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FOR THE. PEOPLE
FOR EDVCATION
FOR SCIENCE
LIBRARY
OF
THE AMERICAN MUSEUM
OF
NATURAL HISTORY
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STORIA NATURALE
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PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
SERIE 3, Von. VII
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STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU a
Largo ria Roma, Piazza S. Marta, N. 39
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Fino a questi ultimi anni, per quanto mi consta, non si cono- 2a
sceva alcuna specie di Paussidi delle isole Filippine ed è soltanto AR
nel 1914 che Heller ha descritto la prima ('). La serie ha comin- e.
«ciato con un nuovo Protopaussus, raccolto dal Prof. C. F. Baker 2a
a Luzon, insetto molto notevole per la provenienza e per essere A
a quarta specie della tribù dei Protfopaussini; ma in seguito bi
non si ebbero altre scoperte e si poteva ritenere quindi che il pr
genere Paussus, che pure è rappresentato in altre isole della ssa
_ Malesia, dovesse mancare alle Filippine. Fu perciò una grata sor-
| presa per me di ricevere, nel corso di quest’ anno, insieme ad ‘a
un Protopaussus Bakeri, che non esisteva ancora nella colle- pi
“zione del nostro Museo, un esemplare di un vero Paussus, forma
ben caratteristica e nuova, che qui descrivo. Me
Questa scoperta, come quella del Protopaussus , si deve al im
Prof. Baker, altamente benemerito per tutto ciò che ha fatto e
che va facendo per lo studio della fauna entomologica delle Filip-
pine. Io gli sono molto grato pel nuovo Paussus e per il ricco aa
materiale entomologico altre volte fornito, che è stato argomento BS
di un mio recente lavoro. CE
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‘a
GENOVA, dal Museo Civico, 16 Settembre 1917.
Paussus tagalicus, n. sp. P i es
_ Supra opacus, rufo-piceus, tenuiter punctulatus et albo
| pilosulus, capitis lateribus, antennis, thoracis marginibus, +
| pedibusque, tarsis exceptis, nigris; elytris area lata mar-
a SI subtriangulari, retrorsum prolongata, areola sub- a
ee (1) Protopaussus Bakeri. Heller, Wiener entomologische Zeitung, XX XIII, 1914,
|. 203, con figura nel testo.
> Pe Noe RL OS ne ee ee
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6 R. GESTRO
rectangulari apicali ad angulum internum, maculisque
duabus minimis obsoletis ad humeros et ad apicem, nigris,
nitidis, glabris, plica apicali flavescente ; pygidio obscuriore;
subtus nitidus, pro- et mesosterno nigricantibus, metasterno
flavo-ferrugineo, abdomine rufo-piceo, segmentis ultimis .
obsolete fusco fasciatis.
Capite medio longitudinaliter sulcato, clypeo angusto,
medio profunde exciso, vertice area rotunda subelevata fo-
veolata; antennaruni clava longa, angusta, retrorsum leviter
incurvata, lateribus parallelis, basi paulo latiore, angulo
basali externo modice porrecto, apice rotundato, margine
antico et apice carinulatis, margine postico profunde sul-
cato, sulco foveolis sex impresso, disco leviter convero, ©
crebre punctulato et breviter albo piloso ; collo angusto.
Thorace bipartito, parte antica capite fere aeque lata, utrin-
que angulato-rotundata, postice elevata, medio longitudi-
naliter impressa, parte postica parum longiore, angustiore,
lateribus fere rectis; sulco transverso discoidali profundis-
simo, medio retrorsum valde ampliato, utrinque flavo se-
toso; disco punctulato et albo pilosulo, parte postica trans-
verse rugulosa. Scutello triangulari. Elytris latis, retrorsum
leviter ampliatis, humeris elevatis, crebre minute punctulatis
et tenuiter albo pilosulis, areis nigris laevibus glabris. —
Long. 7 millim. |
È opaco al disopra e con finissimi e brevi peli bianchi, lucente
al disotto; il colore fondamentale è un rossastro piceo, più scuro
sul pigidio; i lati del capo e le antenne sono neri: e lo stesso è
pel torace lungo i suoi margini e per i piedi; questi però hanno
i tarsi rossastri. Gli elitri presentano ciascuno un’ area laterale
larga, che comincia circa dal terzo basale e si allarga nel mezzo,
per ristringersi poi nella sua parte posteriore, che si prolunga
fino all’ incontro della plica apicale; quest’ area è nera, lucente,
senza punti e glabra; un’altra area ugualmente nera lucente e
glabra, ma assai più piccola e di forma rettangolare, trovasi
all'apice, sull'angolo suturale ; vi sono inoltre altre due macchiette
nere, molto piccole e poco appariscenti, una situata vicino all’omero,
l’altra all'apice presso l’areola suturale rettangolare. La plica
apicale è molto distinta e risalta molto per avere una tinta gial-
lastra, quindi diversa da quella del resto dell’ elitro. Il petto è
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PAUSSIDI DELLE ISOLE FILIPPINE
| nerastro, meno il metasterno che ha una tinta giallo-ferruginea ;
1 segmenti dell'addome sono fasciati di nero alla base, ma in
î modo assai poco appariscente.
n a Il capo si ristringe in avanti in un clipeo profondamente inta-
Bi nel mezzo ed è longitudinalmente solcato; sul vertice
| presenta un’area rotonda: elevata leggermente e infossata. La
clava delle antenne è stretta e abbastanza lunga, leggermente
incurvata in addietro; ha i lati paralleli e l'apice arrotondato,
pore sporgente; il margine anteriore e l’ apice sono sottilmente
Do | carenati; il margine posteriore è cana-
liculato in tutta la sua lunghezza, i
lembi del canale sono leggermente
ondulati e nel fondo di esso si osser-
vano 6 fossette; il disco è moderata-
mente convesso, con fitta punteggia-
tura e con brevi peli bianchi. Il torace
nella sua porzione più larga è all’ in-
circa largo quanto il capo; è diviso
in due parti: l'anteriore ha i lati, in
margine posteriore elevato e nel
mezzo presenta un forte solco longi-
tudinale che comincia a breve distanza
dal margine anteriore e raggiunge in
addietro il solco trasversale; la poste-
| riore è alquanto più stretta e più lunga dell’anteriore ed ha i lati
«quasi dritti; il solco trasversale che divide le due parti è molto
«profondo e allargandosi in addietro si confonde colla grande esca-
vazione mediana della porzione posteriore; ai suoi lati si osser-
‘vano i caratteristici peli gialli. Gli elitri, molto più larghi del
| torace, hanno gli omeri sporgenti ed elegantemente arrotondati ;
sono minutamente punteggiati e vestiti di peli finissimi bianchi,
eccetto che sulle aree nere. :
30 Questa specie deve collocarsi non lontano dal P. Waterhousei,
-Westw., il solo che abbia con essa qualche affinità; ma vi sono
fra loro differenze notevoli nella clava delle antenne, nelle pro-
pi porzioni del torace, ecc.; anche la specie di Westwood, della
quale troviamo una buona figura nel « Thesaurus entomologicus
alla base si allarga un poco e I’ angolo basale esterno non è
addietro, arrotondati-angolosi, ha il”
BR. GESTRO
oxoniensis », ha un’area elitrale nera lucente, ma in differente —
posizione, cioè presso la sutura e piuttosto in avanti e soltanto |
una per ciascun elitro. Importa notare che quest’ultima specie hat
i lati degli elitri frangiati di setole, carattere che manca nel —
P. tagalicus.
Il solo esemplare che mi fu cortesemente spedito dal Professor |
Baker e che ha servito per la presente descrizione, fu raccolto a
Luzon sul Monte Makiling. L'ospite è sconosciuto. A
Il P. Waterhousei, descritto di Penang, fu “scan
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trovato a Perak (Malacca), nell’Alta Birmania e in Sumatra. .
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Nel volume precedente di questi Annali (!) ho dimostrato che ;
il nuovo genere Pseudopaussus istituito da W. Schultze non ha
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alcuna relazione colla famiglia dei Paussidi ed è sinonimo “die
Trochoideus della sia degli Endomychidi. Mi restava il
dubbio se il Pseudopaussus monstrosus fosse uguale al ro
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choideus Desjardinsii, oppure ad un’altra specie di questo ge- —
nere; ora, grazie ad un cortese invio del Prof. Baker, ho avuto
a mia disposizione due cotipi g e 9 del preteso Pausside e |
confrontandoli con molti esemplari del Tr. Desjardinsii esistenti
nel nostro Museo, ho potuto accertare che realmente si tratta di *
una sola cosa.
(1) Alcune osservazioni intorno ai Paussidi (Ann. Mus. Civ. Genova. XLVII, aut
p. ere:
pid iS dat
Pror. AUGUSTO BEGUINOT
Pa
~~ Viaggio pi Leonarpo Fea NELL’AFRICA OCCIDENTALE (E
| CONTRIBUTO ALLA FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE
E NOTIZIE SULLA SUA AFFINITÀ ED ORIGINE
I. Storia delle esplorazioni botaniche.
Le isole del Capo Verde, scoperte nell’anno 1456 per opera
di due celebri navigatori italiani, il veneziano Alvise di Cadamosto |
ed il genovese Antonio Usodimare (*, non sono un territorio
botanicamente del tutto inesplorato e, cioè, una terra vergine. i
| Esse furono oggetto di parecchie esplorazioni e la loro vegetazione
forni materia ad alcuni lavori, di cui credo opportuno di dare
__un breve cenno.
= Le più antiche indicazioni di piante crescenti nell’Arcipelago
| risalgono ai primi anni del secolo XVIII e trovansi riportate in
«un’opera del Frazier, che vide la luce nel 1712 (2). Notizie più
fe precise e copiose si devono a Giorgio Forster (*) che, nel suo
i) viaggio attorno al mondo, visitava l’isola di S. Thiago nell’Agosto
del 1778 raccogliendovi 37 specie. Anche più ricco fu il contributo
a (1) M. Giov. Batt. Ramusio, Delle navigationi et viaggi ecc. In Venezia, vol. I
— (1600) Cfr. pag 96-112: « Delle Navigationi del Sig. Alvise Da Cà Da Mosto Gentil’huomo
| venetiano » e precisamente a pag. 108 sotto il titolo « come furon li primi che sco-
prirono l’isole di Capo Verde, a due delle quali posero nome bona vista, et di San
Iacopo ». È, quindi, in errore il Friedlaender (Beitr. z. Kenn. d. Kapverdischen
__—Inseln. Berlin, 1913, p. 18) che fa risalire la scoperta al 1446 e scambia Antonio da
| ‘Nola con Antonio Usodimare!
oa | (?) Frazier, Reise nach der Stidsee, 1712. — C. Bolle (in « Bonplandia » VIII,
+p. 280) riferisce che Lavandula latifolia Benth. fu scoperta nell’ isola di S. Vicente
da De Gennes « quum a. 1695 cum classi franco-gallica Gorgades appulisset » e la
| chiamò « Lavande sans odeur »: indicazione che non mi è riuscito di controllare.
a (5) G. Forster, Fasciculus plantarum magellanicarum, et plantae atlanticae ,
_ ex insulis Madeira, St. Jacobi, Adscensionis.... reportatae. Comm. Soc. Goett. vol. IX
(1787), p. 13-74 ,
10 A. BEGUINOT
di Cur. Situ che fece parte, in qualità di naturalista della spe-
dizione del Congo guidata dal Tuckey (!) nel 1818, ma le rac-
colte si limitarono a S. Thiago, parte nei dintorni di Porto Prayas.
parte sul Pico S. Antonio (3000’). Lo Smith fu, dunque, il primo
botanico a collezionare piante in zone elevate di queste isole.
Le conoscenze botaniche sull’interessante Arcipelago si accreb-
bero in seguito alle esplorazioni fatte dal Forses, botanico della
spedizione in Africa condotta da W. Owen e che raccolse una
ottantina di specie a S. Nicola e S. Antonio: da S. BRUNNER (*) che
nel 1838 visitava S. Thiago, Sal, Boa Vista e Brava enumerandone
88 specie: da J. Danton Hooker che nel Novembre del successivo
anno raccoglieva piante a S. Thiago. Una Ombrellifera (Tetra-
pleura Parl. = Tornabenea Parl.) ed alcune Graminacee (8)
(Pennisetum myurus Parl., Panicum Hookeri Parl., Sporo-
bolus insulanus Parl., Eragrostis pulchella Parl.) comunicò
al nostro F. ParLatore. Anche CarLo Darwin collezionò e mise
a disposizione del Museo di Cambridge alcune poche specie di _
quest’ultima isola raccolte durante una breve sosta nel Gennaio
del 1832 (come è ben noto, egli era a bordo del brigantino
da guerra « Beagle » sotto il comando del capitano Fitz-Roy
sul quale il celebre naturalista compiè il viaggio attorno al
mondo (4) ). Più importanti delle nominate sono le raccolte com-
piute nel 1841 da Troporo Voce. (naturalista della spedizione
del Niger sotto il comando del capitano Trotter) in seguito a
circa tre settimane di dimora nelle isole di S. Vicente e di
S. Antonio e di cui lasciò notizia nel privato giornale di
viaggio (°) edito dopo la sua morte, che lo colse prima del ritorno
in Europa. i
I materiali in questione, in grande parte controllati negli
Erbari (compresa una collezione di ignoto raccoglitore trovata nel
Museo di Storia Naturale di Parigi) servirono a Pa. Barker WEBB
(1) Tuckey, Expedition to Zaire or Congo, 1818.
(?) S. Brunner, Reise nach Senegambien und den Inseln des griinen Vorgebirges.
Bern, 1840; Botanische Ergebnisse ecc. Flora, 1840, Beiblatter, Bd. I, p. 1-96 e Bd. II,
pi 1-57"
(5) F. Parlatore, Nuove specie di Graminacee delle isole: del Capo Verde. Atti
8.° Riun. Scienz. Ital. tenuta in Genova. Genova, 1847, p. 586.
(‘) G. Darwin, Viaggio di un naturalista intorno al mondo. Trad. ital. di
M. Lessona. Milano, 1915, cap. I, p. 43.
(6) Journal of the Voyage to the Niger of Dr. J. R. T. Vogel. In Hocker « The
London Journal of Botany », vol. V (1846), p. 621, ed in Hooker « Niger Flora », p. 22-72.
ag O) *_-
4
a a redigere il noto « Spicilegia Gorgonea » edito nella « Niger
- FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 11
Flora » di W. J. Hooker, che vide la luce nel 1849 (*). Vi sono
enumerate 294 specie, delle quali 278 vascolari, parecchie proposte
come nuove per la scienza. Un supplemento (*) fu pubblicato
a
— dallo stesso botanico nel seguente anno su piante raccolte dal
francese Bocanpé, ma buona parte delle quali non furono in
| Seguito ritrovate e, come sospettò l’ Engler (*), dato il carattere
più decisamente tropicale, è molto ank che siano state
È raccolte sul continente africano: parecchie non portano designa-
zione dell’isola di provenienza ed è eloquente il fatto che tale
supplemento restò incompleto. In quello stesso anno e, cioè, nel
1850, le isole di S. Vincente, Mayo, Boa Vista, Sal e S. Antonio
furono accuratamente esplorate per circa due mesi da G. A. Scumipt
e le raccolte sommano a 302 specie. Nel lavoro (4) che l'A. ne
redasse sono rifusi e posti al corrente i precedenti materiali,
| parecchie entità descritte come nuove, di guisa che il totale
i; delle specie note per l’Arcipelago, all’inizio della seconda metà
— del secolo XIX, comprese le naturalizzate, è di 4835 vascolari,
95 alghe, 5 licheni, 6 briofite ed 1 fungo: complessivamente
4172 specie. L’opera dello Schmidt è preceduta da un’ampia
trattazione geografica e corologica nella quale sono esposte e
discusse le condizioni di ambiente, le peculiarità ed i caratteri
della vegetazione delle singole isole, nonchè i rapporti con altre
flore continentali ed insulari. In fondo al volume, e quando era
x
stato già composto, è riassunta in poche righe una memoria
comparsa nei fascicoli di Novembre-Dicembre del 1851 della
« Botanische Zeitung » con firma « S-l» (°) evidentemente
~ redatta da uno dei direttori del periodico, D. F. L. von ScHLECH-
TENDAL, in base a materiale raccolto da C. Pabst nell’isola di
Mayo. Vi si contengono osservazioni critiche su alcune specie e
() W.J. Hooker, Niger Flora..... including « Spicilegia Gorgonea » by P. B. Webb.....
| London, 1849, pag. 89-197, tav. I-XVI. Queste tavole con le relative diagnosi delle
| ‘specie furono riportate nel 4.° volume (nuova ser.) delle « Icones plantarum » di
W. J. Hooker. :
(?) Webb, Appendix to the « Spicilegia Gorgonea » published in the « Flora of
the Niger Expedition ». Hooker’s Jour. of Botany, vol. II (1850), pag. 308, 345, 369.
Questa ulfima puntata si chiude con un « to be continued », ma il seguito non fu
mai pubblicato.
(®) Vedi lavoro citato nevi pagine seguenti.
(4) J. A. SCHMIDT, Bettrige sur Flora der Cap-V er aechen Inseln. Heidelberg, 1852.
(5) S-1 [Schlechtendal ], kin Beitrag zur Flora des Inseln des grunen Vorgebirges.
Bot. Zeit., Bd. IX (1851), p. 47-50.
‘
19 A. BEGUINOT
di
la diagnosi di due nuove: Fagonia Mayana (raccolta anche dal
nostro Fea) e Pennisetum intertextum.
Negli anni 1851-52 il ben noto CarLo Botte (che si occupò |
tra l’altro anche di Flora italiana) fece una lunga dimora in |
quasi tutte le isole Capoverdiane (') raccogliendovi un ingente
materiale, di cui non pubblicò che le specie nuove e più impor-
tanti in 5 memorie che videro la luce tra il 1859 ed il 1861 nel
periodico « Bonplandia » (*). Vi sono illustrate, spesso con copiose
osservazioni critiche, 34 specie, delle quali 8 proposte come nuove
per la scienza. Precedentemente e, cioé, nell’anno 1855, aveva
recensito, sempre nel citato periodico (*), le Pteridofite tutte del-
l’Arcipelago e nel 1861 nell’indice dei semi dell’ Orto botanico di
3erlino descrisse una nuova specie di Statice (= S. Brauni)
e nell’opera del Krause un nuovo Cyperus di S. Vincenzo
(= C. Cadamosti): ma, come accennai, il più ed il meglio
delle raccolte restò inedito o fu in seguito utilizzato per lavori
monografici.
Una importante memoria sulla vegetazione dell’isola di S. Vin-
cenzo redasse nel 1892 H. L. Krause (4) in seguito ad esplo-
razioni fatte dall’A. nel mese di Novembre del 1884, di Gennaio
ed Aprile del 1885 e del Settembre 1889. Vi sono enumerate
183 vascolari, vi sono studiate le formazioni e discussa la origine
della Flora. È, invece, un nudo elenco di 214 specie (comprese
le cellulari) il lavoro redatto dal Prof. J. A. Henriques. (*) in
base a materiale raccolto in alcune delle isole da J. A. Carposo
junior. Una nuova specie di Chloris (= Chl. nigra), raccolta
(1) Notes on the Botany of the Cape de Verd Islands; extracted from a letter of
Dr. C. Bolle to W. Willson Saunders. In Hooker’s Journ. of Bot. IV (1852), p. 59.
(3) GC. BOLLE, Addenda ad floram Atlantidis, praecipue insularum Canariensium
Gorgadumque. I. Bonplandia. Bd. VII (4859) , p. 238-246; II ibid., pag. 293-298; III. Bd.
VIII (1860), p. 130-136, e IV p. 279-287; V. Bd. IX (1861), p. 50-55.
(5) Ip., Novitiae Florae Caboverdicae, Canariarum ecc. Bonplandia, Bd. II (1855),
p. 4124-124.
(‘) E. H. L. Krause, Flora der Insel St. Vincent in dem Capverdengruppe.
Engler’s Bot. Jahrb., Bd. XIV (1892), p. 394-425. — Alcuni anni prima (1873), H. N.
MosELEY, naturalista della spedizione dello « Challenger », aveva reso conto in una —
breve nota (Notes on Plants coilected at St. Vincent, Cape-Verdes. Journ, Linn. Soc.,
Bot. XIV, 1875. p. 340) delle piante e della vegetazione di queste isole. È a questi che
devesi pure la raccolta delle Alghe studiate dal Dickie.
(5) J. A. HENRIQUES, Enumeragao de plantas colhidas nas ilhas de Capo Verde
por J, A. Cardoso Junior. Bol. da Socied. Broteriana, XII (1896), pag. 130-150.
Ea ia Ks A. eee ha Bees all’ HACKEL DE materia di
una breve nota illustrativa su questa Graminacea.
rare e fra i raccoglitori, oltre il Bolle, vi compaiono i nomi di
CunnincHam, Lowe, Wawra, GossweILER ecc. che non mi consta
“abbiano nulla pubblicato in argomento. Poco aggiunge al gia
noto una breve nota di H. Baum (?), mentre hanno carattere
economico due di A. Motter (*) sulle piante coltivate nell’Arci-
| pelago. Il Rit (4), ma specialmente A. EveLer (5), hanno
riassunto i caratteri più salienti della vegetazione spontanea dello
stesso, il FriepLAENDER (5) quelli del paesaggio culturale.
A Quanto alle crittogame, oltre quanto ho già ricordato a suo
luogo, merita di essere citato un lavoro di C. Montagne (*) che
a ne elenca 106 specie, due del Dickie (*) ed uno dell’Askenasy (°)
sulle Alghe, nel quale ultimo sono riassunte tutte le conoscenze
| su questo gruppo di piante, compresi i dati editi da un nostro
| connazionale, il compianto Piccone (!°), in base a materiali rac-
colti dal Marcacci durante il viaggio di cireumnavigazione della
= - « Vettor Pisani ». Non occupandomi nel presente lavoro che di
sole piante vascolari, reputo superfluo scendere ad ulteriori det-
tagli bibliografici, (1).
a
(1) HACKEL, Especie nova da flora das ilhas de Cabo Verde; Chloris nigra Hack.
Bol. da Socied. Broteriana, XXI (4905) wad dos
(?) H. Baum, Botanische Eindriicke auf den Kapverdischen Inselnund Principe.
Tropenpflanzer, III (1899), p. 489-496. Na
(#) A. F. Moller, Bemerkungen tiber die Nutzpflanzen der Capverdischen Inseln
und Principe. Tropenpflanzer. JII (1899), p. 603-04; Die Landwirtschaft im Archipel
von Cabo Verde. Ibid., VII (1903), p. 445-47.
(4) Rikli, Lebensbedingungen und Vo anca der Mittelmeerlander und der
ierameischen Inseln. Jena , 1912. ‘
. (5) Engler, Die Pflanzenwelt Afrikas insbesondere seiner trop. Gebiete. I Bd. 2
Hàlfte. Leipzig, 1910, p. 847-822.
(5) Friedlander, op. c. p. 33-36.
(7) G. Montagne, Florula Gorgonea. Ann. Sc. Nat. Bot., ser. 4.2, tom. XIV (1860),
p. 211-220. : Li
(8) Dickie, Enwmeration of Algae collected of the Cape-Verde Islands by
H. N. Moseley. Journ. Linn. Soc., XIV (4875), p. 344; Supplement Notes on Algae coll.
by H. N. Moseley. lbid., XV (1877), p. 188.
i (9) M. E. Askenasy, Enwmeration des algues des tles du Cap Vert. Bull. Soc.
Broteriana, XIII (4896). p. 150-175.
(19) Piccone, Alghe del viaggio di circumnavigazione della V. Pisani, 1886. Nuove
alghe del viaggio ecc., 1889.
(4) Qui ricordo che il Prof. P. A. Saccardo (Fungi aliquot africani lecti a cl.
A. Moller etc. « Bolet Soc. Brot. XXI, 1904-05 ») ricevè e descrisse di S. Thiago tre
nuove specie di Funghi appartenenti ai gen. Dionerium, Leptosphaeria e Rhabdospora.
14 A. BEGUINOT
Il. Condizioni di ambiente
e cenni sulle raccolte botaniche studiate.
Le isole del Capo Verde hanno ricevuto il nome dall’ omonimo
promontorio della Senegambia alla cui latitudine (precisamente
tra il 15° e il 17° lat.) giacciono e dal quale ‘la più - vicina é
separata da una distanza di circa 570 km. Le maggiori sono 10
distribuite in due gruppi: l'uno il N.-0., dette isole di Barlavento
(e, cioè, di sopravento), comprende S. Antào (S. Antonio),
S. Vincente (S. Vincenzo), S. Luzia e S. Nicolao: l’altro, a
sud-est del primo, comprende le isole dette di Sotavento e, cioè,
da nord a sud, Sal, Boa Vista, Majo, S. Thiago, Fogo e Brava.
Fra S. Lucia e S. Nicola si trovano le due piccole isole dette
Ilheo Branco e Razo: al nord di Brava i due isolotti Rombo e
Grande.
Sono isole di origine vulcanica (!) e quindi le roccie ed il
suolo che ne deriva è per la massima parte formato di lave
trachitiche o basaltiche, da tufi, scorie ed altri prodotti dell’attività
endogena che, spentasi in tutte le isole da epoca più o meno
remota, prosegue in quella di Fogo, le cui ultime eruzioni storiche.
di lava risalgono agli anni 1775, 1817, 1847, 1852 e 1857,
mentre nel 1909 ebbe luogo una eruzione di ceneri. E degno di
nota che in quasi tutte le isole e specialmente in quelle più orien-
tali (Sal, Boa Vista e Majo) esistono antiche roccie cristalline
(foyaite, diorite, granito, sienite, ecc.) e sedimenti calcarei riferiti al
mesozoico ed al cenozoico, sui quali ultimi già il Darwin aveva
richiamato I’ attenzione per S. Thiago e che, come vedremo nel-
l’ultimo capitolo, inducono a pensare ad una maggiore estensione
delle attuali isole ed a collegamenti territoriali con il continente
africano e forse anche di più vasta portata. In quasi tutte le isole
si riscontrano formazioni a tipo di duna, specialmente sviluppate
(1) Cfr. fra la letteratura recente sull’argomento: C. Doelter, Hauyne der Cap-
verden. Tschermak’s Min. u. Petr. Mitt.. IV (1882), p 461; Die Vulkane der Capverden
und ihre Produkte, Graz, 1882; Uber die Cap Verden nach dem Rio Grande. Leipzig,
1884; Melikow , Uber einige. vulkanische Sande und Auswwyr]linge von der Inseln
S. Antao. Mitt. nat. Ver. Steiermark, 1895, p. 256; Stelzner. Uber Gesteine von den Cap
Verden. Berg-und Hittenmannische Zeitung, XXVI (1909), p. 47 e 142; Hennig, Apty-
chen von den Kapverdischen Inseln. Zeitschr. d. Geol. Gesellsch. Bd. 65 (1913), Heft.
II; Friedlaender, Beitrage zur Kenntniss der Kapverdische Inseln. Berlin, 1913.
SY
DEL CAPO VERDE
FLORA DELLE ISOLE
a Boa Vista, che il vento sospinge entro le vallate e nelle spac-
= delle roccie. Data la natura del suolo, le acque sono
scarse, vi mancano corsi perenni, le sorgenti sono di piccola ‘por-
ta ta, i pantani che si formano durante la stagione delle pioggie
in SLA scompaiono al cessare di queste. Come scrive il
i | Friedlaender, le tre isole più orientali (Sal, Boa Vista e Majo)
È hanno carattere desertico e danno l'impressione di frammenti
- staccati del Sahara. Sono isole basse, elevantesi sul mare di qualche
| centinaio di metri, laddove tutte le altre hanno earattere montuoso.
Le maggiori elevazioni si spingono a S. Vincente a 710 m. (M.
Verde), a Brava a 920 m., a S. Nicola a 1275 m., a S. Thiago
a 1355 m. (il Pico da Antonia), a S. Antonio a 1950 m. e final-
‘mente a Fogo, il vulcano noto sotto il nome di Pico, raggiunge
la quota di 2850 m. (!).
È Data la latitudine in cui giacciono, il clima riveste carattere
. tropicale, ma con alcune qualità e parecchie irregolarità che meri-
terebbero uno studio approfondito. La distribuzione delle pioggie
è diversa nei due gruppi di isole (?): nel gruppo nord-occidentale
la stagione piovosa cade nell’ autunno e nell’ inverno, mentre in
D quello sud-orientale coincide col secondo solstizio e si estende sulle
orientali dal Luglio al Settembre, nelle meridionali dall’ Agosto
all’ Ottobre. La quantità di pioggia varia a seconda degli anni e
dell’ altitudine nelle isole più elevate: nella storia di alcune di
esse, e specialmente di S. Thiago, sono ricordati numerosi periodi
di prolungata siccità causanti fame e desolazione (°).
All’ epoca in cui le isole capoverdiane furono scoperte erano
. disabitate: attualmente Brava, che è una delle isole più intensa-
mente coltivata, conta circa 10000 abitanti prevalentemente bianchi
È con scarse infiltrazioni di sangue nero: Fogo ne conta 2000 in
È. — prevalenza di razza nera e fu pure presa di mira da immigrati
— americani: S. Thiago è popolata complessivamente da 60000 abi-
tanti a caratteri africani più puri di Fogo, ma alberga pure una
cospicua colonia di bianchi specialmente portoghesi. Caratteri spe-
cialmente africani hanno i coloni di Majo e Sal, mentre a Boa
Vista, S. Nicola e S. Antonio mancano quasi del tutto bianchi e
«neri e la popolazione risulta in prevalenza di mulatti. S. Vincenzo
(*) Quote desunte dal lavoro del Friedlaender s. c.
(® Krause, Flora der Insel St. Vincent ih 1. s. c.
: (5) Vi accenna gia il Dumont D’ Urville (Viaggio da Tolone alle isole Canarie,
in America, ecc., 4.° ediz. ital., Firenze, tom. I, p, 75).
16 A. BEGUINOT
è l'isola a carattere più cosmopolita con una forte colonia di
europei (portoghesi, inglesi, italiani) ma anche con negri e mulatti
di ogni gradazione e mescolamento. Segue da ciò che il pae-
saggio culturale, pur avendo un'impronta specialmente tropicale,
risulta assai svariato e numerose e di svariate provenienze sono
pure le infiltrazioni e gli inquinamenti che ha subito la flora indi-
gena dall’ epoca in cui le isole furono colonizzate e volte in parte
a coltura.
Tali le condizioni di ambiente più generali: ma gioverà aggiun-
gere altri particolari che desumo dalle lettere che Leonardo Fea (1),
cui si deve la raccolta qui illustrata , indirizzava durante il viaggio
al march. Giacomo Doria e che contengono dati non privi di inte-
resse per l'argomento. Da queste lettere si apprende che il com-
pianto naturalista-viaggiatore parti da Genova il 1.° Dicembre 1897
e, dopo avere toccato di sfuggita S. Vincenzo (dove raccolse 7
specie), S. Antonio, S. Nicola e Sal, giunse a Sal-Rei capoluogo
di Boa Vista, l’isola scelta per la sua prima stazione. La lettera
inviata al Doria è in data 11 Gennaio dell’anno successivo. Una
delle caratteristiche dell’ isola che colpisce il viaggiatore sono le
dune di sabbia coprenti in alcuni punti vaste estensioni, special-
mente lungo la costa occidentale, immediatamente a sud di
Sal Rei e nei pressi di Estancha, ove occupano parecchie diecine di
kmq. Alcune specie notoriamente psammofile (ricordo Cenchrus
echinatus, Sporobolus robustus, Aristida Adscensionis, Cy-
perus crassipes, C. mucronalus B albidus, Zygophyllum
simplex e Z. Fontanesii, Tribulus cistoides, Ipomaea Pes-Ca-
prae, Euphorbia Chamaesyce var. canescens ) devono essere
state raccolte su queste distese di sabbia, che il vento trasporta
dal vicino continente e che ai raggi del sole assumono un candore
accecante. Il 20 Dicembre si porta ad Estancha a circa 15 km.
più a sud non lungi dalla costa occid. dell’isola. Di qui sale 1
monte omonimo (350 m.) raccogliendovi parecchie specie, tra cui
una Euphorbia di circa 1 m. di altezza di un bel verde contra
stante con la tinta arsiccia del suolo ed unica nota gaia, egli
scrive, in tanta aridità di roccie e di dirupi.’ È la interessante
E. Tucheyana Steud. (= E. arborescens Chr. Smith in Tuckey,
(1) L. Fea, Dalle isole del Capo Verde. Boll. della Soc. Geogr. Ital , ser. 3.2, vol. XI
(1898), p. 358-368 e 537-552; vol. XII (1899), p. 7-26; 163-174; 302-312. Cfr. inoltre: R. Ge-
stro, Leonardo Fea ed i suoi viaggi. Cenni biografici. Ann. Mus Civ. Stor. Nat. di
Genova, ser. 3.*. vol. I (1904), p. 95-152.
eee scien ok Be ‘
at = a pay BIT ; gn
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 17
Voy. p. 251 — cui si deve la prima scoperta). Raccolse pure
alcuni licheni, rimasti indeterminati, e nella lettera segnala una
—_Pteris, che è l’Aspidium eriocarpum Wallr.: rivide pure una
altra Euforbiacea, già notata a Sal Rei, nota sotto il nome di pur-
| gueira (= Jatropha Curcas L.) che trovò priva di foglie e carica
«di cocche sferoidali poco inferiori per grossezza ad una noce, i cul
semi sono raccolti dagli indigeni e venduti a Sal Rei, dove trovano
la via per l Europa. Tra gli arbusti egli ricorda anche il taraf
(= Tamarix gallica var. senegalensis) e fra gli alberi, che
si possono contare sulle dita di una mano, poche macchie di
Palme evidentemente introdotte (nell’ Arcipelago sono indicate :
Borassus flabelliformis L., Phoenix dactylifera L. e Cocos
nucifera L.). Nonostante la stagione disadatta,.i due mesi di
permanenza nell’ isola permisero al Fea, occupato sopratutto alle:
raccolte zoologiche, di collezionare una sessantina di specie,
parecchie delle quali riuscirono nuove per la sua vegetazione, tre
. per la flora di tutto l’Arcipelago e, cioè: Scirpus maritimus L.,
: Typha australis Schum. e Breweria suffruticosa Schinz.
Da Boa Vista il nostro viaggiatore si imbarca a meta Feb-
braio per l'isola di S. Thiago, come si disse, |’ isola maggiore
dell’ Arcipelago, sbarcando a Porto Praya, sua capitale, dove
sessanta anni prima aveva approdato la « Beagle » con a bordo
Carlo Darwin. La lettera indirizzata al Doria è in data 20 Maggio
e da essa si apprende che, dopo un breve soggiorno alla capitale,
il Fea si stabili il 24 Marzo ad Orgàos Grandes, presso le pen-
dici della maggiore elevazione dell’isola, il Pico da Antonia
(1355 m.), e quasi nel centro della stessa. I dintorni sono ricchi
di vegetazione dovuta quasi esclusivamente a soggetti agrari, tra
i quali Fea ricorda gli aranci, i banani, le papaie, il caffè, la
palma da cocco, la canna da zucchero, alcune leguminose: sui
declivi anche assai ripidi, ma con buona terra, prosperano sino a
notevole altezza la manioca ed il mais, che formano la base ali-
mentare di quella popolazione. Vi rivide la purgueira ancora priva
di foglie e vi raccolse la più parte delle specie da me studiate.
Di qui il 16 Aprile compié in 5 ore l’ ascensione del Pico da
Antonia, la cui altezza, determinata con |’ aneroide, si rivelò di
1350 m. e, quindi, molto inferiore alla quota assegnata da alcuni
geografi e riportata in alcune carte (sino a 2590 m.). Poche
furono le piante raccolte e di queste il Fea ricorda, fra le erbacee,
i Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.7, Vol. VIII (45 Dicembre 1917). 2
18 A. BEGUINOT
una Campanula (la var. humilis dell’ endemica C. Jacobaea
Smith) e fra gli alberi una specie di Acacia nota sotto il nome
di spino bianco e che egli ritiene corrispondere all’ A. albida
(ma con quel nome nella raccolta ho trovato esemplari di Di-
chrostachys nutans Benth.). La stagione secca in cui fece l’ascen-
sione ridusse il bottino a poche altre specie (fra le più importanti
cito: Polycarpaea Gayi, Euphorbia Tuckeyana, Echium
hypertropicum, Satureia Forbesi, Odontospermum Daltonii)
ed egli descrive il vulcano come povero ed arido, nudo di vege-
tazione attorno al cratere, affatto brullo, date le pendenze verti-
ginose, nel versante orientale. Tuttavia, fecondato dal lavoro
umano, esso sfoggia sino a circa 800 m. piantagioni di caffè e
di canna da zucchero. Altre piante furono dal Fea collezionate
sulla costa orientale dell’ isola presso Pedra Badejo (detta anche
S. Thiago) ad una dozzina di km. da Orgàos Grandes, dove si
imbattè in due estesi stagni che, a detta degli indigeni, comuni-
cano col mare durante la stagione delle pioggie, ma al Fea l’acqua
parve dolce. In queste condizioni egli dovette raccogliere la
Jussieua suffruticosa L. genere nuovo per tutto l’Arcipelago e pure
presso Pedra Badejo egli rinvenne altra specie rara, il Sesamum
radiatum Schum, Complessivamente le specie messe assieme som-
mano ad una sessantina e, quantunque fosse una delle isole più
esplorate, non poche di esse, come mostra |’ elenco, riuscirono
nuove: sei sono da aggiungere alla flora dell'intero Arcipelago e,
cioè, oltre la citata Jussieva, il Cyperus Mundtii Kth., il
Ficus gnaphalocarpa Steud. (introdotto?), |’ Indigofera astra-
galina DC., la Physalis angulata L. e l Acanthospermum
hispidum DC. (quest’ultimo forse avventizio): una risulta nuova
per la scienza, la Tornabenea annua Beg.
Da S. Thiago I’ instancabile naturalista si portò a Fogo, dove,
precisamente nel capoluogo S. Filippe, lo troviamo il 1.° Giugno
sostando nell’isola sino alla metà del Luglio. Una lettera. indiriz-
zata al Doria in data 12 Luglio ci mette al corrente delle sue
peregrinazioni. La sosta a S. Filippe dura tre settimane, quindi
si reca a Queimada e di qui ad Igreja distante circa una quarantina
di km. dal capoluogo ed ano dei centri popolosi più importanti
dell’isola. Scopo principale di questo spostamento di sede era
quello di avvicinarsi alla maggiore elevazione dell’isola , il celebre
Pico, del quale esegui l’ ascensione il 27 Giugno. Come prima
:
4
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE
tappa egli raggiunse una specie di altipiano detto Cha (Chao nelle
carte del Friedlaender ) posto a 1650 m. ed intergiacente tra la
Serra (alla quota di 2700 m. e che rappresenta possiamo dire la
Somma di quell’ apparato vulcanico) ed il cono del vulcano ai
piedi del quale l’aneroide segnava 1800 m. s. m. Salitolo, il
Fea raggiunge il margine del cratere 0, più esattamente, un
avvallamento interposto fra la corona di ridossi di varie altezze
che circondano il cratere e che si trova alla quota di 2650 m. Il
ridosso più elevato, che il Fea non ascese, è calcolato un 200 m.
e, quindi, la sommità del Pico, dove pochi europei hanno posto
piede, non sarebbe superiore ai 2850 m. Tale quota risulta più
bassa di quella calcolata dagli ufficiali inglesi Vidal e Mudge, i
primi europei, a quanto si sa, che compirono l’ascensione (2976 m.)
ed a quella riportata frequentemente nelle carte (3200 m.). Non
entrando nell’ argomento riferire tutte le peripezie della faticosa
ascensione, né le acute ed argute osservazioni che su quello strano
mondo il Fea è venuto facendo, qui mi limito a ricordare le
poche ma interessanti specie che egli raccolse sullo Cha ad una
quota tra 1700 e 1800 m. e che sono le seguenti: Asplenium
Adiantum-nigrum (nuova per Fogo e per l’Arcipelago), A spi-
dium eriocarpum, Polycarpaea nivea, Epilobium parviflorum
(probabilmente presso. una delle fonti di acqua perenne che egli
rinvenne a quella quota), Linaria dichondraefolia, Satureja
Forbesii, Lavandula rotundifolia, Periploca levigata, Arte-
misia Gorgonum, Phagnalon melanoleucum e Gnaphalium
luteo-album (con ogni probabilità assieme all’ Epsodium s. c. )
e Nidorella varia. Sul cono del vulcano egli rinvenne esemplari
di altra specie di Nidorella, molto affine alla precedente, ma
che descrivo come nuova perla scienza (Nidorella Feae) e | inte-
ressante Paronychia illecebroides Webb. Queste e poche altre
specie trovate a S. Filippe ed a Igreja rappresentano. il bottino
botanico (18 specie in tutto) dell’isola, che a giusta ragione
prende il nome dal fuoco.
Il 18 Luglio il nostro Fea è a Brava, la minore delle isole
abitate dell’ Arcipelago, ma in proporzione la più popolosa, fertile
e verdeggiante, da meritare il nome di paradiso dei capoverdiani.
Quando vi giunse vi erano cadute nelle ultime settimane pioggie
abbondanti, che avevano ravvivato la vegetazione intristita dalla
lunga siccità e favorite le seminagioni e le colture costituite in
20 A. BEGUINOT
prevalenza da granoturco, patate dolci, fagiuoli e fave, manioca e
qualche altro soggetto tropicale. Coltivazioni le quali, come egli
scrive, non si limitano soltanto a coprire i piani ondulati ma, lot-
tando con erbe ed arbusti indigeni, invadono la parte superiore
dell’ isola e si estendono sui pendii i più vertiginosi ed i dirupi
meno accessibili, dimostrando la grande industriosità di quei coloni.
Tra le piante indigene da cui il Fea fu più colpito e delle quali
inviò i disegni in una lettera diretta al Doria in data 22 Settem-
bre sono un Orchidea, la Eulophia guineensis Lindl. che riesce
nuova per l’Arcipelago (l’altro genere sin qui noto è Habenaria
con una sola specie, lH. petromedusa Webb) ed una felce,
l’Asplenium Hemionitis, nuova per l'isola. Le altre poche specie
sono: Adiantum caudatum L. (= A. Capillus Gorgonis Webb),
Helianthemum Gorgoneum Webb (endemico dell’ Arcipelago),
Evolvulus linifolius L., la strana asclepiadacea Sarcostemma
Daltoni Decsn., Campylanthus Benthami Webb, Salvia aegyp-
tiaca L. ed Odontospermum Vogelit Webb (quest’ultimo in uno
degli isolotti del gruppo di Rombos).
Il 30 Settembre lascia questa isola per portarsi a S. Nicola,
dove pervenne il 4 Ottobre e di cui dà notizie in una lettera in
data 8 Dicembre. Pochissime sono le specie che ebbe occasione di
‘accogliervi: Polanisia viscosa DC., Desmodium ospiostreblum
Steud. (nuovo per l'isola), Solanum torvum Sw. (nuovo per
l’Arcipelago), S. paniculatum L. (specie dell'America meridionale
finora non riscontrata in Africa) e qualche altra. Una rapida visita
nella piccola isola detta ilheo Razo, la più orientale delle disabi-
tate Desertas e separata da S. Nicola da un braccio di mare di
una dozzina di miglia, fruttò poche altre specie: Sporobolus
robustus Kth., Pennisetum ciliare Lk., Chloris humilis Kth.
Tribulus cistoides L. (le cui foglie formano, secondo il Fea, il
cibo preferito dal raro ed interessante Scincoide, il Macroscincus
Coctei) e Statice Brunneri Webb in bellissimi esemplari.
In complesso (e |’ enumerazione che segue lo mostra anche
più chiaramente), nonostante le precedenti esplorazioni e se si
tiene conto che il compito principale del Fea erano le raccolte
zoologiche, il materiale botanico da lui messo insieme e che la
Direzione del Museo Civico di Storia Naturale di Genova, dove
tuttora si conserva, volle affidarmi per lo studio, è tutt’ altro che
privo di importanza: ciò che equivale a dire che la flora di .
=
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 21
questo Arcipelago è ben lungi dall’ essere nota anche per le piante
vascolari e che certamente ci serba altre gradite sorprese.
: _ TT. II. Enumerazione critica delle specie raccolte da L. Fea.
Comprende sette Pteridofite e 140 Fanerogame. Debbo avver-
È tire che, per l’ ordine sistematico dei grandi gruppi fino alle fami-
K glie, mi sono attenuto alla classificazione di A. Engler: per quello
RS dei generi e delle specie all’ opera dello Schmidt che, ad oltre
mezzo secolo dalla stampa, resta.il lavoro più completo ed il re-
pertorio più critico della flora capoverdiana. Di buona parte delle
specie ho potuto consultare figure nelle numerose ed imponenti
opere iconografiche pre - e postlinneane possedute nella Biblioteca
del R. Istituto Botanico di Padova e di parecchie ho istituit@ e
completato il confronto con |’ Erbario Generale del suddetto Isti-
tuto specialmente con piante provenienti dall’ Erb. Bose e con le
essiccate di G. Schweinfurth. Per alcune specie più rare e critiche
accedetti a confronti con gli Erbari degli Istituti Botanici di Fi-
renze e di Roma. Per la denominazione delle isole e delle località
di ciascuna isola mi attenni alla dizione usata dal Fea nel redi-
gere le etichette e che è poi quella che si riscontra nelle lettere
di .viaggio, di cui è cenno nel precedente capitolo. Per i lavori
speciali più di frequente citati ( Brunner, Webb, Schmidt, Bolle,
Krause, Henriques) rimando alla bibliografia esposta nel primo
capitolo.
Sono lieto di attestare la mia riconoscenza e di rendere pub-
bliche grazie ai proff. P. A. Saccardo, O. Penzig, P. Baccarini,
R. Pirotta e G. B. De Toni per avermi favorito qualche libro o
permesso confronti negli Erbari.
EMBRYOPHYTA ASIPHONOGAMA.
PTERIDOPHYTA.
Fam. Filices.
i. Adiantum Capillus-Veneris L. var. trifidum Willd. Hb. ex
Bolle in « Bonplandia » II (1855), p. 121 — pr. sp. = A. sp.?
Schmidt Beitr., p. 130.
Is. di S. Thiago ad Orgaos Grantee V. 1898 (spor.) — Cfr.
99 A. BEGUINOT
le osservazioni su questa forma strettamente affine al tipo ed a
questa spesso sinonimizzata nel lavoro del Bolle s. e. Nota sin qui.
solo di S. Antonio e di S. Nicola.
2. A. caudatum L.; Bolle in op. s. c.; Henr. Enum. p. 132 =
A. Capillus-Gorgonis Webb Spic. Gorg. p. 192; Schmidt Beitr.
p. 130; Krause FI. Ins. St. Vincent, p. 329.
Is. Brava tra 800-1000 m. X 1898 (spor.) — Non differisce
specificamente dal tipo linneano, come ritennero Bolle (1. c.),
Lowe (Ferns: British a. exotic, III, p. 5, tav. II, a), Milde (Fil.
eur. et atlant. p. 29) ecc. Scoperto a S. Nicola dal Forbes (1822),
a S. Vincenzo dal Vogel (1841), a S. Antonio dallo Schmidt (1851),
è indicato comune in tutte le isole dal Bolle.
3. Pteris longifolia L.; Milde Fil. eur. et atl. p. 43; Henr.
Enum. p. 132 = P. ensifolia Sw.; Webb Spic. Gorg. p. 192;
Schmidt Beitr. p. 131; Bolle in « Bonplandia » III, p. 121. 3
Is. di S. Thiago, dintorni di Orgàos Grandes, 300-600 m.
‘ Ii-IV 1898 (ster.). — Webb, Schmidt e Bolle attribuiscono P. en-
sifolia a Desfontaines, ma a torto, poichè questa entità fu descritta —
da Swartz (Syn. Fil. p. 25) laddove l'A. della « Fl Atlant. »
descrive (II, p. 401) la Pt. lanceolata, ambedue ritenuti sinonimi
della pianta linneana. Che ha, come è noto, area amplissima e
presenta parecchie forme, tre delle quali furono distinte dal Bolle
(1. e.) nella pianta delle isole capoverdiane. Gli esemplari da me
esaminati corrispondono alla forma auriculata Milde già segna-
lata da Bolle di S. Thiago.
4. Asplenium Adiantum-nigrum L.
Is. Fogo, ascensione al Pico: sullo Cha, 1700-1800 m. 28 VI
1898 (sp.). — Specie nuova per tutto l’Arcipelago.
5. A. Hemionitis L. Sp. pl. p. 1537 (1753); Henr. Enum. p.
132 = A. palmatum Lam.; Webb Spice. Gorg. p. 193; Schmidt
Beitr. sp etot, 3
Is. Brava (500-700 m.) IX 1898 (sp.). — Scoperto a S. Nicola
dal Forbes (1822), a S. Antonio dallo Schmidt (1851) e quivi più -
di recente trovato anche dal Cardoso, è nuovo per Brava. Per la
sinonimia cfr, quanto ne scrisse l’ Hooker in Curtis Bot. Mag. sub
tab. 4911 e Milde Fil. eur. et atl p. 58.
6. Aspidium eriocarpum Wallr. Cat. p. 324 fide Milde Fil. eur.
et atl. p. 113 = Nephrodium Deesn. in Arch. Mus. II, p. 185;
Bolle in « Bonplandia », III, p. 12 = Cystopteris odorata Presl
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 93
Tent. p. 93; Webb Spie. Gorg. p. 192; Schmidt Beitr. p. 132;
Krause Fl. d. Ins. St. Vincent, p. 399 = Aspidium odoratum
Bory in Willd.: Henr. Enum., p. 132.
= Is. Boa Vista, pendici del M. Estancha a m. 50. I 1898 (sp.);
is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha, 1700-1800 m. 28 VI
1898 (sp.). — Specie a sinonimia molto ricca e riferita ai generi
più diversi (oltre i citati Lastrea ed. Hypodematium) e ride-
scritta parecchie volte: per più ampie notizie rimando ai lavori
del Bolle e del Milde, il quale ultimo ho seguito nel nome da
darsi a questa Felce. — Qui avverto che il Chiovenda (Ann. di
Botanica, I, p. 208) afferma che il gen. Polystichum Roth deve
essere preferito ad Aspidium Swartz perchè anteriore. Egli ritiene
che il « Genera et species Filicum » di Swartz inserito nel 2.°
vol. del « Journal fur die Botanik » dello Schrader che porta la data
del 1800, ma che fu stampato e forse diffuso nel 1801, sia poste-
riore al 4.° vol. del « Tentamen Florae Germanicae » del Roth,
che vide la luce nel 1800. Sta il fatto che, sotto il frontispizio del
lavoro dello Swartz s. c., si legge la data 1800 (*) e, quindi, è
molto probabile che desso, sotto forma di estratto, sia stato con-
cesso all’A. in-quell’anno. In altre parole le due date sono con-
temporanee e la preferenza del nome Aspidium a quello di
Polystichum è dovuta al largo uso fattone ed alla sua consacra-
zione in opere di fondamentale importanza sulle felci nostrane ed
esotiche. — La specie non era ancora stata raccolta nelle due
isole s. c.
Fam. Kquisetaceae,
7. Equisetum ramosissimum Desf. var. pallidum Bory Exp.
scient. de Morée, III, 2, p. 282, tab. 35 (1832) — pr. sp. =
t. sub-verticillata A. Br. in Flora 1839, p. 305; Henr. Enum.
p. 132 = £. pallidum Auct. fl. Capoverd.
Is. di San Thiago, Pedra Badejo. IV-V 1898 (sp.). Nuovo
per I’ isola. :
() Sotto la sigla « II. B. I. St.1800 » e, cioè, prima parte del 2.0 volume. È da
avvertire che desso è il primo lavoro del volume: nel secondo lavoro, pure dedicato
alle Felci, il suo autore Bernhardi cita (p. 132) il gen. Marattia stabilito dallo Swartz
(p. 8 e 108) e ciò rafforza l’idea che il lavoro di questi fosse già in possesso degli stu-
diosi. La sigla « II. B. 1800 » prosegue in tutto il volume, ma siccome vi compaiono
qua e là date del 1801 esprimo il dubbio che il solo lavoro dello Swartz (che, come
vedemmo, è il primo) sia stato distribuito nel 1800. È questa la data accettata, tra
gli altri, dal Luerssen (Die Farnpflanzen , p. 324, 332, ecc.)
Qh A. BEGUINOT
EMBRYOPHYTA SIPHONOGAMA
ANGIOSPERMAE
MONOCOTYLEDONEAE
Fam. Graminaceae.
8. Pennisetum ciliare (L. sub Cenchro) Link. Hort. Ber. I
(1827), p. 213; Krause FI. Ins. St. Vincent, p. 401; Henr. Enum.
p.-138.=. P. cenchroides Rich. in Pers. :Syn.-1, p.72° 80550
Webb Spic. Gorg. p. 183; Schmidt Beitr. p. 137.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898: id. sul M. Estancha. 100-600
m. 1 I 1898 (fl. fr.). — Ilheo Razo 27 X—7 XI 1898 (fl. fr.).
9. Cenchrus echinatus L.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — Già quivi raccolto
dallo Schmidt: trattasi di una forma ridotta a radice annuale.
10. Aristida Adscensionis L.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl.). Nuova per l’isola.
11. Sporobolus robustus Kunth in Humb. et Bonpl.
Is. Boa Vista. II 1898 (fr.). — Iheo Razo. 27 X—7 XI
1898 (fr.).
12. Cynodon glabratus Steud. Syn. pl. glum. I, p. 212, n. 2
= C. Dactylon (L.) Pers. Auct. Fl. Capoverd. ex p. vel ex toto?
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl.). — Per le differenze
fra questo e C. Dactylon cfr. Chiovenda in Pirotta Fl. Colon.
Eritrea in « Ann. R. Ist. bot. di Roma » VIII, 1, p. 53.
13. Chloris humilis Kth. in Humb. et Bonpl.
Ilheo Razo. 27 X—7 XI 1898 (fr.). — Nota sola per l'isola di
S. Antonio dove fu raccolta dallo Schmidt, che la ritenne intro-
dotta dall’Amer. merid.
14. Eragrostis megastachya (Koch sub Poa) Link.
Is. di S. Thiago: Orgàos Grandes. 250 m. III-IV 1898 (fr.). —
Nuova per I’ isola, Per il polimorfismo della specie cfr. Belosersky
in « Atti Accad. Ven.-Tren.-Istr., VII (1916), p. 155 ».
15. Tricholaena Teneriffae Parl. = Saccharum Teneriffae
L.: Webb Spic. Gorg. p. 189 = Trich. micrantha Schrad.:
Schmidt. Beitr. p. 153. = Panicum Teneriffae L.f.: Krause FI.
Ins. S. Vincent p. 401.
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CÀ
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LA
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 25
Is. di S. Thiago: Orgàos Grandes. 250 m. IIT-IV 1898 (fr.). —
Già raccolta in questa isola da J. D.. Hooker.
16. Elionurus elegantissimus Beg. n. comb. = Rottboellia
elegantissima Hochst. et Steud. Herb. arab. un. itin. n. 831 (1837)
SSA Royleanus Nees in Schimp. Pl. abyss. un. itin. n. 795
(1842); Hack. Androp. p. 343; Chiov. in Pir. Fl. Col. Eritr. in
Le. p. 22 = EB. Grisebachii Schmidt Beitr. p. 154; Krause FI.
Ins. St. Vincent p. 401 = Andropogon elegant. et A. Griseb.
~ Steud. Syn. I, p. 364-65 = Ratzeburgia Schimperi Steud.
| fig. 2.
Nom. ed. 2.*, pi 439. 3
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.) e sulle pendici del
M. Estancha. 50 m. 11898 (fr.). — Specie ritenuta dallo Schmidt
(che la scopri a S. Vincenzo ed a Boa Vista) endemica dell’Arci-
pelago: ma dessa, come ha dimostrato l’ Hackel (op. c.), corri- |
sponde a specie già descritta e distribuita dell’ Arabia Felice e
dell’ Abissinia e trovata in seguito nel Nepal, nella Nubia e nella
Eritrea. Ho creduto opportuno di ripristinare il nome più antico, .
tanto più che esso è citato nella sinonimia riferita dall’ Hackel ad
E. Royleanus! Nota anche di S. Nicola (Bolle) e di S. Vincenzo
( Krause).
17. Andropogon foveolatus Delil. Fl. Aegypt. p. 16, tab. VIII,
Is. Boa Vista: monte Estancha. 100-600 m. 1 11898 (fr.) —
Col tipo una forma con glume prive di foveola nettarifera, che
denomino f. efoveolata.
18. A. annulatus Forsk. Fl. aeg.-arab. p. 173; Hack. Androp.
p. 570. i
Is. Boa Vista sul monte Estancha. 100-600 m. 1 Genn. 1898 con la
specie precedente e come questa in frutto.
Fam. Cyperaceae.
19. Scirpus maritimus L. i
Is. Boa Vista. I 1898 (fr.). — Per l’antela ridotta ad una
od al massimo a due spighette ricorda la var. monostachyus
Meyer, ma le glume sono di colore stramineo e gli acheni bian-
castri. Specie non ancora segnalata per l’ Arcipelago.
20. Cyperus articulatus L.
Is. Boa Vista. II 1898 (f1.). —-Non ancora segnalato per l'isola.
26 A. BEGUINOT
21. G. crassipes Vahl Enum. II, p. 299; Boeckl. Cyp. d. k. —
Herb. Berlin in Linnaea, XXXV, p. 539 = C. maritimus
Poir. var. crassipes Clarke in This.-Dyer Fl Trop. Afr. VII,
p. 237; Dur. et Schinz Consp. Fl. Afr. V, p. 569 = C. aegyp-
tiacus Schmidt Beitr., p. 161 (ex p. 7).
Is. Boa Vista. II 1898 (fr.). — In questa stessa isola lo Schmidt
ha indicato l’affine C. aegyptiacus: sono sicuro della mia deter-
minazione e, quindi, non escludo che l’A. tedesco la abbia scam-
biata con la specie di Vahl, la quale fu raccolta nell’Arcipelago
anche dal Bolle, Cunningham e Lowe (ex Clarke in op. s. c.).
29. C. mucronatus Rottb. var. albidus Vahl, op. c., p. 306.
Is. Boa Vista. I-II 1898 (fr.). — Già noto per queste isole.
23. C. Mundtii Kunth Enum. II, p. 17 = Picreus Mundtii
Nees in Linnaea IX, p. 283 e X, p. 131; Clarke in This.-Dyer_
Fl. Trop.. Afr. VIII, 2, p. 294 = €. turfosus Krauss in‘ Flora, >
1845, p. 754 = C. Eragrostis A. Rich. Ten. FI. Abyss., II,
PACO:
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. II 1898 (fi. fr.). — Specie
nuova per |’ Arcipelago. Corrisponde esattamente ad esemplari da
me esaminati nell’ Erb. Cesati ( Reliquiae Maroccanae ex Hb.
Schousboe, sub C. turfoso Salzm.!) ed altri nell’ Erb. Gen.
dell’ Ist. bot. di Roma « in paludibus Mundt Farm. pr. Pretoria
47007: Schlechter Pl. Afr. austr., n. 36991». È specie diffusa in
quasi tutta l'Africa, le isole Mascarene e la Spagna.
Fam.. 'Typhaceae.
2h. Typha australis Schum. et Thonn, Beskr. Guin, PI., p. 401;
Brown in This.-Dyer Fl. Trop. Afr., VII, 1, p. 135 = Ty ma-
cranthelia Webb et Berth. Phyt. can., III, p. 291, tab. 218 =
T. angustifolia Hook. Niger Fl., p. 527; Durand et Schinz Consp.
Fl Air, V, pe 470-ex: p.. non Li =... ang: var. australe
Rohrb. in Verh. Bot. Ver. Brandenb., XI, p. 83.
Is. Boa Vista. II 1898 (f1.). — Specie nuova per l’Arcipelago,
ma diffusa in quasi tutta |’ Africa.
Fam. Liliaceae.
25. Asparagus scoparius Lowe Prim. Mad., p. 11; Webb Spie.
Gorg., p. 180; Schmidt Beitr., p. 165; Krause FI. Ins. S. Vincent,
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 97
; ‘p. 400; Henr. Enum., p. 135 = A. stipularis Brunn. Ergebn.,
ue 30.
x Is, Boa Vista. XII, 1897—I, 1898 (fr.). — Nuovo per que-
| st’ isola. E specie endemica |’ A. squarrosus Schmidt.
Fam. Orchidaceae.
26. Eulophia guineensis Lindl. in Bot. Reg., VIII, tab. 686;
Bot. Mag., tab. 2467; Rolfe in This.-Dyer Fl. Trop. Afr., VII, 1
p. 69; Dur. et Schinz Consp. Fl. Afr., V, p. 21.
Is. Brava. 500-700 m. IX 1898 (f1.). — I due esemplari rac-
colti mancano di foglie, ma in tutto il resto corrispondono alla
pianta dell’ Eritrea ed Abissinia da me esaminata nell’ Erb. Colo-
niale di Firenze. Genere nuovo per l’Arcipelago: area distribu-
tiva della specie la Guinea, il paese dei Djur e dei Niam-Niam
edi paesi nilotici (Eritrea ed Abissinia).
DICOTYLEDONEAE.
Fam. Moraceae.
27.? Ficus gnaphalocarpa Steud. in Schimp. Abyss. sect., II,
n. 814; Richard Tent. Fl. Abyss., II, p. 270 = Sycomorus
gnaphalocarpa Miq. in Hook. Lond. Journ. bot., VI, p. 113.
Cfr. Milbraed u. Burret, Die Afr. Art. d. Gatt. Ficus in « Engler’s
Bot: Jahrb. Bd. 46 (1911), p. 190 ».
Is. di S. Thiago, Orgàos Grandes. 250 m., II-IV 1897 (fr.).
— Esemplare in avanzata fruttificazione e, quindi, di determina-
zione dubbia, tuttavia confrontato dal prof. Adr. Fiori con esem-
plari dell’ Erb. Coloniale di Firenze, si avvicina molto alla specie
nominata. È specie nuova per l’Arcipelago, ma resta a vedere se
spontanea od introdotta dall'Africa, dove è largamente diffusa.
Fam. Basellaceae.
28. Basella cordifolia Lam. Encycl. meth., LoL p. 382;
ed. Padoue I (1784), p. 377.
Is. di S. Nicolau. X-XII 1898 (fr.). — Originaria del Malabar,
Giava, ecc., certamente introdotta perchè edule, Non ancora indi-
cata per l’Arcipelago.
28 A. BEGUINOT
Fam. Amarantaceae,
4
29. Philoxerus vermicularis (L. sub Zecedro) R. Br. Prodr.,
p. 446; Bak. et Clark. in This.-Dyer FI. of Trop. Afr., “VI,
p. 74 = Iresine vermicularis Mog. Tand. in DC.; Schmidt —
3eitr., p. 173; Henr. Enum, p. 136. %
Is. di S. Thiago: Pedra Badejo, IV-V 1898 (fr.). Nuovo per
l’ isola.
30. Achyranthes aspera L. « sicula L. = A. argentea Willd.:
Webb Spic. Gorg., p. 172; Schmidt Beitr., p. 174.
Is. Fogo a S. Filippe. VI 1898 (fr.). — È la forma a foglie —
largamente ovali, acute, spesso sericee di sotto, ma anche gla-
briuscule, con le spighe allungate e gracili e che si contrappone
ad A. aspera B indica L. = A. aspera Willd. caratterizzata |
da foglie ovali-oblunghe poco acute od ottuse, talvolta rotondate, |
pubescenti od anche sericee con i fiori ravvicinati. Qualora si
volessero riguardare come specie a sè, competono alla prima,
per la priorità, il nome di A. sicula (L.) Roth ed alla seconda —
quello di A. indica (L.) Mill. È strano come il primo nome non
venga quasi mai ricordato nelle Flore italiane. i
34. Aerva javanica (L. sub Jllecebro in Syst. veg. ed. Murr.,
p. 266, a. 1774!) Juss. Gen., p. 88; Webb Spic. Gorg., p. 172;
Schmidt Beitr, p. 175; Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 403: Henr.
Enum., p. 136! = Aerva tomentosa Forsk. Fl. aeg.-arab.,
pi CXXII ep. 470 (17754); Bronn:’ Ergebn.., n. dea
Clarke -in This.-Dyer Fl. ‘Trop. Afr.,VI;:4.8; p. 37:
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1908 (fr.). — Contrariamente a
quanto è consacrato nell’ ultimo dei lavori citati, la priorità spetta —
al nome di Linné, che precede di un anno quello del Forskal.
32. Lestibudesia trigyna (L. sub Celosia) R. Br. Prod. Nov.
Holl., 1, pi 414
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m., I-IV 1898 (fr.).
Vi era stata già raccolta da J. D. Hooker, Smith, Forster, ece.
Fam. Polygonaceae.
(9
33. Polygonum serrulatum Lag. Nov. gen. et sp., p. 14; This.-
Dyer in Fl. Trop. Afr., VI, p: 107 = Persicaria serrulata
Webb. et Moq.: Schmidt Beitr., p. 177.
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 29
Sa
F Is. di S. Thiago, dintorni di Praia, III 1898 (fr.). Già raccol-
tovi dall’ Hooker.
Fam. Nyetaginaceae. .
% . 34. Boerhaavia erecta Vahl Enum., I, p. 284; Jacq. Hort.
w Vind., I, tab. 5-6; Webb Spic. Gorg., p. 171; Schmidt Beitr.,
p. 178; Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 403.
‘Is. di S. Vicente. XII 1897 (fl. et fr.); is. Boa Vista. XII
1 1897 (fr.) I 1898 (fr.); is. Fogo a S. Filippe. VI 1898 (fl.). —
_E propria delle Indie occid. e, quindi, probabilmente introdotta.
35. B. paniculata Lam. var. glabra Schmidt Beitr., p. 179.
Is. di S. Thiago: Orgàos Grandes. 250 m., III-1V 1898 (ff.).
Fam. Aizoaceae.
36. Mollugo nudicaulis Lam. Encycl. meth., IV, p. 234; ed.
Padoue, IV, p. 222 = M. bellidifolia Ser. in DC. Prodr., I, p.
391; Webb Spic. Gorg., p. 104; Schmidt Beitr., p. 275; Krause
op. c., p. 404; Henr. Enum,, p. 130.
Is. Boa Vista. VII 1897—I 1898 (fr.). Nuova per l'isola.
Fam. Paronychiaceae.
Hook Ic. plant. t. 756; Schm. Beitr., p. 275; Krause FI. Ins. S.
Vincent, p. 404; Henr. Enum., p. 127 = Herniaria illecebroi-
des Chr. Smith in Tuck. Voy., p. 250.
Is. di S. Thiago a Pedra Badejo. IV-V 1898 (ster.); Fogo sul
cono del Pico. 1700-2500 m. 29, VI 1898 (fl. fr.). — Specie
endemica delle isole capoverdiane, dove fu scoperta il 2 IV 1822
nell’ isola di S. Antonio dal Forbes e quindi trovata a Santhiago
| (Hooker), S. Vincenzo (Vogel, Kraus). Nuova per Fogo dove si
| spinge sin quasi alla sommità del Pico.
38. Sclerocephalus arabicus Boiss. Diagn. pl. or., 1, HI, p. 12;
Krause Fl. Ins. S. Vincent, p. 404; Henr. Enum., p. 127 =
Paronychia sclerocephala Decsn. Ann. Sc. Nat., 2.8 ser., II,
ip. 262 =-Scler. Aucheri Walp. Bot. rep. V, p. 75; Schmidt
Beitr., p. 276.
37. Paronychia illecebroides Webb Spic. Gorg., p. 106, tab. 7;
30 _ A. BEGUINOT
Is. di S. Vicente. XII 1897 (fr.). — Gia noto per I’ isola,
dove è molto comune ed infesto agli uomini ed agli animali: tro-
vato anche a Santiago (Card. ). i
39. Polycarpia nivea (Ait., sub Achyranthes) Webb Spie.
Gorg., p. 104; Schmidt Beitr., 277; Krause op. c., p. 400; =
P. candida Webb Phyt. Can. I, p. 138, t. 21 = P. candidis-
sima Bert. Miscell. III, p. 9, tav. 1, fig. 1.
Is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha, 1700-1800 m. 28
VI 1898. Sa
40. P. Gayi Webb Spic. Gorg., p. 104; Schmidt Beitr., p. 277;
Henr. Enum., p. 137.
a helichrysoides Webb.
Is. di S. Thiago: Pico da Antonia, 800-1200 m., 16 IV 1898.
B lycioides Webb.
Is. Fogo a S. Filippe. VI 1898. — La prima specie le isole del
Capo Verde hanno in comune con le Canarie ed il Marocco
(Schousboe e più di recente Ball), la seconda è endemica del
nostro Arcipelago.
Fam. Menispermaceae.
hl. Cocculus Leaeba DC. Syst. I, p. 529 et Prodr. I, p. 99;
Webb Spic. Gorg., p. 97; Schmidt Beitr., p. 259 = Menisper-
mun Leaeba Del. Fl. aeg. ill., p. 30, descr. tab. 31, fig. 2-3.
Is. Boa Vista, pendici del M. Estancha. 100 m., I 1898 (fl.):
determ. E. Chiovenda.
Fam. Papaveraceae.
42. Argemone mexicana L.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl.); S. Thiago ad Orgaos
Grandes, 250 m. III-IV 1898 (fl.). — Per la distribuzione di
questa specie assai diffusa nelle regioni tropicali del vecchio e
nuovo mondo cfr. Schmidt Beitr., p. 261.
Fam. Capparidaceae.
13. Polanisia viscosa (L. sub Cleome) DC. Prodr. I, p. 242;
Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 405; Durand et Schinz Consp. FI.
Afr. I, p. 164.
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 31
Is. di S. Vicente. XII 1897 (fr.); S. Nicolau. X-XII 1898 (fr.).
Il Krause, che fu il primo a segnalare la specie nell’Arcipelago,
attribuisce per una svista il binomio di cui sopra a Linneo.
Fam. Cruciferae,
AA. Nasturtium officinale R. Br.
Is. di S. Thiago : dintorni di Praia. II 1898 (fl. fr.). Già ivi
raccolto dallo Smith (1818).
Fam, Resedaceae,
15. Caylusea canescens (L. sub Reseda) St. Hil.; Webb Spie.
Gorg., p. 101 et in Hook. Journ. of Bot. 1850, p. 310; Schmidt
Beitr., p. 270.-
Is. Boa Vista. XII i897—I 1898 (fl. fr.). Già nota per que-
st’ isola.
Fam. Leguminosae.
PAPILIONATAE.
46. -Crotalaria retusa L. Sp. pl., p. 715; DC. Prodr. II, p. 125;
Oliv. Fl. Trop. Afr. II, p. 13; Schmidt Beitr., p. 319; Henr.
Enum., p. 139.
Is. Boa Vista. II 1898 (A. fr.); is. di S. Thiago ad Orgàos Gran-
des. 250 m. II-IV 1898 (fl. fr.). Non ancora segnalata per queste
due isole.
47. Cr. senegalensis Bacle in DC. Prodr. II, p. 133; Webb
Spic. Gorg., p. 116; Schmidt Beitr., p. 320; Oliver Fl. Trop. Afr.
Hecp. ot.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.): gia raccoltavi dallo
Schmidt.
18. Lotus purpureus Webb Spic. Gorg., p. 118, tab. 6; Hook.
Ic. plant., tab. 757; Schmidt Beitr., p. 323; Krause FI. Ins.
S. Vincent, p. 408; Henr. Enum., p. 139.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. IILTV 1898 (fl. fr.).
Nuovo per l'isola ed endemico per l’Arcipelago.
49. L. Brunneri Webb Spic. Gorg., p. 119, tab. 3; Hook. Ic.
plant., tab. 574; Schmidt Beitr., p. 323.
A dere ee) ee E en
ee ded me
32 A. BEGUINOT
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl. fr.) ; id. sul M. Estancha.
100-600 m. 1 Genn. 1898 (fl. fr.). Già noto per questa isola e specie
pur essa endemica. È
50. Indigofera tinctoria L. Sp. pl., p. 1061 var. macrocarpa
DC. Prodr. II, p. 224 ‘et ic. cit.!; Schmidt Beitr., p. 325.
Is. Fogo ad Igreja. VII 1898 (fl. fr.). — Dalla etichetta annessa
a questi esemplari rilevo che la pianta è chiamata tinta e che le
foglie spappolate col pistello e ridotte a pani rotondi sono adope-
rate nella tintura come un costituente dell’ #adago. Nuova per
l’ isola,
54. Ind. senegalensis Lam. Ene. meth. III, p. 248; ed. Pa-
doue III, p. 238; DC. Prodr. II, p. 228; Webb Spic. Gorg., p. 121;
Schmidt Beitr., p. 327; Oliv. Fl. Trop. Afr. II, p. 102.
Is. Boa Vista. VII 1897—I 1898 e III 1898 (fl. fr.). —
Indicata vagamente per le isole del Capo Verde, sembra, a giu-
dicare dai molti esemplari raccolti, comune a Boa Vista.
52. Ind. astragalina DC. Prodr. II, p. 228; Oliv. Fl. Trop. Afr.
1 Sp: 900:
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. I-IV 1898 (fi. fr.).
— Specie nuova per il nostro Arcipelago.
53. Tephrosia lathyroides Guill. et Per. Fl. Sen. tent., p. 139;
Schmidt Beitr., p. 327; Krause Fl. Ins. S. Vincent, p. 408.
Is. Boa Vista. XII 1897 — I 1898 (fr.). — Non ancora segna-
lata per quest’ isola. i
54. T. bracteolata Guill. et Per. Fl: Sen. tent., p. 194; Webb
Spic. Gorg., p. 121; Schmidt Beitr., p. 327; Bak. ap. Oliv. FL
Trop. Atri, 3p. LIO.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. III-IV 1898 (fl. fr.).
Quivi ritrovata sin dal 1839 dall’ Hooker e nota per quest’ isola
e per la Senegambia, ma in seguito raccolta nella Nubia, in Abis-
sinia, in Eritrea ecc. Gli esemplari n. 1692 di Schweinfurth
« Flora von Gallabat, Umgegend von Matamma » (sub 7. brae-
teolata) differiscono dai nostri per le foglioline oblungo-lanceolate,
anzichè lineari.
55. Sesbania punctata DC. Prodr. II, p. 265; Guill. et Perr.
Fl. Sen. Tent., p. 198; Webb Spic. Gorg., p. 129; Schmidt Beitr.,
Pp. 1329.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. V 1898 (fi. fr.). — Gia
quivi raccolta la prima volta nel 1822 dal Forbes.
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 33
56. Desmodium ospriostreblum Steud. ap. Schimp. It. abyss.
sect. 2 *, n. 1039 (1840); Chiovenda in Pir. FI. Col. Er. in « Ann.
R. Ist. bot. di Roma, VIII, fase. 3.9, n. 428 » = Anarthrosyne
abyssinica Hochst ap. Schimp. FI. Abyss. sect. 3.*, n. 1434 (1844);
A. Richard Tent. FI. Abyss. I, p. 204 = D. tortuosum Webb
Spic. Gorg., p. 122; Schmidt Beitr., p. 331 — non DC. = D. spi-
rale Bak. in Oliv. Fl. Trop. Afr. II, p. 160 — ex p. non DC.
Is. di S. Nicolau. X—XI 1898 (fl. fr.). — È pianta annuale
| e non perenne come D. torluosum e D. spirale e corrisponde
al n. 1725 della « Flora von Gallabat » di Schweinfurth (sub
Anarthr. abyssinica!). Nuovo per l'isola.
57. Clitoria Ternatea L.: DC. Prodr. H, p. 233 et ic. cit. ti
Bak. in Oliv. Fl. Trop. Afr. II, p. 176; Boh. Magaz., tab. 1547;
Henr. Enum., p. 140.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. III 1898 (fl.). — Ricordato
la prima volta per l’Arcipelago e precisamente di S. Thiago dallo
Henriques. 1
58. Cajanus indicus Spr. Syst. I, p. 248; Schmidt Beitr., p.
334; Henr. Enum., p. 140; Bot. Magaz., tab. 6640.
Is. Boa Vista. I-II 1898 (fl.). — Nuovo per I’ isola.
CAESALPINIACEAE.
59. Caesalpinia pulcherrima (L. sub Poinciana) Swartz Obs.,
p. 166; Webb in App. « Spic. Gorg. » in Journ. of Bot. 1850,
p. 346; Schmidt Beitr., p. 337; Henr. Enum., p. 139; Bak. in
Oliv. Fl. Trop. Afr. II, p. 262.
Is. di S. Thiago : Orgàos Grandes. 250 m. II-IV 1898 (fl. fr.).
— Di origine asiatica e ritenuta introdotta nell’ Arcipelago dove fu
raccolta la prima volta dal Forster nell’Ag. 1778 appunto a Santiago.
60. Cassia obovata Collad. Hist. d. Casses, p. 92, tab. 15,
fig. a; Webb Spic. Gorg., p. 127; Schmidt Beitr., p. 338; Krause
Fl. Ins. S. Vincent, p. 409; Henr. Enum., p. 139; Bak. in Oliv.
FI. Trop. Africa II, p. 277.
Is. Boa Vista. XII 1897 — I 1898 (f1.), — Già indicatavi dallo
Schmidt.
61. C. bicapsularis L. Sp. pl., p. 538; Collad. Hist. d, Casses,
p. 100; Jacq. Fragm., tab. 58; Webb Spic. Gorg., p. 127; Schmidt
Beitr., p. 339; Krause in LL c., p. 409; Henr. in L c., p. 139.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. VHI (15 Dicembre 1917). 3
34 A.. BEGUINOT
Is. Boa Vista Il 1898 (f1.); XI 1897—I 1898 (fl. fr.). —
Frequente nell’Arcipelago e già nota per Boa Vista, ma proba-
bilmente introdotta dalle Indie. Gli esemplari da me esaminati
corrispondono bene alla citata figura dello Jacquin, meno bene alla
tav. 70 (non 170 come scrive lo Schmidt ) delle « Ic. rarior. »
dello stesso A. sotto il nome di C. sennoides, che lo Schmidt
schiera fra i sinonimi della specie linneana.
62. C. occidentalis L. Sp. pl., p. 539; Collad. Hist. des Casses,
p. 107; Webb Spic. Gorg., p. 126; Schmidt Beitr., p. 339; Henr.
Enum., p. 139; Bak. in ‘ol EL:Trop: Afr.-II,p. 274.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl. fr.). — Nuova per l’isola.
MIMOSOIDEAE.
63. Dichrostachys nutans Benth. in Hook. Journ. ot Bot. IV,
p. 352 (1842); Webb Spic. Gorg., p. 127; Bak. in Oliv. FI. Trop.
Afr. II, p. 333 = Desmanthus nutans DC. Prodr. Il, p. 446 =
D. trichostachys DC. Mem. Leg. p. 444, tab. 67 = Caillea
dichrostachys Guill. et Per.; Schmidt Beitr., p. 341.
Is. di S_ Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. IH-IV 1898 (fl.). —
Gia raccoltovi dal Brunner (Ergebn. n. 88). Volgarmente spin
bianco, se pure questo nome non si applica all’ Acacia albida
Guill. et Perr. di cui si fa cenno in una delle lettere del Fea al
march. Doria e che cresce in questa isola: in ogni modo non
ne trovai gli esemplari.
64. Desmanthus virgatus Willd., Webb App. « Spie Gorg. »
in Journ. of Bot. 1850, p. 337; Schmidt Beitr., p. 341; Jacq.
Hort. Vind., tab. 80!
Is. di S Unni Orgàos Grandes. 250 m. II-IV 1898 (fi. fr.).
— Indicato vagamente per l’Arcipelago (leg. Bocandé), si tratta
certamente di pianta introdotta, essendo originaria delle. Indie
orientali.
Fam. Oxalidaceae
65. Oxalis corniculata L. var. villosa M. B. (pr. sp.); Schmidt
Beitr., p. 315; Henr. Enum., p. 140 = 0. corniculata Webb
Spic. Gorg., p. 115.
Is. di S. Thiago : Pico da Antonia. 800-1200 m. 16 IV 1898
(f1.). — Sembra essere la sola forma crescente nell’Arcipelago.
o
pick
a
et
die
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 35
Fam. Zygophyllaceae.
~ 67. Tribulus cistoides L. Sp. pl., p. 554; Jacq. Hort. Schoenbr.,
tab. 103!; Webb Spic. Gorg., p. 115; Schmidt Beitr.; p. 311:
Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 406; Henr. Enum., p. 140 =
T. terrestris B cistotdes Oliv. Fl. Trop. Afr. I, p. 284.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fi. fr.); Ilheo Razo. 27 X
— 7 XI 1898 (fl. fr.). — Gli esemplari della prima provenienza
sono glabrescenti: quelli della seconda sericeo-argentini special-
mente nelle foglie. Variazioni notò pure lo Schmidt nei frutti che
sono muniti di spine più robuste e numerose quando la pianta
cresce in-suolo fertile, ma tuttavia la ritengo specie ben distinta
da T. terrester, che pure cresce nell’ Arcipelago. Cfr. a questo
riguardo le osservazioni di Schlechtendal in « Bot. Zeit., a. 1851,
- p- 841 »,
68. Fagonia Mayana Schlecht. Beitr. FL Ins. d. grunen. Vor-
gebirges in Bot. Zeit., IX (1851), p. 844 = 7. cretica Schmidt
Beitr., p. 313 quoad plant. ex ins. Boa Vista non L.!
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — Nota sin qui solo
per l'isola Mayo, donde fu descritta: entità ben distinta sia da
F. cretica L. che da F. glutinosa Del. come egregiamente pose
in evidenza lo Schlechtendal nel lavoro s. c.
69. Zygophyllum Fontanesii Webb Phyt. can. I, p. 177, tab. 1;
Spic. Gorg., p. 115; Schmidt Beitr., 314; Krause FI. Ins, S. Vin-
cent, p. 406.
Is. Boa Vista. II 1898 (fr.). — Già noto per quest’ isola.
70. Z. simplex L. Mant., p. 68; Webb Spic. Gorg., p. 116;
Schmidt Beitr., p. 314, ecc. = Fagonia prostrata moun: Er-
gebn., n. 108. .
Is. di S. Vincente. XII 1897 (fr.); Boa Vista. I 1898 (fr.).
Fam. Polygalaceae,
71. Polygala erioptera DC. Prodr. I, p. 326; Deless. Ic. sel:
plant. II, p. 9, tab. 15; Webb Spice. Gorg., p. 103; Schmidt
Beitr., p. 301; Krause Fl. Ins. S. Vincent, p. 406 = P. triflora
Oliv. Fl. Trop. Afr. I. p. 128 et Henr. Enum., p. 141 (non L.
sec. Chodat Monogr. Polyg. II, p. 342, tab. XXVIII, fig. 1 e &
36 A. BEGUINOT
esec. Lanza et Mattei in Boll. Orto Bot. e Giard. Colon. di Palermo
VIII, p. 80).
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl. fr.). — Gia nota per
questa isola.
Fam. Euphorbiaceae.
72. Euphorbia Chamaesyce L. var. canescens L. (pr. sp.).
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — È la sola forma
delle specie che concordemente tutti gli A. indicano per |’ Arcipe-
lago ed è nuova per Boa Vista.
73. E. granulata Forsk. Fl. aegypt.-arab., pi CXH e 94;
Krause Fl. Ins. S. Vincent, p. 407; Brown in. This.-Dyer FI.
Trop. Afr. VI, p. 502 = £. Forskalii Gay in Webb Phyt.
Can. II, 3, p. 240 (ex p.); Webb Spic. Gorg., p. 176; Schmidt
Beitr., p. 303.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — Nuova per l'isola.
74. E. hypericifolia L. Sp. pl., p. 454; Webb Spic. Gorg.
p. 176; Schmidt Beitr., p. 305; Brown in This.-Dyer FI. Trop.
Afr. VI, p. 498.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. HI-IV 1898 (fr.).
— Indicata vagamente per il nostro Arcipelago.
75. E. Tuckeyana Steud. Nom. bot., p. 615; Webb Spice. Gorg.,
p. 177; Schmidt Beitr., p. 304; Krause Fl. Ins. S. Vincent, p.
407; Henr. Enum., p. 141 = E. arborescens Smith in Tuck.
Voy. p. 251 = E. genistoides? Brunn. Ergebn., n. 103.
Is. Boa Vista sul Monte Estancha. 100-600 m. I 1898 (fr. );
Is. S. Thiago: Pico da Antonia. 800-1200 m. 16 IV 1898 (fl.). —
Specie endemica delle isole del Capo Verde, dove è presente in
tutte e fa parte integrante di una formazione che ben merita il.
nome da questa specie insigne: nuova per le due isole sopra ri-
cordate.
76. Jatropha Curcas L. Sp. pl., 1006; Jacq. Hort. Vind. III,
p. 36, tab. 63; Brunn. Ergebn., n. 128; Schmidt Beitr., p. 306;
Card. Enum., p. 141; Hutch. in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. VI,
p79.
Is. di S. Thiago ad Orgaos Grandes. V 1898 (fl.!). — Vista dal
Fea come coltivata o subspontanea anche in altre isole, ma agi
senza foglie e con frutti maturi,
PLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE col
Fam. Malvaceae.
= 77. Malva spicata L. Syst. ed. X, p. 1146; Cav. Diss. II, p.
80, fig. 2 e 4; Schmidt Beitr., p. 281; Krause FI. Ins. S. Vin-
cent, p. 106 = Malvastrum spicatum O. Gray: Masters in
Oliy. Fl. Trop. Afr. I, p. 177; Henr. Enum., p. 142.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. V 1898 (fl. fr.); Boa Vista.
XII 1897—I 1898 (fl. fr.). — Assai variabile, come già fece
rilevare lo Schmidt, per lo sviluppo e la forma delle foglie: gli
esemplari della seconda isola appartengono ad una forma swbcor-
data ed a statura pigmea (= M. spicata 8 foliis subcordatis
DC. Prodr. I, p. 430).
78. Urena obtusata Guill. et Perr. Fl. Sen. tent. I, p. 48;
Webb App. « Spie. Gorg. » in Journ. of Bot. 1850, p. 312;
Schmidt Beitr., p. 283.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. II-IV 1898 (f. fr.).
— Sinonimizzata dal Masters (ap. Oliv. Fl. Trop. Afr. I, p. 189)
con U. lobata L., ma la questione merita ulteriore esame.
79. Sida rhombifolia L. Sp. pl., p. 684; Cav. Diss., p. 23,
tav. 3, fig. 12 e tav. 8, fig. 3; Webb. Spic. Gorg., p. 108;
Schmidt Beitr., p. 287; Henr. Enum., p. 142; Masters in Oliv.
Fl. Trop. Afr. I, p. 181.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. V 1898 (fr.). — Già quivi
raccolta dall’ Hooker, Brunner, ecc.
80. S. cordifolia L. Sp. pl., p. 684; Webb Spic. Gorg., p. 108;
Schmidt Beitr., p. 287; Henr. Enum., p. 287; Masters in op. s.
c. = S. herbacea Cav. Diss. I, p. 19, tab. 13 et 3, fig. 2.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — Gli esemplari rac-
colti dal Fea appartengono ad una forma pygmaea certamente
annuale.
Fam. Frankeniaceae,
81. Frankenia ericifolia Chr. Smith in Buch Beschreib. der
Canar. Inseln, p. 30 « microphylla Schmidt Beitr., p. 271.
Is. di S. Vineente, XII 1897 (ster.). — Già ivi raccolta dallo
Schmidt, Krause, ecc. E specie localizzata nelle isole del Capo
Verde, Canarie ed Azorre.
và
4
38 A. BEGUINOT
Fam. Tamaricaceae.
82. Tamarix gallica L. £ senegalensis Schmidt Beitr., p. 296;
Henr. Enum., p. 143 = 7. senegalensis DC. Prodr. II, p. 96;
Guill. et Perr. Fl. Sen. tent. I, p. 309; Brunn..Ergebn., n. 210;
Krause Fl. Ins. S. Vincent, p. 405 = 7. gallica Webb in Journ.
of Bot., III (1841), p. 422; Spic. Gorg., p. 128; Oliv. Fl. Trop.
Ate ep 404. .
Is. Boa Vista. HII 1898 (f1.); nome locale taraf. — Non credo
sia da considerarsi come entità a sé, ma non è certo un sino-
nimo della specie europea come ritenne il Webb e più di recente
l’Oliver. Come già fece rilevare lo Schmidt, differisce da questa
per le foglie più grandi, le brattee più lunghe e più sottilmente
acute e per essere cosparsa di cristallini di sale marino che danno
alla stessa un aspetto grigio, anziché verde-glauco. E da confron-
tarsi con esemplari di 7. canariensis Willd. (1816) che il Webb
(in le. et Phyt. can. 1, p. 171) sinonimizza senz’ altro con
T. gallica. Nuovo per Boa Vista.
Fam. Cistaceae.
83. Helianthemum Gorgoneum Webb Spic. Gorg., p. 103;
Willk. Ic. et descr. plant. I, p. 97, tab. CXXVI A.; Schmidt
Beitr., p. 271; Henr. Enum., p. 145.
Is. Brava. 800-1000 m. X 1898 (fl.). — Specie endemica delle
isole del Capo Verde. dove fu indicata vagamente dal Webb e
quindi raccolta nelle isole Pixino (?) e S. Antonio dal Bolle (ex
Willk. op. c.) ed in questa seconda dal Cardoso. Nuova per Brava.
Affine ad H. canariense W. come deduco dalla tav. 16 della
« Ie. pl. rar. » dello Jacquin e dalla tav. 126 B del Willkomm.
Fam. Oenotheraceae,
84. Epilobium parviflorum Schreb.; Webb Spic. Gorg., p. 128;
Schmidt Beitr., p. 317.
Is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha, 1700-1800 m. 28 VI
1898 (fl. fr.). — Nuovo per I isola.
d
PEER I
are ti
7 = SE
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 39
85. Jussieua suffruticosa L. sp. pl. ed. I, p. 388 = J. villosa
Lam. Encycl. meth. II, p. 331, ed. Padoue III, p. 318; Oliv. FI.
Trop. Afr. II, p. 489. Ic. Rheed. Hort. Malab. II, p. 97, tav. 50.
= Is. di S. Thiago, Pedra Badejo. IV-V 1898 (fr. ). — Genere
nuovo per l’ Arcipelago: la specie è largamente distribuita nei
paesi tropicali del mondo ed in Africa cresce nella Guinea sup.,
nei paesi nilotici, nel distretto di Mozambico, ece. Varia per le
foglie ora lineari-lanceolate, ora strettamente lineari.
Fam. Umbelliferae.
86. Tornabenea annua Bég. n. sp. Radix exilis annua. Caulis
erectus, ramosus, 20-30 cm. altus, rigidus, flexuosus, teres,
glaberrimus, praeter summitatem, ubi parum hispidus. Folia
petiolata, basi anguste dilatata amplexicaulia, pinnatipar-
tita, minute puberula, lobis anguste lanceolatis, inferioribus
petiolulatis, margine integris, apice mucronulatis. Umbellae
mediocres vel parvae, floriferae planae, in fructu parum
contractae, radiis hispidiusculis. Involucrum universale po-
lyphyllum, phyllis 6-8 lineari-lanceolatis acuminatis, integer-
rimis, margine submembranaceis, in fructu rigidis et
erectis. Involucellum 6-8 phylum, phyllis linearibus, mar-
gine membranaceis. Calyx et corolla generis ut in diagnosi
a cl. Schmidt relata; antheris luteis, stylis longiusculis pa-
tentibus. Fructus immaturus, ut videtur, elliptico-oblongus,
parum compressus, muriculatus .....
Is. di S. Thiago, dintorni di Orgaos Grandes. 300-600 m. III-IV
1898 (fl. et init. fr.).
Oss. — Il gen. Tornabenea Parl. (in Hook. Journ. of Bot.
1850, p. 370 = Tetrapleura Parl. in Webb Spic. Gorg., p. £31,
non Benth.) fu stabilito su un esemplare molto incompleto raccolto
dal Vogel nell’ isola di S. Vincenzo e restò endemico dell’Arcipe-
lago del Capo Verde. La specie di questa isola fu denominata
Torn. (Tetrapl.) insularis Parl. ma non descritta poiché
« ramum pessimum tantum possideo, sic ejus descriptionem mihi
-ullo modo non licet adumbrare ». Essa fu ridescritta qualche anno
dopo dallo Schmidt (Beztr., p. 255) sotto il nome di Torn. hirta,
di cui nell’Erb. Cesati vidi un unico esemplare raccolto il 25 III
1853 dall’Armitage nell’ isola s. c. (e precisamente sul M. Verde).
1
pa a
AO A. BEGUINOT
La 7. annua ne differisce per essere pianta annua e glabra, per le
lacinie delle foglie lanceolate-lineari e non ovali, per le foglioline
dell’ involucro intere e non laciniate o dentate, ecc. Certamente
è più affine a 7. Bischoffii, pure descritta dallo Schmidt e propria
dell’isola di S. Antonio, ma anche da questa se ne distacca per
essere pianta annua e non perenne, per le ombrelle mediocri o
piccole e non «speciosissimae » ed, a quanto pare, un po’ anche
pel frutto, quantunque questo, immaturo, non permetta un sicuro
rilievo differenziale, Rilevo da ultimo che ad una Tetrapleura sp. ?
dell’ isola di S. Thiago (leg. J. D. Hooker) si accenna già nello
« Spic. Gorg. » ed è quasi certamente la specie qui descritta: però
Henriques vi indica anche la 7. insularis Parl. (= 7. hirta
Schmidt).
Fam. Primulaceae.
87. Samolus Valerandi L.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. III-IV 1898 (fl. fr.):
già raccoltavi da C. Darwin.
Fam. Plumbaginaceae,
88. Statice Brunneri Webb Spic. Gorg., p. 120; DC. Prodr.
XII, p. 639; Schmidt Beitr., p. 182; Henr. Enum., p. 144 =
St. pectinata Brunn. Ergebn., n. 205 — non Ait.
Ilheo Raze presso l’is. di S. Nicola. 27 X—7 XI 1898 (fl.).
— Scoperta dal Brunner nell’ isola del Sale, è questa la seconda
località per tale specie endemica del nostro Arcipelago ed affine a
SP pectinata Ait. che le isole del Capo Verde hanno in comune
con le Canarie. Sono; invece, altri due solenni endemismi la
St. Jovi-barba Webb di:S. Vicente e la St. Brauni Bolle di
S. Antonio (di quest’ultima non mi fu possibile vedere diagnosi
ed esemplari di sorta ed istituire confronti con la specie raccolta
dal Fea).
89. Plumbago zeylanica L.; Schmidt Beitr., p. 188 = Pl. oc-
cidentalis Sweet; Webb Spic. Gorg., p. 169.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. II-IV 1898 (fl.):
già nota per |’ isola.
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE At
Fam. Gentianaceae, i
#90. Erythraea pulchella Hoffmsg. et Lk. = £#. ramosissima
_ Auct. Fl. Gorg.
Is. di S. Thiago, dintorni di Orgaos Grandes, 300-600 m. II-IV
1898 (f1.) e Pico da Antonia 16 IV 1898 (f.).
Fam. Apocynaceae.
91. Lochnera rosea Reichb. Consp., p. 134; Stapf. in This -Dyer
Fl. Trop. Afr. IV, p. 118 = Vinca rosea L. Syst. nat. ed. X,
p. 944; Henr. Enum. p. 144 (var. flore albo) = Vinca foliis
ionga: ovatis Mill. Ic., tab. 186.
Is. Fogo ad Igreja. VII 1898 (fl. fr.). — Originaria probabil-
‘mente delle Indie occidentali, trattasi di pianta introdotta. Fu indi-
cata la prima volta dall’ Henriques di S. Nicola, Santiago e S. An-
tonio e come quella la pianta di Fogo appartiene ad una var.
albiflora Bee.
Fam. Asclepiadaceae.
92. Periploca levigata Ait. Hort. Kew. I, p. 301; Webb. Spic.
Gorg. p. 150; Schmidt Beitr. p. 214 = P. punicaefolia Cav. Ic.
Ill, p. 91, tab. 217 = P. angustifolia Labill. Dec. II, p. 17,
tab. 7 = P. rigida Viv. Fl. Lib. spec., tab. 6
Is. Fogo: ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1898 (f1.). Nuova per I’ isola.
93. Sarcostemma Daltoni Decaisne in Webb Spic. Gorg., p. 149,
tab. 14; Hook. Ic. pl., tab. 768; Schmidt Beitr., p. Oh: Henr.
Enum., p. 144; Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 412.
Is. Bui A 0 a 300 m. VII 1898. — Specie endemica delle
più singolari dell’ Arcipelago, ma strettamente affine, come ritiene
il Browne (in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. IV, 2, p. 385) a S. vi-
minale R. Br. la cui area- distributiva procede dalla Guinea ai
paesi nilotici ed al distretto di Mozambico. Nuova per I’ isola.
94. Calotropis procera R. Br. in Ait. Hort. Kew. ed. 2, II
p. 78; Webb Spic. Gorg., p. 150; Schmidt Beitr., p. 215; Krause
492 A. BEGUINOT
Fl. Ins. S. Vincent, p. 442; Henr. Enum., p. 144; Browne in
This.-Dyer FL. Trop.. Afr. IV, 2, p. 294.
Is. Boa Vista. II 1898 (fl. fr.), dove era stata già indicata.
Fam. Convolvulaceae,
95. Evolvulus linifolius L. var. grandiflorus Bolle in « Bon-
plandia » IX (1861), p. 55 = #. linifolius Auct. Fl. Gorg. ex
toto ? È
Is. Brava. 800-1000 m. X 1898 (fl. fr.). — Secondo Bolle,
sarebbe la sola forma rappresentata nell’Arcipelago e da lui rac-
colta nelle isole di S. Nicola, S.. Vincenzo e S. Antonio. Nella
prima egli trovò anche lE. alsinoides L. del quale lE. linifo-
lius sec. Schweinfurth (Beitr. z. Fl. Aeth., 1.8 Abth., p. 93-94)
sarebbe una varietà ( = # erecta Schw.): opinione nella quale
è seguito da Di Capua (in Pirotta, Fl. Col. Eritrea, in Ann.
R. Ist. bot. di Roma, VIII, p. 222-294) mentre è un semplice
sinonimo per Baker e Rendle (in This.-Dyer Fi. Trop. Afr. IV,
2.* p. 67). Gli A. citati insistono sulla presenza di intermediari che,
a quanto pare, mancano nelle isole qui studiate. #. alsinoides fu
raccolto anche a S. Vincenzo (Krause, op. ¢., p. 409).
96. Breweria suffruticosa Schinz in Verh. Bot. Ver. Brandenb.
XXX (1888), p. 275; Bak. et Wright in This.-Dyer FI. Cap. IV,
2, p. 80 = Veddera suffruticosa Hall. f. in Engl. Bot. Jahrb.
XVII (1873), p. 88; Bak. et Rendle in This.-Dyer Fl Trop.
Afr. IV, 2, p. 77; Schinz in Bull. Herb. Boiss. VI (1898), p. 531.
Is. Boa Vista. II 1898 (fl.). — Genere nuovo per l’Arcipelago:
la specie cresce nell'Africa mer. e quindi nel dominio della flora
capense e qua e là in quella tropicale or. (distretto di Mozam-
bico ) ed occid. (Bassa Guinea ). Affine a B. capensis ( Meyer sub
Evolvulo) Bak. da cui si distingue per il sepalo più interno ovato-
acuminato, membranaceo ai margini e diverso dagli altri quattro
che sono lanceolati: sono tutti lanceolati e subeguali nella 58. ca-
pensis Bak. !
97. Ipomaea Pes-caprae (L. sub Convolvulo) Sweet.
Is. Boa Vista. I-II 1898 (fl.)) — Non ancora segnalata in
questa isola.
98. I. asarifolia (Lam. sub Convolvulo) R. et Sch. Syst. IV,
p. 251.
4
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 43
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. II 1898 (fl.). — Già rac-
coltavi dall’ Hooker.
99. I. eriocarpa R. Br. Prodr., p. 484 (1816); Bak. et Rendle
in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. IV, 2, p. 136 = I. sessiliflora Roth
Nov. sp., p. 117; Choisy in DC. Prodr. IX, p. 366; Schmidt Beitr.,
p. 230.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. III 1898 e ad Orgàos
Grandes. 50 m. II-IV 1898 (fr.). — Nuova per I’ isola.
100. I. hellebarda Schw. PI. Gallab. Exsicc. n. 2176 ex Bak.
et Rendle in op. c. IV, 2, p. 170 = I. sagittata Auct. al. Fl. Afr.
trop., non Poiret.
Is. Boa Vista. XII 1897—I e II 1898 (fl. fr.). — Vaga-
mente indicata per l’Arcipelago.
101. I. Cairica (L. sub Convolvulo) Sw. Fl. Brit., ed. II,
p..370 = I. palmata Forsk. Fl. aeg.-arab., p. 43; Schmidt
Beitr., p. 231; Bak. et Rendle in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. IV,
2, p. 178; Jacq. Obs., tab. 74 e Bot. Mag., tab. 699..
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. II-IV 1898 (fl. fr.).
— Già raccolta da Forster, Smith, Hooker e la prima volta indi-
cata dal Brunner (Ergebn. n. 73 sub Convolvulo).
102. Batatas pentaphylla (L. sub Convolvulo) Choisy in DC.
Prodr. IX, p. 339; Webb Spic. Gorg., p. 151; Schmidt Beitr.,
233. Jacq. Plant. rar. II, tab. 319.
Is. Boa Vista. XII 1897 — I 1898 (fr.). — Nuova per l'isola.
103. Pharbitis purpurea (L. sub Convolvulo, Lam. sub Zpo-
maea) Voigt Hort. Sub. Cale., p. 354 = Ph. hispida Choisy
Cony. or., p. 53 et in DC. Prodr. IX, p. 341; Schmidt Beitr., p. 233.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. IIT 1898 (fl. fr.). — Nuova
per l'isola.
Fam. Borraginaceae.
104. Heliotropium undulatum Vahl Symb. I, p. 13; Schmidt
Beitr., p. 125; Bak. et Wright in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. IV,
2, p. 37; Henr. Enum.; p.. 145.
x typicum:
Is. Boa Vista. XII 1897 — I 1898 (fr. ) 5 S. Vicente. XII
1897 (fr.).
B ramosissimum Sieb ex DC. iz IV., ‘p.. :986- (pr. sp.).
Is. di S. Vicente. XII 1897 (fr.), con ‘il tipo.
Ah A. BEGUINOT
105. Echium hypertropicum Webb Spic. Gorg., p. 135; Schmidt
Beitr., ‘piyere
Is. di S. Thiago : Pico da Antonia. 800-1200 m. 16 IV 1898 -
(fi.). — Specie endemica dell’ Arcipelago capoverdiano dove fu
dapprima vagamente indicata dal suo descrittore, il Webb, in
base ad esemplari conservati nel Museo di Storia Nat. di Parigi,
quindi dallo Schmidt trovata nell’isola di S. Antonio. Nuova per
Santiago. Un £chium hypertropicum Coincy, ritenuto speciale
delle Canarie, compare sulla « Flore de l’Archipel » di Pitard e
Proust (Paris, 1908, p. 278): è la stessa specie del Capo Verde?
106. Trichodesma africanum (L. sub Borrago) R. Br. Prodr.,
p. 496; Schm. Pl. Asper., p. 195; Bak. et Wright in This.-Dyer
Fl. Trop. Afr. IV, 2, p. 48 = Pollichia africana Medic. Bot.
Beob., p. 248; Schmidt Beitr., p. 227; Krause FI. Ins. S. Vincent,
p. HO. i
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl.); S. Vincente. XII
1897 (f.).
Fam. Verbenaceae.
107. Verbena officinalis L.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 790 m. II-IV 1898 (fi.).
108. Lantana Camara L.
Is. di S.. Thiago, dintorni di Praia. IN 1898 (fl. fr.). — Ori-
ginaria dell'America merid. e delle Indie occid. e quindi certo
introdotta.
Fam, Labiatae,
109. Lavandula rotundifolia Benth. Lab. gen. et sp., p. 150 et
in DC. Prodr. XII, p. 146; Webb .Spic. Gorg., p. 157; Schmidt
Beitr., p. 218; Bolle in « Bonplandia » VII (1860), p. 280;
Krause Fl. Ins. S. Vincent, p. 441; Henr. Enum., p. 146 =
Lav. aptifolia Chr. Smith in Tuckey Voy. (nom. nud.).
Is. Fogo: ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1898 (f1.); ibid. sulla Serra. 1400-1600 m. 29 VI 1898 (fl.). —
Specie endemica dell’ Arcipelago capoverdiano, dove fu raccolta
nelle isole di S.. Nicola, S. Vincenzo e S. Antonio, non che a
Santiago (sec. Bolle): nuova per Fogo.
110. Salvia aegyptiaca L. Sp. pl., p. 28; Webb Spic. Gorg.,
p. 159; Schmidt Beitr., p. 220; Krause Fl, Ins. S. Vincent.,
*
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE AD
p. 441; Henr. Enum., p. 145. — Ic. Jacq. Hort. Vind., tab. 108;
Phyt. Can., tab. 167 A.
Is. Brava. 800-1000 m. X 1898 (fr.). — Nudva per (isola:
“144. Satureia Forbesii Briq. in Engl. et Prantl Nat. Pflan-
zenfam. IV, 3 A, p. 300 = Micromeria Forbesii Benth. Lab.
gen. et sp., p. 376 et in DC. Prodr. XII, p. 218; Webb Spic.
Gorg., p. 159; Schmidt Beitr., p. 221; Bolle in « Bonplandia »
VII (1860), p. 282; Henr. Enum., p. 145.
i Is. di S. Thiago : Pico da Antonia. 800-1200 m. 16 IV 1898
. (fr.); Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
. 1898 (fl.). — Specie endemica dell'Arcipelago , dove fu scoperta
dal Forbes nel 1822. Già nota della prima isola (Bocandé ex Bolle),
nuova per la seconda.
Fam. Solanaceae,
112. Nicotiana glauca R. Grah. in Edinb. N. Phil. Journ.
1828, p. 175 et in Bot. Mag., tab. 2837; Krause FI. Ins. S. Vin-
cent, p. 410; Henr. Enum., p. 146.
Is. Boa Vista. I 1898 (fl. ). Nuova per |’ isola, dove è certo
pianta introdotta. |
115. Datura Stramonium L.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl. fr.)..
114. D. Metel L.
_Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl.); S. Nicolau. X-XII
1878 (fi.).
115. Physalis angulata L. Sp. pl. ed I, p. 183; Dun. in DC.
Prodr. XIII, 1, p. 448; Wright in This.Dyer FI. Trop. Afr. IV,
2, p. 243. — Ie. Dill. Hort. Elth., p. 13, tab. 12; Rheed Hort.
Mal. X, p. 139, tab. 70.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. III 1898 (fr. ). — Pianta
poco sviluppata che, per alcuni caratteri, ricorda l’affine Ph. Lin-
kiana Nees ab Esenh.! Nuova per tutto l’Arcipelago.
116. Solanum nigrum L.
Is. Boa Vista. II 1898 (fl. fr.). — Già noto per I isola.
117. S. torvum Sw. Prodr. veg. Ind. occid., p. 47 (1788) =
S. ferrugineum Jacq. Hort. Schoenbr. II, p. 46, tab. 334!
(1798) — fide Wright in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. IV, 2, p. 231.
Is. di S. Nicolau. X-XI 1898. — Specie diffusa nei tropici del
RANGE TN Gs
Shae itr,
i ee L'A
16 A. BEGUINOT
vecchio e nuovo mondo e trovata anche sulla costa aust d'Africa
(Guinea): nuova per l’Arcipelago. .
118. S. paniculatum L. Sp. pl. ed. 2.*, p. 267; Dun. in DC.
Prodr. XIII, 4, -p. 278.
Is. di S. Nicolau. X-XII 1898 (f1.). — Specie propria dell’Ame-
rica merid. non ancora riscontrata in Africa e, quindi, nuova per
il nostro Arcipelago: indigena od importata ?
119. S. fuscatum L. Sp. pl. ed. 2.7, p. 268; Jacq. Ic. rar.,
tab. 42; Webb Spic. Gorg., p. 163; Schmidt Beitr., p. 237;
Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 410 = S. Sodomaeum Brunn.
Ergebn., n. 201?
Is. Boa Vista. I-II 1898 (f1.), dove era già noto.
Fam. Serophulariaceae.
120. Celsia betonicaefolia Desf. Fl. Atl. II, p. 58; Benth. in
DC. Prodr. X, p. 245; Webb Spic. Gorg., p. 165; Schmidt Beitr.,
p. 239; Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 414; Henr. Enum., p. 146.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. HI-IV 1898 (f1.) ;
is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fl. fr.). — Nuova per la
seconda isola, dove si presenta in una forma a fusto glabro, cui
già accennarono gli Autori e che denomino f. glabra Bég. La
forma a fusto pubescente converge con C. floccosa Benth. del-
l’Abissinia e Mozambico ! ;
121. Linaria Webbiana Schmidt Beitr., p. 240.
Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.) e sul M. Estancha.
100-600 m. II 1898 (fr.) — Specie endemica dell’Arcipelago, dove
fu scoperta dallo Schmidt a.S. Antonio e sin qui non nota di
altre isole.
122. L. dichondraefolia Benth. in DC. Prodr. X, p. 2705 Webb
si Gorg., p. 165; Schmidt Beitr., p. 242; Krause FI. Ins.
. Vincent, p. 411.
Is. Fogo, ascensione al Pico, aula Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1898 (fr.). — Specie endemica dell’Arcipelago e nuova per l'isola
Fogo. Altra specie endemica, molto affine alla qui ricordata, è ZL.
Brunneri Benth. in DO.
123. Campylanthus Benthami Webb Spic. Gorg., p. 163, tab.
15; Hook. Ic. plant. IV, tab. 776; Schmidt Beitr., p. 245; Krause
FI. Ins. S. Vincent, p. 411 « glaber Webb (= C. glaber Benth.
DCO. Prodr. X, p. 508 e 596).
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 47
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. V.1898 (fr.); is. Brava a
Furnas. VII 1898 (fr.). — Specie propria all’Arcipelago capover-
diano ed alle isole Canarie (= C. salsoloides Webb non Roth.):
nuova per Brava.
Fam. Pedalinaceae.
124. Sesamum radiatum Schum. in Schum. et Thonn. Beskr.
Guin. Pl., p. 282; Webb Spic. Gorg., p. 248; Schm. Beitr., p. 241;
Bolle in « Lapidi » IX (1861); p.:50 = Seaniientenis ra-
diata DC. Prodr. IX, p. 251.
Is. di S. Thiago a Pedra Badejo. IV-V 1898 (fl. fr.). — Noto
dapprima vagamente per |’ Arcipelago, fu raccolto a Brava dal
Bolle. È specie che l’Arcipelago ha in comune con la Guinea supe-
riore: fuori di queste regioni è considerata avventizia (Stapf in
This.-Dyer FI. Trop. Afr. IV, 2, p. 337).
Il De Candolle (op. c.) vi adduce come sinonimo S. gracile
Endl. (in Linnaea, VII, p. 10), ma per errore, poiché questo
va sicuramente riferito a S. capense Burm.
Fam. Orobanchaceae.
125. Cistanche lutea Krause FI. Ins. S. Vincent in |. c., p. 412
(1892) = Phelipaea lutea Desf. Fl. Atl. II, p. 61, tab. 146,
non Cistanche lutea Hottmegs. et Lk. et Auct. quae est Lathraea
Phelipaea L. x, Phelipaea tinctoria Brot. (1816), Walpers
(1844-45) et C. lusttanica (Coss. sub Phelipaea) Guim. in Bro-
teria I (1904), p. 190.
Is. Boa Vista nelle dune di Sal Rei parass. su Zygophyllum
Fontanesii, 20 XII 1897 (fl. fr.) : Boa Vista. II 1898 (fl. fr.). —
Questi ultimi esemplari vanno riferiti ad una forma depauperata
e denutrita con fusto alto 18-22 cm. a spiga più breve e meno
compatta, che denomino forma minor Bég. già adombrata dallo
Schmidt ( Beitr., p. 248). La pianta del nostro Arcipelago corri-
sponde. perfettamente alla specie descritta dal Desfontaines, ma
non alla pianta del Portogallo (= C. lutea Hoffmgs. et Lk, =
C. lusitanica Guim.), né a quella dell’ Arabia ( = Orobanche
48 A. BEGUINOT
tinctoria Forsk.), come fece rilevare lo Schmidt (*). Il Fiori (in
Nuov. Giorn. Bot. Ital., n. ser. XX, p. 375) ha risolto la questione
ripristinando il nome più vecchio di Lathraea Phelipaea, che
risale a Linné. Ma, come fece già rilevare il Beck (in Bornmul-
ler, Ein Beitr. z. Kenntn. d. Orobanchenfl. Vorderasiens.
Bull. Herb. Boiss, 2.* serie, IV, p. BED es il nome linneano è un
miscuglio o complesso di due generi: « = (€. lutea Hoffmgs. et
Lk. = Phelipaea tinctoria Brot., Walpers = C. lusitanica
Guim. — specie del Portogallo! e 4 = Phelipaea coccinea
Poir., specie orientale. La specie di Desfontaines fu forse adom-
brata nella Lathraea quinquefida Forsk. (?) Fl. Aeg.—Arab.,
p. 111, ma la descrizione è molto imperfetta e le specie orientali
crebbero di numero! Nelle isole capoverdiane una entità affine
alla nostra, ma endemica, è Phelipaea Brunneri Webb che qui
denomino Cistanche Brunneri (Webb) Bég. nov. comb. restando
a precisarsene il valore sistematico.
Fam. Globulariaceae.
126. Lytanthus cab Wettst. Globul. Stud. in Bull.
Herb. Boiss., HI (1895), p. 271 = Globularia amygdalifolia
Webb Spic. Gorg., p. 133; Schmid it Beitr., p. 225; Henr. Enum.,
p. 146. |
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. II 1898 (fi. fr.). — Specie
endemica dell’ Arcipelago capoverdiano, dove fu rinvenuta anche
a S. Antonio ed a S. Nicola: nuova per Santiago. E affine a
L. salicinus (Lam.) Wettst. delle isole Canarie !
Fam. Plantaginaceae.
Plantago major L.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. III-IV 1892 (fr.).
— Nuova per I’ isola.
(1) Lo Schmidt sinonimizza la pianta araba con la lusitanica e le dice differenti
da C. lutew per le brattee più brevi del calice e per i sepali lanosi lungo il margine:
tutto ciò è da controllarsi in Erbario e meglio di tutto sulle piante vive. Per le dif-
ferenze fra la specie spagnuola e la portoghese cfr. Cosson, Not. pl. crit., p. 43:
Willkomm et Lange Prodr. Fl. Hisp. II. p. 630. Non credo di dovere accettare la
combinazione di Cist. tinctoria (Forsk.) Beck (in. 1. c.) in quanto, sotto questo nome,
egli vi comprende la pianta araba, quella dell’Africa settent. e quella della Penisola
iberica!
(2) Schmidt ve la riferisce senz’ altro come sinonimo.
a
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 49
Fam. Cueurbitaceae.
“128. Momordica Charantia L.; Naud. in Ann. Sc. Nat., ser.
4.3, XII, p. 184; Hook. in This.-Dyer Fl. Trop. Afr. II, p. 537;
Cogn. in DC. Mon. phan. II, p. 435; Schmidt Beitr., p. 272.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. III 1898 (fl.) e ad Orgaos
Grandes. 250 m. IILIV 1898 (fl. et fr.). — Già nota per I’ isola
(This.-Dyer).
Fam. Campanulaceae.
129. Campanula Jacobaea Chr. Smith. in Tuck. Voy., p. 251;
Webb Spic. Gorg., p. 148, tab. 12; Bolle in « Bonplandia » IX
(1861), p. 50; Schmidt Beitr., p. 208; Krause Fl. Ins. S. Vin-
cent, p. 413; Henr. Enum., p. 147. |
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 200-600 m. II-IV 1898
(fl. fr.); id. sul Pico da Antonia. 800-1200 m. 16 IV 1898 (f1.).
. — Scissa dal Bolle (in l. c.), in 4 forme (genuina, humilis,
bravensis ed hispida), riferisco gli esemplari del Pico da An-
tonia alla var. hwmilis che, evidentemente, è una variazione alti-
tudinare! Si tratta di specie endemica dell’ Arcipelago, i cui sco-
pritori primi furono a Santiago Smith, Hooker e Darwin e a
S. Nicola e S. Antonio il Forbes. Trovata in seguito in quasi tutte
le isole capoverdiane.
Fam. Compositae.
130. Ageratum conyzoides L.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. I 1898 (fr.). — Indicato
recentemente per l'isola (Henriques ), ma certamente introdotto.
131. Nidorella varia Schmidt Beitr., p. 124; Krause FI. Ins.
S. Vincent, p. 413; Henr. Enum., p. 148 = Erigeron varium
Webb Spie. Gorg., p. 134.
Is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1878 (fr.). — Specie endemica di cui il Webb fece gia risaltare
il notevole polimorfismo, avendo visto di S. Nicola una « forma
major, foliis ovatis », di S. Antonio una « forma eadem sed pa-
nicula valde conferta », a S. Vincenzo una « forma parva, foliis
oblongis » e finalmente a S. Antonio una « forma foliis fere
Ann. del Museo Civ. di St, Nat. Serie 3.8, Vol. VIII (15 Dicembre 4917). 4
Ve prg fares 4 : ; nl
eee Atta oe ran -
de ee Porca ole
Le Me
50 A. BEGUINOT
linearibus apice tantum dentatis, capitulis minimis », la quale
ultima, la più differenziata dal tipo, passo a descrivere come
specie a sé.
152. Nidorella Feae Bég. n. sp. Su/frutex 40-45 cm. altus
in superiore parte ramosus et foliosus, ramis erectis, fa-
stigiatis, pubescentibus, folias siccas vel cicatrices foliorum
delabentium gerens. Folia alterna, sessilia, ascendentia,
lanceolata vel lineari-lanceolata, acutiuscula et mucronata,
utrinque puberula, grisea, integra vel unico aut duplici
dente instructa. Capitula subdiscoidea, minima, breviter
pedicellata in corymbos terminales aggregata. Involucri
squamis linearibus acutiusculis glabrescentibus uni-biseria-
libus non aequilongis margine anguste et inconspicue
marginatis. Receptaculum punctulatum nudum. Corolla tu-
bulosa lutea pappo aequilonga, lobis parvis ovatis. Ache-
nium ovato-compressiusculum minute pilosum. Pappus albidus
scaber.
Is. Fogo: sul cono del Pico o vulcano. 1700-2500 m. 19 VI
1898. Fr. ed ultimi fiori. — Affine a N. varia (Webb) Schmidt,
non che a N. malosana Bak. (in Kew Bull. of miscell. inform.
1898, p. 149) dell’Africa centrale tedesca, forma la quarta specie
endemica di un genere specialmente proprio della Flora Capense
(cfr. Harvey e Sonder, Fl. Cap. Ill, p. 86-92): le altre due sono
N. Steetzii Schmidt e N. nubigena Bolle, la prima dell’ isola di
S. Antonio e la seconda di S. Nicola.
133. Conyza odontoptera Webb Spic. Gorg., p. 135; Schmidt
Beir poe:
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250 m. I-IV (fr.). —
Specie endemica indicata vagamente per il nostro Arcipelago dal
Webb (ex specim. herb. Mus. Par.) e, quindi, trovata dallo
Schmidt nell’isola di S. Antonio. Nuova per Santiago. Altra specie
endemica a fusto alato è la C. pterocaulon Bolle (in Bonplandia,
VII, 1859, p. 225) propria dell’is. di S. Nicola.
134. Phagnalon melanoleucum Webb Spic. Gorg., p. 135, tab.
9; Hook. Ic. plant. tab. 264; Schmidt Beitr., p. 188; Krause FI
Ins. S. Vincent, n. 414; Henr. Enum., p. 148.
Is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1898 (fr.). — Specie endemica dell’ Arcipelago, dove e precisa-
mente nell’is. di S. Vincenzo fu scoperta la prima volta nel 1841
RRR OR i EE
dea hs TRANI SI IAA
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE DI
dal Vogel. È pure endemico il Ph. luridum Webb pure scoperto
in questa isola dal nominato raccoglitore.
_ 135. Francoeuria crispa (Forsk. sub Aster) Cass. in Diet. Se.
Nat., XXXIV, p. 44; DC. Prodr. V., p. 475; Webb Spic. Gorg
p. 138; Schmidt Bar p 192 = Inula crispa Del. FI. aeg ct.
peo, tab. 45, fio. 2 = = Pulicaria crispa Benth. et Hook. ;
Henr. Enum., p. 148.
Is. Boa Vista sul M. Estancha. 100-600 m. 1 I 1898 (fr.). — Gia
nota per quest’ isola.
136. Pegolettia senegalensis Cass. in Dict. Sc. Nat., XX XVIII,
p. 230; DC. Prodr. V, p. 481; Brunn. Ergebn., n. 159; Webb
Spic. Gorg., p. 132; Schmidt Beitr., p. 192; Krause FI. Ins. S, Vin-
cent, p. 414; Henr. Enum., p. 148; Jaub. et Spach. Ill. pl. or.
IV, p. 63, tab. 341; Oliv. Fl. Trop. Afr. II, 361.
Is. Boa “Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — Specie che le isole
capoverdiane hanno in comune con la Senegambia e con i paesi
nilotici. Nuova per Boa Vista.
137. Odontospermum Daltonii Webb Spic. Gorg., p. 140;
Schmidt Beitr., p. 193; Krause FI. Ins. S. Vincent, p. 414; Henr.
Enum., p. 148.-
Is. di S. Thiago, Pico da Antonia. 800-1200 m. 16 IV 1898
(fl. fr.). — Specie endemica del nostro Arcipelago, dove fu sco-
perta nell’is. di S. Antonio nel 1822 dal Forbes ed in quella s. c.
nel 1839 dall’ Hooker.
138. 0. Vogelii Webb Spic. Gorg., p. 140; Schmidt Beitr.,
p. 194; Krause FI. Ins. S.. Vincent, p. 414; Henr. Enum., p. 148.
Isolette Rombos e precisamente nell’ ilheo da Cima o da Fora.
5-7 VII 1898 (fl. fr.). — Altra specie endemica dell’ Arcipelago,
dove fu la prima volta scoperta nel 1822 dal Forbes nell’is. di
S. Vincenzo. Pure endemico è 0. Smithii Webb. trovato dallo
stesso raccoglitore a S. Nicola!
139. Eclipta erecta L. Mant. alt., p. 286; DC. Prodr. V,
p. 490 = £. alba Hassk., Oliv. Fl. Trop. Afr. II, p. 373.
Is. di S. Thiago al di Grandes. 250 m. I-IV 1898 (fr.). —
Già quivi raccolta sin dal 1818 da Chr. Smith.
140. Zinnia pauciflora L.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. II 1898 (fl. fr.). — Quivi
già Gioia, insieme alla var. multiflora L. (pr. sp.), da Hooker
e da Darwin, ma evidentemente importata.
elk Ware
Ai ee Dicker
Abie Vor Arua
fae
52 A. BEGUINOT
141. Acanthospermum hispidum DC. Prodr. V, p. 522.
Is. di S. Thiago, dintorni di Praia. III 1898 (fr.) e ad Orgaos
Grandes, 250 m. ILIV 1898 (fr.). — Genere nuovo per l’Arcipe- .
lago ed anzi per tutta l'Africa: la specie è originaria del Brasile,
donde probabilmente è stata importata. L'ho confrontata con esem-
plari autentici conservati nell’ Erb. Padovano appunto di questa
regione. i
142. Bidens pilosa L. var. leucantha (L. sub Coreopsis) Willd
Sp. pl. II, p. 1719 (pr. sp.) = B. pil. « radiata Sch.—Bip, in
Phyt. Can. II, p. 242; Schmidt Beitr., p. 197.
Is. di S. Thiago ad Orgàos Grandes. 250-600 m. HI-IV 1898 (fr.).
— Già nota per Visola insieme alla var. discoiîdea Sch. Bip.
(= B: pilosa-Lis.str
143. Tagetes patula L.
Is. di S. Thiago, dintorni di Orgaos Grandes. 300-600 m.
II-IV (fl. fr.). — Gia ivi raccolta da Hooker e Darwin: originaria
del Messico, è specie certamente introdotta.
144. Artemisia Gorgonum Webb Spic. Gorg., p. 142; Schmidt
Beitr., p. 198; Henr. Enum. p. 149.
Is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1898 (fr.). — Specie endemica del nostro Arcipelago, fu descritta
dal Webb in base ad esemplari conservati nel Mus. di Stor. Nat. di
Parigi con indicazione vaga quanto alla provenienza, quindi trovata
nell’is. di S. Antonio. Affine ad A. canariensis Less. delle Canarie!
145. Gnaphalium luteo-album L.
Is. Fogo, ascensione al Pico, sullo Cha. 1700-1800 m. 28 VI
1898. — Nuovo per quest’ isola. E specie a larghissima area distri-
‘butiva e per le sue variazioni nelle Macaronesie cfr. Webb Phyt.
can. II, p. 312 e Schmidt. Beitr., p. 199.
146. Launaea nudicaulis (L. sub Chondrilla) Hook. Fl. Brit.
India, II, p. 415 = Zollikoferia nudicaulis Boiss.; Krause FI.
Ins. S. Vincent, p. 414 = Lactuca nudicaulis Murr.; Webb
Spic. Gorg., p. 144; Schmidt Beitr., p. 202; Henr. Enum., p. 150.
Is. Boa Vista. LI 1898 (fr.). — Già nota per quest’ isola. Gli
esemplari raccolti dal Fea corrispondono all’ « genuina Bolle in
« Bonplandia ». VII (1860), p. 136 = L. Schimperi Jaub. et
Spach. I. pl. or., tab. 281. La sua area distributiva comprende
l'Arabia, l'Africa settentrionale, le Canarie e le isole capoverdiane.
147. Rhabdotheca spinosa (Forsk, sub Prenanthes; Dest. sub
Me ae
a2 eis
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 53
Lactuca; DC. sub Sonchos) Webb Spic. Gorg., p. 144; Schmidt
Beitr., p. 206 = Lactuca spinosa Brunn. Ergebn., n. 172.
_ Is. Boa Vista. XII 1897—I 1898 (fr.). — Gia nota per questa
isola ed ha una distribuzione sensibilmente coincidente con la specie
precedente: cresce però anche nella Spagna.
IV. — Cenni sulle affinità floristiche, sugli endemismi
e sull’ origine della vegetazione.
