a UH ISSN 0365-4389
a ANNALI DEL MUSEO CIVICO
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SIORIA NATURALE
“GIACOMO DORIA,,
PUBBLICATI PER CURA DI R. POGGI
VoLuME XCVIII
GENOVA
ERREDI GRAFICHE EDITORIALI
2006-2007
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE
«GIACOMO DORIA»
VIA BRIGATA LIGURIA, 9 - 16121 GENOVA
PERSONALE SCIENTIFICO
Direttore - Dott. ROBERTO PoGGI
Conservatore - Dott. GIULIANO DORIA
CONSERVATORI ONORARI
Dr.ssa GIANNA ARBocco - Zoologia
Dr.ssa LILIA CAPOCACCIA - Zoologia
Prof. MARIO GALLI - Mineralogia
Sig. CARLO GALUPPO - Ornitologia
Prof. SALVATORE GENTILE - Botanica
Prof. SANDRO RUFFO - Zoologia
Prof. MICHELE SARÀ - Zoologia (| 15-X-2006)
Gli articoli pubblicati sugli Annali del Museo Civico di Storia Naturale “Gia-
como Doria” sono citati e recensiti sui principali repertori bibliografici, tra cui:
Zoological Record, BIOSIS Previews, Biological Abstracts, Abstracts of Ento-
mology, CAB Abstracts, Review of Agricultural Entomology, Review of Medi-
cal and Veterinary Entomology.
The papers published in the Annali del Museo Civico di Storia Naturale “Giaco-
mo Doria” are abstracted and indexed in the main bibliographic records, such as:
Zoological Record, BIOSIS Previews, Biological Abstracts, Abstracts of Ento-
mology, CAB Abstracts, Review of Agricultural Entomology, Review of Medi-
cal and Veterinary Entomology.
Si vedano nella 3? pagina di copertina le norme per gli Autori
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
DI
STORIA NATURALE
“GIACOMO DORIA”
Volume XCVIII
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
DI
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“GIACOMO DORIA,,
PUBBLICATI PER CURA DI R. POGGI
VOLUME XCVIII
GENOVA
ERREDI GRAFICHE EDITORIALI
2006-2007
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GIORGIO CASTELLINI *
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE
SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI
(COLEOPTERA)
PREMESSA
I temi trattati in queste pagine nascono da una sorta di ricogni-
zione sugli elementi che concorrono a formare la conoscenza degli
Scydmaenidae. L'attuale situazione della famiglia, quale si presenta
nelle diverse regioni zoogeografiche, denuncia incertezze e ambi-
guità tassonomiche e nomenclatoriali, aggravate da una insufficiente
nozione dei profili morfoanatomici delle strutture copulatrici. Il
primo paragrafo (“Sulla tassonomia”) espone alcune riflessioni di
carattere piu generale, conseguenti anch'esse alla ricognizione di cui
si è detto, e trova la sua motivazione nell’opportunità di estendere
ad un più vasto ambito la critica ad alcuni dei criteri su cui è stata
costruita la tassonomia degli Scydmaenidae e che sono riscontrabili
anche in altri gruppi. Il secondo paragrafo (“La tassonomia degli
Scydmaenidae”) riferisce sulla presente situazione tassonomica della
famiglia, richiamando ed illustrando gli elementi che ne condizionano
in alcuni casi la fondatezza. Il terzo e il quarto paragrafo (“Evoluzione
delle strutture copulatrici” e “Nomenclatura commentata delle strut-
ture copulatrici”) intendono definire e precisare i caratteri morfolo-
gici delle strutture copulatrici (per brevità indicati di seguito come
“car.m.s.c.”) e il loro conseguente significato filogenetico; il rilievo
che 1 car.m.s.c., con assoluta prevalenza di quelli maschili, hanno
stabilmente assunto all’interno dell’esercizio tassonomico quali cause
diacritiche, merita che anche per gli Scydmaenidae se ne indaghi
la giustificazione evolutiva, onde valutarne il possibile utilizzo nella
ricostruzione della filogenesi della famiglia: un approfondimento
* Museo di Storia Naturale della Maremma, Strada Corsini 5, I-58100 Grosseto;
e-mail: leptomastax@inwind.it
2 G. CASTELLINI
insieme tassonomico e filogenetico, il secondo da considerare anche
come premessa ad un futuro tentativo di inferenza filogenetica. Il
quinto paragrafo (“Quale inferenza filogenetica?”) riassume breve-
mente 1 problemi e le difficoltà che la ricostruzione della filogenesi
degli Scydmaenidae dovrà prevedibilmente tenere in considerazione.
Il sesto paragrafo (“Discussione dei taxa”) contiene il dettaglio delle
singole situazioni analizzate (che sono in tutto 90), con note tassono-
miche, osservazioni sulla morfologia, elenchi del materiale esaminato
e descrizioni di alcune nuove specie paleartiche.
SULLA TASSONOMIA
Compito della tassonomia è il riconoscimento dei taxa, la loro
descrizione e denominazione, nonché la loro collocazione in gruppi
ordinati secondo gradi diversi di affinità. La sistematica è il tenta-
tivo di riconoscere 1 legami filogenetici esistenti tra gli organismi o
tra i gruppi di organismi. Strumento della sistematica (CASALE 1988:
136), la tassonomia è il primo passo sul cammino della conoscenza
del mondo naturale.
Ogni gruppo di viventi ha la sua tassonomia, nel senso che
le particolarità, le peculiarità, gli attributi, le proprietà, i vari ele-
menti tenuti in considerazione nell’agire tassonomico sono diversi a
seconda del gruppo, né potrebbe essere altrimenti, atteso il modo
vario e mutevole con cui la diversità si manifesta nella natura.
Le premesse concettuali e metodologiche su cui la tassonomia
degli insetti si regge per conseguire i propri scopi appaiono talora
inadeguate, incongrue, non in consonanza con le acquisizioni della
biologia; si tratta di elementi che possiamo definire teoretici perché
riconducibili alla fase iniziale del riconoscimento, da parte della tas-
sonomia stessa, dei propri fondamenti, nel momento logico in cui
la tassonomia è ancora e soltanto attività del pensiero volta all’in-
dividuazione dei principi necessari alla costruzione della conoscenza
biologica. Segnali di ciò sono, almeno per ciò che concerne certe
famiglie di coleotteri, la parcellizzazione tassonomica, il rigoglio
della nomenclatura, il numero di specie e sottospecie descritte su
differenze morfologiche esigue, incerte, labili, di minimo rilievo.
La lunga tradizione speciografica che ci precede attesta con
chiarezza l’esistenza, negli autori che l’hanno edificata, di modelli
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 3
di pensiero riconducibili a vere forme a priori dell’approccio tasso-
nomico: così la nozione tipologica di specie, a lungo predominante
e non ancora scomparsa, retaggio di un modo preevoluzionistico di
percepire il mondo organico, costretto in categorie spesso non in
sintonia con la realtà biologica. La nozione tipologica immagina che
per ogni specie esista nell’ordine naturale un’idea, un “tipo” dotato di
propria individualità, il quale si realizza poi nella concreta esistenza
dei singoli organismi; tutto ciò che a quel “tipo” non corrisponde in
maniera puntuale è qualcos’altro, è un’altra specie, una sottospecie,
una varietà e così via. Sarebbero dunque la differenza, la diversità,
la discordanza, per quanto minime, a rivelare la separazione biolo-
gica, e quindi tassonomica, fra gli organismi. Il concetto tipologico
di specie non distingue la variabilità intraspecifica dalla variazione
interspecifica, e ogni scostamento morfologico diviene indizio di
diversità biologica; ecco dunque come una modesta o modestissima
deviazione dal modello del “tipo” può legittimare l'istituzione di una
nuova specie. Non è ancor oggi infrequente osservare come certe
descrizioni di nuovi taxa si fondino su elementi di nessun rilievo
sostanziale: in relazione alla specie di riferimento, nuove specie ven-
gono caratterizzate per la taglia, o per la colorazione del tegumento,
o per il maggiore o minore sviluppo degli occhi, delle antenne, di
qualche angolosità o gibbosità della superficie tegumentale, o per
qualche tenue difformità nella struttura dell’edeago.
Il rilievo accordato alle piccole differenze può divenire fonte di
ambiguità, come accade nei gruppi cosiddetti “difficili”, costituiti
da specie che solo l’occhio esercitato dello specialista e l’esperienza
del provetto tassonomo sarebbero in grado di separare. La lettera-
tura propone non rari esempi (non solo fra i coleotteri) di taxa da
riconoscere sulla base del raffronto morfometrico fra gruppi di indi-
vidui, con la conseguenza che in qualche caso diviene impossibile
attribuire un nome agli esemplari che mostrano caratteri intermedi.
Se la distanza interspecifica è tale da richiedere, per essere apprez-
zata, un assiduo addestramento oppure un calcolo statistico, è lecito
sospettare che le presunte specie siano espressione della variabilità
di un’unica specie (il che rappresenterebbe anche la soluzione più
economica del problema).
Dunque, è questo un modo di intendere la realtà biologica che
appare, per qualche aspetto, non intonato al pensiero evoluzionistico,
4 G. CASTELLINI
un modo cioè che trascura 1 modelli e le architetture fondamentali
ed il loro supposto o palese significato filogenetico, e che privilegia
invece quelle diversità che un più ponderato esame consiglierebbe
di ricondurre nell’ambito della variabilità intraspecifica. Due specie
sono diverse non perché accusano tra loro qualche differenza, più
o meno importante; due specie sono diverse perché sono evolutiva-
mente divergenti, perché hanno seguito un diverso cammino evolu-
tivo. E allora, dato che non esiste un criterio oggettivo (fatto salvo il
ricorso a prove sperimentali) per decidere quando la diversità mor-
fologica coincida con la diversità biologica, il compito del tassonomo
sarà quello di giudicare se le differenze che egli riscontra tra due
presunte specie siano indice di un processo evolutivo giunto al suo
compimento, giunto cioè all’isolamento riproduttivo; egli dovrà tut-
tavia tenere nel contempo fermamente presente che la specie è costi-
tuita da individui, ciascuno con propri caratteri e ciascuno diverso
da qualunque altro, e che gli individui non sono concettualmente
isolati, non sono cioè meramente la componente elementare della
specie, ma sono anche, nel loro insieme, il fondamento delle popo-
lazioni. La nozione di specie contiene l’idea di popolazione e con
essa inevitabilmente gli elementi propri delle entità collettive, primo
fra questi la variabilità dei caratteri strutturali. La variabilità indivi-
duale e popolazionale è una componente ineliminabile della nozione
di specie e non è automaticamente segnale di distanza interspecifica.
La specie è un intervallo di variabilità. La specie morfologica (che
è quella che qui particolarmente interessa) è a maggior ragione un
intervallo di variabilità 1 cui estremi sono indicati da quelle discon-
tinuità che il tassonomo, sulla scorta della propria conoscenza del
gruppo, giudicherà significative per decidere l'isolamento specifico
fra gli organismi. La valutazione del tassonomo potrà contenere una
quota di soggettività, ma ciò non inficia la validità della base teorica
sulla quale essa si regge.
All’idea tipologica di specie, che è all’origine di un certo atteg-
giamento culturale talora presente nell’attività del tassonomo, si
somma poi l’abito mentale, nascente invece da fonti empiriche ma
anch’esso elemento centrale della prassi tassonomica, indotto nello
studioso dalla frequentazione di schemi metodologici e operativi in
qualche misura equivoci, accettati in modo acritico e resi di fatto
obbligatori da una prassi ormai consolidata; e questi sono le diagnosi
differenziali e le tavole dicotomiche.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 5
Inevitabilmente una diagnosi differenziale, propedeutica alla più
particolareggiata descrizione di un nuovo taxon, dev'essere ristretta
a pochi caratteri di più immediata apprezzabilità, ma per far ciò
è spesso obbligata a prendere in considerazione attributi o pecu-
liarità il cui reale significato tassonomico è modesto, trascurabile o
banale; la legittimazione del nuovo taxon appare in tali casi fondata
su elementi che in realtà non la giustificherebbero e che sono un
involontario ossequio al concetto tipologico di specie. La diagnosi
differenziale propone al tassonomo un criterio operativo fuorviante,
che lo porta a cercare la diversità morfologica comunque questa si
presenti, che lo spinge a stimare decisive talune umili divergenze,
trascurando quelle affinità più generali e di struttura che dovrebbero
invece moderarne l’impulso descrittorio. L’uso della diagnosi diffe-
renziale è caldeggiato dall’ultima edizione (1999) del Codice Inter-
nazionale di Nomenclatura Zoologica (ICZN) alla raccomandazione
13 A, nonché al punto 3 dell’Appendice B; ma (e qui chiedo scusa
all’autorità del Codice) non si possono ignorare 1 riflessi che quel-
l’uso può indurre nell’esercizio tassonomico.
Che dire poi delle tabelle di determinazione, delle chiavi dicoto-
miche, della loro influenza sui processi mentali del tassonomo? Sono
strumenti utili, necessari forse, per giungere rapidamente e con
qualche sicurezza all’identificazione di un taxon, ma anch’esse sono
spesso fondate su caratteri di nessun rilievo sostanziale, su attributi
che in sé certamente non rappresentano la distanza tassonomica tra
una specie e un’altra o tra un gruppo di specie e un altro e che sono
soltanto riferimenti morfologici atti a consentire al lettore un celere
disimpegno. Anche qui a poco a poco si può creare nel tassonomo
la convinzione che proprio quelle siano le differenze importanti per
la separazione dei taxa, e il suo giudizio sarà in qualche misura
influenzato da elementi che invece appartengono alla variabilità degli
organismi.
Tanto nella diagnosi differenziale quanto nelle chiavi dicotomi-
che ad alcuni caratteri viene attribuito un ruolo che induce a rite-
nere che la diversità interspecifica risieda solo o prevalentemente in
essi. Ma vi sono altre possibili cause di incertezza, di ambiguità.
La consuetudine all’indagine su oggetti di piccole o piccolissime
dimensioni, quali sono il più delle volte i caratteri degli insetti, può
spingere ad attribuire importanza alle minute differenze. Un rischio
6 G. CASTELLINI
spesso inevitabile sta poi nel fatto che quando si propone una nuova
specie sulla scorta dell’unico esemplare disponibile e che per qual-
che aspetto sembra distinguersi da un’altra specie giudicata affine, si
può prendere per distanza interspecifica ciò che potrebbe essere solo
variazione fenotipica.
Merita un cenno l’uso di proporre la descrizione di una nuova
specie tenendo divisi i caratteri dell’holotypus da quelli degli even-
tuali paratypi: è un modo di procedere che dichiaratamente ignora
la variabilità all’interno della specie e che presso qualche studioso
meno attento può rivelarsi fonte di equivoco. Del pari inganne-
vole può essere l’abitudine di rappresentare graficamente l’habitus
o l’edeago dell’holotypus pur disponendo di materiale in quantità
adeguata, quando sarebbe scelta più razionale figurare quello fra gli
esemplari in studio che rappresentasse 1 caratteri del nuovo taxon
espressi ad un valore intermedio tra quelli rilevati; la specie è un
valore medio, è un ambito di variabilità all’interno del quale si col-
locano certi individui o certe popolazioni.
Un ulteriore elemento, non più teoretico ma squisitamente
umano, è il desiderio del tassonomo di legare il proprio nome ad un
nuovo taxon, acquisendo in tal modo una sorta di “piccola immor-
talità”, consacrata nella gloria dei cataloghi (CASALE et al. 1982:
IX). L’aspirazione all’immortalità, o più modestamente il desiderio
di conseguire l'altrui apprezzamento, cose in sé del tutto legittime,
possono talora indurre a sovrastimare il peso delle evidenze disponi-
bili.
Per taluni aspetti la tassonomia, almeno in certi gruppi, pare
dunque immersa in una sorta di “sonno dogmatico” e gli argo-
menti qui sopra esposti vogliono tentare di destarla: non è questo
un diverso modo di intendere la tassonomia, ma solo un modo più
attento al significato che sta al di sotto dell’apparente semplicità dei
caratteri espressi dalla morfologia.
LA TASSONOMIA DEGLI SCYDMAENIDAE
Le cennate difficoltà della tassonomia pratica coinvolgono ovvia-
mente anche gli Scydmaenidae, i quali, a loro volta, soffrono di ulte-
riori affanni. Gli Scydmaenidae sono un gruppo modesto quanto a
numero di specie, e per di più non particolarmente onorato dall’at-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 7
tenzione degli studiosi. Tassonomia e nomenclatura della famiglia,
segnatamente in quella frazione che concerne la regione paleartica,
sono qua e là pervase da dubbi, incertezze, ambiguità, contraddizioni
da attribuire soprattutto alla carente riconoscibilità di non pochi taxa
descritti dagli autori “classici”, quando le strutture copulatrici del
d non venivano indagate. La difficoltà di identificare certe specie
descritte in maniera lapidaria su pochi caratteri esterni giustifica
il sospetto che alcune di esse siano state nuovamente descritte con
altro nome in tempi successivi.
In quella parte della letteratura dedicata agli Scydmaenidae che
ha carattere di revisione, il più delle volte manca il riesame formale
dei tipi, cioè degli esemplari sui quali è stato originariamente fondato
il taxon e dai quali desumere in maniera inequivoca la morfologia
edeagica, determinante ai fini tassonomici. Tranne che in qualche
caso, la certezza del nome è di fatto solo un'ipotesi, una supposi-
zione, e il controllo di qualche esemplare tipico appare del tutto
occasionale; spesso la verità del nome è data per acquisita semplice-
mente perché esemplari con quel nome sono conservati in qualche
più o meno illustre collezione. L'associazione fra nome e taxon, cioè
la sicurezza della corrispondenza tra il taxon e il nome con il quale
esso dev'essere chiamato, è alla base della stabilità della nomen-
clatura, come opportunamente proclama il Preambolo dell’ICZN
(“ensure that the name of each taxon is unique and distinct”), sot-
tolineando una delle istanze fondamentali del pensiero scientifico; in
tassonomia è premessa indispensabile ad ogni coerente indagine e ad
ogni corretta informazione. Anche presso altre famiglie di coleotteri
la certezza del nome è data talvolta per scontata, in scritti di argo-
mento tassonomico anche di rimarchevole impegno; in tali situazioni
all’assenza dei tipi supplisce una lunga tradizione di studio sostenuta
dall’autorità degli specialisti, ma così non è tra gli Scydmaenidae, 1
quali possono fare assegnamento su di una letteratura poco estesa
e per i quali il riconoscimento dei tipi assume ulteriore rilievo alla
luce della frequente indistinguibilità delle specie sui soli caratteri
esterni.
Il disordine iconografico è un fattore evidente che offusca la tas-
sonomia degli Scydmaenidae. I disegni di edeago fin qui pubblicati
sono in vista ora ventrale, ora dorsale, ora laterale, ora di tre quarti,
e così via: non vi è nessuna coerenza nel modo di rappresentare
8 G. CASTELLINI
organo, persino all’interno di uno stesso genere e per mano di un
medesimo autore, sì da rendere difficoltoso il confronto delle strut-
ture e causando esitazione nel lettore; imprecisione e incertezza nel
tratto restituiscono in qualche caso immagini incomprensibili; non
di rado l’edeago rappresentato non è disposto in maniera simmetri-
camente adeguata rispetto all’osservatore: qualche volta è più vicina
all’occhio la parte laterale, qualche altra la caudale o l’apicale, e la
forma dell’organo ne riesce distorta. Affinché la comunicazione sia
correttamente recepita occorrono chiarezza di linguaggio e stabilità
nei significati, cosa che sicuramente non si ottiene presentando dise-
gni confusi e orientati in maniera discorde.
Altro elemento di incertezza, di particolare rilievo per gli effetti
generati, è l’uso che si è fatto della categoria di sottospecie (e qui
sono costretto a riproporre all'attenzione del lettore il frutto di una
precedente riflessione: CASTELLINI 1997: 103): la sottospecie ha un
senso se è riconoscibile come indizio di un evento di speciazione che
potrà realizzarsi oppure no, se è confortata dalla costanza dei carat-
teri differenziali assunti a discriminante, se è sostenuta da un’omo-
genea e significativa presenza sul territorio eventualmente limitata
da fattori di isolamento o da ostacoli alla migrazione degli individui
fra popolazioni contigue. La sottospecie si palesa alla tassonomia
come opportunità descrittiva quando consegue ad un'indagine sullo
stato geonemico di una certa specie, quando è volta ad ottenere una
più dettagliata nozione della presenza di quella specie sul territorio,
con ciò assumendo un dichiarato significato geografico (CASALE et
al. 1982: X). E invece, le sottospecie descritte sono spesso fondate
su uno o pochi esemplari di un'unica località, senza che del nuovo
taxon sia stato indagato l’ambito di presenza all’interno dell’area
di distribuzione della specie di riferimento, senza che ne sia stata
accertata la coerenza geonemica né la costanza di variazione né la
vicarianza geografica fra una sottospecie e l’altra; si descrive una
sottospecie semplicemente perché uno o due esemplari raccolti in
una qualunque stazione sembrano divergere dagli altri per qualche
elemento morfologico di dettaglio.
Condizionato da presupposti teorici non più condivisibili,
governato da un'attività tassonomica non esente da manchevolezze,
il processo attraverso il quale si è andata costruendo la conoscenza
degli Scydmaenidae ha dunque condotto ad esiti palesemente insuf-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 9
ficienti; pare allora opportuno porre rimedio a tutto ciò per mezzo
di un diligente riesame che identifichi ogni lineamento nomencla-
toriale e tassonomico e riconosca, fin dove possibile, tutti gli ele-
menti di incertezza presenti. Quanto esposto nelle pagine dedicate
alla “Discussione dei taxa” è ciò che può esser definito un tentativo
di riassetto tassonomico e nomenclatoriale degli Scydmaenidae euro-
pei, impostato sulla scorta delle considerazioni e riflessioni esposte
più sopra; in altre parole, si tratta di una più razionale definizione
del singolo taxon ottenuta attraverso una coerente analisi strutturale
e iconografica della morfologia dell’edeago, accompagnata dalle per-
plessità e dai dubbi che la letteratura e l’osservazione suggeriscono.
Buona parte della famiglia necessita di approfondimento critico;
l'insieme dei taxa qui trattati non è frutto di scelta, ma consegue
semplicemente ad una più immediata disponibilità di materiale,
tanto personale quanto proveniente da altre fonti: tra queste, le col-
lezioni del Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria” di
Genova che, in una prima modesta aliquota di materiale esaminato,
si sono rivelate particolarmente significative per i temi trattati in
queste note. Altri gruppi di specie saranno esaminati in successive
OCCASIONI.
EVOLUZIONE DELVE STRUTTURE COPULATRICI
Sulla considerazione che ciascun carattere o gruppo di caratteri è
il risultato attuale di un processo evolutivo che proprio a quel carat-
tere o a quel gruppo di caratteri ha condotto, non può essere posto
in dubbio il fondamento morfologico nella ricostruzione filogenetica;
l'affinità morfologica fra due specie è affinità filogenetica fra di esse.
La tassonomia consegue logicamente alla filogenesi; la tassonomia è
la constatazione formale degli esiti cui il processo evolutivo ha con-
dotto gli organismi. Ne segue che la migliore tassonomia è quella
che fonda i propri argomenti sulle acquisizioni dell’indagine filoge-
netica (occorre a tal proposito precisare che strumento tassonomico
sono anche 1 caratteri adattativi, quei caratteri cioè la cui evoluzione
è controllata dalla pressione dell’ecosistema; i caratteri adattativi
sono esclusi dall’indagine filogenetica perché ritenuti, secondo la
prevalente dottrina, non informativi, ma assumono un ruolo spesso
rilevante nella definizione e nell’identificazione di un taxon, come
10 G. CASTELLINI
pure nella costruzione della classificazione, che è cosa diversa dalla
ricostruzione filogenetica).
Per il riconoscimento della specie il criterio morfologico è fon-
damentale, e tutto lascia credere che tale resterà, anche se la nozione
di specie ha subito e potrà ancora subire opportune puntualizza-
zioni di ordine biochimico, fisiologico, etologico, genetico, ecologico
ecc. La morfologia delle strutture copulatrici è l'elemento principe
nella discriminazione tassonomica, e non solo fra gli Scydmaenidae.
La variazione interspecifica dei car.m.s.c. (se ne veda più innanzi la
nomenclatura commentata), la loro multiforme comparsa nei diversi
generi e nelle singole specie, la quantità della divergenza morfologica
fra 1 taxa che essi denunciano, la loro velocità nel modificarsi sono
decisamente superiori rispetto a quanto è dato osservare presso qual-
sivoglia altro gruppo di caratteri strutturali. Caso paradigmatico di
evoluzione a mosaico, i caratteri delle strutture copulatrici seguono
dunque un cammino indipendente rispetto a qualunque altra espres-
sione morfologica, e ciò è dimostrato, da un lato, dall’esistenza di
specie sostanzialmente indistinguibili nei caratteri esterni e invece
fortemente diversificate in quelli delle strutture copulatrici, come
S1 può osservare in varie specie di Scydmaenus e di Euconnus afro-
tropicali; dall’altro, da casi come quello di Eutheia schaumi ed E.
scydmaenoides, due specie non riconoscibili sulla scorta dei soli carat-
teri esomorfologici e con telitagma assolutamente identico, ma con
l’edeago esibente una certa diversità, una diversità non grandissima
e tuttavia sufficiente a giustificare la loro separazione (figg. 8 e 10):
una diversità che appare in fase, per così dire, iniziale, una diversità
avviata, impostata più che conclusa; un probabile caso di speciazione
relativamente recente che coinvolge in misura significativa soltanto
le strutture copulatrici del d, lasciando invariato ogni altro carattere.
Altra manifesta testimonianza del diverso cammino seguito dai car.
m.s.c. rispetto a quelli esterni è fornita dal confronto fra Scydmo-
raphes e Neuraphes; 1 due generi sono fileticamente assai lontani fra
loro quanto a struttura edeagica, e sono anche quasi sempre age-
volmente distinguibili nella morfologia esterna; si osservano tuttavia
dei casi in cui, pur in presenza di una radicale diversità a livello
di struttura copulatrice del d, la morfologia esterna non consente
l'attribuzione generica: se si considerano solo i caratteri esterni un
Neuraphes può essere scambiato per uno Scydmoraphes; ledeago ha
dunque percorso una propria strada evolutiva, mentre i caratteri
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 11
esterni sono rimasti, per così dire, immobili. Ancora: con una certa
frequenza (Cephennium, Scydmoraphes, Stenichnus) le 9£ di specie
nettamente diverse quanto a caratteri edeagici non sono distinguibili
sull'esame della morfologia esterna, talché la loro determinazione è
possibile con qualche sicurezza solo ex societate maris, se cioè sono
state raccolte in compagnia del d.
Il processo evolutivo si manifesta in primo luogo a livello delle
strutture copulatrici e la speciazione inizia proprio da tali strutture.
Nella prassi abituale del tassonomo la misura del grado di diver-
genza tra 1 taxa e la separazione interspecifica sono determinate
dalla diversità dei car.m.s.c. del 6, laddove gli altri caratteri soma-
tici appaiono frequentemente tenui, ingannevoli o meno sicuramente
apprezzabili. Il fatto che la diversità dei car.m.s.c. venga assunta a
principale discriminante in bassa tassonomia, certamente non implica
che il significato dell’evoluzione sia riconoscibile solamente in essa;
tassonomia ed evoluzione dei caratteri sono cose affatto diverse, ma
l'utilizzo tassonomico dei car.m.s.c. riconosce nell’evoluzione il suo
fondamento teorico e, se vogliamo, la sua giustificazione filosofica.
Come tendenza generale, comune alla maggior parte delle specie,
non esiste una corrispondenza sul piano morfologico tra l’edeago
(ovvero, più precipuamente, tra il tegmen, inteso come involucro
rigido contenente le strutture interne) e l'apparato copulatore della
?, vale a dire una congruenza meccanica che supporti o integri
quella fisiologica, la quale a sua volta è presupposto inderogabile
del successo riproduttivo. Indicativi della mancanza di un coadat-
tamento strutturale tra d e £ a livello di car.m.s.c. sono almeno
due elementi, che possiamo riconoscere nell’assenza di penetrazione
e nell’inversione dell’edeago.
Almeno presso certe specie, durante la copula il tegmen non
penetra nell’addome della 9, e l’inseminazione resta totalmente affi-
data al sacco interno che, estroflesso e introdotto nell’atrio vaginale
della 9, realizza il trasferimento del seme. La fig. 132 illustra un
caso di non penetrazione, ma si danno specie in cui la forma e la
dimensione relativa del tegmen, con le appendici e i prolungamenti
di questo, rendono assai verosimile l’impossibilità fisica della pene-
trazione (Scydmaenus gigantophallus Franz, della Costa d’Avorio; S.
kumasti Franz, del Ghana). Oltre a ciò, non è da escludere che in
qualche caso il tegmen neppure esca dall’addome del d per effet-
12 G. CASTELLINI
tuare la copula, così come accade presso gli Staphylinidae Xantholi-
nini della Regione Orientale (BORDONI 2002: 39), nei quali l’edeago
è vincolato all’interno della cavità addominale del ¢ da robuste
membrane. In Stenomastigus vulgaris (Lhoste), scidmenide del Suda-
frica, la lunghezza dell’edeago raggiunge la metà di quella del corpo
dell’insetto e l’edeago stesso in condizione di riposo sporge per una
buona metà dall’addome; in Stenomastigus longicornis (Boheman),
altra specie del Sudafrica, il lobo mediano, unico vettore del seme,
ha una lunghezza più o meno pari ad un sesto di quella dell’intero
edeago ed è articolato all’altezza del quarto prossimale di questo;
in presenza di tali strutture è plausibile la penetrazione? Mancando
la penetrazione, ogni eventuale mutua congruenza anatomo-funzio-
nale fra i sessi a livello delle principali strutture copulatrici è da
escludere, mentre la forma del tegmen diviene totalmente irrilevante
agli effetti del successo riproduttivo. La non penetrazione durante la
copula è fenomeno noto presso vari gruppi di insetti; tra gli Scyd-
maenidae è stato osservato da JEANNEL (1965: 835).
L’inversione morfologica dell’edeago, largamente presente in altri
gruppi, consiste nella trasposizione da un lato all’altro dei caratteri
morfologici dell'organo, per cui si hanno, all’interno della specie,
due modelli di edeago specularmente identici ma di fatto diversi, e
tuttavia verosimilmente in grado di esercitare efficacemente il loro
ufficio. Tra gli Pselaphidae Vinversione dell’edeago all’interno di
una singola popolazione raggiunge percentuali elevate (fin quasi al
50%), per cui non pare ragionevole ipotizzare l’insuccesso riprodut-
tivo dei dd che ne sono portatori; tra gli Scydmaenidae è presente
almeno in Euconnus oblongus (figg. 105 e 106) e in E. pubicollis, dove
è rilevabile nella disposizione delle componenti asimmetriche del
sacco interno (in oblongus anche nell’andamento del profilo laterale
del lobo mediano); è pur vero che tale inversione interessa alcune
strutture di modesto rilievo anatomico: essa tuttavia segnala che il
fenomeno esiste e che è legittimo ipotizzarne una concreta presenza
all’interno della famiglia. L’inversione morfologica intraspecifica del-
l’edeago conforta l'ipotesi dell’inesistenza di un coadattamento ana-
tomo-funzionale tra le strutture copulatrici dei due sessi anche per
quanto attiene alle componenti preposte al trasferimento del seme.
In sintesi, non penetrazione del tegmen durante la copula e
inversione morfologica dell’edeago, ancorché non costantemente pre-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 13
senti nella famiglia, sembrano delineare un orientamento generale
prevalente, ovvero lo sfondo di uno scenario evolutivo definito dal-
l'assenza di un coadattamento anatomo-funzionale tra i car.m.s.c. dei
due sessi, secondario all’assenza di una reciprocità selettiva a livello
di organi copulatori; a ciò segue necessariamente che le variazioni
morfologiche subite dall’edeago non sono fonte di analoghe e corri-
spondenti variazioni nelle strutture copulatrici della 2, e che la forma
dell’edeago non è condizione necessaria per il successo della copula
e della conseguente fecondazione. Privo di vincoli, l’edeago evolve
pertanto in maniera autonoma, e le modificazioni che assume nelle
diverse specie sono governate dal caso; si aggiunga che gli apparati
copulatori dei due sessi, in virtù delle modalità della funzione cui
sono deputati, sono naturalmente privi di rapporti con l'ambiente,
per cui sono del tutto sottratti alla pressione dell’ecosistema. La
mutazione del genoma si esprime con particolare rilievo nei car.m.s.c.
perché questi sono liberi di variare, non sono premiati né condannati
dall’ecosistema e nel contempo non sono condizionati da mutuo coa-
dattamento morfologico fra i sessi. Ciò comporta che alla medesima
libertà sia da riferire la loro maggiore velocità di variazione rispetto
a quella degli altri caratteri strutturali: questi ultimi sono almeno
in parte controllati dall'ambiente fisico e biotico e dalla congruenza
interindividuale nell’ambito della specie, mostrando perciò di aver
conseguito una condizione di relativa stabilità; a motivo della loro
indipendenza, i car.m.s.c. sono invece il materiale sul quale più facil-
mente agisce la variabilità genetica, determinando esiti morfologici
di più ampia e più rapida evidenza. La libertà evolutiva si riflette
nella variabilità interspecifica; questa è conseguenza di quella.
E ancora: l’incomprensibile sviluppo che talvolta presentano
alcune strutture edeagiche, come certi prolungamenti e appendici
del lobo mediano (Euconnus reitteri, fig. 97) o della lama distale
(E. wetterhalli, fig. 103), è con ogni verosimiglianza estraneo alla
funzione copulatoria e seminale ed è frutto della sostanziale indi-
pendenza evolutiva dell’organo. Un caso interessante è offerto da
Scydmaenus antidotus (figg. 136 e 137) nel quale la porzione distale
del tegmen è asimmetricamente dilatata: quale può essere il ruolo di
tale struttura nella copula, quando l’edeago non penetra e quando il
lobo mediano, ultimo veicolo dell’inseminazione, è collocato da tut-
taltra parte? Altro caso: quale sarebbe nei Palaeostigus (fig. 142) 1l
ruolo dei parameri, che sono del tutto integrati nella struttura tegu-
14 G. CASTELLINI
mentale della capsula costituendone solo delle appendici, e per di
più di diversa lunghezza? Uno spreco ingiustificato di risorse, para-
gonabile a quanto si osserva nel pronoto degli Homoptera Membra-
cidae; non sarà fuori luogo ricordare che la semplicità non è certo
una proprietà costante dell’evoluzione, la quale invece si esprime
anche nella complessità, nella complicazione, esibendo strutture
secondo ogni apparenza immotivate. Dunque, ipertelia interspecifica
di talune componenti edeagiche come conferma di libertà evolutiva
(in Euconnus cephalonicus, fig. 98, e in E. microcephalus, fig. 107, due
casi particolarmente vistosi di ipertelia del lobo mediano). Resta da
dire che ogni possibile autonomia di sviluppo troverebbe il proprio
limite qualora l'estensione o la forma delle parti coinvolte divenisse
tale da rendere impossibile l’inseminazione.
I car.m.s.c. maschili sono dunque neutri, non adattativi, e per-
tanto da considerare con particolare attenzione a fianco di qualun-
que altro gruppo di caratteri strutturali nella ricostruzione della
filogenesi e di conseguenza nell’indagine tassonomica. Si aggiunga
che la loro variabilità è probabilmente indipendente anche da tutto
quell'insieme di stimoli e reazioni di natura comportamentale, chi-
mica, ambientale etc. i quali determinano il reciproco atteggiamento
dei due sessi per il buon esito dell’inseminazione. Neutralità e velo-
cità di evoluzione distinguono il comparto anatomo-funzionale in cui
rientrano 1 car.m.s.c. maschili; ecco quindi che la piccola o modesta
variazione morfologica, quella che non modifica il disegno architet-
tonico generale e particolare dell'organo, può e deve essere interpre-
tata semplicemente come la variazione stocastica e ininfluente di un
singolo carattere all’interno della specie, e in quanto tale destituita
di significato tassonomico.
Costituiscono una singolarità nello scenario qui ipotizzato i casi
di penetrazione dell’edeago durante la copula quali vengono denun-
ciati dalla presenza di organi di aggancio (retinacoli) impiantati sul
tegmen, chiaramente volti ad assicurare il successo dell’insemina-
zione. La cosa appare circoscritta ai generi Scydmoraphes (figg. 51,
53 e 61) e Lophioderus Casey (neartico), nonché ad alcuni Euconnus
afrotropicali (demirei Franz, del Sahara; rossii Castellini, del Kenya;
uncus Castellini, della Tanzania), con diversi gradi di sviluppo, pre-
sentandosi ora con organi palesemente in grado di funzionare, ora
con strutture regredite, membranose, atrofiche. Dal momento che
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 15
le strutture di aggancio compaiono in generi fileticamente lontani,
l'ipotesi più ragionevole è che si tratti di risposta adattativa a muta-
menti intervenuti nell’ecosistema: ad un certo momento della vicenda
evolutiva dei generi e delle specie coinvolti nel fenomeno, la possi-
bilità di un'efficace inseminazione senza penetrazione, ovvero con
penetrazione del solo sacco interno (e naturalmente con i consueti
atteggiamenti copulatori del é) sarebbe stata selezionata negativa-
mente dall'ambiente, venendo invece premiata la soluzione dell’an-
coraggio stabile impostata sull’edeago stesso. La presenza di organi
di aggancio è verosimilmente secondaria in rapporto agli edeagi che
ne sono privi; un fenomeno adattativo che tuttavia non indeboli-
sce l’ipotesi della libertà evolutiva dell’edeago, pur sottoponendola a
qualche condizione limitativa. Nelle specie del genere Scydmoraphes
la presenza dei retinacoli consente di osservare come la penetrazione
sia causa di minore libertà evolutiva dell’edeago, sia cioè vincolo alla
libera e stocastica evoluzione morfologica dell’organo; nel confronto
con altri generi (per esempio Euconnus) in cui la diversità edeagica
a livello specifico attinge livelli di particolare evidenza, l’edeago
degli Scydmoraphes denuncia una maggiore uniformità strutturale e
le modificazioni più evidenti, quelle cioè che appaiono sufficiente-
mente rilevanti per non essere imputabili solo a speciazione recente,
sono circoscritte alle componenti dell’edeago non coinvolte nel mec-
canismo di aggancio; la variazione, cioè, interessa soprattutto il lobo
mediano, mentre la forma generale del tegmen e il profilo dei reti-
nacoli permangono pressoché costanti nei loro lineamenti fondamen-
tali (figg. 54, 57 e 60, ma anche 46 e 47); a conferma di ciò s1 nota
qualche segnale di maggiore diversità strutturale allorché 1 retinacoli
sono funzionalmente ridotti o atrofici (sparshalli, fig. 69; minutus,
fig. 70). La minore libertà evolutiva necessariamente conferisce mag-
gior rilievo tassonomico a quelle discordanze morfologiche che in
altri casi sarebbero da ricondurre alla solita variabilità intraspecifica:
come si è notato più sopra, i criteri di valutazione del significato
tassonomico e filogenetico di taluni elementi morfologici possono
variare a seconda del gruppo nel quale sono osservati.
Ad un diverso livello della funzione copulatoria è stato rilevato
un certo grado di corrispondenza morfoanatomica tra 1 sessi: ORTUNO
et al. (1992: 155) riferiscono della relazione, constatata presso i Cal-
listidae, tra la lunghezza del flagello e quella del dotto spermatecale;
De Marzo (1993: 242) riscontra in Aleochara (Staphylinidae) l’esi-
16 G. CASTELLINI
stenza di una coevoluzione anatomica fra il flagello e la spermateca.
È senz’altro possibile che tale modello di congruenza esista anche
presso gli Scydmaenidae, concretando una corrispondenza morfoa-
natomica, sia pure circoscritta ai lineamenti generali, tra le strutture
del sacco interno e l’apparato copulatore della 9; si tratterebbe tut-
tavia, in tali casi, di una corrispondenza non principale, non pri-
maria, e per di più ristretta a porzioni dell’apparato copulatore dei
due sessi di scarsa o inesistente sclerificazione, elastiche, deformabili
e pertanto capaci di eventuale adeguamento fisico (EBERHARD 1992:
1780, a proposito della elasticità, cedevolezza e sostanziale mancanza
di forma delle strutture copulatrici dei due sessi più direttamente
impegnate nell’inseminazione in certi Scarabaeidae: “a soft, pliable
key is inflated inside a soft, pliable, and relatively featureless lock”);
non credo quindi che ciò sminuisca il significato teorico dell’assunto,
il quale investe principalmente e sostanzialmente la forma del-
l’edeago, ancora una volta considerato nella sua principale struttura,
cioè il tegmen, teca sclerificata e supporto funzionale delle compo-
nenti più specialmente deputate all’inseminazione.
In ogni tentativo di inferenza filogenetica si applica particolare
studio nell’evitare di assumere nell’analisi caratteri e stati di carat-
tere di significato adattativo; si cerca cioè di non accogliere come
omologia qualche somiglianza originatasi in taxa diversi per effetto
di pressioni ambientali simili; nel far ciò, tuttavia, non si pone tal-
volta adeguata attenzione all’eventualità che questo o quel carattere
o stato di carattere possa essere, in sé e in maniera non apparente,
esito di adattamento: i processi evolutivi, intesi come cognizione
delle cause per cui un carattere si presenta in un’certo modo e non
in un altro, possono in qualche caso sfuggirci, per cui potremmo
trovarci in errore accogliendo nell’analisi quei caratteri il cui signi-
ficato adattativo, semplicemente, non è palese. L’origine verosimil-
mente stocastica dei car.m.s.c. allontana il rischio di attribuire valore
filogenetico ad elementi frutto di adattamento; allargando la scelta
dei caratteri al comparto anatomico delle strutture copulatrici e
accettandone il fondamentale valore nella ricostruzione filogenetica,
si riduce l’errore proveniente da una possibile erronea interpreta-
zione. I car.m.s.c. sembrano rispondere meglio di qualsivoglia altro
gruppo di caratteri somatici a quel criterio di oggettività da cui ogni
ricerca non può prescindere.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 17
Per il fatto di essere la principale sede anatomica e funzionale
della congruenza fisiologica fra i sessi ai fini del successo ripro-
duttivo, 1 car.m.s.c. sono espressione diretta, ancorché casualmente
determinata nella forma, dello “species specific mate recognition
system”, ed hanno quindi, al di là della loro importanza tassono-
mica, un significato che trascende la mera difformità morfologica
per caricarsi del senso intrinseco della separazione interspecifica,
della distanza biologica fra le specie; il fatto che, nel nostro caso,
siano prevalentemente quelli del 6 ad avere un ruolo non comporta
un affievolimento di tale significato. Le suesposte argomentazioni
arricchiscono il valore dei car.m.s.c., confermandone la prevalenza
rispetto a qualsivoglia altra evidenza morfoanatomica, tanto nel deci-
dere la separazione fra 1 taxa, quanto nel ricondurre ad unità tasso-
nomica la variabilità osservabile a livello individuale, popolazionale
o geonemico; assumono quindi significato di semplice variante nella
modalità di espressione morfologica i casi, anche assai evidenti, di
modificazioni nella morfologia esterna presso popolazioni diverse
in assoluta uniformità dei caratteri dell’edeago, come quelli, più
avanti riferiti in dettaglio, di Scydmoraphes margaritae, S. tenuicor-
nis, Stenichnus damryi, S. truncatus; con lo stesso valore e con ana-
loghe modalità di espressione i casi di variabilità esomorfologica a
livello di piccoli nuclei popolazionali presso Leptomastax stussineri e
L. hypogea, illustrati in CASTELLINI 1994: 67, 105; diverso, ma solo
perché privo di significato popolazionale, è il caso di Scydmaenus
hellwigi (anch’esso trattato più avanti), una specie all’interno della
quale si palesano due forme maschili nettamente differenziate per lo
sviluppo della struttura cefalica ma con l’edeago assolutamente iden-
tico (stando ai dati disponibili, le due forme maschili appaiono, per
di più, compresenti nel contesto di una medesima popolazione).
L'evoluzione delle strutture copulatrici è stata oggetto di nume-
rose riflessioni e indagini, dando luogo ad interpretazioni volte a
proporre una spiegazione del fenomeno. Gli argomenti qui prospet-
tati sarebbero, per taluni aspetti, in sintonia con la “ipotesi pleio-
tropica di Mayr”, la quale assume che la variazione delle strutture
genitali sia in gran parte selettivamente neutra, non sia cioè frutto
di adattamento bensì esito indiretto della variazione di altri carat-
teri, geneticamente correlati a quelli genitali, grazie all’accumulo di
effetti pleiotropici di geni codificati tanto per la morfologia gene-
rale quanto per quella genitale (ARNQVIST 1997: 367). Le osserva-
18 G. CASTELLINI
zioni qui riferite circa le origini e il significato della variazione delle
strutture genitali sono tuttavia indicative di un'evoluzione autonoma
e casuale; nel contempo appare superfluo postularne un eventuale
collegamento con la variazione di altri caratteri; avuto riguardo al
fatto che per l’appunto il tegmen risulta essere la componente del-
Pedeago più di ogni altra svincolata da condizionamento selettivo,
designeremo la nostra come “ipotesi della neutralità del tegmen”.
