreo
è assente, l’area appare, sul disopra, d'un bianco sporco. Sul disotto,
due sottili strie cellulari brunastre, poco evidenti. Presso una 9 de-
guale provenienza, l'area è bianco-grigiastra sul disopra (salvo nello
spazio 7, dove è bianca come sull’altra pagina alare).
Segnalo infine una ® intermedia fra leonidas e brasidas: disegni
appena meno sviluppati che presso leonidas, salvo l’area basale dell'ala
posteriore ridotta in estensione, sopratutto dal lato distale, e bianchi:
l’area, sul disopra , è come nella 9 di Pinetown, quanto a colore, e quindi
non spolverata: Grimson, Rhodesia settentrionale, 1908. Van Son,
1. c., pp. 40 e 42, segnala forme intermedie provenienti dal Natal.
Graphium illyris Hewitson 1872 (Ent. Mo. Mag. 9, p. 232) (41).
La fascia discale dell'ala anteriore, nel ¢ figurato in Seitz (l.c.,
tav. 8 a 2) decorre ininterrotta dallo spazio 5 al margine interno, le
macchie negli intervalli 6 e 8 sono più o meno isolate e tondeggianti.
Generalmente, la fascia anzidetta va senza soluzione di continuità,
ove si eccettuino le sottili interruzioni delle nervature anteriori brune
e — sopratutto — della vena 8, dalla costa al margine interno dell'ala.
Un ¢ del Congo Belga (Bangala: Mobeka, XI. 1930) in collezione
Fiori, concorda, a questo riguardo, con esemplari del British Museum,
mentre alcuni altri individui, nelle collezioni di quell’Istituto, tendo-
no alla decomposizione in macchie della fascia in parola (A. G. Gabriel
Rearielitt,),
L. A. Berger, lc. p. 92, ha figurato un ¢ congolese dalle fasce
discali del disopra abbastanza strette e dalle macchie dell’ala posteriore
pur esse ridotte (come nel ¢ del Seitz), contrariamente a ciò che osservo
(11) p. 146 secondo Berger, l. c., p. gt.
to
FTSE e Soe © o LORIA cai,
+:
262 L. STORACE .
nell’esemplare di Bangala. Tali elementi del disegno sono più svilup-
pati presso un & dell’Ascianti (mia collezione), che ha la fascia dell’ala
anteriore distintamente piegata verso la base sugli spazi 5-6 e 8, ana-
logamente a quanto osservo nell’es. in collez. Fiori, mentre la cur-
vatura è appena accennata negli esemplari figurati da Aurivillius (in
Seitz) e da Berger (1. c.). Purtroppo, la mancanza di altri materiali non.
mi permette di stabilire se tali differenze sono di valore geografico o
individuale.
Graphium colonna Ward 1873 (Ent. Mo. Mag. 10, p. 154).
Van Son, l. c., p. 54, osserva giustamente che la stria chiara nella
base dello spazio 2 dell'ala posteriore è rudimentale presso la 2. Tale
macchia è completamente assente nella forma individuale loncona Suf-
fert, descritta come «subspecies» (12) in base a diversi esemplari
(« verschiedene Exemplare ») di Mikindani e Lindi nel Tanganica sud-
orientale, non già di « Mikindani presso Mombasa » come asserito dal
Van Son: «la forma tipica reca su ambo i lati delle ali posteriori
una lunga macchia verde nello spazio 2, come continuazione della
macchia verde nella cellula. Presso loncona la stessa manca completa-
mente sotto e sopra ». Secondo Le Cerf (Bull. Hill Museum, I - 1924 -.
p. 398) tipo di loncona sarebbe una @ ed in tale caso il nome sarebbe
una inutile sinonimia della forma tipica (cfr. Van Son 1. c.): esso va
comunque limitato al sesso maschile.
Graphium porthaon Hewitson 1865 (Exot. Butt., Papilio, tav. 7, fig. 21-22).
Il ¢ del Congo Belga (Lualaba: Bukama) figurato dal Berger
(1. c., p. 96), il solo ad oggi noto di tale regione, ha le macchie
premarginali dell'ala anteriore e quelle premarginali e postdiscali dell'ala
posteriore, sul disopra, nettamente più grandi che nell’esemplare del-
l'Africa orientale portoghese (Bopira) figurato dal Van Son (1. c.,
tav. V-VI, fig. 16) ed in altro della Baia di Delagoa, pure nel Mo-
zambico (mia collezione).
Graphium antheus Cr. 1779 (Pap. Exot. III, p. 74, tav. CCXXXIV B, C).
Contrariamente all'avviso del Van Son, 1. c. pp. 42-43, ritengo
che le popolazioni dell’Africa orientale-meridionale costituiscano una
sottospecie a parte, caratterizzata, rispetto a quella dell’Africa occiden-
(12) Secondo l’uso di Suffert, cfr. Rothschild e Jordan in: Nov. Zool. 12,
pr. 189 in nota.
GRAPHIINI AFRICANI 263
tale e centrale, dalle piccole dimensioni, mentre la variazione delle mac-
chie nella cellula sul lato inferiore delle ali posteriori ha carattere pura-
mente individuale e la diversità d’aspetto comparativamente alla sotto-
specie occidentale interessa piuttosto l'insieme dei disegni nella parte
basale dell'ala anzichè la cellulare sola.
Tali sono i miei materiali del Tanganica e del Chenia, caratteriz-
zati dall'assenza della variazione evombaroides che neppure cita il Van
Son, mentre essa è frequente nell’ Uganda (dove le popolazioni di an-
theus presentano indubbi segni di transizione) e non manca neppure
nell’Abissinia occidentale (Uollega: cfr. H. Ungemach, Mém. Soc.
beati Maroc -1932, XXXII, p. 21).
Aurivillius (in Seitz, Macrolép. du Globe XIII, p. 25) ha distinto
Ventita geografica in questione con il nome di nyassae Btlr (Ann.
N. H. (4) 19, p. 459) (13), ciò che mi pare corretto, ancorchè nella
descrizione originale sia fatto esplicito riferimento all’ assenza della
macchia nera nella cellula dell’ala posteriore, sul disotto. G. D. Hale
Carpenter vi ha riferito anche le popolazioni del Sudan orientale (Bahr-
el-Ghazal e Mongalla: Trans. R. ent. Soc. London 87, part 9, 1938,
pp. 220-21) e dell’Abissinia occidentale (ibid. 83, part. 3, 1935,
p 332).
Graphium policenes Cr. 1775 (Pap. Ex. I, p. 61, tav. 37, figg. A, B).
A. Dufrane Bull. et Ann. Soc. Ent. Belgique LXXXII, 1946, p.
121) ha descritto con il nome di guineensis una forma, presumibilmen-
te vernale, caratterizzata da relativamente piccole dimensioni e da mag-
giore sviluppo delle aree chiare sulle ali (14). D'altra parte, L.A. Berger,
l. c. p. 95, ha segnalato che al Congo la forma della stagione secca è
notevolmente più piccola di quella che vola nella stagione delle piog-
gie: essa s'incontra ovunque vi sia una stagione secca bene marcata.
Si tratta, evidentemente, dello stesso tipo di variazione descritto dal
Dufrane.
Le Cerf descrisse sotto il nome di laurentia (Bull. Hill Mus. I,
1024, p. 398) la forma dalle aree grige iridescenti sul disotto delle ali
più estese che in policenes tipico, quale sottospecie dal Capo al Tan-
(13) « Bona species » secondo il Butler, che la ritenne intermedia fra policenes
Cr. e antheus Cr.
(14) Nella descrizione è detto che, alle ali posteriori, le macchie degli intervalli
I. 2 e 3 sono particolarmente grandi e formano una fascia continua, appena inter-
. rotta dalle nervature: è ovvio che il riferimento va inteso per le ali anteriori.
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264 L. STORACE
ganica (cfr. Van Son. 1. c., p. 46); nella mia esperienza personale, il
carattere « laurentia » è legato a maggior estensione delle aree chiare
sul disopra: non mi stupirei perciò di una relativa somiglianza delle
due forme (laurentia e guineensis). Secondo Van Son, l. c., pp. 45-46,
la variazione opposta si riscontra negli esemplari di località umide,
ciò che convalida pienamente le osservazioni di Dufrane e Berger sul
ricorrere dell'altra forma nella stagione secca e — in genere — nelle
zone aride.
Checchè ne dica il Van Son, credo di poter riconoscere anche in
questa specie (come in antheus e in altre Papilionidae africane) due
sottospecie :
a) occidentale, con la forma umida (tipica policenes) e la for-
ma secca (guineensis);
b) orientale e meridionale, ossia delle regioni sul versante dello
Oceano Indiano (laurentia). La mancanza di materiali non mi permet-
te di effettuare comparazioni — in merito alle variazioni stagionali — .
con la sottospecie occidentale e di fissare i caratteri della forma umida
orientale (la vera laurentia si riferisce evidentemente, visto quanto ne
dice il Van Son, alla stagione secca).
Nella parte strettamente equatoriale dell’Africa occidentale. (ba-
cini del Congo e dell'Ogooué), a clima costante tutto l’anno e forte
piovosità, vola soltanto, stando ai materiali in esame, la grande forma
scura policenes Cr., che esiste, mista a quella piccola, anche sulla Gui-
nea Superiore. Sull’alto Uele, nel Congo N. E. (Telè, 15-I-1927, S.
Patrizi, 2 4 4 in Museo di Genova) esiste la forma della stagione
secca o vernale.
Di Entebbe nell’Uganda ho sott'occhio soltanto la forma pic-
cola (mia collezione), mentre una serie di 3 4 4 e 5 22 pure dello
Uganda, nelle collezioni del Museo di Genova (Arcipelago di Sesse,
1908, 1 &; Bugalla, 1909, 1 & e5 29; Kyetume, 15-V-1908, 1
4, dr. E. Bayon legit) non sembra differire dai materiali congolesi
(policenes tipica) (15)
A detta di Berger, 1. c., p. 94, la 9 di questa specie è estremamen-
te rara; è perciò interessante notare come questo sesso sia in netta pre-
valenza su quello maschile nella serie di Bayon.
(15) La nota affinità faunistica occidentale dell'Arcipelago di Sesse trova con-
ferma in questo reperto,
e re
|
i
MARCELLO LA GRECA
SISTEMATICA DEL GRUPPO DELLE DANURIAE
(MANTODEA) SULLA BASE DI NUOVI CARATTERI
MORFOLOGICI (1)
Nel proseguire lo studio della ricca collezione di Mantodei del
Congo Belga, inviatami in esame, grazie al cortese interessamento del Dr.
P. BASILEWSKY, dal Museo del Congo Belga di Tervuren, ho incontra-
to non lievi ostacoli nella determinazione di specie appartenenti ad alcuni
generi già noti per essere irti di difficoltà e abbisognevoli di accurate
revisioni. Uno di questi è il gen. Danuria Staal, comprendente poche
specie mal definite e spesso non identificabili con i dati esistenti in
letteratura. Nel materiale del Museo del Congo Belga ho rinvenuto
molti esemplari appartenenti a diverse specie di questo genere, i quali
mi hanno fornito interessanti indicazioni sulla variabilità intraspeci-
fica del gruppo e mi hanno permesso di comprendere su quali caratte-
ri ci si debba basare per la distinzione delle varie specie e quali invece,
di quelli finora adottati, debbano essere abbandonati. Poichè non di
tutte le specie ho potuto esaminare un sufficiente numero di esemplari,
presento i risultati della mia ricerca come un primo tentativo di rior-
dinamento di questo genere; da tale tentativo è però emersa la neces-
sità di istituire un nuovo genere per Danuria bolauana Sauss., e di
scindere il gen. Danuria in due sottogeneri comprendenti le restanti
specie: di queste, alcune sono state poste in sinonimia. In questa nota
tratterò complessivamente tutto il gruppo delle Danuriae costituito
dai generi Danuria Staal, Paradanuria n. gen. e Macrodanuria Sjost.
Di grande ausilio per il mio lavoro è stato anche il materiale
indeterminato del gen. Danuria del Museo Civico di Storia Naturale
di Genova, che il dott. Felice CAPRA ha gentilmente posto a mia di-
sposizione, nonchè quello già studiato da GIGLIO-TOS ed esistente
presso lo stesso Museo e presso il Museo di Zoologia dell’Univerita di
Torino. Salvo indicazione contraria, le località di cattura. degli esem-
plari delle varie specie si riferiscono a materiale del Congo Belga, ap-
partenente alle collezioni del Museo di Tervuren; tutte queste loca-
lità sono ordinate per distretti.
(1) Secondo contributo alla conoscenza dei Mantodei del Congo Be'ga.
266 M. LA GRECA i aa
Per quanto si riferisce alla sinonimia da me riportata per le sin-
gole specie, è da tenere presente che ho menzionato soltanto le varia-
zioni che si devono apportare alla sinonimia data da GIGLIO-TOS
nella sua monografia del « Tierreich » (1927) e tutte le indicazioni
omesse da questo Autore o comparse successivamente a quell’epoca.
Gen. DANURIA Staal
Il genere Danuria è stato istituito da STAAL nel 1856 per la
specie D. thunbergi e da allora si è arricchito di numerose altre specie,
tutte africane, che però non sono state descritte esaurientemente che
in pochissimi casi; inoltre, di esse sono conosciuti per lo più pochi
individui e per alcune è noto soltanto uno dei sessi. In conseguenza di
ciò la sistematica del genere è oggi alquanto caotica, nè è possibile
riconoscere gli eventuali rapporti filetici esistenti fra le varie specie o
rendersi conto delle geonemia di queste: i vari tentativi fatti da alcuni
Autori per tentare di porre un certo ordine, non hanno portato alcun
frutto, soprattutto a causa della scarsezza del materiale esaminato e
della conseguente ignoranza della estensione della variabilità intraspe-
cifica. |
Una prima revisione del gen. Danuria è stata effettuata nel 1889
da KARSCH che, descrivendo due nuove specie, portava a sei le specie
da lui conosciute:
. thunbergi Staal.
. buchholzi Gerst.
elongata de Borre
serratodentata Karsch
impannosa Karsch
bolauana Sauss.
USES
Per D. elongata è stato più tardi giustamente istituito il nuovo
genere Macrodanuria, mentre D. serratodentata è stata posta in sino-
nimia con D. barbozae descritta pochi mesi prima da BOLIVAR. E’
merito però del KARSCH di avere compreso come D. bolauana rappre-
senti una specie ben distinta da tutte le altre e di aver utilizzato, per
la separazione delle restanti specie, soprattutto la forma del pronoto
ed il rapporto fra la lunghezza della prozona e quella della metazona.
Gli Autori che successivamente hanno studiato questo genere, hanno
purtroppo preso in esame, per la ripartizione delle specie in gruppi,
la presenza o assenza di un lobulo preapicale ai femori mesotoracici,
commettendo cosi l’errore di avvicinare D. bolauana a D. barbozae,
oltre a giungere talvolta a determinazioni errate.
Così, nel 1907, GIGLIO-TOS scindeva in due il gen. Da-
nuria con l'istituzione del genere Danuriodes al quale attribuiva
le specie con i 4 tubercoli del vertice meno sviluppati, con il lobo
apicale delle anche anteriori più corto e con i femori intermedi
forniti di un lobulo preapicale; le specie che egli includeva in
questo genere erano D. barbozae Bol. e D. bolauana Sauss.:
in realtà con quest'ultimo nome l'A. indicava erroneamente un’altra
specie da lui poi descritta come D. zambesica (1914). Tutti i suc-
cessivi autori che hanno conservato il gen. Danuriodes hanno poi sem-
pre attribuito ad esso anche la D. bolauana, ricalcando quanto aveva
stabilito GIGLIO-TOS in base ad un errore di determinazione. Così
REHN (1911), nella sua messa a punto dei generi della sottofamiglia
Vatinae, manteneva ancora distinti Danuria e Danuriodes, attribuen-
do a quest’ultimo genere le tre specie D. bolauana Sauss., D. barbozae
Bol. e D. kilimandyjarica Sj. In realtà la distinzione fra i due generi,
in base alla diagnosi fornita da GIGLIO-TOS, si è dimostrata di sem-
pre più difficile conservazione, tanto che lo stesso Autore, alcuni anni
più tardi (1914) riteneva di dover abbandonare il gen. Danuriodes:
ciò è da ascriversi al fatto che l’attenzione degli studiosi si è sempre
più rivolta al carattere distintivo meno importante: presenza o assenza
del lobo preapicale dei femori mesotoracici; come dimostrerò nella
trattazione delle singole specie, questo è un carattere molto variabile
e privo di quell’importanza che gli si è voluto attribuire.
Anche nell'analisi critica del gen. Danuria fatta da WERNER nel
1916 (analisi incompleta in quanto egli ignora in questa nota la re-
visione dei Vatinae fatta da GIGLIO-TOS due anni prima), l’atten-
zione dell'Autore si è rivolta, per la ripartizione delle specie in gruppi,
al lobo dei femori mesotoracici; così egli distingue 4 gruppi, dei quali
due appartengono a Danuria in senso stretto e due a Danuriodes, che
egli considera come sottogenere :
I° - Lobo preapicale dei femori mesotoracici chiaramente presente :
D. (Danuriodes) Bolauana Sauss. (= superciliaris Gerst., = caf-
fra West.).
D. (Danuriodes) kilimandjarica Sjòst.
D. (Danuriodes) Barbozae Bol.
DANURIAE — 267
? - ma J
bce dial
268 | M. LA GRECA
2° - Lobo dei femori mesotoracici piccolo e dentellato:
D. (Danuriodes) serratodentata Karsch
D. (Danuriodes) angolensis Rehn
0
3° - Lobo dei femori mesotoracici lievemente accennato, lamellare,
non dentellato :
Danuria Thunbergi Staal
D. contorta Sj.
D. Buchholzi Gerst.
4° - Lobo dei femori mesotoracici completamente assente:
Danuria impannosà Karsch
D. Schweinfurthi Wern.
D. gracilis Schulth.
Come dimostrerò in seguito, una così netta distinzione dei gruppi
è insostenibile e può indurre a errate valutazioni del valore delle sin-
gole specie e delle loro affinità; così D.bolauana non ha nulla a che
vedere con le altre specie del gruppo in cui è inclusa; D. barbozae, D.
serratodentata e D. angolensis non formano che una sola specie con
individui forniti o sprovvisti del lobo preapicale dei femori mesoto-
racici, mentre D. gracilis è più vicina alle specie del 3° gruppo. |
Lo stesso GIGLIO-TOS nella sua revisione del gen. Danuria, fatta
nel 1914, e successivamente nella sua monografia sui Mantodei (Das
Tierreich, 1927), pur non conservando più il gen. Danuriodes, distin-
gue due gruppi di specie: quelle con, e quelle senza lobo apicale dei
femori mesotoracici; inoltre, la chiave dicotomica delle specie, ripor-
tata nella sua monografia, contiene, oltre a evidenti errori di redazione
(come a pag. 624, ove al n. 10 si parla di metazona così lunga quanto
la prozona), anche errori di valutazione dei caratteri delle specie (come
l'attribuzione di D. obscuripennis a un gruppo di specie in cui la me-
tazona è lunga meno di 3 volte la prozona, o come l'attribuzione a
D. angolensis di una metazona lunga più di 3 volte la prozona, con-
trariamente a quanto risulta dalle descrizioni fatte dagli Autori delle
due specie). _
Appare evidente da questa breve cronistoria delle principali trat-
tazioni del gen. Danuria, come la presenza o l’assenza del lobo apicale
dei femori mesotoracici sia sempre stato il filo conduttore seguito dai
diversi Autori per tentare l'ordinamento del genere, come se fosse il
migliore dei caratteri da prendere in considerazione. Se si confrontano
però le posizioni attribuite da questi studiosi alle diverse specie, si nota
È.
|
3
0)
ae EP
DANURIAE
facilmente come per alcune di esse, non tutti siano della stessa opi-
nione; ciò sarebbe già più che sufficiente per far dubitare dell’impor-
tanza della presenza o assenza dei suddetti lobi, come del resto è già
stato dimostrato (REHN 1927, LA GRECA 1952) per i lobi delle tibie
posteriori di alcune specie dell’affine gen. Popa.
L'esame del materiale a mia disposizione ha dimostrato inequivo-
cabilmente quanto sia grande la variabilità di questo carattere, almeno
per alcune specie (D. barbozae), e come sia preferibile servirsi, per il
riconoscimento delle specie e per la ricerca delle loro affinità genetiche, in
prima linea dell'armatura genitale maschile, del rapporto fra lunghezza
metazona e lunghezza prozona, della forma del lobo apicale dei mar-
gini anteriori delle coxe protoraciche e subordinatamente della colora-
zione delle anche anteriori e dell’area anale delle ali, del maggiore o mi-
nore sviluppo del lobo preapicale dei femori mesotoracici, dell’esistenza
o assenza di ramificazione della nervatura discoidale delle ali, nonchè
della mole corporea.
L’armatura genitale maschile (1) (fig. 14-20) si presenta costitui-
ta dalle tre tipiche parti: fallomero o lobo ventrale. fal-
metered -o lobo dorsale sinistro e fallomero 0
lobo dorsale destro. Il meno interessante di tutti è il fallo-
mero destro, benchè anch'esso possa, ad un attento esame, rivelarsi di
una certa utilità : esso è di forma triangolare, con l'apice rivolto poste-
riormente, e dal suo angolo anteriore di destra si diparte in avanti un
lungo e stretto sclerite, l’apodema anteriore; la sua super-
ficie ventrale è in gran parte membranosa, ma presenta a destra, in posi-
zione submarginale, una breve cresta zigrinata fortemente
sclerificata, che si articola anteriormente, oltre che con l’apodema ante-
riore, anche con un robusto sclerite, pure esso zigrinato, incurvato ven-
tralmente ad uncino, il processo uncinato; oltre che la for-
ma del fallomero ventrale, sono la cresta zigrinata ed il processo un-
cinato che possono presentare un certo interesse: si deve però tenere
presente che tale processo, in una stessa specie, può presentarsi più 0
meno incurvato.
(1) Per la nomenclatura dell'armatura genitale maschile dei Mantodei mi attengo
a quella da me seguita (LA GRECA e RAINONE, 1949) in un lavoro sulla morfolo-
gia dell'addome di Mantis religiosa, seguendo precedenti ricerche di SNODGRASS. Ri-
mando ad altro lavoro di prossima pubblicazione la discussione sulla diversa inter-
pretazione data dai diversi Autcri che si sono interessati dell'argomento, agli scleriti
dell'armatura genitale maschile.
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270 M. LA GRECA BE ee aa
Il fallomero ventrale (fig. 18, fu) è costituito da una lamina gros-
solanamente romboidale, il cui angolo posteriore si prolunga in un
processo posteriore o distale che in tutte le specie
(ad eccezione di D. bolauana) è spiniforme ed incurvato a destra e in
avanti; in D. bolauana tale processo è lobiforme, tronco all'apice e in- |
cavato al centro dello stesso margine apicale.
Il fallomero sinistro (che nella sua posizione normale è posto fra
il fallomero ventrale e quello dorsale di destra) è di gran lunga il più
interessante, poichè in esso si trovano delle variazioni più accentuate fra
specie e specie; esso è costituito da una stretta lamina dorsale
(Id), da una lamina ventrale (lv) e da un pene (p) La
lamina dorsale costituisce tutto il margine sinistro e posteriore del fal-
lomero: quivi, in alcune specie (fig. 18 e 20) (D. barbozae, D. kili-
mandjarica) essa presenta un’ampia area fittamente villosa, percor-
sa da un solco, e corrispondente a zone semplicemente membranose o
sclerificate delle altre specie; il resto della superficie dorsale è comple-
tamente costituito da un’ampia membrana che ricopre tutte le struttu-
re seguenti e che perciò non è rappresentata nelle figure da me riportate.
La lamina ventrale passa al disotto dell’estremo apicale della precedente
lamina dorsale e, dopo aver contratto con essa rapporti di continuità,
si prolunga posteriormente in un processo apicale digiti-
forme ricurvo, o più o meno avvolto a spirale; tali diversi atteg-
giamenti del processo apicale non hanno un grande valore nella distin-
zione delle diverse specie e devono essere utilizzati con estrema cautela;
tale processo apicale in D. bolauana è posto a destra del processo po-
steriore del fallomero ventrale, mentre in tutte le altre specie esso si
trova a sinistra dello stesso. Infine, connessa con la parte anteriore della
lamina ventrale e su di essa poggiante, nonchè coperta dall’ampia mem-
brana dorsale del fallomero, esiste una terza struttura, in parte forte-
mente sclerificata, indicata dagli Autori col nome di pene, fornita di
un’ apofisi falloide. Essa si presenta in D. bolauana (fig. 19)
costituita da uno sclerite a sezione circolare e fortemente ricurva a ferro
di cavallo con l'apertura rivolta a destra; l'apice anteriore dello sclerite
si salda con la parte anteriore della lamina ventrale del fallomero sini-
stro, mentre la sua parte posteriore, decorrendo aderente alla lamina
dorsale dello stesso fallomero, termina in una lunga e robusta spina.
Del tutto diverso è il pene delle altre specie di Danuria: esso è formato
da un sottile sclerite laminare, più o meno rettangolare e foggiato a doc-
CAPI oe
DANURIAE 271
cia (fig. 14-18), il cui margine laterale destro è più ispessito e si salda
anteriormente alla lamina ventrale del fallomero sinistro, mentre po-
steriormente contrae rapporti di contiguità con la lamina dorsale dello
stesso fallomero. In D. barbozae e D. kilimandyjarica (e probabilmente
anche in D. congica e D. affinis) l'estremo posteriore si prolunga in un
processo spiniforme. In D. thunbergi, D. contorta, D. buchholzi e
D. gracilis (e probabilmente anche in D. angusticollis, di cui non è
conosciuto il maschio) oltre a questo processo spiniforme posteriore,
ne esiste anche uno anteriore, in corrispondenza del punto di
saldatura del pene con la lamina ventrale. Anche D. obscuripennis e D.
impannosa presentano entrambi i processi (quello anteriore più o meno
sviluppato), ma con apice troncato o arrotondato.
In conclusione, in base all'esame dell'armatura genitale possiamo
riconoscere nelle specie del gen. Danuria due gruppi ben distinti, dei
quali il primo comprende la sola D. bolauana (processo posteriore del
fallomero ventrale lobiforme e posto a sinistra del processo apicale di-
gitiforme del fallomero sinistro; pene non laminare e incurvato a ferro
di cavallo) e il secondo tutte le altre specie (processo posteriore del fal-
lomero ventrale spiniforme e posto a destra del processo apicale digi-
tiforme del fallomero sinistro; pene laminare). In questo seconde grup-
po sono chiaramente riconoscibili due linee filetiche distinte: a) specie
con lamina dorsale del fallomero sinistro ‘sprovvista di area villosa e
con pene fornito di due processi al margine laterale di destra; b) specie
con lamina dorsale del fallomero sinistro con area villosa; pene fornito
soltanto del processo spiniforme posteriore. Infine nel gruppo a) si può
distinguere una serie di specie con entrambi i processi ben sviluppati
ed acuti ed altre con i processi (di cui l'anteriore più breve e tozzo) ad
. apice ottuso:
I - D. bolauana Sauss.
II - a) D. thunbergi Staal
. contorta Sj6s.
. buchholzi Gerst.
gracilis (Schlt.-Schind.)
. obscuripennis Chop.
. impannosa Karsch
. barbozae Bol.
. Rilimandyarica Sj6st.
. congica Giglio-Tos.
b)
SODIO
oy ioe
a)
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272 Mo LA GRECA CI See OT
D. bolauana differisce inoltre da tutte le altre specie per altri carat-
teri, fra cui importante è l’assenza, sul capo, dei quattro tubercoli co-
nici del vertice posti fra i due processi retrooculari. Per questi motivi
ritengo opportuno staccare questa specie dal gen. Danuria, istituendo
per essa il nuovo genere Paradanuria (v. pag. 292).
Il gruppo delle Danuriae viene così a comprendere tre generi che
possono essere facilmente distinti secondo la seguente tabella :
1 - Tibie e femori mesotoracici forniti di un breve lobo sul margine su-
periore e di un altro su quello inferiore. Pronoto gracile e lungo circa
il doppio delle anche anteriori; metazona lunga non meno di sei volte
la prozona. Capo trasverso, con processi retrooculari corti e arroton-
dati; occhi, non oblunghi, sporgenti in avanti
Gen. Macrodanuria Sjost.
— - Tibie mesotoraciche sempre senza lobo al margine inferiore, femori
molto di rado con un minutissimo lobo superiore. Pronoto lungo me-
no del doppio delle anche anteriori; metazona lunga meno di cinque
volte la prozona. Processi retrooculari conici, acuti . . . 2
2 - Vertice del capo fornito, fra i processi retrooculari, di 4 tubercoli di
cui quelli mediani, dietro gli ocelli, più acuti; capo non trasverso
con gli occhi oblunghi e più o meno attenuati verso l’alto. Apparato
copulatore maschile col fallomero ventrale fornito di un processo
spiniforme; pene laminare sE eg mt Gen Darren Sr
— - Vertice del capo liscio fra i processi retrooculari; capo trasverso, con
occhi, non oblunghi, sporgenti in avanti. Apparato copulatore ma-
schile col fallomero ventrale fornito di un processo lobiforme; pene
non laminare e incurvato a ferro di cavallo . Gen. Paradanuria n.
Gli altri-fondamentali caratteri utilizzabili per la distinzione delle
specie che permangono nel gen. Danuria e cioè, il rapporto fra lun-
ghezza metazona e lunghezza prozona (fig. 1-7), la forma della dila-
tazione apicale a paletta del margine anteriore delle coxe protoraciche,
nonchè la forma del lobo apicale interno anteriore delle stesse coxe (fig.
8-13), dimostrano nelle loro variazioni una marcata correlazione con
i due tipi fondamentali di apparato copulatore testè descritti. Infatti, le
specie senza area villosa sul fallomero sinistro e con apofisi falloide ter-
minante con due processi laterali acuti, presentano pure un pronoto più
sottile e gracile, con metazona lunga più di tre volte la prozona, la di-
latazione apicale dei margini anterori delle coxe protoraciche molto
stretta e lunga (lunga da 1,9 a 2,6 volte la massima larghezza della
coxa in questa regione), ed il lobo apicale interno anteriore delle stesse
coxe abbreviato e nettamente troncato all’estremo distale. Le specie con
i due processi laterali dell’apofisi falloide non acuti ma arrotondati o
ottusi, hanno un pronoto un po’ meno gracile, con il rapporto lun-
Pee
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ses Sa DANURIAE 273
ghezza metazona/lunghezza prozona aggirantesi attorno a tre; anche
la dilatazione apicale è un po’ meno allungata (essa è lunga da 1,6 a
1,8 volte la massima larghezza apicale della coxa), ma il lobo apicale
interno anteriore è sempre abbreviato e troncato.
Nettamente distinte da queste sono le specie il cui apparato copu-
latore presenta un’area villosa sul fallomero sinistro e l’apofisi falloide
fornita di un solo processo spiniforme: esse presentano un pronoto
chiaramente più tozzo, con il rapporto metazona/prozona che si ag-
gira attorno a 2,5-2,7 e le coxe anteriori più tozze e robuste, con la
dilatazione apicale più breve e più larga: essa è lunga da 1,1 a 1,4
- volte la massima larghezza apicale della coxa; tutte le specie di questo
gruppo, però, presentano il lobo apicale interno anteriore delle coxe
più lungo, non troncato e largamente arrotondato all'apice.
Tenuto conto di tale situazione ritengo opportuno distinguere
nel gen. Danuria due sezioni aventi il valore di sottogenere e contrad-
distinte dai seguenti caratteri:
Subgen. Danuria Staal 1856
(subgenerotipo: D. (Danuria) thunbergi Staal)
Comprende specie più gracili, con metazona del pronoto lunga non
meno di tre volte la prozona; lobo apicale interno anteriore delle coxe
anteriori, abbreviato e troncato all'apice; dilatazione apicale a paletta
del margine anteriore delle coxe protoraciche stretta e lunga da 1,6 a
2,6 volte la massima larghezza della coxa misurata nella regione dila-
tata. Apparato copulatore maschile con apofisi falloide fornita di due
processi distinti e con la lamina dorsale del fallomero sinistro sprovvi-
sta di area villosa.
. Comprende le seguenti specie:
(Danuria) thunbergi Staal 1856
(Danuria) buchholzi Gerst. 1883
(Danuria) gracilis (Schult.-Schind.) 1898
(Danuria) contorta Sjost. 1912
(Danuria) angusticollis Beier 1931
(Danuria) impannosa Karsch 1889
(Danuria) obscuripennis Chop. 1914
(Danuria) sublineata Werner 1928
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ONS SE ep ee È
274 M. LA GRECA ~ ee
Di D. angusticollis non si conosce ancora il maschio e di D. sub-
lineata (di Mozambico) si conosce soltanto un maschio, il tipo, che
non ho potuto avere in esame. Comunque, la prima di queste due spe-
cie appartiene al gruppo thunbergi-buchholzi-contorta, come ce lo ri-
velano la forma del pronoto e delle anche anteriori della femmina, e
la seconda, da quanto appare dalla descrizione data dall’Autore, al
gruppo impannosa-obscuripennis, dalle quali differirebbe per le dimen-
sioni minori.
Subgen. Danuriodes Giglio-Tos 1907
(subgenerotipo: D. (Danuriodes) barbozae Bol.)
Comprende specie più robuste e tozze col pronoto proporzional-
mente più breve e con metazona lunga 2,5 volte la prozona, o poco
più; lobo apicale interno anteriore delle coxe protoraciche non abbre-
viato e arrotondato all'apice; dilatazione apicale a paletta del margine
anteriore delle coxe, più breve e più larga: la sua lunghezza è da 1,1
a 1,5 volte la larghezza massima della coxa misurata nella regione di-
latata. Apparato copulatore maschile con apofisi falloide fornita di un
solo processo spiniforme e con la lamina dorsale del fallomero sinistro
provvista di un'area villosa.
Comprende le seguenti specie:
D. (Danuriodes) barbozae Bol. 1889
D. (Danuriodes) kilimandjarica Sjòst. 1909
D. (Danuriodes) affinis G.-Tos 1914
D. (Danuriodes) congica G.-Tos 1914.
Questo sottogenere, come ho già detto, era stato istituito da
GIGLIO-TOS per D. barbozae e alcuni individui di D. kilimandjarica
da lui erroneamente determinati come D. bolauana; anche la diagnosi
del sottogenere era molto insoddisfacente e tale da non consentire la
sua conservazione: con i nuovi importanti caratteri da me posti in
evidenza e con la diagnosi conseguentemente emendata, il sottogenere
viene posto su basi solide e comprende un gruppo di specie filogenetica-
mente affini e certamente ben distinte da quelle dell’altro sottogenere.
Mentre D. barbozae e D. kilimandjarica appaiono solidamente basate,
non altrettanto si può dire di D. affinis e D. congica: soltanto ulteriori
ricerche potranno stabilire il reale stato di queste forme.
>.» Coop =~.
DANURIAE
Danuria (Danuria) buchholzi Gerst. (fig. 1, 8 e 14)
Denuria buchholzi Gerst. 1883, Mitt. nat. wiss. Ver. Neuvorpommern, 14, 93.
Danuria buchholzi Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI, p.
267-292.
Danuria buchholzi Werner 1923, in « Michaelsen, D. S. W. Africa, Hamburg »,
p. 126.
Danuria buchholzi Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 627.
Danuria buchholzi Werner 1928, Mitteil. Zool. Mus. Berlin, 14, p. 24.
Danuria buchholzi Chopard, 1940, Rev. Franc. Entom., VII, p. 22.
RUANDA-URUNDI: 1 9 (H.L. Keyser).
RIVU: Costermansville, XII - 1918, 1 4 (P. H. Vercammen).
Attribuisco questi esemplari a tale specie, anzichè a D. thunbergi,
poichè presentano entrambi una metazona lunga molto più di tre
volte la prozona e perchè il maschio non presenta il denticolo all’apice
della lamina sottogenitale; e ciò benchè la superficie del pronoto sia
scarsamente granulosa (quasi liscia nel maschio) e benchè la superficie
interna della terza spina discoidale sia completamente nera.
Non sono troppo convinto che queste due forme costituiscano
due specie distinte, ma non ho ancora visto materiale sufficiente per
formarmi una precisa opinione in merito.
x
L’armatura genitale del maschio è simile a quella disegnata da
| CHOPARD (1914) per D. contorta se si considerano le due spine apicali
del pene; la simiglianza risiede sopratutto nella spina anteriore che è
ricurva verso l'alto, mentre la posteriore è diritta; il processo apicale
del fallomero ventrale è invece più piccolo e non incurvato all'apice.
La specie è diffusa in Africa Occidentale, ma nuova per il Congo,
ove appare per ora limitata alla regione dei grandi laghi.
Danuria (Danuria) gracilis (SchIt.-Schind.) (fig. 2, 3, 9 e 15)
Popa gracilis Sch.-Schind. 1898, Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova, 39, p. 180.
Lanurta gracilis Giglio-Tos 1907, Boll. Mus. Zool. An. Comp. R. Univ. Torino,
22, n.- 5635, pe 15.
Danuria gracilis Werner, 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI, p. 287-292.
Danurta gracilis Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », db. 627,
Danurta gracilis Bolivar 1936, Eos, XI, 425.
Danurta gracilis Chopard 1943; Orthopt. Afrique du Nord, Paris. p83.
Danurta gracilis Morales 1947; Eos, XXIII, p. 247.
Danuria kuangana Giglio-Tos 1914, Boil. Boll. Mus. Zool. An. Comp. R. Univ.
Torino, XXIX, n. 684, 79 (syn. nov.).
Danuria angolensis Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 627 (nec
angolensis Rehn).
BAS-CONGO: 1928, 1 9 (Lieutenant Sjòren).
KWANGO: Kahemba, 1947, 1 & (R. Close).
KASAI: Shenateke, 27-VI-1946, 1 @ (V. Lagae).
LETT a ee eee eee
Bet SY ye TAURO
276 M. LA GRECA" 329/01 DIO RIO TL
Affine a D. contorta Sj. dalla quale differisce per le minori dimen-
sioni, per le tegmine proporzionatamente più brevi (meno del doppio
del pronoto nel maschio), per la denticolazione dei margini laterali del
pronoto più robusta ed evidente.
A questa specie, di cui era finora nota soltanto la femmina, vanno
anche ascritti i tre esemplari del Congo descritti da GIGLIO-TOS
(1914) come D. Ruangana n. sp., passata poi dallo stesso. Autore
(1927) in sinonimia con D. angolensis Rehn, impropriamente, come
ho potuto accertarmi esaminando il materiale esistente presso il Museo
di Zoologia dell'Università di Torino.
Entrambi i sessi presentano un pronoto lungo e gracile (fig. 2 e 3)
con la metazona lunga oltre 3,5 volte la prozona, con i margini laterali
forniti di denti ottusi sopratutto nella metà posteriore, ove essi sono arro-
tondati: ciascun dente è distintamente macchiato di nero. Mentre la
prozona presenta una doppia fila di grossi granuli oltre a varii altri
minori, la metazona è scarsamente granulosa: ciò si verifica partico-
larmente nel maschio la cui metazona è quasi liscia. Le anche anteriori
sono gracilissime, superanti in lunghezza i 2/3 della metazona, bruno-
ocracee internamente, con la base più scura e con una fascia preapicale
nera; è pure nera la dilatazione apicale del margine anteriore delle an-
che, che è lunga e sottile.
Le tegmine del maschio sono strette e sottili, ad apice subacuto e
lunghe poco più di una volta e mezzo il pronoto. L’addome presenta
il margine posteriore dei primi 5 tergiti fasciato di nero: tale condi-
zione è però meno evidente negli esemplari melanici.
L'armatura genitale è simile a quella di D. thunbergi e D. con-
torta: la spina anteriore del pene è breve e fortemente incurvata in
avanti, quella posteriore è molto lunga ed incurvata in basso; il pro-
cesso apicale del fallomero ventrale è incurvato in basso.
Questa specie sembra avere una distribuzione abbastanza discon-
tinua, essendo stata rinvenuta in Somalia, nel Congo e ad Ifni sulla
costa atlantica del Marocco. Nel Congo Belga appare finora limitata
ai distretti sud-occidentali.
Figg. 1-7. - Pronoti delle specie di Danuria, tutti disegnati alla stessa scala. 1. D. (Da-
nuria) buchholzi Gerst. 4; di Costermanville. 2. D. (Danuria) gracilis (Sch.-Schind.)
8 » del Kwango. 3. D. (Danurta) gracilis (Sch.-Schind.) 9, del Bas-Congo. 4. D.
(Danuria) obscuripennis Chop. g del Uele. 5. D. (Danuria) impannosa Karsch a>
di Beni Sciangul. 6. D. (Danuriodes) barbozae Bol. ©, del Sankuru. 7. D. (Danu-
riodes) kilimandjarica Sjést. 9, di Elisabethville.
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DL)
DANURIAE |
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278 M. LA GRECA
Riporto nel seguente specchietto le dimensioni degli individui del
Museo di Tervuren e delle due femmine adulte (del Museo di Torino).
per le quali GIGLIO- TOS aveva istituito la D. Ruangana (ultime due
colonne).
4 4 252
Lunghezza del corpo mm. 67 Pa 74 72 _
Lunghezza del pronoto mm. 17,7 175 25 2a, 23
Lunghezza della metazona mm. 13,9 14 19.7 18,2 18...
Larghezza del pronoto mm. 2,3 2,5 3,0 3,6 3,4
Lunghezza delle tegmine mm. 28 27,5 12,8 12,2 12
Lunghezza anche anteriori mm. 10,4 10 ot oo 13 12,5
Lunghezza femori anteriori mm. 12 11,7 16,5 15,4 15
Lunghezza femori posteriori mm. 15,5 i 29 20 —_
Danuria (Danuria) contorta $).
Danutia contorta Sjéstedt 1912, Ark. Zool., 7; n. 38, 3-4; tav. 1, fig. 1, La.
Danuria contorta Chopard 1914, Mantidae in « Voyage Alluaud et Jeannel Afr.
Or. », p. 68-69 fig. 77-78.
Danuria contorta Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXV, p. 287-292.
Danuria contorta Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 628.
BRITISH EAST AFRICA: Londiani, III-1914, 1 4 (Dr. Bayer).
L’esemplare è mancante dell’apice dell'addome e quindi non ho
potuto procedere all'esame dell'apparato copulatore; le dimensioni e
gli altri caratteri corrispondono per la massima parte con la descrizione
data dall’Autore. Ne differisce per l'assenza della macchia scura alla
base delle tegmine (ma questo è carattere di scarsissimo valore) e per
l’accenno di lobatura intera (non dentata) presso l'apice dei femori in-
termedi. Per tale carattere l'esemplare si avvicina a D. thunbergi Staal,
ma non penso che si tratti di questa specie, date le sue piccole dimen-
sioni. Senza dubbio le due specie sono molto affini ed i loro caratteri
si corrispondono abbastanza bene (ad esempio, i maschi di entrambe le
specie presentano una nervatura discoidale semplice nelle ali), fatta ec-
cezione per le dimensioni, per la forma dell’apice del fallomero sinistro
e per la lobatura apicale dei femori intermedi: quest'ultimo carattere
in questo caso non ha neanche un gran valore, poichè D. thunbergi
presenta un lobo appena accennato che costituisce uno stadio di tran-
sizione fra le specie con femori a lobi ben sviluppati e quelle sprovvi-
ste di lobi: d’altronde si è visto che la presenza o l’assenza di lcbatura
all'apice dei femori intermedi non si deve sempre intendere in senso
A fe debian SS
Perle
ee re DANURIAE 279
assoluto. Il WERNER (1916) nella sua revisione critica di alcune specie
del gen. Danuria considerava addirittura D. contorta come sinonimo di
D. thunbergi.
La specie è nota finora soltanto per l'Africa Orientale.
Danuria (Danuria) obscuripennis Chop. (fig. 4, 10 e 16)
Danura obscuripennis Chop. 1914, Mantidae in « Voyage Alluaud et Jeannel Afr.
Urp. 69772: fig. 70:81.
Danuria obscuripennis Werner 1916, Verh. k. k. zoo!.-bot. Ges. Wien, LXVI, p.
287-292: i :
Danuria obscuripentiis Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 628.
UELE: Suranga, 1 4 (De Greef).
KIBALI-ITURI: Demu, II-1II-1936, 1 @Q (Dr. Pasteels); Faradje, VI-1915, 1 9
(Blommaert); Yebo-Moto, 10-IX-1926, 1 & (L. Burgeon).
Tutti gli esemplari presentano alla base delle anche, sulla super-
ficie interna, due o tre macchiette brune appena rilevabili (ad eccezione
di una femmina in cui esse sono ben distinte) lungo il margine ante-
riore: si tratta quindi di un accenno di quella macchiettatura che as-
sume una notevole evidenza in D. impannosa Karsch (vedi p. 282).
Inoltre in tutti gli esemplari le 3 macchie nerastre dei femori anteriori,
descritte da CHOPARD, sono molto indistinte e gli uriti si presentano
dorsalmente quasi completamente neri: tale colorazione dell'addome è
da considerarsi quale una maggiore estensione delle fascie nere presenti
di solito al margine posteriore degli urotergiti di alcune specie di questo
genere. La metazona è costantemente, sia nei maschi sia nelle femmine,
pari a tre volte la prozona o appena più grande; i femori mesotoracici
sono privi di lobo preapicale.
Questa specie, benchè a prima vista abbastanza simile a quelle del
gruppo buchholzi-thunbergi, se ne distingue (a parte le caratteristiche
dell'apparato copulatore) per una maggior robustezza del pronoto e
per possedere il lobo apicale delle anche anteriori più breve e più ampio.
D. obscuripennis, descritta per l’Uganda Occidentale è stata poi
citata per il Kamerun e per il Congo (Kakoma sul fiume Mpenda) da
GIGLIO-TOS (1914): il reperto del Congo si riferisce ad un'unica fem-
mina che non ho potuto esaminare; dubito però fortemente che questo
esemplare possa essere attribuito a questa specie a causa del rapporto fra
metazona e prozona che è secondo l’A., pari a 2,5: in tal caso è più
| probabile che si tratti di D. barbozae Bol. che è la Danuria più larga-
mente diffusa nel Congo Belga.
ay
Sa
bo È lele
12)! See FARNE, Di
ia vasi
r
280 M. LA GRECA. fe divido
Danuria (Danuria) impannosa Karsch (fig. 5, 11 e 17)
Danuria impannosa Karsch 1889, Ent. Nachr. 15, p. 274. i
Danuria impannosa Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI, p.
287-292, fig. 9; I.
Danuria impannosa Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 628.
Danuria schweinfurthi Werner 1907; S. B. k. Ak. Wiss. Wien, 116, p. 246 (syn.
nov.).
Danuria schweinfurthi Rehn 1911, Gen. Insect. 1919, p. 25.
Danuria schweinfurthi Giglio-Tos 1914, Boll. Mus. Zool. An. Comp. R. Univ. To-
rino, XXIX, n. 648, p. 80.
Danuria schweinfurthi Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI, p.
237-292:
Danuria schweinfurthi Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 629.
ETIOPIA: Beni Sciangul, 1-[V-1937, 3 °S #19. (@ Guiglia); IV-1938; r @
(G. Guiglia). (Materiale del Museo Civico di Genova).
Le due specie di Danuria del Sudan, D. impannosa Karsch e D.
schweinfurthi Werner, finora descritte, costituiscono un compiesso po-
co noto e non ben definito, a causa anche dello scarsissimo numero di
esemplari fino ad oggi conosciuti e per il fatto che non di tutte e due
le specie si conoscono entrambi i sessi.
D. impannosa Karsch è stata descritta nel 1889 su 2 9 9 di
Gebal Fung (Nubia, Sudan Settentrionale); successivamente il WERNER
(1907) ha esaminato una femmina di questa specie nel Museo di Gor-
don-College in Khartoum, priva però di indicazione di località; lo
stesso Autore più tardi (1916) cita questo suo reperto indicando inespli-
cabilmente il Bahr el Ghazal come località di cattura; GIGLIO-TOS
(1927) nella sua monografia sui Mantidi dà quindi come area di di-
stribuzione la Nubia e il Nilo Bianco: quest'ultima indicazione si rife-
risce probabilmente all’esemplare del Gordon-College di Khartoum.
D. schweinfurthi Wern. simile alla specie precedente è stata de-
scritta nel 1907 su una sola femmina di Bahr el Ghazal, affluente di
sinistra del Nilo Bianco. Le aree di distribuzione delle due forme» per
quanto è dato desumere da queste scarne notizie, o si sovrappongono
almeno in parte o sono contigue.
D'altra parte, queste due specie sono state distinte in base a ca-
ratteri il cui valore è abbastanza incerto anche perchè fondato su sole
femmine: D. schweinfurthi non presenta al margine anteriore delle
coxe protoraciche la serie di macchie nere presenti in D. impannosa;
le tegmine della prima specie hanno l’area costale giallastra e mancano
della macchia ialina mediana presente in D. impannosa; le zampe della
prima specie sarebbero più brevi e il pronoto meno denticolato lateral-
mente.
PET rad TRE: LITE
' pr.
va - % <=
ene ops Wane DANURIAE 281
Come dirò meglio in seguito la macchiettatura seriata lungo il mar-
gine anteriore delle coxe protoraciche puo essere anche indistinta, e co-
munque varia di intensità in esemplari di una stessa località; il mar-
gine costale giallastro e la macchia ialina delle tegmine sono caratteri
molto diffusi anche in altre specie di Danuria, ma sempre incostanti,
:
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Go)
_ Si
| Figg. 8-13. - Anche anteriori delle specie di Danurta, viste dalla superficie interna,
tutte disegnate alla stessa scala, ad cccezione della fig. 9 che è ad un ingrandimento
maggiore. 8. D. (Danurta) buchholzi Gerst. 9, del Ruanda-Urundi. 9. D. (Danu-
tia) aracilis (Sch.-Schind.) 4, del Kwango. 10. D. (Danuria) obscuripennis Chop.
4 » del Uele. 11. D. (Danuria) tinpannosa Karsch 4, di Beni Sciangul. 12. D. (Da-
nuriodes) barbozae Bol. 9, del Sankuru. 13. D. (Danuriodes) kilimandjarica Sjòst.
4» del Ruanda.
come ho potuto riscontrare in una lunga serie di D. barbozae (v.
p. 286); le diverse dimensioni delle zampe e la diversità di denticolazione
del pronoto potrebbero avere valore soltanto se basati su numerosi
esemplari, poichè essi sono (specialmente nelle femmine) fortemente
correlati con le dimensioni del corpo: ma a prescindere da tali consi-
derazioni, se si esaminano le dimensioni delle femmine di queste due
specie nella- tabella comparativa fornita dal WERNER (1907) nell’isti-
tuire la sua specie, si osserva come le dimensioni delle zampe di D.
=} ve:
282 M. LA GRECA
schweinfurthi siano, in realta, proporzionatamente maggiori, o nella
migliore delle ipotesi, uguali a quelle di D. impannosa: ciò natural-
mente se si considera come lunghezza di riferimento la lunghezza del
pronoto, poichè è ovvio che la lunghezza totale del corpo sia assolu-
mente da scartarsi in questo genere di comparazioni. Vengono meno
così, a mio modo di vedere, i motivi per cui si dovrebbero mantenere
distinte le due forme: la specie, alla quale spetta il nome di D. impan-
nosa Karsch 1889, ha quindi un'area di distribuzione che si estende
nella Valle del Nilo da Bahr-el Ghazal alla Nubia allargandosi verso
ovest nella Etiopia Nord-occidentale (Beni Sciangul, nella Valle del
Nilo Blù).
L'esame degli esemplari di quest'ultima zona, inviatimi in studio
dal Dott. F. CAPRA del Museo di Storia Naturale di Genova, mi ha
permesso di rilevare la notevole affinità di questa specie con D. obscu-
ripennis Chop. : infatti tutte le specie di questo sottogenere di cui si
conosce l'armatura genitale presentano, come si è visto, un pene fornito
di due processi spiniformi acuti; solo D. impannosa ha il processo più
lungo ad apice arrotondato e D. obscuripennis entrambi i processi tron-
chi e arrotondati. Anche il rapporto fra la lunghezza della metazona e
quella della prozona è molto simile e spesso eguale a quello di D. obscu-
ripennis ove la lunghezza della metazona è pari a tre volte, o poco
più (sopratutto nei maschi) la lunghezza della prozona; in D. impan-
nosa tale rapporto può forse scendere, nelle femmine, un poco al disotto
di tre. Il pronoto di questa specie, però, appare un poco più tozzo, per
avere una maggior larghezza al livello della dilatazione sopracoxale e
anche a metà lunghezza della metazona: forse questo è l’unico carat-
tere morfologico esteriore che ci permetta di mantenere separate le due
specie a prima vista. Anche la colorazione delle coxe anteriori sembra
che possa fornire un buon carattere distintivo: in D. impannosa la
macchiettatura seriata lungo il margine anteriore è per lo più evidente,
mentre in D. obscuripennis essa è di solito assente, ma può essere an-
che lievemente accennata. Inoltre entrambe le specie presentano. sempre
sul lato interno delle anche, due fasce nere trasversali, una prima della
dilatazione apicale ed una a metà lunghezza di questa; anche il lobo
apicale interno posteriore delle stesse anche è marginato di nero.
L’addome dei maschi è di norma ocraceo, senza fasce nere al mar-
gine posteriore degli uriti: esiste però, più o meno bene accennata, una
striscia longitudinale mediana bruna, che in uno degli esemplari si
Was as 7 ae.
SÙ id oe i i DANURIAE 283
espande lungo il margine posteriore di un urite, formando una sorta
di fascia bruna a metà dell'addome; analoga fascia bruna è stata in-
dicata da CHOPARD per D. obscuripennis. La femmina da me osservata
è in fase melanica ed è di color nero opaco ad eccezione della superficie
esterna delle anche e femori anteriori che è grigio-giallastra, della su-
perficie interna delle anche anteriori che conserva la tipica colorazione
della specie, e della metà basale delle zampe medie e posteriori che è
giallastra.
Riporto le dimensioni dei suddetti esemplari di D. impannosa,
raccolti a Beni Sciangul.
4 4 $ 3$ 2
Lunghezza del corpo mm. 86 — 85 90 93
Lunghezza del pronoto mm. 229 24,7 22,6 233 26,5
Lunghezza della metazona mm. 16,8 18,7 17 17,6 19,4
Larghezza pronoto alla dilatazio-
ne mm. 4,1 4,2 4,3 4,2 5,4
Larghezza della metazona mm. 373 3,5 35 Sil 4,8
Lunghezza delle tegmine mm. 46 48 45 47 18,3
Lunghezza anche anteriori mm. 19;2 15 133 14 13:5
Lunghezza femori anteriori mm. 16,3 se 16,5 We) 19,3
Onde permettere un utile confronto, riporto anche le dimensioni
‘del tipo e dell’allotipo di D. obscuripennis molto cortesemente forni-
temi da CHOPARD:
6 - Lungh. pron. mm. 21,1; lungh. metaz. mm. 16,1; largh. alla
| dilatazione mm. 3,6; largh. metaz. mm. 2,8;
@ - lungh. pron. mm. 29,5; lungh. metaz. mm. 22; largh. alla dila-
tazione mm. 5,5; largh. metaz. mm. 4,5. |
Danuria (Danuriodes) kilimandjarica SjOst. (fig. 7, 13 e 18)
— Danuria kilimandyjarica Sjòstedt 1909, in « Wiss. Erg. Schwed. zool. Exp. Kiliman-
ì: gjaro. Meru »» v. 3; n. 17, p. 72, T. IV, fig. 4, 4a-b. i
Danuria kilimandjarica Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI,
Di. 287-202. P
Danuria kilimandjarica Giglio-Tos 1927; Mantidae in « Das Tierreich », p. 625.
Danuria kilimandjarica Chopard 1938, in « Mission scient. Omo», IV. Zool.,
one See
Danuria zambesica Giglio-Tos 1914, Boll, Mus. Zool. An. Comp. R. Un. Torino.
XXIX, n. 684, p. 74-75 (syn. nov.).
Danuria zambesica Giglio-Tos 1927; Mantidae in « Das ‘Tierreich », p. 624.
Danuria zambesica La Greca 1939; Boll. Ist. Zool. An. Comp. R. Un. Genova, XVII,
Tdi De ET pe DOT 7.
. Danuriodes bolauana Giglio-Tos 1907, Boll. Mus. Zool. Comp. R. Un. Torino,
i XXII, n. 563, p. 15 (nec Danuria bolauana Sauss.).
a tem
= PRI
n x +
fa Ci
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ie”.
| ate.
284 Mi LA GRECA “ys (SELE ee
KIBALI-ITURI: Aru, 1938, 1 9 iuv. (Bastiaens).
RUANDA: Gabiro, 1934, 1 & (R. Verhulst): Kibungu, X-XII-1937, 1 4 (R.
Verhulst).
URUNDI: Kitega, II-1934, 1 & (P. Lefèvre); Rugari, 1948, 1 4 (Dames de
Marie).
HAUT-KATANGA: Elisabethville, 1 9 (G. Swalue); XI-1928, 1 & (Ch. Seydel);
XII-1930, 2 4 3 (Ch. Seydel): 1928, 1 & (Mille Y. Waroux). Katanga, 1
4 iuv. (L. Charliers). i
LUALABA: Kansenia, XI-1930, 2 9 2 (G. F. de Witte)
Questa specie è stata descritta da SJOSTEDT (1909) su una fem-
mina allo stadio di ninfa. Successivamente GIGLIO-TOS (1014) at-
tribuiva ad essa due femmine e due maschi del Nyassa e del Tanganika,
mentre descriveva come specie nuova (D. zambesica) un maschio ed una
femmina molto simili alla specie di SJOSTEDT; lo stesso autore pone
in evidenza come la distinzione fra le due specie sia difficile a farsi,
sebbene ad occhio essa sia ben visibile, e conclude considerando come
probabile la possibilità che queste due specie (e anche una terza, D.
affinis) non ne formino in realtà che una sola. Nel 1916, WERNER,
nella sua trattazione critica del gen. Danuria dimostra di ignorare la
nota di GIGLIO-TOS e ricorda soltanto la specie di SJOSTEDT senza
però citare nuovi reperti. Nella sua monografia sui Mantidi (1927)
GIGLIO-TOS mantiene ancora distinte le due specie, ricalcando il suo
precedente lavoro. Infine, nel 1938, CHOPARD ricordava come D. ki-
limandjarica una femmina del Kenia ed io, nel 1939, attribuivo a D.
zambesica (a causa della denticolazione laterale del pronoto breve e
robusta) 4 maschi ed 1 femmina della Rhodesia settentrionale, benchè
tutti gli esemplari fossero di mole minore anche di quella di D. Rili-
mandjarica,
Secondo GIGLIO-TOS quest’ultima specie sarebbe pit piccola di
D. zambesica, con le spine marginali del pronoto più lunghe e più acu-
te, con la nervatura discoidale dell'ala del maschio biforcata dopo la
meta, più altre differenze cromatiche di scarsissimo valore sulle quali
non mi soffermerò oltre. Come ho già accennato in precedenza, il pun-
to in cui ha inizio la biforcazione della nervatura discoidale dell’ala
non è un carattere da prendere in considerazione nel gen. Danuria poi-
chè esso varia moltissimo in una stessa specie; tale variabilità risulta
anche dai maschi di questa stessa specie da me esaminati: in due indi-
vidui di Elisabethville, e raccolti approssimativamente nello stesso pe-
riodo di tempo, la nervatura discoidale, una volta si biforca prima della
metà e una volta dopo. Circa la pretesa differenza di dimensioni fra
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Li” a n° A A E tee A 14 ; È MIT" , x
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ME | DANURIAE 285
le due specie, che dai valori forniti da GIGLIO-TOS appare già estre-
mamente esigua, è facile rilevare come essa sia assolutamente insoste-
“nibile anche perchè basata su dati ricavati da non più di due individui
per ogni sesso. Infine la presenza di spine più lunghe ed acute sui mar-
gini laterali del pronoto, a parte il fatto che anche questo è un carat-
tere soggetto ad una certa variabilità» da sola non può affatto giusti-
| ficare l'istituzione di due specie distinte.
Non vedo quindi la possibilità di mantenere ancora distinte le
due supposte specie e di conseguenza D. zambesica GIGLIO-TOS 1914
è da considerarsi sinonimo di D. Rilimandjarica Sj. 1909. Dei due
esemplari sui quali GIGLIO-T°OS ha istituito la sua specie ho potuto
esaminare soltanto la femmina che trovasi presso il Museo Zoologico
di Torino.
D. kilimandyarica, facente parte del sottogenere Danuriodes as-
sieme a D. barbozae, D. congica e D. affinis (ammesso che quest’ulti-
ma sia una buona specie), si distingue dalle suddette specie per le di-
mensioni nettamente minori e per la presenza dei lobi dorsali sulle
tibie mesotoraciche. Inoltre differisce da D. barbozae per una dentico-
lazione dei margini laterali del pronoto meno robusta e più irregolare
e per avere nelle femmine il campo anale delle ali tessellato fino alla
base: in D. barbozae la metà prossimale. dell’area anale delle ali è
completamente affumicata senza traccia di venulazione trasversale
chiara. :
Le anche anteriori (fig. 13) presentano la colorazione caratteri-
| stica probabilmente di tutte le specie di questo sottogenere: apice con
una macchia ocellare cremea circondata da una fascia nera che si esten-
de sulla dilatazione apicale, ma che sui lobi apicali interni si riduce ad
una sottile linea. Nelle femmine la superficie esterna presenta di solito
ben evidenti, in corrispondenza del margine esterno, numerose striscio-
line nere che tendono a convergere verso il centro del margine stesso;
la superficie interna presenta lungo il margine anteriore una fitta serie
di macchiette nere che vanno sfumando posteriormente: tale macchiet-
_ tatura, che ricorda quella di D. impannosa, è però meno netta e più
fitta.
Abbastanza variabile invece è la mole del corpo e specialmente il
rapporto fra lunghezza della metazona e quella della prozona, rap-
porto che va da 2:2 a circa 2,5; una simile situazione oltre che negli
individui del Congo Belga, l’ho già notata nella breve serie di maschi
at
286 M. LA GRECA
della Rodesia da me indicati sotto il nome di D. zambesica (LA GRECA
1939), come risulta confrontando le dimensioni da me allora pubbli-
cate con quelle che riporto qui di seguito per gli esemplari de! Congo.
Ee ic Le Largh. L. | Fs be
corp. pron. met. pron. coxa ant. fem. ant. tegm.
mm. mm. mm. mm. mm.” mm: mm.
È Maschi
50 11,9 8,4 2,7 8,2 9,6 a2
52 11,9 8,2 2,9 9 10,7 30,5
53 12,1 8,7 2,8 8,6 10,5 30
— 12,8 9,1 2,9 8,7 10,5 33,0
— 13:3 9.6 a2 9 11 34,5
DI USO 9,5 3,1 9 HS 33
2 13,8 9,7 3 9,3 11,2 32
59,5 13,9 9,7 32 9,5 LD 33
Filem mime
61 18,1 12,5 5,1 12,5 16,4: che a8
— 19,4 13,6 Dye 13 15,5 14
_ 20,2 14,3 VARI 13 16 15
Questa specie, localizzata nell’ Africa centro-orientale, segue il con-
fine orientale del Congo, dalla regione del Lago Alberto, attraverso il
territorio montagnoso del Ruanda-Urundi, fino al Katanga; al di fuori
del Congo scende fino alla Rodesia Settentrionale e allo Zambesi, men-
tre a oriente si spinge nei territori del Kenia e del Kilimandjaro.
Danuria (Danuriodes) barbozae Bol. (fig. 6, 12 e 20)
Danuria barbozae Bol. 1889, J. Sc. Ac. Lisboa, s. 2.a, L p. 85.
Danuria barbozae Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI.p. 287-292
Danuria barbozae Giglio-Tos 1927, Mantidae, in « Das Tierreich », p. 626.
Danuria angolensis Rehn 1912, Proc. U. S. Nat. Mus. 42; p. 470, fig. 12 (syn.
nov.).
Danuria angolensis Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI, p.
287-292.
Danuria angolensis Giglio-Tos 1927; Mantidae in « Das Tierreich »; p. 627 (partim).
Danuria serratodentata Werner 1916, Verh. k. k. zool.-bot. Ges. Wien, LXVI, p
287-292, fig. 9, i, k
BAS-CONGO: Mayidi, 1942, 1 4, 1 9 iuv. (Rev. P. Vas Eyen).
TSHUAPA: Yolo, VI-1937, 5 4 4 (Buckinck).
KASAI: Tshikapa, 1926, 1.4 (Dr. Guillot): Eerie Katoke, 1939, 1 @
(R.P.N. Vankerckhoven); Hemptinne-St. Benoit, 1 9 (P. Callewaert).
SANKURU: Kabinda, 1935, 1 4 e1 9 (P. Henrard); Lomani Km. 234 du B. C.K.,
3 4 4: 3 2 9 (Don R. Mayné); Lomani, Kambaye, IX-1930, 1 9 (P.
Suarri).
MANIEMA: Kasongo, 1 2 (Lt. Van Delft); Km. 345 de Kindu (nuit), 2 4 ¢
(Dr. Russo); Lusindoi: 20-VIII-1911, 1 4 (L. Burgeon).
DANURIAE 287
SUD-KIVU: Niemba-Kalembelembe, VII-1918, 1 4 (R. Mayné).
TANGANIKA: Kabalo, IX-1933; 1 @ (A. Becquct); Environs de Lusaka, 1-IX-1912,
1 & (Dr. Stappers); Ruisseau Kompinda 4 Mozonde, 29-VIII-1912, 1 ¢
(Dr. Stappers).
HAUT-KATANGA: Elisabethville, X-1934, 4 ¢ 4 (Ch. Seydel); IX-1911, 1 @
(Miss. Agric.); 11912, 1 4 (Don S. R. Zool. Anvers); 1 4 (Dr. Walravens).
Savane de Lukonzolwa, 14-X-1911, 1 g (Dr. Bourguignon). Katanga, 1929,
I 4 (M. Timmerhans).
LUALABA: Lubudi, 1947, 1 9 (R. Clair); Kamina, 1950, 1 ¢ (Dr. Buls); Kan-
: senia, 15-IX - 15-X-1930, 4 & & (G.F. de Witte); N’Gule, 5-X-1930, 1
meee Lion, Ec. Med. Trop. B); Kapiri,.15-X - 2r-XI-1930, 1 4 (G. F. de
Witte); Kafakumba, [X-1924,. 9 3 4; 2 9 9 (F.G. Overlaet): 1928.1
4 (F.G. Overlaet); Kaniama, 1931,‘1 @ (R. Massart); Kinda, 6-XI-1914,
mm © ‘CL. "Charliérs).
Di questa specie descritta e citata varie volte su sole femmine,
non era mai stato riconosciuto il maschio, poiché, come ho potuto ren-
dermene conto grazie alla ricca serie di esemplari di entrambi i sessi
presenti in questa collezione, esso è sprovvisto del lobo apicale dei fe-
mori intermedi; tale lobo è invece di norma presente e ben sviluppato
nelle femmine. Poichè a questo carattere si era usi dare un'importanza
fondamentale nella distinzione delle specie, è facile comprendere come
REHN, trovandosi in possesso di un solo maschio, abbia ritenuto di
dover creare per esso la nuova specie D. angolensis: il disegno e la pre-
cisa ed esauriente descrizione fornitaci dall’A. corrispondono fin nei mi-
nimi particolari con gli esemplari a mia disposizone. E’ invece incom-
prensibile come GIGLIO-TOS (1927) nella sua monografia sui Mantodei
abbia passato in sinonimia con D. angolensis, la sua D. Ruangana
(GIGLIO-Tos, 1914), istituita su femmine e larve: infatti gli indivi-
dui di quest'ultima specie hanno la metazona lunga circa 4 volte la
prozona (rientrano quindi nel gruppo di specie a pronoto gracile e
lungo, e sono da considerarsi come appertenenti alia D. gracilis (Sch.-
Sch.) mentre la specie di REHN, come appare chiaramente dalla descri-
zione e dalia figura, appartiene al gruppo di specie a proroto più bre-
ve e robusto, con metazona lunga 2,5 volte la prozona o poco più.
_ Anche nella chiave dicotomica del gen. Danuria riportata dallo stesso
Autore neli’cpera citata, erroneamente D. angolensis è indicata come
fornita di metazona lunga più di tre volte la prozona. Gia WERNER
(1916) dubitava che D. angolensis non fosse da considerarsi piuttosto
quale maschio di D. serratodentata; egli però manteneva ancora di-
stinta quest'ultima specie da D. barbozae per il diverso sviluppo dei
lobi preapicali dei femori mesotoracici in entrambe le forme: giusta-
i ae
Ù 1 fas
Ri
. vi
7 È 288 M. LA GRECA
mente GIGLIO-TOS ha riunito barbozae e serratodentata in un'unica
specie. |
lee #7
x x
Figg. 14-19. > Apparato copulatore maschile delle specie dei generi Danuria e Para-
danuria; il fallomero dorsale di destra non è disegnato. 14. D. (Danuria) buchholzi
Gerst., di Costermanville. 15. D. (Danuria) gracilis (Sch.-Schind.), del Kwango. 16.
D. (Danuria) impannosa Karsch, di Beni Sciangul. 18. D. (Danuriodes) kilimandja-
rica Sjost., di Elisabethville. 19. Paradanuria bolauana (Sauss.), della Somalia Ita-
liana. fv. fallomero ventrale;; Id, Iv, lamina dorsale e lamina ventrale del fallomero
dorsale di sinistra: p, pene Ad
La ricca serie di individui di D. barbozae a mia disposizione mi
ha inoltre consentito di studiare la variabilità intraspecifica delle Da-
nuria e di valutare quindi la maggiore o minore bontà dei caratteri
usati nella classificazione delle specie di questo genere.
MI, “—— DANURIAE 289
Desidero porre subito in evidenza come, nel maschio, alcune ca-
ratteristiche dell'armatura genitale non sono rigorosamente definite nel-
x
l'ambito della specie: infatti, preparando l'apparato copulatore di nu-
merosi individui, ho potuto notare come si passa da casi in cui il pro-
cesso apicale del fallomero sinistro è diretto posteriormente quasi di-
ritto, ad altri in cui è ripiegato su sè stesso verso l'alto, per arrivare
infine a casi in cui, oltre a questa ripiegatura, esso presenta una più o
Fig. 20. - Estremità posteriore dei fallomeri ventrale e dorsale di sinistra di D. (Danu-
riodes) barbozae Bol. per mostrare la variabilità dei rispettivi processi apicali.
meno accentuata torsione della porzione apicale in senso antiorario
(fig. 20). Meno variabile è il processo posteriore del fallomero ventrale,
il quale è spiniforme, diritto o solo lievemente incurvato, con o senza
una lieve strozzatura mediana; abbastanza variabile è invece l'angolo
compreso fra questo processo ed il margine laterale destro dello stesso
fallomero ventrale (fig. 20).
La variabilità del processo apicale del fallomero sinistro non è in
correlazione nè con la mole, nè con altri caratteri, quali, ad esempio,
quelli forniti dalle nervature. Anche questa presenta un'ampia varia-
. bilità per quanto riguarda la biforcazione della 1° nervatura ascellare
delle ali: tale biforcazione può aver luogo presso la base dell'ala, pri-
ma della meta, dopo la metà o anche soltanto a 1/3 dell’apice dell'ala;
costante appare invece la biforcazione della nervatura discoidale del-
l'ala che ha luogo poco dopo la metà dell'ala stessa.
Un altro carattere importante che presenta una notevole varia-
| bilità è il cogs apicale dei femori mesotoracici che, di norma; è ben
“Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. 10
290 M. LA GRECA St ia
sviluppato nelle sole femmine: ma anche in queste, su 14 esemplari
esaminati, 2 sono sforniti di lobo, 1 presenta una lobatura solo lie-
vemente accennata, 2 presentano un lobo soltanto ad una delle zampe;
tutte le altre femmine hanno i femori chiaramente forniti di un lobo
più o meno ampio, a margini interni, 1-dentati o, più spesso, 2-dentati.
Nei maschi, come ho già detto, la lobatura è completamente inesistente
e soltanto alcuni esemplari presentano un accenno di bidenticolazione
nel punto in cui dovrebbe trovarsi il lobo.
La colorazione, fondamentalmente bruno-ocracea, sembra essere
abbastanza costante, fatta eccezione di alcuni esemplari più scuri che
mostrano una certa tendenza al melanismo. Nei maschi la regione co-
stale delle tegmine varia da ocracea a bruno-ocracea; l’area discoidale
nella metà anteriore è opaca, nella metà posteriore è subialina: le ali,
che presentano la tipica colorazione del genere, hanno, nella gran mag-
gioranza dei casi, l'apice più chiaro. Nelle femmine, gli individui più
chiari hanno le tegmine quasi completamente ocracee in modo che lo
stigma non spicca su di esse con molta evidenza e altrettanto dicasi di
alcuni esemplari molto scuri con tegmine nerastre e stigma bruno-scuro;
nella maggioranza degli individui, invece, sulla tegmina bruno-scura,
spicca con evidenza la macchia tonda ocracea dello stigma. Costante è
pure la colorazione della superficie interna delle anche anteriori (fig. 12).
Nella accurata descrizione del maschio di D. angolensis (che co-
me ho già detto è il maschio di questa specie), REHN non ha potuto
dare le caratteristiche dell'estremo apicale dell'addome: gli ultimi 4 (o
più di rado 3) uriti non presentano la fascia nera al margine posteriore.
La lamina sopranale è rettangolare, del doppio più larga che lunga, con
gli angoli posteriori arrotondati e lievemente piegata ad angolo al cen-
tro del suo margine posteriore a causa della presenza di una carena
longitudinale mediana. La lamina sottogenitale è ampia, col margine
posteriore subtroncato e angoli posteriori largamente arrotondati; gli
stili, brevissimi, sono posti in prossimità di detti angoli in una appo-
sita rientranza. I cerci, conici, sono brevi e non superano il margine po-
steriore della lamina sottogenitale.
Le variazioni di mole sono particolarmente notevoli nelle femmi-
ne; nei maschi, a parità di dimensioni delle varie parti del corpo, pos-
sono riscontrarsi notevoli differenze nella lunghezza delle tegmine: que-
ste però non sono mai minori del doppio della lunghezza del pronoto.
Il rapporto fra la lunghezza della metazona e quella della prozona si
perg ea
Catt P .
Re SS We Freee
Lo e A ° se 20 Fai tra, 5 LR .
hee e RAMEE cs ere Ne
yer h "e, ta
Me n °-°. DANURIAB
Pi
mantiene abbastanza costante oscillando sempre fra 2,5 e 2,8 con una
maggior frequenza attorno a 2,7; la prozona supera sempre in lun-
ghezza il valore della massima larghezza del pronoto e quest'ultima
dimensione è di poco superiore a 1/5 della lunghezza totale del pro-
noto nel maschio e di poco meno di 1/4 nella femmina.
-
MASCHI FEMMINE
min media mas. min media mas
Lungh. corpo mm.| 73 78 82 67 (o 83
Lungh. pronoto mm.| 19 20,5 Zio 22 24,3 2,5
Lungh. metazona mm.| 14 149 | 15,9 | 16 176.1 *195
Largh. pronoto mm. 4,1 4,4 4,7 La PO ASA RIPA 6,4
Lungh. tegmine mm. | 40 43 47 14,5 16,7 19
Lungh. anche anter. mm.| 11,8 12,4 13 13,5 152 17
Lungh. femori anter. mm.| 14 15,4 16,2 16,8 19,3 21
Questa specie è largamente diffusa nel Congo Belga centro-meri-
dionale (dall’estremo occidentale fino al Tanganika) ove rappresenta
senza dubbio la più comune specie del gen. Danuria; è stata inoltre
rinvenuta nell'Angola.
. Danuria (Danuriodes) congica Giglio-Tos
D. (Danuriodes) congica Giglio-Tos 1914, Boll. Mus. Zool. An. Comp. R. Un. To-
rino; XXIX, n. 684, p. 75-76.
Danurta congica Giglio-Tos 1927, Mantidae in « Das Tierreich », p. 626.
KATANGA: 1948, 1 9 (Dames de Béthanie).
Questa specie, molto sommariamente descritta in poche righe da
| GigLIO-TOS su una sola femmina, non è stata mai più ricordata da
altri autori. Credo che l'esemplare qui ricordato, e da me confrontato
con il tipo, si possa in effetti attribuire a questa specie, sia per le di-
mensioni, sia per la particolare spinulazione dei margini laterali del
pronoto. |
Questa specie è molto simile ai più grandi esemplari di D. barbo-
zae, dalla quale si distingue, almeno per quanto riguarda la femmina,
per i seguenti caratteri:
— dimensioni del corpo maggiori;
-—pronoto con la dilatazione un po’ più nettamente definita per la
presenza di una sorta di lieve costrizione anteriormente e posterior-
mente ad essa;
a). 2 . : È i =e 2 i a SE ) LE tl wie = ;
aa - 292 M. LA GRECA TSE eae LIE RI
Au — spinulazione dei margini laterali della metazona distintamente più
3 rada, con le spine chiaramente più acute (cioè con la base più stret-
a ta e con l'apice meno arrotondato). Nel tipo, le spine sono anche
un po’ più lunghe di quanto non lo siano nell’esemplare del Ka-
tanga;
x
i — la venulazione trasversale chiara dell’area anale delle ali è
= | anche nella metà anteriore dell’area stessa (in D. barbozae manca
“su in questa porzione dell'ala, che è completamente affumicata) pur
essendo quivi più rada che nel resto dell’ala.
presente
ps La colorazione delle anche anteriori è come in D. barbozae; an-
che il lobo apicale dei femori mesotoracici è simile a quello di questa
specie, mentre secondo GIGLIO-TOS esso dovrebbe essere più stretto
= e più lungo.
a Lungh. pronoto mm. 27,5; lungh. metazona mm. 20; largh.
pronoto mm. 6,6; lungh. anche anteriori mm. 17,2; lungh. femori
anteriori mm. 21; lungh. tegmine mm. 19,5. |
Gen. PARADANURIA nov. oe
(Generotipo: Danuria bolauana, Saussure 1869, Mitt. schweiz. ent.
Ges., 9, p. 70)
Simile a Danuria, gracile. Capo pit largo che lungo, con occhi
= non attenuati verso l'alto, alquanto globosi e sporgenti in avanti. Ver-
tice largo, con due processi conici dietro gli occhi e diritto fra questi
3 processi, senza i due tubercoli acuti presenti dietro gli ocelli come in Da-
a nuria; medialmente a ciascuno dei due processi retrooculari esiste un
profondo solco. Pronoto gracile, lungo, con la metazona carenata, ~
lunga più di tre volte la prozona e molto più lunga delle anche ante-
riori: queste sono dilatate a paletta all'apice e presentano interi entrambi
i lobi apicali. Tegmine ed ali ben sviluppate, ma notevolmente più corte
dell'addome nel 4, molto più abbreviate nella 9. Apparato copula-
tore maschile con il processo posteriore del fallomero ventrale lobi-
x forme e non spiniforme come in Danuria; pene foggiato a ferro di ca-
vallo, con la branca posteriore più lunga e spiniforme. i
Questo genere differisce da Danuria per la forma del capo, per il 4
a vertice liscio e per la particolare struttura dell'apparato copulatore. ;
x Inoltre, mentre per la forma del pronoto e per quella della dilatazione
> apicale delle anche anteriori si avvicina alle specie del sottogen. Da-
eee at eee ut Se i ia; i
of Seti È « A DI) co FERA TO s ba, f
9 y = :
DANURIAE 293
nuria, per l'aspetto dei lobi apicali delle stesse anche, ricorda le specie
del sottogen. Danuriodes. La forma del capo e degli occhi è simile a
quella del gen. Macrodanuria.
Paradanuria bolauana (Sauss.) (fig. 19)
Danuria (Danuriodes) bolauana, Werner, 1916, Verh. k.k. zool.-bot. Ges. Wien,
EXVL pi 287-292; fig. ge. h.
Danuria bolauana, La Greca, 1939; Boll. Lab. Zool. gen. agr. Fac. agr. Portici, XXXI,
Périrzzo.
Danuria bolauana Giglio-Tos 1927, Mantidae, in « Das Tierreich », p. 624.
SOMALIA ITALIANA: Villaggio Duca degli Abruzzi, estate 1923, 2 4 & (Dott.
Andruzzi). (Materiale del Museo Civico di Genova).
I due esemplari sono abbastanza tipici: in entrambi il lobo supe-
riore dei femori medi è molto piccolo. Le tibie intermedie presentano
un minuto lobo triangolare al margine superiore in uno solo degli
individui. Nè GIGLIO-TOS (1927), nè WERNER (1919) fanno cenno
di tale lobo. Solo nel 1906 lo stesso WERNER fa cenno di una larva di
tale specie catturata a Gondokoro (N. Uganda) la quale presentava que-
sto carattere. GIGLIO-TOS (1910) nella sua revisione dei Vatinae, affer-
ma di dubitare dell’esatta determinazione di questa larva, poichè ritiene
che D. bolauana non presenti il succennato lobo alle tibie intermedie
e anche nella sua monografia del: « Tierreich » (1927), riporta dubita-
tivamente questo reperto.
Il rinvenimento dei due esemplari somali, che sono perfettamente
identici in tutti.i caratteri, differendo solo per la presenza o assenza
del lobo alle tibie intermedie, toglie ogni dubbio in merito e conferma
una volta di più quanto ho rilevato nel 1952 a proposito del gen. Popa,
e cioè che la presenza o assenza del lobo delle tibie non è sempre un
buon carattere per la distinzione delle specie nei Vatinae.
Gen. MACRODANURIA Sjost.
Macrodanuria elongata (Borre)
TSHUAPA: Flandria, 1935, 1 4 (R.P. Hulstaert); Lukolela, 27-III-1926, 1 ¢
(F. G. Overlaet).
UELE: Bambesa, 1o-II-1939, 1 9 (J. Vrydagh).
Anche questa specie, come quelle dell’affine gen. Danuria presenta
individui melanici: infatti il maschio di Flandria è fortemente scuro
con il pronoto completamente nero.
La specie è largamente diffusa nell’ Africa Tropicale occidentale ed
| è già nota per il Congo.
=f ea
294 M. LA GRECA”
OPERE CITATE
CHOPARD L. - 1914 - Insectes Orthoptères. MI. Mantidae. In « Voyage Alluaud et
Jeannel Afr. Or. », pp. 21-81.
GIGLIO-TOS E. - 1907 - Ortotteri Africani. Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Un. To-
rino, XXII, n. 563.
GIGLIO-TOS E. - 1914 - Mantidi' esotici. VII. Vatinae, Ibid., XXIX, n. 684.
GIGLIO-TOS E. - 1927 - Mantidae. Das Tierreich, n. 50.
LA GRECA M. - 1952 - Specie nuove e note POSA su oe dell’Africa Orien-
tale. Ann. Ist. Mus. Zool. Un. Napoli, IV, n.
LA GRECA M. e RAINONE A. - 1949 - Il SE e la muscolatura dell’addo-
me di Mantis religiosa. lbid., I, n. 5..
KARSCH F. - 1889 - Ueber die Gattung Danuriz. Ent. Nachr., XV, p. 270-275.
REHN J. A. G. - 1911 - Vatinae. Gen Insect., fasc. 119. Ù
REHN J. A. G. - 1927 - Contributions to our knowledge of the Dermaptera and
Orthoptera of the Transvaal and Natal. Ann. Transvaal Mus. XII, pp. 1-54.
STAAL C. - 1856 - Orthoptera cursoria och Locustina fran Cafferlandet. Ofv. Kongl.
Vetensk.-Ak. Foérh., 1856, pp. 167-170.
Me F. - 1907 - Orthoptera Blattaeformia. S.B.k. Ak. Wiss. Wien, CXV,
.' 165-266,
ae F. - 1916 - Zur Kenntnis afrikanischen und indischen Mea Verh.
zool. bot. Ges. Wien, LXVI, pp. 254-296.
Dr. E. BERIO
TRIGONODES HYPPASIA Cram. e T.EXPORTATA Guén. (1)
(Lep. Noctutdae)
Sono state considerate sinonimi dagli Autori moderni (Hampson,
@apeeep. Phal. XIII; 27, 1913; Warren, Seitz, III, 332, 1913) le
seguenti entità :
Noctua hyppasia Cramer, 1779 (Coromandel) rettificata da Py helene
in hypatia e da Hiibner in hypasia.
Phalaena deliana Stoll, 1790 (Coromandel).
Ophiusa anfractuosa Bdv., 1883 (Madagascar).
Trigonodes acutata Guenée, 1852 (Senegal).
Trigonodes inacuta Guenée, 1852 (Hab. ign.).
Trigonodes exportata Guenée, 1852 (Abissinia).
Trigonodes compar Wlk., 1858 (Cina).
Le caratteristiche di hyppasia Cr. nella figura notevolmente arti-
ficiosa (riprodotta schematicamente in fig. 1) sono tuttavia evidenti
nella regolarità della curvatura della linea prelimbale e nella lunghezza
del vertice del triangolo inferiore verso il tornus. Queste caratteristiche
si rilevano negli individui asiatici, come ad esempio in un esemplare di
Assam schematizzato a fig. 2. Le principali alterazioni della figura
di Cramer sono dovute al fatto che il suo esemplare venne figurato ad
ali chiuse, il che ne rende mono facili ad apprezzare le proporzioni e
le posizioni relative.
Queste stesse caratteristiche, rese più o meno fedelmente, figurano
nella anfractuosa di Boisduval (riprodotta schematicamente a fig. 3),
la cui figura originale ha risentito della fantasia del disegnatore: tut-
tavia un esemplare esistente al Museo di Parigi etichettato «Ile de
France », di piccola statura, è talmente simile nel suo aspetto generale
alla figura di Boisduval (Lep. Madag., tav. 15, fig. 6) corretta in base
alla diagnosi, da lasciare supporre che possa essere servito di modello
all'autore. Anche in detto esemplare sono evidenti le caratteristiche so-
pra menzionate.
(1) Nota - Chalciope Hb., typ. Phalaena mygdon Cr. (Moore, 1884), non può
essere usato per questo genere. Trigonodes Gn., typ. Phalaena hyppasia Cr. (Moore,
1884), sembra essere il nome generico più antico per questo genere.
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296 | E. BERIO —
Delle tre « specie » di Guenée solo della terza (exportata) ho po-
tuto rinvenire un cotipo al Museo di Parigi, e per le prime due non
posso esaminare che le diagnosi. Della prima, ossia di acutata Guenée
dice « ligne subterminale a peine arcuée » ; l'identità con hyppasia pare
evidente e lo stesso Guenée dubitava che potesse essere una specie di-
versa, ritenendola una probabile varietà di quella.
Nel materiale asiatico, australiano e africano che ho potuto ve-
dere è facilmente rinvenibile la entità qui esaminata, caratterizzata co-
me lsindividuo di Assam di cui ho fatto cenno. Il suo apparato genitale
(fig. 6A e 6B; valve sinistra e destra) è caratterizzato dalla asimmetria
valvare molto comune nelle Catocalinae; da un ipofallo pure bilate-
ralmente asimmetrico e dalla forma degli arpagoni oltre che del con-
torno della valva. |
In particolare è notevole che negli esemplari asiatici lo schaphium
(= uncus) è molto largo, fusiforme (fig. 6 C) mentre in quelli africani
è stretto (fig. 7). Inoltre, mentre di questo carattere non ho rinvenuto —
forme di transizione nemmeno nel materiale delle Comore e di Seicelle,
vi è una serie di passaggi per quanto riguarda la forma degli arpagoni
o meglio della loro parte centrale che si assottiglia nella valva destra e
si oblitera nella sinistra procedendo dalle regioni asiatiche a quelle afri-
cane più a sud.
Mi pare evidente l’esistenza di una unica specie, che appare in una.
sottospecie asiatica e una africana. I nomi e la distribuzione geografica,
secondo quanto ho potuto vedere, sarebbero : |
Trigonodes hyppasia Cr. (= hypatia F., = hypasia Hb.).
subsp.: hyppasia Cr. (= compar Wlk.): Cina, India, Assam, Ton-
chino, “Cocincina;) Australia; è
subsp. anfraciuosa Bdv. (= acutata Gn.): Seicelle, Comore, Madaga-
scar, Mauritius, Congo Belga, Kamerun.
Insieme con gli esemplari africani ho rinvenuto però un’altra en-
tità, caratterizzata da una linea submarginale più irregolarmente curva
e da un angolo molto meno appuntito nel triangolo inferiore verso il
tornus (fig. 5) e soprattutto da un apparato genitale ben distinto (fig.
8 A, 8B, 8C, 8D) sia per la forma degli arpagoni, che per il con-
torno delle valve, sia per il rivestimento apicale del penis; apparato che
pure mostra evidente la sua parentela nella forma della parte inferiore
delle valve, nella sommità dello scaphiun (= uncus) e nel particolare
SR TRIGONODES 207
rigonfiamento centrale dell’arpagone che esternamente si spinge in fuo-
ri a coprire il contorno della valva.
La figura di deliana Stoll (v. schematica fig. 4) presenta nella an-
temarginale qualcosa che adombra la curva fatta da questa linea, ma
l'incertezza dei dati positivi derivante dalla evidente distorsione della
forma (anche questa è disegnata ad ali chiuse) e soprattutto ia man-
i)
Fig. 1. - Trigonodes hyppasta Cramer, riproduzione schematica della Fig. E, pl. 15
di Cramer Uitl. Kapellen.; Fig. 2. - Trigonodes hyppasta Cramer, caratteri schema-
tici di un es. dell’Assam; Fig. 3. - Trigonodes hyppasia anfractuosa Bdv., riprodu-
zione schematica della fig. 6. Tav. 15 della Faune Entom. Madagascar; Fig. 4. -
_ Trigonodes deliana Stoll, riproduzione schematica della fig. 4, pl. 3 di Stoll (Cramer)
I. c.; Fig. 5. - Trigonodes exportata Gn., caratteri schematici di un es. di Dire Daoua.
canza di esemplari di questo tipo nel materiale asiatico m’impediscono
di riferire questa entità a deliana che dovrà restare per ora un dubbio
sinonimo di hyppasia Cr.
Più aderente viceversa è la descrizione di inacuta Gn. di cui sodesto
Autore dice: «la ligne subterminale est subitement arcuée 4 partir de
la 2me inférieure ». E ancora: « L’anfractuosité est placée perpendi-
culiérement au cété, au lieu d’obliquer en dédans, en sorte que l’angle
esterne du triangle basilaire est notablement moins aigu ».
A malgrado di questi dati abbastanza precisi, fino a che non sia
| rinvenuto il tipo e non si sia esaminato l'apparato genitale credo con-
sigliabile mantenere dubbia questa identificazione, tanto più che l’abi-
tato di inacuta è ignoto e che il cotipo di exportata esistente a Parigi
permette un riferimento preciso.
298 E. BERIO
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Fig. 6. - Trigonodes hyppasia Cramer, 4 dell'Assam: A valva sinistra; B valva
destra; C scaphium (= uncus); D penis; Fig. 7. - Trigonodes hyppasia anfractuosa
Bdv., scaphium.
Trigonodes exportata Gn. (= inacuta Gn. ?): Eritrea, Abissinia,
Basso Scebeli (Somalia). Congo Belga, Dar-es-Salam, Seicelle.
Per ora, quindi, questa seconda entità viene designata con:
ELENCO DEGLI ESEMPLARI ESAMINATI
Trigonodes hyppasia hyppasia Cr.
4 Museum Paris, Assam. Cap. Treille, 1900, prep. Berio n. 729.
Cho Gauh (Tonkin), Coll. L. & J. De Joannis, Museum Paris,
Houang du Thi (Tonkin), idm.
Tonkin, Bach Mai, 20-IV-1927. Coll. Acheray, Museum Paris.
Tonkin, Région de Hoa-Bin. A. de Cooman, Museum Paris, prep.
ta pae (ed DA
Thudammot, Cochin-Chine. Coll. De Joannis, Coli. m. da Museum
Paris, prep. n. 733.
Env. Saigon, Poillane, 1921. Museum Paris, prep. n. 730.
Australie. Coll. De Joannis, Museum Paris, prep. n. 732.
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TRIGONODES 299
Fig. 8. - Trigonodes exportata Gn., & cotipo dell’Abissinia: A valva sinistra; B
valva destra; C scaphium (visto leggermente di sotto); D penis.
Trigonodes hyppasia anfractuosa Bdv
\
Comores, Mayotte. L. Hamblot, 1884. Museum Paris, Det. Mabille:
prep. n. 697.
Sankuru, Dimbelenge, 22-III-1951. Dr. M. Fontaine. Museo Tervuren.
1
1 « Trig. anfractuosa B. ».
1 4 G. de Comore. L. Pobéguin, 1899, Museum Paris, prep. n. 734.
1 4 Seychelles. Coll. De Joannis, Museum Paris.
1 4 Iles Seychelles, Mahé. Ch. Alluard, 1892. Museum Paris. Det. De
Joannis: « Trig. anfractuosa B. >».
1 4 Ile de France, Ile Maurice. Museum Paris, prep. n. 735.
1 4 Lusgon, Laglasse. Museum Paris.
1 4 Congo Belge, Reg. Lac Kivu, Kadjudju, III-1932. Guy Babault. Mu-
seum Paris.
1 4 Tananarive, Madagascar, IV-1930. .A.W. Kampf. Coll. m., prep.
n. 698.
1 9 Kamerun, Bota, 1-XII-1936. A. Kampf. coll. m. ab. hyppasiana Strd.
1 4 Sankuru, Luluaburg, 10-VI-1952. Congo Belge. Dr. M. Fontaine. Mu-
seo Tervuren, prep. n. 694.
1 9 Eala, 1926. Congo Belge. J. Ghesquière. Museo Tervuren.
4 Dimbelenge, 4-III-1951. Congo Belga. Dr. Fontaine. Museo Tervuren,
9
300 . RIO AE a Ubi;
Trigonodes exportata Gn.
pa
4 Abyssinie, cotipo di Guénée, esaminato solo apparato EEE prep.
Viette n. 2805. Museo Parigi.
Dorfù, Eritrea, 20-X-1938, leg. Vaccaro. Museo Genova.
Dorfù, Eritrea, 17-IV-1939. leg. Vaccaro. Museo Genova.
Dorfù, Eritrea, 1939. leg. Vaccaro. Museo Genova.
Monte Savour, Eritrea, 9-V-1938. leg. Vaccaro. Museo Genova.
Monte Savour, Eritrea, 1939. leg. Vaccaro. Museo Genova.
Diré Daoua, Abyssinia, 11 juill. 1926. Don de H. Ungemach. Museum
Paris.
Basso Scebeli, Somalia, m. 70, 8-I-1940. leg. Romei, Coll. m.
Genale, Somalia, m. 70, 27-XII-1939. leg. Romei. Coll. m. prep.
n. 695.
Dar-es-Salam, 1913. leg. Koller, Coll. m.
Dar-es-Salam, IX-1913. leg. Koller. Coll. m.
Elisabethville, XII-1937. Ch. Seydel. Congo Belga. Museo Tervuren.
prep. 696.
Sankuru, Dimbelenge, 15-XII-1930. Dr. M. Fontaine. Museo Ter-
vuren.
Seychelles. Coll. De Joannis. Museum Paris:
a
pa
Ds 40 - 034040 03540 0305016 10 DI
Porgo sentiti ringraziamenti: ai Sigg. Basilewsky e Berger del Mu-
seo di Tervuren, al Sig. Paul Viette del Museo di Parigi e al Dr. Ca-
pra del Museo di Genova che mi hanno dato in comunicazione il ma-
teriale dei rispettivi Musei, e al Sig. P. Viette per avere particolar
mente compiute ricerche nelle collezioni e avermi fornito con squisita
e premurosa cortesia il preparato del NERO menzionato nel testo.
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ee ee ee | 301
PF. GAPRA
LA VIPERA BERUS L. IN PIEMONTE
(Tav: Tye, If)
Le conoscenze sulla distribuzione e frequenza della V. berus L.
in Piemonte sono assai scarse e contradittorie. Gia il v. Welden (1824)
nella sua monografia del Monte Rosa la citava per l’Ossola, poi De
Filippi (1861) accennava incidentalmente alla presenza di questa spe-
cie in una palude in località « Puneigen » presso Andermatten (ora
Chiesa in Val Formazza), ma Bazzetta (1884-1885) cerca di dimo-
strare che le indicazioni del De Filippi per il lago di Antilone (Punei-
gen m. 1600 s.m.) sono dovute a notizie di raccoglitori poco scrupo-
losi e non a raccolte od osservazioni personali del De Filippi, e Came-
rano (1885) accettò tale opinione, escludendo la presenza della V. berus
L. per l’Ossola, riferendo anche la berus e la prester di v. Welden alla
Vipera aspis L.
De Betta mentre dapprima (1874) accennava ad esemplari di
V. aspis del Piemonte con «la fascia dorsale quasi continua » e che
« meritano una particolare menzione i bellissimi esemplari delle regioni
alpine dell'alta Valsesia inviatimi dall'egregio prof. Calderini di Va-
rallo, ed i quali potrebbero essere a prima vista scambiati per Pelias
berus » in seguito (1880) citò un esemplare di V. berus raccolto dallo
stesso Calderini. Ma il Marco (1907) in una monografia della Valse-
sia, in un semplice elenco di nomi di animali, mentre dà conferma della
V. aspis (con le var. virescens e immaculata del Calderini), la V. berus.
la cita con dubbio.