1. Il problema delle affinità (1). — A parte alcuni accenni dovuti
al Brunner e che, interessanti per le affinità della Flora senegam-
bica con il resto di quella africana, dicono nulla per le isole capo-
verdiane, il problema fu nettamente impostato dallo Schmidt in
base agli endemismi (di cui sarà questione avanti), in base al
numero delle vascolari meno ubiquitarie presenti in svariati distretti
e domini floristici prossimi o remoti (Canarie, Senegambia, Abis-
sinia, Algeria, Nubia, Arabia, Egitto, Madagascar — non che
nel resto dell’Africa, con l'Europa, Asia, Nord- e Sud-America,
Indie occidentali, Australia, is. Galapagos ecc.) e finalmente in base
alla distribuzione geografica di alcune famiglie più importanti.
Lavoro improbo, ben degno della pazienza teutonica, ma dal quale
non mi pare che l'A. abbia ricavato quelle risultanze e dedotto
quelle conclusioni che si potevano attendere da una tale estesa
comparazione. Tuttavia ne emerge qualche fatto non privo di im-
portanza e, cioé, i rapporti della flora capoverdiana con distretti
remoti, sia dell'Asia occidentale come dell’ Africa orient. (Egitto,
Arabia, Abissinia, Nubia ecc.), testimoniati da alcune specie in
comune mancanti in territori intermedi. Sulle somiglianze, ma
specialmente sulle differenze con la flora canariense, insiste pure
lo Schmidt, ma senza prospettare ed approfondire il problema in
tutti i suoi aspetti. Insomma all’A. sfuggono le vedute sinte-
tiche e quel tanto che egli riesce a scorgere di un pò generale
sull'argomento deve essere completato o rettificato in seguito alle
più recenti ricerche ed esplorazioni cui andò soggetta la flora africana.
Il problema, a proposito della vegetazione dell’isola di S. Vin-
cenzo, fu ripreso dal Krause, il quale ritiene che la banda meri-
dionale dell’isola di Madera, le Canarie e le isole capoverdiane
(1) Vedasi per le opere del Brunner, Schmidt, Krause, ecc., la bibliografia ripor-
tata nel primo capitolo.
54 A; BEGUINOT
facciano parte di un unico dominio floristico sud-atlantico con
caratteri che nettamente lo differenziano dalla vegetazione insediata
nella parte nordica di Madera e nelle Azorre, che rientrano nel
dominio mediterraneo. Desse hanno in comune la formazione di
cui è insigne esponente la Dracaena Draco L. (oggidi la specie
è circoscritta in qualche località delle isole di Tenerifta e Palma
e solo coltivata nelle isole del C. V. ma un tempo anche spon-
tanea ed a quanto sembra, diffusa) e le Euphorbia arborescenti
della sez. Tithymalus sottosez. Pachycladeae Boiss. in DC. che
comprende la capoverdiana LZ. Tuckeyana Steud. affine ad £. pi-
scatoria Ait. endemica di Madera, la circummediterranea £. den-
droides L., sei specie endemiche delle Canarie, una delle quali,
lE. mellifera Ait., vegeta anche a Madera, mentre nelle Azorre
è endemica l’ FE. stygiana Wats. (1). La Dracaena Draco, secondo
alcuni botanici, sarebbe limitata alle Canarie, secondo altri ( Du-
‘and e Schinz, Consp. Fl. Afr., V, p. 327) andrebbe ricondotta
nel suo ciclo, come sottospecie, la Dr. Ombet Kotschy et Peyr.
della Nubia (Souakim), ma che Baker ritiene pure indiana (*) e
forse abitatrice dell’is. di Socotra. Quivi vive pure la Dr. Cinna-
bari Balf. fil. e nella costa somala la Dr. schizantha Bak. che
|’ Engler considera come strettamente affine alla pianta canariense.
Per il Krause queste specie hanno parentele africane, ma non
con i tipi predominanti nella grande fascia equatoriale, sibbene con
tipi salvatisi in località che si resero sfavorevoli all’ avvento di
nuove forme (altipiano di Souakim, paese dei Somali, Socotra ,
Arabia, Indie orientali, ecc.) e che complessivamente il Christ (*)
ebbe a designare come paleoafricani. In conclusione, quindi, il
dominio insulare sud-atlantico appartiene al regno Horistico nor-
dico e le sue affinità con quello mediterraneo sono anche qui fon-
date sui tipi che più si allontanano con le specie dominanti in
quella flora, come è il caso delle Dracaena e delle Euphorbia
sopra nominate. Nonostante le differenze climatiche, la formazione
(1) È affinissima ad E. mellifera Ait. con cui fu dapprima scambiata (cfr. Trelease,
Bot. observ. on the Azores. Miss. Bot. Gard., 1897, p. 148). Essa depone contro l’asser-
zione del Krause che le Azorre non facciano parte del gruppo delle isole atlantiche !
Una delle endemiche canariensi, la £. balsamifera Ait., fu pure segnalata dell’Africa
subtropicale, ma merita conferma.
(2) Baker, Revision of the Genera and Species of Asparagaceae. Journ. Linn. Soc,
XIV, p. 527.
(©) Christ, Vegetation und Flora der Canarischen Inseln. Engler’s Bot. Jahrb.,
VI (1885), p. 458. :
a
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 55
di spiaggia, conformemente alle vedute già avanzate dallo Schwein-
furth (1), appartiene allo « Steppen-Wustengiirtel welcher sich vom
Indus durch Sud- Arabien tiber Chartum und der Tschadsee bis
zuîn Weissen und Griinen Vorgebirge erstrekt ».
Le isole del C. V. insieme alle Canarie, Madera ed Azorre
fanno parte, sec. |’ Engler (*), di un dominio di transizione che si
chiama « Macaronesico », con 4 provincie (Capo Verde, Canarie,
Madera ed Azorre), ma sorprende come nella recente partizione
fitogeografica dell’Africa (*) un brevissimo cenno di queste sia
fatto nel terzo dominio che comprende i boschi e le steppe africane,
anzichè nel secondo e precisamente nella provincia di transizione
con steppe erbacee ed alberi a foglia caduca del dominio desertico
nordafricano-indiano.
Il Christ (op. c.) e più di recente il Vahl (4) ed il Bessel
Hagen (°) hanno insistito sulla presenza di parecchi tipi in comune
fra le Macaronesie e I’ Etiopia, ovvero ivi rappresentate da
vicarianti che mancano in zone intermedie o si trovano solo spo-
radicamente lungo le coste mediterranee specialmente in corrispon-
denza dell’Africa boreale. Come questo scambio sia avvenuto, gli
‘Autori discordano, si trovano invece concordi nell’ affermare che
piante con siffatta distribuzione nulla hanno da vedere con la flora
dei boschi piovosi tropicali e con le steppe erbose che nell'Africa
occidentale raggiungono una larga distribuzione e formano il fondo
del paesaggio botanico. Fisiologicamente queste hanno carattere
igrofilo e quelle xerofilo: dal punto di vista geografico le genuine
tropicali si accentrano nei tropici del vecchio mondo, ma alcune
sono ubiquiste in tutte le zone tropicali ed altre, come si vedrà,
particolarmente importanti ad indiziare ciò che |’ Africa ha in
comune con |’ America del Sud: le xerofile si addensano nella
porzione sud-occidentale del Capo di Buona Speranza e nella zona
desertica o stepposa a nord dell'Equatore senza mancare in regioni
intermedie, spesso montuose, attraverso cui per molti tipi ebbe
(1) Schweinfurth, Pflanzengeographische Shizze des gesammten Nil- Gebiets, ecc.,
Petermann’s Mittheil.
(?) Engler, Versuch einer Entwicklingsgesch., II, p. 340.
(©) Engler, P/lanzengeographische Gliederung von Afrika. Sitzungsber. d. k.
preuss. Akad. d. Wissensch.. XXXVII-VII (1908), p. 797.
(4) Vahl, Uber die Vegetation Madeiras. Engler’s Bot. Jahrb. XXXVI (1905), p. 253.
(9) Bessel Hagen, Geogr. Stud. ùber die floristischen Beziehungen des mediter-
ranen und orientalischen Gebietes zu Afrika, Asien und Amerika. Teil I. Mitt. d,
‘Geogr. Gesellsch. in Munchen, IX, 1.° (19414).
56 A. BEGUINOT
luogo lo scambio. Complessivamente costituiscono quella che il
Christ, come già si disse, chiamò «altafrikanische Flora »: nome
suggestivo, adottato da molti e che certamente serve a designare .
questa categoria di piante, ma-non mi pare felicemente scelto in
quanto indurrebbe a credere ad una plasmazione ed avvento poste-
riore della tipica vegetazione tropicale, che la paleontologia dimo-
stra, non solo di antichissimo lignaggio, ma già presente anche
in zone temperate. Tutto lascia credere che i due tipi, sia pure
con diversa ripartizione, vi abbiano sempre coesistito. Quel che è
certo è che attualmente quasi ovunque vi coabitano ed un esempio
di tale compenetrazione ce l’offrono appunto le isole oggetto del
presente lavoro.
I tropici vi sono rappresentati da note ubiquiste spesso presenti
anche in America e nelle Indie occidentali, o quanto meno da
specie, se non ubiquitarie, certo largamente diffuse in corrispon-
denza dell'Equatore. Ne sono esempio: Adiantum lunulatum
ed A. caudatum, Pteris radiata, Pennisetum cenchroides,
Cenchrus echinatus, Eleusine indica, Cyperus articulatus e
C. mucronatus, Philowerus vermicularis, Euxolus caudatus,
Aerva javanica, Amblogyne polygonoides, Alternanthera ses--
silis, Boehravia erecta e B. paniculata, Argemone mexicana,
Clitoria Ternatea, Cassia occidentalis, Tribulus cistoides ,
Euphorbia hypericifolia, Jatropha, Curcas, Corchorus oli-
torius e C. Antichorus, Cocculus Leaeba, Ximenia americana,
Malva spicata, Sida rhombifolia,.Cardiospermum Halica-
cabum e microcarpum, Jussiuea suffruticosa, Plumbago
zeylanica, Evolvulus linifolius, Ipomaea Pes-Caprae ed
I. caihirica, Batatas pentaphylla, Physalis angulata, Sola-
num torvum e S. fuscatum, Leucas martinicensis, Vernonia
cinerea, Eclipta alba, Bidens pilosa, ecc. Altre vi sono rappre:
sentate in comune soltanto con la zona tropicale dell’Africa, quali:
Sporobolus robustus, Cyperus crassipes e C. Mundtii, Eu-
lophia guineensis, Ficus gnaphalocarpa, Crataeva religiosa
(= C. Adansoni), Dichrostachys nutans, Breweria suffruti-
cosa, Trichodesma africanum, Sesamum radiatum, Pego-
lettia senegalensis e qualche altra.
E degno di nota che alcune delle specie citate hanno stazioni
fuori dei paesi propriamente tropicali specialmente in corrispon-
denza dell’ Egitto e dell'Arabia: il Cyperus Mundtii, ad esempio,
FLORA DELLE ISOLR DEL CAPO VERDE 57
cresce anche in Spagna. Ma il carattere è assai piu spiccato in
altre entità le quali, pur possedendo un’ area e stazioni nei tropici,
si fanno più comuni nella zona a nord dell’ Equatore, prolungan-
dost per alcune sino all’ India ed in Cina, per altre parecchie
sino alle rive del mediterraneo, poche si possono dire affatto escluse
dalla zona stepposo-desertica e dalla regione mediterranea. Passo
quindi ad elencarle (lasciando per ora in disparte quelle in comune
esclusivamente con le isole atlantiche) :
Notholaena Marantae
N. lanuginosa
Pteris longifolia
Asplenium canariense (*)
A. Hemionitis
Aspidium eriocarpum
Aristida Adscensionis
Tricholaena Teneriffae
Andropogon foveolatus
A. annulatus
Panicum rachitrichum
Chloris cryptostachya
Sporobolus spicatus
Pennisetum lanuginosum
Eragrostis biformis
Commelina canescens
Achyranthes aspera « sicula
Lestibudesia trigyna
Forskalea viridis
‘ Sclerocephalus arabicus
Boehravia repens
Caylusea canescens
Aizoon canariense
Lotus nubicus
Crotalaria microphylla
Cr. senegalensis
Indigofera senegalensis
I. astragalina
(‘) Secondo Milde (Fil. Eur. et Atl., p. 74) sarebbe una forma di A. furcatum Thbg.
che possiede un area molto vasta (Asia, America centrale e meridionale, is. Mau-
ritius , Sandwich, ecc.).
Tephrosia lathyroides
Sesbania punctata
Desmodium ospiostreblum
Cassia obovata
Acacia albida
A. arabica
Fagonia cretica (il tipo ?)
Zygophyllum Fontanesii
Z. simplex
Polygala erioptera
Euphorbia granulata
Erythraea pulchella var.
Urena obtusata
Frankenia ericifolia
Periploca levigata
Calotropis procera
Salvia aegyptiaca
Lavandula dentata
L. coronopifolia
Rosmarinus officinalis
Doratanthera linearis
Scrophularia arguta
Celsia betonicaefolia
Cressa cretica
Cistanche lutea
Francoeuria crispa
Launaea nudicaulis
Rhabdotheca spinosa, ecc.
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58 A. BEGUINOT -
Quest’ elenco, per quanto non completo, è tuttavia interessante ~
in quanto mette in evidenza il notevole contributo di specie, più
o meno mediterraneo-africane, da riferirsi alla paleoflora africana
del Christ. Serve pure a dimostrare quanto stretti sono i rapporti
fra la vegetazione capoverdiana e quella ricchissima insediata nei
paesi nilotici (in senso molto largo), in Arabia ed in generale
nell’ Africa nord-orientale. Lo aveva già fatto rilevare lo Schmidt
a mezzo di numeri di per sè espressivi : 76 specie in comune con
l’Abissinia fra le quali una Rubiacea, Hypodematium amplia-
tum, esclusiva di questi paesi: 41 con la Nubia delle quali esclu-
sive ai due paesi Lotus nubicus, * Panicum rhachitrichum
e Chloris cryptostachya: 47 in Arabia di cui tre proprie alle
due flore: * Crotalaria microphylla, Sclerocephalus Aucheri
e * Forskalea viridis: 46 in Egitto e così via dicendo. Certa-
mente le posteriori esplorazioni cui la fascia stepposo-desertica del
Nord-Africa andò soggetta e gli studi approfonditi specialmente
sull’ Egitto, sulla colonia Eritrea (+) e Somalia conducono a retti-
ficazioni ed ampliamenti di aree, ma resta notevole, tra l altro,
il fatto, su cui richiamerò tra breve l’attenzione, che specie capo-
verdiane, ritenute endemiche, siano state in seguito scoperte pre-
cisamente in quei lontani distretti e sin da ora ricordo:
Elionurus Grisebachii Schm. sinonimo di £. elegantissimus
Bég. (= E. Royleanus Nees) dell’Abissinia ed Eritrea.
Eragrostis pulchella Parl. sinon. di £. plumosa Trin. che
vive a Socotra, Eritrea e Capo di B. Speranza.
Pappophorum Vincentianum Schm. in Nubia.
Aristida paradoxa Steud. pure in Nubia ed in Egitto.
Pleuroplitis ciliata Schm. sinon. di Arthraxon ciliaris
var. Quartinianus Hack. in Eritrea, Abissinia, non che nelle
Indie orientali.
Phaca Vogelii Webb sinon. di Astragalus prolixus Sieb.
dell’ Eritrea ed Abissinia — e qualche altra. |
Quanto ad affinità con le flore prossimiori, naturalmente le
maggiori cadono con la Senegambia (come lo dimostrano alcune
specie esclusive ai due distretti) e parecchie specie si rinven-
gono specialmente nella Guinea superiore: poco evidenti sono,
invece, con la banda sud-occidentale del Capo di B. Speranza che
(1) Le specie precedute dall’ asterisco furono, ad esempio, rinvenute in Eritrea.
,
a
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 59
pure emerge per l’ alto contributo che da alla paleoflora africana,
ma non rientra nel quadro del lavoro rintracciarne le cause.
Un confronto con la vegetazione delle Canarie (*) persuade
delfa grande affinità fra i due Arcipelaghi, nonostante l’alta per-
centuale di endemiche nel primo. Già lo Schmidt aveva notato che
in comune con i due gruppi erano 85 specie: numero che tocca
oggidi un buon centinaio, delle quali sono esclusive le seguenti :
Adiantum reniforme L. (*) Frankenia ericifolia Sm. (4)
Aspidium canariense A.Br.(*) Genista (Teline) stenopetala W.etB.
Lolium gracile Parl. Statice pectinata Ait.
Dracaena Draco L. Satureia (Micromeria) Por beszi Brig.
Beta procumbens Sm. Echium -stenosiphon Webb
Parietaria appendiculataW. «b.- Campylanthus BenthamiW ebb
Polycarpaea nivea Webb Galium filiforme R. et S.
Koniga intermedia W. et B. Odontospermum sericeumS8hB.
Altre dimostrazioni della stretta parentela fra la vegetazione
dei due gruppi ed, in generale, delle isole nord-atlantiche emer-
gono, come vedremo, dallo studio degli endemismi e dall’ insor-
genza di parecchi di questi dagli stessi generi comuni ai due
gruppi di isole. Cid non significa che non vi siano tratti differen-
ziali e fra questi cito, nelle capoverdiane, la mancanza di rappre-
sentanti di Conifere, Cupulifere, Miricacee, Salicacee, Iridacee,
Smilacee, ecc.: degli arbusti e suffrutici della macchia mediter-
ranea, fatta eccezione di Rosmarinus officinalis, Lavandula
dentata, Salvia aegyptiaca, Periploca levigata e Cressa cretica:
la mancanza della foresta e boscaglia a base di Laurinee (Persea,
Apollonias, Oreodaphne, Laurus ) e delle Euforbie arbore-
scenti, fatta eccezione di £. Tuckeyana. La tendenza alla peren-
nità si manifesta in Sinapidendron con tre specie endemiche
alle isole del C. V. e le aftini a Madera (5), in endemismi della
sez. Dendrosonchus del gen. Sonchus, ecc. Anche le nostre isole
hanno qualche rappresentante del « Federbuschtypus » (°) singolare
(1) Mi sono ayvalso, non senza controlli e riscontri, del recente fondamentale
_lavoro di Pitard e Proust: Les des Canaries. Flore de l’Archipel. Paris, 1908.
(2) Anche a Madera.
(®) Anche a Madera (Milde), non che, secondo questo A., in India e nell’America
boreale, ma in queste due ultime regioni non lo veggo confermato.
(4) Anche alle Azorre (Seubert).
(#) Comune con questa isola è una Sapotacea, il Sideroxylon Marmulana Sm.
(6) In Schenck, Beitrdge zur Kenntnis der Vegetation der Canarischen Inseln.
( Wissensch. Ergebn. d. Deutsch. Tiefsee-Expedition auf dem Dampfer « Valdivia »
1898-1899. II Bd. I Teil. , p. 271). i .
60 A: BEGUINOT
adattamento rilevato dallo Schimper in parecchie piante delle Ca-
narie per attenuare la violenza dei venti nelle località più esposte
ed è da tenere presente che Dracaena Draco è scomparsa solo:
in epoca recente dalle isole qui illustrate. In conclusione fra le
varie isole atlantiche e specialmente fra le Canarie e le capover-
diane vi sono somiglianze e differenze : queste sono date princi-
palmente nella riduzione nelle prime dell’ elemento tropicale, nelle
seconde di quello mediterraneo-africano , restando però quest’ultimo
in sensibile prevalenza, come dimostra il confronto con le isole
pure vicine alla costa africana, ma più approssimate all’Equatore
(S. Thome (*), Principe, ecc.), nelle quali i tipi igrofili hanno
assoluto predominio sugli xerofili e le isole con il ricco ammanto
di genuina vegetazione tropicale danno l'impressione di frammenti
staccati dai vicini « Regenwiilder ».
Quanto al Nuovo Mondo, già lo Schmidt con il numero circa.
il doppio più elevato di specie capoverdiane presenti nell'America
del Sud rispetto all’ America boreale aveva fatto intuire dove
cadono le maggiori affinità (*?): ma su questo particolare tornerò
a proposito dell’ origine della flora qui studiata.
Circa le specie da me aggiunte in base alle raccolte del Fea,
Asplenium Adiantum-nigrum è specie ad area molto vasta;
Cyperus Mundtii è diffuso in quasi tutta |’ Africa, compreso
qualche punto della boreale ed~in Spagna; Typha australis è
più comune ed in alcuni distretti dell’Africa sostituisce 1’ affine
T. angustifolia; Eulophia guineensis fa nella Guinea, ma anche
nel paese dei Djur e dei Niam-Niam, non che in Eritrea ed
Abissinia; Indigofera astragalina è pianta della Senegambia e
Guinea, ma anche dei paesi nilotici; Desmodium ospiostreblum
fa nelle coste tropicali, ma anche in Abissinia e nelle Indie occi-
dentali; Jussiuea suffruticosa, come già dissi, è specie dei paesi
tropicali del nuovo e vecchio mondo ed in Africa cresce nella
Guinea superiore, nei paesi nilotici e nel Mozambico; Breweria
suffruticosa è nota del Capo di B. Speranza, ma anche del Mozam-
bico e della bassa Guinea; Physalis angulata è specie dell’Ame-
(1) Cfr. ad esempio l’accurato lavoro dell’ Henriques, Catalogo da Flora de
l'ilha de S. Thomé. Bol. da Soc. Broteriana, V (4887) e X (1892).
(2) È, però, da avvertire che parecchie devono considerarsi come introdotte
(Schmidt, Beîtr., p. 110).
Cas
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 61
rica meridionale e delle Indie occidentali ed orientali, ma in Africa
fu pure trovata nella Guinea; Solanum torvum è dei tropici del
vecchio e nuovo mondo ed in Africa fu constatato lungo la costa
occidentale, laddove S. paniculatum dell’ America meridionale
non mi risulta sin qui segnalato nel continente nero, ma resta a
vedersi se veramente spontaneo nel nostro distretto. Reputo pure
pianta introdotta e forse naturalizzata , l’Acanthospermum hispi-
dum originario dell’ America del Sud e forse introdotto dall'Africa
fu il Ficus gnaphalocarpa, certamente la Basella cordifolia
e la Nicotiana glauca. Aggiunte che altre ne lasciano supporre,
ma che frattanto congiurano a darci un'idea della grande etero-
geneità della vegetazione da me illustrata ed una parte va natu-
ralmente fatta all’opera dell’uomo tanto che il Krause, forse un
pò troppo largheggiando, riteneva che un buon terzo della vege-
tazione dell’isola di S. Vincenzo fosse stata importata consapevol-
mente od inconsciamente da questo attivissimo agente, anche
quando versa nello stato di semibarbarie. Delle due specie che
ritengo nuove per la scienza dirò a proposito degli endemismi.
2. Gli endemismi. — Le considerazioni sin qui svolte devono
essere integrate con l'esame della distribuzione e delle affinita
delle specie endemiche. Ai tempi in cui lo Schmidt redigeva la
sua « Beitrage » ne erano note ben 78, che elenco nell’ ordine
in cui egli le riporta. |
* 1 Lotus purpureus Webb
2 » coronillaefolius
Webb
“11 Euphorbia Tuckeyana
Steud,
12 Fumaria montana Schm.
3. » melilotoides Webb 13 Koniga spathulata Schm.
“4 » Brunneri Webb 14 Sinapidendron gracile
5» Jacobaeus L. Webb
6 Phaca Vogelii Webb 15 Sinapidendron glaucum
7 Sommeringia psyttaco- Schm.
rhyncha Webb
16 Sinapidendron Vogelii
8 Dolichos Daltoni Webb
9 Rhyncosia Bocandeana
Webb
10 Dialium anomalum Webb
Webb
#17. Helianthemum Gorgo-
neum Webb.
#18 Paronychia illecebroides
Webb ~
*19
20
21
* 24
25
* 35
62
Polycarpaea Gayi Webb
Arenaria Gorgonea Schm.
Malva velutina Webb
Sida affinis Webb
Corchorus quadrungula-
ris Webb
Nidorella varia Webb
» Steetzii Schm.
Conyza lurida Schm.
» pannosa Webb
» odontoptera
Webb
Phagnalon melanoleucum
Webb
Phagnalon luridum Webb
Inula leptoclada Webb
Odontospermum Smithii
Webb
Odontospermum Daltoni
“Webb
Odontospermum Vogelir
Webb
Artemisia Gorgonum
Webb
Gnaphalium luteo-fuscum
Webb
Tolpis farinulosa Webb
Sonchus Daltoni Webb
Rhabdotheca picroides
Webb
Cyphia Sleno Webb
Campanula Jacobaea
Webb
Cremaspora Bocandeana
Webb
Pavetta syringoides Webb
Canthium triacanthum
Webb
5 Sarcostemma Daltoni
Webb
A. BEGUINOT
“46
*h7
“18
D7
* 60
67
69
Lavandula rotundifolia
Bth.
Micromeria Forbesii Bth..
Globularia amygdalifolia
Webb
Echium stenosiphon Webb
» hypertropicum
Webb
Linaria Webbiana Schm.
» ~ Brunneri Bth.
» dichondraefolia
Bth. .
Phelipaea Brunneri Webb
Sapota marginata Dene.
Tornabenea hirta Schm.
> Bischoffii
Schm.
Aconium Gorgoneum
Schm.
Statice Jovi Barba Webb
» Brunneri Webb
Forskalea procridifolia
Webb
Asparagus squarrosus
Schm.
Cyperus Sonderi Schm.
Monachyron villosum
Parl.
)} Elionurus Grisebachii
Schm.
Eragrostis pulchella Parl.
Ctenium rupestre Schm.
Pappophorun Vincentia-
num Schm.
Schmidtia pappophoroi-
des Steud.
0 Aristida paradoxa Steud.
Sporobolus confertus
Steud.
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 63
72 Sporobolus insularis 75 Oplismenus Daltoni Parl.
Park 76 Pleuroplitis ciliata Schm.
738 Pennisetum Myurus *77 Adiantum Capillus-Gor-
a Parl. gonis Webb
74 Pennisetum ciliatum 78 Asplenium polydactylon
Parl. Webb
Questo quadro, per quanto frutto di accurate indagini e di
pazienti comparazioni, deve subire, in base alle altrui e mie
ricerche, radicali cambiamenti. Delle 78 specie sopra elencate,
23 (precedute dall'asterisco) furono da me rinvenute nelle
raccolte del Fea, ma due di esse vanno radiate dall’ elenco,
l’ Elionurus Grisebachii perchè dall’ Hackel ritenuto sinonimo di
E. Royleanus Nees (= E. elegantissimus | Hochst. et Steud. |
Bég. nom. ant.) delle Indie orientali, Arabia, Abissinia, ecc.,
ed Adiantum Capillus-Gorgonis sinonimizzato dal Milde e da
altri botanici con A. caudatum L. la cui area, con molte discon-
tinuità, comprende la Cina, I’ India, l’ Arabia, I’ Abissinia, l’isola
Maurizio, ecc. Sono, inoltre, sinonimi: Phaca Vogelii di Astra-
galus prolixus Sieb. dell’ Alto Nilo ed Abissinia (sec. Bak. in
Oliv. Fl. Trop. Afr., II, p.-138); Sommeringia psyttacorhyncha
di Geissapis lupulina Planch. della Guinea e Senegambia (e. s.);
Dolichos Daltoni di D. uniflorus Lam. dell’ Abissinia ed Asia
tropicale (c. s.); Inula leptoclada di Vicoa auriculata Cass.
della Senegambia, Paesi nilotici, Egitto ed India; Cyperus Son-
deri di C. polystachyus P. B. delle regioni tropicali e subtropi-
cali di tutto il mondo (Clarke in Oliv. Fl. Trop. Afr. VIII, 2, p. 296);
Eragrostis pulchella di E. plumosa (Retz.) Trin. di Socotra,
Eritrea e C. di B. S. (Durand e Schinz, Consp. Fl. Af. V, p. 888);
Pleuroplitis ciliata di Arthraxon ciliaris var. Quartinianus
Hack. dell’Abissinia ed Indie or. (Hackel in DC. Mon. VI, p. 354)
e finalmente Asplenium polydactylon è ritenuto dal Milde ed
altri quale sinonimo di Pteris radiata Mett. con vasta ma fram-
mentaria area nei paesi tropicali e subtropicali del vecchio mondo.
Non ritengo ben fondata la riduzione di Asparagus squarrosus
a sinonimo di A. stipularis Forsk. proposta da Durand e Schinz
(op. c., V, p. 289) e resta perciò nel suo grado di endemico.
Va soggiunto che Fumaria montana fu in seguito rinvenuta
in parecchie delle isole Canarie; Zchiwm stenosiphon nell’is. di
Pg tag
64 A. BEGUINOT
Lanzarote puré di questo gruppo; Pappophorum Vincentianum
cresce anche in Nubia; Aristida paradoxa pure ivi ed in Egitto;
Pennisetum ciliatum si rinvenne nel Mozambico ed Oplismenus -
Daltoni Parl. in Webb (1849) — da chiamarsi Panicum Hoo-
keri Parl. (1847) — si troverebbe, sec. Durand e Schinz (op. c.,
p. 746), anche in India.
Sicché dalle 78 specie endemiche elencate dallo Schmidt ne
vanno radiate 14. D'altra parte le ricerche posteriori portano ad
aggiungere le seguenti altre :
1. Aspidium Grunowii Bolle in « Bonplandia » HI (1855),
p. 123 di S. Thiago.
2. Chloris nigra Hack. in « Bol. Soc. Brot. » XXI (1905),
p. 179 pure di questa isola.
3.? Pennisetum intertextum Schlecht. in « Bot. Zeit. » IX
(1851), p. 878 dell’isola di Mayo.
4. Cyperus Cadamosti Bolle ap. Krause in Engler’s Bot.
Jahrb. XIV (1892), p. 400 (= C. patulus Schmidt non Kit.) di
S. Vincenzo.
5. Fagonia Mayana Schlecht. in |. c. di Mayo, non che di
Boa Vista (Fea).
6. Aeontum Webbii Bolle in « Bonplandia » VII (1859),
p. 288 di S. Vincenzo.
7. Tornabenea annua Bég. dell’isola di S. Thiago (Fea).
8. Erythraea viridensis Bolle in « Bonplandia » IX (1861),
delle is. Brava e S. Thiago.
9. Statice Brauni Bolle in Ind. sem. Horti Berol. App., p. 4
(1861) di S. Antonio.
10. Nidorella nubigena Bolle in « Bonplandia » VII (1859),
p. 294 di S. Nicola.
11. N. Feae Bég. dell'alta zona del Pico nell’is. Fogo (Fea).
12. Conyza Schlechtendalii Bolle in l. c. VII (1859), p. 294
di S. Nicola.
13. C. pterocaulon Bolle in l. c. pure di S. Nicola. |
14. Pluchea Bravae Bolle in l. c. IX (1861) di Brava.
15. Tolpis glandulifera Bolle in 1. c. VII (1859) delle is. di
S. Antonio e Brava.
16. Sonchus Gorgadensis Bolle in 1. s. c. di S. Nicola e
S. Antonio.
In definitiva, quindi, il numero delle entità endemiche risulta
Ai
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 65
aumentato di due ed è portato ad 80. Calcolando a 500 circa le
“vascolari indigene o spontaneizzate dell’ isole del Capo Verde ne
sono endemiche (senza contare le varietà) presso a poco !/;. Per-
cento che, se riesce superiore a quello offerto dalle isole prossime
all’ Equatore, è, però, inferiore a quello che le Canarie ci presen-
tano dove su 1352 specie si contano 468 endemiche (circa !/,) e su
512 generi ne sono endemici 41 comprendenti ben 134 specie! Il
percento è un pò inferiore a Madera (!/,) ed alle Azorre ('/,,),
ma non regge al confronto di altre isole ad elevata endemicità :
Socotra con 200 su 800 specie, le Sandwich con 575 su 1304 e
la Nuova Zelanda con 677 su 1612!
Ma passiamo a decifrare le affinità ed i collegamenti.
Si collegano con generi o gruppi di specie affini prevalente-
mente od esclusivamente africano-mediterranei dell’ elenco redatto
dallo Schmidt e da me emendato: Lotus (con 5 specie), Euphorbia,
Koniga, Sinapidendron (com 3 specie), Helianthemum, Paro-
nychia , Polycarpea, Arenaria, Conyza (con 3 specie),
Phagnalon (con 2), Odontospermum (con 3), Artemisia, Gna-
phalium, Tolpis, Sonchus, Rhabdotheca, Campanula, Lavan-
dula, Micromeria, Globularia, Echium, Linaria (con 3
specie), Phelipaea, Tornabenea (con 2 specie), Aeonium,
Statice (con 2), Forskalea, Asparagus. In complesso 43 specie,
cui vanno aggiunte le specie dei gen. Fagonia, Aeonium, Tor-
nabenea, Erythraea, Statice, Conyza (2 specie), Tolpis e
Sonchus scoperte e descritte dopo il lavoro dello Schmidt e che
portano ad un totale di 52 entità sulle 80 endemiche. L’endemi-
cità delle vascolari conferma ciò, che avemmo di già occasione di
fare notare che, cioè, le affinità della vegetazione capoverdiana
vanno ricercate principalmente nei tipi della paleoflora africana
a nord dell’ Equatore. i
Ma v’ha di più. Euphorbia Tuckeyana, come si disse, fa
parte di un gruppo le cui specie più affini si riscontrano nelle
isole nord-Atlantiche (Canarie, Madera ed Azzorre); Sinapiden-
dron, ricondotte in generale dai moderni al genere Brassica,
trova le specie più affini a Madera (Sinapid. frutescens,
angustifolium e rupestre di Lowe (')!); Helianthemum Gor-
gonewin è strettamente imparentato con l’endemico H. canariense;
(') R. Th. Lowe, A Manual Flora of Madeira. London, 1868, p. 29.
\ Ann, del Museo Civ. di St, Nat, Serie 3.7, Vol. VIII (25 Maggio 4918). 5
66 A. BEGUINOT
i due Aeonium (sezione del gen. Sempervivum ) sono parenti
prossimi di una coorte di 31 specie tutte endemiche delle Canarie;
gli Odontospermum capoverdiani sono rappresentati da tre specie
endemiche e 4 sono, speciali alle Canarie; delle 4 Statice, una, -
la St. pectinata, è in comune con le Canarie, ma tre ne sono
endemiche al C. Verde e ben 11 alle Canarie; Globularia amyg-
dalifolia fa parte del piccolo genere Lithanthus, di cui un’altra
specie è propria delle Canarie; Forskalea procridifolia è affine
all’endemica canariense I’. angustifolia ed Artemisia Gorgo-
num con A. canariensis; Tolpis e Sonchus presentano una
elevata endemicità alle Canarie ed alle Azzorre; il gen. Lotus
con ben 5 specie confinate alle isole del C. V. ne presenta 8 di
endemiche alle Canarie; ambedue gli Hchium capoverdiani furono
ritenuti endemici, ma uno di essi, |) 2. slenosiphon, venne in
seguito riscontrato nelle Canarie che ne posseggono ben 16 di
speciali ad esse: la sola Micromeria propria delle Capoverdiane, la
M. Forbesii, trova le sue congeneri nel vicino arcipelago, dove
le 19 specie sin qui note sono tutte endemiche: viceversa Linaria
e Conyza dànno una percentuale più elevata nelle nostre isole e
le specie di questo secondo genere sembrano piuttosto riattaccarsi
con tipi subtropicali. Ha impronta mediterranea, ma sin qui con
collegamenti poco evidenti e non facili a rintracciarsi, il gen. To7-
nabenea, forse il solo genere endemico dell’ Arcipelago capover-
diano, dove è rappresentato da ben tre specie. Esso è posto da
Bentham ed Hooker (Gen. pl..I, 3.9, p. 930) nelle Ombrellifere
« Laserpitiaee » tra i gen. Laserpitium e Thapsia, ma sarebbe
più affine al primo che al secondo.
Nelle isole nord-atlantiche e specialmente nelle Canarie devono,
dunque, ricercarsi le più spiccate affinità con molti endemismi
capoverdiani. La corrispondenza di parecchi generi ricchi di ende-
micità nei due gruppi di isole fa pensare ad un fondo comune
di tipi ancestrali da cui gli endemismi derivarono e che, in seguito
allo isolamento, poterono conservarsi e consolidarsi.
Quanto agli endemismi affini a specie distribuite nelle
zone tropicali e subtropicali, è degno di nota il fatto che dessi
appartengono in maggioranza a generi rappresentati in Africa da
poche specie ad area molto discontinua e saltuaria. Ne offrono
esempio 1 gen. Dialium, Cyphia, Cremaspora, Pluchea, Can-
FLORA DELLE, ISOLE DEL CAPO VERDE 67
thium, Sarcostemma, Monachyron, (1) Ctenium, Schmidtia
e Pleuroplitis. È un carattere che si ripercuote anche in alcune
delle specie già ritenute endemiche, ma che in seguito si rinven-
nero, come sopra dissi, specialmente nei paesi dell’ Alto Nilo
(Elionurus, Arthraxon, Astragalus, Geissapis, Vicoa, ecc.)
e che accreditano l’opinione che la compenetrazione con l'elemento
mediterraneo-africano dovette aver luogo in epoca remota; se pure
anche essi non vanno, almeno in parte, ascritti (è un’ idea che affido
agli specialisti) alla paleoflora africana nel senso del Christ. L’ecce-
zione più notevole è data dal gen. Nidorella. che conta nelle
nostre isole ben 5 endemismi. Sino a pochi decenni fa si poteva
dire confinato nell’ Africa sud-occidentale (*) e quindi considerare
come una irradiazione diretta della flora capense, ma più di re-
cente parecchie specie ne furono scoperte e descritte anche nel-
l'Africa tropicale con cui le capoverdiane sembrano avere le mag-
giori affinità. Se però si riflette che generi di indubbia origine
capense (esempio ben noto Romwlea che io ebbi occasione di
monografare) si spinsero, attraverso l’Atrica centrale, sino alla
regione mediterranea, credo che anche Nidorella, dall’abito
eminentemente xerofilo, possa considerarsi come un elemento
paleoafricano ed altri parecchi ce ne offre la flora canariense. Tutti -
gli endemismi nominati mancano nelle isole nord-atlantiche, ma,
come Christ e più di recente Pitard e Proust hanno dimostrato
per le Canarie ed altri botanici per Madera ed Azorre, le affinità
di parecchi endemismi vanno ricercate nell’ Africa orientale (spe-
cialmente dall’ Egitto all’Abissinia) con un comportamento che
concorda con quello da me rivelato per le isole capoverdiane. Non
conosco alcun endemismo le cui parentele vadano rintracciate
nell’Asia orientale e nelle due Americhe (*) ma, in base a quanto
ci rivelano le restanti isole atlantiche, si vedrà che anche questi
lontani orizzonti non possono essere trascur ati in una completa
ricostruzione genetico- floristica.
(1) Posto da Bentham ed Hooker (Gen. pl. III, p. 1158) fra Achneria ed Holcus,
è ricondotto nel gen. Tricholaena da Durand e Sa (Consp. V, p. 771 sub Trich.
villosa (Parl.) D. et Sch.).
(?) Cfr. Harvey e Sonder, Fiora Capensis, III, p. 86-94.
(*) Fa eccezione Sapota marginata Desn. le cui affinità vanno forse ricercate con
specie delle Indie occidentali e dell’ America meridionale, ma sono desiderabili ulteriori
notizie, : :
68 A. BEGUINOT
3. Origine della flora. — Da quanto. sono venuto esponendo
emerge che le isole del C. V., a parte alcuni tratti differenziali,
e qualche aspetto proprio della vegetazione — che non deve sor-
prendere se si ponga mente specialmente alle condizioni climatiche
— hanno un fondo comune di specie con le restanti isole nord-
atlantiche, parecchi endemismi in esse localizzati , affinita floristiche
spiccate in molte specie proprie a ciascuno degli Arcipelaghi, e
comportamenti distributivi sensibilmente analoghi. Sono un com-
plesso di fatti i quali conducono a ritenere che la storia dell’ ori-
gine e dello sviluppo di questa flora deve concordare nei suoi tratti
essenziali e concordante è pure la storia geologica di siffatti. di-
stretti eminentemente vulcanici. Ne segue che le conclusioni che
si traggono da uno dei gruppi possono essere estese agli altri
senza tema di andare fuori del verosimile. Ora una delle conclu-
sioni più importanti scaturite dalle scoperte della paleontologia è
che parecchi dei tipi più rappresentativi attualmente viventi alle
Canarie — e specialmente i componenti dei boschi di Laurinee —
vissero esattamente corrispondenti od in forme affini nel terziario
più recente dell’ Europa e qualcuno vi si mantenne anche nel
quaternario. Ricordo, riferendomi specialmente alle filliti trovate
in Italia: Pinus Strozzii Gaud. (affine a P. canariensis Sm.);
Laurus canariensis Webb; Apollonias canariensis Nees;
Oreodaphne Heeri Gaud. (simile ad O. foetens Nees); Ilex
Falsani Sap. et Mar. (affine ad J. canariensis Poir.); Prunus
lusitanica L.; Persea speciosa Heer (strettamente imparentata
con P. indica Spreng.); Viburnum rugosum Pers.; Rhamnus
glandulosa Ait.; parecchie specie di Myrica e di Myrsine; la
Semele androgyna Webb; la stessa Dracaena Draco, Adian-
thum reniforme L. ed altre.
Fatta qualche eccezione, le specie ricordate ed altre molto
similari scomparvero dal suolo europeo verosimilmente in seguito
all’ influenza deleteria del glaciale, mentre poterono mantenersi
nelle isole atlantiche, che benificarono di un clima relativamente
mite ed uniforme anche durante |’ imperversare del periodo delle
ghiacciaie più estese e refrigeranti. Certamente, come ha dimo-
strato l’ Heer (') in seguito allo studio delle filliti di S. Jorge di
Madera, esse vi esistevano sin dal quaternario e vi sì mantennero
(1) O. Heer, Uber die fossile Pflanzen vom St. Jorge in Madeira. Denkschr. d.
schweiz. naturforsch. Gesellschaft , 1856: Flora tertiaria Helvetiae, III, p. 324.
een E
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 69
(Dawallia canariensis, Woodwardia radicans, Erica arborea,
Laurus canariensis, Oreodaphne foetens, Vaccinium imade-
rense, Myrica Faya, ecc.), mentre attualmente vi mancano
FOsmunda regalis L. e Rhamnus latifolia L’ Hérit. e sono
specie fossili il Salta Lowii Heer ed il Corylus australis Heer.
Ciò significa che qualche mutamento vi fu anche in questa vege-
tazione, ma il problema senza dubbio più assillante è di precisare
. sotto quali condizioni geografiche ebbe luogo lo scambio fra
i distretti continentali ed insulari 0, se si vuole prescindere dalla
idea di migrazione e di spostamenti di sede, è di spiegare la
presenza di tipi, viventi o fossili, in località oggidi e certo da
eu remota separate e rese discontinue da estese braccia di mare
‘ Le opinioni degli studiosi in argomento sono molto dispar ue
e per un accurato riassunto della questione, che non intendo di
rifondere ab imis, ma solo di prospettare su qualche nuovo dato,
rimando al gia citato lavoro del Bessel Hagen ('), dove è anche
riportata quasi tutta la bibliografia relativa. Il campo della disputa
è nettamente diviso fra i sostenitori di una più ampia estensione
di dette isole, di collegamenti fra i varì gruppi insulari e con il
continente euro-africano da una parte e con |’ America centrale e
meridionale dall’altra e gli assertori, con alla testa il Wallace,
della permanenza degli oceani con l'aggravante, nel caso speci-
fico, delle profondità marine assai notevoli e dell’ origine vulcanica
delle isole in questione. Le quali, quindi, sarebbero sorte dal mare
ed, ammesso anche che il vulcanismo si fosse svolto su di una
piattaforma preesistente, l'estensione che esso vi assunse ne avrebbe
soppiantata tutta la vegetazione. Quel che vi esiste ora, a parte
il contributo di origine antropica (e che, come si disse, è note-
vole per le isole del C. V.), vi sarebbe stato introdotto a mezzo
delle normali agenzie operanti la disseminazione a distanza.
Quali siano gli argomenti che militano a sostegno dell’ ipotesi
di profondi cambiamenti territoriali subiti dalla zona del medio
atlantico ho esposto in un recente lavoro, cui rimando (*). Qui
debbo soggiungere che la vegetazione delle Macaronesie, come
testimoniano i numerosi endemismi, molti dei quali a carattere
paleogenico (specialmente gli endemismi di genere!) ed i frequenti
(1) Bessel Hagen op. c.. p. 204-222:
(2) Beguinot, Stud? sul genere « Bellis » con St: riguardo alle specie euro-
peo-africane. Atti Accad. Ven.-Trent.-Istr., IX (4916), p. 53-63.
70 A. BEGUINOT
collegamenti con orizzonti floristici remoti, non ha il carattere di
una flora raccogliticcia, ma porta l'impronta di un remoto avvento
e plasmazione. Ciò significa che il vulcanismo, nonostante le impo-
nenti sue manifestazioni, non è giunto a soppiantare la vegeta-
zione indigena, come ebbe luogo nella minuscola Cracatoa in
seguito alla tremenda eruzione del 1882 cui seguì, come è ben
noto, un rapido ripopolamento, sia floristico, che faunistico. È,
invece, probabile che alla sua azione parzialmente distruttiva si
debbano - alcune delle differenze floristiche che distinguono i vari
gruppi di isole e se ne ha una prova nella scomparsa, cui sopra
feci cenno, di alcune specie quaternarie di Madera, che non mi
sembra attribuibile al clima. In base alle recenti scoperte geolo-
giche e paleontologiche, oramai non esiste più dubbio che il vul-
canismo, in molte almeno delle attuali isole, si sia esplicato su
preesistenti territorì costituiti da roccie plutoniche e calcaree. Vi
ho già accennato per quanto concerne le isole del C. V. e qui
aggiungerò che anche nella Grande Canaria Proust e Pitard (1)
hanno di recente constatato, al disotto dei basalti quaternart, la
presenza di un calcare a briozoarì, probabilmente cretaceo, certo
riferibile al secondario. L'ipotesi dell’Atlantide viene, così, ad acqui-
stare un valore ben superiore a quello di una poetica asserzione
o di una leggendaria affermazione. I fatti di concordanza fitogeo-
grafica fra le Capoverdiane e le Canarie, .cui ho a suo luogo insi-
stito, non sono spiegabili che ammettendo un fondo comune di
vegetazione dalla quale sorsero gli stessi endemismi od endemismi
che si vicariano, ma nelle quali le affinità, designanti una comune
parentela, non sono per ciò stesso cancellate: basta aver la pazienza
di rintracciarle sulla scorta dei numerosi elementi costituenti cieli
di forme geografiche! Tale fondo comune è certamente più age-
vole spiegarlo ammettendo una maggiore estensione delle attuali
isole o la continuità dei due Arcipelaghi e luna e l’altra conget-
tura servono anche a spiegare come siasi potuta salvare dalle
conflagrazioni vulcaniche cospicua parte dell’ antica vegetazione.
E naturale e legittimo ammettere che tanto maggiore fu l’esten-
sione del territorio attualmente inabissato su cui essi si svolsero
e che sconvolsero e tanto più grande sarà stato il numero dei
superstiti
4
(1) Proust et Pitard, Zes des Canaries. Description de VAnchipel, p. 27.
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 71
I rapporti ed i collegamenti della flora delle Macaronesie con
‘la Penisola iberica ed il Marocco sono ben studiati e noti (1) e
non è qui il luogo di scendere ad esemplificazioni. Essi si spie-
‘gino ammettendo una maggiore vicinanza delle stesse all’ attuale
costa od una vera e propria continuità precedente i fenomeni
vulcanici i quali anzi, secondo note vedute, sarebbero una conse-
guenza dell’inabissamento parziale dell’ Atlantide. Più difficili a
rintracciarsi e meno evidenti sono i rapporti con la sponda ame-
ricana: non esito anzi a dire che i limiti verso occidente di questo
supposto continente od estesa intercapedine sono affatto problema-
tici. Tuttavia parecchi fatti fitogeografici, su cui ho di recente
richiamato l’attenzione a proposito del gen. Bellis, conducono ad
estendere questa terra verso ovest ma specialmente verso sud in
corrispondenza della zona equatoriale. Senza che io qui riferisca
tutti gli argomenti esposti in quel lavoro, giova ricordare che la
presenza di parecchi tipi in comune con l’Africa e l'America tro-
picale pei quali, data la natura dei frutti e dei semi, si può
assolutamente escludere una dispersione a distanza, sono per
l’Engler (?) la prova dell’esistenza di un antico continente che
egli chiama brasiliano-etiopico e che, come feci colà osservare,
coincide sensibilmente con le risultanze geologiche cui specialmente
il Suess è pervenuto nel fondamentale lavoro « Das Antlitz der
Erde ». Sta il fatto che il nostro Arcipelago, che già secondo i
calcoli dello Schmidt rivelava in comune una novantina di specie
con l'America del Sud, ospita alcuni dei tipi che l’ Engler adduce
come documenti della sua tesi: Clenium, Mitracarpum, Com-
bretum, Anona, Parinarium, Jussiuea suffruticosa (scoperta
quest’ultima dal Fea, al quale pure si deve la raccolta del
Solanum paniculatum sin qui non indicato per l'Africa) (*). Ed
altri numerosi ne offrono le Canarie, tra i quali, citati dall’Engler:
Pinus canariensis, Phaebe, Heberdenia, Oreodaphne (Ocotea)
e da Pitard e Proust (4) Trichomanes radicans, Woodwardia
(1) J. Dalton Hooker, On the Canarian Flora as compared with the Maroccan
in I. D. H. et J. Ball, Journal of a tour in Marocco and the Great Atlas. London ,
1878. Appendix E. p. 404-421; Bessel Hagen op. c., p. 209.
() Engler, Uber floristische Verwandschaft zwischen dem tropischen Afrika
und Amerika, sowie uber die Annhame eines versunkenen brasilianisch-athiopischen
Continents. Sitzungsber. d. K. preuss. Akad. d. Wissensch., VI (4905), p. 4180-231.
(?) Vi si deve aggiungere anche la Sapota marginata Decsn. di cui fu cenno nelle
pagine precedenti.
(4) Pitarde Proust, Les iles Canaries. Flore de UArchipel , p. 68.
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radicans, Pleris longifolia ed arguta, Aspidium molle ( tro-
vantisi tutti nelle Antille), parecchie specie del gen. Aspleniuim
in comune con le Antille, le Bermude .e la Giamaica, Smilax,
Habenaria, Solanuin Nava (della sez. Potalée che abita il Mes-
sico e l'America del Sud), i generi Cedronella, Bystropogon,
Clethra e Drusa tutti dell'America meridionale. Altri esempi
istruttivi, ma che sarebbe qui superfluo riferire, ci offrono le isole
atlantiche più nordiche e le stesse coste occidentali di Europa, ma
i riattacchi si fanno in questo caso specialmente con il centro ed
il Nord d'America. Quanto alle Macaronesie, i rapporti meno evidenti
che hanno con le sponde africane potrebbero spiegarsi con un distacco
più antico ed una parte, come già dissi, va riservata alla distru-
zione operata dalle eruzioni vulcaniche le quali nell’ epoca della
loro massima attività dovettero ridurre, come in parte riducono
tuttora, l’area abitabile per le piante superiori. In ogni modo è
da tenersi presente che nelle isole prossime all’ Equatore (San
Thomé, ece.) e nell’ Africa tropicale un numero ben maggiore di
piante in comune con l'America del Sud parlano a favore di una
configurazione del medio Atlantico affatto diversa dall'attuale e la
loro persistenza fu certamente favorita dalla persistenza delle con-
dizioni climatiche dell’epoca in cui avvenne lo scambio 0, quanto
meno, la differenziazione da prototipi comuni ai due continenti.
Con tutto ciò io non intendo di escludere, né il contributo
dell’uomo all'incremento della flora (notevole, come si disse, per
le isole qui illustrate), nè l’avvento di alcuni tipi in seguito ad
appulso a distanza anche in epoca recente. Questa ultima possibi
lità fu discussa dallo Schmidt, ma senza arrivare ad alcuna con-
clusione. Più conclusivo è il Krause che, partendo dal concetto
che le isole in questione sono esclusivamente di origine vulcanica,
(il che è geologicamente erroneo), asserisce che esse mai fecero
parte di una terraferma e la loro vegetazione vi pervenne dalle
vicine terre in seguito a dispersione longinqua. Qui ricordo che
il Bolle (') ha segnalato l'introduzione di Gomphocarpus fruti-
cosus nell’ is. di Gomera (Canarie) in seguito ad una forte bur-
rasca di vento: fatto tutt’ altro che isolato e forse tutt’ altro che
raro, come mostra il rapido ripopolamento floristico di Cracatoa
(nel quale entrarono in gioco anche le correnti marine e gli
uccelli) e la presenza di piante delle regioni temperate sulle alte
(1) Riferito nel lavoro del Christ sulle isole Canarie s. e.
dii e
FLORA DELLE ISOLE DEL CAPO VERDE 73
~ montagne tropicali, che parecchi biologi attribuirono a dispersione
«a grande distanza ('). C'è, dunque, anche posto per questa pos-
sibilità, che potrebbe essere una realtà in casi più numerosi di
quinto da alcuno si è propenso ad ammettere. Ma se tali agenzie
avessero un valore assoluto e, cioè, se con esse si volesse tutto
| spiegare, resta a sapersi perchè una entità endemica, comunque
sorta, sia restata confinata in uno degli Arcipelaghi e spesso in
una sola delle isole e manchi alle altre (®) e vedemmo come alla
stregua di specie endemiche vada considerato +/, della vegetazione
delle Canarie ed un */, di quella delle isole del Capo Verde! Tutto
lascia credere (e la affermazione trova una base nei risultati della
paleontologia) che i prototipi da cui tali endemismi sono discesi
avessero una distribuzione molto più ampia che l’attuale, non
esclusi, come giustamente fa osservare il Krause, tipi tropicali
già vissuti nell’ emisfero nordico. Quel che noi constatiamo è che
la grande maggioranza dei generi un pò estesi vantano una o più
specie ad area vasta o vastissima e nulla osta ad ammettere che
gli accantonamenti di altre specie siano eventi relativamente
recenti (*). Ma nel nostro caso ed in casi consimili c’é da fare
un ragionamento molto semplice : poichè gli endemismi attuali,
nonostante il lungo lasso di tempo trascorso, non furono in grado
di diffondersi nei vicini continenti (con che avrebbero perduto il
loro accantonamento), c’é ragione di ammettere che le stesse dif-
ficoltà debbano avere incontrato i rispettivi capostipiti. La’ sola
ipotesi plausibile è che queste difficoltà non abbiano esistito o
siano state di minore entità e ciò equivale a dire che le attuali
Macaronesie fecero parte di una. terraferma o quanto meno eb-
bero una estensione in superficie molto maggiore che l’attuale,
oppure si ricollegarono con isole intermedie oggidi inabissate.
PADOVA, Istituto Botanico della R. Università, Maggio 1917.
(1) Béguinot, Osservazioni e documenti sulla disseminazione a distanza. Atti
Accad. Ven.-Trent.-Istr:, V (1912), passim, ma specialmente alle pag. 169 e 171.
(2) Non c’è da invocare sensibili differenze climatiche visto che, sia pure in per-
centuale diversa, vi sono in tutte Je isole elementi mediterraneo-steppici e tipi tro-
picali, quasi dovunque in formazioni aperte e, quindi, permeabili.
(5) Intendo sempre riferirmi ai capostipiti e non alle specie derivate e, perciò ,
neogeniche !
DESCRIPTION D'UN NOUVEAU CEUTHORRHYNCHUS DE SARDAIGNE
PAR A. HUSTACHE
Ceuthorrhynchus Doderoi, nov. sp.
Ovale, d’un noir légérement velouté (!), orné d’un dessin
blane légérement teinté de jaune, formé de squamules ovales
et imbriquées, composé sur les élytres d’une fascie oblique, mé-
diane, s’étendant des bords latéraux jusque sur le 6.° interstrie,
d'une bande couvrant la moitié antérieure de la suture (brune è
ses extrémités); en outre on distingue sur le prothorax deux
étroites lignes, interrompues au milieu et une courte linéole
antéscutellaire d’un jaune d’ocre, une petite tache suturale et
subapicale blanchàtre vers le sommet des élytres, le dessous
est densément couvert de grosses squamules rondes et ovales,
cendrées et jaunàtres, entremélées, non imbriquées, envahissant
les bords latéraux des élytres et formant dans l’angle thoraco-ely-
tral une tache visible de dessus.
Rostre robuste, de la longueur du .prothorax, modérément
arqué, à ponctuation serrée jusq’au sommet, squamulé a sa base.
Antennes insérées vers le tiers apical du rostre; scape claviforme,
funicule de 7 articles, le 2.° moins épais et un peu plus court
que le 1.°", les suivants peu épaissis, les 3.9, 6.°, 7.° globuleux, la
massue ovoide, assez courte. Téte légérement déprimée entre les
yeux, à ponctuation aussi serrée et aussi forte que celle du pro-
thorax. Yeux non saillants. Prothorax subconique, un peu plus
large que long, peu arqué sur ses bords, largement impressionné
transversalement.-derriére le bord antérieur (plus fortement sur
les bords), sa base bisinuée et du double de la largeur du bord
antérieur, ce dernier faiblement relevé; disque peu convexe, obtu-
sément anguleux de chaque coté sur les bords (un peu en arrière
du milieu), muni d’une courte impression antéscutellaire squa-
(1) Cet aspect velouté est du a une trés courte pubescence squamuleuse d’un noir
brun, trés serrée, visible de profil.
Artù E
TRI ST fo ZII
Te, Ge ee
NOUVELLE ESPECE DE CEUTHORRHYNCHUS © 75
mulée, sa ponctuation assez forte, très serrée. Ecusson petit,
trés ctroit, en forme de ligne, lisse. Elytres de un tiers plus.
larges que le prothorax, peu plus longs que larges entre les épaules, .
| celles-ci largement arrondies, modérément resserrés en arrière;
— calus huméral et apical peu saillants, mais le sommet déprimé
sous ce dernier; stries fines, ponctuées et squamulées; interstries
plans plus du double de la largeur des stries. Pygidium rugueux
et squamule. Pattes annelées de cendré, les tarses d’un ferrugineux
‘obscur; femurs armés d'une forte dent triangulaire qui aux 4
- pattes postérieures (particuliérement aux indi iena) est tron-
quée presque perpendiculairement a l’axe du femur, celui-ci
échancré entre la dent et le sommet; tibias à corbeille tarsale
courte; ongles dentés. .
Longueur: 3 mm. environ.
Monte Gennargentu, juillet 1911, A. Dodero. Un spécimen Q.
Belle espéce que i forme de sa dent fémorale place auprés de
C. angulicollis Schultze.
Dediée à notre savant et obligeant collégue dont les habiles
et heureuses recherches ont enrichi la faune de la Sardaigne et
de l’Italie continentale de nombreuses découvertes
RES LIGUSTECAE
XLII
D. VINCIGUERRA
INTORNO AI REGALECUS DEL GOLFO DI GENOVA
E DI ALTRE LOCALITÀ ITALIANE
CT av. 1)
Il signor Carlo Pescia il 12 febbraio 1917 inviava in dono al
Museo Civico un esemplare di Regalecus preso nei pressi di Santa
Margherita ligure. La cattura di questo esemplare appartenente
a forma assai rara nel Mediterraneo, che non figura nei cataloghi
di pesci del golfo di Genova del Sassi, del Canestrini e del Pa-
rona e che sinora era stata indicata di provenienza ligure solo
dall’Ariola, mi ha offerto occasione ad alcune ricerche bibliogra-
fiche intorno a questo genere e alle forme che vi furono riferite
e ad osservazioni relative alla struttura della sua coda.
Il primo accenno ad un pesce riferibile a questo genere è
dovuto a Ferrante Imperato che ne ha dato una rozza figura sotto
il nome di spada marina, accompagnata dalla seguente indica-
zione: « animale di corpo sottile, di color argentino, si vede nel.
mare appresso Napoli di rado », (1) la quale potrebbe anche
riferirsi ad un Lepidopus o ad un Trachypterus, ma la figura
esclude la prima possibilità poiché in essa si notano i due raggi
dorsali prolungati, che anzi nella tavola annessa all’ opera che
riproduce il museo dell’ autore si vedono terminati all’ apice da
una dilatazione che ben può rappresentare il lobo cutaneo che
trovasi talora all’ estremità di alcuni fra i primi raggi dorsali dei
(1) Ferrante Imperato, Historia naturale, Napoli, MDIC, p. 773 e pag. 782. —
Venetia, MDCLXXII, p. 687.
INTORNO AI REGALECUS RE
Regalecus. Tale figura potrebbe pure attribuirsi ad un Trachyp-
terus, ma ciò è meno probabile per la eccessiva lunghezza del
corpo, l'assenza di macchie nere e la mancanza di pinne ven-
trali che, normalmente sviluppate in questo, sono nel Regalecus
ridotte ad un semplice raggio, spesso mancante.
Su questa figura e suli descrizione che l’accompagna si basò
Walbaum nella edizione da lui fatta dell’opera di Artedi per sta-
bilire la sua Cepola gladius (*). Ma nel frattempo alcuni esem-
plari di un pesce analogo a questo erano stati presi sulle coste
di Norvegia ed osservati da Ascanius; uno di questi individui
‘raccolto sulla spiaggia di Glesnaes, presso Bergen, nel 1769 servi
di tipo alla sua descrizione del Regalecus glesne (*); egli aveva
da principio riferito la specie al genere Ophidium, chiamandola
Ophidium glesne, ma il lavoro che contiene questa prima descri-
zione, benchè scritto nel 1770, non fu pubblicato che nel 1788 (8).
Lo stesso ‘individuo poi fu contemporaneamente descritto e figu-
rato da Brunnich sotto il nome di Regalecus remipes ('), ma
la priorità del nome, tanto del genere quanto della specie, spetta,
come ha dimostrato Collett (5) ad Ascanius, rimontando al 1772.
Qualche tempo dopo, nel 1797, un altro esemplare di questo
genere era raccolto sulla spiaggia di Hitteren presso Trondhjem
dd era descritto da Lindroth col nome di Gymnetrus Grillii (°),
riferendolo così ad un genere che era stato da poco tempo nomi-
nato, come vedremo, da Bloch.
Non solamente dalle coste norvegesi, ma anche da quelle
d’ Inghilterra si ha notizia di catture di esemplari di questi pesci
avvenute sino dal secolo. XVII; Vaccenno più remoto ne rimonta
al 1759, come è riferito in un interessante lavoro di. Hancock
Embleton, nel quale è riprodotto un brano di una storia di
(1) P. Artedi, Bibliotheca Ichthyologica, edit. II, auct.J. Walbaum, Grypesw .
1788-93, vol. III, p. 617, tav. 3. fig. 4.
(?) P. Ascanius, Icones rerum naturalium, Copenhagen 1772, pars II, p. 5, tav. 414.
(5) P. Ascanius, Beretning um Silde-Tusten, Nya Saml. Kgl. D. Vid. Selsk. Skr.
1788. pt. 3, p. 419.
(4) M. T. Briinnich , Om silde tusten: Regalecus renripes. K. Dansk. Selsk. Skrift..
N. Saml., 1788, 3, p. 414, tav. B, fig. 4-5. Queste figure sono riprodotte nella citata
opera di Ww aibaum.
) R. Collett, Om de i vort aarhundred ved de norske kyster strandede exem-
plarer af slaegten Regalecus. Forhandl. Vidensk. Selsk. Christiania. 4883 , n. 16, p. 4
a 36, con 3 tavole.
(5) G. Lindroth, Gymmetrus Grillii uptackt och beskrifven, Kongl. Vetensk. Acad.
nye Hand.ing. 1798, p. 288, tav. 8.
>
78 D. VINCIGUERRA
Whitby, che ne ricorda la cattura (1). Un altro esemplare ne fu
preso a Newlyn in Cornovaglia il 23 febbraio 1788; esso non
fu conservato, ma ne furono fatti parecchi disegni, non tutti iden-
tici, uno dei quali fu, a quanto pare comunicato da un signor
Hawkins a Bloch che lo riprodusse nella sua opera, denominan-
dolo Gymnetrus Hawkenit (2), con una erronea trascrizione
del nome della persona da cui lo aveva ricevuto; Bloch però non
fece che nominare il genere, senza definirne i caratteri, il che
fu fatto successivamente da Schneider nella edizione postuma del
« Systema ichthyologiae », ove la specie figura col nome di
Gynnetrus Hawkinsii (*), Anche la indicazione di provenienza,
Goa nell'Oceano Indiano, è probabilmente errata e dovuta ad una
inesatta trascrizione della vera località. Su i disegni fatti in quella
occasione furono praticate molte indagini ed osservazioni, che non
è qui il caso di ripetere, da Cuvier e Valenciennes (*), da Hancock
e Embleton e da Gray (°). Quest'ultimo riproduce anche uno di
questi disegni, che forse poteva essere quello originale, e si trovava
aggiunto ad una copia della « British Zoology » di Pennant,
(ediz. 1776) esistente nella biblioteca di Sir J. Banks insieme ad
un altro esso pure riprodotto, spettante ad un individuo apparente-
mente diverso, sul quale Cuvier e Valenciennes hanno istituito il
loro Gymnetrus Banksti (5). Per quanto riguarda la poca esattezza
di questi disegni è da notare che in una riproduzione di uno di
essi inserita nell’ opera sui pesci britannici di Yarrell (7) il pesce
presenta una coda completa, mentre nel disegno posseduto da
Banks essa era rotta. come afferma anche Shaw che dice averlo
saputo dallo stesso Hawkins (*). Shaw in questa occasione ride-
scrive il Regalecus glesne di Ascanius, sotto il nome di Gym-
netrus Ascanit.
Nel Mediterraneo la presenza di pesci di questo genere fu,
(4) A. Hancock and D. Emb!eton, Account of a Ribbon Fish (Gymnetrus) taken of
the coast of Northumberland. Aun. Mag. Nat. Hist., serie 2.2, vol. 1V, 1849, p. 1-48,
con 2 tav.
{?) M. E. Bloch. Allgem. Naturg. d. Fische. Berlin, vol. XII, p. 88, tav. 423 (e non
425 come generalmente è indicato). i
(3) M. E. Bloch, Systema Ichthyologiae ed. Schneider, Berolini, 1801, p. 481.
(5) G. Cuvier et A. Valenciennes, Hist. nat. poiss., Paris, 1835, vol. X, p. 374.
(5) J. E. Gray, On the British specimens of Regalecus, Proc. Zool. Soc. Lond, 1849
vol. XVII, p. 78-81.
(5) Cuvier et Valenciennes, loc. cit., p. 365.
(7) W. Yarrell, History of British Fishes, London, 1836, p. 188.
(8) G. Shaw, General Zoology, London, 1800-1849, vol. IV, p. 197.
INTORNO AI REGALECUS 79
dopo il cenno fattone da Ferrante Imperato, segnalata da Risso,
che riferi al genere Gymnetrus due pesci, l'uno dei quali, il suo
G. lacepedii (1) 0 cepedianus (*) è evidentemente un Trachyp-
terus, mentre nell’ altro, da lui descritto col nome di (G. longi-
radialus (*) si riesce a riconoscere un vero /tegalecus, quan-
tunque la descrizione e la figura, come hanno già fatto notare
Cuvier e Valenciennes, ne siano molto imperfette e in parte forse
anche immaginarie. Non apparisce invece che qualche individuo
ne sia caduto sotto |’ osservazione di Rafinesque, perchè entrambe
le specie da lui riferite alla famiglia dei Gimnetridi e descritte
sotto il nome di Argyctius quadrimaculatus (') e di Cepha-
lepis octomaculatus (°) sono dei veri Trachypterus.
Alcuni esemplari di provenienza mediterranea, ed anzi’ tutti
di Nizza, furono esaminati da Cuvier e Valenciennes. In essi
questi autori credettero di riconoscere due specie distinte, l'una,
rappresentata da tre esemplari venne ritenuta identica al Gym-
netrus longiradiatus di Risso, ma fu riportata alla Cepola gla-
dius di Walbaum e indicata col nome di Gymnetrus gladium (°);
l’altra fu considerata come specie LOL e deseritta sotto il
il nome di G. felum (1).
Non risulta invece che alcun individuo di questi pesci sia stato
conosciuto dal Bonaparte, il quale non ne fa cenno nella sua
« Fauna d’ Italia » e nel Catalogo*dei pesci europei (*) considera
il genere Gymnetrus di Bloch come sinonimo del Trachypterus
e nella numerosa sinonimia del Trachypterus taenia, Schn.,
comprende la Spada marina dell’ Imperato e, quantunque dub-
biosamente, i due Gymmnetrus gladius e telum di Cuvier e
Valenciennes, considerando pure come un Trachypterus (T. re-
mipes, Bp.) il Regalecus remipes di Brimnich e tutti gli altri
dei mari settentrionali, benché indicati con nomi diversi.
Nessun'altra indicazione di pesci riferibili a questo genere, di
località mediterranee, è a mia conoscenza prima di quella dovuta
(1) A. Risso, Ichth. Nice, Paris 1810, p. 146, tav. 15, fig. 17.
(?) id. Hist. nat. Eur. mer. Paris, 1826, vol III, p. 295.
(3, id. ibid., p. 296, tav. XV, fig. 43. = :
(4) G. S. Rafinesque-Schmaltz, Caratt. nuov. gen. Palermo, 1810, pag. 55 — Ind
ittiol. sic. Messina 1840, p. 34, tav. I, fig 3. né
(®) Id. ind. itt. sic. p.-34 e 54-55.
(5) Cuvier et Valenciennes, loc. cit. p. 359, tav. 298.
(7) id. ibid. p. £64, tav. 297. )
(8) G. L. Bonaparte, Cat. met pese. eur. Napoli, 1846, "p. 78 e 79.
80 D. VINCIGUERRA
al Giglioli che ne cita, col nome di Regalecus gladius (Walb.),
un esemplare avuto da Nizza il 18 agosto 1877 (*. Ma quello
indimenticabile raccoglitore di materiali preziosi per la nostra”
fauna ittiologica potè ben presto arricchire la collezione da lui
fondata di altri individui della stessa provenienza e dello stretto
di Messina, donde io stesso ottenevo un giovane esemplare che
fu figurato dal Mazza in una sua nota anatomica sopra un indi-
viduo pescato nel golfo di Cagliari nel maggio del 1897 (?).
Come ho già ricordato, l’Ariola ebbe ad esaminare il primo
esemplare proveniente dal golfo di Genova, che fu preso a Noli
il 10 maggio 1903; esso fu da lui riferito al R. gladius (Walb.) e
si conserva in questo Museo Civico (3).
Altri due esemplari furono raccolti ancor vivi nei pressi di
Savona sulla spiaggia di Leggino in luogo detto la Crocetta, il
17 luglio 1909 e donati al Museo Civico di quella città: di
questa cattura dette una breve notizia in un giornale locale il
prof. N. Mezzana direttore di quello stabilimento (+) e più recen-
temente ne feci cenno io stesso (°).
Benchè non abbia diretta notizia che esistano nei Musei esem-
plari raccolti nel golfo di Napoli, questo genere vi è anche cer-
tamente rappresentato poichè, a prescindere anche dalle notizie
date da Ferrante Imperato, esso è indicato di tale provenienza dal
Carus, su notizie avute dalla «Stazione Zoologica (9), ed il com-
pianto Lo Bianco net suo ultimo lavoro, pubblicato dopo la sua
immatura perdita, annovera tra le specie da lui osservate il Rege-
lecus gladius Walb. e ne descrive una forma giovanile lunga
16 cm. (‘), ed aggiunge che « l'adulto è fra i pesci più rari
« che popolano il Mediterraneo e solo per caso si pesca col palan-
« greso nelle acque molto profonde delle adiacenze del golfo ».
(1) E. H. Giglioli, Gat. sez. ital. esp. Berlino, Firenze 4880, p. 92.
(2) F. Mazza, Nota sull’ apparato digerente del Regalecus glesne, Asc. in Int. Mo-
natschr. Anat. Phys. 1901, Bd. XVIII Heft. 416, estr. p. 1-13, tav. V.
(3) V. Ariola, Res Ligusticae XXXV, Pesci rari o muovi per il golfo di Genova,
in Ann. Mus. Civ. Gen., vol. XLI, p. 166. sa
(4) 11 Gittadino. Anno XL, n. 150, Savona 20 Luglio 1909.
(5) D. Vinciguerra, Note di iltiologia ligure. in Liguria illustrata. Anno 41944,
n. 6.
($) I. V. Carus. Prodromus Faunae mediterraneae, vol. II, Stuttgart, 1889-1893,
p. 701.
(7) S. Lo Bianco, Notizie biologiche riguardanti specialmente il periodo di matu-
rità sessuale degli animali del golfo di Napoli, in Mittheil. Zool. Stat. Neapel, Bd. 19
1909, p. 744.
INTORNO AI REGALECUS te: 81
Dalla Sicilia, oltre alle notizie gia accennate date da Giglioli
e da Mazza, di individui di Messina, il Regalecus (gladium o
telum?) è pure ricordato di Palermo dallo stesso Carus sopra
indicazioni probabilmente avute direttamente da Doderlein e Riggio,
Son queste tutte le notizie che ho trovato pubblicate sopra
Regalecus di mari italiani ed è evidentemente in base a queste,.
o per dir meglio in base a quelle che si conoscevano nel 1887 ,
che Gunther afferma che del Mediterraneo se ne conosce una
mezza dozzina di individui (1).
La rarità dei Regalecus nel mare ligure non è forse però
tanto eccessiva quanto potrebbe apparire, poichè oltre all’ esem-
plare di Noli già ricordato, a quelli del Museo di Savona, ed a
quello che ha dato occasione alla presente nota, uno ne esiste
nelle collezioni di questo Museo raccolto sulla spiaggia di Borghetto
S. Spirito il 24 febbraio 1906 ed un altro lungo m. 3,30 fu, a
quanto risulta da appunti lasciati dal signor B. Borgioli, gettato
sulla spiaggia di Arenzano, il 24 gennaio 1908. Tl prof. Mezzana mi
ha poi informato che un individuo lungo m. 3,25 ne è stato preso
con la fiocina presso la spiaggia di Albissola il 20 giugno 1915
e che il figlio di un pescatore di Noli, dopo aver visto gli esem-
plari da lui posseduti, gli ha riferito che pesci di questa specie
si trovano qualche volta in quelle acque ma che, afferrati con le
mani, si spezzano e ricadono in mare e che questi frammenti si -
mutano poi in « carnasse » (meduse )!!!! Ne è da escludere
il dubbio che altri esemplari possano essere sfuggiti all'osservazione
od anche scambiati per Trachypterus, del qual genere una specie
almeno, Tr. iris (Wbh.) è abbastanza frequente.
La collezione italiana del Museo Zoologico dei Vertebrati di
Firenze, da me già ricordata, possiede non meno di 9 esemplari
‘di Regalecus, alcuni di Nizza e altri dello stretto. di Messina
(spiaggia di Ganzirri). Grazie alla cortesia del prof. Senna, attuale
direttore di quel Museo, ho potuto non solamente esaminare gli
esemplari ed averne in comunicazione uno di Messina pescato il
5 gennaio 1903, .ma consultare anche le schede del catalogo
contenenti notevoli osservazioni del Giglioli ed anche qualche ap-
punto posteriore alla sua morte, dal quale ho appreso che il 3
settembre 1913 a Castiglioncello, sul litorale toscano, ne era stato
(1) A. Gunther, Report on the deep sea Fishes collect. by H. M. S. Challenger,
London, i887, p. 75.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (8 Novembre 4948.) 6
ea. Si) Ste
sea oF angles ny
ie RE RIO
D. VINCIGUERRA
preso vivo uno lungo m. 1,10 che non fu conservato e che nella
stessa località qualche anno prima ne era stato trovato morto uno
assai più grande che fu mangiato e trovato insipido. Anche nelle
acque di Messina i Regalecus fanno intermittente comparsa ed
ho potuto avere in comunicazione dal prof. Mazzarelli, direttore
di quell’Istituto Zoologico un esemplare di tale provenienza, preso
nella corrente dello stretto il 3 luglio 1916, bei quale avrò occa-
sione di riparlare.
Di catture di Regalecus mediterranei in località non geografi-
camente italiane, non ho trovato altra notizia che quella di un
esemplare preso a Palavas nello Hérault nell’ aprile 1871 ed illu-
strato da Jourdain (!), sotto il nome di Gymnetrus gladius.
Così pure non ho trovato pubblicata notizia di altre catture fatte
nei mari d'Europa al di fuori di quelle avvenute presso le coste
della Gran Brettagna e della Scandinavia, delle quali ha dato un
elenco dettagliato Collett; dal 1740 in poi sarebbero state 12 per
la Scandinavia e 21 per la Gran Brettagna: a queste ultime deve
aggiungersi un esemplare compreso nella lista di Gunther e non
ricordato da Collett, per la Norvegia due descritti da Grieg (2) e per
la Svezia un altro ricordato da Smitt (*). Un individuo venne alla
spiaggia nelle Faerder nel 1892 e fu illustrato da Lutken che ne
riprodusse anche il disegno originale (4).
I Regalecus, che come si vede, fanno qualche rara com-
parsa sulle coste del mare del Nord e su quelle orientali dell’Atlan-
tico settentrionale, non furono finora segnalati, caso abbastanza
strano, da quelle occidentali dello stesso Oceano, e la sola cattura
che se ne ricorda è quella di un esemplare preso alle Bermude, nel
1860 di cui è fatto cenno nel giornale della Società Zoologica di
Londra (?), e del quale esistono alcune parti nel Museo Britan-
nico (%).-Non ne fu neppure indicato alcuno dell’ Atlantico meri-
dionale, tranne un esemplare del Capo di Buona Speranza descritto
(4) S. Jourdain, Materiaux pour servir à l’histoire da Gymnétre epée, in Compt.
Rend. Ac. Sc. Paris, 1872, tome.LXXIV, p. 58.
(2) J. A. Grieg, En notis om Regalecus glesne, Ascanius, Nyt. Mag. for Natur-
videnskab., Christiania, XXV Bind. 1886, p, 232. Om en ved Golten strandet Rega-
lecus g SERI Asc., Ber-ens Mus. Aarb. 1899, n.° 3, 14 p. cou 2 fig.
(3) F. A, Smitt, Ofv. Kg]. Vet. Akad. Forh. 1882, n.° 8, p. 40.
(4) G T; ‘iitkén, Korte Bidrag til nordisk Ichthyographi. IV Trachypterus arcticus
og Gymnetrus Banksii, in Vidensk. Meddel. Naturf. For. Copenhacen, 1881, p. 190-227.
(5) J. M. Jones. Extract from the « Bermude Gazette » relating to the recent
capture of a large species of Gymnetrus, P. Z. S. XXVIII. 1860, p. 185.
(5) A. Giinther, Cat. Fish, III, p. 308. x
INTORNO AI REGALECUS 83
da Cuvier e Valenciennes (!) come Gymnetrus capensis ed un
altro riferito pure alla stessa specie da Layard (?), di uguale pro-
| venienza.
> Dell’ Oceano indiano non fu indicato altro individuo che quello
figurato da Russell e raccolto (*) presso Vizagapatam, al quale
Shaw impose il nome di Gymmnetrus Russellii (4) e forse quello
«di Goa, al quale accenna Bloch, ma di cui non si ha altra.
notizia.
È abbastanza singolare che, nonestante la accuratezza delle
ricerche zoologiche fatte in questi ultimi anni al Giappone,
specialmente per opera dei naturalisti indigeni e nord-americani,
non sia statò descritto sinora, almeno a quanto mi risulta, alcun
individuo di quei mari- riferibile a questo genere, benchè Jordan
scriva di avere veduto due grandi esemplari nel Museo di Tokio
e dica che i giapponesi danno a questo pesce il nome di « dugu-
nonuatatori » che significherebbe « cuoco del palazzo sottomarino »,
il che farebbe supporre una certa frequenza di esso. Lo stesso
autore ricorda la cattura fatta di parecchi esemplari presso le coste
. di California, dei quali parecchi giovani, ma uno rigettato sulla
spiaggia di Newport, lungo circa 22 piedi (oltre 7 metri) del
quale riproduce la fotografia. Egli sembra portato ad ammettere
che nel Pacifico esista una sola specie, il A. Russellii (°). Si sono
invece, dopo il primo cenno intorno ad un Regalecus della Nuova
Zelanda, che si contiene nel catalogo di Gunther (9), moltiplicate
nei mari dell'Australia e della Nuova Zelanda le catture di questi
pesci, che furono riferiti a varie diverse specie. Sono. infatti
descritti: Regalecus pacificus, v. Haast (7), R. argenteus, Park. (8)
e R. Parkeri (°), Ben. della Nuova Zelanda e R. Musterii
(1) Guvier et Valenciennes, loc. cit., p. 376.
(*) E. L. Layard, Letter containing a description and drawings of a Gymmnetrus
captured in Table Bay, P. Z. S. 1868, p. 319 con figura nel testo.
(9) P. Russell, Descriptions and figures of fishes collected at Vizagapatam, London,
1803, I, p. 28, tav. XI.
(9) Shaw, Zool., p. 195, pl. 28.
(9) D. S. Jordan, A Guide to the Study of Fishes, New York, 1905, vol. II, p. 472.
e seg., fig. 425. :
(5) A. Gunther, loc. cit., p. 307.
(7) J. F. J. Haast, Notes on Reyalecus pacificus, a new species of ribbon-fish from
the New Zealand sea. Trans. New Zealand Instit. vol. X, p. 246-250, pl.
(8) T. J. Parker. On a specimen of the great Riblon Fish (Regalecus argenteus ,
n. sp.) lately obtained at Moeraki, Otago, Trans. N. Z. Inst., vol. XVI, p. 284-297,
tav. XXIII e XXIV. :
(9) W. B. Benham, An apparently new species of Regalecus, in Trans. N. Z.
Inst. vol. XXXVI, p. 198, tav. IX.
84 D. VINCIGUERRA
De Vis (!), di Australia, mentre altri esemplari delle stesse loca-
lità furono riferiti a talune delle specie europée già descritte:
R.. Banksti (2), le. Grilli (*)-e: Ri. glesne 45).
Da ultimo più recentemente Zugmayer in una nota preventiva
contenente le diagnosi di nuove specie di pesci da lui riscontrate
nelle collezioni ittiologiche del principe di Monaco, ha indicato un
R. caudatus (*) lungo m. 0,190, preso fra Madera e le Cana-
rie (31°45 N, 20° 17 W) (5), con la rete Bourée da una profondità di
m. 0-3000, che è caratterizzato da questa semplice frase: « La
seule espéce connue qui posséde une nagéoire caudale » (1).
Sono quindi non meno di 16 le specie che risulterebbero descritte
dai varì autori, ma quasi tutti coloro che ebbero ad occuparsi in
tempi meno remoti di questi pesci, hanno già manifestato l'opinione
che a quanto si può giudicare dalle descrizioni spesso incomplete
di esemplari quasi tutti imperfetti, non vi siano dati sicuri per
distinguere in questo genere più di una specie e quindi che tutte
le forme descritte debbano riportarsi al Regalecus glesne di
Ascanius. È questa anche |’ opinione prevalente negli autori che
esaminarono gli individui dei. mari australi e lo stesso Benham .
che descrisse il R. Parkeri ha più recentemente ammesso che si
tratti unicamente di un giovane del glesne (3); solo il A. ar-
genteus di Parker, potrebbe essere, come farò rilevare in seguito,
specificamente diverso. i
Le differenze alle quali da alcuni autori si volle dare valore
(1) C. W. De Vis, The Ribbon Fish ( A Regatecus in Queensland Waters) Proc.
R Soc. Queensland, vol. VIII. p. 109-113.
(2) F. Mac Coy, Prodromus of the Zoology of Victoria, Melbourne, MDCRGES
15.th decade: p. 169-172, tav. 145.
€) H. O. Forbes, On a species of Regalecus or Great Oar Fish caught in okta!
Bay; in Trans. N. Z. Inst., vol. XXIX, p. 192. — È lo stesso esemplare figurato da
M. Coy cone R. Banksii.
(4) J. H. Waite, Regalecus glesne, an addition to the fauna of New South Wales,
in Rec. Austr. Mus., vol. IIT, p. 162-165. i
W. B. Alexander, On a specimen of Regalecus giesne, Ascan. obtained in Western
Australia. Pe th. Rec. W. Austral. Mus., vol. I, pag. 236-240.
(9) E. Zugmayer, Diagnoses de quelques poissons nouveaux provenant des campa-
gnes du yacht « Hirondelle », Bull. Inst. Oc. Mon. 1944, n. 288. p. 3.
(5) J. Richard, Campagnes Scient. de l’Hirondelle Il (1912). Liste des Stations. Bull.
Mon. 1942. n.-251, p. 4.
(*) Non posso a meno che osservare come, per quanto trattisi di una diagnosi pre-
liminare, essa sia tropo incompleta, mancando persino la indicazione del numero dei ;
raggi. poi da notare che di Regalecus con pinna codale se ne conosceva da più di
un secolo quello descritto da Russell, e che, pochi anni prima del lavoro di Zug-
mayer era stata pubblicata la memoria di Lo Bianco che la dice presente nei giovani.
(8) W. B. Benham, and W. J. Dunbar, On the skull of a young specimen of the
Ribbon-fish, Regalecus, Proc. Zool. Soc. London, 1906, p. 544-556, tav, XXXVIIT-XXXIX,
* .
F “ uo
INTORNO AI REGALECUS _ 85
specifico consistevano specialmente nel diverso numero dei raggi
dorsali e nelle diverse proporzioni del corpo, ma oramai è ben
certo che quasi tutti gli esemplari adulti che i vari autori ebbero
“ad osservare erano mutilati e quindi non si può ricavare alcun.
dato sicuro sia dal numero dei raggi che dalle proporzioni del corpo.
In quei pochi casi in cui i Regalecus furono raccolti ancora vivi
si potè constatare la estrema facilità con la quale si spezzava la
parte post-anale di essi, tanto da far ritenere possibile che in essi
si presenti ùn fenomeno di autotomia come nella coda delle lucer-
tole. Senza riportare ciò che ne fu già stampato da altri, riferisco
solamente quello che risulta dalle annotazioni fatte dal prof. Mez-
zana circa gli esemplari di Savona e da lui raccolte dalla persona
che gli portò i due esemplari ricordati. « Il primo esemplare pre-
« sentatosi fu il maschio che nuotava per piatto con moti serpentini;
« lo afferrò per il ciuffo e lo trasse a terra, ove agitandosi ed
« ergendosi in alto da se stesso si spezzò; poi vide la femmina e
« la prese e si ruppe in due parti durante il trasporto ».
Ho già anche ricordato quanto fu da un pescatore di Noli
‘affermato allo stesso prof. Mezzana circa la facilità con cui questi
pesci sì rompono.
Pertanto l estremità codale quate si osserva. negli individui
meglio conservati non si può mai ritenere perfetta, ma è da con-
siderarsi come il risultato di una cicatrice, il che spiega la diversa
forma che può assumere in ciascuno di essi; è però degno di nota
che la rottura si fa in
corrispondenza dell’ar-
ticolazione di una ver-
tebra, la quale viene a
formar sempre il punto
più sporgente della
cicatrice, come risulta
dalle figure unite al
più volte citato lavoro
di Collett, da altra
di un esemplare della
Nuova Zelanda (+) e
come sì osserva nell’ individuo di. Santa Margherita (fig. 1).
Fig. 4.
(1) F. E. Clarke, Notes on the occurrence of Regalecus argenteus on the Tara-
naki Coast, Trans. N. Z. Inst. vol. XXX, p. 254266, tav. XXVIII-XXX&.
ren, descritto da Lind-
86 D. VINCIGUERRA
tutti questi casi la pinna dorsale si arresta ad una certa distanza
dell’apice della coda, mentre nell’esemplare di Noli e nei due di
Savona essa continua sino all'estremità di questa che, specialmente
nel maschio è acuminata, come quella di un Trichiurus, per
modo che può ritenersi che essa non sia mutilata o che lo sia solo
in minima parte. Ciò si può facilmente rilevare dagli uniti disegni
che riproducono la estremità della codale degli individui di Savona
e sono ricavati da ingrandimenti di fotografie fatte al momento
della cattura (fig. 2 g7, fig. 3 9).
La rottura della
porzione codale del
corpo, si accompagna
necessariamente con
la perdita di una por-
zione della pinna dor-
sule e così si spiega
come il numero dei
‘aggi dorsali sia indi-
cato quale assai di-
verso nei vari indi-
vidui esaminati. Degli
esemplari più antichi
solo quello di Hitte-
Fig. 2
roth come Gymne-
trus Grillii, uno dei
più grandi conosciuti,
Fig. 3.
sembra essere stato >
completo; in esso il numero dei raggi dorsali era di 406; numero
poco diverso da quello osservato nei predetti esemplari liguri,
come può rilevarsi dall’ unita tabella.
Il numero minimo di raggi dorsali di un individuo completo
sarebbe quello dell’esemplare di Ganzirri avuto in comunicazione dal
prof. Mazzarelli, che ne ha solo 374, mentre un altro del Museo di
Firenze della stessa provenienza ne ha 407. Il numero massimo di
raggi dorsali finora indicato è quello di 421, compreso il pen-
nacchio cefalico, dell’individuo di Cagliari e di 422 in quello della
Nuova Zelanda descritto da Forbes.
Il numero medio dei raggi dorsali del R. glesne può dunque .
INTORNO AI REGALECUS i 87
considerarsi di 400, compresi quelli che, negli adulti, costituiscono
il pennacchio cefalico.
= Da qui si vede come non abbia fondamento la ipotesi di
Lutken (4) di un aumento che si verifichi nel numero dei raggi
«durante |’ accrescimento e forse in seguito alla rigenerazione che
segue la mutilazione, perchè individui di statura, e per conse-
guenza di età ben diverse, ma completi, hanno un numero di
raggi dorsali sensibilmente uguale.
Il solo R. argenteus di Parker avrebbe un numero di raggi
. dorsali notevolmente. minore, pur non apparendo mutilato nella
coda: tali raggi sarebbero 205 compreso il pennacchio cefalico e
in realtà la porzione codale della colonna vertebrale, come risulta
anche dalle figure, che accompagnano la diligente descrizione dello
scheletro da lui data (?), terminerebbe in modo normale, con una
vertebra, da lui chiamata demivertebra, sprovvista di qualsiasi.
traccia di appendici neurali od emali, che ha tutta l'apparenza di
un urostilo; potrebbe dunque trattarsi di specie diversa.
Manca però in tutti gli-esemplari adulti, anche in quelli che
si possono ritenere perfetti, qualunque traccia di pinna codale,
mentre questa esiste, non soltanto nei giovanissimi, come ha fatto
conoscere: Lo Bianco, ma-anche ad uno stadio di sviluppo abba-
stanza inoltrato. Infatti nella collezione italiana del Museo di
Firenze esistono non meno di sette individui giovani, provenienti
da Messina (Ganzirri) i quali hanno tutti la pinna codale presente ;
il maggiore di questi individui è lungo ben 50 centimetri ed ha
una pinna codale costituita da 4 raggi filiformi, il più lungo dei
quali misura 67 mm. mentre nell’ esemplare alquanto più piccolo,
del quale aggiungo la figura (tav. I, fig. 1) questi raggi sono
allungatissimi ma il loro numero è ridotto a tre. Devesi quindi,
a mio avviso ritenere inesatta | indicazione data da Lo Bianco,
che mentre dice che l'individuo giovane da lui osservato aveva 4
raggi codali, aggiunge « e non 12 come nell’ adulto » , riprodu-
cendo assai probabilmente senza averla controllata, la cifra data
da Risso. Ma come ho già fatto notare, ed assai prima di me
fu fatto da Valenciennes, tanto la figura come la descrizione di
_ () C. Liitken, Nogle Bemaerkeningen om Vaagmaercn ( Trachypterus arcticus )
og sildetusten (Gymmnetrus Banksii) Oversigt K. Vidensk. Selsk. Forhandl. 1882,
p. 206-216.
(*) T. J. Parker, Studies in New-Zealand Ichthyology -I. On the Skeleton of Rega-
lecus argenteus, Trans. Zool. Soc. Lond. . vol. XII. p. 5-33, tav. II-VI.
«5 [ni ae ae Ps (RPS =,
TABS EI etn REE OE COGI TAO pat
: VT LEI A GI RITO
A eb yt wae ae
vara) +
Gi 83 DD. VINCIGUERRA -
Risso si possono ritenere in buona parte immaginarie. Infatti é
poco verosimile che la codale fosse. ancora presente in un indi- —
viduo lungo 5 piedi e 2 pollici (ossia circa m. 1,55) e che
aveva soltanto 246 raggi dorsali, come non è ammissibile che,
se pur presente, fosse costituita da 12 raggi, mentre nei giovani
no non sono mai più di 4. Nella figura poi la codale è rappresen-
tata come composta di 7 raggi congiunti da membrana, molto
x sviluppati, ma nessuno filiforme e quindi analoga a quella dei
Trachypterus anche per la inserzione non simmetrica all’ asse
8 del corpo e non è improbabile che il disegnatore, in mancanza
i dell’ originale abbia riprodotto la codale di uno di quelli.
di L’ esemplare più completo che io abbia potuto osservare è
è quello di Messina cortesemente comunicatomi dal prof. Mazzarelli e
na lungo m. 0,56, nel quale i raggi codali sono in numero di 4 (vedi
tav. I, fig. 2); -essi non sono inseriti sull’asse del corpo ma sempre
alquanto al disopra in modo che appariscono diretti un pò in
alto. Non è possibile precisare la loro lunghezza assoluta e rela-
tiva: nell’ esemplare figurato a fig. 2.il primo e il secondo sono
rotti, il terzo è assai più lungo ma anch'esso non sembra intero,
Mine. mentre lo apparisce il quarto che è lungo circa 8 cm. Tutti questi
ss filamenti sono a forma di strettissimo nastro listato di nero.
a Anche nel. Regalecus indiano, di cui Russell ha dato descri-
zione e figure sarebbero stati presenti 4 raggi codali, come appa-
risce dalla figura riprodotta da Day ('); è questo anzi, fra gli
individui conosciuti che conservano questi raggi, quello di statura
maggiore poichè misurava 2 piedi e 5 pollici, ossia circa 72 em.
In tutti gli individui, è presente il pennacchio cefalico di cui
ho già fatto cenno; negli individui più giovani è formato da un
gruppo di 6 raggi dei quali |’ anteriore è inserito al disopra del-
l'occhio o un pò in avanti di questo; questi raggi non sono più
robusti degli altri, ma filiformi e allungatissimi. Essi costituiscono
quasi sempre un tale groviglio che fa riescire difficilissimo di rico-
noscere quale di essi sia il più lungo e quale ne sia la lunghezza
totale. Nei due esemplari di Ganzirri da me esaminati il primo
raggio apparirebbe il più lungo ed i seguenti decrescerebbero
man mano; dalle note esistenti nel catalogo manoscritto di Giglioli
un altro esemplare pure di Ganzirri, avrebbe avuto solo il primo
(4) F. Day, The fishes of India, London, 1875-1878, p. 374, tav. LXXI fig. 2.
INTORNO AI REGALECUS 89
raggio dorsale allungato e questo a metà della sua lunghezza sì
sarebbe ramificato in un ciuffo di molte lacinie membranose,
arlate e punteggiate di nero e terminate in un filo esilissimo.
Negli individui adulti invece il pennacchio è costituito da due parti
L
distinte; la prima costituita da 4 o 5 raggi, il primo dei quali
assai robusto e allungato e gli altri sottili e filiformi; la seconda
da 5 o 6 raggi tutti robusti e allungati, ma apparentemente
meno dei primi. I raggi della restante porzione della pinna dorsale
sono tutti molto alti, circa !/, dell’ altezza del corpo, e i più alti
si trovano in corrispondenza della metà di questo, decrescendo
gradatamente verso le due estremità. |
Le pinne ventrali sono costituite da un unico raggio, rigido
alla base negli adulti, che apparisce allungatissimo e munito di
2 o 3 lacinie cutanee quasi equidistanti l’una dall’altra e di una
espansione terminale, questa e quelle macchiate di nero. Lo
Bianco però ha notato che essi in realtà sono 4, poichè con la
lente si vedono insieme ad un raggio grosso e robusto un altro
paio pure lunghi ed un altro ancora mals corto.
Sarebbe assai difficile, dati gli incompleti materiali ora posse-
duti, di volere indicare in modo preciso le proporzioni che esi-
stono fra le diverse parti del corpo in questa specie. Specialmente
il rapporto fra la lunghezza e l'altezza del corpo subisce grandis-
sime variazioni, dato lo stato più o meno completo degli individui
esaminati. Credo quindi limitarmi a presentare un quadro dei
principali dati somatometrici degli esemplari liguri da me stu-
diati, ponendoli a riscontro con quelli dei due individui di Messina
che si possono ‘dire completi.
È » ‘euorzeussoIdde woo o inddou rpreansIui oqrqrssod 9 uou et) YRITslAOASSe 0)uowI[eg OUOS ‘a]uopanazd aJe[duresa [jou eyo IgSud] nid
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3 SOLO 7300 « | 8070 « | 0€0°0 « | OSIO < | 06000 « | 03100 « eet gr Oa o RISO Bae ee Zar:
Le GEONO = LEO MOTOR 080001 08170; OTO scot ot fs sos 7 * 29599 Blfep BZzeysanT
- GONO: «ISOLOTTI E80 08000 OST TO sss ss ss r0d100 ]op BwISSEUI BZZ0H1V
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() © ‘tpepoo Issel I ezuas ‘od109 [op @ZIONSUNI |
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io INTORNO AI REGALECUS |. 91
x
Il-corpo non è coperto da squame visibili; il suo colorito,
negli individui adulti, è argenteo con macchie brune disposte in
serie trasversali interrotte, in alcuni individui più evidenti ed in
altri meno; nell’ esemplare di Santa Margherita esse sono più
| pronunciate che in quelli di Savona; inoltre il corpo è coperto da
numerose, ma piccole papille gramulose che, come ha notato
Mazza, sono più accentuate ed evidenti nella regione ventrale e
codale. Nei giovani la macchiatura scura è assai meno marcata e
spesso sono uniformemente argentei e anche le papille cutanee
non sono manifeste. Ma non può certo darsi grande importanza,
e tanto meno specifica, come sembra portato a fare Benham (+)
alle lievi differenze nel colorito del corpo.
La membrana della pinna dorsale, compreso il pennacchio, è
da tutti colore che hanno potuto osservare questi pesci ancora
viventi o brevi ore dopo la loro morte, descritta come di un colore
| rosso scarlatto, che era ancora visibile nell’ esemplare di Santa
Margherita quando fu portato nel Museo Civico. Anche le ventrali
sono, nel fresco, di colorito roseo.
I due esemplari di Savona erano, come fu già detto, di sesso
diverso; ed è notevole il fatto di avere riscontrato un maschio,
mentre, come ha già osservato Mazza, tutti gli esemplari cono-
sciuti non erano che femmine. È bensì vero che Risso nella sua
descrizione del Gymnetrus longiradiatus scrive che in esso il
1.° raggio dorsale e quello ventrale della femmina sono meno
Hel e più sottili che nel maschio, ma si è già veduto come alle
osservazioni di quell’ autore non possa prestarsi fede completa.
In questi due individui non si notano differenze sessuali esterne,
specialmente a cagione della non perfetta integrità degli esem-
plari, perchè i raggi dorsali e le ventrali non sono complied e
quindi non può accertarsi |’ esattezza della indicazione data da
Risso. Lo stato di conservazione dei visceri non permette una
esatta descrizione degli organi genitali; i testicoli cominciano -
alquanto al disopra delle appendici piloriche, sono contigui ma
separati da un rafe mediano aponevrotico e si prolungano sino in
corrispondenza dell’ apertura anale, ma non si può dire esatta-
mente come terminino essendo stati troncati nella esportazione;
nella loro porzione anteriore sono continui ed hanno circa 7 mm. di
(1) W. B. Benham, An apparently new species of tica (R. parkeri). Trans.
. New Zeal. Instit., 1903, p. 198-200, pl.
2 99 } D. VINCIGUERRA
ae spessore, posteriormente sono più sottili e lobati. I sacchi ovarici
cominciano anche più in avanti che i testicoli, non sono uguali,
l'uno è più grande e pieno di uova il cui diametro è superiore * —
ad 1 mm,; i due sacchi posteriormente si congiungono come è già
stato indicato da Jourdain, ed anche prima da Valenciennes che
descrive gli ovarii come due organi sacciformi che cominciano a
8 pollici ‘dal diaframma e si riuniscono con un corto ovidotto che
shocca dietro il retto. -
= Chiuderd queste notizie intorno ai Regalecus, col ici
a come essi siano stati annoverati fra quegli animali la cui eccezio-
o nale comparsa può aver dato origine alla ipotesi della esistenza
del favoloso serpente di mare. Questo fu descritto. talora come
avente una testa rassomigliante a quella di un cavallo, sormon-
tata da un ciuffo o pennacchio (di color rosso vivo ) e infatti la
forma della testa del Regalecus, con la mascella sporgente e la
fronte rialzata presenta una certa analogia con la testa di un cavallo,
e la considerevole lunghezza e i movimenti ondulatorii del lungo
corpo, che furono rimarcati da tutti coloro che ebbero occasione di’
osservare questi pesci ancora in vita, possono bene spiegare come
siano stati scambiati per serpenti.
La rarità però di questi pesci e la difficoltà di studiarli vivi farà
certo sì che per molti anni ancora resteranno oscuri i fatti più
salienti della loro esistenza.
a
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA
Fig. 1. Regalecus glesne, Asc. Messina gr. nat.
Fig. 2, » estremità codale di altro individuo.
x
RES LIGUSTICAE
XLIV
AGGIUNTA ALLA NOTA « INTORNO AI /?EGALECUS »
: Soltanto pochi giorni dopo la stampa del mio precedente studio
sui Regalecus del Mediterraneo (!), è pervenuto al Museo Civico
il « Bulletin du Muséum d’histoire naturelle » di Parigi, anno 1917,
2 4 (è), il quale contiene un lavoro del prof. A. Vayssiére,
direttore del Museo di Marsiglia, sullo stesso argomento. Dispia-
cente di non aver potuto, a cagione dei ritardi che nel presente
momento si verificano nella comparsa e nello scambio dei periodici
scientifici, tener conto di questo lavoro nella mia nota, credo
opportuno farne seguire un breve cenno.
Il prof. Vayssiére ha avuto pel Museo di Marsiglia un indi-
viduo di Regalecus lungo 2 metri, preso nel 1916 (la data di
cattura non è più esattamente indicata) nell'interno del porto di
Carry, presso |’ imboccatura occidentale del golfo di Marsiglia.
Questo individuo doveva essere mutilato, come la massima parte
di quelli conosciuti, poichè |’ estremità codale, a quanto. risulta
. dalle figure, ha la forma tozza e irregolare degli esemplari incom-
pleti ed anche per il numero dei raggi dorsali che non è precisato,
ma é detto essere piu di 220, il che mi fa ritenere che doveva
essere di poco superiore, e forse non si potè indicare con maggiore
esattezza perchè l'individuo era stato preso con la fiocina e rotto
in tre pezzi. Non è specificato il sesso di questo individuo nel
quale le glandole genitali non erano quasi sviluppate.
Nelle notizie storiche date dal Vayssiére su questa specie è
fatta menzione di un lavoro, a me sfuggito, di Tito de Caraffa
(!) D. Vinciguerra. Res Ligusticae XLIII. — Intorno ai Regalecus del Golfo di
Genova e di altre località italiane, in Ann. Mus. Civ. Genova, vol. XLVIII (serie 3.?,
vol. VIII) p. 76-92, tav. I.
(?) A. Vayssiére. Note zoologique et anatomique ‘sur un Regalecus ( Gymnetrus JÒ
gladius, Cuv. et Valene. pris dans le golfe de Marseille, in Bull. Mus. Re nat.
Paris, anno 1917, n.° 1, p. 15-25, tav I e Il.
94 D. VINCIGUERRA
sui pesci di Corsica, nel quale è ricordato un esemplare di Rega-
lecus gladius (') lungo 1 m. preso a Erbalunga, presso la costa,
a 50 cm. di profondità; ed in -base a tale indicazione il Roule
incluse questa specie nel suo elenco dei pesci di Corsica (2). Nel
. lavoro di Vayssiére è pure indicata la cattura di altri esemplari
di Nizza e dintorni, tra cui uno di 3 metri di lunghezza,
preso nel fondo del porto di Monaco e conservato in quel Museo
Oceanografico. ;
Segue una descrizione dettagliata dell’ apparato digerente di.
questo esemplare. Da questa descrizione però non mi risulta che
l’autore abbia avuto notizia della nota pubblicata su questo stesso
argomento sino dal 1901 dal prof. Felice Mazza (?) il quale indicò;
tra l’altro, l’esistenza di piccole cripte irregolari sparse nella
mucosa dell’ esofago, che il Vayssiére crede non sia stata ancora
segnalata, e illustrò la struttura microscopica della parete dello
stomaco. Le figure date dai due autori, per quanto eseguite con
procedimenti e criterii differenti, non si possono dire sostan-
zialmente diverse.
Sono pure fatte alcune considerazioni sul modo di diffusione di
questo pesce il quale, secondo I autore, sarebbe trasportato nelle
acque di Marsiglia dalle correnti che rimontano le coste orientali
di Spagna e di Francia, mentre a mio avviso la raccolta di indi-
vidui giovanissimi presso Napoli e Messina non mi sembra confer-
mare tale ipotesi e mi fa ritenere più probabile che esso possa
trascorrere tutta la sua esistenza nei luoghi stessi ove viene-
raccolto, analogamente a quanto avviene per gli affini 7racky-
pterus, le cui uova e larve si incontrano nelle stesse acque ove
si pescano gli adulti, come hanno dimostrato Lo Bianco (4) e
Mazzarelli (?). i ;
D. VINCIGUERRA.
() T. de Caraffa. Essai sur les poissons des cotes de la Corse in Mém. Soc.
sciences hist. et nat. de la Corse, anno 1902, p. 95-96.
(?) L. Roule. La Faune des poissons actuellement connus qui habitent les cotes
de la Corse, in Mém. Soc. Zool. France, tomo XV, anno 1902, p. 186.
(5) F. Mazza. Note sull’apparato digerente del Regalecus glesne, Asc. in Intern.
Monats. f. Anat. u. Phys. 1901, Bd. XVIII Hefte */,estr., p. 4-43, tav. V.
(4) S. Lo Bianco. Uova e larve di Trachypterus taenia BI. in Mittheil. Zool. Stat.
Neapel, Bd. 19, 1909, p. 14. — Notizie biologiche riguardanti specialmente il periodo
di maturita sessuale degli animali del golfo di Napoli, ibid., p. 757-758.
(>) G. Mazzarelli. Larve e forme giovanili di Teleostei dello stretto di Messina
in Riv. mens. pesce. idrobol. Anno ue (1910), p. 327.
CONTRIBUZIONE
ALLO STUDIO DELLA FAUNA ENTOMOLOGICA INDOCINESE
a ICHTHYURUS
pI R. GESTRO.
.
© La serie di Ichthyurus che il Signor R. Vitalis de Salvaza
‘ benemerito indagatore della fauna entomologica indocinese, mi ha
recentemente inviato con l’incarico di farne oggetto di studio e di
pubblicarne un elenco, per quanto piccola, non manca di pregio,
tenuto conto della rarità di questi insetti nelle collezioni e delle
caratteristiche interessanti della loro struttura. Questa serie si
compone di sette specie, tra cui: tre già note, una della quale si
conosceva soltanto il maschio, un’altra affatto nuova, bellissima
e due non determinabili perchè rappresentate da esemplari unici
e difettosi. È
Della regione entomologicamente esplorata dal Signor Vitalis
de Salvaza si conoscevano sei specie, cioè: macrurus, denticornis,
Fruhstorferi, Henrici, opacus e picticauda (+); di queste egli
ha ritrovato soltanto le due prime. Ma evidentemente questa fauna
deve avere affinità con quella delle regioni confinanti e special-
mente con quella dello Siam e dell'Alta Birmania e perciò è assai
probabile che nelle sue future ricerche egli si imbatta con qual-
cuna delle numerose specie raccolte da Leonardo Fea (?), come
in. parte lo fa prevedere la presenza dell’ I. denticornis e
dell’ 7. Feae nella collezione inviata, la quale comprende anche,
come vedremo, |’ J. Mowhoti, in origine descritto sopra esemplari
Siamesi. Da altra parte non si deve credere che gli sia solo
riservata la cattura di forme già note; perchè il fatto dell’ essere .
(1) Vedi: R. Gestro. Elenco degli Icrhthyurus. (Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova,
XLV, 4911; p. 58. .
(?) Viaggio di Leonardo Fea in Birmania e regioni vicine. XXXIV. Materiali per
lo studio del genere Ichthyurus di R. Gestro (Ann. Mus. Civ. Genova, XXX, 1891,
P.):000:)>
96 R. GESTRO
la regione Indiana la più ricca di Ichthywrus fa presupporre che
non gli mancherà la scoperta di cose nuove. Auguro quindi che
egli abbia buona fortuna nelle sue esplorazioni e che il materiale
che gentilmente vuole affidare alle mie cure sia d’ ora innanzi
anche più cospicuo.
Genova, dal Museo Civico, 4 Novembre 1918. :
Ichthyurus Mouhoti, GESTRO
Ann. Mus. Civ. Genova, XXX, 1892, p. 1025, fig. p. 1026.
Otto esemplari raccolti in Maggio sull’Alto Mékorig tutti a
Ban Pan, eccetto una femmina che è di Vien Poukha e porta
il numero 2082. Degli otto, due soli sono maschi.
I tipi della specie ( o 9 ) si conservano nel Museo Civico di
Genova e provengono dal viaggio memorabile di Mouhot nel
Siam. Ne ho esaminato anche una femmina raccolta da Wallace
nella Penisola di Malacca, sul Monte Ophir.
La figura annessa alla descrizione originale, rappresentante
l’ultimo segmento addominale della femmina (loc. s. c., p. 1026)
non è esatta.
Ichthyurus macrurus., GESTRO
Ann. Mus. Civ. Genova, XXX, 1892, p. 1037, fig. p. 1038.
Questa specie fu descritta sopra un esemplare unico, di sesso
maschile, ora custodito nella collezione Oberthùr; gli esemplari,
in numero di tre, inviati dal Signor Vitalis de Salvaza sono invece
femmine. È probabile che esse siano femmine del macrurus e la
questione si risolverà se io potrò avere sotto occhio anche il maschio;
nel frattempo ne faccio seguire la descrizione.
Elongatus, capite nigro, nitidulo, tenue punctulato, facie
flava , antennis fuscis, articulis primo et secundo totis, tertio
infra, flavescentibus; thorace flavo, nitido, transverso, apice
quam basi angustiore, margine antico medio valde porrecto,
late rotundato, lateribus modice rotundatis, disco pone apt-
cem transversim fortiter. depresso, ante basim late foveato;
scutello flavo apice truncato-rotundato ; elytris nigro-piceis,
humeris anguste, apice amplius flavis; alis fuscis, basi di-
lutioribus; corpore subtus nigro, pectoris lateribus et abdo-
ICHTHYURUS DELL’ INDOCINA 97
minis segmentis duobus basalibus anguste. flavo limbatis ;
segmento ultimo abdominali crasso, late sed parum profunde
diviso, spinis brevibus subconicis; pedibus fuscis, femoribus
anticis infra flavescentibus. Q.
Long. 13 !/, millim.
Il capo è nero-piceo, alquanto lucente, con punteggiatura assai
fine; la fronte è gialla e il giallo si prolunga un poco al disopra
. dell’ inserzione delle antenne, restando separato dal nero secondo
una linea orizzontale ; gli occhi sono distanti fra di loro ; le antenne
sono scure con i due primi articoli per intero ed il terzo soltanto
al disotto, giallastri. Il torace è giallo lucente, trasverso, più largo
alla base che all'apice, coi lati leggermente arrotondati ed il mar-
gine anteriore fortemente sporgente e arrotondato; il margine
basale quasi dritto nel tratto prescutellare e sinuato ai lati; il
disco è trasversalmente depresso dietro .il margine anteriore e con
una larga depressione foveiforme davanti alla base; traccie di
punti finissimi e irregolari si osservano a stento qua e la.
Lo scudetto è giallo come il torace, troncato-arrotondato all’apice.
Gli elitri sono nero-picei, opachi, alutacei, con un breve orlo
giallo agli omeri e col tratto ristretto apicale parimente giallo’;
«sono più larghi del torace e quasi due volte la sua lunghezza;
la loro porzione apicale ristretta è fortemente incavata nel senso
longitudinale. L’addome è largo, piuttosto robusto e inspessito
specialmente in corrispondenza dell’ ultimo segmento, che è molto ©
largamente, ma poco profondamente diviso e colle punte brevi e
quasi coniche; i due segmenti basali sono sottilmente marginati
di giallo; il resto dell’ si lome è nero piceo.
La presente descrizione è fondata sopra una femmina dell’ An-
nam, dell’ Ottobre 1917, lunga 13 millimetri e mezzo; le altre
due femmine, più grandi, che ho pure esaminato, sono dell’ Alto
Mékong: Houei Sai, 5 Giugno 1918 (N.° 1899) e Vieng Vai,
10 Giugno 1918.
Ichthyurus Vitalisii, n. sp.
Albido-testaceus, nitidus, capite antrorsum infuscato,
antennis fuscis, articulis primo, infra, secundo et tertio
dilutioribus, elytris vitta marginali fusca humeros haud
attingente, margine interno, sutura excepta, anguste fusco
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VIII (10 Dicembre 1918.) yi;
Dice dre
Ne n
A e CISTI SE pr ENTER
98 R. GESTRO
limbato, alis hyalinis fusco marginatis, segmentis abdomina-
libus supra utrinque nigro vittatis, ultimo apice infuscato ;
femoribus intermediis supra fusco vittatis, libiis et tarsis
ejusdem paris fuscis. Capite inter oculos valde incavato,
tenuissime albo-pilosulo, oculis inter se valde approximatis,
antennis gracillimis; thorace transverso, capite paullo angu-
stiore, basi quam apice paullo latiore, lateribus fere rectis,
margine antico porrecto rotundalo margine basali bisinuato, -
disco pone apicem transverse late depresso, ante basim late
foveolato ; elytris thorace latioribus, humeris prominulis ,
basi ad suturam depressis, parum dehiscentibus et apice
parum angustatis, disco tenue et crebre punctulatis, apice
alutaceis; abdomine elongato; segmento ultimo fere aeque
longo ac lato, lateribus subrotundatis, apice parum profunde
diviso, spinis triangularibus, supra crebre tenuissime pun-
ctulato el linea media tenui longitudinali impresso; pedibus
gracilibus, posticis valde elongatis, intermediis brevibus,
femoribus fortiter inflatis, infra dentibus quatuor longis,
apicem versus decrescentibus; tibiis ejusdem paris dila-
tatis. g'.
Long. 8 !/, millim.
Q. Differt capite inter oculos haud incavato, oculis inter
se magis distantibus, pedibus simplicibus et forma segmenti
ultimi abdominis. ;
E molto gracile, lucente, di una tinta generale bianchiccia
tendente al testaceo, che sul capo specialmente in avanti, fra gli
occhi, si fa più scuro; le antenne sono scure, i ire articoli basali
sono biancastri, il primo però lo è soltanto nella sua parte infe-
riore. Gli elitri hanno una striscia marginale bruna che lascia
intatto l’omero e in addietro si allarga leggermente formando una
specie di scalino poco dopo la metà e poi continuando si assottiglia
e contorna la porzione deiscente dell’ elitro, estendendosi sul mar-
gine interno fino a raggiungere la sutura, ove si arresta. I seg-
menti addominali hanno su ciascun lato una striscia longitudinale
nera, che va gradatamente diminuendo dal primo al penul-
timo e su questo è poco marcata; l’ultimo ha soltanto le due
punte scure..I femori dei piedi intermedii hanno sulla parte rigonfia
una striscia longitudinale scura e sono pure scure le tibie. ed i
tarsi dello stesso paio. ;
ICHTHYURUS DELL’ INDOCINA 99.
Il capo è coperto di peli esilissimi bianchi e fitti; fra gli occhi
è fortemente incavato e questi sono grandi e molto avvicinati fra
di loro; le antenne sono lunghe e gracilissime. Il torace è tra-
sverso, un poco più stretto del capo, leggermente più largo alla
base che all’ apice, coi lati quasi dritti, il margine anteriore
sporgente e arrotondato, il posteriore bisinuato ; sul disco si osserva ‘
una larga depressione trasversale dietro il margine anteriore e una
infossatura mediana, larga e non molto profonda davanti alla base.
Gli elitri sono più larghi del torace, hanno gli omeri piuttosto spor-
genti e alla base presso la sutura presentano una depressione ben
marcata; all’ apice si ristringono moderatamente e la loro deiscenza
non è forte; la porzione deiscente apicale è alutacea, il resto è scol-
pito di punti finissimi e fitti. L’addome è notevolmente lungo; il suo
ultimo segmento, esaminato dal disopra, si presenta quasi largo
come lungo, ha i lati leggermente arrotondati e la sua divisione
è poco profonda, determinando due punti brevi, di forma trian-
golare; ha una scultura composta di punti sottilissimi e fitti ed è
percorso nel mezzo longitudinalmente da una finissima linea im-
pressa. I piedi sono gracili: gli anteriori assai corti, i posteriori
molto lunghi; gli intermedii corti, con i femori molto rigonfii
e armati internamente di quattro: denti assai lunghi, che decre-
scono in lunghezza dalla base verso |’ apice; le tibie dello stesso
paio sono dilatate, sopratutto nella loro parte mediana e schiac-
ciate.
Questa descrizione si adatta al maschio, la femmina ne - diffe-
risce per il capo senza incavatura e gli occhi più distanti |’ uno
dall’altro, per i piedi normali, senza femori rigonfiati e per l’ul-
timo segmento addominale più corto e più largo. -
È una specie ben distinta da tutte quelle che conosco e per
la sua notevole gracilità e le sue tinte sbiadite tiene un posto da
se, nè saprei a quale altra avvicinarla.
Il Signor Vitalis de Salvaza, cui mi compiaccio dedicarla, l’ha
scoperta nella provincia di Luang Prabang e ne ha raccolto due
maschi e quattro femmine a Natung il 29 Marzo 1918 (N.° 2094)
e una femmina a Muong Hai il 2 Aprile dello stesso anno.
100 R. GESTRO
Ichthyurus Feae, GESTRO
Ann. Mus. Civ. Genova, XXX, 1891, p. 564, fig. p. 565, 566. — Ibid. XXX,
1892, p. 1040.
Vien Poukha, sull’ Alto Mékong, 6 Maggio 1918. Una femmina.
La specie fu scoperta da Leonardo Fea sui Monti Carin, fra le
vallate del Sittang e del Salween, ad un'altitudine fra 1900 e i
1100 m. s/m, ed i due esemplari tipici (Xe 9) si trovano nel
Museo Civico di Genova. Un’ altra femmina da me osservata pro-
veniva dallo Stato di Momeit (Alta Birmania) raccolta dal Doherty.
I due esemplari del Mékong e di Momeit differiscono dal tipo pel
colore generale più scuro e pel giallo tendente al ferrugineo, il
che potrebbe anche dipendere dallo stato di conservazione, essendo
quelli del Fea di una freschezza straordinaria; osservo anche nel
primo che il giallo basale degli elitri si estende alquanto piu in
addietro. |
Ichthyurus denticornis, GESTRO
Ann. Mus. Civ. Genova, XXVI, 1888, p. 121, fig. p. 122-123. — Ibid.,
XXX, 1891, p. 585, fig. p. 585 e 586. — Ibid., XXXIII, 1893, p. 385. —
Notes from the Leyden Museum, XXVI, 1906, p. 235.
Quattro esemplari, tutti dell'Alto Mékong: un maschio e una
femmina di Houei Sai 2 Giugno e due femmine di Vien Poukha
8 Maggio (N.° 1778).
Gli esemplari tipici provengono dal viaggio di Leonardo Fea nel
Tenasserim settentrionale e furono raccolti gli uni a Meetan sul
fiume Houngdarau, gli altri a Thagatà sul declivio occidentale del
Monte Mooleyit. In seguito la specie fu ritrovata nell'Alto Tonchino,
lungo il fiume Nero, da S. A. R. il Principe Enrico d’ Orleans.
Quelli dell’Alto Mékong sono più scuri degli esemplari tipici.
Altre due specie di Houei Sai (Alto Mékong) rappresentate da
esemplari unici (9) e difettosi, non mi sembrano determinabili.
PRIMO STUDIO DELLE SPECIE EUROPEE DEL GENERE
= PRES SVOLirv..
PER AGOSTINO DODERO ru. G.No
(Tavera LE)
Sovente, nei tempi andati, mi si é presentata la occasione di
cercare di determinare dei Dryops, però dopo ripetute prove e
relativo spreco di tempo, mi trovai sempre, o quasi sempre,
obbligato a rinunciare ad ottenere un soddisfacente risultato. Se
alcune poche specie: striatopunctatus, viennensis, Ernesti,
rufipes, sono facilmente riconoscibili, lo stesso non avviene per
le altre, sia perchè esse sono relativamente molto somiglianti tra
loro, sia per la incostanza dei caratteri esterni dei quali spesso si
valsero i diversi autori per contraddistinguere le forme che man
mano andavano descrivendo. Questa grande variabilità che si
osserva in molte specie ha fatto sì che anche moderni autori di
indiscusso grandissimo valore, hanno sovente confuso tra loro le
specie di questo genere, e gli esemplari da loro determinati impro-
priamente, sparsi nelle collezioni, hanno reso, per la autorità dei
determinatori, ancora più arduo un soddisfacente studio sistema-
tico di questi coleotteri.
Ganglbauer per primo, nella sua opera magistrale sui coleot-
teri dell’ Europa centrale, ha osservato e segnalato differenze nel-
l’organo maschile di riproduzione, e dopo di lui Edwards ci dava
nell’ Entom. Monthly Mag., 1908-1909, figure del pene di alcune
specie, tra le quali una nuova da lui descritta; sicchè quando,
nello scorso. anno, mi si ripresentò la opportunità di studiare dei
Dryops, allettato dalle precedenti indicazioni che parevano giunte
a buoni risultati, volli seguire la medesima via.
Ripreparai pertanto parecchie migliaia di esemplari apparte-
nenti a tutte le specie finora note di Europa, per esaminarne i
pezzi chitinosi interni, e potei così avere una prova sicura della
utilità di questa indagine, perchè subito mi apparvero le diffe-
102 A, DODERO
renze che intercedono fra le diverse specie, e per contro la costanza
grande nella forma del pene in una stessa specie. Un'altra osser-
vazione mi occorse di fare ed è che non tutte le nostre specie
sono munite nella 9 della lamina acuta e tagliente segnalata da
L. Dufour e da Grouvelle, ma tre (lutulentus, subincanus e
Costae) ne sono affatto prive, ed una (caspius) l'ha rudimentale
ed inadatta allo scopo.
Visto l’ esito lusinghiero delle mie ricerche, sollecitai comuni
cazioni di materiale dai miei amici e corrispondenti, e tutti rispo-
sero generosamente all’ invito, sicchè potei esaminare materiale
assai copioso e proveniente da paesi diversi.
Le condizioni del mondo in questi anni mi hanno però reso
impossibile di vedere grandi serie di esemplari dell’ Europa cen-
trale e dell’ Oriente, tuttavia suppongo che possa interessare ai
miei colleghi di conoscere i risultati già ottenuti, tanto più che
tutte le specie finora descritte e indicate come viventi in Europa,
sono già passate sotto ai miei occhi.
Ho fatto quindi ricorso all’ amico Sig. Armando Baliani, inca-
ricandolo dei disegni degli organi maschili di ogui specie, ed egli
coll’ usata abilità e precisione, ha preparato la tavola annessa alla
presente mia nota. A Lui ancora una volta i miei più vivi rin-
graziamenti.
E gratitudine vivissima io debbo alla memoria del compianto
mio amico Sig. Antoine Grouvelle, di cui tutti hanno conosciuto
la rara competenza, e che volle mandarmi in comunicazione il
ricco e prezioso materiale della sua raccolta. Debbo inoltre ringra-
ziare tutti quelli, Direttori di pubblici Istituti e privati, che mi
inviarono materiale per lo studio ed in modo particolare i Signori:
D. Alfredo Andreini, Rev.® D. Luigi Bigliani, Marchese H. du
Buysson, G. C. Champion, Charles Fagniez, Prof. Andrea Fiori,
Rev.° don J. M. de la Fuente, Prof. R. Gestro direttore del Museo
Civico di Genova, Prof. A. Hustache, H. Lavagne, Gius. Leoni,
P. Luigioni, C.. Mancini, C. Minozzi, Prof. F. S. Monticelli diret-
tore del Museo Zoologico della R. Università di Napoli, D." H. Nor-
mand, P. de Peyerimhotf, Achille Raffray, Enrico Ragusa,
Prof. A. Razzauti, Dottor D. Sharp, A. e F. Solari. A tutti, che
col loro concorso resero più facile il presente lavoro, |’ espressione
del mio animo grato.
Genova, 1.° Novembre 1918.
SUL GENERE DRYOPS . 108
Dryops striatopunetatus, Heer.
“Tra le specie europee è questa facilissima a riconoscersi e non
è possibile confonderla con qualsiasi altra, poichè nessuna presenta
una scultura delle elitre simile a quella di questa. Essa è formata
di nove strie marcate di grossi punti assai regolari e profondi
anche.nella regione apicale; i punti degli intervalli sono invece
molto più fini, sicchè quelli delle strie appariseono subito ad un
«esame anche rapido e superficiale. Il pene è relativamente molto
allungato, gracile, e la parte basale, molto incurvata, è assai più
lunga di quella apicale -(fig. 1), È la specie più grande dei nostri
paesi.
Io ne ho potuto esaminare esemplari delle località seguenti :
Francia: H." Savoie: Naves (coll. du Buysson); Isére :
Entre-deux-Guiers (V. Planet); Basses-Alpes: La Bléone (de Pe-
yerimhoft ). i
Italia: Molise (G. Leoni); Lazio: Aniene; Abruzzo: Termi-
nillo; Abetone Pistoiese (G. Botto, in coll. Hustache); Marche: Fano;
Emilia: Guiglia (coll. Fiori), Collagna (Kerim); Garfagnana :
Castelnuovo ; Lombardia: Montecapraro (Fr. Solari); Piemonte:
Ponte di Nava (coll. Fiori), Limone (Baliani); Trentino: Monte
Rimà | Giudicarie] (C. Mancini); Rovereto (Halbherr); Veneto:
Premariacco. pr. Cividale (Andreini).