Un'ipotesi, è necessario precisare, che come tutte le ipotesi ammette
qualche eccezione, nel nostro caso quella dei ricordati casi di pene-
trazione dell’edeago; un'ipotesi per il valore della quale occorre
ancora tener presente che gli “altri caratteri” osservati, che potreb-
bero essere o non essere geneticamente correlati a quelli genitali,
sono solo quelli dell’esoscheletro, stante che l’intero complesso delle
strutture interne non sclerificate non è stato indagato.
La variabilità delle strutture copulatrici della 2 è in generale
più modesta rispetto a quella delle loro corrispondenti maschili, fino
a divenire in qualche caso addirittura irrilevante. Tuttavia, pur pre-
sentando un minore rilievo diagnostico, la morfologia del tratto ter-
minale dell’apparato riproduttivo della 9 offre significativi elementi
di interpretazione evolutiva, particolarmente a livello generico o di
gruppi di specie. I disegni qui presentati a corredo di alcuni taxa
intendono principalmente fornire qualche maggior dettaglio strut-
turale, ma vogliono servire anche come indice del ruolo che quelle
strutture possono svolgere nel contesto di un approfondimento filoge-
netico. Per finire, un’ultima notazione, di ordine peraltro accessorio:
non si osservano nella @ strutture sclerificate che possano ostaco-
lare l'eventuale penetrazione di un tegmen non conforme al modello
portato dal d conspecifico; il telitagma, quando non è ridotto a un
modesto vestigio dell’urite IX, è semplicemente uno sportello a due
ante, costituenti il telisternite, debolmente sclerificato, che verosimil-
mente entra in azione nella copula e nell’ovideposizione ma che non
appare in grado di opporsi alla penetrazione; tra gli Scydmaenidae
l’amissia meccanica non sussiste e la teoria della “chiave e serratura”
appare infondata. Aggiungo che certezze a tal riguardo sono ormai
acquisite anche per altri gruppi (per esempio EBERHARD 1992: 1776
e 1993: 712, a proposito di certi Scarabaeidae).
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 19
NOMENCLATURA COMMENTATA DELLE
SERUd RUREGORULA TRICI
Ricalca sostanzialmente quella, ormai consolidata e ampiamente
condivisa, riconducibile alle classiche indagini di SHARP & MUIR
(1912), SNopGRass (1935) e JEANNEL (1955). Le definizioni accen-
nano ai cambiamenti evolutivi subiti dai singoli elementi nonché
agli aspetti funzionali a questi connessi, in ciò discostandosi, per
qualche singolo profilo, dall’interpretazione corrente. Il significato
filogenetico attribuito alle serie di trasformazione quali compaiono
attraverso 1 diversi taxa, cioè la polarità degli stati di carattere, è da
considerare semplice ipotesi. Le definizioni e le interpretazioni mor-
fologiche e funzionali rese note in precedenti occasioni (CASTELLINI
1982 e 1994) sono da ritenere per qualche aspetto superate.
Ampolla seminale (seminal ampulla). Struttura globosa
o cilindrica collegata all'estremo prossimale del flagello (Chevrola-
tia insignis, fig. 2) o delle componenti del sacco interno (Euconnus
pubicollis, fig. 101); è una struttura rigida, sclerificata, non elastica,
libera di muoversi longitudinalmente all’interno del tegmen seguendo
l’estroflessione del flagello o del sacco interno; è interpretabile, in
prima approssimazione, come un serbatoio spermatico; nello stesso
senso O’ KEEFE 1997: 179 (internal reservoir) a proposito di Chevro-
latta grouveller Croissandeau, specie neartica.
Capsula basale (basal bulb). Porzione prossimale del
tegmen, globosa o subsferica (Euconnus, fig. 93; Scydmoraphes, fig.
61) oppure variamente modificata fino a non essere più separabile
morfologicamente dalla restante struttura (Neuraphes, fig. 40); il suo
lato dorsale talvolta differenzia una zona più o meno ampia di minor
sclerificazione (finestra dorsale). Dal punto di vista filogenetico la
presenza di una capsula basale anatomicamente distinta non sembra
essere carattere sufficientemente informativo.
Cercine basale (basal rib). Ispessimento tegumentale del
perimetro esterno del forame basale; luogo di attacco della musco-
latura estrinseca deputata ai movimenti dell’edeago (Scydmoraphes,
fig. 56; Euconnus, fig. 93); da esso si originano morfologicamente
i parameri. Talvolta il cercine basale assume la forma di un breve
tubo sclerificato (Scydmoraphes, fig. 68); in qualche caso (alcuni
Neuraphes) è del tutto assente.
Coclea (cochlea). Struttura accessoria del tegmen, prolunga-
20 G. CASTELLINI
mento della sezione prossimale di questo; tubo attorto su se stesso in
una o più spire tra loro addossate e parallele; è presente in Leptoma-
stax hypogea (fig. 145) ed appare alquanto variabile all’interno della
specie quanto a forma, dimensione e numero delle spire; il forame
basale è trasferito all'estremità libera della coclea. La funzione della
coclea sembra essere semplicemente quella di alloggiamento del fla-
gello in condizione di riposo.
Ductus eltaculatorius (ejaculatory duct). Ultima por-
zione del condotto genitale: penetra nell’edeago attraverso il forame
basale, integrandosi nel sacco interno o nel flagello.
Edeago (aedeagus). Organo copulatore maschile, anatomi-
camente conseguente alla specializzazione e alla sclerificazione del
tratto terminale del condotto genitale. È composto dal tegmen (a
sua volta costituito dalla capsula basale e dai parameri) e dal lobo
mediano (che contiene o protegge il sacco interno nelle sue com-
ponenti). È percorso e attraversato nella sua lunghezza dal ductus
eiaculatorius, che appare variamente modificato nelle diverse specie,
semplice condotto tubolare, oppure struttura complessa e multiforme
(sacco interno), oppure ancora vero flagello di varia lunghezza. La
distinzione fra lato dorsale e lato ventrale dell’edeago è totalmente
convenzionale, non essendovi modo alcuno per decidere tra le due
opzioni: non è possibile dedurre alcunché dalla posizione dell’organo
in stato di quiete all’interno dell’addome, giacché tale posizione varia
a livello generico (con l’insetto in normale posizione fisiologica oriz-
zontale il lobo mediano è volto verso l’alto in Scydmaenus e verso il
basso in Euconnus, Scydmoraphes etc.), né è possibile scegliere sulla
scorta dell’ubicazione del forame apicale (quell’orifizio che consente
l’estroflessione del sacco interno), stante che anch’esso muta posi-
zione a seconda del genere; il forame basale (attraverso il quale il
ductus penetra nel tegmen) mostra una collocazione per qualche
aspetto più stabile, trovandosi pressoché costantemente sul lato
concavo dell’edeago. Attenendoci ad un criterio che appare ormai
prevalente in letteratura, chiameremo allora lato dorsale dell’edeago
quello, il più delle volte convesso, in cui nella maggior parte dei
casi si apre la finestra dorsale e su cui si articola il lobo mediano;
indicheremo invece come lato ventrale quello opposto, quasi sempre
più o meno concavo, sul quale si apre il forame basale e sul quale,
se presenti, sono impiantati i parameri. L'organo non è sempre sim-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 21
metrico sul piano dorsale (o ventrale), accusando talvolta qualche
mancata corrispondenza di alcune parti rispetto all’asse centrale, per
lo più nelle componenti interne, ma giungendo talora a mostrare
sorprendenti asimmetrie strutturali (Scydmaenus antidotus, figg. 136
e 137; Palaeostigus, figg. 141 e 142). L’inversione dell’edeago si
manifesta a livello intraspecifico ed è morfologica, non è cioè inver-
sione della posizione all’interno dell’addome (una condizione che qui
non interessa), ma trasposizione da un lato all’altro delle compo-
nenti strutturali dell’organo nell’ambito dell’architettura dell’organo
medesimo (Euconnus oblongus, figg. 105 e 106).
Finestra dorsale (dorsal window). Apertura posta soli-
tamente sulla faccia dorsale della capsula basale, coperta da una mem-
brana trasparente (Cephennium, fig. 11; Stenichnus, fig. 84). L'apertura
della capsula, a rigore, può essere definita come finestra solo allor-
ché sia riconoscibile nell’intero suo perimetro, sia cioè una regione
(più o meno circolare, più o meno definita) di minor sclerificazione
della capsula, giacché spesso è membranosa l’intera faccia dorsale
della capsula e la finestra dorsale realizza una cosa sola col forame
apicale. La funzione della finestra dorsale sembra essere quella di
cooperare elasticamente alla formazione della spinta all’interno della
capsula, in vista dell’estroflessione del sacco interno (JEANNEL 1950:
15 e 1955: 25); in particolare, la finestra dorsale appare coinvolta
nel processo di pompaggio dell’emolinfa e del conseguente graduale
aumento della pressione interna, finalizzati all’estroflessione del sacco
(Poggi. E 1990: 126). La tendenza, quanto meno in) alcune linee
filetiche, appare in direzione di una progressiva chiusura della fine-
stra, una chiusura tuttavia non nel senso di un recupero della scle-
rificazione originaria della parete dorsale della capsula, bensì come
ampliamento della regione elastica e membranosa, fino alla totale
fusione con la membrana connettrice; è d’altronde il caso di notare
come nella maggior parte dei generi la finestra dorsale sia ormai del
tutto integrata nella membrana connettrice. Non mancano tuttavia
casi difformi quanto a struttura e posizione della finestra dorsale. In
Palaeostigus (fig. 141) compare una condizione, che possiamo giu-
dicare primitiva, in cui la finestra dorsale e la membrana connet-
trice sono ancora separate. In Scydmaenus (figg. 135, 137 e 139) la
finestra dorsale è situata all'estremità prossimale dell’edeago, costi-
tuendone, per così dire, la base; è chiusa da un disco membranoso,
saldato nella sua superficie interna ad un robusto fascio muscolare
22 G. CASTELLINI
che collega la finestra al lobo mediano nella regione prossimale di
questo; il lobo mediano, che in questi casi è fortemente sclerificato e
rigido ancorché mobile, rende evidentemente necessaria la presenza
di un'adeguata muscolatura capace di determinarne il mutamento di
posizione. Tra gli Scydmaenidae il sistema preposto al movimento
delle strutture edeagiche interne ai fini dell’inseminazione trova in
Scydmaenus il suo antecedente evolutivo, la sua espressione origi-
naria; nei generi più evoluti, con la scomparsa del lobo mediano,
la superficie interna della membrana che chiude la finestra dorsale
non sostiene muscolatura alcuna e l’estroflessione del sacco interno è
determinata, come si è detto qui sopra, dall'aumento della pressione
interna. L’inconsueta collocazione della finestra dorsale alla base del-
l’edeago è osservabile anche in alcuni Scydmaenus afrotropicali, ed è
presente anche in Euconnus bordonti Castellini, specie d'Etiopia.
Flagello (flagellum). Struttura del sacco interno, più o meno
allungata, talora lunghissima, filiforme, mobile ed estroflettibile,
destinata a guidare il seme nelle vie genitali della 9 (Chevrolatia,
fig. 1; Euthiopsis, fig. 5; Palaeostigus, fig. 141; Leptomastax, fig. 145)
(JEANNEL 1965: 835; DE Marzo 1993: 237 negli Staphylinidae del
gen. Aleochara constata che il flagello è percorso in tutta la sua lun-
ghezza da un solco per il passaggio dello sperma). In certi generi il
flagello appare con sufficiente chiarezza come l’evoluzione del sacco
interno: questo annovera, ai livelli più primitivi, varie componenti,
come scaglie, spine, faneri, parti di forma complessa, tra le quali
non è raro riconoscere un elemento più o meno allungato, una sorta
di baculum distalmente attenuato, il quale compare gradualmente
più lungo secondo le specie, fino ad assumere interamente la forma
di un vero e proprio flagello (cfr. CASTELLINI 1994 quanto al pro-
gressivo sviluppo del flagello attraverso le specie in Leptomastax);
con l’affermarsi del flagello le altre componenti del sacco interno
perdono rilievo e diminuiscono di numero. Nei generi in cui il lobo
mediano è ancora palesemente funzionale alla guida dell’insemina-
zione, il flagello si presenta invece come una struttura strettamente
connessa allo stesso lobo mediano, nel quale è alloggiato e dal quale
è guidato.
Forame apicale (apical foramen). Apertura distale del
tegmen attraverso cui, al momento della copula, viene estroflesso il
sacco interno affinché si compia l’inseminazione; il lobo mediano,
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 23
se presente, copre il forame apicale articolandosi su di esso per il
tramite della membrana connettrice (Palaeostigus, fig. 141), oppure
ne occupa il lume (Scydmaenus, fig. 136). La posizione del forame
apicale può essere dorsale (Euconnus), ventrale (Scydmaenus) o api-
cale (Neuraphes).
Forame basale (basal foramen). Apertura ventrale della
capsula basale (Scydmoraphes, fig. 49; Palaeostigus, fig. 144; Leptoma-
stax, fig. 145) attraverso la quale il ductus eiaculatorius, e con esso
altri vasi e strutture, penetra nell’edeago. Il margine anteriore del
forame basale è talvolta provvisto di una robusta apofisi più o meno
uncinata, il cui ufficio è probabilmente quello di dare attacco alla
muscolatura preposta al movimento dell’edeago per l’esercizio della
copula (Euthiopsis, fig. 5; Stenichnus, fig. 74; Scydmaenus, fig. 137).
Glomus (flagellum ball). Avvolgimento, gomitolo delle por-
zioni prossimale e mediana del flagello in condizione di riposo, all’in-
terno del tegmen (Palaeostigus, fig. 141), talora accolto in apposita
capsula (Euthiopsis, fig. 4).
Lama distale (distal lama). Prolungamento ventrale della
capsula basale; parete ventrale del tegmen (Cephennium, fig. 11;
Scydmoraphes, fig. 49; Euconnus, fig. 93). È soggetta a riduzione: è
infatti interpretabile come parte superstite della lama distale il pic-
colo sclerite indipendente che talora compare addossato esternamente
e ventralmente alla membrana connettrice (la quale costituisce in
tal caso l’intera porzione distale dell’edeago), ma da essa svincolato
(Neuraphes, figg. 34 e 35). È definita anche come lamina apicale.
Lama dorsale (dorsal lama). Sclerite accessorio adiacente
alla parete dorsale del tegmen ed esterno a questo (Stenichnus bicolor,
fig. 88; S. collaris, figg. 73 e 74; S. egregius, fig. 81); appare talora
alquanto modificato (S. helferi, fig. 87), talaltra fortemente ridotto (S.
godarti, fig. 78), rimanendo tuttavia strutturalmente indipendente dal
tegmen, il quale sembra accompagnarlo con un’appendice nascente
dal centro del proprio margine distale (processo dorsale). Struttura
sicuramente estranea alla funzione seminale ma probabilmente non
a quella copulatoria; in relazione alla posizione dell’edeago rispetto
all'addome della 9 durante la copula, la lama dorsale servirebbe a
facilitare lo scorrimento della parete dorsale del tegmen sulla faccia
ventrale dell’ultimo urite della £ durante l'approccio copulatorio;
in altri generi tale funzione è verosimilmente svolta dalla superficie
24 G. CASTELLINI
dorsale del tegmen, dolcemente convessa e liscia, in qualche caso
opportunamente prolungata in direzione distale. L'ufficio qui ipotiz-
zato della lama dorsale, unitamente al fatto che essa sembra presente
solo tra gli Stenichnus, induce a ritenere che si tratti di un carattere
adattativo, selezionato positivamente in una certa fase filogenetica
come risposta alla pressione dell’ecosistema in situazioni ambientali
che potevano compromettere il successo dell’inseminazione; la ridu-
zione che tale struttura assume all’interno del genere segnalerebbe
il progressivo venir meno della necessità che ne aveva determinato
il sorgere.
Lobo mediano (median lobe). Struttura centrale del-
l’edeago, più o meno sclerificata, articolata al proprio margine pros-
simale sul tegmen tramite la membrana connettrice oppure libera
di muoversi attraverso il forame apicale. L’ufficio del lobo mediano
è primitivamente quello di guidare le componenti accessorie (sacco
interno o flagello) nelle vie genitali della 2 per il perfezionamento
della copula; gli edeagi da considerare meno evoluti presentano
infatti un lobo mediano nettamente differenziato, mobile e indi-
pendente ancorché vincolato ad un’articolazione (Scydmaenus, fig.
137; Palaeostigus, fig. 141); la tendenza evolutiva che si osserva in
altri gruppi è però nel senso di una sua graduale e progressiva ridu-
zione, tanto nelle dimensioni, quanto nella funzione, fino alla totale
scomparsa (Cephennium, fig. 23; Neuraphes, fig. 26). Quando è più o
meno fortemente ridotto il lobo mediano assume il ruolo di semplice
sportello a copertura delle formazioni interne (Scydmoraphes, fig. 61;
Euconnus, figg. 93 e 101; in tali casi la sua funzione può essere spe-
rimentalmente osservata esercitando pressione sulla capsula basale:
il lobo si solleva e il sacco interno si estroflette). Giunto al termine
del processo di regressione, ma prima del definitivo annullamento,
il lobo mediano appare come un modesto sclerite più o meno mem-
branoso posto a chiusura del tratto distale del tegmen, semplice
accessorio del sacco interno e probabilmente privo di qualsivoglia
funzione. Due diverse linee evolutive compaiono dunque fra gli
Scydmaenidae: una prima che vede il lobo mediano conservato nel
suo originario profilo anatomo-fisiologico, nella sua piena funziona-
lità sostenuta da una robusta muscolatura (si veda in proposito sub
finestra dorsale) e all’interno della quale il sacco interno o il flagello
sono pienamente integrati; una seconda in cui il lobo mediano viene
gradualmente privato di ogni significato anatomico e funzionale. In
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 25
entrambe le linee il flagello si manifesta come una struttura indipen-
dente dalla vicenda evolutiva del lobo mediano.
Membrana connettrice (connecting membrane). Mem-
brana che chiude il forame apicale e che consente l'articolazione
del lobo mediano sul tegmen (Euconnus, figg. 93 e 113; Palaeosti-
gus, fig. 142); spesso copre pressoché interamente la faccia dorsale
del tegmen, formando un’unica superficie con la finestra dorsale;
in certi casi giunge a costituire l’intera porzione distale dell’edeago
(Neuraphes caviceps, fig. 31) o addirittura la maggior parte di questo
(Neuraphes rubicundus, fig. 40).
Parameri (parameres). Appendici del tegmen, su questo pri-
mitivamente articolate o comunque impiantate (Scydmoraphes bruckt,
fio. 49; Euconnus hirticollis, fig. 113); il fatto che siano solitamente
provviste di chete apicali induce a ritenere che abbiano funzione sen-
soria. L'evoluzione dei parameri si manifesta attraverso serie di tra-
sformazione diverse, 1 cui esiti appaiono per certi aspetti in contrasto
tra loro; in altre parole, la storia evolutiva dei parameri perviene, a
seconda dei gruppi di taxa, a risultati diversi. La sequenza di tra-
sformazione più comune nella famiglia è quella che, partendo da
parameri presenti e (diremo così) normalmente sviluppati (Scydmo-
raphes, fig. 56; Euconnus, fig. 93), giunge attraverso una progressiva
riduzione (Euthiopsis, fig. 4) alla loro totale scomparsa (Scydmaenus,
fig. 136). Caso esemplare è quello rappresentato da alcune specie
di Neuraphes: nella regione prossimale dell’edeago si osserva una
struttura più o meno imbutiforme dall’interno della quale si origina
il complesso delle altre componenti; tale struttura è munita di due
alette laterali lobiformi e lamellari, di varia lunghezza, lievemente
divaricate rispetto all’organo: la struttura imbutiforme è interpre-
tabile come ciò che resta del tegmen, e le alette, peraltro prive di
chete apicali, come parameri in corso di riduzione e verosimilmente
ormai privi di funzione; in caviceps (fig. 31) 1 parameri mostrano una
dimensione ancora significativa, in carinatus (fig. 29) sono ridotti a
poca cosa, in poggti (fig. 38) sono del tutto scomparsi. Altra sequenza
di trasformazione è quella che vede i parameri subire un graduale
assorbimento nel tegmen sì da essere riconoscibili unicamente per
la sopravvivenza di chete all’apice dell’edeago (Scydmaenus tarsatus,
fio. 133; S. rufus, fig. 134; ma anche Euconnus dissimilis Franz, afro-
tropicale), o per la superstite evidenza delle loro estremità distali
26 G. CASTELLINI
differenziantisi dal tegmen, così come appare in Leptomastax, un
genere la cui vicenda evolutiva (illustrata in una precedente occa-
sione: CASTELLINI 1994) evidenzia con ricchezza di dettagli tale pro-
cesso. Una terza serie di trasformazione è quella dei Palaeostigus, in
cui i parameri mostrano tuttavia una loro chiara indipendenza ana-
tomica, ma sono fusi, incorporati, assimilati, assorbiti nel tegmen in
parte della loro lunghezza, sì da costituire di fatto un ispessimento
della parete della capsula; l’individualità morfologica e tegumentale
dei parameri è chiaramente apprezzabile in vista laterale (pilifer, fig.
143) mentre sulla faccia ventrale del tegmen è visibile la sutura tra
1 due scleriti risultanti dalla trasformazione dei parameri in semplici
componenti della capsula (ruficornis neapolitanus, fig. 144); la parte
dei parameri libera dalla capsula basale è rigida, robusta e scleri-
ficata alla pari dell’intero tegmen e si. configura come una doppia
espansione distale asimmetrica del tegmen (figg. 141 e 142); perduta
l'originaria funzione sensoria, i parameri sono trasformati in esten-
sioni del tegmen, prive di qualunque ruolo fisiologico (nell’affine
Stenomastigus del Sudafrica il paramero sinistro è del tutto scom-
parso, mentre il destro è divenuto lunghissimo).
Piastra di pressione (pressure plate di NEWTON &
‘THAYER 1995: 267). Sclerite accessorio situato sulla faccia esterna
della membrana coprente la finestra dorsale, ovvero sclerificazione
perimetralmente definita di parte della membrana che chiude la
finestra dorsale, presente in alcuni Euconnus (motschulskyi, fig. 95;
denticornis, fig. 96; reitteri, fig. 97). Il ruolo della piastra di pressione
nel meccanismo della copula sembra essere quello di contribuire,
con l’apporto di una maggiore rigidità, al formarsi della pressione
in vista dell’estroflessione delle strutture del sacco interno (il nome
attribuitole dai due autori americani non lascia dubbi su tale inter-
pretazione, la quale appare comunque condivisibile). Ancorché
presente in un esiguo numero di taxa, la piastra di pressione può
configurarsi come indizio di una linea filetica a sé, ove si prescinda
da un suo tuttavia possibile significato adattativo.
Processo dorsale (dorsal process). Appendice distale
del tegmen, nascente al centro del margine del forame apicale (flat-
tened narrow process di SHARP & Muir 1912: 508, fig. 56 in Steni-
chnus collaris). Sclerite accessorio la cui presenza appare in qualche
misura collegata a quella della lama dorsale, con la quale è in rela-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 27
zione diretta per lunghezza e posizione; variamente conformato, è
presente in Stenichnus (collaris, figg. 73 e 74; godarti, fig. 78; egre-
gius, fig. 81; helferi, fig. 87; bicolor, fig. 88); struttura e dimensione
ne lasciano supporre una funzione di protezione delle strutture del
sacco interno nella fase di estroflessione di queste (si veda quanto
più sopra annotato a proposito della lama dorsale).
Retinacoli del tegmen (tegmen retinacula; hook-
ing and fastening organs; grasping structures). Organi di aggancio,
di fissaggio, di cui è provvisto l’edeago di alcune specie (Scydmo-
raphes geticus, figg. 61 e 62). La capsula basale differenzia, a ciascun
lato, un prolungamento, un'estensione mobile, articolata all’estre-
mità prossimale sulla capsula stessa; elementi simmetrici, 1 retina-
coli sono capaci di movimento, possono cioè ruotare verso l'esterno
impegnandosi, all’atto della copula, nelle pareti laterali del canale
vaginale per assicurare il successo dell’inseminazione. I retinacoli
sono una struttura a sé, non sostituiscono la lama distale né il lobo
mediano, i quali sono di solito comunque presenti. Le figg. 51 e
52 (Scydmoraphes bruck1), eseguite su esemplari soppressi in copula,
illustrano il comportamento dell’edeago in fase di aggancio: l’edeago
è interamente trattenuto all’interno del canale vaginale, i retinacoli
sono impegnati nelle pareti laterali di questo, il lobo mediano è ruo-
tato in fuori rispetto al tegmen e abbattuto in direzione caudale, la
capsula basale appare deformata. La funzione dei retinacoli è stata
riconosciuta da FRANZ (1961a: 423). Come ipotizzato più sopra trat-
tando in generale dell'evoluzione delle strutture copulatrici, il signi-
ficato dei retinacoli è puramente adattativo, è risposta adattativa a
modificazioni intervenute nell’ecosistema in qualche determinato
momento della storia filogenetica delle specie che ne sono porta-
trici. La successiva tendenza evolutiva sembra essere quella di una
progressiva riduzione: in alcune specie i retinacoli appaiono infatti
alquanto regrediti, semplici espansioni distali del tegmen, prevalen-
temente membranose (Scydmoraphes poggianus, fig. 71; S. humeralis,
fond: |
Sacco interno (internal sac). Complesso delle strutture
deputate al trasferimento del seme dal S alla £ durante la copula,
situate all’interno (quando presente) oppure al di sotto (quando
modificato) del lobo mediano (Scydmoraphes geticus, fig. 61; Euconnus
delmastrot, fig. 93; E. hirticollis, fig. 113); parte terminale del ductus
28 G CASTELLINI
eiaculatorius, che viene estroflessa a “dito di guanto” (JEANNEL 1955:
25) durante la copula grazie all'aumento della pressione dell’emo-
linfa all’interno dell’edeago (DE Marzo 1993: 240); le figg. 85 e 86
(Stenichnus pusillus) ne mostrano l’aspetto ad avvenuta estroflessione,
con la dilatazione della membrana che copre la finestra dorsale e che
segnala l’esistenza di una maggior pressione interna. Il sacco interno
può essere parzialmente o interamente sostituito dal flagello. L’estro-
flessione del sacco interno provoca il sollevamento del lobo mediano
nelle specie in cui questo è ridotto all’ufficio di semplice sportello.
Nelle specie con edeago ad impianto simmetrico, l'inversione morfo-
logica dell’edeago è ravvisabile principalmente nelle componenti del
sacco interno, che in tali casi si presentano disposte specularmente
in individui diversi. Del sacco interno occorre segnalare qualche
minore indagabilità rispetto ad altre componenti somatiche, sia per
quanto attiene ad un possibile esauriente dettaglio descrittivo, sia, a
maggior ragione, per ciò che ne concerne la meccanica di funziona-
mento; ciò a motivo della difficile apprezzabilità delle strutture, che
sono in massima parte membranose, nonché della oggettiva impos-
sibilità di osservarne sperimentalmente il funzionamento; il signifi-
cato tassonomico del sacco interno a livello specifico sfugge dunque,
almeno in parte, alla nostra comprensione. In generale, nei disegni
qui proposti sono riprodotte solo le componenti che presentano un
grado di sclerificazione sufficiente affinché siano facilmente visi-
bili; quelle di minor consistenza tissutale restano tuttavia percepibili
colorando e illuminando opportunamente il preparato.
Tegmen (tegmen). Componente strutturale di base del-
l’edeago; teca, involucro, di solito fortemente sclerificato (Scydmae-
nus lanceolatus Franz, afrotropicale, fig. 132); su di esso si articola il
lobo mediano (se presente) e su di esso sono impiantati i parameri
(se presenti); all’interno del tegmen giacciono, in riposo, le strut-
ture interne (sacco interno, flagello ecc.). La porzione prossimale
del tegmen si differenzia in certi casi come capsula basale. Distal-
mente il tegmen presenta un’apertura (forame apicale) attraverso la
quale avviene l’estroflessione del sacco interno. Talvolta il tegmen
soggiace ad un severo processo di riduzione tanto nella dimensione
quanto nella consistenza, presentandosi come una residua ed esigua
struttura basale, apprezzabile solo grazie alla presenza di qualche
maggior sclerificazione tegumentale (Neuraphes, figg. 24, 32 e 40).
In Scydmaenus hellwigi (figg. 138 e 139) e in S. perrisi (fig. 140) il
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 29
tegmen è sorprendentemente costituito di due corpi, tra loro connessi
per mezzo di un sottile peduncolo; il corpo prossimale è pressoché
interamente occupato dalla muscolatura preposta al movimento delle
strutture interne, a loro volta collocate nel corpo distale.
Telisternite (telisternite). Sclerite ventrale dell’urite IX
nella £, diviso in due elementi simmetrici (emisterniti). In Eucon-
nus (fig. 117) il telisternite è nettamente differenziato e mobile ed
ha la funzione di chiudere a guisa di doppio sportello l’accesso alle
vie genitali della 9. I due emisterniti che compongono il telisternite
mostrano attraverso 1 generi vari gradi di riduzione (Scydmoraphes
geticus, fig. 63; Stenichnus helferi, fig. 76) fino a totale assorbimento
nel telitagma (Euthetia, fig. 9).
Telitagma (telitagma). Armatura genitale scheletrica della
?. Struttura copulatrice con funzione, verosimilmente, anche di ovo-
positore. Associazione degli uriti IX e X, per solito del tutto retratti
all’interno dell'addome. Lo sclerite ventrale dell’urite IX forma il
telisternite; l’urite IX differenzia altresì due appendici simmetriche
poste lateralmente (gonòpodi: Neuraphes elongatulus, fig. 36). Il teli-
tagma compare variamente differenziato, sclerificato o ridotto nei
diversi generi.
QUALE INFERENZA FILOGENETICA?
Quale può essere il ruolo dei car.m.s.c. (più particolarmente, di
quelli dell’edeago) nel delineare il sistema di affinità fra gli organi-
smi? La scelta dei caratteri condiziona il risultato finale dell’analisi,
come è facile constatare aggiungendo, togliendo o modificando qual-
cosa nella base di qualunque indagine. Derivare un'ipotesi filogene-
tica dal solo studio dei genitali ectodermici del d potrebbe essere
imprudente, ma sarebbe d’altro canto ingenuo ignorare l’esistenza
di tali evidenze, consideratene le peculiarità che in queste note si
è cercato di illustrare. Tenuto presente che i caratteri non hanno
tutti la stessa importanza (VIGNA TAGLIANTI & FORESTIERO 1994:
57), la scelta più ragionevole è probabilmente quella di conside-
rare un adeguato dosaggio di caratteri olomorfologici, assumendo
nell’esame sia quelli esoscheletrici che quelli dell’edeago, forse con
qualche maggior prevalenza dei secondi quanto a numero e signifi-
cato; col crescere del numero degli elementi di giudizio dovrebbe fra
30 GLCASTBELINI
l’altro migliorare la risoluzione filogenetica, cioè il grado di appros-
simazione al sistema naturale. Ecco dunque che il problema sta nella
scelta che lo studioso deve fare tra le multiformi evidenze che gli
si presentano, ed è un problema che negli Scydmaenidae (come del
resto anche in altri gruppi) è ulteriormente aggravato da inestricabili
compresenze di caratteri apomorfi e plesiomorfi in una stessa specie
o in uno stesso edeago, da incongruenze morfologiche e filogenetiche
tra gruppi diversi di caratteri. Ad una struttura esomorfologica che
offre, a livello specifico, apparentemente solo variazioni per lo più
quantitative e di modesto rilievo, si accompagnano spesso sorpren-
denti diversità nella conformazione edeagica, tali in qualche caso da
far dubitare della coerenza generica. Vi sono generi che ad un esame
di massima suggeriscono una stretta affinità evolutiva fra loro e che
a livello di strutture copulatrici denunciano invece una considerevole
diversità, come attesta il già ricordato caso di Neuraphes e Scydmo-
raphes, due generi da sempre considerati affini, il secondo nato stori-
camente come sottogenere del primo, nei quali le rispettive strutture
edeagiche presentano un impianto totalmente diverso, dichiarando
una notevolissima distanza filogenetica. Altro esempio: quale signi-
ficato attribuire alla compresenza in Palaeostigus e in Scydmaenus di
un carattere che secondo un prevalente criterio di giudizio è da rite-
nere apomorfo, come la scomparsa o l'assorbimento dei parameri nel
tegmen, e di un carattere plesiomorfo, come la presenza di un lobo
mediano autonomo, mobile e fortemente sclerificato, svincolato dalle
altre strutture del sacco interno? Quale delle due serie di trasforma-
zione dev'essere assunta a parametro per definire le affinità filoge-
netiche? All’interno di una determinata linea filetica una sequenza di
stati che sembra dare ragionevoli indicazioni sul percorso evolutivo
di un carattere, assume tutt'altro significato nell’ambito di un’altra.
Sono fatti che non avendo una spiegazione, se non la solita dell’evo-
luzione a mosaico (che non è una spiegazione, ma solo una consta-
tazione di fatto, che imputa la coesistenza di caratteri primitivi e
derivati alla loro diversa età evolutiva), incidono severamente sulla
coerenza e sulla plausibilità dell’inferenza. Sta bene privilegiare nella
scelta i car.m.s.c. per la loro affidabilità e ricchezza informativa, ma
come decifrare i conflitti che sussistono tra 1 diversi gruppi di carat-
teri? Ogni ricostruzione filogenetica si basa su elementi che sono
in qualche misura interpretati dall'autore della ricostruzione stessa,
talché il sistema che ne risulta resta di fatto basato non tanto sulla
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 31
filogenesi, quanto su ciò che l’autore ha stimato fosse la filogenesi.
Nell’affrontare la ricostruzione filogenetica una delle maggiori
difficoltà consiste nel decidere la polarità dei morfoclini, cioè nel
significato, plesiomorfo o apomorfo, da attribuire alla variazione di
un carattere. Il tentativo di accertare la direzione evolutiva di una
serie di trasformazione di caratteri omologhi deve innanzitutto tener
presente che ciò che appare plesiomorfo in un gruppo può rivelarsi
apomorfo in un altro. Come decifrare dunque il significato delle serie
di trasformazione quali si manifestano attraverso i diversi stati di
carattere? Tra i diversi criteri disponibili per stabilire la polarità dei
morfoclini, il più largamente applicato sembra essere quello del con-
fronto con un gruppo di organismi esterno, giudicato affine a quello
in esame: un carattere omologo assente nel gruppo di confronto
ma presente in quello in esame è considerato in stato apomorfo.
La ricerca del gruppo esterno (outgroup) appare come il problema
principale di chi si cimenta col tentativo di costruire un'ipotesi filo-
genetica; talvolta sembra di capire che l’autore cerchi di giustificare
per mezzo di uno o più outgroup le polarità ch’egli aveva già ricono-
sciuto in virtù di lunga esperienza speciografica nonché di familiarità
col gruppo in esame; pare cioè che lo studioso subisca obtorto collo
la legge cladistica dell’outgroup alla quale decentemente non può
sottrarsi, per cui è costretto a dichiarare di aver utilizzato questo o
quell’outgroup a sostegno delle polarità intuite. Spesso l'indicazione
dell’outgroup è vaga o sommaria, quasi sempre è priva di giustifi-
cazione; qualche volta si afferma, molto genericamente, di aver uti-
lizzato come outgroup “alcuni taxa” della tale tribù o di una certa
regione zoogeografica, senza precisarne 1 Nomi.
Il valore filogenetico dei car.m.s.c. tanto del d quanto della
? è largamente affermato e utilizzato nella ricerca, come segnala
la copiosa letteratura relativa a molti e diversi gruppi di artropodi;
malgrado incertezze, ambiguità, contraddizioni, l’inferenza filogene-
tica fondata in misura sostanziale sulla storia evolutiva dei car.m.s.c.
del 5 appare tra gli Scydmaenidae come quella dotata di maggiore
oggettività, quella che meglio può avvicinare la realtà biologica; su
tali premesse potrà dunque fondarsi un futuro tentativo di ipotizzare
le relazioni filogenetiche all’interno della famiglia, alla luce peraltro
dei problemi che, almeno in parte, qui si è tentato di segnalare.
Pur non disponendo di certezze su quale sia lo stato primitivo
82 G. CASTELLINI
di un carattere e quale lo stato derivato, la conoscenza della famiglia
consente fin da ora di formulare qualche ipotesi (solo ipotesi, benin-
teso) circa la polarità delle serie di trasformazione riconoscibili nei
caratteri dell’edeago. L’indirizzo prevalente appare nel senso di una
semplificazione delle strutture: così vediamo i parameri ridursi fino
a scomparire del tutto, la finestra dorsale ampliarsi fino a fondersi
e ad integrarsi nella membrana connettrice, le componenti del sacco
interno diminuire in complessità e numero per risolversi in un fla-
gello. Un indirizzo diverso compare invece nel comportamento del
lobo mediano, il quale, dopo aver perso la sua primitiva individua-
lità morfologica ed essersi ridotto a semplice sportello a protezione
del sacco interno, manifesta secondariamente una sua complicazione,
sviluppando appendici e prolungamenti. Nell’edeago coesistono le
due tendenze, semplificazione e complicazione, entrambe espres-
sione della libertà evolutiva dell’ organo ed entrambe portatrici di un
significato filogenetico di non lineare interpretazione.
DISCUSSIONE DEI TAXA
Per ogni taxon trattato si fornisce il disegno delle strutture
copulatrici (edeago e, in alcuni casi, anche telitagma o telisternite).
A proposito del modo di raffigurare l’edeago, la vista ventrale, che
viene da qualche autore definita come dorsale e che, per esser chiari,
è quella che espone i parameri e il forame basale (si veda in pro-
posito quanto detto alla voce “edeago” nel paragrafo dedicato alla
nomenclatura delle strutture copulatrici), non permette di vedere
il lobo mediano, che è di non trascurabile significato filogenetico
nonché tassonomico, e pone invece in evidenza i parameri, i quali
hanno minore rilievo filogenetico (almeno a livello di specie) e nes-
suno tassonomico. La vista laterale nasconde molte delle strutture
più significative e per lo più minimizza quelle diversità che vengono
invece efficacemente evidenziate dalla vista dorsale. La vista dorsale
è quella che, nella maggior parte dei casi, consente meglio di qua-
lunque altra di valutare e comparare l’architettura strutturale di base
dell'organo: per questo motivo è ormai prevalente in letteratura ed
è quella qui adottata, salvo casi particolari. Per le stesse ragioni di
chiarezza il telitagma è rappresentato in vista ventrale. Il telister-
nite non è disegnato nella sua reale posizione anatomo-fisiologica
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 33
rispetto all'insieme della struttura copulatice, cioè del telitagma: 1
due emisterniti che lo compongono (allorché presenti e sufficiente-
mente differenziati) non giacciono anatomicamente sullo stesso piano
e sono di solito più o meno convessi nella loro superficie esterna; si
è stimato allora opportuno disegnarli in proiezione ortogonale (più o
meno come quella cilindrica dei cartografi, senza però lo stiramento
laterale dell'immagine che tale procedura comporta) onde eviden-
ziarne più fedelmente il profilo. Per l’edeago dei Cephennium si è
nella maggior parte dei casi adottato il metodo introdotto da BESU-
CHET (1971: 276): un segmento di retta indica la posizione (per la
verità alquanto variabile) e la dimensione delle strutture del sacco
interno, le quali sono poi disegnate a maggiore ingrandimento.
Quando in letteratura è noto l’edeago del Sd appartenente alla
serie tipica di una specie, quando cioè si ha la certezza dell’asso-
ciazione tra nome e taxon anche sotto il profilo della morfologia
dei car.m.s.c., ciò viene segnalato: in tali casi sono formalizzate le
sinonimie riconosciute; all’opposto, allorché manca la conoscenza
della morfologia edeagica desunta dal materiale tipico, le osserva-
zioni in ordine alla validità di specie e sottospecie sono da consi-
derare semplici ipotesi sinonimiche, con valore di spunto per un
successivo approfondimento. Con la sola eccezione di Euthiopsis
ventricosa, in questo studio nessuna indagine è stata fatta per rin-
tracciare 1 tipi; una successiva fase della ricognizione sugli Scydmae-
nidae dovrà necessariamente riguardare tale argomento, soprattutto
in quel casi in cui, non soccorrendo la tradizione né l’autorità degli
studiosi, sembri particolarmente opportuno approfondire l’analisi
(ciò che potrà forse riservare qualche sorpresa); occorrerà dunque
valutare la fondatezza delle associazioni tra nome e taxon ordina-
riamente accettate, nella possibile evenienza che i tipi dei taxa più
antichi non siano più rintracciabili, e magari designare dei neotipi
nei casi di maggior dubbio. In queste note il riconoscimento dei
taxa meno recenti, la cui morfologia edeagica non è stata pubblicata,
è fondato sulla descrizione originale, oppure sulla letteratura che nel
tempo ne ha fornito riferimenti descrittivi univoci e costanti; ciò
inevitabilmente conferisce al lavoro qualche aspetto di provvisorietà,
almeno sotto l’aspetto del più stretto rigore formale, ma rimane in
ogni caso la sola base di partenza. L’intento è stato comunque quello
di riassumere organicamente ogni situazione tassonomica e nomen-
clatoriale, grazie al dettaglio di tutto ciò che è utile sapere, con la
34 GUCASTELEINI
speranza di non aver introdotto nuovi motivi di incertezza e non
escludendo l’eventualità che ulteriori elementi possano nascondersi
nelle carte di autori meno noti. Ancora a proposito di sinonimie, è
parso opportuno segnalare quelle figuranti in letteratura, con even-
tuali osservazioni, notizie su accertamenti posteriori e così via; le
sinonimie proposte dagli autori classici sono qualche volta semplici
intuizioni, ora fantasiose, ora manifestamente infondate, formulate,
per quanto è possibile supporre, sulla scorta della sola letteratura e
mai sull’esame delle strutture copulatrici; dal momento, però, che
tali sinonimie hanno un proprio status formale in nomenclatura
giacché regolarmente pubblicate, occorre tenerne conto in attesa di
valutarne la fondatezza.
L'attribuzione delle varie specie ad un possibile sottogenere è
stata trascurata. L'attuale situazione della famiglia è quella riassunta
da Newron & Franz (1998), i quali elencano 81 generi e ben 98
sottogeneri; il primato della parcellizzazione subgenerica spetta agli
Euconnus, con 37 sottogeneri, seguiti dagli Scydmaenus, con 31; una
situazione che, come si vede, merita probabilmente qualche rifles-
sione. A ciò si aggiunga che i sottogeneri formalizzati in letteratura
appaiono spesso superflui, arbitrari, non confortati da sufficienti
evidenze filogenetiche o morfologiche. Alcune partizioni subgeneri-
che sembrano inevitabili, ma occorre che ne vengano analizzati e
precisati 1 presupposti in maniera più rigorosa. Pur prescindendo
dalla riconosciuta soggettività intrinseca della categoria di sottoge-
nere (CASALE 1988: 121), resta da accertarne in non pochi casi l’op-
portunità tassonomica.
L'ordine di trattazione è quello della “Checklist delle specie
della fauna italiana” (CASTELLINI 1995), all’interno del quale trovano
posto alcune specie non presenti in Italia; l'ordine non tiene conto
delle relazioni filogenetiche esistenti tra 1 taxa. I taxa per quali si
avanzano formali proposte sinonimiche sono segnalati mediante una
diversa Impostazione redazionale rispetto agli altri.
Per ogni taxon trattato si forniscono eventuali notazioni mor-
fologiche nonché il dettaglio del materiale esaminato. Quando il
nome del raccoglitore non è indicato, il materiale si intende rac-
colto dall’autore; lo stesso vale per la collezione in cui è conservato;
sono invece trascritte per esteso le indicazioni relative al materiale
tipico delle nuove specie proposte. Le stazioni italiane sono elencate
in ordine geografico di regione e, all’interno di ciascuna di esse, in
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 35
ordine alfabetico di provincia; ciascuna stazione reca, fra parentesi
tonde, la sigla della provincia di appartenenza.
ABBREVIAZIONI
AB collezione Arnaldo Bordoni, Firenze;
AC coll. Angelo Costa, Tavernerio;
AF coll. Alessandro Focarile, Saint-Pierre;
AM coll. Alfio Mingazzini, Barbiano;
BF Centro Nazionale per lo Studio e la Conservazione della Biodiversita Forestale,
Marmirolo;
BR coll. Andrea Bramanti, Pietrasanta;
EB coll. Emanuele Burattini, Ivrea;
FA coll. Fernando Angelini, Francavilla Fontana,
FM coll. Fernando Montemurro, ‘Taranto;
GC coll. dell’ autore;
GD coll. Giovanni Battista Delmastro, Carmagnola;
HU Museum ftir Naturkunde der Humboldt-Universitat, Berlin;
MB Muzeul de Istorie Naturala “G. Antipa”, Bucuresti;
MC Museo Civico di Storia Naturale, Carmagnola;
MF Museo di Storia Naturale dell’ Universita di Firenze, Sezione di Zoologia
“La ‘Speéola;
MG Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria”, Genova;
MT Museo Civico di Storia Naturale, Trieste;
MU coll. Marco Uliana, Rosara di Codevigo;
MV Museo Civico di Storia Naturale, Venezia;
PA coll. Piero Abbazzi, Firenze;
PC coll. Paolo Cornacchia, Porto Mantovano;
PH coll. Peter Hlavaé, Kosice;
RM coll. Riccardo Monguzzi, Milano;
SZ coll. Stefano Zoia, Milano.
>
Come si è detto più sopra, l’espressione “car.m.s.c.” sta ad indicare “caratteri
morfologici delle strutture copulatrici”, mentre ICZN è l’acronimo di International
Code of Zoological Nomenclature (Fourth Edition).
