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TTS998-30
ANNALI DEL MUSEO GIVICO
STORIA NATURALE
— GIACOMO DORIA
PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
mee ; VoLumeE LIII
INDICE
D. VINCIGUERRA. — Pesciraccolti dal March. Saverio Patrizi
nel bacino del Congo. (Tav. I)
‘M, FeNoGLIO. — Contributo allo studio ii (della
Stefanite del Sarrabus (Sardegna) : 5
O. DE BeAUX. — Risultati zoologici della Missione inviata
dalla R. Società Geografica Italiana per I esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). Mammiferi .
L. Di CAPoRIACccO. — Risultati zoologici della Missione inviata
A dalla R. Società Geografica Italiana per l’ esplora-
ie dell’oasi di Giarabub (1926-27). Aracnidi di Giarabub
e di Porto Bardia. s
A. Hornune E G. MERMOD. — oli do la Mer Rui
recueillis par A, Issel, faisant partie des collections
du Musée Civique d’Histoire Naturelle de Génes. Cin-
quiéme et dernière partie, Pleurotomidés et Mitridés.
F. CAPRA. — Risultati zoologici della Missione inviata
dalla R. Società Geografica Italiana per I’ esplora-
zione dell’oasis di Giarabub (1926-27). Ortotteri e
ARIA Dermatteri . . :
V. LALLEMAND, — ‘Description de quel. Homes
nouveaux de l’oasi de Giarabub (Cyrénaique) et de
la Somalie Italienne
» Pag.
»
5-29
30-38
39-76
108-121
122-159
160-163
| ANNALI DEL MUSEO CIVICO
DI
GIACOMO DORIA
3 | VOLUME LIII.
GIACOMO DORIA
PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
VOLUME LIII
i GENOVA
STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU L.
Largo Via Roma, Piazza S. Marta, N. 39
1928-29
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D. VINCIGUERRA
PESCI RACCOLTI DAL MARCH.SF SAVERIO PATRIZI
NEL BACINO DEL CONGO
(Tav. I)
Il March. Saverio Patrizi, animato, come negli anni precedenti,
dal desiderio di recare nuovi contributi al Museo Civieo di Storia
Naturale di Genova, durante un viaggio intrapreso nel 1926-27
nel bacino del Congo, in compagnia del Sig. Lorenzo Rosa di
Bologna, non trascurò di raccogliere animali per le nostre col-
lezioni; fece una ricca raccolta di insetti, catturò parecchie impor-
tanti specie di mammiferi ma radunò anche non poche specie di
pesci che fanno argomento di questo lavoro.
Questi pesci provengono per la massima parte da Buta, località
posta sul fiume Rubi, che sotto il nome di Itimbiri si versa
sulla destra dell’ alto Congo e furono cortesemente procurate al
March. Patrizi dal Sig. Terrasse, residente di Buta, nei giorni
27-28 gennaio 1927; alcune poche specie furono prese ad Ambe-
Jasi nel fiume Telé e in ruscelli tributarii del Rubi, o a Banalia
sull’ Aruwimi, alquanto più in alto, a poca distanza da Stanley-
ville. Altre provengono da Dungu e da Napudu sull’ alto Uelle,
lungo la strada che mette in comunicazione il bacino del Congo
con quello del Nilo.
Quantunque la fauna ittiologica del Congo possa ritenersi
abbastanza ben conosciuta pei lavori di Boulenger, riassunti nella
magistrale sua opera sui pesci d’acqua dolce dell’Africa (!) e per
qualche sua pubblicazione posteriore, per i lavori di Pellegrin, e
per la illustrazione di quelli raccolti dalla spedizione organizzata
(1) G. A. Boulenger, Catalogue of the Fresh-water Fishes of Africa, volumi 4,
1909 - 1916.
6 _D. VINCIGUERRA
dal Museo di Nuova York (*), pure in questa collezione ho potuto
riconoscere quattro specie che mi sono apparse non ancora descritte
o che per lo meno non ho potuto identificare con quelle conosciute.
Polypterus ornatipinnis, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Africa I, p. 12, fig. 8.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 390, di Buta.
Gli altri due individui, più piccoli, conservano ancora vestigie
delle branchie esterne; in uno lungo 107 mm., quella di destra
ha la lunghezza di 5 mm. e quella di sinistra 9, nell’ altro di
141 mm. entrambe sono lunghe 4 mm.
Tutti e tre questi esemplari hanno 9 spine dorsali e per
questo carattere dovrebbero essere riferiti al P. Weeksii, Blgr.
ma le serie di squame intorno al corpo sono 42 nel più grande
e 40 nei due piccoli, il corpo non è che leggermente compresso
e perciò corrispondono all’ ornatipinnis, nel quale, a quanto
apparisce dalle figure di Boulenger, la prima spina dorsale è più
vicina all’apice del muso che nel Wee&ksîz, il che si verifica
anche in questi esemplari. Inoltre la colorazione di essi è quale
è descritta per l’ornatipinnis, specialmente per le fascie nere
ben marcate delle pettorali, ventrali e codale, e per l'assenza
delle fascie brune sulla parte dorsale del corpo. Ma le due forme,
che sono state descritte della stessa località, mi sembrano differire
assai poco fra di loro, anzi, tanto più dato che in questi esemplari
si riscontra un numero di spine dorsali che dovrebbe essere
proprio del Weeksiz, sono portato a ritenere che non esiste fra
loro una vera differenza specifica.
Mormyrops deliciosus (Leach)
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 32, fig. 20.
Sei esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 160
senza la codale.
Questi individui, e in ispecie il maggiore di essi, corrispondono
(1) J. Tr. Nichols and L. Griscom, Fresh-water Fishes of the Congo Basin obtained
by the American Museum Congo expedition 1909-1945. — Bull. Ann. Mus. Nat. Hist.
XXXVII, p. 653-756, tav. LXIV-LXXXIII con 3 carte e 31 figure nel testo.
PESCI DEL CONGO 7)
esattamente alla descrizione del M. deliciosus, ma differiscono
alquanto da quelli del Giuba che in miei precedenti lavori
(Ann. Mus. Civ. Gen. XXXVII, p. 353 - XLV p. 294 - XLIX
p. 382) ho riferito a questa specie. Le differenze principali con-
sistono nel fatto che questi hanno nella dorsale e nell’anale un
numero di raggi alquanto minore, il corpo un poco più alto e il
peduncolo codale alquanto meno sottile; a queste differenze però
non parmi poter annettere valore specifico, trattandosi in ogni
caso di individui molto giovani, dato che la specie può raggiungere
un metro e mezzo di lunghezza.
Mormyrops sirenoides, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 39, fig. 8.
Un esemplare di Buta, lungo mm. 115 senza la codale.
Appartiene al gruppo di Mormyrops con peduncolo codale
relativamente lungo e con pochi denti nelle mascelle. Questo
esemplare infatti non ne ha che dodici tanto nella superiore che
nella inferiore; i raggi dorsali sono 27 e gli anali 42, e il primo
di quelli corrisponde al 14.° di questi, le squame in giro al
peduncolo codale sono 14 e l'altezza del corpo è contenuta circa
6 volte e 1/, nella lunghezza. È di colorito uniformemente bruno
con qualche macchia più chiara. Esso corrisponde pertanto quasi
esattamente alla descrizione del M. sivenoides, al quale lo riferisco.
Questa specie che può raggiungere dimensioni notevoli non è
stata sinora trovata che nell’ alto Congo.
Mormyrops intermedius, n. sp.
M. altitudine corporis fere 7 et !/, ad 8, longitudine
capitis 4 et */, ad 4 et */, in longitudine corporis (absque
pinna caudali), oculis in antica parte capitis positis, dia-
metro fere § in longitudine capitis et 1 et */, in longitudine
rostri; rostro obtuso, 5-6 in longitudine capitis; ore infero,
dentibus truncatis, maxillaribus 15-16, mandibularibus
15-18; pinna dorsali supra decimum quintum radium analis
incipiente, ejus longitudine "/,, in longitudine pinnae analis;
pinna anali magis ad basim caudali quam ad orifitium
toe ii PALE ded de o
8 D. VINCIGUERRA
branchiale proxima; pedunculo caudali paullo ejus altitu-
dine longiore, squamarum seriebus 16 circumdato; colore
corporis omnino brunneo.
D. 37-39 — A. 62 — L. lat. 102-104 — L. tr.
Due esemplari del fiume Rubi, a Buta - gennaio 1927.
Dimensioni dei due esemplari:
Lunghezza del corpo 3 . mm. 182 mm. 114
Altezza » - . de AD 25 » 14
Lunghezza del capo ZI Do AG
Altezza » sno, 19 » 43
Larghezza » ‘ ae 15 yr aed
Lunghezza del muso : : SI) 7 » 5
Diametro dell’ occhio. i di 5 » aan
Lunghezza della base della dorsale. » 53 ob god
» » d'ellianalengzaeo 74 » Ad
» del peduncolo codale . » 9 Di
Numero di squame intorno al peduncolo 16 16
L'altezza del corpo è contenuta 7 volte e !/, a 8 e la lun-
ghezza del capo 4 volte e !/, a 4 e ?/, nella lunghezza del
corpo, senza la pinna codale. La lunghezza del capo è presso a
poco eguale o di !/, superiore alla maggiore altezza di esso e la
sua larghezza è circa i ‘/, dell'altezza. Gli occhi sono collocati
nel terzo anteriore del capo; il loro diametro è contenuto circa 8
volte nella lunghezza del capo e 4 volta e !/, in quella del muso. .
Il profilo superiore del capo è rettilineo e leggermente declive;
il muso arrotondato è contenuto da 3 a 6 volte nella lunghezza
del capo. I denti sono troncati, in numero di 18 a 16 nella ma-
scella superiore e 15 a 18 nell’inferiore. La bocca è inferiore.
Le squame intorno al peduncolo codale sono disposte in 16 serie.
La pinna dorsale consta di 37 a 39 raggi; ed é lunga circa
i "/,o della lunghezza dell’anale, la sua origine dista dalla base
della codale circa la metà che dall’ apice del muso; comincia sul
15° raggio dell’ anale e termina solo un poco prima di questa.
L’anale consta di 62 raggi e comincia assai più vicino alla base
della codale che all’orificio opercolare. Le pettorali sono arroton-
date e lunghe la metà del capo. La codale è piccola, a lobi ton-
deggianti, coperta di squame alla hase.
PESCI DEL CONGO 9
Il peduncolo codale è alquanto più lungo che alto e la sua
lunghezza contenuta un po’ meno di 3 volte in quella del capo.
Le squame della linea laterale sono in numero di 102 a 104,
comprese alcune precodali che mancano di tubicino sensorio, e
quelle della linea trasversale 30 delle quali 15 al disopra e 15
al disotto della linea laterale.
Il colorito di questi esemplari è uniformemente bruno scuro
tanto nelle parti superiori che nelle inferiori.
Questa specie va ascritta al gruppo di Mormyrops che hanno
il peduncolo codale appena più lungo che alto e un piccolo nu-
mero di denti nelle mascelle, al quale appartengono, stando
all’opera di Boulenger, quattro specie: microstoma, Blgr., Mariae,
Schilt., aftenuatus, Blgr. e furcidens, Pell.; non mi consta che
ne sieno state descritte altre. Questi esemplari, per quanto pre-
sentino piccole differenze dalle specie conosciute non possono
essere ascritti ad alcuna di esse. Quella più vicina per numero
di squame della linea laterale e anche della trasversale, ossia il
microstoma, ha tanto nella pinna dorsale che nell’anale un nu-
mero di raggi notevolmente maggiore e il corpo meno alto. Il
M. attenuatus corrisponde a questo, o meglio al più piccolo indi-
viduo, per |’ altezza del corpo e il numero dei raggi anali, ma
quelli dorsali sono un po’ più numerosi e alquanto minore il
numero delle squame della linea laterale, mentre è maggiore
quello nella trasversale. Il M. Mariae ha lo stesso numero, o
poco di meno, di raggi dorsali ed anali e ugual numero di
squame della linea laterale ma queste sono molto più piccole
come risulta dal numero di quelle della linea trasversale (=)
e del peduncolo codale. Il furcidens poi è distinto dal Mariae
per avere le squame in numero minore e i denti marcatamente
bicuspidi, contrariamente a quanto si verifica nelle altre specie.
Debbo però ripetere che queste differenze sono assai piccole e
non posso nascondere il mio dubbio che l’ esame di una ricca
serie di individui di varie età e stature, valga a dimostrare che
queste cinque specie possano essere ridotte tutt’ al più a due, o
anche ad una sola. I limiti di variazione nel M. deliciosus che
è la specie di cui si conosce un maggior numero di esemplari,
sono ben più ampii di quelli che si notano fra queste specie ed
anche il carattere della bifidità dei denti è in quello carattere gio-
vanile che sparisce con l’età, la quale influisce notevolmente sulle
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10 . D. VINCIGUERRA
proporzioni del corpo, come é dimostrato da questi due individui,
nel più piccolo dei quali 1’ altezza del corpo è contenuta almeno
8 volte nella lunghezza, mentre nel maggiore lo è solo poco più
di 7.
Petrocephalus simus, Sauvg.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. [ajay OB}, O 388
Tre esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 60.
Questa specie è diffusa in tutti i fiumi della Guinea, da Libe-
ria al Congo ed è facilmente riconoscibile per la colorazione
intensamente nera della parte anteriore della dorsale e dell’anale.
Stomatorhinus Patrizii, n. sp.
S. altitudine corporis et longitudine capitis fere 3 et */s
in longitudine corporis (absque pinna caudali); oculis in
antica parte capitis positis, diametro 6 in longitudine
capitis et paullo minori longitudinis rostrij rostro obtuso,
4 et ‘|, în longitudine capitis; ore infero, perparvo, denti-
bus bicuspidibus, masillaribus 6, mandibularibus 7; pinna
dorsali supra quintum radium analis incipiente; ejus lon-
gitudine */,in longitudine pinnae analis; pinna anali magis
ad basim caudalis quam ad orifitium branchiale proxima;
pedunculo caudali quater ejus altitudine longiore, squamarum
seriebus 14 circumdato; colore corporis castaneo-brunneo,
capite et parte anteriore dorsi punctis albis consparsis.
D. 15 - A. 48 A ia
Un esemplare di Buta, gennaio 1927.
Dimensioni :
Lunghezza del corpo . : 5 i : . mm. 60
Altezza del corpo Ri: 3 : ks)
Lunghezza del capo . : : 3 iii e DO
Altezza del capo - ; i i
Larghezza del capo. È i: AO,
Lunghezza del muso . eral Sabelaee o Us ee
Diametro dell’ occhio - . È g Ce eS.
Lunghezza della base della dorsale d È a I
» » » dell’ anale. , ; Mira TRE; ts)
Lunghezza del peduncolo codale. a si e
Numero di squame intorno al peduncolo Bas 14
Pi tilde
r PESCI DEL CONGO ~ 244
x
L’ altezza del corpo è contenuta circa 3 volte e ?/; nella
lunghezza del corpo, senza la pinna codale, ed è eguale alla lun-
ghezza del capo, la quale è di 1/, circa superiore alla sua altezza
e il doppio della larghezza. Gli occhi sono contenuti nel 3.° ante-
riore del capo, il loro diametro è contenuto 6 volte nella lun-
ghezza del capo ed é di poco inferiore alla lunghezza del muso.
Il profilo superiore del capo è declive; il muso è ottuso e conte-
nuto 4 volte e !/, nella lunghezza del capo. I denti sono bicuspidi;
in numero di sei nella mascella superiore e sette nella inferiore.
La bocca è inferiore e piccolissima. Le squame intorno al pedun-
colo codale sono disposte in 14 serie.
La pinna dorsale consta di 15 raggi ed è lunga circa i #/,
della lunghezza dell’ anale; la sua origine dista dall’apice del
muso ?/, di più che dalla base della codale; comincia sul
5.° raggio anale e termina allo stesso livello di questa. L’ anale
| consta di 18 raggi e comincia alquanto più vicino alla base della
codale che all’ orificio opercolare. Le pettorali sono puntute e
- lunghe quanto il capo. La codale è biloba con lobi arrotondati.
Il peduncolo codale è 4 volte più lungo che alto e la sua
lunghezza contenuta una volta e !/, in quella del capo.
Le squame della linea laterale sono in numero di 46, nelle
ultime cinque di esse non è visibile il tubicino sensorio; quelle
della linea trasversale sono 17 delle quali 5 al disopra e 12 al
disotto della linea laterale.
Il colorito del corpo è uniformemente castagno scuro con.
alcune punteggiature bianche sul capo e sulla parte anteriore del
dorso.
La sola specie di Stomatorhinus con peduncolo codale molto
lungo è lo S. puncticulatus, Blgr. del basso Congo, ma questa
se ne distingue per il minor numero di squame della linea late-
rale che in quello sono 52-55, e di quelle che circondano il
peduncolo codale che in quello sono 16; anche nel numero dei
raggi dorsali ed anali vi è una notevole differenza perchè nel
puncticulatus i primi sono 17-18 e i secondi 21-22, mentre
“in questo i dorsali sono non più di 15 e gli anali non più di 18.
Anche il colorito è alquanto diverso poichè nel puncticulatus è
indicato come purpureo bruno con punteggiature nere, mentre
questo è uniformemente bruno con punteggiature bianche.
Mi è grato dedicare questa specie al benemerito raccoglitore
va
pong Mi
a ti e
12 | D. VINCIGUERRÀ
di essa che tanto ha fatto per aumentare le collezioni del Museo
Civico.
Mormyrus ovis, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 131, fig. 109.
Un. esemplare di Buta lungo mm. 220 senza la codale.
Questa specie non mi risulta sinora conosciuta che per due
soli individui, quello tipico di Upoto e un altro di Stanley Falls;
si distingue dalle specie affini per il minor numero di raggi dor-
sali, che non supera i 55, come in questo esemplare. In esso
però il muso è alquanto più corto di quanto è indicato nella
descrizione misurando solo 1 volte e 1/, il diametro dell’ occhio.
Gnathonemus Petersii (Giinth.)
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. 1, p. 99, fig. 79.
Due esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 102
senza la codale.
Questa specie, diffusa dal Niger al Congo, è ben caratterizzata
dall’ appendice carnosa della mandibola inferiore assai grossa e
lunga quanto il muso. Il maggiore di questi esemplari presenta,
oltre le due fascie bianche sui fianchi, fra la pinna dorsale e
l’anale, anche |’ accenno ad una terza fascia trasversale in cor-
rispondenza della metà del corpo. La membrana delle pinne
dorsali ed anale tra i raggi posteriori di questi, è bianca per
un’ estensione che aumenta dall’ avanti all’indietro; è pure bianca
quella tra i raggi interni della codale.
Myomyrus macrops, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 162, fig. 107.
Un esemplare di Buta, lungo 225 mm. senza la codale.
Boulenger aveva creduto poter riferire al suo M. macrodon
alcuni esemplari di Coquilhatville e di Kutu che differivano da
quelli del basso Congo per la maggiore grandezza dell’ occhio e
il colorito più oscuro (Poiss. bass. Congo, p. 88) ma in seguito
ha descritto come specie distinta col nome di M. macrops indi-
vidui del fiume Gia, nel Camerun meridionale (Ann. Mag. Nat.
PESCI DEL CONGO 13
Hist. ser. 8.2, vol. 14, p. 383) presentanti le stesse differenze, e
a questa specie probabilmente devono essere ascritti anche quelli.
L'individuo di Buta, in cui il diametro dell’ occhio è un poco
più dei ?/, della lunghezza del muso e il colorito uniformemente
bruno, è senza dubbio riferibile alla stessa specie, anche per il
numero di squame della linca laterale che è di 78, e quindi
anche alquanto minore di quella del M. macrops che è di 82-87.
Xenomystus nigri (Gthr.)
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 147, fig. 120.
Tre esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo 160 mm.
Questa specie, unica del genere, si trova oltre che nel Congo
anche in altri fiumi dell’ Africa occidentale, nel Nilo e nel bacino
del lago Tsad.
Labeo annectens, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 336, fig. 253.
Due esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 250
e l’altro mm. 235; senza la codale.
Questi individui presentano tutti i caratteri del L. annectens,
ma il minore di essi ha il terzo raggio dorsale indiviso, prolun-
gato in filamento lungo press’ a poco il doppio del capo ed il
primo raggio ramificato poco più corto. Nell’altro esemplare la
pinna dorsale è danneggiata, ma da quanto si vede si può anche
argomentare che questi raggi dovessero essere prolungati, come
lo sono, per quanto non in eguale misura, nell’anale. Ma questa
differenza non mi sembra tale da giustificare una separazione
specifica di questi due esemplari, tanto più che il prolungamento
dei raggi dorsali è accennato, per quanto in modo assai meno
pronunciato, anche nelle figure date da Boulenger e specialmente
mnfiquellaforismale (P2275 5S. 141903. p. 23, tav. Il, fig. Ie in
un esemplare tipico di Efulen (Camerun) avuto cortesemente in
comunicazione dalla direzione del Museo Britannico. Per il pro-
lungamento del raggio dorsale, per la forma allungata del corpo
e la grandezza dello spazio interorbitale, potrebbero essere riferiti
al L. intermedius di Nichols e Griscom (Bull. Am. Mus. XXXVII,
p. 694, fig. 10) ma questa specie non è ammessa da Boulenger,
14 D. VINCIGUERRA
il quale però non dice a quale di quelle descritte debba essere
riferita. ee
Il ZL. annectens sembra specie piuttosto comune nel bacino: 3
del Congo perchè si riscontra in quasi tutte le collezioni di
questa provenienza. ae
Labeo chariensis, Pellegr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 337.
| Un esemplare di Buta, lungo mm. 194 senza la codale.
Questo individuo corrisponde alla descrizione del L. chariensis, |
tranne che per la forma della pinna dorsale, perchè manca del ;
prolungamento filiforme che è descritto in questo e che si
vede anche nella figura datane da Nichols e Griscom (p. 694,
tav. LXXV, fig. 2). Ma, come dissi precedentemente, non credo
debbasi attribuire soverchia importanza a questo solo carattere,
tanto più che Boulenger ha creduto identificare col chariensis
un Labeo che Steindachner aveva riferito al L. parvus, Bler.,
specie nella quale il raggio dorsale non è prolungato in filamento. —
A me sembra che le varie specie di Zadeo con peduncolo codale
corto, e squame grandi, in numero di non più di 12 intorno ad
esso e di 3 fra la linea laterale e la base delle ventrali (annec-
tens Blgr., chariensis, Pell., parvus, Blgr., intermedius, Nich.
e Grise., obscurus, Pell.) descritte dal bacino del Congo, non
differiscano tra loro che per caratteri di non molta importanza e
soggetti a grande variabilità, e non sia improbabile che l’ esame
di un numeroso materiale, porti alla riunione di esse in una sola. —
Il L. chariensis fu trovato per la prima volta nel Congo
dalla spedizione organizzata dal Museo di New-York; prima non
era conosciuto che del Camerun e della Costa d’ Oro.
Barbus Kessleri, Stnd. ?
Bouleng. Freshwat. Fish. Afric. II, p. 138, fig. 115.
Un esemplare di Ambelasi (20 genn. 1927) lungo mm. 52 |
senza la codale.
Non mi è possibile riferire questo individuo che ha 25 squame
nella linea laterale, il raggio dorsale seghettato, la pinna ven-
trale inserita più in addietro della dorsale, i barbigli abbastanza -
PESCI DEL CONGO 15
lunghi e in ispecie il posteriore notevolmente più del diametro
dell’ occhio, con una ben marcata striscia bruna laterale, ad altra
delle specie descritte. Il B. Kessleri però benchè conosciuto
dell’ Ogoué, del Gabon, del Miloango e dell’ Angola non è stato
finora indicato del bacino del Congo propriamente detto e ciò mi
ha reso esitante nella determinazione di questo individuo.
Barbus Nicholsi, n. sp.
Barbus holotaenta, Nichols and Griscom, Bull. Am. Mus. Nat. Hist.
XXXVII, p. 697, tav. LXXXI, fig. 1, nec Bleeker.
B. altitudine corporis paullo minus quam 3 ad 3 et ‘/;,
longitudine capitis 3 et */; ad 3 et °/; in longitudine cor-
poris (absque pinna caudali), latitudine capitis fere 1 et */.
in ejus longitudine; oculis diametro circiter 4 in longitu-
dine rostri, 1 et */. inter se remotis; cirris 4 rostralibus
1 et ‘/3, maxillaribus 1 et */, in diametro oculi; ore termi-
nale, labiis haud incrassatis, pinna dorsali */; în altitudine
corporis, super octavam squamam lineae lateralis incipiente,
radio tertio osseo, haud multum robusto, postice serrato
instructa; anali brevi; pinnis pectoralibus ventrales, ven-
tralibus analem non attingentibus, caudali biloba; colore
corporis flavo-luteo, subtus albescente, vitta nigra ab apice
rostri ad basim caudalis instructo, squamis nigro macu-
latis; pinnis incoloribus.
Parecchi esemplari di Buta.
Wee a pen eae 2 eee
Dimensioni di alcuni esemplari:
Lunghezza del corpo senza la pinna codale mm. 88 81 64
Altezza del corpo . ; : i 2730 26 20
Lunghezza del capo. np 25 29 13
Larghezza del capo. ENIT 15 19
Lunghezza del muso . i SATO) 8 ih
Diametro dell’ occhio . : ORO 5 o
Spazio interorbitale 3 SO LS 6
Altezza della pinna dorsale . : Sameer al) 17 13
Lunghezza della pinna pettorale . RO 14 11
Fee ee INET. Pa Beg A I
i
x
È
vin
16 D. VINCIGUERRA
x
L'altezza del corpo è contenuta da poco meno di 3 volte a*
3 e !/, nella lunghezza di essa (senza la pinna codale) e la lun-
ghezza del capo da 3 volte e ?/, a 3 e */, nella lunghezza del
corpo. La larghezza del capo è contenuta circa 1 volta e !/, nella
sua lunghezza. Gli occhi si trovano nella metà anteriore del
capo, il loro diametro è contenuto circa 4 volte nella lunghezza
di questo e 1 volte e !/, nello spazio interorbitario. Il muso è
arrotondato e ottuso, contenuto circa 2 volte e ?/, nella lunghezza
del capo. La bocca è terminale e le labbra non ispessite: vi
sono due paia di barbigli, i rostrali lunghi !/, più del diametro
oculare e i mascellari !/, più di esso.
La pinna dorsale é alta circa i ?/, del corpo: la sua origine .
si trova sopra la 8.* squama della linea laterale, ad eguale
distanza dell’ apice del muso e dalla base della pinna. codale,
essa consta di 12 raggi dei quali 3 semplici e 9 ramificati; il
primo è cortissimo, il secondo è lungo quanto la metà del terzo
che è il più lungo di tutti e uguale ai ?/, dell’ altezza del corpo;
esso è osseo, ma non molto robusto, col margine posteriore
seghettato.
La lunghezza delle pinne pettorali è di poco inferiore all’altezza
della dorsale: esse terminano a notevole distanza dalle ventrali.
Queste hanno origine appena leggermente più in addietro
dell’ inizio della dorsale, al disotto della 9.* squama della linea
laterale e terminano a notevole distanza dall’ inizio dell’ anale.
Questa comincia a breve distanza del termine della dorsale, sotto
la 15.* squama della linea laterale e consta di 2 raggi semplici
e 5 ramificati. La codale è biloba.
La linea laterale è in avanti leggermente incurvata in basso;
consta di 22 a 23 squame: la linea trasversale è formata da
8 serie di squame delle quali 4 e 1/, sopra e 3 e !/, sotto la
linea laterale; tra questa e le ventrali vi sono 2 serie e 1/, di
squame. In avanti dell’ origine della dorsale vi sono 8 squame.
Il colorito del corpo è giallastro bianchiccio inferiormente :
una linea nera va dall’ apice del muso attraverso l’ occhio sino
alla base della coda passando al disopra della linea laterale:
tutte le squame, meno le ventrali hanno una macchia nera alla
base; le pinne sono incolori.
Gli individui da me esaminati corrispondono perfettamente
alla bella figura data da Nichols e Griscom, ma questa non è
PESCI DEL CONGO 17
riferibile come è stato fatto dagli autori al B. holotaenia, Blkr.
quale è descritta da Boulenger e per questo ho creduto ascriverla
ad una specie nuova, dedicandola all’ ittiologo americano. Le diffe-
renze tra questa e il B. holotaenia, constatate anche con il con-
fronto di un individuo di questa specie proveniente dall’ Ogoue,
avuto in comunicazione dal Museo Britannico, consistono special-
mente nella colorazione perché la striscia laterale nera è nel
Nicholsi assai più larga che nell’ holotaenia e le squame hanno
tutte una macchia nera nel punto in cui sono a contatto con la
precedente, il che non si verifica nell’altra specie mentre in questa
la pinna dorsale è marginata di nero, il che non è nel Nicholsi.
Inoltre in questa specie il raggio rigido dorsale è meno robusto
e l'inserzione della pinna dorsale un poco più in avanti, in con-
fronto a quella della ventrale, che nell’altra specie. Per quanto le
due specie appariscano affini, pure mi sembra che le differenze
accennate sieno tali da giustificare la loro separazione specifica.
Mentre il B. holotaenia è diffuso dal Camerun all’ Angola,
il Nicholsi sinora sarebbe conosciuto solo del Congo.
Barbus tetrastigma, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 267.
Tre esemplari di Ambelasi, 20 gennaio 1927, il maggiore dei
quali lungo mm. 52 senza la codale, uno di Buta e parecchi più
piccoli di Banalia, 17 gennaio 1927.
Questi individui corrispondono per quasi tutti i dii alla
descrizione di Boulenger, ma le macchie nere invece. di 4 sono
più frequentemente 5 per la presenza di una meno marcata
delle altre, in corrispondenza dell’apertura branchiale; essi hanno
tutti, anche i più piccoli, una macchia intensamente nera presso
l'origine della pinna anale d’ambo i lati, di cui non è fatto
cenno nella descrizione. Mi ha indotto a riferire a questa specie
anche il fatto che essa fu descritta sopra esemplari dell’ Uelle, ossia
della stessa regione donde provengono quelli da me esaminati.
Barbus candens, Nich. e Grisc.
Nichols and Griscom, Bull. Am. Mus. Nat. Hist. XXXVII, p. 701, fig. 15.
Due esemplari di Banalia, sull’ Aruwimi, 17 gennaio 1927,
il maggiore dei quali lungo mm..22 senza le codale; presi nei
ruscelli della foresta.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (8 Agosto 1928). ; 2
Pe
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18 D. VINCIGUERRA
Non esito nel riferire questi due pesciolini alla specie descritta
da Nichols e Griscom sopra individui di statura non superiore ai
26 mm. Essi sono caratterizzati dalla presenza di 24 serie late-
rali di squame, delle quali solo 3 o 4 provviste di tubicino sen-
sorio, un solo paio di barbigli, tre grandi macchie laterali, due
ravvicinate sulla metà anteriore del corpo e l’altra ovale sul
peduncolo codale ed una fascia bruna sulla parte superiore della
pinna dorsale.
Sinora questa specie non era stata trovata che nei dintorni
di Stanleyville.
Bryconaethiops microstoma, Gthr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 188, fig. 144..
Due esemplari di Ambelasi sul fiume Tele, 7 gennaio 1927,
il maggiore dei quali lungo mm. 78.
Questi individui corrispondono perfettamente alla descrizione
del Br. Boulengeri di Pellegrin (Bull. Mus. Paris, 1900, p. 101)
presentando una macchia nera oblunga sui fianchi ed una larga
striscia dello stesso colore lungo la metà posteriore del corpo
sino alla base della codale; la dorsale però è uniformemente
bianchiccia senza macchia nerastra tra i primi raggi. Questa
forma però è considerata da Boulenger come una semplice
varietà del microstoma (Poiss. Bass. Congo, p. 146).
Alestes Liebrechtsii, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 198, fig. 149.
Un esemplare di Buta, lungo 240 mm. senza la codale.
Questa specie è molto vicina all’ A. macrophihalmus, Gunth.
specie abbastanza diffusa nell’ Africa occidentale e centrale, ma
se ne distingue per il numero alquanto minore dei raggi anali,
per la maggiore altezza del corpo e maggiore larghezza dello
spazio interorbitale; inoltre le branchiospine, in numero di 23
in questo individuo, sono notevolmente più corte delle lamelle
branchiali. Mentre il macrophthalmus è descritto come di colore
uniformemente argenteo e azzurrognolo, il Liebrechtsi presenta
nelle squame di tutte le parti superiori del corpo piccole macchie
brune che si notano in questo esemplare. Esso dovrebbe appar-
tenere al gruppo di Alestes in cui la dorsale si trova immedia-
PESCI DEL CONGO 19
tamente sopra le ventrali, mentre in realtà comincia un po’ in
addietro di esse, come d’altra parte è indicato dalla stessa figura,
data da Boulenger.
Alestes bimaculatus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 213, fig. 160.
Un esemplare di Buta, lungo mm. 102 senza la codale.
Presenta la colorazione caratteristica con le due macchie nere,
luna al disotto della dorsale e l’altra alla base della codale, ma
esse appariscono congiunte da una linea bruna assai meno mar-
cata che dall’apice del muso va alla coda formando anche una
piccola macchia alquanto più intensa sull’ opercolo.
Alestes grandisquamis, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 220, fig. 165.
Un esemplare di Buta, lungo mm. 180 senza la codale.
Questa specie, caratterizzata dalle squame grandi e dalla posi-
zione della dorsale assai in addietro della base delle ventrali è,
a quanto pare, limitata al bacino del Congo, dove non furono
ancora trovate le affini Batesti, Blgr. e brevis, Blgr.
Alestes Kingsleyae, Gthr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. Tp elle aes lie),
Un esemplare di Ambelasi, 20 gennaio 1927, lungo mm. 59
senza la codale.
Questo individuo, evidentemente giovane, manca della macchia
omerale nera e la striscia codale non si estende sui raggi della
pinna e si prolunga sino al disotto della pinna dorsale, osservan-
dosene le traccie anche più in avanti, ma per il numero delle
squame della linea laterale, dei raggi delle pinne e per la posi-
zione della dorsale in rapporto all’ anale corrisponde alla descri-
zione della specie cui ho creduto riferirlo.
Nella raccolta di Patrizi esistono altri sei esemplari di Alestes
anche più piccoli da 19 a 49 mm. del fiume Telé che mi sem-
brano riferibili alla stessa specie, ma che per la loro piccola
statura non possono essere determinati con esattezza.
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D. VINCIGUERRA
Petersius nummifer, Blgr.
Bouleng. Ann. Mus. Congo, tom. II, fasc. 4, p. 18.
Due esemplari del fiume Telé (17 gennaio 1927), il maggiore
dei quali lungo mm. 32 senza la codale.
Questi esemplari corrispondono quasi esattamente alla deseri-
zione data da Boulenger in base a individui raccolti dal D.* Christy
a Poko sul fiume Bomekendi, affluente dell’ Uellé, ma mentre il
numero dei denti mascellari è di 12, come negli esemplari tipici,
disposti in 2 serie, 4 anteriori e 8 posteriori, quelli mandibolari
non sono che 6. La linea laterale consta di 23 squame ma in
19 solamente è visibile il tubicino sensorio; i raggi anali sono 25.
Il colorito è caratteristico per la grande macchia nera presso la
base della coda.
Nichols e Griscom, nel loro importante lavoro sui pesci del
Congo, affermano che le differenze dentali attribuite ai generi
Alestes, Micralestes e Petersius sono troppo variabili per avere
un valore generico; il materiale da me esaminato è troppo scarso
perchè io possa pronunciarmi in proposito.
Nannaethiops tritaeniatus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 190, fig. 120.
Parecchi esemplari di Napudu (febbr. 1927) e di Dungu
sull’ alto Uelle, il maggiore dei quali lungo mm. 33, senza la
codale.
Questi individui corrispondono esattamente alla descrizione
originale ed anzi alcuni possono considerarsi come topotipi prove-
nendo dalla stessa località (Dungu) ove furono raccolti i tipi.
Distichodus Antonii, Schilth.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I, p. 266, fig. 203.
Sette esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 70.
Sono tutti individui giovani sui quali sono ben marcate le
fascie trasversali oscure, assai più evidenti nel più piccolo, lungo
mm. 35 che in quelli di maggiore statura.
PESCI DEL CONGO Di
schilbe marmoratus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 294.
Parecchi esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo
mm. 130 senza la codale. Hanno quasi tutti le pinne notevol-
mente danneggiate.
Questa specie si distingue dalle altre conosciute per la lun-
ghezza dei barbigli, avendo i. mascellari più lunghi della testa e
i mandibolari esterni poco più corti, per il numero dei raggi
anali che variano da 50 a 53 e per l’assenza del peduncolo
codale. Anche il colorito è diverso essendo a fondo chiaro con
marmorizzature scure ed è poi caratteristica la fascia chiara sulla
parte mediana della pinna codale che almeno nei giovani è pro-
fondamente biloba. Anche le pettorali e le ventrali mostrano
traccie della fascia chiara indicata nella descrizione.
Finora nota solo per gli esemplari tipici del fiume Sanna
nel Cassai.
Clarias breviceps, Blgr.?
Bouléng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 247, fig. 205.
Parecchi esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 106,
senza la codale, di Dungu sull’ alto Uelle, maggio 1927.
Questi individui sono caratterizzati dalla minore lunghezza
dei barbigli perchè i nasali sono alquanto più corti del capo
e i mascellari appena leggermente più lunghi; la testa è piu
lunga che larga; essi non possono, riferirsi che al C. breviceps
o all’affine liocephalus, Blgr., ma ritengo piuttosto al primo
che al secondo, perchè i raggi dorsali non appariscono essere più
di 50, né gli anali più di 40, quantunque non si possa contarli
con esattezza. Le appendici branchiali invece non sembrano più
di 15 e per questo carattere si avvicinerebbero al liocephalus
ma la giovane età degli individui non consente di riferirli con
certezza all’ una o all’ altra forma, e tanto meno di riconoscerli
come appartenenti ad una specie nuova. _
Il CI. breviceps è stato descritto sopra due esemplari delle
paludi di Siala Ntoto, nella foresta di Mayombé e quindi sarebbe
ora per la prima volta indicato del bacino del Congo propria-
mente detto. |
22 D. VINCIGUERRA
Clarias bythipogon, Sauv.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 252, fig. 209.
Tre esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 172, senza
la codale, del fiume Rubi a Buta, e sei, il maggiore dei quali
lungo mm. 200, senza la codale, del fiume Tele. i
Questa specie è molto affine al Cl. angolensis, Stnd. ma se ~
ne distingue specialmente per la maggiore lunghezza dei barbigli
mascellari che sono lunghi il doppio della testa ed anche più;
inoltre nell’ angolensis il numero delle appendici branchiali è
alquanto maggiore che nel bythipogon; in uno di questi indi-
vidui non sono più di 20. La colorazione del primo è descritta
come bruna con punti chiari, mentre per l’altra è detta uniforme.
Tutti questi individui hanno il corpo cosparso di punticini biancastri.
Clarias angolensis, Stnd.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 250, fig. 208.
Due esemplari, il maggiore dei quali lungo mm. 125 senza
la codale, del fiume Rubi a Buta.
Questi individui, per quanto assai rassomiglianti ai precedenti
se ne distinguono per il colorito del corpo che, invece di essere
uniformemente bruno è alquanto più chiaro con marmorizzature
scure e per la minore lunghezza dei barbigli, tanto nasali che
mascellari, differenza questa che non si può ascrivere all’età,
poichè trattandosi di individui più giovani i barbigli dovrebbero
essere più lunghi e non più corti che nell’ adulto.
Chrysichthys Delhezi, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 335, fig. 262.
Un esemplare lungo 183 mm. senza la codale, del fiume Rubi
a Buta, gennaio 1927.
Questa specie si distingue dalle affini per la mancanza di
rugosità sulla testa; in questo individuo, non del tutto adulto,
la pinna codale è leggermente biloba, per avere i due raggi me-
diani alquanto più corti degli esterni, come è già stato notato
da Boulenger.
PESCI DEL CONGO 05}
Chrysichthys ornatus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 337, fig. 264.
Quattro esemplari, due di Buta, il maggiore dei quali lungo
mm. 82 senza la codale e due, piu piccoli di Ambelasi, 20 gen-
naio 1927. i
Specie molto caratteristica per la colorazione elegante a fondo
chiaro con fascie trasversali e longitudinali scure.
Synodontis Depauwi, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. I], p. 438, fig. 329.
Sei esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 112,
senza la codale.
Sono stato esitante prima di decidere a quale specie dovessero
essere riferiti questi individui, che sono da considerare tutti come
giovani, ma poichè in essi il muso è lungo poco meno della
metà della parte postorbitaria del capo ed il barbiglio mascellare,
non marginato, è lungo almeno */, volta più del capo ed anche
più, i denti mandibolari variano in numero da 30 a 38 e il pro-
cesso omerale presenta una carena bene accentuata e termina a
punta e la cute è villosa, non credo possa essere ascritta ad
altra specie. Essi sono di colore uniformemente bruno scuro con
qualche marmorizzatura più chiara specialmente evidente nei più
giovani e con serie di macchiette nere sulla pinna dorsale.
Synodontis angelicus, Schilth.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr., II, p. 440, fig. 320.
Un esemplare lungo mm. 116, senza la codale, di Buta.
Questa specie, grandemente affine per la colorazione al S. orna-
tipinnis, Blgr. della stessa località, se ne distingue per la man-
canza di marginatura del barbiglio mascellare. Il corpo di colorito
intensamente bruno nelle parti superiori e più chiaro sul ventre
è sparso di macchiette tondeggianti bianco-gialliccie abbastanza
distanti l’ una dall’altra, che si estendono anche sull’ adiposa.
Tutte le altre pinne sono brune con fascie trasversali bianche.
sa
e, a
Ra Se A PONE ERI PRINT
i TE SO. CIRC athe RP
24 D. VINCIGUERRA
Synodontis contractus, n. sp.
(Tav. I)
S. altitudine corporis 2 et */, ad 2 et “/5 in longitudine
corporis (absque pinna caudali), longitudine capitis fere
ejus latitudinem aequante et fere 3 in longitudine corporis:
oculis supero - lateralibus, 3 in longitudine capitis; cirris
manillaribus haud ramosis et membrana marginali desti-
tutis, basim spinae pectoralis attingentibus, mandibularibus
exlernis duplo quam internis longioribus; dentibus mandi-
bularibus 42-51, */4 in diametro oculi; orifitio branchiali
haud ultra basim spinae pectoralis producto. |
Scuto occipitali granuloso, processis posterioribus obtusis;
pinna dorsali capitis longitudinem non aequante, antice
superne et postice serrata, spina pectorali longitudinem
dorsalis aequante aut paullo superante, antice et postice
serrata, basim ventralis attingente; pinna adiposa elongata,
ab extremitate basis pinnae dorsalis spatio eandem basim
aequante remota; pedunculo caudali duplo alto quam longo.
Colore corporis uniformiter castaneo-brunneo punctis
albis consperso, pinnis nigro fasciatis: adiposa albo limbata.
Dl, A Yl
Tre esemplari del fiume Rubi a Buta, gennaio 1927.
Dimensioni dei tre esemplari:
Lunghezza del corpo senza la codale . mm. 63 56 52
Altezza del corpo . : ME RO) 20 19
Lunghezza del capo) Re ee 0
Altezza del capo . Bee ay 17. 16
Larghezza del capo CETO | 18 Ay
Lunghezza del muso . i - nl 13 11
Diametro dell’ occhio . RI ZIO eg ho De
Lunghezza della parte postoculare del capo » 5 4 3/,
Spazio interorbitale. : È DA 12 11
Lunghezza dei barbigli mascellari . Ae La) 11 10
Lunghezza della spina dorsale Be eon) 17 17
Numero dei denti mandibolari 51 16 42
PESCI DEL CONGO 25
a
L’ altezza del corpo è contenuta da 2 volte e 1/, a 2 e 4/,
nella lunghezza totale (senza la pinna codale) e la lunghezza
del capo 3 volte o poco meno. La lunghezza del capo è poco
maggiore dell’ altezza e quasi uguale alla larghezza. Gli occhi
sono supero-laterali e il loro diametro è contenuto tre volte nella
lunghezza del capo e 2 nello spazio interorbitale. Il profilo del
capo è fortemente declive, il muso arrotondato, lungo circa
3 volte più della parte posteriore della testa, le labbra sono
molto sviluppate. I denti premascellari formano una fascia più
larga che lunga, divisa sulla linea mediana; quelli mandibolari
mobili, lunghi quanto */, del diametro oculare, in numero di 42
a 51. I barbigli mascellari non sono ramificati e non hanno
membrana marginale, sono lunghi circa i ?/, del capo e rag-
giungono la base della spina pettorale; i barbigli mandibolari
esterni sono lunghi quanto la metà del capo; quelli interni sono
la metà di essi e gli uni e gli altri presentano ramificazioni
tubercolari, più numerose negli interni. L’ apertura branchiale
non si prolunga in basso al di là della base della spina pettorale.
Lo scudo occipitale è granuloso, con i processi posteriori
ottusi; il processo omerale è molto più lungo che largo, carenato,
ma privo di spine, puntuto, e non raggiunge l’ estremità del
processo occipitale. La cute è rugosa, ma priva di villi.
La spina dorsale è poco più corta della testa, diritta, striata,
seghettata sul terzo superiore del margine anteriore e lungo
tutto il posteriore; la spina pettorale è lunga come la dorsale o
poco più, seghettata sul margine anteriore e più finamente sul
posteriore, raggiunge la base della ventrale: la pinna adiposa è
circa 3 a 4 volte più lunga che alta e la lunghezza della sua
base corrisponde alla sua distanza dalla pinna dorsale; la codale
è biloba a lobi pressochè eguali. Il peduncolo codale è quasi del
doppio più alto che lungo.
Il colorito del corpo è uniformemente bruno marrone anche
nelle parti inferiori, con rari punticini bianchi disposti a serie;
tutte le pinne presentano sui raggi ed anche sulle spine fascie
nere, che nella codale sono più marcate sui raggi esterni ispes-
siti; la pinna adiposa è marginata di bianco. Anche i barbigli e
in ispecie i mascellari presentano fascie nere.
EA Pepe
26 D. VINCIGUERRÀ
Questa specie appartiene al piccolo gruppo di Synodontis
che presentano la spina dorsale seghettata anche anteriormente
ma non è riferibile ad alcuna di quelle conosciute per |’ aspetto
quasi raccorciato dovuto alla notevole altezza del corpo in con-
fronto alle altre dimensioni di esso, onde il profilo fortemente
declive del capo, assai più tozzo che in ogni altra specie, anche
pel fatto del poco sviluppo della porzione postoculare di esso.
Anche il colorito uniformemente bruno scuro con qualche punteg-
giatura bianca è caratteristico di questa specie.
Bagrus ubangensis, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 335, fig. 262.
Un esemplare, lungo mm. 220 senza la codale, di Buta.
E questa la sola specie di Bagrus che sia stata sinora indi-
cata dal Congo; questo individuo si differenzia alquanto dalla
descrizione dell’ esemplare tipico, perchè i barbigli sono alquanto
più lunghi e perchè manca la macchia omerale nera, essendo
esso di colore quasi uniformemente bruno, senza punti neri, ed
anzi con qualche irregolare macchia biancastra.
Euchilichthys Royauxii, Bler.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 488, fig. 365.
Un esemplare di Buta, lungo mm. 161, senza la codale.
Questo individuo differisce leggermente dalla descrizione origi-
nale per la mancanza di anello gialliccio in giro al peduncolo
codale; la cute è quasi tutta liscia, tranne che nella regione
cefalica coperta di piccoli villi chiari. Questa specie, per la forma
del disco adesivo costituito dalle labbra, rammenta ‘assai gli
Exostoma indiani.
Atopochilus macrocephalus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 491, fig. 367.
Un esemplare lungo 77 mm. senza la codale, del fiume Rubi
a Buta.
Questa specie non era sinora conosciuta che per |’ esemplare
tipico proveniente dal fiume Kwango nell’ Angola, ma la descri-
NG i ae LIO CONTO ICONA O NARICI cc Se Sma i
PESCI DEL CONGO OG
zione di essa corrisponde quasi esattamente a questo individuo,
la cui testa è lunga 27 mm. e quindi contenuta 2 volte e ‘4/,
nella lunghezza del corpo, gli occhi 6 volte e */, in quella del
capo e lo spazio interorbitario eguale a 2 volte e */, il diametro |
degli occhi. L’ anale consta di 9 raggi. La colorazione è un po’ E
diversa da quella dell’ esemplare tipico descritta sul fresco. Le ;
fascie chiare sul colorito grigiastro del corpo sono appena distinte
e si notano numerosi punti neri: la pinna dorsale è bruna con
un largo margine bianco e tutte le altre, pure brune, hanno solo
un sottile orlo bianco, tranne la codale che è bianca meno
all’ estremità dei lobi e alla base che sono brune. sa
Haplochilus spilauchen (Dum.) :
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 61, fig. 47.
Molti esemplari di Dungu (alto Uelle), maggio 1927, e uno
di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 28.
Gli individui di sesso maschile sono più numerosi delle fem-
mine e se ne distinguono per la statura maggiore e per il colo-
rito delle pinne, in ispecie della codale, che presenta parecchie
fascie oscure che mancano o sono meno evidenti e meno nume-
rose nelle femmine.
Haplochilus Christyi, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. III, p. 46. — Ann. Mus. Congo, tomo II,
fasc. 4, p, 35, fig. 19.
Tre esemplari di Dungu, il maggiore dei quali lungo mm. 22
senza la codale. I
Questa specie appartiene al gruppo di Haplochilus con più
di 10 raggi dorsali: e occhio piuttosto grande; si distingue dalle
affini per avere 32 squame nella linea laterale. Gli esemplari tipici
provenivano dal fiume Lindi, affluente di destra dell’ alto Congo.
Anabas nanus, Gthr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 58, fig. 34,
Un esemplare di Buta, lungo mm. 60 senza la codale.
Questa specie sembra assai comune nell’ alto Congo e si
distingue dall’ affine A. congicus (Blgr.) per la minore grandezza
dell’ occhio.
28 D. VINCIGUERRA
Anabas fasciolatus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 60, fig. 36.
Parecchi esemplari di Dungu (alto Uelle), maggio 1927, il
maggiore dei quali lungo mm. 59 senza la codale. —
Appartiene al gruppo di specie con peduncolo codale molto
corto e a ventrali molto sviluppate, nel quale non se ne cono-
scono che due sole l’ Ansorgii, Blgr. e il fusciolatus Blgr- Esse
sono molto vicine l’una all'altra ma questa si distingue da quella
per avere 16 spine e 8-9 raggi dorsali, e 9-11 raggi anali,
mentre nell’ Ansorgiî le spine dorsali sono 17-18, i raggi dor-
sali 7 e gli anali pure 7; inoltre in questi il mascellare si
estende appena sotto il margine anteriore dell’ occhio, mentre nel
fasciolatus lo oltrepassa alquanto. Per quanto queste differenze
non mi appariscano di grande entità pure non esito a riferire
questi individui al fasciolatus, sia perchè in esso si riscontrano i
caratteri ritenuti specifici, quanto anche per la provenienza poichè
esso fu trovato nell’ alto bacino del Congo, mentre |’ Ansorgii è
del fiume Luali nel Ciloango.
Fanno parte di questa serie alcuni individui piccolissimi, il
minore dei quali è lungo appena 12 mm.; essi presentano oltre
alle fascie trasversali oscure anche una macchia nera alla base
della codale che scomparisce negli esemplari al disopra di 20 mm.
Negli individui più giovani, le ventrali sono poco sviluppate, ma
nei più grandi esse oltrepassano ì primi raggi anali.
Anabas oxyrhynchus, Blgr.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. IV, p. 66, fig. 41.
Un esemplare di Buta, lungo mm. 58 senza la codale.
Quantunque non sia riconoscibile, probabilmente a cagione
della sua giovane età, la seghettatura del preorbitale, pure non
esito a riferire questo individuo a questa specie per il caratte-
ristico sistema di colorazione, presentando esso la striscia nera
attraverso l’ occhio e l’altra obliqua dall’ occhio al margine oper-
colare, la marginatura bianca della coda e |’ abbondante lepidosi
di questa.
La specie fu descritta sopra un solo esemplare del fiume
Yemba nel distretto di Ubanghi, alto Congo.
PESCI DEL CONGO 29
Hemichromis fasciatus, Ptrs.
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. II, p. 428, fig. 293.
Dieci esemplari di Buta, il maggiore dei quali lungo mm. 92
senza la codale.
Questo genere si distingue dagli altri Ciclidi per la presenza
di un paio di denti più grandi sulla sinfisi dei mascellari supe-
riori. Questa specie, caratterizzata dalle 5 o 6 fascie brune piut-
tosto larghe, più evidenti nei giovani che negli adulti, ed alterne
con altre più strette, è diffusa in tutta |’ Africa occidentale dal
Senegal al lago Ngami.
Tilapia Sparrmani, Smith
Bouleng. Freshwat. Fish. Afr. III, p. 206, fig. 132.
Un esemplare di Buta lungo mm. 64 senza la codale.
Questo individuo corrisponde abbastanza esattamente alla
descrizione della 7. Sparrmani per il ridotto numero delle appen-
dici sulla parte orizzontale del primo arco branchiale, che non
sono più di 10, per la formola delle pinne D 19/,,, A_3/ e per
il numero delle squame della linea laterale, 16 nella superiore e
12 nell’inferiore, e più specialmente per la macchia nera sui
primi raggi molli dorsali e sull’ opercolo. Esso si avvicina però
anche alla 7. Tholloni (Svg.) per avere la parte bassa della
codale coperta di squame, non però tanto estesamente come è
detto e figurato per quella. |
È specie largamente diffusa in tutta |’ Africa perché dall’ An-
gola giunge all’ Africa australe e allo Zambese.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA
Fig. 1 - Synodontis contractus, n. sp.
Fig. 2 - id. id. visto di sopra.
Fig. 3 - Parte inferiore del capo.
Ure ee? wh sy
ee,
MASSIMO FENOGLIO
CONTRIBUTO ALLO STUDIO CRISTALLOGRAFICO
DELLA STEFANITE DEL SARRABUS (Sarpeena) *
Alcuni mesi fa il prof. Pelloux mi inviava gentilmente in
esame per lo studio una serie di cristalli di stefanite delle miniere
del Sarrabus, di cui alcuni di non comune bellezza, appartenenti
alla ricca ed interessante collezione mineralogica del Civico Museo
di Storia Naturale di Genova.
Fui dapprincipio molto incerto circa l'opportunità o meno di
studiare il prezioso materiale, inviatomi con tanta cortesia e gene-
rosità dal Pelloux, poichè è risaputo che la stefanite del Sarrabus
è stata esaurientemente studiata dal compianto prof. Artini (4),
immaturamente rapito alla mineralogia, e dal prof. G. D’Achiardi
(2), il quale ne mise in evidenza anche |’ emimorfismo.
Dopo molta esitanza mi decisi ad intraprendere egualmente
lo studio del materiale in parola, indottovi essenzialmente allo
scopo di illustrare una serie di esemplari appartenenti ad una
pregiatissima collezione, e non per anco studiati, poichè il professore
Pelloux mi assicurò che i campioni inviati allo scrivente non
erano stati mandati al D’Achiardi.
I cristalli avuti in esame appartengono in parte alla miniera
di Baccu Arrodas e parte alla miniera Giovanni Bonu e portano
i numeri di catalogo: 1642, 1088, 1861, 1642, 2320, 2982, 2983,
(#) Lavoro eseguito nell’ Istituto di Mineralogia della R. Università di Torino.
(1) Artini E., Contribuzioni alla conoscenza delle forme cristalline della stefanite
del Sarrabus. Giornale di Mineralogia, Cristallografia e Petrografla, Vol. II, Fasc. 4,
1891, pag. 244.
(2) D’Achiardi G., Emimorfismo e geminazione della stefanite del Sarrabus
(Sardegna). Atti della Società Toscana di Scienze Naturali, Vol. XVIII, 1901.
STEFANITE DEL SARRABUS 31 =
a SE
; g Se
: ia OS ee
EE Se VER TEE
1823 "5, 3428, 1703, 1823, 1385, 863, 1649, 3272, 36, 939, 867,
1598, 865, 2013; quelli da me misurati appartengono pero tutti
al giacimento di Baccu Arrodas, poichè quelli del giacimento
Giovanni Bonu erano assai poco belli, e presentavano combinazioni
ed abito comunissimi.
I cristalli sono piuttosto piccoli ed in generale i più belli non
superano la lunghezza di 2 mm. per 1,5 mm. di grossezza; si
notano anche cristalli più grandi, che raggiungono 3 mm., ma
questi sono sovente gruppi polisintetici pieni di lamelle di gemi-
nazione in varie direzioni, e con facce non adatte per ricerche
goniometriche.
Sono terminati ad una sola ‘estremità, hanno generalmente
abito prismatico, rarissimamente tabulare e sono sempre geminati.
Ho ritenuto superfluo procedere a disegnare alcuni di essi,
poichè non variano sensibilmente nell’abito e nelle combinazioni
da quelli effigiati dall’Artini.
Le misure goniometriche che più sotto riporto mi hanno
permesso di determinare le seguenti forme:
Say ea) PIPA Ser ene
SALE + SE i io he: a dii a rara
ST I RAEE 0 AREE MI PIASTRE eo
ona ee
Jotoj,. Joon], }310}, Di tisoj, f10ij, f1o2}*, Jao, a =, {oas}, fou}, foot}, fou
; x {14}, {09}, fto, {ug a foot, fu}, {isa}, fise{, frail, fo}, foot
(
(>
tec
)
Le forme segnate con semplice asterisco sono nuove per il
giacimento e precisamente la 102 | è nuova per i giacimenti
del Sarrabus, mentre la I 313 e la } 312! sono nuove solo
per il giacimento di Baccu Arrodas, poichè l’Artini le aveva gia
riscontrate in cristalli del giacimento di Giovanni Bonu. La I 902 |
e la } 261 , per quanto mi consta, sarebbero nuove per la specie.
Nell’ammettere le forme nuove fui molto circospetto, e cercai
di misurare il maggior numero di angoli buoni a controllo del
simbolo; non tenni inoltre conto che delle immagini riflesse da
facce nettamente visibili al goniometro e colla lente di ingrandi-
mento, trascurando completamente le immagini fornite da zone
striate, che si osservano con certa frequenza, che forniscono delle
immagini multiple, e dalle cui misure non sarebbe possibile cavare
alcun che di attendibile. Del resto quasi tutte le forme hanno
facce nette e lucenti e danno immagini uniche e belle, benchè
32 È. M. FENOGLIO
talvolta un po’ diffuse per la esigua estensione della superficie
riflettente.
Zona [100 : 100]
La | 010 | è sempre presente, con facce ampie e brillanti,
sovente striate parallelamente alla zona | 001 | o alla | 100 ].
Rare e subordinate sono le facce di I 100 i, ma piane, e gene-
ralmente strette. Dei prismi è costante I 110 Ke con facce gene-
ralmente ampie e sovente striate. La 310 | è abbastanza fre-
quente con facce di poco sviluppo, più rara la I 130 ed anch’essa
con facce poco sviluppate.
Zona [ 100 : 001 |
I prismi piu frequenti di questa zona sono | 101 | e 201 |
le facce di 101 | sono non molto grandi ma perfette; quelle di
I 201 | di grandezza mediocre danno immagini discrete. Meno
frequente è il prisma I 102 : le cui facce sono piccolissime e
danno immagini un po’ diffuse. Il nuovo prisma I 902 fu osser-
vato solo due volte, con facce non molto grandi e piane. La
001 é forma costante, generalmente a facce ampie e splendide, —
in qualche caso però ha facce piccolissime ma sempre belle.
Zona [ 010 . 001 |
Questa zona non presenta grande ricchezza di forme, le piu
frequenti e sviluppate sono } 023 |, } 021 ? con facce ampie e
I PP I
ben misurabili, meno frequenti sono O11 ie 041 i le cui
facce sono generalmente strette e danno immagini mediocri.
Piramidi.
La I 313 é abbastanza frequente con facce non molto grandi,
splendenti, talvolta striate parallelamente allo spigolo | 101 . 111].
6 | iJ . . . . .
La 312 | con facce di mediocre sviluppo, piane e splendenti,
che danno immagini bellissime, è piuttosto rara.
STEFANITE DEL SARRABUS | 33
La zona | 110 . 111] di grande importanza non solo per
il numero cospicuo delle forme osservate, ma anche per |’ am-
piezza che le facce raggiungono frequentemente.
La 111 | é la più sviluppata e da delle immagini bellissime,
e insieme colla I 112 | e 113 | notevolmente meno estese, si
osserva in tutti i cristalli; meno frequente è la 291 | con facce
generalmente molto strette, quasi lineari, e talvolta striate secondo
l’asse della zona. La 114 | non è molto frequente; oltre
all'essere rara ha facce abbastanza piane e ben misurabili.
Nella zona | 130 . 001 | furono osservate cinque piramidi :
È 134 i, 132 i I 133 il 131 | È 261 ci quest’ ultima è
nuova per la specie.
È singolarmente notevole il fatto che anche la nuova forma
ha un simbolo semplice, non riscontrai nessuna di quelle facce a
simbolo complicato che Vrba (!) osservò nei cristalli di Pribram.
Dalle osservazioni dell’Artini e del D’Achiardi non che da quelle
dello scrivente si dedurrebbe che nei cristalli del Sarrabus la
zona | 130 . 001 | non presenta quello sviluppo che appunto è
caratteristico a Pribram.
La I 134 é la piu frequente con facce ordinariamente piccole,
ma piane, piuttosto rare sono invece la 133 , SONE 9A
E (
esse pure a facce piccole. La 261 | fu osservata con una sola
faccia, non molto sviluppata ma che diede immagini belle.
Geminazioni.
| È nota la facilità con cui la stefanite fornisce dei geminati;
negli esemplari del Sarrabus i cristalli geminati, come avevano
gia messo in evidenza |’ Artini e il D’Achiardi, sono assai più
frequenti dei semplici, e questi due Autori ne trovarono secondo
entrambi le leggi note per questo minerale. Quelli da me studiati
sono tutti geminati, e la geminazione avviene generalmente secondo
una faccia del prisma fondamentale } 110 Î e talvolta anche per
tutti e due i piani } 110 e 110 nello stesso cristallo. La
(1) Vrba C., Beitrag zu einer Monographie des Stephanit. Stzb. d. konig]. bohmisch.
Gesellsch. d. Wissensch.; Matem. Naturwissench. Classe. Prag, 1886.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (24 Agosto 1928). 3
lito ie Se
34. . M. FENOGLIO
geminazione secondo una faccia di 130 | non l’ho riscontrata,
e ciò del resto non ci deve sorprendere, poichè anche il D’Achiardi,
che aveva esteso le sue ricerche ad un numero cospicuo di gemi-
nati, trovò questa seconda maniera di geminazione assai rara-
I geminati di contatto, costituiti di due soli individui di eguale
sviluppo sono rarissimi; si tratta talvolta invece o di un gemello
in cui la massa di un individuo prevale decisamente in confronto
a quella dell’altro, così che questo sfugge facilmente all’ osser-
vazione; oppure di un cristallo apparentemente semplice che è
tutto attraversato da numerose e spesso esilissime lamelle di
geminazione secondo. ambedue i piani delle facce del prisma
) 110 . Infine devo aggiungere che nei miei cristalli invece
di contatto o giustaposizione si ha generalmente compenetrazione
degli individui. x
Riassumo nella tabella che segue gli angoli di geminazione
che ho potuto misurare con discreta esattezza. In questa e nella
tabella che riporterò. più sotto per i valori calcolati ho adottato
le costanti cristallografiche date da Vrba:
a sb e =-0:6291290 424022685 194505
. che del resto sono quelle stesse di cui si servirono l’Artini e il
D’Achiardi.
(O10), 0) mise Ge 8)
6.26
6 .32
si de 6 .34 media 6°.30' calce. 6°.32'
(010) . (010) = mis. 64 20 .
04:99 media 64. 20scalesha 21)
(110) . (110) = mis. 51 .29
e 541 .23 media 51.26 cale. 51.18
(024) (020) iosa
aaa 50 .48 media 50.51 cale. 50.57
(041). (91) =) ssd a
(O21). (= tries wees
Pas D...99. media’ 5.38 calc, 5:99
(1) Vrba C., Op. cit.
ti la not cole quindi di materiale a mia hee 3
timo. Stato di purezza, ho ritenuto opportuno eseguirne Vana-
L'analisi ha dato i seguenti Li
dei {i}, 619
Mee OD ae Sri : 15.58
: 35
ni a
: ie ‘Nella tabella che: segue sono riassunte le misure Saona
de sono in ottimo accordo con i valori calcolati.
36
|
Num.
delle
misure
~
Oo - wo
Be CO O ROIO O EDO lO VO Ce UA CO DO e HET DO
> 1 ©
(310)
GUO)
(310) :
(110))
(TO) ee
: (110)
(1IO)NE
(Nb)
(110)
(130)
(101) :
: (100)
(101)
(101) :
(101) :
: (001)
(02:
(201) :
(201) :
(CIO)
(0319)
(902) :
(902) :
(023) :
(O23)5
(OM):
(011) :
(Os Dyes
(021) :
(102)
(201)
(201)
(021)
Angoli misurati
: (100)
(010)
(110)
(100)
(010)
(010)
(001)
(110)
(111)
(100)
(001)
(100)
(001)
(100)
(001) -
(010)
(001)
(010)
(110)
(001)
: (010)
(021) :
(041) :
(041) :
(041) :
(110)
(001)
(010)
(110)
. FENOGLIO
Limite
delle misure
Lele
[Sink a8:
[O02 58s. 20:
Be = Be
bie AQ age
64. 14 — 64.
46. 46 - 46.
ATO) 47
A2 19742.
Pyle Lee QU.
61. 14 = 61
65. 27, = 65.
2428 ede
39. 34 — 39. <
30. 10 - 30.
78. 15 = 78:
MESSE
2A 22 24,
656 = Gam
SARI
Rey aay ID
5374 58
35. 59 - 36
69. 43 - 70
CES
59. 53 = 60
3. 48
SITO
20.
Valori
do
78.
20.
32.
a7.
64.
calcolati
51’
9
20
ll
49
STEFANITE DEL SARRABUS
SYI
Limite
delle misure
Valori
RO) ch TOCCO mo) Se a ee
ise)
43°. 20' — 43°.
Sere 8:
dato,
la 40-2 17.
Fears 123
dI9 2/03)
Ze 37
66. 38 - 66.
94. 14 = 24.
32. 29 — 92
SOI
381002 73:
331838.
lo 5510:
5120052:
Ned Sey
64. 48 - 65.
45. 25 - 45
52. 35 - 52
24, 40 - 24
49. 37 - 49
62. 36 - 62.
68. 44 - 69
20. Bi - 21
16. 39 — 16
a jell
. 08
ay
>
SEY Ses oe ae
sa
si
Ba
cf
=
fe oy
VISI LA IRE E
38
Num.
delle
misure
5
6
2
2
5
3
l
]
2
2
(SO Th HOA CO OE WE) VO eT alah Td
OO 00 Vi
ee Aa
Angoli misurati
(134):
(134) :
(134) :
(111)
(1118)
(134) :
(134) :
(SSIS
(133) 4
(132):
(132)07
(132)0:
ash)
(134)
(134)
(131)
(131)
(lB
(152): :
: (010)
(152)
(152) :
: (021)
AR)
: (112)
(152) :
(261) :
: (006)
Istitnto Mineralogico della R. Università di Torino.
Maggio 1928.
(152)
152)
(152)
(261)
M. FENOGLIO
Limite
delle misure
(001) .
(010)
(110)
(021)
(023)
(001)
(010)
(001)
(110)
(111)
: (001)
: (010)
: (110)
(111)
(001)
(110)
(134)
(130)
30°.
63.
64.
28.
14.
29.
57.
49.
3D.
36.
29.
60.
33.
16.
39.
Sl.
dl
TT.
6 — 30°.
29 - 63
2 - 64.
58 - 29.
48 - 15.
27 - 29.
9 - 57.
20 — 49.
Apa
55 - 37.
22 — 29.
38 — 60.
24 — 33.
26 — 16.
ara
19 — 31.
58 - 12.
55 — 78.
18°
43
12
50
23
26
43
12
30
59
43
30
15
78.
Valori
calcolati
30°.
63.
64.
29.
14.
29.
13.
37.
57.
49.
48.
23.
66.
35.
37
29
60.
33.
48.
16.
34;
39.
31.
12.
77.
ne
98
=
ey
RISULTATI ZOOLOGICI DELLA MISSIONE INVIATA DALLA R. Società
(GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
(1926 - 1927)
MAMMIFERI
PER OSCAR DE BEAUX
INTRODUZIONE
La presente raccolta consta di 296 esemplari appartenenti a
12 specie. ;
5 esemplari sono Chirotteri di due specie; 8 sono Carnivori
di tre specie; 277 Roditori di cinque specie; 6 Ungulati di
due specie.
Delle 12 specie trattate, 5 sono nuove per la Mammalofauna
cirenaica, la quale indubbiamente piuttosto. povera, ma anche-
sicuramente tuttora poco nota, ha assunto recentemente un inte-
resse tutto particolare per la scoperta di un vero Microtus a
Merg (Microtus mustersi, Hinton, Bibl. 20).
Le cinque forme da aggiungere sono: Plecotus auritus, L.;
Vulpes rùppelli, Schinz; Dipodillus dodsoni, Thos.; Meriones
libycus, Licht.; Jaculus jaculus jaculus, L.
Esse vengono ad arricchire la Mammalofauna cirenaica, che
abita zone steppose-desertiche, tra le quali conto non solo il vero
e proprio retroterra cirenaico, mammalogicamente esplorato finora
soltanto dal Prof. E. Festa (Bibl. 12 e 13) e dal Sig. Confalo-
nieri, ma «anche il distretto costiero ad oriente di Sirte verso
Bengasi », quale lo ha precisato il Thomas, studiando il materiale
riportato dal Dodson (Bibl. 41), distretto che rappresenta una
ampia zona di collegamento tra la Mammalofauna della Tripoli-
tania e quella dell’ Hinterland cirenaico.
40 _ 0. DE BEAUX
Si valgono di questo collegamento, con direzione da occidente
verso oriente: Erinaceus deserti, Loche; Gerbillus eatoni, Thos;
Gerbillus pyramidum tarabuli, Thos; Dipodillus dodsoni, Thos;
Meriones shawi, Rozet; Meriones guyoni, Loche; Meriones
libycus caudatus, Thos.; Psammomys tripolitanus, Thos;
Lepus whitakeri, Thos. Presumibilmente in senso inverso si
valgono del collegamento suddetto: Gerbillus gerbillus, Oliv.;
Jaculus jaculus jaculus, L.; Jaculus orientalis, Erxl.
La Cirenaica finora esplorata, sia costiera, o coltivata, o
dell’ altipiano, o stepposa-desertica, comprende così a tutto oggi 1
mammiferi seguenti, per ciascuno dei quali ho notato tra paren-.
tesi |’ introduttore nella bibliografia relativa:
CmrortERI: Pipistrellus kuhli, Kuhl. (Festa 1921). Plecotus
auritus, L. (De Beaux 1928).
Inserrivori: Hrinaceus deserti, Loche (Klapstocz 1909).
Hemiechinus auritus, Gml. (Festa 1921).
CARNIVORI : i libyca, Hemp. e Ehr. (Ghigi 1920).
Canis (Thos) lupaster lupaster, Hemp. e Ehr. (De Beaux
1928). Canis (Thos) anthus variegatus, Cretzschm. (Festa 1921).
Vulpes vulpes aegyptiaca, Desm. (Thomas 1902). Vulpes rép-
pelli, Schinz (De Beaux 1928). Vulpes cyrenaica, Festa (Vulpes
rippellt cyrenaica, Festa) (Festa 1921).
Hyaena hyaena, L. (Haimann, 1882).
Genetta afra, Cuv. (Ghigi 1920).
Acinonyx jubatus guttatus Herm. (Festa 1921). Felis
ocreata cyrenarum, Ghigi (Ghigi 1920).
Ropitor1: Eliomys cyrenaicus, Festa ay: lerotinus
cyrenaicus, Festa) (Festa 1921).
Gerbillus gerbillus, Oliv. (Thomas 1902). Gerbillus eatoni,
Thos. (Thomas 1902). Gerbillus pyramidum tarabuli, Thos.
(Thomas 1902). Dipodillus dodsoni, Thos. (De Beaux 1928).
Dipodillus grobbeni, Klapst. (Klapstocz 1909). Déipodillus
amoenus, Wint. (Festa 1921). Meriones shawi, Rozet (Tho-
mas 1902). Meriones guyoni, Loche (Festa 1921). Meriones
schousboei, Loche (Meriones libycus caudatus, Thos.) (Tho-
mas 1902). Meriones libycus, Licht. (De Beaux 1928). Psam-
momys tripolitanus, Thos. (Thomas 1902). Mus musculus
orientalis, Cretzsch. (Klapstocz 1909). Microtus muslersi,
Hinton (Hinton 1926).
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB KA
Spalax aegyptiacus, Nehring (Sordelli 1899).
Jaculus jaculus jaculus L. (De Beaux 1928). Jaculus orien-
talis, Erxl. (Thomas 1902).
Hystrix cristata L. (Klapstocz 1909).
Lepus barcaeus, Ghigi (Ghigi 1920). Lepus whitakeri,
Thos. (Festa 1921).
Gazella dorcas dorcas, L. (Klapstocz 1909).
A seconda che il Meriones libycus ed il Meriones libycus
caudatus vadano, o meno, ulteriormente considerati come distinti,
abbiamo un insieme di 34 o 35 forme di mammiferi cirenaici
più o meno esattamente noti. A questi vanno ancora aggiunte
le specie seguenti:
Rattus rattus alexandrinus, Geoff. (Festa, Bibl. 13, p. 48);
Scarturus tetradactylus, Licht. (ibid. p. 57); un Lepus molto
simile al habessinicus (ibid. p. 57), avuto dal chiarissimo esplo-
ratore ed autore alla Zauia Mechili e veduto anche dal Confalo-
nieri, che non riuscì ad impadronirsene, a Hatiet El Fredga; un
Jaculus spec. (Festa, Bibl. 13, p. 57); un Sorex o almeno un
Soricidae veduto dal Cornalia (Bibl. 16); Addax nasomacu-
latus, Blainv., del quale il Confalonieri vide a Giarabub un
corno di un esemplare ucciso nella regione; Gazella cuvieri, Og.,
rappresentata da un sol corno raccolto a Giarabub, ma non pro-
veniente certamente da un esemplare catturato in questa regione.
Potrebbe però forse provenire da qualche località dell’ Altipiano
cirenaico. Il Cinghiale (Sus scrofa sennariensis, Fitz.?), che
fino al 1913 veniva dato per sicuro per la Cirenaica, pare vi sia
ora estinto (Ghigi 1920; Confalonieri).
Questa ulteriore aggiunta porta a 37 o 38 il numero delle
forme abbastanza sicure per la Cirenaica, ed a 42 o 43 il numero
totale delle forme almeno mentovate per questa regione.
Esclusive, e quindi veramente caratteristiche, per la Cirenaica,
sono soltanto le forme seguenti: Vulpes ritppellé cyrenaica,
Festa; Felis ocreata cyrenarum Ghigi; Eliomys lerotinus
cyrenaicus, Festa; Microtus mustersi, Hinton; Lepus
barcaeus, Ghigi, tutti-della zona coltivata o dell’altipiano.
Tutti gli altri mammiferi cirenaici finora noti, o sono sempli-
cemente sahariani, o sono tripolitani ed oltre, o sono mammiferi
del Basso Egitto.
I mammiferi dell’ Oasi di Giarabub, finora noti sono o saha-
42 O. DE BEAUX
riani, o del Basso Egitto, coll’ eccezione del Dipodillus dodsoni,
tripolino e sirtico.
Questa la constatazione faunistica sulla raccolta in istudio.
Ma il valore intrinseco della raccolta Confalonieri sta nelle
belle serie, dalle quali alcune specie sono rappresentate e che
mi permisero osservazioni, deduzioni e conclusioni assai interes-
santi e solide. Tra queste sono: la variabilità di colorazione delle
singole parti, con ampia indipendenza tra di loro, nel Canis
lupaster. L’inconstanza della formola di fusione dei tubercoli
dei molari 1.° e 2.° super., e del loro modo di logoramento nel
Gerbillus gerbillus; l occasionale presenza di tubercoli distinti
nel giogo anteriore di M,, e di un giogo posteriore, che può
essere perfino suddiviso in due tubercoli, nel medesimo dente; la —
variabilità e l’incostanza nella forma di dettaglio dei denti della
stessa specie, tutti dati di fatto, che devono rendere estrema-
mente cauti nel tentativo di suddividere la specie Gerbillus
gerbillus in forme locali. La costanza nel modo di sviluppo e
di logoramento nella dentatura di Dipodillus dodsoni e Meriones
libycus. L’ impossibilità di decidere, se il Meriones di Giarabub
appartenga alla forma tipica o al M. libycus caudatus, Thos.,
fatto che rende desiderabile un’ ulteriore revisione delle
forme locali di M. libycus fino ad oggi stabilite. Lo scarso
parallelismo nella colorazione tra parti superiori ed inferiori nel
Mus musculus; il nome spettante al Mus musculus dell’ Africa
settentrionale-orientale; le probabilita di conservazione o trasfor-
mazione di forme locali di questa specie; lo studio d’ un topo
appartenente probabilmente alla specie musculus, con cranio
anormale. La variabilità assai ampia tra le porzioni diversamente
colorate nella coda di Jaculus jaculus.
ELENCO DELLE SPECIE
Ove la località non è appositamente segnata, essa è sempre
« Giarabub » .
Plecotus auritus, L.. 4 esempl.
In pelle: 1 g? dal fresco; 1 g' dall’alcool (C. E. 26219 a e 0).
In alcool: 1 7, 1 Q (26220).
Avambraccio nei 4 esempl. mm. 39,5-38. Lunghezza condilo-
basale del cranio (2 esempl.) 15,2.
SSE4
ai
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 13
Colore complessivo delle parti superiori, nell’ esemplare pre-
parato dal fresco, molto chiaro, tra «drab» e «light drab»
(Ridgway 1912, tav. XLVI). Il colore degli altri 3 esemplari
sembra essere stato identico a questo.
Pipistrellus kuhlii, Natt.. 1 esempl.
In alcool: g' ad. (26221). Porto Bardia. Marzo 1927. Geo.
C. Kruger. I
Avambraccio mm. 33,5. Lunghezza condilo-basale del cranio 12,5.
Canis (Thos) lupaster lupaster, Hempr. & Ehr.. 6 esemplari.
Reale ade ad: (20222). 0 of ad: (26223): + 6 ad. ad.,
senza piedi nè coda (26224); 1 9 ad. (26225); 1 © ad. juv.,
con coda staccata (26226); 1 Q ad juv. (26227).
Cranit. 3g ad. ad. 26228 (con pelle 26222); & ad. 26229
(con pelle 26223); of ad. ad. 26230 (con pelle 26224); 9 ad.
26231 (con pelle 26225); 9 ad. juv. 26232 (con pelle 26226);
© ad. juv. 26233 (con pelle 26227).
Pelli. Rivestimento peloso lungo, ricco, con densa lanuggine,
di colore assai variabile. L’effetto d’insieme delle parti dorsali è
in generale d’ un giallino (circa « pinkish buff», Ridgway 1912,
Tav. XXIX) riccamente striolato e variegato di nero. Ma nel JT
ad. ad. 26222 il colore fondamentale è molto più chiaro, appena
«pale pinkish buff»; nella 9 26225 è meno rosato e più deci-
ssamente giallo, circa «cream color» (XVI); nella 9 26227 vi
‘è una decisa intonazione rossiccia, «cinnamon buff» (XXIX).
Il dorso del naso è decisamente giallo rossastro («clay color»,
XXIX) nelle OQ ad. juv. 26226 e 26227; negli esemplari
26223, 26224, 26225 si avvicina piuttosto ad un bruno chiaro
assai smorto (circa «wood brown», XL); nel g' ad. ad. 26222
è chiarissimo e senza alcun tono rossastro (fra « vinaceous buff »
e «olive-buff», XL).
La superficie esterna delle orecchie è, in armonia assai limi
tata col dorso del naso, decisamente bruno-rossastra (circa « sayal
brown», XXIX) nella 9 ad. juv. 26227; assai più chiara (tra
«cinnamon» e «clay color», XXIX) negli esempl. 26226 e
26223; ancora meno rossastra (circa «tawny olive», XXIX)
negli esemplari 26225 e 26224, e decisamente giallina chiara
(circa «cinnamon buff», XXIX) nel g ad. ad. 26222.
hh 0. DE BEAUX
L’ oceipite o spazio interauricolare va, in armonia colla super-
ficie esterna dell’ orecchio, da un rossastro (circa «cinnamon »,
XXIX) nella 9 ad. juv. 26226 ad un grigio giallastro appena
rosato (tra «avellanous» e «deep olive-buft», XL) nel g ad.
ad. 26229. -
La coda, mancante nell’ esemplare 26224 e staccata nel 26226,
mostra in quest’ ultimo il massimo di slavatura rossastra nei /,
intermedii dei singoli peli, ove è ad un dipresso dello stesso colore
del dorso degli orecchi; è più chiara ed assai meno rossa in
regressione crescente negli esemplari 26227, 26223, 26222, 26225,
nel quale è quasi concolore col dorso. In tutti la coda è -termi-
nalmente nera.
In una certa armonia coll’ arrossamento della coda è indub-
biamente quello della superficie esterna della gamba, secondo il
quale gli esemplari si ordinano in serie decrescente così: 26227,
26226, 26223, 26222, 26223. Per intensità di tono la superficie
esterna della gamba è generalmente meno forte della coda, ma
la supera nell’ esempl. 26227.
Sulla superficie posteriore del piede vi è pure un certo arros- —
samento, un poco più leggero che sulla gamba, il quale segue
la regressione seguente: 26227, 26226, 26223, 26225, 26222,
nel quale ultimo il colore è un giallino molto chiaro (circa
«pinkish buff», XXX). ;
Tra la superficie esterna della gamba e la antero-laterale
dell’ avambraccio esiste una certa qual correlazione armonica, ma
l’avambraccio è sempre meno arrossato della gamba; la relativa
graduatoria è: 26227, 26226, 26223, 26225, 26222.
Le superficie anteriori della mano e del piede sono sempre
chiarissime; il tono più intenso è «pinkish butf» (XXIX) nella
mano dell’ esemplare 26227; il più chiaro è giallo avorio («ivory
yellow », XXX) nel piede dell’ esemplare 26295. Generalmente
il piede è più pallido che la mano, ma nel g ad. ad. 26222
l’ultima è un tantino più pallida del primo. La serie decrescente
nei 5 esemplari a disposizione è in complesso questa: 26227,
26226, 26223, 26222, 26225.
La striscia nera sul davanti dell’avambraccio non è in corre-
lazione armonica, nè coi toni rossi, nè con quelli neri di altre
parti del corpo; essa è intensa e ben delimitata nella 9 ad. juv.
26227 e nella 9 ad. 26225; assai meno nella 9 ad. juv. 26226;
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 45
pochissimo nel © ad. 26223, e praticamente assente, ossia sol-
tanto segnata da una lieve brizzolatura nel of ad. ad. 26222.
Il ventre è giallastro (circa «cream buff», XXX) nelle Q 9
ad. juv. 26227 e 26226, più chiaro nel g' ad. ad. 26224 e nel
3. ad. 26223 e quasi bianco («ivory yellow», XXX) nella 9
ad22 962257 e nel of ad. ad. 26299.
Con sorprendente variabilità individuale ed indipendenza dal
colore esterno, la lanuggine è grigia («mouse gray», LI) negli
esemplari 26226 e 26224; basalmente grigia («mouse gray»)
ed apicalmente giallastra («cinnamon buff», XXIX) nell’ esem-
plare 26227; basalmente grigia («drab gray» XLVI) ed apical-
mente giallastra («cinnamon buff») nell’esemplare 26223; basal-
mente come nel precedente ed apicalmente più chiara (« pinkish
buff», XXIX) nell’ esemplare 26225; quasi uniformemente grigia
chiara («pale drab- gray », XLVI) nell’ esemplare 26222.
Riassumendo: Vi è una certa variabilità individuale nell’ into-
nazione generale, nell’ intensità delle marche rossastre, anche
nelle singole zone, nell’ intensità della macchia nera sul davanti
dell’avambraccio, nel colore della lanuggine. Coll’ avanzar dell’ eta
sembra aver luogo un certo quale incanutimento.
Cranii. Nel oJ ad. ad. 26228 i denti tutti sono estremamente
logori; di P, sussistono soltanto le due radici piuoliformi, ben
distanziate tra di loro; P, sta per suddividersi in due piuoli; la
porzione settoriale e la tubercolare di M, destro stanno per distac-
carsi |’ una dall'altra; la radice anteriore laterale di P, destro è
completamente denudata del proprio alveolo e la posteriore è
quasi denudata. Con tutto ciò nessun dente, o porzione di dente,
è ancora caduta. Il cranio è robusto e solidissimo, con tutte le
suture aperte.
Nel 6 ad. ad. 26230 il dettaglio dei denti è quasi completa-
mente scomparso.
Nel g ad. 26229 comincia a logorarsi il dettaglio più minuto.
Nella ¢ ad. 26231 il dettaglio più minuto è gia quasi scassato.
Nelle QQ ad. juv. 26232 e 26233 il dettaglio è ancora
integro ed il C non riempie completamente I’ orlo alveolare.
Un buon carattere per giudicare l’ età è dato, oltre che dallo
stato di logoramento della dentatura, dalla maggiore o minore
prominenza della cresta sopraoccipitale.
La forma generale del cranio è abbastanza costante, visto che
x» a A x À
di STE SET a
MR E ASL e aT
x
mento sa è invece assai ini a ind
mente dall’ età. Non vedo apprezzabili differenze di stati
sessi, sempre coll’ intesa ae massimi SE Sono
tra Vl allungamento e 0 ene soltanto pal
cranio e le dimensioni dei denti. i
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
TABELLA DI MISURAZIONE DEI CRANII
47
S'ad.ad.|gad.ad.| dad. Q ad. |Qad.juv.|Q ad. juv.
26228 | 26230 | 26229 | 26231 | 26232 | 26233
(iveheray massima 172,5 165,5 | 155 158 163,5. | 1605
Lunghezza basale si 149,3 137 139,5 146 144
Larghezza zigomatica 93 88 87 85 86,7 85,3 i
e di 51 53 51,6 54 54
cerebrale
SR 45 47,5 40,7 43,5 42,5 412
postorbitali i 2
Costrizione postorbitale 31,5 36. 28 31,5 31 33,2 i
cio | 815 | 935 | 27 28 29 292
PI lo 575 52,2 | 56 52 57 50,5
Fila dentale 1, — M, 93 86 81,7 81 87 86
Fila dentale C — M, 79 71 67 07 TASSO 70,7
CEE | ae) |e |
Lunghezza i iP ca: 22 18,2 19,9 17 19 19,5
Larghezza ton di P, ca. 9 9,8 10,2 9 9 9
Lunghezza laterale di M, 131 11,5 14 11,5 12. 12
Larghezza massima di M, | ca. 17 16,6 18,2 15,5 16,5 16
Lunghezza di M, 22 20 21,8 19 20 20,7
Larghezza massima di M, 7,6 qe 8,5 Fi TS 7,4
4
(0 0)
O. DE BEAUX ,
Canis (Thos) anthus variegatus, Cretzschm. (Thos aureus
nubianus, Cabrera, 1921). 1 esempl.
Pelle acquistata a Tobruk (26234).
Per l’abbondanza della lanuggine, questa pelle si accosta
assai a due variegatus dello Scioa e del Monte Ona in Eritrea
(Genova 4253 e 4252), l’ultimo dei quali corrisponde molto
bene tanto alla figura-tipo, quanto a quella dell’ Anderson - De
Winton. i
Una pelle di Thos anthus riparius, Hemp. & Ehr. di Assab
(4322) è invece poverissima di lanuggine e mostra, nell’ insieme,
una quantità assai maggiore di toni rossi- bruni, tanto rispetto
alla pelle in istudio, quanto a quelle di confronto, precedente-
mente citate e alle figure summentovate.
Del cranio sono conservate le punte della mascella e della
mandibola soltanto, cogli incisivi ed i canini. Le dimensioni
dentali dimostrano trattarsi di specie di modeste dimensioni -
(0, diametro massimo alla base mm. 7 di fronte a 9; 8,3; 8,5;
7,5; 8; 8 nei lupaster, precedentemente trattati).
Vulpes riippelli, Schinz ( Vulpes famelica, Cretzschm.). 1 esempl.
© ad. in pelle, senza cranio (26235).
Individuo bellissimo della forma tipica. Dorso delle orecchie
giallo rossastro («cinnamon buff», XXIX). Mano e piede quasi
bianchi anteriormente. Piante del piede color cannella molto vivo
(«cinnamon », XXIX) verso il calcagno. Punta della coda bian-
chissima per circa 100 mm. Parti inferiori quasi bianche. Fascia
giallastra tra superficie anteriore del collo e petto molto stretta
(circa 10 mm.) e molto pallida.
Attribuisco con sicurezza alla sottospecie «somalica, Thos, 1918»
(Bibl. 47) due pelli montate di Massaua (Genova, 1122 e 1124), i di cui
cranii hanno il canino in muta. Esse mostrano i colori smorti ed il pelo
ruvido, caratteristico di questa sottospecie.
Gerbillus gerbillus, Oliv. 94 esempl. delle seguenti località
(oltre Giarabub), tutte circonvicine a Giarabub: El Baharia; Gara
El Hàmra; Hatiet El Fachri; Bir El Uasti; Hatiet Er Zeroi.
In pelle: 16 oo ad (26236), di cui 8 dall’ alcool;
9 QO® ad. (26237), di cui 5 dall’ alcool;
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB LIL
10 oo subad. 26238;
8 29 subad. (26239), di cui 1 dall’ alcool;
2 oo juv. ad. (26240);
1 ©. yoy, ad, (26241).
In alcool: 10 7g ad: (26242), con 4 cranii estratti;
16 OQ ad. (26243), con 13 cranii estratti;
5 o'o', 6 9D subad. (26244), con 3 cranii estratti;
29,4 OQ juv. ad. (26245), con 2 cranii estratti;
5 QO © juv. (26246).
Il principale carattere dentale del genere Gerbillus è «di
avere nei giovani il secondo e terzo giogo del primo molare
superiore, ed il primo e secondo giogo del secondo molare supe-
riore, tutti o in parte suddivisi in due tubercoli, e di conservare
anche nella dentatura logora uno strozzamento al centro dei rela-
tivi gioghi » (Bibl. 59, p. 118).
Disponendo del materiale abbastanza ricco e svariato per età
sopra elencato, m’ interessava naturalmente di studiare il modo
e l’epoca di scomparsa per logoramento dei due tubercoli e la
fusione delle loro basi in un sol giogo, sperando di poter stabi-
lire così una semplice «formola di fusione », sicura guida nella
determinazione dell’ età dei singoli soggetti. Ma dopo numerose
prove, ho dovuto riconoscere per fallito ogni tentativo di ordinare
i soggetti secondo la formola di fusione suddetta, sia perchè anche
entro la stessa specie l’uno e l’altro giogo possono essere suddi-
visi o uniti fino dall’ eruzione del dente, sia perché la forma dei
tubercoli e dei gioghi stessi è alquanto variabile ed il loro modo
di logoramento e fusione sono assai incostanti.
Ho allora ordinato il materiale nelle cinque categorie di età
su elencate in base alle misure somatiche ed alla lunghezza cra-
niale massima dei soggetti avuti in alcool, ed alla lunghezza del
piede e del cranio nei soggetti avuti in pelle. Esemplari adultis-
simi, cioè con logoramento dei molari molto avanzato, mancano
nella serie. Ho contrassegnato col termine «adulti» gli esemplari
colla lunghezza Testa più Corpo (T C) superiore a mm. 80, ed
in questa categoria ho tenuti separati i 7g dalle 9 Q; con
«subadulti » gli esemplari con T C superiore a mm. 70; con
«giovani adulti» gli esemplari con T C superiore a mm. 60;
con «giovani» gli esemplari con T C superiore a mm. 50.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (8 Novembre 1928). 4
Pate tea I nee Neste Dw as To
Meee È — Ki è 4
50 _. 0. DE BEAUX
Gli estremi dimensionali ottenuti entro le singole categorie
sono 1 seguenti :
wot ad. TC mm. 97-80 (€ (coda) 126 - 103
P (piede) » 30-27 Gr(cranio)30 - 28,5
OfoMad TC » 93-83 C€ 123. - 105
P » 29-26 Cr PASE Bo TLS
Sg e QQ subad. TC 92192706 1A ea
P Dy 5) Cr PART)
Tg e 9 juv. ad. TC 60969 CRT
P » 28-24,5 Cr 26,2- 26
gg SO me TC FUSCO ec TRES
P VITO BR — - —
Le « formole di fusione » ottenute entro le singole categorie,
qui sotto elencate, sono contraddistinte da una lettera che pre-
cede la formola, e seguite dal numero delle dentature, sulle
quali le singole formole furono constatate. I denti sono contras-
segnati coi numeri romani II, II, I; il terzo molare III è preso
in considerazione, perchè anche su questo dente alcuni esemplari
mostrano due tubercoli distinti. I gioghi sono espressi dai numeri
arabi dietro il segno di frazione del relativo dente, e gli ultimi
denti e relativi gioghi sono segnati al primo posto, perchè il
logoramento procede in sostanza dall’ indietro in avanti. III senza
segno di frazione significa che la fusione dei due tubercoli nel
terzo molare è compiuta; I/ significa che nessuna fusione è com-
piuta nel primo molare; il segno — significa che il dente non
ha ancora fatto completa eruzione.
SIAE
) II IVE Lye (12)
Ga) NOG Sie I; To
c2) III II/s I/s (1)
db III E
een) lil a I/o
CAR) IH II/ Io (Cie)
ee I igo hee
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 54
Ogo ade
va) Il Ns) To (1)
oy OA) 6) (3) 3a sei
oo e OO subad.
@ ) 2) 5 Q); 62), @s
c 3) INT ia IO ie.)
ade) ©) ; 2) 3); .
e 2) I II/, Ws CL)
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gi) II}, II/, Io (1)
n) — II/o Ilo (1)
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Gia) d (1) see 2), A),
AI
i) uil I/, (1)
Ji
i OO) jun:
iO)
1) - ~~ — (1)
Da questo specchio risulta che le sole formole a) e b) sono
proprie degli adulti e subadulti, e che la sola formola 2), total-
mente negativa, è propria dei giovani.
Altrettanto incostanti quanto sulle superficie trituranti dei
molari, sono i segni di logoramento delle loro superficie laterali.
Su queste ultime vi sono tra giogo e giogo dei profondi angoli
rientranti, i quali risalgono fino a livello d’alveolo ed oltre,
finchè il dente è poco logoro. Ma, via via che questo si logora
sulla superficie triturante, e continua a fuoruscire «in toto »
dalla cavità alveolare, gli angoli rientranti suddetti si fanno vie
più corti e risalgono sempre meno in alto, ossia,si allontanano
dal livello d’ alveolo.
Orbene, tra gli esemplari designati come adulti, nei 36 casi
| esaminati, gli angoli rientranti risalgono in 2 casi fino ad 1/,
soltanto dell’ altezza, in 21 casi fino a !/,, in 12 casi fino a °/,
nel molare primo, e quasi a livello d’ alveolo nei molari secondo
e terzo, ed in un caso perfino a livello d’alveolo nel molare
primo.
Or
ho
O. DE BEAUX
Nei 19 casi esaminati tra gli esemplari designati come subad..
gli angoli rientranti risalgono, nel molare primo, fino !/, in un
caso, ad 1/, in due casi, a */, in dodici, a */, in quattro.
Nei 3 casi esaminati tra gli esemplari designati come juv. ad.
gli angoli rientranti risalgono a 3/, d’ altezza.
Ma le formole c 3 e g della nostra tabella insegnano pure,
che anche il giogo anteriore di M, può mostrare due tuber-
co'i ben distinti, anziché un g0090 antertore unito, e dico
« giogo anteriore », perché in 5 casi su 50 esaminati esiste un
vero e proprio « giogo posteriore » di M,, che in un ad.
ed in un subad. mostra a sua volta due distinti tubercoli,
mentre in un altro caso il giogo é sviluppato nel terzo
molare sinistro, ma non nel destro.
Riassumendo: Il modo e la velocità. di i dei
molari nel Gerbillus gerbillus di Giarabub sono ampiamente
variabili. Il primo molare mostra tre gioghi trasversi, ciascuno
dei quali è generalmente derivato dalla fusione di due tubercoli;
il secondo molare mostra due gioghi trasversi come i precedenti;
il terzo molare mostra due gioghi trasversi, che possono essere
derivati ambedue dalla fusione di due tubercoli; però il secondo
giogo permane generalmente allo stato di tallone, e può anche
più o meno completamente mancare.
Misure craniali. — Nella tabella seguente dò le misure
craniali di 5 esemplari scelti tra le categorie per età.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 53
+
Sad. | subad.|. Q ad. | QO subad.| QO juv.ad.
ri 26236 - a | 26238 - b | 26237 - c | 26239 — d | 26241 — e
Lunghezza mediana massima 30 29;2 28,7 ZIO 26,5
Lunghezza diagonale massima 29,5 | 29 29 AZIO
Lunghezza condilo-incisiva 26.5 25,5 25 ZELO CITI
Larghezza zigomatica 16,5 16 15,7 15 ca. 14
Lunghezza dei nasali 11,5 10,8 0105) 9,7 9,1
Costrizione interorbitale SUD 5,8 SIL 5,0 9,3
Larghezza della cassa cerebrale 13,6 13,5 13,6 13,2 13
Larghezza massima tra i margini
esterni del meato uditivo 15,4 lo 15 14 13/8
Lunghezza orizzontale basale 3
della lastra zigomatica 3,8 3,6 4 3,9 3,
Fori palatini anteriori 4,2 4,2 ESE 4 3,9
Fori palatini posteriori — 2 ZA 9 253 1,5
Diametro orizzontale massimo | 10 97
della bulla 10,3 Lo 28 2
Diametro massimo assoluto
della bulla Sol | LI ne it
Fila dei MM superiori SIT 4° 4 3,7 3,9
Colorazione. Sono prese in considerazione soltanto le pelli
preparate dal fresco, in tutto 31.
Nell’ intonazione generale delle parti superiori di 98 adulti e
subadulti posso distinguere due serie, d'altronde molto aftini tra
di loro, e cioè una più rossastra ed una più bruno-giallastra. La
serie rossastra va da un tono intermedio tra «sayal brown» e
«cinnamon », XXIX, ad un «clay color», ibidem, lievissimamente
54 I O. DE BEAUX
rosato. La serie bruno-giallastra va da un tono intermedio tra
«tawny olive» e «clay color», XXIX, ad un tono intermedio
tra «isabella color» e «honey yellow», XXX.
I 3 juy. ad. a disposizione stanno ad un dipresso tra « clay
color » e «honey yellow».
La striscia obliqua, di colore, tra l'occhio ed i lati della nuca
è presente in tutti i soggetti. E naturalmente più evidente in
quelli più scuri e rossastri.
La macchia sopraoculare e la postauricolare bianche sono
ovunque ben distinte.
La superficie ventrale della coda è candida, come le parti
inferiori della testa e del tronco e gli ‘arti.
Il ciuffo terminale della coda è distalmente e dorsalmente
tutto al più grigio-topo («mouse gray », LI).
Dipodillus dodsoni, Thos. 34 esempl. di Giarabub e delle
località circonvicine: Hatiet El Fachri; Hatiet Er Zeroi; Hatia
El Tamma.
In pelle: 2g ade ad: (26247);
6 oie ad (26248) ;
Yet Cs aol, TOY. (26249) ;
2 oo juv. ad. (26250) ;
NOLO (26250:
2 9 9° ad. juv + (06252);
In alcool: 8 oo ad, (26253);
A So ad. juv. i (26254);
I g juv. ad. (26255);
1
Ov ad) 20 Oa du 20250).
Il presente materiale è suddiviso nelle 4 categorie per età
sopra segnate, esclusivamente in base al grado di logoramento
dei molari.
Sono considerati come « adultissimi » gli esemplari nei quali
il punto di massima larghezza della corona dentale, che corrisponde
al punto più alto degli angoli rientranti della superficie laterale,
é già molto distante dal margine alveolare; gli angoli rientranti
risalgono appena ad !/, d'altezza verso il livello d’ alveolo; il
giogo anteriore di M,, visto di davanti, si restringe poco o punto
verso la sua superficie triturante.
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB 55
=
«Adulti» sono gli esemplari, nei quali 11 punto di massima
larghezza della corona dentale non dista ancora molto dal mar-
gine alveolare: gli angoli rientranti della superficie laterale dei
denti risalgono fino a circa mezza strada verso il livello d’alveolo;
il giogo anteriore di M,, visto di davanti, va energicamente
restringendosi verso la propria superficie triturante.
«Adulti giovani» sono gli esemplari, nei quali il punto di
massima larghezza della corona dentale dista di poco dal margine
alveolare; gli angoli rientranti della superficie laterale risalgono
fino a circa */, dell’ altezza verso il livello d’ alveolo; il giogo
anteriore di M,, visto di davanti, appare tuttora assai a punta
verso la propria superficie triturante.
«Giovani adulti» sono detti gli esemplari, nei quali nulla
della radice dentale è ancora uscito dall’ alveolo; il punto più
largo della corona è quindi pochissimo distante dal margine
alveolare e gli angoli rientranti della superficie laterale risalgono
quasi fino a livello d’ alveolo.
Entro queste quattro categorie di età ho constatato le « for-
mole di fusione dei tubercoli in un solo giogo» sotto segnate. E
tenuto conto di M,, perchè l’unico suo giogo mostra uno strozza-
mento bene evidente al centro in 1 © juv. ad. in alcool (26255),
1 g ad. juv. in alcool (26954), 1 g” ad. in alcool (26253), 1 9
ad. juv. in pelle (26252). In due soli esemplari, e precisamente
in 1g ad. in pelle (26248) ed in 1 © ad. juv. in pelle (26252),
vi é un residuo di tallone sul M, di destra. Il segno — significa
che vi è ampia comunicazione tra’ due gioghi contigui dello
stesso dente.
Tg ad. ad. (2 esempl.)
a 1) II Ue
TS e LL ad. (18 esempl.)
di) III HS I/32 ( 2 esempl.)
b 1) UE Ile. eC coca)
De) Ill W/o code)
Cola HI BYE Ro)
)
dl) III II/o I}, Gul »
ae Bee)
pasa
wo ILE
56 1 O. DE BEAUX
Sdi e QQ ad. juv. (10 esempl.) —
5) (4 esempl.) ; c 2) (6 esempl.)
Sg juv. ad. (3 esempl.)
B) 622)
Gli estremi somatici entro le quattro categorie per età, e
tenuto conto dei soli esemplari avuti in alcool, sono i seguenti:
SCO Oa ade SEN
So ad. (9 esempl. ) TC mm. 104 - ‘9h
Cc » AAD HA
P » 27,5 - Das
O (orecchio) » 16 - 14
OQ ad. (3 esempl.) TG o = ae
C » 135,5- 130
P Di DO
0 E ii
" Sg e 29 ad. juv. (7 esempl.) TC peared bees fo)
i C » ASD MO
P pin D7 een
0 i=) 16 - 12,5
S juv. ad. (1 esempl. ) TG Te Aan)
C I
P » oh
0 » 11
Gli estremi della lunghezza condilo-incisiva del cranio,
entro le varie categorie, sono i seguenti: i
Cx ade ade ( 2 esempl.) MOM LO ely
Td ad. (12 DA) » 28,2 - 26
Q Q sad. : ( h) » ) » 28 - 27
SO UVA Mao) 292-820
Sg juv. ad. (3 DAS) Woes ae ak
| ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 57
L’esame del modo di logoramento dei molari, in relazione
colle dimensioni somatiche e craniali, dà in questa specie un
quadro assai meno disarmonico che nella precedente.
Nella tabella seguente dò le misure craniali di 5 esemplari
scelti tra le 4 categorie per eta. —
c'ad.ad. | ad. juv.| QO ad. |Q ad. ni ad.
26247 - a | 26254 - b| 26251 — c | 26256 - d 26255 - €
digli x mediana mm. 31,9 See lis a 3058 30 27
ae condilo- incisiva | 28 28,45. | 27,9 27,2 23,9
Larghezza zigomatica - 16,5 17,2 16,5 16,4 14,8
Lunghezza dei nasali 12 12,5 nel LIS dix
ri inferorbitale 6 5,5 . 5,7 5,4 5,4
Larghezza massima
della cassa cerebrale 14 si 14,9 ai o
Altezza dal vertice al punto
più basso della bulla Il 11,6 10,8 10,7 11,1
Fori palatini anteriori 9,9 5 DO 4,5 4,1
Fori palatini posteriori 2,3 2 Did de. 1,8
. Lunghezza massima della bulla 10,3 10 10 9,7 8,9
| Altezza massima della bulla 15) 7,8 a5 6,8 6,4
Larghezza massima 146 13.4
sui meati uditivi 5 ue | ee le 3
Lunghezza della fila-dei molari
4,5 DOO CAP) 4,5 4,4
superiori
LO Di
DÒ O. DE BEAUX
On
Colorazione. Tengo conto soltanto degli esemplari messi in
pelle dal fresco, complessivamente 11, e riunisco in un sol gruppo
tutti gli adultissimi, adulti e adulti giovani, complessivamente 10.
In questo gruppo distinguo una serie più gialla, composta di
7 esemplari, nella quale il colore delle parti superiori varia da
un «tawny olive» (XXIX), lievissimamente arrossato ad un «clay
color » (ibidem), lievemente più neutro; ed una serie più rossa
composta di due esemplari (26251 - 7 e 26252 - g), le parti
superiori dei quali corrispondono nell’ esemplare f ad un «sayal
brown» (XXIX), lievemente vinato, mentre che nell’ esemplare g
sono un poco più gialle e meno vinate. Nel gd? juv. ad. 26250 - h
le parti superiori sono di colore bruno legno («wood brown», XL).
Nell’ altro co juv. ad. 26250 - z il dorso è bruno legno misto di
giallo, mentre le parti laterali. sono gialle « cinnamon buff »
(XXIX). Una colorazione consimile mostra, forse per un fenomeno
di muta anormale, il 97 ad. 26248 - e..
Del resto, le parti superiori laterali sono sempre meno scure
e più gialle del dorso. La linea di demarcazione tra parti supe-
riori ed inferiori, candide, è abbastanza netta.
Mano e piede sono bianchi.
La coda, ben rivestita di peli assai rigidi e folti, in modo da
celare quasi completamente le squame, è dorsalmente concolore
col dorso nella metà prossimale, ed ornata di peli foschi
(«fuscous », XLVI), vie più allungati distalmente, nella meta
apicale; ventralmente la coda è bianca fin verso l'estremo apice,
che è bianco grigiastro. |
Vi sono: un cerchio circumoculare biancastro poco distinto;
una macchia bianca tra occhio ed orecchio, un poco meglio
distinta, ed una macchia postoculare bianca, assai nitida.
La striscia curva, concolore col dorso, tra regione mistaciale
ed orecchio è assai larga, ma poco nitidamerte delimitata. Manca
una macchia scura sul dorso del naso, il quale è più chiaro del
vertice, che è a sua volta concolore col dorso.
L’ orecchio, praticamente nudo, porta scarsi peluzzi giallastri
sulla sua superficie esterna e biancastri sull’ interna.
Le vibrisse mistaciali superiori e posteriori, più lunghe, sono
fosche, e quelle inferiori ed anteriori, più brevi, sono bianche
argentate.
Il colore dell’ integumento del padiglione è, come dimostrano
ESPLORAZIONE DELL QASI DI GIARABUB MRO)
i soggetti in alcool, chiaro alla base e grigio livido all’ apice e
lungo il margine posteriore. Lo stesso colore grigio-livido, occupa
tutta la porzione basale, non granulosa, della pianta dei piedi.
Il pelo del dorso raggiunge sulla groppa la lunghezza di
circa 18 mm. I peli più lunghi del ciuffo terminale caudale
«misurano al massimo 16 mm.
Osservazioni. Il presente grosso Dipodillo, a pianta comple-
tamente nuda, con 6 tubercoli, pelo piuttosto lungo, ciuffo cau-
dale ben forbito, orecchio grigiastro nel secco e di medie dimen-
sioni, dimodoché, ripiegato in avanti, cuopre |’ occhio per meta,
corrisponde molto bene alla descrizione-tipo del dodsoni, Thomas,
1902 (Bibl. 41), della Tripolitania non costiera, dal quale non
credo possa essere in verun modo distinto.
Anche indipendentemente da cid, |’ attinenza del Dipodillo di
Giarabub al gruppo «campestris, Levaillant » (v. particolarmente
Bibl. 22, p. 498) è altrettanto sicura.
Allo stato attuale delle nostre cognizioni questo gruppo com-
prende 6 forme, di cui due sono considerate, non so se a torto
- od a ragione, come specie distinte: D. c. campestris, Lev. a
pelo piuttosto corto, nell’ Algeria costiera a nord dell’ Atlante;
D. c. cinnamomeus, Cabrera, 1916 (Bibl. 4), più grande e più
intensamente rossastro, nel Marocco costiero; D. c. roszikae,
Thomas, 1908 (Bibl. 43), simile alla forma tipica, ma di colore
più chiaro, nell’ Algeria a sud dell’ Atlante; D. dodsoni, assai
grande, a pelo piuttosto lungo nella Tripolitania, Sirte e Cire-
naica non costiera (Giarabub); D. c. riparius, Cabrera, 1922
(Bibl. 7), forma probabilmente locale, molto scura di Jebala nel
Marocco spagnuolo; D. /oweiî, Thomas & Hinton, 1923 (Bibl. 56),
altra forma alpestre piuttosto grande e molto scura del Darfur
nel Sudan anglo-egiziano.
Meriones libycus, Licht. 65 esempl. di Giarabub e delle località
circonvicine: El Baharia, Hatiet Er Zeroi, Hatia El Tamma.
Ingpelle > 307 ot ad. ad.) (26250).
8 sig ad. (26258);
2 J subad. (26259);
4 O° ad. ad. (26260);
i. 2 OF ade (26261);
6 9@ subad. (26262);
60 O. DE BEAUX
In alcool: 1 o ad. ad.; 4 oo ad.; 3 Tg subad.; 2 dI
juv. juv. (26263);
3 292 ad.:8 QQ subad.; 1 9 juv. (26264);
1 cranio solo ad. di sesso indeterminato (26265).
Le 5 categorie per età, nelle quali ho suddiviso il presente
materiale, sono abbastanza distinte.
Negli «adultissimi » la corona dei molari è già piuttosto bassa;
M, è poco più alto di M,; la corona dei MM è più larga sulla
superficie triturante che a livello d’alveolo; gli angoli rientranti
dei MM non risalgono che a metà altezza, o meno, della super-
ficie laterale dei denti; le figure della superficie triturante di M,
e M, cominciano a comunicar tra di loro. =
Negli «adulti» la corona dei molari è ancora alta; M, è
distintamente più alto di M,; la corona dei MM è presso a poco
di larghezza uguale sulla superficie triturante ed a livello d’ al-
veolo; gli angoli rientranti dei MM risalgono quasi fino a livello
d’alveolo sulla superficie laterale dei denti; le figure sulla super-
ficie triturante di M, e M, sono in generale nettamente separate
tra di loro. Te i
Nei «subadulti» la corona dei molari è alta; l'altezza ante-
riore di M, misura il doppio dell'altezza di M,; la corona dei MM
è assai più larga a livello d’alveolo che sulla superficie tritu-
rante; gli angoli rientranti dei MM penetrano fino dentro I al-
veolo sulla superficie laterale dei denti; le figure sulle superficie
trituranti dei MM sono più o meno regolarmente triangolari o
losangiche, ossia relativamente assai più lunghe e meno larghe
che negli adultissimi, nei quali hanno forma più o meno elissoide,
schiacciata in senso antero-posteriore.
Nei «giovani» M, è appena entrato in funzione. La figura
media di M, è tomi Gli incisivi sono tuttora piuttosto sottili
e rivestiti Dit - di smalto giallo pallidissimo, anzichè
giallo aranciato.
Nei «giovanissimi» hanno fatta eruzione soltanto M, e M,;
la figura media di M, è rombica; gli incisivi sono sottili, aguzzi
e rivestiti ona di scolo incolore.
Gli estremi delle misure somatiche, per le quali ho tenuto
«conto soltanto degli esemplari giunti in alcool, sono i seguenti:
| Jd ad. ad. (2 esempl.) TC mm.
oe
Po
0 »
agi = (C3 esempl) TC >
(BRR
P »
; x 0 s
oii subad. (3 esempl.) TC »
: i oO
P »
; Po.
oo juv. juv. (2 esempl.) TC >»
Gee
P Bai)
0 >»
OO ad adi «C2 esempl. 91 G >
| Gi
È 1°
: 0
OO ad. =. (10 esempl.) TC >
cae dei
P »
eo 3 0 »
QQ subad. (8 esempl.) TC »
EC
IP
: ; i 0. 5
CE uv (1 esempl.) TC »
Lar È Gi»
Pit»
0 »
Al precedente specchietto degli estremi somatici è opportuno
aggiungere lo specchietto parziale seguente delle due lunghezze
TC e C, il quale dimostra vieppiù chiaramente, che la lunghezza
| ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
146. -
148 -
36 È
Dr
116,5 -
150 -
BG) =
10
143
140 (2)
34
17
115
128
39
16,5
110
113
32,3
15,5
oi
EZIO li det A.’ re Ores PERE SNe AREE LITE PI
62 i O. DE BEAUX
relativa della coda è assai incostante e che è impossibile decidere,
* se il Mertones di Giarabub vada attribuito alla forma tipica o
E alla forma libycus caudatus, Thomas, 1919.
3
Bi. In 3 FI ad. TC:C = 139:138; 146,5: 146,5; 146: 156.
si In 3 QQ ad. TC:C= 131: 134; 117:130; 134: 153.
F Colorazione. Nell’ esame dei colori è tenuto conto esclusiva-
3
È mente dei 22 esemplari direttamente preparati dal fresco.
La colorazione d'insieme delle parti superiori degli adultissimi
ed adulti è un giallo bruno rossastro, scarsamente e finamente
brizzolato di nerastro, che va, nel suo effetto complessivo da
«sayal brown», XXIX, a «tawny olive», ibidem.
Nei subadulti l’effetto d'insieme, giallo bruno grigiastro,
varia tra «avellanous», XL, a «light drab», XLVI. La diffe-
renza tra adulti meno rossastri e subadulti meno grigi è piuttosto
ui scarsa.
i La macchia postauricolare bianca è assai ben marcata.
È Il ciuffo della coda s’ inizia dorsalmente in generale a metà
È: lunghezza della coda stessa, ma in 8 esemplari adultissimi, o
a adulti, peli neri ed allungati spesseggiano quasi fin dalla radice
della coda; i peli apicali misurano mm. 7,6 - 7,7.
Nei peli distalmente bianchi delle parti inferiori è sempre
i riconoscibile la porzione basale grigia ardesia; ma la sua intensità
è assai variabile individualmente, senza -riguardo all’età; in
A una ad. ad. i peli possono quasi dirsi bianchi fino dalla base.
È Nei due giovanissimi in alcool la colorazione è in tutto e per
tutto identica agli adulti arrossati per permanenza nello stesso
liquido, e mostra già i contrasti spiccatissimi tra le parti supe-
riori, le parti inferiori ed il nero della porzione distale della
coda. Appare perciò sicuro, che il Meréones acquista prestissimo
una colorazione molto somigliante a quella dell’ adulto.
Cranio. La seguente tabella dà gli estremi delle principali
misure dei cranii, ordinati secondo Veta. Non tutti i cranii elen-
3 cati permettono di prendere ogni singola misura; tuttavia la.
tabella dà risultati assai solidi e controllabili sulle misure del
cranio 26265, di sesso sconosciuto, ma in perfetto stato di con-
servazione.