Austria-Ungheria: Moravia; Herkuleshad.
Dryops viennensis, Heer.
e
Anche questa è specie molto facilmente riconoscibile per la
- forte punteggiatura delle elitre, disposta in modo confuso su tutta
la superficie di esse, ed insieme per il corpo di statura relativa-
mente grande, sensibilmente allungato e moderatamente convesso.
Le antenne alla loro base sono più vicine tra loro che nella specie
precedente, ma un poco meno che nelle seguenti. La pubescenza
eretta del corpo, ordinariamente molto oscura, è un poco più
breve di quella dello sériatopwnclatus e molto più breve di quella
delle specie seguenti che le sono affini. Il pene è un poco più
corto, ma più robusto di quello della specie precedente, lo stilo
mediano della porzione apicale è alquanto dilatato nel suo ultimo
terzo e distintamente: più breve delle paramere (fig. 2).
N
104 A. DODERO
Il D. viennensis sembra essere molto raro in Italia, io non
ebbi occasione che di vederne che di una sola località. Ne vidi
rappresentanti raccolti nei seguenti paesi : ‘
Spagna: Valle d’Aran, Seo de Urgel (coll. Hustache).
Francia: Bassi Pirenei: Licq-Atherey ; H.'* Garonne: S.* Gau-
dens (Hust.); Ariége: Foix (Normand); Pirenei orient.: Amélie-
les-Bains (Hust.); Tarn: Albi (Lavagne); Allier; H.t° Savoie: Naves
(du Buyss.); Isére: Entre-deux-Guiers (V. Planet); Drome: Ombléze
(Argod); Vaucluse: La Bonde (Fagniez); Alpes-marit.: S. Martin
Vésubie (Hust. ).
Italia: Veneto: Premariacco presso Gividale (Andreini).
Austria-Ungheria: Vienna; Carniolia: Radmannsdorf; Boemia:
3randeis s/E.; Moravia: Paskau; Ungheria: Marmaros.
Germania : Baviera: Erlangen.
Caucaso: Una © col nome di caucasicus Ball. i. 1. (ex
coll. Reitter) e colla sola indicazione di provenienza: Mes.
Altra 9 con etichetta: Ca. occ.: Atschischk. alp. Stark; entrambe
nella coll. Grouvelle.
Dryops nitidulus, Heer.
Simile al precedente per la punteggiatura forte e confusa delle
elitre, ma ben distinto per la pubescenza eretta molto piu lunga
e più chiara, il corpo molto più breve e largo ed assai più forte-
mente convesso e la punteggiatura meno densa. Il pene (fig. 3)
è meno robusto, e la parte apicale è proporzionalmente al pezzo
basale molto più lunga che nel D. viennensis. Lo stilo mediano non
presenta dilatazione verso I’ apice. È specie relativamente poco
frequente; le provenienze di essa che ho potuto constatare sono
le seguenti :
Inghilterra: Lancashire: Freshfield (F. Zipper).
Francia: Pirenei orient.: Soréde, Argelés-sur-Mer (Normand);
Rhone: Le Garon (Hust.); Basses-Alpes: Fontaine de Couar (Pe-
yerim.); Hautes Alpes: Embrun.
Italia: Piemonte: Torino, Balme in Valle di Ceres (De Marchi);
Serravalle Scrivia (D." Caneva); Veneto: Stra (Fiori); Trento
(Bertolini); Marche: Fiumesino.
Austria-Ungheria : Salzburg; Carinzia; Moravia; Mondsee
(Ganglb. ).
x
SUL GENERE DRYOPS 105
Germania : Baviera: Erlangen.
Romania: Azuga (Montandon).
. Macedonia: Vodena (Schatzmayr).
PA
FICO Dryops italicus, n. sp.
Somigliantissimo alla specie precedente, è stato finora con essa
‘ confuso, se ne distingue però, con un accurato confronto, per il
corpo più parallelo, le elitre proporzionalmente più lunghe e
sopratutto poi per la conformazione del pene (fig. 4) che è assai
LI
| più gracile, specialmente nel pezzo basale; questo è proporzio-
x
nalmente più lungo e per contro la porzione apicale è molto più
breve, meno attenuata verso |’ apice, lo stilo mediano è dilatato
nell’ ultimo terzo, e le paramere viste di fianco sono molto più
robuste. Inoltre se si osservano esemplari non depilati, esaminan-
doli dall’avanti all’indietro si vede che la lunga pubescenza eretta
è nella nuova specie sensibilmente irregolare in lunghezza mentre
nel nitidulus essa è abbastanza regolarmente di uguale lunghezza.
Non ho veduto di questa specie che pochi esemplari, tutti pro-
venienti dall’ Italia centrale o meridionale e precisamente dalle
località seguenti:
Abruzzo: Gran Sasso, Majella; Umbria: Rieti, Gubbio; Molise.
Un esemplare che forse appartiene a questa specie, ma che non
potei controllare per il suo stato poco buono, fu raccolto dal
Prof. Fiori a Loiano (Emilia).
Dryops Ernesti, Gozis.
E specie molto affine alle due precedenti per il corpo relati-
x
vamente breve, largo e convesso, essa però è ancora più larga e
| più convessa, la sua pubescenza eretta è più scura, sovente nera,
e la forma del torace è nettamente distinta. I suoi lati sono mag-
giormente ristretti in avanti, e nei due terzi anteriori essi sono
pressochè retti invece di essere anche in questa parte sensibil-
mente incurvati come nelle specie vicine. Infine si osservano quasi
sempre in questa specie traccie di solchi sulle elitre, larghi e poco
profondi, specialmente marcati verso la base; questi solchi man-
cano totalmente, o sono appena percettibili nelle due specie che
con questa hanno maggiore somiglianza.
106 A. DODERO
Il pene (fig. 5) è molto diversamente costrutto: la porzione
basale è assai breve e quasi retta e lo stilo mediano della parte
apicale è dilatato nel mezzo in modo da presentare una forma
quasi di fuso. i
Il D. Ernesti pare largamente sparso specialmente nelle regioni
montuose; io |’ ho visto di:
Spagna: Catalogna: Caldas de Bohi (Zariquiey).
Francia: Basses Pyrén.: Pau, Bétharram; H.* Pyrén.:
Lourdes, Gavarnie, Bagnéres de Bigorre; Ariége: Foix; Pyrénées
orient.: La Preste, Bourg Madame; Hérault: La Salvetat; Lot et
‘ Garonne: Sos; Dordogne ; Seine: Chaville; Vosges; Loire: M.* Pilat;
Haute Loire: Fix (Hust.); Alpes mar.: S.f Martin Vésubie.
Italia : Piemonte: Madonna delle Finestre, Certosa di ‘Pesio,
Garessio, Crissolo, Giaveno, Borgofranco d'Ivrea, Gressoney, Ayas,
Varallo; Lombardia (Meda); Trentino: Lodrone; Veneto: Montello;
Liguria: Monte Misurasca; Emilia: Monte Cimone; Toscana : Bosco- ”
lungo Pistoiese; Lazio: Filettino.
Austria-Ungheria: Vienna, Neutraer Com.
Germania: Hamburg (V. Zoufal).
Romania: Azuga, Predeal.
Dryops rufipes, Kryn.
Per la punteggiatura delle elitre piu forte si avvicina alle
quattro specie precedenti, per la pubescenza eretta più breve
ha invece affinità colle seguenti; per l’ insieme dei due caratteri
è molto agevole il riconoscerla anche con rapido esame. È quella,
fra le nostre specie, che raggiunge la più piccola statura, tro-
vandosi talvolta esemplari che stentatamente arrivano ai 3 milli-
metri di lunghezza. -
Il pene è molto diverso da quello delle altre specie: la por-
zione basale è molto fortemente incurvata e l’apicale presenta al
disotto una gibbosità assai sensibile che non ‘si osserva in altri
casi. Però ho osservato che gli esemplari dei paesi orientali pre-
sentano quasi sempre (le eccezioni mi sono sembrate molto rare)
la parte apicale di larghezza alla base poco dissimile di quella
della parte basale all'apice, la gibbosità inferiore di essa più pros-
sima alla base, lo stilo mediano dilatato soltanto nei ?/, apicali e
v
le paramere, viste dal disopra, bruscamente attenuate al primo
SUL GENERE: DRYOPS 107
terzo della loro lunghezza (fig. 6). A questa forma io credo si
debba riferire il D. ;t'ufipes Krynicky, e di essa ho esaminato
esemplari di :
Grecia: Naxos (Schatzmayr).
Caucaso: Lenkoran.
Stiria: Aleppo; Gerico.
Invece gli esemplari provenienti da regioni più occidentali pre-
— sentano con una costanza, che io ho finora riscontrata assoluta,
la porzione apicale del pene assai più stretta alla base (vista supe-
riormente) dell’ apice della parte basale, la gibbosità inferiore di
essa più prossima alla metà, lo stilo mediano dilatato in quasi
tutta la sua lunghezza in modo da avere una forma quasi perfet-
tamente di fuso, ed infine le paramere sono attenuate in modo
assai più uniforme dalla base fino all'apice. A questa forma (fig. 7)
appartiene indubbiamente il D. pélosellus Er. finora tenuto come
sinonimo della specie descritta dal Krynicky, mentre essa, a parer
mio, ne rappresenta una razza geografica assai ben caratterizzata.
Le provenienze osservate per il D. rupipes var. pilosellus
Er. sono:
Italia: Livorno, Pisa, Maccarese presso Roma; Emilia: Persi-
ceto, S. Felice, L. Santo (Fiori).
Austria-Ungheria : Vienna, Rohrwald, Ungheria: Lago di
Neusiedl. 5
Germania (senza indicazione più precisa).
Grecia: Cephalonia, Nauplia (Kiesw.).
Caucaso (Leder, in coll. A. Grouvelle).
Dryops striatellus, Fairm.
La grande somiglianza che questa specie ha con alcune forme
estreme della seguente ha fatto si che da diversi autori essa è
.stata considerata come identica e passata perciò in sinonimia. Ma
dall’ esame del pene (fig. 8) si vede subito quanto ciò sia inesatto.
Questo è assai meno robusto, la parte apicale è molto più lunga
e stretta, lo stilo mediano è in forma di fuso allungato, le para-
mere sono nel terzo basale molto larghe e per lungo tratto con-
tigue.
Anche senza la ispezione degli organi maschili si. può quasi
sempre separare con certezza il D. slriateilus dall’algiricus per
(
LE I è. es ay
108 A. DODERO
il corpo più convesso e più tozzo, la pubescenza eretta più scura
e più lunga, i solchi delle elitre più marcati e più regolari, la
punteggiatura di esse più grossolana e meno densa. Questa specie
pare sia esclusivamente abitante della Francia e dell’ Inghilterra
meridionale. Ho visto due 9 provenienti dall’Andalusia (coll. A. Grou-
velle) ed una di Tangeri (coll, Peyerimhoff) che forse appartengono
a questa specie, credo tuttavia preferibile di attendere l’esame di
esemplari ¢ avanti di ammettere |’ esistenza del D. striatellus
in tali paesi. Ho poi ricevuto da un mercante alcuni esemplari
colla indicazione: Corsica, ma dubito assai che per questi sia avve-
nuto qualche confusione di provenienza.
Il D. striatellus abita con certezza nelle seguenti località:
Francia: Calvados; Fontainebleau, S.t Germain en Laye, Allier:
Brout-Vernet, Pyrénées (coll. A. Grouy.).
Inghilterra: Hants: Sway, Ramnor (D.” Sharp); Surrey :
Woking (Champion).
Dryops algiricus, Lucas.
Se le profonde modificazioni nella forma degli organi maschili
provano all'evidenza la differenza specifica fra il D. algiricus e
lo striatellus, io non potei trovare caratteri validi per separare
dal primo il D. hydrobates Ksw:, neanche a titolo di varietà.
Poichè se il tipo dell’algiricus è descritto come avente le elitre
striate (4) mentre l’ hydrobates non offre traccia di strie, sono
tanto frequenti le forme di passaggio e tanto spesso si trovano
insieme esemplari a strie più o meno visibili, che tale carattere
perde ogni importanza. È
(1) La figura di Lucas (Expl. sc. Alg. Coléopt. Atlas t. 23 f. 1) non pare molto
felice poichè la forma del corpo non somiglia troppo a quella della specie che è con-
siderata da tutti per il vero algiricus e si potrebbe supporre piuttosto che essa rap-
presenti un D. sulcipennis Costa. Anche le strie. delle elitre sono .in questa figura
molto più marcate che in qualsiasi esemplare di D. azgiricus che io abbia veduto, e
sono anche più forti che quelle degli esemplari maggiormente scolpiti del swicipennis.
Non credo però si possa ritenere il D: algiricus Lucas uguale alla specie di Costa
perchè l’ autore nella descrizione dice dei punti delle elitre che essi sono: « plus
grands, plus profondément marqués et -moins serrés » che nel prolifericornis Fabr.
(auriculatus Geoffr.) carattere che ben si adatta alla specie di cui si parla in questo
articolo e non si riscontra invece nel szlcipennis.
Inoltre il Sig. Bedel, che ha potuto esaminare i tipi di Lucas, liha trovati nello
aspetto così somiglianti a quelli dello striateltus Fairm. da fargli ritenere per iden-
tiche le due specie (Ann. Soc. Ent. Fr. 1877. XIX), cid che non sarebbe indubbiamente
avvenuto se lV’ alyiricus Lucas fosse uguale al sulcipennis Costa. La figura dell’an-
tenna, data da Lucas, prova la poca esattezza colla quale tali disegni furono eseguiti.
SUL GENERE DRYOPS 109
Le differenze colla specie precedente furono già accennate;
dalla seguente si distingue sopratutto per la forma del pene (fig. 9)
e dalle successive per la punteggiatura delle elitre meno densa.
Ho però avuto occasione di vedere cinque esemplari (tre algerini
etichettati Géryville o Algeria, senza indicazione più precisa, e
due di Siria: Bosra d’ Edom) che per la forma del pene apparten-
gono indubbiamente all’ algivicus, ma che hanno la punteggia-
tura delle elitre molto più densa, ed una statura un pò maggiore
dell’ ordinaria. Credo utile nominare questa forma D. algiricus var.
Antonii in memoria del compianto amico e dotto specialista in
a questa famiglia, Ing. Antoine Grouvelle.
Le provenienze degli esemplari di D. algiricus da me esami-
nati sono le seguenti :
Spagna : Mi Pozuelo de a Catalogna: Can
Tunis, Mallorca: Puig Major.
Francia: Lot et Garonne: Sos, Pyrén. orient.: Argelés-sur-
Mer, Hérault: Lattes, La Boissiére, Gard: Sommiéres, Aigues-
mortes, Camargue, Aix en Provence, Vaucluse: Mont Luberon,
Hyeres, Cannes, Le Var, Loire infer.: Le Croisie, Vienne: Cha-
_ tellérault, Corsica.
Italia: Genova, Pisa, Grosseto, Isola del Giglio, Roma, Mur-
| gie: Grottaglie: Sardegna: Cagliari, Quartu -S. Elena, Assemini,
Santadi, Gonnesa, Fluminimaggiore, Domusnovas, S. Sperate, La-
coni, Ozieri, Ploaghe, Golfo Aranci; Sicilia: Lentini, Lago Quat-
trocchi.
Marocco: Chkaouien presso Larrache.
Algeria: Blidah, Lago di Mouzaia, Constantine, Philippeville,
Medjez-Amar.
Tunisia: Le Kef, Souk el Arba, Kebilli, Ain Drahan.
Siria: Kab Elias (coll. Grouv.).
Dryops Championi, n. sp.
Tra i Dryops cortesemente inviati per lo studio dal Sig. G. C.
Champion ho osservato una serie poco numerosa di esemplari rac-
colti a Bejar, i quali insieme ad alcuni caratteri che li facevano
somigliantissimi al D. algiricus, presentavano nell’ organo ma-
schile (fig. 10) una forma quasi identica a quella della specie
seguente. Questi esemplari sono quasi tutti di statura sensibil-
110 A. DODERO
mente minore di quella ordinaria nell’ algiricus e il torace è in
| essi un pochino ristretto sui lati in prossimità della base. Anche
la punteggiatura del torace pare più densa, mentre quella delle
elitre non presenta sensibile differenza. Non si può invece confon-
dere coll’ intermedius, col quale ha comune la forma del pene,
per la statura molto minore, il corpo più convesso, la forma del
torace, i tarsi più lunghi, specialmente quelli delle 4 gambe poste-
riori, e le elitre costantemente, per quanto superficialmente,
striate, con punti, evidentemente maggiori di quelli degli inter-
valli, sparsi irregolarmente nel fondo di queste strie. La lunghezza
della massima parte degli esemplari osservati si aggirava fra i
3 1/,-3 4/, mill., però ne vidi alcuni pochissimi che raggiunge-
vano i 4 mill.
Spagna: Bejar (collez. Champion e mia).
Dryops intermedius, Kuw.
_ Kuvert ha descritto questa specie mettendola nella sua tavola
sinottica tra quelle che hanno sulle elitre regolari serie di punti
più grossi; nel descriverla dettagliatamente però dice che questi
grossi punti sono quasi cancellati e che la pubescenza è uguale a
quella del Zuridus Er. Io ho potuto studiare due 9” che sono stati
nominati intermedius dal Kuwert stesso (portavano entrambi
etichetta di mano dell'autore) e se essi corrispondevano bene alla
descrizione per la pubescenza ed altri caratteri, io non potei osser-
vare i grossi punti superficiali cui egli accenna. Ritengo però che
i due esemplari, entrambi italiani (S. Remo | collez. Grouv. | e
Sicilia | collez. Ragusa |), fossero ben determinati, e che i grossi
punti indicati da Kuwert fossero casuali in qualche esemplare
da lui veduto. Io ebbi occasione di esaminare nunierosi esemplari
di questa specie, provenienti sopratutto dalla Francia meridionale
e dalla *Spagna e in nessuno osservai tali punti. Un solo gf rac-
colto al M. Sinai dal mio amico Sig. Peyerimhott ha invece sulle
elitre distinti quei larghi solchi superficiali che non osservai in
alcun altro esemplare di questa specie, ma che sono piuttosto
frequenti nel 2uridus ed in parecchie altre specie del gruppo.
Poichè uno dei caratteri più costanti e quello che permette spesso
di riconoscere la presente specie e separarla dalle vicine è appunto
la scultura delle elitre che è formata di punti netti, abbastanza
ca) “SUL GENERE DRYOPS a 111
- profondi, uniformi, e densamente sparsi su di una superficie asso-
lutamente ‘regolare anche sui lati delle elitre, e senza traccia. di
strie e lespore solcature longitudinali, se nen, talvolta, presso la
base delle stesse. Le eccezioni, gli esemplari cioè che mostrano
traccie di strie, sia sui lati, sia sul disco elitrale, sono in minima
| proporzione, e in questi casi solo l'osservazione del pene può accer-
tare la pertinenza specifica dell’ esemplare in esame.
| Il pene (fig. 11) in questa specie è conformato in modo con-
simile a quello del duridus Er., però lo stilo mediano della parte
‘apicale è fusiforme, cioè progressivamente dilatato dai due estremi
fino alla metà, e le paramere sono molto dilatate e contigue nel
quarto basale. Come ho detto, la specie che precede ha questo
organo di forma quasi perfettamente uguale a quella ora indicata,
però, nel D. intermedius, tutto l'insieme è proporzionalmente
più robusto e la parte basale del pene è in relazione colla parte
‘apicale, proporzionalmente più corta.
Il D. intermedius non ha, per quanto ho potuto vedere, grande
variabilità di statura, che si aggira attorno ai 4 '/, mill. sicché
essa è nettamente superiore a quella media del D. luridus Er.
Gli esemplari passati sotto i miei occhi provenivano dai paesi
seguenti :
Isole Canarie: Canaria (Alluaud, in coll. A. Grouvelle).
Spagna: Andalusia: Las Navas, Pozuelo de Calatrava, Madrid,
El Pardo, Catalogna: Montnegre. Ò
Francia: Hautes Pyrénées; Aude: Carcassonne; Pyrénées
orient: Mas Christine, Forét de Soréde, Collioure, Banyuls, Port-
. Vendres; Aix en Provence; Alpes marit.: Le Var, La Siagne.
Italia: San Remo (Schneider); Sicilia (Ragusa).
Algeria: Terni presso Orano, Tlemcen.
Tunisia: El Feidja (Normand).
Egitto: Suez.
Arabia: Sinai: Djebel Serbal (esemplare a scultura delle
elitre insolita). |
Dryops luridus, Er.
E questa una specie assai largamente sparsa e comune, è però
molto variabile nell'aspetto e nella scultura delle elitre, che spesso
presentano, almeno ai lati, traccie di leggerissime strie longitudi-
nali, le quali in qualche esemplare sono molto più distinte, e notate
pid
112
A. DODERO
sul fondo da punti superficiali assai più grandi di quelli vicini.
La pubescenza, ordinariamente fulva, prende in alcuni casi una î
tinta alquanto più chiara tendendo così ad avvicinarsi al colore
della specie seguente. Questa variabilità rende talvolta difficile la
determinazione, ed allora a togliere ogni dubbio, bisogna ricor-
rere alla ispezione dei caratteri sessuali del ©. Il pene (fig. 11)
è ben diverso da quello delle specie prossime. Le paramere sono
fortemente dilatate soltanto all’ estrema base e solo in quel punto
sono contigue, sicché lo stilo mediano, che non è punto fusiforme
come nella specie precedente, ma molto più stretto, più parallelo
e appena dilatato nel terzo apicale, quasi raggiunge alla sua base
l'apice del pezzo basale. Questo è sensibilmente più tozzo ed in
confronto colla parte apicale è un pò più lungo che nella specie
precedente, mentre è molto più robusto che quello della specie
che segue.
Rey ha dato dei nomi a diverse varietà di colore e son
ma la grandissima instabilità dei caratteri che sono serviti a cui
derle, mi fa ritenere tale aumento nella nomenclatura come asso-
lutamente superfluo.
Ho esaminato esemplari di D. luridus raccolti nelle località
seguenti :
Madera: (Noualhier, in coll. A. Grouvelle).
Portogallo: S. Martinho d’Anta.
Spagna: Bejar; Casayo; Sierra de Oneija (prov. Orense ) ;
Valle d’Aran: Lés; Seo de Urgel; Catalogna: Montseny, Mont-
negre, Las Blanas:
Inghilterra: Isola Sheppy.
Francia ; Pau; Lourdes; Bagneéres de Bigorre; Ariége: Aubert,
Foix, Serres; Tarn: Castres, Salvages; Pyrén. orient.: Collioure
P.* Vendres, Argelès-s-Mer, Elne, La Preste, Soréde; Hérault;
Var: Agay; Alp. Marit.: Cannes, Vence, S.t Martin Vésubie ;
Basses Alpes: Annot; Vaucluse: Avignon, La Bonde; Ardéche :
Vals; Loire: M.' Pilat; Rhone: Le Garon; Allier: Broùt Vernet;
Jura: Dole; Montreuil presso Parigi; Pas de Calais: Le Crotoy;
Corsica.
Italia: Liguria: Tenda, Verzi Pietra, Finalmarina, S." Giu-
stina, Carcare, Genova, Monte Portofino, Fontanigorda; Piemonte:
dio di Valdieri, Val Pesio, Cuneo, Borgofranco d’Ivrea, Coazze;
Toscana : allo di Garfagnana, Camaiore, isola del dui
SUL GENERE DRYOPS #18
Roma; Sardegna: Cagliari, Santadi, Laconi, Monte Gennargentu,
Dorgali; Sicilia.
Svizzera: Wiesenthal presso Basilea.
Polonia: Varsavia.
Algeria (Vauloger).
Marocco orient.: Ras Foughal (Peyerimhoff).
ATEI
Dryops griseus, Er.
Molto simile al precedente, se ne distingue ordinariamente per
il corpo più convesso, la punteggiatura delle elitre un pò più
fina‘e densa, e la pubescenza eretta costantemente più chiara,
grigio-cinerea. Il pene (fig. 13) è molto diverso: la parte apicale
è più lunga, più appuntita, le paramere sono fortemente dilatate
e contigue per buon tratto avanti la base, poi sono rapidamente
assottigliate invece di esserlo in modo graduale come nel Zuridus.
Il D. griseus è descritto di statura relativamente grande, più
grande di quella del Zuridus, e così pare sia abbastanza costan-
temente nei paesi più settentrionali. Invece nel mezzogiorno d’Eu-
ropa e nell’Africa settentrionale la specie è sempre (non vidi che
pochissimi esemplari facenti eccezione) di statura molto minore e
sensibilmente più piccola di quella media del D. luridus. Non
potei però riscontrare alcuna differenza, oltre a questa, che auto-
rizzasse a ritenerla come forma distinta e perciò mi astengo dallo
indicarla con un nome speciale. |
Le provenienze dei D. griseus che ho esaminati sono le seguenti :
Spagna: Pozuelo de Calatrava; Catalogna (esemplari piccoli).
Inghilterra: Hants: Sway (esemplari grandi).
Francia: Avignone (es. piccoli); Basses Alpes: Lac de Dor-
milhouse (esemplari grandi, robusti, e più convessi dell’ ordinario);
Corsica (es. piccoli); Pas de Calais: Le Crotoy (es. grandi).
Italia: Spezia (es. piccoli), Tombolo presso Livorno (es. grandi
- i soli che vidi d’ Italia), Pisa, Livorno: Calambrone, Roma:
Maccarese, Fiumicino, Nettuno, Napoli; Sardegna: Carloforte,
Fluminimaggiore, Laconi, Ploaghe, Sassari.
Algeria: (senza località precisa).
Tunisia: Souk el Arba, Bulla Regia, Le Kef (es. piccoli).
Siria: Kaifa, Libano (es. grandi).
Caucaso: Lenkoran (es. grandi).
Turkestan; Samarkand: (es. grandi ).
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. VIII (15 Febbraio 1919). 8
114 A. DODERO
Dryops anglicanus, Edw.
Ho veduto quattro soli esemplari di questa specie assai rimar-
chevole e distinta. Essa è di grande statura, non minore dei più
grandi esemplari di griseus e di auriculatus, molto robusta e
convessa. La punteggiatura è simile a quella del griseus, pero
nei pochi esemplari esaminati essa mi parve, specialmente sul
torace, alquanto più fina e più densa. Ma ciò che caratterizza in
modo indubbio questa specie è il pene (fig. 14) senza confronto
il più sviluppato e robusto di tutte le nostre specie. Lo stilo me-
diano della parte apicale ha pure una forma tutta speciale, essendo
nella sua metà anteriore dilatato in forma di ferro di lancia.
Degli esemplari esaminati, tre provenivano dalla località tipica :
Horning (Inghilterra orient.), il quarto, inviato molti anni innanzi
dal Kelecsényi con un nome inesatto, portava la etichetta di
« Caucaso », ma io ritengo tale indicazione tanto errata quanto
la prima determinazione.
Dryops auriculatus, Geoffr.
Molto simile al D. griseus , però il corpo è alquanto più stretto
e parallelo, e sovente le elitre non mostrano alcuna traccia di
strie longitudinali che con maggiore frequenza si osservano nel
griseus. La punteggiatura delle elitre, negli esemplari dell’ Eu- -
ropa media od occidentale che ho esaminati, è un pò più fina che
quella del griseus, ma gli esemplari della Russia e del Caucaso
da me veduti hanno invece tale punteggiatura ancora più forte-
mente marcata. Non potei osservare forme di transizione , per cui,
se tale differenza si mantiene abbastanza costante, mi pare che il
D. hirsutus Seidl., descritto appunto su tale carattere, debba essere
considerato come una. buona varietà, o razza geografica orientale,
e non quale semplice sinonimo del D. auriculatus.
Un piccolo carattere, che mi pare possa spesso aiutare a rico-
noscere il D. auriculatus tra le specie vicine, risulta dalla forma
degli angoli anteriori del torace che sono un poco più acuti e
sporgenti che non siano nelle altre specie, in ogni modo nei casi
dubbi si potrà ottenere sicurezza dall’esame del pene, che in
questa (fig. 15) è molto caratteristico per la parte apicale netta-
DI RARA n A NEI i
SUL GENER® DRYOPS HES
mente dilatata all’esterno nella sua prima metà, sicchè essa è in
questa ben più larga dell’apice della parte basale del pene. Questa
è relativamente lunga e un poco incurvata presso la base.
Non vidi alcun esemplare di questa specie raccolto in Italia,
benchè sia probabile essa vi si trovi; gli esemplari esaminati
venivano dai paesi seguenti :
Inghilterra; Hants: New Forest, Sway.
Francia: Pyrén. orient.: Montlouis; Orléans; Paris; Haute
Marne: Forét du Val; Lyon; Isére: Entre-deux-Guiers.
| Svizzera: La Chaux de Fonds.
Germania: Francoforte sull’ Oder.
Ungheria: Neusiedl, Kalocsa.
Russia: Gov. di Pietroburgo: Narwa (var. Rirsutus).
Caucaso: Lenkoran (var. hirsutus).
Dryops sulcipennis, Costa.
Grazie alla cortese comunicazione del Prof. Monticelli potei
esaminare il tipo di questa specie che si conserva nel Museo di
Napoli da lui diretto. Questo tipo è un g ed ho potuto così accer-
tare senza aleun dubbio anche i caratteri sessuali, che presentano
una conformazione particolare.
Il pene (fig. 11) è molto sviluppato, la sua parte basale, di
lunghezza poco meno che doppia della parte apicale, è molto incur-
vata nella sua prima metà, le paramere hanno il lato. superiore
interno assai poco incurvato, in gran parte quasi parallelo, lo
stilo mediano, che è ad un livello inferiore, è sottile nella porzione
basale e un poco dilatato verso I apice.
Nella grande maggioranza dei casi questa specie è anche facile
a riconoscersi per i suoi caratteri esterni. Il corpo è moderata.
mente convesso, di colore ordinariamente più chiaro specialmente
alle elitre, la pubescenza del fondo è di color giallo dorato, sopra-
tutto quella del capo e del torace, e le elitre sono quasi sempre
marcate di 9 strie larghe e nette, talvolta abbastanza profonde,
nel fondo delle quali si osservano dei punti più grossi ma super-
ficiali disposti in serie alquanto irregolare. I tarsi poi, special-
mente i quattro posteriori sono nettamente più brevi di quelli:
della specie precedente.
Il D. sulcipennis è specie meridionale, io non ne vidi che
’
an aaa A. DODERO
d’Italia e delle regioni settentrionali occidentali dell’Africa, sup-
pongo però che esso si troverà pure nella penisola iberica. Le
provenienze accertate sono le seguenti :
Italia: Piemonte: Valmontone; Toscana: Arni (Alpi Apuane),
Pisa, Sinalunga; Abruzzo: Cerchio; Basilicata; Calabria: Corace,
Catanzaro, Fiume Alli; Sardegna: Oliena (tipo!), S. Basilio pr.
Cagliari, Asuni, Santo Lussurgiu, Perfugas, Terranova Pausania;
Sicilia: Messina, Palermo, Ficuzza, Madonie, Castelvetrano.
Algeria: Biskra (esempl. piccoli in coll. Champion), Con-
stantine. ;
Tunisia: Le Kef, Ghardimaon, Teboursouk, Souk-el-Arba,
Bulla Regia, Kairouan, Kebilli.
Dryops caspius, Ménétr.
Tutti gli autori moderni hanno ritenuto questo insetto come
una semplice varietà del lutulentus Er., ed alcuni anzi lo hanno
considerato addirittura quale sinonimo; le difterenze che separano
le due specie sono però tanto apparenti e costanti che un siffatto
modo di vedere è, a mio parere, assolutamente da escludersi.
Il D. caspius Mén. (+) è di statura maggiore del lutulentus,
meno convesso, a pubescenza più fina e di colore grigio cinerino,
i tarsi sono molto più gracili e la punteggiatura molto meno
densa, sopratutto quella del torace, Il pene poi (fig. 20) è molto
più gracile, benchè di lunghezza maggiore, e le due parti, basale
ed apicale, sono questa molto più lunga, quella proporzionalmente
assai più breve che nel lut¢ulentus. L'insieme della parte apicale
è inoltre più stretto e più parallelo. Infine questa specie forma
quasi il passaggio fra tutte quelle che precedono e il gruppo
seguente, perchè la robusta lamina. chitinosa che serve, alle 9
(4) Kuwert ha distinto un D. caspiws Mén. che ha considerato uguale al su%vin-
canus Rttr. ed nn D. caspivs Fald. che ha ritenuto come specie distinta. Però Fal-
dermann non ha descritto affatto una specie diversa da quella di Ménétriés, egli non
fa che riportare (Faune trans. c. I. 232) testualmente le parole diagnostiche di Méné-
triés, aggiungendone altre per maggiore sviluppodella descrizione.Faldermann, come
Ménetriés, assegna al D. caspius (non caspicus) una lunghezza di due linee, cioè
oltre 4 mill.; Kuwert la dice di 3,5 a 4 mill. Inoltre egli dice che il caspicws non ha
traccia alcuna di strie o righe di punti, mentre Faldermann e Ménétriés dicono'en-
trambi « elytris. . . regulariter striatis ». — Che cosa sia il D. caspicus Kuw.'non ho
potuto verificare, ritengo però che esso sia, se non identico, almeno una forma molto
vicina al rufipes Kryn.
‘
ti
MESERO REI Vo Secs 6 UK as alc I
Lar ahs ee hag n 1 .
SUL GENERE DRYOPS LIT
delle specie già enumerate, per la deposizione delle uova, e che
manca totalmente nelle specie seguenti, è qui ridotta, in massima
parte membranosa ed appena chitinizzata debolmente all’ apice.
Di questa forma ho visto serie numerose, tutte provenienti
dalla regione caucasica, e non ebbi ad osservare sensibili varia-
zioni individuali, fuorché nella statura che è però sempre bene svi-
luppata.
Ecco in dettaglio le località constatate :
Caucaso : Tiflis, Elisabetpol, Borshom, Goek-Tépé, Kr. Aresch,
Valle dell’ Arax. eyes
'
Dryops lutulentus, Er.
Come ho accennato nel precedente articolo, questa specie e' le
due che seguono formano un piccolo gruppo ben caratterizzato
dall’ assenza totale nella 9 di una forte lamina chitinosa, appun-
tita e tagliente, che serve nelle specie che ne sono munite per
incidere gli steli delle piante acquatiche sui quali esse depongono
le uova. La mancanza di questo organo, come pure l’essere esso
ridotto ad un semplice rudimento inadatto allo scopo, come nella.
specie precedente, denota modi di vita diversi e sarebbe estrema-
mente interessante se gli studiosi di biologia volessero tentare di
chiarire questa incognita. j
Queste tre specie sono tra le meno convesse del genere; tutte
hanno le elitre distintamente e regolarmente striate a strie super-
ficiali e sono tra loro molto somiglianti sicchè vennero sempre
confuse, benchè caratteri netti e costanti non permettano di dubi-
tare della loro validità. Il D. lutulentus è tra esse quella di
statura maggiore, la sua pubescenza è di color giallo dorato, e
quella fina, depressa, è, osservata a forte ingrandimento, molto
più lunga e densa che nelle altre due specie.
| Il pene (fig. 19) ha la parte basale molto lunga in propor-
zione alla parte apicale, questa, vista nell’ insieme, più larga
nella prima metà e più stretta verso |’ apice, sinuata ai lati nel
mezzo, è, vista di profilo, le paramere sono di forma irregolar-
mente conica, cioè molto più sottili all’ apice che alla loro base.
Lo stilo mediano è sensibilmente parallelo in tutta la sua esten-
sione, l’ apice di esso arrotondato, ma non dilatato.
118 A. DODERO
Il D. lutulentus è la specie del gruppo maggiormente sparsa
e pare ovunque comune. Ne ho esaminato esemplari di :
Spagna : Cuenca, Albarracin.
Francia: Aude: Limoux; Pirenei orient. : Arles sur Tech,
Amélie les Bains; Hérault: S.* Bauzille, S.'1 Guilhem le Désert;
Gard: Sommiéres; Alpes marit.: Sospel, S.* Martin Vesubie; Allier :
Broùt Vernet; Alsazia: Colmar.
. Italia: Veneto: Premariacco, Fiume Monticano presso Cone-
gliano; Liguria: Carcare; Toscana: Lippiano; Lazio: Roccagiovane;
Messina. 4
Germania: Amburgo.»
Austria-Ungheria: Dalmazia: Spalato; Moravia; Banato :
Desert Deliblat.
Grecia: Attica, Pianura del Vardar, Naxos.
Asia minore: Smirne.
Dryops subincanus, Kùwert.
Reitter ebbe una giusta intuizione quando vide la prima volta
questa specie, ma poi, non avendone sufficientemente approfon-
dito esame, fu assalito dal dubbio e si astenne dal pubblicarla.
Lo fece in seguito Kuwert, indicandola però quale varietà del |
lutulentus, e separandola da questo per due caratteri che sono
realmente costanti: il corpo maggiormente depresso e la pube-
scenza di color grigio: cinerino, ed alcuni altri meno precisi e
costanti, omettendo però di osservare al microscopio la pubescenza
depressa delle elitre che è, come già dissi, nettamente più breve
e meno fitta.
Kuwert inoltre non esaminò i caratteri sessuali, se lo avesse
fatto avrebbe lasciato ogni dubbio, e considerato il D. subincanus
come specie pienamente distinta. Il pene (fig. 18) è più sottile
nella sua parte basale che quello del lutulentus, questa è incur-
vata meno uniformemente e cioè lo è più nella porzione basale e
pochissimo verso l’apice, la parte apicale è proporzionalmente
molto più lunga che nel lutwlentus, vista di sopra, nel suo com-
plesso è di forma ovale molto allungata, non sinuata ai lati, e
vista di fianco, le paramere appaiono molto robuste a margini
superiore ed inferiore quasi paralleli per almeno °/, della lun-
ghezza, poi, verso l’apice, il margine superiore si abbassa in linea
SUL GENERE DRYOPS ; 119
curva sino a raggiungere il margine inferiore. Lo stilo mediano è
strettamente fusiforme.
La statura del sudincanus è ordinariamente inferiore a quella
del lutulentus; gli esemplari che raggiungono le dimensioni dei
più piccoli individui di quella specie sono molto scarsi.
Il D. subincanus pare sia specie piuttosto localizzata. Non è
raro nei detriti alluvionali nella valle del Po, ma pare invece
poco comune e quasi sporadico negli altri paesi dei quali potei
vederne qualche rappresentante.
Esso vive in:
Spagna: Seo de Urgel.
Francia: Vaucluse: La Bonde; Nizza marit.; Basse Alpi: La
Bléone; Drome: Ombleéze.
Italia: Piemonte: Borgofranco d’Ivrea; Serravalle Scrivia;
Liguria: Busalla; Toscana: Gallicano (Garfagnana), Pisa, Monte-
catini; Emilia: Casalecchio, Nonantola, S. Vito di Modena; Abruzzo:
Cerchio; Basilicata: Lavello; Sicilia.
Dryops Costae, Heyden.
Anche di questa specie, come già del sulcipernnis, ho avuto
la fortuna di poter esaminare il tipo, un maschio, che si conserva
nelle collezioni del Museo di Napoli. Il colore apparentemente nero
del capo e del torace è dovuto all’ essere la pubescenza di questa
parte agglutinata, allo stato normale essa non differisce affatto da
quella del resto del corpo. Nella forma il D. Costae è quasi iden-
tico al lutulentus, la statura è molto variabile: gli esemplari più
piccoli hanno le stesse dimensioni dei piccoli D. subincanus,
quelli più grandi non differiscono dalla grandezza ordinaria del
D. lutulentus, col quale la specie presente ha pure comune il
colore della pubescenza depressa giallo dorata, però con riflessi
metallici meno vivaci. Sarebbe pertanto quasi impossibile il sepa-
rare, ad un esame esterno, le due specie, se, osservata al micro-
scopio, la pubescenza depressa delle elitre non si vedesse molto
più breve, quasi come quella del sudincanus, ma un poco più
densa che in questo.
Se invece si esamina il pene (fig. 17) subito appaiono le pro-
fonde differenze fra quello di questa specie e quelli delle due pre-
cedenti. La parte basale è un poco più lunga e gracile che lo
"4
:
È
Ps
4
1920) A.. DODERO
stesso pezzo nel D. subincanus, la apicale è invece proporzional-
mente più corta e, viste di fianco, le paramere sono declivi verso
l’apice su di uno spazio più lungo. Vista superiormente, la parte
apicale è un pò più larga, più parallela ai lati, lo stilo mediano
è fortemente dilatato nel terzo apicale, la dilatazione superior-
mente concava, le paramere sono molto larghe nei primi due
terzi, e solo nel terzo apicale si ristringono gradualmente per
far luogo alla dilatazione dello stilo. La parte basale del pene
presenta infine, osservata dal disopra una doppia sinuosità in forma
di una S molto allungata che non si osserva in alcuna altra delle
nostre specie.
Il D. Costae Heyd. (bicolor Costa) è stato finora trovato sol-
tanto nelle due grandi isole del Tirreno: Sardegna e Corsica, ove
è piuttosto comune ‘ovunque e sembra sostituire totalmente il
lutulentus o il subincanus.
Le località osservate sono le seguenti :
Sardegna: Monti sette fratelli, Quartu S. Elena, Decimo,
Aritzo, Fonni, Dorgali, Ozieri, Terranova Pausania.
Corsica: Tavera, Bocognano, Tattone pr. Vizzavona, Francardo.
Mira
$
Lo de lie Te A, ARE. SECC ORNARCI DINI
XV
L. MASI. Bes
NOTE SUI CALCIDIDI RACCOLTI IN LIGURIA. a?
PRIMA SERIE.
La conoscenza delle Chaleididae appartenenti alla fauna
ligure incomincia con l’opera di Massimiliano Spinola « Insectorum
Liguriae species» (1) pubblicata dal 1806 al 1808, in cui sono
menzionati 46 di tali Imenotteri, dei quali 18 descritti come nuovi.
Ma non può mettersi in dubbio che quell’ illustre entomologo,
nei molti anni di studio che si succedettero alla pubblicazione di
quell’ opera, che fu la prima ch'egli diede alle stampe, dovette
conoscere un assai maggior numero di specie; e forse quasi tutte
quelle che egli aggiunse sei anni dopo nella sua « Classification
des Diplolépaires » (*) citandole senza indicazione di provenienza,
e rimaste senza descrizione , erano state raccolte pure nella Liguria.
A scorrere i nomi delle specie indicate dallo Spinola, si nota
subito la mancanza di alcune fra quelle che sono delle più fre-
quenti e l’ assenza completa degli Encirtini (*); e certamente lo
Spinola avrebbe colmato tali lacune ed avrebbe fornito molte utili
indicazioni se in seguito avesse trattato dei Calcididi in altre opere.
Sarebbe di molto interesse ritrovare ora ed esaminare tutti gli
(1) « Insectorum Liguriae species novae aut rariores, quas in Agro Ligustico
nuper detexit, descripsit, et iconibus illustravit Maximilianus Spinola, adjecto cata-
logo specierum auctoribus jam enumeratarum, quae in eadem regione passim oc-
currunt ». Genuae, I 1806, II 1808.
(2) « Essai d’ une nouvelle classification des Diplolépaires » — Annales du Mus,
d’ Hist. Nat., Paris, 1811, XVIII, p. 138.
(5) Il genere Encyrtus si trova menzionato solo nel 1811 ‘nella « Class. des Diplol. »
ma per la sola specie £. infidus , di cui non è indicata la provenienza.
199 i L. MASI
esemplari di Liguria della sua collezione, non solo quelli che
erano i tipi di specie nuove, ma sfortunatamente gli esemplari
sono andati dispersi e forse sono in gran parte perduti. (*)
Nees ab Esenbeck (?) il quale fu in relazione di studì con lo
Spinola, menziona due specie di Liguria avute da questo autore,
il Torymus calcaratus, denominato dallo Spinola stesso zn Zit-
teris, adesso sotto il nome generico di Diomorus, e | Eucharis
cyniformis, descritto come Ichneumon cyniformis dal Rossi
ed ora denominato Stilbula cynipiformis. Queste due specie
vanno aggiunte alla serie che risulta dalle due opere già ricor-
date, serie che qui riferisco, con l'indicazione, tra parentesi, dei
sinonimi, in parte certi, in parte dubbi, quali si trovano nel
« Catalogus » di Dalla Torre; ma non senza alcune modificazioni
e prudenti restrizioni, che credo di dover fare, secondo il mio
modo di vedere.
Le specie liguri menzionate dallo Spinola sono le seguenti :
Chalcis armata Panz. ( Hallichella armata Panz. Spin.) —
Ch. biguttata Spin. (Smicra) — Ch. cornigera Jur. ( Dirrhi-
nus hesperidum Rossi, Klug) — Ch. Dargelasii Latr. ( Hal-
tichella clavipes Rossi, D. Torre) — Ch. flavipes Fab. ( femo-
rata Panz.) — Ch. minuta Fab. (minuta L.) — Ch. pusilla
Fab. (pusilla Rossi?) — Ch. rufipes Latr. ( Haltichella?) — Ch.
sispes Fab. (Smicra) — Diplolepis adonidum Rossi ( Eurytoma
aterrima Schrank, Latr.? Genere Decatoma secondo Spinola,
1811) — D. annulata Spin. ( Torymus) — D. bedeguaris Fab.
(Torymus) — D. bicolerata Spin. (Trigonoderus) — D.
brevicornis Panz. ( Tetrastichus) — D. cuprea Spin. ( Mono-
dontomerus?) — D. cynipedis Fab. (gen.?) — D. depressa
Fah. ( Cleonymus) — D. dorsalis Fab. ( Megastigmus) — D.
flavicornis Spin. ( Halticoptera) — D. fuliginosa Spin. ( To-
rymus) — D. gallarum Fab. (Olinx) — D. italica Fab.
( Stenomalus sp.?) — D. larvarum Fab. (Stenomalus sp. ?)
— D. lateralis Spin. (ZElachistus) — D. minuta Fab.
(gen. ?) — D. nigricornis Chr. ( Torymus) — D. obsoleta
(1) Vedi in questi Annali; R. Gestro, « Ricordo di Massimiliano Spinola ». Vol.
XLVII, 1915, p. 46.
Il Museo Zoologico dell’ Università di Torino possiede ora una parte dei Caleididi
dello Spinola, ma pochi fra essi sono della Liguria.
(?) « Hymenopterorum ichneumonibus affinium monographiae, genera et species
illustrantes ». Stuttgartiae et Tubingae , IT, 1834.
CALCIDIDI LIGURI 123
Fab. (Monodontomerus?) — D. pallicornis Spin. ( Sphegi-
gaster, secondo Spinola, 1811) — D. pallipes Spin. (gen. ?)
— D. pedunculiventris Spin. ( Sphegigaster, secondo Spinola,
1811). — D. petiolata Spin. ( Elachistus) — D. puparum
Fab. ( Torymus) — D. purpurascens Fab. (Torymus) — D.
quadrum Fab. ( Cheiropachys colon L., Westw.?) — D. ru-
fescens Deg. ( Stenomesius) — D. sphegum Fab. ( Deca-
toma sp.?) — D. splendidula Spin. (Lamprostylus sp.?) —
D. varians Spin. ( Halticoptera, secondo Spinola, 1811) — D.
vesicularis Deg. ( Eupelmus Degeeri Dalm.) — D. verticillata
Fab. (Isosoma?) — D. violacea Fab. ( Perilampus) — Eu-
charis adscendens Fab. — Leucospis gigas Fab. — L. dorsi-
gera Fab. (dorsigera Fab.) — L. intermedia Spin. (dorsigera
Fab.) — Spalangia nigra Latr. (1).
È opportuno di ricordare qui come lo Spinola intendesse la
SORIA Ps Tipe orks
Regione Ligure in modo da comprendere assai più della così detta ,
Liguria marittima, includendo anche il versante settentrionale
dell’ Appennino. Egli scriveva infatti: « Mons Apenninus ligusti-
cum clima trifariam dividit. Pars prima temperatior montium
latera capit ad Septemtrionem conversa, vegetalia alit, et animalia
cum Gallia, Germania Australiori, et Hungaria saepe communia ;
pars centralis ex cacumine montium constans, rigidior, climati
alpino. admodum affinis, propriam etiam procreat; tandem in
australiore parte calidiore, quae fluctibus maris alluitur, indigenae
hospitantur species omnes. Europae australis incolae, et etiam
nonnullae de regno vegetali in Littore Affrico nuper detectae » (?)
A questa interpretazione del significato del nome di Liguria mi
atterrò in questo lavoro, per varie ragioni, piuttosto d’ indole
pratica, fra le quali quella di non escludere dalla fauna ligure
molte delle specie menzionate dallo stesso Spinola, che furono
raccolte presso Arquata Scrivia, nell’ « Ager arquatensis » o in
(1) La Dipl. sphegum Fab. (Decatoma sp.?) non è nel quadro dicotomico delle
Diplolepis nel fasc. 4° del II vol. delle « Insect. Lig. » ma trovasi ricordata a pag. 160
del fasc. 3°: lo stesso è per la Dipl. vesicularis Deg. (Eupelmus Degeeri?) che è ci-
tata solo a pag. 161 dello stesso fascicolo. i
Nella serie di specie dello Spinola non ho compreso la Cleptes nitidula Fab. e
la semi-aurata Fab., che l’autore indica pure per la Liguria, poichè si tratta di
Crisidide, s bbene lo stesso Spinola, nella « Classif. des Diplolépaires » abbia attri-
buito il genere Cleptes pro parte alle Chalcididae , facendolo sinonimo di Halticoptera.
Le due dette specie non sono registrate nel Catalogo Dalla Torre nel volume dei
Calcididi e nemmeno in quello dei Crisidi.
(2) « Insect. Liguriae » p. XI.
124 L. MASI
altri luoghi non compresi nemmeno negli attuali confini. politiei-
amministrativi. Con ciò non dissento sostanzialmente da coloro
che hanno scritto già sulla fauna ligure in questi Annali e altrove,
poichè più volte si è creduto opportuno di far menzione del rin-
venimento di specie in località della parte settentrionale delle Alpi
Marittime e dell’ Appennino, le quali dal punto di vista della
geografia biologica si dovrebbero riferire al Piemonte. E quindi |
tengo conto anche di qualche specie presa in luoghi vicini all’ Ap-
pennino, come ad es. Novi.
Fino ad oggi la serie delle specie di Chalcididae fatte cono-
scere dallo Spinola non è stata di molto accresciuta. Se le mie
ricerche sulla storia di questi Imenotteri, per quanto riguarda la
Liguria, sono esatte, bisogna venire fino ad alcuni anni fa per
trovare un altro contributo faunistico. Giacomo Mantero, trattando
dei Cinipidi della Liguria, nel 1906, ha fatto conoscere, oltre ad
alcuni generi con specie indeterminate, 9 Calcididi (!') nuovi per
la fauna ligure, i quali sono: Megastigmus stigmatizans Fab. —
Oligosthenus stigma Fab. — Torymus auratus Fonsc. — T.
abbreviatus Boh. — Ormyrus tubulosus Fonsc. —- Decatoma
biguttata Swed. — Eupelmus urozonus Dalm. — Mesopolobus
(Eutelus) fasciiventris Westw. — Olinx trilineatus’ Mayr.
Ed in seguito (?) nel 1908: Torymus macropterus Walk. —
T. nobilis Boh. — Ormyrus punctiger Westw. — 0. papa-
veris Perr. — Kuryloma rosae Nees — Decatoma scorzo-
nerae Mayr. Finalmente, nel 1911, (°) il Platymesopus Erich-
sont Ratz. ( Eutelus tibialis Westw ).
Berlese , nello stesso anno 1911 (4) ha indicato la Prospaltella
Berlesei How. come specie acclimatata anche nella Liguria, dove
era stata introdotta da circa tre anni.
Nel 1916, Silvestri ha descritto (°) da esemplari liguri la
Poropoea Defilippii del Rondani. |
Nello scorso anno, in una pubblicazione sui Caleididi del
(1) « Materiali per un catalogo degli Imenotteri liguri. Parte IV, Cinipidi ».
Questi Annali, vol. XLII, 1905-1906, p. 445. -
(2) « Materiali per un catalogo degli Imenotteri liguri. Parte V, supplemento ».
Questi Annali, vol. XLIV, 1908-1909, p. 43.
(©) « Cinipini di Liguria, loro galle e parassiti ». Atti della Società Ligustica di
Scienze naturali e geografiche, vol. XXII, 19î1, p. 69.
In questa pubblicazione sono menzionati anche i Calcididi indicati nei due la-
vori precedenti.
(i) « Redia » vol. VII, 1911, p. 436
‘ (6) Boll. del Laboratorio di Zool. generale ed agraria, Portici, vol. XI, 1916, p. 181.
.
CALCIDIDI LIGURI 125
Giglio (*), io ho indicato come viventi in Liguria la Chalcis
Fonscolombei Dut. e la Chalcis vicina Walk., e in un lavoro
sulle Chalcididae delle Isole Secelle (*) ho fatto menzione di due
altre specie liguri, cioè il Notoglyptus niger mihi, e | Eucomys
infelix Embl., var. albiscapus.
In tutto le specie di Calcididi finora conosciute per la fauna
di Liguria sarebbero 70.
Con queste « note » che ora pubblico, ho voluto portare un
nuovo contributo alla conoscenza di questo gruppo della fauna
ligure, trattando di 134 specie, le quali sono la metà circa di
quelle rappresentate attualmente nel Museo Civico di Genova. Di
esse, 96 si trovano qui menzionate per la prima volta, onde il
numero dei Calcididi, per la Liguria, viene portato così a 166.
Non poche fra le specie indicate in questa pubblicazione sono
anche nuove per la fauna italiana, ed alcune sono particolarmente
interessanti perchè non erano state ritrovate finora ovvero erano
rimaste imperfettamente conosciute: quali, ad es., l’ Isosoma
romanum Walk., il Lamprostylus auricollis Fòrst., V Arthro-
lysis scabricula Thoms., il Metacolus unifasciatus Forst. Thoms.,
la Phasganophora gallica Sichel, il Platygerrhus gracilis
Thomson. Ho escluso da questa pubblicazione le specie nuove ed
alcuni generi pure nuovi, che meglio potranno essere descritti a
parte e illustrati con figure. Di tutte le rimanenti specie della
Collezione ligure del Museo tratterò poi in seguito in un’altra
pubblicazione analoga a questa. Nella quale non ho voluto dare
soltanto un elenco, limitandomi alla semplice indicazione delle
località e dell’ epoca di cattura degli esemplari, ma ho creduto
opportuno di riferire tutte quelle osservazioni riguardo ai caratteri
degli esemplari stessi, riguardo alla loro biologia, a questioni di
nomenclatura, ecc.,’che potranno essere utili tanto come mate-
riale per un catalogo dei Calcididi italiani, quanto per una più
esatta diagnosi generica e specifica. ©
Se si tien conto della grande varietà e ricchezza di specie che
presenta la fauna ligure in genere, e particolarmente la fauna
entomologica, e si considera che molti insetti parassiti di altri
insetti o di piante possono essere facilmente importati nella re-
(4) Vedi questi Annali, vol. XLVII, 1916, p. 54.
(2) « Chalcididae of the Seychelles Islands » — in: « Novitates Zoologicae »,
Tring, vol. XXIV, 1917, p. 124. :
DS Ae ra Fo eae
126 L. MASI
gione da altre parti d’Italia e da paesi anche i più lontani,
apparirà assai limitato il numero delle centosessantasei Chal-
cididae note fino ad ora. Tuttavia per nessun’ altra regione
d’ Italia ne sono state indicate tante. Ma la serie delle specie tro-
vate in Italia fino ad oggi rimane assai inferiore a quella delle
specie di Francia, che supera le seicento (°).
Gli esemplari della collezione ligure del Museo Civico di Ge-
nova sono stati raccolti durante un cinquantennio, in diverse
epoche dell’ anno, alcuni anche nei mesi invernali, e in località
assai diverse, che qui è opportuno ricordare e determinare geo-
graficamente, per comodo di coloro che non hanno pratica della
Liguria.
Nella Riviera Occidentale si sono fatte raccolte, per incomin-
ciare dai luoghi più vicini a Genova, a Voltri, Arenzano, Va-
razze, Spotorno, e poi oltre il Capo di Noli, a Loano e Borghetto
S. Spirito, a Laigueglia, al Capo delle Mele e a Diano Marina.
Ma relativamente pochi esemplari sono della Liguria orientale,
dove se ne sono presi a Borgonuovo, a Santo Stefano d'Aveto,
al Monte Penna, ad Amborzasco, ad Ameglia presso Sarzana. e
‘a Spezia. Nel centro dell'Appennino Ligure, ossia nella parte che
sovrasta a Genova e a Voltrived è percorsa dalla Stura e dalla
Polcevera, parecchi luoghi sono stati esplorati: Borzoli, il Monte
Gazzo, Langasco, Murta, Isoverde, il Santuario di N. S. della
Vittoria, Busalla, Savignone, Crocefieschi; poi nella Provincia di
Alessandria, Voltaggio, Gavi, Stazzano Scrivia, Novi Ligure e Molare.
Sono località nei dintorni di Genova, menzionate spesso in queste
« note » : Staglieno, Montesignano, Quezzi e il Monte Fasce,
ad oriente; ad occidente della città il Belvedere, presso S. Pier
d’ Arena; sono da considerarsi come parti della città stessa il.
Forte dello Sperone, i Terrapieni orientali e Boccadasse. Sulle
Alpi Marittime si sono raccolti esemplari al Colle di Nava, all’Alpe
di Frontero, e in Val Pesio in Provincia di Cuneo.
Una parte rilevante degli esemplari si deve al mio collega
G. Mantero, il quale oltre alle specie che ho già ricordate più
avanti, ne rinvenne molte altre in varie parti della Liguria, in
diverse epoche dell’anno. I Calcididi da lui ottenuti per alleva-
mento dalle galle, o da insetti parassitizzati non gallicoli, formano
(1) Vedi: J. de Gaulle, « Catalogue systématique et biologique des Hyménoptères
de France ». Feuille des jeunes naturalistes, 1906-1908.
LILIAN
. CALCIDIDI LIGURI 127
una collezione interessante per |’ esatta conoscenza dell’ habitat e
dell’ epoca in cui si sono ottenuti. Io devo qui esprimergli la mia
gratitudine per averli messi interamente a mia disposizione, come
pure per avermi costantemente aiutato nel riordinare le Chaleci-
didae del Museo. Parecchie specie furono prese dal March. G.
Doria a Borzoli, ed altre dal Prof. R. Gestro sulle Alpi Marittime.
In diversi luoghi della Liguria ne fecero raccolta Leonardo Fea,
Pietro M. Ferrari, Paolo Magretti, Giorgio Caneva, Carlo Fiori,
Adolfo Rossi ed altri, fra i quali l’ing. prof. G. Gribodo, che
ha fatto dono dei suoi esemplari, recentemente, al Museo di
‘ Genova (+). Al March. Fabio Invrea si devono parecchie specie
della Riviera Occidentale, ottenute quasi tutte per allevamento.
Non poche invece di quelle della Liguria Orientale si devono al
Sig. Agostino Dodero e al Dr. Alfredo Andreini. Ricorderò inoltre,
fra coloro che tuttora contribuiscono - ad arricchire le collezioni
del Museo Civico, Angelo e Ferdinando Solari, Ago tino Vacca,
Armando Baliani, Giuseppe Mantero, Emma Borgioli, Cesare
Mancini, Giacomo Durante.
Al Prof. Davide Carazzi, Direttore del Museo degli Invertebrati
a Firenze, devo esprimere la mia gratitudine per avermi comuni-
cato alcuni tipi descritti da Camillo Rondani, e così pure al Prof.
Teodosio De Stefani di Palermo, dal quale ho avuto in comuni-
cazione alcuni tipi del Rudow.
. TORY MINAE.
Megastigmus dorsalis (Fabricius): Jchneuwmon dorsalis ,
Suppl. entom. system., 1798, p. 321.
Molti esemplari di questa specie si trovano nella raccolta dei
parassiti di Cinzpidi. fatta dal Sig. Giacomo Mantero, e sono |
stati ottenuti da varie galle di N. S. della Vittoria, cioè galle di
Andricus lucidus e multiplicatus, di Callirhytis glandium, di
Cynips coriaria, tinctoria var. nostra e Korlevici. Una femmina
da galla di Cynips coriaria dei dintorni di Genova (Santa Tecla).
(1) Colgo qui l’ occasione per correggere una diagnosi errata fatta su un esem-
plare preso dal Gribodo, descritto dal Vollenhoven come Hetroxys Gribodoi (vedi:
Tijdschr. v. Entom., XXI, 1871, p. 176, T. 14. F. 5); questo esemplare non è affatto
un Hetroxy/s, ma sì tratta invece di un Trigonoderus e forse del 7. pedicellaris
- Thoms. : il Prof. Gribodo ha annunciato recentemente in una lettera di averlo rac-
colto in Piemonte, senza poter dare tuttavia indicazioni più particolari sulla sua
provenienza.
128 L, MASI
Megastigmus stigmatizans (Fabricius): Ichneumon stigmati-
zans, Suppl. entom. system., 1798, p. 230.
Due esemplari femmine ottenuti in dee da galle di Cynips
polycera su Quercus pubescens, di N. S. della Vittoria.
Il Mayr indica la Cynips polycera come vittima del Mega-
stigmus dorsalis e non dello stigmatizans, tuttavia i caratteri
dei due esemplari della collezione mi sembrano non lasciar dubbio
che anche questa seconda specie può parassitizzare la Cynips
polycera. -
Megastigmus aculeatus (Swed.) Thoms. (= M. collaris di
altri autori) — Pleromalus aculeatus Swederus, Svensk. Vet.-
Akad. nya Handl., XVI, 1795, p. 221. — Megastigmus acu-
leatus Thomson, Hymen. Scand., IV, 1875, p. 63.
Una femmina raccolta a Stazzano Scrivia nel mese di giugno.
Megastigmus bipunctatus (Swed.) Boh. — Pteromalus bipun-
ctatus Swederus, Svensk. Vet.-Akad. nya Handl, XVI, 1795,
p. 205. — Torymus (Megasligmus) bipunctatus Boheman,
Svensk. Vet.-Akad. Handl., LIV, 1833, p. 331
Un esemplare femmina preso in agosto sul Monte Penna.
Monodontomerus bed bs Westw. (Mayr). — Westwood,
Philos. Magaz. (3) II, 1833, p. 443. — oes Verh. zool- bot.
Ges. Wien, XXIV, du p. 68. i
Esemplari femmine presi in Genova da giugno a settembre ed
altri raccolti a Borzoli.
Monodontomerus MELA Newport, Trans. Linn. Soc. London,
NO; Beil 1008.37 08%
Tre femmine e un maschio usciti verso la fineydi giugno da
un nido di Chalicodoma muraria dei dintorni di Genova (Ap-
parizione ).
Dimeromicrus longicauda Masi, Ann. Museo Civico St. N.,
Genova, XLVII, 1916, p. 67, F. 4 (1-3). |
Una femmina raccolta a Varazze in ottobre dal Marchese F.
Invrea su un albero di fichi.
Dopo la prima descrizione di questa specie (/. c.) fatta su
esemplari del Giglio, ho avuto in comunicazione un esemplare
femmina dell’ Isola Capraia, raccolto dal Dr. Razzauti, ed uno
preso nella Campagna Romana dal Sig. Luigioni.
Oligosthenus stigma (Fabr.) al — Ichneumon stigma
Fabricius, Entom. system., II, 1793, p. 188. — Oligosthenes
CALCIDIDI LIGURI CITE 129
stigma Forster, Verh: naturh. Ver. preuss. Rheinl., XVI, 1859,
p. 107.
Parecchi esemplari maschi-e femmine presi nell’ Appennino
Ligure a Gavi da maggio ad agosto ed altri ottenuti dalla prima-
vera all'autunno da galle di Rhodites rosae, Rh. rosarum -e
Mayri, raccolte al Colle de’ Giovi, a N. S. della Vittoria e. a
Crocefieschi.
Holaspis papaveris Thoms. — H. militaris Mayr, Verh. zool.-
bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 85. — H. papaveris Thomson,
Hymen. Scandin., IV, 1875, p. 100.
Una femmina presa nei dintorni di Genova.
L’ esemplare corrisponde in tutti i caratteri, eccetto le dimen-
sioni alquanto minori, ad un Holaspis mandato al Museo Civico
di Genova dal Mayr col nome di H. militaris (Boh.). Sarebbe
necessario un confronto del tipo dell’ Holaspis militaris del Bo-
heman con l’ Holaspis omonimo del Mayr, poichè la differenza
specifica ammessa dal Thomson mi sembra insufficiente se essa
‘si limita a quanto indica questo autore: « Holaspis papaveris
m. (= H. militaris Mayr) a specie Bohemaniana thorace fortius
subrugoso-punctato differt ». i
Holaspis apionis Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1874,
p. 84. |
Una femmina raccolta in luglio al Monte Creto (dint. di Genova).
Diomorus calcaratus (Spinola) Nees. — Diplolepis calcarata
Spinola, Ann. Mus. Hist. Nat., XVII, 1811, p. 148 (sine descr‘).
— Torymus calcaratus Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr.,
1834, p. 69 (o"). — T. igneiventris A. Costa, Ricerche entom.
sopra i Monti Partenii, 1858, p. 19 e 27. — Diomorus calca-:
ratus Giraud, Ann. Soc. Entom. France, XI (4), 1866, p. 489
(d 9).
Nel Catalogo di Dalla Torre sono indicati come autori della
specie il Nees e Giraud, il primo dei quali ha descritto il maschio,
il secondo ambo i sessi: tuttavia la descrizione del maschio fatta
dal Nees è sufficiente per riconoscere anche la femmina fra le
specie europee finora note, ed il nome di calcaratus si deve non
già a tale autore, ma allo Spinola, il quale riconobbe il valore
specifico di un esemplare ligure, che è il tipo. Infatti Nees dice:
« Exemplum masculini sexus e Liguria mihi misit cl. Spinola,
nomine supra citato | Diplolepis calcarata] inscriptum ».
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (15 Febbraio 1919). 9
130 | L. MASI
Questa specie presenta notevoli variazioni ,di colore. Finora
solo Giraud aveva distinto dalla forma tipica una varietà, innomi-
nata, propria delle femmine. Egli scriveva infatti: « Var. 9.
Femoribus posticis metallico-rufis ». Ma io credo che tale colo-
razione dei femori del terzo paio di zampe sia da. considerarsi
come carattere individuale: nella forma tipica, essendo il femore
violetto, l’apice tende tuttavia più o meno al rosso testaceo, ma
anche gli esemplari coi femori interamente rossastri sono frequenti.
Un’ altra variazione individuale è certamente quella del colorito
delle ali, che sono talora jaline, talora più o meno, ma sempre
leggermente, ombrate. Negli esemplari femmine che ho a dispo-
sizione, si potrebbero distinguere tre gruppi, una forma tipica,
cioè, e due varietà: sebbene non manchi qualche termine di pas-
saggio tra una forma e l’altra: così ad es., tra la forma tipica e la
rar. x, di cui appresso, sono intermedi, ma più vicini alla varietà,
tre esemplari femmine presi dal March. F. Invrea a Varazze in
maggio e giugno. i i
‘ Forma typica. E quella descritta da Nees, Giraud e Mayr.
Essa si distingue per i seguenti caratteri, che indico in parte con
le stesse parole di Giraud. « Téte et thorax violets, quelquefois
mélés de verdàtre. Abdomen doré, a reflets verdàtres, ou d’un
vert doré trés-brillant ». Lo scapo suol essere più o meno rossa-
stro verso la base, A questa forma appartengono un esemplare
femmina e un maschio ottenuti alla fine di maggio da un ramo-
scello di Rubus fruticosus, preso al Colle dei Giovi in autunno.
Nella Collezione Magretti ce n’ è un esemplare di Lombardia
(Cascina Amata) preso in maggio.
Nelle due varietà, che indicherd con « e 6, l'addome ha un
forte riflesso cupreo-purpureo, onde con qualunque incidenza della
luce lo si osservi, apparisce più o meno rosso fuoco, invece che
verde dorato. gi
Var. a. Thorace violaceo, saepe virescente-violaceo, abdo-
mine igneo, scapo partim rufescente. Esemplari: una femmina
uscita verso la fine di maggio da una vecchia galla di Cynips
Pozae raccolta a N. S. della Vittoria dal Sig. Giacomo Mantero,
verosimilmente parassita di un Cemonus unicolor ottenuto dalla
stessa galla. Questo esemplare fu determinato da Achille Costa
come Torymus igneiventris. Ad esso corrispondono nella colo-
razione due femmine ed un maschio di Francia , determinati con lo
CALCIDIDI LIGURI 131
stesso nome igneiventris dal Du Buysson, ed inoltre due femmine
di Cascina Amata, con indicazione « dal Rudus », ed un maschio
e una femmina di Canonica d'Adda, usciti da galle di Cynips Kol-
lari: tutti questi esemplari appartengono alla Collezione Magretti.
Un altro, femmina, è stato raccolto a Poggio Mirteto ( Umbria )
dal Sig. Leoni. I
‘ Il Diomorus violaceus del Kieffer (Bull. Soc. Entom.
France, séance 9 mars 1898) è probabilmente’ una specie da
mettersi in sinonimia col D. calcaratus. Sebbene io non ne
abbia veduto il tipo, credo di poter affermare che essa è una
forma molto simile, se pure diversa, dalla var. «: mi confortano
in questa opinione i caratteri stessi indicati dal Kieffer, tra i
quali soltanto quello del colorito nero della « base delle antenne »
non concorda con quanto ho detto per tale varietà. Il fatto che
il D. violaceus è stato ottenuto da galle di Cynips Tozae della
Sicilia e ritenuto come « parassita di un crabronide, che dovrebbe
essere secondo De Stefani il’ Trypoxylon figulus rifugiatosi
nelle galle » (Stegagno, in: Marcellia, HI, 1904, p. 47), ha in
questo caso poca importanza, poichè anche il Diomorus Kollari,
specie ben distinta, può essere parassita di crabronidi, per lo meno
del Crabro rubicola. Analoghe considerazioni si potrebbero fare
per il Diomorus Fertoni descritto dallo stesso Kieffer (4. ¢.): il
solo carattere di qualche importanza indicato nella diagnosi di
tale specie, è il colorito verde metallico dello scapo.
Var. 2. Thorace viridi-cyanescente, abdomine igneo, scapo
toto vel fere toto ochroleuco. Negli esemplari tipici di tale
varietà tutti i femori sono interamente rossi testacei. Esemplari :
due femmine ed un maschio presi a Borzoli dal March. G. Doria.
Un altro esemplare della collezione del Museo proviene da Mar-
siglia.
Questa var. 3 sembra identica alla forma denominata Tosy-
mus igneiventris da A. Costa. Egli infatti così la definisce :
Torymus igneiventris. Viridi-cyaneus, violacescens ; abdo-
mine igneo, anlennarum scapo, mandibulisque testaceis;
pedibus rufo-testaceis, coxis omnibus, femoribusque quatuor
anterioribus viridibus, femoribus posticis incrassatis, dente
valido ante apicem armatis ; alis hyalinis puncto igen
obsoleto: terebra corpore longiore. Long. corp. lin. 2 7/2,
tereb. 2 */; ». Tuttavia non credo che si possa dare il nome di
»
“>
wae
fon": L. MASI
var. igneiventris (Costa) alla var. 4, volendo distinguere questa
con un nome particolare, poichè l'addome si presenta più o meno
rosso fuoco anche nella var. «, ed inoltre un esemplare di questa
varietà, come ho già detto, è stato determinato dallo stesso Costa
come Torymus igneiventris. Che questa specie di Torymus
fosse piuttosto un Diomorus, era stato già annunciato da Mayr
nella nota seguente (Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXIV, 1874,
p. 75): « Torymus igneiventris Costa.... gehòrt nach Dr. Eme-
ry s freundlichen Mittheilung héchst wahrscheinlich zu dieser
Gattung | Diomorus| ».
Secondo De Stefani il Diomorus calcaratus sarebbe raro in
Sicilia, dove egli l’ha ottenuto da galle di Cynips Tozae in
maggio e giugno.
Diomorus Kollari Forster, Verh. naturh. Ver. preuss. Rheinl.,
XV 9 pad: 02-7 P
Esemplari femmine, raccolti a Varazze in settembre ed altri
presi a Borzoli e nei dintorni di Genova. Uno di questi ultimi,
trovato a Staglieno, ha il torace privo di riflessi rossastri, eccetto
la metapleura e parte della mesopleura, e di un verde meno
scuro: questa varietà non mi sembra che sia stata indicata finora.
Syntomaspis lazulina Forster, Verh. naturh. Ver. preuss.
Rheinl., XVI, 1859, p. 100.
Un maschio uscito in giugno da una galla di Dryophanta
pubescentis su Quercus robur, raccolto a N. S. della Vittoria,
e una femmina da una galla di Dryophanta folii, su Quercus
sessiliflora, presa a Gavi.
Torymus purpurascens Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl.,
LIV, 1833, p. 353 — (?) Diplolepis pùrpurascens Spinola, Insect.
Ligur. spec., II, 1808, p. 159. — Torymus purpurascens Mayr,
Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 124.
Una femmina raccolta in ottobre a Stazzano Scrivia, la quale
corrisponde piuttosto ai caratteri che il Mayr aveva osservato in un
gruppo di esemplari trovati presso Piesting (Austria), i quali
sembrano formare una varietà distinta: l’ esemplare di Stazzano
ha l'anello dell'antenna alquanto più lungo che largo e non già
più largo che lungo. Anch'io ritengo assai dubbia l'identità di
questa specie con la. Diplolepis purpurascens dello Spinola.
Torymus erucarum (Schrank) Mayr. — Ichneumon erucarum
Orme
Schrank, Enum. insect. Austr., 1781, p. 375. — Torymus eru-
fe CALCIDIDI LIGURI 133
Ù
carum Mayr, Verh. zool.- bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 87.
Una femmina presa in luglio a Begato (dintorni di Genova).
Torymus juniperi (L.) Mayr. — /chneumon juniperi Linné, —
Fauna suecica, Ed. I, 1746, n.° 987; Ed. II, 1761, p. 408, n.° 1635.
— Torymus juniperi Mayr, Newly zool.-bot. Ges. Wien, XXIV,
1874, .p. 109.
Parecchi esemplari maschi e femmine raccolti dall’ aprile a al-
V agosto al Monte Penna, a Genova e dintorni, a N. S. della
Vittoria ‘e al Colle di Nava. :
Torymus bedeguaris (L.) Nees. — Ichneumon bedeguaris
‘Linné, Fauna suecica, Ed. I, 1746, n.° 939. — Torymus bede-
guaris Nees, Hymen. Ichneum. aff. Monogr., II, 1834, p. 56
e 416.
Parecchi esemplari femmine e maschi, usciti in maggio e giugno
da galle di Rhodites rosae e R. Mayri raccolte a Gavi, a.
N. S. della Vittoria, Ferrania, Amborzasco e Loano. Aleuni altri,
maschi, sono stati presi al Colle de’ Giovi in autunno.
Torymus elegans Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., LIV,
1833, p. 352. È
Una femmina presa a Stazzano Scrivia.
Questa specie, ammessa dal Mayr come distinta dal Torymus
bedeguaris, è considerata invece come una varietà dal Thomson.
Torymus ventralis (Fonse.) Mayr. (= 7. nobilis Boh., nec
Callimome discolor Thomson, Hymen. Scandin., IV, 1875,
p. 79). — Cynips ventralis Fonscolombe, Ann. Se. Nat., XXVI,
1832, p. 286. — Torymus nobilis Boheman, Svensk Vet.-Akad.
Handl., LIV, 1833, p. 339. — 7. nobilis Mayr, Verh. zool.-bot.
Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 92. — 7. ventralis Mayr, l. c.,
p. 95. i
« L’esame di molti esemplari, riferibili in parte al T'orymus
nobilis ed in parte al Torymus ventralis quali sono descritti
dal Mayr, mi persuade che queste due specie, fondate in gran
parte su caratteri di colorazione, non sono in realtà che una sola.
Il Mayr non descrive il maschio del Torymus ventralis, io però
ne ho osservato uno, ottenuto in agosto, insieme con due fem-
mine, da galle di Andricus rhizomae di Staglieno (dint. di
Genova ) ed ho trovato che mentre le femmine hanno le anche
posteriori interamente gialle, e dovrebbero quindi riferirsi alla
specie ventralis, nel maschio le anche posteriori possono essere
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134 L. MASI
violacee nella prima metà. In un altro maschio preso a N. S.
della Vittoria insieme con femmine rielle quali le anche posteriori
sono gialle all’ apice, queste parti sono interamente violacee come
dovrebbero essere nei maschi di Torymus nobilis secondo la de-
scrizione del Mayr. Anche la proporzione degli articoli delle antenne
non vale a tenere distinte le due specie.
Gli esemplari di Liguria che ho avuti in esame oltre a quelli
gia indicati, provengono da Varazze, dall’ Alpe di Frontero, da
Nava e dalla Spezia. Con essi ho confrontato anche due maschi e
due femmine che furono ottenuti dal Mayr, ed altri esemplari di
ambo i sessi, della Collezione Magretti, usciti da galle di Andricus
Steboldii e probabilmente tutti di Lombardia.
Torymus auratus (Fourcr.) Mayr. — Cynips auratus Four-
croy, Entom. paris., Il, 1785, p. 380. — Torymus auratus
Mayr, Verh. zool.-bof. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 115.
Una femmina uscita in giugno da una galla di Andricus
curvator di Montesignano, ed una presa in maggio a Genova,
altre raccolte in settembre a N. S. della Vittoria.
Torymus cingulatus (Nees?) Thoms. — Nees, Hymen. Ich-
neum. affin. Monogr., Il, 1834, p. 62. -—— Thomson, Hymen.
Scandin., IV, P. I, 1875, p. 93. — 7. abdominalis e Verh.
zool.-bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 91.
Un esemplare femmina con l'indicazione: « Da galla di An-
dricus curvator su Quercus robur, 11, VI, 1906, Montesignano »
(Coll. Mantero );
tiguardo ai caratteri ed alla sinonimia vedasi quanto sara
detto a proposito della specie seguente. Nees cita come sinonimo la
Diplolepis cynipedis Fab., menzionata dallo Spinola nelle « Insec-
torum Liguriae species » come esempio di una sezione del genere
Diplotepis; lo Spinola però non fornisce alcuna indicazione E
ai caratteri e all’ habitat,
Torymus abdominalis (Boh.?) Thoms. — Boheman, Svensk.
Vet.-Akad. Handl., LIV, 1833, p. 343 (9). — Thomson, Hymen.
Seandin. AV) RL, a1 87505093)
Una femmina raccolta in estate dall’ Ing. G. Gribodo nella
Riviera Occidentale (fra Spotorno ed Albenga).
L'esame dei caratteri di questo esemplare e di quello della
specie precedente, mi porta a discutere una questione di sinoni-
mia, senza però poterla risolvere definitivamente, la quale deriva
È
se , »
1) ee ra
CALCIDIDI LIGURI 135
dalla distinzione che il Thomson ammette fra le due specie ch'egli
denomina Torymus cingulatus Nees e T'. abdominalis Boh. .
Tali specie sono state considerate come equivalenti dal Mayr (vedi
l. c., p. 91), col nome di abdominalis, mentre il Thomson ha
messo la descrizione del Mayr come sinonimo ex parte tanto del
Torymus cingulatus Nees, come del Torymus abdominalis
Boh.. I due esemplari liguri corrispondono assai bene alle due
diagnosi del Thomson, onde ritengo di averli esattamente deter-
minati; ma essi sono anche notevolmente diversi fra loro per
parecchi caratteri; come dirò appresso; e quindi mì sembra fuor
di dubbio che il Mayr abbia veduta e descritta una sola delle due
specie di cui parla il Thomson. Quest’ ultimo autore deve avere
errato nel citare la descrizione del Mayr ex parte, .e la specie
di cui parla il Mayr deve corrispondere, a mio parere, soltanto
a quella che il Thomson chiama Torymus cingulatus. La mia
interpretazione si fonda sul fatto che l'esemplare che ho indicato
qui come 7. cingulatus (Nees?) Thoms. non solo corrisponde
alla diagnosi del Thomson e alla descrizione del Mayr, ma pro-
viene da una galla dell’Andricus curvator, il quale è una delle
vittime menzionate da quest’ultimo autore. Data poi la divergenza
di caratteri delle specie, non sarebbe stato possibile che il Mayr
scrivesse in modo così deciso : « Ich habe lingere Zeit hindurch
Tor. abdominalis Boh. und cingulatus Nees (Cynipedis Boh.)
fiir verschiedene Arten gehalten (so lange ich von 7. abdomi-
nalis nur ein typisches Weibchen und ein Dryoph. folii erzo-
genes Weibchen kannte), die sich besonders durch die Firbung
der Hinterhiften unterscheiden, bis mir die aus Dryoph. divisa
erzogenen Stiicke Klarheit verschafften, indem ich aus dieser |
Gallenart zu derselben Zeit alle Ueberginge zwischen den ver-
meintlichen Arten erhalten habe » (J. c., pag. 92).
Se il Torymus cingulatus del Thomson è specificamente
uguale al 7. abdominalis di Mayr, come dovrà denominarsi?
Qui conviene tener presente che il Mayr ebbe sott’ occhio un
esemplare tipico di femmina del Torymus abdominalis Boh.
(esemplare tuttavia « non perfettamente sviluppato » ), ma del
T. cingulalus Nees vide solo due femmine determinate dal Fòr-
ster; e quanto al Thomson, questi non ha detto di aver veduti
esemplari tipici di nessuna delle due specie: onde, almeno prov-
visoriamente, si dovrebbe adottare pel Torymus cingulatus di
136 L. MASI
Thomson, e quindi per |’ esemplare di Montesignano indicato in
questo catalogo, il nome di 7. abdominalis Boheman, e conver-
rebbe dare un nome nuovo all’altra specie alla quale credo
doversi riferire ’esemplare raccolto dal Gribodo. Io però, provvi-
soriamente, adotto le denominazioni del Thomson, col solo scopo di
mantenere le due specie distinte.
Come ho detto, fra l'esemplare di Montesignano e quello della
Riviera Occidentale vi sono differenze notevoli, che ora indicherò
a complemento delle descrizioni del Thomson. I
Nell’esemplare di Montesignano, Vorymus cingulatus, la
testa, veduta di fronte, è assai più larga che lunga, subellittica,
e misura in altezza solo il 72 °/, della larghezza; la parte della
faccia sotto la linea oculare inferiore è assai breve ed il solco
delle gene misura circa !/, del diametro maggiore dell’occhio ed è
uguale tanto all’ intervallo fra la sua estremità orale ed il clipeo,
quanto alla larghezza del clipeo stesso. Nell’ esemplare della Riviera,
Torymus abdominalis, la forma della testa, di fronte, è sub-
triangolare, con una lunghezza che corrisponde all’ 86,5 °/, della
larghezza; la parte della faccia al di sotto della linea oculare è
relativamente assai sviluppata, il solco delle gene è lungo circa
*/, del diametro maggiore dell’occhio e più lungo dello inter-
vallo fra la sua estremità orale ed. il clipeo, nella. proporzione
di 12:7, mentre la larghezza del clipeo viene ad essere, in pro-
porzione, uguale a 10. Disegnando il torace dal di sopra, dispo-
nendolo ‘in modo che siano nello stesso piano il punto più elevato
dell’ orlo anteriore del protorace e I’ apice dello scutello, si osser-
vano nella proiezione queste misure: nel Torymus cingulatus,
larghezza del torace, in corrispondenza al margine anteriore delle
tegule, 50; distanza fra le estremità posteriori dei solchi scapolari,
20; distanza fra gli angoli interni delle ascelle, 8; lunghezza
dello scudo, 34; lunghezza del protorace, secondo la linea me-
diana dorsale, 15; larghezza del protorace, 37. Nel. Torymus
abdominalis, larghezza del torace, misurata c. s., 45; distanza
fra le estremità posteriori dei solchi scapolari, 13; ascelle @ con-
tatto coi loro angoli interni; lunghezza dello scudo, 38; lun-
. ghezza del protorace, c. s.,.20; larghezza del. protorace, 35. Nel
Torymus abdominalis il dorso del torace visto di profilo si pre-
senta dritto nello spazio dalla metà dello seudo ai 4/, dello scutello;
il metanoto forma un angolo di circa 45° con la normale; nel Tory-
CALCIDIDI LIGURI di + yi
mus cingulatus il dorso è uniformemente, sebbene moderatamente,
incurvato, e diviso in due archi da una leggiera depressione fra
lo seudo e lo scutello; il metanoto è più inclinato che nell’ altra
specie, poichè forma un angolo di 30° con la normale. Nel 7.
abdominalis la clava dello stigma dell'ala anteriore dista dal
margine interno del nervo postmarginale una volta e mezza la
propria larghezza massima; nel T. cingulatus tutta la nervatura
dell’ ala è ispessita, la clava quasi sessile e distante dal margine
interno del nervo postmarginale non piu di ?/, della propria lar-
ghezza. Nel 7. abdominalis la scultura del dorso è più grossa e
assai più marcata, inoltre in questa specie (esemplare lungo
13 mm.) le valve della terebra sono uguali alla lunghezza dell’ad-
dome più quasi la metà del torace (mm. 1,5 nell’es.) ed uguali
alla metà della lunghezza del corpo; nel 7. cingulatus (es. di
2,7 mm.) sono poco più corte della lunghezza del corpo (mm. 2,5)
un poco ‘più lunghe dell'addome e del torace presi insieme. Il
T. cingulatus, come indica anche il Thomson, ha una areola
giallastra o aureo-cuprea subito al di sotto dell’ ocello anteriore.
Torymus glechomae (Forster) Mayr. — Forster, in litt. —
Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 90.
Parecchi esemplari di femmine ottenuti da galle dell’Awlax
Latreillei sulla Glechoma hederacea (Coll. Mantero), raccolti
a Montesignano.
Gli esemplari della specie che erano stati menzionati finora, —
sono quelli studiati dal Forster, raccolti assai probabilmente in
Germania, e quelli descritti dal Mayr, provenienti da galle di
Aulax glechomae, del Tirolo. Altri, senza indicazione del luogo
di. provenienza, sono stati descritti brevemente dal Méller. nel
1882 (Entom. Tidskr., III, 1882, p. 179, 9) come appartenenti
a specie nuova, ma tuttavia col nome di Torymus glechomae,
che ricorda la pianta ed il Cynips glechomae, da cui furono
ottenuti. Poichè il Méller non cita affatto, né Forster nè Mayr, e
dà la specie come nuova, si tratta evidentemente di una coinci-
denza di nomi.
Torymus nigricornis Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl.
LIV, 1833, p. 355. |
Maschi e femmine ottenuti verso la fine di settembre da
galle di. Cynips tinctoria var. nostra su Quercus pubescens
di N. S: della Vittoria. Un maschio da galla di Dryophanta
LI
FARA ee
a
138 L. MASI
folii, di Voltaggio. Esemplari di Pegli e di Varazze raccolti in
settembre. |
Torymus macropterus (Walk.) Mayr. — Callimome macro-
pterus Walker, Entom. Mag., I, 1853, p. 124. — Torymus ma-
cropterus Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXIV, 1874,
palio
Parecchi ‘esemplari usciti in settembre e ottobre da galle di
Diastrophus rubi, di N. S. della Vittoria.
Podagrion pachymerum (Walker): Priomerus pachymerus,
Entom. Magaz., I, 1833, p. 118 (9).
Due femmine prese a Genova, una a Varazze in settembre.
Ormyrus tubulosus ( Fonscolombe ) : Cynips tubulosa, Ann.
Se.wNat., XMVI > £832): py 290,
Dalla collezione dei parassiti di Cinipidi della Liguria, fatta
dal Sig. Mantero, traggo le note seguenti riguardo a questa specie,
nonchè altre note riguardanti la maggior parte degli esemplari
di altri Ormyrus di cui dirò più innanzi.
Galle di Cynips coriaria di Santa Tecla (dint. di Genova) e
C. coriaria consociata con lAndricus solitarius, di N. S. del
Monte; ottenuti individui maschi in maggio. — Galle di Cynips
Koltari di N. S. della Vittoria; maschi e femmine in giugno e
ottobre. — Galle di Cynips tinctoria var. nostra di N. S. della
Vittoria; femmine alla fine di giugno e al principio “i luglio. —
Galle di Cynips truncicola di Borzoli; femmine in luglio. —
Galle di Cynips polycera di N. S. della Vittoria e N. S. del
Monte; maschi e femmine in giugno e luglio. — Galla di Cynips
caliciformis di N. S. della Vittoria; femmine in settembre. —
Galla di Cynips Hartigi di Santa Tecla (dint. di Genova); una
femmina in agosto. — Galla di Cynips Korlevici di N. S. della
Vittoria; una femmina in giugno. -— Galla di Cynips Mayri di
Borghetto S. Spirito; una femmina. — Galle di Andricus lucidus
dei dintorni di Genova e di N. S. della Vittoria; femmine. —
Galle di Aphelonyx cerricola di N.S. della Vittoria e di Ambor-
zasco (Monte Penna); femmine. — Altri esemplari presi a volo a
Gavi e nei dintorni di Genova.
In questo elenco non ho tenuto conto di alcuni maschi insuf-
ficientemente caratterizzati per essere distinti da quelli della specie
seguente, Ormyrus punctiger.
Ormyrus punctiger Westwood, Philos. Magaz. (3) I, 1832, p. 127.
a a Leg eee
¥
Mi
CALCIDIDI LIGURI 139 7
Da una galla di Neuroterus saltans di N.S. della Vittoria,
maschi e ifine usciti in estate. Da galla di Cynips poly-
cera (?) dei dintorni di Genova, una femmina in settembre.
Una femmina da galla di Andricus solitarius di Varazze, pure
- in settembre. Altri esemplari di femmine raccolti nei dintorni di | ;
Genova. | “REA
Questo Ormyrus sembra molto meno frequente del 0. tubu-
losus. Per quanto riguarda i maschi, vedasi quel che ho detto n
per tale specie. ibe.
L’ Ormyrus aeneicinclus del Rondani è, secondo Mayr (. ¢.,
1904), sinonimo dell’ 0. punctiger: esso fu ottenuto da galle di
Cynips .conglomerala su Quercus robur. va
Ormyrus cosmozonus Forster, Verh. naturh. Ver. preuss.
Rheinl., XVII, 1860, p. 68 (9). — Mayr, Verh. zool.- bot. Ges. :
Wien, 1904, p. 563, 574 (9). d
Un esemplare preso in agosto sul Monte Fasce. ry
Questa specie, distinta dal 0. twbulosus solo per la sfumatura
delle ali anteriori, è di valore assai dubbio, come lo stesso Mayr
ha fatto rilevare nella sua revisione degli Ormyrus d Europa.
Non se ne conosce che la femmina. x
Ormyrus Wachtli Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1904,
p. 561, 564, 569.
Sono parecchi esemplari d’ ainban i sessi usciti in maggio e 2
giugno da galle di Aulax salviae sulla Salvia pratensis, rac-
colte dal Sig. Mantero a N. S. della Vittoria; altri esemplari di
Busalla ed una femmina di Isoverde sono stati presi in giugno
dal Prof. Gestro.
Ritengo che questa specie non sia stata mai menzionata dopo
la descrizione, relativamente recente, del Mayr, il quale ne ebbe
esemplari dalla Dalmazia e dall’ Austria Inferiore, parassiti della
Aulax salviae e della Phanacis centaureae, rispettivamente
sulla Salvia officinalis e sulla Centaurea jacea. |
Ormyrus papaveris ( Perris): Cyrtosoma papaveris, Ann.
Soc. Entom. France, IX, 1840, p. 96.
Molti maschi e femmine di questa specie si sono ottenuti in
giugno da galle di Aulax papaveris sul Papaver rhoeas, rac-
colte a Genova e dintorni.
Ormyrus diffinis ( Fonsc.) Mayr. — Cynips diffinis Fonsco-
lombe, Ann. Sc. Nat.} XXVI, 1832, p. 287 (g'). — Ormyrus
140 L. MASI
diffinis Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1904, p. 561, 563,
565 (oi Q ). 2
Questa interessante specie è nuova per I Italia, sebbene pro-
babilmente sia tutt’ altro che rara. Gli esemplari della collezione
del Museo sono: una femmina presa a Genova nel mese di giugno,
una dei dintorni (Monte Creto) presa in luglio, e cinque esem-
plari, pure femmine, di Nava.
LEUCOSPIDINAE.
Leucospis dorsigera Fabricius, Syst. entom., 1775, p. 361. —
L. intermedia Spinola, Insect. Ligur., I, 1806, p. 63 e IL, 1808,
p. 236. — L. dorsigera Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr. ,
Il, 1834, p. 15. — L. ligustica Nees, L c., p. 17. — L. dor-
sigera Schletterer, Berl. entom. Zeitschr., XXXYV, 4890, p. 185,
TV ee Ly NARS,
Una trentina di esemplari presi da giugno alla fine di set-
tembre in varie località: Genova e dintorni, Murta, Voltri, Va-
razze, Loano, Albenga, Capo delle Mele, Diano Marina, Ameglia,
Borzoli, Gavi.
Lo Spinola dice di questa specie: « Habitat in tota Liguria,
haud infrequens » e « Saepe capta in Agro arquatensi » «
Leucospis gigas Fabricius, Entom. syst., Il, 1795, p. 245. —
L. gigas, Spinola, Insect. Ligur., I, 1806, p. 63. — L. grandis,
Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr., II 1854, p. 12. — L.
gigas, Schlétterer, Berlin. entom. » Zeischr., XXXV, p. 203,
Pe Wey done, Se Ne BO: |
Parecchi esemplari femmine presi in giugno, luglio e agosto,
con le indicazioni: Genova, Monte Fasce, Varazze, Riviera Occis
dentale fra Spotorno e Albenga. Un maschio con quest’ ultima
indicazione,
Specie, secondo lo Spinola, « prope Genuam frequens ».
Leucospis biguetina Jurine, Nouv. Méth. class. Hymén., 1807,
p. 307 (9), T. XII. — Spinola, Ann.-Soc. entom. France, VII,
1838, p. 443 (9 Qo). — Schletterer, Berlin. entom. Zeitschr.,
XXXV, 18907 p.164, 169700175 (29) TV El 138) e
Una femmina di questa rara specie di Lewcospis è stata tro-
vata dall’ Ing. G. Gribodo, in estate, nella Riviera Occidentale fra
Spotorno e Albenga. Gli esemplari descritti dallo Spinola furono
da lui raccolti a Noli. è
CALCIDIDI LIGURI 141
CHALCIDINAE.
Phasganophora gallica Sichel, Ann. Soc. Entom. France (4 )
V, 1865, \p. 358 e 372 (9) (nomine Ph. conica Fabr.) e p. 376.
— Ph. gallica, André, Ann. Soc. Entom. France (6) I, 1881,
p. 338-340, T. IX, F. 1 e 3 (DL). — Ph. conica, Magretti,
Bull. Soc. Ent. It., 1884, p. 104.
Di questo calcidino il Museo di Genova possiede quattro esem-
plari, due dei quali, un maschio ed una femmina, di Marsiglia ,
uno, femmina, di Finalmarina, preso verso la fine di maggio nel
1899, l’altro, pure femmina, dei dintorni di Firenze. I due esem-
plari italiani appartenevano alla collezione del Magretti, il quale,
a proposito dell’ esemplare di Firenze, che sembra essere stato il
primo raccolto in Italia, scriveva (J. ¢.): « Questa vaga ed inte-
ressantissima specie, conosciuta finora solo della Francia, riesce
nuova e, credo, molto rara in Italia ».
Provvisoriamente mantengo la specie nel genere Phasgano-
phora di Westw., sebbene essa appartenga indubbiamente agli
Haltichellini, mentre la Phasganophora sulcata Westw. tipo
del genere, dovrebbe riferirsi ai Chalcidini, insieme con la Co-
nura flavicans di Spinola, tipo del genere Conura, il quale poi
erroneamente è stato ritenuto affine a Phasganophora da Sichel.
Euchalcis Miegii Dufour, Ann. Soc. Entom. France » I, 1861,
Ti RESA. AE
Tre femmine raccolte da giugno ad agosto a Varazze dal Mar-
chese F. Invrea. |
Il Museo Civico di Genova possiede un altro esemplare di
| questa specie, preso nella seconda metà di agosto a Golfo Palma
(Sardegna) ed un altro di Tunisi: quest’ultimo, appartenente alla
Collezione Magretti, interessa per la provenienza, non essendosi
menzionata finora l'Africa settentrionale nell’area di distribuzione:
esso presenta una macchia semicircolare nerastra nella parte ante-
riore dello scudo, come l'esemplare tipo, il quale fu raccolto nei
dintorni di Madrid. In una delle femmine di Varazze, oltre questa
macchia semicircolare, è colorata in nero la metà posteriore dello
scutello; in un’altra femmina sono neri più della metà anteriore
dello seudo e lo scutello quasi tutto, tranne una sfumatura rossa
alla base di esso.
1492 L. MASI
L’ esemplare più grande che ho osservato ( Varazze) è lungo
9,5 mm., quindi circa #/, di quello descritto dal Dufour,
Questa specie non può essere congenere dell’ Huchalcis ru-
bripes Kieffer, della égéliensts mihi, e nebulosa (Fonsc.) Duf. ?,
che ho descritte in una precedente pubblicazione ( Calcididi del
Giglio, questi Annali, vol. XLVII, 1916, p. 56 e seg.) tuttavia
la lascio qui col nome. generico di Huchalcis, in attesa d’ una
revisione dei generi di Haltichellini. Negli esemplari che ho esami-
nati, l’ antenna ha undici articoli, essendo la clava indivisa, questa
poi non è più lunga dell’ articolo che la precede.
Smicra biguttata (Spinola): Chalcis biguttata, Insect. Ligur.,
II, 1808, p. 231. — S. biguttata, Masi, questi Annali, XLVII,
1916, ip. Ame
Esemplari presi in giugno ‘e mea a Genova e dintorni e
ad Ameglia. Riguardo all’identificazione della specie vedasi quanto
ho detto in questi Annali, 2. c.
Chalcis femorata Panzer, Fauna Insect. Germ., VII, 18114,
Pin 84, TERNI:
Alcuni esemplari di Borzoli; presa anche a Genova e a Voltri.
Chalcis intermedia Nees, Hymen. Ichneum. aftin. Monogr.,
II, 1834, p. 29 (g'). — Masi, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII,
1916,-p: 25 (DL)
Molti esemplari presi a Genova, Borzoli, Stazzano Scrivia,
Voltri, Varazze. |
Chalcis Fonscolombei Dufour, Ann. Soc. Entom. France, 1841,
iI
Parecchi esemplari raccolti a Genova, Borzoli, Serravalle Scrivia
e Spezia.
Chalcis vicina Walker, Entom. Magaz., Il, 1834, p. 32.
Raccolta a Genova al Monte Fasce, a Borzoli e Loano.
Specie forse più frequente che la Chalcis Fonscolombei.
Chalcis minuta (Linné): Vespa minuta, Syst. Nat., Ed. XII,
, 1767, p. 952. — Chalcis minuta Spinola, Insect. Ligur.,
Ta 1808, p. 163.
Numerosi esemplari di molte località liguri. E la specie pit
frequente: di essa dice lo Spinola: « In tota Liguria obvia occurritp .
Della var. alborufa mihi (Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII,
1916, p. 41) sono stati presi due esemplari dal March. F. Invrea,
nel mese di giugno, a Varazze.
To) ei
Fy ip Rò
MORETTA AG Ve STRA Cape tebe ORIO E ae. SPM
. ARI tl II IREAO Ar
CALCIDIDI LIGURI 143
Dirrhinus hesperidum (Rossi): Chrysis hesperidum, Fauna
Hteusca 1, 1790, pi 78, e pi-400;,).T°. VII, F. D. — Chalcss
cornigera Spinola, Insect. Ligur., Il, 1808, p. 164. — Dirrhi-
nus hesperidum Nees, Hymen. Ichneum. atlin. Monogr., II,
1834, p. 34 e p. 36, (Oo). — (?) Dirrhinus imperialis Gi-
raud, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XIII,. 1863, p. 1309. —
Eniaca hesperidum Kirby, Journ. Linn. Soc. London (Zool.)
MVIL M883, <p. 37, .T: Pts.
Parecchi esemplari, maschi e femmine, presi nei dintorni di
Genova e a Borzoli, altri raccolti a Varazze in settembre su al-
beri di fichi. ;
Il genere Eniaca, istituito da Kirby (/.¢.) per la sola specie
E. hesperidum e caratterizzato dall’ avere nell’antenna un arti-
colo di più che il genere Dirrhinus, dallo scapo lungo e più
sottile e dal flagello più grosso, è fondato su caratteri variabili
con le specie e col sesso, e sopra un’ osservazione inesatta.
L’ esemplare che |’ autore fece rappreseritare nelle fig. 15-17 della
tav. III come Dirrhinus excavatus e come tipo di questo genere,
era assai probabilmente un maschio, e la forma allungata e sottile
del flagello delle sue antenne è solo un carattere sessuale;
ritengo inoltré che l’ autore non si accorgesse del piccolissimo
anello che precede il funicolo e che perciò abbia attribuito alla
antenna dodici articoli‘invece di tredici. Anche il Silvestri mi
sembra che abbia interpretato i generi Dirrhinus ed Eniaca
come sinonimi, poichè le antenne delle sue specie Dirrhinus
Giffardii e Dirrhinus Ehrhorni (vedi: Boll. Labor. Zool. gen.
eiaghio. Portici, VII 4943, pi 128° ev pul 325 FP. LIV, 3 ‘eE.
LVII, 3) hanno tutti i caratteri indicati dal Kirby pel genere
Eniaca.
Confrontando gli esemplari del Dirrhinus hesperidum che
sono nel Museo Civico, dei quali undici raccolti in Liguria e due
della Campagna Romana, ho notato che la specie. varia molto nel
calore di certe parti: le ali possono essere lavate di giallo grigia-
stro oppure del tutto scolorite ; le zampe anteriori e medie, eccetto
le anche, sono talora di colore rosso ruggine con parte dei femori
e delle tibie più o meno scura, oppure il rosso si limita ad un
breve tratto dei ginocchi e dell’ estremità delle tibie ed ai tarsi,
mentre tutto il resto è bruno o bruno nero; 1’ apice dello scapo
e il pedicello possono essere più o meno rossastri. Questo colore
ae tro RATTI da Me ad TE CI. TT agi CITI, RT
n un mets
Ce
144 i -L. MASI
nelle antenne e nelle zampe si trova più diffuso nei maschi. Tali
variazioni di colorito mi fanno sospettare che il Dirrhinus im-
perialis del Giraud non sia diverso specificamente dal Dirrhinus
hesperidum.
Avendo esaminato diversi Dirrhinus esotici della collezione
del Museo Civico, confrontandoli con la specie D. hesperidum e
con le due descrizioni del Silvestri già ricordate (le quali per le
molte figure che le accompagnano sono le sole veramente detta-
gliate ed utili che si hanno finora) mi è parso che per la deseri-
zione del Dirrhinus hesperidum siano. da porre in rilievo i
caratteri che ora vengo ad esporre.
Femina. Nigra, capite et thoracis dorso, praeter meta-
notum, nigro-aeneis, nitidulis; albo-pilosula ; scapo apice,
pedicello supra, interdum aeruginosis ; femoribus tibiisque
anticis ac mediis rufis, ad medium obscurioribus vel brun-
neis, saepe etiam brunneo-nigris, genu tantum et tibiae
apice rufescente ; tarsis omnibus rufis; proalarum tegulis
nervisque brunneis, illis interdum rufescentibus, cellula
costali, basali in dimidio anteriore et reliquo spatio lami-
nae inter nervum marginalem ac nervum spurium usque
ad stigma plus minus grisescenti-flavidis ; raro alis omnibus
subhyalinis. .
Capul antice visum aeque longum atque latum, triangu-
lare, genis rectis quam orbitis fere duplo longioribus,
labro etiam triangulari, quam eius basi vix longiore, an-
gulis acutis ; de supra inspectum processubus frontis ad
apices spatio sesquilongiore quam ad bases remotis, eorum
margine externo prope apicem fortiter incurvo, interno
leniter sinuato et -laminato-prominulo ; de latere inspectum
diametro transverso quam longitudinali breviore, propor-
tione 50:85, orbita transverse elliplica at inferius recte
limitata; margine foveae antennalis integro, id est dente
nullo praeoculari instructo. Flagellum modice incrussatum,
annello subquadrato, articulo tertio funiculi aeque longo
atque lato vel vix latitudine longiore, clava si modice vitro
aucta indistinete articulata, microscopio inspecta suluris
parum conspicuis, prima tamen melius distincta.
Mesothoracis scutum ad marginem anteriorem fere sem-
per foveolis destitutum. Metanoti lineae elevatae ita dispo-
CIAO SEA ia
CALCIDIDI LIGURI 145
sitae: duae aream includunt ellipticam, */, dorsi longitudinis
occupantem. et carina longitudinali, costulas transversas
emittente, divisam; haec area cum margine postico metanoti
carinula brevissima conjungitur; carinae longitudinales
singulae in utroque spatio laterali, irregulares, in angulo
posteriore metanoti una cum margine laterali desinunt.
Petiolus superne quadricostatus. Abdomen ovato-acutum
tergito basali in !/, eius longitudinis sulcis 15-20 exarato,
horum nonnullis antrorsum confluentibus.
Long. 4-5 mm.
Mas. Plerumque magis rufescens; flagello attenuato,
annello brevissimo fere inconspicuo, articulo tertio funiculi
latitudine manifeste longiore; abdomine semper minus co-
nico-producto, segmentis omnino retractis truncato-rotundato.
In un solo degli esemplari osservati le fossette circolari dello
scudo si estendevano fino al margine anteriore.
I caratteri più importanti per la diagnosi delle specie sono
quelli della testa e quelli del metanoto.
Nella Collezione Magretti si trova un esemplare femmina
mandato dallo Schmiedeknecht col nome di Eniaca hesperidum
tossi e proveniente dall’ Algeria (Hammam).
Esso differisce dagli esemplari che ho descritto per avere gli
articoli del flagello più accorciati ; tutta la superficie dello scudo
sparsa uniformemente di Beastie. circolari; l’ areola ellittica del
metanoto estesa quasi fino all’ orlo posteriore di esso. Questo
esemplare mi sembra appartenere ad una varietà ben distinta,
forse ad una sottospecie.
La biologia del Dirrhinus hesper idum è ancora affatto sco-
nosciuta. Due degli esemplari del Museo sono stati presi dal March
Invrea in giugno sui rovi, nei dintorni di Genova. Il Rossi dice :
« Habitat in plantis Hesperidum » (limoni, ed altre) « parieti
innixis: media aestate capta » — ed inoltre: « volatus
gravis ». Silvestri ha dato importanti notizie sui costumi del
Dirrhinus Giffardii. La femmina si serve dei processi frontali
e delle zampe posteriori per rimuovere i granelli di terra che
ricoprono le pupe di mosche dei frutti; essa perfora coll’ ovopo-
sitore la parete del pupario e deposita un uovo sul corpo della
pupa; questa viene succhiata dall’esterno dalla larva del Dirrhi-
nus, la quale compie la metamorfosi entro il pupario del dittero.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (15 Febbraio 1919). 10
rsa
146 L. MASI *
EURYTOMINAE.
Eurytoma nodularis Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., LVI,
1855, p. 250.
Esemplari maschi e femmine « da ramoscelli di Rubus fru-
ticosus » raccolti al Colle de’ Giovi; altri presi a Borzoli; parecchi
esemplari maschi di Voltri.
Eurytoma Wachtli Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXVIII,
1878, p. 308.
Un piccolo esemplare maschio, pr eso in settembre a N. S. della
Vittoria, presenta i caratteri indicati dal Mayr per questa specie,
la quale fu ottenuta allevando la Magdalis rufa Germ. e il
Pissodes validirostris Schònh.
Eurytoma robusta Mayr, vai zool.-bot. Ges. Wien, XXVIII,
1878, p. 300.
Un esemplare maschio preso a Genova in giugno.
Eurytoma Mayri Ashm. — £wu. diastrophi Mayr, Verh. zool.-
bot. Ges. Wien, XXVIII, 1878, p. 301 (nec Eu. diastrophi
Walsh, 1870). — Hu. Mayri Ashmead, Trans. Amer. Entom.
Soe. XIV), 18875 °p: 194.
Parecchi esemplari maschi e femmine ottenuti alla fine di
aprile da galle del Diastrophus rubi, di Borghetto S. Spirito,
e femmine ottenute in maggio e giugno dalle stesse galle raccolte
a N. S. della Vittoria.
Eurytoma curta Walker, Entom. Magaz., I, 1832, p. 24.
Esemplari femmine di Genova, N. S. della Vittoria e Loano,
accolti da luglio a settembre, e maschi e femmine presi a Borzoli
e a Varazze.
Eurytoma rosae Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr., II,
1834, p. 415. |
Di questa specie assai diffusa e comune, la Collezione Mantero
dei parassiti di Cinipidi della Liguria contiene molti esemplari
ottenuti da diverse galle, le quali sono indicate qui appresso
insieme con |’ epoca della comparsa del calcidide.
Galle di Rhodites Mayri di Amborzasco. Rhodites spinosis-
simae della stessa provenienza. Rhodiltes rosarum di Gavi e di
N. S. della Vittoria, in luglio. Cynips tinctoria var. nostra, di
N. S. della Vittoria, in maggio e nella seconda metà di giugno.
Cynips Kollari di Gavi; is stessa del Colle de’ Giovi, in giugno.
PST AS
CALCIDIDI LIGURI 147
Cynips coriaria dei dintorni di Genova (N. S. del Monte) in
maggio. Cynips polycera dei dintorni di Genova, in maggio e
luglio; di N. S. della Vittoria, in giugno. Cynips caliciformis
di N. S. della Vittoria. Cyntps galeata della stessa località, in
giugno. Cynips truncicola di Genova e dintorni; la stessa di
N. S. della Vittoria. Cynips Korlevici della stessa località, in i
luglio. Cynips Mayri di Borghetto S. Spirito, in maggio. Dryo-
phanta cornifex di Gavi, in estate. Andricus Trotteri di
Molare ; lo stesso di N. S. della Vittoria, in luglio. Andricus
fecundator di questa stessa località. Andricus lucidus di Genova
e dintorni; di N. S. della Vittoria, in giugno. Aphelonyx cer-
ricola, pure di N. S. della Vittoria. ‘Altri esemplari della colle-
zione generale provengono da alcune delle località già indicate.
Eurytoma phanacidis Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
XXVIII, 1878, p. 327.
Due maschi, uno di Nava ed uno dell’Alpe di Frontero, presi
in agosto.
Eurytoma gibba Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., LVI,
1835, p. 244.
Maschi e femmine di Nava e del Monte Penna, presi in agosto,
una femmina presa a Genova in luglio.
Systole albipennis Walker, Entom. Magaz., 1, 1832, p. 22
(9) — (2) Eurytoma nitida Walker, l. c., p. 25 (oc). —
Systole albipennis Thomson, Hymen. Scand., IV, 1875, p. 52.
‘Due esemplari femmine, uno preso in estate a N. S. della
Vittoria ed un altro al principio d’ autunno a Langasco. Il genere
Systole non era indicato finora per la nostra fauna.
I due esemplari mi sembrano riferibili alla specie albipennis
del Walker piuttosto che alla platyptera dello stesso autore,
‘sebbene il notevole ispessimento del nervo marginale, che essi
presentano, non si trovi menzionato fra i caratteri dell’albipennis
né dal Walker nè dal Thomson, mentre si trova nella diagnosi
originale della specie platyptera. Quest’ ultima sembra caratte-
rizzata principalmente dall’ aspetto più robusto del torace e dal
colorito giallo sulle articolazioni delle zampe e sui tarsi. I due
esemplari di Liguria hanno invece i tarsi molto scuri, quasi di
un bruno grigio come il flagello delle antenne, e ciò concorda
meglio con la descrizione del tipo della Systole albipennis, nella
quale dice il Walker: « Tibiae anticae, tarsique fusci, subtus
148 L. MASI
flavi ». Ed infatti, specialmente se si osserva a debole ingrandi-
mento; queste parti appaiono meno scure del resto del corpo, ma
non di colore giallognolo o altra tinta chiara come nella maggior
parte delle Zurytominae. È probabile che nella specie albjpennis
vi siano due varietà, una con tarsi scuri ed una con tarsi chiari,
come io ho osservato anche per |’ Eurytoma gibba Boh.: la forma
con tarsi chiari sarebbe quella descritta dal Thomson.
Nella Collezione Magretti trovasi un esemplare di Turingia,
avuto con la determinazione di Systole albipennis, il quale è
invece una £urytoma. Di quest’ ultimo genere esiste nella nostra
fauna, e potremmo dire nella fauna europea, più d’ una specie
nella quale si trovano individui di piccolissime dimensioni, col
nervo marginale notevolmente ispessito e lungo quanto lo stig-
matico e quanto il postmarginale, e col flagello delle antenne più
o meno ingrossato, il metanoto, visto di profilo, disposto quasi
ad angolo retto col mesonoto; ma gli esemplari di queste specie si
distinguono bene dalle Systole per la scultura ombelicata del torace.
La Systole abnormis di Ashmead, per diversi caratteri, non
mi sembra riferibile a questo genere.
Isosoma romanum Walker: (J. romana) Entomologist, VI,
1873, p. 395 (92).
Un esemplare femmina preso a Genova dal signor Giacomo
Mantero al principio di luglio, nel 1902. —
Questa specie non era stata più menzionata dopo la breve
descrizione che ne diede il Walker. Il tipo, che si conserva nel
Museo Britannico, col quale l esemplare di Genova è stato con-
frontato dal Dr. Waterston, fu trovato a Roma alle Terme di
Caracalla.
Decatoma variegata Walker, Entom. Magaz., I, 1832, p. 28.
— Mayr, Verh. zool:-bot. Ges. Wien, 1905, p. 331, 535.
Una femmina uscita alla fine di aprile da una galla di Cynips
polycera di N. S. della Vittoria.
Questa Decatoma, che fu.ritenuta come varietà della biguttata,
è invece ben distinta specificamente, e come tale è stata ammessa
dal Mayr.
Decatoma submutica Thomson, Hymen. Scandin., IV, 1875,
p. 33.
Un maschio e una femmina, raccolti a Genova in luglio, ed
un’altra femmina di N. S. della Vittoria, presa in settembre.
CALCIDIDI LIGURI 149
Decatoma biguttata (Swed.) Curt. — Plteromalus biguttatus
Swederus, Svensk. Vet-Akad. nya Handl., XVI, 1875, p. 216. —
Decatoma biguttata Curtis, Brit. Entom., VII, 1831, p. 345.
La Collezione Mantero dei parassiti di Cinipidi: della Liguria
contiene i seguenti esemplari.
Femmine ottenute da galle di Andricus Trotteri di N. S.
della Vittoria e di Molare; altre femmine da galle di Andricus
lucidus di N. S. della Vittoria, uscite in maggio e luglio; maschi
e femmine da -galle di Andricus multiplicatus della stessa lo-
calità, usciti in luglio; femmine ottenute da galle di Biorrhiza
pallida di Quezzi (dint. di Genova) nel mese di giugno, e ma-
schi e femmine da galle di Biorrhiza terminalis di N. S. del
Monte, ottenute in maggio ; femmine da galle di Cynips coriaria
di N. S. della Vittoria, uscite pure in maggio, ed altre da galle
di Cynips Tozae della stessa località, uscite verso la fine di aprile.
Un maschio fu preso a Varazze in settembre.
Decatoma scorzonerae Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, LV,
1905, p. 540. |
Alcuni maschi e femmine, usciti in giugno da galle di Awlax
scorzonerae sulla Scorzonera austriaca, raccolte al Monte
Gazzo (Coll. Mantero).
Decatoma mellea (Walker) Curtis, British Entom., XIII, 1834,
p. 345 (0°). — Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, LV, 1905,
p. 538 (0° 9).
Un esemplare femmina preso dal sig. P. Bensa a Novi Ligure.
PERILAMPINAE.
Perilampus tristis Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1905,
p. 564, 566. ,
Di questa specie, indicata finora soltanto come della Germania
ed Austria, il Museo Civ. di Genova possiede parecchi esemplari,
alcuni raccolti dal March. .G. Doria in Liguria, a Borzoli e Lan-
gasco, altri presi all’ Isola del Giglio ; due raccolti dal Dr. A.
Andreini a Premariacco , in provincia di Udine. Il march. F/Invrea
ne ha trovati su alberi di fichi in settembre, a Varazze.
Perilampus laevifrons Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl,,
XLII, 1822, p. 400. — Diplolepis italica Spinola, Insect. Ligur. ,
Il, 1808, p. 210. — Perilampus italicus Spinola, Ann. Mus.
PS
150 L. MASI
Hist. Nat., XVII, 1811, p. 147. — P. laevifrons’ Mayr, Verh.
z00l-bot. Ges. Wien, 1905, p. 565, 569.
Esemplari presi tra giugno e la fine di settembre a Genova,
a Borghetto S: Spirito, N. S. della Vittoria, Borzoli e Gavi. Ho
avuto esemplari di questa specie anche dal Monte Cimino ( Lazio )
e da Vallo (Lucania ).
Perilampus italicus Fabricius: ( Cynips italica) Entom. syst., .
II, 1793, p. 103. — Perilampus splendidus Dalman, Svensk.
Vet-Akad. Handl., XLII, 1822, p. 396. — P. italicus Mayr,
Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1905, p. 564, 568.
Esemplari presi tra giugno e settembre a Genova, Savignone,
Gavi e nella Riviera Occ.. Il Museo Civico possiede anche esemplari
di Lombardia (Canonica d’ Adda e Miradolo), del Lazio (Monte
Cimino) e di Sardegna (Cagliari). i
Un esemplare di Genova ed uno di Savignone sono delle va-
rietà col dorso verde dorato. .
Perilampus nitens Walker, Entom. Magaz., II, 1834, p, 163,
Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, 1905, p. 563, 566.
Gli esemplari di Liguria, provengono dai dintorni di Genoya,
da S. Margherita e dal Colle di Nava, e sono stati raccolti in
luglio e agosto. Ne ho avuti altri del Lazio (Monte Cimino)
e della Valtellina (Sondrio),
Lamprostilus auricollis Forster, Ver. naturh. Ver. preuss.
Rhema Vly 185949, AA:
Di questa bella e rara specie, che sembra non essere stata più
ritrovata dopo la descrizione del Forster, il sig. Giacomo Mantero
ha raccolto un esemplare a Begato, nei dintorni di Genova,
verso la metà di luglio del 1896. L’ esemplare corrisponde inte-
ramente ai caratteri indicati dal Forster, così, da non lasciarmi
in dubbio riguardo alla determinazione.
Il genere Lamprostilus è stato ritenuto da Ashmead (Clas-
sification of Chalcid Flies — Mem. Carnegie:Mus., 1904, p. 266 )
come sinonimo del Chrysolampus di Spinola, di cui sarebbe tipo
il Chrysolampus splendidulus che lo stesso Spinola ha descritto
nella sua opera sugli insetti liguri, sotto il nome di Déplolepis
splendidula (Insect. Ligur. species novae aut rariores, 1806-08);
ed anch'io sono di opinione che il genere Chrysolanipus debba
interpretarsi in tal modo, piuttosto che ritenerlo sinonimo di
Sphegigaster ed ascriverlo alle Pteromalinae.
CALCIDIDI LIGURI 151
La descrizione del Chrysolampus splendidulus (1. c., Il,
1808, p. 222, 223) non corrisponde ai caratteri dell’ esemplare
di Begato in due punti, cioè |’ esemplare non presenta lo « scu-
tellum bidentatum » e non ha « alae hyalinae, costa punctoque
nigris » ; ma tutto fa supporre che si tratti di specie congeneri.
Il Chrysolampus splendidulus Spin. è citato, col nome di
Ch. cyaneus F., nel Catalogo degli Imenotteri di Francia di J.
de Gaulle (Feuille des Jeunes Naturalistes, 1907, p. 228).
EUCHARIDINAE.
Eucharis adscendens Fabricius: (Cynips adscendens) Mantissa
insect., I, 1787, p. 251. — Spinola, Insect. Ligur., I, p. 62.
Sono una quarantina di esemplari presi nello stesso luogo
e nello stesso giorno presso Genova (Staglieno) alla fine di
giugno; un altro esemplare è di Borzoli, preso in luglio.
Di questa specie dice lo Spinola: « Habitat fere gregaria in
Populo tremula ».
Dal confronto degli esemplari di Liguria ed altri, mi sembra
di poter concludere che.le due specie di Forster, Hu. punctata
e Kollart (Verh. naturh. Ver. preuss. Rheinl., XVI, 1859,
p- 89 e 91) non siano che varietà della Hucharis adscendens.
Stilbula cynipiformis (Rossi) Spinola. — I¢éhneumon cyni-
formis Rossi, Mantissa insect., 1792, p. 125. — Stilbula
cyniformis Spinola, Ann. Mus. Hist. Nat., XVII, 1811, p. 150.
— S. cyniformis Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr., II
1840, p. 267.
Specie piuttosto comune. Quaranta esemplari, raccolti a Mul-
tedo, Cravarezza, Borzoli, Varazze, Genova e dintorni, dsorgonuoyvo,
da giugno ad agosto. -
Lo Spinola non indica questa specie tra i Calcididi liguri, però
il Nees dice « Legit in Liguria cl. Spinola ».
bl
ENCYRTINAE.
Eucomys infelix Embleton, var. albiscapus. — Comys infelia
Embleton, Trans. Ent. Soc. London, II, 1902, pp. 219-229;
Trans. Linn. Soc. London, V, 1904, pp. 231-254, T. XI-XII. —
Eucomys infelix et var. albiscapus, Masi, Novitates Zoologicae,
Tring, XXIV, 1917, pp. 142-144, F. 15, 16.
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152 L. MASI
Alcuni individui femmine presi a Genova nei mesi di maggio,
settembre e dicembre.
Eucomys scutellata (Swed.). — Pleromalus scutellatus
Swederus, .Svensk. Vet.-Akad. nya Handl., XVI, 4775,
p. 218. .
Due femmine ed un maschio presi a Genova; una femmina
di Stazzano Scrivia, presa in giugno.
Eucomys obscura (Dalm.) Forst. — Encyrtus obscurus
Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 164. — Eu-
comys obscurus Forster, Hymen. Stud., II, 1856, p. 24.
Due maschi, uno preso a Genova, l’altro a Voltaggio nel
mese di giugno.
Dinocarsis hemiptera (Dalm.) Forst. — Encyrtus hemipterus
Dalman, ‘Svensk. Vét.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 166 (9)
p. 371 (9 o&) — Dinocarsis hemiptera Forster, Hymen. Stud.,
II, 1856, p. 37.
Una femmina presa al,Monte Penna in agosto.
Ericydnus longicornis (Dalm.) Thoms. — Hneyrtus longi-
‘cornis Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 165.
— Ericydnus longicornis Thomson, Hymen. Scandinav., IV,
1875, p. 124.
Un esemplare femmina preso in Genova alla fine di giugno.
Un'altra femmina della collezione del Museo Civico fu presa
all’ Isola del Giglio in aprile dal March. G. Doria. La specie,
probabilmente, non è rara. \
Ericydnus ventralis (Dalm.) Walk. — Encyrtus longi-
cornis var. ventralis Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI,
1820, p. 166. — Ericydnus paludatus Walker, Entom. Magaz.,
V2 18375 7p 3632,
Una femmina attera presa in agosto al Monte Penna.
Baeocharis pascuorum Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXV,
1875, p. 768.
Due esemplari femmine, uno preso nei dintorni di, Genova
(Santa Tecla) alla fine di settembre, ed uno di Voltri.
Cerchysius subplanus (Dalm.) Westw. — ZEncyrtus subpla-
nus Dalman, Svensk. Vet-Akad. Handl., XLT, 1820, p. 362. —
Cerchysius urocerus Westwood, Introd. mod, Class. Insect., II,
1840, Synops. p. 73.
Una femmina presa a Bergonuovo presso il Monte Penna.
CALCIDIDI LIGURI 153
Phaenodiscus intermedius Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
MKV,. 1875, p. 75864790, 6
Esemplare femmina preso a Stazzano Scrivia in settembre.
Phaenodiscus aeneus Dalm. — Encyrtus aeneus Dalman,
Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 159. — Phaenodi-
scus aeneus Thomson, Hymen. Scandin., IV, 1875, p. 137. —
Ph. aeneus Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXV, 1875,
pi. 7598.e 759. |
Una femmina presa in agosto a S. Stefano d’ Aveto.
In questo esemplare la testa è nera con le fossette circolari
verdi, solo la parte inferiore della faccia tende un po’ al colore
azzurro ; lo scapo e il pedicello sono bruni-rugginosi, i primi
quattro articoli del funicolo bruni; le zampe hanno i tarsì sol-
tanto di colore testaceo. Il pedicello è manifestamente più lungo
dell’ articolo successivo.
Blastothrix erythrostethus (Walk.) Mayr. — £ncyrtus ery-
throstethus Walker, Ann. Magaz. Nat. Hist., XIX, 1847, p. 228.
— ida erythrostethus Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien,
XXV, 1875, p: 699, 700.
Se ne atlenconn esemplari d’ambo i sessi verso la fine di
giugno dal. Kermococcus ilicis. È stato raccolto nei dintorni di
Genova dal Ferrari nel 1886 e dal Durante in quest'anno (1918).
Da molti esemplari di Kermococcus presi quest’ anno in una
stessa località, il Blastothrix si è ottenuto insieme con un altro
encirtide che non ho potuto determinare, ma che forse può rife-
‘rirsi al genere Psilophrys. Tale parassita, che ha continuato a_
schiudere quando non nascevano più Blastothrix, era assai più
frequente, e da un solo Kermococcus isolato ne ho avuti ben
492 esemplari.
Blastothrix sericea (Dalm.) Mayr. — £Encyrius sericeus
Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 357. —
Blastothrix sericea Mayr, Verh. zool-bot. Ges. Wien, XXV,
75, p. 698, 699 e 700.
Un esemplare maschio preso in maggio al Forte Ratti presso
Genova.
Trichomasthus cyaneus (Dalm.) ee — Encyrlus cya-
‘neus Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 160 e
p.371(9) — Trichomasthus cyaneus Thomson, Hymen.
Scand., IV, 1875, p. 143.