Chevrolatia insignis Jacquelin du Val, 1850
LHOsTE 1939: 93, fig. 1; FRANZ 1970b: 148.
Italia. Lombardia: Bosco della Fontana [Marmirolo] (MN) (Mason)
BF. Toscana: Greve in Chianti (FI), Legri (FI) (Magrini), Grosseto (GR),
Poggio Ballone [Grosseto] (GR), Roselle (GR) (Bastianini), Vetulonia (GR).
36 G) CASTEDUINI
Umbria: Titignano (TR) (Abbazzi). Marche: Genga (AN) (Andreini) MF.
Lazio: Cassino (FR) (Magrini). Puglia: Martina Franca (TA) (Angelini)
FM. Sicilia: Palermo (PA) (Magrini). Sardegna: Dorgali (NU).
Edeasondioz ali n?
Telitasnia dfig,,33.
Nella sua revisione FRANZ (1970b: 147-153) dichiara di aver
analizzato l’edeago di insignis, egregia, chobauti e microphthalma e di
non avervi riconosciuto nessun carattere tale da consentire la separa-
zione delle quattro specie, che nondimeno conferma; precisa comun-
que che l’edeago di egregia differisce da quello di insignis solo perché
è più corto. Una nuova specie, hispanica, viene detta somigliantis-
sima a microphthalma e da questa distinguibile per l’assenza di una
spina triangolare ai trocanteri anteriori del 6, spina invece presente
in microphthalma. I disegni che l’autore presenta confermano che
hispanica è la stessa cosa di insignis, e così anche chobauti. Un’ ultima
specie, maroccana, è considerata una razza di insignis. Un solo tipo
è stato esaminato, quello di egregia, ma è una 9. Dalla situazione
tassonomica, invero tutt'altro che chiara, delineata da FRANZ sembra
potersi desumere, in via di ipotesi, l’esistenza di una sola specie,
insignis (nome di più antica applicazione), a corotipo mediterraneo, i
cui sinonimi sarebbero maroccana Reitter, 1880, egregia Reitter, 1881,
chobauti Guillebeau, 1897, microphthalma Normand, 1911 e hispa-
nica Franz, 1970. Altri due taxa, holzer1 (Hampe, 1850) e bonnatrei
Quedenfeldt, 1885, potrebbero a loro volta rientrare in sinonimia di
insignis, così come indicato da REITTER (1881: 544), CROISSANDEAU
(1893: 299), GANGLBAUER (1899: 10) e CsiKI (1919: 2).
Genere Euthiopsis G. Muller, 1925
Euthiopsis G. Miller, 1925: MULLER G. 1925: 17 (sottogenere). Specie tipo: Euthia
(Euthiopsis) ventricosa G. Muller.
Protoeuthia Franz, 1970: Franz 1970a: 31 (genere). Specie tipo: Protoeuthia mirifica
Franz (n. syn.).
Il sottogenere Euthiopsis viene istituito da MULLER G. (1925:
17) come subordinato ad Eutheia, per una nuova specie, ventricosa,
descritta nella medesima circostanza (ricordo che Eutheira prevale su
Euthia come nome originario del taxon: BESUCHET 1989: 115). Suc-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 37
cessivamente FRANZ (1970a: 31) stabilisce il nuovo genere Protoeu-
thia separandolo da Eutheia per una serie di caratteri esomorfologici
ed edeagici e descrivendone la specie tipo, mzrifica.
L’esame del tipo di ventricosa dimostra che questa e mirifica sono
la stessa cosa, per cui Protoeuthia Franz, 1970 è sinonimo junior di
Euthiopsis G. Miller, 1925. I caratteri di Euthiopsis (descritti e figu-
rati da FRANZ per il suo Protoeuthia) ne giustificano l'innalzamento
al rango di genere, le cui affinità sono riconoscibili non in Eutheza,
bensì in Euthiconus Reitter, 1881, come, fra l’altro, segnalano i palpi
mascellari, il cui quarto articolo è in Eutheza allungato e distinto dal
terzo, mentre sia in Euthiopsis che in Euthiconus è appiattito e total-
mente immerso nel terzo (osservazioni in proposito sono presentate
da JALOSZYNSKI 2003: 221, il quale riproduce i palpi e l’edeago del-
Vholotypus di Protoeuthia mirifica).
La specie tipo di Euthiopsis è, ovviamente, ventricosa G. Muller,
19251
Euthiopsis ventricosa G. Miller, 1925
Euthia (Euthiopsis) ventricosa G. Miller, 1925: MULLER G. 1925: 17. Tipo: Vallo
Lucano.
Protoeuthia mirifica Franz, 1970: FRANZ 1970a: 32. Tipo: Poggio Cavallo (n. syn.).
Protoeuthia argentaria Pace, 1977: PAcE 1977: 211. Tipo: Monte Argentario (n. syn.).
Come si è visto qui sopra, ventricosa G. Miller, 1925 e miri-
fica Franz, 1970 sono una sola specie. L’holotypus d di ventricosa è
conservato nella collezione Muller presso il Museo Civico di Storia
Naturale di Trieste, e fu donato allo stesso Muller da “Edoardo
Karaman col nome di Euthia ventricosa (evidentemente 1. litt.)”;
esso è cartellinato “Italia, Dodero, Valle [sic] Lucano”, ma la parola
“Dodero” non è chiaramente leggibile e la grafia non è di Dodero
né di Miller. Al Museo Zoologico “La Specola” di Firenze si con-
servano due esemplari, entrambi con cartellino autografo di Dodero,
“Euthia ventricosa m.” (il primo) e “Euthia ventricosa Dod. 1. litt.”
(il secondo). Da tutto ciò si possono trarre alcune conclusioni sto-
rico-tassonomiche: 1) il nome ventricosa era stato deciso da Dodero
ma è rimasto in litteris; 2) il futuro holotypus della specie è verosi-
milmente passato per le mani di Dodero, poi per quelle di Edoardo
38 G.CASTEREINI
Karaman, per giungere infine a Muller; 3) non sappiamo chi abbia
raccolto l’holotypus a Vallo Lucano (oggi Vallo della Lucania); dato
che non risultano raccolte di Dodero in quella località, l'indicazione
“Dodero”, ammesso che si possa leggere in tal senso, potrebbe rife-
rirsi semplicemente al nome del detentore/donatore dell’esemplare;
al Museo Civico di Storia Naturale di Genova si conservano nume-
rosi esemplari di ventricosa raccolti a Vallo Lucano da Solari nel
maggio 1904: è quindi assai probabile che il raccoglitore sia per
l'appunto Solari. La cartellinatura dell’holotypus è ora la seguente:
1) trasparente con edeago montato in euparal; 2) bianco a mano
“Italia, Dodero, Valle Lucano”, 3) arancione a stampa “holotypus”;
4) bianco a mano e stampa “ventricosa det. J. Muller”; 5) bianco
a mano e stampa “Euthiopsis ventricosa G. Muller, 1925 holotypus
[Castellini 1998]”; 6) bianco a stampa “Museo Civico di Trieste”.
L'identità specifica tra ventricosa e argentaria Pace, 1977 è del
tutto evidente, come emerge dalle eccellenti figure che corredano la
descrizione della seconda.
Italia. Toscana: Giuncarico (GR) (Bastianini), Monte Argentario (GR),
Poggio Cavallo [Grosseto] (GR) (Andreini) MF (Andreini) MG, Roselle (GR)
(Bastianini). Campania: Vallo della Lucania (SA) (holotypus, leg.?) MT
(Solari) MG. Puglia: Grumo Appula (BA) (Andreini) MF, S. Basilio M. (TA)
(Andreini) MG. Calabria: Sambiase (CZ) (Minozzi) MG.
Edeago: figg. 4 e 5.
Telitagma: fia. 6.
Eutheia parallela Fairmaire, 1879
FRANZ 1971a: 66.
Italia. Sicilia: Isola di Lampedusa, Cala Galera (AG) (Poggi) MG.
Pdeago: tig. 7.
E. paganettu Franz, 1971 è specie dell’Isola di Creta, descritta
come molto vicina a parallela (FRANZ 1971a: 67); in verità, tanto 1
caratteri esomorfologici quanto quelli edeagici appaiono insufficienti
a giustificarne l’autonomia; non è pertanto da escludere che parallela
e paganettit siano una sola specie.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 39
Eutheia schaumi Kiesenwetter, 1858
PaLM & BERGVALL 1950: 121; Franz 1971a: 62; BesucHET 1971: 274.
Italia. Liguria: Genova Pegli (GE) (Gardini), Levanto (SP) (Zoia) SZ.
Veneto: S. Pietro di Barbozza (TV) (Ratti) MV, Rosara di Codevigo (VE)
(Uliana) MU. Toscana: Padule-di Fucecchio (FI); Rufina (FI). Strada
in Chianti (FI), Caldana (GR), Montieri (GR), Osa/Campo Regio (GR), Poggio
Cavallo [Grosseto] (GR) (Andreini) MF, Punta Ala (GR), Rispescia (GR), Livorno
[dint.] (LI) (Andreini) MF, Cardoso (LU). Umbria: Lippiano (PG) (Andreini)
(Martelli) MF. Lazio: Selva del Lamone (VT).
Edeago: fig. 8.
Telitagma: fig. 9. Nessun elemento morfologico consente di
separare schaumi da scydmaenoides.
Un sinonimo di schaumi presente in letteratura è /aetificans
Roubal, 1916, descritta in origine come forma di scydmaenoides; FRANZ
(1971a: 62), esaminatone il tipo, nota come l'esemplare sia semplice-
mente un d di schaumi con una statura inferiore al consueto; BESU-
CHET (1971: 274) considera invece laetificans sinonimo di formicetorum
Reitter, 1881. In letteratura figurano ancora come sinonimi di schaumt:
abbreviatella ‘Thomson, 1862 (REITTER 1881: 546; CROISSANDEAU
1893: 234; CSsIKI 1919: 5) e truncatella Sturm, 1838 (REITTER, ibid.).
Eutheia scydmaenoides Stephens, 1830
PaLM & BERGVALL 1950: 121; Franz 1971a: 75; BesucHET 1971: 274.
Italia. Piemonte: Gavi (AL) (Torti), Romagnano Sesia (NO) (Pescarolo)
MC, Crevoladossola (VB) (Pescarolo) MC, Scopello (VC) (Pescarolo) MC. Veneto:
Rosara di Codevigo (VE) (Uliana) MU. Liguria: Monte Penna (GE) (Andreini)
MF, S. Stefano d’Aveto (GE) (Andreini) MF, Altare (SV), Colle di Melogno (SV)
(Gardini). Toscana: Firenze (FI), Boccheggiano (GR), Caldana (GR), Osa/La
Selva (GR), Poggio Ballone [Grosseto] (GR), Poggio Cavallo [Grosseto] (GR) (Andreini)
MF, Carmignano (PO), Orgia (SI), Val di Farma (SI/GR). Lazio: Aprilia (LT)
(Zampetti), Albano (RM) (Zampetti), Selva del Lamone (VT).
Edeago: fig. 10.
Telitagma: nessun elemento morfologico consente di separare
scydmaenoides da schaumi (alla fig. 9 il telitagma di schaumi).
Alcune osservazioni a proposito di due sottospecie: scydmaenoides
orientalis Franz, 1971, stabilita (FRANZ 1971a: 76) sulla base di un
dettaglio dell’apice dell’edeago ma con l’organo raffigurato in posi-
40 G. CASTELLINI
1° 8V 10V
Figg. 1-10: Chevrolatia insignis: 1 — edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view) (Ro-
selle); 2 — edeago in vista laterale (aedeagus in lateral view) (Roselle); 3 — telitagma in
vista ventrale (telitagma in ventral view) (Vetulonia). Euthiopsis ventricosa: 4 — edeago in
vista ventrale (aedeagus in ventral view) (Roselle); 5 — edeago in vista laterale (aedeagus
in lateral view) (Giuncarico); 6 — telitagma in vista ventrale (telitagma in ventral view)
(Monte Argentario). Eutheia parallela: 7 — edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal
view) (Isola di Lampedusa). Eutheia schaumi: 8 — edeago in vista dorsale (aedeagus in
dorsal view) (Punta Ala); 9 — telitagma in vista ventrale (telitagma in ventral view) (Punta
Ala). Eutheia scydmaenoides: 10 — edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view) (Alba-
no). AS ampolla seminale (seminal ampulla). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 41
zione non corretta, appare fondata su di un errore di apprezzamento;
scydmaenoides tyrolensis Franz, 1971, descritta (FRANZ 1971a: 76) su
di un unico esemplare e sulla scorta di un dettaglio non significativo
dell’apice dell’edeago, non sembra adeguatamente giustificata.
Come sinonimi di scydmaenoides in letteratura figurano abbrevia-
tella Erichson, 1837, flavipes Motschulsky, 1851 e linearis Mulsant
& Rey, 1861 (REITTER 1881: 546, CROISSANDEAU 1893: 238, GANGL-
BAUER 1899: 23, CsIK1 1919: 6).
E. scydmaenoides ed E. schaumi sono due specie strettamente
affini; 1 loro caratteri esterni sono, per lo più, interamente sovrappo-
nibili; qualche elemento differenziale, invero non del tutto costante,
è dato dalla forma degli articoli del funicolo antennale della ® (e
qualche volta anche del 3), che in scydmaenoides sono trasversi e
in schaumi non lo sono; il telitagma è identico nelle due specie. La
forma dell’edeago, per contro, denuncia un’oggettiva distanza morfo-
logica (si vedano le figg. 8 e 10), una diversità che risiede non tanto
nella struttura generale dell'organo quanto piuttosto nell’andamento
e nel profilo delle singole componenti, tale comunque da giustificare
l'isolamento specifico dei due taxa; aggiungo che gli elementi diffe-
renziali compaiono costanti all’interno delle due specie, almeno per
quanto concerne il materiale esaminato. Come si è detto più sopra
trattando delle strutture copulatrici, l’interpretazione filogenetica dei
fatti qui riferiti è quella di una speciazione recente che abbia coin-
volto in misura significativa solamente l’edeago, lasciando sostanzial-
mente invariato ogni altro carattere.
Cephennium doderoi Binaghi, 1942
BINAGHI 1942: 100.
Italia. Piemonte: Castelmagno m 1650 (CN) (Delmastro) GD, Rocca-
forte Mondovi m 1250 (CN) (Delmastro) GD, Valdieri m 1700 (CN) (Delmastro)
GD, Locana m 1740 (TO) (Delmastro) GD, Scopello (VC) (Pescarolo) MC.
Edeago: figg. 11 e 12.
Cephennium lipadusae n. sp.
Holotypus d: Italia, Sicilia: Isola di Lampedusa, Cala Galera (AG), leg. R.
Poggi, 2.XII.1992, MG.
42 G. CASTELLINI
Lungh. 1,02 mm. Snello, allungato, lievemente depresso; giallo
brunastro chiaro, lucido; nessuna punteggiatura, se si esclude quella,
debolissima, determinata dalle inserzioni della pubescenza; questa è
sottilissima, rada, gialla, aderente sul pronoto, semieretta sulle elitre.
Capo (largh. 0,16 mm; lungh. 0,10 mm dal margine distale delle
mandibole al livello dell’immersione nel pronoto) subtriangolare,
appena convesso sul vertice; occhi assenti; antenne prive di partico-
lari caratteri, con clava di tre articoli.
Pronoto (largh. 0,32 mm; lungh. 0,31 mm) assai debolmente
convesso sul disco, con la massima larghezza al quarto anteriore; lati
non sinuati e convergenti verso la base; angoli posteriori piani e lisci,
senza traccia di fossette.
Elitre (largh. 0,38 mm prese insieme; lungh. 0,60 mm alla sutura)
snelle, allungate, depresse, subparallele, ai lati assai debolmente arro-
tondate, con la massima larghezza posta appena anteriormente alla
metà della lunghezza, ciascuna con una piccola fossetta basale collo-
cata a metà della larghezza; plica omerale breve e distinta.
Zampe nella norma.
Edeago: figg. 13 e 14.
Derivatio nominis. “Lipadusa” è uno dei diversi
nomi con cui nel tempo è stata chiamata l’Isola di Lampedusa.
Cephennium minutissimum Aubé, 1842
REITTER 1881: 552; GANGLBAUER 1899: 18.
Italia. Liguria: Varazze (SV) (Zoia). Toscana: Padule di Fucecchio
(FI), Montebamboli (GR), Padule di Scarlino (GR).
Edeago: figg. 15 e 16.
Cephennium romanum XW. & C. Blattny, 1914
BLAFTNYANI GMES
Italia. Toscana: Castel del Piano (GR), Isola di Giannutri (GR) (Gar-
dini et al.), Monte Argentario (GR). Lazio: Allumiere (RM) (Gardini & Zoia),
Ponte S. Pietro (VT).
Edeago: figg. 17 e 18.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 43
Cephennium scabrum Normand, 1912
NORMAND 1912: 203.
Italia. Sicilia: Isola di Pantelleria, Piano di Ghirlanda (TP) (Mei, Poggi
& Zuppa) MG (Poggi) MG.
Edeago: tige, OO,
Cephennium siculum Reitter, 1913
REITTER 19732939;
Italia. Sicilia: Isola di Lampedusa, Cala Galera (AG) (Poggi) MG, Isola
di Favignana (TP) (Poggi) MG, Isola di Maréttimo, Pendici Pizzo Capraro (TP)
(Mei) MG.
Edeage: fregi e 22.
Cephennium solarii Besuchet, 1958
BESUCHET 1958: 896.
Italia. Lazio: Cori (LT) (Magrini), Monte Semprevisa (RM) (Magrini).
E deaeo: Me, 73.
BESUCHET (ibid.) stabilisce solarzz come nomen novum pro roma-
num Holdhaus, 1924, preoccupato da romanum W. & C. Blattny, 1914.
Neuraphes angulatus (Muller & Kunze, 1822)
FRANZ 1964: 156, fig. 13.
Cekia. Celakovice (Rous), Ladn4 (Prudek) PH, Lednice (ReSka), Pouzdrany
(Prudek) PH, Veltrusy (Rous).
Slovacchia. Jursky Sur (Hlavaé) PH.
Italia. Piemonte: Carmagnola (TO) (Arno & Delmastro) GD, Leini (TO)
(Osella), Lombardore (TO) (Osella), Volvera (TO) (Delmastro)GD. Lombardia:
Gaggiano (MI) (Monguzzi) RM, Barbasso (MN) (Scaglioni) PC, Marmirolo (MN)
(Tagliapietra) BF, Pontemerlano (MN) (Scaglioni) BF. Umbria: Lippiano (PG)
(Andreini) MF. Marche: Urbino (PS) (Zoia) SZ. Puglia: Gargano [Fore-
sta Umbra] (FG) (Montemurro) FM. Calabria: Camigliatello m 1350 (CS)
(Montemurro) FM, Fossiata m 1250 (CS) (Montemurro) FM.
Edeago: fig. 24.
44 G. CASTELLINI
LDI
FD
Figg. 11-22: Edeago e strutture del sacco interno in vista dorsale di (aedeagus and internal
sac structures in dorsal view of): 11, 12 — Cephennium doderoi (Roccaforte Mondovi); 13, 14
— Cephennium lipadusae (Isola di Lampedusa); 15, 16 — Cephennium minutissimum (Padule
di Fucecchio); 17, 18 — Cephennium romanum (Castel del Piano); 19, 20 — Cephennium
scabrum (Isola di Pantelleria); 21, 22 — Cephennium siculum (Isola di Lampedusa). FD
finestra dorsale (dorsal window), LDi lama distale (distal lama). Scala (scale): 0, 1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 45
L’edeago di angulatus è disegnato in FRANZ 1964: 156; la specie
è trattata anche in FRANZ 1971b: 279, ma senza che ne siano illu-
strati 1 caratteri edeagici; MACHULKA (1925: 66) si limita a declinare
le differenze esomorfologiche tra d e 9.
N. frondosus Reitter, 1881, della Spagna: FRANZ (1964: 154) ne
illustra l’edeago con un disegno invero alquanto sommario, che tut-
tavia sembra essere quello di un qualunque angulatus visto di lato
anziché dal ventre o dal dorso; non è quindi da escludere la sinoni-
mia tra frondosus e angulatus.
N. Rarystosus Reitter, 1887, di Grecia: il disegno di edeago pre-
sentato da FRANZ (1964: 156) a corredo della ridescrizione della
specie è in tutto corrispondente a quello di angulatus; la sinonimia
tra Rarystosus e angulatus si presenta come assai probabile.
N. rifensis Franz, 1961, del Marocco: l’edeago illustrato dall’au-
tore (FRANZ 1961a: 491) è del tutto identico a quello di angulatus; la
sinonimia tra rifensis e angulatus appare assai probabile.
Una specie che appare un possibile sinonimo di angulatus e che
quindi necessita di qualche approfondimento tassonomico è korbi
Reitter, 1885, del Portogallo meridionale; lo stesso autore della specie
(REITTER 1885: 373) la dichiara molto simile a frondosus e la descri-
zione sembra ricalcare in ogni dettaglio i caratteri morfologici di angu-
latus. Nella medesima condizione potrebbero essere, stando alla loro
descrizione, altre tre specie, descritte su esemplari 99: pinkeri Franz,
1966, del Monviso (Alpi piemontesi) (FRANZ 1966a: 229), algarvensis
Franz, 1966, del Portogallo meridionale (FRANZ 1966a: 230) e atlasicus
Franz, 1966, dell’Africa settentrionale (Atlante) (FRANZ 1966a: 232).
Sinonimi di angulatus, secondo GANGLBAUER (1899: 27), CSIKI
(1919: 19) e MAcHULKA (1931: 83), sono impressus (C.R. Sahlberg,
1834) e wighami (Denny, 1825); a questi CROISSANDEAU (1894: 365)
aggiunge satyrus Reitter, 1888, del Caucaso, una specie che però
FRANZ (1975: 26) ristabilisce sull'esame del tipo.
Neuraphes capellae Reitter, 1881
FRANZ 1971b: 282.
Italia. Lombardia: Incudine (BS) (Zoia).
Edeago: fig. 25.
46 G. CASTELLINI
Neuraphes carinatus (Mulsant & Rey, 1861)
Scydmaenus carinatus Mulsant & Rey, 1861: OrousseT 1992: 50. Tipo: Avenas.
Neuraphes besucheti Franz, 1966: FRANZ 1966a: 233. Tipo: Novaggio (n. syn.).
Neuraphes besucheti benicki Franz, 1968: FRANZ 1968: 529. Tipo: Malcesine (n. syn.).
La morfologia edeagica del tipo della specie è pubblicata da
OroussET (1992: 50), il quale osserva come l’edeago prodotto da
FRANZ (1971b: 281) per carinatus sia da attribuire a tutt'altro taxon.
N. besucheti Franz, 1966, descritto di Svizzera (Canton Ticino),
è identico a carinatus, come agevolmente si può constatare mettendo
a confronto le rispettive strutture edeagiche.
N. besucheti benicki Franz, 1968, descritto su di un unico esem-
plare del Veneto, presenta solo qualche trascurabile deviazione dal
modello esomorfologico portato dalla specie di riferimento; l’edeago
illustrato a sostegno del nuovo taxon è quello di un qualunque carz-
natus in vista ventrolaterale anziché ventrale; la sottospecie è palese-
mente infondata.
Italia. Lombardia: Mossini (SO) (Dioli).
Edeago: fig. 29.
Precedentemente alla pubblicazione dell'esame del tipo di carz-
natus da parte di OROUSSET (l. cit.), BESUCHET (1989: 116) aveva
proposto la sinonimia tra besucheti e imitator Blattny, 1919; ancor
prima FRANZ (1966a: 233) nella descrizione di besucheti aveva richia-
mato la somiglianza tra besucheti e imitator; conclusione di tutto ciò è
che carinatus, imitator e besucheti sembrano essere una sola specie.
Il fatto che il vero carinatus sia stato riconosciuto solo in tempi recenti
colloca in ancor maggiore incertezza due sinonimie presenti in lettera-
tura: carinatoides Reitter, 1909 rispetto a carinatus (MACHULKA 1931:
80) e glabricollis Roubal, 1922 rispetto a imitator (MAcHULKA 1931: 81).
Neuraphes caviceps Croissandeau, 1891
FRANZ 1971b: 282.
Italia. Piemonte: Castelmagno m 1650 (CN) (Delmastro) GD, Aquila
[Giaveno] m 1280 (TO) (Delmastro) GD, Morondo (VC) (Pescarolo) MC. Toscana:
Abetone m 1600 (PT).
Edeago: fig. 31.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 47
28V
Figg. 23-29: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of): 23 — Cephennium
solarii (Monte Semprevisa); 24 — Neuraphes angulatus (Lippiano); 25 — Neuraphes capellae
(Incudine); 26 — Neuraphes coronatus (Marmora); 27 — Neuraphes parallelus (Cermel); 28
— Neuraphes elongatulus (Boario Terme); 29 — Neuraphes carinatus (Mossini). Scala (sca-
le): 0,1 mm.
48 G. CASTELLINI
Con lo stesso anno di nascita compare gestrot Flach, 1891,
descritto di Genova (FLACH 1891: 231), 1 cui caratteri esomorfolo-
gici sembrano ricalcare quelli di caviceps con la sola eccezione della
statura (1,35 mm per gestroz contro 1,6-1,8 per caviceps); una volta
accertato che, come appare possibile, gestrot e caviceps sono una sola
specie, occorrera indagare sulla data esatta di pubblicazione dei due
nomi per stabilire quale debba prevalere.
N. caviceps Reitter, 1894, descritto di Turchia (Belgrader Wald),
è un caso di omonimia primaria (art. 57.2 ICZN) da formalizzare dopo
aver verificato che non si tratti di specie già descritta con altro nome.
Neuraphes coronatus J. Sahlberg, 1883
FRANZ 1971b: 282.
Italia. Piemonte: Val Sorba (BI) (Pescarolo) MC, Castelmagno m 1600
(CN) (Delmastro) GD, Crissolo m 2050 (CN) (Delmastro) GD, Marmora m 2100
(CN) (Delmastro) GD.
Edeago: fig. 26.
Welitaemia: tie. 37.
Necessitano di approfondimento due specie i cui caratteri diffe-
renziali, tanto esomorfologici quanto edeagici, appaiono assai tenui
rispetto a coronatus e di cui potrebbero essere sinonimi: wetratheri
Machulka, 1938, del Tirolo austriaco (MACHULKA 1938: 10, FRANZ
1971b: 282) e toumayeffi Besuchet, 1980, descritta della Svizzera
(BesucHET 1980: 192).
Un sinonimo presente in letteratura è conifer Fauvel, 1889
(CROISSANDEAU 1894: 378, GANGLBAUER 1899: 30, REITTER 1909:
224, Csiki 1919: 23, MacHuLKa 1931: 87).
Neuraphes elongatulus (Miller & Kunze, 1822)
FRANZ 1971b: 279.
Francia. Île-de-France: Forét de Crecy (Tronquet), Forét de Marly
(Tronquet), Rambouillet (Tronquet).
Germania. Baden-Wirttemberg: Schwabisch Gmiind (Rében).
Cekia. Brod Bolanky (Rambousek), Dolni Lomni (Prudek) PH, Jilové (leg.?),
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 49
Krè [Praha] (Rambousek), Sv. Stépin (Prudek) PH, Usti nad Labem (Strejéek)
(Naplov). |
Slovacchia. Cierna Moldava (Koniar) PH, Ko$ice-Cermel (Hlavaè) PH,
Mezdev-Sugov (Hlavaé) PH, Remata (Strejéek), Vitaénik (Strejéek).
Italia. Piemonte: Ungiasca (VB) (Costa) AC, Varallo Sesia (VC) (Pesca-
rolo) MC. Lombardia: Cepino (BG) (Monguzzi) RM, Gandellino V. Seriana
(BG) (Focarile) AF, Oltre il Colle (BG) (Costa), Valle Imagna (BG), Boario Terme
(BS) (Costa), Comparte (BS) (Zoia) SZ, Incudine (BS) (Zoia) SZ, Moltrasio (CO)
(Costa), Montorfano (CO) (Costa), Solzago (CO) (Costa), Tavernerio (CO) (Costa),
Valsassina (LC), Triangia (SO) (Dioli), Luino (VA) (Bartolozzi) MF, Monte
Campo dei Fiori (VA) (Focarile) AF. Trentino-Alto Adige: Bocenago
(TN) (Scaglioni) PC. Liguria: Passo del Bocco (GE) (Zoia & Rizzerio).
Emilia-Romagna: Sorgenti del Tevere (FO) (Andreini) MF, Corniglio m
1600 (PR) (Tagliapietra) BF. Toscana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF,
Corno alle Scale m 1600 (PT), Foresta del Teso (PT). Marche: Monte Nerone
(PS) (Andreini) MF.
Croazia. Istria: Monte Maggiore (Andreini) MF (Rambousek).
Edeago: fig. 28.
Telitagma: fig. 36.
In FRANZ 1971b: 279 è raffigurato habitus della specie; il solo
edeago pubblicato è in FRANZ 1971c: 67, fig. 2; nella stessa occasione
(pag. 64) viene descritto N. vallombrosae su esemplari dell’ Appen-
nino settentrionale (Vallombrosa e Monte Cimone); l’edeago propo-
sto per vallombrosae, però, è identico a quello che è agevole osservare
come assolutamente costante in una significativa parte dell’areale di
distribuzione di elongatulus (Francia, Cekia, Slovacchia, Italia, Croa-
zia); il disegno di edeago fornito per elongatulus, diverso da quello
di vallombrosae unicamente per il minore sviluppo dimensionale
della porzione distale del tegmen, appartiene presumibilmente ad
un individuo in qualche misura aberrante; in sostanza, l’edeago di
elongatulus è quello che FRANZ indica per vallombrosae. Allo stesso
modo, è di elongatulus l’edeago fornito da Pocci (1975: 181, fig. 1)
per vallombrosae sulla base di materiale determinato a conferma da
Franz. Non è azzardato ritenere che N. vallombrosae Franz, 1971
non esista.
Sinonimi di elongatulus dichiarati in letteratura sono grimmeri
Grimmer, 1841 (REITTER 1881: 557, GANGLBAUER 1899: 20, CSIKI
1919: 20, MacHuLKa 1931: 78) e elongatus Castelnau, 1840 (CSIKI
1919; 20);
50 G. CASTELLINI
Neuraphes fiorii Reitter, 1887
FRANZ 1964: 150.
Italia. Liguria: Gola dell’Alpesisa [Creto] (GE) (Gardini), Isola del Can-
tone (GE) (Gardini), Monte di Portofino (GE) (Andreini) MF, S. Stefano d’Aveto
(GE) (Andreini) MF, Colle di Melogno (SV). Emilia-Romagna: Fore-
sta di Campigna (FC) (Andreini) MF. Toscana: Pratomagno m 1400 (AR)
(Papi), Monte Senario (FI), Petriolo (GR), Cardoso (LU), Fornovolasco (LU),
Foce di Mosceta (LU) (Andreini) MF, Isola Santa (LU), Monte Altissimo m 1200
(LU) (Parodi), Ponte Stazzemese (LU), Serbatoio della Turrite Cava (LU), Staz-
zema (LU), Zeri (MS) (Rocchi), Abetone m 1400 (PT) (Montemurro) FM, Abe-
tone m 1500 (PT) (Tagliapietra) BF, Acquerino (PT), Iesa (SI), Vivo d’Orcia
(SI). Abruzzo: Piano di Pezza (AQ) (W. Rossi).
Edeago: fig. 30.
Neuraphes parallelus (Chaudoir, 1845)
FRANZ 1961a: 486.
Slovacchia. Ko$ice-Cermel (Hlavaò).
Edeago: fig. 27.
CROISSANDEAU (1894: 376) elenca una serie di sinonimie: anto-
niae Reitter, 1887, cantalicus Fauvel, 1891, emonae Reitter, 1882,
ludyi Reitter, 1889, nodifer Reitter, 1879, ornatus Reitter, 1879, pli-
cicollis Reitter, 1879; GANGLBAUER (1899: 30 e sgg.) conferma invece
come bonae species antoniae, emonae, ludyi, nodifer, ornatus e plici-
collis; REITTER (1909: 224), CSsIKI (1919: 24) e MAcHULKA (1931: 84)
tornano a sostenere antoniae quale sinonimo di parallelus. Secondo
FRANZ (1961a: 483, 488 e 1971b: 282), infine, emonae, ornatus e pli-
cicollis sono bonae species, antoniae è sinonimo di parallelus e ludyi
è sinonimo di emonae.
Neuraphes planiceps Reitter, 1884
REITTER 1884: 84; PEYERIMHOFF 1909: 193, fig. 28; FRANZ 1971b: 283, fig. 17 nec 18.
Italia. Liguria: S. Stefano d’Aveto (GE) (Andreini) MF, Colle di
Melogno (SV) (Zoia) Emilia-Romagna: Campigna (FC) (Mingazzini).
Toscana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF, Camaldoli (AR) (Andreini)
MF (Abbazzi, Bartolozzi & Sforzi) MF, Vallombrosa m 1000 (FI), Corfino m
1400 (LU) (Lab. Bosco Fontana) BF, Foce di Mosceta (LU) (Andreini) MF, For-
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 51
novolasco (LU) (Andreini) MF, Monte Corchia m 1450 (LU) (Bramanti) BR,
Monte Pisanino m 1050 (LU) (Bramanti) BR, Abetone m 1200 (PT), Acquerino
(PT), Eosestatdel Teso (PT), Maresca m 10008(PT). Um br ia 00048 | raba-
ria (PG) (Andreini) MF, Lippiano (PG) (Andreini) MF, Monte Cucco (PG) (W.
Rossi). Calabria: Monte Pollino m 1500 (CS) (Montemurro) (Angelini) FM.
Bdeago: fis. 33.
La specie è descritta dell’ Appennino toscano (Vallombrosa).
Una specie, anch’essa descritta dell'Appennino toscano (Vallom-
brosa), che probabilmente necessita di qualche approfondimento è
puncticeps Fleischer, 1900: 1 caratteri esomorfologici dettagliati dal-
l’autore (FLEISCHER 1900: 232) sembrano in tutto ricalcare quelli di
planiceps; una terza specie, ancora dell’Appennino toscano (Camal-
doli), è toscanus Franz, 1971, ma ledeago che ne illustra la descri-
zione (FRANZ 1971c: 67) altro non è che l’edeago di un qualunque
planiceps visto di lato, con la lama distale sollevata dalla sua ordi-
narla posizione di riposo e parzialmente ribattuta verso la base del
tegmen, verosimilmente per effetto di una maldestra preparazione.
CsIkI (1919: 24) ricorda viturati Pic, 1898 come sinonimo di
planiceps.
I problemi posti dall’affinita morfologica rilevabile nella strut-
tura dell’edeago tra planiceps e semicastaneus sono illustrati sotto
quest’ultimo.
Neuraphes poggii n. sp.
Holotypus d: Italia, Sicilia: Isola di Marèttimo, Pizzo Capraro (TP), m
600, leg. R. Poggi 4.V.1991, MG. Paratypus d: stessi dati di località, raccolta e con-
servazione. Paratypus d: Italia, Sicilia: Isola di Maréttimo, Dint. Maréttimo
(TP), leg. S. Zoia 5.IV.1990, MG.
Lungh. 1,22-1,25 mm. Convesso, globoso, arrotondato; nes-
suna punteggiatura (lievissima quella costituita dalle inserzioni della
pubescenza); pubescenza gialla, sottile, breve, semieretta.
Capo (largh. 0,19-0,20 mm compresi gli occhi; lungh. 0,20-0,21
mm dall’occipite al margine anteriore della fronte) allungato, con
i lati sostanzialmente paralleli, vertice assai debolmente convesso;
occhi molto piccoli (quattro ommatidi); antenne (lungh. 0,54-0,56
mm) sottili, allungate, tutti gli articoli del funicolo decisamente più
lunghi che larghi.
52 G. CASTELLINI
LDI
OAV *
ll
ll
i)
i
|
LU
Figg. 30-37: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of): 30 — Neuraphes fiorii
(lesa); 31 — Neuraphes caviceps (Chiappi); 32 — Neuraphes ruthenus (Leinì); 33 — Neuraphes
planiceps (Vallombrosa). Edeago di (aedeagus of) Neuraphes semicastaneus (Abetone): 34
— in vista dorsale (dorsal view); 35 — in vista laterale (lateral view). Telitagma in vista
ventrale di (telitagma in ventral view of): 36 — Neuraphes elongatulus (Boario Terme); 37
— Neuraphes coronatus (Castelmagno). EM emisternite (hemisternite), FB forame basale
(basal foramen), GO gonòpodo (gonopod), LDi lama distale (distal lama), MC mem-
brana connettrice (connecting membrane), PA paramero sinistro (left paramere), SI sacco
interno (internal sac), TG tegmen (tegmen). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 53
Pronoto (largh. 0,24-0,25 mm; lungh. 0,32 mm) di aspetto sub-
cilindrico, i lati quasi paralleli, debolmente arrotondati e pochissimo
ristretti verso la base; la massima larghezza è situata al terzo ante-
riore; davanti alla base e parallela a questa è percepibile (illumi-
nando opportunamente) una traccia di solco; a ciascuno degli angoli
posteriori una debole fossetta allungata.
Elitre (largh. 0,53-0,54 mm prese insieme; lungh. 0,69-0,73 mm
alla sutura) ampie, convesse, dilatate, subglobose, ciascuna con al
centro della base una lieve depressione, quasi una fossetta; la mas-
sima larghezza è situata a metà lunghezza; callo omerale in forma di
debole e breve carena.
Zampe esili, allungate.
Edeago: fig. 38. Nessuna traccia di parameri.
Derivatio mominis, Ma muova specie) ¢ dedicata a
Roberto Poggi (Direttore del Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo
Doria” di Genova) al quale l’autore esprime in questo modo il proprio
ringraziamento per la costante e amichevole disponibilità dimostrata.
Neuraphes rubicundus (Schaum, 1841)
FRANZ 1971b: 280.
Italia. Umbria: Monte Cucco (PG) (W. Rossi).
Edeago: fig. 40.
Come sinonimo di rubicundus compare in letteratura sellatus
Fauvel, 1886 (CROISSANDEAU 1894: 372, GANGLBAUER 1899: 28, CSIKI
1919: 22), a cui REITTER (1909: 223) aggiunge bescidicus Reitter, 1904;
dal canto suo MACHULKA (1931: 79) conferma la sinonimia tra besci-
dicus e rubicundus, ma giudica sellatus altra cosa rispetto a rubicundus.
Neuraphes ruthenus Machulka, 1925
BesucHET 1989: 116.
Italia. Piemonte: Suno (NO) (Pescarolo), Leinì (TO) (Osella), Borgose-
sia (VC) (Pescarolo). Basilicata: Abriola m 1400 (PZ) (Angelini).
Edeago: fig. 32.
54 G. CASTELLINI
Neuraphes semicastaneus Reitter, 1879
REITTER 1881: 557; REITTER 1884: 84; FRANZ 1971b: 282, fig. 18 nec 17.
Italia. Val d’Aosta: Fontainemore m 1700 (AO) (Focarile) AF.
Piemonte: Colma di Mombarone m 2000 (BI) (Focarile) AF, Val Vogna (BI)
(Pescarolo) MC, Crissolo m 2050 (CN) (Delmastro) GD, Ceresole Reale m 1920
(TO) (Delmastro) GD, Claviere m 1820 (TO) (Delmastro) GD, Mompantero m 2200
(TO) (Delmastro) GD, Prali m 1750 (TO) (Delmastro) GD. Toscana: Camal-
doli (AR), Pratomagno (AR) (Papi), Vallombrosa m 1200 (FI), Orecchiella m 1400
(LU) (Tagliapietra) BF, Abetone m 1200 (PT), Piano sii Ontani [Abetone] m
1600 (PT) (Tagliapietra) BF.
Edeago: figg. 34 e 35.
N. semicastaneus e N. planiceps (trattato più sopra in queste
note), talvolta compresenti nella medesima stazione, mostrano tra
loro qualche affinità morfologica nella struttura dell’edeago, la cui
forma per di più non va esente da una certa variabilità; si può dire
allora in linea di massima che l’edeago in vista dorsale si presenta
in semicastaneus rotondamente dilatato in direzione distale (fig. 34),
mentre in planiceps 1 lati sono sostanzialmente diritti e rettilinei (fig.
33). I caratteri esterni consentono comunque un’agevole distinzione.
Neuraphes terebratus n. sp.
Holotypus d: Italia, Sardegna: Acquacadda (CA), leg. A. Focarile s.d., GC.
Lungh. 1,17 mm. Depresso, lievemente dilatato; giallo rossastro
lucido; nessuna punteggiatura se non quella, lievissima, corrispon-
dente alle inserzioni della pubescenza; pubescenza breve, rada, sot-
tile, gialla, quasi aderente.
Capo (largh. 0,22 mm compresi gli occhi; lungh. 0,20 mm dal-
l’occipite al margine anteriore della fronte) leggermente trasverso,
tempie debolmente convergenti in avanti, vertice piano; occhi di
media dimensione (dieci ommatidi); antenne (lungh. 0,56 mm) prive
di particolari caratteri.
Pronoto (largh. 0,32 mm; lungh. 0,32 mm) molto leggermente
convesso sul disco, con i lati ampiamente arrotondati, la massima
larghezza alla metà della lunghezza; all’altezza del terzo prossimale
il margine laterale è interrotto da una piccolissima incisione adia-
cente ad una fossetta circolare profonda e appena più marcata; sulla
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 55
linea ideale che congiunge le due incisioni del margine sono poste
due fossette, più ampie e nettamente disegnate; solco prebasale pro-
fondo, breve, non raggiungente le consuete fossette poste agli angoli
posteriori dello sclerite.
Elitre (largh. 0, 49 mm prese insieme; lungh. 0,68 mm alla
sutura) depresse, moderatamente arrotondate ai lati, la massima lar-
ghezza a metà della lunghezza, alla base sensibilmente infossate e
con una piccola fossetta regolare; callo omerale appena accennato,
prolungato in forma di sottile carena.
Zampe esili, senza caratteri particolari.
Edeago: fig. 39. Nessuna traccia di parameri.
Derivatio nominis. Un “latino terebratus’” srenittica
“forato”, “bucato”; il riferimento è alla scultura del pronoto.
Genere Scydmoraphes Reitter, 1891
I dati geonemici resi noti per alcuni taxa in una precedente
occasione (CASTELLINI 1987) vengono ripetuti essendosi ravvisata
l'opportunità della citazione alla luce delle diverse situazioni tassono-
miche qui accolte; in qualche caso, tuttavia, la ripetizione obbedisce
semplicemente all’intento di presentare la totalità dei dati disponibili.
FRANZ (in NEWTON & FRANZ 1998: 149) designa geticus quale
specie tipo del genere.
Scydmoraphes adoxus Castellini, 1987
CASTELLINI 1987: 124.
Italia. Sardegna: Aritzo (NU), Monte Novo S. Giovanni (NU) (Poggi)
MG, Sorgono (NU).
Edeago: fig. 41.
Scydmoraphes bordonii Castellini, 1987
CASTELLINI 1987: 124.
Italia. Piemonte: S. Giacomo di Roburent (CN) (Gardini & Rizzerio)
MG. Liguria: Voltri (GE) (Gardini), Comuneglia (SP) (Rizzerio & Zoia),
56 G. CASTELLINI
Altare (SV), Castelbianco (SV) (Gardini), Mallare (SV) (Bordoni), Monte Dubasso
(SV) (Torchia), Monte S. Giorgio (SV) (Magrini), Montenotte (SV), Quiliano (SV)
(Gardini & Rizzerio), Savona [dint.] (SV) (Zoia), Spotorno (SV) (Gardini), Stella
(SV) (Zoia), Toirano (SV) (Gardini), Verzi (SV) (Gardini).
Edeago: fig. 60.
Scydmoraphes brucki (Reitter, 1881)
Scydmoraphes brucki (Reitter, 1881): Franz 1961a: 418. Tipo: Toscana.
Scydmoraphes similaris (Reitter, 1881): OroussET 1991b: 193. Tipo: Corsica (n. syn.).
Scydmoraphes apuanus Franz, 1961: Franz 1961a: 420. Tipo: Stazzema (n. syn.).
Il tipo della specie è stato illustrato nei caratteri dell’edeago da
FRANZ (1961a: 418).
Il lectotypus di S. simzlaris (Reitter, 1881), descritto di Corsica,
è stato designato da OrousseT (1991b: 193), il quale pubblica un
edeago 1 cui caratteri, generali e particolari, in nulla si discostano da
quelli offerti dalle popolazioni continentali di bruck:; la sinonimia tra
similaris e brucki è del tutto evidente.
S. apuanus Franz, 1961, descritto delle Alpi Apuane (Toscana),
è palesemente identico a brucki: le due immagini di edeago portate a
sostegno dell'autonomia specifica di apuanus riproducono semplice-
mente un edeago di brucki orientato in maniera non corretta. L'esame
di esemplari raccolti in numerose stazioni delle Alpi Apuane, tra cui
il locus typicus di apuanus, conforta indirettamente la sinonimia.
S. brucki e S. similaris sono stati descritti nella medesima opera
(REITTER 1881), il primo a pag. 564 ed il secondo a pag. 561; in
applicazione delle norme stabilite nel vigente ICZN agli artt. 24.2.1
e 24.2.2 la precedenza viene qui attribuita, come nome del taxon, a
brucki, decisamente più frequente in letteratura.