2
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
OAI}IpN o}EAw |l
Sl
me
< Ge BO (ie Si ESE VE to ee dea n an
SF ge - 67 O -g¢ |g LG Te ay 000 |( «e | =e a es
‘ ‘eu | ef ‘ os . ‘ ‘ ‘ ‘ OAI}IPN OJBaW je IUENEpP 0}ua wEIjuoSla
SI 1- FI |IE1-IGl |SFI-SSI LI ul gr las ea ee ee eee
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7 = gil oe gle ae 67 —1'¢ lee -ciq ge gie oe aie eee
Gr Dea a sl & DE L 9 i 9 SE; SL iuejed Ivo} lap ezzaySun]
05 G61 —S0% | 908 — 983 ella 6% Sé ae ca | SIS-L'S | Ses- a | Inupn nesw ins ewIssew ezzaysieq
= 9 is = SL VS ee ls 5, 9 li as (o eee 9E}IqJ0J8}U] 8U01z/4)509
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ni del me ds | Pe weds ‘pegns 90 pupe do
| (SPIRIT POR I i se qa Lt alli
64 0. DE BEAUX
Le dimensioni del triangolo sopra il meato uditivo sono
ampiamente variabili e lasciano esse pure aperta la questione,
se il Meriones di Giarabub sia in realtà identico al libycus
tipico o al libycus caudatus, Thos. Nel dubbio, e per ragioni
zoogeografiche, preferisco adoperare il nome specifico puro e sem-
plice, intendendo con ciò di considerare come assimilabile alla
forma tipica il Merzones di Giarabub, e forse anche rivedibili le
sottospecie da essa separate.
Sul cranio del giovanissimo nulla posso dire, perché l'estrazione
del medesimo non appare consigliabile nei due esemplari ottenuti.
La metamorfosi postembrionale, abbastanza vistosa dall’ età
giovanile all’ adultissima si compie mediante moderato allunga.
mento e deciso stiramento all’ indietro della regione parieto-occi-
pitale, che comporta abbassamento del profilo parietale, aumento
della distanza minima tra bulla e fila dentale e spostamento
all’ indietro del punto più basso della bulla stessa; notevole
allungamento ed irrobustimento dell’ arcata zigomatica, accompa-
gnato da ampliamento della lastra. anteriore della medesima:
moderato allungamento del rostro nella sua porzione prezigomatica,
ma notevole allungamento del diastema e rilevante incremento
d'altezza del rostro stesso, dimodochè la massima altezza rostrale,
senza l’incisivo, è molto più della metà della massima altezza
craniale attraverso la bulla nell’adultissimo, mentre era la metà
di detta altezza nell’ adulto e molto meno della metà nel suba-
dulto, e nel giovane. Coll’ aumento d’ altezza del rostro è conco-
mitante il notevole aumento d’altezza della regione fronto-orbito-
molare, cosicchè il vertice del cranio procede dall’ età giovanile
all’ adultissima dalla regione parietale posteriore verso la regione
interorbitale. Anche nell’ altezza della branca ascendente della
mandibola si verifica naturalmente un notevole aumento di
altezza relativa.
Nei Gerbillus e Dipodillus precedentemente trattati, la metamorfosi
postembrionale del cranio si compie in modo assai somigliante a quello
testè descritto.
Mus musculus orientalis, Cretzschm. 78 esempl.
In pelle: 3 dg, 2 QQ ad. ad. (26266);
9 TS, 10 OO ad. (26267):
799, 7 OQ ad. juv. (26268);
ICON. (26269);
TRASI
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 65
miao 1 ot 40 ad. ad.~ (26270);
Sigg 8 © oO. ad: (26271);
es, 712 Onad. juve, (26272).
6 Jo, 6 OQ juv. juv. (26273).
Per la distinzione del presente materiale nelle categorie di
età sopra segnate, mi sono basato esclusivamente sulle formole
di logoramento dei molari, quali le ho escogitate ed applicate
nello studio sugli Apodemus (Bibl. 9). Rammento che nelle
formole è registrato il logoramento della cuspide centrale del
primo molare superiore e delle cuspidi corrispondenti dei molari
-2°e 3.°Il primo segno delle formole si riferisce al primo molare,
il secondo al secondo, il terzo al terzo. 0, significa che la cuspide
è scomparsa per logoramento; tr, che ne esistono ancora tracce;
_ ml, che è molto logora; al, assai logora; 1, logora; pl, poco
logora; gz, quasi integra; 7, integra; — che non è ancora en-
trata in uso.
Misure somatiche e craniuli. Nelle prime è tenuto conto
soltanto degli esemplari ricevuti in alcool.
RADIO cad. ad.
Formole di logoramento: 0 0 0 — ts tr tr.
TC mm. 96 -- -73 C mm. 100 - 81
P Vo 7 0 » 155s 511055
Cr (lunghezza condilo-incisiva) 23-21 (7 esempl.).
15 9g, 15 OO ad.
Formole di logoramento : ml tr tr e al mlo — LUI
TG. mm; 9072-71 C mm. 88 - 72
P » 20. - 16,5 0 d Ii
Cr» 23,3- 20,3 (26 esempl.).
neti. te OO ad. juv:
Formole di logoramento: 11 pl — pl pl pi.
TG mm. 81-62 C mm. 88 - 63
P AVESSE LD) 0 yy orse I
Gre 26-85 21 esempl.):
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LII (8 Novembre 1928). 5
18)
(Pie I |
ENS NOME CPST NEEVA RON ROE ORE, RI REE
debe na
SR SOR A RIE QNT RIOT, GAIA A NE MI
66 O. DE BEAUX È
290,3 OQ juv.
Formole di logoramento: gi gi pl — ii è.
TGCom LOS ‘CG mm: 69.056
P IR Os 10) 0 » 12005
Cr» 18,5- 18,3 (2 esempl.).
8 14 2 SO JUV. Uv
Formole di logoramento: dé — — i — —
TC mm. 52 - 42,5 Cmm. 60 - 39
P oe VE) ig eee 105 205
Misure craniali della Q ad. ad. 26266 - a:
Lunghezza massima ca. . : . mm. 24
Lunghezza condilo-incisiva . i oD ede
Larghezza zigomatica . oe va 12,8
Costrizione interorbitale . RI BEN jel
Larghezza della cassa cerebrale . ra LO)
Altezza della cassa cerebrale. al centro. » 7,5.
Lunghezza dei nasali . : ; PIMS)
Forami palatini . ; : È AES a)
Diastema i : 5 : - Sissa 6,4
Lunghezza massima della mandibola . » 13
Lunghezza della fila dei molari superiori » © 4
Lunghezza della fila dei molari inferiori » 3,5
Dalle misure sia somatiche che craniali risulta che il Mus
musculus orientalis di Giarabub può raggiungere dimensioni
assai notevoli per la specie (confr. Bibl. 32)...
Rivestimento peloso e sua colorazione. È tenuto, per il
momento, conto soltanto degli esemplari preparati dal fresco.
Questi sono: 1 ad. ad. (26266), 5 ad. (26267), 2 ad. juv. (26268),
1 juv. (26269).
Il pelo è piuttosto lungo ed abbondante. Sulla groppa varia
secondo gli individui da mm. 6,5-8 di lunghezza, ma nelle 9
ad. 26267-a misura soli mm. 5,5. Questa 9 è anche notevole
per il suo colore molto chiaro e grigio, che nelle parti superiori
corrisponde a «light drab», XLVI, mentre nelle parti inferiori
è bianco lievemente vinato, «tilleul buff», XL.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 67
Nelle Q juv. 22669 la colorazione giovanile scura, poco gialla
e molto grigia è ancora evidentissima: le parti superiori sono
all’ incirca brune-oliva chiare («light brownish olive, XXX), e le
inferiori stanno tra grigio topo («mouse gray», LI) e «light drab».
Gli altri 7 esemplari formano una serie continua, che va da
un tono più giallo, «isabella color», XXX, ad un tono un poco
meno giallo, «drab» (XLVI); mentre il colore delle parti infe-
riori va in una serie scarsamente parallela alla precedente, da
un tono intermedio tra giallino rosato («pinkish buff», XXX)
e giallino vinato («vinaceous buff», XL) ad un tono, che sta
tra un bianco olivastro («pale olive buff», XL) e bianco gri-
giastro («pale smoke gray», XLVI).
A giudicare da questa ristrettissima serie il topo di Giarabub
sembra essere assai chiaro e più giallo che grigio-bruno. Infatti
nessuno degli esemplari di Giarabub può «nascondersi» per il
colore delle parti superiori ed inferiori nelle modeste serie di
topi preparati dal fresco di Ginevra (3 esempl.), Genova (10),
Isola del Giglio (8), o Sardegna di
Nomenclatura. — I nomi di veri Mus più comunemente
usati per i topolini dell’ Africa settentrionale-orientale sono:
algirus, Loche; spretus, Lataste; bactrianus, Blyth; orientalis,
Cretzschmar; gentilis, Brants.
I due primi si riferiscono all’ Algeria soltanto. Restano quindi
per |’ Africa più propriamente settentrionale-orientale i nomi
bactrianus, or ientalis, gentilis.
Di questi tre dactrianus è ormai so. a forme asiatiche
soltanto (Bibl. 58 e 51).
Degli ultimi due nomi, considerati unanimemente come rife-
rentisi a sottospecie di Mus musculus, orientalis, Cretzschmar
data dal 1826, mentre che geniilis, Brants è del 1827. La data
1828 riportata per orientalis, Cretzschmar dall’ Anderson e De
Winton, 1902 (Bibl. 1), e Bonhote, 1909 (Bibl. 2), è errata!
Occorre dunque anzitutto vedere se gentilis ed orientalis si
riferiscano realmente a due differenti sottospecie di musculus.
M. m. orientalis sarebbe (secondo la descrizione originale
e l'opinione di varii autori, fra i quali il Bonhote, Bibl. 2 e 3),
piuttosto scuro, bruno-grigio nelle parti superiori e più o meno
grigio nelle parti inferiori; mentire gentilis, Brants (confr.
ct Listino i ROTA PSR PRETE ARI be di we pini e ae ats See = ae ix
LR
3 68 0: DE BEAUX
Bibl. 1, 2, 3 e 12) sarebbe piu chiaro e piu fulvo del precedente,
con parti inferiori bianche fino alla base dei peli.
Oldfield Thomas distinse nel 1919 (Bibl. 51) per P India un _
gruppo di topi mesculus «di un colore di tono comunque grigio
o bruno» ed un gruppo dactrianus di colore « più o meno
desertico («sandy»), con pancia bianca», ma espresse contempo-
raneamente il dubbio «che i due gruppi potessero confondersi
attraverso forme quali il Mus musculus gentilis dell’ Africa
settentr., Arabia etc.». Con cid è implicitamente riconosciuto che
gentilis non è nè costantemente scuro, nè costantemente chiaro,
nè ha le parti inferiori costantemente bianche o costantemente
grigie.
Nello stesso lavoro il Thomas descrive il minuto topolino di
Aden sotto il nome molto significativo di gentilulus, e rileva che
È questo ha colore desertico sul dorso, e che le sue parti inferiori
| possono essere del tutto bianche, o bianche con base dei peli
grigia, o ocracee smorte con base dei peli ‘grigia, come al Mus
musculus, che frequenta le case.
Ma con ciò è evidentemente tolto ogni oe diagnostico ai
caratteri distintivi tra gentilis, Brants ed orzentalis, Cretzschmar ;
gentilis va considerato come sinonimo di orientalis.
‘Quanto già precedentemente rilevammo per il materiale pre-
parato dal fresco a Giarabub, conferma perfettamente la convi-
venza ed indistiguibilità di forme più o meno chiare sopra e più
o meno giallo-grigie o bianche sotto. E .se estendiamo ora il
nostro esame alle 30 pelli di Giarabub preparate dall’ alcool a
Genova, utilizzandole per quello, che ancora realmente valgono,
possiamo dire che 5 delle 30 hanno le parti inferiori completa-
mente bianche, che 23 le hanno assai chiare, e soltanto due
decisamente grigie. Possiamo inoltre dire, che da un colore delle
parti superiori assai chiaro, si passa senza ‘alcun salto al colore
assai scuro dei due esemplari a parti inferiori grigie; ma che dei
5 esemplari a parti inferiori bianche 2 soltanto sono superior-
mente chiari, mentre 3 raggiungono quasi il massimo d’intensità
di colorazione raggiunta dall’ intera serie.
Certamente noi non possiamo escludere 1’ ipotesi di una
importazione a Giarabub di topi del tipo più prettamente musculus,
dalla costa, o anche da più lontano (im. azoricus, Schinz.), a
mezzo di autotrasporti di viveri, o altro; ma ci sembra comunque, -
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 69
che l’influenza di questa possibile importazione non si faccia per
ora molto sentire, o che le sue conseguenze si sommergano
abbastanza rapidamente nella forma locale, di modo che possiamo
riconoscere al topo di Giarabub un rango sottospecifico, special-
mente in considerazione delle dimensioni craniali assai forti, che
può raggiungere.
In sostanza io penso che nell’ Africa settentrionale-orientale il
Mus musculus si conservi, o divenga di tipo «europeo » nelle
città e nelle località costiere e anche interne con attiva impor-
tazione dell’ Europa; mentre che si conserva, o diventa, di tipo
desertico (orientalis) ove l’ambiente lo esige e |’ importazione
di veri musculus non è troppo intensa e attiva. Con ciò non
faccio che completare ed ampliare le idee già esposte da Lataste
nel 1885 (Bibl. 27), De Winton nel 1902 (Bibl. 1).
Mus spec. 1 esempl. 9 juv. juv. in alcool.
Formola di logoramento dei molari: ¢ è — . M, è presente,
ma non ancora entrato in uso. iy
Misure somatiche. TG mm. 53,5; C 68; P 17,5; 0 12.
Misure craniali.
Lunghezza condilo-incisiva . . mm. 18,5
Larghezza zigomatica . i cai,
Costrizione interorbitale . sf asl
Larghezza della cassa cerebrale . VR AT al
Altezza della cassa cerebrale al centro. » 8,8
Nasali incompleti
Forami palatini ‘ . i ; : aces) Le
Diastema È i ; È ; 8
Lunghezza massima della mandibola |.» 11,5
Lunghezza della fila dei molari superiori.» 3,7
Lunghezza della fila dei molari inferiori » 3,4
Confrontando le misure somatiche del presente topo con quelle
"precedentemente constatate per il Mus musculus orientalis, si
vede che esse superano di poco i massimi dei suoi coetanei e
precisamente di mm. 1,5 per TC; 8 per G; 0,5 per P; 1,5 per 0,
ma che rientrano negli estremi accertati per i giovani con for-
TR A,
Sia ah ie ae
70 O. DE BEAUX
mole di logoramento gi gi pl — è è î, ai quali il presente
esemplare si avvicina moltissimo per lo stato di sviluppo dei
propri denti. Soltanto il piede è in realtà un poco più lungo ed
anche più robusto che nei 10 esemplari di juv.-juv. juv. di
M. m. orientalis esaminati.
D'altronde i cuscinetti delle piante sono perfettamente di .
musculus. I tubercoli accessorii marginali dei cuscinetti situati
alla base del 1° e 5. dito sono evidentissimi ; manca ogni
macchia nero-livida sulla pianta.
La mano è perfettamente di musculus.
L’orecchio in nulla della sua forma o rivestimento si i distingue
da quello di questa specie.
Il rivestimento peloso generale è identico a quello di musculus.
La coda assai lunga e grossetta è quella di un giovane molto
ben nutrito, ma non mostra alcun carattere differenziale dal
musculus. |
Il cranio invece mostra un miscuglio di caratteri tale, da
avermi obbligato a trattare separatamente il presente soggetto.
Negli incisivi superiori manca la solita intaccatura dietro al
taglio, ma questo fatto si verifica non molto raramente anche
nei musculus europei, asiatici ed africani, come ho constatato
sul materiale di studio e confronto a mia disposizione.
I molari, sia superiori che inferiori, in nulla si differenziano
da quelli dei Mus musculus di Giarabub precedentemente trattati.
Lo stesso dicasi della bulla, della lunghezza condilo-incisiva,
della lunghezza foramen magnum — Punta posteriore del
palato, dei forami incisivi, del Diastema, della lastra anteriore
dell’arcata zigomatica, della lunghezza, larghezza e forma del rostro.
Ma la cassa cerebrale mostra, oltre ad una notevole larghezza,
un’ altezza talmente esagerata (mm. 8,8 di fronte a 7,5 nella 9
ad. ad. di M. m. orientalis misurata a p. 28), da fare apparire
il presente cranio come zl giovanissimo d’ una Snacie assai
più grande del musculus.
Senonchè io non conosco una specie assai più grossa del
musculus, con caratteri e dimensioni dentali identici a quest’ ul-
timo. Nè lo conosce il Wettstein (Bibl. 59), al Mus spec. del
quale non posso certo riferire il presente esemplare, data la lun-
ghezza di mm. 5 dei suoi molari, riscontrata dal Wettstein.
(Questo autore cita come vicini al suo Mus spec.: il M. alleni,
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB ZA
Waterh., blainei, Wrought., butleri, Wrought. e couchae ismae-
liae, Heller.
Dal canto mio ho largo materiale di confronto di Rattus
(Mastomys) coucha ugandae, Winton, pure citato dal Wettstein;
di Rattus albipes, Ruppell; R. (M.) coucha lateralis, Heugl.
e conosco pure bene il R. (Myomys) tana, True, i quali tutti
mi confermano nella mia negazione.
Nel cranio in esame, l'altezza mediana dell’ occipitale dal
margine anteriore del foramen magnum alla squama è identica
a quella del M. m. ortentalis di Giarabub 26273-a (qi qi qt)
ed a due M. m. azoricus di Genova (3533 e 3483), che gli
sono coetanei (¢ ¢ —); la lunghezza mediana dell’ interparietale
è pure identica nei quattro esemplari; la lunghezza retta mediana
dei parietali + frontali supera di mm. 3, rispettivamente di mm. 2
e 2, quella dei musculus di confronto. o
L'altezza fortissima del cranio in esame risulta quindi soltanto
da un differente orientamento, da una quasi verticalizzazione
dell’ interparietale-e dalla maggiore lunghezza e molto maggiore
convessità dei parietali.
Poggiandomi sull'insieme dei fatti e delle osservazioni suesposte,
e mettendo in rilievo, che mi manca il materiale di confronto
per parecchie specie, che potrebbero forse essere ancora esami-
nate all’ uopo, avanzo l’ipotesi che possa trattarsi di un Mus
musculus con cranio anormale.
Jaculus jaculus jaculus, L. 5 esempl.
In pelle: 2 gg ad. dall’ alcool (26275);
1 Q ad. dal fresco (26276);
In alcool: 1 9 ad. (26277);
1 cranio solo, coi nasali incompleti (26278).
Misure somatiche dei tre esemplari avuti in alcool:
TC: mm. 103 : 96 J 93,5
Cai : oi 146
Pit DOD Boo) 59
O22 50 19 E 143: 15
SL EE
79) O. DE BEAUX
Misure craniali del & ad. 26275-a, di maggiori dimensioni :
Lunghezza massima mediana. 3 . mm. 31,2
Lunghezza condilo-incisiva . È i S28
Lunghezza massima incisivo-bullare sia 99,2
Costrizione interorbitale. 3 SD
Larghezza timpanica . : CIA RI
Diametro orizzontale della bulla. è temi AO
Diametro massimo della bulla : ee 14,4
Lunghezza della fila dei molari superiori » 5,5
Colorazione. Intonazione delle parti superiori esattamente
intermedia tra «cinnamon buff», XXIX e «avellanous», XL.
Anello intermedio bianco sulla coda assai ben distinto. Anello
subapicale nero di lunghezza variabile secondo gli individui.
Striscia di raccordo ventrale bianca tra anello intermedio bianco
e ciuffo apicale bianco, completa in 2 esemplari ed incompleta
negli altri due. Mo
u
Gazella dorcas dorcas, L. 5 esempl.
In pelle: 1 9 ad. ad. Bir Esc Sciegga (26279, con cranio 26284).
Pelli montate : 1 g' juv. ad. Acquistato a Tobruk (26280).
1 gd juv. ad. Acquistato a Tobruk (26281).
1 juv. juv. Hatiet El Fredga (26282, con
cranio 26285).
1 o ad. Dintorni di Bengasi. Avuto dal Sign.
G. Bollati, che lo acquistò da beduini (26283).
Cranil : 1 © ad. ad. (26284, con pelle 26279).
1 juv. juv. (26285, con pelle 26282).
La 9 ad. ad. 26279 ha pelo molto spesso, piuttosto ruvido,
perchè frusto apicalmente e di colore assai chiaro (circa « cinna-
mon butf», XXIX) sul dorso:
I due giovani adulti acquistati a Tobruk hanno pelo abbon-
dante, lungo oltre 50 mm. sui lati del dorso, molto liscio, e della
stessa intonazione generale che la 9 predetta. L’ esempl. 26281
ha la striscia laterale assai più intensamente colorata dei prece-
denti (« warm sepia», anzichè «snuff brown», XXIX).
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB | 73
Il giovanissimo 26282 ha il pelo- più breve (circa 30 mm.),
ma abbondante e liscio, e d’ intonazione generale assai più rosata
dei precedenti (circa « pinkish cinnamon », XXIX). Esso mostra
assai maggiore uniformità di colorazione che gli adulti, essendo
gli arti quasi concolori col dorso; la striscia laterale scura poco
intensa; la striscia bianca del muso poco marcata; il dorso degli
orecchi finissimamente brizzolato di bruno e giallastro. Ma le
parti inferiori sono candide, ed i due terzi distali della coda sono
nerissimi. i
Il 3 ad. 26283 6 più giallo e rosato degli altri adulti e
subadulti (tra «pinkish cinnamon» e «cinnamon buff» sul dorso),
con striscia laterale bruna assai chiara e rossastra (circa « sayal
brown», XXIX); la fronte è dello stesso colore, ma più brillante.
Le corna del 3 ad. 26283 misurano mm. 210 in linea retta;
210 lungo la curvature anteriore, con 40 mm. di punta; 44 di
diametro massimo alla base, e mostrano 17 anelli.
Le corna del g juv. ad. 26280 misurano 100 mm. in linea
retta, con 60 mm. di punta lungo la curvatura superiore, e
mostrano 4 anelli. | |
Le corna del g° juv. ad. 26281 misurano 65 mm. in linea
retta, con 50 mm. di punta lungo la curvatura anteriore, e
mostrano 2 anelli.
Le corna delle 9 ad. ad. 26284 misurano 165 mm. in linea
retta, con 17 mm. di diametro massimo alla base; a mala pena
sì possono riconoscere 8 anelli.
Il cranio della 9 ad. ad. 26284 mostra i molari e premolari
molto logori. Il cranio stesso è leggerissimo, fragile e misura
mm. 150 di lunghezza basale.
Il cranio juv. juv. 26285 non aveva ancora alcun dente tritu-
rante in uso, ma P,, e forse anche P,, stavano perforando la
gengiva. I, ha oltre doppia larghezza di I,, che ha oltre doppia
larghezza di I, e C. La lunghezza condilo-basale è di mm. 85.
La porzione facciale del lacrimale e la radice anteriore dell’arcata
zigomatica sono molto brevi. Le bolle acustiche sono relativamente
grandi. i
Gazella cuvieri, Og. 1 corno, sinistro, di g° ad. (26286),
incompleto alla base, della quale manca la metà mediale per un
tratto di oltre 50 mm.
eres PE Ra
74 0. DE BEAUX
La punta è brevissima (circa mm. 30), probabilmente per
3 logoramento «ex vita» Il decorso del corno è lievissimamente
S; decurvo in senso frontale e rettilineo in senso sagittale, colla
punta lievissimamente estroflessa. Conto 21 anelli nodosi ben
sollevati, i 7 distali dei quali sono fortemente logori sulla super-
ficie laterale.
Lunghezza in linea retta circa mm. 247; lungo la curvatura
superiore 256; lunghezza della corda circa 239; diametro massimo
in corrispondenza del 7.° anello dalla base circa 31.
Questo corno fu trovato nella sabbia ad ovest di Giarabub,
ove fu probabilmente gettato da persone che, (eestor: 0)
‘ indirettamente, l’ avevano ottenuto altrove.
BIBLIOGRAFIA - LAVORI CONSULTATI ì
(Sono segnati con asterisco i lavori interessanti più direttamente la Cirenaica).
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54) THoMAS & HINTON (Ictonyx tibyca) - Ann. Mag. Nat. Hist. V,
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Wien, 94, 1917, p. 118-122.
* 60) ZAVATTARI E. (Cirenaica) - Atti Soc. Natur. Modena, VII,
1922 (ex 18).
RISULTATI ZOOLOGICI DELLA Missione INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
(1926-1927)
-ARACNIDI DI GIARABUB E DI PORTO BARDIA
DI LODOVICO DI CAPORIACCO
Lo studio presente è basato sui ragni raccolti dal Sig. Confa-
-lonieri del Civico Museo di Storia Naturale di Genova, e dal
Dott. Desio a Giarabub, Porto Bardia ed Hat el Fredga fra il
luglio 1926 e il marzo 1927. Questa collezione, di proprietà del
Civico Museo di Genova, venne a me affidata in istudio e di ciò
rendo qui grazie al chiarissimo Prof. Gestro, Direttore del Museo.
La collezione non è molto numerosa: comprende 116 specie:
intere famiglie e sottofamiglie importantissime non sono rappre-
sentate o lo sono in modo del tutto insignificante (p. e. A vicu-
lariidae, Eresidae, Dictynidae, Erigoninae, Agelenidae,
Pisauridae).
Tuttavia, scarsa com'è, questa collezione ha un notevole
valore, poichè la Marmarica e le oasi del retroterra Cirenaico
sono, quanto ad Aracnologia, terra completamente incognita, e
la Libia intera non si trova in condizioni gran che migliori: le
nostre cognizioni in proposito non hanno progredito di un passo
dal 1908, quando il Simon studiava le 61 specie di ragni raccolte
in Tripolitania e in Cirenaica dal Dr. Klaptocz. Naturalmente è
difficile trarre delle conclusioni faunistiche da una raccolta così
limitata, molto più che anche le regioni limitrofe sono tutt’ altro
che ben note: se p. es. troviamo che due regioni lontane in
queste condizioni, hanno una forma in comune, mentre essa non
é nota delle regioni intermedie, ciò può voler dire non che le due
regioni lontane sono faunisticamente più affini dell’intermedia,
ma semplicemente che questa è meno ben studiata.
78 L. DI CAPORIACCO
.
Comunque ecco quanto possiamo notare: su 116 specie ben
12 sono nuove. È una percentuale alta assai; ma se talune di
queste specie sono probabilmente peculiari alla zona studiata
(p. es. le Graphosidae, forme poco mobili e spesso localizzate) è
quasi certo che ulteriori ricerche permetteranno di ritrovare nelle
regioni vicine le specie nuove di Sparassinae, Lycosidae,
Salticidae, che, dotate di notevole mobilità, non sono probabil-
mente limitate ad una zona così ristretta. Delle altre 104 specie,
40 abitano tutta la regione Mediterranea o quasi, e varie sono
diffuse anche oltre i suoi limiti; 6 sono note dell’ intera Africa
settentrionale; 21 sono comuni all’Algeria e Tunisia e talune si
ritrovano pure in qualche zona dell’ Europa Meridionale; 9
dell’ Egitto soltanto; 14 della Siria (di esse 3 si trovano anche in
qualche zona dell’ Europa meridionale); 5 (Maso gallica E. S.,
Micariosoma festivum C. K., Evarcha laetabundus (C. K.),
Evophrys frontalis (Wlk.) e Zodarium isabellinum E. 8.)
eran fin quì note dei paesi a N. del Mediterraneo; si tratta
però di specie, salvo l’ ultima esclusivamente Spagnola, a
grande diffusione. 8 sole specie sono comuni a tutto il Sahara e
ad esso soltanto; finalmente una, Habrocestum insignipalpe
E. S., è stata trovata finora solo nello Yemen, e due, Scytodes
major E. S., e Pterotricha schafferi (Aud.), hanno il loro
centro di diffusione nell’ Africa tropicale, pure estendendosi, la
prima fino al Marocco, la seconda, fino all’ Egitto. Senza voler
dare a queste cifre un valore eccessivo è evidente come |’ aracno-
fauna della Marmarica sia press’a poco egualmente affine a quelle
delle regioni poste a Oriente (Egitto e Siria) e ad Occidente
(Algeria e Tunisia). Non si nota veruna sensibile differenza fra
la fauna di Giarabub e quella di Porto Bardia; del resto ogni
specie è rappresentata da troppo pochi esemplari, spesso uno
soltanto, per poter attribuire valore alla sua mancanza nell’ uno
o nell’altro luogo. Quello che è assolutamente notevole, si è la
completa assenza di forme della regione Etiopica. Del resto anche
il Simon dice che « nelle oasi del Sud » (alle quali si può acco-
stare Giarabub) « con l'umidità, ricompaiono forme del Tell o
addirittura Europee», e non parla di forme etiopiche se non come
di specie discese attraverso la valle del Nilo. Ora il clima delle
Oasi Sahariane, caldissimo ma non privo di umidità, dovrebbe
prestarsi alla vita delle forme etiopiche ben meglio che a quella
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 79
delle forme europee: mi pare adunque che, se specie etiopiche
non vivono nelle Oasi, sia evidente che non ci sono mai potute
arrivare: conclusione che mi pare di una certa importanza per
decidere se il Sahara, in tempi piu o meno recenti, abbia subito
un notevole disseccamento o se sia sempre stato invece press’ a
poco quale è oggi: insuperabile alla fauna non deserticola.
OPILIONES.
PHALANGIIDAE.
| Eudasylobus Roewer 1912.
1) Eudasylobus serrifer (E. S.). Vari g e 9 a Porto Bardia,
marzo 1927. Hab.: Algeria e Marocco. In molti esemplari il
folium è quasi obsoleto, accostandosi così a £. ligusticus.
CHERNETES.
CHELIFERIDAE.
- Olpium L. Koch 1873.
2) Olpium microstethum P. Pav. Varî es. a Porto Bardia, marzo
1927. Hab.: Tunisia. o
3) Olpium pallipes (Lc.). Un esemplare a Porto Bardia, marzo 1927.
Hab.: Regione Mediterranea.
ARANEAE VERAE.
CRIBELLATAE.
DICTYNIDAE.
Archaeodictyna n. gen.
Pars cephalica convexa, g' longissima, in columnam cylin-
draceam insigniter producta, 9 normalis ut in genere Dictyna.
Oculi antici in lineam g' leviter procurvam, rectam, oculi
omnes fere aequales et aequidistantes. Oculi postici in lineam vix
recurvam, inter se fere aequidistantes. Area mediorum paullo
CORRE oe EN
80 | L. DI CAPORIACCO
latior quam longior, £ antice paullo angustior. Clypeus g' oculis
anticis duplo latior; Q paullo oculis anticis latior. Chelae
laeves, angustae, longissimae, ad apicem columnae cephalicae
insertae, apice partes oris paullo superantes; 9 normales, antice
subtiliter coriaceae. Pars labialis, laminae, pedes ut in Dictyna.
Sternum vitta media nigra ornatum. Cribellum integrum. Hoc
genus maris cephalothorace et foeminae area oculari latiori quam
longiori et clypeo oculis anticis non multo latiori, nec non sterno
nigrovittato a Dictyna distinguitur. Typus: A. anguiniceps (E. S).
(sp. un.).
Ho creduto di dover separare Dictyna anguiniceps E. S.
dalle altre specie del genere per la forma straordinaria del cefa-
lotorace del maschio. È ben vero che la femmina somiglia alle
femmine del genere Dictyna, ma se si dovessero negare validità
generica a tutti i generi le caratteristiche dei quali sono basate
quasi solo su di un sesso, quanti generi p. es. di Hrigonini,
quanti -di Phalangiidae, da tutti ammessi come validi, resi-
sterebbero alla critica? D'altronde si noti che la 9 di A. angui-
niceps si distingue da tutte le Q del genere Diclyna per il
suo quadrato degli occhi mediani più largo che lungo: carattere
senza dubbio poco appariscente ma che non manca davvero di
importanza. Questa curiosa specie di Dictynidae suggerisce poi
un’altra considerazione. È noto il singolare parallelismo fra le
varie famiglie di Araneae Cribellatae ed Ecribellatae, tanto
notevole che molti generi e famiglie di Araneae Cribellatae
vennero a lungo poste come sottogruppo a famiglie di Zeri
bellatae (p. es. Zoropsidae con Clubionidae; Uloboridae ed
Eresidae con Argiopidae; Dictyna con Theridiidae, Amau-
robius con Agelenidae). Ora Archaeodictyna, l'aspetto singo-
lare della quale rammenta gli Archaeidae e Landana, accentua
ancora questo parallelismo; e, come le Archaeidae hanno rap-
porti abbastanza stretti con Theridiidae e Argiopidae; così
Archaeodictyna, che ricorda le Archaeidae, è intimamente
legata a Dictyna, che è il genere di Cribellatae che piu si
accosta ai Theridiidae. A me pare che le due serie delle
Araneae Verae Cribellatae ed Ecribellatae costituiscono una
brillante riprova della teoria del Rosa sulle dicotomie nell’evolu-
zione e sulla dissimetria dei phyla gemelli: sembra che un
determinante si sia sdoppiato (quello comportante la presenza o
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 81
assenza di calamistrum e cribellum), e che i due gruppi così
formatisi abbiano proseguito la loro evoluzione in modo press’ a.
poco parallelo. Le Cribellatae sono più primitive e meno nume-
rose delle Ecridellatae.
4) Archaeodictyna anguiniceps (E. S.) Molti 7 e 9 a Giarabub,
Dicembre 1926-Marzo 1927. Hab. Egitto, Tunisia mer.
Devade E. Simon 1884.
5) Devade hirsutissima (E. S.) 4 9 iuv., Giarabub, marzo 1927.
Hab.: Algeria, Tunisia, Egitto, Spagna, Provenza, Arabia.
OECOBIIDAE.
Geeobius Lucas 1845.
6) Oecobius cellariorum (Dugés) 1 9 a Giarabub, dicembre 1926;
un’altra a Porto Bardia, marzo 1927. Hab.: Francia mer.,
Spagna, Algeria. i
ERESIDAE.
Stegodyphus F. Simon 1873.
7) Stegodyphus lineatus (Ltr.). Tre gf e molti iuv. a Giarabub,
dic. 1926. Hab. Africa sett., Spagna, Sicilia, Anatolia, Meso-
potamia.
FILISTATIDAE.
Filistata Latreille 1810.
8) Filistata insidiatrix (Forsk.). 2 9 a Giarabub, dic. 1926,
2 altre a Porto Bardia, marzo 1927. Hab.: Reg: Mediterranea,
Isole Atlantiche.
9) Filistata insidiatrix puta Cbr. Vari es. dei due sessi a Giarabub,
ott.-dic. 1926, e a Porto Bardia, marzo 1927. Hab.: Regione
Sahariana, Siria. Non vi è dubbio per me che questa forma,
come già dubitava Simon, non sia che la forma deserticola
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (8 Novembre 1928). 6
PS ey ERI RO RUI RESTA RR PONI
L. DI CAPORIACCO
(© ©)
NO
di F. insidiatrix (Chr.). Una delle 9 di F. insidiatria
pur avendo l’aculeo supero alla tibia II e gli occhi medii
posteriori lunghi, è completamente concolore; una © di
F. puta ha il cetalotorace con una linea mediana oscura. —
10) Filistata nana E. S. 1 o a Porto Bardia, marzo 1927.
Hab.: Francia mer. 9 Italia, Algeria.
EORIBELLATAE.
SICARIIDAE. |
Seytodes Latreille 1804.
11) Scytodes velutina (Lowe) 1 9 a Giarabub, marzo 1927.
Hab.: Egitto, Algeria, Marocco. i
12) Scytodes major E. S. 1 9 a Porto Bardia, marzo 1927.
Hab.: Marocco, Senegal, Mauretania. i
TLoxoseeles Lowe 1831.
13) Loxosceles distincta (Lc.). Molti es. di ambo i sessi a Gia-
rabub, dic. 1926-marzo 1927, e 1 9 a Porto Bardia, marzo
1927. Hab.: Da Bengasi a Mogador.
DYSDERIDAE.
Dysdera Latreille 1804.
14) Dysdera nomada E. S. 1 9 a Porto Bardia, marzo 1927.
Hab.: Algeria, Tunisia.
15) Dysdera crocata mutica E. S. 1 9
marzo 1927. Hab.: Algeria.
luvy.-4a “Porto bandits
PRODIDOMIDAE.
Prodidomus Hentz 1847.
16) Prodidomus amaranthinus (Lc.) 1 9 a Porto Bardia, marzo
1927. Hab.: Marocco, Algeria, Siria.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 83
GNAPHOSIDAE.
Anagraphis E. Simon 1893.
17) Anagraphis vitellina E. S. Una 9 a Giarabub, marzo 1927.
Essa è alquanto più grande di quanto non risulti dalla de-
scrizione del Simon: raggiunge quasi i 10 mm. Hab.: Siria.
Drassodes Westring 1851.
18) Drassodes lutescens (C. K.) 3 9 iuv. e 3 pull. a Porto
Bardia, marzo 49272 1g iuv. ce varie 2 a Giarabub, dic.
1926. Hab.: Regione Mediterranea.
19) Drassodes alexandrinus (Cbr.) Una 9 immatura a Porto
Bardia, marzo 1927. Hab.: Egitto.
20) Drassodes deserticola E. S. 2 Q pull. di Giarabub, dicembre
1926 appartengono probabilmente a questa specie, caratterizzata
dagli occhi m. a. assai più grandi di tutti gli altri. Hab.:
Sud Algerino.
21) Drassodes seditiosus sp. nova.
Cephalothorax long. mm. 3,5; abd. mm. 4,5. Cephalothorax
pedesque rufobrunnei; aerea ocularis chelaeque autem brunneae.
Cephalothorax non limbatus. Oculorum series sat procurvae ;
oculi antici aequales, laterales a mediis dimidio diametro;
medii antici inter se spatio maiori, dia-
metrum non adequanti distantes. Oculi
medii superi lateralibus duplo maiores,
triquetri, valde inter se appropinquati,
a mediis anticis et a lateralibus posticis
spatio eorum diametro magno aequali
distantes. Laterales postici anticis tertio
minores, ab iis spatio anticorum dia-
metro aequali distantes. Clypeus paullo area oculari angu-
stior. Chelae robustae, prominulae, margine superiori dentibus
tribus, quorum medius coeteris valde maior est; inferiori den-
tibus binis sat validis. Sternum latum, fuscorubidum.
Pedum I paris long. mm. 7; If mm. 5 1/2; II mm. 5;
IV mm. 8. Femora I paris aculeo uno. superiori; II paris
Drassodes seditiosus di Cap.
Epigyne.
84 x —L. DI CAPORIACCO
aculeis binis sat longis munita; coeteri articuli pedum I et II
paris inermes. Femur IIL paris aculeis sup. binis; tibia et
metatarsus duabus seriebus lateralibus sup. di binorum,
et duabus seriebus inferioribus aculeorum, tibia binorum, me-
tatarso trium praediti. Femur IV paris aculeis tribus supe-
rioribus; tibia serie externa laterali sup. binorum aculeorum —
et duabus seriebus infer. munita; quarum externa tribus
aculeis, interna autem binis aculeis constat. Metatarsi IV
paris duabus seriebus lat. sup. binorum aculeorum, et duabus
seriebus infer. 3 aculeorum armati.
Abdomen fulvam, innotatum. Epigyne e fovea rufobrunnea,
forma ferri equini constat; margo ejus antice bifidus et obtusus;
pars anterior foveae plagulam fulvam continet, pars posterior
carina parva dividitur. 3
Species haec, D. severo Th. subsimilis, forma epigynis et
colore abdom. ab eo distinguitur.
© et pulli oasi Giarabub mense dec. 1926 inventae sunt.
22) Drassodes spinicrus sp. nova.
Ceph. long. mm. 3,5; abd. mm. 4,5. Ceph. rufobrunneus,
antice infuscatus. Oculi in lineas leviter procurvatas; medii
superi triquetri coeteris maiores; medii antici et laterales
postici aequales; laterales antici mediis paullo maiores sed
magnitudinem mediorum posticorum non attingentes. Medii
antici inter se plus quam radio eorum distantes, lateralibus
fere contigui. Medii superi inter se spatio eorum diametro
parvo dimidio minori, a lateralibus spatio lateralium radio
paullo maiori distantes; medii superi spatio diametro magno
eorum aequali ab anticis distant; oculi laterales spatio paullo
minori inter sese distantes.
Clypeus aeque altus quam diametrum oc. un anticorum.
Chelae robustae, non valde prominulae, antice setis longis
validissimis munitae; margo eorum superior dentibus 3 iniquis,
quorum medius coeteris valde maior est; inferior dentibus binis
sat validis armatus. Sternum rufobrunneum. Pedes palpique
fulvi. Pedum I paris long. mm. 9; Il mm. 8; HI mm. 7,5;
IV mm. 10. Femora omnia aculeis sat validis tribus, quorum
2 serie superiori, I autem latero-apicalis. Tibiae omnes duabus
seriebus infer. 3 aculeorum, utrinque serie laterali inferiori
binorum aculeorum et utrinque aculeo laterali superiori, medio
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 85
articuli sito, armatae. Metatarsi omnes seriebus duabus infe-
rioribus trium aculeorum et utrinque serie laterali inferiori
trium aculeorum (quarto pari 4) armati: praeterea metatarsi
II, III et IV paris utrinque serie aculeorum laterali superiori
muniti, II pari ac. binis II ac. 3, quarto aculeo singulo,
constanti, et metatarsi III et IV paris tribus aculeis superio-
ribus armati. Abdomen fulvum.
Speciei huius g tantum, Porto Bardia mense nov. 1926
lectus, mihi cognitus est. Cum nondum adultus sit, tamen
eum describendum esse putavi: aculeis enim superioribus
tibiarum ab omnibus speciebus D. signifero similibus, quibus
-evidenter pertinet, facile distinguitur.
Leptodrassus E. Simon 1878.
23) Leptodrassus fragilis de Dalm. 1 © iuv. a Giarabub, Dic. 1926;
3 luv. a Giarabub, Marzo 1927. Hab.: Algeria.
Scotophaeus F. Simon 1893.
2h) Scotophaeus mundulus (Cbr.). Una 9 iuv. a Giarabub, Dic.
1926; una 9 ad. a Porto Bardia, Marzo 1927. Hab.: Palestina,
Egitto. :
25) Scotophaeus quadridentatus sp. nova.
Cephaloth. long. mm. 2,5; abdom. mm. 3,5. Cephaloth., palpi,
et pedes fulvo-testacei; abdomen pallide fulvum. Oculi in series
paullo recurvas: medii superi tertio saltem lateralibus maiores.
Antici inter se aequales, lateralibus superis maiores, mediis
superis autem minores. Oculi superi aequidistantes, inter se
spatio lateralium radio aequali distantes. Oculi medii antici
lateralibus fere contigui, inter se spatio eorum radio, a mediis
superis spatio eorum diametro aequali distantes. Oculi late-
rales inter se spatio lateralium anticorum radio aequali
distantes. Clypeus radio anticorum aeque altus. Chelae non
prominentes, margine sup. dentibus 4 non valde iniquis
armato, margine inferiori mutico. Pedum I paris long. mm. 8,5;
II mm. 7; HI mm. 6; IV mm. 9. Femora omnia 2 aculeis
longis, non multo validis, desuper armata; coeteri articuli
pedum I et 2 paris inermes. Tibiae II et 1V paris duabus
ragni
PAL ere
EN OF ee 8 as e
Scotophaeus quadridentatus di Cap.
86. L. DI CAPORIACCO
seriebus inferioribus 3 aculeorum, utrinque serie laterali infe-
riori binorum aculeorum et utrinque aculeo medio superiori
munitae. Metatarsus III paris 2 serie-
bus infer. binorum acul., utrinque serie
laterali et desuper serie singula bino-
rum aculeorum armatus. Metat. IV
paris 2 ser. inf. et utrinque serie
laterali infer. trium aculeorum arma-
tus; praeterea utrinque aculeo later.
id sup., medio articuli sito, et 2 aculeis
superioribus praeditus. Epigyne e
plaga fulva plana, longiori quam latiori, antice et lateribus
marginata constans, dimidia parte V - forma depressa; parte
antica plagula rufa adest, longior quam latior, postice trun-
cata, dimidio angulosa, dimidium epigynis non attingens. Forma
epigynisa Scotophaeo loricato, cui simile est; dentibus mar-
ginis superioris chelarum 4 ab omnibus speciebus generis
distinguitur.
Speciei huius 9 3 Porto Bardia, mense Martio 1927 et Oasi
Giarabub mense Dec. 1926 inventae sunt.
26) Scotophaeus desertorum sp. nova.
=
. Ceph. long. mm. 4; abd. mm. 7. Cephalothorax sternum
pedesque colore brunneo-rubido; ceph. et sternum subtilissime
coriacea. Oculi in series fere rectas: medii superiores triquetri,
valde appropinquati, later. anticis aequales, lateralibus super.
et mediis anticis tertio maiores. Oculi laterales superi a later.
anticis et a mediis superis eorum diametro distantes. Oculi
medii antici inter se spatio eorum diametro tertio minori, a
mediis super. spatio eorum diametro tertio maiori distantes,
lateralibus. contigui. Clypeus oculis anticis latior. Chelae antice
setis longis validis munitae; margo eorum superior 4 dentibus
armatus, quorum anterior est minimus, granuliformis; 3 coe-
teri autem fere aequi. Margo inferior dente minimo medio
armatus. Pedes robusti, longit. I paris mm. 10,5; II mm. 9,5;
II mm. 8,5; IV mm. 14,5. Femora I et II paris aculeo
parvo apicali latere interiori munita; metatarsus II paris
subtus 2 aculeis parvis basalibus armatus; coeterum pedes I
et II paris inermes. Femora II et IV paris desuper 3 seriebus
aculeorum parvorum, quarum laterales acul. binis, media
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 87
autem aculeo singulo constant, armata. Tibia et metatarsus III
paris 2 seriebus inferioribus et utrinque serie laterali 3 acu-
leorum; praeterea, metatarso series
2 superiores binorum aculeorum © ©
adsunt. Tibia et metat. IV paris
\\
4 \
2 seriebus inferioribus et utrinque
serie laterali inferiori et superiori
3 aculeorum. Abdomen pallide. \oK és)
fulvo-oleagineum. Epigyne plaga ZZZ
testacea vade longiori quam latiori,
antice tuberculis parvis 2 rotundis, TI oP Gan.
postice rufomarginata et duobus :
tuberculis elongatis, brunneorufis; post marginem, tubercula
2 rotunda, brunneo-rufa, suleum, plicam epigastricam attin-
gentem, designantia, adsunt. Species haec forma epigynis
Scotophaeis, musculo similibus, confertur, oculis posticis valde ‘
appropinquatis autem S. loricato, mundulo, senili est similis.
Speciei huius Q 2 Oasi Giarabub, mense Dec. 1926, inventae
sunt.
Zelotes Gistel.
27) Zelotes barbatus (C. K.). Una 9 a Giarabub, Marzo 1927.
Hab.: Spagna, Francia mer., Italia, Dalmazia, Tunisia, Algeria.
28) Zelotes kerimi (Pav.) 1 g° e 1 Q iuv. a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Tunisia.
29) Zelotes scutatus (Chr.). 1g iuv. a Porto Bardia, Marzo
1927. Hab.: Palestina.
30) Zelotes inauratus (Cbr.). Varie Q a Porto Bardia, Marzo 1927
e a Giarabub, Marzo 1927 e Dic. 1926. Hab.: Palestina.
31) Zelotes stolidus E. S. Attribuisco con dubbio a questa specie
una © iuv. raccolta a Giarabub, Giugno 1926, Hab.: Algeria.
32) Zelotes carmeli (Cbr.). 1 9 iuv. a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Regione Mediterranea. Questo es. ha i femori II, II! e
IV rossicci invece che neri, ma non mi è sembrato che una
così lieve differenza dal tipo giustificasse la creazione di una
specie nuova.
88) Zelotes davidi (Cbr.). 1_9 iuv. a Porto Bardia; Marzo 1927.
E sinia.
34) Zelotes bardiae sp. nova.
ta
88 L. DI CAPORIACCO
Ceph. lengit. mm. 2,5; abd. mm. 3. Colore. omnino fulvo-
testaceo. Cephalothorax antice sat latus. Oculorum series
supera recta, oculi medii triquetri, lateralibus non maiores;
oculi superi omnes dimidio lateralium diametro inter se _
distantes. Oculorum series antica non multo procurva, medii
antici minimi, lateralibus anticis, qui lat. superioribus maiores
sunt, saltem tertia parte minores. Medii antici lateralibus
conniventes, inter sese spatio eorum radio paullo maiori, a
mediis superis spatio eorum diametro aequali distantes. Cly-
peus altior q. diametrum mediorum anticorum. Chelae antice
setis validis nigris longis, imiquis, intus munitae; margines
eorum mutici. Pedum I paris longit. mm. 6,5; II mm. 5,75;
HI mm. 5,25; IV mm. 8. Femora omnia 2 aculeis sat longis
super. et aculeo later. apicali munita. Tibiae et metatarsi I
et II paris mutici; tibiae II e IV paris 2 seriebus infer. 3
aculeorum, utrinque serie laterali binorum aculeorum, et IV
pari, praeterea, utrinque serie lat. sup. binorum aculeorum
armatae. Metat. III paris 2 aculeis parvis basalibus inferioribus
et 2 aculeis parvis apicalibus inferioribus
armatus. Metat. IV paris 2 seriebus infer.
et utrinque serie laterali binorum aculeorum
et aculeo laterali superiori, medio articuli
sito, munitus. Tarsi omnes breviter et
crebre scopulati, metatarsi quoque breviter
scopulati, sed scopulae eorum leviores quam
tarsorum. Palpi co femur longum; patella
sat crassa; tibia desuper setis nonnullis
Zelotes vardiae di Cap. Pigris longis et validis, latere apophysi sat
gd. palpus. valida, leviter, maxime apice, incurvata,
longiori q. tibia, munita; tarsus brevis; —
bulbus apophysi inferiori parva -incurva, obtusa, carina media
sat acuta et stylo sat longo, apice uncato.
Speciei huius distinctissimae g tantum mihi cognitus est,
Porto Bardia, mense Martio 1927, lectus.
Pterotricha Kulezynski 1913.
35) Pterotricha cambridgei (Cbr.). 1 © iuy. a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Siria.
=
: | ‘ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB S9-
36) Pterotricha schafferi (Aud.). Vari es. dei due sessi a Gia-
rabub, Dic. 1926 e Marzo 1927, e a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Egitto, Abissinia. :
37) Pterotricha aegyptiaca de Dalm. 1 g e 1 9 a Giarabub,
Dic. 1926; 1 £ iuv. a Porto Bardia, Marzo 1927. Hab.: Egitto.®
Pierotrichina de Dalmas 1920.
38) Pterotrichina elegans de Dalm. 1 9 a Giarabub, Dic. 1926;
4 2 e 1 pullus a Porto Bardia, Marzo 1927. Hab.: Sud
Algerino e Tunisino.
Berlandia de Dalmas 1920.
39) Berlandia plumalis (Cbr.). 1 °° e 1 9 a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Spagna, Provenza, Corsica, Africa sett. fra
il Niger e il Monte Meru a S. e il Mediterraneo a N., salvo
Marocco e Senegal; Arabia, Pamir, Turkestan, India, Birmania.
Nomisia de Dalmas 1920.
40) Nomisia exornata (Cbr.). 1 co a Porto Bardia, Marzo 1997.
| Hab.: Reg. Mediterr.
41) Nomisia castanea de Dalmas. 2 9 e 2 gf a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Algeria e Tunisia. Siccome il & di questa
specie non è stato ancora descritto, ne dò la figura del palpo.
Nomisia castanea de Dalm.
oO’ palpus.
Il maschio è in tutto simile alla 9; il palpo è similissimo a
quello del of di N. recepta (Pav.), ma il denticolo dell’ apo-
fisi superiore della tibia è alquanto più pronunciato.
LSE PIERRO I MAE CORRA ERE O
90 L. DI CAPORIACCO
Cithaeron Cambridge 1872.
42) Cithaeron limbatus E. S. 1 © iuy. a Porto Bardia, Marzo
1927. Hab.: Egitto, Deccan. | i
PALPIMANIDAE
Palpimanus L. Dufour 1820.
43) Palpimanus gibbulus L. Duf. 4 9 a Porto Bardia, Marzo
1927. Hab.: Europa mer., Africa sett., Abissinia, Arabia,
India mer. i
ZODARIIDAE
Zodarium Walkenaer 1847.
Ah) Zodarium isabellinum (E. S.). Molte Q a Giarabub, Dic. 1926
e Marzo 1927. Hab.: Spagna.
UROCTEIDAE
Uroetea L. Dufour 1820.
45) Uroctea limbata C. K. 1 9 a Giarabub, Dic. 1926, un’ altra
a Porto Bardia, Marzo 1927. Hab.: Sahara, Arabia, Siria.
HERSILIIDAE
Hersilidia Thorell 1869.
46) Hersilidia lucasi (Cbr.). Alcuni g e 9 a Giarabub, Dic. 1926
e Marzo 1927, e a Porto Bardia, Nov. 1926, Marzo 1927.
Hab.: Egitto. i
47) Hersilidia simoni (Cbr.). 4 9 a Porto Bardia, Nov. 1926,
Marzo 1927. Hab.: Siria.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 94
PHOLCIDAE
Artema Walkenaer 1837.
48) Artema mauricia (W]k.). Molti es. dei due sessi a Giarabub,
Giugno 1926 - Marzo 1927; e a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Africa, Arabia, Asia tropicale.
THERIDIIDAE
Kuryopis Menge 1868.
49) Euryopis sexalbomaculata (Lc.). 1 g e 1 9 a Giarabub,
Dic. 1926 e Marzo 1927. Hab. Algeria.
Theridium Walkenaer 1805.
50) Theridium sisyphium (Cl.). 1 Q a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Europa e intera Reg. Mediterranea.
51) Theridium aulicum C. K. 2 9 e 1 pull. a Giarabub, Dic. 1926.
Hab.: Europa occid. e merid., Reg. Mediterranea intera,
Madera.
52) Theridium ovatum (Cl.). 1 9 a Giarabub. Giugno 1926. Hab.:
Europa, intera Reg. Mediterranea, America Sett., Giappone.
Theridula Emerton 1882.
53) Theridula dromedaria (E. S.). Moltissimi es. dei due sessi
a Giarabub, Dic. 1926 e Marzo 1927. Hab.: l’intera Africa
settentrionale.
Teutana EF. Simon 1881.
54) Teutana triangulosa punica (Lc.). 1 © a Giarabub, Dic. 1926.
Hab. 1926. Hab.: Algeria, Tunisia.
Lithyphantes Thorell 1869.
55) Lithyphantes paykullianus (Wlk.). 1 9 a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: tutta la Reg. Mediterranea.
4 SV av ar
PRE DI PETRI a
99 L. DI CAPORIACCO
Lathrodectus Walkenaer 1803.
56) Lathrodectus 13guttatus (Rossi). 2 9 a Giarabub, Dic. 1926-
Marzo 1927. Hab.: tutta la regione mediterranea, Francia
intera, Arabia, Russia mer., Madera.
57) Lathrodectus 13guttatus lugubris L. Duf 4 9 a Giarabub, —
Dic. 1926 - Marzo 1927. Hab.: Col tipo quasi ovunque.
Enoplognatha Pavesi 1880.
58) Enoplognatha mandibularis (Lc.). 6 © a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: regione mediterranea. -
ARGIOPIDAE
Maso E. Simon 1884,
59) Maso galiica E. S. Attribuisco con qualche dubbio a questa
specie, fin qui nota di Francia, Svizzera, Germania, una 9
trovata a Porto Bardia, nel Marzo 1927, le cui zampe anteriori
sono in poco buone condizioni, sicché mal si vedevano le spine:
gli occhi e la cortezza dei tarsi però permettono abbastanza ~
certamente questa determinazione.
Cyrtophora EF. Simon 1864.
60) Cyrtophora citricola (Wlk.). Varie © a Giarabub, Dic. 1926-
Marzo 1927, e ad Hat el Fredga, Nov. 1926. Hab.: Regioni
calde di tutto il mondo antico, Australia.
Araneus Clerk. 1757:
61) Araneus (Epeira) patagiatus Cl. Alcune 9 a Giarabub,
Dic. 1926, Marzo 1927, e a Porto Bardia, Marzo 1927. Hab.:
Europa mer. e occ., Tunisia.
62) Araneus (Epeira) dromedarius Wlk. Un © iuv. a Giarabub,
Dic. 1926: il suo colore è più simile a quello di A. grossus,
ma gli altri caratteri lo assegnano senza dubbio possibile ad
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 93
A. dromedarius. 7 9 a Giarabub, Dic. 1926. Hab.: Europa
Algeria.
63) Araneus (Epeira) dalmaticus Disc. minor E. S. 2 9 a
Giarabub, Dic. 1926. Hab.: Sahara Algerino e Tunisino.
64) Araneus (Epeira) diodius Wlk. Molti pulli e iuv. a Gia-
| rabub, Dic. 1926. Hab.: Regione mediterranea.
65) Araneus (Epeira) adiantus WIk. 3 pulli a Giarabub, Dic. 1926- >
Marzo 1927. Hab. Europa, Reg. Mediterranea, Asia cen-
trale, Giappone.
66) Araneus (Singa) semiater (L. K.). Molte 9 e pulli a
Giarabub, Dic. 1926 - Marzo 1927. Hab.: Italia, Grecia, Algeria,
Egitto, Palestina.
67) Aranens (Singa) heri (H.). 5 pulli a Giarabub, Dic. 1926.
Hab.: Francia, Italia, Siria.
THOMISIDAE
- Xystieus C. Koch 1835.
68) Xysticus nubilus E. S. 1 © a Giarabub, Dic. 1926. Hab.:
Corsica, Sicilia, Spagna, Algeria.
Haeriaeus E. Simon 1875.
69) Haeriaeus setiger (Cbr.). 2 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
abe Corsica: Spagna, Algeria, Siria.
Thomisus Walkenaer 1805.
70) Thomisus hilarulus E. S. Giarabub, vari 9 e 9, Giu
gno 1926 - Marzo 1927. Hab.: Sicilia, Francia mer., Africa sett.
Tibellus F. Simon 1875.
71) Tibellus oblongiusculus E. SH O a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Corsica, Spagna, Africa sett.
DD AS IAT SENSATA GERA, A Sani
94 | L. DI CAPORIACCO
Thanatus C. Koch 1837.
72) Thanatus setiger (Cbr.). 2 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Siria. :
Philodromus Walkenaer 1825.
73) Philodromus lepidus Bl. Molti es. dei due sessi a Giarabub, *
Giugno 1926 - Marzo 1927; Porto Bardia, Marzo 1927. Hab.:
Arabia, Africa sett., Spagna, Francia mer., Italia sett.
74) Philodromus calidus H. Lc. 6 9 a Giarabub, Dic. 1926.
Hab.: Algeria.
75) Philodromus aureolus (Cl). 2 a Giarabub, Giugno 1926-
ia
Dic. 1927. Hab.: Europa, tutta la Regione Mediterranea.
. CLUBIONIDAE
-Nonianus F. Simon 1885.
76) Nonianus pictus (E. S.). Molti es. dei due sessi a Giarabub,
Giugno 1926 - Marzo 1927, a Porto Bardia, Marzo 1927, ad
Hat el Fredga, Nov. 1926. Hab.: Sahara, regioni desertiche
dell’ Africa sett.
Cebrennus E. Simon 1880.
77) Cebrennus castaneitarsis E. S. 1 Q iuv. a Giarabub, Marzo 1927.
Hab.: Sud Algerino.
78) Cebrennus sparassoides sp. nova.
Cephaloth. longit. mm. 6; abd. mm. 6. Cephalothorax sat
convexus, antice attenuatus. Oculorum series antica recta,
oculis lateralibus mediis dimidio minoribus; inter sese spatio
mediorum radio aequali distantibus. Series postica non multo
recurva, oculis mediis spatio eorum diametro dimidio maiori,
a lateralibus quibus vix minores sunt, spatio eorum diametro
saltem duplo maiori distantibus. Area oculorum mediorum fere
quadrata, vix latior quam longior. Clypeus oculorum mediorum
anticorum radio vix maior. Chelae robustae, laeves, margine
Pama NSAGMI AI ML oe
te a RE .
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 95
inferiori 4 dentibus armato, quorum primus et secundus magni È
et geminati, quartus autem minimus. Sternum fere cordiforme, |
aeque latum quam longum. Abdo- .
men pilosum. Pedum I paris long.
mm. 24, Ii mm. 27, II mm. 19,
IV mm. 23. Femora omnia 3 se-
riebus super. aculeorum armata,
quarum externa et media binis,
interna 3 aculeis constat. Patellae
inermes. Tibiae omnes 4 seriebus
binorum aculeorum praeditae, qua-
rum 2 laterales et 2 inferiores.
Metatarsi IV paris utrinque 2
seriebus lateralibus, superiori et
inferior! 3 aculeorum, et 2 seriebus
inferioribus binorum aculeorum
armati. Palpi co’ long. mm. 8.
Femur 3 aculeis parvis apicalibus
munitum; tibia apophysi longa
crassa, aeque longa q. articulus;
bulbus stylo longo, marginem tarsi superanti.et parte apicali
alia apophysi sat brevi et uncata. Colore species haec est
omnino flava; tarsus palpi tantum et apex apophysis tibiae .
palpi sunt nigri. Species haec est fere intermedia inter
Cerbalo, Cebrenno et Eusparasso; oculis posticis non valde
recurvis et (vero paullo) inaequalibus, Cerbalo; dentibus 4
marginis inferioris chelarum Husparasso est similis; sed
coeterum a genere Cebrenno non est distinguenda. Speciei
huius g Porto Bardia, Mense Martio 1927 inventus est.
Cebrennus sparassoides di Cap.
Tibia, tarsus et bulbus palpi dg.
Marmariea genus novum.
Fere intermedium inter Deleneis et Heteropodeis. Cephalo-
thorax sat planus, longior quam latior. Oculi antici in seriem
paullo recurvam, lateralibus mediis paullo minoribus; oculi postici
in lineam paullo recurvam, medii parvi, a lateralibus quam inter
se valde remotiores; laterales mediis triplo maiores. Oculi medii
rectangulo evidenter longiori quam latiori. Chelae robustissimae,
margine superiori dentibus binis armato, inferiori dentibus tribus.
96 | L. DI CAPORIACCO
Pedes longi ac robusti, tarsis et apicibus metatarsorum densissime —
scopulatis. Femora 3 seriebus aculeorum. Oculis mediis posticis
parvis et area oculorum mediorum multo longiori quam latiori ab
omnibus Delenezs, oculis mediis anticis lateralibus et mediis supe-
rioribus maioribus ab omnibus Heteropodeis distinguitur. Prae-
sertim Barylesti E. S. simile videtur, quo area oculorum medio-
rum multo longiori et oculis lateralibus posterioribus mediis multo
maioribus differt. x
79)
Marmarica nigropatellata sp. nova.
~ Ceph. longitudo mm. 11,5; abdominis mm. 13,5. Cephalo-
thorax brunneorufus, crebre lurido pubeseens. Oculorum series
antica recurva, oculis mediis inter se dimidio eorum diametro,
a lateralibus, quibus paullo maiores sunt, spatio minori distan-
tibus. Oculorum series postica levissime recurva. Oculi laterales
mediis anticis aequales, a mediis super, quibus triplo majores
sunt, spatio eorum diametro saltem dimidio maiori distantes.
Oculi medii postici inter se spatio eorum diametro fere dimidio
maiori,a mediis anticis spatio eorum diametro plus quam duplo
maiori distantes. Clypeus oculis mediis anticis aeque altus.
Chelae altissimae, brunneae, intus setis longis, crebris, rufis
vestitae. Margo eorum superior dentibus binis, quorum prior.
multo maior; margo autem inferior dentibus 3 quorum medius
est maximus, tertius autem est minimus. Sternum coxaeque
nigrae. Abdomen desuper fulvum, subtus nigrum. Pedes fulvi,
patellis nigris et tarsis infuscatis. Pedum I paris longit. mm. 50.
II mm. 55, II mm. 45, IV mm. 48. Femora omnia 3 seriebus
superioribus aculeorum praedita, quarum interna 3 aculeis
constat, media binis, externa autem IV pari binis, reliquis
autem 3 aculeis constat. Patellae inermes. Tibiae et metatarsi
2 seriebus lateralibus superioribus 3 aculeorum, et duabus
seriebus inferioribus binorum aculeorum: series inferiores me-
tatarsorum dimidiam partem basalem articuli tantum occupant.
Palpi fulvi, tarso nigro, long. mm. 16, femore 4 aculeis bre-
vibus apicalibus et tibia aculeis binis. Speciei huius g* unus
nondum adultus inventus est Porto Bardia, mense Martio 1927.
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 97
Chiraeanthium C. Koch 1839.
80) Chiracanthium siedlitzi L. K. 7 9 a Giarabub, Dic. 1926 e
Marzo 1927. Hab.: Europa mer., Siria.
81) Chiracanthium isiacum Chr. 3 9 iuv. a Giarabub, Dic. TEES.
Hab.: Egitto.
82) Chiracanthium mildei L. K. 1 9 iuv. a Giarabub, Dic. 1996.
Hab.: Europa mer., Algeria, Siria.
83) Chiracanthium anceps (Cbr.). 2 iuv. a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Siria.
Micariosoma E. Simon 1876.
84) Micariosoma festivum Ck ft © a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Europa.
Micaria Westring 1851.
85) Micaria coarctata Lc. 1 Q a Giarabub, Dic. 1926. Hab.:
Algeria, Tunisia.
AGELENIDAE
Agelena Walkenaer 1805.
86) Agelena lepida (Cbr.). Varie 9 a Giarabub, Ott.-Dic. 1926,
Marzo 1927. Hab.: Egitto, Tripolitania, Sahara Algerino.
Tegenaria Latreille 1804.
87) Tegenaria derhami (Scl.). 1 g a Porto Bardia, Nov. 1926.
Hab. : Cosmopolita.
LYCOSIDAE
EX, vippa E. Simon 1882.
88) Evippa arenaria (Aud.). 1 2 a Giarabub, Marzo 1927. Hab.:
Africa sett.
89) Evippa praelongipes (Cbr.). 2 © e un iuv. a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Sinai. ,
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LITI (49 Dicembre 1928). 7
L. DI CAPORIACCO
IS
CD
(00)
Pardosa C. Koch 1848.
90) Pardosa venatrix (Lc.). 1 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Europa Mer., Africa sett., Arabia, India.
91) Pardosa confalonierii sp. nova. i
Cephaloth. longit. g et 9 mm. 3,5; abdominis of
mm. 2,75; 9 mm. 3,75. Cephalothorax niger, macula obscure
testacea, ampla, stellata, parte thoracica ornatus. Oculi antici
subaequales, in lineam leviter procurvam, laterales mediis fere
contigui; medii inter se spatio oculo non multo angustiori
distantes. Oculi medii antici ab oculis secundae seriei spatio
eorum diametro saltem aequali distantes; oculi secundae seriei
inter se spatio diametro oculari maiori distantes; Chelicera g
omnino nigricantia, 9 basi flavobrunnea. Clypeus dimidio
oculorum II seriei diametro humilior. Sternum nigrum.
Pardosa confalonierti di Cap.
a palpus g', d bulbus g, c epigyne.
Abdomen brunneum, crebre pilosum, desuper fascia latissima
flava continua notatum: fascia fava parte anteriori vittam
fuscam, latam, dimidiam abdominis longitudinem fere attin-
gentem, utrinque biangulosam, apice truncatam et dilatatam
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 99
continet; parte posteriori autem sunt accenta fusca 4,
quarum primum coeteris maius, vitta anteriori coniunetum.
Signa haec iuvenibus magis quam adultis perspicua. Venter
flavidum. Pedes fulvi, femoribus annulis tribus, tibiis annulis
tribus, metatarsis annulis duobus brunneis ornatis. Femora
co saepe valde infuscata. Pedum I paris longit. g mm. 9,
© mim oe) paris of mm. 8; -O 89, IU paris
oo mm 25, © mim Ss paris: of mm. 11,9. TI
Metatarsi pedum I et II paris setis normalibus praediti. Femora
omnia 2 aculeis superioribus longis, III et IV paris autem quoque
aculeo breviori, laterali interno armata; patellae I et II paris
inermes, II et IV paris autem intus et extus aculeo brevi
munitae; tibiae omnes subtus 2 seriebus aculeorum munitae,
basi longissimorum, apice breviorum, armatae; series haec I
pari aculeis 4, coeteris paribus aculeis 3 constant. Tibiae III
et IV paris praeterea seriebus lateralibus externa et interna
et serie supera binornm aculeorum armatae. Metatarsi omnes
duabus seriebus inferioribus aculeorum trium; praeterea meta-
tarsi II, II et IV paris serie aculeorum laterali externa et interna
armati; series II paris aculeis binis, II et IV paris aculeis
3 constantes. Palpi fulvi; o femur fere omnino nigrum, pilis
et setis nonnullis longissimis validissimisque nigris, nec non
aculeis 3 parvis apicalibus praeditum. Tibia longior quam pa-
tella, pilis albis vestita, et setis validis nigris; tarsus basi pilis
albis, dimidia parte et apice pilis nigris sat longis. Epigyne
area brunneorufa, latiori quam longiori, ovata, antea sulcata,
postice bifoveolata . constans. Mares foeminaeque complures
speciei huius, quae colore corporis, forma epigynis et pilis albis
basalibus tarsi oi facile ab aliis speciebus generis distinguitur,
a dom. Confalonieri Oasi Giarabub tribus mensibus_ ultimis
anni 1926 et mense Martio 1927 inventae sunt; praeterea Q
2 mense Martio 1927, Porto Bardia.
Lyecosa Latreille 1804.
92) Lycosa (Trochosina) tremens (Cbr.). 2 9 a Porto Bardia,
Marzo 1927 e Dic. 1926, Hab. Siria, Tunisia.
93) Lycosa (Pirata) lacustris E. S. 1 9 a Giarabub, Marzo 1927.
Hab.: tutta la Reg. Mediterranea, Europa.
100 — L. DI CAPORIACCO
94) Lycosa (Trochosa) fulvolineata Lc. 1 Q a Giarabub, Dic. 1926.
Hab.: Algeria.
95) Lycosa (Hogna) radiata Ltr. minor E. S. 1 Q a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: tutta la Regione Mediterranea.
96) Lycosa (Tarentula) intermedia sp. nova.
Cephaloth. longitudo mm. 4,5; abdominis mm. 5,5. Cepha-
lothorax brunneus, fulvopubescens, vitta laterali fulva continua
sat ampla et vitta media sat ampla, dimidio paullisper an-
gustata, antice rubidotestacea, postice sensim flavescenti. Oculi
antici aequales, in lineam valde procurvam, medii inter se fere
eorum diametro, a lateralibus paullo minus distantes. Oculi II
seriei inter se spatio eorum diametro ampliori distantes; oculi IN
seriei inter se multo magis quam oculi II seriei distantes.
Clypeus sat angustus, oculis lateralibus anticis humilior. Chelae
rufobrunneae, margine inferiori 3 dentibus validis armato,
quarum primus coeteris paullo minor. Sternum fuscum vel
nigrum, coxae flavae. Abdomen desuper fulvum, lateribus
fuscis, ventre luteo, parte antica macula nigra magna triangu-
lari, antice aeque lata q. venter, apice rotundato, tertia parte
posteriori ventris sito. Pars dorsalis abdominis dimidia parte
anteriori vitta sat lata brunnea, postice truncata, utrinque
biangulosa, subtilissime nigromarginata et angulis nigris prae-
dita, ornata. Pedes fulvi, femoribus apice nigromaculatis; tibiis
annulis basali et apicali nigris praeditis: annuli tibiae I paris
fere confluentes; metatarsi apice non evidenter annulosi.
Palpi fulvi plus minusve fuscomaculati. Longit. pedum I paris
mm. 10, II paris mm. 9, III paris mm. 7,5, IV paris mm. 12.
Femora omnia aculeis dorsalibus praedita; patellae posteriores
tantum aculeo armatae. Tibiae omnes 2 seriebus inferioribus
aculeorum armatae, quarum I et III paris aculeis 4, II paris
aculeis 3, IV paris autem aculeis binis constantes; tibiae III
paris praeterea serie laterali 3 aculeorum; IV paris serie
laterali binorum acul. armatae. Metatarsi omnes duabus se-
riebus inferioribus 3 aculeoram armati; II, NI et IV paris
praeterea seriebus lateralibus aculeorum praediti, quarum II
et III paris aculeis 3, IV autem aculeis binis constant. Tibiae
metatarsi tarsique setis multis, validissimis, ab aculeis haud
plane distinguendis, armati. Cum mihi speciei huius tantum
nonnullae © iuv. Porto Bardia mense Martio 1927 lectae,
\
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 101
cognitae sint, tum puto eas describendas esse: oculis III seriei
inter se multo distantioribus quam seriei II, et tarsis cunctis
setulosis, species haec est fere intermedia inter species L. ta-
rentulae et L. tarentulinae atfines; colore abdominis, sterni,
coxarum facile distinguitur.
OXYOPIDAE
Oxyopes Latreille 1804.
97) Oxyopes globifer E. S. 1 9 a Giarabub. Dic. 1926. Hab.:
Algeria.
98) Oxyopes sobrinus Chr. 1 Q a Porto Bardia; Marzo 1927.
Hab.: Siria.
SALTICIDAE
Cyrba E. Simon 1876.
99) Cyrba algerina (Le.). 6g e 2 a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Regione Mediterranea e Indiana.
Telamonia Thorell 1887.
100) Telamonia castriesiana (Grube). Molte 9 e iuv.: 2 a Porto
Bardia, Marzo 1927, molte a Giarabub, Sett.- Dic. 1926,
Marzo 1927. Hab.: Regione Mediterr., Europa, Siberia.
Heliophanus C. Koch 1850.
101) Heliophanus decoratus L. K.1 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Egitto.
102) Heliophanus senussus sp. nova.
Cephalothorax longit. 7 mm. 1,25, £ mm. 1,5; abdominis
o mm. 1,5, 9 mm. 3 Cephalothorax niger, postice et late-
ribus rufescens (maxime ©), pilis albis limbatus. Oculi medii
antici lateralibus triplo saltem maiores; oculi antici omnes
fere conniventes; oculi secundae seriei dimidio spatio inter
oculos tertiae seriei et laterales anticos siti; oculi tertiae seriei
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102 | L. DI CAPORIACCO
lateralibus anticis 9° fere aequales, Q paullo minores. Frons
angusta. Chelae rufobrunneae. Sternum breve, nigrum (¢"),
brunneum aut flavidum (9). Abdomen nigrum, antice limbo
pilorum alborum, post dimidium maculis duabus magnis pilo-
rum alborum ornatum. Pedum I paris
long. 7 mm. 3,25, 9 mm. 3; II paris
e I
mm. 2,25, 2 mm. 2,5; IV autem &
mm. 3,25, Q mm. 4. g coxae brun-
neonigrae; femora desuper nigrescen-
tia, subtus rufobrunnea; coeteri arti-
culi rufoflavescentes. Pedes 9 omnino
testacei plus minusve infuscati. Palpi
Sd femur brunneum, crassum, dimidio duabus apophysibus
praeditum, quarum externa longa, apice intus incurvata,
interior autem crassa et obtusa. Patella rufa, crassa; tibia
brevis, duabus apophysibus armata, quarum una longa, obtusa,
dimidium fere bulbi tarsi attingens, altera autem parva
acuta, nigra, articulo perpendicularis. Tarsus et bulbus brunnei.
Bulbus intus apophysi brevi et obtusa munitus. Epigyne e
fovea parva, rufa, marginibus magnopere incrassatis, praesertim
postice, constat. Speciei huius complurimi g Qque vasi
Giarabub Dec. 1926 et. Martio 1927 inventi. Forma et situ
apophysum femoris palpi 3g et colore cephalothoracis facile
ab aliis speciebus generis distinguitur.
Heliophanus senussus di Gap.
O palpus.
Saitis E. Simon 1876.
103) Saitis latifrons sp. nova.
Longit. cephalot. mm. 1,5, abdominis mm. 2,5. Cephalo-
thorax fuscorufus, vittis duabus latis iateralibus brunneis,
oculos anticos laterales attingentibus et, parte tantum thora-
cica, vitta alia lata brunnea ornatus; pilis crebris crassis albis
vestitus; cilia barbaeque alba. Oculi medii antici fere conni-
ventes, lateralibus, quibus dimidio lateralium diametro disiuncti
sunt, triplo saltem maiores. Spatium inter oculos II et HI .
seriei spatio minus, quo oculi II seriei a lateralibus anticis
distant, quod diametro oculorum anticorum fere dimidio est
maius. Oculi III seriei lateralibus anticis paullo minores. Frons
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 103
fere aeque alta quam diametrum oculorum anticorum mediorum.
Chelae rufae. Sternum breve, antice truncatum, pilis albis
longis vestitum. Abdomen rufum, supra infuscatum, pilis albis
crassis vestitum, (defectum). Pedes II, III, et IV paris et
palpi flavidi; pedes I paris autem infuscati et coeteris crassiores.
Pedes et palpi pilis albis sat longis non crebris vestiti.
Pedum I paris longit. mm. 3,5, II mm. 3, III mm. 3,5, IV
autem mm. 4,5. Femora I et II paris 3 aculeis superioribus
et singulo laterali; III 6,aculeis subapicalibus armata; IV paris
mutica. Patellae I et II paris aculeo singulo laterali, III e IV
2 aculeis lateralibus praeditae. Tibiae I paris 2 seriebus infe-
rioribus 3 aculeorum, II aculeo singulo laterali, III aculeo
singulo super., dimidia articuli longitudine sito; lateribus serie
binorum aculeorum, subtus aculeis 2 basalibus et 2 apicalibus; i
IV paris lateribus serie binorum aculeorum, subtus aculeis 2 ;
basalibus et 2 apicalibus armatae. Metatarsi I et II paris subtus 3
2 seriebus aculeorum binorum; II et IV aculeo laterali basali
et aculeo basali inferiori, et verticillo apicali aculeorum armati; 4
praeterea metatarso III paris aculei 2 superiores adsunt. Aculei
femorum et patellarum I paris nigri, aculei reliqui testacei.
© una Porto Bardia mense Martio 1927 inventa. A S. bar-
bipedi (E. S.) differt colore cephalothoracis, sterno fusco,
clypeo lato, aculeis patellarum anticarum.
PREIS Rag
tia e edi
Evophrys C. Koch 1834.
104) Evophrys clemens (Cbr.). Molti & © a Giarabub, Dic. 1926,
Marzo 1927. Hab.: Siria.
105) Evophrys frontalis (Wlk.). 3 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
-Hah.: Europa, Anatolia.
106) Evophrys convergentis Strand. 2 9 a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Tunisia. Attribuisco 2 9, molto simili ad
E. herbigrada (E. S.), ma con sterno tutto nerastro, zampe
legzermente annulate di bruno e cefalotorace a tegumenti
quasi del tutto nerastri, a questa specie, molto sommariamente
descritta da Strand.
107) Evophrys plebeja L. K. 3 9 a Giarabub, Giugno 1926.
Hab.: Egitto.
104 - L. DI CAPORIACCO
108) Evophrys marmarica sp. nova.
Cephalothoracis longit. mm. 1,5; abdominis mm. 3. Cephalo-
thorax desuper niger, postice leviter rufescens, lateribus laete
rufis, crebre et crasse albopubescens. Oculi medii antici con-
niventes, lateralibus, quibus dimidio fere lateralium diametro
distant, quadruplo saltem maiores. Oculi II seriei a lateralibus
anticis spatio lateralium anticorum diametro dimidio maiori
remoti; ab oculis III seriei spatio diametro oculorum III seriei
aequali distantes. Oculi III seriei lateralibus anticis aequales.
Clypeus angustissimus. Chelae rufobrunneae oculorum mediorum
anticorum diametro dimidio altiores. ;
Sternum breve, antice ovatum, brun- .
neum, - albopilosum. Abdomen nigrum,
crebre pilis crassis, albis, medio abdo-
mine luridis, vestitum; venter autem
colore livido. Palpi pedesque testacei. I
Pedum 1 paris long. mm. 3,75; II mm. 3; Evowreys Bele SS CED:
III mm. 3,5; IV autem mm. 4,25. Femora es
omnia desuper aculeis 3 longis; femur I praeterea 2 aculeis
lateralibus apicalibus minoribus et femur III aculeo singulo
breviori laterali subapicali armatum. Patellae muticae. Tibiae
I et II paris aculeo singulo inferiori; III paris 2 seriebus
lateralibus superioribus binorum aculeorum; IV paris aculeis
2 inferioribus et 2 seriebus lateralibus superioribus binorum
aculeorum armatae. Metatarsi I et II paris 2 aculeis apica-
libus lateralibus; III et IV paris aculeo singulo medio laterali
et verticillo aculeorum apicali praediti. Epigyne fovea rufa
constans, antice margine brunneo et processu rubro parvo,
postice margine obtuso hyalino bilobato praedita. Haec species
maxime E. aequipedi (Cbr.) similis videtur, qua colore abdo-
minis, tibia I paris aculeo singulo praedita, facile distinguitur.
Apud Portum Bardiam ® mense Martio 1927 inventa.
Chaleoseirtus Bertkau 1883.
109) Chalcoscirtus infimus (E. S.). 2 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Europa, Regione Mediterranea.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 105
Salticus Latreille 1804.
110) Salticus mutabilis Le. 1 9 a Giarabub, Marzo 1927. Hab.:
Reg. Mediterranea, Azzorre, Argentina.
Habrocestum E. Simon 1876.
111) Habrocestum insignipalpe E. S. 2 © a Porto Bardia,
Marzo 1927. Hab.: Arabia mer.
_ 112) Habrocestum latefasciatum E.S. 1 9 a Giarabub, Marzo 1927.
Hab.: Grecia, Siria, Mesopotamia.
Thiene EF. Simon 1885.
113) Thiene imperialis (Rossi). 2 Q a Giarabub. Dic. 1926 e
- Marzo 1927. Hab.: Regione Mediterranea, Arabia, Siria, Etio-
pia, India, Birmania, Giava, Filippine.
Carrhotus F. Simon 1891. |
114) Carrhotus bicolor (WIk.). 3 9 a Giarabub, Giugno 1996.
Hab.: Reg. Paleartica.
Evarcha E. Simon 1902.
115) Evarcha laetabundus (C. K.). 1 9 a Porto Bardia, Marzo 1927.
Hab.: Reg. Paleartica temperata.
Plexippus C. Koch 1830.
116) Plexippus paykulli (Aud.). 19 a Porto Bardia, Marzo 1997.
Hab.: tutte le regioni calde del mondo. |
106
L. DI CAPORIACCO
a
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l’Afrique. Ann. Soc. Ent. de France, T. LXXIX, 1910. a
40) STRAND E. _ — Diagnosen Nordafrikanischer Spinnen. Zool. Anz., 2
XXX Bd., 1906. È
41) » — IIl Mitteil. ib. Arachn. aus Palàstina. Arch. 7.
Naturgesch., 81, 1915.
Firenze, ISTITUTO DI ZOOLOGIA DELLA R. UNIVERSITÀ, Giugno 1928-VI.
ie
A. HORNUNG ET G. MERMOD
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE
RECUEILLIS PAR A. IsseL
faisant partie des collections du Musée Civique d’Histoire Naturelle de Génes
CINQUIEME ET DERNIERE PARTIE, PLEUROTOMIDES ET MITRIDES
AVANT-PROPOS
Tous les exemplaires des deux familles ci-dessus nommées
dont nous avons entrepris l’examen sont petits, toutefois, ils
dépassent passablement la taille microscopique de ceux des familles
qui ont fait l’objet de nos études précédentes. Partant, ces exem-
plaires nouveaux sont plus maniables et plus faciles a observer.
Leur décoration est merveilleusement fine et délicate, et leur
forme souvent très élégante. Mais leur assimilation avec les espéces
connues et décrites par les Auteurs n’est pas aisée surtout lors-
qu’on se trouve en présence de diagnoses rapidement élaborées
et de figures trop exigués dans lesquelles la multiplicité des
détails d’ornementation ne peut étre reproduite.
Dans notre travail d’examen du matériel d’Issel, nous nous
sommes trouvés à maintes reprises en face de petites formes
ravissantes, sortant absolument de l’ordinaire, formes dont, a
notre grand regret, nous avons dù abandonner la détermination
vu l’état de conservation soit de l’ouverture, soit du sommet, ne
permettant pas de vérifier d'une maniére absolue les caractéres
génériques.
Nous pouvons donc conclure que de nouveaux dragages dans
la Mer Rouge, entrepris méthodiquement et avec les moyens
perfectionnés dont on dispose aujourd’hui, mettraient en valeur
des formes inédites et trés intéressantes pour la science.
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE 109
La présente livraison est suivie d’un appendice consacré a
quelques espéces de Litiopidés et terminée par un index récapi-
tulant les familles examinées et les espéces citées dans l’ensemble
de notre étude.
PLEUROTOMA
Pleurotoma marmorata L.
(Kiener Icon. cog. viv., p. 6, pl. VI, fig. 1).
Habitat : Ile Nocra, 50 métres de profondeur (Expedition de la
R. N. «Scilla», 1892). ì
Note. Cette espéce a été également signalée dans la Mer
Rouge par Sturany (Denksch. d. Kais. Akad. d. Wiss. Wien 1904.
Gast. Rothen meeres. pl. III, fig. 3).
Pleurotoma (Gemmula) amabilis Jick.
R. Sturany (Denksch. d. Kais. Akad. d. Wiss. Wien. 1904,
ple tiie. 3).
_ Habitat: Ile Nocra, 50 m. prof. (Expéd. de la R. N. « Scilla»,
1892 et Massaua, 30 m. prof. (matériel Issel).
BELA
Bela Appolinea (Melvill).
= Mangilia Appolinea Melvill.
Habitat: Massaua, 30 m. prof.
Un ‘seul exemplaire.
Cette jolie petite forme, décrite par Melvill sous le nom de
«Mangilia Appolinea (Proc. Mal. Soc. vol. VI, pl. X, fig. 20.
Gast. Persian Gulf), étant donné sa protoconque, est une Bela;
en outre, son sinus rond n’est pas entaillé dans la varice labiale
comme l’est celui, très caractéristique, de Mangilia.
Nous pensons utile de donner la diagnose detaillée de l’unique
exemplaire provenant de Massaua.
Coquille petite, test solide, vitreux. Spire courte, étagée, ca-
110 A. HORNUNG ET G. MERMOD
renée et ornée de fortes còtes axiales qui s’atténuent sur la base
du dernier tour (8 au dernier tour). Une sorte de filet carénant,
unique, forme a son intersection avec la còte axiale, une épine
émoussée, très caractéristique, a l’endroit ou cette còte se courbe
sur la rampe suturale. Par le fait de l'alternance des cdétes
axiales, d’un tour à l’autre, la suture parait ondulée. On remarque
également entre les cétes de très fines lignes d’accroissement.
Ouverture faiblement ovale, allongée, terminée par un canal
court, obliquement tronqué. Labre mince, bordé a une faible
distance par la dernière et grosse cote axiale. Il est en outre
presque tangent a la suture et se soude avec la callosité colu-
mellaire. i
La seule forme qui a certainement une parenté avec B. Appo-
linea, du fait qu'elle posséde aussi des épines émoussées a la
carene des tours, est la B. Gowldii Verrill (Tryon, qre série,
vol. 6, pl. 29, fig. 68), mais là s’arréte toute comparaison.
Bela barbiton (Melvill).
= Mangilia barbiton Melvill.
(Proc. Malac. Soc. vol. 6, p. 166, pl. X, fig. 21. Gast. from
Persian Gulf).
Habitat: Ile Sarato (archip. de Dahlac).
Haut. 5 mm., larg. 2 mm.
Cette forme est absolument semblable a celle deécrite par
Melvill et provenant du Golfe Persique.
Cependant notre espéce a tous les caractères génériques de
Bela par sa protoconque d’une part et d’autre part, par son sinus
à peine visible.
En voici du reste la diagnose:
Taille petite, forme fusoide. Test mince, blanc. Spire étageée,
composée de 2 tours lisses et de 5 tours post-embryonnaires an-
guleux, ornés de fortes còtes axiales ployées presque à angle
droit sur la rampe suturale (10 eny. sur le dernier tour) et de
nombreux filets spiraux trés fins, granuleux, a peine visibles sur
les còtes axiales et placés en alternance avec d’autres filets plus
apparents et brillants. Ouverture étroite, 4 bords presque paral-
léles, terminée par un canal court, large, tronqué obliquement.
Labre mince avec un sinus a peine visible, a bord antécurrent
oy ag AR
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE LI
et tangent à la suture. Columelle droite, lisse, un peu tronquée
a l’ouverture du canal.
MANGILIA
Mangilia recta E. A. Smith.
(Annals Mag. of Natural History 1888, p. 310).
Golfe Persique (Colonel Pelly).
Cette petite espéce a été également trouvée par Melvill au
Golfe Persique, elle est semblable a l’exemplaire unique re-
cueilli par Issel à Massaua et dont la dimension (haut. 6 mm.,
largeur 2,75 mm.) est légèrement plus faible.
Voici la diagnose de cette dernière forme, diagnose plus dé-
taillée, en ce qui concerne l’ornementation, que celle donnée par
Smith et Melvill (Proc. Mal. Soc., vol. X, pl. XI, fig. 13. Moll.
Golfe Persique).
Taille petite, forme fusoide, spire étagée, composée de 8 tours
dont 3 post-embryonnaires. L’ornementation est composée de trés
fortes cotes (6 au dernier tour) coudées sur la rampe suturale
et de filets spiraux particuliérement saillants sur les còtes axiales.
Entre ces filets spiraux, on en distingue d’autres, très fins, nom-
breux, ornés d’élégantes et minuscules granulations.
Ouverture étroite, oblique, a bords paralléles; labre très for-
tement épaissi par la dernière cote longitudinale, lisse a l’inté-
rieur et muni d’un sinus profond, fortement entaillé, près de la
suture, dans la varice labiale. Columelle lisse, droite, se raccordant
avec le bord du canal par un contour semi-circulaire.
Mangilia (Eucithara) Bisacchii n. sp.
Coquille petite turriculée. Spire composée de 7 tours (y com-
pris les embryonnaires, au nombre de 2) ornée de fortes còtes
axiales, lisses, légérement flexueuses, pliées vers la rampe sutu-
rale, et d'un double systéme de filets spiraux, lisses, brillants,
ne passant pas sur les cétes (15 environ au dernier tour). Entre
ces derniers se trouve un second système trés finement flexueux.
Sur le dernier tour, les còtes axiales atteignent la base.
112 A. HORNUNG ET G. MERMOD
Sutures profondes, trés marquées, un peu ondulées. Ouverture
ovale-allongée. Canal court, large, tronqué, non échancré.
Labre tranchant, fortement épaissi par la
dernière cote axiale, muni intérieurement de 8
a 10 dents obsolétes. Columelle un peu excavée,
faiblement plissée. Bord un peu calleux en conti-
nuité avec le labre.
Sinus arrondi, n’entaillant Be af varice.
Haut. 5 3/, mm., larg. a /, mm.
Habitat: Assab.
Cette forme se rapproche de Cythara Lirica
Reeve, dont Melvill a signalé la présence au Golfe
Persique (Proc. Mal. Soc., vol. 12, pl. 10, fig. 3),
mais elle est beaucoup plus grande pour un
nombre de tours a peu près semblable a M. Bi-
1. Mangilia Bisacchii. SACCAZI. Cette dernière, grace a son bourrelet
labial, nous parait étre tout a fait adulte.
Mangilia (Clathurella) iodolabiata n. sp.
Coquille petite, turriculée, jaunàtre. Spire
composée de 16 tours, y. compris les 3 tours
embryonnaires. Apex pointu, vitreux, le
troisieme tour est orné de costules axiales
obliques. De fortes còtes axiales, non alter-
nées d’un tour à l’autre, s'étendent jusqu’au
- dernier tour, à la base duquel elles s’atténuent,
Chaque tour est rendu anguleux par un fort
cordon spiral, particuliérement distinct sur
les cétes. En dessous de ce dernier se trouve
un second filet plus petit. L’espace compris
entre les còtes axiales et les cordons spiraux
est garni d’un granulé extrémement fin et
régulier. Suture droite, très indistincte,
donnant aux tours un aspect presque subule.
Les filets spiraux persistant sur la base du
dernier tour sont au nombre de 12 environ.
Ouverture étroite, un peu ovale, brillante,
porcelanée. Canal court, tronqué et très faiblement échancre.
Labre tranchant violacé fortement épaissi en arriére par la der-
2. Mangilia iodolabiata.
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE fio
niére còte axiale. Sinus large, arrondi, n’entaillant pas la varice.
A Vintérieur du labre se trouvent 3 ou 4 dents obsolétes plus
une dent pariétale en face du sinus. Columelle droite, bord colu-
mellaire aplati, un peu calleux.
bau im Var 2575. mi
Habitat: Massaua, de 20 a 30 m. de profondeur.
Mangilia (Clathurella) dichroma R. Sturany.
(Gast. des Rothen Meeres. Denksch. Kais. Akad. d. Wiss.
Wien, 1904, p. 252, pl. 6, fig. 5).
Les deux exemplaires décrits par Sturany, trouvés a Mersa
Sheikh, sont semblables, d’aprés la diagnose et la figure, a celui
recueilli par Issel à Assab. Cette espéce a une ornementation
curieuse qui ne se rencontre que rarement dans le genre Cla-
thurella.
Melvill, dans les Proc. Malac. Soc., 1905, vol. VI, p. 59, pl. V,
fig. 8,a également décrit la C. epiaantha provenant du Golfe
Persique et d’Oman. Son galbe se rapproche beaucoup de
» dichroma, mais la décoration est moins tuberculeuse au croi-
sement des cotes axiales et spirales. En outre sa dimension est
plus grande.
Daphnella Lueasi Melvill.
(Gaster. from Persian Gulf. Proc. Mal. Soc. vol. 6, p. 167,
ple 10s fie. 25):
L’unique exemplaire que nous possédons (ile Sarato, archipel
de Dahlac) nous parait pouvoir étre identifié avec D. Lucast.
Cependant, étant donné d’une part que les tours embryonnaires
sont corrodés et le labre un peu déterioré et que, d’autre part,
les dimensions sont légérement inférieures et le nombre des còtes
axiales et spirales supérieur, nous ne pouvons affirmer d’une
maniére absolue la similitude de ces deux formes. Peut-étre ne
sagit-il que d’une variété trés voisine.
Daphnella intercedens (Melvill).
= Mangilia intercedens Melvill.
(Proc. Malac. Soc., p. 168, vol. XV, pl. 5, fig. 14).
Test mince, fragile, transparent, ovoido-conique. Spire peu
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (21 Dicembre 1928), 8
114 A. HORNUNG ET G. MERMOD
allongée. Embryon composé de 2 tours lisses, suivis de 4 tours
costulés. Le dernier tour a environ les ?/, de la longueur totale.
Ornementation composée de fortes cdtes spirales, flexueuses,
larges, un peu aplaties, lisses et brillantes qui s’atténuent un peu
avant le cou du canal. Dans les interstices on remarque de fines
stries d’accroissement et, coupant ces derniéres à angle droit, de
nombreux filets spiraux fins et lisses. Suture bien marquée, ondulée.
Ouverture ovale, se terminant par un canal court, large,
tronqué et non échancré. Labre mince, faiblement épaissi en
arriére par la dernière cote axiale. Sinus arrondi, peu profond,
presque indistinct. Columelle excavée au milieu, un peu arrondie
à son extrémiteé. | |
Habitat: Assab (Ras Luma).
Haut. 4 mm., larg. 2 mm.
Au benéfice de la diagnose ci-dessus, plus détaillée, mais sem-
blable dans ses grandes lignes a celle de Melvill, nous croyons que
la D. intercedens ne peut étre une Mangilia dont elle ne pos-
séde pas les caractères génériques du sinus, du labre, de l’ou-
verture et l’épaisseur du test. 7
Daphnella (Raphitoma) adamantina (Melvill).
= Mangilia adamantina Melvill.
(Proc. of Malac. Soc., vol. 6; p=99, pl. 5; fig. 7).
Habitat: Massaua, 15 à 30 m. de profondeur.
MITRIDES
Mitra (Cancilia) fiale L. var.?
Habitat: Ile Nocra (Exped. R. N. «Scilla», 1892).
Il semble, d'après les Auteurs, que cette espéce soit assez
variable dans les détails de son ornementation et dans sa coloration.
Les deux exemplaires recueillis à Vile de Nocra (dont un est
en mauvais état de conservation) se rapprochent des figures
données par Tryon (vol. 6) et Jickeli (Jahrb. d. Malak, Ges. 1874,
p. 25, pl. II, fig. 4), ils en different par certains détails de sculpture.
Cette espèce a été également signalée par R. Sturany (Gast.
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE Lia
Rothen meeres. Denksch. d. Kais. Akad. d. Wiss. Wien 1904 p. 223)
sans description, mais avec la synonymie.
Il est, dans ce cas, fort possible que les exemplaires prove-
nant de Vile Nocra appartiennent a l’une de ces variétés.
Voici, à titre de renseignements complémentaires, les carac-
téres distinctifs de cette variété: Test blanc-jaunàtre. Les còtes
spirales sont nombreuses (17 environ au dernier tour). L’interstice,
entre ces còtes, est encadré par un seul filet très fin et par des
lignes d’accroissement qui n/atteignent pas les còtes spirales prin-
cipales.
| Turricula (Costellaria) Osiridis Issel.
Malac. Mar. Rosso, 1869, p. 263, pl. 3, fig. 9.
Habitat: Ile Sarato.
Turricula (Costellaria) casta (H. Adams).
= Turricula (Thala) casta H. Adams.
(R. Sturany. Denksch. d. Kais. Akad. d. Wiss. Wien, 1904,
p. 226. — H. Adams. New Shells from Red Sea. Proc. Zool.
Soc. Nove pl iy fe. 2.7 pi 19).
Habitat: Massaua, 10-30 m. de profondeur, Assab, Ile Sarato
(Archipel de Dahlac).
Les exemplaires de Sturany et d’Adams ont une dimension
supérieure 4 ceux recueillis par Issel dans 7 stations différentes.
Cette forme, avec son canal légérement courbé, tronqué, mais
sans échancrure, devrait, il nous semble (d’apres le manuel de
Cossmann) trouver sa place dans la section des Fusimitra plutét
que dans celle des Costellaria.
APPENDICE
LITIOPIDES
Ayant retrouvé, mélangée avec d’autres espéces, une forme
d'Argyropeza, que, malgré nos recherches, nous n’avons pu
identifier, ni de près ni de loin, avec ce qui a été publié sur la
famille des Litiopidés, nous présentons cette forme en appendice.
7
ie
ssf a a eo
EUS TE pesca
sro Gina as
116 A. HORNUNG ET G. MERMOD Se
Par la méme occasion et en nous référant a ce que nous
avons dit, lors de notre étude des Litiopidés de la Mer Rouge,
au sujet de la variété extraordinaire que l’on constate chez les
espéces de cette famille, nous signalerons un cas curieux de poly-
morphisme observé chez Argyropeza Doriae (voir notre III°
partie, pages 1 et 7).
Argyropeza Cartieri n. sp.
Test solide, blane brillant, forme turriculée. Sommet lisse.
Spire composée de 7 tours (dont deux embryonnaires) presque
plans, sauf le dernier qui est ventru.
Suture profonde, séparée par une rampe
déclive, formant deux carénes sur les
tours; une en dessus, l’autre en dessous.
Ornementation formée de còtes axiales,
(environ 16 sur le dernier tour) et,
coupant ces dernieres a angle droit,
un certain nombre de filets spiraux
(environ 9). A l’intersection des deux
systemes de còtes se forment de petits
tubercules brillants, que délimitent des
alvéoles quadrangulaires. Les còtes
longitudinales, quoiqu’un peu atténuées,
descendent jusqu'à Vextrémité de la
base, laquelle est légérement concave.
Ouverture ovale, fortement et oblique-
ment versante vers la columelle. Labre
antecurrent a la suture, puis infléchi
en arriére, mince, parfois laciné par
les cotes spirales et formant une sorte de bec arrondi au moment
où il se soude a la columelle. Cette dernière est excavée, avec
un calus étroit, réfléchi sur la région ombilicale.
Hauteur 3 3/, mm.
Habitat: Ile Sarato (Archipel de Dahlac).
3. Argyropeza Cartieri.
Argyropeza Doriae (voir notre III partie, page 7).
x
Lorsque nous avons présenté cette nouvelle espèce, notre
examen s’etait porté sur un seul exemplaire recueilli a Vile Sal-
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE by
dadin. En procédant, par la suite, a l’examen de tubes renfer-
mant des coquilles diverses provenant de stations différentes de
_la Mer Rouge, nous avons trouvé des formes que nous avons du,
provisoirement, mettre de cdté, pour ne pas sortir du cadre de
notre travail en cours d’exécution. Celui-ci terminé, il nous a
paru intéressant de reprendre ces formes, lesquelles, aprés une
étude serrée, nous ont donné la certitude qu’elles devaient, mal-
gré leur diversité, avoir une parenté très rapprochée avec l’exem-
plaire type d’Argyropeza Doriae. En effet, après avoir place
une trentaine d’exemplaires l’un près de l’autre et dans un ordre
donné, nous avons pu suivre, pour ainsi dire pas à pas, tous les
degrés de l’espéce type jusqu’a sa variété montrant le passage
extrème.
Le résultat de cet examen nous a révélé que cette ultime
variété, ayant perdu tous les caractéres du type, apparaissait, en
dernier ressort, comme une forme absolument différente et cela
a un point tel, qu'une personne non prévenue n’hésiterait pas
un instant a la considérer comme une espéce nouvelle. Voici, en
quelques mots les principales phases de cette transformation.
L’espèce type d’Argyropeza Doriae, ainsi que le montre’
la figure donnée dans notre II° partie (page (209) 7) a les
tours de spire presque plans, ornés de 3 cordons spiraux et de
cétes longitudinales légérement arquées. A l’intersection de ces
dernieres avee les còtes spirales, se forment de grosses nodulosités
arrondies. Enfin, l’intervalle entre les còtes axiales et spirales est
-rempli de fines stries spirales recoupées par des lignes d’accrois-
sement microscopiques.
La premiére variété perd d’abord les nodulosités au premier
tour, mais garde les còtes axiales et spirales. Les suivantes per-
dent, peu a peu, les nodulosités aux deuxieme, troisiéme et qua-
triéme tours et ainsi de suite. La forme de la spire, du fait de
Vabsence des nodulosités garnissant la rampe suturale, se trouve
modifiée a tel point que la suture, une fois dégagée, rend la
convexité des tours très apparente.
D’autres variétés perdent successivement les cdtes axiales et
spirales, ne laissant visibles que les fins filets spiraux, lesquels,
en definitive, disparaissent a leur tour, laissant la coquille a peu
près lisse. Seuls, persistent quelquefois au dernier tour, des lignes
d’accroissement flexueuses plus ou moins distinctes. En résumé,
3”
a
Ves ed Ea
118 A. HORNUNG ET G. MERMOD
du type a tours plans et ornés, il ne reste, à la fin des trans-
formations successives, qu'une forme a tours convexes à peu prés
lisses. Notons en outre, pour terminer, que le polymorphisme
signalé ci-dessus s’étend a toutes les autres espéces examinées
par nous, notamment à A. melanostoma Rang, dont la bouche
est tantòt versante, tantòt canaliculée par la troncature plus ou
moins brusque de la columelle. Ceci explique le gàchis regret-
table qui existe dans la nomenclature de ces espéces, les Auteurs
ayant sans doute travaillé avec un matériel réduit. Ce gachis
est signalé implicitement par Tryon dans la synonymie qu'il
donne des nombreuses espéces cataloguées.
Le temps nous manquant pour débrouiller cet écheveau mal
aisé, nous laissons a d’autres ce soin, surtout lorsqu’ils auront le
privilége de pouvoir etudier l’anatomie des espéces vivantes.
«
INDEX SYSTEMATIQUE DES FAMILLES, GENRES ET ESPECES
No des
Parties * Pages figures
PYRAMIDELLIDAE
1. Syrnola massauensis Horn. et Merm. . “gl (286) 4 1
> > Th ae RN MV
2. » Bedoti Horn. et Merm. . È eal (288) 6 I
» » 3 : i i, È i 2295
3. » Gestrot Horn. et Merm. . : eet (289) 7 ek
» » : È ; : s ii nal (22058
4. » Lorioli Horn. et Merm. . 3 SRI (289) Aiea
» » 2 : 4 : È 5 SE) ais
5. » Broti Horn. et Merm. : ; peal (29) 9 N
» » : È i } ì g Pal (23) 4
6. » Zaleuca (Melvill) . LIA 3 Box EE (22005)
7. » Charpentiert Horn. et Merm. . Ii RARO) IONI
» » CIA ERIN AT Re (008
8. » Syrnoloides (Melvill) = Od. Syrno-
loides Melvill s : TEMI
* La Ire partie a paru dans le Vol. LI, les IIe, III° et Ive parties ont paru dans
le Vol. LII, la Ve partie dans le Vol. LIII de la présente publication.
La pagination entre parenthéses est celle du Volume, l’autre est celle du fasci-
cule tiré à part.
Il
9. Syrnola Latonae Horn. et Merm.
10.
ll
»
»
»
» o 5 e i
Lanassae Horn. et Merm.
»
. Odontostomia Juliae Horn. et Merm.
»
»
» è 5 e a;
Picteti Horn. et Merm. .
» 6 È “a
Dalli Horn. et Merm.
. Pyrgulina Maiae Horn. et Merm. .
28.
Sl.
32.
33.
. Cingulina Isseli Tryon = Eulima cingulata ©
»
DI
»
» 0 è e °
Melvilli Horn. et Merm.
» 6 O 5 5 °
problematica Horn. et Merm.
» 5 C 5
ventricosa Horn. et Merm. .
Alicae Horn. et Merm.
crystallopecta Melvill
» °
ptrinthella Melvill
» ° °
nana Horn. et Merm.
» 5 °
Edgari Melvill
Ima Melvill
Fischeri Horn. et Merm.
Sibyllae Horn. et Merm.
» O o . 5 5
elegantissima Horn. et Merm.
Favrei Horn. et Merm. .
Cossmanni Horn. et Merm .
5 » » 5
thelxinoa Melvill .
» -
Issel
» 5 Gai 3 .
Bellardii Horn. et Merm.
» . ai ° °
Beccarit Horn. et Merm.
» È . È d
nodulosa Horn. et Merm.
» è e e è
Appeliusi Horn. et Merm.
34. Turbonilla Studert Horn. et Merm.
»
»
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE,
I
poll
I
(292) 10
(24) 5
(293) 11
(24) 5
(294) 12
(24) 5
(295) 13
(24) 5
(24) 5
(296) 14
(24) 5
(297) 15
(25) 6-
(298) 16
(25) 6
(24) 5
(299) 17
(299) 17
(26) 7
(300) 18
(26) 7
(300) 18
(26) 7
(26) 7
(26) 7
Gms
(301) 19
(28) 9
(28) 9
(28) 9
(301) 19
(29) 10
(302) 20
(29) 10
(302) 20
(29) 10
(302) 20
(30) 11
(303) 21
(30) 11
(304) 22
(30) 11
(30) 11
(305) 23
(30) 11
XV
XVII
XIX
XXI
120
A. HORNUNG ET G. MERMOD
35. Turbonilla Arianae Horn. et Merm.
52.
53.
54.
DD.
56.
57.
58.
59.
60.
61.
»
>
»
> Pi e 6
tantilla Horn. et Merm.
36. »
» » 5 È
ue » nitidissima Issel
» »
RISSOINIDAE
38. Rissoina albida C. B. Adams .
39. » clathrata A. Adams .
40. » mercuriatlis Watson .
4l. » Bruguieri Payraudeau
42. » pusilla Brocchi .
LITIOPIDAE
43. Litiopa melanostoma Rang
‘44. » bucciniformis Horn. et Merm.
45. Gibborissoa mirabilis Horn. et Merm. i
46. Diala semistriata Ph. = Alaba semistriata
Ph. (Issel)
AT trilirata Melvill 5
48. Argyropeza Schepmaniana Melvill
49. » Doriae Horn. et Merm.
» » C A n è
50. » Cartieri Horn. et Merm.
RISSOIDAE
51. Manzonia minuta Horn. et Merm.
Nodulus saldadinensis Horn. et Merm. .
Scaliola bella A. Adams
caledonica Crosse
Cingula madreporica Issel
Setta Pallaryi Horn. et Merm.
Ceratia Watsoni Horn. et Merm.
proxima Alder
Fenella pupotdes A. Adams
Onoba elongata Horn. et Merm.
Iravadia angulifera de Folin .
II
II
II
Il
Il
(305) 93
(30) di
(806) 24
(31) 12
(307) 25
(31) 12
(31) 12
(31) 12
(32) 13
(33) 14
(33) 14
(203)
(203)
(204)
ww de WO
(206)
(206)
(207)
(208)
(116)
(116)
o O 0 DS or Ol
(364)
(365)
(366)
(366)
(367)
(367)
(369)
(370)
(370)
(371)
(371)
OO 00 © ~-) UT OT BF OD >
XXII
XXI
et XXIV
XXV
\
oo
TO.
MOLLUSQUES DE LA MER ROUGE
PLEUROTOMIDAE
62. Pleurotoma marmorata lL. . . + VI
63. >» amabilis Jick. : È suv
64. Bela appolinea (Melvill) = Mangilia appo- .
ue linea Melv. RIV
65. barbiton (Melvill) = Mangilia barbi-
ton Melv. V
66. Mangilia recta E. A. Smith V
67. » Bisacchii Horn. et Merm. V
68. Clathurella iodolabiata Horn. et Merm. Vv
69. » dichroma, Sturany V
70. Daphnella Lucasi Melvill V
71. » intercedens (Melvill) = mia
intercedens Melv. ; Vv
72. Raphitoma adamantina (Melvill) = Manoiia
adamantina Melv. . V
MITRIDAE
13. Mitra (Cancilla). filaris I. var... .. Vv
74. Turricula (Costellaria) Osiridis Issel. ASCA
» » casta (H. Adams) =
Turricula (Thala) casta H. Adams . V
(109)
(109)
(109)
(110)
(111)
(111)
(112)
(113)
(113)
(113)
(114)
(114)
(115)
(115)
Dì Gì UU W
CS)
RISULTATI ZOOLOGICI DELLA Missione INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
(1926-1927)
ORTOTTERI E DERMATTERI
Dott. F. CAPRA
Argomento di questa nota è lo studio della collezione di Or-
totteri e Dermatteri raccolti dal Sig. Carlo Confalonieri, preparatore
capo del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, incaricato
dalla R. Società geografica dell’ esplorazione zoologica dell’ Oasi
di Giarabub. Oltre agli esemplari raccolti dal Confalonieri a Gia-
rabub e dintorni (Hatiet Melfa, Hatiet el-Fredga) dal dicembre
1926 al marzo 1927 ed a Porto Bardia nel novembre 1926 ed
aprile 1927, ho compreso nell’ elenco alcuni pochi esemplari di
Tobruk avuti nel 1914 dal Tenente marchese Carlo Invrea, quelli
raccolti nel Golfo di Bomba dal personale della R. N. « Ammi-
raglio Magnaghi » al comando del Capitano di fregata Carlo Baldi,
nonchè quelli del prof. Carlo Anti, membro della missione archeo-
logica a Cirene. Ho inoltre colto I’ occasione per citare altri pochi
ortotteri di località libiche, estranee alla Cirenaica, come quelli
raccolti nel 1913 dal Capitano L. Bardi nell’Oasi di Giofra e dal
Colonnello medico Dott. A. Andreini a Misurata, perchè presentano
un particolare interesse.
La fauna ortotterologica della Marmarica rimase completa-
mente ignota fino a pochi anni or sono. Le prime notizie le
diedero Salfi (*) che illustrò il materiale raccolto dal prof. Cavara
nel 1924 a Tobruk e dal Sig. Geo C. Kriiger del R. Ufficio Agra-
(1) Salfi M. — Contribuzioni alla conoscenza degli ortotteri libici. 1. Locustidae
marmarici; Boll. Soc. Naturalisti, Napoli, XXXVI, 1924, pp. 288-303, Tav. 4.
= Contribuzioni alla conoscenza degli ortotteri libici. 4. Blattidae ed Acrididae
di Cirenaica; ibid. XXXIX, 1927, pp. 225-270, fig. 1-10, Tav. XII.
| ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 123
rio per la Cirenaica, a Porto Bardia, a Scegga ed a Giarabub, e
Uvarov (!) che cita diverse specie di Solloum.
La collezione da me studiata, comprendente 46 specie, per
quanto non molto ricca perchè radunate in epoca poco propizia
alle raccolte entomologiche, è assai interessante perchè reca un
notevole contributo alla conoscenza della fauna della Cirenaica sia
per le specie inedite, sia per i dati zoogeografici.
Nell’ Oasi di Giarabub Confalonieri raccolse 22 specie, che
unite a quelle trovate dal Kruger, portano a 25 il numero delle
forme note per l’ Oasi: .
Periplaneta americana (L.); Confalonieri.
Heterogamia Cerverae (Bol.), Confalonieri.
Shelfordella tartara (Sauss.); Kriiger.
Heteronutarsus aegyptiacus Lef.; Kriger, Confalonieri.
Eremiaphila rotundipennis Kirby; Krùger, Confalonieri.
Elaea Gestroi mihi; Kruger, Confalonieri. i
Rivetina baetica (Ramb.); Kruger.
Blepharopsis mendica (F.); Confalonieri.
Liogryllus bimaculatus (De Geer) ; Confalonieri.
Gryllus burdigalensis Latr. ; Confalonieri.
Gryllotalpa africana Beauv. ; Confalonieri.
Acridella nasuta (L.); Kruger, Confalonieri.
(= A. unguiculata Auct.).
Platypterna lybica Salfi; Kruger, Confalonieri.
Duroniella Lucasi (Bol.); Confalonieri.
Acrotylus insubricus (Scop.); Kriger, Confalonieri.
Sphingonotus rubescens (Walk.); Kruger, Confalonieri.
Pyrgomorpha conica (Ol); Kruger.
Pyrgomorpha cognata Krauss ; Confalonieri.
Tropidopola longicornis subsp. longicornis (Fieb.) Uv.;
Confalonieri. i :
— Anacridium aegyptium (L.); Confalonieri.
Schistocerca gregaria ph. flaviventris (Burm.); Confalonieri.
Thisoecetrus littoralis subsp. prope littoralis (Ramb.) ;
Confalonieri. |
() Uvarov B. P. — Some new and interesting Orthoptera in the Collection of the
Ministry of Agriculture, Cairo; Bull. Min. Agric. Egypt; No. 44, 1924; pp. 1-41
Tay. I-III.
ag
A
i
the:
RPE Shoe ee
124 x F. CAPRA
lonieri.
Euborellia annulipes var. tripolitana (Werner); Kruger,
Confalonieri.
Labidura confusa mihi; Confalonieri.
Pur essendo finora le nostre conoscenze piuttosto scarse, ri-
sulta che la fauna ortotterologica della Marmarica orientale è
di tipo mediterraneo, malgrado alcuni elementi etiopici, e che
presenta più elementi in comune con la fauna dell’ Egitto, fatto
naturale d'altronde data la posizione geografica.
Prima di iniziare |’ elenco sistematico sento il dovere di ri-
volgere i miei più vivi ringraziamenti al dott. L. Chopard (Parigi),
al prof. W. Ramme (Berlino), al dott. M. Salfi (Napoli), al dott.
B. P. Uvarov (Londra), che col loro consiglio e coll’ esame di
specie dubbie mi furono di valido aiuto.