154 L. MASI
Una femmina uscita ai primi di ottobre da un ovisacco somi-
gliante ad un bozzolo cotonoso e molto simile a quello della
cocciniglia Hriopeltis festucae Fonsc., preso a Santa Tecla
(dintorni di Genova), attaccato ad una foglia di graminacea.
Riguardo all’ habitat della specie, il Mayr serive : « Kollar
erzog diese Art in Juli aus Coccus Phalaridis L., auf Brachy-
podium pinnatum im Prater in Wien gesammelt, v. Heyden
und Dr. aie ae in Munchen aus Cocciden an Grisern »
(4. c.; p. 718). Nella « Liste d’ éclosions d’ Insectes » di Giraud
e Leben (Ann. Soc. entom. France, VII, 1877, p. 421)
trovasi |’ indicazione: « Kermes, sur Festuca ». Nel « Catalogue
des Hymeénoptères de France » di De Gaulle è indicato come
vittima di questa specie anche il Lecanium aceris.
Encyrtus ferrugineus Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr, ,
II, 1834, p. 205.
Tre esemplari femmine, uno di Genova, due presi a Stazzano
Scrivia in ottobre. Essi corrispondono bene per i caratteri alla
descrizione del Nees. i
FUILI aphidivorus Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXV,
1S/D50pi TID STS exis 2A
Diversi esemplari, ottenuti in giugno da un afide su Centau-
rea calcitrapa, dei dintorni di Genova. Mayr ottenne questa
specie da afidi del Ribes aureum e della Rosa centifolia.
Encyrtus tessellatus Dalm. ( Thoms.) — Encyrtus tessellatus
Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 342. —
Microterys tessellatus Thomson, Hymen. Scand., IV, P. 1.,
1875 piot60.
Tre esemplari femmine, uno preso al Monte Penna in agosto,
due presi a N. S. della Vittoria in settembre.
Prionomitus tiliaris (Dalm., Thoms.) — Encyrtus tiliaris
Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820, p. 171. —
Microterys tiliaris Thomson, Hymen. Scandin., IV, 1875, p. 163.
Un esemplare maschio preso in agosto all’ Alpe di Frontero,
Esso presenta lo scapo e il pedicello verdi, metallici, la clava
lunga il doppio dell’articolo che la precede, le anche anteriori
secure, le zampe anteriori e medie giallognole, con una leggiera
ombreggiatura alla metà delle tibie del primo paio; il dorso è
minutamente reticolato, non fittamente punteggiato, e di un bel
color verde uniforme.
CALCIDIDI LIGURI 155
L’Encyrtus tiliaris e il mitratus, di Dalman, formano,
| secondo Thomson, una sezione del genere Microterys, e la specie
mitratus sarebbe sinonimo dell’ Encyrtus chlorinus dello stesso
Dalman. Io credo che tale sezione del genere Microterys abbia
caratteri sufficienti, tanto nei maschi come nelle femmine, per
costituire un genere a sè. Ai maschi ha dato già in certo modo
un valore generico il Mayr, poichè nella sua monografia degli
Encirtidi europei ha istituito il genere Prionomilus per il ma-
schio dell’ Encyrtus chlorinus Dalm., che, come ho detto, è da
ritenersi quale sinonimo del Microterys mitratus. È vero che
questo autore descrive fra gli Encyrtus la femmina dell’ Encyrtus
mitratus e del tiliaris, e che molto probabilmente gli esemplari
che egli aveva così determinati, erano proprio le femmine delle
specie omonime riferibili al genere Prionomitus ; ma conviene
considerare che il gruppo degli Hneyrtus del Mayr non è affatto
un gruppo omogeneo. |
Choreia inepta (Dalm.) Westw. — Hncyrtus ineptus Dalman ,
Svensk. Vet.-Akad, Handl., XLI, 1820, p. 567. — Choreia ni-
groaenea Westwood, Magaz. of Nat. Hist., VI, 1833, p. 122,
F.2d. — Choreius ineptus Westwood, Philos. Magaz. (3) X,
1837, p. 442.
_ Tre maschi raccolti a N. S. della Vittoria in settembre.
Chiloneurus formosus (Boh.) Thoms. — Encyrtus formosus
Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., IX, 1852, p. 183. —
Chiloneurus formosus Thomson, Hymen. Scandin., IV, 1875,
p. 149.
Una femmina presa a Genova in luglio. In Calabria (Catan-
zaro ) questa specie si è trovata parassita della Philippia oleae.
Habrolepis Dalmani ( Westw.) Mayr. — Encyrtus Dalmanni
Westwood, Philos. Magaz. (3) X, 1837, p. 440. — Habrolepis
Dalmani Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXV, 1875, p. 751.
Una femmina presa a Genova in giugno. Il Dr. T. De Stefani
ha ottenuto questa specie da galle lenticolari (di Stephaniella
sp.?) delle foglie di Atriplex halimus, in Sicilia; io ne ho
veduti esemplari di Calabria (Catanzaro) parassiti di Aspidiotus
belulae.
Cerapterocerus mirabilis Westwood, Magaz. of Nat. Hist.,
VI, 1833, p. 495. — Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXV,
1876, p. 748.
Ore et ey
156 L. MASI
Una femmina presa nella seconda metà di settembre a Rez-
zoaglio (frazione del Comune di S. Stefano d'Aveto, a 700 m.).
EUPELMINAE.
Eupelmus urozonus Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI,
1820, p. 378 (GF). — Walker, Monogr. Chalcid., II, 1839,
p. 35 (9). — Silvestri, Martelli e Masi, Boll Labor. Zool. gen.
eiagr. Portici, IL, 49075: p., 30: Ei 21-275 ees
Esemplari femmine da galle di Cynips truncicola e C. ga-
leata su Quercus robur, di C. polycera su Quercus pube-
scens, di C. tinctoria var. nostra e C. Mayri ; da galle di Dryo-
cosmus australis su Quercus ilex, di Andricus lucidus, di
A. solitarius su Quercus pubescens ; da galle di Biorrhiza
pallida. Da queste ultime si sono ottenuti anche maschi. Un altro
maschio si è ottenuto da una galla di Cynips coriaria. Quasi
tutti questi parassiti sono schiusi in maggio. In epoca piuttosto
tardiva, cioè il 20 ottobre, si è ottenuto un maschio da ‘olive di
Varazze. Le galle furono raccolte nei dintorni di Genova, a
N. S. del Monte, N. S. della Vittoria, Borghetto S. Spirito e
Arenzano.
Il confronto di questi esemplari, i quali differiscono non poco
fra di loro nell’ aspetto e nella colorazione delle zampe, ma pre-
sentano forme di passaggio fra i tipi più differenti, mi fa ritenere
che si tratti di una sola specie, non diversa da quella che paras-
sitizza il Dacus oleae.
Eupelmus Degeeri Dalm. — Degeer, Mém. pour l’hist. des Insect.
II, P.I, 1771, p. 909, T. XXXI, F. 22. — (?) Ichneumon vesi-
cularis Retzius, Gen. et spec. insect., 1783, p.70. — Diplolepis
vesicularis Spinola, Insect. Ligur., II, 1808, p. 161. — Hupel-
mus Degeeri Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl., XLI, 1820,
EYE ROE
Esemplari femmine, raccolti uno in maggio a Varazze, su una
quercia, altri in agosto al Monte Penna e in settembre a N. S.
della Vittoria; uno uscito al principio di agosto da una galla di
Aulax su Glechoma hederacea.
La sinonimia con la Diplolepis vesicularis dello Spinola è
stata messa in dubbio, poichè questi non dice altro se non :
« Femina aptera, saltatoria, in floribus umbellatis deprehensa.
aa a }
a
CALCIDIDI LIGURI 157
Mas invisus ». Tuttavia il Nees, il quale fu in relazione con lo
Spinola, cita questo autore nella sinonimia e nella descrizione.
Le femmine di Hupelmus Degeeri differiscono molto da quelle
dell’ Eupelmus urozonus per parecchi caratteri morfologici, ed
anche i maschi, sebbene meno diversi, sono tuttavia ben distinti,
onde credo opportuno di fare due generi diversi per tali specie.
Di questo argomento tratterò in una prossima pubblicazione in
questi Annali, dove l’Eupelmus Degeeri sarà descritto col nome
generico di £upelmella.
CLEONYMINAE.
Cleonymus depressus (Fabr.) Walk. — Ichneumon depres-
sus Fabricius, Suppl. entom. system., 1798, p. 231, n. 220-221.
— Cleonymus depressus Walker, Entom. Magaz., IV, 1837,
p. 350 (9 L)—(?) Cleonymus depressus Thomson, Hymen.
Seandin., V, 1878; p. (9):
Una femmina presa a Genova (Villetta Dinegro) in maggio.
L’ esemplare presenta in quasi tutto il torace. e nel vertice un
bel riflesso rameo ; la fossa antennale non è determinata, ed in
ciò esso differisce, principalmente, dai caratteri indicati dal Thom-
son. La descrizione del Walker mi sembra sufficiente per identi-
ficare la specie, e forse si accorda con le determinazioni degli
altri autori meglio di quella del Thomson; onde ritengo che si
debbano considerare come autori della specie stessa Fabricius e
Walker, non Fabricius e Thomson come indica il Catalogo Dalla
Torre. Questo Cleonymus è molto variabile nel colorito. Un
esemplare. preso a Palo (Lazio), con tinte rosse meno diffuse nel
torace e col margine dei segmenti addominali 3°-6° verde dorato,
non mi sembra diverso specificamente, quantunque corrisponda
meglio alla descrizione del Cleonymus viridinitens di Forster.
Trigonoderus acuminatus (Dalm.) var., Thomson: Hymen.
Scandin., V, 1878, p. 12.
Una femmina presa in luglio a Viozene (Alpi Marittime ).
Secondo Thomson questa varietà si distingue dalla forma tipica
« alis macula sub radii clava fusca, femoribus interdam medio
fusco-aeneis ».
Trigonoderus trifasciatus Thomson, Hymen. Scandin., V,
1878, p. ll.
Una femmina presa a S. Stefano d’ Aveto in agosto.
158 L. MASI
Platygerrhus gracilis Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878,
pid.
Questa specie non la trovo menzionata da altri autori dopo
del Thomson. Ne è stata raccolta una femmina dal sig. A. Dodero
a Rezzoaglio (frazione del Comune di S. Stefano d’ Aveto, a 700
m.) nella seconda meta di settembre. L’esemplare non corrisponde
alla descrizione del Thomson per alcune differenze nella colora-
zione delle zampe, cioè per il lato esterno dell’ anca anteriore
colorato in giallo, il femore del terzo paio di zampe bruno chiaro
e la tibia con un anello pure di questo colore presso alla base.
Nel tipo le zampe della femmina sono testacee, « coxis corpori
concoloribus », e quelle del maschio sono « femoribus tibilsque
fusco-rufis ».
PTEROMALINAE.
Cheiropachys colon (L.) Westw. — Sphex colon Linné,
Syst. nat., Ed. X, I, 1758, p. 571. — (?) Diplolepis quadrum-
Spinola, Insect. Ligur., II, 1808, p. 161. — Cheiropachys
quadrum Westwood, Zool. Journ, IV, 1828, p. 25, T. Il,
2(9),F.4(g) — (3?) Cleonymus quadrum Nees,
Hymen. Ichneum. affin. Monogr., II, 1854, p. 86 e p. 421. —
Cheiropachys quadrum Walker, Entom. Magaz., IV, 1856,
p. 144 (% L)
Diverse femmine e due maschi, presi in una casa a Genova,
da maggio ad agosto, ed usciti probabilmente da legna di ulivo
contenente larve di Hylesinus oleiperda. Una femmina presa a
Varazze in agosto. Le femmine sono riferibili più o meno, per la
colorazione, alla var. y di Walker.
Il Cleonymus quadrum descritto dal Nees ( Diplolepis qua-
drum secondo Spinola) mi sembra piuttosto sinonimo del 7'ri-
gonoderus pedicellaris Thomson. Secondo Kurdjumow (Revue
russe d’Entom., XII, 1913, p. 22) sarebbero sinonimi del
Cheiropachys colon (L.), il Pleromalus bicaliginosus, il bi-
naevius, binimbatus, binubeculalus e fraxini, di Ratzeburg,
ed inoltre la Halticoptera bimaculata dello Spinola, della quale
dice il Nees: In Liguria passim obviam esse .... cl. Spinola per
litteras mihi comunicavit ». Tali sinonimie, a mio parere, richie-
dono un ulteriore esame dei tipi.
CALCIDIDI LIGURI © 159
Il genere Cheiropachys fu posto nella famiglia Cleonymidae
da Ashmead ed ha la stessa posizione sistematica nel « Genera
Insectorum » ; tuttavia io preferisco seguire il Thomson, che lo
mise nella tribù Pleromalina, la quale corrisponde più o meno
alla famiglia Pteromalidae di Ashmead ed alla sottofamiglia
Pteromalinae secondo Schmiedeknecht. Esso ha una somiglianza
notevole, ma tuttavia superficiale, coi Trigonoderus e i Cleo-
nymus, ma i caratteri delle parti laterali del mesotorace e lo
sviluppo mediocre del protorace, anche non tenendo conto del
clipeo a margine integro, mi sembrano una prova sufticiente della
sua affinità con le Pleromalinae bicalcarate.
Secondo Bréthes (Anales Mus. Nac. Buenos Aires, XXIV,
1913, p. 95) questa specie si troverebbe anche a Buenos Aires,
parassita dello Scolytus assimilis (Boh.).
Il Pleromalus caliginosus Ratz., così denominato per errore
invece di Pt. bicaliginosus e menzionato dal Rudow fra i Calci-
didi della Sicilia ( Naturalista Siciliano, V, 1886, p. 268) ha molta
somiglianza coi maschi di Cheiropachys colon, ma l'esemplare
che ne ho avuto in comunicazione dal Dr. De Stefani non è con-
servato in condizione da potersi studiare.
Rhaphitelus Ladenbergii (Ratz.) Dalla Torre. — Stylocerus
Ladenbergii Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect., I, 1844, p. 208
(Cfr. anche, /. ¢., II. p. 208, Storthygocerus Ladenbergii e
S. subulifer). — Pteromalus ( Rhopalicus ) distinctus Rudow ,
Naturalista Siciliano, V, 1886, p. 268.
> Un esemplare maschio preso a Genova verso la fine di maggio.
Noto fra i caratteri di questo esemplare, il colorito della testa
e della parte. dorsale del torace verde bronzo assai scuro, in
qualche punto più verde o con leggero riflesso violaceo ; il dorsello
cupreo ; il metanoto verde nella parte compresa fra gli stigmi ;
le zampe posteriori col femore e la tibia bruni scuri e il tarso
fulvo; l'addome con una macchia dorsale giallognola, a contorno
indeterminato, situata presso la base. La parte preascellare del
mesonoto è di larghezza e lunghezza uguali, lo scutello un poco
più largo che lungo : la superficie del metanoto, fra le due pieghe
longitudinali, presenta alcune rugosità di forma assai irregolare,
ed ha una carena mediana ben sviluppata. La lunghezza è di 3 mm.
A questo esemplare somiglia notevolmente per la forma, pel
colorito ed anche per le dimensioni, |’ esemplare tipo del Ptero-
160 i L. MASI
malus distinctus di Rudow, che ho potuto esaminare grazie alla
cortesia del Dr. De Stefani, il quale me lo ha mandato in comu-
nicazione. Il tipo del Rudow, attribuito erroneamente al genere
Rhopalicus (del quale non si comprende perchè l’autore facesse
un sottogenere di Pleromalus) è una femmina; ed in esso
manca la macchia gialla sull’ addome e manca pure la carena
sul metanoto; la parte media di questo ha una scultura bene
marcata ; nelle zampe posteriori il femore nella seconda metà e
la tibia eccetto la base e |’ apice, sono bruni.
Riguardo alla distinzione fra Rhaphitelus Ladenbergii e Rh. ,
maculatus dirò ora a proposito di questa seconda specie.
Rhaphitelus maculatus Walker, Entom. Magaz., I, 1834,
p. 179. — Pteromalus subulifer Forster , Beitr. Monogr. Pte-
romal., 1841, p. 30, n. 264 (Q). — Stylocerus subulifer
Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect , I, 1844, p. 208. — Stor-
thygocerus subulifer, l. c., 1, 1848, p. 208. -- Rhaphitelus
maculatus Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 37.
Un esemplare maschio preso a Genova verso la meta di mag-
gio, in un luogo dove erano delle cataste di legna e dove proba-
bilmente fu raccolto più tardi anche quello della specie precedente.
Noto i seguenti caratteri. La testa e la parte dorsale del torace,
compreso il metanoto, sono di un verde piuttosto scuro e leg-
germente azzurrognolo, con qualche ‘riflesso cupreo; le zampe
posteriori sono di color fulvo, con I’ apice del femore e della tibia
‘ leggermente ombrati ; I’ addome presenta la macchia gialla presso
la base. Il torace è meno largo, e quindi proporzionatamente
meno robusto che nei due esemplari della specie precedente ; la
parte preascellare del mesonoto è un poco più lunga che larga,
lo scutello pure più lungo che largo; il metanoto fornito di una
carena mediana irregolare, con una punteggiatura, fra le pieghe
longitudinali, poco marcata, ma distribuita uniformemente. La
lunghezza è di circa 2 mm.
Nella descrizione di Walker son da notare, fra i caratteri ivi
menzionati, il « corpus lineare » ed il colorito « viridis. » , inoltre
la lunghezza di poco più di 1,5 mm. (?/, di linea); e tutti questi
caratteri concordano con quelli dell’ esemplare di Genova. Però,
come ha fatto osservare Forster, Walker ha errato nel credere
che il tipo da lui descritto fosse un maschio. Egli inoltre non fa
menzione della macchia sull’ addome, che forse non manca quasi
CALCIDIDI LIGURI 161
mai nei maschi. Secondo il Thomson la specie raggiungerebbe
dimensioni piuttosto grandi, cioè 3-4 mm., avrebbe la testa e il
torace di colore rameo, |’ addome non fornito della macchia gialla
anche nel maschio.
Sebbene si siano osservati e descritti pochi. esemplari del
Rhaphitelus maculatus e del Ladenbergii, sì può affermare
fin d’ ora che queste specie, come pure parecchie altre dei generi
affini, sono molto variabili, e che la loro diagnosi non può essere
ancora stabilita in modo soddisfacente. Ratzeburg indica questi
caratteri per distinguere il Rhaphitelus subulifer di Forster,
che è ritenuto come sinonimo del maculatus, dal Ladenbergii:
la statura è sempre minore; nel metanoto la carena è poco svi-
luppata oppure manca del tutto, la punteggiatura è meno evi-
dente e non vi sono ai lati della carena quei solchi e quelle
depressioni che determinano delle creste irregolari e ramificate
nella specie Ladenbergii; la clava del nervo stigmatico è meno
ingrossata ; il femore e la tibia delle zampe posteriori hanno talora
un riflesso azzurro metallico. L'autore nota inoltre che il Rha-
phitelus subulifer tu ottenuto dall’ Hylesinus spartiî, men-
tre il Zadenbergii si ottenne dall’ Hylesinus fraxini: ma
questa differenza nella specie vittima ha poca importanza, e ne
avrebbe poi anche meno se, come sospettava il Forster, non si
trattasse di parassitismo di primo grado. Dei caratteri diagnostici
ammessi dal Ratzeburg, il solo che abbia importanza è quello
della scultura del metanoto. Resta inoltre da discutere se le due
specie Ladenbergii e maculatus, così somiglianti in molti ca-
ratteri, non siano piuttosto una specie sola. Ed a questo proposito
riferisco quanto scrisse il Laboulbéne nella « Liste d’ éclosions
d’ Insectes observées par le Dr. Giraud » (Bull. Soc. Entom.
France, séance 11 Avril 1877): « Le Rhaphitelus ( Styloceras)
Ladenbergii Ratzeburg, parait étre le R. maculatus Walker,
et Mr. le docteur Courtereau la trouvé a Bar-sur Seine. Giraud
les a indiqués séparément dans son manuscrit ». La specie La-
denbergii fu ottennta anche dal Giraud dall’ Hylesinus frarini,
ma il Rhaphitelus maculatus è indicato nella detta lista come
parassita dello Scolytus pruni e del Phloeophtorus (= Hyle-.
sinus) spartit.
Metacolus unifasciatus Thomson, Hymen. Scandin., V. 1878,
p. 36 ( Q 3). — Forster, Hymen. Stud. , II, 1856, p. 70 (s. descr.).
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. VIII (20 Febbraio 1919). 11
162 > L. MASI
A questa specie riferisco, non senza qualche dubhio, due esem-
plari che furono raccolti dal sig. F. Solari a Laigueglia nell’agosto
del 1904: essi sono un maschio normalmente sviluppato ed una.
femmina imperfetta, con le ali biancastre e la nervatura appena
distinta. Confrontando i due esemplari con la descrizione del
Thomson, l’unica finora pubblicata, risultano alcune differenze,
le quali possono dipendere in parte da variabilità di caratteri ed
in parte dalle espressioni usate dall’ autore. Il pedicello non pre-
senta la tinta bronzea nel lato superiore ; i femori hanno solo, e
non tutti, un leggiero riflesso roseo-violaceo, mentre Thomson dice
« cyaneo micantia » ; inoltre le tibie del terzo paio hanno sul
lato posteriore due serie di piccole spine assai numerose e fitte,
mentre secondo Thomson sarebbero « vix spinulosae ». Il clipeo
non è « apice medio subinciso » ma presenta il margine apicale
angusto e leggermente concavo.
Miscogaster gracilipes Thomson, Hymen Scandin., IV, 1876,
pi239:
Esemplari raccolti a Spotorno, Genova e Voltaggio, in prima-
vera ed estate.
Semiotellus tag Thomson, Hymen Scandin., IV, 1876,
p. 203.
Una femmina presa in maggio a N. S. della Vittoria.
Systasis longicornis Thomson, Hymen. Scandin., IV, 1876,
p. 204.
Esemplari di Nava, Alpe di Frontero, N. S. della Vittoria,
Monte Penna.
Dinarmus robustus Masi, Boll. Labor. Zool. gen. e agr., Por-
tici, I, 1907, p. 284
Parecchi esemplari di questa specie nella collezione di paras-
siti dei Cinipidi liguri fatta dal sig. Mantero, sono usciti da galle di
Cynips polycera, di Genova, altri sono di N. S. del Monte e di
Arenzano, usciti da galle di Cynips coriaria consociata con Andri-
cus solitarius. Tutti gli esemplari sono stati ottenuti in giugno.
Gli esemplari tipici furono ottenuti da galle. di Cynips coriaria
dell’ Umbria (Bevagna). i
Arthrolysis scabricula (Nees). — Pteromalus scabriculus
Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr., Il, 1834, p. 100. —
Dimachus ( Picroscytus) scabriculus Thomson, Hymen. Scan-
dims. Vian i878, pbs,
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CALCIDIDI LIGURI i 163
Una femmina raccolta in estate a Spotorno dall’Ing. G. Gribodo.
Nella collezione del Museo Civico vi sono molti SRI di
questa specie, presi all’ Isola del Giglio dal March. G. Doria nei
mesi di giugno e luglio, fra i quali un solo masc a i tutte le
femmine le ali sono leggermente ‘ed uniformemente ombrate,
conforme alla descrizione del Nees, e non pit scure presso il
nervo marginale come negli esemplari descritti dal Thomson. Nel
+ maschio la clava, osservata con sufficiente ingrandimento, apparisce
divisa ‘in tre articoli. E da notare inoltre che i peli ai lati dei
segmenti addominali, e così pure quelli della faccia e del dorso,
cadono facilmente. >
Baeotomus pyrrhogaster ( Walk.) Thoms. — Micromelus
pyrrhogaster Walker, Entom. Magaz., I, 1833, p. 465. —
Merisus (Baeolomus ) pyrrhogaster Thomson, Hymen. Scandin.,
V5 1878, p. 61.
Una foi raccolta presso Genova in primavera, un’ altra
presa alla fine dell’estate a S. Stefano d’Aveto; due maschi
presi in agosto al Colle di Nava.
Baeotomus rufomaculatus (Walker): Micromelus rufomacu-
latus, Entom. Magaz., I, 1833, p. 465. — Merisus (Baeolomus)
plagiatus Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 60.
Una femmina presa in estate nella Riviera Occidentale (presso
Albenga ?).
Eutelus (Eutelus) tibialis (Westw.) Thoms. — Platymesopus
tibialis Westwood, Philos. Magaz. (3) 1833, p. 444 (gd). —
Eutelus tibialis Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 71
(2 o&).
Parecchi esemplari (Coll. Mantero-) usciti alla fine di febbraio
e in marzo da galle di Newroterus lenticularis dei dintorni di
Genova e di N. % del Monte, ed altri ottenuti in maggio da
galle di Andricus curvator di Montesignano; alcuni presi in
aprile nei dintorni di Genova.
Eutelus (Eutelus) dilectus Walker, Entom. Magaz., Il, 1834,
356 (I).
Alcuni esemplari maschi ottenuti in aprile da galle di New-
roterus lenticularis di N. S. del Monte (Coll. Mantero).
Eutelus (Platyterma) simplex (Thoms.) — Platytermus
simplex Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 79.
UL VE, Ae le? ae | a tt te ‘re fe eee
164 L. MASI
Esemplari maschi e femmine ottenuti da diverse galle (Coll.
Mantero ). cioè : galle di Andricus ostreus di N. S. del Monte,
in marzo e aprile; galle di Andricus urnaeformis della stessa
località, in aprile, e di Isoverde in novembre ; galle di Andricus
callidoma di Santa Tecla (dint. di Genova) in aprile; galle di
Andricus lucidus di N. S. della Vittoria, in febbraio; galle di
Biorrhiza pallida di Quezzi e Quarto dei Mille, in giugno ;
galle di Neuroterus baccarum di Montesignano, in giugno.
Eutelus (Platyterma) fasciiventris (Westwood) : Mesopolobus
fasciiventris, Philos. Magaz. (3) II, 1833, p. 493 (gd).
Un esemplare maschio uscito ai primi di giugno da una galla
di Andricus curvator di Montesignano.
Eutelus (Platyterma) semiclavatus ( Ratz.) — Pteromalus
semiclavatus Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect., II, 1848,
p- 202 (2).
Un maschio ottenuto alla fine di maggio da galla di Andricus
coriaceus del Monte Gazzo.
Stenomalus muscarum (L. ) Thoms. — Jchneumon muscarum
Linné, Syst. Nat., Ed. X, I, 1758, p. 567. — Ztroxys-(Ste-
nomalus) muscarum Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 91.
Una femmina trovata in agosto al Monte Penna.
Ashmead ha messo questo genere accanto a Dinotus e Rho-
palicus, e tale posizione nel sistema mi sembra preferibile a
quella proposta dal Thomson, cioè nel gruppo di Cecidostiba,
Etroxys,- Abrocytus.
Trichomalus coxalis Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 141.
Quattro esemplari femmine presi al Monte Penna, a Voltag-
gio, Nava e Val Pesio.
Ritengo giusta la determinazione specifica di questi esemplari,
sebbene la descrizione del Thomson, alla quale essi corrispondono
esattamente, sia troppo breve, e non vi siano altre descrizioni
della specie oltre quella originale, come non se ne hanno nem-
meno per altri Trichomalus. Il genere, probabilmente ricco di
specie, difficili a riconoscersi quando si fa un esame sommario di
una raccolta di Calcididi indeterminati, andrebbe riveduto tenendo
conto sopratutto dei «dettagli di struttura del metatorace. I tre
esemplari che riferisco al Trichomalus coxalis, si distinguono
da alcuni altri Trichomalus presi pure in Liguria, per non avere .
He sona Pet LTT A a . la
i = ey i vy sae \ a a
CALCIDIDI LIGURI 165
nell’ area mediana del metanoto le due coste oblique anteriori,
che si osservano in aleune specie e che sogliono essere presso a
poco parallele alle coste derivate dalla biforcazione della carena ;
la superficie dell’ area mediana è in essi irregolarmente e obli-
quamente rugosa-striata e la nuca ha una. simile struttura; le
fossette pilifere nelle parti laterali del metanoto sono assai evi-
denti. Inoltre nell’ addome solo il primo segmento (segmento ba-
sale del « gastro ») è fornito di peli sui lati.
Pseudocatolaccus asphondyliae Masi, Boll. Labor. Zool. gen.
e agr., Portici, III, 1908, p. 139, F. 37-39. — Silvestri, 1. c.,
p. 10. — Masi, 2. c., V, 1911, p. 205. — Pleromalus variabilis
De Stefani, Marcellia, XVI, 1917, p. 78.
Una femmina presa»a Varazze in ottobre dal March. Invrea.
A proposito di questa specie, per la quale ho istituito il ge-
nere Pseudocatolaccus, cui spetta anche la specie P. Strandi,
Kurdjumow (Revue Russe d’ Entomologie, XII, 1913, p. 7) da
le notizie seguenti: « The type species P. asphondyliae Masi is
a synonym -of Pteromalus polyphagus Forster, described under
N. 20 in 1841. Dr. G. Mayr, as it could be seen from the col-
lection of k. k. Hofmuseum, Vienna, proposed to create a new
genus upon this species. P. polyphagus Forster among the cited
collections was bred from different Cecidomyids: Asphondylia
verbasci, ononidis, Cecidomyia ulicis and others ». Tuttavia,
se gli esemplari di Pteromalus polyphagus del Museo di Vienna
corrispondono alla mia descrizione del Pseudocatolaccus asphon-
dyliae, non corrisponde affatto in parecchi punti la diagnosi della
specie data dal Forster, onde non ritengo per ora di dover sosti-
tuire il nome specifico di asphondyliae con quello di polyphagus.
Pteromalus puparum (L.) Swed. — /chneumon puparum
Linné, Syst. Nat., Ed. X, I, 1758, p. 567. — Pleromalus pup-
parum Swederus, Swensk. Vet.-Akad. nya Handl., XVI, 1795,
p. 203. E
Parecchi esemplari maschi e femmine usciti in aprile, maggio
e ottobre, da crisalidi di Pieris brassicae di Genova e dintorni,
ed altri presi falciando col retino in ottobre. Alcuni presi in estate
nella Riviera Occidentale.
Dibrachys boucheanus ( Ratz.) Thoms. — Pferomalus Bou-
cheanus Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect., I, 1844, p. 196.
— Pteromalus (Dibrachys) Boucheanus Thomson, Hymen.
166 L. MASI
Scandin., V, 1878, p. 160. — D. boucheanus Masi, Boll. Labor
Zool. gen. e agr., Portici, I, 1907, p. 27, F. 8-40.
Esemplari di N. S. della Vittoria presi in agosto.
Questa specie varia non poco nel colorito e meriterebbe di
essere studiata di nuovo minutamente. Ad essa è stato riferito
da alcuni il caleidide parassita della tignuola grande della cera,
Galleria mellonella. Del quale scriveva Beltramini da Casati,
nel suo « Vocabolario apistico italiano », nel 1884 (« L’ Apicol-
tore », p. 86), riassumendo brevemente quanto si era pubblicato
allora: « L’abate Bednarovits fino dal 1868 osservava e Parona
e Grassi nel 1876 descrivevano e figuravano, e più tardi Rondani
determinava un insetto dell’ ordine degli Imenotteri, della suddi-
visione delle Ichneumonidee o delle Larvicide, che i primi distin-
sero col solo nome generico di Ieneumone, e che |’ ultimo deter-
minò col nome di Eupelmus cereanus ; collocandolo nella famiglia
delle Chalcididae ». Nella Collezione Magretti diversi esemplari
dell’ Eupelmus cereanus Rond. sono messi insieme coi Dibrachys
boucheanus. I tipi dell’ Eupelmus del Rondani, che si conser-
vano nel Museo di Firenze e che il Prof. Carazzi mi ha gentil-
mente inviati in comunicazione, differiscono dai veri Dibrachys
boucheanus sopratutto per avere l’addome di color bruno casta-
eno o bruno chiaro. Io ho il sospetto che si tratti di esemplari .
i quali prima di essere infilzati con aghi avevano soggiornato a
lungo in alcool. Essi non sono ora in buono stato di conservazione
ed io non ho potuto esaminarli minutamente. Anche ammettendo
che siano scolorati e che non differiscano quindi dagli altri Dt-
brachys parassiti di Galleria e descritti come più o meno neri,
resterebbe ora da determinare se il parassita di questa. tignuola
sia proprio il Dibrachys boucheanus (Ratz.) Thoms., oppure
una varietà o sottospecie o specie distinta. A me sembra proba-
bile che si tratti soltanto di una sottospecie. Numerosi individui
di questo Dibrachys della Galleria ho avuti allevando dei
bruchi presi in Genova da un alveare alla metà di giugno.
Ottenni la seconda generazione della tignuola dopo il 7 agosto.
I Dibrachys si sviluppavano come parassiti ectofagi e deponevano
le uova dentro ai bozzoli: le osservazioni che ho potuto fare
sulla loro biologia corrispondono interamente a quelle pubblicate
di recente dal Graham (Ann. Entom. Soc. of America, Columbus,
Ohio, XI, 1918, p. 175) e riassunte nella Review of applied
CALCIDIDI LIGURI 167
Entomology (Novembre 1918, p. 482). Senonchè il Graham ri-
ferisce i parassiti al Dibrachys clisiocampae Fitch, specie di
cui non ho potuto procurarmi in tempo nè esemplari né la de-
serizione originale. Senza entrare in merito sulla determinazione
dei Dibrachys studiati dal Graham, farò osservare soltanto che
negli esemplari che io ho ottenuti, le antenne e le mandibole
non differiscono da quelle del Dibrachys boucheanus che ho
descritto nel Boll. di Portici (2. ¢.) e che solo il colorito generale
è un po diverso, cioè un verde olivaceo assai scuro, che diviene
quasi nero negli esemplari disseccati ed è meno intenso sulla
testa e sul metanoto ; lo scutello ha un leggero riflesso cupreo ;
le zampe sono più o meno infoscate. Il torace sembra un po’ più
robusto che nel Dibrachys boucheanus tipico. La scultura del
mesonoto apparisce più densa e più profonda. L’addome sta alla
lunghezza del torace meno il pronoto, come 5: 3.
Coelopisthia cephalotes Thomson: Pleromalus (Coelopisthus)
cephalotes, Hymen, Scandin., V, 1878, p. 163 (TL).
Un esemplare maschio preso a Genova.
Sebbene nel Catalogo Dalla Torre la specie sia attribuita al
Walker e porti I’ indicazione « C. cephalotes (Walk.) Thoms. »
— non ritengo che il Walker debba considerarsi come autore di
essa; ed infatti certi caratteri della diagnosi, come « thorax brevi-
ovatus, latus, crassus, ..., metathorax brevis,.... aeneus;....
alae sublimpidae » — non convengono alla specie in discorso,
mentre potrebbero riferirsi a qualche altra, ad es. alla C. vitri-
pennis dello stesso Thomsori, o ad una specie molto simile a
questa, che mi sembra tuttavia ben distinta, della quale vi sono
esemplari nella collezione di Liguria. Il Pteromalus cephalotes
Walker è citato come sinonimo dal Thomson, ma con la nota,
fra parentesi, « Teste Reinhard ».
Notoglyptus niger Masi, Novitates Zoologicae, XXIV, 1917,
pe Adit.
Un esemplare maschio, genotipo, preso al Monte Penna dai
signori Bensa e Solari. .
Sphegigaster aculeatus (Walk.) — Merismus aculeatus
Walker, Entom. Magaz., I, 1833, p. 375 (0 2). — (?) Diplo-
lepis pedunculiventris (oj) Spinola (nec 9), Insect. Ligur.,
II, 1808, p. 225. — Chrysolampus nigricornis Nees, Hymen.
Ichneum aftin. Monogr., II, 1834, p. 133 (0 9 ). — (?) Chry-
168 L. MASI
solampus aphidicola Rondani, Bull. Soc. Entom. Ital. IX, 1877,
p. 170, n. 11 — (?) Chrysolampus aphidophila Rondani,
Bull. Soc. Entom. Ital., IX, 1877, p. 170, n. 12. — Sphegi-
gaster aculeatus Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 21.
Un piceplo esemplare femmina (2 mm.) preso a Borgonuovo
presso il Monte Penna. |
Probabilmente sono sinonimi del Merismus aculeatus del
Walker le due specie citate. del Rondani ed i maschi della Di-
plolepis pedunculiventris dello Spinola. Di quest’ultima. specie
l’autore dice: « Habitat in montibus Orerii, haud rara ».
Sphegigaster flavicornis ( Walk.) — Merismus flavicornis
Walker, Entom. Mag., I., 1833, p. 377 (0°) — M. flavicornis
Walker, Entomologist, 1873, p. 322, F. (9). — Sphegigaster
flavicornis Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 20.
Un maschio ed una femmina presi in agosto a S. Stefano di
Aveto.
La femmina ha lo scapo quasi interamente azzurro metallico.
Cyrtogaster vulgaris Walker, Entom. Magaz., I, 1833, p. 382
(19)
Tre esemplari femmine presi in estate a Spotorno (Coll. Gribodo).
Asaphes vulgaris Walker, Entom. Magaz., II, 1834, p. 152.
Alcune femmine ottenute alla fine di febbraio e di marzo da
un afide vivente sulle rose in Genova, altre dei dintorni. Due
esemplari presi a N. S. della Vittoria in settembre si distinguono
per le zampe quasi interamente brune.
Scutellista cyanea Motschulsky , Etudes entom., VII, 1859,
p47, Ted; Fe A7 (ge @):
Alcune femmine, parassite del Ceroplastes rusci, sul fico,
raccolte a Varazze in ottobre , altre prese a Genova.
EULOPHINAE.
Euplectrus bicolor (Swed.) Hal. — Pteromalus bicolor
Swederus, Svensk. Vet.-Akad. nya Handl., XVI, 1795, p. 204.
— Kuplectrus bicolor Haliday, Trans. Entom. Soc. London,
II, P. 4, 1843, p. 297.
Diversi esemplari raccolti a Genova in maggio, all’ Alpe di
Frontero e Val Pesio in agosto, a N. S. della Vittoria in settem-
bre. Se ne sono ottenuti anche da rami di fico infetti da Cero-
CALCIDIDI LIGURI 169
plastes rusci, provenienti da Varazze, in ottobre, insieme con la
Scutellista cyanea cd il Tetrastichus che è parassita di questa.
Stenomesius rufescens (Rossi) Thoms. — /chneumon rufe-
scens Rossi, Mantissa faun. etruse., 1792, app. p. 113. — Diplo-
lepis rufescens Spinola, Insect. Ligur., II, 1808, p. 160. --- Steno-
mesius rufescens Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 189.
Alcuni esemplari di Genova e di Laigueglia.
Questa bella specie anche dallo Spinola è ricordata come vi-
vente nei dintorni di Genova. i
Olinx trilineata Mayr, Verh. zool. - bot. Ges. Wien, XXVII,
#8/7. Pops:
Un esemplare maschio ottenuto in marzo da una galla di
Andricus solitarius, raccolta a Santa Tecla (dint. di Genova).
Olinx lineaticeps Mayr, Verh. zool.-bot. Ges. Wien, XXVII,
1877, p. 158 e° 162. .
Di questa specie ho avuto un solo-esemplare femmina dal
March. F. Invrea, uscito in primavera da una galla di Cinipide
indeterminato, raccolta a Varazze, sviluppatasi sopra una foglia
di quercia. i
Sympiesis sericeicornis (Nees) First. — Hulophus sericei--
cornis Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr., II, 1854, p. 168.
— Sympiesis sericeicornis Forster, Hymen. Stud., II, 1856,
p. 76 (d°).
Una femmina presa a Genova in settembre.
Eulophus longulus: (Zett.) Thoms. — Enfedon longulus. Zet-
terstedt, Insect. Lappon., I, 1838, p. 430. — Hulophus longulus
Thomson, Hymen. Scandin., V, 1878, p. 229. — Eu. longulus
Masi, Silvestri e Martelli, Boll. Labor. Zool. gen. e agr., Portici,
IS BOOT ps 29. Pd 220.
i sono ottenuti esemplari di questa specie, parassita del
Dacus oleae, nell’ ottobre 1918, da olive di Borghetto S. Spirito,
dalle quali non sono usciti altri parassiti del Dacus. L’ ultimo
esemplare di Hulophus, maschio, ha schiuso alla metà di ottobre.
Da olive di Varazze si è ottenuto un maschio in epoca relativa-
mente inoltrata, cioè il 29 ottobre.
Comedo larvarum (L., Thoms.) — Ichneuwmon larvarum
Linné, Syst. Nat,, Ed. X, I, 1758, p. 567. — Cratotrechus
larvarum Thomson, Hymen. Scandin., V;, 1878, p. 220.
Una femmina presa in luglio al Monte Penna.
170 L. MASI
Tetrastichus Hagenowii (Ratz.) — Hntedon Hagenowii
Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect., III 1852, p. 211. — Te-
trastichus Hagenowii Masi, Novitates Zoologicae, XXIV, 1917
Pird49;
Una SANI presa nei dintorni di Genova, in settembre, dal
March. F. Invrea.
ui specie si ottiene dalle ooteche di blatte e può dirsi
quasi cosmopolita. Il Dr. G. Martelli 1° ha trovata in Sicilia, presso
Catania.
Tetrastichus (Oxyomorpha) luteus ( Ratz.) — Hntedon luteus
Ratzeburg, Ichneum. d. Forstinsect. , II, 1852, p. 209 (v7) —
Tetrastichus ( Oxyomorpha) ia mosconi Hymen. Scandin.,
Vi 1873. p. 280 (gT.9):
Una da, presa a Nava in agosto. In questo esemplare la
colorazione scura è più estesa di quanto dovrebbe essere secondo
Thomson : lo scudo, le ascelle e le axillule, tutta la parte me-
diana dorsale dell’ addome ed il margine distale di tutti i segmenti
addominali, sono bruni-neri.
Astichus arithmeticus Foérst. — Muderus arithineticus Féòr-
ster,,, Verh. naturh. Ver. preuss.-Rheinl., VIN; .1854,, p. SX(29
T. 1, F. 7. — Astichus arithmeticus Forster, Hymen. Stud.,
856, p. 80 (09). — A. arithmeticus Thomson, Hymen.
Scandin., V, 1878, p. 275 (9).
Una femmina presa dal sig. A. Dodero a Rezzoaglio (frazione
di S. Stefano d’Aveto, a 700 m. sul mare )-in settembre. L’esem-
di ha le anche anteriori ed il femore posteriore scuri, mentre
secondo Thomson queste parti dovrebbero essere testacee.
A proposito di questa specie, così caratteristica per le mac-
chie nere dell’ ala anteriore, alcune delle quali compongono una
specie di cifra 8, credo utile riferire queste notizie che ne dà il
Forster (Hym. Stud., 7. c.): « Von Astichus arithmeticus habe
ich seit 1850, wo ich das erste Stick auf einem Polyporus ver-
sicolor gefangen, eine grosse Menge Exemplare erzogen und zwar
drei Jahre lang in wiederholten Generationen. Hécht merkwirdig
erschien mir dabei, dass ich niemals ein co sonder immer nur 9
erzog und diese zu Hunderten. Es unterliegt keinem Zweifel,
dass diese Gattung ein Parasit von Cis ist, denn diese allein
lebten in grosser Masse in jenem Schwiimmen ».
Nel Catalogo d’Imenotteri di Francia pubblicato da De Gaulle.
n pe se
RO
“ +
CALCIDIDI LIGURI A74
Feuille des Jeunes Naturalistes, 1907, n. 444, p. 238) sono.
I
indicati come vittime dell’ Astichus arithmeticus il Cis boleti,
Cis glabratus ed Ennearthron affine.
Oltre questa specie di Astichus, si trova in Europa lA stichus
solutus, il quale è registrato nel Catalogo di Dalla Torre, ma è
stato omesso da Schmiedeknecht nel Genera Insectorum, senza
motivo evidente. Infatti la breve diagnosi che ne dà il Forster
(l. c.) può ritenersi come sufficiente, fino a prova contraria.
« Die merkwurdige Zeichnung des Flugels - dice questo autore -
wie wir sie bei arithmeticus finden, sich bei solutus in einzelnen,
nicht zusammenhingende Flecken aufiòst ».
Coccophagus flavoscutellum Ashmead, Florida Agriculturist,
IV, ae p. 65. — Masi, Boll. Labor. Zool gen. e agr., Por-
dici, 15° 4907," p...239, F. A.
Sor dal Lecanium hesperidum dei giardini di Genova,
in agosto; alcuni altri esemplari raccolti in autunno.
Aspidiotiphagus citrinus ( Craw.) How. — Coccophagus citri-
nus Crawford, Destructive Insects, Sacramento, 1891, p. 28. —
Aspidiotiphagus citrinus Howard, Insect Life, VI, 1891, p. ui
— Aspidiotiphagus citrinus Berlese, Redia, XII, 1917, p.
Frequente in Genova come parassita dell’ A spidiotus AES
sull’ Aucuba japonica. Gli esemplari della collezione sono stati
raccolti in giugno e ottobre.
TRICHOGRAMMINAE.
Poropoea Defilippii (Rond.) Silv. — Ophioneurus Filippii
Rondani (nomen nudum) Bull. Soc. ent. ital., IV, 1872, p. 35.
— Poropoea Defilippii Silvestri, Boll. Labor. Zool. gen. e agr.,
Portici, XI, 1916, p. 131, F. 7-9.
Silvestri indica questa specie come vivente in Liguria (Venti
miglia) ; essa è stata trovata anche in Piemonte, nell’ Umbria e
in Provincia di Bari. È parassita delle uova di Byctiscus betu-
laa Gl.)
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MATERIALI
PER LO STUDIO DEI COLEOTTERI ITALIANI
CON DESCRIZIONI DI NUOVE SPECIE
PER AGOSTINO DODERO ru G.N0
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Fam. PSELAPHIDAE
(Tav. HI e IV)
Da molti anni si è andata man mano formando nella mia
collezione una serie, ormai numerosa, di forme di Pselafidi non mai
state prima descritte. Alcune poche di esse io feci conoscere qua e
la in questi Annali o in altri periodici; la maggior parte invece
sono tuttora inedite, quantunque un certo numero sia già stato
sparso fra i miei amici e corrispondenti con dei nomi in litteris,
che naturalmente conservo. Ora il Signor A. Raffray, di cui tutti
conoscono i bei lavori e la altissima, impareggiabile competenza
in questa interessante famiglia di Coleotteri, ha intrapreso uno
studio sulla distribuzione geografica di questi insetti, e mi ha invi-
tato a pubblicare le mie specie inedite, onde poterne tener conto
nella sua prossima pubblicazione.
Aderisco ben volentieri al desiderio del dotto monografo dando
in queste pagine, il più brevemente possibile, la indicazione dei
caratteri che possono distinguere le nuove forme da quelle già
note; e per renderne più agevole il riconoscimento, mi sono valso
dell’ aiuto del Signor Armando Baliani per illustrarne la massima
parte con disegni totali o parziali, che sono raggruppati nelle due
tavole unite al presente lavoro.
(1) Per le parti precedenti vedere in questi Annali :I,vol. XL, 1900, p. 400; II,
vol. XLI, 1904, p. 52; III, vol. XLVII, 1917, p. 377.
sani ATRIA ACI PIENO EVA AD PENA I IPA
pe
A. DODERO 173
Si vedrà nel percorrere le diverse descrizioni che non tutte le
nuove forme provengono dalle mie raccolte personali, alcune sono
frutto delle ricerche di egregi amici, i quali spesso mi hanno
abbandonato gli unici esemplari da loro raccolti. Ad essi ancora
una volta, l’ espressione della mia gratitudine.
Tutti i tipi delle nuove forme descritte sono nella mia colle-
zione.
Dimerus staphylinoides Fiori.
Di questa specie, da alcuni autori ammessa tra i Pselafidi, da
altri voluta includere tra gli Stafilinidi, sono note, oltre a quella
dei primi esemplari, le catture fatte ad Elne, nei Pirenei orien-
tali, dal Dott. H. Normand, e presso Grùnburg dal D." Bernhauer,
io già notai l’altra cattura in Italia fatta dal Dott. Alfredo Andreini
presso Grosseto. Aggiungo ora a queste la nuova provenienza di
Sant’ Egidio in provincia di Teramo, ove il predetto D." Andreini
ne raccolse un altro esemplare nelle quisquilie trasportate da una
piena del fiume Vibrata.
Indico qui tale cattura, senza voler entrare in merito alla defini-
tiva posizione sistematica del genere Dimerus. Su di essa credo
saranno utili ulteriori osservazioni, perchè le ragioni invocate da Ber-
nhauer nella Minchener Col. Zeit., III, p. 326, sono parzialmente
inesatte, ed altre non mi sembrano troppo convincenti. Tra l’altro,
il valente conoscitore degli Stafilini dice, riportando una comunica-
zione di Ganglbauer, che i palpi mascellari dei Pselafidi hanno
sempre una appendice terminale che manca nel Dimerus; ora
esaminando i miei tre esemplari, io vedo perfettamente questa pic-
cola appendice membranosa. Osserva inoltre, a sostegno della sua -
tesi, che il- Signor Raffray non ha incluso il gen. Dimerus nel
suo Catalogo dei Pselafidi (1903-1904). Ma questo egli non poteva
fare perchè allora non conosceva, de visu, l’ insetto; più tardi,
quando ebbe potuto esaminarlo, scrisse nel Genera Insectorum,
a pag. 413: « Dimerus ... est incontestablement un Psélaphide
par l'ensemble de ses caractéres...». Auguro quindi che si possa
ritrovare il contestato animaletto in numero sufficiente di esemplari
che ne permetta uno studio accurato e completo, che possa ‘stabi-
lirne senza incertezza il posto che deve occupare nella classifica-
zione.
174 A. DODERO
Sscotoplectus Capellae Reitt.
Credo interessante di notare la cattura di questa specie non
ancora segnalata d’Italia, se non colla vaga espressione di « re-
gione Giulia » nel Catalogo Bertolini. Il D." Andreini ne raccolse
parecchi esemplari a Kamno, nell’alto Isonzo, insieme a molte altre
specie ipogee: Anophthalmus longicornis Motsch., Leptotyphlus
carniolicus Dod., Anommatus istrianus Reitt., A. Reitteri
Ganglb., Raymondionymus Slussineri Reitt. var., ecc.
Cyrtoplectus sulciventris Guilleb.
Questa rimarchevole e rara specie di Euplectino ha un’ area
di dispersione assai maggiore di quanto generalmente sia noto.
Io credo che essa debba trovarsi in tutta la Francia mediter-
ranea ed in tutta Italia, almeno nella parte montuosa. Io ne pos-
seggo un esemplare maschile, identico a quelli dei Pirenei orien-
tali, raccolto a San Biase, presso Vallo della Lucania (prov. di
Salerno), dai miei buoni amici Signori Fratelli Solari, e un altro
d catturato a Kamno nell’alto Isonzo dal Tenente Colonnello Me-
dico D." Alfredo Andreini. Di provenienza francese ne ho veduto
una 9 raccolta a Coche (Gers).
Pygoxyon obesum, n. sp.
(tav. II, fig. 1).
Appartiene a quel piccolo gruppo di specie, caratterizzato dalla
pubescenza delle elitre breve e depressa, di cui fanno parte i
P. Apfelbecki Ganglb., Sturanyi Apt. e tychoforme Reitt., e
specialmente tra questi ha somiglianza di vestitura col P. Apfel-
becki. Ma ne differisce profondamente per la forma più larga e
più convessa della parte posteriore del corpo, per il margine laterale
delle elitre molto meglio visibile, esaminando TV insetto superior-
mente, sopratutto nella metà anteriore, per il torace più forte-
mente trasversale, a lati meno angolosi, più arrotondati verso la
metà, non solcato longitudinalmente nel mezzo, ma soltanto segnato
di leggerissima traccia di solcatura: nella prossimità della base e
presso l’apice. La pubescenza è ancora più breve e meno fitta di
quella del P. Apfelbecki. Non è possibile confondere la nuova
oes
COLEOTTERI ITALIANI 175
specie col P. Sturanyi che ha torace a lati rettilinei, e quindi di
forma trapezoidale e non subesagonale, notato nel mezzo del disco
di solco longitudinale, il capo più piccolo, le guancie più brevi,
il corpo meno largo; nè col P. tychoforme, che come | obesum
è privo di solco mediano longitudinale sul torace, ma che ha una
pubescenza, specialmente sulle elitre e sull’ addome, molto più
lunga e fitta, non totalmente depressa, le elitre molto più
strette e più corte, la testa più piccola, gli occhi più piccoli,
meno sporgenti, le guancie più parallele.
Il gd del P. odesum differisce dalla Q per gli occhi molto
più grandi ‘e la clava delle antenne, che in questa è formata da
due articoli e in quello invece di tre. Una tale conformazione si
osserva pure nei P. lathridiiforme Reitt., Apfelbecki Ganglb.,
Zellichi Ganglb., Ganglbaueri Apf., e probabilmente in tutte
le altre specie del genere; è quindi con sorpresa che ho veduto
Reitter servirsene come di un carattere principale per separare le
specie, e persino i gruppi di specie, in una sua tabella dicotomice
pubblicata nelle Entomologische Mittheilungen, 1913, p. 129-131.
Debbo anche avvertire che il P. Apfelbecki citato in detto lavoro
non è affatto la specie che io ho ricevuto dall’ Apfelbeck con tal
nome (g 9 provenienti dai M. Igman in Bosnia) e che ha il
torace nettamente solcato longitudinalmente, il capo molto più
stretto del torace, con antenne di medio spessore. La specie de-
scritta in tale pubblicazione da Reitter, e della quale ebbi da lui
stesso due esemplari oo col nome di Apfelbecki (Stambuldié in
Bosnia), è invece uguale ad altri esemplari avuti dall’Apfelbeck
col nome di Ganglbaueri, e che corrispondono perfettamente alla
descrizione di questa specie, che ha un capo molto largo, con
ntenne robuste, e un torace relativamente stretto, a lati subpa-
ralleli, e privo di solco profondo longitudinale.
Non ho confrontato il P. obesum col P. bythiniforme del
Caucaso perchè le due specie sono troppo differenti. Il capo molto
più piccolo, con guancie non dentate, e le antenne molto sottili, -
ad articoli intermedii nettamente più lunghi che larghi, rendono
impossibile il confondere la specie caucasica con qualsiasi delle nostre
specie italiane. La sola specie europea che abbia antenne simili a
quelle del bythiniforme è il P. neuraphiforme Reitt. della
Dalmazia meridionale.
Lungh. 1,6 mill.
"9
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SC Sar OA 96] Cae s
176 ° COLEOTTERI ITALIANI
Il P. obesum vive in Piemonte: Santuario di Graglia presso
Biella, 1 g e 1 9, Luglio 1916.
Trogasteropsis, bv. gen.
Corpo allungato, subparallelo, piu o meno ristretto nella parte
anteriore, moderatamente convesso:
Capo trasversale, inclinato in avanti, molto ristretto in linea
obliqua nella meta anteriore dei lati, disopra relativamente convesso,
bifoveolato da ogni lato'sul fronte, foveola anteriore situata dietro il
punto di inserzione dellé antenne, la posteriore, un poco’ più interna,
verso la metà, occhi nulli. Antenne di 11 articoli, piuttosto brevi ed
abbastanza robuste, nettamente geniculate tra il'1.° ed il 2.° arti-
colo, quello allungato, cilindrico, questo subgloboso o subovale, di
spessore quasi uguale al precedente, articoli 3.°-8.° molto più stretti,
piccoli, trasversali, clava di 3 articoli, nettamente separata, 9.° e 10.°
trasversali, questo un pò più grande del precedente, 11.° molto
più grande dei due precedenti riuniti, brevemente piriforme, tron-
cato alla base. Palpi piccoli, conformati come nel gen. 7rogaster.
Torace di larghezza approssimativamente uguale a quella del
capo, di forma quasi esagonale, munito di un solco longitudinale
mediano profondo e di un solco trasversale, che è nel suo mezzo
ed agli estremi lati, dilatato e maggiormente impresso in modo da
formare tre distinte fossette.
Elitre di lunghezza poco dissimile da quella del torace, un
poco più larghe all'apice che questo nella massima sua larghezza,
attenuate verso la base, ove sono marcate ciascuna da due a quattro
fossette, segnate sul disco da due elevazioni ‘> carenule ottuse lon-
gitudinali, più elevate in prossimità della base, specialmente nella
regione omerale, e gradatamente evanescenti verso la metà della
lunghezza dell’ elitra.
Addome di larghezza uguale o leggermente maggiore di quello
delle elitre all’ apice, composto al disopra di cinque segmenti visi-
bili; il 1.9, marcato alla base da una stretta impressione trasver-
sale, poco più lungo del 2.°, che è pressochè di eguale lunghezza
del 3.° e del 4.°, 5.° segmento molto più piccolo, declive, arro-
tondato all'apice; lato inferiore formato di 7 segmenti in ambi i
sessi: 1.° abbastanza grande, ben visibile al di là delle anche
posteriori, carenato longitudinalmente nel mezzo, attenuato ai
* "wa MIZAR: SL
° COLEOTTERI ITALIANI 177
lati, 2.° grande, 3.° e 4.° subeguali, un poco più corti del 2.° nel
mezzo, 5.9, nel 7, di lunghezza ai lati poco meno del 4.9, forte-
mente smarginato a semicerchio in tutto’ il margine apicale, in
modo che nella sua metà è appena sporgente oltre il margine
apicale del precedente, 6.° fortemente impresso e talvolta profon-
‘damente ed asimmetricamente smarginato all'apice, 7.° di forma
varia: piccolo, in forma di opercolo angoloso nella parte basale e
arrotondato all’apice, quando il precedente segmento è smarginato
all'apice, piccolissimo, quasi in forma di mezzo bottone, appena
distinto, quando il 6.° segmento non presenta incisioni profonde
nel margine apicale. Nella Q il 5.° segmento è pure smarginato
semicircolarmente all’ apice, ma la sua smarginatura è mero pro-
fonda, sicchè nella sua metà è appena di un terzo o di metà più
breve del 4.°, il 6.° è abbastanza grande, trasversale, il 7.° sub-
triangolare coll’apice arrotondato.
Gambe brevi, abbastanza robuste, tutte le anche contigue fra
loro, almeno alla base, le anteriori cilindriche, lunghe e sporgenti,
le posteriori molto divaricate come nel genere Trogaster. Pro-
sterno non concavo nel mezzo, nè fiancheggiato dalle carene
salienti dei Trogaster, ma separato dai lati da due piccole care-
nule appena visibili. Mesosterno ben sviluppato, limitato lateral-
mente da. due carenule, metasterno relativamente breve.
. Questo genere è molto rimarchevole perchè rappresenta nella
fauna paleartica, insieme al genere affine 7rogaster (*), un
gruppo di Pselafidi quasi esclusivamente americano. Le sue an-
tenne geniculate lo avvicinano ai generi Ahexius e Rhexinia,
ma il primo di questi ha il corpo più breve, il torace diviso in due
parti, una anteriore minore, l’altra maggiore indietro, da una
profonda strozzatura in avanti; il secondo ha il torace privo di
solco longitudinale, il primo tergite addominale molto più grande, —
ornato di due carenule, entrambi hanno l'addome formato al disotto
di soli sei segmenti, e sono muniti di occhi. I Trogasteropsis
sono insetti ipogei, essi si trovano sotto grosse pietre profonda-
mente infisse nel suolo, e le specie di questo genere sembrano molto
localizzate. Io ne ho potuto osservare finora quattro ben distinte,
(4) Il genere Trogaster sì compone attualmente di quattro specie, perchè Vl’ insetto
descritto col nome di Spelaeoplectus Fiorti Minozzi (Bull. Soc. Ent. Ital. 4916, pag. 168)
appartiene indubbiamente a questo genere. Il tipo, che mi è stato cortesemente comu-
nicato dall’autoré, è una Q, e la specie è estremamente vicina al T. Doriae Dod.,
ma presenta tuttavia alcune sensibili differenze.
Ann. del Museo Civ, di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (20 Febbraio 1919). 12
~
178 A. DODERO
tre delle quali provenienti dalla Sardegna ed una della Catalogna,
quest’ultima già segnalata in un mio recente lavoro ('). Siccome
queste specie sono tra loro abbastanza vicine credo preferibile per
maggiore chiarezza esporne i caratteri sotto forma di tabella sinot-
tica piuttosto che dare di ognuna di esse una descrizione separata.
A?
A!
B?
Corpo più stretto, più parallelo, addome non, o appena più
largo delle elitre all’apice, leggermente convesso nel senso
trasversale, impressione trasversale alla base del 1.° segmento
stretta, e marcata soltanto su una larghezza corrispondente
circa alla metà della larghezza totale del segmento ( margine
eccettuato ); punteggiatura del torace e delle elitre fina, sparsa,
molto superficiale, torace leggermente trasversale, solco lon-
gitudinale grande, profondo, uniformemente impresso, solco
trasversale ben marcato, elitre sensibilmente attenuate verso
la base, questa ornata di tre fossette, una tra la sutura e la
prima elevazione costiforme, e due, di cui I’ interna piccolis-
sima e poco distinta, tra questa elevazione e la costa omerale.
Pubescenza breve, fina, poco visibile; capo moderatamente. e
uniformemente convesso , a pubescenza più lunga, più distinta.
3 (tav. III, fig. 24): 6.° segmento ventrale dell'addome grande,
profondamente e a foveolato all'apice, margine poste-
riore smarginato asimmetricamente, smarginatura angolosa e
profonda , apice del lobo sinistro longitudinalmente e finamente
carenato, segmento 7.° incastrato nella smarginatura del pre-
cedente, piccolo, angoloso, ad angolo quasi retto alla base,
arrotondato SIRO Lungh. 1,25 mill. (tav. III fig. 2). —
Sardegna: Carloforte... . Sire ye COOLUS:i wep
Corpo meno parallelo, addome un poco più largo delle elitre
all'apice, e sensibilmente più largo della parte anteriore del
corpo, impressione trasversa basale del 1.° segmento più svi-
luppata, occupante oltre i due terzi della larghezza totale del
segmento.
Corpo più robusto, addome più sensibilmente convesso, netta-
mente più largo delle elitre al loro apice, queste un poco
arrotondate ai lati, attenuate verso la base, ove sono ornate
di tre fossette: una tra-la sutura e la prima elevazione costi-
forme, e due poco diverse in grandezza, benchè |’ esterna un
(1) Coleoptéres endogés de la Catalogne, in Butlleti de la Institucio Catalana
a’ Historia Natural, 1948, p. 108.
Wie asad
B?
- BI
179
» COLEOTTERI ITALIANI
pò maggiore, fra questa e la .costa omerale. Torace appena
più largo che lungo, solco trasversale hen marcato, solco lon-
gitudinale formato in avanti da due foveole contigue e quasi con-
fuse. Corpo superiormente lucido, punteggiatura assai fina,
sparsa, superficiale, pubescenza fina, sparsa, poco visibile, qualche —
rara setola' eretta più lunga qua e là sui segmenti addominali.
Capo moderatamente convesso.
S (tav. Ill. fig. 3): 6.° segmento ventrale dell'addome grande,
quasi completamente occupato da una grande e profonda fos-
setta i cui orli laterali sono gradualmente verso l’ apice elevati
ed assottigliati in forma di carena a spigolo arrotondato,
margine posteriore largamente e profondamente smarginato ,
incisione triangolare, a vertice arrotondato, simmetrica; 7.° seg-
mento compreso nella smarginatura del precedente, in forma
di triangolo pressochè equilatero, a base ed apice arrotondati.
Lungh. 1,4 mill. — Sardegna: Aritzo . . aglenus n. sp.
Corpo robusto, addome un pò meno convesso, a margine late-
rale largo, un poco più largo delle elitre all’ apice (meno
largo però che nella specie precedente); le elitre a lati un pò .
meno arrotondati, un pò meno attenuate verso la base, questa
guernita di quattro fossette pressochè uguali, di cui due fra
la sutura e la prima costola e le altre. due tra questa e la
omerale. Torace leggermente trasversale, solco longitudinale
profondo, uniformemente impresso in avanti, biforcato davanti
alla base, quello trasversale ben marcato. Corpo superiormente
meno lucido, punteggiatura più grossa, più densa, meno super-
ficiale, quasi rugosa, Sa più lunga, più fitta, ben
visibile. Capo moderatamente convesso, un pò più elevato al
vertice. 9 finora sconosciuto. Lungh. 1,3 mill. — Sardegna:
Fluminimaggiore. . . . «x anillus n. sp.
Corpo meno AO) la parte Biron del corpo (capo e torace)
piu stretta che nelle specie precedenti, addome moderatamente
convesso, margine laterale meno largo; elitre più sensibilmente
attenuate verso la base, questa munita di due sole fossette
subeguali in grandezza, una ira la sutura e la prima eleva-
zione (oasi: l’altra tra questa e la carenula omerale.
Torace un poco più lungo che nella specie precedente, appena
più largo che lungo, solco longitudinale profondo e largo in
avanti, egualmente profondo ma un pò meno largo presso la
180 A. DODERO
base, solco trasversale poco marcato, quasi evanescente tra le
foveole laterali e il solco longitudinale. Corpo moderatamente
lucido, punteggiatura sparsa, superficiale, pubescenza breve ,
piuttosto abbondante, ben visibile. Capo sensibilmente convesso,
fortemente elevato, quasi gibboso sul vertice.
O (tav. II, fig. 4 4): 6. segmento ventrale dell’ addome
profondamente e largamente canaliculato nella sua linea me-
diana, con una piccola smarginatura alla. metà dei suo orlo
apicale, 7.° piccolissimo, subsemicircolare, appena sporgente.
Lungh. 1,25 mill. (tav. II, fig. 4). — Catalogna: dintorni
di Barcellona: Arenys de mar, La Garriga. anophthalmus n. sp.
Amaurops Aubei Fairm., subsp. nova monstruosipes,.
(tav. Ill, fig. 5.)
La Amaurops Aubei è stata descritta su esemplari raccolti
dal Signor Benoit, con molta probabilità nei dintorni di Messina,
la specie però si trova sparsa almeno in tutta la parte settentrio-
nale della Sicilia. Io non ne ho visto alcun esemplare del Messinese,
ma ne ho preso a Castelbuono, alla Ficuzza, al Monte Pellegrino
presso Palermo e a Monte San Giuliano presso Trapani, ed ho
potuto constatare la grandissima variabilità cui va soggetta questa
specie.
Gli esemplari di Castelbuono hanno le elitre piuttosto lunghe,
moderatamente arrotondate ai>lati, e il 10.° articolo delle antenne
nettamente più lungo che largo; quelli del Monte Pellegrino sono
molto più piccoli, hanno le antenne molto più corte, benché il
10.° articolo sia ancora almeno tanto lungo quanto largo, il corpo
è più breve e le elitre sono ben più arrotondate ai lati e meno
lunghe alla sutura della loro complessiva larghezza all’apice;
quelli di Monte S. Giuliano somigliano molto a quelli di Monte
Pellegrino, ma le antenne sono più lunghe (il 10.° articolo non è
però più lungo che largo) e la statura è sensibilmente maggiore,
senza però raggiungere quella degli esemplari di Castelbuono, dai
quali differiscono inoltre per la forma e lunghezza delle elitre.
Gli esemplari della Ficuzza si dividono in due forme tra loro
assai differenti. In massima parte (tav. III, fig. 6) sono di statura e
forma quasi identici a quelli di Monte S. Giuliano, ma il 10.9 art. delle
antenne, anche nei gg; è costantemente un poco più largo che
COLEOTTERI ITALIANI 184
lango;'aleuni pochi esemplari invece, sono di statura molto mag-
giore, superiore ancora a quella degli esemplari di Castelbuono,
hanno un corpo più stretto specialmente nella parte posteriore,
le elitre molto più lunghe, pochissimo arrotondate ai lati, sicchè
assumono una forma quasi conica, e una pubescenza molto più
lunga, specialmente sulle elitre, ove, presso la sutura, essa prende
direzione obliqua verso l’ esterno.
Ma ciò che distingue viemaggiormente questi esemplari da
tutti i precedenti, è la forma delle gambe intermedie e posteriori
dei 3. In tutte le forme precedentemente passate in rassegna 1
femori intermedii del g sono muniti al disotto, al principio della
parte rigonfia, di un dente aguzzo o larga spina assai variabile,
generalmente alquanto incurvata verso l'esterno, seguita da una
smarginatura pure variabilissima, ma ordinariamente profonda, che
intacca l'orlo posteriore della rigonfiatura del femore, la quale
poi è perfettamente regolare finchè non si attenua gradatamente
verso l'apice. Le tibie posteriori sono. regolarmente e moderata
mente incurvate in tutta la loro lunghezza, solo nella metà api-
cale sono alquanto inspessite al margine interno. Nella forma spe-
ciale della Ficuzza invece, tutti i femori sono più fortemente
rigonfi, la spina o dente presso la base dei femori intermedii,
molto variabile nella sua forma, è sempre molto più robusta, e
la parte rigonfia del femore è dal lato interno, fra la smar-
ginatura e |’ apice, profondamente scavata in tutta la sua larghezza;
le tibie posteriori fino poco oltre la metà sono regolarmente incur-
vate in dentro, in questo punto si raddrizzano e, alquanto dila-
tate, continuano fino all’ apice con leggiera curva all’ esterno,
siechè nell'insieme assumono quasi una forma di S assai allun-
gata. Questa struttura particolare delle tibie posteriori, benchè in
modo appena percettibile, si osserva pure nelle 9 di questa forma,
lo non credo sia utile ingombrare la nomenclatura coll’ asse-
gnare dei nomi speciali alle forme indicate in principio di questo
articolo, benchè la differenza, sopratutto tra gli esemplari di
Castelbuono e gli altri, sia abbastanza marcata; però quest’ultima
forma della Ficuzza è talmente diversa, ed ha un aspetto così
speciale, che mi pare non si possa esimere dal considerarla come
razza distinta, che propongo di separare col nome di mo07strwo-
sipes.
È poi necessario, ad evitare confusioni, segnalare con un nome
182 A. DODERO
particolare quelli esemplari nei quali-il soleo mediano del torace
è molto più sviluppato e raggiunge il quarto anteriore del disco.
Io ho osservato esemplari consimili frammisti a quelli raccolti a
Monte S. Giuliano e alla Fieuzza (forma ad elitre più brevi,
non tra i pochi appartenenti alla sottospecie monsl-uosipes), e
ad essi ho imposto il nome di var. sulcatula.
Amaurops Diecki Saulcy, subsp. nova dentibasis.
Molti anni addietro il Signor Guido L. Carrara di Lucca
trovava nella sua regione un esemplare di Amaurops che non
poteva riferirsi a nessuna delle specie allora conosciute. L’insetto
aveva molta affinità colla A: Diecki di Vallombrosa, ma la
forma del corpo più robusta, specialmente nella parte posteriore,
«e il torace molto più globoso davano ad essa un aspetto ben
distinto, sicchè io la denominai allora - in collezione - col nome
di globulicollis, che però debbo muiare per la ragione che si
vedrà in seguito.
Dopo un periodo assai lungo, nel 1910, il D2 Alfredo An-
dreini ebbe la ventura di catturare a Camaiore, nella porzione
meridionale delle Alpi apuane, tre esemplari che indubbiamente
appartengono alla medesima forma di quello del Lucchese, quan-
tunque il torace sia evidentemente un pò più allungato, meno
globoso e non molto diverso da quello della forma tipica. Infine, in
questi ultimi anni, io stesso ne raccolsi una ‘serie numerosa in
altri punti alquanto più settentrionali delle Alpi apuane, e preci-
samente a Cardoso e Ponte Stazzemese (frazioni del comune di Staz-
zema) nel versante occidentale, e presso Forno Volasco nel versante
orientale delle Alpi stesse. Tutti questi esemplari sono sensibilmente
identici a quelli di Camaiore (paese del resto poco lontano), e mi
hanno permesso di accertare la costanza delle differenze colla
tipica A. Diecki ed osservarne una nuova nella presenza, nella
forma inedita, di una dilatazione in forma di dente largo ed ottuso
che si trova alla parte posteriore dei femori intermedii del gf
a metà distanza all'incirca dalla inserzione sul trocantere alla
parte rigonfia del femore; la quale dilatazione manca affatto nei
femofri dei g della forma di Vallombrosa. La grande variabilità
che si è riscontrata in molte altre specie di questo genere : corsica
Sauley, ewarata Baudì, gallica Delar., Aubei Fairm., e questa
a,
Vi di SCALO De 3 sa La, wee Wh pi ut Kar de x ar
Pupi if) irae Sai CRISI Leni na
ri A hin TAO I da ENT AROMI
al ae 4 '
COLEOTTERI ITALIANI 183
stessa Diecki Sauley, non permette tuttavia di considerare la
dentibasis mm. come specie distinta, ed oggi dobbiamo registrare
questa forma come una semplice razza di quella precedentemente
descritta di Vallombrosa.
Ailaurops denticulata n. sp.
(tav. IU, fig. 7, 7a, 7 0)
Non ha alcuna affinità colle altre specie finora trovate in Sar-
degna, se non quella di avere, come la maggior parte di esse,
le carenule laterali del fronte dentellate, ha invece qualche somi-
glianza di forme colla A. Lwuigionii Raffr., ma da essa è ben
distinta sia per la accennata dentellatura delle carene frontali, ©
‘sia per la statura molto minore, la mancanza di solco longitudi-
nale ben marcato sul disco toracico, le elitre e tutte le membra
più brevi, i caratteri sessuali, ecc. (!).
Allungata, testaceo-rossiccia, di forma generale assai più paral-
lela di qualsiasi altra delle specie a carene frontali denticolate 0
erenulate, per avere il torace più sviluppato e meno stretto pro-
porzionalmente alle elitre ed al capo. Questo relativamente grande,
colle guancie assai fortemente arrotondate, poco profondamente
depresso in avanti, leggermente convesso nel mezzo sul vertice,
solchi laterali obsoleti, foveole posteriori del fronte piccole, spine
oculari grandi, aguzze, dirette all’esterno, carene frontali (tav. III,
fig. 74) formate da una serie numerosa (10 a 13) di spine piuttosto
forti, abbastanza lunghe, vicine tra loro, ma non riunite alla base, più
corte alle due estremità, alquanto inclinate all’ indietro. Antenne
relativamente brevi, articolo 1.° una volta e mezzo più lungo
della sua larghezza, 2.° di forma consimile ma più stretto e pro-
(1) Io temo che il Signor Raffray, nell’indicare le differenze sessuali dell’ A. Lui
gionii, sia stato tratto in inganno dal fatto che in questa specie i due sessi hanno
impressioni marcate all’ apice ventrale dell'addome. Le mie O, di Filettino presentano
‘ infatti la conformazione di questa parte come è indicata dal detto autore pel ©, i
miei g' invece hanno ornamenti più complessi (tav. III, fig. 8 a, 8 0). Il primo sternite
visibile ha nella sua metà, poco discosta dall’ orlo apicale una depressione poco pro-
fonda, ma ben visibile, il quinto sternite ha l'orlo apicale, profondamente scavato
a semicerchio, il sesto è marcato da due grandi fossette tondeggianti, non molto
profonde, disposte una per lato, e separate nel mezzo da una elevazione arroton-
data, l’orlo apicale è profondamente smarginato nel terzo mediano, e l’apice dei
due lobi formati dalla smarginatura è rilevato e sporgente in guisa di un dente
subtriangolare diretto obliquamente in basso, Il ultimo sternite è piccolo, pianeg-
giante, in gran parle racchiuso nella smarginatura apicale del precedente,
184 i A. DODERO
~
porzionalmente un poco più breve, 3.°, 4.° e 7. subeguali, circa
una volta e mezzo, 5.° due volte, 6.° approssimativamente una
volta e un quarto, 8.° di poco, più lunghi che larghi, 9.° più
grande, poco allungato, 10.° ancora un pochino più grande, non
più lungo che largo, 11.°, il maggiore, brevemente piriforme a
base troncata.
Torace cordiforme, breve, tanto largo quanto lungo, fortemente
dilatato arrotondato in avanti, ove è approssimativamente della
larghezza del capo, ristretto alla base, dove i lati, per breve
tratto, sono pressochè paralleli, margine laterale segnato da una
linea elevata molto ottusa, poco visibile, carene dorsali nulle,
solco longitudinale mediano rappresentato da una semplice linea
impressa finissima, fossette basali normali, spinule interfoveali
molto piccole. Elitre moderatamente convesse e arrotondate ai lati, .
non più lunghe che larghe, ornate alla base di due fossette ro-
tonde, ben visibili e profonde (nella A. Luigionii non si vede
che una sola fossetta seguita da una breve depressione o solco
longitudinale obsoleto) a punteggiatura finissima e molto sparsa
ma abbastanza distinta. Addome relativamente lungo, segmento 1.°
dorsale trifoveolato alla base, foveole laterali abbastanza grandi,
rotondeggianti, media più larga, trasversale, carenule divisorie tra
le fossette proporzionalmente lunghe e includenti quasi la terza
parte della larghezza del segmento, che è molto fortemente tra-
sversale, poco meno del doppio più largo che lungo. Pubescenza
breve, sparsa; gambe brevi, relativamente molto robuste.
S' (tav. II, fig. 7 9): 5.° segmento ventrale visibile del-
l'addome profondamente impresso, impressione quasi triangolare,
stretta e poco profonda presso la base, gradatamente più larga
e più profonda fino all’apice, orlo apicale, con una ‘incisione sub-
triangolare piuttosto profonda (nella 9 il 5.° segmento ventrale
ha sulla linea mediana un solco longitudinale obsoleto).
Lungh. 2,5 mill.
Sardegna : Monte S. Antonio presso Macomer, Bortigali. Nella
prima località assieme alle A. sardoa e longipes.
Amaurops sardoa Saulcy, subsp. nova aritzensis.
La Amaurops sardoa è una specie molto caratteristica per
la forma speciale e curiosa dei denti delle sue carene laterali del
; ok oon ‘a uy mht eat =
COLEOTTERI ITALIANI . 185
fronte, che non hanno riscontro in alcuna altra specie. Essa è
sparsa sopratutto nella parte montuosa centrale, ma ne ho anche
esemplari di Banari, nella parte settentrionale dell’ isola. La specie.
è generalmente poco variabile, gli esemplari di Banari hanno tut-
tavia, e in modo costante, la testa più stretta, le guancie più for-
temente arrotondate e, generalmente, le spinule oculari meno svi-
luppate (var. microcephala, nova); quelli di Aritzo invece, hanno
un capo molto largo colle guancie molto meno incurvate, le spinule
oculari sempre molto sviluppate, quasi quanto nell’ A. aculeata,
e, ciò che più importa, le carenule alla base dell’ addome sono
tra loro più distanti, essendo lo spazio incluso approssimativamente
uguale al terzo della larghezza del segmento, mentre nella forma
tipica, come nella var. microcephala, essa è appena uguale al
quarto di quella larghezza.
. Una consimile differenza nello scartamento delle carenule ad-
dominali servi altra volta a de Sauley per separare la A. Reve-
lierei dalla A. corsica, e come specie distinte furono inscritte
anche nei più recenti cataloghi; l'esame comparativo di esemplari
delle due forme (ed anche di esemplari della A. Koziorowiczi,
staccata dalla corsica per piccole differenze, sopratutto nella lun-
ghezza delle antenne) rende oggi inammissibile una tale suddivi-
sione, e le due presunte specie non debbono esser tegute che
come razze locali della A. corsica, come giustamente fece Sainte-
Claire Deville nel suo Catalogo dei Coleotteri della Corsica.
Allo stesso titolo la forma di Aritzo va considerata come razza
della A. sardoa, cui assegno il nome di subsp. aritzensis.
Amaurops aculeata n. sp.
(tav. III, fig. 9).
È questa, tra le specie di Sardegna, la sola in cui le carene
laterali del fronte non siano nè denticolate nè crenulate.
Allungata, testaceo-rossiccia, nettamente più stretta in avanti.
Capo largo, fortemente carenato ai due lati del fronte, questo
convesso sulla linea mediana, depresso in avanti e solcato ai lati
lungo il margine interno delle carene laterali, bifoveolato poste-
riormente; spine oculari insolitamente grandi ed aguzze dirette
un poco obliquamente in avanti. Antenne relativamente lunghe,
articolo 1.° grosso, poco più lungo che largo, 2.° più stretto,
~
186 A. DODERO
circa 1 volta e mezza più lungo che largo, 3.°-8.° pid stretti
del 2.°, subeguali in spessore, 3.° due volte e mezza, 4.° due
volte, 5.° tre volte, 6.° un poco più di una volta e mezza, 7.° due
volte e mezza, 8.° appena una volta e mezza, più lunghi che
larghi, 9.°-11.° più grandi, formanti una clava di tre articoli, 9.° circa
una volta e mezza, 10.° appena, più lunghi che larghi, 11.° lungo
quasi quanto i due precedenti riuniti, piriforme, a base troncata.
Torace brevemente ovale, evidentemente più stretto del capo, non
marginato ai lati, canalicolato - sulla linea mediana, e carenato
nettamente fin oltre il quarto anteriore, ai due lati del solco me-
diano; davanti alla base tre fossette separate tra loro da due
carenule spinose ben sviluppate. Elitre molto convesse, moderata-
mente arrotondate ai lati, poco men di due volte larghe quanto
il torace, e di circa un terzo più lunghe, appena più lunghe che
larghe insieme all’ apice; primo segmento dell’ addome fortemente
trasversale, almeno di metà più largo che lungo, alquanto più
largo delle elitre, carenule basali abbastanza forti, distanti tra loro
un poco più del quarto della larghezza del segmento alla base.
Pubescenza fina, non molto lunga; e poco fitta; gambe proporzio-
nalmente lunghe.
O: 5.° segmento ventrale visibile (6.° reale) dell'addome lar-
gamente, ma poco profondamente impresso, orlo apicale legger-
mente smarginato in linea curva.
Lungh. 2,5 mill.
Sardegna : Dorgali.
Amaurops longipes n. sp.
(tav. II, fig. 10, 10.a).
Unica nel genere per la base del primo segmento dorsale dello
addome ornata di quattro fossette; per la forma generale del corpo,
e le gambe molto lunghe e sottili ha qualche analogia coll’ A mau-
rops Simoni Dev., dalla quale però la dividono molti altri carat-
teri importanti.
Allungata, gracile, testaceo-rossiccia, parte anteriore del corpo
più stretta. Capo moderatamente grande , sensibilmente più stretto
delle elitre, leggermente convesso posteriormente sulla linea me-
diana, superficialmente solcato ai lati e depresso in avanti; le
carene frontali (tav. III, fig. 10 a) sono ridotte ad una serie di 7 a 8
*
COLEOTTERI ITALIANI 187.
spinule fine, erette, in serie ordinariamente molto regolare, situata
all’esterno dei solchi laterali; spine oculari mediocri, aguzze, dirette
all’esterno. Antenne lunghe e sottili, articolo 1.° un poco meno grosso
che nella specie precedente, una volta e mezza, 2.° più stretto del 1.°,
più di una volta e mezza, 3.°-5.°, ancor più Ar come i se-
guenti fino all’ 8.°, oltre due volte e mezza, 6.° quasi due volte,
7.° subeguale al 4.°, 8.° circa una volta e mezza, più lunghi che
larghi, 9.° più grande, di lunghezza poco meno che doppia della
propria larghezza, 10.° ancora un poco più grande.e appena più
lungo che largo, 11.°, il maggiore di tutti, piriforme, a base tron-
cata. Torace sensibilmente più stretto del capo, subcordiforme, la
massima sua larghezza circa al terzo anteriore, ristretto rapida-
mente in avanti, più gradatamente verso la base, prima della
quale i lati si raddrizzano restando così alquanto sinuosi, lati non
marginati, disco finamente solcato sulla linea mediana, non care-
nato ai lati di essa, trifoveolato davanti alla base, e spinoso tra
le fossette laterali e la mediana, spinule molto piccole, poco spor-
genti.
Elitre moderatamente convesse, arrotondate ai lati in curva
molto larga, evidentemente più lunghe che larghe insieme all’estre-
mità, di un quarto' circa più larghe del capo e di oltre metà più
larghe del torace. Addome piuttosto lungo, non, o appena più
largo delle elitre, !.° segmento dorsale orione trasversale,
‘circa di un terzo più largo che lungo, carenule della base relati-
vamente brevi, molto eee tra ioe: includenti un pò meno ‘
della metà della larghezza del segmento, due fossette rotonde,
abbastanza profonde, all’ esterno di dette carenule, altre due al-
quanto trasversali, ben marcate, nello spazio compreso fra le due
carene. Pubescenza fina e sparsa, piuttosto breve; gambe lunghe
e gracili.
I: 3. segmento ventrale visibile con un largo e profondo
solco longitudinale mediano, smarginato un poco angolosamente
all’ apice.
Lungh. 2,5 mill.
aloe Macomer, talvolta frammista colla A. sardoa e
colla A. denticulata, specialmente a Monte S. Antonio.
ae x
MIRO SCI ce ia ag ne cD Lf] tae rT Pawel RI Rae Pha
SASA LN ida et ape
188 : A. DODERO
Le Amaurops trovate in Italia sono ormai molto numerose,
e le diverse descrizioni sono sparse in. vari periodici, ma nessun
lavoro d’ insieme fu pubblicato, dopo di quello, ora troppo incom-
pleto, del Reitter. Credo perciò potrà riuscire gradita ai miei Colle-
ghi italiani una tabella sinottica complessiva, che sia basata su carat-
teri facilmente apprezzabili, e che permetta di riconoscere agevol-
mente le diverse forme nostrane. Io non ho troppo curato di far
seguire le specie in un ordine, piuttosto che in un altro, ma ho
sopratutto cercato di valermi di caratteri chiari e precisi, mio solo
intento essendo quello di rendere facile la determinazione di esse.
TABELLA DI DETERMINAZIONE DELLE AMAUROPS ITALIANE.
A? Torace finamente e densamente punteggiato, ornato al disopra
di tre solchi longitudinali fini, ma ben distinti, uno nel mezzo,
ed uno da ogni lato in prossimità del margine laterale, senza
visibili carene longitudinali sul disco. Capo più o meno fina-
. mente, ma sempre nettamente punteggiato, poco lucido. Elitre
a punteggiatura uguale a quella del torace, queste e addome
bbc di pubescenza densa, breve e molto depressa; carenule
alla base del primo tergite addominale includenti tra loro un
poco più del terzo della larghezza totale del segmento. Antenne
robuste, gambe brevi e molto robuste, tibie, specialmente le
intermedie, distintamente incurvate. — Lombardia : Monte
‘Adamello, Monte Guglielmo; Trentino: Giudicarie occiden-
SAWN eo ce AL ot Max uae age 3 soil + Pinkeri Ganglb.
A! Torace e capo di OTRS poco lucidi. Torace fina-
mente solcato longitudinalmente nel mezzo, solco spesso abbre-
viato, più o meno confuso nella scoltura granulosa, carene
longitudinali nulle o poco visibili. Elitre a TR finis-
sima e sparsa, lucide, queste e l'addome, quasi liscio, coperte
di pubescenza fina, breve è poco densa, depressa; -carenule
basali del primo tergite distanti tra loro tutt’ al piu il quarto
della larghezza del segmento. Antenne più sottili, gambe molto
meno robuste, tibie intermedie quasi rette. — Piemonte: Val-
sesia, Valle dell’Ossola. n.0.» Pirazzolil-Saulcy
A Capo e torace lucidi, non punteggiati nè granulosi, o al mas-
simo a punteggiatura finissima, sparsa, difficilmente visibile.
COLEOTTERI ITALIANI 189
B Disco delle elitre trasversalmente poco convesso, quasi pianeg-
giante, lati di esso longitudinalmente carenati, e più all’esterno
diari alla superficie discale. Carene del fronte liscie,
torace longitudinalmente solcato nel mezzo, fortemente care-
nato ai lati del solco; carenule del primo tergite addominale
distanti tra loro del quarto della larghezza del segmento. g
femori intermedii con una profonda intaccatura nell’orlo poste-
riore verso la metà della loro lunghezza. -- Piemonte: Valli
dell’ Orco e della Stura di Lanzo. . . . . carinata Baudi
. B Disco delle elitre trasversalmente convesso, lati di esso nè ca-
renati nè angolosi, ma regolarmente arrotondati in curva più
o meno forte fino all’ estremo margine laterale dell’ elitra.
:C* Primo segmento dorsale dell’ addome ornato alla base da tre
fossette, una tra le carenule mediane ed un’altra all’esterno
di queste.
D' Margine laterale del torace Dufiaitmalmono carenato, carene
più o meno fine ma ben ani almeno nella metà hasale.
Carenule laterali del fronte formate da serie ordinariamente
regolari di denti o spinule nettamente separate.
Solco longitudinale mediano del torace rappresentato da una
linea sottile poco profondamente impressa e non fiancheggiata
da carene, quelle del margine laterale molto ottuse, poco
elevate; carene frontali formate di una serie di 10-12 circa
spinule robuste inclinate all'indietro; primo segmento addomi-
nale breve, fortemente trasversale, carenule basali racchiudenti
quasi la terza parte della larghezza del segmento. Pubescenza
breve, sparsa; corpo poco dilatato nella metà posteriore, gambe
relativamente brevi e robuste. — Sardegna: Monte S. Antonio
presso Macomer, Bortigali. . denticulata Dodero
E Solco longitudinale mediano del torace largo, e più o meno
profondo, accompagnato da ogni lato da una carena elevata.
F! Carenule laterali del fronte formate da una serie di circa otto
denti, ordinariamente dilatati all’ apice e subitamente tron-
cati. Torace con un largo solco longitudinale nel mezzo del
disco e una carena ben marcata, e spinosa al quarto basale,
da ogni lato del solco; pubescenza delle elitre e dell’ addome
molto breve e sparsa. Corpo largo nella metà posteriore, molto
più stretto in avanti. g° femori intermedii armati di un breve
dente ottuso poco prima della metà dell’ orlo posteriore.
G!
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190 : A. DODERO
Carenule alla base del primo tergite addominale distanti tra
loro di un quarto della larghezza del segmento.
Capo piu largo, molto piu largo del torace, guancie gradual-
mente dilatate a partire dalla base fino all’ inizio della forte
spina oculare. — Sardegna: Macomer, Monte Ferru, Isili.
sardoa Sauley, forma tipica.
Capo più stretto, appena più largo del torace, guancie a lati
molto meno «divergenti in avanti, più parallele, spine oculari
molto meno sviluppate. — Sardegna settentrionale: Banari.
wi var. microcephala Dodero
Carenule del primo tergite distanti tra loro di un terzo della
larghezza del segmento. Capo ancora più largo che nella forma
tipica, poco più stretto delle elitre, spinule oculari molto grandi
e sporgenti. — Sardegna: Aritzo. subsp. aritzensis Dodero
Carenule laterali del fronte formate di piccole spine aguzze più
o meno numerose.
Capo molto piccolo, poco più largo del torace e: molto più
stretto delle elitre; queste molto convesse e molto fortemente
arrotondate ai lati. Pubescenza breve e poco densa.
Carenule addominali includenti soltanto la quarta parte della
larghezza del primo segmento alla base.
Spinule situate ai lati della fossetta mediana del torace piccole,
antenne più lunghe, articoli 3°-5° quasi due volte lunghi quanto
larghi. — Corsica: Oletta, Omessa, Porto Vecchio. -
corsica Sauley
Spinule laterali della fossetta inediana toracica più lunghe, più
aguzze, antenne più brevi, articoli 3°-5° meno di una volta e
mezza lunghi quanto larghi. Varietà di poco conto, ma che pare
strettamente localizzata. — Corsica: Calvi.
i ‘ar. Koziorowiczi Sauley
Carenule addominali includenti circa la terza parte della lar-
ghezza alla base del primo segmento. Carene del disco toracico
meno elevate. — Corsica: Vizzavona. subsp. Revelierei Saulcy
Capo molto più grande, di poco più stretto delle elitre. Corpo
molto meno largo nella parte. posteriore e meno stretto in
avanti; elitre meno fortemente convesse ed arrotondate ai lati;
pubescenza un poco più fitta.
Torace molto breve, indistintamente più lungo che largo, solco
mediano poco profondo, carenule longitudinali ben marcate,
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COLEOTTERI ITALIANI 191
spinule piccole ma ben distinte, aguzze. Elitre brevi, netta-
mente, più larghe all’ apice che lunghe alla sutura; carenule
del primo tergite addominale distanti tra loro pressochè del
terzo della larghezza del segmento. Antenne brevi, statura
più piccola (mill. 1,7-1,9). --- Piemonte: alta valle del San-
gone. ., i ; . . +. alpina Dodero
Torace più STR iL più lungo che largo, solco
mediano profondo, spinule ai lati della fossetta baile. mediana
assai ridotte, ottuse, appena indicate da una angolosità delle
carene discali. Elitre lunghe alla sutura quanto larghe assieme
all’ estremità, carenule del primo tergite racchiudenti general-
mente un poco meno del terzo della larghezza. Statura mag-
giore (mill. 2,2-2,5).
Più grande, più robusta; torace più dilatato in avanti, più
bruscamente ristretto verso la base; elitre più convesse e più
arrotondate ai lati. Lungh. 2,35 -2,50 mill.
Carenule discali e laterali del torace .forti, complete; statura
alquanto maggiore: — Abruzzo, Umbria, Toscana.
exarata Baudi, forma tipica
Carenule discali e laterali del torace meno elevate, abbreviate in
avanti poco oltre > metà; statura un poco più piccola. —
Lazio, Abruzzo. ©. . . . . var. brevicarina Raffray
Più piccola, più Sile! torace più stretto, meno cordiforme;
elitre meno convesse, meno fortemente arrotondatè ai lati;
carenule marginali del torace ordinariamente un poco abbre-
viate in avanti Lungh. 2,2-2,3 mill. — Lazio.
subsp. romana Raftrav
Margine laterale del torace senza traccie di carene longitudi-
nali, o con rudimenti di carene limitati a un brevissimo tratto
presso la base. |
Disco del torace senza carene longitudinali o appena con qual-
che traccia verso la base, senza mai raggiungere la metà.
Disco del torace senza solco mediano; oppure solcato, ma allora
il torace è più stretto del capo e quasi di metà più stretto
delle elitre.
Disco del torace solcato longitudinalmente nel mezzo fino al
quarto anteriore.
Più piccola (mill. 2 1/,), carene frontali più o meno irrego-
larmente e parzialmente denticolate o spinose; elitre più brevi,
0
S
U
fa
_
192 A. DODERO
molto convesse e fortemente arrotondate ai lati, striola margi-
‘nale del primo tergite addominale poco obliqua, e vicina al
margine esterno anche alla base del tergite. — Lazio: Filet-
LO LOCO MPRZIONI TA . . . subsp. atropidera Raffray
Più grande canal, 24-9 ,5), carene frontali assolutamente
uniformi, a spigolo liscio; elitre più lunghe, molto meno con-
vesse ed arrotondate ai lati; striola marginale del primo ter-
gite addominale molto obliqua, lontana dal margine esterno
alla base, e convergente fortemente con questo all’ indietro.
— Sicilia: Ficuzza, Monte S. Giuliano presso Trapani.
Aubei var. sulcatula Dodero
Soleo mediano del torace molto abbreviato, %isibile soltanto
per breve pa oltre la fossetta basale mediana. Specie grande
( mill. 2,4 - 2,7) slanciata, antenne e gambe lunghe, femori
Riu oa robusti, pubescenza abbastanza lunga, carene
frontali liscie; carenule del primo tergite scartate tra loro di
quasi un terzo della larghezza del segmento.
Elitre moderatamente arrotondate ai lati, sensibilmente più
corte ; statura minore, femori dei g° un poco meno robusti,
intermedii regolarmente rigonfi all’interno nella metà apicale,
tibie posteriori assai leggermente incurvate all’interno nella
prima metà, quasi rette. — Sicilia: Castelbuono, Ficuzza,
Monte S. Giuliano, Monte Pellegrino presso Palermo.
Aubei Fairm., forma tipica
Elitre distintamente più lunghe, debolmente arrotondate ai
—_
lati, quasi coniche, pubescenza più lunga, diretta obliqua-
mente all’ esterno nella regione vicina alla sutura. Femori dei
oO più fortemente rigonfi, gli intermedii profondamente e lar-
gamente scavati all’interno nella metà apicale, tibie posteriori
incurvate nei due sensi, all’ interno nella metà basale -e allo
esterno verso l’apice. Lungh. 2,6-2,7 mill. — Sicilia : Fieuzza.
subsp. monstruosipes Dodero
Torace senza solco mediano longitudinale.
Parte anteriore del corpo piu larga in proporzione colla meta
posteriore, capo largo quanto le elitre, torace un poco più
stretto; statura ordinariamente’ più grande. |
Statura più piccola, guancie più arrotondate, meno dilatate
in avanti, torace più ovale, elitre più brevi, più arrotondate ai
lati, carenule del primo tergite includenti il quarto della lar-
x
COLEOTTERI ITALIANI 193
ghezza del segmento. Femori del 3g conformati come quelli
della 9. Lungh. 2,4 mill. — Toscana: Vallombrosa.
Diecki Sauley
U Statura molto maggiore, guancie poco arrotondate ,. fortemente
Vv!
_
WwW
dilatate in avanti, torace fortemente arrotondato ai lati, sub-
globoso, elitre pit lunghe, meno arrotondate lateralmente ,
carenule del primo tergite distanti tra loro del terzo della
ae ci segmento. of femori molto più rigonfi che nella 9.
Lungh. 2,6-2,7 mill — Toscana settentrionale: Porretta,
7 I rt . . . subsp. Fiorii fabian
Parte anteriore del corpo più stretta in confronto colla parte
posteriore; capo distintamente più stretto delle elitre, statura
minore... i
Carenule del primo tergite scartate di un quarto della larghezza
del segmento. hi
Più grande, quasi della statura della forma tipica, capo net-
tamente più largo del torace, guancie debolmente arrotondate,
divergenti in avanti, spinule oculari piccole ma ben distinte;
femori intermedii del g ottusamente dentati nel quarto basale
interno. — Toscana: Lucca, Alpi Apuane. f
subsp. dentibasis Dodero
Molto più piccola, capo insensibilmente più largo del torace,
guancie fortemente arrotondate, quasi parallele in avanti, spi-
nule oculari minutissime, appena indicate; femori intermedii
nel o mutici. — Toscana: Siena . subsp. senensis Baudi
Carenule del primo tergite includenti la terza parte della lar-
ghezza del segmento.
Guancie fortemente arrotondate ai lati, in avanti quasi paral-
lele, spinule oculari piccole o molto piccole, antenne più
brevi, torace più ovale, a maggior larghezza più prossima alla
metà. — Isola Elba. subsp. Moczarskii Holdh
Guancie debolmente arrotondate ai lati e fortemente divergenti
in avanti, spinule oculari grandi, larghe, confuse colle guan-
cie, torace più cordiforme, più fortemente dilatato, maggiore
larghezza situata più in avanti, antenne e gambe molto più
lunghe. — Toscana: Pratolino, La Certosa presso Firenze.
subsp. florentina Dodero
Disco del torace solcato longitudinalmente nel mezzo; torace
breve, della larghezza del capo, e poco più stretto delle elitre
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol, VIII (20 Febbraio 1949). 13
194 A. DODERO
all’ apice, queste relativamente lunghe, poco convesse e debol-
mente arrotondate ai lati; carene frontali variabili, quasi liscie
o alquanto interrotte; carenule del primo tergite distanti tra
loro un pò più del terzo della larghezza totale del seg-
mento; pubescenza moderatamente lunga, poco rilevata; spinule
oculari molto piccole. — Abruzzo, Lazio. Luigionii Raffray
0 Disco del torace con due carene longitudinali ben marcate,
che raggiungono il quarto anteriore, profondamente e larga-
mente solcato sulla linea mediana; guancie fortemente diver-
genti in avanti, spinule oculari straordinariamente sviluppate
ed aguzze, carene frontali liscie; -carenule del primo tergite
racchiudenti poco più della quarta parte della larghezza del
segmento; pubescenza moderatamente lunga, un poco rile-
vata. Gambe e antenne lunghe'e gracili. — Sardegna: Dorgali.
; aculeata Dodero
C Primo tergite addominale ornato alla base da quattro fossette
due delle quali comprese fra le carenule basali e le altre due
all’esterno di queste. Insetto slanciato, antenne e gambe
molto lunghe e sottili; carenule frontali segnate da spine sot-
tili e‘assai regolari, spinule oculari mediocri; torace solcato
longitudinalmente ma non carenato, nè sul disco né ai lati,
carenule del primo tergite addominale scartate tra loro di
quasi la metà dell’ intera larghezza del segmento. — Sardegna:
Macomer, Monte S. Antonio... . . . . longipes Dodero
Brachygluta abrupta n. sp.
(tav. IV, fig. 1 a, 10)
Appartiene al gruppo delle B. araaidis Reitt., colchica
Saulcy e sardoa Saulcy, ma è più convessa e di colore più in-
tenso delle prime due, si allontana invece dalla sardoa, colla
quale ha comune la convessità e il colore, per le striole del primo
tergite visibile molto più vicine tra loro, e per la conformazione della
parte dorsale dell’ addome nel g'. Il capo è un poco più piccolo
che nella sardoa, le antenne sono distintamente più lunghe e un
poco più gracili, senza però raggiungere la lunghezza di quelle
della araxidis, e tanto meno della colchica.
Striole alla base del primo segmento addominale divise tra
loro da uno spazio appena minore del terzo della larghezza totale
del segmento, nettamente divergenti nel 7", un pò meno nella 9,
COLEOTTERI ITALIANI 195
di lunghezza un pochino variabile, poichè in alcuni esemplari esse
raggiungono appena il terzo della lunghezza del segmento, in altri
più numerosi lo passano nettamente, avvicinandosi, senza però
raggiungerla, alla metà della lunghezza.
g': Primo segmento dorsale visibile dell’ addome prolungato
orizzontalmente nel mezzo del suo margine posteriore e smargi-
nato a semicerchio all'estremità; ai lati del prolungamento il mar-
gine è fortemente depresso e ornato di una larga foveola roton-
deggiante poco profonda, talvolta obsoleta. Segmenti seguenti quasi
perpendicolari alla superficie dorsale del primo e appena sporgenti
nel mezzo al disotto del prolungamento del disco di quello; seg-
mento secondo ornato nel mezzo di una piccola carena longitudi-
nale, visibile nella smarginatura dell’ orlo apicale del precedente
tergite.
Lungh. 1,4-1,6 mill.
Ho trovato questa bella e distinta specie in compagnia colla
B. Aubei Tourn. a Pachino, e ne posseggo un esemplare di
Spagna identico a- quelli siciliani. Un ultimo esemplare lo ritrovai
frammisto alle B. sardoa raccolte dal mio amico Cav. Umberto
Lostia; questo esemplare è più piccolo di quelli di Pachino e di
Spagna, e la fossetta laterale all’ orlo apicale del 1.° tergite è
appena marcata, mentre è ben netta in tutti gli altri.
Brachygluta Galathea Sauley 9. i
La osservazione fatta da Raffray, che l’ insetto, che io avevo
segnalato col nome di Andreinii come varietà maschile della
B. Pirazzolii Sauley, non era che la 9 di questa specie, mi
ha indotto a fare alcune ricerche in proposito, ed esse mi hanno
portato a riconoscere di essermi ingannato. Le 9 a trocanteri
inermi, che io avevo ritenuto per la Q normale della Pirazzolii,
ho constatato che si riferivano invece alla Ragusae, che non cre-
devo giungesse tanto a settentrione, poichè le Q in parola .pro-
vengono da Lippiano in provincia di Arezzo.
Resta quindi assodato che la 9 della Brachygluta Piraz-
zolii Sauley ha sempre i trocanteri anteriori spinosi, e quindi la
pretesa var. Andreinii non ha più ragione di esistenza.
La stessa caratteristica, verificata in numerosi esemplari, pre-
sentano pure le 9 della B. Galathea Saulcy, sicchè esse si po-
196 A. DODERO
tranno d'ora innanzi distinguere facilmente da quelle della Ragusae
che ha i trocanteri anteriori assolutamente privi di spina.
La B. Galathea pare strettamente localizzata in Sicilia.
Bythinus mimus, n. sp.
(tav. IV, fig. 2)
Estremamente somigliante, nella forma dei due primi articoli
delle antenne nel ©, al B. clavicornis Panz., se ne distingue
nettamente per la statura minore, il corpo meno convesso, molto
meno globoso nella parte posteriore, il capo più largo, appena
più stretto del torace nella sua maggiore larghezza, le elitre molto
meno arrotondate ai lati e segnate di punti assai piccoli e molto
superficiali, sicchè essi sono difficilmente percettibili; la pubescenza
è anche più lunga che nel B. clavicornis.
L’ unico esemplare che io ho veduto di questa specie ha i fe-
mori ingrossati, non però così fortemente come nella var. n/atipes
Reitt. del clavicornis, le tibie anteriori e posteriori sono dilatate,
le prime dentate, le seconde profondamente smarginate all’interno
nella parte apicale.
Lungh. 1,4 mill.
Raccolto nel Canale delle Verghe (Alpi Apuane) dal mio amico
Rag. Cesare Mancini.
‘(Bythinus oreophilus Meixn., subsp nova judicariensis.
(tav. IV, fig. 3)
Si distingue a primo esame dalla specie delle montagne della
Stiria per la diversa forma dei due primi articoli delle antenne
del 3°. Il primo di essi è più regolarmente cilindrico e all’apice
è troncato invece che arrotondato, senza le tre setole erette indi-
cate nella figura di Meixner (W. Ent. Zeit. 1912, p. 189); il
secondo è di forma brevissimamente ovale, quasi sferica, senza
la menoma traccia di' dilatazioni e orlature sia all’interno che in
qualsiasi altra direzione. oltre i tubercoli sopra la inserzione
delle antenne non sono affatto riuniti in avanti, il solco trasver-
sale davanti alla base del torace è assolutamente normale, la
punteggiatura delle elitre è molto più fina e superficiale che nel
Curtisi quantunque visibilmente più densa. Il corpo è non soltanto
Pe tal e Nt ai aa a N stato Ae SL Ea
SA Gi uo va Vic 3 a ; Jak Ris are bin. A te 7 Pi PO
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COLEOTTERI ITALIANI 197
più depresso che nel Curtisi, ma anche molto più stretto e gra-
cile. La 9 è sensibilmente diversa dal g oltrechè nella forma
delle antenne, per il capo proporzionalmente più stretto, gli occhi
di metà più piccoli, i femori più sottili (sono leggermente dilatati
nel g') e le tibie posteriori normalmente dilatate dalla base fin
verso i */,, mentre sono pressochè di uguale spessore nel gf.
Lungh. 1,4-1,5 mill. |
Una coppia di questo raro Pselafide fu raccolta dall’ amico
Signor Mancini nelle regioni elevate del Monte Rima nelle Giudi-
carie, nel mese di Agosto 1917.
Bythinus difficilis Reitt., var. nova odontogena.
(tav. IV, fig. 4a, 40, 4C)
Il B. difficilis è largamente sparso, e ovunque comune, nel-
l’isola di Sardegna, ciò malgrado, la sua variabilità non è grande.
Tuttavia si trovano qua e là diverse forme di co; quella che si
trova comunemente ‘e dovunque è la forma tipica, in cui i femori
sono semplici, le tibie anteriori lievemente dentate e smarginate
all’ interno un poco prima dell’ apice, e le posteriori conformate
esattamente come nelle 9.
. Ma nel sud ovest dell’isola specialmente, tra i g di forma
normale, se ne incontrario sovente di quelli nei quali i femori,
specialmente i posteriori, sono un poco più robusti, e le tibie poste-
riori sono sensibilmente dilatate, anche alla loro base, un poeo
più incurve, e munite all’ interno, poco oltre la metà, di una lieve
dilatazione dentiforme, che raggiunge il terzo apicale. Di questa
forma maschile (var. nova subdentatus [tav. IV, fig. 4 c |) ho esem-
plari di Capoterra, Fluminimaggiore, Gonnesa, S. Antioco e Teulada.
Una forma molto più rimarchevole si trova poi attorno al
gruppo montuoso del Gennargentu. In questa (var. nova odonto-
gena |tav. IV, fig. 4 a]) le guancie sono dilatate, un pò al disotto
e dietro gli occhi, in un tubercolo 0 dente conico, lungamente -
cigliato all’ apice, diretto obliquamente in basso, analogo a quello *
del Bythinus anguliceps Reitt., o di aleune Brachygluta, ma un
pò meno sviluppato. A questa varietà si collegano due forme di-
stinte, una, più comune, con femori e tibie semplici, e appena
dentate le anteriori all’interno (var. odontogena i. sp.), Valtra
molto rara, coi femori molto dilatati (var. nova pachymerus,
—_
198 A. DODERO
[tav. IV, fig. 4 2]), le tibie anteriori dilatate, fortemente dentate
all’interno, indi smarginate fino all'apice, le intermedie pur dila-
tate, semplici, le posteriori fortemente dilatate, compresse late-
‘almente, più corte, più fortemente incurvate, e munite al disotto
un pò prima del terzo apicale di un forte. dente seguito da una
smarginatura.
Ho esemplari della var. odontogera del Monte Gennargentu
e di Aritzo, e della var. pachymerus del Monte Gennargentu,
Aritzo, Correboi e Seui.
Bythinus alticola Dod.
Quando, nel 1900, descrissi in questi Annali la forma presente,
non conoscevo che un solo esemplare g°, e la conformazione non
eccessivamente diversa dei primi articoli delle antenne mi fece
supporre possibile che si trattasse. di una semplice razza del
B. Grouvellei Reitt. Dieci anni più tardi, in una mia gita estiva
nelle Alpi, ebbi occasione di ritrovarne altri esemplari in località
assai lontana dalla prima, e sempre a grande altitudine, e questa
nuova cattura mi permise di accertare la costanza dei caratteri
differenziali e la autonomia specifica dal B. Growvellei. Esso se
ne distingue sempre. per le antenne un poco più corte, la propor-
zione relativa dei due primi articoli nel 3, il corpo più svelto,
le elitre più lunghe, il torace molto più stretto, appena sensibil-
mente più largo del capo, e la statura costantemente e netta-
mente minore. Non sempre però le tibie anteriori sono dentate
internamente nel 37, come nel tipo di Coazze, negli esemplari rac-
colti in seguito esse sono assolutamente uniformi senza traccia di
dente o smarginatura preapicale interna.
Ho ritrovato il B. alticola al Pian di Verra (m. 2000 s/m.)
sopra Fiery d’Ayas, Valle d’ Aosta, in compagnia col B. sculp-
ticornis Guilleb. col quale ha pure grandissima somiglianza di
colore, statura e forma generale. Ma oltre la differenza delle an-
tenne nel g', il B. sculpticornis ha sempre il capo subopaco
perchè finamente rugoso, mentre esso è lucido e perfettamente
levigato nell’ alticola, e questo rende agevole anche la separa-
zione, sempre più difficile, delle 9.
Raffray, nel Catalogo generale dei Pselafidi, edito nel 1911,
indica come patria del B. sculpticornis la Francia; a me non
COLEOTTERI ITALIANI i 199
risulta che questa specie sia mai stata ivi raccolta, essa è descritta.
di Loéches nel canton Vallese (Svizzera), ed io la ritrovai a Fiery
d’Ayas e ad Alagna (Valsesia), e ne ho un esemplare raccolto
dall’ Ing. P. Bensa a Balme, nell’ alta valle della Stura di Lanzo
( Piemonte).
Bythinus Fiorianus Reitt. (= samniticus Blattny ).
Nelle sue « Notes sur les Psélaphides de I’ Italie centrale »
(Ann. Soc. Ent. France, 1914, p. 365 e seg.) Raffray giusta-
mente rivendica il rango di specie a questa forma, inesattamente
descritta come varietà del Porsenna Reitt., e indica le diverse
località in cui questa fu raccolta e cioè: Palena e Monte Marsi-
cano, Filettino e Monte Autore. ‘A queste vanno aggiunte alcune
località più meridionali, e prima di queste il Monte Arazecca
(nella stessa regione di Palena e Monte Marsicano) dove lo prese
Paganetti-Hummler, e della qual provenienza la specie fu ridescritta
dal Blattny col nome di sammiticus. Infine ne ho avuto una
coppia raccolta dai Signori Fratelli Solari a Monte Scuro presso
Vallo della Lucania ( provincia di Salerno), e un © trovato dal
D." Andreini-a Latronico in Basilicata.
Questi esemplari, come i due che posseggo del Monte Ara-
zecca, appartengono tutti alla forma tipica, solo a Filettino io ho
potuto, oltre a questa, trovare qualche esemplare della var. sim-
plicipes.
Bythinus bulbifer Reichb., aberr. nova elegantulus.
Una bellissima e molto spiccata varietà cromatica di questa specie
ha l'addome e le elitre interamente nere, il torace, la testa e i
palpi invece sono di colore testaceo vivo, le antenne e le gambe
testaceo bruniccio. Questa colorazione graziosissima è però assai
rara; io ne ho un solo esemplare raccolto a Levico (Trentino),
ed un altro di uguale provenienza si trova nelle collezioni del
Museo Civico.
Bythinus Lagari Halbh.
Questa specie, descritta dalla regione Roveretana (Trentino), ha
una diffusione abbastanza vasta nella cerchia alpina. Ridescritta da
200 A. DODERO
Flach, dei monti vicini a Como, col nome di lictor, fu poi trovata
a Piario in val Seriana dai Fratelli Solari, l'ho veduta di Domo-
dossola, e il compianto Maggiore Demarchi ne aveva raccolto un g
a Borgofranco d’ Ivrea (Valle d’Aosta).
Bythinus gallicus Reitt.
Anche questa è specie da annoverarsi tra le italiane; io ne ho
un esemplare maschile, perfettamente tipico, di S. Dalmazzo di Tenda.
Questo, come è indicato dalla descrizione, ha le gambe conformate
come quelle della 9, eccettuate soltanto le tibie anteriori dentico-
late all’ interno prima dell’apice; si trovano però anche esemplari ¢
nei quali le gambe tutte sono marcatamente ingrossate (var. nova
fortipes), il dente delle tibie anteriori è molto più sviluppato e spor-
‘ gente, e le tibie posteriori, molto grosse dalla base fino al terzo
apicale, sono in questo punto smarginate e, fino all’apice, sensibil-
mente più strette. Anche di questa varietà ho un esemplare italiano,
da me raccolto alla Certosa di Pesio.
Bythinus (Macrobythus) Argodi Croiss.,
subsp. nova liguricus.
(tav. IV, fig. 5)
Differisce dalla forma tipica per la statura un pochino più pic-
cola, la punteggiatura delle elitre un poco più fina e densa, e
sopratutto per la forma del primo articolo delle antenne nel gd.
Questo non è angolosamente dilatato all’ interno, come esatta-
mente lo descrive Ganglbauer, ma è quasi perfettamente cilin-
drico, circa due volte lungo quanto largo ed è munito all’interno,
nella prima metà, di un piccolo tubercolo troncato all'apice appena
sporgente. Gli occhi del ¢ sono almeno di metà più piccoli di.
quelli dell’Avgodi e il capo è più stretto relativamente al torace.
Lungh. 1,6 mill.
Descrivo questa forma come. sottospecie dell’ Argodi perchè
rappresentata da un solo individuo, è certo però che se si ‘ritro-
rassero altri esemplari, e i caratteri enunciati si manifestassero
costanti, si dovrebbe considerare il B. liguricus quale specie
distinta. La sua vita è diversa di quella che fu indicata per V Ar-
godi, poichè esso non vive in caverne, ma fu raccolto sotto una
COLROTTERI ITALIANI 204
/
pietra interrata nei boschi di Monte Frontée, nell’ alta valle del
Tanarello, affluente del Tanaro (Alpi marittime ), dagli ‘amici
Sige. Angelo e Ferdinando Solari. Aggiungo però che il B. Ar-
godi non ha vita esclusivamente cavernicola, perchè il Sig. Peye-
rimhoff lo ha pure raccolto nei muschi in diverse località dei
dipartimenti della Dréme, delle Basse Alpi e della Vaucluse
(vedi: Abeille, vol. XXX, pag. 66-67 ).
Bythinus (Macrobythus) redemptus n. sp.
(tav. IV, fig. 6)
Molto vicino al Bythinus ( Macrobythus) Halbherri Reitt.
ma ben distinto per la statura minore, il corpo più breve e più
tozzo, il torace maggiormente sviluppato, e la diversa forma del
primo articolo delle antenne nel gf.
Di colore uniforme rosso-testaceo. Capo simile a quello del-
l Halbherri, ma più corto, molto più bruscamente ristretto in
avanti, occhi non visibili che al microscopio e indicati soltanto
da un piccolissimo spazio tondeggiante di colore un pò più pal-
lido. Torace molto più largo del capo, fortemente dilatato in avanti,
nettamente trasversale, foveole laterali grandi e profonde. Elitre
più brevi che nell’ Halbherri, più larghe insieme all’ apice che
lunghe alla sutura, a punteggiatura molto più fina e più densa;
pubescenza più densa e un poco più lunga; fossette basali grandi
e profonde, omeri poco marcati. Gambe molto robuste.
o: Primo articolo delle antenne (tav. IV, fig. 6) dilatato arro-
tondato all’interno, colla massima larghezza circa ai due terzi, ivi
munito di un piccolo tubercolo tronco subitamente un poco dilatato
al suo apice. Gambe robustissime, tutti i femori fortemente rigonfi;
le tibie dilatate, le anteriori fortemente dentate, le posteriori con
una profonda smarginatura nel terzo apicale. Capo al disotto con
due fossette poligonali, trasversali, disposte una dietro l’altra,
divise da una carena più elevata alle estremità, orlo laterale delle
fossette egualmente carenato.
Lungh. 1,5 mill.
Due soli esemplari di questa specie interessante (9 L) furono
raccolti dal carissimo amico D." Alfredo Andreini a Kamno nel-
l’alto Isonzo, nell’ Aprile 1916.
202 A. DODERO
Bythinus (Macrobythus) vicinus n. sp.
(tav. IV, fig. 7)
Molto somigliante ed affine al B. trigonoceras Holdh. (che è
pure da annoverarsi tra i Macrobythus), se ne distingue. tut-
tavia agevolmente per la statura un poco più piccola, il capo più
breve, subopaco, il corpo più convesso, più arrotondato nella parte
posteriore, e per la diversa forma delle antenne nel dg.
Capo breve, un poco più largo che lungo, densamente pun-
teggiato rugoso eccetto che nella regione occipitale, dove la pun-
teggiatura è più scarsa, fossette frontali molto grandi, più grandi
ancora che nel /rigonoceras, solco fra queste fossette e la foveola
anteriore indistinto, sicchè le fossette sono totalmente isolate tra
loro. Torace meno dilatato in avanti, e perciò proporzionalmente
un poco più lungo che nella specie di Monte Cavallo, e meno distin-
tamente che in quella, più largo del capo. Elitre più convesse e
più arrotondate ai lati, omeri appena marcati nel g', indistinti
nella 9, pubescenza più breve e più sparsa, punteggiatura finis-
sima pressochè indistinta. Gambe brevi e robuste.
S': Femori moderatamente rigonfi, tibie dilatate, e le anteriori
dentate come nel trigonoceras. Primo articolo delle antenne
dilatato triangolarmente all’interno, la massima larghezza non è
però presso l'apice, bensi poco oltre la metà dell’ articolo, e lo
spigolo, che intercede fra il punto di maggior larghezza e la base,
è in linea retta e non alquanto incavato come nella specie affine;
il 2.° articolo è più distintamente carenato all’interno in tutta la
sua lunghezza. Occhi un poco più sviluppati che nella 9.
Lungh. 1,6 mill.
Grotte di Oliero, molto raro.
I Bythinus Halbherri, redemptus, vicinus e trigonoceras
formano un piccolo gruppo molto omogeneo e tutti abitano la
regione alpina o prealpina del Veneto.
Bythinus (Macrobythus) Mancinii n. sp.
(tav. IV, fig. 8)
Nella forma generale del corpo è molto simile al B. (Glypho-
bythus) Doriae Schauf., però da esso è largamente distinto, oltre
COLÉOTTERI ITALIANI 203
i caratteri dei due gruppi, per le note seguenti. Capo molto più
‘stretto, di un terzo almeno più stretto del torace nel g', di un
quarto circa nella 9, più attenuato in avanti, più convesso sul ver-
tice, e più lungo; occhi nel < molto più piccoli, formati da quattro
a sei faccette (nel Doriae 3 sono composti di una ventina di faccette),
nella 9 assolutamente. indistinti; antenne molto simili a quelle
del Doriae, però il primo articolo è alquanto più breve, cilin-
drico, non dilatato all’interno nel 97, a lati retti nella 9, di
forma uguale nei due sessi, 2 volte più lungo che largo nel dg’,
2 volte e mezza nella 9; torace un poco più largo, nettamente
più dilatato in avanti; elitre più larghe, più convesse, più forte-
mente arrotondate ai lati; statura un poco più grande; pubescenza
un poco più densa.
Il 3 in questa specie è indicato da un breve prolungamento
della linea mediana del margine anteriore del capo fra i tubercoli
antennarii, questo. prolungamento è in forma di dente triangolare
appuntito, diretto in avanti. Le gambe, in uno dei due gf? che finora
furono trovati, sono semplici (var. nova conformis) come nella 9,
e come in questa abbastanza robuste (un poco più che nel B. Doriae),
nell’ altro invece i femori sono sensibilmente ingrossati, e le tibie
tutte più robuste, specialmente le posteriori, che sono pressochè di
eguale spessore in tutta la loro lunghezza, e le anteriori che sono
dentate nel terzo apicale interno (!).
Lungh. 1,5 mill. -
Ho assunto quali esemplari tipici della specie un g* e una 9
raccolti nella piccola grotta del Buggine, presso Cardoso (comune
di Stazzema, Alpi Apuane), dall'amico Rag. Cesare Mancini, in
onore del quale ho voluto fosse nominata la specie. Questo o ha
i femori ingrossati. Altra coppia raccolsi io stesso alcuni anni dopo,
sotto sassi profondamente interrati in una località tra Cardoso e
Ponte Stazzemese, nello stesso posto in cui presi il 58. ( Bytho-
swenus) propomacrus, la cui descrizione si troverà nelle pagine
seguenti.
(1) Anche nel B. (Glyphobythus) Doriae Schauf. sì trovano, benchè assai rari,
esemplari maschili a gambe ingrossate (var. nova pachypus). In questa varietà i femori
sono più grossi che nel B. Mancinii tipico, le tibie anteriori sono dentate, indi pro-
fondamente smarginate al terzo apicale interno, le posteriori assai fortemente dila-
tate, di ugual diametro in tutta la loro lunghezza, regolarmente incurvate, non
dentate all’interno. Spezia, grotta di Fabiano (dello Spadoni).
RT
204 | A. DODERO
Bythinus (Bythinopsis) myrmido Reitt.
(tav. IV, fig.-9)
Il B. myrmido Rttr. è tra le numerose specie ipogee di
questo genere, che abitano la Sardegna e la Corsica, quella mag-
giormente sparsa, e la meno rara di tutte. Essa è molto netta-
tamente caratterizzata per la strana forma delle tibie ariteriori nel
gd, che al lato esterno sono variamente dilatate, e munite verso
la metà di una appendice dentiforme quasi perpendicolare all’asse
della tibia ('). La forma e intensità di queste modificazioni del-
l'orlo esterno delle tibie anteriori sono talvolta soggette a leggiere
variazioni, non ledenti però mai la struttura generale, sicchè esse
difficilmente possono trarre in errore quando si e-aminano esem-
plari, anche tra loro diversi, di questa specie. Ma quello invece,
che più facilmente può ingenerare dei dubbi, è la non comune
variabilità della lunghezza delle antenne, la forte differenza nel
diametro oculare e la proporzione relativa di larghezza fra il capo
ed il torace. Gli occhi, nella forma tipica, sono grandi, e tali
infatti essi sono approssimativamente nei due terzi dei g' che
ebbi occasione di vedere, e in questi esemplari il capo, compresi
gli occhi, appare di poco più stretto che il torace, come indica,
forse accentuando un pò troppo, la frase diagnostica dell’ autore.
Ma si trovano pure abbastanza numerosi go’ nei quali gli occhi
sono molto piccoli e formati approssimativamente da 3 a 7 faccette
come nella 9. In questi il capo è con maggiore evidenza pit
stretto del torace, il quale talvolta, è anche realmente più largo
e più fortemente trasversale.
Inoltre, generalmente, negli esemplari ad occhi grandi, alati,
le antenne sono alquanto più lunghe, carattere ben visibile esa-
minandone gli articoli intermedii, che sono meno fortemente tra-
sversali, mentre, all’ opposto, negli esemplari maschili ad ‘occhi
ridotti, che sono atteri come le 9, le antenne sono distintamente
e costantemente più corte, cogli articoli 3.°-8.° assai fortemente
trasversali.
Sauley, da quel finissimo osservatore che era, aveva veduto
(1) La figura della gamba anteriore del rot in questa specie, che ha dato Crois-
sandeau nel Coléoptériste, è così pcco rassomigliante, come, pur troppo, le altre figure
pubblicate da queslo Autore in quel volumetto, che ho creduto utile il farne ripro-
durre un disegno un poco più conforme a realtà.
COLEOTTERI ITALIANI 205
queste differenze, e, dando loro una importanza maggiore di quella
che esse realmente posseggono, aveva stabilito su quella base un
certo numero di specie, i cai nomi inediti si trovano tuttora sparsi
in molte collezioni, ma io non ritengo sia utile per la nomenclatura
il riesumarli foss’ anche come semplici varietà. Per contro ritengo
possa contribuire ad evitare facili errori l’ indicare con un nome
proprio, e a semplice titolo di varietà, quelli esemplari maschili
ad occhi molto ridotti, perchè con questa riduzione sono conco-
mitanti gli altri caratteri di larghezza relativa od assoluta del
torace, uo delle antenne, ecc., e perchè, nelle serie abba-
stanza numerose che mi avvenne di esaminare, non ho mai trovato
esemplari che avessero sviluppo intermedio nell’ organo visivo.
Variazioni/vi sono, ma assai leggere, esemplari di passaggio pro-
babilmente, anzi quasi certamente, esisteranno, ma certo in tal
caso essi sono estremamente rari; per tutte queste ragioni ho sepa-
rato dal tipo la forma maschile attera e con piccoli occhi, asse-
gnandole il nome di var. microps.
Posseggo ambe le forme di B. myrmido di Corsica, ma senza
indicazione più dettagliata di località, eccettuata una 9 di Porto
Vecchio ad antenne lunghe; di Sardegna ho la forma tipica di
Golfo Aranci, Banari, Ala dei Sardi, Fluminimaggiore, Gonnesa,
Cantoniera di Corongiu (tra Cagliari e Muravera), e la var. mi-
crops di Golfo Aranci, Enas, Monti e Fluminimaggiore.