Italia. Emilia-Romagna: Bologna (BO) (leg.?) MG, Lago Brasimone
(BO) (Andreini) MF, Madonna dell’ Acero m 1300 (BO), Paderno (FC?) (Fiori)
MG, Fiumicello (FO) (Bordoni), Sorgenti del Tevere (FO) (Andreini) MF, Isola
[Riolo Terme] (RA) (Mingazzini), Monte Mauro (RA?) (De Giovanni) AM, Sasso
Leproso (RA?) (Mingazzini) AM. Toscana: Alpe di Catenaia (AR) (Andreini)
MF, Calleta (AR), Alpe della Luna (AR) (Andreini), MF MG, Badia Prataglia (AR)
(Andreini) MF, Camaldoli (AR), Castelfranco di Sopra (AR) (Papi) MF, La Verna
(AR), Passo Fangacci m 1200 (AR), Pergine (AR) (Andreini) MF, Pratomagno m
1350 (AR) (Andreini) MF (Papi) MF, Barberino di Mugello (FI) (Magrini), Bivi-
gliano (FI) (Bordoni), Castagno d’Andrea (FI), Cintoia (FI), Crespino sul Lamone
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 57
(FI) (Mingazzini), Firenze (FI), Firenzuola (FI), Greve in Chianti (FI), Grezzano
(FI), Incisa Valdarno (FI), Legri (FI) (Magrini), Monte Senario (FI), Padule di
Fucecchio (FI), Palazzuolo sul Senio (FI) (Mingazzini), Passo del Muraglione (FI)
(Agnelli, Bartolozzi & Sforzi) MF (Bordoni), Passo della Futa (FI), Rufina (FI),
S. Casciano (FI) (Bordoni) (Magini), S. Donato (FI) (Bordoni), S. Ellero (FI)
(Bordoni), Strada in Chianti (FI) (Bordoni), Tavolaia (FI) (Bordoni) AB, Tosi m
1000 (FI), Vallombrosa (FI) (Andreini) MF (Lombardi) MF (Martelli) MF, Boc-
cheggiano (GR), Castell’Azzara (GR), Gerfalco (GR), Meleta (GR), Monte Botti-
gli (GR), Montebamboli (GR), Montieri (GR), Pari (GR), Petriolo (GR), Poggio
Ballone [Grosseto] (GR), Prata (GR), Roccastrada (GR), Scansano (GR), Torniella
(GR), Camaiore (LU) (Andreini) MF, Cardoso (LU), Fornovolasco (LU), Isola
Santa (LU), Mulina (LU), Petrosciana (LU) (Mancini) MF, Ponte Stazzemese
(LU), Stazzema (LU), Turrite Cava (LU), Volegno (LU), Bedizzano (MS), Forno
(MS) (Bramanti) BR, Pian della Fioba (MS) (Bramanti) BR, Larderello (PI), Padule
di Bientina (PI) (Bordoni), Carmignano (PO), Monte Calvana (PO) (Andreini) MF
(Magrini), Spelonca delle Pille n. 1 T/FI (PO/FI), Acquerino (PT), Marliana (PT),
S. Baronto (PT), Treppio (PT), Iesa (SI), Montagnola Senese (SI), Monticiano (SI),
Orgia (SI), Vivo d’Orcia (SI), Val di Farma (SI/GR). Umbria: Bocca Serriola
(PG) (Magrini), Bocca Trabaria (PG) (Poggi) MG (Andreini) MF, Lippiano (PG)
(Andreini) MF, Monte Cucco m 1200 (PG) (Gardini) (Zoia) SZ.
Edeago: figg. 48, 49, 51 e 52.
Telitagma: fig. 50.
FRANZ (1971c: 68) stabilisce la sinonimia, del tutto plausibile,
tra S. ocularis (Holdhaus, 1924) e S. brucki.
Scydmoraphes delmastroi n. sp.
Holotypus 6: Italia, Piemonte: Pont Canavese (TO), leg. G.B. Delma-
stro 18.VII.1997, GD. Paratypus 9: Italia, Piemonte: Pont Canavese (TO),
leg. G.B. Delmastro & D. Poidomani 19.VIII.1997, GC. Paratypus ®: Italia,
Piemonte: Prascorsano (TO), leg. G.B. Delmastro 11.VIII.1998, GD.
Lungh. 1,06-1,15 mm. Snello, allungato, lucido; giallo rossastro
brillante; nessuna punteggiatura, ma il tegumento presenta una lieve
irregolarità sulle elitre, dove risaltano con qualche evidenza 1 punti
di attacco delle chete; pubescenza rada, gialla, allungata, semieretta,
sottile sulle elitre, appena più robusta sul pronoto.
Capo (largh. 0,18 mm compresi gli occhi; lungh. 0,16 mm dal-
l’occipite al margine anteriore della fronte) subtrapezoidale, appena
convesso sul vertice, con occhi di media dimensione debolmente
sporgenti; antenne (lungh. 0,42 mm) snelle, senza particolari carat-
ter.
58 G GASTEELINI
A\
di; PRESTO
Sage
Figg. 38-47: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of): 38 — Neuraphes poggii
(Isola di Marèttimo); 39 — Neuraphes terebratus (Acquacadda); 40 — Neuraphes rubicundus
(Monte Cucco); 41 — Scydmoraphes adoxus (Monte Novo S. Giovanni); 42 — Scydmoraphes
paralios (Marina di Gairo); 43 — Scydmoraphes littoralis (Soti); 44 — Scydmoraphes sardous
(Isili); 45 — Scydmoraphes tricavulus (Metsovo); 46 — Scydmoraphes diutius (Viggiano); 47
— Scydmoraphes delmastroi (Pont Canavese). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 59
Pronoto (largh. 0,24-0,25 mm; lungh. 0,29-0,32 mm) debolmente
convesso sul disco, con la massima larghezza situata tra il terzo e il
quarto anteriore, poco ristretto verso la base e con 1 lati diritti; solco
prebasale debole ma distinto, limitato a ciascuna estremità da una
piccola fossetta allungata.
Elitre (largh. 0,39-0,40 mm prese insieme; lungh. 0,62-0,64 alla
sutura) snelle, convesse, allungate, con la massima larghezza al terzo
prossimale, ciascuna con un’ampia e profonda fossetta basale ton-
deggiante preso la sutura; nessun callo omerale.
Zampe prive di caratteri particolari.
Nessun carattere sessuale secondario.
Edeago: fig. 47.
Derivatio nominis. La nuova specie è dedicata a Gio-
vanni Battista Delmastro (Museo Civico di Storia Naturale, Carma-
gnola) che ne è lo scopritore e che l’autore di queste note intende
così ringraziare per la cortese disponibilità e per le non poche occa-
sioni di studio offerte.
Scydmoraphes diutius Castellini, 1987
CASTELLINI 1987: 128.
Italia. Calabria: Ceélico (CS) (Bernini) MG, S. Fili (CS) (Bernini) MG,
Monte Pollino m 1100 (CS) (Bernini) MG, Zomaro m 1300 (RC) (Montemurro)
FM (Angelini). Basilicata: Calvello m 1000 (PZ) (Angelini) FA, Lagone-
gro (PZ) (Andreini) MF, Latronico (PZ) (Andreini) MF, Maratea (PZ) (Andrein1)
MF, Monte Sirino m 1400 (PZ) (Bernini) MG, Monticchio m 700 (PZ) (Angelini),
Pietrapertosa m 1000 (PZ) (Montemurro) FM, Terranova di Pollino m 1400 (PZ)
(Angelini) FA, Viggiano m 1200 (PZ) (Angelini).
Edeago: fig. 46.
Scydmoraphes elbanus Franz, 1961
FRANZ 1961a: 431.
Italia. Toscana: Punta Ala (GR), Isola d’Elba (LI), Piombino (LI).
Edeago: figg. 53 e 54.
60 G. CASTELLINI
MMi.
; By I}: TRS
NS
Figg. 48-52: Scydmoraphes brucki: 48 — edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view)
(Fiumicello); 49 — edeago in vista ventrolaterale (aedeagus in three-quarter profile) (In-
cisa V.); 50 — telitagma in vista ventrale (telitagma in ventral view) (Incisa V.); 51, 52
— comportamento delle strutture edeagiche all’interno del canale vaginale in due momenti
successivi del processo di aggancio (behaviour of aedeagal structures during intromission:
two following stages of the hooking process), in vista ventrale (ventral view) (51, Bivigliano)
e dorsale (dorsal view) (52, Incisa V.), esemplari soppressi in copula (the specimens were
killed in the course of copulation). CB capsula basale (basal bulb), FB forame basale (basal
foramen), LDi lama distale (distal lama), LM lobo mediano (median lobe), PA paramero
(paramere), RE retinacolo (retinaculum), SI componenti del sacco interno (internal sac).
Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 61
Scydmoraphes geticus (Saulcy, 1877)
FRANZ 1961a: 426; FRANZ 1971b: 287; Vir 1985: 320.
Slovacchia. Petrovce (Hlava¢c) PH.
Italia. Piemonte: Romagnano Sesia (NO) (Pescarolo) MC, Lombardore
(TO) (Osella), Volvera (TO) (Delmastro) GD, Borgosesia (VC) (Pescarolo) MC.
Liguria: Genova (GE) (Dodero) MG, Isola del Cantone (GE) (Gardini), Madonna
della Guardia (GE) (Diotti) MU, Varazze (SV) (Zoia). Lombardia: Zingonia
(BG) (Costa) AC, Ponzate (CO) (Costa) AC, Tavernerio (CO) (Costa), Barbasso
(MN) (Scaglioni) PC, Bosco della Fontana [Marmirolo] (MN) (Tagliapietra) BF
(Mason) BF, Cerese (MN) (Scaglioni) PC. Veneto: Casacorba (TV) (Busato)
MU, Asseggiano (VE) (Busato) MU, Maerne (VE) (Busato) MU, Noale (VE)
(Busato) MU, Rosara di Codevigo (VE) (Uliana) MU, Salzano (VE) (Busato) MU,
Spinea (VE) (Busato) MU. Emilia-Romagna: Galliera (BO) (Fiori) MG,
Paderno (FC?) (Fiori) MG, Isola [Riolo Terme] (RA) (Mingazzini), Pietramora
(RA) (Mingazzini), Valestra (RE) (Binaghi) MG, Gemmano (RN) (Degiovanni)
MG. Toscana: Calleta (AR), Castelfranco di Sopra (AR) (Papi), Civitella in
Val di Chiana (AR) (Papi), Montemignaio (AR) (Papi), Pergine (AR) (Andreini)
MF, Pratomagno (AR) (Papi), Barberino d’Elsa (FI), Barberino di Mugello (FI)
(Magrini), Firenze (FI) (Rocchi), Grezzano (FI), Incisa Valdarno (FI), Marradi (FI)
(Mingazzini), Padule di Fucecchio (FI), Palazzuolo sul Senio (FI) (Mingazzini),
Pratolino (FI) (Bordoni) (Rocchi), Rufina (FI), Caldana (GR), Casenovole (GR),
Giuncarico (GR) (Andreini) MF (Bastianini), Magliano (GR), Meleta (GR), Monte
Argentario (GR), Monte Bottigli (GR), Montebamboli (GR), Monti dell’ Uccel-
lina (GR) (Zoia) SZ (Zoia & Latella) SZ, Montorsaio (GR) (Magrini) (Bastianini),
Poggio di Moscona [Grosseto] (GR) (Magrini), Padule di Scarlino (GR) (Bastia-
nini), Pian d’Alma (GR) (Bastianini), Poggio Ballone [Grosseto] (GR), Poggio
Cavallo [Grosseto] (GR) (Andreini) MF, Prata (GR), Punta Ala (GR) (Bartolozzi)
MF, Sticciano (GR), Vetulonia (GR), Collesalvetti (LI) (Zoia), Livorno [dint.] (LI)
(Andreini) MF, Populonia (LI) (Bastianini), Camaiore (LU), Cardoso (LU), Staz-
zema (LU), Tana a Termini [dint.] (LU) (Andreini) MF, Migliarino (PI), S. Ros-
sore (PI), Volterra (PI), Carmignano (PO), Monte Calvana (PO) (Magrini), Torri
(PT), Iesa (SI), Montagnola Senese (SI), Monte Cetona (SI), Monticiano (SI), Orgia
(SI). Umbria: Lippiano (PG) (Andreini) MF MG, S. Biagio della Valle (PG)
(Cirocchi). Lazio: Monte S. Angelo (LT) (Magrini), Allumiere (RM) (Gardini
& Zoia), Monti della Tolfa (RM), Monte Cimino (VT) (Focarile), Monti Volsini
(VT), Oriolo Romano (VT) (Binaghi) MG, Selva del Lamone (VT). Marche: S.
Cristoforo di Carda (PS) (Magrini). Abruzzo: Aragno m 1000 (AQ) (Poggi)
MG, Chieti (CH) (Andreini) MF, Popoli (PE) (Osella) MG. Puglia: S. Basilio
M. (TA) (Andreini) MF. “Italia centrale” (Andreini) MF.
Grecia. Macedonia: Salonicco (Cadamuro).
Edeago: figg. 61 e 62.
Telitagma: fig. 63.
A S. geticus è probabilmente da ricondurre, quale sinonimo, sul-
cipennis (Reitter, 1881), specie descritta di Dalmazia, Erzegovina e
Montenegro; l’edeago che ne presenta FRANZ (1964: 147) in nulla
sembra divergere da quello di geticus.
62 G/CASTELELINI
4G dpb dg de
Bree Lea
Figg. 53-60: Edeago di (aedeagus of) Scydmoraphes: 53 — elbanus, in vista dorsale (dorsal
view) (Piombino); 54 - elbanus, in vista dorsale (dorsal view) (Isola d’Elba); 55 — marga-
ritae, in vista dorsale (dorsal view) (Col de Vizzavona); 56 — margaritae, in vista ventrale,
non disegnata la lama distale (ventral view, distal lama not represented) (Padule di Fucec-
chio); 57 — margaritae, in vista dorsale (dorsal view) (Punta Manara); 58 — tenuicornis, in
vista dorsale (dorsal view) (Golfo Aranci); 59 — magrinii, in vista dorsale (dorsal view)
(Monte Semprevisa); 60 — bordonii, in vista dorsale (dorsal view) (Savona). CE cercine
basale (basal rib), LM lobo mediano (median lobe), PA paramero sinistro (left paramere),
RE retinacolo (retinaculum), SI sacco interno (internal sac). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 63
S. flaveolus (Reitter, 1881) della costa dalmata, originariamente
descritto come specie a sé, è stato dallo stesso autore (REITTER 1881:
565) riconosciuto sinonimo di sulcipennis; alla medesima imposta-
zione si attengono GANGLBAUER (1899: 34) e Csikr (1919: 29).
Scydmoraphes humeralis Peyerimhoff, 1917
FRANZ 1964: 144.
Italia. Sicilia: Isola di Lévanzo (TP) (Poggi) MG.
Edeacor. figs 172.
L’edeago del tipo è pubblicato da FRANZ (ibid.).
Scydmoraphes leptocerus (Reitter, 1881)
FRANZ 1961a: 465; FRANZ 1971b: 285.
Italia. Piemonte: Capanne di Marcarolo (AL) (Diotti) MU. Lom-
bardia: Monte Lesima (PV) (Diotti) MU. Liguria: Monte di Portofino
(GE) (Andreini) MF, Monte Gottero (SP) (Zoia, Torti & Rey), Zignago (SP)
(Rocchi), Comuneglia (SP) (Rizzerio & Zoia), Altare (SV) (Bordoni). Emi-
lia-Romagna: Lago Brasimone (BO), Sorgenti del Tevere (FO) (Andreini)
MF. Toscana: Castelfranco di Sopra (AR) (Papi), Monte Verna (AR)
(Andreini) MF, Bivigliano (FI), Grezzano (FI), Legri (FI) (Magini), Merca-
tale Val di Pesa (FI) (Abbazzi), Montelupo Fiorentino (FI), Passo Paretaio (FI?)
(Mingazzini), Paterno (FI), Tosi (FI) (Bordoni), Vallombrosa (FI), Boccheggiano
(GR), Castell’Azzara (GR), Giuncarico (GR) (Bastianini), Lago dell’Accesa (GR),
Meleta (GR), Monte Amiata m 600 (GR), Monte Bottigli (GR), Montorsaio (GR)
(Magrini), Prata (GR), Arni (LU), Cardoso (LU), Ponte Stazzemese (LU), Pian
della Fioba (MS) (Bramanti) BR, Zeri (MS) (Rocchi), Marliana (PT), Monte Orsi-
gna (PT) (Bordoni), Iesa (SI), Montagnola Senese (SI), Monte Cetona m 800 (SI),
Orgia (SI), Val di Farma (SI/GR). —.
Umbria: Bocca Trabaria (PG) (Andreini) MF, Lippiano (PG) (Andreini)
MF. Lazio: Filettino m 1500 (FR), Albano (RM) (Martelli) MF, Selva del
Lamone (VT). Basilicata: Laghi di Monticchio m 700 (PZ) (Angelini), Pie-
trapertosa m 1200 (PZ) (Angelini).
Georgia. Gagra (Rous).
Edeago: figg. 67 e 68.
Telitagma: fig. 66.
La specie è descritta della Toscana e dei Carpazi meridionali
(Mehadia). FRANZ (1975: 29) identifica come occipitalis (Saulcy,
64 G. CASTELLINI
1878) alcuni esemplari raccolti da Rous a Gagra, in Georgia, nel
giugno 1971; l’edeago pubblicato per occipitalis è quello di un qua-
lunque leptocerus in vista più o meno ventrale (FRANZ 1975: 52) anzi-
ché laterale (FRANZ 1961a: 461, 1971b: 286); altri esemplari con gli
stessi dati di raccolta (Gagra, Rous, giugno 1971) che ho esaminato
mostrano con tutta evidenza di essere dei leptocerus. L'accertamento
della possibile sinonimia tra i due taxa implicherà la decisione circa
il nome che dovrà portare la specie in discorso, se occipitalis (Saulcy,
1878) oppure leptocerus (Reitter, 1881). Già CROISSANDEAU (1894:
382) aveva considerato leptocerus semplice varietà di occipitalis.
Scydmoraphes littoralis n. sp.
Holotypus dé: Russia, Cerkessia: Soci, leg. R. Rous VI.1967, GC. Para-
typus @: stessi dati di località, raccolta e conservazione. La cartellinatura dei due
esemplari recita: “Caucasus, So¢i-okoli, 6.1967, R. Rous leg.”.
Lungh. 1,13-1,18 mm. Robusto, convesso; giallo rossastro bril-
lante; punteggiatura assente (visibile solo quella portata dalle inser-
zioni della pubescenza); pubescenza gialla, breve, non ordinata,
sottile, quasi aderente.
Capo (largh. 0,21 mm compresi gli occhi; lungh. 0,18 mm dal-
l’occipite al margine anteriore della fronte) angolosamente arroton-
dato, poco convesso sul vertice; occhi medio-grandi, moderatamente
sporgenti; antenne (lungh. 0,47-0,51 mm) prive di caratteri partico-
lari.
Pronoto (largh. 0,26-0,30 mm; lungh. 0,31-0,32 mm) convesso,
con la massima larghezza al quarto anteriore, i lati nettamente
ristretti verso la base; solco prebasale ben visibile, completo nella
sua lunghezza ancorché attenuato alle due estremità; a ciascuno degli
angoli posteriori una piccola depressione allungata.
Elitre (largh. 0,45-0,47 mm prese insieme; lungh. 0,68-0,70 mm
alla sutura) moderatamente convesse, allungate, debolmente arroton-
date ai lati, la massima larghezza posta anteriormente alla metà della
lunghezza, ciascuna con alla base una profonda fossetta accompa-
gnata all’esterno da una piccola depressione allungata; callo omerale
evidente, in forma di breve carena.
Zampe nella norma.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 65
Nessun carattere sessuale secondario.
Edeago: fig. 43.
Derivatio nominis, La stazione di raccolta della
specie, Soci, è posta sulla riva del Mar Nero; “littoralis” è aggettivo
latino che indica ciò che è “marittimo”, “litorale”.
Scydmoraphes magrinii n. sp.
Holotypus d: Italia, Lazio: Supino (FR), leg. P. Magrini 12.1V.1992,
GC. Paratypus ®: stessi dati di località, raccolta e conservazione. Paratypi 1 6,
1 ®: Italia, Lazio: Monte Semprevisa (RM), leg. P. Magrini 3.1.2003, MG.
Paratypi 4 66: Italia, Lazio: Monte Semprevisa (RM), m 1000, leg. P. Magrini
1.VI.2003, GC. Paratypus d: Italia, Lazio: Monte Semprevisa (RM), m 1000,
leg. M. Bastianini 5.1.2003, GC. Paratypus d: Italia, Lazio: Grotta della Man-
dorla n. 60 La/RI (RI), leg. P. Magrini 31.VII.2002, GC.
Lungh. 1,15-1,28 mm. Snello, allungato, giallo rossastro bril-
lante; tegumento liscio e lucido, solo interrotto dai punti di attacco
delle chete sulle elitre; pubescenza rada, gialla, allungata, semieretta,
sottile sulle elitre dove è disposta regolarmente in serie longitudinali,
appena percettibilmente più robusta sul pronoto.
Capo (largh. 0,19-0,20 mm compresi gli occhi; lungh. 0,18-0,20
mm dall’occipite al margine anteriore della fronte) subtrapezoidale,
appena convesso sul vertice, con occhi di media dimensione debol-
mente sporgenti; antenne (lungh. 0,49-0,51 mm) sottili, allungate,
prive di caratteri particolari.
Pronoto (largh. 0,25-0,27 mm; lungh. 0,32-0,34 mm) debolmente
convesso sul disco, con la massima larghezza al terzo anteriore, poco
ristretto verso la base e con 1 lati diritti; solco prebasale debole ma distinto,
limitato a ciascuna estremità da una fossetta longitudinale allungata.
Elitre (largh. 0,43-0,45 mm prese insieme; lungh. 0,70-0,73 mm
alla sutura) snelle, allungate, convesse, con la massima larghezza al
terzo prossimale, ciascuna presso la sutura con due fossette basali,
linterna ampia e poco profonda, l'esterna appena accennata; nessun
callo omerale.
Zampe nella norma.
Nessun carattere sessuale secondario.
Edeago: fig. 59.
66 G. CASTELLINI
Derivatio mominist.oIar muova specie ¢ dedicata a
Paolo Magrini (collaboratore del Museo Zoologico “La Specola”,
Università di Firenze), suo scopritore.
Scydmoraphes margaritae (Reitter, 1881)
Scydmoraphes margaritae (Reitter, 1881): FRANZ 1961a: 448. Tipo: Bone.
Scydmoraphes dubius (Reitter, 1881): OrousseT 1991b: 186. Tipo: Corsica (n. syn.).
Scydmoraphes poggii Franz, 1978: Franz 1978: 133. Tipo: Gola dell’ Alpesisa (n. syn.).
Scydmoraphes corsicus Franz, 1985: Franz 1985: 114. Tipo: Vizzavona (n. syn.).
Un esemplare raccolto da Heyden in Algeria (Bòne/Annaba) e
conservato nella collezione Croissandeau viene designato da FRANZ
(1961a: 448) quale neotypus della specie; l’edeago raffigurato a cor-
redo della nuova descrizione del taxon è collocato in maniera errata
(FRANZ 1961a: 450, fig. 23: la regione prossimale e quella distale del-
l'organo sono disposte su piani diversi rispetto all'occhio dell’osser-
vatore, per cui la forma generale riesce distorta); l’aspetto dell’organo
correttamente orientato è quello qui riprodotto alle figg. 55, 56 e 57.
Il lectotypus di S. dubius (Reitter, 1881) è stato designato e pub-
blicato da OroussET (1991: 186); l'identità tassonomica tra dubius e
margaritae è del tutto evidente: i caratteri esomorfologici ed edeagici
sono interamente coincidenti.
S. poggi Franz, 1978 è specie descritta su materiale della Liguria
(FRANZ 1978: 133); la sinonimia tra poggi e margaritae è supportata
dalla piena corrispondenza dei caratteri esomorfologici ed edeagici.
Altro evidente sinonimo di margaritae è S. corsicus Franz, 1985,
descritto di Corsica (FRANZ 1985: 114); anche in questo caso la cor-
rispondenza dei caratteri esomorfologici ed edeagici è totale.
S. margaritae e S. dubius sono due specie descritte da REITTER
nella medesima opera (1881), la prima a pag. 561, la seconda a pag. 564;
in virtù delle norme di cui agli artt. 24.2.1 e 24.2.2 del vigente ICZN
la precedenza viene qui attribuita, come nome del taxon, a margarttae.
Rispetto a quelle del continente e della Sardegna, le popolazioni
di Corsica presentano statura e robustezza maggiori, con i Sé muniti
di una callosità posta quasi al termine della sutura: sono peculiarità
di significato puramente geonemico e pertanto trascurabile, se è vero
— come nelle pagine introduttive di queste note si è convintamente
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 67
affermato — che ogni fondamento diacritico è nell’edeago, sede elet-
tiva e prioritaria della distanza tassonomica e biologica fra le specie;
nel quadro delle ipotesi formulate, occorre anche tener presente che
nel genere Scydmoraphes la morfologia dell’edeago è sottoposta al
vincolo della penetrazione, per cui la variabilità popolazionale con-
seguente all’isolamento geografico e alla deriva genetica può coinvol-
gere con maggiore evidenza altre parti somatiche.
Francia. Corsica: Col de Vizzavona m 1200 (Zoia).
Italia. Liguria: Bavari (GE) (Gardini), [Forte] Diamante [Genova] (GE)
(Andreini) MF MG, Gola dell’ Alpesisa [Creto] (GE) (Gardini), Isola del Cantone
(GE) (Gardini), Monte di Portofino (GE) (Gardini), Punta Manara (GE) (Gardini)
MG (Zoia) SZ, Rapallo (GE) (Gardini), Ruta (GE) (Dodero) MF, Sestri L. (GE)
(Zoia) (Gardini & Troiano), Fabiano (SP), Lerici (SP) (Zoia, Torti & Rey), Pitelli
(SP), Zignago (SP) (Rocchi), “Liguria” (Baudi) MF. Emilia-Romagna:
Pietra Bismantova (RE) (Binaghi) MG. Toscana: Camaldoli (AR) (Cecchi)
MF, Passo dei Mandrioli (AR), Padule di Fucecchio (FI), Vallombrosa (FI), Arni
(LU), Cardoso (LU), Isola Santa (LU), Monte Altissimo [Alpi Apuane] m 1200
(LU) (Parodi), Mulina (LU), Padule di Fociomboli [Alpi Apuane] (LU) (Bra-
manti) BR, Ponte Stazzemese (LU), Campo Cecina (MS), Fosdinovo (MS), Zeri
(MS) (Rocchi), Foresta del Teso (PT), Maresca m 1000 (PT), Marliana (PT).
Sardegna: Desulo (NU) (Fancello) MG, Galtellì (NU) (Fancello) MG.
Edeago: Has. S5L5oie 57
Telitagma: fig. 64.
S. flaminit (Reitter, 1884), descritto degli Appennini, viene rico-
nosciuto da FRANZ (1961a: 429) in una & raccolta in Emilia e con
tal nome determinata da Andrea Fiori; alla medesima specie sono
ricondotti altri esemplari raccolti dallo stesso FRANZ nell’ Appennino
tosco-emiliano. A proposito di margaritae, FRANZ attesta (1961a:
448) che l’edeago della specie è “vistosamente simile” a quello di
flaminii, ed in effetti è impossibile ravvisare qualche elemento che
valga a distinguere i disegni proposti da FRANZ per le due specie:
se flaminii è il nome della specie riconosciuta da FRANZ, flamini e
margaritae sono verosimilmente la stessa cosa.
Scydmoraphes minutus (Chaudoir, 1845)
Franz 1961a: 449.
Italia. Puglia: Grottaglie (TA) (Montemurro) FM, Mar Piccolo [Taranto]
(TA) (Montemurro).
Edeago: fig. 70.
68 GLUCAS GEUEINE
S. romanus Franz, 1961, specie descritta di Roma (FRANZ 1961a:
455) sembra decisamente essere un sinonimo di minutus: Vedeago è
sostanzialmente identico.
REITTER (1881: 566) afferma la sinonimia tra minutus e pumilio
(Schaum, 1846), in ciò seguito da GANGLBAUER (1899: 37), CSIKI
(1919: 27), MACcHULKA (1931: 88) e FRANZ (1961a: 449).
La geonemia di minutus riferita in letteratura è assai ampia:
Europa settentrionale e orientale, Russia, Caucaso.
Scydmoraphes paralios n. sp.
Holotypus d: Italia, Sardegna: Marina di Gairo (NU), leg. G. Gardini
18.V.1980, GC. Paratypus ®: stessi dati di località, raccolta e conservazione. »
Lungh. 1,09 mm. Snello, allungato; giallo brunastro lucido; nes-
suna punteggiatura ad eccezione di quella determinata dalle inser-
zioni della pubescenza, la quale è gialla, rada, sottile, semieretta,
lunghetta, evidente anche su femori e tibie.
Capo (largh. 0,19 mm compresi gli occhi; lungh. 0,18 mm dal-
l’occipite al margine anteriore della fronte) subrettangolare, appena
convesso sul vertice; occhi medio-grandi (circa 0,05 mm di diametro),
sporgenti; antenne (lungh. 0,42 mm) prive di particolari caratteri.
Pronoto (largh. 0,23 mm; lungh. 0,31 mm) decisamente con-
vesso nella superficie dorsale; la massima larghezza è posta al terzo
anteriore, i lati sono verso la base diritti e debolmente convergenti;
solco prebasale debole, limitato a ciascuna estremità da una piccola
fossetta allungata.
Elitre (largh. 0,41 [6] — 0,43 [2] mm prese insieme; lungh.
0,62 [3] — 0,67 [2] mm alla sutura) snelle, depresse, allungate, poco
arrotondate ai lati, con la massima larghezza posta appena prima
(in direzione caudale) della metà della lunghezza, ciascuna con alla
base una fossetta rotonda ben delineata; callo omerale breve ma evi-
dente.
Zampe senza caratteri di rilievo.
Caratteri sessuali secondari. Il d presenta un’ampia callosità
semicircolare all’apice delle elitre, bipartita dalla sutura, e una lunga
smarginatura al bordo distale interno delle tibie intermedie.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 69
Edeago: fig. 42.
D'érivatio) no miti Ws. “Paralios’ è parola'ereca.che signi
fica “vicino al mare”, con riferimento alla località di raccolta della specie.
Scydmoraphes poggianus n. sp.
Holotypus d: Italia, Sicilia: Isola di Maréttimo, Il Passo (TP), leg. R.
Poggi 5.V.1991, MG. Paratypus d: Italia, Sicilia: Isola di Maréttimo, Il Passo
(TP), leg. M. Mei 5.V.1991, MG. Paratypus d: Italia, Sicilia: Isola di Marét-
timo, Dint. Maréttimo (TP), leg. S. Zoia 5.IV.1990, MG.
Lungh. 1,00-1,04 mm. Snello, allungato; giallo brunastro lucido;
nessuna punteggiatura, se non quella determinata dalle inserzioni
della pubescenza, peraltro assai debole; pubescenza tanto sul pro-
noto che sulle elitre assai rada, gialla, breve, sottile, semieretta.
Capo (largh. 0,20-0,21 mm compresi gli occhi; lungh. 0,14-0,16
mm dall’occipite al margine anteriore della fronte) subtrapezoidale,
appena convesso sul vertice; occhi grandi e sporgenti (diametro
circa 0,07 mm), occupanti poco più dei 2/3 della tempia, cioè dello
spazio intercorrente tra l’occipite e l’inserzione dell’antenna; antenne
(lungh. 0,47-0,51 mm) snelle e sottili, art. III piccolissimo.
Pronoto (largh. 0,23 mm; lungh. 0,25-0,27 mm) distintamente
convesso sul disco, con la massima larghezza molto vicina al margine
anteriore, con 1 lati diritti e assai debolmente ristretti verso la base;
solco prebasale distinto ma abbreviato, non raggiungente cioè alle
estremità le fossette situate a ciascuno degli angoli posteriori.
Elitre (largh. 0,40-0,43 mm prese insieme; lungh. 0,57-0,63 mm
alla sutura) snelle, allungate, depresse, poco arrotondate ai lati, con
la massima larghezza situata intorno alla metà della lunghezza, cia-
scuna con una fossetta basale rotonda, piccola, profonda, nettamente
incisa; callo omerale evidente, accompagnato al lato interno da una
debole depressione del tegumento.
Zampe esili, allungate.
Edeago: fig. 71.
Derivatio nominis. La nuova specie è dedicata a
Roberto Poggi, Direttore del Museo Civico di Storia Naturale “Gia-
como Doria” di Genova, per i motivi esposti sub Neuvaphes poggi.
70 G. CASTELLINI
\ ud /
63 *
OAKV
68 *
Figg. 61-68: Scydmoraphes: 61 — geticus, edeago in vista dorsale (aedeagus, dorsal view)
(Padule di Fucecchio); 62 — geticus, edeago in vista laterale, paramero sinistro non di-
segnato (aedeagus, lateral view, left paramere not represented) (Padule di Fucecchio); 63
— geticus, telitagma in vista ventrale (telitagma, ventral view) (Padule di Fucecchio); 64
— margaritae, telitagma in vista ventrale (telitagma, ventral view) (Padule di Fucecchio);
65 — sparshalli, telitagma in vista ventrale (telitagma, ventral view) (Castell’Azzara); 66
— leptocerus, telitagma in vista ventrale (telitagma, ventral view) (Meleta); 67 — leptocerus,
edeago in vista dorsale (aedeagus, dorsal view) (Monte Bottigli); 68 — leptocerus, edeago
in vista laterale, paramero sinistro non disegnato (aedeagus, lateral view, left paramere not
represented) (Monte Bottigli). CB capsula basale (basal bulb), LDi lama distale (distal
lama), LM lobo mediano (median lobe), PA paramero destro (right paramere), RE reti-
nacolo (retinaculum), SI sacco interno (internal sac). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 71
Scydmoraphes sardous Franz, 1961
FRANZ 1961a: 425.
Italia. Sardegna: Isili (NU) (Fancello) MG.
Edeago: fig. 44.
Scydmoraphes sparshalli (Denny, 1825)
FRANZ 1961a: 453; FRANZ 1971b: 285; VIT 1985: 318.
Cekia. Ladna (Prudek) PH.
Slovacchia. Cierna Moldava (Koniar) PH.
Italia. Piemonte: Montà (CN) (Delmastro) GD, Cinzano (TO) (Osella),
Parella (TO) (Delmastro), Pont Canavese (TO) (Delmastro) GD, Prascorsano
(TO) (Delmastro) GD. Lombardia: Morimondo (MI) (Diotti) MU, Bosco
della Fontana [Marmirolo] (MN) (Mason & Tagliapietra) BF, Soave (MN) (Cor-
nacchia) PC, Val Masino [Sondrio] (SO) (Mariani) MF. Liguria: Monte di
Portofino (GE) (Andreini) MF. Toscana: Calleta (AR), Loro Ciuffenna (AR)
(Papi) MF, Pratomagno (AR) (Andreini) MF, Barberino di Mugello (FI) (Magrini),
Firenze (FI), Monte Giovi (FI), Padule di Fucecchio (FI), Pratolino (FI) (Magini),
Rufina (FI), S. Brigida (FI) (Bordoni), Strada in Chianti (FI), Castell’Azzara (GR),
Monte Argentario (GR), Padule di Scarlino (GR), Prata (GR), Roccastrada (GR),
Volterra (PI), Iesa (SI), Val di Farma (SI/GR). Umbria: Lippiano (PG)
(Andreini) MF. Lazio: Colli Albani (RM) (Zampetti), Monte Semprevisa (RM)
(Magrini), Monti della Tolfa (RM), Monte Cimino (VT) (Focarile) AF, Selva del
Lamone (VT). Molise: -Guardiaregia (CB) (Zoia) SZ. Puglia: Bosco Pia-
nelle [Martina Franca] (TA) (Montemurro). Calabria: Camigliatello m 1300
(CS) (Angelini), Zomaro m 1300 (RC) (Angelini). Basilicata: La Maddalena
[Abriola] m 1400 (PZ) (Angelini), Maratea (PZ) (Gardini) MG, Terranova di Pol-
lino m 1350 (PZ) (Angelini). Sicilia: Isola di Maréttimo, Il Passo (TP) (Poggi)
MG.
Edeago: fig. 69.
Telitagma: fig. 65.
L'autonomia tassonomica di helvolus (Schaum, 1844) rispetto a
sparshalli è sostenuta da MACHULKA (1931: 88) sulla base di una serie
di osservazioni morfologiche; dello stesso avviso è FRANZ (1961a: 451).
Dal canto mio osserverò che è sufficiente variare il piano di messa a
fuoco del preparato microscopico contenente l’edeago per passare da
sparshalli ad helvolus; in altre parole, le strutture del sacco interno che
sembrano caratterizzare helvolus sono le stesse di sparshalli, se viste
ad un diverso livello di profondità di campo; ciò stante, appare vero-
simile che sparshalli ed helvolus siano una sola specie. La sinonimia
VAL G. CASTELLINI
tra sparshalli ed helvolus è affermata da REITTER (1881: 566), CROIS-
SANDEAU (1894: 388), GANGLBAUER (1899: 37) e CsiKi (1919: 29).
S. profanus (Reitter, 1884), così come ridescritto e figurato da
FRANZ (1979: 108), sembra essere la stessa cosa di sparshalli; anche
S. tauricus Franz, 1988, descritto di Turchia (FRANZ 1988: 107), pre-
senta non poche affinità morfologiche con sparshalli, di cui appare
quindi un possibile sinonimo.
MacHuLKa (1931: 87) pone hopffgarteni (Reitter, 1879) in sino-
nimia di sparshalli, “avendo avuto la possibilità di conoscere il vero
S. sparshalli Denny” direttamente dal British Museum; la sinonimia
è confermata da FRANZ (1961a: 453).
S. nigrescens (Reitter, 1881) è ritenuto da CROISSANDEAU (1894:
388) e da MAcHULKA (1931: 88) sinonimo di helvolus; FRANZ (1961a:
452) conferma la sinonimia; a seguito di quanto qui ipotizzato, nigre-
scens diviene a sua volta possibile sinonimo di sparshalli.
CROISSANDEAU (1894: 388) elenca una serie di sinonimi di spar-
shalli: pumilio (Schaum, 1846), che secondo FRANZ (1961a: 450) è
invece sinonimo di minutus (Chaudoir, 1845); parilis (Reitter, 1884),
che FRANZ (1961a: 447), avendone indagato il tipo 2, considera
bona species; asturiensis (Reitter, 1879); oedicerus (Saulcy, 1870); sul-
catulus (Fairmaire, 1861), che secondo FRANZ (1961a: 452, 473) è
invece bona species, da ascrivere però al genere Neuraphes; subsulca-
tus (Reitter, 1879), che secondo MACHULKA (1931: 88) è sinonimo di
helvolus; cordubanus (Saulcy, 1890); planifrons (Blatch, 1890).
Scydmoraphes tenuicornis (Reitter, 1881)
FRANZ 1961a: 424. OroussET 1991b: 194.
Italia. Sardegna: Capo Figari (SS) (Poggi) MG, Golfo Aranci (SS)
(Dodero) MF, Monte Limbara (SS) (Fancello) MG (Poggi) MG.
Edeago: fig. 58.
Il lectotypus è stato designato da OroussET (1991b: 194). La
specie è descritta di Sardegna ed è presente anche in Corsica.
Nei dd di Capo Figari le antenne sono snelle e allungate, con
gli articoli del funicolo e della clava notevolmente o palesemente
più lunghi che larghi; nei dd del Monte Limbara esse sono invece
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 73
normali antenne di Scydmoraphes, con tutti gli articoli tanto lunghi
quanto larghi o al più appena percettibilmente più lunghi che larghi
(tranne, ovviamente, l'XI); nelle due popolazioni tutti gli altri carat-
teri corrispondono e ledeago è assolutamente identico. Dunque,
quello che dovrebbe essere il principale segnale diagnostico della
specie (e che verosimilmente è all’origine del nome specifico), cioè
la snellezza delle antenne, non è un carattere costante, il che mostra
(ma vi sono altri casi riferiti in queste note) come in totale unifor-
mità dei caratteri edeagici alcune espressioni esomorfologiche pos-
sano variare anche sensibilmente a seconda delle popolazioni.
Scydmoraphes tricavulus (Reitter, 1881)
FRANZ 1961a: 444.
Grecia. Epiro: Metsovo m 1300 (Castaldo, Rossi & Sabatini).
Edeago: fig. 45.
GANGLBAUER (1899: 34) afferma con riserva che tricavulus e tri-
tomus (Reitter, 1881) sono una sola specie, e così anche CSIKI (1919:
30); FRANZ (1961a: 444) accoglie formalmente la sinonimia.
S. tricavulus è specie citata di Dalmazia, Bosnia-Erzegovina e
Montenegro.
Stenichnus bicolor (Denny, 1825)
FRANZ 1971b: 292.
Italia. Piemonte: Crevoladossola (VB) (Pescarolo), Crodo (VB) (Pesca-
rolo) MC.
Edeago: fig. 88.
Secondo FRANZ (1970c: 27), sinonimi di bicolor sono exilis (Eri-
chson, 1837) (FRANZ 1960b: 329) e sibiricus Reitter, 1896 (FRANZ
1970c: 27); ad exilis, e per conseguenxa a bicolor, FRANZ (1960b:
331) riconduce quali sinonimi croaticus (Hampe, 1850) e semipuncta-
tus (Fairmaire, 1859).
Altro sinonimo di exzlis presente in letteratura è vicinus (Chau-
doir, 1845) (CROISSANDEAU 1897: 412, GANGLBAUER 1899: 41, CSIKI
1919: 41, REITTER 1909: 225).
74 G. CASTELLINI
Stenichnus collaris (Muller & Kunze, 1822)
FRANZ 1960b: 315.
Francia. Aquitaine: St.-Engrace (Tronquet). Île-de -
France: Fontainebleau (Tronquet), Rambouillet (Tronquet).
Austria. “Lainzer Tiergarten” (Franz).
Cekia. Celékovice (Rous), Dubnany (Prudek) PH, Jezerni Stena (Obenberger),
KruSné Hory (Strejtek), Ladna (Prudek) PH, Libfrice (Rous), Podlesin (?) (Strejéek),
Pouzdfany (Prudek) PH, Radotin (Rous), Rovny u Trmic (Strejéek), Stromovka
(Rous), Veltrusy (Rous), Vestfabice (Prudek) PH.
Slovacchia. Cierna Moldava (Hlavat) PH, Jursky Sur (Hlavaé) PH, Ko8ice
(Hlavaè) PH, Ko$ice-Cermel (Hlavaè) PH, N. Zamky (leg.?), Petrovce (Hlavaè) PH,
Remata (Strejéek), Vtaénik (Strejéek).
Italia. Piemonte: S. Cristoforo (AL) (Torti), Val Vogna (BI) (Pescarolo)
MC, Ceresole d’ Alba (CN) (Delmastro) GD, Crissolo m 1200 (CN) (Focarile) AF,
Monta (CN) (Delmastro) GD, Valcasotto (CN), Cameri (NO) (Pescarolo) MC,
Romagnano Sesia (NO) (Pescarolo) MC, Carmagnola (TO) (Delmastro) GD, Lanzo
Torinese (TO) (Delmastro) GD, Poirino (TO) (Delmastro) GD, Pralormo (TO)
(Delmastro) GD, Borgosesia (VC) (Focarile) AF. Valle d’Aosta: Allain
Doves m 1300 (AO) (Focarile) AF. Lombardi a: Zingonia (BG) (Costa)
AC, Boario Terme (BS) (Costa) AC, Bosco della Fontana [Marmirolo] (MN)
(Gatti) BF, Buglio i. M. (SO) (Dioli), Triangia (SO) (Dioli), Val Masino [Sondrio]
(SO) (Mariani) MF. Veneto: Falcade (BL) (Costa) AC. Trentino-Alto
Adige: Montechiaro (BZ)(Magrini). Friuli-Venezia Giulia: Amaro
(UD) (Focarile) AF. Liguria: S. Stefano d’Aveto (GE) (Andreini) MF,
Altare (SV), Colle di Melogno (SV), Ferrania (SV) (Monguzzi) RM, Montenotte
(SV). Emilia-Romagna: Porretta (BO) (Baudi) MF, Campigna (FC)
(Andreini) MF, Sorgenti del Tevere (FO) (Andreini) MF, Monte Cimone m
2000 (MO), Corniglio m 1600 (PR) (Tagliapietra) BF. Toscana: Alpe della
Luna (AR) (Andreini) MF, Passo dei Fangacci m 1200 (AR), Monte Verna (AR)
(Andreini) MF, Vallombrosa (FI) (Andreini) MF, Arcidosso (GR), Castell’ Az-
zara (GR), Cardoso (LU), Corfino m 1400 (LU) (Lab. Bosco Fontana) BF, Pania
della Croce m 1075 (LU) (Bramanti) BR, Abetone m 1500 (PT) (Tagliapietra) BF,
Maresca (PT), Piano degli Ontani [Abetone] m 1600 (PT) (Lab. Bosco Fontana),
Murlo Stazione (SI), Orgia (SI). Lazio: Filettino m 1000 (FR). Marche:
Monte Nerone (PS) (Andreini) MF. Abruzzo: Chieti (CH) (Andreini) MF.
Calabria: Cittanova [Aspromonte] m 950 (RC) (Montemurro) FM.