ORTHOPTERA
Fam. Blattidae
Periplaneta americana (L.)
Periplaneta americana Brunner, Prodromus Europ. Orth. 1882,
p. 50, Tav. I, fig. 11.
Periplaneta americana Innes Bey, Mem. Soc. Entom. Egy-
pte, I(19/12);7fasc iO) 20s aaNet oral.
Oasi di Giarabub : III-927, leg. Confalonieri: 3 & o', 1 @
(ninfa) e numerosissime larve a varii gradi di sviluppo.
Blatta orientalis (L.)
Periplaneta orientalis Brunner, Prodromus Europ. Orth. 1882,
paio:
Stylopyga orientalis Innes Bey, Mem. Soc. Entom. Egypte,
I, fase. *32 (012) pr 270 tay a, gue 6:
Thisoecetrus littoralis subsp. Charpentieri (Stal), Confa-
7 a ey Te ae
a eee (e I Lila
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 12
so
3
Blatta orientalis Chopard, Fn. de France. Orth. et Derm.
1922, p. 30. |
Cmene: cfs ©, VINEII26, lee: Prof 0. Anti:
Heterogamia ursina (Burm.)
Polyphaga Karny Werner, Zool. Jahrb. Abt. Syst., XXVII,
(S082 05 89:
Porto Bardia: 3 gd gd 1 9 larva, IV. 927, leg. Confalonieri (*).
Heterogamia Cerverai (Bol.)
Polyphaga Cerverae Bol., Ann. Soc. Esp. Hist. Nat. XV,
1886, p. 512.
Polyphaga ursina Werner, Zool. Jahrb. Abt. Syst., XXVII,
(1908), p. 89.
Oasi di Giarabub: 1 Q, III-927; Porto Bardia: 1 9, 26-X-926,
leg. Confalonieri.
La specie venne descritta del Sahara occidentale, ma secondo
il Dr. Chopard è altrettanto diffusa che la H. ursina e general-
mente confusa con essa.
Shelfordella tartara (Sauss.)
Shelfordella tartara Adelung, Horae Soc. Ent. Ross., XXXIX,
ORO}. oven dov Vo
Hon nell’ Oasi di Giofra: 1 co, 25 - VII1913, leg. Bardi.
E la località di cattura più occidentale. Descritta del Turkestan,
trovata in Mesopotamia, Uvarov (Min. Agric. Egypt, Tecn.
Scient. Serv. Bull. N. 44, [1924]) la cita d’Egitto (Meadi e
Kharga) e del Sudan (Kartum); Salfi, la cita dell'Oasi di Gia-
rabub (Boll. Soc. Natur. Napoli, XXXIX, [1927], p. 225). Il
Museo Civico ne possiede anche un © della Persia settentrionale,
leg. G. Doria. |
(1) Il Dr. Chopard che, nel preparare una revisione dei Polyphagini, ha recente-
mente studiato anche il materiale del Mnseo Civico, mi ha gentilmente indicato
(in litt.) i caratteri differenziali e le notizie sinoninimiche relative alle due Hete-
rogamiu.
126 R eek F. CAPRA
Fam. Mantide
Hleteronutarsus aegyptiacus Lef.
Heteronutarsus aegyptiacus Lef., Ann. Soc. Ent. France,
1835; IV, p. 503, Day: 1338:
Hetoronutarsus aegyptiacus Giglio-Tos, Mantidee, Tierreich, ©
30, ditef, (41927), p. 61.
Oasi di Giarabub: 1 ninfa 9, 4 larve CES 11006 leg.
Confalonieri.
La forma del pronoto varia notevolmente coll età: in larve
di 11 mm. esso è subquadrato ad angoli posteriori retti; nella
ninfa gli angoli posteriori sono sporgenti all’ indietro.
IDE RA I cocudds ncaa,
| Eremiaphila typhon Werner, Sitzb. Akad. Wiss. XIV, (1905),
p. 383 (pro parte).
Eremiaphila rotundipennis Giglio-Tos, Mantide, Tierreich,
50 Lief. (1927), De 47.
Oasi di Giarabub: 1 9, Ill - 1927, leg. C. Goiilonioni
Credo soins all’ esemplare del Deserto libico (Museo di
Pietroburgo) citato da Werner, cioè presenta sulla faccia inferiore
dell’ elitra due fascie nere : una apicale più larga (mm. 2) ed
una preapicale più stretta (mm. 0,7) separate da una fascia del
color giallo fondamentale larga mm. 1,5; l'ala è gialla con
l’area anale rosso-vinosa ed il margine apicale con una fascia nera.
Tergiti addominali bruno nerastri; sterniti gialli, dei quali 2.°, 3.°, 4.°
presentano a ciascun lato, circa al quarto della larghezza e presso
al margine anteriore, una macchietta piccola tondeggiante bruna.
Placca sottogenitale con le due spine gialle separate da un inter-
vallo, a margine leggermente concavo, superiore (mm. 2) alla
lunghezza di una spina (mm. 1,5); differisce per questo dalla
figura di Saussure (Mém. Soc. Phys. Hist. Nat. Geneve XXI,
(1872) pl. 7, fig. 55 a) di #. typhon in cui le spine sono a
metà apicale nera, più lunghe, separate da un intervallo inferiore
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 127
alla loro lunghezza ed ‘a margine subdiritto. Femori medii e
posteriori quasi lisci.
Lungh. corp. mm. 32; lung. pron. mm. 7,6; lung. elitre
Min Fb: i
A questa specie credo pure si riferisca la larva © raccolta
a Giarabub dal Kriger e citata come E. typhon da Salfi.
Per i caratteri sopra enunciati non corrisponde bene alla £.
rotundipennis di Giglio-Tos, che la descrive con una sola fascia
apicale alle elitre, ma la sua diagnosi è evidentemente ricavata
solo dalla figura di Westwood (Rev. Insect. Fam. Mant. London,
1889, Tav. XIV, fig. 11), mentre nella diagnosi questo autore
parla di due fascie alle elitre (1. c. p. 28).
Nessuno degli autori citati parla del colore dei tergiti addo-
minali; credo perciò che negli esemplari da loro visti fosse del
colore generale del corpo. Burmeister descrive la sua E. Ehren--
bergii (Hand. Ent. II, 1838, p. 524), considerata sinonima del-
lE. typhon: «abdomine supra fusco », ma non accenna a
fascie sulle elitre. Il colore dei tergiti addominali dell’ esemplare
di Giarabub è allora un carattere individuale ?
Solo lo studio di una serie numerosa di esemplari permetterà
di stabilire il valore sistematico delle E. rotundipennis, typhon
e forme affini.
Eremiaphila Andresi Werner
Eremiaphila Andresi Werner, Bull. Soc. Ent. Egypte, II,
(1910), p. 200.
Eremiaphila Andresi Giglio-Tos, Mantide, Tierreich, 50 Lief.
(L927)... 56: |
Porto Bardia: 1 Q, IV - 1927, leg. C. Confalonieri.
Riferisco |’ esemplare a questa specie perchè le elitre hanno
il margine anteriore meno profondamente dentellato che nella
E. Rohlfsi Werner (vedi Sitzb. Akad. Wiss. Wien, CXIV, 1905,
fig. 13), senza nervature evidenti, ma coriacee e solamente rugulose
alla base ed i femori anteriori con le due spine preapicali più
grandi. i
4
a
i
ti o i RAR co? ne
128 F. CAPRA
Eilaea Gestroi n. sp.
Q. Elaeae Marchali (Cog.) affinis, differt scutello frontali
minus transverso, fere duplo et dimidio latiore quam altiore,
parte superiore clypei fere triplo latiore quam altiore; pro-
noti angulis anticis obtusis, rotundatis; elytris immaculatis
brevioribus, basim secundi tergiti attingentibus, alis brevio-
ribus, campo antico perspicue majore quam campo anali;
cercorum articulis basalibus magis transversis, 3 apicalibus
tantum elongatis.
* Long. corp. mm. 22; long. pron, mm. 5,2; lat. pron.
mm. 4,5; long. elytr. mm. 6; lat. elytr. mm. 3,8.
Habitat: Oasi di Giarabub, 1 9 III-1927, leg. C. Confa-
lonieri.
Colore generale giallo-testaceo con punteggiatura e macchiet-
tatura brune disposte a fascie sulle zampe.
Capo (fig. 2), compresi gli occhi, più largo del pronoto e più
largo che la lunghezza del pronoto; scutello frontale (fig. 3)
circa due volte e mezzo più largo che alto, col margine superiore
molto marcato, convesso verso |’ alto; parte superiore del clipeo,
compresa tra la carena mediana trasversale ed il margine superiore,
circa tre volte più larga che alta.
Pronoto (fig. 2) un po’ più lungo che largo, cogli angoli anteriori
ottusi (> 90°) ed a vertice arrotondato ; margine anteriore con- i
vesso, non emarginato nel mezzo, un po’ sinuoso lateralmente ; |
margini subdenticolati presso gli angoli anteriori; con una linea .
longitudinale mediana impressa, poco marcata anteriormente; pro- j
zona notevolmente tumida, con le carenule convergenti all’ in-
dietro, notevolmente ricurve; metazona con le quattro gibbosita
poco prominenti e non ben delimitate. :
Elitre (fig. 1) brevi, di poco più lunghe del pronoto, oltrepassanti
di assai poco il margine basale del 2° tergite addominale, in riposo
lascianti scoperto l'apice delle ali, larghe due terzi della propria
lunghezza, senza macchie nere sulla faccia inferiore; area costale
divisa dalla vena mediastina in due parti disuguali: quella mar-
ginale molto più larga di quella interna, con venule trasversali
tendenti a porsi obliquamente ; area discoidale a venule trasver-
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 129
sali non molto fitte, prevalentemente parallele, formanti un reticolo
irregolare solo all’ estremo apice.
Ali (fig. 1) brevi, suborbiculari, con campo anteriore (costale + di-
scale) assai più grande del campo anale, con una gran macchia nera
nel mezzo e con la base, l’area costale e l’apice gialli; campo
anale con 4 venae axillares, delle quali la prima si biforca circa ad
un quarto dalla sua origine; ne risultano così 6 spicchi, i tre an-
teriori a sfondo infoscato con venule trasversali bianche, gli altri
tre a sfondo bianco, infoscati solo lungo le venae axillares.
‘ Anche anteriori col margine
anteriore subserrulato nella parte
hasale, regolarmente punteg-
giato di bruno sulla faccia in-
terna, un po’ meno sulla faccia
esterna. Femori col margine
inferiore esterno a 4 spine, con
alcuni piccoli dentini fra 1’ una
e l’altra, quello interno a 14
spine; faccia interna con alcuni
punti bruni alla base e tre mac-
chie brune nella metà distale :
una allungata poco dopo la metà
e nel mezzo, le altre due più
distali, una allungata contro il
Fig. 1. Elaea Gestroi n. sp. Elitra ed tane supeire ; Ar (on
dio deggiante in corrispondenza della
spazzola; faccia esterna con mar-
morizzatura bruna disposta in tre fascie oblique. Tibie con 9-10
spine al margine inferiore (1).
Le zampe posteriori sono punteggiate ed annulate di bruno,
i femori e le tibie con tre anelli abbastanza visibili, tarsi a meta-
tarso con un anello basale e la metà apicale bruna, gli altri ar-
ticoli con la metà apicale bruna. Cerci di 11 articoli: i primi 7
fortemente trasversali, 8° circa lungo come largo, 3 ultimi allungati.
_ A questa specie si devono riferire i 7g di Giarabub citati
come E. Marchali da Salfi (Boll. Soc. Nat. Napoli XXXIX,
1927, p. 267) e quelli dell’ Oasi di Augila citati dal Werner
(Zool. Jahrb. XXVII, 1908, p. 91).
LATE
(!) La tibia destra presenta 9 spine al margine esterno e 10 all’interno, quella
sinistra 10 spine ad ambedue i margini.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (21 Febbraio 1929). 9
ZA ‘ pre.
ee i SIERO
et È PRETI A RL I
130 F. CAPRA
L’ Elaea Gestroi è simile nell’ aspetto generale e nel colore
all’ E. Marchali (Coq.) (somalica Schulthess -Schindler) descritta
d’ Abissinia; ma dal confronto con una serie di QQ di varie:
provenienze somale e col tipo della somalica, risulta differente
dall’ E. Marchali per numerosi caratteri :
Per la parte superiore del clipeo e per lo scutello frontale
meno trasversali, mentre nella Marchali quest’ ultimo è del
triplo più largo che alto ('). i
Per il pronoto ad angoli anteriori col vertice arrotondato,
mentre nella Marchali gli angoli anteriori sono vivi, per le pro-
tuberanze della metazona meno elevate, per le carenule conver-.
genti della prozona arcuate, che nella Marchali sono subdiritte.
Per le elitre molto più brevi (pronoto : elitra = 3,2: 6), senza
macchie nere inferiormente, a margine anteriore più convesso ;
nella Marchali invece giungono alla metà circa del terzo ter-
gite (2) (pronoto : elitra = 5:8) ed inoltre l’area costale è divisa
dalla vena mediastina in due parti di larghezza per lo più quasi
uguale, a venule formanti maglie poligonali irregolari ; nell’area
discale le venule trasversali sono più fitte e nella parte api
il reticolo poligonale è più esteso.
Per le ali pure più piccole; nella Marchali si ha inoltre il
campo anteriore largo quasi come I’ anale, il quale è tutto in-
foscato e con le venule trasversali assai più numerose e più fitte.
Per i cerci, che nella Marchali sono ad articoli basali meno
trasversali e più lunghi che larghi a partire dal 6° articolo.
Mantis religiosa L.
Mantis religiosa Giglio-Tos, Mantidae, Tierreich 50 Lief. (1927),
p. 406.
Cirene: 2-0 0,7 Vill = 1926; dees Prot CO: Anti
(1) Come già disse giustamente Schulthess-Schindler nella diagnosi della somazica
(Ann. Mus. Civ. Genova, XXXIX, 1898, p. 170); Werner invece (Sitzb. Akad. Wien, CXVI,
1907, p. 232) scrisse « Stirnschildchen sehr breit, viermal so breit als hoch »; nelle
misure da me eseguite con micrometro oculare mi risultò il rapporto di 3 in tutte
le OQ di Marchali esaminate.
(2) Nella diagnosi originale della Marchali (Coq. Reiche et Fairm.) in Ferret et
Galinier: Voyage en Abyss. III, 1847, p. 425 è scritto: « Elytra brevia, metathorace
segmentoque abdominis primo tectanlia » ma dalle misure della fig. 5 della Tav. 27
risulta che le elitre hanno le proporzioni assegnate da Werner e da me riscontrate
negli esemplari QQ della Somalia.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 151
Rivetina baetica (Ramb.)
Fischeria baetica Finot, Ann. Soc. Ent. France, 1895, p- 108.
Rivetina baetica Berland et Chopard, Bull. Mus. Paris, XX VIII,
1029) pe 167.
Eufischeriella fasciata Giglio-Tos, Mantidae, Tierreich, 50 Lief.
(1927), p. 484.
Cirene: 2 9 Q, VII - 1925; VII - 1926, leg. Anti.
Uno degli esemplari è notevole specialmente per la piccola sta-
tura e per il pronoto coi margini fortemente dentati, coi denti
grandi neri alternati ai piccoli pallidi: lung. del corpo mm. 43; lung.
del pronoto mm. 13; lung. della metazona mm. 8,5; lung. elitre
mm. 15.
Empusa dolosa Serv.
Empusa dolosa Uvarov, Bull. Min. Agric. Egypt, No. 4l,
LODE. Ray We. 3,50:
Empusa guttula Giglio - Tos, Mantidae, Tierreich, 50 Lief.
(1927), p. 636, (pro parte).
Misurata : 1 9 e 4 larve, X - 1913, leg. Dott. A. Andreini.
Corrisponde alle figure di Uvarov, però le spine del processo
frontale sono un po’ più brevi; nelle larve la dilatazione apicale
del processo frontale è più larga ed i lobi sono più largamente
arrotondati all’ apice; Uvarov la cita di Solloum.
Hypsicorypha gracilis (Burm.)
Idolomorpha longifrons Saussure, Mitt. Schweiz. Ent. Ges.
INE SUID jon ea
Hypsicorypha gracilis Giglio-Tos, Mantidae, Tierreich, 50 Lief.
(1927), p. 642.
Hon nell’ Oasi di Giofra: 1 9, 25 - VII - 913, leg. Cap. Bardi.
ETS DS
a st > >
Pt ì > >
132 F. CAPRA — ;
Fig. 2. Elaea Gestroi n. sp. Q capo e pronoto; — fig. 3. id. capo di fronte;
— fig. 4. Gryllus Confalonieri n. sp. FT; — fig. 5. id., palpo mascellare; — fig. 6.
id., apparato copulatore di sotto e di profilo; — fig. 7. Gryllomorpha minima
_ Werner Q, estremità addominale; — fig. 8. 7d., palpo mascellare; — fig. 9. id., parte
apicale della tibia e tarso post., lato esterno; — fig. 10. Pyrgomorpha cognata
Krauss 9, capo e pronoto; — fig. 11. ¢d., gli stessi di lato; — fig.-12. id., meso e
metasterno,
Blepharopsis mendica (F.)
Blepharopsis mendica Giglio-Tos, Mantidae, Tierreich, 50 Lief.
(1927), p. 645.
Porto Bardia: 2 es. g 9, HI-927; Oasi di Giarabub:.1 9,
2 ninfe g° 9, II -927, leg. Confalonieri.
Cirene : primavera 1928, leg. U. Bolsi.
Fam. Tettigoniidae
Decticus albifrons (Fabr.)
Decticus albifrons Brunner, Prodr. Eur. Orth. 1882, p. 365.
Decticus albifrons Finot, Ann. Soc. Entom. France, LXV,
(1896), p. 522.
Tettigonia albifrons Chopard, Fn. de France, Orth. et Der- 2
mapt. 1922, p. 86. | a
Girene 71 SO VIN 1926, leg. Prof. C. Anti.
Rhacocleis dernensis Salfi :
Rhacocleis dernensis Salfi, Arch. Zool: Ital. XI, 1926, p. 87,
Tav. 6, fig. 50-52.
Rhacocleis dernensis Salfi, Mem. Soc. Entom. Ital. VI, (1927)
102 Sep: Oe ure lla. Db:
Cirene: 1 9, VII- 926, leg. Prof. C. Anti.
~ Fam. Gryllidae
Liogryllus bimaculatus (De Geer)
Liogrytius bimaculatus Saussure, Mém. Soc. Phys. Hist. Nat.
Genéve, XXV, 1877, p. 139. .
oe. n.
154 i F. CAPRA
Gryllus bimaculatus Finot, Ann. Soc. Ent. France, oi
1396, p. 585.
Acheta bimaculata Chopard, Fn France, Orth. Derm., Paris,
(9227s, Ose
Oasi di Giarabub: 1 9 ed alcune ninfe e larve, III- 1927, —
leg. C. Confalonieri; Cirene : 1 9, VII-1926, leg. Prof. C. Anti.
Appartengono alla forma nera con le elitre a macchie gialle
basali ben evidenti.
Gryllus burdigalensis Latr.
Gryllus burdigalensis Finot, Ann. Soc. Ent. France, LXV,
1896, p. 590. n
Gryllus chinensis Chopard, Fn. France, Orth. Derm., Paris
192250. MOA
Hatiet el-Fredga (Giarabub): 41 larva 9, 19 - XII - 1926,
leg. Confalonieri (det. Chopard).
Ricordo che V Acheta cyrenaica Werner (Zool. Jahrb.,
XXVII, 1908, p. 103, Tav. 6, fig. 9) sarebbe secondo lo stesso
autore (Sitz. Akad. Wiss. Wien, CXAXIII, 1914, p. 388) sinonimo
della var. Cerisyi Serv.
Gryllus domesticus L.
Gryllus domesticus Finot, Ann. Soc. Ent. France LXV, 1896,
p. 588.
Gryllus domesticus Chopard, Fn. France, Orth. Derm., Paris,
19225 pe 40%
Uadi Gerfen (Porto Bardia): 1 ninfa 9, 24-XI- 1996, leg.
Confalonieri.
Gryllus Confalonierii nov. spec.
FT. Validiusculus, capite pronotoque nitidis rufo-brun-
neis, elytris pedibus et parte infera corporis flavescente.
Caput magnum, globosum, in vertice lineis 4, in rostro frontali
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 135
lineis 3 pallidioribus parum distinctis. Pronotum transver-
sum, antrorsum leviter attenuatum, margine antico emargi-
nato, postico subconvexo, lobis lateralibus retrorsum atte-
nuatis, fascia pallida in margine infero.
Elytrae circa abdominis longitudinem ; speculo valde
transverso, antice rolundatiore quam postice, lateraliter.
subrecte angulato, vena arcuata. pone medium diviso;
vents obliquis 3 undatis ; chorda 1° venulam nullam emit-
tente; area apicali brevi;.vena mediastina 4 - vel 3 - ra-
mosa ; campi lateralis venis liberis superioribus 3 rectis,
inferioribus 2 basi valde arcuatis. Alae breves.
Tibiae posticae supra in utroque margine spinis 6 ar-
matae, culcaribus internis dimidium metatarsi non attin-
gentibus ; calcare supero - interno quam medio breviore ;
. metatarsi postict supra in utroque margine spinulis 6 brun-
neis armati.
Long. corp. mm. 16; long. pronoti mm. 3,5 ; lat. pron.
mn. 5,3; long. elytr. mm. 10,5 ; long. fem. post. mm. 11,5.
Habitat: Porto Bardia (Cyrenaica or.): 1g (typus),
IV - 1927, leg. C. Confalonieri.
Statura abbastanza grande, capo e pronoto bruno-rossastri,
elitre, parte inferiore del corpo e zampe giallastre.
Capo grande, globoso, lucido, assai fittamente e finamente
punteggiato ; vertice bruno rossastro con 4 linee longitudinali
più chiare poco distinte, le laterali giungenti al margine supe-
riore dell’ occhio, le mediane svanite sulla fronte che è di color
uniforme; rostro frontale largo il doppio dell’articolo basale delle
antenne, più scuro, con 3 linee longitudinali chiare, la mediana,
sottostante all’ occello anteriore, è la più evidente. Occhi ab-
bastanza grandi, prominuli ; occelli disposti a triangolo ottusan-
golo, grandi, |’ anteriore assai transversale, separato dalla cavità
antennale da uno spazio un po’ minore della sua larghezza.
Palpi gialli, lunghi, 4.° articolo un po’ più lungo del 3.°, ma più
uv
breve del 5.°, questo troncato obliquamente all’ ultimo quarto
(eo)
Pronoto più scuro alla base, trasversale, leggermente ristretto
in avanti, convesso con un solco longitudinale mediano profondo,
margine anteriore un po’ concavo e con qualche setola nera,
136 F. CAPRA
margine posteriore subconvesso; lobi laterali col margine inferiore
obliquamente ascendente all’ indietro, bruno rossastri con una
larga fascia giallastra inferiormente, ma con l’ orlo scuro.
Zampe giallastre, pubescenti, con setole bruno scure più ab-
bondanti sulle tibie e sul margine inferiore dei femori, quasi
mancanti sulla faccia anteriore dei femori anteriori, sulla. faccia
posteriore dei femori medii e sui femori posteriori. Tibie anteriori
con un grande timpano tre volte più lungo che largo sulla faccia
esterna ed uno piccolissimo, suborbicolare, sulla interna.
Tibie posteriori con 6 spine ai due margini superiori, speroni
interni non giungenti alla metà del metatarso, il superiore un
po’ più breve del medio; metatarso con 6 spinule a ciascun mar-
gine superiore.
Elitre (fig. 4) giungenti all’apice dell’addome, giallastre, un po’
ristrette all'indietro; speculo più largo che lungo, ad angoli ante-
riore e posteriore arrotondati, ad angoli laterali subretti, nella
metà posteriore diviso, da una vena ricurva; corde debolmente
ricurve, la 1.* non emette nessuna venula né verso la discoidale
nè verso lo speculo; 3 vene oblique subparallele notevolmente
ricurve ad S; campo apicale più largo che lungo, campo laterale
con la mediastina a 4 rami (di cui il primo partente quasi dalla
base) e con 5 vene libere di cui le 3 superiori subparallele; nel-
l’elitra sinistra la mediastina presenta solo 3 rami, manca il
primo (prossimale). Ali brevi, non visibili. i
Estremità dell’ apparato genitale come nella figura (fig. 6).
Il Dott. L. Chopard, il chiarissimo conoscitore dei Gryllidae,
a cui ho inviato in esame |’ esemplare, così mi scrive in propo-
sito: «Par son aspect général et sa faible pubescence l’insecte res-
semble bien à un GryZopsis, mais je me demande si cet aspect
n'est pas du a un séjour plus ou moins prolongé dans lalcool?
De toutes facons, en présence d’un seul individu, ne connaissant
pas la femelle, et vu la présence de petits tympans internes, il
vaut mieux le considérer comme un Gryllus vrai. Je ne vois
d’ailleurs aucune espéce a laquelle le rapporter. L’aspect général
rappelle assez bien testaceus Walk., mais en plus petit et avec
3 nervures obliques seulement a l’élytre; la forme du miroir trés
transversal, est assez caractéristique et différe complétement des
autres espéces nord-africaines; je ne vois guére que pulchriceps
Sauss., parmi les espéces africaines, qui ait un miroir aussi large.
DA pa sei ai ir ea
RI al ate dire Di: Cani, atri
a Aaa Serate ia
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 137
C'est, je pense, la meilleure caractéristique de cette espéce, car
je ne crois pas qu'il puisse s’agir la d’une variété individuelle ».
Gryllomorpha rufescens Uv.
Gi omonpha rufescens Uvarov, Bull. Min. Agric. Egypt,
Novis 4924 p. 1.6. È
Località non precisata sulla via tra Giarabub e Porto Bardia:
1 of, 28-XI-1926, leg. C. Confalonieri. È descritta di Solum.
Gryllomorpha minima Werner
~Gryllomorpha minima Werner, Sitz. Akad. Wiss. Wien,
OXXII, 1914, p. 389.
. Porto Bardia: Uadi Gerfen: 1 9, 24-XI-926, leg. C. Confalonieri.
Secondo il Dr. Chopard questo esemplare si riferisce alla G.
minima Werner descritta di Beni Ounif nell’ Algeria occidentale
e di cui si conosce solo il g’. Do perciò la descrizione di questa ©.
© : Statura piccola, corpo subparallelo superiormente un po’
depresso. Capo un po’ più largo del margine anteriore del pronoto.
Rostro frontale, fra le antenne, un po’ più largo dell’ articolo
basale delle antenne, con qualche setola bruno-nera ai lati. Oc-,
celli disposti in triangolo subrettangolo, occelli esterni più vicini
agli occhi che all’occello mediano. Palpi piuttosto brevi, articolo
apicale notevolmente largo, distintamente ricurvo, lungo circa
come il penultimo, colla troncatura apicale giungente quasi alla
metà (fig. 8).
Pronoto trasversale, qa il doppio più largo che lungo, leg-
germente ristretto in avanti nel terzo anteriore, margine anteriore
diritto con setole nere, margine posteriore leggermente concavo
con qualche setola agli Lui posteriori, linea mediana ben im-
pressa; lobi laterali a margine inferiore ascendente all’ indietro,
leggermente convesso verso il basso, l’angolo anteriore è subretto,
strettamente arrotondato al vertice, angolo posteriore ottuso, assai
più largamente arrotondato.
Piedi notevolmente brevi, con qualche setola bruna. Tibie inter-
medie con 4 speroni. Tibie posteriori brevi (fig. 9), non canalicolate
138 a F. CAPRA
superiormente, con 6 denticoli robusti bruni al margine esterno
e 5 all’interno; 4 spine al margine esterno, la 4.* è lunga circa
come la 1.* ed è notevolmente più breve della 3.* e dello sperone
superiore; 4 spine al margine interno gradatamente più lunghe;
i due speroni superiori interni giungono quasi a metà del meta-
tarso, il superiore è un po’ più lungo del medio. Metatarso poste- -
riore robusto, compresso, a margine superiore distintamente con-
vesso a 5-7 denticoli molto marcati sul margine esterno e 4 sul
margine interno. Unguicoli abbastanza robusti, più brevi dell’ ul-
timo articolo del tarso. i
Lamina sopraanale in triangolo allungato, coll’ apice arroton-
dato ed inciso, a margini fortemente riflessi nella parte apicale,
sinuati nel terzo basale, concava con due grossi rilievi convergenti
all'indietro ma separati (fig. 7).
Lamina subanale piccola, ristretta all’indietro, troncata all'apice.
Ovopositore diritto, un po’ più lungo dei cerci.
Colorazione (dall’ alcool) giallo pallida con macchie e fascie
giallo-brune: vertice infoscato con 3 linee longitudinali pallide
(una mediana ed una sopra ciascun occhio); pronoto col margine
anteriore bruno scuro ed una larga fascia mediana oscura interotta
nel mezzo e macchiette oscure lungo il margine posteriore; meso-
noto, metanoto e primo tergite addominale con una larga fascia me-_
diana interrotta nel mezzo, gli altri tergiti con una fascia più
stretta non interrotta. Femori posteriori con una macchia scura
sulle faccie esterna ed interna, nel quarto apicale.
Lung. corp. mm.8; lung. pron. mm. 1,4; larg. pron. mm. 2,4;
lung. fem. post. mm. 5,3; lung. tib. post. mm. 3,7; lung. ovopos.
mm. 5,0.
Per il colorito corrisponde alla descrizione della G. minima
Werner, è però di dimensioni un po’ maggiori, e differirebbe
dal o per l'armatura delle tibie posteriori. La Gryllomorpha
cretensis Ramme, che si avvicina per la statura alla Q sudde-
scritta, presenta pure le tibie posteriori diversamente armate ed
è (Ramme in litteris) molto più stretta e più cilindrica.
Myrmecophila americana Sauss.
Myrmecophila americana Saussure, Mém. Soc. Phys. Hist.
Nat. Genève, XXV, (1877) p. 293. i
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 139
Myrmecophila Cottami Chopard, Bull. Soc. Ent. France, 1922,
pee:
Porto Bardia, 1 9° ed una larva, IV-927, leg. Confalonieri
(det. Chopard).
Gli esemplari sono in cattive condizioni e non sono accompa-
— gnati dalle formiche ospiti. Il Dr. Chopard mi scrisse a proposito
. di questa specie: Il me paràit bien s’agir d’ americana lequel est
>» extrémement répandu et a de nombreux synonymes dont Cottam.
Gryllotalpa africana Beauv.
Gryllotalpa africana Saussure, Mém. Soc. Phys. Hist. Nat.
Geneve, XXV (1877), p. 31.
Oasi di Giarabub: 1 & 2 929 ed alcune larve, -III-1927 ;
Porto Bardia 1 ©, III-1927, leg. C. Confalonieri.
Gli esemplari sono piuttosto piccoli, di dimensioni inferiori a
quelle date da Saussure :
Long. corpo mm. 20-24 ; lung. pronoto (sulla linea mediana)
mm. 6-6,5; lung. elitre mm. 9. |
- Nuova per la Cirenaica; ma già segnalata per |’ Africa setten-
trionale d’ Egitto (Werner 1905), Tripoli (Werner 1908), Algeria
(Krauss 1902), Marocco (Bolivar 1914).
Fam. Acrididae
3 Aeridella nasuta (L.)
Trusalis unguiculata Finot. Ann. Soc. Ent. France, LXIV,
1895, p. 412.
2 Golfo di Bomba: 1 9, VII-1927 (R. N. Magnaghi); Porto
Bardia 1 g7, IV-927; Oasi di Giarabub, larve, II-1927, (C. Con-
falonieri).
| of di Porto Bardia corrisponde esattamente come disegno
e colore alla fig. 4, Tav. XVII di Klug (Symb. Phys.).
140 F. CAPRA
Platypterna lybica Salfi
Platypterna lybica Salfi, Boll. Soc. Nat. Napoli, XXXVI, 1924,
p. 289, Tav. 4, fig. 6-7.
Platypterna lybica Salfi, ibid, XXXIX, 1927, p. 234, fig. 4-5.
Hatiet el-Fredga (Giarabub): 2 oo, 29-XII-926 (Confalonieri).
Corrispondono bene alle descrizioni e figure di Salfi ; uno degli
esemplari presenta 28 articoli alle antenne, col 7.° articolo sub-
quadrato, più lungo del 9.°, nell’ altro esemplare le antenne sono
di 27 articoli col 7.° assai breve, trasverso largo circa il doppio
della lunghezza e non ben diviso dall’ 8.° in ambedue le antenne.
Duroniella Lucasi (Bol.) | aw
Phiaeoba (Duronia) Lucasi Bolivar, An. Soc. Esp. Hist. Nat.
X, 1881, p. 502.
Phlaeoba (Duronia) Lucasi Finot, Ann. Soc. Ent. France,
LXIV, 1895, p. 417.
Hatiet el-Fredga (Giarabub): 1 d, 29-XII-1926 (Confalonieri)
(det. Uvarov).
A Oedaleus decorus (Germ.)
Oedaleus decorus Uvarov, Nov. Zool. XXX, 1923p. 60:
Oedaleus nigrofasciatus Finot, Ann. Soc. Ent. France, LXIV,
{3955 pe 70:
Golfo di Bomba: 1 Q, VII-1927 (R. N. Magnaghi).
Oedipoda miniata (Pallas nec Auct.)
Oedipoda gratiosa Brunner, Prodr. Europ. Orth. 1882, pp.
159, 164. >
Oedipoda gratiosa Finot, Ann. Soc. Ent. France, LXIV, 1895,
pp. 442, 444.
Oedipoda miniata Uvarov, Nov. Zool. XXX, 1923, p. 70.
Li ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 141
Uadi Gerfen presso Porto Bardia: 2 es. g 9, 24-XI-1926, (Con-
falonieri); Golfo di Bomba: 1 g', VII-1927 (R. N. Magnaghi).
La fascia nera delle ali posteriori è molto avvicinata al margine
posteriore, anzi nel g° di Bomba lo tocca per un certo tratto.
Acrotylus insubricus (Scop.)
Acrotylus versicolor Burr, Trans. Ent. Soc. London, 1898,
p. 50.
Acrotylus insubricus Uvarov, Bull. Min. Agric. Egypt, No.,
Al, 1924, P. 23.
orto! bardi 27 oot, lO. 1V-1927--. Uadi Gerten, 1g
24-XI-1926; Oasi di Giarabub: 8 oo 10 OQ, Il, ME1997, (C.
Confalonieri). o
Questi esemplari hanno in complesso un colore più giallo-ocra
che gli esemplari di Liguria.
Sphingonotus anes ans (Walk.)
Sphingonotus rubescens Uvarov, Novit. Zool., XXX, 1993,
peo ae AED
Sphingonotus rubescens Salfi, Boll. Soc. Nat. Napoli, XXXIX,
19275.p. 251, fig. 940; Tav. XII, fis. 9.
Oasi di Giarabub: 2 es o& Q, HI-1927, (C. Confalonieri).
Corrispondono alle descrizioni ed alle figure di Uvarov e Salfi.
. Tmethis cisti (F.)
_ Eremobia pulchripennis Sauss., Mém. Soc. Phys. Genève,
XXX, 1888, p. 130.
Golfo di Bomba: 1 6, 3 9 2, VI-1927, (R. N. Magnaghi);
Tobruk: 1 g7, VI-1914, (C. Invrea) ; Porto Bardia: LO
ed alcune larve, IV-1926, (Confalonieri).
Mentre nella Cirenaica occidentale si trovano forme con la 9 ad
elitre corte (7. cisti Harterti Uv. e 7. cisti barcaeus Salfi)
negli esemplari succitati le elitre oltrepassano notevolmente l'apice
149 F. CAPRA
dei fem@ri posteriori. Pur presentando una notevole variabilità,
tanto che non vi sono due esemplari identici, nel complesso però
concordano oltre che per la lunghezza delle elitre, nella forma
generale del corpo e nella forma della lamina sottogenitale
delle QQ presentante il margine posteriore ad angolo molto
ottuso ma col vertice appuntito.
Variazioni del pronoto. Nelle 9 9 : gli esemplari di Bardia
presentano la cresta della prozona meno elevata di quelli di
Bomba, l'angolo posteriore del processo della metazona un po’
più arrotondato; la carenula intramarginale più o meno dentellata
è molto elevata specialmente all’ indietro e brevemente interrotta
all'apice. Una 9 di Bomba ha la cresta della prozona assai ele-
vata, quasi come nei gg, tridentata, a margine posteriore ver-
ticale e numerose carenule trasversali sulla metazona.
Nei gg: la cresta della prozona è molto elevata, triangolare,
quella della metazona è pure ben marcata; un & di Bardia ha
il pronoto pressa poco come nella var. laeviuscula Krauss
(Wien. Ent. Zeit. XI, 1892, p. 149 della Tunisia, vedi pure Vos-
seler, Zool. Jahrb. XVII, 1903, p. 96, Tav. II, fig. 12), a super-
ficie senza tubercoli, finamente sabbiosa, a cresta della prozona
bassa, convessa, quella della metazona, sottile. e poco elevata,
carenula intramarginale ben marcata, ina bassa, un po’ seghet-
tata; di color bianco giallognolo con una macchia ‘bruna triango-
lare nel mezzo del margine anteriore ed un’ altra macchia bruna
all’ apice del processo della metazona; disegno delle elitre come
nella fig. 9 di Vosseler 1. c.
Colorazione - Tranne un o di Bardia ed il g di Tobruk
(che è molto fermentato) gli altri esemplari soggiornarono in
alcool ed hanno perciò i colori più o meno alterati.
Per il colore del pronoto e delle elitre 2 gg di Bardia ed
il g e 2 QQ di Bomba ricordano le fig. 3, 9, 11 di Vosseler
l. c., cioè a disegno ben marcato, una 9 di Bomba ed una di
Bardia come la fig. 7, le altre 2 QQ di Bardia sono quasi uni-
formemente giallo-ocra.
Nel & di Bardia avuto a secco il campo radiato delle ali è
rosso (negli altri esemplari è decolorato dall’ alcool); la fascia
nera è ben marcata in tutti e il campo apicale è a nervature
brune molto spiccate, e nel 7° di Bomba con alcune macchiette
scure. >
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 143
Nel of di Bardia (a secco) e nel g di Tobruk la faccia in-
terna dei femori posteriori ha i due terzi basali di color nero-bleu,
e la parte apicale gialla e rosso-arancio, le tibie posteriori con
la faccia interna rosso-arancio e bluastre sulla metà basale del
lato dorsale tra le spine. Negli altri esemplari (decolorati dal-
l’alcool) le tibie non presentano traccie del color rosso-arancio
ma sono gialle, in una 9 di Bomba le tibie posteriori hanno
un po’ più della metà basale della faccia interna e della superiore
bluastre.
Pyrgomorpha conica (0l.)
Pyrgomorpha grylloides Bolivar, Ann. Soc. Esp. Hist: Nat.
XII, 1884, p. 423, 428. 1
Pyrgomorpha conica Werner, Zool. Jahrb. XXVII, 1908, pp.
121-122.
| Porto Bardia: 1 9, IV-1927, (C. Confalonieri).
L’ esemplare è di color giallo-paglia (dall’ alcool) con una
fascia più chiara al terzo inferiore dei lobi laterali del pronoto.
Pronoto con i lobi laterali a margine inferiore subdiritto,
appena un po’ sinuoso nel quarto posteriore; posteriormente for-
mante colla troncatura obliqua un angolo ottuso, press’ a poco
come nella figura data da Vosseler (Zool. Jahrb. XVI-1902, p.
387) per la grylloides Voss. nec Latr. (= Vosseleri Uv.). L’in-
terspazio mesosternale è un po’ più largo che lungo, ma assai
meno che nella Vosseleriî Uvarov (Nov. Zool. XXX, 1923, p. 74,
fig. 2). La carena mediana del capo è quasi cancellata posterior-
mente. Antenne spesse, di 17 articoli.
Lungh. corpo con elitre mm. 26,5; antenne mm. 6; pronoto
mm. 4,5; elitre mm. 19; femori post. mm. 11. i
Pyrgomorpha cognata Krauss
Pyrgomorpha cognata Krauss, Sitz. Akad. Wiss. Wien, LXXVI,
IST, .p: 58;
Pyrgomorpha cognata Bolivar, Ann. Soc. Esp. Hist. Nat.
XII, 1884, p. 423, 4297. |
Pyrgomorpha cognata Bolivar, Bol. Soc. Esp. Hist. Nat. IV,
19045 pe 52. ADK
144 F. CAPRA
Oasi di Giarabub : 1 9, IHI-1927, Confalonieri.
Credo utile dare brevi cenni descrittivi ed alcune figure di
questo esemplare. i
Colore generale giallo ocra, con una fascia postoculare e la
parte inferiore dei lobi laterali del pronoto più chiari, elitre con
piccole macchie longitudinali brune lungo le aree marginali an-.
teriori e posteriori ; ali ialine.
Forma più snella che nella P. conica. Capo allungato, faccia
notevolmente concava. Fastigio del vertice lungo come largo alla
base (cioè al margine anteriore degli occhi), visto di lato più
breve dell’ occhio; intervallo interoculare (dall’ alto) della larghezza
di un occhio; vertice con carena longitudinale completa, ma più
fina posteriormente e con rugulosità trasversali (fig. 10, 11).
Occhi ovali lunghi una volta e mezza la loro larghezza, no-
tevolmente convessi e prominenti. Antenne di 17 articoli, articoli
3-8 appiattiti e carenati, gli altri subcilindrici. Pronoto con care-
nule nella prozona evidentemente sinuose, divergenti in avanti,
nulle sulla metazona, carena mediana completa; lobi laterali a
margine inferiore bisinuoso, concavo, con l'angolo infero-posteriore —
prominente ed acuto e l'angolo infero-anteriore quasi retto.
Interspazio mesosternale non trasverso, notevolmente ristretto
all'indietro, la sua lunghezza è superiore alla sua minima lar-
ghezza, ma un po’ inferiore alla massima.
Lungh. corpo con elitre mm. 26,5
» corpo ERO |
» antenne » 6,5
» pronoto : has ii)
» elitre » 20
ni CIMOLE POSI IN en IA
Oltre a questo esemplare il Museo Civico ne possiede altri
due: una 9 della steppa a SW. di Misurata, XI1913 (leg. —
Dr. A. Andreini) ed un g della Valle Uosca nel Gebel Soda,
25-IX-1913 (leg. L. Bardi).
La © di Misurata è di colorito più scuro ma concorda nel-
l'aspetto generale con la Q di Giarabub, il 9 è molto decolo-
rato dall’ alcool, è caratteristico per gli occhi ancora più prominenti
che nelle QQ.
Mag) a
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB 145
Derycoris Millierei Finot
_Derycoris Millierei Finot, Ann. Soc. Ent. France, LXIV,
1395; p. O29:
Derycoris Millierei Uvarov, Bull. Min. Agric. Egypt, No.
AA, 19924, p. 88. :
Golfo di Bomba: 2 QQ, VII-1927, (R. N. Magnaghi).
Ritengo che la figura di Savigny (Description de I’ Egypte,
XII, Pl. VI, fig. 20), riferita dal Krauss (Verh. Zool. bot. Ges.
Wien, XL, 1890, p. 263) alla Derycoris albidula Serv., si
riferisca invece alla Der. Millierei Fin. per la metazona poste-
riormente ad angolo ben marcato ed a carena mediana elevata
(mentre nell’al/bidula Serv. la metazona è posteriormente arro-.
tondata ed a carena poco distinta).
Tropidopola longicornis subsp. longicornis (Fieb.)
Tropidopola longicornis longicornis Taney Eos, II, 1926,
poli seo:
Hatiet Melfa (30 Km. ad E. di Giarabub): 1 9, 27-XII-926,
(C. Confalonieri).
_L’esemplare è in poco buone condizioni ma è Semen
. determinabile; è nuovo per la Cirenaica. Uvarov cita la forma
tipica di Egitto e Palestina e la subsp. graeca Uv. di Grecia,
Asia Minore, Cipro.
Anacridium aegyptium (L.)
Acridium aegyptium Brunner, Prodr. Eur. Orth. 1882, p. 213,
fig. 49.
Acridium aegyptium Finot, Ann. Soc. Ent. France, LXIV,
1395, pi 532.
Oasi di Giarabub: 1 9, III-1927, (0. Confalonieri); Cirene,
molti esemplari, VIII-1928, (Prof. C. Anti).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (21 Febbraio 1929). - 40
146 F. CAPRA
Schistocerea gregaria ph. flaviventris (Burm.)
Acridium flaviventre Burmeister, Hand. Entom. II, 1839, p. 631.
Schistocerca gregaria ph. flaviventris Uvarov, Bull. Entom.
Res. XIV, 1993, Di 92, fig. 4°B,<G:
Oasi di Giarabub : 1 9, 18-XII-1926, (C. Confalonieri).
Per il colore del pronoto e per le. callosità. rotondeggianti
molto evidenti sulla metazona riferisco questo esemplare alla forma
ridescritta da Uvarov e da lui considerata come la fase vivente
isolata della Sc. gregaria (sciamante). La sua cattura viene ap-
punto in appoggio a questa ipotesi, perchè Confalonieri mi
affermò di non aver osservato sciami di cavallette durante il
suo soggiorno nell’ Oasi.
A questa forma appartiene pure il g° di Zavia Mechili (leg.
Festa) citato col nome di Schistocerca tatarica da Giglio-Tos
(Bull. Mus. Zool. Anat. Torino, XXXVII, 1923, N. 4, p. 6) da
me esaminato recentemente, e pure ad essa si riferisce forse la
Sc. tatarica di Fuehat (presso Bengasi) citata da Zanon (Mem.
Pont. Acc. Nuovi Lincei, Serie II, vol. VII, 1924; p. 248).
Sphodromerus marmaricus nov. spec.
Satis robustus. Elytrae abdomine breviores in ©,
abdominis longitudinis in 3°, non dimidio partis genicularis
femorum posteriorum superantes; apice oblique truncato
rotundato ; ad medium area interulnari ut area discoidalé
fere lata; maculis longitudinalibus obsoletissimis conspersa.
Ala? hyalinae, basi coerulescente sinu antico mediocre instar
anguli obtusi. Femora postica valde dilatata, carina supe-
riore serrulata, area mediana interna et sulco inferiore
maxima parte nigris, supra brunnescente bimaculata, area
mediana externa griseo-albida, sulcis transversis in fundo
fuscis et striolis in seriebus longitudinalibus dispositis li-
neaque longitudinali mediana brunneis-ornata, parte geni-
culari utrinque macula semilunari nigra, lobis genicularibus
flavo-albidis. Tibiae posticae flavae, albo-villosae, spinis 5-6
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 147
externis, 7 internis, apice nigris armatae; calcaribus dilute
virescentibus parte apicale brunneo-nigra. Tarsi postici lutei.
© (iypus) © (paratypus) & (paratypus)
Long. corporis mm. 31 34 20
» pronoti » 10. if 5
» elytrorum » 18,5 Vi 13
>» femorum post. » 17 16 TIED
Cyrenaica: Porto Bardia, III-1927, 1 9 (typus), 1 oF
(paratypus) (leg. G. C. Krùger, coll. R.. Ufficio Agrario,
Bengasi); 1 9 (paratypus) (leg. C. Confalonieri, Museo
Civico di (Genova).
Prendo come tipo la 9 raccolta dal Kruger, perchè abba-
stanza ben conservata, il 9 è in assai buone condizioni, la 9
del Museo di Genova è invece decolorata dalla permanenza in
alcool ed ha l’ addome disteso.
Femmina - Antenne lunghe circa come capo e pronoto insieme.
Faccia reclinata, costa frontale un po’ allargata in corrispon-
denza della base delle antenne, insensibilmente ristretta in cor-
rispondenza dell’ occello poi di nuovo allargantesi; a margini gra-
datamente obliterati e completamente cancellati ad un terzo circa
dal clipeo, vista di profilo la carena frontale è un po’ convessa.
Carene laterali della faccia diritte, divergenti verso il basso. Som-
mità del vertice poco declive in avanti, concava, a margini laterali
carenati e convessi. Occipite convesso senza carena mediana
(fig. 13, 14).
Pronoto un po’ ristretto in avanti a margine anteriore leg-
germente convesso, e margine posteriore ad angolo ottuso arro-
tondato al vertice; disco leggermente convesso sulla prozona, ca-
rena mediana longitudinale assai fina, più debole anteriormente ;
leggermente interrotta dai due solchi trasversali anteriori, più
nettamente incisa dal solco tipico che è posto sulla metà (fig. 13, 14).
Inserzioni dei lobi laterali con traccia di carena nella prozona,
debolmente convesse e convergenti in avanti. Lobi laterali più
alti che larghi, concavi inferiormente, margine anteriore subver-
ticale, margine posteriore un po’ obliquo, margine inferiore ro-
tondato-prominente, angoli anteriore e posteriore ottusi, arrotondati.
Elitre brevi, non oltrepassanti |’ apice dell’ addome, giungenti
appena a metà della parte genicolare dei femori posteriori, a mar-
148 IR MEAPRA
gini subparalleli un po’ ristretti alla base e all’apice, apice obliqua-
mente troncato ad angoli largamente arrotondati, a reticolazione
assai fitta fin oltre la metà; area mediastina larga nel suo terzo
basale con due vene avventizie, specialmente irregolari nel terzo
basale dell’ area, 1’ anteriore non giungente alla metà, la poste-
riore oltrepassante di poco la metà dell’ elitra; vena mediastina
leggermente sinuosa nel suo tratto mediano; area scapolare un
po’ ristretta nel secondo quarto della lunghezza con una vena
avventizia ben distinta solo nel tratto mediano; vena discoidale
biforcata alla metà della lunghezza dell’ elitra, vena ulnare an-
teriore ben piegata all’ indietro, circa alla metà dell’ elitra bifor-
cata (typus) o no (paratypus Q); area interulnare e discoidale
press’a poco di larghezza uguale in questo punto; vena ulnare poste-
riore e vena anale convergenti nel quarto basale poi diritte e
contigue, area anale a reticolazione fitta.
Ali un po’ più brevi delle elitre, apice arrotondato, primo
angolo rientrante poco profondo, ad angolo ottuso, ialine a vene
scure, particolarmente nell’ area anteriore.
Femori posteriori (fig. 15) brevi, molto larghi fin oltre la
metà, a carena superiore serrulata, a carena inferiore lamellosa
molto larga a margine molto convesso. Tibie con 5-6 spine sul mar-
gine esterno e 7 sul margine interno.
Prosterno col tubercolo conico arrotondato all’ apice e legger-
mente rivolto in avanti. Placca sopragenitale con un profondo
solco nella metà basale, posteriormente a triangolo arrotondato
all’ apice; placca sottogenitale a margine posteriore un po’ con-
vesso, valve dell’ ovopositore brevi, le inferiori subdentate sul
margine esterno (tipo) o semplicemente sinuose (paratipo).
Pubescenza rada breve bianca sul capo e pronoto, più lunga
ed abbondante sulle parti inferiori del torace e particolarmente
lunga sui femori posteriori e tibie.
Colore grigio giallastro, elitre con traccie di piccole macchie
brune un po’ più evidenti lungo le vene nella parte apicale.
Femori posteriori con due macchie brune poco marcate sulla
parte superiore, coll’ area esterna bianco gialliccia, col fondo dei
solchi trasversi più scuro e con piccole macchiette ed ‘una linea
mediana longitudinali brune ; area interna con una grande macchia
nera coprente i due terzi della lunghezza ed estesa a gran parte
della doccia inferiore; faccie laterali del ginocchio con una grande
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 149
macchia nera, lobi genicolari bianco-giallastri; tibie posteriori
giallo-paglia con le spine ad apice nerastro, speroni leggermente
giallo-verdastri colla parte apicale bruna e l'apice nero, tarsi
posteriori gialli. |
Maschio - Molto più piccolo della 9. Occhi più grandi e più
prominenti. Sommità del vertice più stretta e più profondamente
scavata a carene marginali più diritte (fig. 16); area mediastina
con frammenti di due vene avventizie nel quarto basale, ridotte
ad una sola nel terzo mediano dell’ area, vena mediastina meno
sinuosa nel tratto mediano, vena ulnare anteriore non biforcata,
area interulnare appena un po’ più stretta della discoidale
(fig. 17). Estremità addominale dello stesso tipo degli altri Spho-
dromerus, apice dei cerci come in fig. 18. Color grigio livido, ali
colla base della regione ascellare distintamente bluastra.
A questa specie si riferisce certamente la Q di Solloum citata
da Uvarov (Boll. Min. Agric. Egypt, N. 41, 1924, p. 39).
Lo Sphodromerus marmaricus non corrisponde a nessuna
delle diagnosi delle specie finora descritte, non so pero se sì
tratti di specie a se o piuttosto di una razza di qualche specie già
nota; ciò si potrà stabilire solo con uno studio critico del genere
basato su molto materiale. Osservo che fin’ ora si è data molta
importanza al colore generale e delle zampe posteriori e si è
per lo più sorvolato su caratteri morfologici che credo di notevole
importanza, come la lunghezza dei femori, la relativa lunghezza
delle elitre e la loro nervatura. Inoltre Uvarov (Boll. Soc. Ent.
Egypte, XVI, 1923, 204) parla di esemplari di Sphodromerus
pilipes (Jans.) del Wadi Kelt (Palestina) che pur concordando
nei caratteri morfologici col tipo ne differiscono per il colore dei
femori e delle tibie ; io stesso ho visto 2 es. di Homs (Tripolitania
IL-IH-1913 leg. Dr. A. Andreini, (Mus. Civico di Genova) che per la
lunghezza dei femori, delle elitre, per l’ area intraulnare notevol-
mente più larga dell’area discoidale devono riferirsi allo Sphodro-
merus coerulans Werner (Zool. Jahrb. XXVII, 1908, p. 127,
Tav. 5, fig. 1) ma che ne differiscono per aver le tibie gialle invece
che aranciate; perciò ritengo che al colore delle zampe posteriori
non si possa attribuire un gran valore speciografico, ma che sia
atto solo a definire delle razze o delle varietà.
SL IRAP LE
150 | F. CAPRA
TE pp
Bevtiroce
—=
ae RU;
0 a EEE
j See =
OSS
Fig. 13. Sphodromerus marmaricus n. sp. Q, capo e pronoto; — fig. 14. id.,
gli stessi di lato; — fig. 15. é4., femore posteriore; — fig. 16 ¢d., Cf, capo e pronoto;
— fig. 17. id., elitra ed ala; — fig. 18. 7d., apice di un cerco.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 151
Calliptamus deserticola Voss.
Calliptamus italicus var. deserticola Voss., Zool. Jahrb. XVI.
1902, a 395.
Goll di Bombe: 2c. VII-927, (R. N. Magnaghi).
| Mi vennero così determinati dal Dr. Ramme che sta appunto
preparando uno studio sul genere Calliptamus.
Thisoecetrus littoralis subsp. prope littoralis (Ramb.)
Oasi di Giarabub: 1 ©, III-1927; Hatiet el-Fredga: 1 ©,
29-XI-926, (C. Confalonieri).
Per la larghezza dell’ intervallo interoculare, e per le spine
numerose delle tibie posteriori (16-17 al margine esterno, 14 al-
l’ interno) questa forma si avvicina molto al Th. littoralis (Ramb.)
forma tipica, della Spagna, dal quale differisce per le carene la-
terali del pronoto più regolarmente arcuate e convesse all’ infuori.
Ma per la scarsezza del materiale non ritengo di poterla per ora
descrivere. (1)
Thisoecetrus littoralis subsp. prope Bolivari Uv.
Porto Bardia: 3 9 9, IV-1927, (C. Confalonieri).
Anche questa forma pare nuova, ma per mancanza di ma-
teriale di studio non posso descriverla.
Thisoecetrus littoralis subsp. Harterti Bol.
Thisoecetrus harterti Bolivar; Novit. Zoolog. XX, 1913, p. 614,
Thisoecetrus littoralis harterti Uvarov, Novit. Zoolog. XXX,
(WOR Th. WG. Wie :
Valle Uosca nel Gebel Soda (a S. E. dell’Oasi di Giofra) :
1. 9, 25-IX-913 (L. Bardi).
(1) Salfi (Boll. Soc. Naturalisti, Napoli, 1927, p. 266) cita come Thisoecetrus litto-
ralis un of di Giarabub; credo si riferisca a questa forma inedita oppure alla subsp.
Charpentieri.
=
dl
152 F. CAPRA ©’ e
Questa forma fu descritta dell’ Algeria (Biskra) Uvarov la
considera come peculiare del Sahara; nuova per la Libia.
Thisoecetrus littoralis subsp. Charpentieri (Stal)
Thisoecetrus litioralis charpentiert Uvarov, Novit. Zoolog.
XXX 19235 py Poses a.
Oasi di Giarabub: 5 oo, 22 9 Q, II, HI-1927, (C. Confalonieri).
Questa forma è descritta di Tunisi, il Museo Civico ne pos-
siede pure un g' di Homs, III-1913 (Dr. A. Andreini).
DERMAPTERA
Protodermaptera
Euborellia annulipes var. tripolitana (Werner)
. Anisolabis tripolitana Werner, Zool. Jahrb. XXVII, 1908,
p. 80: Tavs 6; fig. 10) .
Oasi di Giarabub: 12 gg, 7 QQ e numerose larve,
II, III-1927, leg. Confalonieri.
Questi esemplari coincidono con alcuni esemplari di Tripolitania
(Misurata, Homs, IX, XI-1913, leg. Dr. Andreini, Mus. Civico di
Genova) e differiscono dagli esemplari italiani di FH. annulipes
(Lucas) per avere i 9g i rami della pinza un po’ più distanti
alla base e principalmente per i metaparameri a margine esterno
meno angoloso (esaminati 7 es.) (fig. 19, a, b).
Appunto per il primo carattere li riferisco alla A. tripolitana
Werner, specie mal descritta e figurata in modo alquanto fanta-
stico. Non osservo però una forte differenza dall’ annulipes d' Ita-
lia nello sviluppo delle carene laterali dell’ ultimo tergite, le quali
possono apparire un po’ più marcate negli esemplari libici, perché
è un po’ più netto il solco che le limita internamente. Così pure
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 153
la crenulatura del margine interno dei rami della pinza non
mi pare differente da quella degli esemplari italiani, tanto più
Fig. 19. a, Euborellia annulipes (Lucas), (es. di Firenze),
apparato copulatore; — b. Euborellia annulipes
var. tripolitana (Werner), (es. di Giarabub), id.
che sia in‘ questi che negli esemplari di Giarabub può presentare
leggere variazioni individuali.
Non mi pare si possa mantenere come specie distinta |’ A.
tripolitana Werner, ma mi sembra opportuno per ora, in atteso
di uno studio più profondo, considerarla come una varietà
dell’ #. annulipes e non come semplice sinonimo. L'E. annu-
lipes (Lucas) descritta di Parigi, è indicata come cosmopolita;
può darsi che essa presenti delle razze locali non ancora messe
in evidenza.
Labidura riparia (Pallas)
Labidura riparia Brunner, Prodr. Eur. Orth. 1882, p. 5.
Labidura riparia riparia e riparia pallipes Bormans, For-
ficulidae, Tierreich, 11 Lief. (1900), p. 34.
Forficula gigantea Fabricius, Mant. Ins. 1787, p. 224.
Forficesila gigantea Serville, Ins. Orth. 1839, p. 23.
154 F. CAPRA
Porto Bardia: 3 gg, IV-927, leg. C. Confalonieri.
Nella sistematica del genere Labidura vi è una grande con-
fusione ed una parte dei numerosi nomi che sono compresi come
sinonimi della riparia (Pallas) (1) devono costituire delle forme
distinte, per stabilire il valore sistematico delle quali occorre una
revisione con molto materiale di varie provenienze.
Mi limito per ora ad osservare che in Cirenaica esistono due
forme che considero specificamente distinte : una corrispondente
alla forma che si riscontra in Italia e che denomino riparia,
l’altra la descriverò invece come nuova specie.
La riparia ha le elitre quasi liscie, lucide, il 3° presenta
i tergiti addominali granulosi, talora i granuli sono più o meno
riuniti a formare delle rugulosità irregolari; il margine posteriore
dell’ ultimo tergite munito di due denti per lo più acuti, avvici-
nati, subparalleli, lo spazio compreso fra gli angoli sovrastanti
alla carena superiore delle pinze risulta diviso in tre parti sub-
eguali (vedi però anche var. inermis Brunner e var. mista
Bol.); i rami della pinza presentano il dente un po’ oltre la
meta ; l'apparato copulatore (fig. 20 a) presenta metaparameri con
epimerite breve, la virga è relativamente breve cioè lunga circa
una volta ed un quarto la lunghezza del metaparamero.
Il colore è notevolmente variabile: gli esemplari più chiari
hanno capo, pronoto e zampe giallo-pallido, le elitre gialle con
due fascie un po’ convergenti e la sutura bruna, l'addome giallo
con la parte mediana dei tergiti, escluso l’ultimo, bruna; la forma
media presenta il capo rosso-bruno, il pronoto scuro con una
linea mediana ed i margini bianchicci, le elitre rossastre col di-
segno bruno ancora distinto, infine le elitre diventano uniforme-
(+) Cito qualche esempio: Burr nella Fauna of British India, Dermaptera, 1910,
p. 99 e nel Genera Insectorum, 4914, p. 36 pone tra i sinonimi della riparia anche
L. Dubroni Borg, Arkiv for Zoologi, I, 1904, p. 565 e L. Karschi Borg, ibid., p. 566,
Tav. 26, fig. 14, 1a, 1b; ora esse non solo non sono sinonimi, ma appartengono cer-
tamenle ad altro genere, come risulta dalle descrizioni e per la L. Karsché si può
anzi affermare che non è un Protodermattero ma un Eudermattero probabilmente
della fam. Labtinae. Il Demogorgon longipennis Borelli, Boll. Mus. Zool. Anat. Comp.
Torino, XIX, 1904, N. 479, p. 4, che da Burr nel Genera Insectorum è considerato
sinonimo della L. riparia, è invece assai affine, e ciò appare ben evidente dalla
chiara descrizione originale, al D. xanthopus Stal, che nello stesso lavoro Burr
considera specie distinta. Ma Burr non ha mai avuto idee molto chiare sul gen.
Labidura: hasta vedere i cambiamenti della sinonimia nei due lavori citati che
sono quasi contemporanei e l’opinione piu recente (1915, Journ. R. Micr. Soc., p. 444)
che non vi sia che una sola specie: L. riparia assai plastica, con numerose razze e
varieta.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 155
mente brune : L. riparia pallipes Bormans 1900, p. 34 [esclusi
in parte i sinonimi, ? pallipes Fabr.(*)]. Una forma estrema
Fig. 20. a, Labidura riparia (Pallas), (es. di Porto Bardia),
apparato copulatore g'; — b, L. riparia var. mixta Bol.
(es. di Chiclana, tipo), id.; — c, L, confusa n. sp. (es. di
Giarabub), id.
è la var. Jordana Navas, Bull. Soc. Arag. 1910, p. 248, di
Pollensa (Mallorca nelle Baleari) che ha capo, pronoto, elitre,
addome, ad eccezione dell’ ultimo segmento e della base delle
pinze, bruno-neri; antenne e zampe brune.
Secondo alcuni autori le differenze di colorito sarebbero legate
ad habitat diverso e considerano la pallipes come subspecie. Io
ho raccolto ad Albisola (Liguria occ.) sulla spiaggia marina esem-
fo)
plari abbastanza chiari insieme ad altri molto scuri collegati da
forme di passaggio. In Italia pare sia più frequente la forma
(1) La Forficula pallipes Fabr. Syst. Ent. 1775, p. 270, è descritta delle Isole del
Capo Verde (solo nella Ent. Syst. 1793, II, p. 5, N. 16 fa cenno di una var. dell’Italia).
Il Museo Civico di Genova possiede esemplari delle Isole del Capo Verde raccolti
da L. Fea e determinati dal Dr. Borelli come pallipes ; essi infatti corrispondono per il
colore alla diagnosi di Fabricius ma appartengono a due specie diverse: alla riparia
ed alla specie che descriverò in seguito. Poichè la diagnosi non fa cenno della scul-
tura delle elitre e della forma dell’ ultimo tergite, è impossibile stabilire a quale
delle due specie si riferisce la pallipes Fabr.
gi dia te
Foo == F. CAPRA
oscura. Una serie numerosa di esemplari molto chiari l’ho vista
di Homs, di Misurata e di Tunisia mentre gli esemplari citati
di Porto Bardia sono scuri. ;
I gg di piccola statura presentano per lo più le spine del-
l’ultimo tergite meno sviluppate, in tal caso sembrano un po’
più distanti tra loro, talora poi mancano completamente, nei
| più piccoli anche il dente interno dei rami della pinza è
obsoleto : var. #nermis Brunner (nec Burr, Fn. Brit. India, 1910,
p. 101, Pl. IV, fig. 34) descritta dell’ Austria e Serbia; ad essa
deve essere assai simile, se non identica, la var. marginella Costa
(vedi Krauss, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXXVI, 1886, L: 137,
TavaVagne ki
Il Museo Civico possiede la L. riparia delle seguenti località :
Liguria: Genova, Albisola; Piemonte: Intra, Serravalle Scrivia
(1 9 a squama alare assai lunga: mm. 2,8); Puglie: Bari; Sar-
degna: Iglesias, S. Vito, Scaffa; I. Pantelleria; Baleari: Pollensa
(ab. Jordana Navas); Pirenei or. : Banjuls; Tripolitania : Homs,
Misurata ; Cirenaica : Porto Bardia; Tunisia: Scikli, Goletta, Ge-
deida ; Isole del Capo Verde: Boa Vista, S. Thiago: Pedra Badejo;
var. inermis Brunn.: Zante.
Nota. — Grazie alla cortesia del collega C. Bolivar y Pieltain ho po-
tuto esaminare due esemplari, tipi, 7° Q della var. mixta Bol. di Chiclana
(Andalusia). Credo opportuno dare alcuni cenni descrittivi di essi, per
quanto non possa pronunciarmi, senza l esame di un materiale più abban-
dante, sul valore sistematico di questa forma assai interessante.
° var. miata Bol., Ann. Sc. Nat. Porto, IV, 1898, p. 117. — Corpo giallo;
addome sopra e sotto con una stretta fascia longitudinale bruna, ante-
riormente abbreviata, ultimo tergite giallo. Pronoto distintamente allargato
all’ indietro, un po’ più lungo che largo, angoli posteriori arrotondati,
margine posteriore subdiritto. Elitre liscie, lucide, subtrasparenti, coll’ an-
golo posteriore interno notevolmente arrotondato, prese insieme margine
posteriore convesso; ali brevissime non sporgenti. ——
oS: tergiti addominali a granuli non molto fitti ben evidenti, ultimo
tergite con due denti brevi, distanti: lo spazio tra di essi è un po’ supe-
riore all’ intervallo compreso tra un dente e |’ angolo sovrastante la carena
della pinza; rami della pinza allungati, poco curvi, con dente interno
al di là della metà; apparato copulatore del tipo della riparia: virga
breve, epimerite brevissimo, metaparamero più appuntito (fig. 20 b).
Per le elitre liscie e per il 7 ad addome granuloso e: con il dente
interno delle pinze oltre la metà e per l'apparato copulatore questa forma
è certamente affine alla L. riparia; per la struttura dell’ ultimo tergite
addominale ricorda la specie seguente da cui però è distintissima.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 157
Labidura confusa n. sp.
L. ripariae (Pallas) habitu, statura, colore similis ; differt
pronoto postice, elytris et parte prominente alarum granu-
lato-coriacets, in g' tergitis abdominalibus punciatis, non
granulatis, tergito anali margine postico bidentato (vel in
speciminibus minimis integro), dentibus inter se valde distan-
tibus ; cruribus forcipis margine interno ad medium den-
tato; virga longissima duplo longiore quam metaparameris.
Oasi di Giarabub : 18 TG, 13 Q9. AI- III-1927, leg.
Confalonieri.
Simile nell’aspetto generale, dimensioni e colore alla ZL. ripa-.
ria, ne differisce per avere la parte posteriore del pronoto rugu-
loso-granulata, le elitre distintamente granulato-coriacee, la parte
prominente delle ali con una granulazione meno marcata e più
rada di quella delle elitre. Nel g la scultura dei tergiti addomi-
nali è costituita da punti impressi più o meno fitti, talora gli
intervalli tra i punti costituiscono rugulosità trasversali, il mar-
gine posteriore dei due o tre tergiti mediani presenta quasi sem-
pre una serie di granuli. Negli esemplari grandi |’ ultimo tergite
ha il margine posteriore provvisto di due brevi denti distanti fra
loro, lo spazio compreso tra gli angoli sovrastanti alla carena
superiore delle pinze viene diviso in tre intervalli di cui il me-
diano è molto maggiore dei laterali, negli esemplari più piccoli
è inerme o quasi; i rami della pinza hanno il dente interno
situato circa alla meta; l'apparato copulatore (fig. 20 c) è in
complesso più lungo, il proparamero è lungo circa il doppio del
metaparamero, l’epimerite è breve e più stretto, la virga lunghis-
sima, circa il doppio del metaparamero. ©
Nella serie di Giarabub il colore fondamentale è giallo chiaro
a disegno bruno ben marcato, come nella L. riparia tipica; su
18 oo": 10 presentano il margine posteriore del tergite anale
a denti ben marcati, 5 hanno solo traccie dei denti e 3 ne sono
completamente sprovvisti come nell’ analoga var. inermis della
L. riparia. Agli esemplari di Giarabub sono assolutamente iden-
tici gli esemplari del Cairo (4 dg, 3 QQ, IL-1880 leg. Doria).
La. L. confusa si trova inoltre in tutta |’ Africa tropicale
dall’ Eritrea alle Isole del Capo Verde (e forse anche nella meri-
PMI os SI
aa RA AL
si
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ie ape 0 ae eee Oe ae Sees
Fria ARTE SER NEVE NOE N, PNT | AE
158 Sign F. CAPRA
dionale) dove si presenta prevalentemente con una forma di co-
lore oscuro come nella L. riparia pallipes Borm.
Oltre agli esemplari citati di Giarabub e del Cairo il Museo
Civico la posede delle seguenti località : Eritrea: El Eghin nel
Setit 1 7, 3 QQ (IE-1906.leg. Dr. Figini); Somalia: Brava 1 gf
(leg. Mancini); Dai Badditu a Dimè 1 g' (a squama alare lunga.
mm 2,7; V-VII-1896, leg. Bottego); Victoria Nyanza: Bugala
nell’ arcipelago di Sesse 8 gg (di cui 2 a tergite anale inerme) |
8 OQ (1908, leg. Dr. Bayon); Uganda: Jinja Bussoga 1 gf
(V-909, leg. Bayon); Bussu Bussoga 2 gd, 1 Q (leg. Bayon);
Congo: Buta 1 gd (VII-1906 leg. Ribotti); Guinea port.: Bissau
1 of (III-1899, leg. L. Fea); Rio Cassine 1 Q (XII-1898, leg.
L. Fea); isole del Capo Verde: Praia (S Thiago) g' 9, (III-1898,
leg. L. Fea); Transvaal: Rustenburg 1 dg (a tergite anale quasi
inerme e ali poco prominenti, 6-VI-913 leg. Dr. Bayon).
Le figure di Savigny (Descr. de l’ Egypte, XII, Orth. pl. I,
fig. 1-3) si riferiscono certamente alla ZL. confusa e non alla
riparia.
Alla L: confusa si riferisce pure l’ apparato copulatore figu-
rato da Burr (Journ. R. Micr. Soc. 1915, PI. IX, fig. 5) e attri-
buito alla Z. riparia.
Ho descritto questa specie con un nuovo nome, per quanto
la ritenga corrispondente a qualcuna delle forme considerate come
sinonimi della Z. rîparîa, non essendo riuscito a riconoscerla
per le descrizioni insufficienti; tanto più che in Africa vive
un’altra specie a scultura delle elitre analoga a quella della
L. confusa, ma ben distinta specialmente per l’ apparato co-
pulatore : la Z. crenata (Ol.) che conosco della Somalia e del
Madagascar. Infatti risultano come descritte d’ Africa :
L. herculeana (Fabr.), Ent. Syst. Suppl. 1798, p. 185; di
St. Elena.
L. pallipes (Fabr.), Syst. Ent. 1775, p. 270: delle Isole del
Capo Verde, vedi nota a pag. 155.
L. terminalis (Serv.), Orth. 1839, p. 25; dell’ Isola Mauritius,
descritta su 9 9, per le elitre poco lucide potrebbe riferirsi sia
alla L. confusa che alla L. crenata (Ol.).
L. Dubroni Borg, Arkiv. f. Zool. 11904, p. 565 e L. Karschi
Borg ibid. p. 566, non sono Labidura, vedi nota a pag. 154.
L. auditor Scudd., Proc. Boston Soc. Nat. Hist. 1876, XVIII,
p. 252, del Natal, forma attera.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 159
L. Huseinae (Rehn) Proc. Ac. Nat. Sc. Philadelphia, LIU,
1901, p. 273, del paese dei Galla; per la scabrosita delle elitre
è da escludere che si tratti della L. riparia; potrebbe riferirsi
sia alla forma a tergite anale inerme della ZL. confusa, sia alla
_L. crenata (Ol.), che vive anche in Somalia, a questa seconda
ipotesi pare venga in appoggio il carattere delle pinze delle 9 9 :
«internal margin dentates anteriorly, crenulate posteriorly » ma
è impossibile decidere senza l’ esame dei tipi.
Eudermaptera
Forficula auricularia L.
F orficula auricularia Bormans: Forficulidae: Tierreich, Lief.
- AA (1900), p. 1228 SO
Cirene: 2 fic’, 1 9, VII-1996, leg. Prot. C. Anti.
DESCRIPTION DE QUELQUES HOMOPTERES NOUVEAUX
DE L OASIS DE GIARABUB (CYRENAIQUE)
ET DE LA SOMALIE ITALIENNE
PAR LE Dt V. LALLEMAND, UCCLE .
Duilius (Haplacha) seticulosus Lethierry
nov. var. punctata
Différe de l’espéce par la présence d’un gros point noir sur
le milieu de la troisiéme nervure apicale et fréquemment de deux.
traits brun-noir au sommet du vertex; cette variété ressemble —
par ces deux caractéres a D. bipunctatus Fieber, mais s’en
distingue par les granulations noires des élytres, par le front et
le clypeus séparés par une fine suture. LIRE
Habitat: Oasis de Giarabub (C. Confalonieri).
Oliarius Patrizii nov. sp.
Front, .clypeus bruns, vertex noir, toutes leurs carénes jaune-
brunàtre; pronotum jaune un peu brunatre, a taches noires der-
riére les yeux; écusson noir; lames scapulaires à milieu brun
bordé de jaune-sale; ailes et élytres hyalin trouble, les derniers
à nervures blanchàtres, portant de fines et nombreuses granula-
tions brunàtres et devenant noires a la partie apicale, toutes les
nervures transversales sont bordées de brun-noir, stigma brun,
bordé a l’intérieur d’un talus granulé, noir; sternum noir et
jaune; abdomen à segments noirs bordés de blanc -jaunatre;
pattes jaunàtres, striées de brun sur les cuisses et les tibias mé-
dians et postérieurs.
Vertex 1 fois !/, plus long que large, une fine caréne Mmé--
diane sur sa partie postérieure; téte 4 peu prés aussi.large que
le pronotum; sur les élytres, cubitus bifurque plus prés de la
MESS PR OPE ENTIRE SIRIO I ST E I COR Raiti, LI
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Pe Lo eet 97
HOMOPTERES NOUVEAUX 164
base que le radius (qui se bifurque en arriére du milieu); trois
épines sur les tibias postérieurs.
Longueur: 6 mm.
Habitat: Somalie, Belet Amin (Giuba), avril 1923 (Patrizi).
Espéce dédiée a M. le Marquis S. Patrizi.
Dendrona Gestroi nov. sp.
Téte, pronotum d’un jaune légérement brunàtre; sommet du
front noir, yeux brun-rouge; écusson jaune-brun, plus foncé par
places; élytres couleur mastic, un peu plus brun sur le clavus,
avee bandes ou taches brun-noir: une première bande sur le
clavus entre la suture et la première nervure anale, s’étendant
depuis la base jusqu’a la pointe, une deuxiéme sur le corium
partant à peu prés du milieu de la suture, s'incurvant et rejoi-
gnant une troisiéme longitudinale, située entre les branches du
médian, un amas de petites taches en formant une grande, plus
ou moins triangulaire, a cheval sur la nervure subcostale et au
milieu de l’élytre, un second amas plus petit non loin du bord
interne, au milieu de la distance séparant la pointe du radius et
le bord apical, enfin une tache longitudinale brune partant de
la partie médiane et sétendant jusque pres du bord externe au
devant de l’angle apical; ailes hyalines, légérement jaunatres, a
nervures brunes; sternum, pattes, abdomen jaune-brunàtre plus
ou moins foncé.
Front trois fois aussi long que large au dessus du clypeus;
vertex deux fois aussi long que large, aplati; bord costal des
élytres non ondulé; membrane costale irréguliérement réticulée;
deux lignes à la partie apicale du corium; deux épines sur les
tibias posterieurs.
Longueur: 16 mm.
Habitat: Somalie, Belet Amin (Giuba), avril 1923 (Patrizi).
Je dédie cette espéce a M. le professeur Gestro, directeur du
Musée Civique d’Histoire naturelle «Giacomo Doria» de Génes.
Uysanus Lestagei nov. sp.
Téte, pronotum jaune un peu grisàtre, sont noirs: sur le
front, un point dans l’angle supérieur de chaque cdté, sur les
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (9 Marzo 1929). 44
162 SECO aN
joues, au dessus et au devant des yeux des petites taches (pou-
vant former bande), sur le vertex six petites taches, deux en
avant et deux de chaque còté, sur le pronotum, quatre points
en deux rangées le long de la caréne longitudinale mediane,
ainsi que de petites taches (5 a 6) en dehors des carénes laté-
rales. Ecusson un peu plus foncé que la téte et le pronotum,
sur la partie antérieure une série de taches disposées en bande
transversale et en arrière quatre taches, deux petites médianes
et deux latérales plus grandes (une de chaque còté près du bord
latéro-postérieur). Elytres jaune-gris sale, par places, sur les ner-
vures, des points ou des lignes brunes. Ailes blanc-jaunatre.
Corps jaune-gris; sur le rostre une ligne médiane brune.
Vertex plus large que long; sur le corium trois secteurs par-
tant de la cellule basale; membrane costale environ trois fois
aussi large que la cellule costale; une seule ligne subapicale. —
Une épine sur les tibias postérieurs.
Longueur: 13 mm.
Habitat: Somalie, Bidi-Scionde, Basso Giuba, 1924 (Patrizi).
Je dédie cette espéce à Mr. Lestage, Directeur de l’aquarium
de Bruxelles. )
Allygus somalianus noy. sp.
Sur le front noir des lignes ou des points d’un blanc-jaunàtre,
formant des stries transversales. Vertex blanc-jaunatre ou jaune-
brunatre clair, au bord antérieur, de chaque cété, une ligne légé-
rement convexe, sétendant jusqu'aux yeux, derriére celle -ci,
quatre petites lignes, deux médianes un peu obliques et deux
laterales transversales, sur la partie médiane entre les yeux, une
bande transversale, plus étroite au milieu (de chaque còté elle
peut s’épaissir et méme former des triangles dirigés vers l’ar-
riére), entre cette derniére et le bord postérieur, une fine ligne
longitudinale, noires. Sur le pronotum jaune-brunatre, une tache
derriére les yeux et plusieurs autres plus petites sur la partie
antérieure formant plus ou moins une bande transversale, noires.
Sur l’écusson, une large bande transversale, basale et deux forts
triangles noirs, le restant blanc-jaunatre, tacheté de noir. Elytres
jaune-brunatre clair, à nervures d’un blanc légérement grisatre,
bordées de noir, cette couleur peut envahir complétement quelques
rr
HOM ae i i
are et n uce Jannes ou jaune- “Drum pls ou moins
i ae de noir. —
| Longueur: 4, 3 a 5 mm.
- Habitat: Somalie, Belet Amin col avril 1993 Cony
PIET IIS a
MATERIALI PER: UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO
XK
MOLLUSCHI TERRESTRI E FLUVIATILI
RACCOLTI DAL Marca. Giacomo DORIA NELL’ARCIPELAGO TOSCANO (1875-1901) 2
Dott. J. BISACCHI
Oggetto della presente nota è il materiale malacologico raccolto
dal March. Giacomo Doria nelle isole d’Elba, Capraia, Giglio, Pianosa,
Montecristo, Gorgona, Giannutri, Formiche di Grosseto, Cerboli. 4
Poiché questo materiale presentava un notevole interesse per la
svariata quantita di forme in esso comprese, ho creduto conve-
niente, sia per una maggiore conoscenza della fauna dell’ arcipelago
toscano, sia per studiare i rapporti esistenti fra la penisola italiana
e le isole dell’arcipelago, riunire sistematicamente nella presente
nota tutte le varie specie di molluschi terrestri e fluviatili dallo
stesso Doria raccolti.
Già precedentemente diversi autori studiarono da vicino la
fauna malacologica dell'arcipelago toscano e primi fra essi A.
Issel, C. Gentiluomo, M. Paulucci colla importante pubblicazione
« Conchiglie terrestri e fluviatili del Monte Argentaro e
delle isole circostanti», quindi C. Pollonera colla pubblicazione
« Molluschi terrestri e fluviatili dell’isola d’ Elba e Pianosa >»,
recentemente Razzauti, Colosi e Buttner.
Le specie da me studiate ammontano a 34, riunite in 14 generi.
Per l’ordine sistematico di tale elenco mi sono attenuta al lavoro
di Germain « Mollusques de la France et des Régions voisines »
e per il confronto delle specie mi sono servita delle collezioni. —
del Museo Civico di Storia Naturale di Genova.
Come interessante novità ho trovato una Helix del gruppo
Chilostoma già determinata da Monterosato come Helix selecta
MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 165
(in schedis) e che io ho creduto conveniente descrivere come una
varietà dell’ Helix planospira Lamarck.
Allo scopo di facilitare lo studio dei molluschi delle isole
dell’arcipelago toscano e per meglio chiarire la distribuzione
geografica di essi, ho incluso nella presente nota una tabella
riassuntiva di tutte le specie finora trovate ed elencate nei citati
lavori.
Da questa tabella risulta che la fauna malacologica dell’ arci-
pelago toscano è ricca di specie esclusivamente locali ed è un
termine di passaggio tra la fauna del continente e quella delle
isole di Sardegna e di Corsica.
Rivolgo i miei sentimenti di viva riconoscenza al Dottor
R. Del Prete di Viareggio per l’aiuto prestatomi nella revisione
di alcune specie, e al Signor F. Settepassi per il gentile invio di
alcune Helix planospira Lamarck vive, servitemi per il confronto
anatomico.
Genere LIMAX Linneo (1758).
l. Limax flavus Linneo.
Limax flavus Linneo, System. natur. ed. X 1758, pag. 652.
Limax variegatus Draparnaud, Tabl. Moll. 1801, pag. 103.
Non posso accertare se realmente corrisponda a questa specie
un Limax conservato in alcool e raccolto nel 1900 da Giacomo
Doria nell’ isola del Giglio in località Cala delle Cannelle, perché
non mi è concessa |’ anatomia di quest’ unico esemplare conser-
vato in Museo. Dai caratteri somatici esterni ho creduto di iden-
tificarlo per Limax flavus L.
Genere HYALINIA Agassiz (1837).
Sottog. POLITA Held (1837).
2. Hiyalinia lucida (Draparnaud).
Helix lucida Draparnaud, Tabl. Moll. France 1801, pag. 96, n. 46.
Helicella Draparnaudi Beck, Index Moll. 1837, pag. 6, n. 10.
var. septemtrionalis Bourguignat, Moll. Nouv. 1870, 11.8 decade,
tav. III, fig. 4-6.
ao
166 i J. BISACCHI
Riferisco a questa varietà a spira più appiattita alcuni esem-
plari raccolti nel 1898 nell’ isola d'Elba e piu precisamente nei
dintorni di Porto Longone.
3. Hyalinia Guidonii De Stefani.
Hyalinia Guidonii De Stefani, Moll. viv. nelle Alpi Apuane,
nel m. Pisano e nell’ Ap. adiac. Boll. Soc. Malacol. Ital. 1883,
vol. IX, pag. 411.
Numerosi esemplari sono stati raccolti nelle isole del Giglio
e di Gorgona.
4. Hyalinia obscurata (Porro)
Helix obscurata Porro, in Villa, Disp. Conch. 1841, pag. 56. |
Riferisco a questa specie numerosi esemplari di Hyalinia
raccolti nell’ anno 1898 nell’ isola di Montecristo. 7
Sottog. RETINELLA Shuttleworth.
5. Hyalinia pilula Paulucci.
Hyalinia pilula Paulucci, Conch. terr. e d’acqua dolce del m.
Argentaro é isole circostanti 1886, pag. 14, Tav. I, fig. 3.
G. Doria raccolse numerosi esemplari di questa specie nell’ isola
di Capraia.
Sottog. VITREA Fitzinger (1837).
6. Hyalinia diaphana (Studer).
Helix diaphana Studer, Kurz. Verzeich 1820, pag. 86.
Helix hialina Rossmassler, SE 1838, pag. 36, tav. 39,
fig. 530.
Nel 1900 G. Doria trovò due soli esemplari di questa piccola
ed elegante specie nell’isola del Giglio, uno dei quali non era
ancora completamente adulto.
MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 167
. Genere PYRAMIDULA Fitzinger (1833).
Sotto. PATULASTRA Pfeiffer (1878).
7. Pyramidula micropleura Paget.
Helix micropleura Paget, Ann. Mag. Natur. Hist. 1854, pag. 454.
Doria trovò un solo esemplare di questa piccolissima ed ele-
gante specie nell’ isola del Giglio nel 1901. Questa Helis, trovata
per la prima volta.in Italia dal Dott. Del Prete in Toscana, dif-
ferisce dall’ Helix rupestris Drap. per la conchiglia più piccola
e appiattita, per il numero degli anfratti e per essere cosparsa
di costicine regolari.
Sottog. GONIODISCUS Fitzinger (1838).
8 Pyramidula rotundata (Muller).
Helix rotundata Miller, Verm. Terr. et Fluv. Hist. 1774, NI
pag329 ne 231:
Helix rotundata Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 114,
pie Vall ie. 1-7.
Helix rotundata Rossmissler, Tees SD 1838, VII, pag. 13,
tav. 32, fig. 454.
Gli esemplari raccolti all’ isola del Giglio hanno caratteri cor-
rispondenti in parte all’ Helix rotundata Miller, in parte
all’ Helix abietina Bourguignat (Malacologie de |’ Algérie 1864,
pas. 179;, tav. 19" fie. 17-20).
Sono piu conici di entrambi gli esemplari e, mentre per l’aper-
tura si avvicinano di più alla prima specie, per la strettezza
. dell'ombelico, la scultura costituita da costicine marcate, regolari e
rade si avvicinano di più alla seconda. Sono simili agli esemplari
provenienti dalla Sardegna benchè un po’ più conici.
168 J. BISACCHI
Genere HELIX Linneo (1758).
Sotto. CANDIDULA Kobelt (1871).
9. Helix conspureata Draparnaud. Ae i
Helix conspurcata Draparnaud, Histoire Moll. France, 1805,
pag. 105, pl. VII, fig. 23-25.
Helix conspurcata Rossmissler, Iconograph. 1837, VI, pag. 27,
tav. XXVI, fig. 351.
Helix conspurcata Bourguignat, Malacol. Algérie 1864, I,
pag. 194, tav. XX, fig. 1-6. |
Questa Helix comune in tutto l’arcipelago toscano fu raccolta
da G. Doria nelle isole del Giglio, di Pianosa, di Gorgona e di
Montecristo.
10. Helix Requieni Moquin-Tandon.
Helix Requieni Moquin-Tandon, Hist. Mollusques France 1855,
p. II, pag. 232. GE;
Questa specie fu trovata nell'isola di Pianosa dal Dott. R.
Gestro durante il viaggio intrapreso nel 1875 a bordo del yacht
« Violante ».
ll. Helix lineata Olivi.
Helix lineata Olivi, Zoolog. Adriat. 1799, pag. 77.
var. etrusca Issel, Molluschi race. nella Prov. di Pisa, 1866, pag. 14.
Riferisco a questa varietà etrusca gli esemplari trovati nel-
l’isola d'Elba e nell'isola del Giglio.
12. Felix aethalia Pollonera.
Helix aethalia Pollonera, Boll. Musei Zoolog. Anatom. Compa-
rata dell’ Università di Torino 1905, vol. XX, n. 517, pag. 5.
Ì
|
‘9
« Testa globoso conica. .... tenuissime et regulariter striata ;
anguste umbilicata; albida, castaneo zonata.... Anfract. 6 regu-
MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 169
lariter crescentes, parum convexi, sutura parum profunda sepa-
rati..... Apertura subrotundata, marginibus acutis, remotis, callo
tenuissimo junctis; intus callo albo mediocriter valido; columellare
pallide rufotineto Alt. 9; diam. 11 !/, mill. » (Poll.).
Riferisco alla specie aethalia i 5 esemplari di Candidula
trovati nell’ isola del Giglio.
Sottog. TROCHULA Schliter (1838).
13, Helix terrestris (Pennant).
Trochus terrestris Pennant, Brit. Zool. 1777, pag. 127, pl. LXXX,
fig. 108.
Helix elegans Draparnaud, Tabl. Moll. France 1801, pag. 70.
var. alba Moquin-Tandon, Hist. Moll. Terr. et Fluv. de France
1885, II, pag. 271.
Questa elegantissima varietà bianca che corrisponde all’ Helix
lerrestris Gmel. (Syst. Nat. 1788, pag. 3639) si trova piuttosto
rara nell’ isola d’ Elba.
14. Helix trochoides Poiret.
Helix trochoides Poiret, Voyage en Barberie 1789, II, pag. 29.
Helix conica Draparnaud, Tabl. Moll. France 1801, pag. 69.
var. pyramidella Jan Cat. e Mantissa 1832, pag. 2, 6-163.
Riferisco alla mutazione zonata Bourguignat (Malacol. Algérie
1364, I, pag. 282, tav. XXXII, fig. 27-28) due esemplari trovati
nell’isola del Giglio, e altri numerosi raccolti nell’isolotto di Cerboli.
Sottog. COCHLICELLA Risso (1826).
15. Helix barbara oi
Helix barbara Linneo, System. Natur. 1758, pag. 773.
Helix acutus Rossmissler, Iconographie 1837, VII, pag. 41,
tav. 28, fig. 378.
170 ; J. BISACCHI
Helix acuta Moquin-Tandon, Moll. France 1855, II, pag. 280,
n. 78, tav. XX, fig. 32.
Nel 1901 all’isola del engl ne furono raccolti numerosì
esemplari.
16. Helix acuta Miiller
Helix acuta Miller, Verm. Terr. et Fluy. Histor. 1774, II,
paced 20%.
Bulimus ventricosus Draparnaud, Hist. Moll. France 1805,
pag. 78, tav. IV, fig. 31-32.
Bulimus ventrosus Rossmissler, Iconograph. 1837, VII, pag. 41,
tav. XXVIII, fig. 377.
Helix bulimoides Moquin-Tandon, Hist. Moll. France 1855, Il,
pag. 277, tav. XX, fig. 25.
Helix barbara Bourguignat, Malacologie Algérie 1864, I, pag. 286,
tav. XXXII, fig. 36-44.
Riferisco a tee specie numerosi gg raccolti nel 1898
nell'isola di Gorgona.
Sotto. CARACOLLINA Beck (1837).
17. Helix lenticula Férussac.
Helix lenticula Férussac, Tabl. System. 1822, pag. 37, n. 154.
Helix lenticula Rossmassler, Iconograph. 1838, VII, pag. 12,
tav. 32, fig. 452.
Questa specie fu raccolta abbondantemente nell’ isola di Pianosa
nel 1875 durante la crociera del yacht « Violante ». -
Sottog. CHILOSTOMA Fitzinger (1833).
18. Helix planospira Lamarck.
var. seleeta Monterosato (in schedis) n.
(Fig. 4. 2. 3.)
Isola del Giglio - Aprile 1900. MUSEO Civico di Genova. Leg.
Giacomo Doria.
n MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 171
Conchiglia depressa di color ferruginoso nella parte della
spirale, più chiaro e tendente al verdognolo nella parte dell’ om-
helico, guscio fragile piuttosto trasparente, finemente sagrinato,
cosparso anche negli individui adulti di una pelurie costituita da
corti peli bruno-rossicci. Anfratti 5 crescenti in modo regolare,
l’ultimo dei quali è arrotondato, alquanto rigonfio, appena ascen-
dente in prossimità dell’ apertura che è rotondeggiante. Peristoma
arrovesciato con margine columellare di color bruno violaceo, ap-
pena ripiegato sull’ombelico, che, pur essendo relativamente piccolo,
lascia scorgere nell'interno tutti gli anfratti. Linea periferale
appena evidente sulla superficie della conchiglia e ben marcata
sul margine columellare:
diametro maggiore mm. 22
diametro minore mm. 18
altezza mm. 10 1/,.
In seguito all'esame di circa 120 individui, ho potuto notare
come queste dimensioni variassero sensibilmente; esse difatti
oscillano da 22 a 17 mm. per il diametro maggiore, da 18 a
14 mm. per quello minore e da 10 a 8 mm. per l'altezza. Non
credo debba trattarsi di forme major e minor variando le dimen-
sioni in modo graduale.
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Fig. 1.
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172 ‘J. BISACCHI è
L'unica varietà alla quale potrei avvicinare la varietà selecta,
è la occultata Paulucci (Conchiglie Terrestri e Fluviatili del
Monte Argentaro e delle Isole circostanti, 1886, pag. 20, tav. 1,
fig. 4), che vive nella stessa località nelle sue tre forme : tipica,
minor, major.
Non avendo potuto avere, mio malgrado, il i descritto dalla
Paulucci, ho dovuto fare il confronto della mia varietà, basandomi
semplicemente sulla descrizione e sulle figure riportate nel lavoro
sopra citato. Ho potuto così facilmente constatare come le due
varietà in parola differiscano nettamente tra di loro per i seguenti
caratteri principali :
var. selecta (Monterosato) var. occultata Paulucci
conchiglia depressa conchiglia leggermente conica
apertura rotonda apertura ovata
peli della conchiglia bruno-rossicci | gli stessi nerastri
anfratti 5 anfratti 5 1/,
Inoltre la var. selecta differisce dall'altra in questione per la
conchiglia più esile e più trasparente.
Dall'esame anatomico tra l’ Helix planospira Lamarck tipica,
"accolta nei dintorni di Arezzo dal Signor Settepassi e la varietà
selecta (Monter.) non ho osservato alcuna differenza specifica
degna di nota; i diversi organi di quest’ultima sono molto più
piccoli di quelli della planospira tipica. Per ciò ho creduto con- —
veniente descriverla come una semplice varietà di quest’ ultima.
Sottog. HELICOGENA Férussac (1819).
19. Helix aperta Born.
Helix aperta Born, Ind. Museum Vindobon. 1778, pag. 399.
Helix naticoides Draparnaud, Hist. Moll. France 1805, pag. 91,
D, dio. 25-27;
Credo debba riferirsi a questa specie un solo esemplare raccolto
nell’isola del Giglio.
MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 173
Sottog. ARCHELIX Albers (1850).
20. KFIelix vermiculata Miller.
Helix vermiculata Muller, Verm. Terr. et Fluv. Hist. 1774,
will pace 20/2219:
Helix vermiculata Draparnaud, Hist. Moll. France 1803, pag. 96,
pl. VI, fig. 7-8. i
Helix vermiculata Moquin-Tandon Moll. France 1835, II,
pag: 159, tav. XII, fig: 25-29.
Questa specie fu raccolta durante il settembre del 1875
nell’ isola di Pianosa, nell’anno 1878 nelle isole del Giglio, di
Giannutri e delle Formiche di Grosseto e nel 1897 nell'isola di
Montecristo. Essa è molto polimorfa, presentando il suo guscio
varietà nella forma, nella colorazione e nello spessore.
Alcuni esemplari dell’isola del Giglio corrispondono alla var.
campestris Moq.-Tand., alla var. fammulata Moq.-Tand. e in
parte alla var. zonata Moq.-Tand., simili a questi sono gli esemplari
trovati ‘nell’ isola di Giannutri, alle Formiche di Grosseto e nel-
l’isola di Pianosa, dove però la conchiglia è più robusta e il
peristoma più ampio e più crasso.
Altri esemplari dell’isola del Giglio corrispondono alla var.
concolor Mog.-Tand. con peristoma riflesso, leggero, quasi ta-
gliente. Oltre a questi esemplari nella stessa località, se ne trovano
alcuni con il guscio di forma più globosa, più conica e |’ apertura
più ristretta.
Il Dottor Del Prete, 30 anni or sono, trovò esemplari di
vermiculata uguali a quest'ultimi nei dintorni di Roma, in
vicinanza al mare. Egli li distinse col nome di forma « altior » ed
io proporrei di chiamare così anche gli esemplari trovati nell’ isola
del Giglio. Questa forma altior (Del Prete) non si trova in Toscana
e, da quanto mi risulta, in nessun altra località d’ Italia.
Gli esemplari suddetti si avvicinano moltissimo per forma
all’ Helix linosae Calcara che si trova nell’ isola di Linosa, dove
però la conchiglia ha dimensioni molto più piccole.
Non posso dire nulla delle Helix vermiculata viventi nel-
l’isola di Montecristo, poichè Doria ne ha trovato un solo esem-
plare allo stato molto giovanile.
174 SE Ae BISACCHI
L’ Helix vermiculata si è acclimatata da poco tempo a :
Viareggio, dal 1870 circa, dove si trova abbondantemente anche È
nei dintorni. Una forma simile a questa delle isole toscane si
trova in grande abbondanza nelle isole Tremiti dell'Adriatico. — È
Sottog. IBERUS Denys de Montfort (1810).
21. Helix muralis Muller.
Helix muralis Muller, Verm. Tar: et Fluv. Hist. 1774, vol. II,
pag. 14.
Transiberus commodus Monterosato, Moll. Terr. Isole Adiac.
Sicilia 1892, pag. 12.
Gli esemplari raccolti nell'isola del Giglio sono identici alla
forma tipo che si. trova sui vecchi muri di Firenze.
Sottog. EUPARYPHA Hartmann (1842).
22. Helix pisana Miller.
Helix pisana Muller, Verm. Terr. et Fluv. Hist. 1774, vol. Il,
pag. 60.
Helix rhodostoma Draparnaud, Hist. Moll. France 1805, pag. 86,
pl. IV, fig. 14-15. :
ee pisana Rossmiassler, Iconograph. 1837, pag. 3h, tav. 96, È
- 959.
rta (Ro Moquin-Tandon, Moll. Fiume 1855, Il, pag. 259,
7. XIX, fig. 18-19.
Comune nell’isola del Giglio.
. Genere CHONDRULA Beck (1837).
23. Chondrula quadridens (Miler).
Helix quadridens Mùller, Verm. Terr. et Fluv. Hist. 1774, Il,
pag. 107, n. 306.
MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 175
Pupa quadridens Draparnaud, Hist. Moll. France 1805, pag. 67,
pl TV, fig. 3.
L'unica località dell’ arcipelago toscano dove finora ne sono
stati trovati alcuni esemplari è l'isolotto di Cerboli.
Genere PUPA Draparnaud (1801).
24. Pupa frumentum Draparnaud.
Pupa uae Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 50,
pls Ve fig. 13.
Pupa frumentum Rossmassler, Iconograph. 1837, pl. V, pag. 11,
tav. XXIII, fig. 310.
Pochi esemplari di questa Resto farono raccolti nell’ isola
del Giglio.
Genere PUPILLA Leach (1820).
Sottog. LAURIA Gray (1840).
25. Pupilla cylindracea (Da Costa).
Turbo cylindraceus Da Costa, Test. Brit. 1778, pag. 89, pl. V,
pete 24 GF
Turbo muscorum Montagu, Test. Brit. 1803, pag. 335.
Pupa umbilicata Draparnaud, Hist. Moll. France 1805, pag. 62,
pl. Ill, fig. 39-40.
Pupa ii Moquin-Tandon, Moll. France, 1855, II,
pag. 390, tav. XXVIII, fig. 2-4.
Questa specie, uguale alla forma tipo descritta da Draparnaud,
fu raccolta nell’isola del Giglio nel 1900 e nell'isola Gorgona,
nel 1898.
Nell'isola Capraia la Pupa cylindracea differisce un po’
da quest’ultima per la forma e per il colore che tende al ver-
dastro (Paulucci - Conch. terr. e fluv. del Monte Argentaro e
delle isole circostanti, 1886, pag. 39).
soa ety heer raise Niece
cn ona Vane ROL
176 yy OOO BISACCHI
Genere SPHYRADIUM Agassiz (1837). -
26. Sphyradium minutissimum (Hartmann).
Pupa minutissima Hartmann, 1821, Neue Alp., pag. 220.
Pupa muscorum Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 997
pl Th ie 268
Pupa minutissima Rossmiissler, Iconograph., 1835, I, pag. 84,
(PRACT Tara Ge
»
Un unico esemplare di questa piccola specie fu raccolto nel 1898
nell’isola d’ Elba e precisamente nei dintorni di Porto Longone.
Genere BALEA Prideaux (1824)
27. Balea perversa (Linneo)
Turbo perversus Linneo, System. Natur. 1758, pag. 767.
Pupa fragilis Draparnaud, Hist. Moll. France 1805, pag. 68,
tav. IV, fig. 4.
Doria rinvenne un solo esemplare di questa pe nell’ isola
di Montecristo.
Genere CLAUSILIA Draparnaud (1805).
Sotto. MARPESSA Gray (1840).
28. Clausilia Porroi Pfeiffer.
Clausilia Porroi Pfeiffer, Monogr. Heliceor. Vivent., 1848, II,
pag. 407, n. 28.
Clausilia eee rot BODIO Iconograph., 1856, XVI, pag. 69,
tav. 78, fig. 88
Riferisco a questa specie, originaria della Sardegna e della
Corsica, un esemplare trovato per la prima volta durante il 1875
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MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 107074
nell’ isola Gorgona. Più tardi, nel 1878, nella stessa località fu
al
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Peri
trovato un altro esemplare, ma, essendo entrambe queste Clausilia
in stato di cattiva conservazione non si può accertare se questo
sia un nuovo habitat della Clausilia Porroi o se vi sia stata
trasportata casualmente dal mare. Sarebbero quindi necessarie
ulteriori ricerche per chiarire questi dubbi.
Sottog. PAPILLIFERA Boettger (1877).
29. Clausilia solida Draparnaud.
Clausilia solida Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 60,
Bees die.” 8-07
Clausilia solida Rossmassler, Iconograph., 1836, IV, pag. 18,
tav. 18, fig. 267. :
Questa Clausilia è comunissima nell’isola del Giglio, dove
fu raccolta nel 1900-1901. Fu trovata pure nell’ isola di Giannutri
(1897), nelle Formiche di Grosseto (1898) e nell’ isolotto di
Cerboli (1898).
30. Clausilia planasiensis Pollonera
Clausilia planasiensis Pollonera, Boll. Musei Zool. e Anat.
Comp., Torino 1905, vol. XX, n. 517, pag. 8.
Questa Clausilia fu trovata nel gennaio del 1898 da Giacomo
Doria nell'isola di Pianosa dove più tardi fu raccolta anche da
Pollonera e descritta col nome di Clausilia planasiensis. Essa
differisce dalla Clausilia solida Drap. per i seguenti caratteri:
«testa magis cinerea, subcostulata et magis papillosa ; callo palatale
inferne tantum in lamellam intus extenso, sub columellare magis
emerso et a lamella infera magis remoto; clausilio longiore et
minus arcuato. Altezza 11-14 diametro 3-3 !/, mm.» (Poll.).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (20 Aprile 1929). 12
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J. BISACCHI
178
Genere LIMNAEA Lamarck (1799).
Sottog. RADIX ene de Montfort (1810).
3l. Limnaea peregra (Miller).
Buccinum peregrum Muller, Verm. Terr. et Fluy. Hist., 1774,
Il, pag: 130 n 324.
Limnaea peregra Lamarck, Anim. sans Vertebr., 1822, II,
pag. 161.
Questa Limnaea vivente nell’isola del Giglio si accosta per
la sua tenuita alla specie peregro ovata Kobelt. i
Genere PLANORBIS Guettard (1756).
32. Planorbis sp.
Planorbis sp.
Doria trovò nell'isola del Giglio numerosi esemplari di Pla-
norbis, ma sono talmente giovani che non è stata possibile una
giusta determinazione.
Genere ANCYLUS Geoffroy (1767).
Sottog. ANCYLASTRUM Moquin-Tandon.
33. Aneylus capuloides Jan.
Ancylus capuloides Jan in Porro, Catalogo della Provincia
Comasca, 1838, pag. 87, pl. I, fig. 7.
Ancylus Jani Bourguignat, Catal. Ancylus in Journal Conchyl.,
1853, tav. IV, pag. 185.
La Paulucci nella pubblicazione « Conchiglie del Monte Ar-
gentaro e delle isole circostanti » a pag. 53 è in dubbio se iden-
MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 179
tificare gli Ancylus trovati nello Stagnone dell’isola Capraia
per Ancylus striatus Webb e Berthelot, poichè gli esemplari
che possiede di tale località sono giovani e ancor molto piccoli.
Io, d'accordo col Dott. Del Prete, ho determinato come Ancylus
capuloides Jan, gli esemplari raccolti nell’agosto 1899 da
G. Doria nello Stagnone di Capraia.
Riferisco pure a questa specie gli esemplari raccolti nel 1901
nell'isola del Giglio.
Genere CYCLOSTOMA Draparnaud (1801).
34. Cyclostoma elegans (Miiller).
Nerita elegans Muller, Verm. Terr. et Fluv. Hist., 1774, II,
pag. 177, n. 363.
Cyclostoma elegans Draparnaud, Hist. Moll. France, 1805, pag. 32,
pl. I, tav. 5-8.
Questo Cyclostoma è comune nell’ isola di Pianosa e nell’ isola
del Giglio dove si trova in grande abbondanza. Nell’ isolotto
di Cerboli, oltre alla forma comune, esiste una forma più piccola
e più chiara.
SPIEGAZIONE DELLA TABELLA
= Molluschi elencati dalla Paulucci.
x
= » » da Pollonera.
ER » » Razzauti.
dt Sanne » nella presente nota.
= » » da Colosi.
G= > > » Gentiluomo.
7 = » » » Issel.
Si » » » Biittner.
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MOLLUSCHI DELL'ARCIPELAGO TOSCANO 185
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wasserfauna Korsikas. - 5. Mollusca (ausschliesslich der
Nacktschnecken). Mitteilungen aus dem Zoologischen Museum
in Berlin. Band 12, Heft 2 - Berlin, pag. 235-240.
1926 H. HorrMANN — Beitrage zur Kenntnis der Land-und Siisswas-
ser fauna Korsikas.—6. Die Nacktschnecken 1. c., pag 241-262. —
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RISULTATI ZOOLOGICI DELLA MISSIONE INVIATA DALLA R. Società
(GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL’ OASI DI GIARABUB
(1926 - 1927)
COCCIDAE (HEMIPTERA)
PER G. BELLIO »
Il Prof. R. Gestro, Direttore del Museo Civico di Storia Natu-
rale di Genova, ha mandato a questo Laboratorio di Entomologia
Agraria in Portici, gli esemplari di Cocciniglie raccolte dal signor
Carlo Confalonieri ad El Gsebaia (Oasi di Giarabub), a S. E., il
2 dicembre 1926.
Il materiale si trovava in alcool entro tubi di vetro e venne
a me affidato per lo studio dal prof. F. Silvestri, Direttore di
questo Laboratorio.
E qui sentito il dovere di ringraziare i Signori sopra nominati
per l'occasione a me offerta, di potere così iniziare il modesto
contributo, che è mio proposito di portare alla conoscenza di una
così importante famiglia di insetti delle nostre Colonie.
Targionia nigra Sign.
Targionia nigra Sign., Ann. Soc. Ent. Fr. (4), X, p. 106 (1870).
Targionia nigra Jaap., Cocciden-Sammlung, N.° 125, N° 126.
Aspidiotus signoreti Comst., Sec. Rep. Dep. Ent. Corn. Univ.,
p: 82° (1859).
Aspidiotus (Targionia) Signoreti Cock., Bull. 6, Tech. Ser.
Dep ver pp. 14, 19. (1397).
Targionia nigra Fern., A Catalogue of the Coccidae of the World,
p- 298 (1903).
Targionia nigra Lind., Die Schildliuse (Coccidae) Europas etc.,
p. 104 (1912).
IT MR MI pe VOI ee ee E ae
ch IS ZIE ue ‘i
188 G. BELLIO
Targionia nigra Leon., Monografia delle Cocciniglie Italiane,
p. 111, Portici (1920). %
Targionia nigra Bodenh., Bull. Soc. R. Ent. d’ Egypte (1923).
Targionia nigra Bodenh., The Zionist Org. Inst. Agr. Nat. Hist. —
Bull. N.° 4, p. 38, Tel-Aviv (Palestina), 1924.
Targionia nigra Hall, Min. Agric. Egypt. Tech. Sci. Serv. Bull.
N°530, 9p) 20) (1923): ae
Targionia nigra Hall, Min. Agric. Egypt. Tech. Sci. Serv. Bull.
SNS Clee 22 (C25). I
Targionia nigra Hall, Min. Agric. Egypt. Tech. Sci. Serv. Bull.
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Targionia nigra Hall, Bull. Soc. R. Ent. d’ Egypte, p. 170 (1926).
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Follicolo femminile (Fig. I, 1). — E circolare, molto convesso,
assai robusto e di consistenza vitrea, a superficie rugosa, tale da
Fig. I. Targionia nigra. - 4. follicolo femminile; 2. follicolo maschile; 3. esuvie È
del II stadio della femmina.
apparire come formato dalla sovrapposizione di anelli sempre più
piccoli. Si presenta di colore bruno nerastro, sormontato da una
sorta di cappelletto bianco, costituito da sottile velo di sostanza
secreta, sotto a cui stanno le due esuvie larvali di colore giallo
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 189
bruniccio o giallo rossastro. La posizione di queste esuvie nel
follicolo è centrale, ma talora anche un poco eccentrica, e corri-
sponde sempre alla parte più alta. Lo scudo ventrale anch’ esso
robusto e nerastro e con una larga area centrale biancastra, è
saldato fortemente allo scudo dorsale e chiude internamente il
corpo della femmina. Diametro del follicolo mm. 14'/,-2, alto
quasi altrettanto.
Follicolo maschile (Fig. I, 2). — Di forma allungata, è più
ingrossato nella metà anteriore e maggiormente convesso, a su-
perficie non rugosa, di colore bianco sporco. L’ esuvia, gialla, sta
sulla metà anteriore e nella parte più alta, ma sotto alla pellicola
bianca che ricopre tutto il follicolo. Lo scudo ventrale è anch’ esso
bianco e per lo più rimane aderente alla pianta ospite quando
si stacca l’ insetto. Lunghezza del follicolo mm. 0,55 - 0,70.
Femmina adulta (Fig. II). — Il corpo è globoso ed a contorno
pressochè circolare, regolare nella regione anteriore ; nella estrema
posteriore, costituita dal pigidio, esso termina con un angolo molto
ottuso. Dei segmenti del ]
corpo sono discreta-
mente distinti quelli
che precedono il pigidio,
i quali ai margini liberi
si presentano più o meno
prominenti per delle
convessità, maggiori
quelle degli ultimi addo-
minali. Alcuni minuti
peli e tutti egualmente.
piccoli si rinvengono
lungo l’orlo e sulla
superficie del corpo. Le
antenne sono costituite
da un tubercoletto cilin-
drico, portante una
setola, non molto lunga;
ne grossa.
Gli stigmi ai lati
dell’ apparato boccale e quelli posteriori sono circoscritti entro
un’area più fortemente chitinizzata del dermascheletro circo-
Fig. II. Targionia nigra; femmina adulta, vista dal
dorso nella metà sinistra, dal ventre a destra.
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190 G. BELLIO
stante; non presentano dischi ciripari attorno ad essi. Le setole
maxillo-mandibolari sorpassano |’ intera lunghezza del corpo.
Il pigidio si presenta.come una superficie triangolare con la
hase in alto e larga poco meno il doppio dell’ altezza.
L’ ano sulla superficie dorsale è disposto più indietro della
apertura genitale, la quale, situata quasi nel mezzo del segmento,
ventralmente, manca di dischi ciripari perivulvari.
Numerose ghiandole sericipare, a'sbocco circolare piccolo e a
lungo condotto interno, si trovano raggruppate per lo più in serie
regolari, lineari, sulle due facce del pigidio.
Il numero di elementi ghiandolari per ogni: singolo gruppo
lineare non è costante in tutti gli individui, ma varia entro limiti
abbastanza ristretti, per cui qui si dà una media molto vicina
al tipo della specie. Sulla faccia dorsale e per ogni lato una
prima serie, diretta dal basso in alto, in corrispondenza della
paletta mediana, si presenta con 10 sbocchi circolari, una seconda,
che si origina esternamente alla seconda paletta, è composta di
55 elementi, una terza dopo l’ultima paletta, di 40 elementi ed
ancora un ultimo gruppo formato di 20 elementi, più sparsamente
disseminati in vicinanza della base del pigidio. Sulla faccia ven-
trale si possono egualmente considerare quattro altre serie lineari
per lato costituite di 6, 15, 27, 16 sbocchi di ghiandole sericipare
egualmente conformate e grandi che quelle della faccia opposta.
Il numero e la disposizione di queste ghiandole sono di grande
importanza nella sistematica del gen. Targionia, poichè gli altri
caratteri comunemente considerati per la determinazione delle
specie di questo: genere, basati sulla presenza, conformazione e
numero di appendici marginali del pigidio, quivi così scarse,
riescono chiari con molta difficoltà, se non addirittura oscuri.
Peli sulla superficie ventrale sono inseriti sopra anelli chitinosi
simili agli sbocchi delle ghiandole suaccennate, ma più grandi, e
colle quali alcune volte potrebbero scambiarsi per essere il pelo
visibile dopo un esame molto attento. In merito alla distribuzione
di questi peli e delle ghiandole si veda la fies Uae
Tre paia di palette (Fig. III, 1 e 2) ornano l'orlo libero del
pigidio senz’ altre appendici, all’ infuori dei peli semplici. Le
palette del paio mediano, che sono le più grandi, sporgono ben
distinte dal margine, sono di forma quasi pentagonale; esse
s'internano un poco nel pigidio terminando ad angolo. La paletta
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ESPLORAZIONE DELL OAST DI GIARABUB 194
del secondo paio è distante dalla mediana quanto misura la sua
larghezza, sporge meno dall’ orlo ma è sempre notevole e ben
—-
Fig. III. Targionia nigra: pigidio della femmina adulta, metà sinistra dal dorso,
metà destra dal ventre; 2. margine dorsale dell’ estremità del pigidio.
visibile. Segue alquanto distanziata la terza paletta, di poco piu
piccola della seconda ed egualmente conformata. Dorsalmente
robusti peli sono inseriti uno lateralmente alla paletta mediana,
uno sulla seconda paletta ma-presso la base di essa ed egual-
mente sulla terza; ventralmente in corrispondenza o quasi dei
dorsali, ma spostati di più verso l’ orlo sono altri peli. Ancora
se ne rinvengono tra l’ultima paletta e la base del pigidio come
si può vedere nella figura. Tutto |’ orlo del pigidio appare forte-
mente chitinizzato e senz’ altre appendici oltre quelle notate.
Larva (Fig. IV, 1-4). — Il corpo è leggermente ovale, an-
teriormente più largamente rotondato e alla superficie e ai mar-
gini con radi, minuti peli. Le antenne (Fig. IV, 2) di cinque
articoli, hanno il 1.° lungo quanto il 4.°, il 2.° e 3.° egualmente
§
192 G. BELLIO
lunghi e circa il doppio di quelli detti, il 5.° è quasi lungo quanto
ì precedenti presi assieme.