Bythiuus (Bythinopsis) Koziorowiezi Croiss.
(tav. IV, fig. 10)
Condivido pienamente la opinione emessa da Sainte-Claire De-
ville nel suo accurato « Catalogue critique des Coléoptéres de la
Corse » sulla identità specifica tra i due Bythinus gladiator e
Koziorowiczi, descritti entrambi dal Croissandeau a pag. 137
del « Coléoptériste », ed esistendo già un B. gladiator Reitt.
molto diverso dalla specie attuale, ne viene di conseguenza che
questa debba portare il nome di Koziorowiczi, quantunque nelle
predette descrizioni esso venga in seguito all’ altro.
Anche questa specie, come il myrmido, non è soltanto spe-
ciale alla Corsica, ma si trova pure in Sardegna, ove d’ altronde,
come in Corsica, essa pare rarissima. Io non ne ho che un solo
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206 A. DODERO
esemplare 9, raccolto sotto pietre profondamente interrate, nei din-
torni di Macomer, il 14 Marzo 1912.
Croissandeau nella sua descrizione del Koziorowiczi non parla
della grandezza degli occhi, in quella del gladiator li dice: assez
gros, quindi approssimativamente come nel myrmido tipico. Nel
mio esemplare invece essi sono piccolissimi, appena visibili a fortis-
simo ingrandimento, e non distintamente pigmentati.
Come per il B. myrmido, credo utile il riprodurre una figura
della gamba anteriore del © di provenienza sarda.
Bythinus (Bythinopsis) tibialis (Reitt. i. litt.) n. sp.
(tav. TV. ,;fig. 11).
Nella statura e nell'aspetto è molto somigliante ai grandi esem-
plari del B. myrmido Reitt., ma appena si esaminano attentamente
le varie parti, si osservano tali e tante differenze, che non è possibile
il poter supporre che ne sia soltanto una modificazione, per quanto
accentuata. Capo più grande, più largo, meno fortemente convesso
sul vertice, occhi nel g° sempre grandi, come nel myrmido tipico
nella 9 molto piccoli, composti appena di 3 0 A faccette; antenne
un pò più lunghe, articolo 1.° più cilindrico, meno ristretto verso
la base, tre volte lungo quanto largo all'apice, 2.° di egual gros-
sezza, brevissimamente ovale, 3.° di meta più stretto, tanto lungo
quanto largo, 4.°-8.° leggermente trasversali, poco decrescenti in
lunghezza, 9.° molto più largo del precedente, fortemente trasver-
sale, 10.° un poco più grande e sensibilmente più lungo, quindi
meno trasversale, molto più stretto dell’ ultimo, che è molto
grande e della solita forma brevemente piriforme; ultimo articolo
dei palpi molto più lungo che nel myrmido. Torace di. forma
molto diversa, molto più stretto e più lungo, di poco più largo
del capo nel g’, un poco più fortemente nella 9, molto più lun-
gamente attenuato in avanti, leggermente trasversale. Elitre più
quadrate, in conseguenza degli omeri che sono più sporgenti,
pubescenza molto più densa, almeno di metà più breve e molto
maggiormente depressa.
I : femori anteriori crenulati al disotto presso la base, tibie
anteriori fortemente dilatate, quasi laminate all’interno, pressochè
in tutta la loro lunghezza, tale dilatazione un pò meno forte dalla
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COLEOTTERI ITALIANI 207
metà fino all’ apice, secondo articolo dei tarsi anteriori alquanto
ingrossato.
Lungh. 1,2 mill.
Questa specie pare sia localizzata nella regione montuosa atti-
gua al Gennargentu; le sole località delle: quali la posseggo sono
Aritzo, Correboi e il Monte Gennargentu stesso, in val Minda,
poco sotto una delle vette principali, e nella collezione Solari ne
ho veduto un g' raccolto a Seui. La, avevo da molti anni in
collezione, ed avevo ad essa, nelle mie scatole, assegnato altro
nome; però, avendola veduta in qualche collezione col nome di
tibialis Reitt. che, per quanto mi risulta, non è stato mai pubbli-
cato, ho ritenuto preferibile descriverla con questo, per non ingom-
brare inutilmente la nomenelatura, nel caso in cui la descrizione
di Reitter fosse passata alla stampa in questi scorsi ultimi anni.
Bythinus(Bythinopsis) thermalis (Saulcy i. litt.) n. sp.
(tav. IV, fig. 12).
Anche questa specie va compresa nel gruppo del B. myrmido,
benchè più di ognuna delle precedenti se ne allontani per la sua
brevissima pubescenza, e la assenza di qualsiasi particolarità nelle
gambe anteriori del ©.
Un poco più piccola della statura media del myrmido, molto
meno convessa, e di forma generale più allungata; capo meno
convesso sul vertice, più largo in avanti, molto più stretto del to-
race in ambi i sessi, antenne uguali nei due sessi, simili a quelle
del myrmido a antenne più lunghe, però il 1.° articolo è evi-
dentemente più breve e più fortemente claviforme, appena due
volte e mezza lungo quanto la sua maggiore larghezza; ultimo
articolo dei palpi evidentemente più lungo; torace più largo, più
trasversale, più fortemente dilatato in avanti, bruscamente atte-
nuato verso l’ apice, quasi in forma di trapezio rovesciato, mas-
sima larghezza verso i 4/, anteriori; elitre subdepresse sul disco,
più fortemente arrotondate ai lati nella regione omerale, indi più
parallele, callo omerale un poco meno marcato; pubescenza di
tutto il corpo depressa, brevissima, tre volte più breve ancora che
nel B. tibialis, più densa, e formata di setoline molto più robu-
ste, che sono, sulle elitre, negli esemplari freschi, distintamente
subseriate nel senso longitudinale. Occhi nel g' variabili, talvolta
“
\
208 A. DODERO
grandi come nel myrmido tipico, tal altra di metà più piccoli,
nella GY sempre molto piccoli, appena distinti, composti di poche
faccette. Gambe relativamente brevi, uguali nei due sessi, tarsi
anteriori del g' distintamente ingrossati.
Lungh. 1-1,1 mill.
Il B. thermalis è specie sparsa A parte settentrionale della
Sardegna, ed è sempre molto rara. Io non ho potuto vederne che
nove esemplari, provenienti dalle località seguenti: Monte Ferru,
Campeda, Ozieri, Banari e Sassari. |
Bythinus (Bythinopsis) triangulifer n. sp.
(tav. IV, fig. 13).
Per l'armatura dei femori anteriori nel g° ha grande somi-
glianza col B. dentimanus Reitt., ma è questa, insieme ai carat-
teri comuni al gruppo, la sola conformità, in tutto il restante le
due specie sono profondamente diverse.
S Rosso testaceo intenso, nitidissimo, molto convesso, pube-
scenza lunga, poco densa, subdepressa, con poche setole erette,
più lunghe, frammiste. Capo grande, fortemente attenuato in avanti,
ove è meno largo della metà del fronte tra gli occhi, solchi fron-
tali profondi, posteriormente molto arrotondato e fortemente con-
vesso, carenula longitudinale del vertice molto fina e fortemente
abbreviata in avanti; antenne lunghe, sottili, articolo 1.° subeilin-
drico, fortemente ristretto nel quarto basale, circa tre volte lungo
quanto largo all’ apice, 2.° un poco più stretto, ovale, circa una
volta e mezza lungo quanto largo, 3.°-8.° quasi di meta piu
- stretti del 2.9, man mano più brevi, 3.° di proporzioni quasi come
il 2.°, 8.° globoso, 9.° circa di metà più largo, leggermente tra-
ui 10.° ancora di metà circa più largo, e molto più lungo,
molto debolmente trasversale, 11.° alquanto più largo del prece-
dente, ovale, acuminato all’ apice, subtroncato alla base; occhi
piccoli, composti di sei faccette distinte. Torace assai poco più
largo che lungo, insensibilmente più largo del capo, moderata-
mente attenuato verso la base, fortemente in avanti, maggiore
larghezza circa ai due terzi anteriori, solco basale profondo, un
poco angoloso davanti allo scudetto.
Elitre di poco più larghe assieme all’ apice che lunghe alla
sutura, regione omerale sfuggente, debolmente e regolarmente
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COLEOTTERI ITALIANI 4909
arrotondate ai lati, foveole basali mediocri, callo omerale appena
marcato all’esterno della fossetta più esterna basale.
Gambe relativamente lunghe e sottili, femori anteriori alquanto
ingrossati, crenulati al disotto verso la base, e muniti sulla faccia
anteriore, un pò in basso, di una grande lamina obliqua triangolare,
dentiforme, che ha la sua massima dilatazione un poco più verso
l’ apice della metà del femore; tibie anteriori ed intermedie rette,
‘le posteriori più lunghe e leggermente incurvate verso l'apice.
Lungh. 1,25 mill.
Di questa specie, molto elegante nella forma del corpo, ho un
solo esemplare raccolto nei dintorni di Teulada, all’ estrema punta
meridionale della Sardegna, il 2 Maggio 1912.
Bythinus (Trogobythus) gularis n. sp.
(tav. IV, fig. 14).
d' : Rosso castagno, elitre più chiare, rossiccie, gambe, antenne
e palpi testacei, pubescenza pallida, piuttosto lunga, depressa.
Capo un poco più largo del torace, fortemente ristretto in avanti,
compresi gli occhi un poco più largo che lungo, foveole frontali
grosse e profonde, solchi bene impressi, di forma ordinaria, fina-
mente punteggiato rugoso e perciò poco lucido, occhi di grandezza
normale, ben faccettati e sporgenti ; al disotto profondamente scavato
in quasi tutta la sua larghezza e almeno su due terzi della lun-
ghezza, orli dello incavo subcarenati e più o meno sporgenti, orlo
‘4 illo rine CETTE RARI: Cheuk sa eee ET
posteriore assai fortemente elevato e ornato nel mezzo da un lungo ~
dente fortemente incurvato in avanti. Palpi cogli articoli 2°
e 3° sparsamente granulosi al lato esterno e al disotto, il 2° po-
chissimo arcuato, fortemente claviforme e subangoloso all’esterno
all'apice, il 3° subcilindrico, un poco più lungo che largo, il 4° bre-
vemente securiforme, non acuminato all'apice. Antenne gracili, arti-
colo primo subcilindrico, un poco attenuato verso la base, circa tre
volte e mezza più lungo della sua maggiore larghezza, 2° di spessore
subeguale al primo, un poco più lungo che largo, ovale, 3.°-8.° di
eguale spessore, molto più stretti del 2.°, terzo a cono rovesciato,
appena più lungo che largo, 4.°-8.° moniliformi, gradatamente un
poco piu brevi, il 4.° è assolutamente globoso, |’ 8.° leggermente
trasversale, 9.° di diametro uguale al 2.°, trasversale, 10.° di un
_ Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (20 Febbraio 1919). 14
C)
2410 A. DODERO
terzo piu largo e più lungo del 9.°, pure trasversale, 11.° grande,
piriforme, piuttosto allungato, più lungo dei quattro precedenti arti-
coli riuniti.
Protorace un poco più largo che lungo, poco dilatato in avanti,
lati debolmente ristretti verso la base, più rapidamente verso il
margine anteriore, fossette laterali relativamente piccole, solco
trasversale profondo. : 3
Elitre di poco più larghe all’apice che lunghe alla sutura, mo-
deratamente convesse ed arrotondate ai lati, a punteggiatura sparsa
e abbastanza grossa, ma molto superficiale, pubescenza relativamente
lunga e reclinata all'indietro, fossette basali bene impresse ma
non molto grandi, omeri moderatamente marcati. (Verisimilmente
alato).
Gambe molto sottili e gracili, tarsi anteriori nettamente dilatati
al disopra e compressi, femori anteriori senza traccia di crenellatura
al disotto, tibie dritte, anteriori non dentate nè smarginate all’ in-
terno, intermedie non dilatate all’esterno, posteriori sensibilmente
incurvate presso l'apice, e un pochino inspessite nella metà
apicale. |
Lungh. 1,3 mill.
Di questa specie non conosco che un solo esemplare dg’, raccolto
a Monte Scuro (m. 1700 s/m) presso Vallo della Lucania dal-
l’ Ing. Paolo Bensa. Essa è indubbiamente molto vicina al B. (Tri-
chobythus) gracilicornis Raffr., colla quale ha comuni molti carat-
teri importanti, ma non mi pare che possa, come anche lo stesso
gracilicornis, attribuirsi al gruppo dei Trichobythus, sia per Vul-
timo articolo dei :palpi molto più corto e niente affatto falciforme (!),
che per gli altri articoli di questi organi poco granulosi, molto più
brevi di quelli del vero Trichobythus (anophthalmus Dod.), la
presenza di occhi ben sviluppati almeno nei ©’, la mancanza della
forte crenellatura dei femori anteriori, della lunga pubescenza eretta,
ed altri caratteri di minor conto. Sole caratteristiche comuni sono
la dilatazione dei tarsi anteriori dei g7, e la scoltura del disotto del
capo in questo sesso, per cui sarebbe mio parere che queste specie
dovessero, colla seguente, essere riunite in un gruppo speciale, per
il quale proporrei il nome di Trogobythus.
(1) Raffray stesso, nella sua descrizione (Bull. Soc. Ent, Fr., 1914, pag. 393) lo indica
come securiforme,
e
Cat Val
‘ : te; fre
:
COLEOTTERI ITALIANI 9214
Bythinus (Trogobythus) erassitarsis n. sp.
(tav. IV, fig. 15)
J': Estremamente somigliante alla specie precedente, però di
colore più uniforme rosso testaceo. Capo trasversale, assai brusca-
mente ristretto in avanti, non più largo del torace nella sua mas-
sima larghezza, foveole e solchi frontali meno profondi, tegumenti
più lisci e più lucidi, antenne col primo articolo un poco più breve,
circa tre volte lungo quanto largo; disotto del capo profondamente
scavato in tutta la sua larghezza nella metà anteriore, orlo posteriore
dell’incavo fortemente elevato ed incurvato all'indietro, munito
alla metà di una lunga e stretta appendice in forma di spina
piatta diretta in curva in avanti; palpi di forma consimile a quelli
della specie precedente, però un poco meno robusti, a granula-
zione indistinta, ultimo articolo un poco più lungo. Torace un
poco più lungo e più attenuato verso la base. Elitre a punteg-
giatura più fina e sempre molto superficiale, di lunghezza poco
minore della loro larghezza totale all’apice. Gambe lunghe e gra-
cili come nella specie precedente, tarsi anteriori dilatati e com-
pressi. a )
Lungh. 1 */; mill.
Anche di questa specie conosco un solo g* da me preso al
volo nel pomeriggio del 6 luglio 1891, lungo la strada che da
Busalla conduce al valico dei Giovi (prov. di Genova).
‘Bythinus (Apobythus) Damryi Croiss.
var. nova arqueriensis.
Il B. Damryi Croiss. è abbastanza sparso nella Sardegna set-
tentrionale e media. Io lo posseggo di Banari, Ozieri, Campeda,
Macomer, Bortigali, Monte Ferru sopra: Seneghe, ed infine del
Monte Arqueri presso Seui. Ma, se gli esemplari raccolti in qual-
siasi delle località dapprima elencate, sono tutti perfettamente
uguali fra loro, senza tendenza sensibile a variazioni, ben diverso
è il caso di quelli che si prendono al Monte Arqueri, località
molto più meridionale delle altre indicate.
Questi esemplari sono molto più grandi degli altri, di forma
generale un poco più slanciata, la pubescenza subdepressa della
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elitre è alquanto più densa, il torace è più largo alla base, meno
dilatato in avanti e proporzionalmente più lungo e più stretto, il
capo è più grande, e quantunque ancora nettamente più stretto
del torace, lo è molto meno che nella forma tipica, le gambe e
le antenne sono un poco più lunghe e più gracili, carattere fa-
silmente apprezzabile quando si confrontano tra loro specialmente
gli articoli 3.°-8.° delle antenne, che sono evidentemente piu
ovali i primi, e meno distintamente trasversali gli ultimi della
serie. N
Lungh. 1.35 mill.
Tra i pochi esemplari raccolti di questa interessante varietà,
il ha occhi molto piccoli, ma ben distinti, composti di- 6-8 fac-
cette, come nella massima parte dei co della forma tipica; in
questa però si osservano talvolta, benchè molto raramente, esem-
plari maschili alati, e con occhi molto più sviluppati, pressochè
normali, formati ognuno da circa 30 faccette. Di questa forma
alata e macroftalma posseggo soltanto due esemplari, entrambi rac-
colti a Banari il 10 maggio 1908 (var. nova macrops).
Bythinus (Apobythus (')) Aymerichi Dod.
var. nova lapidicola.
(tav. IV, fig. 16)
Nel descrivere, quattordici anni addietro, il B. (Apobythus)
Aymerichi io sono incorso in un errore ed in una omissione.
Non pensai di osservare il disotto del capo che è invero assai
rimarchevole: esso, nel 7° è largamente e profondamente scavato
in tutta la parte anteriore, gli orli laterali di questa escavazione,
che è a fondo liscio e lucido, sono carenati e posteriormente rialzati
in un grande dente subtriangolare arrotondato all’ apice, 1’ orlo
posteriore è fortemente rilevato, e munito nel mezzo di un altro.
dente molto più stretto dei laterali, ma più lungo, e diretto obli-
quamente in avanti, infine alla base e a ciascun lato di questo
dente, fra questo e gli occhi, è una grande e profonda fossetta, il
cui orlo posteriore è a spigolo acuto, quasi careniforme. Le an-
(1) Il B. Neumanni J. Mill., che Raffray nel sug Catalogo dei Pselafldi pone dubi-
tativamente nei Bythinopsis, è certamente un Apobythus, ed è molto affine all Ayme-
richi, e come questo, anzi molto più di questo, ha le antenne stranamente foggiate -
nel dg.
COLEOTTERI ITALIANI 913
tenne, che dissi per errore similmente costrutte nei due sessi, sono
invece nel © assai rimarchevoli (tav. IV, fig. 16), perchè, se esa-
minate superiormente appaiono sensibilmente uguali a quelle della
Q, viste di fianco e a sufficiente ingrandimento, tosto appare la sin-
golare conformazione degli articoli 6.° e 7.°, che non ha riscontro in
alcuna altra tra le specie sinora conosciute. Questi due articoli sono
al disotto dilatati, e prolungati in un largo dente subtriangolare, la
cui punta è di poco inferiore al livello dell’ apice di ogni articolo.
La forma dei due articoli è uguale, soltanto il 6.° è alquanto più
piccolo dell’ altro. L’ 8.9 articolo è, come già dissi, trasversale,
aggiungerò ora che esso è anche più breve e piu. piccolo dei pre-
cedenti, e il più piccolo di tutta |’ antenna.
Il B. (Apobythus) Aymerichi tipico fu trovato soltanto, per
quanto a me risulta, nella piccola grotta nel parco del Marchese
Aymerich in Laconi; una forma strettamente ad esso congiunta
trovai nel 1910 nei boschi di Monte Cresia sovrastante ad Aritzo,
e un, esemplare ne ho proveniente dai dintorni di Dorgali. Essa
si distingue dagli esemplari di Laconi per la statura i
molto maggiore, raggiungendo almeno i mill. 1A, gli occhi del g
di metà più piccoli e composti appena di 8-10 faccette, il torace
ancora più debolmente ristretto verso la base, e la punteggiatura
delle elitre sensibilmente più marcata. Si tratta evidentemente di
forma alquanto modificata dal diverso ambiente di vita, poichè
questa varietà fu rinvenuta soltanto sotto grossi sassi interrati pro-
fondamente (var. lapidicola).
Bythinus (Apobythus) foveipennis n. sp.
(tav. IV, fig. 17, 17 a, 170)
Vicinissimo al B. (Apobythus) Aymerichi Dod., ma certo
| specificamente distinto per molti caratteri, alcuni dei quali assai
strani, ed unici nel multiforme genere Bythinus.
_ Capo un poco più allungato, subopaco in avanti per la fina
rugosità del fondo della depressione anteriore e delle parti ai lati
di essa, primo articolo delle antenne ancora un poco più lungo,
più regolarmente attenuato dall’apice alla base; torace più dilatato
in avanti, e perciò alquanto più largo che lungo e distintamente
più largo del capo; elitre un poco più arrotondate ai lati, piu
larghe all’apice, callo omerale molto meno marcato, quantunque
2944 A. DODERO
visibile anche nella ©, a pubescenza ancora più breve e del
doppio più densa, e coperte di punti profondi, densi e relativa-
mente grossi, che ne offuscano molto la lucentezza, lasciando loro
soltanto uno splendore quasi sericeo.
d': Occhi grandi; disotto del capo : conformato come quello
dell’Aymerichi; antenne (tav. IV, fig 17) art. primo circa cinque
volte e mezza lungo quanto largo all’apice, secondo ovale, poco più
stretto del primo, terzo circa di metà più stretto, obconico, dilatato
obliquamente all’interno ad angolo ottuso, 4,° e 5.° subeguali, della
larghezza del precedente, moniliformi e dilatati come il terzo, 6.°
e 7.° un poco più stretti dei ‘tre precedenti, di lunghezza sensi-
bilmente eguale a quella del 4.° e 5.9, subeguali tra loro, moni-
liformi, 8.° più grande, trasversale, prolungato all’interno verso
l’apice, in largo dente appuntito, 9.° un poco più stretto del pre-
cedente nella sua massima larghezza, trasversale, 10.° quasi del
doppio più largo e più lungo, 14.° ancora più largo, a forma di
pera allungata, di lunghezza pressochè uguale ai quattro prece-
denti riuniti; palpi (tav. IV, fig. 170) articolo secondo poco in-
curvato, fortemente dilatato, e rigonfio al lato anteriore,
dalla base fin verso la metà, indi sempre dilatato, ma in
misura un poco minore e più regolare, insino all apice,
coperto di granulazioni o tubercoletti, più sparsi sulla parte supe-
riore e la rigonfiatura basale, terzo di forma normale, granulato,
ultimo cultriforme, leggermente più breve che nel B. Aymerichi.
Lungh. 4 */; mill.
Di questa specie, tanto rimarchevole per la stranissima defor-
mazione del secondo articolo dei palpi e la struttura delle antenne
nel g', nonchè per la insolita scoltura delle elitre, non conosco
che un © ed una 9, raccolti in una piccola grotta, della quale
non potei avere: il nome, nel Monte Albo, tra Siniscola e Lula
(Sardegna), dal mio raccoglitore Tomaso Derosas nel giugno 1911.
Bythinus (Apobythus) Andreinii n. sp.
Anche questa specie ha una grande rassomiglianza, nella forma
generale del corpo col B. (Apobythus) Aymerichi Dod., ma da
questo, come dal precedente, sì distingue a primo esame per le
membra tutte, sopratutto il primo articolo delle antenne, più corte,
*
+4
‘
COLEOTTERI ITALIANI 915
meno gracili, gli occhi molto meno - diversamente sviluppati nei
due sessi, ben visibili nella 9, piccoli nel 3, appena del doppio
più grandi che nella 9, e la struttura assolutamente diversa del
disotto del capo nel dg.
Capo un poco più breve che nell’Aymerichi, meno convesso,
più regolarmente e un poco più fortemente attenuato in avanti,
tubercoli antennarii ancor più riavvicinati tra loro, coll’ apice al-
quanto saliente, convesso; disotto,. nel 6, poco profondamente de-
presso in avanti, bifoveolato trasversalmente nella parte posteriore
‘di detta depressione, indi trasversalmente elevato, subcarenato,
.- e munito nel mezzo di‘un forte e lungo dente o spina, diretto
obliquamente in avanti, e infine, dietro al dente, e alla base di
esso nuovamente bifoveolato in senso trasversale ; orlo posteriore di
queste fossette fortemente angoloso, quasi careniforme.
Antenne più brevi e meno gracili, articolo primo subcilindrico,
ristretto nel. terzo basale, poco più di tre volte lungo quanto il
suo maggior diametro, secondo brevemente ovale, terzo obconico,
poco più lungo che largo, di metà circa più stfetto del 2.9, 4.9-8.°
moniliformi, dello spessore del precedente, subeguali tra loro, e
insensibilmente decrescenti in lunghezza, 9.° almeno una volta e
mezza più largo dell’ 8.9, trasversale, 10.° alquanto più largo del
9.° e molto più lungo, leggermente trasversale, 11.° ancora pit
‘largo, ovale, acuminato all’apice. Palpi più brevi, articoli 2.° e 3.°
sparsamente tubercolati, specialmente sui margini interno ed esterno
‘e al disotto, ultimo articolo grande, molto meno allungato che nel
B. Aymerichi. i
Torace conformato come nella specie citata, di larghezza uguale
a quella del capo, il piccolo spazio fra la base ed il solco trasver-
sale davanti ad essa più distintamente levigato.
Elitre un poco più globose, foveole basali più nettamente mar-
cate, più profonde, callo omerale un poco meno marcato di quanto
lo sia nella 9 dell Aymerichi, punteggiatura più fina e ancora
più superficiale. Pubescenza egualmente sparsa, ma almeno del
doppio più lunga, meno fina, suberetta. Gambe meno lunghe, più
robuste, femori anteriori a crenellatura estremamente fina nella
metà basale inferiore, tibie posteriori leggermente incurvate presso
l’apice, le altre rette, le anteriori non dentate nel dg.
Lungh. 1,3-1,4 mill.
216 A. DODERO
Dedicato all'amico -dott. Alfredo Andreini, che ne raccolse pochi
esemplari tra i muschi, all’ il »occo della grotta di Capo la Calda
presso Lagonegro, ed altro esemplare a Maratea (Basilicata), dal-
l'aprile al giugno 1909.
Bythinus (Bythoxenus) mirandus n. sp.
(tav. IV, fig. 18)
Testaceo bruno, opaco sul torace, brillante nella parte poste-
riore del corpo. Capo piccolo, allungato, ristretto in avanti, tuber-
coli antennarii molto elevati, carenati all’esterno, vertice convesso,
carenato longitudinalmente nel mezzo dell’occipite fino alla de-
pressione anteriore del fronte, questa prolungata all’indietro in
due solchi divergenti abbastanza profondi, occhi mulli. Antenne
lunghe e sottili, primo articolo della lunghezza approssimativa del
capo, subcilindrico, molto più sottile nella metà basale, quasi
cinque volte lungo ‘quanto il suo maggior diametro, 2.° ovale, un
poco più stretto del 1.° all’apice, 3.°-8.° molto più stretti del 2.9,
decrescenti gradatamente in lunghezza, il 3.° quasi due volte lungo
quanto largo, 1’ 8.° appena più largo che lungo, 9.° un poco piu
grande dell’8.°, 10.° almeno di metà più largo e più lungo del
precedente, 11.° ancora più largo, ovale molto allungato, acumi-
nato all'apice. Palpi molto lunghi, articolo 2.° incurvato, legger-
mente claviforme e ornato di una serie piuttosto regolare di pic-
coli tubercoli sugli orli anteriore e posteriore, e due o tre sulla
pagina superiore, 3.° alquanto più lungo che largo, tubercolato
soltanto all’esterno, ultimo articolo grande, molto lungo, densa-
mente pubescente, pressochè di ugual diametro nella massima parte,
sinuato esternamente nel quarto basale, brevemente acuminato
all’apice.
Torace quasi di metà più largo del capo, un poco più largo
che lungo, assai debolmente ristretto verso la base, molto più for-
temente verso l'apice, maggiore larghezza poco avanti la meta,
coperto interamente da una densa punteggiatura superficiale di
larghi punti ocellati, e munito inoltre di un solco trasverso, pre-
basale e di una finissima linea longitudinale elevata, careniforme,
più distinta nella metà basale.
Elitre più di due volte larghe quanto il torace, moderatamente
n die e e et a a N il 0
pe ora a3 Meese ern? so “i ver ld “RELA ;
COLROTTERI ITALIANI 7
convesse, molto lucide, formanti coi segmenti addominali un in-
sieme brevemente ovale, bifoveolate alla base, foveola esterna
maggiore, omeri arrotondati, punteggiatura assai fina e sparsa.
Pubescenza finissima e poco densa sul capo, egualmente fina però |
più densa sul torace, molto più forte, setuliforme, sparsa, subde- 4
pressa, sulle elitre e sull’addome.
Gambe abbastanza lunghe, proporzionalmente molto gracili,
trocanteri e femori anteriori ornati sul margine inferiore di una
serie di piccoli tubercoli consimili a quelli del secondo articolo
dei palpi; questi sul femore arrivano almeno fino al quarto api-
cale; tibie anteriori e intermedie rette, le posteriori sensibilmente i
dilatate e un poco incurvate nell’ultimo terzo apicale. ti
Lungh. 1,3 mill. ye
Un solo esemplare di questa bellissima specie fu raccolto dal
mio cacciatore Tomaso Derosas a Fluminimaggiore (Sardegna) il
24 Marzo 1912.
Bythinus (Bythoxenus) propomacrus n. sp.
(tav. IV, fig. 19).
Unico in tutto il genere, che abbia i soli femori anteriori for-
temente rigonfi.
o': Testaceo rossiccio, allungato, brillante, molto ristretto in avan-
ti. Capo piccolo, allungato, più stretto in avanti, assai finamente e
sparsamente punteggiato, fronte posteriormente convessa nel mezzo
e finamente carenata longitudinalmente, segnata lateralmente da
due solchi brevi, non molto profondi, convergenti in avanti, ove
raggiungono la depressione anteriore, occhi nulli, tubercoli sopra
l’ inserzione delle antenne molto elevati, carenati all’esterno, inter-
vallo tra essi depresso, orlo anteriore alquanto angolosamente
sporgente in avanti. Antenne molto lunghe e sottili, raggiungenti
circa i tre quarti delle elitre, primo articolo molto lungo irrego-
larmente cilindrico, un poco più sottile nel terzo basale, quasi sei volte
lungo quanto largo, 2.° ovale, appena più stretto del primo al-
l’apice, 3.°-8.2 subeguali in larghezza, molto più stretti del 2.°,
.3.° in cono rovesciato, più di due volte lungo la sua larghezza
all’ apice, 4.°-8.° tutti ovali, più lunghi che larghi, appena decre-
scenti in lunghezza, 9.° di poco più grande dell’ 8.°, subovale,
948 A. DODERO
10.° molto più grande del 9.°, ancora in poco piu lungo che largo,
11.° ancora un poco più grande, lungamente ovale, ad apice acu-
minato. Palpi allungati, articolo secondo debolmente clavato , incur-
vato, ornato di serie abbastanza regolari di piccoli tubercoli sull’orlo
posteriore, al disotto, e anche qualche tubercolo sparso al disopra,
liscio sull'orlo anteriore, 3,° allungato, sparsamente tubercolato al
disotto e poco distintamente all’ orlo esterno, articolo ultimo grande,
poco attenuato verso l'apice, sinuato leggermente all’ esterno nel
terzo basale, circa quattro volte lungo quanto la sua massima.
larghezza. i
Torace oltre di un terzo più largo del capo, quasi tanto lungo
quanto largo ai due terzi anteriori, nettamente ristretto ai lati
verso la base, molto più fortemente verso l’apice, ornato, davanti alla
base di un solco trasversale incurvo, e fra questo e la base, assai su-
perficialmente punteggiato rugoso. Elitre circa due volte più larghe
del torace, bifoveolate alla base, foveola esterna molto maggiore,
assai finamente e sparsamente punteggiate, omeri sfuggenti. Pube-
scenza uniformemente molto fina e piuttosto breve su tutto il
corpo, molto sparsa sulle elitre e sull’ addome.
Gambe molto lunghe e sottili, specialmente le posteriori, femori
anteriori sparsamente e finamente crenulati nella metà basale del-
l'orlo inferiore, fortemente rigonfi, e bigibbosi sulla faccia ante-
riore del femore, tibie anteriori e intermedie quasi rette, posteriori;
molto più lunghe, debolmente incurvate e leggermente dilatate
nell’ ultimo quarto.
Lungh. 1,3 mill.
Ho raccolto un solo esemplare, certamente un g', di questa
specie straordinaria fra Cardoso e Ponte Stazzemese, nelle Alpi
Apuane, il 24 Ottobre 1915, sotto grossi sassi profondamente
infissi nel suolo.
Tychus tritomus n. sp.
(tav. HI, fig. 11).
Appartiene al gruppo del 7. idericus Motsch., caratterizzato
dai trocanteri intermedii spinosi nel g', ed è molto affine a questa
variabilissima specie, però se ne distingue sempre per la statura
minore, il corpo più tozzo, il capo più breve, gli occhi più grandi,
— ati > ‘> dh ats Ve Beals’ a >.
13 inte se
+
COLEOTTERI ITALIANI 219
meno prominenti, le antenne piu corte, il torace piu breve, piu
trasversale, generalmente di colore piu chiaro del capo e dell’ ad-
dome, le elitre più brevi e più larghe, di colore uniformemente
rosso vivo, e solo per eccezione talvolta assai leggermente infoscato
verso la base; ma specialmente la specie si distingue per i ca-
ratteri particolari del ©. |
In questo sesso i tubercoli antennarii non sono come nell’ibe-
ricus separati tra loro da un leggiero solco longitudinale, ma
sono perfettamente riuniti in una unica elevazione semiglobulare
a convessità perfettamente uniforme, nella 9 i tubercoli sono
invece separati, ma in modo appena distinto, e molto meno che
nel 7. ibericus. Le antenne del g° sono pure molto caratteri
stiche, perchè nella parte basale hanno soltanto i primi tre articoli
ingrossati; il primo articolo è breve, subcilindrico, appena più
lungo che largo, il 2.° subgloboso, appena più stretto del 1.°, il
3.° sensibilmente più grande e più lungo del 2.°, dilatato arro-
tondato all’interno verso l’apice, 4.°-8.° molto più stretti, 4.° e 5.°
subglobosi, 6.° e 7.° leggermente, 8.° più distintamente trasversale,
9.° molto più grande, leggermente trasversale, 10.° ancora più
largo del precedente, ma di poco più lungo, 11.° più largo di
tutti, di forma brevemente ovale coll’apice acuminato e la base
troncata. Nella 9 le antenne sono uguali a quelle del Gg, eccet-
tuato il terzo articolo che in questa è molto più stretto del ‘2.9,
e di larghezza quasi uguale ai seguenti, in forma di cono tronco
rovesciato, alquanto più lungo che largo all’apice.
Lungh. 1,3 mill.
Questa specie ben distinta abita la Sardegna e la Corsica, e
non credo sia eccessivamente rara. Desta quindi stupore come
essa sia sfuggita per tanto tempo alla osservazione degli entomo-
logi. Io ne ho esemplari di Assemini, Cagliari, Cantoniera di Co-
rongiu (sulla strada tra Cagliari e Muravera), Ozieri e Terranova
Pausania, in Sardegna, e di Porto Vecchio in Corsica (Damry).
Altri esemplari di Porto Vecchio ho visto tra alcuni Tychus co-
municatimi dal Signor Albert Argod-Vallon.
Tychus aretinus n. sp.
Estremamente somigliante al 7. hirtulus Reitt., col quale io
lo avevo confuso, ma certamente distinto per i caratteri maschili
290 A. DODERO
molto diversi. Il metasterno del cj è in questa specie profonda-
mente scavato in tutta la sua lunghezza sulla linea mediana, la
escavazione è larga alla. base, presso le anche intermedie, e va
gradatamente allargandosi un poco in leggiera curva fin presso
le anche posteriori, ove si ristringe alquanto fino a raggiungere
l'orlo apicale del metasterno, gli orli laterali sono ovunque a spi-
golo molto acuto, quasi careniforme. I femori intermedii sono visi-
bilmente ingrossati e tutti i trocanteri sono inermi. Infine, e questo
carattere potrà probabilmente servire a distinguere anche le 9, nel
T. aretinus le antenne sono un poco più lunghe e visibilmente
più robuste, e manca totalmente la fossetta sul fronte ‘che si
osserva nell’ hirtulus.
Più vicina è la nuova specie al 7. pilifer Rey, che non so
per quale ragione l’ultimo catalogo porta come sinonimo del
Jacquelini Boield. Nel 7°. pilifer però, Vescavazione del meta-
sterno è stretta nel terzo più prossimo alle anche’ intermedie, e
in questo tratto i suoi lati sono appena divergenti e nettamente
carenati, indi rapidamente e fortemente si allarga, per poi nuova-
mente ristringersi fino all’apice del metasterno. I lati di questa
seconda parte formano così un angolo, e gli orli di essa non sono
affatto carenati, quantunque a spigolo non arrotondato. I femori
intermedii ed i trocanteri sono come nel 7. aretinus, le antenne
invece più sottili, come nel 7. hirtulus.
Lungh. 1,4 mill.
Posseggo un solo g' di questa nuova specie, raccolto a Lip-
piano (prov. di Arezzo) nell’ agosto 1909 dal Dott. A. Andreini.
Io credo che a questa si devono attribuire gli altri esemplari
trovati in Italia, e determinati per 7. hirtulus Reitt., che du-
bito molto si trovi nella. penisola. Del 7. pilifer Rey ho pure
x
.
un solo g° proveniente da Hyéres (Abeille de Perrin)
Tychus cossyrensis n. sp.
9: Oblungo, gracile, subparallelo posteriormente, più stretto
in avanti, rosso testaceo vivo, palpi un poco, gambe e antenne
appena più chiare, nitido, moderatamente convesso.
Capo relativamente grande, non più lungo che largo, alquanto
attenuato in avanti, tubercoli antennarii mediocri, poco elevati, se-
TATE ET on Te
COLEOTTERI ITALIANI 991
parati da un dente conico, elevato, alquanto diretto all’indietro,
dietro ai tubercoli e al dente un solco trasversale abbastanza largo
e profondo, il resto del capo uniformemente molto convesso, occhi
molto piccoli, composti di 7-8 faccette pigmentate.
Antenne lunghe e abbastanza robuste, raggiungenti il. terzo
basale delle elitre, tutti gli articoli allungati meno 1’8.° che è
quadrato, 1.° una volta e un quarto, 2.° un poco più stretto, pure
una volta e un quarto, 3.°-8.° ancora un poco più stretti, 3.°-5.°
e 7.° subeguali, distintamente, 6.° debolmente, più lunghi che larghi,
clava abbastanza grande, di lunghezza pressochè uguale agli arti-
coli 4.°-8.° riuniti, art. 9.°-11.° gradatamente più larghi, i due
primi, subpentagonali, un poco più lunghi che vehi l’ultimo
ovale, coll’apice arrotondato e la base troncata; palpi mediocre-
mente robusti, penultimo articolo alquanto più fortemente dilatato,
e angoloso, al terzo basale, che da quel punto fino all'apice.
Torace di un terzo circa più largo del capo, appena più largo
che lungo, irregolarmente esagonale, lati debolmente attenuati
verso la base, molto più fortemente verso l’apice, maggiore lar-
ghezza un poco più in avanti della metà, una piccola fossetta
rotonda alla base davanti allo scudetto, alcune altre ancor piu
piccole, irregolari, da ogni lato di questa, e una grande e pro-
fonda fossetta da ogni lato del torace.
Elitre piuttosto larghe e un poco appiattite al disopra alla
base, moderatamente convesse sul disco, un poco più larghe al-
l’apice, a lati moderatamente arrotondati, callo omerale ben mar-
cato, due piccole fossette basali, stria suturale completa, stria
discale accorciata verso la metà dell’elitra, punteggiatura sparsa,
finissima, superficiale, quasi nulla.
Addome molto sporgente, un poco più breve delle elitre, primo
segmento dorsale marcato alla base sul terzo mediano da una
stretta impressione trasversale poco profonda.
Pubescenza del capo sparsa, subdepressa, poco lunga al disopra,
un poco più lunga e densa sulle guancie, ancor più sparsa, ma
di lunghezza somigliante a quella del capo, sul torace, infine sulle
elitre e sull’addome è molto ni Hel subdepressa, più densa
sulle elitre, molto sparsa sull’addome; sparse su tutto il corpo,
più visibili sui segmenti addominali, alcune setole più lunghe
suberette.
Gambe abbastanza lunghe, femori robusti, tibie anteriori e in-
a SI RR A MSI eat
ESS LA AL NY 3 STA AE
tas
222 A. DODERO .
termedie quasi rette, posteriori debolmente incurvate all’ apice,
tarsi molto sottili e proporzionalmente lunghi, trocanteri semplici.
Lungh. 1,5 mill.
Questa Dalla specie ha una grande somiglianza, a prima vista
col 7°. bryaxioides Guillb. subsp. Powpilliert Raffr. d’ Algeria,
però è molto più gracile, le elitre sono molto meno ristrette verso
la base, quasi quadrate, meno convesse, e infine l’esemplare de-
scritto, certamente un g', come lo dimostra il piccolo corno fra
i tubercoli antennarii, ha i trocanteri anteriori assolutamente sprov-
visti della lunga spina che non manca mai hei g delle diverse
forme del 7. bryaaxioides Guilleb.
Pantelleria, raccolto in febbraio 1913 da T. Derosas.
Tychus pulcherrimus n. sp.
(tav. III, fig. 12).
Allungato, gracile, gradatamente attenuato in avanti, intera-
mente testaceo-rossiccio, coi palpi alquanto più chiari, nitido, con-
vesso. Capo di grandezza normale, molto largo nella parte anteriore,
a lati appena percettibilmente attehuati in avanti davanti agli occhi,
tubercoli antennarii ben rilevati, e seguiti ciascuno, da un altra
debolissima elevazione rotondeggiante , spazio interposto alquanto
depresso, parte posteriore del fronte e vertice molto convessi, occht
piccolissimi, non pigmentati; antenne lunghe e sottili, raggiungenti
la metà delle elitre, articolo 1.° cilindrico, di metà circa più lungo
che largo, 2.° di proporzioni e forma come il precedente, ma un poco
più stretto e più corto, 3.° ancora della forma e proporzioni dei due
precedenti, ma molto più stretto del 2.°, 4.°-8.° di larghezza uguale
a quella del 3.°, 4.°-5.° un poco più lunghi che larghi, 6.°-8.° sub-
globosi, 9.° molto più largo del precedente e lungo quanto il 7.°
ed 8.° insieme riuniti, oltre di un quarto più lungo che largo, 10.°
anch’ esso più lungo che largo, ma sensibilmente più grande del
precedente, 11.° ancora più largo, e più lungo degli articoli 9.° e
10.° insieme, la grande clava formata dai tre ultimi articoli è quasi
tanto lunga quanto gli articoli 3.°-8.° riuniti; palpi lunghi e sot-
tili, penultimo articolo poco dilatato e molto lungo, a lati in gran
parte quasi paralleli. Torace di un quarto circa più largo del capo,
tanto lungo quanto largo, di forma quasi esattamente esagonale,
però i lati dalla metà in avanti sono sensibilmente più ristretti,
COLEOTTERI ITALIANI | 293
e meno lo sono quelli dalla metà verso la base, sola scoltura visi-
bile al lato superiore, una piccolissima fossetta rotonda impressa
aderente alla base davanti allo scudetto, ed un altra alquanto mag-
giore su ciascun lato, verso il quarto basale. Elitre tanto lunghe
quanto larghe all’ apice, gradatamente attenuate, in linea debole
mente curva, verso la base, ove sono ornate da due piccole fos-
sette, prolungate la prima nella stria suturale, ben marcata fino
all’ apice, l’altra in una stria dorsale accorciata, distinta fin verso
la metà delle elitre, punteggiatura finissima, .superficiale, assai
sparsa, pressochè invisibile, callo omerale nullo.
Addome rapidamente declive, poco sporgente, primo tergite
visibile ornato alla base, sul quinto mediano, di una profonda fos-
setta semicircolare, in fondo alla quale è una densa pubescenza
brevissima, pallida.
Pubescenza molto breve, sparsa e subdepressa sul capo e sul
torace, un poco più lunga e più fitta sulle guancie, lunga, sube-
retta e assai sparsa, frammista a setole assai sparse, erette, ancora
più lunghe, sulle elitre, e un poco più breve e subdepressa sul-
l'addome. Gambe molto lunghe e gracili, femori anteriori granulosi
al disotto in tutta la loro lunghezza, tibie anteriori quasi rette,
‘coperte da ogni lato di piccolissimi tubercoletti sparsi, intermedie
pur quasi rette, qua e là leggermente scabrose, posteriori un poco
più lunghe, alquanto ingrossate ed incurvate nel quarto apicale.
Lungh. 1,3 mill.
Questa elegantissima specie, strana per la forma come per
caratteri insoliti, quali la granulazione delle tibie anteriori, è
assolutamente isolata nel genere. L’ unico esemplare che ne pos-
seggo è molto probabilmente una 9, tutti i trocanteri essendo
assolutamente inermi: è probabile che il © presenti altre curiose
singolarità. |
Il T. pulcherrimus vive a Monte Argentaro, e |’ esemplare
descritto fu preso il 29 Marzo 1913.
Tychus confusus n. sp.
(tav. II, fig. 13). »
Relativamente breve e tozzo, moderatamente convesso, nitidis-
simo, rosso testaceo vivo, antenne, palpi e gambe più chiare.
Capo un poco più lungo che largo, fortemente ristretto in avanti,
294. . A. DODERO
tubercoli antennarii brevi, elevati, separati da un solco longitu-
dinale e seguiti da una depressione trasversale, posteriormente
convesso, segnato tra gli occhi, un po’ in avanti, da due piccole
fossette rotonde, puntiformi, occhi piccolissimi, un poco variabili,
appena distinti nel g°, quasi nulli, non pigmentati nella 9; an-
tenne piuttosto brevi, e relativamente robuste, articolo primo ci-
lindrico, quasi del doppio più lungo che largo, 2.° dello stesso
spessore del primo, subquadrato, 3.°-8.° di uguale larghezza, più
stretti del 2.°, 3.° e 5.° approssimativamente tanto lunghi quanto
larghi, gli altri leggermente e gradatamente più brevi, alquanto
trasversali, 9.° molto più grande, più lungo dei due precedenti riuniti,
assai leggermente trasversale, 10.° di forma quasi uguale al pre-
cedente, ma un poco più grande, 11.° più largo di tutti, subpi-
riforme; palpi (tav. III, fig. 13) relativamente brevi e robusti, penul-
timo articolo non angoloso, all’interno, ultimo breve, fortemente
securiforme, poco più lungo che largo. Torace all’incirca della lun-
ghezza del capo, ma di un terzo circa più largo di esso, trasversale,
lati fortemente arrotondati, massima larghezza un poco più in avanti
della metà, fossettà basale davanti allo scudetto proporzionalmente
grande, non minore delle fossette laterali, ai lati di essa, aderenti
alla base, altre fossette più piccole. Elitre brevi, trasversali, circa
di metà più larghe del torace, e di metà più larghe all’apice che
lunghe alla sutura, moderatamente attenuate verso la base, ove
sono bifoveolate, foveole abbastanza grandi e profonde, callo ome-
rale marcato, stria suturale, e stria dorsale abbreviata, profonda-
mente impresse, punteggiatura fina, superficiale, molto sparsa.
Primo tergite addominale trasversalmente impresso nel terzo me-
diano basale, impressione stretta, riempiuta di pubescenza gial-
liccia assai densa, quasi feltrata. Pubescenza molto sparsa e lunga,
suberetta, e frammista di numerose setole erette ancora più lunghe
e sparse. Gambe brevi, robuste, trocanteri intermedii ornati alla
base, in ambo i sessi, di una spina aguzza abbastanza lunga e un
poco incurvata.
g': Secondo segmento ventrale dell'addome profondamente e
largamente impresso nel mezzo, l'impressione gradatamente più
larga, ma un poco meno profonda verso l’apice del segmento,
sesto segmento con una piccola fossetta, rotonda.
Lungh. 1,25 mill.
Per molti anni ho creduto fosse questa la specie descritta suc-
wan?
COLEOTTERI ITALIANI ' 995
cintamente da Reitter col nome di 7. anophthalmus, tratto in
inganno dalla quasi invisibilità degli occhi nella 9; invece le due
specie sono molto distinte. Il vero 7. anophthalmus è più grande,
più slanciato, le antenne e le gambe sono molto più lunghe, più
sottili, il capo è finamente solcato longitudinalmente su tutta la
linea mediana, il torace è più lungo, più stretto, non trasversale,
le elitre sono molto meno brevi, più attenuate verso la base, la
pubescenza è molto più densa, più breve e maggiormente de-
pressa, e i trocanteri intermedii del g' (tav. HI, fig. 14) sono
-armati molto diversamente.
Il 7. confusus abita la Sardegna; io l’ho di Campeda, Ba-
nari e Castelsardo.
Per il genere Tychus furono già pubblicate diverse tabelle sinot-
tiche, tutte però basate quasi esclusivamente sui caratteri speciali
dei g'. Per le nostre specie italiane soltanto, io credo che si possa
anche stabilire una chiave dicotomica che valga a determinare
ambo i sessi, ed ecco quella che a me è parso possa più facil-
mente raggiungere lo scopo.
TABELLA DI DETERMINAZIONE DEI TYCHUS_ ITALIANI.
A? Disco del capo liscio, più o meno impresso trasversalmente in
avanti, e mai solcato o canalicolato longitudinalmente nel
mezzo in tutta la sua lunghezza. (Si possono vedere raramente
traccie incomplete di solco, ma allora gli occhi sono grandi,
normali).
B? Torace tanto lungo quanto hae o alquanto più largo che
lungo, e in questo caso il corpo in parte. di colore oscuro.
C? Penultimo articolo dei palpi relativamente breve, circa del
doppio più lungo che largo, lati del capo davanti agli occhi
, nettamente, e più o meno fortemente, convergenti in avanti.
D? Antenne più brevi, nessun articolo del funicolo più lungo che
largo, gli articoli 9.° e 10.° distintamente trasversali, margine
anteriore del fronte ordinariamente più stretto della metà della
larghezza del capo misurata agli occhi.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.7, Vol. VIII (20 Febbraio 1919). 15
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SPETTANO VS eer an 2 eel ee Mn
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296 4 A. DODERO
E? Pubescenza delle elitre subdepressa, con o senza setole più
lunghe, erette, frammiste.,
F° Lati del capo davanti agli occhi fortemente ristretti in avanti,
orlo anteriore del fronte (compresi i tubercoli antennarii) di-
stintamente più stretto della metà della larghezza del capo,
misurata all'orlo esterno degli occhi.
G’ Quinto articolo delle antenne distintamente nella 9, e molto
fortemente nel g’, più largo e più lungo del 4.° e del 6.9.
Insetto di forma robusta, d’ordinario totalmente nero, colle
sole membra testacee, talora però le elitre rosse (var. dé-.
chrous Schmidt). I trocanteri intermedii del 7 sono armati di
una spina aguzza. — Emilia, Umbria, Lazio, raro.
niger Payk.
G! Quinto articolo delle antenne non maggiore del 49,
H? Insetto più slanciato, ordinariamente più grande, più scuro,
antenne più lunghe, tubercoli antennarii ben divisi tra loro
in ambo i sessi. 7° trocanteri intermedii spinosi, antenne coi
primi cinque articoli ingrossati, tutti più larghi degli art. 6.°-8.°.
(tbericus Motsch. e varietà).
IH SI primi cinque articoli delle antenne debolmente ingros-
sati; 3.° oblungo, 4.° e 5.° globosi, un poco più stretti del 3.9,
6.° e 7.° assai leggermente trasversali in ambo i sessi. —
Tutta Italia. . . . . . . ibericus auct., forma tipica.
I I primi cinque articoli un poco più fortemente ingrossati
che negli esemplari a maggiore sviluppo della forma prece-
dente; articolo 3.° subgloboso, 4.° globoso, ma distintamente
più grande del 3.°, e più ancora del 5.°, che è assai legger-
mente trasversale, 6.° e 7.° debolmente trasversali in ambo i sessi.
Elitre ordinariamente nere. — Piemonte, Emilia, Toscana,
Lazio, i era OS oe vee mutinensis Rieitt 8
(1) Il 7. Datmatinus Reitt. non è che una forma di sviluppo un poco minore di .
questa, ed io ritengo che dovrebbe con questa essere puramente e semplicemente
riunito. Se si dovessero nominare tutte le variazioni delle antenne dei 7 del 7. ébe-
ricus, sì dovrebbero creare nomi a dozzine, e non si riuscirebbe affatto a meglio
precisarne la classificazione. Così raggruppate le diverse forme: ibericus tipico
(striola Guill., ibericus Guill., monilicornis Guill., rufapictus Guill.), dalmatinus
Reitt. (mutinensis Reitt.), monilicornis Reitt., creticus Reitt. e corsicus Reitt., mi
sembra che la classificazione risponda meglio alla realtà, separando soltanto le forme
più caratterizzate. Della var. creticus Reitt. non ho veduto esemplari italiani, benchè,
sia probabile si possa trovare anche da noi. Io ne posseggo una coppia raccolta a
Vaugranier nei dintorni di Nizza marittima, e assolutamente uguale ai miei esem-
plari di Creta,
/ : È ia Ai
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tà RIE dee Sn) NASL
I?
I!
H!
F!
E!
; COLEOTTERI ITALIANI 927
SI primi cinque articoli ancora più fortemente ingrossati ; 3.°-
.5.° di larghezza leggermente superiore al 2.°, 3.° leggermente,
4.° e 5.° distintamente trasversali, 6.° e 7.°, molto più stretti
del 5.9, nettamente trasversali; |’ intiera antenna distintamente
più robusta in ambi i sessi, che nelle due forme precedenti;
elitre di colore molto variabile, quasi totalmente rosse, fino
ad essere completamente nere. — Emilia, Toscana, Umbria,
2200;- Corsica ni ies, var. monilicornis Reitt.
Statura minore, elitre iano rosse, infoscate alla base
ed ai lati, forma un poco più breve e più tozza, antenne pro-
porzionalmente più brevi; g' primi cinque articoli moderata-
mente ingrossati, 2.° globoso, 3.° leggermente, 4.°-5.° sensibil-
mente, 6.° e 7.° nettamente trasversali. — Toscana, Corsica,
Sardegndiv i" <. . . . var. corsicus Reitt.
Insetto più tozzo, iprdce ca più largo che lungo, elitre
più brevi, un poco più larghe alla base, totalmente rosse;
tubercoli antennarii molto vicini nella 9, fusi in uno solo
nel 9"; d' trocanteri intermedii spinosi, i tre primi articoli
delle antenne soli ingrossati, il 3.° un poco più largo del 2.°,
4.°-8.° più stretti, di uguale larghezza, 4.°-5.° leggermente, 6.°-
8.° nettamente trasversali; 9 art. 4.°-8.° subeguali, tutti net-
tamente trasversali. Statura simile a quella dell’ cbericus
var. corsicus Reitt. — Sardegna, Corsica. tritomus Dod.
Lati del capo davanti agli occhi debolmente ristretti in avanti,
orlo anteriore del fronte largo quasi quanto i due terzi della
| larghezza totale del capo misurata agli occhi. Elitre con alcune
.poche setole scure erette, molto più forti della pubescenza or-
dinaria e alquanto incurvate all'indietro. Variabile nella colo-
razione, ordinariamente nero, colle elitre rosso vivo, gambe,
antenne e palpi di colore testaceo, più 0 meno rossastro, tal-
volta invece, sopratutto le 9, di colore bruno rossiccio più o
meno chiaro, coi segmenti addominali alquanto più oscuri.
co Orlo anteriore del capo armato di un forte dente eretto,
alquanto incurvato e diretto un poco obliquamente all’ indietro,
trocanteri anteriori angolosamente dilatati, intermedii semplici.
— Toscana, Lazio, Abruzzo, Sicilia. (Jacquelini) Boield.
Pubescenza delle elitre formata intieramente di lunghe e fine
setole erette, piuttosto dense; ‘capo più breve che nel 7°. é0e-
ricus, un poco più largo che lungo, senza fossetta frontale. In-
SER “RE
x pen ER (
D!
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0!
N!
298 A. DODERO
setto rosso bruno scuro, colle elitre pit rossiccie, e le membra
rosso testaceo più chiaro. 7° metasterno profondamente e lar-
gamente scavato in tutta la sua linea mediana, lati dell’ esca-
vazione subcarenati, femori intermedii un poco ingrossati, tro-
canteri inermi. — Toscana. . . . + +» aretinus Dod.
Antenne più lunghe e gracili, oops 5.° sempre distintamente
più lungo che Hei, N ordinariamente subquadrato, talvolta
leggermente più largo che lungo; margine anteriore del fronte
sempre largo almeno quanto la metà della larghezza del capo,
misurata agli occhi, sovente molto più largo.
Statura minore, forma tozza, elitre almeno del doppio più larghe
del torace, antenne molto sottili, articoli 3.°, 4.°, 6.° e 7.° ap-
pena, 5.° nettamente, più lunghi che larghi, 9.° assai debol-
mente trasversale (37) o subquadrato (9). Nero, elitre rosse
(0°), oppure rosso bruno più o meno chiaro, coll’addome un
poco più oscuro (9). Trocanteri intermedii del g' angolosa-
mente dilatati. — Sardegna. . . . . . rufopictus Reitt.
Statura molto maggiore, forma più slanciata, elitre meno larghe
proporzionalmente al torace, antenne più robuste, oppure cogli
articoli 9.° più lungo che largo, e 10.° subquadrato.
Elitre sensibilmente attenuate verso la base, più larghe, più
convesse, occhi normali, grandi, sporgenti.
Elitre, oltre la solita pubescenza subdepressa, con poche setole
erette molto più lunghe, più forti, scure, un poco incurvate
all'indietro, ultimo articolo dei palpi più grande, normale,
antenne più robuste, articoli 9.° e 10.° leggermente trasversali.
Tubercoli antennarii nettamente separati da un solco (9). 0
da un forte tubercolo dentiforme eretto, alquanto incurvato ed
obliquo all’ indietro (9°). — Toscana, Lazio, Abruzzo,
Siena cud I See . + + + Jacquelini Boield.
Tubercoli RETE riuniti ni loro e formanti una specie di
orletto elevato lungo il margine anteriore del capo. — Sicilia.
var. 9 integer Reitt.
Pubescenza delle elitre maggiormente uniforme, senza lunghe
setole erette più forti e scure, ultimo articolo dei palpi molto
più piccolo, e proporzionalmente più piccolo che in ogni altra
specie, antenne lunghe e sottili, articolo 9.° un pochino più
lungo che largo, 10.° subquadrato. Nero, elitre rosse, oppure
anche le elitre nericcie. — Liguria, Emilia, Toscana, Umbria.
florentinus Reitt.
es ee eae tie be ts ada Lao ae say
LS DE
+ CIO \
COLEOTTERI ITALIANI 999
M! Elitre molto meno larghe proporzionalmente al torace, sub-
quadrate, a lati più paralleli, poco attenuati verso la base, de-
bolmente convesse, occhi piccoli, appena sporgenti, antenne
molto lunghe, sottili, tutti gli articoli, eccetto 1° 8.° che è qua-
drato, distintamente più lunghi che larghi. Rosso testaceo,
nitido, pubescenza molto fina, poco densa, gambe più lunghe
che nelle specie precedenti. — Isola Pantelleria.
cossyrensis Dod.
C' Penultimo articolo dei palpi straordinariamente lungo, circa
quattro volte lungo quanto largo, lati del capo davanti agli
occhi quasi paralleli; insetto allungato, gracile, convesso, an-
tenne e gambe lunghe e: sottili, femori anteriori granulati ir-
regolarmente al disotto, tibie anteriori sparsamente granulose,
occhi piccoli, primo segmento dorsale dell'addome con una fos-
setta semicircolare alla base. Intieramente testaceo, nitidissimo,
Cala PUSSIES ve . «++ pulcherrimus Dod.
B' Torace nettamente trasve ale di un quarto almeno più largo
che lungo; insetto relativamente tozzo e poco convesso, di
colore uniforme testaceo, molto nitido, pubescenza sparsa, lunga,
suberetta, frammista con setole erette più lunghe, occhi picco-
lissimi, appena visibili, talvolta non pigmentati; o Q_ tro-
canteri intermedii spinosi. — Sardegna. . confusus Dod.
A’ Capo longitudinalmente, finamente canalicolato nel mezzo in
tutta la sua lunghezza, guancie coperte di pubescenza densa
e lunga diretta all’indietro. Allungato, testaceo, nitido, mode-
ratamente convesso, occhi nulli, gambe e antenne abbastanza
robuste e proporzionalmente lunghe, specialmente le gambe
posteriori. g* (tav. III, fig. 14) trocanteri intermedii armati di
una lamina quadrangolare, bidentata all’ estremità. — Sar-
degna. (T. phantasma Saulcy in litt.). anophthalmus Reitt.
Pselaphus insulcatus n. sp.
(tav. II, fig. 16)
La specie colla quale la presente ha maggior somiglianza ‘di
aspetto è il P. Ganglbaueri Rttr., in causa dello straordinario
sviluppo in lunghezza del primo tergite addominale, che ha il campo
mediano di lunghezza uguale, o quasi, alla propria massima larghezza;
però quest’ultima specie forma un passaggio, a mio avviso, al
930 A. DODERO
gruppo di cui fa parte il quadricostatus, perchè, per quanto
poco marcato, è ben visibile in questa l’inizio di quattro leggiere
costole elitrali, colle relative fossette basali, due per ciascuna eli-
tra, delle quali l'esterna bene impressa, |’ interna, tra la sutura e
la prima leggera costola, superficiale, obsoleta, e solo indicata da
un punto impresso alla base della stria suturale. Nella nuova
specie non vi sono invece, sulle elitre, che due carene, brevi si,
ma molto acute e quasi taglienti, dietro gli angoli posteriori del
torace, e tra queste e la sutura non vi è che una sola fossetta
trasversale, quasi uniformemente impressa. Le gambe e le antenne
sono più lunghe che nello stesso sesso del P. Ganglbaueri, tale
differenza è sopratutto notevole negli articoli 9.° e 10.° delle
antenne, che in questo sono pressochè quadrati, mentre nella
nuova specie il 9.° articolo è circa una volta e mezza, e il 10.° una
volta e un terzo più lunghi che larghi, ma ciò che più di ogni altra
cosa separa il P. insulcatus da ogni altra specie europea sinora
conosciuta, è la forma e scoltura del capo.
Questo è molto allungato, un poco più del doppio più lungo
che largo agli occhi, posteriormente convesso, senza solco mediano
longitudinale, densamente e finamente reticolato; fra gli occhi, a
livello del loro margine posteriore, è marcato da due punti im-
pressi, ripieni di fitta pubescenza giallastra, molto più distanti tra
loro che ognuno di essi dall’occhio corrispondente (nel Ganglba-
ueri sono invece un poco più vicini tra loro, che all’ occhio del
proprio lato), davanti a questi punti il disco del capo è profonda-
mente impresso, indi nuovamente rilevato e prolungato in un
lungo muso a lati quasi esattamente paralleli, non solcato longi-
tudinalmente nel mezzo, e prolungato ancora, in avanti ai tubo
coli antennarii, in una grande punta triangolare, nettamente re-
ticolata. Clava dell’ultimo articolo dei palpi lunga approssimativa-
mente il terzo dell’articolo stesso.
Lungh..2 mill.
Non ho, disgraziatamente,. che un solo esemplare, una 9,
di questa specie tanto distinta. Esso fu raccolto a Dorgali (Sar-
degna) da T. Derosas, nel Maggio 1910.
Pselaphus globiventris Reitt.
Nella Wiener Ent. Zeitung, 1910, a p. 154, Reitter descrive
col nome di P. Leonhardi un Pselaphus r: stone in Sicilia, alla
COLEOTTERI ITALIANI 931
Ficuzza, nell’aprile 1906. Precisamente in quella epoca si era as-
sieme, alla. Ficuzza, il signor Otto Leonhard di Dresda, l Assi-
stente al Museo viennese signor Carlo Holdhaus, ed io, e tutti si
raccolse lo Pselaphus di quei luoghi. Ricordo però che, passando +
da Palermo, potemmo confrontare i nostri esemplari col tipo del
P. globiventris, nella collezione del sempre squisitamente cortese
cav. Enrico Ragusa, e ne potemmo constatare la identità. Fui
perciò molto sorpreso di vedere alcuni anni dopo ridescritta la
specie con altro nome, e questo, probabilmente, per la inesatta
interpretazione della parola « niedergedruckt » usata nella descri-
zione della base del primo tergite addominale del P. globiventris,
che si suppose più tardi foveolato, cosa assolutamente contraria
alla realtà. Da lungo tempo pertanto, nelle mie determinazioni,
avevo segnalato tale sinonimia; però ora, dovendo pubblicare
queste note, richiesi ancora la comunicazione del tipo originale del
globiventris, che mi fu con premurosa gentilezza accordata dal-
l’amico Signor Ragusa, ed ho potuto accertare ancora una volta
la sinonimia: P. Leonhardi Rttr., 1940 = P. globiventris
Rttr., 1904.
Pselaphus sardous n. sp.
(tav. II, fig. 17)
l
Per le forti carene laterali alla base delle elitre si approssima
ai P. argutus Rttr. e Kiesenwetteri Sauley, però si distingue
da entrambi per le antenne molto più brevi, a primo. articolo
appena una volta e mezza più lungo ghe largo, e gli art. 2.°-10.°
tutti assai leggermente più lunghi che larghi, il capo molto più
largo, molto fortemente ristretto, ma meno lungamente prolun-
gato in avanti, i due punti impressi interoculari molto più grandi,
spazio tra loro quasi uguale al loro diametro, quello tra essi e
l’occhio un poco minore, depressione mediana del capo grande e
profonda, prolungata all’indietro oltre il margine posteriore degli
occhi, e continuata sull’occipite da un solco mediano; in avanti la
depressione si. prolunga in un profondo’ solco su tutta la linea
mediana del muso, tale solco limitato ai lati da una carena fino ai
tubercoli antennarii. Elitre un poco più brevi, sopratutto più larghe
verso l'apice, e più regolarmente convesse, carene laterali forti,
ma un poco meno lunghe. Addome col disco del primo tergite
più fortemente trasversale, molto meno convesso, non oltrepas-
\
939 A. DODERO
sante sensibilmente il livello dei margini laterali, che sono obli-
quamente diretti in alto, molto più fortemente che nel Kiesen-
wetteri (nel’argutus sono quasi orizzontali). Inoltre la nuova
specie si distingue dal Kiesenwetteri per il capo posteriormente
reticolato, e da entrambi per le guancie fortemente arrotondate.
Palpi simili a quelli dell’argutus, clava dell’ultimo articolo lunga
quanto i due quinti dell’articolo stesso, fortemente divisa all’apice
al lato esterno.
co: metasterno ornato di due carene longitudinali quasi pa-
rallele, rialzate quasi angolosamente . sulla metà della lunghezza
del metasterno, primo sternite addominale segnato sulla linea me-
diana da una lunga e stretta fossetta longitudinale, che. va dalla
base fin presso l’apice gradatamente un poco più stretta, e poco
meno di tre volte lunga quanto larga nel mezzo.
Lungh. 1,8 mill.
Sardegna : Monte Ferru sopra Seneghe, Macomer.
Nella Sardegna settentrionale, a Banari, si trova una forma
che credo debbasi riunire alla presente quale razza locale. Essa
ne differisce costantemente per le fossette pubescenti interoculari
molto più piccole, più distanti tra loro, lo spazio interposto essendo
più che doppio del loro diametro, e quello fra ognuna di esse e
l'occhio più prossimo circa una volta e mezza tale diametro, la
fossetta del primo sternite nel g è più ovale, più breve, ed ac-
corciata verso la base del segmento, più appuntita verso l’apice.
Ho distinto questa forma col nome di var. banariensis.
Pselaphus grajus n. sp.
Molto affine al P. quadricostatus Reitt., se ne distingue per
il corpo un poco più robusto, il capo più largo, gli occhi più
sporgenti , il torace con un solco longitudinale abbastanza profondo
sulla sua linea mediana, le elitre molto più allargate verso l’apice,
colle quattro piccole costole longitudinali più fortemente marcate,
e per i diversi caratteri del o. Questo ha la impressione del
metasterno molto meno prolungata in avanti, meno profonda, ad
orli non angolosi, se non in prossimità delle anche posteriori. La
fossetta del 1.° segmento ventrale visibile è invece molto più grande,
specialmente molto più larga, profonda, e assai largamente arro-
tondata alle due estremità.
Lungh. 2-2,4 mill.
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/
GOLEOTTERI ITALIANI 933
Ho trovato questa specie molto distinta, e l’unica tra le specie
europee che abbia il torace longitudinalmeute solcato, in Pie-
monte, nella valle dell’ Orco, nei monti sovrastanti a Locana e
a Ceresole Reale. I Fratelli Solari lo hanno raccolto a Mondrone,
nella attigua valle della Stura di Lanzo.
Pselaphus cottianus n. sp.
Molto simile ed affine al precedente, di statura alquanto mi-
nore, capo meno nitido, distintamente e regolarmente granuloso
coriaceo in tutta la parte posteriore agli occhi, e non irregolar-
mente e grossolanamente rugoso, come nel grajus, e più ancora
nel quadricostatus, guancie pochissimo arrotondate, attenuate
all'indietro quasi in linea retta, torace senza traccia di solco longi-
- tudinale mediano, il fondo dei tegumenti, osservato a forte
ingrandimento, assai finamente punteggiato reticolato, elitre di
forma simile a quella del grajus, fossette basali relativamente
grandi, uguali, fondo dei tegumenti punteggiato reticolato un
poco più distintamente del torace, le maglie però sono più allun-
gate, col loro asse maggiore disposto in senso longitudinale.
SJ: impressione del metasterno ancora più ridotta che nel
P. grajus, margini laterali della depressione non carenati, nem-
meno in prossimità delle anche posteriori, foveola del primo ster-
nite grande, profonda, di proporzioni simili a quelle della specie
. precedente.
Lungh. 1,9 mill.
La mancanza del solco toracico e la scoltura dei tegumenti non
permettono di considerare questa nuova specie come una semplice
razza di quella descritta qui sopra. Ne ho raccolti alcuni pochi
esemplari a Coazze, nell’alta valle del Sangone (provincia di
Torino) nell’ estate degli anni 1898 e 1899, e il Museo di Genova
ne possiede un esemplare del Monviso.
Le nuove forme italiane di Pselaphus qui innanzi descritte
portano a diciotto le specie di questo genere finora trovate nella
penisola e nelle isole adiacenti. La sola Sardegna ne conta cinque,
e di esse, quattro sono speciali all’ isola, e una sola si trova
anche in Corsica, ove è assai più sparsa. Per facilitarne il ricono-
scimento potrà forse essere utile la seguente
A!
B?
C}
D?
934 A. DODERO
TABELLA DI DETERMINAZIONE DEI PSELAPHUS ITALIANI.
Clava dell’ ultimo articolo dei palpi pubescente, e coperta di
piccole granulazioni, lunga quanto la metà dell’ articolo. Capo
ornato presso gli occhi di due grandi macchie un poco elevate
di colore più chiaro, aderenti all’ esterno al margine oculare,
e separate da breve spazio nel mezzo; elitre senza traccia di
tossette basali, e di carene o costole elevate. Colore testaceo
chiaro. —- Italia settentrionale e media, Corsica.
Heisei Herbst
Clava dell’ ultimo articolo dei palpi liscia e lucida, glabra.
Base delle elitre segnata sempre da una o due fossette ben
distinte.
Torace ornato, davanti alla base, di un profondo solco tra-
sversale arcuato, colla parte convessa verso la base. Clava
dell’ ultimo articolo dei palpi grande, lunga quasi quanto metà
dell’ articolo. Base delle elitre con due fossette ben distinte,
senza carene o costole prolungate sul disco. Capo relativamente
molto breve, appena più lungo che largo. d' : 8.° articolo delle
antenne un poco più grande del precedente.
Colore del corpo rosso castagno più o meno scuro, antenne più
brevi, articoli 4.°-8.° un poco meno di metà più lunghi che
larghi, pubescenza, sopratutto sulle elitre, un poco più densa.
— Lazio: Maccarese. . . . . . . . dresdensis Herbst
Colore del cdpo testaceo ferruginoso, antenne più allungate,
‘articoli 4.°-8.° poco meno del doppio più lunghi che larghi,
pubescenza alquanto più fina e un poco più sparsa. — Li-
guria, Corsica. . . . . . . subsp. longicornis Saulcy
Torace senza traccia di solco trasversale alla base, clava del-
l’ultimo articolo dei palpi sempre molto più breve della metà
dell’ articolo. Capo allungato, di quasi metà almeno più lungo
che largo. Elitre ornate sempre, alla base, da carene o da
costole, più o meno elevate, e prolungate sul disco.
Parte anteriore del capo non solcata longitudinalmente nel
mezzo. Capo opaco e fortemente reticolato nella parte posteriore,
assai più finamente e perciò più lucido in avanti, elitre con
una sola fossetta basale, ed una carena elevata e tagliente che
DI
E?
G?
G!
H2
H!
COLEOTTERI ITALIANI 935
raggiunge circa la metà del disco. Disco del primo tergite ad-
dominale quasi tanto Re Se largo. — Sardegna :
Broresiliyirs' Bloor . . . insulcatus Dodero
Parte anteriore del capo con un atone solco longitudinale
mediano limitato ai lati da due carenule.
Base di ciascuna elitra con una sola fossetta ben marcata, li-
mitata all’esterno da una carena tagliente, raramente molto
ridotta, ma in questo caso il capo è. fittamente reticolato e
subopaco, e il disco del primo tergite addominale è approssi-
mativamente tanto lungo quanto largo.
| Capo liscio e lucido.
Capo molto lungo .e stretto, più di due volte lungo quanto
largo agli occhi, questi distintamente più piccoli e poco spor-
genti; carena delle elitre forte, tagliente, raggiungente all’in-
circa il mezzo del disco; clava dell’ultimo articolo dei palpi
di lungezza’ minore del terzo dell’intero articolo. — Corsica.
Kiesenwetteri Saulcy
Capo più breve e più largo, poco più di una volta e mezza
lungo quanto largo agli occhi, questi marcatamente più grandi,
più sporgenti; carena delle elitre molto meno forte, sempre
più o meno ridotta; clava dell’ultimo articolo dei palpi sempre
largamente più lunga della terza parte dell’articolo stesso.
Ordinariamente più piccolo e di colore rosso bruno special-
mente sulle elitre e l’addome, carene delle elitre molto ridotte,
spesso limitate ad un breve tratto presso la base; capo e to-
race proporzionalmente più grandi, elitre evidentemente più
brevi, più dilatate verso l’apice, disco del primo tergite addo-
minale molto meno convesso, sorpassante di poco, visto di
fronte, il livello dell’orlo esterno dei margini laterali del ter-
gite stesso. co’ foveola del primo sternite addominale stretta
e lunga, almeno il doppio più lunga che larga, non molto
profonda. — Corsica. . . . . . . . Revelierei Saulcy
Di statura generalmente maggiore, il colore costantemente più
chiaro, rosso ferrugineo, carene delle elitre più sviluppate,
raggiungenti all’incirca il terzo del disco; capo e torace pro-
porzionalmente più piccoli, elitre più lunghe, meno larghe al-
l’apice, disco del prinîo tergite addominale fortemente convesso,
e, visto di fronte, molto più elevato nel mezzo dell’orlo laterale
te ae Ma cell Fix A
a Lt di
F}
|2
J?
J}
K?
I
936 A. DODERO
estremo del tergite stesso. 9 foveola del primo sternite grande
e profonda, assai brevemente ovale. — Sicilia.
globiventris Reitter
Capo più o meno fortemente, ma sempre distintamente reti-
colato, perciò meno lucido, subsericeo o subopaco.
Capo più finamente reticolato, a lucentezza subsericea, elitre
senza traccia di una leggiera elevazione longitudinale tra la
carena omerale e la sutura, disco del primo tergite addominale
evidentemente trasversale, clava dell’ultimo articolo dei palpi
almeno lunga quanto il terzo dell’articolo.
Capo più lungo, circa due volte lungo quanto largo, elitre più
lunghe, più strette all’apice, carene molto più forti, più lunghe,
raggiungenti quasi la metà del disco, clava dell’ ultimo arti-
colo dei palpi di lunghezza all’ incirca uguale al terzo dell’ar-
ticolo, colore più chiaro, rosso ferrugineo intenso. 3 carene
del metasterno fortemente angolose al terzo anteriore, fossetta
del primo sternite grande, oe ovale. — Sardegna set-
tenirionale ne By Wh) he . (+ i + ‘argutus Reitter
Insetto più robusto, capo più o poco più di metà più
lungo che largo, elitre brevi, convesse sul disco, fortemente
dilatate verso l’apice, carene omerali molto abbreviate, limitate
alla prossimità della base, clava dell’ultimo articolo dei. palpi
molto più lunga del terzo della lunghezza totale dell’ arti-
colo, colore normalmente molto più scuro, rosso bruno, spe-
cialmente scuro sull’addome e le elitre. 7 carene del meta-
sterno (osservate di fianco) angolose alla metà, foveola del
primo sternite piccola, superficiale, ovale allungata, mal li-
mitata verso l’ apice del segmento.
Fossette pubescenti tra gli occhi grandi, spazio tra loro, e tra
ognuna di esse e l’ occhio più vicino, minore del diametro di
una fossetta. — Sardegna centrale sardous Dod., forma tipica
Fossette pubescenti tra gli occhi piccole, spazio tra loro, e tra
ognuna di esse e l’ occhio corrispondente, molto maggiore del
diametro di una fossetta. o carene mesosternali un poco più
forti, foveola del primo sternite un poco più lunga, meglio
limitata anche nella parte posteriore. — Sardegna setten-
trionale. . . . . . . sardous var. banariensis Dodero
Capo più fortemente reticolato, subopaco ; elitre con traccia di
leggiera elevazione fra la carena laterale e la sutura, clava
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COLEOTTERI ITALIANI 237.
dell’ ultimo articolo dei palpi molto breve, non più lunga del
quarto dell’ articolo, oppure disco del. primo tergite addomi-
nale quasi egualmente lungo quanto largo, e fossetta basale
delle elitre molto esterna.
Capo più lungo, meno dilatato agli occhi, guancie più arro-
tondate, impressione mediana prolungata all’ indietro fino al
collo, clava dell’ ultimo articolo dei palpi brevissima, appena
lunga quanto il quarto dell’ articolo, disco del primo tergite
nettamente trasversale, fossetta basale delle elitre grande,
trasversale, un poco interrotta nel mezzo da una lievissima
elevazione che si prolunga sul disco dell’ elitra, segnando la
tendenza al gruppo successivo; carena laterale lunga, abba-
stanza forte, ben marcata sul disco fin quasi la metà della 3
sua lunghezza, elitre più lunghe. — Alpi Apuane, Apennino
ligure, Alpi marittime . . . . +. . Stussineri Saulcy
Capo più breve, più largo agli occhi, guancie ristrette allo
indietro in curva debolissima, impressione mediana del fronte
poco prolungata all’ indietro al di là degli occhi, clava dell’ul-
timo articolo dei palpi molto più grande, molto più lunga del
terzo dell’ articolo, disco» del primo tergite addominale insoli-
tamente lungo, quasi esattamente lungo quanto largo; fossetta
basale delle elitre situata esternamente, vicina all’ omero; la
base, tra la fossetta e la sutura-è visibilmente reticolata, e,
nell’ immediata prossimità della sutura, è marcata da un grosso
punto impresso, dal quale parte la stria suturale, e che rap-
presenta la seconda fossetta basale caratteristica del gruppo
seguente ; la fossetta basale è limitata all’ esterno da una
brevissima carena poco elevata, sul disco due serie regolari
di setole che partono dalla base dell’ elitra, una da ogni lato
della fossetta, e segnano I’ inizio delle leggiere costole longi-
tudinali che si vedono nelle specie che seguono. g' metasterno
con due carene elevate, divergenti all’indietro, angolose verso
la metà, spazio fra le carene depresso e lucido, primo sternite
con una fossetta ovale, abbastanza grande e profonda, un poco
acuminata all’ apice posteriore, segmento anale con una pic-
colissima fossetta rotonda all’estremità. — Sardegna centrale :
Monte Gennargentu (presso la neve!), Seui.
Ganglbaueri Reitter
Base di ciascuna elitra con due fossette ben distinte, limitate
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238 A. DODERO
ciascuna all’esterno da una elevazione costiforme più o meno
marcata e prolungata sul disco elitrale.
Disco del torace non solcato longitudinalmente sulla linea
mediana.
Capo distintamente reticolato, subopaco, torace (visto a forte
ingrandimento ) SE assai finamente reticolato.
Fossette basali delle glitre di uguale grandezza, costole elitrali
ben marcate, ugualmente forti, capo e antenne distintamente
più lunghe, guancie evidentemente arrotondate. 7 metasterno
con due carene divergenti all’ indietro, alquanto angolose (viste
di fianco) circa al terzo apicale, fossetta del primo sternite
addominale grande, poco profonda, a orli laterali poco incurvati.
— Piemonte: Valle del Sangone, Monviso. cottianus Dodero
Fossetta basale esterna delle elitre molto più piccola di quella
prossima alla sutura, costole elitrali di sviluppo molto diverso,
la esterna quasi rudimentale, capo e antenne più brevi, guancie
ristrette all'indietro in linea assai debolmente arrotondata, sub-
coniche. 9 tergite anale leggermente prolungato angolosa-
mente all'indietro, g° metasterno senza carene, ma elevato in
cono irregolare nella sua linea mediana, col vertice del cono
quasi esattamente sulla metà-della lunghezza del metasterno,
foveola del primo sternite più piccola, più profonda, ovale.
— Lucania, Basilicata, Calabria. aspromontanus Reitter
Capo non reticolato, lucido; torace assolutamente liscio.
Clava dell’ultimo articolo dei palpi grande, uguale circa ai due
quinti delia lunghezza dell’articolo, palpi più brevi, carenule
basali delle elitre molto ridotte, non, o appena prolungate sul
disco; fossetta basale esterna molto più piccola di quella interna,
guancie fortemente coniche, ristrette all’indietro in linea quasi
retta. cf metasterno con una forte elevazione irregolarmente
conica nel mezzo, il cui vertice, molto aguzzo, è situato appena
dietro le anche intermedie, fossetta del primo sternite poco
profonda, stretta, in forma di triangolo molto allungato, colla
punta diretta all'indietro, penultimo sternite con una fossetta
allungata, abbastanza profonda all’estremità.
Ultimo tergite della 9 prolungato all'indietro nel mezzo in
un largo dente conico. — Isola Elba. conosternum Holdhaus
Prolungamento dell'ultimo tergite della Q più lungo, più
stretto, in forma quasi di forte spina aguzza. g vertice del
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COLEOTTERI ITALIANI 239
cono metasternale quasi perpendicolare all’orlo posteriore delle
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anche intermedie. — Toscana: Grosseto, Monte Argentaro,
Isola Giglio. . . . conosternum var. argentarius Holdhaus
Clava dell’ultimo articolo dei palpi più piccola, larga appros-
simativamente quanto il terzo dell’articolo, palpi più lunghi,
carene basali delle elitre più sviluppate, sempre distintamente
prolungate sul disco elitrale.
Antenne gracili, articoli 9.° e 10.°, o almeno uno di essi, di-
stintamente più lunghi che larghi.
Guancie distintamente arrotondate ai lati, occhi proporzional-
mente più piccoli e meno sporgenti, capo fortemente attenuato
in avanti, depressione mediana poco prolungata all’ indietro
oltre l’orlo posteriore degli occhi, elitre più lunghe e meno
dilatate verso l'apice, carene basali subeguali, prolungate fin
verso la metà del disco, fossetta esterna molto più piccola di
quella prossima alla sutura, antenne abbastanza brevi e ro-
buste, articoli 3.°-8.° assai debolmente più lunghi che larghi.
Q tergite anale brevemente prolungato all’indietro in punta
conica, g° metasterno non carenato, con una elevazione irre-
golarmente conica nel mezzo, primo sternite addominale visi-
bile con una depressione subovale poco profonda e mal limi-
tata verso la base. — Calabria. . . . calabrus Reitter
Guancie debolmente arrotondate ai lati, quasi coniche, occhi
un poco più grandi e più sporgenti, elitre più brevi, più di-
latate verso l’apice, fossette basali poco diverse tra loro in
grandezza.
Antenne più brevi e robuste, articoli 3.°-8.° appena più lunghi
che larghi, carenule basali delle elitre ben sviluppate e quasi
ugualmente prolungate sul disco, capo fortemente attenuato
in avanti, tubercoli antennarii molto stretti. Q tergite anale
alquanto prolungato all'indietro in una breve punta conica.
o metasterno con due carene ottuse, leggermente divergenti,
angolose (viste di fianco) circa al terzo basale, primo sternite
con una fossetta ovale più o meno grande e profonda, penul-
timo sternite con una piccola fossetta apicale. — Sicilia: Fiu-
medinisi (prov. di Messina). . . peloritanus Holdh. i. litt.
Antenne più lunghe e più sottili, articoli 3.°-8.° molto visibil-
mente più lunghi che larghi, capo molto meno attenuato in
avanti, tubercoli antennarii più larghi, orlo anteriore del capo
RI
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240 A. DODERO
fra i tubercoli con una piccola smarginatura, relativamente
profonda, depressione mediana prolungata all’indietro fino alla
strozzatura del collo, carenula basale esterna delle elitre molto
accorciata, pochissimo prolungata sul disco; Q ultimo tergite
arrotondato all’ indietro, o metasterno oi in cono irrego-
lare, ottuso al vertice, questo situato quasi nel mezzo della lun-
ghezza del metasterno, primo sternite visibile con una lunga
fossetta molto stretta, quasi lineare, sternite anale un poco
depresso alla base, bigibboso all’ apice. Specie un poco varia-
bile nella attenuazione del capo in avanti, la grandezza delle
fossette basali delle elitre e la lunghezza delle antenne. Gli
esemplari toscani che hanno il capo un poco più stretto in
avanti, le fossette basali delle elitre quasi perfettamente uguali
in grandezza e le antenne un poco più brevi, erano stati sepa-
rati da Sauley col nome rimasto inedito di P. palpalis. —
Emilia, Toscana: Garfagnana, Vallombrosa. Fiorii Raftray
Antenne molto più robuste, articolo 9.° quadrato, 10.° eviden-
temente più largo che lungo, articoli 3.°-8.° brevi, tozzi,
subquadrati; fossette basali delle elitre ugualmente grandi e
profonde, carenule ben marcate, prolungate almeno fino alla
metà del disco elitrale, occhi molto sporgenti. g* metasterno
con due carene divergenti all'indietro, un poco angolose (viste ’
di fianco) verso il terzo posteriore, primo sternite con una
fossetta oblunga abbastanza grande e profonda. —. Alpi
ICRAM N AN . + + Quadricostatus Reitter
Disco del torace solcato PET nel mezzo, fossette
e carenule delle elitre come nella specie precedente, i più
piccoli, meno sporgenti, antenne un poco più sottili, più brevi,
articolo 9.° un poco allungato, 10.° appena subquadrato, mar-
gine laterale dell’ addome molto più largo. g metasterno con
due carenule relativamente poco distanti tra loro, fortemente
accorciate in avanti, primo sternite con una fossetta ovale
grande e abbastanza profonda. — Piemonte: Valli dell’Orco
e della Stura di Lanzo... . . . . . ... grajus Dodero
Chennium insulare n. sp..
E molto distinto da tutti i congeneri per la vestitura del corpo
molto più fina, che lascia l’insetto più brillante, e per la forma
delle antenne. Queste nel g' sono di spessore leggermente minore
unici
COLEOTTERI ITALIANI 241
di quelle del bituberculatum, articolo 2.° un po’ meno trasversale,
3.° a 5.° gradatamente più stretti, 5.° a 7.° di uguale larghezza,
evidentemente più stretti e meno fortemente trasversali che nella
specie indicata, 8.°-11.° formanti una clava nettamente separata,
cogli articoli 8.°-10° meno fortemente trasversi; nella 9 eviden-
temente più robuste, art. 2.° grande, debolmente trasversale, 3.°
e 4.° subeguali, un poco più stretti e più corti, più nettamente
trasversali, 5.° e 6.° ancora un poco più stretti e più brevi, 7.° e
8.° di nuovo più larghi, di larghezza non minore di quella del 3.°
e 4.° ma più fortemente trasversali, 9.° e 10.° ancora leggermente
più larghi e sensibilmente più lunghi, meno trasversali dei pre-
cedenti, ma distintamente più larghi e più trasversali che nella
Q del bituberculatum, formanti coll’ 11.° una clava poco distin-
tamente separata.
Tubercoli antennarii meno rilevati, occhi più sporgenti, torace
un poco più largo, foveola basale mediana prolungata in avanti
fino al margine anteriore in una linea impressa molto fina. Squa-
mosità molto più fina e meno densa, la differenza è ben distinta
sopratutto sulle elitre e sui segmenti addominali, sulle prime ad
eccezione di alcune squame più larghe verso la base, esse sono
molto più lunghe e specialmente più sottili che nel ditudercu-
latum, quasi setuliformi ; sull’addome sono pure in massima parte
subsetuliformi e molto meno dense che nel ditudberculatum, sicchè
lasciano largamente visibili i tegumenti.
Lungh. 2,6 mill.
Una coppia di questa specie fu presa dal mio raccoglitore
Derosas nel maggio 1907, a Ala dei Sardi, un altro esemplare g'
ne posseggo di Aritzo, e ancora una coppia ne ricevetti, catturata
nei dintorni di Sorgono nel 1912.
Questi ultimi mi furonò inviati come C. Paulinoi Reitt., ma
tale determinazione mi pare inesatta, poichè come si vede dalla
breve descrizione precedente, grandi sono le differenze fra il nostro
insetto sardo e i caratteri dati dal Reitter per il C. Paulinoi,
che disgraziatamente non conosco in natura. Oltre la vestitura, che
nella specie portoghese deve essere simile a quella del dituber-
culatum, vi sono le forti differenze nelle antenne, e specialmente
nella clava del of, che è indicata cogli articoli 8.°-10.° più for-
temente trasversali che nel bituberculatum, mentre lo sono evi-
dentemente meno negli esemplari di Sardegna qui descritti.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VIII (20 Febbraio 1919). 16
249 A. DODERO
SUPPLEMENTO ;
SPECIE NON ITALIANE
Trimium (Aphanogramme n. subg.) asturicum n. sp. *
Molto simile, nella forma generale del corpo, al 7. minimum
Dod., però un poco più grande, il torace evidentemente meno
lungo, le elitre, proporzionalmente, più grandi e più lunghe, e
sopratutto distinto per la mancanza di striole alla base del primo
tergite addominale. Questa è assolutamente completa nel g; nella
9, esaminata al microscopio, a forte ingrandimento, se ne possono
vedere traccie lievissime, affatto rudimentali, ed estremamente vi-
cine tra loro, sicchè non includono che, approssimativamente, la
ventesima parte della larghezza del segmento. Il © si distingue
dalla Q per i soliti caratteri di colore, uniformemente rosso te-
stacec nella 9, bruno più 0 meno scuro, colle sole membra te-
stacee, nel g', di molto maggiore grandezza degli occhi, di mag-
‘giore larghezza e molto maggiore lunghezza delle elitre, ma
presenta inoltre sulla faccia ‘ventrale dell'addome alcune speciali
particolarità. Il primo segmento visibile, liscio e quasi glabro nel
mezzo, è ai lati, dalla base fino oltre i due terzi, densamente
granuloso, dopo di che, presso l'angolo apicale, è densamente e
lungamente pubescente, il secondo sternite visibile è ai lati al-
quanto impresso, o leggermente foveolato, e la impressione è
guernita pure di un ciuffo di peli lunghi e densi, che si confon-
dono con quelli dell’apice del precedente segmento, il segmento
anale presenta una impressione leggerissima, quasi impercettibile,
il metasterno è assai debolmente impresso all’apice, in prossimità
delle anche posteriori.
Lungh. 1,1 — 4,2 mill.
Questa specie distintissima, che, per la mancanza di striole
alla base dell'addome, rende necessaria la creazione di uno spe-
ciale sottogenere, abita le montagne delle Asturie, dove, a Ca-
boalles (Cabualles) in provincia di Leon, fu raccolta da G. Paga-
netti Hummler.
»
COLEOTTERI ITALIANI 213
Bythinus (Lophobythus) bidentatus n. sp.
: (tav. IV, fig. 20)
Vicinissimo al B. cristatus Sauley, del quale copia molti im-
portanti caratteri, ha i primi articoli dei palpi molto più distinta-
mente, granulosi e il capo più largo in avanti, colla parte retro-
stante ai tubercoli antennarii più larga, pianeggiante, e perciò
dovrebbe far parte di altro gruppo ; io ritengo però che alle diffe-
renze di granulazione palpale, già verificatasi incostante in, altri
gruppi, pur naturali, di specie, e a quelle di: maggiore o minore
larghezza del capo in avanti, debbano prevalere le caratteristiche
somatiche generali, che non permettono di allontanare le due specie.
Statura sensibilmente minore, corpo meno convesso, meno lu-
cido, più attenuato in avanti. Capo meno fortemente ristretto in
avanti, carene laterali molto meno forti, disopra più pianeggiante
e solo fortemente elevato, quasi gibboso, e carenato longitudinal-
mente, nella parte mediana del vertice, carena. forte, irregolare,
spesso distintamente bidentata; antenne simili a quelle del cri-
status, però il primo articolo è distintamente più breve e più
grosso, appena due volte e mezza lungo quanto largo, e il 10.° è,
proporzionalmente, più piccolo; palpi più lunghi, sopratutto I’ ul-
timo articolo, che è leggermente sinuato al lato esterno, il secondo
articolo è più uniformemente incurvato e claviforme verso l’apice,
e i tubercoletti della parte posteriore e del disotto, come quelli
del terzo articolo, sono più numerosi, più grossi e più visibili. To-
race meno grande, meno convesso, più largo.alla base e meno
fortemente dilatato in avanti. Elitre più brevi, molto più larghe
alla base, assai meno dilatate verso l’apice, distintamente bifo-
veolate alla base, a punteggiatura grossa e abbastanza densa,
ma superficiale, pubescenza abbastanza densa, ma molto fina e di
metà più breve che nel cristatus.. Addome assai debolmente con-
vesso nel senso trasversale, a pubescenza come quella delle elitre,
ma un pochino più densa. Gambe distintamente più lunghe che
nel cristatus, ma meno robuste che nella 9 di questo, sopratutto
i femori.
Lungh. 1,5 mill.
Ho veduto sette esemplari di questa specie rimarchevole, e non
ho trovato fra essi differenza alcuna che permetta di separare i
due sessi. Uno di questi non ho più sott'occhio, nei rimanenti, tre
24h A. DODERO
hanno la carena del vertice nettamente bidentata, il dente anteriore
molto acuto, gli altri l’ hanno irregolare, e le parti più sporgenti
sono arrotondate. Che siano quelli i g*, e queste le 9, non oso
affermare, non avendo voluto sacrificare i preziosi. esemplari per
indagare negli organi interni.
E questa la specie indicata da Jeannel come B. cristatus
Sauley 9, nel Bulletin de la Soc. Entomologique de France, 1914,
pag. 79, ma le differenze rilevate escludono assolutamente tale
determinazione.
Gli esemplari della grotta di Aubert (Ariége), che Jeannel
suppone essere i g del bidentatus, costituiscono, a mio modo di
vedere, una razza ben distinta. Io pure ne raccolsi due esemplari,.
e questi differiscono dai sopra descritti per le antenne tutte, com-
preso il primo articolo, molto più brevi e più robuste, cogli arti-
coli 4.° e 5.° appena più lunghi che larghi, mentre sono poco
meno di due volte più lunghi che larghi nel didentatus tipico,
la punteggiatura delle elitre ancora più superficiale e i punti un
poco più piccoli, sicchè sembrano più sparsi, la carena frontale
armata di un solo dente aguzzo in avanti, e infine la presenza
di occhi piccoli ma ben visibili. Sarebbe d’altronde incomprensibile
‘che nella grotta di Aubert si trovassero soli g7, e nell'altra, non
poco da essa lontana, abitassero sole 9. Ho nominato la forma
di Aubert var. aubertanus.
Nel B. cristatus, del quale posseggo il tipo, donatomi nel
1904 dal compianto amico Sig. E. Abeille de Perrin, e di cui io
stesso raccolsi esemplari presso l'ingresso alla grotta di Lestelas
(Ariége), il gd si distingue appena dalla 9 per i femori più in-
grossati, le tibie anteriori assai leggermente smarginate all’interno
presso l’apice, e le posteriori che terminano con un breve sperone
interno appuntito.
Del B. Bonvouloiri non ho che una 9 di Bagnères de Bi-
gorre (leg. Hustache), ma essa è così somigliante a quella del
cristatus che non sarei stupito se le due presunte specie non ne
costituissero che una sola, della quale il Bonvouloiri fosse una
semplice varietà, o razza, caratterizzata dalla mancanza di eleva-
zione careniforme longitudinale della linea mediana del disco to-
racico, dal 1.° articolo delle antenne un poco più breve, e, forse,
da qualche altra differenza propria ai d'.
Il B. bidentatus vive in una piccola grotta, abbondantemente
COLEOTTERI ITALIANI 245
illuminata, situata presso i casolari di Gourgue, comune di Arbas
(Haute Garonne), nel versante settentrionale dei Pirenei, e la var.
aubertanus fu trovata all’ ingresso della grotta di Aubert, presso
Moulis (Ariége), ove vive in compagnia del B. (Macrobythus)
armatus Schaut. var. Fagniezi Ab.
Tychus Hermonis (Saulcy i. litt.) n. sp.
(tav. II, fig. 15)
dg: moderatamente allungato, stretto in avanti, nitido, rosso
testaceo, palpi più chiari. Capo relativamente grande, appena più
‘lungo che largo, posteriormente convesso, occhi grandi, sporgenti,
ben pigmentati; lati davanti agli occhi quasi paralleli, tubercoli an-
tennarii grandi, ben rilevati, largamente separati tra loro, clipeo pro-
lungato in avanti oltre i tubercoli antennarii, col margine anteriore
angolosamente e poco profondamente smarginato nel terzo mediano;
antenne moderatamente lunghe e fortemente clavate all’ apice,
art. 1.° cilindrico, di metà più lungo che largo, 2.° quasi di pari
spessore, ovale, 3.°-8.° più stretti, uguali in spessore, 3.° appena
allungato, gli altri pressochè moniliformi, gli ultimi appena tra-
sversali, 9.° tanto lungo che largo, lungo quanto i due precedenti
riuniti, 10.° di uguale lunghezza ma più largo, alquanto trasver-
sale, 11.° molto grande, piriforme, la grande clava formata dai
tre ultimi articoli lunga quanto gli articoli 2.°-8.° riuniti; palpi
grandi, penultimo articolo poco più fortemente dilgtato al terzo
basale che di li fino all'apice. Torace convesso, appena più largo
del capo, subesagonale coi due angoli laterali largamente arroton-
dati, ornato da una piccolissima fossetta basale, prescutellare, e
due più grandi, rotonde, laterali. Elitre abbastanza fortemente
convesse, molto più larghe all’apice che lunghe alla sutura, quasi
del doppio più larghe del torace e appena di un terzo più lunghe
di esso, abbastanza fortemente arrotondate ai lati e munite alla
base di due fossette relativamente grandi e profonde, callo ome-
rale-nullo, punteggiatura estremamente fina e sparsa, quasi nulla.
Primo segmento dorsale dell'addome trasversalmente impresso alla
base, impressione densamente pubescente. Pubescenza molto sparsa,
lunga e depressa sulle elitre e l'addome, breve sul capo e torace;
gambe piuttosto lunghe e sottili, sopratutto le posteriori, femori
anteriori fortemente crenulati al disotto in tutta la loro lunghezza,
tibie intermedie leggermente flessuose, sinuate all’esterno nella
6 A. DODERO
metà basale e all’interno nella metà apicale, trocanteri intermedii
muniti di una lunga appendice prolungata all'apice in due lobi
oppostamente falcati, diretta obliquamente all’esterno.
Lungh. 1,1 mill.
Questa bella piccola specie, notevole per la singolare armatura
dei trocanteri intermedii, abita la Palestina, ed io ne ho veduto
tre esemplari, tutti 7°, raccolti a Hibbarieh (Hibbarije di alcune
carte) al piede del Monte Ermon. Essi mi furono inviati per la
descrizione dal Sig. Albert Argod-Vallon, col nome inedito loro
dato da Saulcy, che con piacere conservo.
Pselaphus longipalpis Kiesw.
Questa specie, che Reitter dice essergli rimasta sconosciuta,
deve annoverarsi tra i suoi Pselaphogenius, poichè la base delle
elitre è in essa marcata da due fossette distinte, delle quali 1’ in-
‘ terna molto sviluppata, quasi del doppio più grande dell’esterna.
Quello però che separa nettamente, e a primo esame, il P. lon-
gipalpis da ogni altra specie del gruppo, si è che in questo la
costola che divide le due fossette basali è forte, quasi careniforme
e nettamente elevata fin verso la metà dell’elitra, mentre invece
l’altra scostola che limita all’esterno la fossetta minore è assai
breve, pochissimo marcata e assolutamente rudimentale.
L'altra supposizione di Reitter che il P. longipalpis abbia il
capo lucido, non reticolato, è pur essa inesatta, all'opposto esso è
totalmente opaco e densamente zigrinato, se si eccettua il solo solco
longitudinale mediano della parte anteriore del capo, che è in questa
specie relativamente largo e a lati carenati convergenti in avanti.
Per di più anche il torace, visto a forte ingrandimento, è assai
finamente e superficialmente reticolato, sicchè non perde, o po-
chissimo, della sua lucidezza. Altre caratteristiche rimarchevoli
sono che la forte depressione del centro del capo si arresta quasi
in linea retta a livello del margine posteriore degli occhi, e le
fossette pubescenti fra questi mancano, restando appena accennate
da due macchiette rotonde gialliccie, cireondate da orlo più scuro,
situate in alto, sulla linea che congiunge il margine posteriore
degli occhi. i n
Ho raccolto io stesso due esemplari di questa specie poco nota,
a La Preste, nei Pirenei orientali, il 10 agosto 1904.
N
COLEOTTERI ITALIANI 97
‘
Pselaphus (Pselaphostomus) bussacensis n. sp.
- Grazie alla cortese comunicazione fattami dal Sig. Albert Argod-
Vallon ho potuto esaminare a mio agio i tipi del P. Piochardi
Sauley, e conseguenza di questo esame fu la constatazione che
un esemplare di Pselaphus, che avevo ricevuto molti anni or
sono col nome inesatto di P. Heydeni, e che io ritenevo dovesse
considerarsi quale forma locale di Piochardi, è invece indubbia--
. mente una specie distinta.
Esso differisce dalla specie della Sierra do Gerez per le an-
tenne maggiormente allungate, essendo gli articoli 2.° e 4.°-8.°
circa una volta e mezza, e il 3.° poco meno di due volte, lunghi
quanto larghi, mentre nel tipo gd? del Piochardi il 2.° articolo non
è affatto più lungo che largo, il 3.° è scarsamente una volta e mezza
, lungo quanto largo, e i seguenti, fino all’ 8.°, sono di lunghezza assai
debolmente maggiore alla propria larghezza; il capo è più stretto e
più lungo, più bruscamente ristretto davanti agli occhi, sicchè la
parte anteriore, parallela ai lati, che termina in avanti coi tuber-
coli antennarii, è evidentemente più lunga; le elitre sono un po-
chino più lunghe, a lati meno arrotondati, e presentano perciò
quasi una figura di triangolo equilatero, le carene basali sono un
poco meno forti ed alquanto più brevi, la loro lucentezza è molto
minore, perchè, mentre nel P: Piochardi i tegumenti delle elitre,
anche osservati a forte ingrandimento, appaiono quasi perfetta-
mente lisci, sono invece, nella nuova specie, assai distintamente
e fittamente coperti da una reticolazione di piccole maglie allun-
gate, che lasciano alle elitre soltanto una lucentezza sericea. Il
primo tergite visibile e pure, come nel Piochardi, trasversal-
mente impresso alla base, ma la impressione è meno grande e
meno profonda, e nel fondo è guernita di una fitta frangia di
corti. peli gialli, che sembrano mancare totalmente nel P. Pio-
chardi.
Ma ciò che maggiormente distingue le due specie sono i ca-
ratteri particolari del ¢’. In questo sesso il metasterno non è
elevato in cono, ma presenta invece una impressione lungo la
linea longitudinale mediana, leggerissima in avanti, piuttosto pro-
fonda verso l’apice del metasterno, fiancheggiata, verso la metà,
da due punte aguzze abbastanza elevate, una per lato; primo
948 A. DODERO
sternite alquanto elevato al suo orlo apicale e munito nel mezzo,
quasi a contatto coll’orlo, di due piccoli tubercoletti rotondeggianti,
molto vicini tra loro.
Lungh. 2 mill.
Portogallo: Bussaco, un solo ©. \
E)
Pselaphus Paganettii n. sp.
In causa delle quattro distinte fossette alla base delle elitre,
questa specie fa parte del gruppo dei Pselaphogenius Reitt. però
da tutte è fortemente distinta per avere, oltre il capo, anche le
elitre opache, per densa e forte reticolazione, rotondeggiante in
quello, a maglie molto allungate, col maggior diametro disposto
longitudinalmente, in queste, e per |’ addome col margine laterale
insolitamente largo, col disco del primo tergite assai debolmente
convesso , alquanto depresso longitudinalmente nella parte mediana,
e trasversalmente impresso alla base come il P. Piochardi. Il capo
è circa una volta e mezza lungo quanto largo agli occhi, le
guancie sono fortemente ristrette all’ indietro in linea retta, la
depressione centrale del capo è grande e profonda, il soleo me-
diano anteriore largo alla base, e man mano più stretto verso il
davanti, le fossette interoculari piccole, situate nel fondo della
depressione ad uguale distanza all’incirca tra loro, che ognuna di
esse dall’occhio dello stesso lato; antenne lunghe, articolo primo due
volte lungo quanto largo, 2.°-10.° tutti almeno di un quarto più
lunghi che larghi, palpi lunghi, clava dell’ ultimo articolo imper-
cettibilmente divisa all’ apice, e lunga quanto la terza parte di
tutto l’ articolo. Torace foveolato alla base davanti allo scudetto;
elitre molto lunghe, di un terzo appena più larghe insieme
all’ apice, che lunghe alla sutura, costole basali brevi, debol-
mente elevate, le interne un poco pid marcate e pit lunghe.
o': metasterno fortemente elevato nel mezzo in forma di pira-
mide irregolare a base triangolare, vertice e spigoli posteriori
marcati da una depressione che divide l'elevazione in due rami sul
lato posteriore, primo sternite visibile con una leggera depressione
triangolare allungata che ha la sua base sulla metà del margine
posteriore del segmento, e due elevazioni in forma di denti aguzzi
ai lati della base di questa depressione.
Lungh. 2,2 mill.
Pao
COLEOTTERI ITALIANI 2,9
Abita la Spagna settentrionale: Ponferrada e Caboalles ( Ca-
‘ bualles della carta di Stieler), provincia di Leon, raccolto da.
G. Paganetti Hummler.
Pselaphus provineialis n. sp.
Nella breve gita che feci, sul finire del 1912 e i primi giorni
del 1913, nel dipartimento francese del. Varo, trovai a Fréjus un
esemplare Q di una specie di Pselaphus, che conferma le grandi
affinità che la fauna di quella regione ha con quella della Corsica.
Difatti per l’unica, forte carena laterale alla base delle elitre, l’unica
fossetta tra questa e la sutura, e il capo liscio e brillante, Ia mia
Q ha la maggiore affinità coi P. Kiesenwetteri Saulcy e Reve-
lierei Sauley di Corsica, e fuori di questa, col solo globiventris
Reitt. di Sicilia.
| Per la statura somiglia al Aiesenwetteri, ma il capo è molto
più breve, come pure le antenne, che hanno l’articolo basale meno
di due volte lungo quanto largo, e le carene elitrali sono un poco
meno lunghe, meno elevate e dirette più all’esterno. Dal Reve-
lierei è invece distinto per statura maggiore, il capo meno largo,
il solco mediano longitudinale nella parte anteriore più largo, le
fossette pubescenti interoculari più grandi e più distanti tra loro
che ciascuna di esse dall’occhio più vicino, le guancie ristrette
all'indietro in linea quasi retta, le elitre più dilatate verso l'apice,
le carene dei lati più forti, più lunghe, più dirette all’esterno, e
all'estrema base formanti un piccolo dente sporgente all'infuori.
Il globiventris ha pure il capo molto più largo, molto meno
prolungato in avanti, meno nitido, a guancie arrotondate, il solco
longitudinale mediano anteriore stretto in avanti e gradatamente
più largo verso il centro del capo, le fossette pubescenti intero-,
culari sono appena accennate, e molto vicine alla parte posteriore
degli occhi, le carene elitrali molto brevi, meno elevate, meno
oblique, e non sporgenti all’esterno alla base.
Lungh. 1,9 mill. i
Enoptostomus, Doderoi Reitt.
Chiudo la serie di queste note col segnalare la presenza in
Spagna di questa specie. Io. ne ho trovato un buon numero di
A pope
esemplari tra i Pselafidi comunicatimi per la revisione odi Rai do don
Josè M.* de la Fuente, e da lui raccolti in provincia di Ciudad —
Real. Oltre che della Sardegna, io posseggo la specie dell’ Emilia,
della Toscana (Grosseto, leg. D." pe ay Tunisi ey e Pozuelo |
di Calatrava.
D. VINCIGUERRA
SULLA PRESENZA DELLA RHINA ANCYLOSTOMA, Br.
- NEL MAR ROSSO
Il capitano di corvetta Riccardo Carisio incaricato di eseguire
osservazioni idrografiche nelle acque della Colonia Eritrea, ove ha
compiuto anche interessanti ricerche di pesca, mentre si trovava
nel Febbraio 1918 nella parte più interna della baia di Auachil, a
S. di Massaua, facendo pescare di notte con lo sciabichello negli
stretti canaletti posti fra i banchi madreporici, raccoglieva un
grosso e strano pesce, la cui cattura riesciva piuttosto malage-
vole a cagione della forza e della vitalità di quell’ individuo. Sic-
come esso era sconosciuto ai pescatori indigeni, il comandante
Carisio curava la conservazione della spoglia di esso e, tornato
in Italia, ne faceva dono al Museo Civico di Storia naturale di
Genova.
Trattasi di un esemplare di sesso femminile, della Rhina an-
cylostomus, BI. (o più correttamente, a mio avviso, ancylostoma).
Lo stato di raggrinzamento in cui si trova quella spoglia non ne
permette una esatta misurazione, ma si può ritenere che l’indi-
viduo fosse lungo circa m. 1,70; esso si presenta ora di colorito
uniformemente grigio, ma da alcune fotografie fatte sul fresco
dal comandante Carisio, apparisce presente la macchiettatura
bianca del corpo e delle pinne, indicata nelle descrizioni.
Questa specie fu descritta per la prima volta da Bloch, ma
pubblicata da Schneider nella edizione postuma del « Systema
ichthyologiae », sotto il nome di Rhina ancylostomus (*); la
descrizione fu basata sopra due esemplari di sesso femminile pro-
| venienti dalla costa del Coromandel. Essa fu poi successivamente
(1) M. E. Blochii, Systema ichthyologiae iconibus CX illustratum, post obitum
auctoris opus inchoatum absolvit., correxit, interpolavit Js. Gottlob Schneider, Be-
rolini, 1801, p. 352, tab. 72.
952 D. VINCIGUERRA
indicata da altri autori di altre località dell’Oceano Indiano e dei
mari vicini, come risulta dai lavori di Gunther (!), di Day (?),
di Boulenger (*) e di Steindachner (4) che la segnalarono della
costa d’Arabia, delle isole Seieelle, dell’ Arcipelago indo-malese e
della Cina. Più recentemente Jordan ha scritto che l’area di distri-
buzione di questa specie si estende sino al Giappone (*), ma non
sono riescito a trovare indicazione più precisa. Nessuno però degli
illustratori della fauna ittiologica del Mar Rosso, Riippell, Klunzinger,
Kossmann ed altri, hanno indicato questa specie di quel mare ove
essa non deve certo essere frequente, come risulta anche dal fatto
che i pescatori indigeni non la conoscevano; ho quindi creduto
opportuno segnalare anche questa provenienza.
Non sembra che la Rhina ancylostoma debba essere molto
comune in alcuna località, ma neppure troppo rara, come appa-
risce dal fatto che essa porta un nome volgare tanto alle Seicelle,
come in qualche dialetto indiano.
Ho riferito questa specie al genere Rhina, quale è stato isti-
tuito da Bloch e mantenuto da Miller e Henle (°), perchè non
credo sia da seguire l'esempio di Gunther che ha adottato questo
nome di genere per lo squadro, pel quale ritengo si debba più
ragionevolmente conservare il nome generico di Squatina, usato
da Dumeril (*) e adottato dalla massima parte degli ittiologi. È
vero che la Squatina angelus è stata indicata col nome di
Rhina dal Klein (*), ma questa denominazione è anteriore all’ ado-
zione della nomenclatura binominale e perciò non può invocarsi
a favore di essa la legge di priorità. Né mi sembra opportuna
ed accettabile la fusione fatta da Giinther del genere Rhina di
Bloch col Rhynchobatus di Miller e Henle, sotto quest’ ultima
denominazione, poiché il Rhynchobatus laevis di Bloch, sinonimo
(1) A. Gunther, Catalogue of the Fishes in the British Museum, Vol. VIII, London,
1870, p. 440.
(?) F. Day. The Fishes of India, London, 1878, p. 730, tav. CXCIII, fig. 3.
(9) G. A. Boulenger, Third account of the Fishes obtained by Surgeon major A.
S. G. Jayakar at Muscat, East Coast of Arabia, in Proc. Zool. Soc. London, 1892,
p. 136.
(4) F. Steindachner, Fische aus Siidarabien und Sokotra in Denkschr. K. K. Akad.
Wiss. Wien, Vol. 71, p. 168.
(9) D. S. Jordan, Guide to the Study of Fishes, New York, 1905, vol. I, p. 55.
(5) J. Muller e J. Henle, Systematische Beschreibung der Plagiostomen. Berlin, _
1841, p. 110.
(7) A. Dumeril, Zoologie Analitique, Paris, 1806, p. 102.
(8) I. T. Klein. Historiae naturalis piscium promovendae missus V, Gedani 1740-49,
pt. III, p 42.
RHINA ANCYLOSTOMA 253
del djeddensis di Forskal, pel quale fu istituito il genere Rhyn-
chobatus, è ben distinto dalla Rhina ancylostoma per la forma
del capo, simile a quella dei Rhinobatus, dai quali si distingue -
solo per la posizione della prima pinna dorsale, inserita al di
sopra delle ventrali, come nella R. ancylostoma, e non molto
in addietro di esse, come nei veri Rhinobatus.
Non vedo poi neppure la necessità di creare per questo pesce
un nuovo nome generico, come ha fatto Gill (*), colla istituzione
del genere Rhamphobatis, e tanto meno di una nuova famiglia,
come accenna a fare Jordan.
(1) Th. Gill, Analitical Synopsis of the Order Squali, and revision of the nomen-
clature of the genera, in Ann. Lyc. Nat. hist., New-York, 1862, Vol. VII, p. 408,
COND RTBU TO
ALLA DISTINZIONE DELLE SPECIE MEDITERRANEE DEL GENERE
MU GIL
PER IL DOTT. G. ATHANASSOPOULOS (ATENE)
Per consiglio e.sotto la guida del Prof. Vinciguerra, Diret-
tore della R. Stazione di Piscicoltura di Roma, mi sono occupato
dell’ ordinamento della collezione di Muggini da lui raccolti du-
rante il suo soggiorno in Grecia negli anni 1912-13. Durante questo
lungo lavoro, ho avuto l’occasione di constatare la difficoltà che
s'incontra nella determinazione delle specie del genere Mugi,
basandosi sui caratteri dati sinora dai diversi autori. Questi sono
d’accordo nel riconoscere in questo genere sei specie mediterranee
ben distinte (non tenendo conto di alcuni sinonimi), una delle
quali, il M. labeo Cuv., meno comune è ben caratterizzata dalla
presenza di undici raggi anali, mentre le altre cinque (M. auratus
Risso, capito Cuv., cephalus Cuv., chelo Cuv. e saliens Risso),
ne hanno tutte un numero minore, generalmente nove, tranne
il cephalus che ne ha quasi sempre otto, benchè possa per ec-
cezione manifestarsi qualche insensibile divergenza da questi nu-
meri. Queste specie però, quantunque distinte dai pescatori, non
sono facili a riconoscere, perchè non presentano differenze nette
e assolute e ciò ha condotto gli autori all’enumerazione di una
quantità di caratteri la cui variabilità, direi quasi l'elasticità e
talora l'opposizione completa, stancano chi li studia e rendono
noiosa e faticosa la determinazione, se pure si riesce ad arrivarvi.
Ciò mi condusse ad apprezzare il valore di ciascuno di questi ca-
ratteri e a mettere in evidenza quelli che devono a prima vista
richiamare l’attenzione, fra i quali ve ne sono alcuni che, per
quanto io so, non furono tenuti in conto dagli autori precedenti.
SUI MUGIL MEDITERRANEI 955
Ma non era tutto questo il lavoro che io mi ero proposto. Il
materiale che ho avuto a disposizione era in gran parte costituito
da individui non completamente adulti, il che non ha permesso,
almeno per il momento, di generalizzare alcuni caratteri secon-
darii peculiari ai muggini di Grecia, benchè io abbia avuto I’ oc-
casione di constatare più volte l’esistenza di qualche differenza
persino tra i muggini di diverse località italiane, nei quali si po-
tranno forse riconoscere razze speciali; nè si può ora determinare
se alcune di queste differenze non siano cagionate da ibridismo,
tanto più trattandosi di pesci che vivono promiscuamente ed in
condizioni analoghe. Io mi propongo quindi di continuare lo studio
dei Muggini in questo senso.
La massima parte degli ittiologi della seconda metà: del secolo
decimonono non fanno altro che ripetere i caratteri dati dai loro
predecessori, riproducendo talora anche gli stessi errori; soltanto
i recenti ed interessanti lavori di ‘Boulenger (*), di questo infati-
cabile successore di Giinther, e di Ninni (?) hanno portato in luce
qualche nuovo carattere e ne hanno utilizzato altri già conosciuti,
ma in modo molto più esatto.
Anche più difticile è la distinzione specifica degli individui
giovanissimi ; ho tentato più volte di determinare alcuni fra quelli
che si trovano nelle ricche collezioni della stazione di Piscicoltura
di Roma provenienti da Fiumicino (foce del Tevere) ma senza
riuscirvi in modo soddisfacente. Nè ho potuto servirmi a questo
scopo del notevole lavoro di Brunelli (*) sul Novellame, perché
questo si riferisce soltanto a pesciolini studiati sul fresco.
Forse col tempo, la conoscenza di maggiori particolarità ana-
tomiche e biologiche ci offrira caratteri precisi per la distinzione
delle specie; per ora bisogna contentarsi di ridurre al minimo
possibile il numero degli individui dubbiosi.
Gunther nel suo monumentale lavoro sui pesci (4) caratterizza
il genere Mugil, Art. nel modo seguente :
« Bocca più o meno trasversale, con lo squarcio laterale stretto;
(4) Catalogue of the Freshwater Fishes of Africa in the British Museum. Vol. IV.
London 1916.
(2) Considerazioni sul genere Mugil. Venezia 1909.
(®) Ricerche sul novellame dei Muggini con osservazioni e considerazioni sulla
mugginicoltura. R. Comitato talassografico italiano. Memoria LIV. Venezia 1916.
(‘) Catalogue of the Acanthopterygian Fishes in the collection of the British
Museum. Vol. III. London 1861.
256 G. ATHANASSOPOULOS
« senza veri denti sulle mascelle; margine anteriore della mandi-
« bola acuto, talora ciliato...... ». E poi soggiunge: «E molto
« difficile distinguere le diverse specie di questo
«genere; fortunatamente i singoli caratteri sembrano variare
« assai poco negli individui della stessa specie: I più importanti
« sono il numero dei raggi molli dell’anale e quello delle squame,
« il grado di sviluppo delle palpebre, la posizione e la lunghezza
« delle pinne, la forma delle labbra, la forma dell'apertura della
« bocca e quella del mascellare e infine quella del corpo. Se noi
« troviamo uno o parecchi di questi caratteri omessi nella descri-
« zione di una specie, è quasi impossibile riconoscerla e distin-
« guerla dalle altre forme vicine donde il gran numero di specie
« dubbie..... ». Ciò non per tanto, nella tavola sinottica da lui data
i muggini mediterranei sono caratterizzati nel modo seguente:
I. Presenza di palpebra adiposa . . . . M. cephalus.
II. Assenza di palpebra adiposa; Labbro superiore non par-
ticolarmente grosso.
. . . . .
B. Pinna anale con 9 raggi molli.
a. Linea laterale con 45-46 squame.
1. Muso largo e depresso; angolo mandibolare ottuso;
spazio giugulare allungato, cuneiforme, anteriormente rotondo; lar-
ghezza dell’interorbitario contenuta due volte nella larghezza della
PESTA Li doo ULI Me copele:
2. Muso laneo: uo ta ai due quinti della
‘lunghezza della testa . . . . . [Thies aerate.
3. Muso un po’ conico i la larghezza del-
l’interorbitario è uguale a una volta ed un terzo della lunghezza
della testa; l’ altezza del corpo è contenuta cinque volte e mezza
nella. lunghezza totale, ali ii ME solai
III. Labbro superiore molto grosso. id ch
1. Apertura della bocca più larga che profonda; labbro
superiore con tre serie di corte e larghe papille; la pettorale ar-
riva fino alla 13.™* squama della linea laterale . . M. chelo.
Certamente tutti i caratteri enumerati qui sopra non sembrano
avere una stabilità assoluta, donde la frase di Gunther sulla im-
possibilità di determinare esemplari nei quali si riscontrano riuniti
caratteri assegnati a specie diverse. Il chelo per esempio dovrebbe
avere tre serie di papille mentre io ne ho osservato esemplari che
SUI - MUGIL MEDITERRANEI 257
non ne avevano che una sola. Ad ogni modo questi caratteri ser-
vono per la determinazione dei muggini più della forma dello spazio
giugulare sulla quale Moreau (1) ne ha basato quasi esclusi-
vamente la distinzione. È vero che questa forma permette di
ordinario di riconoscere a prima vista il chelo, ma vi sono dei
casi in cui anche questo carattere diventa dubbio poichè anche
V auratus presenta qualche volta lo spazio giugulare quasi nullo
o estremamente ridotto.
Boulenger nella sua recente opera sui pesci d’acqua dolce
dell’Africa, indica nuovi caratteri per il riconoscimento delle specie
di Mugil, quali la presenza di un tubercolo più o meno distinto
alla sinfisi della mandibola inferiore e il rapporto fra la lunghezza
delle pettorali e quella della testa. Ma specialmente questo ultimo
carattere non può neppur esso essere considerato come fonda-
mentale. Generalmente la pettorale è più corta nel saliens e nel
capito che nell’ auratus; ma vi sono esemplari di quest’ultimo
in cui essa è pure assai corta. Anche l’appendice squamosa della
pettorale può essere presente in tutte le specie quantunque
Boulenger dica che manca nel saliens, auratus, e chelo.
Secondo Boulenger la distinzione delle specie si farebbe nel modo
seguente : 3
I. Appendice squamosa alla pettorale.
Palpebra adiposa; 8 raggi molli all’anale MM. cephalus.
Palpebra adiposa rudimentale. ‘La pettorale è uguale ai
3/, fino ai ?/, della lunghezza della testa. . . . M. capito.
II. Appendice squamosa alla pettorale assente.
Labbro superiore non più grosso della metà del diametro
dell'occhio. La pettorale uguale ai */, fino ai 2/, della lunghezza
della testa. Anale con 9 raggi molli . . . . . M. saliens.
La pettorale è uguale ai #/, della lunghezza della testa ;
anale con 9 (raramente 8) raggi molli . . . . M. auratus.
Labbro superiore grosso, coperto di papille, più lungo
del diametro dell'occhio; la pettorale è uguale ai ?/, fino ai °/,
della lunghezza della testa; l’anale ha 9 raggi molli MM. chelo.
Alcuni altri caratteri sono stati proposti da precedenti autori.
Ma anch'essi non hanno un valore assoluto. Bonaparte (*) distin-
gueva il capito dall’ awratus dal fatto che il mascellare era. o
(4) Manuel d’Ichthyologie francaise. Paris; 1892.
(?) Fauna Italica. Pesci, 1848.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. VIII (10 Maggio 1949). 17
258 G. ATHANASSOPOULOS
non era coperto dal sottorbitario; ma questo carattere è, per così
dire, assai elastico perchè può variare colla pressione esercitata
sulla mandibola da chi esamina gli esemplari, nel modo stesso
che può variare lo spazio giugulare. Merita invece maggiore con-
siderazione la presenza o assenza di macchia nera alla base della
pettorale. Canestrini (') attribuiva importanza alla lunghezza dello
spazio interorbitario relativamente alla lunghezza della testa, ma
questo non è un carattere soddisfacente e nessuno degli autori
successivi ne ha tenuto conto; così pure non mi sembra che pre-
senti stabilità notevole il carattere ricavato dalla lunghezza delle
appendici squamose della prima dorsale proposto da Ninni.
Nel materiale ittiologico, della Stazione di Piscicoltura di Roma,
ho trovato, fra l’altro, cinque specie del genere Mugil, rappre-
sentate ciascuna da due individui che direi tipici, provenienti dalle
valli venete; dall’esame di questi individui risulterebbe che i ca-
ratteri che hanno maggior valore nella distinzione delle specie
sono i seguenti :
1. Forma del corpo e della testa. — È noto che questa
non può aiutarci seriamente, benchè in generale il corpo e la testa -
siano notevolmente più grossi nel M. cephalus che nelle altre
specie; nel saléens il corpo è più sottile, allungato, nel chelo la
testa è molto tozza, ma ciò nonostante esistono numerosi casi
dubbi. Bisogna osservare che la larghezza apparente della testa
è del tutto indipendente dalla relativa distanza interorbitale; per
esempio, confrontando un cephalus con un auratus possiamo
osservare che lo spazio interorbitario è relativamente uguale in
entrambi perché corrisponde a due volte e mezza la lunghezza
del diametro dell’occhio, ma la testa del cephalus veduta dal di-
sopra fa l'impressione di essere molto più larga di quella del-
l’auratus.
2. Palpebra adiposa. — Col mezzo di questa noi possiamo
distinguere a prima vista il cephalus, ma essa non ha alcun va-
lore per la distinzione delle altre specie poichè in esse è del tutto
rudimentale. In questa occasione si può osservare che Canestrini
dice che la palpebra adiposa del cephalus è di colore giallo di
ambra, mentre è ben noto che essa è completamente trasparente;
è quindi assai probabile che: Canestrini non abbia lavorato che su
(4) Fauna d’Italia, Pesci, Milano, Vallardi (senza data).