Bosnia-Erzegovina. “Bosnien” (Reitter/Leder).
Edeago: figg. 73 e 74. Nel suo tratto distale il profilo della lama
dorsale appare alquanto variabile a seconda delle popolazioni.
Telitaemartfio, 75.
Sulla base della morfologia dell’edeago FRANZ (1960b: 315)
distingue due sottospecie da quella nominativa: paganettit Franz,
1960, della Calabria, e subserzatus Franz, 1960, del Caucaso; in verità
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 75
i caratteri addotti a sostegno dei nuovi taxa (profilo laterale e apicale
della lama dorsale e della lama distale) sono presenti qua e là nelle
stazioni qui sopra elencate, cioè anche in esemplari non della Cala-
bria né del Caucaso; le due sottospecie appaiono per conseguenza
infondate.
CROISSANDEAU (1897: 408), GANGLBAUER (1899: 40) e CSIKI
(1919: 33) elencano le seguenti sinonimie: chevrieri (Heer, 1838), dal-
manni (Gyllenhal, 1827), propinquus (Chaudoir, 1845) e tuberculatus
(Chaudoir, 1845); CROISSANDEAU (ibid.) e CSIKI (ibid.) aggiungono
minutus (C.R. Sahlberg, 1834); GANGLBAUER (ibid.) e CSIKI (ibid.)
ricordano anche punctipennis (Stephens, 1832).
Stenichnus damryi (Reitter, 1881)
FRANZ 1960b: 343.
Francia. Corsica: Bocognano (Tronquet), Santene (Zoia) SZ.
Italia. Toscana: Le Cerbaie (FI) (Bordoni), Castell’Azzara (GR),
Meleta (GR), Ribolla (GR), Sticciano (GR), Torniella (GR), Montagnola
Senese (SI), Monticiano (SI), Val di Farma (SI/GR). Lazio: Monti Cimini
(VT). Campania: Monte Cervati (SA) (Magrini). Sardegna: Narcao
(CA) (Focarile) AF, Aritzo (NU), Dorgali (NU), Esterzili (NU) (Focarile) AF, Uras
(OR) (Cassola).
Edeago: fig. 83.
Nell’ambito della specie sono da FRANZ (1960b: 343-345) con-
validate le seguenti sottospecie: sardous Reitter, 1913 (Sardegna),
con il taxon confermato sull’esame di esemplari della Sardegna;
krausset Reitter, 1913 (Sardegna), descritta come varietà di Rkunzei
(Gené, 1836), con il taxon confermato sull’esame di esemplari della
Sardegna; hilfi Holdhaus, 1915 (Puglia), indicata come presente in
Abruzzo, Puglia e Calabria. Le diversità intese a giustificare la sepa-
razione sono invero assai esigue, concretandosi in qualche maggiore
o minore snellezza delle antenne e in variazioni del colore del tegu-
mento; la morfologia dell’edeago è del tutto identica e la connota-
zione geonemica è insufficiente, per cui le quattro sottospecie in cui
viene suddiviso il taxon non appaiono adeguatamente fondate. È da
notare all’interno della specie una decisa variabilità popolazionale:
il più evidente tra i caratteri sessuali secondari, cioè la dilatazione
in forte angolo dei femori anteriori del d, costantemente presente
76 Gy CASTERLANI
e di particolare spicco negli esemplari della Sardegna e dell’Italia
peninsulare, manca del tutto in quelli di Corsica; quanto alla colora-
zione, gli esemplari della Sardegna tendono al rosso giallastro chiaro,
mentre quelli del continente sono assai più scuri (Lazio, Campa-
nia) o addirittura neri (Toscana); non occorre dire che l’edeago è il
medesimo nelle diverse popolazioni.
Stenichnus egregius Holdhaus, 1915
Stenichnus egregius Holdhaus, 1915: FRANZ 1960b: 318. Tipo: Calabria.
Stenichnus armipes Binaghi, 1942: BiNnAGHI 1942: 103. Tipo: Filettino (n. syn.).
La morfologia dell’edeago del tipo della specie è stata esaminata
da FRANZ (1960b: 318).
La sinonimia tra egregius e armipes Binaghi, 1942 è del tutto
evidente.
Italia. Toscana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF, Passo della Futa
(ED. 0 mab risa Lippianog.(RPG). (Andremi) MF. Calabria: Cittanova
[Aspromonte] m 950 (RC) (Montemurro) FM.
Edeago: fig. 81.
Stenichnus godarti (Latreille, 1806)
BESUCHET 1959: 330, fig. 4; FRANZ 1960b: 324; FRANZ 1971c: 72, fig. 7.
Polonia. Olsztyn: Braunsberg/Braniewo (Janacek).
Austria. “Lainzer Tiergarten ” (Franz), Riegersburg (Franz).
Cekia. Brno (Prudek) PH, Bulhary (Prudek) PH, Bzenec (Prudek) PH, Chlum
u Tyeboné (Niedl), Ladna (Prudek) PH, Lidice (leg.?), Pouzdfany (Prudek) PH,
Wran [Praha] (Rodt), Zbraslav (Strejéek).
Slovacchia. Horovce (Lakner), Jursky Sur (Hlavaé) PH, KoSice (Hlavaè) PH,
Nitra-Zobor (Hlava¢) PH, Petrovce (Hlava¢) PH, Remata (Strejéek).
lida, Paciotti vem KO) Oca). Umbria: .. Lippiano - (PG)
(Andreini) MF.
Bosnia-Erzegovina. Nevesinje (Zoufal).
Edeago: fig. 78.
CROISSANDEAU (1897: 407) considera aegialius (Reitter, 1881)
semplice varietà di godarti.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 77
Stenichnus helferi (Schaum, 1841)
FRANZ 1960b: 285.
Italia. Lombardia: Bosco della Fontana [Marmirolo] (MN) (Whit-
more) BF, Mantova (MN) (Cornacchia) PC. Veneto: Marghera (VE) (Buc-
ciarelli) MV, S. Giuliano [Venezia] (VE) (Zecchini) MV. Friuli-Venezia
Giulia: ‘Cividale del Friuli (UD) @Andreini) MF. Liguria; Genova
(GE) (Andreini) MF, Monte di Portofino (GE) (Andreini) MF. Emilia-
Romagna: Meldola (FO) (Gudenzi), Castelvecchio s/Secchia (MO) (Mon-
temurro) FM, Ponte Taro (PR) (Andreini) MF, Ricò di Varano Melegari (PR)
(Cornacchia) BF. Toscana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF, Anghiari
(AR) (Andreini) MF, Monte Verna (AR) (Andreini) MF, Pergine Valdarno (AR)
(Andreini) MF, Bivigliano (FI), Candeli (FI) (Rocchi), Fiesole (FI), Firenze (FI)
(Pons) MF [dint.] (Bordoni), Gràssina (FI) (Bordoni), Marradi (FI) (Rocchi),
Monte Morello [Firenze] (FI) (Rocchi), Osmannoro (FI), Passo della Futa (FI),
Peretola (FI) (Magrini), Pontassieve (FI) (Rocchi), Pratolino (FI) (Rocchi), Rignano
(FI), Strada in Chianti (FI) (Bordoni), Vallombrosa (FI) (Andreini) MF, Giunca-
rico (GR) (Bastianini), Grosseto [dint.|] (GR) (Andreini) MF, Isola di Giannutri
(GR) (Gardini, Briganti, Benedetti, Torchia & Zoia), Montevitozzo (GR) (Bastia-
nini), Monti dell’ Uccellina (GR) (Focarile) AF, Pian d’ Alma (GR), Poggio Cavallo
[Grosseto] (GR) (Andreini) MF, Poggio di Moscona [Grosseto] (GR) (Focarile)
AF, Roccastrada (GR) (Bastianini). Livorno (LI) (Andreini) MF, Monticiano (SI)
(Abbazzi). Umbria: Foligno (PG) (Pennisi) MF, Lippiano (PG) (Andreini)
MF, Valtopina (PG) (Pennisi) MF. Lazio: Cori (LT) (Bastianini), Montelibretti
(RM) (W. Rossi), Monti della Tolfa (RM). Abruzzo: Chieti (CH) (Andreini)
MF. Puglia: Ruvo (BA) (Andreini) MF, Bosco Pianelle [Martina] (TA) (Mon-
temurro) FM, Fiume Lato (TA) (Montemurro) FM (Angelini) FA, Grottaglie (TA)
(Montemurro) FM, Manduria (TA) (Angelini) FA (De Marzo) FM, Mar Piccolo
[Taranto] (TA) (Montemurro) FM, Taranto (TA) (Montemurro) FM, Torre Bianca
(TA?) (De Marzo) FM. Calabria: Arcavacata (CS) (Gardini). Basilicata:
Nova Siri (MT) (Montemurro ) FM, Policoro (MT) (Montemurro) FM.
Edeago: fig. 87.
Telitagma: fig. 76.
FRANZ (1960b: 287) stabilisce la ssp. Raramani per un esemplare
della costa dalmata, il quale presenterebbe qualche diversità rispetto
alla forma nominativa; a tale sottospecie l’autore tuttavia non accenna
allorché torna a trattare di helferi (FRANZ 1971b: 292); in ogni caso il
taxon non pare sufficientemente supportato.
REITTER (1881: 568) e CROISSANDEAU (1897: 425) dichiarano
raymondi (Saulcy, 1863) sinonimo di helfert.
Stenichnus pelliceus Holdhaus, 1908
FRANZ 1960b: 311.
Italia. Puglia: Fiume Lato (TA) (Montemurro).
78 GACASTERISCINI
709
NOVA
73%
14%
Figg. 69-76: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of): 69 — Scydmoraphes
sparshalli (Loro Ciuffenna); 70 — Scydmoraphes minutus (Mar Piccolo); 71 — Scydmoraphes
poggianus (Isola di Marèttimo); 72 — Scydmoraphes humeralis (Isola di Lévanzo); 73 — Ste-
nichnus collaris (Altare); 74 — lo stesso in vista laterale, non disegnato il paramero destro
(same, lateral view, right paramere not represented). 'Telitagma in vista ventrale di (teli-
tagma in ventral view of): 75 — Stenichnus collaris (Carmagnola); 76 — Stenichnus helferi
(Roccastrada). LDo lama dorsale (dorsal lama), PD processo dorsale (dorsal process).
Scala (scale 2-0) 1 amma.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 79
Hdeagconhion? 9:
La situazione tassonomica della specie quale si evince dalle
indagini di FRANZ è alquanto incerta: egli nota (1960b: 311) che pel-
liceus (tipo analizzato nella morfologia edeagica) ha lo stesso edeago
di apulicus Pic, 1902 e di pilosissimus Reitter, 1904, confermando
l’ipotesi già avanzata da MACHULKA (1935: 127, 133) che tanto pel-
liceus quanto pilosissimus altro non siano che razze di apulicus; que-
st ultimo viene riconosciuto (1960b: 309) sulla scorta di un paio di
esemplari così determinati da Holdhaus; in una successiva occasione
(1970b: 290) pelliceus è trattato come specie a sé, senza che la rela-
zione fra 1 tre taxa sia chiarita. Un ulteriore elemento di incertezza
è dato dalla presenza in letteratura di un apulicus J. Sahlberg, 1903,
anch'esso ritenuto sinonimo di pelliceus (Csiki 1919: 36). Allo stato,
l'identità tassonomica di pelliceus è soltanto presunta.
Stenichnus poweri (Fowler, 1884)
FRANZ 1960b: 346.
Italia. Toscana: Alluvioni del Tevere [Alta Val Tiberina] (AR) (Andreini)
MF, Lago dell’Accesa (GR) (Bordoni).
Edeago: fig. 80.
BESUCHET (1958b: 896-897) giudica poweri sinonimo senior
rispetto a barnevillei (Reitter, 1884) e a harwoodianus Williams, 1927.
Di diverso avviso è FRANZ (1960b: 335, 346, 347), il quale consi-
dera poweri, barnevillet e harwoodianus bonae species e ne pubblica
l’edeago. L'autonomia tassonomica di barnevillet è poi ribadita da
FRANZ (1961b: 18-19, fig. 2), che presenta un edeago diverso rispetto
a quello pubblicato in precedenza (1960b: 337, fig. 36), ammettendo
di essere caduto in errore nel definire i caratteri edeagici della specie
(il taxon in precedenza chiamato barnevillei viene quindi dichiarato
nuova specie con il nome di goriciensis). Di nuovo FRANZ (1971b: 293)
afferma l’isolamento specifico di barnevillei e harwoodianus; BESU-
CHET (1989: 116) torna invece a dichiarare la sinonimia tra poweri e
harwoodianus. Con tutta probabilità il nome della specie che ci occupa
è poweri: stando alle descrizioni e ai disegni pubblicati non sembrano
infatti sussistere differenze tra barnevillei, harwoodianus e poweri.
80 G. CASTELLINI
Un altro possibile sinonimo di power: è densipilis (Croissan-
deau, 1897) (FRANZ 1961b: 16) che in nulla sembra differire dalle
tre specie qui richiamate.
Stenichnus pusillus (Miller & Kunze, 1822)
FRANZ 1960b: 333.
Cekia. “Bohémia” (Rodt), Ces Brod (Rambousek), Karany (Joukl).
Italia. Lombardia: Barbasso (MN) (Scaglioni) PC, Pietole (MN)
(Scaglioni) PC, Pontemerlano (MN) (Scaglioni) BF. Friuli-Venezia
Giulia: Cividale del Friuli (UD) (Andreini) MF. Veneto: Altino (VE) (Zec-
chini) MV, Laguna Veneta (VE) (Giordani Soika) MV, Marghera (VE) (leg.?) MV
(Bucciarelli) MV, Mestre (VE) (Zecchini) MV, S. Giuliano [Venezia] (VE) (Meggio-
laro) MV (Zecchini) MV. Emilia-Romagna: Punta Alberete (prov.?) (Min-
gazzini) AM. Toscana: Pratolino (FI) (Bordoni), Padule di Fucecchio (FI),
Lago dell’Accesa (GR) (Bordoni), Osa/Campo Regio (GR), Osa/La Selva (GR),
Poggio Cavallo [Grosseto] (GR) (Andreini) MF, Torre del Lago (LU), Migliarino
(PI), Castelmartini (PT), Iesa (SI). Puglia: Torre Testa (BR) (Montemurro)
FM, Mar Piccolo [Taranto] (TA) (Montemurro) FM. Basilicata: Policoro
(MT) (Angelini) (Montemurro) FM.
Bulgaria. Burgas (Rambousek).
Edeago: figg. 84, 85 e 86.
La popolazione presente nell’isola greca di Corfù, descritta (FRANZ
1971c: 70) come pusillus gonicus Franz, 1971, mostra caratteri edeagici
probabilmente sufficienti a.giustificarne l'autonomia specifica rispetto
alla sottospecie nominativa: stando al disegno che l’autore ne forni-
sce, non si tratterebbe di differenze da interpretare come variazioni di
dettaglio nell’ambito di una medesima conformazione, di uno stesso
impianto fondamentale, bensì di sostanziali diversità di struttura.
In letteratura figurano alcuni sinonimi di puszllus, variamente
distribuiti fra 1 diversi autori (REITTER 1881: 568, CROISSANDEAU
1897: 427, GANGLBAUER 1899: 39, Csiki 1919: 37): minutus (Gyl-
lenhal, 1827), flavicornis (Motschulsky, 1845), spinimanus (Mot-
schulsky, 1845), steveni (Kolenati, 1846), crassimanus (Reitter, 1880),
kamberskyi Reitter, 1889.
Stenichnus scutellaris (Muller & Kunze, 1822)
FRANZ 1960b: 341.
Francia. Provence-Alpes-Còte d’Azur: Bras (Tronquet).
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 81
Cekia. “Bohemia” (Rambousek), Brno (Prudek) PH, Cesky Brod (Stérba),
KarlStejn (Rous), Ladna (Prudek) PH, Liblice (Rambousek), Mednik (Rambousek),
Neratovica (Rous), Pouzdrany (Prudek) PH.
Slovacchia. Jursky Sur (Hlavaé) PH, Ko$ice (Hlavaé) PH, Malacky (Prudek)
REI
Italia. Piemonte: Ceresole d’Alba (CN) (Delmastro) GD, Cameri (NO)
(Pescarolo) MC, Pombia (NO) (Pescarolo) MC, Pavone Canavese (TO) (Delma-
stro) GD, Torino (TO) (Delmastro) GD. Lombardia: Ispra (VA) (Ratti).
Wi eu tf pa Stefano : d’Aveto (GE) (Andreini) MF. Emilia-
Romagna: Riolo Terme (RA) (Mingazzini) AM.
Croazia. Istria: Monte Maggiore (Andreini) MF.
Edeago: fig. 82.
Stenichnus truncatus (Coquerel, 1860)
OrousseT 1998a: 244.
Italia. Sicilia: Isola di Favignana (TP) (Poggi) MG, Isola di Maréttimo,
Il Passo (TP) (Mei) MG (Osella) MG, Pizzo Capraro (Poggi) MG, Isola di Pantel-
leria, Bagno dell'Acqua (TP) (Poggi) MG.
Algeria. Tiaret (Vauloger).
Edeago: fig. 77.
Il lectotypus della specie viene designato da OROUSSET (1998a:
244) il quale, nella medesima occasione, ne accerta la prevalenza sino-
nimica su protervus (Coquerel, 1860). A protervus, specie descritta
del Nordafrica, fa riferimento FRANZ nel descrivere quattro specie,
rifensis Franz, 1960, holdhausi Franz, 1960, balearicus Franz, 1961
e consanguineus Franz, 1961, che dichiara assai simili a protervus,
precisando fra l’altro che holdhausi potrebbe ritenersi semplicemente
una razza di protervus; le quattro specie abbisognano di qualche
maggiore approfondimento sul piano morfologico, dal momento che
non sembrano presentare caratteri diacritici sufficienti a giustifi-
carne l'autonomia tassonomica da protervus (e quindi da truncatus):
l’edeago, pur mostrando qualche inevitabile diversità di dettaglio, è
lo stesso, tanto nell’architettura generale quanto nel disegno delle
diverse componenti; rifensis è descritta del Marocco (FRANZ 1960b:
298), holdhausi di varie località della Sicilia (FRANZ 1960b: 302),
balearicus dell’ Isola di Maiorca (FRANZ 1961b: 21), consanguineus del
Marocco (FRANZ 1961b: 22). Stando alle evidenze della letteratura,
nella stessa condizione sarebbe andalusiacus (Reitter, 1884), descritta
82 G. CASTELLINI
79590
784
83 *
80 *
NAVOÒO
82%
810
Figg. 77-83: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of) Stenichnus: 77 — trun-
catus (Isola di Favignana); 78 — godarti (Bulhary); 79 — pelliceus (Fiume Lato); 80 — poweri
(Alta Val Tiberina); 81 — egregius (Lippiano); 82 — scutellaris (Ispra); 83 — damryi (Monti
Cimini). Scala (scale): 0, 1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 83
dell’ Andalusia (Franz 1960b: 290). Un’unica specie, truncatus,
sembra dunque abitare il Nordafrica, la costa meridionale della peni-
sola iberica, le Baleari, la Sicilia e le diverse piccole isole; rifenszs,
holdhausi, balearicus, consanguineus e andalusiacus ne appaiono pro-
babili sinonimi. Un sinonimo di truncatus accertato da OROUSSET
(1998a: 244) è furtivus (Coquerel, 1860), specie descritta anch'essa
del Nordafrica.
Negli esemplari delle stazioni qui sopra segnalate si possono
osservare elementi di variabilità esomorfologica a livello popolazio-
nale, nel quadro di una uniformità edeagica del tutto costante: gli
esemplari di Favignana e Maréttimo sono lievemente più gracili e di
forme più arrotondate, con una colorazione rosso-giallastra, e ornati
di una pubescenza lunga, eretta o semieretta; quelli di Pantelleria e
di Tiaret sono invece più compatti e robusti, di colore bruno scuro
e con pubescenza breve e coricata; la dilatazione dei femori ante-
riori, presente e molto sviluppata nei dd di Favignana, Marèttimo e
Tiaret, è invece del tutto assente in quelli di Pantelleria.
Microscydmus nanus (Schaum, 1844)
FRANZ 1971b: 294.
Austria. O'b'eròsterreleh: Linz (Priesner).
Cekia. Bilichov (Prohàzka), Praha (leg.?).
Slovacchia. Nizny Komarnin (Hlavac) PH.
Itaha. Piemonte: Oropa (BI) (Costa).. Lombardrac” Incudine
(BS) (Zoia) SZ, Bocca d’Orimento (CO) (Costa), Val Masino (SO) (Mariani).
Liguria: Altare(SV)(Bordoni). Toscana: Camaldoli (AR) (Andreini) MF,
Monte Penna (AR) (Andreini) MF, Pergine (AR) (Andreini) MF, Monte Calvana
(PO) (Magrini), Montagnola Senese (SI). Umbria: Lippiano (PG) (Andreini)
MF. Lazio: Monti della Tolfa (RM). Puglia: Foresta Umbra (FG).
Calabria: Monte Volpintesta (CS) (Zoia) SZ, Cittanova (RC) (Montemurro)
FM. Sardegna: Aritzo (NU), Sorgono (NU).
Grecia. Epiro: Metsovo (Castaldo, Rossi & Sabatini).
Edeago: fig. 89.
Telitagma: fig. 90.
La tavola dicotomica proposta da FRANZ (1971b: 293) distin-
gue due specie, nanus (Schaum, 1844) e minimus (Chaudoir, 1845),
entrambe presenti nell'Europa centrale e meridionale. I caratteri
A G. CASTELLINI
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Figg. 84-90: Stenichnus: 84 — pusillus, edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view)
(Osa/La Selva); 85 — pusillus, edeago in vista dorsale, sacco interno estroflesso (aedea-
gus with internal sac everted, dorsal view) (Pontemerlano); 86 — lo stesso in vista laterale
(same, lateral view); 87 — helferi, edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view) (Giun-
carico); 88 — bicolor, edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view) (Crevoladossola).
Microscydmus nanus: 89 — edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view) (Linz); 90
- telitagma in vista ventrale (telitagma in ventral view) (Bilichov). FB forame basale (ba-
sal foramen), FD finestra dorsale (dorsal window), LDo lama dorsale (dorsal lama), PD
processo dorsale (dorsal process). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 85
posti a discriminante tra i due taxa appaiono estremamente evane-
scenti, nonché, per quanto è possibile osservare, di incerta apprez-
zabilita; ancora a detta di FRANZ gli edeagi delle due specie sono
conformi (“ubereinstimmend”) tranne che per alcuni elementi di
dettaglio, a mio avviso insignificanti. Ciò stante, minimus e nanus
sono probabilmente una sola specie. Anche CROISSANDEAU (1898:
105) ritiene minimus sinonimo di nanus, insieme a suturellus (Mot-
schulsky, 1852); a tali sinonimi CSIKI (1919: 56) aggiunge dal canto
suo exilis (Schaum, 1841). Assai prossimo a nanus, e da questo non
separabile nei caratteri dell’edeago, sembra essere gregarius Kurba-
tov, 1988, descritto della Russia orientale (Provincia Autonoma degli
Ebrei) (KURBATOV 1988: 1743).
Euconnus bedeli Reitter, 1884
FRANZ 1964: 174; FRANZ 1971b; 296. KARAMAN 1973: 57.
Italia. Piemonte: Cravanzana (CN) (Osella). Liguria: Aquila di
Arroscia (IM) (Gardini), Nava (IM) (Solari) MF, Colle di Melogno (SV) (Gardini).
Edeago: fig. 109.
Telisternite: fig. 123.
Il tipo della specie, descritta delle Alpi marittime, è stato analiz-
zato nella morfologia dell’edeago da FRANZ (1964: 174).
Euconnus cephalonicus Karaman, 1973
KARAMAN 1973: 49.
Grecia. Epiro: Kalivia (Zoia) SZ, Kastanià (Zoia) SZ.
Edeago: fig. 98.
Telisternite: fig. 120,
Euconnus claviger (Muller & Kunze, 1822)
BINAGHI 1956: 74; FRANZ 1971b: 298, fig. 13 nec 14; KARAMAN 1974: 128.
Austria. Graz (Franz), Linz (Priesner).
Cekia. Hluboka (Machulka), Pouzdrany (Prudek) PH.
86 G. CASTELLINI
Slovacchia. Kosice (Rous) (Koniar) PH.
Italia. Lombardia: Bosco della Fontana [Marmirolo] (MN) (Mason)
BF. Liguria: Creto (GE) (Gardini), Altare (SV) (Bordoni). Toscana: Ca-
maldoli (AR) (Andreini) MF, Gràssina (FI) (Bordoni), Castell’Azzara (GR), Prata
(GR), Sticciano (GR), Camaiore (LU), Pania della Croce m 900 [Alpi Apuane]
(LU) (Bramanti) BR, Pianosinatico (PT), Torri (PT), Val di Farma (SI/GR).
U m b ri a: Lippiano (PG) (Andreini) MF. Basilicata: Policoro (MT)
(Montemurro) FM.
Edeago: fig. 100. I due processi uncinati che compaiono nel
sacco interno non sono retinacoli, non sono cioè organi di aggancio
secondo quanto ipotizza BINAGHI (1956: 77) a proposito di pragen-
sis; come è possibile constatare agendo meccanicamente sull’edeago,
essi non sono capaci di rotazione verso l'esterno indipendentemente
Puno dall’altro, ma possono semplicemente spostarsi in direzione
longitudinale accompagnando l’estroflessione del sacco interno e
mantenendo inalterata la loro reciproca posizione.
L’edeago della specie è figurato da BINAGHI (1956: 74) e dalla KARA-
MAN (1974: 131); FRANZ (1971b: 298) riproduce il disegno di BINAGHI.
E. cornutus (Saulcy, 1863): descritto originariamente come Scyd-
maenus, CsiKI. (1919: 59) ne modifica il nome in cornutor, stante
la preesistenza di uno Scydmaenus cornutus Motschulsky, 1844, ma
lo stesso CSIKI lo colloca tra gli Euconnus, così come avevano fatto
REITTER (1881: 573), CROISSANDEAU (1898: 116) e GANGLBAUER
(1899: 45) e come farà successivamente FRANZ (1957: 234, 236),
tutti mantenendo il nome inizialmente proposto da Saulcy. Il primo
edeago pubblicato si deve a BINAGHI (1956: 75); come già affermato
da CROISSANDEAU (ibid.), appare verosimile che cornutus sia la stessa
cosa di claviger; per ammissione dello stesso BINAGHI, nessun ele-
mento esomorfologico consente di separare i due taxa, mentre le
differenze rilevabili nei caratteri edeagici addotte a sostegno della
separazione sono davvero insignificanti.
E. pragensis Machulka, 1923: la ridescrizione di BINAGHI (1956:
76) è basata su di un paratypus, per cui la corrispondenza tra nome
e taxon può ritenersi verificata per quanto attiene alla morfologia
dell’edeago. ‘Tanto nella descrizione originale (MACHULKA 1923: 70)
quanto nell’analisi di BiNAGHI (1956:. 76) le differenze esomorfolo-
giche rispetto a claviger appaiono molto tenui, se non addirittura
trascurabili; nei disegni di edeago prodotti da BINAGHI (ibid.) e da
FRANZ (1971b: 299, sacco interno estroflesso) si può invero osservare
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 87
qualche diversità nella forma dei due processi uncinati che costitui-
scono la più evidente fra le strutture del sacco interno: come rileva
BINAGHI, è una diversità che consiste in una più accentuata curvatura
del tratto terminale dei due processi ma che, con tutta obiettività,
appare insufficiente a giustificare la separazione. Con molta proba-
bilità, claviger e pragensis sono una sola specie. Gli argomenti portati
da BLATTNY (1930: 14-20) a sostegno della distanza specifica tra 1
due taxa si fondano su di una serie di misure delle diverse compo-
nenti somatiche (le strutture copulatrici sono escluse dall’indagine),
e sono pertanto di significato semplicemente popolazionale.
E. pragensis maderae Franz, 1962 è una sottospecie descritta su
di un unico esemplare proveniente da Madera e sarebbe separabile
“dalla forma nominativa soltanto per piccole differenze nella strut-
tura dell'apparato copulatore maschile”; la figura di edeago presen-
tata in Franz; 1962: 235.6) pero: quella stesea, chic sara fionnia per
pragensis s.str. in FRANZ 1971b: 299. La sottospecie appare manife-
stamente infondata.
E. rhodensis Franz, 1966, descritto dell’Isola di Rodi: nei carat-
teri dell’ edeago (FRANZ 1966b: 567) è impossibile riconoscere ele-
menti di diversita di qualche importanza rispetto a claviger; emerge
quindi come assai verosimile la sinonimia tra rhodensis e claviger.
E. barbatulus Reitter, 1881, del Caucaso: BINAGHI (1956: 77) ha
esaminato un esemplare del Caucaso proveniente dalla collezione
Croissandeau ed etichettato “barbatulus Reitter”, riconoscendolo
però come un d di pragensis; non è dunque da escludere che barba-
tulus, pragensis e claviger siano una sola specie. CROISSANDEAU (1898:
115) già aveva ammesso la sinonimia tra barbatulus e claviger.
Un sinonimo di claviger presente in letteratura (REITTER 1881:
573) è denticornis Thomson, 1862.
Euconnus delmastroi n. sp.
Holotypus d: Italia, Piemonte: Castelmagno m 1650 (CN), leg. G.B. Del-
mastro 9.VI.1997, GD. Paratypi 1 6 1 &: Italia, Piemonte: Castelmagno m
1650 (CN), leg. G.B. Delmastro 27.V.1997, GD. Paratypus d: Italia, Piemonte:
Castelmagno m 1650 (CN), leg. G.B. Delmastro 17.VI.1994, GC.
Lungh. 1,41-1,46 mm. Snello, allungato; giallo rossastro scuro;
tegumenti lucidi e brillanti, senza traccia di punteggiatura (a parte
88 G. CASTELLINI
i punti di attacco delle chete, peraltro lievissimi); pubescenza gialla,
rada, breve, semiaderente, sottile sulle elitre, appena più densa su
capo e pronoto.
Capo (largh. 0,23-0,25 mm compresi gli occhi; lungh. 0,26-0,27
mm dall’occipite al margine anteriore della fronte) triangolare, for-
temente ristretto verso l’occipite, con 1 lati lievemente arrotondati;
vertice appena convesso; occhi piccoli (non più di 5 o 6 ommatidi),
non sporgenti; antenne (lungh. 0,67-0,69 mm) prive di caratteri par-
ticolari, con clava poco distinta di quattro articoli.
Pronoto (largh. 0,29-0,30 mm; lungh. 0,36 mm) convesso, con
la massima larghezza la terzo anteriore, debolmente ristretto verso la
base, con 1 lati diritti; base con tre brevissime carenule longitudinali,
una centrale appena accennata e due laterali: lo spazio compreso a
ciascun lato tra la carenula laterale e quella centrale è occupato da
una fossetta rotonda esterna e da una leggera depressione interna.
Elitre (largh. 0,51-0,54 mm prese insieme; lungh. 0,75-0,80 mm
alla sutura) in forma di ovale allungato, decisamente attenuate alle
due estremità, appena convesse sul disco, con la massima larghezza
posta appena anteriormente alla metà della lunghezza, ciascuna con
una fossetta basale; callo omerale assente.
Zampe: femori clavati, decisamente gli anteriori, debolmente gli
altri.
Edeago: figg. 92, 93 e 94. Nei tre dd della serie esaminata il
lobo mediano si presenta fortemente divaricato rispetto al tegmen,
cioè sollevato dorsalmente rispetto alla lama distale (figg. 93 e 94),
alla quale, nella generalità delle specie, è invece: appoggiato o molto
vicino; la misura della divaricazione non è la stessa nei tre esem-
plari; in due di essi al momento della preparazione l’edeago era
estroflesso dall’addome; ciò verosimilmente indica la presenza di un
fenomeno di contrazione muscolare associato ad un aumento della
pressione interna prodottosi al momento della morte; nulla pertanto
che attenga alla morfologia dell’organo.
Telisternite: fig. 114.
Affinità. Per 1 caratteri esomorfologici e per la struttura gene-
rale dell’edeago la nuova specie appare prossima ad aelurus Bona-
dona, 1950, descritta delle Alpi marittime francesi; l'autonomia
tassonomica di delmastroi rispetto ad aelurus è tuttavia sostenuta
da una facies decisamente più snella ed allungata, dalla forma del
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 89
lobo mediano, assai più largo e attenuato solo nel quinto distale, dal
profilo dell’apice della lama distale, non arrotondata ma brevemente
dilatata ai lati, dalla forma della capsula basale, più breve e schiac-
ciata in senso antero-posteriore, dalla maggiore complessità del sacco
interno. È il caso di notare, in via accessoria, come il locus typicus
di aelurus (Grasse) e quello di delmastroi (Castelmagno) giacciano su
versanti opposti della catena alpina.
Derivatio nominis. La nuova specie è dedicata a Gio-
vanni Battista Delmastro (Museo Civico di Storia Naturale, Carma-
gnola) per i motivi esposti sub Scydmoraphes delmastrot.
Euconnus denticornis (Miller & Kunze, 1822)
FRANZ 1964: 159, fig. 16; FRANZ 1971b: 301; KARAMAN 1974: 140.
Austria. “Carinthia” (Klimsch).
Cekia. Bilichov (Prochazka), Kré [Praha] (Rambousek), Zbrslav (Strejéek).
Slovacchia. Remet-Hamry (Strejéek).
Italia. Piemonte: Cinzano (TO) (Osella), Volvera (TO) (Delmastro)
GD. Liguria: Altare (SV), Mallare (SV) (Troiano & Zoia). Lombardia:
Gandellino (BG) (Focarile) AF, Collio (BS) (Monguzzi) RM, Montorfano (CO)
(Costa), Rivalta (MN) (Scaglioni) (Cornacchia). V e n e t o: Cansiglio (BL) (Bra-
giato) MV. Toscana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF, Tavolaia (FI)
(Bordoni) AB. Montieri (GR), Fornovolasco (LU), Ponte Stazzemese (LU), Padule
di Bientina (PI) (Fusi) MF, S. Rossore (PI). Lazio: Colli Albani (RM) (Foca-
rile) AF. Basilicata: Policoro (MT) (Montemurro) FM.
Slovenia. Postumia (Cadamuro).
Edeago: fig. 96.
Welistemiteittio); 127.
E. robustus Reitter, 1881, del Caucaso: dal disegno di edeago
fornito dalla KARAMAN (1974: 135) e da FRANZ (1975: 33) si desume
che, in buona sostanza, la specie differisce da denticornis solo per
qualche insignificante dettaglio nelle componenti del sacco interno;
la sinonimia tra robustus e denticornis sembra pertanto assai proba-
bile.
E. dodecanicus Franz, 1966: l’edeago presentato da FRANZ (1966b:
568) è sostanzialmente uguale a quello di denticornis; la specie,
descritta dell’isola di Rodi, appare come un verosimile sinonimo di
denticornis.
90 G. CASTELLINI
Figg. 91-97: Edeago di (aedeagus of) Euconnus: 91 — similis, in vista dorsale (dorsal view )
(Bobbio Pellice); 92 — delmastroi, in vista dorsale (dorsal view) (Castelmagno); 93 — delma-
strot, in vista dorsolaterale, lobo mediano sollevato (dorsolateral view, median lobe not at
rest) (Castelmagno); 94 — delmastrot, in vista laterale, lobo mediano sollevato (lateral view,
median lobe not at rest) (Castelmagno); 95 — motschulskyi, in vista dorsale (dorsal view)
(Isola Santa); 96 — denticornis, in vista dorsale (dorsal view) (Montorfano); 97 — rettteri, in
vista dorsale (dorsal view) (Soéi). CB capsula basale (basal bulb), CE cercine basale (basal
vib), LDi lama distale (distal lama), LM lobo mediano (median lobe), MC membrana
connettrice (connecting membrane), PA paramero destro (right paramere), PP piastra di
pressione (pressure plate), SI strutture del sacco interno (internal sac structures). Scala
(scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 91
E. pararobustus Franz, 1975: l’edeago della specie, descritta del
Caucaso (FRANZ 1975: 34), è uguale a quello di robustus; non sem-
brano dunque sussistere elementi che possano giustificare la separa-
zione di pararobustus da robustus (e quindi da denticornis).
E. pseudorobustus Franz, 1986: descritta del Caucaso (FRANZ
1986: 41); il disegno che illustra la diagnosi è di un edeago visto di
tre quarti, il che rende meno agevole il raffronto con quelli dei taxa
di riferimento (robustus e pararobustus), che sono invece in vista ven-
trale; il disegno offre tuttavia elementi sufficienti per stimare come
possibile la sinonimia tra pseudorobustus, pararobustus e robustus (e di
conseguenza denticornis).
Due specie sono già state ricondotte in sinonimia di denticornis:
suvamensis Reitter, 1881 e solari Reitter, 1904 (KARAMAN 1974: 127,
142). Altre due specie compaiono in letteratura come sinonimi di
denticornis: ruficornis (Denny, 1825) (CROISSANDEAU 1898: 121, REIT-
TER 1909: 227, CsikI 1919: 43) e dennyi (Stephens, 1832) (REITTER
1909: 227, Csr 1919743):
Euconnus duboisi Méquignon, 1929
Euconnus Duboist Méquignon, 1929: BINAGHI 1956: 70. Tipo: Versailles.
Euconnus duboisi eksilis Vit, 1999: Vir 1999: 67. Tipo: S. Miguel, Acores (n. syn.).
Euconnus unicus Franz, 1957: FRANZ 1957: 234. Tipo: Pontevedra (n. syn.).
Euconnus unicus lindbergi Franz, 1962: FRANZ 1962: 235. Tipo: Madeira (n. syn.).
Euconnus mussardi Franz, 1962: FRANZ 1962: 233. Tipo: Tiflet (n. syn.).
L'identità della specie è certa: l’edeago pubblicato da BINAGHI
(1956: 71) appartiene infatti ad un esemplare topotipico, fornito a
Binaghi da Auguste Eugène Méquignon, autore della specie.
E. unicus Franz, 1957: specie descritta della Spagna occiden-
tale (Galizia), è la stessa cosa di duboisi; la descrizione originale è
corredata da un disegno di edeago in vista di tre quarti, privo di
qualsivoglia dettaglio interno (di fatto un anonimo guscio vuoto),
ma la successiva descrizione di unicus lindbergi, accompagnata da un
disegno appropriato, consente di valutare agevolmente la totale con-
formità morfologica tra unicus e duboist.
E. unicus lindbergi Franz, 1962: descritta su tre esemplari del-
Isola di Madera, in nulla si differenzia, per dichiarazione dello
92 G. CASTELLINI
stesso autore, dalla sottospecie nominativa, ma è giustificata dalla
presenza di tre chete apicali a ciascun paramero in luogo delle due
ordinarie. La sottospecie è manifestamente insostenibile.
E. mussardi Franz, 1962, del Marocco: si caratterizza per essere
“sia esternamente che nella struttura dell'apparato copulatore
maschile straordinariamente simile ad unicus, ma considerevolmente
più piccolo” (FRANZ 1962: 233); è appena il caso di rimarcare come
la statura non possa costituire elemento di discriminazione a livello
di specie.
E. duboisi eksilis Vit, 1999, descritta come razza locale su tre
esemplari raccolti in una delle isole Azzorre, si distingue dalla sot-
tospecie nominativa per essere di statura lievemente inferiore e per
avere l'armatura interna dell’edeago meno sviluppata, anche se della
stessa forma; la difformità di qualche particolare morfologico non
supportata da materiale di indagine in congrua quantità e accom-
pagnato da adeguate connotazioni geonemiche non è a mio avviso
sufficiente a giustificare la separazione tassonomica.
Italia. Toscana: Padule di Fucecchio (FI). Puglia: Mar Piccolo
(TA) (Montemurro) FM. Basilicata: Policoro (MT) (Montemurro) FM.
Edeago: fig. 102.
Telistennite: fig, 11/3;
Euconnus fimetarius (Chaudoir, 1845)
FRANZ 1971b: 301; KARAMAN 1974: 133; OroussET 1991: 91 (confusus).
Italia. Piemonte: Romagnano Sesia (NO) (Pescarolo) MC, Carmagnola
(TO) (Delmastro) GD. Veneto: S. Giuliano [Venezia] (VE) (Meggiolaro).
Toscana: ‘Torre del Lago (LU). Puglia: Fiume Lato (TA) (Angelini),
Taranto (TA) (Montemurro) FM.
Edeago: fig. 110.
TRelistenmite: dag, 42/5:
Il tipo della specie è probabilmente perduto; in tal senso si
esprime OROUSSET (1991a: 91), il quale comunque ammette la sinoni-
mia tra fimetarius e confusus (Brisout, 1861), designando il lectotypus
del secondo.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 93
V
a 1024
Figg. 98-104: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of) Euconnus: 98 — ce-
phalonicus (Kalivia); 99 — longulus (Gandellino); 100 — claviger (Castell’Azzara); 101 — pu-
bicollis (Altare); 102 — duboisi (Padule di Fucecchio); 103 — wetterhalli (Roma); 104 — in-
trusus (Policoro). AS ampolla seminale (seminal ampulla), LM lobo mediano (median
lobe), MC membrana connettrice (connecting membrane). Scala (scale): 0,1 mm.
94 G. CASTELLINI
Euconnus hirticollis (Illiger, 1798)
FRANZ 1971b: 301; KARAMAN 1974: 132.
Francia. Îlede- France: Bray (Tronquet), Moret (Tronquet), Noisel
(‘Tronquet).
Cekia. BOhmer Wald (leg.?), Celakovice (leg.?), Usti nad Labem (Naplov?).
Slovacchia. Latorica [fiume] (Hlavàè) PH, Trnava (Roubal), V. Zitni Ostrov
(Roubal).
Italia. Veneto: S. Giuliano [Venezia] (VE) (Meggiolaro) (Zec-
chini) MV. Friuli-Venezia Giulia: Lago di Doberdò (GO) (Zoia)
SZ. Piemonte: Volvera(TO)(Delmastro) GD. Lombardia: Pozzolengo
(BS) (Scaglioni) PC, Barbasso (MN) (Scaglioni) PC, Formigosa (MN) (Scaglioni)
PC, Mantova (MN) (Cornacchia) PC, Mortara (PV) (Pescarolo) MC. Emilia-
Romagna: Pineta di S. Vitale (RA) (Mingazzini) AM, Bassa del Bardello
(prov.?) (Rossi) AB, Punta Alberete (prov.?) (Mingazzini) AM. Toscana: Gràs-
sina (FI) (Bordoni), Lago di Sibolla (FI) (Bordoni) AB, Le Cerbaie (FI) (Bordoni)
AB, Padule di Fucecchio (FI), Strada in Chianti (FI) (Bordoni), Istia d’Ombrone
(GR), Osa/Campo Regio (GR), Pian d' Alma (GR), Migliarino (PI), Padule di Bien-
tina (PI) (Fusi) MF (Bordoni), Chiesina Uzzanese (PT) (Bordoni).
Grecia. Epiro: Amphitea (Castaldo, Rossi & Sabatini).
Edeago: figg. 112 e 113.
Welistermite: tre. 122.
REITTER (1881: 577) e CROISSANDEAU (1898: 138) indicano subtilis
(Grimmer, 1841) come sinonimo di /irticollis; CROISSANDEAU (ibid.)
e GANGLBAUER (1899: 47) annotano un altro sinonimo, sanguinipennis
Reitter, 1881.
Euconnus intrusus (Schaum, 1844)
FRANZ 1957: 231; FRANZ 1960a: 15; KARAMAN 1974: 130.
Italia. Puglia: Fiume Lato (TA) (Angelini). Basilicata: Policoro
(MT) (Montemurro).
Russia. Cerkessia: Soci (Rous).
Edeago: fig. 104.
Welistenmite: tie, 117.
Alla ssp. schaumi (Lucas, 1849) vengono ascritte da FRANZ (1960a:
16) alcune popolazioni di Spagna, Ibiza e Marocco, ma il successivo
esame del tipo di schaumi (FRANZ 1964: 177) mostra che questo altro
non è che una forma intermedia tra intrusus s.str. e intrusus schaumi
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 95
sensu Franz; la validità di schaumi viene comunque confermata “per
non creare nuovi sinonimi” (“um nicht neue Synonima zu schaf-
fen”). La ssp. schaumi appare chiaramente infondata.
Due taxa considerati da CROISSANDEAU (1898: 140) e da CSIKI
(1919: 55) sinonimi di intrusus sono tritomus (Kiesenwetter, 1851)
e abditus (Coquerel, 1860), il secondo giudicato anche da REITTER
(1881: 578) sinonimo di intrusus.
Euconnus longulus Halbherr, 1890
SCHWEIGER 1958: 383.
Italia. Lombardia: Gandellino (BG) (Focarile) AF, Polaveno (BS)
(Zoia). Veneto: Cansiglio (BL) (Bragiato) MV, Falcade (BL) (Costa), Mel (BL)
(Zoia & Latella) SZ, S. Pietro di Barbozza (TV) (Ratti) MV, Monte Grappa (VI).
Edeago: fig. 99.
Telisternite: fig. 115.
La descrizione originale (HALBHERR 1890: 5) non contiene ovvia-
mente nessun cenno ai caratteri dell’edeago. I] primo ad affrontare
l'argomento è SCHWEIGER, il quale pubblica in due diverse occasioni
(1958: 383 e 1961: 362) un edeago disegnato in maniera alquanto
sommaria.