Peli su tutti gli articoli, meno che sul 3.°, sull’ ultimo sono
i due peli più lunghi. Gli stigmi anteriori stanno lateralmente
all'apparato boccale, i posteriori più indietro della inserzione del
2. paio di zampe. Queste (Fig. IV, 3) hanno tutte I’ articolo .
Fig. IV. Targionia nigra: larva, 4. intera vista dal ventre; 2. antenna; 3.-zampa;
4. pigidio dal dorso a sinistra e dal ventre a destra.
tibio-tarsale con una divisione netta al terzo anteriore ad indicare
il punto in cui la tibia s' è fusa col tarso. Il pretarso termina
con una forte unghia; due peli più lunghi di questa e terminati
da piccolo rigonfiamento s’ inseriscono sul pretarso alla base del-
l'unghia, di cui guardano la concavità; due altri peli più lunghi
dei primi hanno la loro origine distalmente sulla tibia tarso e guar-
a
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 193
dano la convessità dell’ unghia. Il pigidio della larva ha sul margine
sbocchi di ghiandole sericipare a lungo condotto, due paia di
palette e dei peli marginali come dimostra la fig. IV, 4. Le
lunghe setole pigidiali rivolte all'indietro raggiungono il primo
segmento addominale. L’ apertura anale trovasi dorsalmente e
prossima all’ estremo libero del pigidio.
II. Stadio larvale della femmina. — Tranne che per le di-
mensioni più ridotte, per mancare di apertura genitale ed avere
meno numerose le ghiandole sul pigidio, questo stadio della
femmina ha tutti gli aspetti della femmina adulta.
La esuvia dello stadio secondo (Fig. I, 3) è un po’ globosa
e ripete esattamente i caratteri dell’ insetto prima della sua
trasformazione in adulto. Le divisioni del corpo, le appendici
varie e ogni altro carattere è quivi possibile individuarli e netta-
mente definirli più e meglio che sul corpo stesso dell’ insetto
prima che abbia lasciato questa spoglia, come del resto avviene
per altre specie di diaspind.
Piante attaccate. La specie originariamente descritta dal
Signoret nel 1870 per la Francia, sopra Cineraria maritima,
fu raccolta dal sig. Carlo Confalonieri ad El Gsebaia, Oasi di
Giarabub, a S. E., su Farsetia aegyptiaca il 2 dicembre 1926.
Hall, che raccolse esso pure la Targionia nigra sulla medesima
pianta a Wadi Hof e ad Al Hayat, località nel deserto egiziano,
dà il seguente elenco di altre piante ospiti :
Heliotropium luteum, Artemisia judaica, Launea spinosa,
Zilla spinosa, Citrullus colocyntis, Ochradenus baccatus, tutte
piante del deserto in Egitto, e su Alhagi maurorum nella
vallata del Nilo, ma su terreno sabbioso, incolto.
Sull’ Helichrysum italicum è stata raccolta in Dalmazia.
Sono attaccate le parti aeree della pianta, ma in molti casi
anche le parti sotterranee.
Fortunatamente le piante citate sono di quasi nessuna im-
portanza economica, altrimenti i danni potrebbero riuscire assai
gravi a causa del forte sviluppo che questa specie può assumere
sulla pianta ospite, come nel caso da me osservato.
Distribuzione geografica. — Francia, Italia, Corsica, Alto
Adige, Algeria, Oasi di Giarabub, Egitto, Sinai.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LITI (16 Maggio 1929). 13
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194 PAZ Sci BELLIO
Non m° Gs possibile di esattamente a un ene
flebino vivente su Zygophyllum album per l’ assenza di esem-
plari adulti della specie. Hall descrive in Notes on Egyptian
Coccidae, Min. Agric. Bull: N.° 64, Cairo 1925, il monoflebino
Phenacoccus inermis, ospite la pianta Zygophyllum simplex. | È
è
Dal Laboratorio di Entomologia Agraria in Portici,
addì 7 gennaio 1929. VII - E. F. :
. RISULTATI ZOOLOGICI DELLA MISSIONE INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL OAsI DI GIARABUR
(1926 - 1927)
HYMENOPTERA CHALCIDIDAE
PER L. MASI
I Calcididi raccolti dal Sig. Carlo Confalonieri nella sua mis-
sione zoologica all’ oasi di Giarabub, formano una collezione di
circa 170 esemplari, dei quali solo una piccola parte furono trovati
presso la costa della Cirenaica, nei dintorni di Porto Bardia,
mentre tutti gli altri furono presi nell’ oasi, durante il periodo
dalla fine di Novembre del 1926 alla fine di Marzo dell’ anno
successivo. Di tale collezione, che ha un notevole interesse siste-
matico e zoogeografico, non è possibile per ora uno studio completo,
poichè quasi la metà degli esemplari appartengono a diverse
specie di Trichomalus o ad altri generi di Pteromalinae, per
i quali sarebbero necessari diversi lavori di revisione, le cui
difficoltà sono ben note a coloro che si occupano di Calcididi.
Nella pubblicazione che ora presento, mi trovo costretto ad illu-
strare soltanto una parte della raccolta fatta dal Confalonieri,
limitandomi alla descrizione di tredici specie, appartenenti a undici
generi. Ad esse aggiungerò due nuove Huchalcidia, provenienti
dalla Tunisia.
Tutte le specie che ho studiato sono nuove, ad eccezione forse
di una sola, la Zanonia viridis, che non ho potuto determinare
con certezza, essendo rappresentata nella collezione solo da esem-
plari maschi, mentre ne era conosciuta finora soltanto la femmina,
che io descrissi sopra un esemplare di Bengasi. Le specie si
possono ritenere con molta probabilità come estranee alla fauna
europea; due di esse, il Co/pixys secundarius e la Pleurotropis
Waterstonii, sono molto affini ad altre congeneri della Regione
196
etiopica. La Brachymeria Confalonierit, di cui ho trovato nella
raccolta due soli esemplari femmine, presenta una conformazione
dell’addome che non avevo osservata finora in altre Brachymeria,
onde ho creduto opportuno di istituire per essa un sottogenere.
Ho istituito anche due generi nuovi, Huchalcidiella e Paradi-
narmus, il primo per una specie di Haltichellini affine alle
Euchalcidia, | altro per una specie che dai Dinarmus si discosta
per diversi caratteri importanti dal punto di vista sistematico.
Le notizie molto scarse che si hanno sui Calcididi dell’ Africa
settentrionale, non permettono di determinare quali delle specie,
che saranno descritte qui appresso, siano comuni con la fauna
delle regioni litorali nord-africane. Di una di esse, |’ Ewchalcidia
decipiens, ho trovato nella collezione del Museo Civico di Genova
anche un esemplare della Tunisia, che fino dal 1882 era stato
raccolto dal March. Giacomo Doria. Una specie probabilmente
comune all’oasi di Giarabub e alle regioni litorali è, come ho gia
detto, la Zanonia viridis. L’ unica specie finora conosciuta di
Euchalcidiella fu raccolta a Porto Bardia.
Tutti gli esemplari tipici appartengone al Museo Civico di
Storia Naturale di Genova. .
Subf. CHALCIDINAE.
Gen. BRACHYMERIA Weskw.
Subg. Neobrachymeria n.
La femmina della specie descritta qui appresso poco differisce
nell’ aspetto da una Brackymeria, sia di quelle del tipo della
Br. minuta (L.) come della Br. intermedia Nees, sebbene se
ne distingua a prima vista per la forma dell’ addome, il quale
termina in una punta lunga, derivata dallo sviluppo notevole
dell’ ultimo segmento. Un altro carattere di tale specie, che ritengo
che non sia stato osservato finora. nelle Brachymeria, è la
forma concava del margine dei tergiti 2.° e 3.° del gastro, nella
loro parte dorsale; concavità che è tuttavia più marcata nel 2.°
che nel 3.° segmento. Il primo tergite è molto breve, onde si pre-
senta quasi come emisferico, e non supera !/, della lunghezza
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 197
dell'addome. Con molta probabilità questi particolari di conforma-
zione non si riscontrano tutti nei maschi (i quali sono ancora
sconosciuti) e quindi non potrebbero autorizzarci ad istituire un
genere nuovo, sebbene la ragione pratica richieda che dal gruppo
già così numeroso delle Brachymeria si separi il maggior numero
possibile di specie, mettendole in generi separati. Istituisco pertanto
un sottogenere, col nome di Neobrachymeria e con la seguente
diagnosi provvisoria :
Subg. Neobrachymeria. Abdomine feminae pyriformi, in api-
cem longum et acutum producto, tergito basali !/, longitudinis
hon superante ; margine tergiti secundi atque tertii in dorso plus
minusve concavo-arcuato. a o typica: Brachymeria (Neobr.)
Confalonierii n.
Parecchi altri caratteri notevoli si osservano nella Brachy-
meria Confalonierii, ma è probabile che scoprendo altre specie
_affiini non vi si trovino tutti egualmente rappresentati e sviluppati
allo stesso modo e che quindi la loro importanza sistematica non
sia che apparente.
Tali caratteri (indicati anche nella descrizione della specie)
sono i seguenti. La metà apicale delle mandibole presenta il
lato interno e l’ esterno quasi dritti e paralleli; la mandibola
destra è fornita di tre denti, tutti e tre acuti. Nei palpi mascel-
lari il primo articolo non è più largo all’apice che alla base,
ma leggermente rigonfiato verso il mezzo; |’ ultimo articolo
presenta la maggiore larghezza a ?/, e poi non si restringe a
punta ma termina quasi ‘arrotondato (1). Lo scutello ha il margine
integro e, osservato di profilo, sporge appena col suo orlo al di
sopra del metanoto. Questo è privo di rilievi laterali. Le unghie
sono semplici. Gli sterniti sono lisci ed hanno pochissimi punti
piliferi sparsi.
Nell'insieme le parti boccali non presentano notevoli differenze
rispetto a quelle di altre specie di Brachymeria (ad es. femo-
rata Panz.); anche |’ armatura faringea è conformata allo stesso
modo, con due sensilli per ciascun lato. Nelle ali posteriori il
(1) Nel preparato delle parti boccali ho potuto contare soltanto 19 sensilli gusta-
tori allineati presso il margine apicale della glossa: probabilmente il numero
normale è di 20.
L. MASI
retinacolo consiste pure in due uneini, ai quali ne precede, più
discosto, un altro al di fuori della nervatura. Il pettine al di
sotto degli uncini è formato di 6 + 4 spine.
A questo stesso sottogenere appartiene forse la Chalets ca-
pensis di Cameron (Records Albany Mus., I, 1905, p. 3414),
della quale lA. dice: «Abdomen smooth; the last segment long,
broad at the base, gradually narrowed towards the apex, forming
an approach to Phasgonophora or Trigonoura ».
Brachymeria (Neobrachymeria) Confalonierii n. sp.
209, Giarabub, II-1927.
Femina — Nigra, albo-pilosula, tegulis pedibusque Havis:
femur posticum superficie externa, in parte dimidia proximali,
nigra, colore flavo in latere dorsali usque ad !/, femoris longi-
tudinis antrorsum producto, superficie interna usque ad medium
nigra, deinde rufa et in apice flava; tibia postica in margine
anteriore-externo nigro-lineata, extus et intus ad medium plus
minusve rufescens; femur secundi paris pedum basi infuscatum ;
praetarsi omnes obscuri; trochanteres, antennarum scapus, pedi-
cellus et clava ferrugineo-tineti ; proalae limpidae, subcosta usque
ad praestigma pallida, nervis reliquis fuscis.
Caput dntice visum modice transversum; genarum margine
postico in inferiore parte nonnihil prominente itaque antrorsum
conspicuo; fovea antennali in parte !/, media lateribus rectis paral-
lelisque terminata; faciei sculptura uniformi. Orbitae undique
margine tenui at distineto limitatae. Carina genalis oculum attin-
gens; carina postorbitalis abens, praeorbitalis in inferiore parte
omnino obliterata. Linea ocularis inferior ad 1%/,,, capitis lon-
gitudinis; linea antennalis vix magis a clypei margine distans
(7°/\99). Vertex superne inspectus ocellis majusculis, posterioribus
spatio ab ocello medio remotis quam ipsorum diametro paullum
majore, ab orbitis spatio quam ipsorum diametro aliquantulum
breviore (1).
Mandibula dextra lateribus interiore et exteriore in portione
dimidia apicali rectis et quasi parallelis, dentibus 3 conicis armata,
(1) Tale risulta la distanza reciproca misurando col micrometro o su disegno
eseguito con la camera lucida. La distanza apparente degli ocelli posteriori dagli
occhi è piuttosto inferiore ai 7/; del diametro trasverso degli ocelli: quella dall’ ocello
medio circa una volta e mezza il maggiore diametro,
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 199
quorum medius brevior, internus acutus, externus robustior et
major, apice leniter rotundato; mandibula sinistra acute 2 - dentata,
latere exteriore quasi rectolineari, indistincte ad ?/, angulato.
Fig. I — Brachymeria Confalonieri sp. n. Q: a femore e tibia posteriori,
b addome, c estremità della mandibola destra, dal lato interno; 4 nervatura dell’ala
ant., e profilo del dorso. (Fig. ab de, X 26, Fig. c X 80).
Palpus maxillaris articulo 1. aliquantulum ad medium dilatato ;
2. longiore, conico ; 3. cylindrico, basi et apice oblique truncato,
latere interiore articulum primum aequante; ultimo claviformi,
id est latitudine maxima ad ?/, longitudinis et parte !/, distali
haud conica, setis solitis longioribus et crassioribus circa 12 in-
structa. Palpus labialis articulo secundo brevi, modice transverso,
tertio duobus praecedentibus aequilongo. Glossa sensillis gustatoriis
prope marginem distalem 19 (20-?).
Scapus in parte */, distali angustior, pilis ubicumque sparsis,
longiusculis. Flagellum haud crassum, longitudine circiter °/,,
capitis latitudinis aequans, forma fere. cylindrica, articulis vix
versus clavam et sensim latioribus; .articulo secundo funiculi
paullum latitudine sua longiore, quinto quadrato.
Collare lateribus acutis et superne inspectis non prominentibus.
Mesothoracis dorsum foveolis piliferis insculptum sat frequentibus,
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plerumque spatio inter se remotis dimidium ipsarum diametrum
aequante; interstitiis planis, laevibus. Scutellum inerme, post
lineam axillarem semicirculum formans, a latere visum altum,
limbo superiore non acuto, vix prominente, zona inter hune lim-
bum et inferiorem angusta puncetisque minimis seriatis impressa.
Dorselli area media non excavata, paullumque latitudine longior,
lateribus fere parallelis, limite inferiore arcuato-convexo, superficie
scabra, opaca; superficies reliqua, in utraque parte areae mediae,
non alveolis insculpta, at costulis binis longitudinalibus, postice
abbreviatis, instrueta, alveolorum vestigium indicantibus. Meta-
notum quasi verticale, foveis polygonis, irregularibus, symmetricis,
omnibus magnitudine subaequalibus, excavatum ; fovea mediana,
dorsello contigua, superne in angulum fere acutum desinente;
lateribus' haud dentato-prominulis.
Proalae cellula costali, nervo marginali, postmarginali et stig-
matico proportione sicut 100: 37: 13: 7. Cellula costalis in parte
dimidia anteriore setis brevibus, frequentibus instructa.
Calear secundi paris pedum metatarso aequilongum. Femur
posticum latitudine °/,w longitudinis, superficie externa pilis spatio
inter se distantibus ipsorum longitudinem fere aequante, punctis
piliferis leviter impressis ; superficie interna tuberculo basali desti-
tuta; denticulis in margine inferiore 11-12, quorum primus major,
obtuse triangularis et secundo contiguus, tertius et quartus, vel
etiam quintus, spatio remoti ipsorum altitudinem vix superante,
ceteri etiam minores magisque propinqui.
Petiolus transversus, rufescens, laevis, in latere ventrali vestigio
foveae medianae anguste triangularis, impressus.
Abdomen superne inspectum pyriforme, apice acuminatum,
latitudine thoracem aequans, longitudine superans proportione
160: 100; tergito primo laevissimo ; tergitis 2.—4. in linea
mediana subaequilengis; 2. in latere dorsali satis profunde concavo-
excavato; 3. minus concavo, 4. margine quasi rectolineari; tergito
6. longitudine sesquilatiore, convexo marginato, spiraculis parvis,
rotundatis, paullum ante mediam longitudinem locatis; tergito
ultimo angusto, quam praecedente sesquilongiore, superne carinato,
cercoidibus basi propinquis. Terebrae valvae conspicue prominentes.
Superficies tergiti secundi laevis, punctis piliferis paucis prope
marginem dorsalem praecedentis seriatis ; tergita 3.—6. minutis-
sime et confertim punctulata, opaca, sat longe pilosula; tergitum
=~
ESPLORAZIONE DELL OAST DI GIARABUB 201
septimum nitidulum, confertim punctulatum. Abdominis latus ven-
trale sternito primo et secundo laevibus, secundo atque tertio
simul sumptis primo aequilongis, quarto minus abbreviato, quinto
quam praecedente sesquilongiore, modice tecti instar angulato ;
duobus autem primis laevibus, reliquis minutissime et quasi indi-
stinete choriaceis, pilis perpaucis sparsim instructis. Distantia inter
marginem tergiti quinti et apicem valvarum tertiam partem abdo-
minis vix superans.
Long. 4,5 - 5 mm.
Mas ignotus.
Mensurae : capitis latitudo 89, longitudo (labro non computato)
68, linea ocularis inferior a margine clypei 11, linea antennalis
idem 15; scapus 33, flagellum 78; thoracis longitado 115; ab-
dominis longitudo 190, latitudo 82; proalae cellula costalis 80,
nervus marginalis 29, n. postmarginalis 10, n. stigmaticus 5 ;
tarsus primi paris pedum articulis, in latere dorsali dimensis,
12+9+7 +5 +10 (practarso non computato); tarsus secundi
paris articulis 10+ 11+9+5-+ 10, praetarso = 4; tarsus tertil
ParisvarticnlisS 197 4-8 +18 4 1/7, practarso, —=:9,
Gen. EUCHALCIDIA mihi.
Mem. Soc. Entom. Ital., VI 1927, pp. 208-209 e 221-222.
In una pubblicazione precedente (4. c.) ho discusso della ne-
cessità d’ istituire nuovi generi nella tribù degli Haltichellini,
per collocarvi diverse specie che fino a poco tempo fa erano state
menzionate per lo più sotto il nome di #vcRaleis o di Haltichella.
Uno di tali generi è quello a cui ho dato il nome di £uchalcidia,
del quale ho pubblicato una diagnosi insieme con quella dei
generi Lastochalcidia ed Invreia. Avendo avuto occasione recen-
temente di studiare altre specie che prima non conoscevo, fra le
quali una della regione orientale ed una della regione etiopica,
e di osservare anche individui maschi di cinque specie, conviene
che io ritorni adesso sulla definizione e sui limiti del genere, pub-
blicandone di nuovo la diagnosi con alcune correzioni ed aggiunte.
La diagnosi è la seguente :
Caput aeque longum atque latum, vel parum longitudine
latius, antice inspectum triangulare, a latere visum pyriforme vel
202 L. MASI -
modice compressum, area ocellari saepe in vertice prominula.
‘Mandibula dextra 3-dentata, sinistra 2-dentata. Antennae feminae
articulis conspicuis undecim ; scapo recto, ocellum vix attingente,
post !/, proximalem vel in parte dimidia distali attenuato; flagello
plerumque tenui, longitudine capitis latitudinem conspicue supe-
rante; pedicello longo, circiter !/, scapi longitudinis; articulo
antennali tertio non annuliformi, quam sequente longiore vel etiam
subaequali. Antennae maris scapo usque ad ?/, infra eanaliculato,
deinde abrupte coarctato ; funiculi articulis cylindricis. Thoracis
dorsum'a latere visum modice curvatum. Collare indeterminatum,
fimbria marginali nulla. Scutum scutello subaequilongum, scu-
tellum vix retrorsum prominulum, parte post-axillari semicirculum
fingente, apice integro. Metanotum declivitate circiter graduum 30,
lateribus inermibus, vel lobulis duobus instructis parvis et nun-
quam sursum reversis, altero prope stigma, altero prope angulum
posticum ; saepe autem lobulo anteriore tantum conspicuo ; costis
longitudinalibus plerumque sex, interdum octo, quum costae sub-
medianae, abbreviatae, adsunt. Femur posticum bilobatum, lobo
anteriore acuto et posteriore obtuso, spatio plus minusve longo
separatis. Abdomen’ ovatum, in feminis thoraci subaequilongum,
apice non obtuso, in maribus apice rotundato ; tergito primo ad
mediam longitudinem desinente, basi, juxta petioli articulationem,
plicis duabus longitudinalibus instructo; tergito secundo amplo;
margine huius in feminis concavo, in maribus recto-lineari,
L’ inclinazione del metanoto è di circa 30° rispetto ad una
linea che passi pel foro occipitale e pel punto medio superiore
dell’ articolazione del peduncolo. Il margine apicale dello scutello
non è inciso e quindi mai diviso in due lobi più o meno sporgenti
e rilevati come nella Lasiochalcidia rubripes (Kieft.) e specie
aftini. La testa, veduta di fronte, si presenta triangolare, tanto
larga quanto lunga, con la linea oculare inferiore a 42 0 *7/,99
della lunghezza. Nelle antenne si distinguono nettamente solo 11
articoli, essendo completamente fusi i tre della clava, ed il terzo
articolo non è trasformato in anello. La mandibola destra, almeno
nella specie genotipica, è fornita di 3 denti, la sinistra di 2; i
palpi mascellari sono composti di 4 articoli, i labiali di 3. Per i
caratteri della glossa e dell’armatura faringea rimando a quanto
dirò più innanzi nella descrizione della Huchalcidia elegantula.
Sa
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Paes ee ee ee
»
oe ko
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 203
‘ Come in altri generi di Haltichellinz, alla base delle setole dei
tergiti dell’ addome si vedono delle areole a rosetta, più o meno
Fig. II — Schema del torace con la base dell’ addome di Exehalcidia elegantula
n. g. n. sp.: pr pronoto, mspl mesopleura, mtpl metapleura, 4 dorsello (parte
centrale del vero metanoto), cx, e c79 coxa anteriore e media (la posteriore non è
disegnata) wm parte orizzontale del mesopetto, » peduncolo, III ¢ parte del primo
e del secondo tergite, I st parte del primo sternite.
regolari, che si possono interpretare come un residuo di un reti-
colo esteso su tutta la superficie di un segmento o parte di esso,
in modo da invadere anche il fondo delle fossette pilifere.
I generi Huchalcidia ed Invreia sono molto affini e talora
non è facile distinguere se una specie debba riferirsi all’ uno o
all’ altro, tantopiù se non se ne conoscono i due sessi.
Nelle Invreia il corpo è più robusto e alquanto depresso, la
parte preascellare del mesonoto lunga all'incirca quanto il collare
‘e manifestamente meno lunga dello scutello (quando il pronoto
non è abbassato), quindi anche notevolmente larga; le antenne
della femmina sono meno sviluppate che in Huchalcidia e spe-
cialmente il flagello è più corto. Tuttavia in un esemplare fem-
mina della Inoreia nigerrima, il primo che ho potuto vedere,
il flagello è lungo e assottigliato quasi come nel genere Huchal-
cidia. Nei maschi il flagello ha i primi articoli non o appena
più lunghi che larghi.
Nelle Euchalcidia il corpo non è robusto, nè depresso; la
parte preascellare del mesonoto è lunga più del collare ed uguale
all’ incirca allo scutello; le antenne della femmina sono più lunghe
e più assottigliate,. e specialmente il flagello è più allungato, ec-
cetto che in una specie indiana, che descriverò col nome di
crassicornis. Il flagello dei maschi è meno ingrossato che nel
204 L. MASI »
genere Invreia, ma più sviluppato, avendo gli articoli più lunghi —
che larghi, e lo scapo si restringe ad un tratto dopo i ?/,, in
modo che ciascuno dei due margini che ne limitano fino ai ?/, la
superficie anteriore (ovvero, morfologicamente, inferiore) termina
in un angolo, il quale sporge poco o punto in avanti, e non
forma un vero dente come quello che si osserva ad es. nelle
Lastochalcidia.
Dalle descrizioni pubblicate dagli autori che finora si sono
occupati di Haltichellini, è spesso difficile e talora impossibile
riconoscere quali specie già note siano da riferirsi al genere
Euchalcidia. Molto probabilmente spettano a questo genere la
Haltichella subarmata di Forster (1855) (1) e la tarsalis dello
stesso autore (1859), ed anche la simplex di Walker (1862).
Considero come specie genotipica quella descritta qui appresso
col nome di elegantula: della quale ho potuto osservare diversi
esemplari, sebbene tutti’ femmine, ed ho esaminato le parti boccali
e pubblicato già, con la prima diagnosi del genere, la figura |
schematica del torace veduto di profilo, la quale è adesso qui
riprodotta. Avrei voluto designare come specie genotipica |’ Hee-
chalcidia nebulosa, pubblicata col nome di Chalcis nebulosa
dal Fonscolombe nel 1840, ma come ho fatto osservare nel mio
lavoro precedente, non ho veduto esemplari tipici di tale specie,
o confrontati coi tipi, e la determinazione che io ho fatto di un
esemplare proveniente dall'Isola del Giglio si basa solo sui carat-
teri indicati dal Dufour e dal Kieffer ().
La distinzione delle specie di Huchalcidia richiede spesso un.
esame molto accurato degli esemplari. Il colorito è di poca utilità
nella diagnosi, poichè si riduce a due soli tipi : quello prevalente-
mente nero e quello nero-verdastro con tendenza più 0 meno
marcata a riflessi bronzati. Io ho creduto di dover dare molta
importanza diagnostica ai caratteri del metanoto, e specialmente
alla disposizione delle coste longitudinali. Mi servo di questa
denominazione a preferenza di quella di « carene », e distinguo
i rilievi lineari in coste principali longitudinali e coste secon-
darie, che sono trasversali oppure oblique. Le coste che io chiamo
submediane, sebbene appartengano alle principali, si dispongono
(1) Di questa specie ho veduto un esemplare maschio determinato dal Dott. S.
Nowicki.
(2) Si veda a questo proposito la descrizione che ho pubblicato in questi Annali,
vol. XLVII, 1916, pp. 142-114.
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ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 905
spesso obliquamente e non hanno sviluppo completo. Chiamo
longitudinali laterali le coste che formano i margini laterali
del metanoto : le quali presentano spesso una sporgenza in cor-
rispondenza allo stigma, e talora una seconda sporgenza (laterale)
all’ estremità posteriore. Le coste swblaterali incominciano rasen-
tando lo stigma dalla parte interna e sono parallele a quelle
laterali (Eu. elegantula), o piegate ad angolo ottuso a livello
della sporgenza laterale posteriore (Hu. punica), o leggermente
arcuate, oppure incurvate in modo da descrivere quasi !/, di
circonferenza (Hu. Doriae). Denomino mediane le due coste
molto vicine alla linea mediana (sebbene propriamente dovrebbero
dirsi submediane) e distinguo col termine di submediane quelle
che si vedono per lo più nello spazio fra le coste sublaterali e
le mediane.
EKEuchalcidia elegantula sp. n.
(Fig. II 6-2, Fig. IV cd)
8 9 Q, Giarabub, I-II-1927. :
Femina — Nigra, capite atque thorace ubique leniter chalceo-
nitentibus; tegulis, antennis cum radiculis, pedibusque flavescente-
rufis. Pedes postici rufi, pulvillo vix obscurato, his partibus nigris:
coxa, macula magna oblonga in superficie exteriore femoris, huius
denticulis, tibiaeque latere anteriore paullum ultra mediam longi-
tudinem. Coxae mediae rufae; tarsi antici atque medii pallidi,
pulvillo vix grisescente. Oculi castanei. Antennarum flagellum
post articulum secundum infuscatum ; lobus torulis interpositus
niger. Alae dilute flavescente-fuscae, obscuriores in disco, nervis
fuscis. Pili albo-grisei.
Caput vix thorace latius, proportione 60:55, linea oculari in-
feriore ‘/,00 longitudinis a margine clypei remota; oculis, ampli-
ficatione 50 diam. inspectis, parce et subtiliter setulosis; fovea
Scapos excipiente indivisa, strigis confertis, sinuosis, transversim
asperata; reliqua capitis superficie foveolis piliferis insculpta ampli-
tudine circiter dimidii ocelli anterioris. Foveolae piliferae spatiis
angustis separatae, inter foveam antennalem et mediam orbitarum
altitudinem in series quatuor obliquas dispositae, quibus foveolae
aliquot accedunt magis inter se distantes et quasi in declivio
foveae antennalis dispersae. Toruli lobo angusto, compresso, tro-
206 L. MASI
chleiformi separati. Margo clypealis leniter convexus. Labrum
parvum, absconditum, rectangulare, setis novem (in specimime)
instructum.
Caput superne inspectum crassum, in parte 7/, media angu-
statum, orbitarum margine superiore obtuse angulato, area ocellari
compressa cristam transversalem fingente, ocello mediano in huius_
declivio anteriore locato, ocellis externis ab oculis spatio ipsorum
diametrum aequante remotis: a latere visum pyriforme, latitudine
3/, longitudinis, lobo torulos separante parvo at conspicue promi-
nente ; ocellis superne extantibus; orbita ovata, parum obliqua;
diametro transverso 8/w capitis latitudinis.
Mandibulae parvae, lateribus fere parallelis, dente apicali conico,
acuto, interno brevi, obtruncato; ante originem dentis apicalis
setis tribus longis instructae; mandibula dextra 3-dentata, dente
intermedio etiam abbreviato, truncato et rotundato, sinistra bi-
dentata. Palpi maxillares articulis 2. atque 3. aequilongis, vix
quam primo brevioribus, articulo 4. fusiformi. Palpi labiales arti-
culo ultimo etiam fusiformi, bis longiore quam ad medium latiore
et primo subaequilongo ; secundo brevi, triangulari, id est latere
interno fere nullo. Glossa angusta, sensillis gustatoriis decem (5 + 5)
radiatim dispositis.
Antennarum scapus °/,; capitis longitudinis aequans, in parte
dimidia inferiore fusiformis, in dimidia superiore attenuatus, cylin-
dricus. Flagellum tenue, bis scapo longius, fere omnino glabrum,
pedicello !/, scapi longitudinis attingente, articulo primo funiculi
non annulato at paullum minus quam pedicello elongato, articulis:
reliquis paullum curtantibus, vix sensim crassioribus. Clava eylin-
dro-conica, solida, sparsim et breviter pilosula. Mensurae : scapus
long. 220, latit. maxima 30; pedicellus long. 75, lat. 23; articuli
sequentes long. 45 +45 +40+ 35+ 35 + 34 + 32; clava long. 75,
lat. 30.
Thorax pronoto haud brevi, in linea media, collo computato,
5/, scuti longitudinis aequante, collaris lateribus, usque ad sulcum
scapularem dimensis, etiam °/, scuti longitudinis; collaris parte
anteriore modice deorsum curvata, limite indeterminato; scapula-
rum sulcis et suturis axillo-scutellaribus leviter impressis; longi-
tudine scuti dimidiam collaris latitudinem aequante; scutello paul-
lum scuto longiore, proportione 7:6, aeque lato atque longo,
basi dimidiae latitudini aequilonga, margine apicali late rotundato.
: se Ta cd
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 207
Postscutellum in utraque parte laterali alveolis 5-6 subquadratis
4 inseulptum ; dorsellum fortiter transversum, laeve. Superficies
È proto aie et mesonoti nitida; pronotum atque scutum subtiliter trans- CAN doni
O ILLAACITN Ea
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“rrvevur¥ vey da
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Fig. III.
_ Euchatcidia elegantula sp. n. Q: b anca posteriore e trocantere dal lato interno
col tubercolo; c capo di profilo; 4 primi quattro articoli dell'antenna; e mandibole
(cfr. Fig. IV c); 7 capo visto di fronte; g lo stesso dal di sopra; ” femore e tibia
posteriori; ¢ margine ventrale del femore ‘posteriore più ingrandito.
i Euchalcidiella bardiensis sp. n. Q: k parte del metanoto col dorsello ete.;
t tarso anteriore; flagello.
| (Fig. Bergh, X 26 — Fig. aden mi: X 45).
yersim reticulata (sculptura 50 diam. bene conspicua) ; foveolae
plore collaris quasi regulariter transversim quadriseriatae ; fo-
208 -L. MASI
veolae juxta marginem posticum pronoti et in margine scutelli
contiguae, in scutelli disco circa 15, super scuto gradatim versus
anteriorem partem minoribus. Setae in margine posteriore pronoti
breves, spatio distantes ipsarum longitudini aequilongo.
Metanotum a latere inspectum fere totum planum, horizontale,
superne visum trapeziiforme, longitudine in lateribus dimensa
scutellum aequante, in linea media ?/, longitudinis lateralis; costis
sex instructum, quarum duae medianae, aream elongate ellipticam,
extremitatibus truncatam, includentes, duae laterales marginales,
duae autem his parallelae, sublaterales. Spatium inter utramque
costam mediam et sublateralem triangulare, apice retrorsum verso,
antice costa irregulari abbreviata subdivisum. Costae omnes costulis
transversis, vel rectis vel contortis, interdum bifurcatis, connexae.
Costae sublaterales et laterales parallelae, spiraculum supra et
infra tangentes; zonam includentes a latere melius conspiciendam
et transversim in alveolos, saltim quatuor, quadrangulares, sub-
divisam. Partes laterales metathoracis prominentes, subglobosae
depressae. Metapleura foveis piliferis contiguis, majusculis, distinete
umbilicatis, insculpta.
Mesopleura latitudine superne quasi ?/, altitudinis aequante,
superficie plana, in superiore parte subtiliter strigosa, in spatio
reliquo costis 11-12 transversis, leniter incurvis, instruceta.
Thorax inferne visus propleuris reticulatis, prosterno pilosulo ;
mesopectoris parte anteriore magis minute reticulata, posteriore
laevi et foveolis piliferis sparsis impressa; metathorace oblique,
confertim, strigoso (!). i
Proalae abdominis apicem, vel potius marginem tergiti pae-
nultimi, attingentes, latitudine maxima *2/,,, longitudinis; propor-
tione cellulae costalis et nervi marginalis sicut 100:22; subcosta
setis 16 instructa; nervo marginali mediam alae longitudinem
vix superante ; clava stigmatica sessili, basi non angustata et in
apicem acutum subcurvatum, sensillis quatuor totam obsitum,
desinente ; setis laminae brevibus, frequentibus, prope marginem
distalem atque antero-exteriorem etiam magis confertis; setis
fimbriae paullum longioribus, in parte superiore marginis apicalis
non prominentibus. i
Alae metathoracis setis nervi costalis 11-14, cellula costali
(1) La scultura della parte inferiore del metatorace si può vedere solo togliendo
le anche posteriori.
RE RT ANO | "Ag È Rata Ne aig
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ESPLORAZIONE DELL OASL DI GIARABUB 909
elongate fusiformi setisque tantum 8-11 brevissimis instructa ;
spinulis 8 prope hamulos seriatis. |
Pedes primi paris coxa latitudine longiore (auricula non com-
: putata) sicut 155:70; femoris longitudine atque latitudine 200: 60 ;
«calcari breviter bipennato; metatarso, in latere exteriore, setis
__ spiniformibus numerosis instructo, in latere posteriore spinis longis "
«14 seriatis; articulis sequentibus omnibus elongatis, longitudine 1
i primi 75, secundi atque tertii 35.
i Pedes intermedii femore. clavato, longitudine et latitudine
— (sicut in femore antico) 200 : 60; calcari setis paucis tenuissimis
longisque instructo, longitudine 25; tarsorum articulis proportione
sicut 75 +50 +40+30+50, praetarso non computato. Coxae in-
termediae atque posticae laeves, parce at longe pilosulae.
Pedes postici, absque tarso, pilis longis, sparsis, haud frequen-
tibus, instructi, quorum circa 8-9 numerantur in superficie externa
femoris ad mediam longitudinem ; coxa ovata, crassa, inter faciem
exteriorem atque posteriorem non angulata; trochantere secundo,
in inferiore parte, tuberculo conico, apice vix rotundato parumque
ultra latus ventrale prominente, instructo. Femur ellipticum, lati-
_tudine longius proportione 55 :100, superficie externa atque interna
subtiliter reticulatis, hac sculptura amplificatione 50 diam. jam
conspicienda, superficie interna pilis multo magis numerosis, bre-
vibus, instructa ; latere ventrali leniter trisinuato, denticulis 30,
lobis modice prominulis ; lobo anteriore acuto et potius faciei in-
ternae femoris pertinente, apice ad !/, longitudinis; lobo poste-
riore obtuse triangulari, apice ad */, longitudinis.
Tibia sat fortiter et regulariter curvata, superficie anteriore
«extus atque intus fere usque ad apicem marginata, calcaribus
| parvis, minore ?/, majoris aequante. Articuli tarsales primus et
quintus aequilongi, secundus paullo brevior, tertius et quartus
etiam aliquantulum abbreviati.
Petiolus superne visus transversus; a latere inspectum forma
quasi trapezoidali, dorso brevissimo, ventre convexo, margine
laterali posteriore valde obliquo ; superficie rugis aliquot parum
| conspicuis et depressionibus inaequali.
Abdomen thoraci aequilongum, vix minus angustius, propor-
.tione latitudinis ad longitudinem (petiolo non computato) sicut
: 57: 100; superne inspectum ellipticum, tergitorum 1., 2., 3. pro-
-portione, in linea media dorsali, sicut 46:19:19; margine tergiti
aa
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (16 Maggio 1929), 14
;
210 -. L. MASI
1. retrorsum valde convexo-prominente, 2. concavo, 3. rectolineari ;
a latere visum ovatum, altitudine maxima */, longitudinis, tergito
tertio brevi, margine praecedenti. parallelo; quarto et quinto in
inferiore parte paullum latioribus magisque abbreviatis. Tergitum
primum in disco reticulatum, areolis leniter concavis, ad latera
setis paucis instructum ; tergita 2-5 laevia, secundum setis in eius
parte dimidia posteriore laterali sat frequentibus, tertium et quartum
setis in serie a margine remota dispositis; tergita duo ultima mi-
nute reticulata, sculptura amplificatione 50 diam. non satis con-
spicua. Sternita laevia.
Long. 2 - 2,5 mm.
Mas ignotus.
EKuchalcidia punica sp. n.
1 9, Tunisi, II-1882, leg. G. e L. Doria.
Femina — Nigra, capite atque thoracis dorso aeneis, , magis.
nitentibus, metanoto obscure griseo-virescente; antennis nigro-
fuscis ; pedibus ferrugineis, femoribus, tibiis anterioribus partim,
posticis praeter apicem, castaneis; femoris postici basi et ‘apice,
nec non apice tibiae eiusdem paris, castaneo rufis; abdomine
subtus fusco-Havescente ; alis dilute flavo-griseis.
Caput aeque longum atque latum, a latere inspectum diametro
transverso dimidium longitudinalis aequante. Faciei foveolae pili-
fere contiguae ; fovea antennalis sculptura reticulata minuta,
uniformi, costulis transversis nullis.
Antennarum scapus post 2/, longitudinis attenuatus; articulus
antennalis tertius dimidiam pedicelli longitudinem vix superans
(11:20), quartus hoc aliquantulum brevior (10:11). —
— Thoracis dorsum pronoto et parte praeaxillari mesonoti sub-
tiliter reticulatis, hac sculptura amplificatione 50 diam. satis con-
spicua ; punctis piliferis sparsis nec frequentibus, in linea longi-
tudinali scuti ad summum octo, in linea longitudinali scutelli 5-6.
Metanotum prominentia laterali anteriore obtusa, posteriore nulla ;
carinis medianis vix leniter curvatis, spatio inter utramque carinam
medianam et sublateralem fere bis latiore quam spatio medianis
interposito. Pars postica mesopectoris fere laevis, foveolis aliquot
sparsim impressa.
Abdominis tergitum primum in disco minute punctulatum,
»
PLE ERE II EVO CS REI SPETTRI RT SEO RIO NE ME STO NIE
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"
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 211
sculptura, modice vitro aucta, potius minute squamosa ; plicis
basalibus medianis arcuatim extrorsum et antrorsum vergentibus,
spatioque interposito laevi, latitudinem spatii mediani metanoti
fere sesqui-superante. Tergitum secundum, amplificatione 50 diam.
inspectum, dorso minutissime punctulato, lateribus non reticulatis,
at rosulis circum setarum basim bene distinctis.
Long. 3,3 mm.
EKuchalcidia decipiens sp. n.
(Fig. IV ad)
1 ©, Giarabub, II-1927, lee. C. Confalonieri.
1.9, Tunisi, XI-XII-1881, leg. G. e L. Doria.
Femina — Nigra, nitidula, metanoto obscure viridi-aeneo,
tegulis, antennarum radicula, funiculo et clava etiam. nigris ;
scapo atque pedicello, pedibusque anterioribus totis, rufo-ferrugi-
neis; pedum posticorum tibia atque tarso obscure testaceo-rubris,
tibia autem. basi et antice nigricante; proalis flavo-griseis, in
parte !/, apicali cinereis, nervis fuscis.
Antennae tenues ; scapus in parte dimidia proximali fusiformis ;
pedicellus 4/, scapi longitudinis vix attingens, latitudine sua apicali
quinquies longior ; articulus antennalis tertius dimidium pedicelli
paullo superans; articulus quartus et quintus aequilongi, quam
tertius aliquantulum breviores; decimus paullum longitudine mi-
nor. Mensurae : scapi long. 69, pedicelli long. 24, articulus tertius
14, quartus 13, decimus 10, clava 22; latitudo pedicelli 5, flagelli
ad medium 8, praeclavae 7.
Thorax a latere visus antrorsum fortiter curvatus, scutello
modice convexo, prope apicem etiam minus arcuato. Dorsum niti-
dum, microscopio inspectum parte praeaxillari minutissime reticu-
lata, areolis circiter aeque longis atque latis ; reticulo scutelli et
axillarum fere omnino obliterato ; punctis piliferis paucis sparsis,
super scutellum numero circa 40. Scutelli apex recte marginatus.
Metanotum costis longitudinalibus medianis leniter incurvis, spatium
angustum, scabriculum, includentibus; lateribus conspicue biden-
tatis, id est lobulo instructis altero triangulari, apice retuso, paul-
lum pone stigma, altero in extremitate laterali posteriore, non
minus prominente ; costis sublateralibus paullum ante lobulum
secundum deflexis et angulum valde obtusum fingentibus ; spatio
inter utramque costam medianam et submarginales deere cd
costis medianis interpositam sesqui-superante et costulis aliquot —
asperato, quarum paucae longiores, obliquae, ex margine anteriore —
metanoti ortae, reliquae fere omnes transversae, costis medianis.
connexae.
Euchalcidia decipiens sp. n. Q: a femore posteriore con la tibia staccata;
v antenna.
Euchalcidia elegantula sp. n. Q: c mandibole vedute dal lato interno (cfr.
Fig. III e); @ schema del metatorace col postscutello, ete.
Euchalcidia barbara sp. n. Q: e parte laterale del metanoto; 7 antenna della
femmina; X femore posteriore e parte del trocantere dal lato interno: è capo dal
di sopra. =
Euchalcidia Doriae sp. n. Q : g flagello. È
Colpixys secundarius sp. n. OQ: k anelli dell” antenna: t parte della nervatura
dell’ ala anteriore; 22 metatorace col postscutello. ;
(Fig. abrgh, X 30 — Fig. m X 43 — Fig. cd X 58 — Fig. & X 220).
ghee a!
ae ek ee ee
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 213
Pedes postici femore latitudine ad medium °?/,,,, in linea lobi
anterioris °°/,,, longitudinis aequante.
Abdomen thoraci aequilongum, tergitis secundo atque tertio
superne inspectis conspicue concavo-marginatis. Tergitum primum
plicis basalibus medianis crassiusculis, quasi recto-linearibus, spatio
inter se remotis distantiam inter costas medianas metanoti sesqui-
vel paullo magis superante; superficie dorsali fere usque ad
plicarum extremitates punctis quasi contiguis impressa, qui aream
discoidalem formant a margine posteriore zona laevi distincte se-
paratam. Dorsum tergiti secundi, atque tertii, sculptura reticulata
minutissima, areolis polygonis, regularibus, aequalibus, jam ampli-
ficatione 50 diam. conspiciendis.
Long. 3,9 mm.
Euchalcidia Doriae sp. n.
(Fig. IV 9)
9929, Tunisi, FI-1882, leg. G. e L. Doria.
Femina — Nigra, metanoto etiam nigro, his partibus ruto-
ferrugineis : antennis usque ad funiculi articulum secundum, te-
gulis, pedibus primi et secundi paris praeter coxas, femoribus
posticis basi et apice, tibiis ciusdem paris cum tarso, excepto
latere anteriore infuscato. Funiculus fere totus, cum clava, casta-
neo-fuscus ; femur posticum etiam castaneo-fuscum vel castaneo-
rufum ; sternita rufescentia. Alae flavo-griseae.
Caput parum longitudine latius, proportione 65:57. Faciei
foveolae piliferae spatio inter se remotae ipsarum diametrum vel
dimidium diametri aequante. Fovea antennalis reticulata, costulis
transversis in inferiore parte tantum praedita.
Scapus in parte dimidia distali et flagellum modice attenuata ;
pedicellus */, scapi longitudinis aequans, quam articulus sequens
duplo longior. Mensurae : scapus long. 58, pedicellus 23, articulus
antennalis tertius 12, decimus 10, clava 21; latitudo pedicelli 6,
clavae 6. i
Thorax a latere inspectus antrorsum fortiter curvatus, dorso
leniter arcuato, scutello tamen basi satis alto; superne visus super-
ficie usque ad scutelli apicem minute reticulata, nitida, foveolis
piliferis in parte posteriore scuti et in scutelli disco inter se spatio
remotis quam ipsarum diametro duplice vel triplice. Scutelli pars
92914 L. MASI
post-axillaris aliquantum magis quam semicirculum fingens. Meta-
notum lobulis anterioribus parvis, late obtusis, posterioribus obli-
teratis; superficie, modice vitro aucta, minutissime granulosa,
microscopio inspecta foveis et costulis obliquis parum conspicuis ;
costis longitudinalibus medianis in anteriore parte leniter arcuatis,
submedianis nullis, sublateralibus adeo incurvis ut quasi !/, circum-
ferentiae formant.
Femur posticum robustum, latitudine ad medium 55/,w longi-
tudinis, in linea lobi anterioris °%/,,,, in linea posterioris conspicue
minore, dimidium longitudinis aequante; margine inter lobos
manifeste obliquo, post lobum distalem recto-lineari. Denticuli 32.
Abdomen thoraci aequilongum, tergitis 2. atque 3. superne
inspectis leniter concavo-marginatis. Tergitum primum plicis late-
‘alibus bene distinctis, medianis in earum parte anteriore leniter
extrorsum vergentibus et spatio duplice inter se remotis quam
costis medianis metanoti; superficie dorsali inter et extra plicas
strigulosa ; disco confertim punctulato; zona marginali nitidissima.
Tergitum secundum sculptura magis minuta, minus distincta,
microscopio inspecta reticulata; tertium, praeter zonam marginalem,
laeve atque nitidum. Sternita laevia.
Long. 2,9 mm.
Huchaleidia barbara sp. n.
(Fig. IV e fh 2)
1 Q, Giarabub, 1927.
Femina — Capite atque thorace virescente-nigris, submetal-
licis, dorso aeneo ; abdomine nigro, subtus partim rufo-flavescente ;
scapi portione inferiore dilatata, articulis funiculi et clava, fuscis;
portione scapi subtiliore, pedicello, tegulis, pedibus anterioribus,
praeter dimidium proximale femorum infuscatum, rufo-ferrugineis ;.
pedum posticorum coxa et femore fuscis, trochantere, tibia atque
tarso rufis, tibiae latere anteriore nigricante ; alis flavo-griseis,
nervis fuscis.
Caput latitudine thoracem aequans, antice visum aeque longum
atque latum ; oculis, etiam si microscopio inspectis, fere glabris ;
linea oculari inferiore **/,,, longitudinis a margine clypeali remota;
hoc margine recto-lineari; fovea antennali tota costulis transversis
intersecta ; faciei foveolis piliferis contiguis vel parum remotis.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
Ocelli posteriores spatio ab oculis separati ipsorum diametrum
aequante, ab ocello anteriore spatio fere duplice. Caput a latere
inspectum facie, itemque. gena postice, haud incurvis.
Antennarum scapus usque ad ?/, longitudinis fusiformis, pilis
longiusculis sparsis instructus ; flagellum bis scapo longius, capitis
latitudinem superans proportione 7:5; pedicellus ter quam scapus
brevior ; articulus antennalis tertius ?/, pedicelli aequans, latitu-
dine sua duplo longior; praeclava vix crassior (proportione 6:5),
longitudine sua paullum brevior (prop. 75: 100); clava articulos
duos praecedentes simul sumptos parum superans. Mensurae :
scapus 62, pedicellus 20; articulus antennalis tertius 11, artic.
quartus 11; praeclava long. 9, lat. 8; clava 22.
Thorax superne visus latus, diametro transverso ‘/,, longitu-
dinalis aequante, scuto et scutello aequilongis ; a latere inspectus
pronoto rotundato, scutello fere plano, prope apicem non magis
arcuato. Dorsum nitidum ; scutum antice, pronotum, scapulae et
axillae, minute reticulata. Foveolae piliferae a margine anteriore
ad posteriorem scuti gradatim majores, ad medium in linea
_transversa circa 12, postice prope marginem scutello contiguum
A vel 5. Scutellum semicirculare, foveolis piliferis numerosis, in
disco paullum magis quam ipsarum diametro inter sese distanti-
bus, prope marginem apicalem fere contiguis, in ipso margine
adpressis. Mesopectoris pars postica foveis piliferis quasi contiguis
impressa. È
Metanotum latum, costis longitudinalibus sex instructum, me-
dianis lenissime sinuosis et aream elongatam limitantibus, hac
area latitudine longiore proportione 42100, in eius parte !/,
posteriore aliquantulum angustata, in parte !/, anteriore vestigio
quodam carinae mediae divisa; costis lateralibus in lobulum
triangularem productis, qui a stigmate spatio distat diametrum
majorem stigmatis ipsius aequante; lobulo in parte posteriore
externa metanoti nullo, hac parte rotundata atque retrorsum
convexo-prominula ; zona inter costam sublateralem et lateralem
costulis transversis tenuibus circa decem instructa. Spatium in
utroque latere inter costam sublateralem et medianam reticulatum,
areolis ternis, harum fundo foveolis impresso.
Proalae tergitum 5. non vel parum superantes; latitudine
28/1. longitudinis aequante et cellulae costali (limbo nervi mar-
©
‘100
ginalis non computato) aequilonga; hac cellula latitudine sua
na
E,
ay SAT
216 L. MASI ?
longiore proportione 5:13, pilis paucis sparsis, sicut in reliqua
alae superficie brevissimis, instructa ; nervo marginali !/, longi-
tudinis cellulae costalis vix attingente (proportione 15:65); setis
in margine apicali non vel parum prominentibus.
Pedes postici femore ‘/,, thoracis longitudine aequante, altitu-
longitudinis ; -
dine maxima, in linea lobi ventralis anterioris, °°/,,,
articulis tarsalibus sat robustis, a basi ad apicem dimensis . pro-
portione sicut 14:11:7:7:10 (praetarso non computato). Femoris
lobus anterior conicus, ad *°/,,, longitudinis acute prominens ;
lobus posterior obtusus, apice ad HE: denticulis marginalibus
36; superficie externa subtiliter minute reticulata ; pilis frequen-
tibus in superficie externa magis numerosis. Tibia etiam. pilis
longis instructa. Tarsus primi paris pedum articulo 2. et 5. aequa-
libus, 3. et 4. vix curtantibus, at manifeste latitudine longioribus.
Abdomen paullum thorace angustius, parum longius. Tergitum
primum plicis basalibus medianis rectis, parallelis, spatio duplice
inter se remotis quam metanoti costae longitudinales medianae
in earum parte posteriore; disco confertim punctulato; zona .
marginis dorsalis laevi. Tergitum secundum superne leniter con-
cavo-marginatum, superficie tota minute reticulata, pilosula. Ter-
gita 3.-5. superne inspecta, marginibus rectis terminata, praeter
zonam marginalem magis minute, at fortius, reticulatam, laevia.
Tergitum apicale, item atque terebrae valvae, punctis minutis
adpressis asperatum. Sternita laevia, a 1. ad 5. setis quaternis
prope angulum distalem instructa, quarum exteriores longiores.
Long. 3,65 mm.
Questa specie si distingue facilmente da tutte le altre che ho
vedute finora, per le due sporgenze che presenta la parte poste-
riore del metanoto, quando si osserva dal di sopra, le quali sono
formate dalle zone laterali ed hanno 1’ apparenza di due lobi ar-
rotondati, rivolti verso la base dell’ addome.
Gen. EUCHALCIDIELLA n.
Genus Huchalcidiae aftine.
Caput facie convexa, nitida, sublaevi, parce punctis piliferis
impressa; genis rectis; ore amplo. Scapus brevis, mediam orbita-
rum altitudinem paullisper superans, leniter curvatus, in parte
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ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB DA
distali fere inéonspicue attenuatus. Flagellum in femina vix quam
diametrus transversus capitis longius, funiculi articulis subqua-
dratis, primo quam pedicello conspicue breviore. Thoracis dorsum
fere planum, parce punctatum, nitidum. Scutellum rotundatum,
margine integro. Metanoti latera inermia; costae longitudinales
‘laterales et sublaterales haud distinctae ; costae submedianae, non
abbreviatae, et medianae, paullum magis prominentes quam reliquae
transversim vel oblique dispositae. Proalarum fimbria marginalis
brevissima. Femur posticam latere ventrali lobis duobus separatis
instrueto. Abdomen supra depressum, apice non acuto, tergitis,
saltem primo et secundo, laevibus; punctis setiferis paucis et
simplicibus, id est rosulis circum setarum originem nullis. Mas
ignotus.
Questo genere comprende finora la sola specie bardiensis,
la quale somiglia alle Huchalcidia, ma se ne distingue per molti
caratteri particolari, sopratutto della testa e del metanoto. Dispo-
nendo di un solo esemplare, non ho potuto osservare le appendici
boccali.
Kuchalcidiella bardiensis sp. n.
(Fig. II ak lm)
1 ©, Porto Bardia, IV-1927.
Femina — Nigra, nitida, abdomine rufo, tergitis primo et
secundo obscurioribus ; labro, mandibulis, tegulis, pedibusque par-
tim, rufo-ferrugineis ; tibiis anticis extus infuscatis, mediis fere
totis nigricantibus; pedibus posticis coxarum apice tibiarumque
parte !/, apicali rufescentibus, femore castaneo; antennis nigris,
scapo ultra medium, itemque pedicello in margine apicali, flave-
scente-griseis; pilis metapleurae albis; proalis griseis, nervo
marginali et stigmatico fuscis,
Caput thorace latius proportione 11:10, ore amplo, genis
- rectis, facie convexa, nitida, partim subtiliter reticulata, punctis
piliferis paucis, sparsis, impressa; fovea antennali indeterminata,
at strigis transversis sat distineta ; lobo torulis interposito, antice
inspecto, lateribus rectis parallelisque limitato et modice transverso;
labro semicirculari. Oculi glabri. Spatium inter oculum et ocellum
lateralem (in specimine) = 6, inter ocellos posteriores = 25,
218 L. MASI i
inter ocellum medianum et posteriorem = 10. Forma capitis a
latere inspecti ovata, ocellis superne prominentibus, oculis aeque
longis atque latis. Occiput late concavus.
Antennae mediocres, non attenuatae, flagelli longitudine paul-
lum majore quam capitis latitudine (prop. 65:62). Scapus intra
mediam longitudinem leniter curvatus. Pedicellus pyriformis, lati-
tudine sua maxima longior proportione 15:6; articulus tertius
paullum sequente minor, vix latitudine longior (6:5); articuli
4.-—10. sensim at parum crassiores, ul ultimus secundo
latior proportione 8:7; clava articulos praecedentes 3!/, aequans.
Thorax a latere dorso plano, metanoti declivitate cum linea
dorsali circiter 30°; superne inspectus latitudine °°/,,, longitudinis,
lateribus usque ad tegulas parallelis, proportione longitudinis pro-
thoracis, scuti et scutelli sicut 4:5:6; foveolis piliferis minutis,
super collo et in parte anteriore frequentibus, in spatio reliquo
perpaucis, sparsis. Scutellum parum latitudine brevius, margine
apicali minus convexo, zona marginali tota foveolis latis, contiguis,
insculpta ; superficie reliqua foveolis piliferis 18 (in specimine)
impressa, itaque dispositis ut quasi figuram litterae V in utraque
parte dimidia laterali efticiant. Dorsellum angustum, sculptura
reticulata fere omnino deleta, prope utrumque latus depressum,
fovea mediana anguste rectangulari acute marginata. Postscutelli
partes laterales alveolis inaequalibus. Metanotum costis longitudi-
nalibus quatuor instructum, quarum medianae lenissime, subme-
dianae fortius arcuatae, omnibus aeque inter se distantibus et
costis aliquot transversis vel obliquis coniunctis; costis transversis
in spatio intercostali secundo leniter, in tertio magis obliquis.
Metanoti latera prominentiis nullis; costae laterales et sublaterales
indistinctae ; alveoli laterales forma irregulari et versus angulum
. . . ° ui .
posticum gradatim minores. Mesopleura suleo conspicuo, recto,
dimidiata.
Proalae abdominis segmentum quintum non vel parum superan-
tes, initio nervi marginalis indeterminato, proportione cellulae costa-
lis, nervi marginalis et partis post-stigmaticae sicut 100:21,5:126;
lamina confertim setulosa. Nervus marginalis alae posterioris illi
anterioris aequilongus.
Pedes antici articulis stati 2. — 4. aeque longis atque.
latis. Femur secundi paris pedum in parte dimidia distali valde
dilatatum, ter quam in parte proximali latius. Coxae posticae
ESPLORAZIONE DELL OASI DI’ GIARABUB 2919
laeves, pilis paucis instructae. Femur eiusdem paris dimidiam
thoracis longitudinem et °/, abdominis aequans, bis latitudine sua
longius, forma ovata, tamen latere dorsali regulariter arcuato;
lobo anteriore lateris ventralis ad °°/,,. longitudinis, posteriore
magis prominente, triangulari, ad ™/,,.; spatio lobis interposito
rectolineari ; superficie externa laevi, nitida, pilis instructa haud
frequentibus, etiam longioribus quam in abdominis lateribus et
super tibia; superficie interna pilis magis numerosis, abbreviatis.
9
Tibia robusta, latitudine maxima 2/, latitudinis femoralis. Ungues
-longiusculi.
Abdomen paullum thorace brevius, ovatum, superne depressum,
tergitis 1. et 2. laevibus, 3. — 6. lenissime reticulatis, hac scul-
ptura non nisi amplificatione 70 diam. bene conspicienda; tergito
primo */, abdominis longitudinis attingente ; 2. lateribus sat con-
fertim setulosis ; 3. -- 6. pilis prope margines plus minusve lon-
gis, subseriatis, instructis; 3. — 5. leniter concavo-marginatis.
Puncti setiferi simplices, id est rosulis nullis circum setarum
originem. Sternita laevia, setis paucis, tenuibus, albidis, prope
lineam medianam instructa ; sternitum quintum primo subaequi-
longum, secundum, tertium et quartum subaequalia, singula
dimidiam primi longitudinem aequantia.
Long. 4 mm.
Subf. TORYMINAE.
Gen. PSEUDOTORYMUS mihi (= HOLASPIS Mayr et Auct.).
- Pseudotorymus pulchellus sp. n.
(Fig. V, <A)
1 ©, Giarabub, 1927.
Viridis, vix aenea, certis partibus leniter aureo vel cupreo
nitens, facie laetius aurea, fundo scrobis antennalis purpureo ;
oculis rubris; palpis nigris; antennarum scapo atque pedicello
viridibus, metallicis, : scapi parte proximali flavida, funiculo et
clava nigris, sensillis linearibus albo-griseis; coxis anticis atque
mesopleuris cuprescentibus, coxis posticis extus purpureis; tibiis
_ omnibus nigro-fuscis, at nitore submetallico, griseo-setosis ; genu-.
genet RE
PENE N TESA tan apri LEO SE
220 L. MASI
bus brevi spatio, tibiarumgue anteriorum extremo apice, flavidis;
tibiis posticis apice pallide aurantiaco; tarsis et alarum nervis
flavescente albidis; alarum lamina limpida.
Caput antice visum parum longitudine latius (proportione
6:5), cordiforme; oculis glabris; facie conspicue insculpta, in parte
dimidia inferiore longe albo-pilosula ; epistomate distincte carinato;
clypeo laevi, recte. marginato. Forma capitis a latere inspecti
anguste ovata, diametro transverso 54 °/, longitudinalis aequante,
facie deplanata, sulco genali fortiter impresso. Vertex in medio
tantum, et brevi spatio, marginatus: ocelli posteriores aequaliter
ab anteriore et ab oculis remoti.
Flagelli longitudo paullum capitis latitudinem superans; an-
nellus vix transversus; funiculi articulus primus pedicello aequi-
longus et latitudine sua longior proportione 70:55; articuli se-
quentes sensim latiores, transversi, longitudine °/, primi aequantes,
ultimus longitudine sua sesquilatior ; clava articulis duobus primis
funiculi, vel 2 */, ultimis aequilonga. Sensilli lineares longitudinem
articulorum fere aequantes.
Thorax robustus, latitudine longior proportione 5:3; dorso
planiusculo, sulcis profundis et colore nigro bene distinetis; pronoto
superne parum conspicuo. Sculptura dorsi reticulata, fortiter im-
pressa, punctis piliferis parvis interpositis; scutelli area apicalis
subrotunda minute reticulata. Dorsellum in parte dimidia anteriore
foveis octo inaequalibus insculptum, in margine posteriore foveis
decem parvis, transversis; postscutelli partes laterales prope dorsel-
lum tantum foveis binîs impressae. Metanotum superficie aequali,
reticulo amplificatione 25 diam. vix conspicuo, margine anteriore
profunde immerso foveisque ut solito postice indeterminatis, in-
sculpto. Epimerum in inferiore parte minute reticulatum, spatio
reliquo laeve, nitidum. Setae mesopectoris, metapleurae, calli et
coxarum longae, albidae. I
Proalae proportione cellulae costalis, nervi marginalis, post-
marginalis et stigmatici sicut 75:42 :12:7; nervo marginali a
basi ad apicem conspicue angustato, nervo stigmatico sensim
latiore et. clava indistineta terminato, dente mediocri; cellula
costali ampla et glabra; lamina parce setosa, in margine apicali
breviter fimbriata. Latitudo maxima +/, longitudinis.
Femur posticum sculptura conspicue reticulata, in latere in-
feriore usque ad ?/, longitudinis, laminato-compressum recteque
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB DIL
marginatum, deinde abrupte angustatum, ita ut margo inferior
. dentem rectangularem effingit. Tibiae graciles.
4 Abdomen thorace paullum brevius, aequali latitudine, tergito
basali fere laevi, medio margine leniter inciso; tergitis reliquis
conspicue reticulatis, sculptura jam amplificatione 25 diam. bene
conspicua. Terebra dimidiam abdominis longitudinem aequans.
Long., terebra non computata, 2,95 mm. ; terebra 0,75 mm.
Mas feminae similis, scapo toto viridi, funiculi articulo primo
quadrato, articulis sequentibus sensim latioribus, vix curtantibus,
ultimo longitudine bis latiore et latitudinem primi superante
proportione 5:4. Long. 2 mm.
Gen. PODAGRION Spinola.
Podagrion libyeum sp. n.
(Fig. V, 7- n)
19, Giarabub, 1927.
Grisescente- viridis, subaenea, metanoto, coxis abdomineque
obscurioribus ; facie viridi-aurata ; oculis rubris; antennarum fla-
gello fusco; scapo pedibusque primi et secundi paris flavo-rufis ;
femore postico viridi-aeneo, tibia postica et alarum nervis flavo-
fuscis.
Caput antice visum cordiforme. Verticis sculptura alveolis
i constans duplo quam illis faciei, itemque collaris, minoribus. Ocelli
| majusculi, posteriores spatio ab oculis remoti ipsorum diametrum
i majorem aequante. Linea occipitalis medio obliterata. Flagelli
. longitudo capitis latitudinem fere sesqui-superans. Annellus lon-
a gitudine sua paullum minus quam sesqui-latior. Funiculi articuli
a aequilongi, primus latitudine ?/, longitudinis, septimus fere qua-
dratus. Clava articulis tribus praecedentibus aequilonga.
Thorax sat robustus, superne inspectus latitudine °°/,,, longi-
tudinis ; collari antice atque postice arcuato et dimidio quam
scuto breviore; scapularum sulcis vix conspicuis; areolis reticuli
in parte apicali scutelli non profunde excavatis; dorsello subtiliter,
minutissime, reticulato. Metanoti sculptura punctis confertim im-
pressis constans, his eadem magnitudine atque areolis reticuli
super scuto et scutello, itemque amplificatione 25 diam. jam
_ conspiciendis; carina basalis abbreviata et carinae singulae obliquae,
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DI9 L. MASI ‘
aream pentagonalem antice includentes, parum conspicuae; carina
mediana areae pentagonalis fere obliterata.
Proalae thorace longiores proportione 125: 100, nervo post-
marginali brevi versus apicem conspicue et sensim angustato,
nervo stigmatico crassiusculo, dimidiam postmarginalis longitu-
dinem aequante.
Femur posticum crassum, ellipticum, bis Ine ss quam latius,
at latere inferiore magis prominente, dentibus 5 conspicuis armato,
quorum 1. et 2. subaequales, triangulares acutiusculi, 3. longus,
angustus, lateribus parallelis et apice triangulari acuto, 4. huic
similis at minor, 5. ex duobus connatis constans, eadem quasi
magnitudine atque 1. et 2. simul sumpti. Tibia eiusdem paris
pedum subtiliter strigulosa.
Long. 3 mm.
Femina ignota.
Il maschio di questa specie differisce notevolmente da quello del
Podagrion pacha DERUTA per i caratteri del femore posteriore.
Subt. EUPELMINAE.
Gen. ANASTATUS Motsch.
Anastatus dives sp. n.
(Fig. V, op)
1 ©, Giarabub, 10-IH-19927.
Laete purpureo-nitens. Caput lateribus et faciei parte inferiore
viridibus. Thoracis dorsum scuto purpureo ; scapulis colore vario,
obliquitate quadam inspectis pallide coeruleis, vel fere argenteis,
vel rubidis ; scutello cum axillis viridi-aeneis; metanoto viridi ;
calli fimbria densa, setis longis, sericeis, argenteo-albidis, quasi
flabellum fingentibus. Mesothoracis latera ochracea, nitore roseo.
Abdomen fuscum, leniter violaceo-nitens, basi viridi aurata, terebra
flava, in extremo apice tantum obscura. Flagellum nigro-fuscum,
pedicello virescente. Scapus et pedes ochracei, tarsorum articulo
quinto nigro. Femur atque tibia primi paris, extus, macula in-
determinata obscura leniterque purpurea: tibia secundi paris et.
femur posticum pallide fusco-maculata. Proalae griseo-fuscae, por-
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 903
tione basali et lunula apicali (cujus latitudo maxima ?/, fere
aequat distantiae inter alae apicem et nervi stigmatici extremitatem)
albis.
Oculi glabri. Ocelli in triangulo quasi aequilatero dispositi.
Genarum sulcus bene conspicuus. Sculptura reticulata amplifi-
catione 20 diam. jam conspicienda, areolis verticis transverso-linea-
ribus, areolis genarum temporumque majoribus, subquadratis. Setae
albae, longae, in parte dimidia inferiore capitis frequentes.
Scapus ocellum non attingens. Flagellum scapo longius pro-
portione 5:2; pedicello bis latitudine sua apicali longiore, apice
oblique truncato ; annello vix transverso ; funiculi articulis longi-
tudine aequalibus, at conspicue ad clavam versus latioribus, tribus
primis quadratis, ultimis latitudine sesquilatioribus; clava articulis
tribus praecedentibus aequilonga.
Mesonoti area triangularis latitudine longior proportione 6:5,
longitudine ?/, partis praeaxillaris mesothoracis attingens, sculptura
fortius quam in capitis vertice impressa, transversim strigulosa.
Scapularum sculptura minus minuta, reticulata, areolis fere ae-
qualiter longis atque latis. Scutelli margo anterior dimidiam
axillarum latitudinem aequans; dorsulum sculptura minuta alveo-
lato- punctata, concentrica; frenum bene discretum. Mesopleura
in longitudinem strigosa. Praesternum reticulatum.
Proalarum cellula costalis ampla, latitudine */, longitudinis
suae et !/, partem’ latitudinis cellulae costalis, ad initium prae-
stigmatis, aequante; nervus stigmaticus rectus, a basi ad apicem
sensim dilatatus, obliquitate dimidii anguli recti, longitudine */,
nervi marginalis; nervus postmarginalis paullum stigmatico longior.
Pedes satis robusti. —
- Abdomen superne visum latitudine maxima ad ?/, longitudinis,
at non spatulatum. Terebrae pars ultra abdominis extremitatem
prominens longiuscula, dimidium tibiae posticae fere aequans ;
apex a latere inspectus tridentatus.
Long. 2 mm.
Mensurae : scapus 20, flagellum 50, nervus marginalis 32,
tibia media 45, tibia postica 50, terebra 24.
Mas ignotus.
La femmina di questa piccola specie di Anastatus ha la testa
e il dorso vagamente colorati con diverse tinte metalliche e con
224. L. MASI
forti riflessi porporini; le ali sono brune, con la base e I’ apice
trasparenti, biancastri. Il nervo postmarginale è appena più lungo
dello stigmatico. La terebra sporge per un tratto all’ incirca
uguale alla metà della tibia posteriore o alla metà della larghezza
del torace, ed è un po’ scura soltanto all’ apice.
Subf. PTEROMALINAE.
Gen. ZANONIA Ms.
Zanonia viridis Ms. — (?)
299, Giarabub, 1997.
È probabile che siano questi i maschi della Zanonia viridis
che ho descritta come nuovo genere e nuova specie nel XLIX
vol. di questi Annali (1921, p. 184-189, fig. 4-6) trattando di.
alcuni Calcididi raccolti in Cirenaica dal Padre V. Zanon. Non
posso affermare l'identità specifica degli esemplari dei due sessi,
essendovi alcune differenze notevoli nei caratteri. Pel confronto
non ho adesso a disposizione l’ esemplare tipico ed unico della
femmina di Zanonia viridis.
Per quanto riguarda la diagnosi del genere Zanonia, della
quale ho discusso anche in una seconda pubblicazione (Boll. Soe.
Entom. Ital., LIV, 1922, p. 111-112), devo aggiungere ora che
i maschi, come quelli del genere Colotrechnus, hanno soltanto
cinque articoli nel funicolo, e quindi le antenne composte di 12
articoli, a differenza delle femmine, nelle quali il funicolo ha sei
articoli; e presentano anche due caratteri che sono comuni ad
ambo i sessi del genere Colotrechnus, cioè una breve carena
sul metanoto ed un certo numero di spine (circa dieci negli
esemplari di Giarabub) sul lato posteriore della tibia del terzo
paio di zampe. La differenza fra i due generi, sulla quale avevo
insistito nella mia nota nel Bollettino della Società Entom. Ital.,
è certamente di minore importanza di quel che risultava dal
l'esame dei soli caratteri della femmina. Tuttavia rimangono per
la distinzione generica: la presenza, nel genere Zanonia, di
quattro sole setole, con posizione determinata, sullo scutello; la
mancanza quasi totale di punti piliferi nella parte superiore della
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB 225
faccia ; l'inserzione delle antenne al di sopra della linea oculare;
la minore frequenza delle setole sulle ali anteriori.
I caratteri specifici del maschio sono i seguenti :
Capite atque thoracis dorso obscure viridibus, leniter aureo-
nitidis ; thoracis lateribus, pedibus, abdomine, scapo et pedicello
Fig. V.
Paradinarmus tridentatus sp. n. QO: @ antenna senza la clava (> 58); 0 parte
della tibia posteriore coi due speroni (> 221); c ultimi due articoli del palpo
mascellare (X 110); 4 mandibola (X 220); e nervatura dell’ ala anteriore (X 30).
Pachyneuron aeneus sp. n. QO: / nervatura dell’ala anteriore (X 17); 4 porzione
della stessa più ingrandita (x 58); % flagello (X 58).
__ Pseudotorymus pulchellus sp. n. Q: è femore posteriore dal lato interno (X 43);
k parte dell’ ala anteriore (x 43). si
Podagrion libycum sp. n. g': L flagello ( 43); m parte dell’ ala anteriore (x 60);
n femore posteriore (X 45). ;
Anastatus dives sp. n. Q; 0 primi articoli del flagello (x 58); pw parte dell’ ala
anteriore (Xx 58). ; ‘
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (16 Maggio 1929), 15
Pee Ae oe
etiam magis obscuratis, quasi colore nigro-viridi ; funiculo et clava
nigris ; tarsis grisescente-fuscis, mediis autem et posticis articulo
basali albidis ; calcari pedum secundi paris atque tertii albido, in
extremo apice obscuro ; alis hyalinis, nervis flavidis.
Flagellum parum latitudine capitis brevius, funiculo crassiu-
sculo, cylindrico, articulis subaequalibus, vix transversis. i
Scutelli pars apicalis sulcis duobus rectis ante marginem im-
pressa, ita dispositis ut angulum obtusissimum efticiant : limbus
marginalis scaber. Metanoti carina media bene distineta, paullo
longior quam spiraculorum diametrus. rasa
Tibiae tertii paris pedum spinis circa decem in latere posteriore
armatae.
Abdomen latitudine atque longitudine thoracem fere aequans.
Long. circiter 2 mm.
Gen. PARADINARMUS n.
Genus Dinarmo affine; antennis in femina 3-annulatis ; man-
dibulis ambo 3-dentatis, acqualibus ; articulo secundo palpi maxil-
laris non elongato, quarto cylindrico et seta apicali longa aliisque
mediocribus juxta apicem tnstructo; collari ad latera modice latiore,
non acute marginato; mesothoracis parte praeaxillari ampla, eadem
fere longitudine atque latitudine ; scutello haud transverso; nervo
postmarginali paullum quam stigmatico longiore.
Species typica Paradinarmus tridentatus. Mas ignotus.
La specie tipica, e finora unica, di questo genere, ha una
superficiale somiglianza con alcuni Dinarmes, quali il virescens
e il Zigusticus, derivata dalla colorazione, dai caratteri dell’ an-
tenna, del metanoto e dell'addome. Tuttavia è facile rilevarne
subito alcuni caratteri particolari : lo scudo è più sviluppato nel.
senso longitudinale, lo scutello non è più largo che lungo, la
testa è meno trasversale. Lo sperone più piccolo, nella tibia
posteriore, si distingue molto difficilmente se non si osserva in
un preparato microscopico. (Nella fig. V è la sua inserzione ap-
parisce spostata artificialmente in alto). Nell’ ala anteriore è no-
tevole lo scarso sviluppo del nervo postmarginalé, che supera di
poco la lunghezza del nervo stigmatico. Il carattere più importante
è la presenza di tre soli denti nelle mandibole. Il dente esterno
è alquanto più piccolo di quello medio, l'interno invece più largo
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB DI7
e troncato. In ciascuna mandibola vi sono due soli tendini. I palpi
mascellari sono diversi da quelli che ho potuto osservare nel
Dinarmus robustus e nel D. dacicida. In queste specie, che
| rappresentano due gruppi diversi dei Dinarmus, il primo ed il
terzo articolo sono di lunghezza uguale, ma il secondo è un poco
più lungo ; l’ultimo articolo ha la maggiore larghezza dopo i
2/, ed è tagliato più o meno obliquamente verso |’ estremità ;
nella sua porzione terminale presenta diverse setole grandi, senza
che vi si possa distinguere una setola apicale molto più sviluppata
delle altre.
L’ epifaringe del Paradinarmus © è conformata sullo stesso
tipo che in diversi altri generi di Pteromalini (Pleromalus,
Platyterma, Aplastomorpha, Pachyneuron) e somiglia note-
volmente a quella del Dinarmus robustus (*), avendo le due
setole mediane apicali non aghiformi, ma foggiate come una
stretta lama di coltello. Nel Paradinarmus tridentatus tali
setole hanno il lato interno dritto fino all’ apice ed il lato esterno
leggermente arcuato nella parte terminale. Fra le due setole
laterali, che sono aghiformi, si osservano due tubercoli, probabil-
mente sensoriali, che mancano nel Dinarmus robustus.
Paradinarmus tridentatus sp. n.
(Fig. V, a d)
9 99, Giarabub, 14-11-1927.
Femina — Olivaceo-viridis, leniter aureo-nitens, abdomine magis
aurato, sed tergitis post primum late nigro-violaceo fasciatis, inter-
dum etiam fasciis in medio dorso confluentibus; oculis castaneis ;
antennarum scapo ochraceo-flavo, paullum ante apicem umbrato ;
flagello fusco, annellis primo secundoque colore albido bene distin-
ctis; femoribus apice, tibiis totis flavo-albidis, anticis tamen extus,
mediis in parte dimidia apicali, leniter infuscatis ; tarsorum articulo
quinto nigro; alis limpidis, nervis pallide flavo-griseis.
Caput antice inspectum cordiforme, parum transversùm, pro-
portione 5:4; antennis in linea oculari, id est ad */, longitudinis,
insertis; epistomatis spatio quodam triangulari infra torulos reti-
culato ; reliqua facie infra lineam ocularem tota radiatim strigosa ;
clypeo indistincto, in medio margine anguste et profunde inciso.
Genarum sulcus non nisi infra oculum conspiciendus, tenuissimus.
(1) Non ho potuto fare il confronto in altre specie di Dinarmus.
998 L. MASI
Ocelli posteriores spatio aequali ab anteriore et ab oculis remoti.
Forma capitis a latere fere elliptica, orbita in margine posteriore
paullum fortius incurvata.
Mandibulae aequales, 3-dentatae, dentibus 1. et 2. mediocribus,
2. autem aliquantum crassiore quam primo dente interno latiore,
obtruncato. Palpi maxillares articulo primo et secundo aequilongis, |
tertio parum majore; articulo apicali cylindrico, praecedentes
simul sumptos paullo superante, latitudine circiter ‘/, longitudinis,
seta dimidio breviore, acuta, aliaque minima, sensoria, in apice
affixis, setisque aliis paucis, minoribus, non longe ab apice.
Palpi labiales articulo secundo modice transverso; articulo
tertio primo aequilongo, seta apicali sensoria, crassa, longitudine
2/3 articuli latitudinis non superante, instructo; seta altera, longa
et acuminata juxta apicalis insertionem aftixa, allisque tribus non
longe ab apice. è
Scapus ocellum non attingens, funiculo aequilongus; annellus
primus et secundus aequales, tertius major; funiculi articulus
primus vix pedicello brevior, latitudine sua fere sesquilongior, ulti-
mus parum crassior, quadratus ; clava articulos praecedentes duos
semisque aequans, apice acuminata.
Thoracis pars praescutellaris, superne inspecta, aeque longa
atque lata. Collare conspicuum, eadem fere longitudine in media
parte et lateribus, '/, longitudinis scuti vix aequans, margine non
acuto. Sulci scapulares in parte !/, ultima scuti longitudinis
abrupte desinentes. Scutellum aeque longum atque latum, setis
albis crassis ad marginem apicalem frequentioribus. Postscutelli
partes laterales costis transversis nullis, zona anteriore depressa
rugulosa; dorsellum costa transversa in partem anteriorem et poste-
riorem divisum, parte anteriore alveolis septem (in specimine)
fundo scabro et nigro, impressa, posteriore in utraque extremitate
foveola ovali terminata et in spatio reliquo minutissime transversim
strigosa. Metanotum sculptura reticulata fere uniformi; area media
paullum quam dorsello latiore, in utroque latere depressione qua-
dam terminata, eminentiis depressionem extus limitantibus arcuatis
et postice evanescentibus ; vestigio incerto carinae longitudinalis ;
nucha brevi, dimidiam areae mediae longitudinem vix aequante,
late transversa, reticulo quasi indistineto ; spiraculis reniformibus,
a margine mesonoti spatio remotis quam ipsorum longitudine
paullum breviore. Mesepimerum, postice, margini metapleurae
‘A
ate
ARS
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 299
fere toto contiguum, superficie sicut in mesosterno et in meta-
pleura punctata-reticulata ; episternum laevissimum.
Proalae amplae, latitudine ‘/,, longitudinis, apice late rotun-
dato; latitudine cellulae costalis 1/, cius longitudinis; nervo
postmarginali dimidio quam marginali breviore paullumque lon-
giore quam stigmatico ; setis a nervo marginali antrorsum promi-
nentibus 13-15; cellula basali setis paucis sparsis instructa; area
speculari paullum ultra initium nervi marginalis extensa ; fimbria
apicali brevissima; proportione cellulae costalis, nervi marginalis,
postmarginalis et stigmatici sicut 100:52:31:26. Alae meta-
thoracis cellula costali hamulos attingente, fimbria mediocri.
Pedes postici calcari majore conico acuminato, usque ad ?/,
eius longitudinis pilis tenuissimis instructo; calcari minore 1/,
alterius non superante, glabro, fere usque ad ?/, parallelo, deinde
in apicem acutum desinente, a spinis adjacentibus non facile
distinguendo; articulo tarsali secundo paullum quam primo breviore,
articulis tertio et quarto simul sumptis secundo aequilongis, quinto
(praetarso non computato) longitudinem tertii vix superante.
Abdomen longitudinem thoracis cum capite paullum superans,
‘medio dorso amplificatione 50 diam. inspecto quasi indistinete
choriaceo, lateribus minutissime scabris.
Long. 2, 5 — 3,5 mm. Mas ignotus.
| Gen. PACHYNEURON Walker
Pachyneuron aeneus sp. n.
(Fig. V, / A)
1 9, Giarabub, III-1927.
Aenea, dorso, itemque capitis vertice, leniter cupreo-nitentibus,
scutello magis cuprescente; flagello fusco, pedicello aeneo; scapo,
genubus, tibiis totis tarsisque luteo-rufis; alarum nervis fuscis, at
limbo distali nervi marginalis, nervo postmarginali toto, stigmatico
praeter clavam, pallidis.
Caput crassum, a latere iuspectum latitudine &/,, longitudinis
aequante, oculo rotundato. Ocelli quasi in eadem linea dispositi,
anterior lineae posteriores tangenti contiguus; posteriores eodem
spatio ab oculis atque inter se remoti. Verticis sculptura ampli
ficatione 20 diam. vix conspicua.
CI ath A
930 L. MASI
\
Antennarum flagellum annellis parvis, aequalibus, funiculi.
articulo primo 2/, pedicelli, latitudine sua parum longiore; articulo
secundo quadrato ; tribus ultimis transversis ; sexto quam primo
vix breviore, at longitudine sua sesquilatiore; clava articulis
quatuor praecedentibus fere aequilonga.
Thorax robustus ; scapularum sulci usque ad mediam scuti |
longitudinem impressi; scutum fere opacum, sculptura minuta,
at amplificatione 20 diam. bene distincta, : profunde punetata,
uniformi; scapulae, axillae et scutellum nitida, areolarum fundo
plano. Sculptura scutelli amplificatione 20 diam. non conspicienda,
areolis in disco minimis, in parte apicali multo majoribus, quadran-
gularibus, crasse marginatis; areolae in partibus submedianis
angustae et in longitudinem dispositae. Dorsellum zona posteriore
marginali minute reticulata, aenea, spatio reliquo laevi, nitido,
purpureo. Metanotum foveolis, prope utrumque latus dorselli
impressis, breviter ellipticis, obscuris; spiraculis parvis, rotundatis ;
spiraculorum suleis bene determinatis, angustis; area inter sulcos
reticulata, areolis amplificatione 25 diam. vix conspicuis; spatio
autem inter utramque foveolam et spiraculum strigis tantum
longitudinalibus asperatum; nucha minutissime insculpta ; partibus
lateralibus minus distincte reticulatis, parce at longe pilosis.
Proalarum cellula costalis, nervus marginalis, postmarginalis
et stigmaticus proportione sicut 100 :23:25:23; cellula costalis
in parte dimidia proximali non angustata, latitudine maxima ad
initium praestigmatis ibique 1/7 longitudinis aequante; praestigmatis
segmentum terminale hyalinum, latitudine sesquilongius; nervus
marginalis bis longior quam in extremitate distali latior (potius
proportione 16:7); nervus stigmaticus modice attenuatus, ad
medium eadem crassitudine atque nervus postmarginalis, clave
angusta et indistineta, cireiter ad */, longitudinis incipiente. La-
mina fere glabra, setis perpaucis, brevissimis et caducis instructa,
fimbria marginali nulla.
Pedes antici metatarso spinis 10 armato; postici calcari brevi,
tibiae latitudini vix aequilongo.
Abdomen, in specimine exsiccato segmentis partim retractis,
longitudine thoracem aequans, latitudine paullo superans, propor-
tione latitudinis ad longitudinem sicut 60:65; tergito. primo in
linea mediana ?°/;; attingente, margine retrorsum convexo - pro-
=) i ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 231
minulo- at medium tergiti secundi non superante; tergito hoc
._tertioque subaequalibus; omnibus superficie laevi, nitida.
Long. 2, 3 mm.
Mensurae : latitudo capitis superne inspecti 57 ; thorax long. 65,
lat. 50; abdomen long. 65 (segmentis partim retractis) lat. 60;
proalae long. 125; tibia postica 42; flagellum 42.
Mas ignotus.
I caratteri più notevoli di questa specie sono: il colore bron-
zato, in qualche punto con maggiore tendenza al rosso; l'aspetto
più robusto che nelle specie europee finora descritte; le ali quasi
affatto glabre nella prima metà e nella parte posteriore, nel rima-
nente fornite di poche setole brevissime (nell’ esemplare quasi
- tutte cadute) e prive affatto di frangia marginale. Nel Pachy-
neuron longiradius Sily., dell’ Eritrea, e in quello dell’ Africa
Occidentale Francese, descritto da Ferriére, probabilmente non
diverso come specie, solo la prima meta dell’ala anteriore è
glabra ed esiste la frangia marginale.
Subf. EULOPHINAE.
, Gen. PLEUROTROPIS Forster.
. Per quanto riguarda la definizione di questo genere di Ente-
donini, rimando alla discussione che ne ha fatto Waterston (vedi
nota a pag. 234). La specie descritta qui appresso ha tre articoli
nel funicolo tanto della femmina come del maschio, mandibole
corte, orbite facciali dritte, occhi quasi glabri, gene di mediocre
lunghezza, ali anteriori con una setola grande a metà della suh-
costa, collare non marginato.
Pleurotropis Waterstonii sp n.
O
19 e 1g, Giarabub, 10-III-1927.
Q — Nigro-fusca, lenissime cupreo-nitens; scutelli extremo
apice, postscutelli margine posteriore et metanoti parte media
(id est fovea centralis, areae quadrangulares et nucha) viridibus;
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239 eal L. MASI
thoracis lateribus, cum coxis, nigris, leniterque cyanescentibus ;
puncto viridi-aureo ante proalae radiculam ; capite etiam cyane-
scente nigro, at media facie potius nigro-violacea ; epistomate cum
clypeo, itemque antennis, pedibusque anterioribus, obscure viridi-
bus, metallicis ; pedibus posticis femore nigro-aeneo, tibia aurato-
viridi; tarsis omnibus albidis, articulo apicali infuscato; alis’
limpidis, anterioribus nervis griseo-fuscis, posterioribus nervis
pallidis.
Caput parum thorace latius, proportione 11:10, antice visum
subtriangulare, linea oculari inferiore ad ?"/,,, longitudinis; orbitis
facialibus rectis, modice sursum convergentibus; epistomate leniter
convexo, transversim striguloso ; superficie supra lineam ocularem
medio depressa et sulcis in partes quatuor divisa. Harum partium
duae laterales versus lineam mediam declives, distincte reticulatae,
superne sulcis limitatae qui ex puncto medio faciei divergunt et
ad medium utriusque orbitae facialis desinunt, angulum paullo
magis quam rectum fingentes, itaque partem superiorem super-
ficiei limitantes ; pars autem superior, cum vertice continua, for-
mam transverso-triangularem exhibet; pars denique media, an-
gusta, fere linearis, sulcis parum distantibus, rectis paullumque
sursum convergentibus limitata, locum foveae antennalis occupans,
partes laterales separat. Oculi fere glabri. Vertex, superne inspec-
tus, sublaevis, id est lineis tenuissimis reticulatum; orbitarum
margine angulato; ocellis in triangulo rectangulo; punctis setigeris
aliquot regulariter dispositis, punctoque alio, in media distantia
ocellorum posteriorum, non setigero ; sulcis singulis prope utrum-
que ocellum posteriorem obliquis, cum margine orbitali et margine
occipitali spatium triangularem includentibus. Occiput minute at
distinete reticulatus. i
Antennarum insertiones in linea oculari; toruli vix minus
distantes quam faciei sulci longitudinales. Scapus ad medium fere
inconspicue crassior quam basi, ad apicem vix angustior. Funiculi
articulus primus parum pedicello brevior, latitudine sua fere duplo
longior (pedunculis non computatis) ; secundus primo aequilongus
paullumque latior; tertius vix transversus, latitudinem primi su-
perans proportione 50:35. Clava articulis duobus praecedentibus
(etiam pedune. non comp.) aequilonga, segmento apicali dimidio
quam basali breviore. Mensurae : scapus long. 55, lat. 11; pedi-
cellus long. 21; funiculi art. 1. long, 18, lat. 10,5; 2. long. 18,
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 233
lat: 12; 3. long. 12, lat. 15; clava long. 30 (apiculo non comp.)
lat. 18.
Prothorax mesothorace angustior proportione 84: 100, breviter
conicus, distincte reticulatus; collare brevissimum, antice non
marginatum, laeve, excepta eius parte media dorsali lineolis lon-
gitudinalibus impressa. Mesothoracis dorsum reticulatum, areolis
scuti in disco fere aeque longis atque latis, forma polygona irre-
gulari, prope sulcos parapsidales et prope scutelli basim conspicue
clongatis (propter absentiam linearum transversalium). Scutelli
zona media fere inconspicue reticulata, areolis perlongis, si modice
vitro aucta aspectu laevis; partes laterales areolis modice elongatis ;
partes submedianae lineis 4-5 longitudinalibus instructae, lineis
transversis connectentibus perpaucis. Dorselli pars media in tuber-
culum conicum, apice rotundatum, prominens, partes laterales in
dimidio posteriore laeves, in anteriore minutissime, confertim et
oblique strigulosae, hac sculptura non nisi amplificatione plus
quam 100 diam, conspicienda: superficies tuberculi lineis tenuis-
simis reticulata. Metanoti fovea centralis carina in parte dimidia
posteriore tantum instructa; areae quadrangulares angulo poste-
riore externo bene determinato, margine laterali antrorsum leniter
incuryo; nucha, superne inspecta, subquadrata, basi vix quam
in margine apicali latiore, longitudine latior proportione circa
sicut 5:8, quam fovea centralis brevior proportione 5 :12.
Proalae nervis postmarginali et stigmatico aequilongis, clava
distincte pedunculata, latitudine circa dimidiam nervi stigmatici
longitudinem aequante, dente conspicuo at angusto.
. Pedes femoribus reticulatis, tibiis minute reticulato - squamosis
et superficie asperula.
Abdomen ovato-conicum, thorace longius proportione 7 :9,
eadem latitudine, bis longius quam latius, tergitis 2.— 7. zona
marginali laevi, superficie reliqua minute reticulata, hac sculptura
amplificatione 50 diam. satis conspicua; tergito primo mediam
longitudinem attingente, in disco reticulato, areolis angustatis.
Long. 1,5 mm.
9 — Feminae similis, prothoracis collari virescente subaureo,
mesopleura virescente nigra; flagello paullum magis elongato,
funiculi articulis tribus subaequalibus paullumgue latitudine lon-
gioribus ; clava conica, angusta, articulis duobus praecedentibus
di
= A dea -
934 ae si MASI
aequilonga ; abdomine Dbreviore, proportione latitudinis ad longi-
tudinem sicut 5:8.
Dedico questa specie all’ egregio amico e collega, del British
Museum, Dott. J. Waterston, autore dell’ unica pubblicazione nella
quale si trovino descritte accuratamente, ed in modo da essere
‘ riconoscibili, un certo numero di specie del genere Pleurotropis,
della Regione etiopica e della Persia (1). Va
Le descrizioni pubblicate dal Waterston, corredate da, insupe- -
rabili disegni del Sig. Terzi, che ne rappresentano i caratteri dello : |
scutello e del metanoto, permettono di riconoscere facilmente
come nuova la specie della quale ho esposto i caratteri, e di rile-
varne nel tempo stesso I’ affinità con la Pleurotropis africana
e con la nigripes.
La somiglianza è tuttavia maggiore con la Plewrotropis
africana, sopratutto se si tiene conto della conformazione delle
antenne, tanto del maschio come della femmina, e della scultura
del vertice, che è leggermente reticolata, non a reticolo ben mar-
cato come nella specie nigripes.
La Pleurotropis Waterstonii si distingue facilmente dalle
altre due affini pel colorito. La Pl. nigripes è verde, eccetto
che nella parte dell’ addome dopo il primo segmento, la quale
è azzurro-cupa. La femmina della Pl. africana è interamente
nera, anche nel metanoto (il quale, invece, è verde nella specie
Waterstonii) ed ha la testa molto più. larga del torace e con
riflesso porporino : il maschio presenta un forte riflesso cupreo,
o bronzato, su tutto il corpo. i
Per quanto riguarda lo scutello ed il metanoto, si confronti
ciò che ho detto nella descrizione, con le figure che rappresentano
codeste parti della Pleurotropis africana e della nigripes.
Qui richiamerò ancora l’ attenzione su alcuni caratteri particolari.
La nuca, nella Pleurotropis Waterstonii, è ristretta e molto
sporgente come nella africana, ma con i lati quasi paralleli.
Le due pieghe che limitano esternamente le due aree quadran-
(1) Notes on African Chalcidoidea - II. (In.: Bull. entom. Research, V 1915, pp.
343-372, 17 fig.
Le specie della Regione etiopica sono: Pl. neavéi. clinognathus. nigripes. amar-
rocoela, homoea, mediopunctata, africana, e violaceus, tutte descritte dall’ A. come
nuove.
MVS." PIO SR Sete
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB DID
| 5 @ 3
«golari, sono leggermente arcuate nella parte anteriore; esse
s'incontrano ad angolo retto con i due orli posteriori, quasi retti- 4
. linei, del metanoto, come nella Pleurotropis neavei di Watst. ‘
I due rilievi lineari che si estendono internamente e a ridosso di
«ciascuno degli orli posteriori di dette aree, hanno la superficie
«opaca, e solo se osservati con ingrandimento di circa 200 diam.
appaiono molto minutamente zigrinati. I margini anteriori delle s
aree quadrangolari sono leggermente sinuosi. La piccola carena
«mediana della fossa centrale è limitata alla metà posteriore. |
E Lo scutello, osservato con debole ingrandimento, apparisce
levigato nella zona media, la quale ne occupa quasi 1/, della di
larghezza, estendendosi. dalla base all’ apice : presso i lati è distin-
tamente reticolato, con areole oblunghe, e fra le parti laterali e
la zona media presenta 4 o 5 linee rilevate, longitudinali, quasi
parallele, riunite fra loro soltanto da qualche linea trasversale.
Nelle figure della Pleurotropis nigripes e della africana,
| come pure in quella dell’ amaurocoela (1), la zona media è rap-
presentata come perfettamente liscia, e nelle «descrizioni non è
detto che essa presenti una traccia di reticolo, eccetto che nella
specie nigripes, dove si vedono alcune linee sottili che- formano
aleune maglie innanzi al postscutello. Nella Pleurotropis Water-
stonii la zona media ha un reticolo di linee rilevate molto sottili,
e perciò difficilmente visibili, le quali formano delle maglie molto
strette e lunghe. _
La forma della testa veduta dal disopra, è simile a quella
della Pleurotropis nigripes (secondo le figure del Waterston)
ma per la disposizione dei punti piliferi e dei solchi più somi-
gliante alla specie amaurocoela ; la scultura reticolata è poco
appariscente. À
L'anello antennale è breve e fornito di un orlo al margine
prossimale ed uno al margine distale, onde, come osserva Water-
> ston per la Pleurotropis neavei, sembra derivato dalla fusione
di due anelli.
Le mandibole sono brevi, con denti subeguali.
La subcosta dell’ ala anteriore è fornita di una grossa setola
a metà della lunghezza.
(1) Nella Pl. amaurocoela le areole sono tutte poco più lunghe che larghe,
mentre nelle altre due specie vi è una notevole differenza fra quelle vicine ai lati
dello scutello e quelle, assai più lunghe, vicine alla zona media.
ry
i Ry Ie er ad eee rae
236 eM ASI
a Weer areas ny
La parte inferiore del peduncolo è piana e limitata da due
spigoli longitudinali, quasi paralleli. Aa
Gen. COLPIXYS Waterston.
Bull. Entom. Research, VII-1916, pp. 129-132.
Questo genere di Entedonini fu istituito da Waterston per
una nuova specie della Rhodesia, il Colptwys necator, parassita
di un Erotylide (Barbaropus paradoxus Olitt.). La diagnosi
originale è la seguente :
Femmina. Occipite distintamente marginato ; occhi pubescenti.
Antenne cilindriche, assottigliate, ‘con scapo, pedicello, triplice
anello, funicolo di tre articoli, il primo dei quali molto lungo,
clava di due articoli. Pronoto con un rigonfiamento laterale presso
gli stigmi, ai quali sovrasta in parte un orlo liscio; prosterno
molto sviluppato in avanti; mesonoto depresso, fornito di quattro
setole sul lobo medio; propodeo con tre solchi, dei quali uno
mediano e due laterali disposti in modo da circondare esterna-
mente gli stigmi. Ali anteriori con due setole nella subcosta e
con una serie isolata di setole isoclinali parallele al margine
posteriore. Addome depresso, allungato. i
La specie descritta qui appresso concorda in quasi tutti i
caratteri con questa diagnosi generica e con molti altri della
descrizione del Colpixys necator, onde ritengo che debba con-
siderarsi come una seconda specie del genere. Dalla forma tipica
si discosta sopratutto per l'addome che è poco allungato e per
le due carene del metanoto fuse in una sola per quasi tutta la
lunghezza. IL postscutello e il metanoto (propodeo) per quanto
siano differenti da quelli della specie recato, concordano tuttavia
in modo notevole nella conformazione generale. ’
Colpixys secundarius sp. n.
(Fig. IV, & —m)
3929, Giarabub, 10-II-1927.
QO — Obscura, thorace olivaceo, submetallico ; abdomine cu-.
prescente, obliquitate quadam inspecto etiam aureo-nitido ; capite
atque metanoto leniter purpureo-nitentibus, postscutelli partibus
lateralibus cyaneis; antennarum scapo viridi, flagello fere nigro,
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 237
~ submetallico ; pedibus, cum tarsis, etiam obscuris, anterioribus
nitore vario, posticis coxa atque femore leniter purpureis, tibiae
apice atque metatarso fere toto pallide flavis; proalis disco flavo-
griseo, nervis fuscis.
Caput thorace latius proportione 5:4; antice visum subtrian-
gulare, inferne truncatum; superne inspectum longitudine ad
medium ?/;o0 latitudinis aequante ; occipite distincte marginato ;
ocellis posterioribus spatio fere duplice inter sese quam ab orbita
remotis ; ocello anteriore lineae posterioribus tangenti contiguo.
Facies longitudine latior proportione 100:67; orbitarum distantia
*/,, latitudinis ; linea oculari inferiore a margine clypei */, capitis
longitudinis remota ; torulis in hac linea locatis, spatio separatis
triangulari, paullum altiore quam latiore, modice convexo, nitido,
inferne tantum minute reticulato ; clypeo late truncato, margine
lenissime concavo et modice prominente; partibus lateralibus inter
epistoma atque genas deplanatis. Superficies reticulata-punctata,
areolis reticuli fere ubicumque hexagonalibus et earum ampli
tudine maxima, ad mediam oculorum altitudinem, 25-30 1; areolis
clypei plerumque quadrangularibus. Zonae genales, orbitam cum
peristomio connectentes, minutissime aciculatae, ideoque bene di-
stinctae, punctis in serie quadrupla dispositis, amplificatione 50
diam. vix conspiciendis. Scrobs antennalis non nisi linea tenuissima,
nitidula, indicata, superne haud furcata, quae mediam distantiam
inter ocellum anteriorem et verticem trianguli interantennalis
attingit.
Mandibulae validae, dente interiore dimidiam longitudinem
exterioris attingente.
Antennarum flagellum ‘/, capitis latitudinis aequans; scapo
ad */, paullum crassiore, pedicello ter longiore quam apice latiore,
ibique, inferius, setis duabus longioribus quam superius instructo ;
annello parvo ; funiculi articulo primo paullum quam. pedicello
majore ; tertio crassiusculo, modice latitudine sua longiore. Clava
articulis 2. et 3. funiculi fere aequilonga, in apiculum conicum,
extremitate rotundatum, desinens, segmento basali articulum prae-
cedentem aequante et sensillis linearibus, in ordine triplice dispo-
sitis, instructo. Mensurae: scapus long. 31, lat. 4; flagellum
long. 62; pedicellus long. 12, lat. 4; funiculi art. 1. long. 14,
late art lone. Os lato art. 3. lone 9, lat. 6:5 clava
lone. 17. lates, 5:
238 Se Le MAGI
Thorax latitudine longior proportione 7:10; prothorace conico,
collare nullo; scapularum sulcis fere deletis ; scutelli freno indi
stincto ; dorsi sculptura, sicut faciel, aspectu reticulata-punctata,
areolis tere ubicumque fundo plano, super scuto et scapulis ma-
joribus, in parte anteriore scutelli modice elongatis. Dorsellum.
sicut scutelli apex, at minus distincte, reticulatum. Partes laterales
postscutelli rugulosae. Mesonotum carina tenui, in parte !/, ante-
riore duplicata et spatium triangularem angustissimum includente,
paullum post mediam longitudinem ramulum abbreviatunî, obli-
quum, de utroque latere emittente, postice bifurcata et cum
margine foveae petiolaris continua; hoc margine juxta utrumque
latus petioli acute prominulo ; superficie fere tota subtiliter reti-
culata, leviter insculpta, zonis depressis, aliis in utroque latere
carinae, aliis juxta utrumque marginem posteriorem; spiraculis >
parvis, rotundis, a postscutello spatio remotis ipsorum diametrum
aequante ; spiraculorum sulcis profundis; spatio angulari inter
utrumque sulcum et marginem posteriorem lateralem in costam
obliquam alte elevato; callis reticulo minutissimo asperatis setisque
haud frequentibus, longis, instructis. Mesosternum atque praester-
num conspicue reticulata. Mesopleura, in parte dimidia superiore,
fovea ampla et profunda excavata, hac fovea inferius ‘anguste
angulatim producta ; spatium reliquum laeve, nitidum. Metapleura
sulco obliquo divisa, spatio triangulari infra sulcum late rotun-
datim excavato. i
Proalarum mensurae: longitudo 125, latitudo 52; cellula
costalis long. 40, lat. 8; nervus marginalis 74, postmarginalis 6.
Subcosta setis duabus instructa, quarum secunda in media longi-
tudine affixa ; praestigma etiam bisetosum; setae majores a nervo
marginali et postmarginali prominentes 16. Nervus postmarginalis
apice truncatus ibique dimidio quam basi angustiore ; stigmaticus
aequilongus, fere pyriformis, basi constrictus, apice in lobulum
incerte terminatum productus. Cellula costalis latitudine maxima
ad */, longitudinis, in parte dimidia proximali setis circa 10 prope
subcostam instructa. Spatium inter subcostam et marginem poste-
riorem, usque ad !/, nervi marginalis, glabrum, exceptis setis
perpaucis (octo), brevissimis, in serie margini posteriori parallela
et sub medio subcostae incipiente, dispositis, quae inter sese valde
distant et lineam cubitalem indicant. Fimbria marginis apicalis
brevis.
fb
(TROPPI
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 239
Alae posteriores apice rotundatae; cellula costali fusiformi ;
setis cellulae basalis 1/, vel */, longitudinis setarum discalium
aequantibus ; fimbria marginis posterioris mediocri; nervo margi-
nali setis antrorsum prominentibus circa 25 instructo, in extre-
mitate spina curvata et hamulis duobus munito.
Pedes postici coxis et femoribus conspicue reticulatis, tibiarum
sculptura amplificatione 50 diam. vix distinguenda, calcari medium
metatarsi attingente, articulo tarsali ultimo vix quam praecedenti-
bus longiore.
Abdomen (in speciminibus exsiccatis) thorace “longius propor-
tione 90:75, paullumque latius, ovatum, petiolo brevi, segmentis
1. — 3. laevibus, 4. et 5. leniter, 6. et 7. distincte reticulatis.
Long. 2 mm.
In questa specie il clipeo è quasi troncato, appena legger-
mente concavo, non arrotondato come indica Thomson nella dia-
gnosi del genere Entedon. La superficie oculare presenta pochis-
sime setole, assai corte. Le orbite, vedute di fronte, hanno il
margine dritto. La fossa antennale è sostituita da una semplice
linea sottile, un po’ lucida, non biforcata all’ estremità superiore.
Lo scutello presenta due setole lunghe nella parte posteriore e
due punti setigeri più in avanti, sui lati. Nelle ali anteriori il
prestigma ha la stessa grossezza del nervo marginale ed è bene
distinto, ma non separato, dal nervo omerale. L'anello dell’ an-
tenna è circa due volte più largo che lungo, con due orli alquanto
sporgenti, uno al margine prossimale ed uno a quello distale :
fra di esso e il primo articolo del funicolo si vedono sporgere,
nella parte inferiore del flagello, due altri orli, onde si può ri-
tenere che sia avvenuta una fusione di tre anelli. Per quanto
riguarda la forma del postscutello (o vero metanoto) e del meta-
noto (propodeo), si confronti la figura che rappresenta queste
parti della specie necator nella descrizione di Waterston (J. ¢.,
p. 131, fig. 5). Nella specie del Giarabub manca il solco me-
diano, come ho già detto, e le due carene che dovrebbero limitarlo
sono fuse in una, eccetto che nel !/, anteriore, dove rimane fra
esse uno spazio ristretto, triangolare, e nell’ estremità posteriore,
dove si nota un altro spazio più piccolo, triangolare equilatero.
La metà esterna della superficie compresa fra la linea mediana
e ciascun solco spiracolare, è appena depressa e non distinta net-
L. MASI
tamente dalla metà interna. La carena mediana ‘è
da due zone depresse, scure, e due altre zone simili,
trasversalmente da coste sottili, si estendono lungo i dali a
posteriori del metanoto. Intorno alla articolazione del peduncolo
si trova un collare ben distinto. La scultura reticolata è meno È
evidente che nella specie genotipica. Il dorsello è di forma semi-
lunare. Solo con opportuna incidenza della luce si distingue bene a
i la disposizione ad arco dei solchi intorno agli spiracoli, altrimenti
se ne distingue soltanto la loro parte e che Abe i Si
quasi dritta. > a a
=
+ ‘ a
rs
'
RISULTATI zooLocici DELLA Missione INVIATA DALLA R. SOCIETÀ .
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB
(1926-1927)
JN (Se eed Spee
DUE NUOVI COCCINELLIDI DI CIRENAICA
Hyperaspis Vinciguerrae n. sp.
H. politae Wse. affinis. Ovata, modice convexa, nitida.
Elytrae stramineae vitta brunnea suturali communi antice posti-
ceque attenuata et, in singula, macula brunnea discali, elongata,
magna, antice parum dilatata et subrotundata, postice ad */,
elytrae longitudinem producta et cum vitta suturali plus minusve
conjuncta ornatae; marginibus anticis et lateralibus vix brun-
neis. Caput pronotusque punctis laevibus et parum frequentibus
insculpta; interstitia, microscopio inspecta, subtiliter reticulata;
elytrarum sculptura nonnihil irregularis: in colore stramineo
punctis laevissimis, obsoletis, vix conspicuis, in colore brunneo
punctis majoribus constituta; interstitia non reticulata. Tibiae
posticae parum dilatatae, marginis flexorii parte apicali parum
arcuata. :
Q : Caput brunneum, pronotus brunneus macula laterali lata
straminea.
gd: Caput stramineum, pronotus stramineus macula magna
subtrapezoidali brunnea ante scutellum sita. Tegmen ut. in
H. polita Wse., processu impari graciliore, dente parum obtusiore.
Long.: 2,3 - 2,5 mm.
Oasi di Giarabub (Cirenaica or.): 40g, 1 9, II-1927, su
Tamarix macrocarpa Bge., C. Confalonieri leg. (Museo Civ.
Genova).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (6 Giugno 1929). 16
sit
dia pon BINARI mY
ak e È
CAPRA
F.
Nephus tamaricis n. sp.
“e 5 MAD, x
N. Kiesenwetteri Muls. valde affinis; differt forma. cor-_
poris parum convexiore lateribus magis arcuatis, sculptura lae-
viore punctis minus frequentibus et minus . impressis constituta | A
‘et praecipue forma aedeagi: apice penis flagello sat longo GiSS
S-forme instructo, processu impari (a ventre viso) sublanceolato. —
Flavo-stramineus; elytrae punctis 14 (2-3-2 in singula dispositis) |
brunneis saepius obsoletis et pro parte deficientibus, interdum | 5
plus minusve transverse confluentibus ornatae. — ie
Var. stramineus: punctis omnino deficientibus supra unicolor. =
Long. 1,3-2 mm. : ay
Oasi di Giarabub (Cirenaica or.) circa 200 esempl.; II, 1111997, 3
su. Tamarix macrocarpa Bge., C. Confalonieri leg. (Mus. Ch
Genova). PRI
ww
f
ha
GIUSEPPE MULLER
DUE NUOVI SAPRINUS DELLA CIRENAICA
Saprinus cyrenaicus n. sp. — Ovatus, aeneus, nitidus,
pedibus rufescentibus; capite subtiliter punctulato, linea
frontali integra, sed tenuissima, interdum parum distincta;
pronoto in medio laevi, lateribus subtiliter, haud rugose,
ad marginem anteriorem densius, juxta marginem basalem
fortius punctato, pone oculos haud vel vix impresso; elytris
in dimidio apicali subtiliter punctatis, striis dorsalibus
1°-3% in medio abbreviatis, 4° brevissima, ad scutellum
arquata, suturali antice abbreviata; stria humerali obliqua,
subhumerali nulla; stria apicali tenui, integra; pygidio sat
dense, subtiliter, propygidio densissime punctulato; prosterno
sat lato, striis duabus parallelis, antice arquatim junctis,
limitato; mesosterno marginato, subtiliter punctulato; meta-
sterno laevi, ante marginem posticum fortius punctato;
tibiae anticae exlus 6-7 denticulatae, denticulis tribus api-
calibus majoribus. Long. 1,8-2,5 mm.
Patria: Cyrenaica.
Questo Saprinus assomiglia, per grandezza e colorito, ad un
piccolo S. chalcites, sebbene non abbia affinità maggiori con
questa specie. Dal chalcites lo differenziano i seguenti caratteri :
presenza di una linea frontale integra, sebbene sottilissima o
poco distinta; punteggiatura del pronoto ben più sottile, nulla
affatto rugosa; i lati del pronoto più gradatamente arrotondati
‘verso gli angoli anteriori; assenza della fossetta postoculare;
riduzione del tratto anteriore della stria suturale e, sopratutto,
la brevità della quarta stria dorsale, la quale non raggiunge
nemmeno la metà della lunghezza delle prime tre strie; punteg-
giatura del pigidio bensi densa, ma più sottile; le strie del pro-
ria ROSTA de) lussi oe
Ohh. _ @. MULLER
sterno non divaricate all’ innanzi, ma perfettamente parallele; il
metasterno probabilmente privo di tubercoli nel © (1).
Stando alla tabella dello Schmidt (1885) si potrebbe classifi-
ficare questo Saprinus per aemulus Ill. Però già la punteggia-
tura alquanto più sottile del pronoto e delle elitre lo distingue
sufficientemente dall’ aemulus, senza parlare del colorito netta-
mente bronzeo, delle strie prosternali perfettamente parallele,
delle strie dorsali più sottili e della quarta stria molto più corta
delle altre. Specialmente quest’ ultimo carattere mi sembra tanto
evidente, da render facile il riconoscimento di questo bd
Saprinus africano. —
To potei esaminare tre esemplari dei dintorni di Bengasi in
Cirenaica raccolti dal Reverendo Padre Vito Zanon nel 1919 e
comunicatimi gentilmente dall’ amico Dott. Gridelli. I tipi si con-
servano nel Museo Civico di Genova, un cotipo nel Museo «Pietro
Rossi» di Duino.
Saprinus (Hypocaccus) Gridellii n. sp. — Ovatus, nigropiceus,
nitidus, pygidio pedibusque rufobrunneis; fronte dense
punctulata, antice carina laeviter arquata limitata; pronoto
undique sat fortiter, in medio sublilius punctato, pone ocu-
los haud impresso, lateribus laeviter ciliato; elytris in
dimidio basali subtilissime, ad apicem fortius, laxe punctatis ;
striis dorsalibus 1°-4° sub apicem abbreviatis, evidenter
crenulato-punctatis, primis tribus antice intus recurvis,
quarta cum stria suturali arquatim juncta, hac integra,
fere laevi, usque ad apicem producta; in interstitio quarto
stria accessoria (quinta) abbreviata, sed evidenter impressa,
crenulato-punctata; stria humerali obliqua, cum sudhume-
rali ad angulum obtusum disposita, sed breviter disjuncta;
linea apicali extus subtili, intus evanescente; pygidio parum
dense, propygidio ad apicem crebrius punctato; prosterno
striis antice valde approximatis, ad basim divergentibus,
instructo; mesosterno in medio via punctato, stria margi-
nali integra; metasterno postice fortiter punctato; tibiis .
anticis 6-7 denticulatis. Long. 1,8-2 mm.
Patria: Cyrenaica.
(1) Così almeno nei pochi esemplari da me esaminati, fra i quali ritengo uno
sia di sesso maschile:
NUOVI SAPRINUS 245
Ricorda, a prima vista, nel colorito, nella statura e nella
punteggiatura del pronoto, i Gnathoncus; la carena frontale, le
tibie anteriori con dentellatura regolare, la stria suturale. pro-
tratta fino all’ apice e congiunta anteriormente colla quarta dor-
sale, ci dimostrano però subito la diversità generica.
Fra i Saprinus, questa nuova specie è sopratutto caratteriz-
zata dalla presenza di una quinta stria dorsale, nello spazio
incluso tra la stria suturale e la quarta dorsale. Questa stria
accessoria, che costituisce certamente un carattere atavico (1), è
rappresentata da un arco leggermente curvato, nettamente inciso
e crenulato, parallelo alla 4.8 stria dorsale, che si estende all’ in-
nanzi verso l’arco di congiunzione della stria suturale, senza
però raggiungerlo, e sorpassa all’ indietro la metà delle elitre.
Altrettanto caratteristica è la conformazione delle prime tre
strie dorsali, le quali si curvano alla base verso la stria succes-
siva, in modo che le strie dorsali appaiono collegate alla base da
altrettanti piccoli archi. Però la congiunzione non è del tutto
perfetta, essendo gli archi basali talvolta un po’ accorciati. Questa
conformazione ricorda il S. Vethi Bickh. dell’ Algeria, che io
non conosco che dalla descrizione (Ent. Mitteil. 1912, 294).
Stando a questa, il Vethi avrebbe una striatura dorsale più
ridotta (non essendo detto nulla di una 5.* stria accessoria); poi
le due strie del prosterno formerebbero un triangolo basale quasi
equilatero e si unirebbero poi del tutto all’ innanzi, formando
un solo spigolo mediano del prosterno fino al margine anteriore.