Lessona (1879) scrive di un esemplare di V. berus raccolto a
Monasterolo (Lanzo, leg. Comba) ed accenna alla cattura di un altro
esemplare a Pocapaglia (Bra, leg. Craveri) nel 1867, da lui non visto.
Ma il Camerano nella sua monografia (1888) ricordò per il Pie-
monte solo l'esemplare di Monasterolo (1), citato dal Lessona, ed
(1) Alcuni degli esemplari di Viù (Valli di Lanzo) attribuiti dal Camerano
alla V. aspis (1888, p. 8-12), per il muso appiattito ed il disegno a zig zag pos-
sono far pensare al!a V. berus, però hanno tutti due serie di scaglie sottoculari.
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302 F. CAPRA
anche il Vandoni (1914) riporta per il Piemonte solo tale località e
scrive «in altra parte di tale regione, come il Peracca mi assicurò re-
centemente, Ja V. berus non fu mai rinvenuta ».
Mentre nel volume del Piemonte della Guida del Touring (1940)
è segnalata la presenza del Marasso palustre senza specificarne la loca-
lità, Tortonese (1942) nel suo catalogo non ricorda per il Piemonte
che il vecchio esemplare già citato dal Lessona.
In conclusione l’unico reperto sicuro finora noto per il Piemonte
era quello di Monasterolo.
In realtà invece le antiche citazioni per la Valsesia, e molto proba-
bilmente anche quelle per l'Ossola (di tale regione non ho visto mate-
riali) sono esatte, poichè nelle collezioni erpetologiche del Museo di
Genova ho ritrovato un bell’esemplare adulto di V. berus dell'alta Val
Sesia avuto dal Calderini nel 1871 ed uno giovane preso presso Riva
Valdobbia nell’VIII-1872 da Abdul Kerim, il persiano che, alle di-
pendenze del Marchese Giacomo Doria, provvedeva a raccolte zoolo-
giche per il Museo di Genova.
Non solo, ma la V. berus si estende anche nel Biellese, come ho
fatto cenno (1953) in una nota sulla fauna scritta per una « Guida
del Biellese » in preparazione e pubblicata preventivamente nel « Noti-
ziario Economico » della Camera di Commercio di Vercelli.
Infatti negli anni dal 1928 al 1939 ho avuto occasione di cattu-
rare personalmente 4 adulti e 6 giovani nella Valle Chiobbia, vallone
che da Cima di Bo scende nella Valle del Cervo, e ne ebbi un adulto
preso sopra S. Giovanni d'Andorno, sulla strada per Oropa.
Gli esemplari della Valle Chiobbia vennero in parte catturati nel- |
le immediate vicinanze dell'Alpe Finestre, alcuni anzi tra le baite, a
1700 m.s.m., due nel vallone del Rio di Monte Rosso del Croso tra i
2000 e 2100 m., uno nei « ciapei » (macereti) a S. di C. Rascà (C. Ru-
sca delle Tav. al 25.000 dell’I.G.M.), lungo il sentiero che sale al-
l’Alpe Giasset a 1900 m.
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Ora è interessante notare che mentre gli esemplari catturati nel-
l'alta Valle Chiobbia, oltre i 1700 m., appartengono tutti alla berus,
all’ Alpe Le Piane, m. 1300, ho raccolto oltre ad un solo esemplare di
V. berus (5-VIII-1937) anche vari esemplari di V. aspis L. (1 es.
17-VIII-1931, n. 31421 Cat. Mus. Genova: 1 es. 22-VIII-1947 e 1
WiNV41=: 049; C. 34487 M.G.;.2 es. VIII-1951, C. 35121 M.G)
la quale mi risulta assai frequente nel fondo valle a Montesinaro e
principalmente al cimitero di Rosazza (Valle del Cervo).
L'osservazione che la V. berus prediliga nelle Alpi le zone più
elevate mentre la V. aspis è più frequente nel fondo valle era già stata
fatta per la Svizzera dal Fatio (1872), ma principalmente da F. Miil-
ler (1884), come risulta anche dalla carta annessa al suo lavoro sulla
distribuzione delle vipere in Svizzera.
E’ certo che la V. berus nelle Alpi sale più in alto, fino ai 2800
m.s.m., che non la V. aspis.
La presenza della V. berus nel Biellese, e ritengo anche in molte, se
non in tutte, le altre valli a S.E. del Monte Rosa, si collega con la sua
diffusione e frequenza nelle Alpi Centrali (Vandoni 1914, p. 237) men-
tre è in contrasto con la mancanza, o almeno la grande rarità, nelle
Alpi Occidentali. Questo fatto presenta una certa analogia con la di-
stribuzione di alcune specie di animali e piante che raggiungono nel
Biellese il loro limite occidentale.
Questo habitat alpino era rimasto sconosciuto alla maggiore parte
degli antichi autori italiani; tanto che il Camerano (1888, p. 40) af-
fermava trovarsi la Vipera berus in Italia « principalmente nella Valle
del Po, dove abita regioni meno elevate (2), o in qualche luogo delle
prealpi ». |
Infatti le prime segnalazioni della Vipera berus per l’Italia si
riferiscono alla bassa Pianura Padana e precisamente al Veronese (Vi-
pera chersea, Angelini, 1817, Massalongo, 1854, ecc.), al Mantovano
(Vipera limnaea Bendiscioli, 1826), successivamente veniva citata per
(2) Della V. aspis.
304 F. CAPRA dh dai
il Pavese (Prada 1840), a cui De Betta (1863, 1874, 1880) aggiun-
ge i dintorni di Rovigo, di Venezia e le paludi del Friuli, ed infine venne
indicata del Ferrarese (Jan 1863, Camerano 1888, Boulenger 1896,
ecc.).
La diffusione e la frequenza della Vipera berus nella bassa Pianura
Veneta venne discussa e messa in dubbio dal Ninni (1879, 1880) che
ne limitava la presenza al basso Veronese e riteneva le segnalazioni del
Marasso palustre dovessero riferirsi per lo più alla Vipera aspis L. o al
Tropidonotus tessellatus Laur.; anche Schreiber (1912, p. 622)
asseriva mancare la V. berus nelle paludi del Friuli, avendovi egli tro-
vato solo il Tropidonotus tessellatus. |
Non ostante queste obiezioni è certo che la Vipera berus è real-
mente diffusa nella bassa Valle Padana perchè segnalata, almeno in par-
te, su materiali di sicura provenienza da autori di indiscussa autorità
come De Betta (3), Camerano, Boulenger.
Io stesso ho potuto vedere anni fa, al Museo di Verona, vari
esemplari della collezione De Betta, che sono indubbiamente V. berus
di Casaleone (Valli del Veronese, m. 16 s. m.) e del F. Tartaro; anche
Camerano (1888, p. 24) cita una 9 di Casaleone, che si trova ancora
al Museo di Torino (Tortonese 1941, p. 222), e del Ferrarese (Cop-
paro, Isola d’Ariano, ¢, ® 2); Boulenger (1896, p. 481) nel suo
Catalogo dei Serpenti del Museo Britannico ricorda due esemplari di
Chioggia (Venezia, leg. H. F. Henkel) e altri due di Ferrara (leg.
Prof. J. Bianconi).
Mentre è così accertata la sua presenza da una parte nelle Alpi
ad una certa altitudine e dall'altra nella bassa Pianura Padana, la Vi-
pera berus parrebbe mancare, o essere estremamente rara, nella zona
collinare negli anfiteatri morenici, nei ripiani diluviali della Valle Pa-
dana, dove è pressochè ovunque diffusa e più o meno frequente la Vi-
pera aspis.
(3) Sono dubbi, come ritiene Ninni, i dati dei De Betta ricavati dalla lette-
ratura e dalle informazioni di corrispondenti, senza i! controllo personale degli
esemplari.
> Lin
VIPERA BERUS 305
L'unico esemplare, a me noto dalla letteratura (Lessona 1879 e
AA.) di regione intermedia è quello di Monasterolo (allo sbocco della
Valle di Lanzo, m. 468 s. m., circa 20 Km. a N.W. di Torino) (3 bis).
La Pianura Padana viene per lo più considerata come il limite me-
ridionale dell’areale della Vipera berus in Italia, perchè la Vipera cher-
sea di Bonaparte (1835, nec L.) dei prati sassosi dei monti di Ascoli è
la Vipera ursinii Bonaparte e non la V. berus L. (Boulenger 1893);
così pure appartengono a detta specie. gli esemplari del Gran Sasso d'Ita-
lia citati come V. berus da Camerano (1888, p. 24, come è confermato
dalle figg. 16, 17, 18 della tav. I della sua Monografia; si veda anche
Boulenger 1893, p. 596, nota; Tortonese 1942).
Però più recentemente Lepri (1923) asserì di aver raccolto la
Vipera berus sul gruppo del Monte Velino, o dei Monti Vestini
(Abruzzo Aquilano); nella stessa regione è abbastanza comune anche
la V. aspis, ma più in basso non oltre i 1500 m. mentre gli esemplari
di berus li raccolse verso i 2000 m. ed oltre in mezzo ai bassi ginepri
sul M.te Cagno e sul M.te Rotondo, e riteneva di poter « escludere as-
solutamente che nell'Italia centrale e meridionale viva la V. berus nella
zona della collina e in pianura ».
Dai cenni descrittivi di Lepri pare che realmente egli abbia avuto
sott’occhi delle V. berus. Sarebbe perciò oltremodo interessante confer-
mare su nuovi e più abbondanti materiali la presenza e la diffusione del-
la V. berus nell'Appennino centrale e le probabili differenze rispetto alla
forma delle Alpi (4).
D'altra parte la presenza nell'Appennino di vari elementi ‘alpini
o boreali o centro-europei, spesso con forme endemiche vicarianti (5),
(3 bis) Bettoni (1884, p. 72 e 207) riferisce alla Vipera berus una vipera
citata da W. Menis (1837; p. 296) col nome di Coluber berus come comune a Ca-
priano de! Colle (a S. di Brescia, m. 116 s. m.) ed un esemplare di Gardone Val
Trompia. Ritengo senz'altro errata la citazione per Capriano; forse può riferirsi alla
V. berus l'esemplare della Val Trompia, se racco!to sui monti. Il prof. G. M. Ghi-
dini mi riferisce che nei dintorni di Brescia egli ha osservato solo la Vipera aspis.
(4) Saint Girons (1952, p. 58) è propenso a considerare anche la V. ursinti
Bnp. e le sue razze orientali e le V. berus bosniensis Boett. e berus seoanei Lat.
come forme recentemente separate dalla V. berus in rapporto al loro habitat residuo
postglaciale e più che le differenze morfologiche trova importanti le differenze eto-
logiche e fisiologiche.
(5) Ricordo come tipici esempi il Camoscio d'Abruzzo (Rupicapra ornata
Neum.), l’Arvico!a delie nevi (Chionomys nivalis Martin) tra i mammiferi e molti
insetti come !a Mannerhetmia aprutiana Gridelii (Staph.), la Semiadalia notata
Schn. (Cocc.), alcune Chrysochloa (Col. Chrysom.) tra i coleotteri, I Aeropus sibi-
ricus L. e la Podisma Silvestrit Salfi (Acrid.) tra gli ortotteri, ecc.
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306 F. CAPRA bie at F<
mi pare possa avvalorare la probabilità dell’esistenza di qualche stazione
di V. berus anche nell'Appennino Abruzzese.
La V. berus venne anche indicata da Damiani (1923, p. 113)
come non frequente all'Isola d'Elba, nel parco della Villa S. Martino,
ma ritengo tale citazione estremamente dubbia.
Un fatto interessante e degno di essere notato è il differente com-
portamento ecologico della Vipera berus in rapporto all’habitat.
Infatti mentre nella Valle Chiobbia, come io stesso ho ripetuta-
mente osservato, e come viene indicato per le Alpi in genere ecc. e per
1 Abruzzo (Lepri), la Vipera berus frequenta i pendii soleggiati e ce-
| spugliosi, i pascoli asciutti, i macereti, nella bassa Pianura Padana essa
vive nelle zone paludose, nei prati irrigui (6), nelle risaie, tanto che
venne volgarmente denominata « Marasso palustre » (7).
Per questa differenza ecologica delle popolazioni della bassa pia-
nura che, come si è visto, sono anche geograficamente separate dalle
popolazioni delle alte valli del versante meridionale delle Alpi, sarebbe
interessante uno studio accurato su materiale in serie delle varie popo-
lazioni, poichè è forse probabile che la Vipera berus della bassa Pianura
Padana possa rappresentare una razza distinta (8).
Sono infatti già state descritte due razze meridionali della Vipera
berus; una è la V. berus seoanei Lataste 1878 per le popolazioni iso-
late del N.W. della Penisola Iberica: Monti della Galizia e Monti Can-
tabrici; l’altra è la V. berus bosniensis Boettger 1888, della Bosnia, Er-
(6) Fatio (1872, p. 216) scrive che nelle Alpi Svizzere «è principalmente
nelle località sassose disseminate di cespugli c ben esposte al sole che la berus si
tiene di praferenza, tuttavia si può incontrare sia sulle strade di montagna, sia
nelle praterie anche paiudose e presso le nevi eterne ».
Boulenger (1913, p. 238) rileva egli pure il contrasto delle abitudini della
V. berus che nel Nord frequenta di preferenza le lande secche, le brughiere sab-
biose, le alture ben esposte al sole, mentre nelle pianure d’Italia essa dimora nelle
località paludose.
Altri AA, come Vandoni (1914), Angel (1946) accennano alla ecologia della
V. berus, ma senza approfondire l'argomento.
4 7) Secondo Ninni però il nome di Marasso nel Veneto viene attribuito al
Tropidonotus tessellatus.
(8) In tal caso il nome da attribuire sarcbbe quello di limnaea Bendiscioli 1826.
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zegovina, Montenegro, Albania, che raggiunge a N. l'alto Carso: Selva
di Tarnova (9).
Onde agevolare ulteriori studi comparativi sulla V. berus d'Italia
dò alcuni cenni descrittivi, una tabella e fotografie (Tav. I e II) del
capo di 9 degli esemplari del Biellese e Val Sesia esaminati.
La forma del capo è piuttosto variabile, però è sempre ben appiat-
tito con muso rotondo e canthus talora un po’ rialzato ai lati; rostrale
per lo più appena più alta che larga (7 es.) o così alta (3 es.) o un po’
più larga che alta (3 es.); per lo più due apicali (10 su 13); frontale
ben sviluppata per lo più un po’ più lunga che larga, di rado circa
così lunga che larga; distanza fra rostrale e frontale un po’ più lunga
che la frontale; parietali per lo più più lunghe della frontale, ma spesse
più o meno suddivise irregolarmente in squame o almeno con accenni
di scissione, solo 3 es. hanno le parietali intiere; sopraculari separate dal-
la frontale da una serie di 1-4 squame; 7-11 squame attorno all'occhio,
per lo più 9-10; la preoculare superiore separata dalla nasale; 3 o 4
sottoculari in serie semplice o in parte raddoppiata, solo in due esem-
plari (n. 7 e 8 della tabella) vi sono due serie regolari di sottoculari;
9 sopralabiali, di cui per lo più la 4.a e la 5.a sotto l'occhio.
Squame dorsali in 21 serie, un solo es. con 19 ed un altro con 23;
ventrali nei 3 & 143-149, nelle ® £ 147-156; subcaudali nei ¢ 4
33-37; nelle 2 9 23-31. La lunghezza della coda nei 3 4 corrisponde
a 7,65-8,29 della lunghezza totale, nelle 9 2 a 9,460-10,914.
Il colore generale del dorso è più o meno grigio o grigio-bruno
con il classico disegno a X sul capo e la fascia scura dietro l'occhio;
la fascia bruna ondulata in certi esemplari è intera e regolare, ma assai
spesso è più o meno interrotta ed in un giovane es. di Alpe Finestre
suddivisa in macchie romboidali trasverse.
In complesso la V. berus del versante sudorientale del Monte Ro-
sa (Val Sesia, Biellese) per la tendenza al frazionamento delle parietali
ed al raddoppiamento della serie di squame sottoculari pare differisca
dalla V. berus tipica del Nord e Centro Europa e piuttosto si avvicini
alla forma dello Schneeberg (Bassa Austria), di cui fa cenno Schwarz
(1936, p. 196), e alla V. berus bosniensis Boettger.
(9) Schreiber (1912, p. 620) nella Balcania, oltre alla bosniensis delle mon-
tagne, distingue anche una var. pseudaspis Schreiber, delle basse pianure della Sla-
vonia, forma che Schwarz (1936, p. 208) e Mertens e Miiller (1940, p. 55)
considerano sinonimo di bosniensis.
VIPERA BERUS
LOCALITA
Numero
di catalogo
Lungh. ‘coda
ventrali
s. caudali
serie
trasversa
lungh.
mm.
Monte Rosso del Croso
Vall. E. m. 2000, 30-VIII-933
Cima Rasca, sentiero A.
Giasset - m. 1900, 3-IX-1934
Alpe Finestre
m. 1730, -VIII-1928
Alpe Finestre
1063 L/b | 28-VII-1930
30818 Alpe Finestre
1063 /a VIII - 1928
33637 Alpe le Piane
1063 L/a | m. 1300, 5-VIII-1937
34485 S.Giovannid’ Andornostrada
1063 N per Oropa, m. 1300, est. 1930
30818 Alpe Finestre
1063 /b VIII -1928
32286 Monte Rosso del Croso
1063 H/a | Vall. E., m. 2100, 19-IX-1934
33637 Alpe Finestre
1063 L/c | 20-VIII-1932 i 21 | 10,142
33637 Alpe Finestre
1063 L/d | 28-VIII-1939 17,5 | 10,914
2171 Val Sesia
1063 E/a | 1871 - leg. Calderini 55 | 10,781
2171 Riva Valdobbia
1063 E/b | VIII-1872 - A. Kerim is hs
(1) Dato che le squame sottoculari possono essere in serie semplice o parzialmente recto
tra i due lati indico con (d le squame di destra e con (s quelle di sinistra.
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le singole squame comprese tra l’ occhio e le labiali contando dall’ avanti; nel caso di asimmetria
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LOCALITÀ
Numero E
DATA
mm.
Lungh. |:
coda
Lungh. totale
Lungh. ‘coda
mm.
di catalogo
ventrali
s. caudali
serie
trasversa
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|
|
33638 Monte Rosso del Croso
1063 M. | Vall. E.m. 2000, 30-VIII-933
32286 Cima Rascà, sentiero A.
1063 H/b. | Giasset - m. 1900, 3-IX-1934
Alpe Finestre
m. 1730, -VIII- 1928
30818
1063 / c
33637 Alpe Finestre
1063 L/b | 28-VII-1930
30818 Alpe Finestre
1063 /a | VIII-1928
33637 Alpe le Piane
1063 L/a | m. 1300, 5-VIII-1937
34485 §.Giovannid’Andornostrada
1063 N per Oropa, m. 1300, est. 1930
10,363
30818 Alpe Finestre
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1063 /b VIII - 1928 |
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32286 Monte Rosso del Croso
1063 H/a | Vall. E., m. 2100, 19-IX-1934
33637 | Alpe Finestre 85 23 22
1063 L/c | 20-VIII-1932
33637 Alpe Finestre
1063 L/d | 28-VIII-1939 10,914
2171 Val Sesia
1063 E/a | 1871 - leg. Calderini 10,781
2171 Riva Valdobbia .
1063 E/b | VIII-1872 - A. Kerim ppp
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© che le squame sottoculari possono essere in serie semplice 0 parzialmente
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VIPERA BERUS
Perioculari
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10(s.-11(d.
9(s. - 10(d.
10(s.-11(d.
8(s. - 9(d.
Labiali
Disegno
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zig-zag irregolare
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zig-zag irregolare
interrotto a macchie
zig-zag regolare
zig-zag molto inter-
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terrotto
zig-zag continuo e
regolare
zig-zag continuo
zig-zag interrotto
nel caso di asimmetria
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‘
LUCIANO STORACE
ROPALOCERI DELL’AFRICA ORIENTALE - IV
SULLA VALIDITA’ DI ANTHENE BUTLERI (OBTH.) E SUE RAZZE
(Lepidoptera. Lycaenidae)
_Anthene butleri (Obth.).
Lycaena (Lampides) Butleri Oberthir 1880, Annali Museo Civ. Stor. Nat. Ge-
nova XV, pp. 170-1, tav. 1 fig. 2 (9): Abissinia: Scida.
Lucaenesthes livida Trimen 1881, Trans. ent. Soc. Lond., p. 443: Africa australe.
Butleri Oberthiir 1880 fu posta da G. T. Bethune-Baker, senza
spiegazioni di sorta, in sinonimia con livida Trimen 1881 (cfr. in
Trans. Ent. Soc. Lond. 1910, p. 34). Tale cambiamento sarebbe stato
solo giustificato in caso di omonimia dovuta a precedente uso del nome
di butleri per: |
1.) inclusione di altra entità sistematica di rango specifico o sub-
specifico, avente diritto di priorità, nel genere Lycaenesthes Moore 1865
(attuale genere Anthene Doubleday 1847);
| 2.) descrizione, in epoca anteriore a quella di Oberthiir, di al-
tra entità sistematica di rango specifico o subspecifico sotto lo stesso
genere Lycaena Fabricius 1807.
La prima eventualità non accade, perchè nessuna citazione del
nome di butleri (astraendo da quelle dell'entità di Oberthiir nella sino-
nimia di livida) fu data da Bethune-Baker in « A Revision of the Afri-
can species of the Lycaenesthes group of the Lycaenidae » (1. c., pp.
1-84; cfr., per il gen. Lycaenesthes, pp. 14-66).
Quanto alla seconda possibilità, lo spoglio dello Zoological Record,
dall'origine alla citazione della specie di Oberthiir (vol. XVII. 1880,
p. 142 Ins.) ed anni immediatamente successivi, mi ha dimostrato
l'inesistenza del nome di butleri, per un'altra Lycaenidae, anteriormente
al 1881 :7 hecla butleri Fenton 1881 (Proc. Zool. Soc., 1881, p. 853),
cfr. vol. XVIII, 1881, p. 165 Ins., non infirma la validità del nome
di Oberthir, perchè la descrizione fu posteriore e, comunque, sotto
altro Genere. Lo spoglio degli indici del Seitz effettuato anche per i
sinonimi e — per le faune indoaustralica e americana — con la cor-
fy Bh
eo, 4.
NOR
‘
314 is STORACE
tese collaborazione del Dr. A. Fiori di Bologna, che ringrazio dell’ aiuto
prestatomi, mentre ha confermato la butleri Fenton 1881 paleartica
(sotto il genere Zephyrus Dalman 1816), ha rivelato altresì l’esistenza
di una Candalides butleri Smith e Kirby indoaustralica (Rhop. Ex. 2,
p. 8) che non trovo citata sullo Zool. Record dove l'Opera di Smith e
Kirby fu peraltro menzionata con inizio dal 1887, in epoca cioè ben
posteriore alla pubblicazione di Oberthiir.
Aurivillius in Rhopalocera Aethiopica, p. 348 (Kongl. Sv. Vet.
Akad. Handi. 1898) diede valore specifico ad entrambi i nomi di bu-
tleri e livida, ma successivamente, in Seitz, Macrolép. du Globe XIII,
iui:
ti e el Te! pio A
VISTITA
p. 444, citò livida soltanto e non segnalò butleri, neppure come si- ©.
nonimo.
Gli Autori successivi sembrano aver completamente dimenticata
la descrizione di butleri (Obth.) (ad es., G. D. Hale Carpenter, « The
Rhopalocera of Abyssinia» in: Trans. R. ent. Soc. Lond. 83, 1935,
pp. 313-448, cfr. a pp. 393-396, livida a p. 395), ma H. Stempffer,
sia pure in modo errato, ha riabilitato in parte, anni addietro, il nome
di butleri (Bull. Soc. Ent. France, mars 1947, p. 38). ;
Ritengo perciò di rendere giustizia ad Oberthiir adottando in que-
sta sede il nome di butleri per la specie solitamente nota come livida
Trimen.
Questa specie fu descritta da una ccppia della regione di Ancòber
raccolta dal Marchese Orazio Antinori :
& - Mahal Uonz (= in mezzo ai fiumi), 13-VII-1877;
2 - Mantèk, 14-VI-1877.
E' attualmente in Museo la sola 9, recante il cartellino di deter-
minazione « Lycaena Butleri Oberthiir » e l'indicazione « Typus ». La
collezione del predetto Istituto include altresì il 4 di Sciotalit (VI-
1881; O. Antinori) citato dall’Oberthiir in Ann. Mus. Civ. Stor. Nat.
Genova XVIII, 1883, p. 733 come Jlerda Butleri, Oberthiir, ed una
serie dig 4 4, 3 @ 9, raccolta dal Dr. V. Ragazzi pure allo Sciéa nel
1887.
Mi sia concesso trascrivere, per miglior intelligenza di quanto dirò
in seguito, la descrizione di questa entità :
«La Lycaena Butleri è della statura del Polyommatus Phlaeas.
« Le ali sono abbastanza larghe e le inferiori leggermente sinuose nel
«loro margine. Questa sinuosità è più profondamente indicata presso
a> $ \ a
È rà
| ROPALOCERI DELL'AFRICA ORIENTALE 315
«l'angolo anale. Nei due sessi la parte superiore è d'un fulvo-cupreo
«ma il maschio è macchiato d’azzurro-celestino dalla base delle ali fin
« verso i due terzi della larghezza. Sull’ala inferiore questo azzurro-
« celestino è tagliato in due in modo che fra la base e la fascia azzurra
«curva si trova una fascia del colore del fondo. Il contorno dell'ala
«inferiore è limitato da 2 frangie nere separate l’una dall’altra da uno
« spazio chiaro fulvo-cupreo molto netto. Al disopra della frangia su-
« periore si trovano macchie nerastre intraneurali, disposte, partendo
« dall'angolo anale, nel modo seguente: 1. una macchia lunga poco
« grande; 2. una semilunula grossa e molto marcata; (questa semilunula
«è alle volte un poco triangolare); 3. tre o quattro semilunule o trian-
« goli molto meno oscuri, sormontati da un angolo pallido. La frangia
«è abbastanza lunga e biancastra, per quanto io posso giudicarne dai
« due esemplari un po’ difettosi. Al disotto il fondo delle ali è fulvo
« pallido, un poco grigio e brillante e sull'ala superiore vi è una grossa
« macchia che chiude la cellula discoidale, poi una fascia dritta di cinque
« macchie simili, al disotto della quale esistono due macchie un poco
« più indietro e più piccole. Tutte queste macchie sono brune, più ca-
« riche del colore del fondo sui loro margini e accompagnate da una
« mezzaluna bianca che costeggia come una fascia i due lati interno ed
«esterno di queste macchie. All’esterno della fascia a cinque macchie,
«esiste uno spazio chiaro di triangoli intraneurali bianchi, poi una
« fascia del colore del fondo e finalmente un’altra fascia stretta di mez-
« zelune bianche concave, separate dal margine esterno per mezzo d’uno
« spazio del colore del fondo. L'ala inferiore presenta una serie di dise-
« gni paralleli al margine esterno e nell'ordine seguente partendo dalla
« base: 1. un punto doppio; 2. una fascia maculare di otto punti in-
« traneurali, tutti bruni più scuri alle estremità e marginati interna-
« mente ed esternamente di bianco; 3. uno spazio chiaro biancastro in-
« traneurale separato dalle mezzelune bianche intraneurali che sono
«appoggiate sul margine esterno per mezzo di una fascia stretta ma
« culare di angoli bruni del colore del fondo. Le macchie nere, che al
« disopra sono appoggiate il più da vicino al margine esterno e che
«sormontano le mezzelune bianche di cui ho parlato, sembrano molto ©
« pallide e molto ridotte. Soltanto la grande macchia semilunare è de-
« cisamente nera, macchiettata d’atomi d’un azzurro dorato. Il corpo,
«i piedi e le antenne sono come in tutte le specie del gruppo della
«L. Balliston, Hiibner, specie a lato della quale sta la L. Butleri ».
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EA
316 | L. STORACE : ~~ al.
La variazione geografica in rapporto all'area di diffusione (dal-
l'Africa australe all’Abissinia e all’Eritrea) permette di riconoscere due
gruppi di razze:
1.) Gruppo di tipo butleri, con le razze butleri (Obth.) (no-
minale) e galla Stpff. 4 sul disopra di tonalità decisamente violacea,
raramente volgente al grigiastro, ma sempre con riflessi cuprei; al mar-
gine esterno dell’ala posteriore cuspidi (nera e grande fra le vene 2-3;
brune e indistinte sugli intervalli anteriori) ornate dal lato prossimale
da una fascia bruno-fulva, di gran lunga meno estesamente, però, che
nella ® ; sul disotto, le ali recano le solite fasce discali, di norma netta-
mente contrastanti sull'ala anteriore almeno, per diversa tonalità (piu
carica), con il fondo bruno-chiaro (raramente grigiastro) spruzzato in
parte di biancastro sull’ala posteriore e — esternamente alla fascia
discale —- su quella arteriore; frange biancastre interrotte da bruno
all'estremità delle nervature, molto indistintamente all’ala anteriore, net-
tamente per contro a quella posteriore, meglio, in ogni caso, sul diso-
pra che sul disotto delle ali; margine esterno dell'ala posteriore falcato
presso l'angolo anale, fra le vene 1 e 2.
2 sul disopra con riduzione più o meno spiccata della tinta az-
zurra; cuspidi nere e brune (come nel &) al margine esterno dell’ala
posteriore, ornate dal lato prossimale da ampia fascia bruno-fulva (1)
isttetta anteriormente; sul disotto sono ancor più marcati i caratteri
segnalati nel 4 (fasce discali contrastanti nettamente con il fondo);
frange come nel 4; falcatura del margine esterno dell'ala posteriore,
presso l'angolo anale, più accentuata.
2.) Gruppo di tipo livida, con le razze livida (Trimen) e
stempfferi nov.
4 sul disopra di tonalità grigio-azzurrognola con vivi riflessi
cuprei; al margine esterno dell’ala posteriore macchietta nera subro-
tonda fra le vene 2 e 3 (ornata di fulvo verso la base dell'ala),
sottili tratti bruni sugli intervalli anteriori e all'angolo anale; sul di-
sotto, le ali recano fasce di macchie discali contrastanti con il fondo
grigio-bruno chiaro, perchè spruzzate di biancastro e orlate prima di
bruno-chiaro e poi di bianco; frange meno distintamente ornate di
bruno; margine esterno dell'ala posteriore a curvatura pressochè rego-
lare dal tornus all'angolo anale senza incavo distinto fra le vene I e 2.
(1) - La tinta fulva è meglio indicata immediatamente sopra le cuspidi, verso
la base dell'ala.
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ORIENTALE. ss 317
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Mis e ROPALOCERI: DELL'AFRICA
— @ sul disopra con notevole sviluppo — anche per vivacità nella
razza del Chenia almeno — della tinta azzurra; al margine esterno
dell'ala posteriore macchia subrotonda sullo spazio fra le vene 2 e 3
(nera e distintamente orlata da archetto rossastro verso la base dell'ala),
sottili tratti bruni sugli intervalli anteriori ed all'angolo anale; sul
disotto le solite fasce contrastano cen il fondo grigio meno che nel 4;
frange come nel 4, ossia biancastre e meno distintamente interrotte
da bruno all'estremità delle nervature che nell'altro gruppo; margine
esterno, come nel 4, pochissimo incavato presso l'angolo anale, quasi
a curvatura regolare.
Astraendo dagli elementi maculari discali sul disopra delle ali, non
presi in considerazione — per semplicità — nell'esame comparativo
che precede, le differenze sostanziali fra i due gruppi possono essere
| così riassunte:
a) faccia superiore delle ali
aa - 4 - colore violaceo nel 1° gruppo, grigio-azzurrognolo nel 2°.
ab - ® - colore azzurro più esteso nel 2° gruppo che nel 1°.
- ac - 6 2 - macchie submarginali dell'ala posteriore più o meno
triangolari nel 1° gruppo; nel 2° rotonda (o quasi) fra le vene 2-3,
pressochè lineari altrove.
b) faccia inferiore delle ali
ba - 4 2 - fondo bruno chiaro nel 1° gruppo, più o meno grigio
nel "29, :
bb - 4 9 - fasce maculari discali contrastanti con il fondo per
tonalità più carica nel 1° gruppo, poco appariscenti —— per mancanza
del contrasto — nel 2°.
be - 8 ® - macchia nera submarginale dell’ala posteriore fra le
verie 2-3 triangolare nel 1° gruppo, subrotonda nel 2° che ne ha altra
all'angolo anale.
c) margine esterno dell'ala posteriore: falcato fra l’angolo anale e
l'estremità della vena 2 nel 1° gruppo, a curvatura quasi regolare nel 2°.
L’armatura maschile è stata figurata da Bethune-Baker (1. c.
tav. VI fig. 12: Lycaenesthes livida): secondo H. Stempffer (1. c.,
p. 39) essa è identica nelle tre razze « livida butleri Obth. » (recte:
butleri stempfferi nov.), « livida galla» (recte: butleri galla Stpffr.)
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318
e « livida livida Trimen » (recte: butleri livida (Trimen)). Lo stesso
Stempffer ha sezionato un & della razza tipica butleri da me invia-
togli in esame e ha trovato concordanza con la figura di Bethune-
Baker. Fatto, questo, tanto più notevole, ove si abbiano presenti le
forti differenze macroscopiche suaccennate, che indurrebbero ad attri-
buire a specie distinte i due gruppi anzidetti (cfr. Stempffer, 1. c. p. 39).
Razza butleri (Oberthir).
Già nota soltanto dell’Abissinia centrale (Scida), poichè non era
stata finora segnalata che della regione di Anc6ber, in base alla pro-
venienza degli esemplari studiati da Oberthiir, 1. c., questa razza ha
invece senza dubbio una ben più vasta diffusione, almeno verso il NE
dell'Africa orientale sensu stricto, poichè F. Vaccaro l’ha trovata an-
che in Eritrea.
Il Dr. Vincenzo Ragazzi la rinvenne frequente in varie località,
sempre nella zona di Ancober, e cioè: Dens, 1-VII: 1 4; Feleklek
22-VI: 1 9: Let Marefià; 20 e 21-VI: 2 (33; 2%) 5-VHI ae
1o-VIII: 1 9; Menter, 25-VI: 1 9; Sciotalit, 22-VI: 2 4 4; Sciotà
Mander, 21-X: 1 ¢. i
L’unico 3 eritreo esaminato (Dorfù nella zona delle pendici
orientali fra Massaua ed Asmara, a m. 1500 circa, 20-V-1939, F.
Vaccaro) sembra differire per vari caratteri (fra cui le minori dimensioni
e la riduzione della fascia bruno-fulva sul disopra dell’ala posteriore)
dall'aspetto solito degli individui scioani. La mancanza di altri mate-
ziali non mi permette di accertare la costanza di tali differenze e,
nerciò, ritengo di attribuire, per ora, la popolazione eritrea alla razza
tipica, con Ja quale ha del resto in comune i caratteri del gruppo set-
tentrionale butleri. i
& - Disopra delle ali d'un blu violaceo a riflessi cuprei. Tonalità
debolmente grigiastra in un esemplare soltanto (quello citato da Ober-
thiir). Non fascia maculare discale all’ala posteriore.
Disotto bruno variamente spruzzato di grigio-biancastro (la to-
nalità bruna del colore è però sempre evidente). Fasce maculari ora
piuttosto indistinte, ora nettamente in risalto sul fondo per tonalità
più carica e contrastante.
® - Differisce dal 4 essenzialmente, oltre che per le ali più tozze,
per la maggior nitidezza delle tinte sul disopra delle ali (area blu-
L. STORACE i a eS
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violacea basale più vivace, nettamente delimitata) e per la presenza
delle macchie discali brune sul disopra dell'ala posteriore.
La descrizione di Oberthiir, riportata più sopra, è, per quanto
dettagliata, altrettanto imprecisa in rapporto al disopra dei due sessi
e vien fatto di chiedersi se quell’Autore, precisando che « Nei due
sessi la parte superiore è d’un fulvc-cupreo ma il maschio è macchiato
d’azzurro-celestino dalla base delle ali fin verso i due terzi della lar-
ghezza » mentre « Sull’ala inferiore questo azzurro-celestino è tagliato
in due in modo che fra Ja base e la fascia azzurra curva si trova una
fascia del colore del fondo» non abbia inavvertitamente attribuito
al 4 i caratteri macroscopici che differeaziano la 9 rispetto all’altro
Sesso, i t
Bethune-Baker fu indotto. in errore dall'esame della figura
di Oberthiir, 1. c., ed attribuì a butleri, parlando della specie livida,
una del distretto di Kikuyu nel Chénia (1. c., p. 35). H Stempffer
giustamente ha identificato i materiali di T.H.E. Jackson, raccolti sul-
l’Eigon (Chénia), con la forma citata da Bethune-Baker e, basandosi
sull’autorevole affermazione di quest’uitimo lepidotterologo, ha adot-
tato il nome di butleri per la « sottospecie » del Chénia.
Razza galla Stempffer.
Anthene livida galla Stempffer 1947; Bull. Soc. Ent. France, p. 38: Maji, Abis
sinia SW, 8500 piedi pari a circa 2800 m.s.m.
Dalla descrizione originale l'Autore risulta aver esaminato 348
ei 2, ma T. H. E. Jackson, che raccolse gli esemplari citati, mi ha
inviato in esame due indubbie 9 9 (i cui dati di cattura concordano
‘con quelli segnalati da Stempffer) recanti le indicazioni « Det. Stempf-
fer 2» - « Type» e « Det. Stempffer 3 » - « Type».
Secondo Stempffer il ¢ è d’un violetto scurissimo, uniforme,
con riflessi cuprei, sul disopra. Lato inferiore delle ali bruno anzichè
grigio (comparazione effettuata alle forme del Chénia e del Suda-
frica), con fasce d'un bruno carico nettamente contrastanti con il
fondo,
2 2 - Per quanto posso giudicare dai due esemplari in esame, il
disopra delle ali concorda con la descrizione di Stempffer. Nell’indi-
viduo etichettato «4» i colori, causa logorio, sono sbiaditi e smorti.
Sul disotto il fondo ‘delle ali è bruno, spolverato di chiaro alle po-
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aa
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an ZA,
320 L. STORACE esis San See
steriori e ie distalmente alla fascia maculare — anche alle anteriori.
La fascia anzidetta, di color bruno carico, contrasta nettamente con
il fondo. Altri disegni (fra cui la fascia dell’ala posteriore) pure
netti, ma spolverati di chiaro. }
H. Ungemach (Mém. Soc. Sci. Nat. Maroc 1932, XXXII, p. 86)
ba riferito con il nome di coelestina alla specie aurobrunnea (pure di
sua descrizione) 3 ® 9 di Anthene da lui raccolte a Lechémti e Métti
nell’Abissinia centro-occidentale E' possibile che tale forma caratte-
sizzata dalla « tinta azzurro cielo diffusa su tutta l’ala posteriore fino
al margine che rimane bruno-dorato e sull’ala anteriore dalla base fin
oltre la meta» altro non sia che la ® di butleri galla. Il confronto
della fotografia a colori di un esemplare (Ungemach 1. c., tav. II fig.
17) con le due 9 9 di galla che ho sott'occhio mi fa propendere per
tale ipotesi. Ungemach non ha d'altra parte nè figurato nè descritto
il disotto di coelestina (tale pagina alare differisce sensibilmente, ri-
spetto a butleri, nel & di aurobrunnea figurato dallo stesso Ungemach,
1. c. tav. I fig. 16), per cui l'affermazione predetta, in mancanza di
confronto anche per tale pagina alare, per non dire di quello dell’ar-
matura genitale, è avanzata in via puramente ipotetica. Va notato
che un dimorfismo femminile del genere non mi consta esistere in
altre specie di Anthene e che Ungemach non ha citato « livida » nel
suo elenco sui ropaloceri abissini (1. c., cfr., per le specie di Anthene
(= Lycaenesthes), da pi 85 a-pro88)
G. D. Hale Carpenter (Trans. R. ent. Soc. London tee 83,
III, p. 395) ha basato la citazione di A. livida d'Abissinia su di una
2 di Tirma (Abissinia di SW, a SW di Magi, 3900 piedi, pari a
m. 1300 circa s. m., 30-IX-1925, A. W. Hodson), che è ben diversa
dalle 9 9 di butleri butleri e di butleri galla e differisce pure dalla
forma del Chénia, fra l’altro, per la vivacità delle tinte sul disopra
delle ali di gran lunga inferiore e per la presenza di un punto nero
presso la costa dell'ala posteriore, sul disotto, internamente alla fascia
maculare verso l'esterno.
I disegni concordano bene, per il resto, con quelli delle 9 9 del
gruppo meridionale di butleri.
Lo studio comparativo delle brian scioane raccolte da giugno ad
ottobre esclude senz'altro l’esistenza di variazioni stagionali tali da
produrre nella stessa regione i due tipi di ee butleri e di butleri
livida.
|
|
|
|
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PITTORE See py OR
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ME | ROPALOCERI DELL'AFRICA ORIENTALE 321
E’ bensì vero che le butleri galla provengono da un'altitudine di
m. 2800 circa e che l'esemplare di Hodson è stato raccolto 1500
metri più in basso. Ma anche dando il dovuto peso a tale conside-
razione, sono propenso a ritenere che la 9 in parola appartenga
piuttosto ad una specie affine (2).
Ritengo utile dare perciò la descrizione dell'esemplare in parola:
Lato superiore. Fondo alare bruno con segni più scuri (DC
sulle due paia d'ali; serie discale: sulle anteriori meno nei due inter-
‘valli posteriori; sulle ali posteriori fra le vene 4-6); riflessi violacei;
un po’ d’azzurro maggiormente visibile presso la base dell’ala po-
steriore, che ha lunule postdiscali color lilla e macchie submarginali
orlate superiormente di fulvo.
Lato inferiore. Fondo alare volgente al grigio, con le fasce poco
contrastanti (indicate sopratutto dagli orli scuri). Ocelli dell’ala po-
steriore meno sviluppati che sul disopra, salvo quello dell'angolo anale
(accennato sul disotto, assente sul disopra).
Giova notare che, da cartellino spillato all’esemplare, la deter-
minazione di Carpenter risulta fatta mediante confronto con mate-
riali conservati nel British Museum: « Lycaena livida Tr. in B. M. ».
Razza stempfferi nov.
Lycaenesthes livida, Trimen partim, Bethune-Baker 1910, Trans. ent. Soc. London,
p. 35: Kikuyu District (Chénia).
Anthene livida butleri Obth., Stempffer 1947. Bull. Soc. ent. France, p. 38: Monte
- Elgon (Chénia).
L'esame comparativo di una coppia dell’Elgon ai materiali scioani
in Museo, reso possibile dalla cortesia del Sig. T. H. E. Jackson e
della Direzione di detto Istituto, mi dimostra che le popolazioni del
Chénia, lungi dall'appartenere al gruppo abissino, rientrano in quello
meridionale e vanno descritte come nuova razza. Quest'ultima dedico
al Sig. Stempffer che nel 1947 ne ha fissato le caratteristiche, pur
ritenendola erroneamente identica alla butleri nominale.
4. Lato superiore delle ali grigio bluastro meno la costa, l’apice
e il margine esterno delle anteriori, nonchè il margine anteriore delle
posteriori che sono d’un bruno lucente. DC delle 4 ali pure brune
J
>
.-
(2) - Qualora l’esame dei genitali dimostrasse l’appartenenza di questa 9 alla
specie in parola, si tratterebbe per certo di una razza inedita del gruppo livida, la
cui diffusione toccherebbe così il limite della regione abissina.
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVI. 11
ro
322 L. STORACE
(molto esili alle posteriori). Secondo Stempffer 1. c. in uno dei due
4 6 da lui esaminati esistono all’ala posteriore 3 macchie discali
brune, distinte, fra le nervature 4 e 5, macchie meno distinte nell’al-
tro 4, non individuabili con sicurezza nell’es. che ho sott'occhio.
Lato inferiore delle ali grigio con i disegni più contrastanti che
in livida delle regioni più australi del Continente.
2. Lato superiore delle ali. La tonalità blu è ben più viva
che nell'altro sesso; la costa e l’area apicale e marginale delle ante-
riori nonchè il margine anteriore delle posteriori bruni. Alle ante-
riori pure brune le DC e, fa le vene 2-6, le macchie discali, poco .
evidenti negli spazi anteriori. Alle ali posteriori una cellulare DC (sulla
biforcazione delle vene 5-6) e due discali fuse in una sola macchia
(fra le vene 4 e 6) di color bruno. :
Lato inferiore delle ali grigio con i disegni più marcati all'ala
anteriore, meno alla posteriore. _
Holotypus: & Monte Elgon, (Chénia) VII-1934 (T. H. E.
Jackson). |
Allotypus: 9 Monte Elgon «Chénia) I-1934 (T. H. E.
Jackson).
T. H. E. Jackson mi ha assicurato (in litt.) di possedere una
serie di esemplari di ambo i sessi simili ai tipi inviatimi in esame.
Razza livida (Trimen).
Lycaenesthes livida Trimen 1881, Trans. ent. Soc. London, p. 443: Sudafrica.
4. Lato superiore delle ali bruno a riflessi cuprei, con spolve-
rature grigio-azzurrastre. Lunule DC brune alle quatto ali. Non di-.
scali alle ali posteriori.
Lato inferiore delle ali grigio volgente appena “a beanie con dise-
gni poco marcati.
2. Lato superiore delle ali bruno a spolveratura grigiastra Ree
flessi violacei) e segnate per tonalità più carica le DC alle quattro ali
nonchè macchie discali fra le vene 2-6 alle anteriori e fra le vene 4-6.
alle posteriori.
Lato inferiore delle ali grigio con i soliti disegni ancor meno
marcati che nel #4.
Oltre al Trimen (anche in South African Butterflies, ees p.
103), hanno dato descrizioni di questa razza:
_G. T. Bethune-Baker, 1. c., pp. 34-35;
sala ats
ae kis! a «Vai ul CRA, : Fato
Î . Pte tt e" sua»
de i ROPALOCERI DELL'AFRICA ORIENTALE 323
D. P. Murray, Scuth African Butterflies, Lycaenidae, p. 135
(1935);
— —H. Stempffer, 1. c.
T. H. E. Jackson me ne ha inviato in esame una coppia della
Rhodesia meridionale: ¢ di Filabusi (24-IX-1923), 9 di Selukwe
(1-XI-1944, R. H. R. Stevenson).
Qualora venisse dimostrata l’invalidità del nome di butleri Ober-
thiir per questa specie (a conferma dell'operato di Bethune-Baker, una
autorità in questo gruppo di lepidotteri), ciò che ritengo invero poco
probabile, la nomenclatura delle varie razze sarebbe la seguente:
livida butleri (Obth.).
livida galla Stpff.
. livida stempfferi nov.
livida livida (Trimen).
Mi sia concesso infine esprimere la mia riconoscenza a coloro la
cui cortesia ha permesso l’indagine oggetto di queste note: in primo
luogo, al dr. F. Capra del Museo Civico di Storia Naturale « G.
Doria » di Genova, per avermi consentito l'esame degli esemplari con-
servati nelle collezioni di tale Istituto e lo studio dei lavori di Oberthiir;
. inoltre, al Sig. T. H. E. Jackson di Kitale (Chénia) per avere messo
a mia disposizione i materiali già citati; al Sig. H. Stempffer di Parigi
per essermi stato ripetutamente di valido aiuto; al Sig. E. Taylor,
assistente al Hope Department of Entomology del Museo di Oxford,
per avermi inviato in esame l’es. 9 già studiato dal Prof. G. D. Hale
Carpenter; al Dr. A. Fiori di Bologna per lo spoglio di una parte
degli indici dell’opera di A. Seitz.
Desidero avvertire inoltre che le cpinioni espresse nel corso del
lavoro sono puramente personali, salvo esplicite affermazioni in con-
trario.
324 SE di
EINIGE NEUE PSEUDOSCORPIONE
AUS DEM GENUESER MUSEUM
von M. BEIER, Wien
Herr Dr. Felice CAPRA hatte die Freundlichkeit, mir eine Anzahl
von Pseudoscorpionen aus dem Museo Civico di Storia Naturale in
Genova zur Bearbeitung zu ibergeben. Dieses Material enthielt die
folgenden drei neuen Arten, von denen zwei aus Nord-Afrika, eine
aus Siid-Brasilien stammen.
Allochernes tripolitanus n. sp. (Fig. 1).
Hartteile blass gelblichbraun. Carapax etwas langer als an der
Basis breit, nur fein, flach und verwischt granuliert, ohne Augenflecken;
die mediane Querfurche sehr tief und scharf eingeschnitten, am Grunde
glatt, der Carapax durch sie wie eingeschniirt erscheinend, die subbasale
Querfurche flach und besonders beim Mannchen fast ganz erloschen,
von der vorderen Furche fast 3mal so weit entfernt wie vom Hinter-
rande; Borsten im vorderen Teil des Carapax ausser den Vorderrand-
borsten nur gezahnt, im hinteren Teil deutlich gekeult; Hinterrand mit
12 Marginalborsten. Abdominaltergite ziemlich schwach sklerotisiert,
nicht sehr deutlich quer granuliert, mit Ausnahme des letzten geteilt;
jedes Halbtergit mit 7 bis 8 ziemlich stark gekeulten Marginalborsten,
vom 4. Segment an ausserdem mit einer ebensolchen Seitenrand- und
einer Medialrandborste. Endtergit ohne Tastborsten. Bauchseite eben-
falls mit 7 bis 8 Marginalborsten auf jedem Halbsternit, diese Borsten
nicht gekeult. Chelicerenstamm mit 5 Borsten, B und SB kraftig,
gezahnt. Serrula mit 19 Lamellen. Galea mit kurzen Seitenastchen in
der Apikalhalfte. Galealborste das Ende der Galea nicht erreichend.
Palpen relativ schlank, dicht, aber nur flach granuliert, mit gezahn-
ten und auf der Medialseite der Glieder schwach gekeulten Borsten, in
beiden Geschlechtern gleich gestaltet. Femur 3,9mal, Tibia 3,1mal,
Hand 2,2 mal, Schere mit Stiel 4,4 mal, ohne Stiel 4,1 mal so lang wie
breit. Finger sehr lang und ziemlich dick, bedeutend langer als die
Hand mit Stiel und so lang wie das Femur, der feste mit rund 60, der
bewegliche mit durchschnittlich 63 Marginalzahnen; Nebenzahne sind
nur auf dem festen Finger vorhanden, und zwar lateral 4 bis 5, medial
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Re NEUE PSEUDOSCORPIONE ; 325
1, auch der feste Finger mit kurzem Giftzahn. Stellung der Tasthaare
fiir die Gattung im allgemeinen typisch, ist also in gleicher Hohe mit
est, diese beiden Trichobothrien aber, wohl durch die Verlangerung
der Finger, verhaltnismassig weit distal gelegen, ist von isb etwa doppelt
aS
04mm
Fig. 1. Allochernes tripolitanus n. sp. 9, linke Palpe sowie Tibia und Tarsus
eines Hinterbeines.
so weit entfernt wie von if, letzteres gegenùber von et; st des beweg-
lichen Fingers gut doppelt so weit von sb als von t entfernt. Beine
schlank, Femur des 4. Paares 4,6 mal, Tibia 6,1mal, Tarsus 6 mal so
lang wie breit. - Korper L. 6 9 1,7-2 mm; Palpen: Femur L. 0,67
mm, B. 0,17 mm, Tibia L. 0,58 mm, B. 0,18 mm, Hand L. 0,54 mm,
B. 0,25 mm, Finger L. 0,65 mm; Bein IV:: Femur L. 0,60 mm, B.
e.lig ini, Jibtals, 0,55 mm; 20,09 mm}. Tarsus.L. 0,42 mm, B.
0,07 mm.
Typen: 4 4,6 2, 1 Tritonymphe, Tripolitania, Misurata, Oasi,
August 1913, Dr. A. Andreini leg.
Pe x
on
326 M. BEIER
Paratype: 1 2, Dint. di Misurata, November 1913. Dr. A. An-
dreini leg.
Von allen anderen Arten der Gattung, auch von dem ihm am
nachsten kommenden A. solarii (Sim.) aus Piemont, durch die noch
schlankeren Palpenglieder, die langen Finger und die relativ weit distale
Stellung der Tasthaare ist und est sowie das Fehlen von Nebenzahnen
auf dem beweglichen Palpenfinger gut unterschieden.
Cacodemoniellus nov. gen.
Carapax etwas langer als breit, dicht kornig granuliert, subbasal
seitlich etwas eingebuchtet, mit einer scharf eingeschnittenen und tiefen
medianen und einer flachen subbasalen Querfurche, die dem Hinterrand
bedeutend naher liegt als der vorderen Furche. Glatte Augenflecke
vorhanden. Tergite mit Ausnahme des fast glatten 11. ebenso grob
k6rnig granuliert wie der Carapax, beim Weibchen geteilt, beim Mann-
chen samtlich ungeteilt, am Hinterrande granuliert und stellenweise
sehr fein gezahnelt, am Seitenrande durchwegs leistenartig verdickt.
Tergalborsten deutlich gekeult, Sternalborsten spitzig. 8. Sternit des
Mannchens mit einem kleinen, rundlichen medianen Feld sehr dicht
gestellter stumpfer Sinneskegelchen nahe dem Hinterrand, die iibrigen
Sternite ohne Auszeichnung. Endsternit glatt, mit Tastborsten, die
vorhergehenden erloschen granuliert. Chelicerenstamm mit 5 Borsten,
SB gezahnt. Flagellum mit 4 Borsten. Palpen schlank, dicht granu-
liert, die Medialborsten zum Teil gekeult. Das Tasthaar ist des festen
Palpenfingers fast in gleicher Hohe mit est stehend, letzteres etwas
distal der Fingermitte, it halbwegs zwischen est und et befindlich; st
des beweglichen Fingers etwas naher bei sb als bei t. Coxen des 4.
Beinpaares beim Mannchen langlich, am Kaudalrande leicht sinuiert,
ohne sonstige Auszeichnungen. Femur des 4. Beinpaares basal abrupt
verengt, der Tarsus mit einer Tastborste nahe dem Ende.
Genustypus: Cacodemoniellus mimulus n. sp.
Vorkommen: Sid-Brasilien.
Habituell auffallend den neotropischen Arten der Gattungen Pa-
rawithius Chamb. und Tropidowithius Beier gleichend, aber wegen
des glatten Endsegmentes, der ungeteilten, am Hinterrande granulierten
und fein gezahnelten Abdominaltergite des Mannchens, der Ausbildung
des sternalen Sinnesfeldes des Mannchens und der Form der Hinter-
femora eindeutig zu den Cacodemoniini und nicht zu den Withiini
fa
Con
a . -
NEUE PSEUDOSCORPIONE 327
gehorig. Vion Cacodemonius selbst durch die Form der schlanken
Palpen, die weiter distale Stellung des Tasthaares it, die flache sub-
basale Querfurche des Carapax und das Vorhandensein nur eines
einzigen kleinen Sinnesfeldes auf dem 8. Sternit des Mannchens unter-
schieden.
Cacodemoniellus mimulus n. sp. (Fig. 2).
Hartteile r6tlichbraun. Carapax deutlich etwas langer als breit,
oralwarts sanft gerundet verengt, subbasal beiderseits etwas einge-
Fig. 2. Cacodemoniellus mimulus n. gen. n. sp., linke Palpe von 4 (oben) und Q
(unten) sowie Hintercoxe des 4.
buchtet, sehr dicht und ziemlich grob kérnig granuliert, die Korner
im basalen Teil quergestellt; die mediane Querfurche ziemlich scharf
und tief, besonders seitlich stark vertieft, am Grunde etwas feiner
granuliert als die Umgebung, die hintere Querfurche flach und ver-
wischt, der Basis naher gelegen als der vorderen Furche, am Grunde
Se
328 M. BEIER
fast ebenso grob granuliert wie die Umgebung; Hinterrand mit 10 deut-
lich gekeulten Marginalborsten, beim Mannchen fein gezahnelt. Augen-
flecke beim Mannchen klein und undeutlich, beim Weibchen gròsser.
Abdominaltergite mit Ausnahme des letzten ebenso grob granuliert
wie der Carapax, die Granulation aber mehr schuppig erscheinend,
beim Mannchen durchwegs ungeteilt, ziemlich derb sklerotisiert, mit
granuliertem, stellenweise auch sehr fein gezahneltem Hinterrande und
- mit Ausnahme des Endtergits - leistenformig verstarkten Seitenran-
dern, beim Weibchen mit Ausnahme des Endtergits schmal geteilt; 6
bis 7 deutlich gekeulte Marginalborsten auf jedem Halbtergit, auf dem
2.und 3.Segment ausserdem 1 Seitenrand- und 1 Medialrandborste,
vom 4.Segment an auch noch 1 Discalborste. Endtergit fein und
erloschen granuliert, fast glatt erscheinend, -mit 1 Paar Tastborsten.
Sternite erloschen granuliert, beim Mannchen nur zum Teil unvoll-
kommen, beim Weibchen schmal geteilt, mit spitzigen Borsten, das
Endsternit glatt, mit 2 Tastborstenpaaren. Das 8.Sternit des Mann-
chens mit einem kleinen, schwach querovalen medianen Feld von etwa
50 sehr dicht gestellten, kleinen, stumpfen Sinneskegelchen vor dem
Hinterrande, die iibrigen Segmente ohne Auszeichnung. Cheliceren-
stamm mit 5 Borsten, SB ziemlich derb und gezahnt, B einfach.
Serrula mit 17 Lamellen. Galea des Weibchens, sehr lang, gerade, mit
sehr kurzen, krallenf6rmigen Terminalastchen, die des Méannchens
viel kiirzer, Galealborste kurz. Palpen schlank, sehr dicht und derb
k6rnig granuliert, die medialen Borsten des Femur leicht gekeult. Coxen
vorn und seitlich granuliert. Beide Trochanterh6cker rundlich. Femur
gut gestielt, 4,3mal (2) bis 4,6mal (4), Tibia 3,2mal (2) bis 3,4mal
(4) Hand 1,9mal (2) bis 2mal (4), Schere mit Stiel 3,7mal (9)
bis 3,8mal (4), ohne Stiel 3,5 bis 3,6mal so lang wie breit. Hand
oval. Finger so lang wie die Hand mit Stiel, schlank, je mit etwa 45
Marginalzàhnen. Das Tasthaar ist des festen Fingers ganz wenig
proximal von est, dieses etwas distal der Fingermitte, it halbwegs
ziwischen est und et stehend; st des beweglichen Fingers etwas naher
bei sb als bei ¢ befindlich. Coxen des 4.Beinpaares beim Mannchen am
Kaudalrande leicht sinuiert, Femur basal abrupt verschmalert. Tarsus
des 4.Beinpaares mit einer langen Tastborste nahe dem Ende des Glie-
des. - Korper L. 4 2,2 mm, 9 3 mm; Palpen: ¢ Femur L. 0,68 mm,
B. 0,15 mm, Tibia L. 0,61 mm, B. 0,18 mm, Hand L. 0,58 mm, B.
0,29 mm, Finger L. 0,58 mm; ® Femur L. 0,74 mm, B. 0,17 mm, |
es aes
| NEUE PSEUDOSCORPIONE 329
Mibia E. 0,64 mm, B. 0,20 mm; Hand L. 0,63 mm, B. 0,33 mm,
Finger L. 0,65 mm.
Typen: 1 8, 2 92, Dint. di Palmeira, Parana, Oktober 1890,
Dr. G. Franco Grillo leg.
Rhacochelifer andreinii n. sp. (Fig. 3).
Carapax dunkel rotbraun, basal etwas heller, deutlich etwas kiir-
zer als an der Basis breit, gleichmassig ziemlich dicht und fein granu-
| SAS IS ie ay EI PET IL IO DAR |
| 0 05 mm 4
Fig. 3. Rhacochelifer andreinii n. sp. 4, linke Palpe und Genitalarmatur in
Ventratansicht, Tibia und Tarsus des linken Vorderbeines.
liert, die beiden Querfurchen ziemlich schmal und seicht, am Grunde
granuliert, die vordere seitlich scharfer eingeschnitten, die hintere der
Basis deutlich naher gelegen als der vorderen Furche. Augen gut ent-
wickelt, mit gewélbter Linse. Abdominaltergite dicht und gleichmassig
granuliert, grdsstenteils mit 6 Marginalborsten auf jedem Halbtergit,
vom 4. Segment an ausserdem mit 1 Seitenrand-, 1 Medialrand- und
1 Discalborste, die beiden letzteren in hellen, glatten Hòfen inseriert;
simtliche Borsten kurz und zart, die der vorderen Tergite leicht, aber
deutlich gekeult. Endsegment ohne Tastborsten. Chelicerenstamm mit
5 Borsten, ES langer als B oder BS. Galea distal mit kurzen Seitenast-
pe
. 330 M. BEIER
chen; die Galealborste die Galea iiberragend. Palpen langer als der
Korper, kraftig, dunkel rotbraun, mit Ausnahme der nur auf der Me-
dialseite fein granulierten Hand dicht und deutlich granuliert, das
Femur medial mit einigen wenigen (etwa 4) gròberen, kegelf6rmigen
Kornern, die Borsten kurz und zart, medial auf dem Femur leicht
gekeult. Trochanterh6cker verrundet, der dorsale mit borstentragendem
Terminaltuberkelchen. Femur 3,6mal, Tibia 2,5mal, Hand 2mal,
Schere mit Stiel 3mal, ohne Stiel 2,8mal so lang wie breit. Hand medial
fast gerade. Finger etwa 1/3 kiirzer als die Hand ohne Stiel. Stellung
der Tasthaare fiir die Gattung typisch. Tibia und Tarsus des 1.Bein-
paares beim Mannchen stark verdickt, erstere 2,3mal, letzterer 2,7mal
so lang wie breit, am Kaudalrande ziemlich stark gebaucht, sein
Vordereck verrundet; Subapikalborste gezahnt; Klauen asymmetrisch,
die diinne Lateralklaue apikal stumpf und etwas verdickt. Klauen der
iibrigen Laufbeine einfach. Coxen des 4.Beinpaares beim Mannchen
stark exkaviert, sonst ohne Auszeichnung, die Coxalsacke etwa ihre
halbe Lange einnehmend, mit scharf geschiedenem, rundlichem Atrium.
Genitalfeld mit etwa 40 ziemlich langen Borsten. Genitalarmatur siehe
Fig. 3. - Korper L. ¢ 2,4 mm; Palpen: Femur L. 0,93 mm, B. 0,26
mm, Tibia L. 0,82 mm, B. 0,33 mm, Hand L. 0,90 mm, B. 0,46 mm,
Finger L. 0,57 mm.
Typen: 1 ¢, 1 Tritonymphe, Tripolitania, Dint. di Sliten,
19.6.1913, Dr. A. Andreini leg.
Nachstverwandt mit dem mediterranen R. maculatus (L. Koch)
und seiner ssp. hoggarensis Vachon; das Palpenfemur wie dort mit
grosseren Tuberkelchen auf der Medialseite; aber durch die Verhalt-
nismasse der Palpenglieder, die Form des mannlichen Vordertarsus sowie
die apikal etwas verbreiterte und stumpfe Lateralklaue der mannlichen
Vorderbeine und schliesslich durch das breite Genitalapodem als eigene
Art hinreichend gekennzeichnet. Uebrigens scheint mir auch hoggarensis
von maculatus spezifisch verschieden zu sein.
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SYSTEMATIC NOTES UPON SOME SPECIES OF BURMESE
| CARABIDAE IN MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE.
GENOVA
by BENGT-OLOF LANDIN
Zoologicai Institute, Lund.
In 1892, H. W. Bates published the results of a revision of the
Carabidae collected in Burma by Leonardo Fea in 1886-1887. 1).
While working on Dr René Malaise’s Burmese Carabids collected in
1934 I also had an opportunity to examine small part of Fea’s
material which was kindly sent me by Dr F. Capra. Mostly, little
has to be added to Bates’ fine paper. I should like to make a few
corrections, however, and furthermore to join a description of a new
species.
In the paper Bates listed the species in numerical order. Although
the numbers of the species do not correspond to any numbers on the
labels of the specimens in the collection, the material examined by
Bates can be traced without any difficulty; in the cases discussed
below only single specimens are referred to in the list. To the species
dealt with below I have added the respective numbers met with in
Bates’ work.
283. « Colpodes ruficeps MacL.». A single specimen under
this name apparently belongs to Dicranoncus quadridens Motsch.
Evidently, Bates knew the genus Dicranoncus; for example he refers
to D. femoralis Chaud. in the same paper (no. 287). The genus is
easily distinguished from Colpodes by the long tooth at the base of
the claws. The specimen has been compaired with two specimens (det.
H. E. Andrewes) from the Swedish Museum of Natural History,
Stockholm.
284. « Colpodes? ». Bates writes: « An example of what appears
to be the C. ruficeps Chaud. (nec Macleay)». I have compaired the
specimen with examples of C. ruficeps MacL. from the British Mu-
1) Bates, H. W. 1892: List of the Carabidae. In « Viaggio di Leonardo
Fea in Birmania e regioni vicine». - Ann. Mus. Civ. Genova, ser. 2 a, XII
(XXXII), p. 267-428.
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332 B.-O, LANDIN : 1 LR
seum, N. H., identified by H. E. Andrewes, and I am quite convinced
that Bates’ species is identic with ruficeps MacL. I have not seen the
original specimen basing Colpodes ruficeps Chaudoir (Ann. Soc. Ent.
France, 1859, p. 348), but it is obvious that Chaudoir only wanted
to give a more complete description of what he considered to be Mac
Leay’s species: he refers to ruficeps MacL. as a synonym. So far as
can be seen from his description he has recognized Mac Leay’s species
quite correctly, so I cannot find any reason for separating C. ruficeps
Chaud. from C. ruficeps MacL.
286. « Colpodes rufitarsis Chaud. ». Evidently, the specimen be-
longs to Colpodes obscuritarsis Chaud. It has been compaired with
species from H. E. Andrewes’ collection in the British Museum, N. H.
Bates also says (1. c., p. 378) that the specimen agrees better with the
description of a Singapore specimen of C. rufitarsis, than with the
closely allied C. obscuritarsis. As a matter of fact these two species
are not very closely related; they are easily distinguished from each
others by the different mucronation at the apex of the elytra. It may
be tru that Bates has compaired his specimen with a mis-identified
- obscuritarsis from, Sumatra.
424. « Dromius? ». Bates supposed that the specimen would re-
present a new genus of the Dromiinae-group. While examining a great
many Indian species of the genus Dromius Bon., I found a considerable
variation within this genus, so at present I should like to include the
specimen referred to by Bates in Dromius. It does, however, represent
a hitherto unknown species, with a very characteristic appearance.
Together with D. steno Bates it differs from other known species by
the strange sculpture of the head and an extremely elongate body and
therefore I choose it as the type of a new subgenus, Rugodromius, also
including D. steno Bates.
Dromius (Rugodromius n. subgen.) longissimus n. sp.
Description :
Lenght: 6,5 mm. Width: about 1,5 mm.
Yellowish, head and disk of prothorax with a reddish tinge.
antennae from joint 6 slightly darker yellow-brown.
Head (fig. 1) elongate, convex, pubescent, front margin of labrum —
strongly rounded, clypeus large, finely punctulate behind; the whole
surface, from basal suture of clypeus to far behind the eyes, with long,
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ia, Tk) e oe N +7. ae)
Peek Pe, BURMESE CARABIDAE 333
crenulate, deep furrows, the median ones reaching farther hindwards
than the lateral ones; the furrows are finely punctulate, the ridges
between them glabrous and shiny; head laterally behind the eyes
coarsely punctate and pubescent, posteriorly in the middle smooth;
eyes rather flat, two supraorbital setae on each side, one at the anterior
th
(Ky)
1
Dromius (Rugodromius n. subgen.) longissimus n. sp,
Fig. 1: Head (except mouth parts) and prothorax. - Fig. 2: Penis and
parameres.
side of the eye, one other far behind the base of the eye; mentum
without a tooth, only slightly produced in the middle, lateral lobes
rather short with the outer margins strongly. rounded. Prothorax
(fig. 1) elongate, narrow, moderately convex, cordate, longer than
wide, slightly wider than head; front margin slightly concave, frontal
angles completely rounded, basal line straight, basal angles not pro-
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334 B.-O. LANDIN
minent, rounded but evident, sides gently rounded, narrowed behind,
slightly sinuate before the hind angles, lateral margins widely flattened,
a little wider behind; the lateral flattened part ends in a very small
but rather deep basal fovea; two lateral setae on each side, the front
one at about a fourth from apex, the posterior one just at the hind
angles; median line finely but distinctly impressed, basal transverse
depression wanting, frontal impression fine and shallow; the whole
surface densely and coarsely punctate. Elytra flat, very elongate,
almost parallel, a little wider than prothorax, base not bordered,
shoulders rounded, not protruding, apex truncate; striae fine, distinct,
visible to just before apex, very finely punctate, scutellary striole
wanting; intervals flat, third interval with four setulose pores, two
before and two behind middle (in type specimen one apical pore
evidently wanting on right elytron), seventh interval with a few pores.
Last dorsal segment coarsely punctate and finely pubescent, apically
on each side emarginate and strongly reflexed. Legs rather short, the
claws utmost finely pectinate. Microsculpture on head very faintly
impressed, hardly visible, formed by irregular small meshes and lines,
on prothorax wanting, on elytra fine but conspicuous, formed by mi-
cropunctures and aciculate, transverse scratches. Underside: head in the
middle with two fine but very distinct longitudinal lines, laterally
finely punctate and pubescent; prosternum anteriorly and _ laterally
coarsely punctate, prosternal process strongly bordered, apically deeply
emarginate, proepisterna with longitudinal strong furrows; mesoster-
num very finely laterally punctulate; metasternum medially quite
smooth, and with a posterior deep, narrow furrow, laterally coarsely
punctate and pubescent, metepisterna rather smooth; ventral segments
very finely, rather sparsely punctate, finely and shortly pubescent, last
segment medially at apex slightly emarginate, with 3 setae on each
side. Penis and parameres see fig. 2; penis apically scooped out, faintly
turned.
Burma; Teimzo,.1886; leo. I. Pea, ILeX:;; (83
The new species is evidently allied to D. steno Bates and has
been included together. with this species in Rugodromius n. subgen. It
is very easily distinguished from steno by larger size, lighter colour,
longer and stronger furrows of the whole head (in steno wanting in
the middle of head surface), strongly punctate prothorax, much more
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flattened elytra with the striae finerly impressed, and coarsely punctate
last dorsal segment.
The type specimen is kept in Museo Civico di Storia Naturale,
Genova.
The results of this investigation may be summarized as follows:
283. Colpodes ruficeps MacL. = Dicranoncus quadridens Motsch.
284. Colpodes? (ruficeps Chaud.) = Colpodes ruficeps MacL.
286. Colpodes rufitarsis Chaud. = Colpodes obscuritarsis Chaud.
424. Dromius? = Dromius (Rugodromius n. subgen.) longissimus
n. sp. .
The numbers refer to H.W. Bates’ enumeration of the species in
his « List of the Carabidae » (see above).
ia | ES
336
E. BERIO
NUOVE CATOCALINAE AFRICANE AL MUSEO DEL
CONGO BELGA DI TERVUREN
(Lep. Noctuidae)
Per la cortesia dei Sigg. Proff. Basilewsky e Berger del Museo
Reale del Congo Belga a Tervuren ho avuto in istudio le Noctuidae
del Congo appartenenti alle collezioni ricchissime di quel Museo; Nel-
l'attesa del lavoro generale credo utile anticipare questo primo lotto
di diagnosi di entità nuove. La pubblicazione è autorizzata dal Museo
medesimo : i tipi saranno depositati colà al termine dello studio.
Tachosa acronictoides f. albicans nova.
Si distingue dalla tipica perchè le ali anteriori sono bianche per
tutto lo spazio sotto la vena 1 tranne al torno e per tutto lo spazio tra
la mediana e la postmediana. Un solo esemplare rotto.
Esp. 38 mm.
Holotypus: 1 9 Congo Belga VII 1924 (L. Ghesquière).
Dermaleipa androgyna n.sp.
2. Simile a rubricata Holl. Mentre però nelle 2 9 di questa
specie la linea mediana sbocca nel margine posteriore ben lontana dalla
prelimbale, qui — come nei ¢ 8 di rubricata — essa confluisce con
questa al tornus. Per tutto il resto simile a rubricata, compreso i colori
delle ali posteriori.
Esp. 47mm. | !
Holotypus: ®. Lusambo 3-XI-1949 (Dr. M. Fontaine).
\
Anua rogata n. sp.
1 4 molto simile a dilecta Wlk.: se ne distingue oltre che per
l'apparato genitale molto diverso, per la linea postmediana che è diritta
senza alcuna ondulazione. Per il resto molto simile esternamente alla
specie citata.
;’Espe 47 numi
Holotypus: 1 4. Leopoldville 25-V-1949 (Dr. Fontaine).
dii Pro rn è
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fed ales ania aaa se haar Bd
e; ' ì «
NUOVE CATOCALINAE 337
Anua (Trichanua n. sbg.) mimetica n. sp.
Il nuovo sottogenere. presenta, almeno nel 4, una lunga peluria
sul lato superiore del I° e del II° articolo dei tarsi del III° paio di zampe.
La specie presenta nell'insieme un aspetto simile alla Anua meja-
nesi Gn. Colore fondamentale del capo, torace e ali anteriori bruno ros-
sastro fulvo scuro; ali posteriori colla base giallastra chiara sfumata
subito dalla metà in poi in bruno nerastro. Sulle ali anteriori il colore
fondamentale è più forte e vinoso alla base e dalla postmediana alla
prelimbale, la quale è seguita da uno spazio grigio nero più scuro ba-
salmente. Linea antemediale fortemente curvata in fuori dalla costa
alla vena 1 e di qui diretta al margine posteriore; postmediana forte-
mente curvata in fuori attorno alla cell.; poi quasi diritta al margine;
orbicolare rotonda piccolissima e reniforme oblunga; antemarginale da
poco prima dell’apice fortemente arcuata in dentro e poi in fuori sino
a formare un saliente tra la vena 6 e la 7; poi in dentro sulla vena 6 e
di qui alla 3 al margine con un leggero arco diretto verso il torno poco
prima del quale termina. Inferiormente le ali giallo paglia con un lar-
ghissimo bordo bruno chiaro sfumato.
Esp. 54 mm.
Fontaine).
Achaea Bergeri n. sp.
Vicina a mormoides e regularidia: tarsi III senza peli antero-
superiori, tibie II del 4 dilatate, tibie III del ¢ sprovviste di spine. Ap-
parato genitale dello schema del gruppo di mormoides. Scaphium a
forma di becco come in faber Holl. e in regularidia Strd.; ipofallo re-
golare; sacco membranoso della valva poco visibile, pezzo impari tra
la ligula e lo scaphium doppio.
Testa torace e base delle ali anteriori sino alla linea antemediana
bruno scuro; petto, ventre, zampe, addome, ali posteriori bruni. Leg-
- gera linea basale alla costa, nera, antemediana perpendicolare perfetta-
mente diritta seguita da una leggiera sfumatura bianco violacea; resto
delle ali anteriori bruno, più chiare sino alla postmediana e dalla lim-
bale al margine esterno; mediana ondulata irregolare rivolta leggermente
in fuori dalla costa alla cella; poi in dentro sino alla vena 2 e di qui
in fuori sino al margine. Due punti neri in chiusura di cell.; postme-
diana lunulata, con lunule rivolte in dentro, con andamento simile alla
precedente. Limbale arcuata dall’apice al torno, preceduta da un offu-
Holotypus: 1 & Sankuru: Dimbelenge 17-3-1951 (Dr. M. ©
RATA. is
338 E. BERIO
scamento del fondo; al torno una ombreggiatura bruna triangolare
molto appuntita oltre la limbale, frange concolori. Inferiormente molto
simile a mormoides e regularidia.
Esp. 52 mm.
Holotypus: 1 3 Sankuru; Katako-Kombe 12-XI-1952 (Dr. M.
Fontaine).
Achaea Basilewskyi n. sp.
Appartiene al gruppo di faber Holld. Nel ¢ le II tibie ingros-
sate con una piega contenente ciuffi di scaglie e III tibie lungamente
pelose; peloso il I articolo del tarso delle III zampe; non spinose le
III tibie del 4. Palpi, capo, zampe, torace, addome, ali sopra e sotto
bruno verdastro cupo. Una antemediana diritta bruno rossiccia orlata
di bruno roseo scuro leggermente inclinata in dentro dalla costa al
torno; due punti neri in chiusura di cell.; postmediana doppia bruno
scura riempita di grigio scuro, diritta e rivolta in fuori dalla costa alla
vena 6 di qui diritta e perpendicolare verso il torno, poi rivolta in den-
tro e diritta sino alla vena 1 e di qui nuovamente diritta verso il torno.
Uno spazio triangolare tra l’apice, la costa, la postmediana, sino
alla vena 6, più chiaro del fondo, grigiastro nelle ® ® e grigio nero
‘ nei 6 6, orlato in basso da una linea più chiara. Ali posteriori con
una mediana chiara curva. Inferiormente le 4 ali con postmediana minu-
tamente lunulare e le posteriori con una simile mediana, frange infe-
riormente e superiormente terminanti in bianco tra le vene 2 e 6, più
chiare e sensibili sulle ali posteriori.
Questa specie probabilmente è stata presa da Gaede per l’esecu-
zione della sua figura di Parallelia pudica a tav. 29/a (Seitz, Africa).
Essa tuttavia differisce dalla specie di Méschler, così come figurata e
descritta da Hampson, per la lunga macchia chiara all'apice molto sen-
sibile nel 4, e probabilmente Gaede nella sua tavola ha figurato una
2 anzichè un & come è detto.
Esp. 53-58 mm.
Holotypus: 4 Lusambo VI-1949 (Fontaine).
Paratypi: 4 44, 6 99 Lusambo II, VI, VIIL,VII, IX,
1949-50.
Achaea basalis n. sp.
9. Gruppo di obvia Wlk. Capo, torace, zampe, ali bruno grigie
chiare; ali posteriori bruno nerastre con un largo spazio apicale
da be
mA Sy ee ee
2 2 > = = Gt
NUOVE CATOCALINAE” 339
bianco. Le ali anteriori, molto uniformi, portano lo spazio basale leg-
germente più scuro, delimitato da una linea irregolare inclinata in fuori
che forma due salienti, uno nella piega mediana e uno sotto la vena 1.
Due punti piccolissimi nella cell., e tre linee brune irregolari appena
più scure del fondo, poco visibili. Inferiormente le Ali anteriori con una
lunula bruna nella cell.; e una postmediana arcuata seguita tra le vene
2 e 5 da una sfumatura bruna, a sua volta seguita da uno spazio grigio
chiaro. Un punto quadrato grigio biancastro al torno, sfumato.
Esp. 54 mm.
Holotypus: 1 ® Lusambo 12-VII-1950 (Dr. Fontaine).
Achaea albilimba n. sp.
Molto simile a illustrata e dasybasis nonchè a jamesoni; non si
può attribuirla ad un gruppo per mancanza del ¢. Si distingue subito
perchè le ali posteriori hanno un punto bianco alla costa prima del-
l'apice, subquadrato, e una fascia biancastra dalla vena 7 al torno net-
tamente delimitata prossimalmente da una linea ondulata. Capo, an-
tenne, ali anteriori bruno violaceo, ali posteriori e addome grigio brune
largamente fasciate di nero verso il margine esterno. Sulle ali anteriori
si nota prima dell’apice uno spazio bianco brillante con entro un reticolo
di linee marrone, un punto bianchissimo alla base e due lunule al mar-
gine interno, pure bianchissime a 2/3 dalla base seguite da un piccolo
punto bianco-rosaceo; le lunule sono orlate limbalmente di bruno: una
leggerissima sfumatura biancastra alla metà del margine distale. Infe-
riormente ali anteriori grigie con uno spazio apicale giallo bruno cor-
rispondente allo spazio bianco del lembo superiore, una larga banda
bianca a metà ala, e una linea postmediana bruna dalla costa al mar-
gine dello spazio giallo, in fuori, poi fortemente in dentro sino alla
vena 2 e di qui in fuori. La cell. è coperta di lunghi peli bianco gri-
giastri brillanti. Ali posteriori grigie picchiettate di nero con tre linee
ondulate brune.
Esp. 61 mm. |
Holotypus: 1 ® Kiball-Ituri; Ylndl, 1950 (E. Bertrand).
Parachalciope emiplaneta n. sp.
Si distingue da monoplaneta per la riduzione, lo spezzettamento
e il diverso orientamento delle macchie nere sulle ali anteriori. Quivi
Vorbicolare è a forma di triangolo con i vertici assottigliati e con la
base esattamente orizzontale, è seguita sotto la cell. da un secondo se-
» alia
a: Weg
Sue ci
Coed cat
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340 E. BERIO
gno nero sottile lunulare che manda una linea nera curvata a congiun-
gersi con la macchia postmediana, che è rappresentata da tre macchie.
una lunulare, una triangolare e una puntiforme. Per il resto simile a
monoplaneta. Nella ® le tre macchie di cui sopra (lunulare, triangolare
e puntiforme) sono seguite da una quarta pure triangolare.
Esp. 3/56, 9°54 mim,
Holotypus: 1 ¢ Sankuru, Dimbelenge, 13-7-1951; allotypus 9
Tshikunia, 27-I-1950 (Dr. Fontaine).
Cerocala Bergeri n. sp. :
4. Palpi bianchissimi, fronte e antenne bianco giallastri; torace
e addome bianco grigiastro, petto e zampe bianchi. Ali anteriori bianco
giallastre chiare, tinte di grigio cinereo dalla base alla antemediana e
dalla postmediana al margine esterno. Antemediana bruna quasi dritta
seguita da una linea gialla; postmediana bruna pure pressochè diritta
preceduta da una linea gialla. Reniforme oblunga piena di scaglie ar-
gentee; postmediana seguita da una serie di punti neri più o meno ap-
puntiti verso il limbo, irregolari e preceduti da una linea spezzata
formata di scaglie argentee. Ali posteriori bianche con un'ombra bru-
na sfumata alla base, e una larga fascia nera dalla metà al margine,
che lascia uno spazio bianco marginale tra le vene 2 e 3; ciglia bianche.
Inferiormente ali bianchissime largamente bordate di nero sfumate in
grigio scuro verso il margine e con un grosso punto nero per ogni chiu-
sura di cell.
Eso: 31 fini.
Holotypus: 1 ¢ Lulua; Kapanga, IX-1933 (F. G. Overlaet).
Cerocala Basilewskyi n. sp. |
4. Petto, ventre, palpi bianchissimi; fronte e antenne giallastre;
torace bruno grigio, addome grigio. Ali anteriori bruno grigie; ante-
mediana diritta, largamente coperta di scaglie argentee e seguita da una
linea gialla; orbicolare rotonda piena di scaglie argentee, reniforme ne--
rissima, di forma ovale, con nell'interno una ( convessa in fuori di scaglie
argentee; linea mediana partente dalla reniforme e perpendicolare al
margine, nerissima e sottile, seguita da uno spazio color caffè, triango-
lare col vertice in basso e fasciato verso l'esterno da una linea argentea.
Postmediana presente solo dalla costa alla vena 3 diritta dalla costa in.
fuori per metà del percorso e poi leggermente rivolta in dentro, seguita
da una striscia argentea e poi da un largo spazio subrettangolare bruno.
nero all'apice e più in basso, sulla vena 5, da un punto nero. Ali poste-
” ra Se Me Tha VIA
| BS ande. = ac, RARI
ie vi GRATO . <peen tte oe) =: 2 et ~~
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er ee NUOVE CATOCALINAE 341
riori grigie piu chiare nella piega submediana e in una fascia sottile e
sfumata premarginale. Inferiormente le ali, bianchissime, portano due
grossi segni in chiusura delle due cell.; una linea nera postmediana irre-
golare e un’ombra limbale grigia nerastra.
Esp. 32 mm.
Holotypus: 1 ¢ Elisabethville, I-1936 (Ch. Seydel).
Hypersypnoides congoénsis n. gen. n. sp.
Fig. 1: capo con protuberanza frontale. - Fig. 2: ali sinistre vedute inferiormente.
Fig. 3: zampa del I° paio: tibia.
Hypersypnoides n. gen.
Genotypus: Hypersypnoides congoénsis n. sp.
Proboscide sviluppata, palpi obliquamente eretti, col III articolo
sottile e leggermente eretto; fronte con una leggera protuberanza verso
il vertice. Antenne del 4 pettinate dal 4° articolo al 14° prima del-
l'apice; con pettinazioni dapprima crescenti e poi diminuenti di lun-
ghezza; doppie e fornite di una lunga setola apicale che poi continua
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io ata
342 E. BERIO BETA EZIO a ee SERI SR
negli articoli privi di denti. Fronte con ciuffo di scaglie al vertice; torace
quadrato coperto di scaglie miste, nella parte posteriore, di peli. Addo-
me moderato con creste sui primi 3 segmenti visibili; delle quali la II
più alta; tibie anteriori fornite di robuste spine formanti una riga
completa dal lato dello sperone, e, all'apice, una corona attorno; tibie
mediane e posteriori spinose. Ali anteriori subtriangolari col termen
crenulato, posteriori subovali pure crenulate. Venatura normale; cell.
delle ali posteriori poco meno di 1/3 dell'ala. Le ali posteriori sono prov-
viste di una larga piega lungo la vena 1b per cui l'ala ribalta il suo
lobo anale sopra il lembo inferiore e racchiude ciuffi di folti peli se-
tacei lucenti. Lungo la vena 1 della pagina superiore esiste una serie
di lunghi peli, cosicchè guardando da sopra l’ala sembra terminare nor-
malmente e non si scorge traccia del ribaltamento del lembo inferiore.
Il genere è simile a Sypnoides Hmps.; se ne distingue principal-
mente per la protuberanza frontale e per la spinosità delle tibie del
I° ‘paio .{ Figg a3 27-3.
Hypersypnoides congoénsis n. sp.
Palpi, antenne, torace, ali, bruno cioccolato chiaro; petto, ventre
e ali inferiormente bruno giallastro più chiaro. Sulle ali anteriori, che
sono molto variegate di linee nere trasversali, una subbasale doppia alla
costa, una antemediana doppia biancastra, ondulata, con andamento
diritto dalla costa alla vena 1 e di qui rivolta verso la base sino al mar-
gine; orbicolare rotonda piena di biancastro, mediana formata da di-
verse linee biancastre ondulate dalla cell. al margine posteriore; reni-
forme più chiara del fondo, preceduta alla costa da un campo più chiaro
e seguita da molte linee nere dentellate irregolari, l’ultima delle quali
forma un largo arco rivolto in dentro dall'apice alla vena 4; frange
precedute da una serie di lunule chiare segnate internamente di nero. Ali
posteriori uniformi. Inferiormente le anteriori alla costa e al termen e
le posteriori internamente cosparse di atomi bruni.
Esp. 43 mm.
Holotypus: 1 4, S.W.A., Tsumeb.
H. congoénsis ab. obscura nov.
L'ala anteriore è molto più scura della tipica senza segni bianca-
stri.
Esp. 45 mm.
Holotypus: 1 & S.W.A. Tsumeb.
®. ;
i: Pi > ?
» vile DE EA NUOVE CATOCALINAE 343
Hypersypnoides subgen. Hy posypnoides nov.
Genotypus: Hyposypnoides flandriana n. sp.
Si distingue da Hypersypnoides s. str. perchè il 3° articolo dei
palpi è meno sottile e porretto, le tibie del 1° paio sono rivesttie di grandi
ciuffi di scaglie, i femori del detto paio portano un lungo ciuffo di setole
sottili, e i primi 4 articoli dei tarsi del 1° paio portano lunghi peli sul
lato anteriore. Mancano nell'unico esemplare le II zampe. Le III zam-
pe portano tibie coperte di spine. Manca nelle ali posteriori la piegatura
e conseguente pubescenza sulla vena 1; per il resto simile al tipo.
Hypersypnoides (Hyposypnoides) flandriana n. sp.
Colori fondamentali come nella precedente, più scuri. Le linee
delle ali anteriori sono più nascoste nel fondo, spazio basale più scuro
del resto dell'ala; una subbasale doppia, chiara, alla costa, antemediana
pure doppia più chiara alla costa e poi bruno nera; reniforme rappre-
sentata da due linee più chiare parallele e seguita da molte linee irre-
golari l’ultima delle quali, più grossa e profonda, dall’apice forma
un’ansa in dentro seguita da una seconda più pronunciata che termina
alla vena 4 e di qui inclinata e retta sino al margine parallelamente al
termen. Oltre questa linea, in corrispondenza della seconda lunula, e
cioè tra le vene 4 e 6 uno spazio molto più chiaro del fondo. Ali po-
steriori con una linea mediana e una antemarginale irregolari. Inferior-
mente una lunula chiara per ogni chiusura di cell.; una linea postme-
diana doppia, una larga banda sfumata e uno spazio limbale più
chiaro.
Esp. 59 mm.
Holotypus: 1 4 Equateur, Flandria, II-1937 (R. P. Hulstaert).
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MR * | 345
GENERI, SPECIE E FORME NUOVE DESCRITTE NEL PRESENTE VOLUME
ARACNIDA
Pseudoscorpiones.
Allochernes tripolitanus Beier, sp. n. . . . dg te ERE ee
Cacodemoniellus Beier, gen. n. (typus: mimulus Beier) CLI: » 326
Cacodemoniellus mimulus Beier, sp. n.. . . . . . . » 327
Wwécachelifer andreînii Beier, sp. n. |... 0... +. >» 329
INSECTA
Orthoptera
Mantidae
Paradanuria La Greca, gen. n. (typus: bolauana Sauss.) . . Pag. 292 n a
Hemiptera
Saldidae
_ Chartoscirta geminata var. nigerrima Mancini, var. n. . . . Pag. 5
Nabidae
Phorticus Zavattarii Mancini, sp. n. . . . . . +. . Pag. 171
Reduviidae
Bequaertidea horrida var. minor Mancini, var. n. the ie Sia ete
fommrtes Capra: Mancini; spin. . =... ws ee a 198
presi ins sinilisi Mancini, spon ti. LL.» 198
‘ Reduvius Zavattarii Mancini, sp.n.. . . . . . . . mv BRE
Tingidae
Cystocheila Zavattarii Mancini, sp. n. . . . . . . . Pag. 184
Monanthia Zavattarii Mancini, sp. mn. . . . . . «5. + | DE
Lygaeidae
Graptostethus Guigliai Mancini, sp. n.
Ischnodemus Zavattarii Mancini, sp. n.
Coreidae
Dicranocephalus conspurcatus Mancini, sp. n.
Leptocoris griseiventris var. Bayoni Mancini, var. n.
Pentatomidae
Carbula Paolii Mancini, sp. n.
Lepidoptera
Lycaenidae
Anthene butleri r. stempfferi Storace, razza n.
Papilionidae
Graphium cyrnus f. adjecta e f. similis Storace, forme nn. .
Graphium leonidas ab. cyrnoides Storace, ab. n. .
Graphium morania f. vansoniana Storace, f. n.
Papilio aethiops ab. ragazzii Storace, ab. n. $5: hese ane
Papilio nireus pseudonireus ab. anticemaculata, ab. minor,
ab. pseudolyaeus, f. semivittata Storace, abb. e f. nn. .
Papilio nireus lyaeus f. pseudonireoides Storace, f. n.
\
Noctuidae
Achaea albilimba Berio, sp. n.
Achaea basalis Berio, sp. n.
Achaea Basilewskyi Berio, sp. n.
Achaea Bergeri Berio, sp. n.
Anua rogata Berio, sp. n.
Anua (Trichanua) mimetica Berio, sp. n.
rr
Per:
Cerocala Basilewskyi Berio, sp. n.
Cerocala Bergeri Berio, sp. n.
_Dermaleipa androgyna Berio, sp. n.
Hypersypnoides Berio, gen. n. (typus: congoénsis Berio)
Hypersypnoides congoénsis Berio, sp. n. j
Hypersypnoides congoénsis ab. obscura Berio ab. n.
Hyposypnoides Berio, subgen. n. (typus: flandriana Berio)
— Hypersypnoides (Hyposypnoides) flandriana Berio, sp. n.
Parachalciope emiplaneta Berio, sp. n.
Tachosa acronictoides f. albicans Berio, f. n.
Trichanua Berio, subgen. n. (typus: mimetica Berio)
Hymenoptera
Apterogynidae
Apterogyna aîrica Invrea, sp. n.
Apterogyna Berlandi Invrea, sp. n.
Apterogyna Chopardi Invrea, sp. n. |
Apterogyna dorsonotata var. Alluaudi Invrea, var. n.
Apterogyna dorsonotata var. maroccana Invrea, var. n.
Apterogyna Dumonti Invrea, sp. n.
Apterogyna Geyri var. neftana Invrea, var. n.
Apterogyna Mickeli var. nilotica, var. n.
Apterogyna Patrizii var. clara e var. gastrica Invrea, var. nn. .
Apterogyna Villiersi Invrea, sp. n.
Apterogyna voltana Invrea, sp. n.
Pompilidae
Schistonyx guigliae del Junco, Sp. n.
—
Coleoptera
Carabidae
Dromius (Rugodromius) longissimus Landin, sp. n.
Lesticus bawearicus Straneo, sp. n.
Lesticus nigerrimus Straneo, sp. n. TATTO mene hi
Rugodromius Landin, subgen. n. (typus: longissimus Landin)
Pag.
Pag.
. 340
340
336
341
342
| 342
343
343
339
336
337
. 218
233
230
230
229
233
225
227
222
224
234
211
332
159
160
332
Paussidae
'
Paussus (Katapaussus) somaliae Reichensperger, i Pag. 161
E E =
LICHENES
Dermatocarpon gorzegnoense Servìt, sp. n. ‘ Pag. 242
Dermatocarpon liguricum Servit, sp. n. : » 243 °
Dermatocarpon turgidum Servit, sp. n. Li I : » 244
Endocarpon schisticola Servit, comb. n. . TA
Involucrocarpon Servit, gen. n. a » 244
Involucrocarpon framurense Servit, sp. n. : a Me
Involucrocarpon licentiosum Servit, sp. . : » 246
Involucrocarpon Margheritae Servit, sp. n. i ; » 247
Paraplacidiopsis Servìt, gen. n. . è... 247
Paraplacidiopsis Sbarbaronis Servìt, sp. n. _247
Polyblastia etrusca Servit, sp. n... . Mia 241
Polyblastia Sbarbaronis Servìt, sp. n. ; 241
Verrucaria Contardonis Servìt, sp. n. . Gino 236
Verrucaria despecta Servit, sp. n. . | 237
Verrucaria incompta Servìt, sp. n. . 0 237
Verrucaria olivacella Servìt, sp. n. ; 238
Verrucaria spotornensis Servit, sp. n. . | 240:
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i INDICE
La data che segue i titoli è quella di pubblicazione dell’ estratto
BEIER M. - Einige neue Pseudoscorpione aus dem Genueser
Museum (20-IV-1954)
BERIO E. - Mocis conveniens Walk. bona species (Lepidopt., Nadc-
tuidae) (21-XII-1953) ; E x Men . x
BERIO E. - Trigonodes hyppasia Cram. e T. exportata Guén. (Lep.,
Noctuidae) (18-II-1954) - ants ee
BERIO E. - Nuove Catocalinae africane al Museo de! Congo Belga
‘di Tervuren. (Lep. Noctuidae) (30-VI-1954)
CAPRA F. - La Vipera berus L. in Piemonte. (Tav. I-1J)
(1,8-1II-1954)
‘FRANCESCHI T. - Res Ligusticae. XC. Nuovi ritrovamenti di
Bombina variegata pachypus
(20-Xr1952)
GUIGLIA D. - Gli Oxybelini d’Italia. (Hymendptera, Sphecidae)
(6-IV-1953) TAR. RT
GUIGLIA D. e DEL JUNCO y REYES J. J. - Imenotteri aculeati del-
l’Isola di Cipro raccolti dal Sig. G. A. Sara, ca
. Pompilidae (30-IX-1953)
(Bonaparte) in Liguria
INVREA F. - Apterogyna del Sahara francese e di regioni adiacenti.
(Hymenoptera, Apterogynidae) (30-XI-1953)
LA GRECA M. - Sistematica del gruppo delle Danuriae (Mantodea)
sulla base di nuovi caratteri morfologici (15-II-1954) .
LANDIN B. O. - Systematic notes upon some species of Burmese Ca-
rabidae in Museo Civico di Storia Naturale, Genova
(30-VI-1954)
MANCINI C. - Materiali per una fauna dell'Arcipelago Toscano.
XXII. Emitteri dell'Isola del Giglio (17-X-1952) .
MANCINI C. - Missione biologica Sagan-Omo diretta dal prof.