Due specie presenti in letteratura, riviste o proposte dallo
stesso SCHWEIGER, appaiono probabili sinonimi di /ongulus, dato che
l’edeago è lo stesso, tanto nei lineamenti fondamentali quanto nei
dettagli:
- helenae Flach, 1891 (ScHwEIGER 1961: 360): si distinguerebbe
da longulus per la forma dell’estremità distale del lobo mediano, che
è “largamente arrotondata” anziché “impercettibilmente troncata”,
ciò che appare decisamente insufficiente per stabilire una distanza
tassonomica fra i due taxa; aggiungo che helenae è giudicato da GAN-
GLBAUER (1899: 53) sinonimo di longulus, ancorché sulla scorta della
sola morfologia esterna; dello stesso avviso è CSIKI (1919: 65);
- pseudolongulus Schweiger, 1961 (SCHWEIGER 1961: 363): l’edeago
differisce da quello di longulus solo per avere l'estremità distale del
lobo mediano insellata anziché diritta o arrotondata; anche in questo
caso non sembrano esservi elementi bastanti per sostenere l’autono-
96 G) CASTEBLINI
mia tassonomica di pseudolongulus rispetto a longulus.
CROISSANDEAU (1898: 152) pone longulus in sinonimia di reitteri
Saulcy, 1878, specie trattata altrove in queste note.
Euconnus microcephalus Reitter, 1881
KARAMAN 1973: 45.
Montenegro. Bocche di Cattaro (Matcha).
Edeago: fig. 107.
Telisternite: fig. 125.
La KARAMAN (1973: 47) riconduce petraeus Apfelbeck, 1911 in
sinonimia di microcephalus.
Euconnus motschulskyi (Sturm, 1838)
FRANZ 1966a: 237, fig. 5; FRANZ 1971b: 301; KARAMAN 1974: 134.
Italia. Piemonte: Gavi (AL) (Torti), Rodello (CN) (Delmastro & Mere-
galli) GD, Cinzano (TO) (Osella), Torino (TO) (Delmastro) GD. Lombardia:
Gandino (BG) (Costa), Oltre il Colle (BG), Val Caffaro m 1600 (BS) (Cornac-
chia) PC, Brunate (CO) (Costa), Pigra (CO) (Costa), Tavernerio (CO) (Costa).
Veneto: Bosco del Cansiglio (BL) (Meggiolaro), Gares (BL) (Costa), Mel (BL)
(Zoia & Latella) SZ, Padola (BL) (Bordoni), Monte Grappa m 1500 (VI), Conegliano
(TV) (Meggiolaro), Monte Pizzoc m 1500 (TV) (Cornacchia), S. Pietro di Barbozza
(TV) (Ratti) MV. Trentino-Alto Adige: Alpe Tognola [S. Martino di
Castrozza] m 2200 (TN) (leg.?) MV, Cima Valdritta m 1800 (TN) (Cornacchia) BF,
Lago d’Ampola (TN) (Cornacchia) BF, Monte Tremalzo m, 1800 (TN) (Cornacchia)
BF, S. Martino di Castrozza m 1450 (TN) (Montemurro) FM. Friuli-Venezia
Giulia: Stregna (UD) (Meggiolaro). Liguria: Monte di Portofino (GE)
(Andreini) MF, Piani di Praglia (GE) (Parodi), Pontedecimo (GE) (Andreini) MF,
Rapallo (GE) (Gardini & Zoia), Ruta (GE) (Dodero) MF, S. Stefano d’Aveto
(GE) (Dellacasa), S. Colombano Certènoli (GE) (Gardini), Fabiano (SP), Zignago
(SP) (Failla), Altare (SV), Colle di Melogno (SV) (Bordoni) (Zoia), Millesimo
(SV) (Zoia & Rey), Stella (SV) (Zoia), Urbe (SV) (Giusto), “Liguria” (Dodero)
MF. Emilia-Romagna: Lago Brasimone (BO), Madonna dell’ Acero m
1300 (BO), Pavullo Frignano (MO) (Montemurro) FM, Corniglio m 1500 (PR)
(Bruni & Guidi) BF, Borgo Rivola (RA) (Mingazzini) AM, Monte Mauro (RA?)
(Mingazzini), Sasso Leproso (RA?) (Mingazzini) AM, Zattaglia (RA) (Mingazzini)
AM. Toscana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF, Calleta (AR), Camaldoli
(AR), Passo Fangacci m 1200 (AR), Pratomagno (AR) (Andreini) MF, Sintigliano/
Pieve S. Stefano (AR) (Andreini) MF, Bivigliano (FI) (Bordoni), Cintoia (FI), Con-
suma (FI) (Bordoni), Figline Valdarno (FI) (Bordoni) AB, Firenze (FI) (Andreini)
MF, Firenzuola (FI), Gattaia (FI), Greve in Chianti (FI), Grezzano (FI) (Magrini),
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 97
106 *
105 *
1110
1107
109 *
Figg. 105-111: Edeago in vista dorsale di (aedeagus in dorsal view of) Euconnus: 105
— oblongus (Cardoso); 106 — oblongus (Monte Gottero); 107 — microcephalus (Bocche
di Cattaro); 108 — rutilipennis (Padule di Fucecchio); 109 — bedeli (Cravanzana); 110
— fimetarius (Venezia); 111 — styriacus (Falcade). Scala (scale): 0, 1 mm.
98 G. CASTELLINI
Monte Senario (FI), Palazzuolo sul Senio (FI) (Mingazzini), Passo del Muraglione
(FI) (Bordoni), Passo della Futa (FI), Reggello (FI) (Magini), Tosi (FI) (Bordoni),
Vallombrosa (FI), Boccheggiano (GR), Castell’ Azzara (GR), Gerfalco (GR), Meleta
(GR), Monte Bottigli (GR), Montebamboli (GR), Petriolo (GR), Poggio Ballone
[Grosseto] (GR) (Bastianini), Prata (GR), Sticciano (GR), Isola d'Elba (LI), Cardoso
(LU), Castelnuovo Garfagnana (LU) (leg.?) MF, Foce di Mosceta (LU) (Andreini)
MF, Fornovolasco (LU), Isola Santa (LU), Levigliani (LU) (Abbazzi), Ponte Staz-
zemese (LU), Stazzema (LU) (Andreini) MF, Tereglio (LU), Campo Cecina (MS),
Zeri (MS) (Rocchi), Miemo (PI) (Abbazzi), Monte Calvana (PO) (Magrini), Abetone
m 1200 (PT), Maresca (PT), Marliana (PT), Treppio (PT), Iesa (SI), Montagnola
Senese (SI), Monticiano (SI), Orgia (SI). Umbria: Lippiano (PG) (Andreini)
MF. Lazio: Campocatino (FR) (Meggiolaro), Filettino (FR), Albano Laziale
(RM) (leg.?), Ponte S. Pietro (VT), Selva del Lamone (VT). Marche: Genga
(AN) (Andreini) MF.
Slovenia. Kamno (Andreini) MF, Monte Taiano [Slavnik] (Drioli), Savinjske
Alpe (Rambousek).
Edeago: fig. 95.
Melisternive: fier 119:
In ossequio all’articolo 33.3.1 del vigente ICZN la grafia origi-
nale del nome della specie, mothoulskit, soccombe in favore di mot-
schulsRyi, 11 cui uso è assolutamente predominante in letteratura. A
motschulskyi sembrano da ricondurre quali sinonimi non pochi taxa,
tutti fondati sulla variabilità che si riscontra nel numero e nella
disposizione delle componenti del sacco interno, accompagnata, qua
e là, da qualche insignificante differenza nel profilo laterale del lobo
mediano o da qualche maggiore o minore accentuazione dei caratteri
della clava antennale del d; si tratta di una variabilità che, occorre
precisare, è per solito svincolata da riferimenti geonemici. Il numero
e la disposizione delle componenti del sacco interno sono dunque ele-
vati a principale causa tassonomica, trascurando il fatto che si tratta
di parti non sclerificate, membranose e quindi talora apprezzabili
con difficoltà oppure invisibili, elastiche, mobili e pertanto soggette
a mutamenti di posizione a seconda degli individui o delle popo-
lazioni assumendo forma diversa all’occhio dell’osservatore. È da
notare come gli autori ai quali dobbiamo riferire il maggior numero
di taxa sospetti non abbiano mancato di segnalare la variabilità del
sacco interno nell’ambito della specie: FRANZ (1978: 136) a proposito
di Riesenwetteri poggu e la KARAMAN (1974: 126) in motschulskyi e in
goerzensis quanto a numero e posizione delle componenti.
Richiamando le riflessioni esposte nelle pagine introduttive di
questo scritto, ecco che il taxon motschulskyi costituisce un chiaro
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 99
esempio di come l’attenzione alle piccole diversità, accolte in modo
acritico e senza averne valutato il reale o possibile significato, divenga
fonte di inaccettabile parcellizzazione tassonomica. Quanto alle sot-
tospecie presenti nell’elenco qui sotto, è da rimarcare come nessuna
di esse risponda ai criteri che dovrebbero presiedere alla creazione di
un taxon di rango infraspecifico.
Riassuntivamente, questo il dettaglio dei taxa in relazione con
motschulskyt per sinonimia possibile, probabile o già formalizzata in
letteratura:
Riesenwetteri (Kiesenwetter, 1851): FRANZ 1966a: 237, fig. 6 come
specie; FRANZ 1971c: 76; KARAMAN 1974: 136;
kiesenwetteri winneguthi Apfelbeck, 1907: FRANZ 1971c: 84; KARA-
MAN 1974: 138 come specie;
kiesenwettert miles Holdhaus, 1923: FRANZ 1971c: 82; KARAMAN
1974: 136 come sinonimo di italicus;
kiesenwetteri cotticus Franz, 1971: Franz 1971c: 80; KARAMAN
1974: 126 come specie;
kiesenwetteri salvettit Franz, 1971: Franz 1971c: 81; FRANZ 1976:
137, fig. 4; KARAMAN 1974: 126 come sinonimo di ztalicus;
Riesenwetteri judicariensis Franz, 1971: FRANZ 1971c: 77; KARAMAN
1974: 139, fig. 24 come specie;
Riesenwetteri tombeanus Franz, 1971: FRANZ 1971c: 77;
kRiesenwetteri bergamascus Franz, 1971: FRANZ 1971c: 79;
kiesenwettert poggi Franz, 1978: FRANZ 1978: 136;
puniceus Reitter, 1881: KARAMAN 1974: 142;
goerzensis Reitter, 1894: FRANz 1964: 158; FRANZ 1971b: 301;
KARAMAN 1974: 140;
kaufmanni Ganglbauer, 1899: FRANZ 1971c: 73; KARAMAN 1974:
142 come sinonimo di puniceus;
italicus Reitter, 1911: FRANZ 1971c: 75 come probabile sinonimo
senior di miles; KARAMAN 1974: 136 come sinonimo senior di miles;
toscanus Franz, 1966: FRANZ 1966a: 236; KARAMAN 1974: 135, fig. 17;
castellinii Franz, 1971: FRANZ 1971c: 71; Poggi 1975: 181; KARA-
MAN 1974: 137, fig. 19;
franzi Karaman, 1974: KARAMAN 1974: 126 istituito per una popo-
lazione della Carinzia giudicata distinta da Azesenwetteri.
100 G. CASTELLINI
FRANZ (1964: 160) pone skalitzkyi Croissandeau, 1893 in sino-
nimia di motschulsRyt.
Una specie la cui validità necessita probabilmente di qualche
approfondimento è pulcher Reitter, 1884 (BRENSKE & REITTER 1884:
53), 1 cui caratteri esomorfologici suggeriscono un’eventualita sino-
nimica rispetto a motschulskyi e che CROISSANDEAU (1898: 119) già
considera sinonimo di quest’ultimo. —
Euconnus oblongus (Sturm, 1838)
PEYERIMHOFF 1909: 193; MAcHULKA 1928: 59; FRANZ 1964: 174; KARAMAN 1973: 55;
DAFFNER 1987: 45.
Austria. Karnten: Jauernigg (Lokay).
Italia. Liguria: Monte di Portofino (GE) (Andreini) MF, Passo del Bocco
(GE) (Zoia & Rizzerio), Rapallo (GE) (Gardini & Zoia), Rezzoaglio (GE) (Zoia),
Monte Gottero (SP) (Zoia, Taiti & Rey), Altare (SV), Bardineto (SV) (Gardini &
Rizzerio), Colle di Melogno (SV). Lombardia: Val Brembana [fondo valle]
(BG), Bocca d’Orimento (CO) (Costa), Casasco d’Intelvi (CO) (Costa), Tavernerio
(CO) (Costa). Veneto: Bosco del Cansiglio (BL) (Costa) (Bragiato) MV, Fal-
cade (BL) (Costa), Monte Grappa m 1500 (VI). Friuli-Venezia Giulia:
Rocca Bernarda (UD) (Andreini) MF, Stregna (UD) (Cadamuro) MV. Emilia-
Romagna: Lago Brasimone (BO), Madonna dell’ Acero m 1300 (BO), Sorgenti
del 'Tevere (FO) (Andreini) MF, Foresta di Campigna (FC) (Andreini) MF. T o -
scana: Alpe della Luna (AR) (Andreini) MF, La Verna (AR) (Andreini) MF
(Martelli) MF, Passo dei Mandrioli (AR), Pieve S. Stefano (AR) (Andreini) MF,
Pratomagno (AR) (Papi), Castagno d’Andrea (FI), Monte Senario (FI) (Bordoni)
AB, Passo Sambuca (FI) (Mingazzini), Vallombrosa (FI), Bagno Petriolo (GR)
(Abbazzi), Boccheggiano (GR), Meleta (GR), Roccastrada (GR), Cardoso (LU),
Corfino m 1400 (LU) (Lab. Bosco Fontana) BF, Fornovolasco (LU) (Andreini) MF,
Isola Santa (LU), Monte Altissimo [Alpi Apuane] m 1200 (LU) (Parodi), Turrite
Cava (LU), Ponte Stazzemese (LU), Zeri (MS) (Rocchi), Larderello (PI), Abetone
m 1200 (PT), Maresca (PT), Iesa (SI), Monticiano (SI), Orgia (SI), Val di Farma
(SI/GR). Umbria: Lippiano (PG) (Andreini) MF. Marche: Carda (PS)
(Andreini) MF.
Slovenia. Bohiniska Bistrica (Monguzzi) RM, Goli Vrh (Rambousek), Kokra
(Rambousek), Savinjske Alpe (Rambousek).
Bosnia-Erzegovina. Lebr$nik-Cemerno m 1200 (Janak) PH.
Edeago: fig. 106.
Telisternite: fig. 116.
FRANZ (1964: 175) conferma la sinonimia, già ammessa da
CROISSANDEAU (1898: 145), GANGLBAUER (1899: 52) e Csiki (1919:
66), tra oblongus e gredleri Reitter, 1881.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 101
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Figg. 112-120: Euconnus hirticollis: 112 — edeago in vista dorsale (aedeagus in dorsal view)
(Padule di Fucecchio); 113 — edeago in vista dorsolaterale (aedeagus in dorsolateral view)
(Padule di Fucecchio). Telisternite in vista ventrale di (telisternite in ventral view of)
Euconnus: 114 — delmastroi (Castelmagno); 115 — longulus (S. Pietro di Barbozza); 116
— oblongus (Cardoso); 117 — intrusus (Fiume Lato); 118 — duboisi (Padule di Fucecchio);
119 — motschulskyi (Boccheggiano); 120 — cephalonicus (Kalivia). CB capsula basale (basal
bulb), CE cercine basale (basal rib), LDi lama distale (distal lama), LM lobo mediano
(median lobe), MC membrana connettrice (connecting membrane), PA paramero destro
(right paramere), SI strutture del sacco interno (internal sac structures). Scala (scale):
0,1 mm.
102 CCASTEMSINI
Due sottospecie, oblongus bosnicus Machulka, 1928 e oblongus pli-
tvicensis Machulka, 1928 sono state opportunamente ricondotte da
DAFFNER (1987: 47) in sinonimia di oblongus.
CsIKI (1919: 66) giudica pandellei (Fairmaire, 1859) sinonimo
di oblongus; di opposto avviso sono FRANZ (1957: 182) e DAFFNER
(1987: 46), 1 quali confermano pandellei come bona species.
Euconnus pubicollis (Miller & Kunze, 1822)
FRANZ 1971b: 297; KARAMAN 1973: 53.
Austria. Donnerskirchen (Franz), Wien (Pazourek).
Cekia. Bilichov (Prochazka), KarlStejn (Zoia) SZ, Ladna (Prudek) PH, “Mora-
via” (Melichar), Usti nad Labem (Strejékova), Zichoves [?] (Prochazka).
Slovacchia. Jursky Sur (Hlavaè) PH, Petrovce (Hlava¢é) PH (Koniar) PH, Pezi-
nok (Zoia) SZ, Remata (Strejéek).
Italia. Piemonte: Carmagnola(TO)(Delmastro)GD. Liguria: Rez-
zoaglio (GE) (Zoia), S. Colombano Certènoli (GE) (Gardini), Comuneglia (SP)
(Rizzerio & Zoia), Altare (SV) (Bordoni), Colle di Melogno (SV) (Zoia), Monte-
notte (SV).
Bosnia-Erzegovina. Jablanica (Fleischer) (Paganetti).
Edeago: fig. 101.
Telisternite: fig. 129.
CROISSANDEAU (1898: 147) propone alcuni sinonimi: schioedtei
(Kiesenwetter, 1851), navaricus Saulcy, 1870, distinguendus Saulcy,
1870 e laticeps Saulcy, 1870; dal canto suo FRANZ (1957: 184, 189,
194) considera specie valide schioedtei, navaricus e distinguendus,
mentre giudica laticeps sinonimo di distinguendus.
Euconnus reitteri Saulcy, 1878
Euconnus rettteri Saulcy, 1878: Vir & HLavAé 1998: 140. Tipo: Caucaso.
Euconnus kraussi Reitter, 1880: Vir & HLavAè 1998: 141. Tipo: Martkopi [Caucaso]
(n. syn.).
Il lectotypus di reztter: è stato designato da VIT (in VIT & HLAVAG
1998: 140); quello di kraussi da FRANZ (1982a: 171), poi confermato
da Vir & HtLavaAé (1998: 142). Le ridescrizioni e le illustrazioni,
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 103
invero eccellenti, delle due specie fornite da Vir & HLavAÈè (ibid.)
attestano in maniera del tutto chiara l’identità specifica dei due
taxa: le differenze rilevabili sono assai tenui, se non insignificanti,
e sono palesemente da ricondurre a semplice variabilità morfologica
con significato popolazionale o, al più, geonemico. Già la KARAMAN
(1973: 65) aveva considerato Rrausst una razza di rettteri, e lo stesso,
ancor prima, aveva fatto CROISSANDEAU (1898: 152).
Russia. Cerkessia: Soci (Rous).
Georgia. Meskisches Gebiet [Meshedskyj Chrebet] (Leder).
Edeaso:; fig: 97-
Telisternite: fig. 124.
I seguenti taxa sono giudicati da CROISSANDEAU (1898: 152) sino-
nimi di reitter1: dorotkanus Reitter, 1881, thomayi Reitter, 1881, argo-
stolius Reitter, 1884 e brenskeanus Reitter, 1884. Come ha dimostrato la
KARAMAN (1973: 30), altra cosa rispetto a reztteri è tuttavia dorotkanus; la
stessa autrice (1973: 43) riabilita anche thomayi come specie autonoma.
Euconnus rutilipennis (Miller & Kunze, 1822)
FRANZ 1971b: 301; KARAMAN 1974: 132.
Francia. Picardie: Blangy (Tronquet).
Austria. Oberòsterreich: Linz (Priesner).
Cekia. Rischio.
Slovacchia. Jursky Sur (Hlavaé) PH.
Italia. Piemonte: Carignano (TO) (Delmastro & Evangelista) GD,
Moncalieri (TO) (Delmastro) GD. Lombardia: Barbasso (MN) (Scaglioni)
PC. Toscana: Osmannoro (FI), Padule di Fucecchio (FI).
Edeago: fig. 108.
Telisternite: fig. 130.
Euconnus similis Weise, 1875
FRANZ 1971b: 300; KARAMAN 1974: 138.
Svizzera. Ticino: Monte S. Giorgio (Focarile) AF.
Italia. Piemonte: Pontechianale m 1900 (CN) (Delmastro) GD, Bobbio
Pellice m 1740 (TO) (Bassi & Delmastro) GD.
104 G. CASTELLINI
Bdeago: ig. 9 ly.
Melistemaute: tig, 12
Stando a quanto emerge dalla letteratura (FRANZ 1971b: 300,
KARAMAN 1974: 140), E. carinthiacus Ganglbauer, 1896 sembra un
possibile sinonimo di similis.
Euconnus styriacus (Grimmer, 1841)
FRANZ 1971b: 297; KARAMAN 1973: 44.
Italia. Lombardia: Oltre il Colle (BG), Monte Campo dei Fiori (VA)
(Focarile) AF. Veneto: Bosco del Cansiglio (BL) (Costa), Falcade (BL)
(Costa), Monte Grappa (VI). Trentino-Alto Adige: Val di Fiemme
(TN) (Focarile) AF.
Edeago: fig. 111.
Telisternite: fig. 131.
Euconnus wetterhalli (Gyllenhal, 1813)
FRANZ 1960a: 14; FRANZ 1971b: 299; KARAMAN 1974: 130.
_ Austria. “Carinthia” (Klimsch).
Cekia. Klatovy (Roubal), Jilové (leg.?), “Moravia” (leg.?).
Slovacchia. Hylov (Hlavaè) PH.
Italia. Piemonte: Caltignana (NO) (Pescarolo) MC, Romagnano Sesia
(NO) (Pescarolo) MC, Carmagnola (TO) (Delmastro) GD, Leinì (TO) (Osella),
Lombardore (TO) (Osella), Nomaglio (TO) (Focarile) AF, Volvera (TO) (Delma-
stro) GD. Lombardia: Boario Terme (BS) (Costa), Pozzolengo (BS) (Cor-
nacchia) PC, Montorfano (CO) (Costa), Lago di Annone (LC) (Costa), Gaggiano
(MI) (Monguzzi) RM, Barbasso (MN) (Scaglioni) PC (Scaglioni) BF, Castellaro
(MN?) (Cornacchia) BF, Cerese (MN) (Scaglioni) PC, Formigosa (MN) (Scaglioni)
BF, Lago Superiore (MN) (Cornacchia) PC, Mantova (MN) (Cornacchia) PC,
Marmirolo (MN) (Cornacchia) PC, Pietole (MN) (Scaglioni) PC, Porta S. Giorgio
(MN?) (Cornacchia) PC, Rivalta (MN) (Scaglioni) PC, S. Giacomo Po (MN) (Sca-
glioni) PC, S. Nicolò (MN?) (Scaglioni) PC, Soave Rio Freddo (MN) (Cornacchia)
PC, Mezzanino (PV) (Pescarolo) MC, Valeggio (PV) (Cornacchia) PC, Mossini (SO)
(Dioli), Passo dello Stelvio [pendici?] (SO) (Costa), Ispra (VA) (Ratti) MV, Lago
di Varese (VA) (Costa). Trentino-Alto Adige: Lago di Loppio (TN)
(Cornacchia) BF, Linfano (TN) (leg.?), Palù (TN) (leg.?), Rovereto (TN) (leg.?).
Veneto: Altino (VE) (Zecchini) MV, Campalto (VE) (Zecchini) MV, Laguna
Veneta (VE) (Giordani Soika) MV, Marghera (VE) (Bucciarelli) MV, Mestre (VE)
(Zecchini) MV, Punta Sabbioni [Venezia] (VE) (Ratti) MV, S. Giuliano [Venezia]
(VE) (Meggiolaro) (Zecchini) MV, Venezia (VE) (Zecchini) MV. Liguria:
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 105
121% 122 Vv An
1240.
das pa 1234 1 Na 777!
1260
125A
127 x n
ia 2
Figg. 121-131: Telisternite in vista ventrale di (telisternite in ventral view of) Euconnus:
121 — similis (Monte S. Giorgio); 122 — hirticollis (Padule di Fucecchio); 123 — bedeli
(Nava); 124 — reitteri (Meskisches Gebiet); 125 — microcephalus (Bocche di Cattaro); 126
— wetterhalli (Padule di Fucecchio); 127 — denticornis (Altare); 128 — fimetarius (Torre del
Lago); 129 — pubicollis (Altare); 130 — rutilipennis (Pisek); 131 — styriacus (Oltre il Colle).
Scala (scale): 0, 1 mm.
106 GCGASTEBICINI
Zignago (SP) (Failla). Emilia-Romagna: Mordano (BO) (De Giovanni)
AM, Ricò di Meldola (FO) (Gudenzi) AM, Borgo Rivola (RA) (Mingazzini) AM,
Pineta di S. Vitale (RA) (Gudenzi) AM, S. Giorgio in Ceparano (RA) (Gudenzi)
AM, Punta Alberete (prov.?) (Mingazzini) AM. Toscana: Alta Val Tiberina
(AR) (Andreini) MF, Anghiari (AR) (Andreini) MF, Lago di Sibolla (FI) (Bordoni)
AB, Le Cerbaie (FI) (Bordoni) AB, Osmannoro (FI), Padule di Fucecchio (FI), Passo
Sambuca (FI) (Mingazzini) AM, Grosseto (GR), Lago dell’Accesa (GR) (Bordoni)
AB, Marina di Grosseto (GR), Pian d’Alma (GR), Lago di Porta [Pietrasanta] (LU)
(Bramanti) BR, Torre del Lago (LU), Migliarino (PI), Padule di Bientina (PI) (Fusi)
MF, Treppio (PT). Umbria: Lippiano (PG) (Andreini) MF. Lazio: Roma
(RM) deg.?). Puglia: Fiume Lato (TA) (Angelini) FM (Montemurro) FM,
Manduria (TA) (De Marzo). Basilicata: Policoro (MT) (Montemurro) FM.
Romania. Cruce-Moldan (Montandon) MB.
Grecia. Pelop6nissos: Lambia (Delmastro) GD.
Edeago: fig. 103.
Telisternite: fig. 126.
Due taxa ritenuti (CROISSANDEAU 1898: 139, GANGLBAUER 1899:
46, CSIKI 1919: 57) sinonimi di wetterhalli sono hirtus (C.R. Sahl-
berg, 1817) e quadratus (Muller & Kunze, 1822).
Scydmaenus antidotus Germar, 1817
FRANZulos2:#02fio, 5.
Italia. Calabria: Cotronei (KR) (Zoia) SZ. Sicilia: Isola di Lampe-
dusa, Cala Galera (AG) (Poggi) MG, Randazzo (CT) (Gardini) SZ (Gardini & Riz-
zerio), Isola di Alicudi (ME) (Lo Cascio & Serra) MF, Isola di Lipari, Quattropani
(ME) (Poggi) MG, Mazzarra Sant’ Andrea (ME) (Bertagni), Messina (ME) (Dodero)
MF (Marangolo) (Vitale), Ficuzza (PA) (Gardini), Monte Pellegrino (PA) (Gardini),
Piana degli Albanesi (PA) (Aliquò), Piano Zucchi (PA) (Magrini), V. Annunziata
[Madonie] (PA?) (Fiori), Francofonte (SR) (Ferro), Isola di Favignana, Monte S.
Caterina (TP) (Poggi) MG (Osella) MG.
Edeago: figg. 136 e 137.
Scydmaenus hellwigi (Herbst, 1792)
REITTER 1887: 143; GUILLEBEAU 1898: 238; PEYERIMHOFF 1909: 177; PALM 1955: 37;
FRANZ 1971b: 303.
Francia. Picardie: Compiègne (Tronquet). Île-de-France: Fon-
tainebleau (‘Tronquet).
Austria. “Lainzer Tiergarten” (Franz).
Cekia. Ladna (Prudek) PH, Pohansko (Cizek) PH.
Slovacchia. Petrovce (Hlava¢) PH.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 107
Italia. Piemonte: Cameri (NO): (Pescarolo) MC, ‘Lombardore (TO)
(Osella), Volvera (TO) (Delmastro) GD. Lombardia: Cerese (MN) (Cornac-
chia) PC. Veneto: Mestre (VE) (Bonometto) MV, Venezia [porto] (VE) (Bono-
metto) MV. Toscana: Osa/Campo Regio (GR), Poggio Cavallo [Grosseto]
(GR) (Andreini) MF. Lazio: Castel Porziano (RM) (W. Rossi), Roma (RM)
(W. Rossi). Basilicata: Nova Siri (MT) (Montemurro) FM, Policoro (MT)
(Angelini) FA (Montemurro) FM, Pietrapertosa m 1000 (PZ) (Montemurro) FM.
Turchia. I ¢ e l: Aslanli (Prudek & Kovalovsky) PH.
Edeago: figg. 138 e 139.
S. cornutus Motschulsky, 1845 è con ogni verosimiglianza la
stessa cosa di hellwigi: la diversa conformazione cefalica osservabile
nei 3d che sulla scorta delle descrizioni classiche sono da attribuire a
cornutus o a hellwigi altro non è, se valutata con attenzione, che una
medesima struttura morfologica, ora più sviluppata, più pronun-
ciata (hellwigi), ora meno (cornutus); tutti gli altri caratteri esterni
coincidono e l’edeago è assolutamente identico, tanto nell'impianto
generale, quanto nel dettaglio delle singole componenti; aggiungo, a
titolo puramente accessorio, che le 22 sono uguali e che i due taxa
non di rado provengono da una medesima stazione.
Un sinonimo di cornutus presente in letteratura (REITTER 1881:
583, GUILLEBEAU 1898: 238, GANGLBAUER 1899: 59, CROISSANDEAU
1900: 132, CsikIi 1919: 72) è cerastes Baudi, 1869.
Scydmaenus perrisi (Reitter, 1881)
REITTER 1887: 143; GUILLEBEAU 1898: 237; PEYERIMHOFF 1909: 177; PALM 1955: 37;
FRANZ 1971b: 303.
Austria. “Lainzer Tiergarten” (Franz).
Cekia. Stromovka (Kracik), Usti nad Labem (Strejéek), Vsétati (Slama).
Slovacchia. Kosice (Hlavaè) PH.
Turchia. I ¢ e 1: Silifke (Prudek & Kovalovsky) PH.
Edeago: fig. 140.
Scydmaenus rufus Miller & Kunze, 1822
Pam 1955: 37: Franz 197 1b: 303,
Austria. Médling (Franz).
Cekia. Pouzdrany (Prudek) PH, Tetcite (Prudek) PH.
Slovacchia. Petrovce (Hlavac) PH.
108 G. CASTELLINI
Figg. 132-140: Posizione dell’edeago rispetto all'addome della 2 durante l’accoppiamen-
to, esemplari raccolti in copula e immediatamente posti in alcol (female abdomen showing
aedeagus position during copulation, the specimens were killed in course of copulation): 132
— Scydmaenus lanceolatus in vista laterale (lateral view) (Sierra Leone: Tiwai Island).
Edeago di (aedeagus of) Scydmaenus: 133 — tarsatus, in vista ventrale (ventral view) (Al-
tare); 134 — rufus, in vista ventrale (ventral view) (Firenze); 135 — rufus, in vista laterale
(lateral view) (Cascina); 136 — antidotus, in vista ventrale (ventral view) (Piano Zucchi);
137 — antidotus, in vista laterale (lateral view) (Isola di Lampedusa); 138 — hellwigi, in
vista ventrale (ventral view) (Pohansko); 139 — hellwigi, in vista laterale (lateral view)
(Policoro); 140 — perrisi, in vista ventrale (ventral view) (Stromovka). FA forame apicale
(apical foramen), FB forame basale (basal foramen), FD finestra dorsale (dorsal window),
FL flagello (flagellum), LM lobo mediano (median lobe), MS muscolatura preposta ai
movimenti del lobo mediano (bundle of muscles for moving median lobe), TE tergite addo-
minale (abdominal tergite), TG tegmen (tegmen). Scala (scale): 0,1 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 109
Italia. Piemonte: Bellinzago Novarese (NO) (Pescarolo) MC, Càmeri
(NO) (Pescarolo) MC, Mezzomerico (NO) (Pescarolo) MC, Pombia (NO) (Pescarolo)
MC. Lombardia: Montorfano (CO) (A. Costa), Bosco della Fontana [Marmi-
rolo] (MN) (Mason) BF, Mantova (MN) (Osella) (Cornacchia) PC, S. Giacomo Po
(MN) (Cornacchia) BF, Ispra (VA) (Ratti) MV. Emilia-Romagna: Forlì
(FC) (Gudenzi). Toscana: Poggio Cavallo [Grosseto] (GR) MF, Firenze (FI),
Padule di Fucecchio (FI), Càscina (PI), Vecchiano (PI) (Magrini). U m b ria:
Lippiano (PG) (Andreini) MF.
Turchia. Edirne: Edirne (Prudek) PH. Icel: Giizeloluk (Prudek &
Kovalovsky) PH, Silifke (Prudek & Kovalovsky) PH.
Edeago: figg. 134 e 135.
In letteratura (GANGLBAUER 1899: 58, Csiki 1919: 73) figurano
1 seguenti sinonimi: agilis Motschulsky, 1845, clavatus C.R. Sahl-
berg, 1817 e fleischert Fleischer, 1829; di essi REITTER (1881: 583)
ammette, come sinonimo di rufus, solo agilis.
Scydmaenus tarsatus Miller & Kunze, 1822
PEYERIMHOFF 1909: 193, fig. 31; SHarp & Muir 1912: 509, fig. 57; Vir 1985: 319,
fio: 20.
Francia. Ile-de-France: Forét de Crecy (Tronquet).
Cekia. Hosting (?) (Proksch), Jilové (Kozak), Praha (Strejékova), Usti nad
Labem (Strejéek).
Italia. Piemonte: Sarezzano (AL) (Monguzzi) RM, Mergozzo (VB)
(Mancini). Lombardia: Piateda(SO)(Dioli). Trentino-Alto Adige:
Bocenago (TIN) (Scaglioni) PC. Veneto: Venezia [Lido] (VE) (Zecchini) MV.
Friuli-Venezia Giulia: Piano d’Arta (UD) (leg.?) MV, Torrente But
[Tolmezzo] (UD) (leg.?) MV. Liguria: Altare (SV) (Bordoni). Emilia-
Romagna: Pavullo Frignano (MO) (Montemurro) FM, S. Ruffillo (RA)
(Mingazzini). Toscana: Castelfranco di Sopra (AR) (Papi) MF, Loro Ciuf-
fenna (AR) (Papi), Firenze (FI) (Lombardi) (Martelli) MF, Padule di Fucecchio
(FI), Palazzuolo sul Senio (FI) (Mingazzini), Strada in Chianti (FI) (Bordoni),
Osa/La Selva (GR), Poggio Cavallo [Grosseto] (GR) MF, Piancastagnaio (SI)
(Bordoni). Abruzzo: Rovere (AQ) (W. Rossi). Basilicata: Policoro
(MT) (Montemurro) FM.
Edeaso: tiga. 135,
Variamente distribuiti fra gli autori (REITTER 1881: 581, GANGL-
BAUER 1899: 58, Csiki 1919: 84), compaiono in letteratura 1 seguenti
sinonimi: minutus Panzer, 1794, piceus Marsham, 1802 e tauricus
Motschulsky, 1845.
110 G&G CASTELLINI
Genere Palaeostigus Newton, 1998
Sono elencate solo le stazioni nuove rispetto a quanto segnalato
in BORDONI & CASTELLINI 1973.
Palaeostigus heydeni (Rottenberg, 1870)
BoRDONI & CASTELLINI 1973: 312.
Italia. Molise: Guardiaregia (CB) (Zoia) SZ. Campania: Vallo della
Lucania (SA) (Bari) EB. Basilicata: Croce Magara m 1300 (CS) (Angelini)
FA, Coppola di Paola (PZ) (Angelini) FA, Pietrapertosa (PZ) (Angelini) FA, Piani
Ruggio m 1500 (prov.?) (Angelini) FA. Calabria: Falconara Albanese (CS)
(Gardini), Fossiata (CS) (Montemurro) FM, Fuscaldo (CS) (Angelini) FA, Monte
Botte Donato m 1700 (CS) (Montemurro) FM, Monte Pettinascura m 1300 (CS)
(Zoia) SZ, Monte Volpintesta m 1350 (CS) (Zoia) SZ, Paola (CS) (Angelini) FA,
Mulino [Cardinale] (CZ) (Nisticò) MF, Cotronei (KR) (Zoia) SZ, Ferdinandea (RC)
(Angelini) FA, Piani di Carmelia (RC) (Angelini) FA, Piano della Gennara m 1000
(prov.?) (Lanza) MF.
Palaeostigus palpalis (Latreille, 1804)
BoRDONI & CASTELLINI 1973: 308.
Spagna. Andalucia: Gùéjar m 1270 (Wrase) HU, Jimena de la Frontera
(Wrase) HU, Rio Alberite (Hieke) HU, Ubrique (Hieke) HU.
Il neotypus della specie è stato designato da OROUSSET (1998b:
128).
Palaeostigus pilifer (Kraatz, 1879)
BORDONI & CASTELLINI 1973: 314.
Italia. Puglia: Gravina (BA) (Angelini) FA, Brindisi (BR) (Montemurro)
FM, Torre Testa (BR) (Montemurro) FM, Martina F. (TA) (Montemurro) FM,
Taranto (TA) (Montemurro) FM. Basilicata: Accettura (MT) (Ange-
lini) FA, Policoro (MT) (Angelini) FA, Pietrapertosa m 1000 (PZ) (Montemurro)
FM. Calabria: Campana (CS) (Bellò) BF, S. Luca (RC) (Angelini) FA.
Edeago: figg. 142 e 143.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 111
Palaeostigus ruficornis dalmatinus (Heyden, 1879)
BorDonI & CASTELLINI 1973: 317.
Slovenia. Skocjan (Hieke) HU.
Grecia. Peloponissos: Loutra Kilinis (Tronquet).
Palaeostigus ruficornis liguricus (Fairmaire, 1859)
BORDONI & CASTELLINI 1973 : 316.
Italia. Piemonte: Artesina (CN) (Bari) EB, Pian delle Gorre (CN)
(Magrini), Roccaforte Mondovi m 1250 (CN) (Delmastro) GD, Valcasotto (CN),
Vernante m 1000 (CN) (Delmastro) GD, Vinadio m 1350 (CN) (Delmastro)
GD. Toscana: Gorfigliano [Alpi Apuane] (LU) (Bramanti) BR.
Edeago: fig. 141.
Il lectotypus della sottospecie è stato designato da OROUSSET
(1998b: 129).
La stazione qui segnalata per la Toscana allarga sensibilmente
verso est l’areale distributivo della sottospecie, finora limitato alle
Alpi marittime e liguri.
Palaeostigus ruficornis neapolitanus (Ganglbauer, 1899)
BoRDONI & CASTELLINI 1973: 317.
Italia. Umbria: Cerreto di Spoleto (PG) (Montemurro) FM, Sel-
lano (PG) (Angelini) FA, Spoleto (PG) (Gardini). Marche: Montefortino
(AP) (Rocchi). Lazio: Amatrice (RI) (Bari) EB, Montelibretti (RM) (W.
Rossi). Campania: Ottaviano (NA) (Biscaccianti) BF. Calabria: Cami-
gliatello m 1300 (CS) (Zoia) SZ, Croce Magara m 1300 (CS) (Angelini) FA.
Edeago: fig. 144.
Palaeostigus ruficornis schimitscheki (Machulka, 1944)
BoRDONI & CASTELLINI 1973: 321.
Turchia Dogu Anadolu: Erzurum Gat (Demirsoy) HU.
112 G. CASTELLINI
N
PA
LM
MC È
i
141 *
1426 1439
UU
Ax*
1454
144%
Figg. 141-145: Edeago di (aedeagus of) Palaeostigus: 141 — ruficornis liguricus, in vista
dorsale (dorsal view) (Gorfigliano); 142 — pilifer, in vista dorsale (dorsal view) (Campana);
143 — lo stesso in vista laterale (same, lateral view); 144 — ruficornis neapolitanus, in vista
ventrale (ventral view) (Montelibretti). Edeago di (aedeagus of) Leptomastax hypogea: 145
— in vista laterale (lateral view) (Padule di Scarlino). CO coclea (cochlea), GL glomus
(flagellum ball), FB forame basale (basal foramen), FL flagello (flagellum), LM lobo
mediano (median lobe), MC membrana connettrice (connecting membrane), PA paramero
(paramere), SU sutura dei parameri (parameral suture). Scala (scale): 0,5 mm.
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 113
Genere Leptomastax Pirazzoli, 1855
Sono elencate solo le stazioni nuove rispetto a quanto segnalato
in CASTELLINI 1994.
Leptomastax bipunctata Reitter, 1881
CASTELLINI 1994: 69.
Grecia. Pelopònissos: Tirosapounakeika (Delmastro) GD. Thes -
salia: Oros Pilio (Zoia) SZ.
Leptomastax hypogea Pirazzoli, 1855
CASTELLINI 1994: 98.
Italia. Piemonte: Poirino (TO) (Delmastro) GD. Toscana: Ca-
stelfranco di Sopra (AR) (Papi) MF, Loro Ciuffenna (AR) (Papi), Grosseto [dint.]
(GR), Padule di Scarlino (GR), Pian d’Alma (GR) (Bastianini), Roccastrada (GR)
(Bastianini), Vetulonia (GR), Pietrasanta (LU) (Bramanti) BR. Lazio: Monte
Semprevisa m 1000 (RM) (Magrini).
Edeago: fig. 145.
RINGRAZIAMENTI
Per le occasioni di studio offerte in tempi diversi si ringra-
ziano Piero Abbazzi (Firenze), Fernando Angelini (Francavilla Fon-
tana), Luca Bartolozzi (Museo di Storia Naturale dell’ Università
di Firenze, Sezione di Zoologia “La Specola”), Marco Bastianini
(Museo di Storia Naturale della Maremma, Grosseto), Arnaldo Bor-
doni (Museo di Storia Naturale dell’ Università di Firenze, Sezione
di Zoologia “La Specola”), Andrea Bramanti (Pietrasanta), Paolo
Cornacchia (Porto Mantovano), Angelo Costa (Tavernerio), Alessan-
dro Focarile (Saint-Pierre), Giulio Gardini (Genova), Peter Hlavac
(Ko8ice), Paolo Magrini (Museo di Storia Naturale dell’ Università
di Firenze, Sezione di Zoologia “La Specola”), Alfio Mingazzini
(Barbiano), Riccardo Monguzzi (Milano), Fernando Montemurro
(Taranto), Gianluca Nardi (Centro Nazionale per lo Studio e la
Conservazione della Biodiversità Forestale, Marmirolo), Enrico Ratti
(Museo Civico di Storia Naturale, Venezia), Saverio Rocchi (Museo
114 GUCASTEMMINI
di Storia Naturale dell’ Universita di Firenze, Sezione di Zoologia
“La Specola”), Walter Rossi (Dipartimento di Scienze Ambientali,
Università dell’ Aquila), Rudolf Rous (Praha), Marco Uliana (Rosara
di Codevigo), Marcello Zampetti (Aprilia), Stefano Zoia (Diparti-
mento di Scienze della Terra, Universita di Milano). Per la cortese
disponibilita dimostrata in piu occasioni, un sentito ringraziamento
va a Giorgio Alberti (Museo Civico di Storia Naturale, Trieste) e a
Giovanni Battista Delmastro (Museo Civico di Storia Naturale, Car-
magnola). A Roberto Poggi (Museo Civico di Storia Naturale “Gia-
como Doria”, Genova) un ringraziamento particolare per la costante
e fattiva collaborazione offerta.
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RIASSUNTO
Sono oggetto di critica alcune delle premesse concettuali e metodologiche su
cui si fonda la tassonomia degli insetti; si discutono in particolare la nozione tipolo-
gica di specie, l’uso della diagnosi differenziale e l’abitudine alle tavole dicotomiche,
considerati fra le cause di un’ingiustificata parcellizzazione tassonomica. Si osserva
che nuove specie vengono descritte sulla scorta di caratteri modesti o irrilevanti,
spesso privi di significato filogenetico, caratteri che sarebbero invece da riferire alla
variabilità fenotipica o popolazionale; si riafferma che la nozione di specie contiene
l’idea di popolazione cui necessariamente si associa la variabilità dei caratteri struttu-
rali; ne segue che variabilità individuale e popolazionale non sono indizio di distanza
interspecifica: la specie è un intervallo di variabilità.
La tassonomia degli Scydmaenidae palesa ulteriori difficoltà, provenienti dal
carente riconoscimento dei tipi, dal disordine iconografico e dall’uso improprio della
categoria di sottospecie, il cui significato geografico è spesso trascurato.
Sono definiti e descritti in dettaglio i lineamenti delle strutture copulatrici; in
vista di un futuro tentativo di inferenza filogenetica se ne indaga altresì il signifi-
120 G. CASTELLINI
cato evolutivo. Dei caratteri morfologici delle strutture copulatrici, in particolare
di quelli del tegmen, viene confermato il valore diacritico, del resto universalmente
riconosciuto, e ne viene sottolineato il significato filogenetico: in virtù della non
penetrazione dell’edeago durante la copula, dell’inversione morfologica cui l’organo
soggiace e della conseguente assenza di coadattamento anatomo-funzionale tra i sessi
a livello di strutture copulatrici, i caratteri del tegmen sono selettivamente neutri, e
pertanto di preminente valore per la ricostruzione della filogenesi; la mancanza di
qualsivoglia condizionamento selettivo consente di formulare un’ipotesi che viene
definita “della neutralità del tegmen”.