Il pigidio rossiccio e la punteggiatura delle elitre scarsa, ma
leggermente ruvida, sono altre particolarità che vanno special-
mente rilevate per il S. Grédelléi. I punti nella parte posteriore
delle elitre, visti al microscopio, appaiono circolari, coi margini
un po’ sollevati, il che dà alla punteggiatura, vista colla lente,
(1) Il numero e la disposizione dello strie elitrali nel genere Saprinus è
certamonto un prodotto di riduzione parziale e specializzaziono della striatura
originaria. Vi è di solito una stria parallela alla sutura e quattro altre obliquo
situate sul dorso. Lo spazio fra la stria suturale c la 4.2 dorsale è sempre più
largo degli spazi tra le strio osterne. Qui manca evidentemente una stria, la qualo
è appena accennata in alcuni piccoli Saprinus (p. c. conjungens, Netuschilli e
pochi altri) da una serie di punti più o meno allineati. Nel ,S. Gridellt esiste una
5.2 stria ben marcata, sebbene parzialmente ridotta. La stria suturale rappresenta
dunque nel S. Gridellit la sesta stria elitrale (contando dall’ esterno all’ interno);
e dobbiamo ritcncrla per sesta stria anche negli altri Saprinus, ove non vi sono
che quattro altre strie dorsali. Si vede adunque che nel genero Saprinus il numero
normale, originario, delle strie elitrali è di sez, in corrispondenza alle sei strie
normali del genere Hister.
216 G. MULLER
un aspetto insolito, quasi ruvido. Anche le prime 5 strie dorsali
sembrano avere i margini leggermente sollevati e crenulati in
seguito alla forte punteggiatura delle strie.
Anche di questo interessante Saprinus, che dedico all’ amico
Dott. Gridelli, ho potuto esaminare tre esemplari, raccolti dal
Sig. Confalonieri a Porto Bardia in Cirenaica. Due si trovano
nelle collezioni del Museo Civico di Genova; uno è stato ceduto
gentilmente al «Museo Pietro Rossi» di Duino.
Saprinus Blanchei Mars. e tunisius Mars. — Condivido l’opi-
nione del collega Peyerimhoff (Annales Soc. Entom. France 1917,
138), che considera questi due Saprinus come una specie sola,
con vasta distribuzione nelle regioni del Mediterraneo meridionale,
dalla Transcaucasia fino ai confini del Marocco. Però io credo di
poterli mantenere almeno come razze geografiche: il Blanchet
f. typ. dell oriente, senza stria trasversale sulla fronte, e il
Blanchei tunisius dell’ occidente, con una stria frontale più o
meno completa. La stria apicale delle elitre è realmente varia-.
bile negli esemplari africani, come osserva il Peyerimhoff, e non
serve quindi per la distinzione delle due forme; meglio invece,
a mio parere, è il carattere desunto dalla stria frontale.
Il vero Blanchei (f. typ.) trovasi anzitutto in Asia. Io ho
veduto esemplari del Turkestan e dell’ Afganistan (coll. Hauser);
però anche uno dell’ Egitto (Ismailia, Stretto di. Suez, leg.
. Dott. Goidanich). Nuova è la sua presenza in Europa, donde
posseggo 2 esemplari: uno di Salonicco, raccolto dall’ amico
Schatzmayr nel suo memorabile viaggio in Macedonia; e un altro
coll’ indicazione «Italia Meridionale » speditomi anni fa in esame,
non ricordo bene da chi.
Già nella Cirenaica trovasi il Blanchei tunisius (Mars.),
come risulta da un esemplare del Museo Civico di Genova (Gia-
rabub, leg. Confalonieri). In Tripolitania è stato raccolto da
S. A. il Principe Della Torre-Tasso e da A. Schatzmayr nei din-
torni di Mizda. E più in là, in Tunisia ed ui sono già
note da tempo parecchie località.
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RISULTATI ZOOLOGICI DELLA MissionE INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL’ OAs! DI GIARABUB
oe bo 2h Of)
Dorr. L. GAMBETTA
~
MOLLUSCHII
Il Prof. Gestro ha interpretato il mio vivissimo desiderio di
continuare l’ esame della malacofauna libica, e affidandomi lo
studio dei Molluschi raccolti dal Signor Carlo Confalonieri nell’oasi
di Giarabub mi ha offerto il mezzo di addentrarmi nell’ interno
della Colonia, allargando così la conoscenza faunistica della Cire-
naica, primitivamente limitata all’ altipiano del Barca.
Accanto alla fauna di Giarabub trova posto, nel corso del
mio lavoro, quella di Porto Bardia, radunata durante la mede-
sima spedizione scientifica: Porto Bardia, sulla costa Marmarica,
rappresenta, dal punto di vista malacologico, |’ estrema stazione
libica orientale perfettamente nuova per la ricerca, e per questo
studiarla è di notevole interesse.
La raccolta non comprende un gran numero di specie,
attestando, sia pure con la riserva di un unico. contributo, la
povertà faunistica della regione esplorata. Ma pur essendo tale,
porta ugualmente un buon frutto poichè, mentre permette di
allargare la conoscenza non solo delle specie ma dei generi
viventi in Cirenaica, dimostra la presenza di tre specie che
ritengo non ancora note: |’ Helicella Gestroi, la Chondrula
Caprae, la Paludestrina Confalonierii.
La raccolta del Signor Confalonieri rimarrà senza dubbio
legata ad un reperto che secondo il mio modesto parere rappre-
senta il massimo esponente dell’interesse faunistico della regione:
quello di tre specie marine, due Pelecipodi e un Gasteropodo,
ETA PIET SIR
IAS ; L. GAMBETTA
viventi nelle acque del lago Arrascia dell’ Oasi di Giarabub. Ma |
di questo tratterò nella seconda parte del mio lavoro.
GASTEROPODI POLMONATRP —
Stilommatofori
Fan (2A RM AGE Dima
Gen. PARMACELLA Cuvier, 1804
Parmacella Festae Gambetta
(Figg. 1-2)
1924. Parmacella Festae Gamb.: Miss. Zool. Dr. E. Festa Cire-
naica, XIII, Gasteropodi terr. e fluv.: Boll. Musei Zool. Anat.
comp. Torino, n. s. XXXIX, pag. 16.
Parmacella Festae Gamb.
Fig. 1. Superficie interna della conchiglia.
Fig. 2. Superficie esterna.
A Porto Bardia il Confalonieri ha raccolto il nucleo di una
conchiglia di P. Festae. Ho potuto riconoscerlo e determinarlo
con esattezza avendo a mia disposizione il materiale che mi è
servito per descrivere la specie: da questo traggo le figure che
interessano per confrontare e separare la conchiglia della Festae
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 219
da quella della alexandrina Ehr. (!), Parmacella egiziana appar-
tenente al gruppo della Deshayesi Moq-Tand.
Fam. ALBEIDAE
Gen. ALBEA Pallary, 1909 (?)
Albea candidissima Drap.
1921. Leucochroa candidissima, Germain: Moll. terr. fluv. Syrie;
Tom. I, pag. 104 (ubi bibliogr. et syn.).
1924. Leucochroa candidissima, Gambetta: loc. cit. pag. 21.
Tutti gli esemplari, raccolti a Porto Bardia, si caratterizzano:
. per l'aspetto poroso della parte superiore della conchiglia. Questa
porosità, che si osserva dopo i giri embrionali, si arresta a livello
della lieve emergenza carenale che fascia l’ultimo anfratto: la
porzione basale dell’ ultimo, non solcato superficialmente che da
una lievissima striatura obliqua, appare levigata, brillante, quasi
smaltata, contrastando con la scabrosità degli altri giri di spira.
Questo carattere |’ ho riscontrato tanto in conchiglie perfetta-
mente formate quanto in giovani gusci: non ritengo però che
esso possa assumere l’importanza di un’ carattere esponente di
varietà, poiché il polimorfismo della specie, già da me discusso
in un precedente lavoro, permette di farlo rientrare nell’ habitus
del mollusco. i
Pani) Weems GLIDE
Subf. Helicinae
Gen. HELICODONTA (Fér.) Risso
Subgen. Caracollina Beck, 1837
Helicodonta (Caracollina) lenticula Fér.
1882. Helix lenticula, Fér.: Tableaux syst. anim. Mollusques;
pag. Al.
(7) 1828. Ehrenberg: Symb. phys., decas prima,
(2) Nome giustamente proposto dal Pallary in sostituzione di Calcarina Moq-
Tand., 1848 (non d’ Orbigny), sinonimo di Leucochrow auct. (non Beck). Vedi in;
Pallary P. Les Calcarina du Nord-Ouest de V Afrique. Senck. Naturfor. Gesell.
Frankfurt a, M., Bd, XXXII, post-scriptum.
Lig Ss oh oO enc le i
930 L. GAMBETTA
Porto Bardia. Specie costiera mediterranea, non ancora nota
per la Cirenaica.
Gen EUPARYPHA Hartmann, 1842
- Euparypha pisana Miiller
1908. Helix (Euparypha) pisana, Germain: Moll. terr. fluy.
Khroumirie; pag. 181 (ubi bibliogr. et syn.). —
)
Porto Bardia. Specie circummediterranea.
Gen. EOBANIA Hesse, 1915
Fobania vermiculata Miller
1908. Helix (Archelix) vermiculata, Germain: loc. cit., pag. 170
(bib. et syn.).
1929. Eobania vermiculata, Gambetta: Ric. faun. Isol. Ital. Egeo:
Molluschi. Archiv. Zool. Ital., Vol. 13, fasc. 1-2, pag. 57.
Rileggendo quanto nel 1924 ritenevo fosse sicuramente dimo- —
strato a proposito delle due specie Hob. vermiculata Muller e —
Eob. constantinae Forb. (4), non posso non tornare sull’ argo-
mento che ho esposto studiando la vermiculata delle isole Egee.
Per questo, benchè senza dubbio qualcuna delle conchiglie rac-
colte dal Confalonieri a Porto Bardia possa riferirsi, a rigor di.
confronti, alla forma che siamo abituati a considerare come
constantinae, non mi sento autorizzata a farlo, appunto perchè
la fissità del particolare anatomico differenziale fra le due specie
non è stata confermata dallo studio degli organi interni. —
Prima però di privare la constantinae del proprio valore
specifico, sarà opportuno continuare il controllo anatomico.
(4) 1924, loc. cit. pag. 26.
E
3
a
3
3
eden: se
ha di fronte elementi che partecipano contemporaneamente a più
siva e schematica. Le forme del genere Eremina possono avere
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 251
Gen. HELIX Lin., 1758 (s. str.)
Helix (Cantareus) aperta Born
1908. Helix (Cantareus) aperta, CONO loc. cit., pag. 163
(bibliog. et syn.). =
Porto Bardia. Circummediterranea.
Helix (Helicogena) melanostoma Drp.
1908. Helix (Helicogena) melanostoma, Germain: loc. cit., p. 106
(bib. et syn.).
1924. Helix (Helicogena) melanostoma, Gambetta: loc. cit., pag. 2
Porto Bardia. Circummediterranea.
Gen, EREMINA Pfr., 1855
L'estrema variabilità delle specie del genere Eremina Ptr.,
non permette una sicura delimitazione dei caratteri diagnostici :
l’insensibile passaggio da una forma all'altra, porta a partico-
larità dimensionali e, sculturali che si considerano come esponenti
di specie, ma spesse volte il determinatore, dovendo collocare il
proprio materiale, non sa a che specie riferirlo appunto perchè
di una specie.
- Pallary nel suo catalogo della malacofauna Egiziana (1) ha :
proposto una classificazione che ha il pregio di essere compren- ..
l'ombelico aperto o chiuso. Nel primo caso la conchiglia è de-
pressa o depresso-globosa; nel secondo la chiusura ombelicale si
accompagna a forme globose o coniche. L’ Erem. rhodia rap-
| presenta il passaggio tra le une e le altre, perchè ha |’ ombelico -
perfettamente coperto ma può anche averlo ridotto ad una fen- a
ditura, ed è depressa pur essendo globosa.
è
(1) Pallary P., Catal. faune malac, Egypt., Mém. Inst. Egypt. Tom. VI, 1908.
Ma
252 L. GAMBETTA
Tenendo presenti questi particolari e la chiave data dal Pal
lary, ho determinato le Eremina raccolte nell’ Oasi.
Eremina desertorum Forskal
1775. Helix desertorum, Forsk.: Descript. animalium ... pag. 127.
1881. Helix desertorum, Kobelt: Rossmaess: Iconogr., n. 1011, 1012.
1909. Eremina desertorum, Pallary: loc. cit., pag. 16.
Giarabub, Porto Bardia.
Fremina rhodia Chem.
1786. Helix rhodia, Chemnitz: Conchyl. Cab., IX, fig. 1179-1180.
1881. Helix desertorum var. Hasselquisti, Kobelt : Rossmaess.
Iconogr. 1003, 1004, 1009.
1909. Eremina rhodia, Pallary: loc. cit., pag. 19.
1924. Eremina rhodia, Pallary: Faune malac. Sinai. Journ. de
Conchyliol., LXVIH, pag. 195.
Non mi è stato facile separare rigorosamente e sicuramente
l’Er. rhodia dall Er. Hemprichi Ehr. Senza dubbio ho di fronte
delle conchiglie 1 cui caratteri sono intermedii fra quelli delle
due specie, e la mia incertezza è plausibilissima se si ricorda
che, a sua volta, la rRodia è intermedia fra |’ Hemprichi e_
l Ehrenbergi, di modo che i caratteri della rhodia risentono
l'influenza delle affinità osservate dai malacologi.
Secondo Pallary la rhodia differisce dalla Hemprichi perchè
ha i primi giri più depressi, le spire più rigonfie, l’ultima ango-
losa: l'ombelico è ricoperto o ridotto ad- una lieve fenditura.
L’ Hemprichi, forma ad ombelico aperto, è caratterizzata da
spire depresse pur essendo ben separate le une dalle altre, e
dal peristoma riflesso. A me pare che l’importanza della depres-
sione delle spire sia molto discutibile, particolarmente in questo
caso in cui si ammette l’esistenza di molteplici forme di pas-
saggio riunenti le poche specie del genere. Non sono in grado
di portare all’ argomento un contributo esplicativo, per questo
L)
l’accetto senza far altro che accennare le osservazioni più evi-
denti offerte dal mio materiale.
3
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4"
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 253
Gli esemplari raccolti a Giarabub dimostrano di collegare la : a
rhodia alla Hemprichi ed alla Ehrenberg. Infatti alcuni hanno
in comune con la Hemprichi la depressione delle spire e il fi
peristoma riflesso ; altri possono senz’ altro stare a sè come di
rhodia ; altri ancora, e questi sembrano importanti, prolungano
l’ apertura boccale in un cercine che nen è ancora paragonabile
a quello della var. chilembia dell’ Ehrenbergi, ma è ugualmente
una continuazione, oltre al peristoma, dell’ ultimo giro di spira. un
Provengono dal tavoliere a Nord di Giarabub.
Eremina Ehrenbergi Roth.
v. chilembia Bet.
IO Saviomy e Descript.Esypte, pl. 2. he, 8, bea
1820. Helicogena irregularis, Fér: Hist. nat. Moll., pl. 28, fig. 8-9. 3
1839. Helix Ehrenbergi, Roth : d
Moll spec., pag. 12; pl. 1,
fio. 15. A\ WB
1864. Helix Ehrenbergi, v. chi-
lembia Bgt.: Moll. nouv. lit. CIA
ae. 164 DF-- \\ i ni on
pag. ; \
ev:-et mae..-zool, 2 sér., SÌ) 3
tom. XVI. \ }yva
E questa | unica Eremina \
che si conosceva per la Cirenaica.
Raccolta a Giarabub e Porto
Bardia.
Apparato riproduttore
(Fig. 8). — Avendo avuto, fra
gli altri, un esemplare in alcool,
ho voluto studiarne la confor-
mazione anatomica. Dando il
disegno dell’ apparato riprodut-
tore non ho affatto l’ intenzione
di stabilire senz'altro i caratteri
validi per la var. chilembia: SE .
dato pero che questa ci è anato- Fig. 3. Eremina Ehrenbergi var. chi-
: : 1 lembia. Apparato riproduttore.
micamente sconosciuta, credo sia
opportuno mettere in evidenza ciò che ho osservato, pur sapendo,
ripeto, quanto sia insufficiente l’ esame di un solo individuo.
acer Tania rat fan
INA L. GAMBETTA |<. pases
Per questo non mi trattengo a considerare, per esempio,
l'aspetto nettamente rigonfio dell’ ovispermidutto, nè lo sviluppo
delle ghiandole multifide: come pure non tengo conto delle di-
mensioni dei singoli tratti dell’ intero apparato. In una nota di
un mio precedente lavoro (1929, loc. cit. pag. 60) ho avuto la
buona fortuna di mettere in evidenza l’ estrema variabilità degli
organi riproduttori, collegandola, a parer mio, con il particolare
momento dell’ attività funzionale del mollusco. Voler dare un
significato diagnostico a ciò che ora vedo in questo unico individuo
della var. chilembia dell’ Erem. Ehrenbergi, mi sembra estre-
mamente prematuro. Però, pur non illustrando a parole I SO
dell’ intero apparato, osservo in esso la mancanza :
1.° Del flagello dell’organo copulatore, rudimentale ad esempio
nella Eremina desertorum For. i ;
2.° Del diverticolo del condotto ermafroditico, esso pure pre-
sente nella desertorum.
Nuovi studii confermeranno o no tale mancanza, e valendosi
anche di questo primo disegno, potranno continuare la ricerca
dei caratteri diagnostici. a
Eremina Landrini Pallary.
1909. Eremina Landrini, Pallary : loc. cit., pag. 20.
E questa la specie che raggiunge le maggiori dimensioni
note per il genere. Pallary la descrive a spira conica, guscio
molto spesso, labbro ripiegato, margini congiunti da una callosità
columellare. Non posseggo che tre esemplari: e in essi ho notato
che l'ultimo giro di spira presenta un arresto di sviluppo, indicato
da una salienza che può paragonarsi a un peristoma, oltre al
quale la conchiglia ha ripreso l’ accrescimento per un tratto di
due centimetri, terminando poi con il tipico peristoma, che si
può dire continuo perchè congiunto da una spessa callosità. La
superficie della zona di accrescimento è scabrosa al tatto, ma non
è paragonabile a quella della var. chilembia dell’ Ehrenbergi,
formata da lamine sovrapposte. Infatti la Zandréni non presenta
tali lamine, ma solo una irregolarità di superficie dovuta alla
mancanza dell’ epidermide.
Raccolta nell’ oasi di Giarabub.
jax iena des td 7
an ee n n =
- ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 255 £
Subf. Helicellinae. di :
Gen. HELICELLA Fér., 1821 _ | ae
Sub. Cernuella Schluter, 1838 |
Helicella (Cernuella) lineata Oliv. i A
; 1 Klaptoezi Sturany
1909. Helicella lineata f. Klaptoczi, Sturany: Mollusken aus Tri-
polis und Barka. Zool. Jahrb., Bd. XXVII, pag. 296, tay. 11,
fig, A a-c.
Sturany ha ritenuto opportuno separare dalla specie di Olivier
una nuova forma raccolta ad Ain Zara. Senza entrare per nulla
in merito circa la maggiore o minore validità della Klaptoczi,
| attribuisco ad essa due conchiglie provenienti da Porto Bardia.
*
Hielicella (Cernuella) fera Bet.
_ 1908. Helix (Xerophila) fera, Germain : loc. cit.,. pag. 213. (ubi i i?
bibliogr. et syn.). “on
Specie propria della zona occidentale del territorio mediter-
-raneo; caratterizzata dall’ aspetto convesso delle sue spire; rac-
colta a Porto Bardia. È
La sua presenza in Cirenaica non era ancora nota.
Helicella (Cernuella) Reboudiana Bet. si
1864. Helix Reboudiana, Bet.: Madacol. Algérie, I, pag. 212. È
Specie nota unicamente per | Algeria e la Cirenaica. Raccolta ee
a Porto Bardia. ; :
È H.elicella (Cernuella) psammathea Let. & Bet.
. 1887. Helix psammathea, Let. & Bet.: Prodr. Malac. terr. fluy.
—_ Tunisie, pag. 30.
Pur non potendo portare nessun nuovo contributo di studio
| a quanto osservavo nel 1924 (loc. cit., pag. 30) a proposito delle 7
256 L. GAMBETTA
forme aftini all’ H. cyrenaica Martens, fra le quali è compresa
la psammathea, torno ad insistere sulla necessità della revisione. —
Raccolta a Porto Bardia.
Subg. Xerocrassa Mtros., 1892.
Helicella (Xerocrassa) eretica Fér.
1908. Helix (Xerophila) cretica, Germain : loc. cit., pag. 211 (ubi
bibliog. et syne).
L’ aver trovato |’ H. cretica a Giarabub colma una lacuna
per quanto si conosceva cirea la distribuzione geografica della
specie, vivente, oltre che nelle originarie isole Egee, in Siria,
Algeria e Tunisia.
Sturany (loc. cit., pag. 298) aveva attribuito alla cretica
una sua nuova forma, la darkaensis, forma che ha una Sua
chiara e sicura specificità nell’ H. cemalea West.
Helicella (Xeroerassa) icmalea West.
1889. Helix occonella, Let. & Bet. var. icmalea West. : Binnen-
conch., I, pag. 188.
1909. Helix cretica, Fér. f. barkaensis, Sturany : loc. cit., pag. 298.
1909. Xerophila icmalea, Pallary : loc, cit., pag. 30, tav. 1,
fio. 43-43.
Le figure di Sturany illustrano molto bene la specie, ricono-
scibile per la convessità della sua forma e per lo sviluppo del-
l’ultimo anfratto, grande più dell’ intera cupola. Tale convessità
dà alla cupola l’ aspetto di un arco di cerchio: guardando la
conchiglia di fronte, in posizione normale di studio, si nota che
la sutura delimitante il penultimo giro di spira ha risalto soltanto
in conchiglie adulte, mentre in quelle che conservano ancora i
caratteri giovanili è appena accennata. Questo fatto è causato
dall’ aumento della convessità che si verifica, durante. |’ accresci-
mento della conchiglia, nel penultimo giro, accrescimento che
interrompe, sia pure per poco, il tipico semicerchio della cupola
presentato da individui di piccola e media grandezza, giovani
rispetto agli altri.
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB Q57
_. L'apertura, circolare, è piccola rispetto al nicchio: priva di
| peristoma ispessito, concede all’ anfratto di prolungarsi di qualche
millimetro oltre al primitivo cercine boccale interno, causando la
neoformazione di un margine aperturale tagliente.
L'ultimo anfratto è rettilineo e si abbassa leggermente solo
quando è molto prossimo all’ apertura.
Il margine columellare è ripiegato a forma di triangolo contro
all’ ombelico, mascherandolo lateralmente, senza però occluderlo.
Osservando un buon numero di esemplari di H. icmalea,
ho notato per due di questi un caso di anormale comportamento
dell’ ultimo giro di spira. Come ho detto precedentemente, I’ ab- li
bassamento dell’ ultimo anfratto si verifica solo quando pochi ì;
millimetri lo separano dall’ apertura boccale. Le due conchiglie si i
oF
che ritengo anomale, abbassano invece l’ultima spira all’inizio n
del suo svolgimento : risulta una modificazione che interessa non
solo l’ ultima ma la penultima spirale, poichè questa perde la
regolarità caratteristica per la specie, ingrossandosi dal lato dove
si è verificato l’ abbassamento dell’ ultima : modificazione che in-
fluisce sulla forma del nicchio, non più globoso-convesso ma
paragonabile ad un cono. Naturalmente l’ apertura boccale, spostata
molto in basso, tende ad allungarsi in senso latero-trasverso.
L’ I. icmalea rieorda per habitus V H. mauretanica Bgt., i a
dalla quale, a parer. mio, si differenzia : *
1.° - Per la forma maggiormente globoso-conoidea.
2.° - Per la cupola alta e stretta,
3.° - Per |’ apertura boccale, più piccola, rotonda e non al-
lungata.
4.° - Per la maggiore ampiezza dell’ ombelico.
La specie, nota per la zona littorale cirefiaica e per |’ Egitto, ;
è stata raccolta a Giarabub. i
Subg. Xeroptycha Mtros. (emend.), 1892.
'. KHIelicella (Xeroptycha) tuberculosa Conrad
1921, Helix (Obelus) tuberculosa, Germain: loc. cit., pag. 175,
(ubi syn.).
In seguito alle ricerche del Dr. Festa si è potuto stabilire a
Ghemines la presenza della caratteristica specie di Conrad. Il
Confalonieri raccogliendo lungo la strada che da Porto Bardia
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (2 Agosto 1929). 17
258 L. GAMBETTA
conduce a Giarabub, e nella stessa oasi, degli esemplari di fuder-
culosa perfettamente tipici, ha portato a conoscenza una nuova
zona ambientale, che rientra nel campo dell’area distributiva
della specie stessa (Siria, Arabia, Sinai, Egitto, altipiano del Barca).
Il marcatissimo cordone carenale si estende fino all’ apertura,
che a tale livello, per questo solo fattore, risulta fortemente
compressa.
FHIelicella (Xeroptycha) agenora West.
1889. Helix agenora, West.: Fauna pal.; Genus Helix, pag. 353.
1909. Xerophila gharibounensis, Pallary : loc. cit., pag. 35.
1924. Obelus agenora, Pallary : Supplément faune malac. Egypt.
Mém. Inst. Egypt., VII, pag. 17.
Una conchiglia della specie, specie che è nota unicamente per
l'Egitto, è stata raccolta a Giarabub. Pure dall’ oasi provengono
tre conchiglie che riferisco all’ H. agenova, notando però che si
differenziano dal tipo per la mancanza del cordone carenale del-
l’ultimo giro, mancanza che causa la curvatura arrotondata del
giro stesso. Se avessi avuto a disposizione un buon numero di
esemplari avrei forse potuto rendermi conto della costanza e del
significato di questo particolare aspetto dell’ agenora: la presenza
della specie è per ora testimoniata da una sola conchiglia (Giara-
bub) dovendosi considerare le altre tre non come una varietà
dell’ agenora, ma come raccolte che appartengono ancora ad essa,
pur differenziandosene per i caratteri dell’ ultimo giro di spira. .
Subg. Trochoidea Brown, 1827.
Hlelicella (Trochoidea) Gestroi n. sp.
(Fig. 4-5)
Helicella (Trochoidea) Gestroi n. sp.
7.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB © 259
Cupola.a contorno conico, con larga base e breve altezza,
formata da anfratti convessi, a massima curvatura nella parte
superiore e linea obliqua verso l’ inferiore, ben separati |’ uno
dall’ altro.
Sutura superficiale ma evidentissima, data la convessità degli
anfratti e la particolare ornamentazione. ‘
Apice bruno, brillante, liscio.
Cinque spirali regolarmente crescenti.
Altezza mm. 9,5; diam. mm. 7. ,
Striatura radiale, parallela all’ apertura, molto piu fine nella
parte inferiore della conchiglia di quanto non lo sia nella supe-
riore, regolare, uguale, visibile ad occhio, sensibile al tatto.
Sul fondo biancastro risalta l’ ornamentazione cromatica. Ogni
anfratto porta inferiormente, lungo la sutura, una striscia scura,
interrotta da flammulazioni dove appare la tinta di fondo: l’ ultimo
non ha più affatto una striscia continua, ma ridotta a brevi archi
intersecantisi. Nella parte inferiore della conchiglia si notano
due fasce scure, parallele, separate da fasce con tinta di fondo.
Questo carattere però non è costante, poichè le due zone scure
possono, l’ una o I’ altra, dividersi in due parallele.
L’ ultimo giro di spira è carenato da un marcatissimo cordone
lineare, dovuto all’ ingrossamento della striatura radiale, che si
dissolve in prossimità dell'apertura: dissolvendosi la carena, |’ an-
fratto si abbassa, portando la bocca al disotto dell’orlo carenale.
Apertura circolare ma superiormente compressa, marginata in-
ternamente da un cercine bianco giallastro, oltre al quale, in
cavità, se ne trova un secondo, corrispondente alla prima sosta
. d’accrescimento. Il margine della bocca è tagliente, data appunto
la posizione interna del cercine.
Ombelico di media grandezza, con chiara visione spirale fino
al penultimo anfratto, lievemente coperto da una debole ripiegatura
dell’orlo columellare del margine boccale.
I caratteri giovanili della conchiglia sono dati :
1.° Dalla cupola i cui giri non sono ancora ben sollevati l’ uno
dall’ altro.
2.° Dalla carena che si estende fino all’ apertura boccale.
3.° Dalla compressione longitudinale dell’ ultimo anfratto, cau-
sata dalla presenza della carena. (Tale compressione scompare col
crescere del mollusco).
at ie la Tis A i os
as
a
i:
f
*
a
ubi
aa
leo
i
260 L. GAMBETTA
4° Dall’ ombelico maggiormente libero, non essendo ricoperto,
sia pure in piccola parte, dalla ripiegatura dell’ orlo columellare.
Raccolta nell’ oasi di Giarabub.
Fam. PUPIDAE
Gen. CHONDRULA (Cuv.) Beck, 1837
Chondrula (Chondrula) Caprae n. sp.
(Fig. 6)
Conchiglia destrorsa, cilindrica, a cupola conica, sette giri spi-
rali e ombelico scoperto. La cupola è formata dallo sviluppo
graduale dei tre primi anfratti, rapidamente
crescenti.
Il nucleo apicale è liscio: le spire sono
alla lente.
Il colore è testaceo: la conchiglia traslu-
cida. Una chiara linea marginale accom-
pagna la sutura delle spire inferiori.
L’ apertura boccale, a margini discon-
tinui, è fasciata da un peristoma bianco,
quale, in cavità, sta la caratteristica denta-
tura, costituita da quattro denti, un tuber-
colo e una lieve salienza,
L'angolo superiore dell'apertura boccale,
angolo che l’ultimo anfratto forma con il
penultimo, è occupato da un tubercolo
bianco, estremamente piccolo ma visibile ad
occhio nudo. Lia
L'orlo esterno dell’ apertura porta due denti, diversamente
sviluppati: il primo, posto all’inizio dell’ espansione del peristoma,
è come un piccolo punto; il secondo è lateralmente compresso,
tozzo, conico, con apice smussato : occupa in cavità uno spazio
doppio dell’ altro. ‘
L'orlo columellare porta, a livello del foro ombelicale, un
dente appuntito, esso pure lateralmente compresso, leggermente
Fig. 6.
Chondrula Gaprae n. sp.
lavorate da una finissima striatura, visibile
lucente, leggermente espanso, oltre al
lele nz dit
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 261
curvato verso il corpo della conchiglia: fra questo e il tozzo
dente dell’orlo esterno, sta una lievissima emergenza dell’orlo
columellare, che |’ occhio appena distingue.
L'orlo superiore ha un solo dente, bene sviluppato, posto in
modo da dirigere il proprio apice verso il dente dell’orlo esterno
che gli corrisponde. 0
L'apertura della cavità palatale è ridotta a quattro seni, messi
in evidenza dalla figura.
L'altezza della conchiglia è di mm. 7, il diametro di mm. 3.
La specie, che dedico all'amico e collega Dott. F. Capra del
Museo Civico di Storia Naturale di Genova, che tanto aiuto mi
ha dato per la ricerca del materiale di confronto, è stata raccolta
a Porto Bardia.
La Chondrula Caprae differisce dalla quinquedentata (Muhlf.)
Ross. (in: Rossmaess., Iconographie, fig. 304) che è la specie ad
essa più affine, oltre che per dimensione (mm. 13 - 5,5), consi-
stenza del nicchio, ornamentazione sculturale, per i caratteri del-
l'apertura boccale, perchè nella quinquedentata :
1.° I due denti dell’orlo esterno sono diversamente sviluppati,
conformati e collocati.
2. L’orlo superiore porta due denti e non uno solo come
nella Caprae.
3.° L'orlo columellare ha unicamente sviluppata la salienza
visibile nella Caprae, e manca del dente incurvato.
4.° L'angolo superiore dell’ apertura boccale è occupato da
un cercine, ossia da una piega diagonalmente assai estesa, e non
da un tubercolo puntiforme.
5.° Il margine esterno e il columellare sono riuniti da uno
spesso callum, mancante alla Caprae.
La Chondrula Caprae non può essere confusa con la sex-
dentata Naeg. (Nachr. Deut. Malak. Gesell., XXIX, pag. 13,
1897) perchè in questa :
1.° I due denti dell’orlo esterno sono quasi eguali fra loro,
diversi da quelli della Caprae e diversamente collocati.
2.° L'orlo columellare porta solo un dente.
3.° L'orlo superiore ha, oltre al dente, una piccola lamella.
4.° Posteriormente all’orlo boccale ed in corrispondenza ai denti
dell’orlo esterno, son collocate due fossette,
4
fs
LI
i
4
Ee
ss
tc +
Sine RE cai
è
È:
S
SI RARA MT
ee ee oe
202
L. GAMBETTA
Fam. ACH A TINIDA E
Gen. RUMINA Risso, 1820
Rumina decollata Lin.
1908. Rumina decollata, Germain: loc. cit., pag. 235 (ubi bibliogr.
et syn.). (
Esemplari di modeste dimensioni, traslucidi, brillanti.
Specie circummediterranea, Porto Bardia.
GASTEROPODI PROSOBRANCHI
Monotocardi
Fam. PALUDESTRINIDAE
Subt. Paludestrininae
Gen. PALUDESTRINA D'Orbigny, 1840
Paludestrina stagnalis L,
var, cornea Risso
1858. Hydrobia stagnalis var. cornea, Martens: Ueber einige
Brackwass. aus den Umgebungen Venedigs. Zroschel Archiv,
pag. 165, tav. 5, fig. 4.
Raccolta nelle acque di un pozzo dell’ oasi di Giarabub.
Paludestrina Contalonierii n. sp.
(Fig. 7)
Conchiglia cornea, affusolata, ad apice ottuso, spire a profilo
convesso, regolarmente crescenti, separate da suture non super-
ficiali ma poco profonde.
Apertura ovale, ristretta in alto, a margini continui, non
contornata da peristoma, collocata molto in avanti, quasi verti-
calmente rispetto all'apice.
Pe RIETI, "TTT
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È,
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È
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ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB 263
Foro ombelicale visibile in una fossetta originata dalla posi-
zione anteriore dell’ apertura boccale.
Sei anfratti, ornati da striatura verticale,
estremamente sottile.
Altezza mm. 4,5; diam. mass. mm. 4,5
Raccolta nell’oasi di Giarabub.
La Paludestrina Confalonierii, che
ritengo non ancora nota agli studiosi, è
affine alla Peraudieri Bet. (= Hydrobia
Peraudieri, Malacol. Algérie, Tom. 2,
pag. 227, tav. XIV, fig. 5-8) dalla quale
si differenzia, oltre che per minori dimen-
sioni, per i seguenti caratteri :
1.° Forma: non conico turricolata.
2.° Anfratti: a profilo meno convesso,
non ornati da striatura spirale.
3.° Apertura: non contornata da peri-
stoma, a margini continui e non resi tali
da una callosità congiungente. »
Torino, Aprile 1929,
Istituto ZooLoGICO DELLA R. UNIVERSITÀ
DIRETTO DAL Pror. A. Corni
Fig. 7.
Paludestrina Confalonierii
ll. sp.
IR NESSSI
NUOVA SPECIE DI EUCHALCIDIA DELLA SOMALIA ITALIANA
(Hymen. Chalcididae)
È questa la prima specie del genere appartenente alla Regione etiopica.
L’esemplare unico fu raccolto nel 1923 dal March. Saverio Patrizi, presso
Sciumo, nella Somalia italiana.
Euchalcidia Patrizii sp. n. — Femmina. Nera; antenne rossicce col
funicolo anellato di scuro e la clava scura; zampe anteriori, eccetto le
anche, femore posteriore per un piccolo spazio alla base e all’apice, tibia
e tarso posteriori, rossicci; tegule nere, ali grige giallastre col nervo
marginale bruno.
Antenne molto assottigliate. Lunghezza del pedicello 100, del 3.° arti-
colo antennale 55, del 4.° 65.
Fossette pilifere dello scutello per lo più in numero di 8 nelle serie
longitudinali vicine alla linea mediana, le più anteriori discoste, le altre
quasi contigue e separate da spazii angusti che appaiono come un reti- .
colo. Coste longitudinali del metanoto, specialmente le mediane e le
sublaterali, grosse; area (o fossetta) mediana ellittica, appena troncata
alle estremità, divisa da una costa. trasversale a ?/, della lunghezza;
coste longitudinali submediane piegate quasi ad angolo retto a livello
della metà dell’area mediana e quindi riunite al margine di questa inclu-
dendo uno spazio quasi rettangolare in ciascun lato; coste sublaterali
piegate ad angolo ottuso-arrotondato. Margini laterali del metanoto, dopo
la piccola sporgenza triangolare acuta che segue immediatamente allo
stigma, dritti fino all’ angolo posteriore, che sporge molto all’ indietro;
all’intervallo fra queste due sporgenze corrispondono tre alveoli quadran-—
golari. Parte posteriore del mesopetto con numerose fossette pilifere con-
tigue. Linee trasversali della mesopleura irregolari, più sottili e più rav-
vicinate nella parte superiore e nella inferiore.
Femore del terzo paio di zampe minutamente reticolato, con areole
grandi all’ incirca come quelle del 1.° tergite e rivestito di setole lunghe,
inserite in punti piliferi grossi, i quali distano di */, o di */, della lun-
ghezza delle setole. Tibia posteriore a scultura reticolata più minuta di
quella del femore. i
Parte dorsale del i.0 tergite opaca, con una scultura punteggiata
reticolata estesa in avanti fino alla base. Margine dorsale del 2.° tergite
profondamente, quello del 3.° meno concavo; superficie dei tergiti 2.— 6.
un poco più minutamente punteggiata che il disco del 1.° tergite, ma
ugualmente opaca, con fossette pilifere sparse e con peli lunghi.
Lungh. 3,5 mm. È
PITT E
i, TR Oe I
RISULTATI ZOOLOGICI DELLA Missione INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
(1926-1927)
Dott. LAURA GAMBETTA
LA MALACOFAUNA DEL LAGO ARRASCIA
I] massimo contributo malacologico dato dalle ricerche com-
piute dal Confalonieri nell’oasi di Giarabub, è la raccolta di una
fauna marina vivente nelle acque del Lago Arrascia.
L’ oasi di Giarabub, esaminata dal punto di vista geografico-
fisico « rappresenta un anello di quella catena di bassure e di
oasi — alla quale appartengono Siua e Gialo — che segna il
limite fra la Cirenaica, la Marmarica e il deserto libico ». (!)
Il Lago Arrascia — il gran Lago salato Arrascia — è uno
specchio d’acqua di Kmq. 9,4, posto a 10 metri sul livello del
mare, nel bacino orientale dell’ Uadi Giarabub, lago «a sponde
incrostate di sale bianco, cristallizzato in forme elegantissime e
i “eh gee
E dunque un lago salato, ospitante Molluschi marini: la ricerca
dell’ origine di tale fauna, pur esorbitando dal campo del mio
lavoro, può concedermi almeno un accenno, che rappresenta il
mio modesto convincimento. Poichè però è opportuno stabilire
anzitutto a quali specie appartengano i Molluschi dell’ Arrascia,
svolgerò la parte sistematica, parte che riassumo in tre nomi:
Pirenella conica Blainv. var. fusca Pallary, Mytilus minimus
Poli var. Coeni n. v., Cardium edule rectidens var. arra-
sciensis n. V.
(1) Desio A. Resultati scientifici della Missione alla Oasi di Giarabub. Fasc. 4:
La Morfologia. R, Soc. Geogr. Italiana, 1928, pag. 3.
(2) Desio A. Notizie su Giarabub e sul deserto libico. Boll. R. Soc. Geogr. Ital.,
Ser, VI, Vol. IV, pag. 244, 1927.
NBT 5
e
266 L. GAMBETTA
GASTEROPODI PROSOBRANCHI
Monotocardi
Fam. CERITHIIDAE Flem.
Gen PIRENELLA Gray
Pirenella conica Blainv. var. fusca Pallary
(Fig. 1-2)
1912. Pirenella conica var. fusca Pallary : Catalogue Moll. du
litt. Medit. de l’Egypte. Mém. eae Egy YP» Tom. VII, fasc. II,
pag. 112, tav. a (CO tis,
Con estrema sicurezza riferisco alla var. fusca Pall. della
Pirenella conica Blainy., la forma del Lago Arrascia, non
soltanto perchè corrisponde ai caratteri stabiliti dal Pallary, ma
perchè l’ing. S. Coen al quale l’ho mandata in esame per avere
il Suo autorevole parere, l’ ha confrontata con quelle della sua
collezione, avute dallo stesso Pallary. Scrivendomi in proposito
il Coen mi avverte cortesemente «che la fotografia riprodotta
(Tav. XV, fig. 51) reca troppo evidente la scultura (individuo)
in paragone degli esemplari tipici di Pallary a mie mani, identici
a quello da lei favoritomi, e (come dice |’ A.) tanto simili ad un
Pomatias che, se mescolati ad un numero di questi opercolati.
terrestri, agevolmente potrebbero, senza esame, esservi confusi ».
Ritengo opportuno non solo riportare il testo della diagnosi,
ma dare una nuova figura, poichè effettivamente quella di Pallary
non è abbastanza chiara: manca, ad esempio, dell’ apertura boc-
cale, così tipica e così indispensabile al riconoscimento.
« Aux environs des carriéres de Mex, dans les mares 4 eau
sursaturée on trouve une forme plus gréle, à ornementation
rongée (dans les exemplaires ou elle est visible, on distingue
les trois rangées de granulations caractéristiques) à spire turri-
culée (a apparence de Pomatias) a dernier tour trés dilate
d'une teinte noire, uniforme, sauf a l’ouverture qui est dune
teinte plus claire. Cette variété mesure: hauteur 10-13 mm.;
largeur 4!/,-5 mm. »
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 267
Paragonando al tipo della specie Pirenella conica Blainv.
gli esemplari del Lago Arrascia, secondo il mio modesto parere
mi è possibile interpretare perchè dal tipo si sia staccata la var.
fusca: interpretazione che trova il suo giusto fondamento se si
pone in campo il diverso ambiente vitale che ospita il tipo e la
varieta. 00
Fig. 4 Fig. 2
Pirenella conica var. fusca Pall.
L’ ornamentazione sculturale della Pir. conica è data da tre
serie lineari di granuli, sensibilmente uguali, parallele fra loro
e alla sutura. Queste serie, che nel tipo sono in numero di tre,
si riducono a due nelle var. funicola e Teilhardi di Pallary ('),
dimostrando un’ oscillazione numerica che meriterebbe di essere
riveduta anche in tipici esemplari. Nella var. fusca dell’ Arrascia,
| colpisce l’attenzione la totale scomparsa delle serie granuliformi :
solo alla lente è possibile scorgere, specialmente sull’ ultimo an-
fratto, come il residuo dell’ ornamentazione sia dato da linee,
sempre parallele fra loro e alla sutura, che possono considerarsi
(1) Loc, cit., pag. 142,
L. GAMBETTA
come |’ estrema riduzione dei granuli tipici. Esse non alterano
per nulla la levigatezza della conchiglia, la cui superficie è tutta
lavorata da un’ esilissima e fitta striatura ondulata, parallela al-
l’ apertura boccale.
Vediamo ora come avviene la formazione dei granuli. Pren-
diamo per base il tipo della specie: quell’ esile e fitta striatura
che nella var. fusca è stata dianzi osservata, nel tipo risalta
come una costulatura molto marcata, spaziata, robusta, parallela
al margine della bocca. In ogni anfratto. questa costulatura è
tagliata da tre solchi lineari equidistanti, paralleli alla sutura :
ed ecco che i solchi, incidendo le coste, provocano I’ isolamento
dei granuli. Ora, se per una causa esterna, quale potrebbe essere
quella data dall’ ambiente, lo spessore della conchiglia diminuisce,
provoca come prima conseguenza la riduzione dell’ emergenza
delle costulature e necessariamente dei granuli, perchè i granuli
esistono in quanto i solchi li isolano dalle coste mentre i solchi,
corrispondendo alla superficie stessa della conchiglia, non possono
logicamente subire modificazioni. Perdurando la causa che provoca
l'adattamento del Mollusco alle mutate condizioni ambientali
(causa che svolgerò brevemente in seguito) si accentua la ridu-~
zione dello spessore del nicchio : riduzione che trova il suo massimo
nella var. feésca. Infatti, non solo la conchiglia può diminuire
grado a grado di consistenza perdendo i granuli così caratteristici,
ma perde pure le serie lineari perchè riducendosi lo spessore dei
granuli, il livello della loro emergenza si abbassa fino a raggiun-
gere la superficie del nicchio (che sappiamo corrispondere a quella
dei solchi) come appunto osserviamo nella var. fusca. Dell’ antica
ornamentazione sculturale non rimane altro che una finissima
striatura ondulata, parallela all’ apertura boccale : precedente-
mente ho detto essere questa non solo esile ma fitta. Voler
insistere nell’ interpretazione del particolare potrebbe condurmi
nell’ ipotesi, e l'ipotesi contrasterebbe con la semplicità che mi
guida nello studio, basato unicamente su quanto posso vedere
osservando con attenzione. Tuttavia a me pare assai probabile
che la primitiva superficie della conchiglia, ossia la superficie
posta al disotto dell’ ornamentazione granuliforme, sia precisamente
lavorata dalla fitta ed esile striatura che compare nella var. fusca.
La costulatura robusta e spaziata del tipo, avendo il medesimo
andamento delle strie, può essersi formata a spese di qualcuna
dba. iti
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 269
-di queste, mascherando le rimanenti. A me sembra di togliere
al mio ragionamento tutto -quanto di ipotetico potrebbe*eventual-
mente esservi, precisando in modo particolarissimo perchè 1’ ho
seguito : perchè osservando 1’ ultimo anfratto di tipiche Pérenella
conica, ho visto in prossimità dell’ apertura boccale (dove i gra-
nuli e le costulature sono molto meno marcati che nelle altre
spirali) la superficie della conchiglia lavorata dall’esile e fitta
striatura identica con quella della var. fusca. È
Siamo dunque in grado di contrapporre al tipo una sua varietà
perfettamente giustificata, e di spiegarci quell’aspetto così simile
_a Pomatias che Pallary ha messo in evidenza con opportuno
richiamo. Infatti, confrontando al tipo la varietà, vediamo che
entrambe sono turricolate, ma notiamo che il profilo di questa
è più decisamente dato da spirali molto convesse, mentre in
quello la granulosità influisce sul profilo mascherando l’anda-
mento convesso con le lievi rientranze dei solchi lineari.
Nessun rilievo posso fare a proposito dell’apertura boccale :
dato che nel tipo in prossimità dell’ apertura la granulazione,
pur non dissolvendosi, mitiga la propria emergenza e lascia ve-
dere la superficie di fondo; dato che nella varietà la medesima
zona è occupata da cercini che attestano arresto e ripresa di
accrescimento, lavorandone la superficie, le condizioni si com-
pensano a vicenda. Risulta dunque che proprio |’ apertura boccale
é l’unica regione del nicchio che conserva inalterati i propri
caratteri : ed è precisamente questa che mi ha permesso di attri-
buire alla Pirenella conica gli esemplari del Lago Arrascia,
che ho avuto in esame prima di conoscere il lavoro del Pallary.
Un altro punto, rientrando nei rapporti che legano al tipo la
varietà che mi interessa, merita di essere trattato: quello della
colorazione. La diagnosi dice che la varietà fusca è «d’une
| teinte noire, uniforme » : non altro. Anche le Pirenella dell’ Ar-
rascia sono nere, ma non di un nero ebano, direi meglio che
‘sono di un nero bruno. Aggiungo ancora che la fine dell’ ultimo
anfratto, il margine dell’ apertura e la cavità palatale, sono bian-
che : bianco corneo. Molte conchiglie hanno le due ultime spirali
velate di bianco: e tutte portano una fascia bianco cornea lungo
la spirale, immediatamente al disotto della sutura superiore, fascia
che si dissolve nei primi giri apicali e non compare nelle con-
chiglie giovani, piccole di statura.
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DI
LISA, Reese a
n it n.
270 L. GAMBETTA
Anche se Pallary non ha messo in evidenza questo particolare
cromatico, ricordando come la varietà si stacchi dalla specie conser-
vando con questa dei caratteri comuni, possiamo spiegare benissimo
la colorazione della feésca. Spiegandola non faremo altro che
rafforzare il valore della varietà, completando il quadro' che ad
essa dà risalto. |
Nella fusca troviamo la fascia bianca, che si avvolge lungo
la spirale, rimanendo al disotto della sutura, perchè tale fascia è
presente nel tipo della specie. Nella /esca osserviamo una vela-
tura bianca, che la lente dice corrispondere al colore delle esilissime
strie ondulate, perchè nel tipo della specie i cordoni granuliformi,
corrispondenti alle strie, sono bianchi e le strie stesse hanno la
tonalità cromatica di quelle della var. fusca. A me pare estrema-
mente probabile che se fosse possibile levigare i granuli del tipo
fino a raggiungere la superficie della conchiglia, senza ledere
per nulla la sua forma, dal tipo deriverebbe la var. fusca, poichè
anche il colore fondamentale del tipo è come quello della sua
varietà.
Evidentemente in natura questo lavoro è stato possibile. Quale
sia stata la causa non la conosco, ma sono propensa a credere
che convenga cercarla soltanto nell’ azione esercitata dall’ ambiente
ospitale.
Il Carus dice che la Pirenella conica. « Lacunarum et
acquarum semisalsarum incola ». Pallary precisa che la var.
fusca la sì trova «dans les mares à eau sursaturée ». Confalo-
nieri ha raccolto la medesima varietà sul fondo del Lago Arrascia,
lungo il battente dell’ onda, tra le incrostazioni di sale.
È noto, ma anche su questo avrò campo di tornare trattando
la questione che mi interessa in sommo grado, come il Cardiwm
edule L., secondo le osservazioni del Bateson (*), abbia le valve
tanto più sottili quanto più l’acqua ambiente è ricca di sale: e
inversamente, quanto più l’acqua è impoverita tanto più le valve
acquistano consistenza.
Il Cardium e il Mytilus dell’ Arrascia dimostrano precisa-
mente di seguire la regola osservata dal Bateson: non sarebbe
strano permettere alla PirenelZla conica il medesimo comporta-
mento, poichè la varietà fusca è stata raccolta soltanto in acque
(*) Bateson W. On some variations of Cardium edule L.: Phil. Trans. Roy. Soe.
London, CLXXX, pag. 297, 1899.
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ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB AI
molto ricche di sali. In tal modo si spiegherebbe perchè dal tipo
si sia staccata questa varietà, e perchè la malacofauna dell’ Ar-
rascia sia rappresentata da forme a conchiglia estremamente sottile.
LAMELLIBRANCHI
Fam. M YTILIDAE Flem., 1828
Gen. MYTILUS Lin., 1758
Subg. Mytilaster Montr., 1884
Mytilus (Mytilaster) minimus Poli var. Coeni n. v.
(Figg. 3-6)
1795. Mytilus minimus Poli: Test. utriq. Sic., t. II, pag. 209,
pl. XXXII, fig. 1 (Tipo).
1898. Mytilus minimus, B. D. D.: Moll. du Roussillon, tom II,
pag. pag. 146, pl. XXXIX, fig. 7-10 (ubi bibliogr. et syn.
typus).
Del Myt. minimus Poli, caratteristica specie mediterranea,
son note oltre al tipo, tre varietà ex forma ed una ex colore.
È dunque questa una specie variabile, le cui principali modifica-
zioni d’ habitus, radunate sotto il nome delle rispettive varietà,
‘si accompagnano a molteplici stadi di forme intermedie rappre-
sentanti variazioni individuali: variazioni che non possono e non
devono a loro volta esser portate al grado di altrettante varietà,
appunto perchè i caratteri che le contaddistinguono rientrano
nel campo di quelli che partecipano alla costituzione del complesso
specie-varietà dipendenti.
La diagnosi della specie che meglio risponde alle esigenze
della determinazione, è quella data da B. D. D., poichè colmando
le lacune lasciate dal Poli, permette di raggiungere la completa
conoscenza della specie stessa. Questa diagnosi toglie al Myf.
cylindraceus Requien 1848, il valore specifico voluto dal suo
autore (7), perchè i caratteri che dovrebbero contraddistinguere
(1) Requien. Gog. de Corse, pag. 30.
pena Pe
E TT IA
Peg ne e
e
272 L. GAMBETTA
il cylindraceus appartengono al minimus, come è possibile —
vedere dalle figure del Poli comparse nel 1795.
La forma della conchiglia del Mytilus minimus, dipende
non solo da quella delle valve, ma dalla profondità delle valve
stesse, ossia dalla maggiore o minore emergenza degli umboni.
Sapendo come le valve siano diagnosticamente indicate secondo,
il comportamento dei tre margini che le delimitano (ligamentare,
dorsale e ventrale), poichè quando tre linee concorrono a formare
una figura chiusa danno come risultante un triangolo, è possibile
attribuire alle valve del Myt. minimus una forma triangolare. —
Possibilità che va intesa però, nel caso nostro, come uno schema
fondamentale, che porto in campo perchè dovrò utilizzarlo per
dimostrare le differenze che passano fra il tipo della specie e- la.
varietà vivente del Lago Arrascia.
Lo schema della figura triangolare, evidentissimo non solo
per chi osserva le valve ma anche per chi si limita alla diagnosi
ed alle illustrazioni, è dato dalla diagnosi
stessa. Infatti: « Bord ligamentaire légère-
ment arqué, incliné en avant » (Partiamo
da un punto che rappresenti l’ umbone
(fig. 3) e tracciamo lateralmente una linea
(ML) leggermente arcuata: otterremo l’in-
clinazione in avanti voluta dalla diagnosi)
« Bord postérieur. arrondi et formant un
angle très obtus à son point de jonction
avec le bord ligamentaire » (Segnamo sulla
carta questa seconda linea (MP), termi-
niamola in basso con un arco che arrestere-
mo perpendicolarmente all’umbone: essendo
molto ottuso Vangolo fra le due linee,
otterremo una superficie curva, secondo
lato del triangolo schematico) « Bord ventral
un peu sinueux au milieu » (Uniamo il
margine posteriore all’ umbone, con una perpendicolare (MV),
sia pure un po’ concava al centro: avremo il terzo lato trian-
golare).
Le tre varietà ex forma del Myt. minimus sono le seguenti :
var. dilatata Philippi « Forme large, dilatée du còté dorsal ».
var. incurvata Philippi « A bord ventral fortement arqué ».
.
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3
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ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 973
var. minutissima Montros. « De trés petite taille, mince et de
forme sagittée ».
Di queste la più caratteristica è |’ incurvata, a margine
ventrale estremamente concavo, e per conseguenza con margine
basale ad arco di cerchio: la caratteristica curvatura è data dalla
presenza di umboni molto grandi, marcatamente volti verso I’ orlo
ventrale, che causano il vero contorcimento delle valve, provo-.
cando una forte gibbosità carenale.
Tutte queste varietà, pur differendo dal tipo per l’accentua-
zione di caratteri che appartengono al tipo stesso, non modi-
ficano per nulla lo schema fondamentale messo dianzi in evidenza.
Sono cioè valve a contorno triangolare, dove non è possibile
distinguere la comparsa di un quarto. margine limitante, margine
che sappiamo sviluppatissimo in altre specie di Mytili, nel Myf.
edulis, ad esempio.
Ho ritenuto opportuno indicare con il nome di una nuova
varietà quella che vive nelle acque del Lago Arrascia, appunto
perché, oltre ad altri caratteri che accennerò in
seguito, è precisamente questa che presenta il
margine posteriore come elemento individuabile.
Esaminiamo l’andamento delle linee perime-
triche delle valve della var. Coent partendo
ih dall’ umbone, che è piccolo, poco sporgente, leg-
germente volto verso il margine ligamentare
2.
M
(fig. 4). Il margine ligamentare (m. 2.) si presenta
come una retta posta obliquamente all’ umbone :
i questa retta incontra una verticale che |’ interseca
formando un angolo di poco superiore ai 90°,
angolo ottuso, ma non prossimo al piatto. La ver-
Di ticale non é altro che il margine dorsale (m. d.),
dal quale si parte il margine posteriore (1. p.)
arco di cerchio che regolarmente si continua con
il margine ventrale (m. v.), tratto quasi rettilineo
e perciò parallelo al margine dorsale, che ha
fine all’ umbone.
Fig. 4. La figura riproduce schematicamente: ma è
questo uno schema talmente chiaro nella valva,
che meglio sarebbe dire come la figura riporti il profilo della
valva stessa.
Ann..del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (2 Agosto 1929). 18
974 L. GAMBETTA
Ho attribuito al Myt. minimus questa sua varietà, perchè
la comparsa del margine posteriore che causa il diverso habitus
della conchiglia, è legata, a parer mio, a modificazioni dei carat-
teri propri al tipo della specie del Poli.
Osserviamoli. Stabiliamo anzitutto che il Mytilus dell’ Arrascia
appartiene, come il minimus Poli, al sottogenere Mytilaster : |
possiede infatti la caratteristica granulazione lungo il margine
ligamentare, e fra i Mytilaster noti non può esser avvicinato
che a quello di Poli.
Gli umboni del Myf. minimus « subterminaua, petits, in-
curves » per quanto piccoli sono sempre più grandi e più spor-
genti di quelli della var. Coeri, dando alle valve una maggiore
profondità. Il fatto che l’ umbone si pieghi verso il margine liga-
mentare (l’incurvé della diagnosi) comporta una trazione della
superficie della valva: trazione che si esercita determinando la
comparsa di una linea carenale dorsale. Questa linea, poichè rap-
presenta la zona più elevata di tutta la valva, deve necessaria-
mente segnare un limite di separazione, al di là del quale, verso
i margini ventrale e dorso-ligamentare, scendono le due falde
della valva stessa. Nel Myt. minimus data la curvatura dei
margini e la maggiore emergenza degli umboni, queste falde
hanno uno sviluppo quasi eguale, poichè la salienza carenale
coincide sensibilmente con il centro della valva. Nella var. Coené
non solo non può esservi paragone dimensionale tra le falde, es-
sendo molto più ampia quella che scende verso il margine dorso-
ligamentare, ma la falda che volge verso il ventrale, ridotta ad
una porzione triangolare, scende quasi perpendicolarmente, for-
mando con il margine stesso un angolo molto acuto.
Il margine ligamentare del My. minimus è più lungo di
quello della var. Coené: essendo più lungo scende più in basso,
ed impedisce la formazione del margine posteriore, ossia confonde
nella curvatura del margine dorsale, la somma dei due orli dor-
sale e posteriore. Nella var. Coenz, dato che il ligamentare, ret-
tilineo, non scende tanto in basso ma si tiene alto formando con
l’umbone un angolo più ampio del corrispondente nel tipo della
specie, il dorsale può svilupparsi a suo agio, separandosi con
evidenza dal posteriore.
Il margine ventrale del My. aéinimes segue l'andamento
voluto dall’ emergenza degli umboni, accentuando la propria con-
circ ee ae n cati
i ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
cavità quanto piu essi si elevano. Si incurva al disotto dell’ apice
per congiungersi con il ligamentare: e questa è l’ unica curvatura
ripetuta, benchè in grado assai minore, nella var. Coeni, il cui
margine ventrale, costantemente rettilineo, può talvolta presentare
ancora un accenno di concavità. »
Ho detto che si tratta di un accenno, non essendo neppure
.millimetrica P ampiezza della curva: tuttavia anche questo ha
la sua importanza. Infatti la varietà ex forma Coeni deriverebbe,
secondo il mio modo di vedere, dal tipo del minimus, ossia rap-
presenterebbe un minimus resosi piatto. In tal caso la causa
che avrebbe provocato l’ appiattimento, avrebbe pure favorito la
riduzione della lunghezza del margine ligamentare, a vantaggio
di quello postero dorsale, che si sarebbe isolato come elemento
distinto. i
To non conosco precisamente quale sia questa causa, pure
ritengo debba ricercarsi nelle variazioni dell’ ambiente ospitale.
E ciò perché la consistenza delle valve, che gia nel minimus
è relativamente poco forte, nella var. Coeni dell’Arrascia, si è resa
così tenue da essere esile e fragile quasi quanto quella di una
Vitrina. Ricordando come anche la Pirenella conica viva nel-
l’ Arrascia rappresentata dalla var. fusca, varietà che può consi-
derarsi come una conica priva di ornamentazione sculturale e
‘per conseguenza a conchiglia molto più sottile, la var. Coens
non solo rimane perfettamente giustificata poichè ha subito mo-
dificazioni che corrispondono a quelle della fusca, ma avvalora
la possibilità dell'influenza esercitata dall’ ambiente.
Osserviamo queste modificazioni. La striatura che nel tipo
Myt. minimus adorna le valve con strie numerosissime, irregolari
e salienti, nella var. Coeni è data da linee insensibili al tatto,
esse pure, come le prime, concentriche all’ umbone. A me pare
che precisamente alla differenza di sviluppo fra le strie del tipo
e della varietà sia da attribuirsi non solo |’ appiattimento delle
valve osservato per quest’ ultima, ma la grandezza e I’ emergenza
degli umboni, precedentemente notata. Ciò si spiega benissimo
pensando che se all’umbone fanno seguito strie ad esso concen-
triche e di notevole spessore, necessariamente |’ umbone viene
sollevato, aumentando la propria emergenza. Che lo spessore della
striatura possa influire sull’appiattimento valvare è facilmente
dimostrabile : immaginando infatti che nella valva della var,
a
Fi ee a eaten aa
dn rà:
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ye PA CR
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276 L. GAMBETTA
Coeni ogni linea concentrica all’ umbone riesca ad ingrossarsi
assumendo lo spessore di quella che nel tipo le corrisponde, il
susseguirsi armonico degli ingrossamenti deve agire, sempre se-—
condo il mio modesto parere
1.° - Sull’ umbone, sollevato automaticamente dal fatto stesso
dianzi esposto. i
2.° - Sulla forma generale della valva, pene l’ ingrossa-.
mento dell’ umbone accentua la sua piegatura verso il margine
ligamentare (fatto osservato per il tipo della specie e per la var.
incurvata Phil.) provocando |’ incuryamento di quello ventrale,
mentre ogni stria, aumentando il proprio spessore, occupa più
spazio, colma l’angolosità dorso-ligamentare a spese del margine
posteriore, il (USI trascinato contemporaneamente in altos SÌ
fonde con il margine dorsale.
Il comportamento reattivo del Mytilo dell’ Arrascia è dunque
parallelo a quello offerto dalla Pirenella del medesimo lago: le
due forme hanno modificato lo spessore della conchiglia nel senso
indicato dal Bateson, e questo confermerebbe la possibilità del
V influenza ambientale sull’ Raditus dei Molluschi esaminati.
Mytilus minimus v.
Coeni n. V.
I caratteri distintivi della var. Coeni del Myt. minimus,
sono ì seguenti :
Valve traslucide poco profonde; color castano cupo, spesso |
con riflessi violacei.
ae ot
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 277
Striatura finissima, concentrica agli umboni, regolare, insen-
sibile al tatto.
Umboni piccoli, leggermente volti verso il margine ligamentare :
sovente appaiono di una bella tinta violaceo chiara, e ciò perchè
l'epidermide che li ricopre si è logorata lasciando visibile lo
strato calcareo della conchiglia, il quale, essendo viola, può dare
tale riflesso al castano delle valve e comparire negli umboni
privi di rivestimento epidermico.
Gli umboni possono considerarsi combacianti, poichè è minima,
se non trascurabile, la distanza che li separa.
Margine ventrale leggermente concavo, quasi rettilineo.
Margine dorsale parallelo al ventrale.
Margine posteriore regolarmente arrotondato.
Margine ligamentare rettilineo, obliquo. Fossetta, granulazioni
e dentatura come nel tipo.
La superficie esterna delle valve porta una linea carenale
smussata,-che si estende dagli umboni all’inizio del margine
posteriore. Questa carena divide la valva in due zone diversamente
sviluppate: una è ampia, e scende a lento declivio verso il mar-
gine dorsale, l’altra più stretta, triangolare, si abbassa rapidamente
al margine ventrale.
La superficie interna delle valve è più scura di quella esterna,
e lungo il margine postero-dorsale ha riflessi iridescenti.
Diametro antero-posteriore. mm. 10,5 14
» dorso ventrale. . mm. 5 7
Spessore all’ umbone.. . . mm. 3,5 5
Il Mytilus minimus Poli è specie costiera Mediterranea.
Fam: ‘CAR DIL DAE, Brod.
Genus CARDIUM L., 1758
Subgenus Cerastoderma Poli, 1795
Una «Nota sui Cardium della Sezione Cerastoderma »
comparsa nel 1915 per opera del Ch.” malacologo Ing. S. Coen (!)
dovrebbe esimermi dall’ulteriore commento alla dibattuta questione.
(1) Atti Acc, Scien, Veneto-Trentino Istriana, Serie terza, Vol. VIII, 1945,
Pa
E a ON Teh ae NEIL III E Pe
x
Ty TE»
9278 i L. GAMBETTA
Poichè invece, proprio da questa nota sorgono elementi tali da
meritare ogni studio più accurato, desidero indugiare sul gruppo
dei Cardium radunati nel sottogenere Cerastoderma. (1)
La specie che si può considerare come lo stipite dal quale
sì sono differenziate numerosissime varietà, varietà che a loro
volta, accentuando i caratteri acquisiti in seguito a variazioni
ambientali hanno potuto esser ritenute unità specifiche, è il
Cardium edule L.
Basterà ricordare infatti come all’ edz/e siano stati attribuiti,
dal 1778 al 1891, sedici nomi diversi, corrispondenti ad altrettante
specie viventi, per rendersi conto non soltanto dell’ estrema varia-
bilità dell’ edule, ma dell’ incertezza in cui si sono trovati i de-
terminatori di fronte al polimorfismo di una specie i cui caratteri,
evidentemente, non sapevano o non potevano riunire in un sistema
armonico fondamentale. Solo nel 1898 con la comparsa dell’ im-
ponente opera di Bucquoy, Dautzenberg e Dollfus (*), è stato
possibile ritrovare, nella sua complessa struttura, la specie linneana.
Compiuto questo passo certamente assai laborioso, l’ edule è
comparso accompagnato da 21 varietà (16 ex forma, 5 ex colore).
Immediatamente è sorto, connesso con il problema tassonomico,
quello molto più grave della distribuzione geograticà : in conse-
guenza degli studii comprensivi di B. D. D., I’ edule acquistava
un vasto dominio costiero Atlantico e Mediterraneo, dall’ Islanda
alle Canarie, dal Marocco al Mediterraneo orientale, raggiungendo
il Baltico nel primo distretto, I’ Adriatico nel secondo, e oltre
(1) Confesso francamente di aver dedicato molto tempo per riuscire a capire
l'argomento relativo alla specificità del Cardim edule L., ed ai suoi rapporti con
le specie del gruppo dei Cerastoderma che all edule fa capo. L’ Ing. Coen, compe-
tentissimo in materia, mi ha dato l'appoggio della Sua chiara parola quando mi
è parso di non interpretare giustamente i Suoi lavori: e mi ha favorito preziosi
esemplari di confronto, aiutando in ogni modo la mia-ricerca.
La Dott. Jole Bisacchi e il Dott. Felice Capra del Museo Civico di Storia Naturale
di Genova, si sono occupati con amichevole premura perchè durante la mia sosta
al Museo potessi trovare tutto quanto interessava il mio studio.
Il Prof. Gestro ha pazientemente atteso il manoscritto, arenato per tante cause
che hanno avuto per base il bisogno dì esaminare almeno gran parte del materiale
che poteva essermi utile.
Ringrazio, con animo veramente grato, per l’ aiuto che mi è giunto con così
larga misura. x
Non avevo mai studiato i Cerastogerma: la mia assoluta incompetenza ha avuto
bisogno di raggiungere la chiarezza attraverso alla strada più lunga, e poichè la
strada mi è costata fatica, desidero fissarla con semplicità schematica perchè possa
essere utile, così almeno io spero, a quanti conoscono di nome il 0. edule ma non
sanno con precisione che specie esso sia.
(®) B, D. D. Mollusques marins du Roussillon, Paris, Bailliéres,
| ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB 279
ancora il Nero, l’Azow, il Caspio, l’ Aral e si inoltrava nel canale
di Suez.
Le conclusioni di B. D. D. non sono accolte da tutti i Mala-
cologi: se per tutti rimane immutato il tipo della specie Cardium
edule, il destino di alcune fra le principali varietà attribuite
all’ edule stesso, varietà che B. D. D. avevano tolto dal grado
di specie, è dato o dal loro ritorno alla primitiva specificità op-
pure dal passaggio a varietà di queste ultime. L’ importanza del
fatto, che potrebbe parere di ordine puramente sistematico, assume
invece un gravissimo valore zoogeografico: perchè molte volte
è proprio per la presenza in un determinato luogo di particolari
sue varietà che una specie, considerata nel complesso di tutte le
sue forme, può raggiungere un’ ampia diffusione geografica. Ed
è naturale che l’area distributiva si frazioni se molte varietà
sono tolte alla specie primitiva e diventando a lor volta delle
altre specie, originano nuove serie di forme, limitate al luogo
dei reperti.
Tutto questo sarebbe precisamente avvenuto per il Cardium
edule, se non si trattasse, in conclusione, che di riportare lo
studio alla propria fonte, per ottenere un -quadro sensibilmente
concreto dei fatti che ci interessano. Ma questo basta però per
spiegare perchè sia entrato nel dominio comune ritenere che quel
Cardium così simile all’ edule che si raccoglie nel bacino Medi-
terraneo, non lo sia affatto, ma sia una specie ad esso affine,
dato che « l’ edule non vive nel Mediterraneo ». La frase, soste-
nuta dai Malacologi di polso quali ad esempio il Monterosato
ed il Coen, porta in pieno argomento zoogeografico : argomento
che si riassume nella domanda : « Il Cardiwm edule vive o non
vive nel Mediterraneo? Vive nella forma tipica od è rappresentato
da determinate varietà ? ».
Lo scopo della mia ricerca è questo: è ciò di ordinare le
notizie che si posseggono intorno alla sistematica del gruppo
Cerastoderma che fa capo all’edule, perchè la questione zoogeo-
grafica possa avere una solida base di appoggio.
I due massimi contributi di studio relativi al gruppo di specie
che fanno capo all’ edule, sono quelli di B. D. D. e di Coen. A
me è parso opportuno, per chiarezza dimostrativa, radunare nel
riassunto della pagina seguente, le conclusioni degli Autori,
i
i
4)
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SECONDO BUCQUOY - DAUTZENBERG - DOLLFUS
Tipo
L. GAMBETTA
SOTTOGENERE
| CERASTODERN
EDULE L.
var. ex forma major B. D. D. =
»
»
»
»
»
belgica De Malz. =
— OUTIL OCs —
= crenulata Jeff. non Lam.
crenulata Lam. =
Batesoni B. D. D. =
= pectinatum Lam. non L.
aio? 18, DS 10), ==
beltica (Beck) Reeve =
Lamarckii Reeve =
= rusticum Ch., Lam. non L.
isthmica Issel
umbonata Wood =
clodiensis (Ren.) Brocchi =
= C. fragilis Tour.
paludosa B. D. D.
quadrata B. D. D. =
= clodiensis Brus., Motz.,
non Ren. nec. Broc.
libenicensis Brus.
Eichwaldi Reeve =
fluviatilis Wit.
ex colore maculata D.
»
»
»
»
aureotincta B. D. D.
zonata Brown
marmorata Brus.
fulva Daut.
SECONDO COEN
EDULE L.
= Tipo i
var. major B. D.
II I
» erenulata
» Batesoni B.
= 39
mercatoria
y
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 281
SSUNTO DIMOSTRATIVO
| Seconpo COEN
LAMARCKII Reeve
“var. altior B. D. D.
= tipo C. Lamarckii R.
— var. umbonata Wood
dl ct
» Eichwaldi Reeve
c forma syrtica (Mont.) Coen
|» ineurva (Mont.) Coen =
3 = C. glaucum var. incurva
A Mont. = C. edule var. ar-
copsts De Greg.
| tetragona (Mont.) Coen
flabellata Coen =
= bicolor Montr.
fauca Brug. = C. glaucum Brug.
auca-crassa Coen = 0. crassum Defr.
= C. glaucum var. crassa
Mont.
rvastirps (Mont.) Coen= C. glaucum
var. parvastirps
nuis- subquadrata (Mont.) Coen =
= C. glaucum var. t-s.
Mont. mss.
cunaris (Mont) Coen
tea
vv
hereto he Mere
¥ AG Gee et
SEconDO COEN 3 SECONDO COEN
RECTIDENS Coen ISOSCELES Caen
Tipo. | Tipo
var. ex colore adusta Coen
» fragilis (Mont.) Coen
» pulchella (Mont.) Coen
» alba (Mont.) Coen
» drepanensis Coen
» varnensis Coen
» obliquata (Mont.) Coen
» supina Mont.
= var. minor Coen
% GAMBETTA
SOTTOGENERE CERASTO
seconpo BUCQUOY - DAUTZENBERG - DOLLFUS SECONDO COEN
EDULE L.
EDULE L,
|
Tipo =
var. ex forma major B. D. D. =
> » belgica De Malz. =
= obtrita Loc. =
= crenulata Jeff. non Lam.
» » erenulata Lam. =
» » Batesoni B. D. D. =
= pectinatum Lam. non L.
» Into 18h 10) 1D), =
DER a
c
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB
SSUNTO DIMOSTRATIVO
n | SECONDO COEN
SeconDo COEN
SECONDO COEN
: li
| LAMARCKII Reeve
Tipo
var. major B, p, d
» belgica De Maly |
> crenulata Lan,
» Batesoni B, Dd
beltica (Beck) Reeve =
yar. altior B. D. D.
> beltica Reeyo |
tipo C. Lamarckii R.
Sd
= C. fragilis Tour.
» > paludosa B. D. D.
go) quadrata B. D. D. =
= clodiensis Brus., Motz.,
non Ren. nec. Broc.
» » libenicensis Brus.
» » Eichwaldi Reeve =
» fluviatilis Wit.
» ex colore maculata D.
» aureotineta B. D, D.
» zonata Brown
» marmorata Brus.
» fulva Daut.
x
vY % %
» » Lamarckii Reeve =
= rusticum Ch. Lam. non L.
» » isthmica Issel
» » umbonata Wood =
» » —elodiensis (Ren.) Brocchi =
E — = var. umbonata Wood
ww
» Hichwaldi Reeve
, 6x forma syrtica (Mont.) Coen
— » incurva (Mont.) Coen =
A = C. glaucum var. incurva
ie Mont. = C. edule var. ar-
È copszs De Greg.
| tetragona (Mont.) Coen
flabellata Coen =
= bicolor Montr.
uca Brug. = C. glaucum Brug.
ca-crassa Coen = €. crassum Defr.
= C. glaucum var. crassa
Mont.
‘astirps (Mont.) Coen= 0. glaucum
Var. parvastirps
is-subquadrata (Mont.) Coen =
= 0. glaucum var. t-s.
Mont. mss.
» mercatoria On
RECTIDENS Coen
Tipo
var. ex colore adusta Coen
» fragilis (Mont.) Coen
» pulchella (Mont.) Coen
» alba (Mont.) Coen
» drepanensis Coen
varnensis Coen
obliquata (Mont.) Coen
>» supina Mont.
= var. minor Coen
ISOSCELES Caen x
Tipo
De TRAE A is eS SC
982 L. GAMBETTA
Il tipo della specie linneana, posto in evidenza con così giusta
misura da B. D. D., dà origine a due serie di varietà : una che
chiameremo serie B. D. D., |’ altra serie Coen.
Non tutte le varietà della prima passano nella seconda, qual-
cuna costituisce un nuovo gruppo di forme dipendenti da specie
nuove o di nuovo ritorno a tal grado, e parecchie rimangono
alla serie primitiva. (3) 5
Così il Cardium Lamarckii Reeve che nella serie B. D. D.
vediamo lasciare la propria specificità per essere collocato in
dipendenza dell’ edule, nella serie Coen torna ad assumere il
valore di specie perfettamente giustificata, ed a sua volta è sti-
pite di varietà che, o sono nuove o provengono dall’edule B. D. D.
Così il Cardium clodiense (Ren.) Brocchi, sinonimo di quel
famoso edule var. fragilis Tournoiler trovato fossile in Tunisia 4
nello Chott Quargla, passa da varietà dell’ edule B. D. D. a va-
rietà minor di una specie adriatica vivente, caratteristica ed
interessantissima, il C. rectidens Coen. Si hanno dunque, secondo
Coen, tre specie assolutamente distinte, accompagnate ognuna
dalle rispettive varietà : il C. edule L., il Lamarckii Reeve, il
rectidens Coen. A queste se ne aggiunge una quarta, l’ ¢sosceles
Coen, che non può dar luogo a contrasti tanto è chiaramente
isolata.
Limitando la questione al puro lato sistematico, ammiro le
conclusioni raggiunte dal Coen attraverso ad una non comune
conoscenza della nostra fauna marina, e le condivido, poichè
le ragioni che valorizzano il nuovo ordinamento tassonomico
sono basate su caratteri costanti e sicuri. Anche per me le quattro
(1) Questo è quanto deduco dal lavoro del Coen, perchè la mia è forse più dedu-
zione che altro, non essendomi chiaro il concetto espresso dall’ A. a pag. 55: «Io
seguirò nella loro enumerazione I’ opera classica di B. D. D. interpolando, fra le
varietà ivi figurate o descritte, le forme non citate, ed attribuendo queste e quelle
alle specie cui credo appartengano ». Poichè al C. edule Coen concede soltanto le
varietà da me poste in evidenza, poichè ne trasporta qualche altra nel modo anzi-
detto, alla serie edule B. D. D. rimane un discreto numero di forme che franca-
mente non so se Coen intende considerare col concetto di B. D. D. o trascurare
senz’ altro. Nel riassunto ho preferito lasciare lo spazio in bianco, perchè a me
pare che se queste varietà non riportate dal Coen durante la trattazione del C. edule
dovessero veramente appartenere all edule interpretato dal Coen, egli stesso le
avrebbe indicate particolarmente, come ha fatto per le altre.
Se la mia deduzione è sbagliata, mi permetto osservare che questo non ha im-
portanza per quanto mi interessa dal lato geografico, perchè qualunque sia il
destino delle varietà trascurate dal Coen, non muta il valore che esse hanno, rap-
presentando sempre, sia pure con nomi diversi, varietà viventi in un determinato
territorio, : ;
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 283
| specie hanno diritto di assumere un posto chiaro e netto quale
«è quello stabilito dal Coen: però a me pare, e mi sia concesso
il dimostrarlo, che non è necessario distinguere col Monterosato
«il gruppo del C. edule col nome sezionale di Edulicardium
perchè il vero edule, che non vive nel Mediterraneo, appartiene
ad un gruppo di forme dei mari del Nord» (*). Anche Coen è
contrario al nome sezionale, pur sostenendo che il Mediterraneo,
abitato dal Lamarckii, dal rectidens e dall’ isosceles, non ac-
._colga I’ edule, specie esclusivamente limitata alle coste del Mar
del Nord e dell’ Atlantico Europeo.
[i ]miocene
009090
093] PLIOCENE
DIE
PLISTOCENE,
La diffusione del Cardium cadute L. nelle epoche geologiche,
A me pare un po’ eccessivo negare all’ edule |’ ospitalità
lee)
mediterranea, dal momento che fin dal Miocene lo posseggono
(1) Monterosato. Molluschi delle coste cirenaiche raccolti dall’ Ing. C. Crema. Mem.
CVII. R, Com, Talassogr, It., 41923,
E,
;
sd
ni FERRI, REI API on: oY ma
28h _L. GAMBETTA
l’Italia, l Algeria e l’ Altipiano del Barca, e dal Pliocene la
Spagna, |’ Epiro, la Morea, la Francia verso il Golfo del Leone:
e nel Plistocene compare in Sicilia, in Sardegna, nelle Baleari,
in Tunisia, in Egitto, come ho messo in evidenza nella cartina n. 1.
Bisogna ritenere a priori che tutte queste indicazioni siano
errate, o che l’ edule dei Geologi non corrisponda a quello degli
Zoologi? Ma anche ammettendo questo, anche attribuendo ad un
| Cerastoderma mediterraneo nel senso della serie Coen V edule
fossile, il che vuol dire concedere tutto pur di chiarire la questione,
vedo che Pallary (*) tenendo come tipo di edule quello stesso
di B. D. D. e di Coen, lo raccoglie, ma proprio raccoglie il tipo,
nel lago Mareotide del littorale Egiziano.
Non ho citato che quest’ esempio, fra i tanti perchè si rife-
risce alla zona orientale mediterranea. Ma potrei ricordare le
oe 1G EDUIER I
*% var BELGICR
BENE a UMBONATR
ISTHMIGA
PARUA
EICKWALDI
PRALUPOSA
LRMARCKI
CLOPIENSIS
Distribuzione geografica del Cardium edule L. e delle sue varietà
secondo lo schema B. D. D.
osservazioni interessantissime del Bateson () a proposito delle
variazioni subite dall’ edule in rapporto all’ ambiente nel mare
(1) Pallary P. Loe. cit. 1942.
(2) Bateson W. Loc. cit. 1899,
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 985
d’ Aral, nel Lago Mareotide e Ballah, della Bisacchi (*) per
l’ edule delle saline di Coo: e riportare tutti gli Autori che
nel corso degli anni hanno raccolto Il’ edule tipico in stazioni
mediterranee. Preferisco però dimostrare servendomi di quanto è
stato già notato da B. D. D., poiché questo mi basta.
Riprendiamo il riassunto dimostrativo e vediamo di completarlo
con l'aggiunta di una carta (n. 2) dove ho segnato la diffusione
del tipo Cardium edule secondo lo studio di B. D D. Accanto
al tipo - che dall’Islanda giunge al Lago d’Aral toccando tutti i
| punti della zona mediterranea - ho collocato le varietà dell’ edule
. che per B. D. D. o sono proprie del Mediterraneo (var. Lamarckit)
o sono comuni al Mediterraneo e all’ Atlantico europeo. Togliamo
da queste, oltre alla Lamarckii, l’umbonata e | Eichwaldi
che per Coen sono tipo e varietà del classico Cardium mediter-
raneo (C. Lamarckii) : togliamo la clodiense Ren. var. minor
rectidens Coen: rimane la belgica De Malz., comune all’ Inghil-
terra, al Mar del Nord, alla Manica ed alla Tunisia, la parva
Brus. raccolta nell’ Adriatico, la quadrata B. D. D. della Loire
inferiore e dello stagno di Leucate, la paludosa della Corsica,
l’isthmica Issel, quella che per un Malacologo insigne come
I’ Issel « rappresenta a Suez il C. edule mediterraneo ». (?)
Possiamo ora, con conoscenza di causa, seguire le due cor-
renti: o noi non consideriamo validi i reperti che attestano la
vita dell’ edule al difuori del dominio nordico-atlantico, ed in tal
caso neghiamo all’ edule l'ospitalità mediterranea, privandolo pure
della documentazione geologica, ma in compenso vogliamo cono-
scerne il motivo giustificato; o ammettiamo che lV edule viva
tanto nell’ Atlantico quanto nel Mediterraneo, portando a sostegno
i dati su esposti. Io seguo quest’ ultima tesi.
Tutto quanto è stato detto rientra perfettamente nell’ ordine
di fatti esposti da Colosi (*) per dimostrare come la conoscenza
faunistica del Mediterraneo e dell’ Atlantico non parli in favore
della divisione geografica delle acque proposta dall’ Ortmann (*) :
divisione che ponendo il Mediterraneo come sottoregione dell’Atlan-
(1) Bisacchi J. Molluschi marini. Ric. faun. isole italiane Egeo. Arch. Zool. Ital.,
vol. 42, fasc. 3-4, 1928.
(2) Issel A. Malacologia del Mar Rosso, 1869.
(3) Colosi G. Sui rapporti faunistici fra il Mediterraneo e l'Atlantico. Mon. Zool.
Italiano, XXVIII, 1917. . i
(4) Ortmann A. E. - Grundziige der marinen Tiergeographie. Jena, 1896,
LE IRA Be OM SRI ASA ATI 17 ae a! Sean at
E RA a A et WES tia
986 ‘L. GAMBETTA
tico cireumtropicale o per meglio dire, intertropicale, lo subordina
rigorosamente a questo, lasciandolo indipendente dall’ Atlantico
boreale. (!) Ì
Colosi ha osservato che per molti gruppi zoologici non solo
esiste una disgiunzione faunistica fra il Mediterraneo e |’ Atlantico
intertropicale, ma ha insistito «segnatamente » esponendo dati
di fatto, sulla « grande analogia che esiste fra il Mediterraneo e
l’ Atlantico boreale » (pag. 115). Il complesso gruppo dei Cera-
stoderma, qualunque sia la distribuzione geografica che noi conce-
diamo all’edule, testimonia l’insormontabile barriera dell'Atlantico
intertropicale, barriera che mai è stata oltrepassata benchè i
Cardium presi in esame, siano forniti in sommo grado della
facoltà dell’ adattamento all’ ambiente più disparato, quale può
essere quello nordico in confronto al Mediterraneo.
Vediamo di spiegare perchè questo è possibile.
Ortmann e Colosi ammettono che i caratteri fisici e biologici
dell'Atlantico comportino una rigorosissima distinzione fra Atlantico
boreale e Atlantico intertropicale. Ma Golosi, risalendo alle fonti,
va oltre a questo, dicendo come tale distinzione non solo sia de-
terminata dai fattori fisico-biologici intesi nel senso dell’ Ortmann,
ma sia « confermata dalla geologia storica, la quale ci insegna
che attraverso vicende ben diverse si formarono |’ Atlantico boreale
e |’ Atlantico intertropicale; e mentre questo è di formazione
assai recente, non anteriore alla fine del terziario, quello è, al
contrario, molto antico e fu per lungo tempo largamente connesso
al Mediterraneo, il quale, a sua volta, per. gran parte dell’ era
“secondaria ebbe assai larga estensione e si univa ampiamente —
con l’ Indo-pacifico » (pag. 109). —
Questo spiega non solo la grande analogia faunistica fra Me-
diterraneo e Atlantico boreale, ma l'inevitabile disgiunzione fra
il boreale e |’ intertropicale, giustificata dalla diversa fauna dei
due distretti. Tale disgiunzione è provata ancora da un fatto,
che pare osservato appositamente per essere controllato sui Cera-
stoderma: « mentre numerose specie possono vivere in condizioni
d’ ambiente così bruscamente diverse quali quelle del Mediterraneo
(1) Il limite settentrionale della regione circumtropicale atlantica, secondo la
divisione dell’ Ortmann, parte da Capo Tarifa e raggiunge Capo Hatteras mediante
una curva il cui: punto più alto è toccato a 44° lat. N. e 30° long. W. Green. in cor-
rispondenza delle Azzorre. Lo stretto di Gibilterra appartiene alla sottoregione
mediterranea, mentre il Golfo di Cadice fa parte della regione boreale atlantica.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 987
e dell’ Atlantico boreale, non vivono, pur potendo passare attra-
verso graduali modificazioni di ambiente fisico, nell’ Atlantico
intertropicale. Non si può quindi presumere che esse un tempo
vivessero e poi da questa regione fossero scomparse per causa
del fattore ambiente fisico: esse assai probabilmente non vi hanno
mai vissuto ». (Colosi pag. 114).
Il Mediterraneo non può dunque essere, come sostiene |’ Ort-
mann, una sottoregione strettamente dipendente dall’ Atlantico
intertropicale, ma una vera e propria regione oceanica, per lungo
tempo largamente connessa con |’ Atlantico boreale e con |’ Oceano
Indiano, secondo il concetto di Colosi.
Il Cardium edule L. non avrebbe sollevato” una così viva
questione quale è quella della sua diffusione geografica, se non
fosse una specie eminentemente eurialina ed euritermica, capace
di ampie reazioni agli stimoli dell’ ambiente.
Considerando tali reazioni nell’ambito vastissimo dell’ habitus
del Mollusco, possiamo ritenere possibile che all’ eurialinità ed
alla euritermia corrispondano modificazioni tali da permettere :
1.° - Che la conchiglia si accresca in spessore.
2.° - Che la conchiglia diminuisca di spessore.
3.° - Che la conchiglia resa ricca, pesante, poderosa, irrobu-
stisca la dentatura della propria cerniera.
4.° Che tale dentatura si riduca progressivamente quanto più
la conchiglia va facendosi sottile e fragile.
Nel primo e nel terzo caso avremo un Cardium complesso,
robusto, privo di angolosità, a dentatura arcuata, a coste alte,
separate da spazi ristretti: e sarà questo il tipico edule.
Nel secondo e nel quarto avremo un Cardium che possiamo
considerare come la riduzione, strato a strato, dello spessore del
precedente: oppure l’impronta sulla quale, sovrapponendosi nuova
sostanza calcarea, sarebbe possibile il ritorno alle condizioni pri-
mitive. Cardium a coste piatte separate da spazi ampi, dentatura
quasi rettilinea, marcatissime angolosità : e sarà questo quello
che rappresenta le varietà dell’ edule.
L’ habitus dei due Cardium non può più essere identico,
poichè é evidente che la riduzione progressiva dello spessore della
conchiglia, comporta modificazioni di forma. Assistiamo infatti,
È
ti dea Wi)
988 ° L. GAMBETTÀ
considerando il complesso tipo + varietà, ad un graduale pas-
saggio dall’ habitus del tipo a quello della varietà, che si mani-
festa mediante lo spostamento dell’ umbone nel senso anteriore
e il graduale raddrizzamento del margine opposto all’ umbone
Stesso. i
Ed è naturale che sia così perchè :
1.° - nel tipo umbone non è rigorosamente centrale, ma è
spostato verso il lato anteriore quel tanto che basta per rendere
quest’ultimo «plus court, arrondi» e la conchiglia inequilaterale.
2.° - nel tipo il lato posteriore è: «plus grand, un peu
dilaté, comprimé et obscurement tronque ».
Diminuendo lo spessore della conchiglia, ossia diminuendo la
causa che origina il particolare habitus dell’ edule tipico, 1’ um-
bone passa dalla posizione subcentrale a quella nettamente an-
teriore di moltissime varietà. Ma per conseguenza il lato ante-
riore si abbassa, quello posteriore si innalza, ed innalzandosi —
forma come un’ aletta retro umbonale corrispondente allo sviluppo
estremo del carattere tipico anzidetto, mentre il margine compreso
fra i due lati e compresso da entrambi, reagisce allungandosi
quasi a linea retta.
Questo comportamento, che possiamo ritenere, come la conse-
-guenza meccanica di una reazione provocata da cause esterne,
trova riscontro in quello offerto da due altre specie, la PireneZla
conica Bl. e il Mytilus minimus Poli, manifestandosi nel
particolar modo messo in evidenza per ognuna. Non ci resta. da
considerare che il senso della reazione, ossia in quale di queste
due direzioni, di massimo e di minimo, si volga la specie a se-
conda delle mutazioni dell'ambiente ospitale. Mi riporto per questo
al classico lavoro del Bateson (*), confermato da altri comparsi
come contributi parziali, o come osservazioni di carattere generale.
Poichè a me pare conciso ed eloquente quanto riportano a questo
proposito B. D. D. (7), lo trascrivo senz’ altro: « M. Bateson,
dans un récent travail, a tiré des conclusions fort intéressantes
des rapports qui existent entre les variations de cette espéce
(C. edule) et les modifications des milieux ou elle vit. En étu-
diant le C. edule dans les dépéts littoraux qui se succédent en
terrasses autour de la Mer d’ Aral, qui est depuis longtemps en
1) Bateson W. Loc. cit. 1899.
)
(
?) B. D. D. Loe. cit. pag. 291.
dii ee
S ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 289
voie de dessication et dont l’eau se sature par conséquent de
plus en plus, il a observé des transformations progressives dans
la forme, |’ épaisseur et l’ornementation de la coquille. A mesure
que l’on descend vers le rivage actuel de la Mer d’ Aral, le vo-
lume, l’épaisseur et le poids de la coquille s’ affaiblissent; la
forme générale devient plus inéquilatérale, le nombre des cdtes
diminue, tombant de 20 a 14, tandis que la coloration s’ accentue
et devient d’un brun noiràtre presque uniforme. D’ autres obser-
vations faites en Egypte par M. Bateson, il resulte au contraire
que chez le C. edule qui vit dans |’ eau douce des lacs Ramleh,
la coquille acquiert une épaisseur et un poids sensiblement supé-
rieurs a ceux du C. edule des eaux saturées.
Nous ajouterons que nos observations personelles sur le C. edule
des étangs et des marais salants du midi de la France et de la
Loire-inférieure, confirment en tous points les faits signalés par
M. Bateson. Il s’ agit done là d’ un phénomene d’ ordre général,
puisque la coquille se modifie de la méme maniére chaque fois
que la salure de |’ eau augmente ou diminue ».
Anche la Bisacchi (') istituendo un confronto fra i C. edule
raccolti nel piccolo porto di Coo, in acqua di salsedine normale
e quelli raccolti nelle saline di Coo in condizioni affatto anormali
poichè furono « raccolti in fanghiglia unita a un sottile strato
d’acqua a corrente molto lenta sovrastante al letto di sale, osserva
come «a primo aspetto si notano le dimensioni assai minori e
la conchiglia assai più sottile e fragile degli esemplari delle saline ».
. E prima ancora dello stesso Bateson, I’ Issel (?) trattando
quel Cardium raccolto sulla spiaggia del deserto d’ Attaka presso
Suez, che egli considerava come una specie non ancora nota, il
C. isthmicus, osserva che « sta a rappresentare nell’ Eritreo il
C. edule del Mediterraneo cui è assai somigliante. I caratteri
che servono a distinguerla sono i seguenti: 1.° ha la conchiglia
più spessa; 2.° le sue coste sono più avvicinate e contigue; 3.°
è meno inequilatera ; 4.° ha il cardine più arcuato.
« Le differenze che abbiamo accennato sonosi originate, a
parer nostro, nel C. edule passando dal Mediterraneo al Golfo
Arabico in tempi geologicamente recenti.
« Lo stesso C. edule ci somministra altri esempi di modifi-
(1) Bisacchi - Loc. cit. pag. 374.
(?) Issel A. - Loc. cit. pag. 75.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (2 Agosto 1929). 19
n Sale E PAT ay pete ani di
ct Lai AR
c gh
LE
290 ° L. GAMBETTA
cazioni dipendenti dalle condizioni fisiche della località ; infatti
questa specie introducendosi dalle coste d'Egitto alle lagune
salmastre di Menzaleh e di Ballah, nella regione settentrionale
dell’ Istmo di Suez, sì è cangiata in una nuova forma che noi.
distinguiamo come varietà : è diventata cioè, sottile, fragile, più
obliqua e più larga, ha le coste più distinte, ha il cardine quasi.
rettilineo ; le quali modificazioni si sono effettuate in senso, quasi
diremmo, opposto di quelle verificatesi nella var. del Mar Rosso.
Di questo fatto si ha una ragionevole interpretazione considerando
la estrema diversità che esiste tra le condizioni fisiche delle lagune
di Menzaleh e Ballah e quelle del Golfo di Suez ».
Pallary nel suo interessante lavoro « Mollusques fossiles ter-
restres, fluviatiles et saumatres de |’ Algerie » (*) a proposito del
C. edule dice che « La conclusion du travail de M. Bateson
mérite d’ étre reproduite parce qu’ elle concorde avec ce qu’ on
observe en Algérie, c’ est que l’ épaisseur de la coquille est en
rapport invers avec la salure des eaux; elle diminue a mesure
que |’ eau se sature et elle augmente au contraire lorsque la
la salure diminue ».
Ho voluto trascrivere le parole di Pallary, poichè esprimono
in sintesi tutto quanto è possibile dire per mettere in evidenza
non solo il senso della reazione offerta dall’ edule, ma dalla
Pirenella conica Blainv. e dal Mytilus minimus Poli in rap-
porto all’ ambiente.
Necessariamente però, secondo il mio modesto parere, |’ au-
mento o la diminuzione della salinita deve accompagnarsi tanto
alla predominanza di determinati sali quanto alla loro graduale
sostituzione con altri che a loro volta predomineranno questi:
ossia deve essere messa in rapporto con la qualità del tenore
salino, poiché ritengo che la natura chimica dei singoli sali possa
avere influenza circa la composizione chimica della conchiglia.
Tutto questo, che rappresenta un nuovo ampio campo di studio,
merita di essere osservato con opportune esperienze.
Riassumendo e concludendo: poichè il Cardium edule è
specie eurialina ed euritermica, reagisce all’innalzamento o all’ ab-
bassamento dei fattori salinità e temperatura, l’uno all’altro
legato, mediante modificazioni del proprio habitus, modificazioni
che si considerano come varietà dell’ edule tipico.
(1) Mém. Soc. Geol. France, N. 22, 1901, pag. 181.
i
È
4
i
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 291
L’ influenza dell’ ambiente, verificatasi col volgere dei tempi,
non ha potuto aver luogo se non con estrema lentezza. La rea-
zione degli individui al mutato ambiente ospitale non può esser
stata ne rapida né facile: ma una lenta reazione che necessaria-
mente sarà passata attraverso a tanti stadi intermedi, proprio
come tanti stadi intermedi noi troviamo fra l’ habitus dei Cardium
viventi. Solo il perdurare, in un dato luogo, di particolari condi-
zioni ambientali, ha dunque reso possibile la formazione di varietà
con spiccati caratteri legati all’ influenza del mezzo: queste varietà,
portate al grado di specie, si son considerate stipiti di nuove
serie ex forma ed ex colore.
Ma siamo noi malacologi che attribuendo implicitamente alla
costanza somatica dei caratteri acquisiti un valore genetico ere-
ditario, stabiliamo senz’ altro che la varietà A della specie B deve
essere ritenuta specie C. Il principio Weismanniano della non
ereditarietà delle qualità acquisite non riesce a trattenere la
nostra attenzione; le conclusioni del Delage «la variation, qu’ elle
soit spontanée ou causée par les conditions biologiques ou par le
croisement, quelle soit lente ou brusque ou méme tératologique,
est capable de donner naissance à des formes nouvelles; ces
formes nouvelles ont parfois une fixité relative, mais jamais com-
parable à celle des espéces ou des variétés naturelles » (!) pas-
sano sotto silenzio. Pure noi siamo proprio in presenza di uno
dei più importanti quesiti di genetica : quello che indaga per
stabilire se l’ambiente può o non può, oltre al soma, alterare
anche il germe. Dando valore di specie alle variazioni somatiche
causate dall’ habitat, noi concludiamo arbitrariamente.
Io non sono in grado di sfiorare -l’ argomento: pure a me
pare che la famosa reazione all’ innalzamento del tenore salino
dell’ acqua ambiente, presentata dai Molluschi esaminati, potrà
essere ritenuta proprietà del germe soltanto quando sapremo con
sicurezza che tale reazione non è reversibile : ossia che le modi-
ficazioni somatiche si accompagnano a modificazioni genetiche,
‘assicurando ereditariamente la continuità dei caratteri acquisiti,
anche se avvengono variazioni ambientali. Infatti, pur non es-
sendo ancora provato che il ritorno alle normali condizioni di
salinità si accompagna all’ aumento dello spessore della conchiglia,
(1) Yves Delage. L’ hérédité et les grands problémes de la Biologie générale,
Deuxiéme éd., Paris, 1903, pag. 322.
paia E -
999 L. GAMBETTA -
modificandone per conseguenza la forma, non è stabilito che
proprio questo non possa avvenire.
Avendo due strade da scegliere, io mi tengo a quella che ha
per base di studio i problemi biologici: e credo che anche per i
Cardium le variazioni ambientali provochino soltanto la forma-
zione di varietà i cui caratteri acquisiti si mantengono tali finchè
perdura la causa che li ha originati. wi
Quando ho detto che capivo la necessità di radunare i Cera-
stoderma nelle quattro specie proposte dal Coen, avvertivo che
esaminavo la questione dal puro lato sistematico. Infatti, sistema-
ticamente, credo che lo schema Coen sia utile per incolonnare i
reperti, ma incolonnarli nelle grandi linee di un complesso tas-
sonomico tale da poter permettere di attribuire all’ una o all’ altra
serie di forme il materiale di studio. Usavo la parola « specie »
per non intralciare il ragionamento e per non complicarlo anzi
tempo: ma per me l’unica specie è |’ edule L. Specie a vasta.
diffusione geografica, giustificata dalle vicende geologiche del Me-
diterraneo e dell’ Atlantico boreale, a marcatissimo polimorfismo,
dimostrato dall’ azione dell’ ambiente ospitale. Specie che sarebbe
opportuno per chiarezza visiva, contraddistinguere con una no-
menclatura trinomia, che comprendesse cioè oltre al nome specifico
linneano (edule) quello della varietà o forma principale (La-
marckii o rectidens): le varietà individuali ex forma ed ex
colore, ripartite secondo gli schemi Coen e B. D. D., troverebbero
ugualmente il posto che loro spetta, come varietà del complesso
edule-Lamarckii 0 edule-rectidens. (1)
Dare al Lamarckii o al rectidens il valore di specie non
mi pare giustificato che dall’ esame dei caratteri esterni, consi-
derati però isolatamente come se in natura l’ edule non esistesse.
Questo mio primo studio generico non vuole che segnare le
grandi linee di un quadro che ho desiderio di completare con
nuove ricerche, dirette allo studio particolareggiato delle singole
varietà in rapporto all’ ambiente ed alle variazioni somatiche del
corpo del mollusco e della sua conchiglia. Per questo non esamino
ora, una ad una, le ragioni che autorizzano il passaggio delle
varietà individuali in dipendenza della specie Cardium edule
(1) Imtroducendo il concetto di «forma» elimino senz’ altro la possibilità che la
forma rappresenti una specie, mentre dirigo l’ osservatore verso lo schema utile
per la determinazione.
@|°—»—’9191’1’‘’1’1‘’‘°‘’‘ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 209
oS ; hie ne 3 5
E SE De ba do i
o della specie edule-Lamarckii (= C. edule forma Lamarckii) dsx
_o edule-rectidens (= C. edule forma rectidens) ma mi limito i
3 + st;
“ Fig. 7. Cardium edule-rectidens var. 3 ca
È arrasciensis n, v, i
;
i 1 |
4
; i
; Fig. 8. La medesima valva vista internamente. as
alla descrizione della varietà di quest’ultima vivente nell’Arrascia, a
in tipiche condizioni di forte salinità ambientale. ag
ish. Tapia eT OTO
294 L. GAMBETTA : È
4s
.
Cardium (Cerastoderma) edule-rectidens L. Coen 3
var. arrasciensis DEV: :
(ee 7-8)
1915. Cardium rectidens Goen : Noda sui Cardium della Sezione
Garactoderines Atti Accad. Veneto-Trent.-Istriana, VII, ser. | |
III, pag. 60, Tav. IV, fig. 1-19. (Diagnosi forma r'ectidens). 4
Conchiglia inequilaterale, sottile, fragile, traslucida.
Distanza antero-posteriore mm. 17-21.
‘Distanza umbo-ventrale mm. 15-18. i |
\Umbone nettamente anteriore, sottile, appuntito, incurvato :
esso isola le due regioni valvari, anteriore e posteriore, prive —
di costulatura. ed a diverso sviluppo. Tali regioni sono. limitate
dalle coste radianti che fanno capo all’ umbone, poiché alla for- —
mazione della costulatura non concorre tutta la superficie della —
conchiglia, ma solo quella che si irradia direttamente dall’ apice.
Regione anteriore della valva limitatissima, triangolare, angolosa.
Regione posteriore (aletta posteriore) molto ampia, VANO
con Fis angolo marginale.
Margine antero-posteriore i lince almeno per rote tratto,
causa la posizione nettamente anteriore dell’ umbone.
20-22 coste pochissimo salienti, separate da spazi ampi quanto
le coste stesse: le anteriori sono ornate da raggrinzature trasver-
sali, regolari, uguali, parallele, che rendono scabra la superficie.
Cerniera a denti laterali allungati, posti sul margine delle
alette anteriore e posteriore: denti cardinali piccolissimi, sotto
umbonali. Data la posizione dell’apice, la cerniera pur mantenendo
nell’ insieme un andamento a retta, descrive un arco ad ampia
apertura.
Superficie esterna delle valve opaca, bruno violacea: spesso
però, e quasi certamente in seguito all’azione degli agenti esterni
sopra conchiglie prive. del corpo del mollusco, I’ apice appare
giallo citrino, ed è seguito dal rigonfiamento dorsale dove il
giallo è coperto da una pigmentatura bruna, che si va facendo
bruno-violaceo, tanto più cupo quanto più si approssima al mar-
gine opposto .all’umbone. Un velo bianco copre l’intera superficie,
rappresentando il residuo dello strato esterno della conchiglia,
E PE (TT)
tiara fo ls abl
Fe OS ey ee 2
ERE iy ON DIE EN
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 295
strato che compare poderosissimo nel tipo edule e si mantiene
nella forma rectidens, pur essendo estremamente ridotto.
Superficie interna : fascia basale bruno rossastra estendentesi
in modo da delimitare la concavità dorsale, la quale appare, per
trasparenza, non solo più chiara della fascia bruna, ma in parec-
chi casi giallastra. Aletta posteriore bruna.
Dalla specie C. edule L., diffusa nei sedimenti miocenici del-
l’ Altipiano del Barca (!) secondo il mio modesto pensicro può
| essersi differenziata la var. arrasciensis, in seguito alle parti-
colari condizioni di forte salinità ambientale gradatamente soprav-
venute nel Lago Arrascia. Le modificazioni offerte dalla varietà
dimostrano che la diminuzione dello spessore del guscio ha agito
sulla forma della conchiglia secondo quanto ho esposto nelle
pagine precedenti.
L'ORIGINE DELLA MALACOFAUNA ARRASCIANA A
L'origine della malacofauna arrasciana, secondo il mio modo
di vedere, deve essere cercata attraverso alle vicende geologiche
del territorio dove oggi V’ Arrascia costituisce un gran lago salato.
Se esaminiamo, per esempio, le carte date dall’ Arldt (*), vediamo
che l’ altipiano del Barca, la Marmarica e I’ Oasi di Giarabub,
è sommersi durante | Oligocene e il Miocene, nel Pliocene risultano
emersi e congiunti con la preesistente costa africana. i
L’ emersione di queste terre, in tal modo indicata nei limiti i
molto ampi di un intero periodo geologico, non è avvenuta con-
temporaneamente, ma successivamente. Infatti, |’ altipiano del
Barca, costituito da calcari eocenici, oligocenici e miocenici, è
emerso durante il Miocene, data la mancanza di Pliocene marino (5).
La Marmarica, dalla costa alla depressione di Giarabub, essendo
formata da sedimenti riferibili al Miocene medio (Elveziano) e
superiore (Langhiano) deve essere emersa alla fine del Miocene (‘),
posteriormente dunque all’ altipiano del Barca, perchè in questo :
Bd ae Fite NO) 9S ee
(1) Desio A. Resultati scientifici della Missione all’ Oasi di Giarabub. Fasc. III.
La Paleontologia. R. Soc. Geografica Italiana, 1929 VII.
(2) Arldt Th. Die Entwicklung der Kontinente und ihrer Lebewelt. 1907.
(9) Stefanini G. Struttura geologica della Cirenaica, in: La Cirenaica geografica,
economica-politica. Vallardi, Milano, 1923, pag. 5.
(*) Desio A. Resultati scientifici della Missione all’ oasi di Giarabub: Parte II.
La Geologia. R. Soc. Geogr. Italiana, 1928.
25
ie (era
lato CERRO WP dt Ri doit
sd ai sh ead,
-
296 L. GAMBETTA
« della parte più alta e più recente del Miocene non sono state.
indicate tracce fino ad oggi». (1)
Durante il periodo decorso dall’ emersione dell’altipiano del
Barca al suo congiungimento con la costa africana, tutta la zona
marmarica (Porto Bardia-Giarabub) era sommersa: era cioè rico-
perta da un braccio di mare interposto fra la costa e l’altipiano.
Ne fanno fede i caratteri fisici delle serie sedimentarie di
Porto Bardia e di Giarabub, rilevati dal Desio: « Tanto la natura
litologica degli strati che compongono la serie di Porto Bardia,
quanto i caratteri della fauna in esso contenuta, lasciario scorgere
con sufficiente chiarezza le condizioni fisiche in cui si sono deposti
quei sedimenti. Si tratta indubbiamente di depositi di mare sottile,
formatisi in vicinanza della terra ferma (?) ». « Anche la pila di
strati che affiora nei dintorni di Giarabub, presenta in generale,
come quella di Porto Bardia, i caratteri sia litologici quanto fau-
nistici, di una zona di mare poco profonda. Se si confrontano i
caratteri dei sedimenti della serie di Porto Bardia con quelli dei
dintorni di Giarabub, ci si trova portati facilmente alla conclusione
che la serie sedimentaria della seconda località appartiene in
generale ad una zona più vicina ancora alla costa, alla zona cioè
veramente littorale (3) ».
Ma il braccio di mare interposto fra le coste africane e la
regione del Barca, veniva però ben presto portato a secco per
successiva emersione, tanto che esso scompare prima della fine
del Miocene: infatti, come Desio ha osservato, non vi sono che
sedimenti riferibili al Langhiano. In questo braccio di mare portato
a secco, è rimasta la depressione dell’ Uadi Giarabub « grande
bacino chiuso, dalla forma trapezoidale, che separa per un tratto
di circa 50 Km. l’altipiano marmarico dal grande Erg libico (4) ».
Nel Bacino orientale dell’Uadi Giarabub si trova il lago Arrascia,
specchio d’acqua salata, come salate sono tutte le acque dell’ Uadi.
Infatti « le concentrazioni saline più importanti dell’ Uadi Giarabub
si incontrano per lo più nelle zone maggiormente depresse delle
hatie e lungo le sponde dei laghi salati. Nelle prime esse rico-
prono di uno strato bianco di qualche centimetro di spessore,
formato da aggregati cristallini arborescenti, il terreno argilloso
(1) Stefanini G. Loc. cit. pag. 5.
(?) Desio A. Loc. cit., pag. 123.
(3) » » » DIA:ZDE
(yo ss » » parte I; La Morfologia, pag. 40.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB _ 297
sabbioso. Intorno ai laghi il sale forma invece delle potenti croste
che rivestono tutta la sponda come una roccia spugnosa, bianco
cinerea, composta da grandi ciuffi di cristalli. I medesimi sali,
naturalmente, sono diffusi nel suolo acquitrinoso e sono sciolti in
tutte le acque dell’ Uadi Giarabub (*). Il Desio, che tanto contri-
buto di studio ha dato alla conoscenza geo-morfologica dell’oasi,
osserva che la composizione chimica del sale delle hatie è analoga
a quella degli « straterelli di sale contenuti qua e là nei calcari
miocenici e specialmente negli interstrati argilloso-sabbiosi, insieme
al gesso » (?). Questo fatto porta come conseguenza che non ci
sia « da dubitare che si tratti di concentrazioni dei sali dell’acqua
marina all’epoca della deposizione dei sedimenti » (5).
Le acque meteoriche, incontrando i calcari arenacei permeabili
del Miocene, li attraversano ma « s’arricchiscono di sali, special-
mente di magnesio e di sodio, contenuti nella roccia. Dopo aver
effettuato un certo percorso sotterraneo, queste acque tendono
naturalmente a portarsi nei punti più depressi dell’ oasi, ove non
di rado vengono a giorno e danno origine a vari specchi d’acqua.
L’evaporazione diurna provoca poi la concentrazione e la deposi-
zione dei sali sia lungo le sponde dei laghi, sia sul fondo, sia,
infine, sul suolo acquitrinoso delle hazie (4).
Questo vuol dire che i vari specchi d’acqua, in qualunque
modo siano venuti a giorno, contengono elementi chimici presu-
mibilmente molto simili a quelli che prendevano parte alla com-
‘posizione della primitiva acqua marina: poichè essi stessi sono
elementi che tornano allo stato di soluzione dopo la concentrazione
subita durante la deposizione dei sedimenti. |
Ma se in uno di tali specchi, isolato dalla costa, lontano da
ogni centro di dispersione passiva, troviamo vivente una fauna
(1) Desio A. Loc. cit., parte II; La Geologia, pag. 147.
(?) La composizione chimica di un campione di sale raccolto nella Hatiet el-Fredga
è la seguente:
Umidità 11,25 9/0
f Ganga (sabbia) 3,25 0/o
Magnesio 34,30 °/o
Sodio 1407/2} 6
Potassio _ 2,25 /o
Ac. Solforico 18 °/o
Cloro 32,12 0/o
Il solfato di magnesio é il composto piu abbondantemente contenuto nel sale:
seguono i cloruri di magnesio, di sodio, di potassio. (Dal Desio, Loc. cit., pag. 147).
(5) Desio A. Loc. cit., pag. 148. ;
(4) Desio A. Loc. cit., pag, 148.
298 L. GAMBETTA
!
malacologica marina, data la conoscenza geo-morfologica del ter-
ritorio, è possibile pensare che la bassura colma d’acqua salata,
ospitante fauna marina, possa rappresentare un residuo del mare
miocenico che si inoltrava tra la costa africana e l'altipiano del
Barca. pa
Non in altro modo saprei spiegarmi, conoscendo la posizione
geografica del lago Arrascia, perchè in esso possano vivere mol-
luschi marini. Ammettendo che lArrascia deve ad una causa
secondaria la salinità delle sue acque, la presenza di tale fauna
non potrebbe essere giustificata se non invocando .l’ intervento
del trasporto passivo. Ma il famoso trasporto passivo operato dal
volo degli uccelli, sostenuto dal Tournoier (*) per il popolamento
dello Chott Quargla della Tunisia, diventa assai problematico nel
caso Arrascia, anche perchè qui non è possibile contraporre fauna
marina a fauna dulcacquicola, come si è fatto per gli chott tunisini,
benchè la fauna -dulcacquicola degli chott, secondo il mio modesto
parere, sia rappresentata precisamente da forme notissime per
l'adattamento a forti concentrazioni saline.
Ho esposto molto sommariamente i dati geologici che permet-
‘tono di stabilire l’esistenza del braccio di mare miocenico inter-
posto fra la costa africana preesistente e l’altipiano del Barca,
indugiando sulla causa che provoca la salinità delle acque nell’oasi
di Giarabub, per giustificare le ragioni che mi inducono a consì-
derare come un relitto la fauna malacologica del lago Arrascia.
Torino, Giugno 1929 ‘
Istituto Zoologico della R. Universita
diretto dal Prof. A. Corti.
(1) Tournotier M. Sur quelques coquilles marines recueillies par divers explora-
teurs dans la région des chotts Sahariens. Ass. Fran. avane. Sciences, Paris, 1878,
pag. 608.
een nti Pee ee ey eee ee eee ey, cito. dii ere Se
ee es Leo
Oe ee ee en, eee
eS a SE |
RISULTATI zooLoGici DELLA Missione INVIATA DALLA R. Società
(GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
¥
(1926-1927 )
FABIO INVREA
MUTILLIDAE e CHRYSIDIDAE
(HYMENOPTERA )
Il Sig. Carlo Confalonieri, preparatore capo del Museo Civico
di Storia Naturale di Genova, nel suo soggiorno all’ oasi di Gia-
rabub (Dicembre 1926 - Aprile 1927) per compiervi ricerche zoo-
logiche per conto della R. Società Geografica Italiana, non è
riuscito a rintracciare e a raccogliere in quel lontano settore
dell’ interno cirenaico alcun Mutillide e alcun Criside, per cir-
costanze non facili a precisarsi, ma tra le quali hanno certamente
la prevalenza il particolare ambiente di quell’oasi e della regione
circostante, poco propizio ad una ricca fauna imenotterologica e
forse anche |’ impossibilità in cui il raccoglitore è venuto a tro-
varsi di dedicarsi alle speciali e pazienti ricerche che tali insetti
spesso richiedono.