E. Zavattari (1930) Hemtptera@Heteroptera. (30-IX-1953)
Pag. 324-330
»
»
»
»
»
»
»
250-251
295-300
336-343
302-3: 3a
53-54
55-158
205-214
215-235
265-294
331-335
1-52
166-204
» e pil
350
REICHENSPERGER A. - Ueber einen neuen Paussus (subg. Kata-
paussus Wasm.) und ihm verwandte Arten (Coleoptera, Paus-
sidae). (27-VIII-1953) ; ;
SERVIT M. - Novae Lichenum Pyrenocarporum species in Italia
inventae (III) (12-XII-1953) . ; 2 : ;
STORACE L. - Osservazioni su Papilio aethiops R. & J. e Papilio ni-
reus pseudonireus Felder, con descrizione di nuove forme (Le-
pidoptera, Papilionidae) (30-XII-1952) . ca
STORACE L. - Appunti critici su alcuni Graphitni africani (Lepi- —
doptera Palilionidae) (21-XII-1953) Sera Res
STORACE L. - Ropaloceri dell’Africa Orientale. IV. Sulla validità di
Anthene butleri (Obth.) e sue razze (Lepidoptera, Lycaeni-
dae) (18-III-1954) wy ee ; ‘ " ; a 4 3137325
STRANEO S. L. - Due nuove specie di Lesticus Dej. (Coleoptera,
Carabidae) —(6IV= 1953) 0 SERIO. ha ee Se Wee 159-160
REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 74 IN DATA 17 LUGLIO 1949
DOTT. FELICE CAPRA - DIRETTORE RESPONSABILE
PRINTED IN ITALY 5
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Vipera berus L. del Biellese e Val Sesia
Fig. 1: Valsesia (es. n. 12 della tabe'la) - 2: Alpe Finestre (es. n. 5) - 3: Alpe A
le Piane (es. n. 6) - 4: Monte Rosso del Croso (es. n. 1) - 5: Cima Rascà (es. n. 2). =
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ANN. Mus. Civ. ST. NAT. GENOVA LXVI TAV. Il
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Vipera berus L. del Biellese e Val Sesia
Fig. 6: S. Giovanni d’Andorno (es. n. 7) - 7: lo stesso es. visto dal lato destro -
8: Alpe Finestre (es. n. 10) - 9: Monte Rosso del Croso (es. n. 9) -
10: Alpe Finestre (es. n. 11).
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OLUME LXVII
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PUBBLICATI PER CURA Di C. ALZONA E F. CAPRA
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MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE “G. DORIA,,
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PERSONALE SCIENTIFICO
| Dott. CARLO ALZONA - Direttore incaricato.
| Dott. FELICE CAPRA - 1° Conservatore.
Dott.ssa DELFA GUIGLIA - 2° Conservatore.
CONSERVATORI ONORARI
~
March. Dott. FABIO INVREA - (Conservatore Onorario a vita dal 1925)
Avv. Proc. Dott. EMILIO BERIO - (dal 1935).
Rag. CESARE MANCINI - (dal 1935).
“Prot. ne STEFANO LODOVICO STRANEO (dal 1939).
Dott. GUIDO BACCI - (dal 1942). |
Dott. ALDO FESTA (dal 1949).
Sig. LEANDRO DE MAGISTRIS (dal 1949).
x
.
AVVERTENZA
La corrispondenza a’ ufficio, le richieste di scambi e prestiti, i manoscritti
e le bozze di stampa vanno indirizzati impersonalmente al Direttore.
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
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STORIA. NATURALE
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GIACOMO DORIA
VOLUME LXVII
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
STORIA NATURALE
GIACOMO DORIA
PR PUBBLICATI PER CURA DI C. ALZONA E F. CAPRA
VOLUME LXVII
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FRATELLI PAGANO - TIPOGRAFI EDITORI - S. P. A.
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MARIO E. FRANCISCOLO
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
PREMESSA
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Lo scopo principale di questo lavoro è quello di circoscrivere
il più possibile il problema relativo alla origine della fauna cavernicola
ligure; come scopo secondario, di indole strettamente connessa con gli
‘studi biospeleologici, ha quello di rendere noti i dati radunati per una
migliore conoscenza della distribuzione delle diverse forme animali rac-
| colte e di arricchire il bagaglio di osservazioni relative al problema delle ©
biocenosi cavernicole.
Poichè però il motivo principale che ci ha spinto a queste ricerche
investe problemi generali di portata di gran lunga superiore a quella
del semplice studio delle biocenosi cavernicole, e non potendo essere
affrontato altro che sulla base del lavoro, diciamo così, sperimentale
_ della raccolta e coordinamento di dati che nulla hanno a che vedere
direttamente con la speleologia, abbiamo ritenuto preferibile scinde-
re la parte documentaria del lavoro stesso da quella zoogeografica e
| paleogeografica, parte quest'ultima che verrà ulteriormente sviluppata
e resa nota in altra sede quando ogni lato della questione avrà potuto
| essere analizzato a dovere. La zoogeografia e la paleogeografia possono
infatti attingere dati utilissimi dallo studio delle faune cavernicole, so-
pratutto nel caso di una zona quale il Savonese e la Liguria in genere,
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII.
DEC? 9 1985
2 |M, E. FRANCISCOLO ci
ma devono altresì ricorrere a molte altre fonti, per cui sarebbe estrema-
mente discordante ed inopportuno accoppiare ad uno studio biospeleo-
logico un altro di indole zoogeografica generale.
Il seguente lavoro comunque servirà di base principale all’altro, e
quest'ultimo potrà valersi già dei dati del primo sfrondandoli della
massa di quelle notizie che, se ci interessano come biospeleologi, non ci
riguarderanno più quando esamineremo problemi più generali. .
Poichè ci si offre qui il caso in cui una vasta regione ha potuto es-
sere vagliata in un lasso di tempo relativamente breve, e che tale opera-
zione ha potuto essere quasi interamente condotta da un limita-
tissimo numero di persone, operanti tutte con un uniforme sistema
di ricerca, dal che scaturisce una discreta attendibilità ed equipollenza
dei risultati ottenuti, e poichè la stessa fortunata circostanza si verifica
anche per la contigua vasta zona delle provincie di Genova, Spezia, parte
di Imperia e Cuneo, possiamo oggi fare assegnamento su una ottima
conoscenza generale della composizione della fauna cavernicola ligure,
e ciò ci permetterà in seguito di esaminare la distribuzione dei troglobi
da un punto di vista meno pedestre, di importanza meno circoscritta,
di quanto non sia stato fino ad oggi possibile fare, in Liguria ed altrove.
I dati sui quali il presente studio è basato sono stati ottenuti nel
corso di circa 60 giornate trascorse sul posto, durante le quali vennero
esplorate dal punto di vista biologico oltre sessanta cavità sotterranee
nella Provincia di Savona, e circa altrettante giornate spese nell’esplorare
le cavità che si trovano nei territori ad essa limitrofi; alcune di queste
cavità vennero visitate più volte.
Mi sia qui concesso di ringraziare tutti coloro che, sia indiretta-
mente che direttamente, con l’azione o la parola, hanno voluto guidarmi
ed aiutarmi nel condurre a termine queste ricerche, ed a coloro che,
prodighi di consigli, di nuove idee e di mezzi, mi permettono ora di
pubblicarne i risultati :
Dott. Carlo ALZONA (Genova), Dott. Alda ASCENSO (Genova),
Dott. Max BEIER (Vienna), Prof. A. BADONNEL (Parigi), Dott. Emi-
lio BERIO (Genova), Prof. Mario BENAZZI (Pisa), Dott. Elvira BIAN-
CHERI (Genova), Prof. Alessandro BRIAN (Genova), Ing. Paolo BEN-
SA: (Genova), Giovanni BINAGHI (Genova), Dott. Chiara CAPPELLO
(Genova), Dott. Felice CAPRA (Genova), Dott. Maria Adelaide CHER-
CHI (Genova), Ing. Enzo E. CODDE’ (Genova), Prof. Cesare CONCI (Ge-
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 3
nova), Leandro DE MAGISTRIS (Genova), + Prof. Lodovico DI CAPO-
RIACCO (Firenze), March. Dott. Gian Carlo DORIA (Genova), Dott.
Attilio FIORI (Bologna), Alessandro FOCARILE (Milano), Dott. Giu-
seppe GATTI (Milano), Prof. Edoardo GRIDELLI (Trieste), Prof. Gio-
condo LOMBARDINI (Firenze), Dott. Paola MANFREDI (Milano), Dott.
Maria Grazia MASSERA (Parma), Prof. Antonio PORTA (San Remo),
Sig. Antonio Ronco (Genova), Prof. Sandro RUFFO (Verona),
Nino SANFILIPPO (Genova), Prof. Iginio SCHIACCHITANO (Firenze),
+ Prof. Filippo SILVESTRI (Portici), Dott. Ferdinando SOLARI (Ge-
nova), Paolo TIRAGALLO (Genova), Prof. Ezio TONGIORGI (Pisa),
Dott. Antonio VALLE (Parma).
Un particolare ringraziamento rivolgo, anche a nome del Gruppo
Speleologico A. ISSEL di Genova, al Comando Militare Territoriale
di Genova, nella persona del Magg. Maurizio CUMINO, che ci ha for-
nito diverse volte i mezzi di trasporto per raggiungere le cavità meno
accessibili della Val Sansobbia, Val Nervia, Val Bormida di Millesimo
e Val Pennavaira, e all'Istituto Geografico Militare che ci ha fornito
gran parte delle tavolette al 25.000 della zona in esame. Ringrazio
pure la Società degli Amici del Museo G. Doria di Genova che ha gen-
— N
——— sit
tilmente concesso un contributo finanziario per la stampa del presente
lavoro.
Al mio Maestro Dott. F. CAPRA, Conservatore al Museo Civico
di Storia Naturale di Genova, vada la mia più profonda riconoscenza
per l’incoraggiamento ed i consigli costantemente prodigatimi nella pre-
parazione e nella rielaborazione del manoscritto, nonchè per il suo de-
cisivo interessamento che ne ha reso possibile la pubblicazione.
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FAUNA CAVERNICOLA DEI. SAVONESE 5
PARTE PRIMA
CENNO STORICO
Volendo risalire alle origini, credo che la prima citazione di grotte
della Prov. di Savona non sia più antica del 1834 (1); da allora fino
al 1885 le notizie relative a caverne di tale regione sono esclusiva-
mente di indole paleontologica e paletnologica, e per di più alquanto
sporadiche.
E’ praticamente nel 1885 che ad opera di BENSA, BRIAN, DODE-
RO, CANEVA, GESTRO, ISSEL, SPAGNOLO, VACCA ed altri, viene ini-
ziata l'esplorazione faunistica di molte caverne Liguri, esplorazione che
nella Liguria occidentale diede luogo alla scoperta delle prime specie di
Trechini troglobi (Duvalius Canevai, D. Gentilei, D. Spagnoloi, D.
Carantii, vedi GESTRO, 1885, p. 139 e segg.). Specialmente il VACCA
fu straordinariamente attivo dal 1885 alla fine del secolo, e la sua opera
viene compendiata in una memoria del GESTRO (1933). Nel 1887,
su materiale del CANEVA e VACCA, il LATZEL descrive i primi miria-
podi nematofori troglobi (Anthroherposoma). REITTER, sempre su
materiale del VACCA, descrive il primo batiscino troglobio (Paraba-
thyscia ligurica) della Provincia di Savona, che ne è tuttora l’unico
noto.
E’ col 1900 che si chiudono in una monografia di notevolissima
importanza le ricerche speleologiche del BENSA, che, oltre a dare un
elenco completo delle caverne liguri fino allora note, descrive e rileva
accuratamente le grandi caverne del Finalese, e ne illustra la fauna. Con-
temporaneamente DODERO descrive un coleottero pselafide (Glypho-
bythus Vaccai) dell'Arma Pollera e delle Arene Candide.
Nel 1906 compare il lavoro della GOZO sugli aracnidi caverni-
coli italiani, nel quale figurano numerose citazioni di grotte del Savonese.
(1) BERTOLOTTI Davide: Viaggio nella Liguria Marittima. - Torino 1834,
Eredi Botta. Vol. I, ove a p. 337 viene citata Ja Grotta di Santa Lucia, e la
Grotta Marina di Bergeggi (che viene denominata « Grotta di Vado »).
6 : M. E. FRANCISCOLO
Di qui, trascorrono ben 25 anni, nei quali compaiono numerosi
e importanti lavori di indole paleontologica e paletnologica su diverse
stazioni preistoriche della zona. Nel 1937, ARCANGELI descrive Por-
cellio Tortonesei della Grotta di Verzi, e BRIAN descrive la prima Bud-
delundiella raccolta dal CAPRA alle Arene Candide. Nel 1938 e 1940
compaiono infine le monografie del BRIAN sulle grotte di Toirano
nelle quali viene trattata una quarantina di cavità, e MANFREDI (1940)
cita alcuni miriapodi raccolti dal BRIAN stesso in tali zone.
L’ Aprile del 1946 segna l’inizio delle nostre ricerche nel Finalese.
Nel 1947 compare il lavoro di BERNABO’-BREA, « Le Caverne del
Finale », a sfondo paletnologico, che porta una cospicua messe di nuovi
dati e notizie, ed un contributo fondamentale alla conoscenza speleo-
logica della zona.
Negli anni seguenti fino ai giorni nostri, si susseguono continua-
mente, con una media di cinque per anno, lavori illustranti i risultati
delle nuove ricerche intraprese dal nostro nucleo genovese. Tali lavori
assommano attualmente a circa 25.
Per riassumere i dati in cifre, diremo che il numero delle grotte
citate della Provincia di Savona fino al 1940 era di 80, mentre a tutt'og-
gi noi abbiamo dati precisi su 126 grotte; di queste 34 sono state rin-
venute ex novo; delle 80 note al 1940, di solo 24 si avevano dati fauni-
stici, cifra che attualmente è salita a 54. Delle 126 cavità date per esi-
stenti, 77 sono state da me visitate. Le specie endemiche di grotte del
Savonese note sino al 1940 erano 18; tale numero è attualmente salito
a circa 40. SERATA
Attualmente possediamo inoltre notizie imprecise su almeno an-
cora una trentina di cavità, alcune a regime idrico interno, che verranno
a poco a poco tutte esplorate e studiate.
IL TERRITORIO ESAMINATO
La superficie della Provincia di Savona è di 1.546 kmq. (1), dei
quali una piccola parte soltanto è occupata da terreni calcarei, princi-
palmente dolomitici, distribuiti in modo alquanto discontinuo. con il
massimo addensamento nella estremità Sud-Occidentale del territorio, a
partire dal Promontorio di Bergeggi sino a Toirano.
(1) DAINELLI Giotto: Paesi e Genti. Corso di Geografia, Voi. II, L’Italia. -
A. Mondadori edit., Milano, 1936, pp. 1-252 (p. 101).
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 7
Il territorio ha confini naturali ben definiti ad occidente con la
Prov. di Imperia (spartiacque tra il Torr. Cervo e il Torr. Merula) e
quella di Cuneo (spartiacque tra il Tanaro e la Bormida) A Nord il
confine con la Prov. di Alessandria coincide praticamente con la fascia
degli ultimi contrafforti padani dell’Appennino. mentre ad est il con-
fine con la Prov. di Genova segue lo spartiacque tra il Tirreno ed
il Po sino al Monte Reixa, per poi piegare a nord sulla dorsale princi-
pale dell’Appennino e discendere nuovamente a sud dal Monte Beigua al
mare lungo il Torr. Arestra.
La distribuzione dei terreni calcarei puo essere schematizzata nella
Fig. 1 p. 8 da me tratta dalla Carta Geologica d'Italia. Fo-
glio Albenga, comprendente quasi tutto il territorio della provincia di
Savona, esclusion fatta per i suoi margini estremi.
I depositi di calcare magnesiaco del trias medio sono costituiti esclu-
sivamente da masse non autoctone, carreggiate, fortemente fessurate e
mostranti una preudostratificazione, e possono grosso modo essere sud-
divisi nei seguenti massicci isolati, procedendo da est a ovest: alcune
masse isolate di calcare magnesiaco intercalate a rocce arcaiche nell'alta
Valle del Torr. Sansobbia; un isolotto nel retroterra di Bergeggi (M.
Mao) con una superficie approssimativa di 40 kmq.; un secondo mas-
siccio, quello del Finalese propriamente detto, esteso da C. Noli alla Val
Aquila, di circa 120 kmq., sul quale poggia, per una estensione di cir-
ca 80 kmaq,, il deposito a calcari arenacei dell’ingressione elveziana; con-
tiguo a questo, separato solamente dalla profonda incisione della Val
Aquila, è il piccolo massiccio del Bricco Scimarco, la cui base è tutta in
calcare magnesiaco del ladinico, interamente ricoperta dai calcari dell'el-
veziano (superficie circa 30 kmq.) Segue quindi il massiccio della
Caprazoppa, di circa 80 kmq. di superficie, venti dei quali sono coperti
ancora dagli strati suborizzontali del calcare arenaceo dell’elveziano.
Nel tratto compreso tra la Maremola ed il Nimbalto, gli isolotti cal-
carei sono estremamente ridotti e separati gli uni dagli altri da scisti
sericitici dell’antracolitico, e la loro superficie totale non supera i 70
kmq. circa.
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Il massiccio dolomitico di Toirano è infine ormai in continua-
zione quasi diretta con quello dell'Alta Val Tanaro, benchè tutto il
bacino della Alta Val Neva sia parzialmente occupato da una digita-
zione del calcare luteziano autoctono. Un massiccio di calcare magne-
siaco triasico isolato, ma di notevole estensione, è quello a nord
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M. E. FRANCISCOLO
di Toirano, tra Bardineto e Monte Carmo, con un’area com-
plessiva di circa 40 kmq. Pure isolato è il massiccio calcareo del Colle
dei Giovetti, a Nord di Calizzano ed a cavaliere fra la valle della Bor-
mida e quella del Tanaro.
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Fig. 1. - Schema geologico del territorio della Provincia di Savona (parzialmente
tratto dalla carta geologica, foglio Albenga: sono indicate solo le aree a rocce cal-
caree presentanti interesse dal punto di vista speleologico). 1: calcari dolomitici a
Encrinus granulosus del trias medio (Ladinico); 2: calcari arenacei miocenici (Elve-
ziano); 3: calcari giuresi grigio-cupo a Belemniti; 4: calcari eocenici (Luteziano).
Le aree bianche rappresentano in gran parte rocce scistose o cristalline.
Osservando la carta geologica schematica riprodotta nella fig. 1, si
noterà immediatamente una precisa e continua linea di demarcazione
che partendo dalla costa fra la V. Varatella e il R. Torsero, continua in
direzione ONO seguendo all’incirca lo spartiacque tra la Neva e la Pen-
navaira, prima, e tra il Tanaro ed il Tirreno poi (questa parte non rap-
presentata nella carta in questione), fino al Colle di Tenda, ove ha
inizio l’afforamento del massiccio granitico radicato dell’Argentera, che
na rr TZ, i es 'l. recc-.'——re ee
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 9
si continua poi con la dorsale alpina. A Nord di tale linea si
estende un territorio la cui costituzione litologica è estremamente acci-
dentata e variata, nel quale i massicci calcarei, tutti carreggiati, non
autoctoni, sono quelli precedentemente citati, e tutti riferibili al trias
medio; solo nel Finalese s. str. troviamo del calcare arenaceo dell’elve-
ziano (Miocene medio); tali depositi calcarei sono alternati a rocce
estremamente più antiche (scisti permici); tale facies si estende verso
‘oriente (ma gradualmente con una sempre più ridotta presenza dei
calcari) sino alle falde del grande massiccio delle pietre verdi del Savo-
nese; l'origine di tale giacitura anormale (per quanto non accettata da
molti geologi) è stata attribuita dal ROVERETO alla cosidetta Falda del
‘Gran San Bernardo (ROVERETO, 1939). A sud della citata linea, com-
pare, contigua alle dolomie del lato nord, una prima fascia di calcari
grigio cupi a belemniti riferibili al giurese, e quindi, per un'area conti-
nua e vastissima, sino oltre il confine francese, si estende un uniforme
deposito di calcare nummulitifero (eocene, e precisamente luteziano),
autoctono.
Ne consegue un aspetto morfologico diversissimo tra le due regioni
poste nei due territori così delimitati: ad oriente rilievi a pareti verticali,
valli profondamente incassate, carsismo alquanto sviluppato; ad occi-
dente rilievi più dolci, sebbene alquanto elevati, con valli più ampie, e
numero di caverne estremamente ridotto, con sviluppi delle medesime
molto modesti.
Incidentalmente, è bene notare sin d’ora che tale linea di separa-
zione coincide con il passaggio da un tipo di fauna ad un altro, con una
delimitazione alquanto netta ed interessante diversi ordini.
Tale linea venne chiamata da molti con nomi particolari; essa
può essere interpretata come una grande frattura, che ha determinato ap-
punto il contatto anormale antecedentemente descritto, la cui data di
formazione, a giudicare dall'età delle rocce che ne formano i due bordi,
ad est e ad ovest, non può essere considerata più antica del miocene in-
feriore o al massimo dell’oligocene.
ELENCO DELLE GROTTE ESISTENTI NELLA PROVINCIA
Poichè il presente studio ha intendimenti esclusivamente fauni-
stici, il problema speleologico in sè non avrebbe ragione di esservi con-
siderato, in quanto ciò comporterebbe l’inserzione in esso di dati relativi
ad un gran numero di grotte assolutamente prive di interesse dal punto
10 M. E. FRANCISCOLO
di vista biologico, con la conseguenza, tra l'altro, che il problema speleo-
logico vero e proprio non troverebbe in questo studio la sua giusta sede.
Conseguentemente, nella parte relativa alle grotte, tratterò soltanto delle
cavità nelle quali le ricerche faunistiche hanno dato qualche risultato.
A scopo di riferimento, di messa a punto e di chiarificazione, non
è tuttavia privo di utilità lo stendere un semplice elenco di tutte le ca-
verne finora note della Provincia, indipendentemente dal fatto che esse
siano state rinvenute azoiche o meno, e tale elenco viene esposto qui di
seguito.
Si è preferito ordinare le grotte secondo la loro naturale distribu-
zione vallata per vallata (o, in determinati casi, massiccio per massiccio)
da Oriente a Occidente, prima pel Versante Tirreno (dalla Valle del
Torr. Sansobbia alla Valle del Torr. Pennavaira) e poi per quello Padano
(dalla Valle del Torr. Erro alla Valle del F. Bormida di Millesimo) e
partendo dalla origine al termine di ciascuna valle. In tal modo. dato il
gran numero di cavità necessariamente considerato, si evita la confusione
conseguente all'ordinamento secondo il numero di catasto.
Il doppio asterisco (**) indica quelle cavità nelle quali è stata
rinvenuta fauna, e queste verranno singolarmente trattate più avanti,
sia dal punto di vista speleologico (Dati di Catasto, Itinerario, Descri-
zione) che da quello biologico, e la loro bibliografia completa comparirà
singolarmente per ciascuna di esse; l'asterisco semplice (*) indica quelle
cavità da me o dai miei Colleghi visitate, ma rinvenute azoiche, e quindi
non trattate nel presente studio; non sono segnate da asterisco quelle
cavità da noi non visitate; poichè di queste due ultime categorie di ca-
vità non avremo più occasione di parlare in seguito in vista di quanto
più sopra esposto, trovo consigliabile porre nell’elenco stesso, a fianco:
di ciascuna, il riferimento bibliografico più importante, al quale si ri-
manda il lettore che voglia ottenere dati meno generici su di esse. Cia-
scuna grotta è seguita dal suo numero ufficiale di catasto; tuttavia alcu-
ne di esse (tra quelle naturalmente da noi non visitate) non sono ancora.
sufficientemente note per esser catastate, benchè non sussista alcun dub-
bio sulla loro reale esistenza, e sono contrassegnate dall'indicazione
(Non Cat.).
Segue poi un elenco di 22 nomi di cavità, note esclusivamente in
seguito a dati bibliografici vaghi, e sulla cui reale esistenza non si hanno
prove concrete; anche tali nomi sono seguiti dall’indicazione biblio-
grafica originale.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 11
Dall’elenco si noterà che su 126 grotte date per esistenti sicura-
mente nel territorio preso in esame, 77 sono state da noi visitate, e, su
queste, 54 sono state rinvenute con fauna; le rimanenti 49 cavità ver-
ranno col tempo gradatamente tutte esplorate, ma l’esperienza ci insegna
che da buona parte di esse ben poco di nuovo potrà essere ottenuto; esse
infatti sono per la massima parte grotte aride, a scarsissimo sviluppo,
esclusa qualcuna, ad ampio imbocco, ed appunto per questo sono state
finora trascurate, avendo noi preferito intensificare le ricerche in quelle
sedi dove era più logico attenderci risultati soddisfacenti.
Per le abbreviazioni ed il metodo delle descrizioni, ho adottato,
per uniformità, quello già usato dal SANFILIPPO (1950, p. 9) per le
grotte della Provincia di Genova, e cioè :
A. = andamento generale “he = terreno geologico, per il
B. = bigliografia quale:
L. = lunghezza C. e. = calcare eocenico
Loc. = località C. t. = calcare magnesiaco triasico
PS -=} profondità (dolomia)
Q. = quota C. m. = calcare arenaceo dell’elve-
Sv. = sviluppo ziano.
Per le coordinate geografiche la prima si riferisce alla longitudine,
la seconda alla latitudine.
Nelle dimensioni degli imbocchi, la prima misura indica la lar-
ghezza, la seconda l'altezza.
Le lettere I., D., R., CF, G., PT., NOT. a fianco delle citazioni
bibliografiche, stanno rispettivamente a indicare che l’opera citata for-
nisce dati relativi a: Itinerario, Descrizione, Rilievo, Citazioni Fauni-
stiche, Geologia, Citazioni Paleontologiche o Paletnologiche, o dà
semplice cenno o notizia.
Le date si riferiscono alle visite effettuate da me, o, dove specifi-
cato, dai Colleghi Genovesi.
I dati faunistici relativi alle seguenti grotte: Pozzo di Paramura
No. 215 LI e Pozzo delle Cento Corde No. 137 sono stati gentilmente
forniti dalle colleghe Dott. E. BIANCHERI, Dott. M. A. CERCHI, Dott.
A. ASCENSO e dall’Ing. E. E. CODDE; quelli relativi all'Arma de Faje
No. 141 LI, Garbasso No. 145 LI e Garbetto No. 60 LI dal Dr. F.
CAPRA del Museo di Genova. A tutti i miei vivi ringraziamenti.
M. E. FRANCISCOLO
VERSANTE TIRRENO
i. Valle del “T. Samsob mia
** Garbasso No. 145 LI.
** Garbetto No. -60 LI.
** Arma de‘Faye No. 148 LL
2. Bergeget e Valle del’ @; Crovetto™ Spotorno;
* Grotta di Bergeggi No. 32 LI: BENSA, 1900, p. 96; ISSEL, 1908.
pion 2-266-D,), 209, (R.), 270-275 (Pia
** Grotta della Galleria di Bergeggi No. 31 LI: BERNABO-BREA,
1947; p. 75: ID. (1). |
Grotta Morema (Non Cat.): ISSEL, 1908, p. 277, NOT.; BER-
NABÒ-BREA, 1947, p- 75, I.D.
** ‘Tana do Mortou: No: \rea+ Eh.
3: Gapo ida Noli, Garp onda a rt eo et
* Grotta dei Banditi No. 101 LI: BENSA, 1900, p. 96; ISSEL,
1908, p.'153; ROVERETO; 1936, p. T41 (LD). menos
** Grotta del Capo di Varigotti No. 138 LI.
45N:atle Cele eck tea
** Arma di Ponci No. roo LI.
** Arma:de Fate No. 33.LI.
** Grotta della Cava del Martinetto No. 155 LI.
** Grotta Inferiore della Cava del Martinetto No. 156 LI.
-* Arma de Manie No. 231 LI: ISSEL,.1908, p. 153, NOTssacco:
1920, p. 14 e 18, G.; BERNABO-BREA, 1947, p. 72-73, LD.
Caverna Simonetti No. 213 LI: BERNABÒ-BREA, 1947; p. 67,
RD)
* Caverna Strapatente No. 210 LI: BERNABÒ-BREA, 1947, p. 65-66,
LD: |
* Caverna Borzini No. 211 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 66, I.D.
(1) Al momento di licenziare il lavoro, apprendo che CONCI e SANFILIPPO,
in una visita del giugno ’'53, hanno raccolto in questa grotta alcuni Isopodi ancora
( indeterminati.
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 13
Bo Vatie del T.Aquilate suo affluente
Tort Porta
Arma de 1’Aegua No. 29 LI.
Grotta di Sant’Antonino No. 30 LI.
Arma dell’Aquila No. 247 LI: SILLA, 1935 (1); RICHARD,
1941-42 (2).
Grotta del Bujo, No. 27 LI.
Cavernetta del Bric della Croce No. 244 LI: BERNABO-BREA,
1947, p. 43-44, LD. ,
Cavernetta del Bric delle Anime No. 245 LI: BERNABO-BREA,
1947; P- 43-44, LD.
Arma dei Buoi (Non Cat.): BERNABÒ-BREA, 1947, p. 65, NOT.
roma, della Cava di Perti No. 217 LI: FRANCISCOLO, 1952,
peoe 1). R. Tav. II.
Cavernetta (Non Cat.): BERNABO-BREA, 1947, p. 44 LD.
Arma do Cianée, No. 200 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 53, I.D.
Grotta del Cimitero di Finalborgo (non catastabile): BERNABO-
BREA, 1947, p. 42, ID.
Arma di Crovi No. 208 LI: BERNABÒ-BREA, 1947; p. 60, I.D.
Grotta di S. Eusebio No. 23 LI: BENSA, 1900, p. 96; ISSEL,
Egoo, Pp 152 T.D.; p. 361-363 PT.
Caverna dei Frati No. 205 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 55 I.D.
Arma de Galin (Non Cat.): BERNABO-BREA, 1947, p. 67, NOT.
Arma do Parrego No. 204 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 55 I.D.
Arma dei Passi Cattivi No. 203 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 56,
I.D. i |
Arma di Perti (Non Cat.): ROVERETO, 1939, p. 130, G.
Caverna delle Pile No. 201 LI: ISSEL, 1908, p. 181 e 293, NOT.;
BERNABO-BREA, 1947, p. 55, I.D.
Arma do Pilin No. 214 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 52, LD.
Arma Pollera No. 24 LI.
Arma do Rusema (Non Cat.): BERNABÒ-BREA, 1947, p. 64, NOT.
(1) SILLA, G.A.: La nuova staz. neol. dell'Arma de?l’Aquila. - Bull. R. Dep.
. St. Patria per la Liguria, Sez. Ingauna Intemelia. Anno II, 1935, pp. 1-11 estr. 13
fot... ID-:R.PT.
(2) RICHARD C.: Scavi nell’Arma dell'Aquila a Finale Ligure. - Bull. Paletn.
Ital., N. Serte, Vol. V-VI, 1941-42. pp. 43-99; D.R.PT.
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Arma do Poussango No. 22 LI.
Arma do Principaa No. 26 LI.
Arma Inferiore del Principaa No. 171 LI,
Arma do Rian No. 25 LI.
Arma della Rocca di Perti No. 98 LI.
Arma di Ronco No. 197 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 39. LD.
Arma do Sambrugo No. 28.LI: BENSA, 1900, p. 120- 124, i
a. tote Re Lawl.
Arma do Sanguinéo No. 96 LI.
Arma Sotterraa No. 206 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 55, ID.
Caverna delle Stalattiti No. 209 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 64,
I.D.
Arma di Trei Soé No. 178 LI: BERNABO-BREA, 1947, p. 43, ID.
Caverna dell’ Uccelliera No. 199 LI: BERNABÒ-BREA, 1947, p. 53,
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© Armacdi- Zerbi No: 97 LA.
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Arma del Frate No. 99 LI.
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Caverna delle Arene Candide No. 34 LI.
Caverna degli Armorari No. 198 LI: ISSEL, 1908, p. 437, PT.;
RICHARD, 1932 ‘(1) PTs 1.D .
Pozzo delle Cento Corde No. 137 LI.
Arma do Galiiscio No. 94 LI: BENSA, 1900, p. 93, I.D.; BER-
NABO-BREA, 1947; p. 37, I.D.
Caverna della Mandurea No. 196 LI: BAROCELLI, 1926 (2),
PT; BERNABO-BREA, 1947, p. 38, I.D.
Grotta Staricco No. 136 LI.
Grotta della Ferrovia No. 95 LI.
(1) RICHARD C.: La caverna degli « Armorari » presso Verezzi. - Boll. Soc.
Piem. Archeol. e Belle Arti, Anno XVI, 1932, N. 3-4, estr. 8 pp. 1 tav.
Archeol., X, 1926, fasc. 3, pp. 371.
(2) BAROCELLI P.: Repertorio dei ritrovamenti, ecc. - Atti Soc. Piem. di
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 15
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Garbo de Conche No. 93 LI.
Buranco Rampion No. 232 LI.
Le Grotte di Pietra Ligure (Non Cat.): BENSA, 1900, p. 92;
ISSEL, 1908, p. 188-189 PT; SACCO, 1920, p. 17, G.; ROVE-
Beto, 1939, P714, 716 e 717, PT.
Grotta di Ponte Vara No. 92 LI: BENSA, 1900, p. 92; ISSEL,
1908, p. 578-579 I.D., p. 583-586 PT.
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ata del Ror Nimbalto
Grotta di Verzi No. 91 LI.
pe Noaile del “Forn:/|.Varatella
Mana-de | Aita (Non Cat.): BRIAN, 1938; p. 125, NOT.; 1940,
200; NOT,
Tana di Basci Rosci No. 53 LI.
‘ana de Bastian (Non Cat.): BRIAN, 1938, p. 124, NOT.;
1940, p. 397, NOT. |
‘Tana da Basua No. 55 LI.
mana, Bisciaea No. 43 LI: BRIAN, (1938; p. 125, I.D.; 1940,
p. 399 I. p. 430-431, D.
Cavernette di Boissano (Non Cat.): BENSA, 1900, p. 92, NOT.;
ISSEL, 1008, p. 439; I.D.; BRIAN, 1938, p. 123; 1940; P. 397;
NOT.
Fontana do Béro No. 220 LI: FRANCISCOLO, 1952, p. 60, NOT.
‘anavde atie. { Non Cat.): BRIAN, 1938, p. ‘121, NOT.; 1940,
P. 343; NOT. x
Tana da Camilletta (Non Cat.): BRIAN, 1938, p. 124; 1940,
Tana Carpenasso (Non Cat.): BRIAN, 1938, p. 121 I.D.; 1940,
Pp. 343, 421-422, LD. (1).
Tana da Ciapélla No. 50 LI.
(1) In questa grotta il Prof. BRIAN indica di aver raccolto Dolichopoda sp.;
grotta non è stata da noi rintracciata, in quanto nella posizione indicata noi ab-
biamo rinvenuto invece la vasta Tana di Spéttari No. 183 LI, che non corrisponde
alla
descrizione data dal Prof. BRIAN per la Sua Tana Carpenasso.
M. E. FRANCISCOLO
Tana del Colombo No. 57 LI.
Arma dei Coralli No. 48 LI: BRIAN, 1938, p. 122; 1940, p.
395, I.
** Tana dei Croxi No. 51 LI.
Tana do Fascin No. 108 LI: BENSA, 1900, p. 91, NOT.; BRIAN;
1038, Pp, 223556527040, pi 306, E
Tana de Funde (Non Cat.): BRIAN, 1938, p. 125, NOT.; 1940,
p. 399, NOT. i |
* Tana do Fùrgao No. 56 LI: ISSEL, 1908, p. 445, NOT.; BRIAN,
1038; pi LEG 78. #0Z0D: 3016-413, LD
* Tana Gaia aig. 46 LL
** Tana de Gore No. 44 LI.
** «Tana Luybea-No 04 7LE
+? "Vana Lavaita No:-218°LL
** Grotta di Santa Lucia Superiore No. 58 LI.
** Grotta di Santa Lucia Inferiore No. 59 LI.
** Grotta di Merona No. 52 LI.
Arma Mora No. 41 LI: BRIAN, 1938, p. 125, I.; 1940, p. 399 I.;
Pp. 431-432, I.D.
Caverna delle Paste (Non Cat.): BRIAN, 1938, p. 124; 1940, p-
307; NOT:
Grotta del Picaro No. 90 LI: GESTRO, 1888, p. 499, NOT.;
BENSA, 1900, p. 91, NOT.
Cavernette di San Pietrino (Non Cat.): BENSA, 1900, p. 92,
NOT .; ISSEL, 1908; p..440; PT (a).
Tana delle Pilette No. 106 LI: GESTRO, 1888, p. 496, NOT.
* ‘Tana de. Pisan No. 226 LI: FRANCISCOLO, 1952; p. 64; 2-02
Re Tav. È
** Tana do Rivo No. 181 LI.
** Tana Inferiore del Rivo No. 182 LI.
** Tana di Santi No. 224 Li.
* Tana Sgarbà No. 54 LI: ISSEL, 1908, p. 445; NOT.; BRIAN,
1938, p. 119, Ly 2940, p. 414 I.D.; FRANCISCOLO 2952.0
63 CD, Ripr
Tana Sorià No. 49 LI: BRIAN, 1938, p. 121, I.D.; 1940, p. 422,
1 &
(1) Di queste grotte (apparentemente 3) ISSEL cita Hydrom. italicus Dunn,
ma non specifica in quale di esse egli lo raccolse.
è 3
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE i Wie
“Tana di Spéttari No. 183 LI.
Mana della Spelonca No. 46 LI:* BRIAN, 1938, p. 121, LD.;
nano, p. 304 I., 428-429 ID.PT.
«|. Tana Speruga (Non Cat.): BRIAN, 1940, p. 397, I.
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perg gp e een
Taragnina No. 105 LI.
Mana do Tascio No. 219 LI.
Tana de Vote o Svolte (ex No. 42 LI, non catastabile): BRIAN,.
moa, p..124, I.; 1040; p. 398; I.
movie oer 1 Ort, 1 orsero
Pozzo dei, Tecci (Non Gat.) : CODDE', 1952, pe1r9, NOT.
Pozzo di Paramura No. 215 LI.
Wi Valle del “Tort (Neva
Tana o Tane del Bricco Roxon (Non Cat.): GESTRO, 1888, p..
Er WCD.CE (i); BENSA, 1900, p. 90, NOT.; WOLF; 1035, p.
222.4.
Arma delle Fontanette No. 87 LI: GESTRO, 1888, p. 496, I.;
BENSA, 1900, p. 50, NOT.
moma di Inzegni No. 89 LI: GESTRO, 1888, p. 496, NOT... ©
BENSA, 1900, p. 90, NOT.
Arma de l’Aussa No. 88 LI: GESTRO, 1888, p. 496, NOT:.:;
BENSA, 1900, p. 90, NOT.
Grotta in Localita Le Rocche No. 223 LI: FRANCISCOLO, 1952,.
p.00-07, LD: Ri Tav. IL
Arma do Rian Gianco No. 222 LI: FRANCISCOLO, 1952, p. 68,.
DIOR Fay. IL
Tana di Rocca Barbena (Non Cat.): BRIAN, 1938, p. 125; 1940,.
Pp. 399; NOT.
ia Vaile baie bor. Pennavaira
Tana do Scovèro No. 86 LI.
(1) GESTRO cita di queste grotte, senza specificare di quale di esse, Hydrom.
italicus Dunn. citazione riportata poi da WOLF 1935 pp- 222; ignoro l'esatta:
ubicazione di queste cavità.
a è A As
a Pit Pe. SD
» Put: ri \ oe si ;
M. E. FRANCISCOLO
VERSANTE PADANO
satValle del dote
Ballo de Strie No. 180 LI.
i4. Valle F. Bommida vats pre me
Grotta di Napoleone No. 135 LI.
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3 Vatle del. Fo. Bortmiadal da Witiheas tas
Grotta del Vallonasso No. 259 LI. (1)
Buranco de Dotte No. 39 LI.
Buranco da Cruxe No. 67 LI: FRECCERO, 1935, p. 9-11, I.D.R.
Tana de Dotte No. 161 LI.
Tana Rimilegni No. 163 LI.
Grotta della Roveirola No. 40 LI.
° Tana de l’Orpe No. 248 LI.
ELENCO DEI NOMI DI CAVITA’ NON IDENTIFICABILI
Tana del Fico (GESTRO, 1888, p. 499, NOT., cita anche Hydromanr |
tes italicus Dunn).
Arma di Benzi (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.).
Arma do Ciossu (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.)
Arma do Filippon (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.).
Arma do Risso (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.).
Arma de Tibon (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.).
Tana In'I Pizzi (BRIAN, 1938, p. 121; 1940, p. 392, I.).
Tana Mariè (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.; BRIAN, 1940, p. 397, I).
Tana di Marixai (BRIAN, :103$; p.1125; 1.; 1940) p.. 300,08)
Tana de l’Orsetto (BRIAN, 1938, p. 124, NOT.; 1940, p. 397;
NOTI...
Arma di Orco (ISSEL, 1908, p. 181, NOT.).
Tana da Pajarina (BRIAN, 1938, p. 125, NOT.; 1940, p. 399, NOT.
(1) A non più di 1 Km. in linea d’aria da questa grotta, ma già in territorio
geograficamente piemontese (valle del Tanaro), in direz. NO., apresi la Grotta del
Baraccone, già considerata un tempo nel catasto ligure, e da trasferirsi invece in
quello piemontese.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
Tana do Piscidòu (ISSEL, 1908, p. 445, NOT.; BRIAN, 1938. p. 124;
1940, p. 397, NOTI...
Arma dei Porci (GESTRO, 1888, p. 499, NOT.).
‘Tana do Rango (BRIAN, 1938, p. 124, NOT.).
‘Tana do Sambrugo (BRIAN, 1938, p. 125; 1940, p. 399, NOT.).
Grotticella del Vero (BRIAN, 1938, p. 125; 1940, p. 397, NOT.).
‘Tanassa (o Tanasse) (ISSEL, 1908, p. 43: p- 444 PT; BRIAN, 1938,
mo 522, NOT; 1940; p. 395; NOT).
Arma Tanona (BRIAN, 1938, p. 122; 1940, p. 395, NOT.).
Tanone (BRIAN, 1938, p. 123; 1940, p. 396).
‘Tana de l'Uvio da Ciappa (BRIAN, 1938, p. 125; 1940, p. 399,
NOT.).
Tana de Vie Larghe (BRIAN, 1938, p. 122; 1940, p. 395).
N. B.: Ciascuna specie, nell'elenco faunistico che segue alla illu-
strazione di ogni singola grotta, è seguita dalla indicazione bibliografica
originale e da tutte quelle ad essa successive, anche se queste si limitano
a ripetere le notizie della prima; in tal modo resta definitivamente com-
pendiata la bibliografia completa di ogni specie per ciascuna grotta.
‘Quando il reperto è dovuto a nostre ricerche, la citazione bibliografica,
se esiste, è preceduta dalle date di cattura. In certi casi viene specificato
il punto della caverna in cui venne effettuata la raccolta. I riferimenti
bibliografici sia per le grotte che per la fauna sono posti in ordine
cronologico. L'ordinamento sistematico seguito è quello stabilito dal
D'ANCONA (Trattato di Zoologia, Ediz. UTET, Torino, 1953) tran-
ne che in qualcuna delle suddivisioni minori (ad es. per i Chilognati), e
negli Insetti, per i quali si è preferito seguire l'ordinamento del GRANDI
(Introduzione allo Studio dell’Entomologia, Ediz. Agric., Bologna,
1951).
RILIEVI E PLANIMETRIE
Una grotta non può considerarsi descritta in modo definitivo e
riconoscibile se non ne è stato dato un rilievo almeno sommario. Da
questo punto di vista la provincia di Savona è ancora notevolmente in
difetto rispetto alla provincia di Genova. Quando ci è stato possibile,
abbiamo eseguito il rilevamento delle grotte visitate, ma attualmente
possediamo tale rilievo solo di un piccola parte delle grotte esistenti nella
22
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Nel presente lavoro riproduco i rilievi di 37
Le fonti di tali rilievi sono le seguenti.
Arma do Poussango
Arma do Rian
Arma do Principaa
Arma de 1’ Aegua
Grotta di S. Antonino
Arma de Fate
Arene Candide
Grotta della Roveirola
Tana Lubea
Tana da Ciapella
Tana di Crocci
Tana di Basi Rosci
Tana da Bazura
Gr. Sup. di S. Lucia
Gr. Inf. -di*S7 Juca
Garbetto
Tana do Scovero
Atma di Inzegni
Grotta di Verzi
Tana de Conche
Arma do Sanguinèo
Arma do Morto
Arma do Fratte
Tana do Mortòu
Tana de Napoleon
Grotta Staricco
Gr. di Varigotti
Garbasso
Tana de Dotte
Tana Rimilegni
M. E. FRANCISCOLO
cavità (vedi fig. 4,
da 1 goo.
da
BENSA,
BENSA,
da BENSA,
da BENSA, 1900.
da ASCENSO, 1950.
da BERNABO-BREA, 1947.
da CONCI,.. 1952:
da FRANCISCOLO, 1949-A.
da BRIAN, 1940.
Originale.
1900.
1900.
Originale.
da FRANCISCOLO, 1940.
da BRIAN, 1940.
da FRANCISCOLO, 1952.
da FRANCISCOLO, 1952.
Originale, controllato da un ril.
di CAPRA, 20-9-19.
Originale, ril. CONCI-KOLAR,.
5-4-52.
da FRANCISCOLO, 1952.
da‘ CODDE’, 1 949-A.
Originale.
da BENSA, 1900.
da BENSA, 1900.
Originale.
Originale, ril. CODDE’-CHER-
CHI, 19-3-52.
da SANFILIPPO, 1947.
da CODDE’ 1949-B.
da FRANCISCOLO, 1949-A.
Originale, da un ril. di CAPRA.
da FRANCISCOLO, 1949-B.
da FRANCISCOLO, 1049-B.
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| FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 21
No. 780 LI Ballo de Strie da FRANCISCOLO, 1952.
No. 181 LI Tana do Rivo da FRANCISCOLO, 1952.
No. 182 LI Tana Inf. del Rivo da FRANCISCOLO, 1952.
No. 183 LI Tana di Spéttari da FRANCISCOLO, 1952.
No. 219 LI Tana do Tascio da FRANCISCOLO, 1952.
mo, 224 LI Tana di Santi da FRANCISCOLO, 1952.
Wo. 248 LI Tana de l’Orpe Originale, ril. CONCI-BIANCHE-
RI, (22-3-52.
GROTTE DEL VERSANTE TIRRENO
1. VALLE DEL TORRENTE SANSOBBIA
Le tre cavità sinora note di questa valle si aprono in masse iso-
‘late di calcari magnesiaci, attribuiti al trias medio, spesso brecciati, for-
temente fessurati, distribuite in forma discontinua e per brevi tratti
‘nel caotico insieme di rocce antiche di natura diversa che costituiscono
il limite occidentale del massiccio delle pietre verdi, tra questo e la co-
.siddetta falda del Gran San Bernardo (ROVERETO, 1939).
Tali cavità sono di scarso sviluppo, ma presentano un am-
‘biente molto favorevole all'insediamento di microfaune, ricco di substrati
‘organici (guano, sterco di capra, legno fradicio), e in esse trovasi qual-
«che elemento ancora caratteristico della Liguria Occidentale (ad es. An-
-droniscus dentiger Verh.) che non compare più ad occidente. nonchè
qualche elemento della Liguria Orientale (ad es. nee che, a
‘sua volta, non compare più ad oriente di esse.
Le cavità in questione vennero segnalate prima dal GESTRO, e la
‘loro esplorazione e studio faunistico si deve al CAPRA, che le visitò e ri-
levò nel 1919, e che ci ha cortesemente fornito i dati da lui ottenuti,
-che integriamo con quelli nostri recenti.
‘0 Garbasso - No. 145 LI
Loc.: Sorgenti del Crivezzo, M. Greppino, Comune di Stella
Giai 1 ct. .- 981.0). Sey. Altares- 4° 00° 34" - 44° 23° 350
-- Q. 690 - Situaz.: m. 500 N+340° da Pria Viojara - L. 26 - P. m. 6
-- A. discendente, a pozzo, poi ascendente - B.: inedita.
—, Visitata: 25-4-53.
M. E. FRANCISCOLO
Itinerario : Salendo dalla carr. Ellera-Corona, che si abbandona al
ponte di Braja, si prosegue lungo mulattiera fino a Cà Serài, e quindi,
in mezzo a macchia di ontani e Cornus si sale verso un enorme roc-
cione visibile in direz. ONO; giunti ai piedi del medesimo, si passa in
un varco del roccione stesso, per entrare in un piccolo anfiteatro roccioso
dove si apre la grotta del Garbetto, che verrà più sotto descritta; di qui
si prosegue sempre in salita lungo il sentiero sino ad incontrare una
ampia mulattiera che dal M. Greppino porta alla Rocca del Bonomo;
giunti al primo sentiero che parte a sinistra in alto, lo si imbocca e si
giunge alla dolina ove trovasi l'ingresso. E’ indispensabile una guida.
pratica dei luoghi.
Descrizione (Vedi Fig. 4, p. 202): Vasto camerone, al fondo di
una dolina, al centro del quale si apre un pozzo di m. 6 x 8 x 4, sub-ellis--
soidale, nel quale cade una cascata proveniente da un cunicolo ascen-
dente superiore lungo m. 10, sboccante al lato opposto del pozzo. Ca-
vita semiilluminata; pareti rivestite abbondantemente di muschi. Fondo:
del pozzo attualmente semicolmato con fasci di rami secchi. Ambiente
umidissimo.
Fauna: tranne Dolichopoda e Petaloptila, e qualche Bothropolys,.
nel complesso costituita di elementi banali. Utili sarebbero ricerche più
accurate delle nostre condotte nel cunicolo superiore, nel quale esiste ot-
timo ambiente anche per forme specializzate. Tutto il materiale fu rac--
colto dal Dr. F. CAPRA.
Lithobiomorpha: Bothropolys sp., 2 es., 25-4-53-
Orthoptera: Dolichopoda sp., 1 es., larva, 25-4-53.
Gryllomorpha dalmatina Ocskay, 1 larva, 25-4-53.
Petaloptila Andreinii Capra, 1 es., 25-4-53.
Coleoptera: Atheta trinotata Kraatz, 2 es., 2-9-19.
Ocalea picata Steph., 2 es., 2-9-19.
(0) Garbetto - No. 60 LI
Loc. Sorgenti del Crivezzo, M. SERIA comune di Stella S. Giu--
stina - T.: c.t. - 81-II.SE, Altare - 4° 00° 34” - 44° 23' 30 - Q. 625
- Situaz. m. 300 N+330° da Pria Viojara - L. 31.50 - A. orizzontale -
B.: 1 BRIAN, ee p. 212 CF; 2 BENSA, 1900, p. 96 NOT.; 3 Fo--
CARILE, 1951, p. 70) GE.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 23
Visitata: 25-4-53.
Itinerario : vedi precedente pel No. 145 Li.
Descrizione: Galleria di m. 3 x 4, direz. N+195°, che si addentra
per m. 8,50 abbassandosi a m. 1,70, per continuare ad angolo retto in
direz. N+95° per 20 m., largh. 1-0,50 m., alt. media 2,50, con due’
abbassamenti e restringimenti al 10° e al 18°, terminante in cameretta
di m. 2 x 3 x 2 con sifone impraticabile asciutto. Fondo piano di cio-
toli fluitati (diabase, serpentino, calcare) presentante un letto semiaspor-
tato di breccia cementata. Rilievo vedi Fig. 4, p. 202.
Fauna: Il tratto di terreno fino al 15° m. è coperto di sterco di ca-
pra, nel quale pullulano enormi quantità di collemboli pigmentati, sta-
filinidi, miriapodi; ottimo ambiente, sebbene la fauna sia di tipo banale;
interessante la convivenza di Dolichopoda, Gryllomorpha e Petaloptila.
Isopoda: Androniscus dentiger Verhoeff : 1 (1) (sub Titanethes fe-
neriensis Parona); molti es. 2-9-19 (CAPRA) e 25-4-53.
Orthopte ra: Dolichopoda sp., molti es., 2-9-19 (CAPRA) e 25-
4753.
| Gryllomorpha dalmatina Ocks., comune, 25-4-53, specialm. al
fondo.
Petaloptila Andreinii Capra, alcune larve, 25-4-53.
Coleoptera: Trechus Fairmairei Pand. 3.
Bathysciola pumilio Reitter molto frequente, 2-9-19 e 25-4-53-
Arma de Faje - No. 141 LI
Loc. Ca’ di Sercia, Rio Sercia, Rocche do Croetto - T.: c.t. - 8-11
E - 4° or’, secondi compresi tra 57° e 10" - 44° 23’, secondi compresi
tra 25” e 30” - A. pianeggiante - Q. fra 500 e 600 - L.m. 14 - Sv. 20
=. 7 MULLER,1930, p:'71, CF, = 2 FOCARILE, 195.1, p. 70, CF.
La grotta fu visitata dal Dr. CAPRA il 2-9-1919; un successivo
tentativo fatto il 25 Aprile 1953 in compagnia dello stesso, non ci con-
dusse alla grotta perchè sviati dalla nebbia fittissima che impediva 1’orien-
tamento. Il Dr. CAPRA mi ha gentilmente fornito i seguenti dati:
(1) I numeri in corsivo che seguono il nome della specie si riferiscono al!a
citazione bibliografica che compare dopo i dati di catasto di ciascuna grotta.
on,
24 oy M, E. FRANCISCOLO
Itinerario: Da Ellera risalire il Torr. omonimo ed imboccare la
Valle del Rio di Sercia, sino alla Ca' di Sercia (Ciercia sulla cartina
25.000) e quindi dirigersi verso le Rocche del Croetto, ai cui piedi apresi
la grotta: necessaria una guida.
Descrizione: Caverna lunga m. 14, che si apre con imbocco di
m. 1,20 x I, ad andamento da SO a NE; per l'imbocco si entra in ca-
meretta al fondo della quale si apre un passaggio di 1.50 x 0,50, dopo
il quale si piega a N per un cunicolo largo circa 1,50 x 2, alto 1. In
fondo si sbocca in camera larga circa 3,50 alta 1,50, che a sinistra
si abbassa sino ad una fessura impraticabile. Al principio del corridoio,
a destra di chi entra, si apre un piccolo e angusto cunicolo lungo circa
3 m., cui si accede per foro circolare di 60 cm. di diametro.
Fauna: Sulle pareti della prima cameretta Culicidi e Microlepidot-
teri indeterminati, più all’interno e specialmente nel cunicolo laterale.
abbondanti le Dolichopoda, sul fondo fangoso della camera terminale
frequenti gli Isopodi e qualche Trechus.
Isopoda: Androniscus dentiger Verh., vari es., leg. CAPRA.
‘Orthoptera: Dolichopoda sp., vari es., leg. CAPRA.
Coleoptera: Trechus Fairmairei Pand.: 1, 2.
2. VALLE DEL TORRENTE CROVETTO
Tra le diverse grotte esistenti in questa piccola valle, solo una è
‘stata rinvenuta con fauna, ed è tra quelle di gran lunga più interessanti
‘considerate nel presente studio. La valle scorre poco al di là del contatto
tra gli scisti sericitici del Savonese e la finestra di Monte Mao, presso uno
«dei primi affioramenti delle quarziti e della dolomia triasica verso Occi-
«dente. L'aspetto del paesaggio ricorda ancora alquanto quello dolcemente
collinoso del Savonese a facies scistosa, mentre cominciano già a notarsi
qua e là affioramenti di roccioni dolomitici. La grotta in questione si
apre appunto in una lente di dolomia, appena fuori dagli scisti e molto
prossima agli strati quarzitici. La fauna è già decisamente di tipo occi-
dentale, ma nella grotta si trovano ancora due elementi tipici della Li-
guria orientale, propri al Genovesato, uno dei quali differenziato però
subspecificamente (Polydesmus Barberii ssp. Moltonii Manfredi e
‘Chthonius parvioculatus Beier).
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 25
Tana do Mortou - No. 102 LI (Grotta di Mortò, Tana di Mortò)
Loc. Mortòu, Prelo, Comune di Spotorno - T.: c.t. - 92-I-SE,
female Wieure - 4° 02 20° - 44° 13:54 -00Q. 40 = Situaz. m. 200
S+20° E dalla Casa diroccata del Mortou - L. 74 - A. prima discen-
dente, poi forte salita - Idricamente inattiva - B.: 1 DORIA, 1887, p.
Mei: 2 BENSA, 1900, p. 96 NOT,; 3 ISSEL, 1908, p. 277;'4
DELLEPIANE, 1924, p. 20 CF; 5 GULINO & DAL PIAZ, 1939, p. 73
CF; 6 MANFREDI, 1940, p. 247 CF; 7 BERNABO-BREA, 1947, p- 75
BEE: (1); 6 BEIER;.1953B, p. 105,.CF.; 9 MANFREDI, 1953,
pe65-87; CF.
Visitata: 8-4-51, 19-3-52.
Itinerario: Da Spotorno dirigersi verso il Castello, e di qui pren-
dere il comodo sentiero che mena alla Casa do Mortòu; in dieci minuti
dal paese si giunge all'ingresso della grotta che si apre proprio sull'orlo
del sentiero.
Descrizione (vedi Fig. 5, p. 203). Per imbocco di m. 3 x 3, si di-
scende in ampia galleria, a volta di circa 5-6 m., che si addentra, dopo
il 32° m., decisamente in salita, in direz. ESE, da dove parte una pode-
rosa colata stalagmitica che occupa la larghezza completa della galleria
per circa 30 m. della sua lunghezza; al vertice della colata, che ha un
dislivello di circa 20 m. rispetto alla base, si ha un tratto pianeggiante,
che si chiude in stanzetta a fondo argilloso, umida.
Fauna: questa caverna è la prima che si incontra sul versante tir-
reno verso occidente che racchiuda in se caratteristiche ambientali
perfette, e che abbia conservato una fauna alquanto specializzata. Il
tratto anteriore e centrale si presenta ancora piuttosto secco; le pareti
sono assolutamente prive di qualsiasi forma caratteristica di tale sede
(Ditteri, Lepidotteri); i chirotteri stessi non si rinvengono che all’ini-
zio della colata stalagmitica, cioè in zona più profonda. Il fondo della
galleria, sino alla base della colata, è secco, polveroso, coperto di detrito
roccioso, con ammassi di legname e foglie in decomposizione, ove l’unica
forma abbondante è un litobio, qualche psocottero e, sul guano secco,
Leptoneta e Monopis. Più avanti, già sul cono stalagmitico e nelle nic-
(1) Indica 30 m. di lunghezza, e potrebbe quindi riferirsi ad altra cavità da
noi non individuata.
*M. E. FRANCISCOLO
chiette di esso, sufficientemente umide e ripiene di guano, incominciano ad
abbondare collemboli, Trichoniscidae, acari, polidesmidi, e, nel legno fra-
dicio, Aglenus. Più in alto, specialmente su delle mensole stalagmitiche
laterali, sotto pezzi di legno e di carta ammuffita, sono localizzate le
Spelaeoglomeris. La cameretta terminale, a fondo argilloso, umidissima,
racchiude praticamente tutte le forme precedentemente ricordate, ed in
più Glyphobythus, Buddelundiella, Finaloniscus, Plusiocampa. Come
si vede, quindi, è già rappresentata in pieno la fauna caratteristica del
Finalese.
Nelle due visite effettuate, la temperatura del suolo nella Gale
terminale era di 13°.
Oligochaeta:. Henlea ventriculosa (Udekem), 3 es., 19-3-52.
Isopoda: Buddelundiella Caprai Brian, 5 es. 8-4-51, 8 es. 19-3-52.
Finaloniscus Franciscoloi Brian, 1 ® 8-4-51, 1.3 19-3-52.
Chaetophiloscia cellaria Dollf., 6 giov. 8 ad. 8-4-51, 8 ad. 19-3-52.
Pseudoscorpiones: Chthonius (s.i str) parvioculatus Beier, 8
D. 105; 3 es. 8-4-51, 12 es. 19-3-52. Comunissimo sul gua-
no e ancor piu sul legname fradicio. |
Araneae: Leptoneta Franciscoloi di Caporiacco, 8 es. 8-4-51, 6 es.
19-3-52.
Acari: Hypoaspis (Stratiolaelaps) miles Can.?, 16 es. 19-3-52 nel.
guano secco. |
Haemogamasus horridus Mich., 1 es. 19-3-52 da guano.
Paulotrachytes Rackei Oudm., 20 es. da guano.
Trombicula Patrizii Valle (vedi nota a pag. 135), 1 es. da guano
Secco, 19-3-52. |
. Cosmoglyphus Lin: Mègnin, ane es. 29-3-52 da guano
Secco.
Oniscomorpha: Spelaeoglomeris Andreinii Silvestri: 1 9 8-4-51.
I 9 giov. e I larva 19-3-52. 9 p. 85. we
Nematophora: Callipus longobardius ligurinus Verhoeff 6.
Polydesmoidea: Polydesmus Barberii ssp. Moltonii Mantiedit
6; 3 es. 8-4-51, 5 4 7 2 giov. 19-3-52, 9 p. 87.
Lithobiomorpha: Lithobius sp., molti es. in tutte le visite.
Diplura: Plusiocampa sp., 1 es. 8-4-51, I es. 19-3-52.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 27
Coleoptera: Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero, 2 9 9
8-4-5 1.
Aglenus brunneus Gyllenhall, 10 es., 19-3-52.
Diptera: Celeripes biarticulata Herm., 2 es. 19-3-52 su Rhinol.
euryale Blas.
Chiroptera: Rhinolophus euryale Blasius, 1, 1 & 8-4-51,
LI: LO375 2.
3. CAPO DI VARIGOTTI
Il promontorio di Varigotti è costituito da una collinetta di do-
lomia triasica poggiante sulle quarziti pure triasiche, il tutto sovrastante
ad una serie scistosa dell’antracolitico; un bell'esempio di tale stratigra-
fia è chiaramente visibile alla radice del promontorio nel taglio della
‘antica strada del litorale (l’attuale passa in galleria dalla cosiddetta Cala
dei Saraceni all'abitato di Varigotti) (vedi ROVERETO, 1939, p. 238-
240). L'unica caverna del Capo è scavata nel calcare triasico, ma il suo
fondo, che attualmente trovasi a m. 2,50 sotto il livello del mare, poggia
direttamente sulla quarzite.
‘Grotta del Capo di Varigotti (Grotta della Villa Ascenso) - No. 138 LI
Loc.: Versante SO del Promontorio, COME di Finale Ligure
Mer. 92-IV-SE Finale Ligure - 4° 2’ 53” - 44° 10° 52” - Q.
m. 4 - L. 11.50 - Sv. 17.50 - P. 5.50 - A. orizzontale per le due
gallerie artificiali, verticale pel rimanente - B.: 1 FRANCISCOLO, 1949-
fois ORC 2 DI CAPORIACCO, 1950, p. 104, CF; 3 RUF-
FO, 1951,.p. 1-4 CF.
Visite: 17-4-46, 22-4-46. |
Itinerario: ‘Trovasi immediatamente dietro la Villa Ascenso, nel
recinto privato di questa; l'imbocco meridionale, chiuso da pesante por-
ta in ferro, è raggiungibile dal mare.
Descrizione (vedi Fig. 6, p. 204): Caverna scoperta scavando una
‘galleria rifugio da O a E nel Capo, senza imbocchi naturali, a forma.
di pozzo di 4,50 x 5, profondità originaria 15 m., ora ridotta a 5,50 pel
| riempimento degli scavi; al fondo sono alcuni brevi diverticoli, con
laghetti di acqua dolce; il fondo è di m. 2,50 sotto il livello del mare,
la cui riva dista da esso solo una ventina di metri.
‘viti Lalla;
a ae ee
ù LI
28 M. EF. FRANCISCOLO
Fauna: l'assoluta assenza di detriti organici, la presenza di due
imbocchi e l'apertura recente della cavità non ne fanno certo una sede
favorevole allo sviluppo di forme terrestri specializzate; l’acqua dei la-
ghetti tuttavia alberga un Neogammarus la cui distribuzione estrema-
mente discontinua sulle coste del Mediterraneo è alquanto interessante.
Amphipoda: Neogammarus rhipidiophorus Catta, 1, 3, oltre 100
es. 17-4-46.
Araneina: Pholcus phalangioides Fuessly, 1, 2, 1 es. 17-4-46.
4. VALLE DEL ‘FORRENTE PIA
Il Torr. Pia attraversa la zona più pittoresca e caratteristica del
Finalese propriamente detto; risalendo il suo letto dalla foce alla bifor-
cazione di Verzi, dove si iniziano le valli strette a pareti strapiombanti
di Ponci e Cornèi, si possono ammirare, una volta abbandonate le altu-
re scistose di S. Bernardino e del M. Briga, le caratteristiche colline
tabulari del M. Tolla e della Roccia di Corno; tali colline, a pareti ver-
ticali, sono costituite da strati quasi orizzontali di calcari arenacei del
Miocene medio (Elveziano), altrimenti noti come « Pietra di Finale »
(vedi ISSEL A., La Pietra di Finale nella Riviera Ligure, « Boll. Com.
Geol. Ital. », Vol. XVI, 1885; ISSEL A., Catalogo dei Fossili della
Pietra di Finale, ibid., Vol. XVII, 1886); tali strati, debolmente incli-
nati da N a S, poggiano normalmente su dolomia o quarzite triasica.
(ROVERETO, 1939, p. 670-675). Tali massicci sono ricchissimi di ca-
verne, alcune delle quali raggiungono ragguardevoli dimensioni. Le ca-
vità che ci interessano si aprono parte nella valle affluente di Ponci (Ar-
ma de Fate e Arma di Ponci) e parte in quella di Cornéi o Fiumara
(Grotte del Martinetto). Le rimanenti, secche e polverose, quasi tutte
semiilluminate, non hanno dato risultati alle nostre ricerche, ma riser-
bano indubbiamente ancora molte sorprese per i paletnologi.
Arma di Ponci (Grotta di o dei Ponci) - No. 100 LI
Loc. Val Ponci, Comune di Finale Ligure - T.: c.m. - 92-I-SE,
Finale Ligure - 4° 05° 05” - 44° 12° 38” - Q. 260 - Situaz. m. 740
N-+ 102° dalla Rocca degli Uccelli m. 369 - L. m. 25 - A. orizzontale
- B.: 1 BENSA, 1900, p. 95, NOT, CF; 2 MANFREDI, 1932-A, p. 6
estr. CF; 3 1932-B, p. 83, 87 CF; 4 FRANCISCOLO, 1951, p. 46, CF.
Visitata: 17-4-46.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 29
Itinerario: Dal Ponte Romano di Ponci proseguire a Nord lungo
il letto del torrente, su ampia mulattiera, lasciando prima un affluente
sulla riva destra, due sulla sinistra (idrografica) e uno ancora, semplice
valletta, sulla destra; proseguire poi per 250 m., sempre su mulattiera,
quindi salire il pendio che proviene da quota 367 sulla sinistra idrogr.
del Rio Ponci, finchè si incontra un enorme ciglione roccioso, costituito
da un unico strato di roccia, seguendo la cui base si giunge alla aper-
tura larghissima della grotta.
Descrizione: Vasto camerone illuminato di m. 25 x 30, scavato
tra due strati orizzontali, distanti 3 m. l'uno dall'altro; fondo perfet-
tamente piano; grotta secca, completamente priva di interesse dal no-
stro punto di vista. La citazione di BENSA, 1900, p. 106, di un An-
throherposoma, da noi non raccolto, lascia dubitare che egli abbia visi-
tato altra grotta che va, od andava, sotto lo stesso nome, giacchè non è
immaginabile la presenza di una forma talmente specializzata in un am-
biente del genere. Vi abbonda una specie di Lithobius, nelle zone di
maggior penombra.
Nematophora: Anthroherposoma hyalops Latz. 1 (sub A. Ben-
sae Silv.i.1.).
Lithobiomorpha: Archilithobius lapidicola Meint. 2, 3. Molti
litobii da noi raccolti ancora indeterminati.
Arma de Fate (Arma de Faje, Arma do Zembo, Caverna o Grotta delle
Fate) - No. 33 LI
Loc. Rio Ponci, Comune di Finale - T.: c.m. - 92-I-SE, Finale
sure ong 05°05: - 44 11° 45” -:0. 240 - Sitvaz..m. 550
N+ 88? dalla Roccia di Corno, m. 315 - L. 200 (?) - A. prima ascen-
dente, poi orizzontale e discendente - B.: 1 AMERANO, 1889, p. 41,
PT (1); 2 BENSA, 1900, p. 95, NOT; 3 ROVERETO, 1939, p. 128
(fig. 57), 139, 705-707, 710 G.PT.; 4 BERNABO-BREA, 1947, Pp.
big zziD Re Lave VITi-.5 DI CAPORIACCO; 1950, p. 104, CF; 6
BRIAN. 1951-A, p. 22, 25, CF; 7 FRANCISCOLO, 1951, p. 49, 50, CF;
8 BRIAN, 1951-B, p. CF; 9 MANFREDI, 1953, p. 85, 90, CF.
Itinerario (vedi BERNABÒ-BREA, 1947, p. 69): La grotta è ben
visibile dal Ponte Romano sul Rio di Ponci, e da esso raggiungibile di-
rettamente mediante sentiero nella macchia.
(1) AMERANO G. B.: Bullet. Paletn. Ital., XV, 1889, pp. 41.
_M, E. FRANCISCOLO
Descrizione (vedi Fig. 5, p. 203, e BERNABO-BREA, 1. c.): L’an-
damento dei primi 20 metri (salone illuminato) è da S a N; il rima-
nente, costituito da due grandi saloni (il primo a fondo di massi, con
aperture comunicanti con l'esterno, secco, il secondo a fondo argilloso,
umido, completamente isolato) uniti fra loro da brevi, tortuosi cunicoli,
ha andamento da O a E.
Fauna: Benchè completamente ignorata dai precedenti ricercatori
(nessuna specie risultava citata all’inizio delle nostre ricerche) la ca-
verna si è dimostrata assai ricca di fauna. Il salone terminale, di forma
sub-rettangolare, di m. 29 x 60, a volta assai alta, il cui fondo è di ar-
gilla compatta, umida, coperta qua e là di guano fresco o vecchio, invaso
da muffe, con molti pezzi di legno fradicio, pullula di una quantità di
forme. Tale camerone riproduce esattamente lo stesso ambiente della ca-
vità terminale della Tana do Mortòu, della Grotta della Cava del Marti-
netto e dell'Arma do Sanguinèo. Nel diverticolo posto nel cunicolo che
unisce il 1° salone al 2°, esistono due vaschette stalammitiche ripiene di
acqua. Le forme delle pareti sono abbondantissime nel primo cunicolo di
accesso al primo camerone, molto umido ma con corrente proveniente
dalle aperture all’esterno esistenti in quest'ultimo.
La grotta è la località più orientale a cui giunge Trichoniscus Vol-
tai Arc. con la sua var. minor Brian, nonchè il locus classicus di Fina-
loniscus Franciscoloi Brian. La temperatura dell'argilla al fondo del ca-
merone era, in entrambe le visite, di 13°,5 C.
Isopoda: Armadillidium Gestroi B.L. pl. 17-4-46, su parete, nel
primo corridoio.
Trichoniscus Voltai var. minor Brian, 1 es. 23-4-50, sotto un sas-
so, nel secondo cunicolo.
Finaloniscus Franciscoloi Brian 6, 8. Trovasi sotto detrito nel 2°
cunicolo, e vagante sull’argilla nel camerone terminale; 14
es. 23-4-50. i
Chaetophiloscia cellaria Dollf. pl. 23-4-50, comune ovunque; al-
cuni es. raccolti anche immersi nella vaschetta di stillicidio
nel 2° cunicolo. tah:
Araneae: Pholcus phalangioides Fuessly, 4 9, 17-4-46, 5, pareti
del 1° cunicolo.
Nesticus sp., molti es., 23-4-50.
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BRUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 31
Oniscomorpha: Spelaeoglomeris Andreinii Silvestri, 2 es. 23-
4-50, sull’argilla del salone terminale. 9 p. 85. Mi
Nematophora: Anthroherposoma sp., varie 9 2 23-4-50, sa-
lone terminale.
. Callipus longobardius litoralis Verh., 1 & e 5 larve 23-4-50,
2° cunicolo.
Lithobiomorpha: molto abbondante ovunque una specie di
Lithobius.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocksay, 2 es. 17-4-46, 2
es. 23-4-50, sempre su parete nel 1° cunicolo.
Psocoptera: Psyliopsocus Ramburi Selys-Long. var. troglody-
tes Badonn., 9 larve 23-4-50 all'imbocco del 2° cunicolo.
sotto foglie secche, in zona arida.
Coleoptera: Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero, 2 4 4
23-4-50 vaganti su argilla e guano muffito nel camerone ter-
minale.
Trichoptera: Mesophylax aspersus Rambur, 1 es. 23-4-50, pa-
rete del 1° cunicolo.
Lepidoptera: Hypena obsitalis Hibn., 4 es. 17-4-46, parete del
1° cunicolo.
Apopestes spectrum Esp., 1 es. 23-4-50 col precedente.
Diptera: Phoridae gen. spec. ind., molto abbondanti sul guano
del salone terminale.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum-equinum ferrum - equinum
Schreber, 3 2, 23-4-50, 1° cunicolo.
Grotta della Cava del Martinetto - No. 155 LI
Loc. Martinetto, Ponte Cornéi, Comune di Finale Pigute=<b0Comi
- 92-I-SE, Finale Ligure - 4° 15’ 56” - 44° 12’ 18” - Q. m. 86 -
Situaz. m. 20 N dal Magazzino della Società S.E.E.P., proprietaria
della cava ove apresi la caverna - L. 83 - Sv. 125 - A. pianeggiante
- B.: 1 BRIAN, 1950, p. 11, CF; 2 DI CAPORIACCO, 1950, p. 105,
100, \CF::3 \FRANCISCOLO;: 1951; p., 47 è 50, CF. .
Visitata: 5-12-48.
_ Itinerario: La caverna si apre in trincea entro una cava abbando-
nata posta sulla riva sinistra di Rio Fiumara, poco a monte del Ponte
32 M. E. FRANCISCOLO
di Cornéi, presso l’ultima costruzione adibita a magazzino dai cava-
tori del luogo (Casa del Martinetto); un sentiero brevissimo parte da
questa costruzione e porta direttamente alla cava.
Descrizione: Lungo, tortuoso cunicolo, ad andamento da S a N;
ingresso I x 2: al 16° m. diverticolo di m. 9, in direz. E, che chiudesi
in cameretta bassa ed umida; al 25°, bivio; il ramo O si ricongiunge a
quello E dopo 24 m., avendo piegato prima a NE, poi a N, poi a gomito
a SE; il ramo E ha un solo gomito, e prosegue molto angusto, appena
transitabile, sino alla congiunzione; di qui, saletta alta m. 3, a fondo
argilloso, che continua a NE per m. 8; un altro ramo di m. 8 si apre
a SE, ed un aitro di m. 10 a NO con un breve diverticolo di m. 6;
l'andamento segue evidentemente una serie di diaclasi parallele.
Fauna: La caverna è di apertura relativamente recente (1920?). Il
suo interno è a fondo quasi esclusivamente argilloso, e il camerone ter-
minale presenta qua e là dei mucchietti di escrementi a elementi ovi-
formi, presumibilmente di topo, ma nessuna traccia di guano di chi-
rotteri; è su questi mucchietti che sono state raccolte quasi tutte le
forme più specializzate; il legno manca completamente, se si esclude
un unico pezzo, che al crivello ha dato oligocheti e Buddelundiella; il
primo tratto, come al solito, presenta abbondante fauna delle pareti;
l'estremo limite del camerone terminale è molto umido. E’ interessante
notare che i mucchietti di escrementi si trovano soltanto, in numero di
80-100, al fondo del camerone per cui la fauna del terreno è assoluta-
mente assente nelle altre parti della grotta; una pozzetta d'acqua a 20
m. dall’ingresso, sulla destra di chi entra, è risultata priva di fauna.
Oligochaeta: Enchytraeus argenteus Mich., 2 es., 5-12-48, dal
legno fradicio.
Henlea ventriculosa Udekem, 1 es., 5-12-48, dal dal legno fradicio.
Iso po da: Buddelundiella Caprai Brian, 1, 3, 2 es., 5-12-48, dal
legno.
Araneae: Tegenaria silvestris C.L.K., 2, 1 2 a5 m. dall'in-
gresso, 5-12-48.
~ Nesticus eremita eremita E. Simon, 2, 1 9 a 10 m. dall’ingres-
SO, 5-12-48.
Acari: Rhagidia clavifrons Michael, 3 es., 5-12-48, vaganti velocis-
simi sui mucchietti di escrementi al fondo.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 33
Nematophora: Anthroherposoma sp., 1 2, 5-12-48, col pre-
cedente,
Diplura: Plusiocampa n. sp. veris. (Silvestri il.), 3 es., 5-12-48,
. sui mucchietti di escrementi al fondo.
Coleoptera: Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero, 2 4 4,
I 9, 5-12-48, vaganti sull’argilla al fondo dell'ultima con-
camerazione; 3, p. 50.
Grotta Inferiore della Cava del Martinetto - No. 156 LI
Dati di catasto come la precedente; cambiano solo i seguenti:
4° 06° 02” - 44° 12’ 18” - Q. m. 80 - Situaz. m. 60 Ovest dal Ma-
| gazzino della S.E.E.P. - L. m. 30 - B.: Inedita.
Visitata: 5-12-48
Itinerario: Giunti al Ponte di Cornéi, non passarlo, ma prose-
guire lungo la strada sulla sponda destra idrogr. del Rio Fiumara, sino
all'altezza dell'ultima casa dopo il ponte, ove si noterà sul fianco del
monte, al livello della strada ed alla base di una paretina levigata,
la duplice apertura. Trovasi esattamente di fronte alla precedente, sulla
riva opposta, e 6 metri più bassa di questa.
Descrizione: Trattasi di cavità a doppia apertura, allargata arti-
ficialmente, secca, con forte corrente d'aria all’interno, oscura per buon
tratto; le due aperture comunicano tra loro all’interno per foro impra-
ticabile, semiostruito recentemente da un cedimento. Per nulla interes-
sante; raccolto solo qualche elemento troglofilo.
Fauna:
Isopoda: Armadillium Gestroi B. L., 2 giov., 5-12-48.
Metoponorthus melanurus B. L., 1 es., 5-12-48.
Lithobiomorpha: _Lithobius sp., 1 es., 5-12-48.
5. VALLE DEL TORRENTE AQUILA E SUO AFFLENTE TORR. PORRA
n
Il paesaggio è ancora perfettamente simile a quello già descritto
per la valle del Torr. Pia, ed è dominato dalla mole imponente della
Rocca di Perti, dalla caratteristica forma ad « amba », da una parte, e
dagli strapiombi di quasi 200 m. di altezza del Bricco Ercea, Piana-
rella e Spaventaggi dall'altra; pure questi rilievi sono costituiti da pile
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII. È
ga M. E. FRANCISCOLO
di strati quasi orizzontali di calcare arenaceo dell’elveziano, della po-
tenza di quasi 250 m.; la massa miocenica della Rocca di Perti poggia
direttamente sui calcari dolomitici del trias medio, questi a loro volta
su uno strato poco potente di quarziti, il tutto, come al solito, sugli
scisti antracolitici, che già sulla sponda destra del Porra (presso Gorra)
ed a Calice Ligure affiorano per dare al paesaggio il caratteristico aspetto
ondulato e collinoso. Tra la Rocca di Perti ed il costone roccioso che
scende da Rocca Carpanca, sino al cimitero di Finalborgo, si apre una
breve e stretta valletta, denominata «La Valle» o «Rio Valle», a
fianchi strapiombanti, nella quale si aprono le più caratteristiche cavità
della regione.
Arma do Fratte (Grotta o Arma del Frate) - No. 99 LI
Loc. Riva destra del Rio Aquila, Cioso, Rocca del Frate - T.:
c.m. - 92-]-SO, Calice Ligure -4°08° o1'*:="44° 127 25 0a
- Situaz. m. 450 N+335° da Case Cioso - L. 41 - A. orizzontale -
B.: 1 GESTRO, 1888, p. 500, CF; 2 BENSA, 1900, p. 96. NOT;
3 DAL PIAZ, 1926, p. 61-72, CF; 4 BERNABO-BREA, 1947; Pp. 55>
LD:
Visitata: 15-2-53.
Itinerario: Giunti alla Madonnina delle Grazie, sulla riva del-
l'Aquila, salire al Sanguineto, proseguendo ai piedi delle rupi che
sporgono verso Orco Feglino, lungo un sentiero ben tracciato, fi-
no alla grande Cava Simonetti di fronte alle Case Cioso; qui
prendere l'ampio sentiero che sale al Roccione del Frate, ben visibile dal-
la cava in dir. SSE, proprio in mezzo ad una sella; giunti al valico,
piegare prontamente a destra, lungo la scarpata rocciosa, al livello del
valico, ed addentrarsi lungo la traccia di sentiero che termina proprio
sulla bocca orientale della grotta. NOTA: I dati forniti da BERNABÒ-
BREA, 1947, p. 55, sono corretti circa l'itinerario, ma la posizione se-
gnata sulla cartina. (4° 07° 51”, 44° 19° 25”) è errata con uno
scarto di 400 m. a SE in linea d’aria rispetto alla reale posizione della
grotta.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 4, p. 202): ha due ingressi, uno a
Nord, inaccessibile, che sporge sulla valle di Cioso, ed uno ad Est; con-
sta di un vasto stanzone allungato, a volta alta 7-12 m., a fondo piano,
sassoso, estremamente secco; il ramo» presso l'orifizio settentrionale è
diviso da un setto mediano in due parti. Presenta notevole riempimento.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 35
Fauna: Mancanza assoluta di zone umide; polverone ovunque,
con guano e sterco di capra secco; solo qualche rara forma delle pareti.
Ambiente negativo sotto ogni aspetto.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 3 es., 15-2-53, su parete.
Hypena extensalis Gn., 1 es., 15-2-53. /
Hypena obsitalis Hiibn., 4 es., 15-2-53.
Orneodes cymatodactyla Zeller, comune, 15-2-53.
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, 1.
Chiroptera: Miniopterus Schreibersi Natt., 29 8 2, 15-4-07.
leg. Gaggero (Mus. Genova).
[Miniopterus Schreibersi italicus Dal Piaz, 3].
Arma do Poussango (Grotta della Pozzanghera, Grotta Seconda di Pianma-
rino) - No. 22 LI
. Loc. Pianmarino, Comune di Finale Ligure - T.: c.m. - 92-I-
Bemeaiice Lisure = Long. 4 08° 15” - 44° 12° 077 -.Q. 280 -
fish - P. 15 - Situaz. m. 195 E+34° S da Casa di Pianma-
rino - A.: discendente poi orizzontale - B.: 1 BENSA, 1900, p. 95,
dea ID.R. Tav. III; 2 ISSEL, 1908, p. 362, T.D.; 3 BERNABO-
REA, 1047, p. 50, LD.
Itinerario: Giunti nella direzione indicata rispetto alla Casa di
Pianmarino, imboccare il sentiero a monte, che sale per 7-8 m. verso
una carbonaia; di qui, dirigersi verso la parete rocciosa del monte, in
mezzo a fitta vegetazione, alla base della quale è l'ampio imbocco, non
visibile dal basso.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 5, p. 203, e BENSA, 1900, p. 112-
113): Dall’ampio imbocco a forno si scende per una enorme frana alla
prima concamerazione, vastissima, semiilluminata, alquanto secca; al
fondo di questa si apre uno stretto passaggio che porta alla seconda con-
camerazione a fondo di argilla umidissima, molto molle, di notevole
spessore, con forte stillicidio che alimenta perennemente alcune grosse
pozze d'acqua. Scarso detrito, pochissime tracce di guano,
Fauna: La caratteristica più importante della grotta, che incide
negativamente sulla abbondanza della fauna, è la temperatura estre-
mamente bassa (6° il 16-3-52, con temp. est. di 10° e in altre grotte
visitate lo stesso giorno nei dintorni da 10° a 13°) quale non si è riscon-
- hei
aoa” Tas
rs -9
36 , M. E. FRANCISCOLO
trata mai in alcuna altra caverna del Savonese. Il primo camerone, trop-
po secco e polveroso, alberga come al solito solo forme delle pareti; il
secondo, nonostante la presenza di un buon substrato (guano e legno
fradicio) ha fauna estremamente scarsa; anche l'acqua dei laghetti non
ha fornito alcuna forma interessante. Tuttavia, appunto per le spe-
ciali condizioni di temperatura, questa grotta meriterebbe un esame ac-
curato, protratto per diverse visite.
Oligochaeta: Buccholzia appendiculata (Buccholz), 4 es., 16-
2-52, nel legno fradicio.
Araneae: Nesticus sp., 1 es., 16-3-52.
Lepidoptera: Fucosmia certata Hibner, 1 es., 16-3-52, sotto
un sasso nel primo salone.
Sipbhomaptera: Rhinolophopsylla unipectinata Tasch., 1 ® su
Rhinol. ferrum-equinum ferrum-equinum Schreber, 16-3-52.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum-equinum ferrum-equinum
Schreber, 1 4 9, 20-11-06, leg. GESTRO; I $ 2, 30-4-07,
leg. GAGGERO (Mus. Genova), 4 es., 16-3-52, nel camerone
terminale, molto ravvicinati.
Rhinolophus hipposideros hipposideros Bechst., 1 es., 16-3-52,
nel camerone terminale, molto discosto dai precedenti.
Arma Poliera (Arma della Pollera, Grotta Pollera, Grotta della Pollera,
Pollera, Grotta di Pianmarino) - No. 24 LI
Loc. Pianmarino, Montesordo, Comune di Finale Ligure - T.:
c.m. - 92-I-SO, Calice Ligure - 4° 08° 19° - 44° 11 58 20/0
- Situaz. m. 200 N+36° dalla Cappelletta di Montesordo - L. 255
circa - S. 340 circa - P. 64 - A. discendente - B.: (1) 1 GESTRO,
1885-A, p. 135, 136, 141, CF; 2 1886, p. 34 CF; 3 SIMON, 1896,
pi 375, CF; 41808, ps 22 € 23, CF; 5 GESTRO, 18080 P.I
6 SIMON, 1899, p. 595, CF; 7 BENSA, 1900, p. 95, 124-130, I.D.CF;
8 DODERO, 1900, p. 412, CF; 9 VERHOEFF, 1900, p. 391; 10 GOZO,
1906, p. 124, 13I; 133; 130. CF; 11 ISSEL, 1908, pi 205-3600002
CF, p. 298, fig. 8i,5R.; x2 SACCO, 19203) p. 13,17, Gia eee
(1) Se non vado errato, questa caverna venne per la prima volta citata dal
RAFFO nel 1883 (RAFFO L., Le Caverne delle Arene Candide e della Pollera, in
« Ricordo Sezione Ligure C.A.I. »; 1883, in 16°, p. 73, Genova).
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 37
teas, 123, CF;°r4 DELLEPIANE, 1924, p.. 25, CF; 15 PORTA,
1920, p. 251; CF; 16 JEANNEL, 1928, p. 599, CF; 17 MUELLER.
1930, p. 71, CF; 18 MANFREDI, 1932-A, p. 16, CF; 19 1932-B.
joer O3, CF;. 20 BEIER, 1932, p. 127, CF; 21 GESTRO, 1933.
meet e353. CF; 22 WOLF, 1934; pp. 215: 376, 384; 502, 527.
606, 617, 650, CF; 23 DI CAPORIACCO, 1934, p. 401, CF; 24 POR-
jeeros4, p. 46, CF; 25 WOLF, 1935, p. 221, CF; 26 BINAGHI,
eee 75, Cr; 27 ROVERETO, 1039, p. 128, 130, 702, G.PT.;
28 BERNABO-BREA, 1947, p. 49, I.D.R. Tav. VIII, PT., 29 BRIAN,
1950, p. 10-11, CF; 30 DI CAPORIACCO, 1950, p. 103, 104, 105; 107,
110, CF; 31 FRANCISCOLO, 1951, p. 40-53, D, CF; 32 MASSERA,
20-23. CE; 33 BEIER, 1953,-B, CF; p. 105, 106, 107; 34
MANFREDI, 1953, p. 86, 88, CF.
Visitata: 30-1-49; 19-3-50; 10-4-49; 20-4-46; 21-4-46;
25-4-49; 8-5-54; 11-7-48; 19-12-48.
Itinerario: Da Case del Bujo, proseguire lungo il sentiero che me-
na a Pianmarino; all’unione di questo con quello proveniente da Mon-
tesordo, imboccare un sentiero che sale a destra sul monte; tenendo
Sempre la sinistra appena iniziata la salita, si supera un tratto in cui
sono scavati gradini nella roccia (il primo bivio a destra porta invece
all'Arma do Rian); il sentiero, molto ripido, porta direttamente alla
apertura della grotta. |
Descrizione (per dettagli vedere BENSA, 1900, pp 124-129):
complesso di. cavità sotterranee di grandi dimensioni, estendentesi su
piani sovrapposti per una lunghezza totale di circa 300 m., con un di-
Sliveilo complessivo di m. 64. Nel piano inferiore si hanno pozzi con
acqua, ed un vero e proprio corso d'acqua sotterraneo nella galleria
terminale, che si chiude con sifone. La sala di accesso superiore (Sala
Perrando) si prolunga per circa 40 m., chiudendosi in piccola cavernetta
oscura e umida; l'imbocco è larghissimo, e la luce giunge quasi sino al
fondo della Sala Perrando. Al lato sud della Sala Perrando, si apre
una voragine che, lungo una discesa a circa 45°, per una quarantina di
metri di lunghezza, costituita di detrito terroso, conduce alla grande Sa-
la Issel, il cui piano si trova a circa 40 m. sotto quello della Sala Per-
rando; essa a sua volta consta di due piani: uno, in forma di terrazzo
(altrimenti noto col nome di « plateau ») pianeggiante, per buon tratto
ricoperto di guano vecchio e umido, ed uno inferiore a questo di circa
38 M. E. FRANCISCOLO
15-20 m., al quale si accede da un diverticolo laterale (Sala della Fra-
na); di qui, per angusto cunicolo, si accede alla grande Sala Gestro, ed
al pozzo omonimo (di 12 m. di profondita con laghetto al fondo); da
un cunicolo aprentesi nella sala Gestro si passa, superando un pozzo di
7 m., alla galleria terminale, che continua stretta ed altissima per 150 m.,
percorsa da un ruscello, terminante in lago sifone a fondo sabbioso.
Fauna: Poichè esiste già un mio lavoro dettagliato sulla
fauna di questa grotta (1951, pp. 40-53) credo inutile ripetermi. Dirò
solo che la grotta compendia tutti i più diversi tipi di ambiente in uno
spazio relativamente ristretto, il che, come conseguenza, ne fa la più
importante località di tutta la Liguria Occidentale per ricerche biospeo-
logiche; in essa furono raccolte una settantina di specie, numero che giun-
gerà certamente al centinaio quando saremo in possesso delle determi-
nazioni di tutto il materiale raccolto. L'importanza della grotta dal
punto di vista biologico è paragonabile a quella della Tann-a da Scag-
gia No. 15 LI, la cui fauna è di ben 39 specie (SANFILIPPO, 1950,
pp. 22-24) e della Tann-a do Balòu No. 11 LI, con una fauna di 48
specie (1. c., pp. 21-22) nel Genovesato. Credo inutile ripetere qui i
dati di cattura, che compariranno soltanto per le forme di nuova cita-
zione.
Protozoa: Stylonychia sp. 31.
Oligochaeta: Fridericia galba Hoffm. 31 p. 47.
Fridericia bulbosa Rosa 31 p. 47:
Eisenia parva Eisen, 25 es. 5-4-40, al crivello, Sala Perrando.
Eiseniella tetraédra var. hercynia Sav., 31, p. 47.
Henlea ventriculosa Udekem, 31, p. 47.
Copepoda: Diacyclops languidoides Zschokkey Graet., 31, p. 47.
Isopoda: Buddelundiella Caprai Brian, 24 p. 11, 31 p. 47.
Haplophthalmus Perezi Legrand, 24 p. 11, 31 p. 47.
Plathyarthrus Hoffmanseggi Brandt, 31 p. 48.
Euporcellio dilatatus Brandt, 31, p. 48. get
Porcellio Manacori Racovitza (?), 5 es., 25-4-49, guano secco del-
la Sala Perrando.
Amphipoda: WNiphargus sp. ind., 7 p. 108, 31 p. 48.
Pseudoscorpiones: Chthonius (s. str.) orthodactylus Leach,
I 4 11-7-48, guano secco della Sala Perrando, 33 p 105.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 199
Ephippiochthonius Gestroi E. Simon, 3 p. 375; 4 p. 595; 7
POT: LO P1938 FF DI SIT pizzi 22. (000; 25 p.
awe FD) 51) 33 prI0O,
Roncus italicus E. S., vari es., 25-4-49, Sala Perrando; 33 p. 107.
Araneae: Nesticus eremita italicus Dicap., 10 (sub f. typ.) p. 124;
Ripi ATL FOr TOR? II. BI.
Leptoneta Franciscoloi Dicap., 30 pp. 104, 105; 31 p- 51.
Meta Merianae Schl., 30 p. 110; 3I p. 51.
Acari: Caloglyphus micophagus Meg., 31 p. 51.
Pygmephorus stercoricola Berl., 31 p. 51.
Paulotrachytes Rackei Oud., 31 Pp. pai
Uropoda alpina Berl., 31 p. 52.
. Rhagidia clavifrons Canestr., 31 p. 52.
Labidostomma cornutum C. & F., 31 p. 52.
Belba geniculata C. & F., 31 p. 52.
Lyponissus albatus C. & F., 31 p. 52.
Spinturnyx vespertilionis L., 31 p. 52.
Parasitus sp. (ninfa), 31 p. 52.
fivodes ver pertilionis :‘C. L. K., ro p. 130; 22 p..650; 25 p. 221;
FI \p: 52:
Oniscomorpha: Gervaisia ligurina Manfr., 31 p. 50 (sub
prope ormeana); 34 pp. 86-87.
Nematophora: Anthroherposoma hyalops Latzel, 7 p. 106
(sub. Bensaz'Silv. inl). 0 p.:301; 78 p. 16: vo pps 79
oz G02 25 Dp, 22131 p. 505 ‘34 pi 88,
Lithobiomorpha: Bothropolys longicornis Risso (?), 31 p. 51.
Archilithobius tricuspis Meinert, 7 p.106; 18 p. 16; 19 p. 79;
epee Dep 22197 D. ZI.
Protura: Acerentomon Doderoi Silvestri, 31 p. 48, 32 p. 33.
Collembola: Neogastrura vernalis Carl, 31 p. 48, 32 p. 29.
Beckerellodes inermis Tullb., 31 p. 48, 32 p. 29.
Willemia anophthalma Borner, 31 p. 48, 32 p. 29.
Friesea 12-oculata Denis, 31 p. 48, 32 p. 29.
Onychiurus fimetarius L., 31 p. 48, 32 p. 29.
Onychiurus armatus Tullb., 31 p. 48, 32 p. 29.
Folsomia multiseta Stach, 31 p. 49, 32 Pp. 30.
|
vr
“dI
M. E. FRANCISCOLO
Folsomia candida Willem, 31 p. 48, 32 p. 30.
Proisotoma minima Absolon, 31 p. 49, 32 p. 30.
Lepidocyrtus cynaeus cynaeus Tlb., 31 p. 48, 32 p. 30.
Lepidocyrtus instratus Handschin, 32 p. 30.
Pseudosinella octopunctata Borner, 31 p. 48, 32 p. 30.
Sirodes Lamperti Schaffer, 31 p. 48, 32 p. 32.
Heteromurus nitidus armapollerae Massera, 31 p. 48 (sub forma
tipica), 32 pp. 32-33.
Tomocerus minor Lubbock, 31 p. 48, 32 p. 33.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 31 p. 49.
Psocoptera: Psyllopsocus Ramburi var. troglodytes Badonn.,
32 larve, 25-4-49, raccolti tutti in mezzo al guano secco al
fondo della Sala Perrando, insieme a Monopis.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. Canevai Gestro, I pp. 135,
136, 141; 2p. 353.9 Po 17; 7 p..103;/0°p.25) Pipino
I4\p. 24; IG pib900 7 po 71,24 D'AONESTOE
31 PD. 49.
Sphodropsis Ghilianit Schaum f. typ. e var. dilatatus Schaum,
7 Pi. 104% 0 Die215; Le Db 35) TH Pups 25 pases
DA 703-4 pe ae) |
Omalium Allardi Fairm., 7 p. 130; 31 p. 49.
Atheta .(s.- str.)-Linderi Brisout, 7 ‘p. 136.7. p. 1G5s 00 pe tee
I4 P. 25; 21 p. 353; 22 pi 370, 25 PO
Glyphobythus Vaccai Dod. f. typ.. 7 p. 130; 8 p. 412; 14 p. 25;
I5 Pp. 251; 17 Di 71; 21 p., 3518 050,060
31 pi 4g, 4050:
Lepidoptera: Hypena obsitalis Hibner, 31 p. 50.
Orneodes cymatodactyla Zeller, 31 p. 50.