Si espongono quindi alcune considerazioni sui problemi posti dalla ricostruzione
della filogenesi e sul ruolo da attribuire in tale contesto ai caratteri dell’edeago.
Un certo numero di taxa è sottoposto ad esame con il fine di riconoscerne gli
eventuali problemi tassonomici e di precisarne, particolarmente sotto l’aspetto icono-
grafico, la morfologia edeagica. Si propongono le seguenti nuove sinonimie:
Euthiopsis G. Muller, 1925 = Protoeuthia Franz, 1970; Euthiopsis ventricosa G.
Muller, 1925 = mirifica Franz, 1970 = argentaria Pace, 1977; Neuraphes carinatus
(Mulsant & Rey, 1861) = besucheti Franz, 1966 = besucheti benicki Franz, 1968; Scyd-
moraphes brucki (Reitter, 1881) = similaris (Reitter, 1881) = apuanus Franz, 1961;
Scydmoraphes margaritae (Reitter, 1881) = dubius (Reitter, 1881) = poggit Franz,
1978 = corsicus Franz, 1985; Stenichnus egregius Holdhaus, 1915 = armipes Binaghi,
1942; Euconnus duboist Méquignon, 1929 = unicus Franz, 1957 = unicus lindbergi
Franz, 1962 = mussardi Franz, 1962 = duboisi eksilis Vit, 1999; Euconnus rettteri
Saulcy, 1878 = kraussi Reitter, 1880. Altre sinonimie sono presentate semplicemente
come possibili o probabili. Si descrivono le seguenti nuove specie: Cephennium lipa-
dusae, Neuraphes poggu, N. terebratus, Scydmoraphes delmastroi, S. magrinii, S. para-
lios, S. poggianus, Euconnus delmastroi, tutte italiane, e Scydmoraphes littoralis, della
Russia (Mar Nero).
ABSTRACT
Thoughts concerning taxonomy, with remarks about some palaearctic Scyd-
maenidae (Coleoptera).
Some of the bases on which insect taxonomy is grounded, are criticized: taxo-
nomic fragmentation and nomenclature luxuriance originate from typological species
concept, from common practice in differential diagnoses and in keys to the taxa; it
is noted that new species are described on negligible, trivial characters, on features
which meaning instead must be related to geonemic or phenotypic variability; it is
confirmed that the modern view of a species embraces the population concept, that
individuals share a broad morphological variability, that geonemic and phenotypic
variability does not constitute an interspecific gap: a species is a space of variability.
Scydmaenidae taxonomy reveals some other disadvantages: lacking type identi-
fication (identification of name-bearing types more often than not is merely fortui-
tous), disjointed iconography (in a single work aedeagi are figured in different view,
dorsal, lateral, ventral, dorsolateral, frequently with unclear and crabbed images),
and. misuse of the subspecies category (the geographic meaning of which is nearly
always disregarded, a subspecies is frequently grounded on a single or few indivi-
duals from a sole collecting place).
A certain number of taxa is examined for the purpose of recognizing any taxo-
nomic problems that may remain and of defining precisely aedeagal morphology, of
PENSIERI SULLA TASSONOMIA E NOTE SU ALCUNI SCYDMAENIDAE PALEARTICI 121
which the universally acknowledged diagnostic value is confirmed. With a view to
doing a tentative of inferring phylogenetic relationship within Scydmaenidae mainly
from characters of male copulatory structures (in particular from morphological
traits of tegmen), aedeagal features are defined and fully described, and their phylo-
genetic relevance is investigated.
Tegmen is an aedeagal component, a stiff theca containing the internal sac, i.e.
the internal structures, spines, setae, sclerotized patches etc.; in many cases tegmen
does not penetrate (partially or completely) the female genitalic tract during copu-
lation; solely internal structures are intromittent and provide for insemination; the
lock-and-key hypothesis can be rejected, because within Scydmaenidae there is no
female lock that could mechanically exclude cross-specific male genitalia; within
limits, aedeagal characters and female genitalic structures are unrelated. Morpholo-
gical aedeagal inversion (i.e. inversion of the tegmen, in the same way of inversion
of internal sac) is found in the same population of one species within Scydmaenidae
(within other groups, e.g. Pselaphidae, inversion occurs in some cases even in 50%
of males, what argues that such males are probably fertile as others); tegmen intra-
specific inversion indicates that even in the event of partial intromission, tegmen
or aedeagal morphology is not involved in mating process. Obviously there is no
relationship between male genitalia and environment.
So far as the copulatory structures are concerned, there is no morphoanato-
mical congruence between male and female. As a consequence of that all, evolution
of tegmen is randomly determined, i.e. evolution of non-intromittent male genita-
lia (and, within limits, of internal sac) is stochastic; therefore, tegmen characters
are selectively neutral, not adaptive, and have a great importance in phylogenetic
inference. Penetration cases betrayed by presence of hooking organs (retinacula,
e.g. Scydmoraphes) are assumed to be adaptation events. From the fact that among
Scydmaenidae there are species highly differentiated as for aedeagal characters and
in the same time undistinguishable as for exomorphological features, one can argue
that pleiotropy hypothesis (Mayr: interspecific variation in aedeagal morphology
is an indirect result of evolution of genetically correlated characters) is needless;
this, however, approximately, given that observed characters are only the exoske-
letal ones. The “tegmen neutrality hypothesis” depicts the absence of any selective
influence in tegmen evolution.
Some considerations on the role of aedeagal characters in phylogenetic infe-
rence are presented. For each discussed taxon the aedeagus is illustrated.
The following new synonymies are proposed: Euthiopsis G. Muller, 1925 = Pro-
toeuthia Franz, 1970; Euthiopsis ventricosa G. Muller, 1925 = mirifica Franz, 1970 =
argentaria Pace, 1977; Neuraphes carinatus (Mulsant & Rey, 1861) = besucheti Franz,
1966 = besucheti benicki Franz, 1968; Scydmoraphes brucki (Reitter, 1881) = similaris
(Reitter, 1881) = apuanus Franz, 1961; Scydmoraphes margaritae (Reitter, 1881) =
dubius (Reitter, 1881) = poggi Franz, 1978 = corsicus Franz, 1985; Stenichnus egre-
gius Holdhaus, 1915 = armipes Binaghi, 1942; Euconnus duboisi Méquignon, 1929 =
unicus Franz, 1957 = unicus lindbergi Franz, 1962 = mussardi Franz, 1962 = duboisi
eksilis Vit, 1999; Euconnus reitteri Saulcy, 1878 = kraussi Reitter, 1880. Some other
synonymies are informally hypothesized.
The following species are described as new to science: Cephennium lipadusae,
Neuraphes poggii, N. terebratus, Scydmoraphes delmastroi, S. magrinit, S. paralios,
S. poggianus, Euconnus delmastrot, all from Italy, and Scydmoraphes littoralis from
Russia (Black Sea).
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128
ROBERTA Cupipo* & SILVIA CocITo*
LE BIOCENOSI CORALLIGENE DELL’ISOLA DI
GIANNUTRI (ARCIPELAGO TOSCANO)
INTRODUZIONE
Le biocenosi coralligene rappresentano le più complesse e diver-
sificate formazioni biogeniche rinvenibili su substrato duro in Medi-
terraneo (LABOREL 1960; PERES & PicarD 1964; LAUBIER 1966). Una
loro prima descrizione è stata fornita da Péràs & Picarp (1951)
per la regione di Marsiglia. Contributi successivi relativi ad altre
aree del Mediterraneo sono risultati dai lavori di TORTONESE (1958),
Rossi (1965), LAUBIER (1966), Sarà et al. (1978) e Honc (1980).
La profondità alla quale è possibile rinvenire le biocenosi coral-
ligene varia in accordo con la topografia del fondale e con la traspa-
renza dell’acqua nelle diverse aree del Mediterraneo. Il loro range di
distribuzione si estende, infatti, da 5 m di profondità, nelle fessure
ombrose della costa rocciosa, fino a 130 m di profondità in mare
aperto (FRED) 1964; SARTORETTO 1994), tanto che nel Mediterra-
neo occidentale si possono rinvenire nel loro aspetto più tipico già a
partire dai 18 m di profondità (Ros et al. 1985), mentre nelle acque
limpide del Mediterraneo orientale fanno la loro comparsa solo a
profondità molto più elevate (LABOREL 1960).
Le biocenosi coralligene sono caratterizzate dalla presenza di un
concrezionamento basale formato da alghe calcaree, sopra il quale
trova insediamento una ricca fauna sessile che si presenta stratifi-
cata, con fenomeni di epibiosi e criptobiosi. L’azione combinata di
processi costruttivi e di eventi di demolizione e perforazione della
struttura organogena mantiene la bioformazione in un equilibrio
dinamico (SARÀ 1969).
* ENEA Centro Ricerche Ambiente Marino, P.O. Box 224, 19100 La Spezia.
124 R. CUPIDO & S. COCITO
L’altissima biodiversità degli organismi che compongono le
biocenosi coralligene congiuntamente alla loro capacità di erigere
costruzioni permanenti e di grande estensione (BIANCHI 2001) rende
lo studio e la tutela di questo tipo di comunità di estrema impor-
tanza (BELLAN-SANTINI 1985).
Al fine di incrementare le conoscenze relative alle biocenosi
coralligene del Mediterraneo si è scelto come sito di studio del pre-
sente lavoro l’isola di Giannutri, la più meridionale delle sette isole
maggiori che formano il Parco Nazionale dell’ Arcipelago ‘Toscano.
Tutte le aree campionate risultano essere interamente contenute
all’interno della zona 1 di protezione prevista dalla regolamenta-
zione del Parco. Si tratta di una zona a tutela integrale, soggetta ad
un bassissimo grado di antropizzazione e ancora quasi totalmente
preservata. Data la natura ancora integra dei fondali che circondano
l'isola, questa può essere considerata come un laboratorio naturale
all’interno del quale condurre studi di tipo sia qualitativo che quan-
titativo dei popolamenti presenti (WHITTAKER 1999).
Scopo del presente studio è quello di identificare, sulla base
delle linee guida definite da PERES & PicarD (1964), AUGIER (1982)
e GiLi & Ros (1985), la presenza di diverse facies del coralligeno
dell’isola di Giannutri al fine di impostare studi più dettagliati di
caratterizzazione delle biocenosi presenti.
MATERIALI E METODI
Il campionamento è stato condotto nell’estate del 1998 all’isola
di Giannutri (42° 15° N, 11° 06’ E), nel Parco Nazionale dell’ Arci-
pelago Toscano (Fig. 1) ad una profondità di 35 m dove FERDEGHINI
et al. (2000) hanno messo in evidenzia la presenza di pareti di roccia
colonizzate da biocenosi coralligene.
Tramite l'utilizzo di una metodica non distruttiva sono state
realizzate 4 registrazioni video lungo transetti orizzontali di circa 25
m, in quattro siti diversi dell’isola, due ad Est, Punta Cala dello
Scoglio e Punta San Francesco, e due a Sud, Punta del Capel Rosso
e Cala dei Grottoni. Le riprese, effettuate a distanza fissa dal sub-
strato grazie all’aiuto di un’astina distanziatrice collegata alla mac-
china da presa, sono state realizzate utilizzando una telecamera Sony®
DV-1000 con scafandro Isotecnic® ed illuminazione data da due fari
BIOCENOSI CORALLIGENE DELL’ISOLA DI GIANNUTRI 125
Isotta® da 100Watt. Per evitare problemi di messa a fuoco durante la
ripresa, l’autofocus della videocamera é stato disabilitato e la messa a
fuoco posizionata su infinito. La lunghezza dell’astina distanziatrice
(32 cm) è stata calibrata in modo da ottenere un campo d’inquadra-
tura costante di 40x32 cm. La telecamera veniva fatta scorrere lungo
una cima metrata posta aderente al substrato e seguendo le irregola-
rità dovute allo strato eretto.
Punta. ul
a Cala dello Scoglio —
A
Punta
San Francesco
Cala la Punta oF
dei Grottoni del Capel Rosso. ~
qs
Kn — — M.—MPÀ {A dvi
Fig. 1 - Area di studio con 1 quattro siti di campionamento e delimitazione delle
aree a protezione integrale.
I fermoimmagine dei singoli transetti video sono stati poi cat-
turati tramite videoregistratore MiniDV (Sony® DHR-1000VC)
interfacciato ad un PC (Pentium IINM 600 MHz; 128 MN RAM;
sistema operativo Windows 98). Al termine dell’acquisizione è stata
ottenuta una sequenza di circa 60 immagini digitali per transetto,
in formato bitmap. Dopo l’eliminazione dei fermoimmagine che
risultavano mossi o scarsamente illuminati ne sono stati selezionati
in modo random circa 30 per transetto. Ciascun fermoimmagine è
stato, quindi, elaborato con l’aiuto del software Photoshop!M che ha
permesso di migliorarne sensibilmente la qualità attraverso le fun-
zioni ‘bilanciamento colore’ e ‘luminosità/contrasto’. Dall’analisi
della relazione tra il numero di specie riconosciute e il numero di
126 R. CUPIDO & S. COCITO
immagini analizzate si è stabilito che 17 è il numero di fermoimma-
gine adeguato a rappresentare l’intero transetto.
Nel calcolo delle percentuali di ricoprimento sono state consi-
derate le proiezioni degli organismi sul substrato. I valori sono stati
ottenuti tramite stima visiva, sovrapponendo a ciascuna immagine
una griglia formata da 80 quadrati: ciascun quadrato riempito da
una specie era conteggiato come 1/80; agli organismi che riempivano
meno di un quadrato veniva assegnato un ricoprimento arbitrario
pari a 0.5/80. Le stime di ricoprimento relative a ciascuna specie
erano poi sommate e trasformate in percentuali. Sono state consi-
derate ‘comuni’ le specie con una percentuale di ricoprimento >2%,
mentre ‘rare’ quelle che presentavano un ricoprimento <2%.
RISULTATI E DISCUSSIONE
In totale nei quattro siti campionati sono state identificati 44
taxa di cui 26 riconosciuti a livello di specie. Le specie algali di
difficile determinazione attraverso le immagini sono state inserite in
gruppi morfologici (alghe filamentose, alghe carnose e alghe incro-
stanti) in accordo con STENECK & DETHIER (1994); col termine “turf”
si indica un “popolamento di macroalghe che, includendo una o più
specie algali epilitiche o epifitiche, tendono a formare folte mats”,
come definito da HACKNEY et al. (1989). I rimanenti taxa compren-
dono quattro specie di poriferi incrostanti ed una specie a morfolo-
gia massiva, due specie di briozoi incrostanti, due specie di tunicati
(Polycitor sp. e Clavelina sp.), tre specie di policheti serpulidi ed una
specie di polichete sabellide.
In tutte le aree la componente vegetale risulta preponderante
(Fig. 2 a-b-c-d). Il turf e le alghe filamentose prevalgono nei siti con
esposizione a sud e con pareti a media o scarsa inclinazione (Punta
San Francesco e Punta del Capel Rosso). Poiché queste associazioni
algali sono state rinvenute sia nello strato basale della biocenosi in
presenza di uno sviluppato strato eretto e, quindi, in condizioni di
illuminazione ridotta, sia in aree mediamente inclinate dove lo strato
eretto è assente, si può supporre che la composizione specifica sia
diversa nei diversi casi. Le specie sciafile a tallo eretto come Flabel-
lia petiolata (Turra) Nizamuddin, Halimeda tuna (Ellis & Solander),
le alghe appartenenti al genere Peyssonnelia e, in misura minore, le
BIOCENOSI CORALLIGENE DELL’ISOLA DI GIANNUTRI 127
corallinacee incrostanti forniscono, invece, il maggiore contributo nei
siti caratterizzati da falesie verticali come Punta Cala dello Scoglio e
Cala dei Grottoni. Gia in altri studi (CEBRIAN & BALLESTEROS 2004)
era stato messo in evidenza l’importante contributo fornito dalle
categorie algali alla composizione delle biocenosi coralligene. L’ab-
bondanza di alghe di tipo filamentoso e di turf registrata potrebbe
anche essere dovuta ad una fioritura stagionale così che le categorie
identificate come importanti durante il campionamento potrebbero
giocare un ruolo meno decisivo durante un altro periodo (FRA-
SCHETTI et al. 2001).
© turf e alghe filamentose 7 anellidi MI tunicati
N briozoi Wi cnidari % poriferi
~ rodofite Ht feofite RE clorofite
Fig. 2 - Valori medi percentuali di ricoprimento totale relativi ai gruppi tassono-
mici rinvenuti. (a) Punta Cala dello Scoglio, (b) Punta San Francesco,
(c) Punta del Capel Rosso, (d) Cala dei Grottoni.
La componente animale si presenta caratterizzata da specie
diverse nelle quattro aree campionate, tanto che è stato possibile
128 R. CUPIDO & S. COCITO
identificare differenti facies della biocenosi coralligena sulla base
della fisionomia dei popolamenti e dell’individuazione di specie
caratteristiche.
Punta Cala dello Scoglio (Fig. 1a), pur essendo localizzata nella
zona est dell’isola, si presenta esposta verso nord. Il profilo della
parete alla batimetrica di 35 metri mostra un'alternanza di tratti
ripidi ad andamento verticale, interrotti solo da alcune spaccature
della roccia, con aree subverticali rese irregolari dalla presenza di
piccole sporgenze e cavità. Lungo le zone di falesia verticale è pre-
sente una tipica facies a Paramuricea clavata (Risso). Il gorgonaceo,
insieme ad Eunicella cavolini (Koch), costituisce lo strato eretto del
popolamento con circa il 22% di ricoprimento. Le due specie com-
paiono lungo il transetto con distribuzione a chiazze. Le colonie di
Paramuricea clavata si presentano spesso ricoperte da specie diverse
di epibionti tra le quali dominano per abbondanza le colonie di Pen-
tapora fascialis (Pallas) e 1 policheti serpulidi. Nello strato basale,
al contrario, il contributo della componente animale risulta essere
scarso, mentre si rinvengono essenzialmente le alghe sciafile sopra
citate (Halimeda tuna 27%, Flabellia petiolata 9% e Peyssonnelia spp.
17%). Nelle fessure della parete si rileva la presenza della spugna
digitata Aplysina cavernicola Vacelet (9%). Dove il substrato assume
una microtopografia più eterogenea, mostrando rientranze, cavità
e protuberanze della roccia, la presenza di invertebrati, grazie alla
disponibilità di differenti microhabitats, si fa, invece, più cospicua.
Compaiono, così, poriferi incrostanti come Cliona nigricans (Sch-
midt), briozoi eretti come Pentapora fascialis, Smittina cervicornis
(Pallas) e Margaretta cereoides (Ellis & Solander) e tunicati, sia soli-
tari che coloniali. Nelle aree dove trova deposito il materiale orga-
nogeno derivante dal disfacimento dei talli di Halmeda tuna e dal
sedimento fine si osserva la presenza di alghe meno sciafile quali il
turf (6.9%) e le alghe di tipo filamentoso (7%). Se, infatti, da un lato
la presenza di sedimento sembra interferire negativamente con l’at-
tività degli organismi sospensivori a livello del substrato (JACKSON
1977), dall’altro favorisce lo sviluppo delle specie algali appartenenti
al turf (AIROLDI et al. 1996).
Punta San Francesco (Fig. 1b) si trova localizzata nella zona est
dell’isola, ma si presenta esposta verso sud. Il substrato si mostra per
quasi tutta la lunghezza del transetto a media inclinazione e piutto-
BIOCENOSI CORALLIGENE DELL’ISOLA DI GIANNUTRI 129
sto omogeneo topograficamente, cioè senza cavità né sporgenze della
roccia. L'andamento regolare della parete risulta interrotto solo da
brevi porzioni subverticali dove si rinvengono colonie di Paramuri-
cea clavata ed Eunicella cavolinit distribuite a chiazze, che, insieme
a quelle di Eunicella singularis (Esper), presenti nelle aree a media
inclinazione, costituiscono lo strato eretto della biocenosi coralligena.
Questa assomiglia, in termini compositivi, a quella limitrofa di Punta
Cala dello Scoglio, ma risulta ridotta in termini di abbondanza e
rappresenta così una facies impoverita a Paramuricea clavata. Lo
strato basale è costituito da abbondante turf algale (28%) ed alghe
filamentose (37%) di difficile determinazione specifica attraverso le
immagini; la componente animale, sebbene poco abbondante, è rap-
presentata da tunicati, quali Clavelina sp. e Halocynthia papillosa
(Linnaeus), e briozoi eretti, come Smittina cervicornis e Pentapora
fascialis, quest'ultima presente anche come epibionte sulle colonie di
Paramuricea clavata.
A Punta del Capel Rosso, situata a sud dell’isola (Fig. 1c), il
substrato mostra cambiamenti di pendenza, piccoli anfratti e irre-
golarita della roccia lungo l’intero transetto. Aree debolmente incli-
nate, dominate dalla presenza di alghe sciafile (Halimeda tuna 31%
e Peyssonnelia spp. 12%) spesso ricoperte da veri e propri ammassi
di alghe filamentose (28%) e di turf (16%), si alternano a tratti di
parete a media inclinazione, dove compaiono solo pochi invertebrati
sessili, tra cui piccole e rade colonie di Eunicella Ravina Qui è
stata rinvenuta la facies del precoralligeno.
Cala dei Grottoni si trova anch'essa lella a sud di Gian-
nutri (Fig. 1d) e risulta caratterizzata da una zona di falesia verticale
a topografia omogenea dove la fauna è rappresentata principalmente
da poriferi, come già messo in evidenza da FERDEGHINI et al. (2000).
Le cavità sono quasi del tutto assenti, come completamente assente
è il sedimento, grazie alla conformazione verticale della parete. Il
substrato si presenta per lunghi tratti colonizzato dai talli eretti di
Flabellia petiolata (28%) al di sotto dei quali si intravedono por-
zioni di alghe corallinacee incrostanti e di spugne di .difficile deter-
minazione specifica. Qui è stata, infatti, rinvenuta la faces a spugne
e madreporari, comune su falesie sciafile e strapiombi (PERES &
Picarp 1964). La spugna digitiforme Aplysina cavernicola: caratte-
rizza la componente animale congiuntamente ad altre ‘spugne a mor-
130 R. CUPIDO & S. COCITO
fologia incrostante (12%), come Cliona nigricans, e massiva (3%),
come Petrosia ficiformis (Poiret). Per quanto riguarda gli cnidari le
specie più abbondanti sono risultate essere la madrepora coloniale
Polycyathus muellerae (Abel) (10%) e quella solitaria Leptopsammia
pruvoti Lacaze-Duthiers (4%).
Differenze sia di macrotopografia del substrato, cioè alla scala
spaziale dei metri, che di microtopografia, quali quelle osservate
all’interno di ciascuna immagine, potrebbero essere responsabili
della diversità osservata nei quattro siti campionati. Se si esclude
il sito di Punta del Capel Rosso dove la scarsa inclinazione della
parete congiuntamente all'esposizione a sud sembrano favorire lo
sviluppo della componente algale e l’instaurarsi della facies del pre-
coralligeno, nelle biocenosi coralligene studiate gli cnidari eretti ed
1 poriferi sono risultati essere i taxa più abbondanti tra gli inverte-
brati, 1 primi ad est dell’isola, i secondi a sud. La presenza di specie
diverse di sospensivori attivi e passivi potrebbe essere favorita sia
dalle particolari condizioni idrodinamiche che caratterizzano il Mar
Tirreno settentrionale in generale, e l’Arcipelago Toscano in par-
ticolare, quali il continuo ricambio idrico supportato dalle correnti
provenienti da Sud (dati messi a disposizione dall’Istituto Idrogra-
fico della Marina di Genova), sia dalla capacità che questi organismi
hanno di utilizzare fonti differenti di cibo e di sfruttare, così, in
modo più efficiente l’energia disponibile (GiLi & Coma 1998).
In tabella 1 per gli organismi identificati a livello di specie ven-
gono riportate le biocenosi di appartenenza, i gruppi trofici e le
caratteristiche ecologiche (AUGIER 1982; BOoUDOURESQUE 1984). Inol-
tre, tra le specie individuate sono state segnalate quelle che rientrano
nella lista delle specie marine protette da Convenzioni Internazionali
(P2: Annesso II da ASPIM; P3: Annesso III da ASPIM; B1: Con-
venzione di Berna, App.1; B2: Conv. Berna, App.2; B3: Conv. Berna,
App.3) 0, comunque, considerate di particolare importanza poiché
caratteristiche di habitat meritevoli di protezione (CHP: Caratteriz-
zante Habitat Prioritario) (RELINI 2002).
Gli organismi riconosciuti a livello specifico appartengono per lo
più a specie tipiche della biocenosi coralligena e solo in misura minore
alla biocenosi delle rocce del largo e, in qualche caso, alla biocenosi delle
grotte semioscure. Si tratta in tutti i casi di specie sciafile e, per quanto
concerne la fauna, di organismi sospensivori, prevalentemente attivi.
BIOCENOSI CORALLIGENE DELL’ISOLA DI GIANNUTRI 131
Tab. 1 - Elenco degli organismi riconosciuti a livello di specie, loro biocenosi di
appartenenza (C: Coralligeno; TP: Tollerante Precoralligeno; RL: Rocce
del Largo; GSO: Grotte semioscure; NC: Non classificabile), gruppi tro-
fici (f: fotosintetizzatore; sa: sospensivoro attivo; sp: sospensivoro passivo)
e caratteristiche ecologiche. Convenzioni Internazionali (P2: Annesso II
da ASPIM; P3: Annesso III da ASPIM; Bl: Conv. Berna, App.1; B2:
Conv. Berna, App.2; B3: Conv. Berna, App.3) (CHP: Caratterizzante
Habitat Prioritario).
Specie Biocenosi Gruppo Caratteristiche
d'appartenenza trofico ecologiche
Acanthella acuta Schmidt Ci RE sa sciafila
Agelas oroides (Schmidt) GSO sa sciafila
Aplysina cavernicola Vacelet (P2, B2) € sa sciafila
Axinella damicornis (Esper) CURE sa sciafila
Clathrina clathrus (Schmidt) a sa sciafila
Cliona nigricans (Schmidt) NC sa -
Cystosetra zosteroides (Turner) C. Agardh C f sciafila
(P2, BI)
Eunicella cavolinit (Koch) 6 Sp sciafila
Eunicella singularis (Esper) (CHP) C sp emisciafila
Flabellia petiolata (Turra) Nizamuddin TP n sciafila
Haliclona mediterranea Griessinger È sa sciafila
Halimeda tuna (Ellis & Solander) NC f sciafila
Lamouroux
Halocynthia papillosa (Linnaeus) Gy sa sciafila
Leptopsammia pruvoti Lacaze - Duthiers CSO sp sciafila
Margaretta cereoides (Ellis & Solander) - sa sciafila
Myriapora truncata (Pallas) C sa sciafila
Palmophyllum crassum (Naccari) Rabenhorst NC f sciafila
Paramuricea clavata (Risso) (CHP) (È sp sciafila
Pentapora fascialis (Pallas) (CHP) € sa sciafila
Petrosia ficiformis (Poiret) C, GSO, RL sa sciafila
Pleraplysilla pinifera (Schulze) NC sa sciafila
Polycyathus muellerae (Abel) NC sp sciafila
Reteporella grimaldit (Jullien & Calvet) @ sa sciafila
Serpula vermicularis Linnaeus €. RE sp sciafila
Smittina cervicornis (Pallas) (€, RE sa sciafila
Spongia officinalis Linné (P3, B3) NC sa sciafila
Studi più approfonditi condotti in periodi diversi dell’anno ed
anche a batimetriche differenti sarebbero necessari al fine di carat-
terizzare in modo più dettagliato e preciso le biocenosi coralligene
dell’isola di Giannutri. Questo tipo di biocenosi, considerata gene-
ralmente stabile, risulta, infatti, soggetta a importanti modificazioni
stagionali quando la componente algale risulta essere dominante
(BALATA et al. 2005). Va inoltre considerato che l’utilizzo delle riprese
132 Ri ‘CUPIDO: &/S: ‘COCrFO
video come tecnica di indagine e studio delle biocenosi coralligene si
è mostrata in grado di fornire una descrizione per lo piu qualitativa
delle comunità. Per ottenere, quindi, informazioni bionomiche più
di dettaglio sarebbe opportuno affiancare alle metodiche di rileva-
mento non distruttive metodologie più classiche.
L’appartenenza di Giannutri al Parco Nazionale dell’ Arcipelago
Toscano rende l’isola un luogo ideale dove condurre studi di carat-
tere quali-quantitativo e di monitoraggio delle comunità presenti. In
Italia, a livello nazionale, ben poco è stato fatto per quanto con-
cerne i censimenti e la distribuzione delle biocenosi marine, degli
habitat sensibili e delle specie meritevoli di salvaguardia (RELINI et
al. 2004), nonostante l'impegno assunto in occasione della ratifica
del Protocollo sulle Aree Specialmente Protette e la Biodiversità in
Mediterraneo.
RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia Sergio Sgorbini per la realizzazione delle riprese video.
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Chiappa e Portofino - Arch. Ocean. Limnol., Venezia, 11: 167-210.
WHITTAKER R. J., 1999 - Island Biogeography: Ecology, Evolution and Conserva-
tion - Oxford University Press, New York, 285 pp.
RIASSUNTO
Tramite l'utilizzo di una metodica di rilevamento non distruttiva (riprese video)
è stata analizzata la biocenosi coralligena in quattro siti dell’ Isola di Giannutri (Arci-
pelago Toscano), due ad Est, Punta Cala dello Scoglio e Punta San Francesco, e due
a Sud, Punta del Capel Rosso e Cala dei Grottoni. Le indagini sono state effettuate
nel giugno 1998 lungo transetti orizzontali, alla profondità di 35 metri.
In totale nei quattro siti sono stati identificati 44 taxa di cui 26 riconosciuti a
livello di specie. In tutti domina la componente vegetale, composta prevalentemente
da turf e alghe filamentose e, in misura minore, da rodofite, clorofite e feofite.
La componente animale, al contrario, si presenta caratterizzata da specie diverse
nelle quattro aree, tanto che è stato possibile identificare differenti facies del coral-
ligeno, sulla base della fisionomia dei popolamenti e dell’individuazione di specie
caratteristiche. La fauna è rappresentata principalmente da organismi sospensivori
tipici del coralligeno: nella zona ad est dominano gli cnidari eretti, a sud 1 pori-
feri. Tali differenze potrebbero dipendere anche dalle diverse caratteristiche macro
e microtopografiche del substrato.
ABSTRACT
The coralligenous biocenosis of Giannutri Island (Tuscan Archipelago).
‘The coralligenous biocenosis was investigated in June 1998 at 35 m depth using
a non-destructive method (video imaging) along four horizontal transects, located to
the east (Punta Cala dello Scoglio and Punta San Francesco), and to the south (Punta
del Capel Rosso and Cala dei Grottoni) of Giannutri Island (Tuscan Archipelago).
A total of 44 taxa were recorded, 26 of which recognized to species level. In
all the sites vegetal categories, mainly composed by algal turf and filamentous algae
and to a lesser extent by rhodophytes, chlorophytes and phaeophytes, were the most
abundant. Different species of sessile invertebrates were found in the four sites.
On the basis of the most characteristics species and assemblage physiognomics
different facies of the coralligenous biocenosis were recognized. Typical corallige-
nous’ benthic suspension feeders were present: erect cnidarians were dominant at
the eastern side of the Island, porifera at the southern. Differences in substratum
macrotopography and microtopography may also play a determinant role in species
spatial distribution.
135
PIERFRANCO CAVAZZUTI*
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE
DELLA CINA, PROVINCE DI GANSU E
QINGHAI SETTENTRIONALE
(COLEOPTERA, CARABIDAE)
INTRODUZIONE
Nel Nord-Est delle provincie cinesi di Qinghai e Gansu sono
conosciute due specie “storiche” di Carabus (Calocarabus): przewal-
sku Morawitz, 1886 e sewertzowi Semenow, 1898.
Si tratta di due taxa simili, geneticamente prossimi, spesso con-
viventi, con gli organi genitali poco differenziati fra loro e dunque
di scarso aiuto per la loro separazione tassonomica. In passato, pro-
prio in virtù della loro somiglianza e della convivenza negli stessi
ambienti, dopo la descrizione come specie autonome, sono state con-
siderate sia come una sola specie divisa in due sottospecie, sia come
due specie distinte.
Normalmente comunque presentano caratteristiche morfologiche
ben definite, che permettono di separarle con facilità: C. przewalskii
è di forma più breve e tarchiata ed ha il protorace più grande, più
largo e quasi per nulla ristretto posteriormente, mentre C. sewert-
zowi è di forma lievemente più snella e allungata ed ha il protorace
decisamente più piccolo, di aspetto quasi cuoriforme perché molto
ristretto nella parte posteriore.
C. sewertzowi è stato descritto dei Monti Nan Shan; di C.
przewalsku non è indicata una località precisa, ma dovrebbe trattarsi
degli stessi Nan Shan, o forse dei monti Laji Shan, dove peraltro è
stato ritrovato recentemente.
* Via della Chiesa 1, 12030 Pagno (CN)
136 P. CAVAZZUTI
L'esame di alcuni esemplari provenienti dalle località tipiche e
di altro materiale di località sia note che inedite mi ha fornito loc-
casione per approfondire l'argomento e descrivere alcuni nuovi taxa
appartenenti a questo gruppo.
In questo articolo vengono inoltre fornite le descrizioni di una
nuova specie e quattro nuove sottospecie di Carabus provenienti da
zone forestali del Gansu centrale e settentrionale, ma anche dalle
regioni steppiche del Nord.
DESCRIZIONE DEI NUOVI TAXA
C. (Hypsocarabus) longiusculus n. sp. (fig. 1)
Diagnosi. Un Hypsocarabus di colorazione bruno bronzea,
molto vicino nella forma a C. laotse Breuning, 1943 ed a C. ore-
steus Cavazzuti, 2003, ma più stretto e allungato, con il pronoto più
grande e trasverso.
Locus typicus: Cina, Gansu meridionale, Lintao Xian,
120 km a Sud di Lintao, 2700 m, foresta mista di latifoglie e conifere.
Serie typica: Holotypus G in coll. dell’autore; Paratypi:
4 Sd e 6 99 nelle coll. Ghiretti e dell’autore.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 24-25,6 mm; larghezza massima delle elitre 8-9,4 mm.
Colorazione bruno-bronzea scura; tutte le parti inferiori, le appen-
dici cefaliche e gli arti sono neri ad eccezione di un’area rossiccia
alla base delle mandibole. Forma molto allungata.
Il capo è normale, tondeggiante, con gli occhi molto grandi,
dilatati ed emisferici. La fronte è alquanto rilevata sulla nuca, con
impressioni profonde e sottili, a fondo irregolare ed estese anche al
clipeo. La superficie è liscia 0 poco rugosa, con qualche piccolis-
simo punto sulla nuca; alcune rughe trasversali sono presenti sul
collo. Le carene sopraoculari sono orlate e rilevate, ma molto brevi.
Il clipeo è quasi indistinto dalla fronte, reca due setole latero-distali.
Il labbro è molto sviluppato, con i lobi laterali arrotondati e più
larghi del clipeo; il lato anteriore, profondamente arcuato, reca una
serie di setole mediane allineate e due piccolissime fovee laterali.
Le mandibole sono brevi e robuste, a lati esterni non perfettamente
arcuati ma quasi rettilinei per metà della lunghezza; la sinistra ha
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 137
l'estremità aguzza e brevemente ricurva, la destra forma all’estre-
mità un piccolissimo dente ricurvo. Mentre nella mandibola sini-
stra il dente terebrale è normalmente bicuspidato, con le due punte
brevi e uguali fra loro, nella destra è costituito sovente da un’unica
cuspide basale, oppure la distale è molto più piccola e inoltre il
dente mediano della mandibola è molto ridotto. Nel mento il dente
mediano è acutissimo e più lungo degli epilobi; il submento è del
tutto privo di setole e di fovee. Palpi molto sviluppati: l’articolo
distale è poco dilatato e il penultimo dei labiali dicheto. Antenne
molto robuste e sviluppate, raggiungenti in lunghezza la metà delle
elitre nel d, poco meno nella 9, e superanti la base del pronoto
con 5 antennomeri nel d, 4,5 nella £; lo scapo è molto allungato e
dotato di una setola all'estremità superiore; gli articoli II, III e IV
sono pochissimo dilatati distalmente; il II e il IV sono di lunghezza
analoga; il III reca alcune setole coronariche, solo qualcuna di più il
IV; tutti 1 successivi articoli sono rivestiti di rada pubescenza fulva.
Il pronoto è subquadrato (Rapporto LP/Ip = 1,06), a lati per-
fettamente arcuati nei due terzi distali, poi moderatamente ristretti
e appena sinuati nel terzo basale. I lati sono orlati e uniformemente
rilevati, con una doccia strettissima. I lobi posteriori sono triango-
lari, molto larghi alla base e molto allungati. La superficie discale
è convessa e fittamente, ma non profondamente, punteggiata: le
impressioni basali sono leggere; la linea mediana è sempre presente,
come pure una depressione trasversale molto incisa, parallela alla
base. Sono presenti due setole laterali: una mediana ed una basale.
Le elitre sono allungatissime, subparallele, strette e sfuggenti
agli omeri, perfettamente arrotondate all’estremità nei dé e decisa-
mente più allungate nelle 99. I margini sono rilevati e formano una
doccia larga e abbastanza profonda, estesa dagli omeri a poco prima
dell’apice. Il disco è molto convesso, la scultura omodinama con
tutti gli intervalli sottili, uguali fra loro e ben rilevati. Gli intervalli
primari ed i quaternari adiacenti sono interrotti da fossette grandi
e molto profonde; ogni due primari si trovano sette intervalli. Strie
punteggiate.
Arti molto sviluppati, con i quattro tarsomeri molto dilatati nel
Sd e provvisti di fanere adesive.
Edeago (figg. 9-10). In visione laterale il lobo mediano è sot-
tile e allungato, di forma regolarmente arcuata con la porzione
138 P. CAVAZZUTI
mediana per nulla ingrossata e formante un’arcuatura continua. La
porzione distale si riduce gradualmente fino all’apice. La lama api-
cale è sviluppatissima, diritta, appiattita e con la punta smussata.
In visione dorsale si rilevano la forma arrotondata dell’apice e la
totale assenza della torsione verso destra della parte distale, che non
è affatto sinuata (cfr. KALAB 2002), ma è pressoché in asse con il
lobo mediano (fig. 9).
Degna NE nto ia e Wh terme latino’ loneimsculus,
scelto per denominare la presente nuova specie, fa riferimento alla
sua morfologia particolarmente stretta e allungata.
Note e osservazioni. C. (Hypsocarabus) longiusculus
n. sp. convive nella località tipica con C. rettterranus Breuning, 1932.
Da questa specie longiusculus è molto facilmente separabile per la
forma più snella ed allungata, per il pronoto meno trasverso e per
le mandibole più strette e lunghe, dotate di un retinacolo destro a
cuspide distale molto ridotta.
Restano di dubbia identificazione alcuni esemplari di sesso fem-
minile che presentano delle caratteristiche intermedie fra C. longiu-
sculus e reitterianus; si potrebbe trattare di ibridi, a causa sia della
vicinanza genetica che di quella morfologica delle due specie, le
quali presentano organi genitali differenziati ma chiaramente molto
VICINI.
Da C. laotse Breuning, 1943, specie politipica a larga distribuzione
e presente dal Sichuan centro-settentrionale al Qinghai meridionale,
C. longiusculus è facilmente discriminabile se si dispone di esem-
plari dd; per riconoscere le 99 isolate di C. longiusculus si possono
tenere presenti i seguenti minuti ma costanti caratteri discriminatori:
- mandibole non perfettamente arcuate sul lato esterno, ma ten-
denti ad essere in buona parte rettilinee;
- dente mediano della mandibola destra ridotto o quasi assente;
- retinacolo destro piccolo e talora privo della cuspide distale;
- submento privo di fovee e di setole;
- lobi posteriori del pronoto un poco più sviluppati.
Con C. oresteus Cavazzuti, 2003, il cui d è tuttora sconosciuto,
non esistono problemi, in quanto sono sufficienti le diverse propor-
zioni del pronoto per separare con sicurezza le due specie.
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 139
C. (Qinlingocarabus) reitterianus qingansuicus n. ssp.
(fig. 2)
Locus typicus: Cina nord-occidentale, Qinghai/Gansu,
foresta mista di latifoglie fra Semnyi e Tianzhu, 2800 m.
Serie typica: Holotypus 9, in coll. dell’autore. Paratypi:
2 2 nelle coll. Ghiretti e dell’autore.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 24,6-26,4 mm; larghezza massima delle elitre 9,8-10 mm.
Colorazione perfettamente nera, molto lucida. Forma breve e tarchiata.
Il capo è come nella forma tiponominale, subquadrato, con gli
occhi di media grandezza e non molto sporgenti, il collo breve.
La fronte è rilevata e lievemente rugosa, il clipeo profondamente
depresso. Il labbro è molto più largo del clipeo, è profondamente
depresso e incavato nel centro e reca due setole laterali. Le mandi-
bole sono normali, regolarmente arcuate sul lato esterno, la destra
più lunga e acuminata della sinistra. Mento a dente mediano acutis-
simo e più sviluppato degli epilobi. Submento bifoveato. Palpi labiali
dicheti. Antenne particolarmente robuste, non raggiungenti la metà
delle elitre ma superanti la linea basale del pronoto con 4,5 articoli;
lo scapo è molto allungato, gli articoli II, III e IV sono robusti e
clavati, perfettamente neri e lucidi, mentre i successivi sono rivestiti
di fitta pubescenza fulva.
Il pronoto è quadrangolare, trasverso (Rapporto LP/Ip = 1,42),
a lati poco arcuati e modestamente ristretti nel tratto posteriore. I
lati sono orlati e moderatamente salienti, la doccia è larga e pro-
fonda. I lobi posteriori sono in triangolo ottuso, molto largo alla
base, e abbastanza allungati. Il disco è convesso, la superficie fitta-
mente rugosa e granulosa; la linea mediana è chiaramente impressa
e reca delle lievissime impressioni basali. Su ciascun lato ci sono 2
setole medio distali molto ravvicinate e una basale.
Le elitre sono di forma molto larga e breve, allargate agli omeri
ma bene arcuate, regolarmente dilatate sulla metà e un poco allun-
gate all’apice. I margini sono rilevati, la doccia larga e profonda. Il
disco è mediamente convesso, a scultura omodinama, con tutti gli
intervalli uguali fra loro, ma solo i primari interrotti in segmenti
di lunghezza molto variabile da grossi punti, che talora interrom-
pono anche gli intervalli adiacenti. Ogni due primari si contano sette
intervalli. Strie finemente punteggiate.
140 P CAVAZZUTI
Derivatio nominis. La particolare provenienza geo-
grafica, a cavallo della frontiera fra il Qinghai e il Gansu, è citata
nel nome del nuovo taxon, ottenuto dall’unione dei nomi delle due
province cinesi.
Note e osservazioni. La scoperta di un nuova forma
di C. reitterianus Breun. ai limiti del Qinghai, alla distanza di circa
400 km, in linea d’aria, dalla più vicina località conosciuta, è di
estremo interesse e del tutto inattesa. Purtroppo la mancanza del
maschio, come sempre in questi casi, rende difficile la sua attribu-
zione tassonomica, tuttavia la sua morfologia tarchiata e breve, quasi
squadrata, è alquanto particolare. Inoltre il suo perfetto isolamento
dalle altre località abitate dalla specie e la sua segregazione geogra-
fica in ambiente climatologicamente molto diverso, rendono più che
plausibile la sua collocazione in un taxon nuovo, di livello provviso-
riamente sottospecifico.
C. (Piocarabus) vladimirskyi tianzhuicus n. ssp. (fig. 3)
Locus typicus: Cina centro-occidentale, Gansu setten-
trionale, a Nord di Tianzhu Xian, 3000 m.
Holotypus ® in coll. dell’autore.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 25,3 mm; larghezza massima delle elitre 9 mm. Colora-
zione bruno scura con vivaci sfumature bronzo dorato sui margini
del pronoto, delle elitre e nelle fossette primarie. Forma molto larga
e parallela.
Il capo è simile a quello della forma tipica, senza particolarità
di rilievo.
Il pronoto è molto ampio e trasverso (Rapporto LP/Ip = 1,70),
con 1 lati perfettamente arcuati in tutta la lunghezza; gli angoli ante-
riori sono sporgenti, 1 lobi posteriori di forma triangolare molto larga
e allungata, ma con l'estremità smussata. I margini sono ispessiti e
ribordati; iniziano il rilievo fin dagli angoli anteriori e proseguono
sempre più rilevati fino agli angoli posteriori. La doccia è larghis-
sima e nella parte basale confluisce nelle impressioni, le quali sono
insolitamente profonde e puntiformi. La linea mediana è incisa ma
debole. Il disco è molto convesso; tutta la superficie discale è inte-
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 141
ressata da fini screpolature, trasformate nelle docce e alla base in
fitta punteggiatura. Sono presenti due finissime setole per lato: una
mediana ed una basale.
Le elitre sono rettangolari, larghe alla base quanto il pronoto,
con i lati paralleli fino oltre la metà. La doccia è molto larga, pro-
fonda e grossolanamente granulosa; 1 margini sono molto rilevati. Il
disco è poco convesso, la scultura è omodinama con tutti gli inter-
valli ugualmente poco rilevati: primari e quaternari adiacenti inter-
rotti da fossette di media grandezza, dal vivo lustro metallico; le
strie sono punteggiate.