SUI MUGIL MEDITERRANEI 259
individui che avevano lungamente soggiornato in un liquido con-
servatore, dove quella diventa dura, opaca e più o meno giallastra.
La sua trasparenza la rende spesso quasi invisibile ma in tal caso
vi sono altri caratteri egualmente notevoli che permettono di ri-
conoscere con facilità il cephalus.
3. Bocca. — Gunther aveva già osservato che: « la forma
« dell’ apertura boccale offre un eccellente carattere specifico
« quando si misuri la larghezza fra i due angoli della bocca e
« chiamando profondità la verticale abbassata dall’estremita della
« sinfisi della mandibola sulla linea trasversa che congiunge i
«due angoli della bocca ». Nell’apertura boccale quindi si possono
constatare notevoli differenze,
a maquesto carattere eccellente è
stato trascurato dagli autori suc-
cessivi. Per rendere evidente
questo carattere ho fatto il rap-
porto tra la linea che congiunge
Fig. 4. Figura schematica gli. El tale, bocca (fig. :
della mandibola vista inferiormente. A B); e il doppio di quella
abbassata dall’estremità della
sinfisi (a 5). Soltanto nel cephalus la differenza fra queste due
misure è positiva, ossia 2 a d è superiore ad A B; nelle altre |
specie la differenza è negativa come si vede dai numeri seguenti :
I
I
I
i
1
I
|
|
'
I
4
A
AB Dao Tab ALB
M. cephalus mm. 19 mm. 11 mm. + 3.0
» 91.5 SI DS OS » <P E5
M. chelo » 19 » 6 » — 7.0
» 19 » 5 » — 9.0
M. capito » 20 » lo) » — 4.0
» 19 » 8 » — 3.0
» 11 » 5 » — 1.0
M. saliens » £95 » 9 » — 1.5
» 19 » 8 » — 3.0
M. auratus » 15 mores HD » — 6.0
era 3 5.5 » ii — h.O
» 15 » 7 » — 1.0
260 G. ATHANASSOPOULOS
L'apertura della bocca e specialmente la linea terminale della
mandibola è anche molto caratteristica. Nel chelo (fig. 2) è
(aa
Fig. 4.
Fig. 2. Mugil chelo. Fig. 3. Mugil cephalus. Mugil auratus.
Forma della bocca. Forma della bocca. Forma della bocca.
costituita da due archi simmetrici rivolti in avanti, mentre nel
cephalus (fig. 3) Vangolo formato dalle due meta è assai acuto
e quelle hanno una forma quasi di S; nelle altre specie questi
due archi sono meno accentuati, nell’ auratus (fig. 4) anzi essa
è quasi orizzontale.
Ah. Labbra e appendici labiali. — Il labbro superiore è
piuttosto sottile in tutte le specie meno che nel chelo in cui è
notevolmente ingrossato (fig. 5) e provvisto di vere papille di-
sposte in serie in numero variabile. Nelle altre specie invece esi-
stono delle appendici setiformi. Queste quantunque non offrano
Fig. 5. Fig. 6. Fig. 7.
Mugil chelo. Mugil auratus. Mugil saliens.
Labbro superiore. Labbro superiore. Labbro superiore.
un carattere specifico importante, si può notare che generalmente -
nel saliens e nel capito sono piccolissime e non visibili che con la
lente, ma nel primo sono meno numerose e meno regolari che nel-
l’altro, mentre nell’auratus, si vedono all’occhio nudo disposte in
una serie e abbastanza distanti fra loro (fig. 6 e 7). Però nella
=
SUI MUGIL MEDITERRANEI 264
collezione dei muggini provenienti dalla Grecia vi è un chelo
nel quale le papille non si riconoscono che in modo dubbio, mentre
È d’altra parte il labbro superiore dell’awratus presenta talora delle
Ss pieghe che gli danno l’aspetto di essere coperto di papille.
= — 3. Forma della mandibola inferiore. — Questa può
i. aiutare a distinguere due specie molto affini tra loro, ossia il
"i a Cc a C
È b d
a ,
e PA
Fig. 8. Mugil saliens. Fig. 9. Mugil aurattis.
Aspetto della mandibola inferiore.
saliens dall’ auratus. Generalmente si dice che nell’ auratus il
mascellare superiore è tutto coperto dal preorbitale mentre ciò non
‘avviene nel saliens. In conseguenza di ciò l’aspetto della mandi-
bola inferiore presenta due figure ben diverse tra loro (fig. 8 e
È: 9) ossia le due linee (a 6 e ed) che corrispondono al solco
fra il mascellare e la mandibola inferiore sono convesse verso l’in-
terno nel saliens, mentre hanno la convessità rivolta all’ esterno
È nell’ auratus, ma interrotta da una piccola infossatura mediana.
4 Inoltre nel saléens l’angolo formato dai due margini delle labbra
è più acuto.
6. Muso. — È noto come nel M. capito
il muso sia assai più acuto che nelle altre
specie. Io ho voluto rendere ciò più evi-
dente esprimendo l’acuità del muso nume-
ricamente; per far ciò misuro due linee
verticali una delle quali a 6 tangente al
margine anteriore dell’orbita e l’altra A B
tangente all’angolo posteriore dell’opercolo
È e SERE pa oe (fig. 10) e la differenza fra il doppio
Ci dell'a d e la lunghezza dell’ A B esprime
it valore di questa acuita, come risulta dai seguenti dati
262 G. ATHANASSOPOULOS
numerici, donde pure vediamo che il detto valore è negativo
soltanto nel capito, mentre in tutte le altre specie è positivo:
A B ab 2ab-AB
M. cephalus mm. 47 mm. 26 mm. +5
| » 52 » 29 » +6
M. chelo » As » 25 » +9
SV] EA) jess
mobo deo ». 10 I pig
pr 2S ai ee ae cr
M. capito » 46 » 22 sin
» Ah peeks speri
eee) Dee a iy AD
M. saliens » Ah Pane » +6
» hh » 26 » Sh 8
M. auratus » 37.5 bi eee pd 5)
» 38.5 » LO » ae 0.5
pees » ‘20.5 no Eat DED
7. Pinna pettorale. — La lunghezza della pinna pettorale
può servire anche a distinguere il saliens dall’ auratus perchè
essa d’ordinario è più lunga in questo che in quello; ma questo
carattere non ha che un valore relativo. Nel capito e nel ce-
phalus esiste alla base della pettorale una macchia nera ma
questa nel cephalus è molto più grande e più marcata che nel-
l’auratus, mentre nelle altre specie può eventualmente osser-
varsi soltanto un oscuramento alla base dei primi raggi pettorali.
«
8. Forma delle squame. — E veramente singolare come
>
[]
1
I
{
I
|--------+----==3Q
il
1
!
1
I
|
lore]
D
Fig. 11 e 12. Figure schematiche di squame di Mugil.
questo prezioso carattere già menzionato da Cuvier (*) sia stato
(1) Cuvier et Valenciennes. Histoire naturelle des Poissons.
SUI MUGIL MEDITERRANEI 963
trascurato dagli altri autori. Mentre nel massimo numero delle
specie esse sono piuttosto larghe, quelle del capito sono allungate
e ciò non è un semplice effetto ottico ma proviene da un reale
sviluppo della squama nel senso longitudinale, come risulta dai
dati numerici seguenti ottenuti misurando il massimo della lar-
ghezza A B e quello della lunghezza cd di una squama in varii
esemplari di diverse specie. Questi massimi possono trovarsi anche
al di fuori della squama stessa, come risulta dagli uniti schemi
(fig. 11 e 12).
M. capito A B mm. 4.0 e@, mom 5
» 3.0 yee 0
» 3.0 » 3.5
» 10.0 » :44..0
Meiers (E 411 4-2 £220
MM chelon CAB » DER Cds o 5.0
» 6. 0) » bi 0)
M. auratus AB bla teee 2) cd » 3.0
» 9. 5 » 3.0
Nel cephalus il margine posteriore delle squame dei fianchi
| presenta nel mezzo una concavità molto marcata e quelle poste
al disopra della pettorale ne presentano sullo stesso ili
altre due laterali.
Una particolarità da me osservata nelle squame e sfuggita a
quanto pare agli altri osservatori, è quella delle strie longitudi-
nali che si notano sulla porzione scoperta della squama e spe-
cialmente di quelle della regione situata al disopra della pettorale
che sono più o meno numerose nelle diverse specie, ma nel chelo
e nel cephalus ridotte soltanto a una o due. Nell’ awratus queste
linee sono alquanto più raggiate.
Da ultimo le linee così (Hone d’età sono spesso ben accentuate
nell’ auratus ed assai più raramente negli altri.
In base a tali caratteri mi pare che in queste. cinque specie
di muggini si possano riconoscere due gruppi ben distinti: l’ uno
a corpo più grosso e più tozzo formato dal cephalus e dal chelo ;
l’altro a corpo più sottile ed allungato costituito da auratus,
capito e saliens. Per la determinazione delle singole specie credo
poi possano giovare le descrizioni seguenti nelle quali ho tenuto
conto dei principali caratteri indicati dai varii autori. Credo op-
264 » G. ATHANASSOPOULOS
portuno farle precedere da una tavola sinottica che ne permette
un riconoscimento rapido e sicuro, almeno se trattasi di esemplari
adulti.
I. Palpebra adiposa presente; le due meta
della mandibola a forma di S; macchia
nera alla base della pettorale ben pro-
Dangata ie rile
II. Palpebra adiposa assente.
A. Rima boccale costituita da due linee
fortemente arcuate che formano fra
loro un angolo molto pronunciato.
Spazio giugulare ordinariamente nullo.
Papille labiali bene sviluppate . . 2. M. chelo.
B. Rima boccale costituita da due linee
insensibilmente arcuate o rette che
formano tra loro un angolo pronun-
ziato o sono quasi orizzontali.
a a. Il margine della mandibola in-
feriore visto di sotto apparisce
leggermente curvo.
a. Pettorale ordinariamente
lunga (1 !/, nella lunghezza
della testa). Senza macchia
nera alla base della pettorale. 3. M. auratus.
B. Pettorale ordinariamente cor-
ta (più di 1 !/, nella lunghezza
della testa). Macchia nera al-
l’origine della pettorale.
Squame notevolmente più
lunghe che larghe. . . . 4. M. capito.
b b. Il margine della mandibola infe-
riore visto di sotto apparisce
fortemente.curvo ... ... ..5. M. saliens.
Mugil cephalus --
DDD ig Utes SER nn RR on age e OICR EA DI
La lunghezza totale (compresa la pinna codale) corrisponde a
5. volte e un quarto fino a 6 e tre quarti |’ altezza del corpo e
n
SUI MUGIL MEDITERRANEI 265
da 4 #/, — 5 la lunghezza della testa. Il massimo dell’ altezza
del corpo è quasi uguale al massimo dello spessore. Il diametro
* dell’ occhio non si può facilmente determinare per la presenza della
— palpebra adiposa. Appendici labiali setiformi estremamente poche
Fig. 13. Mugil cephalus. Fig. 14. Mugil cephalus.
Squama al disopra della pettorale. Squama dei fianchi.
e lontane l’una dall'altra. L’appendice squamosa della pettorale
è uguale al terzo della pinna. La lunghezza della pettorale è quasi
uguale a quella della ventrale e entrambe sono la settima parte
della lunghezza totale del corpo. L’appendice squamosa della prima
pinna dorsale è poco più corta della base di questa pinna. Sulle
| squame pochissime strie curve poste tutte vicino al mezzo della
squama (fig. 13 e 14). In genere quelle poste sopra la pettorale
hanno forma più regolare e presentano minor numero di strie.
Punti oscuri sulle macchie dorate delle guancie; il numero di
queste macchie pare diminuire coll’ eta.
Mugil chelo —
VR AIRIS PLAT IL 20. 9-6 Met 2
u
La lunghezza totale è 5 volte e mezza l’altezza del corpo e
da 5 !/, — 5 !/, la lunghezza della testa. Testa sensibilmente piu
grossa. Il diametro dell’ occhio è contenuto 5 volte a 5 1/, nella
lunghezza della testa. Lo spessore interorbitrario è 2 volte e mezza
il diametro dell’ occhio. Margine del sottorbitario dentellato spe-
cialmente nella parte inferiore. Il tubercolo della mandibola è
completamente invisibile quando la bocca è chiusa. L’ apertura
della bocca è costituita da due archi concavi in avanti. La linea
terminale del labbro superiore è convessa perchè il labbro è grosso;
inoltre esso porta delle papille. Spazio giugulare quasi nullo d’or-
a. FTA
266 G. ATHANASSOPOULOS
dinario. La pettorale è uguale alla settima parte della lunghezza
totale. I appendice squamosa della prima dorsale è meno lunga
della base di questa pinna; quella della pettorale è uguale al
terzo di essa. Le squame poste sopra la pettorale presentano
pochissime strie; quelle dei fianchi sono notevolmente più grandi
delle altre (fig. 15 e 16).
Fig. 15. Mugil chelo. Figura 16. Mugil chelo.
Squama al disopra della pettorale. Squama dei fianchi.
Mugil capito —
IDEA ASS P. 16 VIE CGD
La lunghezza totale è da 5 volte e mezza a 3 ?/, l'altezza
del corpo e da 4 ?/, — 5 quella della testa. La lunghezza della
testa in rapporto a quella del diametro dell’occhio è assai varia-
bile cioè fra 4 volte e tre quarti a 6 1/,. La medesima lunghezza
della testa in rapporto alla lunghezza della pettorale varia da 7
volte e un quarto a 7 !/,. La lunghezza del diametro dell’ occhio
è compresa tra 1 volta e tre quinti a 3 nello spazio interorbi-
tario. Appendici labiali setiformi appena visibili colla lente, rego-
lari. Sottorbitario fortemente dentellato. Angoli laterali del labbro
mandibolare acuti, più di quelli analoghi nel capito e saliens.
Le pinne pettorali sono un pò più lunghe delle ventrali; nello
auratus e saliens invece, le ventrali sono assai più corte delle
pettorali. L’appendice squamosa della pettorale è uguale al terzo
della lunghezza di questa pinna; quella della prima dorsale è
N
SUI MUGIL MEDITERRANEI 267
talora più lunga, talora più corta della base di questa pinna.
Infine l’appendice squamosa della prima ventrale è uguale al
«terzo della lunghezza di questa pinna. Squame lunghe con spazii
compresi fra le strie assai stretti, in ispecie in quelle dei fianchi
(fig. 17 e 18). Macchia nera alla base della pettorale.
{i | x
Fig. 17. Mugil capito. Fig. 18. Mugil capito.
Squama al disopra della pettorale. Squama dei fianchi.
M. saliens
È Dis Re I] MIA Calo,
La lunghezza totale è da 6 volte a 6 !/, l'altezza e da 5 1/,
5 1/, quella della testa. La lunghezza della testa è da 5 volte e
mezza fino a 6 volte la lunghezza del diametro dell’ occhio. Lo
spazio interorbitario corrisponde a 2 volte e un terzo la lunghezza
Fig. 19. Mugil saliens. Fig. 20. Mugil saliens.
Squama al disopra della pettorale. Squama dei fianchi.
del diametro dell’occhio. Labbro mediocremente grosso. Appendici
labiali setiformi poco numerose, visibili solo con la lente. Mascel-
lare superiore molto visibile agli angoli delle labbra. Tubercolo
268 G. ATHANASSOPOULOS
della mandibola ben accentuato. Apertura della bocca arcuata. La
lunghezza della pettorale è contenuta 6 volte a 6 */, nella lun-
ghezza totale. Le pinne ventrali sono un pò più lunghe delle pet-
torali. L’ appendice squamosa della pettorale è uguale ad un quinto
della lunghezza di questa pinna. Quella della prima dorsale è più
corta della base di questa pinna. Le squame dei fianchi presen-
tano alcune strie assai divergenti (fig. 19 e 20). In genere le strie
oscure longitudinali dei fianchi sono più accentuate che in tutte
le altre specie.
M. auratus —
TAR RA PENE ee
La lunghezza totale è da 5 volte e mezza a 3 ?/, l'altezza e
da 5 volte a 5 °/, quella della testa. La lunghezza della testa cor-
risponde a 5 volte fino a 5 !/, la lunghezza del diametro del-
l'occhio. Il diametro dell’ occhio è compreso 2 volte ed un terzo
nell’interorbitario. Appendici labiali setiformi ben visibili, in una
Fig. 22. Mugil auratus. Fig. 24. Mugil auratus.
Squama Squama dei fianchi,
al disopra della pettorale. con la linea d’ eta (2).
serie e ben distanti tra di loro. Sottorbitario fortemente dentellato
nel margine inferiore; sul margine anteriore molto meno e assai
irregolarmente. Mascellare superiore non visibile agli angoli della
bocca. Muso più largo che nel saléens. Curva della mandibola più
leggera che nel saliens. Rima boccale quasi completamente oriz-
zontale. Angoli laterali delle labbra meno acuti che nel saliens.
La lunghezza della pettorale è compresa 5 */, a 6 1/, volte nella
lunghezza totale. Le ventrali sono un pò più lunghe delle petto-
i SUI MUGIL MEDITERRANEI 2 269
rali. L’appendice squamosa della pettorale è assai corta; è com-
presa da 4 !/,-4 */, volte nella lunghezza di questa pinna. Al- ;
«cune squame dei fianchi portano le linee così dette di età (fig. 21, 7 ‘
«e 22). Il numero delle appendici piloriche che nelle altre specie ve
è variabile, in questa specie pare essere di cinque. a
a “id Sees È; |
— Mi è grato ringraziare vivamente il Professore Vinciguerra a
«per la cortese ospitalità accordatami nel suo laboratorio e per i Cs.
| preziosi consigli datimi durante la compilazione di questo lavoro. $3
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CONTRIBUZIONE ALLO STUDIO
DEGLI
INSETTI MIRMECOFILI
pi R. GESTRO
Il Prof. C. F. Baker ben noto per il suo valido e ininterrotto
contributo alla conoscenza della fauna delle isole Filippine, ha in
questi ultimi anni radunato materiali entomologici anche a San-
dacan (N. E. Borneo), a Pulo Penang e a Singapore. Il suo invio
più recente fatto al nostro Museo e ricevuto il 1.° del corrente
Aprile, conteneva due soli insetti, ma di altissimo pregio, cioè
‘un Paussus di Sandakan, importante come prima specie di questo
genere conosciuta finora di Borneo, e un altro mirmecofilo, sor-
prendente per avere la forma e l’aspetto di un Brentide con
antenne di Pausside. Quest’ ultimo fu raccolto a Singapore insieme
alla formica Iridomyrmex myrmecodiae, nelle gallerie dell’ Hyd-
nophytum formicarum.
È la più straordinaria scoperta che si sia fatta in questi ultimi
tempi nel campo entomologico e lo stesso Prof. Baker, nella let-
tera che accompagnava I’ invio, riconosce essere questo l’ insetto
il più interessante e il più pregevole dei tanti finora spediti. Esso
costituisce il tipo di un nuovo genere, del quale faccio seguire
la descrizione sotto il nome, che parmi il più espressivo, di Paus-
sobrenthus, e lascierò giudicare ad altri più approfonditi di me
nello studio dei Brentidi se la caratteristica saliente dell’ antenna
tanto profondamente modificata valga .a stabilire per esso una
nuova tribù, che potrebbe chiamarsi dei Paussobrenthini. L’ an-
tenna da Cerapterus e le tibie dilatate e laminari come nei
Paussidi sono due caratteri inerenti alla convivenza con le formi
che; però, fatto strano, mancano quei ciuffetti di peli gialli sul
rostro che troviamo ben marcati nell’ Amorphocephalus coro-
natus e che sono indizio di mirmecofilia. L'A. coronatus, secondo
le informazioni verbali di Odoardo Beccari e di Alfredo Andreini,
che l’ hanno raccolto nella maremma toscana e di Agostino Dodero
INSETTI MIRMECOFILI 271
che l’ha trovato in Sicilia, vive in compagnia di formiche del
genere Camponotus, ora nei formicai scavati nei tronchi, ora in
quelli sotto le pietre e lo stesso è riferito dal Wasmann ('). Pare
che i tronchi preferiti siano quelli dei sugheri, ma trovasi anche
in quelli del leccio e di altre quercie. Il nostro insetto, come già
ho accennato, fu rinvenuto nelle cavità prodotte dall’ Iridomyr-
mex Myrmecodiae sull’ Hydnophytum formicarum, apparte-
nente alle Rubiacee, famiglia che conta varie specie formicarie (2).
La descrizione è inevitabilmente concisa e incompleta pel ti-
more di danneggiare questo unico preziosissimo campione; ma la
figura fedelmente eseguita può supplire alla deficienza delle frasi (*).
È da augurarsi che venga trovata anche la femmina, insieme ad
altri esemplari, per poterne compiere uno studio più accurato e
stabilirne con esattezza la posizione sistematica. i
Genova, dal Museo Civico, 20 aprile 1919.
Paussobrenthus, n. gen.
L’ unico esemplare che ho in esame è un maschio, lungo 8
millim. E molto somigliante nella forma ad un Amorphocepha-
lus (4), ma se ne distingue a prima vista per la conformazione
() Kritisch, Verzeichn. d. myrmecophil. u. termitophil. Arthropoden. 1894, p. 458.
(2) L’ Iridomyrmex cordata, var. Myrmecodiae, Emery, sarebbe la formica più
specialmente connessa da mutualismo colle Rubiacee formicarie. Vedi a questo pro-
posito il magistrale ed interessantissimo lavoro di Odoardo Beccari: « Piante ospita-
trici, ossia piante formicarie della Malesia e della Papuasia » (Malesia, Vol. II).
(5) Le figure che accompagnano questo scritto sono state eseguite dal signor Ar-
mando Baliani, l’autore delle belle tavole di Pselaphidae annesse al presente volume.
Mi compiaccio di porgergli ringraziamenti e felicitazioni per i servizii che egli rende
alla scienza con la sua abile matita. È
(4) Non so se debba avvicinarsi più ad AmzorpRocephalus 0 a Symmorphocerus ,
ma i due generi sono molto affini fra di loro. A proposito di questi nel « Coleopte-
rorum Catalogus » di Junk, parte 7.° Brenthidae di H. von Sch6nfeldt 41910, pag. 19,
osservo alcune inesattezze relativamente all’ Amorphocephalus Piochardi, che mi pare
utile il rilevare pel comodo di coloro che devono servirsi di questo elenco. L’Amor-
phocephalus Piochardi è specie di Bedel, non di Baudi. Baudi ne descrive il g nel
Bollet. dei Musei di Zool. e Anat. Comp. di Torino, Vol. IX. 1894 (non 1877). n.° 173,
p. 10. e la patria che il V. Schénfeldt dice sconosciuta è invece chiaramente indicata
dal Baudi, cioè; Ouadi-Seir all’ Est del Giordano (Palestina). Più sotto troviamo un
Symmorphocerus Piochardi, Bed. Ann. Soc. Entom. France (V) VII, 1877, Bull. p.
GEXSXIVI Q, il quale ha per sinonimo Amorphocephalus piliger, Desbroch., Le
Frelon, 1894-4895, n.° 7, p. 99, sinonimo che è sfuggito all’ autore del Catalogo dei
Brentidi. Ora l'A. Piochardi, Baudi e il S. Piochardi, Bed. non sono che g e Q della
stessa specie, che, a quanto pare, dovrebbe piuttosto riferirsi al genere Symmor-
phocerus anzichè ad Amorphocephalus. Gli stessi errori esistono nel Genera Insec-
torum di Wytsman (Brenthidae, von H. von Schonfeldt) e ciò è naturale essendo
questo anteriore (1908) al Catalogus (1910).
Cc
no
72 . R. GESTRO
straordinaria delle antenne che rammentano quelle di un Pausside
del genere Cerapterus. Capo trasverso, ristretto. davanti agli
occhi e sporgente nel mezzo in avanti triangolarmente per, adat-
tarsi alla base escavata del rostro; su questa sporgenza esiste un
piccolo tubercolo elevato, rotondeggiante, molto lucente; occhi
grossi, sporgenti, rotondi, non faccettati ; rostro separato dal capo
da un profondo solco, largo quanto il capo alla base, ristretto
davanti all’ inserzione delle antenne e munito superiormente di
due leggere elevazioni careniformi, che partono dalla base delle
antenne e si congiungono, facendo un
triangolo, presso il margine anteriore;
mandibole robuste, non molto sporgenti,
fortemente incurve e alquanto obliqua-
mente troncate all’ apice. Antenne corte,
di undici articoli; il primo molto corto,
cilindrico, i seguenti molto larghi e molto
corti, appiattiti, strettamente avvicinati
l'uno all’altro e formanti nel loro insieme
una clava foliacea, a lati paralleli e ad
apice arrotondato; il secondo articolo è un
pò più lungo dei seguenti, i quali sono
tutti uguali, ad eccezione dell’ ultimo, che
è più lungo, a contorno semicircolare e,
invece d’ essere appiattito, è molto con-
vesso, quasi globoso specialmente nella
pagina inferiore, carattere che si verifica
facilmente esaminando la clava di fianco
(vedi pag. seg.). Torace allungato, rigonfio nel
mezzo, ristretto alla base e all’apice e alla base trasversalmente
solcato e sottilmente marginato. Elitri allungati, paralleli, alquanto
depressi sul dorso, solcati, declivi e separatamente arrotondati
all’ apice, col margine apicale spianato. Piedi piuttosto lunghi,
robusti, compressi, femori ingrossati all’ apice, tibie fortemente
dilatate, laminari; tarsi brevi, robusti, subcilindrici, quadriartico-
lati. Addome di quattro segmenti apparenti, il primo massimo,
il secondo e il terzo brevissimi, l’ultimo più grande circa del
doppio dei due precedenti riuniti.
Paussobrenthus Bakeri.
INSETTI MIRMECOFILI 273
Paussobrenthus Bakeri, n. sp.
Ha lo stesso colore castagno dell’ Amorphocephalus corona-
tus; però sugli elitri si osserva, a stento, la traccia di una fascia
incompleta scura, situata poco dietro la metà e la loro porzione
declive apicale appare più scura del resto; l'apice del rostro e le
mandibole sono di tinta più scura, i piedi più chiari, colle ginoc-
chia e la base dei femori infoscati, i tarsi nerastri, opachi. Il
corpo superiormente ha una pubescenza bianca, squamulosa, quasi
pruinosa, più rada sul capo e sul torace, più densa sugli elitri,
dimodoché questi appaiono più opachi. Il capo davanti agli occhi
sporge in avanti e verticalmente con un tubercolo che risalta molto
per la sua levigatezza sul fondo circostante leggermente opaco ;
il resto della superficie presenta una punteggiatura molto fine e
irregolare; la scultura del rostro, composta di punti sottili assai
scarsi e radi alla base, si addensa verso |’ apice diventando quasi
rugulosa. Mancano, come si è detto, alla base del rostro i carat-
teristici ciuffetti di peli gialli Le antenne sono alquanto più corte
del capo (rostro compreso); il primo articolo, trasverso, robusto,
cilindrico, è densamente. punteggiato, i
seguenti hanno punti più radi e finissime
squamulette giallastre; il secondo articolo,
circa della lunghezza del primo all’ esterno,
e sostenuto da un brevissimo peduncolo, è
assimetrico, cioè più lungo all’esterno che
all’interno; gli articoli 2 a 10, per quanto
‘appiattiti, sono nel mezzo leggermente con-
vessi, dimodochè la clava da essi formata
appare longitudinalmente depressa sui mar-
gini; l'11.° differisce dai precedenti non
solo per le maggiori dimensioni e per la
forma subglobosa, ma anche per una tinta
alquanto più rossastra. Il torace è di lunghezza appena superiore
a quella delle antenne; all'apice è alquanto più stretto del capo,
alla base un poco più stretto che all’ apice, leggermente stran-
golato, trasversalmente solcato e nel mezzo segnato da una breve
e tenue linea impressa longitudinale; nel mezzo è rigonfio; la
sua superficie è, si può dire, uniformemente scolpita di punti
Paussobrenthus Bakeri
Antenna.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (6 Settembre 1919). 18
274 R. GESTRO
fini e fitti. Gli elitri sono circa due volte e un quarto la lun-
ghezza del torace e, alla base, un poco più larghi di esso
nella sua parte mediana; sono paralleli, verso l’apice leggermente
attenuati e separatamente arrotondati all’ estremità; il disco
un pò depresso; la declività apicale piuttosto forte e il margine
apicale espanso e alquanto spianato; la loro scultura risulta
di punti minutissimi, molto fitti. Ciascun elitro è percorso da
nove solchi, profondi specialmente nel mezzo del disco e alla
base, poco marcati sulla porzione declive apicale. Piedi molto robu-
sti, coperti di squamule come il disopra del corpo, sopra tutto
fitte sui tre primi articoli dei tarsi; tibie larghe e ‘compresse, lami-
nari; terzo articolo dei tarsi più lungo e più largo dei precedenti;
ultimo molto più stretto, più lucido dei precedenti, subcilindrico
e terminato da due uncini robusti, semplici. Primo segmento addo-
minale con una impressione longitudinale alquanto irregolare nel
mezzo, dalla base fino oltre la metà; ultimo segnato nel mezzo
da una fossetta apicale allungata, profonda, subtriangolare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Raffray nel suo pregevole studio sui Paussidi (*) pubblicato
negli anni 1885 e 1886, parlando della loro distribuzione geogra-
fica accenna alla mancanza di questa famiglia in Borneo; più
tardi, cioè nel 1888, ne fu descritto uno del genere Lebioderus (?);.
il genere Paussus però, per quanto mi consta, non aveva finora
rappresentanti in quest’ isola; cosicché il primo sarebbe quello
scoperto dal Prof. Baker e che forma argomento di questa mia
nota. Non è escluso assolutamente il dubbio che la specie sia già
conosciuta e, descritta, perchè durante il lungo doloroso periodo
che abbiamo attraversato non era possibile tenersi al corrente
della bibliografia e questa difficoltà non è neppure adesso definiti
vamente scomparsa.
: Paussus borneensis, n. sp.
e
Ho ricevuto di questa specie un solo esemplare, che misura in
lunghezza 4 mill.; esso ha un colore castagno chiaro ed è molto
(1) A. Raffray. Materiaux pour servir a l’étude des Coleoptéres de la famille des
Paussides (Nouvelles Archives du Muséum d’histoire naturelle - Deuxiéme série - Tomes
VIII 1885 et IX 1886).
(?) Lebioderus Candezei, Dohrn, Stettiner entomol. Zeitung, XLIX, 1888, p. 243.
ar te a 3 to NU % ES Da
INSETTI MIRMECOFILI Bip,
lucente; al disopra è glabro, ad eccezione di alcuni peli micro-
scopici sul disco toracico e dei ciuffetti setolosi del margine late-
rale degli elitri, di cui dirò in seguito. Il capo è grande, tra-
sverso, col margine anteriore arroton-
dato, careniforme, leggermente sinuato
nel mezzo e sottilmente orlato di nero;
il disco è convesso, rugosamente scol-
pito e percorso da una linea mediana
longitudinale impressa ben marcata,
e presenta nel mezzo due leggere
elevazioni più scure. Antenne a primo
articolo subcilindrico, crasso e densa-
mente punteggiato; clava di forma
subovale, un pò più lunga della lar-
ghezza del capo, con base troncata,
strettamente arrotondata all’ angolo
anteriore, munita di un forte dente
ad uncino all’ angolo posteriore , apice
arrotondato ; superficie. superiore de-
pressa lungo il margine anteriore, sparsa di finissime asperità,
dilatata e convessa nel senso longitudinale verso il margine poste-
riore, dove è obliquamente troncata in tutta la sua lunghezza
e munita da ogni lato della troncatura di una serie regolare di
cinque denti riuniti tra loro da una linea elevata a zigzag; la
superficie inferiore è convessa longitudinalmente , la convessità
è quasi a forma di tetto e solcata tanto lungo il lato anteriore
quanto lungo il posteriore: Il torace è più stretto del capo, leg-
germente più largo alla base che all’ apice, diviso in due porzioni
quasi ugualmente lunghe per mezzo di un solco trasversale, scuro,
che porta su ciascuna estremità un ciuffetto di peli giallastri; la
porzione anteriore è notevolmente convessa, più larga in avanti
che in addietro, fortemente arrotondata sui lati e alquanto de-
pressa nel mezzo; la porzione posteriore, situata in un piano
molto più basso della precedente, è appena più larga dell’ ante-
riore e molto meno convessa, ha i lati leggermente sinuosi,
davanti alla base è trasversalmente solcata e il margine basale è
leggermente bisinuato e appena sporgente nel mezzo; gli angoli
posteriori appaiono acuti. A differenza del capo che per la sua
scultura risulta opaco, il torace invece è molto lucido e presenta
Paussus borneensis.
276 R, GESTRO
pochi punti quasi invisibili. Gli elitri sono meno lucidi del torace
e hanno traccie di punteggiatura appena percettibili al microsco-
pio; sono un poco più di due volte e mezza la lunghezza del
torace, molto più larghi di esso e alquanto dilatati, in modo gra-
duato, dalla base all’ apice; alla base, dietro gli angoli posteriori
del torace, esiste una depressione foveiforme; gli omeri sono
arrotondati; l’ apice è obliquamente troncato, coll’angolo suturale
arrotondato e divergente in modo che la sutura all’ apice è stret-
tamente divaricata; sono glabri sul disco e muniti lungo i margini
laterali di una serie abbastanza regolare di ciuffetti, formati di
forti e brevi setole, quasi aderenti tra loro. Pigidio liscio, con
margine abbastanza largamente riflesso, sul quale si osserva una
fine linea careniforme più oscura. Piedi larghi e compressi; tibie
coll’ angolo apicale esterno prolungato in una robusta spina.
L’ esemplare descritto porta |’ indicazione: « Sandakan, Bor-
neo. Baker, n.° 9958 ». La formica ospite non è conosciuta.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Nell’ aspetto e nella forma questa specie non si discosta molto
dalle altre, ma ciò che la caratterizza in modo speciale è la pre-
senza dei gruppi di setole schierati lungo il margine laterale degli
elitri. In altri Paussus esistono setole, talvolta molto lunghe e
robuste, talvolta non assottigliate all'apice e terminanti a punta
ottusa, che stanno sui margini elitrali o anche più sul pigidio;
nel caso presente si tratta di veri fascetti formati di due, tre 0
più setole aderenti fra loro e disposti con una certa regolarità
sui margini laterali degli elitri, come si osserva nella figura.
3
MATERIALI PER UNA FAUNA
DELL'ARCIPELAGO TOSCANO
XI.
È CABCLDIDI DEE GIGLIO
PER L.
MASI.
Seconda serie:
Eurytominae (seguito), Eucharidinae, Encyrtinae, Eupelminae (partim.)
Alla pubblicazione fatta nel volume precedente di questi An-
nali (1), faccio seguire ora una seconda serie dei Calcididi del Giglio,
trattando dei generi e delle specie seguenti :
Subfam. Eurytominae.
XXI. Gen. Decatoma Spinola
47. Decatoma biguttata Walker
XXII. Gen. Philachyra (Haliday) Walk.
48. Philachyra ips Walker
XXIII. Gen. Jsosoma Walker
4954. (6 spp.)
Subfam. Eucharidinae.
XXIV. Gen. St/bula Spinola
55. Stilbula cynipiformis (Rossi)
Subfam. Perilampinae.
XXV. Gen. Perilampus Latreille
56. Perilampus auratus(Panzer)
57. Perilampus tristis Mayr
Subfam. Encyrtinae.
XXVI. Gen. Ericydnus Walker
58. Ericydnus longicornis
(Dalman)
XXVII. Gen. Stenoterys Thomson
59. Stenoterys orbitalis Thoms.
XXVIII. Gen. Aminellus n.
60. Aminellus niger sp. n.
XXIX. Gen. Phaenodiscus Forster
_ 61. Phaenodiscus fumipennis
(Ratz.) Mayr |
(1) Vol. XLVII, 1916, p. 54-122.
XXX. Gen. Homalotylus Mayr
62. Homalotylus flaminius
(Dalm.)
63. Homalotylus latiscapus
sp. n.
XXXI. Gen. Encyrtus (Latr.) Dalm.
64. Encyrtus sobrinus sp. n.
XXXII. Gen. Chiloneurus Westwood
65. Chiloneurus elegans (Dalm.)
Westwood
Subfam. Eupelminae.
XXXIII. Gen. Eupelmus Dalman
66. Eupelmus insulae sp. n.
XXXIV. Gen. Eupelmella n.
67. Eupelmella Degeeri (Dalm.)
XXXV. Gen. Eupelminus D.Torre
68. Eupelminus excavatus
(Dalm.) D. T,
XXXVI. Gen. Anastatus Motschulsky
69. Anastatus eurycephalus
sp. n.
70. Anastatus dispar Sp. n.
XXXVII. Gen, Calymmochilus n.
71. Calymmochilus atratus
sp. n.
XXXVII. Gen. Charitolophus Foster
72. Charitolophus coerulescens
Foster
và a i aie.
fù
ae
»
di
at A,
978 L. MASI
Due specie di Calosoter, le quali dovrebbero seguire al Cha-
ritolophus nella sottofamiglia Eupelminae, saranno descritte
nella terza parte di questi « Calcididi del Giglio ».
Subfam. EURYTOMINAE.
Gen. DECATOMA Spinola.
Decatoma biguttata Walker.
Decatoma biguttata, Walker, Entom. Magaz., I, 1832, p. 26.
» » Mayr, Verh. zool.- bot. Ges. Wien, IV,1905,
p. DAI.
Un esemplare g, riferibile per la colorazione alla forma d
del Mayr.
Gen. PHILACHYRA (Haliday) Walker.
La descrizione che segue si riferisce alla femmina alata di una
Philachyra la quale probabilmente è la Philachyra ips Walk.
trovata da Haliday in Italia, presso Lucca. Fra i tipi della specie
posseduti dal Museo Britannico non esistono femmine alate, onde
non è possibile confermare la determinazione col confronto degli
esemplari. Alle due specie del genere, la Philachyra ips e la
Ph. grandis (Riley) del Nord America (Ohio, Indiana), se ne
deve aggiungere una terza, che descriverò in altra pubblicazione,
raccolta a Damasco dal R. Console sig. Medana nel 1889.
Philachyra ips Walker.
Notes on Chalcididae, P. I, 1871, p. 8 (o' 2 ).
Cinque esemplari di 9 9 alate, prese nel maggio del 1901.
Femmina. Colorito generale bruno; testa, protorace, parte
anteriore dello scudo e lati del mesotorace spesso di un bruno
tendente al giallo ocraceo o giallo rossiccio; talora una macchia
grigiastra sull’orlo anteriore del collare in ciascun lato del proto-
race; scapo, coxe, ginocchi, estremità delle tibie, tarsi eccetto
l’ultimo articolo, ed apice delle valve della terebra, gialli scuri;
TIRO Van N
ENTE TESE eT P
CALCIDIDI DEL GIGLIO 279
funicolo e clava nerastri, con peli grigio-bruni, ali leggermente
giallognole, con nervatura gialla.
Testa più larga del torace nella proporzione di 7:6, di lun-
ghezza uguale circa a */, della sua larghezza (16:21); veduta di
lato largamente ovata, col diametro antero-posteriore uguale a */,
del diametro longitudinale. Distanza della linea oculare dal mar-
gine del clipeo poco superiore ad '/, della lunghezza della testa.
Inserzione delle antenne situata alquanto al di sopra della metà
della faccia. Peristomio ampio, a margine anteriore leggermente
concavo ed interrotto nel mezzo dal clipeo, che è poco sporgente,
ristretto e più lungo che largo. Gene solcate, depresse in corri-
spondenza al solco, nella parte posteriore arrotondate. Occhi poco
sporgenti, veduti eno di forma ovata, ma col margine
posteriore quasi dritto e assai obliquo, più lunghi che larghi nella
proporzione di 14:17, con la superficie fornita di rari peli cortis-
simi. Ocelli disposti ad angolo molto ottuso, i posteriori distanti
‘dagli occhi il doppio che dall’anteriore. Superficie della testa mi-
nutamente reticolata, eccetto una larga zona lungo il margine
superiore posteriore delle orbite; peli lunghi, sparsi, inseriti in
fossette non marginate e poco profonde. Fossa antennale larga,
senza limite determinato.
Radicole delle antenne di-
stanti fra loro circa la metà della
distanza dalle orbite; scapo lungo
quasi quanto la testa, esteso
molto più in alto del vertice;
flagello di lunghezza circa doppia
di quella dello scapo, il quale è 9
tre volte più lungo del pedicello. Fig. 15. Philachyra ips Q. 4, antenna
Primo articolo del funicolo due _ (X.43) — 2, nervatura dell’ ala anteriore
volte pit lungo che largo, i ©?
quattro successivi gradatamente più corti e gradatamente alquanto
più larghi, ristretti alla base, troncati all'apice, l’ultimo di
lunghezza poco superiore alla sua larghezza; clava uguale a tre
volte la lunghezza di questo articolo, arrotondata all'apice, divisa
in tre articoli quasi uguali. Peli su tutta l'antenna lunghi ma
poco numerosi,
Torace allungato, con le scapole e le ascelle rilevate e a su-
perficie RO convessa. Dorso, visto di profilo, regolar-
280 L. MASI
mente arcuato. Protorace, visto dal disopra, con la parte anteriore
formante il collo poco più corta della. posteriore, la quale è circa
tre volte più larga che lunga ed alquanto più larga in avanti.
Solchi parapsidali e ascellari ben marcati, larghi, col fondo tra-
sversalmente rugoso, onde appaiono quasi come formati da una
serie di alveoli. Scudo liriforme, poco più lungo che largo, col
lato posteriore uguale a ?/, della larghezza anteriore. Ascelle,
vedute dal di sopra, triangolari quasi equilatere. Scutello lungo
poco meno dello scudo, incurvato trasversalmente, ben separato
dallo scudo, con la sua parte posteriore e la parte latero - poste-
riore limitate da una serie di alveoli. Scultura dei dorso reticolato-
solcata, minuta e poco evidente, più fitta e più marcata nella
parte superiore .del collo; lati del protorace lisci. Metanoto, visto
con mediocre ingrandimento, con le parti laterali di aspetto sca-
broso, attraversato nel mezzo da una zona longitudinale pure
rozzamente scolpita e fornita nella linea mediana di una carena
smussata, poco appariscente; con due aree submediane di forma
semiellittica, apparentemente levigate e limitate all’infuori da una
linea rilevata; esternamente a questa linea si inseriscono alcune
setole lunghe. Spiracoli piccoli, rotondi. Presterno triangolare equi-
latero, a scultura reticolata evidente; mesosterno largo, minuta-
mente reticolato -solcato, senza distinzione di epicnemio, separato
dalla mesopleura da un solco che termina distante dalla coxa
intermedia per un tratto poco più lungo della coxa stessa. Meso-
pleura indivisa, a scultura meno minuta di quella del mesosterno.
Metapleura spostata in basso, col limite superiore poco evidente,
talora appena distinto, la superficie scolpita come il mesosterno.
Peli sul dorso rari, sottili e abbastanza lunghi.
Ali anteriori estese oltre l'apice dell'addome e tre volte piu
lunghe che larghe, con la parte basale fornita di peli corti piut-
tosto radi, senza area specolare e col margine apicale guarnito di
peli piuttosto lunghi; col nervo marginale uguale ad !/, della
cellula costale e lungo poco più di una volta e mezza il nervo
postmarginale; questo poco più esteso dello stigmatico, il quale è
leggermente incurvato. Ali posteriori anguste , lunghe cinque volte
più della loro larghezza.
Coxe posteriori uguali in lunghezza al metanoto, rigonfiate
nella prima metà della loro parte dorsale. Tibie con peli lunghi, radi.
Peduncolo poco più largo che lungo, con la parte dorsale sca-
PAPI. AI Re
TT 00
Poe
CALCIDIDI DEL GIGLIO 981
brosa, fornito d una punta ottusa sui lati. Addome di lunghezza
e larghezza poco maggiori di quella del torace, oblongo-ovato ,
acuto all’ apice, col margine laterale dei segmenti obliquo in avanti
e in basso, il primo segmento esteso dorsalmente oltre !/, della
lunghezza totale, il secondo la metà più corto, i successivi anche
più corti e subeguali. Superficie liscia, con pochi peli sottili, lunghi
quanto i segmenti intermedì e circa il doppio dei peli del torace.
Valve della terebra sporgenti per un tratto quasi uguale alla lun-
ghezza di uno dei segmenti intermedi. |
Lungh. 3 mm.
Gen. ISOSOMA Walker.
La determinazione delle specie europee di questo genere, delle
quali ne sono già descritte più di cinquanta, e la maggior parte
per opera del Walker, non mi sembra possibile fino a che non
se ne farà una revisione. Il genere è probabilmente, nella famiglia
dei Calcididi, uno dei più ricchi di specie, onde per le diagnosi
occorrerebbero ben altri caratteri che non quelli che il Walker ha
indicati. Le due suddivisioni fatte dal Thomson non sono sufficien-
temente definite, almeno per quanto riguarda le femmine: ma
non potrei proporre ora alcun criterio sistematico per riunire le
specie in gruppi, avendo esaminato soltanto quelle che si trovano
nella collezione di Calcididi del Museo. Dall’ esame degli esemplari
che ho avuti a disposizione, mi risulta che nel descrivere si do-
vrebbe dare importanza sopratutto ai seguenti caratteri: — forma
della testa e dell’ occhio veduti di profilo — nelle antenne delle
femmine: conformazione dell’ anello, differenza fra le dimensioni
dei due primi articoli del funicolo — nelle antenne dei maschi:
forma dello scapo, cioè se coi lati anteriore e posteriore dritti e
paralleli, oppure con l'anteriore incurvato così che esso scapo si
presenti più o meno dilatato nel mezzo; forma dell’ articolo che
segue all’ ultimo (quinto) del funicolo, il quale può essere del
tutto simile ai cinque articoli precedenti, in modo da non potersi
considerare come parte della clava; divisione di questa in articoli
manifesta o no, e forma del suo apice — superficie del dorso
scabrosa, oppure semplicemente zigrinata, cioè con minute areole
a superficie convessa; con fossette grandi sparse oppure senza fos-
sette — scultura del metanoto simile a quella del dorso, oppure
manifestamente diversa, in questo caso per lo più con un reticolo
989 L. MASI
di linee rilevate che delimitano delle aree piuttosto grandi —
lunghezza del nervo postmarginale, superiore od uguale a quella
dello stigmatico. Inoltre va tenuto conto, secondo |’ esempio del
Thomson, dello sviluppo relativo dei segmenti dell’ addome, e poi
di quegli altri caratteri (forma degli articoli del funicolo, special-
mente nei maschi, lunghezza delle loro setole, colorito delle zampe,
ecc.) che generalmente hanno importanza anche nella descrizione
delle Eurytoma. È forse superfluo dire che un esame diligente
delle antenne richiede che. si faccia il preparato microscopico; e
questo è utile anche per osservare la nervatura dell’ ala. Nei pre-
parati l’ anello antennale delle femmine apparisce talora doppio.
I dodici esemplari raccolti all’ Isola del Giglio appartengono a
cinque o sei specie che lascio per ora indeterminate. Una sola di
ésse è rappresentata da maschi e femmine.
Subfam. EUCHARIDINAE.
Gen. STILBULA Spinola.
Stilbula cynipiformis (Rossi).
Icneumon cyniformis, Rossi, Mant. Insect., 1792, p. 125.
Esemplari quattordici, oo e 9 Q, presi nel mese di giugno
del 1901 e nel luglio e agosto degli anni 1900-1902.
Subfam. PERILAMPINAE.
Gen. PERILAMPUS Latr. (1).
Perilampus auratus (Panzer).
Cynips aurata, Panzer, Fauna Insect. German., V, 1798,
Piet: 4, e Sac
Di questa specie è stato preso un esemplare in luglio nel 1901.
(1) Avevo indicato questo genere come mancante nella collezione di Calcididi del
Giglio, ma ulteriori ricerche nel materiale entomologico del Museo ne hanno fatto
ritrovare alcuni esemplari di due specie. :
CALCIDIDI DEL GIGLIO 983
Perilampus tristis Mayr.
Verh. zool. bot. Ges. Wien, LV, 1905, p. 564 e 566.
Tre Q 9 ed un GQ, presi nel luglio e agosto del 1901. Nel
Museo Civico ve ne sono diversi altri esemplari di Liguria.
Subfam. ENCYRTINAE.
Gen. ERICYDNUS Walker.
Ericydnus longicornis (Dalman).
Encyrtus longicornis, Dalman, Svensk. Vet-Akad. Handl,- VLI,
1820, p. 165 (I).
Ericydnus longicornis, Thomson, Hymen. Scand. IV, P. I, 1875,
: p. 124 (SL).
» > Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXV,
318755, px, 7635: 764-69).
Una 9 di mm. 1,8 di lunghezza, con ali completamente svi-
luppate, presa in aprile nel 1900.
Nel colorito questo esemplare si discosta in parecchi punti dalla
descrizione del Thomson e del Mayr e somiglia piuttosto alla forma
che Dalman descrisse come tipica. La testa e il dorso sono inte-
ramente di color verde bronzo; le antenne tutte di colore nerastro;
‘ le tegule, l’ apice dello scutello e quasi tutte le parti delle zampe
giallo-brune; delle sfumature brune più o meno estese si osser-
vano nelle coxe, nei femori e nel lato esterno delle tibie; l’addo-
me è nero bronzato, con una sfumatura giallastra limitata ai lati
del primo segmento; le ali sono tinte di giallo bruno, più scure
nella parte apicale anteriore e posteriore. Questa colorazione delle
ali sembra corrispondere a quanto indica Dalman per la sua var. 8
(«alae saturate lutescentes ») mentre nella forma tipica di questo
autore le ali sono scolorite ( « hyalinae... immaculatae »): negli
esemplari descritti dal Mayr e dal Thomson, a quanto risulta
dalle descrizioni, sarebbero solo leggermente ombrate. Nell’esem-
plare del Giglio è notevole la mancanza di parti della faccia colo-
7
t
284 L. MASI
rate in viola o in azzurro. Del resto tali differenze di colorazione
delle diverse parti hanno un'importanza limitata per la diagnosi
specifica, poichè in quasi tutte, se non in tutte le specie del
genere, il colorito varia notevolmente.
A complemento delle descrizioni citate nella sinonimia, credo
utile indicare questi altri caratteri dell’ esemplare del Giglio. Il
pedicello è alquanto più corto del primo articolo del funicolo;
questo è circa due volte più lungo che largo; il sesto articolo è
un poco più corto del primo e largo */; della propria lunghezza;
il segmento basale dell’ addome nelle parti laterali è percorso in
tutta la sua estensione da numerosi solchi, sottili, paralleli, mentre
nella parte mediana anteriore è minutamente reticolato-solcato ;
l’addome, per la contrazione subita nel disseccamento, quantun-
que non sia deformato, non è più lungo del torace e non supera
l’ estremità del nervo postmarginale quando le ali siano ripiegate
sul dorso. Nelle diagnosi del genere Ericydnus non è fatta men-
zione della presenza di due speroni nelle tibie posteriori: |’ esem-
plare del Giglio presenta questi ugualmente sviluppati e poco più
corti della larghezza dell’ estremità della tibia.
Gen. STENOTERYS Thomson.
Stenoterys orbitalis Thomson.
Hymen. Scandin. IV, 1875, p. 129.
Un’ g' preso nel luglio del 1901.
Secondo lo Schmiedeknecht («Genera Insectorum ) » questa
specie sarebbe stata trovata finora soltanto nella Svezia e in
Turingia.
L’ esemplare del Giglio è di color fulvo rossiccio, in alcune
parti nerastro, cioè in una macchia, che corrisponde all’area occu-
pata dagli ocelli, ed estesa fino al margine occipitale, in una
fascia irregolare che corrisponde alla linea oculare inferiore, nel
pronoto e nella parte preascellare del mesonoto, nella metà esterna
delle ascelle, nelle mesopleure. Il metatorace è l'addome sono più
o meno scuri. La fronte non è macchiata di nero nella parte
superiore. Alcuni altri caratteri non corrispondono a quanto è indi-
cato nella descrizione del Thomson: gli ocelli posteriori distano fra
ERICE SNO
è
CALCIDIDI DEL GIGLIO i 285
loro un poco più della distanza dalle orbite e non già un po’ meno;
la cellula costale delle ali posteriori si estende fino agli uncinefti,
non soltanto fino al nervo basale.
2 Nella Collezione Magretti vi è un esemplare © raccolto in
Turingia e determinato dallo Schmiedeknecht, il quale non corri-
sponde nemmeno a. certi caratteri indicati dal Thomson, in quanto,
= come quello del Giglio, ha la cellula costale delle ali posteriori
: estesa fino agli uncinetti, gli ocelli disposti a formare un trian-
golo rettangolo, e non un triangolo equilatero, gli ocelli poste-
riori distanti |’ uno dall’ altro una volta e mezza la loro distanza
dalle orbite. La sua colorazione corrisponde però alla descrizione
del Thomson.
Questi due esemplari differiscono fra loro nella scultura della
parte preascellare del mesonoto, poichè in quello del Giglio le
| areole del reticolo di cui è scolpita la superficie divengono grada-
tamente più minute dalla parte anteriore verso la posteriore,
mentre in quello di Turingia ‘sono tutte egualmente minute.
Non credo che sia da mettersi in dubbio l'identità specifica
degli esemplari del Thomson, dell’ esemplare del Giglio e di quello
di Turingia, ed i caratteri che ho indicato valgono come esempio
di variazioni, che forse non sono che individuali. Riguardo però
alla estensione della cellula costale delle ali posteriori, la quale
è certamente un carattere specifico , e forse generico, importante,
ritengo che il Thomson non l’ abbia bene osservata.
Nei due esemplari maschi che ho esaminati, rilevo alcuni altri
caratteri che indicherò qui BPP a complemento della descri-
zione del Thomson.
Le gene sono lunghe circa la meta delle orbite, il peristomio
è angusto; i punti d’ inserzione delle antenne son situati sulla
linea oculare; la carena che separa le radicole è larga, non acuta
ma arrotondata; la lunghezza delle radicole è ?/, di quella dello
scapo; il pedicello ha forma conica troncata ed è lungo una volta
e mezza la sua larghezza massima; il flagello è uguale alla lun-
ghezza del corpo, col primo articolo tre volte più lungo del pedi-
cello ed appena più ristretto dell’ estremità di questo, fornito di
peli uguali all’ incirea alla lunghezza del pedicello ed inseriti su
rilievi di forma irregolare, col sesto articolo lungo la metà del
primo, la clava invece ugualmente lunga, fornita di peli meno
sviluppati e gradatamente più brevi verso |’ apice. La superficie
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286 L. MAST
della testa si presenta reticolata, con areole del vertice e della
fronte leggermente incavate, un po’ allungate trasversalmente e
disposte abbastanza regolarmente in serie parallele. longitudinali.
La parte preascellare del mesonoto e le ascelle sono minutamente
solcate-reticolate ; le ascelle stesse sono separate soltanto da una
breve costa longitudinale; lo scutello ha una scultura reticolata a
maglie compatte e piuttosto marcate; la mesopleura presenta delle
maglie allungate disposte regolarmente in serie longitudinali quasi
rettilinee. I lati del metatorace son forniti soltanto di pochi peli
cortissimi. Nelle ali anteriori il nervo marginale e il postmargi-
nale sono all’ incirca uguali, quello stigmatico è appena più corto;
lo specolo è largo quanto la lunghezza del nervo stigmatico e ter-
mina distante da questo e dal margine posteriore dell’ ala. La
estremità delle ali metatoraciche è poco arrotondata. La lunghezza
del corpo in ambedue gli esemplari raggiunge circa 1 !/, mm.
Gen. AMINELLUS n.
L’ esemplare di cui segue la descrizione non mi sembra rife-
ribile ad alcuno dei generi di Encirtine finora conosciuti. Trattasi
di un individuo maschio, del quale non ho potuto esaminare l’appa-
rato boccale, somigliante ai maschi del genere Copidosoma (*) e
forse anche affine a questo genere, come si può riconoscere
dalla scultura del capo e del dorso, dalla carena mediana dello
scutello, la quale però si estende per tutta la lunghezza di questo,
e dalla mancanza del nervo marginale nell’ ala anteriore; ma
distinto per diversi caratteri, fra i quali l’opacità della superficie
in quasi tutte le parti del corpo, essendovi solo un leggiero riflesso
metallico nella faccia, |’ inserzione delle antenne sulla linea ocu-
lare, il flagello fusiforme, le ali posteriori assai più larghe. I
caratteri dell'esemplare che mi sembrano di valore generico, sono
indicati nella diagnosi seguente e ripetuti nella descrizione della
specie.
Mas. Corpore concinno, capite sublenticulari, antice in-
specto rotundato, confertim alveolato-punctato, verticis mar-
gine acuto, oculis hirtis, antennis in linea oculari insertis,
(1) Qui intendo il genere Copidosoma come distinto dal genere Litomastix e coi
limiti indicati dallo Schmiedeknecht nel « Genera Insectorum ». Del resto rispetto
alle specie del genere Litomastix le differenze sono anche maggiori. |
ee eet Sea se n
a ie eae Se toe
pi
CALCIDIDI DEL GIGLIO +287
scapo brevi, flagello elongate fusiformi, dense piloso, arti-
culis basi et apice truncatis, horum pedunculis lateri ventrali
magis propinquis, clava indistincte articulata, conica; tho-
race brevi, dorso confertim foveolato, pronoto lineari trans-
verso, mesonoti parte praeaxillari ampla, quam scutello
longiore et minus convexa, hoc autem valde convexo, de’
supra inspecto forma semielliptica, medio costa longitudinali
ex basi ad apicem diviso, de latere inspecto alte elevato ;
femoribus fortiter compressis, in latere ventrali acute mar-
ginatis, tibiis posticis calcaribus duobus instructis; proalis
nervo marginali destitutis, stigmatico, mox ab extremitate
subcostae egrediente, curvato et clavam nullam formante,
nervo postmarginali quam stigmatico breviore; alis meta-
thoracis amplioribus, cellula costali ad hamulos extensa ;
metanoto fere occulto; abdomine parvo quam scutello paul-
lum longiore.
Aminellus niger sp. n.
Un esemplare g', preso nel luglio del 1902.
Mas. Niger, opacus, scapo, genubus, libiis anterioribus
dimidio apicali, posticis apice, tarsisque fulvis, horum
extremitate, flagello et alarum nervis grisescenti-brunneis.
Caput magnum, antice visum cordiforme-rotundum, la-
titudine vix brevius, vertice fortiter curvato, oculis hirtis,
orbitis valde obliquis, harum distantia in vertice "/,; capitis
latitudinis, in linea oculari inferiore °/, aequante; genis
orbitis aequilongis, profunde sulcatis; margine orali lim-
bato, labrum non obtegente, hoc sublunato pilisque decem
instructo: antennis in linea oculari insertis, inter se, ab ore
et ab oculis fere aequo spatio remotis; scrobibus sat latis,
haud profunde excavatis, nec convergentibus, forma sub-
triangulari, sed latere externo tantum marginatis.. Vertex
superne inspectus longitudine */; capitis latitudinis aequans,
acute marginatus; ocelli magni, angulum parum obtusum
formantes, posteriores a margine occipitali spatio eorum
diametro aequali remoti, ab oculis spatio manifeste angu-
stiore. Caput de latere visum fere duplo longius quam latius,
inferne angustatum, superne angulatum, latitudine maxima
288 L. MASI
in */; superiore; vertice declivi et cum fronte continuo;
orbita forma subovata; genis angulum obtusum mox pone
sulcum formantibus; su-
perficie foveolis rotun-
datis, seriatis, excavata,
pitis contiguis, in infe-
riore minus confertis,
infra scrobes et prope
marginem oralem nullis,
quarum quinque nume-
rantur secundum lineam
transversam de utroque
latere ocelli anterioris,
tres ubi scrobs anten-
nalis oculo magis est
propinqua, sex autem
Fig. 16. Aminellus niger g. 1, antenna sinistra,
veduta dal disopra (X 30) — 2, testa veduta
di fronte (x 17) — 3, estremità della tibia e vel septem juxta genae
primo articolo tarsale del terzo paio di zampe E ae °
(x 58) — 4, sperone tibiale e tarso del secondo sulcum; par te media fa-
paio di zampe (Xx 58) — 5, nervatura dell'ala cted inter scrobes elevata,
A fovearum serie duplice
insculpta. Superficies capitis .tota, id est fovearum fundus
nec non spatia his interposita vel foveis destituta, minute,
st fortiter vitro aucta, reticulata.
Antennae corpori subaequilongae, scapo dimidiam ocu-
lorum altitudinem via superante, piloso; flagello elongate
fusiformi, pedicello brevissimo, funiculi articulis basi et
apice truncatis, pilis aequalibus dense vestitis, pedunculis
brevibus coniunctis lateri ventrali et lateri exteriori magis
propinquis; articulo primo fere duplo longiore quam latiore,
obconico, arliculis duobus ultimis apicem versus angustatis,
quam latitudine basis paullum longioribus; clava conica-elon-
gata, apice obtusa, indistincte articulata, quam praeclava
sesquilongiore.
Thorax brevis, pronoto fere lineari-transverso, parte
praeaxrillari mesonoti magna, in longitudinem modice cur:
vata, scutello hac breviore et superficie valde convexa, de
latere inspecto fortiter arcuato, altitudine °/, eius longitudinis
superante, superne viso forma semielliptica, aeque longo
in dimidio superiore ca-
CALCIDIDI DEL GIGLIO 289
atque lato, in linea media costa longitudinali elevata fere
usque ad apicem instructo. Axillae haud conniventes. Su-
perficies dorsi foveolis insculpta haud marginatis, contiguis,
nonnihil elongatis, illis capitis subaequalibus, quibus selae
breves, rigidae, inseruntur; scutelli latera oblique rugosa;
axillarum basis partem thoracis lateris formans excavata
et conspicue, oblique, strigosa; mesopleura laevis, tantum
si fortiter vitro aucta minute scabra; metapleura sparse
pilosula.
Proalae subtriangulares, marginis postici extremitate
apicem abdominis attingentes, margine apicali fortiter cur-
vato, fimbria brevissima, superficie tota pilosa, pilis super
cellulam basalem longioribus at minus confertis; cellula co-
slali extremitatem versus sensim angustiore; nervo marginali
nullo, stigmatico incurvo, apice subacuto, ex extremitate
subcostae et a basi postmarginalis egrediente; hoc quam
stigmatico breviore versus apicem sensim attenuato. Alae
metathoracis amplae et margine postico fortiter curvato,
subcosta angulata, cellula costali hamulos attingente.
Pedes dense rigido-setosi, coxis atque femoribus conspicue
reticulatis, his fortiter compressis et latere ventrali acute
carinato. Pedes intermedii tibiae apice denticulis decem
munito, calcari fusiformi */, metatarsi attingente, hoc spinis
tenuibus, longis, circa decem instructo denticulisque duode-
cim in eius latere anteriore seriatis; denticulis eiusdem
lateris articuli tarsalis secundi septem, tertii et quarti
quinque. Pedes postici calcari altero medium metatarsi non
attingente, altero dimidio breviore.
Abdomen breve, dimidiam thoracis longitudinem paullo
superans, de supra inspectum triangulare.
Long. 1,5 mm. i
Gen. PHAENODISCUS Forster.
Hymen. Stud. II, 1856, p. 32 (= Discodes) e 144.
Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXV, 1875, p. 757.
Thomson, Hymen. Scand. IV P. 1, 1875, p. 136.
I caratteri di questo genere, brevemente diagnosticato da Forster,
sono bene indicati nella monografia degli Encirtidi del Mayr (1875),
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. VIII (6 Settembre 1949). 19
290 L. MASI
mentre la diagnosi, non meno dettagliata, che ne ha dato con-
temporaneamente il Thomson, è fatta su individui femmine del
solo Phaenodiscus aeneus. Secondo Mayr, per le quattro specie
fumipennis Ratz., intermedius dello stesso Mayr, cercopifor-
mis Walker ed aeneus Dalman (!), il genere si può distinguere
in tre sezioni (?): nella prima rappresentata dalla specie /wmi-
pennis, il margine anteriore dell'ala del mesotorace è intaccato
per la separazione della cellula costale dalla parte ascendente
della subcosta e dal nervo marginale, e queste due parti della
nervatura formano un tratto unico, piegato ad arco: nella
terza, rappresentata dalla specie cercopiforinis ed aeneus, Vala
non è intaccata e il nervo marginale, rettilineo, ne segue I’ orlo
anteriore, secondo la disposizione normale: fra questi due gruppi
si ha un termine di passaggio, rappresentato dalla specie inter-
medius. Io credo che uno studio accurato porterebbe a sepa-
rare la prima sezione dalle altre due per farne un genere distinto,
caratterizzato principalmente dall’ala anteriore; mentre le altre
specie resterebbero a formare il genere Phaenodiscus. E forse
un altro dei caratteri distintivi dei due generi sarebbe nel numero
dei denti delle mandibole: infatti nel Phaenodiscus aeneus, che
è specie della terza sezione, secondo Thomson le mandibole sareb-
bero tridentate, mentre nel Ph. fumipennis, che è della prima,
trovo le mandibole con due soli denti.
Nella raccolta di Calcididi del Museo Civico di Genova vi sono
due esemplari maschi di Phaenodiscus, di Sumatra, raccolti da
O. Beccari nel 1878, i quali spettano ad una specie nuova, ben
distinta dal Phaenodiscus fumipennis per le dimensioni mag-
giori (circa 2,5 mm.) per le ali anteriori frangiate e sopratutto
per lo scapo notevolmente dilatato-compresso e largo verso il
mezzo circa ?/, della sua lunghezza, col lato inferiore fortemente
curvato. Altri cinque esemplari, presi dal Sig. F. Solari ad Arci-
dosso (Grosseto) ai quali devo aggiungerne uno dei dintorni di
Roma avuto in comunicazione dal Prof. G. B. Grassi, mi sem-
(1) A queste quattro specie si devono aggiungere il Phaenodiscus planicornis e
l’remipterinus di De Stefani, ’ armatus Ashmead, l’ arizonensis Howard e il par-
tifuscipennis Girault, i quali non mi sono sufficientemente noti per giudicare della
loro affinità con le specie di cui tratta il Mayr: le due specie di Forster cicatricosus
ed exannulatus sono senza descrizione.
(7) Questa distinzione non è indicata esplicitamente dal Mayr, ma risulta dal suo
quadro dicotomico per la determinazione delle specie.
SPES DARE STRO IO IR RM, ZI, MET A SO RIO
CALCIDIDI DEL GIGLIO 291
brano una nuova specie, anch'essa più grande del fumipennis
’ lo.
e con ali frangiate, ma con lo scapo non dilatato nei maschi.
Phaenodiscus fumipennis (Ratz.) Mayr.
_. . Bothriothorax fumipennis, Ratzeburg, Ichneumonen der
f Forstinsect. III, 1852, p. 194 (Q).
um
Phaenodiscus fumipennis, Mayr, l. c., p. 757 e 759 (9).
Sette esemplari 7 d', presi in settembre e ottobre nel 1900
e 1901.
Colorito talora quasi interamente violaceo cupo, oppure az-
zurro violaceo o azzurro verde, con le gene o tutta la parte an-
teriore della testa verde smeraldo; addome più scuro della parte
‘dorsale del torace; flagello bruno o quasi nero, scapo dello stesso
colore, con sfumatura giallastra verso l’apice, spesso giallo bruno
coi margini scuri; zampe nerastre a riflessi. azzurri o violacei, i
ginocchi e l'estremità delle tibie talora per breve. tratto colorati
in giallo fulvo; tarsi di questo colore o grigio-giallognoli, sfumati
a in bruno verso l’apice; sperone del secondo paio di zampe nerastro;
ali anteriori fosche, con nervatura poco più scura della lamina,
questa meno intensamente colorata nell’ ultimo terzo della sua
4 lunghezza nonché fra il nervo cubitale ed il margine posteriore
ed al limite della cellula basale. | :
Testa grande, larga quanto il torace, vista di fronte cordiforme
arrotondata; di profilo lenticolare e due volte più alta che larga,
con gli occhi brevemente ellittici, disposti col diametro longitudi-
nale un po’ obliquo in basso e in avanti. Superficie anteriore
‘uniformemente convessa, eccetto la parte al di sotto delle antenne,
che è incurvata solo nel senso trasversale; superficie posteriore
leggermente concava e limitata. da un margine acuto. Orbite
E distanti sul vertice per */, della larghezza massima della faccia,
| divergenti inferiormente, di lunghezza uguale a quella delle gene.
Occhi glabri, non sporgenti. Ocelli piuttosto piccoli, disposti ad
angolo ottuso, i posteriori distanti dal margine occipitale per uno
spazio uguale al loro diametro e dagli occhi per uno spazio poco
| più grande. Linea d’inserzione delle antenne a metà della distanza
fra il margine interno del clipeo e la linea oculare; intervallo
fra i due punti d’inserzione e fra ciascun punto e il margine
esterno del clipeo, o l'estremità orbitale inferiore, approssimati-
292 L. MASI
vamente uguali. Fosse antennali triangolari arrotondate, estese
poco al di sopra della linea oculare, non marginate e non con-
vergenti col loro lato interno, separate da uno spazio rilevato che
è all’ incirea uguale alla loro larghezza massima. Clipeo ben
distinto, largo quanto l'intervallo fra le radicole delle antenne,
col margine esterno convesso, la sua parte media più rilevata
delle parti laterali.
Tutta la superficie della testa, eccetto la parte al di sotto
della linea antennale, con numerose fossette rotonde, a fondo
lucido, quasi contigue, delle quali se ne contano 8-9 in una delle
serie trasversali che formano arco sul vertice: spazi tra le fossette
minutamente reticolati. Gene non solcate, con poche fossette
presso il margine orbitale, nel resto punteggiate.
Mandibole piuttosto grandi, fortemente incurvate e gradata-
mente ristrette verso l'apice, fornite di un dente apicale e di un
dente interno più corto. Palpo mascellare formato da quattro
articoli quasi della stessa grossezza e ristretti alla base, dei quali
il 1° ed il 3° ugualmente sviluppati, di lunghezza poco superiore
alla larghezza, il 4° una volta e mezza più lungo del 2° e fornito
di setole piuttosto numerose, di cui alcune lunghe il doppio delle
altre. Lacinia a contorno arrotondato, poco più lunga che larga.
Palpi labiali di tre articoli, il 2° annulare, il 3° poco più grande
del 1° e fornito all'apice di alcune setole uguali alle più lunghe
del palpo mascellare.
Scapo compresso, un poco
più largo nella seconda metà, col
lato inferiore leggermente incur-
vato. Flagello due volte più lungo
dello scapo, col pedicello conico,
gli articoli del funicolo più corti
e subeguali in lunghezza, forniti
di peli piuttosto brevi; il secondo
. articolo per lo più tanto largo
che lungo, l’ultimo di lunghezza
all'incirca uguale ai 3/, della 4, tene ee aaetho
sua larghezza. Clava ovata, tal- 3 Mandibola (x 70).
volta depressa nella parte apicale esterna pel disseccamento,
lunga quanto gli ultimi 3 !/, articoli del funicolo, dei quali non
supera la larghezza.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 293
Torace, visto di profilo, col dorso quasi piano, l’apice dello
scutello piuttosto sporgente; visto dal di sopra, col pronoto e la
parte preascellare del mesonoto assai brevi, quest’ultima misurando
in lunghezza solo */,, della sua larghezza. Ascelle a contatto col
loro angolo interno, oppure, se la parte preascellare del torace è
inclinata in basso, riunite per breve tratto sulla linea mediana (1).
Scutello tanto largo che lungo, coi lati appena leggermente curvi,
la parte apicale angusta e alquanto abbassata, la superficie solo
leggermente convessa, il margine acuto e sporgente. Scultura del
dorso in apparenza finamente zigrinata, con fossette pilifere poco
profonde, a limite indeterminato, sparse sul pronoto e nella parte
preascellare del mesonoto, più frequenti e più grandi sullo scu-
tello e sulle ascelle: tali fossette, al dinnanzi delle ascelle stesse,
contate secondo una delle linee longitudinali oblique dei peli,
variano in numero da tre a quattro: mediante un forte ingrandi-
mento tutta la superficie del dorso apparisce scolpita da piccoli
alveoli, larghi circa 7 « nella parte corrispondente allo scudo e
un poco più grandi sullo scutello, i quali formano un reticolo coi
loro margini. Metatorace con un piccolo rilievo nel mezzo a forma
di semicono avente l'apice in basso; le sue parti laterali, poste
di fronte alle anteriori esterne dell’ addome, leggermente concave.
Il presterno, piuttosto grande, e i lati del protorace, reticolati,
con maglie rettangolari; mesopleura ruvida, vista con forte in-
grandimento a superficie densamente e irregolarmente rugosa;
metepimero e callo reticolati, quest’ ultimo fornito soltanto nella
parte superiore di pochi peli corti e rigidi.
Ali anteriori di forma notevolmente diversa da quella che si
osserva negli altri generi di Encirtine. Ripiegate sul dorso, supe-
rano appena l'estremità dell'addome; la loro larghezza è uguale
a ?/, della lunghezza, il margine apicale è quasi dritto, l'anteriore
intaccato profondamente per la separazione della parte estrema
della cellula costale dalla nervatura; viste dal lato ventrale si
presentano concave, e la loro concavità è divisa in due parti da
una linea rilevata che limita esternamente la cellula basale ed a
cui corrisponde un infossamento nel lato dorsale. La lamina è
(1) Questa sutura delle ascelle che diviene manifesta quando la parte anteriore
del torace è spostata in basso e in avanti, non ha la stessa importanza della sutura
che si osserva in altre Encirtine, la quale rimane visibile anche in condizioni normali
e può essere un carattere importante per la diagnosi di generi o almeno di certe
specie d’un genere. Vedasi a questo proposito quanto osserva il Mayr, a pag. 681, 2. c.
MR RATA MAT I E I INR I SII E
Sei ears EX) Sa f Phas ne . oe _ ‘ n
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294 L. MASI
spessa e piuttosto dura, senza specolo, con un fitto rivestimento
di peli grossetti, alcuni dei quali si vedono sporgere oltre il mar-
gine apicale, sebbene siano inseriti ad una certa distanza dal
margine stesso; il quale non è frangiato, mentre il margine an-
teriore nella seconda metà presenta una serie di peli piuttosto
19% lunghi. La nervatura è
a assai robusta; la parte ascen-
dente della subcosta ed il
nervo marginale e postmar-
ginale sono confusi in un
solo tratto incurvato ad arco,
il quale è staccato dalla
cellula costale e termina
poco oltre i */, della lun-
ghezza dell’ ala. Il nervo
stigmatico, alquanto incur-
vato, dilatato verso l’estre-
mità ma senza clava di-
Fig. 18. Phaenodiscus fumipennis Q. Ali stinta, ha origine nel punto
(X 45). dove sembra terminare la
parte ascendente della subcosta e incominciare il tratto marginale.
La cellula costale, assai grande, occupa circa !/, della larghezza
che presenta l’ala verso il mezzo ed ha l’angolo anteriore distale
sporgente e arrotondato.
Ali metatoraciche assai larghe, con la massima larghezza ai */,
della lunghezza, uguale pure ai ?/, di questa, il lato anteriore
mediocremente, il posteriore assai fortemente incurvato, la subcosta
piegata in modo da formare un angolo di circa 120°, la cellula
costale estesa fino agli uncinetti, i quali si trovano a */, della
lunghezza totale. I peli, cortissimi, rivestono tutta la superficie,
ma non formano la frangia marginale se non presso la base
dell’ ala, dove sono più sviluppati.
Zampe robuste, col femore e la tibia compressi nelle anteriori
e posteriori, ed in queste maggiormente; tibia anteriore col lato
esterno incurvato al primo terzo della lunghezza; secondo paio
di zampe con l'estremità della tibia munita d’ una dozzina di
dentelli e d’uno sperone poco più corto del primo articolo tarsale ;
questo ed i tre successivi con una serie di dentelli nel lato ante-
riore, in numero di circa dodici nel primo articolo, tre o quattro
Tate
e i pg ee
no ee oO et
x
CALCIDIDI DEL GIGLIO 295
nel secondo e terzo e due o tre nel quarto articolo; estremità
della tibia posteriore con due speroni forniti di alcune barbe
sottili e corte, il più grande lungo quanto la larghezza dell’ estre-
mita della tibia e gradatamente assottigliato verso |’ apice, flessi-
bile nella seconda metà, l’altro non più lungo delle setole apicali
- adiacenti.
Addome più corto del torace, tanto largo che lungo, con gli
spiracoli situati verso la metà della sua lunghezza, la superficie
dorsale con una scultura reticolata minuta ma tuttavia evidente,
i lati e quasi tutta la superficie inferiore con un reticolo a maglie
rombiche allungate.
Lunghezza 1,75 mm.
Di reperti di questa specie non ne trovo indicati altri dopo
quelli citati dal Mayr (1875), cioè presso Vienna e Piesting
(Austria) e presso Stoccarda (es. di Ratzeburg). A quanto pare
si sono raccolte sempre delle femmine, onde il maschio è qui
descritto per la prima volta.
Gen HOMALOTYLUS Mayr.
(= Nobrimus Thomson).
Thomson (Hymen. Scandin. IV, P. 1.8, 1875, p. 137 e seg.)
distingueva le specie di questo genere in due gruppi, il primo
caratterizzato dalla clava bianca e dalla cellula costale dell’ ala
posteriore estesa poco oltre il nervo basale; |’ altro caratterizzato
dalla clava non colorata in bianco e dalla cellula costale estesa
fino agli uncinetti. Ma questi due gruppi, per la variabilità di
colorazione della clava e per diversi caratteri che presentano le
due specie che descriverò qui appresso (*), non mi sembrano
ormai più ammissibili.
Delle due specie raccolte all’ Isola del Giglio, una mi sembra
riferibile all’ Homalotylus flaminius Dalman, l’altra, che chia-
merò Homalotylus latiscapus, rappresentata da un solo esem-
plare che ritengo essere un maschio, è caratteristica, come
indica il nome, per lo scapo notevolmente dilatato e com-
(4) Forse come esempio di specie che non corrisponde a nessuno dei due gruppi
del Thomson, dovrebbe citarsi anche l’ Homalotylus vicinus Silvestri, per quanto
risulta dalla descrizione e dalle figure ( Boll. Labor. Zool. gen. e agr. Portici, IX,
1945, p. 293).
296 L. MASI
presso. Questa conformazione per la quale si viene a stabilire un
termine di passaggio fra il genere Homalotylus e il genere Dino-
carsis, non si è riscontrata finora in nessun altro Homalotylus,
lo scapo essendo solo in alcune specie alquanto compresso; e forse
varrebbe a distinguere un sottogenere. Non credo però che si
possa considerare come carattere generico, anche quando risulti
che sia comune ai due sessi, poichè tutti gli altri caratteri corri-
spondono a quelli dell’ Homalotylus flaminius, ed a quanto è
indicato dagli autori nelle descrizioni delle altre specie (*).
l. Homalotylus flaminius Dalman.
Encyrtus flaminius, Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl XLI,
1820, p. 340 (9).
Homalotylus flaminius, Masi, Boll. Labor. Zool. gen. e agr.
Portici, I, 1907, p. 288, F. 42, 43.
Due esemplari oo e due 9 9, presi tra maggio e luglio
nel 1900 e 1901.
Descriverò qui nuovamente questa specie, riferendomi agli
esemplari del Giglio, nei quali tuttavia non trovo altro di parti-
colare fuorchè la clava delle due femmine, che è di colore carni-
cino, e quella di uno dei maschi, che è bruna nera come il resto
dell’ antenna. La parte preascellare del mesonoto può incurvarsi
per effetto del disseccamento in modo da apparire più breve e
proporzionatamente più larga.
Femina. Brunneo-nigra, capite et dorso praeter meta-
notum aeneo-viridibus, mesopleuris abdomineque nigro-vio-
laceis; pilis super scutum et latera metathoracis albidis,
super sculellum griseis; antennarum clava (in speciminibus
exsiccatis) pallide carnea; alarum nervis ac tegulis flavo-
brunneis; proalae disco macula castaneo-grisea ornato, hac
macula fascia fere hyalina margini postico magis pro-
pinqua divisa; femoribus interdum abdomini concoloribus,
tarsis posticis mediisque articulis 1.-3. albis, reliquis plus
minus infuscatis.
(1) Si confronti a questo proposito quanto ho detto riguardo ai maschi di Phae-
nodiscus a pag. 290. Anche nel genere Encyrtus, inteso in largo senso nella mono-
grafia del Mayr, si ha un gruppo di specie con lo scapo dilatato.
a ft _- ee Set ET i = usci
A banal be Ga CES SET yg ais iia. Dist) 3 ER ere ye 3 edo ae
CALCIDIDI DEL GIGLIO 997
Caput subhemisphaericum, antice visum rotundatum ;
vertice angusto */; totius latitudinis aequante; ocellis in
angulum acutum dispositis, eorum diametro */, frontis
latitudinis non superantibus, posticis orbitis contiguis spa-
tioque duplo quam ipsorum diametro a margine occipitali
remotis, inter sese spatio quam ab ocello antico sesquibre-
viore separatis. Superficies interorbitalis minute punctis
contiguis et foveolis insculpta, his sparsis, rotundatis, parum
conspicuis, leviter impressis, super verticem spatio remotis
quam eorum diametro duplo majore, super frontem spatio
diametrum interdum aequante; tempora genaeque minute
reticulata.
Antennae scapo lenissime curvato; pedicello longitudine
duplam eius latitudinem aequante, funiculi articulo primo
Ì latitudine sua parum longiore, reliquis gradatim brevioribus
et crassioribus, ultimo aeque longo atque lato; clava arti-
culis 2 ‘|. praecedentibus aequilonga.
Pars praeaxillaris mesonoti subnitida, vestigium suturae
scapularis ostendens, superficie sulcata-reticulata, areolis
fere omnibus aequalibus, versus latus tantum posterius mi-
noribus ac transverse elongatis; foveolis piliferis rotundatis
sparsis. Axillae atque scutellum sculptura reticulata magis
minuta et fortius impressa; illae sulco lineari subtili, super
_ basim scutelli brevi spatio producto, separatae; hoc opa-
cum, basi haud foveolatum, pilis secundum lineas lateribus
parallelas ordinatis instructum. Metathoracis latera pilis
dense ornata. Mesopleura areolis minutis rectangularibus
insculpta, quae lineis elevatis limitatae, series longitudinales
formant arcuatim dispositas.
Proalae nervo marginali brevissimo, stigmatico quam
praestiqmate vix breviore, haud curvato, versus apicem
sensim latiore, cum margine antico dimidium angulum rec-
tum formante, pilis super aream infuscatam crassioribus,
fascia glabra speculari bene limitata. Alae metathoracis
nervo marginali versus apicem sensim attenuato, cellula
costali ad hamulos extensa.
Abdomen aeque longum atque latum, */, thoracis longi-
tudinis aequans, superficie reticulato-squamosa,
Long. 2 mm. 3
on —.
298 L. MASI
Mas differt antennarum pedicello latitudine sua via duplo
longiore, funiculi articulis crassis, primo quadrato, quam
pedicello sesquibreviore, sequentibus gradatim latioribus et
brevioribus, ultimo longitudine sua sesquilatiore, clava arti-
culis tribus praecedentibus aequilonga.
Nella collezione di Imenotteri donata al Museo Civico di Ge-
nova dal D.° Paolo Magretti, esiste un esemplare di Homalotylus
della Turingia, mandato da Schmiedeknecht e determinato come
« H. ( Nobrimus) Eitelweini 9 » il quale somiglia per la
RES e per la colorazione alla specie che ho descritta, ma se ne
distingue facilmente per diversi caratteri. La testa, veduta di fronte,
è ellittica, manifestamente più lunga che larga nel rapporto di
100.:85; di profilo è assai più compressa ed anche gli occhi sono
meno larghi; le fossette circolari dello spazio interorbitale si pre-
sentano ben marcate, piuttosto grandi, ma assai meno frequenti
perché discoste, più o meno, I’ una dall’ altra il doppio del loro
diametro; queste fossette si trovano quasi tutte allineate. Lo scapo
ha il lato ventrale simuoso , essendo dilatato verso la base e verso
l’ apice. La clava è bianca. Le ascelle e lo scutello, completamente
opachi, sono di un nero fuliginoso; lo scutello è quasi affatto privo
di peli, a scultura granulosa minuta, ma evidentissima anche con
debole ingrandimento. Come nella specie del Giglio che ho de-
scritta, la cellula costale dell’ ala posteriore si estende fino agli
uncinetti el i peli dell’ ala anteriore sull'area ombrata sono più
ingrossati ed appariscono neri veduti per trasparenza: diversa è la
nervatura dell’ ala anteriore, poichè il prestigma diminuisce gra-
datamente di grossezza dalla base verso |’ apice, il nervo stigma-
tico è incurvato alla base, poi si dispone quasi parallelo al mar-
gine dell’ ala, ed il nervo postmarginale, sebbene a limite incerto,
raggiunge circa ?/, della lunghezza dello stigmatico. I caratteri
della nervatura di questo esemplare, oltre alla forma della testa
veduta di fronte e diversi altri, ricordano l' Homalotylus vicinus
Silvestri.
2. Homalotylus latiseapus sp. n.
Un esemplare, che sembra essere un dg’, preso nell’ agosto
1901.
Mas. Vertice et fronte fulvo-ochraceis, facie infertus,
genis, temporibus et area trianguli ocellaris, cum dorso
è RELA TI
CALCIDIDI DEL GIGLIO 299
fere toto, obscure viridibus, pronoto antice fascia flava
ornato, praesterni latere supero ac postico flavo-griseis,
metathorace et mesopleuris nigris; abdomine obscure viridi,
supra violaceo-nitente; antennis nigro-brunneis, albo-clava-
lis; pedibus flavo-griseis, tarsis pallidioribus apice infuscato,
coris mediis pro parte, posticis fere totis, fuscis; femoribus
posticis tibiisque posterioribus, item atque tegulis, alarum
nervis fere omnibus, nec non maculis proalae, flavo-brun-
neis; pilis dorsi griseis.
Caput subhemisphaericum, antice visum latum, forma
subcirculari, vertice haud angusto */; totius latitudinis occu-
pante; ocellis parvis angulum via oblusum, fere rectum,
formantibus, externis a margine occipitali spatio duplo quam
ipsorum diametro, ab oculis spatio fere aequali remotis ;
superficie interorbitali minute, leviter, sat concinne pun-
ctulata, foveolis rotundatis haud profundis, sat frequentibus
sparse impressa. Antennae scapo valde
compresso-dilatato, latere dorsali leniter,
ventrali fortiter arcuato, latitudine
maxima ad */; apicalem dimidium longi-
tudinis fere aequante; pedicello latitudine
sua duplo longiore; funiculi articulis
brevibus, crassis, primo aeque longo
ac lato, ultimo longitudine sua sesqui-
latiore; clava articulis tribus praece-
dentibus aequilonga.
Mesonoti pars praeaxillaris atque
scutellum nitore submetallico, pube-
scentia et sculptura similia; pilis aequa-
liter distributis, foveolis mpiliferis rotundatis sparsis sat
conspicuis, sculptura minute reticulata, areolis in parte
postica mesonoti haud transversis; scutellum fovea elliptica
incerte limitata pone suturam axillarem impressum. Meta-
thoracis latera fere glabra. Mesopleura reticulata, areolis
elongatis. :
Proalae nervo marginali brevissimo, stigmatico haud
curvato cum margine anteriore dimidium angulum rectum
formante, quam praestigmate vix breviore, versus apicem
sensim latiore, nervo postmarginali quam stigmatico fere
Fig. 19. Homalotylus lati-
scapus Oo. Antenna (X 53).
sari lle no
300 L. MASI
dimidio breviore; setis super aream obscuratam non incras-
satis; zona glabra speculari indistincta, spatioque inter
praestigma et maculam setis paucis, ordinibus tribus vel
quatuor dispositis, instructo. Alae metathoracis cellula costali
ad hamulos extensa.
Abdomen aeque longum atque latum, sculptura mesonoto
simile.
Long. 1,75 mm.
Gen. ENCYRTUS (Latreille) Dalman.
Eneyrtus sobrinus sp. n.
Una 9 presa in ottobre nel 1901.
Femina. Capitis vertice, fronte et mesonoti parte praea-
xillari viridibus, facie ad os cyanea, spatio reliquo saturate
violacea ; antennis totis brunneo-nigris; scutello viridi- aeneo,
nitore subaureo, oblique inspecto fere igneo; mesopleuris
laete violaceis, metapleuris smaragdinis; proalis leniter fla-
vescenti-griseis, nervo marginali atque postmarginali flavo-
brunneis; trochanteribus, femorum mediorum basi, genubus,
tibiis anticis mediisque dimidio apicali, posticis apice tan-
tum, cum tarsis omnibus, pallide ochraceis ; abdomine nigro-
aeneo, lateribus ad basim viridibus, purpureo nitente.
Caput antice visum rotundatum, latitudine brevius pro-
portione 3:4; oculis parce pubescentibus, superficie haud
exsiccatione depressa, genis orbitis aequilongis, profunde
sulcatis; antennis ad os insertis; vertice *|s totius latitudinis
formante, postice acute marginato. Huius frontisque super-
ficies confertim, minute, punctulata, foveolis numerosis
sparsis impressa, nonnullis in margine orbitarum seriatis;
facies minutissime insculpta. Ocelli in angulum fere rectum
dispositi, posteriores spatio eorum diametro aequali ab oculis
remoti.
Scapus subdilatatus; flagellum pilis crassiusculis vestitum;
funiculi articuli subaequilongi, versus apicem sensim latio-
res, primus latitudine via longior, */; pedicelli longitudinis
attingens, sextus quadratus; clava lata articulis tribus prae-
cedentibus vix longior.
Ae
ey
CALCIDIDI DEL GIGLIO 301
Dorsum de latere'inspectum subplanum; scutellum trans-
versim tantum curvatum et margine in dimidio eius api-
cali haud interne reflexo, apice minus arcuato, superficie,
lateribus exceptis, pilis longiusculis, tenuibus, instructa,
sculptura omnium minutissima. Mesonoti pars praeaxillaris
reticulula-sulcata, aspectu minutissime squamea, areolis
omnibus aequalibus, pilis sat crassis regulariter dispositis.
Proalae setis longioribus nonnullis infra nervum hume-
ralem, aliis inter speculum et cellulae basalis medium in-
struclae, his autem subseriatis series circa sex, obliquas,
formantibus; cellulae basalis dimidio proximali glabro, spe-
culo fere lineari quam spatio seriebus setarum interposito
paullum latiore; nervo stigmatico marginali fere aequilongo,
‘ hoc latitudine sua fere duplo longiore, postmarginali quam
stigmatico dimidio breviore. Alae metathoracis cellula costali
ad hamulos extensa.
Pedes postici calcari majore */, latitudinis tibiae apicis
aequante, */5 articuli primi tarsalis attingente, calcari mi-
nore vix conspicuo, quam setis apicalibus tibiae haud lon-
giore nec crassiore, sed forma conica et apice acuminato
inter selarum serie bene distincto.
Long. 1,5 mm.
Questa specie è molto affine, per diversi caratteri, all’ Hn-
cyrtus aphidivorus Mayr.
La forma della testa è simile a quella dell’ Encyrtus tardus
Ratzeburg (vedasi nelle mie « Contribuzioni alla conoscenza dei —
Calcididi italiani » Boll. Labor. Zool. gen. e agr., Portici, Vol. IH,
1908, p. 94, Fig. 5) tuttavia lo spazio interorbitale è più ampio,
maggiore dello spazio occupato dall’ occhio osservando di fronte, e
poco minore della metà della larghezza della testa (rapporto di
2:5); i caratteri della nervatura dell'ala anteriore corrispondono
piuttosto a quelli dell’ Encyrtus. aeruginosus Dalman ( vedasi
anche ‘J. ¢. p. 92, Fig. 3).
302 L. MASI
Gen. CHILONEURUS Westwood.
Chiloneurus elegans (Dalm.) Westw.
Encyrtus elegans, Dalman, Svensk. Vet-Akad. Handl., XLI, 1820,
p. 151 (9).
Chiloneurus elegans, Thomson, Hymen. Scand., IV, 1875,
p. 150 (9). |
» » Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXV,
1875, p. 746.(6' 9).
Un esemplare 9, preso nel maggio del 1901.
Subfam. EUPELMINAE.
Gen. EUPELMUS Dalman (partim).
Eupelmus insulae sp. n.
Una Q presa in luglio nel 1901.
Femina. Nigro-aenea; capite fere .toto et mesopleurae
dimidio posteriore subviolaceis; vertice prope marginem
orbitalem, scapo ac pedicello, viridibus; funiculo et clava,
itemque oculis ocellisque, brunneo-nigris; proalae nervis
flavo-griseis; pedibus maxima parte fulvis, femoribus anti-
cis praeter apicem, posticis ultra medium, thoraci concolo-
ribus, tibiis intermediis laete flavis, tarsis omnibus pallidio-
ribus articulo ultimo nigro; abdomine basi subcupreo ;
terebrae valvis luteis, in */4 basali et.*/; apicali nigris.
Caput antice visum genis minus tumidis, peristomio quam
vertice haud latiore. Funiculi articulus primus latitudine
multo longior proportione 2:5; sequentes sensim crassiores,
ultimus tamen duplam annelli latitudinem non attingens;
quartus latitudine sua sesquilongior, longitudine primo fere
aequalis; duo ultimi subquadrati; clava compresso-dilatata
articulis tribus praecedentibus vix aequilonga.
Scutelli frenum sulco tenuissimo a dorsulo discretum,
forma triangulari, duplo latius quam longius, superficie
VT ANIA #1
>» Cent
CALCIDIDI DEL GIGLIO 303
sicut in dorsulo insculpta. Metanotum fovea medio impres-
sum transversa, seméielliptica Ge triangulari) dimidio quam
scutelli freno latiore;
partibus eaternis tu-
mide prominulis.
Nervus postmar-
ginalis stigmatico
sesquilongior.
Tarsus medius (in
specimine typico)
denticulis perpaucis
Fig. 20. Eupelmus insulae Q. 1, antenna (X 30) instructus.
— 2, nervatura dell’ ala anteriore (X 30). Abdomen, in spe-
cimine eaxsiccato, ellipticum, dorso immerso. Tergita 1.- 4.
incisura apicali magna triangulum subaequilaterum fingente,
in tergito primo ad medium extensa, in sequentibus eadem
fere magnitudine; terebrae valvae */, abdominis longitudinis
paullum superantes, segmento basali fere aequilongae.
Long 3,7 mm. Mas ignotus.
Species Eupelmo urozono Dalm. similis, praecipue differens
nervo postmarginali longo, abdominis tergitis 1.-4. profunde
aequaliter incisis.
Il capo, visto di fronte, si presenta un poco piu largo e piu
corto che nell’ Eupelmus urozonus e con tendenza alla forma
triangolare, a cagione della minore convessità delle gene e della
minore larghezza del peristomio; il quale non è più largo del ver-
tice (misurato, questo, secondo la minore distanza delle orbite )
mentre nella specie urozonus lo supera nella proporzione di
circa 9:7. La superficie degli occhi è fornita di setole cortissime
ma piuttosto frequenti. La distanza minima delle orbite sta in
proporzione della massima come 37:100. Gli ocelli sono disposti
in triangolo rettangolo ed i posteriori distano fra loro il doppio
che dall’ orbita, da questa per uno spazio doppio del loro diametro
ed uguale a ?/, della distanza dall’ ocello anteriore. Il centro dei
toruli delle antenne è situato sulla linea oculare inferiore, mentre
la loro distanza dagli occhi è appena maggiore di quella che li
separa l’ uno dall’ altro e dal margine del clipeo. La fossa anten-
nale sulla linea mediana dista dall’ocello anteriore per uno spazio
uguale a quello fra i due ocelli posteriori. L’ area triangolare, ri-
304 L. MASI
levata, che ha la base fra i toruli, presenta nel mezzo una carena
ottusa, la quale si estende in basso facendosi meno evidente e
termina al clipeo. Il limite interno di questo non è tuttavia di-
stinto, mentre i suoi margini laterali corrispondono a due brevi
carene ottuse, la cui distanza è uguale a quella che separa i due
toruli; il margine esterno è dritto e senza orlo. I solchi delle gene
sono profondi. Lo scapo presenta anteriormente, per tutta la sua
lunghezza, uno spigolo acuto. L'anello è un pò meno lungo che
largo. Di sensilli lineari se ne vedono due per ogni articolo del
funicolo, eccettuato il primo articolo, in cui possono mancare (0
mancano costantemente ?) ma negli articoli della clava sono nu-
merosi. La lunghezza totale dell’antenna è uguale a quella del
torace; le diverse parti stanno rispettivamente in proporzione come
i numeri: 4, radicola; 27, scapo; 8, pedicello; 2, anello ; 9, 9, 8,
7, 6, 6, 5, articoli del funicolo; 16, clava. La larghezza del primo
articolo del funicolo sta a quella dell’ ultimo come 3:5.
Nell’esemplare unico qui descritto, i solchi che per lo piu for-
mano negli Hupelmus l’area triangolare nella parte preascellare del
mesonoto, nel !/, posteriore di questa decorrono paralleli fino alle
ascelle (come si vede nella figura dell’EZupelmus spermophilus
descritto da Silvestri (1)) onde il limite dell’ area triangolare ri-
mane indeterminato posteriormente. Il lato anteriore dello scutello
non misura più di !/, di quello delle ascelle. Il dorsulo è legger-
mente piegato a tetto lungo la linea mediana, probabilmente per
effetto del disseccamento. Il frenum, di forma triangolare, è due
volte più largo che lungo e limitato anteriormente da un leggeris-
simo solco. La parte posteriore delle ascelle è depressa, onde viene
a formarsi una fossetta in ciascun lato dello scutello, la quale
occupa il !/, posteriore del lato esterno dell’ascella stessa ed è
limitata internamente da un margine curvilineo. Nella parte me-
diana del postscutello il lato anteriore è leggermente concavo ed
il posteriore è ad esso parallelo, la superficie presenta una traccia,
di striatura longitudinale. Nel metanoto la lunghezza della parte
media corrisponde ai */, di quella dei lobi laterali: la fossetta ha
la forma d’ una mezza ellissi, tagliata secondo il diametro mag-
giore, invece di essere triangolare e assai larga come nell’ Hu-
pelmus urozonus: in lunghezza essa occupa tutta la parte media
del metanoto. In proporzione della larghezza massima del torace
(1) Boll. Labor. Zool. gen. e agr., Portici, 1915, vol. IX, pag. 287.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 305
= 100, la distanza fra gli angoli esterni delle ascelle è uguale
a 56, quella fra gli angoli posteriori a 41, mentre la lunghezza dello
scutello corrisponde a °*/,),, dei quali 15 spettano al frenum.
Tutta la superficie della mesopleura è reticolata; le maglie del
reticolo si presentano un poco allungate solo nella parte inferiore
posteriore, quelle nel ‘/, medio della lunghezza della mesopleura
sono, verso il lato superiore, minutissime e danno un’apparenza
di superficie granulare se osservate con ingrandimento non supe-—
riore ai 100 diametri.
Le ali anteriori oltrepassano appena l'apice dell’addome nella
posizione di riposo. La fascia glabra che rappresenta in esse lo
specolo, incomincia subito dopo Vorigine del prestigma e termina
in corrispondenza della metà del nervo marginale. :
Nella norma dorsale dell’ addome il tergite 5.° è il più lungo,
ma il suo margine libero è assai convesso verso la parte poste-
riore, mentre si porta molto in avanti con le estremità laterali,
in modo che osservando di fianco, il margine del tergite si vede
situato un po’ prima dei ™/,,, della lunghezza dell’ addome,
mentre quello del tergite successivo corrisponde a *°/,5). La super-
ficie di tutti i tergiti è -assai minutamente reticolata, tuttavia
questa scultura si osserva bene già con un ingrandimento di 50
diam.; il primo è lucido, mentre gli altri sono opachi e di aspetto
piuttosto ruvido. Come nell’ Eupelmus urozonus, il 7.° tergite
(IX morfologicamente ) è tagliato secondo la linea mediana, dal
margine posteriore fin presso al margine anteriore: i lembi del-
l’incisura, contigui o parzialmente sovrapposti per la metà circa
della loro lunghezza, lasciano uno spazio cordiforme verso il
mezzo del tergite, ed a questo spazio corrisponde un'area de-
pressa, la quale rappresenta il tergite ottavo (ossia X."°) spostato
in avanti e internato in quello che lo precede.
Di questa strana posizione dell’ ottavo tergite nelle femmine
di Eupelmus, la quale diviene evidente col trattamento con la
potassa, non trovo che altri abbia fatto menzione finora: tuttavia
la si vede bene rappresentata nella figura del Cerambycobius
cicadae, che accompagna la descrizione di Silvestri (Boll. Labor.
Zool. gen. e agr. Portici, XII, 1918, p. 254, F. 11) ed in quella
del Cerambycobius cyaniceps pubblicata nella Tav. XVIII, F.
f., nella relazione del « Department of Agriculture » degli Stati
Uniti sul « Mexican Cotton -Boll Weevil » (Washington, 1912).
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (6 Seftembre 1919). 20
306 L. MASI
Gen. EUPELMELLA 1».
(Typus: Eupelmus Degeeri Dalm.).
Per quanto i maschi della specie descritta finora col nome di
Eupelmus Degeeri, e quelli di altre specie affini, possano essere
somiglianti ai maschi dell’ Eupelmus memnonius e urozonus,
tuttavia la differenza nei caratteri delle femmine è così grande,
che io ritengo ormai necessario di stabilire un genere nuovo con
l’ Eupelmus Degeeri come tipo. A questo genere, cui darò il
nome di Ewpelmella (*) — che ricorda V Eupelminus excava-
tus, col quale la specie Degeert presenta alcune somiglianze
notevoli, specialmente nel torace — devono ascriversi anche
l Eupelminus tarsatus di Waterston, |’ Eupelmus sp. menzio-
nato dal Mantero in questi Annali (vol. XLVI; 1915, p. 313),
ottenuto da galle di Schizomyia Buboniae provenienti dalla
Tripolitania, ed alcune specie inedite, che saranno descritte in
un’altra pubblicazione. Appartengono probabilmente a questo genere
l Euryscapus saltator Lindemann (Bull. Soc. Natur. Moscou (2)
I, 1887, p. 190) che nel Catalogo Dalla Torre è citato, non saprei
per quale ragione, nel genere Mira, e il Cerambycobius Cush-
mani Crawf. Il gruppo potrebbe forse suddividersi in sottogeneri,
tenendo conto specialmente della forma e disposizione degli ultimi
segmenti dell'addome. I suoi caratteri principali sono i seguenti:
Vertice inclinato in avanti e confuso con la fronte. Mandibole
tridentate. Palpi mascellari di quattro articoli. Protorace hen di-
stinto dal torace alifero. Parte preascellare del mesonoto percorsa
in tutta la lunghezza da due spigoli longitudinali, sublaterali; lo
spazio compreso fra questi spigoli, a superficie uniforme, per lo più
concava negli esemplari essiccati; ascelle strette e lunghe, più o
meno discoste alla base; postscutello (cioè il vero metanoto )
notevolmente sviluppato, a forma di una larga piastra disposta
orizzontalmente, limitata ai lati da margini dritti e paralleli, allo
(1) Non credo che si possa adottare il nome Macroneura usato dal Walker nel
4837 (vedasi la sinonimia nella descrizione della specie Degeeri) poichè anzitutto tale
nome fu attribuito dal Macquart fino dal 1834 ad un genere di Ditteri, e sebbene si
trovi ora nella sinonimia del genere Diadocidia nel « Katal. palàarkt. Dipteren >,
tuttavia potrebbe esser messo nuovamente in uso; inoltre è un nome improprio e
riferibile solo al maschio della specie Macroneura macutipes del Walker.
x
a
IL: as è
IA a ea (i * Een RRL vi o
CALCIDIDI DEL GIGLIO 307
indietro pure da un margine dritto, al quale si unisce tutto il
margine anteriore dorsale del metatorace (propodeo). Questo ridotto
ad un anello, il quale dietro lo stigma dà origine ad un'appendice
laminare disposta in modo che almeno una parte della superficie
di essa è situata lateralmente. Ali anteriori più o meno ridotte,
piegate trasversalmente verso il mezzo, con la metà apicale spesso
caduca. Ali del metatorace più o meno atrofiche. Tibia posteriore
con due speroni. Addome per lo più fusiforme e a tegumento
piuttosto duro.
Nell’ Eupelmella Degeeri e nella specie parassita della Schi-
zomyia Buboniae, come nell’ Eupelmus urozonus e come nella
specie di cui precede la descrizione, il settimo (IX morfologica-
mente) tergite è tagliato lungo la linea mediana per quasi tutta
la sua lunghezza.
I caratteri del genere più importanti sono il grande sviluppo
e la forma del postscutello, l’area con superficie uniforme nella
parte preascellare del mesonoto compresa fra i due spigoli longi-
tudinali e notevolmente rilevati quando tale area diviene concava.
Una disposizione simile si osserva nel genere Hupelminus, il
quale però è ben diverso dal genere in discorso.
EKupelmella Degeeri (Dalm.).
— —. Degeer, Mém. serv. hist. Insect. II, P. 1., 17
BLOT BD
? Ichneumon vesicularis, Retzius, Gen. et spec. Insect., 1783,
p. 70.
Eupelmus Degeeri, Dalman, Svensk. Vet-Akad. Handl. XLI, 1820,
porad9ermo 32).
Eupelmus Geeri, Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr. II, 1834,
paro 4 11.778 O.
? Macroneura maculipes, Walker, Entom. Magaz., IV, 1837,
p354, (gf; excel):
Eupelmus De Geeri, Thomson, Hymen. Scandin. IV, 1875, p. 107,
Do a (Dr
Gli esemplari del Giglio sono quattro QQ, prese in giugno
e ottobre nel 1900 e in maggio e agosto nel 1901. Altri ventotto
esemplari della collezione del Museo, che ho avuti in esame, tutti
femmine, provengono da diverse località della Liguria e della
308 L. MASI
Lombardia, dai dintorni di Pisa, da Vallo nella Lucania, dalla
Sardegna e uno dalla Turingia.
La specie sembra diffusa in quasi tutta I’ Europa ed è stata
ottenuta come parassita di vari Imenotteri, Lepidotteri, Ditteri e
Coleotteri, per l'indicazione dei quali rimando al Catalogo Dalla
Torre. La biologia non ne è ancora studiata. Qualunque sia la
sua affinità con altre specie riferite al genere Eupelmus o ad altri
generi, si può dire che essa, al pari dell’ Eupelminus excavatus,
è una delle forme più caratteristiche fra gli Eupelmini europei,
e ben distinta, come già ho detto, dai veri Hupelmus: onde
credo utile di dare qui una descrizione dettagliata della femmina:
di maschi non ne ho potuto aver nessuno in esame. Per le notizie
riguardo a questi rimando alla descrizione del Thomson, la quale
tuttavia non indica che pochissimi caratteri, e a quella della Ma-
croneura maculipes del Walker (Entom. Mag., IV, 1837,
p. 354, n.° 1, g') che secondo Giraud (Verh. zool.-bot. Ges.
Wien, Jahre. 1863, p. 1270) e Thomson, non sarebbe altro che
il maschio della specie in discorso; vedasi inoltre la descrizione
del Forster (Verh. naturh. Ver. preuss. Rheinl. XVII, 1860,
p. 120, n.° 80). Finora le migliori descrizioni della specie pub-
blicate sono quelle antiche di Dalman e Nees; alle quali il Thom-
son non ha aggiunto quasi nulla di nuovo riguardo ai caratteri
della femmina, descrivendola con eccessiva brevità e concisione.
Walker ha dato pure una descrizione breve, ed anche inesatta,
della femmina (J. ¢., p. 361); mentre Ratzeburg (Ichneum. d..
Forstinsect. II, 1848, p. 151) ne ha osservato bene alcuni carat-
teri, che egli indica a complemento delle descrizioni di autori pre-
cedenti. La figura, troppo semplice e imperfetta delle « Notes on
Chalcidiae » di Walker (P. V., p. 76, 1872) è stata riprodotta
con molta inesattezza nel « Genera Insectorum »; quella di De-
geer non ha valore scientifico.
GI individui di questa specie variano non poco nella colora-
zione, e deformandosi nel disseccarsi, come avviene spesso negli
Eupelmini, possono alterarsi più o meno in alcune parti, spe-
cialmente nel profilo della testa, nella forma del protorace, nella.
disposizione degli sterni addominali e, in individui piccoli, anche
in tutto |’ addome. La parte ripiegata delle ali anteriori si distacca
facilmente negli esemplari essiccati.
Il capo supera di 1/, la larghezza massima del torace; veduto
iii se,
lungo quanto i precedenti presi
‘vando con debole ingrandimento,
CALCIDIDI DEL GIGLIO 309
di fronte è alquanto più corto che largo nella proporzione di
86 °%,, ha il vertice poco rilèvato, gli occhi grandi, glabri,
linea oculare situata un po’ prima del */, inferiore della lunghezza,
il peristomio assai ampio, manifestamente più largo della fronte,
col clipeo non distinto e solo leggermente convesso nel lato
esterno; le gene leggermente incurvate, con un solco rettilineo; gli
ocelli disposti a formare un angolo assai ottuso, i posteriori distanti
dall occipite e situati un po’ al di sotto della. linea oculare supe-
riore, discosti dalle orbite circa !/, dello spazio che li separa l’uno
dall’ altro; i toruli delle antenne egualmente distanti dalla linea
oculare e dal margine orale, e lo spazio fra l’ uno e I altro
alquanto inferiore alla metà della larghezza della fronte; le fosse
antennali piuttosto profonde nella parte inferiore della faccia, riu-
nite poco al di sopra della linea oculare, estendendosi in alto fino
alla metà dell’ altezza delle orbite, sebbene per una leggiera de-
pressione della fronte, che può divenire più evidente col dissecca-
mento, sembrino estese fino a circoserivere l’ocello anteriore. Il
labbro superiore è assai piccolo,
non più largo dei toruli delle
antenne, e fornito di sei setole
piuttosto lunghe. Le mandibole
sono tridentate. I palpi mascellari
hanno quattro articoli, dei quali
i primi tre subeguali, l’ ultimo
Sao
insieme. I palpi labiali sono di
tre articoli. La forma del capo di
profilo è quasi semicircolare, col
vertice arrotondato, e la stessa
forma presenta |’ occhio quando
è in condizioni normali. La super- \
ficie apparisce zigrmata osser- rig. 21. Ewpelmella Degeeri Q.4, antenna
(Xx 36) — 2, testa veduta di fronte (X 20)
È i s : — 3, labbro superiore (X 70) — 4, apice
e guarnita di peli corti; la scul- della mandibola (x 70) — 5, estremità
. si paio di zampe (X 80).
Lo seapo, lungo !/, del fla-
gello, alquanto lavinia leggermente ricurvo, non raggiunge,
locello anteriore, superando di poco la metà dell’ orbita quando
si osserva il capo di profilo. Il flagello è alquanto più lungo del
ESEEEE E I
310 L. MASI
mesotorace, nella proporzione di 85:70. Il pedicello è allungato,
poco ristretto alla base; ad esso segue un anello una volta e
mezza più largo che lungo, quindi i sette articoli del funicolo ,
piuttosto grossi, dei quali i primi tre egualmente lunghi, i sue-
cessivi gradatamente più corti, il primo lungo poco più di una
volta e mezza la sua larghezza, l’ultimo una volta e mezza più
largo del primo e di larghezza poco maggiore della lunghezza.
La clava è uguale ai due articoli precedenti e, osservata dal lato
esterno, presenta le suture oblique. I sensilli celoconici sono disposti
in una. sola serie in ciascun articolo del funicolo e della clava,
sebbene non tutti inseriti sulla stessa linea, e si presentano in
scarso numero nei primi quattro articoli, frequenti nei successivi,
ma quasi sempre poco visibili per il loro colorito grigiastro e per
un fitto rivestimento di peli, che si estende anche a tutta la
superficie dello scapo.
Il protorace è grande e ben distinto dal torace alifero, del
quale misura un terzo della lunghezza, non compreso il collo;
nella linea mediana dorsale presenta bene distinta la sutura dei
due scleriti ed in ciascuno degli angoli posteriori ha una fossa
stigmatica nella quale il peritrema si
presenta sviluppato a formare una pic-
cola appendice membranosa, piriforme.
Nella parte preascellare del mesonoto,
limitata lateralmente da due solchi,
l’area media è una volta e mezza più
lunga che larga, i suoi margini laterali
sono formati da due carene medio-
cremente incurvate; il margine ante-
riore è solo leggermente convesso, la
superficie più o meno concava negli
esemplari disseccati e senza traccia
di solchi convergenti né di sutura sulla
linea mediana. Le parti laterali di
quest’ area media sono disposte quasi
usa n panel “Dagecra tO: perpendicolarmente e sono limitate in
Torace veduto dal di sopra (X 26. basso dal solco che le separa dal
Le ali non sono disegnate, ec- 3
cettola radicola delle anteriori. presterno e dalla tegula e che si
continua sopra la mesopleura. Le
ascelle sono due volte più lunghe che larghe alla base e si
CALCIDIDI DEL GIGLIO 341
/
estendono per ?/, della lunghezza dello scutello: il lato anteriore
di questo, che separa le ascelle, è alquanto più ristretto della
loro base, mentre la sua parte posteriore è due volte più larga
e limitata da due listerelle disposte in un angolo assai ottuso;
a queste s’interpone un tubercolo a contorno semicircolare, che
forma l’ apice dello scutello. Il frenum è distinto dal dorsulo per
la scultura, sebbene in modo poco evidente, e limitato da una
linea arcuata a concavità posteriore. La parte corrispondente al
vero metanoto (cioè il postscutellum secondo la nomenclatura del
Thomson) è assai grande e potrebbe dirsi quadrilatera per la
forma se non fosse incavata anteriormente. Essa misura in lun-
ghezza la metà dello scutello, mentre è uguale a questo in lar-
ghezza e limitata in ciascun lato dallo stesso grande solco che
separa lo scutello, al pari dello scudo, dalle parti laterali del
torace. I suoi margini esterni sono rettilinei, eccetto che in cor-
rispondenza agli angoli posteriori, dove formano due piccoli lobi
arrotondati, appena sporgenti. Presso il margine posteriòre si
trovano due fossette circolari, poco profonde e discoste l’ una dal-
l’altra, alle quali s’ interpone un altro piccolo incavo. Il metato-
race al di sopra dell'articolazione dell’ addome è ridotto ad una
striscia sottile, ed anche le sue parti laterali sono poco sviluppate,
misurando in lunghezza 1/, dello scutello; esse formano due lobi
compressi, arrotondati, al di dietro dello stigma. Questo è assai
piccolo e vicino all'angolo posteriore del postscutello. Il presterno
è di forma ovata, troncato posteriormente. Il solco fra la meso-
pleura e il mesosterno non arriva al presterno ma termina a poca
distanza da esso. La mesopleura si estende in dietro fin presso il
limite del torace, la metapleura è ridotta ad un tratto piccolis-
simo non distinto dal resto del metatorace.
Quasi tutti i pezzi toracali presentano una scultura reticolata :
le maglie del reticolo nell’area media della parte preascellare del
mesonoto sono assai più grandi presso i lati e nella seconda metà,
poco evidenti sul frenum, mentre nel resto dello scutello e sulle
ascelle sono piccolissime, difficilmente visibili con un ingrandi-
mento di 50 diam., e leggermente incavate. La mesopleura ha
una zona periferica reticolata, che nella parte posteriore dorsale
presenta le maglie rettangolari, molto allungate, onde apparisce
striata per lungo; nel resto della superficie è assai minutamente
zigrinata, questa scultura non potendosi distinguere con meno di
RR os
Hi L. MASI
50 diam. Il pronoto è fornito di alcune setole piuttosto lunghe,
rilevate; lo scudo presenta dei peli sparsi; altri peli assai meno
frequenti si osservano sulle ascelle e sullo scutello, nonchè sul
mesosterno presso la sutura con la pleura. Le coxe del terzo paio
hanno un fitto rivestimento di peli nel lato posteriore.
Le ali sono rudimentali. Le anteriori constano di una parte
basale, disposta orizzontalmente e diretta all'indietro, che non
oltrepassa l’estremità del torace, ed una parte apicale rialzata e
disposta verticalmente, lunga circa il doppio della prima. La parte
basale .è poco più lunga che larga, percorsa da una nervatura
piuttosto grossa, rettilinea,
la quale è fornita di una
decina di setole; dei peli
sottili sono sparsi. sulla
lamina; la cellula costale
è larghissima ed occupa 1/,
deila larghezza dell’ala.
La parte apicale ha un fitto
rivestimento di peli e una
nervatura marginale poco
distinta dal resto per l’uni-
formità della colorazione
bruna: non c’è ramo sti-
gmatico e tutta la nerva- Fig. 23. Eupelmella Degeeri Q. 1, parte basale
tura sembra corrispondere dell’ ala anteriore — 2, ala posteriore. (Ambedue
al solo tratto marginale, 1° figure x 100.
mancando la parte postmarginale della lamina: tuttavia l'apice
di questa è fornito, per un certo tratto, di peli che formano una
frangia come nelle ali normalmente sviluppate. Una forma parti-
colare presentano pure le ali del metatorace. Queste sono lunghe
una volta e mezza la parte basale delle ali anteriori, hanno la
radicola estesa fino ai ?/, della lunghezza e la cellula basale estesa
altri ?/,: manca in esse la porzione postmarginale della lamina,
onde gli uncinetti, i quali sono ridotti a due, appiattiti nella loro
prima metà e poco consistenti, si trovano presso l’apice dell’ ala
e al termine del margine esterno (anteriore, in posizione di
volo) inseriti non sulla nervatura ma sul margine stesso della
lamina. Nella parte basale la nervatura forma un arco. a
convessità esterna, e ad essa si uniformano più o meno le parti
CALCIDIDI DEL GIGLIO 313
corrispondenti dei margini. La cellula costale è molto larga in
tutta la sua estensione, cioè fino agli uncinetti, ed ha il
margine incavato al termine della parte basale della lamina,
onde rimane divisa in due sezioni, nella prima delle quali
è fornita di una serie di sei setole. La cellula basale presenta dei
peli sparsi, brevi ma piuttosto grossi, e tutto il rimanente della
lamina è fornito di setole sparse, notevolmente ingrossate e rigide,
quali si trovano spesso nelle parti colorate delle ali di Eupelmini
e di certi generi di Encirtini: aleune di queste setole sporgono
dall’apice dell’ ala.
Le zampe sono mediocremente sviluppate. La porzione apicale
inferiore dei femori è scavata a doccia per accogliere in parte la
tibia in posizione di flessione. Il femore anteriore non è più ingros-
sato del posteriore; le tibie sono munite di alcuni dentelli conici
all’estremità, i quali formano nel secondo paio di zampe una serie
di 6 o 7 parallela al margine apicale e poco distante da esso. In
queste zampe il tarso ha un fitto rivestimento di peli che formano
una spazzola nel lato inferiore degli articoli: i dentelli sono molto
piccoli e ottusi, in numero di circa dieci verso il lato esterno del
primo articolo, due soli nel lato interno; i tre articoli successivi
hanno un solo dentello apicale per lato, ed una lunga spina. La
tibia posteriore ha due speroni, uno dei quali lungo poco più di
1/, del primo articolo tarsale, |’ altro non più lungo delle setole
rigide del margine apicale. La misura relativa delle diverse parti
delle zampe è la seguente: Zampe anteriori: femore lungo 40,
largo. 13; tibia lunga 40, larga 9; sperone 10; articoli tarsali,
12, 9, 7, 6, 9. Zampe medie: femore lungo 53, largo 9; tibia
lunga 63, larga alla base 6, all’apice 8; sperone 16; articoli
tarsali, 15, 7, 5, 5, 9. Zampe posteriori: femore lungo 53, largo
verso il mezzo 13; tibia lunga 69, larga 8; sperone grande, 8;
articoli tarsali, 21, 11, 7, 6, 9.
L’addome, in condizioni normali, è uguale al torace in lun-
ghezza e larghezza, fusiforme, .con |’ apice troncato obliquamente
al di sopra della terebra dall’alto in basso e dall’ indietro in
avanti, in modo che esso addome presenta una superficie apicale
inclinata, quasi piana, derivata dalle due parti dell’ ultimo ter-
gite, le quali dovrebbero trovarsi situate quasi del tutto ventral-
mente ai lati della terebra. Questa sporge per un tratto uguale
circa a !/, della lunghezza dell’ addome. Il segmento basale è
31A L. MASI
liscio, con una zona di peli piuttosto lunghi e con un piccolo
incavo ad arco nel mezzo del margine posteriore. Un incavo si
osserva pure nei due tergiti successivi, mentre il quarto presenta
solo una leggiera concavità. I tergiti 2.°, 3.° e 4.° sono subeguali
in lunghezza, il 5.° è appena più lungo e tutti, ad eccezione del
1.°, hanno una scultura a reticolo minuta ma evidente e sono
uniformemente rivestiti di peli corti, distanti fra di loro circa la
metà della propria lunghezza. Il 6.° tergite è ridotto ad una zona
angusta, la quale in corrispondenza allo stigma è appena tanto
larga da contenere lo stigma stesso. Il tergite precedente, cioè il
5.9, sporge all’ indietro sopra gli stigmi formando un lobo dorsale
impari, e al di sotto di essi formando un lobo laterale. I cercoidi
del 7.° segmento sono quasi del tutto nascosti sotto il margine
del 6.° tergite; tuttavia le loro setole sporgono ai lati dell’ addome.
Il colorito prevalente sulla testa e sul torace è verde scuro o
nerastro; la faccia presenta spesso dei leggieri riflessi d’un rosso
violaceo; lo scudo e il postscutello sono sempre più o meno verdi,
lucidi; tutti i solchi longitudinali del dorso sono colorati in ocraceo
scuro; la mesopleura talvolta è d’un violaceo intenso. Il segmento
basale dell’ addome è giallo o giallognolo e sembra avere una
fascia gialla-bruna al margine perchè viene a sovrapporsi al ter-
gite successivo, il quale si vede per trasparenza ed è bruno nero.
come i seguenti: negli individui più piccoli il colore bruno può
essere anche un poco sbiadito. Le valve della terebra sono giallo-
gnole, con un anello scuro alla base e per lo più con un altro
simile, ma più chiaro, all’ apice. Gli occhi sono bruni. Lo scapo
è per lo più giallo rugginoso, talora giallo pallido; il pedicello
verde, metallico; il resto del flagello nero, con peli e sensilli gri-
giastri. La parte apicale, rilevata, delle ali anteriori, la radicola
e gli ultimi */, delle ali posteriori, sono di color bruno giallastro,
con peli neri. Il colore delle coxe, dei femori e delle tibie è ocraceo
scuro, però il lato esterno dei femori può essere bruno oppure
tinto in verde negli individui che tendono maggiormente a questo
colore; l'estremità delle tibie è sempre più o meno giallastra,
come pure gli speroni e i primi quattro articoli del tarso; l’apice
di questi è scuro. I peli delle coxe posteriori, quelli del mesosterno,
presso la sutura con la pleura, quelli vicini allo spiracolo del
metatorace e alla base dell'addome, sono bianchi, gli altri grigiastri.
Lungh. 2-3 mm.
Rem LA e |
li
CALCIDIDI DEL GIGLIO 345
Gen. EUPELMINUS Dalla Torre.
(Uroeryptus Westwood).
A questo genere appartiene finora una sola specie europea,
l’ Eupelminus excavatus (Dalm.). Nella femmina è caratteristica
la struttura del torace, che ricorda quella che si osserva nell’ Hupel-
mella Degeeri: tuttavia nell’ Eupelminus excavatus vi sono
dei caratteri particolari, tra i quali la forma e la disposizione
delle ascelle e dello scutello e la forma del metatorace: come si
rileva facilmente dal confronto delle figure che accompagnano
queste descrizioni. Tali caratteri non erano stati messi in evidenza
finora, nè apprezzati abbastanza nel loro valore sistematico.
L'Eupelminus tarsatus di Waterston deve considerarsi piut-
tosto come una Eupelmella. Un genere probabilmente affine ad
Eupelminus è il Myrmecomimesis Dalla Torre (Myrmecopsis
di Walker) al quale spetta finora una sola specie dell’Australia.
L’ Eupelminus robustus Brues, non mi sembra congenere
dell’ excavatus.
Eupelminus excavatus (Dalm.) D. Torre.
Eupelmus excavatus, Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl. XLI,
1820, p. 382 (9).
> » Walker, Entom. Magaz. IV, 1837, p. 362
(#2).
Eupelmus (Urocryptus) excavatus, Thomson, Hymen. Scandin.
IV$740//08,; pr 108" (gr
Tre QQ prese in novembre e dicembre del 1900 e gen-
naio 1902.
Capo più largo del torace nella proporzione di 4:3, visto di
fronte triangolare, più largo che lungo nella stessa proporzione,
col vertice quasi dritto, appena sporgente oltre la linea oculare
superiore; le orbite oblique e discoste inferiormente circa una
volta e mezza più che sul vertice; gli occhi prominenti, glabri;
le gene quasi dritte, lunghe °/, del diametro maggiore delle orbite,
col solco spostato in dentro, cioè medialmente, nella metà supe-
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a
25
9
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316 L. MASI
riore, e quindi ben visibile solo in questo tratto; il peristomio
mediocremente largo e quasi uguale alla minore distanza delle
orbite; il clipeo limitato solo ai lati mediante due solchi paralleli,
piuttosto profondi, la cui distanza uguaglia quella fra i due toruli
delle antenne, col margine libero leggermente sporgente e appena
sensibilmente concavo per */, della sua larghezza (se si osserva
un po’ obliquamente dal basso). La linea d’inserzione delle antenne
è a ?/; della lunghezza del capo. Le fosse antennali non sono
determinate. Osservando di profilo, il capo apparisce notevolmente
largo, essendo il suo diametro antero-posteriore circa */, di quello
longitudinale; posteriormente è appiattito, anteriormente ha il
punto più elevato in corrispondenza all’ inserzione delle antenne;
il vertice è largo e quasi piano, l’ occhio a contorno ellittico, col
diametro verticale poco maggiore del trasversale e disposto obli-
quamente in basso e in avanti; il solco delle gene si presenta
rettilineo e diretto in basso e all’ indietro. Nella norma superiore
la sporgenza dell’occhio uguaglia circa */, della distanza minore
delle orbite, gli ocelli formano un triangolo quasi equilatero, i
posteriori essendo distanti fra loro quanto dalle orbite. La scul-
tura quasi in tutta la superficie è reticolata con maglie per lo
più rombiche, il cui diametro maggiore è circa doppio di quello
degli ommatidi, ma diviene quasi uguale nelle maglie del vertice:
la parte inferiore della faccia ha l'apparenza zigrinata, con punti
poco più piccoli degli ommatidi.