Monopis lombardica E. Hering, 31 p. 50.
Diptera: Listropodia pedicularia Latr., 31 p. 50.
Penicillidia Dufouri West., 31 p. 50.
Nycteribia (Celeripes) biarticulata Herm., 31 p. 50.
Stylommatophora: Oxychilus Draparnaldi (Beck), 31 p. 52.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 37 p. 52.
Rhinolophus euryale Blasius, 31 p. 52.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE Al
Myotis Capaccinii Bonap., 31 p. 52.
Myotis myotis Borkhausen, 31 p. 52.
Myotis oxygnathus Monticelli, 31 p. 52.
Miniopterus Schreibersi Natterer, 31 p. 52.
Arma do Rian (Grotta del Rian, Grotta del Rio) - No. 25 LI
Loc. Montesordo, Comune di Finale Ligure - T.: c.m. - 92-
fee Calice Ligure .- 4° 08" ar” - 44° 11° 57° - Situaz. m. roo
N-+35° dalla Cappelletta di Montesordo - Q. 220 (1) - L. 100 -
A. leggerm. ascendente - B.: 1 BENSA, 1900, pp. 95, 113, L, 114-
meee |. Ri Tav. II; 2 ISSEL, 1908, p..182, LD.PT.; 3 SACCO,
1920, pp. 15-18, G.; 4 ROVERETO, 1939, p. 712, G.; 5 BERNABÒ
BREA, 1947, pp. 45-46, I.D.; 6 MANFREDI, 1953, p. 85, CF.
Visitata: 16-3-52.
Itinerario: Dal bivio già indicato nell’itinerario precedente, ab-
bandonare il sentiero che mena al No. 24 LI prendendo a destra al
primo bivio, inoltrandosi in fitta macchia di lecci; proseguendo lungo
tale traccia per 30 m., si giunge alla apertura, interamente nascosta ed
invisibile da ogni punto.
Descrizione (per dettagli vedere BENSA, 1900, pp. 114-115, e
rilievo Fig. 5, p. 203); Ingresso ampio, illuminato, costituito da unica
stanza lunga 40 m., alta da 3 a 5 m., gradatamente restringentesi, in-
teramente secca; essa si chiude in foro angustissimo, attraverso il quale,
proseguendo carponi per circa 10 m., si giunge ad una galleria ascenden-
te, larga 4-5 m., a fondo argilloso, a volta di 1-2 m., sino a giungere
ad un vasto camerone terminale, a fondo molto inclinato; proseguendo
ancora per qualche metro, si giunge ad una catasta di massi, attraverso
i quali si intravvede qualche spiraglio di luce. Stillicidio nel cunicolo
tra l'ingresso e la parte interna; assenza completa di guano. Il fondo
del camerone terminale è invaso da una quantità notevole di radicicole
ammuffite.
Fauna: La cavità anteriore alberga solo banali forme delle pa-
reti; il tratto profondo, benchè umido, presenta fauna assai rarefatta,
e nel camerone terminale le uniche forme notate erano concentrate sulle
(1) BENSA: 1900; pp. 113 indica 270; credo sia più giusto indicare la quota
intorno ai 220.
42 i M. E. FRANCISCOLO
radicicole ammuffite. Risultati più soddisfacenti potrebbero ottenersi con
ricerche sistematiche alle esche.
Isopoda: Armadillidium Gestroi B. L., 3 es., 16-3-52, su parete.
Pselaphognatha: Lophoproctus lucidus Chalande, 2 es. 16-
3-52, presso le radicicole ammuffite nel camerone terminale.
6 p. 85.
Nematophora: Anthroherposoma sp., 1 2, 16-3-52, al fondo.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 1 es., 16-3-52, su
parete della prima sala.
Lepidoptera: Hypena obsitalis Hiibner, comune sulle pareti del-
la 1° sala, 16-3-52.
Orneodes cymatodactyla Zeller, con la RENE
Chiroptera: Rhinolophus hipposideros hipposideros Bechstein,
I es., 16-3-52, poco oltre l'ingresso.
Arma do Principàa (Arma di Liicchi, Arma de Martin, Grotta del Prin-
cipale) - No. 26 LI
. Loc. Montesordo, Comune di Finalborgo - T.: c.m. - 92-I-SO,
Calice Ligure = 4° 08" 14" - 44° 19) ga>= 240 Ni
m. 200 N+80° dalla Cappella di San Carlo (Montesordo) - L. 58 -
A. pianeggiante - B.: 1 BENSA, 1900, pp. 94, 114-116, D.I.R. Tav
HI, 105, 106, 107, CF; 2 ISSEL, 1908; p; 186, CF; 152, 184, 165-86,
LD-PT:;*3 SACCO. 4820; p.185°G 4 GULING'@ Dat Pitz ee,
| p. 95; 5 ROVERETO, 1939, p. 130; 6 BERNABO-BREA, 1947, p. 50,
ED.: 7 BRIAN; 1950; fp.’ 11; ‘CF; 3 FRANCISCOLO; 1961, DD. a7 40
52); OP: ;
Visitata: 19-3-50; 10-4-49; 30-4-49; 15-2-53; 8-5-54.
Itinerario: Provenendo dalle Case del Bujo, poco prima di giun-
gere al quadrivio San Carlo-Pianmarino, se ne scorge l'ampia apertura
triangolare, chiusa da muro a secco, sulla destra del sentiero, alla base
di alte rupi di color ruggine, alla quale si giunge superando le balze,
attualmente completamente sgombrate della macchia di lecci.
. Descrizione (per dettagli vedere BENSA 1. c., e rilievo. Fig. cf
p. 203): Per galleria tortuosa lunga una trentina di wae 5 X 7, Qta-
: (1) BENSA: 1900; pp. 114; indica 273: la quota non può essere tale, chè
altrimenti la grotta si aprirebbe direttamente in parete anzichè alla base di essa.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 43
datamente restringentesi, si entra in ampia sala, senza diverticoli, sub-
ellissoidale, il cui asse forma un angolo di 90° con quello del corridoio
di accesso, a fondo coperto di massi; un tempo vi esisteva un potente
strato di guano, ora asportato per concimare i campi vicini; al fondo
del camerone è tuttavia un abbondante deposito di guano fresco ed umi-
do di Vespertilionidi, molto ricco di fauna.
Fauna: Ricchissima la fauna delle pareti in ogni punto della grot-
ta, che è anche l’unica località del Finalese ove trovasi Dolichopoda; vi
sono straordinariamente abbondanti i ragni. Molto legno fradicio,
ricco di forme lignicole; nel guano vecchio e secco trovasi il Tineide
Monopis; quello umido e fresco pullula di acari, stafilinidi, isteridi, ecc.,
e su di esso sono stati raccolti piccolissimi ditteri (Phoridae) molto velo-
ci, a volo molto incerto e breve, purtroppo ancora indeterminati. Nel
complesso, fauna molto simile a quella della Arma Pollera, per quel
che riguarda i guanobi.
Oligochaeta: Fridericia galba Hoffm., 8 p. 47, 3 es., 10-4-49,
da crivellatura di guano.
Fridericia bulbosa Rosa, 8 p. 47, 2 es., 10-4-49, con la precedente.
Isopoda: Buddelundiella Caprai Brian, 7 p. 11, 1 es., 10-4-49, al
crivello da legno fradicio.
Trichoniscus provisorius Raco. s. 1. (?), 5 4 4 14 9 2, 10-4-49,
comune nel detrito di legno secco al fondo del camerone,
presso il guano. rel |
Armadillidium Gestroi B. L., 1 es., 10-4-49, su parete, in pe-
nombra. |
Euporcellio dilatatus Brandt, 5 es., 10-4-49, molto comune sotto
il detrito secco.
Araneae: almeno otto specie raccolte, purtroppo ancora indetermi-
nate.
Acari: Phtiracarus echidninus Berl., molto abbondante, 10-4-49,
| da setacciatura di guano. |
Hypoaspis aculeifer Can., abbond., 10-4-49, col precedente.
Oribella pectinata Mich., abbond., 10-4-49, col precedente.
Spinturnyx vespertilionis Pet., molti es., 10-4-49, vaganti sul
guano.
Lithobiomorpha: litobii. abbondantissimi ovunque, ancora
indeterminati.
44 M. E. FRANCISCOLO
Orthoptera: Dolichopoda sp., 1 p. 106, 1 4 giov., 10-4-49, 12
es. & 2 ad. e giov., 30-4-50. Si trova esclusivamente sulle
pareti del nicchione terminale della sala interna, presso il
punto ove è accumulato il guano. Questa popolazione isolata
dista 8 km. dalla più vicina (Tana de Conche, No. 93 LI, in
Val Maremola).
Coleoptera: Omalium Allardi Fairm., 1 p. 105; 2 p. 186; 8
p. 49. |
Atheta (s. str.) Linderi Brisout, 1 p. 105; 2 p. 186; 1 es. 10-4-49
nel guano fresco.
Gnathoncus punctulatus Thoms., 1 p. 105, molti es., 10-4-49,
nel guano fresco.
Gnathoncus rotundatus Kugelann, 1 p. 105; 2 p. 186; da noi
non raccolto.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., comunissima, in tutte le
visite, specialmente sui massi del camerone terminale.
Hypena obsitalis Hibn. con la precedente, straordinariamente ab-
bondante. l
Monopis lombardica E. Hering, 3 es., 10-4-49, abbondantissima
il 30-4-50, nel guano secco al fondo; gli adulti volano anche
sul guano fresco, e sembrano soffermarvisi volentieri.
Chiroptera: Myotis Capaccinii Bonap., 4 2, 26-9-06, leg.
GAGGERO (Coll. Mus. Genova).
Myotis myotis Borkhausen, 9, 26-9-06, leg. GAGGERO (Mus.
Genova).
Myotis oxygnathus Monticelli, 4 4, id. id.
Miniopterus Schreibersi Natterer, 4 p. 95, 4 8 9, 26-9-06, leg.
GAGGERO (Mus. Genova).
E' interessante notare come questa grotta e l’Arma Pollera siano
le uniche stazioni finora note, sedi costanti di Vespertilionidi in tutta la
Liguria Occidentale; essa sembra costantemente disertata dai Rhinolo-
phidae.
Grotta inferiore del Principale (localmente sconosciuta) - No. 171 LI
Loc. Montesordo, Comune di Finalborgo - T.: c.m. - 92-I-SO,
Calice Ligure - 4° 08" 14” - 44° 11’ 53” - Q. 220 - Situaz. m. 200
N+90° dalla Cappelletta di San Carlo - L. 30 - A. discendente.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 45
Visitata: 19-3-50; 30-4-50; 23-2-53.
Itinerario: Il medesimo che per l'arma do Pringipàa; salendo il
pendio tra questa e il sentiero, a metà circa del percorso si scorge il buco
di ingresso al livello del suolo, che apresi nel dosso di una fascia; l’in-
gresso è costituito da grossi massi in bilico, che lasciano un varco appe-
na transitabile.
Descrizione: Cunicolo fortemente discendente, a pareti instabili
di massi accatastati, di m. 0,50 x 0,50, profondo m. 5; al fondo, stan-
zetta subcircolare, a pavimento di massi, con pareti fortemente erose,
| al cui lato S si apre una fessura di 0,40 di largh., alta m. 2, che prose-
gue rettilinea a S, gradatamente ristretta ed abbassantesi, per circa 10 m.;
aspetto estremamente instabile. Evidente l'origine lungo la stessa dia-
clasi del No. 26 LI, ed apertura all’esterno per franamento della volta
della cameretta interna.
Fauna: Ambiente secco, polveroso, poco climaticamente isolato,
ma tuttavia interessante perchè, insieme alla Grotta del Bujo, No. 27
LI, è l’unica grotta in tutta la zona ove sia costantemente rinvenibile il
Geotritone.
Isopoda: Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 2 es., 30-4-50.
Haplophthalmus Perezi Legrand, 1 ® giov., 30-4-50.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 1 es., 30-4-50.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 2 es.,
| 30-4-40.
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, 2 es., 19-3-50, 2 es. 30-4-50,
comune sopratutto nella cameretta centrale. La popolazione
di questa grotta è simile alla var. Gormani Lanza.
Grotta del Bujo (In to Bujo) - No. 27 LI
Loc. Montesordo, Rio Valle, Comune di Finale Ligure - T.:
em. - 92-1-SO, Calice Ligure - 4° 08’ 10°” - 44° 11° 48” - Situaz.
m. 60 N+ 90° da Case del Bujo - Q. 181 - L. m. 350 - A.: legg.
ascendente - B.: BENSA, 1900, pp. 97, 133-134, I.D.R. Tav. 1, G -
SACCO, 1920, p. 184, G; ROVERETO, 1939, p. 130, G; BERNABO
BREA, 1047. 'p. 5.15 LD.
Visitata: 20-4-46; 21-4-46; 30-4-50.
M. E. FRANCISCOLO
Itinerario: Da Case del Bujo (Rio della Valle), salire le fascie col-
tivate sopra la fontana (la cui acqua proviene dalla grotta) e giungere
alla .base delle rocce ove si scorgono le due aperture della grotta; si
entra da quella più meridionale, a forma di porta, essendo quella a nord
sbarrata perchè adibita a serbatoio d'acqua.
Descrizione (per dettagli e rilievo, vedere BENSA, 1. c):Dalla
cavernetta di accesso, spostata di circa 10 m. a sud dell’asse principale
della cavità, per angusto cunicolo si entra in un lunghissimo e tortuoso
corridoio, completamente invaso dall'acqua, che si addentra, con fre-
quenti allargamenti, nei quali è qualche tratto emerso, per oltre 350 m.,
in direzione ENE; alcuni ambienti sono vastiss.mi, e fra questi è note-
vole un salone detto il « Duomo », di m. 7 di larghezza, e oltre 15 di
altezza, con meravigliose concrezioni; a diversi livelli si noia.0 incro-
stazioni stalagmitiche, connesse a diverse fasi della attività idrico
della grotta. Il ruscello che scorre nella grotta è verosimilmente
in relazione con il ramo terminale dell'Arma Pollera. La grotta
è l'unica della zona che sia idricamente attiva in tutta la sua lun-
ghezza. Essa presenta tutte le caratteristiche delle grotte per odicamente
inondate; il muro di sbarramento impedisce infatti il flusso regolare
delle acque, e quando, in periodi di piena, queste sgorgano dalla came-
retta laterale di accesso, tutta la caverna, almeno fino al 200° m., è inte-
ramente allagata sino ad un livello notevole.
Fauna: La struttura ed il regime idrico riducono la fauna esclu-
sivamente a forme subtroglobie o troglobie, non particoiarmente legate
alla presenza costante di substrati organici, e mancano completamente,
escluso il tratto iniziale della cameretta di accesso, semilluminato, le
forme delle pareti. Come conseguenza, la fauna vi è oltremodo scarsa,
ed è solo eccezionalmente che vi si può rinvenire qualche bionte, data
la enorme estensione di terreno da esaminare. Le nostre ricerche nella
parte profonda non ci hanno dato che alcuni collemboli, concentrati
su pezzetti di legno fradicio; più abbondante è la faura nei banchi di
sabbia dietro la diga di sbarramento, nel tratto anteriore delia grotta;
esiste una sola piccola area sopraelevata con guano di chirotteri, con
scarsissima fauna, al primo gomito dopo la diga.
Copepoda: Cyclops (Diacyclops) sp., 5 4 85 30-4-50.
Amphipoda: Niphargus sp., molti es., 30-4-50, anche in zona
profonda.
ita
#
fe
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 47
Isopoda: Trichoniscus (Spiloniscus) prope Voltai Arc., 1 es. 9,
30-4-50, nella sabbia argillosa del primo tratto dietro la
diga.
[Androniscus dentiger Verhoeff] BRIAN, 1914, p. 38: citazione
indubbiamente errata, e probabilmente riferibile alla specie
precedente, comunque non confermata da nostri reperti.
Nemathophora: Anthroherposoma sp., 2, 30-4-50, nel gua-
no della mensoletta sopraelevata presso il primo gomito dopo
la diga.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 1 es., 30-4-50, su
parete all’inizio del primo tratto dietro la diga.
Coleoptera: Il collega SANFILIPPO il 30-4-50 raccolse nell’ar-
gilla all'imbocco del primo tratto dietro la diga i resti di
un Trechino; potrebbe trattarsi di Duvalius, la cui pre-
senza in una simile cavità, in vista della estrema vicinanza
con l'Arma Pollera, sarebbe tutt'altro che ipotetica.
Urodela: AHydromantes italicus Dunn, 1 es., 30-4-50.
Arma de l’Aegua - No. 29 LI - (per i sinonimi, vedi oltre).
Loc, Valle dell’Aquila, S. Antonino, Comune di Finale Ligure -
Haro) rindie Lisute > 4° 07° 53°° + 44° 11’ 45” - Q. 260 - Si-
tuaz. m. 300 N+#-346° da Cappelletta di S. Antonino, m. 283 - L. 35
- Sv. 50 - A. legg. ascendente - B.: 1 BENSA, (1900, pp. 116-117
ewe fay: IE PT; 2 SACCO, 1920, p. 18, G; 3 ISSEL, 1908, pp.
melon 243 I.D.; 4 ROVERETO, 1939, p. 712, G.PT; 5 BERNABÒ
BREA, 1947, p- 57, I.D.; 6 DI CAPORIACCO, 1950, pp. 105 e 107,
CF; 7 BEIER, 1953-B, p. 106 CF.
Visitata: 30-1-49; 25-1-53.
Itinerario: Dal bivio di S. Antonino, prendere il sentiero che
scende al Torr. Aquila verso Case Sanguinetto; dopo 80 m. dal.
bivio, in un tratto in cui il sentiero è pianeggiante ed accenna poi a risa-
lire per giungere alle rocche-dei Frati, si osserverà in alto a sinistra, alla
base delle rocce, l'apertura della grotta, che si raggiunge superando le
balze rocciose per sentiero appena tracciato.
Descrizione (vedi BENSA, 1. c., e rilievo Fig. 5, p. 203): Imbocco
‘2X 2, ristretto a 1,50 x I,50 dopo 4 m.; in un angolo, vaschetta con
M. E. FRANCISCOLO
acqua; si entra in galleria lunga 30 m. a fondo di terra, secca, direz.
SE-NO, ascendente; a sinistra diverticolo cieco discendente per m. 15;
proseguendo, superato un restringimento a 1,50, si entra in saletta ter-
minale, subquadrangolare, a fondo argilloso, piano, alta m. 3, con
stillicidio nella parete O; numerosi piccoli diverticoli ciechi si aprono al
livello del suolo.
Fauna: Si incomincia a notare qualche isopodo e litobii solo al
fondo del diverticolo a sinistra della galleria principale; nel camerone
terminale, gli stessi elementi, più abbondanti, ed inoltre alcune forme
specializzate, Leptoneta e Anthroherposoma, specialmente nei tratti
inumiditi da stillicidio; la fauna è poi accentrata al massimo in una
nicchia del suolo ripiena di guano vecchio.
Alle esche si sono ottenute soltanto le stesse forme raccolte diret-
tamente.
Isopoda: Euporcello dilatatus Brandt, 7 es. 30-1-49, molti es.
25-1-53-
Pseudoscorpiones: Ephippiochtonius Gestroi E. Simon, 2
es., 25-1-53, nel detrito di legno semiumido.
Araneae: Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco, 1 3 (typus!),
30-1-49, 4 22 I 4 25-1-53, sempre nel detrito legnoso
sotto lo stillicidio o nella nicchia ripiena di guano vecchio;
costruisce esili tele a livello del suolo,
Nematophora: Anthroherposoma hyalops Latzel, 1 3, leg.
FOCARILE, 25-1-53..
Lithobiomorpha: Lithobius sp. ind.
Lepidoptera: Hypena obsitalis Hubn., comune in tutte le vi-
site.
Hypena extensalis Gn., 2 es., 25-1-53.
Orneodes cymatodactyla Zeller, comune in tutte le visite.
Arma do Morto - No. 97 LI (per i sinonimi, vedi oltre)
Loc. Bricco Scimarco, Comune di Finale Ligure, Valle dell’Aqui-
la - T.? cm.» g25i-SO) Finale Ligure ‘-.4° 0759 io
- Q. 260 - Situaz. m. 390 N+346° da Cappella di S. Antonino -
L. 35 - Sv. 50 - A.: pianeggiante, poi discendente - B.: 7, BENSA,
1900, pp. 117-118, I.D.R. Tav. II, PT; 2 COGNETTI DE MARTISs,
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 49
mon. pa tl7, CF;737 ISSEL, 1908; pp. 181, 290-291, I.D. PT; 4
SACCO, 1920, p. 18, G; 5 CAPRA, 1936, p. 158, CF; 6 ROVERETO,
1939, pp. 130 e 712, PT, G.; 7 BERNABÒ BREA, 1947, p. 57: I.D.R.
Maw. VIII.
Itinerario: Dalla precedente, riprendere il sentiero verso Nord che
sale alle rocche dei Frati; dopo 90 m. dal 29 LI, salire decisamente
verso le rocce ad O, sino ad incontrare l'ampio imbocco, interamente
nascosto dalla vegetazione.
Visitata il 25-1-53 col collega FOCARILE, che vi ritornò il
1°-2-53.
Descrizione: Per imbocco quadrangolare di 5,50 x 4, si entra in
ampio salone ovale, di m. 14 di largh. per 20-25 di lungh., illuminato,
a fondo piano; a sinistra, per fessura, si entra in seconda stanza, più
piccola, oscura, umida, a fondo molto inclinato, con qualche deposito
di guano vecchio (rilievo vedi Fig. 5, p. 203).
Fauna: L’imbocco presenta la solita (associazione delle forme
delle pareti e del guano secco (psocidi, collemboli pigmentati, ecc.); al
fondo della seconda concamerazione, condizioni migliori, ma ancora
scarsa la fauna; qui, anche alle esche, FOCARILE riferisce di aver otte-
nuto pochissimo.
Oligochaeta: Bimastus (Helodrylus) tenuis (Eisen.) Rosa, 2, 5.
Isopoda: Armadillidium Gestroi Budde-Lund, 1 es., su parete
del camerone di ingresso, 25-1-53.
Psocoptera: molti es. di una specie ancora indet. nel guano secco
del camerone di ingresso.
Lepidoptera: Hypena obsitalis Hiibner., molto abbondante.
Hypena extensalis Gn., più rara, in zona oscura.
Orneodes cymatodactyla Zeller, comune, solo sotto i sassi nel ca-
merone di ingresso.
Diptera: Nycteribia (Celeripes) biarticulata Hermann su Rhino-
lophus ferrum, equinum Schreb., I es., 25-1-53.
Stylommatophora: Oxychilus Draparnaldi (Beck).
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 1 $, 25-1-53.
Credo opportuno porre per esteso la sinonimia delle tre grotte
« Arma de l’Aegua », « Arma do Morto » ed « Arma di Zerbi », che
50 Da M. E. FRANCISCOLO
ha dato luogo sino ad ora a discussioni sulla loro identificazione. Que-
sti nomi sono da essere adottati in quanto son quelli con i quali le tre
cavità sono note ai contadini dei nostri tempi in tutta la Valle dell’ Aqui-
la e Rio della Valle:
Arma de l'Aegua No. 29 LI: Grotta della Fontana (AME-
RANO G. B., Caverne del Finalese, lettera allo Strobel, Bull.
Paletn. Ital., XV I]: 18 92,1." 203).
Grotta dell’Acqua (BENSA, 1900, pp. 116-117; ISSEL, 1908,
pp. 182 e 293).
Caverna della Fontana o ee (BERNABO BREA, 1947,
Pp. 59). : | Lie
Arma do Morto No. 97 LI: Grotta dell’Acqua (AMERANO
G. B., Vasi colorati e dipinti a disegni geometrici nelle ca-
virne del Finale, Bull. Paletn. Ital., Vol. XVII, 1891, pp.
91-103, No. 1-4; AMERANO G. B., Stazioni preistoriche
all'aperto nel Finalese, ibid., Vol. XIX, 1893, p. 174).
Caverva dell'Acqua o del Morto (BERNABÒ BREA, 1947, p. 57).
Grotta del Morto-o dell'Uomo Morto (ISSEL, 1908, pp. 181
e 290).
Grotta dei Zerbi (BENSA, 1900, pp. 118-119, ril. tav. II).
Arma di Zerbi No. 255 LI: AMERANO G. B., Caverne del
Firalese, lettera allo Strobel, Bull. Paletn. Ital., XVIII, 1892,
p. 102; ISSEL, 1908, p. 189; BERNABÒ BREA, 1947, p. 63.
R.ma.e quindi stabilito che le citazioni faunistiche della Grotta
dei Z rb. fatt: da COGNETTI, 1905 e da CAPRA, 1936, vanno rife-
rite ali’: Arma do Morto No. 97 LI, avendo tali Autori inteso trattare
di mater.aie raccolto dal BENSA, che non visitò ed ignorò la vera Arma
di Zerbi No. 255 LI, che, tra l’altro, trovasi sul versante OPP della
Valle dell’ Aquila.
Grotta di S. Antonino - No. 30 LI
Loc. Cappella di S. Antonino, Comune di Finale Ligure - T.:
cm. - 92-I-SO, Caliee Ligure: 4°07’ so! = 44° rr 37 > Situan,
m. 1000 N-++275° dalla:Rocca di Perti m. 3907’ - QO. 283 -a 40 =
Sv. 64 - P. 18 - A discendente - B.: 1 GESTRO, 1898, pp. 16, 17
NOT. CF; 2 BRIAN). 1890, p. 212 CFs 3 BENSA; T9000; pp." 110
Nota, 119 e 103 CF; 4 Gozo, 1906, p. 124 CF; 5 PORTA, 1923;
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 51
p. 122, CF; 6 DELLEPIANE, 1924, p. 25, CF; 7 JEANNEL, 1928. pp.
509 e 601, CF; 8 MULLER, 1930, p. 71, CF; 9 DI CAPORIACCO, 1034,
Mor. Cr; 10 WOLF, 1934,: p: 215, CF; 11 PORTA, 1934.:p. 46,
CF; 12 WOLF, 1935, p. 221, CF; 13 BERNABÒ BREA, 1947, p. 60,
I.D.; 14 ASCENSO, 1950, pp. 78-80, I.D.R. p. 79, CF; 15 BRIAN,
mana, 10, CF; r6 Di CAPORIACCO, 1950, pp. 103, 106, CF; I
FRANCISCOLO, 1951, pp. 47, 50, CF; 18 BEIER, 1953-B, p. 106, CF;
19 MANFREDI, 1953, p. 88, CF.
Visitata: 20-4-46, 21-4-46, 9-1-49, 30-1-49.
Itinerario: Trovasi all’interno della cripta della cappella di S. An-
tonino, segnata sulla carta IGM come quota 283, e raggiungibile per .
apposito sentiero dalle Case Valle (Rio della Valle) oppure da località
Sanguinetto in Valle Aquila.
Descrizione (vedi ASCENSO, 1. c., e rilievo Fig. 5, p. 203): Cuni-
colo discendente in salti successivi, allargantesi in tre salette a tre diversi
livelli, la prima a fondo di terra secca e sassi, le Lu due umidissime, a
fondo in gran parte stalammitico.
Fauna: Piccolo e ben delimitato ambiente, molto umido, ricco di
detrito organico (escrementi di roditori e legname fradicio), a tempe-
ratura abbastanza costante, con una media, tolta dalle quattre visite
effettuate, di 12° (terreno al fondo dell'ultima cameretta), nonostante
si avverta una leggera corrente discendente nel tratto superiore, che del
resto è il più secco. La fauna è molto simile a quella dell’ Arma Pollera;
vi esiste una popolazione particolare di Duvalius Canevai Gestro che
taluni distinguono con nome speciale (Solarii Gestro), molto più nu-
merosa in individui che quella dell'Arma Pollera; gli individui di que-
sta popolazione si rinvengono solamente nel deposito di legno putrido
al fondo dell'ultimo salto. Mancano completamente i chirotteri, ma
sono molto abbondanti escrementi sparsi di roditori, coperti di muffa,
sui quali abbondano acari, nematofori e isopodi. Molto ben rappre-
sentata anche la fauna del legno putrido.
isopod a: Buddelundiella Caprai Brian, 14, 15, 17: molto fre-
quente nel legno fradicio. :
Trichoniscus Voltai Arcangeli, 14, 15; tale determinazione deve
sostituire quelle di Androniscus dentiger Verh. e Spiloniscus
provisorius Raco. indicate da ASCENSO, 1950, p. 80. Molto
frequente sotto i sassi, nei luoghi molto umidi.
M. E. FRANCISCOLO
Cylisticus plumbeus Verhoeff, 1 es., 20-4-46.
Cylisticus gracilipennis Budde-Lund, 2, 3, 14.
Porcellio Manacori (?) Raco., 5 es., 9-1-49.
Pseudscorpiones: Ephippiochthonius Gestroi E. Simon 14;
16; 18; 2 es. sul legno fradicio nella seconda sala, 9-1-49.
Araneae: Nesticus eremita eremita E. Simon 14; 16. Frequente.
Nesticus eremita italicus Di Caporiacco 4 (sub eremita f.
typ.): 05 ne:
Acari: Uroseius acuminatus Berlese 14; 2 es., 30-1-49, presso una
esca a carne nella seconda stanza.
Belba Berlesei Michael, 14; 1 es., 9-1-39, al crivello da legno fra-'
dicio prelevato nella seconda saletta.
Pselaphognatha: Lophoproctus lucidus Chalande 14: raccolti
vaganti sul terriccio nel tratto secco superiore.
Nematophora: Anthroherposoma hyalops Latzel, 9-1-49 e 30-
1-49, molti esemplari, specialmente alle esche; 19. p. 88.
Polydesmoidea: Brachydesmus superus roncanus Verh. 19, p.
88, molti es., 18-4-46.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. Solarii Gestro 1; 3; 5; 6 (1);
7; 8; 12; 14; molti esemplari in tutte le visite, anche larve
alle esche.
Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero 14; 17; I ®, 13-2-49-
sopra un pezzetto di escremento di roditore ammuffito nella
seconda saletta.
Arma della Rocca di Perti - No. 98 LI
Loc. Rocca di Perti, sopra le case di San Benedetto (Val Porra),
Comune di Finale Ligure - T.: c.m. - 4° 08 36” - 44° 11° 35” -
Q.: 250 - Situaz. m. 300 N+75° da Case San Benedetto - L. 52
- Sv. 95 - A. orizzontale - B.: 1 BENSA, 1900, p. 95, NOT.; 2
ISSEL, 1908, pp: 3637 364, LD.;:3 SACCO: 1920 prego. aio
VERETO, 1939, p. 129, G; 5 BERNABÒ BREA, 1947; p. 44, I.D.; 6
MANFREDI, 1953, p. 85, CF.
(1) II DELLEPIANE cita di questa grotta D. Canevai ssp. apenninus Gestro;
tale citazione è errata.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 5a
Visitata: 18-2-51.
Itinerario : Da Case San Benedetto (raggiungibili dalla carrozz. Fi-
nalborgo - Calice Ligure) salire nella direzione indicata sino alla base
delle rocce strapiombanti della Rocca di Perti; alla base di un diedro al
limite nord delle rocce, si apre la grotta, molto difficilmente rintraccia-
bile, comunque, senza una guida che ne conosca l'ubicazione.
. Descrizione: La grotta ha due imbocchi, posti a m. 18 circa l'uno
dall'altro; uno di m. 4 x 3, immette in galleria di m. 16, dir. NE, che
sbocca in cameretta di m. 6x 4x4, il cui lato N continua in cunicolo
in dir. N per m. 6, in breve salita; qui si ha una biforcazione; un ramo
prosegue a NE per 36 m., largo in media 1-2 m., alto 2-3 m., che si
chiude in nicchia argillosa; l’altro, con diverse tortuosità, per una lun-
ghezza totale di 32 m., in direz. media ONO, sbocca al secondo in-
gresso, angustissimo, appena transitabile. Grotta senile, senza alcuna
concrezione, umida solo nel ramo terminale della galleria Nord.
Fauna: Tutto il primo tratto fino al bivio, a causa delle due
aperture, è secco, polveroso, ed alberga solo forme delle pareti; il cuni-
colo dopo il bivio è abbastanza umido, ed ha molto detrito legnoso, nel
quale trovasi lo stesso tipo di fauna delle grotte circostanti, tipo Arma
Pollera, ristretta a pochi punti localizzatissimi. Manca completamente
il guano. |
Isopoda: Buddelundiella Caprai Brian, 7 es., 18-2-51. nel le-
gname fradicio, con i seguenti.
Haplophthalmus Perezi Legrand, 10 es., 18-2-51.
Porcellio prope Manacori Raco., 6 es., 18-2-51.
Araneae: Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco, 1 2, 18-2-51,
dal legno.
Acari: Labidostomma luteum Kramer, 1 es. da detrito di legno e fo-
glie, 18-2-51.
Oribotritia lentula (C.L.K.), 8 es. col precedente.
Oniscomorpha: Spelaeoglomeris Andreinii Silvestri, 1 9, 1
giov., larva da crivellatura di legno fradicio, 18-2-51; 6
pags.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., estremamente abbon-
dante, 18-2-51.
Hypena obsitalis Hiibner, molto comune, 18-2-51.
rt 6 Lana
Lean
ce a
M. E. FRANCISCOLO
Orneodes cymatodactyla Zeller, 4, es., 18-2-51.
Orneodes Huibneri Wall., 1 es., 18-2-51.
Chiroptera: Rhinolophus hipposideros minimus Heugl., 1 ¢,
| 18-2-51.
Arma do Sanguinéo (Grotta della Matta o del Sanguinetto) - No. 96 LI
Loc. Valle dell'Aquila, Regione Fontana - T.: c.m. - 92-I-SO,
Calice Ligure - 4° 07° 43” - 44° 11’ 22” - Situaz.: ben visibile in
dir. O dalla carrozzabile di fronte alle Case Fontana (o del Sanguinet-
to) - Q. 175 - L.: 58 - Sv. 70 - A.: pianeggiante, poi ascenden-
te..- B.: 2, BENSA; 1900; pp. 93; 110-117, Lib GERE La
2 ISSEL, 1908, pp.;:48; 69; 100,,.103, 280-289, Ds PIS 3 SACCO:
1920, p. 18, G.; 4 ROVERETO, 1939, p. 702, NOT. PT.; 5 BERNA-
BO BREA, 1947, p. 53, I.D.; 6 MANFREDI, 1953, p. 85, CF.
Visitata: 14-4-52.
Itinerario: Giungere fino al cimitero che trovasi lungo la strada
Finalborgo-Feglino, proseguire lungo il letto del torrente fino al primo
ponticello in legno, attraversarlo, e in direz. N+340° sulle rocce a
picco si scorgerà la vastissima apertura, che si raggiunge montando per
ripido pendio tra le fascie; prima di accedere alla grotta, si passa sotto
un arco formato da un enorme masso poggiato alla parete.
Descrizione: Camerone molto vasto, 20x 15x15, volto a E,
a fondo piano, polveroso, con ingresso sbarrato da muretto a secco;
da destra in alto proviene una potente frana di enormi massi, salendo
sulla quale si può giungere a delle stanzette semiilluminate scpraele-
vate, con guano secco. In direz. SO si apre corridoio di m. 4x1, che
prosegue a S per 20 m., nel quale la volta in alcuni punti presenta delle
curiosissime marmitte rovesciate, nelle quali si sta comodamente in
piedi; tale corridoio sbocca in un salone interno, allungatamente ovale,
con asse sempre in direz. S, il cui tratto occidentale è in forte salita, su
coltre stalammitica, estremamente umido, con molto stillicidio; questo
tratto è completamente coperto di detrito organico diverso (guano fre-
sco e vecchio e sempre umido, legname fradicio, trucioli vegetali). Il
tratto invece del corridoio e del salone di accesso è secco e polveroso. Il
salone interno presenta un diverticolo a S ed uno intransitabile a O.
(vedere rilievo Fig. 5, p. 203).
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 55
Fauna: Sono distinguibili ecologicamente tre ambienti; il nic-
chione a destra del salone di ingresso, in cima alla grande frana, secco,
semi-illuminato, paragonabile in parte a quello della Sala Perrando
della Arma Pollera, con vaschette stalammitiche ripiene di guano vec-
chio, nel quale abbonda la solita fauna a Psyllopsocus, Monopis, Col-
lemboli e Ptinidi. Il tortuoso cunicolo che conduce alla camera interna,
gradualmente più umido, scarso di detriti, con una discreta fauna delle
pareti (Nesticus, Pholcus, Meta, Tegenaria ecc., Lepidotteri) gradual-
mente più rada verso il fondo, ed infine il salone terminale, paragonabile
in tutto alle Sale Issel o Gestro dell'Arma Pollera, in cui abbondano
forme specializzate quali Buddelundiella, Finaloniscus, Lophoproctus,
Spelaeoglomeris, Anthroherposoma, Leptoneta ecc.; il tratto ascen-
dente a fondo stalammitico, ricchissimo di collemboli e miriapodi ne-
matofori, bagnato da abbondante stillicidio, dà indubbiamente ricetto
a Trechini troglobi. La grotta è senza dubbio meritevole di indagine si-
stematica condotta a diverse riprese ed in varie epoche dell’anno.
Isopoda: Buddelundiella Caprai Brian, 5 es., 14-4-52, nel eso
fradicio del camerone interno,
Finaloniscus Franciscoloi Brian, 2 ® 8, id.
Porcellio sp., 1 es., id., sotto un sasso.
Symphila: gen. spec. indet., probabilmente Geophilella, nei tru-
cioli di legno. |
P selaphognatha: . Lophoproctus lucidus Chalande, 5 es., 14-
4-52. 6 p. 85.
Oniscomorpha: cali Andreinii Silv., 4 es., 14-4-52,
legno fradicio.
Nemathophora: ie Sis propo slarve, Las
4-52. |
Araneae: Varii Nesticus, Tegenaria, Meta, Pholcus, ancora non
identificati, all’inizio del cunicolo interno.
Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco, 4 es. 4 9 sul legno fradi-
cio del camerone terminale, 14-4-52.
Acari: Hypoaspis aculeifer Can., 20 es., da legno fradicio, 14-4-52.
Haemogamasus horridus Mich., 1 es., dal guano, 14-4-52.
Ttombicula Patrizii Valle (vedi nota 1 a pag. 135): 1 es. dal
guano, 14-4-52. .
56 M. E. FRANCISCOLO
Cosmoglyphus mycophagus Mégnin, oltre 100 es. da legno fradi-
cio, 14-4-52.
Psocoptera: Psyllopsocus Ramburi var. troglodytes Badonnel
molto comune nel guano vecchio del nicchione di ingresso,
sopra la frana.
Coleoptera: Quedius sp., citato da BENSA, 1900, p. 117.
Gibbium psylloides Czempinsky, 3 es. viventi, 2 cadaveri, 14-4-
52, insieme a Psyllopsocus.
Lepidoptera: Huypena e Orneodes indet. nel cunicolo interno.
Monopis lombardica E. Hering, individui morti e larve viventi,
14-4-52, nel nicchione dell'ingresso, nel guano secco.
Stylommatophora: Oxychilus Draparnaldi (Beck), molto co-
mune nel camerone terminale.
6. MONTE CAPRAZOPPA E VALLE DEL TORR. BOTTAZZANO (VEREZZI)
Le cavità qui di seguito esaminate si aprono tutte in prossimità del
mare, sulle balze rocciose di quel tratto di costa che dal Capo di Ca-
prazoppa si estende fino alla valle di Borgio Verezzi, rispettivamente
tra la piana di Finale e quella di Pietra Ligure, ed una di esse, le Arene
Candide, è la più estesa di tutta la Liguria occidentale, nonchè la più
nota. |
L'aspetto della zona è già notevolmente diverso da quello delle col-
line tabulari della Val Aquila, giacchè qui la formazione miocenica è
limitata ad un cappuccio di soli 40 m. circa di spessore sulla Montagna
della Caprazoppa, poggiante direttamente sul potente massiccio dolo-
mitico che forma l’ossatura del sistema montuoso della zona.
Si tratta in generale di caverne alquanto secche e polverose; due
sole di esse presentano bacini di acqua, specialmente la Grotta Staricco,
che del resto è anche quella posta a livello più basso (m. 32).
Il quadro faunistico è identico a quello delle grotte della Val
Porra e Val Aquila, con un solo elemento nuovo (Anthroherposoma
mirabile Manfredi) alla Grotta Staricco.
Caverna delle Arene Candide (Armassa, Grotta dei Frati) - No. 34 LI
Loc. Finale Ligure, versante sud del M. Caprazoppa - T.: c.t. -
92-II-NO, Loano - 4° 07’ 34” - 44° 09° 42” - Situaz. m. 350
N+172° da M. Caprazoppa - Q. 110 - L. rami principali 420 -
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 57
Sv. 667 - P. 15 - A. generalmente orizzontale - B.: 1 DORIA, 1887.
Pp. 472; CF.; 2 DODERO; 1900, p. 412, CF.; 3 BENSA, 1900, pp. 93.
feno CE. 134 TD.R. Fav. Il; 4 (GOZO, 1906, pp. 126, 129.
Me... ISSEL, 1908, pp. 364-432, ID. PT., p. 367, CF.; 6
DELLEPIANE, 1924, p. 25, CF.; 7 PORTA, 1926, p. 251, CF.; 8 LUI-
GIONI, 1929, p. 311; CF.; 9 MULLER, 1930, p. 71, CF.; 10 GESTRO.
ses. 351, CF.; 11 WOLF, 1934, pp: 384, 544, 606, CF.; 12
WOLF, 1935, p. 220, CF.; 13 BRIAN, 1936, pp. 22-27, CF.; 14
BRIAN, 1937, p. 191, CF.; 15 GULINO © DAL PIAZ, 1939, p. 95:
CF; 16 ROVERETO, 1939, pp. 126, 127, 698, G.; 17 MANFREDI, 1940,
pp. 245 e 247, CF.; 18 BERNABÒ BREA, 1947, pp. 31-36, I.D.R.
Tav. I; 19 BRIAN; 1950, pp. 10-11, CF.; 20 DI CAPORIACCO, 1950.
ppero4-T05y CF.; 27 FRANCISCOLO, r951, pp. 46, 47, 50, 51, CF.;
PESICONCI; 1952, pp. 1-12, I.D.R. CF.; 23 BEIER, 1953-A, p. 36,
CF.; 24 BEIER, 1953-B, p. 106, CF.; 25 MANFREDI, 1953; pp. 87-
48, CF.
Visitata: 11-1-53; 13-2-49; 19-2-50; 13-3-49; 26-5-49; CON-
CI ha visitato la grotta nove volte. Si può quindi considerare, insieme
all'Arma Pollera, la più sicuramente vagliata nella zona.
Mi sembra inutile aggiungere una sola parola al magistrale la-
voro del CONCI. Devo solo purtroppo rende pubblicamente noto che
l'incessante avanzare della sottostante cava, ha causato l'apertura di un
foro circolare di 50 cm. nella Sala Solari, di fronte al punto 23 del ri-
lievo di Conci; la conseguenza diretta è stata il disseccamento completo
(da me controllato l’11-1-53) dei punti più ricchi di fauna (special-
mente il famoso masso coperto d’argilla presso il punto 17, unica loca-
lizzata sede del Glyphobythus); ciò ha provocato la scomparsa di una
notevole serie di forme, cancellando quindi un « testimonio » notevole
dal quadro biofaunistico delle caverne del Finalese. Rilievo Fig. 5, p. 203.
Fauna: Non riporto i nostri dati di cattura, rimandando al citato
lavoro di CONCI.
Isopoda: Haplophthalmus Perezi Legrand, 14 p. 191 (sub Men-
geivZaddach); <27*pe 40; 22° Dp..0.
Buddelundiella Caprai Brian, 13 pp. 22-27; 21 pp. 46, 47; 22
pp. 9-10.
Metopornothus melanurus Budde-Lund, 22 p. 9.
Philoscia cellaria Dollfuss, 22 p. 9.
Ce es RIO
hh SE ‘ 4 »
patent ARI
M. E. FRANCISCOLO
Pseudoscorpiones: Ephippiochthonius Gestroi E. Simon, 3
p. 107; 4 PD. 123; “Sp. 3072.91 pGens Ste pila ava
di BOw24 p.-106.
Ephippiochthonius tetrachelatus ssp. Concii Beier, alcuni es., leg.
CONCI, in varie visite (23 p. 36).
Araneae: Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco [4 p. 129; II
Pp. 544; 12 p. 220, sub L. convexa E. Simon]; 20 pp. 104-
105: 21 pp. 40°e. bag 2 or eho:
Pholcus phalangioides Fuessly, 4 p. 126; II p. 544; 12 p. 220;
SEDE LO,
Acari: Rhizoglyphus echinopus Fum. Rab., 22 p. ro.
Dermacentor reticulatus F., 22 p. 10.
Nematophora: Anthroherposoma hyalops Latzel, 22 p. 10;
25 p. 88. |
Polydesmoidea: Polydesmus (Hormobrachium) dismilus Ber-
lese;-22 p.. 103 25° pi87.
Lithobiomorpha: Atrchilithobius lapidicola Meinert, 17 p.
Pg ete de ro,
Coleoptera: Atheta (Aloconota) sulcifrons Steph., 22 p. 11.
Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero, 2 p. 412; 3 p. 105;-
5 p. 367;°6 p. 25 (sub-fLtp.) pasa
D. 351; 11 p384;'12:p. 2207 2F pp. 40050 eae
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 22 p. 10.
Hypena obsitalis Hiibner, 22 p. 10.
Orneodes Hibneri Wall., 22 p. 10.
Diptera: Nycteribia (Celeripes) biarticulata Herm., 22 p. 10.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 22 pit.
R. hipposideros minimus Heugl., 22 p. 11.
Miniopterus Schreibersi Natt., 1 p. 472; 22 p. Il.
Pozzo delle Cento Corde - No. 137 LI
Loc. Contrafforti merid. delle Rocce dell’Orera, Comune di Bor-
gio Verezzi - T.: c.t. - 92-11-NO, Loano - 4° 07° 58” - 44° 09° 47”
-Q.: 197 - Situaz. m. 400 N+290° dal Cimitero di Borgio - Lungh.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 59
52 - P.: 10420 - A. quasi verticale, poi discendente - B. ISSEL,
1908, p. 438, I.D.G.; BERNABÒ BREA, 1947, p. 40, I.D.
Visitata: 9-11-52 dalle Dott.sse ASCENSO, BIANCHERI, CHER-
CHI che mi hanno comunicato le loro raccolte faunistiche; rilevata dal-
l'Ing. CODDE’. Da me non visitata.
Itinerario: Dall’estremità meridionale della terza ansa della stra-
da Borgio-Verezzi-Poggio, salire decisamente il monte dell’Orera in di-
rezione NE, sino a giungere all'ultima cava; inerpicarsi sui bastioni
meridionali di questa, e quindi proseguire senza sentiero lungo la base
del bastione roccioso che di lì parte verso oriente; dopo un centinaio
di metri si giunge all'imbocco del pozzo, che apresi proprio alla base
del bastione suddetto, invisibile dal basso.
Descrizione (fornita dall’Ing. CODDE’): Cavità puteiforme. Per
imbocco di 0,40 x 2 x I si scende a picco per 10 m. in pozzo tubulare;
si entra in camera di 10x 10x 4 a fondo pianeggiante; poi salto di
m. 4, dal quale si scende con pendenza 40°, altezza media della volta
6-4 m., larghezza media 14, fondo sassoso, per 18 metri circa; quindi
ancora in pendenza di 30° per altri 12 m., con larghezza massima 20.
altezza media 4, fondo fangoso-sassoso, umidità scarsa. Asse princi-
pale rivolto da S a N. Molte concrezioni di forme svariate (vedi anche
ISSEL 1. c.). Generalmente secca. Sono necessari almeno 10 m. di corda
Fauna: Grotta prevalentemente arida, a fondo sassoso; solo in
un punto al fondo trovasi argilla umida per stillicidio; dal detrito le-
gnoso raccolto al fondo, il crivello non ha dato quasi nulla.
Isopoda: Haplophthalmus Perezi Legrand, 1 es., 9-11-52, leg.
BIANCHERI.
Tricotteri, Juliformia ed Opilionidi ancora indeterminati, appa-
rentemente specie banali.
Grotta della Ferrovia (Grotta di Borgio Verezzi, Grotta di Verezzi) -
No. 95 LI
Loc. Strada ferrata, a 600 m. ad est della Stazione di Borgio Ve-
fezzi ~~ iT.:ct. - 92-II-NO; Loano 4°.08' 10” - 44° 9" 37" - Q. 10
- Situaz. m. 570 N+70° dalla Stazione Ferrov. di Borgio Verezzi -
L. 50 - A. legg. discendente - B.: 1 BENSA, 1900, p. 106, NOT.
CF.; 2.ISSEL, 1908, pp. 160, 180-187, PT.; 3 SACCO; 1920; p. 17:
é, pipa PPC =
60
M. E. FRANCISCOLO
4 MANFREDI, 1932-B, pp. 83 e 87; 5 ROVERETO, 1939, pp. 130,
702; 704, Gs 6: BERNABO BREA; 1047; p. 4369.0.
Da noi non visitata; attualmente adibita ad abitazione.
Per itinerario e descrizione, vedere BERNABÒ BREA, l. c.
Fauna :
Nematophotra: Callipus foetidissimus Savi, 1 p. 106.
Lithobiomorpha: Lithobius lapidicola Meinert, 4 pp. 83 e
87.
Grotta Staricco - No. 136 LI
Loc. Borgio, Comune di Borgio Verezzi - T.: c.t. - 92-II-NO,
Loano. #:4° 08° 3” -\ 44° 09 g4' 7-0, Li 0tPaoa
a pozzo, poi semi-orizzontale - B.: z BRIAN, 1948, pp. 11-13, CF.;
2 MANFREDI, 1948, pp. 203, 204, 205, CF.; 3 CODDE’ 19409-B,
pp: 15-17; 1.D.R. CF;;; 4 FRANCISCOLO, 195 15,0) 475CR
Visitata a varie riprese da CONCI, SANFILIPPO, CAPPELLO, COD-
DE’, CAPRA; da me non visitata.
Itinerario: Rimane entro la cerchia del paese di Borgio, a pochi
metri dalla Ca’ Nari, in Via Trento. i
Descrizione: Per pozzo di m. 5,30, si accede ad una sala infe-
riore, di m. 8 x 12; di qui, per salto di m. 4, si entra, per ripida disce-
sa argillosa di m. 15, in vasto salone di m. 44 di lunghezza, diviso da
tre pilastri rocciosi, verso E si trova un notevole bacino d’acqua, lungo
m. 20, a pianta in forma di Y, con la base volta a NE; proseguendo
oltre lungo tale ramo, il suolo si innalza e si entra in bella saletta di
circa 20 m. di lunghezza, a soffitto alto 1 m. (per particolari vedere
rilievo Fig. 5, p. 203).
Fauna: Mancano, nonostante l'ottimo ambiente, le forme troglo-
file; rarefatte, nei scarsi detriti legnosi del suolo, le forme troglobie,
tuttavia di alto interesse; l’acqua del laghetto, nella quale ha fatto ri-
cerche SANFILIPPO, non ha dato nulla; è tuttavia consigliabile fare ulte-
riori ricerche in questa cavità, specialmente con esche al suolo e nell'acqua,
perchè senza dubbio essa riserba ancora delle sorprese.
Isopoda: Buddelundiella Caprai Brian, 1 pp. 11-13; 3 p. 17;
4iPSAY
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 61
Nematophora: Anthroherposoma micabile Manfredi, 2 pp. 203-
204; 3 p. 17; forma descritta di questa stazione, raccolta da
CONCI su pezzetti di carta ammuffita insieme alla seguente
Juliformia: Blanjulus prope cavernicola Brolemann, 2 pp. 203-
204; 3 p. 17. Reperto importantissimo, che necessita esser
seguito da altri per poterne dare una determinazione precisa.
7. VALLE DEL TORRENTE MAREMOLA
Il Torr. Maremola nasce dal Colle del Melogno, m. 1028, in
piena zona di alture coperte di faggi, e la sua valle angusta scorre per 17
km. fino alla strettoia di Ponte Varé, per sboccare poi nella piana di
Pietra Ligure; il torrente attraversa alternativamente terreni scistosi e
calcarei; precisamente, il suo corso superiore (detto sul luogo Rianas-
so) fino alla località Ferriere è in pieno scisto; l’affluente che in questo
punto riceve proviene dal Bricco Bedò, e, pur nascendo nella sella del
Rampione fra il Bedò ed il Carmo, che è in dolomia triasica, attraversa
anch'esso zona scistosa; dalle Ferriere in poi, salvo qualche piccola ecce-
zione specialmente sulla riva destra di fronte a Tovo, il torrente ha la
riva destra in dolomia triasica, che dà luogo alla formazione dei ripidi
Bricco Tampa e Bricco Aguzzo, e Roccia del Lucarè, e sulla sinistra dal-
le dolci colline scistose degradanti dal Monte Settepani e Gettina sino
alla sella di Gorra, con un solo affioramento di calcari di fronte a Casa
Premunera, a valle della confluenza delle Ferriere; alla sella di Gorra,
col Monte Grosso, ricompaiono le dolomie anche sulla sinistra; qui
trovasi anche la strettoia di Ponte Varè, il cui paesaggio è nuovamente
identico a quello della Caprazoppa e Valle di Verezzi. Alle origini del
Rianasso, in località Bedò, sulla sella del Rampione, gli strati calcarei
sono verticali, ed è qui che troviamo l’unica vera e grande voragine
nota della provincia di Savona (Buranco Rampion); sul Bricco Tampa
troviamo la vasta e ancor poco nota Tana de Conche, ad andamento
fortemente ascendente. Altre caverne minori sono sparse sopratutto lun-
go la riva destra del torrente, a pochi metri dal suo livello. EF’ interes-
sante notare che, forse in relazione al fatto della vicinanza e grande esten-
sione delle formazioni scistose, le caverne in questione sono quasi tutte
perennemente percorse da acqua corrente.
M. E. FRANCISCOLO
Buranco Rampion - No. 232 LI
Loc. Colle dei Carbonai (Rampion) Sella fra M. Bedò e M. Car-
mo - T.:64t <= 4% 16° 35%" 44 121.330 SOM oe
m. 110 N+5° dal Bric Agnellino, m. 1335 - P. m. 65 - A.: pozzo
verticale - B.: CODDE’, 1952, pp. 19-20; Y:D.R- CONC 1053, ppi
86-88, I.D.R. CF.
Visitata: 11-5-52-
Itinerario: Dal colle del Melogno, fino alla Cava de Giaire, lungo
carrettabile tra estesa faggeta; di qui, mulattiera per la Colla dei Carbo-
nai, sulla quale si procede per 1 km.; giunti alla sella, piegare deci-
samente verso est, in mezzo ai faggi, per giungere all'orlo delle ripide
balze che precipitano nel vallone del Rianasso, poco prima delle quali,
esattamente alla metà della sella, si apre la dolina di ingresso.
Descrizione: Pozzo verticale, ad imbocco doliniforme, di diametro
fra i 6 e i 12 m., allargantesi al fondo. sino’ a 20° m4 4, 120
a 40 m. esistono pianerottoli malsicuri, coperti di detrito franabile;
al fondo esiste una concamerazione a fondo piano, defilata rispetto alla
caduta dei massi, in un diverticolo della quale gettando sassi in una
fessura del suolo, si indovina la presenza di un bacino d’acqua. Fondo
ricco di detrito legnoso. Indispensabili almeno una corda di 100 m. e
65x/in,<di scale
Fauna: La temperatura molto bassa (4°; 11-5-52) è il fattore ©
dominante, che non è compensato da altri più favorevoli a forme spe-
cializzate; sul legname fradicio è concentrata tutta la fauna raccolta.
Interessante la cattura di un dittero nivicolo (Chionea).
Oligochaeta: Pachydrylus Pagenstecheri (Ratz.) alc. es., 11-5-
52 dal legno. CONCI, 1953, p. 88.
Copepoda: Bryocamptus pygmaeus. (Sars.), alc. es. sul legno fra-
dicio. CONCI, ibid. |
Nematophora: Anthroherposoma sp. ind., molti es. sul le-
gname fradicio. }
Diptera: Chionea italica Venturi, n. sp., 1 es. CONCI, ibid.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 63
Garbo o Tana de Conche - No. 93 LI (Grotta o Tana delle Conche, Tana
del Friccé)
Loc. Premunera, vers. orient. del Bricco Tampa. T.: c.t. - 92-I-
Paencalice Ligure - 4°13 49° = 44 11 390 - Q. 481 - Situaz.:m.
1650 N+290° dalla Chiesa dei Santi di Magliolo - L. probabilmente
oltre 250 - A. fortemente ascendente - B.: 1 LATZEL, 1889, pp. 361-
oa rs: 2 BENSA, 1900, p- 92 NOT., p. 104 CF.; 3 COGNETTI
WGMNIARTIIS, 1605, p. 117;-CR.; 4 PORTA, 1923, p. 123, CF.;3 5
DELLEPIANE, 1924, p. 26; 6 JEANNEL, 1928, p. 601, CF.; 7 MUL-
LER, 1930, p. 71, CF.; 8 MANFREDI, 1932-A, p. 15, CF.; 9 MAN-
neem 1032-5, pp. 7806 87, CE.; ro WOLF, 1934, pp. 215 e 216,
MERI CORI A.1034; p. 46, CF.;. 18 WOLF, 1935, p. 222, CF.;
een PRA. 1030, p. 158, CF.; 14 BRIAN, 1940; p. 402, CF.; 15
BEGNCISCOLO, 1051, p, 46, CF.; 17 BRIAN, 1953; p. 24 e segg.) CE.;
18 MANFREDI, 1953, p. 90, CF.
Visitata: 18-4-46; 22-4-46; 6-4-53.
Itinerario: Per la nuova carrettabile Pietra Ligure - Ferriere, giun-
gere fino alla Ca’ Premiinera, m. 257, a 600 m. prima della confluenza
del Maremola col Rianasso; qui passato il torrente, si sale l’unico sen-
tiero, molto ripido, lungo il fianco E del Bricco Tampa; dopo 200 m.
di dislivello, abbandonato il sentiero che continua a salire, si prende
una traccia verso Sud lungo un tratto pianeggiante, proseguendo lungo
da quale, alla base di un potente roccione, si giunge alla Doe segnata
sulla carta con quota 481 (sorgente).
Descrizione: La grotta (non ancora rilevata totalmente; vedi ril.
parziale Fig. 5, p. 203) consiste di due distinte parti, una inferiore, ed
una superiore, aventi comune ingresso, molto differenti tra loro per svi-
luppo, idrografia e direzione. L'ingresso apresi tra due strati di calcare,
distanti tra loro da 2 a 3 m., largo 9; al centro è un grosso masso in
forma di prisma; il suolo è pianeggiante al lato S, in salita al lato N; al
lato S si apre un cunicolo di 50 m., che nelle visite del 1946 era total-
mente invaso dall'acqua, e asciutto invece il 6-4-53; nel 1946 una
copiosa cascata usciva all'esterno; la direzione del cunicolo è NO, largo
1-2 m., alto 1,50, gradatamente abbassantesi; il cunicolo, impra-
ticabile nel '46, è stato seguito per circa 50 m. nella visita del '53, e
presentava solo qualche vaschetta con acqua. Tale cunicolo è privo di
concrezioni, e presenta segni evidentissimi di erosione. Al lato N del-
M. E. FRANCISCOLO
l'ingresso, sopraelevate rispetto al suolo, si aprono due strette aperture,
che per cunicolo angusto si riuniscono poi in budello di 1 x 0,40 ‘in
af salita, dal quale, dopo aver piegato prima a destra poi a sinistra, si
| entra in galleria ascendente, fortemente concrezionata, larga 4-5 m.,
alta 3-4; di qui, per diversi salti successivi, a intervalli ripieni di pie-
trisco, si prosegue per circa 40 m. sino a giungere ad un'ampia caverna
a fondo molto irregolare, a lato della quale si apre un pozzo di circa
5-6 m., a pareti di massi accavallati, fortemente erosi, nel quale, dalla
RE; galleria che prosegue oltre di esso, precipita una abbondante cascata;
nelle visite del ‘46 era impossibile proseguire oltre per l'enorme quantita
d'acqua che proveniva dalla galleria e che scorreva per tutta la larghezza
di essa; il 6-4-53 invece la cascata era estremamente ridotta, e prove-
niva non più dalla galleria principale, ma da un colatoio laterale ad
essa, che poi si rivelò in comunicazione con la galleria principale molto
= a monte della cascata, in un punto dove la corrente acquea abbandona
la galleria stessa. Proseguendo oltre la cascata, la galleria si divide in
due parti sempre fortemente ascendenti e parallele, con bellissime for-
> mazioni a marmitta, ripiene di acqua limpida ed immota (6-4-53) ma
| che ovunque portano i segni di una potente azione erosiva nei periodi
a di piena; le due gallerie si riuniscono dopo circa 40 m., e, con am-
4 bienti sempre più maestosi, per salti successivi, si perviene ad
È. una galleria più stretta, ove trovasi nuovamente il ruscello, che si
O inabissa in fessura laterale per poi uscire più in basso nella precitata
«BH cascata; è evidente che in periodo di piena la galleria principale, e spe-
È. cialmente il ramo occidentale di essa, è percorsa da un potente e vio-
lento getto d’acqua, ed è da ritenersi intransitabile in tal momento.
Quanto alla galleria che si apre al lato O dell'ingresso principale, essa
$ è evidentemente allagata interamente solo quando i probabili bacini.
interni posti tra essa e la cascata della galleria interna sono in fase di
« trop-plein »; resta comunque sicuro che il tratto compreso tra la
cascata e l'ingresso alla galleria superiore, non è mai invaso dall'acqua,
ed è appunto lì che trovasi concentrata tutta la fauna.
Fauna: Le forme delle pareti sono principalmente concentrate nel-
la galleria inferiore; Dolichopoda trovasi tuttavia anche nel primo
tratto della superiore; questa è la più termicamente isolata, estre-
mamente umida; la fauna vi è concentrata sui pezzetti di legno
fradicio (Buddelundiella, Anthroherposoma) mentre Duvalius è rin-
venibile anche e specialmente oltre la cascata sotto i sassi. La grotta è
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 65
frequentata da individui isolati di chirotteri; guano scarso, in pochi
punti.
Oligochaeta: Bimastus (Helodrylus) tenuis Eisen, 3 p. 117;
13 p. 158.
Isopoda: Buddelundiella Biancheriae Brian, molti es. sul legno
fradicio, 6-4-53, specie esclusiva di questa grotta; 17 p. 24
e segg.
Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 2 es., 18-4-46.
Amphipoda: Niphargus sp. in., moltissimi esemplari nelle va-
schette e marmitte ripiene d'acqua della galleria superiore,
6-4-53.
Acari: Ixodes vespertilionis C.L.K. su Rhinolophus ferrum equinum
Schreb., molti es. 6-4-53.
Nemato phora: Anthroherposoma hyalops Latzel 1 p 362;
8 p. 16; 9 pp. 78 e 87; 12 p. 222; 15 p. 46; molti esem-
plari in tutte le visite.
Anthroherposoma mirabile Manfr. 18 p. 90, 1 6 18-4-48. Inte-
ressante la coabitazione delle sue specie.
Callipus longobardius clavatus Verh., 2 $ 3 18-4-48. 18 p. 90.
Thysanura: Machilis sp. ind., 1 es. 18-4-46, pareti del cunicolo
inferiore.
Ortho ptera: Dolichopoda sp. sempre molto frequente special-
mente nel cunicolo inferiore.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro 2 p. 104;
me. ha. 20; 0%p. 001; 7-p. 71; FO p. 216; 11 p. 46;
12 p. 222; 14 p. 402; I 2 18-4-46 nel primo pianerottolo
tra i sassi della gall. sup.; 2 2 £ 1 4 6-4-53 nella gall. su-
per. oltre la cascata, sotto i sassi (1).
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreb., alcuni es. isolati nella galleria superiore, 6-4-53.
(1) Il @ raccolto il 6-4-53 presentava su un’elitra un esemplare di Laboul-
beniales del gen. Rhachomyces Th.
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII. 3
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M. E. FRANCISCOLO
=
8. VALLE DEL TORRENTE NIMBALTO
Il Nimbalto nasce dal massiccio scistoso del Monte Carmo, sul suo
versante orientale, ed attraversa terreni scistosi per quasi tutto il suo
breve corso di 16 km.; presso Verzi tuttavia incontra un affioramento
allungato e di scarsa estensione, interamente isolato, di calcare triasico
(Monte Ciazze Secche) ove apresi l’unica grotta, peraltro alquanto este-
sa, di tutta la valle.
Grotta di Verzi (Grotta Issel, in ARCANGELI, 1931) - No. 91 LI
Loc. Ortari, Verzi, Comune di Loano - T.: c.t. - 92-II-NO,
Loano - 4° 12° 52" - 44° 09- 22°” - Q. 160 - Situaz. 300 m. N+100°
dalla chiesa di Verzi - L. 80 - Sv. 150 - A.: orizzontale - B.: 1
MAINERI, 1863 (1) I.D.; 2 SIMON, 1899, pp. 21 e 23, CF.; 3 SIMON,
IQOI. pp. 594-595, CF.; 4 BENSA, 1900, p. 92 NOT., pp. 105, 106,
107, CF.; 5 DODERO, 1900, p. 412, CF.; 6 COGNETTI DE MARTIIS,
T905; ‘p..io5/ CHR 7 Goze, E000 ppi Pa, 125, 120; F308 CER
133, 139; CF.;. 8 SIEVESTRI; :1922;- pp. Lo” 20, CF. 0 OR,
1926, p. 251, CF.; 10 BEIER, 1929, p. 156 CF.; 11 MULLER, 1930,
p. 71, CF.; 12 MANFREDI, 1932-A, p. 18, CF.; 13 MANFREDI,
1932-B, pp. 74, 75: 83, 86, 87; CF.;!/17 /ARCANGELI 1935. pila
CF.;.75.GESTRO,/1933; pp:35108)353, Chie 16: WOLE foa4 or
384, 485, 489,°527, 570, 606; 617, 618,/ 650, ,(GE.;99 7 eee
RIACCO, 1934, p. 401, CF.; 18 WOLF, 1035, p. 222, Cre arom
PRA, 1937, p. 158, CF.; 20 WOLF, 1937, p. 808, CF.; 27 MAN-
FREDI, 1940, p. 247, CF.; 22 BRIAN, 1940, p. 401, CF.; 23 SANFI-
LIPPO, CONCI, TIMOSSI, 1943, p. 312, CF.; 24 BRIAN, 1950, pp.
10-11; CF.; 25 CODDE’, 1940-A; p. 609-1.D., 70°R.. 378-72 eee
DI CAPORIACCO, 1950, p. 106, CF.; 27 FRANCISCOLO, 1951, pp-
47, 50, 51, CF.; 28 BRIAN, 1951, pp. 1-4, CF.; 29 BEIER, 1953-B,
p. 107, CF.; 30 MANFREDI, 1953, pp. 85, 87, 90, CF.
Visitata: 23-3-49, 4-5-49.
Itinerario: Proseguire da Loano verso Verzi sino al secondo pon-
te (km. 4) e prender il sentiero che si stacca a destra immediatamente
dopo questo e che conduce a case Borra; oltrepassare la casa sul sen-
(1) MAINERI B.: Della grotta di Verzi e di alcuni caratteri cavernosi de!-
l'Appennino Ligure Occidentale. - Genova, 1863, Tipogr. A. Moretti.
sl. To -4°°3°
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE | 67
tiero, e scendere in una valletta, ove, di fronte a vecchia fornace, si apre
la grotta in proprieta Vigliani. |
Descrizione (per dettagli vedere CODDE’, l.c., e rilievo Fig. 6,
| p. 204): Unico vasto salone in forma di C, con estremità a volte a NNE
e SE, cui si accede per stretto corridoio di 0,50 x 0,80, gradatamente
allargato; il concameramento a sinistra è piarieggiante, a volta di 4-5
m. gradualmente abbassantesi, e presenta nicchie con laghetti a diga
stalagmitica, e termina in saletta fangosa con segni di periodico alla-
gamento. Quello di destra a volta altissima, a fondo argilloso ondulato,
con due distinte fosse, in una delle quali è una pozza d'acqua.
| Fauna: Caverna di sommo interesse per il biologo, forse più del-
l'Arma Pollera, perchè, essendo assai meno estesa, ne permette uno stu-
dio più approfondito dei diversi micro-ambienti che vi sono assai ben
delimitati. Clima perfettamente stabile, data l’angustissima comunica-
zione con l'esterno, che fra l'altro, è più bassa del piano principale della
grotta; nelle due visite effettuate, acqua terreno ed aria avevano una
temperatura compresa tra 12° e 13°. I diversi ambienti si presentano
nella loro migliore evidenza, e la caverna ci dà un quadro molto pros-
simo alla realtà di ciò che doveva essere la fauna nella maggior parte
delle grotte del Finalese prima del loro progressivo essiccamento. La
quantità delle specie e dei relativi individui, pur non essendo così im-
ponente come all'Arma Pollera, tuttavia è alquanto notevole. Sopra-
tutto Oligocheti, Collemboli, Pseudoscorpioni e Miriapodi, in minor
numero gli Acari, invadono ogni parte della grotta, il cui substrato è
tra i più ricchi: guano recente e antico, legno marcescente con ricca fau-
na a Iriconiscidi e Oniscomorfi, il tutto poggiante su uno spesso
strato di argilla nerastra ed umidissima. Nei laghetti del ramo NE ab-
bondano due banali specie di Copepodi, mentre Niphargus è presente,
insieme a Gordiacei, nella piccola pozza di stillicidio al centro del ramo
SE. Ovunque pullulano ditteri Phoridae, dalle larve dei quali sono in-
vase le chiazze di guano. Il quadro faunistico è ancor quello del Fina-
lese, ma vi compare un elemento di provenienza alquanto lontana (Bor-
go S. Dalmazzo e Arma Cornarea in Val Tanaro), la Buddelundiella
borgensis Vehr., endogea nelle Alpi Marittime e cavernicola nel versante
tirreno, ed uno, Porcellio Tortonesei Arc., che compare più frequente
nel Toiranese.
Gordioidea: Gordius Perronciti Cam., costantemente presente in
1-2 es. nella pozza del ramo SE insieme ad anfipodi.
- «> Eee n
e le , oe
68 M. E. FRANCISCOLO
Oligochaeta: Eiseniella tetraédra Sav., 6 p. 105; 19 D. 158;
52 p. 71; molto comune nel guano e legno fradicio.
Enchytraeus albidus Henle, molti es., 20-3-49, da crivellatura di
legno fradicio.
Henlea ventriculosa Udekem, 3 es., 4-5-49, dal guano.
Fridericia galba Hoffm., molti es., 4-5-49, dal legno, 25 p. 71.
Fridericia bulbosa Rosa, 25 p. 71, 5 es., 20-3-49, dal legno e dal
guano.
Copepoda: Paracyclops fimbriatus Fischer, 25 p. 71, molti es.,
4-5-49, alle esche nel laghetto al lato NE col seguente.
Tropocyclops prasinus Fischer, 25 p. 71.
Isopoda: Porcellio Tortonesei Arcangeli, 14 p. 6. La specie è de-
scritta di una « Grotta Issel » presso Loano; ho interpellato
direttamente il Prof. E. TORTONESE il quale mi ha molto
gentilmente fornito una descrizione e rilievo approssimativo
della cavità da lui visitata ove ha raccolto tale specie; tali
dati collimano in linea di massima con quelli della Grotta
di Verzi. Da noi non raccolto.
Buddelundiella Caprai Brian, 24 p. 11; 25 p. 72; 31 es., 20-4-
49; 5 eS. 4-5:49.
Buddelundiella borgensis Verhoeff, 24 p. 11; 25 p. 72; 28 p. I.
Comunissima sul legno fradicio, in entrambe le visite.
Trichoniscus Voltai Arc. et var. minor Brian, 24 p. 10; 25 p.
72 (sub f. typ.). Vaganti sul legno e sul guano.
Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 25 p. 72 (sub prui-
nosus Budde-Lund), molto comune sul guano.
Amphipoda: Niphargus sp. ind., 2 es. 20-3-49, 6 es. 4-5-49,
solo nella pozza al lato SE.
Pseudoscorpiones: di tutte le varie specie citate, abbiamo
raccolto solo Parablothrus troglophilus Beier (che fra L'altra
non figura tra quelle precedentemente citate).
Ephippiochthonius Gestroi E. Simon, 3 p. 595; 4 p. 107; 7
p: 133, #6 p..6006.;, 18 .p. 2223 25 pi 72.
Roncus lubricus C. L. Koch, 7 p. 130; 16-p. 617; 1% pr az
25-06: Di
Roncus euchirus E. Simon, 8 p. 19; 25 p. 72.
o ee a
dn cn
4
ao eS
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 69
Roncus lucifugus E. Simon, 3 p. 594; 7 p. 130; 16 p. 222; 25
paz
[Parablothrus Stussineri E. Simon, 2 p. 21; 3 p. 594; 4 p. 107;
ap. 1 31; FO) py us 0 prers; te pi 222) 25 p. 72;
specie troglobia della Carnia; potrebbe trattarsi di determi-
nazione errata, riferibile alla specie seguente].
Parablothrus troglophilus Beier, 29 p. 107; 8 es. 20-3-49; 7 es.
4-5-49, sul guano e sul legno.
Il WOLF, 1934, p. 222, indica uno Chthonius Vaccai; CODDE’,
1949, p. 72, ha invalidato tale indicazione, riferibile ad un
nomen nudum.
Araneae: Leptoneta Franciscoloi DI CAPORIACCO, 7 p. 129; 16
| passe £0 p. 222 (sub L..convexg E.S.); 25 p. 72; 28
p. 51: molto frequente sul legno fradicio.
Nesticus eremita eremita E. Simon, 7 p. 122, 125 (sub cellu-
eater): 6p. 109; 10 p..570; 17 -p. 401; 18 p. 2225
25 p. 72. Vari es. sulle pareti del cunicolo di accesso.
Meta Merianae E. Simon, 7 p. 119; 18 p. 222.
Acari: Phthiracarus echidninus Berlese, molti es., 20-3-49, al cri-
vello.
Geholaspis longispinosus Kramer, 1 ® 20-3-49.
Eugamasus furcatus Can., 70 es. 20-3-49 ovunque, spec. nel
guano.
Ixodes vespertilionis C. L. Koch, 7 p. 39; 16 p. 650; 18 p. 222;
I 2, 4-5-49, al suolo.
Oniscomorpha: Spelaeoglomeris Andreinii Silvestri, 8 p.
$6420) Wats: 5 pi 743-26 pl 485; 18 p. 222; 25
pP. 72; 30 p. 85. Alquanto comune, esclusivamente sul le-
gno fradicio, 10 es. 4-5-49.
Nematophora: Callipus foetidissimus Sav., 4 p. 107; 25 p. 72.
Callipus longobardius ligurinus Verhoeff, 21 p. 247; 22 p. 401;
30 p. 90; I es., 20-3-49, sul guano.
Polydesmoidea: Polydesmus Raffardi Brolemann (?), 1 9 29-3-
49, I & giov. 4-5-49 (a questa specie vanno molto verosi-
milmente riferite le citaz. seg. di Polydesmus Barberii Latzel: 8
PRI DARI De TATO Dp. 4060; 1 p. 322, 21
Pp. 247; 23 Pp. 312; 25 p. 72).
ey
70 | M. E. FRANCISCOLO
Lithobiomorpha: Archilithobius tricuspis Meinert, 4 p. 107;
& pri9s a2 p. 183.13 p: 83; 16-p 507; 16 p. 222. Mb
comune col seguente. } 3
Archilithobius lapidicola Menuet £30, (873 1 orp geome
1 Oh |
Notostygmophora: Scutigera coleoptrata L., 21 p. 247; 25
dp. 172.
Collembola: parecchie centinaia di esemplari raccolti, probabil-
mente diverse specie, ancora indeterminati.
Coleoptera: Atheta (s. str.) Linderi Brisout, 25 p. 72, 1 es.,
4-5-49, nel guano,
Glyphobythus Vaccai Dodero, 4 p. 105; 5 p. 412; 9 p. 251;
II p. 71; 15 pp. 351 @ 353; 16 p. 384; 18 p \2aasee
D 72/27 PIRO, AMA 49; vaganti sull’argilla al centro
della sala principale.
Lepidoptera: Orneodes sp., 25 p.:72.
Hypena obsitalis Hiibner, 25 p. 72.
Sue T_T
Diptera: Nycteribia (Celeripes) biarticulata Herm., 1 es., 4-5-49,
su Rinolofo maggiore.
La massa enorme di Foridi raccolta è ancora indeterminata.
Sylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 5 es., 20-
3-49; tutti sul legno fradicio.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, sempre comune specialmente nel ramo SE, isolato.
9. VALLE DEL TORRENTE VARATELLA
Il Varatella (altrimenti noto col nome di Varatiglia, localmente
chiamato « A Scciiimmaèa ») ha origine alla confluenza dei due valloni —
del Rio delle Carpe (1) e del Rio della Valle, provenienti rispettiva- —
mente da Rocca Barbena e dal Giogo di Toirano, scorrenti in valli pro-
fondamente incassate, scavate nella dolomia principale triasica. Dalla
confluenza sino al paese di Toirano, il paesaggio geologico non cam-.
bia, salvo qualche affioramento; alla base delle dolomie, di quarziti del
(1) Carpe in dialetto significa carpini, quindi rio dei carpini, essendo la valle
coperta da un vasto ceduo di Ostrya carpinifolia Scop. X
ah n dr ads
AI, Behe Se be ti te Bi Py È
ve ge SIE Pt oe i DAT Ò
cist) ey ye RAR + ti ea
4 4 Si eee a ; A Ion ”
FRANCISCOLO, 1952, p. 60); oltre Toirano, il torrente si allarga nella
pianura quaternaria di Borghetto S. Spirito, lasciando a destra la ca-
tena del M. Acuto che separa questa pianura da quella di Albenga, e a
sinistra la collina scistosa del Castellaro.
Nel gruppo di cavità aprentisi in Val Varatella, probabilmente a
una sessantina, troviamo gli stessi elementi delle biocenosi del tipo Ar-
ma Pollera, frammisti a forme della Alta Val Tanaro e Alta Val Bor-
mida, biocenosi che scompaiono interamente ad occidente di tale valle.
Ove inizia invece un mondo faunistico ben diverso; il gruppo di grotte 3
del Toiranese è il meglio studiato grazie ai lavori del BRIAN (1938 e ue.
1940) sia dal punto di vista speleologico puro che da quello biologico. SE
Da quest’ultimo punto di vista tuttavia le nostre ricerche hanno per- or
messo di ottenere numerose forme nuove per la zona o inedite.
è FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 71 ol
trias medio e scisti sericitici o filladici dell’antracolitico; nello stesso pae- iat Ri
se di Toirano, il Varatella riceve l’affluente Rio del Ponte, proveniente fo
dalla Rocca Grande, la cui riva destra scorre già a contatto con il mas- Di:
siccio scistoso del M. Acuto, quella sinistra a contatto con il massiccio sol
parzialmente calcareo di Balestrino. In quest'ultima valle il contatto tra bo.
dolomie e scisti è indicato qua e là da alcune fonti, una delle quali sgor- a
ga da un piccolo cunicolo praticabile (Fontana do Boro No. 220, vedi ‘vl
Tae
Tana de Gore - No. 44 LI (Tanone, Tanassa)
: Loc. Rocce degli Alzabecchi, Comune di Toirano - T. c.t. - 92- ‘O
| III-NE, Zuccarello - A. pianeggiante (?) - B.: 1 GESTRO, 1888, pp. Tn
498, 499, CF.; 2 BENSA, 1900, p. 91, NOT.; 3 WOLF, 1935, p. a
222, CF.; 4 BRIAN, ‘1938; p. 122, LD. P.T. CF.; 5 MANFREDI, È.
#o4o/p. 247, ‘CF:; 6 BRIAN, 1940, p. 394 I., 400, 401, 402, CF, |
Beor ED): ,
I tre tentativi da me fatti per rintracciare questa cavita sono stati
infruttuosi; rimando pertanto ai lavori del BRIAN, facendo pero pre- ce
sente che la posizione segnata sulla cartina del lavoro del 1938 non è
certamente quella reale; pare del resto da quanto BRIAN scrive, che abbia
ottenuto i dati dalla guida Giuseppe FERRO di Toirano, e che non
abbia personalmente visitato la grotta, il che giustifica la inesattezza, es
ot ee eee ss bee a eee oe
insolita in tale Autore. È
. Fauna: 4
Nematophora: Callipus longobardius ligurinus Verhoeff, 5 p.
247; 6 p. 401 (leg. FERRO). Bye
È
72 M. E. FRANCISCOLO
Orthoptera: Dolichopoda sp., 6 pp. 402 e 429.
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, 1 p. 499; 3 p. 222; 4
p. 122; 6 pp. 395 e 400.
Tana di Santi (Tana o Grotta sopra la fascia di Mezzogiorno) - No. 224 LI
Loc. Rupi del fianco orient. del Poggio Alzabecchi, Comune di
Toirano (Rio della Valle) - T.: c.t. - 92-III-NE, Zuccarello - 4° 16°
477 »- 44° 08’ 59” - Situaz. m. 1700 N-+20e da San Pietro det
Monti - Q.: 480 - L. 31 - A.: pianeggiante, poi discendente - B.:
1 BRIAN, 1938, pp. 121 e 124, NOT.; 2 BRIAN, 1940, pp. 394 e 398,
NOT.; 3 BRIAN, 1950, no. 25 della Cartina; 4 FRANCISCOLO, 1952,
p. 69-70, I.D. CF. R. Tav. II; 5 BEIER, 1953-B, p. 107, CF.
Visitata: 23-12-51.
Itinerario: Dal terzo ponticello sulla mulattiera Toirano-Bardi-
neto, dopo il Salto del Lupo, proseguire ancora sino alla stretta curva
di questa sopra il torrente; di qui, in direzione O+ 10’ S. alla base delle
ripidissime rupi del Poggio Alzabecchi, al di là del torrente, si osser-
vera l'apertura fessuriforme, che si raggiunge per incerto sentiero in
mezzo a ceduo di carpini.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204), Fessura alta m. 11, larga
0,80-3, che si addentra in direzione O, formando due gomiti, prima
a sinistra poi a destra, a soffitto gradualmente discendente, asciutta; fon-
do terroso.
Fauna: Ricca associazione delle pareti, e discreta la fauna del
suolo; vi si raccolsero due forme specializzate (Porcellio e Parablo-
thrus); ulteriori reperti possibili con esche.
Isopoda: Porcellio Tortonesei Arcangeli, 3 es., 23-12-51, leg. P.
O. TIRAGALLO, 4 p. 70.
Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 4 es., 23-12-51.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 5 giov., 23-12-51.
dpi FO)
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 4 p. 70.
Hypena obsitalis Hiibner, comunissima, 23-12-51.
Orneodes cymatodactyla Zeller, id.
Pseudoscorpiones: Parablothrus troglophilus Beier, 5 p. 106;
I es., 23-12-51, sotto un sasso profondamente interrato in
zona semioscura.
4 iis
a
‘FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 73
Tana Lubea (Livrea, del Pastore, ecc. (1) - No. 47 LI ;
Loc.: Rocce dei Marixai, Comune di Toirano - T.: c.t. - 92-
WINE Zuccarello - 4° 16’ 28" - 44° 08' 45%" - Q.: 390 (2) -
Situaz. m. 700 N+333° dal Ponte del Salto del Lupo - L. 70 - Sv.
86 - A.: lievemente discendente - B.: 1 LATZEL, 1887, p. 507, CF.;
2 GESTRO, 1888, pp. 497 e 498, CF.; 3 LATZEL, 1889, pp. 361 e
362, CF.; 4 SIMON, 1896, p. 374, CF.; 5 HAMMAN, 1896; 6 SI-
MON, 1898, p. 22, CF.; 7 ATTEMS, 1899, p. 230; 8 BENSA, 1900,
BR NOT,;-pp. 106 ¢ 107, CF;:9 GOZO, 1906, p. 131, CF.; ro
ISSEL, 1908, pp. 191-193, I.D. PT.; 11 DELLEPIANE, 1924, p. 120,
Sii BEIER, 1928, p. 310, CH.; 13 BRIER, 1929, p. 150, CF.;
WSCBFIER, 1932, p. 127, CF.; 15 MANFREDI, 1932-A, pp. 15 e 16,
@k 20 MANFREDI, 1932-B, pp. 75, 78. 79. 86, CF.; 17 GESTRO,
as Pp. 352 353; 16 WOLF; 1934, pp. 489, 506, 617, 618, CF.;
wey OLE, 11935, p. 220; 20 BRIAN, 1938, p. 121, ID. PT.s 21
ROVERETO, 1939, p. 711; PT., 724 ID.; 22 MANFREDI, 1940, p:
meer: 27 BRIAN, 1040, p: 393 I.. 401, 402, 426 CF., 423-425
bere: 24 SANFILIPPO, CONCI, TIMOSSI, 1943, p: 312, CF.;
ee PRANCISCOLO, 1951, p. 46, CF.; 26 BEIER, 1953-B, p. 106, CF.;
27 MANFREDI, 1953, pp. 84, 87, 88, CF.
Visitata: 16-2-51, 23-12-51.
Itinerario: Dal Salto del Lupo, per mulattiera per Bardineto lun-
go il Rio della Valle, che si attraversa proprio sotto la Rocca dei Mari-
xai, segnata con quota 465, si giunge ai piedi di questa, su sentiero, e
si prosegue in piano a N per 300 m., portandosi sul sentiero proprio sul-
lo spigolo del secondo contrafforte dei Marixai; superando le rocce, sen-
za sentiero, si entra direttamente nella grotta appena doppiato il diedro.
L'ingresso è visibile solo dal lato opposto della valle, sulla mulattiera
Toirano-Bardineto.
Descrizione (per dettagli vedi BRIAN, 1. c., e rilievo Fig. 6, p. 204):
Unico corridoio, largo in media 3, alto 3 m., che si addentra leggermen-
te in discesa verso O per 70 m.; al 20° metro trovasi un allargamento;
a sinistra di esso, cunicolo ascendente di m. 12 che si riunisce poi al
ramo principale, ma sopraelevato dal piano di questo; alla confluenza
(1) BENSA: 1900, pp. 91; la indica come Luvaira, nome che invece è proprio
al No. 218 LI.
(2) BRIAN: 1940; pp. 423; indica 348 circa.
nu 74 M. E. FRANCISCOLO ei).
dei due rami, gomito, per poi riprendere fino al fondo la direzione ini-
| ziale per altri 30 m.; al fondo allargamento a 6 m., volta 4-5, pavi-
a mento prevalentemente terroso, umido; fondo terminante in fessura.
ki impraticabile.
1 Fauna: L'ambiente si presenta alquanto simile, come substrato e
kr; clima, a quello della Tana della Rocca di Perti; si ha infatti abbon-
‘0 . danza di detrito legnoso in zone semi-umide, alternato a piccoli depo-
| | siti di guano, che, a seconda del suo stato di umidità, alberga due tipi
a) diversi di fauna: quello secco, è invaso dalle larve di Monopis, Psocot-
fi; teri, ecc., quello umido da acari, Nematofori, Polidesmidi, larve di Fo-
me ridi, ecc. Abbondante fauna a Collemboli e Acari specialmente nel ramo
superiore del bivio, ove la presenza di numerose radicicole, conseguenza
a della vicinanza del terreno vegetale, permette di ritrovarvi forme endo-
© gee normali quali Anommatus; in tale sede è stata pure raccolta Geo-
x philella. E’ l’unica stazione del Toiranese per Spelaeoglomeris Andrei-
di nii Silv.
STAR Oligochaeta: Henlea ventriculosa Udekem, 1 es., 23-12-51, nel
Ja ~ guano umido. a
4 Isopoda: Euporcellio dilatatus Brandt, 1 es., 16-12-51.
A Trichoniscus (Spiloniscus) sp., 2 9 9 giov., 16-12-51, nel le-
19 gname fradicio.
Pseudoscorpiones: Chthonius (Ephippiochthonius) troglo-
7008 philus Beier, 1 ®, 23-12-51, nel guano; 26 p 106.
Sp Roncus italicus E. Simon, 4 p. 374; 6 p. 22; 8 p. 107; 9 p. 131:
di TI. D.-120i 14.p..127; 17 pp. 352 e 353; 50 Bela
a . Ds 2202/23) pp. 401.420.
i. [Parablothrus Stussineri E. Simon, 2 p. 497; 9 p. 131; IT
= D. L202 152 pi. 310s 13 p. AS62078 p. $618, ela
Mi 23 pp. 401 e 426: specie della Carnia; trattasi probabilmen-
Bo te di determinazione errata]. |
zy, i Araneae: Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco, 2 es., 16-12-51,
A sul legname fradicio al fondo. |
A cari: Hypoaspis aculeifer Can., molti es. nel guano secco e fresco,
OS 16-12-51.
Hypoaspis (Stratiolaelaps) miles Can. (?), 1 es., 16-12-51, da
guano secco. eat |
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE ff)
Symphila: Geophilella pyrenaica Ribaut, 3 es. al crivello dal gua-
no e dalle radicicole, 16-12-51; 27 p. 84.
Oniscomorpha: Spelaeoglomeris Andreinii, 1 9 16-12-51, I
Q 23-12-51, nel guano fresco al fondo; 27 p. 85.
Nematophora: Anthroherposoma hyalops Latzel, 1 pp. 361 e
0257 2807.09. 9 LOOs hi: pil 203. 15 pp. 15 € LD,
HO Dp. 70 ¢. O07 hO Dp. 220,02 3-1) 401; 25 pi 460; 27 p, 88:
Anthroherposoma angustum var. coecum Latzel, 1 p. 507: 5;
Wi. .h205\15 DI 10 pp. 76 e286; 18 p. 500; 10 p. 220;
23 pp. 4Ol- e420. i
Callipus longobardius ligurinus Verhoeff, 22 p. 247: 23 p. 401.
Noi non abbiamo raccolto alcun nematoforo; le citazioni pertanto
non sono confermate dalle nostre ricerche. |
Polydesmoidea: Polydesmus Raffardi Brélemann [1 p. 361; 8
Minor D. 1207 15 p.oE5; 10 pp.(75 186; 16 pi499;
mad 2207) 20 DP. ADI; 24 pi 312, tutti, sub P. Barber
Matzel ft. typ. 13 8 -¢ 6 16-12-51, 14 3 9° 9) 23-1251, nel
guano al fondo del ramo principale, ed alle esche di carne.
Collembola: gen. spec. indet.
Psocoptera: molti es. nel guano secco, ancora non studiati.
PD. 353; 23 pp. 402 e 426; straordinariamente abbondante.
ro Apopestes spectrum Esp., II p. 120; 1I7
x
:
Hypena obsitalis Hibner, id.
Orneodes cymatodactyla Zeller, molto comune.
Monopis lombardica E. Hering, comune nel guano vecchio e secco.
Diptera: nella chiazza di guano fresco del ramo superiore, enormi
ancora indet.
Coleoptera: 2 larve di Staphylinidae nel guano fresco del cuni-
; colo superiore.
Anommatus sp. ind., alcuni es. da crivellatura in prossimità delle
radicicole, 16-12-51.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, alcuni es. in letargo nel ramo superiore, 16 e 23-
12-5I.
quantità di larve, che da allevamento hanno dato Phoridae.
76 M. E, FRANCISCOLO
Tana di Spéttari - No. 183 LI
Loc.: Carpenazzo, Rocche dei Confurti, Comune di Toirano (Rio
delle Carpe) - T.: c.t. - 92-IIT-NE, Zuccarello = 4° 16°57" 2a
08° 19° - OQ: m. ‘300 - Situaz..: m. 750 N--130° dalla chiesa
Carpe - L.: 130 - P.: 12 - A‘: discendente - B.+ r PRANCIGOGDES:
1952, pe 66-60; LD: Cr. Ri Tavel
Visitata: 4-11-50; 24-12-50.
Itinerario: Dal Salto del Lupo, lungo carrozzabile, giungere al
Km. 8, che si oltrepassa sino al primo ponticello, quindi salire le rocce
e dopo 30 m. di dislivello piegare a sinistra in quota sino alla base della
Rocca di Spèttari, ove apresi la grotta.
Descrizione: Ampia cavità di ingresso, con pozza di stillicidio pe-
renne al lato O, esposta a N, divisa in diverse concamerazioni da un pi-
lone roccioso centrale; per angustissimo cunicolo, si entra nella galleria
interna, lunga un centinaio di metri (vedi rilievo Fig. 6, p. 204) tor-
tuosa, angusta; al 60° m., strettissimo cunicolo forzato artificialmente,
ora chiuso, dal quale si accede a una meravigliosa sala, interamente co-
perta di stalagmiti, assumenti le forme più varie; tale camerone termi-
nale ha il fondo perfettamente piano. Tutta la caverna è estremamente
umida. ,
Fauna: L’imbocco ha la solita associazione delle pareti, molto
sviluppata per l'esposizione a N; l’interno è molto scarso di fauna,
tranne che al fondo del tratto antistante la grande sala, ove guano e
detriti vari molto umidi albergano forme specializzate, che rientrano
nel quadro comune a tutte le grotte della vallata.
Tricladida: Fonticola sp., molti es., 4-11-50, nella vaschetta al-
l'ingresso. Hanno aspetto di forma specializzata. Ancora al-
lo studio presso lo Specialista.
Isopoda: Trichoniscus prope Voltai Arcangeli, 1 2, 4-11-50, nel
guano al fondo del cunicolo prima della grande sala.
Nematophora: Anthroherposoma sp., 1 2, 4-11-50, al fondo,
presso il guano,
Notostygmophora: Scutigera coleoptrata L., molti es., 4-11-
50, sulle pareti della zona oscura dell’ingresso.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 77
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., molto comune al-
l'ingresso.
Dolichopoda sp., 1 2, 4-11-50, in penombra all'ingresso.
Lepidoptera: Orneodes cymatodactyla Zeller, 1 p. 62.
Hypena obsitalis Hiibner, 1 p. 62.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro, 1 ® sotto
un sasso presso la stalagmite spezzata prima della grande
Sala.) 2p. 62. 3
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 1 p. 62.
ep: 062:
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, 1 p. 62.
A Taragnina (Tana o Grotta della Taragnina) - No. 105 LI
Loc.: Carpenazzo, Comune di Balestrino - T.: c.t. - 92-III-
Mesziccarello - 4° 170 04° - 44° 08° 16” = Q.: 330 - Situaz.*
migoo N-152° dalla chiesa di Carpe - L.: 36 - Sv.: 40 - A.: pia-
no, poi ascendente - B.: 1 GESTRO, 1888, p. 496, I.D. CF.; 2 GE-
STRO, 18098, p. 16, CF.; 3 SIMON, 1899, p. 594, CF.; 4 BENSA, 1900,
GENIO. p. 104 CF.; 5 Gozo, 1906; p. 131; 6 PORTA, 1923.
p. 123 CF.; 7 DELLEPIANE, 1924, p. 120; 8 JEANNEL, 1928, p. 601,
Gis MULLER, 1930, p. 71; CF.; 40 BEIER; 1932; p. 127: CF.;
Secrest RO; 1933; pp: 352 ‘e 353, CF.; 12 WOLF; 1934, pp. 215.
geo 7 CE. 13 PORTA, 1934, p. 46, CF.; 14 WOLF; 1035, p. 222.
Gs #5 BRIAN 1038; p. 123, IL.GF.; 16 BRIAN, 1940, p. 396, LCF.
401, 402, CF.; 17 MANFREDI, 1940, p. 245.
Visitata: 4-11-50.
Itinerario: Giunti al Km. 8 della carrozzabile Toirano-Bardineto,
imboccare il canalone portandosi lungo il suo lato ovest sino alla base
delle rocce lungo pendio coperto di ceduo di carpini; costeggiando le roc-
ce verso NO si giunge all'imbocco a forno, davanti al quale è un masso
di m. 2 di diametro.
Descrizione : Il primo camerone di m. 4 x 6 x 20 ha fondo di mas-
si accatastati; al suo fondo si apre in alto a destra un cunicolo ascen-
dente, dal quale si entra direttamente in una seconda concamerazione
subsferica, le cui pareti e suolo sono coperti di argilla umida; al lato N
78 | M. E. FRANCISCOLO
di questa è un cunicolo discendente che termina in stanzetta invasa da
una colata di argilla umida.
Fauna: Ottime condizioni climatiche nel camerone interno, ma
fauna scarsa per carenza di adatto substrato (solo argilla umida, appa-
rentemente dilavata spesso dall'acqua); nel cunicolo discendente, sotto
sassi affondanti nell’argilla, è facile rinvenire Duvalius. Il camerone di
ingresso ha una ricca fauna delle pareti, e Dolichopoda vi è straordina-
riamente abbondante. Il suolo ha dato qualche Litobio e Porcellio.
Isopoda: Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 1 es., 4-11-50,
nel primo camerone.
Porcellio sp., 7 es. giov., id.
Pseudoscorpiones: Roncus italicus E. Simon, 3 p. 594; 5
pi.1371} 10 p.h127; II p. 352; 12 p bigs aaa
D. 401.
Lithobiomorpha: Lithobius anodus Latzel, 17 p. 245.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., comune ovunque.