I pochissimi esemplari, dell’ una e dell’ altra famiglia, recati
dal Confalonieri col materiale della spedizione, furono tutti da
lui raccolti a Porto Bardia, nel novembre 1926 e specialmente
nell’aprile 1927, durante le brevi soste in questa località costiera,
nell’andata e nel ritorno della missione. Si tratta appena di
quattro Mutillidi (A specie) e dieci Crisidi (7 specie), ma non
è inutile farne |’ elenco, date le scarsissime nozioni che, nei
riguardi di tali interessanti famiglie di imenotteri, si hanno sulla
fauna libica in generale e su quella cirenaica in particolare.
Infatti tutti gli altri raccoglitori che hanno preceduto il Confalo-
nieri nell’una e nell’altra parte della nostra colonia mediterranea,
viene RAS
en Re RAI n
E Se è,
di Ae I o
300 F. INVREA
hanno tutti ottenuto, da questo nostro particolare punto di vista,
su per giù risultati altrettanto scarsi, e certamente per le stesse
due SA ragioni sovraccennate.
Allo stato degli atti sarebbe tuttavia arrischiata quae
deduzione circa la relativa povertà o ricchezza e le peculiari
caratteristiche di questi speciali gruppi della fauna imenotterolo-
gica libica. Troppo poche, troppo affrettate e sommarie, e in
troppo pochi punti, strettamente limitati, del vastissimo territorio,
sono state fino ad oggi le ricerche perchè esse possano fornire
un indice anche solo approssimativo, ed è augurabile che presto -
una più estesa e metodica esplorazione entomologica della Tripo-
litania e , della Cirenaica, secondo il voto espresso dalla Società
Entomologica Italiana, permetta di tracciare anche per i Muti
lidi e i Crisidi libici un quadro un po’ meno incompleto.
Agli esemplari del Confalonieri ho aggiunto, nel breve elenco,
anche alcuni pochi individui raccolti pel Museo Civico di Storia
Naturale di Genova dal Prof. Carlo Anti a Cirene, dal Coman-
dante di Marina M. Cugia a Porto Bardia e da D. Vito Zanon
a Bengasi. i :
Oltre ai lavori monografici e alla consueta bibliografia dei
Mutillidi e dei Crisidi, ho particolarmente consultato:
ALFIERI (ANASTASE). — Chrysidides nouvelles pour l’ Egypte.
Bull. de la Soc. Entom. d’Egypte, 1913, pp. 139-140.
Anpré (ERNEST). — Révision des Mutillides de ’ Egypte. Mém.
de la Soc. Entom. d’Egypte. Vol. 1°, fasc. 2, 1910.
Buysson (R. pu). — Réviston des Chrysidides de VEg ypte.
Ibidem. Vol. I.°, fase. I°, 1908. :
Guiet (ALessanpro). — Materiali per lo studio della fauna
libica. Memorie della R. Acc. delle Scienze dell’ Ist. di Bo-
logna, Classe di Scienze fisiche, Sez. delle Sc. Nat. Serie VI,
Tomo X, 1912-13.
GrIsopo (G.). — Misstone zoologica del Dott. E. Festa in
Cirenaica. Hymenoptera aculeata (parte IL*). Boll. dei
Mus. di Zool. e Anat. comp. della R. Università di Torino.
Vol: 39) mics; N° 4651024
Grisono (G.). — Imenotteri aculeati di Cirenaica raccolti
dal Prof. Alessandro Ghigi. Atti della Soc. Ital. di Sc.
Nat. Milano, Vol. LXIII, 1924, pp. 245-268.
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4
È
3
> 5 -
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 301
ManrERO (G.). —- Contributo allo studio della fauna libica.
Imenotteri. Ann. Mus. Civ. di St. Nat. di Genova, XLVI,
1915, pp. 305-331.
ScauLtHEss Recupera (A. y.). — Hymenopteren aus Tripolis
und Barka. Zoologisch. Jahrbuchern. Iena 1909, pp. 439-146.
Srorey (G.). — List of the Hymenoptera tubulifera and
aculeata in the Collection of the Ministry of Agriculture
of Egypt. Bull. de la Soc. Entom. d’Egypte. Vol. IV, 1944-
1916, pp. 100-117.
Trautmann (W.). — Beitrag zur Kentnis eg Chry-
sididen. Bull. de la Soc. Entom. d’Egypte, 1926, pp. 90-96.
_ Trautmany (W.). — Untersuchungen an einigen Goldwespen-
formen. — Entomol. Ztschr. Frankf. a M., Vol. 40, 1926,
pp. 4-12.
Zanon (D. Vito). — Contributo alla conoscenza della fauna
entomologica della Cirenaica. Imenotteri di Bengasi.
Mem. Pont. Accad. delle Sc. Nuovi Lincei. Vol. VIII, 1925.
Le specie di Mutillidi e di Crisidi che si trovano citate da
questi autori per la Cirenaica sono assai poche, come già ho
detto e come si rileva dagli elenchi che faccio seguire in calce
a ciascuna famiglia. Non ho tuttavia compiuto uno spoglio com-
pleto ed esauriente di tutta la bibliografia, specie per gli autori
meno recenti, riservandomi di farlo quando, con maggior copia
di materiali raccolti, sarà possibile un più accurato studio degli
imenotteri della regione.
Fam. MUTILLIDAE
Ephutomma biskrensis André
Ephutomma biskrensis Ern. André: Species Hym. Eur. VII, 1899,
pag. 141, 9.
Porto Bardia: 22-XI-1926, leg. Confalonieri: 1 9.
Diff.: Algeria (André); Egitto (André, Innes Bey, G. Storey, freq.).
Barymutilla barbara L. var. brutia Pet.
Mutilla brutia Petagna, Specim. Insect. ult Calabr., 1786, p. 59, 9.
Mutilla barbara L. var. brutia Ern. André: Species Hym. Eur.,
VII, 1899, pag. 298 2 e 339 dg.
è 4
peace
CASIO
nette tate
e ETA ge
302 F. INVREA
Cirene, estate 1927. leg. C. Anti: 1 Q.
Diff: Tutta 1’ Europa Co Crimea, Caucaso, Siria. 8
tutta l’ Africa settentrionale dall’ Egitto al Marocco.
Mutilla viduata Pallas var. tumensis Fab.
Mutilla tunensis Fabricius, Syst. Piez. 1804, p. 433, oi
Mutilla viduata Pall. var. tunensis Ern. André: Spec. Hym. Eur.,
VII, 1899, p. 273, e 365, |
Porto Bardia, IV-1927 (Confalonieri). 1 ©.
Diff.: Spagna, Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto (Klug sotto
il nome di nelotica d'), Persia, Turchestan.
Mutilla pusilla Klug.
Mutilla pusilla Klug, Waltl. Reise d. Tirol, 1835, p. 91, 9.
a pusilla Ern. André, Species Hym. Eur., VII, 1899,
). 307, Q e 333, OLE
Porto Bardia, IV, 1927, leg. Confalonieri: 1 9.
Diff.: Tutta l° Europa meridionale e i Africa settentrionale.
Mutilla subeomata Wesm.
Mutilla ae Wesmael, Bull. Acad. Sc. Belgique, XVIII,
ISSI, 368, 9.
Mutilla Cubcogiata Ern. André, Spec. Hymen. Eur., VIII, 1899,
p. 265, Qe 322) 5G".
Bengasi, X-1919, leg. Zanon: 1 9. 9
Diff: Europa centrale e meridionale, Africa settentrionale,
compreso |’ Egitto. |
Dasylabris maura L. var. arenaria Fab.
Mutilla arenaria Fabricius, Mantissa Insectorum I, 1787, p. 342, Q.
Dasylabris maura L. var. arenaria, Ern. André, Species Hym.
Eur, VIII, 1899, p. 389 9 e 403 7.
a te oe
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB 303
Porto Bardia, III-1927, leg. Com.'* M. Cugia, 1 9.
Diff.: Spagna, Sicilia, Marocco, Algeria, Tunisia, Tripolitania;
Egitto, Asia Minore, Turchestan. |
Stenomutilla argentata, Vill.
Mutilla argentata Villers, ©. Linnaci Entom., III, 1789. p. 343, 9.
Stenomutilla argentata Ern. André. Species Hym. Eur., VIII,
L99090 425, O 0 26,
Porto Bardia, IV, 1927 (Confalonieri), 1 9.
Diff. della forma tipica: Marocco, Algeria, Tunisia, Egitto, Siria.
Oltre a questi pochi esemplari, mi risultano indicati per la
Cirenaica dagli autori dianzi elencati i seguenti Mutillidi:
Ephutomma continua Fab. var. aegyptiaca Bisch. (Bengasi VI-1916,
Zanon). i
? Myrmilla calva Vill. (Bengasi, II, 1916, Zanon). Lo Zanon la
cita sotto il nome di Mutilla calva F., e senza indicare’ il
sesso, ma deve trattarsi certamente della comune specie del
De Villers.
* Myrmilla dorsata I’. var. excoriata Lep. (= Spinolae Ley.)
(Bengasi II e V-1916, Zanon. — Guba, Gribodo, legit Ghigi.
Barymutilla barbara L. (Bengasi II-1916, Zanon).
Barymutilla barbara L. var. brutia Pet. (Merg, Gribodo, legit Festa).
Barymutilla maroccana Ol. (Bengasi, V-1916, Zanon).
Dasylabris maura L. var. arenaria Fab. (Derna, 18-VIII 1906,
Schulthess, legit Klaptocz).
Dasylabris maura L. var. Manderstiernii Rad. (Derna 23-VIII-1906,
Schulthess, legit Klaptocz).
Quest’ ultima forma è indicata dall’ André per il Caucaso e il
Turchestan. Tutte le altre sono in genere diffuse e comuni
nell’ Africa settentrionale.
IC
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304 F. INVREA
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Fam. CHRYSIDIDAE
Holopyga gloriosa Fab. var. viridis Guér.
Hedychrum viride Guerin, Rev. Zool. 1842, p. 150 n. 20.
Holopyga gloriosa Fab. var. viridis Du Buysson, in André: Spec.
Hymen. Eur., VI, 1891, pag. 178. i
Porto Bardia (Confalonieri), 1 es.
È una varietà propria oltrechè delle regioni più calde dell Eu-
ropa meridionale (Sardegna, Grecia, ecc.), di buona parte dell’Africa
(Algeria, Egitto, Capo di Buona Speranza) e della Siria.
Stilbum splendidum Fab. var. Piei Buyss.
Stilbum splendidum Fab. var. Pici R. du Buysson, in: André
Species Hymen. Eur. VI, 1891, pag. 679, 07. È
Porto Bardia, [V-1927, legit Confalonieri, 3 esemplari dd,
nettamente caratterizzati per la densa e rugosa scultura toracica
che riallaccia questa notevole varietà, interamente azzurra, alla
Spetta calens Spin. Anche la punteggiatura addominale è
un po’ più fitta, grossa e profonda che non nello splendidwm
tipico e nelle varietà ad esso aftini. Il Picé fu descritto di Algeria .
_su esemplari maschi. Nella mia collezione possiedo una Q, pure
d’Algeria, pervenutami colla collezione Gribodo. Non mi risulta
sia stato rinvenuto finora in altre località.
Chrysis (Holochrysis) varicornis Spin.
rin n
Chrysis varicornis Spinola, Ann. Soc. Entom. de France, 1838,
p. 469.
Dintorni di Bengasi, VII-1918, legit Zanon; 1 gd.
Diff.: Tutta l'Europa meridionale con le isole; l'Africa setten-
trionale dall’ Algeria all’ Egitto; la Siria, la Palestina, il Caucaso.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 305
ee
Chrysis (Gonochrysis) versicolor Spin.
var. margareta Traut,
Chrysis versicolor Spinola. Ins. Lig. Vol. 2, 1808, p. 241.
Dichrysis versicolor var. margareta Trautmann, Entomol. Zeitschr.
40, 1926, Jahrg. p. 9.
Porto Bardia, IV-1927 (Confalonieri), 1 9.
Varietà a torace interamente verde brillante con qualche
riflesso dorato specialmente sul pronoto. L’area di diffusione della
specie, nella forma tipica e nelle sue diverse variazioni croma-
tiche, comprende |’ Europa centrale e meridionale, l’Africa setten--
trionale dall’ Algeria all’ Egitto, l’ Arabia, la Palestina, il Caucaso.
Chrysis (Gonochrysis) sp.
Porto Bardia, Aprile 1927, 1 9 (Confalonieri).
Piccolo esemplare di mm. 3 '/,, forse aberrante per taluni
poco netti caratteri somatici e cromatici, che non mi è riuscito
di determinare, difettando di sufficiente materiale di confronto.
yer
Chrysis (Dichrysis) cylindrosoma Buysson
Chrysis cylindrosoma Du Buysson, Bull, Soc. Ent. France, 1890,
Vol. 10, p. 135.
Porto Bardia, IV -1927, leg. Confalonieri, 9.
Diff.: Algeria, Tunisia. Ho confrontato l’ esemplare con un
paratipo della collezione Gribodo, ora di mia proprietà.
Chrysis (Tetrachrysis) analis Spin.
var. nov. Confalonierii
Porto Bardia, IV-1927, legit, Confalonieri, 1 gf.
Capo con qualche leggera traccia di carena frontale. Torace
superiormente verde quasi brillante a leggeri riflessi aurei, assai
meno profondamente e densamente punteggiato che nel tipo.
Punteggiatura addominale molto fine e spazieggiata, cogli inter-
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (12 Settembre 1929). 20
AN
SIT RIE rag
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306 F. INVREA
valli lucidi sul 2.° e 3.° segmento, cosparsi di puntini minutissimi
sul primo segmento che ha la troncatura basale verdastra ed è
superiormente di un rosso granata meno intenso degli altri due.
Foveole piccolissime, quasi obliterate; margine anale verde bril-
lante lucido, pochissimo punteggiato: denti arrotondati ridotti a
semplici ondulazioni poco accentuate. Tarsi scuri; zampe e parte
inferiore del corpo bleu-violaceo, con qualche leggerissimo riflesso
verdastro sugli sterniti addominali. Lungh. 9 mm.
Per quanto questo esemplare di Porto Bardia presenti in
confronto alla tipica analis un complesso di caratteri differenziali
abbastanza notevole, ritengo tuttavia non possa trattarsi di specie
distinta, tenuto conto dell’accentuato grado di variabilità che, nei
Crisidi, possono talvolta assumere la punteggiatura e la distri-
buzione dei colori.
Chrysis (Tetrachrysis) Grohmanni Dahib.
var. nov. Zanoni
Dintorni di Bengasi, Il-1916, legit Zanon, 1 9.
Punteggiatura in generale molto più fine che nel tipo, meno
profonda e più spazieggiata; denti del margine anale meno pro-
nunciati. Capo e torace verde brillante dorato metallico, con una
grande macchia a intensi riflessi d’oro cupreo ricoprente quasi
tutto il mesonoto; tegole ed apici delle pleure bleu violacei.
Primo tergite addominale verde dorato, secondo e terzo rosso
fuoco, margine anale e segmenti ventrali verde bronzati. Lung.
6 mm.
La specie è diffusissima in tutte le regioni cireummediterranee
e si estende fino alla Persia e al Turkestan, ma le diverse va-
rietà sembrano in genere molto localizzate.
Chrysis (Hexachrysis) pulchella Spin.
var. Gives Luce.
Chrysis dives Lucas, Explor. Algérie, Zool. Vol. 3, p. 306.
Chrysis pulchella Spin. var. dives Du Buysson, in André: Species
Hymen. Eur., VI, 189, p. 666, 2.
Porto Bardia, IV, 1927, legit Confalonieri, 2 Q 9.
Ditt.: Europa meridionale. Algeria. Il tipo è diffuso in tutta
“Ty
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ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 307
|’ Europa: centrale e meridionale, il Nord Africa, l'Asia Minore,
l'Armenia, il Turchestan.
de
* +
Gli autori indicati all’ inizio di queste note, citano i seguenti
Crisidi cirenaici:
Philoctetes tiberiadis Ab. (?) (Ghemines, Gribodo, legit Festa).
Spinolia Vogti Traut. n. s. (Bengasi, Trautmann, legit Dr. O. Vogt).
Chrysis (Holochrysis) varicornis Sp. (Bengasi II e II 1916,
Zanon, 2 9 Q). i
Chrysis (Holochrysis) pustulosa var. orientalis Buyss. (Cirene,
Gribodo, legit Ghigi, 1 es.). “ |
Chrysis (Holochrysis) simplex Dahlb. var. n. cyrenaica Invrea-
Gribodo (Guba, Gribodo, legit Ghigi, 1 es.).
Chrysis (Holochrysis) dichroa Dahlb. (Bengasi II, 1916, Zanon, 1 9).
Chrysis (Tetrachrysis) inaequalis Dahlb. (Cirene, Gribodo, legit
Ghigi, 1 es.).
Chrysis (Tetrachrysis) ignita L. (Bengasi, II e II 1916, Zanon,
299).
Ad eccezione della specie descritta dal Trautmann, ho avuto
occasione, a suo tempo, di vedere tutto questo materiale gentil-
mente comunicatomi dal compianto Gribodo e dallo Zanon.
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RisuLtati zooLocici DELLA Missione INVIATA DALLA R. Socretà
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL’ OASI DI GIARABUB
(1926 - 1927)
F. SILVESTRI
MLL RTA OF Dk Grr bts Os OCP
La collezione di Chilopodi fatta dal Signor Carlo Confalonieri
e dal Comandante Mario Cugia è ricca di esemplari, ma povera
di specie, per il fatto clae la regione, nella quale essi raccolsero,
é molto arida e monotona e che per trovare specie a stazione
molto particolare occorre assai tempo e una ricerca minuziosa.
Nella collezione da essi fatta figurano esemplari di 8 specie,
delle quali la Thereunema syriaca var. aegytiaca Verh. e il
Pachymerium ferrugineum C. L. Koch non erano state ricor-
date per la Cirenaica, ma la prima era già nota del confinante
Egitto e il secondo di quasi tutto il bacino del Mediterraneo.
Tra le otto specie è compreso un Lithobius che io considero
come varietà della specie ZL. Vosselerî Verh. descritta su esem-
plari di Cipro e poi ricordata anche per Giaffa (Palestina).
Notevole il futto che nessun Diplopodo si trova tra i Miriapodi
raccolti, ciò che indica la loro rarità nei luoghi visitati, quan-
tunque certo poche specie ve ne esistono.
Fam. SCUTIGERIDAE
Seutigera coleoptrata Latr.
Di questa specie comune in tutta la regione circummediterranea
e introdotta anche in molti paesi estraeuropei furono raccolti
esemplari giovani, ancora senza spine sui tergiti, a Porto Bardia
dal Confalonieri e dal Cugia.
Thereunema syriaca Verh.
var. aegytiaca Verh.
Due esemplari adulti (lunghi mm. 16) ed uno giovane
concordano bene per i vari caratteri colla descrizione del Verhoeff.
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB . 309
Fam. LITHOBIIDAE
Lithobius (Archilithobius) Vosseleri Verh.
var. propitia nov. È
i (Fig. 1)
Corpus plus minusve pallide testaceum.
Caput supra setis nonnullis brevissimis sparsis instructum,
‘ocellis utrimque 5 (2, 2, 1), antennae 20-articulatae (tantum
in exemplo nonnullo articulis minus numerosis), articulis partis
proximalis longioribus quam latioribus.
. Pedum maxillarium subcoxarum margo anticus dentibus 2 + 2
et ad latus dentis externi excisus et seta sat robusta, ut Fig. I, 2
demonstrat auctus.
tf N
\
1)
Tae di
Lithobius Vosseleri var. propitia: 4. capitis particula cum ocellis: 2. pedes
maxillares: 3, pedum maxillarium subcoxarum dimidia pars marginalis antica
magis ampliata; 4. pes paris decimi; 5. feminae appendix genitalis Jaeva subtus
inspecta; 6. eadem externe inspecta: 7. maris segmentum 15um (pedibus omissis)
et segmentum genitale; 8. maris segmentis genitalis appendix magis ampliata.
310 FR, SILVESTRI ~
Tergita omnia subnuda angulis posticis rotundatis, tergitorum
8, 10, 12, 14 margine postico aliquantum sinuato.
0, 2,22
Pedes omnes tarso biarticulato, primi paris spinis. Coed:
ee SO RR : i
decimi paris ra? pedum sequentium (a decimo) omnium
subcoxis spina laterali antica apicali supera gradatim parum
5% SE RISORTO
majore, decimi quarti paris spinis 73731:
Pedes paris 15' quam ceteri parum crassiores femore supra
sulco integro sat profundo et tibia sulco abbreviato exaratis,
1,0, 3, 4, 0
0, 1, 3,2, 1°
ungue terminali integro.
Pori:coxales 544% vel & 44, %
Feminae pifi genitales (Fig. I, n 6) calcaribus 2 : 9,
ungue terminali longo integro sed parum longe a basi processu
brevi externo acuto aucto. i
Maris sterna 13-15 parte postica setis brevissimis pernume-
. rosìs vestita ut subcoxae eorumdem segmentorum et tibiae et
maxima pro parte superficies ventralis pedum 10-13. Appendices
genitales uniarticulatae brevissimae subglobosae, setis nonnullis
sat longis instructae.
Long. corporis (pedibus exclusis) ad mm. 20, lat. capitis 1,8,
long. antennarum 7, pedum paris ultimi 7.
Habitat. Exempla numerosa vidi collecta ad Porto Bardia a
Cl. C. Confalonieri et alia ad Bengasi a Cl. Krùger et nonnulla
etiam ad Alessandria (Aegyptus) a Prof. G. Cecconi.
Observatio. Exempla hic descripta a forma typica Lithobius
Vosseleri Verh. (!) ex Cypro et a forma paratypica ex Palestina
ab eodem Auctore descripta (Archiv. f. Naturg. XCI, p. 134-135)
saltem ocellorum numero, maris partis ventralis posticae segmen-
torum 13-15 et pedum 10-13 pilorum veste, nec non subcoxarum
poris plerumque magis numerosis bene distincta est.
spinis subcoxis spina apicali supera laterali auctis,
Scolopendra cingulata Latr.
Il Sig. Confalonieri raccolse presso l’ Uadi Raheb due esemplari
di una Scolopendra, dei quali il minore ha una lunghezza di
mm. 33 e l’unica sua zampa posteriore ha un’armatura di spi-
(1) Lithobius platypus Newp. ex Egypto antennis 20-articulatis instructus proba-
biliter idem est atque Monotaxsobius barbipes (Porat).
3
1
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB | 311
nette tipica; l’ individuo maggiore lungo mm. 74 ha un’ arma-
tura di spinette affatto anomala: il processo subcoxale (coxo-
pleurale) ultimo ha a destra 2 spinette e a sinistra una e le
due zampe posteriori hanno: la sinistra sotto una spina, interna-
mente sopra 4 spinette (ma tre ravvicinate) e il processo apicale 7,
la destra sotto una spinetta bene sviluppata e una appena visi-
bile, internamente sopra 4 spinette disposte come nella sinistra
e all’ apice 5.
Un altro esemplare raccolto a Porto Bardia dal Confalonieri
è lungo mm. 45 ed ha un’armatura di spinette tipica, come un
altro della stessa località raccolto dal Comandante Cugia.
Scolopendra canidens Newp.
Syn. Scolopendra canidens v. africana Verh. et S. cyrenaica
Verh., Zoolog. Jahrb. XXVI (1908), p. 273 et 274.
I numerosi esemplari raccolti dal Confalonieri presso Porto
Bardia variano in lunghezza da 32 a 74 mm. Le loro zampe
posteriori hanno al femore: sotto esternamente con maggiore
frequenza 11 spinette (con variazione da 9 a 12, raramente da
8 a 13) e altrettante sotto internamente (con variazione da 9
a 14 e raramente da 8 a 15, eccezionalmente a sinistra in un
individuo 23), sopra internamente 6 a 7 (con variazione da 4
a 7 ed eccezionalmente da 2 a 12), processo apicale di regola
con 3 spinette (con variazione da 4a 8 e aberrazione fino a 10).
Fam. GEOPHILIDAE
Bothriogaster aegyptiaca Attems.
Syn. ? Bothriogaster affinis Sselivanoff.
» » cyrenaica Verh. Zool. Jahrb. XXVI (1908),
pol.
20 femmine e 9 maschi raccolti a Porto Bardia, le prime
hanno un numero di 103 a 109 paia di zampe con fosse impari
tra il segmento 29 e 30 fino al 40 0 43 e i secondi da 99 a 103
e le fossette tra i segmenti 38 a 4l.
Sy ala
312 F. SILVESTRI
È da notarsi che fra 29 esemplari di Porto Bardia nessuno
ha un numero di paia di zampe superiore a 109, mentre tra 31
che ne ho esaminati di Bengasi ve ne sono 24 con un numero
superiore fino a 123. La fossa mediana impari verso il 39 seg-_
mento ha sempre la forma allungata caratteristica della specie.
Hlenia africana Verh.
Due femmine di Porto Bardia raccolte una dal Sign. Confa-
lonieri con 107 paia di zampe e una raccolta dal Comandante
Cugia con 105.
Pachymerium ferrugineum C. L. Koch.
Il Signor Confalonieri raccolse un g' avente 53 paia di zampe,
presso Porto Bardia; questa specie è molto diffusa in tutte le
regioni cireummediterranee. sa
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RisuLtATI ZOOLOGICI DELLA MISSIONE INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB
(1926 - 1927)
ALGUNOS APIDOS Y EUMENIDOS DE CIRENAICA
POR EL Dr. J. M. DUSMET
Un pequefo lote de insectos procedentes de Cirenaica, me fué
enviado para su estudio por la Sign. Dott. Delfa Guiglia, del
Museo Civico di Storia Naturale «Giacomo Doria», de Génova,
por encargo del Director, - Prof. Dott. R. Gestro. A ambos doy
muchas gracias por su amable comunicacién, asi como por la
oferta para publicar este trabajo en los importantes « Annali del
Museo Civico ».
Se trata solamente de 16 ejemplares, pero hay en ellos cosas
muy interesantes.
1. Anthidium Rohlfsii Fr. 1 6. Giarabub (Cirenaica) (II-1927,
Confalonieri). El tipo unico fué descrito por Friese en Termesze-
trajzi Fizetek sobre un g° de Sokna (Africa boreal), cazado
por G. Rohlfs, y se halla en el Museo de Berlin. Este que ahora
se cita es, por tanto, el 2° ejemplar conocido.
2. Ammobates oraniensis Lep. 1 &°. Porto Bardia (Cire-
naica) (1II-1927, Confalonieri). Especie escasa. Del g7, solamente
dice Lepeletier: « Semblable. Le sixiéme segment est aussi
noir, et a, de méme que les précédents un point latéral
d’un blanc de neige». Puede afiadirse que el 7° terguito es
redondeado y con algunos largos pelos negros. Las alas son
menos oscurecidas que en la Q y con menos reflejos violàceos.
Yo tengo una 9 de Hungria oriental, por lo cual no dudo que
se trata de dicha especie. |
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314 J. M. DUSMET
3. Nomada Kohli Schmied. ? 1 Q. Porto Bardia (Cirenaica)
(III - 1927, Confalonieri). Aunque tengo en mi colecciòon algunas
N. Kohli, su determinaciòn no me inspira gran certeza, asi que
dudo si este ejemplar serà dicha especie (de Europa meridional),.
o alguna otra de este dificil grupo de N. furva.
4. Tetralonia Santschii Dusm. (V. mi trabajo « Algunas Eu-
cera y Tetralonia del. N. de Africa». Eos. 1928). 1 9, Porto
Bardia (Cirenaica) (III - 1927, Com.'* M. Cugia). — Solamente —
existia el tipo, de Kairouan (Tùnez), que me regalò el Dr. Santschi,
y que no tiene antenas. Es, por tanto, el actual el 2° ejemplar.
Sus antenas son negras, normales, con el artejo 3° tan largo
como los 3 siguientes.
5. Tetralonia cuniculina KI. (cunicularia AA.) (V. mi citado
trabajo). 1 ©. Da Giarabub a Porto Bardia. Cirenaica, 1927,
Confalonieri.
6. Anthophora tenuiciliata Alfk. (« Beitr. Kenntn. Bien.
Aegypten ». Senckenbergiana, 1926). 1 9. Da Giarabub a Porto
Bardia, 1927, Confalonieri. Aunque no conozco los tipos, va tan
bien a la descripciòon, que creo se trata de esta especie.
7. Anthophora Guigliae n. sp. 1 9. Giarabub (Cirenaica)
(13-VI-1927, Confalonieri). (Esta en el Museo Giacomo Doria,
de Genova). SBS.
Q. Long. 11 mm. Anch. abdomen, 3,5. Long. ala, 8.
Long. lengua, 9. Insecto negro, grueso, con abundante pilosidad
general gris y 4 fajas blancas abdominales. Cabeza algo mas
ancha que el tdrax, ojos algo convergentes hacia el epistoma.
Cara ancha, distancia entre el borde del epistoma y el ocelo an-
terior menor que la que hay entre los ojos. Labro rugoso, su
extremo estrecho y bidentado. Epistoma con la parte central del
borde recta y las laterales avanzando en angulos romos. Mejillas
algo mas cortas que el 4° artejo del funiculo, con puntos gruesos
y profundos unidos entre si, los espacies intermedios brillantes.
Mandibulas tridentadas, sus dientes romos. Antenas con el artejo 3°
tan largo como los 3 siguientes. Region a los lados del ocelo
anterior con puntuaciòn espesa, casi mate. En el resto de la
\
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 315
cabeza, en el torax y abdomen, por su abundante pilosidad, no
puede verse la puntuacion. Mesonoto mate. Esternitos con puntos
regularmente separados, algo brillantes. Alas hialinas, vena ordi-
naria intersticial, o casi anterior’ a la bifurcacidn.
Pilosidad larga, abundante y levantada en la cabeza, torax y
patas. Los pelos son casi todos blancos, en la region de los ocelos
y en el mesonoto estan mezclados con algunos negros. De este
color son los del extremo del metatarso posterior y los del lado
interno de las patas Los terguitos 1° a 4° con pilosidad general »
abundante blanca, semi-erecta, que deja ver el tegumento; en los
hordes, los pelos, mucho mas abundantes y tumbados, aunque no
planchados, forman fajas, que son mas anchas en el 3° y 4°. El 5°
tiene pilosidad abundante, de un ferruginosg oscuro, que, en la
base, se mezcla con algunos pelos blancos. El 6° con pelos ferru-
ginosos, largos, que exceden del horde. Los, esternitos, casi lam-
pifios, tienen pestafias doradas, poco marcadas.
Color negro, solamente son ferruginosas las escamillas, la parte
central de las mandibulas y tambien los ùltimos artejos de los tarsos.
Aunque he podido consultar la casi totalidad de las descrip-
‘ ciones de especies del N. de Africa y la mayor parte de las de
otras regiones vecinas, no me parece que se puede referir a nin-
guna de ellas. A la que mas se aproxima es a Podalirius vestitus
Mor., de Transcaucasia, pero aquel es. de 15 mm., sus mejillas
son nulas, hay espacios brillantes a los lados de los ocelos y la
pilosidad del abdomen debe ser diferente.
| Tengo el gusto de dedicar esta especie a la Sign. Dott. Delfa
Guiglia, por cuya mediacion he podido estudiar este notable lote
de insectos.
8. Andrena leucocyanea Per. ?. 1 Q Porto Bardia (III-1927.
Com.'* M. Cugia). Va bastante bien a la descripcién de Pérez,
que es algo deficiente, como tantas otras de dicho autor. Solo le
da como localidad la general de la obra (Espéces nouvelles de
melliféres de Barbarie. 1895), que, a veces, puede no ser cierta
(V. mi trabajo «Bol. R. Soc. Esp. H. Natural» 1920). Solamente
con reserva, doy nombre a este ejemplar.
9. Andrena vetula Lep. (opaca Mor.). 1 9. Porto Bardia
(Cirenaica) (1927. Confalonieri). Dalla Torre, parece que con
316 J. M. DUSMET
razon, reune ambas especies. Tengo varias de Espana, alguna de
ellas vista por Alfken, quien, como yo, cree que son vetula.
Esta de Porto Bardia, se parece mucho a ellas y se acomoda a
las descripciones. Unicamente, las antenas son un poco mas cortas.
10. Colletes ? Andrena ?. 1 9. Porto Bardia (Cirenaica) II.
1927. Confalonieri). Su aspecto es mas bien de Colletes. Las cel-
dillas cubitales parecen de Andrena, pero no muy claramente y
hay que advertir que en varias especies este caràcter es algo
dudoso. Como los autores apenas seflalan mas que él y la forma
de la lengua, que no he podido examinar, no es seguro el género
de este insecto.
11. Halictus sp?. I 9. Giarabub (III-1927. Confalonieri).
12. Halictus sp?. 1 9. Giarabub (III-1927. Confalonieri).
Del género Halictus hay varios cientos de descripciones de
especies palearticas, algunas, como las de Pérez, muy poco pre-
cisas. Estos 2 ejemplares no son de ninguna de las que conozco
y sdlo por descripcién, no me atrevo a darles nombre.
13. Odynerus (Ancistrocerus?) (Lionotus?) Gestroi n. sp.
Tipo. 1 9. Giarabub (Cirenaica) (III-1927. on
(Esta en el Museo Giacomo Doria, de Génova).
©. Long. total, 8 mm. Long. hasta extremo del 2° serait
7 mm. Ancho abdomen, 2,5. Long. ala anterior, 6,5. Aspecto de
Ancistrocerus, con ligera quilla. Negro, con abundantes dibujos .
de color amarillo-huevo. 2 bandas en el 2.° terguito.
Cabeza de-la anchura del torax, con puntuaciòon abundante
y protunda, reuniéndose los puntos. Epistoma mas ancho que
alto, brillante, con puntos separados, convexo en la parte superior
y cayendo en declive hacia la inferior, llegando a formar una
depresion junto al borde, que es liso, ligeramente escotado y
limitado por 2 puntas romas. Labro liso, brillante, redondeado.
Mandibulas anchas, tridentadas. Antenas cortas, gruesas, los artejos
penultimos casi doble anchos que largos. Térax con puntos gruesos
y profundos, reunidos entre si. Pronoto con su borde anterior
recto, formando quilla bien marcada, que termina lateralmente
en angulos espinosos. Mesonoto tan ancho como largo. Postescu-
dete, a causa de su puntuacién gruesa, parece aserrado. Metatòrax
re NEI APPRESO SARE SITE LI OT
7 NILE TESTA
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ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 317
oblicua e irregularmente estriado. Bordes del metatorax aserrados.
Alas casi hialinas, celdilla radial ahumada. Ufias con diente agudo,
bastante cerca del apical. Terguito primero ligeramente cupuliforme,
bastante mas estrecho que el 2.° La quilla transversa que carac-
teriza a los Ancistrocerus apenas se nota; solamente, en algunas
direcciones, se ve que la superficie de la porciòn vertical, al llegar
al plano horizontal, forma un pliegue, cual si fuese un liquido
que rebasa un vaso. La puntuacion es. gruesa y profunda en el
primer terguito, mas pequefia y mas superficial, sucesivamente,
en los siguientes. Esternito 2° con un plano anterior vertical, que
‘forma un surco fuerte con el 1.° Puntuacion de los esternitos
semejante a la de los terguitos.
Insecto lampifio, tan sélo algunos escasos y cortos pelos, màs
-visibles en la region occipital.
Los dibujos amarillos son: en la cabeza, el epistoma, excepto
su borde anterior, una mancha cuadrada, pero irregular, entre
las antenas, anchas rayas en la orbita interna desde el epistoma
hasta el fondo del seno ocular, la mitad superior de la orbita
externa y el escapo. En el térax, el pronoto, excepto sus angulos
posteriores e inferiores, 2 manchas redondas en las mesopleuras,
las escamillas, unos puntos junto a ellas, el escudete, la cara
posterior del postescudete, 4 rayas a-los lados de uno y otro y 2
grandes manchas laterales en el metatorax. En las patas, son
amarillas parte de las caderas, los trocànteres, fémures anteriores
e intermedios, el tercio apical de los posteriores y todas las tibias.
En el abdomen, el primer terguito tiene 2 grandes manchas
redondeadas a los lados de la region anterior o vertical, las cuales
se aproximan mas por arriba que por abajo. Hay, ademas, una
estrecha linea en el borde. El 2° terguito tiene 2 bandas, anchas,
onduladas, situadas en la base y en el borde, quedando negra
como una mitad en el centro. El 3°, 4° y 5° con anchas bandas
apicales ligeramente bi- o triescotadas. El 6° con la base amarilla
y el extremo negro. Esternito 1° negro; el 2° con 2 fajas, la
basilar mas ancha que la apical, quedando menos zona negra que
en el terguito correspondiente; el 3° con faja apical biescotada,
4° con 3 manchas, 5° con una sola, central, 6° negro. Son ferru-
ginosos el labro, las mandibulas, el 2° artejo de las antenas, el
resto de estas por su cara inferior, y los tarsos, estos de tono
muy claro. |
318 J. M. DUSMET
Paratipos. Otras 2 9 de la misma procedencia. Varia lige- .
ramente la extension de algunas manchas amarillas, pero sin
llegar a salir de la descripciòn.
1 g°. Tambien de la misma procedencia. Muy semejante a
la 9. El gancho terminal de las antenas es corto, llegando a la
base del artejo 11°. Epistoma algo mas alargado. Labro amarillo,
asi como las mandibulas, excepto su extremo, ferruginoso. La
mancha interantenal llega al epistoma. Las mesopleuras, el postes-
cudete y el 7° terguito son negros.
En qué grupo debe colocarse esta especie? La quilla tran-
sversa del primer terguito apenas es perceptible, menos aun que
en Odynerus blanchardianus Sauss., el cual, sin embargo, ha
sido siempre considerado como Lionotus. Pero, no obstante, su
aspecto general es mas bien de Ancistrocerus y, dentro de
ellos, en el grupo del callosus Thoms., por la forma del 2° ester-
nito. En este grupo del subgénero, la especial coloracién de dos
bandas en el 2° terguito le aproxima a 0. hispanicus Dusm.,
de Espafa, el cual tiene la quilla muy marcada, el epistoma con
escotadura profunda, limitada por àngulos espinosos, el 2° esternito
con sdlo una banda apical amarilla, etc. El 0. tridens Dusm.
de Argelia, tambien de dos bandas, tiene 3 dientes en el epistoma
y no hay surco entre los dos primeros esternitos. Al que mas se
acerca por la descripcién es a 0. atropos Lep. Pero André,
que se expresa como si hubiese visto el tipo, da de atropos una _
descripeién que no conviene al nuestro y alude a la quilla, sin
decir que es casi invisible.
Es, por consiguiente, este Odynerus un ejemplo de paso del
subgénero Ancistrocerus al Lionotus, mas bien comprendido
en este ultimo y que indica lo dificil que es sostener estas divi-
siones, por otra parte necesarias en un género tan abundante en
especies, para facilitar su estudio.
Doy nombre a esta especie en honor del ilustre entomdlogo
Dr. R. Gestro, Director del Museo de Génova.
ye Oe nae YI CARO N eS
Lie ad eee TS
GALERUCINI AFRICAINS
DE LA COLLECTION DU MusEE Civique DE GENES
par V. LABOISSIERE
Correspondant du‘ Museum da’ Histoire Naturelle de Paris
Levallois-Perret (Seine)
iaia
(PREMIERE NOTE.
Monsieur le Professeur Gestro a bien voulu me confier l’étude Di
des Galerucini africains non dénommés de la collection du Musée |
Civique de Génes. Parmi les espèces assez nombreuses y figurant,
celles provenant des chasses de L. Fea sur le continent africain
— Cameroun et Congo — et principalement dans les iles de
‘San Thomé, du Prince et Fernando Po, offrent un intérét parti-
culier. A part quelques descriptions isolées faites par J. Weise
l’on ne possédait que fort peu de renseignements sur la faune de
ces iles, tout au moins en ce qui concerne le groupe faisant p
| l’objet de cette premiére note, cette faune est identique a celle i È
rencontrée sur le continent dans le Cameroun et le Congo. | a
D’ autres captures intéressantes ont été faites par le Dr. E. Bayon 5
dans |’ Ouganda et |’ Archipel de Sessé du Victoria Nyanza; il. È
v a également lieu de mentionner les récoltes de Messieurs le on
Dr. V. Ragazzi, E. Ruspoli et S. Patrizi en Ethiopie, Erythrée DA
et Somalie italienne. Une espéce nouvelle a été décrite de Zanzibar ni
d’où elle avait été rapportée par Raffray.
Ce premier mémoire comprend |’ étude de 84 espéces dont 11
nouvelles et 19 variétés parmi lesquelles 4 étaient inédites, le
tout réparti dans 34 genres.
è
Gen. Oides Web.
Weber, 1801, Obs. Ent. I, p. 53.
Oides humeralis Gahan, 1871, Ann. Mag. Nat. Hist., p. 556.
Fernando Po: Musola (alt. 500-800 m., III-1902), baie de
320 V. LABOISSIERE
— 8. Carlos (alt. 200-400 m. (4), XIE-1901), Basilé (alt. 400-600 m.,
VII-IX-1901); Cameroun: Victoria (L. Fea).
Oides luteola Laboiss., 1927, Bull. Soc. ent. Fr., p. 210.
Fernando Po: Moka (alt. 1000-1600 m., III-1902), Musola
(L. Fea).
Oides Conradti Weise, 1902, Archiv. f. Nat., p. 138.
Fernando Po: baie de S. Carlos, Musola (L. Fea).
Variété: Téte noire, le labre seul testacé; chaque élytre orné
sur l’épaule d’ une tache arrondie, noire. Long.: 16 mm.; larg.:
10 mm.
Cameroun: Victoria, une 9 (L. Fea).
Oides cameruna Weise, 1915, Ergebn. Deutsch. Zentralafr. Exp.,
I, p. 170. ;
Fernando Po: baie de S. Carlos (L. Fea); — Ouganda:
Entebbe (C. Berti).
Cette espèce se rencontre également dans le Togoland et le
Congo francais; je l’ai confondue (Ann. Soc. ent, Fr., 1924
[1922] p. 212) avec la variété laetifica de 0. typographica,
de couleur identique, je faisais toutefois observer que chez les
individus de l’Abyssinie et de 1’ Ouganda les élytres étaient sinués
avant le sommet et l’angle apical aigu; en dehors de ce caractère
qui est parfois peu marqué, le calus huméral est plus élevé et
limité en dedans par une profonde impression. )
Oides typographica Rits. var. laetifica Weise, 1902, Archiv. fo
Naturg., p. 158.
Fernando Po: Basilè (L. Fea), un exemplaire.
Oides minor Weise, l. c. p. 138.
Congo belge (A. Crida, 1915), un exemplaire.
Qides straminea Weise, l. c., 1904, p. 166.
Jaune pale, brillant, les antennes — moins les trois ou quatre
premiers articles —, le sommet des tibias et les tarses, noirs.
(1) Les renseignements concernant l’altitude ou les dates de récolte ne seront
pas répétés au cours de ce mémoire.
ee ii sedia de ati aa
GALERUCINI AFRICAINS 321
En ovale court. Le second article des antennes est ovalaire,
troisiéme de moitié plus grand et plus court que le quatriéme.
Le pronotum est près de trois fois plus large que long è bords
latéraux arrondis; surface lisse. Ecusson en triangle aigu au
sommet. Elytres amples, couverts d’une ponctuation fine assez
serrée; les épipleures sont très éloignés du bord latéral et
s’étendent en arriére en se rétrécissant jusqu'à proximité de la
suture. —
Le seul individu de la collection a les antennes noires a partir
du quatriéme article et mesure 8 mm.
Fernando Po: Basilé (L. Fea), un gf.
Oides Gestroi n. sp. (Fig. 1).
Jaune testacé; palpes et antennes a partir du quatriéme
article brun noir; sommets du labre et des mandibules, noirs;
élytres fauve brunàtre, mats; tibias rembrunis sur leur moitié
apicale; tarses brun noir.
En ovale allongé. Téte moins large que le pronotum, lisse
sur le front, le vertex trés finement réticulé avec quelques points,
de grosseurs variables, près de yeux, plus nets chez la femelle,
son milieu est traversé par un
sillon longitudinal trés fin; les
calus surantennaires sont subor-
biculaires lisses; les antennes sont
filiformes, courtes, elles atteignent
a peine le calus huméral, les
troisieme et quatriéme articles
sont égaux et chacun de moitié
plus long que large, les suivants
‘sont plus courts.
Le pronotum est transversal,
deux fois aussi large que long,
les bords latéraux sont droits et
à peine divergents, de la base
au tiers antérieur; ils sarron-
dissent et convergent fortement vers les angles qui sont surbaissés ,
obtus; les angles postérieurs s’arrondissent largement avec la
base, celle-ci est droite, trés faiblement sinuée dans son. milieu,
la surface peu convexe est trés finement et densément réticulée
Fig. 1. Oides Gestroi n. sp. Q, X 3,5.
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (4 Ottobre 1929). 21
RT LEE
et
vado
“Lei
322 V. LABOISSIERE
avec quelques points peu profonds et épars, sauf devant la base
où ils sont plus serrés; la youttiére latérale est très étroite en
avant, large et presque explanée sur la partie droite. Ecusson
ponctué, triangulaire, obtus au sommet.
Les élytres sont réguliérement ovalaires, ils sont séparément
arrondis ou obtus au sommet mais l’apex ne se prolonge pas en
arriére en forme de bec; la surface réguliérement convexe est
couverte d’une ponctuation assez forte très dense, un peu effacée
en arriére, les intervalles moins larges que le diamétre des.
points, sont élevés et couverts d'une fine réticulation; chaque
élytre est en plus orné de six còtes élevées chez la 9; ces cétes
sont remplacées par des lignes plus ou moins visibles chez le gf;
la première cdte part du milieu de la base, elle s’arréte non
loin du sommet, deux autres plus courtes et moins fortes s’éten-
dent entre elle et le calus huméral duquel part la quatriéme
cote qui se courbe d’ avant en arriére et s’étend ensuite paralle-
lement aux autres, la cinquièéme part du milieu, elle est trés
faible, la sixiéme commence sous le calus aR ee elle est sail-
lante, s'étend parallélement au bord latéral et rejoint la première
cote à son sommet; l’espace compris entre la sixiéme còte et la
marge n'est pas ponctué, légérement ridé en travers il est un
peu plus brillant que le reste de la surface; l’impression infrahu-
mérale est a peine indiquée chez le o; plus forte et plus nette
chez la 9. Long.: 10,5-13 mm.; larg.: 6,5-8 mm.
O. Gestroi se contond a première vue avec 0. funebris
Jac. et 0. Revozli Frm.; mais chez ces deux espéces l’angle api-
cal des élytres forme un bec très prononcé en arrière, les còtes
sont plus accentuées et carénées; le pronotum plus fortement
élargi vers le tiers antérieur.
Chez 0. Gestroî le sommet du pénis est plus obtus que dans
les autres espéces.
Somalie italienne: Ganala (E. Ruspoli, V-1892-93), deux 7,
une Q.
Gen. Botanoetona Frm.
Fairmaire, 1878, Journ. Mus. Godeffr., p. 113
Botanoctona gibbosa Jac. 1883, Proc. Zool. Soc. Lond., p. 403,
pl. XIV, £ 6 (Pachytoma).
Fernando Po: Basilé (L. Fea), une Q.
GALERUCINI AFRICAINS 323
Gen. Cerochroa Gerst.
Gerstaecker, 1855, Monatsber. Ac. Wiss., Berlin, p. 637.
Cerochroa ruficeps Gerst., l. c. p. 637.
Zanzibar (Raffray), une Q.
Gen. Raphidopalpa Rosenh.
. Rosenheim, 1856, Thiere Andalus., p. 325.
Raphidopalpa foveicollis Lucas, 1849, Expl. Alg., Ent.; 542,
ly LV teh 9)
Guinée portugaise: Bolama (L. Fea); — Congo belge: Buta
(Ribotti); — Choa: Gherba (Ragazzi); — Somalie ital.: Piana di
Fungalango (Patrizi); — Ouganda: Bululo, Bussu, Busoga, Mbala,
M* Elgon (D" E. Bayon).
Gen. Copa Weise
Veise, 1892, Deutsch. Ent. Zeitschr., p. 396.
Copa occidentalis Weise, |. c. 1903, p. 36.
Fernando Po: Punta Frailes (X-XI-1901), Basilé (L. Fea); -—
Congo belge : Buta, Bambili (Ribotti); — Congo francais: Lam-
barené, Fernand-Vaz, Ndjolé (L. Fea); — Guinée portugaise:
Bolama, Farim (L. Fea); ile S. Thomé: Agua-Izé (alt. 400-
700 m., XII-1900), Ribeira Palma (alt. 400-700 m., IX-1900,
L. Fea).
Copa delata Erichson, 1843, Wiegm. Archiv. p. 265.
. Ouganda: Kyetume, Bussu (D" E. Bayon); — Congo francais:
Ndjolé (L. Fea); — ile S. Thomé: Vista Alegre (alt. 200-300 m.,
IX-X-1900), Ribeira Palma (L. Fea); ile du Prince: baie de
l’ouest (alt. 0-300 m., V-1901, L. Fea).
Copa nigripennis Laboiss., 1921, Rev. Zool. afric., IX, p. 47
et 50; fig. 5 et 6.
Somalie ital.: de Matagoi a Lugh (V. Bottego, XI-1893) un gf.
324 V. LABOISSIERE
Gopa Kunowi Weise, |. c., 1892, p. 397.
Somalie ital.: Giuba: Belet Amin, Piana di Fungalango (Pa-.
trizi); — Ethiopie: Auasc (C. Citerni, X-1910); — Colonie du
Kénia: Guasso Njiro (Patrizi); — Zanzibar (Raffray).
Copa femoralis n. sp.
Dessous — moins la téte et les bords réfléchis du pronotum
— noir; sommet de l’abdomen marginé de jaune testacé; labre
noir; dessus du corps jaune grisàtre (!); articles des antennes, a
partir du quatriéme, plus ou moins annelés de noir au sommet;
caréne faciale brune; plus de la moitié basale des cuisses brune,
tarses rembrunis au moins au sommet des articles.
O, toute la partie supérieure de la téte profondément exca-
vée, les bords de l’excavation forment de chaque coté, en dedans
des yeux, un bourrelet élevé ovalaire; dans le milieu s’éléve un
appendice dont la base est formée de deux petits lobes jaunes,
la partie supérieure est fortement rétrécie vers la base et le
sommet et anguleuse latéralement, concave et de couleur brun
noir; les antennes sont filiformes, sauf le premier article qui est
épais, réniforme, concave et garni de poils sur sa face interne;
le deuxiéme article est petit, ovalaire, le troisiéme est deux fois
plus grand mais a peine plus long que le quatriéme et les suivants.
Le pronotum est de moitié plus large que long, ses bords
latéraux arrondis en avant se rétrécissent assez sensiblement et
sont droits sur la premiére moitié; les angles sont vifs, les anté-
rieurs droits et les postérieurs obtus; la surface est lisse, sauf
sur la région des angles ou sont creusés quelques points, un
sillon assez profond la traverse entiérement au dessous de sa
moitié. Ecusson petit, en triangle curviligne.
Elytres plus larges que le pronotum 4 la base, comprimés
sous l’épaule, sensiblement dilatés ensuite jusqu'au sommet, leur
surface est couverte d’une ponctuation fine assez dense et régu-
liére; les intervalles sont couverts d’un pointillé extrémement
fin et serre.
Les pattes sont gréles, les tibias mucronés à leur sommet et
les ongles bifides; le dernier segment abdominal est fortement
(!) La teinte gris verdàtre du dessus du corps a du étre produite par fermen-
tation ou par un séjour prolonge de l’insecte dans 1’ alcool, et il est probable que
la cowleur réelle est jaune d’ ocre ou jaune clair brillant.
GALERUCINI AFRICAINS 325
incisé de chaque cdté du sommet, trilobé, le lobe médian est
grand et creusé sur toute sa surface d’une profonde fossette lisse.
one: /5i mm.
C. femoralis se distingue de toutes les autres espéces par
la couleur foncée de ses cuisses.
Deux espéces: Kunowi Weise et orientalis Weise, ont éga-
lement les troisiéme et quatrieéme articles des antennes égaux;
chez le premier, l’article basal des antennes est normal, 9 et co’,
il sépaissit réguliérement de la base au sommet; chez le second
les articles sont relativement plus courts et le lobe médian du
segment anal est plan, simplement sillonné dans son milieu.
Abyssinie: Choa: Let Marefià (Ragazzi), un dg.
Gen. Leptaulaea Weise
Weise, 1902, Archiv. f. Naturg., p. 142.
Leptaulaca fissicollis Thoms., 1858, Archiv. Ent., II, p. 218.
Congo belge: Bambili (Ribotti); — Ouganda: Bussu Busoga,
Bululo (D" E. Bayon).
L. fissicollis ab. obscurata Weise, |. c., p. 144.
L. fissicollis ab. particularis Weise l..c., p. 143
Congo belge: Bambili (Ribotti); Kasai (A. Crida); — Ouganda:
Bululo (D" E. Bayon).
L. fissicollis var. festiva Gerst., 1862, Peters Reise, p. 343,
tx kee fie 3.
Victoria Nyanza: Archip. de Sesse: Bugala (D" E. Bayon); —
Choa: Ambocarra (Ragazzi); — Erythrée: Keren (Penzig).
L. fissicollis ab. vinula Erichs., 1859, Stett. Ent. Zeit., p. 85.
L. fissicollis ab. nubzla Laboiss., 1921, Rev. Zool. afric., p. 58.
Fernando Po: Punta Frailes, baie de S. Carlos, Moka (L. Fea).
L. fissicollis ab. ¢réstis Laboiss., 1. c., p. 58:
Fernando Po: Musola (L. Fea); — Congo belge: Buta, Bam-
bili (Ribotti).
Gen. Idacantha Chap.
Chapuis, 1875, Genera XI, p. 161.
Peg aoe” 8S bee aah: Sc) ANO
CAIO Too See sea
dS rel oh
326 i V. LABOISSIÈRE
Idacantha hastata Laboiss., 1921, Rev. Zool. afric., p. 67, f 7.
Ouganda: Bussu Busoga (D" E. Bayon), un dg, deux 9.
Pee me ee Cry.
Gen. Laetiacantha Laboiss.
Laboissiére, 1921, Rev. Zool. afric., IX, 1, p. 65 et 73.
Laetiacantha Chevrolati Guér., 1849, Voy. Lefébyre, VI, Zool.,
pi 380, t 5, È DST.
Cette espéce est assez variable par la disposition et le nombre
des taches ornant les élytres; le male n’a jamais été decrit:
le pronotum est creusé de chaque còté sur la base, d’ une im-
pression ovale ce qui fait paraitre la partie comprise entre les
impressions beaucoup plus élevée, elle ne s’avance pas au-dessus
de |’ écusson, mais elle est munie devant celui-ci, de deux petits
tubercules ; l’ écusson est étroit en triangle trés allongé, suréleve ;
la base des élytres dans son milieu est ornée d’un avancement
assez large, court arrondi au sommet.
Choa: Let Maretià. ;
Gen. Neolaetana. Laboiss.
Laboissiére, l. c., p. 65 et 76:
Neolaetana Neumani Weise, 1907, Archiv. f. Naturg. p. 215.
Ouganda: Jinja Busoga, Bussu Busoga, Kabulamuliro (D'
E. Bayon).
Neolaetana Stefaninii Laboiss., 1927, Bull. Soc. ent. Ital., LIX,
Pod AA
Somalie ital. : Giuba (Toncker IV-1920), Bardera (U. Ferrandi);
Lugh (Patrizi IV-1920), quatre dg.
Gen. Laetana Baly.
Baly, 1864, Trans. ent. Soc. Lond., 3° série, II, p. 232.
GALERUCINI AFRICAINS 327
-Laetana opulenta Péring., var. elongata Weise, 1912, Deutsch.
Six. wentral air. pe Vad:
Ouganda : Bussu Busoga (D" E. Bayon), une 9.
Laetana trifasciata Allard, 1888, Ann. Soc. ent. Fr., p. 397.
Zanzibar (Raftray), deux exemplaires.
Gen. Belona Weise.
Weise, 1901, Deutsch. Ent. Zeitschr., p. 299.
Belona Sagonai Laboiss., 1921, Rev. Zool. afr., p. 85.
Ouganda: Bussu Busoga (D" E. Bayon), un d..
Gen. Spinolotella Cock.
Cockerell, 1905, The Entomologist, p. 104.
Spinolotella sagax Weise, 1902, Archiv. f. Naturg., p. 144
(Spinolota).
Somalie ital. : Giuba: Margherita (Patrizi IV-1920), o et 9.
Gen Pachytoma, Clark.
Clark, 1865, Ann. Mag. Nat. Hist. (3), XVI, p. 261.
Pachytoma obscura Gahan, 1892, Trans. Zool. Soc. Lond., p. 93.
Congo belge : Buta (Rubi) (Ribotti), cinq exemplaires.
Pachytoma truncata Weise, 1888, Deut-ch. Ent. Zeitschr., p. 112.
Victoria Nyanza: archip. de Sessé : Bugala, Buvuma, Serinya
(D" E. Bayon; - Ouganda: Entebbe, Kyetume (D" E. Bayon).
Pachytoma similis Laboiss., var. femoralis Laboiss. (1) 3
Chez cette variété les cuisses sont d’ un beau jaune orangé
sur les deux premiers tiers et noir brillant au sommet.
Congo belge : Kasai (A. Crida).
(1) J’? ai décrit cette varieté sur des individus recueillis par le Prince Léopold de
Belgique, au Congo belge; le mémoire n’ est pas encore paru.
328 V. LABOISSIERE
Pachytoma Mechowi Weise, |. c., p. 112.
Congo belge : Bambili (Ribotti).
Gen. Nirinoides Jac.
Jacoby, 1903, Stett. ent. Zeitschr., p. 322. | ;
Nirinoides Staudingeri Jac. l. c., p. 322.
Fernando Po: baie de S. Carlos (L. Fea), une Q.
Nirinoides abdominalis Jac. 1. c., p. 323. 4
Fernando Po: Basilé (L. Fea), g, 9. . 4
Gen. Hemiphracta Weise
Weise, 1902, Archiv. £. Naturg., p. 157.
Hemiphracta lurida Allard, 1870, Ann. Soc. ent. Belg., c. r.
p. XC.
Somalie ital.: Giuba: Jack Sciumo, Piana di Fungalango
(Patrizi); Choa: Let. Marefia (Ragazzi).
Cette espéce a été décrite de Sierra-Leone, elle se rencontre
dans la majeure partie de |’ Afrique équatoriale.
Variéte (?) Entierement jaune flave; une petite tache brunàtre
sur le milieu de la base du vertex; le pronotum légérement
plus sombre sauf sur les bords; tout le corps couvert de poils
blanes plus épais en dessous.
Somalie ital.: Dolo (C. Citerni), un g’, probablement immature.
Gen, Arimetus Jac.
Jacoby, 1903, Stett. Ent. Zeit., p. 320.
Arimetus costulatus Laboiss., 1922, Rev. Zool. afr. X, p. 113.
Guinée Portugaise: Rio Cassine (L. Fea, IV -1900), deux
exemplaires.
GALERUCINI AFRICAINS 329
Arimetus tuberosus n. sp.
. Fauve brunàtre (!) couvert. d’ une fine pubescence couchée,
jaune d’or; labre, antennes une tache sur le vertex et trois sur
le pronotum, noirs; les pattes sont noires avec le bord supérieur
des tibias fauve.
Tete aussi large que le pronotum; |’ épistome et les calus
surantennaires plans, toute la surface recouverte d’ une ponctua-
tion serrée avec les intervalles ruguleux, une ligne lisse coupe
longitudinalement le vertex; une large bande noire recouvre les
calus et la majeure partie supérieure de la téte; antennes courtes
_atteignant a peine les épaules, les troisiéme et quatrieéme articles
égaux, chacun de moitié plus large que long, les suivants courts,
eylindriques, plus larges que longs.
Pronotum transversal a bords latéraux rebordés, anguleux
dans leur milieu, bord antérieur et base droits, paralléles, la der-
niére échancrée en arriére des angles qui sont vifs, obtus, les
angles antérieurs sont également obtus mais moins ouverts; la
surface est couverte d’une ponctuation fine, serrée et creusée de
plusieurs impressions; une triangulaire peu profonde au dessous
du milieu du bord antérieur; une petite de chaque còté du milieu
de la base et une plus profonde et plus nette de chaque còté
sur la moitié, a égale distance du milieu et du bord latéral;
trois grandes taches noires occupent la majeure partie de la
surface, une de chaque còté couvrant près du quart. latéral et
une sur le milieu assez large sur la base et formant deux
branches en avant, représentant un Y court. L’écusson a les
bords droits et le sommet obtus.
Les élytres sont courts, plus larges que le pronotum a la
base, presque paralléles. séparément et obtusément arrondis au
sommet; leur surface trés convexe est couverte d’une ponctuation
fine, serrée, ruguleuse; elle est ornée de six à sept lignes longi-
tudinales peu élevées et creusée de deux impressions transver-
sales profondes, la premiére vers le premier tiers, la seconde au
deuxième tiers; les intervalles — la base, le milieu et la partie
posterieure avant la déclivité — présentent des élévations larges,
arrondies. Long.: 7,5 mm.; larg.: 3,5 mm.
(‘) Les deux individus que j’ai examinés sont en mauvais état et ont du subir
un commencement de fermentation; il est probable qu’a l’état frais cet insecte
doit etre de couleur plus claire.
330 V. LABOISSIERE
Cette espéce est facile à distinguer par les impressions et i
élévations élytrales,
Zanzibar: (Raffray), deux Q.
Gen. Schematizella Jac.
Jacoby, 1888, Trans. ent. Soc. Lond., p. 203.
Schematizella erythrocephala Laboiss., 1920, Bull. Soc. ent. Fr.,
p. 100 (Mesodonta).
Ouganda: Bululo; Victoria Nyanza: Archip de Sesse: Bugala
(Dt E. Bayon), deux dg.
Schematizella viridis Jac. 1. c., p. 203, pl. VII, f. 11.
Fernando Po: Basilé, Musola (L. Fea).
Schematizella smaragdina n. sp.
Dessous et partie antérieure de la téte fauves; une grande
tache bronzée, brillante, recouvre la majeure partie du vertex;
pronotum bronzé avec les bords, la base et les angles plus ou
moins fauves; écusson bronzé; élytres d’un beau vert brillant, le
bord interne de la suture et le sommet roux; les antennes sont
noires a partir du sommet du quatriéme article, la pointe du.
dernier est jaune; le bord supérieur des cuisses est en majeure
partie noir.
Téte moins large que le pronotum; yeux saillants; épistéme
court, épais, déprimé et non caréné dans son milieu; calus suran-
tennaires étroits, convexes, arqués en dessus; antennes de la
moitié de la longueur du corps, s’épaississant assez fortement a
partir du cinquiéme article; les troisiéme et quatriéme articles
égaux et chacun du double du second, les suivants diminuent gra-
duellement vers le sommet, les 8-10 a peine aussi longs que
larges; vertex avec quelques poils courts, couvert d’une ponctua-
tion fine très serrée, les intervalles rugueux.
Pronotum de moitié plus large que long, immarginé sur son
pourtour; bords latéraux droits, légérement dilatés, anguleux
dans leur milieu et surbaissés, bord antérieur échancré; base
droite un peu élevée; les quatre angles saillants en dehors, les
antérieurs tronqués obliquement en ayant, les postérieurs aigus;
GALERUCINI AFRICAINS 331
~
surface rugueusement et densément couverte de points assez fins;
une impression ovale coupe le milieu de la base, elle est plus
large et plus profonde en avant; on remarque en outre la pré-.
sence d’une pubescence fine et courte. Ecusson triangulaire a
cotés arrondis; convexe; ponctué et pubescent.
Elytres plus larges que le pronotum a la base, s’élargissant
faiblement en arriére, arrondis ensemble au sommet avec une
faible déhiscence à l’apex, ils sont comprimés latéralement et
leur bord latéral — vu de dessus — n'est visible que de l’angle
latéral a la suture, a cet endroit on remarque une assez forte
impression; la surface est convexe, couverte de poils jaunes
couchés, plus longs et plus serrés que sur les autres organes;
la ponctuation des élytres est trés serrée, un peu plus forte que
celle du pronotum, avec les intervalles rugueux; les épipleures
étroits, diminuent de largeur en arriére et dépassent l’angle latéral.
Le dessous est fauve avec la poitrine plus sombre, légérement
verdatre; pattes normales; tibias mutiques, ongles bifides. Long. :
pn riesame
Fernando Po: baie de S. Carlos (L. Fea), une 9. Un deuxiéme
individu 9 a été recueilli au méme endroit, mais il est soit imma-
ture soit décoloré: jaune fauve avec des reflets verts ou bronzés.
Sch. smaragdina presente Vaspect de Sch. viridis Jac., mais
ce dernier a le vertex et le pronotum de la méme couleur que
les élytres et beaucoup plus grossiérement ponctués; le quatriéme
article des antennes est nettement plus long que le troisième (*);
les élytres sont nettement et largement bordés de jaune.
Gen. HMydrogaleruea Laboiss.
Laboissiére, 1922, Rev. Zool. afr., p. 32.
Hydrogaleruca funesta Jac., 1887, Leyd. Mus. IX, p. 235 (Gale-
rucella [?]).
Congo francais: Nkogo (L. Fea), un exemplaire.
(1) M. Jacoby a décrit cet insecte sous deux noms différents: Sch. viridis, in
Trans. ent. Soc. 1888, p. 203, et Hystapes Dohrni in Stett. ent. Zeit. 1903, p. 324; dans la
première description -il indique que les articles des antennes diminuent de lon-
gueur a partir du quatriéme — «antennae... the third (joint) more than twice
length of the second, the rest gradually shortened and widened» — par contre
dans la seconde il signale — ce qui est exact — que le quatrième article est plus
long que le troisiéme («third and fourth joint slender, the latter slightly longer
than the preceding ».
;
332 V. LABOISSIERE ~ 7
Hydrogaleruca umbrolineata n. sp. (Fig. 2).
Noir; bords réfléchis du pronotum et téte jaune testacé sale;
entièrement recouvert d’une fine pubescence couchée grise; des-
sus jaune testacé sale, vertex presque entiérement recouvert
dune tache noire; antennes noires, les huit premiers articles
annelés de jaune pale a leur base;
pronotum orné de trois taches noires;
chaque élytre avec deux larges bandes
longitudinales un peu plus sombres
que la couleur fonciére ou légèrement
brunatres, l'une part du calus humeral
et Vautre non loin de la base et a
proximité de la suture, elles se réu-
nissent ordinairement en arriére; le
labre est généralement noir ainsi que
les mandibules, sauf la partie recourbée
des dernières qui est testacée; pattes
noires; les tibias testacé fauve, immé-
diatement après la base, sur le tiers
de leur longueur.
SA RO ce ea ui aliments Téte petite, partie antérieure faible-
AI ment ponctuée, épistome court, dépri-
mé, non caréné, vertex densément ponctue , pubescent , presque
complétement noir, a l’exception d’une petite partie vers le bord
supérieur des yeux; antennes de Ja moitié de la longueur du.
corps; premier article épais, le second ovalaire, de moitié moins
long que le quatriéme qui est le plus grand de tous, les suivants
diminuent graduellement jusqu'au sommet, les cinq derniers sont
sensiblement plus épais.
Pronotum près de deux fois plus large que long; bords late-
raux le plus souvent fortement dilatés, anguleux dans leur
milieu, ils sont sinués sur la premiére moitié ou paralléles sur
certains individus; obliques et fortement convergents en avant;
les quatre angles sont obtus et faiblement spinuleux; le bord
antérieur et la base sont échancrés sur toute leur étendue; sur-
face peu convexe, lisse dans son milieu et en général sur toutes
les parties élevées, pubescente sur les cétés et au fond des im-
pressions, celles-ci sont au nombre de six: une grande de chaque
coté, en majeure partie recouverte par une tache irréguliére
GALERUCINI AFRICAINS 333
noire, une en arriére du milieu du bord antérieur, transversale,
et une au dessous, moins large et plus profonde devant le milieu
de la base, c’est sur la partie élevée séparant ces deux impres-
sions que se trouve la troisiéme tache, triangulaire; les deux
dernières impressions plus petites sont situées sur la partie oblique
ou échanerée qui va de la base aux angles postérieurs. Ecusson
a cotes a peine obliques et tronqué au sommet ou il est lisse,
le reste densément pubescent.
Elytres plus larges que le pronotum a la ces arrondis aux
épaules ou ils sont comprimés, faiblement dilatés en arriére,
-obtusément arrondis ensemble au sommet, l’angle apical est plus
ou moins droit, mais ne présente pas d’avancement aigu en
arriere; surface peu convexe marquée d'une. faible impression
infra- humerale et d’une autre large sur le premier tiers, une
ligne lisse, large, peu élevée, de couleur jaune claire commence
en dedans du calus, faiblement arquée a son début, elle se rap-
proche du disque, s’étend verticalement en arrière, puis forme
une nouvelle courbe avant son extrémité, qui se trouve vers la
partie déclive postérieure; parfois une seconde ligne élevée plus
courte et peu visible, se trouve entre la première et la suture
les épipleures sont assez larges, plans, ils diminuent de largeur
en arriere et se terminent entre l’angle latéral et l’apex.
Le prosternum est très étroit entre les hanches, il forme en
arriere de celles-ci un large bourrelet dont les extrémités se sou-
dent aux pointes épimériques; les cavités cotyloides sont donc
fermées; l’abdomen est couvert de rides transversales serrées;
les jambes robustes ont les tibias assez fortement épaissis.
Long.: 5,5-6 mm.; larg.: 2,5-3 mm.
o', sommet de l’abdomen creusé d’une échancrure triangulaire
assez développée.
9, sommet de l’abdomen creusé d’une faible échancrure
triangulaire.
H. umbrolineata est voisin de H. Fairmairei Laboiss.,
décrit sur un individu de la méme région; mais chez ce dernier
il n'y a pas de taches sur la téte ni sur le pronotum et celui-ci
a les bords latéranx convergents de la base au sommet avec les
angles plus fortement saillants.
Choa: Mahal Uonz (Ragazzi IV-1885), quatre exemplaires; Let
Marefia (Antinori), un exemplaire.
RR RR eT o
334 V. LABOISSIERE
Gen. Megaleruca Laboiss.
Laboissiére, 1922, Rev. Zool. afr., p. 36.
Megaleruca griseosericans Thoms., 1857, Archiv. entom., II, p, 220.
Fernando Po: Basilé, Punta Frailes (L. Fea).
Megaleruca geniculata Harold, 1888, Bericht. Ver. Ak. Berlin,
jon VA)
Zanzibar (Raftray); — Fernando Po: Basilé (L. Fea), g? et Q.
Cette espèce a été décrite sur des insectes de l’Afrique orien-
tale et J. Weise dans son Catalogus n’a pas indiqué d’autre
habitat; je l’ai signalée déjà du Congo belge: Kasai, Itoka, ete.
(Rev. Zool. afr. 1922, p. 128).
Megaleruca sericea Jac., 1903, Stett. ent. Zeit., p. 314,
Congo francais: Nkogo (L. Fea).
Gen. Stietocema Jac.
Jacoby, 1906, Trans. ent. Soc. Lond., p. 33.
Stictocema pulchella n. sp. (Fig. 3).
Jaune testacé pale, labre, une tache sur le-vertex et trois
sur le pronotum, noirs; élytres verts, vert bleu ou bleu violet
sombre, peu brillants avec chacun une étroite bordure suturale,
une bande longitudinale sur le milieu et une latérale, jaune
pale; les antennes ont les cing premiers articles testacés, le pre-
mier et le second largement tachés de noir en dessus, les trois —
suivants annelés au sommet, les derniers sont complétement
noirs, tous sont garnis de poils noirs; chez la Q, les articles de
la base sont presque enticrement bruns ou noirs; le dessous du
corps est jaune testacé pale, parfois la poitrine faiblement gri-
sitre; pattes testacées avec le bord supérieur des cuisses noir;
l’extrème sommet des tibias est parfois noirdtre, le sommet des
deux premiers articles des tarses, les deux derniers presque entiè-
So ee ai ee
GALERUCINI AFRICAINS 995
rement, noirs; tout le corps est recouvert de poils assez denses,
noirs sur la téte, le pronotum, l’écusson et les parties bleues
des élytres, jaunes sur la suture, les bandes claires des élytres
et en dessous; parfois les poils sont mélangés sur les élytres,
principalement au sommet, mais ils sont toujours jaunes sur les
parties claires et, méme sur les individus où la bande médiane
des élytres est etfacée, celle-ci reste indiquée par la présence des
poils clairs. TRI,
Téte aussi large que le pronotum à son bord antérieur, en
comprenant les yeux qui sont saillants, calus surantennaires
‘arqués, étroits, séparés par une
profonde impression, vertex gra- | Pn
nuleux, chaque granule est per-
cée dun pore pilifère; antennes
atteignant le quart postérieur
des élytres chez le 97; un peu
moins longues, 9; deuxieme
article court, ovalaire, le troi-
sieme allongé, un peu plus court
que le quatriéme, les trois sui-
vants moins longs que le troi- ”
siéme et égaux entre eux, les
quatre derniers beaucoup plus
courts et plus épais; la tache
occupant le sommet du vertex
est ronde.
Pronotum trapézoidal; bords
latéraux obliques convergents en i aaah
SEC i RCA Fig. 3. Stictocema pulchella
avant, bisinués; bord antérieur PC
droit ou faiblement échancré;
base légérement arrondie, fortement sinuée devant l’écusson; angles
antérieurs coupés obliquement et formant une petite dent en
dehors, les postérieurs obtus émoussés; la surface est densément
ponctuée, ruguleuse avec des impressions trés faibles, peu visibles,
situées: une oblique de chaque còté sur le milieu, en rejoignant
parfois une autre devant Je milieu de la base, entre cette der-
niére et les angles, de chaque cété, sur la base, il s’en trouve
une, toujours bien marquée; trois taches noires ornent le pro-
notum, une linéaire sur chaque bord latéral et une arrondie,
336 V. LABOISSIERE
irréguliére, partant du milieu de la base et atteignant au moins
la moitié. Ecusson triangulaire rugueusement ponctue.
Les élytres sont de la largeur du pronotum a leur base, ils
s'élargissent immeédiatement sur l’épaule qui est obliquement
arrondie, ils sont a peu près paralléles en arriére et séparément
arrondis au sommet, comprimés latéralement en avant et retom-
bant ensuite, sans gouttiére latérale; surface convexe densément
ponctuée et rugueuse, paraissant granuleuse; la couleur varie du
beau vert parfois un peu doré au bleu violet en passant par le
vert bleu; la suture est étroitement marginée de jaune; une
bordure de méme couleur assez large couvre les épipleures et
s'etend sur le coté, elle s’atténue un peu en arriére et n'atteint
pas tout a fait l’apex; une bande dont la largeur représente
environ le quart de la largeur de l’élytre, part du milieu de la
base, s'étend en arrière parallélement 4 la suture et se recourbe
au commencement de la partie déclive postérieure pour se rap-
procher de la suture qu'elle n’atteint pas tout a fait.
Dessous jaune testacé pale, couvert de pubescence jaune gri- |
sitre; pattes allongées; tous les tibias terminés par une épine;
premier article des tarses postérieurs aussi long que les trois
suivants reunis. Long.: 5,5-6,5 mm.; larg.: 95-3 mm.
Variété: ©, la bande médiane des élytres est presque com-
plétement effacée dans sa ligne droite, elle est cependant indi-
quée par des poils jaunes recouvrant VPemplacement quelle
occupe ordinairement. -
co, antennes plus longues, le septiéme article, plus gros que
les précédents, est coupé obliquement au sommet et présente a
son angle supérieur externe un petit avancement lisse; sommet
du dernier segment abdominal creusé d’une impression triangu-
laire arrondie au sommet.
Q, forme un peu plus épaisse; antennes moins longues, le
septiéme article présente également un petit avancement lisse,
mais plus émoussé.
St. pulchella est la quatriéme espéce du genre, elle se rap-
proche de Sf. maculicollis Jac., mais chez cette dernière les
antennes, la partie supérieure de la téte, les tibias et les tarses
sont noirs; les élytres sont bordés de jaune et n’ont pas de
bande dans leur milieu; chez St. fasciata Jac., les élytres prée-
sentent le méme dessin mais la bande médiane (d’aprés le des-
neo e pi
GALERUCINI AFRICAINS 337
sin, Trans. ent. Soc. Lond., 1906, pl. III, fig. 9) se continue sur
la base jusqu’a l’écusson, la bordure suturale est plus large et,
dans sa description (1. c. p. 3) l’auteur indique que la pubescence
du dessus du corps est jaune; le pronotum a les bords latéraux
obliques et tout a fait droits et les angles pointus; enfin St. sma-
ragdina Laboiss., se distingue par les angles du pronotum très
saillants et le troisiéme article des antennes moins long que le
cinquiéme ou le sixiéme.
Fernando Po: Musola, Basilé (L. Fea), quatre o, deux 9.
‘Gen. Hallirhotius Jac
Jacoby, 1888, Trans. ent. Soc. Lond., p. 202.
Hallirhotius flavomarginatus Jac., 1882. Proc. Zool. Soc., p. 58 a
(Malacosoma). :
Somalie ital.: Giuba: Jach Sciumo, Belet Amin (Patrizi
IV-1923); — Zanzibar (Raffray); trois exemplaires.
Gen. Crampelia Laboiss.
Laboissiére, 1922, Rev. Zool. afric., p. 224.
Crampelia Bayoni n. sp.
Téte et pronotum jaune rougeatre, le second maculé de noir,
antennes recouvertes 4 partir de la base d’une pubescence blan-
chàtre; premier article rougeàtre taché de- noir en dessus, le
second roux, les suivants noirs; sommets des mandibules noirs;
écusson et élytres noirs, peu brillants, les derniers bordés de
jaune blanchatre sur leur pourtour, plus largement au sommet,
étroitement sur la base, dessous — sauf la téte et les bords
réfléchis du pronotum, rougeàtres — et pattes noires, les genoux
légèrement rougeàtres ainsi que le sommet de l’abdomen; tout
le dessous du corps et les pattes sont recouverts de poils blancs,
longs et serrés.
I, téte forte, un peu moins large que le pronotum, labre et
base des mandibules jaune pale; épistome déprimé, non caréné,
finement ponctué; calus surantennaires larges, arqués en dessus;
vertex grand, finement et densément ponctué sauf sur son milieu
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (1 Ottobre 1929). 22
338 V. LABOISSIERE
qui est coupé par une ligne lisse, antennes robustes, de la moitié
de la longueur du corps, le deuxiéme article. est globuleux, le
troisiéme deux fois plus grand et égal au quatriéme, les suivants
un peu plus courts.
Le pronotum est transversal, rectangulaire, deux fois plus
large que long, les bords latéraux sont trés faiblement arrondis;
les angles antérieurs droits, épaissis; les postérieurs obtus arrondis;
la surface est assez brillante, peu convexe, couverte de points
assez gros et serrés, avec dans le milieu une ligne élevée, lisse,
de chaque cdté de laquelle se trouve une faible impression;
quatre taches noires ornent le dessus du pronotum: deux ova-
laires, obliques, soudées à leur base, sont sur le milieu, elles
n’atteignent ni la base, ni le bord antérieur et forment ensemble
une tache cordiforme; entre celles-ci et le bord latéral, sur la
moitié et de chaque còté se trouve une tache punctiforme. Ecusson
triangulaire, lisse, noir avec le sommet jaunàtre.
Elytres plus larges que le pronotum à la base, arrondis aux
épaules, paralléles en arriere et arrondis ensemble au sommet;
leur surface est couverte de points assez gros, profonds et serrés,
les intervalles sont lisses, étroits, leur èpaisseur est au plus de
la moitié du diamétre des points; on remarque une faible impres-
sion en dedans des calus huméraux; les épipleures sont assez
larges et se rétrécissent graduellement en arriére, ils se termi-
nent non loin du sommet, ils sont jaunes blanchàtres ainsi que
le pourtour de l’élytre; la bordure suturale est assez large et
reguliére, la bordure intérieure est moins visible et se trouve
sur la partie réfléchie de la base et passe sous le calus; le som-
met est plus largement borde.
Les pattes sont assez robustes, tous les tibias terminés par
une épine; le métatarse postérieur est moins long que les deux
articles suivants réunis; sommet de l’abdomen creusé d’une large
impression ogivale, lisse, de couleur rougeàtre et dépassant la
moitié du segment. Long.: 6,3 mm.; larg.: 3 mm.
Ouganda: Kabulamuliro (D" E. Bayon, 1910), un ¢.
C'est la deuxiéme espéce du genre; la première C. Achardi
Laboiss., (1. c. p. 224) décrite sur des individus de Fort Crampel,
est de la méme couleur, mais plus grande: 8-9 mm.; le pro-.
notum est immaculé et les élytres moins densément ponctués;
tous deux ont le faciés de Hallirhotius flavomarginatus Jac.;
ee ee a
GALERUCINI AFRICAINS 339
mais chez celui-ci le dessous du corps et l’écusson sont jaunes;
les antennes plus gréles non pubescents a partir de la base et
leur quatriéme article beaucoup plus long que le troisiéme.
Gen. Melesianella Laboiss.
Laboissiére, 1922, Rev. Zool. afric., p. 225. .
Melesianella puncticollis Weise, 1903, Archiv. f. Naturg., p. 211
(Hallirhotius).
Ouganda: Bussu Busoga (D' E. Bayon).
Genéralement les élytres sont noir bronzé; chez tous les
exemplaires examinés ils varient du bleu verdatre au bleu foncé;
le g° a l’abdomen entiérement jaune; les quatre premiers seg-
ments sont noir bleuàtre chez la 9.
Gen. Diorhabda Weise
Weise, 1883, Deutsche Ent. Zeitschr., p. 316.
Diorhabda octocostata Gahan, 1896, Ann. Mag. Nat. Hist., p. 460.
Diorhabda tricristata Frm., in litt.
Le seul individu examiné est immature, il différe de la des-
cription de M. C. J. Gahan, par l’absence de tache sur le vertex
et les antennes pales à la base sur les cinq premiers articles,
qui sont plus ou moins rembrunis en dessus; en outre les còtes
des élytres sont pourvues de longs poils espacés, grisatres, d’au-
tres poils très épars et trés fins se remarquent sur la téte et le
pronotum ainsi que dans les intervalles des còtes élytrales; la
pubescence est très serrée et couchée sur l’espace compris entre
la dernière céòte et la marge latérale; la présence de cette pu-
bescence n’a pas été signalée par l’auteur, mais elle a pu étre
brisée étant très fragile; je possèéde un individu provenant
d’Arabie sur lequel la pubescence laterale est seule visible, mais
en regardant a un fort grossissement, on apercoit de distance en
distance sur les cétes, la présence de pores, desquels devaient
partir les poils; cet insecte est pour le reste identique a celui
recueilli en Erythrée.
Le pronotum est rectangulaire, de moitié plus large que long,
340 V. LABOISSIERE
a bords latéraux paralleles; sa surface assez fortement ponctuée,
est creusée de deux larges impressions transversales placées une
de chaque cdté au dessous du bord antérieur qui est élevé en
bourrelet arrondi; une autre impression en forme de sillon
s'etend devant la base sur toute son étendue.
Erythrée: Agordat (Dr. Figini, I-1906), un exemplaire.
Décrit sur des individus provenant d’Aden; Syrie; Mésopotamie.
Gen. Apophylia Chevr.
Chevrolat, 1842, in d’Orbigny, Dict. Hist. Nat., II, p. 30.
Apophylia nobilitata. Gerst., 1873, Decken’s Reise, III, p. 279;
— Laboiss., 1922, Rev. Zool. afric., p. 238.
Colonie du Kénia: Fort Hall (Patrizi XII-1919); — Abyssinie:
Choa: Farré (Ragazzi); — Somalie italienne : Bardera (U. Ferrandi).
Apophylia Marshalli Jac., 1897, Proc. Zool. Soc. Lond., p. 571.
Colonie du Kénia: Fort Hall (Patrizi).
Apophylia Jeanneli Laboiss., 1921, Bull. Soc. ent. Fr., p. 8.
Colonie du Kénia: Fort Hall (Patrizi).
Apophylia cyaneolimbata Laboiss., 1922, Rev. Zool. afric., p. 245
et 258.
Fernando Po: Basilé et nali (L. Fea).
Apophylia sulcata Laboiss., 1. c. p 245 et 260.
Ouganda: Bululo (D" E. Bayon), une 9.
Le seul individu recueilli est de plus grande taille que tous
- ceux que j'ai examinés jusqu'è ce jour: 7 mm.; en plus la bor-
dure latérale est moins nette et d’un bleu plus pale complete-
tement effacé a la base et au sommet des élytres.
Apophylia abdominalis n. sp.
Dessous noir brillant, couvert de pubescence grise, fine, peu
serrée; marge du quatrieéme segment abdominal et le dernier
entiérement, testacé brunatre; bouche jaune testacé; dernier
article des palpes maxillaires brunàtre, mandibules noires, leurs
Ee ARIE Oe a ew Re ee REY RCA EE POLI COSI) "o te NÉ
Perey ee te ae
GALERUCINI AFRICAINS 341
sommets brun clair; labre brun de poix; front jaune testacé clair,
brillant; vertex, pronotum et écusson noirs, assez brillants avec
une fine pubescence grisatre; élytres vert bleudtre peu brillant,
les cotés un peu plus verts; le bord latéral et les épipleures
bleu ‘sombre; pattes jaune testacé, le bord supérieur des tibias
et les tarses bruns. ;
Q, téte presque aussi large en avant que le pronotum; front
lisse; épistome convexe, triangulaire; calus surantennaires ova-
laires, petits, lisses et brillants; vertex couvert de points assez
forts, ocellés, trés serrés; les antennes sont de la moitié de la
-longueur du corps; le deuxiéme article est petit, ovalaire, le
troisieme de moitié plus long; le quatriéme plus court que le
precedent, mais plus grand que le second, les 5-8 un peu plus
grands que le deuxiéme; les derniers plus petits.
Pronotum de moitié plus large que long, bord antérieur lar-
gement échancré; les bords latéraux sont dilatés arrondis en
avant, ils sont obliques sur la moitié inférieure et convergent
fortement vers la base; celle-ci est faiblement échancrée; les
angles antérieurs fortement surbaissés sont indiqués par une
petite spinule externe, les postérieurs sont obtus arrondis, une
spinule encore plus petite, éloignée de la base, se trouve en
dessus vers le bord latéral; la surface est couverte de points
serrés trés petits devant la base, plus forts en avant, mais moins
gros que ceux du vertex; trois impressions sont creusées au
dessous du bord antérieur, la première, ovalaire, peu profonde
sur le milieu, elle s’étend jusqu’a la moitié du disque; les deux
autres sont placées une de chaque còté, entre celle-ci et le bord
latéral, elles sont profondes et présentent une fossette 4 leur
debut, puis elles se recourbent en dedans et descendent jusque
vers la base, mais sont beaucoup moins accentuées; la partie
comprise entre elles sur le devant de la base est faiblement
déprimée. Ecusson en triangle obtus, densément ponctué.
Elytres plus larges que le pronotum a la base, arrondis aux
épaules, paralléles en arriére, arrondis ensemble au sommet; la
surface est couverte d’une ponctuation dense, a intervalles gra-
nuleux; avec une fine pubescence grise, presque blanche, plus
dense et plus longue au sommet.
Pattes gréles, métatarse postérieur un peù plus long que les
trois articles suivants réunis; ongles appendiculés. Sommet du
1
‘ ee | gati è a ie
RARE LO AI eas th a AE cS
342 V. LABOISSIÈRE 3
3
dernier segment abdominal creusé d’une forte échancrure trian-
gulaire. Long.: 6 mm.
Cette espéce est très voisine des A. cyaneolimbata et sulcata, — —
mais toutes deux ont l’abdomen non échancré au sommet chez |
la 9; la premiére a le pronotum plus anguleux dans son milieu
et chez la seconde les élytres sont creusés avant le sommet d’un
profond sillon oblique.
Victoria Nyanza: Archipel Sessé: Bugala (D' E. Bayon), une 9.
Gen. Buphonella Jac.
Jacoby, 1903, Trans. ent. Soc. Lond., p. 37.
Buphonella violacea Laboiss., 1919, Bull. Soc. ent. Fr., p. 367.
Ouganda: Bussu Busoga, Bululo (D' E. Bayon).
Avec la forme typique dont les élytres sont bleu violet se
trouvent quelques individus ayant ces organes vert bleu ou vert
légérement métallique.
Gen. Gastrida Chap.
Chapuis, 1879, Ann. Mus. Civ. Gen., XV, p. 20. |
Gastrida abdominalis Chap., |. c. p. 21; Laboiss., Rev. Zool. afric.,
1922 peal Lone aa:
Abyssinie: Choa: Sciotalit, Mahal Uonz (Ragazzi); — Ery-
thrée: Kéren (Beccari).
Gastrida viridicerulea Laboiss., 1920, Bull. Soc. ent. Fr., p. 180.
Abyssinic: Addis Abeba (C. Citerni) trois 9. :
Un individu a les élytres bleus au lieu de verts et les deux
derniers segments abdominaux, seuls, jaunes; les deux autres ont
les trois derniers segments jaunes comme l’individu de méme
région d’aprés lequel j'ai décrit cette espèce.
Gen. Ornithognathus Thoms.
Thomson, 1877, Archiv. entom., II, p. 215.
GALERUCINI AFRICAINS 343
Ornithognathus generosus Thoms., |. c., p. 216.
Fernando Po: Basilé (L. Fea), trois exemplaires.
O. generosus var. superdus nova.
Téte, pronotum et écusson jaune d’ocre; élytres vert brillant
parfois un peu bleutés ou pourprés; antennes, dessous et pattes
noirs; l’extréme sommet de l’abdomen jaune.
Cameroun: Mont Cameroun: Soppo (alt. 730 m.), Joko; ma
collection; — Fernando Po: Musola, baie de S. Carlos et Basilé
(L. Fea).
Gen. Hyperacantha Chap.
Chapuis 1879, Ann. Mus. Gen., XV, p. 18.
Hyperacantha duplicata Gerst., ab. aperta Harold, 1879, Col.
Metres pa20:
Victoria Nyanza: Archipel Sessé: Buvuma (D™ E. Bayon).
Hyperacantha duplicata Gerst., ab. Tinantae Laboiss., 1924,
Rev. Zool. Afr. XII, p. 154
Victoria Nyanza: Arch. Sessé: Bugala, Bavuma (D" E. Bayon,1908).
Hyperacantha Feai n. sp.
Jaune d’ocre brillant en dessous; orangé en dessus avec près de
la moitié basale des élytres, noire; les cuisses sont jaune orangé,
les tibias — moins leur extréme base — et les tarses noirs.
ST, partie déclive postérieure des élytres ornée d’une large
protubérance commune à la suture, arrondie latéralement; d’une
couleur plus sombre que le reste des élytres;
lisse et a peine impressionnée en dessus,
plus élevée en arriére; premier segment
abdominal normal; le dernier trilobé, le lobe
meédian plan et carré.
©, sommet de l’abdomen creusé d’une
échancrure anguleuse asymétrique, le bord
gauche est oblique fortement redressé et, de son sommet part
une ligne trés inclinée et sinuée se dirigeant a droite (fig. 4).
H. Feai rappelle H. duplicata Gerst., mais chez ce dernier
Fig. 4. Hyperacantha Feai-
Nn. sp., abdomen 9.
344 V. LABOISSIÈRE
en dehors de la couleur des élytres dont le sommet est plus pàle
et la bande basale plus courte, la protubérance élytrale chez le of
est fortement impressionnée et le sommet de l’abdomen de la 9
est creusé d’une échancrure en forme de tréfle.
La téte et le pronotum sont lisses; ce dernier est un peu
moins de deux fois plus large que long; les bords latéraux sont
faiblement arrondis en avant; les angles antérieurs sont obtus
arrondis.
Les élytres sont très finement et peu densément ponctués,
sauf sur la dépression transversale, située sur le premier tiers,
où les points sont un peu plus visibles; la base est noire, cette
couleur dépasse le tiers sur la région suturale et s’étend oblique-
ment en arriére sans atteindre le milieu, son bord postérieur est
irrégulier et présente quelques petits avancements anguleux.
Long.: 5,5-6 mm.; larg.: 3-3,25 mm.
Fernando Po; Moka, Basilé (L. Fea), trois g?, deux 9.
Hyperacantha longula Weise, 1. c. 1903, p. 158, 9; — Laboiss.,
1924, Rev. Zool.-afric., p. 158,0, fig. 46, O:
Congo belge: Kasai (A. Crida, 1913), un dg’, Buta- Rubi
(Ribotti, VII-1906), une 9, immature.
Hyperacantha insignipennis Thoms., 1857, Archiv. entom., II, p. 219.
Congo belge: Bambili (Ribotti, Crida); — Fernando Po;
Moka (L. Fea). ae
H. insignipennis ab. nigritarsis Karsch, 1882, Berl. ent. Zeitsehr.
p. 339.
Congo belge: Kasai (A. Crida), Bambili (Ribotti); — Fer-
nando Po: Basilé (L. Fea).
H. insignipennis ab. Christyi Laboiss., 1924, Rev. Zool. afr.,
p. 162, fig. 34.
Congo belge: Bambili (Ribotti); — Victoria Nyanza: archipel
Sessé : Higala. (D" E. Bayon).
H. insignipennis ab. apicalis Weise, 1903, Deutsch. ent.
Zeitschr. p. 54.
Congo belge: Bambili (Ribotti).
GALERUCINI AFRICAINS 345
H. insignipennis ab. Soyavai Karsch., l. c. p. 398.
Congo belge: Bambili (Ribotti); — Fernando Po: baie de
S. Carlos, Basilé, Moka, Punta Frailes (L. Fea).
Dans cette aberration les pattes sont jaunes avec les tibias
noirs; a Fernando Po on rencontre souvent des individus a pattes
entierement noires avec les genoux roussàtres.
H. insignipennis ab. lepida Weise, |. c., 1903, p. 54.
Fernando Po: Moka (L. Fea).
Tous les individus recueillis ont les pattes noires; leurs an-
tennes sont également beaucoup plus sombres.
Enfin plusieurs exemplaires ont le pronotum largement taché
ou presque complètement noir, comme /epida, mais avec les
élytres entiérement noirs comme ab. Soyauazi, les pattes et par-
_ fois la poitrine sont noires; le vertex plus ou moins rembruni et
les antennes généralement sombres.
H. insignipennis ab. flavescens Weise, |. c. 1901, p. 276.
Congo belge: Bambili (Ribotti).
Hyperacantha Kraatzi Jac., 1895, Deutsch. ent. Zeitschr., p. 184.
Congo belge: Bambili (Ribotti); — Ouganda: Bululo, Bussu
_ Busoga, Kyetume (D" E. Bayon 1909); Victoria Nyanza: archipel
Sessé: Buvuma (D" E. Bayon, 1908).
H. Kraatzi ab. fenestrinae Laboiss., 1924, Rev. Zool. afr., p. 165.
Congo belge: Bambili (Ribotti).
H. Kraatzi ab. Van den Plasi Laboiss., |. c. p. 166.
Congo belge: Bambili (Ribotti).
Hyperacantha seminigra All., 1888, Ann. Soc. ent. Fr., p. 316
(Aulacophora). ;
Variété: Les deux tiers postérieurs des élytres sont noirs
chez la forme typique, dans cette variété, la suture reste rou-
geàtre sauf au sommet, et, sur la partie déclive se trouve une
grande tache arrondie rougeàtre, commune a la suture.
©, la région suturale est assez fortement impressionnée sur
sa partie postérieure; le sommet du dernier segment abdominal
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346 V. LABOISSIERE
est creusé de chaque cdté d’une petite échancrure arrondie, le
lobe median est largement arrondi.
Zanzibar (Raffray), une 9.
Hyperacantha humilis Weise, 1. c. 1903, p. 39 et 46.
Fernando Po: Basilé (L. Fea), o et Q; Congo belge: Buta,
Rubi (Ribotti VII-1906), une 9; Congo francais: Fernand-Vaz
(L. Fea IX-X-1902), une 9.
Hyperacantha flavonigra Thoms., 1857, Archiv. Entom., II, p. 218.
Congo francais: Fernand-Vaz (L. Fea IX-X-1902).
Hyperacantha flavipes Karsch ab. robusta Weise, Tac. (901 ps 28He
Congo francais: Fernand-Vaz (L. Fea IX-X-1902).
Hyperacantha hypomelaena Thoms., 1857, Archiv. Entom., II, p. 219.
Congo francais: Ndjolé (L. Fea XI-XII-1902); Fernando-Po:
baie de S. Carlos (alt. 200-400 m.), Punta Frailes, Basilé.
Hyperacantha Deusseni Karsch, var. Karschi Weise, 1. c., 1903,
p. 40.
L’auteur a décrit cette variété dans ses tableaux synoptiques,
il indique simplement: « pronotum avec qnatre taches noires:
deux devant l’écusson et une sur chaque bord latéral ». Les indi-
vidus que je posséde du Cameroun et ceux de cette collection
ont en outre le vertex orné de deux taches noires; d’autre part
la ponctuation des élytres est beaucoup plus forte et plus serrée;
les taches élytrales sont plus larges et souvent les deux situées
aprés le milieu sont réunies et forment une bande transversale.
Fernando Po: baie de S. Carlos, Musola, Basilé (L. Fea).
Hyperacantha modesta Weise, |. c., 1903, p. 40.
O, premier segment abdominal uni.
Fernando Po: baie de S. Carlos, Punta Frailes, Moka, Basilé;
— Congo francais: Djolé (L. Fea).
Hyperacantha Jacobyi Weise, l. c., 1901, p. 284.
Fernando Po: Musola; — Congo francais: Nkogo (L. Fea),
on Gini
a
GALERUCINI AFRICATNS SURZ
Hyperacantha Preussi Weise, 1903, Deutsch. Ent. Zeitschr. p. 50.
Chez presque tous les individus recueillis les élytres ne sont
ornés que de trois points noirs: un près de l’écusson et deux
placés transversalement sur le milieu (ab. a, Weise); dans la
forme typique il y a en plus un petit point sur le calus huméral.
JT, premier segment abdominal creusé sur la pointe avancant
entre les hanches d’une large et profonde fossette garnie de
poils; le second segment est pourvu d’une élévation transversale
rugueuse et légérement pubescente.
Mont Cameroun: Buea (alt. 800-1200 m., L. Fea, VI-VII-1902).
H. Preussi var. fasciala Weise, |. c. p. 50.
Mont Cameroun: Buea (L. Fea), un ©.
H. Preussi var. zsularis nova.
Jaune d’ocre ou rougeàtre vif, brillant; poitrine et pattes
noires — les genoux et les ongles roux, — les antennes se rem-
brunissent progressivement a partir du troisieme article; les élytres
sont ornés dune large bande transversale se dilatant anguleuse-
ment en avant et en arriére sur le bord latéral, elle forme éga-
lement une petite pointe en arriére sur la suture et elle se pro-
longe en avant en large bande qui s’arréte a proximité de
l’écusson; les trois taches de l’aberration 6 sont ainsi réunies en
un grand dessin noir; la tache humérale est assez développée.
Fernando Po: Moka, Musola (L. Fea), quatre exemplaires.
Hyperacantha Kolbei Weise, l. c., 1903, p. 47.
Variété: Chez les individus recueillis a Fernando Po les taches
des élytres sont confluentes et forment deux bandes transversales
genéralement très réduites dans leur milieu; dans la forme
typique il y a deux taches placées transversalement avant le
milieu et une seule tache aprés le milieu, plus une large tache
basale couvrant le calus qui disparait parfois; le dessous du corps
est en partie rembruni.
Fernando Po: Basilé, baie de S. Carlos, Moka, Musola (L. Fea).
H. Kolbei var. fernandoensis nova.
Jaune d’ocre ou rougeàtre, poitrine noir brillant, brun roux
dans son milieu; premiers segments abdominaux en partie rem-
848 V. LABOISSIÈRE
brunis; écusson jaune ou noir; les taches des ¢lytres se réunis-
sent lougitudinalement, elles n’atteignent pas la suture. et pré-
sentent de chaque còté une grande tache carrée échanerée a ses
bords antérieur et postérieur, laissant parfois dans son milieu
une petite tache irréguliére jaune, elle recouvre le bord latéral
sur lequel elle s’étend en arriére et s’arréte a proximité de
l'’apex; la tache basale est très développée ou absente.
Chez le ot de H. Kolbei et ses variétés, les élytres sont
pourvus sur la déclivité postérieure le long de la suture d’une
protubérance large, peu élevée, arrondie et limitée en avant par
une dépression assez forte; une élévation arrondie, rugueuse et
couverte de poils, se trouve sur le milieù du premier segment
abdominal, une transversale orne le second.
Fernando Po: Basilé, baie de S. Carlos (L. Fea); un exem-
plaire de la méme région se trouve dans la collection du British
Museum.
Hyperacantha Stuhlmanni Weise, |. c., p. 41 et BI Q; — Laboiss.,
1924, Rev. Zool. afr. p. 304, var. tidialis Laboiss., 1. ¢., p. 306,
fig. 39, p. 149 ©’, fig. 87, abdomen,. 9.
Congo belge: Kasai (A. Crida 1913), une 9.
Hyperacantha bituberculata Fabr., 1891, Spec. Ins., I, p. 151.
Guinée portugaise: Rio Cassine (L. Fea, XII-1899 — IV-1900),
un d'.
Gen. Phyllobroticella Jac.
Jacoby, 1894, Ann. Soc. ent. Belge, XXXVIII, p. 193.
Phyllobroticella africana Jac., 1. c., p. 194 (Phyllobrotica).
Congo francais: Lambaréné (L. Fea, XI-XI-1902). Deux 9.
Phyllobroticella piciceps Weise, 1901, Deutsch. ent. Zeitschr.,
p. 309,
Fernando Po: Basilé (L. Fea), deux 9.
-Phyllobroticella flava Jac. l. c. p. 193.
Congo francais: Fernand-Vaz (L. Fea), deux o’.
GALERUCINI AFRICAINS 349
Ph. flava var. (ébialis nova.
Les antennes sont noires a partir du quatriéme article; la
moitié apicale des tibias et les tarses sont également noirs.
Fernando Po: baie de S. Carlos, Basilé, Musola (L. Fea),
9 exemplaires.
Phyllobroticella straminea Weise, |. c. 1903, p. 333,
Fernando Po: Punta Frailes (L. Fea), un gf.
Phyllobroticella Kraatzi Weise, 1902, Archiv. f. Naturg., p. 148.
Dans sa description J. Weise dit: «labre et front noirs» ce
qui pourrait laisser supposer que le sommet de la téte est jaune
comme le reste du corps; chez les individus de Fernando Po, la
téte est entiérement noire; le premier article des antennes est
noir au moins en dessus; le sommet des tibias et les tarses sont
rembrunis.
Chez le g7, le troisiéme article des antennes est fortement
dilaté, triangulaire, trés fortement échancré au sommet, le qua-
triéme est sccuriforme; en plus d’une large protubérance basale,
les élytres ont une petite spinule terminée par une soie raide,
placée sur leur bord à proximité du sommet de l’écusson.
Fernando Po: baie de S. Carlos, Basilé (L. Fea), quatre dI.
Gen. BWonesia Baly
Baly, 1865, Ent. Monthly Mag., II, p. 100, 9.
Bonesia quinquepunctata Klug, 1835, Erman's Reise, Atlas, p. 48).
Cette espèce est très variable, j'ai indiqué dans la Revue
zoologique africaine (1926, p. 94) six aberrations principales, la
collection du Musée Civique de Génes en contient une autre chez
laquelle les élytres sont presque entiérement noirs, ne laissant
quune étroite bande sur le calus huméral, recouvrant également
les épipleures en avant, roussàtre; le pronotum en plus des
bandes latérales, est orné entre elles au dessous du milieu de
trois taches noires.
La forme typique, chez laquelle l’écusson est noir et chaque
élytre orné avant le milieu de deux taches placées obliquement,
est plus abondante. Long.: 6,5-11 mm.
Fernando Po: Musola, baie de S, Carlos, Basilé (L. Fea).
MRC RITI.
350 V. LABOISSIERE
Bonesia montana Gah. ab. pallida Laboiss., 1926, Rev. Zool.
aut) py Oe ae
Ouganda: Kabulamuliro (D" E. Bayon, VI-1910), deux gd.
Gen. Morphosphaeroides Jac.
Jacoby, 1903, Stett. ent. Zeit., p. 318.
Morphosphaeroides africana Jac. |. c., p. 318; — Laboiss., Rev.
Zool. afr. 1926, p. 103, fig. 94.
Mont Cameroun: Buea (L. Fea); Congo belge: Buta - Rubi,
Bambili (Ribotti); Victoria Nyanza: Archipel Sessé: Bugala
(D" E. Bayon). i
L’individu du Cameroun a la téte testacée, tachée de noir,
principalement sur le vertex; les autres ont la téte presque toute
noire.
Gen. Dimalia Labviss.
Laboissiére, 1926, Rev. Zool. afr., p. 116.
Dimalia rugicollis n. sp.
Jaune fauve plus ou moins rougeatre; élytres vert bleu, peu
brillants.
Téte courte, plus large que le pronotum en comprenant les
yeux qui sont saillants; front carré, deux fois plus large entre
les yeux que l’épaisseur de lun de ces derniers; antennes fili-
formes dépassant le corps chez le g7, des trois articles apicaux;
le vertex est trés finement ridé en travers.
Pronotum une fois et demie plus large que long, bords laté-
raux faiblement arrondis et convergents en arriére, ils sont sinués
avant les angles antérieurs qui sont tronqués obliquement en
avant et forment une petite dent en dehors, les angles posté-
rieurs sont obtus et un peu saillants, les bords latéraux vus de
profil présentent une ligne oblique et presque droite; la surface
est couverte de points assez fins, serrés, avec des intervalles ©
étroits, élevés, rugueux, donnant un aspect terne, elle est en
outre creusée de deux larges impressions placées une de chaque
coté, sur la moitié basale, dont elles occupent presque toute la
largeur; une autre impression trés petite se trouve sur la base
GALERUCINI AFRICAINS 351
devant l’écusson. Ce dernier est triangulaire 4 sommet obtus, sa
surface est finement réticulée.
Les élytres sont allongés, subparalléles, séparément et obtu-
sément arrondis au sommet; leur surface est peu convexe, cou-
verte d’une fine réticulation serrée avec quelques points fins,
-épars et peu marqués; les calus huméraux sont limités en dedans
par une faible impression oblique, on remarque en outre une
légére dépression transversale sur le premier quart, faisant pa-
raitre la région basale plus élevée; quelques traces de lignes
longitudinales arrondies peu saillantes s’observent sur quelques
individus. a .
Dessous fauve; pattes gréles, tous les tibias mutiques a leur
sommet; premier article des tarses postérieurs aussi long que les
trois suivants réunis; ongles appendiculés; chez le o’, le sommet
de Vabdomen est trilobé. Long.: 5,5-6,5 mm.; larg.: 2-2,50 mm.
Dans le tableau des espéces D. rugicollis prend place a coté
delbitafricana Laboiss:, (1. ¢. p: 418, 119;-fie. 405), il sen
sépare ainsi que de tous les autres par la rugosité du pronotum.
Fernando Po: Moka (L. Fea), cing o.
Gen. Lusingania Laboiss.
Laboissiére, Bull. Soc. ent. Fr., 1919 (1920), p. 304.
Lusingania flava n. sp. (Fig. 5, 6).
Entiérement jaune d’ocre brillant; extréme pointe des mandi-
bules et yeux noirs, les antennes et les pattes ordinairement un
peu. plus pales.
Téte lisse, aussi large que le pronotum, yeux peu saillants;
labre court, fortement transversal; épistome plan, triangulaire,
s'avancant en pointe jusqu'au dessus du niveau d’insertion des
antennes, calus surantennaires non indiqués, un petit sillon ver-
tical marque l’'emplacement habituel où ils se rejoignent; vertex
large, convexe; antennes courtes, dépassant a peine la base des
| élytres; les deuxiéme et troisiéme articles sont petits, égaux en
longueur, mais le troisiéme est moins gros, le quatriéme est un
peu moins grand que les deux précédents réunis, les suivants
plus courts; ils s’élargissent sensiblement chez le o’, et les cing
derniers sont aussi larges que longs, Varticle apical est tronqué
er ART, ae e du tell T
SZ ERI TI
‘ O
352 7. LABOISSIERE
Pai
obliquement et légérement échancré au sommet, de sorte que la
pointe qui le termine se trouve dans le prolongement du bord
inférieur et non dans le milieu; chez
la 9, les articles des antennes pré-
sentent les mèmes proportions pour la
longueur, mais sont moins larges.
Pronotum faiblement transversal,
environ d’un tiers plus large que long;
les bords latéraux seuls rebordés; ils
sont presque droits et convergent très
faiblement vers la base qui est arrondie;
bord antérieur droit, les angles anté-
rieurs droits émoussés, les postérieurs
obtus; surface voutée transversalement,
lisse. Ecusson triangulaire, lisse.
Les élytres sont plus larges que
le pronotum a la base, ils s’élargissent Ea ore
sensiblement jusqu’apres le milieu, a = a
cet endroit la largeur totale est de moitié plus grande que celle
de la base, ils sont ensuite très largement et séparément arrondis;
leur surface est lisse sans impression mette; en regardant a la
loupe on apercoit des points réguliers plus ou moins grands,
mais ils ne sont visibles que par transparence étant creusés sur la
face inférieure des élytres qui est en plus légérement rugueuse;
leur visibilité ala surface dépend uniquement de la plus ou moins
grande transparence du tégument (7); le bord latéral est pourvu
de quelques cils écartés, plus. nombreux vers le sommet; les épi-
pleures sont larges, ils diminuent graduellement après le milieu
et dépassent l’angle latéral.
Fig. 6, antenne du g’, de Lusingania flava X 44.
Dessous éparsement pubescent, pattes gréles, tous les tibias
mutiques; meétatarse postérieur de la longueur des deux articles
(4) Jai signalé un cas identique chez Leptauluca fissicollis Thoms. (1924, Rev.
Zool. afr., p. 56).
og MP i Cal id 7 ala dn, OS Peel le ae
GALERUCINI AFRICAINS 38d3
suivant réunis; ongles appendiculés. Long.: 3,7-4,2 mm.; larg. :
vers la base, 1-5; aprés le milieu, 2-3 mm.
JT, antennes plus épaisses sur la moitié apicale; sommet de
l’abdomen trilobé, le lobe médian carré, plan en dessous.
Ile du Prince; Baie de l’ouest, Roca Inf. D. Henrique (L. Fea
IV-1901), neuf exemplaires. |
Jai décrit ce genre sur des insectes recueillis par les voya-
geurs Alluaud et Jeannel dans lile de Lusinga, du Victoria
Nyanza; l’espèce type, L. nigrocincta Laboiss., L c. p. 305, se
reconnaitra facilement a ses élytres entourés de noir.
Je crois toutefois qu'il y aurait lieu d’adjoindre a ce genre
les espéces décrites par J. Weise (1912, Archiv. f. Naturg.) et
classées par cet auteur dans le genre Vilruvia. Ces deux genres
ont de nombreux caracteres identiques, principalement l’absence
de calus surantennaires, les antennes courtes, le pronotum a
bords latéraux subparalléles, les élytres a épipleures développés,
les tibias mutiques et les ongles appendiculés.
Cependant chez Vitruvia unicolor Jac. (1894, Novit. Zool.,
p. 528 (Cneorane), la torme est plus ovalaire et rappelle celle
des Hxosoma, les articles des antennes sont plus gréles, le second
plus court que le troisiéme; le pronotum est plus convexe, les
élytres moins fortement dilatés en arriére, etc.
Je ne connais pas les espéces décrites par Weise; elles sont
toutes entiérement jaunes ou fauve brillant; les g different par
la forme de leurs antennes:
V. clytroides Weise, |. c., p. 88, ©’, troisiéme article des
antennes épais, deux fois plus grand que le second; long. :
4,5 mm.; Sierra Leone.
V. clavicornis Weise, l. c., p. 89, co, les trois derniers
articles des antennes en massue épaisse; long.: 4,5 mm.; Gabon.
V. monilicornis Weise, |. c., p. 89, les articles 2-6 des
antennes courts, égaux entre eux, les deuxiéme et troisi¢éme plus
gréles, les cinq derniers légérement épaissis; long.: 3,5 mm.;
Cameroun.
Levallois-Perret, février 1929.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (7 Novembre 1929). 23
INSECTOS EXOTICOS NEUROPTEROS Y AFINES
peL Museo Civico DE GENOVA
por el R. P. LONGINOS NAVAS, S. J.-
A la amabilidad de D. Rafael Gestro Director del Museo Civico
de Historia Natural de Genova debo el placer de estudiar los
Insectos Neurdpteros y afines de aquel rico Museo y de publicar
en Italia en castellano el resultado de mis investigaciones.
Incluiré en esta Memoria la serie de los que he podido estudiar,
por òrdenes y familias.
NEUROPTEROS.
Familia Ascalafidos.
1. Tmesibasis Andruzzii sp. nov. (fig. 1).
Caput fuscum, pilis fuscis albidisque (inter antennas hispidum);
oculis globosis, fulvo-fuscis, distantia interoculari fere latioribus;
antennis totis fulvis, basi externe fuscis, fusco pilosis, pilis in basi
longis; clava angusta, pyriformi elongata, superne fusca.
Thorax fusco-ferrugineus, fusco pilosus. Pronotum fortiter
transversum. Mesonotum macula nigra ad lobos humerales, alia
ad alarum basim. Margo
posterior meso- et metanoti
pallidus.
Abdomen fuscum, fusco
pilosum, tribus primis ter-
gitis fulvo-fuscis, margine
postico aliquot tergitorum
Fig. 1. Tmesibasis Andruzziù Nav. i
a. Lobulo axilar del ala anterior. fulvo.
iS Poster Pedes fusci, pilis fuscis
fulvisque longis hispidi; tibiis superne fulvis. 3
Alae membrana subtota fusco-ferrugineo tincta, fasco maculata;
reticulatione fusca; venulis in maculis fulvis, etiam in area costali,
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 355
sed in maculis praeter marginem externum et posteriorem fuscis;
stigmate pallido.
Ala anterior area costali fusco tessellata, venulis pallidis fusco
limbatis; macula basali a subcosta ad angulum posteriorem in
area radiali saltem usque ad stigma in duas maculas triangulares
continuata; areolis hyalinis praeter marginem posteriorem parvis,
in area radiali 2-3 majoribus; macula triangulari grandi ad
angulum posteriorem cum alia minore ad marginem externum
usque ad apicem? (alae apex deest).
Ala posterior (fig. 1) similis; area apicali fusca, areolis 5-7
parvis hyalinis, stria longitudinali lata hyalina; maculis posterio-
‘ribus fascia anteriore limbatis.
Long. corp. 23,5 mm.
DEI eon te)
weal post: 29,900
Patria. Africa: Benadir, Giohar, IX, 1923, Dr. Andruzzi. Mus.
Civ. de Génova.
En el color o tinte de las alas que aparecen como tostadas
se distingue con facilidad esta especie de todas las que conozco.
2. Allocormodes Kolbei Weele. Somalia it., villaggio Duca
Abruzzi, Estate 1923, Dr. Andruzzi.
3. Disparomitus Citernii Nav. Somalia it., P.2* di Fungalango,
III-IV 1923, Patrizi.
Familia Mirmeleonidos.
h. Palpares Klugi Kolbe. Somalia it. mer., vill. Duca Abruzzi,
II-IV 1926, Miss. Ent. Paoli.
5. Palpares tristis Hag. Somalia it., villaggio Duca Abruzzi,
Estate 1923. _
6. Cueta variegata Klug. Somalia it. mer., vill, Duca Abruzzi,
II-1926, Miss. Ent. Paoli.
b)
356 L. NAVAS
7. Formicaleo Ilione Banks. Eritrea, Ghinda, 16 IV-t916,
A. Mochi.
8. Creoleon irroratus Klug. Somalia it. mer., villaggio Duca
Abruzzi, I-IV-1926, Miss. Ent. Paoli. Î
9. Creoleon ducalis sp. nov. (fig. 2).
Caput (fig. 2) facie cum duobus primis articulis antennarum
flava; macula fusca grandi inter et pone antennas; vertice fulvo,
fascia transversa anteriore. postice trilobata ferruginea cum alia
posteriore transversa fusca conjuncta utrinque bidentata vel biun-
guiculata et macula occipitali ovali ferruginea, medio longitudi-
naliter subdivisa; oculis fuscis; palpis Havis, articulo ultimo labia-
lium externe atomo fusco notato.