Le mandibole hanno 3 denti dei quali l'interno è la metà più.
piccolo dell’ intermedio; i palpi
mascellari sono di 4 articoli, dei
quali il primo tanto largo che
lungo, l’ultimo uguale in lun-
ghezza ai tre precedenti, fog-
giato a cono nella metà apicale
e fornito di setole brevi.
Lo scapo supera di poco il
SARDA DA livello del vertice, è mediocre-
antenna ( 45) — 2, mandibola (x 87) — mente incurvato, di grossezza
ERRORE RT Ale uniforme e supera alquanto la
terza parte della lunghezza del flagello. Il pedicello misura '/,
dello scapo; l’anello è poco più largo che lungo; gli articoli del
funicolo sono gradatamente più ‘larghi, subeguali in lunghezza,
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CALCIDIDI DEL GIGLIO 317
il primo una volta e mezza più lungo che largo, |’ ultimo di
larghezza poco maggiore della sua lunghezza; la clava è distin-
tamente divisa in tre articoli subeguali con suture leggermente
oblique e la sua lunghezza uguaglia quella dei due articoli
precedenti.
Il torace somiglia a quello dell’ Hupelmella Degeeri, ma se
ne discosta notevolmente per diversi caratteri. Il protorace è lungo.
1/, del torace alifero. La parte preascellare del mesonoto presenta
l’area media di forma ellittica, troncata alle estremità, limitata
lateralmente (negli esemplari secchi) da margini acuti e divisa in
due scleriti piani, i quali si abbassano verso la linea media lon-
gitudinale, dove si uniscono in una sutura ben marcata; quest'area
si trova notevolmente elevata rispetto al margine superiore dei
pezzi laterali contigui del torace. Osservando dal di sopra, la
distanza fra il margine dell’area media e quello del solco laterale
corrisponde circa ad !/, della larghezza dell’area stessa. Le
ascelle e lo scutello determinano nell’ insieme una mezza ellissi
col semidiametro longitudinale quasi una volta e mezza più lungo
del diametro trasverso, ed il limite di quest’ area è formato da
un solco. Le ascelle sono assai sviluppate in lunghezza, percorse
da 8-10 coste longitudinali arcuate, parallele fra loro ed al mar-
gine esterno, separate da altrettanti
solchi sottili: tra di esse rimane una
fossa ellittica, profonda, lunga quasi
la metà dello scutello e circa tre
volte più lunga che larga, la cui
estremità anteriore corrisponde alla
linea ascellare. Lo scutello è assai
ridotto e può distinguersi in una
parte posteriore con margine esterno
semicircolare, ed una parte anteriore
i triangolare situata fra le ascelle, che
si prolunga in una punta acuta, la
quale termina nel mezzo della fossa. rig. 95. Eupetminus excavatus 9.
ellittica : la ‘sua’ superficie apparisce |. Scutello e parti adiacenti col me-
5 5 ° tanoto (x 60.Si confronti con la
minutamente punteggiata-reticolata. fig. 22). si
La parte del dorso che corrisponde
al vero metanoto, è lunga nella linea mediana circa la metà
del metatorace. Questo è ben sviluppato e fornito d’ una carena
È
i
7 Pe
318 L. MASI
che si biforca verso la metà della lunghezza formando due coste
poco divergenti. Gli spiracoli sono piccoli, rotondi, situati all'apice
di due grossi tubercoli conici. Osservando il torace lateralmente,
si vede il presterno di forma triangolare isoscele, disposto
con la base in avanti, e circa. una volta e mezza più lungo
che largo; la tegula, pure triangolare, ma assai ristretta, è
situata con l'apice poco distante da quello del presterno , la meso-
pleura e il mesosterno sono interamente separati da un solco il
quale incomincia in alto presso I’ apice del presterno. La meta-
pleura non è distinta dalla parte dorsale del metatorace. Il pro-.
torace, il mesosterno, la parte anteriore superiore della mesopleura
e la parte preascellare del mesonoto, sono reticolati-solcati, con
maglie grandi, specialmente nella detta parte del mesonoto ;
inoltre la scultura è bene marcata nella parte superiore del meso-
sterno ed in quella adiacente della mesopleura, mentre è appena
accennata nella parte superiore di questa, e manca nel rima-
nente, come pure nel presterno. La tegula è a superficie ruvida.
La superficie del torace ha una lucentezza grassa-resinosa, ad
eccezione dello scutello e dei due tubercoli del metatorace, che
hanno lucentezza submetallica. I peli sono rari e corti, anche
nelle parti laterali del metatorace: ai lati del mesotorace si limi-
tano alla parte anteriore della pleura ed a quella adiacente del
mesosterno.
Le ali anteriori si presentano ridotte alla parte basale e cor-
rispondono per la forma e disposizione a quelle dell’ Eupelmella
Degeeri. Assai più ridotte sono le posteriori, rappresentate da
una piccola appendice membranosa, non visibile con debole ingran-
dimento (!).
Le zampe sono lunghe; i femori anteriori dilatati nel terzo
apicale; i tarsi intermedii col primo articolo munito di numerosi
dentelli piuttosto lunghi, gli articoli successivi poco sviluppati; le
tibie posteriori hanno due speroni, dei quali il più grande uguale
in lunghezza alla larghezza dell’ estremità della tibia, altro la
metà più corto.
L'addome è di forma ovato-conica, lungo quanto il torace e
di larghezza quasi uguale a quella della testa: osservato dal di
sopra, presenta il primo segmento lungo quasi il doppio del
(1) I pochi esemplari di cui dispongo non mi permettono di conoscere meglio
questi rudimenti di ali, tuttavia mi sembra che essi siano affatto informi.
LE
CALCIDIDI DEL GIGLIO L 519
secondo, questo e i due successivi uguali in lunghezza: tutti i
segmenti fino al sesto compreso, col margine dritto. La superficie
è manifestamente reticolato-solcata, con peli assai radi, discosti
Puno dall’altro una volta e mezza o anche due volte la loro
lunghezza nei primi cinque tergiti, nei successivi più ravvicinati.
Le valve della terebra non sono affatto sporgenti.
Il colore del capo e dell’ addome è verde più o meno scuro
oppure nero violaceo; lo scapo, quasi tutto il torace, le zampe, il
peduncolo dell’ addome e una piccolissima parte di questo vicino
al peduncolo, sono di color fulvo o; il torace è talora rugginoso; il
flagello è nero; le ascelle e lo scutello, le tegule, la parte supe-
riore del mesosterno e quella adiacente della mesopleura, il pro-
noto, i due scleriti mediani della parte preascellare del mesonoto,
una gran parte delle coxe anteriori e medie e la base delle poste-
riori, sono dotati d’un riflesso violaceo più o meno intenso; i due
‘tubercoli del metatorace si presentano verdi, azzurri o violacei;
nelle zampe medie lo sperone è bianchiccio ed il tarso con den-
telli giallognoli e coi due ultimi articoli neri; nel tarso anteriore
e nel posteriore |’ articolo apicale è nero, ma il quarto articolo è
bruno ed il terzo color nocciuola.
Lungh. 2,5 mm.
Non ho potuto osservare nessun esemplare maschio di questa
specie. La descrizione assai incompleta che ne dà il Walker, mi
sembra doversi riferire piuttosto alle femmine, tanto più che essa
non concorda affatto con quello che dice Thomson riguardo al
colorito e allo sviluppo delle ali. Secondo questo autore il torace
nei maschi è verde; l'addome in quasi tutta la prima metà ros-
siccio; le antenne hanno il flagello lungo e assottigliato, rivestito
di peli neri; il pronoto è subquadrato, il mesonoto compresso
anteriormente, |’ epienemio e |’ epimero del mesosterno sono im-
perfettamente separati; le ali anteriori hanno la superficie quasi
tutta pubescente, la cellula costale angusta, il nervo postmargi-
nale circa due volte più lungo dello stigmatico; l'addome è
alquanto depresso.
.
Gen ANASTATUS Motschulsky.
Quali caratteri si debbano attribuire a questo genere di
Eupelminae, è cosa assai dubbia, e questione forse insolubile,
fino a che non sarà ritrovato e descritto nuovamente |’ Anastatus
320°. * L. MASI
mantoidae del Motschulsky, il quale è la specie tipica del
genere. Io mi servo qui, provvisoriamente, del nome Anastatus
per le specie affini all’ Anastatus bifasciatus (Fonse.) e all’ Ana-
status viridiceps di Waterston (1). La descrizione di quest’ ul-
timo è la più completa pubblicata finora e può servire di guida
e di termine di confronto nell’ esame di altre specie; l’ Anas/atus
bifasciatus è poi una delle forme più note e più diffuse, paras-
sita della Lymantria dispar, importato dall’ Europa e dal Giap-
pone negli Stati Uniti. Ambedue hanno in comune questi carat-
teri principali: capo globoso, senza margine acuto fra il vertice
e l’occipite, mandibole bidentate, palpo mascellare di quattro
articoli, l’ultimo dei quali dilatato verso l’apice; ascelle più o
meno discoste; dorsello mediocre, parti laterali del postscutello
poco sviluppate; parti laterali del metanoto grandi, subtriango-
lari o subquadrangolari, quasi piane e disposte orizzontalmente,
unite verso la metà della lunghezza da un breve istmo, essendo
la parte mediana del metanoto profondamente incavata a semi
circolo in avanti e all'indietro, per accogliere il dorsello e il
peduncolo dell'addome; ali anteriori senza area specolare, per lo
più scure, con la parte basale ed una fascia sul disco biancastre,
col nervo postmarginale lungo il doppio, o anche più, del nervo
stigmatico; tibia posteriore con due speroni. Settimo tergite
integro (?). Maschio con antenne grandi, col flagello di grossezza
uniforme fino all'apice, gli articoli del funicolo all’ incirca ugual-
mente lunghi e la clava indivisa.
Alle due specie di Anastatus già indicate ed a quella di cui
segue la descrizione, sono strettamente affini diverse altre, appar-
tenenti alla nostra fauna ed in parte probabilmente inedite. L'A na-
status eurycephalus, descritto qui appresso, si distingue dalle
altre specie a me note per la forma della testa, che è notevol-
mente più larga che lunga (nel rapporto di 1:4,5) invece di
essere approssimativamente circolare quando si osserva di fronte,
e per la lunghezza dello scapo, il quale si estende di molto al
di sopra del livello del vertice. Per tali caratteri questa specie
potrebbe forse rappresentare un sottogenere, sebbene un’altra
che ho osservata, probabilmente nuova, presenti caratteri quasi
(1) Tl Waterston, descrivendo la sua nuova specie sotto il nome generico di Ana-
status, esprime tuttavia il dubbio che tale nome sia usato correttamente.
(2) Cfr. quanto è detto a proposito di Eupelmus ed Evpelmella.
CALCIDIDI DEL GIGLIO COZI
intermedi fra essa e la forma che si osserva nell’ Anastalus
bifascialus o nel viridiceps. Il maschio della specie euryce-
phalus non mi è noto.
Anastatus eurycephalus sp. n.
Due esemplari QQ, presi uno nel maggio del 1912, l’altro
in luglio nel 1901.
Femina. Obscure violaceo-purpurea, ima facie, genis
prope os, temporibus, itemque prothorace, virescentibus ;
scutello cum axillis aeneis, nitore quodam aureo vel cupreo ;
metapleuris cyaneis; abdominis segmento basali et oviductu
vix prominulo stramineis; antennarum scapo luteo, flagello
nigro-brunneo ; proalis usque ad nervum basalem hyalinis
at prope radiculam macula parva flavo-grisea notatis, ad
mediam longitudinem fascia transversa alba ornatis, super-
ficie reliqua brunnea, versus apicem ac marginem posticum
sensim pallidiore; nervis fuscis; pilis in areis obscuratis
nigris; pedibus cum tarsis brunneis.
Caput thoracis latitudinem vix superans, antice visum
transversum, longitudine sesquilatius; vertice inter ocellos
elevato, deplanato; oculis minus prominentibus, glabris,
microscopio inspectis selis perpaucis brevissimis instructis ;
genis convexis quam orbitis sesquibrevioribus, sulcatis ; ore
magno frontis latitudinem aequante; clypeo haud discreto
nec prominulo; antennis in linea ocùlari insertis; scrobibus
angustis superne haud determinatis. Oculi de latere inspecti
subrotundi. Temporis margo orbitae posteriori parallelus.
Ocelli angulum obtusum formantes, postici inter sese spatio
remoti quam distantia ab oculis sesquilongiore. Mandibulae
bidentatae, dente exteriore parvo, triangulari, altero huic
simili ad medium marginis apicalis prominente. Palpi ma-
‘gillares 4-articulati, articulis 1.-3. subaequalibus, 4. his
simul sumptis aequilongo, crassiore. Faciei superficies aspera,
satis vitro aucta minutissime reticulata, areolis profunde
excavatis, super genas seriatis, inter scrobes et in vertice
majoribus ac fundo plano. -
Scapus perlongus, ocellum valde superans, antice inspe-
ctus sinuatus, de. latere visus curvatus; annellus latitudine
Ann, del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. VIII (6 Settembre 1919). 21
lo Sud
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wary + *.
FI
322 L. MASI
vix longior; articuli sequentes sensim curtantes et latiores,
primus latitudine sua triplo longior, septimus subtransver-
sus; clava arliculos tres praecedentes longitudine aequans,
Fig. 26. Anastatus eurycephalus (©) 14, antenna (X 175) —
2, testa veduta di fronte (Xx 52) — 3, galea e. palpo
(< 175) — 4, apice della mandibola (X 475). — 5, ner-
vatura dell’ ala anteriore (Xx 90).
Pronotum sulco medio longitudinali divisum, in speci- .
mine essiccato immersum. Mesonoti pars praeaxillaris
plicas longitudinales sublaterales fere rectas formans, spatio
inter has in aream triangularem convexam antice elevato,
hac area sulcis limitata qui, postice connexi, ut linea im-
pressa longitudinali ad scutellum usque continuantur ; scul- -
piura reticulata, areolis sat magnis, in area triangulari
magis conspicuis, in parte dimidia anteriore plicarum mi-
nimis. Scutelli latus anterius axillas separans, harum bast
aequilongum; pars eius pone lineam aaillarem sita angu-
stata, prominula, curva semielliptica limitata, sulco con-
spicuo circumdata; superficies in longitudinem sulcato-
strigosa, strigis raro, at praecipue posterius, confluentibus,
commissuris frequentibus connexis, ita ut oblique inspectis
sculpturam punctato-alveolatam efficiant. Aawillae vix lon-
CALCIDIDI DEL GIGLIO ARR
giores quam latiores, foveolis insculptae elongatis, earum
margini interiori parallelis, versus angulum exteriorem
brevioribus subquadratis. Dorsellum parvum, lunatum, at
longitudine sua tantum sesquilatius. Metanotum antice et
postice semicirculariter, aequaliter, excavatum, antice ad
dorsellum, postice ad petiolum, excipiendum; partibus exte-
rioribus in planum dispositis, subquadratis, isthmo angu-
stissimo coniunctis. Mesopleura pilis paucis albis in parte
antero-inferiore sparse ornata,
confertissime in longitudinem
striato-sulcata, sulcis aliis obli-
quis, vel transversis, longitudinales
connectentibus.
Proalaepraestigmate valde dila-
lato, nervo marginali quam cellula
costali paullum breviore, propor-
tione 19 : 21, stigmatico ‘/; huius
fere aequante, postmarginali elon-
gato, dimidiam marginalis longi- rig.27. Anastatus eurycephalus Q.
tudinem attingente, nervi stigma- PR i Ta ince Rao
tici triplo superante. Cellula basalis
postice tantum pilis paucis instructa, costalis nonnullis
prope alae radiculam sparsis, deinde uniseriatis; superficies
reliqua, praeler fasciam albam subtiliter ac parce pilosam,
dense pilis instructa brevibus, crassiusculis, spiniformibus,
qui fere ubicumque series sinuosas, ex linea nervi cubitalis
orientes, formant et in margine anteriore etiam paullum
aculiores sunt ac maiores; fimbria apicalis pilis constans quam
în alae disco duplo longioribus. Alae metathoracis cellula co-
stali quam nervo marginali angustiore, hamulos attingente.
Femur anticum ac tibia modice dilatata, haec latitudine
longior proportione 7: 32, apice denticulis conicis munita,
illud latitudine fere quadruplo longius, id est proportione
19:5. Pedes intermedii in specimine typico denticulis co-
nicis duobus prope calcar instrucli, in utraque serie arti-
culi tarsalis primi denticulis 11, secundi 6, tertiù 3,
quarti 2; calcari metalarso aequilongo. Femur posticum
tenue, subcylindricum; tibia quam pedis intermedii pa-
rum longior, calcaribus. majore */; metatarsi vix attin-
CAPRIE ERRO Sa gli
324 L. MASI
gente, minore spinarum apicalium longitudinem non
aequante, difficuller conspiciendo. Pedum articulorum pro-
portio haec est. Femoris antici longitudo 38, latitudo 10.
Tibiae anticae longitudo 32, latitudo 7, mediae longiludo 60,
posticae 63. Articuli tarsi antici, 13, 8, 6, 5, 8; medti 15,
1287 Gy Ade” postici; «24; 1238; 7, 10XCalcar:: medina
metatarsum fere aequans.
Abdomen thorace paullum brevius, spatulatum, segmentis
margine integris, primo longitudinem duorum . sequentium
aequante, reliquis subaequilongis, sexto lale rotundale -
marginato, septimo apicem valde obiusum formante. Ovi-
ductus via prominens. Sculptura sat crasse reticulata, con-
spicua.
Long. 3 mm.
Anastatus dispar sp. n.
Un esemplare o preso in luglio nel 1901.
Mas. Capite thoraceque viridibus, vix aureo-nilidis, me-
sopleura cyanea; abdomine obscuriore, superne fere cupreo,
segmento basali chalceo, apicali viridi; scapi latere ventrali
basique stramineis, latere dorsali fere toto brunneo et una
cum pedicello cyaneo-nitente, submetallico; pedicelli margine
basali et apicali flavis; flagello, oculis ocellisque brunneo-ni-
gris; proalis griseis, nervis brunneis, postmarginali linea
concolore fere ad apicem continuato; alis metathoracis hya-
linis, nervo pallide flavo; femoribus viridibus, mediis tamen
ac posticis leniter infuscatis; trochanteribus, femorum om-
nium apice, tibiis tarsisque flavis, his articulo ultimo nigro,
penultimo grisescente, illis anticis latere interiore, mediis
ac posticis dimidio apicali, fuscis.
Caput untice visum subrotundum, vertice amplo dimidium
eius latitudinis aequante; de latere inspeclum ovatum, cras-
sum, inferne acute angustatum; oculis hirtulis; antennis mox
supra lineam ocularem insertis. Scapus dilatato-compressus,
quam radicula quater longior, longitudine sua fere dimidio
angustior proportione 7:16, latere dorsali sat forliter ar-
cuato, ventrali ad basim ‘curvato, deinde apice tenus recta
decurrente. Flagellum thorace sesquilongius. Pedicellus glo-
CALCIDIDI DEL ‘GIGLIO 325
bosus, */; scapi vix aequans. Funiculi articulus primus scapi
longitudinem superans, latitudine sua paullum quam duplo
longior, propor-
tione 4:9; sequen-
tes curtantes, post
lertium, item atque
clava, etiam non-
nihil angustiores ;
articuli septimi di-
mensiones sicut
7:10; clava solida,
quam praeclava Fig. 28. Anastatus dispar FA, antenna (x 52) — 2,
duplo, quam funi- nervatura dell’ ala anteriore (XX 52).
culi articulus primus paullo, longior.
Thorax sat robustus, parte praescapulari minus longa, >
scutelli basi */; scuti lateris posterioris vin aequante.
Proala nervis marginali ac postmarginali ni: his
et stigmatico longitudinis proportione sicut 4:2:1; clava
margini anteriori parallela, forma trapetium aa unco
brevi terminata; superficie mox pone nervum basalem parce
hirtula, cellulae basalis haud glabra.
Abdomen thorace paullo angustius, brevius, in specimine
exsiccato °/, thoracis longitudinis aequans.
Superficies capitis et dorsi aspera, aspectu minutissime
granulosa, satis vitro aucta super dorsum concinne punctu-
lata; praesternum ac mesosternum reticulata, mesopleura
areolis minoribus insculpta; abdominis tergitum primum
vie conspicue in longitudinem striatum, superficies reliqua
minute reticulala, areolis dorsi subrotundis.
Long. 2,3 mm.
Un complesso di caratteri mi sembra escludere la a
che questo esemplare maschio appartenga alla specie euryce-
phalus precedentemente descritta, oppure a qualcun’altra delle
specie di Anastatus di cui mi sono note soltanto le femmine.
Esso si distingue facilmente dai maschi di Anastalus bifasciatus,
oltre che pel colorito, anche per le antenne meno lunghe e meno
ingrossate, e per la forma della testa veduta di lato, che è meno
larga e con la parte inferiore acuta. Dai maschi dell’Anastatus
viridiceps si può distinguere pure pel colore, per la forma e la
?
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Rene ar Dati Si N A
326 L. MASI
proporzione delle diverse parti dell’antenna, per il torace meno
sviluppato nella parte anteriore, e perciò di aspetto più robusto;
inoltre per l'addome più corto del torace ma proporzionatamente
più largo. La forma dello scapo é forse uno dei caratteri pit
notevoli. Le mandibole sono conformate come nella femmina di
Anastatus eurycephalus e nella specie viridiceps.
Gen. CALYMMOCHILUS n.
Credo necessario di istituire questo nuovo genere per due
specie, le quali forse saranno state già descritte e comprese in
mezzo a tante altre nel genere Hupelmus; ma fra le descrizioni
pubblicate sotto questo nome non mi è stato possibile rintrac-
ciarle, probabilmente perchè le loro caratteristiche più importanti
non furono poste in rilievo come era necessario, e non furono
sufficientemente apprezzate mettendole a confronto con quelle di
altre specie. Tali caratteristiche — le quali si riferiscono però sol-
tanto alle femmine, essendo i maschi finora sconosciuti — risul
tano sopratutto dal paragone con l’Eupelmus memnonius di
Dalman, che va considerato come tipo del genere (essendo stato
messo per primo in ordine di descrizione dall’autore) e con I'Eu-
pelmus urozonus, che è la seconda specie, in parecchi caratteri
ben diversa dalla prima: esse possono avere importanza di carat-
teri generici tanto per chi vorrà considerare l’Eupelmus menno-
nius e l’urozonus come tipi di sottogeneri, quanto per chi vorrà
farne i tipi di due generi distinti. Nell’ Eupelmus memnonius,
secondo ciò che risulta dalle notizie che ne danno Dalman e
Thomson (*), il clipeo è troncato; le ali anteriori hanno il nervo
marginale lungo all'incirca quanto il nervo stigmatico, e lo spe-
colo lineare; la « valvula ventralis », cioè lo sternite del quinto
(antipenultimo, morfologicamente VII) segmento, è prolungata
fino all’estremità addominale, in modo da nascondere gran parte
delle valve della terebra; la porzione di queste sporgente oltre
l'apice dell’ addome è quasi uguale all’ addome stesso in lun-
(1) Non ho potuto osservare nessun esemplare di questa specie. Quanto è detto
qui per gli Kupelmus vale, ben inteso, per le femmine, nei maschi essendovi grande
somiglianza di caratteri. Una specie, probabilmente nuova, affine al memnonius, mi
è stata comunicata dal Sig. H. Du Buysson.
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VEBER PULSE CERTO en Oe SRL IO
CALCIDIDI DEL GIGLIO SI
ghezza. (1) Nell’ Eupelmus urozonus la « valvala ventralis » non
3 si prolunga all’ indietro, le valve della terebra sporgono per un
tratto non superiore ad */, della lunghezza dell’ addome ; questo
presenta. il margine dei primi segmenti (dal secondo al quarto)
più o meno incavato nel mezzo; il settimo (IX) tergite è tagliato
lungo la linea mediana per quasi tutta la sua lunghezza; le man-
dibole sono tridentate, il palpo mascellare ha quattro articoli.
Nel nuovo genere qui descritto, il clipeo, angusto come di
solito nelle Hupelminae, è tuttavia notevolmente sporgente, for-
mando un lobo semicircolare che ricopre le mandibole; queste
sono deboli, assai strette e fornite di denti aguzzi, dei quali, tipi-
camente, due sono apicali ed uno situato più in alto; il palpo
mascellare ha tre articoli; il torace è simile a quello dell’ Hupel-
mus urozonus ; le ali anteriori, le quali possono essere anche
atrofiche, non hanno area specolare; i segmenti dell'addome fino
al quarto presentano il margine dorsale dritto, mentre quello del
quinto segmento forma un arco a concavità posteriore; la « val-
vula ventralis » non è estesa all’ indietro ; la terebra è sottile e
non oltrepassa l apice dell’ addome. La forma del clipeo, delle
mandibole e del palpo mascellare sono i più importanti fra questi
caratteri.
Delle due specie, una è rappresentata da esemplari del Giglio
e liguri e l’altra da wn solo esemplare di Liguria. In questa
seconda specie le ali sono troncate al termine del nervo postmar-
ginale e l’addome è compresso, quasi foggiate a coltello, carattere
che molto probabilmente si esagera col disseccamento, se pure
non ne deriva del tutto; inoltre lo scutello è proporzionatamente
assai più allungato e ristretto verso l’apice.
La diagnosi del genere si può formulare come segue. Femina.
Clypeo tegulae semicircularis ad instar prominente et man-
dibulas obtegente; his perangustis, haud validis, at dentibus
acuminatis duobus apicalibus alioque subapicali instructis ;
palpo maxillari triarticulato; antennis ad os insertis; tho-
racis structura sicut in Eupelmo urozono, metanoto tamen
minus brevi; proalis nervo postmarginali stigmatico sub-
(1) Questo Eupelmus si distingue dall’ Evpelmoides obscuratus, che ho descritto
altrove (Chalcididae of the Seychelles Islands, in: Novitates Zoologicae, Tring, XXIV,
1917, p. 160) per il nervo postmarginale quasi uguale allo stigmatico e per la pre-
senza di uno specolo lineare; per la terebra lunga: forse anche pel numero dei denti
delle mandibole; somiglia per lo sviluppo della valvula ventralis,
STB... L. MASI
aequilongo, speculo nullo, interdum abbreviatis ; abdomine
fusiformi vel etiam in speciminibus exsiccatis laminato-com-
presso, segmentis 1.-4. margine dorsali integro, 5. margine
late concavo, 6. semicirculari, stigmis sub praecedente fere
absconditis, 7. haud medio interrupto, superne inspecto api-
cem triangularem formante; valvula ventrali brevi; oviductu
tenui haud prominulo. Mas ignotus.
Il grande numero di specie descritte finora sotto il nome di
Eupelmus, nonostante la somiglianza che può esservi nei maschi,
mi sembra giustificare 1’ istituzione di nuovi generi per quelle
forme che forse si dovrebbero considerare come rappresentanti di
sottogeneri, o di gruppi anche minori di specie. I maschi poi per
molte specie sono ancora sconosciuti, onde credo tanto più neces-
sario di fondare la classificazione degli Hupelmus essenzialmente
sui caratteri delle femmine.
Calymmochilus atratus sp. n.
Due 9 9 del Giglio, una presa in giugno nel 1901, l'altra
in gennaio (?) nel 1902; un terzo esemplare fu raccolto a Staz-
zano Scrivia (Liguria) nel luglio del 1885.
Femina. Obscure olivaceo-viridis, abdomine nigro via
purpureo-nitente, basi flavo-brunneo; facie violacea; scapo
fusco-aeruginoso, flagello nigro; pedibus, praeter coxas,
oviductu praeter basim nigricantem, fulvis, vel ochraceo-
ferrugineis; proalis pallide flavo-griseis, nervis concolo-
ribus; pilis totius corporis griseis. |
Caput thorace latius proportione 6 : 5, antice visum
cordato -triangulare, longitudine, absque clypeo, */; eius
latitudinis aequans; vertice °/,; capitis latitudinis formante ;
oculis magnis, convexis, sat prominulis, superficie pube
brevissima nec frequenti instructa, orbitis modice divergen-
tibus ac margine incurvo limitatis; genis brevibus, curvatis ;
sulcatis; clypeo angusto legulae semicircularis ad instar
prominente et mandibulas obtegente, margine crenulato;
antennis infra clypeum ac lineam ocuiarem fere aeque
distantibus itaque ori valde propinquis, inter sese spatio
duplo quam a linea oculari remotis; scrobibus superne co-
niunclis ad ocellum fere exlensis; area triangulari inter
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7
CALCIDIDI DEL GIGLIO 329
radiculas elevata, ad medium capitis desinente. Orbitae, de
latere inspeclae, margine postico fere toto recto, oblique
disposito. Faciei superfi-
cies etiam inter antenna-
rum radiculas minutis-
sime reticulata, aspectu
granulosa; tempora
areolis visa majoribus
insculpta ; clypeus fere
laevis, sed haud nitidus.
Ocelli in triangulum re-
ctangularem disposili,
: postici spatio duplo quam
4 3 ab oculis inter se remoti.
5 Mandibulae parvae,
haud validae, angustae,
Fig. 29. Calymmochylus atratus Q.4, antenna A x
(X 175) — 2, testa veduta di fronte (x 52) — 3, margine acute tridentato
labbro superiore (più ingrandito) — 4,mandi- valde oblique disposito ;
hela (X 175) — 5, palpo mascellare (> 200). È È .
palpi maxillares 3-arti-
culati, articulo 2. quam 1. vix breviore.
Scapus ocellum via attingens, dimidio fere quam flagel-
lum brevior; articulus huic sequens duplo longior, reliqui
curtantes, sensim paullum latiores, ultimus quadratus ; clava
articulos praecedenles 3 */. aequans, seginento basali breviore
cum intermedio sutura minus conspicua coniuncio.
Prothorax brevis. Mesonoti pars praeaxillaris etiam
brevis, saltim proportione 9:7 longitudine latior, medio
in triangulum modice elevata, lateribus plicas longitudinales
obtusas formans. Scutellum planum, aeque longum atque
latum, margine postico arcuato; axillae angulo interiore
contiguae. Postscutelli partes laterales triangulares. Dorsel-
lum fere inconspicuum. Metanotum minus abbreviatum,
sublaeve, medio fere */. scutelli longitudinis, */, lateris sui,
aequans, carina nulla, at huius loco plicis duabus incurvis
antice connatis instructo. Spiracula parva, rotunda, a post-
scutello spatio minori quam ipsorum diametro remota. Prae-
sternum quadrilaterum, duplo longius quam in margine
anteriore latius. Mesopleurae sutura sternalis antice angu-
lata praesternum non attingens. Tegulae setis rigidis 4-5
23 0 4
CAL ears
330 L. MASI
instructae. Thorax minute reticulatus ; scuteilum cum axillis
lineis elevatis, reticulum. formantibus, insculptum, areolis
elongatis forma plerumque rhombica vel rhomboidali. Pu-
bescentia totius dorsi brevis, tenuis.
Proalae praestigmate modice dilatato, nervo marginali
dimidiam cellulae costalis longitudinem superante propor-
tione 21:13; postmarginali dimidium marginalis non attin-
gente (6:13), stigmatico etiam breviore, °/s postmarginalis,
"li, marginalis, aequante; superficie in parte basali sparse
pilosula, spatio reliquo toto pubescente, speculo nullo ; linea
nervi cubitalis haud pilis inflexis indicata. Alae metatho-
racis cellula costali ad hamulos extensa.
Femur posticum intermedio longitudine et crassitie ae-
quale. Tarsus medius crassus, articulo primo in altero spe-
cimine denticulis 12-13 in utraque serie munito, secundo 5,
tertio 3, quarto 1; in altero denticulis 12:11, 6:4, 2:4,
1:1. Tibia postica calcari singulo instructa °/, metalarsi
attingente. | |
Abdomen elongate ovato-acutum, in speciminibus exsic-
catis saepe basi constricta, deformata, et apice elevato ; lon-
gitudine thoracem cum capile fere uequans ; segmentis usque
ad quartuni recte marginatis, basali brevi, 3.-4. aequa-
libus, hoc autem dimidium longitudinis attingente; 5. prae-
cedenti fere aequilongo, superne late ac profunde arcuatim
excavato; 6. semicirculari, dorsum tantum occupante, stig-
mis absconditis; 7. de supra inspecto huic subaequilongo et
apicem triangularem aequilaterum formante. Oviductus
tenuis, haud prominens. Superficies reticulata.
Long. 2,5 mm.
Gen. CHARITOLOPHUS Forster.
Verh, naturh. Ver. preuss. Rheinl., XXXV, 1878, p. 69.
A questo genere ed alla specie coerulescens, unica finora
conosciuta, attribuisco l'esemplare di cui segue la descrizione ; il
quale è pure un maschio, come il tipo illustrato dal Forster.
Esso non corrisponde però alla descrizione originale in alcuni
punti, L'autore dice infatti: « Der Kiefer-Augenabstand.... ohne
SI
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4
OSIO IGE TE PI TI Et PRE
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>
CALCIDIDI DEL GIGLIO 331
È deutliche Furchen » e « der Ringel und die vier ersten Geissel-
glieder mit einer.... Lamelle » ed inoltre « das Mesonotum mit
zwei Liingseindricken ». Ma concordando tutti gli altri caratteri,
mi sembra lecito di poter affermare che la presenza del solco
delle gene, forse per lo stato di conservazione dell’esemplare, può
essere sfuggita al Forster, e che egli per errore deve avere attri-
buita all’anello antennale la prima appendice, la quale appartiene
invece all’articolo immediatamente successivo. Quanto alle « Lings-
eindriicken » io non credo che con questo termine si debba inten-
dere i solchi scapolari, come ha fatto Schmiedeknecht nel compi-
lare la diagnosi del genere, perchè il Forster nelle descrizioni
antecedenti e successive della stessa pubblicazione indica sempre
tali solchi col nome di « Parapsiden-Furchen » 0 « Furchen der
Parapsiden ». Depressioni longitudinali del « Mesonotum » si ve-
dono invece frequenti nelle Hupelminae, sopratutto nelle fem-
mine, e si osservano anche nell’esemplare maschio del Giglio, ed
io ritengo che ad esse abbia fatto allusione l’autore.
La femmina sembra che non sia stata ancora nè descritta nè
trovata da alcuno: tuttavia è da osservare che tanto lo Schmie-
deknecht, il quale dà la conferma di questo fatto nel « Genera
Insectorum » (pag.185) come l’Ashmead (Proc. Ent. Soc. Wash.,
IV, N. 1, 1896) hanno messo il genere anche nella parte del
quadro dicotomico che riguarda le femmine degli Eupelmini, il
che farebbe supporre che già nel 1896 Ashmead conoscesse ambo
i sessi. E secondo questo autore, 1 caratteri generici della fem-
mina, desumendoli dal quadro dicotomico, sarebbero i seguenti :
Ocello anteriore. non compreso nella fossa antennale, occhi
glabri, antenne di 13 articoli, ascelle distanti luna dall’altra, ali
non abbreviate, nervo marginale lungo, stigmatico brevissimo,
postmarginale lungo, primo articolo del tarso medio non fornito
di spine robuste, femori anteriori normali, tibia delle zampe poste-
riori e primo articolo tarsale nè dilatati nè compressi, addome
non più corto dell'insieme della testa e del torace, con i tergiti
profondamente incisi medialmente, le valve della terebra non
molto allungate.
La femmina di Charitolophus dovrebbe essere dunque più o
meno simile ad una Polymoria; e veramente una, certa somi-
glianza con questo genere apparisce anche dal solo esame del
maschio, senonchè due caratteri non concordano: nei maschi di
332 L. MASI
Polymoria le antenne non sono ramificate, e in ambo i sessi di
tale genere il nervo postmarginale e quello stigmatico sono ben
sviluppati.
Un esemplare di femmina di un Eupelmino, raccolto nel Lazio,
che mi è stato comunicato dal mio amico Prof. G. Lepri, presenta
una nervatura delle ali anteriori e posteriori molto simile a quella
del Charitolophus maschio; onde ritengo che, se pure tale fem-
mina non spetta realmente a questo genere, potrebbe essere tut-
tavia molto affine: nella forma del metanoto e dei relativi spiracoli
essa concorda col Charitolophus, come pure nel fitto rivestimento
di peli bianchi sui lati del metatorace : le differenze più importanti
sono la forma assai raccolta del torace, la mancanza di depressioni
nella parte preascellare del mesonoto, i femori e le tibie anteriori
e posteriori dilatati e compressi.
Charitolophus coerulescens Forster.
Verh. naturh. Ver. preuss. Rheinl., XXXV, 1878, p. 70.
Un g' preso in agosto nel 1901.
Di colore azzurro cupo, con riflessi violacei, in qualche punto
con tendenza al color verde, specialmente alla base e all’ apice
dell'addome; parte dorsale di questo con leggiero riflesso rameo.
Metanoto e scapo verdi, metallici; flagello bruno nero con riflessi
violacei. Ali jaline, ma in apparenza lattiginose per il colore
hianco dei peli che le rivestono, con la nervatura giallastra assai
pallida, eccetto il: prestigma e il nervo stigmatico, che sono d’un
giallo grigio piuttosto scuro. Questo colore pure, per un tratto
brevissimo, nei ginocchi e nell’articolazione fra lo scapo e la
‘adicola. Speroni delle tibie bianchi. Tarsi con prevalenza del
colore bianco nei primi articoli, del bruno negli ultimi; in quelli
medi e posteriori il lato esterno del primo articolo con sfumatura
bruna solo nella metà apicale, il secondo per quasi tutta la sua
lunghezza, il terzo e quarto bianchi soltanto alla base nella parte
più ristretta; |’ ultimo interamente bruno nero. Tutti i peli bian-
chi, quelli ai lati del metatorace quasi argentei, quelli del flagello
bianchi-grigiastri.
Testa conformata come nei maschi degli Zupelmus e di
molti altri generi di Mupelminae: veduta di fronte, più larga
pe
CALCIDIDI DEL GIGLIO 333
che lunga nella proporzione di 5 a 4, col vertice poco arcuato,
gli occhi mediocremente convessi, forniti di rarissimi peli corti, la
linea oculare inferiore distante dal peristomio ‘/, della lunghezza
totale; questa lunghezza uguale alla distanza massima delle orbite
sulla limea oculare inferiore, mentre la minima distanza, sul ver-
tice, è ?/, della larghezza. Inserzioni delle antenne piuttosto rav-
vicinate e poste a ?/, della lunghezza. della testa contando dal
basso; lo spazio fra i toruli alquanto maggiore di questa distanza.
Dai toruli discendono due solchi, dapprima convergendo verso la
linea mediana per raggiungere gli angoli interni del clipeo, poi
divergendo per seguirne i lati esterni. Clipeo a forma di trapezio,
col lato interno uguale alla sua lunghezza e determinato da un
leggiero solco, il margine esterno poco più lungo, uniforme ed
appena leggermente concavo, situato assai più in dentro delle
parti adiacenti del peristomio e fornito di quattro setole, di cui
quelle esterne più lunghe. Labbro con una serie di otto piccole
setole e col margine dritto e non sporgente. Ocelli esterni al-
quanto più distanti dalle orbite che dall’ocello anteriore. Fosse
antennali poco profonde e non bene delimitate, riunite a formare
una depressione a margine esterno quasi semicircolare, che non
arriva a livello della linea oculare superiore. Forma della. testa
di profilo ellittica, col diametro trasverso uguale a */, della lun-
ghezza; occhio quasi della stessa forma, essendo appena più lar-
gamente arrotondato nella parte superiore. Solco delle gene pro-
fondo.
Superficie della testa minutamente ‘e rozzamente scolpita a
reticolo, con le areole la metà più piccole presso al peristomio e
sul vertice, ed ancora più minute fra i due solchi che discendono
dai toruli verso il clipeo, e presso i solchi delle gene. Peli sparsi,
lunghetti, piuttosto radi. |
L’ antenna è formata di undici articoli. Lo scapo è piuttosto
breve, leggermente rigonfiato verso il mezzo, con uno spigolo
acuto che ne forma tutto il lato anteriore. Il pedicello è globoso,
ristretto solo alla base, largamente scavato all'apice. L'anello è
sottile, poco appariscente. Il funicolo si compone di sette articoli,
dei quali i primi cinque sono forniti, nel lato superiore, di un’ap-
pendice laminare, che dal primo si estende fino a raggiungere
la base della clava e dal quinto fin quasi all'apice di questa. Il
‘primo articolo è poco più largo che lungo; i tre successivi grada-
334 L. MASI
tamente più lunghi, il quarto essendo circa una volta e mezza
più largo che lungo; il quinto e sesto articolo sono i più grandi,
misurando in lunghezza
quanto l'insieme dei primi
tre e dell’anello; il settimo
«è un po’ meno allungato
dei due precedenti, ma
alquanto più. largo. La
clava non ha traccia di
suture, ed è appena più
lunga e poco più larga del
quinto articolo. Le appen-
dici sono laminari, con
l'apice tagliato ad ellissi
e larghe circa quanto la
clava nella seconda metà Fig. 30. Charitolophus coerulescens SJ. 1,
antenna (Xx 90) — 2, ultimo articolo del funicolo
della loro lunghezza, gra- | 200).
datamente più ristrette i
verso il loro punto di attacco; il quale si trova immediatamente
alla base del rispettivo articolo: inoltre sono tutte incurvate
ed inclinate verso l'apice dell'antenna e nell’esemplare essic-
cato anche leggermente contorte su sè stesse. Il margine di
queste appendici è irregolarmente seghettato; sulle lamina
si osservano dei sensilli lineari. sparsi irregolarmente e in
grande numero, in modo che in una linea trasversa se ne con-
tano per lo più quattro o cinque: questi sensilli sono spesso (nel
preparato) leggermente arcuati o sinuosi. Sugli articoli del funi-
colo e sulla clava si vedono un po’ meno frequenti e sono tutti
non più lunghi del primo articolo. La clava e i due articoli pre-
cedenti presentano pure altri sensilli che appariscono come punti
chiari, sparsi. La lunghezza del flagello è quasi uguale ad una
volta e mezza la larghezza della testa.
Torace allungato, coi lati poco convessi, il protorace e il meta-
torace relativamente poco sviluppati; veduto di profilo notevol-
mente depresso, con la parte dorsale e ventrale quasi piane, e
circa tanto alto vicino alle anche anteriori come innanzi alle
posteriori; la sua altezza non superiore a */ della lunghezza ed
uguale a */, della distanza fra il protorace e l’anca intermedia.
Metanoto, osservato lateralmente, assai obliquo. Parte preascellare
CALCIDIDI DEL GIGLIO 399
del mesonoto, veduta dal di sopra, poco più ristretta della. lar-
ghezza della testa nel rapporto di 9:10, e più larga che lunga in
rapporto di 2:3, di forma subquadrangolare, con gli angoli ante-
riori arrotondati, senza traccia di solchi scapolari e con due lar-
ghe ma leggiere depressioni longitudinali submediane. Scutello
piano, lungo quanto la parte preascellare del mesonoto, largo °/,
della propria lunghezza. Ascelle estese nel primo !/, dello scu-
tello, notevolmente discoste l'una dall'altra, con una faccia supe-
riore triangolare rettangola ed una laterale, presso a poco della
stessa dt separate da uno spigolo rettilineo: il lato anteriore
della faccia dorsale uguale a ?/, del lato anteriore dello scutello.
Lati esterni di questo formanti il limite del !/, medio, dritti e
paralleli; il !/, posteriore in forma di triangolo ottusangolo due
volte più largo che lungo, e limitato da due solchi profondi, con
l'apice leggermente arrotondato e quasi contiguo al metanoto.
Presterno grande, triangolare subequilatero, non orlato ai mar-
gini. Mesopleura lunga, col margine inferiore quasi dritto. Meta-
noto col lato anteriore leggermente concavo, il lato posteriore
pure concavo, in senso opposto, ma assai meno esteso; superficie
uniforme; spiracoli rotondi, mediocri.
Parte preascellare del mesonoto con areole poco più grandi
‘di quelle della fronte ed a fondo incavato, i loro margini uniti in
un reticolo di linee assai sottili, le cui maglie sono piuttosto irre-
golari nella forma. Scutello molto minutamente ma profondamente
striato-solcato nel senso longitudinale: ascelle a scultura del pari
minuta ma punteggiata-reticolata. Areole della mesopleura grandi
come nella parte preascellare del mesonoto, ma di forma più rego-
lare, ed a fondo piano. Scultura reticolata-squamosa del metanoto
poco evidente.
Peli sul torace sparsi, come sul capo, quasi mancanti nello
scutello e nelle ascelle, assai numerosi invece e più lunghi intorno
agli spiracoli e fra questi e l’anca posteriore.
Ali anteriori, nella posizione di riposo, estese fino all’ apice
dell’ addome, di forma subtriangolare, col margine distale medio-
cremente incuryato; quello della cellula costale notevolmente con-
vesso; la loro maggiore larghezza a ?/, della lunghezza ed uguale
a poco meno della metà di questa. Cellula costale assai ampia,
cinque volte più larga che lunga. Prestigma un poco più lungo
del nervo facili nervo stigmatico rappresentato da una clava
Peo
Fe
td
aan
336 L. MASI
sessile, troncata all’ apice e col lato interno (posteriore ) piegato
ad angolo ottuso, l'esterno dritto; nervo postmarginale alquanto
più corto della clava stigmatica e meno largo del marginale.
Superficie senza specolo; la cellula. basale quasi glabra, la parte
del disco più vicina al nervo basale fornita di peli meno frequenti ;
nervo basale poco evidente e concavo verso l’apice dell’ala. Fran-
gia ridotta ad alcuni peli estremamente corti, i quali sporgono
solo nella parte apicale-posteriore e distano per un tratto uguale
alla loro lunghezza o di poco minore. Peli sulla cellula costale e
sul nervo marginale
piuttosto. frequenti ,
come nel disco, quelli
del !/, apicale deil’ala
più numerosi presso
il margine anteriore
e presso l'angolo po-
steriore.
Ali metatoraciche
ampie, con la mag-
giore larghezza verso
la metà della lun-
ghezza ed uguale ad
!/. di questa; la cel-
“in
4 oO
3
la ostalo estastrfino. ies St Clann mia e ci A
agli uncinetti e col stessa (x 175) — 3, ala posteriore ( 60) — 4, por-
margine libero. ar - zione della nervatura della stessa (X 4175).
cuato-convesso; nervo basale evidente, ispessito nel tratto dalla ner-
vatura subcostale alla metà della superficie dell’ala e leggermente
incurvato e diretto obliquamente verso la radicola. Uncinetti situati
a */; della lunghezza totale. Peli in tutta la superficie piuttosto fre-
quenti: frangia formata di setole corte, ma tuttavia più svilup-
pate di quelle dell’ala anteriore.
Zampe deboli; quelle intermedie piuttosto corte, col primo
articolo tarsale fornito di molti dentelli abbastanza robusti, legger-
mente ombrati all’apice. Misure di alcuni articoli nelle zampe
intermedie e posteriori: tibia media 33, tarso 25; tibia posteriore 30,
tarsor At PA 96) kD a 7).
Addome poco pitt lungo del torace, con la maggiore larghezza
(nell’esemplare essiccato) alla metà della langhezza ed uguale a
CALCIDIDI DEL GIGLIO
2a DA di quella del torace; i primi. cinque Sera subeguali ; gli i
spiracoli piuttosto TO Il primo e i due ultimi tergiti a scul-
ture. reticolata-squamosa, con areole grandi come presso gli spira-
coli del metatorace ; i tergiti 2.-4. assai minutamente striati-reti-
colati, con areole trasversali. Peli un poco più frequenti ai lati
del primo segmento.
Lungh. 2,65 nm.
“we
me n oe tar ERI epee ;
Da
MATERIALI PER LO STUDIO DELLE HISPIDAE
DI Ri GES PTR O
BE
DI ALCUNE HISPIDAE RACCOLTE IN MALESIA
DAL PRoF. BAKER
\
Le recenti raccolte del Prof. Baker meritano d’esser fatte
conoscere perchè arricchiscono la scienza di alcune novità e di
nuovi dati per la dispersione geografica delle specie; ne darò
quindi un rapido cenno, enumerandole secondo la loro prove-
nienza. Se ho ritardato a farlo ciò si deve alle condizioni eccezio-
nali in cui si è trovato il Museo, occupato in parte per servizii
militari, e alle altre difticoltà inerenti allo stato di guerra. Tali
condizioni al momento in cui scrivo cominciano appena a miglio-
rare, ma non voglio indugiare oltre a rendere questo piccolo tri-
buto di gratitudine all’egregio Collega, alla cui opera indefessa
si deve un aumento cospicuo delle nostre collezioni Malesi. Ciò
sia detto per giustificare il modo affrettato in cui sono redatte
queste mie brevi note.
Sandakan (N. FE. Borneo).
Anisodera Sheppardi, Baly. — Un esemplare (N. 9408). Rap-
presentata nel Museo Civico di Genova da esemplari del Monte
Kina-balu.
Anisodera lucidiventris, Guér. — Un esemplare (N. 9409). Già
nota di Sarawak (Kutcing e Mattan).
Callispa Whitei, Baly. — Di questa specie non si aveva altra
indicazione che Borneo.
Callispa splendidula, Gestro. — Conosciuta di Bruni.
Callispa puella, n. sp. — E molto somigliante per aspetto e co-
lorazione alla C. elegans, Baly; ma è molto più piccola, misurando
MA el
HISPIDAE MALESI 339
solo 3 millim. e l’area apicale degli elitri invece d’essere « laele
cyanea » è nera. È anche essa molto lucente, ma la punteggiatura
del corpo è in generale più forte. Il torace somiglia per la forma,
ma è più stretto, più convesso e le depressioni dei lati sono più
profonde e con punti più grossi. Anche gli elitri sono alquanto
più stretti, più convessi e con punteggiatura più marcata. — Di
questa graziosa specie ho un solo esemplare con indicazione: San-
dakan. Borneo. Baker. N. 9415.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Agonia rufonigra, n. sp. — Affine alla dimidiata, Gestro di
Sumatra, ma facilmente riconoscibile da essa per la statura molto
minore (millim. 4 ?/,), per la forma e la scultura del torace,
per la scultura degli elitri etc. Nei tre esemplari di dimidiata
che ho alla mano la tinta scura apicale degli elitri nel mezzo
si spinge in avanti, mentre nella specie presente la separazione
fra le due tinte avviene per una linea orizzontale; però questo
carattere ha poca importanza essendo soggetto a variare. Un
carattere essenziale lo troviamo invece nel torace che-è un po’
più corto, molto più convesso, con una forte depressione basale,
che si divide in due solchi diretti obliquamente in avanti, i quali,
per così dire isolano una porzione mediana anteriore assai con-
vessa; altre due depressioni foveiformi esistono ai lati; la
superficie è molto liscia e soltanto pochi punti sparsi irregolar-
mente si osservano nei solchi. Gli elitri sono alquanto più larghi ;
nella dimidiata le coste degli elitri sono più forti e più paral-
lele alla sutura e fra di loro; nella specie presente i punti negli
interstizii sono anche più piccoli e le pieghe trasverse meno forti.
La specie è descritta sopra un solo esemplare che porta sul
cartellino: «Sandakan, Borneo. Baker. N.-9663».
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Gonophora chalybeata, Baly. — Un esemplare N. 9410. Già
nota di Kutcing (Sarawak) e di Pontianak (Borneo occid.).
Gonophora exilis, n. sp. — Rossiccia, quasi opaca, con an-
tenne nere, eccettuato il primo articolo e l'apice del secondo
che sono ferruginei; capo e superficie inferiore del corpo testacei,
piedi giallo-pallidi, coi ginocchi infoscati e con i femori e le tibie
del primo pajo esternamente nerastri. Capo stretto; antenne molto
lunghe; torace trasverso, molto più largo del capo, coi lati molto
convergenti in avanti, fortemente sporgenti e ottuso-arrotondati
340 R. GESTRO
nel mezzo e di qui verso la base sinuosi; margine anteriore quasi
retto, margine basale bisinuato, margini laterali finamente crenu-
lati; disco molto convesso in avanti, convessità che è circoscritta
in addietro da due solchi obliqui che si congiungono alla base;
alcuni grossi punti occupano due aree un po’ depresse situate
nella parte anteriore convessa del disco, la quale è anche munita
nel mezzo di una: sottile linea longitudinale; altri pochi punti
stanno nei solchi. Elitri più larghi del torace, quasi paralleli
dietro gli omeri, poi dilatati leggermente e gradatamente fine
all’apice, che è largamente arrotondato; il disco è un po’ de-
presso e percorso, per ciascun elitro, da due coste robuste, spor-
genti, sopratutto alla base, ove sono per breve tratto divergenti,
mentre continuano poi parallele fino all'apice. Oltre a queste
due coste discoidali ve ne è una marginale meno marcata, spe-
cialmente nel suo tratto mediano; gli intervalli fra le coste sono
occupati da grossi punti ordinati in doppia serie; alla base ove
le due prime coste divergono, i punti sono “più piccoli più nume-
rosi e confusi. — Lunghezza 3 millim.
Questa specie sta nel gruppo cui appartiene la rufula, Gestro
‘di Malacca e Sumatra, ma differisce grandemente da essa per la
statura molto minore, per la diversa colorazione, per il torace
diversamente foggiato e scolpito, per gli elitri più larghi, sopra
tutto all’apice e per varii altri caratteri.
Sandakan. (N. 9419). Un solo esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova. 9
Gonophora (Micrispa) humilis, n. sp. — Di colore giallo-ferru-
gineo, capo e torace opachi, elitri abbastanza lucenti; capo un
po’ più scuro, antenne, tolti i due primi articoli, nere, elitri or-
nati, ciascuno, di una macchia nera allungata, situata dietro la
metà, fra la prima e la terza costa e di una fascia comune
bruna, poco appariscente, sulla porzione declive apicale. La sutura
è un poco più ferruginea che il resto. Il compo inferiormente è
abbastanza lucente. I piedi sono leggermente più. sbiaditi. Capo
trasverso, opaco, non punteggiato, con lieve traccia di una lineetta,
impressa longitudinale mediana;:antenne un poco più lunghe
del capo e del torace riuniti, cilindriche, coi due articoli basali
corti e un po’ rigonfii. Torace più largo del capo, più largo che
lungo, alquanto più stretto alla base che all’apice e perciò coi lati
alquanto convergenti verso la base; questi nel mezzo distintamente
HISPIDAE MALESI 341
sinuati; angoli basali leggermente denticolati, apicali foggiati ad
angolo retto; margine anteriore largamente troncato arrotondato
e sinuato in corrispondenza degli angoli; margine basale bisi-
nuato, colla’ porzione mediana sporgente troncata; disco convesso
nella sua metà anteriore e questa convessità limitata in addietro
da due solchi obliqui che lateralmente terminano in una depres-
sione foveiforme e che si congiungono insieme in un’ampia fossetta
mediana basale. Lungo il margine anteriore esiste una serie rego-
lare di punti molto grossi; il resto della superficie è opaco e non
apparisce punteggiato. Scudetto infossato, piccolo, triangolare. Elitri
più larghi del torace e in addietro notevolmente più larghi che
alla base; per un po’ meno di un quarto basale i lati appajono
paralleli; segue poi una sinuosità dopo la quale si allargano
gradatamente fino all’apice: questo è largamente arrotondato. La
sporgenza omerale è ben marcata ed elegantemente arrotondata
e al disotto di essa il margine laterale si fa alquanto spianato e
tale si mantiene regolarmente fino all'apice. Il disco è depresso
e presenta, per ciascun elitro, tre coste, delle quali la prima e
la seconda sono più robuste; anche la sutura, eccettuato il suo
tratto basale presso lo scudetto, è elevata e costiforme; la prima
e la seconda costa alla base sono molto inspessite, quasi callose
e si congiungono formando un grosso orlo basale lucente; per
circa il quarto basale sono lontane |’ una dall'altra, poi si avvi-
cinano, si fanno parallele e tali decorrono fin dopo la metà, ove
di nuovo si discostano ma in un grado molto minore che alla
base. Gli intervalli fra le coste. sono occupati da grossi punti
accostati fra loro, ordinati in doppia serie e separati a paja da
pieghe trasversali; soltanto nel breve tratto basale ove le due
prime coste sono divaricate, i punti sono più piccoli e disposti in
serie triplice. Lunghezza 3 */, millim.
Un solo esemplare coll’ indicazione: Sandakan (Borneo) C. F.
Baker. N. 9417.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
È questa la terza specie del sottogenere Micrispa abitante
Borneo. i
Dactylispa bipartita, Guér. Sei esemplari (N. 9413, 9659,
9661, 9662). — Già nota di Sarawak (Kutcing, Simanggang).
Dactylispa sp. — Vicina a longicuspis, Gestro. — Un esem-
plare (N. 9660). Non sono riescito a determinare questa specie
aid de,
342 R. GESTRO
e neppure altre due, sia per le loro condizioni, sia per essere
rappresentate da un solo esemplare.
Platypria chaetomys, Gestro. — Un esemplare (N. 9658). Già
segnalata di Sarawak (Kutcing, Limbang).
Da quanto ho sopra esposto risulta che la raccolta fatta dal
Prof. Baker a Sandakan, benchè non copiosa, è importante, avendo _
aggiunto quattro nuove specie alla fauna di Borneo. Queste, in-
sieme ad altre quattro descritte dopo la pubblicazione del mio
secondo elenco (1) fanno ascendere a 67 la cifra totale delle Hi-
spidue di Borneo.
Singapore.
Callispa elegans, Baly. — Un esemplare.
Nella collezione del Museo Civico di Genova esistono di questa
specie esemplari prevenienti da Sumatra e dalle isole ad occi-
dente di essa, Mentavei e Batù. Baly cita anche Pulo Penang.
Plesispa Reichei, Chap. — Due esemplari: uno (N. 9011)
di Singapore, l’altro (N. 9010) coll’ indicazione: «Prov. Wellesley,
Straits Settlements, Richards. Infesting Coconuts».
Questa specie descritta la prima volta di Malacca, fu in se-
guito scoperta anche alle Filippine dal Prof. Baker (?). Essa non
è la sola che rechi danni alla palma da cocco (Cocos nucifera,
L.) perchè questa importantissima pianta conta fra le Hispidae
ben altri distruttori. La Bronthispa Froggatti, Sharp si ciba,
tanto da larva quanto da adulto, dell’epidermide dei giovani ger-
mogli e varie specie di Promecotheca (coeruleipennis, Blanch.,
antiqua, Weise, cullosa, Baly, varipes, Baly) sono pure gran-
demente infeste al Cocco (*); lo stesso dicasi della Promecotheca
(1) Materiali per lo studio delle Hispidae. XLII. Secondo saggio sulle Hispidae di
Borneo. (Bullettino della Società Entomologica italiana. Anno XLI, 1909, pag. 122).
Le quattro specie aggiunte alla fauna di Borneo dopo la pubblicazione di questo
mio secondo saggio sono le seguenti:
Botryonopa Moultonii, Gestro, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVI, 1913, p. 14.
Gonophora angulipennis, Gestro, l. c. p. 16.
Wallacea compta, Gestro, l. c. p. 44.
Lkagonia Krishna, Maulik, Proc. Zoolog. Soc. Lond. 1916, p. 574, fig. p. 572.
(?) R. Gestro. — Saggio sulle eas delle Isole Filippine. (Questi Annali XLVII,
1917, pag. 400).
(3) Australasian Hispidae of the genera Bronthispa and Promecotheca whith de-
stroy Coconut Palm fronds. By Walter W. Froggatt. (Bulletin of Entomological Re-
search. V, 1914-1915, pag. 149-152).
HISPIDAE MALESI 343
- opacicollis. Gestro, delle Nuove Ebridi (1) e della P. Cumingii,
Baly delle Filippine, anche esse a ragione accusate di guasti este-
sissimi (*). Un'altra specie del genere Bronthispa, la B. de-
pressa, Baly, attacca la Normanbya merrillii, Beccari; la
Wallacea palmarum, Gestro, di Singapore è nociva all’ Areca
triandra, e la Wallacea limbata, Gestro, di Madras, è pure
ascritta fra i nemici delle palme ; un’altra Wadliacea fu chiamata
dactyliferae dal Maulik, perchè infesta alla palma a datteri; inoltre
il sago (Metroxylon) è attaccato, a Sumatra e a Giava, da due
specie di Botryonopa, la grandis, Baly e la sanguinea, Guér.
Le Graminacee . non sono risparmiate dagli attacchi fatali delle
Hispidae; basta percorrere i giornali di Agraria pubblicati nel-
l’India per avere un’ idea della gravissima distruzione delle pianta-
gioni di riso prodotta dall’Hispa aenescens, Baly, detta perciò
«Rice Hispa», cui si associa la Leptispa pygmaea, Baly, la quale
però ha preferenza per i germogli della canna da zucchero; questa
annovera fra i suoi nemici anche la Phidodonta modesta, Weise
e la Asamangulia Wakkeri, Zehnt. E anche i bambù sono fre-
quentati dalle Hispidae fra le quali |’ Estigmena chinensis,
Hope; per la Bambusa glaucescens, Sieb. vediamo citate la Cal-
lispa Cumingii, Baly e per la Bambusa blumeana, Schult. la
Callispa flavescens, Weise, tre specie di Dactylispa (bipartita,
Guér., cladophora, Guér., infuscata, Chap.) e il Monochirus
inoestus, Baly. A Giava le Orchidee sono danneggiate dall’On-
cocephala angulata, Gestrò e dalla Gonophora orientalis,
Guér. (*). Noi non abbiamo a temere nulla dalle nostre specie,
‘che vivono su piante non coltivate e non applicate ad usi speciali.
L’ Hispa testacea è comunissima sul Cistus salviaefolius, L.
e frequenta ‘anche il C. monspeliensis, L. ed il C. albidus,
L. (4); lV affine H. occator, Brullé, delle isole Canarie sta pure
(') Un ennemi du Cocotier aux Nouvelles - Hébrides le Promecotheca opacicollis,
Gestro, par J. Kowalski. (Annales des Epiphyties. Tome IV. Paris 1917, pag. 285-328).
Con 2 tavole e figure nel testo.
(3) The Coconut leaf-miner beetle, Promecotheca Cumingii, Baly. By Charles R.
Jones. (The Philippine Journal of Science. Section D. Vol. VIII), 1913, p. 127-131). Con
2 tavole.
Promecotheca Cumingii, Baly, another Coconut Hispid and a Pest in Malacca.
(Burkill J. H. Garden’s Bull. Straits Settlements, Singapore, II, N. 4. 4th July 1918,
pp. 3-5, 1 fig.).
(5) Java. Zoolog. en Biolog. 1912, p. 127.
(‘) Notes biologiques sur 1° Hispa testacea, L. par Pierre Lesne. (Bull. de la Soc,
Entom. de France. Année 1904, p. 68).
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344 R. GESTRO
sui Cistus. La Leptispa filiformis, Germ. dell’Italia meridionale
e della Sicilia, si trova, raramente, all’ascella delle foglie della
Dactylis glomerata. Dell Hispella atra (L.) che si raccoglie
frequentemente fra le erbe in luoghi asciutti, ignoro se abbia una
predilezione speciale per qualche pianta. Abbiamo pure una quarta
specie, la Polyconia spinicornis, Kraatz, originaria del Niger,
della quale un esemplare vivo fu raccolto a Palermo dal distinto
entomologo Agostino Dodero (!) e altri due indubbiamente di
Sicilia esistevano nella collezione Ragusa. Sarebbe desiderabile, che
gli entomologi siciliani facessero abbondante ricerca di Hispella
atra, con la quale la Polyconia spinicornis può facilmente
confondersi, per eliminare il dubbio che queste tre catture siano
state accidentali, di insetti casualmente. importati. Molto vi
sarebbe da aggiungere intorno ai costumi delle Hispidae ed ai
loro rapporti coll’ agricoltura; ma la digressione è già troppo lunga
ed escirei dai limiti di queste mie rapide ricerche sulle Hispidae
malesi (?).
Wallacea Bakeri, n. sp. Rossiccia e lucente, ad eccezione degli
elitri che sono neri opachi con le coste soltanto nitide. Il capo è
molto corto e scolpito di alcuni punti irregolari; le antenne sono
lunghe col primo articolo più lungo di tutti gli altri e più spesso,
specialmente all’ apice; il secondo più stretto del precedente e di
poco meno lungo; il terzo a un dipresso uguale al precedente in
lunghezza ma più sottile; i seguenti appena visibilmente più inspes-
siti. Il torace è trasverso e molto più largo del capo; ha i lati quasi
paralleli e gli angoli anteriori arrotondato -troncati; il margine
anteriore nel mezzo arrotondato e alquanto sporgente, margine
basale leggermente bisinuato; margini laterali quasi ondulati;
disco poco convesso, percorso nel mezzo da un’area longitudinale
liscia e lucente, che si allarga in avanti e dietro al margine an-
teriore si estende da una parte e dall’altra in un ramo trasver-
sale, formando una specie di croce; su questa area lucente si
osservano pochissimi e finissimi punti, mentre tutto il resto del
disco è scolpito di punti grossi e fitti. Scudetto piccolo, stretto, arro-
(‘)-Materiali per lo studio delle Hispidae di R. Gestro. XXXVIII. La presenza del
genere Polyconia in Sicilia. (Bull. Soc. Entom. Ital. Anno XLI, 1909, p. 54).
(2) Il lettore può trovare altre indicazioni interessanti a questo riguardo nel
volume di Maulik sulle Hispinae indiane recentemente comparso. (The fauna of
British India, including Ceylon and Burma, Coleoptera. Chrysomelidae [Hispinae and
Cassidinue), London, July 1919).
HISPIDAE MALESI 345
tondato all'apice. Gli elitri sono più larghi del torace e circa tre
volte Ja sua lunghezza, a lati quasi paralleli, arrotondati all’ apice,
con un minutissimo dente all’ angolo suturale e col margine late-
rale un poco spianato. Sul disco, abbastanza convesso, si contano,
per ciascun elitro, tre coste, che vanno dalla base all’apice, ed
una quarta, corta, situata presso l'apice, parallela e avvicinata
alla terza; oltre a queste coste discoidali ben marcate, ve ne
sono altre due lungo il margine laterale, più gracili e più avvi-
cinate fra di loro. Queste coste, come pure la sutura, che è ele-
vata, sono lucenti e risaltano bene sul fondo opaco; alla base
sono più sporgenti che all’ estremita. Gli interstizii fra le coste
sono opachi e percorsi da punti poco evidenti, disposti, fra le coste
discoidali, in serie duplice e gradatamente evanescenti andando
verso l'apice. Lunghezza 5 millim.
Questa specie è facilmente riconoscibile dalle altre per la
caratteristica scultura degli elitri.
Singapore, C. F. Baker. Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Agonia xanthosticta, Gestro. Tre esemplari.
Descritta in origine di Sumatra e successivamente indicata di
- Malacca e di Sarawak. Gli esemplari di Singapore hanno le mac-
chiette gialle degli elitri meno appariscenti.
Gonophora haemorrhoidalis, Web. — Due esemplari (N. 9014).
Specie molto sparsa nell’ Arcipelago Malese, ma, a quanto
pare, mancante -alle isole Filippine. L'indicazione di Molucche
data dal Weise nel « Coleopterorum Catalogus » mi pare da met-
tere in dubbio.
Gonophora cariosa, Gestro. — Due esemplari (N. 9015).
Già conosciuta di Malacca, Sumatra e Borneo.
Dactylispa Weyersi, Gestro. Un esemplare (N. 9013).
Conosciuta finora soltanto di Sumatra.
Dactylispa Oberthiirii, Gestro. — Un esemplare (N. 9012).
Abita Sumatra e Malacca.
Dactylispa bipartita, Guér. — Un esemplare.
Specie assai diffusa nell'arcipelago Malese.
Altre due specie di Dactylispa non sono determinabili.
Da Malacca il Prof. Baker ha inviato un esemplare di Pro-
mecotheca Cumingii, Baly (N. 9053) preso sulla Palma da cocco.
(RO
EY piane gere a Oy
mar
346 R. GESTRO
Pulo Penang.
Oncocephala angulata, Gestro. — Un esemplare (N. 9656).
La specie, fondata sopra esemplari di Sumatra, fu poi ritro-
vata nell’ Alta Birmania, nel Pegù e nelle isole Filippine.
Gonophora haemorrhoidalis, Web. — Due esemplari dei
quali il più grande (N. 9054) ha il quarto basale degli clitri
rosso come il torace e il nero che invade la base si divide in
avanti formando su ciascun elitro una macchia situata sulla se-
conda costa.
Rhadinosa sp.? — Un esemplare (N. 9411).
Dactylispa Oberthiirii, Gestro. — Un esemplare (N. 9055).
Dactylispa bipartita, Guér. — Un esemplare (N. 9412). 5
Isole Filippine.
Il contributo recato dal Prof. Baker alla-fauna delle Filippine,
questa volta aggiunge alla tribù delle Hispinae due nuove specie
e fa ascendere il loro numero totale da 85 a 87 (!).
Promecotheca Cumingii, Baly. — Un esemplare con indica-
zione: « Prov. Zambales. Baker ». Già nota dei luoghi seguenti:
Parte Sud Ovest di Mindanao (Semper); Luzon (C. S. Banks);
Palawan: Puerto Princesa (Schultze); Tayabas: Malinao (Baker);
Luzon: Mt. Makiling (Baker).
Promecotheca pulchella, Gestro. — Un esemplare di Imugin,
N. Viscaya, Baker. Nel mio saggio sulle Hispidae delle Filippine,
pag. 409, ho accennato ad un esemplare del M.!* Limay, di
piccola statura, cioè di 6 millim., (il tipo ne misura 7) e anche
un po’ differente per la porzione scura degli elitri più estesa in
avanti. Quello di Imugin è ancora più piccolo (5!/, millim.);
anche in esso la tinta scura invade una maggiore parte degli elitri
e, oltre a questo si osserva che i piedi mediani e posteriori sono
interamente neri. Con un solo esemplare e coi soli caratteri della
minore statura e del diverso colore dei piedi, non mi pare il caso
di pensare ad una differenza specifica.
(1) Materiali per lo studio delle Hispidae di R. Gestro - LI. Saggio sulle Hispidae
delle isole Filippine (Ann. Mus. Civ. Genova, XLVII, 1917, p. 387-440).
HISPIDAE MALESI 347
Wallacea vittata, n. sp.
K allungata e lucente, col capo ed il torace gialli, le antenne
nere cogli ultimi articoli rossastri, gli elitri di un giallo di paglia
sbiadito, ciascuno con tre striscie longitudinali scure; di queste
«una sta fra la sutura e la prima serie di punti, le altre due
marginali sono situate una fra la quarta e la quinta, l’altra fra
la sesta e la settima serie di punti; la striscia suturale comincia
ad una brevissima distanza dalla base, le due marginali alla
base sono fuse insieme; nessuna delle striscie DISSUMDS l’apice
e la più esterna è la più breve di tutte.
Il capo è corto e largo, presenta nel mezzo una linea longi-
tudinale impressa e qua e là pochi punti leggeri. Le antenne
sono abbastanza robuste, la loro lunghezza a un dipresso supera
di poco quella del capo e del torace presi insieme, dalla base
all’apice vanno gradatamente e leggermente ingrossando; i primi
sei articoli sono quasi lucenti e scarsamente forniti di peli finis-
simi, gli articoli apicali sono invece pubescenti. Il torace è assai
più largo del capo, quasi tanto largo quanto lungo, più largo in
avanti che alla base, cogli angoli anteriori fortemente arrotondati,
dietro a questi alquanto ristretto e coi lati paralleli; il margine
anteriore nel mezzo leggermente arrotondato e rigonfio, il mar-
gine basale pure un poco arrotondato e gli angoli posteriori quasi
retti; sul disco si osserva a stento una eo punteggiatura ,
e nel mezzo del margine basale esistono pochi grossi punti in
breve serie trasversa. Scudetto piccolo, allungato, arrotondato
all'apice, liscio. Gli elitri sono più larghi del torace e circa tre
volte e mezza lunghi; in addietro si allargano assai leggermente,
all'apice sono arrotondati e il margine apicale è spianato; la loro
scultura si compone di punti rotondi, molto regolarmente disposti
in serie longitudinali. — Lunghezza 6 */, millim. ;
Le specie a me note del genere Wallacea hanno un colore
"uniforme, oppure, più frequentemente, la porzione apicale degli
elitri è nera per un tratto più o meno esteso; alcune (marginata,
limbata) hanno sugli elitri un lembo scuro marginale; la presenza
di striscie longitudinali scure sopra un fondo chiaro si verifica
per la prima volta nella specie presente ed essa è per queta
riconoscibile a prima vista da tutte le altre.
“
348 R. GESTRO
Devo questa specie al Prof. Baker che me ne ha spedito un
esemplare coll’ indicazione: « Baguio, Benguet, Baker » .
Il tipo si conserva nel Museo Civico di Genova.
Poco dopo aver compiuto questa descrizione, mentre stavo in
attesa di poterla affidare alla tipografia, il Museo ha ricevuto un
nuovo invio del Prof. Baker che conteneva un secondo esemplare
di questa interessantissima specie, raccolto nello stesso luogo.
Esso concorda» benissimo col tipo, salvo che è più sbiadito rrella
tinta generale e le striscie degli elitri sono tanto chiare da stentare
a vederle; solo la porzione omerale della striscia marginale si
mantiene ben visibile.
Agonia manilensis, Weise. — Un esemplare del Monte
Makiling (Luzon) Baker. Già nota di questo monte, nonchè, del
monte Limay, di Manila e di Los Bajos. i i
Gonophora bimaculata, Chap. — Un esemplare di Davao
(Mindanao) Baker. N. 6562. Chapuis l’ha indicata della. parte
orientale di Mindanao (Semper).
Dactylispa speciosissima, n. sp.
Lunga 5 millim. Lucentissima; di un giallo ferrugineo, un
po’ più chiaro sulle antenne, un po’ più intenso sugli elitri; orlo
basale e omerale di questi neri, come pure le spine discoidali ;
piedi giallo-pallidi. Capo longitudinalmente solcato in mezzo agli
occhi, fronte armata di una brevissima spina, collo trasversalmente.
striolato; antenne molto lunghe, coi due articoli basali leggermente
più scuri dei seguenti; articolo primo lungo, più robusto dei
seguenti e leggermente ingrossato all'apice; secondo molto più
corto e alquanto più stretto; terzo appena un po’ più lungo del
primo, ma assai più sottile, quarto e quinto più corti del terzo,
sesto e seguenti più corti ancora e più inspessiti, ultimo un poco
più lungo del precedente, subovale e terminante a punta. Torace
molto più largo del capo, trasverso, fortemente ristretto all’ apice;
lati quasi paralleli e leggermente sinuosi dietro |’ inserzione delle
spine, disco depresso, con due solchi larghi trasversali, uno dietro —
il margine anteriore, più profondo ai lati che nel mezzo, l’altro
lungo il margine basale; pochi punti si osservano nelle parti.
depresse, il resto è liscio. Le spine anteriori sono molto distanti
fra di loro, trovandosi ciascuna dietro all'occhio; sono piuttosto
robuste, non molto lunghe e dirette alquanto obliquamente in
avanti. Le spine laterali sono tre, delle quali le due anteriori,
HISPIDAE MALESI 349
i li
quasi uguali tra di loro, sono unite alla base in uno stelo comune
corto e robusto; la terza, o posteriore, è un po’ distante dalle
precedenti e brevissima. Lo scudetto è largo, triangolare ad apice
arrotondato e alutaceo. Elitri molto più larghi del torace, appena
sensibilmente allargati verso l’apice che è arrotondato; molto
convessi; disco armato di spine abbastanza lunghe, non curvate,
a base molto rigonfia e fortemente punteggiata; scultura composta
di punti allineati in serie regolari, eccettuato il mezzo della base
ove sono più radi e confusi; spine marginali, lungo i lati, legger-
mente più lunghe delle discoidali; le apicali alquanto più corte,
specialmente quelle vicine all’ angolo suturale. Le spine marginali
sono per ciascun elitro in numero di dodici; tutte giallo-ferruginee,
ad eccezione dell’ottava che è quasi nera; le discoidali sono tutte
nere e il nero è largamente diffuso sulla loro base rigonfia. Sugli
omeri esiste un largo orlo nero che si prolunga sulla base fino
all’ angolo scutellare.
Questa specie è fondata sopra un solo esemplare proveniente
da Imugin, N. Viscaya (Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
- Con la presente le specie del genere Dactylispa scoperte alle
Filippine dal Prof. Baker ammontano a sei; le altre cinque furono
da me precedentemente descritte coi nomi di Bakeri, miranda,
hirtella, angusta e acanthomela.
CORTI MOIO AMO ORE TESO E
RESTA: i di a ER Ro SPE TI
LF) I ita
VINCENZO BALDASSERONI
HELODRILUS (Eophila) CHINAGLIAE n. sp.
ed altri Lumbricidi del Museo Civico di Genova
Il chiarissimo professor R. Gestro con molta cortesia m'inviava
recentemente in esame alcuni lombrichi raccolti e donati al Museo
Civico di Storia Naturale di Genova dal Tenente Colonnello
medico Dott. Alfredo Andreini. Si tratta di un piccolo gruppo di
Lumbricidi raccolti parte nei dintorni di Arezzo, parte nei dintorni
di Udine, di Cividale e di Caporetto, ove il Tenente Colonnello
Andreini si trovò a prestar servizio durante le operazioni di
guerra del 1916.
Molti esemplari sono giovani e quindi non si prestano ad una
sicura determinazione; quelli che ho potuto determinare sono rife-
ribili alle seguenti sei specie, delle quali una è nuova per la
scienza, ed una è rappresentata anche da una forma nuova.
Fam. LUMBRICIDAE.
1910. Fam. Lumbricidae. Michaelsen 7, pag. 2.
Helodrilus (Eiseniella) tetraedrus (Sav.) typicus.
1910. Helodrilus (Eiseniella) tetraedrus £. typica Michaelsen
Ti paws, AA: i
Loc. Lippiano (Arezzo). Dintorni di Prestento (Cividale) nella
Grotta Foran di Landri. i
Gli esemplari provenienti dalla Grotta Foran di Landri sono
quattro adulti, che furono raccolti fra le briofite della sala terrena
di detta grotta insieme con molti giovani indeterminabili, alcuni
dei quali certamente di altre specie.
LUMBRICIDI ‘ 351
Helodrilus (Eisenia) foetidus (Sav.).
1910. Helodrilus (Eisenia) foetidus Michaelsen 7, pag. 16.
Loc. Lippiano (Arezzo).
Molti esemplari giovani, facilmente riconoscibili per la carat-
teristica colorazione, ed un adulto.
Helodrilus (Allolobophora) caliginosus (Sav.)
f. trapezoides (Ant. Dug.).
1910. Helodrilus (Allolobophora) caliginosus f. typica e
f. trapezoides Michaelsen 7, pag. 55.
Loc. Pergine (Arezzo).
Un solo esemplare adulto con tubercula pubertatis svilup-
pati sui segmenti 31, 32, 33, 1/2 34
Helodrilus (Eophila) nematogenus Rosa.
1903. Allolobophora (Eophila) nematogena Rosa 8.
Loc. Kamno (Caporetto).
Di questa interessantissima specie, trovata sinora soltanto nei
«dintorni di Modena (cfr. Chinaglia 3) dal Rosa, che la descrisse,
ho avuto tre esemplari: due adulti ed un giovane, con coda rjge-
nerata, privo di clitello, ma con tubercula pubertatis già evidenti
sul segmenti 29-33.
Tutti e tre gli esemplari corrispondono bene alla descrizione
del Rosa (8) ed a tale descrizione poco v'è da aggiungere.
Gli esemplari da me esaminati, conservati in alcool fino dal
4 Maggio 1916 hanno color terreo, un po’ rossastro, assai più
chiaro al clitello ed ai due estremi del corpo, ove il colore è
biancastro: la linea mediana dorsale lungo la quale si aprono i
pori dorsali è pure segnata da una stria longitudinale biancastra.
I segmenti posteriori al 10° o all 11°, eccetto quelli del cli-
tello e quelli del terzo posteriore del corpo sono nettamente
tr lanulati.
Ai segmenti 12, 22, 28, 34 nei due esemplari adulti, i quali
hanno il clitello ben sviluppato sui segmenti 26-34 ed i tuber-
cula pubertatis molto ringonfi a guancialetti sui segmenti 29-33,
sono evidenti papille biancastre un po’ rilevate intorno alle setole
pipa Pe
852 V. BALDASSERONI
ventrali, le quali sono trasformate in setole copulatrici a spatola-
cucchiaio, lunghe circa mm. 1.
Il primo poro dorsale in tutti e tre i miei esemplari si apre
all’intersegmento */, ed è assai più piccolo dei susseguenti grandi
e ben visibili.
Le aperture sessuali maschili si aprono al 15° segmento come
piccole fessure al centro di papille poco rigonfie, che non si esten-
dono sui segmenti vicini; la briglia che dalle aperture sessuali
va ai tubercula pubertatis è presente, ma è poco ‘pronunziata.
Nulla ho da rilevare circa i caratteri interni, i quali corrispon-
dono completamente alla descrizione datane dal Rosa; voglio solo
ricordare che negli esemplari da me esaminati, non ostante la
lunga permanenza in alcool, ho potuto accertare la presenza di
quei caratteristici linfociti che il Rosa (8) trovò in questa specie
e descrisse col nome di nemeleociti; la forma di questi è alterata,
ma è sempre ben visibile il filamento caratteristico ad anello più
o meno sinuoso (cfr. Issel 5).
Helodrilus (Eophila) Chinagliae n. sp.
Loc. Kamno (Caporetto). | \
Quattro esemplari adulti.
Caratteri esterni.
Lunghezza di esemplari conservati in a (dal 4 Maggio
1916) e piuttosto contratti da mm. 65 a mm. 80.
Diametro nella regione media del corpo mm. 6-7.
Segmenti in numero di 165-170. A partire dal 9 o dal 10
segmento sino oltre la metà del corpo i segmenti sono netta-
mente trianulati. i
Forma del corpo cilindrica, un po’ rigonfia verso l'estremo
anteriore.
Prostomio con piccolo processo posteriore, che intacca lieve-
mente il primo segmento (capo pro-epilobo).
Colore di esemplari in alcool bruno-terreo, un po’ più chiaro
nei segmenti anteriori al clitello; al clitello color bianco-giallastro.
Setole strettamente geminate in posizione tale che
dd <dd= 5 perimetro
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LUMBRICIDI 353
Le setole a e d nei segmenti 10, 11, 12, 13 e nei segmenti
182 e 36 sono impiantate su papille biancastre assai rilevate.
Tali setole sono trasformate in setole copulatrici, lunghe circa
1 mm., poco curve, con nodulo appena accennato e con l’apice
libero quasi diritto a forma di spatola-cucchiaio.
Clitello con limiti ben netti esteso sui segmenti 29-38. In
esso sì possono ancora distinguere, in special modo sui lati, i
solchi intersegmentali.
Tubercula pubertatis estesi, come una breve fascia non
rigonfia appena incisa Di solchi intersegmentali, sui segmenti
_ 34-37. |
Aperture maschili ben visibili al 15° segmento. Esse si
aprono come piccole fessure al centro di atrii rigonfi, che non si
estendono sui segmenti vicini. Una briglia ben distinta ed alquanto
rilevata va da ognuno dei due atrii fino ai tubercula pubertatis.
Aperture delle spermateche, non visibili dall'esterno, agli
intersegmenti 9/10 e 10/11 all'altezza della setola c.
Pori dorsali poco visibili, il primo si apre all’intersegmento 3/4.
- Caratteri interni. i
Primo setto visibile è il 5/6: i dissepimenti 5/6 - 9/10 sono
molto robusti, muscolosi ed imbutiformi.
Stomaco occupante i segmenti 15 e 16.
Ventriglio muscoloso nei segmenti 17, 18, 19.
Cuori moniliformi in sei paia, nei segmenti 6-11: quelli dei
segmenti 9, 10 ed 11 molto sviluppati.
Vasi intestino-tegumentari, di diametro assai piccolo, nel
12° segmento.
Testes e padiglioni dei deferenti liberi nei segmenti 10 ed 11.
Vescicole seminali in due paia nei segmenti 11 e 12, volu-
minose e molto lobate.
Spermateche piccole, ovoidi, nei segmenti 9 e 10, addossate
strettamente ai dissepimenti 9/10 e 10/11.
Helodrilus (Eophila) Chinagliae è specie molto vicina pale
l’Helodrilus (Eophila) Gestri Cognetti (4) ed all’ Helodrilus
(Eophila) Laurentii Chinaglia (1). Peraltro la nuova specie è
sufficientemente distinta dall’ Helodrilus (Eophila) Gestri per
l'estensione del elitello, per la posizione dei tubercula pubertalis
e per la posizione del primo poro dorsale, dall’ Helodrilus
(Eophila) Laurentii per la posizione del primo poro dorsale,
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3,°, Vol, VII (15 Ottobre 19419). 23
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354 Vv. BALDASSERONI
per la presenza di atri rigonfi intorno alle aperture sessuali
maschili, per la posizione dello stomaco e del ventriglio.
Ma non mancano, oltre quelli suaccennati, altri caratteri dif
ferenziali tra le tre specie di Helodrilus (Eophila) che qui ci
interessano, ed anzi per mettere bene in evidenza tali differenze
ritengo opportuno dare un quadro comparativo dei caratteri più —
importanti delle tre specie, avvertendo che i dati riferentisi alla
lunghezza ed al numero dei segmenti dell’ Helodrilus (Eophila)
Laurentii da me riportati sono quelli che il Chinaglia (1), il
quale ebbe di questa specie un solo esemplare adulto con coda
anormalmente rigenerata, ottenne comprendendo nelle misure
anche la coda rigenerata.
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356 V. BALDASSERONI
Dedico questa specie alla memoria del compianto Dott. Leopoldo
Chinaglia, valente naturalista al quale si debbono interessanti
lavori sugli Oligocheti, caduto da prode il 21 Maggio 1916 a
Costesin di Val d’Assa, combattendo per la patria.
Octolasium complanatum (Ant. Dug.).
1900. Octolasium complanatum Michaelsen 6, pag. 5081.
Loc. Pergine, Lippiano (Arezzo). Premariacco (Udine).
Nell’esemplare di Premariacco, un adulto con clitello sui seg-
menti 29-37, si ha una grossa papilla nel segmento 31 intorno
alla setola b del lato destro ed un’identica papilla nel segmento
32 intorno alla setola è del lato sinistro.
Octolasium complanatum (Ant. Dug.)
f. kamnensis n. form.
Loc. Kamno (Caporetto).
Ho creduto opportuno distinguere come appartenenti ad una
nuova forma quattro esemplari adulti di Octolasium complanatum
raccolti il 4 Giugno 1916 a Kamno; i quali hanno tutti le aperture
sessuali maschili al 17° segmento. Di tali esemplari, benchè per
tutti gli altri caratteri siano normali, dò qui una breve descrizione.
Caratteri esterni. 1
Lunghezza cm. 9, diametro nella regione media del corpo
mm. 6, forma cilindrica non appiattita all’estremo caudale, colore
in alcool bruno-terreo più chiaro al clitello.
Segmenti in numero di 142-144; all’11 segmento una larga
papilla circonda alla base le setole 0.
Clitello sui segmenti 29-37 ; tubercula pubertatis sui segmenti
29-39; due cordoni longitudinali rilevati corrono dai tubercula
pubertatis fino alle aperture sessuali femminili.
Aperture femminili al 14° segmento dorsalmente alla setola
b, visibilissime. |
Aperture maschili al 17° segmento con forma di breve fes-
sura presso la setola c.
Primo poro dorsale all’intersegmento 11/12.
Caratteri interni.
Riferisco solo quelli dell'apparato sessuale: gli altri non ot-
frono nulla di notevole, i
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LUMBRICIDI 357
Spermateche in 7 paia aprentisi agli intersegmenti 6/7-12/13.
Vescicole seminali in 4 paia; le vescicole del 9° e del 10°
segmento a forma di storta, quelle dell’11° assai piccole e globose,
quelle del 12° segmento reniformi e molto sviluppate.
Testes e padiglioni dei deferenti in due paia chiusi in di
seminali nei segmenti 10 ed 11.
Questa forma, la quale probabilmente deve considerarsi come
una forma locale, ma sul valore della quale non sarà possibile
‘un sicuro giudizio se non dopo l'esame di altro materiale d’ugual
provenienza, può per tutti i caratteri esterni confondersi colle
specie meroandre di Octolasium complanatum descritte dal
Cognetti (vedi 4), nelle quali si ha o costantemente, come nel-
l’Oct. Damianii, o frequentemente, come -nell’ Oct. hemiandrum,
lo spostamento delle aperture maschili: da queste peraltro è facile
distinguerla all’esame dell’apparato sessuale che dimostra trattarsi
di forma oloandra.
Lo spostamento delle aperture sessuali maschili (generalmente,
come anche nell’ Helodrilus (Dendrobaena) octaedrus f. caste-
rinensis del Chinaglia (2), si ha uno spostamento in avanti) è
già stato osservato in forme oloandre di Lumbricidi e sembrami
che ad esso quando’si riscontri esser simmetrico, costante in più
esemplari di una specie, per tutto il resto completamente normali,
non si possa attribuire il valore di semplice anomalia, ma piut-
tosto quello di un carattere di forma.
Dal R. Istituto di Zoologia degli Invertebrati in Firenze, Maggio 1919.
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358 V. BALDASSERONI
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. Cunacuia L. - Helodrilus (Eophila) laurentii. Nuovo lum-
bricide italiano. Boll. Mus. Zool. Anat. Comp. Torino.
Vol. 25, n. 620, 1910. i
. Id. - Lombrichi della valle del Roia. Boll. Mus. Zool. A nat.
Comp. Torino. Vol. 25, n. 635, 1911.
. Id. - Catalogo sinonimico degli Oligocheti d’ Italia. Boll. Mus.
Zool. Anat. Comp. Torino. Vol. 27, n. 655, 1912.
. Coanerti pe Martis L. - Lombrichi liguri «del Museo Civico di
Genova. Ann. Mus. Civ. Stor. Nat. Genova. Ser. 3, Vol. 2
(XLII), 1905.
. IsseL R. - Intorno agli escreti dei linfociti. (Osservazioni sui
linfociti di Allofobophora nematogena. Rosa). Arch. Zool.
Volcerases2 51905:
. Mrc®aersen W. - Oligochaeta. « Das Tierreich» Lief. 10, 1900.
. Id. - Zur Kenntnis der. Lumbriciden und ihrer Verbreitung.
Ann. Mus. Zool. Acad. Imp. Sc. St. Pétersbourg. T. 5, 1910.
. Rosa D. - L’ Allolobophora (Eophila) nematogena n. sp. ed
i suoi speciali linfociti. Atti Soc. Nat. Mat. Modena. Ser. 4,
vol. Dan. 30, 4903:
ei
MISSIONE PER LA FRONTIERA ITALO ETIOPICA
SOTTO IL COMANDO DEL CAPITANO CARLO CITERNI
RISUTRASFIZSZOOLOGICI
SCORPIONI
per ALFREDO BORELLI
Ebbi in graziosa comunicazione dal chiar. prof. R. Gesrro,
Direttore del Museo Civico di Genova, gli scorpioni raccolti dal
capitano C. Citerni, capo della missione incaricata della delimita-
zione della frontiera fra |’ Abissinia meridionale e la nostra colonia
della Somalia, unitamente ad alcuni esemplari rinvenuti nella
stessa regione da altri viaggiatori.
Mentre la conoscenza della fauna scorpiologica della Somalia
Inglese è notevolmente aumentata in questi ultimi anni per opera
del Pocock e del D."° A. S. Hirst, pochissime sono le notizie che
si hanno finora su quella della Somalia Italiana, e quasi nulla è
stato aggiunto circa la fauna di questa regione dall’epoca della
pubblicazione dei lavori del Pavesi che illustrano le poche specie
radunate dal capitano Bottego, dall’ ing. L. Brichetti Robecchi e da
don Eugenio dei principi Ruspoli. Meritano pure di essere ricordate
due note del Dott. L. Masi sugli scorpioni appartenenti al R.°
Museo Zoologico di Roma, nelle quali sono annoverate alcune
specie provenienti da Mogadiscio.
Nell’ intento di portare un maggiore contributo alla conoscenza
della fauna scorpiologica della Somalia Italiana, all’ enumerazione
delle specie contenute nel ricco materiale comunicatomi dal Museo
Civico di Genova, ho aggiunto alcune forme di altre località della
Somalia, raccolte in massima parte dall’ allora tenente del R.°
Esercito Cesare Taramasso e conservate nel R.° Museo Zoologico
di Torino, e poche altre, radunate dai Dott. Mazzocchi e Paoli, le
pre
SG A. BORELLI
quali mi furono gentilmente mandate in istudio dalla direzione
dell’ Istituto di Zoologia degli invertebrati di Firenze.
Il capitano Bottego raccolse una sola specie di scorpioni rife-
rita dal Pavesi al Buthus hottentola (Fabr.). (Esplorazione del
Giuba e suoi affluenti del capitano Bottego, XVIIL Aracnidi, in
Ann. Mus. civ. Genova (2) XV. 1895, p. 493).
L’Ing. Brichetti Robecchi raccolse esemplari di: Androctonus
australis (Linn.) — Buthus conspersus Thor. — Parabuthus
liosoma (H. e E.) — Pandinus africanus (Linn.) subtypicus .
Kraepl. — Pundinus meidensis Karsch. (Pavesi: Aracnidi.
raccolti nei paesi dei Somali da Brichetti-Robecchi in: Boll.
scient., Pavia, anno XVII (1895) n. 2-3, p. 4).
La raccolta fatta da don Eugenio dei principi Ruspoli contiene
esemplari di: Buthus hotlentola (Fabr.) — Buthus conspersus
Thor. — Parabuthus liosoma (H. e E.). — Lepreus vittatus
Thor. — Lepreus Fischeri Karsch — Lepreus carinatus Poe. .
— Pandinus africanus (Linn.) subsp. bellicosus L. Koch e
sublypicus Kraepl. Broteas hirsutus L. Koch. — Opisthacan-
thus asper (Peters). (Pavesi. Aracnidi somali e galla in: Ann.
Mus. civ. Genova, vol. XXXVIII, 1897, p. 156).
Gli esemplari riferiti al Buthus holtentola (Fabr.) i quali
hanno, secondo il Pavesi: (!) «l’ arco sopraciliare liscio e continuo»,
appartengono probabilmente al B. mina L. Koch o al B. emini
Poc., forme affini al B. Rottentota e che lo rappresentano nel-
l'Africa orientale, mentre, secondo l’ultimo lavoro di Kraepelin (),
l’area di diffusione del B. hottentota typicus, sarebbe limitata
al Senegal e al Kamerun. Quelli determinati come B. conspersus
Thor. i quali, secondo lo stesso Pavesi: (?) «hanno tutti granu-
loso l’arco sopraciliare degli occhi dorsali» appartengono proba-
bilmente al B. polysiictus Poc., comune nell’ Abissinia e nella
Somalia mentre, secondo lo stesso Kraepelin, (*) il B. conspersus
non s'incontra che nell’ Africa del sud (Caffraria). Gli esemplari
di Arigalgalù e dei monti Audù, raccolti dal Ruspoli, che il Pavesi
(!) riferi al Pandinus africanus subsp. dellicosus L. Koch e
sublypicus Krpln. mi furono gentilmente comunicati dal prof.
Gestro; essi appartengono: il primo al Pandinus cavimanus
(1) loc. cit. p. 495.
(7) Toe. cit. p. 4.
() Kraepelin in: Mit. aus d. Nat. Mus. Hamb. Vol. XXX, p. 168, 1913.
(4) loc. cit. p. 157.
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SCORPIONI SOMALI 361
(Poe.), il secondo al Pandinus smithi (Poc.). Quelli raccolti dal
Brichetti-Robecchi riferiti al P. africanus sublypicus Krpln.,
come quello raccolto dal Ruspoli riferito alla forma Broteas
hirsutus, che Kraepelin mette collo stesso P. africanus in sino-
nimia del Pandinus imperator sublypicus (Krpln.) ('), mi
sembrano di determinazione alquanto dubbia dato il numero 20-21
dei denti ai pettini.
Il Dott. L. Masi, nelle sue note sugli scorpioni appartenenti
al R.° Museo Zoologico di Roma, ricorda le seguenti specie e
varietà provenienti da Mogadiscio (?).
Buthus trilineatus (Ptrs.) sinonimo di Buthus minax L.
Koch (*) — B. trilineatus var. fuscatus Masi — Parabuthus
liosoma (H. e E.) — Babycurus johnstoni (Poc.) var. ochra-
ceus Masi — Pandinus pallidus Kpln.
All’elenco delle forme testé ricordate, il materiale studiato
nel presente lavoro ne aggiunge tredici, di cui tre che ritengo
specie nuove: Babycurus taramassoi — Pandinus intermedius
— Pundinus citernii.
In complesso, tenendo conto delle specie raccolte da più di
. un viaggiatore, dei sinonimi e delle debite correzioni, rimangono
accertate per la fauna scorpiologica della Somalia Italiana le ven-
tinove forme seguenti tra specifiche e subspecifiche :
Buthus australis (L.) — Buthus minax L. Koch — B.
minax var. fuscatus Masi — Buthus emini Poc. — Buthus
polystictus Poc. — Buthus acutecarinatus abyssinicus Birula
— Buthus occitanus (Am.) forma zeylensis Poc. — Parabuthus
liosoma (H. e E.) — Parabuthus liosoma var. abyssinicus
Poc. — Parabuthus heterurus Poc..— Parabuthus pallidus
Poc. — Neobuthus berberensis Hirst — Lychas obsti Krpln.
— Uroplectes vitiatus (Thor.) — Uroplectes fischeri typicus
Karsch — Uroplectes carinatus Poc. — Babycurus johnstoni
(Poc.) var. ochraceus Masi — Babycurus taramassoi nov. sp.
— Isometrus maculatus (Geer) — Pandinus meidensis
Karsch — Pandinus smithi (Poc.) — Pandinus cavimanus
(Poc.) — Pandinus imperator sublypicus (Krpln.) — Pan-
dinus gregoryi (Poc.) — Pandinus pallidus (Krpln.) —
(1) Kraepelin, Scorpiones und Pedipalpi — Berlin, 1899, Diste2as
(2) L. Masi in; Boll. Soc. Zool. Ital., Serie III, vol 4, fase. LIV, Roma, 1942.
(3) ) Kraepelin, loc. cit., 1913, p. 169.
362 A. BORELLÌ
Pandinus peeli (Poc.) — Pandinus intermedius nov. sp. —
Pandinus citernii nov. sp. — Opisthacanthus asper (Ptrs.).
Fam. BUTHIDAE.
Subf. BUTHINAE
Gen. Buthus Leach
Buthus emini Poc.
Buthus emini Poc., in: Ann. Mag. nat. Hist., ser. 6 vol. 6
_ p. 98 t. I fig. 2, 1890. -- Kraepelin in: Zool. Jahrb. (Syst.),
vol. XVII p. 560, 1903. — Hirst in: Ann. Mag. Nat. Hist., ser.
8 vol. VII p. 217, February 1911. — Kraepelin in: Mit. a. d.
Nat. Mus. Hamburg, vol. XXX, p. 170, 1913.
Parecchi esemplari da Dolo, rive del Ganale Doria, Aprile
1911 e dal territorio dei Rahanuin, un esemplare da Uebi Mane,
‘accolti dal capitano C. Citerni. Esemplari da Afgoi e da Brava
raccolti dal tenente Taramasso. Da Lugh dal cap. U. Ferrandi,
11397;
Questa specie ritenuta dapprima (*) dal Kraepelin come forma
incerta, forse un maschio vecchio del Buthus trilineatus (Ptrs.),
fu poi dallo stesso autore (?) messa in:sinonimia del Buthus
minax L. Koch, nome adottato per il B. trilineatus. Il dott.
Hirst, dopo un accurato esame del tipo del B. emini descritto
dal Pocock, considera invece le due specie come distinte e fonda
la sua opinione sopra i seguenti caratteri :
«Il maschio del Buthus minax differisce da quello del B.
emini Poc., principalmente nella struttura della coda, le carene
superiori della quale sono molto più deboli, e le laterali eccessi-
vamente deboli o assenti nei segmenti 2-4; inoltre le carene
superiori del quinto segmento caudale Sono rappresentate soltanto
da una serie molto corta di granuli e gli spazii intercarinali dei
segmenti caudali non sono affatto così fortemente granulosi come
è il caso nel B. emini.
Nel maschio del B. emini, d'altra parte, i segmenti 1-4 della’
(1) Kraepelin in: Scorpiones und Pedipalpi, Berlin 1899.
(2) loc. cit., 1913, p. 170.
(8) loc. cit. p. 217:
4 ein
Re
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SCORPIONI SOMALI 363
coda sono ciascuno forniti di dieci carene granulose ben definite,
le carene superiori e le laterali essendo ben distinte e composte
da granuli separati, i quali non mostrano tendenza a fondersi
gli uni cogli altri; il quinto segmento caudale ha le carene
superiori ben marcate, le quali seguono l’intera lunghezza del
segmento».
Gli esemplari raccolti dal capitano Citerni e dal tenente Tara-
masso corrispondono alla descrizione originale di Pocock e, con-
frontati con numerosi esemplari di B. minaa, conservati nel R.°
Museo di Torino, raccolti in diverse località della Colonia Eritrea
e dell’ Abissinia, presentano con questi ultimi gli stessi. caratteri
distintivi enumerati dal Dott. Hirst. Credo in conseguenza di
poterli riferire alla specie B. emini Poc. la quale mi pare, come
al Dott. Hirst, ben distinta dal B. minax L. Koch.
Buthus polystietus Poc.
Buthus polystictus Poc., in: Ann. Mag. nat. Hist., serie 6,
vol. 18, 1896, p. 178.
Vari esemplari da Bolo e dal territorio dei Rahanuin raccolti
dal capitano Citerni. Altri esemplari da Mogadiscio e da Merka
raccolti dal tenente Taramasso. i
Buthus occitanus (Am.) forma zeylensis Poc.
Buthus occitanus subsp. zeylensis Poc., in: Proc. zool. Soc.
London, 1900, p. 56.
Un esemplare femmina raccolto a Merka dal tenente Tara-
masso.
Quest’ esemplare è di colore giallo chiaro col tronco volgente
al grigiastro. Lo spazio intercarinale frontale del cefalotorace è
granuloso, le due carene posteriori della superficie superiore della
tibia dei palpi mascellari sono marcate e fornite di granuli perli-
formi, lucenti, come la carena anteriore; la superficie superiore
della mano è limitata internamente e esternamente da una carena
debolmente granulosa.
Lunghezza del tronco 24 millimetri; lunghezza della coda
35 millimetri.
Denti ai pettini 26-26.
364 A. BORELLI
Buthus acutecarinatus abyssinicus Birula.
Buthus acutecarinatus abyssinicus, Birula in: Bull. Acad.
I. sciences Petersbourg, T. XIX, N. 3 p. 108, 1903.
Un esemplare maschio da Auase (Etiopia) raccolto dal capi-
tano Citerni, Ott. 1910,
Riferisco alla sottospecie abyssinicus Birula quest’ esemplare
il quale differisce dal B. acutecarinatus Simon per il colorito
bruno di tutto il corpo, meno la vescicola gialla, colore bruno
che si estende anche sulle zampe ed i palpi mascellari; i quattro
primi segmenti della coda presentano tutti 10 carene, mentre
nel B. acutecarinatus Simon il primo ed il secondo segmento
hanno 10 carene, il terzo 8 e rudimenti di carene accessorie, il
quarto solo 8 carene.
Denti ai pettini 23-23.
Gen. Parabuthus Poc.
x
Parabuthus liosoma (H. e E.) var. abyssinicus Poc.
Parabuthus abyssinicus, Pocock in: Boll. Musei Zool. e
Anat. comp., Torino, vol. 16, 1901, n. 382.
Numerosi esemplari maschi, femmine ‘e giovani raccolti a
Dolo, Uebi Mane e nel territorio dei Rahanuin dal capitano
Citerni; a Lugh dal cap. U. Ferrandi, 1897; a Mogadiscio dal
tenente Taramasso.
Riferisco alla varietà abyssinicus Poc. del Parabuthus lio-
soma (H. e E.) questi esemplari i quali presentano tutti i se-
guenti caratteri distintivi :
Colore più o meno oscuro del cefalotorace e dei tergiti, ad
eccezione dell’ ultimo, chiaro. Tergiti quasi interamente zigrinati
o lisci, i granuli limitati ad una striscia in corrispondenza del
margine posteriore, nelle femmine; finamente granulosi nella
metà anteriore, fortemente granulosi lungo il margine posteriore
nei maschi. Carene laterali inferiori e mediane inferiori del terzo
segmento della coda seghettate, mentre sono fornite di granuli
perliformi nel P. Ziosoma (H. e E.). Carene laterali inferiori del
quinto segmento fornite di tubercoli pressochè di uguale grossezza
2
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‘ SCORPIONI SOMALI 365
per i dne terzi anteriori della loro lunghezza, poi di un tubercolo
notevolmente più grosso seguito da alcuni tubercoli molto più
piccoli, mentre nel P. liosoma i tubercoli di queste carene vanno
ingrossando gradatamente dal primo ai tre ultimi, pressochè di
uguale grossezza fra loro. Superficie inferiore della tibia dei palpi
mascellari granulosa nelle femmine, zigrinata nelle femmine del
P. liosoma. Tutti i giovani hanno la vescicola di colorito bruno
oscuro come i due ultimi segmenti della coda, mentre in quelli
dal P. liosoma la vescicola è sempre gialla.
Parabuthus heterurus Poc.
Parabuthus heterurus, Pocock in: Di Smith through
unknown African countries, p. 402, 1897.
Un esemplare femmina raccolto a Mogadiscio dal tenente Ta-
ramasso. Un esemplare maschio raccolto fra Gelib e Margherita,
riva sinistra del Giuba, dal Dott. Mazzocchi, 1912.
Parabuthus pallidus Poc.
Parabuthus pallidus, Pocock in: J. Linn. Soc., vol. 25
p. 312, 1895. |
Un esemplare maschio dal territorio dei Rahanuin, raccolto
dal capitano Citerni, Nov. 1911. Un esemplare femmina da Beled,
raccolto dal capitano Mazzucco. Due esemplari femmine raccolte
a Bardera dal Dott. Paoli.
LI
Gen. Neobuthus Hirst.
Neobuthus berberensis Hirst.
Neobuthus berberensis, Hirst in: Ann. nat. Hist, ser. 8 vol. VIII p. 462,
October 1911.
Un esemplare femmina dal territorio dei Rahanuin, raccolto.
dal capitano C. Citerni - Dicembre 1911.
Denti ai pettini 15-15.
Misure in millimetri: lunghezza del tronco 13,1; del cetalo-
torace 3; della coda 15,9; lunghezza del primo segmento della
RARE e rg MMS Seal ne I (RITA LPP MATO? ct eae) ATTI RIST I PIE A
a
366. A. BORELLI
coda 1,9, sua larghezza 2,1; larghezza del quinto segmento 1,9;
larghezza della vescicola 1,5; larghezza della tibia dei palpi ma-
scellari 1,25; larghezza della mano 1; lunghezza della mano
posteriore 1,2; lunghezza del dito mobile 2,5.
Il tipo di questa specie, l’unico esemplare che si. conosceva
prima della scoperta del capitano Citerni, proviene da Berbera
(Somalia inglese).
Gen. Lychas C. L. Koch
Lychas obsti Krpln.
Lychas obsti KRAEPELIN, in: Mit. a. d. Nat. Mus. Hamburg, Bd. XXX,
p. 175, 1913.
Un esemplare maschio raccolto lungo l’ Uebi Mane dal capi-
tano ©. Citerni - Febbraio 1911.
Denti ai pettini 18-19.
Misure in millimetri: lunghezza del tronco 14,1; della coda
24,2; della mano posteriore 2, del dito mobile 3,5. Lunghezza
della vescicola senza l’aculeo 3; dell’aculeo 1; larghezza della
vescicola 1,3.
Questa specie fu descritta sopra esemplari provenienti da
Kilimatinde, nell’ Africa orientale tedesca; secondo Kraepelin, il
Museo di Berlino possiede esemplari rinvenuti sul monte Kenia
e nel territorio dei Rahanuin (Somalia).
Gen. Uroplectes Pet.
Uroplectes fischeri typicus Karsch
Uroplectes fischeri Karscu, in: Mitth. Munchen. entomol. Ver., V, 3, 1879,
p. 124. — U. fischeri typicus, KrAEPELIN in: Mt. Mus. Hamburg,
V..90 op. 178, 1913:
Un esemplare, femmina, da Dolo, rive del Ganale Doria, III-IV
1911; raccolto dal capitano C. Citerni.
Un esemplare, maschio, da Mogadiscio; raccolto dal tenente
l'aramasso.
Tre esemplari, femmine, da: Caitoi, Ballad e Merka; raccolti
dal tenente Taramasso.
SCORPIONI SOMALI 367
Un esemplare, femmina, raccolto fra Gelib e Margherita, riva
sinistra del Giuba, dal Dott. Mazzocchi.
Tutti questi esemplari hanno le mani più o meno oscurate di
bruno colle dita nero-brune nella metà basale, bruno-rossiccie
nella metà distale. Le fascie longitudinali nere dell’ addome vi
sono larghissime e raggiungono i margini laterali dei tergiti;
mentre però negli esemplari di Dolo e di Mogadiscio, più giovani,
la fascia mediana testacea non è interrotta da macchie nere, essa
è quasi interamente oscurata negli altri, ridotta a due macchie
mediane, sui margini anteriore e posteriore di ogni segmento :
inoltre mentre nei due primi esemplari i quattro primi segmenti
della coda sono testacei, con una macchia nera longitudinale,
mediana ~inferiore, fiancheggiata anteriormente da due piccole
macchie e, il solo quinto segmento colla vescicola sono nero-bruni,
negli altri i soli due primi segmenti sono testacei colle solite
macchie inferiori, gli altri compresa la vescicola, sono bruno-
rossiccl 0 nero- i) Queste differenze, alle quali è da aggiungere
la punteggiatura più fitta e più marcata delle superficie laterali
ed inferiore dei segmenti della coda, nei quattro ultimi esemplari,
sono probabilmente dovute alla loro età più avanzata.
Denti ai pettini: g* 20-20; 9 17-17, 19-19, 17-18, 18-18.
Uroplectes vittatus (Thor.)
Lepreus vittatus THORELL in: Atti Soc. Ital., Vol. XIX, p. 121, 1877. —
Uroplectes jutrzenkai PENTHER in: Ann. Naturh. Hofmus. Wien, Bd.
XV,-p. 157, 1900.
Riferisco a questa specie due esemplari, una femmina e un
maschio, mancante di coda, provenienti dal territorio dei Rahanuin
raccolti dal capitano C. Citerni - Novembre 1911.
Tronco giallo pallido: il cefalotorace presenta la solita icona
triangolare, mediana, di colore nero, che dal margine anteriore
raggiunge quasi il margine posteriore fornito di due macchie dello
stesso colore. Tergiti con due striscie longitudinali nere, ben
separate dalla mediana gialla, interrotte nel mezzo di ogni segmento
da una macchia giallognola di forma irregolare; ultimo tergite
giallo pallido. Coda più oscura, giallo-testacea dal primo al quarto
segmento, con traccia, nella superficie inferiore, di tre striscie
\
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~
368 A. BORELLI
longitudinali, brune, di cui le laterali sono marcate nella estremità
anteriore e, la mediana nelle estremità anteriore e posteriore di
ogni segmento. Quinto segmento e vescicola bruno - rossiccio.
Sterniti giallo-pallidi volgenti al grigiastro. Palpi mascellari giallo
pallidi colle mani brune e le dita testacee, brune alla base. Zampe ~
giallo-pallido.
Coda colle carene dorsali e latero-superiori molto leggermente
dentellate nel primo segmento, segnate da punti fortemente im-
pressi e da un granulo distale dal secondo al quinto; priva di
carene laterali ed inferiori. Superficie superiori debolmente concave,
minutamente e sparsamente granulose nella parte mediana; su-
perficie laterali ed inferiori finissimamente punteggiate, con nu-
merosi punti fortemente impressi disposti in serie longitudinali,
principalmente al posto delle carene. Vescicola finamente punteg-
giata; con numerosi peli e punti fortemente impressi irregolar-
mente disposti anche nella superficie superiore, fornita di un
tubercolo sotto aculeare ottuso seguito, per un breve tratto, da _
una carena mediana rugosa; aculeo corto, fortemente ricurvo.
Mano arrotondata, di larghezza uguale a quella della tibia
nel maschio, poco superiore nella femmina; fornita inferiormente,
alla base del dito immobile, di peli biancastri e di una ventina
di piccoli granuli spinosi nel maschio, ridotti a tre nella femmina.
Dito mobile di lunghezza poco inferiore al doppio di quella della
mano posteriore nel maschio, uguale a’ questa nella femmina; —
fornito di undici serie di granuli fiancheggiate internamente da
un solo tubercolo, esternamente da due granuli appaiati di cui
l'interno rappresenta il basale, appena più grosso degli altri, di
ogni serie longitudinale. ‘
Denti ai pettini 16-16 nella femmina, 16- 17 nel maschio.
Misure in millimetri, 9: lunghezza totale 37,4, della coda 22,
del cefalotorace 3,6, del quinto segmento della coda 4,2, sua
larghezza 2, sua larghezza O 1,75; vescicola larga 1,5;
lunghezza della mano posteriore 2 nici det dito mobile 5
larghezza della mano 1,5; ee dela tibiat 152: 3
of: lunghezza del corpo 15,1, lunghezza della mano posteriore
2,4, lunghezza del dito mobile’ 4,7, larghezza della mano 1,
larghezza della tibia
Questi esemplari tanto per il colore quanto per i caratteri morfo-
logici, corrispondono alla descrizione dell’ Uroplectes jutrzenkai
> dei Ma a e
SCORPIONI SOMALI 369
Penther che il Kraepelin (') mette in sinonimia dell’ U. vittatus
(Thorell), opinione che mi pare giustissima senza ricorrere alla
diversità di età degli esemplari, giacchè i caratteri che secondo
Penther distinguono |’ U. jutrzenkai dall U. vittatus (Thorell),
“sono appunto quelli menzionati dal Thorell nella descrizione del
tipo della sua specie.
Questi caratteri secondo il Penther sarebbero : punteggiatura
fortemente impressa delle superficie della coda; minore numero
di serie di granuli nel dito immobile, cioè 11 e non 12; presenza
di tubercoli nella superficie inferiore della mano del maschio.
Ora Thorell nella sua descrizione originale dice testualmente:
« Vescica..... ut reliquum caudae punctulato-coriacea et punctis
majoribus impressis sparsa ». — « Digiti..... ordinibus denticu-
lorum secundum mediam aciem 11 ». — « Manus..... ad apicem
subter dentibus nonnullis parvis sparsa..... ».
Il tipo vé/latus proviene dalla Caffreria, il jutrzenkai dal
Transvaal orientale ; il Kraepelin nel suo ultimo lavoro (?) esclu-
deva questa specie dalla fauna scorpiologica dell’Africa orientale
tedesca e limitava la sua area di diffusione dalla Terra del Capo
al nord del Transvaal; notevole è la sua presenza nella Somalia
Italiana.
Gen. Babycurus Karsch.
Babycurus taramassoi Nov. sp.
Q : Colore del tronco giallo-ocraceo con sfumature grigiastre
od olivacee, margine anteriore del cefalotorace grigiastro; coda
fulvo-ocracea. Zampe e palpi mascellari fulvo-ocracei con sfuma-
ture grigiastre, dita più oscure giallo-brune alla base.
Cefalotorace granuloso, i granuli lucenti e alquanto numerosi,
più grossi lungo i margini anteriore e posteriore e disposti in
due serie longitudinali al posto delle due carene medio-posteriori.
Arcate sopraciliari liscie. ;
Sterniti non granulosi ad eccezione del quarto, fornito di
alcuni granuli ai lati, e del quinto fittamente coperto di piccoli
(4) Kraepelin: Skorpione und Solifugen, L. Schultze For gees ise i, in: Jenaische
Denkschr., Bd. XIII. p. 259, 1908.
(2) Kraepelin in: Mit. aus d. Nat. Mus. Hamb. Vol. XXX, p. 176, 1943.
Ann, del Museo Civ, di St, Nat, Serie 3,°, Vol, VIII (20 Dicembre 1919). 24
370 A. BORELLI
granuli lucenti più grossi lungo i margini laterali; nel quinto
segmento sono da notare quattro carene crenulate, lucenti, di cui
le mediane sono accorciate anteriormente e le laterali non rag-
giungono nè il margine anteriore nè il posteriore del segmento.
Coda allargantesi sensibilmente dal primo al quarto segmento.
Carene dorsali e laterali granulose, i granuli numerosi, lucenti e
pressochè perliformi; carene ventrali leggermente crenulate, quasi
liscie nel primo segmento, crenulate nel secondo, granulose nel
terzo e nel quarto. Superficie superiori concave, sparsamente e
finamente granulose ai lati; superficie laterali ed inferiori fina-
mente e fittamente granulose. Quinto segmento di. lunghezza
quasi doppia della propria larghezza misurata alla base, restrin-
gentesi fortemente nella parte posteriore; fornito di due carene
latero-superiori e latero-inferiori e di una mediana, granulose,
con granuli lucenti arrotondati. Superficie superiore priva di
granuli nel mezzo, granulosa ai lati; superficie laterali ed inferiore
finamente e fittamente granulose. Vescicola oviforme, di larghezza
appena superiore a quella della parte posteriore del quinto
segmento, fornita di alcuni peli ocracei, granulosa, i granuli poco
numerosi, grossi, disposti in una serie longitudinale medio-inferiore
e sparsi nei lati. Tubercolo sotto l’aculeo, cilindro-conico, non
compresso lateralmente, privo di granuli dorsali. Aculeo corto,
fortemente ricurvo.
Superficie inferiore dei femori dei palpi mascellari finamente
e fittamente granulosa, con carene anteriore e posteriore fornite
di granali perliformi, lucenti; superficie anteriore con alcuni peli
e granuli spiniformi disposti in una serie longitudinale mediana.
Tibie finamente granulose con carene superiori, anteriore e me-
diana, fornite di numerosi ma piccoli granuli lucenti, arrotondati;
carene supero-posteriore e medio-posteriore liscie; carena infero-
posteriore crenulata; superficie anteriore sparsamente granulosa e
fornita di alcuni piccoli tubercoli spiniformi. Mano di larghezza
uguale a quella della tibia, colla superficie superiore debolmente
convessa limitata esternamente e internamente da due carene
liscie, fornita di fossette pilifere; superficie inferiore più fortemente
convessa, granulosa, limitata da due carene liscie poco distinte.
Dito mobile debolmente ricurvo, lungo poco meno di una volta
e mezzo la lunghezza della mano posteriore, fornito di nove serie
di granuli, di cui le due basali fuse e accompagnate sul lato
illa
SCORPIONI SOMALI 371
esterno da un solo tubercolo, le sette altre (non contando l’ultima
imperfetta) accompagnate sul lato esterno da tre tubercoli in serie
obliqua.
Denti ai pettini 26-27.
Misure in millimetri: lunghezza totale 60; del cefalotorace 6,9;
della coda 35; del suo primo segmento 3,1, sua lunghezza 3,8;
lunghezza del quarto segmento 6,1, sua larghezza 4,4; lunghezza
del quinto segmento 7,1, sua larghezza anteriore 4,1, posteriore 2,4.
Larghezza della vescicola 2,5. Larghezza della mano 2,5; della
tibia 2,5; lunghezza della mano posteriore 4,5; lunghezza del
dito mobile. 6,5.
Un esemplare femmina raccolto a Afgoi dal tenente Taramasso,
Aprile 1909.
Questa specie differisce dal Babycurus wituensis SEE
per il colore, la forma del quinto segmento della coda, a lati
paralleli nel B. witwensis, la granulazione degli sterniti, la gros-
sezza della vescicola e il numero dei denti ai pettini. Essa non
può essere confusa colla varietà ochraceus Masi del Babycurus
johnstoni Poc. giacchè differisce da questa specie: per la granu-
lazione dei tergiti, la grossezza della vescicola di cui il tubercolo
sotto l’aculeo è privo di granuli dorsali, e il numero dei denti
al pettini.
Subfam. CENTRURINAE.
Gen. Isometrus H. e E.
Isometrus maculatus (Geer.).
Scorpio maculatus GEER in: Mém. Hist. Ins., v. 7, p. 346, t. 41 f. 9, 10, 1778.
Due esemplari da Mogadiscio e due da Merka, raccolti dal
tenente C. Taramasso.
AI
ore A. BORELLI
Fam. SCORPIONIDAE.
Subf. SCORPIONINAE.
Gen. Pandinus Thor., cm. Krpln.
Pandinus smithi (Poc.).
Scorpio smithii Poc., in:' Donaldson Smith, Through unknown African
Countries, p. 198 (1897).
Un maschio raccolto durante la spedizione Ruspoli sui monti
Audo (7 Febbraio 1893) riferito dal Pavesi (*) alla sottospecie
subtypicus Kraep. del Pandinus africanus L.
Un maschio raccolto a Uebi Mane (Febbraio 1911) dal capitano
C. Giterni. -
In questi due esemplari i lobi dell’ ultimo articolo dei tarsi
presentano, in ambo i lati una setola rinforzata, spiniforme nella
metà basale, inserita all'apice, e tre spine più grosse, seguite
esternamente da due altre spine e internamente da quattro o cinque.
Denti ai pettini 17-19 e 19-20.
Pandinus cavimanus (Poc.).
Scorpio cavimanus, Pocock in: Ann. Nat. Hist., ser. 6 v. 2 p. 247. 1888.
Un maschio raccolto dai membri della spedizione Ruspoli a
Arigalgalù 1 Agosto 1893, riferito dal Pavesi (*) alla sottospecie
bellicosus \.. Koch del Pandinus africanus L.
Un maschio raccolto a Lugh (1897) dal cap. U. Ferrandi.
Denti ai pettini 14-15.
Pandinus gregoryi (Poc.).
Scorpio gregorit Poc., in Ann. Mag. nat. Hist. (6), V. 17, p. 432. 1896.
Un maschio e una femmina da Brava (capitano Testa).
Un maschio da Mogadiscio (tenente Taramasso).
(1) Pavesi in: Ann. Museo Civico di St. Nat. Genova, v. XXXVII, pag. 157, 1897.
(3) 1897, loc. Cito. p. 157.
SCORPIONI SOMALI 373
Un maschio e una femmina raccolti fra Gelib e Margherita,
riva sinistra del Giuba (Dott."i Mazzocchi e Scassellati).
Pandinus pallidus (Krpln.)
Scorpio pallidus Krein. in: Mt. Mus. Hamburg, v. 11, p. 60. 1894.
Un maschio non perfettamente adulto ed una femmina giovane
dalla terra dei Rahanuin, raccolti dal capitano Citerni.
Una femmina adulta ed un maschio giovane raccolti a Lugh
dal Cap. U. Ferrandi.
Una femmina adulta ed un esemplare giovanissimo raccolti a
Adama (Somalia centrale) dal capitano Giacca.
Un maschio adulto ed una femmina giovane raccolti a Moga-
discio dal Sig. E. Dabbene.
Un maschio ed una femmina adulti, due maschi ed una fem-
mina non perfettamente adulti, due ni raccolti a Mogadiscio
dal tenente Taramasso.
In tutti questi esemplari i lobi dell’ultimo articolo dei tarsi
sono forniti, internamente e esternamente, da tre spine e all'apice
di ciascun lobo è inserita una setola, più o meno robusta, ma pure
sempre setola.
Denti ai pettini: in un solo esemplare 16-17; un solo esemplare
17-18; cinque esemplari 18-18; quattro esemplari 18-19.
Misure di un maschio adulto, in millimetri: lunghezza totale
111,5; del cefalotorace, compresi i lobi frontali 16,5; della coda
62; lunghezza della mano della base del dito immobile al mar-
gine posteriore del lobo 17,8; del dito mobile 16; dello spigolo
esterno della mano 10; larghezza del palmo della mano 16,5; primo
segmento caudale lungo 7,5; largo 7,3; lunghezza del quinto
segmento 13; larghezza 5,2; lunghezza della vescicola senza
l’aculeo 7,5; dell’aculeo 4,3; larghezza della vescicola 6,3, sua
altezza 5,5. La larghezza della vescicola è superiore a quella del
terzo segmento della coda, appena inferiore a quella del secondo.
Misure di una femmina adulta: lunghezza totale 113; del
cefalotorace 17; della coda 37; lunghezza della mano dalla base
del dito immobile al margine posteriore del lobo 18; del dito
mobile 17, dello spigolo esterno della mano 8, larghezza del
palmo della mano 17; lunghezza della vescicola senza 1 aculeo
4
È
4%
y
si È.
374 A. BORELLI
” uv
7,6; dell’aculeo 5; larghezza della vescicola 6, sua altezza 5. La
larghezza della vescicola è appena superiore a quella del quarto
se&mento della coda.
Pandinus peeli Poc.
Pandinus Peeli, Pocock in: Proc. zool. Soc. London, p. 53, pl. IV, fig. 2, 1900.
Una. femmina adulta e un maschio giovane raccolti a Merka dal
tenente Taramasso.
Colore della femmina adulta: cefalotorace e palpi mascellari,
mani comprese, bruno-rossiccio; sterniti bruni coi margini poste-
riori giallo-bruni; coda bruno-rossiccia colla vescicola gialla e l’aculeo
nero-bruno, sterniti giallo ocracci; zampe ocracee.
Denti ai pettini 16-17.
Misure in millimetri: lunghezza totale 97; del cefalotorace,
compresi i lobi frontali 16,5; della coda 44; lunghezza della mano
dalla base del dito immobile al margine posteriore del lobo 15,4;
del dito mobile 14; dello spigolo esterno della mano 40; lar-
ghezza del palmo della mano 14; lunghezza del quinto segmento
della coda 8,6; larghezza 4,5; lunghezza della vescicola senza
l’aculeo 5,4, dell’aculeo 4; larghezza della: vescicola 4.