Dolichopoda sp., molto comune, solo nel 1° camerone.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., comune nel 1° came-
rone.
Hypena obsitalis Hiibner, id.
Orneodes cymatodactyla Zeller, id.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro, 1 p. 496;
dp: 10;.4 pi. 1436. pi 123; 7 pe 120% Sipe Gor ore eee
P2: py 206: 73. p. 4603) rs pi, 2233/75 pe eee
396 e 402. 2 $6 I 2 4-11-50; osservati sicuramente circa
15 es. liberamente vaganti sull’argilla del 2° camerone, e
specialmente nel cunicolo discendente di esso. Credo sia la
stazione ove tale troglobio, un tempo considerato dai colle-
zionisti una rarità, sia più comune.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, molti es., 4-11-50, nel 1° e 2° camerone. |
Tana da Ciapella (Tana o Grotta della Chiappella) - No. 50 LI
Loc.: Monte Croxi, Valle Varatella - T.: c.t. - 92-III-NE, Zuc-
carello - 4° 16’ 21°” - 44° 08’ 17” - Q.: 300 - Situaz.: m. 350 N+
225° dal Ponte del Salto del Lupo - L. 14 - A.: pianeggiante - B.:
i i el i Da
.
Bore di FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 79
I BRIAN. 1938, pp. 120-121, I.D.; 2 BRIAN, 1940, p. 392 Î., 402
CF.; 420-421 D.
Visitata: 19-3-53.
Itinerario: Ingresso visibile in direzione O+45° Sud dal Ponte
del Salto del Lupo raggiungibile da questo lungo il sentiero che sale
dalla sua estremità occidentale, in circa 20 minuti; tale sentiero è ben
visibile dal ponte e facilmente individuabile.
Descrizione (per particolari vedere BRIAN, l.c., e rilievo Fig. 4,
_ p. 202): Imbocco di m. 3,60 x 5 a forno; interno pianeggiante, a fondo
roccioso, costituito da un corridoio di 14 m. in direzione Ovest, con
volta gradualmente abbassantesi, e uniformemente restringentesi, illu-
minato; al 9° m. si apre a destra della parete un diverticolo, che poi si
ricongiunge al ramo principale al 12° m., a sinistra due concamerazioni,
una di m. 3x5 x3, ed una di m. 4x 2x1 a fondo terroso pianeg-
giante.
Fauna: Cavità secca, illuminata; il suolo, sotto i sassi, è azoico;
nel diverticolo del ramo principale, semioscuro, è una fossetta piena di
guano vecchio e umido, dove è comune Metoponorthus; solita fauna ba-
nale delle pareti.
Isopoda: Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 4 es., 19-3-53.
Araneae: Pholcus sp., parete del cunicolo superiore, 19-3-53.
Lepidoptera: Orneodes cymatodactyla Zeller, molto comune.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 1 p. 402.
Tana di Croxi (Grotta dei Crocci) - No. 51 LI
Loc.: Monte Crocci, Valle Varatella, Comune di Toirano - 92-
MRINE, Zuccarello - 4° 16° 23° = 44°08’ 15” Q.: 335 - Situaz. : m.
450 N+220° dal Ponte del Salto del Lupo - L.: 13 - A.: leggermente
ascendente - B.: 1 BRIAN, 1938, p. 120, I.D.; 2 BRIAN, 1940, pp.
gozzo; CE., 392°L, 419 D:;:3 “DI CAPORIACCO, 1950, pp. 104
e 106, CF. |
Visitata: 19-3-53.
Itinerario: Visibile in direzione N+220° dal Salto del Lupo;
prendere lo stesso sentiero che mena alla precedente, dalla quale si pro-
segue in alto in direzione N+225° sino ad un diedro sovrastante a si-
80 M. E. FRANCISCOLO
nistra di circa 30 m., nel quale è l’apertura fessuriforme alquanto alta
della grotta.
Descrizione (vedi BRIAN, 1. c., e rilievo Fig. 4, p. 202): Caverna
fessuriforme, di m. 0,50 x1 di larghezza, alta circa 6 m., che si ad-
dentra nel monte per 13 m.; al fondo si intravede la luce da un foro
che apresi sopra l’ingresso.
Fauna: Grotta secca, polverosa; solo ricca fauna delle pareti; nel
primo ripiano alcuni Isopodi e Collemboli nel guano secco.
Isopoda: Metoponorthus sp., 1 es. giov., 19-3-53.
Araneae: Pholcus phalangioides Fuessly, 3 p. 104.
Tegenaria sp., 3 p. 106.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 2 p. 402 e 420, molto
comune.
Hypena obsitalis Hiibner, id.
Orneodes cymatodactyla Zeller, comune, 19-3-52.
Tana Merona (Grotta di Merona, Grotta Merona) - No. 52 LI
Loc.: Monte Merona, Poggio di Balestrino, Comune di Toirano
- T.: c.t. - 92-ITI-NE, Zuccarello; - Per gli altri dati, riferiesi zia
BRIAN; 1937; p. 195, CF.; 2 1938, p. 120,-1D3>39) te40 cope aoe
e214. 17, (She DI BOS De AD
Tentai di rintracciare questa cavita il 19-3-53; posso escludere
che in un raggio di almeno 400 m. intorno alla posizione segnata dal
BRIAN, 1938, si trovi la grotta; infatti esplorai palmo a palmo la base
degli strapiombi all'altezza del Ponte del Sergente sino al Ponte di
legno sul Varatella, e cioè per un tratto di 1 km., a diversi livelli, sen-
za rintracciarla; è probabile auindi che detta cavità, che ha un ingresso
di ben m. 9,60 di ampiezza, e quindi facilmente vis:bile, si trovi
in tutt'altra zona rispetto a quella segnata dal BRIAN; d'altra parte, essa
dovrebbe essere, dal punto di vista faunistico, di ben scarso interesse, a
giudicare dalla descrizione che detto Autore ne dà. Non sono comunque
in grado di darne i dati di catasto e la descrizione, e rimando per questi
a quanto dice il BRIAN a p. 402 del suo bel lavoro del 1940, con tut-
tavia tutte le riserve circa la posizione e l'itinerario, che tale Autore da
in tal lavoro e in quello del 1938.
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 81
Fauna :
Isopoda: Porcellio Tortonesei Arcangeli, 1 p. 195; 3 pp. 402
EME].
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 3 p. 402.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 3 pp. 402
ear.
Tana di Basi Rosci (Grotta dei Balzi Rossi di Toirano) - No. 53 LI
Loc.: Ponte del Maglio, riva destra della Varatella, Comune di
Toirano - T.: c.t. - 82-III-NE, Zuccarello - 4° 15’ 20” - 44° 08’ 13”
- Q. 188 - Situaz.: m. 200 N+ 15° dalle Case del Maglio - L.: 47 -
Sv.: 67 - A.: ascendente, poi orizzontale - B.: 1 ISSEL, 1908, p.
gt; 2 BRIAN, 10937; p.-195, CF.; 3 BRIAN, 1938, p. 120,1.D.
ESCE: BRIAN, 1940, ppi 3091, 402, 410; 414-415, I.D.CF.:
BP RANCISCOLO, 1952; p. 64, T.D.R. Tav. IL. CF.
Visitata: 5-11-50.
Itinerario: Ben visibile dalla cava di ghiaia posta poco a monte
delle Case del Maglio, dalla quale si raggiunge per sentiero attraverso
fasce ad ulivi.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): Apertura esposta a SO,
larga m. 15, alta m. 10, ad arco acuto, gradualmente restringentesi ad
imbuto, a fondo roccioso ascendente; si entra in galleria a fondo piano,
sassoso, a pareti levigate, larga 3-5 m., alta 2-3, gradualmente ristretta,
che al 30° m. piega a destra, chiudendosi in nicchia al 47° m.; esiste
un ramo laterale che si stacca dalla parete a sinistra di chi entra, e che
sbocca dopo 20 m. all’aperto con foro circolare, di lato e superiormente
a N dell'ingresso principale.
Fauna: Essendo la grotta estremamente arida, troppo ampia in
rapporto alla sua lunghezza, è solo adatta alla colonizzazione della
fauna delle pareti; è quindi di scarso interesse per i nostri scopi.
Isopoda: Porcellio Tortonesei Arc., 2 p. 195; 4 pp. 402 e 415:
5 p. 64.
Porcellio dilatatus Brandt, 4 pp. 402 e 410; 5 p. 64.
Araneae: Nesticus sp., 2 es., 5-11-50.
Lithobiomorpha: Lithobius sp. ind., molti es., 5-11-50.
82 M. E. FRANCISCOLO
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 5 p. 64.
Hypena obsitalis Hiibner, 5 p. 64.
Orneodes cymatodactyla Zeller, 5 p. 64.
Orneodes Hiibneri Wall., 5 p. 64.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 4 pp. 402
e 415.
Tana do Rivo (dell’Olivo, dell’Oliva, del Rivo) - No. 181 LI
Loc.: Vallone laterale del Rio del Vero, Comune di Toirano - T.:
c.t. - 92-ITI-SE, Zuccarello - 4° 15° 007+ 44° (08/37! Opa Bo
Situaz.: m. 700 N+20° dalla svolta che la mulattiera del Vero fa
presso la Tana da Bazura No. 55 LI (che apresi su di esso) - L.: 24 - |
A.: orizzontale - B.: 1 ISSEL, 1908, p. 445, NOT.; 2 BRIAN, 1938,
pp. 118-119; IINOT:; 3. BRIAN, .1940; pp. 390%e;443; LINO Raw
FRANCISCOLO, :1/95/2;(PPs 02,00 ggCL DIRO May. (IG;
Visitata: 5-11-50.
Itinerario: Dalla Tana da Bazura, ben visibile in direzione NNE;
si prosegue sul sentiero, e giunti al canalone che scende dall'apertura
della grotta, si risale questo sino a raggiungerla superando un breve sal-
to di roccia.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): Galleria imbutiforme ad |
amplissimo imbocco (20 x 9) che si chiude dopo 24 m., totalmente il-
luminata e secca.
Fauna: Esclusivamente forme delle pareti.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 4 p. 63.
Lepidoptera: Orneodes cymatodactyla Zeller, 4 p. 63.
Tana Inferiore del Rivo - No. 182 LI
I dati di catasto sono identici a quelli del No. 181 tranne i se-
guenti: QO.: 330-4 15° 3° - 44° 08 3" - Situaz.t m..200 Neeae:
dal Roccione di quota 433 - L.: 14 - A.: ascendente - B.: 1 FRAN-
CISCOLO, 1952, p. 63, I.D.CF., R. Tav. I.
Visitata: 5-11-50.
Itinerario: Posta molto più in basso della precedente; giunti al-
la base delle rocce in cui si apre la 181 LI, rimanendo lungo il sentiero,
si nota, esattamente a S, ai piedi di una balza rocciosa, l'apertura a forno
Pd
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 83
della cavernetta, interamente nascosta dalla vegetazione; essa è raggiun-
gibile dal sentiero direttamente, superando un dislivello di non più di
20 m.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): Per imbocco di 4 x 2, si
entra in saletta di 6 x 6, alta 3-4 m., asciutta, con bellissime concre-
zioni a vaschetta molto senili.
Fauna: Moltissime specie ed individui della fauna delle pareti.
Araneae: Pholcus phalangioides Fuessly, 3 es., 5-11-50.
Notostygmophora: Scutigera coleoptrata L., molto abbon-
. dante.
Lepidoptera: Orneodes cymatodactyla Zeller, molti esemplari,
5-11-50.
Apopestes specttum Esp; fp. 6%
Tana da Bazura (Tana o grotta della Strega, delle Streghe, della Bazura, della
Bazurra, della Basola, della Basua) - No. 55 LI
Loc.: Vallone del Vero, Comune di Toirano - 82-III-NE, Zuc-
Pirelo= 4 15 06 '- 44° 08' 12” - O.: 183 - L.: 345 - Sv. 605 - A.:
generalmente in lieve salita, poi decisamente ascendente, con un ramo di-
scendente interno - B.: r BENSA, 1900, p. 91, NOT.; 2 ISSEL,
feeo. pp. 445, 587 1.D.,583 PT.: 3 BRIAN, 1938, p: rrg, 1.D.PT.;
MeORIAN, 1040; pp. 402 e 412 .CF., p. 409 R., pp. 408-411 I.D.;
5 MANFREDI, 1940, p. 247, CF.; 6 BRIAN, 1951, pp.1-3, CF.; 7
LOMBARDINI, 1952, pp. 1-6, CF; 8 MANFREDI, 1953, p. 88. CF.
Visitata: 15-7-50; 30-8-50; 12-11-50; 3-12-50; 4-3-51.
Itinerario: Dal Ponte di Santa Lucia una larga mulattiera condu-
ce direttamente alla grotta lungo il vallone del Vero.
Descrizione: Fino al 1947 percorribile per una sessantina di me-
tri (vedi rilievo parziale Fig. 6, p. 204 della parte nota fino ad allora);
poi, per allargamento artificiale, percorribile per altri 200 m.; trattasi
di cavità assai vasta, complessa, la cui descrizione dovrà comparire in
altra sede ad opera di altri. Dirò solo che il tratto nuovo comprende
fra l'altro un lago abbastanza notevole, sulle rive del quale è concen-
trata la fauna terrestre, specialmente nel guano antico, e abitato da in-
teressantissime forme acquatiche.
er PET,
’ = pie lea
a e TRL
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VIEN, tra x i Ps
A PESI s = cae bel
84 M. E. FRANCISCOLO
Fauna: La fauna banale del tratto già noto è sostituita in quello
nuovo profondo da tutta una serie di forme finora ritrovate solo in
questa grotta. Si può considerare la cavità faunisticamente più impor-
tante e rappresentativa della zona; essa ci ha offerto l'unica opportunità
nel corso delle nostre ricerche in Liguria di poter esaminare un am-
biente sotterraneo nel suo aspetto vergine, cogliendone la composizione
della fauna al suo stato originale.
La fauna della parte nuova della grotta è risultata estremamen-
te localizzata ad alcuni punti di essa, e precisamente a quelli ove mag-
giori sono i residui di guano vecchissimo, mentre tende attualmente ad
invadere, soprattutto con i Collemboli ed i Miriapodi, i pezzi di legno e
. detriti vari apportativi dall'uomo dal ’47 in poi; le rive del primo lago
sono le uniche che abbiano dato fauna terrestre anche a ricerche di-
rette; Duvalius è risultato localizzatissimo, ed in pochissimi esemplari
ogni volta, ad un tratto di pochi metri presso la sua riva meridionale,
e certamente attratto da un grosso osso con cartilagine, posto il 16-7-50,
prima visita, che ha continuato ad essere invaso da larve di Phoridae
fino all'ultima visita del 4-3-51. L'acqua del laghetto pullula di Anfi-
podi, mentre estremamente più raro vi è un Copepode cieco, che ci ap-
pare come un vero e proprio relitto endemico. Alla riva opposta del
lago, trovasi un andito nel quale esiste uno spesso strato di guano vec-
chio, parte del quale era ricoperto da un leggero strato stalagmitico;
sotto tale strato sono state raccolte due nuove specie di acari, ed il Rhy-
zoglyphus sportilionensis Lomb., descritto di una grotta della Campa-
nia. La temperatura dell’acqua del grande lago si è sempre costantemente
tenuta sui 14° C in tutte le visite effettuate.
Copepoda: Cyclops (Diacyclops) Franciscoloi Brian, 6 p. 1; 8
| es., 12-11-50, esciusivamente alle esche nel grande lago.
Isopoda: Porcellio dilatatus Brandt, 4 pp. 402 e 412, solo nel
tratto normalmente accessibile prima del 1947.
Armadillidium Gestroi Budde-Lund, 4 pp. 402 e 412, col prece-
dente.
Amphipoda: Niphargus sp., 5 es., 16-7-50, 10 es. 30-8-50, 30
es. I2-I1I-50, 200 es. circa 3-12-50, esclusivamente nel pri-
mo laghetto.
Scorpiones: Euscorpio sp., resti, 3-12-50, presso la sala dell’or-
setto, evidentemente portati da acqua di infiltrazione.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 85
Acari: Rhizoglyphus sportilionensis Lombardini, 7 p. 1, 3 es.
3-12-50, nella saletta con guano antico dietro il laghetto.
Rhizoglyphus echinopus Fumouz et Robin (vedi nota a p. 135),
5 es., col precedente.
Hypopus sp. (ninfa del precedente?), 7 p. I - I es. coi precedenti.
Oppia parva Lombardini, 7 pp. 1-4, id. in tutte le visite.
Trombicula spinosa Lombardini, 7 pp. 4-6, id.
Trombicula Patrizii Valle (vedi nota a p. 135), 5 es., 3-12-50, col
precedente.
Nematophora: Callipus longobardius ligurinus Verhoeff, 4 p.
402; 5 p. 247; una larva indet. 4-3-51, 8 p. 88.
Anthroherposoma hyalops Latzel, 1 @ e 1 larva 4-3-51, 3 ¢ 4
6-1-52, leg. TONGIORGI, sempre solo nella cosiddetta sala del-
l’orsetto.
Collembola: alcuni es., molto sparsi, nell’argilla, di un Ony-
chiuridae indeterminato.
Psocoptera: Liposcelis terricola Badonnel, alcuni es., 3-12-50,
nel conetto di guano sotto la stalagmite dopo il 1° laghetto.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro, 1 9 12-
sod <3<12-50, 1-2 3-45 3 00 I. 8 5351
(leg. TONGIORGI), 4 es. 24-9-54, leg. A. PORTA. Localizza-
tissimo sulla riva destra del laghetto.
Trichophya pilicornis Gyllenhall, 2 es., 24-90-54, leg. A PORTA.
Chilopora longitarsis Erichson, 1 es., 24-9-54, leg. A. PORTA.
Hymenoptera: Crematogaster scutellaris Oliv., 4 pp. 402 e 412.
Crematogaster (Orthocrema) sordidula Nyl., 4 pp. 402 e 412.
Queste formiche certamente sono state raccolte nel primo tratto
della galleria di accesso.
Lepidoptera: Pyrois effusa Boisduv., 1 @ 12-11-50, nella gal-
leria antecedente il nuovo ramo.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 4 pp. 401
e-4ri:
Anura: Bufo bufo spinosus Daudin, 1 ® 12-11-50, nel tratto tra
l’ingresso e la Sala Morelli, interrato.
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LETO TRAI BILI LIO Shey ND DEA Nee nN
CAI PRAIA PSA SLM TARE ae LI
86 : M. E. FRANCISCOLO
Tana del Colombo - No. 57 LI
Loc.: Versante O del M. San Pietro - T.: c.t. - 92-III-NE, Zuc-
carello - 4° 15° 03° :- 44° 08' 04” - Q.: 221 - Situaz.: m. 500
N-+6° dal Ponte di S. Lucia - L.: 91 - Sv. 130 - A.: pianeggiante
- B.: 7 SIMON; 189098; p. 21, -CF.: 2° BENSA, 1000, pro NOTO
107 .CF.; 3 GOZO; 1906; p..130, CF; ISSEL, 1006, pp. 100-108.
PT ss 5 WOLF, 10345) 617; CP256 WOLB £635. piro eee
BRIAN, 1938, p- 119; I.D.P.T:;/8-ROVERETO; 1930; Dp.-7-16.e. 725.
PT.G.; 9 BRIAN, 1940, pp. 390 I., 400, 401, 402 CF., 406 D., 407
PT.
Visitata: 18-10-1938.
Itinerario: Dall’ultima svolta della salita al santuario di S. Lucia,
imboccare il canalone semiverticale, e risalendolo per 20-25 m., si arriva
ad un piccolo terrazzo ove si apre l'ampio imbocco.
Descrizione: Bocca 4,50 x 5; si entra in galleria ampia, in direz.
NE, per 34 m. poi gomito a NO oltre il quale si hanno due corridoi
separati da pilastro roccioso; quello a sinistra cieco, quello a destra pro-
lungantesi in lungo camerone da E a O per altri 26 m.; fondo semi-
terroso, piano.
Fauna: Scarsissima per l'estrema siccità della grotta; sotto i sassi
pochi esemplari di Porcellionidi, qualche Litobio. Manca completamente
Dolichopoda; anche la fauna delle pareti è estremamente scarsa.
Isopoda: Armadillidium Gestroi Budde-Lund, 1 es., 18-10-38.
Euporcellio dilatatus Brandt, 8 es., 18-10-38.
Pseudoscorpiones: Roncus (s. str.) lubricus C. L. Koch, 1 p.
21; 2\p.il0%, 3 p.i130;-5.p.0L7A0 pi L90250 pone
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 9 p. 402, 1 es., 18-
10-38.
Orneodes sp., 1 es., 18-10-38.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 9 p. 402,
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 9 p. 402, 3 es., 18-10-38.
Rhinolophus euryale Blasius, 1 9, 18-10-38.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 87
Grotta Superiore di S. Lucia (Grotta Santuario di S. Lucia, Grotta dì
S. Lucia) - No. 58 LI
| Loc.: Vers. O del M. San Pietro, Comune di Toirano - T.: c.t.
SISGIENE, Zuccarello - 4° 15° 01°” - 44° 08’ 03” + Q.: 214 >
Situaz. : m. 600 N+348° dalla Chiesa di Toirano - L.: 305 - Sv.:
SR68tA.;:-orizzontale - B.: 1 BENSA, 1900, p. 91, NOT.; 2 Go-
@eero00, p. 130, CF.;\3 ISSEL, 1908, p. 444. PT.; 4 GESTRO,
Rega: 353, CE.; 5. WOLF, 1934, p. 610, CF.; 6 WOLF, 1935; p.
221; 7 BRIAN, 1938, p. 119, I.D.; 8 BRIAN, 1940, pp. 390, 402-403
I.D., pp. 400-401 CF.; 9 FRANCISCOLO, 1952, pp. 57, 58, D. R.
Manic 01 CF,
Visitata: 18-10-38, 24-12-50, 24-12-51.
Itinerario: Dal ponte di S. Lucia, la mulattiera parte direttamente
per ia grotta Santuario, e abbandonando questa alla penultima svolta
(Sud) si può giungere anche alla grotta inferiore. I due ingressi sono
ben visibili dal ponte stesso. —
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): lunga galleria orizzon-
tale, senza diramazioni, addentrantesi per 300 m. in direzione NNE;
al 180° m. un gomito, ove ja grotta ha un bivio in direzione E, dopo
il quale. ricongiuntasi la biforcazione, prosegue in direzione pressochè
invariata NNE sino al fondo. L'ampiezza della galleria è generalmente
sui 3-4 m., con un minimo di 2, e l'altezza oscilla tra i 5 e i 10.
Fauna: L'illuminazione elettrica (che funziona tuttavia a periodi
brevissimi e a lunghi intervalli di tempo), il captamento degli stillicidi
ed il troppo abbondante numero di visitatori, rendono questa sede poco
adatta per lo sviluppo di una fauna stabile; risultati migliori di quelli
da noi ottenuti potrebbero aversi con ricerche sistematiche con esche.
Pseudoscorpiones: Neobisium cavernarum C.L. Koch, 2 p.
40004 /D- 353, aes. (2217.8 p. Aar,
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 9 p. 61.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 8 pp. 400 e 403.
MIT}
88 M. E. FRANCISCOLO
Grotta Inferiore di Santa Lucia - No. 59 LI
Dati di catasto come la precedente, eccetto: 4° 15° 00” - 44°
08’ 02” - Q.: m. 200 - L.: 171 - A.: leggermente ascendente - B.:
1 DELLEPIANE, 1924, p. 120, CF.; 2 BRIAN, 1938, p. 119, I.PT.;
3 MANFREDI, 1940, p. 247, CF.; 4 BRIAN, 1940, pp. 390, 404-406
I.L)., 401,.402, GF; 5 FRANCISCOLO; 1952 pp. 50: LD Gone
R.: Tav; E 0 ALaNeSS 1052, (pia ae Ch:
Visitata: 18-10-38; 11-11-50; 24-12-50; 24-12-51.
Itinerario: Vedi precedente.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): Molto simile alla pre-
cedente, ma ad andamento più tortuoso; la galleria è costantemente più
larga (5-10 m.) e più bassa (4-5 m.).
Fauna: Più umida della precedente, e meno frequentata; la fauna
del suolo è atipica, poco abbondante; ricchissima invece quella delle pa-
reti anche in zona profonda, soprattutto nei riguardi dei Lepidopteri;
vi è costantemente presente Dolichopoda, specialmente comune nel tratto
compreso fra i due gomiti (vedi rilievo).
Oligochaeta: Eisenia parva Eisen, 5 p. 60, sulle vecchie stalat-
titi a metà circa, sotto stillicidio.
Isopoda: Euporcellio dilatatus Brandt, 4 p. 402, comune in tutte
le visite, sotto i sassi.
Pseudoscorpiones: Roncus lubricus C.L.Koch, 4 p. 401.
Nematophora: Callipus longobardius ligurinus Verhoeff, 3 p.
247; 4 P. 401.
Orthoptera: Dolichopoda sp., molti es. adulti, giovani e larve
in tutte le visite, 5 p. 60.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., molto comune, special.
mente il 24-12-50, 5 p. 60.
Hypena obsitalis Hiibner, 5 p. 60.
Autophila dilucida Esp., 2 es., 11-11-50, 5 p. 60. |
Pyrois effusa Boisduval, 3 es., 11-11-50, 5 p. 60.
Eucosmia certata Hiibner, 2 es., 11-11-50, 5 p. 60.
Orneodes cymatodactyla Zeller, 5 p. 60.
Anura: Pelodytes punctatus Daud., 1 p. 120; 4 pp. 400 e 404.
Chiroptera: Plecotus auritus L., 6 p. 122, CF.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 89
| Tana do Tascio (Tana o Grotta del Tasso) - No. 219 LI
Loc.: Vallone Ciasa Liivaira, Poggio di Balestrino, Comune di
boalestrmo - T.: c.t. - 92-III-NE, Zuccarello - 4° 16° 02°” - 44° 07°
20” - Situaz.: m. 700 N+305° dalla Madonna della Guardia, m.
SEREGNO: 230 - Ly: 22 - A.: legg. ascendente - B.: r BRIAN,
rato, p, 402 CF., 418 I.D.; 2 FRANCISCOLO, 1952, pp. 68-69 CF.,
foe. 1 av. II.
Visitata: 4-3-51.
Itinerario (per particolari vedere FRANCISCOLO, 1.c.): Posta sul
sentiero che da Barescione (Toirano) staccandosi dalla prima curva della
carrozzabile, porta a Balestrino, in Regione Ciasa Liivaira, a pochi
metri prima della Tana Liivaira, attualmente ostruita da una frana.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): Corridoio di 22 m., I x 2,
addentrantesi regolare verso NO, privo di concrezioni, a fondo terroso,
leggermente umido negli ultimi metri, in lieve salita.
Fauna: Straordinariamente abbondanti, nella visita del 4-3-51,
le forme delle pareti, sopratutto Scutigera, Gryllomorpha, Apopestes e
Pholcus; fauna del suolo atipica e scarsa; biotopo di un certo interesse,
meritevole di ulteriori ricerche accurate.
Isopoda: Philoscia cellaria Dollf., 1 p. 402.
Araneae: Pholcus phalangioides Fuessly, molto comune, 4-3-51.
Notostygmophora: Scutigera coleoptrata L., 2 p. 69.
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., 2 p. 69.
Psocoptera: gen. spec. ind., molto comuni nel guano secco.
Lepidoptera: Apopestes spectrum Esp., 2 p. 69.
Hypena obsitalis Hiibner, id.
Orneodes cymatodactyla Zeller, comune, 4-3-51.
Orneodes Hiibneri Wall., id.
Tana Liivàira - No. 218 LI
Loc.: Ciasa Liivaira, Poggio di Balestrino, Comune di Balestrino
_- Dati identici a quelli della precedente - Trovasi sullo stesso sentiero,
a 15 metri più a monte, verso O. - B.: 1 GESTRO, 1888, p. 497,
_ NOT; 2 BRIAN, 1938, p. 120, I.D.; 3 BRIAN, 1940, p. 392 I., 402
CF., 418-419 I.D.CF.
esd è 7
i <
90 M. E. FRANCISCOLO
Tentai di penetrare in questa grotta il 4-3-51; per il franamento
della fascia nella quale si apre l’angusto ingresso, non è stato possibile
visitarla; occorre un lavoro di sterro notevole per poter rendere transi-
- tabile il cunicolo. Rimando quindi a quanto dice BRIAN a p. 418 del
suo lavoro.
Fauna: BRIAN scrive che trattasi di cavità lunga una sessantina
di metri, alquanto umida, e probabilmente essa deve essere notevolmente
interessante dal nostro punto di vista. BRIAN cita a pp. 402 e 419 del
citato lavoro solo le seguenti forme:
Isopoda: Chaetophiloscia cellaria Dollfus (p. 419).
Nematophora: Callipus longobardius ligurinus Verh. (p. 402).
Lepidoptera: Orneodes sp. (p. 402).
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck) (p. 419).
10. VALLE DEL RIO TORSERO
Abbandonando la piana di Borghetto S. Spirito per entrare in
quella di Albenga, si nota, nelle alture circostanti, un cambiamento ra-
dicale di aspetto: cessano le colline tabulari, i contrafforti dirupati. le
valli profondamente incise, e subentra un paesaggio a curve più regolari,
non appena si entra nella piana di Ceriale; si noterà una catena di monti
a coltre erbosa, a forma tondeggiante, che viene a toccare il mare esat-
tamente tra Borghetto e Ceriale; il cambiamento del paesaggio è la con-
seguenza diretta della natura diversa delle montagne stesse: qui infatti
ci troviamo nella zona di transizione tra il regno delle dolomie del trias,
che ha la sua massima espansione dalla Caprazoppa al Toiranese, e
quello dell'eocene autoctono, che, lungo la costa, si spinge poi sin oltre
Ventimiglia. Il contatto tra le due zone è segnato tuttavia da una larga
fascia di calcare giurese (vedere carta geologica Fig. 1, p. 8).
Il Rio Torsero, che prende tal nome al punto in cui passa oltre il
paese di Peagna, nasce, col nome di Rio Iba, dal massiccio calcareo del
Monte Ceresa, ed è altrimenti famoso per i fossili pliocenici che ha re-
stituito nel suo tratto che scorre tra i terrazzi costieri della pianura di
Ceriale.
Nella zona compresa tra Peagna ed il Rio Torsero, ove gli strati
calcarei hanno in generale andamento quasi verticale, si aprono alcune
ETRE
- CL ee Ae Tis passe: a
RO in La is bed mil î
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% 7
Tips FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 91 i
cavità a pozzo, una sola delle quali è stata finora visitata, purtroppo
molto secca e scarsamente utile per poterci rendere conto del tipo di
fauna di tale zona.
Pozzo di Paramura - No. 215 LI
Loc.: Paramura (Peagna), Comune di Ceriale - T.: c.t. (?) - A
92-III-NE, Zuccarello - 4° 15’ 11” - 44° 06’ 04” - Q.: 300 - Si-
ames m, 1100 N--rs° da Ca Morteo - L.: 40 = Prof. 1° pozzo
19,50, tot.: 29 - B.: inedita.
Visitata: 20-4-52 dalle Dott.sse Biancheri e Cherchi, e Ing. Cod- 7A
dè, che gentilmente hanno fornito i dati ad essa relativi.
Itinerario: Trovasi alle falde sud-occidentali del Monte Acuto, a
1500 m. in linea d’aria dal paese di Peagna; non è rintracciabile senza ki
l'ausilio di una guida.
Descrizione: Per foro di m. 1,80 x 2, a livello del suolo, si entra 2
in pozzo verticale, prof. m. 19,60, gradualmente allargantesi a cam- ia
pana sino a 10 x g, a fondo sassoso, inclinato verso Est; di qui, pel pia- |
no inclinato, si passa in sala piu bassa di m. 16 x 12 x 6 a pianta sub-
circolare e a fondo di sassi, secca, al fondo della quale si raggiunge la
profondita di 29 m. Indispensabili almeno 20 m. di scala. Andamento
principale da ONO a ESE.
Fauna: A giudicare dal materiale raccolto da BIANCHERI e CHER- i
| CHI, sembrerebbe trattarsi di grotta a fauna essenzialmente di guano “n
secco, vecchio, rappresentata specialmente da Psocotteri, Collemboli e fo
Acari, nonchè da una tignola guanobia (Monopis). Nessuna forma spe- Gg
cializzata raccolta. f
Isopoda: Philoscia cellaria Dollf., 3 es., 20-4-53. po
Metoponorthus aff. melanurus Budde-Lund, 2 es., 20-4-52. 3 À
Acari: Hypoaspis (Stratiolaelaps) miles Can.?, 1 es., 20-4-52. da | ei
| guano secco. . i È.
1 Haemogamasus horridus Mich., 15 es., col precedente. sd
Nematophora: Callipus sp., 1 2, 20-4-52. È;
Psocoptera: gen. spec. indet. Ww
Lepidoptera: Monopis lombardica E. Hering, comune nel gua- Br
no vecchio, con imagini, crisalidi e larve. Dr
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), molti es., n
20-4-52.
92 M. E. FRANCISCOLO
11. VALLE DEL TORRENTE NEVA
Delle sette grotte segnalate per questa valle, noi ne visitammo quat-
tro, ma nessuna di queste diede alcun risultato dal nostro punto di vi-
sta. Non è qui dunque il caso di parlarne (1).
12. VALLE DELLA PENNAVAIRA
Il Pennavaira nasce dal M. Dubasso, contrafforte SO del Monte
Gallero; la valle è fortemente incassata, a rive altissime, con strapiombi
di notevole altezza; la grotta trattata qui di seguito non è certamente
l’unica della vallata; sopratutto nella parte alta della Pennavaira, oltre
il confine amministrativo, nella zona di Caprauna ed Alto, esistono mol-
te altre cavità, alcune recentemente visitate dal Gruppo Speleologico Li-
gure A. ISSEL, ma i dati ad esse relativi non sono ancora sufficiente-
mente rappresentativi e completi per potersene valere nel presente studio. |
Faunisticamente la Tana do Scovèro credo sia tuttavia l’unica che
rivesta una notevole importanza, tra le altre numerose cavità della zo-
na; in essa troviamo il primo Batiscino troglobio della Liguria Occi-
dentale, ed altre forme ancora appartenenti alla fauna del Finalese e
Toiranese; si tratta quindi di una fauna di tipo intermedio, tra quella
delle grotte dell’Imperiese, e auella delle grotte del Toiranese-Finalese.
Tana do Scovèro (Tana dello Scopeto) - No. 86 LI
Loc.: Scovèro, Oresine, Comune di Castelbianco - T.: calcare
giurese - 92-III-NO, Nasino - 4° 23’ 29” - 44° 06° 54” - Q.: 460
- Situaz. : m. 1000 N+265° dall'abitato di Oresine - L.: m. 35 - P.:
m. 7 - A.: discendente orizzontale - B.: 1 REITTER, 1889, p. 193,
CF.; 2 SIMON, 1898, p. 22, CF.; 3 SIMON, 1899, pp. 594 e 595 CF.;
4 BENSA, 1900, pp. 88 NOT., 105 e 107 CF.; 5 DODERO, 1904, p.
123, CF.;.6 GOZO; 1906, pp. 122, 125, 120, 131):133 CREANDO
1907; p.. 64, CEs; 8 none, p.:29, CF:;:0 1911, p.aB4iChonan
p. 126, CF.; 11 DELLEPIANE,. 1024, p.30;'CF.;. 12 PORTARONO
p. 302, CF.; 3 MULLER,.1930; p..71, CF.; 14 BEIER 10305
04; CF.; 15 1930-B; 573) CF; 101032; pp. 58.2 7a
GESTRO, 1033; pp. 352.2 3535 18 WOLR, 1034; pp. 2714544. 000)
(1) MANFREDI: 1953, pp. 87, cita Glomeris sp. dell'Arma di Inzegni No.
89 LI su 1 es. da me raccolto in prossimità dell’ingresso, non determinabile.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE | 93
600, 616, 617, CF.; 19 WOLF, 1935, p. 222, CF.; 20 FRANCISCO-
boy 2051, p. 51, CF.; 21 BEIER, 1953-B; p. 106.
Visitata: 5-4-52.
Poichè non esistono dati topografici per questa grotta, li riporto
per esteso.
Itinerario: Da Oresine, proseguire lungo erto sentiero per la loca-
lità Scovèro, sui versante NE della Costa della Croce; il sentiero prose-
gue sempre lungo una valletta alquanto inclinata, con diverse svolte;
a metà circa della valletta, incontra un sentiero trasversale; si imbocca
il ramo S di questo, e si prosegue finchè si incontra una traccia che sale
a destra, e che porta dopo circa 20 m. all'imbocco piccolissimo e total-
mente nascosto della grotta; è prudente rivolgersi al Sig. Carbone Igna-
zio di Oresine (barbiere) che normalmente si presta ad accompagnarvi
i visitatori.
Descrizione (vedi anche rilievo Fig. 5, p. 203): Entrata subret-
tangolare, 0,40 x 0,50, che dà in cunicolo discendente, pendenza circa
45°, che al 7° m. si restringe ulteriormente per abbassamento della vol-
ta; questo tratto presenta una notevole quantità di concrezioni; il fondo
è costituito principalmente da detrito vegetale e sassi; oltre il restrin-
gimento, si ha un nuovo andito di m. 3 x 1,30, quindi all’11° m. la
volta nuovamente si abbassa a 0,50; sino al 17° m. la volta si mantiene
a quell’altezza, mentre le pareti si allargano, dopo di che si entra in
eunenia Gi m, 18 x 3, ad altezza variabile (dal 17° al 22° m.
alt. m. 4); al 18° colonna stalagmitica; al 23° abbassamento a m. 2,50
e bellissimo ponte stalagmitico, che unisce le due pareti; proprio sopra
al ponte, verso la volta della cavità, si erge una bella stalagmite antro-
pomorfa; al 23° la grotta ha un restringimento a m. 2, per poi allar-
garsi ulteriormente; superato il tratto sotto il ponte, si entra in una
stanza allungata di 12 m., larga 3, con una nicchia a sinistra di 2 m.,
con molte concrezioni, tra cui tre belle colonne al centro, ed una grossa
stalattite al fondo; tale parte si chiude con colata stalammitica.
Fauna: Cavità molto umida, termicamente isolata a causa del
suo piccolissimo ingresso e del suo andamento prima discendente poi
orizzontale; manca qualsiasi forma delle pareti; la fauna è concentrata
in un piccolo triangolo di guano vecchio ed umido, deliquescente, al
fondo della parte orizzontale, sul quale sono state rinvenute le Bati-
sce, abbastanza numerose; fauna abbondante nel detrito legnoso, sopra-
94 M. E. FRANCISCOLO
tutto gli Acari, Collemboli e Psocotteri; nel guano, alcune forme di Anel-
lidi, Acari, Collemboli e qualche Miriapodo. Nel complesso, fauna loca-
lizzata a pochi punti, perchè legata essenzialmente o al legno o al
guano, La temperatura rilevata il 5-4-52 era per il guano e l’aria di
13°; l'umidità relativa intorno a 90-95%. Il DELLEPIANE (1924,
p- 30) cita di questa grotta Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero;
trattasi probabilmente di un errore, dato che la citazione stessa non è
confermata nelle opere classiche sui coleotteri cavernicoli della zona. Le
specie qui citate vennero raccolte dal Prof. CONCI e da me.
Nematoda: alcuni es. gen sp. ind. nel legno fradicio, 5-4-52.
Oligochaeta: Pachydrilus Pagenstecheri Ratzel, 3 es. dal legno
fradicio. |
‘Henlea ventriculosa Udekem, 14 es., 5-4-52, id.
Buccholzia appendiculata Buccholz, 7 es., 5-4-52, id.
Is'o'piod'a; Trichoniscus Voltai Arc., 1 9, 5-4-52, dal legno.
Pseudoscorpiones: Ephippiochthonius troglophilus Beier,
IA DP. 94; 16 p. 58: 18 pi Goo; Top. 222: 21 poe:
Ephippiochthonius Gestroi E. Simon ,3 p. 594; 6 p. 133; 18
p:. 000}, 1.0 wp 2227 2:19 LCD
. Parablothrus ligusticus Beier [2 p. 22; 3 p. 595; 4 p. 107; 6
p. 131; 19 p. 222; sub Obisium (Blothrus) antrorum E.
Simon], ‘15 p.(73; LO py 534) (17 Bebe ee ae
19 p. 222; specie esclusiva di questa grotta.
Araneae: Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco [6 p. 129; 18
P- 544; 19 p. 222; sub convexa E. Simon]; 20 p. 51. Mol-
ti es. dal guano e dal legno. I
Nesticus eremita E. Simon, 6 p. 122.
Acari: Veigaia serrata Willm., 6 es., 5-4-52, dal guano.
Geholaspis (Geoholaspis) alpinus Berl., 4 es., 5-4-52, dal legno
fradicio. 4 |
Geholaspis. (Longicheles) mandibularis hortorum Berl., 3 es., col
precedente. |
Phtiracarus crenophilus Will., 56 es., dal guano e dal detrito di
legno.
Nematophora: Anthroherposoma sp., 1 ®, dal guano.
x Siti n
; ) —
de SA A *, r
Mg Sue
> = *
eee: | FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 95
Collembola: Lepidocyrtus lanuginosus Gmelin, 6 es. sul guano
e sul legno, 5-4-52.
Onychiurus fimetarius L., 16 es., id.
Onychiurus tuberculatus, molti es. sul legno fradicio.
Onychiurus armatus Tullb., molti es., id.
Folsomia quadrioculata Tullb., 2 es., id.
Ps ocoptera: Psyllopsocus sp., larve sul guano, 5-4-52.
Coleoptera: Parabathyscia ligurica Reitter, 1 p. 293; 4 p. 105;
ie: ee Ose ape 202.0. pi 2647150 p. 120;
WEI GSO ID I; 7p. 352) BO D. 275;
19 p. 222; 20 es. ad., 8 larve 5-4-52, confinata esclusiva-
mente al triangolo di guano al fondo del tratto orizzontale.
[Glyphobythus Vaccai var. Bensai Dodero, 11 p. 30, citazione
molto dubbia].
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck). molto co-
mune ovunque.
GROTTE DEL VERSANTE PADANO
13. VALLE DEL TORR. ERRO
Il Torr. Frro nasce in piena zona di calcescisti e serpentinoscisti
arcaici, che si estende ininterrotta dalla Valle della Polcevera (dove è a
contatto con la serie dei calcari marnosi e argilloscisti riferiti finora
all’eocene superiore, ma per i quali necessita secondo alcuni una revi-
sione della loro pertinenza stratigrafica) per 45 km. di larghezza sino
al Capo di Vado, e dalla costa alla pianura Padana per una profondità
di circa 25-30 km., e che rappresenta la principale dorsale del movimen-
to orogenico dell'Appennino ligure; gli unici terreni presentanti comun-
que fenomeni di interesse speleologico si trovano ai margini della zona,
“ad es. nell'alta valle Ellera. In effetti, nel mezzo dell’area dei calcescisti
e serpentinoscisti esiste solo una cavità, determinata dall’accavallamento
di massi enormi alla sommità della Rocca della Ghighirina, ove nasce il
Torr. Erto, e che, almeno nei suoi ambienti interni, può essere consi-
derata come una cavità naturale a caratteristiche climatiche almeno non
molto dissimili da quelle di una aprentesi nei calcari. Naturalmente
la fauna che in essa venne rinvenuta è assolutamente atipica, ed appar-
tiene al grande complesso edafico comune a tutti i boschi di castagno
e cedui di quercia che coprono gran parte della zona.
96. > M. E. FRANCISCOLO
Ballo de Strie (Tana della Rocca della Ghighirina o Ghirgherina) - No. 180 LI
Loc.: Sommità della Rocca Ghighirina, Comune di Pontinvrea -
Ti: 08. 81-I-SE-AItare - 2° 200 447 29 154 N oer
L.: 18 - Sv.: 26 - A.: orizzontale - Bi?) 2 PRANCISCOLO; 10952)
pp. 64-65, I.D.CF., R. Tav. I; 2 MANFREDI, 1953, p. 88, CF.
Visitata: 8-10-50.
n
Itinerario: La Rocca Ghighirina è raggiungibile direttamente dal-
la carrozzabile Giovo Ligure - Pontinvrea mediante mulattiera che si
stacca dopo la località Chiesa e segnata sulla cartina 25000; l'apertura
della grotta si apre proprio alla sommità, in mezzo ad un cumulo di
enormi massi.
Descrizione: Serie di piccole concamerazioni determinate dall’ac-
catastamento di enormi massi di serpentinoscisto: una prima, di m.
5 x 2,50 x 4 a fondo piano riempito di terra, ed una seconda, di m.
3,20 xX 2X 0,80, ricca di detrito vario, con altre due concamerazioni
comunicanti con l’esterno (vedi rilievo Fig. 6, p. 204).
Fauna: Tipica del substrato a foglie fradicie comune a tutti i bo-
schi della zona: nessun elemento legato a condizioni particolari.
Oligochaeta: Fridericia bulbosa Rosa, comune nel terriccio.
Isopoda: Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 7 p. 65.
Porcellio sp., 6 es. juv.
Nematophora: Oxydactylon ligurinum Verhoeff, 1 4 al cri-
. vello; 2 p. 88.
Thysanura: Machilis sp., 1 es. su parete.
Coleoptera: Faronus Lafertei Aubè, 1 4 al crivello, I p. 65.
Lepidoptera: Apopestes spectrums Esp., 1 es. su parete, I
p65.
14. VALLE DEL FIUME BORMIDA DI SPIGNO
La Bormida di Pallare e la Bormida di Mallare, che, unendosi a
San Giuseppe, vanno a dare origine alla Bormida di Spigno (che a sua
volta si unisce poi a Bistagno con la Bormida di Millesimo) nascono en-
trambe nel massiccio scistoso del Monte Settepani, attraversando per
quasi tutto il loro corso zone scistose, alternate a rari isolotti di dolomia
triasica. In uno di questi, sulla riva sinistra della Bormida di Spigno,
presso Cairo Montenotte, si apre l’unica cavità nota della zona.
—a = Ul si
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 97
Tana d’ Napoleon - No. 135 LI
Loc.: Cave di Calce di Cairo Montenotte - T.: c.t. - 82-II-SO,
fo Montenotte - 4° 10° 38" -:44°23' 17” - Q.: 390 - L.: m
16 - P.: m. 6 - A.: discendente - B.: 1 SANFILIPPO, 1947, I.D.
iis Ol ar
Visitata da N. SANFILIPPO il 7-2-43; 14-2-43; 3-6-43; 20-6-43.
Itinerario: Dalla stazione ferroviaria di Cairo, seguire la ferrovia
| per 700 m. fino alle cave di calce; si sale, sul costone del monte, il
sentiero che divide la prima (da Sud) dalla seconda cava, si passa l'orlo
di un campo coltivato, ed infine si entra nel bosco; qui il sentiero si
trasforma in traccia e si ramifica; la bocca è situata un centinaio di
metri sopra ia seconda cava, nel letto di un ruscello, e non è visibile
che a pochi metri di distanza (SANFILIPPO).
Descrizione (vedi anche rilievo Fig. 6, p. 204): Imbocco 1 x 1,50,
dal quale, in direzione S+25°O, si entra in unica galleria discendente;
dopo un allargamento a m. 4x5 x 2, per 6 m. circa, si restringe e si
chiude al 18° m. in cunicolo discendente, terminante in saletta di m.
4x 4x1. Abbondante stillicidio e forte umidità. In condizicni normali
nella grotta penetra un ruscelletto; si tratta quindi dello stesso tipo di
cavità che si trova a Millesimo (Tana de l’Orpe).
Fauna: Miriapodi, Ragni e Lepidotteri non determinati. SANFI-
LIPPO cita solo:
Oligochaeta: Bimastus tenuis Eisen.
Più a valle lungo il Fiume Bormida, a poche centinaia di metri dal
paese di Spigno, e quindi già in territorio piemontese, esiste un’altra
piccola grotta, che si apre nei sabbioni del rupeliano, denominata Tana
dle Masche (Tana delle Streghe) che ho visitato nel 1940, la cui fauna
tuttavia non presenta assolutamente alcun interesse particolare ed è co-
stituita essenzialmente da alcune specie di coleotteri nidicoli (Atheta,
Cryptophagus) e poche forme banali delle pareti.
15. VALLE DEL FIUME BORMIDA DI MILLESIMO
Il ramo di Millesimo della Bormida è il più importante del siste-
ma di fiumi che va sotto tal nome; esso nasce al Colle Scravajon, m.
820, ove una potente sorgente scaturisce direttamente dalla roccia a
poche decine di metri dallo spartiacque tirreno-padano, in ame-
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII. i 4
98 M. EF. FRANCISCOLO
x
nissima localita; tale ramo della Bormida é anche quello più ricco di
acqua, e scorre per quasi tutto il suo percorso in terreni prima scistosi
(fin oltre Calizzano) e poi nelle marne e sabbioni oligocenici sin oltre
Millesimo; in alcuni punti, in prossimita sopratutto di Bardineto e Ca-
lizzano, i contrafforti dell’ampia vallata sono costituiti da piccoli iso-
lotti di dolomia triasica, poggianti direttamente sugli scisti, a contatto
con i quali è tutta una serie di grotte piccole e grandi, quasi tutte a re-
gime idrico interno perenne. Naturalmente il tipo di fauna che in esse
vi troviamo appartiene ancora al complesso faunistico del Toiranese
per quel che riguarda le grotte di Bardineto, mentre troviamo già qual-
che elemento della Alta Val Tanaro nelle grotte del massiccio di Ca-
lizzano. La Bormida di Millesimo segna poi il limite della diffusione
del Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro con quella di Duvalius |
Gentilei Gestro della Alta Val Tanaro.
Buranco de Dotte - No. 39 LI
Loc.: Case Frascheri, sorgente del Rio de Gore o Redégora, Co-
mune di Bardineto - T.: c.t. - 92-IV-SE, Calizzano - 4° 18’ 38” -
44° 11° 18” - Q.: 717 - Situaz.: m. 300 N+68° da Case Frascheri
ele? = Av? = Bot rn GESTRO;r885*A; p. 553 CP ee Greene
1886, p. 37, CF.; 3. GESTRO; 1888, "pp: 4905. 504; 506, Choa
GESTRO, 1891, p. 83,. CF.; 5 GESTRO, 1898, p. 16, CF.; 6 BENSA,
1900, p: 87 NOT., 104 CF.;'7 PORTA, 1023, 1123 Cho one
LEPIANE, 1924, p. 122 CF.; 9 JEANNEL, 1928, p. 601, CF.; ro -
MULLER, ‘1930; p. 71, CE; rs GESTRO, (1933 POS e
WOLF; 1934, p. 210, CF.; ‘73 PORTA, 1034) Di 407 104 MOLA
1935, p. 220; CF.;%15 BRIAN, 1938; pp: ‘125% 120700
BRIAN, 1940, p. 400 I.D., 402 CF.; 17 FRANCISCOLO, 1949-B
pp. 44-46, I.D.CF.
Visitata: 8-5-49; 28-5-49; 4-6-52; questi sono semplici tenta-
tivi di forzamento del sifone iniziale, tentativi che, per una elementare
regola di prudenza, non sono stati sufficienti per poter penetrare nella
parte interna della grotta.
Itinerario: Da Case Frascheri sorpassare verso ENE il Rio de |
Gore, ramo SO, e portarsi direttamente ai piedi della collina « A Crò- |
sa»; qui si troverà il ramo NE del Rio de Gore, risalendo il quale per
poche decine di metri, in direzione ESE, si giunge direttamente all’im- —
bocco.
È RODE a pe ae È, <j a To Ys Ces i te dv |
Pewee 20 FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 99
DOSI
ROSS Ree eS ay
Descrizione: La grotta non ha mai potuto essere percorsa da noi;
sembrerebbe che solo il VACCA, intorno al 1885, sia riuscito a pene-
trare all’interno, che si presenterebbe come un lungo tortuoso budello
leggermente ascendente, periodicamente invaso dall'acqua. Il sifone po-
trebbe essere forzato mediante svuotamento del bacino all’ingresso del-
la grotta.
Fauna :
Copepoda: Cyclops sp., 1 8, 29-5-49, nell'acqua del sifone, alle
esche, 17 p. 46.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro, citato da
tutti gli autori più sopra ricordati; il reperto originale tut-
tavia non è mai stato seguito da altri.
Tana de Dotte - No.161 LI.
Loc.: Case Frascheri, ai piedi della collina « A Crésa » - T.:
eno 2-IV:SE, Calizzano - 4° 18’ 50” - 44° 11° 28” - Q.: 714 =
L.: 30 - Situaz. m. 100 N+ 10° da Case Frascheri - A.: pianeg-
giante - B.: 1 FRANCISCOLO, 1949-B, pp. 46-47, I.D.CF.R.
Visitata: 8-5-49; 29-5-49; 4-6-52.
Itinerario: A 250 m. a valle della precedente, dalla quale si rag-
giunge discendendo il ramo NE del Rio de Gore.
_ Descrizione: Galleria addentrantesi per 30 m. in direzione ENE.
piana, alta 3-4 m., larga altrettanto, alla quale si accede per apertura
artificiale (la naturale è a cunicolo e sbocca nella volta), al 7° m. è invasa
normalmente dall'acqua sino al fondo, ove è sifone sul lato destro, im-
praticabile. Rilievo Fig. 6, p. 204.
Fauna: Essendo la cavità periodicamente allagata, non ha assolu-
E tamente detrito; ottime condizioni per trechini troglobi; buon ambiente
per forme legate all’acqua; necessita un ulteriore accurato esame, anche
con esche e con retino da plankton. |
Trichoptera: Stenophylax permixtus Maclacl., 1 es., 29-5-49,
I p. 47 (sub Mesophylax, errore).
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, 1 es., 29-5-49, I p. 47.
100 M. E. FRANCISCOLO
Tana da Roveirola (Grotta della Madonna, Grotta della Regione Roveirola,
partim Tana Rimilegni secondo BRIAN, 1940, p. 432) - No. 40 LI
Loc.: Regione Roveirola, Rio Resecco, Comune di Bardineto -
92-IV-SE, Calizzano - 4° 18’ 09” - 44° 11° 37” - Q.:. 765 - Si.
tuaz.: m. 300 N+ 195° dalla casetta segnata sulla carta 25000 con le
coord. 4° 10°'6", 44° 11° 45° » Li 350 - Alp piano eee
STRO, 1885-B, p. 535, CF.; 2 GESTRO, 1886, pp. 37 a 36. Choa
GESTRO, 1888, pp. 495, 504, 506, CF.; 4 GESTRO, 1892, p. 83,
CF.; 5 SIMON,’ 18096, p. 374, CF.; 6 SIMON, 18098, p.'22, CP
GESTRO, 1898, p. 16, CF.; 8 BENSA; 1900, pp. 87 NOT. aon,
196, 107, CF.: 9 GOZO, 1906, p. 4237, CF, 20 PRIA Gana
123, CF.:\ 47 .DELLEPIANE; 1924, p. 122 CR 22) JANMEL oes
p. 601, CF.; 13 LUIGIONI, 1920, p. 79;.CP.; 1m MULDER, Tose.
p. 71, CF.; 15 BEIER, 1032, pp: 127 e133 Cr; 16° MANE
r032-A. p.. 15, CF. 27 1032-5, p. 87, Cr.) 0 GER ee
PP. 352 e 353, CF.; 109° PORTA, 1934, pi40, CE; 20 WORE, eae
ppi 215; 276, 616,617; CE; 21 WOLF; 193% po 221.7 eee
BRIAN, 1938, p. 125, I.D.CF.; 23 GULINO © DAL PIAZ, 1939, p.
70; 24 FRANCISCOLO, 1949-B, pp. 47-51, I.D.R.CF.; 25 FRANCI.
SCOLO, 195%;-p: 40, CF.;‘20 BRIER, 1053-0), 2 os, hi
Visitata: 8-5-49; 29-5-49; 5-6-52.
Itinerario: Da Frazione Strada (Bardineto), prendere la mulat-
tiera che risale il Rio de Gore e che si unisce alla nuova strada carroz-
zabile dell’Acquetta (costruita nel 1952); giunti ad uno spiazzo con
fonte circolare, proseguire ancora lungo la strada per 200 m. fino a
incontrare l'imbocco sulla destra.
Descrizione: Piccolo anfratto di m. 2,50 x 2,50 x 2, comunicante
originariamente (sino al 1949) con l’esterno con un buco di cm. 40x30,
attualmente allargato artificialmente per l'apertura della strada Bardi-
neto-Foresta dell’Acquetta (vedi rilievo Fig. 6, p. 204).
Fauna: Come feci notare a suo tempo (1949-B, p. 47 e segg.) la
particolare conformazione di questa cavernetta permetteva la perma-
nenza di forme specializzate a poco più di un metro dall'esterno; pur-
troppo attualmente essendo stato notevolmente allargato dallo scavo
della strada l’angustissimo ingresso, fino ad assumere le dimensioni di
m. I X 0,50, la fauna della cameretta interna è interamente scomparsa;
rimangono solo sulla volta le Dolichopoda; la comparsa tuttavia di
e ened) ae
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 101
queste nella cavita superiore (Tana Rimilegni No. 163 LI) ove prima
tale insetto non era mai stato rinvenuto (vedi lc. p. 49), data la di-
stanza minima che separa gli orifizi delle due grotte, farebbe pensare
alla possibilita che parte della popolazione del No. 40 LI abbia potuto,
uscendo all’esterno, in particolari momenti favorevoli (ad es. ore della
notte in periodo fortemente umido) iniziare un nuovo insediamento al
No. 163 LI; poichè possiamo escludere che Dolichopoda si trovasse al |
No. 163 LI per le ragioni esposte da me nel 1949, e poichè non è pos-
sibile pensare ad una migrazione attraverso litoclasi di una forma di
dimensioni così notevoli (chè, altrimenti, tutta quanta la popolazione
del No. 40 avrebbe potuto evadere per tal via dalla sede divenuta cer-
tamente inabitabile causa l'estremo allargamento dell'ingresso) la com-
parsa al No. 163 non può essere spiegata diversamente. E’ del resto noto
che, sebbene in casi rarissimi, Dolichopoda è stata altre volte rinvenuta
fuori grotta (nelle Alpi Marittime). La distanza tra i due orifizi, del
resto, non è che di 20 metri, distanza relativamente trascurabile per un
organismo dotato di possibilità trasmigratorie alquanto rapide quale è
Dolichopoda.
Pseadoscorpiones: Roncus (s. str.) italicus E. Simon, 5 p.
374; EA 107; 0) Pp. 131 7 15 pi 127; 16 ppi
ee s5 3. 2O Pp O17; 21 p. 221:-.24 pi 50,
Parablothrus antrorum E. Simon, 5 p. 374, ecc. (stesse citaz. che
pel precedente e in più 26 p. 108).
Nematophora: Callipus foetidissimus Savi, 8 p. 107; 24 p. 50.
Polydesmoidea: Polydesmus inconstans Latzel, 8 p. 107; 24
p. 50.
| Orthoptera: Dolichopoda sp., 11 p. 122; 25 p. 49. Tuttora
molto comune in una nicchia della volta.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro, 1 p. 533;
2 P. 37: 3 PP. 495,504, 506; 4 p. 83; 7 p. 16; 8 p. 104;
POT L 235 TT Poets, ake pi (O01 J ep FO; 14 Di 713
Do py 55253550000 tae op, ZIO, 2, p. 221; 22
p. 50. Comune, 1'8-5-49 e 29-5-49, sotto i sassi a 1 m. dal-
l'ingresso (8 es. veduti, 2 raccolti); scomparso totalmente
dopo l'allargamento dell’ingresso.
102 | M. F. FRANCISCOLO
Urodela: AHydromantes italicus Dunn, 11 p. 122; 24 p. 50. .
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 23 p. 70; 24 p. 50.
Tana Rimilegni (Grotta della Madonna, partim secondo BRIAN, 1940, p..
399 e 432) - No. 163 LI
Loc.: Regione Roveirola, Rio Resecco, Comune di Bardineto -
T.: ct, - (92-IV-SE, ‘Calizzano - 4° 1800 44° IL 0
tuaz.: m. 650 N+140° dalla vetta del Monte Cormoruzzi m. 925 -
Q.: 785. - Li. 21 - Al: orizzontale =. Bo: 1 BRIAN, 7038, please
CF.[.:)2 BRIAN; 1940, pp. 400, 401,402 CP. 399.e 432 DCR
MANFREDI, 1940, p. 247, CF.; 4 FRANCISCOLO, 1949-B, pp. 51 e
52, 1D.RUGCF.: 5 BEIER, (1953-5, 106; CF;
Visitata: 8-5-49; 29-5-49; 4-6-52.
Itinerario: Giunti alla fontana circolare citata precedentemente pel
No. 40 LI, prendere il sentiero che sale a destra tra i castagni, che conduce
direttamente alla grotta, soprastante la strada di circa 20 m.
Descrizione (vedi rilievo Fig. 6, p. 204): Consta di una unica
camera lunga 21 m., larga da 5 a 7, cui si accede per due ingressi, in-
terrotta a meta da un grosso ammasso di concrezioni, che ne tocca la
volta, lasciando uno stretto corridoio per il transito al lato Est; al
fondo molto umida, buia, con molto detrito legnoso.
Fauna: Abbonda al fondo il pietrisco in zona umida, sotto il
quale Duvalius è assai comune; il detrito legnoso al centro della sala è
ricco di forme edafiche; le pareti, nelle due visite del maggio 1949, ven-
nero riscontrate prive di Dolichopoda, che neppure i precedenti visita-
tori, VACCA, GESTRO, BRIAN, ebbero a raccogliere; la visita del giu-
gno 1952 diede un giovane di Dolichopoda su parete al fondo dello
stanzone; come detto parlando del No. 40 LI, non è escluso che tale
comparsa vada collegata con l'allargamento della sottostante No. 40 ~
LI, resa attualmente pressochè inabitabile per Dolichopoda.
Oligochaeta: Eisenia parva Eisen, 1 es., 8-5-49.
Isopoda: Trichoniscus (Spiloniscus) noricus var. sassonus Ver-
hoeff, 3 es. 8-5-49, 9 es. 29-5-49; forma pigmentata, co-
mune nel detrito legnoso.
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wa hi sia oaks Pia Ce pas e , >” ; "7 ‘
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vega | °‘’‘FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 103
Pseudoscorpiones: [Roncus italicus E. Simon, 2 p. 401 va
riferito al No. 49 LI].
Parablothrus antrorum E. Simon [2 p. 401 va riferito al No. 40
LI] 5 p. 108, 2 es. 8-5-49, I es. 4-6-52.
Nematophora: Anthroherposoma sp., 1 giov., 8-5-49.
Polydesmoidea: Polydesmus sp., 1 2 8-5-49; I 2 4-6-52.
Lithobiomorpha: Bothropolys longicornis Martini Brole-
Man, 3° D 247:
Orthoptera: Dolichopoda sp., 1 giov., 5-6-52.
Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro, I p. 10;
piani 62502 iS SL) 28-5440; 2) 03, d 200
4-6-5 2.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck), 4 p. 52,
molto comune.
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, 4 p. 52.
Chiroptera: [Rhinolophus ferrum equinum fetrum equinum
Schreber, 2 p. 399; va riferito al No. 40 LI].
Grotta del Vallonasso - No. 253 LI
Loc.: Pian di Lisa, Comune di Calizzano, Fraz. Barbassiria -
eee = 02-1Y-NE,.Murialdo - 4° 21’ 50” - 44° 16' 15” - Situaz.:
Mino N-- 265° da Barbassitia - Q.: 1000 - L.: roo (circa) - A.:
discendente, poi orizzontale, poi ascendente - B.: 1 BENSA, 1900, p.
704, NOT.; 2 DELLEPIANE,:1922, p. 122, CF.; 3 MULLER, 1930;
p. 71, CF.; 4 MANFREDI, 1953, pp. 88-90, CF.
Visitata: 30-11-52; 9-5-54.
Itinerario: Da Barbassiria, m. 750, imboccare la mulattiera per
la località Sorbi; alla prima stretta curva a destra, si stacca a monte un
sentiero che sale a Pian di Lisa; continuare su esso, sorpassando, dopo
30° di salita, dei roccioni, e proseguire per costa, giungendo ad un pia-
noro tra ceduo di faggi; mantenendosi il più a destra possibile, abban-
donare il sentiero, e proseguire verso NNO tra il ceduo, portandosi alla
base delle rocce che tosto si incontrano, e, seguendola, giungere all’an-
gusto ingresso. Consigliabile servirsi di una guida di Barbassiria.
104 M. E. FRANCISCOLO
Descrizione: Vasta e bellissima cavita, ancora poco nota, cui si
accede per foro di m. I x 0,50, entrando in cunicolo tortuoso lungo
20 m., orizzontale, che sbocca sulla volta di un magnifico salone, al-
quanto vasto, ricchissimo di concrezioni, al fondo del quale si può
giungere con l'aiuto di una corda lungo una potente colata stalagmitica
(disliv. circa 6 m.); detto salone a N prosegue per breve tratto chiu-
dendosi in una serie di piccole diramazioni, a É continua in ampia gal-
leria, per terminare in pozzo non ancora esplorato; la galleria stessa è
percorsa da un esile ruscello: molto umida, ricca di detrito, con molte
vaschette colme d’acqua.
Fauna: Substrato ricchissimo, a guano ed a legno fradicio, umi-
dissimo; la facies faunistica della grotta è estremamente isolata, sia ri-
spetto a quella del Toiranese e delle altre zone della Bormida, che da.
quelle del Tanaro; mancano, nonostante l'abbondanza del legname fra-
dicio, gli Isopodi aploftalmi, presenti invece nella val Tanaro e
ricomparenti solo nel Finalese; Anthroherposoma è presente con una |
specie notevolmente diversa da quelle del Toiranese e Tanaro. La cat-
tura di Sphodropsis è la prima in Val Bormida, e allarga notevolmente
l'area di dispersione di tale specie. Le acque del ruscello e delle pozzette
di stillicidio albergano Copepodi ed Anfipodi in quantità. Nella grotta |
convivono tre specie di Ortotteri troglofili, per una delle quali (Peta-
loptila) si tratta della località più occidentale finora accertata.
Copepoda: Cyclops (Diacyclops) infernus Kiefer (?), varie 9 2
anche nelle pozzette di stillicidio.
Amphipoda: Niphargus sp., molto abbondante nel ruscello e
nelle pozzette.
Acari: Eugamasus loricatus (Wenck.), 3 es., 30-11-53, da legno
fradicio. o
Paulotrachytes Rackei (Oudms.), 1 es., 30-11-33, da legno fra-
dicio.
Nematophora: Anthroherposoma Franciscoloi Manfredi, 4 p.
88, 13 es. (1 4, 1 9, giovani e larve): è comune sul de-
trito legnoso, nel guano e anche vagante libero al suolo e sul-
le pareti.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 105
Orthoptera: Gryllomorpha dalmatina Ocks., sulle pareti del cu-
| nicolo di accesso, con le seguenti specie.
Petaloptila Andreinii Capra, 1 es., leg. CAPRA.
Dolichopoda sp., molto comune, anche in zone profonde.
Lepidoptera: Hypena obsitalis Hiibn., pareti del cunicolo di
accesso.
Orneodes cymatodactyla Zeller, id.
Diptera: Nuycteribia (Celeripes) biarticulata Herm., su Rinolofo
maggiore.
Coleo ptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro; I p. 104;
ap. 1223 Di 71, 1.6, 9-5-54.
Sphodropsis Ghilianii Shaum, 19, leg. CODDE’, 30-11-52, in
zona molto profonda; 1 4, 9-5-54, id.
Hymenoptera: Amblyteles quadripunctorius Miller, 2 es. 30-
11-52, leg. CAPRA, alla base della colata stalagmitica di ac-
cesso al primo salone.
Urodela: Hydromantes italicus Dunn, comune, 30-11-52.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
Schreber, 1 es. in zona profonda, a pochi metri dall'acqua,
in una nicchia laterale.
Tana de l’Orpe (Tana o Grotta della Volpe) - No. 248 LI
Loc.: Bricco Tana, m. 501, Comune di Millesimo - T.: con-
glomerati arenacei del rupeliano - 81-II-SO, Cairo Montenotte - 4° 14’
ana 21 22° - Situaz, m. 150 N+ 140° da Casa Tana - Qi:
550 - L.: parte esplorata m. 100 - A.: discendente (inghiottitoio)
W=-B,: 1 DELLEPIANE, 1924, p. 136, CF.; 2 CHERCHI, 1952, pp. 203
file 208, CF.; 3 MANFREDI, 1953, p. 90, CF.
Visitata: 22-3-52.
Itinerario: Da Millesimo, prendere la carrozzabile per Calizzano.
. Giungere sino alla diga metallica sulla Bormida; dopo 600 m. dalla
| piazza centrale di Millesimo, si incontrerà la mulattiera che si stacca a
PAIS M. E. FRANCISCOLO
sinistra per Casa Tana, posta sul Bricco omonimo; raggiunta la casa,
dirigersi decisamente in direzione S+40° E; dopo 100 m., si arriverà
al bordo di una grande dolina, al fondo della quale si apre l’inghiot-
titoio.
Descrizione (vedi rilievo di C. CONCI, Fig. 5, p. 203): Apresi al
fondo di un'ampia dolina, e per angusto, tortuoso cunicolo a pareti
fortemente erose, completamente prive di concrezioni, prosegue in di-
rezione NNE, leggermente discendente, con qualche diramazione, se-
condo un sistema di litoclasi; al fondo del tratto esplorato trovasi una
fessura praticabile; sembrerebbe, secondo quanto affermato da gente
del luogo, avere uno sbocco alla base della collina alla cui sommità si
apre la dolina sopraccitata; la cavità è certamente percorsa, durante forti
precipitazioni, da un impetuoso corso d’acqua; molte pozze sparse qua
e là. La zona presenta altre doline, e il fatto meriterebbe l’attenzione
dei geologi, perchè inusitato nella zona da noi considerata, e, a quanto
mi risulta, mai notato da precedenti Autori.
Fauna: La struttura ad inghiottitoio ha come prima conseguenza
il fatto che una massa enorme di fitosaprodetrito (foglie, ricci di casta-
gno, legname, ecc.) viene convogliata con il suo contenuto in fauna
dalla dolina sino ai più profondi recessi della cavità, ove rimane in po-
sto per lungo tempo; essendo la fauna di tale materiale di tipo edafico
medio e superficiale, e trovando essa in abbondanza il medesimo sub-
strato nella cavità stessa, questa è enormemente ricca di elementi ete-
rogenei; ad es. vi troviamo specie del genere Apion (Col. Curculioni-
dae) e larve di Effimere anche in zone profonde, e, da un solo Kg. di
detrito prelevato al 100° metro, sono stati ottenuti al selezionatore cir-
ca tre cm.* di Collemboli, oltre ad una massa enorme di Acari, Anellidi,
Coleotteri vari; è logico pensare che tale eterogeneo ammasso di forme,
anche in considerazione del fatto che all’atto della nostra visita la ca-
vità era stata percorsa l’ultima volta dall'acqua (secondo quanto affer-
mato da gente del luogo) non meno di tre mesi prima, è perfettamente
ambientato, anche in considerazione della scarsa differenza’ esistente fra
il loro habitat edafico esterno e quello cavernicolo, essendo l'elemento
base, cioè il fitosaprodetrito, abbondantemente rappresentato in questo
ultimo, con forse certe condizioni (umidità, costanza della temperatura.
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E RR FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 107
ecc.) notevolmente migliorate. Per contro, in ragione forse appunto della
‘abbondanza del microgenton, vi troviamo sviluppata, sopratutto oltre
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il 40° metro, qualche forma troglobia, specializzata, concentrata natu-
ralmente nel detrito. Lo stesso avviene per la fauna acquatica, in quan-
to troviamo larve di Effimere e Chironomidi, qualche larva di Ditiscide
ecc. anche al 100° metro, in compagnia con Niphargus.
Nematoda: 3 es. gen. spec. ind. ottenuti dal legno fradicio.
Oligochaeta: Henlea ventriculosa Udekem, 3 es., dal fitosapro-
detrito.
Pachydrilus Pagenstecheri Ratzel, 1 es., id.
M icroscolex phosphoreus Ant. Dug., molti es., id.
Eiseniella tetraédra Sav., 3 es., id.
Octolasium lacteum Oerley, molti es., id.
Isopoda: Metoponorthus melanurus Budde-Lund, 1 es.
Chaetophiloscia cellaria Dollf., 10 es.
Amphipoda: Niphargus sp., 11 es. nel laghetto al 30° e al 100° m.
Araneae: molte specie in molti es. ancora indeterminate.
Acari: Pergamasus quisquiliarius (Can.), 1 es., 23-3-52, da setac-
ciatura di foglie fradicie al 100° m., insieme a tutte le se-
guenti specie.
Haemogamasus horridus Mich., 7 es.
Euryparasitus emarginatus C.L.K., 1 es.
Glycyphagus spinipes CL: 1) es.
Hypochthonius rufulus C.L.K., 1 es.
Xenillus tegeocranus (Herm.), 1 es.
Oppia nitens C.L.K., 3 es. |
Oribella pectinata Mich., 1 es.
Notaspis coleoptratus, 1 es.
Nematophora: Callipus longobardius ligurinus Vehr., 1 4, 3
Dp: 90.
Thysanura: Machilis sp., 1 es.
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108 M. E. FRANCISCOLO — ; Mico.
Ephemeroptera: Habrophlebia fusca Curtis, 1 larva nel la-
ghetto al 40° m.
e Heptagenia sp., 1 larva, id.
a Orthoptera: Dolichopoda sp., 4 giov., tutti oltre il 40° m.
ae Coleoptera: Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro; 2 4 ¢ 2
hy i / . . . . . . .
E. 2 2 tutti sotto i sassi in mezzo al detrito tra il 30° e il
40*m spo 136.
Tachys parvulus Dej., al crivello, dal detrito, 1 es.
Acrotrichis intermedia Gillm., al crivello, dal detrito, molti es.
Bythinus italicus Baudi, 1 ®, id.
Hydraena (s. str.) angustata Sturm., id.
Apion flavipes var. coxale Desbr., 1 es.
È Chrysomela Banksi Fabr., 1 es. sotto un sasso a 10 m. dall’in-
A gresso.
È Lepidopter a: Scoliopteryx libatrix L., 1 es. sulla volta dell’in-
gresso.
Stylommatophora: Oxychylus Draparnaldi (Beck) molto co-
mune.
2 Urodela: Hydromantes italicus Dunn, comune, 2 pp. 203 e 208.
Chiroptera: Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum
«E Schreber, comune specialmente tra il 30° e 40° metro.
fer,
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 109
PARTE SE CONDA
LA. FAUNA
Sono elencate qui di seguito, in ordine sistematico — secondo il
Trattato di Zoologia del D'ANCONA (1953) e, per gli Insetti, secon-
do l’Introd. allo studio dell’Entomologia di GRANDI (Bologna. 1951)
— tutte le specie di animali raccolte o citate come esistenti in sede
cavernicola nella Provincia di Savona. Per ciascuna specie, è in-
dicata la bibliografia completa relativa ai rispettivi biotopi, nonchè le
date di cattura e, quando di interesse particolare, i punti di una data
cavità ove la specie è stata rinvenuta, nonchè la distribuzione geo-
grafica secondo gli Autori meglio informati. L’elenco dei biotopi è
fatto con lo stesso procedimento con il quale sono ordinati nella parte
prima, e cioè da est a ovest, rispettivamente pel versante padano e tir-
renico, dall'origine delle valli al loro sbocco nella pianura o nel mare.
L'assegnazione di ciascuna specie alle categorie del PAVAN (Ap-
punti di Biospeleologia - 1. Considerazioni sui concetti di troglobio.
troglofilo e troglosseno - « Grotte d’Italia », Serie 2%, Vol. V, 1944)
è stata fatta quando possibile; tuttavia i casi dubbi sono estremamente
pochi. Su questo punto si parlerà ampiamente nella parte terza, nelle
considerazioni generali; credo inutile riportare lo schema del PAVAN,
perchè ormai esso dovrebbe essere sufficientemente noto a tutti coloro
che si occupano di questi problemi.
I nomi dei raccoglitori sono sempre indicati, esclusi naturalmente
i casi di raccolte mie personali.
Si potrà obbiettare che la ripetizione della bibliografia completa
per ogni specie, che in definitiva ricompare già, ma suddivisa per grot-
te, nella parte prima, poteva anche essere evitata; credo tuttavia che
la comedità di consultazione sia in tal modo notevolmente aumentata;
lo stesso dicasi per le date di cattura e altre brevi osservazioni ad esse
relative.
110 |M. E. FRANCISCOLO
Il nome dei diversi Specialisti che hanno cortesemente esaminato
il materiale è indicato per ogni gruppo. Ad essi porgo vivi ringrazia-
menti per l'opera di importanza fondamentale cortesemente prestata.
Tipo: PROTOZOA
Che una massa notevole di Protozoi alberghi nel terreno, nel guano,
nel legno fradicio e negli altri diversi substrati organici delle sedi caver-
nicole è indubbio; è altrettanto indubbio che tutta una serie di animali,
soprattutto tra quelli acquatici, sia più o meno legata ad una fauna a
protozoi. Questa, a sua volta, però, deve necessariamente presentarsi con
caratteristiche per nulla o pochissimo differenti dalla comune fauna pro-
tozoica non cavernicola, essendo tutto al più da supporsi che forse in
sede cavernicola abbia la possibilità di svilupparsi senza cicli stagionali
grazie alla costanza pressochè assoluta delle condizioni dei rispettivi
substrati.
Purtroppo nessun dato di fatto mi è possibile fornire al momento
sulla fauna a Protozoi della regione presa in esame, come, del resto, per
il rimanente della Liguria. E, d’altra parte, l’unico lavoro finora com-
parso ad illustrare il popolamento protozoico delle cavità sotterranee ita-
liane è ancora quello della BRUNETTI (1) su due eh dei Monti d’Ol-
tre Serchio (Toscana).
Personalmente posso soltanto dire che i campioni d’acqua prelevati
per la raccolta di Copepodi, Anfipodi, Anellidi ed altre forme acquati-
che, si sono ogni tanto mostrati invasi da una quantita di ciliati, para-
meci, stilonichie, stentori, ecc., ma che, non essendo attrezzato per la
raccolta e la conservazione degli stessi, non ho potuto utilizzare in al-
cun modo tali reperti. è
Non è escluso che il problema possa formare in seguito oggetto di
ricerche particolari in migliori condizioni e con adatta preparazione.
Mi limiterò a dire che all'Arma Pollera, No. 24 LI (FRANCISCOLO,
1951, pp. 45 e 46) ho riscontrato nell'acqua del pozzo Gestro una
quantità di esemplari di una specie probabilmente del genere Stylonychia.
(1) BRUNETTI B.: Ricerche sui Protozoi del terreno. - 39. I protozoi del
terreno delle Grotte della Buca Nova e del Castello (Monti d’Oltre Serchio) « Atti
Soc. Tosc. di Scienze Naturali ». Pisa, Vol. XLII, 1933.
eee ee ee DA
è
| BAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
Tipo: PLATHELMINTHES
TRICLADIDA
(Det. Prof. M. BENAZZI, Pisa)
Mentre specie di Planarie si sono dimostrate abbastanza fre-
quenti in Liguria Orientale (specialmente presso Genova) in grotte a
regime idrico interno, solo il seguente dato è stato ottenuto per la pro-
vincia di Savona.
Fonticola sp. « Tana di Spéttari » No. 183 LI: 10 es. 3-11-50 (FRAN-
CISCOLO, 1952, p. 62, sub Dendrocoelum sp.). Raccolta in una
vaschetta di stillicidio a pochi metri dall'ingresso, sottoposta a
forti oscillazioni termiche. Freatobio?
NEMATODA
Specie indeterminate di Nematodi sono state raccolte nel detrito di
legno fradicio alla « Tana de l'Orpe » No. 248 LI (22-3-52) ed alla
. « Tana do Scovèro » No. 86 LI (5-3-52).
GORDIOIDEA
(Det. Prof. I. SCIACCHITANO, Firenze)
(Collez. del Museo di Genova)
Di cattura eccezionale in grotta. Un solo reperto.
Gordius Perronciti Cam. « Grotta di Verzi » No. 91 LI: 2 es., 4-5-49;
in una pozzetta isolata. Troglosseno filetico.
Tipo: ANNELIDA
Classe: OLIGOCHAETA
(Det. Prof. I. SCIACCHITANO, Firenze)
(Coll. del Museo di Genova)
La fauna ad Oligocheti presenta, contrariamente a quanto avviene
per molti altri gruppi, una grande uniformità di distribuzione tanto in
Liguria Orientale quanto in Liguria Occidentale, ed è costituita da specie
normalmente rinvenibili in sede edafica esterna; soltanto alcune specie
sembrano essere presenti in Liguria esclusivamente in una fase troglofila,
non essendovi mai state raccolte in sede esterna; ciò può essere tuttavia
dovuto a difetto di ricerche. Solo due specie di Oligocheti erano citate di
grotte di questa zona prima delle nostre ricerche.
112 M. E. FRANCISCOLO
Credo si possano considerare in massa le specie raccolte (quasi tutte
viventi nel guano, nel terriccio umido o più raramente nel legno fradicio)
come eutroglofile.
Microscolex phosphoreus (Ant. Dug.): « Tana de l’Orpe » No. 248
LI, pl. 22-3-52; già noto di Liguria in sede edafica non cavernicola.
Henlea ventriculosa (Udekem): « Tana do Mortòu » No. 102 LI, 3
es., 19-3-52 - « Grotta della Cava del Martinetto » No. 155 LI, I
es., 5-12-48 - « Arma Pollera » No. 24 LI (FRANCISCOLO, 1951.
p. 47) - « Grotta di Verzi » No. 91 LI, 3 es. 4-5-49 - « Tana Lu-
bea » No. 47 LI, 1 es., 23-12-51 - « Tana do Scovèro » No. 86
LI, 14 es., 5-4-52 - « Tana de l’Orpe » No. 248 LI, 3 es., 23-3-52.
Comune anche in grotte di Liguria orientale, sempre nel guano o
nel legno fradicio. Citata pure di una grotta del Belgio (WOLF;
1934).
Fridericia bulbosa (Rosa): « Arma Pollera » No. 4 LI (FRANCISCOLO,
1951, p. 47), pl. 11-7-48, 3 es.. 19-12-48 - « Arma do Principaa »
No. 26 LI (id., p. 47), 3 es., 10-4-49 - «Grotta di Verzi » No.
91 LI (id., p. 47), 10 es., 20-3-49 - « Ballo de Strie » No. 180 LI,
comune, 8-10-50. Nota anche di grotte di Liguria orientale; comu-
ne nel legno fradicio. Citata pure di una grotta della Vestfalia
(WOLF, 1934).
Fridericia galba (Hoffm.): « Arma Pollera » No. 24 LI (FRANCISCOLO,
1951, p. 47), 4 es., 19-12-48 - « Arma do Pringipaa » No. 26 LI
(id., p. 47), 2 es., 10-4-49 - « Grotta di Verzi » No. 91 LI (id..
Pp. 47), 2 es., 20-3-49. Con la precedente. Nota anch'essa di una
grotta della Vestfalia.
Buccholzia appendiculata Buccholz : « Arma do Poussango » No. 22 LI,
5 es., 16-3-52 - « Tana do Scovèro » No. 86 LI, 7 es., 5-4-52.
Anche in grotte presso Genova, specialmente nel legno fradicio.
Enchytraeus albidus (Henle): « Grotta di Verzi » No. 91 LI, pl. 20-
3-49. Anche in grotte presso Genova.
Enchytraeus argenteus (Mich.): « Grotta della Cava del Martinetto »
No. 155 LI, 1 es., 5-12-48. Anche in grotte del genovesato.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE ris
Pachydrilus Pagenstecheri (Ratzel): « Buranco Rampion » No. 232 LI,
pl. 11-5-52, leg. SANFILIPPO (CONCI, 1953, p. 88) - « Tana do
Scovèro » No. 86 LI, 2 es., 5-4-52 - « Tana de l’Orpe » No. 248
LI, 1 es., 22-3-52. Specie del Nord Europa e Spitzbergen; in grotta
rinvenuta nel Bresciano, Trentino, Genovesato. Esiste in sede eda-
fica non cavernicola nell’alto Appennino Modenese (LANZA, Spe-
leofauana Toscana, « Attual. Zool. », Vol. I, 1942-49, p. 172).
a
Fiseniella tetraédra (Savigny) f. typ.: « Arma Pollera » No. 24 LI,
pl. 25-4-49 - « Grotta di Verzi » No. 91 LI (COGNETTI. 1905.
fon CAPRA. 10936) p. 150; CODDF, 1950, p. 71): 5 es,
20-3-49; I es. 4-5-49 - « Tana de l’Orpe » No. 248 LI. 3 es.,
22-3-52. Specie quasi cosmopolita, rinvenuta in grotte pressochè
di tutta Europa. Generalmente guanobia nella Liguria.
Eiseniella tetraédra var. hercynia (Michaelsen): « Arma Pollera » No.
24 LI (FRANCISCOLO, 1951, p. 47), 8 es., 25-4-49. Nota an-
che di una grotta del Gard.
Eisenia parva (Eisen): « Arma Pollera » No. 24 LI, 5 es., 25-4-49 -
« Grotta inferiore di S.Lucia » No. 59 LI, 5 es., 11-11-50 -
« Tana Rimilegni » No. 163 LI, 1 es., 8-5-49. E’ importante
notare come questa specie manchi in grotte della Lig. orientale,
dove si trovano invece le specie FE. spelaea (Rosa) e E. rosea (Sav.)
che si spingono sino in grotte Toscane. Guanobio e lignicolo.
Bimastus (Helodrylus) tenuis (Bisen) (= B. constrictus Rosa):
« Garbo de Conche » No. 93 LI (COGNETTI, 1905, p. 117;
“APRA, 1036; pi. 158) - «Arma do Morto» No. 97 LI (=
di Zerbi) (CAPRA, 1936, p. 158). Specie quasi cosmopolita.
Chaetogaster sp. ind.: « Arma Pollera » No. 24 LI, 1 es., 11-7-48.
Octolasium lacteum (Oerley): « Tana de l’Orpe » No. 248 LI, 2 es.,
22-3-52. Nuovo per la Liguria.
Clase: HIRUDINEA
Nessuna specie rinvenuta. Essi per contro sono assai frequenti nel-
le cavità a regime idrico subperenne e perenne dello Spezzino e del Ge-
i novesato.
114 M. E. FRANCISCOLO —
Tipo: ARTHROPODA
Classe: CRUSTACEA
COPEPODA
(Det. Prof. A BRIAN, Genova)
(Coll. Museo di Genova)
Si puo praticamete affermare che in Liguria, ovunque si siano esa-
minate grotte con un corso d'acqua, bacini o semplici pozzette, si sono
trovati Copepodi. Se alcune delle forme rinvenute hanno tutta l’appa- —
renza di essere endemiche nella zona, è altrettanto vero che proprio
queste ultime si sono dimostrate dotate di formidabili possibilità di
adattamento alle più svariate condizioni di temperatura e di ambiente,
perchè in tutti i casi, oltre che ad avere resistito al trasporto dal luogo
di cattura a Genova, esse si sono conservate in vita per più mesi sotto
temperature svariatissime, procedendo anche all’accoppiamento ed alla
schiusura delle uova.
Credo che la mancanza di citazioni di Copepodi cavernicoli in
moltissime regioni italiane sia dovuta a difetto di ricerche; comunque
abbiamo potuto accertare che le ricerche sono state quasi sempre positi-
ve in tutte le grotte a regime idrico interno, sia in Liguria che in molte al-
tre regioni italiane. Il sistema di raccolta, oltre quello delle esche da me
precedentemente citato (1950, p. 40-41) è quello del retino da planc-
ton, con opportune modifiche.
E’ bene notare che finora in Liguria si è avuto un solo reperto
di Harpacticidae lignicolo; la massa delle specie appartiene invece ai
Ciclopidi. |
Bryocamptus pygmaeus (Sars.): « Buranco Rampion » No. 232 LI,
alc. es., 11-5-52, leg. SANFILIPPO (CONCI. 1953, p. 88), dal
legno putrido prelevato al fondo del baratro. Specie troglossena
filetica, nota di grotte della Germania, Pirenei, Grecia, Creta, Ro-
mania, Svizzera.
Tropocyclops prasinus (Fischer): « Grotta di Verzi» No. 91 LI, co-
munissimo nel laghetto superiore, 4-5-40 (CODDE’, 1950, p. 71).
Trovasi anche in alta Val Tanaro in sede cavernicola (Grotta
dell'Orso, Ponte di Nava). Troglosseno filetico, già noto di grotte
di Creta, Venezia Giulia, Veneto, Montenegro, Kentucky (WOLF,
1934).
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 115
Paracyclops fimbriatus (Fischer): « Grotta di Verzi » No. 91 LI, mol.
ti es., 4-5-49, alle esche (CODDE’, 1951, p. 71). Troglosseno fi-
letico. Noto anche di grotte della Germania, Francia, Venezia Giu-
lia, Serbia, Svizzera, Ungheria (WOLF, 1934).
Cyclops (Diacyclops) languidoides Zschokkei (Graeter): « Arma Pol-
lera No. 24 LI», 6 es. 30-1-49, 6 es. 10-4-49, 10 es. 4-5-4909;
varie decine da allevamento. Sempre soltanto alle esche. Forma
dei pozzi del Giura Svizzero. Apparentemente endemica in Li-
guria. Troglobio.
Cyclops (Diacyclops) Franciscoloi Brian: « Tana da Bazura No. 55
LI», 5 es., 12-11-50, al retino, lago interno (BRIAN, 1951-A,
p. 1-3). Specie affine al D. troglodytes Chappuis della Romania
(Pesterea de la Cuglis), completamente cieca, considerabile comé
vero troglobio.
Cyclops (Diacyclops) prope infernus Kiefer: « Grotta del Vallonasso
No. 253 LI», 1 2, 30-11-52, in una pozza di stillicidic, al re-
tino. Determinazione ancora incerta. Troglobio. L’infernus Kie-
fer è specie troglobia di alcune grotte dell'Istria e del Veneto.
Cyclops sp. ind.: « Buranco de Dotte No. 39 LI», alcune 2 2 29-5-
49 (FRANCISCOLO, 1950, p. 46) - « Grotta del Bujo No. 27
LI», £ 2, 30-4-50.
ISOPODA
(Det. Prof. A BRIAN, Genova)
(Coll. Museo di Genova)
La fauna cavernicola ad Isopodi della regione compresa tra il
massiccio delle pietre verdi di Savona ed il torrente Pennavaira fino al
crinale di Col di Nava, differisce essenzialmente da quella della Li-
guria orientale in primo luogo per la grande diffusione del genere Bud-
delundiella, che vi è presente con ben cinque specie, una delle quali
(borgensis Verh.) nota anche di sede edafica non cavernicola; questo
genere è altresì rappresentato in Liguria Orientale, ma, esclusion fatta
per B. Sanfilippoi Brian della Grotta della Taglia presso La Spezia, esso
è costituito in tale zona da specie non cavernicole.
In secondo luogo, manca ad occidente il genere Spelaeonethes, che,
dai Monti Pisani, giunge a colonizzare moltissime grotte sino al contatto
di Val Polcevera. Analoga distribuzione ha Androniscus dentiger Vehr.,
8.
Jo
116 M. E. FRANCISCOLO
il quale tuttavia raggiunge le due più orientali grotte del Savonese, il
Garbetto No. 60 LI e l'Arma de Faje No. 141 LI.
Inoltre, Trichoniscus Voltai Arc. e Finaloniscus Franciscoloi Brian
sono esclusivi della zona presa in esame, il primo a diffusione comune
ai due versanti, padano e tirreno, il secondo strettamente localizzato al
Finalese propriamente detto. La distribuzione degli Isopodi indica un
massimo addensamento come numero di specie e di stazioni appunto
nel Finalese, e ciò trova riscontro anche per quanto avviene per i Miria-
podi ed i Coleotteri.
Il territorio ad occidente del Pennavaira, per contro, è comple-
tamente privo di tutti i rappresentanti della fauna ad Isopodi propria
alla regione posta ad oriente di esso, mentre vi compare il genere Alpio-
niscus, precipuamente diffuso in grotte della Provenza.
I generi Buddelundiella, Finaloniscus e Haplophthalmus sono
esclusivamente rinvenibili sul legno fradicio, mentre Trichoniscus può
anche essere rinvenuto sul guano o liberamente vagante sull'argilla. E’
quindi bene notare che l'abbondanza straordinaria di Isopodi saproxilo-
fili nella zona presa in esame va bene d'accordo con la costante presenza
dell’adatto substrato nelle grotte del Savonese, fatto che invece è piuttosto
eccezionale nelle grotte della Liguria orientale; d'altra parte, in quelle
grotte della Liguria orientale ove tale substrato è presente (ad esempio:
Tana da Reixe, Tana de Liciorno, Grotta della Taglia) sono stati rinve-
nuti tanto Buddelundiella quanto Haplophthalmus.
In quasi tutte le grotte del Savonese ove esistono Buddelundiellae,
troviamo associato ad esse anche Haplophthalmus Perezi Legrand, ele-
mento tipicamente paleomediterraneo, attualmente distribuito in sedi
edafiche non cavernicole sulle coste dell'Atlantico settentrionale (Fran-
cia) e del Mare del Nord (Danimarca). Anch'esso è costantemente sa-
proxilofilo.
Ricerche al crivello in diverse località hanno dimostrato che Ha-
plophthalmus non vive in sede edafica non cavernicola almeno nel ver-
sante tirreno della regione presa in esame (o almeno vi è straordinaria-
mente raro), mentre Buddelundiella, pur estremamente rara, compare
qua e là in tali sedi, ma solo sul versante padano (B. borgensis Verh.,
B. Zimmeri Verh. ecc.). Per contro, in provincia di Genova e La Spezia
il genere Haplophthalmus (con la specie Mengei Zadd. e Mengei ssp.
Franciscoloi Brian) vive in sede edafica epigea, ma ad altitudini general-
mente non inferiori ai 600 m. (ad es. al Lago di Noci, m. 600 circa,
fi È da | FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 117
Lago degli Abeti, m. 1200) mentre analogo comportamento si ha per
le popolazioni cavernicole, tutte in grotte alquanto elevate (Tann-a da
Reixe, circa 900 m., Tann-a de Liciorno, circa m. 700).
Cylistichus plumbeus Verh.: « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI»,
I es., 20-4-46. Troglosseno filetico: Sotto i sassi. Specie della pe-
nisola italiana; già nota di caverne del Bresciano e della Toscana.
Cylistichus gracilipennis Budde-Lund. : « Grotta di S. Antonino, No. 30
LI» (BRIAN, 1899, p. 212, BENSA, 1900, p. 107, ASCENSO,
1950, p. 80), I es., 9-1-49. Troglosseno filetico, sempre raccolto
sotto 1 sassi,
Porcellio Tortonesei Arcangeli: « Grotta di Verzi, No. 91 LI» (AR-
CANGELI, 1931, p. 6, sub Grotta Issel) - « Tana di Basi Rossi,
Pie 3) 1.1» (ORIAN, 1937; pi 105; 1940, pp. 402. e 417%
PRANCISCOLO, 1052, p. 64) - « Tana di Merona, No. 52 LI»
PerIAN, 1937, DP. 195; 1940, p. 402)-« Tana di Santi, N.224
ety (FRANCISCOLO, 1952, p. 703), 3 es., 23-12-52. Per. noti-
zie sulla ecologia vedere i lavori di BRIAN e mio sopraccitati. Eu-
troglofilo, endemico nel Toiranese e Loanese, noto solo di sedi ipo-
gee.
Porcellio prope Manacori Racov.: « Arma Pollera, N. 24 LI», 5 es.,
25-4-49 - « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI», 5 es., 9-1-49 -
« Tana della Rocca di Perti, No. 98 LI », 6 es., 18-2-51. Tro-
glosseno filetico (?). Sotto i sassi tra il guano, generalmente in am-
biente secco. La specie Manacori Racov. è già nota di una grotta
delle Baleari. | |
Porcellio (Euporcellio) dilatatus Brandt: « Arma Pollera, No. 24 LI »
(FRANCISCOLO, 1951, p. 48), 13 es., 25-4-49 - « Arma do Prin-
cipaa, No. 26 LI», 5 es., 10-4-49 - « Arma de 1’ Aegua, No. 29
LI », 7 es., 30-1-49 - « Tana di Basi Rossi, No. 53 LI » (BRIAN,
1940, pp. 402 e 410, FRANCISCOLO, 1951, p. 48), 2 es., 5-11-50
- « Tana da Bazura, No. 55 LI » (BRIAN, 1940, p. 402) - « Ta-
na del Colombo, No. 57 LI», 1 es., 18-10-38 - « Grotta Infe-
riore di S. Lucia, No. 59 Li» (BRIAN, 1940, p. 402), 3 es. ad.,
molti embr. e pulli, 11-11-50. Comune all’esterno sotto i sassi
nella zona considerata; estremamente più raro in Liguria orien-
tale dove non è conosciuto di sedi cavernicole. E’ noto anche di
grotte di Toscana, Veneto, Campania, Sardegna. Troglosseno fi-
PR,
M. E. FRANCISCOLO
letico. Predilige luoghi non troppo umidi, ove sia detrito legnoso
o guano secco.