Thorax fulvus, flavo pilosus, inferne
fascia fusca longitudinali sub alas,
superne tribus striis longitudinalibus
fuscis, media in pronoto, lateralibus
in mesonoto longitudinaliter divisis.
Pronotum (fig. 2) transversum, mar-
ginibus lateralibus parallelis. |
Abdomen fuscum, cinereo breviter rig. 2, Creoseon ducatis Nav.
tenuiterque pilosum, margine postico Cabeza y pronoto.
segmentorum anguste fulvo.
Pedes Havi, fusco setosi, femoribus omnibus et tibiis I et II
fusco crebre punctatis; calcaribus testaceis, leviter arcuatis, poste-
rioribus duos primos tarsorum articulos aequantibus aut supe-
rantibus.
Alae acutae, margine externo leviter concavo; reticulatione
flavo-fulva, venulis plerumque pallidioribus; stigmate parum sen-
sibili.
Ala anterior subcosta, radio, cubito et posteubito ad venu-
larum insertionem fusco punctatis; stigmate interne fusco ad
subcostam; 7 venulis radialibus internis; seetore radii 40 ramis;
area marginali posteriore longa, 13 venulis.
Ala posterior acutior, margine externo late concavo; paucis
venulis et axillis furcularum marginalium in quinto externo alae
fuscatis; sectore radii 12 ramis.
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 957
Long. corp. Q 25 mm.
varata o
» » post. DO ibe)
Patria. Somalia it., vill. Duca degli Abruzzi, II-IV-1925.
Dr. Andruzzi.
Familia CrisOpidos.
10. Chrysopa vulgaris Schn., Cirenaica, Tobruk, Forte Solaro,
IV-VI-1924, C. Invrea, Is. Capo Verde, S. Nicolau, 0-400 m.,
X-1898, L. Fea.
11. Chrysopa lanata Banks. Argentina, Mis. S. Ana IX-1900,
F. Silvestri; Jujuy, Argentina, v. 1906, Viaggio Gennaro; Rio
Beni, La Paz, Reyes, Bolivia, Balzan, 1891.
12. Chrysopa adnexa sp. nov.
Flavo-viridis.
Caput oculis fuscis; antennis ala anteriore longioribus, flavis;
articulo primo grandi, longiore latitudine.
Prothorax longior latitudine, antrorsum leviter angustatus.
Meso- et metanotum ad latera ad lobos humerales fuscescentia.
Abdomen flavo pilosum, superne ad latera fuscescens.
Pedes flavidi, pilis concoloribus; tibiis posterioribus linea im-
pressa longitudinali manifesta, initio arcuata.
Alae hyalinae, irideae, venulis costalibus citra stigma fuscis,
gradatis in duas series parallelas longitudinales, in ala posteriore
remotiores.
Ala anterior apice subacuta; venulis costalibus, radialibus,
gradatis 7/9, prima intermedia ad tertium apicale cellulae divi-
soriae inserta, duabus primis procubitalibus et cubitalibus et
ultima intermedia totis, aliis partim seu initio fuscis.
Ala posterior acuta, venulis gradatis 5/7.
Long. corp. 9° mm.
» entre a
» ee DOSh, LAG 7 -c.»
Patria. Nova Guinea merid., Fiume Purari, L. Loria, 1-94.
DGS PRIDE)
(+ Te al
358 L. NAVAS
15. Chrysopa Beccarii sp. nov.
Flavo-viridis.
Caput vertice leviter convexo, leviter roseo tincto; oculis in —
sicco fusco-cinereis; antennis flavis, duobus primis articulis stria
sanguinea externa longitudinali notatis.
Thorax superne leviter fulvo suffusus. Pronotum transversum,
duplo latius longitudine, marginibus parallelis, immaculatum.
Abdomen flavo pilosum, inferne pallidius.
Pedes flavidi, flavo pilosi, tibiis posterioribus leviter compressis,
linea impressa longitudinali dotatis; unguibus basi fortiter dilatatis.
Alae nullatenus fusco vel nigro pictae; reticulatione, stigmate,
pilis fimbriisque concoloribus, viridi-flavis; pilis in tertio externo
longiusculis; fimbriis densis, mediocribus; angustae, ter et amplius
longiores latitudine.
Ala anterior apice subacuta; venulis gradatis °/, vel °/,; inter-
mediis 3-4, interna ad quartum apicale cellulae divisoriae inserta.
Ala posterior apice acuta, venulis gradatis_‘/, vel °/..
Long. corp. 8,1 mm.
era] CADA
» » post. 10,5. »
Patria. N. Guinea, Hatam, Monti Arfak, Beccari, IV, 1875.
14. Chrysopa guineensis sp. nov.
Similis nwbilatae Nav.
Flava vel Havo-viridis.
Caput oculis fuscis; stria fusca longitudinali ad genas et ad
clypei latera; antennis flavis, apicem versus fuscescentibus, duobus
primis articulis externe stria fusca longitudinali notatis.
Prothorax transversus, antrorsum leviter angustatus, striola
fusca longitudinali utrimque ante sulcum transversum, in tertio
posteriore situm. Metanotum ad latera fusco-viride.
Abdomen superne linea longitudinali fusca ad latera.
Pedes flavi, flavo pilosi, tibiis posterioribus leviter dilatatis,
linea impressa longitudinali notatis; unguibus basi fortiter dilatatis.
Alae hyalinae, irideae; reticulatione, stigmate, pilis fimbriisque
flavo-viridibus.
Ala anterior apice subacuta; venulis costalibus, radialibus,
gradatis “/;, intermediis, *procubitalibus et cubitalibus internis
:
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 959
subtotis, sectore radii ejusque ramis initio fuscis. Venulae gradatae
levissime fulvo-fusco limbatae, internae in seriem fractam vel
triplicem positae, prima (interna longe remota), ultima (externa)
approximata seriei externae, intermedia illi parallela. Venulae
intermediae 4, prima ad quartum apicale cellulae divisoriae inserta.
Ala posterior apice acuta, venulis costalibus citra stigma totis,
radialibus ad radium fuscis; gradatis 4/,.
Long. corp. 5,3 mm.
» lenti »
» Be OOSbn eel 0)
Patria: Guinea Portoghese, Rio Cassine, XII-1895 — ie 1900,
L Fea,
15. Chrysopa Loriae sp. noy. (fig. 3).
Flava.
Caput (fig. 3) striola fusca ad genas
ante oculos et ad clypei latera; oculis in
sicco fusco-nigris; palpis flavis, partim fusce-
scentibus;, antennis flavis (maxima pars
deest).
Pronotum (fig. 3) transversum, duplo
Ca latius longitudine , sulco transverso pone
Cabeza y pronoto; medium sito; alio sulco tenui longitudinali
a sulco transverso ad marginem posterio-
rem; atomo fuscescente utrimque ante sulcum transversum et stria
longitudinali fusco-ferruginea juxta margines laterales. Meso- et
metanotum ad latera da
Abdomen immaculatum.
Pedes teretes, tibiis posterioribus vix compressis.
Alae hyalinae, irideae; reticulatione, stigmate, pilis longiusculis
fimbriisque flavis; venulis gradatis et plerisque costalibus fuscis.
Ala anterior subacuta, plerisque venulis fuscis, ramis sectoris
radii initio fuscis; venulis gradatis °/,, tenuissime, vix sensibiliter
fusco limbatis; venulis intermediis 4, prima intra cellula divi-
soriam juxta apicem inserta.
Ala posterior apice acuta; venulis gradatis 4/,; ultima venula
procubitali fusca,
5
360 L. NAVAS
Long. corp. 8,2 mm.
» aly ant... 13s»
» » post. 11,6
Patria: N. Guinea mer.: Ighibirei, Dilo, L. Loria VI-VII1890. ~
16. Chrysopa Gestroi sp. nov.
Flava.
Caput stria fusca ad genas et ad clypei latera; vertice leviter
infuscato; oculis fusco-nigris; palpis fuscescentibus, ultimo articulo
labialium fusco; antennis flavis, tenuibus, ala anteriore Mag hs,
primo articulo grandi, inflato.
Pronotum antrorsum angustatum | haud vel vix longius mar-
gine posteriore; sulco transverso in tertio posteriore sito, subobso-
leto, marginibus lateralibus fascia ferrugineo-fusca limbatis.
Abdomen superne ad latera flavo-fulvum.
Pedes flavo pilosi, tibiis posterioribus vix compressis; unguibus
basi fortiter dilatatis.
Alae reticulatione, stigmate, pilis fimbriisque flavis; venulis
costalibus et gradatis fuscis, his in series subparallelas dispositis,
“/, in ala anteriore, °/, in posteriore.
Ala anterior apice subacuta; venulis plerisque ante cubitum
et primis cubitalibus fuscis, item ad-axillas furcularum margi-
nalium; 4 venulis intermediis, prima ad tertium apicale cellulae
divisoriae inserta.
Ala posterior apice acuta; 3 venulis intermediis.
Lone corp sales 10.2 anamn.
aa nto acum ee) ete
pep SEM GOSGs, canned Da
Patria: N. Guinea mer., Ighibirei, VII-VIIL-90, Loria; Tapolo,
VII-90, Loria.
Dedicada a D. Rafael Gestro, Director del Museo Civico de
Genova.
Chrysopa Mainerii sp. nov.
Similis Claveri Nav.
Fulvo-flava.
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 364
Caput palpis et duobus primis. articulis antennarum concolo-
ribus; oculis aeneis; antennis nigris, apicem versus pallidioribus.
Pronotum transversum, marginibus lateralibus parallelis, an-
gulis anticis oblique truncatis, sulco transverso in tertio posteriore
sito, ad latera fuscescens.
Abdomen pilis fulvo -ftavis.
Pedes flavidi, pilis concoloribus; tibiis posterioribus leviter
compressis, linea impressa longitudinali manifesta; unguibus basi
fortiter dilatatis.
Alae irideae, immaculatae; reticulatione, pilis fimbriisque fulvo-
flavis; stigmate elongato, visibili, flavo-fulyo.
Ala anterior apice subobtusa; venulis costalibus, radialibus,
prima intermedia, ad tertium apicale cellulae divisoriae inserta,
gradatis 4/,, in series parallelas dispositis, ultima procubitali et
prima cubitali totis, sectore radii initio nigris; 5 venulis intermediis.
Ala posterior apice acuta, venulis gradatis */,.
Long. corp. o | 38 mm,
OA Ore
» 4 post. 11,5. »
Patria: Perù, Rio Chanchamayo, 1898, Dr. Pesce Maineri.
18. Chrysopa nicolaina sp. nov.
Minor. Viridi-flava.
Caput stria sanguinea longitudinali ad genas; oculis fuscis;
antennis flavo-fulvis, ala anteriore brevioribus, duobus primis
articulis externe rubris.
Prothorax transversus, marginibus lateralibus parallelis, stria
fuscescente longitudinali praeter illos.
Abdomen superne stria longitudinali laterali fusca vel fusce-
scente; pilis fulvis Iongiusculis.
Pedes flavo-virides, genibus flavo-rubris; flavo pilosi.
Alae reticulatione, stigmate parum sensibili, pilis fimbriisque
viridi-flavis.
Ala anterior apice subacuta; plerisque venulis ad utrumque
apicem nigris; gradatis ?/,, externis totis nigris; intermediis 4,
prima ad quartum apicale cellulae divisoriae inserta; pilis in
tertio externo longiusculis.
è
5 "i | : f
a TORE ap
A SIETE
Si Se
hem tie
b)
362 L. NAVAS
Ala posterior apice acuta; venulis costalibus citra stigma
subtotis, radialibus fere ad apices nigris, gradatis */,.
Long. corp: 5,5 mm.
alano
» » post. 8 »
Patria: Is. Capo Verde, S. Nicolau: Preguisa, X-1899, Li. Fea:
19. Chrysopa obliqua sp. nov. (fig. 4).
Flava vel flavo-fulva (in vivo flava?), flavo pilosa.
Caput transversum, oculis prominulis, in sicco nigris; antennis
tenuibus, ala anteriore longioribus. . 3
Pronotum transversum, antrorsum leviter angustatum; angulis
anticis oblique truncatis. Meso- et
metanotum ad latera viridescentia,
praescuto mesonoti rufescente.
Pedes teretes, tibiis posterioribus
haud compressis, linea laterali im-
pressa destitutis.
Alae hyalinae, irideae, apice acutae,
3 È 5 SERA Fig. 4. Chrysopa obliqua Nav.
reticulatione tota et stigmate viridibus, RAI
nullatenus obscurata; venulis radia- i
libus ultimis (externis) subcostae et sectori radii obliquis (fig. 4);
venulis gradatis fere °/, vel °/,. Ala anterior venulis intermediis
5, prima seu interna ad ipsum apicem cellulae divisoriae vel paulo
citerius procubito inserta.
Long. corp. 10=< mm:
» al-ant. 19 »
> ai post: Rida
Patria: Is. Gapo Verde, S. Nicolau; Preguisa, 0-400 m.,
X-X1-1898; L. Fea.
20. Chrysopa plagata sp. nov.
Viridi-flava.
Caput flavum, occipite ad latera viride; stria longitudinali in
facie et maculis lateralibus, alia stria in angulam A inter et
ù
%
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 363
pone antennas et puncto in vertice juxta oculos sanguineis;
oculis fusco-cinereis; antennis ala anteriore longioribus, flavis,
primo articulo externe rubro suffuso.
Thorax superne viridis, plaga sanguinea media grandi in me-
sonoto, alia minore media in metanoto sanguineis, metascutello
viridi. Pronotum transversum, disco sanguineo notato.
Abdomen plerisque tergitis postice sanguineis.
Pedes flavi, flavo pilosi.
Alae hyalinae, irideae, reticulatione viridi-flava.
Ala anterior venulis costalibus, radialibus, duabus primis inter-
mediis, procubitalibus et cubitalibus, gradatis */,, ultima procu-
bitali totis, sectore radii initio nigris; venulis intermediis 4, prima
cellulae divisoriae angustae longaeque juxta apicem inserta.
Ala posterior acuta, venulis gradatis 3/,.
Long. corp. 10 mm.
De MOE RO eel EA Me e
» TRS 10), Oe n>
Patria: Is. Capo Verde, Boa Vista, I-1898, L. Fea.
21. Chrysopa rotundata sp. nov. (fig. 5).
Flava.
Caput oculis in sicco fusco-cinereis; palpis antennisque flavis.
-Pronotum leviter transversum, marginibus parallelis, fascia
lata longitudinali utrinque ad margines laterales rufescente.
Abdomen superne paulo obscurius, ful-
vum? (mal conservado).
Pedes flavi, flavo pilosi, unguibus basi
fortiter dilatatis.
Alae hyalinae, irideae, basi angustae, in
medio externo latae, apice elliptice late
rotundatae; reticulatione, stigmate, pilis
A fimbriisque totis flavis. i
Extremo del ala posterior. Ala anterior (fig. 5) area costali medio
leviter dilatata, costa late convexa; venulis
gradatis */,, intermediis 5, prima ad ipsum apicem cellulae divi-
-soriae inserta.
Ala posterior venulis gradatis ?/,.
-Fig. 5.
È]
364 L. NAVAS
Long. corp. 6,2 mm.
> eae ante
» » post. 8,5 »
Patria: Persia septentrional. 1862-63. Coll. Doria.
La he llamado rotundata per la forma de las alas que
ofrecen el apice redondeado, aun en el ala posterior (fig. 5), que
suele ser aguda en este género.
22. Chrysopa silvestrina sp. nov. (fig. 6).
Flava.
Caput (fig. 6) immaculatum, oculis in sicco nigris; antennis
ala anteriore paulo longioribus, duobus primis articulis stria nigra
longitudinali dorso signatis,
Prothorax (fig. 6) transversus, antror-
sum angustatus, fascia aurantiaca pallida
longitudinali prope margines laterales,
duobus atomis nigris ante sulcum, aliis
duobus prope medium ad sulcum transver-
sum. Mesonotum macula humerali fusce-
scente, metanotum duobus punctis latera-
libus fuscis, secundo pone primum, signatum.
Pedes tibiis leviter dilatatis, posterio-
ribus leviter compressis; unguibus basi
fortiter dilatatis.
Alae hyalinae, irideae; reticulatione et stigmate flavis; venulis
plerisque radialibus et gradatis, in series parallelas dispositis,
fuscescentibus.
Ala anterior apice subacuta; venulis plerisque costalibus, aliis
prope basim et marginalibus posterioribus fuscescentibus; gra-
datis ‘/,, intermediis 5, prima citra et prope apicem cellulae
divisoriae angustae inserta.
Ala posterior apice acuta; venulis gradatis ?/,.
Fig. 6.
Chrysopa silvestrina Nav.
Cabeza y protorax.
Long. corp. 6,5 mm.
yaa TI IIC CU te. we >
» » post. 42 »
Patria. Villa Rica (Paraguay), X-1900, F. Silvestri.
ee Oe EGS Me
eat 7
Bees ret
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 365 ;
23. Scoliochrysa gen. nov.
Etim. Del griego oxoAros tortuoso.
Similis generi Chrysopa Leach et Cintameva Nav. ch
Caput labro truncato, antennis tenuibus, ala anteriore multo
longioribus.
Prothorax transversus.
Abdomen cylindricum, cercis 7 haud exertis.
Pedes graciles, unguibus basi fortiter dilatatis, seu in duas o
partes divisis, basali lata, apicali tenui, arcuata. | |
Alae stigmate haud chitinizato, regione stigmali venulis ordi-
nariis dotata in utraque area costali et subcostali (fig. 6); sectore
radii concavo; venulis radialibus plerisque flexuosis seu in §;
venulis gradatis in duas series subparallelas dispositis. -
Ala anterior area costali basi angusta; cellula divisoria ovali ;
vel fusiformi, ut in genere Chrysopa. ;
Por la longitud de las antenas y forma del estigma este Si
genero se distingue claramente del género Chrysopa y de los
afines. La figura de las venillas radiales sinuosas es peculiar de
este género; por esto lo he llamado ScoZiochrysa, del griego
axodtos tortuoso.
El tipo es la siguiente especie.
24. Scoliochrysa loriana sp. nov. (fig. 7).
Flava, reticulatione alarum et stigmate totis flavis.
Caput cum duobus primis articulis antennarum et palpis
flavum; oculis in sieco plumbeis; antennis saltem 27 mm. longis,
fulvo-Havis, apicem versus fuscescentibus, in quarto basali antice
fuscis.
Prothorax transversus, margi-
nibus lateralibus subparallelis, an-
gulis anticis oblique truncatis.
Meso- et metanotum flavo-fulva.
Abdomen superne fascia lon-
gitudinali viridi.
Fig. 7. Scoliochrysa loriana Nav. SRO aN SE
Parte del ala anterior. Pedes flavi, tibiis posterioribus
flavo-albis, leviter compressis.
Alae reticulatione densa, pilis fimbriisque brevibus, flavis.
Ala anterior apice subobtusa, venulis gradatis °/,,, imter- ©,
mediis 7, ultimis flexuosis, prima paulo ultra medium cellulae
366 L. NAVAS
divisoriae inserta; omnibus venulis radialibus, duabus ultimis
exceptis, flexuosis (fig. 7). |
Ala posterior apice subacuta, venulis gradatis ‘/,, radialibus
9 mediis sinuosis, extremis rectis vel subrectis; 6 intermediis
(inter sectorem radii et procubitum).
ones cory: otel
» al. ant. 17 »
» » posto <b. >
Patria: N. Guinea mer., Ighibirei, Loria, VII-VIII 98.
25. Cintameva Caprae sp. nov.
Flava.
Caput macula fusca inter oculos et os, alia fusco-grisea ante
singulas antennas; vertice flavo-fulvo; oculis fuscis; palpis flavis,
articulo ultimo labialium fusco; antennis flavis, ala anteriore
longioribus, tenuibus, articulo 1° grandi, antice fuscescente.
Thorax fulvus vel fulvo-flavus. Pronotum manifeste longius
latitudine, marginibus lateralibus subparallelis, sulco transverso
subobsoleto..
Abdomen flavo pilosum, superne ad latera fulvescens.
Pedes flavo-fulvi, pilis concoloribus.
Alae reticulatione, stigmate, pilis fimbriisque flavo-fulvis;
venulis costalibus et gradatis fere fuscis, his in duas series subpa-
rallelas positis, in ala anteriore ‘/,, in posteriore °/,.
Ala anterior subacuta; 5 venulis stigmalibus subcostalibus,
4 intermediis, prima ad tertium apicale cellulae divisoriae inserta;
duabus primis venulis procubitalibus et cubitali et ultima procu-
bitali fuscis. |
Ala posterior acuta, 3 venulis intermediis.
Long. corp. 11,2 mm.
Daan ete) ean
» » post. TG »
Patria: N. Guinea mer., Ighibirei, Loria, XVI-XVII 1900.
Dedicada al Dr. Felice Capra, del Museo Civico de. Génovya.
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 367
26. Cintameva feana sp. nov.
Pulygii
Caput flavum, facie ad latera et antice rubida; oculis fuscis;
palpis flavis; antennis flavis, articulo primo stria rubra longitu-
dinali externe notato.
Pronotum latius longitudine, marginibus lateralibus parallelis,
angulis anterioribas oblique truncatis, fascia sanguinea ad mar-
gines laterales. Meso- et metanotum ad latera fusca.
Abdomen superne SUPIZI linea longitudinali fusca ? (mal con-
servado).
Pedes fulvo-flavi, nilo concoloribus.
Alae hyalinae, immaculatae; reticulatione plerumque, pilis
longiusculis fimbriisque brevibus fulvis vel fulvo-flavis; stigmate
parum sensibili; venulis gradatis serie externa longa, interna
brevi et quasi bina, seu venula introrsum inserta.
Ala anterior apice subacuta; venulis costalibus plerisque citra
stigma, radialibus mediis,. intermediis 4, prima ultra medium
cellulae divisoriae inserta, gradatis 4/,, procubitalibus, cubitalibus
internis totis, sectore radi initio, sectore procubiti apice (seu
«margine externo cellulae divisoriae), ramis primis sectori initio
et ultra seriem externam venularum gradatarum usque ad fur-
culas marginales, nigris.
Ala posterior apice acuta; venulis primis costalibus et. mediis
radialibus nigris; gradatis 4/,.
Long. corp. 10 mm.
moe ale ants etl ie a
piety OSL. 1 Dan
Patria: Isla Formosa, Roshun, VI-1906, Hans Sauter.
27. Musola gen. nov.
Similis generi Chrysopa Leach.
Caput oculis globosis, labro antice angulate emarginato; an-
tennis tenuibus ala anteriore longioribus.
Prothorax fere longior latitudine.
Abdomen cylindricum, cercis superioribus g valvaeformibus,
lamina subgenitali horizontali, producta, apicem abdominis exce-
dente, basi 2 uncinis seu unguibus deorsum pendentibus apice
arcuato dotata.
WS INTE.
368 L. NAVAS
Pedes teretes, tibia posteriore leviter fusiformi; tarsis articulo
primo reliquis singulis longiore.
Alae stigmate parum sensibili, in area costali angusto, venulis
destituto, haud fuscato; disco duplici serie venularum gradatarum.
Ala anterior area costali basi angusta, mox parum dilatata.
El tipo es la especie siguiente.
Distinguese con facilidad del género Chrysopa Leach por el
labro escotado, por la, forma de la lamina subgenital del macho
y de sus apéndices; de la Chrysocerca Weele por la forma
mas sencilla del estigma, de los cercos superiores, ete.
23. Musola impar sp. nov. (fig. 8).
Flava (in vivo flavo-viridis?), flavo pilosa.
Caput (fig. 8) oculis in sicco fusco-nigris,
globosis; antennis tenuibus, ala anteriore
longioribus, primis articulis 2-10 vel 2-11
antice fuscis.
Pronotum manifeste longius latitudine,
angulis anticis oblique truncatis, marginibus
lateralibus parallelis, stria rubra dorsali _
: 2 Fig. 8. Musola impar Nav.
praeter illos (fig. 8). Cabeza y pronoto.
Abdomen lamina subgenitali © elon-
gata, apicem abdominis leviter excedente, basi 2 unguibus
tenuibus arcuatis instructa. 3
Pedes teretes, viridescentes, tibiis levissime compressis, poste-
rioribus distinctius, linea impressa longitudinali manifesta, tarsis
flavidis. pie
Alae hyalinae, irideae, reticulatione et stigmate flavis, solum
gradatis externis alae anterioris et ultima procubitali nigris; gra-
datis fere °/,), ramis ad marginem externum furcatis.
Ala anterior apice subacuta, area costali angusta; 5 venulis
intermediis, prima citra et prope apicem cellulae divisoriae inserta;
ultimis 2 venulis (anterioribus) seriei externae gradatarum fiavis.
Long. corp. 11,5 mm.
me al ant: ll 20»
» » post. 15,5. »
Patria: Is. Fernando Poo, Musola, 500-800 m. s. m., X-1898,
L. Fea; ibid., 600-1000 m., 1898, L. Fea.
4
4
i
;
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 369
29. Lachlanita gen. nov.
Ktim.: En obsequio del insigne neuropterdlogo Roberto Mac
Lachlan.
Similis generi Nodita Nav. (= Leucochrysa Banks nec Mac
Lachlan): |
Caput labro vix emarginato; antennis tenuibus, ala anteriore
longioribus, primo articulo crasso, insertione minus ab invicem
distante diametro proprio (fig. 9).
Prothorax fere transversus.
Abdomen nono sternito Q stylis cylindricis dotato.
Pedes graciles, tibia posteriore compressa, linea impressa lon-
gitudinali praedita.
Alae regione stigmatica nullatenus obscurata, in area costali
angusta, venulis fere destituta; venulis gradatis in duas series
obliquas dispositis.
Ala anterior cellula divisoria utroque margine anteriore et
posteriore convexo.
El tipo es la especie siguiente.
Difiere del género Nodita Nav. principalmente en la estructura
del estigma de las alas, que ni esta obscurecido ni claramente
dividido por venillas en el campo costal. Banks al establecer su
genero Leucochrysa, diferente del de Mac Lachlan (Trans. Am.
Entom. Soc. 1903, p. 144) dice textualmente: « Pterostigma very
distinct, brownish. The third cubital cell (la tercera procubital) is
divided obliquely, but the divisory veinlet is nearly straight, and
stark close the cubitus ».
30. Lachlanita mainerina sp. nov. (fig. 9).
Corpus flavum, leviter fulvo tinctum.
Caput (fig. 9) labro antice vix emargi-
nato, vertice stria duplici tenui fusca, re-
trorsum in A divergente, cum alia crassa
longitudinali usque ad occiput continuata:
alia interjecta postice inter hane et oculos;
oculis fusco-aeneis; antennis ala anteriore
o longioribus, fuscis, duobus primis articulis
Lachlanita mainerina Nav. pallidis, primo bulboso, stria dorsali longi-
ag eronoto: tudinali nec apicem attingente fusca notato.
Pronotum margine antico et angulis anticis leviter rotun-
datis, stria fusca praeter margines laterales (fig. 9).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (7 Novembre 1929). 24
fi
370 L. NAVAS
~
Abdomen flavo breviter tenuiterque pilosum; sternito IX 9
duobus stylis brevibus, cylindricis in margine posteriore dotato.
Pedes graciles, flavi flavoque pilosi; tibiis posterioribus leviter
compressis, linea impressa longitudinali; unguibus basi fortiter
dilatatis, in reliquo arcuatis. .
Alae vitreae, immaculatae, fortiter irideae; reticulatione ple-
rumque fiavo-fulva; sectore radii tractu medio fusco; stigmate
angusto, longo, parum sensibili.
Ala anterior latiuscula, apice subobtusa; venulis costalibus,
radialibus, plerisque procubitalibus, omnibus gradatis 5/ et aliis
ad alae basim, ramo cellulae divisoriae totis fuscis; cellula divi-
soria apice inter 1*® et 2*% venulam intermediam finiente; 6 ve-
nulis intermediis, prima ultra medium cellulae divisoriae inserta:
Ala posterior angustior, apice acuta; venis radialibus fuscis,
gradatis fere "/,, vix fuscatis. — ss
Long: corp. Q 9,5 mm.
ye Alen Ee One
ee ies ie POSTO
Patria: Perù Amazones, 1901-902, Dr. Pesce Maineri.
31. Ancylopteryx tristicta Nav. var. insularis Nav.
Patria: Fernando Poo, Bahia de S. Carlos, 200 m., -II-1902,
L. Fea. 1
32. Ancylopteryx feana sp. nov. (fig. 10).
Fulva.
Caput nigrum, occipite
flavo, duabus striis arcuatis
sive semilunaribus utrimque
in facie flavis; antennis ala
anteriore longioribus, primo
articulo grandi, bulboso,
antice macula grandi basali
et puncto apicali fuscis, arti- Fig. 10. Ancylopteryx feana Sg. Nav.
culo secundo fusco annulato. PIEGA
Thorax inferne fulvo-flavus.
Pronotum transversum, antrorsum angustatum. Mesonotum
nigrum, parte media praescuti et mesoscutelli flava.
i
4
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7
5
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POSATI ERI OY SE a Ups
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 371
Abdomen inferne fulvo-flavum, superne fulvo-ferrugineum,
apice flavum.
Pedes flavi, flavo pilosi.
Alae vitreae, irideae, stigmate insensibili; reticulatione flava, a
venulis radialibus plerisque et gradatis fuscis. :
Ala anterior (fig. 10) lata, apice subobtusa; venulis costalibus
ad costam et apice ramorum ad marginem puncto fusco notatis;
venulis gradatis '/,, in series extrorsum convergentes; 4 venulis
intermediis, prima ad medium seu angulum cellulae divisoriae
inserta. Aliquot venulae fusco limbatae: 1* intermedia cum ortu
sectoris radii, tres procubitales, aliquot marginales ad marginem,
gradatae tenuissime, sed 1% et 2* seriei internae in lineam °
rectam sitae manifeste, maculam etficientes.
Ala posterior angusta, apice subacuta, venulis costalibus nigris,
gradatis °/, levissime fusco limbatis, duabus primis internis in
lineam subrectam sitis; tribus marginalibus posterioribus sive
cubitalibus latius fusco limbatis. -
Long. corp. 7 8,3 mm.
nralaanig 05
» » post. 11,4 »
Patria. Is. Fernando Poo, Musola, 500-300 m., I-1902, L. Fea.
33. Sencera Feae sp. nov. (fig. 11).
Corpus fulvo-favum. |
Caput oculis in sicco fusco-rufis, vertice et occipite fuscescen-
tibus; antennis flavis, primo articulo fusco.
Pronotum longius lati-
tudine, antrorsum leviter
angustatum; angulis anticis
striola fusca signatis.
Abdomen tergitis mediis
fascia posteriore fusca.
Pedes flavidi, pallidi,
OE femoribus fulvescentibus, pi-
lis concoloribus.
Alae hyalinae, fortiter irideae, stigmate interne fusco maculato;
reticulatione flavo - albida, pilis concoloribus, venulis radialibus
ultimis et gradatis fuscis,
PRA o Mo A Cla o
eR ee Ces aah URL Aes
372 RE
Ala anterior (fig. 11) apice subacuta; aliquot venulis fusco
marginatis, praecipue 2 radialibus et prima venularum grada-
tarum seriel internae cum ramis proximis; item areola inter
apicem cubiti et venulam cubitalem primam externam, cum ipso
ad marginem confluente. si
Ala posterior angustior, apice acuta; venulis plerisque initio
et ramis apice ad marginem, cum axillis furcularum marginalium
fuscis; umbra fusca inter apicem cubiti et venulam primam cubi-
talem externam.
Long. corp. 7,5 mm.
nblialtant eo
» » post. 10 »
Patria: Bhamò, Birmania, VII-1886, Fea.
34. Nobilinus phantoma Gerst. N. Guinea mer., Ighibirei,
Loria VII-VII-90. Bello ejemplar. Sus dimensiones son: long.
20 mm.; ala ant. 32 mm., ala post. 31 mm. El tipo es también
de esta isla.
35. Notechrysa aequalis Walk. Sumatra occ., Balighe, X-90,
II-91, E. Modigliani; Siboga, IV-1886, X-90 et II-IV-91,
Modigliani.
36. Notochrysa chloromelas Girard. N. Guinea mer., Kapa-
kapa. Mag.-Giugno 1891, L. Loria.
37. Notochrysa jubilaris Nav. « Nuova Guinea sept., Sorong,
Mag. 72, L. M. D'Albertis ». :
38. Notochrysa Gagginoi sp. nov.
Flava.
Caput vertice et occipite fulvo-ferrugineo pictis; oculis fusco-
nigris; palpis flavis; antennis fortibus, flavis, fusco pilosis.
Pronotum transversum, angulis anticis oblique truncatis, mar-
ginibus lateralibus parallelis, stria rufo-ferruginea longitudinali
juxta illos. Meso- et metanotum ad latera leviter fuscata.
Abdomen flavum, superne ad latera leviter infuscatum; lamina
subgenitali g’ triangulari, apice rotundato.
PM E se PURI
PRS OU A LA SARA RAMIRO
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INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 373
Pedes toti flavi, flavo pilosi.
Alae grandes, reticulatione flavo-fulva; stigmate elongato,
angusto, concolore, haud obscurato; venulis gradatis fuscis.
Ala anterior subacuta; venulis costalibus, radialibus et primis
procubitalibus et cubitalibus totis, marginalibus posterioribus et
furculis marginalibus externis subtotis, tractu praeter margines
excepto, aliis initio et fine fuscis; gradatis fere !/,,, internis in
seriem arcuatam, sectori radii subparallelam, externis in seriem
obliquam, margini externo subparallelam dispositis; intermediis 7.
Ala posterior acuta, venulis radialibus ad radium, furculis et
venulis ad angulum posteriorem fuscis; gradatis fere !/,,, primis
internis pallidis.
Long. corp. o& 14 mm.
ORO o DL»
» » post. Dito
Patria: «Isole Harimon, Stretto di Malacca, G. Gaggino, 1913».
Dedicada al inventor.
Familia Hemerbbidos
39. Micromus Benardi Nay. Sumatra occ., Balighe. X-90, II-91,
E. Modigliani. i
40. Tanca gen. nov.
Similis generi Micromus Ramb.
Caput antennis moniliformibus longis.
Prothorax elongatus, manifeste longior latitudine.
Pedes mediocres, teretes, tibiis posterioribus compressis, fusi-
formibus, linea impressa longitudinali dotatis.
Alae duplici serie venularum gradatarum, radio fere 6 ramis.
Ala anterior area costali basi angusta, sine ramo recurrente;
venulis costalibus furcatis aut simplicibus; ramo posteriore pro-
cubiti cum cubito brevi tractu fuso; una cellula cubitali.
Ala posteriori ramo recurrente manifesto; ramo posteriore
procubiti basi curvato, sed a cubito toto diviso (fig. 12).
El tipo es la siguiente especie.
Con el género Micromus Ramb. conviene en la estrechez
del campo costal del ala anterior, en la base, y con el género
: ; ae
i x es eat
ois aes ed ton eas
STASI LA VISTE O NI SATQRE naa) RE RA
AEA? OTE SAR NP CES LUME
9
TA L. NAVAS
DI
Nenus Nav. en que el ramo posterior del procubito se fusiona
con el anterior del cubito en el ala anterior; en este caracter
difiere del Micromus y en poseer solas dos series de venillas
gradiformes del Nenus; de uno y otro género en la longitud
del protérax. i
41. Tanca loriana sp. nov. (fig. 12). i
Caput fulvum, fulvo pilosum, duabus striis longitudinalibus
fuscis in vertice; palpis fulvis; antennis
corpore longioribus, fulvis, fulvo pilosis,
articulo primo superne fusco.
Thorax fuscus, fulvo maculatus et
pilosus.. Pronotum marginibus paral-
lelis, duplo longius latitudine.
Abdomen fuscum, fulvo pilosum,
inferne et marginibus posterioribus
tergitorum fulvis.
Pedes fulvi, tibiis pallidioribus;
femoribus posterioribus ferrugineo
notatis; tibiis posterioribus pallidis,
fusiformibus, linea impressa obliqua
signatis.
Alae (fig. 12) membrana hyalina,
iridea; apice ellipticae; reticulatione fulva, stigmate vix sensibili.
Ala anterior venis et venulis costalibus fusco striatis, ceteris
venulis fuscis, gradatis 7/,,, alia venula interna inter primum
ramum sectoris radii et procubitum; membrana levissime fulvo
tincta. i
Ala posterior venulis gradatis 5/,,, externis fuscis; umbra levi
ad marginem ‘posteriorem ad primum ramum cubiti.
Fig. 12. Tanca loriana Nav.
Base de las alas.
Long. corp. 5,5 mm.
palate 700006
» » «post. 6,4 »
Patria: N. Guinea S. a Moroka,. 1300°m: s. m9 ae-Loria,
VII-IX-93 ».
l
MII e e
ae
Te er es
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES DIA
Familia Osmilidos
42. Lysmus leucomatodes Nav. «Is. Fernando Poo, Bahia di
S. Carlos, 0-200 m. II-1902, L. Fea». Lo creo nuevo para la isla.
13. Spilosmylus Beccarii sp. nov. (fig. 13).
Flavo-fulvus.
Pronotum marginibus lateralibus parallelis.
Abdomen flavido pilosum.
Pedes fiavidi, flavido pilosi.
Alae apice acutae, membrana hyalina, stigmate flavido, reti-
culatione flava, multis venulis discalibus nigris; ramis sectoris
radii in tertio apicali nigro striatis, duas tresve fascias transversas
efficientibus.
Fig. 13. Spilosmylus Beccarii J. Nav.
Ala anterior (esquematica).
Ala anterior (fig. 13)
area subcostali flavo
tincta, 5 striis longitudi-
nalibus nigris, ultima
breviore, inter strias pa-
riter nigras subcostae
radiique; stigmate utrim-
que ad costam leviter
fuscato; sectore radii 13
ramis; procubito ad or-
tum primi sectoris radii
diviso, utroque ramo apice
triramoso; bulla marginali flava, circulari, 5 striis extrorsum
concavis divisa,
Ala posterior sectore radii initio centridio dotato, 12 ramis;
procubito ad ortum sectoris radii diviso, ramo anteriore apice
3 ramis furcatis, posteriore 5, ultimo (ipso apice rami) simplice,
‘ ceteris ad marginem furcatis.
Long. corp. o&
Salani
9,5 mm.
»
DO TO
Patria: « Ternate, O. Beccari, X, 1875 ».
376 L. NAVAS
Familia Itonidos
44. lthone fusca Newm. Australia: Sydney, L. M. D'Albertis, 73.
Familia Rapismidos
45. Rhapismidae fam. nov.
El género Rhapisina fue formado por Mac Lachlan (!) para
una especie descrita con el nombre de: Hemerobius viridi-
pennis. Comstock en su obra The Wings ot Insects (Ithaca, 1918)
p. 177, propone que este género se incluya provisionalmente en ~
la familia de los Iténidos. I suggest the inclusion in this family
(Ithonidae) provisionally of another remarquable insect: this is
Rhapisma viridipennis.
Pero Tillyard (Studies in Australian Neuroptera, Proc. Linn.
Soc. N. S. W., 1919, p. 421) al establecer los caracteres de la
familia de los Itonidos excluye manifiestamente este género, pues
varios de los caracteres propuestos para los Itonidos no le con-
vienen. Y antes hablando de él (p. 416) lo excluye decididamente.
Efectivamente: basta considerar la carencia de espolones en
las tibias y la abundante reticulacién del campo subcostal de las
alas, propia de muy pocos insectos, para que hayamos de excluir
este genero de la familia de los Iténidos.
Como por otra parte las afinidades con el género /thone son
mayores que con otro género o familia, se hace preciso crear
para él una nueva familia, Rhapismidae.
Sus caracteres principales serin, paralelamente a los de los
Itonidos.
Corpus robustum.
Caput antennis filiformibus, moniliformibus, sensim attenuatis,
ala anteriore multo brevioribus; oculis globosis, ocellis nullis.
Prothorax transversus.
Pedes cylindrici, tibiis teretibus, fere inermibus; tarsis longis,
primo et quinto articulo longioribus.
Alae grandes, aliqua pupilla seu macula ocelliformi instructae;
, @) Mac Lachlan escribiò Rapisma; pero siemdo esta palabra derivada del griego
LATI K&, es notorio que ha da escribirse con Rh inicial. a
in ge URLA RS ILA + APERIRE FAME ema tax SLR
4 SP RTT ea LIT FR
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES STATA
cellulis discalibus plerumque rectangularibus; radio et subcosta
separatis, inter se pluribus venulis connexis; sectore radii pecti-
nato seu ramis pluribus instructo.
Ala anterior area costali basi fortiter dilatata, ramo recur-
rente instructa.
Ala posterior sine ramo recurrente inter basim sectoris radii
et procubiti.
El tipo de la nueva familia es el género Rhapisma Mac
Lachlan; a su vez el tipo de éste es Hemerobius viridipennis
Walk.
46. Rhapisma burmana sp. nov. 4
Caput flavo-fulvum, flavo pilosum, fascia transversa fusco-nigra
in vertice pone antennas, lunula flava posteriore in eadem; oculis
globosis, fuscis; antennis fortibus, sensim attenuatis, */, longitu-
dinis alae anterioris. i
Thorax fulvo-flavus, flavo pilosus. Pronotum fortiter transver-
sum, antrorsum angustatum, angulis anticis rotundatis. Mesonotum
macula humerali fuscescente.
Abdomen crassum, flavo-fulvum, ad latera fuscum, seu fascia
laterali lata longitudinali fusca; lamina subgenitali 9 lata, parum
prominente, postice late rotundata, medio leviter emarginata
(fig. da):
Pedes flavo-fulvi, flavo pilosi; tibiis apice superne ungue seu
calcari arcuato minuto instructis; tarsis articulo 1.° et 5.° longis,
subaequalibus in tarso primo, 5.° longiore 1.° in tarso secundo,
breviore in tertio.
Alae apice elliptice rotundatae, margine posteriore subrecto
basi, dein cum externo late rotundato; stigmate insensibili; radio
apice antrorsum ramoso.
Ala anterior membrana pone radium colore citrino tincta;
reticulatione forti, flavo-fulva, leviter citrina; area costali basi
fortiter dilatata, costa basi rotundata; venulis costalibus plerisque
ad costam furcatis aut ramosis; basi 3-4 areolata, seu venulis
longitudinalibus basi in tres series, mox in duas, denique in
unam, venulas costales connectentibus, in tertio apicali citra et
ultra regionem stigmalem simplice; area subcostali venulis plu-
ribus (fere 27) perpendicularibus dotata; sectore radii 8 ramis,
in tertio apicali furcatis; procubito paulo ultra ortum sectoris
578 : L. NAVAS
‘adii furcato, utroque ramo apice ramoso; pupilla distincta fusca
ante et citra ejus furcam; cubito ramo utroque anteriore et poste-
riore ramoso, spatio inter utrumque reticulato, vena accessoria
ad medium furcata; axillaribus 1, 2, 3 apice ramosis; lobo axil-
lari hyalino, late rotundato.
Ala posterior membrana hyalina, reticulatione flavo-fulva;
area costali sensim angustata, venulis aliquot furcatis, basalibus
paucis venula longitudinali connexis; area subcostali fere 21
venulis; sectore radii 6 ramis, apice furcatis aut ramosis; procu-
bito citra ortum primi rami sectoris furcato, ramo anteriore in
tertio apicali, posteriore in tertio basali furcato et ramoso; pupilla
testacea paulo ante et ultra divisionem procubiti; cubito forti,
‘amo posteriore tenuiore, ramoso; venis axillaribus 1, 2 ramosis.
Longs corp. 9 19 mm.
nit alan ene a eae
n. (a post. | 24,3 >
Patria: Birmania: Monti Carin: Carin Cheba, 900-110 m.
L. Fea, V-XII-88.
Un ejemplar 9 rotulado por Van der Weele « Zihone bur-
mana Weele ».
47. Rhapisma Weelei sp. nov. (fig. 14).
Similis durmanae Nav. Minor.
Caput flavo-fulvum, flavo pilosum; vertice fascia transversa
pone antennas; oculis in sicco fusco-rufis; autennis flavis, longi-
tudine tertiae partis alae anterioris.
Thorax flavo-fulvus, fla-
vo pilosus. Pronotum tran-
sversum, margine anteriore
leviter rotandato. Meso- et
metanotum viridescentia.
Abdomen fulvum, flavo
pilosum, segmentis III et VII Fig. 14. Rhapisma burmana Q. Nav.
LT STA E PITT RM » Weelei Q Nav.
ad latera fuscis; lamina sub- Extremo del abdomen visto por debajo.
genitali 9 grandi, promi-
nente, postice rotundata sive circulariter convexa (fig. 14, b).
Pedes fulvo-flavi, flavo pilosi, tibiis teretibus, apice superne
spinula arcuata minuta sub lente visibili fusca; tarsis articulis
nel ‘l'e rali!
È 4 eno, I
POCA Li pies Lapa È
i a
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 979
primo et quinto longis, primo in tarso primo subaequali quinto,
in secundo breviore, in tertio longiore.
Alae apice elliptice rotundatae, margine posteriore initio recto,
mox cum externo leviter convexo continuato; stigmate insensi-
bili; subcosta apice ramosa; radio apice ramoso aut furcato.
Ala anterior membrana pone radium leviter citrino tincta;
tota, etiam in areis costali et subcostali maculis parvis fuscescen-
tibus subrotundis in areolis aut axillis furcularum conspersa, ali-
quot in disco pupillaeformibus, seu puncto centrali obscuriore; in
area costali fere 17; reticulatione flava vel leviter citrina aut
fulva; area costali basi fortiter dilatata, costa ibidem fortiter con-
vexa; venulis costalibus plerisque furcatis aut ramosis, in basi
triareolata, venulis longitudinalibus transversas connectentibus, 7
medio biareolata, in tertio apicali simplice; area subcostali fere
15 venulis instructa; sectore radii 7 ramis in tertio apicali ra- a
mosis; procubito paulo ultra ortum sectoris radii furcato, ramo di
anteriore apice, posteriore ultra medium ramoso; pupilla conspicua
fusca citra et ante divisionem procubiti; cubito forti, ramo
utroque apice ramoso, inter utrumque vena accessoria angulosa; .
axillaribus ramosis. |
Ala posterior membrana hyalina,’ reticulatione flava; area
costali sensim angustata, venulis aliquot furcatis; area subcostali
fere 16 venulis; sectore radii 4-5 ramis, ultra medium divisis;
procubito paulo ultra ortum sectoris furcato, ramo anteriore in
ultimo tertio, posteriore in primo ramosis; ante et paulo ultra
divisionem pupilla testaceo-fusca; cubito ramo anteriore forti;
axillaribus 1, 2 ramosis.
Long. corp. Q 16 mm.
iy MEN Ato ote
ene POS 20
Patria: Birmania, «Monti Carin: Carin Cheba, 900-1100 m.
s. m. L. Fea, V-XII 88».
Un ejemplar 9 rotulado también por Van der Weele « /thone
burmana Weele, 1908», sin duda cuando preparaba la mono-
grafia de los Megaldpteros.
Que sea especie distincta de la anterior se evidencia por el
tamafio menor, color y figura, reticulacién de las alas y forma
de la lamina subgenital vulvar, pues ambos ejemplares son 9.
ae
STATE NILO NIRO CO AIR. ETE AA Me TORTA IA NAME yh Di
A Oy, Mae PU a di en by
380 “1, NAVAS
He denominado esta linda especie Weelei en obsequio del
insigne neuropterdlogo Van der Weele que primero la estudio,
si bien atribuyéndola al género Ithone.
Familia Mantispidos
18. Mantispa interrupta Say. N. America, Texas.
49. Mantispa annulicornis Gerst. «Sumatra, Pangherang-Pisang
X-90 e I-91. E. Modigliani ».
50. Mantispa decepta Banks. Celebes, Kandari, IV-74, O. Beccari.
51. Mantispilla Loveni Nav. « Guinea Portoghese, Rio Cassine,
IV-1900, L. Fea. El abdomen es casi totalmente pardo negruzco,
mas palido el tipo. Scioa, IX-XI Let.-Marefia, Antinori 1879.
51. Mantispilla basalis sp. nov. (fig. 15).
Caput testaceum, fascia transversa pone antennas, linea longi-
tudinali a vertice ad os, in fronte inter oculos dilatata, in clypeo
in fasciam transversam producta, in labro spatium subtotum occu-
pante, lineola longitudinali ad latera frontis juxta oculos, fuscis;
oculis fusco-cinereis, globosis; antennis fuscis debilibus, duobus
primis articulis testaceis.
Prothorax elongatus, rugosulus, tenuiter pilosus, metazona
cylindrica, triplo longiore prozona; fusco-ferrugineus, pallido vage
in prozona maculatus. Meso- et metathorax favo-luridi, linea
transversa postica fusca in praescuto mesonoti.
Abdomen inferne flavo-ful-
vum, superne fuscum, basi ter-
gitorum anguste flavo-fulva.
Pedes flavo-fulvi, coxis ante-
rioribus externe prope basim et
Fig. 15. Mantispilla basalis Nav. apice fuscis; femoribus anterio-
(n ribus inflatis, macula grandi
fusca ad medium et apice, interne aeque et externe, media in
medio inferiore, dorsum haud attingente; spinis rubro-ferrugineis.
i
-
A
"N
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 384
Alae apice elliptice rotundatae, reticulatione fusco - nigra,
stigmate triangulari elongato, fusco-ferrugineo; area subcostali
fusco leviter tincta.
Ala anterior (fig. 15) membrana basi a costa ad angulum
axillarem fusco tincta; ramis flexuosis 1, 2, 1; venulis costalibus
fere 6, gradatis a cubito ad radium 8, subcostalibus 5. i
Ala posterior membrana basi a costa ad axillarem 1 fusco
tincta; area costali angusta, 4 venulis; ramis flexuosis 1, 2,1 vel
2, 1, 1; venulis gradatis 7 a cubito ad radium.
Long. corp. Q 10,5 mm.
By Palate lel oo
» » post. 7 »
Patria: Amboina, 1878, O. Beccari.
53. Necyla nana Pet. Mantispa nana Petersen. Entom.
Mitteil., 1925, p. 86, f. 8, 2. Eritrea, Agordat, I-1906, Dr. C. Figini.
54. Entatoneura Albertisii sp. nov. (fig. 16).
Caput fulvum, labro fuscescente, vertice ad latera concavo,
macula fusca utrimque notato; oculis fusco-aeneis; antennis fuscis,
basim versus ferrugineis.
Thorax fulvus, superne fascia longitudinali ad latera fusca.
Pronotum prozona lata, brevi, margine anteriore rotundato, tuber-
culis posticis prominulis; metazona plus duplo longiore, cylindrica,
transverse fortiter rugosa, postice vix
dilatata.
Abdomen fulvum, superne fascia
laterali ad apicem segmentorum fusca.
*Pedes flavo-fulvi, antici fulvi,
femoribus incrassatis, interne fascia
lata fusca praeter marginem inferio- Fig. 46.
ul ii
Alae hyalinae, irideae; reticula-
tione flava, tenui; stigmate flavo-rubro, angusto, elongato.
Ala anterior ramis flexuosis 2, 3, 3; venulis gradatis 12 inter
cubitum et radium,
oe se eee
AB a este VI GITE aCe ON CORTE Nope Rae Sit
i Male toro RP ei o;
\ ti RO RI NN a
I) of Dal % Pee ig
382 iD nave
Ala posterior (fig. 16) ramis flexuosis 3, 3, 3; venulis gra-.
datis 12, procubitalibus 2; cubito venam sequentem in angulum
tangente. °
Long. corp. org
» alcantgeti 6,5 »
® » » post. 15 » :
Patria: «Timor Cupan, L. M. D'Albertis 72 ».
55. Entatoneura Feae sp. nov. fig. 17).
Caput fulvaum (g’), fascia nigra inter oculos et antennas, fer-
-rugineum (9), striola transversa fusca in fronte ante antennas,
stria transversa nigra ad basim clypei; oculis aeneis; palpis fulvis;
antennis ferrugineo-fuscis.
Thorax testaceo-ferrugineus. Pronotum robustum, breve, pro-
zona dilatata, margine anteriore rotundato, tuberculis posterio-
ribus prominentibus; metazona duplo longiore, cylindrica, pone
tuberculos prozonae leviter angustata,
in tertio apicali dilatata, mox angu-
stata, transverse fortiter rugosa.
Abdomen testaceum; tergitis 4-6
postice fuscis, saltem in 9; cercis gf
brevibus, subcylindricis, obtusis; la-
mina subgenitali 9 (fig. 17, a) trans-
versa, postice medio leviter emargi-
nata, ad latera sinuosa, testacea.
Pedes testacei, fulvo pilosi; femo-
ribus anterioribus externe testaceo-
ferrugineis (9), in Q externe ad
GA medium linea obliqua fusca; interne
Fig. 17. Entatoneura Feae Nav. macula grandi ad medium fusca; spinis
a. Lamina subgenital Q. testaceis. >
b. Base del ala anterior dg. È aves
ci o Alae (fig. 17, b, c) apice elliptice
rotundatae; stigmate triangulari-elon-
gato, breviter piloso, testaceo-ferrugineo; reticulatione testacea;
venulis gradatis fere 14; membrana in areis costali et subcostali
et in triangulo basali fulvo-ferrugineo tincta; in 9 macula
ferruginea apicali subelliptica a margine costali ad apicem et ad
ultimos ramos flexuosos. — -
= i be tile natal Rall
Ce TIMER PI POPE! SEO e 9 PERE PE E
n,
{NSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 383
Ala anterior area costali subtota (citra stigma), radiali juxta
radium tincta, in 9 2 venulis radialibus mediis limbatis; ramis
flexuosis fere 4, 4, 3.
Ala posterior area costali tota, radiali pone radium tincta,
2 venulis radialibus mediis ferrugineo limbatis; ramis flexuosis
fere 4, 4 (vel 5), 4; cubito parum in angulum fracto, ipso an-
gulo cum vena postcubitali (an Enderlein) venula conjuncta,
longiuscula in gf.
o Q
_Long. corp. 13 mm. 17 mm.
gee alant AOS 18 >»
» » | post, 17,5. > » Alay
Patria: Birmania, Shwegoo Myo, Fea, X-1885.
56. Climaciella brunnea Say. N. America, Texas.
57. Euclimacia torquata Nav. Mem. R. Acad. Cienc. y Art.
de Barcelona, 1914, p. 95, fig. 10. «N. Guinea mer., Isola Yule »
1875, L. M. D’Albertis.
El tipo es de Australia. En la descripcion digo: «cellula
radiali primaria angusta, in quatuor cellulas divisa ». Y en la
nota aado: « A pesar del mayor numero de celdillas radiales de
lo que corresponde al género Huclimacia incluyo esta especie
en él por el conjunto de los otros caracteres que le cuadran
perfectamente. Acaso la presencia de una venilla mas en el
campo radial sea una mera anomalia ». Efectivamente en el
ejemplar que tengo a la vista se distinguen 4 celdillas radiales
en el ala anterior derecha y solas 3 en la izquierda, que es el
numero que le corresponde. En ambos alas posteriores hay solas
3 celdillas radiales.
Segun Esben Petersen (Arkiv for Zool., 1917, p. 13) esta
especie es idéntica a Mantispa nuchalis Gerst. (Ver. Neuvorp.
1884, p. 38). No he podido convencerme de ello, aunque se
parece bastante. Por no citar otras diferencias baste mencionar
estas dos: « Die Basis beider Taster-paare pechbraun » (son casi
totalmente negros); y «Hinterleib fast rostroth, Seiten des erstes
Ringes mit grossem goldgelben Fleck, Endsaum der heiden vor-
deren Ringe geschwartz». Aqui no hay tal mancha amarilla, y
“Ae A Lo ee < RV Eps agement Le Na venite
Sh Nie ee abet Sc hi UN Ie Mr Pua eh PMR a(S ir Sha uf de MS
ie ARA RA MICRA we gy Sates eke Sh he
+ $3 U Celio Cus hs at
384 L. NAVAS
no solos los dos primeros, sino casi todos los segmentos son
negros en la base.
38. Euclimacia africana Esb. Pet. (Notulae entom., 199778
Daly seno: È
Con dos ejemplares g y Q completos que atribuyo a esta
especie podrà completarse la descripcion hecha a la vista de un
ejemplar o’, al parecer muy deficiente. Primero afiadiré lo que
falta a la descripcion del gf.
ST. Caput fulvum, vertice et occipite vix infuscatis; oculis
fuscis; antennis fulvis, articulis 1 et 2 cylindricis, reliquis late-
raliter utrimque fortiter dilatatis et quasi bipectinatis.
Prothorax brevis, prozona lata, transversa, metazona sesqui-
longiore, cylindrica, transverse rugosa; fulvus, fulvo pilosus.
Meso- et metathorax inferne fusco-ferruginei, superne fulvo-fer-
ruginel.
Abdomen fulvum, segmentis 6-9 fuscis; cercis g valvaefor-
mibus, fulvis, lamina subgenitali triangulari rotundata.
Ala anterior reticulatione flava in regione flavo tincta, fusca
in reliquo; 3 venulis apicalibus ultra stigma: axillari 1 (an de
Enderlein) furcata; venulis gradatis 11-12.
Ala posterior ramis flexuosis fere 3, 3, 3; venulis gradatis
12-13; axillari 2 praesente, praeter marginem simplice.
Q. Caput flavo-fulvum, linea nigra inter oculos et inter an-
tennas, alia fusca in margine posteriore occipitis; oculis fuscis;
antennis fulvis, duobus primis articulis cylindricis, ceteris trans-
versis, lateraliter et antice miodice nia haud pectinatis; fere
34 articulis.
Prothorax ferrugineus, superne fuscescens; prozona transversa,
duplo latiore longitudine; metazona transverse rugosa, sesquilon-
giore. Meso- et metathorax fusco-piceo violacei.
Abdomen fusco-nigrum, pilis tenuibus, apicalibus fulvis.
Pedes anteriores coxis testaceo-fuscis, pilis fuscis; femoribus
mediocriter inflatis, subtotis fuscis, spinis testaceis; tibiis partim
testaceo-fuscis.
Alae reticulatione fusca; venulis apicalibus fere 3 ultra stigma.
Ala anterior membrana subtota fusco tincta, ad marginem
externum spatio semilunari elongato hyalinò; ramis flexuosis fere
3, 2, 3, venulis gradatis 12.
}
i
7
5
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 385
Ala posterior areis costali et subcostali et leviter radiali antice
et interne et basi alae usque ad marginem axillarem membrana
fusco tincta; ramis flexuosis fere 2, 3, 2; venulis gradatis 10.
of ©
Long. corp. 12,7 mm. 13 mm.
calate cho » loto
DEPOSITO» 13 -»
Patria. Massaua, Dr. V. Ragazzi I-IV 92.
Las diferencias con el tipo son de tal naturaleza que autorizan
“a formar una variedad nueva, Huclimacia africana Pet. var.
ragazziana nov.; sì pareciesen suficientes para constituir especie
distincta habria de llamarse Euclimacia ragazziana Nav.
MECOPTEROS.
Familia Panorpidos.
39. Leptopanorpa longicauda Weele. « Giava, O. Beccari, 1874;
Buitenzorg, G. B. Ferrari, 1874 ».
60. Neopanorpa angustipennis Westw. Birmania: Monti Carin:
Carin Cheba, 900-1100 m., L. Fea, V-XIIL 88; Sumatra Oce.,
St. Rambé, XII-90 - II-91, E. Modigliani.
. 61. Neopanorpa Gestroi sp. nov. (fig. 18).
Similis formosanae Nav.
Caput nigrum, oculis nigris, ocellis fulvis; prosostomate cum
primo articulo antennarum testaceo; palpis testaceis, apice maxil-
larium fusco; antennis fusco-nigris, pilis concoloribus.
Thorax superne niger, ad humeros seu ad insertionem alarum
fulvus, inferne fulvus, duabus striis obliquis fusco-nigris.
Abdomen ‘inferne testaceum, superne nigrum, apice postico
segmentorum in g' testaceo, ultimis segmentis in utroque sexu
testaceis. Tertium tergitum © (fig. 18, a, b) in dentem trian-
gularem productum, desuper visum, a latere visum arcuatum, ad
medium quarti tergiti supra hujus gibbam nixum; 6.° segmento
cylindro-conico, 7.° et 8.° similibus, basi attenuatis, apice incras-
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (20 Novembre 1929). ; 25
a C'e
a SARI
4
386 L. NAVAS
satis, 8.° apice truncato, 9.° inflato, cercis superioribus arcuatis,
tenuibus, inferioribus (fig. 18, c) ramis elongatis, sublanceolatis,
fuscis, fusco pilosis, basi inter se
spatium ovale acutum relin-
quentibus.
Pedes fulvo-testacei, tibiis
tarsisque obscurioribus, unguibus
serratis.
Alae (fig. 18 d) apice elliptice
gt!
rotundatae, fasciis fuscis ita ga b
dispositis: antemedia obliqua, a A
costa, per ortum sectoris radii }
ad apicem posteubiti in margine
posteriore; stigmali ad costam
C
lata, retrorsum furcata, ramo
interno latiore; inter hance et
praecedentem stria costali trian- fig. 18. Neopanorpa Gestroi g. Nav.
gulari; apicali lata, interne leviter (in, È: cea VS RR Men No la i
x x c. Gercos inferiores.
concava vel SINUOSA , Spatium d. Ala anterior.
subellipticum inter ipsam et
stigmalem relinquente. In ala anteriore (fig. 18, d) etiam macula
citra fasciam ante mediam inter procubitum et cubitum. Reticu-
latio fusca, venulis in secundo et tertio externis albidis.
& 9
Long. corp. 11 mm. 10,5 mm. 3
ae at Se dillo
De WRDOS ES aoe: oe LO i
Patria. Palon (Pegu), L. Fea VIH-IX. 97; Rangoon, Birmania,
Fea III-1887; Carin Cheba 900-1100 m., L Fea, V-XII. 88.
Algunos ejemplares de Carin Cheba son algo mayores: alas
de 13,2 y 11,5 mm.; y en el ala anterior la faja apical ofrece
a veces un punto hialino interno en el bordo externo.
Dedicada a D. Rafael Gestro, Director del Museo Civico de
Genova.
Familia Bitacidos.
62. Bittacus Weelei Pet. Congo belga, Kasai, 1913, A. Crida;
Uganda, Bussu Busoga, 1910, Dr. E. Bayon.
È Poe
INSECTOS NEUROPTEROS Y AFINES 387
63. Bittacus Patrizii sp. nov. (fig. 19).
Corpus testaceum.
Caput oculis plumbeo-cinereis; ocellis fuscis, macula fusca
inter ipsos; palpis maxillaribus testaceo-ferrugineis.
Abdomen lamina subgenitali lata, convexa (fig. 19, a), longa,
margine superiore leviter concavo, inferiore subrecto, posteriore
rotundato; processu ultimi ter-
giti angusto, medio angustiore,
apice leviter arcuato et rotun-
dato, laminam infragenitalem
longitudine aequante; cercis
cylindro-conicis, angustis, lon-
giusculis.
Pedes testacei, apice fe-
morum et tibiarum anguste
fusco, spinis nigris, calcaribus
Fig. 19. Bittacus Patrizi J'. Nav. j roe 3
a. Extremo del abdomen. testaceis, tarsis fuscescentibus.
b. a5 *, eee
Ala anterior Alae membrana hyalina,
leviter fulvo tincta, apice leviter obscurius; stigmate haud obscu-
riore, elongato, 2 venulis substigmalibus; thyridio in procubito
pallido, parum sensibili; vena axillari brevi, una venula cum
vena praecedente connexa; reticulatione testaceo-ferruginea.
Ala anterior (fig. 19, 6) venula subcostali prope apicem sub-
costae inserta; 3 venulis, cubitali, postcubitali et axillari externa
libera seriem gradatam formantibus; 2 venulis axillaribus; pupillis
2 in area intermedia ferrugineis.
Ala posterior venula subcostali magis distante ab apice sub-
costae quam in ala anteriore; venula axillari: externa, ab interna
remota, soli axillari primae inserta, ab apice venae axillaris 2
distante.
Long. corp. £ 17 mm.
» aliante 21 »
» Yn POst.) 18,0) >
Patria. Somalia. « Cubam Cubu. VII. 1923, Patrizi ».
Ademas de la figura de los apéndices genitales es notable en
esta especie la cortedad de la vena axilar 2.*, por lo cual la
segunda de las venillas que en ella se suele insertar por delante,
esta separada de ella a considerable distancia.
Ne
dig
i
We
R $
388 L. NAVAS
64. Harpobittacus Tillyardi Pet. Launceston. Tasmania, O. Bee-
sari, Il, 1878.
EMBIOPTEROS
Familia Embidos
65 Donaconethis abyssinica End. (fig. 20). Eritrea, Bogos,
Keren, 1870, O. Beccari.
Un ejemplar que refiero a esta especie y ofrece algunas ano-
malias en la malla de las alas.
El procubito en el ala anterior es manifiestamente indi-
viso en la derecha, a pesar del :
caracter del género Donacone- >
this y no es muy manifiesta la
horquilla en la izquierda.
En el ala posterior (fig. 20)
SI manifiesta la horquilla del Fig. 20. Donaconethis abyssinica End,
procubito en una y otra ala; AIA RUSterioRi (anomaly
pero el ramo posterior del radio es indiviso en el ala derecha.
La cabeza de este ejemplar es notablemente grande y excede
las dimensiones que sefala Enderlein en su descripciòn.
Los de este ejemplar son: longitud total, 10,9 mm.; ala
ant. 9,4, ala post. 8,3 mm.
66. Embia Berlandi Nav., Guinea Portoghese, Farim, IV-V,
1889, L. Fea.
Familia Oligotomidos
67. Oligotoma Latreillei Ramb. Sumatra oce., Padang, 1890,
E. Modigliani.
68. Oligotoma Saundersi Westw. Guinea Portoghese, Rio Cassine
XII-1899, IV-1900, L. Fea; Minhla, Birmania, 81, J. B. Comotto.
69. Oligotoma Woseleri Krauss. Sumatra.
70. Oligotoma collaris Nav. (Haploembia collaris. Navas,
Rev. Acad. Cienc. de Zaragoza, 1924, p. 16, f. 4).
PRESE PORT tid I ae: be ld a
ine . | INSECTOS Sun ea Y AFINES 339) (n:
La vista de un ejemplar E, me permite trasladar la especie
al género Oligotoma Westw. y completar la descripcion con la a !
‘del & inedito.
Caput subduplo longius latitudine, nigrum; antennis 31 arti-
culis, duobus primis et ultimis eylindricis, intermediis pyriformibus,
pilis verticillatis longis, longioribus propriis articulis, dein sensim
brevioribus, fusco-nigris, articulo ultimo testaceo.
Pronotum testaceo-ferrugineum.
Abdomen marginibus parallelis; processu lobi dextri ultimi
tergiti longo, subuliformi, sensim angustato, sinuoso, apice
extrorsum curvato, subobtuso.
Pedes picei, femoribus anterioribus ferrugineo-testaceis.
Alae apice elliptice rotundatae, membrana fusco tincta, tribus
lineis longitudinalibus flavidis: 1% inter ramos sectoris radii,
9 inter sectorem et procubitum, 3* pone procubitum, in tertio
apicali concava, seu antrorsum curvata; in ala posteriore alia brevi
ante cubiti ramum posteriorem.
Long. corp. J UT ea ia sana
Peralta, lo)
» Be MOOSTs OA =) 0,00»
Patria: Birmania, Monti Carin: Carin Cheba, 900-1100 m.
L. Fea, IV-VI 88.
Zaragoza 14 de Enero de 1929.
AS FLOSS Grek
NEUE BUPRESTIDEN AUS CYRENAICA
eee ee ee I SS, a ee I
Yamina Rrùgeri m. n. sp.
——) >
Fundort: Cyrenaika. Leg. Geo. G. Kruger 30. VI. 1925.
Linge: 17,5 mill. Breite: 6 mill.
Type: o’. In coll. R. Ufficio Agrario, Bengasi.
Gross, schwarzblau mit stellenweise violettem Schimmer;
Oberseite stark gewòlbt; vorne mehr abgerundet, ruckwarts
zugespitzt. Unterseite etwas glinzender. Kopf mit 2 ròtlichgelben
Tupfen auf der Stirne, Seitenrand des stark gewòlbten Halsschildes
breit gelb gesiumt. Flùgeldecken mit stark gewélbten je 10
Zwischenstreifen, ohne Zeichnung, nur am umgestùlpten Sei-
tenrande in Schulterhòhe 2 gelbe Flecke. Die ersten 4 Hinter-
leibssegmente und die letzte Schenkeldecke mit je einem seitwarts
gelegenen gelben Tupfen. ci
Kopf glinzend dunkelgrin, ungleichmàssig grob punktiert,
dazwischen verschiedengeformte, erhabene, chagrinierte, weiss-
seidig behaarte Runzeln. Im Stirnteile 2 orangefarbene Tupfen.
Fùhler wie bei Y. sarnguinea F. nur ist das zweite Glied
noch etwas kurzer, fast kugelig. - Halsschild sehr stark gewòlbt,
grob-und tief punktiert, dunkelviolett. An der Basis breiter als
die Flugeidecken; bei sanguinea ist das Verhàltnis umgekert.
Den Seitenrand entlang zieht sich bis zur Basis ein breiter
orangeroter Streifen, der den Hinterecken in einem Bogen aus-
weicht, so dass diese selbst in ihrer Grundfarbe verbleiben.
Unmittelbar am Vorderrande je ein ganz schmaler rétlichgelber,
kurzer Querstreiten. Basale Halfte der Scheibe ziemlich flach, mit
haarfeiner in der Basis endender Furche. - Schildchen linglich
rechteckig, gewòlbt, mit abgerundeten Kanten, spàrlich punktiert.
- Flugeldecken dunkelblau mit violettem Schimmer, wenig glin-
;
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; NEUE BUPRESTIDEN AUS CYRENAICA 391 ri
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zend; gròsste Breite in 2/3 der Lange, dann ziemlich steil Ss
zugespitzt. Spitze selbst schràg abgestutzt, mit kràftigem Naht-
und Aussendorn. Der Raum zwischen diesen beiden ist nach 2
innen flach-bogig ausgeschnitten und mit ungleichen Zihnchen i
besetzt. Jede Flugeldecke ist von der Basis bis zur Spitze von
je 10 tief eingeschnittenen Streifen und ebensovielen unter-
einander gleichen, rippenartig vortretenden Zwischenstreifen dur-
chzogen. Diese sind grob chagriniert, tief und grob gleichmassig¢
punktiert, im basalen Drittel etwas dichter und ausserdem noch
etwas quergerunzelt. Die Lingsstreifen selbst sind nicht punktiert.
Die Fligeldecken sind yollkommen kahl, nur am Seitenrande
und an der Spitze spirlich weiss beborstet. Der an der Schulter
breit umgestilpte Seitenrand ist von einem grossen gelben Tupfen
erfullt, weiter unterhalb befindet sich noch ein zweiter kleinerer
Fleck. - Unterseite schwiirzlich-eriinlichblau, mehr glinzend als
die Oberseite, dicht und lang behaart, mit Ausnahme der ersten
4 Segmente, die kahl sind, wéhrend das letzte Segment eine
spàrliche und kurze Behaarung trigt. Auf der Unterseite finden
sich an folgenden Stellen orangegelbe Flecke: Am ausseren
Seitenrande der Schenkeldecke, gross und quergestellt, an der
gleichen Stelle an den ersten 4 Segmenten und zwar: am 1.
klein und querliegend, am 2. gross, vom unteren zum oberen
Rande im Bogen verlaufend, am 3. sonst ebenso, aber gerade,
am 4. gerade, aber kurzer und schmaler. Letztes Segment ohne
Zeichnung, noch gréber punktiert als die ùbrigen Segmente, ist
am Spitzenrande flach ausgebuchtet. Schenkel fast schwarz,
Schienen und Tarsen normal, alle dicht, lang, weiss, meist
abstehend beborstet.
Die vorstehend beschriebene neue Art steht mir leider nur in
einem Exemplare zur Verfugung und ist dieses ein Mannchen.
Auch die Penisuntersuchung ergab die volle Zugehòrigkeit zur
Gattung Yamina. Der einzige bisher bekannte Vertreter dieser
Gattung ist die Yamina sanguinea die von Fabricius im Jahre
1798 beschrieben worden ist. Diese Art ist in erster Linie dadurch
hochinteressant, dass sie, wie bei keiner anderen’ Buprestide ,
einen krassen Sexual-dimorphismus zeigt, der sich in der verschie-
denen Grundfarbe und Zeichnung zeigt. Es will den Anschein
erwecken, als ob ein solcher Dimorphismus bei der neuen Art
nicht zu erwarten ware.
392 A. HOSCHEK
Herr Dr. Obenberger hatte Gelegenheit das hier beschriebene |
Exemplar zu besichtigen und knipfte daran die Bemerkung, dass
diese Entdeckung in einer palaearktischen Buprestidengattung —
zu der interessantesten der neueren Zeit zu peeves ist.
Lampra festiva L. ate ic edi m. n. ab.
Fundort: Cirene, 1928, Ugo Bolsi. i x
Lange: 7,3 mm., Breite: 3 mm.
Type: In coll. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova.
Statt helleriin ist der ganze Kòrper hell- bis dunkelblau. Nur
die Fuhler sind glanzenddunkelmetallisch mit etwas grinlichem
Schimmer und ebenso die Tarsen, diese sind jedoch etwas heller
gefarbt. Die obligaten Tupfen sind PERINI
re Inn lt ORRORI
RISULTATI zooLoGIcI DELLA Missione INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB
(1926-1927)
HYMENOPTERA ACULEATA
PER D. GUIGLIA
Ho studiato nella presente nota gli Imenotieri aculeati (')
raccolti dal Sig. Carlo Confalonieri, preparatore-capo del Museo
Civico di Storia Naturale di Genova, durante |’ esplorazione
dell’ oasi di Giarabub (dal novembre 1926 al marzo 1927) pro-
mossa dalla R. Società Geografica italiana.
Ho preso pure in considerazione alcuni individui raccolti dal
missionario D. Vito Zanon durante il suo lungo soggiorno a Ben-
gasi, alcuni pochi esemplari catturati dal Prof. Carlo Anti, membro
della missione archeologica per l’ esplorazione di Cirene ed infine
qualche specie raccolta in Tripolitania nelle zone di Misurata e
Homs (1912-1913) dal Dott. A. Andreini. i
Il materiale radunato dal Sig. Confalonieri non solo è abbon-
dante, ma racchiude pure un discreto numero di specie che por-
tano un notevole contributo alla conoscenza della fauna imenotte-
rologica della Cirenaica, alla quale si aggiungono pure cinque
nuove ed interessanti specie, di cui tre del genere Odynerus,
una del genere Anthophora ed una del genere Andrena.
Dal lato faunistico è indiscutibile l'affinità degli imenotteri
della Cirenaica con le forme dell’ Europa meridionale e con quelle
delle vicine regioni nord-africane. Alcune specie sono inoltre carat-
teristiche della Siria, Asia Minore e Turkestan.
Sento il dovere di rivolgere i miei più vivi ringraziamenti al
(1) Le famiglie Mutillidae e Chrysididae sono state studiate dal Marchese Fabio
Invrea (vedi questi Annali a pag. 299).
394
D. GUIGLIA
Prof. R. Gestro, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova, per aver affidato a me lo studio degli Imenotteri aculeati
dell’oasi di Giarabub, e i miei sentimenti di gratitudine all’egregio
Dott. Schulthess e ai Signori J. M. Dusmet e P. Bluthgen per
l’aiuto prestatomi nella determinazione di alcune Specie dubbie
o a me del tutto sconosciute.
SPHEGIDAE
Gen. AMMOPHILA Kirby
A. (Psammophila) hirsuta Scop.
Ammophila hirsuta Ed. André, Spec. Hymén. Europe, III,
188659) Oleg Oe
» » Storey, Bull. Soc. Ent. Egypte, 1914-
1915, p. 106.
AR (Psammophila) hirsuta Berland, Faun. de France, 10,
Hymen. Wespit. 1925927
» » » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat.
de l’Afrique du Nord, XVII, 1926,
p20:
: » » Roth, Ann'Soe. “Ent. de Frances
Vol: XV 3749250 EE
mestne, Duly 2
5 92 di Giarabub.
Specie diffusa in quasi tutta la regione paleartica; nell’ Africa
del Nord è assai comune.
A. (Psammophila) Tydei Guill.
Ammophila Klugii Ed. André, Spec. Hymén. Europe, III, 1886,
paso nor Ae.
A. (Psammophila) Tydei Mantero, Ann. Mus. Civ. St. Nat.
Genova, Serie 3.*, Vol. VI i
TOUS Gos 20
Ammophila Tydei Storey, Bullet. Soc. Ent. Egypte, 1914-1915,
ps LOT Nar
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 395
A. (Psammophila) Tydei Gribodo, Atti Soc. Ital. Scienze Nat.
di Milano, Vol. LXII, 1924, p. 262.
» » » Berland, Faun. de France, 10, Hymen.
Viespit., 1925, p. 32.
» » ’ Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de
l’ Afrique du Nord, XVII, 1926, p. 208.
» » » Roth, Ann. Soc. Ent. de France,
Vol. XCVII, 1928, 1.°, 2.° trimestre,
Do k7 6:
2 So, 1 9 di Giarabub, leg. Confalonieri.
L’esemplare femmina presenta, in confronto degli altri indi-
vidui della medesima specie, una riduzione assai sensibile della
pubescenza del capo e del torace. Questa Psammophila é
comunissima in tutta la regione del Mediterraneo. In Africa ha
un’ area di diffusione assai estesa, è comune difatti in tutta
l Africa settentrionale e centrale. È citata pure dell’isola di
Madagascar sotto il nome di Psammophila capensis (Saussure
in Grandidier: Hist. Madagascar XX, 1892, p. 438, n. 6, 9 dg).
La sinonimia di questa specie, data la mutabilità della sua colo-
razione, è assai varia (Psamm. capucina, incana, senilis;
canescens, Madeirae, argentata, Klugit, lanuginosa). |)
Vv WV. vw
Gen. SPHEX Lin.
Sphex albisectus Lepeletier et Serville
Sphex albisectus Ed. André, Spec. Hymén. Europe, III, 1888, p. 130.
» » Mantero. Ann. Mus. Civ. Storia Nat. Genova ,
Serie (92 Vol: Vi (XLVI), 1915, p. 325.
» » Berland, Faun. de France, 10, Hymén. Vespif.,
1929 po or
S. (Parasphex) albisectus Roth, Ann. Soc. Ent. de Fr., XCIV,
1925, p. 383.
S. (Enodia) albisectus Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de
l’Afrique du Nord, XVII, 1926, p. 209.
1 & di Cirene, leg. C. Anti.
Specie citata dell’ Europa meridionale, Asia minore e di tutta
l’ Africa settentrionale e tropicale fino al Capo di Buona Speranza
(secondo Smith).
396 D. GUIGLIA
Gen. PHILANTHUS Fab.
Philanthus triangulum Fab. var. diadema Fab.
Philanthus diadema Fab., Entom. System. II, 1793, p. 289, n.
» Abdelcader Lucas, Explor. sc. Algérie Zool., it,
1846, p. 257, n. 231, 7 2. Tav. 13, fe 7
» diadema Innes Bey, Bullet. Soc. Entom. Egypte,
19 pelo: i i
» triangulum var. diadema Gribodo, Bollet. Mus.
Zool. Anat. comp. Univ. Torino, Vol. 99,
N. 16, p. 48, 1924.
1 9 di Cirene, leg. C. Anti.
Specie con area di diffusione assai estesa (Africa tropicale,
India e tutta la regione paleartica). La varietà diadema è in
generale sparsa su tutta l'Africa.
Gen. NOTOGONIA Ach. Costa —
Notogonia ci ita Lep.
Larrada nigrita Innes Bey, Bullet. Soc. Ent. Egypte, £9413 petite
Notogonia nigrita Storey, Bullet. Soc. Ent. Egypte, 1914- 1915,
pel:
Larra (Notogonia) nigrita Mantero, Ann. Mus. Civ. Stor. Nat.
Genova, Serie 3.*, Vol. VI (XLVI), 1915,
p. 326.
Notogonia nigrita Gribodo, Bollet. Mus. Zool. Anat. comp.
R. Univer. Torino, Vol. 39, N. 16, 1924, p. 51.
» » Berland, Faun. de France, 10, Hymen.
Vespif,< 1925. p. 413.
» » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Natur. de l’Afri--
que du Nord, XVII, 1926, p. 213.
4 3 di Giarabub, leg. Confalonieri, 2 Q (una di Bengasi,
leg. Zanon, una di ui leg. Anti).
Specie assai diffusa lungo le coste africane del mare . Mediter-
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 397
raneo (Algeria, Egitto, Tunisia, Tripoli, Bengasi). È pure citata
della Spagna, di Cipro e delle Canarie.
Gen. OXYBELUS Latr.
Oxybelus subspinosus Klug.
Oxybelus. Fischeri Spinola, Ann. Soc. entom. France, VII, 1838,
pi 48h, n XXXIL O.
Oxybelus subspinosus Berland, Faun. de France, 10, Hymép.
Vespif., 1925, p. 208.
_ 3 9 (2 di Porto Bardia, 1 di Giarabub), 2 © di Giarabub,
leg. Confalonieri.
Questi esemplari debbono, secondo me, riferirsi indubbiamente
a questa specie a cui corrispondono perfettamente sia per la
colorazione (v. Spinola 1. c.) che per la forma dell’ appendice
del segmento mediano, la quale è nettamente incisa all'estremità
(v. Berland L ¢., p. 207, fig. 427).
Ho potuto inoltre osservare due esemplari femmina di sudspi-
nosus catturati in Egitto e di cui uno appartenente all’ antica
collezione Guérin (coll. Gribodo) e l’altro alla collezione Magretti,
corrispondenti in ogni particolare alla femmine di Giarabub.
Secondo Schulthess i detti esemplari della Cirenaica non diffe-
rirebbero dall’ Oxybelus quatuordecimnotatus, Jurine, da lui
_ stesso citato di Bengasi (v. Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de
l’ Afrique du Nord, Tome XVII, 1926, p. 219).
Confrontando però gli individui di Giarabub con alcuni esem-
plari determinati da Chevrier come quatuordecimnotatus, Jur.,
catturati a Nyon (Svizzera) ed esistenti nella collezione Gribodo
(ora proprietà del Museo Civico di Storia Naturale di Genova),
ho potuto constatare come essi differiscano oltre che per alcuni
caratteri generali come le dimensioni minori, la struttura più
esile, la diversità di colorazione specialmente delle zampe, ecc.,
per la forma dell’ appendice del segmento mediano, la quale è
troncata e non incisa all’ estremità.
Dalla Torre cita Oxybelus subspinosus Klug come specie
propria della Spagna e dell’ Egitto.
Ma
OR SA ech
BILE CS Ait eae E Seite Se Any EMTS See i RON
PAPA TRE
A UTI ear ee ET,
VIA - dada ay De,
ais
398 D. GUIGLIA
Gen. ASTATA Latr.
Astata bifasciata Schulthess
Astata bifasciata Schulthess, Konowia, Bd. V, 1926, Heft 2, p. 155.
» » » Bullet. Soc. Hist. Nat. de l’Afrique
du Nord, XVII, 1926, p. 213.
1 ® di Homs (Tripolitania). leg. Dr. A. Andreini.
Piccola specie dall’ autore citata della Tunisia.
Gen. PROSOPIGASTRA Costa
Prosopigastra Handlirsehi Morice
Prosopigastra handlirschi Mercet, Bollet. Real Soc. espan. hist.
nat., VII, 1907, num. 6-7, p. 301.
5 , » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de
l’Afrique du Nord, XVII, 1926, p. 215.
2 g° di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Specie citata dell’ Egitto e della Tunisia.
Gen. STIZUS Latr.
Stizus tridens Fab. (2)
1 Q di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Secondo Schulthess questa femmina deve riferirsi con molta
probabilità allo Stizus tridens Fab. la cui colorazione varia
enormemente.
Riguardo alla distribuzione geografica la detta specie è da
Berland citata di tutta l’ Europa centrale e meridionale e del
Nord Africa (v. Berland, Faun. de France, 10, Hymén. Vespif.,
1925, p. 79).
SCOLIIDAE
Gen. SCOLIA Fab.
S$. (Triscolia) bidens Linn.
Triscolia bidens Sauss. et Sich., Catal. Spec. gen. Scolia, 1864,
prrdd; n 200
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 399
Triscolia bidens Storey, Bullet. Soc. Ent. Egypte, 1914, p. 105.
» » Gribodo, Atti ‘della Soc. Ital. di Scienze
Naturali, Vol. LXII, 1924, p. 267.
» » Gribodo, Bollet. Musei Zool. Anat. comp. Univ.
Torino NoN 1920 ao. bi.
20 9, 1 9, di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Specie assai comune in tutta la regione circummediterranea,
in particolar modo diffusa nel Nord Africa.
Gen. ELIS Fab.
E. (Dielis) hyalina Klug.
Dielis Klugii Sauss. et Sich., Catal. spec. gen. Scolia, 1864,
È pad 72170,
» hyalina Storey, Bullet. Soc. Ent. Egypte, 1914-1915, p. 105.
3 9 di Giarabub, leg. Confalonieri.
Dalla Torre e Saussure citano questa specie come propria
della Nubia; G. Storey la riscontra a Giza (basso Egitto). Nelle
collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di Genova ho pure
osservato due esemplari femmina dell’ Eritrea, uno di Ghinda,
l’altro di Saganeiti, determinati da G. Gribodo come D. Klugti;
le femmine di Giarabub differiscono da quest’ ultime unicamente
per la loro statura maggiore (11 mm. circa) e Ja loro comples-
sione più robusta.
PSAMMOCHARIDAE
Gen. PSAMMOCHARES Lair.
Psammochares gibbus Fab.
Pompilus trivialis Dahlbom, Hym. eur. 1845, p. 452, n.59, 7 2.
» gibbus Ach. Costa, Prospett. Imenot. Ital., II, 1887,
VASI MONA
» » Berland, Faun. de France, 10, Hymén. Vespif.,
1925, p. 269.
Ps. (Psammochares) gibbus Haupt., Monog. Psammoch. Mittel.
Nord- und Osteuropas, 1927, p. 204.
es Cade”
Rn SR
400 . D. GUIGLIA
1 9 di Homs (Tripolitania), leg. Dr. Andreini.
Specie citata da Berland di tutta l’ Europa. Ho potuto osser-
vare nelle collezioni del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova numerosi esemplari di Tunisi. (leg. Marchese Giacomo
Doria) del tutto corrispondenti all’esemplare femmina di Homs.
Psammochares apicalis Lind.
Pompilus apicalis Dahlbom, Hym. eur., I, 1845, p, 445, n. 10.
» » Ach. Costa, Prospett. Imen. Ital, II, 1887,
p. 61, n. 11, 9.
> » Berland, Faune de France, 10, Hymén. Vespif.,
1925, p. 266.
Ps. (Psammochares) apicalis Haupt., Monog. Psammoch. Mittel.
Nord- und Osteuropas, 1927, p. 168.
1 Q di Porto Bardia, leg. Com.'e M. Cugia.
Specie assai comune in tutta Luo in speciale modo
nell’ Europa meridionale.
Gen. DEUTERAGENIA Sust.
Deuteragenia intermedia Dahlbom
Agenia intermedia Dahlbom, Hym. Eur., I, 1843, p. 86, n. 44.
» » Berland, Faune de France, 10, Hymén.
Vespif., 1925, p. 226.
Deuteragenia intermedia Haupt, Monog. ee Mittel.
Nord- und Osteuropas, 1927, p. 13
1 Q di Homs (Tripolitania), leg. Dr. Andreini.
Ho osservato di questa specie un unico esemplare e per di
piu non in buone condizioni, non posso quindi affermare con
sicurezza la mia determinazione. In ogni modo la femmina sud-
detta molto si avvicina per vari caratteri morfologici e, sopra
tutto per la lunghezza del 2.° articolo delle antenne rispetto allo
scapo, all’ intermedia, specie citata di quasi tutta |’ Europa.
Deuteragenia bifasciata Fab. (?)
Agenia bifasciata Dahlbom, Hym. eur., I, 1843, p. 80, n. 39.
Deuteragenia bifasciata Haupt, Monog. Psammoch. Mittel.
Nord- und Osteuropas, 1927, p. 135.
a
Al
i
È
|
Bis
ro Ade
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 401
4 9 di Giarabub, leg. Confalonieri.
Questa femmina corrisponde quasi completamente alle descri-
zioni di Dahlbom e Haupt, ma poichè ne possiedo un solo esem-
plare e non ho sufficiente materiale di confronto, non posso
asserire con sicurezza |’ esattezza della mia determinazione.
L’ A. bifasciata è citata da Dalla Torre (Catalog. Hymenopt.,
Vol. VII, p. 337) di quasi tutta l’ Europa; non mi risulta che
ancora sia stata riscontrata nel Nord Africa.
Gen. FERREOLA Lepeletier
Ferreola sp. (?)
1 9 di Giarabub, leg. Confalonieri.
I caratteri che ancora ho potuto esaminare, date le cattivis-
sime condizioni dell’ unico esemplare che possiedo, mi fanno rite-
nere che la detta femmina debba riferirsi al genere Ferreola,
però la mutilazione di varie parti dell’ animale rende impossibile
una sicura determinazione della specie.
VESPIDAE
Gen. EUMENES latr.
Eumenes arbustorum H. Sch. var. dimidiata Brullé
Eumenes dimidiatus Saussure, Etud. fam. Vespid., II, 1856,
(8, ASE
Eumenes arbustorum var. dimidiatus Ed. André, Spec. Hymén.
Europe, II, 1884, p. 620, tay. 41, fig. 6.
» » Dusmet, Memor. Real Soc. Espafi. Hist.
Nat., VIII, Mem. 9.8, 1917, p. 347.
8 Q di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Varietà caratterizzata sopra tutto dalla riduzione fino alla
scomparsa completa delle fascie degli ultimi segmenti addominali
e dalla colorazione in preponderanza ferruginea delle macchie
del torace. È citata di Grecia e Corfù (André), Algeria (Saussure),
Marocco (Dusmet).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (20 Novembre 1929). 26
a
402 D. GUIGLIA
Gen. ODYNERUS Lair.
O. (Hoplopus) rufidulus Lep.
Porto Bardia, leg. Confalonieri (det. Schulthess). Specie citata
dell’ Algeria. : Mee :
O. (Hoplopus) calabrensis Dalla Torre
(= calabricus André nec Gribodo)
Porto Bardia, leg. Confalonieri (det. Schulthess).
Specie che Dalla Torre cita dell’ Italia.
O. (Lionotus) alberti Dus.
Porto Bardia, leg. Confalonieri (det. Schulthess).
Odynerus Gestroi Dusmet
Dusmet, Ann. Mus. Civ. Genova, LIII, 1929, p. 316.
O. (Lionotus) Vinciguerrae n. sp.
Oo 9. Mediocris; niger flavo et rufo varius; fere glaber;
mandibulis 4-dentatis; clypeo latiore quam longiore; fronte
inter antennas carinata; capite thoraceque dense et grosse
punctatis; metanolo transversim striato, angulis lateralibus
subrotundatis; abdominis segmentis 2.-6. leviter punctulatis.
Long. 2 9-10 mm., & 8 mm.
Giarabub (Cyrenaica orientalis) II-III 1927; in Museo
Civico Januensi, 2 QQ, 1 o& leg. C. Confalonieri.
Q. Capo con punteggiatura relativamente grossa e densa,
presso a poco uniformemente distribuita. Pubescenza quasi nulla,
sono appena visibiti sulle orbite dei brevi peli bianco-argentei.
Mandibole quadridentate. Clipeo (fig. 1) più largo che lungo
(circa !/,) con punteggiatura meno densa e meno profonda di
quella del vertice e della fronte, smarginatura apicale appena
concava. Fronte fra l'inserzione delle antenne carenata.
POLTI RETREAT CI AN ee NRE, IP ee RR E On ASR RR
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 403
Torace robusto, allungato, quasi glabro con punteggiatura
leggermente più grande di quella del capo. Pronoto con angoli
laterali subrotondati. Tegule assai lievemente e sparsamente
punteggiate.
Scutello pianeggiante. Postscutello subconvesso.
Metanoto incavato con striatura trasversale bene evidente e
con angoli laterali arrotondati. Mesopleure punteggiate come la
regione dorsale. Metapleure trasversalmente striate. Parti late-
rali del metanoto con punteggiatura simile a quella del dorso
e con una parvenza di striatura grossolana ed irregolare.
Addome allungato con punteggiatura più fina e meno pro-
fonda di quella del torace. Segmento primo campanuliforme con
il margine posteriore piano e con punteggiatura sensibilmente
più grossa e profonda di quella dei rimanenti tergiti, i quali (al
contrario del 1.°) presentano una lieve curvatura sulla porzione
mediana del margine posteriore. Una fina e brevissima pubescenza
argentea ricopre la superficie dal 2.° al 6.° tergite; dal 3.° al 6.°
il margine posteriore termina con una frangia assai breve di peli
bianco - argentei.
Sterniti con punteggiatura presso a poco simile a quella dei
tergiti ma con pubescenza nulla.
Fig. 1. Fig. 2.
Odynerus (Lionotus) Vinciguerrae, clipeo, fig. 1 Q, fig. 20.
Secondo articolo del flagello delle antenne circa due volte e
mezzo il primo, i rimanenti articoli subquadrati.
Ali ialine sensibilmente infoscate lungo la regione costale,
sulla cellula radiale e più specialmente ancora verso |’ apice di
essa. Stigma e venature rosso-brune. —
Nera variamente macchiata di giallo e rosso-ferrugineo. Sono
gialle le seguenti parti: una breve striscia sulla porzione basale
3
ì
404 D. GUIGLIA 3
del lato esterno delle mandibole, una larga e caratteristica fascia
lungo l'orlo anteriore basale del clipeo, il lato interno dello scapo,
una macchia subpentagonale al disopra della carena interanten-
nale, le orbite interne ed esterne; il pronoto anteriore, una
macchia sulle mesopleure, il postscutello, le macchie laterali del
metanoto; una fascia ristretta lungo il margine posteriore del
1.° segmento addominale (questa dorsalmente si allarga ai lati
in due lobi subrotondati), una fascia più ampia sullo stesso mar-.
gine del 2.° segmento, una striscia assai ristretta ai lati e mar-
catamente sinuosa al centro del 3.°, 4.° tergite, una macchia
centrale sul 5.° e 6.°, una striscia incerta e leggermente sfumata
sul margine posteriore del 3.° e 4.° sternite; parte della faccia
esterna delle anche del 2.° e 3.° paio di zampe, una macchia
apicale sul lato esterno del femore e della tibia del 1.° paio, il
lato esterno delle tibie del 2.° e 3.° paio. Sono rosso-ferruginee :
le mandibole (i denti sono sensibilmente oscurati), due brevi
striscie ai lati della smarginatura apicale del clipeo, il lato
esterno dello scapo (superiormente questo, come il 1.° articolo
del flagello porta una striscia nera assai marcata), il flagello
eccetto che sul lato esterno a partire dal 3.° articolo, il 1.° paio
di zampe, i femori, parte della faccia interna delle tibie e i tarsi
del 2.° e 3.° paio di zampe.
I. Clipeo (fig. 2) a forma presso a poco di ottagono irrego-
lare, rivestito da fine pubescenza argentea, con smarginatura
apicale più profonda di quella della 9 e a forma semicircolare.
Nel resto il 7 è simile alla 9. Sono gialle (oltre le parti gia
nominate nella 9): l’intero clipeo e la porzione basale delle
mandibole.
Sono nere anzichè gialle: le mesopleure, la parte basale del
postscutello, i lati del metanoto, gli ultimi quattro sterniti.
L'intero flagello delle antenne, a differenza della Q è com-
pletamente oscurato con una lieve sfumatura ferruginea sul lato
interno dei primi due articoli.
O. (Lionotus) Schulthessi n. sp.
Q. Ad stirpem O. minutus pertinens. Parva, nigra, fer-
rugineo-variegata; fere glabra; clypeo latiore quani ‘lon-
giore; spatio interantennali leviter carinato; capite thora-
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 105
ceque dense et grosse punctatis; metanoto excavato, a latere
striato; abdominis segmentis 2.- 6. leviter punctulatis.
ST ignotus.
EU :
Porto Bardia (Cyrenaica) 11I-1927; in Museo Civico
Januensi, 1 9 leg. Confalonieri.
©. Capo tondeggiante con punteggiatura densa, regolare ed
uniforme sul vertice e sulla fronte, relativamente più grossa ed
irregolare sulle orbite. Sulla fronte presso l'inserzione delle
antenne si nota una piccola zona lucida. La punteggiatura del
clipeo è assai più fina, più minuta di quella del resto del capo
e maggiormente addensata lungo la periferia e più sparsa al
centro. Pubescenza nulla o quasi nulla sul vertice e sulla fronte;
sul clipeo si osservano brevi e rari peli argentei.
Clipeo (fig. 3) convesso, appena più
largo che lungo, smarginatura apicale ri-
stretta con una breve ed acuta promi-
nenza mediana. Fronte fra l'inserzione
delle antenne appena leggermente carenata.
Torace tozzo, robusto con punteggia-
tura simile a quella del capo ma un poco
meno densa. Pubescenza nulla. Pronoto
NE con angoli laterali subrotondati. Tegule
SE con punteggiatura assai lieve e rada. Scu-
: tello quasi pianeggiante. Metanoto incavato
lungo la linea mediana ead angoli laterali arrotondati. Mesopleure
con punteggiatura leggermente meno densa di quella del dorso.
Metapleure trasversalmente striate. Parti laterali del metanoto
pure finamente striate.
Addome snello, il 1.° tergite ha punteggiatura simile presso
a poco a quella del torace, nei seguenti questa è più scarsa e
assai più debolmente impressa. Margine del 2.° tergite contornato
da una breve lamina gialliccia membranosa. Sternité con pun-
teggiatura simile ai tergiti.
Scapo delle antenne lungo, supera i primi 4 articoli del flagello.
Ali infoscate con riflessi madreperlacei, oscurate in special
modo lungo la regione radiale e costale. Stigma e venature
bruno - scure.
Zampe normali.
106- i D. GUIGLIA
Nera, sono ferruginee le seguenti parti: i lobi laterali del
pronoto, le tegule, una fascia, interrotta nel mezzo, sulla porzione
distale del 1.° tergite, il margine posteriore del 1.° e 2.° tergite,
i femori, le tibie e i tarsi di tutte le zampe.
APIDAE
Gen. PROSOPIS Fab.
Prosopis Schmiedeknechti Friese
Prosopis schmiedeknechti Friese, Termés. Fuzetek, XXI, 1898,
p. 310. :
Prosopis 0...) Alfken, Senckenbergiana, Bd. VIII, Heft. 2,
1920 p oT.
4 © di Giarabub, leg. Confalonieri.
Piccola specie che Friese cita del Basso Egitto.
Gen. COLLETES Latr.
Golletes nanus Friese
Colletes nanus Friese, Termés. Fuzetek, Vol: XXI, 1898, Parte’
III-IV, p. 309. = ì
» » - Morice: “rans: Ent, Seco Lond: Ho p. 55.
Pave Valo 2200
» » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat, de l'Afrique
du Nord, XV, fasc. 6, 1924, p. 294.
» » Alfken, Senckenbergiana, Bd, VIII, Heft 2, 1926,
Pad
29,1 g" di Giarabub, leg. Confalonieri.
Specie di piccole dimensioni, trovata frequentemente nell’ Egitto
e nella Tunisia.
Colletes phalericus Morice (?)
Colletes phalericus Morice, Trans. Ent. Soc. Lond. 1904, p. 53,
tay Ve Wyden:
SIRIO RAI ee RIO CO I NI SAT ARI,
RETE en ae
È
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 10)7
1 © di Giarabub, leg. Confalonieri.
Riferisco questo esemplare femmina, con una certa riserva-
tezza, al C. phalericus, piccola specie affine per aspetto generale
al coriandri Pérez d’ Algeria (vedi: Pérez, Espèces nouvelles de
Melliféres de Barbarie, 1895, p. 62).
È citata dall’ autore dell’ Italia meridionale e della Grecia.
Gen. APIS
A pis mellifica Linn. var.
Un’ operaia di Cirene, leg. G. Anti.
Questo esemplare presenta lo scudetto giallo, carattere che
Schmiedeknecht cita come proprio della varietà fasciata, razza
_ tipicamente egiziana; d’ altra parte pero le maggiori dimensioni
e la struttura più tozza l’avvicinano alla ligustica Spin.
Zanon (Mem. Pont. Acad. Scienze. Vol. VIII, 1925, p. 64)
considera questa forma come una razza locale (Apis cyrenaica)
risultata dalla fusione della razza europea con I’ egiziana.
Anche Gribodo accenna di aver trovato fra le api raccolte
dal Dottor Festa in Cirenaica un esemplare che ricorda la razza
egiziana. Le api di questa regione appartengono però in maggio-
ranza alla varietà ligustica Spin., e vengono utilizzate in gran
copia nell’ apicultura.
Gen. ANTHOPHORA Latr.
Anthophora bimaculata Panz.
Anthophora bimaculata Lepeletier, Hist. Nat. Insect. Hymén.,
1841, IL p. 36.
Podalirius bimaculatus Friese, Die Bienen Europ., VI, 1901,
p:-102:
Anthophora bimaculata Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Natur. de
l’Afrique du Nord, XV, fasc. 6.°, 1924,
pi 295.
1 9 di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Specie di tutta l’ Europa, Caucaso, Asia centrale. Da Schulthess
è citata della Tunisia e del Marocco. i
Ue ee ene Pel ne ATI a ae apt VI PURI alia a ge I det
a ii fice = A PRESO ME Ne nes ae, È RS è
= È TT v ENTRO Mal ey do ACI EE SIAE MES e
z. È Ì x x A RE ceca Let
| l SS EAST Rel peta
408 D. GUIGLIA
Anthophora murina Feit.
Anthophora murina Fedtschenko, Viaggio nel Turkestan, Apid.,
I, 1875, per me 02:
Podalirius murinus Friese, Die Bienen-Europ., III, 1897, P. 153.
1 9 di Giarabub, leg. Confalonieri.
Credo dover riferire questo esemplare femmina al P. murinus
Fedt., specie che, da quanto mi risulta, fu finora descritta sol-
tanto del Turkestan.
In collezione Magretti (ora proprietà del Museo Civico di —
Storia Naturale di Genova) ho notato pure un esemplare egiziano
determinato come murinus corrispondente, quasi esattamente alla
femmina di Giarabub.
Anthophora tenuiciliata Alfken
1 9 probabilmente di Porto Bardia, leg. Confalonieri (det.
Dusmet).
Anthophora Guigliae Dusmet
Ann. Mus. Civ. Gen. LILI, 1929, p. 314.
1 Q di Giarabub, leg. Confalonieri.
Anthophora latizona Spin.
3 9,3 g di Homs (Ton) lee Dr. Andreini (det.
Schulthess).
Gen. EUCERA Scop.
Eucera nigrilabris Lep.
Eucera nigrilabris Lepeletier, Hist. nat. Insect. Hymén., II,
oun palo 0
» » Friese, Die Bienen Europ., 1896, II, p. 151.
) » Storey, Bullet. Soc. Entom. Egypte,” 1914,
; pedido.
> DE Dusmet, Mem. de la R. Soc, Espafi. de Hist.
Nat., XIII, Mem. 23, 1926, p. 140.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 409
1 g di Porto Bardia, leg. Com.*® M. Cugia.
Specie propria dell’ Europa meridionale e dell’ Africa setten-
trionale. E notevolmente diffusa in Algeria e Spagna. Da Friese
è citata pure della Macedonia e del Caucaso.
| Gen. TETRALONIA Spin.
Tetralonia:Santschii Dusmet
2 © di Porto Bardia, leg. Com.*° M. Cugia (det. Dusmet).
Tetralonia cuniculina K]. (cunicularia auct.)
Tetralonia cunicularia Smith, Catal. Hymen. Brit. Mus., II,
1854, p. 301, n. 25.
Macrocera cunicularia Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de
l’Afrique du Nord, XV, Fasc. 6.°,
1924, p. 297.
2 © probabilmente di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Specie citata dell’ Egitto (Dalla Torre), dell’ Algeria e Tunisia
(Schulthess).
Gen. XYLOCOPA Latr.
Xylocopa eyanescens Brullé
Xylocopa cyanescens Lucas, Explor. sc. Algérie, Zool., II, 1846
pot60 n.002,
> di Gribodo, Bullet. Soc. Entom. Ital. XXV,
1893, p. 274, Og. i
» » Friese, Die Bienen Europ., VI, 1901, p. 209.
» » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de
: l’Afrique du Nord, XV, Fasc. 6.°, 1924,
p. 300.
2 © di Cirene, leg. C. Anti.
Dalla Torre (Catalog. Hymenopt., Vol. X, p. 209) cita questa
specie come propria dell’ Europa meridionale, Africa settentrionale,
Asia occidentale.
adi AEREA
ide ST teu oe eos od eh? et
AAO D. GUIGLIA ©
Gen. ANDRENA Fab.
Andrena Confalonierii n. sp.
©. Andrenae curiosae Mor. affinis. Nigra, dense cinereo-
hirta, pilis flavis immixtis, subtile punctulata. Antennis
brevibus, scapo articulo Ill fere breviore, articulo IV-V
latitudine longiore, VI-VIII subquadratis, IX-XI longitudine
latioribus. Alis fere hyalinis apicem versus subfumatis,
stigmate et nervis testaceis, nervo subcostale nigro, nervo
recurrente parum ante medium cellulae cubitalis secunda
desinente, nervo medio-discoidali ante furcam.
Long. 15 mm.
o& ignotus.
Porto Bardia (Cyrenaica) III-1927: in Museo Civico
‘ Januensi, 1 9 leg. C. Confalonieri. È
Capo relativamente piccolo con diametro longitudinale presso
a poco eguale a quello trasversale. Pubescenza bianco-grigiastra
mista di peli giallo-rossicci specialmente sulla fronte dove essi
assumono una posizione quasi eretta. Sul clipeo la pubescenza è
un poco più rada, leggermente inclinata verso il margine anteriore;
sul vertice si riduce quasi a nulla. La punteggiatura è sul
clipeo relativamente grossa e profonda, non molto densa, manca
quasi completamente in un’area triangolare lucida sul margine
apicale, la quale si prolunga in alto in una linea mediana pure
lucida.
Il clipeo è convesso, appena più largo che lungo.
Torace tozzo, subglobulare, lungo circa la metà dell'addome,
densamente ricoperto di pubescenza dello stesso colore di quella
del capo, fitta ed eretta, più breve sul pronoto e mesonoto, più
lunga sul metanoto. Le ¢egule sono rosso-brune con punteggia-
tura fina e densa. Questa su tutto il torace è fitta e minuta.
Addome allungato, molto simile per aspetto generale a quello
di una Czlissa, i suoi margini laterali quasi paralleli convergono
assai leggermente verso il penultimo segmento. I tergiti HIV sono
rivestiti di abbondante pubescenza diretta all’indietro, simile
per colore a quella del capo e del torace; sul V questa assume un
colore rossiccio con riflessi dorati. La punteggiatura fina e debol-
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB AA
mente impressa sui primi quattro tergiti diventa più grossa, più
densa e più profonda sul quinto. Sui primi quattro tergiti gli
intervalli fra i punti presentano un reticolo a maglie quadrango-
lari ben visibili con ingrandimento di 50 diametri. Questo reti-
colo è molto più minuto sul quinto tergite.
Sugli sterniti la pubescenza si riduce ad una frangia piuttosto
rada sul margine apicale. La punteggiatura è simile presso a
poco a quella dei tergiti ma sensibilmente più scarsa. Sul II-V
sternite si osserva una leggera depressione mediana.
Le antenne sono nerastre sulla faccia esterna, rosso-scure su
| quella interna. Il III articolo è un poco più breve dello scapo,
il IV-V evidentemente più larghi che lunghi e presso a poco di
eguali dimensioni, il VI-VIII subquadrati, il IX-XI più lunghi
che larghi. Le ali sono quasi trasparenti con leggeri riflessi
ferruginei, lievemente infoscate sulla porzione apicale. Lo stigma
e le nervature sono di color giallo-bruno eccettuato il nervo
‘ subcostale che è nero. La II cellula cubitale è più lunga che larga
ed accoglie il nervo ricorrente un poco prima della metà; il nervo
medio-discoidale termina prima della forca cubitale.
Caratteristica è la brevità delle ali rispetto alla lunghezza e
robustezza del corpo, poichè l’ apice delle anteriori raggiunge
appena il margine apicale del III tergite, mentre in tutte le
altre specie di Andrena che ho potuto osservare, esso si pro-
lunga fino al IV tergite ed anche oltre.
Le zampe sono nere con speroni e tarsi rosso-bruni. Tutti i
femori presentano una pubescenza lunga bianco-argentea, la quale
sulle tibie e sui tarsi assume una colorazione argenteo-dorata con
spiccati riflessi rossicci.
Andrena morio Brullé var. collaris Lep.
Andrena morio var. collaris Schmiedeknecht, Apidae Europ.,
1882-1884, p. 90 [504], ©.
Be » Di Gribodo, Atti Soc. Ital. Scienze
Naturali, Vol. LXII, 1924, p. 251.
as et a » » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat.
de l’Afrique du Nord, XV, fasc. 6.°,
(199%: p. 307.
> » » lugubris Alfken, Senckenbergiana, Bd.
CWILIHett2;) 1926, p:198.
IO era ARA SAS CE SAL Re baie aaa rec nO Ms.
i cs dd
e
~
AAQ D. GUIGLIA
2 9 (1 di Cirene, leg. Bolsi; 1 di Bengasi, leg. Ano, dat
di Poi leg. V. Zanon.
La varietà collaris, come del resto la specie tipica, è citata
dell’ Europa centrale, meridionale, della Tunisia, Marocco, Alge-
ria, Cirenaica.
Andrena arsinoe Schmiedeknecht
Andrena arsinoe Schmiedeknecht, “Termés. Fuzetek, XXIII,
1900; ps2
Fu raccolta nell’ oasi di Giarabub, sopra fiori di Tamara,
durante il mese di marzo dal Sig. C. Confalonieri, una numero-
sissima serie d’ individui femmina che devono riferirsi all’ An-
drena arsinoé Schmied., come l’Autore stesso ha confermato in
seguito all’ esame di 4 esemplari da me inviatigli. A mio parere
però gli individui di Giarabub differiscono per i seguenti caratteri
dalla breve e concisa diagnosi dello Schmiedeknecht:
1.° Capo e torace con ricca pubescenza biancastra (nella
descrizione del tipo si ha invece: « Caput et thorax griseo-
hirtula, superne fere nuda»).
2.° Il flagello delle antenne è interamente bruno-castagno (la
diagnosi originale dice invece «... antennarum flagello apicem
versus ferrugineo »).
Addome rosso-ferrugineo (non già « Abdomen pallide
rufum sive carneum....»).
Ho trovato inoltre in collezione Magretti (proprietà del Museo
Civico di Storia Naturale di Genova) un individuo femmina
dell’ Egitto, che lo stesso Dott. Magretti acquistò parecchi anni fa
dallo Schmiedeknecht. Anche questo esemplare non corrisponde
alla diagnosi originale, sia per gli stessi particolari per cui non
corrispondono gli individui di Giarabub, sia per il colore bruno e
non già pallido-testaceo dello stigma.
D’altra parte questa femmina egiziana si differenzia pure per
i seguenti e ben definiti caratteri fond esemplari della Cirenaica :
1° Punteggiatura del 1.° tergite relativamente profonda e
ben distinta (negli individui di Giarabub è fina e disposta a
reticolo).
2.° Ali leggermente infoscate all’ apice, con stigma bruno
ae ee eee ii A ice
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29 See”.
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27
a LEI POI SI RT STI RO I TETI MISTO ZIO eee E,
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB Se 951B}
(nelle femmine di Giarabub sono interamente ialine con stigma
pallido - testaceo).
3.° Prima nervatura ricorrente terminante quasi alla fine
della 2.* cellula cubitale (negli individui di Giarabub termina
presso la metà della 2.* cellula cubitale stessa).
Lo Schmiedeknecht (1. c. p. 22) avvicina inoltre l’ arsinoé
all’ isis, altra specie egiziana da lui stesso descritta (v. Termés.
Fuzetek, Vol. XXIII, 1900, p. 221); però i caratteri diagnostici
_ differenziali non sono messi in evidenza tale da permettere un’esatta
distinzione tra le due specie. In ogni modo dal confronto della
diagnosi dello Schmiedeknecht con gli individui di Giarabub ho
potuto constatare come anche Il’ ésîs da essi si distingua per i
seguenti caratteri :
1.° Capo e torace con abbondante pubescenza bianca mista di
peli ocracei.
2.° Flagello delle antenne in massima parte ferrugineo.
3.° Ali albido-hyalinae con venature brune.
Schmiedeknecht afferma l’ identità specifica dell’ A. arsinoé
dell’ Egitto con la specie di Giarabub; secondo le sue osserva-
zioni quest’ ultima differirebbe per i peli biancastri del capo e
del torace.
L’ Autore cita questa Andrena come propria. delle regioni
steppose e desertiche, da lui stesso fu riscontrata nel basso Egitto
lungo la valle del Nilo.
Andrena Vaehali Pérez
Andrena Vachali Pérez, Espéc. nouvel. de Melliféres de Bar-
barie, 1895, p. 33.
> » Alfken, Senckenbergiana, Bd. VII, Heft 2;
i “p98;
6 9 di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Queste femmine corrispondono esattamente ad un individuo
pure di sesso femminile, determinato da J. D. Alfken e catturato
dal Dr. Festa a Zavia Mechili (Cirenaica), individuo che fa parte
della collezione Gribodo. L’ Andrena Vachali è in particolare
modo citata di tutto il Nord Africa.
DAL
D. GUIGLIA
Andrena leucocyanea Pérez
1 9 di Porto Bardia, leg. Com.* M. Cugia (det. Dust
Andrena vetula Lep. (?) (opaca Mor. 2) |
1 © di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Andrena albieans Mill.
Andrena albicans Schmiedeknecht, Apidae Europ., 1883, p. 535,
ite whe Or ot
3 Q di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Credo dover riferire queste femmine alla detta specie che Dalla
Torre cita di tutta l’ Europa; non mi risulta che ancora sia stata
2 ? x
riscontrata nel Nord Africa. È
Negli esemplari di Porto Bardia ho osservato una sensibile
diminuzione della pubescenza bianca dei lati del torace e una
| maggiore abbondanza di peli fulvi rispetto agli altri esemplari
europei da me esaminati.
Gen. NOMIOIDES Schenck
Nomioides pulchella Schenck
Apis minutissima Rossi, Fauna Etrusca, II, 1790, p. 109, n.929, 9.
Andrena parvula Jurine, Nouvelle Méthode, p. 231, 7 Q, 1807.
Nomioides pulchella Handlirsch, Verh. zool. bot. Ges. Wien,
XXXVII, 1888, p. 399, tav. X, fig. 4, 6,9, 14.
Halictus (Nomioides) pulchellus Friese, Bienen Afrikas. p. 67.
Nomioides pulchella Schulthess, Bull. Soc. Hist. Nat. de l'Afrique
du Nord, XV, Fasc. 6.°, 1924, p. 303.
3 Q di Giarabub, leg. Confalonieri.
Specie citata dell’ Europa centrale e meridionale, del Caucaso, -
dell’ Asia centrale, del Nord Africa (Tunisia, Algeria, Cirenaica)
e da Friese (1. c.) anche del Sud Africa.