Colore del maschio giovane: cefalotorace e sterniti giallo-gri-
giastro leggermente verdognolo, coda gialla leggermente grigiastra ;
vescicola giallo-chiara coll’aculeo bruno; zampe, femori e tibie dei
palpi mascellari giallo ocracei; mani ocracee, colla carena esterna
e i denti delle dita bruni.
Misure in millimetri; lunghezza totale 69,5; del cefalotorace,
compresi i lobi frontali 12,2; della coda 83; lunghezza della mano
dalla base del dito immobile al margine posteriore del lobo 10,9;
del dito mobile 10,4; dello spigolo esterno della mano 7,5; lar-
ghezza del palmo della mano 9,4; lunghezza del quinto segmento
della coda 7,2; larghezza 3,5; lunghezza della vescicola senza
l’aculeo 4,3; dell’aculeo 2,8; larghezza della vescicola 3,1.
Denti ai pettini 16-16.
Specie poco nota. L’unico esemplare conosciuto prima, raccolto
a Berbera (Somalia inglese), si trova nelle raccolte del British
Museum.
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SCORPIONI SOMALI 375
Pandinus intermedius nov. sp.
Colore dei tergiti bruno-rossiccio 0 giallo-bruno con sfumature
olivastre; coda bruno-rossiccia colle carene più oscure e la vescicola
più chiara, di un testaceo olivastro, aculeo bruno.
Femori e tibie dei palpi mascellari bruno-rossicci con sfumature
verdi-scure, mano più chiara, rossiccia coi tubercoli più oscuri e
le dita nero-brune o verdi-scure. Zampe ocracee con macchie brune
alle articolazioni e l’ ultimo articolo tarsale giallo-chiaro.
Sterniti testacei con sfumature grigie olivastre.
Cefalotorace di~lunghezza uguale o poco superiore alla somma
di quelle del primo e del secondo segmento della coda. Fittamente
e leggermente punteggiato, la punteggiatura estendentesi intorno
agli occhi mediani; non granuloso nel terzo anteriore, a granula-
zione sparsa intorno agli occhi mediani, più fitta nelle parti
laterali, molto fitta nel terzo posteriore.
Tergiti fittamente granulosi nei maschi; lucenti, finamente
punteggiati, leggermente rugosi e forniti di pochi granuli ai lati,
con alcuni punti fortemente impressi lungo il margine posteriore,
nelle femmine. Ultimo tergite tubercolato-granuloso specialmente
verso i lati con tracce di 2 carene longitudinali.
Sterniti finissimamente punteggiati con alcuni punti o fossette
sparsi, l’ultimo con tracce di 4 carene liscie accorciate ante-
riormente.
Segmenti della coda assottigliantisi sensibilmente e gradata-
mente dal secondo al quinto. Carene dorsali poco marcate, fornite
di piccoli tubercoli poco numerosi nel primo segmento, marcate e
fornite di tubercoli conici di cui la grossezza va aumentando dal
primo all’ ultimo, dal secondo al quarto segmento; carene laterali
superiori leggermente dentellate e interrotte da fossette pilifere
dal primo al terzo segmento, denticolate nel quarto; carene in-
feriori, laterali e mediane, liscie e interrotte da poche fossette pi-
lifere dal primo al terzo segmento, denticolate nel-quarto.
Superficie intercarinali superiori liscie, leggermente rugose
lungo le carene dorsali; superficie laterali superiori rugose e sparse
di alcuni granuli i quali nella metà posteriore del primo segmento
sono disposti in serie longitudinale obliqua e formano una carena
laterale accessoria; superficie Jaterali inferiori rugose e sparse di
376 A. BORELLI
pochi granuli; superficie ventrali liscie. Il quinto segmento debol-
mente infossato e liscio nella parte mediana della superficie su-
periore presenta alcuni granuli lungo i margini laterali i quali
sono forniti per tutta la loro lunghezza di tubercoli conici; su-
perficie laterali sparsamente granulose e munite di una carena
mediana nei due terzi anteriori; superficie inferiore con tre carene
ben marcate e munite di tubercoli spinosi, fra le carene laterali
e la mediana notansi alcuni grossi tubercoli disposti in serie lon-
gitudinale nella metà anteriore del segmento e pochi piccoli granuli
sparsi nella metà posteriore. Le superficie laterali e inferiore
presentano numerose fossette pilifere con lunghi peli bruno-rossicci.
Vescicola oviforme, di larghezza superiore a quella del terzo se-
gmento della coda, di altezza appena uguale alla larghezza del
quinto, fornita di numerosi peli di colore bruno-rossicci di lun-
ghezza varia; inferiormente rugosa con alcuni tubercoli disposti
in due serie longitudinali, lateralmente sparsa di piccoli granuli.
Aculeo robusto alla base, corto e fortemente ricurvo.
Femori dei palpi mascellari finamente punteggiati; forniti
superiormente ed anteriormente di tubercoli conici disposti lungo
le carene e sparsi sulla superficie, inferiormente rugosi, poste-
riormente lisci. Tibie superiormente e posteriormente rugose e
fornite di numerose fossette pilifere con lunghi peli rossicci, carene
superiore ed inferiore liscie; inferiormente rugose con fossette
pilifere disposte alquanto irregolarmente in 3 serie lungo la carena
posteriore. Mano poco convessa, arrotondata lungo il ‘margine
interno, di larghezza notevole, superiore alla lunghezza del dito
mobile negli esemplari adulti, poco inferiore nei giovani. Nella
superficie superiore sono sparsi dei tubercoli isolati, di forma ar-
rotondata, a superficie liscia, non punteggiati; grossi e numerosi
nella metà distale, debolmente conici lungo lo spigolo esterno,
più piccoli e più radi, ma sempre conici sul lobo. Lungo il mar-
gine interno della mano i tubercoli sono decisamente conici, quasi
spinosi, si estendono oltre la metà del margine e vengono a man-
care sul lobo. In corrispondenza al margine posteriore del lobo vi
è una serie di 5 o 6 tubercoli di cui i 4 primi, vicini all’artico-
lazione della tibia, sono più grossi. Il margine esterno è fornito
di una carena liscia, ben marcata, fortemente intaccata vicino
all’ articolazione della tibia. La superficie inferiore della mano,
finissimamente punteggiata, presenta dei piccoli tubercoli nella
setta’.
ben Peas
SCORPIONI SOMALI 377
metà distale e alcune piccole rughe nella metà prossimale. Dito
mobile munito nel maschio di un grosso dente in forma di trian-
golo isoscele. Numerosi peli rossicci di varia lunghezza s'incontrano
sui palpi e più specialmente sulla mano.
Zampe finamente punteggiate coi femori sparsamente granulosi
all’esterno,
Lobi dell’ultimo articolo dei tarsi muniti in ambo i lati, negli
esemplari adulti, di 4 spine una delle quali, poco più corta, in-
serita all’apice di ciascun lobo. In un esemplare non perfettamente
adulto l’apice dei lobi presenta: internamente una spina, più. corta
delle altre, esternamente una setola ingrossata o spiniforme nella
metà basale. In un esemplare giovane il lobo interno presenta una
spina apicale mentre il lobo esterno è munito di una semplice
setola e, in esemplari giovanissimi l’apice dei lobi è fornito in
ambo i lati di una semplice setola. In tutti gli esemplari, alle
A spine inserite sui lobi seguono internamente 4 altre spine e
2 esternamente.
Denti ai pettini: 20-21 in 2 esemplari g', 20-20 in un dg,
19-20 in 2 9.
Misure in millimetri: 3 lunghezza totale del corpo 109;
del cefalotorace 15,6; della coda 60; del primo segmento della
coda 7,5, sua larghezza 7,2 anteriormente, 6,5 posteriormente;
lunghezza del quinto segmento 12,5, sua larghezza 5; lunghezza
della vescicola senza l’aculeo 8, sua larghezza 6, sua altezza 5;
lunghezza dell’aculeo 4,3; larghezza della mano 15,8; lunghezza
del dito mobile 15,7; lunghezza dello spigolo esterno della mano 10.
Q. Lunghezza totale del corpo 115; del cefalotorace 17; della
coda 58,5; del primo segmento della coda 7,5, sua larghezza an-
teriore 7,2, posteriore 6,5; lunghezza del quinto segmento 12,1,
sua larghezza 4,7; lunghezza della vescicola senza l’aculeo 7, sua
larghezza 5,1, sua altezza 4,4; lunghezza dell’aculeo 4,5; larghezza
della mano 17; lunghezza del dito mobile 16,7; lunghezza dello
spigolo esterno della mano 11.
Località; Dolo, rive del Ganale Doria. Un esemplare maschio
e due femmine adulte, un maschio non perfettamente adulto e pa-
recchi giovani raccolti dal capitano Citerni.
Specie che ricorda il Pandinus smithi (Poc.) e il Pandinus
pallidus (Kraepl.). Essa differisce dal primo: per la disposizione
dei tubercoli conici del margine interno della mano i quali, nel
:
~,
yo
4 nat
ee oe =
RI
PELI
378 A. BORELLI
P. smithi sì estendono dalla base del dito immobile all’articola-
zione della mano colla tibia, mentre nel P. intermedius essi
non si estendono all’indietro sul margine arrotondato del lobo; i
tubercoli della superficie superiore della mano nel P. smithi sono
tutti conici e della stessa grossezza, nel P. intermedius essi sono
in parte arrotondati in parte conici e sul lobo sono piu piccoli e
più radi di quelli che s'incontrano nella metà distale della mano.
Dal secondo: per la presenza di una spina inserita all'apice del
lobo dell’ultimo articolo dei tarsi negli esemplari adulti del P. in-
_termedius, mentre negli esemplari gdulti del P. pallidus s’ in-
contra sempre una setola, i tubercoli della superficie superiore
della mano del P. pallidus sono in parte arrotondati, in parte
allungati a mò di rughe; il grosso dente di cui è munito il dito
mobile nei maschi del P. intermedius è stretto e ha la forma
di un triangolo isoscele, nel P. pallidus esso è più largo e ha la
forma di un triangolo rettangolo; le zampe e la vescicola nel
P. pallidus sono di un colore pressochè uguale a quello dei ter-
giti, nel P. intermedius esse sono di colore diverso e molto più
chiaro.
Non credo che questi esemplari siano da riferirsi al Pandinus
phillipsi Poc. giacchè in questa specie, la larghezza della mano
è sensibilmente inferiore alla lunghezza del dito mobile mentre,
nel P. intermedius, essa è o uguale o superiore.
Pandinus citernii nov. sp.
JT: Cefalotorace di colore fulvo il quale passa al fulvo-grigiastro
od olivastro sui tergiti e nella coda, di cui gli ultimi segmenti
sono più oscuri, mentre la vescicola più chiara, è giallo-fulva.
Mano ocracea come gli altri articoli dei palpi mascellari, di cui
le carene e le granulazioni, come quelle della mano e come le
dita, sono di un rosso ferrugineo.
Zampe giallo-fulve con macchie brune alle articolazioni ; pettini
giallo-chiari, sterniti di un giallo-olivastro.
Cefalotorace fittamente e leggermente punteggiato, a granu-
lazione sparsa attorno al tubercolo oculare e sulle parti laterali,
più fitta nella parte laterale posteriore; di lunghezza poco inferiore
alla somma del primo e del secondo segmento della coda.
E IRE NEI
TE I
SCORPIONI SOMALI 379
Tergiti tinamente e fittamente granulosi, con alcuni grossi
granuli più grossi lungo il margine posteriore. Sterniti fittamente
ma’ molto leggermente punteggiati con alcuni grossi punti sparsi
sulla loro superficie; l’ ultimo con traccie di 4 carene liscie accor-
ciate anteriormente.
Coda robusta, di lunghezza molto superiore a tre volte quella
del cefalotorace; primo segmento quasi largo quanto lungo, più
stretto posteriormente, secondo e terzo pressocchè di un terzo più
lunghi che larghi, quarto quasi due volte più lungo che largo.
Carene dorsali dentato-spinose, fornite di tubercoli spiniformi,
piccoli e poco numerosi nel primo segmento, i quali vanno au-
mentando di numero e di grossezza da] secondo al quarto, la loro
grossezza aumentando gradatamente dal primo all’ ultimo in ogni
segmento. Carene latero-superiori leggermente dentellate nel primo
segmento, dentellate nella metà anteriore e dentate nella metà
posteriore del secondo e del terzo, spinose nel quarto. Carena
laterale accessoria sviluppata, granulosa e diretta obliquamente
dall’avanti all'indietro nei due terzi posteriori del primo segmento,
rappresentata da alcuni granuli perliformi ‘nella metà posteriore
del secondo e del terzo. Carene inferiori mediane e laterali liscie,
interrotte da alcune fossette pilifere nel primo e nel secondo se-
gmento; liscie nella metà anteriore, dentellate nella metà poste-
riore del terzo; spinose con alcune fossette pilifere nel quarto.
Superficie intercarinali superiori infossate, liscie nel mezzo, rugose
e fornite di pochi granuli lungo le carene dorsali; superficie in-
tercarinali latero-superiori rugose e sparse di pochi granuli, più
numerosi nel terzo e nel quarto segmento; superficie inferiori
debolmente rugose dal primo al terzo segmento, con pochi granuli
spiniformi nella parte distale del quarto. Quinto segmento quasi
due volte più lungo che largo, debolmente infossato nel mezzo
della superficie superiore, la quale è granulosa sui lati e presenta
lungo il margine dei piccoli tubercoli conici, che si estendono
sulla metà superiore delle superficie laterali di cui la metà infe-
riore è priva di granuli. Superficie inferiore fornita di tre carene
dentate-spinose, di cui una mediana e due laterali, con alcuni
granuli più piccoli disposti in serie longitudinali fra queste carene.
Alcuni peli di colore rossiccio sono sparsi sulle carene e sulle
superficie laterali ed inferiori dal secondo al quinto segmento.
Vescicola globosa, di grossezza notevole, di larghezza superiore a
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3 da : bia :
380 A. BORELLI
quella del primo segmento della coda; fornita di numerosi peli
rossicci, leggermente rugosa e sparsa di piccoli granuli o tubercoli
sulle superficie superiore e laterali, con due serie di tubercoli
alquanto più grossi sulla superficie inferiore. Aculeo corto e forte-
mente ricurvo.
Femore dei palpi mascellari finamente punteggiato: superior-
mente fornito di grossi tubercoli spiniformi sulle carene anteriore
e posteriore e di pochi granuli sparsi sulla superficie; anterior-
mente sono da notare due grossi tubercoli; inferiormente debol-
mente rugoso nella metà prossimale con alcuni granuli disposti
lungo la carena anteriore e sulla metà distale della carena po-
steriore; nella superficie posteriore sono da notare alcune fossette
pilifere disposte in serie parallela alla carena superiore. Tibia fi-
namente punteggiata: posteriormente rugosa con fossette pilifere
disposte in due serie longitudinali mediane, carene superiore ed
inferiore liscie interrotte da fossette pilifere ; superiormente rugosa;
anteriormente sparsamente granulosa con pochi tubercoli sporgenti
nella parte prossimale inferiore; inferiormente leggermente rugosa
e fornita di tre serie di fossette pilifere disposte alquanto irrego-
larmente, cosicché sembra in alcuni punti se ne abbiano quattro.
Mano molto larga, la sua larghezza uguale alla lunghezza del
cefalotorace e poco inferiore a quella del dito mobile, debolmente
convessa; superficie superiore non punteggiata, fornita di piccoli
tubercoli a superficie liscia; isolati, più radi e perliformi lungo i
margini esterno ed interno e alla base delle dita nel terzo distale
della sua superficie, più stipati, bassi, allungati, alcuni fusi a mò
di grosse rughe nella parte mediana e sul lobo. Margine interno
largamente arrotondato, con curva posteriore quasi semi-circolare
e poco sporgente, fornito di tubercoli conici che, dalla base del
dito immobile si estendono oltre i due terzi del margine il quale
ne è privo soltanto sulla curva del lobo. In corrispondenza al
margine posteriore del lobo vi è una serie di 8 tubercoli isolati
di cui i 3 più vicini all’ articolazione della tibia sono più vicini
fra loro. Superficie inferiore leggermente rugosa con alcuni piccoli
tubercoli conici nel terzo distale. Dito mobile fornito di una forte
sporgenza in forma di triangolo isoscele, alla quale corrisponde
una grande insenatura del dito immobile limitata da due spor-
genze triangolari di cui la superiore è di poco inferiore a quella
del dito mobile mentre |’ inferiore, alla base dell’ insenatura, è
A
SCORPIONI SOMALI
molto più piccola. Sul palpo mascellare e più specialmente sulla
mano sono sparsi dei peli di colore rossiccio di varia lunghezza.
Zampe finamente punteggiate coi femori sparsamente granu-
losi all’esterno. I lobi dell'ultimo articolo dei tarsi oltre a 3 0 4
setole piuttosto lunghe, di cui una insita all’apice di ciascun lobo,
presentano 4 spine in ambo i lati alle quali seguono interna-
mente, sulla zampa destra 4 spine, sulla sinistra 5 e, esterna-
mente, 3 spine sulle due zampe.
Denti ai pettini 17-18.
Misure in millimetri: lunghezza totale 107, del cefalotorace
16,4, della coda 62; lunghezza del primo segmento della coda
8, sua larghezza anteriore 7,2, posteriore 6,4; lunghezza del
quinto segmento 10,5, sua larghezza quasi 5; lunghezza della
vescicola senza l’aculeo 9,2, dell’aculeo 4, larghezza della vesci-
cola 7,4, sua altezza 6,2; lunghezza della mano dalla base del
dito immobile al margine posteriore del lobo 17,8 larghezza del
palmo della mano 16,4; lunghezza dello spigolo esterno della
mano 10,4; lunghezza del dito mobile 17,6.
Località: Dolo, rive del Ganale Doria. Un solo esemplare ma-
schio raccolto dal capitano C. Citerni.
Specie notevole per il numero delle spine impiantate sul lobo
dell’ ultimo articolo dei tarsi e per la grossezza della vescicola. Il
colore del corpo, la forma della mano come la forma e la dispo-
sizione dei tubercoli della superficie superiore di quest’ultima,
ricordano la specie Pandinus Percivali Poc., dalla quale essa
si distingue principalmente: per la mancanza di carene granulose
sulla superficie inferiore della mano e la presenza di una setola,
e non di una spina, sull’apice dei lobi dell’ultimo articolo dei
tarsi.
Torino, 6 Luglio 1919.
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NEW SPECIES OF ANISODEROPSIS
COLLECTED BY Mr. R. VITALIS DE SALVAZA
By S. MAULIK
Professor of Zoology in the University of Calcutta
Anisoderopsis krishna, sp. n.
Body elongate, narrow, parallel-sided, entirely black, lower
side more shining than the upper side.
Head: with the. vertex coarsely punctate with a longitudinal
sulcation and depressed between the antennae, the eyes strongly
convex, and collar a little constricted. The antennae are fairly
robust and pass a little beyond the scutellum, not attenuated
towards the apex, the upper side of four or five proxima) joints
shining and punctate, the rest opaque and sparsely covered with
hairs: the lower side of three basal joints shining and punctate,
the third joint the longest. Prothorax: longer than broad, sides
parallel, margined, the margins slightly sinuous, basal margin
straight. The upper surface is completely covered with coarse
and coalescent punctures. Scutellum: elongate, parallel-sided,
surface depressed in the middle and smooth: the apex pointed.
Elytra: broader at the base than the prothorax, punctate-striate,
the punctures being deep and round. Besides the scutellar row
there are 10 rows on each elytron. Interstices 2, 4, 6, 8, are
gradually elevated towards the apex. Underside: the venter and
legs finely punctate and shining, the last visible abdominal ster-
nite with a few long yellowish hairs.
Length 12 mm.
Vien Poukha, Upper Mekong, 8. V. 1918.
Described from one example.
Type in the Genoa Museum.
Krishna is a Sanskrit word meaning black.
È A ES
NEW ANISODEROPSIS 383
Anisoderopsis alternata, sp. n.
Body elongate, parallel-sided, head, antennae, prothorax, legs
black, underside brownish black, elytra brown, underside more
shining than the upperside.
Head: with the vertex depressed, rugose and coarsely punctate.
The eyes strongly convex, the collar a little constricted. The
antennae are moderately robust, not attenuated towards the apex
and pass to some extent beyond the scutellum: the upper side of
four proximal joints shining and punctate and the rest opaque :
the lower side of three acl joints and to a less extent of
the fourth shining and punctate. Prothorax : longer than broad,
the sides are margined and undulated in the middle. The surface
is uneven being excavated and elevated in several places and
coarsely punctate. There is a depression in the middle of the
basal area, each side has a deeper depression with a smooth ele-
vated area in front, the surface of which is very fmely punctate.
Scutellum : oval, surface smooth, shining, impunctate. Hlytra :
broader at the base than the prothorax, elongate, parallel-sided,
and punctate-striate. Besides the scutellar row of punctures there
are ten regular rows on each elytron more or less converging
towards the apex. The interstices 2, 4, 6, 8 are slightly elevated ,
more so towards the apex. Betveen them on the apical surface the
rows are somevhat confused by the presence of some other shorter
rows. Underside: including the surface of the legs finely
punctate. -
Length 15 mm.
Vien Poukha, Upper Wie AGRA RITO:
Described from one um
Type in the Genoa Museum.
sine 3 i ont a Vitalisii, sp. n.
Body elongate, narrow, parallel-side: shining, entirely black.
Head: with the vertex strongly punctate, tu the interan-
tennal space depressed with a longitudinal ridge in the middle :
the eyes strongly convex. The antennae are moderately robust
reaching nearly the middle of the elytra, not attenuated towards
384 S. MAULIK
the apex, the upperside of six proximal joints (fifth and sixth
indistinctly) shining and punctate and the rest opaque and cove-
red with brownish hairs, the lower side of four proximal joints
shining and punctate: the third joint the longest. Prothorax :
much longer than broad, slightly narrowed posteriorly and broa-
dened anteriorly. The upper surface is uniformly convex from
side to side, and is scattered over with coarse punctures which
are more crowded at the sides, the front border being free of
them: under a high power the whole surface is seen to be spar-
sely covered with very fine punctures. Scutellum: triangular,
surface smooth, shining, impunctate. Elytra: hardly broader at
the base than the prothorax, parallel-sided, slightly narrowed at
the apex. Regularly punctate-striate. Besides the scutellar row of
punctures on each elytron there are ten rows which converge
towards the apical area where the 1, 2, 4, 6, 8 interstices are .
appreciably raised of which 2, 6, 8 are more strongly raised.
Underside: black, shining, finely and sparsely punctate.
Length 9-10.5 mm.
Nam Long, Upper Mekong, 26. IV. 1918.
Described from four examples.
Type in the Genoa Museum.
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MATERIALI PER LO STUDIO DELLE HISPIDAE
DI Rs GESTRO
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HISPIDAE INDOCINESI RACCOLTE DAL SIGNOR R. VITALIS DE SALVAZA.
Il nome del Signor R. Vitalis de Salvaza è ormai ben noto
agli studiosi di Entomologia e parte delle sue collezioni ha già
fornito argomento a numerose monografie, pubblicate in varì perio-
dici scientifici. Anche negli Annali di questo Museo sono comparse
due piccole note illustranti materiali da lui radunati (!) ed oggi
-adempio ad un vecchio obbligo verso il benemerito raccoglitore ,
consegnando alla stampa |’ elenco delle sue Hispidae. Esse sono
rappresentate da 41 specie, delle quali 8 erano finora sconosciute;
di queste 3 sono descritte dal Prof. Maulik in questo stesso volume
e le altre 5 saranno brevemente caratterizzate nel presente lavoro.
Il contingente delle novità non è scarso quando si consideri che
il territorio esplorato ha grandi affinità colla Birmania, la cui
fauna fu già oggetto di numerosi studi, e con le altre regioni
trattate nell’ importante opera del Maulik (*), nella quale è
descritta una grande quantità di specie nuove. |
Genova, dal Museo Civico, 26 Dicembre 1919.
; Anisoderini,
pi
Le specie di questo gruppo raccolte dal Signor Vitalis de Sal-
vaza ammontano a 12, cioè 1 Estigmena, 3 Anisodera e 8
Anisoderopsis. Di questo ultimo genere 5 sono nuove per la
(1) Contribuzione allo studio della fauna entomologica Indocinese. — Ichthyurus
di R. Gestro (Questi Annali, XLVIII, 1918, p. 97).
New species of Anisoderopsis collected by Mr. R. Vitalis de Salvaza, by S. Mau-
lik- (loc. cit. 1919, p. 382).
(??) The Fauna of British India, including Ceylon and Burma (Hispinae and Cas-
sidinae). London 1919. ‘
Ann. del Museo Civ, di St. Nat. Serie 3.°, Vol. VIII (2 Febbraio 1920). 25
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386 R. GESTRO
scienza e due, krishna e mediovittata, sono molto notevoli pei
loro caratteri (1). Sono le sole, nella presente collezione, che
siano rappresentate, per buona parte, da numerosi esemplari e
lo stesso si osserva nei Callispini, mentre negli Hispini si
può dire che, salvo poche eccezioni, ogni specie è rappresentata
da un solo individuo.
° Estigmena, Hope.
DI
Estigmena chinensis, Hope, Col. Man. HI, 1840, p. 175,
tav. II, fig. 1. — Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 100, tav. VII, fig. 7.
— Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888, p. 655. — Gestro, ibidem,
XXX, 1890, p. 232. — Maulik, Rec. Ind. Mus., IX, 1913,
peddo=—Faun Brit, Inds 49193; p.. 27.
Provincia dell’Alto Mekong: Nam Long, aprile; Ban Pan,
Vien Poukha, Pang Ngeou, maggio, Vieng Vai, Houei Sai,
giugno.
Questa specie assai sparsa e assai dannosa ai bambù, è rap-
presentata nella raccolta in esame da numerosi esemplari, varia-
bili nelle dimensioni, alcuni dei. quali molto scuri, tendenti
al nero.
Trovasi anche in Malesia. v
Anisodera, Chevrolat.
Anisodera propinqua, Baly, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI,
1888, p. 657. — Gestro, ibidem, XXX, 1890, p. 233, fig. p. 234.
— Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 33, fig. 13.
Anisodera barbicornis, Weise, Deutsch. Ent. Zeitschr., 1897,
p. 119. — ibidem, 1905, p.. 114. — Maulik, Faun. Brit. Ind.,
1919 pal:
Il tipo ed i cotipi, esistenti nel Museo Civico di Genova. pro-
vengono dal Tenasserim, dai Monti Carin e dal Pegù, ove furono
raccolti da L. Fea.
(1) Durante questo studio, ho dovuto, come è naturale, prendere in considera-
zione anche altro materiale estraneo alla presente raccolta e ho trovato che le specie
macienta e Nasuellii che il Maulik nella sua opera The Fauna of British India, etc.,
pag. 32 e 33, ascrive al genere Anisoderw, sono invece indubbiamente da riferirsi
alle Anisoderopsis,
là
HISPIDAE 387
Il Signor Vitalis de Salvaza ha trovato abbondante questa
specie nei luoghi seguenti :
Provincia di Luang-Prabang: Ban Thiou, Van Nham, marzo;
. Pou Hai Katoui e Ban Nam Mo, aprile.
Provincia dell’Alto Mekong: Ban Silah, Nam Tha, Nam Mat,
Ban Quang, aprile; Nam Mia, Pou Lan, Houei Sai, maggio;
Vieng Vai, giugno.
L’A. barbicornis Weise (1897) è senza dubbio sinonimo di
propinqua, Baly (1888); ma l'errore del Weise è giustificato
dal fatto che il Baly non fa alcun cenno del carattere spiccato
della presenza di lunghi peli sulla parte inferiore degli articoli
terzo a sesto delle antenne, benchè il tipo di Thagatà da lui
descritto sia un maschio e perciò dotato con molta evidenza di
questa particolarità.
Nella serie numerosa di esemplari che ho sotto occhio osservo
molta uniformità; pochi hanno una tinta appena sensibilmente più
chiara e non vi sono quelle notevoli differenze di statura che
vediamo nell’A. Guerinii e in altre specie del gruppo; i maschi
e le femmine sono quasi in uguale proporzione. Nelle femmine
gli articoli delle antenne che nel maschio sono molto pelosi, pre-
sentano soltanto pochi peli, corti e sparsi; il loro quinto segmento
addominale, nella parte posteriore mediana, ha un’ areola assai
stretta, quasi lineare, liscia e leggermente infossata.
Anisodera Guerinii, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 168, tav. VII,
fig. 8. — Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXII, 1885, p. 163.
.— Baly, ibidem, XXVI, 1888, p. 653. — Gestro, ibidem, XXX,
1890, p. 233; XXXVII, 1897, p. 50. —.Maulik, Rec. Ind. Mus.,
IX, 1913, p. 117. — Faun. Brit. Ind., 1919, p. 35.
Provincia dell'Alto Mekong: Nam Mat e Nam Long, aprile ;
Nam Mia, Vien Poukha, Ban Mone, Houei Sai, maggio; Vieng
Vai, giugno.
«Gli esemplari della presente raccolta variano di statura da 14
a 20 millimetri.
L’ habitat di questa specie si estende anche alla Malesia.
Anisodera fraterna, Baly, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888,
p. 655. — Gestro, ibidem, XXX, 1890, p. 253; XXXVIII, 1897,
p. 57. — Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 34.
388 R. GESTRO
Nella presente collezione non vi sono che due esemplari colle
indicazioni: Tintoc, 1.° dicembre 1912 e Xieng Khouang, 9 aprile
1919. Uno è piceo e l’altro testaceo ; bea piuttosto opachi e
con le antenne, la superficie inferiore del corpo ed i piedi neri,
lucenti, come nel tipo. Qoesto è del Tenasserim (Thagatà ), 1
dopo la pubblicazione del Baly, giunsero al Museo Civico altri
esemplari raccolti ugualmente dal Fea sui Monti Carin (tribù dei
Carin Cheba) e nel Pegi a Palon.-I due esemplari di Palon sono
testacei al disopra come quello di Tintoc.
La prima impressione che fa questa Anisodera osservata ac-
canto alle congeneri, è di essere più larga e più corta di esse e
questa particolarità mi pare meriti d’ essere indicata per mettere
sulla buona strada della determinazione della specie.
Anisoderopsis, Maulik.
Anisoderopsis excavata, Baly.
Anisodera excavata, Baly, Cat. Hisp., 1858, p 105, tav. VII,
fig. 1.
Anisoderopsis excavata, Maulik, Rec. Ind. Mus., IX, 1913,
p. 117; ibidem, XI, 1915, p. 371. — Faun. Brit. Ind., 1919;
pio fie. Ad. 38.
Provincia dell’Alto Mekong: Nam Long e Tong Lap, aprile;
Vien Poukha, maggio.
In‘ questi esemplari la differenza di colore fra il torace e gli
elitri è poco marcata; invece in alcuni altri del Tonchino ( colla
indicazione: Chapa, giugno 1918) la colorazione è quella tipica,
cioè nera, collo scudetto, gli elitri e l’ addome castagni. Questi
ultimi del Tonchino sono più piccoli dei precedenti.
Anisoderopsis Gestroi, Baly.
Anisodera Gestroi, Baly, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888,
p. 656.
Anisoderopsis Gestroi, Maulik, Faun. Brit. Ind. , LOTS, Pi 997
Provincia dell Alto Mekone: Muone Sine e Ban Quang, aprile;
(©) (©) (©) (©) ?
Ban Pan, Vien Poukha, Ban Nam Ngun, Pang Tiac, Vien Vai,
Sen Kam, maggio; Houei Sai, maggio e giugno, x
TERREI ee,
4
:
HISPIDAE i 389
La specie è stata scoperta nell’Alta Birmania, a Bhamò e suc-
cessivamente raccolta nel territorio dei Carin Cheba (Monti Carin). .
Gli esemplari, assai numerosi, dell'Alto Mekong, variano molto’
di statura. Le femmine presentano sulla parte posteriore del quinto
segmento addominale una lieve carena mediana longitudinale, in
mezzo ad un’area leggermente depressa.
Anisoderopsis alternata, Maulik, Ann. Mus. Civ. Gen., XLVII,
1919, p. 383.
Provincia dell'Alto Mekong: Nam Mia e Vien Poukha, mag-
gio 1918.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Anisoderopsis cylindrica, Hope.
Anisodera cylindrica, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 106. —
Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXX, 1890, p. 236. — Maulik,
poivec. Ind. Mus. IX , £943; p:: 116.
Anisoderopsis cylindrica, Maulik, Faun. Brit. Ind,, 1919,
p. 40.
Provincia dell’Alto Mekong: Nam Mat, aprile; Pou Lan, Pang
Ngeou, Ban Mone, Sen Kam, maggio.
Undici esemplari.
Nell’enumerazione delle Hispidae del viaggio di L. Fea (questi
Annali, XXX, 1890, p. 236) ho riferito all’ A. cylindrica due
esemplari dei Monti Carin, osservando però che differivano alquanto
da essa pel colore più scuro e per la punteggiatura più forte.
Questi esemplari spettano invece all’A. Vitalisiz, Maulik.
Anisoderopsis Vitalisii, Maulik, Ann. Mus. Civ. Gen., XLVII,
1919, p. 383.
Pochi esemplari trovati a Nam Long, sull’Alto Mekong, il 26
aprile 1918.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
La specie era già stata raccolta da heard: Fea sui Monti
Carin, nel territorio dei Carin Ghecù, fra 1300 e 1400 m. Jp
390 R. GESTRO
febbraio e marzo 1888, e da me erroneamente riferita all’ affine.
A. cylindrica, Hope.
Anisoderopsis convexicollis, n. sp. — Corpo allungato, stretto,
a lati paralleli, al disopra lucente sopra tutto sul torace e nero.
Il nero degli elitri, circa sul quarto apicale, va diluendosi in una
area testacea e la tinta testacea si estende un poco in avanti lungo
i lati e accompagna la sutura come una linea sottile, senza però
raggiungere lo scudetto. Il capo è irregolarmente punteggiato e
presenta fra la base delle antenne una depressione foveiforme.
Antenne piuttosto lunghe, fino a raggiungere la metà dell’elitro,
alquanto ingrossate a cominciare dal quinto articolo; primi cinque
articoli al disopra e primi tre al disotto lucenti, il resto opachi.
Torace più lungo che largo, un poco più largo in avanti che in
addietro, coi lati leggermente sinuosi davanti agli angoli basali,
fortemente convesso in avanti e poi declive verso la base, che è
depressa e presenta nel mezzo, presso il margine, una infossatura ;
la superficie è quasi liscia nella porzione anteriore e nel resto vi
sono punti abbastanza numerosi, ma sparsi ed irregolari; sugli
angoli anteriori esiste una fossetta e sui lati una depressione allun-
gata con grossi punti nel fondo; il margine laterale è guernito
di grossi punti. Scudetto largo, semicircolare, liscio. Elitri alla
base più larghi del torace, paralleli, puntato -striati, ciascuno
con dieci serie di punti, senza contare la serie scutellare; inter-
stizii elevati soltanto ai lati e dopo la metà. Superficie inferiore
del corpo nera, lucente; piedi neri, robusti, con punteggiatura
grossa, sparsa.
Lungh. 9 millim.
Per la statura s’ avvicina alla krishna ed alla Vitalisit; è
differentissima dalla prima, che è |’ unica nel gruppo che abbia
il torace fortemente punteggiato su tutta la sua superficie e dalla
seconda per gli elitri più larghi alla base e pel torace diversa-
mente conformato.
La specie è fondata su tre esemplari raccolti nel Tonchino, a
Chapa, nel giugno 1918.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Anisoderopsis krishna, Maulik, Ann. Mus. Civ. Gen., XLVII,
1919, p. 382
N
elia ira è er ei
HISPIDAE 394
Vien Poukha, sull’Alto Mekong, 8 maggio 1918. Due esem-
plari.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Specie ben caratterizzata specialmente dalla grossa e fitta scul-
tura che copre l’intero torace.
Anisoderopsis mediovittata, n. sp. — Corpo allungato; al
disopra testaceo-ferrugineo, nitido, con una striscia nera stretta,
mediana, che dal margine anteriore del torace si continua su tutto
il corpo, arrivando fino al principio della porzione declive apicale
degli elitri; al disotto nero lucente; antenne e piedi neri. Capo
largo, trasverso, con punteggiatura fine e con un solco mediano
longitudinale. Antenne lunghe tanto da superare appena il terzo
anteriore dell’ elitro; leggermente ingrossate a partire dal. sesto
articolo; articoli 1° a 5° sopra e 1° a 3° sotto lucenti, il resto
opachi. Torace largo, quasi quadrato, un poco più largo all’apice
che alla base; margine anteriore sporgente, arrotondato e alquanto
elevato nel mezzo; margine basale leggermente bisinuato, con
una fossetta nel mezzo, angoli anteriori arrotondati, posteriori
quasi retti; margine laterale appena sensibilmente sinuato nel
mezzo; disco poco convesso in avanti, depresso sui lati e alla base;
con tre depressioni longitudinali su ciascun lato, una più corta e
| più superficiale a fianco della linea mediana, l’altra più esterna,
parallela alla prima, più profonda, e la terza, poco profonda,
lungo il margine laterale; le due prime non raggiungono il mar-
gine anteriore; la terza, o più esterna, invece dall’ angolo basale
arriva quasi all’angolo anteriore. Queste tre depressioni hanno
tutte il fondo coperto di grossi punti; il resto della superficie pre-
senta pochi punti, più piccoli, irregolarmente sparsi, eccettuato
il margine anteriore e la linea mediana ove mancano. Scudetto liscio,
stretto, a lati paralleli e arrotondato all'apice. Elitri alla base più
larghi del torace, a lati paralleli, abbastanza convessi, special-
mente verso l’apice; con dieci serie regolari di punti; gli inter-
stizii terzo, quarto & sesto sono più elevati degli altri e formano
leggere coste; il quarto e il sesto giunti al principio della porzione
declive apicale, si fondono in una costa sola. Corpo inferiormente
con punteggiatura finissima; piedi molto robusti.
Lunghezza 7 millim.
Specie molto distinta da tutte e facilmente riconoscibile.
392 R. GESTRO
Nam Long (Alto Mekong), 28 aprile 1918. Due esemplari.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Callispini.
Callispa Feae, Baly, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888,
p. 654. — Gestro, ibidem, XXX, 1890, p. 232. — Maulik, Faun.
Brit--ind: 19495 py 00):
Gli esemplari raccolti dal Signor Vitalis de Salvaza hanno le
seguenti indicazioni: Alto Mekong: Tong Lap, 30 aprile 1918,
Nam Mia, 1.° maggio 1918. — Laos: Xieng Khouang, 10 marzo
1918 (n.° 1897) e 7 maggio 1919. — Tonchino: Chapa, giugno
1918.
La scoperta di questa specie si deve a Leonardo Fea, che ne
trovò il primo esemplare sul Monte Hcanlain, a circa 10 chilo-
metri a N. di Bhamò (Alta Birmania) nel 1886 e la ritrovò due
anni dopo in quantità sui Monti Carin, distretto dei Chebà, fra 900
e 1100 metri */,., nella stagione delle pioggie. Questo viaggia-
tore ha notato che essa, come tutte le altre specie dello stesso
genere, sta sulla pagina inferiore delle foglie dei bambù.
Gallispa brevicornis, Baly, Trans. Ent. Soc. Lond., 1869,
p. 365. — Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888, p. 654. — Gestro,
ibidem, XXX, 1890, p. 252; XXXVII, 1897, p. 42. — Maulik,
Faun. Brit. Ind., 1919, p. 68.
Due esemplari di Xieng Khouang (Laos), 23 dicembre 1918,
n.° 2233.
L’esemplare del viaggio di Fea, citato dal Baly, è di
Schwegoo-Myo. Trovasi anche a Sumatra e a Penang.
Callispa Delauneyi, Fleut., Ann. Soc. Entom. Franc. (6) VII,
1887, p. 67. — Baly, Ann. Soc. Entom. Franc. (6) IX, 1889,
p. 489.
Riferisco a questa specie i due esemplari della collezione Vita-
lis, ma con incertezza perchè la descrizione è poco dettagliata ed
insufficiente. Essi provengono ambedue da Tong Lap sull’Alto
Mekong, e furono raccolti il 30 aprile del 1948.
x
HISPIDAE 393
Callispa Brettinghami, Baly, Trans. Entom. Soc. Lond., 1869,
p. 365. —- Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888, p. 653. — Gestro,
ibidem, XXX, 1890, p. aor Be — Maulik, Faun. Brit. Ind. ,
1919, p. 58.
Provincia dell'Alto Mekong: Nam Mia, Vien Poukha e Pang
Tiac (n° 1949) maggio.
In qualche esemplare gli elitri invece d’ essere cianei sono
quasi neri.
Fea ha trovato questa specie in quantità sopra i cespugli di
Bambù, nell’Alta Birmania: Monte Heanlain, Teinzò sul fiume
Moolay e Bhamò.
Callispa dimidiatipennis, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 7. —
Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888, p. 654. — Gestro, ibidem,
XXX, 1890, Pp. 231, fig. — Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919,
Pr di
Provincia dell’ Alto Mekong: Nam Long, aprile; Nam Mia e
Vien Poukha, maggio.
Provincia di Luang-Prabang: Pou Hai Katoui maggio.
Tutti gli esemplari appartengono alla varietà Au Baly: « B. Ely- —
tris totis metallico-coeruleis ».
La specie fu raccolta dal Fea nell’Alta Birmania e nel Tenas-
serim.
Callispa Karena, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 62.
Provincia di Luang-Prabang: Ban Thao Phan e Houei Ko,
marzo.
Provincia dell’ Alto Mekong: Vien Poukha, maggio 1918
(n.° 2062); Muong Pek, dicembre 1918, Ban Ban, gennaio 1919.
Callispa hypoenops, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 60.
Provincia dell'Alto Mekong: Nam Sin, aprile; Ban Pan, Vien
Poukha, Ban Nam Ngun (n.° 1787), maggio. Tonchino : Chapa,
giugno.
ae PE Cre
ae Sr 4 + n
I I E n sro
394 ‘OR. GESTRO
Oncocephalini.
Oncocephala, Chevrolat.
Oncocephala Feae, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XL, 1899,
p. 316, fig. 4 A, 4 B, 4 C, p. 317. — Maulik, Faun. Brit. Ind,
1919, op. 1 0A ie esd p99.
Oncocephala bicristata, Baly, Ann. Mus. Civ Gen., XXVI,
1888, p. 659. — Gestro, ibidem, XXX, 1890, p. 239 (nec
Chapuis).
- Tonchino: Hanoi, febbraio 1918. Due esemplari. È
Il tipo di questa specie, ben caratterizzata dalla forma della
protuberanza cefalica, fu raccolto dal Fea nell’ Alta Birmania a
Bhamò in settembre 1896. I due esemplari di Hanoi sono alquanto
più piccoli di esso.
Gonophorini.
Downesia, Baly.
Downesia Gestroi, Baly, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888,
p. 660. — Gestro, ibidem, XXX, 1890, p. 241. —- Maulik,
Ka unit. Ind. 19197 pas her 3b:
Provincia dell’Alto Mekong: Ban Pan e Vien Poukha, maggio.
Tonchino: Chapa, giugno.
Quattro esemplari, appartenenti alla varietà di Baly. « B. Ely-
tris totis fulvis ».
Raccolta per la prima volta da Fea nell’Alta Birmania e nel
Tenasserim e in seguito da lui ripresa nel Pegù e sui monti
Carin.
Agonia, Weise. ay
Agonia Maulikii, n. sp. — Corpo allungato, nitido, capo e torace
neri, molto lucenti, antenne nere, coi primi articoli basali lucenti e
i seguenti opachi e pelosi; scudetto nero, elitri cianei colle carene
nere; superficie inferiore del corpo lucente nera, coll’ addome
EMI er a rg
HISPIDAE 395
giallo-ferrugineo; piedi giallo-ferruginei, con i tarsi, eccettuato
l’ultimo articolo, neri. Capo levigato, senza punti, con una leg-
gera depressione trasversale alla base delle antenne. Antenne
piuttosto gracili, lunghe appena tanto da raggiungere il quarto
basale degli elitri. Torace più lungo che largo, all’ apice largo
quanto il capo, alla base più largo, con i lati paralleli, conver-
genti in avanti, appena sensibilmente sinuati dietro la metà;
margine anteriore quasi dritto, posteriore fortemente bisinuato;
disco molto convesso, depresso-foveolato nel mezzo della base, con
una serie regolare di punti parallela e rasente al margine ante-
riore; da una parte e dall’ altra della fossetta basale parte una
depressione che si dirige obliquamente in avanti e all’ esterno e
raggiunge, allargandosi, il margine laterale; la fossetta basale e
le due depressioni oblique presentano nel loro fondo punti grossi
e fitti; altri pochi punti sparsi si trovano sui lati; ma la parte
anteriore e mediana del disco è quasi impuntata. Lo scudetto è
brevemente triangolare, coll’apice largamente : arrotondato e la
superficie punteggiata. Gli elitri sono circa tre volte e mezza
la lunghezza del torace; più larghi di esso, molto leggermente allar-
gati in addietro, con i lati quasi paralleli, e il margine laterale
alquanto espanso; ciascuno ha tre carene, due interne complete e
la terza, o esterna, marcata soltanto all’ omero e all’ apice e obli-
terata nel lungo tratto intermedio; le due interne, alla base, sono
fra di loro più discoste che nel resto e dopo la base decorrono
parallele fra di loro, terminando a breve distanza dal margine
apicale; gli intervalli fra le carene sono percorsi da una duplice
serie di punti regolarmente allineati e molto vicini fra di loro ;
nel breve tratto hasale piu largo fra la prima e la seconda carena
la serie dei punti è triplice.
Lunghezza 6 millim.
Tonchino: Chapa, giugno 1918. Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Questa ben distinta specie rammenta nell’ aspetto lA. femo-
ralis, Weise, di Sumatra; però ne differisce molto per la colora-
zione, per la forma e scultura del torace e per la forma degli
elitri, che nella femoralis sono leggermente allargati nel mezzo
e si ristringono di nuovo all'apice, ciò che non si verifica nella
specie presente.
Mi compiaccio dedicarla al collega S. Maulik del Museo Bri-
Sha 3
i INA *
396 R. GESTRO
tannico, ora professore di zoologia nell’ Università di Calcutta, aw-
tore dell'importante volume sulle Hispinae e Cassidinae della
fauna dell’ India inglese.
Gonophora, Baly.
Gonophora pulchella, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI,
1888, p. 176. — Baly, ibidem, p. 659, — Gestro, ibidem, XXX,
1390, p. 237. — Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 146, fig. 45,
PAZ
Gonophora bengalensis, Weise, Stett. Ent. Zeit., LXIX,
1908, p. 214.
Quattro esemplari dell'Alto Mekong: uno di Nam Mat, 16 aprile
1918 (n.° 2079), uno di Ban Pan, 2 maggio 1918 e due di Houei
Sai, 26 maggio 1918.
Anche questa -è una specie scoperta da Leonardo Fea nella
Alta Birmania e successivamente trovata nel Tenasserim.
HIispini.
Dactylispa, Weise.
Dactylispa Doriae, Gestro.
Hispa Doriae, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXX, 1890,
p- 256.
Dactylispa Doriae, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 172.
Alto Mekong: Vien Poukha, 11 maggio 1918 (n.° 2021) e
Sen Kam, 29 maggio 1918. Due esemplari.
Questa specie interessante, scoperta dal Fea sui Monti Carin,
distretto dei Biapo e degli Asciuii Cheba, è ben caratterizzata dal-
l'armatura dei lati del torace, che consta di due sole spine, per
cui forma da sola una sezione.
Dactylispa peregrina, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 184,
fig. BS, p. 185.
Alto Mekong: Nam Long, 26 aprile 1918. Due esemplari.
E specie assai sparsa nell’ India e si trova pure in Birmania.
HISPIDAE | 397
Dactylispa variabilis, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 211.
Vieng Vai (provincia dell’ Alto Mekong), 10 giugno 1918 e
Xieng Khouang (Laos), 12 maggio 1919. Due esemplari.
Dactylispa Balyi, Gestro.
. Hispa Balyi, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen. XXX, 1890,
p. 250; XXXVIII, 1897, p. 82. — Ann. Soc. Ent. Belg., XLIII,
1099, p.: 925. i
Dactylispa Balyi, Gestro, Bull. Soc. Ent. Ital. XLI, 1909,
p. 149. — Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 210.
Nam Long (provincia dell’ Alto Mekong), 26 aprile 1918 e
Xieng Khouang (Laos), 12 maggio 1919. Due esemplari.
Questa specie, come la precedente, si ritrova in Birmania.
Dactylispa soror, Weise, Deutsch. Ent. Zeitschr., 1897, p. 134;
1905, p. 120. — Maulik, Proc. Zool. Soc. Lond., 1916, p. 576.
— Faun. Brit. Ind., 1919, p. 224.
L’ unico esemplare della presente raccolta ha un cartellino non
decifrabile.
Dactylispa Vitalisii, n. sp. — Piccola specie, lunga 4 mil-
limetri, a corpo molto largo, nera al disopra, lucente sugli
elitri, opaca sul capo e sul torace, le spine di questo tendenti
leggermente al rosso scuro; al disotto nera con l’addome ed i piedi
d’un rosso scuro; le antenne con fini peli sparsi bianco-sericei,
giallo-ferruginee, eccettuati i due primi articoli che sono neri.
Il capo è finamente ruguloso, con peli bianchi e sottili. Le antenne
sono notevolmente lunghe e abbastanza robuste, il primo articolo
è il più lungo di tutti e robusto, il secondo è molto corto; il
terzo è appena più corto del primo e più gracile, i seguenti sono
più corti e circa dello stesso spessore fino al. sesto; da questo
all'apice vanno ingrossando. Il torace è trasverso e si ristringe
in avanti a partire dall’ inserzione delle spine laterali; le spine
del margine anteriore sono robuste e non molto lunghe; la poste-
riore è verticale al piano del disco, l'anteriore è rivolta obliqua-
mente in avanti ed in alto, in modo da formare colla posteriore
5 ,
n
REG:
> POR 3 RD
AI TATA
dy
398 R. GESTRO
un angolo non troppo aperto; le spine laterali sono- in numero di
tre, saldate alla base non per mezzo di uno stelo, ma in una
espansione lunga e stretta del margine laterale; | anteriore e la
posteriore sono piuttosto gracili e corte, la mediana è più lunga
e più robusta di esse; il disco è appiattito, con due depressioni
trasversali poco profonde una dietro il margine anteriore, l’altra
davanti alla base; nel mezzo si osserva una linea longitudinale
liscia e glabra e da una parte e dall’ altra di questa um’ areola
tonda, poco elevata e poco appariscente, anche essa liscia e glabra;
tutto il resto del disco è fittamente punteggiato e rivestito di peli
bianchi e sottili. Lo scudetto è largo, quasi a forma di triangolo
molto largo e arrotondato all’ apice; la sua superficie è opaca e
alutacea. Gli elitri sono molto più larghi del torace, molto con-
vessi, a lati paralleli; le spine discoidali sono abbastanza lunghe
e molto rigontie alla base; le laterali sono di ben poco più lunghe
delle discoidali e fra esse, molto irregolarmente e assimmetrica-
mente sono intercalate altre spine piccole; a un dipresso si può
dire che le laterali sono dieci per ciascun lato; le apicali sono
pure circa dieci per ciascun elitro, ma tanto brevi da poterle asso-
migliare a piccoli denti.
Questa specie, che sono lieto di nominare in omaggio al suo
scopritore, fu raccolta, in un solo esemplare, a Nam Long sullo
Alto Mekong, il 27 aprile 1918.
Rammenta nell’ aspetto la D. multifida , Gestro, ma questa
appartiene alla sezione delle Triplispa.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Dactylispa latispina, Gestro.
Hispa latispina, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XL, 1899,
p. 228.
Ban Silah, Alto Mekong, 8 aprile 1918 e Xieng Khouang
(Laos); 6 aprile 1919. Due esemplari.
La specie fu descritta da esemplari provenienti dall’Alto Ton-
chino; a N. QO; di Bao-Lac.
Dactylispa Leonardi, Ritsema.
Hispa Leonardi, Ritsema, Tijdschr. Ent., XIX, 1876, p. 48.
— Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVII, 1897, p. 93, fig. 5.
|
È
4
L
HISPIDAE 399
Dactylispa Leonardi, Weise, Deutsch. Ent. Zeitsch., 1897,
cp. 150.
Xieng Khouang (Laos), maggio 1919. Un esemplare.
Questa specie era nota finora di Sumatra. Il Museo Civico di
Genova ne possedeva un esemplare confrontato col tipo, raccolto
da Bouchard nel febbraio 1900 a Lahat (Sumatra meridionale ).
&
E una forma molto interessante e molto distinta. Il corpo é
largo e convesso; l'armatura degli elitri si compone sul disco di
spine molto corte e crasse alla base e fra le marginali, corte,
depresse e distanti fra di loro, esistono spine più piccole, in
numero di una, di due, o anche di tre, irregolarmente; le spine
apicali sono corte, ma bene sviluppate e invece di essere,
come in generale, rivolte orizzontalmente all’ indietro, o nello
stesso piano dell’ espansione marginale, sono dirette in basso;
perciò osservando I’ insetto dal disopra quasi si direbbe che man-
cano. L’ armatura laterale del torace è caratteristica, consistendo
in un lobo largo che si espande in quattro punte, delle quali
l'anteriore e la posteriore sono le più corte, e le due intermedie
sono alquanto più lunghe e quasi uguali fra loro. Notevoli pure
sono le spine del margine anteriore, forti, corte e riunite in una
base larga e depressa. Per questi caratteri del torace, come
anche per la forma del corpo e per la brevità delle spine, s’avvi-
cina alla cincta della Nuova Guinea e alla brachyacantha
dell’ Australia. i
Dactylispa ramuligera, Chap.
Hispa ramuligera, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XX, 1877,
p. 53. — Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVIII, 1897, p. 85.
Xieng Khouang (Laos), agosto 1917. Un esemplare.
‘ Malgrado qualche piccola differenza di statura e di colorazione,
credo si tratti della specie di Chapuis, la quale fu trovata in ori-
‘gine a Malacca e ripresa successivamente in Sumatra.
Dactylispa (Triplispa) subclathrata, n. sp. — Corpo allun- —
gato, di colore testaceo-ferrugineo, abbastanza lucente sul capo e
sugli elitri, opaco sul torace, antenne giallo-ferruginee, coi primi
due articoli appena sensibilmente più scuri dei seguenti; torace
- Fe a ER a ries n
VI" Fe PF ga AI d'a
400 R. GESTRO
con un’area mediana trasvefsa levigata, tinta di nerastro ester-
namente; scudetto opaco con un orlo nerastro; elitri colle spine
discoidali nere. Capo liscio, con una linea impressa mediana lon-
gitudinale. Antenne lunghe e sottili, col primo articolo più lungo
e alquanto più inspessito degli altri e leggermente ‘curvato allo
esterno; il secondo molto piccolo, gli ultimi cinque leggermente
ingrossati. Torace trasverso, fortemente ristretto davanti alle spine
laterali, quasi arrotondato in corrispondenza dell’ inserzione di
queste e quindi leggermente sinuato prima della base; delle spine
apicali la posteriore, che è più lunga e meno robusta, è perpen-
dicolare al piano del disco; I’ anteriore, leggermente incurvata, si
rivolge obliquamente in avanti e alla metà circa del suo decorso
emette un breve ramoscello, che si dirige in alto e poco obliqua-
mente in avanti, formando col ramo principale un angolo assai
stretto. Le spine laterali sono tre, due unite insieme alla base,
l’altra libera.e sono rivolte quasi orizzontalmente all’ esterno; lo
stelo che sostiene le due prime è robusto, ma corto; esse sono
poco- differenti in lunghezza, la posteriore però è più robusta e
leggermente più lunga; la terza spina libera è molto più corta e
più esile delle precedenti e nella sua direzione è parallela alla
seconda. Il disco è appiattito e nel mezzo è occupato, per buon
tratto, da un’area trasversale, a forma ovale allungata, legger-
mente convessa, liscia e glabra e percorsa nel mezzo da una sot-
tile linea impressa longitudinale; tutto il resto è punteggiato e i
punti portano ciascuno un pelo fine bianco. Lo scudetto è largo,
triangolare ad apice arrotondato e alutaceo. Gli elitri sono molto
più larghi del torace, a lati paralleli, un po’ sporgenti agli omeri,
che sono armati di tre spine corte e robuste, fortemente scol-
piti di punti grossi, stipati e separati fra di loro da intervalli
rilevati, in modo da apparire, per quanto assai irregolarmente,
graticolati. Le spine discoidali, tolte le tre omerali e le poche
accanto allo scudetto, sono molto lunghe, nere, eccettuata la loro
base, in numero di circa dieci per ciascun elitro e le più lunghe
di tutte sono le. due situate sull’angolo apicale esterno; le mar-
ginali sono pure molto lunghe, del colore del fondo e in numero
di circa dodici per ciascun lato; le apicali sono molto corte e
sottili. I segmenti addominali presentano punti irregolarmente
sparsi e finissimi peli bianchi.
Lunghezza 5 millim,
TE : HISPIDAE 401
_ Tong Lap, provincia dell'Alto Mekong, 30 aprile 1918. Due
‘esemplari.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Come ho già fatto osservare (!) la sezione Triplispa, Weise
è utile in pratica, ma scientificamente ha poco valore, perchè pel
solo fatto della spina toracica anteriore del paio apicale biforcata,
associa specie di aspetto e caratteri alle volte lontani. Le specie
sono ripartite in tre gruppi secondo le spine laterali del torace,
cioè, A. 3 (2,1), B.4 e C.4(3, 1). La subclathrata appartiene
al primo gruppo, insieme alla melanosticta, Baly, cui è affine.
Dactylispa confluens, Baly.
Hispa confluens, Baly, Ann. Soc. Ent. Franc. (6), IX, 1889,
p. 490.
Triplispa confluens, Weise, Deutsch. Ent. Zeits., 1897,
PA i
Dactylispa ( Triplispa ) confluens, Gestro, mae Mus. Civ.
Gen., XLIV; 1910, p. 561. >
diri lisca confluens, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 238.
Ban Pan, sull’Alto Mekong, 2 maggio 1918. Un esemplare.
L’ habitat indicato dall’autore è Mytho, nell’ Annam. Weise
la cita di Birmania.
Dactylispa multifida, Gestro.
Hispa multifida, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXX, 1890,
-p. 263.
Dactylispa ( Triplispa) multifida, Gestro, Ann. Mus. Civ,
Gen., XLIV, 1910, p. 561.
Dactylispa multifida, Maulik, Faun. Brit. Ind., 1919, p. 233.
Provincia dell’Alto Mekong: Nam Mat, 16 aprile 1918, un
esemplare; Xieng Khouang (Laos), 11 maggio 1919 (n.° 2352), -
due esemplari.
Questa specie fu scoperta da L. Fea a Palon nel Pegù in set-
tembre 1887, e nell’ anno successivo rinvenuta sui Monti Carin
(distretto dei Carin Chebà) durante la stagione delle pioggie.
(1) Le specie del sottogenere Triplispa (Ann, Mus. Civ. Genova, XLIV, 1910,
p. 559).
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VIII (10 Marzo 1920). i 26
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102 R. GESTRO
Di Dactylispa, oltre alle specie sunnominate, ne esistono nella
presente collezione altre tre, che per essere incomplete e rappre-
sentate da unici esemplari, non sono determinabili.
Hispa, Linné.
Hispa armigera, Oliv., Ent. VI, 1808, p. 763, t. I, fig. 8.
— Weise, Deutsch. Ent. Zeits., 1904, p. 457. — Maulik, Rec.
Ind. Mus., 1915, p. 379; Faun. Brit. Ind., 1919, p. 249, fig. 70.
Hispa aenescens, Baly, Journ. Asiat. Soc. Bengal., 1887,
p. 412. — Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXX, 1890, p. 248.
Laos: Ban" Sai, 9 dicembre 1918. Un solo esemplare.
E specie molto sparsa e dannosissima alle piantagioni di riso,
tanto da essere chiamata « Rice Hispa ».
Platypria, Guérin.
Platypria echidna, Guér., Rev. Zool., 1840, p. 139. — Baly ,
“Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI, 1888, p. 663. — Gestro, ibidem,
XXX, 1890, p. 245, fig. p. 246. — ibidem, XXXVIII, 1897,
p. 112. — Maulik, Rec. Ind. Mus. Calcutta, XI, 1915, p. 380. —
Proceed. Zool. Soc. Lond., 1916, p. 576. — Faun. Brit. Ind., 1919, .
IES20 de ie 78)
L'unico esemplare della collezione Vitalis è di piccola statura
ed ha le macchie nere larghe e in varii punti confluenti; esso
fu raccolto sull’Alto Mekong a Tong Lap, il 30 aprile 1918
(ale 2103);
Questa Platypria era gia nota del Tonchino (Musei di Parigi
e di Genova). È molto diffusa nell’ India e si trova a Ceylan.
L. Fea l’ha raccolta in abbondanza nel Pegù in Giugno, nella
alta Birmania a Bhamò da luglio a settembre e sui monti Carin
(distretto degli Asciuii Ghecù fra 1400 e 1500 m. */,,), in marzo.
Platypria ericulus, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXX, 1890,
p. 247; XXXVII, 1897, p. 114. — Maulik, Faun. Brit. Ind.,
1919, p. 265.
HISPIDAE
ti
Laos : Xieng Khouang, 3 maggio 1919.
L’unico esemplare della presente raccolta difterisce dal tipo
per essere alquanto più scuro e perchè la tinta nera del disco
toracico che nel tipo si prolunga soltanto sulla base del lobo late-
rale, qui si estende fino all’ apice della terza e quarta spina
di esso.
La specie fu scoperta dal Fea sui Monti Carin (distretto dei
pri Carin Cheba) nella stagione delle pioggie.
RES LIGUSTICAE
XLVI
FABIO INVREA
CONTRIBUZIONI ALLO STUDIO DEI CRISIDI LIGURI
PRIMA. SERIE.
Negli anni 1899 e 1908 il carissimo amico Giacomo Mantero
ha pubblicato in questi Annali un diligente Catalogo dei Crisidé.
liguri (4), nel quale, riassunte le osservazioni dello Spinola, enu- ;
merava complessivamente, per la nostra regione (*) 47 specie e ;
varieta di tali splendidi imenotteri. Nella presente memoria, ven-
gono aggiunte 10 specie e varietà: il numero totale di quelle =
finora rinvenute in Liguria si eleva così a 57, numero certamente =
notevole, ma presumibilmente assai inferiore a quello delle specie
-in realtà viventi -nella nostra regione. Pochissimi, infatti, sono.
stati finora coloro che si sono occupati di raccogliere Crisidi in
Liguria, tanto che vaste plaghe si possono dire, sotto questo rap-
porto, ancora totalmente inesplorate; di tutta la riviera di levante,
ad esempio, eccettuati i dintorni di Spezia, non esiste nelle colle- ~
zioni pressochè alcun materiale. E così dicasi anche per Dei
zone della opposta riviera e del retroterra.
I Crisidi, inoltre, non ostante la loro potenza di volo, gene-
ralmente non si scostano mai dal luogo ove son nati ed ove tro-
vano le condizioni favorevoli alla loro esistenza. Molte specie,
anche tra le meno rare, si rinvengono perciò spesso localizzate
qua e là, in oasi limitate, caratterizzate da particolari condizioni
(1) Ann. Mus. Civ. Genova - Serie 2.2 Vol. XX (XL) pp. 199-211. 3 Serie 3.2 Vol. IV
(XLIV) pp, 46-69.
(2) Il Mantero ha adottato per confine nord della Liguria il crinale dell’ Appen-
nino, 5 3 3
di i CRISIDI 405 - Sa
di orientamento, di ventilazione, di fauna, di flora, ece., tanto ~ a
che due località relativamente prossime presentano talvolta note-
i volissime diversità in riguardo alle specie che vi si incontrano. |
Una tale differenza, ad esempio, ho trovato accentuatissima tra a
Genova e Varazze, località separate in linea d’aria da meno di
venti chilometri, e nelle quali ho principalmente fatte le mie rac-
colte e le mie osservazioni prolungate. A parità di condizioni par-
ticolari, eccezion fatta per le pochissime specie comuni dovunque,
rinvengo abitualmente nell’una e nell'altra località specie diverse,
come può vedersi dagli elenchi che seguiranno. Si noti ancora
che sono principalmente queste due località, quantunque tra :
quelle precedentemente piu esplorate, che mi hanno permesso, È
mercé ricerche un po’ continuate e metodiche, di aggiungere al 5
catalogo il maggior numero di specie. Si può perciò, da queste : A
brevi considerazioni concludere che, quando si saranno estese un A
po a tutte le parti della Liguria diligenti indagini, il catalogo
dei Crisidi liguri potrà comprendere un numero di specie e
varietà, non solo assai maggiore di quello attualmente raggiunto,
ma notevolissimo altresì. in confronto a molte altre regioni =
d’ Italia. . ;
Prendendo per punto di partenza il catalogo dell’amico Man-
tero, adotto anch'io per questo lavoro, e principalmente per
ragioni di uniformità, i confini assegnati alla Liguria dal detto
autore, il quale ha creduto di attenersi alla delimitazione stretta-
mente geografica della regione, quale» è segnata da A. Issel nella
sua opera « Liguria Geologica e Preistorica ». Essa ha per con-
fini, a tramontana il sinuoso vertice dell’ Appennino, dalle sor-
genti della Tinea, a quelle della Magra; a ponente il corso della
Tinea fino al suo confluente col Varo e quindi questo fiume fino
alla foce; a levante tutto il corso della Magra.
Ritengo abbiano molta importanza per la conoscenza dei Cri-
| —sédi, così variabili nei loro costumi, nelle loro manifestazioni e
4% nei loro adattamenti alle condizioni ambienti, tutti i dati, anche
i più minuti, relativi al loro modo di vita. Ho creduto perciò
utile di esporre, per ogni singola specie, e facendoli precedere da
brevi considerazioni d’ indole generale, riferentisi tuttavia alla sola
Liguria, i particolari biologici che ho finora potuto notare, riman-
dando però ad altra occasione quella parte delle mie osservazioni
che richiedono ulteriore complemento o conferma. Così pure tra-
RIE. ee ai bog ; dti Be RE RE — .
ae e rete I ies ee RA LATTA. LP - => a? 13,3 sa
406 F. INVREA
scuro quasi totalmente in questa prima memoria il genere llam-
pus del quale non ho avuto ancora agio di completare lo studio.
Per la nomenclatura mi attengo a quella adottata dal Du Buys-
son, nella sua diligente monografia sui Crisidi d’ Europa (!),
poiché, a mio avviso, questo autore, meglio d’ ogni altro, ha saputo
mettere un po’ d’ ordine nell’ arruffato groviglio delle sinonimie.
Il mio materiale l'ho confrontato con quello ricchissimo posseduto
dal Museo Civico di Genova, in gran parte determinato da emi-
nenti specialisti e del quale fa anche parte la bellissima collezione
Magretti. :
E colgo qui |’ occasione per ringraziare quanti mi furono cor-
tesi di aiuto e di consiglio, in modo principalissimo l’ egregio
Prof. Comm. Raffaello Gestro, degno Direttore del Museo Civico
di Genova, il quale volle sempre mettere a mia completa disposi-
zione, con generosa larghezza, oltre che la sua vastissima scienza
e la sua profonda esperienza, anche il ricco materiale e la pre-
ziosa biblioteca del Museo, e interessarsi personalmente per le
determinazioni botaniche e malacologiche. Ringrazio l’amico caris-
simo Giacomo Mantero, assistente del Museo, la cui competenza
e cordiale collaborazione, alle quali ho costantemente ricorso, mi
furono sempre di guida e di ausilio inestimabili, fin dall’ inizio
dei miei studi entomologici; il Sig. Armando Baliani, altro ottimo
amico, raccoglitore indefesso, compagno abituale delle mie caccie ;
il Rey. Prof. G. Gresino, Salesiano, chiaro botanico, e il Sig. Cesare
Mancini che mi fornirono utili informazioni.
*
* *
L'esperienza di qualche anno di ricerche mi ha sempre meglio
confermato che i Crisidi, quantunque forti volatori, trascorrono *
generalmente tutta la loro esistenza intimamente legati a un
ristrettissimo spazio dal quale si scostano a frequenti intervalli per
rapide gite all’ intorno, ma sempre ritornando ostinatamente al
luogo di loro abituale dimora. Per il genere Chrysis un mucchio di
sassi o di sterpi, un muricciuolo a secco, un vecchio palo di legno,
ben esposti al sole, rappresentano comunemente un tale domicilio
fisso, ove l’ insetto viene immancabilmente a prendere piede per
(') R. Du Buysson. « Les Chrysides » in André, « Species des Hymenopteres d'Eu-
rope et d'Algérie» - Tome VI.¢ Gray - 1591.
~~
CRISIDI hO7
qualche istante, tra una corsa e l’altra, inebbriandovisi di sole e
nel quale -- o poco discosto — ha quasi sempre il suo ricovero
notturno, costituito da una piccola cavità, da un foro, da una
spaccatura, da un ramoscello cavo, da un nido abbandonato. È
difficile normalmente che passi più di mezz’ ora, senza che la
Chrysis, allontanatasi in cerca di cibo 0 per provvedere alla
propria discendenza, non vi faccia una sia pure brevissima appa-
rizione, anche se ripetutamente scacciata dal raccoglitore, che
tenta di impadronirsene. Ne ho fatta cento volte |’ esperienza,
specialmente vicino all’ ora del tramonto o quando il sole è im-
provvisamente oscurato da una nube minacciosa di temporale. Allora
i Crisidi che abitano un dato cumulo di sassi o il vecchio tronco
secco e perforato, vi accorrono in folla per cercare asilo nei loro
ricoveri e, scacciati, vi tornano con ostinazione, a intervalli sem-
pre più brevi man mano che la luce del sole perde di intensità.
Di tali abitudini approfitto largamente per le mie caccie. Quando
ho potuto notare un luogo propizio, anzichè affannarmi nella fati-
cosa ginnastica del retino, sempre di esito incerto, data l'estrema
vivacità di questi insetti, attendo, se mi è possibile, le ore serali
o mattutine, o una giornata coperta, e son sicuro di scovare i
Crisidi rintanati nei loro ricoveri. Un paio di pinze sottili o qual-
che. boccata di fumo di tabacco me ne rendono padrone ed è in
tal modo ch'io faccio le mie più abbondanti raccolte.
In ordine alla natura dei ricoveri, talune specie si mostrano
piuttosto eclettiche, altre più esclusiviste.
Di regola il ricovero è scelto di dimensioni atte a contenere
esattamente |’ insetto ripiegato su se stesso, col capo invariabil-
mente rivolto verso l’esterno. Onde spesso la necessità di entrarvi
a ritroso, come ho molte volte constatato de visu. Anche quando,
eccezionalmente, il ricovero è di capacità. superiore al volume
della Chrysis, questa vi si tiene arrotolata a pallottola. Tal-
volta più individui di uguale o diversa specie condividono lo stesso
tetto, segnatamente nei ramoscelli cavi; si dispongono allora uno
dietro V altro, nella citata posizione.
I ricoveri che ho finora più comunemente riscontrati sono le
piccole cavità e le piccole spaccature dei sassi, i fori dei vecchi
vali di legno, i ramoscelli secchi e cavi di diverse piante, i fiori
delle Orchidee del genere Serapias. A ciascuna di queste cate-
gorie corrisponde un determinato gruppo di specie, senza tuttavia
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408 F. INVREA
una demarcazione netta, per |’ eclettismo più o meno accentuato
di molte di esse, eclettismo sul quale hanno naturalmente .in-
fluenza anche le particolari condizioni di ciascuna località. A
Varazze, per esempio, trovo molto abitati da Crisidi i vecchi
ramoscelli secchi di /tudus, scavati da imenotteri rubicoli per la
costruzione dei loro nidi e poscia abbandonati dopo esaurita la
loro funzione. A Genova invece, dove è comunissimo il Centran-
thus ruber D. C., i cui cauli, cavi per natura, disseccati e spez-
zati durante l'inverno, offrono, nella buona stagione, ricoveri
ideali a molte specie di Crisédi che ne approfittano largamente,
ho solo ‘eccezionalmente trovato CArysis nei ramoscelli di Rubus.
Ma per più dettagliate notizie su questo argomento rimando alle
particolari indicazioni che darò per ciascuna specie. 3
I Crisidi sì incontrano in Liguria dalla metà di aprile alla
metà di ottobre: non sono abbondanti che dalla fine di maggio
ai primi di settembre. Fa solo eccezione la Chrysis ignita L. che
ho più volte e in un certo numero di esemplari catturata a
Varazze, su’ vecchi pali, nelle belle giornate di dicembre e di
marzo : si può anzi supporre che questa specie, schiusa in autunno,
sverni rimpiattata nei suoi ricoveri, uscendo all’aperto nelle gior-
nate più tepide e più soleggiate, anche nel cuore dell’ inverno.
*
* Ok
Mi ero proposto, per contribuire del mio meglio alla cono-
scenza biologica dei Crisidi, di accertare, per ciascuna specie, gli
imenotteri a spese dei quali essi esplicano il loro parassitismo. Ma
sia perchè solo da poco tempo ho intraprese tali ricerche, sia
perché i risultati degli allevamenti che ho tentati non hanno finora
corrisposto a quanto me ne ripromettevo, non molti dati sono in
grado di fornire su questo punto. Sopra oltre un centinaio di nidi
di imenotteri, specialmente elicicoli, raccolti per farli schiudere in
casa, pochi relativamente son quelli che mi hanno procurato dei
Crisidi; una parte, non sono nemmeno giunti a maturazione ed
ho trovato le ninfe calcinate nei loro involucri. Talvolta poi il nido
parassitato ha tutte le sue cellule occupate dalla Ck7ysis, onde
riesce impossibile riconoscere con esattezza la specie nutrice. Non
dispero tuttavia, di sviluppare tali indagini e sarò anzi gratissimo
a quanti, in Liguria o fuori, vorranno cortesemente inviarmi nidi
409
CRISIDI
di imenotteri, specialmente di Chalicodoma, di Pelopoeus, di
Eumenidi, di specie elicicole e rubicole, bozzoli di Bembex, che
non è difficile trovare scavando nei luoghi sabbiosi frequentati da
questi insetti, ecc.
I maggiori risultati li ho ottenuti sinora, con ì nidi di Cemo-
nus rubtcoli per gli Lilampus e di Osmia aurulenta Panz. che
abita le esa vuote di Helix cespitum Drap. e H. aspersa
Mull. e che mi ha procurato un certo numero di Chi ysis Mul-
santi Ab. ‘i
Elemento di non scarsa importanza per la biologia dei Cri-
sidi stimo sia quello che si riferisce alle relazioni di questi ime-
notteri colla flora. Fin dall’ inizio delle mie ricerche su questa
famiglia, mi ha colpito il fatto che nella nostra Liguria i Crisidi
si rinvengono sui fiori, sieno pur quelli generalmente indicati
come preferiti da questa o da quella specie, molto più raramente,
non solo di quanto affermino i vari autori, ma altresì di quanto
succede in altre regioni finitime e ciò anche per quelle specie che
sono da noi più comuni. Di un tal fenomeno ho avuto anche
quest’ anno ulteriore conferma. Infatti, mentre in Liguria, dove
il Daucus carota L. è abbondantissimo ovunque, io e il Baliani
non abbiamo raccolto, in parecchi anni, sui fiori di questa pianta
che 9 specie e in scarso numero di esemplari, in tutto circa 30,
a Limone Piemonte, in soli nove giorni del mese di agosto, ho
preso sui fiori di Dawcus 13 specie, con un totale di oltre 70
esemplari. Pure nel luglio di quest’ anno, in Val Pesio, I’ amico
Baliani ha, in dieci giorni, catturato sui fiori ( Crassulacee e
Ombrellifere) oltre 170 Crisidi di 17 specie e varietà e cioè assai
più di quanti io ne abbia trovato nelle stesse condizioni, in Ligu-
ria, in diversi anni di costanti ricerche. Dato che i Crisidi non
sono, a parer mio, più scarsi in Liguria che altrove, non possono
i fatti accennati ritenersi come ESA dovuti cioè all’alea delle
raccolte, tanto più che non sono stato io il primo ad osservarli.
Nell’ interessante e diligentissimo studio del compianto Prof. Ar-
turo Pandiani, « I fiori e gli insetti (!) » a pag. V si legge:
(‘) Dott. Arturo Pandiani. « I fiori e gli insetti ». Osservazioni di staurogamia
« vegetale, fatte sulla flora dei dintorni di Genova. - Genova, Tip. Ciminago - 1904.
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«... Per altri insetti si può dire che solo per ragioni di clima,
ricerchino sui fiori il nutrimento, come a mo’ di esempio, nell’or-
dine degli Imenotteri, per molti Chrysidi, Mutillidi, Pompilidi,
citati da autori stranieri come utili frequentatori di fiori nostrani;
mentre raramente, per non dire mai, si trovano sugli stessi fiori in
Liguria, avendo abitudini di vita diversissime ». L'autore, nel
lungo ed accurato elenco di pronubi osservati sui fiori dei dintorni
di Genova, frutto di pazienti ricerche, non cita che due sole specie
di Crisidi: V Hedychrum nobile Scop. ( = H. lucidulum,
Fabr.) su fiori di Daucus carota L. e lo Stilbum cyanurum
Forst. (= S. splendidum, Fabr.) su fiori di Eryngium cam-
pestre, L. e di Mentha rotundifolia L., tutti con l’indicazione
raro. Più tardi lo stesso Prof. Pandiani scoprì la Chrysits cuprea
Rossi (= ©. coeruleipes Fabr.) ricoverata entro i fiori della
Serapias longipetala Poll. (*). Il numero delle piante che io ho
trovato frequentate da Crisidi in Liguria, come può vedersi dallo
elenco che ne faccio più sotto seguire, è di gran lunga maggiore.
Ma la scarsità degli individui, fatta eccezione per pochissime spe-
cie che su ciascuna pianta ho potuto, in tanto tempo notare, in
confronto spesso al numero di esemplari catturati in altre condi-
zioni, o nelle stesse condizioni ma in altre regioni, rende legit-
timo il dubbio che particolari ragioni di clima o d'altra natura,
che per ora ci sfuggono, faccian si che i Crésid; liguri ricerchino
normalmente altrove, che non sui fiori il nutrimento, del resto
parchissimo, di cui hanno bisogno.
Notevole importanza biologica, ha il fatto che i fiori di alcune
Orchidee del genere Serapias costituiscano una abituale stazione
di ricovero per diverse specie di Crisidi e di altri imenotteri. I
defunto Prof. Pandiani ( opera citata pag. 81), dopo aver ricor-
dato come il Delpino, a pag. 179 della prima parte delle sue
« Ulteriori osservazioni dicogamiche » affermasse che le Serapias,
abbondanti nei colli ligari, fossero ivi sfortunate per fecondità, e
che mentre è impossibile l’autogamia, la visita dei fiori per parte
= degli insetti fosse ridotta al nulla, « al preciso nulla » , almeno
7; nell’anno 1868, aggiungeva, in base alle proprie osservazioni di.
Ss) \
due anni (1902-1903) che il fatto constatato dal Delpino « forse
avviene sempre ». La scoperta fatta in seguito, come ho già accen-
(‘) Mantero. — Materiali per un catalogo degli Imenotteri liguri. Parte V. -
Ann. Mus. Civ. Genova - Serie 3.2, Vol, IV (XLIV), pag. 48.
CRISIDI
nato, dallo stesso Prof. Pandiani, di alcuni esemplari di Chrysis
coeruleipes Fabr. ricoverati nei fiori di Serapias longipetala
Poll., lo avrebbe forse indotto a diverse conclusioni, se la morte
non lo avesse troppo presto strappato alla scienza, che aveva in
lui un valente e appassionato campione. Forse l'esito negativo
delle ricerche del Delpino e del Pandiani deve attribuirsi al fatto
che le loro osservazioni si limitarono alle sole ore diurne e soleg-
giate, propizie normalmente alle visite degli insetti sui fiori,
mentre nei riguardi delle Serapias avviene proprio il contrario.
Messo sull’avviso dalla ulteriore scoperta del Pandiani, nel mag-
gio del 1917 ebbi, a Varazze, l’idea di fare al mattino per tempo
e la sera dopo il tramonto, ampia raccolta di Serapias delle
specie longipetala Poll. e cordigera L, che racchiudevo in sac-
chetti di tela e visitavo poi diligentemente e con tutta como-
dita a casa: ripetei poi l'esperimento a Geneva l’anno seguente,
e i fisultati superarono ogni mia aspettazione. Ho potuto infatti
accertare che nei fiori delle Serapias trovano ricovéro per la notte
e nelle giornate senza sole, non soltanto alcune specie di Urisidi
(Chrysis purpureifrons Ab.; C. coeruleipes Fabr.; C. Mulsanti
Ab.), ma altresi, e frequentemente, molti altri imenotteri, di cui
mi duole non aver tenuto |’ elenco completo. Ricorderò i seguenti:
Megachile (Chalicodoma) muraria Retz. 3°; Anthidium 7 -
dentatum Latr; Osmia aurulenta Panz.; Osmia sp. var.; Eu-
cera sp. Spessissimo tali insetti — eccettuati i Crisidé pei quali non
ricordo di aver mai osservato il fatto — portano appiccicate sul
capo, più raramente su altre parti del corpo, le masse polliniche.
Non ho competenza per addentrarmi di più in tale materia; mi
limito soltanto a riferire i fatti e ad affacciare l'ipotesi che la
dicogamia nelle Orchidee del genere Serapias possa normalmente
avvenire per mezzo degli insetti a cui esse offrono comodo asilo.
Varie specie di Crisidi, appartenenti in prevalenza al genere
Ellampus, prediligono le foglie di varie piante (Populus, Pru-
nus, Rubus, Pyrus, Cornus, Vitis, Lonicera), forse per
lambire gli umori che ne trasudano. Propendo però a ritenere,
che si tratti principalmente di stazioni eliofile.
Faccio ora seguire l’elenco completo delle piante liguri che ho
potuto constatare frequentate da Crisidi, osservando che il numero
degli esemplari per ciascuna indicati, comprende, oltre quelli
presi da me e dall’ amico Baliani, anche altri pochi della colle-
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AQ F. INVREA
zione del Museo di Genova, dei quali. è accertata la cattura
sui fiori.
Fiori come ricovero: Chry-
sisMulsanti Ab. (Genova,
Orchidacee. Serapias longipetaia Poll. )7 es.); C. purpureifrons
> È cordigera L. Ab.(Varazze, 4 es.) C.coe-
ruleipes Fabr. (Genova,
frequente).
#
Salicacee. Populus nigra L. - Foglie : Hllampus auratus L.
( Loano 3 es.), Chrysogona assimilis Dahlb. (Loano 1 es.),
Chrysis cyanea L. (Loano 1 es.).
Crassulaces. Sedum rupestre L. - Fiori; Chrysis Lais Ab. (Ge-
nova 4 es.), C. aestiva Dahlb. (Genova 5 es.), C. succincta
L. var. Germari Wesm. (Genova 1 es.).
Rosacee. Prunus persica Stok. (colt.) - Foglie: EWUumpus aura-
tus L. (Varazze 1 es.), Chrysogona assimilis Dahlb. (Varazze
1 es.), Chrysis cyanea L. (Varazze 1 es.).
Rubus fruticosus L.- Fori: Stilbum splendidum Fab. (Varazze
1 es.).
Rubus fruticosus L. - Foglie: Ellampus auratus L. (ovunque
frequentiss.), Hedychrum lucidulum Fabr. (Pegli 1 es.),
Chrysis cerastes Ab. (Genova 2.es.).
Pyrus communis L. (colt.) - Foglie: Chrysis cyanea L. (Va-
razze 1 es.).
Ombrellifere. £ryngium campestre L. - Fiori: Stilbum splen-
didum Fab. (Genova, test. A. Pandiani e A. Baliani), S. splen-
didum Fab. var. siculum Tourn. (Genova, A. Baliani).
Ferulago galbanifera K. - Fiori: Cleptes semiaurata L. (Genova,
G. Mantero 1 es.). EWampus sp. (Genova 2 es.), Chrysis
succincta L. var. Germaréi Wesm. (Genova 1-es.), C. aestiva
Dahlb. (Genova freq.), C. cerasies Ab. (Genova freq.).
Peucedanum sp. (oreoselinum Moench?) - Fiori: Chaysis suc-
cincla L. var. Germari Wesm. (Genova 1 es.), C. aestiva
Dahlb. (Genova 3 es.), C. scutellaris Fab. ( Genova 1 es. ).
Daucus carota L. - Fiori: Hedychrum lucidulum Fabr. (Genova
non raro), Hedychridiuin minutum Lep (Dint. di Genova
2 es.), H. sculpturatum Ab. (Dint. di Genova 1 es.), ZL.
roseum Rossi (Dint. di Genova 4 es.), Chrysis Leachii
CRISIDI h13
Shuck. (Genova 1 es.), C. succincta. L. var. Gribodoi Ab.
(Varazze 1 es.), C. semicincla Lep. (Varazze 1 es.), C. ae-
stiva Dahlb. (Genova non rara), C. scutellaris Fab. (Ge-
nova 1 es.).
Echinophora spinosa L. - Fiori : Holopyga gloriosa Fab. var.
amoenula Dahlb. (Pietra Lig. 1. es.), Hedychridium minu-
tum Lep. (Pietra Lig. 3 es.).
Cornacee. Cornus sanguinea L. - Foglie: ENampus auratus L.
(Genova, non raro).
Ampelidacee. Vitis vinifera L. (colt.) - Foglie: Kllampus aura-
tus L. ( Varazze, non raro), Chrysis cyanea L. PIRO 1
es., Fontaneggi 2 es.).
Celastrinacee. Evonymus japonicus L. (colt.) - Fiori: Stilbum
splendidum Fab. (Varazze, freq.), S. splendidum Fab. var.
siculum Tourn. (Varazze, freq.), Chrysis cerastes Ab. (Va-
razze 2 es.), C. scutellaris Fab. (Varazze 1 es.).
Rutacee. Ruta chalepensis L. - Fiori: Chrysis angustifrons Ab.
(Borgio Verezzi 1 es. ).
Euforbiacee. Euphorbia epithymoides L. var. verrucosa Lam. -
‘Fiori: Chrysis coeruleipes Fabr. (Genova 2 es.), C. ignita L.
(Genova 1 es.).
Euphorbia paralias L. - Fiori: Holopyga gloriosa Fabr.
(Pietra Lig. 1 es.), H. gloriosa Fabr. var. amoenula Dahlb.
(Pietra Lig. | es.), Chrysts cerastes Ab. (Borgio Verezzi
£68);
Euphorbia Cyparissias 1 L. - Fiori: Ellampus auratus L. (Ge-
‘ nova 1 es.).
Euphorbia spinosa L. - Fiori: Chrysis Lais Ab. (Sestri Pon.,
Mete Gazzo Lies) \
Euphorbia dulcis L. - Fiori: i Laîs Ab. (Genova 4. es.).
Labiate. Mentha rotundifolia L. - Fiori: Stilbum splendidum
Fabr. (Genova, teste A. Pandiani, raro). .
Mentha sp. var. - Fiori: Hedychrum lucidulum Fabr. (Genova,
non raro ).
- Caprifoliacee. Lonicera sp. - Foglie: Ellampus sp. (Genova I es.),
Chrysis cerastes Ab. (Genova 1 es.).
Composite. Chrysanthemum leucanthemum L. - Fiori: Hedy-
chrum lucidulum Fabr. (Genova, non raro).
Centaurea aspera L. - Fiori; Chrysis sp. (Finalmarina 1 es.).
wee e n: Sarr
Ath. F. INVREA : i ‘
*
* OK
I Crisidi, come moltissimi altri imenotteri, e una intera
legione di ditteri, sono ghiottissimi delle materie zuccherine che
secernono taluni parassiti animali di certe piante, specialmente
Afidi e Cocciniglie. Frequentano con assiduità le piante infestate
indugiandovisi a lambire la melata. A Varazze ho preso in tali
condizioni, come può rilevarsi dall’ elenco che segue, un certo
numero di Crisidi, numero che tuttavia non può dare un indice
di frequenza, dato che, trattandosi spesso di piante d'alto fusto e
prediligendo i nostri insetti gli alti rami, la maggior parte degli
individui notati sfuggono alla cattura :
Afididi. Aphis persicae Boyer (?) su Prunus persica Stok. (colt.),
Varazze: Ellampus auratus L. (1 es.), Ellampus sp. (1 es.),
Chrysogona assimilis Dahlb. (2 es.), Chrysis purpureifrons
Ab. (1 es.), C. mediocris Dahlb. (2 es.), C. succincta L.
var. Gribodoi Ab. (1 es.), C. Leachii Shuck. (3 es.), C. cya-
nea L. (2 es.), C. bidentata L. var. erythromelas Dahlb.
(1 es.), C. cyanopyga Dello (1 es.), C. Grohmanni Dahlb.
(1 es.). Ì
Aphis sp. su Citrus Aurantium Li (colt.), Varazze : Chrysis
Leachii Shuck. (2 es.)..
Aphis sp. su Inula viscosa Ait., Genova, Hedychridium sculp-
turatum Ab. (1 es.).
Coccidi. Ceroplastes rusci L. su. Ficus carica L. (colt.), Va-
razze: Ellampus auratus L. (4 es.), Chrysis ignita L. (3 es.),
C. Grohmanni Dahlb. (1 es.),
Ceroplastes rusci L. su Myrtus communis L., Varazze: El-
lampus auratus (1 es.), Chrysogona dna Dahlb.
(1 es.), Chrysis Leachii Shuck. (2 es.), C. cyanea L. (1 es.),
C. ignita L (3 es.), C. Grohmanni Dahlb. (4 es.).
a iar EE ;
CRISIDI 115
Ben : *
a x: *
Ecco ora le aggiunte alle indicazioni del catalogo Mantero :
SPECIE E VARIETA NUOVE PER LA LIGURIA
1. Chrysis purpureifrons Ab.
Abeille. Diagnoses de Chrysides nouvelles. - Marseille 1878,
ek
Du Buysson. « Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. d° Eu-
rope, etc., VI, pag. 348.
Ho trovato un primo esemplare Q di questa bella specie a
Varazze, nel luglio 1912, sopra un ramoscello di pesco infestato
da afidi. Nel maggio 1917 ne ho poi ritrovati altri quattro ‘indi-
vidui, nella stessa località, ricoverati entro fiori di Serapias lon-
gipetala Poll. e S. cordigera I. A quanto mi risulta, questa
specie è nuova per I’ Italia continentale ; è invece citata per la
Sicilia (De Stefani).
2. Chrysis angustifrons Ab.
i i
Abeille. Diagnoses de Chrysides nouvelles. Marseille 1878,
pag. 9
Du enn «Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. a’ Eu-
rope, etc., VI, pag. 374.
Chrysis carinaeventris Mocsary , Chrysididae faunae Hun-
garicae (Edité par l’Académie des sciences de Hongrie )
Budapestini, 1882.
Possiedo di questa rara specie che il Du Buysson cita per
la Francia meridionale, l Ungheria e la Spagnas un solo esem-
plare 9 preso a Borgio Verezzi nel giugno 1917 sopra un fiore
di Ruta chalepensis L.
3. Chrysis Saussurei Chevr.
Chevrier. Description de Chrysides du bassin du Léman. -
Genève 1862, pag. 36.
E
116 ~ F. INVREA .
Du Buysson. « Les Chrysides » in André: Spec. ct WV Eu-
rope, ete., VI, pag. 397. SÈ
Un solo esemplare Q preso a Varazze in maggio 1917 -sopra
un vecchio palo di sostegno della vite.
4. Chrysis mediocris Dahlb. |
Dahlbom. Hymenoptera Europae praecipue borealia, ete.,
t. II, Chrysis in sensu Linnaeano, Berolini 1854, pag. 162,
n.° 88.
Du Buysson. « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope, etc., VI, pag. 401.
Quindici esemplari Tg e 9 9 presi in giugno e luglio a
Varazze, per lo più posati su vecchi pali ben esposti al sole 0, più
raramente, su qualche sasso. Due volte ho catturato questa Chrysîs
su ramoscelli di pesco infestati da afidi (Aphis persicae Boyer’).
5. Chrysis succincta L. var. Gribodoi Ab.
Abeille. Newille des Jeunes Naturalistes, VII. 1877, pag. 66,
Du Buysson. « Les Chrysides» in André: Spec. Hymen. @ Eu-
rope,-etc., VI, pag. 424:
Varazze luglio-agosto, Otto esemplari, di cui 3 0508 quasi
tutti ricoverati entro ramoscelli secchi di Rubus 0 posati su sterpi
secchi. Una 9 molto grossa su fiori di Daucus carota L. Un g' |
sopra un ramoscello di pesco infestato da afidi. i
6. Chrysis indigotea Duf. et Per.
Dufour et Perris. Mémoire sur les Insectes Hymen. qui ni-
chent, etc., Ann. Soc. Ent. de France, IX - 1840, pag. 38,
SLB.
Du Buysson. « Les Chrysides » in André: Spec. Hi ymen. d’ Eu-
rope, etc., VI, pag. 490. |
Genova. Dintorni del Forte Castellaccio, giugno. Una ventina
di esemplari dei due sessi, con lieve preponderanza di co o", su
vecchi pali telefonici. Una Q in luglio ricoverata in un foro di
uno di questi pali.
Di altre località italiane ii risulta indicata per il Piemonte e
per Pola,
=
P
n
;
2
i,
9
=
=]
Mot
as
CRISIDI Bei:
7. Chrysis semicincta Lep.
Lepeletier. Mémoire sur quelques espéces nouvelles, etc. -
Annales du Museum d’Histoire Naturelle. VII - 1806,
pag: -127,-n.° 24.
Du Buysson. « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope, etc., VI, pag. 516.
Chrysis tricolor Lucas. Explor. dev Ci Zoolog., III - 1849,
pag. 309, n.° 350.
E certo questa una delle più belle Chrysés che si conoscano.
Quantunque abiti, rara dovunque, tutta l’ Europa meridionale,
ritengo non sia mai stata, prima d’ora, trovata in Italia. A
Varazze non è rarissima, ma I’ ho trovata finora unicamente loca-
lizzata in una breve zona di forse 300 m. q. ove, dalla fine di
giugno alla metà di settembre, ho catturati, in diversi anni,
11 gg e 10 OQ, per la maggior parte ricoverati entro ramo-
scelli secchi di Rubus o entro cannuccie e grossi steli di paglia.
Qualche esemplare ho preso col retino su mucchi di sass! e sterpi
secchi e una 9 su fiore di Daucus carota L. Una 9 ho pure
trovata a Pra, in un ramoscello di Rubus.
8. Chrysis bidentata L. var. fenestrata Ab.
Abeille. Diagnoses des Chrysides nouvelles. Marseille 1878.
Du Buysson. « Les Chiy di » in André: Spec. Hymen. @ Eu-
rope, etc., VI, pag. 522
Varazze. Giugno, luglio e Incostasi Nove oo" posati su sassi
o ricoverati entro ramoscelli cavi di Rubus. La maggior parte
hanno la testa completamente verde-bleu, conformemente alla
descrizione : tre invece presentano sulla fronte una distinta macchia
rosso-dorata, più o meno estesa, come la varietà seguente.
9. Chrysis bidentata L. var. erythromelas Dahlb.
Dahlbom: Dispos, method. spec. Hymen. etc., Particula 2.* -
Lundini Gothorum 1845, pag. 11, n.° 15. )
Du Buysson. « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. @ Eu-
rope, etc., VI, pag. 522. .
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol. VIII (10 Marzo 1920). 27
sordi
ZARA TI
AAS F. INVREA
Non posso riferire che a questa, tra le numerose varietà della
| bidentata, sei es. 9 9 di Varazze, presi nelle stesse epoche e
condizioni della varietà precedente, quantunque sieno tutti di sta-
tura inferiore a quella indicata dagli autori: non sorpassano i 7 mm.
di lunghezza. Gli altri caratteri, compresa la bella macchia fron-
tale rosso-dorata, concordano colle descrizioni, tenuto conto della
estrema variabilità della didentata e dell’ esistenza di quasi tutte.
le forme di passaggio. Non mi pare arrischiata la supposizione
che la var. erylhromelas Dahlb. possa essere la forma 9 della’
var. fenestrata Ab. Non mi risulta, in primo luogo, che sieno
mai stati rinvenuti 9 g' appartenenti alla prima, né 99 riferi
bili alla seconda. La convivenza, a Varazze, delle due ‘varietà,
con esclusione di qualsiasi altra, nelle stesse epoche, luoghi e
costumi di vita, avvalora tale ipotesi, a cui aggiunge verosimi- _
glianza l’esistenza della macchia frontale, anche in taluni individui
della fenestrata.
10. Chrysis cyanopyga Dahlb.
Dahlbom. Hymen. Eur. praecipue borealia, ete., t. I. Chrysis
in sensu Linnaeano: Berolini 1854, pag. 253, n.° 140.
Du Buysson. « Les Chrysides » in André: Spec. Hymen. d’ Eu-
rope, etc., VI, pag. 554.
Abbastanza frequente a Varazze, da giugno a settembre posata
su pali o su sassi, e più spesso ricoverata entro ramoscelli secchi
di Rubus, cannuccie, tralci secchi di vite scavati da altri imenot-
teri. I oo sono in prevalenza. Un ‘esemplare su pesco infestato
da afidi. A Genova non ho trovato che una sola femmina ricove-
rata in un caule secco di Centranthus, in maggio.
OSSERVAZIONI SU SPECIE GIÀ SEGNALATE.
Cleptes semiaurata L. - S. Stefano d'Aveto 1919 (A. Andreini).
Un g. È degna di nota la grande scarsità in Liguria dei
rappresentanti del genere Cleptes. Il Mantero, nel suo cata-
logo, non ne cita che due sole specie: C. nitidula Fab. e
C. semiaurata L., la prima delle quali sulla sola fede dello
- Spinola. Della seconda non annovera che un unico esemplare 9
da lui stesso raccolto nei ‘dintorni di Genova (Begato) nel
en
CRISIDI 449
luglio 1908 su fiori di Ferulago galbanifera IX. Questo
dell’Andreini è il secondo esemplare di Cleptes ligure che io
abbia visto.
Ellampus auratus L. - Comune dovunque, specialmente sulle foglie
di Rubus, meno frequentemente su foglie di Cornus, Popu-
lus, Vitis, Lonicera. Un esemplare su fiori di HLuphorbia
cyparissias L. (Genova). Parecchi esemplari a Varazze su
foglie di Fico e di Mirto, infestati da Ceroplastes rusci L. e
su Pesco infestato da afidi.
Per allevamento ottengo comunemente questa specie, in
aprile e maggio, da nidi di Cemonus rubicoli di Varazze e di
Genova. Il Mantero mi ha comunicato due esemplari usciti
pure in Maggio da nido di Cemonus stabilito entro una
vecchia galla di Cynips Tozae Bosc. del M.*’ Creto (Genova).
Holopyga fervida Fabr. - Borgio Verezzi, maggio. Un esemplare
posato sul terreno sassoso.
Holopyga gloriosa Fabr. - Pietra Ligure. Un esemplare su fiori di
Euphorbia paralias L.
Holopyga gloriosa Fabr. var. amoenula Dahlb. Pietra Ligure,
luglio. Due esemplari su fiori di Echinophora spinosa L. e
di Euphorbia paralias L.
Hedychridium minutum L. - Pietra Ligure (giugno, 2 esemplari
sul terreno sabbioso presso nidi di piccoli scavatori; luglio, 4
es. su fiori di Eehinophora spinosa L.), Varazze (luglio,
6 es. sul terreno sabbioso), Pra (luglio 1 es.), Genova (giugno
e luglio, 2 es. su fiori di Daucus carota L. teste Baliani, e
2 es. ricoverati entro cauli secchi di Centranthus ruber D. C.).
Mi sembra abbastanza diffuso.
Hedychridium sculpturatum Ab. - Raro. Genova. Un esemplare in
agosto su cespuglio di Inula viscosa Ait. infestato da afidi. Un
altro es. preso dal Baliani su fiori di Daucus carota L.
Hedychridium roseum Rossi. Quattro esemplari presi quest’ anno
in settembre dall’ amico Baliani su fiori di Daucus carota L.
a Fontaneggi (Genova).
Hedychrum rutilans Dahlb. - Non l’ho trovato frequente che sul
Montegrosso, presso Varazze, ove tutti gli anni ne rinvengo
un certo numero di individui. in luglio e agosto, presso una
colonia di Philanthus triangulum F. del quale è parassita.
L’ Hedychrum se ne sta per lo più appiattato sul monticello
MA ag ee, Par RT LA x n i lau Las
ESITA VIRA LIL MAT SOT RR IN ee
Pe 1920 = F. INVREA
po di terra, presso ‘l’ orifizio del nido del Philanthus, atten-
ay dendo pazientemente l'istante propizio per peuetrarvi. I miei
re, esemplari, circa una trentina, presi in tali condizioni, sono
naturalmente quasi tutte femmine. I pochissimi maschi li ho
presi lì presso, posati sul terreno o su qualche stelo o ce-
om spuglio.
Di altre località non ho che una 9 di Pietra Ligure, presa
in giugno, anch’ essa presso nidi di Philanthus scavati nella
a sabbia della spiaggia.
es . Hedychrum lucidulum Fabr. - Per conto mio non |’ ho mai teo
vato molto abbondante da noi. Gli esemplari liguri che pos-
po seggo, tutti 7 I, liho presi a Genova su fiori di Mentha sp.
o di Chysanthemum leucanthemum L.; uno solo su fiori di
Daucus carota L. A Pegli un RULE poste sopra una
foglia di Rubus.
Chrysogona assimilis Spin. - A Varazze è abbastanza frequente
ho dal giugno all’ agosto. La prendo comunemente sui mucchi di
pietre o sui vecchi pali e la rinvengo anche ricoverata nelle
È - piccole cavità dei sassi, nei ramoscelli secchi di Rubus e nelle
a i pagliuzze. L’ ho trovata altresi sul mirto infestato da Ceroplas-
ag tes rusci L. e sul pesco attaccato dagli afidi. A Loano un
‘o es. su foglie di Populus nigra L. Sul M.'* Gazzo (Sestri Po-
i nente ) un es. in un forellino di un sasso. A Genova 3 OS:
ricoverati nei cauli di Centranthus.
Chrysis Mulsanti Ab. - Il Mantero cita di questa bella specie,
ritenuta rara, due soli esemplari dei dintorni di Genova. Io ho
avuto la fortuna di radunarne, pure a Genova, circa sessanta
individui, in due anni, essendo venuto a conoscere alcuni par-
ticolari dei costumi di questa specie, che si è così rivelata
abbastanza frequente, almeno negli immediati dintorni della
î; nostra città, quantunque difficilmente la si rinvenga all’aperto.
SE Per mio conto non |’ ho anzi mai notata nè sui fiori, nè sui
sassi: tutti gli esemplari che posseggo, in prevalenza 9 Q, li
Se ho scovati nei loro ricoveri o li ho ottenuti per allevamento.
de La raccolta più fruttuosa l'ho fatta da fine aprile a fine maggio
a negli steli secchi di Centranthus ruber D. C. che sembrano il
aa ricovero preferito di questa come di altre specie. Nei -fiori di
È È; Serapias longipetala Poll. io non ho trovato ricoverato che
un solo esemplare, ma l’amico Baliani, sulle mie indicazioni,
CRISIDI fee 12:
ha potuto rinvenirne, in maggio, altri sei, nei pressi del Forte
Quezzi. Una ventina di C. Mulsanti sono schiuse quest’ anno
da nidi di Osmze elicicole, raccolti a Genova, I nidi dei quali
ho potuto accertare il legittimo proprietario appartengono tutti
all’ Osmia aurulenta Panz. e sono costruiti nelle conchiglie
dell’ Helix cespitum Drap. Da altri, parte dei quali stabiliti
nei gusci dell’ Helix aspersa Mull., non ho ottenuto che la
Chrysis. Ma le analogie di struttura e specialmente |’ iden-
tità dei bozzoli mi inducono ad attribuirli tutti all’ Osmia
aurulenta. Il nuovo bozzolo che la C. Mulsanti costruisce
nell'interno di quello dell’ Osmia è più sottile, leggermente
peloso, un po’ lucido e spesso quasi trasparente, di colore
giallo terreo e riproduce la forma ovale allungata, quasi sempre
irregolare, dell’ altro che lo contiene. In nidi aperti alla metà
di dicembre ho trovato la Chrysis adulta in tutto il suo splen-
dore di colorazione: spontaneamente le Chrysis hanno comin-
ciato a schiudere il 13 marzo per proseguire fino in aprile. In
un nido entro Helix aspersa costituito di sei cellule, ho trovato
che tutte contenevano Chrysis.
Chrysis refulgens Spin. - Posseggo di questa bellissima specie
sette esemplari presi in maggio e giugno a Genova nei cauli
‘ secchi di Centranthus, ad eccezione di uno che ho trovato
posato sopra un sasso.
Chrysis coeruleipes Fabr. ( = cuprea Rossi). Anche. questa
specie lho trovata abbastanza comune intorno a Genova,
ricoverata in maggio e principio di giugno nei ramoscelli
secchi di Centranthus e nei fiori di Serapius longipetala
Poll. e_.S. cordigera L.; ne ho una quarantina di esem-
plari, dei quali due soltanto trovati all’ aperto sui fiori di
Euphorbia epithymoides L. var. verrucosa Lam. in maggio.
A Quinto al mare, sulle prime pendici del M.*’ Fascia ho tro-
vato, alla fine di dicembre, una 9 già adulta chiusa nel suo
bozzolo entro un guscio di Helix; il nido apparteneva proba-
bilmente a un’ Osmia.
- Chrysis Lais Ab. - Il Mantero non ne cita che un esemplare di
Genova. Io l’ho trovata abbastanza frequente in maggio e spe-
cialmente in giugno, tanto in questa località , quanto sul
M.'* Gazzo presso Sestri Ponente. Frequenta i vecchi cumuli di
sassi, nelle cui piccole cavità si ricovera, i muri a secco ben
ree ae Pe 15 ig en
4292 F. INVREA
È i
Ke esposti, i fiori di Huphorbia dulcis L. (Genova), sui quali
rs, l'ho presa anche in copula, di £.spinosa L. (M.!° Gazzo) e
: e di Sedum rupestre L. (Genova).
Chrysis dichroa Dahlb. - Nove esemplari a Genova, in maggio e
giugno, tutti ricoverati nei cauli secchi di Centranthus ru-
ber,
Chrysis versicolor Spin. - Non è rara presso Genova, nel greto
del torrente Bisagno, da luglio a settembre, specialmente sui
Ual mucchi di pietre. E vivacissima e si lascia difficilmente pren-
i dere col retino, È più facile scovarla, dopo il tramonto, rico-
vag verata nelle piccole spaccature dei sassi. Ne ho anche preso
un esemplare sul M.” Gazzo, in giugno. L’ insetto vivente è
sempre di un bel rosso vivo, che scolorisce facilmente dopo la
È morte, assumendo tinte più o meno verdastre, specialmente se
4 si usa per l’ asfissia etere acetico in forte dose.
E; Chrysis Leachii Shuck. - A Varazze abbondantissima sui mucchi
3 RR di pietre e sui muri a secco, da maggio a settembre: si rico-
do vera nelle pagliuzze, cannuccie, ramoscelli di Rubus e cavità
dei sassi. L’ ho presa sul pesco e sull’arancio infestati da afidi
7 i e sul Mirto attaccato da Ceroplastes rusci L. A Genova è
co, più rara: il Baliani I’ ha presa sul Daucus carota L., io ne
È ho pochi esemplari presi sui sassi. Ne posseggo pure due
- esemplari di Loano.
È Chrysis succincta L. var. Germari Wesm. - a è infrequente a
î Genova sulle pietre in giugno e luglio: l’ ho trovata anche sui
ni fiori di Ferulago galbanifera e di Peucedanuwmn (oreose-
A linum Moénch?) e ricoverata nei forellini delle pietre. A Va-
po: razze un solo es. in un ramoscello di Rubus. Due es. sul M. Gazzo.
5 Chrysis cyanea L. - Non è rara a Varazze ove si rinviene, da
maggio a settembre sulle pietre, sui pali, sulle foglie di pesco,
di pero e di vite, sul mirto infestato da Ceroplastes rusci L.,
sul pesco infestato da afidi, oppure ricoverata nei ramoscelli di
Rubus e nelle pagliuzze. A Genova sembra meno frequente :
lho trovata sulle pietre e ricoverata nei cauli secchi di Cen-
tranthus. A Loano 1 es. sopra un cespuglio di Populus
nigra L.
Chrysis splendidula Dahlb. (nec. Rossi). - Sembra piuttosto rara.
Non ne posseggo che quattro esemplari di Genova presi in
giugno e luglio, tre su pali telegrafici, uno sopra una pietra,
\
~ CRISIDI 4123
Chrysis analis Spin. - L’ ho incontrata una sola volta a Varazze
sopra ‘un mucchio di sassi in agosto. e
Chrysis aestiva Dahlb. - È senza dubbio, la Chrysis più comune
da noi durante tutta l’ estate; ho sempre trovata abbondan-
tissima, tanto a Genova che a Varazze e ne ho radunato gran
numero di esemplari, presi in massima parte sui mucchi di
pietre e nei ricoveri che queste presentano. Eccezionalmente
l’ho trovata ricoverata nei ramoscelli di Rubus e di Centrun-
thus e nei vecchi nidi di Chalicodoma. La prendo altresì sui
fiori di Daucus, Ferulago, Seduin e Peucedanum. Per alle-
vamento l’ho ottenuta in luglio da un nido di Osmia versi-
color Latr., stabilito nel guscio dell’ Helix cespitum Drap.
Altri esemplari sono schiusi pure in luglio da H. cespitum
. Drap. ed A. aspersa Mull., nidi appartenenti certamente ad
altra specie di Osméa che non ho potuto identificare, avendone
. Ottenuto soltanto il parassita. Anche la C. aestiva ‘costruisce
È nell’ interno di quello dell’ Osméa un altro bozzolo assai più
piccolo e più regolare di quello della C. Mulsanti, di forma
ovale appiattita, traslucido.
Chrysis comparata Lep. - Varazze, giugno. Un solo oj, a tinte
* molto verdi, posato sopra un palo.
Chrysis inaequalis Dahlb. - Anche questa è specie molto comune a
Varazze, da giugno a settembre sui cumuli di pietre; eccezio-
nalmente si posa anche sui pali. Come ricoveri predilige tanto
le cavità delle pietre, quanto i rami cavi e specialmente le
estremità delle vecchie canne entro le quali si rinvengono
talvolta più individui riuniti. Di Genova non ho che un solo
esemplare. de
Chrysis cerastes Ab. - Frequente a Genova e Varazze, dal giugno
all’ agosto, principalmente sui sassi nelle cui cavità abitual-
mente si ricovera. Meno frequentemente la si incontra sui fiori
di Ferulago e di Sedum (Genova), di Euphorbia paralias L.
(Borgio Verezzi), di Evonymus japonicus L. (Varazze), sulle
foglie di Rubus e di Lonicera (Genova), nei cauli secchi di
Centranthus (Genova). La possiedo anche di Loano.
Chrysis ignita L. - Comunissima dovunque sui vecchi legnami. A
Varazze, oltre che durante tutta l’ estate e l'autunno, I’ ho
presa in buon numero di individui, anche in dicembre e in
marzo, nelle belle giornate di sole, sempre sui pali che sosten-
Vv FOOT ua izi ire
dA la; Tor ag ra
sa, TS
4924 F. INVREA :
È gono i filari di vite. In settembre e ottobre la rinvengo sul
È fico e sul mirto infestati da Ceroplastes rusci L. A Genova
è comune in giugno e luglio sui pali telegrafici, nei cui fori
Vho trovata ricoverata. Un solo esemplare su fiori di Huphor-
bia epithymoides L. var. verrucosa Lam., in maggio. Il
Sie. A. Dodero ne ha preso parecchi esemplari a S. Stefano”
d’Aveto, in luglio e agosto.
Ni Chrysis Grohmanni Dahlb. - Anche questa bella Chiysis è tra
le più comuni, specialmente a Varazze, sulle pietre, durante
x: ~ tutta l’estate. Rarissimamente si posa sui pali: l’ ho anche
ù trovata sul fico e sul mirto infestati da Ceroplastes e sul
pesco infestato da afidi. Come ricoveri presceglie le cavità dei
sassi; una sola volta |’ ho rinvenuta. in un ramoscello di
Rubus. A Genova sembra un pò meno abbondante.
Chrysis scutellaris Fabr. - È specie piuttosto rara. A Varazze ne
ho trovato un esemplare sopra un sasso, un altro su fiori di
i Evonymus japonicus L. e un terzo ricoverato in un rametto
di Rubus. A Genova un es. su fiore di Peucedanum e un
i secondo preso dal Baliani sul Daucus carota L.
È Stilbum splendidum Fabr. e var. siculum Tourn. - Nel luglio 1911
ge e 1912, a Varazze, ho trovato abbondante tanto la forma. ti-
pica quanto la varietà séewlum sui fiori di Hvonymus japonicus
L. e ne ho radunato un buon numero di individui. Dopo d’allora
non mi è più stato possibile rinvenirne un solo esemplare, per
quante ricerche ne abbia fatto nelle stesse epoche, località e condi-
a zioni. Presso a poco il medesimo fatto ho riscontrato a Genova
Ks dove non son riuscito a scorgere un solo Séilbum sui fiori di
Eryngium campestre L. e di menta sui quali il Pandiani,
ph: il Baliani e il Mantero ne hanno un tempo catturati molti
esemplari. Soltanto quest’ anno il Baliani ha ritrovato un
Sl esemplare della forma tipica sull’ Eryngium, nel greto del
Sa Bisagno. A Varazze, nell’ agosto 1910, ho catturato uno.
Stilbum tipico, di piccolissima statura, su fiori di Rubus.
‘Stilbum splendidum Fabr. var. calens Fabr. - Io non ho mai tro-
vato in Liguria questa bella varietà che il Mantero ha citato
di Genova e di Ameglia. Ne ho però rinvenute le spoglie,
perfettamente riconoscibili, in un vecchio nido di Eumenide a
Borgio Verezzi.
> Genova, dicembre 1919,
INDICE DELLE FIGURE NEL TESTO
Paussus tagalicus, Gestro :
Gen. Mugil. — Figura schematica ‘ST ia vista infe-
riormente. 3 : ;
Mugil chelo. — Forma della bocca : :
» cephalus. — Forma della bocca. : i :
» auratus. — Forma della bocca . : : ;
» chelo. — Labbro superiore .
» auratus. — Labbro superiore
» saliens. — Labbro superiore : È
> » — Aspetto della mandibola ‘fereve ; È >
» auratus. — Aspetto della mandibola inferiore .
Gen. Mugil. — Figura schematica di testa
» » — Figure schematiche di squame .
Mugil cephalus. — Squama al disopra della pettorale .
» » — Squama dei fianchi. 3
» chelo. — Squama al disopra della pettorale
- » » — Squama dei fianchi
» captto. — Squama al disopra della netorale®
« » — Squama dei fianchi . — :
» saliens. — Squama al disopra della pettorale
» » — Squama dei fianchi . ;
» auratus. — Squama al disopra della pettorale
» » — Squama dei fianchi, con la linea d’ età
Paussobrenthus Bakeri, Gestro
» » Antenna vista di iena e ai dose
Paussus borneensis , Gestro
Philachyra ips., Walker 9. 1. RI
» » » » 2. Nervatura dell’ ca Fsnore
| Aminellus niger, Masi. 3°. 1. Antenna sinistra veduta dal disopra
» » - » » 2. Testa veduta di fronte .
» » » » 3. Estremità della tibia e primo ar-
ticolo tarsale del terzo paio di zampe
» eh » o. 4. Sperone tibiale e tarso del se-
condo paio di zampe.
» » » “» 5. Nervatura dell’ ala o
Phaenodiscus fumipennis, Mayr. 0°. 1. Antenna.
» » » » 2. Parti boccali.
> » 3. Mandibola
OD ANS ta:
Pag.
>
SAGA
Homalotylus latiscapus, Masi. T°. Antenna. . . .«
Eupelmus insulae, Masi. 9. 1. Antenna...
» » » » 2. Nervatura dell’ala niGnito
Eupelmella De Geeri (Dalm.). Q. 1. Antenna.
» » » » 2. Testa veduta di fronte.
» » » » 3. Labbro superiore .
» » » » 4. Apice della mandibola.
“Shea » » » 5. Estremità della tibia a
del tarso dell'ultimo paio di
zampe .
» » » » Torace veduto dal dova
per » » » l. Parte basale dell’ala ante-
riore .
» a » » 2. Ala posteriore
Eupelminus excavatus (Dalm.). 9. 1. Antenna
» » » » 2. Mandibola.
» 3. Palpo mascellare
» Scutello e parti adiacenti
col metanoto
Anastatus eurycephalus, Masi. Q. 1. Antenna
» »
» »
» » » » 2. Testa veduta di fronte
» >» » 3. Galea e palpo
» » ». >» 4. Apice della mandibola
dr » » » 5. Nervatura dell’ ala ante-
riore .
» » » » Parte posteriore. del ines e
base dell’ addome
Anastatus dispar, Masi. o& 1. Antenna
2. Nervatura deli” ata wi
Calymmochilus atratus, Masi. Q. 1. Antenna 5 7 :
» » » » 2. Testa veduta di fronte
» » » >» 3. Labbro superiore.
» SET » » 4. Mandibola
» > » » 5. Palpo mascellare.
Sa coerulescens, Forster. 7. 1. Antenna
» » » » 2. Ultimo articolo del
funicolo
» » » » |. Ala anteriore .
» » » » 2. Porzione della nerva-
sì tura della stessa
> » » » 3. Ala posteriore .
» » » » 4. Porzione della nerva-
tura della stessa .
»
»
ELENCO DEI NUOVI NOMI GENERICI VOLUME
E)
Trogasteropsis, Dodero ( Coleoptera ) DEE : ‘= Pag. t16
Paussobrenthus, Gestro( —» LE br. Sr Pa)
_ Aminellus, Masi ~- (Hymenoptera). —. DS > 286
Eupetmelta, Masi (> Ne eS 306
Calymmochilus, Masi ( » DE «326
iS)
a
*
V.
ke
A.
G.
A.
GesTRO. — Sui Paussidi delle isole Filippine 3
BecuINnoT. — Viaggio di Leonardo Fea nell’Africa occi-
dentale. Contributo alla flora delle isole del Capo
. Verde e notizie sulla sua affinità ed origine .
. HusTtACHE. — Description d’un nouveau Ceuthorrhynchus
p
de Sardaigne . 4
. VINCIGUERRA. — Res lenses XLII. — intone al ees
galecus del Golfo di Genova e di altre localita
italiane (Tav. 1) s
. VINCIGUERRA. — Res Ligusticae. XLIV. — Aggiunto a
nota intorno ai Regalecus .
. Gestro. — Contribuzione allo studio della Hime n
logica indocinese. — Ichthyurus.
. DopERo. — Primo studio delle specie europee del poner
Dryops, Oliv. (Tav. II).
. Mast. — Res Ligusticae. XLV. — Note sui Calcicufi rac-
colti in Liguria. Prima serie
. DopERO. -- Materiali per lo studio dei [caldi ni
con descrizioni di nuove specie. IV. Fam. Pse-
laphidae. (Tav. UI e IV)
. VINCIGUERRA. — Sulla presenza della Rhine ees
stoma, Bl. nel Mar Rosso
ATHANASSOPOULOS. — Contributo alla is unzione "dello
specie mediterranee del genere Mugil.
R. Gestro. — Contribuziòone allo studio degli insetti mir-
mecofili . :
L. Mast. — Materiali per una fauna dell’ AM Toscana:
XI. Calcididi del Giglio. Seconda serie (Huryto-
minae [seguito] Eucharidinae , pe
Eupelminae { partim ] )
R. GestRro. — Materiali per lo studio delle fin, LI.
— Di alcune Hispidae raccolte in Malesia .dal
Prof. Baker.
BALDASSERONI. — Helodrilus (Eophita) Sua n. 5 -
ed altri Lumbricidi del Museo Civico di Genova
BorELLI. — Missione per la frontiera Italo-Etiopica sotto
il comando del Capitano Carlo Citerni. — Risul-
tati zoologici. Seorpioni.
Pag.
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Ra Grstro. — Materiali per lo studio delle Hispidae. LIL.
— Hispidae indocinesi raccolte dal Sig. R. Vi-
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-F. Invrea. — Res Ligusticae. XLVI. — Goritribozioni alto
a studio dei Crisidi Liguri. Prima serie .
Indice delle figure nel testo . . —.
volume... 5 x ans
. Pag. 382-384
385-403
404-424
425-426
| Elenco dei nuovi nomi generici proposti nel presente
427
Annali del Museo Tav. I
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Annali del Museo Civico - Serie 3a. Vol. VIII (XLVIII ) Tav. I
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Serie 3. Vol. VIII ( XLVIII )
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SPIEGAZIONE DELLE TAVOLE
TAVOLA. III.
Fig. 1 Pygoxyon obesum n. sp. d'.
» 2 Trogasteropsis coecus n. gen., n. sp. 9.
>» 2a. > » apice dell’ addome del J' visto disotto.
PAD » aglenus n. sp., apice dell’addome del visto disotto. |
ey ae > anophthalmus n. sp. 9. i +
4a » » apice dell'addome del & visto disottà.
5 Amaurops Auber Fairm. subsp. nova monstruosipes I.
» » forma tipica d. :
denticulata n. sp.
» carene frontali.
» apice dell'addome del dg? visto disotto.
Luigionii Raffr. addome del & visto disotto. —
» apice dell'addome del J visto di scorcio. -
aculeata n. sp. capo e torace.
longipes n. sp.
104 » carene frontali.
11 Tychus tritomus n. sp. antenne del gd.
12: » pulcherrimus n. sp.
13 » confusus n. sp. palpo.
14 » anophthalmus Reitt. gambe intermedie del gd.
15» Hermonis n. sp. gambe intermedie del 0’.
16 Pselaphus insulcatus n. sp. capo.
17 » sardous n. sp. capo.
TAVOLA IV.
Fig. la Brachygluta abrupta n. sp. d', addome visto di sopra.
»
16
9
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40D.
»
» » addome visto di fianco.
Bythinus mimus n. sp. 0’, antenna.
»
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»
»
»
oreophilus subsp. nova judicariensis J, antenna.
difficilis var. nova odontogena, capo visto di fianco.
» » pachymerus S', gambe posteriori. |
| difficilis var. nova subdentatus T, gambe posteriori. —
(Macrobythus) Argodi Croiss. subsp. nova liguricusd,
; antenna.
(Macrobythus) redemptus n. sp. 3’, antenna. —
(Macrobythus) vicinus n. ‘Sp. d', antenna.
(Macrobythus) Mancinii n. sp. d.
(Bythinopsis) Myrmido Reitt 9°, gambe i i
(Bythinopsis) Koziorowiczi Croiss. I, gambe anteriori.
(Bythinopsis) tibialis n. sp. Î', gambe anteriori.
(Bythinopsis) thermalis n. sp. d'.
(Bythinopsis) triangulifer n. s. d'.
(Trogobythus) gularis n. sp. J.
(Trogobythus) crassitarsis n. sp. 3’, palpo.
(Apobythus) Aymerichi Dod. 3, antenna.
(Apobythus) foveipennis n. sp. Q.
antenna del gd.
» » palpi del dg.
(Bythoxenus) mirandus n. sp.
(Bythoxenus) propomacrus n. sp. I.
(Lophobythus) bidentatus n. sp.
» »
| Annali del Museo Civico - Serie 3. Vol. VIII ( XLVIII )
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ANNALI di Ra CIVICO
DI
GIACOMO DORIA
PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
SERIE 33, Vou... Vill
(XLVII)
e Pag 5-8
dentale. Contributo alla flora delle isole del Capo
Mande e notizie sulla sua affinità ed origine . 9-73
de Sardaigne ; : è , . È ) 74-75
NCIGUERRA. — Res Ligusticae. XLHI. — nina) ai Re-
| ‘’galecus del Golfo di Genova e di altre località -
italiane (Tav. I) : ; 7 ESS 76-92
93-94
; ESTRO. — Contribuzione allo studio della fogna FASE
seni logica indocinese. — Ichthyurus. <.<. . 95-100
DopERo. — Primo studio delle specie europee del genere
Dryops, Oliv. (Tay. II). } 3 a 3 È 101-120
-— Res Ligusticae. XLV. — Note sui Calcididi rac-
Pin coli Liguria,’ Prima: Seri; >. i 2 121-171
ODERO. -- Materiali per lo studio dei Coleotteri italiani
con descrizioni di nuove specie. IV. Fam. Pse-
— laphidae. (Tav. HI e IV). 3 COVE | 172-250
n
N
a
ras ack
%,
D. VINCIGUERRA. — Sulla presenza della Rhina ancylo- a
stoma, Bl. nel Mar Rosso . ; . Pag. 251-253
G. ATHANASSOPOULOS. — Contributo alla ataigione: delle
specie mediterranee del genere Mugii. È . » 254-269
R. GestRo. — Contribuzione allo studio degli insetti mir-
mecofili . { È » 270-276
L. Mast. — Materiali per una fauna ‘Aell’Areiiataea Toseauar
XI. Calcididi del Giglio. Seconda serie (Ewryto-
minae |seguito] Eucharidinae, Encyrtinae,
Eupelminae | partim] ) 1 ; » “271-397 È
R. Gestro. — Materiali per lo studio delle Hispidae: LIL. DR
— Di alcune Hispidae raccolte in Malesia dal :
Prof. Baker. . 5 » 338-349
V. RALDASSERONI. — Helodrilus (Hophila) cir nagliae: n. Sp.
‘ ed altri Lumbricidi del Museo Civico di Genova » 350-358
A. BoRELLI. — Missione per la frontiera Italo-Etiopica sotto
il comando del Capitano Carlo Citerni. — Risul-
tati a00logici. Scorpioni i » 359-381
S. MaULIK. — New species of Anisoder opsis collestéd by
Mr. R. Vitalis de Salvaza . 5 » 382-384
R. Gestro. — Materiali per lo studio delle Hispidae, LIL.
— Hispidae indocinesi raccolte dal Sig. R. Vi-
talis de Salvaza . 5 » 385-403
F. INvREA. — Res Ligusticae. XLVI. — 60m tion allo i
studio dei Crisidi Liguri. Prima serie . : . » 404-424
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STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU L.
Largo Via Roma, Piazza S. Marta, N. 39
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