Porcellio sp.: « Arma do Sanguineo, No. 96 LI», 1 es. indeterm.,
14-4-52 - « Taragnina, No. 105 LI», 7 giov., 4-11-50 - « Ballo
de Strie, No. 180 LI », 6 giov., 8-10-50.
Armadillidium Gestroi Budde-Lund: « Arma de Fate No. 33 LI»,
comune, 17-4-46 - « Grotta Inferiore della Cava del Martinetto,
No. 156 LI », 2 es., 5-12-48 - « Arma do Rian, No. 25 LI», 3
es., 16-3-52 - « Arma do Principaa, No. 26 LI», 1 es., 10-4-49 -
« Arma do Morto, No. 97 LI », 1 es., 30-1-49 - « Grotta di S.
Antonino, No. 30.: LI», 1):es.;) 30-1-49 - è € Lana “davies
zura, No. 55 LI » (BRIAN, 1940, p. 402) - « Tana del Colombo,
No. 57 LI », 8 es., 18-10-38. Elemento caratteristico del Finalese
e Toiranese, frequente anche all’esterno, che sembra mancare to-
talmente, almeno in sede cavernicola, in Liguria orientale. Troglos-
seno filetico. Generalmente rinvenibile sulle pareti asciutte.
Platyarthrus Hoffmanseggi Brandt: «Arma Pollera, No. 24 LI» (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 48). Troglosseno afiletico. Elemento mirmeco-
filo, la cui cattura, anche se in zona profonda (Pozzo Gestro), è da
considerarsi assolutamente accidentale.
Metoponorthus melanurus Budde-Lund: « Grotta inferiore della Cava
del Martinetto, No. 156 LI», 1 es., 5-12-48 - « Tana inferiore
del Pringipaa, No. 171 LI», 2 es., 30-4-50 - « Arene Candi-
de, No... 34> Li »* (CONCI, 1652.) pio) ele
es., 13-3-49 - « Grotta di Verzi, No. 91 LI» (CODDE’, 1950,
p. 72, sub M. pruinosus Budde-Lund), 3 es., 20-3-49. - « Tana
de Conche, No. 93 LI », 2 es., 18-4-46 - « Tana di Santi, No. 224
LI»; 4 es. 23-02-57 -"« Tana dal aracnitia,, NO. ron
es., 4-11-50 - « Tana da Ciapella, No. 50 LI», 4 es., 19-3-53 -
« Ballo de Strie, No. 180 LI» (FRANCISCOLO, 1952, p. 65) -
« Tana de l’Orpe, No. 248 LI », 1 es., 22-3-52. Troglosseno file-
tico, molto frequente anche all'esterno. In grotta trovasi general-
mente sotto i sassi, presso detrito legnoso oppure guano vecchio.
Frequente anche in grotte di Liguria orientale, sino a Spezia. Tutte
le precedenti determinazioni di M. pruinosus B.-L. vanno identi-
ficate (secondo BRIAN) con questa specie.
Metoponorthus sp. ind.: « Tana inf. del Pringipaa, No. ryt LI»; i
es., 30-4-50 - « Grotta di Verzi, No. a1 LI», 3 es., 20-3-49 -
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 119
« Tana di Crocci, No. 51 LI », 1 es. juv., 19-3-53 - « Pozzo di
Paramura, No. 215 LI», 2 es., 20-4-52, leg. BIANCHERI e
CHERCHI.
Chaetophiloscia cellaria Dollf.: E’ l'unica specie di Chaeto-
philoscia nota di caverne del Savonese; essa esiste pure in
caverne di Liguria orientale, ove sono però frequenti le altre spe-
cie (C. pallida Verh., C. pulchella Budde-Lund, C. hirsuta Verh.).
« Tana do Mortòu, No. 102 LI », 8 ad. 6 giov., 8-4-51, 8 ad.
19-3-52 - « Arma de Fate, No. 33 LI», pl. 23-4-50 - « Arene
Candide, No. 34 LI» (CONCI, 1952, p. 9), 2 es., 13-2-49, 12
es., 13-3-49 - « Grotta Staricco, No. 136 LI», 1 9, 1-5-47, leg.
CONCI - « Tana do Tascio, No. 70 LI» (BRIAN, 1940, p. 402)
- « Pozzo di Paramura, No. 215 LI», 3 es., 20-4-52, leg. BIAN-
CHERI e CHERCHI - « Tana de l’Orpe, No. 248 LI », 22-3-52.
Sopratutto nel guano, preferibilmente secco, ma comune in ogni
luogo ove sia detrito organico. Entità eutroglofila, oscuricola; Eu-
ropa occidentale mediterranea, Spagna esclusa. Nella nostra zona
«comune anche in sede edafica esterna. Nota anche di grotte To-
scane e delle Puglie (ARCANGELI, Mem. Biogeogr. Adr., II, 1953,
Pp. 147).
Haplophthalmus Perezi Legrand: «Arene Candide, No. 34 LI»
(BRIAN, 1937, p. 191, sub H. Mengei Zaddach: BRIAN, 1950,
p. 10; FRANCISCOLO, 1951, pp. 46 ¢,37;-GONCI, 1952, p. 9),
Q es. 13-2-49, 18 es. 13-3-49 - « Arma Pollera, No. 24 LI» (1.
c.), I es. 19-12-48, 6 es. 25-4-49 - « Tana inf. del Principàa, No.
171 LI», 1 es., 30-4-50 - « Tana della Rocca di Perti, No. 98
LI », 10 es., 18-2-51 - « Pozzo delle Cento Corde, No. 137 LI »,
I es., 9-11-52, leg. BIANCHERI-CHERCHI. Esempio tipico di tro-
globiosi regionale: la specie è infatti nota di sedi edafiche epigee
della costa atlantica francese, e forse della Danimarca e della Nor-
| vegia; in Italia è nota solo del Finalese in senso stretto, esclusiva-
mente cavernicola.
[Buddelundiella armata Silv.]: Fino a prova contraria, questo troglo-
bio saproxilofilo per eccellenza, è estraneo alla fauna della zona in
esame, ed è confinato a due sole grotte della alta Val Tanaro (Eca-
| Trappa, Grotta delle Grae, locus classicus, e Arma Nera, nuova
stazione, 4 es., 9-11-52). Non è però escluso che essa possa essere
rinvenuta anche in qualche nuova grotta del nostro territorio an-
M. E. FRANCISCOLO
cora non esplorata, sopratutto presso Calizzano o nella alta Val
Pennavaira.
Buddelundiella Biancheriae Brian: « Tana de Conche, No. 93 LI »,
molti es., 6-4-52, leg. BIANCHERI e CAPRA, sul legno e nel guano.
Esclusiva di questa stazione; specie molto prossima alla preceden-
te. Troglobio, saproxilofilo (BRIAN, 1954, p. 24 e segg.).
Buddelundiella Caprai Brian: « Tana do Mortòu, No. 102 LI », 5 es.,
8-4-51, 8 es. 19-3-52 - « Grotta della Cava del Martinetto, No.
155 LI» (BRIAN, 1950, p. II), 2 es., 5-12-48 - « Arma Polle-
ra, No. 24 LI » (BRIAN, 1950, p. 11, FRANCISCOLO, 1951, pp.
46-47), I es. 19-12-48, 17 es. 25-4-49 - « Arma do Principàa, No.
26 LI» (BRIAN, 1950, p. II), I es., 10-4-49 - « Grotta di
S. Antonino, No. 30 LI » (BRIAN, 1950, p. 11; ASCENSO, 1950,
p. 80), 2 es.; 9-1-49 - « Tana della Rocca di Perti, No. 98 LI»,
7 es., 18-2-51 - « Arma do Sanguinéo, No. 96 LI », 5 es., 14-4-
52 - « Arene Candide, No. 34 LI» (BRIAN, 1936, pp. 22-27,
1950, p. 11; ASCENSO, 1950, p. 80; FRANCISCOLO, 1951,
p. 57: CONCI, 1952; p: ‘9); O° eS. 1 3-2-4090, roles
« Grotta Staricco, No. 136 LI » (BRIAN, 1948, pp. 11-13; COD-
DE’, 1949, p. 17) - « Grotta di Verzi, No. 91 LI » (BRIAN, 1950,
p. 11; CODDE’, 1950, p. 72), 31 es. 20-4-49; 5 es. 4-5-49. Sa-
proxilofilo noto esclusivamente delle sedi cavernicole più sopra
riportate, confinato quindi al Finalese propriamente detto, ed esclu-
sivamente al versante tirreno. E’ molto affine a B. borgensis Verh.
e Franciscoliana Brian; con la prima convive alla Grotta di Verzi
No. 91 LI. Manca completamente nel contiguo Toiranese; essa
ha quindi distribuzione analoga a quella di Haplophthalmus Pe-
rezi Legr., ma ad areale leggermente più ampio nel Finalese. Con-
sidererei questa specie come troglobia.
Buddelundiella borgensis Verh.: «Grotta di Verzi, No. 91 LI»
(BRIAN, 1951-D, pp. 1-4), alcuni es., 20-4-49 e 4-5-49. Elemeti-
to descritto dal Verhoeff su una sola ® raccolta in sede edafica non
cavernicola a Borgo San Dalmazzo. Successivamente rinvenuta
da me anche all’« Arma Cornarea, No. 252 LI» (Alta Val Ta-
naro, in territorio della provincia di Imperia) in 2 es. il 10-11-52,
dove convive con B. Franciscoliana Brian. Saprexilofilo, troglo-
bio regionale nel Savonese. E’ bene notare che da edafico esterno
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es | FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 121 È
diventa eutroglofilo in grotte poste presso il crinale (Arma Cornu-
rea) o sul versante tirreno (Grotta di Verzi).
[Buddelundiella Franciscoliana Brian]: elemento estraneo alla zona
presa in esame, la cui cattura in essa non è tuttavia da escludersi.
Nota solo di due sedi cavernicole della alta Val Tanaro (« Arma cd
Cornarea, No. 252 LI », « Grotta dell'Orso o del Poggio », Pente a
di Nava, quest'ultima in territorio piemontese; vedi BRIAN, 1953, A
pp. 28-31). Saproxilofilo, probabilmente troglobio. Do.
Finaloniscus Franciscoloi Brian: « Arma de Fate, No. 33 LI » (BRIAN, 9
1951-B, pp. 22-25, sub Marioniscus BRIAN, nec BERNHARD 1932;
1951-C, p. 48, sub Finaloniscus BRIAN, 14 es., 23-4-50 - « Ta-
na do Mortòu, No. 102 LI», 1 2 8-4-51, 1 4 19-3-52 - « Ar- 2
ma do Sanguinéo, No. 96 LI», 2 9 2, 15-4-52. Saproxilofilo, % i
troglobio. Questo genere (scrive il BRIAN. 1951-B, p. 24) appar- %
tiene ad una tribù ben distinta di Trichoniscidae, composta di tre A
generi molto curiosi (Caucasonethes Verh., Escualdoniscus Van- a
del, Amerigoniscus Vandel) che rappresentano, secondo VANDEL,
i relitti dispersi di un vecchio stock paleomediterraneo, che ha in- i
viato elementi nell'America del Nord (Amerigoniscus) durante il a
Terziario. Strettamente localizzato al Finalese propriamente det- a
to: raccolto sempre in zone molto profonde. (1) Di
Androniscus dentiger Verh.: Esistono alcune citazioni di quests specie
delle seguenti grotte della nostra zona: « Garbetto, No. 60 LI »
(BRIAN, 1899, pp. 210 e 212, sub Titanethes feneriensis Paro-
na): questa citazione è stata confermata da nostri reperti (molti Pi.
es. il 25-4-53, leg. CAPRA e FRANCISCOLO) - « Grotta di S. An- “DI
tonino, No. 30 LI» (ASCENSO, 1950, p. 80) citazione
AA trots
x CI
f A
og
da correggersi in Trichoniscus (Spiloniscus) Voltai Arc. - &
« Grotta del Bujo, No. 27 LI » (BRIAN, 1914, p. 38): questa a
citazione è molto dubbia, e va probabilmente riferita anch'essa a n
Trichoniscus (Spiloniscus) Voltai Arc. Mancherebbe quindi una “a
prova attendibile circa la presenza di Androniscus dentiger Verh. oH
in grotte più occidentali del « Garbetto, No. 60 LI»; se vi è, esso co
(1) Una seconda specie, F. Briani Vandel (Notes Biospeol. VIII, 1953, p
152-159) è stata descritta della Grotta Petracorbara a Nord di Brando, e Grotta
Corte, entrambe in Corsica, il che conferma l'ipotesi del BRIAN che Finaloniscus sia
un elemento tipicamente paleotirrenico. a
M. E. FRANCISCOLO — pub. rn
è da considerarsi comunque estremamente raro e localizzatissimo.
Questa specie è nota di moltissime grotte del Vicentino, Bergama-
sco, Reggio Emilia, Lucca, Ancona, Genovesato, Spezzino, To-
scana.
Trichoniscus (Spiloniscus) Voltai Arc.: « Grotta di S. Antonino, No.
30 LI » (BRIAN, 1950-B, p. 10; ASCENSO, 1950, p. 80), 6 es.,
9-1-49 - « Grotta di Verzi No. 91 LI » (BRIAN, 1950-8, p. 10;
ASCENSO, 1950, p. 80; CODDE’, 1950, p. 72), 12 es., 20-4-49 -
« Tana do Scovèro, No. 86 LI», 1 9, 5-4-52. Entità troglobia,
descritta della Grotta di Bossea (Prov. di Cuneo) e da me rinve-
nuta anche alla Grotta dell'Orso di Ponte di Nava (1 2, 10-11-
52). Normalmente vagante liberamente sull’argilla umida, appa-
rentemente non legata ad alcun. particolare substrato, sempre in
zone molto profonde.
Trichoniscus (Spiloniscus) Voltai var. minor Brian: «Grotta di Ver-
zi, No. 91 LI », 12 es., 4-5-49, con la forma tipica - « Arma de
Fate, No. 33 LI», 1 es., 23-4-50. Troglobio. E’ probabile si
tratti di una forma caratteristica del versante tirreno, coabitante
con la forma tipica, in via di differenziazione.
Trichoniscus (Spiloniscus) provisorius Racov. (?): « Arma do Prin-
cipàa, No. 26 LI», 6 4 4 e 14 2 9, 10-4-49. Si tratta di una va-
rietà fortemente pigmentata, raccolta al fondo del camerone in-
terno, ma concentrata in nicchie con molto detrito vegetale secco.
Probabilmente troglosseno filetico. Non è escluso possa in defini-
tiva trattarsi della specie seguente (BRIAN, in litt., 17-1-52, affer-
ma che secondo il VANDEL, J. noricus sassonus Verh. sarebbe si-
nonimo di T. provisorius Racov.). Questa specie si presenta come
estremamente polimorfica: essa è già nota di grotte dell'Ariège,
Bassi Pirenei, Bresciano, Genovesato, ed ha alcune varietà troglo-
bie (sujensis Brian, ad es.). |
Trichoniscus noricus Verh. prope var. sassonus Verh.: « Tana Rimi-
legni, No. 163 LI», 3 es. 8-5-49, 5 es. 29-5-49- In sede analoga
al precedente. Troglosseno filetico o eutroglofilo. |
Trichoniscus (Spiloniscus) sp. ind. prope Voltai Arc.: « Grotta del
Bujo, No. 27 LI », 2 es. indet., 1-5-50 - « Tana Lubea, No. 47
LI », 2 9 @ indet., 23-12-51 - « Tana di Spéttari, No. 183 LI»,
I 9, 4-II-50 -
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¥ ‘ CHO 1)
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 123
AMPHIPODA
(Det. Prof. S. RUFFO, Verona)
Il genere Niphargus nella nostra zona è molto meno frequente che
nel Genovesato, in relazione naturalmente, in primo luogo, alla scar-
sità delle caverne a regime idrico interno. Benchè il materiale di tal ge-
‘nere sia ancora indeterminato, possiamo essere sicuri che in esso esi-
stono non meno di due specie, una indubbiamente riferibile al com-
plesso dello stygius Schiddte, ed una seconda ben differenziata, ma non
ancora identificata. Tra gli anfipodi compaiono poi due elementi inte-
ramente insoliti, Neogammarus rhipidiophorus Catta e Salentinella Ruf-
fo; tali sorprese tuttavia sono senza dubbio destinate ad essere seguite
da altre, perchè non sono dovute altro che ad un primo assaggio ese-
guito con sistemi adatti nelle acque sotterranee; ci proponiamo di spin-
gere a fondo le ricerche in questo campo, anche nelle acque interstiziali.
Neogammarus rhipidiophorus Catta: «Grotta del Capo di Varigotti,
No. 138 LI» (FRANCISCOLO, 1949-A, p. 8; RUFFO, 1951, pp.
1-4), 100 es. circa, 17-4-46, eutroglofilo, noto di pozzi delle Boc-
che del Reno, Tunisia, e di una grotta della Basilicata.
Niphargus sp.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (BENSA, 1900, p. 108,
sub stygius Schiddte; FRANCISCOLO, 1951, p. 48), 2 es. 30-1-49,
2 es. 10-4-49, 3 es. 19-3-50 nel Pozzo Gestro - « Grotta del
Bujo, No. 27 LI », molti es., 30-4-50 - « Garbo de Conche, No.
, 93 LI», molti es., 6-4-53 - « Tana da Bazura, No. 55 LI», 5
es. 16-7-50, 10 es. 30-8-50, 30 es. 12-II-50, circa 200 es. 3-1 2-
50 - « Grotta del Vallonasso, No. 253 LI », molti es., 30-11-52
- « Tana de l’Orpe, No. 248 LI», 11 es., 22-3-2.
[Salentinella Franciscoloi Ruffo]. Raccolta alla grotta dell'Orso, Ponte
di Nava, in territorio finitimo a quello Savonese; non è escluso
essa viva nelle acque sotterranee del versante tirreno o dell'alta Val
| Bormida; per le considerazioni e notizie relative ad essa, vedere
RUFFO S., 1953.
Classe: ARACHNIDA
| SCORPIONES
Euscorpius sp.: resti indeterminabili alla « Tana da Bazura, No. 55
LI », 3-12-50.
124 i M, E. FRANCISCOLO
PSEUDOSCORPIONES
(Det. + Prof. L. DI CAPORIACCO, Parma e Prof. M. BEIER, Vienna)
(Coll. Museo Civico di Genova)
Molto frequenti nelle nostre grotte, specialmente in prossimità di
guano o legno fradicio, ove più abbondante è la fauna ad Acari e Col-
lemboli, loro prede di elezione. Il loro naturale habitat è notoriamente
endogeo, ed essi sono pure uno degli elementi più caratteristici della
fauna del detrito di sottobosco. Le nostre forme cavernicole presentano
specializzazione molto ridotta rispetto alle comuni forme edafiche ester-
ne, e non è escluso che alcune di esse possano essere in seguito rinvenute
anche all’esterno nel detrito di sottobosco. Alcune ricerche svolte da
me in questo senso hanno tuttavia dimostrato che, in prossimità delle
regioni più ricche di grotte, vi è una unica specie comune ai due am-
bienti (Roncus italicus E. S.) che è poi anche quella a maggior fre-
quenza e diffusione in grotta. Se escludiamo alcuni casi tra gli Ephip-
piochthonius e i Parabloihrus, gli Pseudoscorpioni delle grotte del Sa-
vonese sono collocabili in massa nella categoria eutroglofili.
Ephippiochthonius troglophilus Beier: « Tana do Scovéro, No. 86
LI» (BEIER, 1930-B, p. ‘73932; p. 52; WOLFE, 103400
609; BEIER, 1053; p. 100),- «Lana Lubea, No. 4712) oe
23-12-51, (BEIER, 1953-B p. 106). Finora noto del No. 86 LI
soltanto; raccolto pure da me in territorio piemontese all'Arma
Nera (Eca). Troglobio.
Ephippiochthonius Gestroi E. Simon: « Arma Pollera, No. 24 LI »
(SIMON, 1896, p. 375; 1899, p. 595; BENSA, 1900, p. 107;
Gozo, 1906, p. 133; WOLF, 1934, p. 606; FRANCISCOLO 1951,
p. 51; BEIER, 1953-B, p. 106). - « Grotta di S. Antonino, No. 30
LI» (DI CAPORIACCO, 1950, p. 103; ASCENSO, 1950, p. 80;
BEIER, 1953-B, p. 106), 2 es., 9-1-49. - « Arma de 1’ Aegua, No.
29 LI », 2 es., 25-1-53 (BEIER, 1953-B, p. 106). - « Arene Can-
dide, No. 34 LI» (BENSA, 1900, p. 107; GOZO, 1906, p. 123;
ISSEL, 1908, p. 367; WOLF, 1934, p. 606, 1935, p. 220; CONCI.
1952, p. 10; BEIER, 1953-B, p. 106. - « Grotta di Verzi, No.
91 LI» (SIMON, 1899, p. 595; BENSA, 1900, p. 107; GOZO,
1906, p. 133; WOLF, 1934, p. 606; BENSA, 1953-B, p. 106). -
« Tana do Scovèro, No. 86 LI» (SIMON, 1899, p. 595; GOZO.
1906, p. 133; WOLF, 1934, p. 606; BEIER, 1953-B, p. 106).
Considerato troglobio dal BEIER. Credo sia piuttosto da consi-
wee
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 125
derarsi eutroglofilo, dato che la sua presenza in grotte di La Spe-
zia, Genova, Savona, Alpi Marittime e Vicentino (1) fa suppor-
re che esso possa probabilmente essere prima o poi rinvenuto an-
che in sede edafica esterna.
Ephippiochthonius tetrachelatus ssp. Concii: «Arene Candide, No.
34 LI» (BEIER, 1953-A, p. 36), vari es., leg. CONCI. La forma
tipica è anche nota di grotte del Lussemburgo, Francia, Spagna,
Ungheria ed Algeria (WOLF, 1934, III, p. 608). Forma proba-
bilmente troglobia. pia
Chthonius orthodactylus Leach: « Arma Pollera, No. 24 LI», 2 2 2,
I 6, 11-7-48; le 9 9 di questa località sono estremamente più
grosse che nelle popolazioni non cavernicole (BFIER, 1953-B,
p. 105). Tutta Europa e Africa Sett. Già citato anche di due grotte |
del Genovesato. Eutroglofilo. >
Chthonius parvioculatus Beier: « Tana do Mortòu, No. 102 LI », 3
es., 8-4-51; 12 es. ,19-3-52 (BEIER, 1953-B, p. 105) E’ bene
notare come questa specie abbia, nella sua distribuzione, comporta-
mento analogo a quello di Polydesmus Barberii Latz. : centro mas- <A
simo di diffusione nel Genovesato, con una puntata fino alla prima “i
grotta che si incontra, verso occidente, sul litorale Savonese. La spe-
cie, a quanto afferma il BEIER, è molto prossima a Chth. ischno- “
cheles Herm., già nota di grotte del Genovesato e de'lo Spezzino,
del Belgio, Francia, Jugoslavia, e della quale potrebbe rappresen-
tare un filum cavernicolo. Eutroglofilo. hi.
a
Neobisium cavernarum C. L. Koch: « Grotta di S. Lucia Superiore, No. a
58 LI» (Gozo, 1906, p. 130; GESTRO, 1933, p. 353; WOLF, “a
1934, p. 610; BRIAN, 1940, p. 501). E’ molto probabile che la E
determinazione della GOZO sia inesatta: questa specie infatti è M
nota solo di caverne dell’Ardéche, Ariége, Pirenei, Hérault, Yonne
e Spagna (WOLF, 1934, III, p. 610). Nelle nostre ricerche noi non
rinvenimmo alcun Neobisium in grotte del Savonese. E’ più pro-
babile si tratti del Neobisium Doderoi Beier, non raro in sede eda-
fica non cavernicola nella faggeta del Melogno (Finale Ligure).
Roncus (s. str.) italicus E. Simon: « Arma Pollera, No. 24 LI» (SI-
MON, 1898, p. 22; BENSA, 1900, p. 107; GOZO, 1906, p. 131;
(1) BEIER: 1953 B, pp- 197; considera tuttavia la determinazione del Covolo iy i
i di Costozza come riferibile (con dubbio) a Chth. (E.) Pieltaini BEIER.
nice e
Mi
LI
MS YDB M. E. FRANCISCOLO
BEIER, 1932, p. 127; DI CAPORIACCO, 1950, p. 103; FRAN-
Ai CISCOLO, 1950, p. 51; BEIER, 1953-B, p. 107). I es., 25-4-49. -
3 « Tana Lubea, No. 47 LI » (SIMON, 1896, p. 374; 1898, p. 22;
BENSA, 1900, p. 107; GOZO, 1906, p. 131; DELLEPIANE, 1923,
Sia p. 120; BEIER, 1932, p. 127; GESTRO, 1933, pp. 352 & 353;
SA | | WOLF, 1934, p. 617; BRIAN, 1940, p. 401). - « Taragnina, No.
105 LI» (SIMON, 1899, p. 594; GOZO, 1906, p. 131; BEIER,
1932, p. 127; GESTRO, 1933; pp: 352 è.353; WOLF 210347.
617; BRIAN, 1940, p. 401). - « Grotta della Reg. Roveirola, No.
40 LI» (SIMON, 1896, p. 374; 1898, p. 22; BENSA, 1900, p.
107; GOZO; 1906, p. 131; BEIER, 1032; p. 127; GESTRO, poe
vesato. Sembrerebbe essere una specie tuttora in via di penetra-
zione dalla sede edafica silvicola a quella cavernicola. Noto per ora
Bas. solo di Liguria.
= pp. 352 e 353; WOLF, 1934, p. 617; BRIAN, 1940, pf. 401).
a SIA Eutroglofilo, originariamente descritto del No. 47 LI, poi rin-
> venuto nelle altre stazioni citate; diffusissimo in sede edafica epi-
ss , gea nei boschi di faggio del Melogno, Rocca Barbena, ecc. insie-
ee me a R. lubricus C. L. Koch; noto anche di sedi ipogee del Geno- |
bi: ‘ Roncus (s. str.) lubricus C. L. Koch: [« Grotta di Verzi, No. a1 LI »
n (Gozo, 1906, p. 130; WOLF, 1934, p. 617; CODDE’, 1950, p.
n 72) (1)]. - « Tana del Colombo, No. 57 LI» (SIMON, 1898,
p. 21; BENSA, 1900, p. 107; GOZO, 1906, p. 130; WOLF, 1934;
pi p- 617; BRIAN, 1940, p. 401). - « Grotta Infer. di S. Lucia, No.
fi 59 LI» (BRIAN, 1940, p. 401). Eutroglofilo; specie edafofila,
ae circummediterranea (Spagna, Algeria, Marocco, Grecia, Bulga-
4 i ria) gia nota di grotte bulgare, francesi, greche. Comune nel de-
ei trito di sottobosco nelle foreste di faggio del Savonese.
ae Roncus (s. str.) euchirus E. Simon [ (1) « Grotta di Verzi, No. 91 LI »
ig (SILVESTRI, 1922, p. 19; CODDE’ 1950, p. 72)!- Specie nota
Di
di grotte della Francia Meridionale, Bulgaria, Spagna, Algeria, Eu-
, troglofilo. »
ee i, Roncus (s. str.) lucifugus E. Simon: [(1) « Grotta di Verzi, No. 91
* bf, LI» (SIMON, 1899, p. 594; GOZO, 1906, p. 130; CODDE’, 1950,
SR p. 72)]. BEIER (1932, pp. 128-129) indica questa specie di va-
‘99 rie località Francesi e di una grotta del Var, ma pone i suci dubbi
Se sulla sua presenza in Italia. Eutroglofilo.
—_— ese
Seri! | FAUNA ‘CAVERNICOLA DEL SAVONESE 127
Roncus (Parablothrus) antrorum E. Simon: « Tana della Reg. Rovei-
rola (della Madonna), No. 40 LI » (SIMON, 1896, p. 374; 1898,
p. 22; BENSA, 1900, p. 107; GOZO, 1906, p. 131; BEIER, 1932,
p. 133; GESTRO, 1933, pp. 352-353; WOLF, 1934, p. 616;
BRIAN, 1940, p. 401; FRANCISCOLO, 1950, p. 50; BEIER,
1953-B, p. 108). - « Tana Rimilegni, No. 163 LI», 2 es., 8-5-
49, I es. 4-6-52 (BEIER, 1953-B, p. 108). E’ la specie più spe-
cializzata del sottogenere in Liguria, molto prossima a ligusticus
Beier ed a Gestroi Beier, quest'ultimo esclusivo delle grotte di Spe-
zia. Descritto del No. 40 LI, e ritrovato nella vicinissima No. 163
LI; la Gozo (1. c., p. 131) lo indica come raccolto da DODERO
“anche alla Grotta di Cassana (La Spezia); l'indicazione deve es-
sere errata, tanto più che il BEIER cita di tale grotta solo il R.
(P.) Gestroi Beier (1932, p. 135).
Roncus (Parablothrus) Stussineri E. Simon: [(1) «Grotta di Verzi,
No. 91 LI » (SIMON, 1898, p. 21; 1899, p. 594; BENSA, 1900,
MT G0OZ0,:.1006;°p.13 1: BEIER, 1928, pf. JI). 932:0D:
130; WOLF, 1934, p. 618; CODDE’, 1950, p. 72. - « Tana Lu-
bea, No. 47 LI » (GESTRO, 1887, pp. 497-498; GOZO, 1906, p.
131; DELLEPIANE, 1923, p. 120; BEIER, 1928, p. 310; WOLF,
1934; p. 618; BRIAN, 1940, p. 401)]. Ho messo queste indica-
zioni tra parentesi. quadra in quanto questa specie venne descritta
dal SIMON nel 1880 di una grotta slovena (Jama pod Smorovgo-
ro) e successivamente, dallo stesso SIMON, citata del No. o1 e 47
LI, ed in più della Buca Lupara No. 74 LI presso Spezia; sulla
‘fede del suo stesso Autore, questa specie dovrebbe quindi avere
una distribuzione alquanto discontinua e strana, molto interessan-
te; senonchè noi, proprio al No. 91 LI, ed alla Tana di Santi, vici-
nissima al No. 47 LI, raccogliemmo il R. (P.) troglophilus Beier.
descritto molto più tardi (1931), e possiamo quindi pensare che
lo Stussineri di SIMON vada riferito a questa specie, almeno per
quel che riguarda le stazioni Savonesi precitate.
(1) E’ bene notare come su determinazioni antiche del SIMON (1896, 1898.
1899) e del SILVESTRI (1922) vengano ad essere citate della Grotta di Verzi ben tre
specie di Roncus s. str, mentre noi non ne raccogliemmo neppure una, e per contro
ottenemmo in quantità soltanto una specie di Parablothrus, che, fra l’altro, non si
identifica con quella indicata dal SIMON (1898, pp. 21); si può quindi dubitare
della esattezza di almeno qualcuna delle citazioni in questione.
128 M. E. FRANCISCOLO ,
% Roncus (Parablothrus) ligusticus Beier: « Tana do Scovèro No. 86
> LI» (BEIER, 1930-A, p. 94; 1932, p. 134; WOLF, 1934, p.
“3 616). Troglobio esclusivo di questa stazione. Originariamente con-
fuso col R. (P.) antrorum E. Simon, e come tale citato di questa
grotta da SIMON, 1898, p. 22; 1899, p. 595; BENSA, 1900, p.
107; GOZ0;<4906,\p., 131; GESTRO 1033: pp 352-354
9 | Roncus (Parablothrus) troglophilus Beier: « Grotta di Verzi, No. 9I
È: LI», 8 es. 20-3-49; 7 es. 4-5-49 (BEIER, 1953-B, p. 107). -
« Tana di Santi, No. 224 LI », 1 es., 23-12-51 (BEIER, 1953-B,
p. 107). Descritto dal BEIER nel 1931 del Buco del Fuso (Bre-
scia), e successivamente rinvenuto in qualche grotta piemontese.
Distribuzione quindi analoga a quella dei Duvalius delle serie
filetica del Longhii Comolli, tuttavia con un’area estremamente
Ù vasta, tra i due biotopi, in cui la specie non venne ancora rinvenuta.
Si noterà, per quanto riguarda gli Pseudoscorpioni, che la zona
in esame presenta ben quattro specie endemiche, e cinque la cui distri-
buzione segue, grosso modo, la falsa riga delle specie di altri ordini: o
di provenienza orientale lungo la catena alpina, o di provenienza occi-
ui dentale, franco-provenzale. Il rimanente delle specie presenta invece una
analogia con la fauna della Liguria orientale (Chtonius Gestroi, Chto-
‘AB nius parvioculatus).
i | ARANEAE
% i / (Det- + Prof. L. DI CAPORIACCO, Parma)
ee | (Coll. Museo Civico di Genova))
a Le forme eutroglofile delle pareti (Pholcus, Tegenaria, Meta, Ne-
mi. sticus) hanno distribuzione uniforme in tutta la Liguria. Un solo ragno,
del genere Leptoneta Simon, notoriamente ricco di forme troglobie, pre-
senta una spiccata specializzazione ed una localizzazione ancora più
notevole. Purtroppo non tutto il nostro materiale è determineto; di-
Sa verse centinaia di esemplari sono rimasti ancora senza nome, causa la
irreparabile, prematura perdita del compianto Prof. L. DI CAPORIACCO.
Leptoneta Franciscoloi Di Caporiacco: « Tana do Mortòu, No. 102
LI », 8 es. 8-4-51, 6 es. 19-3-52. - « Arma Pollera, No. 24 LI »
aa (DI CAPORIACCO, 1950, p. 104; FRANCISCOLO, 1951, pp. 46 e
51), 2 68, 1 9, 19-12-48; 1 9 giov., 25-4-49. - «Arma de
l’Aegua, No. 29 LI» (DI CAPORIACCO, 1950, p. 105), 1.8
eo
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 129
30-1-49, 4 22, I $6, 23-1-53. - « Tana della Rocca di Perti,
No. 98 LI», 1 2, 18-2-51. - « Arma do Sanguinèo, No. 96 LI »,
4 2 2, 14-4-52. - « Arene Candide, No. 34 LI » (DI CAPORIAC-
eo, 1c.; FRANCISCOLO; I. c.; CONCI, 1952; D. 10), 3 2 2, 10-2-
35, leg. F. CAPRA e C. MANCINI. - « Tana Lubea, No. 47 LI»,
2 es., 16-12-51. Le seguenti citazioni di Leptoneta convexa E.
Simon (specie troglobia esclusiva dell'Ariège), vanno riferite alla
specie Franciscoloi Dicap.: « Arene Candide, No. 34 LI », GOZO,
1906, p. 129; WOLF, 1934, p. 544. - « Grotta di Verzi, No. 9I
LI », l.c. - « Tana do Scovèro, No. 86 LI», l.c. Troglobio, vi-
vente quasi esclusivamente sul legno fradicio, ma rinvenibile, co-
me al No. 29 LI, anche in ambienti piuttosto secchi. Come noto,
il genere Leptoneta comprende una ventina di specie troglobie,
principalmente dei Pirenei, qualcuna delle Alpi Marittime fran-
cesi (proserpina Simon), una dell'Algeria (Rernensis Simon): è
quindi un elemento tipicamente paleotirrenico. (1)
Pholcus phalangioides Fuessly : « Grotta del Capo di Varigotti. No.
138 LI» (FRANCISCOLO, 1949, p. 8), 1 es. 2, 18-4-46. - « Ar-
ma de Fate, No. 33 LI», 2 3 6,2 2 2, 17-4-46 - « Arene Candi-
de, N. 34 LI » (GOZO, 1906, p. 126; WOLF, 1934, p. 554; CON-
CI, 1952, p. 10), 2 & 6, 5-1-47, leg. SANFILIPPO. - « Tana di
Crocci, No. 51 LI » (DI CAPORIACCO, 1950, p. 104), I 6, 7-10-
35, leg. BRIAN. - « Tana Inf. del Rivo, No. 182 LI », 3 es., 5-II-
50. - « Tana do Tascio, No. 219 LI», comune, 4-3-51. Eutro-
glofilo, quasi cosmopolita, noto di grotte algerine, bulgare, fran-
cesi, italiane, jugoslave, portoghesi, spagnole e svizzere.
Pholcus sp. ind.: « Tana da Ciapella, No. 50 LI», 1 es., 19-3-53.
Tegenaria silvestris C. L. Koch: «Grotta della Cava del Martinetto,
No. 155 LI», 1 ®, 5-12-48. Specie olartica, nettamente eutro-
glofila, nota di una notevole serie di grotte di tutta Europa.
Tegenaria sp. ind.: « Tana di Crocci, No. 51 LI » (DI CAPORIACCO,
1950, p. 106), 1 pullus ind., 7-10-35, leg. BRIAN.
met) Tre specie, L. Patrizit Roewer, L. insularis Roewer, L. serbauriana Roewer.
(Notes Biospeo!., VIII, 1953, p. 41-45) sono state descritte di grotte di Sarde-
gna, regione per la quale l'intera famiglia Leptonetidae era sconosciuta; pure il ge-
nere Segrea Roewer, e Paraleptoneta Fage, della stessa Fatmiglia, sono stati raccolti
in grotte sarde dal PATRIZI.
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII. &
Nesticus eremita italicus Dicap.: « Arma Pollera, No. 24 LI » (Gozo,
M. E. FRANCISCOLO
Nesticus eremita eremita E. Simon: «Grotta della Cava del Marti- —
netto; No. 155 LI » (DI CAPORIACCO, 1950, p. 106), I 2, 5-12-
48, in zona distante 15 m. dall'ingresso. - « Grotta di S. Anto-
nino, No. 30 LI» (DI CAPORIACCO, 1. c.;. ASCENSO, 1950, p.
80), 1 2 20-4-46, 2 pulli 9-1-49, in zona profonda. - « Grotta
di Verzi, No. gr LI» (Gozo, 1906, p. 122, sub N. cellulanus
Clk.; p.‘124-sub.N. eremita:E:<S,;; SILVESTRI;-19022, pe2200008
CAPORIACCO, 1934, p. 401; WOLF, 1934, p. 576; CODDE’,
1950, p. 72). - « Tana do Scovèro, No. 86 LI» (Gozo, 1906,
p- 122). Eutroglofilo, noto di caverne italiane, francesi, greche, ju-
goslave, svizzere. In Liguria è finora accertato di sedici grotte, men-
tre la forma seguente, che dovrebbe presentare un adattamento mi-
nore alla vita cavernicola (DI CAPORIACCO, 1934, p. 401) è accer-
tata finora di ben 29 grotte, cioè di quasi il doppio. Il LANZA cita
la f. tipica di tre grotte toscane, e la f. italicus Dicap. di sei; CONCI
cita solo la f. italicus di otto grotte trentine, ma non indica la f.
tipica. Il che, se non altro, permette di supporre che sia più fre-
quente in grotta la forma considerata meno adattata. Non so con-
ciliare i due fatti, tanto più che non è esatto, come supposto
dal DI CAPORIACCO, che vi sia una maggior tendenza a penetrare
in zone profonde nella forma tipica che nella forma italicus. Tanto
la forma tipica quanto la f. italicus sono molto più diffuse in
grotte della Liguria Orientale che in quelle della Liguria occiden-
tale (rispettivamente : f. tip. 13 contro 3; f. italicus 21 contro 8).
Il genere stesso ha ben quattro forme distinte (due delle quali
esclusivamente cavernicole) in Liguria Orientale, e solo due in Li-
guria occidentale. Alcune citazioni della GOZO (1906) di N. cel-
lulanus Clerk vanno riferite all’eremita s.1.; cellulanus non è
mai stato raccolto in Liguria.
VO o—
1906, p. 124, partim sub f. typ.; DI CAPORIACCO, 1934, p. 397
e 401, rivede il mater. della GOZO; FRANCISCOLO, 1951, p. 51),
7 22, 25-4-49. - « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI » (Gozo,
l.c., sub, f. typ., DI CAPORIACCO; 1934, pp. 397 ‘e ‘40T): =
« Tana d’Napoleon, No. 135 LI», alcuni es. 7-2-43 e 14-3-43;
leg. SANFILIPPO. Noto di caverne della Prov. di Imperia e comu- —
nissimo in quella della Liguria Orientale. Per ora noto solo d’Ita-
lia, con la f. tip.
> d i SiS
al We dle
> *
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 131
Nesticus sp. ind.: « Arma de Fate, No. 33 LI », pulli, 23-4-50. - « Ar-
‘ma do Poussango, No. 22 LI », pulli, 16-3-52. - « Tana di Basi
Rossi, No. 53 LI », 2 es.; 5-11-50.
| Meta Merianae Scopoli: « Grotta di Montesordo (1) (GOZO, 1906, p. ms)
114; WOLF, 1934, p. 560). - « Arma Pollera, No. 24 LI» (DI
CAPORIACCO, 1950, p. 109; FRANCISCOLO, 1951, p. 51), 5 A
2 2, 25-4-49. Eutroglofilo, più frequente in Liguria Orientale.
Conosciuto di grotte di quasi tutta Europa, Algeria, Stati Uniti,
diffuso in Europa, Algeria, Isole Britanniche, Nord America.
ACARI
(Det. Prof. GIOCONDO LOMBARDINI, Firenze, e Dott. ANTONIO VALLE, Parma, 7
(Coll. Museo Civico di Genova) a
Se dovessimo analizzare la composizione della fauna cavernicola
nella zona in esame, sia per quel che riguarda il numero delle specie, sia 4
per quello degli individui che le rappresentano, il primo posto spette-
rebbe indubbiamente agli Acari, seguiti dai Collemboli e, a lunga distan- de
za, dai Coleotteri. Sfortunatamente il nostro materiale, ammontante a |
104 preparati, per un numero considerevole di specie, è solo in parte stu-
diato, e le specie determinate sinora sono solo 42. Tale numere tutta-
via è destinato ad aumentare almeno fino a 60 una volta che il Dott.
VALLE di Parma, che ha attualmente in esame il nostro materiale, ne n
avrà terminato lo studio. Ri,
Ci si può ritenere autorizzati a supporre che il gruppo attual-
mente in fase di maggior penetrazione in sede ipogea nella zona in esame
è proprio quello degli Acari; la massa delle specie raccolte è tuttora rin-
venibile, nelle località adatte, in sede edafica, nel fitosaprodetrito, sotto
i massi, specialmente in zone boscose. ‘a
L’abbondanza degli Acari nelle grotte del Savonese tuttavia, se é È
notevole rispetto alle segnalazioni attualmente esistenti per altre ragioni,
deve essere più che altro dovuta al fatto che le ricerche vi sono state
| condotte con particolare intensità, specialmente per quel che ri-
guarda la raccolta delle forme minute, e c'è da attendersi che. esten-
| dendo l’uso dei setacci posti su piatti con acqua, o quello più perfetto
| del Selettore Berlese, anche ad altre regioni, si finirà per accorgersi che
(1) Con questo nome viene probabilmente indicata una delle grandi grotte
del Rio della Valle, Montesordo, presso Finale Ligure.
eg \
a lu <a
ci
re
132 M. E. FRANCISCOLO
gli Acari sono molto più abbondanti in grotta di quel che si possa pen-
sare.
Nel caso particolare del Finalese tuttavia l'abbondanza di specie e
di individui di questo ordine può parzialmente essere spiegata in primo
luogo con la costante presenza in grotte di tale regione di un adatto sub-
strato vegetale marcescente, prevalentemente legno, sul quale brulicano
quantità enormi di individui, i quali poi sembrano passare indifferen-
temente anche sul guano, mentre le forme sicuramente guanobie sono
probabilmente in assai minor numero; in secondo luogo, il territorio del
Finalese non offre generalmente le condizioni migliori di vita per una
fauna edafica stabile, anche nella macchia mediterranea, in forza della
natura assorbente del substrato roccioso e della limitata potenza del terre-
no vegetale ove sorge la macchia; per cui è certamente più facile racco-
gliere in grotta Acari, Collemboli, ed altre forme tipicamente edafiche,
piuttosto che crivellando nel fitosaprodetrito della macchia.
Come generalmente si verifica, le specie di Acari raccolte sono ben
lungi dall'essere localizzate, ma principalmente sono a larga diffusione,
benchè per alcune di esse probabilmente non esistano citazioni di rac-
colte in Liguria fuori grotta. Soltanto una grotta, la Tana da Bazura.
sulle cui caratteristiche ho già discusso (vedi pag. 83) ha dato due spe-
cie nuove ed una precedentemente nota e descritta solo di una grotta
della Campania. Poichè non si può escludere che tali forme vivano tut-
tavia in sede edafica non cavernicola almeno nella zona circostante, il
fatto è ancora di scarso significato.
Tra le forme ritenibili come maggiormente infeodate al mondo sot-
terraneo, benchè tale distinzione sia difficile da stabilirsi, posso ricordare
Rhagidia, rinvenibile anche in zone assai profonde e lontano da qual.
siasi detrito organico.
Alcune forme dimostrano una costante tendenza a colonizzare le
grotte, particolarmente Paulotrachytes, Belba, Geholaspis, oltre natu-
ralmente gli [xodidae e Spinturnicidae, sempre più o meno legati alla
presenza di Chirotteri. Credo tuttavia che tutte le specie riscontrate
possano essere fatte rientrare nella categoria degli eutroglofili, dalla qua-
le solo qualche eccezione potrà essere passata a quella dei troglosseni
filetici.
Eugamasus furcatus Canestrini: « Grotta di Verzi, No. 91 LI », mol-
tiss. es., 20-3-49, nel legno fradicio. Già noto di grotte del Geno-
vesato e Venezia Giulia.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 133
Eugamasus loricatus (Wenk.) * (1): « Arma do Vallonasso, No. 253
LI », 3 es., 30-11-53, da legno fradicio.
. Pergamasus quisquiliarius (Can.): * « Tana de l'Orpe, No. 248 LI »,
I es., 23-3-52, da detrito di foglie..
Parasitus sp. (ninfa indet.): « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCI-
SCOLO, 1951, p. 52), I es., 11-7-48, su Sphodropsis Ghilianii
Schaum.
Veigaia serrata Willm.: * « Tana do Scovero, No. 86 LI », 6 es., 5-4-
52, dal guano.
Hypoaspis aculeifer Can.: * « Arma do Sanguinèo, No. 96 LI », 20
es., da legno fradicio, 14-4-52. - « Arma do Principaa, No. 26
LI », comunissimo nel guano, 10-4-49. - * « Tana Lubea, No.
47 LI », molti es. tanto nel guano secco quanto in quello fresco
del corridoio superiore, 16-12-51. Gia nota di grotte dell'Algeria
e Venezia Giulia.
Hypoaspis (Stratiolaelaps) miles Can. (?): * « Tana do Mortòu, No.
102 LI», 19-3-52, 16 es. nel guano secco. - * « Tana Lubea,
iio, -47 LI »; 16-12-51, da guano secco. - * «Pozzo di Para-
mura, No. 215 LI », 1 es. da guano secco, 20-4-52.
Haemogamasus horridus Mich.: * « Tana do Mortòu, No. 102 LI»,
I es., 19-3-52, da guano. - * « Arma do Sanguinéo, No. 96 LI »,
14-4-52, 1 es. da guano secco. - * « Pozzo di Paramura, No. 215
LI», 15 es., 20-4-52, da guano secco. - * « Tana de l’Orpe, No.
248 LI», 7 es. da detrito di foglie.
Haemogamasus michaeli Oudemans: * «Tana de l’Orpe, No. 248
LI», 19-3-52, 1 es. da detrito di foglie. |
Liponyssus albatus C. L. Koch: « Arma Pollera, No. 24 LI » (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 52), oltre 100 es. su cadavere di Myotis oxi-
gnathus Montic. e 60 es. dal legno.
Spinturnyx vespertilionis Petényi: « Arma Pollera, No. 24 LI»
(FRANCISCOLO, 1951, p. 52), II es., 1I1-7-49, col precedente. Già
citata di grotte della Francia, Ungheria, Emilia.
(1) Le specie indicate con asterisco, o le citazioni di grotte, stanno a indicare
che la relativa determinazione è stata fatta dal Dr. A. VALLE; quelle senza asterisco.
dal Prof. LOMBARDINI.
WE ep OS
134 M. E. FRANCISCOLO
Euryparasitus emarginatus C. L. Koch: * « Tana de l'Orpe, No. 248
LI », 1 es., 19-3-52, da detrito di foglie.
Geholaspis (Geholaspis) longispinosus Kramer: « Grotta di Verzi, No.
gi LI», 1 es., 20-3-49, da legno fradicio.
Geholaspis (Geholaspis) alpinus Berlese: * « Tana do Scovéro, No.
86 LI », 4 es., 5-4-52, da legno fradicio.
*
Geholaspis (Longicheles) mandibularis hortorum Berlese: * « Tana do
Scovéro, No. 86 LI », 3 es. col precedente.
Uroseius acuminatus Berlese: « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI»
(ASCENSO, 1950, p. 80), molti es., 15-3-50, nel guano fresco. |
Già citato di una grotta francese ed una algerina.
Paulotrachytes Rackei Oudemans: * « Tana do Mortòu, No. 102 LI »,
19-3-52, 20 es. da guano. - « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 52), 20 es., 11-7-49, nel guano, molti es.
25-4-49 nel guano e nel legno. - * « Arma do Vallonasso, No.
253 LI», 1 es., 30-11-53, da legno fradicio. Tipico guanobio,
diffuso anche nel Genovesato e Spezzino. Citato anche di una
grotta presso Trieste.
Uropoda alpina Berlese: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCISCO-
LO, 1951, p. 52), 38 es., 11-7-48, dal guano e dal legno.
Dermacentor reticulatus F.: «Arene Candide, No. 34 LI» (CONCI,
1952, p. 10).
Ixodes vespertilionis C. L. Koch: « Arma Pollera, No. 24 LI » (GOZO,
1906, p. 138; WOLF, 1934, p. 650; FRANCISCOLO, 1951, p.
52), I giov. 25-4-49 a terra, I 4 19-3-50 su Rinolofo maggio-
re. - « Garbo de Conche, No. 93 LI », 1 es. su Rinolofo maggiore,
6-4-53. - « Grotta di Verzi No. 91 LI» (Gozo, 1906, p. 138;
WOLF, 1934, p. 650;° CODDE’, 1950, p. 72) = * banane
l’Orpe, No. 248 LI », 23-3-52, 13 es. da detrito di foglie. Citato
di moltissime grotte europee e dell’ Algeria; rinvenibile molto spes-
so vagante. liberamente sulle pareti ed al suolo.
Labidostomma cornutum Canestrini e Fanzago: « Arma Pollera, No.
24 LI» (FRANCISCOLO, 1951, p. 52), molti es., 25-4-49, dal
guano. Ù
Labidostoma luteum Kramer: * « Grotta della Rocca di Perti, No. 98°
LI », 1 es. da detrito di legno, 18-2-51.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 135
Rhagidia clavifrons Can.: « Grotta della Cava del Martinetto, No. 155
LI», 1 es., 5-12-48, vagante sull’argilla nella sala terminale. -
« Arma Pollera, No. 24 LI » (FRANCISCOLO, 1951, p. 52).
Trombicula spinosa Lombardini: « Tana da Bazura, No. 55 LI»
(LOMBARDINI, 1952, pp. 4-6), 13 es. nel guano vecchic, sotto
stalagmite, al 250 m.; specie endemica di questa grotta.
Trombicula Patrizii Valle: * « Tana do Mortòu, No. 102 LI », 1 es.,
19-3-52, da guano secco. - * « Arma do Sanguinéo, No. 06 LI »,
Wes! 14-4-52, da guano secco, - * « Tana da Bazura, No. 55 LI»,
Q es., 3-12-50, da guano vecchio, insieme alla specie precedente (1).
Rhizoglyphus sportilionensis Lombardini: « Tana da Bazura, No. 55
LI» (LOMBARDINI, 1952, p. I), 3 es. 13-12-50, IO eS. 4-3-51,
insieme a I. spinosa Lomb. Specie descritta e finora nota solo del-
la Grotta degli Sportiglioni, Avella (Campania).
Rhizoglyphus echinopus Fumouz et Robin: « Arene Candide, No. 34
LI» (CONCI, 1952, p. 10), molti es. dal legno fradicio, 13-2-49.
mow tana da Bazura; No. 55 LI», 5 es:, 3-12-50, da guano
vecchio, insieme al precedente (2).
Hypopus sp. (ninfa indet.): « Tana da Bazura, No. 55 LI» (LoM-
BARDINI, 1952, p. 1), probabilmente ninfa di Rhizoglyphus spor-
tilionensis Lomb., I es., 12-11-50.
Cosmoglyphus mycophagus Mègnin: * « Tana do Mortòu, 192 LI »,
26 es., 19-3-52, da guano secco, - « Arma Pollera, No. 24 LI »
(1) VALLE descrive una Trombicula Patrizii n. sp. del'a Grotta Patrizi di Sasso
Furbara, presso Roma (Di una nuova specie del genere Trombicula. - Acarina Trom-
bidiidae - e su alcune considerazioni intorno alla biologia delle Trombiculinae. -
« L'Igiene moderna ». - Vol. XLV - anno 1952 - Fasc. 5-6, pp. 1-7; 2 figg., 1 tav.).
Quasi contemporaneamente, ma credo in anticipo di qualch: mese sul VALLE, LOM-
BARDINI, 1952, pp. 4-6, descrive delia Tana da Bazura No. 55 LI a Toirano una
Trombicula spinosa n. sp.; il VALLE determinò come T. Patrizii Valle esemplari da
me raccolti nello stesso punto ove presi gli esemplari che servirono a LOMBARDINI
per la descrizione di T. spinosa. i
Ho quindi il giustificato sospetto che si tratti della stessa specie, descritta due
volte e quasi contemporaneamente, nel qual caso il nome del VALLE dovrebbe cedere
per priorità a quello del LOMBARDINI. La questione comunque non può essere risolta
che dagli Specialisti.
(2) Anche in questo caso, gli esemplari determinati da LOMBARDINI come
R. sportilionensis sono stati raccolti nello stesso punto ove presi gli esemplari che
VALLE determinò come R. echinopus Fum. et Rob; è naturalmente probabile che
entrambe le specie vivano realmente nello stesso punto, ma rimane certo il dubbio che
una delle due determinazioni vada riveduta.
136 M. E. FRANCISCOLO
(FRANCISCOLO, 1951, p. 51, sub Caloglyphus), varii es., 11-7-
49, da legno fradicio. - « Arma do Sanguinéo, No. 96 LI », oltre
100 es. da legno fradicio, 14-4-52.
Glyciphagus spinipes C. L. Koch: * « Tana de l’Orpe, No. 248 LI»,
I es., 23-3-52, da detrito di foglie.
Belba Berlesei Mich.: « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI» (ASCEN-
SO, 1950, p. 80), molti es., 9-1-49, dal guano fresco. Nota già
di una grotta algerina.
Belba geniculata Can. e Fanz.: « Arma Pollera, No. 24 LI» ‘FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 52), I es., 11-7-49, da legno fradicio.
Hypochthonius rufulus C. L. Koch: * « Tana de l’Orpe, No. 248
LI », 23-3-52, 1 es. da detrito di foglie.
Xenillus tegeocranus (Herm.): * « Tana de l’Orpe No. 248 LI»,
23-3-52, I es., da detrito di foglie.
Oppia parva Lombardini: « Tana da Bazura, No. 55 LI » (LOMBAR-
DINI, 1952, pp. 1-4), 6 es., 12-11-50, insieme a Rhizog!. sporti-
lionensis e Tromb. spinosa. Anche questa specie è endemica della
grotta in questione.
Oppia nitens C. L. Koch: * « Tana de l’Orpe, No. 248 LI », 23-3-52,
3 es. da detriti di foglie.
Oribella pectinata Mitch.: « Arma do Pringipaa, No. 26 LI », molto
comune nel guano, 10-4-49. - * « Tana de l’Orpe, No. 248 LI »,
1 es. da detrito di foglie. Di grotte è già citata della Gr. della Spi-
pola (Emilia).
Notaspis coleoptratus L.: * « Tana de l’Orpe, No. 248 LI », 23-3-52,
1 es. da foglie fradice.
Phthiracarus echidninus Berlese: « Arma do Principaa, No. 26 LI »,
frequente nel guano fresco. - « Grotta di Verzi No. 91 LI», mol-
ti es., 20-3-49, nel guano fresco.
Phthiracarus crenophilus Will.: * « Tana do Scovéro, No. 86 LT»;
56 es., 5-4-52, da guano e dal legno fradicio.
Oribotritia lentula (C. L. Koch): * « Grotta della Rocca di Perti, No.
98 LI », 8 es. da detrito di legno, 18-2-51.
Pigmephorus stercoricola Berlese: « Arma Pollera, No. 24 LI » (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 51), molti es., 11-7-48, nel guano.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 137
Giova notare che le due grotte più ricche di Acari sono l'Arma
Pollera No. 24 LI e la Tana de l’Orpe No. 248 LI; nella prima tut-
tavia quasi tutte le specie sono state trovate sul guano, e vennero poi
ritrovate in diverse altre grotte della regione, e si può ritenere che tali
specie rientrino nel tipo caratteristico della acarofauna cavernicola ligu-
re; nella seconda invece, per la sua particolare conformazione di cavità
assorbente, che convoglia le acque adunantisi nella dolina ove apresi
l'ingresso, trovammo una serie di 11 specie, delle quali 7 non fanno
parte della acarofauna regolare riscontrata nelle altre grotte; tale fatto
va perfettamente d'accordo con i reperti di forme interamente estranee
alla fauna cavernicola anche occasionale fatti in questa grotta.
Clase: (MY REA PODA
SYMPHYLA
| ‘ (Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Museo Civico di Milano)
Esistono già per la Liguria (Prov. di Genova e di Imperia) delle
citazioni di Scutigerella immaculata Newport, ma una sola di esse è
stata confermata.
eS. Sn 1
Geophilella pyrenaica Rib.: « Tana Lubea, No. 47 LI », 2 es., 16-12-
51, da setacciatura di guano. Reperto molto importante, nuovo
per l’Italia e mai citato di grotte; specie dei Pirenei e di tutta la
Francia (MANFREDI, 1953, pp. 84-85).
PSELAPHOGNATHA
(Det. + Prof. F. SILVESTRI, Portici, e Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Museo Civico di Milano)
Rinvenuti soltanto in tre grotte del massiccio del Bricco Scimarco
(Val Porra e Val Aquila) in zone anche molto profonde, specialmen-
te nel detrito legnoso marcescente.
Lophoproctus lucidus lucidus Chalande: « Arma do Rian, No. 25 LI »,
DI, 1953, p. 85) -.« Grotta di S. Antonino, No. 30 LI » (ASCEN-
SO, 1950, p. 80, sub Polyxenus Latreille), 3 es., 9-1-49 - « Arma
do Sanguinéo, No. 96 LI», 5 es., 14-4-52, su detrito legnoso,
al fondo (MANFREDI, 1. c.). Considerabile come eutroglofilo. Gia
comune nelle radicicole al fondo della grotta, 16-2-52 (MANFRE-
i
138 M. E. FRANCISCOLO
noto di grotte del Gard e della Haute-Garonne (WOLF, 1934, III,
p. 482); esiste una sottospecie (Jeanneli Brolemann) troglobia nel- |
le Alpi Marittime (Baume du Colombier). Per l’Italia, già noto
di grotte della Lombardia e della Campania (MANFREDI, 1953).
ONISCOMORPHA
(Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Museo Civico di Milano)
Rappresentanti tipici, nelle nostre grotte, della fauna del legno fra-
dicio, essi sono stati appunto rinvenuti in tutte quelle grotte ove tale
substrato era sufficientemente rappresentato. Il più delle volte non si
rinvengono in superficie, ma entro le cavità e le fessure del legno
stesso, ed escono facilmente dopo alcuni giorni ponendo tale materiale
nei setacci su piatto. Il genere Spelaeoglomeris Silvestri (Adenomeridae)
ha specie eclusivamente cavernicole nei Pirenei, una nelle Alpi Marittime
(Grotta di Albarea) ed una localizzata al Finalese in senso stretto.
Gervaisia ligurina Manfr.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCI-
SCOLO, 1951, pp. 46 e 50 sub Gervaisia prope ormeana; MAN-
FREDI, 1953, pp. 86-87), 4 es., 11-7-48. Specie apparentemente
localizzata a tale grotta. Troglobio xilofilo.
Spelaeoglomeris Andreinii Silvestri: originariamente descritta e nota
solo della « Grotta di Verzi, No. 91 LI » (SILVESTRI, 1922, pp.
19-20; MANFREDI, 1932-B, p. 18; 1932-C, p. 74; WOLF, 1934,
p. 485; CODDE’, 1950, p. 72), I es. 20-3-49, 5 es. 4-5-49. Suc-
cessivamente raccolta nelle seguenti grotte: « Tana do Mortou,
No. 102 LI», 1 9 8-4-51, 1 9 e una larva 19-3-52 - « Arma
de Fate, No. 33 LI», 1 9, 23-4-50 - « Arma do Sanguinéo, No.
96 LI», 4 es., 4 9, 14-4-52 - « Tana della Rocca di Perti, No.
08.LIT»p;r 2,1 giov., 1 larva, 18-2-51 - < Tana (ubelNosn
LI», 1 9 16-12-51, 1 8 23-12-51 (per tutte, citata da MAN-
FREDI, 1953, p. 85). Saproxilofilo, troglobio.
NEMATOPHORA
(Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Museo Civico di Milano)
Ben sette forme, considerabili tutte come troglobie specializzate,
sono note della Liguria Occidentale, a cominciare dalle Alpi Marittime
(M. Mondolé) sino alle Grotte del Finalese, tutte appartenenti alla fa-
ae SS
——— <= ee
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 139
miglia Craspedosomidae. E’ importante notare come la distribuzione
. di queste specie segua di pari passo quella dei Trechini della serie
del Duvalius Longhii Comolli (Gentilei e ssp. ingaunus, Canevai e ssp.
apenninus e ssp. Solarii) nonchè degli Isopodi dei generi Buddelundiella,
Haplophthalmus, Trichoniscus, Finaloniscus, e cioè da Nord Ovest a Sud
Est sempre sulla sinistra della linea che è formata dalla Pennavaira, Alta
Val Tanaro fino al Col di Tenda. Il massimo addensamento si ha an-
che qui nel Finalese e nel Toiranese, sia come numero di specie che di
località. Esclusion fatta per il genere Criossoma Manfr. della Grotta
Ghiacciata del Mondolé, raccolto, come gentilmente mi comunicò il
| collega Prof. Sandro Ruffo di Verona, direttamente vagante sul ghiac-
cio o presso pezzi di carta, le specie di Anthroherposoma Verhoeff si
raccolgono principalmente sul legno fradicio, e giungono tutte in quan-
tità alle esche. Mancano citazioni di Anthroherposoma per tutto il
territorio al di là della linea più sopra citata, cioè in Prov. di Imperia,
nonchè della Liguria Orientale. | ;
Oxydactylon ligurinum Verhoeff: « Ballo de Strie, No. 180 LI», 1
4, 8-10-50, da setacciatura di detrito di foglie (MANFREDI, 1953,
p- 88). Sembrerebbe noto solo di sedi edafiche liguri e Alpi Ma-
rittime. Iroglosseno filetico o eutroglofilo.
Anthroherposoma sp. ind. (® ®, giovani e larve indeter.): « Arene
Candide, No. 34 LI » (MANFREDI, 1940, p. 247; 1954; p. 90) -
« Grotta della Cava del Martinetto, No. 155 LI», 1 9, 5-12-48
(MANFREDI, 1953, p. 90) - « Arma de Fate, No. 33 LI », molte
2 2, 23-4-50 (MANFREDI, 1. c.) - « Arma do Rian, 25 LI», 1
2, 16-3-52 (MANFREDI, 1. c.) - «Grotta del Bujo», 1 2, 30-4-50
(MANFREDI, 1. c.) - « Arma de l’Aegua, No. 29 LI», 9 ®, 25-1-
53 - « Arma do Sanguinèo, No. 96 LI», 3 2 ®, 2 larve, 14-4-52
(MANFREDI, 1. c.) - « Tana di Spéttari, No. 183 LI», 1 ?, 4-
11-50 (MANFREDI, 1. c.) - «Tana da Bazura, No. 55 LI», 1
2, 1 larva, 4-3-51 (MANFREDI, 1. c.) - « Tana do Scovèro, No.
86 LI», 1 9, 5-4-52 (MANFREDI, 1. c.) - « Tana Rimilegni,
No. 163 LI», 1 giov., 5-12-48 (MANFREDI, l.c.). Tutti rac-
colti su detrito legnoso putrescente, qualcuno su guano, o su esca.
Anthroherposoma hyalops Latzel: « Arma di Ponci, No. 100 LI»
(BENSA, 1900, p. 106, sub A. Bensae Silvestri in litt.; FRANCI-
SCOLO; 1951, "P. RI) -. «€ ArmatPollera; No:.24 LI »' (BENSA;
1900, p. 106; VERHOEFF, 1900, p. 391; MANFREDI, 1932-A,
140
M. E. FRANCISCOLO
p. 16; 1932-B, p. 59; WOLF, 1934, p. 502; FRANCISCOLO,
1951, pp. 46, 50, 51; MANFREDI, 1953, p. 88) sempre molto
frequente sul legno, libero o alle esche - « Arma de l’Aegua, No.
29 LI», 1 4, 23-1-53 - « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI»,
4 es. 9-1-49, molti es. 30-2-49 alle esche (MANFREDI, 1953, P.
88) - « Arene Candide, No. 34 LI » ((CONCI, 1952, p. 10; MAN-
FREDI, 1954, p- 88), estremamente comune in tutte le visite -
« Tana de Conche, No. 93 LI» (LATZEL, 1889, pp. 361-362;
BENSA, 1900, p. 106; MANFREDI, 1932-A, p. 16; 1932-B, p.
79; FRANCISCOLO, 1951, p. 46), I es. 22-4-46, 3 es. 6-4-53 -
« Tana Lubea, No. 47 LI» (LATZEL, 1889, pp. 361-352; DEL-
LEPIANE, 1924, p. 120; MANFREDI, 1932-A, p. 16; 1932-B,
p. 79; BRIAN, 1940, p. 401; FRANCISCOLO, 1951, p. 46): noi
non raccogliemmo, neppure alle esche, le due specie di questo ge-
nere citate dal LATZEL per questa grotta - « Tana da Bazura, No.
55 LI», 3 es., 6-1-52 (MANFREDI, 1953, p. 88). Troglobio,
generalmente saproxilofilo, noto esclusivamente delle località suin-
dicate.
[Anthroherposoma angustum Latz.]: la forma tipica di questa specie
sembra limitata alle grotte della alta Val Tanaro (Grotta sup. e
inf. delle Grae, Grotta dell'Orso o del Poggio, Grotta della Gi-
setta, in quest'ultima convivente con la ssp. hebescens Latz.). Nel
Toiranese è citata solo la seguente ssp. Troglobio, saprox:lofilo.
Anthroherposoma angustum ssp. coecum Latzel: « Tana Lubea, No.
47 LI» (LATZEL, 1887, p. 507; HAMMAN, 1896; BENSA,
1900, p. 106, cita per errore anche la f. tip.; DELLEPIANE. 1924,
p. 120; MANFREDI, 1932-A, p. 16; 1932-B, p. 78; WOLF,
1934, p. 506; BRIAN, 1940, p. 401). Da noi non raccolto nep-
pure alle esche. Troglobio, probabilmente saproxilofilo.
Anthroherposoma Franciscoloi Manfredi: « Grotta del Vallonasso, No.
253 LI», 1 4, 1 @, molte larve e giovani, 30-11-52 (MAN-
FREDI, 1953, pp. 88-90). Troglobio, saproxilofilo, esclusivo di
questa stazione. MANFREDI (1. c., p. 89) ravvisa una somiglianza
di questa specie con Atractosoma nivale Faes, noto di un solo 4
del Vallese (Roc de la Vache, sopra Zinal).
Anthroherposoma mirabile Manfredi: « Tana de Conche, No. 93 LI »
(MANFREDI, 1953, p. 90), 1 &, 18-4-48 - « Grotta Staricco,
No. 136 LI» (MANFREDI, 1948, pp. 203-204; CODDE’ 1949,
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 141
x
p. 17). molti es., 1-5-47, leg. CONCI. Descritto del No. 136 LI,
ritrovato al No. 93 LI, ove coabita con A.hyalops Latr. Troglo-
bio, saproxilofilo, comune anche alle esche.
Callipus foetidissimus Savi: «Grotta della Ferrovia (sin. Grotta di
Borgio Verezzi), No. 95 LI» (BENSA, 1900, p. 106) - « Grotta
della Reg. Roveirola (della Madonna auct.), No. 40 LI » (BENSA,
1900, p. 106; FRANCISCOLO, 1950, p. 50) - « Grotta di Verzi,
No. 91 LI» (BENSA, 1900, p. 106; CODDE’, 1950, p. 52). Eu-
troglofilo, noto di gran parte d’Italia, Sicilia, Sardegna; di grotte,
è citato delle Alpi Marittime, Basse Alpi, Toscana. E’ probabile
che si tratti però, nel nostro caso, della specie seguente. Da noi
non raccolto.
Callipus longobardius clavatus Verh.: « Tana de Conche, No. 93 LI »
(MANFREDI, 1954, p. 90), 1 &, 18-4-48. Forma epigea, prece-
dentemente nota solo di Grimaldi e S. Remo. Eutroglofilo.
Callipus longobardius ligurinus Verh.: « Tana do Mortòu, N. 102
LI» (MANFREDI, 1940, p. 247) - « Grotta di Verzi, N. 91 LI »
(MANFREDI, 1940, p. 247; BRIAN, 1940, p. 401; CODDE’.
1950, p. 72), I giov., 20-3-49 - « Tana de Gore, No. 44 LI »
(MANFREDI, 1940, p. 247; BRIAN, 1940, p. 401) - « Tana Lu-
bea, No 47 LI» (1. ic.) - « Tana da Bazura, No.55 LI» (Lc.) -
«Grotta Inf. di S. Lucia, No. 59 LI» (1.c.) - « Tana Luvaira,
No. 218 LI» (1. c.). Eutroglofilo, noto solo di sedi edafiche liguri,
e di una grotta del Genovesato (SANFILIPPO, 1950, n. 65).
Callipus longobardius litoralis Verh.: « Arma de Fate, No. 33 LI »,
I 4, 23-4-52. Sottospecie nota per la Penisola di Antibes e nuova
per l’Italia (MANFREDI, 1953, p. 90). Eutroglofilo.
Callipus sp. (.2 2 e larve indeterminabili): « Arma de Fate, No. 33
CLI», 5 larve, 23-4-52 - «Pozzo di Paramura, No. 215 LI», 1
2, 20-4-52, leg. BIANCHERI e CHERCHI.
POLYDESMOIDEA
(Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Museo Civico di Milano)
Tipici rappresentanti della fauna del detrito di sottobosco o del
terriccio, hanno tutta una serie di specie note di caverne, molte delle
quali mai rinvenute all'esterno. Tuttavia, per la nostra zona, il grado
142 M. E. FRANCISCOLO
di specializzazione sembra essere ridottissimo, per cui possiamo consi-
derare le specie raccolte in essa semplicemente come eutroglofile.
Polydesmus Barberii ssp. Moltonii Manfredi: « Tana do Mortòu, No.
dà 102 LI» (MANFREDI, 1940, p. 247 € 1954, p. 87), 3 es. 8-4-
51,5 66,7 2 2, 6 giov. 19-3-52. La forma tipica è nota solo
i di caverne del Genovesato. Interessante la differenziazione subspeci-
È fica al 102 LI; mancano reperti controllati in Liguria occiden-
tale oltre quello citato da MANFREDI.
Polydesmus Raffardi Brolemann: questa specie, nota finora solamente
della Riviera Francese (Beaulieu, Monti Esterel, ecc.) è alquanto
prossima al Polydesmus Barberii Latz. e con essa deve essere stata
confusa sino ad oggi: Barberii Latz. era citato infatti della Tana
Lubea e della Grotta di Verzi dallo stesso LATZEI.. mentre noi
raccogliemmo soltanto Raffardi Bròl. in copia nella prima di que-
ste e alcuni es. forse riferibili a Raffardi nella seconda. «Tana Lubea
4 No. 47 LI» (LATZEL, 18809, p..361; BENSA, 1900, p. 106;
DELLEPIANE, 1924, p. 120; MANFREDI, 1932-A, p. 15;
1932-C, pp. 75 e 86; WOLF, 1934, p. 489; BRIAN, 1940, p.
401; MANFREDI, 1940, p. 247; tutti sub Polyd. Barberii Lat-
zel), 9 6 2 16-12-51, 1 4 3 2 2 23-11-51 (MANFREDI, 1953,
p. 87) - « Grotta di Verzi, No. 91 LI» (DELLEPIANE, 1924, p.
“di 120; MANFREDI, 1932-A, p. 15; 1932-B, pp. 75 e 86; WOLF,
Rs 1934, p. 489; MANFREDI, 1940, p. 247; SANFILIPPO, CONCI,
# TIMOSSI, 1943, p. 312; CODDE’, 1948, p. 72; tutti sub P. Bar-
È berit Latzel), I giov. 4-5-49, I 9 giov. 20-3-49, di det. non an-
pr cora sicura (MANFREDI, 1953, p. 87). Eutroglofilo, generalmente
« saproxilofilo, attirato assai bene alle esche.
Polydesmus incostans Latzel: « Tana della Reg. Roveirola, No. 40 LI »
(BENSA, 1900, p. 106; FRANCISCOLO, 1950, p. 50): noi non
Ù, raccogliemmo che ? ® indeterminabili in questa grotta. Noto an-
099 che della Grotta della Giacheira (BENSA) e del Gouffre de Padirac
(VIRE’). Determinazione che necessita conferma.
Polydesmus (Hormobrachium) dismilus Berlese: « Arene Candide, No.
I 34 LI» (CONCI, 1952, p. 10; MANFREDI, 1953, p. 87). Molto
È 7 comune, Eutroglofilo, sul guano e sul legno, alle esche.
Polydesmus sp. (2 2 e giov. indeterminabili): « Tana Rimilegni, No.
163 LI», 1 9 8-5-49 e 1 9 4-6-52 - « Tana della Reg. Roveiro-
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 143
la No. 40 LI», 2 2 2, 29-5-49 - « Tana do Scovéro, No. 86
LI», 1 4 giov., 5-4-52 (tutti: MANFREDI, 1953, p. 87).
Brachydesmus superus roncanus Verh.: « Grotta di S. Antonino, No.
30 LI», vari ¢ 2, 20-4-46 (MANFREDI, 1953, p. 88). Specie
È epigea già nota per la Liguria (Ronco, Mele), per la Sardegna, Tu-
Mimiisia, ecc.
JULIFORMIA
(Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Miseo Civico di Milano)
‘Alcuni iulidi, ancora indeterminati, sono stati rinvenuti da noi spe-
cialmente agli ingressi delle grotte, e quindi di significato del tutto tra-
scurabile. L'unico reperto di notevole interesse, la cui identificazione è
purtroppo ancora incerta, è quello di Blanjulus alla Grotta Staricco;
per poterne chiarire l'identità occorre maggior copia di materiale.
Blanjulus sp. (prope cavernicola Brélemann): « Grotta Staricco, No.
136 LI» (MANFREDI, 1948, pp. 204 e 205; CODDE’, 1950,
p. 17), 1 ®, leg. CONCI, 1-5-47. Molto probabilmente troglobio.
Classe: CHILOPODA
LITHOBIOMORPHA
(Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del.Museo Civico di Milano)
La massa del nostro materiale è purtroppo ancora indeterminata.
E’ interessante notare che le numerose specie della Liguria Orientale
mancano quasi tutte in Liguria Occidentale, mentre in quest'ultima tro-
viamo ampiamente diffusa in grotta una specie di litobio (Lithobius
tricuspis Meint.) che non è mai stata raccolta in Liguria Orientale in
sede cavernicola.
Bothropolys sp. ind.: « Garbasso, No. 145 LI », 2 es., 25-4-53.
. Bothropolys longicornis Risso (?): « Arma Pollera, No. 24 LI»,
| (FRANCISCOLO, 1951, p. 51), 1 9 mutilata delle zampe 14 e 15,
| | 25-4-49. Eutroglofilo. Noto anche di grotte Francesi (Alpes Ma-
1 ritimes, Dròme, Gard, Hérault, Lozére, sec. WOLF, 1934, III,
P. 532).
144 M. F. FRANCISCOLO
Bothropolys longicornis Martini Brolemann: « Tana Rimilegni, No.
163 LI» (BRIAN, 1940, p. 401; MANFREDI, 1940, p. 247).
Eutroglofilo. Citato di qualche grotta del Genovesato.
Archilithobius lapidicola Meinert: « Arma di Ponci, No. 100 LI»
- (BENSA, 1900, p. 106; MANFREDI, 1932-A, p. 16; 1932-B,
p. 83) - « Arene Candide, No. 34 LI» (MANFREDI, 1940, p.
245; CONCI, 1952, p. 10) - « Grotta della Ferrovia, No. 95 LI »
(BENSA, 1900, p. 106; MANFREDI, 1932-B, p. 83) - « Grotta
di Verzi, No. 91 LI » (MANFREDI, 1932-B, pp. 86-87; WOLF,
1934, p. 526; CODDE’, 1950, p. 72). Troglosseno filetico, noto
anche di una grotta del Genovesato.
Archilitobius tricuspis Meinert: « Arma Pollera, No. 24 LI» (BEN-
SA; 1900, pp. 106 e 130; a Dil 130: sub FT LI: sucaspis; (een et
stampa; MANFREDI, 1932-A, p. 16; 1932-B, p .83; WOLF,
1934, p.-527; FRANCISCOLO; 1950, pp. 43 e 51), 10m
21-4-46; 1 3 el 2? 30-1-49; 3 2 2 25-4-49. - « Grotta di Ver-
zi, No. 91 LI» (BENSA, 1900, p. 106; SILVESTRI, 1922, p. 19;
MANFREDI, 1932-A, p. 16; 1932-B, p. 83; WOLF, 1934, p. 527;
CODDE’, 1950, p. 72). Eutroglofilo. Mancano reperti in Liguria
Orientale; per contro è noto di due caverne della Prov. di Impe-
ria e di 13 grotte della Francia sud orientale.
Lithobius anodus Latzel: « Taragnina, No. 105 LI» (MANFREDI,
1940, p. 245). Eutroglofilo, già noto di una grotta del Genove-
sato.
Lithobius sp. ind.: « Tana do Mortòu, No. 102 LI », molti es. tutte
le visite. - « Arma de Fate, No. 33 LI», pl. 23-4-50. - « Gr. Inf.
della Cava del Martinetto, No. 156 LI », 2 giov., 5-12-48. - « Ar-
ma do Pringipaa, No. 26 LI », pl. tutte le visite. - « Arma de 1’ Ae-
gua, No. 29 LI», 1 es., 30-1-49. - « Arma do Morto, No. 97
LI», 1 es., 23-5-53. - « Arma do Sanguinèo, No. 96 LI », mol-
ti es., 14-4-52. - « Tana da Ciapella, No. 50 LI », 1 es., 19-3-53.
- « Tana di Basi Rossi, No. 53 LI », comunissimo, 5-11-50.
NOTOSTYGMOPHORA
(Det. Dott. P. MANFREDI, Milano)
(Coll. del Museo Civico di Milano)
Scutigera coleoptrata L.: « Grotta di Verzi, No. 91 LI » (MANFREDI,
1940, p. 247; BRIAN, 1940, p. 401). - « Tana di Spèttari, No.
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 145
183 LI », comune, 4-11-50. - « Tana inf. del Rivo, No. 182 LI »
(FRANCISCOLO, 1952, p. 63), comune, 5-11-50. - « Tana do
Tascio, No. 219 LI» (l.c., p. 69), molto comune, 4-3-51. -
mana di Santi, No; 224 LI». (Lc; pr7zo); 1 es. 23-T151.4
Troglosseno filetico o subtroglofilo, noto di alcune caverne del
Genovesato. WOLF lo cita solo di una grotta francese e di una
del Veronese.
Classe: INSECTA
PROTURA
(Det. Dott. M. G. MASSERA, Parma)
La medesima particolare elezione propria ai Collemboli a coloniz-
zare le sedi edafiche superficiali, medie e profonde, e che ne fa quindi
i quasi costanti abitatori di caverne, deve necessariamente estendersi an-
che a degli edafobionti tipici quali sono appunto i Proturi.
La loro estrema piccolezza ne rende possibile la cattura, dal de-
trito e terriccio prelevato in grotta, soltanto mediante il sistema dei se-
tacci posati su piatto con acqua. Nonostante io abbia seguito tale si-
stema praticamente per ogni grotta esaminata, tuttavia ho finora no-—
tato Proturi in un sola grotta. Ciò senza dubbio è dovuto al
semplice caso, e presumibilmente dalla relativa localizzazione che i
Proturi stessi possono avere in determinate parti delle diverse grotte,
parti che possono essere sfuggite al nostro esame.
Acerentomon Doderoi Silvestri: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 48, MASSERA, 1952, p. 33), molti es., Sala
Perrando, 25-4-9. Raccolto su guano vecchio. Credo sia da con-
siderare quale eutroglofilo. MASSERA, 1. c., p. 33, lo cita anche di
Germania e Nord Italia. Non mi risulta alcuna altra citazione di
grotte.
COLLEMBOLA
(Det. Dott. M. G. MASSERA, Parma)
Il nostro materiale, proveniente da una ventina di grotte del Sa-
vonese, per un totale di alcune centinaia di esemplari, non è ancora stato
determinato, e trovasi ancora in mano dello specialista. Soltanto le rac-
colte all'Arma Pollera ed alla Tana do Scovèro sono state studiate.
we 1-9 à
ao
146 M. E. FRANCISCOLO
I Collemboli, dopo gli Acari, sono indubbiamente le forme pit fre-
quenti ed abbondanti, come numero di individui, in qualsiasi tipo di
grotta della zona; anche il numero delle specie, a giudicare dai soli re-
perti alle due precitate grotte, deve essere considerevole. Per contro, per
quel poco che si sa, le specie raccolte non sembrano presentare alcuna
facies specializzata, e sono, credo, normalmente rinvenibili in sede eda-
fica non cavernicola. Una sola forma é descritta dalla MASSERA (1952,
p. 33) dell’Arma Pollera, ma si tratta di una specie probabilmente al-
quanto polimorfica, la cui modificazione nelle sue popolazioni caverni-
cole è tutt'altro che da considerarsi un fatto eccezionale.
Proprio come gli Acari, i Collemboli danno l’impressione di essere
l'ordine che almeno nella zona presa in esame ha dato maggior copia di
specie a tendenze troglotrope spiccatissime; credo che una volta in pos-
sesso delle determinazioni degli Acari e dei Collemboli da noi raccolti,
il numero delle specie di questi, supererà quello di tutte le altre forme di
altri ordini messe insieme.
L'ambiente preferito dai Collemboli, come in altre regioni, è anche
qui il guano; tuttavia anche il legname fradicio e qualsiasi detrito orga-
nico li attirano in gran numero; alcune specie poi sono rinvenibili in
zone alquanto profonde, vaganti sull’argilla nuda, anche ove manca
qualsiasi traccia di detrito.
Neogastrura vernalis Carl: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCI.
SCOLO, 1951, p. 48; MASSERA, 1952, p. 29), 3 es., 19-12-48.
Eutroglofilo. Specie nota di tutta Europa.
Beckerellodes inermis Tullb.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (l.c., p
48; 1952, p. 29), I es., 10-4-49. Eutroglofilo. Già noto di Po-
lonia, Slovacchia, Lituania, e, d’Italia, della Grotta della Spipola
(Emilia).
Willemia anophthalma Borner: « Arma Pollera, No. 24 LI» (l.c.),
3 es., 10-4-49. Eutroglofilo già noto di Polonia, Germania. Non
noto di altre sedi cavernicole.
Friesea 12-oculata Denis: « Arma Pollera, No. 24 LI» (1.c.), 1 es.,
11-7-48. Presumibilmente eutroglofilo. Citata d'Italia, ma non
di grotte.
Onychiurus fimetarius L.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (1.¢.), 3 es.,
25-4-49. - « Tana do Scovèro, No. 86 LI», 16 es., 5-4-52; es- -
senzialmente guanobio, eutroglofilo. Tutta Europa, frequentissi-
mo in caverne.
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 147
Onychiurus armatus Tullb.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (1 c.), 2
es., 11-7-48. - « Tana do Scovèro, No. 86 LI», molti es., 5-4-
52. Eutroglofilo, molto frequente in grotte, generalmente nel gua-
no; cosmopolita.
Onychiurus tuberculatus: « Tana do Scovèro, No. 86 LI », molti es.,
5-4-52, dal legno fradicio. Eutroglofilo.
Folsomia candida Willem: « Arma Pollera, No. 24 LI» (1.c., 1951,
p. 48; 1952, p. 30), 22 es., 19-12-48. Eutroglofilo, specialmen-
te comune nel legno fradicio. Noto dell'Europa, precedentemente
di grotte solo per la Prov. di Genova.
Folsomia multiseta Stach: « Arma Pollera, No. 24 LI» (1.c.), 8 es.,
11-7-48. Polonia, Austria, Italia, Caucaso. Noto di grotte solo
del Genovesato. Eutroglofilo.
Folsomia quadrioculata Tullb.: « Tana do Scovèro, No. 86 LI», 2
es., 5-4-52. Guanobio. Eutroglofilo.
Proisotoma minima Absolon: « Arma Pollera, No. 24 LI » (1.c., 1951,
P. 49; 1952, p. 30), 2 es., 10-4-49. Eutroglofilo. Europa centrale
e settentrionale.
Lepidocyrtus lanuginosus lanuginosus Gmelin: « Tana do Scovèro,
No. 86 LI », 6 es., 5-4-52, guanobio, eutroglofilo; già noto per
una grotta della Baviera.
Lepidocyrtus cyaneus cyaneus Tullb.: « Arma Pollera, No. 24. Li»
lat GGT, Pi 40/1052, D: 30); «I es, II-7-48, Eutroglofilo,
cosmopolita. Non noto di altre grotte.
Lepidocyrtus instratus Handsch.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (MAS-
SERA, 1952, p. 30), I es., 11-7-48. Eutroglofilo. Cosmopolita.
Non noto di altre grotte.
Pseudosinella octopunctata Borner: « Arma Pollera, No. 24 LI»
(FRANCISCOLO, 1951, p. 48; MASSERA, 1952, p. 30), I es.,
25-4-49. Eutroglofilo (?). Europa. Mai raccolto in grotte.
Sirodes Lamperti Schaffer: « Arma Pollera, No. 24 LI» (l.c., 1951,
p. 48; 1952, p. 32), 21 es., 11-7-48 e 30-1-49. Eutroglofilo.
Germania, Italia.
Heteromurus nitidus armapollerae Massera: « Arma Pollera, No. 24
LI» (1.c., 1951, p. 48, sub H. nitidus Templ.; MASSERA, 1952,
pp. 32 e 33), molti es., 11-7-48, 19-12-48, 30-1-49, 10-4-49,
Mic
51 ‘ a “a ih
148 ; M. E. FRANCISCOLO
25-4-49. La forma tipica è nota di tutta Europa, ed è la specie
più frequente in grotta.
Tomocerus minor Lubbock: « Arma Pollera, No. 24 LI» (1. c.), 1
es., 25-4-49. Eutroglofilo, frequente specialmente in grotte del
Genovesato. Tutta Europa.
DIPLURA
(Det. + Prof. F. SILVESTRI, Portici)
Estremamente rari nelle grotte del Savonese. Alcuni (Plusiocam-
pa) rinvenibili solo in zone molto profonde, e presumibilmente alta-
mente specializzati. Purtroppo, per difetto di materiale, nessuna specie
ha potuto essere identificata con sicurezza.
Plusiocampa n. sp. veris. Silvestri i.1.: « Grotta della Cava del Marti-
netto, No. 155 LI», 3 es., 5-12-48. - « Tana do Mortòu, No.
102 LI», 1 es. 8-4-51, 2 es. 19-3-52.
THYSANURA
(Det. 7) Prof. F.. SILVESTRI, Portia)
Machilis sp.: « Tana de Conche, No. 93 LI», 1 es., 18-4-46. - « Bal-
lo de Strie, No. 180 LI», 1 es., 8-10-51, - « Tana de l’Orpe,
No} 248 LI»; res. 22-3-52%
EPHEMEROPTERA
(Det. Dott.ssa E. BIANCHERI, Genova)
Due soli reperti di larve nelle acque dell’unica cavita assorbente
esistente nella zona.
Habrophlebia fusca Curtis: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI», alcune
larve, 22-3-52. Eutroglosseno.
Heptagenia sp. ind.: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI », alcune larve,
22-3-52. Eutroglosseno.
~ORTHOPTERA ©
(Det. Dott. F. CAPRA, Genova)
(Coll. Museo Civico di Genova)
Rappresentanti caratteristici della fauna delle pareti, sopratutto
nelle zone di penombra. Le tre specie da noi accertate della zona sono
da considerarsi come eutroglofile, una delle quali (Dolichopoda) a spe-
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 149
cializzazione molto spinta; non esistono reperti di quest'ultima in am-
biente esterno nella zona presa in esame. In due soli casi le tre specie
convivono nella stessa stazione (Grotta del Vallonasso e Garbetto).
Scola dalmatina Ocskay : « Garbasso, No. 145 LI », 1 es., 25-
4- 53, leg. CAPRA. - « Garbetto, No. 60 LI », molti es., 25-4-53,
leg. CAPRA. - « Arma de Fate, No. 33 LI», 2 es., 17-4-46;
mees.. 23-4-50. <=’ « Arma’ Polleta, No. 24° Ll'», 2 es 10
3-50 (FRANCISCOLO, 1951, p. 49). - « Arma‘ do Rian,
INO. 25 LI», 1 es. 16-3-52. - «Tana inferiore del Prin-
cipaa, No. 171 LI», 1 es., 30-4-50. - « Grotta del Bujo. No. 27
LI », 1 es., 30-4-50. - « Tana Carpenasso » (= Tana di Spéttari,
No. 183 LI ?) (BRIAN, 1940, p. 401). - « Tana di Spéttari, No.
183 LI », 2 es., 4-11-50. - « Taragnina, No. 105 LI », pl. 4-11-
50. - « Tana do Rivo, No. 181 LI» (FRANCISCOLO, 1952, p
63), 2 es., 5-11-50. - « Tana do Tascio, No. 219 LI» (FRAN-
CISCOLO, 1952, p. 69), molto comune, 4-3-51. - « Tana di Santi,
No. 224 LI » (FRANCISCOLO, 1952, p. 70), comune, 23-12-51.
« Grotta del Vallonasso, No. 253 LI», comune, 30-11-5, leg.
CAPRA. Abbondantemente distribuita anche nelle grotte della Li-
guria orientale. Nota già di grotte dell’Ardéche, Gard, Hérault,
Toscana, Bresciano, Veronese, Trentino, Istria, Erzegovina. Nella
Provincia di Savona (e, pare, anche nelle altre regioni citate) si rac-
colgono costantemente in grotta soltanto esemplari giovani.
Petaloptila Andreinii Capra: « Garbasso, No. 145 LI », 1 es., 25-4-53,
leg. CAPRA. - « Garbetto, No. 60 LI », pl 25-4-53, leg. CAPRA.
- « Grotta del Vallonasso, No. 253 LI», 1 larva, 30-11-52, leg.
CAPRA. Sono queste le uniche località note per la Liguria Occi-
dentale. Specie i cui reperti sono quasi esclusivamente di caverna.
La Grotta del Vallonasso è la stazione più occidentale di cui la
specie è nota.
Dolichopoda sp. ind.: « Garbasso, No. 145 LI», 1 es., 25-4-53, leg.
CAPRA. - « Garbetto, No. 160 LI, 20-9-19 e 25-4-53, molti es.,
leg. CAPRA. - « Arma de Faje, No. 141 LI», pl. 20-9-19, leg.
CAPRA. - « Arma do Pringipaa, No. 26 LI » (BENSA, 1900, p.
106, sub D. palpata Sulz.; FRANCISCOLO, 1951, p. 49), I &
10-4-49, 12 es. 30-4-50. - « Tana de Conche, No. 93 LI», 13
es. 18-4-46, molti es. 6-4-53. - « Tana De Gore. No. 44 LI »
(BRIAN, 1940, p. 402). - « Taragnina, No. 105 LI», 5 ad., 4-
150 M. E. FRANCISCOLO
11-50. - « Tana Carpenasso (= T. di Spéttari, No. 183 LI ?)
(BRIAN, 1940, p. 402). - « Tana di Spéttari, No. 183 LI»
\ (FRANCISCOLO, 1952, pp. 61-62), I ®. 4-11-50. - « Grotta
Inferiore di S. Lucia, No. 59 LI » (FRANCISCOLO, 1952, p. 60),
pl. 9-9-1938, 11-11-50, 25-12-50. - « Tana de l’Orpe, No. 248
LI», 4 es., 22-3-52. - « Tana Rimilegni, No. 163 LI», 1 giov.,
5-6-52. - « Tana della Reg. Roveirola, No. 40 LI» (della Ma-
donna Auct.) (DELLEPIANE, 1924, p. 122; FRANCISCOLO, 1950,
Pp. 50), II es. 29-5-49, 10 es. 5-6-52. - « Grotta del Vallonasso,
No. 253 LI », molti es., 30-11-52, leg. CAPRA.
Sono necessarie alcune osservazioni sulla distribuzione di Dolicho-
poda: la stazione più settentrionale è quella delle grotte della Val di
Lanzo [e, nel versante Francese delle Alpi Graje, quella della Valle del-
l’Isére (1)] ove compare la stessa specie della Liguria; esse quindi scendo-
no lungo la cerchia Alpina, dove le ritroviamo in Val Grana (Monteros-
so) e in tutte le Marittime e Nizzardo, e verso oriente sino alla Grotta
del Garbetto; quindi, per tutto un lunghissimo tratto, compreso tra
questa grotta ed una linea passante per la valle della Secchia in Emilia e
quella del Serchio in Toscana, esse mancano completamente. La specie in
questione non è ancora stata descritta, e pare abbia diverse affinità con la
Dolichopoda Azami Saulcy (di grotte delle Alpes Maritimes, Basses
Alpes, Dr6me, Hautes Alpes, Var). E' quindi interessante notare come
questa distribuzione lasci completamente in bianco vaste regioni del-
l’Italia Settentrionale (dove per contro è presente il genere J roglophilus
Krauss, noto di grotte delle Puglie, Trentino, Venezia Giulia, Jugo-
slavia, Austria, Creta, Rodi e Asia Minore) mentre essa è accentrata
sopratutto nei territori del Mediterraneo occidentale: se ne conoscono in-
fatti anche due specie di Corsica (D. Bormansi Brunner e D. cyrnensis
Chop.), una di Spagna (D. Bolivari Chopard) ed una dell’ Aude, Herault
e Pirenei Orientali (D. Linderi Dufour che si spinge anche in prov. di
Gerona, in Spagna) oltre la D. Schiavazzii Capra del Livornese e la D.
geniculata Costa (= ? palpata Sulzer nec Chopard) diffusa in alcune
grotte dell'Italia centro-meridionale. Una nuova specie sta per essere
descritta dal CAPRA del Monte Argentario.
Non è poi fuor di luogo notare che delle diverse caverne della Li-
guria occidentale delle quali conosciamo Dolichopoda, nove su tredici
(1) delle grotte di Sassenage, nel Vercors.
Si adel
ett ae Liao tat
fi bi
De iota . FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 151
hanno imbocco rivolto a Nord o ad Ovest; in queste, generalmente, 18
tali Ortotteri si rinvengono anche a pochi passi dall'ingresso; nelle
stazioni rivolte invece a Sud o ad Est (ad es. Tana de l'Orpe, Tana de By
Conche, Garbetto) esse si rinvengono solamente in zone discretamente
profonde.
PSOCOPTERA i
(Det. Prof. A. BADONNEL, Parigi) È
Molto rari; generalmente fanno parte caratteristica della fauna del
guano vecchio e secco, anche in zone profonde,
TIT = MITO nno —
=
Psyllopsocus sp. ind. : larve sul guano alla « Tana do Scovèro, No. 86
LI», 5-4-52.
" hd ® ‘
+> ‘
Psyllopsocus Ramburi troglodytes Badonn.: « Arma Pollera, No. 24
LI », 32 larve, 25-4-49, nel guano secco della Sala Perrando. -
« Arma de Fate, No. 33 LI», 9 larve, 23-4-50, presso foglie
secche, in zona arida, a 50 m. dall'entrata. - « Arma do Sangui-
néo, N. 96 LI », 3 es., 14-4-52, in zona semi-illuminata.
Liposcelis terricola Badonn.: « Tana da Bazura, No. 55 LI », alcune
9 2, 3-12-50, nel guano vecchio ma umido, presso il lago inter- “a
Mo; a 200 m. dall'entrata. di
TRICHOPTERA "
(Det. Prof. G. P. MORETTI, Camerino)
Estremamente rari, in relazione forse alla scarsità di cavità a
‘regime idrico interno. Le due uniche forme raccolte hanno tendenze
spiccatamente troglotrope. ‘Pos
Stenophylax permixtus Maclacl.: « Tana de Dotte, No. 161 LI»
(FRANCISCOLO, 1950, p. 47, sub Mesophylax sp.), I es.. 29-5- Mu
49, su parete direttamente sopra il laghetto sifone. Subtroglofilo.