Wins eS:
Aili De ig ot E ET a ee ath ie POTTER a ae ae
ce er DI |
FAR OS LI
as eee ce Oe ee
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
a . Nomioides variegata Olivier
i Nomioides jucunda Morawitz, Horae Soc. Ent. Ross., X, p. 161,
sp. 83, 9, 1873.
» » Radoszkowsky, Horae Soc. Ent. Ross., XII,
ol Oe, 1876.
» variegata Handlirsch, Verh. zool. bot. Ges. Wien,
| DONI 18885 op, 409 DO aves KX)
î MES: i
» variegatus Bronislaw Debski, Bullet. Soc. Entom.
Egypte, 1917, p. 40.
» variegata Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de l’Afrique
i du: Nord, XV, Fasc. 6.9, 1924, p. 305.
» » Alfken, Senckenbergiana, Bd. VIII, Heft 2,
19265 p99;
22 © .di Giarabub, leg. Confalonieri, 1 g di Homs (Tripoli-
tania) leg. Dr. Andreini.
Specie propria dell’ Europa centrale e meridionale, dell’ Africa
settentrionale e dell’ Asia centrale. Attribuisco pure a questa
specie un £ di Homs (Tripolitania); dato però che di questo
sesso posseggo un unico esemplare e per di più in cattive con-
dizioni, non posso assicurare |’ esattezza della determinazione.
Gen. HALICTUS Latr. ()
Hialictus aglyphus Pér. var.
Giarabub, leg. Confalonieri.
Specie citata dell’ Algeria.
Halietus masculus Pér, fr:
Giarabub, leg. Confalonieri.
(1) Questo genere venne studiato dal noto e valente specialista, Dott. P, Bluthgen, Pe 1°
al quale nuovamente esprimo i miei più vivi ringraziamenti.
®
CSI Cl 9 SIN O A a a velletri. ales usi
da Pi , GURS Wien RAS oo eee. iar
* Te FG = È ~ +t
416 D. GUIGLIA
Walictus Piei Pér. oe
Giarabub, leg. Confalonieri.
Specie dell’Africa del Nord; è pure citata della Palestina.
Halictus artiecularis Pér. (Romanetii Bliith.)
Giarabub, leg. Confalonieri. i i
Specie che Schulthess cita dell’ Algeria, della Cirenaica e di
Bengasi. —
Halictus eyrenaicus Bliith.
Cirene, leg. C. Anti.
Halietus xanthopus K.
Cirene, leg. U. Bolsi.
Questa specie ha un’area di diffusione assai estesa, si trova
difatti nell’ Europa centrale, meridionale, fino all’ Inghilterra e
alla Danimarca, nell’ Asia occidentale e meridionale e nell’ Africa
settentrionale (secondo Schulthess). In questa ultima regione è
generalmente citata la var. soreli Dours.
L'individuo di Cirene se&na appunto il passaggio a questa varietà.
HIaliectus variipes Mor. var. dives Pér.
Giarabub, leg. Confalonieri.
Dalla Torre cita questa specie come propria del Turkestan.
Halietus Radoszkowslkii Vach. var. nigricutis Blith.
Porto Bardia, leg. Confalonieri. Questa specie secondo Blùthgen
non fu riscontrata finora altro che nel Turkestan, nella Trans-
caspia e nel Sud-Est della Russia.
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1
i
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB
/
n Gen. SPHECODES Latr.
Sphecodes sp. ?
A © di Bengasi, leg. V. Zanon.
È una specie di piccole dimensioni (5 mm. circa) affine allo
Sphecodes divisus K. (stmilis Wesm.) (v. P. Blùthgen, Deutsche
Entomologische Zeitschrift, 1923, Heft V).
Gen. MEGACHILE Latr.
Megachile (Chalicodoma) muraria Latr.
Chalicodoma muraria Friese, Die Bienengatt. Europ. V, p. 168.
» lg Friese, Das Tierreich, 28.° Liefer., p. 210.
» » Gribodo, Bollet. Mus. Zool. Anat. comp.
‘Univ. Torino, Vol. 39, N. 16, 1924, p. 30.
» » Schulthess, Bullet. Soc Hist. Nat. de
| l Afrique du Nord, XV, Fasc. 6.°, 1924,
p. 312. ,
1 ® di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Specie dell’ Europa centrale e meridionale (Friese), della Cire-
naica (Gribodo), del Marocco e dell’ Algeria (Schulthess).
Megachile (Chalicodoma) sicula Rossi
Chalicodoma sicula Friese, Bienen Europas, V, p. 175.
» » Friese, Das Tierreich, 28.° Liefer., p. 212.
Dl » Gribodo, Bollet. Mus. Zool. Anat. comp.
Univ Torino, Vol.39, ni 16, 1924, p. 30:
» ‘_» ~ Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de l’Atrique
au Nord, XV, Fase. 6.°, 1924, p. 312, Ù x
2 9 di Bengasi, leg. V. Zanon.
Specie citata da Friese del Sud-Europa, Nord Africa, Giappone,
e da Schulthess anche del centro d’ Europa.
Ann, del Mus. Civ, di St. Nat., Vol. LI (16 Dicembro 1929), 27 i Bia
gi a! - è
TS Pay a oie Ie dI 4
118 D. GUIGLIA
Megachile lagopoda var. nigricans Alik.
1 9 di Bengasi, leg. V. Zanon (det. Schulthess).
Gen. OSMIA Panz. È = :
È
Osmia ferruginea Latr. i
Osmia ferruginea Gribodo, Bollet. Mus. Zool. Anat. comp. q
R. Univ. Torino, Vol. 39, n. 16, 1924, po
» » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Natur. de l’A-
frique du Nord, XV, Fasc. 6.°, p. 314, 1924. i
1 © di Porto Bardia, leg. Confalonieri. - q
Specie diffusa nell’ Europa meridionale e in tutta Africa del i
Nord. |
Osmia Latreillei Spin. i
A
Osmia Latreillei Schmiedeknecht, Apid. Europ. 1882-1884, 4
3 p. 108 [974]. i 4
» 220) Ducke, Die Bienengattung Osmia, p. 235.
» » Storey, Bullet. Soc. Entom. Egypte, 1914,
pe lee
» tr Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de l'Afrique è
du Nord, XV, Fasc. 6.°, 1924, p. 315. 3
» » Alfken, Senckenbergiana, Bd. VIII, Heft DI
1926, p. 103.
1 ® di Porto Bardia, leg. Confalonieri, 2 © (4 di Cirene,
leg. Bolsi, 1 di Porto Bardia, leg. Confalonieri).
Specie dell’ Europa meridionale, è citata da Schulthess del-
l’ Algeria e dell'Egitto.
Osmia tricornis Latr. <
Osmia tricornis Schmiedeknecht, Apid. Europ. lata
p. 68 [934], mn. sé
» » Ducke, Die Bienengattung Osmia, 1900, p. 270.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB - 119
Osmia tricornis Gribodo, Bollet. Mus. Zool. Anat. comp. Univ.
Torino, Vol. 39, n. 16, 1924, p. 28.
» > Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de l'Afrique
: due Nord, XV, Fasc. 6.2), 4994 pi 315:
1 9 di Bengasi, leg. V. Zanon.
Specie dell’ Europa meridionale e di tutto il littorale medi-
terraneo.
Osmia adunea Latr.
_Osmia Spinolae Lepeletier, Hist. nat. Insect. Hymén., II, 1841,
i e
Dust » Lucas, Explor. sc. Algérie. Zool. III, 1846,
p. 192, n. 113, Q, o; Tav. 7, Fig. 10.
» adunca Schmiedeknecht, Apid. Europ. II, 1885, p. 1016,
sang
» » —Ducke, Die Bienengatt. Osmia, 1900, p. 159, n. 85.
» » Gribodo, Bollet. Mus. Zool. Anat. comp. Univ.
*Kormo: Vol 39> ne 16, 1994" 9. 30:
» » Schulthess, Bullet. Soc. Hist. Nat. de 1’ Afrique
du Nord, XV, Fasc. 6.°, 1924, p. 313.
1 dg di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Specie assai affine all’O. Morawitzii Gerst. che, come è
noto, è citata in generale del Centro-Europa; il maschio però si
distingue con facilità per avere gli articoli del flagello delle
antenne completamente lisci ed integri, nella Morawitzii questi
presentano invece (visti dal disopra) una serie di sporgenze acute
(ordinariamente dal 3.° articolo al 10.°) determinanti dei solchi
molto evidenti particolarmente sui primi articoli del flagello stesso.
L’ 0. adunca è citata di tutta l’ Europa, più diffusa però è
nella regione centrale e meridionale, è comune pure nell'Africa
settentrionale ed Asia occidentale.
Gen. ANTHIDIUM Fab.
Anthidium Rollfsii Friese.
2 oe at Giarabub, leg. Confalonieri (det. Dusmet).
290 D. GUIGLIA
Gen. MELECTA Latr.
Melecta luctuosa Scop.
Melecta luctuosa Gribodo , Bullett. soc. entom. Ital. XXV, 1893,
Dp: 208470. 405
» » Friese, Die Bienen Europ., I, 1895, p. 162.
» » Gribodo, Atti Soc. Ital. Scienze Naturali,
Vol. LXII, 1924, p. 254. :
» » Schulthess, Bull. Soc. Hist. Nat. de l’Afrique | du”
Nord, XV, Fasc. 6.9, 1924, p. 316.
1 9 di Bengasi, leg. V. Zanon.
Specie abbastanza comune in tutta l’ Europa particolarmente
centrale e meridionale, si estende pure all'Africa del Nord, alla
Siria, al Caucaso e al Turkestan.
Melecta luctuosa Scop. var. leucorhyneha Gribodo
Melecta luctuosa var. leucorhyncha Gribodo, Bullett. soc
entom. Ital., XXV, 1893, p. 440.
» » var. leucorhyncha Gribodo, Bullett. Mus.
Zool. Anat. comp. Univ. Torino, Vol. 39, n. 16,
192% p. 39:
1 © di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Questa varietà della Melecta luctuosa pare propria delle
regioni a clima relativamente caldo, difatti, al contrario della
specie tipica che si estende su tutta l’ Europa, essa è limitata
alle parti meridionali dell’ Europa stessa; è citata pure dell’Algeria.
Gen. NOMADA Fab.
Nomada fuscipennis Lep. (?)
Nomada fuscipennis Lepeletier, Hist. nat. Insect. Hymén.; II,
34h, py. 4/6, ne) 802 @:
4 de - al, : eine Ù,
RT PR DIRO TRI at I EEN I
Mii IRA
Pe te ee er pani
ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUB AQ
i Nomada fuscipennis Lucas, Epler, sc. Algérie. Zool. II, 1846,
preziioren e T60R 2.
- Si; peso () Dusmict, Mem. Real Socied. Espan.
eta | Hist. Nat. VITAE 0913, -p3309-
4 Q di Porto bata leg. Confalonieri. i
ete iCiDdO che questo esemplare femmina appartenga alla detta
i SÙ citata dell’ Algeria ae) e del Marocco (Dusmet).
v
n , -
Nomada Yoni Schmied. (2)
1 9 di Porto Bardia, leg. Confalonieri.
Secondo Dusmet questa femmina deve con molta probabilità
riferirsi alla detta specie ane Schmiedeknecht stesso cita dell’ Ku-
ropa meridionale. . 5
_ Gen. AMMOBATES Latr.
~
Ammobates oraniensis Lep.
1 of di Porto Bardia, leg. Confalonieri (det. Dusmet).
ra
di)
UNA NUOVA SPECIE AFRICANA DEL GENERE £ UMENES -
Dorr. D. GUIGLIA
Giovanni Gribodo (Ann. Mus. Civ. Genova, Ser. 2.8, Vol. I,
1884, p. 296) determinò e descrisse come probabile femmina
dell’ Huimenes acuminata Sauss., una specie raccolta dal Mar-
chese Antinori a Let-Marefià (Scioa). Da principio egli era incerto
se dovesse veramente trattarsi dell’ acuminata il cui maschio,
come è noto, è descritto da Saussure (Monogr. Guep. Solit. suppl.,
p. 147, n. 36, Tav. VIII, fig. 2, g°) del Capo di Buona Speranza,
o piuttosto dell’ E. Zucasius Sauss. dell’ Abissinia.
In seguito però avendo ripetutamente confrontata la specie
in questione con un esemplare femmina di acuminata Sauss.,
ricevuto da Port Elizabeth, confermò l’ esattezza della sua prece-
dente determinazione (Bullet. Soc. Entom. Ital., XVI, 1884,
p. 284, n. 15). — In seguito Schulthess (Societ. Entom. XXV,
1910, p. 24) e poi J. Bequaert (Ann. South Afric. Museum, XXIII,
p. 524) espressero il dubbio che la specie di Gribodo dovesse
venire veramente considerata come femmina dell’ acuminata
Sauss.; erano invece ambedue propensi a considerarla come specie
a sè, non riuscendo però a stabilire in modo definitivo le diffe-
renze tra essa e la vera acuminata.
Del resto la così spiccata diversità di patria aveva messo
anche me in dubbio circa I’ identità delle due specie. Avendo
potuto avere a mia disposizione la femmina di Let-Marefià, ho
voluto perciò studiare da vicino la questione. A tal fine ho cercato
di rintracciare nelle collezioni del Museo Civico di Storia Natu-
rale di Genova, tutte le varie specie di Ewmenidi africane appar-
tenenti allo stesso gruppo dell’ acuminata, aventi cioè il margine
apicale del 2.° tergite duplicato (*) (Vedi: Bequaert, |. c., p. 489).
Ho ripetutamente confrontata la specie descritta da Gribodo con
(1) Gribodo (1. e.) erroneamente cita lo sdoppiamento del 2.0 tergite come carat-
tere proprio dell’ acuminata Sauss., ignorando come ciò fosse comune invece ‘ad
un numero non indifferente di specie.
Pi Ped > POSATI SLA RAI DIO, ake Lae x
Ste DESCAA raNsy tls T
NUOVA SPECIE DI EUMENES 1923
la vera acuminata di Port Elizabeth, determinata come tale
dallo stesso Schulthess (1911).
Sono giunta così alla conclusione che la femmina di Let-
Marefia non solo differisce per molteplici caratteri morfologici
dalla femmina di Port Elizabeth, ma che pure è ben distinta da
tutte le specie del gruppo che ho potuto osservare sia de visu,
sia attraverso le descrizioni e le figure riportate dallo stesso
Bequaert (1. c.). Ho stimato quindi opportuno di considerarla e
descriverla come specie nuova, che mi è grato di dedicare alla
memoria del benemerito imenotterologo Giovanni Gribodo.
Eumenes Gribodi n. sp.
@. E. acuminatae a/finis, dignoscilur clypeo latiore quam
longiore, margine apicali anguste emarginato; petiolo valde
depresso, a latere non bituberculato; alis anterioribus stig-
mate angustiore, basi cellulae cubitalis tertiae manifeste
breviore quam huius latere superiore et cellulae secundae basi.
Long. 12 mm. :
I ignotus.
Let- Marefia (Scioa) IV-V11-1881: in Museo Civico
Januensi, 1 9, leg. Antinori.
Capo leggermente ovoidale, il diametro trasversale supera
appena il diametro longitudinale. Clipeo più largo che lungo,
convesso sulla porzione basale, va leggermente deprimendosi in
quella apicale; margine laterale angoloso; smarginatura apicale
relativamente profonda, non molto ampia. Punteggiatura abba-
stanza grossa, non densa sul vertice e sulla fronte, più fina e
fitta immediatamente al disopra delle antenne e nell’ insenatura
oculare. Pubescenza bianco-argentea, rada, fina, piuttosto lunga
ed eretta sul vertice e sulla fronte, più breve, fitta ed obliqua-
mente diretta nell’ interno dell’ insenatura oculare; sul clipeo è
assai breve, spiccatamente argentea ed addensata maggiormente
sulla metà distale. i
Torace subgloboso con punteggiatura un poco piu densa
di quella del capo. Pronoto con punti grossi, relativamente pro-
fondi e con pubescenza biancastra particolarmente densa sui lobi
laterali. Mesonoto con punteggiatura leggermente più fitta di
SI a f
Wi? PIRA ae
Gi, ASS I SIRO
4921 D. GUIGLIA
quella del pronoto e con. peli brevi ed eretti. Sulla metà ante-
riore si nota una sottile linea longitudinale, impressa, pa di
punti.
Scutello convesso con punteggiatura grossa e rada. Postscu-
tello terminato ad angolo ottuso.
Segmento mediano punteggiato come il mesonoto, con pu-
bescenza fitta ed in parte eretta sulle parti laterali, sul dorso è
più scarsa e costituita da peli brevi, ripiegati e convergenti verso
la solcatura mediana. ù
Primo segmento addominale lungo presso a poco quanto
il torace e quattro volte circa la sua larghezza (misurata alla
base). Visto di profilo si mostra poco ricurvo con il margine
superiore pianeggiante sui due quinti mediani. Visto dal dorso il
peziolo si allarga fortemente all’ indietro sul terzo anteriore,
sul terzo mediano è a lati leggermente e regolarmente ricurvi,
posteriormente gli stessi sono lievemente divergenti e rettilinei.
La solcatura ventrale è ampia, più larga al centro e sensibil-
mente ristretta all’ indietro. I due stigmi sono bene evidenti ma
non sporgono dal margine laterale.
La punteggiatura dorsale è in generale scarsa e variamente
disposta: sul primo terzo anteriore è quasi nulla, si riduce a
qualche punto irregolare, poco profondo, in seguito s’ ingrossa, si
approfondisce mantenendosi sempre piuttosto rada. La punteggia-
tura ventrale si riduce a pochissimi punti irregolarmente disposti.
Sul dorso la pubescenza è assai breve, fina e posteriormente
diretta; più densa sulla metà distale, sensibilmente più lunga e
quasi eretta sulle porzioni laterali.
Secondo segmento addominale campaniforme, sensibilmente
più lungo che largo; visto di profilo presenta il margine supe-
riore con la maggior convessità al centro. Punteggiatura rada e
relativamente grossa sul collo e sulla parte anteriore, al centro e
posteriormente è più tina e fitta. Pubescenza assai breve e densa.
Secondo sternite pianeggiante con punteggiatura scarsa, poco
profonda, variamente disposta, sulle parti posteriori è quasi nulla.
Ali subjaline, ferruginee, notevolmente infoscate sulla cellula
radiale, mediana e su tutta la regione costale. La base della
3.* cellula cubitale è notevolmente più breve del suo lato supe-
riore e della base della 2.* cellula cubitale stessa.
Nera, variamente macchiata di ferrugineo e giallo. Sono fer-
NUOVA SPECIE DI EUMENES 4925
as
ruginee le seguenti parti: le mandibole, il clipeo, il lato interno
delle antenne, i lobi laterali del pronoto, una macchia sulle
mesopleure, le tegule, lo scutello (questo è attraversato da una
sottile linea nera longitudinale mediana), le parti laterali del
segmento mediano, due macchie ai lati del 2.° segmento addo-
minale, il 1.° sternite (eccettuata la solcatura), le zampe esclusi
i femori del 3.° paio, il lato esterno di questi e dei tarsi del
lego :2: palo.
Sono gialle le seguenti parti: le orbite esterne, una linea
sul confine tra il pronoto ed il mesonoto, una fascia marginale
sul postscutello, una striscia sul margine posteriore del 1.° tergite
e sullo stesso margine del 2.° segmento addominale, una linea
giallo-avorio verso il lato esterno delle tibie di tutte e tre le paia
«di zampe (quella del 1.° paio è ridotta e ‘poco evidente, quella
del 2.° e 3.° è invece ben delimitata). i
Af
| Eumenes Gribodi sp. n. Q: a porzione apicale dell’ ala anteriore; @ clipeo;
e addome; f peziolo visto dal dorso. ie
Eumenes acuminata Sauss. Q: d porzione apicale dell’ ala anteriore; c clipeo.
Che questa femmina di Let-Marefià debba indubbiamente
esser distinta dall’ acuminata di Port Elizabeth è facile convin-
cersene quando si esamini la seguente tabella in cui ho riunito
1926
D. GUIGLIA
i caratteri differenziali che ho potuto rilevare in seguito ad un
ripetuto confronto tra le due dette specie:
Eumenes Gribodi (Q)
Capo con diametro trasversale supe-
rante appena quello longitudinale.
Clipeo più largo che lungo.
Pubescenza dell’ insenatura oculare
relativamente lunga e fitta.
Peziolo con margine superiore pia-
neggiante sul tratto mediano e
con margini laterali regolarmente
ricurvi (stigmi non evidenti), po-
steriormente gli stessi sono retti-
linei e leggermente divergenti.
Solcatura ventrale alati convergenti.
Terza cellula cubitale delle ali an-
teriori con base di lunghezza evi-
dentemente più breve del suo lato
superiore e della base della 2.4 cel-
lula cubitale.
Eumenes acuminata Sauss. (9)
Lo stesso con diametro trasversale
evidentemente più lungo del lon-
gitudinale. 3
Clipeo tanto lungo quanto largo, con
smarginatura- apicale più ampia e
minore convessità.
La stessa più breve e assai più rada.
Peziolo con margine superiore ri-
curvo e con margini laterali distin-
tamente angolosi verso il terzo.
anteriore (sttzgmz evidenti), poste-
riormente gli stessi sono rettilinei
e paralleli.
La stessa a lati paralleli.
Base della 3.“ cellula cubitale presso
a poco eguale al lato superiore e -
alla base della 2. cellula cubitale.
È
DESCRIPTIONS OF SOME NEW SPECIES OF CARABIDAE
FROM SUMATRA
È by H. E. ANDREWES
D® Gestro of the Genoa Civic Museum has been good enough
to send me for examination the valuable collections formed by
D" O. Beccari about 1878, and by D' E. Modigliani in 1890-1
in the island of Sumatra. Most of the species are already well
known, but I describe below 15 new ones, together with one
new genus. All the type specimens are in the Genoa Civic Mu-
seum, but at least one cotype is in each instance in my collection.
As will be seen, a few examples from the Genoa Museum have
at some time found their way elsewhere, some vid the Kraatz
collection to the Deutsches Entomologisches Museum, and some
vid the Dohrn collection to the Stettin Museum. I have also in
the case of one species found examples from the Malay States
in the collection of the F. M. S. Museum at Kuala Lumpur.
Chydaeus gestroi sp. n.
Length: 11-192,3 mm.
Black, shiny (9 9): joints 2 to 11 of antennae and tarsi
brown, palpi ferruginous. |
Head wide, convex, smooth, neck swollen, clypeal suture
deep, punctiform at each side and vaguely bifurcating, a faint
line running a little forward to base of antennae and another,
some times obsolete, towards eye, clypeus faintly emarginate,
bordered, eyes flat, genae very oblique, antennae reaching basal
third of prothorax. Prothorax convex, cordate, a fourth wider
than head and rather more than a half wider than long, front
angles fairly sharp and somewhat projecting, sides bordered and
strongly rounded, sinuate just before base, a seta a little before
middle, hind angles right and very sharp; median line rather
fine, hardly extending beyond the transverse impressions, which,
like the basal foveae, are moderately deep, subrugose, and with
128 H. ANDREWES
E.
vague indications of puncturation, some vague minute punctures
in the lateral channels, surface otherwise smooth. ZHlytra convex,
ovate, about a half wider than prothorax and as much longer
than wide, shoulders square, a moderate emargination on each
side at apex; striae fairly deep, impunctate, intervals moderately
convex, no dorsal pores, surface smooth. Microsculpture of the
elytra formed by very wide meshes, much finer on the prothorax,
where the meshes are only twice as wide as long, isodiametric
on the head. Underside practically smooth, prosternal process
unbordered, setulose, metepisterna much longer than wide.
Extremely like large examples of C. bedeli Tchitch. The eyes
are Hatter and the genae slope even more gently to the neck;
in the prothorax the front angles are sharper, but the hind
angles are less sharp and do not project laterally, the sides of
the base are less excavated and the surface almost impunctate;
the elytra are similar; the metepisterna are smooth, and joints
2-3 of the ¢ protarsi less widely dilated.
Mount Singalang (0. Beccari), July 1878, 8 ex., viz. 4 gg,
and 1 9 in the Genoa Civic foot and 1g and 299 in
the Stettin Museum.
This is a genus containing only mountain species, and ‘of the
three hitherto described two are found in the ee and
one in the hills of Luzon.
Abacetus tetraspilus sp. n.
Length: 5,5-6 mm.
Piceous, shiny: joint 1 of antennae and legs flavous, rest of
antennae, palpi, a shoulder and apical spot on Lu elytron, and
apex of venter ferruginous.
Head convex, smooth, eyes moderately ee sides in
front of them bordered, frontal foveae deep, shallower behind,
where they curve sharply to eyes, antennae reaching basal fourth
of elytra. Prothorax convex, cordate, not quite a half wider
than head, rather more than a third wider than long, base gently
arcuate, sides bisetose, finely bordered, rather narrowly reflexed,
strongly rounded, and barely sinuate before the hind angles,
which are very sharp, though slightly obtuse; median line and
transverse impressions all fairly deep, basal foveae short but
moderately deep, converging slightly in front, base bordered
ao
È
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA 4929
between them and angles, surface impunctate, a little uneven
between the foveae. EZytra convex, a half wider than prothorax,
a little more than a third longer than wide, shoulders square,
sides parallel, apex rather pointed; striae deep, impunctate,
2 arising in an umbilicate pore; intervals very convex, 3 with
a pore, adjoining stria 2, placed rather behind middle, surface
. smooth. Microsculpture of prothorax and elytra formed by very
wide meshes, head with isodiametric meshes. Underside smooth;
prosternal process bordered, metepisterna elongate, joint 1 of
metatarsi with a vague external suleus, joint 5 in all tarsi
glabrous beneath.
Very near the Himalayan A. quadrinotatus Chaud., similar
in size, form, and coloration, though a little less convex. Head
with deeper frontal foveae and rather flatter eyes; prothorax
with deeper transverse impressions, hind angles slightly obtuse,
not projecting laterally, the space between the basal foveae
impuncetate; elytra with rather deeper striae and more convex
intervals, the front spot on the shoulder instead of a little
behind it.
Ajer Mantcior (0. Beccari), August 1878, 3 ex.
Perigona serica sp. n.
Length: 4-4,5 mm.
Black, upper surface more or less sericeous and iridescent,
underside piceous: palpi, antennae, and legs ferruginous, suture
(but not the interval) sometimes vaguely red.
Head convex, smooth, frontal foveae shallow, diverging behind
and bounded outwardly by a slight carina, eyes only moderately
prominent, antennae moniliform, reaching base of prothorax,
mentum with a long sharp tooth in the sinus. Prothorax
convex, quadrate, a fourth wider than head and a fifth wider
than long, only slightly contracted behind, so that the base,
_ which is arcuate, is wider than the apex, sides bisetose, narrowly
bordered, gently rounded in front and with only a suggestion
of sinuation before base, hind angles obtuse and somewhat
rounded, but not reflexed; median line and front transverse
impression both slight, basal foveae shallow, diverging strongly
in front, so as to leave a flattened triangular area round the
angles, surface smooth. Hlytra moderately convex, a little less
a
A
3
i
i
i
si
430 H. E. ANDREWES
than three fourths wider than prothorax, and a little less than a
third longer than wide, shoulders square, sides nearly parallel,
apex vaguely obliquely truncate; stria 1 moderately impressed
close to base, very lightly behind, finely punctate, 2 clearly
visible and punctate, 3 to 5 just traceable, 3 minute dorsal
pores, at a fourth, three fifths, and near apex respectively, sur- _
face smooth. Microsculpture invisible on elytra (X 80), that of —
prothorax formed by fine transverse lines, that of head formed
by isodiametric meshes, at least on vertex; the whole surface is
also microscopically punctate. Venter setulose.
The species seems more nearly allied to those described
from New Guinea, none of them known to me in nature, than
to those of India or Burma. It is evidently near to P. swbcya-
nescens Putz., in which species, however, the basal foveae of
the prothorax are «linear» and striae 1 to 4 of the elytra are
« distinct » . | i
SiRambé (£. Modigliani), Dec. 1890 - March 1391, 40 ex.
In my «Key to the Sumatran species of Perigona » (Tijds.
v. Ent. LXXII, 1929, p. 326) the species will come alongside
P. jacobsoni and P. erythroma.
Dirotus reflexus sp. n.
Length: 9,5 - 10,5 mm.
Black, very faintly iridescent: buccal organs, antennae, tibiae,
and tarsi rufous.
Head convex, strongly contracted behind, neck unconstricted,
frontal foveae small and rounded, sometimes obsolete, eyes flat,
antennae stout, reaching basal fourth of elytra. Prothorax
convex, subcordate, a third wider than head and a fourth wider
than long, sides of base a little oblique, front angles projecting
forwards, somewhat rounded, sides finely bordered, explanate,
rounded in front, then straight to the base, a very faint sinua-
tion close to the angle, no lateral setae, hind angles obtuse but
sharp, and slightly reflexed; median line fine, transverse impres- |
sions and basal foveae all rather faint, surface with some faint
cross striation, basal area finely longitudinally striate. Elytra
convex, subovate, two thirds wider than prothorax, and nearly
as much longer than wide, shoulders rather square; striae uni-
formly deep, impunctate, striole fairly long, between 41 and
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA 151
suture, 1 and 2 arising in a small umbilicate pore; intervals
rather flat, 5 with three small pores, the front one towards
base, adjoining stria 3, the other two towards apex, adjoining
stria 2. Microsculpture of prothorax and elytra consisting in very
fine transverse lines, hardly forming meshes, that on the head
formed by isodiametric meshes. Metepisterna half as long again
as wide, last ventral segment g' with 2, 9 with a row of
marginal setae on each side.
Most nearly allied to the Burmese D. feae Bates. The head
is similar, but the prothorax is very different, with its explanate
sides and the practical absence of sinuation before the hind
angles; the elytra are rather longer and less iridescent.
Si-Rambe (E. Modigliani), Dec. 1890 to March 1891, 4 ex.
For the generic characters see Bates, under Pirantillus
(Ann. Mus. Civ. Gen. XXVII, 1889, p. 108), and myself, under
Dirotus subiridescens Macl. (Trans. Ent. Soc. Lond. 1949, p. 145).
Colpodes nigellus sp. n.
Length: 14,5-16 mm. Width: 4,75 - 5,25 mm.
Black: palpi, joints 1 to 3 of antennae (rest brown), and
tarsi piceous. -
Head convex, neck slightly constricted, eyes large and prom-
inent, frontal foveae very shallow, uneven, antennae long and
filiform, reaching basal fourth of elytra, mentum with a short,
but fairly sharp tooth in the sinus, surface smooth. Prothorax
convex, cordate, a fourth wider than head, as long as wide, base
truncate, its sides a little oblique close to angles, rather wider
than apex, which is slightly emarginate and bordered, front angles
moderately rounded, sides bisetose, rather widely reflexed, but
not bordered, moderately rounded in front and sinuate at about
a fifth from base, hind angles reflexed, sharp though slightly
obtuse; both transverse impressions deep, the median line between
them rather shallow, basal foveae long and deep, diverging at
both extremities, surface impunctate, vaguely transversely striate.
Elytra somewhat flat and narrow, two thirds wider than pro-
thorax and twice as long as wide, shoulders square, sides nearly
parallel, moderately emarginate behind, apex truncate behind
the three inner intervals on each side, inner angle slightly,
outer one more evidently dentate; striae moderately deep and
cape I RR ITA LETTI
h ARES - x. ay Riper id 3
È ays bi BOS SS MAT
¥ Se Ne Aa
4532 H. E. ANDREWES
very finely crenulate, 5 deeper near base, 7 near apex, a fairly
long scutellary striole, arising with 1 in an umbilicate pore;
intervals rather flat, 3 with three well marked pores, surface
smooth, faintly depresséd at basal fourth. Microsculpture of head
and elytra formed by isodiametric meshes, fine and very faint
on the former, large and conspicuous on the latter; the meshes
on the prothorax fine and moderately transverse. Underside im-
punctate, metepisterna twice as long as wide, last ventral seg-
ment gd with 1 marginal seta, 9 with 2 setae on each side.
Protibiae not outwardly sulcate; tarsal joint 4 bilobed and 5 gla-
brous beneath throughout, meso- and metatarsal joints bisulcate.
A little darker and smaller than the Japanese C. limodro-
moides Bates. The head is similar apart from the very shallow
frontal foveae; in the prothorax the sides are more strongly
sinuate before base, and the impressions on the surface are
deeper; the elytra are shorter, more widely truncate at do
the angles of the truncature more evidently dentate.
Mount Singalang (0. Beccari), July 1876, 3 ex. Selangor:
Kuala Lumpur, Gombak Valley (H. M. Pendlebury), 20-X-1921
1 ex. Pahang: Cameron’s Highland, Tanak Buta, 4500 ft.
(M. R. Henderson), (5-1-1924, 1 ex. at light; Gunong Benom,
6000 ft. (I. H. N. Evans), 6-VII-1925, 1 ex. at light; Gunong
Tahan Padang, 5500 ft. (H. M. Pendlebury), 3-1-1923, 1 ex.
This is evidently a mountain species. In the elytra of three
of the specimens from the Malay States the outer angle of the
apical truncature is more acutely dentate than in the Sumatran
examples. In the specithen from Kuala Lumpur, which I treat as
a variety, the truncature is normal, but the colour of the upper
surface is aeneous.
It is possible that this may prove to be C. parallelus Chaud.,
which is unknown to me in nature. The characters, however,
appear to be a little different, and we are in doubt as to the
size of Chaudoir’s species, for in the Monograph the length is
given as 7 mm., whereas in the Revision it is said to be 14 mm.
Colpodes ee sp. n.
Length: 11,5 - 12 mm. Width: 4,25 - 4,5 mm.
Black, i and lateral margins of prothorax blue; palpi
(apex lighter), antennae, and tarsi piceeus.
NEW CARABIDAE FROM: SUMATRA 133
Head rather small, convex, neck lightly constricted, eyes
large and prominent, frontal foveae short and shallow, antennae
reaching basal fourth of elytra, mentum with a short, but sharp
tooth, surface smooth. Prothorax rather flat, subcordate, about
a third wider than head and as much wider than long, base
truncate, considerably wider than apex, front angles moderately
rounded, sides finely bordered and slightly reflexed, a pore and
seta at hind angle, none visible in front, rounded in front, nearly
straight behind, with only a suggestion of sinuation, hind angles
slightly obtuse, moderately sharp and reflexed; median line fine,
all the impressions fairly deep, the basal foveae large, continued
forwards as a vague sulcus, parallel with sides nearly to apex,
a similar though vaguer second sulcus between it and margin,
disk with some faint cross striation, lateral margin widely,
finely, and irregularly punctate. E/ytra rather flat, three fourths
wider than prothorax and four fifths longer than wide, shoulders
a little rounded, sides nearly parallel, fairly deeply emarginate
behind, with a-sharp tooth at the outer angle, a short sharp
spine at apex; striae moderately and very clearly impressed,
rather finely punctate, deeper near apex, 1 arising in a minute
- umbilicate pore; intervals rather flat, 7 convex and narrower
near base, 3 with three inconspicuous pores, surface smooth, a
faint depression on each near apex. Microsculpture of elytra
distinct, formed by meshes about twice as wide as long; none
on disk of either head or prothorax, though traces are visible
at sides. Underside impunctate but uneven, metepisterna rather
more than a half longer than wide, last ventral segment ©’
with 1 marginal seta, 9 with 2 setae on each side. Protibiae
not outwardly sulcate; tarsal joint 4 bilobed, the outer lobe
shorter than the inner one in the protarsi, longer in the meso-
and metatarsi, 5 glabrous beneath throughout, meso- and meta-
tarsal joints bisuleate.
Resembling C. saphyrinus Chaud. and similarly coloured,
though of a slightly green-blue rather than a violet- blue, the
head and prothorax nearly black, and the size smaller. The head
is much narrower, the sides of the prothorax are punctate, much
less reflexed, nearly straight behind, with two vague lateral
sulei on each side, the front pore and seta apparently missing,
the elytra a little narrower, with parallel sides, the striae more
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol. LIII (16 Dicembre 1929). 28
134 H. E. ANDREWES
clearly punctate, and much deeper at apex, the apical armature
similar, though a little less fine and sharp.
Si-Rambé, Dec. 1890 - March 1891, 1 ex. o& (type), and Ba-
lighe, Oct. 1890 - March 1891, 1 ex. Q (both E. Modigliani).
Colpodes modiglianii sp. n.
Length: 10-11 mm. Width: 3,5 - 3,8 mm.
Black, elytra dull purple; palpi brown, antennae, legs, and
venter more or less piceous.
Head convex, neck slightly constricted, eyes moderately prom-
inent, genae sloping fairly sharply to neck, frontal foveae short
and not very deep, sides with some faint striation, antennae
reaching basal fourth of elytra, mentum with a short, but sharp
tooth, surface smooth. Prothorax convex, cordate, slightly wider
than head, about a fourth wider than long, base truncate, a
little wider than apex, front angles rounded, sides bisetose, fairly
widely reflexed, gently rounded in front and equally gently
sinuate behind, the hind angles sharp, reflexed, and hardly more
than right; median line fine, transverse impressions and basal
foveae moderately deep, the last named extending far forwards
parallel with, sides, disk nearly smooth, sides and base dull, alu-
taceous. Elytra rather flat, three fourths wider than prothorax
and about two thirds longer than wide, widest a little behind
middle, moderately emarginate behind, the outer angle obtusely
dentate, apex with a short spine; striae moderately impressed,
impunctate; intervals nearly flat, 3 with three very small pores,
2 to 7 each with a median, auxiliary stria close to apex, 8 more
or less excavated throughout, so that its margins are subcarinate,
surface smooth (in one instance vaguely granulate), a slight
depression on each side of disk towards apex. Microsculpture of
elytra consisting in very fine, closely placed, transverse lines,
hardly forming meshes; that of the prothorax coarser and forming
very wide meshes on disk, the sides and base very finely gran-
ulate; that on head formed by isodiametric meshes. Underside
impunctate, metepisterna about a half longer than wide, last
ventral segment g with 1 marginal seta, Q with two setae
on each side. Protibiae not outwardly sulcate; tarsal joint 4
bilobed in protarsi, hardly more than emarginate in meso- and
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA 135
metatarsi, 5 glabrous beneath throughout, meso- and metatarsal
joints bisulcate.
I know of no described species nearly related to this one.
The size and shape are approximately those of the Burmese
C. castaniventris Bates, but the coloration is quite different,
the prothorax is relatively longer, the apical emargination of the
elytra is outwardly dentate, and the apex is mucronate. The
marginal granulation of the prothorax and the auxiliary apical
striae on the elytra are both unusual characters.
Lubu Selassi (0. Beccari), 1878, 1 ex.; Si-Rambé (E. Mo-
digliani), Dec. 1890 to March 1891, 4 ex. Mount Dempo
(C. J. Brooks - British Museum), 4000 feet, 1 ex. Two of the
four examples from Si-Rambé are in the Deutsch. Ent. Museum,
Berlin-Dahlem. One of the examples from Si-Rambé is a little
larger than the other four specimens and interval 8 shows
hardly any sign of excavation.
Colpodes beccarii sp. n.
Length: 3,5 -9 mm. Width: 3 - 3,4 mm.
Piceous, elytra dull purplish blue; palpi, antennae, and legs
more or less flavous, venter light brown, margins of prothorax
and elytra very dark brown.
Head convex, neck moderately constricted, eyes large and
prominent, genae sloping sharply to neck, frontal foveae mod-
erately deep, diverging behind, antennae reaching basal fourth of
elytra, mentum with a fairly long, moderately sharp tooth, sur-
face smooth Prothorax rather flat, cordate, a third wider than
head, not quite a half wider than long, base truncate, with its
sides a little oblique, rather wider than apex, front angles mod-
| erately rounded, sides bisetose, hardly bordered, reflexed, more
widely behind, rounded in front, sinuate not far from base, hind
angles reflexed, somewhat obtuse, though» not much rounded;
median line fine, all the impressions fairly deep, the basal foveae
continued forward to middle parallel with sides, surface im-
punctate, sides and base somewhat alutaceous. EZytra rather
flat, nearly a half wider than prothorax and fully two thirds
longer than wide, shoulders square, sides nearly parallel, but
faintly emarginate in front and widest behind middle, deeply
emarginate on each side behind and with a small spine at apex;
136 H. E. ANDREWES
striae impunctate, rather lightly impressed on disk, much deeper
at sides and behind, 1 arising in a small umbilicate pore; inter-
vals convex, especially at sides and behind, 7 narrower and sub-
costate near base, 3 with three very small pores, surface smooth,
a depression on each side towards apex. Microsculpture of elytra
- consisting in very fine transverse lines, which form very wide
meshes; that of prothorax indistinct, with some minute granu-
lation within and near the hind angles; that of head isodiametric,
but faint. Underside impunctate, metepisterna half as long again
as wide, apical ventral segment g with 1 marginal seta, Q with
2 setae on each side. Protibiae not outwardly sulcate; tarsal
joint 4 bilobed (emarginate in the metatarsi), 5 glabrous beneath.
throughout, meso- and metatarsal joints lightly bisulcate.
In size and form not unlike C. pleuralis Jord., but the ant-
ennae and legs are pale, and the elytra purplish blue. The ©
neck is a little more constricted, the surface of the prothorax
impunctate, the elytra shorter, more deeply emarginate on each
side behind, spinulose at apex, with a depression on the posterior
instead of. the anterior half.
Lubu Selassi (0. Beccari), 1878, 3 ex. In one of the
examples the elytra seem partially deformed and have lost their
bluish tinge.
Colpodes orinomus sp. nov.
Length: 12,5 - 13,5 mm. Width: 4,75 - 5 mm.
Black, elytra blue-black: palpi, antennae, and tarsi piceous.
Head convex, neck slightly constricted at sides, eyes rather
flat, genae as long as eyes, sloping gently backwards, frontal
foveae small, rounded, and rather shallow, antennae reaching
basal fourth of elytra, mentum with a fairly long, sharp tooth,
surface smooth. Prothorax convex, cordate, a third wider than
head and as much wider than long, base truncate, hardly wider
than apex, front angles projecting forwards and not much rounded,
sides finely bordered, rather widely explanate, reflexed behind,
. without lateral setae, rounded in front, sinuate at a sixth from
base, hind angles right, sharp, and somewhat reflexed; median
line fine, all the other impressions fairly deep, the basal foveae
diverging a little forwards, surface impunctate, the margins
uneven, disk with some vague transverse striation. Elytra rather
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA 137
. flat, two thirds wider than prothorax, and as much longer than
wide, shoulders rather square, sides nearly parallel, fairly deeply
emarginate behind, a short stout spine at apex; striae moderate-
ly impressed, impunctate, deeper near apex, especially 7, scu-
teliary striole fine, arising, with 1, in or close to an umbilicate
pore; intervals rather flat, 3 with three rather small pores, sur-
face smooth, without any special impressions. Microsculpture of
elytra distinct and formed by meshes which on average are
slightly transverse; that on the prothorax very fine and barely
visible; none on the head. Underside impunctate, but uneven,
metepisterna twice as long as wide, last ventral segment gf
with 1 marginal seta, 9 with 2 setae on each side. Protibiae
not outwardly sulcate; tarsal joint 4 bilobed in protarsi, strongly
‘emarginate and with the outer lobe produced in the meso- and
metatarsi, 5 glabrous beneath throughout, meso- and metatarsal
joints bisulcate.
In shape not unlike the Burmese C. acroglyptus Bates,
though larger and bluer. Head with flatter eyes, prothorax
without lateral setae, its sides more evidently explanate, elytra
a little longer, more deeply emarginate near, and spinulose
at apex.
Mount Singalang (0. Beccari), July 1878, 4 ex.
Colpodes elegans sp. n.
Length: 9-11 mm. Width: 3,25 - 3,75 mm.
Black, underside and reflexed margins of prothorax and elytra
piceous; palpi, antennae, and legs more or less ferruginous,
sometimes flavous.
Head convex, neck slightly constricted, eyes rather fiat,
frontal foveae small, shallow, diverging behind, antennae very
slender, reaching basal fourth of elytra, mentum with a sharp
tooth on the sinus. Prothorax relatively large, convex, cordate,
a half wider than head and a fourth wider than long, base with
its sides a little oblique, hardly wider than apex, front angles
projecting forwards and not much rounded, sides bisetose, rather
widely reflexed, strongly rounded in front, sinuate at a sixth
from base, hind angles reflexed, obtuse, and slightly rounded;
median line very fine, all the impressions moderately deep, the
basal foveae continued forward for some distance parallel with
ire
438 H. E. ANDREWES
sides, surface impunctate. Elytra rather flat, a half wider than -
prothorax and two thirds longer than wide, shoulders not much
rounded, sides nearly parallel, only a faint emargination on each
side behind, a small spine at apex; striae impunctate, moderately
impressed on disk, deeper at sides and behind, 1 arising in a
small umbilicate pore; intervals rather flat on disk, convex at
sides and behind, 7 narrower near base, 3 with three small but
evident pores, surface smooth, with a slight depression on each
side towards apex. Microsculpture on the elytra formed by very
wide meshes; that on the prothorax faint, the meshes moderately
transverse, the area round the hind angles minutely granulate;
that on head faint and isodiametric. Underside impunctate, met-
episterna a half longer than wide, last ventral segment g7 with
{ marginal seta, Q with 2 setae on each side. Legs slender,
protibiae not outwardly sulcate; tarsi very slender, joint 4 only |
slightly bilobed in meso- and metatarsi, 5 glabrous beneath
throughout, meso- and metatarsal joints bisulcate.
I know of no nearly allied species, but the coloration, flat
eyes, large prothorax, with widely reflexed margins, and parallel-
sided elytra, spinulose at apex, should render it fairly easy to ~
identify.
Mount Singalang (0. Beccari), July 1878, 3 ex.; Si-Rambé
(E. Modigliani), Dec. 1890 - March 1891, 6 ex. One of the
examples from Si-Rambé is in the Deutsch. Ent. Museum.
Auchmerus gen. n.
Head with moderately prominent eyes, reaching buccal fis-
sure, two supraorbital setae; clypeus truncate in front, with a
seta near each front-angle, clypeal suture rather fine, merging
at each end in the deep frontal foveae; labrum small, sexsetose,
emarginate in front; mandibles long, slender, gently curved,
pointed at apex, without seta in the scrobe, right one with a
short tooth at middle, both dentate close to base; ligula dilated
and truncate at apex, bisetose, paraglossae narrow, membranous,
adnate, curving Slightly inwards and extending for some distance
in front of ligula; mentum with a rather shallow sinus, in which
is a stout tooth a little longer than lobes, epilobes strongly de-
veloped, ending on each side in front in a spine, with a fairly
stout tooth on the border, midway between the spine and the
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA 139
tooth, a seta on each side at the base of the tooth, a seta on
each side on the submentum, just behind the suture; maxillae
long and slender, curved and sharply pointed at apex, two or
three teeth and some sparse bristles on upper half, more densely
fringed towards base; palpi long, slender, glabrous, the apical
rather longer than the penultimate in the maxillaries, the reverse
being the case in the labials, in which the penultimate is bisetose;
antennae submoniliform, fully pubescent from joint 4, but 2
and 3 have some setae on apical half, 1 much wider and slightly
longer than 4 to 11, 3 a little shorter than 4, and 2 than 3.
Prothorax convex, subcordate, somewhat explanate at sides.
Elytra wide, convex, subquadrate, 9-striate and with a well
marked scutellary striole between 1 and suture. Underside fairly
smooth, prosternal process hollowed out, but hardly bordered,
metasternum with a deep, longitudinal, central sulcus, metepi-
sterna a half longer than wide; ventral surface slightly setu-
lose, that of apical segment more densely setulose, o& with 2,
O with 4 marginal setae on each side; tibiae sulcate, the spurs
short, tarsi setulose on upper surface, joint 5 glabrous beneath,
4. slightly emarginate, 1 nearly as long as the next 3 together,
protarsi 7 not dilated, naked beneath, claws long and smooth.
Genotype Auchmerus trachys Andr.
In spite of several unusual characters, and particularly the
curious form of the mentum, the genus seems best placed among
the Lebiini. In their outline these insects recall the genus Cop-
‘todera, but I know of no described species with which the new
one can usefully be compared.
Auchmerus trachys sp. n.
Length: 4,5 mm. Width: 2,3 mm.
Black above, piceous beneath: antennae, legs (except middle
of femora), and apex of venter more or less rufous, palpi a
little lighter.
Head moderately convex, frontal foveae long, deep, some-
what rugose, diverging behind, separated from sides by a carina,
which tapers behind and disappears at about hind-eye level, a
vague V-shaped impression on front, terminating behind in a
pore on vertex, surface behind smooth and shiny. Prothorax
convex, subcordate, about a third wider than head, and as much
440 H. E. ANDREWES
wider than long, sides of base rather oblique, apex a little emar-
ginate, front angles rounded, sides narrowly bordered, rather
widely explanate and reflexed, well rounded and sinuate close
to base, a pore and seta on hind angle and another one a little
before middle, hind angles sharp, but slightly obtuse; median
line deep, especially at extremities; front transverse impression
extremely deep, a vague irregular transverse sulcus between it
and front margin, hind transverse impression also deep, but not
reaching middle and merging at each side in the deep rounded ‘
basal fovea, surface deeply transversely striate, the explanate
margins uneven, the basal area subrugose. Elytra oval, very —
wide, rather flat, three quarters wider than prothorax, only a
little more than a quarter longer than wide, base slightly emar-
ginate, shoulders evident, sharply rounded but hardly truncate
. at apex, without sinuation, border minutely dentate and setulose;
striae deep and strongly punctate, deeper on disk and near base
and apex; intervals convex, a little flatter at sides, costate on
middle of disk in front, 6 and 7 deeply depressed close to base,
so as to form a rounded fovea, 8 curving round behind the
intervals behind and subcarinate, as in Oodes and Perigona,
3 apparently with three pores, which are difficult to see on
account of the uneven surface. Microsculpture on the elytra
formed by irregular, moderately transverse meshes; on the pro-
thorax it is hardly discernible; on the head the meshes are iso-
diametric, but vague.
Si-Rambé (£. Modigliani), Dec. 1890 to March 1891, 8 ex.
SL; two of these specimens are in the Deutsch. Ent. Museum.
Singapore (D’Albertis), Oct. 1875, 1 ex.
Dolichoctis figurata sp. n.
Length: 4,75 - 5,25 mm.
Piceous: palpi, antennae, reflexed lateral margins of prothorax
and elytra, apex of femora, tibiae, and tarsi more or less ferru-
ginous, two fasciae on each elytron, covering intervals 3 to 8
inclusive, pale flavous. In the front fascia the colour on intervals
3 and 4 is a little in advance of, that on 5 a little behind that
on others, that on 6 very short; in the hind one the colour on
5 is in front of that on the rest.
Head small, dull, and smooth, frontal foveae obsolete, eyes
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA - hh|
only moderately prominent, antennae slender, reaching base of
prothorax. Prothorax moderately convex, a half wider than
head and three fifths wider than long, sides of base a little
oblique, apex emarginate, front angles rounded, sides rather
widely reflexed, rounded, with just a trace of sinuation before
base, bisetose, the pores conspicuous and on the border, hind
angles obtuse, reflexed, and somewhat rounded; median line
and front transverse impression rather slight, hind impression
and the small basal foveae both moderately deep, a vague raised
area generally present within the hind angles, surface very
faintly transversely striate. Hlytra convex, ovate, widest before
middle, about two thirds wider than prothorax, less than a half
longer than wide, apex on each side obliquely truncate and
faintly emarginate; striae impunctate, moderately deep at sides,
excessively fine and hardly impressed on disk, all fairly deep
close to apex; intervals convex only at sides and apex, 3 dilated
near apex to form a small rounded boss and with two minute
pores on apical half, surface smooth. Microsculpture of elytra
consisting in very fine, closely placed’, transverse lines, forming
very wide meshes, coarser and with less wide meshes on the
prothorax, very distinct on head, where the meshes are isodiametric.
Very near D. lunigera Andr., also from Sumatra, but a
little smaller and not quite so dark. Two characters will at once
distinguish it from that species, one the different pattern on the
elytra, and two the presence of a front marginal pore and seta
on the sides of the prothorax.
Si-Rambé (E. Modigliani), Dec. 1890 - March 1891, 4 ex.
Dolichoctis anceps sp. n.
Length: 5-6 mm.
Piceous: palpi and basal joints of antennae ferruginous, rest
of antennae, reflexed margins of prothorax and elytra, legs, and
underside more or less brown, a rounded apical spot on each
elytron, covering intervals 3 to 5, and a suggestion of a shoulder
spot reddish.
Head small, dull, and smooth, frontal foveae small and shallow,
eyes rather flat, antennae slender, reaching base of prothorax. Pr'0-
thorax moderately convex, a half wider than head and a fourth
wider than long, sides of base very slightly oblique, apex emar-
449 H. E. ANDREWES
ginate, front angles moderately rounded, sides bisetose, bordered,
rather widely reflexed, rounded, slightly sinuate before base, hind
angles obtuse, reflexed, and slightly rounded; median line fine,
deeper near base, front transverse impression slight, hind one
deep, basal foveae rather shallow, nearer median line than sides,
surface practically smooth. Hlytva convex, oval, a half wider than
prothorax, and as much longer than wide, apex on each side ob-
liquely truncate and faintly emarginate; striae finely and vaguely
crenulate, very shallow on disk, deeper at sides and near apex,
a slight scutellary striole present; intervals convex at sides and
near apex, 3, 5, and 7 uniting behind to form a small raised
knob, 3 with two minute pores towards apex, surface impunctate
but uneven at sides and behind. Microsculpture of elytra con-
sisting in very fine, closely placed, transverse lines, forming very
wide meshes; on the prothorax the meshes are not on average
more than twice as wide as long; on the head the meshes are
isodiametric and very distinct.
Not unlike the Ceylonese D. marginicollis Walk., but smaller
and rather darker, the prothorax with a front lateral pore and
sides a little sinuate before base, the elytra narrower, with side
margins only narrowly brown and without the oblique front spot.
Mount Singalang (0. Beccari), July 1878, 3 ex.
Dolichoctis multistriata sp. n.
Length: 5 mm.
Piceous: apex of palpi, joints 4 to 3 of antennae, explanate
margin of prothorax, interval 9 of elytra and three spots on each
elytron, legs, and greater part of underside ferruginous, rest of
palpi, antennae, and prothorax brown. The normal front spot of
the elytra is broken into two, a longer inner one on intervals 2 to
4 and an oblong outer one on 6 to 8, the hind spot rounded,
on 2 to 5.
Head convex, smooth, dull, frontal foveae obsolete, eyes prom-
inent, antennae extending just beyond base of prothorax. Pro-
thorax moderately convex, three fifths wider than head and as
much wider than long, strongly contracted in front, very slightly
behind, base truncate, apex emarginate and bordered, sides un-
bordered, widely explanate and moderately reflexed, well rounded
in front, then nearly straight to base, hind angles slightly obtuse
NEW CARABIDAE FROM SUMATRA 443
and hardly rounded, a pore and seta on each, none in front;
median line moderately deep, front transverse impression obso-
lete, hind one deep, basal foveae small.and rounded, a small
raised area behind each, and a slighter one close to each hind
angle, surface practically smooth. Elytra convex, oval, a half
wider than prothorax, and as much longer than wide, rather
pointed at apex, the truncature slightly emarginate on each side,
striae fine and finely crenulate, a scutellary striole present;
intervals nearly flat, but with an auxiliary stria down the middle
of each, barely perceptible on the inner ones, nearly as deep as
the normal striae on the outer ones, 3 slightly raised at apex,
apparently with two minute pores on apical half, surface smooth.
Microsculpture of prothorax and elytra formed by meshes which
are a little wider than long, smaller but more deeply. impressed
on the former; on the head the meshes are isodiametric and
almost granulate.
About the size of D. tetracolon Chaud., but the front spot
on the elytra divided, and the legs pale; prothorax with the
sides not sinuate behind and no front seta, elytral intervals with
an auxiliary stria down the middle of each, clearly visible at
least on the outer intervals.
Si-Rambé (E. Modigliani), Dec. 1890 - March 1891, 2 ex.
Risophilus litteratus sp. n.
Length: 4-5 mm.
Flavous, head and prothorax reddish, lateral borders of pro-
thorax, sutural interval of elytra (except close to apex), a slight
patch round scutellum, and a narrow, median, transverse band,
running a little forward on each side to interval 5 and thence
backwards on interval 6, or on 6 and 7, piceous.
Head convex, smooth, with gently sloping genae, neck mod-
erately constricted, frontal foveae short, shallow, and divergent,
eyes moderately prominent, mentum with a tooth in the sinus.
Prothorax a little narrower than head and slightly longer than
wide, sides of base very oblique and slightly emarginate, the
base wider than apex, sides bisetose, bordered, gently rounded
in front and strongly sinuate behind, the angles right, though
slightly rounded, a little reflexed, and projecting a good deal
laterally; median line and transverse impressions all clearly
Ahh. H. E. ANDREWES
marked, surface very faintly transversely striate. Hlytra mod-
erately convex, oval, two and three quarters times as wide as
prothorax, barely a half longer than wide, apex on each side
obliquely truncate and vaguely emarginate, basal border nearly
reaching stria 3, a setiferous pore on each side of scutellum;
striae fairly deep, impunctate, but with large underlying pores,
intervals moderately convex, 3 with two pores, near base and
apex respectively. Microsculpture very distinct, that on head and
elytra formed by isodiametric meshes, on the prothorax by mod-
erately transverse meshes. Ventral surface glabrous, apical
segment o emarginate and with one seta, Q with two setae |
on each side. Claws strongly pectinate, the outer teeth much
longer than the inner ones.
A little smaller and paler than R. hamatus Schm. Goeb.,
the dark longitudinal stripe on the elytra confined to the suture,
a median band instead of a mere dilatation of the stripe. The
prothorax is much narrower, less rounded in front, and with
sides of base more oblique; the elytral striae are rather deeper;
the head shows a microsculpture of conspicuous isodiametric
meshes, which in hamatus are almost invisible.
«Sumatra », 4 ex., and Si-Rambé,- 3 ex., Dec. 1890-
March 1891 (all E. Modigliani).
RISULTATI ZOOLOGICI DELLA Missione INVIATA DALLA R. Società
GEOGRAFICA ITALIANA PER L'ESPLORAZIONE DELL'OASI DI GIARABUR
(1926 - 1927)
ISOPODI TERRESTRI
PER ALESSANDRO BRIAN
NOTA PRELIMINARE
(Tav. II, III, IV)
Gli Isopodi terrestri qui sotto elencati sono stati raccolti
durante una Missione scientifica organizzata dalla Società Geogra-
fica Italiana per l’ esplorazione dell’ Oasi di Giarabub.
Lo scrivente deve alla gentilezza del Gr. Uff. Prof. R. Gestro,
Direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, d’ aver
avuto |’ onore di studiare questi Isopodi, e nell’ esprimergli, per
ciò, i suoi doverosi ringraziamenti, ricorda altresì con riconoscenza,
il nome del Signor Confalonieri, preparatore allo stesso Museo,
che avendo preso parte in qualità di zoologo alla Missione, rac-
| colse siffatto materiale.
ELENCO SISTEMATICO
Sott. ord ONISCOIDEA
Fam. ONISCIDAE
Sotto fam. Porcellioninae
Gen. HEMILEPISTUS B. L.
1. Hemilepistus Reaumurii Aud. et Sav.
Molti esemplari.
Lunghezza. — Uno dei più sviluppati arriva a 19 mm. di
lunghezza e a 6 mm. circa di larghezza.
446 A. BRIAN
CI
Località. — Un esemplare è stato catturato a Marsa Luca
Tobruk il 21 novembre 1926; molti furono raccolti a Porto
Bardia, marzo 1927 e un altro fra Giarabub e Porto Bardia,
Whe. howe ASP marzo LOT i ‘
Questa specie d’ isopodo è diffusa in tutta 1’ Africa settentrio-
nale dall’ Algeria all’ Egitto ed anche in Siria. Non solo è cono-
sciuta per le figure disegnate da Audouin e Savigny ma altresì
per la descrizione che ci lasciarono altri autori fra i quali
Budde - Lund. 1
Collinge poi nel 1914 la illustro col nome di Paraniambia
tuberculata da un esemplare raccolto in Algeria.
Per primo Rizzardi (1896) l’ indicava per la Libia. Verhoeff
(1908) la registrava per la Cirenaica avendo esaminato esemplari
raccolti a Barka e a Derna dal Dott. Klaptocz; Colosi (1921) e
l’ Arcangeli (1924), a loro volta, la indicarono di nuovo per la
nostra Colonia africana avendo studiato campioni raccolti dal
Dott. Festa e dal Prof. Ghigi in Cirenaica.
Non descriverò questa specie già abbastanza nota nei suoi
caratteri esterni, ma ricorderò qui soltanto che essa fu oggetto
di studio, recentemente, e sotto il riguardo dell’ etologia e della
biologia, da parte di Vandel (1924) e della Signorina Verrier
(1929). Il primo di questi zoologi ha fatto osservazioni sul modo di
comportarsi di questo oniscide che in vita ha l'abitudine di scavarsi _
dei canali sotterranei. La seconda ha scoperto e fatto conoscere
le particolarità del suo apparato respiratorio. Essa ha dimostrato
che la respirazione si esercita, in questo isopodo, per mezzo di
sacchi membranosi della cavità boccale, delle mascelle e dei piedi
mascellari, essendo questi forniti di prolungamenti membranosi,
la cui altezza raggiunge l’ estremità di ciascun pezzo mastica-
torio. Questi sacchi si gonfiano al contatto dell’ acqua sull’ ani-
male vivente. Dopo la morte, si deprimono contro i pezzi masti-
catori e sono allora difficilmente visibili. Essi ricordano i sacchi
aerei dei granchi terrestri.
2. Hemilepistus brevicaudatus B. L. (Tav. Il).
5 esemplari adulti e 2 giovani e in più altri 2 piccoli guasti.
Lunghezza. — Da 10 a 14 mm. In un individuo di 11 mm.
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 447
di lunghezza, la larghezza del corpo è di 2 !/, mm. La larghezza
sta alla: lunghezza, in generale sul rapporto di 1 : 4,4.
Località. — Fra Porto Bardia e Giarabub. 26-28 novembre 1926.
Il corpo è allungato e convesso. Il colore fondamentale è un
giallo fulvo, più o meno chiaro e scuro, tendente al rossastro e
con macchie brune su ciascuno degli epimeri del torace e con
fascie trasversali presso l’ orlo posteriore di ogni segmento del
pereion e su alcuni del pleon. In qualche individuo i pleopodi
sono colorati in bruno-rossastro.
Il cephalon e i tre primi pereioniti tergalmente sono granu-
lati, ma mentre i primi due hanno diverse serie irregolari di
granuli, il terzo ne ha appena una o tutt'al più due righe.
Ciascun pereionite e anche parecchi pleoniti portano sul mar-
gine caudale un’ altra linea di granuli ma poco evidenti. Del
resto il tegumento su tutta la superficie tergale del corpo, all’in-
fuori dei due o tre primi pereioniti, è quasi liscio.
Le antenne anteriori, tri- articolate, hanno il 1.° articolo più
lungo degli altri due presi insieme, ma il 2.° è più breve
dels:
Le antenne posteriori, coperte di spine piccole e sottili, sono
più brevi della metà del corpo. Il flagello è bi-articolato, il
1.° articolo è più lungo di !/, del 2.°.
La fronte cefalica è pochissimo prominente nel mezzo, tanto-
chè rimane inferiore per altezza ai due lobi laterali frontali
discretamente sviluppati e a contorno esterno semi-circolare.
Gli epimeri del pereion cominciano a essere protesi all’ indietro
solo dopo il 4.° pereionite. Nel 5.° sono poco marcati, ma nel 6.°
e 7.° pereionite si presentano leggermente e sempre più acuti e
allungati.
Nel pleon gli epimeri sono abbastanza sviluppati dal 3.° al
5.° pleonite.
Gli uropodi mostrano I’ articolo basale largo, e ciò che è piu
caratteristico, hanno il margine laterale fesso verso |’ estremità
caudale di questo stesso articolo. i
Più lunghi dell’ articolo basale sono gli uropodi esterni, tozzi,
a forma di cono e alquanto depressi.
Il telson è triangolare ed è più corto dell’ articolo basale
degli uropodi e tutt'al più arriva appena a toccare il suo mar-
gine caudale.
148 A. BRIAN
Gen. PORCELLIO Latr.
Porcellio carthaginensis Silv. ?
sin. P. albolimbatus Verh.
» P. tigrinus Colosi.
{4 esemplari di cui 9 9 e 2 g°. Le 9 sono lunghe (') da
10 a 12 mm. ma in prevalenza 11 mm. La loro larghezza mas-
sima è alquanto variabile ma per lo più è di 5 '/, mm. circa.
Località. — Uadi Raheb, 23 novembre 1926. —
2 esemplari 9. Uno è lungo 11 mm. con larghezza di circa
6 mm. e l’altro è lungo 12 !/, mm.
Località. — Uadi Gerfen (Bardia), 24 novembre 1926.
2 esemplari; l’uno lungo circa 17
mm. e l’altro un po’ più piccolo.
Località. — Fra Porto Bardia e
Giarabub, 26 e 28 novembre 1926.
4. grossi esemplari di cui 1 9 e
3 gd. La 9 ha una lunghezza di
circa 21 mm. e ogni suo uropodo
misurato separatamente è lungo 2
mm. Due maschi hanno ambedue 18
mm. di lunghezza dalla sommità del.
capo all'estremità caudale del telson.
Gli uropodi sono assai lunghi in uno
dei detti maschi (5 mm.) e assai
meno nell’ altro (3 !/, mm.) sicché
Fig. 1. Porcellio carthaginensis comprendendo questi, IF uno dei due
Silv., lungh. 41 mm., largh. Da maschi raggiunge 91 5 1), mm. e
l’altro 22 !/, mm. circa di lunghezza, che è la maggiore rilevata
da me negli individui di questa specie. In quest’ ultimo esemplare
(1) Nella lunghezza degli esemplari è compresa anche quella degli uropodi, di
questi ultimi debbo però avvertire, che la lunghezza non è sempre costante ma .
variabile.
DI
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 449
così sviluppato ho notato una deformità nell’ antenna sinistra,
presentando essa il quinto articolo e il flagello più brevi e smilzi
che non nell’ antenna destra.
Anche il terzo maschio è presso a poco delle stesse dimen-
sioni dei due precedenti e anch’ esso mostra un caso teratologico :
l’ uropodo sinistro è più accorciato che il destro, con lunghezza
di soli 2 mm. mentre il destro ne presenta 4 mm. circa (vedi
fig. 4).
Località. — Porto Bardia. Marzo 1927.
11 esemplari fra cui 5 9 e
6 3g. Le 9 hanno una lun-
ghezza rispettivamente di 9, 10,
LOE Peet G2 ce d19 4; mm,
mentre i co mostrano le se-
guenti rispettive lunghezze 10,
RE MET ie-48 mm.
Località. — Porto Bardia,
Fig. 2. Porcellio carthaginensis Silv.,
marzo 1927. Pleopodo del 1.° paio del maschio.
‘8 esemplari di cui 2 Q e 1 g.
Il o ha 10 mm. appena di lunghezza, mentre le 9 hanno
rispettivamente 13 !/, mm. e 15 mm. di lunghezza, quest’ ultima,
la più sviluppata mostra una larghezza di 8 1/, circa.
Io credo che tutti questi esemplari debbano riferirsi alla
specie Porcellio carthaginensis Silv., isopodo descritto nel 1897
da F. Silvestri su esemplari raccolti nelle rovine di Cartagine
sotto i sassi. Più tardi nel 1908 questa stessa specie fu illustrata
dal Verhoeff, col nome di Porcellio albolimbatus su campioni
provenienti da Bengasi. Infine Colosi nel 1921 illustrò per la
terza volta la medesima specie col nome di Porcellio tigrinus
su 4 esemplari presi a Gheminez e uno a Fuehat durante la
missione zoologica del Dott. E. Festa in Cirenaica.
E un grosso isopodo che si avvicina al P. laevis, ma ne dif
ferisce per la diversa lunghezza rispettiva degli articoli del fla-
gello antennale, per essere il lobo frontale mediano meno pro- .
spicente, per la divergenza e la forma dei lobi laterali frontali.
La punteggiata formazione squamiforme tergale è meno densa,
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat., Vol, LIII (17 Febbraio 1930). 29
st ;
: E
age a Berberi Baa? HE Ts «SX
a e ni
sete
ASO (CR BRIAN 2? GO
perciò il terguim è alquanto lucido. Il disegno si stacca princi-.
palmente dal daevis: i margini caudali del cephalon e di tutti i —
pereioniti sono abbastanza ampiamente orlati di biancastro, e
questo orlo allargandosi si prolunga ad arco sul contorno degli
epimeri.
Finora la specie è stata registrata soltanto per Cui e
per la Libia (') e sembra essere abbastanza frequente a Porto
Bardia e nei dintorni, dato il discreto numero. di esemplari. ivi
raccolti. ;
Alcuni di essi poi i... una grandezza sind |
arrivando fino a 21 e anche 22 '/, mm. di lunghezza compresi
‘Fig. 3. Porcellio carthaginensis Silv. Fig. 4. Porcellio carthaginensis Silv.
Regione anteriore di uno degliindi- Pleon e regione caudale di un grosso
vidui più sviluppati. individuo con uropodi anormali.
gli uropodi. Tali dimensioni fanno stupire, e m’ inducono a dubi-
tare sulla determinazione, se realmente si tratti della specie anzi-
detta che secondo gli autori precedenti giunge al massimo a
15 1/, mm. (?) di lunghezza o non piuttosto al P. Olivieri A.e S.,
che secondo Budde-Lund arriva a 17. mm. -di lunghezza. Ma
osservando bene la forma del corpo e quella delle appendici,
concordando i caratteri principali con quelli degli esemplari più
piccoli d’ altri tubetti, a me sembra di non errare ritenendo che
gli individui giganti non possono essere di specie diversa per
(1) Se come- dubita 1° Arcangeli il P. laevissimus Dollfus (4898) è sinonimo del
P. carthaginensis si dovrebbe aggiungere all’ habitat di questa specie anche le
isole Canarie.
(2) Silvestri attribuisce ai suoi esemplari una lunghezza di 12 mm. e una lar-
‘ghezza di 7 1/, mm. Colosi per un grosso maschio registra 12 mm., infine Verhoeff
‘assegna da 10 a 15 1/53 mm, di lunghezza a quelli da lui esaminati.
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB ADA
quanto la loro larghezza in proporzione alla lunghezza sia
alquanto minore (rapporto di 1-a 2, 4 circa invece di 1 a 1,8
come in quelli individui di media statura). In quasi tutti gli
esemplari maschili poi ho constatato che l’esopodite dei pleopodi I
ha l'estremità leggermente biloba come apparisce dal disegno
che ce ne ha dato il Colosi.
Sul tergum sono pochissimo evidenti le linee di granuli,
disposte trasversalmente, ma invece si rileva una spiccata e forte
punteggiatura. Il telson superiormente è alquanto incavato. L’ar-
ticolo basale. degli uropodi è largamente intagliato all’ apice del
. margine pleurale. Questi ultimi due caratteri risulterebbero se-
gnati dagli autori anche pel P. Olivieri.
Sott. Gen. Agabiformius Verh.
Porcellio (Agabiformius) vesiculosus n. Sp. (Tav. III e IV).
Pochi esemplari.
‘Lunghezza da 5 !/, a 6 !/, mm.
Località: Porto Bardia, Marzo 1997.
Riferisco questo piccolo porcellionide al gen. Agabiformius
Verh. (Angara B. L.) che si avvicina al genere Lucasius, ma
se ne distingue per avere il primo pereionite senza sinuosita ai
lati e perchè il telson pur essendo triangolare come -in questo
ultimo genere, ha tuttavia i lati esterni non diretti ma incavati.
Il genere Agabiformius si riconosce pure per le sue particolari
formazioni squamose sul tegumento del corpo.
° La specie che descriverò qui sotto e che suppongo nuova, ha
sopratutto di caratteristico, l'armamento setigero (faneri) dei suoi
pereiopodi.
Descrizione della specie:
Il corpo è ovale un poco allungato.
Per quanto ho potuto vedere con forte ingrandimento il tegu-
mento è coperto sui tergiti di microscopiche formazioni cuticulari
speciali, in maggioranza piccole a punta quasi sempre ottusa, con
base larga, sicchè tutta la superficie tergale del corpo sembra
fittamente punteggiata e in mezzo alla punteggiatura si vedono
152 A. BRIAN |
rilievi un po’ più visibili a guisa di granuli poco salienti e radi
che sono sparsi in due o tre righe irregolari sulla faccia tergale
del 1° pereionite. Una o due righe irregolari, sempre in mezzo
alla fitta punteggiatura, si osservano pure sugli altri pereioniti
o sul pleon. Anche il cephalon nella sua parte tergale è irto di
siffatte formazioni punteggiate e granulari ma sempre poco sa-
lienti. A loro volta i margini pleurali degli epimeri nei pereioniti,
pleoniti e telson, sono frangiati da microscopiche e fitte spinette
squamiformi, rivolte all'indietro, di guisa che, veduti al micro-
scopio, tali margini sembrano finemente seghettati. |
Il cephalon presenta due lobi frontali abbastanza sviluppati, —
obliqui verso l'esterno, sub-rettangolari ad angoli superiori arro-
tondati. Il margine frontale forma una sporgenza mediana trian-
golare a base molto ampia e con sommità ottusa, che sembra
essere ribattuta in basso rostralmente a guisa di ampio lobo. Li
largo prosepistoma è provvisto di setoline.
Gli occhi sono piccoli e composti di relativamente pochi
ocelli; ma non mi è riuscito di contarli. i
Le antenne posteriori sono molto brevi e forse arrivano a non
oltre il 2.° pereionite; hanno il flagello lungo circa quanto il 5.°
articolo dello scapo e il 2.° articolo del flagello stesso lungo un
po’ più del doppio del 1°.
Tutti gli articoli delle antenne posteriori poi sono irti di seto-
line rigide, a punta, a guisa di spinette.
Nelle piccole antenne anteriori tri- articolate, l'articolo basale
è il più largo e alquanto piu lungo del 3°. Il 2.° articolo è il più
breve degli altri due.
TO 209) pereionite non formano agli angoli pleurali
alcun prolungamento epimerico. Nel 4.° pereionite gli angoli cau-
dali- pleurali accennano già a rendersi alquanto acuti e questa
acutezza si accentua nel 5.° e nel 6.°; il 7.° pereionite ha gli epi-
meri maggiormente protesi verso la regione caudale ma I’ angolo
che essi formano è ampio, largo e non molto acuto.
Stretti, acuti e bene sviluppati sono gli epimeri divergenti
del pleon. Il pleotelson è triangolare più largo che lungo molto
leggermente incurvato ai lati. Colla sua lunghezza esso sopravanza
notevolmente il primo articolo basale degli uropodi. Questi ultimi
hanno questo loro articolo basale che mostra una fessura o una
linea sul margine pleurale che finisce in un intaglio verso la
MESSI ERP ARCANO SARETE PR URL RIPORTI ME TR TASTI IT BS PTT DE AREE SO RI
ESPLORAZIONE DELL’OASI DI GIARABUB 153
parte distale. Degli uropodi l’endopodite è più breve dell’ esopo-
dite e arriva a mala pena alla metà lunghezza di quest’ultimo.
I pereiopodi sono armati di formazioni squamose a guisa di
spine o di setole variamente distribuite. Alcune serie di queste
spine specialmente sui margini sternali sono rigonfie alla base.
Sul carpopodite e sul meropodite dal 1.° al 3.° pereiopodo assumono
aspetto caratteristico per la loro gonfiezza (!). Non ho potuto
vedere il primo pereiopodo perchè mancante in tutti gli esem-
plari ma sul 2.° ho notato, nel maschio, sul carpopodite e sul
meropodite, alcune serie fitte di setole tozze allungate e alquanto
rigonfie simulanti una spazzola. In generale tali setole sono
‘ divise o frastagliate all’estremità e terminano con una setolina
più prolungata.
La colorazione di qualche esemplare è biancastra; altri sono
leggermente tinti di bruno.
Del genere Agabiformius si conoscono diverse specie: lentus,
obtusus, hirtus e minutus descritte da Budde-Lund sotto il
nome di Angara; aharonii, corcyraeus, pseudopullus, illu-
strate da Verhoeff e infine pulchellus da
Dollfus (quest’ultima deseritta come Por-
cellio).
Per la forma generale del corpo e per
le dimensioni, la specie che ho illustrato
sopra s' avvicina all’A. lentus B. L. (lungh.
mm. 6) che è già notata per l'Egitto e
per |’ Algeria.
Non credo tuttavia di riferire i nostri
esemplari a questa per la presenza di setole
a forma così caratteristica, sui pereiopodi
ed anche sugli esopoditi dei pleopodi.
Porcellio sp.
| (? affine al sottogenere Huleptotrichus
Verh.) i
Due esemplari piccoli, uno dei quali
mutilato delle antenne posteriori. Bigs 2 Denton ep:
5 Lungh. 5 !/, mm.
Lunghezza mm. 5 !/, circa.
(1) Appunto per questo. carattere della gonfiezza delle setole dei pereiopodi pro-
pongo il nome di vesiculosus per la n. sp.
454 s A. BRIAN | . es
Località. — Fra Porto Bardia e Giarabub, 26-28 novem-
bre 1926.
Gen. METOPONORTHUS B. L.
- Metoponorthus pruinosus M. Edw.
— 6 esemplari, 2 g e gli altri Q o immaturi.
Lunghezza: il più grosso (07) segna 12 !/, mm. di lunghezza.
e 5 mm. di larghezza circa. Altri sono giovani; un individuo Q
é lungo 9 mm. per 4 mm. circa di larghezza. Due altri (un gf
e una 9) sono lunghi 6 !/, mm. circa. i
Località — Uadi Gerfen (Bardia), 24 novembre 1926.
— 3 esemplari di cui due quasi albini.
Località. — Porto Bardia, marzo 1927.
— 2 esemplari 9.
Lunghezza: l'esemplare più sviluppato è lungo 12!/, mm.
circa con larghezza massima di circa 4 */, mm., l'esemplare piu
piccolo è lungo 10 !/, mm. circa con larghezza massima di —
circa 4 mm. oes S )
Località. — Giarabub, marzo 1927. sai
Questi due ultimi esemplari hanno sul corpo una granula-
zione che a me sembra alquanto più saliente che negli altri, ed
il pleon bruscamente più ristretto rispetto al pereion, caratteri
che ricordano il M. Swammerdamti Aud. e Say. proprio del-
l'Egitto, ma non so se questi caratteri hanno valore e sieno
sufficienti per distaccare i nostri esemplari dalla specie M. prut-
nosus M. Edw., alla quale io ritengo che sieno ad onta di ciò
riferibili. Il pruinosus è cosmopolita ed è già stato rinvenuto in —
Libia. |
Sott. fam. Armagdillidiinae
Gen. ARMADILLIDIUM Brandt. —
Armadillidium sp.
Esemplari 9 13, gd 11.
Lunghezza. — Da 11 a 13 mm., larghezza da 3 !/, a 6 mm.
I g° sono alquanto più piccoli delle 9.
Località. — Porto Bardia, marzo 1927. ~
ba
OSs TESI
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 155
Gli esemplari da me osservati somigliano all’ isopodo disegnato
da Audouin e Savigny in Crustacea, Description de I’ Egypte,
a pl. 13 fig. 8, 8°-8°, colle quali fig. i
detti autori rappresentarono il corpo intero
visto dal dorso e le varie parti di un oni-
scoideo che essi chiamarono» Armadillo, ma
che in realtà è un Armadillidium. Essi
non ne determinarono la specie ma più
tardi Budde-Lund nel 1895 e poi nel 1901
ravvisò in queste figure una somiglianza
coll’ Armadillidium vulgare e come tali
furono determinate da detto autore.
Sono tuttavia in dubbio se i campioni
raccolti a Porto Bardia dal Confalonieri
possano riferirvisi.
Sotto fam. Cubarinae
Fig. 6. Armadillidium sp. :
Ae tae Gen. ARMADILLO Ltr.
Armadillo sp. (A. montanus B. L. ?) ~
Esemplari in numero di più di 20.
Lunghezza degli individui più sviluppati è di circa 10 mm.,
larghezza in media 5 mm, Molti altri sono più piccoli.
Località. — Porto Bardia, Marzo 1927.
Il corpo è tutto punteggiato. La punteggiatura è però fitta e
piuttosto grossa sì da assumere l’aspetto di una fina granulazione.
Il cephalon e tutto il resto del corpo tergalmente mostra una
colorazione uniforme non bene definibile tra il grigio ed il bru-
nastro pallido, interrotta tuttavia da lineole e da spazi chiari.
Detta colorazione è evanescente e sparisce verso gli epimeri e
verso il margine rostrale dei singoli pereioniti per diventare
chiara, di un bianco sporco giallognolo. Priva di pigmento è spe-
cialmente la parte mediana anteriore, e una fascia lineare chiara
si distende lungo il margine caudale di ciascuno di questi seg-
menti del pereion. i
Anche i pleoniti ed il telson sono leggermente pigmentati, ma
TROIA Mpa
SUSE
456 A. BRIAN
la pigmentazione è attenuata, sbiadita, e si limita sui pleoniti ad
una stretta fascia trasversale.
Colorate in brunastro sbiadito sono altresi le antenne poste-
riori salvoché la tinta sbiadisce o si mostra chiara all’apice di
ogni articolo e del flagello. La parte sternale del corpo ed i
pereiopodi sono tutti di colore bianco-giallognolo o flavo chiaro.
Gli occhi sono piccoli e sembrano composti di circa 10 ocelli.
Il margine pleurale del 1.° pereionite è assai spesso e total-
mente percorso da una fessura o solco che giunge è vero all’a-
pice restrale del margine, ma gradualmente innalzandosi diventa
più stretto e meno profondo. Ampio ma più breve è il solco
lungo il margine pleurale del 2.° pereionite.
Non mi pare che questo isopodo possa riferirsi all’ A. mayeti
Simon già registrato per l’ Africa settentrionale, presentando con
questo qualche differenza. Anzitutto la fessura del margine del
1.° pereionite non giunge soltanto sino a metà di esso come in
quella specie, la quale per quanto riguarda la colorazione, è
omnino lurido-cinerea (*), ed ha il telson saltem 1/3 latius
ad basin quam longius.
Invece nella nostra forma, la colorazione è quella che sopra
ho descritto e la lunghezza del telson è circa una metà della
larghezza presa alla base, ma non 1/3 come nell’A. mayeti.
Gli ocelli non sono soltanto 6, ma di più.
Non credo di poter riferire questi nostri esemplari nè all’ A.
albolimbatus Dollf. (lungh. 11 mm.) trovato in Palestina, nè
all’ A. officinalis var. syriaca Dollf. raccolto in Siria, a causa di
alcune differenze di forma e di dimensioni. Piuttosto li riferirei
all’ Armadillo montanus B. L. (?), lunghezza 7-8 mm., indi
cato per Tripoli, colla quale specie la nostra avrebbe maggiore
ragione di identificarsi, perchè mi sembra corrispondere per molti
caratteri. Mi riservo tuttavia di confermare questa mia determi
nazione, ancora alquanto dubbia, appena potrò dedicare allo studio
di questi esemplari tempo maggiore per poterne pubblicare una
descrizione più completa. Aggiungo pertanto qui qualche altro
‘dettaglio su di essi: le antenne posteriori hanno il flagello col
(1) Il Simon nota per una varietà dell'A. mayeti una colorazione un po’ diversa:
Color plumbeo - nigricans maculis lateralibus sinuosis et inordinatis testaceis dilu-
tioribus. :
(2) A proposito di questa specie vedi: Budde- LO: A Revision of Crust. Isop.
terrestria, pag. 99, 1904 — Kjobenhavn.
EI RO E RETTO DI EI OE CINE Te
rar Rca”
om
aL a, Ss
È
3
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 157
primo articolo lungo un po’ meno della metà del secondo articolo.
Il tegumento è fittamente coperto di rilievi ma non so capire se
essi sieno veramente squamiformi. In ogni modo simulano gra-
nuli microscopici, e ciascuno di essi sembra essere sormontato da
un peluzzo. Ma inoltre a forte ingrandimento si osservano vere
piccole squame embricate che tappezzano la superficie verso gli
epimeri. La struttura del tegumento nella forma tipica non mi
risulta espressa sufficientemente dal Budde- Lund il quale scrisse:
« superficies minutissime et densissime squamata. » Ora
questa frase troppo concisa mi lascia in dubbio se vi sia o no
corrispondenza fra la struttura del tegumento della forma tipica
e quella degli esemplari di Porto Bardia.
Armadillo officinalis Desm.
Esemplari. — In numero di due.
Lunghezza. — 14 mm. circa.
Località. — Porto Bardia, marzo 1927.
OSSERVAZIONI BIO - GEOGRAFICHE
SULL'INSIEME DEGLI ISOPODI QUIVI ELENCATI.
Delle 9 specie di Isopodi terrestri qui menzionati la maggior
parte si può riferire alla fauna mediterranea. Non tutte però sono
specie mediterranee pure, alcune di esse forse potrebbero defi-
nirsi fra quelle « Espéces méditerranéennes a affinité désertique »
come ha definito il Balachowsky certi coccidii dell’ Hoggar (Ann.
Soc. Ent. de Fr. Vol. XCVHI, 1929).
E come tali io riterrei sopratutto |’ Hemilepistus Reaumurit
proprio delle regioni del deserto e distribuito fra la Siria e
l'Algeria; ma comprenderei anche in siffatta categoria |’ Arma-
dillidium sp. raccolto da Confalonieri a Porto Bardia, il Porcellio
carthaginensis Silv. e l’ Armadillo montanus B. L. specie
finora registrate, per quanto io sappia, limitatamente al Nord
Africano. Il primo fra questi quattro è veramente caratteristico e
proprio delle. regioni desertiche, presentando esso adattamenti
speciali per la vita in un ambiente così sfavorevole.
Alcune altre forme sono cosmopolite o a larga distribuzione
158 A. BRIAN (i — 3
geografica. L’averle scoperte a Porto Bardia o anche a Giarabub
non costituisce un fatto interessante. Tali sono il Metoponorthus
pruinosus e Armadillo officinalis, elementi che dalle coste
del Mediterraneo si sono infiltrati anche nell’ entro-terra africano
per un buon tratto. Invece sovratutto degno di menzione è l’Hemi-.
lepistus brevicaudatus rappresentante della fauna egiziana, che
venne trovato fra Bardia e Giarabub. Esso presenta, a parer
mio, una ferma forse d'origine tropicale ma ad affinità desertica.
Tale isopodo è stato citato dal Budde-Lund per |’ Egitto e non
mi risulta che sia stato registrato per località diversa.
Bhai LOG RA LA
ARCANGELI A. - Per una migliore conoscenza della fauna iso-
podologica della Libia. Monit. Zool. Ital. Anno
XXXV, n, 11, 1924.
AUDOUIN ET SAVIGNY - Description de l’Egypie ou Recueil des observ.
et des rech. qui ont été faites en Egypte pendant —
l’exped. del’ armée francaise. II. Ed. Paris, 1827.
(Crustacea PI. 13).
BupDE-LuUND G. - Crustacea Isopoda terrestria per familias et
genera et species descripta. Havniae. 1885.
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COLLINGE W. E. - Description of a new genus of Terrestrial Iso-
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CoLosi G. - II. Crostacei. Missione zoologica del Dr. E.
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Tome 9, 1896.
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Mem. R. Accad. Sc. Istit. Bologna, Sez. Sc. Nat.
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Cirenaica, durante l’escursione organizzata dal
T. C. I. nell’ aprile 1920. Cirenaica. Milano, 1923. -
RIZZARDI U. -— Contributo alla fauna tripolitana. Boll. Soc.
Ent. Ital. Vol. 28, 1896. Crustacea. pres =
“Ai «fs 16 CA Ls
ESPLORAZIONE DELL OASI DI GIARABUB 159
SILVESTRI F. - Descrizione di alcune specie di Isopodi della
SIMON E.
. fauna mediterranea. Ann. Mus. Civ. Genova (2)
Vol 18. 1897.
- Elude sur les Crustacés terrestres et fiuviatiles
recuetllts en Tunisie 1883-1885. Explor. Scientif.
de la Tunisie, Paris, 1885.
“VANDEL A. . - Un cloporte qui se creuse un terrier. Bull. Soc.
Zool. Fr. 49, 1924.
VERHOEFF K. W. - Uber Chilopoden und Isopoden aus Tripolis
und Barka gesammelt von Dr. B. Klaptocz.
Zool. Jahrb. Abth. f. Syst. Bd. 26, 1908.
- Uber Isopoden, 12 Aufsatz. Neu Oniscoidea aus
Mittel - und Sudeuropa etc. Archiv. fir Naturge-
schichte, 74 Jahrg. I Bd. 2 Heft. 1908 ep tourtelus
sott. gen. Euleptotrichus).
- Uber mediterrane Oniscoiden namentlich Por-
cellioniden. 23 Aufsatz. Stuttgart. Jaresh.Ver. Wiirt-
temb. 73 Jahrg. 1917. (Sott. gen. Agadiformius).
VERRIER L. i - Sur la biologie et les particularités de V ap-
Fig.
y
»
»
pareil respiratoire d’un Isopode Saharien (Hemt-
lepistus Reaumurii). C. R. Ac. Sc. Tome 188. N. 10,
4 Mars, 1929.
SPIEGAZIONE DELLE FIGURE INTERCALATE NEL TESTO
ss
as
3.
4.
LO Ud DD —
Porcellio carthaginensis Silv. lungh. 11 mm., largh. 5.50.
Pleopodo del 1.° paio di un maschio di un individuo di Porcedizo
carthaginensis Silv. (lungo 1] mm.).
Regione anteriore di uno dei più sviluppati individui di PorceZZio
carthaginensis Silv.
Pleon e regione caudale di un grosso individuo di Porcellio car-
thaginensis con uropodi anormali.
. Leptotrichus sp. (lungh. 5 !/, mm.).
. Armadillidium sp. (lungh. 11 mm., largh. 6 mm. circa).
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA II
. Hemilepistus brevicaudatus B. L. visto dal dorso, lungh, 11 mm.
. Hemilepistus brevicaudatus B. L. visto lateralmente.
. Antennula
Antenna.
1.° Paio di arti sinistro del maschio.
. 7.° Paio di arti sinistro del maschio.
. Endopodite del pleopodo 1.° del maschio.
460 ae ay (A+ BRIAN © 1.
Fig. 8. Estremità apicale del pleopodo 1.° del maschio.
9. Esopodite del pleopodo 2.° del maschio. i
» 10. Endopodite del ae 2.° del maschio.
» 11. Uropodi.
» 12. Uropodo visto dal lato dae
%
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA III.
Porcellio (Agabiformius ) vesiculosus n. Sp.
Fig. 1. Capo di una femmina, regione rostrale.
Dei DE » » tergale.
» 3. Corpo di una femmina vista dalla superficie tergale.
» 4. Antennula destra. >
» 5. Antenna destra.
» 6. Mandibola destra.
ST » sinistra. i :
» ‘ 8. Mascella sinistra di una femmina. in
» 9. Piede mascellare destro di una femmina.
» 10. Settimo pereiopodite del maschio.
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA IV. . o
Porcellio (Agabiformius) vesiculosus n. sp.
Fig. 11. Secondo pereiopodite del maschio.
» 12. Pereiopodite (paio ? e sesso ?) ~ :
» 13. Spine del meropodite di questo stesso arto.
» 14, Pleopodo del 1.° paio del maschio.
» «15. » ae »
» 16. Esopodite del 4.° pleopodo del maschio.
» 17. ae 1.0 >» della femmina.
» 18. » DO » 3 »
» 19. Corpo di una femmina vista dalla superficie tergale.
» 20. Secondo pereiopodite di una femmina.
» 21. Grosse setole rigonfie del margine sternale del carpopodite di un —
pereiopodo (disegnato alla fig. 12).
SOPRA ALCUNE CONCREZIONI STALATTITIFORMI SILICEE
DELLA GROTTA DEL PUGNETTO (VALLE DI LANZO)
NOTA DELLA DOTT. GIACINTA CURLO
La grotta del Pugnetto. si: apre in vicinanza del piccolo
borgo di Traves nella Valle di Lanzo in Piemonte ed è for-
mata da uno stretto corridoio, largo pochi metri, scavato nelle
rocce calcaree che si trovano lungo il contrafforte che divide le valli
di Ala e di Viù ed in modo particolare appariscono nel massiccio
dell’ Uja Calcante che forma il nucleo montuoso di maggiore
importanza in detto contrafforte.
Essa non presenta dal lato speleologico un grande interesse
sia per le esigue dimensioni, non addentrandosi che di poche cen-
tinaia di metri nella massa montuosa, sia per la completa
mancanza di formazioni stalattitiche, limitandosi i depositi cal-
carei dovuti alle infiltrazioni quasi esclusivamente ad incrostazioni
irregolari che, con spessore va-
riabile, ricoprono i massi che
sono accatastati sul suo suolo.
Merita però di essere ricordata
la presenza di rare concrezioni
stalattitiformi che. differiscono
dagli altri depositi perchè sono
costituite da silice idrata riferi-
bile, come si vedrà in seguito,
ad opale ialite. Esse sono indi-
cate dagli abitanti delle località
vicine col nome suggestivo di
Lagrime di Santa Maria e
la loro origine si può facilmente
spiegare, come conseguenza di
lenti depositi dovuti ad infiltra-
zioni di acque debolmente silicee, se si tien conto del fatto che
spesso i calcari circostanti sono silicei.
462 | G. CURLO
Queste concrezioni hanno generalmente forme irregolari a
grappolo risultanti dalla unione di un numero variabile di pic-
cole stalattiti, generalmente alte solo pochf centimetri, come si
vede in quella rappresentata al doppio circa della grandezza
naturale nella qui unita figura e che appartiene al. Museo Civico
di Storia Naturale di Genova col numero 5361. Esse anche ad
un semplice esame macroscopico appariscono formate dalla sovrap-
posizione di numerosi e sottili strati concentrici di una sostanza
bianca, translucida, che presenta esternamente una leggera lucen-
tezza madreperlacea. La struttura stratiforme appare poi molto
evidente nelle sezioni microscopiche tagliate normalmente alla
direzione di massimo allungamento delle piccole stalattiti. Dallo
esame di queste sezioni a luce polarizzata, fra nicol incrociati,
risulta che gli strati sono in massima parte isotropi, essendovene
solo taluni intercalati fra gli altri che appariscono debolmente
birifrangenti, presentando però sempre luminosità ondulate ana-
loghe a quelle che si osservano frequentemente nelle opali.
Da questi caratteri si può dedurre che anche nel caso da me
esaminato si tratta di una sostanza colloide nella quale, in seguito
alla contrazione di volume determinata dalla progressiva disidra-
tazione nel passaggio dallo stato di idrosolo a quello di idrogelo,
si sarebbero manifestate delle tensioni interne, d’onde la ‘com-
parsa iniziale della struttura cristallina.
Dai saggi chimici risulta che le dette concrezioni sono essen-
zialmente costituite da silice idrata con piccole quantità di calce-
donia rappresentata appunto dai rari strati birifrangenti. Grammi
0,3503 di sostanza staccata dal già accennato esemplare e fina-
‘mente polverizzata diedero per un riscaldamento in crogiolo di
platino fino a peso costante a 100°, una perdita di grammi 0,0048,
pari ad 1,37 °/,. Per ulteriore riscaldamento al calor rosso si ebbe
una nuova perdita di grammi 0,0172, pari a 4,91%; con un
totale quindi del 6,28 °/, di elementi volatili interamente da rife-
rirsi ad acqua. i
Il residuo della sostanza per ulteriore trattamento con acido
fluoridrico si volatilizzo completamente, lasciando solo qualche
traccia del tutto trascurabile di impurezze derivanti dalle rocce
incassanti. In base a questi vari risultati si può ammettere che
si tratta di una varietà di opale riferibile, per il suo modo di
CONCREZIONI STALATTITIFORMI 463
presentarsi, alla ialzte e corrispondente alla seguente composi-
zione centesimale:
Sì 0, = (93,72)
H, 0 Re 6,28 4 Si 0, sa Hy 0
100,00
Dal complesso dei loro caratteri queste concrezioni presentano
molta analogia con quelle costituenti la fiorite del Monte Amiata
studiate da Damour (*) e con quelle provenienti dalla località
delle Fosse delle Rocche rosse nell'Isola di Lipari descritte da
L. Colomba (?).
Però in quanto si riferisce alla loro origine ed al loro modo
di formazione nulla vi è di comune con queste ultime. Infatti la
fiorite (indicata localmente anch’essa con il nome suggestivo di
Lagrime di Santa Fiora) è pur essa in forme tubercolari e
stalattitiche, ma è contenuta nelle fenditure delle trachiti del
Monte Amiata ed è dovuta a fenomeni di emanazione o di indole
idrotermale. Le concrezioni dell’ Isola di Lipari, anch’ esse in
aggregati di piccole stalattiti vuote nell’interno appartengono ad
alcuni piccoli conetti silicei derivanti da emanazioni di tipo fuma-
roliano ed originatisi per l’azione dell’acido fluoridrico (realmente
esistente in dette emanazioni allo stato libero) sulle rocce vulca-
niche di tipo trachitico circostanti, azione in seguito alla quale,
per l'alterazione delle dette rocce, si sarebbe prodotto il fluoruro
di silicio che a contatto con acqua avrebbe dato origine alla
silice idrata. Anche in esse si nota la presenza di straterelli di
calcedonia alternanti con quelli di opale.
Chimicamente questi due tipi di concrezioni differiscono di
molto poco da quelle della Grotta del Pugnetto, come appare dai
seguenti dati analitici corrispondenti per la fiorite alla media di
due analisi di Damour;
Si Of, 0
Bore gg a. Db: 64 3, 00 con tracce di Al, 0, e di Fe, 0,
Concrezioni di Lipari (95,33) 4,17
Però come ho già accennato, malgrado queste analogie di
forma e di composizione chimica, nessuna relazione genetica può
(1) Damour, Bull. de la Soc. Franc. de Miner. (1894). XVII, pag. 152.
(2) Colomba, Boll. della Soc. Geol. Ital. (4900), XIX, pag. 521.
464 | G. CURLO.
ammettersi fra quelle da me studiate e le precedenti, dovendosi ;
nel mio caso escludere in modo assoluto, data la località in cui si
trovano, l’intervento non solo di vere azioni vulcaniche, ma
neanche di fenomeni ‘idrotermali.
Per questi motivi, come già ho detto, è da ammettersi che
esse si siano formate in conseguenza di un fenomeno di deposito
lentissimo da acque fredde contenenti disciolte piccole quantità di
silice, la cui presenza in dette acque si può nel modo più sem-
| plice supporre come dovuta al quarzo contenuto nei calcari e
nelle rocce schistose circostanti. i
Qualora però si volesse ammettere che la loro formazione sia —
avvenuta con una minore lentezza si potrebbe supporre che esse
si siano depositate da acque contenenti una maggiore quantità di
silice derivante per una reazione analoga a quella ammessa da
Damour. per spiegare l'alto tenore in silice delle acque geyseriane.
Questo autore infatti ammise che le dette acque non contengano
la silice già allo stato libero ma bensi allo stato di silicati alca-
lini solubili i quali a contatto con l'acido cloridrico, la cui pre-
senza è certa nelle emanazioni geyseriane, si decomporrebbero
mettendo in libertà la silice che rimarrebbe disciolta nelle acque
stesse in quantità maggiore di quella normale per il fatto che la
silice appena formata è più solubile nell’acqua che non quella di
vecchia formazione. |
Tale ipotesi sarebbe applicabile al mio caso quando si sosti-
tuisse all’acido cloridrico l’acido carbonico che, come è noto, è
anch’esso capace di decomporre i silicati alcalini in soluzione —
acquosa, formando carbonati alcalini e lasciando in libertà la silice.
sotto forma appunto di silice ee cioè nelle migliori con-
dizioni di solubilita nell’ acqua.
Genova, Istituto di Mineralogia, dicembre 1929 (VIII).
INDICE DELLE FIGURE NEL TESTO
Drassodes seditiosus Di Cap. Epigyne -
Scotophaeus quadridentatus Di Cap. Epigyne .
» desertorum Di Cap. Epigyne .
Zelotes bardiae Di Cap. & palpus
Nomisia castanea De Dalmas. 0°. palpus .
Cebrennus sparassotdes Di Cap. Tibia, tarsus et mie salvi J.
Pardosa Confalonierti Di Cap. a palpus 7, è bulbus co’, c epigyne
Heliophanus senussus Di Cap. 0°. palpus . 3
Evophrys marmarica Di Cap. Epigyne
Mangilia Bisacchti Horn. et Merm.
» jodolabiata. Horn. et Merm.
Argyropeza Cartieri Horn. et Merm.
Elaea Gestroi Capra. Fig. | Elitra ed ala ae di;
» » » Fig. 2 © capo e pronoto; fig. 3 id. ae
di fronte
Gryllus Confalonier ti Capra. Fig. 4 g; ae. 5 Li uno TAIL
lare; fig. 6 id. apparato copulatore di
aoe e di profilo è
Gryliomorpha minima Werner. Fig. 7 2 estremità ini
fig.8 id. palpo mascellare; fig. 9 id. parte
apicale della tibia e tarso posteriore,
lato esterno
Pyrgomorpha cognata Krauss. Fig. 10 9 era e i. fig. ul
id. gli stessi visti di lato; fig. 12 id. meso-
e metasterno
Sphodromerus marmaricus Capra. Fig. 13 9 * e ; pani.
fig. 14 id. gli stessi di lato; fig. 15
id. femore posteriore; fig. 16 id. gf
capo e pronoto; fig. 17 id. elitra ed
ala; fig. 18 id. apice di un cerco.
Euborellia annulipes (Lucas). Fig. 19 a apparato copulatore.
» » var. tripolitana Werner 0. id.
Labidura riparia (Pallas). Fig. 20 a apparato alano
b (var. mixta Bol.) id.
Labidura confusa Capra. Fig. 20 c apparato amala J
Helix planosptra Lamarck var. selecta Monteros. Fig. 1, 2,3
Targionia nigra Sign. Fig. I. 1. follicolo femminile; 2. fol-
i licolo maschile; 3. esuvie del 2.° stadio
della femmina .
83
86
87
88
89
95
98
102
104
112
112
116
129
132
132
132
132
150
MES)
153
155
155
171
188
Targionia nigra Sign. Fig. Il. Femmina adulta : 6 - Pag: 1897.
» » » Fig. III 1. pigidio della femmina adulta;
2. margine dorsale dell’ estremità del
pigidio . : . prin è yo Ot
» » » Fig. IV. 1. larva intera; 2. img
3. zampa; 4. pigidio . : 3 pe Sa
Brachymeria (Neobrachymeria) Confalonierti, Masi Q. Fig. L » 199
Euchalcidia elegantula, Masi. Fig. Il. Schema del torace con —
i la base dell'addome . : i » ‘208
» » >» Fig TM 6a2 a 4 è i >» 207
» bardiensis,. » Fig. UL kam. i : : On
» decipiens, - » . Fig:IN..@ 66 <> os) fv ee
» elegantula, » Fig. IV. ced . : : te ie
» barbara > Feat a
» Doriae > Fio IV gi 3 : ‘ : Bear be
Colpixys secundarius » Fig. IV. &, l, m ‘ ì i >». 212
Paradinarmus tridentatus » Fig. V. a, 0, c; da, e : ; » RRD
Pachyneuron aeneus >» Fig. Vi 5 9% ‘ ; ‘ » 225
Pseudotorymus pulchellus » Fig. Vit, R . «4 ‘ : > N22
Podagrion libycum » - Fig. V. 2, ms n. : E : > 225
Anastatus dives ai Rig Vi 0; pd » 225
| Parmacella Festae, Gambetta. Fig. 1. superficie nen ‘oll
conchiglia. Fig. 2. superficie esterna : » 248
Eremina Ehrenber git, Roth. var. chilembia Bgt. Fig. II. ap:
parato riproduttore E : : > 250
Helicetla ( Trochoidea) Gestroi, Gambetta. Fig. 4, 5. E È >. 50258
Chondrula Caprae, Gambetta. Fig. 6... : ‘ B60
Paludestrina Confalonierit Gambetta. Fig. 7 . : . 2h SEOs
Pirenella conica var. fusca, Pallary. Fig. 1,2. . . ZIONI
Mytilus minimus var. Coeni, Gambetta. Fig. 5, 6 . E i > eons
Cardium edule L. Carta della diffusione nelle epoche geologiche » 283
Cardium edule L. e var. Carta della distribuzione geografica . » 284
Cardium edule rectidens, var. arrasciensis, Gambetta. Fig. 7,8 » 293
Lithobius Vosseleri, Ver., var. propitia. Silvestri. Dettagli . » 809
Oides Gestroi, Laboiss. Q 9 LN e O]
Hydrogaleruca umbrotineata, Laboiss . 5 ‘ IO » 1999
Stictocema pulchella, Laboiss. « i : È : 3 NT ZIO
Hyperacantha Feai, Laboiss. 2 abdomen. . . . + » 343
Lusingania flava, Laboiss. . è n 5 5 . » . 862
Lusingania flava Laboiss. Antenne du Si ‘ VAR a2
Tmesibasis Andruzzii, Nav. a Lobulo axilar del ala into
6 ala posterior . . È : Ì vo
Creoleon ducalis, Nav. Cabeza y pronoto . ì : ‘ ‘ » 356
Chrysopa Loriae Nav. Cabeza y pronoto . è È ; i » 359
» obliqua, Nav. Extremo del ala anterior . . . » 362
» rotundata Navi Extremo del ala posterior . : > (903
vy
wo
S
a
» silvestrina Nav. Cabeza y pronoto
. Scoliochrysa lortana, Nav. Parte del ala anterior .
Musola impar, Nav. Cabeza y pronoto
Lachlanita mainerina, Nav. Cabeza y pronoto
Ancylopteryx Feae, Nav. d'. Ala anterior DE
Sencera Feae, Nav. Ala anterior
Tanca Loriana, Nav. Base de las alas ;
Spilosmylus Beccarit, Nav. 3%. Ala anterior Cini
Rhapisma burmana, Nav. 9. Extremo del abdomen visto por
debajo
Rhapisma Weelet, Nav. Q. Extremo del piodloraen “sists wer
debajo.
Mantispilla basalis, Nav. Ala anterior
Entatoneura Alber tisit, Nav. Base del ala aincieniiae
Entatoneura Feae, Nav. a, Lamina subgenital 9. 0, base fil
ala anterior J. c, idem Q. ad ae
Neopanorpa Gestroi, Nav. J. a, db. 2.° y 4.° segmento del abdomen,
c, cercos inferiores, d, ala anterior .
Bittacus Patrizii, Nav.J'.a extremo del abdomen, dala anterior
Donaconethis abyssinica, End. Ala posterior (anomala) .
Odynerus (Lionotus) Vinciguerrae, Guiglia, clipeo 0° e 9
» » Schulthessi, Guiglia, clipeo Q :
Eumenes Gribodi Guiglia, 9. a, porzione apicale dell’ala an-
teriore; d clipeo; e addome, 7 peziolo visto
dal farce:
Eumenes acuminata, Sauss. Q d nanan aries dell'ala
anteriore; c clipeo .
Porcellio carthaginensis, Silv.
a?
» » » Pleopodo del 1.° paio del maschio
» » » Regione anteriore di uno degli
individui più sviluppati
» » » Pleone regione caudale di un
: grosso individuo con uropodi
anormali
Leptotrichus sp.
Armadillidium sp.
Concrezioni stalattitiformi ities.
»
. 365
368
369
370
371
374
375
378
378
380
381
382
386
387
388
403
405
425
425
448
449
450
450
453
455
461
ELENCO DEI NUOVI NOMI GENERICI PROPOSTI NEL PRESENTE VOLUME
ae Navas. ;
achlanita Navas
INDICE
D. VINCIGUERRA. = Pesci raccolti dal March Saverio Patrizi
nel bacino del Congo. (Tav. I) . È . Pag. 5-29
M. FeNOGLIO. — Contributo allo studio cbistalloprafies. della
Stefanite del Sarrabus (Sardegna) . . geen sss OR 30-38
O. DE BEAUX. — Risultati zoologici della Missione inviata
dalla R. Società Geografica Italiana per 1’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). Mammiferi.» 39-76
L. Di GaporIAco, — Risultati zoologici della Missione inviata
dalla R. Società Geografica Italiana per I’ esplora- -
dell’oasi di Giarabub (1926-27). Aracnidi di Giarabub
e di Porto Bardia. ‘ è è VB 77-107
A. HoRNUNG E G. MERMOD. — Mollusques de la Mer Rouge
recueillis par A. Issel, faisant partie des colletions
du Museé Civique d’Histoire Naturelle de Génes. Cin-
quiéme et dernière partie, Pleurotomidés et Mitridés. » 108-121
_F. CAPRA. — Risultati zoologici della Missione inviata
dalla R. Società Geografica Italiana per I’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-27). Ortotteri e
. Dermatteri . È ‘ è ‘ 4 : : . » 122-159
V. LALLEMAND. — Description de quelques Homoptéres
nouveaux de l’oasi de Giarabub (Cyrénaique) et de
la Somalie Italienne . : ~ » 160-163
J, BisaccHi. — Materiali per una ona dell’ “teo To-
scano. XX. Molluschi terrestri e fluviatili raccolti
dal March. Giacomo Doria nell’ Arcipelago Toscano.
(1875-1901) . 5 A » 164-186
G. BeLLIO. — Risultati 2vologici della Missione inviatà ‘dalla
R. Società Geografica Italiana per l'esplorazione del-
l'oasi di Giarabub (1926-1927). Coccidae (Hemiptera) » 187-194
L. Masi. — Risultati zoologici della Missione inviata dalla
R. Società Geografica Italiana per l'esplorazione del-
l’oasi di Giarabub (1926-1927) ores Chal-
cididae a » 195-240
F. Capra. — Risultati doalodici della Mi ione dogiolià ‘tele
R. Società Geografica Italiana per l’esplorazione del-
l’oasi di Giarabub (1926-1927). Due nuovi Coccinel-
lidi di Cirenaica 7 i . » 241-242
G. MULLER. — Due nuovi uu della Fusina | e » 243-246
L. GAMBETTA. — Risultati zoologici della Missione inviata
“dalla R. Società Geografica Italiana per l'esplorazione
dell’oasi di Giarabub (1926-1927). Molluschi
L. Mast. — Nuova specie di Huchalcidia della Somalia
Italiana (Hymenopt. Chalcididae :
L. GAMBETTA. — Risultati zoologici della Missione insiala
dalla R. Società Geografica Italiana per l’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). La Malaco-
fauna del Lago Arrascìa ;
F. INvREA. — Risultati zoologici della Sion imola
dalla R. Società Geografica Italiana per l’esplorazione
dell’oasi di Giarabub (1926-1927) Mutiliidae e Chry-
sididae (Hymenoptera). -
F. SILVEsTRI. — Risultati zoologici dal Micciowe ale
dalla R. Società Geografica Italiana per l’esplora-
zione dell’ oasi di Giarabub (1926 - 1927). Miriapodi
Chilopodi. PERI .
J. M. DUSMET. — Risultati Lonlogici della Miscione a
dalla R. Società Geografica Italiana per |’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). Algunos Api-—
dos y Eumenidos de Cirenaica
V. LABOISSIERE. — Galerucini africains de la eoueenan iù
i Musée Civique de Génes. Première partie.
L. Navas. — Insectos exoticos Neurdpteros y afines del
Museo Civico de Génova :
A. HoscHEK. — Neue Buprestiden aus snc
_ D. GuiGLIA. — Risultati zoologici della Missione naso
- ‘dalla R. Società Geografica Italiana per I esplora-
- zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). SER
aculeata.
D. Guietia. — Una nuova bari iran del genere pe
menes :
H. E. ANDREWES. — desio vi some new La of
Carabidae from Sumatra
A. BRIAN. — Risultati zoologici della isiono iui dolla
R. Società Geografica Italiana per 1’ esplorazione
dell’ oasi di Giarabub 2) Isopodi terrestri.
(Tav. IL, Il, IV.)
G. CurLo. — Sopra alcune concrezioni ii Ios
della grotta del Pugnetto (Valle di Lanzo)
Indice delle figure nel testo
Elenco dei nuovi nomi generici proposti ca cato oluma
3 Pag.
»
»
SNE
Da
»
»
247-263 si
264
265-208
290-307,
308-312
313-318
319-353
354-389 -
390-392
393-421 ©
422-426
427-444
445-460
461-464
465
469
Annali del Museo Civico - Vol. LIII daw. Il
Synodontis contractus, n. sp.
A. Baliani del. Litog. A. Rossi
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Annali del Museo Civico - Vol. LIII Tav. II.
Henmilepistus brevicaudatus B. L.
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Annali del Museo Civico - Vol. LIII Tav. III.
Porcellio (Agabiformius) vesiculosus n. sp,
Annali del Museo Civico - Vol. LIII Tav. IV.
Porcellio (Agabiformius) vesiculosus n, sp,
: BISACCHI. — Materiali per una Fauna dell’Arcipelago To-
scano. XX. Molluschi terrestri e. fluviatili raccolti
dal March. Giacomo Doria nell’ Arcipelago Tosco
(1875-1901)
. BELLIO. — Risultati zoologici della Neate ita dalla
R. Società Geografica Italiana per l'esplorazione del-
_ l’oasi di Giarabub (1926-1927). Coccidae (Hemiptera)
. Masi. — Risultati zoologici della Missione inviata dalla
R. Società Geografica Italiana per l'esplorazione del-
Yoasi di Giarabub (1926-1927) Hymenoptera Chal-
cididae
. CAPRA. — Risultati: lc della Missione ee oi
R. Società Geografica Italiana per l’esplorazione del-
l’oasi di Giarabub (1926-1927). Due nuovi ores
lidi di Cirenaica
. MULLER. — Due nuovi La. della la
. GAMBETTA. — Risultati zoologici della Missione inviata
dalla R. Società Geografica Italiana per l’esplorazione
dell’oasi di Giarabub (1926-1927). Molluschi
. MASI. — Nuova specie di Huchalcidia della Somalia
Italiana (Hymenopt. Chalcididae î
. GAMBETTA. — Risultati zoologici della Missione ua
dalla R. Società Geografica Italiana per I’ esplora-
‘zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). La Malaco-
fauna del Lago Arrascia î
. INvREA. — Risultati zoologici della uso nu.
dalla R. Società Geografica Italiana per l’esplorazione
dell’oasi di Giarabub (1926-1927) Mutillidae e Chry-
sididae (Hymenoptera).
. SILVESTRI. — Risultati zoologici- della Missiorio n.
dalla R. Società Geografica Italiana per l’esplora-
zione dell’ oasi di Giarabub (1926-1927). Miriapodi
Chilopodi.
. M. DusmeT. — Risultati a Sblodiei della Mono noia
dalla R. Società Geografica Italiana per I’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). Algunos Api-
dos y Eumenidos de Cirenaica. .
. LABOISSIERE. — Galerucini africains de la Lollection ai
Musée Civique de Génes. Première partie. 5
. Navas. — Insectos exoticos Neuropteros y afines del
Museo Civico de Génova 5
. HoscHEK. — Neue Buprestiden aus ii
. GuIGLIA. — Risultati zoologici della Missione ine
dalla R. Società Geografica Italiana per |’ esplora-
zione dell’oasi di Giarabub (1926-1927). rea
aculeata. — A
. GUIGLIA. — Una nuova specie africana del i e
menes
. Pag.
xv
164-186
187-194
195-240
241-242
243-246
247-263
264
265-298
299-307
308-312
313-318
319-353
354-389
390-392
393-421
422-426
Re Società ua Italiana pe
dell’ oasi di Giarabub (1926- Een
(Tav. II, Il, IV.) Aron rt
G. CURLO. — Sopra Je concrezioni stalattiitormi silie
della grotta del Pugnetto (Valle di eg aa
. Indice delle figure nel testo — RI Rea EA RCRATTO
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