- Noto di moltissime grotte di tutta Europa (WOLF, 1934, p. 404). È
Mesophylax aspersus Rambur: « Arma de Fate, No. 33 LI », 1 es., È
23-4-50. Subtroglofilo già noto di grotte della Francia, Jugo-
slavia, Spagna, Italia (WOLF, 1934, p. 400).
152 ) M. E. FRANCISCOLO
LEPIDOPTERA
(in parte in Coll. E. BERIO, Genova)
(Nymphalidae, Noctuidae, Geometridae, Orneodidae, det. Dott. E. BERIO, Genova; ©
Tinetdae det. Dott. A. FIORI, Bologna)
E’ certamente degno di rilievo il fatto che fra le diverse migliaia
di farfalle aventi indubbiamente costumi notturni, soltanto un limita-
tissimo numero di esse sia costantemente e in tutte le stagioni dell’anno
rinvenibile in grotte site nelle più diverse regioni. Ciò ci induce a sospet-
tare per dette specie qualcosa di più che una semplice tendenza all'am-
biente oscuro, essendo questa appunto una caratteristica comune a tutti
i lepidotteri notturni; d'altra parte, se escludiamo il caso di Monopis
Hibner, a larva guanobia e quindi trascorrente sicuramente il suo in-
tero ciclo di sviluppo in sede ipogea, e forse quello di Acrolepia Curtis
(1), peraltro mai raccolta nella zona in esame, è impensabile che alcu-
na delle specie in questione sia legata all'ambiente ipogeo anche allo
stato di larva, il che autorizzerebbe a concludere per una fase addirit-
tura eutroglofila di una serie di specie legate, invece, a ben definite piante
ospiti. D'altra parte il problema è sfuggito e sfugge tuttora ad una qua-
lunque spiegazione soddisfacente.
Stando così le cose, credo che sia estremamente opportuno far te-
soro di qualunque dato relativo alla presenza di Lepidotteri in grotta,
e ciò va sopratutto raccomandato ai ricercatori che, fino ad ora, non
hanno prestato molta attenzione ad essi, ritenendoli di scarso interesse.
In primo luogo, è strano notare come, a seconda delle regioni, si
abbiano una o due specie, sempre tra quelle più frequenti in grotta, che
dimostrano una diffusione ora vastissima, ora ridottissima, o meglio
una tendenza troglotropa diversissima da una regione all’altra. E’ qui
il caso di scendere in particolari, riferendomi alle due più aggiornate e
più precise monografie esistenti, rispettivamente per la Venezia Triden-
tina (CONCI, C., Contrib. alla conosc. della Speleofauna della Venezia
Trid., « Mem. Società Entomol. Ital. », Viol. XXX, pp. 5-76, 2 figg.,
vedi a pp. 51 e 52) e la Provincia di Genova (SANFILIPPO, N., 1950,
pp. 62 e 63). Non posso riferirmi ad altri lavori, perchè, purtroppo, è
soltanto in questi citati ove i dati sono sufficientemente numerosi, riguar-
(1) Nonostante che Acrolepia granitella Treitscke sia nota come sviluppantesi
allo stato di larva su Inula (Pulicaria) dysenterica Bernh., tutto sembra far credere
che alcune sue popolazioni cavernicole abbiano Ja tendenza ad assumere costumi gua-
nobi anche allo stato di larva. Ciò merita accurato esame.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 153
I do ai Lepidotteri, sì da poter in un certo qual modo servire a scopo sta-
| tistico.
Radunando dunque i dati forniti dai precitati lavori. e quelli in
| mio possesso per la Provincia di Savona, possiamo costruire questa ta-
bella, il cui significato, naturalmente, è inteso a puro scopo indicativo,
e suscettibile di errori dovuti ad insufficienza di ricerche :
d VENEZ A PROVINCIA PROVINCIA
| TRIDENTINA | DI GENOVA DI SAVONA
Specie 2 | Ai A A /W
Grotte esami n. | Grotte esamin. | Grotte esamin.
80 48 Feil
) as SE E ir r ———— It —t'tao{a e ecFyr "wr er ne nonni
Aglats urticae L.
Nymphalts Io L.
Hypena obsitalis Hibn.
16 19
di e] i —
! Hypena rostralis L.
: Hypena extensalis Gn. E 2 3
| Apopestes spectrum Esp. 9 4 17
Di: Autophila dilucida Hiibn. 1 PA 1
| Pyrois effusa Boisduval 2 = 2
1
2
: Scoliopteryx libatrix L. 15 4
Eucosmia certata ibn. Da =
Triphosa dubitata L. 18 1 —
Triphosa sabaudiata Dup. 7 I —
Larentia bilineata L. — irr
Orneodes Hiibneri Wall. — 1
È Orneodes cymatodactyla Zell. == 9 18
: Acrolepia granitella Treitsch. — 12
2
Monopis lombardica E. Hering | —
Come si comprenderà facilmente, tale tabella indica il numero del-
le grotte esaminato per ciascuna regione, e, tra queste, il numero di quel-
le nelle quali ogni singola specie è stata rinvenuta. Ciò può servire come
punto di partenza per individuare le precitate discordanze che queste
specie presentano nella loro diffusione in grotte da una regione all'altra.
Tale tabella non vuole minimamente aver riferimento alla distribuzione
| geografica che le specie possono avere all’esterno.
q Dall'esame dei dati relativi alle tre zone considerate, scaturiscono
Hole seguenti considerazioni :
1) Apopestes spectrum Esp.: sembra avere il suo massimo numero di
sedi cavernicole nel Savonese, e nel Trentino è tanto raro che ha
indotto il CONCI a considerarla come troglossena afiletica, sulla cui
definizione, almeno per quanto riguarda il Savonese, sulla scorta
n AA dla
a
Pa
i
154 M. E. FRANCISCOLO
dei dati in questione, non sono d'accordo, preferendo considerarla
come subtroglofila.
2) Scoliopteryx libatrix L.: si verifica esattamente il caso inverso; è
inoltre da tener presente che questa specie, secondo quanto risulta da
WOLF, 1934, p. 416, è diffusissima in grotte del Nord Europa
(Olanda, Austria, Polonia, Russia, Svizzera, Ungheria e, d'Italia,
di grotte del versante Padano).
3) Più o meno equilibrati risultano i dati relativi ad Hypena Schrank,
specialmente H. obsitalis Hiibn.
4) Triphosa Stephens è nota di una sola stazione cavernicola in Ligu-
ria, mentre tal genere è il più diffuso in grotte del Trentino.
5) Orneodes Latreille manca completamente in grotte del Trentino,
mentre, dopo Apopestes Hiibner, è il genere più diffuso in quelle
del Savonese.
6) Acrolepia granitella Treitsch., molto probabilmente guanobia, è dif-
fusissima nel Genovesato (e ne esistono sicure indicazioni anche
per lo Spezzino) ma risulta interamente assente nel Trentino e nel
Savonese.
7) Monopis infine, sicuramente guanobia, non ha stazioni cavernicole
altro che in Liguria (lombardica E. Hering), una in Jugoslavia (fer-
ruginella Hibner, da WOLF, 1934, p. 414, e, pare, una in Turchia
(comunicazione verbale di C. DELAMARE-DEBOUTTEVILLE); JEAN-
NEL (Faune Cav. France, p. 215) cita infine M. rusticella Hubner
senza specificare le grotte in cui è stata raccolta in Francia.
Come si vede, si è autorizzati a pensare alla esistenza di qualche
fattore, che attualmente ci sfugge, che regola la maggiore o minore
abbondanza di determinate specie di Lepidotteri in grotta; non è escluso
che tale fattore si identifichi con la maggiore o minore abbondanza
nella zona ove si aprono le grotte delle rispettive piante ospiti,
e che ciò influisca sulla frequenza delle imagini nelle grotte stes-
se. Tale problema costituisce un interessante campo di ricerca, che ci
proponiamo di studiare a fondo nei prossimi anni. Per il momento
sarebbe già un buon risultato se tutti coloro che si occupano dello stu-
dio della fauna cavernicola dedicassero maggiore attenzione e cura nel-
la raccolta di Lepidotteri in altre regioni, affinchè maggiori dati di con-
fronto possano permettere di meglio inquadrare il problema. Si tratta
in definitiva di forme che difficilmente sfuggono anche ad un esame
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 155
superficiale, facilmente conservabili, e facilmente determinabili, avendo
noi qui in Italia numerosi e valenti specialisti in questo campo.
Hypena obsitalis Hubner: « Arma de Fate, No. 33 LI », 4 es., 17-4-
46 - « Arma do Fratte, No. 99 LI », comune, 15-2-53 - « Arma
do Morto, No. 97 LI », comune, 23-1-53 - « Arma Pollera, No.
24 LI» (FRANCISCOLO, 1951, p. 50), molto comune tutte le
visite nelle sale superiori - « Arma do Rian, No. 25 LI », comu-
ne, 16-3-52 - « Arma do Principàa, No. 26 LI», comune tutte
le visite - « Arma de l’Aegua, No. 29 LI», comune, 25-1-53 -
« Arma della Rocca di Perti, No. 98 LI», comune, 18-2-51 -
« Arene Candide, No. 34 LI» (CONCI, 1952, p. 10) - « Grotta
di Verzi, No. 91 LI» (CODDE’, 1950, p. 72) - « Tana di Santi,
No. 224 LI », comune, 23-12-51 - « Tana Lubea, No. 47 LI »,
comune, 16 e 23-12-51 - « Taragnina, No. 105 LI», comune,
4-11-50 - « Tana di Spéttari, No. 183 LI» (FRANCISCOLO,
io p02) = « Lana di Crocci, No. 51.Lt.», comune, 1933-53
ad ana.di Basi Rossi, No. 53\LI» (1. c., p. 64) -« Grotta Inf.
Bitoania Lucia, No, 58 LI» (1..c.; pi 60) - « Gana’ do Tascio,
No. 219 LI», comune, 4-3-51 - « Grotta del Vallonasso, No.
253 LI», comune, 30-11-52. Considerabile come subtroglofilo.
Questa specie è citata anche di una grotta della Dalmazia (WOLF,
1934, p- 417); diffusa in alcune grotte del Nord Italia.
_ Hypena extensalis Gn.: « Arma do Fratte, No. 99 LI », 1 es., 15-2-53
- «Arma de lk Aegua, No. 29 LI», 1 es., 25-1-53 - « Arma do
Morto, No. 97 LI», 3 es., 23-1-53. Troglosseno afiletico (?).
Nota anche di alcune caverne del Genovesato.
NOTA: la corretta grafia è Hypena, e non Hypaena od Hipaena
come è stato scritto in precedenza da me e da altri.
Apopestes spectrum Esp.: « Arma de Fate, No. 33 LI », 1 es., 23-4-50
- « Arma do Fratte, No. 99 LI », 3 es., 13-2-53 - « Arma do Prin-
| cipàa, No. 26 LI», comunissima in tutte le visite - « Arene Can-
dide, No. 34 LI» (CONCI, 1952, p. 10) sempre molto frequen-
te - « Grotta della Rocca di Perti, No. 98 LI », comune, 18-2-51 -
« Tana Lubea, No. 47 LI» (DELLEPIANE, 1924, p. 120; GE-
STRO, 1933, p. 353; BRIAN, 1940, p. 402), straordinariamente
abbondante in tutte le visite - « Tana di Crocci, No. 51 LI»
(BRIAN, 1940, p. 402); comune, 1093-53. - «Tana di Me-
rona, No. 52 LI» (BRIAN, 1940, p. 402 » - « Taragnina, No.
nl Ot aie
;
156 M. E. FRANCISCOLO
105 LI», comune, 4-11-40 - « Tana di Santi, No. 224 LI»
(FRANCISCOLO, 1952, p. 70), comune, 23-12-51. - « Tana di Basi
Rossi, No. 53 LI » (1. c., p. 64), pochi es., 4-11-50. - « Tana Inf.
del Rivo, No. 182 LI» (FRANCISCOLO, 1952, p. 63), comune,
4-11-50. - « Grotta del Colombo, No. 57 LI» (BRIAN, 1940, p.
402). - « Grotta Sup. di Santa Lucia, No. 58 LI» (FRANCISCO-
LO, 1952, p. 60), 1 es., 11-11-50. - « Grotta Inf. di Santa Lucia,
No. 59 LI» (1. c., p. 61), comunissima in tutte le visite. - « Tana
do. Tascio, No. 219:LI» @. c., p-09) 1 essa
de Strie, No. 180 LI » (1. c., p. 65), 1 es., 8-10-50. Subtroglofilo.
Allo stato di larva è citata vivente a spese di Sarothamnus scopa-
rius Koch. Spartium junceum L., varie specie di Genista L. e qual-
che altra papilionacea.
Autophila dilucida Esp.: « Grotta Inf. di Santa Lucia, No. 59 LI»
(FRANCISCOLO, 1952, p. 60), 2 2 2 II-I1-50, I 9 24-12-51.
Troglosseno afiletico.
Pyrois effusa Boisduval: « Grotta Inf. di S. Lucia, No. 59 LI » (1. c.,
p. 60), 2.9 9, 51-11-50 - « Tania da Bazura; No. 55 Ll apenas
12-11-50. Troglosseno afiletico. JEANNEL la considera poco fre-
quente in grotte francesi, e più comune in quelle algerine.
Scoliopteryx libatrix L.: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI», 1 es., 22-
3-52. Subtroglofilo. Nota di moltissime grotte del Nord Italia,
Germania, Francia, Olanda, Austria, Polonia, Russia, Romania,
Svizzera, Ungheria, Stati Uniti (WOLF, 1934). Normalmente ra-
ra nelle grotte del versante mediterraneo.
Eucosmia certata Hiibner: « Arma do Poussango, No. 22 LI», 1
es., 16-3-52 -.¢ Grotta Inf. di,S: Lucia, No: 59-L] »: (1. cape)
Troglosseno afiletico, gia citato (WOLF, 1934) di grotte della
Sassonia e Cecoslovacchia.
Orneodes cymatodactyla Zeller: « Arma do Fratte, No. 99 LI», 1
| @S., I15-2-53 - « Arma Pollera, No. 24 LI » (FRANCISCOLA, 1951,
p. 50) - « Tana della Rocca di Perti, No. 98 LI », 4 es., 18-2-51
- « Arma do Rian, No. 25 LI », comune, 16-3-52 - « Arma de
l’Aegua, No. 29 LI», comune anche sotto i sassi, 25-1-53 -
« Arma do Morto, No. 97 LI », sotto i sassi, 25-1-53 - « Tana
di Santi, No. 224 LI», comune, 23-12-51 - « Tana Lubea,
No. 47 LI», molto comune, 16-12-51 - « Tana di Spéttari,
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 197
No. 183 LI» (FRANCISCOLO, 1952, p. 62) - « Taragnina, No.
105 LI », abbond., 4-11-50 - « Tana di Basi Rossi (1. c.. p. 64)
me. atia do Rivo, No. 181 LI» Gre, pi 63)= « Tana Infi-del
Rivo, No. 182 LI», 4 esi; 5-11-53 -.« Tana-da Ciapella, No.
.50 LI», comune, 19-3-50 - « Tana di Crocci, No. 51 LI», co-
mune, 19-3-53 - « Grotta Inf. di S. Lucia, No. .59 LI », sempre
molto comune - « Tana do Tascio, No. 219 LI», comune, 4-3-
51 - « Grotta del Vallonasso, No. 248 LI», comune, 30-11-52.
Le Orneodes vivono normalmente a spese di piante del genere Lo-
nicera L. (Caprifoliaceae).
Orneodes Hùbneri Wallengren: « Arene Candide, No. 34 LI» (CON-
CI, 1952, p. 11) - « Tana della Rocca di Perti, No. 98 LI », 1 es.,
18-2-51 - « Tana di Basi Rossi, No. 53 LI» (FRANCISCOLO,
1952, p. 54) - « Tana do Tascio, No. 219 LI », comune, 4-3-51.
Orneodes sp. ind.: « Tana Luvàira, No. 218 LI », alcuni es., 20-09-34,
leg. BRIAN - «Grotta di Verzi, No. 91 LI» (CODDE’, 1950,
je 72)- « Tana del Colombo, No: 57 LI », 1 -es., 18-10-38.
Monopis lombardica E. Hering: « Tana do Mortou, No. 102 LI»,
alcuni es., 1 solo vivente, 8-4-51 e 19-3-52 - « Arma Pollera,
No. 24 LI » (FRANCISCOLO, 1951, pp. 44 e 50), molto comune
nel guano vecchio e secco della Sala Perrando. « Arma do Prin-
cipaa, No. 26 LI», sempre comune nel guano secco e fresco -
« Arma do Sanguinèo, No. 96 LI», comunissima, 14-4-52 -
« Arene Candide, No. 34 LI» (CONCI, 1952, p. 11) - « Tana
Lubea, No. 47 LI », comune, 16-12 e 23-51 - « Pozzo di Para-
mura, No. 215 LI», alcuni es., leg. BIANCHERI e CHERCHI, 20-
4-52, nel guano secco, con larve, Eutroglofilo, guanobio, trascor-
rente il suo intero ciclo vitale in grotta. Le larve di questo genere
di Tineidae, escluse le popolazioni delle grotte sopra indicate, che
sono decisamente guanobie, sono citate viventi a spese di stoffe di
lana, legno marcio, e quelle della specie monachella Hubner, pros-
sima alla nostra, anche in nidi di uccelli (Dott. A. FIORI, in litt.,
_14-I-51).
DIPTERA
Tutto il nostro materiale di Ciclorrafi e Ortorrafi, costituito da
circa trecento esemplari, è ancora in attesa degli specialisti che lo voglia-
no esaminare. Ai primi appartengono quasi tutti i guanobi, principal-
158 M. E. FRANCISCOLO
mente Phoridae, tra i quali indubbiamente esistono delle specie notevol-
mente interessanti per alcune loro particolarità; ad esempio, la
popolazione di una specie di Phoridae esistente negli ammassi di
guano fresco all'Arma do Pringipàa, è costituita da individui piccolis-
simi, ad ali alquanto ridotte, volo incerto e di durata brevissima; molte
altre specie di questa famiglia si riscontrano anche a grandi profondità,
sia libere, in pochi esemplari, sia pullulanti sulle esche.
Ai secondi appartengono quasi solamente forme della fauna delle
pareti, quali Culicidae, Psychodidae, Petauristidae, ecc., che sono costan-
temente presenti in tutte le grotte esaminate, specialmente nelle zone
subliminari semi-oscure.
Noi possediamo solamente le determinazioni dei Limoniidae (Det.
F. VENTURI, Firenze) e Nycteribiidae (Det. M. PAVAN, Pavia); a
proposito di questi ultimi, rimane alquanto difficile decidere cir-
ca la categoria di appartenenza; ci si trova infatti qui di fronte
ad un caso di trasporto inizialmente passivo di essi in grotta da parte
del chirottero ospitante, senza la presenza del quale la vita non sarebbe
possibile ai pupipari; tuttavia, come è ben noto, le femmine abbando-
nano l'ospite in caverna per procedere alla deposizione, che avviene sulle
pareti e sulle volte, per cui queste, e gli individui -della nuova genera-
zione, hanno un periodo, sia pur breve, di vita libera, il che rende con-
to della frequenza con la quale si raccolgono pupipari anche in grotte
ove all'atto della visita non sono presenti chirotteri. Secondo la distin-
zione del PAVAN, dato che il ciclo riproduttivo si svolge per la massima
parte in caverna, ove avviene pure la schiusura, essi dovrebberc essere
inclusi in una delle seguenti categorie: subtroglosseno, troglosseno file-
tico, eutroglofilo. Il problema consiste nel decidere se debba conside-
rarsi la presenza di essi in grotta come incidentale o come elettiva, es-
sendo quello della tolleranza già di per sè superato; per quest'ultima
considerazione, possiamo già escludere l'appartenenza ai subtroglosseni;
ma poichè l’elezione (condizione indispensabile per definire eutroglofilo
un organismo) presuppone almeno una penetrazione attiva in caverna,
anche questa è da escludersi; per cui sarei propenso a ritenere che quelle
specie di Nycteribiidae il cui ciclo riproduttivo si svolge in grotta, deb-
bano cadere nella categoria dei troglosseni filetici del PAVAN, in forza ap-
punto della loro penetrazione passiva (non elettiva, e quindi incidentale)
seguita da tolleranza, perchè si riproducono in grotta.
=
>
,
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 159
Chionea italica Venturi (1): « Buranco Rampion No. 232 LI» 1 4,
leg. SANFILIPPO, 11-5-52, al fondo del baratro (CONCI, 1953,
p. 88, sub Chionea sp.). Reperto interessante, perchè è il primo in
Liguria del genere Chionea. Le specie di questo genere sono es-
senzialmente legate ad ambienti freddi ed umidi; BEZZI le ritiene
nivali occasionali, MARCHAND nivali tipiche. I reperti sono gene-
ralmente fatti in zone elevate, spesso sulla neve. BEZZI (Rinve-
nimento di una Chionea (Dipt.) nei dintorni di Torino, Bull.
Soc, Entomol. Ital., XLIX, 1917 (1918), pp. 12-49) cita sei
casi di catture in grotta (STROBL, PEYERIMHOFF. TEILHARD.
ABSOLON). E’ probabile che esse abbiano uno sviluppo ipogeo,
a spese di detriti vegetali in fermentazione (KRYGER, GRANDI, Intr.
allo studio dell’Entom., 1951, p. 297-298). Il NADIG (Beitr.
z. Kenntn. der Dipterengattung Chionea, III Teil. Die Faktoren,
welche fir das Vorkommen auf dem Schnee massgebend sind.
Mitt. Schweizerischen Entomolog. Gesell., Band. XXII, H. 3, 1949.
pp. 323-345) rileva come 1’80% dei reperti di specie del genere,
da lui fatti, siano avvenuti alle seguenti condizioni climatiche am-
bientali: umidità relativa tra 89-100%, temperatura compresa
tra +1° e —2°C; egli aggiunge inoltre che l’optimum ecologico
per Chionea sarebbe compreso intorno alla saturazione ed a tem-
perature comprese fra —4° e + 18°C, purchè sia sempre rispet-
tato il 100% dell'umidità relativa; diminuendo questo, i valori
estremi della temperatura di optimum si restringono tra +1° e
—2°C. Ciò sembra trovare un certo riscontro nel rinveni-
mento del Buranco Rampion, ove si ha saturazione completa,
e temperatura ambiente (al momento della visita dell’11-5-52)
(1) Il Prof. F. VENTURI che ha avuto in esame l'esemplare, insieme con altro
materiale italiano, mi ha comunicato la descrizione preliminare della specie, che qui
riporto: :
_ « Chionea italica n. sp.
La femmina presenta un profilo dell’ovopositore riconducibile nella sua fisio-
nomia generale a que'lo della alpina Bezzi, ma più breve e tozzo: la pelosità delle
zampe del 4 e della 9 è chiara come quella di lutescens Lunds. e non scura come
quella alpina Bez. L’antenna della ® presenta sei articoli: gli ultimi tre sono ec-
cezionalmente brevi e la loro lunghezza complessiva inferiore al doppio della ‘un-
ghezza del 3° artico'o ed ai 2/3 della lunghezza del 2°. L’antenna del @ presenta
i tre articoli terminali lunghi, complessivamente, appena il triplo del 3° articolo e
meno della lunghezza del 2°.
1 &, Buranco Rampion, 11-5-52, leg. SANFILIPPO; 1 9 Lago Grande delle
Agoraie, m. 1328 su! M. Ajona (Appennino Chiavarese), 9-12-52, leg. FRANCE-
SCHI ». (VENTURI).
ha
Cee RO
160 M. EF. FRANCISCOLO
di +4°C, il che rende anche ragione della stagione estremamente
avanzata per rinvenire Chionea ad appena 1000 m. s. m.
Penicillidia Dufouri Westwood: « Arma Pollera, No. 24 LI » (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 50), 1 es. su Myotis oxygnathus Monticelli,
11-7-49. Già nota come parassita ectofago di Vespertilionidi di
Germania, Francia, Jugoslavia, Olanda, Romania, Spagna, Ce-
coslovacchia, Ungheria e Algeria. Qualche citazione anche in Italia.
Troglosseno filetico. |
Listropodia pedicularia Latreille: « Arma Pollera, No. 24 LI » (FRAN-
CISCOLO, 1951, p. 50), I es., 1I-7-49, al suolo. Troglosseno fi-
letico. |
Celeripes biarticulata Hermann: « Tana do Mortòu, No. 102 LI », 2
es., 19-3-52, su Rhinol. euryale Blas.; i reperti seguenti tutti sul
Rinofolo maggiore: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCISCO-
LO, 1951, p. 50) - « Arma do Morto, No. 97 LI », 1 es., 25-1-53
- « Arene Candide, No. 34 LI » (CONCI, 1952, p. 10) - « Grotta
di Verzi, No. 91 LI», 1 es., 4-3-49 - «Grotta del Vallonasso,
No. 253 LI», 1 es., 30-11-52. Troglosseno filetico.
SIPHONAPTERA
(Det. Prof. C. CONCI, Genova)
(Coll. C. CONCI, Genova)
Rhinolophopsylla unipectinata Tasch.: « Arma do Poussango, No. 22.
LI», 1 ®, 16-3-52, su Rhinolophus ferrum equinum ferrum
equinum Schreber. Ospite di varie specie di Chirotteri (Myotis
Capaccinii Bonap., Pipistrellus Nattereri, Rhinolophus hipposi-
deros e ferrum equinum) in Ungheria, Jugoslavia, Svizzera, Fran-
cia, Caucaso, Algeria; da CONCI citata di grotte della Venezia Tri-
dentina sul medesimo ospite. |
COCEOPTERÀ
(ove non diversamente specificato, determinati dall’Autore)
Delle 29 specie raccolte, otto sono decisamente troglobie, quattro
o cinque eutroglofile, quasi tutte altamente specializzate, due delle quali
in fase troglobia nella regione esaminata, e due probabilmente inesi-
stenti in sedi edafiche non cavernicole; una è di localizzazione incerta,
tra eutroglofila e troglossena filetica.
Solamente dieci hanno facies troglossena filetica, e due soltanto sono
considerabili come troglossene afiletiche, ed una eutroglossena. La scar-
ee a
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 161
sita delle forme troglossene afiletiche ed eutroglossene, che spicca note-
volmente se confrontata con la assoluta maggioranza che tali categorie
assumono in quasi tutte le altre regioni (CONCI cita della Venezia Tri-
dentina 84 forme, solo dieci delle quali troglobie, SANFILIPPO ne cita
31 della Provincia di Genova, delle quali solo 5 troglobie) va giusti-
ficata nella estrema scarsita delle cavita a pozzo od assorbenti nella
zona considerata; è infatti solo in tali caverne, aprentisi con pozzo al-
l'esterno 0 percorse da un ruscello proveniente dall'esterno, eve tutta
una serie di forme, non dotate di particolari tendenze troglotrope o co-
munque non legate a particolari esigenze realizzate soltanto in sede ipo-
gea, ha la possibilità di penetrare accidentalmente ed in forma intera-
mente passiva; ed è in effetti sintomatico il constatare che le due uni-
che forme decisamente troglossene afiletiche o eutroglossene da noi rac-
colte provengono appunto dalla Tana de l'Orpe No. 248 LI, che è ap-
punto l’unica cavità del tipo assorbente della zona. Si tratta quindi, nel
complesso, per quanto riguarda i Coleotteri, di una fauna fondamen-
talmente legata all'ambiente ipogeo; del resto, anche nelle forme che,
da un punto di vista generale, non possono che venir considerate al
massimo come eutroglofile, in certi casi ci si trova di fronte ad un tipo
di troglobiosi regionale, giacchè nella zona presa in esame ed in quelle
limitrofe, dette forme non hanno biotopi non cavernicoli (ad es. Spho-
dropsis, Glyphobythus, Atheta Linderi Bris., ecc.).
Carabidae
Trechus Fairmairei Pand.: « Arma de Faje, No. 141 LI », det. CAPRA
(MULLER, 1930, p. 71; FOCARILE, 1951, p. 70). - « Garbetto,
No. 60 LI », det. CAPRA (FOCARILE, 1951, p. 70). Diffuso in
tutta la Liguria. Già noto di molte stazioni cavernicole.
Duvalius (s. str.) Canevai ssp. Canevai Gestro: « Arma Pollera, No. 24
LI» (GESTRO, 1885-A, p. 141; 1886, p. 34; GANGLBAUER,
1892, pp. 190 e 214; GESTRO, 1898, p. 17; BENSA, 1900, pp.
Meee, 130° PORTA, 1023, p.' 123; DELLEPIANE, 1924, D. 25:
JEANNEL, 1928, p. 599; LUIGIONI, 1929, p. 79; MULLER, 1930,
DIi7zi; WOLF; 1034, pa 205; PORTA, 1934, p. 46; FRANCISCO-
LO, 1951, pp. 45 @ 49), 2 6 2 20-4-46; I 2 19-12-48; 2 4 2
30-1-49; I 9 19-3-50. Troglobio, esclusivo della grotta in que-
stione, nella quale si rinviene soltanto in zone molto profonde
(corridoio e Pozzo Gestro) in limitatissimo numero di esemplari;
l'11-7-49 e 19-12-48 catturammo anche ‘alcune larve insieme
alle immagini.
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII. 6
Duvalius (s. str.) Canevai ssp. Solarii Gestro :
Duvalius (s. str.) Canevai ssp. apenninus Gestro :
complessa la bibliografia di questa specie, per ragioni di spazio.
M. E. FRANCISCOLO.
« Grotta di S. Antonino,
No, 30 LI» (GESTRO, 1898, p. 16; BENSA, 1900, pp. 103 e
119; PORTA, 1923, p. 122; DELLEPIANE, 1924, p. 25; JEAN-
NEL, 1928, pp. 509-601; LUIGIONI, 1929, p. 79; MULLER,
1930, p. 71; WOLF, 1934, p. 215; PORTA, 1934, p. 46:
ASCENSO, 1950, p. 80). Troglobio. 21 esemplari 20-4-46; I es.
9-1-49; 8 es. 30-1-49. L’opinabilita della esistenza di una sotto-
specie distinta e ben definita a soli 1000 metri di distanza dal bio-
topo della forma tipica, per di più nello stesso massiccio calcareo
senza interruzioni di sorta, non può evidentemente sfuggire. Tut-
tavia il problema si rifiuta ancora di adattarsi ad una soluzione.
essendo alquanto
adotto un sistema diverso da quello finora usato:
. GESTRO, 1885-B, p. 533.
; GESTRO, 1886, p. 3%
3. GESTRO, 1887, pp. 495, 504,
18.
. JEANNEL,
506.
..GESTRO, 1892, p. 83.
. GANGLBAUER, 1892, pp. 190
Cia E4a
. GESTO, 1898, p. 16.
. BENSA, 1900, p. 104.
;- PORTA, ROR3KD.} 1235
. DELLEPIANE, 1924, pp. 26,
120; 122,30,
1928%.' Dp... 509
601.
i MULLER, 1030, DLS7ZI
. GESTRO, 1933, p. 353:
. WOLF, 1934, pp. 215-216.
. PORTA, 1934, p. 46.
. BRIAN, 1940, pp. 401-402.
. FRANCISCOLO, 1950, pp. 48,
50, 52.
FRANCISCOLO, 1952, p. 62.
(1) Un esemplare di questa grotta era parassitato da un maak del genere
Rhachomyces (Laboulbeniales).
- « Tana de Conche, No. 93 Ri »:
75 0,0, LOI, 415, OR
18-4-46, 2 3 4 1 9 6-4-53 Gh):
« Tana di Spéttari, No. 183 LI»,
18, p. 62, 1 2 4-11-50 - « Tara-
gnina, No. 105 LI », 3 (pp. 504,
50.6),.-0,:7, 8,0, (pe R20) 10/08)
1360: 145° 15.) 10, de dle RE
11-50 - « Tana da Bazura, No. 55
LI», 4° 2 22-11-5002 08 0a
50, I ? 4-3-51 - « Tana de l’Or-
pe, No: 248 Ld soo: pera ia
843 1 9 22-3-52 - «Grotta del
Vallonasso, No. 253 Liss yore. 2
« Grotta del Baraccone (Piem.) »
12 - « Tana della Regione Rovei-
rola, No. 40 LI » (della Madonna
Act.) 132) 3). Aye eae ee
(p. 120), 10LII; 12 (AO
16,17 (P.&0) 1 dI, Sines
- « Buranco de Dotte, No. 39 LI »,
I, 253,045 5a 070 OA
10,’ 12, 13/4; I LONATO
48) - « Tana Rimiiegni No. 163
LI»; 16,17 (p52) Sues eee
8-5-40, 2 6 6:2. 9.9 ade
————— E eee ee CU e ym.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE i 163
Le prime quattro stazioni si trovano nel versante tirreno; la Grot-
ta del Baraccone in territorio piemontese trovasi già nel versante del
Tanaro, mentre tutte le altre si trovano esclusivamente in Val Bor-
mida. E' questa la forma a diffusione maggiore, sebbene distribuita
in modo alquanto discontinuo. La forma apenninus Gestro è costituita
da tutta una serié di micro-popolazioni, che si rifiutano di essere in-
‘quadrate in modo preciso e definitivo. E’ quindi probabile che ci si
trovi di fronte ad un « Rassenkreiss » in via di progressiva differen-
ziazione, e che il ceppo maggiore del Toiranese debba gradualmente
differenziarsi specificamente o subspecificamente da quello della Alta
Val Bormida. La popolazione del Baraccone si troverebbe di già nella
zona di diffusione di Duvalius Gentilei Gestro (alta Val Tanaro). E°
probabile che, con la scorta del discreto materiale esistente a Genova, sia
possibile in seguito rivedere tutti i problemi tassonomici connessi con le
razze di D. Canevai.
[ Duvalius (s. str.) Gentilei Gestro f. typ. e ssp. ingaunus Dodero]: La
forma tipica è esclusiva delle grotte della Alta Val Tanaro, e
quindi estranea alla nostra zona; tuttavia non è improbabile che
essa possa essere rinvenuta, specialmente nella sua forma ingaunus
Dodero (del versante tirreno presso Caprauna, Grotta della Ser-
ra, ma ancora in territorio piemontese) in qualcuna delle numerose
grotte ancora totalmente inesplorate della Val Neva, Val Penna-
vaira e Rocca Barbena. Troglobio. Notevole la differenziazione
di una sottospecie nel versante tirreno.
Sphodropsis Ghilianii ssp. Ghilianii Schaum: « Arma Pollera, No. 24
LI» (BENSA, 1900, p. 104; DELLEPIANE, 1924, p. 25; MUL-
LER, 1930, p. 71; BINAGHI, 1939, p. 179; FRANCISCOLO, 1951,
PP. 44, 45, 46, 49), 8 es. 20-4-46, 18 es. 11-7-48, 3 es. e larve
18-12-48, I es. 10-4-49, 2 es. 25-4-49. La specie era nota di
Liguria solo di questa grotta, che ne è tuttora l’unica stazione
del versante tirreno; successivamente la rinvenimmo anche alla
« Grotta del Vallonasso, No. 253 LI» (1 4; 30-11-52, leg.
CODDE’) ed all’« Arma Cornarea, No. 252 LI», 11-11-52 (già
citata dal BENSA, 1900, p. 104). Un'altra sottospecie (Bucheti
Ochs) è nota della Peira Cava (Alpes Maritimes, versante medi-
terraneo). Eutroglofilo spinto, con fase esclusivamente cavernicola
nelle Alpi Marittime e Liguria occidentale. Noto pure di Val di
164 M. E. FRANCISCOLO
Lanzo e Val Chisone (ssp. grajus Jeannel) e della Val Sesia e Cer-
. vo (ssp. Caprai Binaghi).
Tachys parvulus Dejean: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI », 1 es., 22-
3-52. Troglosseno filetico.
Staphylinidae (det. Dott. F. SOLARI, Genova).
Omalium Allardi Fairm.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (BENSA,
1900, pp. 105 e 130; FRANCISCOLO, 1951, p. 49), I eS., II-7-
48 - « Arma do Principa, No. 26 LI» (BENSA, 1900, p. 105;
FRANCISCOLO, 1951, p. 49). Guanobio, probabilmente eutroglo-
filo o al più troglosseno filetico. Specie rinvenibile, sebbene rara-
mente, anche in sede edafica epigea al crivello. Noto di tutta Ita-
lia, Isola del Giglio, Sicilia, Sardegna, Malta. Il WINKLER (1) lo
indica dei paesi mediterranei e dell'Europa Occidentale. Di grotta
citato anche della Karani Koba, Crimea (WOLF, 1934).
Quedius sp. ind.: « Arma do Sanguineo, No. 96 LI» (BENSA, 1900,
Pet 7).
Trichophya pilicornis Gyllenhal: « Tana da Bazura, No. 55 LI»,
leg. Prof. A. PORTA, 2 es., 24-9-54 (det. Prof. A. PORTA). Specie
a larga diffusione (Europa, Africa, Madeira, Caucaso) citato di
grotte della Sassonia, Slesia, Vestfalia e Virginia (U.S.A.) (WOLF,
ITI, 1935, p. 370).
Atheta (s. str.) Linderi Brisout: « Arma Pollera, No. 24 LI» (GE-
STRO, 1885-B, p. 136; BENSA, 1900, p. 105; DELLEPIANE,
1924; p. 25; LUIGIONI, 1929; p. 2753 (GESTRO, 10333500
WOLF, 1934, p. 376; FRANCISCOLO, 1951, p. 49), molti es.
25-4-49 e 19-3-50 - « Arma do Pringipaa, No. 26 LI », (BENSA,
1900, p. 105), I es., 10-4-49 - « Grotta di Verzi, No. 91 LI »
(CODDE’, 1950, p. 72), I es., 4-5-49. Guanobio, troglobio regio-
nale. Le popolazioni installate nelle grotte sopraindicate sembrano
essere pienamente adattate, dato che, sopratutto al No. 24 LI,
sono facilmente rinvenibili anche le larve a diversi stadi di sviluppo
nel guano vecchio. Il WINKLER la indica della Francia Meridio-
nale e Mauretania; il LUIGIONI la cita solo del No. 24 LI, della
Corsica (Aleria) e della Sardegna. Altre citazioni vanno riferite
(1) WINKLER A.: 1924-1932. Catalogus Colcopterorum Regionis Palearticae.
- Wienn, Albert Winkler Verlag.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 165
a Atheta (Aloconota) sulcifrons Steph. (vedi SANFILIPPO, 1950,
p. 59, nota 21). Nota di grotte delle Basses Alpes ed Hautes Py-
rénées (WOLF, 1934, p- 376, III).
Atheta (s. str.) trinotata Kraatz: « Garbasso, No. 145 LI», 2 es.,
20-9-1919, leg. F. CAPRA. Guanobio. Considerabile eutroglofilo.
LUIGIONI l'indica di tutta Italia, Corsica, Sardegna, Sicilia; WIN-
KLER dell'Europa mediterranea. Molto frequente nel Finalese al
crivello. Nota di grotte della Slesia, Basses Pyrénées, Croazia, Olan-
da, Romania, Ungheria (WOLF, 1934, III, p. 377).
Atheta (Aloconota) sulcifrons Stephens: « Arene Candide, No. 34 LI »
(CONCI, 1952, p. II), 3 es., 13-2-49. Già nota di grotte del Ge-
novesato; WOLF la cita di grotte della Sassonia, Alpi Marittime,
Ariège, Pirenei, Lot, Mayenne, Algeria, Bresciano. Nota di tutta
Italia ed Isole, tutto il Mediterraneo occidentale, Madeira, Sibe-
ria. Troglossena filetica o eutroglofila. Guanobia.
Chilopora longitarsis Erichs: « Tana da Bazura, No. 55 LI », leg. Prof.
A. PORTA, 1 es., 24-9-54 (det. Prof. A. PORTA). Tutta Europa.
bacino del Mediterraneo; non ancora citata di grotte.
Ocalea picata Stephens: « Garbasso, No. 145 LI», 2 es., 20-9-1919,
leg. F. CAPRA. Guanobio. Troglosseno filetico. LUIGIONI la cita
dell’Italia Sett. e Centr., Elba, Corsica, Sardegna, Sicilia; WIN-
KLER dell'Europa, Algeria, Caucaso. Non mi risultano altri re-
perti in grotta.
Pselaphidae (det. Dott. F. SOLARI, Genova, pars).
Faronus Lafertei Aubé: « Ballo de Strie, No. 180 LI » (FRANCISCOLO,
1952, p. 65), 1 6, 8-10-50. Troglosseno filetico. Mai raccolto in
sede cavernicola. Liguria, Toscana, Lazio, Puglie, Corsica, Sar-
degna, Sicilia (LUIGIONI), Europa media e Mauretania (WIN-
KLER).
Glyphobythus Vaccai Dodero: « Arma Pollera, No. 24 LI»
(DODERO, 1900, p. 410; BENSA, 1900, p. 130; DELLEPIANE,
1924, p. 25; PORTA, 1926, p. 251; LUIGIONI, 1929, p. 311;
MULLER, 1930, p. 71; WOLF, 1934, p. 348; FRANCISCOLO,
1951, pp. 43, 46, 49, 50; CONCI, 1952, p. II), I 3, 19-12-48
- «Grotta di Verzi, No. 91 LI» (l.c., in più CODDE’, 1950,
p. 72), 2 è 8, 4-5-49. Troglobio. Noto esclusivamente delle sedi
più sopra indicate.
(i SS, ‘* M. E. FRANCISCOLO.
Glyphobythus Bensai Dodero (1): «Tana do Mortòu, No.
102 LI», 2 2 2, 8-4-51 - « Grotta della Cava del Martinetto,
No. 155 LI» (FRANCISCOLO, 1951, p. 50), 2 4.4 2:2 2 5-12-
1948 - « Arma de Fate, No. 33 LI» (FRANCISCOLO, 1951, p.
50), 2 è 6, 23-4-1950 - « Grotta di S. Antonino, No. 30 LI »
(ASCENSO, 1950, p. 80, sub Vaccai Dod.), 1 9, 9-1-1949. -
« Arene Candide, No. 34 LI » (DODERO, 1900, p. 412; BENSA,
1900, p. 105; DELLEPIANE, 1924, p. 25; PORTA, 1926, p. 251;
LUIGIONI, 1929, p. 311; GESTRO, 1933, p. 351; WOLF, 1934,
Dp. 384; FRANCISCOLO; 1051.3505 CONCI; 10527 p. OSO
13-2-1949, IO es. 4 2 19-2-1950. Troglobio, Il DELLEPIANE.
1924, p. 30, lo cita anche per la « Tana do Scovèro, No. 86 LI »:
ritengo necessaria una conferma prima di accettare tale indicazione,
poichè noi non vi raccogliemmo questa forma e d'altra parte nè il
DODERO nè il GESTRO ne parlano nei loro lavori classici; non è
tuttavia escluso che esso alberghi anche nelle grotte della Val Neva.
e Val Pennavaira, dato che RUFFO ed io stesso lo raccogliemmo
molto più a Nord-Ovest, alla Grotta dell'Orso (Ponte di Nava,
presso Ormea, varii es. 15-11-53).
Bensai Dod. sembra sostituirsi a Vaccai nelle grotte più orien-
tali del Finalese.
Bythinus italicus Baudi: « Tana de l'Orpe, No. 248 LI », 1 9, 22-3-
1952, eutroglofilo. |
Trichopterigidae. Ci
Acrotrichis intermedia Gillmeister: « Tana de l'Orpe, No. 248 LI»,
molti es., 22-3-52. Troglosseno afiletico. Già noto di una grotta
della Slesia (WOLF, 1934, p. 357). Comunissimo in tutta Italia,
nel detrito di sottobosco.
Catopidae.
Parabathyscia ligurica Reitter: « Tana do Scovèro, No. 86 LI » (REIT-
TER, 1889, p. 293; GANGLBAUER, 1899, p. 111; BENSA. 1900,
p. 105; DODERO, 1904, p. 123; JEANNEL, 1907, p. 64; I9I0, |
p. 29; IQII, p. 284; DELLEPIANE, 1924, p. 30; JEANNEL, 1924,
p. 126; PORTA, 1926, p. 302; MULLER, 1930, p. 71; GESTRO,
(1) JEANNEL, 1950; p. 210 e 211, eleva G. Vaccai var. Bensai Dod. a
buona specie, indicandolo delle stazioni classiche.
ee eee see eee, Fe eee Ron o
7
\
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 167
1933, DP. 352; WOLF, 1934, p. 271), 20 ad. 4 2 e 8 larve, 5-4- |
52. Guanobio, troglobio.
JEANNEL (1907 e 1910) considerò P. ligurica Reitt, sinonimo di
P. Spagnoloi Fairm. ma, dietro parere del DODERO, la considerò poi
buona specie nel 1911 e 1924; tale veduta è pienamente confer-
mata dai caratteri larvali delle due specie, che si sono dimostrati
ben differenti per quanto riguarda la struttura delle mandibole,
mascelle, chetotassi craniale e toracale ecc. Questo problema è esa-
minato in un altro mio lavoro (Studio comparativo sulle larve
mature delle specie liguri cavernicole del Genere Parabathyscia Jean-
nel - lavoro presentato al Primo Congresso Internazionale di Spe-
leologia in Parigi, Settembre 1953, in corso di stampa). E’ l’unico
batiscino troglobio della zona.
Bathysciola (s. str.) pumilio Reitter: una popolazione abbastanza nu-
merosa esiste al « Garbetto, No. 60 LI» (molti es. 20-09-19, 25-
4-53, leg. CAPRA). Tipico eutroglofilo, non raro anche in sede eda-
fica esterna: Versante italiano delle Alpi Occid., Appennino Set-
tentr.; una sottospecie (Biglianii Jeann.) a Millesimo ed una (va-
lestrina Jeann.) della Grotta di Monte Vallestra (Reggio Emilia).
_Histeridae (det. Sig. G. B. Moro, Genova).
Gnathoncus rotundatus Kugelann: « Arma do Pringipaa, No. 26 LI »
(BENSA, 1900, pp. 105 e 116). Guanobio. Troglosseno filetico.
Non è improbabile che questa determinazione sia errata, e vada
riferita alla specie seguente. Noi infatti non raccogliemmo al No.
26 LI che esemplari di G. punctulatus Thoms. Il rotundatus Kug.,
diffuso in tutta la regione paleartica, è già noto di una grotta del
Belgio e di una dell'Algeria (WOLF, 1934, p. 388, III).
Gnathoncus punctulatus Thoms.: « Arma do Principaa, No. 26 LI »
(BENSA, 1900, p. 105), 30 es. 10-4-49. Guanobio. Troglosseno
filetico. Italia Settentrionale, Abruzzi, Sicilia (LUIGIONI), Europa,
Asia boreale (WINKLER).
Colydiidae.
Aglenus brunneus (Gyllenhal): « Tana do Mortòu, No. 102 LI »,
molti es., 19-3-52, nel detrito legnoso, con larve, in zona sub-.
‘98
168 M. E. FRANCISCOLO
arida. Troglosseno filetico. Citato anche di una grotta Algerina
(WOLF).
Anommatus sp. ind.: « Tana Lubea, No. 47 LI », 2 es., 16-2-51, pres-
so radicicole affioranti. Troglosseno filetico (?).
Hydrophilidae.
Hydraena (s. str.) angustata Sturm: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI »,
molti es., 22-3-52. Eutroglosseno.
Ptinidae.
Gibbium psylloides Czempinski: « Arma do Sanguineo, No. 96 LI ».
4 es., 14-4-52, nel guano vecchio delle nicchie sulla frana del sa-
lone di ingresso, in zona di penombra. Troglosseno filetico. Tut-
ta Italia, Corsica, Sardegna, Sicilia (LUIGIONI), Reg. paleartica
(WINKLER). Non mi risultano altri reperti in grotta.
Chrysomelidae.
Chrysomela- (Chrysolina) Banksi F.: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI »,
I es., 19-3-52. Troglosseno afiletico. Nota di una grotta del Ge-
novesato. E’ frequentemente citata di cavità a pozzo od assor-
benti. Tutta Italia ed Isole (LUIGIONI), Finlandia, Gran Bretagna,
Francia, Mediterraneo (WINKLER).
Curculionidae (det. Dott. F. Solari, Genova).
Apion flavipes coxale Desbr.: « Tana de l’Orpe, No. 248 LI», 1 es.,
19-3-52. Reperto assolutamente accidentale. Eutroglosseno. —
HYMENOPTERA
(Det. Prof. C. MASI, Genova)
(Coll. Museo Civico di Genova)
Amblyteles quadripunctorius Miller: « Grotta del Vallonasso. No.
253 LI», 2 es., 30-11-50, leg. F. CAPRA. Anche in Italia questo
genere di Ichneumonidae conferma le spiccate tendenze troglotro-
pe già rilevate dallo JEANNEL (Faune Cavern. de la France, 1926,
p. 216); mi sono infatti state comunicate dal Dott. F. CAPRA le
seguenti altre catture di Amblyteles: A. quadripunctorius Mull.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 169
2 22 Caverna di Val Noci (Città di Castello, Umbria), leg.
ANDREINI, 9-12-36; A. armatorius Forst. 1 2 Grotta delle Tas-
sare (Marche), Monte Nerone presso Urbino, leg. CONCI, 2-8-52.
Credo siano considerabili subtroglofili. JEANNEL (1. c.) opina essi
parassitino i Lepidotteri frequentatori di grotte, o che la loro pre-
senza frequente in grotte (in Francia 7, in Germania 8, in Roma-
nia 5, in Italia 3) sia da spiegarsi in una ricerca di umidità da parte
di questi insetti.
Crematogaster scutellaris Oliv.: « Tana da Bazura, No. 55 LI»
(BRIAN, 1940, p. 402): reperto accidentale, eutroglosseno.
Crematogaster sordidula Nyl.: « Tana da Bazura, No. 55 LI»
(BRIAN, 1940, p. 402), eutroglosseno.
Tipo: MOLLUSCA
Classe: GASTROPODA
STYLOMMATOPHORA
(Det. Dott. C. ALZONA, Genova)
Esclusion fatta per Oxychilus, a larga diffusione e frequentis-
simo, i reperti di specie nella nostra zona sono estremamente rari. Ciò
spicca notevolmente rispetto alla grande frequenza di esse in altre re-
gioni (CONCI cita 18 Molluschi del Trentino, dei quali uno troglo-
bio; SANFILIPPO ne cita 6 per il Genovesato; LANZA ne cita
28 per la Toscana; PAVAN ne cita 26 per la sola regione del M. Dos-
so - M. Palosso in Lombardia).
Gonyodiscus rotundatus (O.F. Miiller): « Arene Candide » No. 34 LI
(CONCI, 1952, p. 11), alc. es., leg. CAPRA, 10-3-35. Considerabile
come troglosseno filetico. Specie lapidicola dell'Europa media e
dell’Italia e Isole. Già citata di grotte del Belgio, Francia, Ger-
mania, Spagna, Italia.
Oxychylus Draparnaldi (Beck) (= lucidum Drap.): « Arma do Pous-
sango» No. 22 LI, comune, 16-3-52 - «Arma Pollera» No. 24 LI,
molti es., 25-4-49 (FRANCISCOLO, 1951, p. 52) - «Tana inf. del
Principaa » No. 171 LI, es., 30-4-50 - « Arma do Morto » No.
97 LI, 1 es., 25-1-53 - « Arma do Sanguinèo » No. 96 LI, 3
es., 14-4-52 - «Grotta di Verzi» No. 91 LI (CODDF’, 1950,
p. 72), comune, 23-3-49 e 4-5-49 - « Taragnina » No. 105 LI, 6
170
M. E. FRANCISCOLO
es., 4-11-50 - « Tana di Spéttari » No. 183 LI (FRANCISCOLO,
1952, p. 62), I es., 4-11-50 - « Tana da Ciapella » No. 50 LI
(BRIAN, 1940, p. 402) - « Tana di Merona » No. 52 LI (1.c.) -
« Tana di Basi Rossi» No. 53 LI (1. c.) - « Grotta inf. di S. Lu-
cia» No. 59 LI (FRANCISCOLO, 1952, p. 61), comune tutte
le visite - « Tana del Colombo» No. 57 LI (BRIAN, 1040, p.
402) - « Tana da Bazura » No. 55 LI (BRIAN, 1940, pp. 402 e
411) - « Pozzo di Paramura » No. 215 LI, 2 es., 20-4-52, leg.
BIANCHERI e CHERCHI - « Tana do Scovèro » No. 86 LI, co-
mune, 5-4-52 - « Tana de l’Orpe » No. 248 LI, comune, 22-3-
53 - « Tana della Reg. Roveirola » No. 40 LI (FRANCISCOLO,
1950, p. 50), comune in tutte le visite - « Tana Rimilegni » No.
163 LI (1.c., p. 52), comune. Eutroglofilo. Di Liguria è noto
di ben 52 grotte. (1) Apia
Tipo: VERTEBRATA
Classe: AMPHIBIA
URODELA
Hydromantes italicus Dunn.: « Arma do Fratte, No. 99 LI»
(GESTRO, 1888, p 500, sub Spelerpes fuscus Bonap.) - « Tana
inf. del Principaa, No. 171 LI», 2 es., 30-4-50 - « Grotta del
Bujo, No. 27 LI », 1 es., 30-4-50 - « Tana de Gore, No. 44 LI »
(BRIAN, 1940, p. 400) - « Tana di Spèttari, No. 181 LI », 1 es.,
4-11-50 - « Tane del Bricco Roxon (non ancora catastate) (GE-
STRO, 1888, p. 495) - « Tana del Fico (non cat.), l c., p. 499 -
« Tana della Reg. Roveirola, No. 40 LI» (DELLEPIANE, 1924,
sub Spelerpes fuscus Bonap., FRANCISCOLO, 1950, p. 51) - « Ta-
no Rimilegni, No. 163 LI » (FRANCISCOLO, 1950, n. 52). - « Ta-
na de Dotte, No. 161 LI» (l.c., p. 47) - « Arma do Vallonas-
so, No. 253 LI, molto comune, 30-11-52, leg. CAPRA - « Tana
de l’Orpe, No. 248 LI » (CHERCHI, 1952, pp. 203 e 208). Estre-
mamente raro, in Liguria, fuori grotta. E’ molto meno frequente
in Liguria Occidentale che in Lig. Or. (rispettivamente è noto di
28 grotte orientali e di 14 occidentali) e per di più, in Lig. Occid.,
(1) Le varie citazioni di l/ucidum var. obscuratum Porro, vanno riferite a
Draparnaldi Beck, in quanto lucidum è sinonimo di Draparnaldi, e la var. obscu-
ratum avrebbe poca consistenza sistematica.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 171
sembra piu frequente nelle grotte del versante padano, sopratutto
dell’Alta Val Tanaro. Nel Finalese è confinato alle tre grotte citate,
e tali popolazioni presentano una pigmentazione insolitamente
chiara. Diffuso anche in grotte della Toscana, ma non citato di
altre grotte italiane. LANZA (1952-B e 1954) dà ampi dettagli
sulla distribuzione del Geotritone in Italia.
ANURA
'
Bufo bufo spinosus Daudin: « Tana da Bazura, No. 55 LI», 1 9
interrata, 12-11-50, det. Prof. E. TONGIORGI.
Pelodytes punctatus Daudin: «Grotta Inferiore di S. Lucia, No. 59
LI » (DELLEPIANE, 1924, p. 120; BRIAN, 1940, pp. 409 e 404).
Classe: M AMMALIA
CHIROPTERA
(Det. Prof. O. DE BEAUX, Dott. F. CAPRA, Prof. E. TONGIORGI)
(Coll. Museo Civico di Genova)
| Contrariamente a quanto accade in Prov. di Genova, nel Savo-
nese sono frequenti le grotte con potenti strati di guano, depositato da
Chirotteri gregari (Vespertilionidae). In certi casi, piccoli ammassi di
guano vengono depositati anche da parte di Rhinolophidae, i quali,
come all'Arma Pollera No. 24 LI, e, nel Genovesato, alla Tann-a do
Balou No. 11 LI, hanno l'abitudine di radunarsi, anche a contatto
l'uno dell'altro, in popolazioni di 50-100 individui, per cui non si
può fare a meno di pensare che, almeno in questi casi, essi rinuncino
alle loro notorie abitudini solitarie. Assistiamo poi, in qualche caso
sporadico, ad un fenomeno che definirei come una « abitudine », e cioè,
per un periodo di diversi anni, controllabile sia dai dati in nostro pos-
sesso che da quelli forniti dalle notevoli collezioni del Museo di Ge-
nova (nelle quali sono sempre accuratamente annotate le precise date di
cattura), sembra che determinate popolazioni di questa o quella specie,
tendano a portarsi sempre nella stessa grotta, nonostante nella zona
medesima il numero delle grotte esistenti sia tutt'altro che piccolo, e,
sopratutto, nonostante vi siano diverse specie di chirotteri a tendenze
troglofile. Citerò a questo proposito il caso tipico del costante rinve-
nimento alla Tana do Mortòu No. 102 LI di sempre e soltanto, dal
1887 (DORIA, 1887, p. 428) sino ad oggi, del Rhinolophus euryale
172 M. E. FRANCISCOLO
Blasius, mentre, in tutto questo lasso di tempo (entro il quale tuttavia
le date di cattura si susseguono abbastanza uniformemente) troviamo
che le uniche due grotte ove siano catturabili specie del genere Myotis,
in tutta la Liguria Occid., sono soltanto 1’Arma Pollera No. 24 LI e
l'Arma do Pringipàa N. 26 LI. Osserverò infine che, contrariamente a
quanto riscontrato altrove (confrontare LANZA, 1952-A, p. 109 e 110}
il Rhinolophus euryale Blasius non ha affatto, nel Savonese almeno, ten-
denze gregarie, ma lo si rinviene sempre esclusivamente in esemplari
isolati, mentre per contro il rinolofo maggiore è frequentemente rinve-
nibile in colonie di oltre 100 individui, spesso a contatto fra loro, e
nella regolare posizione ammantellata. Inoltre, anche in grotte munite
di ambienti a volta alta ed asciutti, non è affatto raro (ad es. Grotta
del Vallonasso, Arma Pollera, Grotta del Bujo) rinvenire il rinolofo
maggiore in ambienti piccoli, umidissimi, spesso a pochi centimetri
dall'acqua.
Rhinolophus euryale Blasius: « Tana do Mortòu, No. 102 LI » (Do-
RIA, 1887, p. 428; DELLEPIANE, 1924, p. 20; GULINO e DAL
PIAZ, 1939, p. 73), comune, 12-4-51 e 19-3-52 - « Arma Pol-
lera, No. 24 LI » (FRANCISCOLO, 1951, p. 52) 2 es. 24-1-07, 20-
11-06, leg. FIGINI, Mus. Genova - « Tana del Colombo, No. 57
LI», 1 2, 18-10-38; specie dell'Europa merid. (dal Portogallo
alla Grecia e al Nord fino all’Ungheria e Africa Sett.). Noto di 2
grotte del Genovesato, 3 dello Spezzino; pure del Veneto, Marche.
Toscana, Sardegna, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglie; inoltre di
grotte francesi, spagnole, ungheresi (LANZA, 1952, p. 109). Nel-
le due stazioni indicate sempre individui isolati.
Rhinolophus ferrum equinum ferrum equinum Schreb.: « Arma de.
Fate, No. 33 LI», 1 coppia, 23-4-50 - « Arma do Poussango,
No. 22 LI», 1 coppia, 24-11-06, leg. GESTRO, I coppia 30-4-
07, leg. GAGGERO, Mus. Genova, 4 es. 16-9-52 - « Arma Pollera,
No. 24 LI» (FRANCISCOLO, 1951, p. 52), I coppia, 20-11-06,
leg. FIGINI, 1 4, 1-12-08, leg. GAGGERO, Mus. Genova, in
colonia 100-200 indiv. 18-12-48, in colonia 100 ind. circa 30- |
1-49, numerosi indiv. sparsi 10-4-49 - « Arma do Morto, No. 97
LI», 1 ®, 25-1-53 - « Arene Candide, No. 34 LI» (CONCI,
1952, p..L1}.3 36 1-:2'.1043-35;ileg. CAPRA, e 9121 13534000
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 173
I 2 II-1-53 - « Tana de Conche, No. 93 LI », alcuni es. 6-4-53.
« Grotta di Verzi, No. 91 LI» (CODDE’ 1950, p. 72), molti es.
isolati, 20-3 e 4-5-49 - « Tana Lubea, No. 47 LI », alcuni es.,
16-12 e 23-12-51 - « Taragnina No. 105 LI», 6 es., 4-11-50 -
« Tana Carpenasso (= Tana di Spèttari ?) (BRIAN, 1940, p.
400) - « Tana del Colombo, No. 57 LI » (1. c., p. 400) - « Grotta
sup. di S. Lucia, No. 58 LI» (l1.c.) - « Tana della Reg. Rovei-
rola, No. 40 LI» (GULINO e DAL PIAZ, 1939, p. 70 - citano
« Grotta di Bardineto »; BRIAN, 1940, p. 400; FRANCISCOLO,
1950, p. 51) - « Tana do Vallonasso, No. 253 LI», 2 4 4, 30-
11-52. Specie dell’Europa Centro-Meridionale, Africa, Asia pa-
leartica (Himalaia, Giappone), noto di una serie notevolissima di
caverne. Si spinge anche a grande profondità (es. Arene Candide,
Pollera), ed ha, come specificato più sopra, tendenze gregarie nel
Finalese.
Rhinolophus hipposideros hipposideros Bechstein: « Arma do Pous-
sanco, No. 22 LI», 1 es), :16-3-52 - « Arma do Rian, No. 25
LI», 1 es., 16-3-52. Europa Centro-Merid., Africa Sett. e Or.,
Asia Minore.
Rhinolophus hipposideros minimus Heugl.: « Arene Candide. No. 34
LI» (CONCI, 1952, p. 11), 1 ®, 27-11-10, leg. MANTERO
(Mus. Genova) - « Tana della Rocca di Perti, No. 98 LI», 1 ¢,
18-2-51.. Razza meridionale descritta dell’ Eritrea. LANZA
(1952-A, p. 115) afferma che nelle località più settentrionali del
suo areale di diffusione (Francia, Svizzera, Spagna, Italia, Jugosla-
via, Bulgaria, Africa Sett. e Or.) essa tende a sovrapporsi alla f.
tipica.
Myotis Capaccinii Bonap.: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCI-
SCOLO, 1951, p. 52), 2 & 6, 3-5-10, leg. GAGGERO (Mus. Ge-
nova) - « Arma do Principaa, No. 26 LI», 1 4 1 2 26-9-06,
leg. GAGGERO (Mus. Genova). Di Liguria era noto di grotte solo
dello Spezzino. Specie mediterranea (vedi LANZA, 1952-A, p.
117)
Myotis myotis Borkhausen: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRANCI.
SCOLO, 1951, p. 52), I 2, 16-6-09, leg. GAGGERO - « Arma do
Pringipàa, No. 26 LI», 1 9, 26-9-06, leg. GAGGERO (Mus. Ge-
"N
174 M. E. FRANCISCOLO
nova). Citata anche di una grotta del Genovesato. Specie migran-
te e gregaria (Africa Sett., Europa centro-merid.). —
Myotis oxygnathus Monticelli: « Arma Pollera, No. 24 LI» (FRAN-
CISCOLO; 1951, p. 52), I 4, 16-4-09, leg. GAGGERO, I ¢, II-
7-48 - « Arma do Pringipaa, No. 26 LI», 12 4 3, 26-9-06, leg.
GAGGERO. Specie Mediterranea. |
Plecotus auritus L.: « Grotta inf. di S. Lucia, No. 59 LI » (LANZA,
1952-A, p. 122). Europa Centrale e Merid., Nord Africa, Asia
Paleartica. Unica stazione nota di Liguria in grotte.
Miniopterus Schreibersi Natterer: « Arma do Fratte, No. 99 LI», 29
es., $9, 15-4-07, leg. GAGGERO .(DAL PIAZ, 1925, pp. 61 e.
72, cita di questa grotta la forma italicus Dal Piaz che, secondo
DE BEAUX, 1929, p. II estr., non sarebbe valida) - « Arma Pol-
lera, No. 34 LI » (FRANCISCOLO, 1951, p. 52), I ®, leg. GAG-
GERO, 16-6-09 - « Arma do Pringipàa, No. 26 LI» (GULINO
e DAL PIAZ, 1939, p. 95), molti 4 2, 26-9-06, leg. GAGGERO -
« Arene Candide, No. 34 LI» (DORIA, 1887, p. 471; BENSA,
1900, p. 102; GULINO e DAL PIAZ, 1939, p. 95;, CONC], 1052,
p. 11). Non abbiamo mai raccolto questa specie. Europa Merid.,
Asia Merid., Malesia, Giappone, Africa, Australia, Madagascar
(LANZA, 1952-A, p. 124).
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 175
PARTE TERZA
CONSIDERAZIONI ZOOGEOGRAFICHE
Si noterà come nelle pagine precedenti il problema dei complessi
faunistici esistenti nelle caverne della Provincia di Savona sia stato sola-
mente impostato nelle sue linee generali. Desidererei rimanesse ben chia-
ro che soltanto tali linee generali possono essere tracciate con un lavoro di
questo tipo, in quanto è risaputo che praticamente ciascuna grotta. come
ciascun ben definito microambiente, sia esso terrestre, limnico o marino,
costituisce un biotopo a sè stante, con sue caratteristiche particolari, ten-
denti ad agire, concomitanti, sulla composizione della propria fauna,
per cui, in un lavoro ad ampio respiro su una vasta zona, non è possibile
. dedicare quella cura particolare allo studio dell'ambiente, che invece po-
trebbe ottenersi con l'esame di una sola grotta per volta, condotto con
ogni mezzo e ripetutamente in ogni periodo dell’anno, tenendo conto
dei diversi fattori ambientali, misurando con la massima precisione e
scrupolosita i valori di quelli microclimatici e chimici; l'ottenimento di
dati per questa via è, se pur molto faticoso e richiedente un dispendio
notevole di tempo, certamente il solo mezzo che ci permetta di pene-
trare il più profondamente possibile nello studio ecologico del mondo
sotterraneo, in tutti i suoi aspetti e manifestazioni. Si aggiunga poi che
la massima valorizzazione dei dati così ottenuti potrà aversi soltanto
quando si potrà contare su una adeguata conoscenza della fauna edafi-
ca esterna, sopratutto quella delle grandi estensioni boscose; purtroppo
questo è un obiettivo ancor più arduo da raggiungere, perchè le dif-
ficoltà della classificazione del materiale raccolto richiederebbero il la-
voro di vari anni da parte degli Specialisti prima di giungere a risul-
tati sufficientemente rappresentativi.
Comunque, per quel che riguarda la fauna cavernicola, qualcosa si
è tentato di fare in questo senso, ad esempio nel caso delle Arene Can-
dide e dell'Arma Pollera, ed il risultato evidente è questo, che, almeno
quest'ultima, figura, come numero di organismi in essa riscontrati vi-
venti, in testa a tutte le altre cavità dell'intera Liguria Occidentale, il
176 M. E. FRANCISCOLO
che tuttavia non significa in modo assoluto che tale primato corrisponda
ad una specifica realtà propria esclusivamente di questa grotta; essa è
semplicemente, insieme alle Arene Candide, la più studiata dal nostro
punto di vista, sebbene ci riserbi ancora qualche sorpresa o per lo meno
dei dati. nuovi qualora le ricerche fossero ulteriormente continuate; la
stessa cosa deve quindi considerarsi come teoricamente possibile per una
massa considerevole di altri biotopi ipogei, per cui possiamo dire che
abbiamo semplicemente aperto una finestra sulla conoscenza della fau-
na cavernicola della zona, e che questo lavoro non deve per nessun
motivo essere considerato come completo; vi sono ancora poi alcune
grandi grotte, delle quali un certo numero a regime idrico interno, ancora
inesplorate, che meritano di essere fatte oggetto di indagini di questo
tipo.
Ad ogni buon conto, poichè a noi interessano prima e sopratutto
le linee generali del fenomeno, possiamo attualmente permetterci di di-
chiarare che la nostra conoscenza della fauna cavernicola ligure è suf-
ficiente per tentarne l'inquadramento da un punto di vista zoogeogra-
fico generale.
Per chi ha anche una superficiale conoscenza della corologia delle
diverse specie di artropodi troglobi che popolano le caverne in Liguria,
e della regione mediterranea occidentale in genere, appariranno certo
evidenti, dall'esame dei dati precedentemente esposti, unitamente a quel-
li illustrati nel lavoro del SANFILIPPO (1950), le seguenti constatazioni
di fatto, che, nella loro sostanza, vanno del resto d'accordo con l’anda-
mento generale del fenomeno nell'Italia Settentrionale.
sha Dal
Anzitutto, il complesso faunistico cavernicolo della Liguria ri-
sulta costituito da tre tipi fondamentali di fauna:.
Liguria Orientale, intesa dalle Alpi Apuane al confine
orientale del massiccio a calcescisti di Voltri-Savona (cioè Val Polce-
vera.
Il tipo di fauna di questa zona è illustrato nella seguente Ta-
bella (1)
(1) Naturalmente le seguenti tabelle si riferiscono esclusivamente a quelle forme
il cui infeodamento all'ambiente sotterraneo è ritenibile quasi o del tutto definitivo.
n
Li fel
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 177
TABELLA I
Androniscus dentiger Verh.: Specie che dall’Appennino Centrale, sem-
pre cavernicola, giunge al Polcevera, con qualche stazione edafica
non cavernicola a Rapallo, Ruta, ecc., manca nel massiccio delle
pietre verdi, ma si trova al Garbetto presso Ellera in sede caver-
nicola. La stessa specie esiste pure in grotte dell’Anconetano, Ber-
gamasco, Bresciano, Trentino, Vicentino e Reggio Emilia.
Spelaeonethes Mancinii Brian: Troglobio, dalla Toscana al Polcevera:
lo stesso genere, ma con le specie Briani e nodulosus, compare
nelle Prealpi lombarde, in Trentino e nei colli Berici, pure tro-
globio.
Sanfilippia Concii Brian: Aploftalmo troglobio, endemico in prov. di
Genova, affine al genere Leucocyphoniscus Vehr. che ha specie
troglobie a Como, e nel Canton Ticino.
Duvalius Ramorinii Gestro, Duvalius Doderoi Gestro, Duvalius Gestroi
Dodero, Duvalius Doriai Fairm.: Complesso di specie (e razze
qui non ricordate) appartenente alla serie filetica del Duvolius (s.
str.) Doriai Fairm. (JEANNEL, 1928, p. 614), serie che ha ele-
menti dall’Umbria al Polcevera, per un complesso di I1 specie
e sette razze o sottospecie. A tale serie è molto prossimo Duvalius
Franchettii Luig. del Lazio.
Parabathyscia Doderoi Fairm., Parabathyscia tigullina Binaghi, Para-
bathyscia Doriai Fairm.: Complesso di specie troglobie endemi-
che in Liguria orientale, sistematicamente molto differenziate ri-
spetto alle Parabathyscia della Liguria Occidentale; il genere ha
altre otto specie endogee non cavernicole, delle quali una in Cor-
sica, ed altre cavernicole o endogee in Liguria Occidentale.
Chthonius parvioculatus Beier: Endemico nel Genovesato, con una po-
polazione alla Tana do Mortòu, No. 102 LI, Spotorno.
Chthonius Lanzai Di Cap.: Descritto di una grotta del Lucchese, ri-
trovato alla Grotta di Pignone (Spezia, Borghetto Vara).
Chthonius austriacus nanus Beier: Distribuzione della forma tipica pre-
valentemente nelle Alpi orientali; una forma cavernicola nel Bre-
sciano (Boldorii Beier), ed una (nanus Beier) alla Tann-a da
Reixe (Genova); distribuzione simile a quella di Androniscus.
pt PO
178 M. E. FRANCISCOLO
Parablothrus Gestroi Beier: ‘Diffuso in stazioni esclusivamente caver-
nicole dalla Grotta di Cassana alla Tana de Liciorno (Valle Vara
Spezia).
Polydesmus Barberii Latzel: Endemico nelle grotte del Genovesato; co-
me avviene per Chthonius parvioculatus Beier, ha una stazione
isolata alla Tana do Mortòu, No. 102 LI a Spotorno, ma con una
sottospecie già ben differenziata (Moltonii Manfredi).
Trimerophoron Bensai Manfredi: Il genere Trimerophoron arieggia
una distribuzione sovrapponibile a quella di Androniscus e Spe-
laeonethes: una specie endogea in Engadina, Tirolo e Baviera
(grypischium Roth. e razze), una endogea nel Trentino (brenta-
num Verh.), una endogea nelle Alpi Bergamasche (vestonense
Verh.); una endogea sul M. Falterona (falteronense Manfr.); una
endogea a Vallombrosa (nemorense Silv.) che ricompare caverni-
cola in Abruzzo, ed una cavernicola (Bensai Manfr.) nell’ Appen-
nino di Chiavari.
Manfredia aemilianum Manfr., Guareschii Manfr. e Lanzai Manfr. :
genere che non giunge in Liguria, noto dell'Appennino Reggiano
(aemilianum e Guareschii) e del Lucchese (Lanzai), probabilmente
anche endogeo a diffusione più ampia. Ultimamente MANFREDI
(1953, pp. 91-93) ne descrisse una quarta (Concii) della Grotta
delle Tassare (Marche).
A queste 19 forme, la cui distribuzione risulta quindi prevalen-
temente appenninica o alpino orientale-nord appenninica, se ne potreb-
bero aggiungere altre, non cavernicole, principalmente endogee o
lapidicole; la singolarità di questa distribuzione consiste nell’arresto
quasi totale della diffusione al massiccio delle pietre verdi di Voltri Sa-
vona, verso occidente, fatto che diventa poi assai evidente nel caso dei
trechini della serie del Duvalius Doriai Fairm., del genere Spelaeonethes
e del genere Androniscus. Per riferirci soltanto alle forme cavernicole,
si noterà come soltanto tre forme giungano solo alle grotte più orien-
tali del Savonese, e cioè Garbetto (Androniscus dentiger Verh.) e Tana
do Mortòu (Chthonius parvioculatus Beier e Polydesmus Barberii Latz.,
quest'ultimo però già differenziato nella ssp. Moltonii Manfredi).
Liguria Occidentale, intesa dal margine occidentale del
massiccio a calcescisti di Voltri-Savona sino alle Alpi Marittime ed al
Varo.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 179
Qui assistiano alla coesistenza di due tipi di fauna facilmente se-
parabili, che in molti punti e per grande estensione si sovrappongono.
Il primo di questi tipi è rappresentato dagli elementi elencati nella
seguente tabella II:
TABELLA II
Diacyclops languidoides Zschokkei Graeter: Specie descritta dei pozzi
del Giura Svizzero, appartenente ad un gruppo a diffusione pre-
valentemente dinarico-alpina.
Diacyclops Franciscoloi Brian: Specie endemica nel Toiranese, affine a
troglodytes Chappuis della Romania.
Diacyclops prope infernus Kiefer: L’infernus è troglobio in Istria e Vi-
centino.
Buddelundiella armata Silv., Buddelundiella Biancheriae Brian, Bud-
delundiella Caprai Brian, Buddelundiella borgensis Verh., Bud-
delundiella Franciscoliana Brian: Il genere Buddelundiella è di-
stribuito dalle Alpi Marittime (versante padano) sino al Finalese.
con specie troglobie o troglofile; alcune specie endogee hanno di-
stribuzione più vasta; una specie raccolta in caverna a La Spezia
(Sanfilippoi Brian).
Duvalius Gentilei Gestro (e ssp.), Duvalius Canevai Gestro (e ssp.):
Complesso di specie e razze appartenenti alla serie filetica del Du-
valius Longhii Comolli la cui distribuzione inizia in Bosnia e
Erzegovina per continuare ininterrotta fino al Varesotto, poi, con
una vasta area intermedia della quale non si conoscono stazioni,
ricomparente nelle Alpi Marittime, sino al Finalese, con le due
specie qui indicate, divise in alcune sottospecie e razze. Tali spe-
cie non oltrepassano, a sud, la valle della Pennavaira.
Sphodropsis Ghilianii Schaum: Specie con alcune razze, che dalle Alpi
Pennine, ove compare anche in sede lapidicola non cavernicola, giun-
ge, con stazioni abbastanza uniformemente distribuite, sino alle
. Alpi Marittime, con due sole località nel versante mediterraneo
(Arma Pollera e Peira Cava); nelle Alpi Marittime e Liguria
esistono solamente stazioni in grotta. Sphodropsis sembrerebbe
avere distribuzione non sovrapposta a quella di Antisphodrus, che
dalla Dinaride giunge sino al Lago di Como, arrestandosi poco pri-
ma dell'inizio dell’area di dispersione di Sphodropsis.
=f vere
Be Ta
180
M. E. FRANCISCOLO
Gervaisia ligurina Manfr.: Come è noto, il genere Gervaisia ha diffu-
sione dinarico-alpina, come tutti i Gervaisiidae; un genere affine,
Doderoa, giunge sino al versante rodaniano delle A!pi Marittime.
Anthroherposoma hyalops Lat., Anthroherposoma mirabile Manfr.,
Anthroherposoma angustum Latz., Anthroherposoma Francisco-
loi Manfr.: Genere apparentemente endemico nelle Alpi Marit-
time e Savonese, ma con distribuzione che non sorpassa a sud la
Pennavaira: mancando totalmente il genere ad occidente della Pen-
navaira, non lo si può far ricadere in alcun modo nel complesso di
specie di provenienza pirenaico-provenzale; d'altra parte, esso man-
ca completamente anche a nord lungo la catena alpina: MANFREDI
tuttavia (1953, p. 106), supporrebbe, qualora 1’Atractosoma ni-
vale del Vallese fosse riportabile ad Antroherposoma. una possi-
bile provenienza alpina di quest'ultimo, e quindi, necessariamente,
riportabile a quella della serie del Duvalius Longhii Com.
SPARATE troglophilus Beier, Parablothrus antrorum E. Si-
mon, Parablothrus ligusticus Beier: specie tutte endemiche in grot-
te del Toiranese; Parablothrosus troglophilus Beier: Troglobio
descritto di una grotta del Bresciano, ricomparente nel Toiranese;
distribuzione analoga a quella di Duvalius della serie Longhii.
Si noterà come queste venti forme tendano ad avere una distribu-
zione eminentemente lungo la cerchia alpina, in certi casi dinarico-alpina,
e che il loro complesso non sorpassi in nessun caso, verso sud, la linea
della Pennavaira: analogo comportamento hanno altre forme non
cavernicole o altre cavernicole che .perO non giungono fino alle
Alpi Marittime; quale valore si debba dare a tal fatto, non è possibile
finora stabilire, e ciò verrà discusso in altra sede, con maggiori dati alla
mano; praticamente le specie riferibili a questo complesso mancano quin-
di nel territorio della provincia di Imperia, ove invece troviamo ele-
menti di altro tipo, elencati nella seguente tabella III:
TABELLA III
Alpioniscus dispersus Raco.: Questa specie, troglobia in Provenza,
giunge sino alla Grotta della Giacheira (Pigna, Ventimiglia); le
altre specie dello stesso gen. sono pure troglobie: una in Sardegna
(fragilis B. L. 1909 == Alzonai Brian 1921), una in Val di Lanzo
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 181
nelle Alpi Graie (Caprai Colosi) ed una in Val Sesia nelle A. Pen-
«nine (feneriensis Parona). (1)
Finaloniscus, Franciscoloi Brian: il genere era esclusivamente noto del
Finalese propriamente detto; con la scoperta di una seconda spe-
cie in Corsica (F. Briani- Vandel, Notes Biospeol., VIII, 1953,
“pp. 152-159) nella grotta di Petracorbara (a nord di Brando) e
nella Grotta Corte, viene pienamente confermato che Finaloniscus
è un elemento tipicamente paleotirrenico, probabilmente assai an-
tico, di origine certamente anteriore al neogene, stante le sue strette
parentele con Amerigoniscus e Caucasonethes.
Porcellio prope Manacori Raco.: Il Manacori Raco. è descritto delle
Baleari; la specie affine ricompare nel Finalese, in sede cavernicola.
Porcellio Tortonesei Arc.: Endemico nel Toiranese.
Trichoniscus Voltai Arc.: Compare in una grotta della Pennavzira, ed
è diffuso in grotte del versante padano e tirreno (Bossea, Verzi,
ecc.) della Lig. occid.
Duvalius Spagnoloi Gestro, Duvalius Vaccai Gestro.: Queste due spe-
cie appartengono alla serie filetica del Duvalius Raymondi Delar.,
i cui elementi hanno distribuzione eminentemente provenzale, spin-
gendosi poi sino in Catalogna e Massiccio Centrale; una specie ri-
conducibile a questo tipo, ma molto differenziata, trovasi in Sar-
degna (sardous Dod.). La loro area di dispersione non è mai so-
vrapposta a quella della serie del Duv. Longhii Com., e si man-
tiene quindi sempre ad occidente della Pennavaira e a sud del Ta-
naro. (2)
Atheta (s. str.) "Linderi Brisout: Cavernicolo o endogeo in Francia
Merid. (Basses Alpes), nei Pirenei, Corsica e Sardegna; tre sole
‘stazioni in Italia continentale, all'Arma Pollera, Grotta di Verzi,
Arma do Pringipaa.
Parabathyscia ligurica Reitt., Parabathyscia Spagnoloi Fairm. (e ssp.),
Parabathyscia Dematteisi Ronch. e Pav.: Gruppo di Parabathy-
(1) Cfr. A. ARCANGELI: Il genere Alptoniscus (Triconiscidi, Isopodi ter-
restri). Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Torino, XLVIII, 1940, ser. III, n. 106,
PP. 17730;: tav; VII.
- (2) Analogo comportamento hanno le specie della serie D. Clairi che hanno
rappresentanti endogei nelle Alpi Maritt. francesi ed 1 sp. (D. Carantii Sella) ca-
vernicola in Val Pesio (sotterranei della Certosa).
Air
0 182 M. E. FRANCISCOLO
si )
scia molto differenziato rispetto a quello della Liguria orientale,
i con distribuzione limitata al Nizzardo e Liguria occidentale sino
de: alla Pennavaira, che giunge sino al Cuneese (Dematteisi Ronch.
e Pav.), esclusivamente cavernicolo.
Bs Spelaeoglomeris Andreinii Silv.: Come tutti gli Adenomeridae, ha
diffusione prevalentemente pirenaico - provenzale; questa specie
fo giunge ad oriente fino alla Tana do Mortòu. Solo elementi tro-
18 globi; diffusione sovrapponibile a quella dell'endogeo Microtyphlus
bo (vedi JEANNEL, Les Fossils Vivants des Cavernes, Paris, 1943,
“E PP. 294-295).
Geophylella pyrenaica Ribaut: Endogea nei Pirenei, compare caverni-
cola a Toirano.
2908 Polydesmus Raffardi Brol.: Endogeo nella riviera Francese, caverni-
colo nel Toiranese.
| Polydesmus inconstans Latzel: Cavernicolo nei Pirenei, ricompare alla
di Grotta della Giacheira ed a Bardineto, pure in caverna.
. Blanjulus sp.: Sebbene non identificato, è bene notare che Blanjulus
a ha una diffusione eminentemente pirenaico-provenzale, analoga a
1 quella di Spelaeoglomeris e Stygioglomeris.
= Neobisium cavernarum C.L.K.: La citazione necessita conferma; co-
È munque la specie ha diffusione nelle caverne dei Pirenei.
E Roncus lucifugus E. Simon: Cavernicolo nel Var, giunge sino a Verzi.
SR Leptoneta Franciscoloi Di Cap.: Specie di un genere tipicamente pire-
ca naico-provenzale; a oriente giunge sino alla Tana do Mortòu.
È Recentemente (cfr. ROEWER, Notes Biospeol., VIII, 1953, pp.
a | 41-45) sono state descritte pure tre specie di Sardegna, in una con
i il nuovo genere Segrea Roew. ed una specie di Paraleptoneta Fage; |
si: la distribuzione di tipo paleotirrenico dei Leptonetidae viene quin- |
| di anche qui ad aver conferma, come gia nel caso di Finaloniscus
By Brian.
i Si noterà qui l’assoluta prevalenza di forme ad affinità pirenaico-
i provenzali, che in alcuni casi giunge alla identità specifica, nonchè l’ar-
resto di tali forme, verso oriente, al confine occidentale delle pietre verdi
di Voltri-Savona.
i Un posto indipendente deve invece essere assegnato al genere Sa-
De lentinella, perchè non riducibile a nessuno dei tipi di distribuzione finora
esaminati, così come pure Haplophthalmus Perezi Legr.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 183
Quanto a Salentinella, poichè essa dimostra di avere una distribu-
zione ben più vasta di quella che inizialmente era dato di ritenere, è me-
glio attendere ulteriori reperti prima di tentarne l'inquadramento rispetto
ad uno dei tipi di distribuzione esaminati, tanto più che, trattandosi di
un freatobio, la sua storia può essere anche totalmente indipendente da
quella delle forme terrestri (vedi RUFFO, 1954).
Haplophthalmus Perezi Legr. deve poi probabilmente la sua at-
tuale distribuzione ad una graduale riduzione delle aree forestali, che,
nel caso del Finalese, ne ha confinato la sopravvivenza soltanto a poche
stazioni cavernicole: quanto alla grande distanza intercorrente tra il.
Finalese e le stazioni delle coste atlantiche della Francia e del Mare
del Nord, ciò potrebbe verosimilmente essere imputabile più a difetto
di ricerche che a reale assenza della specie nei tratti intermedi.
. Pure il genere Dolichopoda merita di essere esaminato a parte (vedi
punto III più oltre).
Se noi vogliamo tentare una rappresentazione grafica dei tre tipi
di distribuzione cui sembrano attenersi i troglobi Liguri, rappresenta-
zione naturalmente artificiale, che può servire semplicemente a scopo
indicativo, noi otteniamo qualcosa di simile a quanto rappresentato in
fig. 2, pag. 184; naturalmente, in tale figura la distribuzione dei tre
tipi è rappresentata per aree continue, ed è stata ottenuta dalla fusione
delle aree di distribuzione di ogni singola entità, che sono natural-
mente discontinue. Si noti bene, che le aree in questione sono ben lungi
dal voler assumere il valore che, ad es., assumerebbero dei segni di freccia
direzionali.
Si può notare la netta separazione esistente tra la fauna cavernicola
della Liguria orientale e quella della Liguria occidentale, e, in quest’ulti-
ma, le aree in cui la fauna di tipo pirenaico-provenzale e quella alpino-
dinarica si sovrappongono.
In definitiva, se i dati citati più sopra non sono il frutto di una.
inspiegabile concomitanza senza nessun nesso logico, il che a priori
non si deve escludere, si è tentati di supporre che il popolamento delle
caverne liguri (e, come verrà esaminato in altra sede, anche gran parte
delle sedi endogee) sia avvenuto in tre sensi:
uno da oriente verso occidente, ad opera di elementi provenienti
dal Sud o da Nord-Est (ad es. rispettivamente Duvalius della serie
Doriai e Androniscus, Spelaeonethes, Trimerophoron ecc., vedi Ta-
bella I), popolamento avvenuto lungo la dorsale appenninica, arrestan-
M. E. FRANCISCOLO
tesi completamente al confine orientale del massiccio di Voltri-Savona
(con tre soli elementi che si spingono oltre esso fino alle prime due grot-
te più orientali del Savonese, Androniscus dentiger Verh., Polydesmus
Barberit Moltonii Manfr., Chthonius parvioculatus Beier).
Hn
vat ip
a
Fig. 2. - Aree di distribuzione della fauna cavernicola in Italia settentrionale con
particolare riguardo alla Liguria: righe orizzontali: fauna di tipo alpino-dinarico;
righe verticali: fauna di tipo pirenaico-provenzale; righe oblique: fauna di tipo ©
appenninico. Spiegazione nel testo a pag. 183.
uno da nord, lungo la cerchia alpina, ad opera di specie a diffu-
sione prevalentemente alpino-dinarica (vedi Tabella II) con tendenza
a non oltrepassare a sud lo spartiacque alpino e la Pennavaira, che giun-
ge soltanto, senza alcuna eccezione, sino al confine occidentale delle pie-
tre verdi; quale esempio tipico possiamo assumere la serie di Duvalius
Longhii Com.
uno infine, da occidente verso oriente ad opera di un complesso di
forme prevalentemente pirenaico-provenzali (vedi Tabella III), popo-
lamento che tende ad arrestarsi, con qualche eccezione (Duvalius della
serie Clairi ad es.), a sud dello spartiacque alpino (vedi esempio tipico
nella serie del Duvalius Raymondi Delar.) mentre ad oriente si arresta
totalmente, senza alcuna eccezione, esso pure al confine occidentale del-
le pietre verdi. Quest'ultimo popolamento ha un’area di diffusione
‘
_—
ae
ù
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 185
quindi sovrapposta a quello alpino-dinarico in tutto il tratto compreso
tra la Pennavaira e il massiccio di Voltri-Savona.
I dati di fatto collimano tutti nell’indicare una distribuzione del
tipo descritto; l’interpretazione di un comportamento così singolare ci
deve necessariamente portare ad invadere un campo di ricerca che esula
notevolmente dai limiti del ristretto problema biospeleogeologico in
sè, e la sua soluzione non può che essere affrontata su basi paleogeogra-
fiche, ciò che, come già detto, ci siamo proposti di tentare, più ampia-
mente, in un altro lavoro.
L'unica conclusione fondamentale che ci possiamo per il momento
permettere di accettare è la seguente:
Fermo restando che il movente primo che ha regolato la distribu-
zione delle forme cavernicole in Liguria e zone orograficamente ad essa
collegate va ricercato in un assetto geografico antico diverso dall'attuale,
la diversità sostanziale esaminata più sopra tra la fauna ligure orientale
e quella occidentale, di due diverse provenienze centripete rispetto al
massiccio delle pietre verdi di Voltri-Savona, è stata in seguito mante-
nuta intatta dall'azione passiva di arresto esercitata dal massiccio stesso
sulle due onde provenienti rispettivamente da est (fauna di cui a ta-
bella I) e da ovest (fauna di cui a tabella II e III). (1)
Meno facilmente spiegabile è invece il fatto che, pur avendo le
forme elencate nella tabella III raggiunto il limite occidentale delle pie-
tre verdi con qualcuno dei loro elementi (ad es. Dolichopoda alla Grot-
ta del Garbetto, Garbasso e Arma de Faje in Val Sansobbia) e con la
loro totalità una linea passante approssimativamente lungo il corso del
Letimbro sino al colle di Cadibona, sovrapponendosi quindi abbondan-
temente alle specie elencate nella tabella II (e forse non solo in Liguria;
vedi quanto esposto più oltre al punto IV) — ad affinità presumibil-
mente alpine ed in alcuni casi alpino-dinariche — queste ultime non
hanno per nulla spinto rappresentanti nella zona dell’Imperiese, cioè a
sud della val Pennavaira, dominio assoluto invece della fauna di tipo
pirenaico provenzale. Non sussistendo tra l’Imperiese ed il rimanente
della zona in esame fattori di separazione del tipo di quello rappresen-
tato al centro della Liguria dal massiccio delle pietre verdi — che, se
non è stato una causa determinante la diversità delle faune liguri orien-
(1) La figura 3 a pag. 186 indica chiaramente la posizione caratteristica
de! massiccio al centro della Liguria, estendentesi dal mare fino a 15 Km. da Acqui,
cioè quasi nella pianura padana.
186 | M. E. FRANCISCOLO
tale ed occidentale, è stato certamente un elemento conservatore di una
preesistente differenza — ma anzi, avendosi una vasta continuità di ter-
reni calcarei (sebbene di età e natura assai differenti), e non scendendo
d'altra parte la fauna di cui a tabella II a sud o sud-ovest della Pennavai-
Fig. 3. - Posizione del massiccio delle pietre verdi (area punteggiata) e del massiccio
granitico divelto del Savonese; da una cartina del ROVERETO (1939; tav XIII).
ra, si potrebbe supporre, quale ipotesi di lavoro, che il tratto di Liguria
occidentale attualmente occupato dalle precitate forme pirenaico-proven-
zali fu, per un lungo periodo di tempo, accessibile a queste da occidente, e
non lo fu invece per quelle di presunta provenienza alpina od alpino-dina- .
rica, e che, quando lo divenne anche per queste ultime, l'infeodamento di
esse (e di quelle pirenaico-provenzali) alla sede ipogea fissò la distribu-
zione di entrambe le faune in un'area approssimativamente corrispon-
dente a quella nella quale attualmente esse sono state riscontrate.
Sappiamo che la fauna pirenaico-provenzale ebbe certamente modo
di diffondersi gradualmente verso est, prima in quel tratto di Liguria
che alla fine del nummulitico era già emerso, e facente parte, con la Fran-
cia meridionale, del continente tirrenico, e poi, fino all’Oligocene, alme-
no fino ad una linea certo non più orientale dei confini del braccio di
mare rupeliano di Cadibona (vedi ROVERETO, 1940, p. 627 e segg.,
640 e segg.) il che, se non altro, renderebbe sufficientemente conto della
lean cn
MT È METTO, ST
È A RI Te
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 187
sua totale assenza in Liguria Orientale. Rifacendoci poi al fatto che la
continuità tra la catena alpina e quella dinarica si stabilì al Burdigaliano
(miocene inferiore, confronta FURON, « Vie et Milieu », Bull. Lab. Ara-
go, I, 1950, Fasc. 2, pp. 142 e segg., e fig. 3, nonchè GIGNOUX, Géol.
Stratigr., Paris, 1950, p. 597, fig. 133) e che tale catena rimase isolata
ad opera della depressione perialpina da una parte e dal mare padano
(continuo col tirreno) dall'altra, venendo però ad essere continuata a
sud da un tratto di Liguria (già appartenente al complesso della Tirre-
nide) che però al Burdigaliano era già separato dal rimanente complesso
della Francia Meridionale dalla ampia ingressione rodaniana, questo fatto
appunto darebbe almeno parzialmente ragione della coesistenza nel Savo-
nese di alcune forme riferibili con sicurezza ad un tipo pirenaico-proven-
zale, e di alcune altre forse riferibili ad una. fauna di provenienza o di
affinità alpina od alpino-dinarica.
Bisogna tuttavia immediatamente aggiungere che l’azione passiva
di arresto del precitato massiccio delle pietre verdi deve necessa-
riamente essersi esercitata esclusivamente su forme che, al momento
in cui esse giunsero a contatto con i bordi del massiccio, erano già infeo-
date o in via di infeodarsi più o meno definitivamente all’habitat ipo-
geo, perchè, come in realtà è avvenuto, molte forme lapidicole, edafiche od
anche endogee, hanno avuto tutta la possibilità di superare il massiccio
nei due sensi, tenuto conto che il massiccio stesso è ancor oggi (e lo
doveva essere ben di più in passato) coperto da estese zone boscose, con
ottimo ambiente per lo sviluppo di forme di tal tipo nell’abbondantis-
simo fitosaprodetrito del sottobosco. Tanto per citare alcuni esempi,
l’azione di arresto non ha funzionato per degli edafobionti tipici quali
Scotodipnus, e per alcune specie di Trechus viventi nel fitosaprodetrito,
di provenienza sicuramente alpina, o per molte forme di provenienza
appenninica (tipico il caso del genere Platyderus, il cui limite occiden-
tale di diffusione si trova al Colle del Melogno).
\
E.
Una seconda constatazione notevole è rappresentata dalla assoluta
assenza di Batisciini troglobi in tutto il tratto compreso fra il confine
occidentale del massiccio delle pietre verdi e la Val Pennavaira, vale a
dire per un tratto di territorio di oltre 70 km. di lunghezza. Esistono
sì nella zona altri Batisciini, in sedi non cavernicole, nelle zone boscose,
appartenenti al genere Bathysciola (pumilio Reitt., che compare anche
188 M. E. FRANCISCOLO
in grotta al Garbetto in Val Sansobbia e con una razza particolare a Mil-
lesimo, e Solarii Dod., finora accertata in Liguria occidentale solo al Colle
del Melogno ma probabilmente ampiamente diffusa, e ovoidea Fairm.
edafica nella alta Valle della Bormida di Spigno) ed al genere Parabathy-
scia (una sola specie, Wollastoni Jans., ampiamente diffusa nel Geno-
vesato, ma accertata, oltre la Polcevera, solo di Arenzano e di qualche
altra stazione isolata). Il fatto della assenza di specie troglobie di que-
sto gruppo è alquanto strano, tanto più che esistono nella zona almeno
cinquanta cavità le cui caratteristiche ambientali sono senza dubbio più
che favorevoli alla vita, prevalentemente guanofila, di questi coleot-
teri. JEANNEL (I9II, p. 271 e segg.) non fa alcuna menzione partico-
lare sull’assenza di Batisciini nel tratto di Liguria in questione; egli
probabilmente si attendeva reperti ulteriori; le nostre ricerche, condotte
ormai da anni e con ogni mezzo, vi hanno escluso in modo sicuro la pre-
senza di tal genere, anche in quelle grotte ove i fattori ecologici giustifi-
cavano l'ipotesi che vi potesse vivere Parabathyscia.
Non si può in primo luogo ammettere che tal genere fosse un
tempo presente nella zona in questione, e che vi si sia successivamente
estinto, perchè ciò dovrebbe far accettare l’idea poco logica che un fat-
tore letale sia sorto specificatamente per esso e solo nell'area in questio-
ne, dato che ogni altra categoria di artropodi vi è tuttora abbondante-
mente rappresentata. JEANNEL considera, credo giustamente, il genere
Parabathyscia, come derivato da un ramo dell'antico ceppo di Bathy-
sciola, genere quest'ultimo con molte specie endogee, silvicole o caver-
nicole largamente diffuso nella zona circummediterranea; le tre specie
cavernicole della Liguria Occidentale sono essenzialmente molto diverse
dalle specie del Genovesato e dello Spezzino, e tale differenza risiede so-
pratutto nelle notevoli dimensioni che le specie occidentali assumono,
nella forma molto convessa ed ellittica, oltre che naturalmente nei ca-
ratteri dell’edeago, delle antenne, della carena mesosternale; tali diffe-
renze poi trovano una conferma ulteriore nello studio degli stadi pre-
immaginali; nel complesso Doderoi-Doriai del Genovesato e Spezzino,
le mandibole non presentano struttura asimmetrica per quanto con-
cerne il dente del retinacolo, in quanto tale dente è obsoleto in entrambe
le mandibole; in quelle del complesso Spagnoloi-ligurica del quale co-
« nosco le larve (non conosco quella della Dematteisi Ronch. e Pav.) la
‘ mandibola sinistra presenta una potente prominenza o dente del reti-
nacolo, prominenza che manca totalmente nella mandibola destra.
=
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 189
Le considerazioni fatte in merito alla geonemia di Parabathyscia
in Liguria farebbero pensare che se l’origine dei due ceppi e stata certa-
mente comune, tuttavia la differenziazione dei medesimi risale ad epoca
pit antica di quella suggerita dallo JEANNEL (Pliocene). Anche que-
sto problema deve essere affrontato da un punto di vista paleogeo-
grafico.
— II —
Merita infine soffermarci sulla distribuzione del genere Dolicho-
poda; sfortunatamente qui abbiamo lo svantaggio notevele che la spe-
cie di Liguria occidentale non è ancora stata identificata con sicurezza.
Come è noto, tale genere si presenta con tre gruppi distinti di specie
‘(CHOPARD L., Biospeologica, LVII, Les Orthoptères cavernicoles de
fade paleatctique, Arch. Zool. Exp., t. LXXIV, 1932, pp. 263-
286): un gruppo diffuso nel Caucaso-occidentale, uno balcanico-
dinarico, ed uno tirrenico. La nostra specie, essendo affine alla D.
Azami Saulcy (1) della Provenza, cadrebbe in quest'ultimo gruppo, al
quale appartengono pure le specie dei Pirenei (Linderi Duf.) e di Cata-
logna (Bolivari Chop.). Le specie di Corsica (Bormansi Brunn. e cyr-
nensis Chop.) hanno affinità con la specie toscana (Schiavazzii Capra) e
questa a sua volta con una delle specie balcaniche (Remyi Chop.). La
D. Azami Saulcy sembra essere esclusiva della Provenza, mentre la
specie Ligure, presente già a Sospello (Grotta di Albarea) ha una
serie ininterrotta di stazioni verso oriente sino alla Grotta del Gar-
betto proprio al confine occidentale del massiccio delle pietre verdi, ed
una popolazione isolata giunge a Nord sino alle grotte del Pugnetto in
Val di Lanzo. Tuttavia essa si arresta totalmente al Garbetto, e per
tutto il tratto di Liguria compreso tra il confine occidentale delle pietre
verdi sino alla Magra, il genere manca del tutto. Anche qui valgono
le medesime considerazioni già fatte riguardo a Parabathyscia, assenti
nel tratto Pennavaira-Pietre Verdi: vi sono almeno un centinaio di
grotte in Liguria orientale che sarebbero perfettamente abitabili da Do-
lichopoda, ma queste inspiegabilmente compaiono nuovamente solo mol-
to più ad oriente di Spezia, ad es. alla Grotta di S. Maria di Vallestra
(1) CAPRA i. 1. ritiene che la palpata Sulz., descritta dell’Orecchio di Dioniso
(Siracusa), non sia identificabile col complesso di forme della Francia Meridionale
ad essa riferito dal CHOPARD.
190 : M. E. FRANCISCOLO.
(Laetitia Menozzi) ed in Toscana, presso Livorno (Schiavazzii
Capra), ed altre specie sono presenti in sede costantemente cavernicola
oppure in catacombe, acquedotti abbandonati, ecc. in Italia meridionale.
Tale discontinuità costituisce uno dei problemi più interessanti scatu-
riti dallo studio della fauna cavernicola Ligure, nonchè quello più dif-
ficilmente spiegabile, anche ricorrendo a metodi paleogeografici.
La Aes
Come è noto, JEANNEL (1911, 1928) ha messo in evidenza, riba-
dendo poi ulteriormente il concetto ne « La genése des faunes terrestres »
(Paris 1942) e « Les fossils vivants des cavernes » (Paris 1943) il fatto
che un certo numero di forme pirenaico-provenzali, oltre che ad aver
avuto una direzione di diffusione orientale lungo la Liguria. hanno
spinto dei rappresentanti anche a nord lungo la cerchia alpina, ed i re-
sidui di tale onda dovrebbero essere rappresentati da Trichaphaenops
(Agostinia) Launi Dod. (Grotta del Camoscere, Val Pesio), dal ge-
nere Allegrettia, dal genere Speotrechus delle Alpi Centrali, dal genere
Boldoria delle Alpi Lombarde e da Dellabeffaella in Val di Lanzo. Ana-
loga dispersione dimostra la specie ligure di Dolichopoda che ricompare
appunto in Val di Lanzo, insieme ad un altro genere di isopodo troglo-
bio a diffusione provenzale, Alpioniscus, con le specie Caprai Colosi, in
Val di Lanzo e feneriensis Parona al M. Fenera (Val Sesia).
Sostanzialmente quindi l'ipotesi di una diffusione centrifuga delle
forme tirreniche, almeno per quel che riguarda l'Appennino Ligure oc-
cidentale e le Alpi, può anche essere accettabile. Rimane comunque sta-
bilito che sull'Appennino occidentale stesso tale diffusione si è arrestata
al confine occidentale delle pietre verdi.
Nella cartina a fig. 2, p. 184, non sono rappresentate le aree di
diffusione della fauna in questione di tipo pirenaico-provenzale nella
zona della Val di Lanzo e nelle Prealpi Lombarde.
ANALI
Esistono due sole forme, tra gli Pseudoscorpioni, considerabili in-
feodate definitivamente all'ambiente sotterraneo, e quindi troglobie, che
hanno distribuzione nelle grotte tanto ad occidente quanto ad oriente
del massiccio delle pietre verdi: Ephippiochthonius Gestroi E. Simon e
Chthonius microphthalmus; il primo compare ad occidente nelle Alpi
“FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 191
Marittime (Bar sur Loup) e giunge sino a Spezia, ed è citato anche
(non so se a ragione) di una grotta del Vicentino; il secondo, a distri-
buzione perfettamente sovrapponibile, per quel che riguarda la Liguria,
a quella del genere Parabathyscia, trovasi già nell'Herault, Tarn, Tarn
et Garonne, Alpi Marittime e Basse Alpi e Imperiese, manca completa-
mente nel Savonese, e ricompare ad oriente diffusissimo nel Genovesato
e Spezzino, tuttavia in queste due ultime regioni con una sottospecie
ben differenziata (ligusticus Beier).
Perte 3 WAI
Esiste un concentramento numerico delle forme considerate sotto
i tipi di fauna di cui a tabella II e III, specialmente nel tratto com-
preso tra la Pennavaira ed il confine occidentale delle pietre ver-
di, concentramento che interessa principalmente le grotte del ver-.
sante mediterraneo, che risultano, del resto, costantemente più ricche
in fauna di quelle del versante padano. Tale concentramento può in
parte essere spiegato anche con la maggior abbondanza di cavità natu-
rali in tale territorio. Tuttavia deve esistere anche qualche altro fattore
che lo ha regolato, indipendentemente dalla frequenza numerica del-
le cavità naturali, giacchè. assistiamo ad una rarefazione estrema
della fauna man mano che procediamo ad esaminare le cavità
ad occidente della Pennavaira o verso le Alpi Marittime; se per
queste ultime, sopratutto quelle situate a quote elevate (oltre gli
800-900 metri) il fenomeno può essere parzialmente attribuito ad uno
spopolamento verificatosi durante gli avanzamenti glaciali, altrettanto
non si può dire per quelle ad es. della Val Neva e Pennavaira, o quelle
di Pigna e Badalucco, ove, escluse due o tre forme specializzate (Du-
valius, Parabathyscia, Alpioniscus) il rimanente della fauna è del tipo
più banale. Tale fenomeno attualmente sfugge ad una soddisfacente
interpretazione. Si potrebbe avanzare l'ipotesi che, almeno per quel
che riguarda le grotte ad occidente della Pennavaira, tale rarefazione sia
dovuta al fatto che, trovandosi esse alla periferia dell’area di disper-
sione delle forme pirenaico-provenzali nonchè alpino-dinariche, solo
alcune di dette forme le abbiano raggiunte, essendo rimasto il grosso di
esse rispettivamente nella vicina Provenza (la cui ricchezza in forme
specializzate cavernicole è ben nota) e nell'alta Val Tanaro, Val Bor-
192 M. E. FRANCISCOLO
mida, Toiranese e Finalese. Giova a questo proposito prendere nota
che la serie del D. Longhii, che nelle Alpi Marittime e Savonese ha spe-
cie esclusivamente cavernicole, non ha inviato rappresentanti nel terri-
torio Imperiese, mentre l'inverso avviene per D. Raymondi, con specie
esclusivamente cavernicole nell’Imperiese, senza alcun rappresentante nei
versante padano e a oriente della Pennavaira; mentre la serie del D.
Clairi, che ha tuttora diversi rappresentanti edafici esterni nelle Alpi
Marittime Francesi, oltre che cavernicoli, ha inviato un rappresentante
cavernicolo (D. Carantii Sella) sino in Val Pesio. In definitiva, ove si
ha sovrapposizione nelle aree di dispersione, almeno nei trechini, questa
avviene ad opera di specie appartenenti a gruppi filetici aventi molte for-
me non cavernicole tuttora edafofile esterne.
LE BIOCENOSI CAVERNICOLE DEL SAVONESE
Molti usano tentare una classificazione delle grotte di una data
regione dal punto di vista ecologico; poichè sono poco corivinto della
utilità di una simile distinzione, specialmente poi nel Savonese, dove i
più diversi ambienti sono di norma riscontrabili in una stessa grotta
(ad es. Arma Pollera, Arene Candide, Tana da Bazura, Tana di Spéèt-
tari, Tana de Conche, ecc. per citare le più importanti) e poichè non
potrei astenermi dall’impostare la distinzione altro che su basi sub-
biettive e artificiali, rimando il lettore alla parte di questo studio che
riguarda le grotte, ove spero troverà un quadro ecologico, necessariamen-
te schematico, per ogni cavità descritta.
E’ invece utile dare una breve scorsa alle diverse biocenosi che
si presentano nei diversi tipi di ambiente, sia che questi si riscontrino
in una sola grotta, o in cavità diverse.
Come di regola in altre regioni, i nicchioni semiilluminati e sec-
chi, sia che diano accesso a cavità interne, sia a fondo cieco, albergano
una fauna parietale i cui elementi sono quasi costantemente gli stessi:
Hypena, Orneodes, Gryllomorpha, una massa notevole di Culicidi,
qualche omottero; tali forme si spingono anche nei cunicoli interni,
quando vi esistono, anche ove l'umidità aumenta notevolmente, e, nei
casi ove questa invece si mantenga scarsa, giungono anche a notevole
profondità, come nel caso della Grotta Inferiore di S. Lucia. Attorno
a tali elementi, troviamo più raramente Scutigera, Tegenaria, Pholcus.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 193
Qualora nei nicchioni in questione si trovino chiazze o depositi di guano
antico e secco, questo è costantemente popolato da Psyllopsocus, e, tal-
volta, da Monopis, sebbene questa forma prevalga nei depositi di gua-
no secco in zona oscura; in un caso, associato a tali elementi, trovammo
Gibbium psylloides Czemp.
‘ Nei casi in cui tutta la caverna sia secca, anche se estesa, come ad
es. nel Toiranese (Balzi Rossi, Grotte di S. Lucia, Tana do Rivo, Ta-
na di Crocci, ecc.) troviamo che l'associazione dei parietali, con preva-
lenza di Apopestes, Hypena, Orneodes si spinge anche in zona pro-
fonda, e viene arricchita da forme svernanti (Eucosmia, Pyrois, ecc.).
Generalmente però, e specie nel Finalese, le parti interne delle ca-
vità sotterranee sono costituite da vasti ambienti a fondo per lo più
argilloso compatto, umido, con una massa notevole di detrito legnoso
e guano; il detrito legnoso, fortemente igroscopico, costituisce un sub-
strato quasi costantemente umido, che si mantiene tale anche in quegli
ambienti ove il suolo argilloso è secco; ad es., in molti punti delle sale
interne dell'Arma Pollera, Arma de Fate, Arene Candide, Tana do Mor-
tou, Tana della Rocca di Perti, alquanto secche, la fauna è concentrata
appunto sul legno, in parte ad opera di forme legate strettamente ad
esso (Buddelundiella, Haplophthalmus, Finaloniscus, Trichoniscus, Spe-
laeoglomeris, Gervaisia, Anthroherposoma) in parte adefaghe (Trechi-
ni, Litobiidi, Pseudoscorpioni, Leptoneta) cui si aggiunge una massa
enorme di acari e collemboli. Sostanzialmente quindi il detrito legnoso
costituisce un substrato che esercita una azione concentratrice e conser-
vatrice della fauna, ed in misura notevolmente superiore a quella del
guano. Occorre qui rilevare come, in quasi la totalità dei casi, il detrito
legnoso sia saltuariamente trasportato in grotta dall'uomo, e che quindi
debba essere considerato come un substrato « occasionale », che tuttavia,
per le sue particolari proprietà, ha attirato a se una massa di forme, non
originariamente saproxilofile, ma che sono divenute almeno tempora-
neamente tali, prelevandole presumibilmente da quelle micofaghe (nel
senso di bionti legati alle muffe del guano, che probabilmente sono le
stesse che in grotta vegetano abbondantemente anche sul legno fradicio),
o guanofaghe.
Il guano, tranne che in alcuni casi (Arma Pollera, Arma do Prin-
cipaa, Tana Lubea, Tana do Scovèro) è vecchio, umido, ed ha perduto
Ann. del Civ. Mus. di St. Nat., Vol. LXVII. È
194 M. E. FRANCISCOLO
quasi interamente le caratteristiche chimiche proprie del guano fresco;
esso, in tali condizioni, dà ricetto solo ad acari, collemboli, ditteri, e le
specie adefaghe vi sono scarsissime: quello fresco, graveolente, specie di
Vespertilionidi, oltre che da tali forme, è frequentato, in stazioni isolate,
da Sphodropsis, Gnathoncus, Atheta, Quedius, Parabathyscia.
Una menzione particolare meritano le muffe, specialmente quelle
che si formano sull’argilla umida o sui mucchietti isolati di guano: ad
esse sembra essere particolarmente legato Glyphobythus, che tuttavia si
presenta sempre straordinariamente raro.
Un quadro totalmente diverso presentano le cavità a regime idrico
interno perenne; vi si ha una rarefazione estrema delle forme legate ad
un particolare substrato, ed è invece più facile rinvenirvi Trechini (Tana
de Conche, Tana da Bazura); in quelle periodicamente allagate (Grot-.
ta del Bujo) la rarefazione della fauna è ancor più accentuata, e anche
qui si ha un limitato numero di specie.
Quanto alle cavità a pozzo, solo tre ne sono state visitate (e del
resto solo altre due o tre sono date per esistenti nella zona); esse hanno
dato risultati quasi negativi, e poco si prestano a scopi comparativi; ri-
mane per certo tuttavia che esse non hanno qui normalmente quella ab-
bondanza di fauna eterogenea riscontrata ad es. nei pozzi del Genove-
sato, Trentino e Lombardia; sembrerebbe quindi che nel savonese la
loro attrazione passiva su forme non dotate di tendenze troglotrope sia
assolutamente minima; infatti la fauna in esse raccolta è costituita da due
troglobi, cinque eutroglofili e due troglosseni filetici, quindi con man-
canza totale di specie troglossene, che invece hanno di regola la preva-.
lenza assoluta altrove. Quest'ultima categoria sembra invece essere più
abbondantemente rappresentata nelle cavità assorbenti; ma poichè una
sola (Tana de l’Orpe) è stata rinvenuta nella zona, i dati in questione
non possono essere considerati sufficientemente rappresentativi.
CATEGORIE BIOLOGICHE
PAVAN ha esaurientemente inquadrato il problema delle eletti-
vità che ciascun bionte rinvenuto in caverna può avere con l’ambiente
ipogeo; i suoi concetti sono applicabili soddisfacentemente nel caso spe-
cifico del Savonese, e non mi si sono presentati casi di attribuzioni in-
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E |
| VERE FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 195
‘certe che, come noto, sorgono sopratutto nello studio delle zone ove la
predominanza quasi assoluta delle cavità a pozzo su quelle orizzontali
impedisce una selezione soddisfacente, in base alla elettività, della massa
eterogenea di forme che alberga sul cono detritico alla base dei pozzi;
poichè qui su 77 cavità esaminate solo tre sono a pozzo e due inghiotti-
tai naturali, il problema non presenta incertezze di attribuzione alle
categorie di PAVAN. .
Nella tabella che segue, che ho creduto opportuno, per uniformità,
di compilare identica a quella del CONCI, cosicchè si possa meglio adatta-
re a eventuali confronti quando, come spero ,compariranno altri lavori di
questo tipo, ho dovuto introdurre, purtroppo, un nuovo termine (tro-
globi regionali) scindendo in due la categoria dei troglobi: sebbene ciò
non sia, da un punto di vista generale, indispensabile, diventa tuttavia
necessario nel caso specifico del Savonese in vista dei seguenti casi:
Haplophthalmus Perezi Legr.
Buddelundiella borgensis Verh.
Sphodropsis Ghilianii Schaum
Atheta Linderi Brisout
, Tutte queste specie, nell'area in esame, hanno stazioni esclusiva-
mente cavernicole; la loro distribuzione è illustrata nella parte relativa
all'elenco faunistico; in generale, tranne Atheta Linderi Bris., tutte le
altre specie sono edafiche non esclusivamente cavernicole in località delle
Alpi Occidentali e Marittime, o costa atlantica (Haplophthalmus); si
tratta quindi di una fase strettamente troglobia che queste specie assu-
mono nelle grotte del versante tirrenico del Savonese.
| Poichè il concetto troglobio, come definito dal PAVAN, pre-
suppone un confinamento alla sede cavernicola pressochè irreversibile,
e tale confinamento è necessariamente determinato dal perdurare in sede
ipogea di quelle condizioni ambientali che la comune sede edafica non è
più in grado di fornire, tali forme indubbiamente dovrebbero essere
considerate troglobie, tuttavia con un grado di specializzazione estrema-
mente ridotto; d’altra parte, la presenza di esse in sedi edafiche normali,
ma in località prevalentemente settentrionali o comunque sempre sul
versante padano delle Alpi Marittime, sta ad indicare che le condizioni
ambientali ove vivono le diverse popolazioni, sono a loro volta diverse.
196 | M. E. FRANCISCOLO
o che, se sono uguali, queste sono tali rispettivamente nella sede caverni-
cola del versante tirreno ed in quella edafica epigea; quindi le singole
forme hanno tuttora due fasi distinte, una troglobia, ed una edafica nor-
male. Il fatto poi, come è noto, si ripete per una serie notevole di forme
estranee alla fauna del Savonese; basti ricordare quanto dicono J. BA-
LAZUC, E. DRESCO, H. HENROT e J. NEGRE nel loro magistrale lavoro
sulla biologia delle gallerie artificiali della zona di Parigi (« Vie et Mi-
lieu », Bull. Lab. Arago, II, 1951, Fasc. 3, pp. 301-334, 3 tav.). nel
quale lavoro appunto viene toccato il problema della troglobiosi « geo-
grafica ». Essi poi citano anche casi in cui una specie non cavernicola in
stazioni meridionali, diventa tale in stazioni settentrionali; potrebbe ri-
portarsi a tale comportamento Atheta Linderi Bris., le cui stazioni più
settentrionali (Arma Pollera e Grotta di Verzi) sono appunto caver-
nicole. Avviene invece esattamente il contrario per Haplophthalmus e
Sphodropsis, le cui stazioni settentrionali sono eminentemente non ca-
vernicole, mentre Buddelundiella borgensis Verh. esiste in sede edafica.
oltre che cavernicola, nel versante padano, ed esclusivamente cavernicola
in quello tirreno.
Definirei quindi il concetto di troglobio regionale e troglobiosi
geografica come segue: si considera quale troglobio regionale ogni bion-
te, normalmente rinvenibile in determinate aree in sede terricola o lapi-
dicola non cavernicola, che compare in una o più altre regioni, distinte e
geograficamente separabili dalle precedenti, esclusivamente in sede caver-
nicola. La definizione non si vuol riferire ad una categoria sostanzial-
mente diversa da quella dei troglobi, ma semplicemente è suggerita per
inserire in essa casi analoghi a quelli più sopra citati, che si presentano
abbastanza frequenti anche in altre regioni. Il punto base sta nello sta-
bilire l'esclusività del fenomeno, e cioè che la specie che compare caver-
nicola in una data zona ed in sede edafica epigea in un'altra sia effetti-
vamente inesistente in sede edafica nella prima; tale condizione del re-
sto è indispensabile anche per qualificare come troglobio un determinato
organismo cavernicolo, oltre che, naturalmente, tutte le altre caratteri-
stiche che contribuiscono da sole a dare già all'organismo troglobio stes-
so la facies tipica derivante dalla classica « evolution souterraine ».
| FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
QUADRO NUMERICO DELLE ENTITA’ CAVERNICOLE via
DEL SAVONESE DIVISE SECONDO LA CATEGORIA to
BIOLOGICA DI APPARTENENZA Sa
Dili
E [MINE
Eutroglofili
Totale troglofili
Troglobi |
incerta
Totale troglosseni
TOTALI
Eutroglosseni
Subtroglosseni
afiletici
Trogloss filetici
Subtroglofili
— | Troglobi
—\'ric'adidi
Gordiacei
Oligocheti
Tot. Elminti
|
e
|
|
|
|
—
16
w
No
bo Ol
|
Anfipodi
jot; Crostacei
Proturi
Psocotteri
Collemboli
Dipluri
Tisanuri
Ortotteri
Efemerotteri
Coleotteri
Tricotteri
Imenotteri
Lepidotteri
. Ditteri
Sifonatteri
Tot. Insetti
Pselafognati
Oniscomorfi
Sinfili
Nematofori
Polidesmidi
Juliformi
Litobiomorfi
Notostigmofori
Tot. Miriapodi
Pseudoscorpioni
Ragni
Acari
Tot. Aracnidi
|Tot. Artropodi
Stilommatofori
Tot. Molluschi
Urodeli
Anuri
Chirotteri
Tot. Cordati
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198 : 2) Mi. E: FRANCISCOLO? f*/09°( Foe? hyn koe (INCI
Nel quadro seguente ho tentato un raffronto tra i dati relativi alla
composizione della fauna cavernicola nel Genovesato, Savonese e Tren-
tino, rispetto alle categorie più probabili di appartenenza in rapporto
alla frequenza delle cavità puteiformi e di quelle a regime idrico interno,
che in definitiva dovrebbero essere ritenute nel loro insieme come quelle
che esercitano una maggiore attrazione troglotropa, passiva od attiva,
sul complesso delle forme troglossene e troglofile in generale. Il con-
fronto è riferito al Genovesato ed al Trentino perchè su tali regioni esi-
stono lavori la cui impostazione si presta a tale scopo; è da augurarsi che
altri dello stesso tipo vengano ad aggiungersi per altre regioni, talchè
comparazioni del genere possano assumere un valore meno ristretto di
quelle qui di seguito riportate :
Numero Grotte a- | Grotteare-| Tro- Tron ys ta" | Totale
Regioni considerate | di grotte prentesicon| gimeidrico glosseni| glofili | globili specie
esaminato | pozzo ‘"/o | interno 9/o 9%/o 0/5
UTI riscontrate
__
nn i\—P—_—_———r* |. _—_r _..__ rr, _ __ I:
GFNOVESATO
(dati leggermente
modificati da SAN-
FILIPPO, 1950) (1) 48 1235 225 21,9 | 73,6 4,5 202
SAVONESE TI 6,5 19,3 | 20- | 621°] 17,9 | 218
TRENTINO
‘Jeb SGamaeaas MIDI 27,5 13,8] 46,- |-45,-.|°9. 270
In primo luogo, si noterà come nel caso del Genovesato e del Sa-
vonese, nonostante la notevole differenza esistente riguardo alla frequen-
za di cavita a pozzo, il valore relativo ai troglosseni sia incidentalmente
quasi identico, la differenza relativa ai valori dei troglofili sia scarsa, e
invece fortissima quella relativa ai troglobi; il fatto può parzialmente
essere spiegato considerando che il Savonese ha avuto due zone di afflus-
so di forme attualmente troglobie, una pirenaico-provenzale, ed una di-
narico-alpina, la cui migrazione rispettivamente verso est e verso sud ha
avuto inizio, in molti casi, in epoca anteriore al miocene medio; il Ge-
novesato ha avuto una sola zona d’afflusso, lungo la catena appenninica,
ad opera di forme la cui migrazione è in massima parte assai più re-
cente (presumibilmente Pontico e Piacenziano). Del resto nel Genovesato
sono assai rari i casi di reperti di forme paleotirreniche, contrariamente
a quanto avviene per il Savonese.
(1) sono modificati i valori relativi ai troglosseni e troglofili, che ho riveduto
sulla base degli stessi concetti con i quali ho effettuato la distinzione per il Savonese.
peak 3 bs Linge ns
ee rr;
PAT cn od SERRA ri a,
LI Ò
AUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
Per quanto riguarda il Trentino, ad una corrispondente alta per- Me
centuale di cavità aprentisi con pozzo all’esterno, troviamo una altret- fio
tanto alta percentuale di forme troglossene, pressochè identica a quella Mio
delle forme troglofile; il valore assai basso delle forme troglobie è pie-
namente spiegato con il fatto che il fattore determinante la distribuzione fis.
e la sopravvivenza di forme troglobie, quindi presumibilmente pre-plei- io
stoceniche, nella zona, è stato il susseguirsi delle glaciazioni, che ne han- “A
no grandemente decimato la consistenza, esattamente come si verifica Sa
in quasi tutta la catena alpina. Dobbiamo infatti considerare che l’ac- i ‘a
centramento massimo di forme troglobie che noi troviamo nel Savonese. 4
in Provenza ecc., accentramento che cessa all’inizio della dorsale Alpina ae
nelle Marittime, è appunto dovuto principalmente alla mancata in- fo
fluenza, in tale regione, del susseguirsi degli avanzamenti glaciali. No:
RAPPORTI TRA FAUNA CAVERNICOLA Di
E FAUNA EDAFOFILA NEL SAVONESE i fe
Se è vero che un numero notevole delle specie attualmente rinve- a
nibili in una data regione allo stato cavernicolo proviene da un filum a
silvicolo originariamente edafico, e che il momento della discesa di molte A
di esse nel sottosuolo, funzione diretta di una serie di cambiamenti veri- >
ficatisi nell’ambiente epigeo (non ultima la graduale e più o me- Si
no rapida scomparsa di estese aree boscose) è certamente diverso per 19 "RR
ciascun gruppo, in relazione alla maggiore o minore resistenza che il po
gruppo stesso può opporre ai cambiamenti stessi, e relativamente assai più ow
recente per le forme maggiormente legate ad un determinato substrato È
chimico piuttosto che a condizioni climatiche particolari (es. i sapro- | i
xilofili e la massa delle forme viventi nel fitosaprodetrito), era logico ae
attendersi la sopravvivenza di almeno buona parte di queste specie nei i
tratti forestali ancora esistenti nella zona. e
Abbiamo quindi ritenuto opportuno non trascurare, nel corso del- a i
le visite effettuate nel Savonese per la preparazione del presente studio, — (A
di raccogliere materiale all’esterno, nelle località e sedi adatte, con il si- a.
stema del crivello, sopratutto allo scopo di fare assaggi per stabilire se a
qualcuna delle forme da noi considerate come irreversibilmente infeodate ni
al mondo sotterraneo avesse stazioni edafiche non cavernicole. Le loca- a
lita che abbiamo battuto a questo fine sono le seguenti, e per esse indico E.
le caratteristiche ambientali più salienti, nonchè le prime notizie relative. 3 a
alla fauna riscontrata : Da
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4 1) Macchia mediterranea tra il Bricco Scimarco e Rocca Carpanca (Fi- |
SR nalese): tale macchia occupa l'altopiano dello Scimarco-Carpanca, ad
A‘ una quota da 250 a 300 m., ed è costituita essenzialmente da arbu-
sti di 3-4 m. di altezza di leccio, oleastro, corbezzo!o, con fram-
mista Ostrya e qualche Pino e Rovere, ed è soggetta a tagli alternati
ogni 7-8 anni. Strato di fitosaprodetrito molto sottile, prevalente-
mente secco; terreno vegetale di pochi centimetri, substrato roccioso
calcareo fortemente assorbente, permeabile. Fauna al crivello e sotto
i sassi profondamente interrati scarsissima, con nessun rappresen-
tante delle forme già note come cavernicole nella zona, escluse forse
È. alcune specie di acari e collemboli.
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2) Ceduo a Ostrya carpinifolia Scop. a quota 418 in alta Val Maremo-
Ro la, di fronte all'imbocco della Tana de Conche: fitosanrodetrito am-
È massato in strati poco consistenti solo nelle vallecole, scarsamente
compatto; substrato roccioso dolomitico, terreno vegetale di pochi
pollici; fauna scarsissima; nessuna forma cavernicola riscontrata
in essa.
3) Faggeta del Melogno (Colle del Melogno, Finalese, m. 1000-1100,
R a 17 km. dal mare): estesa faggeta, in alcuni tratti antica (100-150
1 anni dall'ultimo taglio) a sottobosco diradato, con potente deposito
vegetale, umidissimo in ogni epoca dell’anno; substrato scistoso, ter-
reno vegetale alquanto potente; fauna sotto i sassi e al crivello ab-
bondante in certi determinati punti (specialmente lungo il Rio Fras-
sino). Tra le forme cavernicole riscontrate nel Finalese, abbiamo rac-
A colto Metoponorthus melanurus B.L., Chaetophiloscia cellaria
Dollf., Roncus lubricus C.L.K., Roncus italicus E. Simon; tra i
coleotteri, vi esiste una specie di Bathysciola (Solarii Dod.) ed una di
a Parabathyscia ancora indeterminata, affine a Wollastoni Jans.; inol-
Ee tre la fauna presenta forme strettamente alpine (Trechus Putzeysi
a 79 Pand., Scotodipnus subalpinus Baudi, varie specie di Pterostichus,
Leistus, ecc.); tale tipo di fauna alpina trova riscontro anche nelle
A forme viventi sulle piante (Anthophagus, varie specie di Leptura,
3 ecc. ecc.), e negli stagni (Hydroporus foveolatus Heer, H. discretus
oe Fairm.). |
Me 7.
4) Ceduo a Ostrya carpinifolia Scop. nel Rio della Valle, a monte del
Ponte del Salto del Lupo (Toirano) m. 350-400 circa. Fitosapro-
sr detrito scarso, non consistente, substrato dolomitico, terreno vege-
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 201
tale assai poco potente; fauna banale, con una sola forma, Roncus
italicus E. Simon, gia riscontrata in sede cavernicola.
| 5) Rocca Barbena, faggeta a m. 750-800 (Sorgenti della Bormida, Col-
le Scravajon): faggeta giovane, con frammisto molto castagno, on-
tano, Ostrya; fitosaprodetrito abbondante, substrato scistoso, ter-
reno vegetale abbastanza potente; stesso tipo di fauna di cui alla fag-
geta del Melogno. Solo Metoponorthus melanurus B. L. tra le for-
me viventi anche in caverna.
6) Faggeta alla confluenza Tanarello-Torr. Negrone, m. 800-900 (al-
ta Val Tanaro): substrato dolomitico, fitosaprodetrito abbondan-
te; fauna ricca, ma nessuna forma accertata tra quelle cavernicole.
7) Residui del Bosco Nero, alta val Negrone (Tanaro),, m. 1000 circa;
trattasi di un tratto di circa due km. di lato, un tempo (1950-51)
ancora ricoperto da bosco vergine di faggi secolari e, più in alto,
anche da abeti, attualmente indiscriminatamente distrutto con taglio
irrazionale da una ditta di Milano; esistono ancora (1952) piccoli
tratti non disboscati, con densissimo sottobosco, fitosaprodetrito
abbondante; substrato dolomitico, terreno vegetale molto potente.
Fauna molto abbondante, sopratutto coleotteri Pselafidi, Stafilini-
di, Catopidi. Il materiale è ancora indeterminato, ma apparentemen-
te nessun genere avente forme cavernicole è stato riscontrato.
Questi assaggi, come facilmente si può obiettare, sono ben lungi
dal dare un quadro anche approssimativo dei rapporti possibili esistenti
tra fauna cavernicola e fauna edafica silvicola; tuttavia, se non altro,
hanno dimostrato che reperti all'esterno di forme da noi considerate de-
cisamente troglobie, quali ad es. i Duvalius della serie Longhii, Anthro-
herposoma, Leptoneta, Spelaeoglomeris, ecc, pur non potendo essere
a priori impossibili, sono comunque molto improbabili.
E' altresì logico che un paragone sostanzialmente rappresentativo
si potrà avere solo una volta che il nostro abbondante materiale sarà
stato accuratamente studiato dai singoli specialisti, sopratutto per quel
che riguarda Acari, Collemboli, Miriapodi e Araneidi, ciò che speriamo
possa essere fatto tra non molto.
202
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FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
205
ELENCO ALFABETICO SINONIMICO DELLE GROTTE TRATTATE
| Questo elenco è redatto in modo identico a quello del SANFILIPPO
(1950, p. 81) per le Grotte della Provincia di Genova. I nomi adottati
sono in maiuscoletto, i sinonimi in carattere minuscolo.
Acqua (Caverna o Grotta dell’)
Acqua (Grotta dell’)
AEGUA (Arma de 1’)
ANTONINO (Grotta di Sant’)
ARENE CANDIDE (Grotta delle)
Armassa
Ascenso (Grotta della Villa)
BALLO DE STRIE
Balzi Rossi di Toirano (Grotta dei)
BASI ROSSI (Tana di)
Basola (Tana della)
Basua (Tana da)
BAZURA (Tana da)
Bazurra (Tana della)
Borgio Verezzi (Grotta di)
BUJO (in to)
Bujo (Grotta del)
CENTO CORDE (Pozzo delle)
Chiappella (Grotta della)
CIAPELLA (Tana da)
COLOMBO (Tana del, Grotta del)
CONCHE (Garbo de, Tana de)
Crocci (Grotta o Tana dei)
CROXI (Tana di)
DOTTE (Buranco de)
DOTTE (Tana de)
FAJE (Arma de)
Fascia di Mezzogiorno (Gr. sopra la)
FATE (Arma de) |
— FERROVIA (Grotta della)
Fontana (Grotta della)
Frate (Grotta del, Caverna del)
Frati (Grotta dei)
FRATTE (Arma do)
Friccè (Tana do)
GARBASSO (0)
29
97
29
30
34
34
. 138
. 180
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PAG.
206 M. E. FRANCISCOLO
GARBETTO (0)
Ghighirina (Tana della, Tana della Rocca)
Ghirgherina (Tana della, Tana della Rocca)
GORE (Tana de)
Issel (Grotta)
Livrea (Tana)
LUBEA (Tana)
LUCIA INFERIORE (Grotta di Santa)
‘LUCIA SUPERIORE (Grotta Santuario di Santa)
Liicchi (Arma di)
LUVAIRA (Tana)
Madonna (Grotta della)
Martin (Arma de)
MARTINETTO (Grotta della Cava del)
MARTINETTO (Grotta inferiore della Cava del)
Matta (Grotta della)
MERONA (Tana de, Grotta di)
MORTOU (Tana do)
Mortò (Tana o Grotta di)
MORTO (Arma do)
NAPOLEON (Tana d’)
Napoleone (Grotta di)
Oliva (Grotta dell’)
ORPE (Tana de l’)
PARAMURA (Pazzo di)
Pastore (Grotta del)
Pianmarino (Grotta di)
Pianmarino (Grotta seconda di)
POLLERA (Arma, Grotta, Grotta della)
PONCI (Grotta di, Grotta dei, Arma di)
POUSSANGO (Arma do) |
Pozzanghera (Grotta della)
PRINCIPAA (Arma do)
PRINCIPAA (Grotta a Tana inferiore del)
Principale (Grotta del)
RAMPION (Buranco)
RIAN (Arma do)
RIMILEGNI (Tana)
Rio (Grotta del)
RIVO (Tara do, Grotta del)
RIVO (Tana Inferiore del)
ROCCA DI PERTI (Arma della)
. 218
. 155
. 156
. 102
. 102
. 135
. 135
. 181
. 248
. 215
47
105
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Di ei FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE
| ROVEIROLA (Tana da, Tana in ta)
| —Roveirola (Grotta della Regione)
; SANGUINEO (Arma do)
Sanguinetto (Grotta del)
SANTI (Tana di)
» Scopeto (Tana dello, Grotta dello)
SCOVERO (Tana do)
SPETTARI (Tana di)
STARICCO Grotta)
Strega (Tana della, Grotta della)
Streghe (Tana delle, Grotta delle)
Tanone . i
Tanassa
TARAGNINA (A-, Tana da, Grotta della)
TASCIO (Tana do)
Tasso (Grotta del)
Uomo Morto (Grotta dell’)
VALLONASSO (Grotta o Arma del)
VARIGOTTI (Grotta del Capo di)
. Verezzi (Grotta di)
"VERZI (Grotta di)
Volpe (Tana della)
Zembo (Arma do)
ZERBI (Arma di)
Zerbi (Grotta dei).
40
40
96
. +96
. 224
86
86
. 183
. 136
55
55
44
44
. 205
. 219
. 219
97
. 253
. 138
95
91
. 248
33
. 255
97
103
105
208 M. E. FRANCISCOLO
BIBLIOGRAFIA
N. B. - Il seguente elenco bibliografico ragionato contiene esclusivamente i lavori
di indole faunistica relativi alle cavità naturali site nella Provincia di Savona, e
quelli di indole generale, da ritenersi fondamentali ai fini dello studio e del rintraccio
delle singole cavità, anche se a sfondo abiologico. Ogni lavoro è seguito da un brevis-
simo sunto atto ad indicare quali sono le citazioni faunistiche che appaiono in esso,
riferite alle singole cavità, che, per semplicità, vengono indicate soltanto col numero
di catasto (oppure col nome per esteso quando siano ancora da catastare o comunque
non ancora individuate).
ARCANGELI A. - 1931. Porcellionidi nuovi o poco noti d'Italia. - « Bollettino del
Laboratorio di Zoologia Agraria e Bachicolture », Milano, Vol. IV, fasc. I,
19311932; ‘pp. 5726s" lav. 1-3.
A pag. 6 l’A. descrive e figura l’isopodo Porcellio Tortoneset Arc. di una grotta
denominata « Grotta Issel » presso Loano. Si tratta assai probabilmente della Grotta
di Verzi, N. 91 LI (vedi prima pag. 66).
ASCENSO A. - 1950. La Grotta di S. Antonino (N. 30 LI). - « Rassegna Speleologica —
Italiana », Milano, Fasc. 1-2, Anno II, Giugno 1950, pp. 78-80, 1 fig.
A pag. 78 sono resi noti i dati di catasto e l'itinerario, con breve cenno storico
delle ricerche. A pag. 79 è data la descrizione ed il rilievo. A pag. 79-80 l'elenco fau-
nistico comprende 11 specie, tra le quali due specializzate (Duvalius Canevai ssp.
Solarit Gestro. Glyphobythus Vaccat Dod.). Le citazioni di Androniscus dentiger
Vern. e Spiloniscus provisorius Racov. vanno corrette entrambe come Trichoniscus
Voltai Arcangeli ssp. (Brian i. litt. 4-51). E’ ricordato il problema della validità
o meno della ssp. Solari Gestro del Duvalius Canevai Gestro.
ATTEMS C. S. - 1899. System der Polydesmiden, I. - « Denkschr. Akad. Wiss.
Wien », 67: pp. 221-482, estr. di 262 pp., 1899.
A pag. 230 viene citato Anthroherposoma hyalops Latz. del N. 47 LI.
BENSA P. - 1900. Le grotte dell'Appennino Ligure e delle Alpi Marittime. - «Boll.
del C.A.I. », Vol. XXXIII, N. 66, 1900, pp. 81-141, figg. 2 Tav.
Ampio e fondamentale lavoro; di interesse generale per tutta la Liguria, nel quale
sono comprese 129 cavità, ed un elenco della fauna cavernicola di tutta la regione;
importante la parte dedicata alle caverne del Finalese, nella quale è ampiamente di-
scusso tutto il fenomeno carsico in tale regione, e descritte e rilevate le grotte N.
22-23-24-25-26-27-28-29-30,96,97. L'elenco faunistico è l’unico dell’epoca per la
Liguria, e comprende una ventina di specie.
BEIER M. - 1928. Die Pseudoscorpione der Wiener Naturhist. Museum. I, - Hemi.
ctenodactyli. « Ann. Naturhist. Museum», Wien, Vol. 42, 1928; pp. 310.
Viene citato il Roncus (Parablothrus) Stussineri E. Simon della N. 47 LI
(Grotta Lubea, Toirano, che qui viene erroneamente indicata del M. Fascie, che
trovasi invece presso Genova).
BEIER M. - 1929. Alcuni Pseudoscorpioni raccolti da C. MENOZZI. - « Bollettino
della Società Entomologica Italiana», Vol. LXI, 1929, pp. 154-156.
A pag. 156 cita il Roncus (Parablothrus) Stussineri E. S. del N. 47 LI.
BEIER M. - 1930-A. Zwei neuen Parablothrus Arten aus Ligurien. - « Ann. Mus.
Civ. Storia Nat. di Genova», Vol. LV, 1930, pp. 94-96, 2 figg.
Si descrivono Roncus (Parablothrus) antrorum n. sp. del N. 40 LI, e R. (P.)
ligusticus n. sp. del N. 86 LI.
BEIER M. - 1930-B. Neue Hohlenformen der Gattung Chthonius (Pseudoscorpio-
nidea) « Ann. Mus. Civ. Storia Nat. di Genova », Vol. LV, 1930, pp. 71-74.
Si descrive Chtonius (Ephipptochtonius) troglophilus n. sp. del N. 86 LI
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 209
BEIER M. 1932. « Das Tierreich ». - Pseudoscorpionidea. I. Subordnung Chtho-
niina, 286 pp.» Berlin, 1932.
A pag. 58, fig. 72, si descrive Chth. (Ephipp.) troglophilus Beier del N. 86
LI; a pag. 127 il Roncus (s. str.) italicus E. Simon del N. 24, 40, 105 eg
| pag. 133 il R. (Parablothrus) antrorum E. Simen del N. 40 LI: a pag. 143. fig.
16, il R. (P.) ligusticus Beier del N. 86 LI. Lavoro fondamentale per la sistematica
degli Pseudoscorpioni, nel quale sono contenute numerose osservazioni sinonimiche
e sistematiche relative a specie liguri.
BEIER M. - 1953-A. Neue und bemerkenswerte Pseudoscorpione aus obertitalienischen
Héhlen. - «Bollettino della Soc. Entomologica Italiana», Vol. LXXXIII
(1935), N. 3-4 pp. 35-38, 3 figg.
A pag. 36 si descrive Chthonius (Ephipp.) tetrachelatus ssp. Conctt del N. 34
LI; le altre descrizioni non riguardano fauna del savonese.
BEIER M. - 1953-B. Ueber eine Pseudoscorpioniden - Ausbeute aus Ligurischen H6oh-
len. - « Bollettino della Società Entomologica Italiana», Vol. LXXXIII, N. 7-8
20-10-1053, pp. 105;108,. 3, figg.
Cita Chthonius parvioculatus Beier del N. 102 LI, Ch. orthodactylus (Leach)
del N. 24 LI, Ch. troglophilus Beier del N. 47 LI. Ch. gestroi E. S. dei Ni. 30, 29»
LI, Roncus italicus E. S. del N. 24 LI, R. troglophilus Beier dei Ni. 91 e 224 LI,
‘e R. antrorum E. S. del N. 163.
BERNABO’ BREA L. - 1947. Le Caverne del Finale. - N. 6 della serie degli Itinerari
Storico-Turistici. - « Istituto di Studi Liguri », Bordighera, 1947; Tipogr. Piaz-
za Dante, Savona: pp. 3-87, XX tav. f.. t.
Fondamentale lavoro - suddiviso in 10 diversi itinerari - nel quale. con le ne-
cessarie premesse paletnologiche, viene fornito un quadro sintetico completo delle
diverse culture avvicendatesi nel finalese dal Paleolitico al Bronzo, e vengono discussi
ed elencati tutti i reperti di ogni singola caverna; vengono descritte da questo punto
di vista 48 caverne, 23 delle quali per la prima volta; preziosissimi (tranne che nel
caso del N. gg LI) gli itinerari e la carta al 25000 in dicromia nella quale sono indi-
cate le posizioni delle singole grotte, tutte scrupolosamente esatte. Questo lavoro farà
risparmiare una notevolissima quantità di tempo a chi intenderà studiare ulteriormente
le grotte del Finalese. qualunque sia lo scopo delle ricerche da svolgere.
BINAGHI G. - 1930. Lo Sphodropsis Ghilanti Schaum, le sue razze e la sua diffusione
nelle Alpi Occidentali. - « Memerie della Società Entomologica Italiana », Vol.
XVIII 1930; pp: 177-185: figg.
Revisione completa della distribuzione della specie, della quale viene anche fis-
sato il campo di variabilità. La specie è ricordata nella sua forma tipica e nella var.
dilatatus Schaum del N. 24 LI, e di molte altre grotte non situate nella Provincia di
Savona.
BRIAN A. - 1899. Sulla distribuzione geografica in Italia del Titanethes feneriensis
Parona. - « Atti della Società Ligustica di Scienze Naturali e Geografiche ».
X, 1899; pp. 208-215.
Viene citato a pag. 213 il T. feneriensis Parona del Garbetto N. 60 LI (la
citazione andrebbe invece riferita a Androniscus dentiger Verh.); a pag. 212 si cita
Cylisticus gracilipennis Budde-Lund della Gr. di S. Antonino N. 30 LI.
BRIAN A. - 1914. Contributo alla migliore conoscenza di due Triconiscidi italiani. -
«Atti Società It. di Scienze Naturali di Milano », Vol. LIII, 1914, pp. 30-45-
Cita a pag. 38 Androniscus dentiger Verh. della Grotta del Bujo N. 27 LI:
tale citazione non è stata confermata da nostri reperti, ma andrebbe piuttosto rife-
rita a Trichoniscus Voltai Arcangeli.
210 M. E. FRANCISCOLO
BRIAN A. - 1936. Descrizione di una nuova specie di Buddelundiella proveniente dalla —
Caverna delle Arene Candide. - « Bollett. della Società Entomologica Italiana »,
Genova, Vol. LXVIII, 1936, pp. 22-27, 24 figg.
Si descrive, comparandola con 8. armata Verh. delle grotte dei dintorni di
Ormea; la n .sp. B. Caprai Brian.
BRIAN A. - 1937. Determinazioni di Triconiscidi e di altri Isopodi cavernicoli
(Terzo Contributo). - « Memorie della Società Entomologica Italiana», Vol.
XVI (1937), Fascicolo II, p. 167-201, figg.
A pag. 191 si cita Haplophthalmus Mengii Zaddach del No. 34 LI, cita-
zione che viene poi nel 1950 dallo stesso A. corretta con quella di H. Perezi Le-
grand; la stessa citazione ricompare a pag. 201; a pag. 195 e 201 si cita Porcellio
Tortonesei Arc. dei N.i 52 e 53 LI.
BRIAN A. - 1938. Notizie topografiche su alcune caverne della regione di Toirano. -
Sezione Ingauna e Intemelia (con tavola topografica al 25.000), Anno IV,
« Rivista Ingauna e Intemelia ». - Bollettino della R. Deputaz. di Storia Patria,
N. 1-4, Bordighera, 1938; pp. 116-126.
Lavoro utile per il rintraccio di quasi una sessantina di grotte situate nella re-
gione di Toirano, che serve di premessa al grande lavoro del 1940 dello stesso A.
sulle grotte di tale regione. Sono forniti dati vari sulle seguenti grotte: 39-40-41-42-
43/44745746-47-48-49-50-51-52-53-54-55-56-57-58-59-6790-105-108-181-218-224»
ed in più notizie piuttosto vaghe, ma di grande utilità ai fini del rintraccio,
su altre 22 cavità. di scarso sviluppo, della cui esistenza l'A. è stato informato
senza poterne procedere all'esplorazione. Le uniche citazioni faunistiche riportate si
riferiscono a Duvalius canevai ssp. apenninus Gestro ai N. 39-40 e 105 LI.
BRIAN A. - 1940. Le grotte di Toirano (Liguria). - « Res Ligusticae LXIV », in
« Annali Mus. Civ. Storia Nat. di Genova », Vol. LX, 1940; pp- 379-437»
8 tav., figg. n. t. l
Ampio lavoro, che sviluppa lo schema del precedente, nel quale sono elencate
quasi le medesime cavità citate in qust’ultimo, venti delle quali (41, - dal 43 al 48 -
dal 50 al 59 - 163 - 218 e Tana Carpenazzo non catastata) sono esaurientemente
descritte, e per le quali vengono forniti dati paleontologici e biologici; di due dà il
rilievo (pag. 409 del 55; pp. 425 del 47 LI). A pag. 400-401 è l'elenco degli ani-
mali raccolti, comprendente 24 specie.
BRIAN A. - 1948. I pleopodi maschili della Buddelundiella Caprae BRIAN (Isopodo
cavernicolo). - « Bollettino della Società Entomol. Ital. », Vol. LXXVIII, N.
1-4, -10-2-48, Op. ‘35-135 Hee 1-5. | 5
Viene completata la descrizione di Budd. Caprai Brian su esemplari raccolti al
N. 136.
BRIAN A. - 1950-A. Carta delle caverne della regione di Toirano. - Ristampa dalla
« Rivista Ingauna e Intemelia », Anno III, 1937, N. 3-4. Istituto di Studi Li-
guri, Sezione Ingauna, Albenga, 1950.
Ristampa, in formato ridotto, della cartina al 25.000 pubblicata dall'A. nel
1938. Di utile consultazione.
BRIAN A. - 1950-B. Descrizione di una specie nuova del Gen. Miktoniscus Kesselyak
(1930) e di una sottospecie nuova del Gen. Haplohthalmus Schébl (1860).
(Crostacei Isopodi Cavernicoli). « Doriana », Suppl. agli Ann. del Mus. Civ.
di Storia Naturale « G. Doria » Genova, Vol. I, 1950, N. 4, 20-3-50, pp. I-
11, figg. 1-2.
Si descrivono specie di altre regioni, e si citano Trichoniscus Voltai Arc. dei Ni.
30 e gi LI, Haplophthalmus Perezei Legrand dei Ni. 24 e 34 LI, Buddelundiella
Caprai Brian dei Ni. 24-26-30-34-91-155 LI.
TMT SrL. Lr LOCI Ere oi pe”
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 211
BRIAN A. - 1951-A. Descrizione di due nuovi Cyclops di caverne liguri (Crust. Cope-
| poda). - « Doriana », Suppl. agli « Ann. del Mus. Civico St. Nat. G. Doria »,
1951 Genova, «Res Ligusticae LXXXIV », Vol. I, N. 14, 20-4-51» pp. 1-8,
Meg. 1-4: € IsTO-I1.
A pag. 1-3 si descrive Cyclops (Diacyclops) Franciscoloi n. sp. del N. 55 LI;
BRIAN A. - 1951-B. Descrizione di un nuovo genere di Trichoniscidae raccolto in una
grotta ligure da Mario Franciscolo (Isopodo Cavernicolo). - « Bollett. della
Società Entomol. Ital. », Genova, Vo. LXXXI (1951), N. 1-2, pp. 22-25;
12 figg. i
A A si descrive Marioniscus Franciscoloi n. g. n. sp. del N. 33 LI, ed a
p. 24 se ne discutono le affinità con Amerigoniscus Vandel 1950.
BRIAN A. - 1951-C. Sostituzione di nome al Gen. Marioniscus mihi (nec Bernhard).
(Isopoda Trichoniscidae). - « Boll. Soc. Entomol, Ital. », Genova, Vol. LXXXI
(1951), N. 3-4, 7751» pp. 48 (1 pag.).
BRIAN A. - 1951-D. Due interessanti specie di Buddelundiella deile Grotte Liguri
(Isopodi terrestri) (Nota Preliminare) «Res Ligusticae LXXXV ». - « Dor
riana », Suppl. Ann. Mus. Civ. St. Nat, « G. Doria », Genova, 1951, Vol. I,
Diet 75 <1 0-LOctQ5 1, pp. (1-4. figg. A) Bi 1-9.
Si cita a p. 1-4, figg. A, B, 2-6-9, la Buddelundiella borgensis Verh. del N. 91
ee
BRIAN A. - 1953. Di alcuni Triconiscidi nuovi della fauna endogea italiana. - « Boll.
della Socteta Entomologica Italiana » Vol. LXXXIII (1953) N. 3-4, pp. 26-
| 35, 23 figg.
A. pag. 28-31 (12 figg.) si descrive Buddelundiella franciscoliona dela Grotta
del Poggio (Piemonte, in zona finitima alla nostra) e Arma Cornarea N. 252 in alta
Val Tanaro, ma in territorio di Prov. di Imperia. Le altre descr. riguardano forme
estranee alla zona in esame.
BRIAN A. - 1954. Descrizione di una nuova specie di Buddelundiella ed ulteriori
osservazione sulla morfologia della Buddelundiella Sanfilippoi Brian. - « Bol.
della Società Entomologica Italiana», Vol. LXXXIV, N. 1-2, pp. 24:31;
28 figg.
Si descrive Buddelundiella Biancheriae n. sp. del N. 93 LI e si danno ulteriori
dati su un’altra specie della Prov. di La Spezia (B. Sanfilippoi Brian).
CAPRA F. - 1936. Anellidi cavernicoli della Liguria. - « Res Ligusticae LXIII », Ann.
Mus. Civ. St. Nat. Genova, Vol. LIX, 1936, pp. 150-159.
A pag. 158 cita Etsentella tetraédra Savigny del N. 91, Helodrylus (Bimastus)
constrictus Rosa del N. 93 LI.
CHERCHI M. A. - 1952. Termoregolazione in Hydromantes genei italicus Dunn.
« Atti della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano », Vol. XCI, Fasc.
III-IV, 1952, Dicembre, pp. 201-211, 4 figg.
L’A. nel trattare della capacità di termoregolazione del Geotritone su esemplari
di popolazioni cavernicole, cita tre grotte della Prov. di Genova e la Tana della
Volpe N. 248 (pag. 203 e 208) in Prov. di Savona.
CODDE’ E. - 1949-A. La Grotta di Verzi. - « Rassegna Speleologica Italiana », Mi-
lano, Fasc. 2-3, Anno 1, Dicembre 1949, pp. 69-72; 1 figg.
Dati completi ed esaurienti sul catasto, itinerario, descrizione, rilievo (p. 70).
regime idrico; importanti notizie sull'ambiente ed elenco completo faunistico, com-
prendente 28 specie, delle quali 6 specializzate.
CODDE’ E. - 1949 B. Grotta Staricco; Prima descrizione di una grotta nel Finalese. -
« Notiziario del Club Alpino Italiano », Sezione Ligure, N. 1, 1949, pp- 15-17;
vi;
Descrive, dandone rilievo a pag. 16, il N. 136 LI, del quale cita Buddelun-
diella Caprai Brian e Anthroherposoma mirabile Manfr..
212 M. E. FRANCISCOLO
CODDE’ E. - 1952. La voragine del Rampione; Esplorazione di una cavità recente-
mente scoperta nella Liguria occidentale. - « Notiziario del C.A.I., Sezione Le
gure », Settembre-Dicembre 1952, N. 3, pp. 18-19, 1 fig.
Viene descritto un pozzo di 65 metri, Buranco Rampion N. 231 LI, presso ii
Colle del Melogno. Nessuna citazione faunistica.
COGNETTI DE MARTIIS L. - 1905. Lombrichi Liguri del Museo Civico di Genova -
« Res Ligusticae, XXXVI. Annali del Museo Civ. di St. Nat. di Genova »,
Vol. XLII, 1905, pp. 102-127; figg.
Cita a pag. 117 Eiseniella tetraédra Sav. del N. 91 LI e Helodrylus (Bi-
mastus) constrictus Rosa dei Numeri 93 e 97 LI.
CONCI C. - 1952. Le Arene Candide N. 34 LI; Morfologia e fauna. - « Res Ligusti-
cae LXXXVII », « Doriana », Suppl. agli « Ann. Mus. Civ. St. Nat. G. Do-
ria », Genova, Vol. I, N. 24, 20-6-1952; pp. 1-12, Tav. p. 10 f. t. (Rilievo).
Dati di catasto, storia delle ricerche archeologiche, toponomastica, notizie sui
metodi seguiti pel rilievo. Segue la descrizione, suddivisa in tre parti (esterna, orien-
tale, occidentale), i dati metereologici; l’elenco faunistico ragionato comprende 24
specie, delle quali 6 specializzate. Importanti i raffronti con la fauna di altre grotte
del Finalese.
CONCI C. - 1953. Il Buranco Rampium N. 232 LI. - « Rassegna Speleologica Ita-
liana», Anno V, fasc. 3, Dicembre 1953, pp. 86-88, 1 fig.
Descrive la cavità e cita Pachydrilus Pagenstecheri (Ratz.), Bryocamptus pyg-
maeus (Sars) e Chionea sp.
DAL PIAZ G. B. - 1926. Descrizione di una nuova forse di Miniopterus. - « Atti
Accad. Ven. Trent. Istr. », Serie TIL Vol: XVI> 1925-26, pp. 61-62.
Descrive M. Schretbersi italicus n. f. dell’ Abs del Frate N. 99° LI.
DE BEAUX O. - 1929. Mammiferi raccolti da! Museo Regionale di Storia Natu-
rale in Trento durante l’anno 1928. - « Studi Trentini di Scienze Naturali ».
“#6 1092. fasc SIL pp. 187-202:
Cita a pag. 196 Miniopterus Schretbersi italicus Dal Piaz 1926 del N. 99 LI.
DELLEPIANE G. B. - 1924. Guida per escursioni nelle Alpi e Appennini Liguri. -
V ediz., Sez. Lig. del C.A.I., 1924, p. XXII e 494, con cartine e panorami f. t.
Dà citazicni di forme specializzate raccolte ai numeri 24, 30, 34 (p- 25)
30: 40 (pi 122), 47. 50. (p.. 420), 86 (p. 30), 03 (p. 26). rem ((p./20) 005
(p. 120). Cita varie altre grotte di tutta la Liguria, ma con notizie insufficienti per
il loro rintraccio. Guida di somma utilità dal punto di vista escursionistico.
DI CAPORIACCO L. - 1934. I Nesticus Liguri ed Emiliani. - « Annali del Mus. Civ.
di St. Naturale di Genova », Vol. LVI, 1934; pp. 395-403.
Revisione. delle specie cavernicole di Nesticus delle regioni esaminate,
Viene pure riveduto il materiale determinato dalla Gozo nel 1906. Viene citato il
N. eremita eremita E. Sim. del N. 91 LI, e la sua forma italicus nov. dei N. 24 e 30
PE
DI CAPORIACCO L. - 1950. Aracnidi Cavernicoli Liguri - « Res Ligusticae LXXX »,
« Annali del Mus. Civ. di St. Nat. di Genova », Vol. LXIII, 1950, pp. 101-
LIO, 810; Ao
Cita, per la Provincia di Savona, sette specie di Aracnidi tra i quali !a n. sp.
Leptoneta Franciscoloi Di Cap. dei N. 29, 24, 34; a pag. 104-105) ed una specie di
Pseudoscorpione.
DODERO A. - 1900. Materiali per lo studio dei Coleotteri Italiani. - « Annali del
Mus Civ. di St. Nat. di Genova», Vol. XL, 1900, pp. 400-419-
A pag. 410-412 (11-13 estr.), descrive il Glyphobytus Vaccai n. sp. (sub By-
thinus sbg. Bythoxenus) dei N. 24 e 91 LI, ed a pag. 412 (13 estr.) la sua varietà
Bensai nov. del N. 34 LI.
FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 213
DODERO A. - 1904. Sulla validità specifica della Bathyscta Destefanu Rag. - «Il
Naturalista Siciliano», N. 6, Anno XVII, 1904, p. 1-3, estr. Stab. Tipogr.
Virzì Palermo.
Nel lavoro compare un elenco delle specie di Parabathyscia, Bathysciola e Neo-
bathyscia (tutte comprese nell'unico genere Bathyscia), e cita Parabathyscia ligurica
Reitter del N. 86 LI.
DORIA G. - 1887. I Chirotteri trovati finora in Liguria. - « Annali del Mus. Civ.
di St. Naturale di Genova », Vol. XXIV, 1887, pp. 383-474.
Cita a p- 417 il Miniopterus Schretbersi Natt. del N. 34 LI; a p. 428 il Rht-
nolophus euryale Blasius del N. 102 LI. Sono enumerate 18 specie di Chirotter:
liguri con note sinonimiche varie.
FOCARILE A. - 1950. Terzo Contributo alla conoscenza dei Trechini paleartici
(Col. Carab.) - « Bollett. della Società Entomologica Italiana », Genova, Vol.
LXXX (1950), N. 9-10 pp. 67-74.
A pag. 70 citazione di Trechus Fairmairei Pand. dei Numeri 60 e 141 LI.
FRANCISCOLO M. - 1949-A. La Grotta del Capo di Varigotti; Nota illustrativa
Preliminare - « Notiziario C.A.I. », Sezione Ligure, Settemlbre-Dicembre 1949,
N. 3,» PP- qos Ril. p. 8.
Dati di catasto, breve descrizione e rilievo del N. 138. Cita Neogammarus rht
pidiophorus Catta e Pholcus phalangtotdes Fuessly.
FRANCISCOLO M. - 1949-B - Su alcune grotte dei dintorni di Bardineto (Prov. di
Savona) - « Rassegna Speleologica Italiana» - Anno I, n. 2-3, XII-1949, p.
43-52. 2-fig.
Breve cenno sulla idrologia de'la zona, con particolare riguardo al sistema fa-
cente capo al Buranco delle Dotte N. 39 LI; descrizioni e rilievi dei N. 40, 161,
163 LI, con elenchi faunistici relativi.
FRANCISCOLO M. - 1951 - La Fauna della « Anma Pollera » N. 24 LI, presso Fi-
“nale Ligure - « Rassegna Speleologica Italiana » - Milano, Fasc. II, Anno III.
Giugno 1951; p. 40-53.
Studio sui diversi ambienti della cavità e la loro fauna; relazioni faunistiche
con altre cavità della zona; elenco faunistico ragionato comprendente 66 specie,
molte delle quali specializzate, appartenenti a 19 ordini.
FRANCISCOLO M. - 1952 - Su alcune grotte nuove o poco note della Provincia di
Savona (Liguria Occidentale) - « Rassegna Spelzologica Italiana» - Anno IV,
fasc. 2, Giugno 1952, Como, p. 57-70, Tav. I p. 59, Tav. II p. 67.
Itinerario, descrizione, rilievo, ed alcune notizie biologiche sulle seguenti grotte:
Bases aegis 505 80> 180, IST, 182; 183, 219, 222» 223, 224» ‘220.
FRECCERO B. - 1935 - Al Buranco della Croce (Voragine su! M. Carmo) - « Noti-
- ziarto del C.A.I.» - Sezione di Savona, No. 3-4, 1935; p. 9-11.
Si da’ notizia della esplorazione del pozzo, del quale è fornita la sezione tra-
sversale. Nessuna citazione faunistica.
GANGLBAUER L. - 1892 - Die Kafer von Mitteleuropa - Vol. I - Caraboidea - Wien,
C. Gerold’s Son, 1892.
A pag. 190 e 214 cita il Duvalius Canevai Canevai Gestro del No. 24 LI.
GANGLBAUER L. - 1899 - Die Kafer von Mitteleuropa - Vo!. III - Staphylinoidea
(pars II) - Wien, C. Gerold’s Son, 1899.
A pag. 111 cita Parabathyscia ligurica (sub Bathyscia) Reitt. de! No. 86 LI.
GESTRO R. - 1885-A - Contribuzione allo studio della fauna entomologica delle
caverne in Italia. - « Ann. Mus. Civ. St. Nat. di Genova» - Vol. XXII, 1885,
pag. 129-152.
Fa pag. 141 si descrive Duvalius Canevai n. sp. (sub Anophthalmus) del No.
agzoLI.
“
sui
AI; A
214 | M. E. FRANCISCOLO
GESTRO R. 1885-B - Appendice alle note Entomologiche - « Annali del Mus. Civ.
di St. Nat. di Genova » - Vol. XXII, pp. 551-534, 1885.
A pag. 535 si descrive il Duvalius Canevat ssp. cpenninus n. (sub. Anophthal-
mus) dei Numeri 30 e 40 LI.
GESTRO R. - 1886 - Appunti per !o studio degli Anophthalmus italiani. - « Bollet-
tino della Società Entomologica Italiana» - Vol. XVIII, 1886, pp. 33-41;
tv Tr av:
A pag. 34 si cita il Duvalius Canevai Gestro del No. 24 LI e la sua ssp. apen-
ninus Gestro dei Numeri 40 e 39 LI (sub Anophthalmus).
GESTRO R. - 1888 - Gli Anophthalmus trovati finora in Liguria - « Res Ligustica?
III » - « Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova » - Vol. XXV, 1888, pp. 487-506.
Ampia illustrazione delle conoscenze speleologiche di que! tempo, con descrizio-
ne, itinerario e notizie faunistiche sulle grotte Liguri. Per la Provincia di Savona
cita i numeri 39-40 (p. 495). 44-45-47 (p. 497). 87-88-89 (p. 496), 90 (p.
499). 96 (p. 590), 105-106 (p. 496), 218 (p. 497); tra le non catastate cita:
Tane del Bricco Roxon (p. 495), Tana del Fico (p. 499), Tana delle Fontane
(p- 499), Arma dei Porci (p- 499). A pag. 504 da ia lista degli anoftalmi trovati
sino- a quel tempo in Liguria. Nell’appendice a pag. 508 indica l’Anthroherposoma
angustum coecum Latz. de! No. 47 LI.
GESTRO R. - 1891 - Nuovi materiali per lo studio degli Anophthalmus italiani.
« Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova » - Vol. XXXII, 1891, pp. 79-85, Tav. IV.
A pag. 83 (fig. 3 tav. IV) cita il Duvalius Canevai ssp. apenninus Gestro (sub
Anophthalmus) dei numeri 39 e 40 LI.
GESTRO R. - 1898 - Due Nuovi Anoftalmi - « Res Ligusticae XXIV » - « Ann.
Mus. Civ. St. Nat. Genova » - Vol. XXXIX, 1898, pp. 15-19.
A pag. 15 compare una bibliografia parziale reiativa ai lavori dell'A. sulle
grotte liguri. A pag. 16 si descrive Duvalius Canevai ssp. Solarii n. sp. (sub
Anophthalmus) del No. 30 LI, con interessante discussione sulle sue affinità con la
forma tipica. Segue a pag. 17 descrizione di specie dello Spezzino.
GESTRO R. - 1933 - In memoria di Agostino Vacca. - « Ann. Mus. Civ. St. Nat.
Genova » - Vol. LVI, 1933, pp. 349-354.
L’A. commemora !o speleologo di Borghetto S. Spirito, Avv. A. Vacca, e dà
un elenco degli animali cavernicoli raccolti dal rmedesimo, citando parecchie grotte
della Liguria occidentale. Nessuna notizia originale, ma interessante riepilogo dello
stato delle ricerche a tale data.
GHIGLIONE M. - 1950 - La Grotta delle Streghe (F. 92, III, NE, Zuccarello), con
8 foto n. t. - « L'Universo » - Firenze, Vol. XXX, n- 5, a iii Ottobre
1950, PP. 723-724.
Brevissima descrizione del No. 55 LI, della quale sono fissate le RE
geografiche; alcune fotoincisioni riproducono gli ambienti della parte di nuova sco-
perta.
Gozo A. - 1906 - Gli Aracnidi di caverne italiane. - « Bollettino ab Soc. Entom.
Italiana ». - Vol. XXXVIII, 1906, pp. 109-139.
Lavoro eseguito su materiali di varie regioni, con numerose citazioni inesatte;
elenco degli Aracnidi sino allora conosciuti di grotte italiane, nel quale figurano le
seguenti grotte della Provincia di Savona: 24-26-30-34-47-58-86-91-105, ed in
più le due non catastate Tana del Fico e Grotta di Montesorolo (leggi forse Mon-
tesordc). Le citazioni sono state in parte corrette da Di Caporiacco, 1934 e 1951-
| FAUNA CAVERNICOLA DEL SAVONESE 215
GULINO G. e DAL PIAZ G. B. - 1939 - I Chirotteri Italiani - Elenco delle specie
con annotazioni sulla loro distribuzione geografica e frequenza nella Penisola. -
« Boll. Mus. Zool. e Anat. Comp.» - Torino, Vol. XLVII, 1939, Serie III:
pp. 61-103.
Della Provincia di Savona cita solamente: Rhinolophus ferrum equinum Schreb. |
del No. 40 LI (pag. 70), Rhinolophus euryale Blas. del No. 102 LI (pag. 73)
Miniopterus Schreibersi Natt. dei Ni. 26 e 34 LI (pag. 95).
HAMMAN O. - 1896 - Europaische Hohlenfauna - Jena, 1896.
Opera non consultata direttamente, perchè introvabile. Da Manfredi P., 1932;
pag. 78, rilevo che Hamman, nell'opera citata, menzionerebbe Anthroherposoma an-
gustum var. caecum Latz. del No. 47 LI.
ISSEL A. - 1908 - Liguria Preistorica (con 8 tav. e 271 figg. intercalate n. t.) -
A cura della Società Ligure di Storia Patria - Genova 1908, Palazzo Bianco,
765 pp.
Ampio e fondamentale lavoro, che compendia le conoscenze acquisite sino a quel
tempo sulla preistoria Ligure, con numerosissimi dati per il rintraccio di molte ca-
verne della Provincia di Savona. Vengono considerate le seguenti grotte: 23-24-25-
26-29-31-38-33-34-45-47-53-54-55-56-57-58-59-90-94 -95-96-97-101-102-137-181-
198-201; tra quelle non ancora catastate: Tanassa, Gr. di Ponzone, Gr. di Arma,
Gr. La Fontana, Arma di Orco, Le Grotte, Gr. Morema, Caverne di Boissano, Ca-
verne di S. Pietrino, Tana Marié, Tana do Pisciou, Arma do Ciosso, Arma di Benzi,
Arma di Val Neva, Arma de Tibon, Arma do Risso, Arma do Filippon, Grotta
di Ponte Vara. Sono date notizie relative alla fauna vivente nelle seguenti grotte:
24-26-34-95. A pag. 147 tratta estesamente della toponomastica speleologica ligure.
Ricca bibliografia.
JEANNEL R. - 1907 - Synonymies de quelques Silphides cavernicoles. - « Bull. Soc.
Entomol. de France », 1907, pp. 63-64.
A pag. 64 pone in sinonimia la Parabathyscia ligurica Reitt. del No. 86 LI
con P. Spagnoloi Fairm. (sinonimia che nel 1911 viene abolita).
JEANNEL R. - 1gto - Biospeologica XIV - Essai d’une nouvelle classification des
Silphides cavernicoles. - « Arch. Zool. Experim. ci Génér. ». - Parigi, 5.e Série,
Mio: 1-48, -23 fig: nc...
A pag. 29 Parabathyscia ligurica Reitt. del No. 86 LI viene ancora considerata
sinonimo di P. Spagnolot Fairm.
JEANNEL R. - 1911 - Révision des Bathysciinae (Coléoptéres Silphides). - Morpho-
logie, Distribution géographique, Systematique. - «Arch. Zool. Exper. Géner.» -
Paris, 1911, 5.e Séries, Vol. VII, pp. 1-641, pl. I-XXIV, f. 70 n. t.
A pag. 284 si cita Parabathyscia ligurica Reitt. del No. 86 LI; a pag. 587
nell'elenco delle grotte viene nuovamente citato il No. 86 LI.
JEANNEL R. - 1924 - Monographie des Bathysciinae - Biospeologica L. - « Arch.
Zool. Exper. et Génér. » - Tome LXIII, pp. 1-436, 498 figg.
A pag. 126 cita Parabathyscia ligurica Reitt. del No. 86 LI.
JEANNEL R. - 1928 - Monographie des Trechinae - Morphologie comparée et distri-
bution géographique d'un groupe de Coléoptéres. - (Troisi¢me livraison). -
Les Trechini cavernicoles. - « L’Abeille », Journal d’Entom. publié par la Soc.
Ent. de France. - Tome XXXV, pp. 1-808, 2269 figg.
Interpretazione dei dati desunti dalla sistematica dei Trechini, con considera-
zioni di carattere paleogeografico. Opera classica, di interesse generale. Per !a Pro-
vincia di Savona si citano le seguenti specie di trechini: pag. 599 Duvalius (s str.)
canevat Gestro f. typ (No. 24 LI); pag. 601 Duvalius (s. str.) canevai ssp. Solarii
Gestro (No. 30 LI) et ssp. apenninus Gestro (No. 39, 40. 93, 105 LI, e Gr. del
Baraccone). i
216 M. E. FRANCISCOLO
JEANNEL R. - 1950 - Coléoptères Psélaphides. - « Faune de France» - 422 pp.
Lechevalier, Paris, 1950. |
A pag. 210 e 211. cita Glyphobythus Vaccai Dod. e G. Bensai Dod., ele-
vando il secondo a buona specie.
LANZA B. - 1952-A - Speleofauna Toscana. - II. - Mammiferi. - «Archivio Zoologico
Italiano ». - Vol. XXXVII, 1952; pp. 170-130, 2 figg. f. t.
A pag. 122 cita il chirottero Plecotus auritus (L.) del No. 59 LI, parlando
della diffusione de'la specie stessa.
LANZA B. - 1952-B - Su una nuova forma di Hydromantes (Amphibia, Pletho-
dontidae) « Archivio Zoologico Italiano » - Vol. XXXVII, 1952, p. 328-
247, 4 tav ib
Non vengono citate grotte della Prov. di Savona, ma viene distinta specifica-
mente la forma italicus Dunn dell’Hydromantes Genei Schlegel, e si fanno varie
considerazioni relative alla sua ulteriore differenziazione subspecifica.
LANZA B. - 1954 - Notizie sulla distribuzione in Italia del Geotritone (Hydroman-
tes italicus Dunn) e descrizione di una nuova razza - « Arch. Zool. Italiano »,
Vol. RXXALX< Cio54), po 145-100, an Lay dali
A pag. 150 e 159 si afferma che le popolazioni del Geotritone del Savonese
sono simili alla subsp. gormani Lanza.
LATZEL R. - 1887 - Myriapoda - in « Appendice a Gestro R.: Res Ligusticae III.
Gli Anophthalmus trovati finora in Liguria ». - « Ann. Mus. Civ. Storia Nat.
di Genova ». - Vol. XXV, 1887, pp. 507-588, 2 fig.
A pag. 507 si descrive Anthroherposoma angustum var. coecum nov. (sub
Atractosoma) del No. 47 LI.
LATZEL R. - 1889 - Sopra alcuni miriapodi cavernicoli italiani raccolti dai Sigg.
A. Vacca ed A. Barberi. - « Ann. Mus. Civ. St. Nat. di Gerova ». - Vol.
XXVII, 1889, pp. 360-362, 4 figg.
Viene descritto a pag. 361 il Polydesmus Barberit n. sp. del No. 47 LI (e
delle due grotte in Provincia di Genova Tann-a do Balou No. 11 LI e Tann-a do
Brigidun No. 128 LI). Pure a pag. 362 si descrive Anthroherposoma hyalops n.
sp. (sub Atractosoma) dei numeri 47 e 93 LI.
LOMBARDINI G. - 1952 - Su alcuni Acari raccolti dal Dr. Mario Franciscolo nella
Grotta delle Streghe (Tana da Basua) No. 55 LI presso Toirano (Liguria
Occid.). - « Doriana », ‘Suppl. agli « Annali del Mus. Civ. di St. Natur. di
Genova:»..- Vol. I. No: 26. 20-7-1952, spp.) 4-6, fee. 00
Si descrivono del No. 55 LI: Oppda parva n. sp. (pag. 1-4) e Trombicula
spinosa n- sp. (pag. 4-6), e si citano Rhizoglyphus sportilionensis Lomb. ed Hypopus
ap. “(pag 1).
LUIGIONI P. - 1929 - I Coleotteri d’Italia. - Catalogo Sinonimico-Topografico-Biblio-
grafico. - « Memorie della Pont. Accademia delle Scienze - I Nuovi Lincei ». -
Serie II, Vol. XIII, Scuola Tipografica Pio X, Roma, 1929, pp. 1-1160.
A pag- 79 cita Duvalius Canevai Gestro del No. 24 LI, D. Canevai Solarti
Gestro del No. 30 LI, D. Canevai apenninus Gestro dei Ni. 40 e 93 LI. A pag. 311
cita Glyphotythus Vaccai Dod. del No. 24 e 91 LI, G. Vaccai var. Bensai Dod. del
No. 34 LI. A pag. 328 cita Parabathyscia ligurica Reitt. del No. 86 LI.
MANFREDI P. - 1932-A - I Miriapodi Cavernicoli Italiani. - « Le Grotte d’Italia ». -
Genn., Marzo 1932, pp. 3-11 estr., 8 figg.
Per la Provincia cita sei specie, e le seguenti grotte: 22-24-26-28-30-34-39-
40-47-91-93-95-100-102.
MANFREDI P. - 1932-B - Contributo alla conoscenza della Fauna Cavernicola Ita-
liana. - « Natura ». - Rivista di Scienze Naturali - Milano, 1932; Vol. XXIII,
pp. 71-96, 8 figg. n. t.
Per la Provincia cita sei specie, e le seguenti grotte: 24-47-91-93-95-100-
MANFREDI P. - 1940 - VI Contributo alla Conoscenza dei Miriapodi Cavernicoli
Italiani. - « Atti della Società Italiana di Scienze Naturali di Milano ». - Vol.
LXXIX, 1940, pp. 221-252.
A pag. 245 cita Lithobius anodus Latz. della Taragnina No. 105 LI; a pag.
247 descrive Polydesmus barberii moltonii n. ssp. alla Tana do Mortòu No. 102
LI, e cita Scutigera coleoptrata L. della Grotta di Verzi No. 91 LI, Bothropolis
longicornis martini Brol. della Tana Rimilegni No. 163 LI, Lithobius lapidicola
Manfr. alle Arene Candide No. 34 LI, Callipus longobardius ligurinus Verh. alla
‘Tana de Gore No. 44 LI, alla Tana Lubea No. 47 LI, ala Tana da Bazura No.
55 LI e alla Grotta Inferiore di S. Lucia No. 59 LI.
MANFREDI P. - 1948 - VII Contributo alla Conoscenza dei Miriapodi Cavernicoli. -
« Atti della Società Ital. di Scienze Nat. ». - Milano, Vol. LXXXVII (1948).
DD. 196-224, 10. figg. n. t.
A pag. 203 descrive Anthroherposoma mirabile n. sp. del No. 136 LI, e cita
di quest'ultima Blanjulus sp., prope cavernicola Brol.
MANFREDI P. - 1953 - VIII Contributo alla Conoscenza dei Miriapodi Italiani. -
«Atti Società Italiana di Scienza Nat. di Milano ». - Vol. XCII, 1953; fasc. II-
I-IV, pp. 76-108, 18 fig. 1 cartina.
Sono citati reperti faunistici delle grotte 22-24-25-30-34-47-55-86-89-91-93-96-
97-102-136-140-155-163-180-183-215-248-253. Le specie sono 15, delle quali due .
(Gervaisia ligurina n. sp. e Anthroherposoma Franciscoloi n. sp-) nuove per la scienza.
A pag. 104-105; trattando della distribuzione di Anthroherposoma, si fanno con-
siderazione che vanno alquanto d’accordo con quanto discusso alle pp. 176-187 del
presente lavoro.
MASSERA M. G. - 1952 - Collemboli della Grotta « Anma Pollera » No. 24 LI
presso Finale Ligure. - « Bollettino della Soc. Entomol. Ital. ». - Genova, Vol.
LXXXII, 1952, No. 3-4; 31-5-1952; pp. 29-33» figg. 4.
Cita del No. 24 LI 15 specie di Collemboli (tra cui Heteromurus nitidus arma
pollerae nov.) ed una di Proturi.
MULLER G. - 1930 - I Colcotteri Cavernicoli Italiani. - Elenco geografico delle grotte
con indicazione delle specie e varietà dei coleotteri cavernicoli finora trovati
in Italia. - « Le Grotte d’Italta ». - Anno IV, No. 2, Aprile-Giugno 1930;
pp- 65-855 con 37° figg.
Cita le grotte N. 24-30-34-39-40-86-91-93-105-141-253 e Grotta del Barac-
cone. Le specie elencate per la provincia sono otto.
PORTA A. - 1923 - Fauna Coleopterorum Italica. - Vol. I. - Adephaga, Piacenza.
Stabilimento Tipografico Piacentino, 1923, pp. I-VI e 1-285 con 278 figg. n. t.
A pag. 123 cita Duvalius Canevai Gestro del No. 24 LI, D. Canevai apenninus
Gestro dei numeri 39-40-93-105 LI, Canevai Solarii Gestro del No. 30 LI (sub
Trechus sbg. Duvalites).
PORTA A. - 1926 - Fauna Coleopterorum Italica. - Vol. II. - Staphylinoidea. - Pia-
cenza, Stabilimento Tipografico Piacentino, 1926, pp. 1-405 con figg. n. t.
A pag. 251 cita Glyphobythus Vaccai Dod. del No. 91 e 24 LI, e G. Vaccat
a Bensai Dod. del No. 34 LI. a pag. 302 cita Parabathyscia ligurica Reitter del
o 86 LI.
PORTA A. - 1934 - Fauna Coleopterorum Italica. - Supplementum I. - Stab. Ti-
pografico Piacentino, Piacenza, 1934, pp. 1-208.
A pag. 46 cita Duvalius Canevai Gestro del No. 24 LI, D. Canevai Solarti
Gestro del No. 30 LI, D. Canevai apenninus Gestro dei numeri 40, 93, 105 LI e
Grotta del Baraccone.
-REITTER E. - 1889 - Drei neue Silphiden aus Italien. - « Annali Mus. Civ. Storia
Nat. Genova ». - Vol. XXVII, 1889, pp. 293-294.
Descrive a pag. 294 Parabathyscia ligurica n. sp. (sub Bathyscia) del No. 86 LI.
ni
SN ade ONL ik) i a
|M, E. FRANCISCOL
ROVERETO G. - 1939 - Liguria Geologica. - « Memorie della Società Geologica Îfass
liana ». - S. A. Tipografica « Aldina », Roma. - Vol. II, pag. 743, XIII Tav.
195 figg. n. ty 1939 . |
Nel Cap. III, parte seconda, parla diffusamente del carsismo ed erosione pitto-
resca negli Appennini ed Alpi liguri. A pag. 126 si sofferma sul carsismo nel Fina-
lese. Della Provincia di Savona sono forniti dati paleontologici ed archeologici sulle
seguenti grotte: 23 (pp. 714, 716, 717, 724); 24 (pp. 124; 702); 25 (pp. 712);
26 (pag. 130); 27 (pag. 130); 29 (pp. 130, 712); 32 (pp. 126, 702); 33 (pp.
124, 699, 705, 706, 707, 710; 723; 724); 34 (pp. 126, 698-99, 724); 47 (pp.
711, 724); 57 (pp. 699, 718); 94 (pag. 712); 95 (pp. 702; 714, 716, 717»
724); 96 (pag. 702); 97 (pag. 129); 101 (pag. 141, fig. 63); 198 (pag. 712).
RUFFO S. - 1951 - Rinvenimento di Gammarus (Neogammarus) rhipidiophorus
Catta nelle acque sotterranee della Liguria. - « Doriana » Suppl. agli Annali del
Museo Civico di Storia Naturale « G. Doria ». - Vol. I, No. 18, 30-XI-1951,
PD 1-43 EH:
Cita_la specie della Grotta del Capo di Varigotti No. 138 LI, e discute am-
piamente sulla sua diffusione nel bacino del Mediterraneo. i
RUFFO S. - 1953 - Studi sui Crostacei Anfipodi. - XXXV. - Nuove osservazioni
sul genere Salentinella Ruffo. - « Bollettino della Società Entomologica Ita-
liana». - Vol. LXKXXIII, N. 5-6, 25-7-1953, pp. 57-66, figg. 1-6.
Studio completo del genere, con riferimenti zoogeografici. Non cita grotte Li-
guri; descrive 1 n. sp. e 1 nuova forma di località finitime (Ormea e M.ti Pisani).
SACCO F. - 1920 - Il Finalese. - Schema Geologico. - « Reale Accad. di Scienze di —
Torino». - Atti. - Anno 1919-1920 (1920), Vol. LV, adunanza de! 25-
41920, pp: 3-24 estesa Lav:
A pp. 3-5 schema storico-bibliografico della geologia del Savonese. A pp. 6-19
illustra i terreni delle varie età, ed a pag. 14 discute sul carsismo del Miocene del
Finalese, indicando i numeri 24 e 34 LI; a pag. 15 discute sulla permeabilità delle
rocce mioceniche in contrapposto alla impermeabilità delle quarziti del trias, e cita
No. 33 e No. 25 LI; a pag. 17 cita Gr. di Ponte Vara, Gr. di Pietra Ligure, No.
94> 05,34: '07; a pag. 18 cita No. 24, 25, 26: 27) 28:20). 33. 00,233, Anna
20-24 ricchissima bibiografia.
SANFILIPPO N. - TIMOSSI G. - CONCI C. - 1943 - La Grotta del Brigidun e !a
Grotta Dragonara (Eplorazioni Speleologiche nella Provincia di Genova, No.
1). - « Res Ligusticae LXIX ». - « Ann. Mus. Civ. St. Nat. Genova ». - Vol.
LXI} 1043: :28-1-1043;. pp: 307-3 On 2) Hes. }
A pag. 312, parlando del Polydesmus Barberii Latz., ricordano i N. 47 e 91 LI.
SANFILIPPO N. - 1947 - La Grotta di Napoleone. - Descrizione di una caverna fi-
nora sconosciuta della Liguria. - «Notiziario del C.A.I.», Sezione Ligure.
Genova, No. 2, Marzo-Aprile 1947; p. 23.
Dati di catasto, descrizione e rilievo del No. 135 LI, de! quale viene citato
Bimastus tenuis Eis. l
SANFILIPPO N. - 1950 - Le Grotte della Provincia di Genova e la loro Fauna. -
«Club Alpino Italiano, Memorie del Comitato Scientifico Centrale », No. 2. -
A cura del Com. Scientifico della Sez. Ligure. - Genova, 1950; Tipogr. F.lli
Pagano, pp. 1-92, 2 figg 2 tav.
Lavoro fondamentale, che costituisce, con i! suo ricchissimo elenco faunistico, —
il miglior termine di confronto con la fauna della Provincia di Savona. Non sono
citate caverne di quest'ultima, salvo a pag. 62 dove è ricordata, a proposito di una
tignola con larva guanobia, l'Arma Pollera No. 24 LI.
| Obisium); a pag. 23 cita Chthonius Gestroi E. S. del N. 24, 34, 91 LI.
— tricuspis Meint., Polydesmus Barbertt Latz. (che cita pure del No. 47 LI), ed
sg SIMON E. - 1896 - Note sur quelques Chernetes de Ligurie. - « Ann. Mus, Civ.
. Chthonius Gestroi n. sp. del No. 24 LI.
| Obisium); a pag. 595 cita Chthonius Gestroi E. S. del N, 24, 86, 91 LI.
ILVESTRI F. - 1922 - Contribuzione allo studio della fauna celle caverne in Li-
| guria. - « Bollettino della Società Entomologica Italiana». - Vol. LIV, 1922,
| pp. 18-20.
A pag. 18 parla del No. gr LI, e ne accenna alla fauna: Lombrichi, Tisa-
nuri; a pag. 19 cita Nesticus eremita E. S., Roncus euchirus E. S., Lithobius
inoltre dà la descrizione di Spelaeoglomeris Andreinti n. sp. (fig. 1).
Storia Natur. di Genova ». - Vol. XXXVI, pp. 372-375: 1896.
A pag. 374 descrive Roncus italicus n. sp. (sub Obisium) del No. 40 e 47
LI, e Roncus antrorum n. sp. (sub Obistum) del No. 40 LI. a pag. 375 descrive
SIMON E. - 1898 - Studio sui Chernetes italiani conservati nel Museo Civico di Storia
Naturale di Genova, con descrizione di una nuova specie. - I. - « Ann. Mus.
Civ. Storia Natur. di Genova ». ‘- 1898, Vol. XXXIX, pp. 20-24. «oa
A pag. 21 cita Roncus Stussineri E. S. del No. 91 LI, a pag. 22 R. antrorum "O
ES. del No. 40 e 86 LI, R. italicus E. S. del N. 24, 40, 47 LI (tutti sub
SIMON E. - 1899 - Studio sui Chernetes italiani conservati nei Museo Civico dj
Genova. - II. - « Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova». -
Vol. XL, 1899; pp. 593-595-
Elenco di 31 specie, in parte già precedentemente citate. dall'A. A pag. 594
cita Roncus Stussineri E. S. del No. gr LI, R. italicus E. S. del No. 105 LI,
R. lucifugum E. S. del No. 91 LI, R. antrorum E. S. del No. 86 LI (tutti sub
VERHOEFF K. W. - 1900 - Beitrige zur Kenntnis palaarktischer Myriopoden. - XIII ar:
u. XIV Aufs. - « Arch. Naturg. ». - 66 - pp. 347-402, 403-413. ra
i A pag. 391 del XIII Aufs. viene citato Anthroherposoma hyalops Latz. del
No. 24 LI.
WOLF B. - 1934-1937 - Animalium Cavernarum Catalogus. - Partes 1-12. - Band
III. - Thier Catalog. - Junk, Berlin 1934-1937.
Cita una trentina di specie di grotte della Provincia di Savona; alcune cita-
zioni sono errate.
WOLF B. - 1935 - Ibidem. - Pars 6. - Band II. - Héhlen Catalog. - Junk, Berlin,
1035. pp. 220-222.
Cita le seguenti grotte della Provincia: 24 (pag. 221); 30 (pag. 221); 34: ae
39, (pag. 220); 40 (pag. 221); 44 (pag. 222); 47 (pag. 220); 58 (pag. 221): "04 NN
86, 91, 93 (pag. 222); 105 (pag. 221); Grotta del Baraccone (pag. 220), Gr. wa
di Montesordo, Grotta di S. Martino, Tana del Bricco Roxon (pag. 222).
WOLF B. - 1937 - Animalium Cavernarum Catalogus. - Supplementum. 3 Band: Tie
Hohlen Catalog (pag. 557). - Band III, Thier-Catalog. - Junk, Berlin.
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I. PAR 221
RIASSUNTO
Nello studio della composizione e distribuzione della fauna ca-
vernicola del Savonese, ed altre regioni finitime in Liguria, si è ri-
scontrata una sostanziale differenza, che investe numerosi generi, tra
la fauna cavernicola della Liguria Occidentale e quella della Liguria
Orientale. La separazione tra le due faune, corrisponde molto esatta-
mente ai margini orientale e occidentale del massiccio delle pietre
verdi di Voltri-Savona, al quale viene attribuita una azione di arre-
sto, e successiva conservazione dell’attuale distribuzione, esercitata sul-
le due faune stesse. Si sono riconosciute tre provenienze attendibili di
tali faune, documentate da forme le cui affinità sono tuttora sufficien-
temente individuabili: un gruppo di forme considerabile di prove-
nienza alpino-dinarica, sceso da Nord, ed arrestatosi senza alcuna ec-
cezione al margine occidentale delle pietre verdi; un secondo gruppo
di forme sicuramente pirenaico-provenzali, che dall’Imperiese si ir-
radia, parzialmente sovrapponendosi all’area di dispersione del pri-
mo, verso Oriente, ed esso pure arrestantesi al margine occidentale
delle pietre verdi; un terzo gruppo, proveniente da Oriente, lungo la
dorsale appenninica, che si arresta quasi totalmente al margine orien-
tale delle pietre verdi, con due sole eccezioni che sorpassano tale
massiccio per arrestarsi poco oltre esso. Si è cercato di porre in rela-
zione tale distribuzione con i diversi assetti geografici che la Ligu-
ria ha assunto dal nummulutico in poi, e vengono impostate alcune
ipotesi di lavoro su tali basi per successive ricerche.
SUMMARY
The studies carried out in connection with the composition and
distribution of the cave fauna in the Province of Savona, and other
neighbouring regions of Liguria, have shown a consistent difference,
involving several genera, between the cave faunae of Western and
Eastern Liguria. The dispersion of such faunae was found to have its
boundaries exactly in correspondence of the eastern and western
margins of the so-called green-stones massif of Voltri-Savona, to which
an action of restrain, and successive maintainment of present distri-
bution, upon the two types of faunae, is imputable. Three reliable
sources have been located for such faunae, prooved by the presence
of forms whose affinities are still sufficiently recognizable: a first
group of forms, presumably considerable of alpine-dinaric source, com-
ing from north, whose dispersion arrests with no exception at the
level of the western margin of the green-stones; a second one, whose
forms are surely referable to a pyrenaic-provencal source, spreading
from Imperia territory to east, partially superposing on the disper-
sion area of the former group, and again entirely stopping at the
western margin of the green-stones; finally, a third group, coming
from east, along the apenninie range, arresting at the eastern margin
of the green-stones massif, with two exceptions only reaching the
western side of it. It has been attempted to find a relationship between
such type of distribution and the various geographic arrangements
of Liguria from the nummulitic on, and some ideas are being put forth
for further research.
FORME NUOVE DESCRITTE NEL PRESENTE VOLUME
Diptera
Limoniidae
Chionea italica Venturi, sp. n. pag. 159.
DA CR
ES ‘PREMESSA
PARTE PRIMA
MC MS TORIC uty A e Li IR 5
: Il Territorio esaminato i ; x È ; p ; i ; x » 6
Elenco delle Grotte esistenti nella Provincia . È A ; »
Grotte del Versante Tirreno mt . 3 ; 3 À i, »
clienti E lela ie oe a >
| PARTE SECONDA
La Fauna 5 MI TAGE ia AE PA I ARIA ROSEE ar IR AAA »
Tipo: Protozoa Gy PEE e i io dI eta »
Tipo: Plathelminthes | Re LICE sue’ ae ee te ROTTE »
3 i Teil tire Le SARO inde eee sg Ne ae »
Tipo: Annelida ENTO APES e nt RSS ao Mis Ca RALE »
Tipo: Arthropoda CARE Fede VARO Cana? hy Ma a TONE Mor »
Classe: Crustacea SIMANA RITI i | NE LAPT oad LE ng »
Classe: Arachnida RETTA Se WAALS Gt SL Vie Cope tz OR ge >
. Giase gaeta podan pi ee ene nigi e. Sea »
Classe: Chilopoda Ii MS Re Rea PERO RAIN RI >
Classe: Insecta Bien eae nes bh sima LAN »
Tipo: Mollusca dPR ape eRe NY Pg a 2 TE Aten a oe! ~ geo ty ip »
Tipo: Vertebrata SANTINI TERA SES Sia vee IDE PT >
Classe: Amphibia ZI ON bee ere Boy IO SRP >
Classe: Mammalia ATL ORES Ta PERA LE OO te Pes
PARTE TERZA
Considerazioni zoogeografiche IR VEE Mia MAE LA YS e >
Le Biocenosi cavernicole nel Savonese Mra s ab o> Kae, >
Categorie Biologiche a x Sry’ RAI P
Rapporti tra Fauna Cavernicola e a, Edafofila nel Savonese »
_ Elenco alfabetico-sinonimico delle grotte trattate wah Ay »
Mn enioetafia n hes
_ Riassunto Ba a
“4 rt, age .
Se, o> a $s (te) ay fee
PAY OC eee ion dea a Bae LURES 4
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REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 74 IN DATA 17 LUGLIO 194 :
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DOTT. FELICE CAPRA - DIRETTORE RESPONSABILE ©
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STAMPA PERIODICA ANNUALE
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