Derivatio nominis. Il nuovo taxon prende il nome
dal toponimo di provenienza.
Note e osservazioni. C. vladimirskyi Dejean, 1830
occupa un po’ tutte le regioni steppiche del nord della Cina, mante-
nendo una morfologia esterna abbastanza costante. La ssp. cakaensis
Mazzi, 1995 del Qinghai, a Sud del lago Kuku-nor (lago Qinghai)
è stata a ragione separata per la forma più stretta, per la peculiare
scultura elitrale e per la cromia più intensa.
La ssp tianzhuicus si distingue immediatamente dalla ssp. vla-
dimirskyi per la colorazione vivace e metallica delle aree marginali,
per la forma del pronoto, a lati perfettamente arcuati, ma anche per
la scultura delle elitre, che presentano fossette primarie più grandi
e metalliche.
Dalla ssp. cakaensis si distingue invece per la forma più dila-
tata, il pronoto molto peculiare, la scultura delle elitre omodinama e
regolare, senza primari né altri intervalli di maggior rilievo, e, anche
in questo caso, per la cromia più intensa.
C. (Eccoptolabrus) exiguus alucinatus n. ssp. (fig. 4)
Locus typicus: Cina occidentale, Gansu meridionale,
foresta di abeti, versante settentrionale dei Qiling Shan, Guan Gai
Shan, a Nord di Tewo, 3300 m.
Holotypus ® in coll. dell’autore.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 21,5 mm; larghezza massima delle elitre 8 mm. Colora-
zione bruna molto scura; su capo, pronoto e fossette delle elitre sono
142 P. CAVAZZUTI
i
Li
-
4
+
PISA IE
Figg. 1-4 - Habitus degli Holotypi dei nuovi taxa:
1: Carabus (Hypsocarabus) longiusculus n. sp.; 2: C. (Qinlingocarabus)
rettterianus gingansuicus n. ssp.; 3: C. (Piocarabus) vladimirskyi tian-
zhuicus n. ssp.; 4: C. (Eccoptolabrus) exiguus alucinatus n. ssp.
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 143
presenti vivi riflessi rameici; tutte le appendici cefaliche sono nere
ad eccezione dei primi quattro antennomeri che sono invece molto
chiari, di colore ocraceo. Le zampe hanno solo i femori giallastri,
mentre tutte le altre parti sono nere. Forma molto slanciata come
nella ssp. ochotonarum Brezina, 1996 ma molto più allargata nelle
elitre.
Il pronoto è anch'esso di forma simile a quello di ochotonarum
ma è un po’ meno trasverso (Rapporto LP/Ip = 1,13), ha lobi poste-
riori più allungati e la superficie è molto più rugosa
Le elitre disegnano un largo ovale che si dilata progressivamente
fino al terzo distale, sono decisamente più allargate agli omeri, pur
se questi ultimi sono perfettamente arrotondati. Il disco è molto
convesso e presenta una scultura molto meno rilevata e nitida che
nella ssp. ochotonarum: i primari sono in segmenti stretti e lunghi,
appena più rilevati che gli altri intervalli e interrotti da fossette a
lustro rameico; i secondari sono debolissimi, sempre in segmenti
sottili e più o meno tendenti a sgranarsi, i terziari sono in serie di
granuli dello stesso livello dei secondari, o appena più ridotti. Tutta
la rimanente superficie, fra gli intervalli, è cosparsa di minutissima
granulazione.
Derivatio nominis. Il termine latino “alucinatus’,
usato per nominare la nuova interessante sottospecie, è qui utilizzato
nel significato di “sbagliato”, perché il taxon era stato erroneamente
attribuito, in precedenza, alla ssp. wudumontanus Imura, 1998.
Note e osservazioni. Il nuovo. taxon, pur molto
prossimo ad ochotonarum, se ne distingue per vari particolari. Come è
già stato detto più sopra è di forma più allargata, a scultura alquanto
più attenuata, con colorazione decisamente più scura e meno vivace.
Inoltre sia i femori sia i primi quattro articoli delle antenne sono
di colore giallo ocraceo molto chiaro, in netto contrasto con ocho-
tonarum, nel quale arti ed appendici cefaliche sono completamente
nere.
In BREZINA & HacKEL (2004) viene segnalata dello stesso mas-
siccio montuoso dei Qiling Shan, ma di altra località, la presenza
di exiguus wudumontanus. L’esemplare da me esaminato proviene
dal versante Nord dello stesso massiccio, e l’attribuzione al taxon
descritto dal collega Imura mi sembrava scontata, ma il confronto
con alcuni esemplari di wudumontanus provenienti dalla località
144 P. CAVAZZUTI
tipica, raccolti nella stessa data dei tipi e facenti parte della stessa
raccolta (pur se, per ragioni che ignoro, non sono stati inseriti nella
serie tipica), ha dimostrato che non esiste alcuna affinità con la sot-
tospecie descritta da Imura. In wudumontanus il pronoto è cordi-
forme e molto più trasverso, la scultura elitrale è alquanto più forte
e gli arti e le appendici, salvo le articolazioni del ginocchio, sono
CULE SCEG:
In conclusione, sono convinto che il taxon alucinatus testé
descritto costituisca una nuova entità sottospecifica, certamente più
affine a ochotonarum e lanzhouicus Deuve, 1989 che a wudumontanus,
ma da tutte chiaramente distinta.
Carabus (Calocarabus) przewalskii elnarae n. ssp. (fig. 5 )
Locus typicus: Cina occidentale, Qinghai nord-orien-
tale, passo fra Daliang e Obo, 3600 m.
Serie typica: Holotypus 6, loc. typ., in coll. dell’autore.
Paratypi:1 6 e 2 99, stessi dati, in coll. dell’autore; 2 Sd e 1 9,
stessi dati, in coll. Ghiretti; 1 2, Passo a Nord di Obo, 3600 m, in
coll. dell’autore; 1 2, Est Qilian, 4200, Obo, 29.VII-1.VIII.1992, in
coll. Ghiretti.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 17,8-20,7 mm; larghezza massima delle elitre 6,7-7 mm.
Colorazione variabile ma molto meno vivace e metallica di quella
della sottospecie nominale. Nell’holotypus il capo e il pronoto sono
bruni dilavati di verde, mentre le elitre sono completamente bruno
rameiche; 1 paratypi sono in maggior parte di colore tendente al
bruno ramato scuro, ma un esemplare è interamente verde smeraldo.
Zampe, mandibole e appendici cefaliche sono rosso brune. La forma
è breve e larga.
Il capo è ipertrofico, con occhi piccolissimi e di forma lenti-
colare. La fronte è rilevata ed i solchi sono profondi, con carene
sopraoculari brevi e sottili. Tutta la superficie è debolmente punteg-
giata, ad eccezione dei solchi, dove i punti sono più fitti e profondi.
Il clipeo è del tutto indistinto dalla fronte, il labbro è piccolo ma i
due lobi laterali sono ben sviluppati. Le mandibole, lunghe e sottili,
sono poco arcuate; lo sperone della mandibola sinistra è di normale
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 145
grandezza per il genere; sulla destra il retinacolo è completamente
fuso con la mandibola. Nelle antenne il IV articolo è quasi per nulla
clavato.
Il pronoto è molto trasverso (Rapporto LP/lp = 1,66), più largo
anteriormente che posteriormente, con la maggior ampiezza situata
sul terzo anteriore. I lati sono arcuati nei 2/3 distali, poi si restrin-
gono verso la base, dove formano un lievissimo accenno di sinuosità.
I lobi posteriori sono piccoli, poco salienti, dall’apice smussato. Il
disco è poco convesso, la linea mediana è profondamente incisa, le
impressioni basali sono molto profonde e irregolari e la superficie,
da subliscia sul dorso, diviene molto più grossolanamente rugosa e
punteggiata sui margini e nelle impressioni.
Le elitre sono ovalari, un poco più dilatate nel terzo distale e con
gli omeri ben segnati. Il disco è convesso, la scultura è fortissima,
costituita da primari in lunghi segmenti o granuli molto rilevati, da
secondari in serie di granuli molto ridotti e più o meno anastomiz-
zati fra loro e da granuli terziari ancora più piccoli e poco allineati.
L’edeago (figg. 13-14) è differenziato da quello della sottospecie
nominale solo in visione dorsale, dove si evidenzia il maggior svi-
luppo della lama apicale.
Derivatio nominis. La nuova sottospecie è amiche-
volmente dedicata alla signora Elnara Joukova, moglie di Daniele
Ghiretti, piacevoli compagni di viaggio e di molte avventure.
Note e osservazioni. C. przewalsRtit elnarae n. ssp. si
distingue dalla sottospecie nominale per la forma del capo, nel quale
le impressioni frontali sono più profonde, il labbro più sviluppato, le
mandibole più sottili e allungate; inoltre il IV articolo delle antenne
è molto meno clavato.
La scultura delle elitre è più forte e grossolana, 1 primari sono
spezzettati in lunghi segmenti e granuli, la superficie è irregolarmente
punteggiata, e la colorazione, che nella ssp. przewalski Morawitz,
1886 è quasi sempre verde metallica molto vivace, in elnarae si pre-
senta quasi sempre bruno-rossiccia, più raramente verde.
Dall'esame di diversi esemplari di C. przewalskii, provenienti
da molte località, sono giunto alla conclusione che siano da consi-
derare appartenenti alla forma tipica le popolazioni provenienti dai
Massicci del Nan Shan e Laji Shan. I Laji Shan, in particolare,
dovrebbero costituire la località tipica della specie, che è descritta
146 Pi CAVAZZUTI
delle “Mountains of Gansu Province”, Est Qinghai. Altre popola-
zioni provenienti dai monti a Nord di Xining appartengono ancora
a questo taxon.
C. (Calocarabus) mayashanus n. sp. (fig. 6)
Diagnosi. Un Calocarabus vicino al gruppo przewalski-
sewertzowi, ma distinto per la maggior macrocefalia e per la diversa
scultura delle elitre, con primari in granuli molto rilevati e fitti,
anziché in segmenti.
Locus typicus: Cina, Gansu settentrionale, Ovest di
Tianzhu, Maya Xue Shan, 3800-4300 m.
Serie typica: Holotypus d, 4300 m, in coll. dell’autore.
Paratypi: 3 dd e 2 99, 4300 m, in coll. dell’autore; 1 2, 3800 m, in
coll. Ghiretti.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 17,8-21 mm; larghezza massima delle elitre 6,6-7,3 mm.
Colorazione molto variabile, dal verde smeraldo al rame brunito.
Nell’holotypus la parte superiore è interamente verde scuro con
qualche riflesso rameico. Uno dei paratypi 2 è francamente bico-
lore: capo, pronoto e base delle elitre verdi, con queste ultime che
passano gradatamente al rame verso l’estremità. Zampe e appendici
cefaliche sono di colore testaceo. Forma robusta.
Il capo è ipertrofico, con gli occhi alquanto ridotti, lenticolari.
I solchi frontali sono profondissimi, molto larghi e tendono a con-
giungersi fra loro nella zona sopraoculare. La fronte è rilevata, pic-
cola, di forma irregolare, non supera nel rilievo le carene laterali, le
quali sono brevi e sottilissime. Il collo è abbastanza lungo. Il clipeo
è nettamente separato dalla fronte da una linea incisa; anch’esso è
profondamente solcato e dotato di una setola per lato. Il labbro è
piccolo, molto breve e stretto, ampiamente incavato sul lato anteriore
e reca sui lobi una fovea setolata. La superficie è liscia sulla fronte
e sul collo, con solo qualche modesta ruga in fondo ai solchi. Le
mandibole sono molto sviluppate e robuste: più diritta esternamente
la destra e più arcuata la sinistra, che inoltre è molto più esile. Il
dente della mandibola sinistra è ipertrofico, in forma di sperone,
mentre sulla destra il retinacolo è molto largo, ma le cuspidi sono
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 147
corte e non completamente fuse con la mandibola. Il mento ha un
dente mediano ottuso, lungo solo un terzo degli epilobi. Il submento
è dotato di molte fovee setolate, fino a sei, talora circondate da un
alone di colore metallico. I palpi hanno l’articolo distale breve e
mediamente dilatato; il penultimo articolo dei labiali è dotato di 4-
5 setole. Le antenne sono gracili, superanti la base del pronoto con
3,5 antennomeri nel d, con 3 nella 2. Lo scapo è breve e subcilin-
drico; gli antennomeri II, III e IV, sono moderatamente clavati, il
II è poco più breve del III, ma un poco più sviluppato del IV; solo
il III e il IV sono dotati di alcune setole coronarie distali, mentre 1
successivi articoli sono rivestiti di pubescenza corta e rada.
Il pronoto è molto trasverso (Rapporto LP/Ip = 1,58), più allar-
gato distalmente e moderatamente ristretto alla base. I lati sono
arcuati ma anteriormente quasi per nulla ristretti, con un lievis-
simo accenno di sinuosità prebasale. I margini sono sottili e rile-
vati, 1 lobi posteriori piccoli, ottusi, ma chiaramente salienti. Le
impressioni basali sono piccole e poco profonde, la linea mediana è
molto impressa. La superficie, da subliscia sul disco, dove in genere
si rileva solo qualche accenno di punteggiatura, diviene più rugosa
nelle aree marginali. Su ciascun lato sono presenti da 2 a 3 setole
nella metà distale e una basale.
Le elitre sono ovalari, poco allargate agli omeri e maggiormente
dilatate oltre la metà, particolarmente nella ®, la quale presenta
anche una lievissima sinuosità latero-distale. I margini sono rilevati,
la doccia stretta. Il disco è moderatamente convesso, la scultura
molto fitta e alquanto rilevata: i primari sono in serie di granuli emi-
sferici, grandi e molto numerosi; 1 secondari formano delle costola-
ture larghe la metà dei primari, ma tendenti a dissolversi in granuli
nel declivio distale; i terziari sono in serie di minuti granuli accostati
e paralleli ai secondari.
Gli arti sono di normale sviluppo: nel d quattro protarsi sono
dilatati e tutti sono provvisti di fanere adesive.
L’edeago (figg. 17-18) ha il lobo mediano breve e ricurvo sul lato
ventrale. In visione laterale l'estremità apicale è molto sottile e acuta;
in visione dorsale la lama apicale ha la punta rivolta a destra.
Derivatio nominis. Il nome attribuito alla nuova
specie indica chiaramente il massiccio montuoso al quale essa è
infeudata: il monte Maya Xue Shan.
148 PI CAVAZZU TI
Note e osservazioni. La nuova specie è separata
dagli altri taxa presenti nelle regioni vicine del Qinghai Nord-orien-
tale: przewalski Morawitz, 1886 e sewertzowi Semenow, 1898 per
i seguenti caratteri: C. mayashanus è caratterizzato da una macro-
cefalia accentuata, particolarmente della femmina, ed ha la fronte
molto più profondamente incavata. Il pronoto è relativamente pic-
colo, sempre più ridotto che in przewalski, sempre meno cordiforme
e meno ristretto alla base che in sezwertzow:.
Le elitre sono maggiormente convesse ed hanno la scultura più
forte e più fitta, con granuli primari emisferici, peculiarità che rende
la nuova specie non confondibile con le altre.
Il lobo mediano dell’edeago, in visione laterale, si presenta rego-
larmente arcuato sia nella porzione prossimale come in quella distale,
a differenza di quello di C. sewertzow1 nel quale la porzione distale
è meno ricurva.
C. (Calocarabus) mayashanus maomao n. ssp. (fig. 7)
Eros. typicus: ) Cina,’ Gansu, settentrionale; . lianzhu
Xian, Maomao Shan, 3600 m.
Serie typica: Holotypus 4 in coll. dell’autore. Paratypi:
16 Sd e 5 YY, nelle coll. Ghiretti e dell'autore; 1 6 in coll. Museo
Civico di Storia Naturale “G. Doria”, Genova.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza. totale, mandibole
comprese, 16,4-18,2 mm; larghezza massima delle elitre 5,8-6,5 mm.
Colorazione verde smeraldo, tendente al verde scuro sulle elitre,
con capo e protorace più vivace e metallico. In due 9 al verde del
fondo si sovrappone una sfumatura bronzea. I rilievi della scultura
elitrale sono di tonalità bruno-scura. Arti, antenne e appendici cefa-
liche sono costantemente bruni. La forma è simile a quella della
sottospecie nominale, ma decisamente più gracile.
Il capo è meno ipertrofico, le impressioni frontali sono molto
meno profonde; la fronte e il collo sono quasi lisci. Nelle antenne il
II articolo è poco più sviluppato del IV. Il submento è dicheto.
Il pronoto è molto breve e trasverso (Rapporto LP/Ip = 1,65), con
i lati perfettamente arcuati nella metà distale, molto ristretti e sinuati
nel tratto posteriore. I lobi sono molto brevi e in forma di triangolo
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 149
ottuso. Le impressioni basali sono piccole, quasi puntiformi, ma abba-
stanza profonde; la linea mediana è sempre chiaramente impressa. Il
disco è moderatamente convesso, liscio sulla sommità, con una pun-
teggiatura media limitata alle impressioni e alle aree laterali. Sono
presenti due setole nel tratto distale di ciascun lato e una basale.
Le elitre sono in ovale quasi perfetto, ad omeri ben segnati ma
arcuati, con la sinuosità dell’estremità latero-distale della 2 appena
accennata. La scultura è forte e rilevata: primari in grossi granuli
emisferici, secondari in cordoli più o meno continui, molto meno
grandi dei primari ma sempre bene evidenti, i terziari in granuli
ulteriormente ridotti e più o meno continui.
L’edeago (figg. 15-16) ha una lama distale lunga e acuta; in
visione dorsale l’apice è chiaramente rivolto a destra.
Derivatio nominis. Il nome della nuova sottospecie è
lo stesso del massiccio montuoso al quale è infeudata.
Note e osservazioni. Carabus mayashanus maomao
vive perfettamente isolato sul massiccio del Maomao Shan, in una
situazione ecologica molto diversa da quella presente sul Maya Xue
Shan, per il clima peculiarmente diverso dei due ambienti: di tipo
alpino sul Maya Xue Shan e molto più arido, da prateria steppica,
sul Maomao Shan. Le differenze climatiche e ambientali potrebbero
spiegare le minori dimensioni della ssp. maomao, nonostante l’alti-
tudine sia meno elevata rispetto a quella del Maya Xue Shan dove
vive la forma tipica.
I caratteri morfologici di maggiore rilievo sui quali si fonda la
nuova sottospecie sono, rispetto alla forma tipica, le dimensioni sensi-
bilmente minori, la macrocefalia meno accentuata, la fronte molto meno
profondamente impressa e la diversa forma dell’estremita dell’edeago.
Alcuni esemplari provenienti dal colle a Ovest di Tianzhu, a
3600 m, sul percorso Tianzhu- Menyuan, appartengono molto pro-
babilmente allo stesso taxon, pur se qualche modesta differenza, e la
distanza del biotopo, ne sconsigliano la loro inclusione nella serie tipica.
C.(Eupachys) glyptopterus changchengicus n.ssp. (fig.8)
Locus typicus: Cina centro-occidentale, Gansu setten-
trionale, praterie steppiche a 3000 m, circa 30 km. a Nord di Tianzhu.
150 P. CAVAZZUTI
Figg. 5-8 - Habitus degli Holotypi dei nuovi taxa:
5: Carabus (Calocarabus) przewalskii elnarae n. ssp.; 6: C. (C.) ma-
yashanus n. sp.; 7: C. (C.) mayashanus maomao n. ssp.; 8: C. (Eupa-
chys) glyptopterus changchengicus n. ssp.
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 131
Serie typica: Holotypus d in coll. dell’autore. Paratypi: 5 dd e
4 92 nelle coll. Ghiretti e dell’autore.
Descrizione. Dimensioni: lunghezza totale, mandibole
comprese, 26,2-29,8 mm; larghezza massima delle elitre 8,7-10,1
mm. Tutte le parti dorsali sono di colore nero molto lucido e pro-
fondo, tendente al blu; solo gli articoli V-XI delle antenne spiccano
per il rivestimento di pubescenza bruna. Forma più piccola e snella
rispetto alla forma nominale.
Il capo è grande e liscio, molto finemente punteggiato, con le
mandibole sviluppatissime, falciformi all'estremità, a lati paralleli nel
3 e lievemente sinuate nella 9. Il collo è brevissimo. Il dente distale
della mandibola destra è sempre molto sviluppato e almeno lungo, o
anche più lungo, quanto quello basale. Il labbro è piccolissimo, poco
incavato e dotato di lobi laterali scarsamente salienti, mai svilup-
pati come nella forma nominale. Le antenne sono brevissime: supe-
rano di un solo elemento la base del pronoto; il II e il IV sono di
lunghezza analoga e fortemente appiattiti nel tratto basale. Il dente
mediano del mento è acuto e brevissimo, il submento acheto.
Il pronoto è appena più largo del capo (Rapporto LP/Ip =
1,69), ha gli angoli distali salienti ed è profondamente arcuato sul
lato anteriore. I margini laterali sono subparalleli e terminano con
lobi posteriori triangolari, molto sviluppati e acuti. Il disco è mode-
ratamente convesso; 1 margini sono bruscamente rilevati e formano
docce profonde e strette; tutta la superficie è finemente rugosa e
punteggiata.
Le elitre, nei Sé, sono parallele e larghe alla base quanto il pro-
noto, mentre nelle 9£ si allargano moderatamente verso la metà,
per poi restringersi gradatamente fino all’apice. I margini, sottil-
mente rilevati, formano una doccia stretta nella parte iniziale, che si
appiattisce ed allarga dopo il terzo distale. Il disco è molto convesso,
e la scultura, di tipo omodinamo, è costituita da serie di punti molto
fitti, che suddividono l’intera superficie delle elitre in intervalli molto
piccoli e uguali fra loro, interrotti spesso da screpolature trasversali.
Gli intervalli primari sono talora evidenziati da una carenatura leg-
gera e continua, estesa fino all’estremità delle elitre, dove, peraltro,
si evidenzia notevolmente.
Gli arti hanno normale sviluppo: nelle zampe anteriori del d
solo due tarsomeri sono dilatati e provvisti di fanere adesive.
15:2 P CAVAZZUTI
L’edeago (figg. 11-12) ha il lobo mediano più snello e meno
ricurvo di quello della forma tiponominale; la porzione distale è ret-
tilinea e la lama distale, all’apice, è della metà più stretta e meno
arrotondata.
Derivatio nominis. La nuova sottospecie proviene
dai dintorni della Grande Muraglia occidentale, costruita in terra
cruda. In cinese è chiamata “changcheng”, da cui deriva il nome del
nuovo taxon.
Note e osservazioni. Carabus (Eupachys) glyptopte-
rus Fischer, 1828 ha una vastissima distribuzione: dalla Transbaika-
lia alla Mongolia e alla Cina settentrionale, dove è presente in Jilin,
Inner Mongolia, Shaanxi e Gansu. Dovunque presenta caratteristiche
costanti, a parte qualche poco significativa incostanza nelle dimen-
sioni, dovuta soprattutto alla diversa altitudine dei vari biotopi.
Nella nuova ssp. changchengicus balza agli occhi, a prima vista,
la netta differenza della scultura elitrale, molto più attenuata e fine,
che in qualche caso tende a formare, a livello dei primari, delle
lievi carenature, che si evidenziano molto verso l’apice. Altri carat-
teri distintivi meno vistosi ma ugualmente importanti si trovano
nelle mandibole, sempre più allungate e snelle, lievemente sinuate
e dotate di dente distale destro sviluppato almeno quanto il prossi-
male. I margini del pronoto sono più rilevati e gli angoli posteriori
più stretti e acuti.
Pure a livello edeagico esistono importanti differenze morfolo-
giche, specialmente nella lama apicale, che è larga soltanto la metà
rispetto alla ssp. glyptopterus.
Al momento non è ancora possibile stabilire, neppure appros-
simativamente, quali possano essere 1 confini della nuova sottospe-
cie, ma è facilmente intuibile, vista l’assenza di importanti barriere
biogeografiche nella regione, che lareale di changchengicus sia molto
esteso nel Gansu occidentale.
RINGRAZIAMENTI
Mi è grato ringraziare tutti gli amici che con la loro preziosa
collaborazione hanno reso possibile la stesura di questa nota, e pre-
cisamente Elnara e Daniele Ghiretti (Sermide, MN) per la loro
disponibilità, Thierry Deuve (Muséum National d’Histoire Natu-
NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA
153
Figg. 9-18 -
Lobo mediano dell’edeago dei 5 6 holotypi, in visione dorsale e laterale.
9-10: Carabus (Hypsocarabus) longiusculus n. sp.; 11-12: C. (Eupachys)
glyptopterus changchengicus n. ssp.; 13-14 : C. (Calocarabus) prze-
walskii elnarae n. ssp.; 15-16: C. (C.) mayashanus maomao n. ssp.;
17-18: C. (C.) mayashanus n. sp.
154 P CAVAZZUTI
relle, Paris), per 1 consigli e la concessione in studio di materiale
del Museo, e Carlo Locca (Museo di Scienze Naturali di Guarda-
bosone, VC) per avermi permesso di esaminare materiale della sua
collezione.
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NUOVI CARABUS DELLE REGIONI MONTAGNOSE DELLA CINA 10575
RIASSUNTO
Sono descritte ed illustrate due nuove specie e sei nuove sottospecie cinesi del
genere Carabus L.: C. (Hypsocarabus) longiusculus n. sp., C. (Qinlingocarabus )
reitterianus qingansuicus n. ssp., C.(Piocarabus) vladimirskyi tianzhuicus n. ssp., C.
(Eccoptolabrus) exiguus alucinatus n. ssp., C. (Calocarabus) przewalskii elnarae n.
ssp., C. (C.) mayashanus n. sp., C. (C.) mayashanus maomao n. ssp. e C. (Eupa-
chys) glyptopterus changchengicus n. ssp.
RESUME
Nouveaux Carabus provenant de les régions montagneuses de la Chine, provin-
ces de Gansu et de Qinghai (Coleoptera, Carabidae)
Description de deux nouvelles espéces et six sousespéces, du genre Carabus
L. de Chine, originaires des régions centrales et septentrionales du Gansu et du
Qinghai nord-oriental: C. (Hypsocarabus) longiusculus n. sp., C. (Qinlingocarabus )
reitterianus qingansuicus n. ssp., C.(Piocarabus) vladimirskyi tianzhuicus n. ssp., C.
(Eccoptolabrus) exiguus alucinatus n. ssp., C. (Calocarabus) przewalskii elnarae n.
ssp., C. (C.) mayashanus n. sp., C. mayashanus maomao n. ssp., et C. (Eupachys)
glyptopterus changchengicus n. ssp.
ABSTRACT
New Carabus from mountain regions of China, provinces of Gansu and North
Qinghai (Coleoptera, Carabidae)
The Author describes two new species and six new subspecies of the genus
Carabus L., coming from the Provinces of central and northern Gansu and north-
eastern Qinghai: C. (Hypsocarabus) longiusculus n. sp., C. (Qinlingocarabus) reit-
terianus qingansuicus n. ssp., C.(Piocarabus) vladimirskyi tianzhuicus n. ssp., C.
(Eccoptolabrus) exiguus alucinatus n. ssp., C. (Calocarabus) przewalskii elnarae n.
ssp., C. (C.) mayashanus n. sp., C. (C.) mayashanus maomao n. ssp. and C. (Eupa-
chys) glyptopterus changchengicus n. ssp.
Sd
GIANFRANCO CURLETTI *
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA
AND NEAREST ISLANDS
(COLEOPTERA, BUPRESTIDAE)
INTRODUCTION
Following the revisions of Agrilus! occurring in Australian and
the Solomon Islands? (CURLETTI 2001 and 2003), this work consi-
ders the genus in the territory of New Guinea and its nearest islands
(Biak, Fergusson, Goodenough, Misool, New Britannia, Normanby,
Waigeu, Woodlark, Yule). 'The fauna of these isles is very rich but
also very poorly known. Previously, only 49 species were known, 1
described by MONTROUZIER (1855), 27 by DEYROLLE (1864), 3 by
GesTRO (1877), 5 by KERREMANS (1892a, 1894, 1900, 1906), 8 by
OBENBERGER (1924, 1936, 1959), 1 by THÉRy (1925), 3 by CoBos
(1964) and 1 by JENDEK (2004). However, it is likely that the majo-
rity of the New Guinean species remains undescribed. For exam-
ple, there are about 100 undescribed species of Agrilus preserved in
the Bishop Museum, Honolulu, each of which is represented by a
single specimen only, that I abstained to describe for the objective
difficulty to found sure morphological distinctive characters. ‘Thus
a great deal of further material must be obtained in order to deter-
mine reliable morphological characters before any thorough assess-
* Museo Civico di Storia Naturale, Parco Cascina Vigna, 10022 Carmagnola TO, Italy
! Morphological, biological and ecological generic comments on genus Agrilus are
available in the Australian species revision (CURLETTI 2001).
? Concerning Solomon fauna, after study of further material, I am convinced
that Agrilus extrarmatus Curletti, 2003 and Agrilus samuelsoni Cvrletti, 2003 both
described from the Solomon Islands and provisionally ascribed to the subgenus
Agrilus Curtis, must now to be included in the subgenus Uragrilus Semenov. Con-
sequently, also in Solomon Islands the subgenus Uragrilus is present. Concerning
Agrilus samuelsoni, this name was preoccupied by A. samuelsoni "Toyama, 1985 from
Japan. Consequently I propose the following replacement name:
Agrilus samuelsonicus nom. nov. for Agrilus samuelsoni Curletti, 2003
158 GCUCURLETTI
ment of the phylogenetic relationships of the New Guinean Agrilus
fauna can begin. However, given the lack of ongoing collecting of
Agrilus species in the region and the present rate of habitat loss, it
is likely that many species will become extinct before they can be
described or before their DNA sequenced.
In accordance with current knowledge, a complete treatment of
the Agrilus fauna for the Oriental and Australasian regions would
be problematical, uncertain and surely incomplete. For this reason I
have dealt with the Agrilus fauna of the above defined areas. This is
possible thanks to the geographic separation of Pacific Islands from
the Australasian Region due to significant geographic barriers. I am
aware that treating the Agrilus fauna of these regions in this way is a
piecemeal approach. Nevertheless, as a holistic approach is presently
unrealizable, I believe that this approach is the best means to provide
a practical, immediate and understandable contribution towards an
eventual treatment of the Agrilus fauna on a zoogeographical basis.
Contrary to the Australian fauna, in New Guinea there are more
penetrations of species coming from Oriental Region (Philippines,
Borneo, Indonesia), that give taxonomic and terminological pro-
blems. This supposes also a partial knowledge of Oriental fauna and
for this reason the following work is very difficult; consequently, I
hope that my possible mistakes are forgiven. Much work may be
accomplished before we have a sufficient knowledge of these isles.
As asserted before, I am sure that the majority of the species are still
unknown. Consequently, it is hoped that the zoological researches in
these countries, reduced in the last years, resume again before the
last rainforests disappear.
Within Agrilus, 4 subgenera are found in New Guinea}: Agri-
lus s.str. Curtis, 1825, Uvagrilus Semenov, 1935 (also found in the
Oriental and Palaearctic regions, but not in Australia), Agrartus Cur-
letti, 2001 and Pinarinus Curletti, 2001. The subgenus Uragrilus is
easily distinguishable for the presence of a long and thin mucro at
the apex of the last visible tergite. ‘To separate the other three sub-
genera we refer to the Australian revision (CURLETTI 2001).
3 When this contribution was already in press, a new subgenus: Wallaceilus Holynski,
2003 and a new species: Agrilus (Wallaceilus) papua Holynski, 2003 were proposed for
the New Guinean fauna (HOLYNSKI R., 2003 - New subgenus and five new species of
Agrilinae Cast. from the Indo-Pacific and Australian Regions - Annals Upper Siles. Mus.,
Entom., Bytom, 12: 15-28). I will propose an emendment and new key in the future.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 159
MATERIALS AND METHODS
The localities are listed in alphabetical order, following the ori-
ginal names written on the labels; New Guinea is considered like
geographic entity, without old or new political boundaries, that
actually includes both Irian Jaya (Indonesia) and the independent
Papua New Guinea.
‘The main sources of study material for this work were Bishop
Museum (Honolulu), Australian National Insect Collection, CSIRO
(Canberra), Smithsonian Institution (Washington), Institut Royal des
Sciences Naturelles (Bruxelles) and Museum ftir Naturkunde (Berlin).
Acronyms employed, where possible, are traced from “Abbre-
viation for Insects and Spider Collections of the world”, website of
Bishop Museum, Honolulu:
(www.bishopmuseum.org/bishop/ento/codens-r-us.html).
ANIC - Australian National Insects Collection, CSIRO, Canberra,
Australia.
BMNH —- The Natural History Museum, London, England.
BPBM - Bishop Museum, Honolulu, Hawaii, U.S.A.
CASC — California Academy of Sciences, San Francisco, U.S.A.
CHMG- Collection of Hans Mihle, Munich, Germany.
IRSNB - Institut Royal des Sciences Naturelles, Brussels, Belgique.
MCCI - Museo Civico di Storia Naturale, Carmagnola, Italy.
MNHN- Muséum National d’ Histoire Naturelle, Paris, France.
MRSN - Museo Regionale di Scienze Naturali, Torino, Italy.
MSNG —- Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria”,
Genova, Italy.
NMPC - Narodni Muzeum, Prague, Czech Republic.
MVMA - Museum of Victoria, Melbourne, Australia.
RHMP - Collection of Roman Holynski, Milanowek, Poland.
USNM - National Museum of Natural History, Washington, D.
Co Uso
UZIU - Zoological Museum, Uppsala Universitet, Uppsala, Sweden.
ZMHB - Museum fir Naturkunde, Humboldt University, Berlin,
Germany.
160 CCURMET Ml
LIST OF TAXA
Genus Agrilus Curtis, 1825
Subgenus Agrartus Curletti, 2001
Agrilus (Agrartus) deyrollei deyrollei Kerremans, 1892b (Fig. 2)
syn. elongatus Deyrolle, 1864 (nom. praeocc.)
Lectotype (JENDEK 1998): New Guinea (MNHN).
Distribution: Arou Isl., Mysole Isl., New Britain, New
Guinea, Waigeu.
Further material examined. New Britain: Gazelle
Pen., Bainigs, St. Paul’s (BPBM). New Guinea: Apo (USNM);
Baitabag (MCCI); Bulolo (BPBM); Bulolo, 10 km W, (BPBM);
Flay R., Kiunga (BPBM); Hollandia (USNM) (BPBM); Kaindi
Mt. (BPBM); Missim Mt. (BPBM); Nadzab (MCCI); Sibil Mts.
(BPBM); Testega (CHMG); Wau, (BPBM).
Principal distinctive characters: Length from 6 to 8 mm; colour
black with red-copper legs; antennae expanded (fig. 137); anterior
prosternal lobe sinuate; premarginal carinula absent; scutellum very
small, rounded anteriorly; elytra with brief, uniform, white pubes-
cence, more visible at the apex; elytral apex acute; aedeagus as in
fig. 85.
Remarks. Other than this nominotypical subspecies, two
subspecies are known: ssp. zubacz1 Obenberger, 1959 from Australia
and ssp. exsulus Curletti, 2003 endemic to the Solomon Islands.
Agrilus (Agrartus) virilis n. sp. (Fig. 3)
Holotype d: Canopy mission P[apua] N[ouvelle] Gl[uinée],
Madang province, Baiteta, Fog T4, 6.1V.1993, Olivier Missa leg.
(MCCI).
Description. Length 6.8 mm. Dorsal colour black.
Head with furrowed vertex; width 1/3 of anterior margin of pro-
notum. Frons metallic green, smooth, with white pubescence at base
only. Clypeus pubescent, very lengthened and carinate. Eyes large, but
not protruding. Antennomeres, from the 4", very expanded (fig. 138).
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 161
Pronotum elongate, wider anteriorly, strictly sinuate before pos-
terior angles which are acute. Disc with strong depression at sides
and near base, posterior angles elevated. Longitudinal depression
medial and entire. Sculpture absent, with exception of basal sides,
where there are some small elongate points. Premarginal carinula
absent.
Scutellum small, rounded and carinate.
Elytra with lateral margins strongly sinuate premedially. Apices
denticulate, transversely cut, with external angle longer and acute.
Disc with white pubescence along suture, interrupted at 2/3 of its
length by glabrous stripe.
Apical margin of last visible tergite. prolonged and acute.
Legs metallic bronze.
Aedeagus thickened, sclerotized and widened distally. Apices of
parameres acute. Median lobe regularly rounded (fig. 86).
Etymology. This species is named “virilis” for the extraor-
dinary form of the aedeagus.
Remarks. The body form of A. virilis n. sp. is very similar
to that of A. deyrollei Kerremans. A. virilis is easily distinguished
by the basal antennomeres of the males (fig. 137 and fig. 138), the
entire medial pronotal depression (present only as an anteriorly
rounded depression in A. deyrollet) and by.the form of the aedea-
gus and parameres.
Agrilus (Agrartus) fusus n. sp. (Fig. 4)
Holotype dé: Canopy mission P[apua] N[ouvelle] G|[uinée],
Madang province, Baiteta, IV.1993, Olivier Missa leg. (MCCI).
Description. Length 6.9 mm. Dorsal colour black.
Head with furrowed vertex; width 1/4 of the anterior margin
of the pronotum. Smooth, metallic, dark green frons, with white
pubescence at base only, covering the clypeus, too, that is transverse
and carinate. Eyes large, not protruding. Antennae dark blue, very
expanded, with falcate articles 4%, 5° and 6".
Pronotum elongate, wider anteriorly, strictly sinuate before acute
posterior angles. Disc with strong marginal depression near base. A
162 GUGURLETTI
rounded medial postocular depression. Sculpture only at base where
it forms transversal striae. Premarginal carinula absent, replaced by
a broad bump.
Scutellum small, rounded, carinate.
Elytra with lateral margins strongly sinuate premedially. Apices
denticulate, obliquely transversally cut, with the external angle
longer and acute, with a small spine. Disc with white perisutural
pubescence at base and apex.
Apical margin of last visible tergite prolonged and acute.
Legs metallic bronze. Metatarsus longer than the metatibia:
basal article longer than the sum of the following four.
Aedeagus slender and slightly sclerotic (fig. 87).
Etymology. The name is derived from fusus, spindle, due
to the oval shape of the aedeagus.
Remarks. Other than the aedeagus shape, the most impor-
tant characters that separate this species are the falcate antennome-
res (fig. 139), the pronotum sculpture and the metatarsal length.
Agrilus (Agrartus) acer n. sp. (Fig. 5)
Holotype d: Canopy mission P[apua] N[ouvelle] G[uinéel],
Madang province, Baiteta, Fog XF, 10.VI.1993, Olivier Missa leg.
(MCCI).
Description. Length 7 mm. Dorsal colour black.
Head with furrowed vertex; width 1/4 of anterior margin of pro-
notum. Smooth, metallic dark green frons, with yellow pubescence
at base only, covering also the clypeus that is squared and carinate.
Eyes large, not protruding. Antennae bronze, dentate from article
4, but with median antennomeres (4°, 5* and 6°) not expanded,
triangular.
Pronotum elongate, wider anteriorly, strictly sinuate before
posterior angles which are acute. Disc with strong marginal lateral
depression near base. A postocular longitudinal entire depression
extending medially to base. Transversal sculpture present in lat-
eral depression only, composed by transversal striae alternating with
small vertical points. Premarginal carinula absent.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 163
Scutellum small, rounded, elevate, posteriorly carinate.
Elytra with lateral margins strongly sinuate premedially. Apical
spines acute. Disc entirely covered with grey pubescence; brilliant
and white pubescence at apex, along the suture and basally.
Apical margin of last visible tergite prolonged and acute.
Legs metallic bronze. Metatarsus shorter than metatibia: first
metatarsomere shorter than the sum of the following four.
Aedeagus: apex of median lobe rounded. Parameres in profile
wider at apex (fig. 88).
Etymology. The species name is derived from acer, acute,
due to the shape of the elytral apex.
Remarks. This species is distinguished from other New
Guinean species of the same subgenus by the acute apex of the
elytra and the antennae shape (fig. 140). The species is closest to
A. rectus Deyrolle, 1864 described from Amboine (Moluccas Isl.),
but this last differs for having more acuminate and elongate elytral
spine.
KEY FOR THE SUBGENUS AGRARTUS CURLEITI
The female is known only for one of the four species; for this
reason the key is referred to the males only.
1. , Elytral apex pointed, Acdeaeus*clavate (ie, 83)y.27 42. acer
— Elytral apex obliquely cut. Aedeagus with other shape. ... 2
2. Antennomeres 3-4-5 falcate. Metatarsus longer than the
metatibia. Aedeaous fusiform (iets7). Desert, Ru fusus
—. Antennomeres expanded but not falcate. Metatarsus shorter
than metatibia,Aecdeaeus with otmer shape. .. <0. 0.4. - 2 3
3. Disc of pronotum with a longitudinal sulcus in middle.
Antennomeres 4-5 expanded-rounded. Aedeagus with apex
et .median lobe rounsdedite eee e e 4 oe age virilis
—. Disc of pronotum with only a round bump in middle.
Antennomeres 4-5 triangular. Aedeagus with apex of
median lobe bilolbate (ie, Soin co aa sq: cc pe ee ee tn deyrollet
164 GUGUREETTI
Subgenus Uragrilus Semenov, 1935
Agrilus (Uragrilus) indigaceus Deyrolle, 1864 (Fig. 6)
Lectotype (JENDEK 1998): Nouv. Guinée (MNHN).
Distribution: New Guinea, Waigeu Isl.
Further material examined... New Guinea: Bulolo
(RHMP); Etappenberg (ZMHB); Geelvink Baie (MCCI); Kiunga,
Fly River (BPBM); Lae, Busu R. (BPBM); Lakekamu Basin, Ivimka
riv. (CHMG); Standlagera Aprilfl. (ZMHB); Wau (BPBM). Waigeu
Isl.: Camp Nok (RHMP).
Distinctive principal characters: length from 7.5 to 10 mm;
blue-violet colour; anterior prosternal lobe rounded; premarginal
carinula entire; pubescent spot on the anterior angle of pronotum;
elytra with 2 (1+1) rounded pubescent spots at 3/4; 1 pubescent
spot on the basal laterotergum; elytral apex with a mucro on exter-
nal margin; aedeagus as in fig. 89.
Remarks. The elytral pubescence is caducous and visible
in well preserved specimens only.
Agrilus (Uragrilus) paradiseus Obenberger, 1924 (Fig. 7)
Lectotype (JENDEK 2004): Neuguinea Sattelberg (NMPC).
Distribution: New Guinea.
oat are’ inant esr ae een pice dh ie Gums: Bulolo
(RHMP); Morobe (BPBM) (MCCI); Wau (BPBM).
Biology: reared from Prunus sp.
Distinetive pmincipalcmaracters, lemethe inom 7.7 to 11.5 mm:
dark green colour; anterior prosternal lobe lightly sinuate in middle;
premarginal carinula entire; elytral apex with mucro on external
side; two (1+1) pubescent, brilliant, yellow spots at 3/4 of elytra;
pubescent white spots at the sides of sterna; aedeagus as in fig. 90.
Remarks. This beautiful species is unmistakable for the
yellow spots on the elytra.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 165
Agrilus (Uragrilus) mikusiakorum Jendek, 2004 (Fig. 141)
Type 9: Papua Neuguinea (Nattrkunde Museum Erfurt, Ger-
many).
Distinctive principal characters: length 10.9 mm; head and prono-
tum greenish-black, elytra violet-black; premarginal carina becoming
obsolete in anterior and posterior parts; elytra with sharp spine on outer
angle; elytral pubescence with perisutural golden toment in apical third.
Remarks. ‘This species is known from the female holotype
only. In the original description (JENDEK 2004), the species, together
with A. paradiseus, is placed in the A. acutus species group. How-
ever, the slender body and the presence of long medial spine at the
apical tergite is typical of the subgenus Uvagrilus, as recognized here.
Agrilus (Uragrilus) maai. n. sp. (Fig. 8)
Holotype d: New Guinea, Behind Kotanika, nr. L. Santani, 80
m, Oct. 17, 1957, Palm, J. L. Gressitt leg. (BPBM). Paratype d: New
Guinea, Neth. Hollandia, 13.III.1960, Sweeping, T. C. Maa leg. (MCCI).
Description of the holotype. Length 4.4 mm.
Colour dark bronze dorsally, with 6 (3+3) spots of pubescence on elytra.
Vertex minus wide than 1/3 of anterior margin of pronotum,
strongly furrowed, with periocular margins rounded. Frons green,
glabrous, with the exception of a line of yellow gold pubescence at
the base, along the clypeus. Eyes large, rounded.
Pronotum narrow and elongate, depressed posteriorly. Lateral
margins strongly sinuate before posterior angles that are acute. Disc
with longitudinal sulcus in middle. Sculpture composed by trans-
versal superficial striae anteriorly, turned into lengthened points at
base, along premarginal carinula, that is entire. Marginal carinae
joined at base. Anterior prosternal lobe sinuate.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex rounded but strongly denticulate. Dorsal white
spots of pubescence are scarcely visible and placed along suture: first
pair in the humeral callus, second in middle, and third at 4/5, before apex.
Apex of last visible tergum with mucro. Sterna black, with regu-
lar, brief, white pubescence with exception of metacoxa where is more
brilliant and visible. Anterior claws with internal bifid and external
166 GUGURIVBAINTI
mucronate; median claws with external bifid and internal mucro-
nate; posterior claws both mucronate. Metafemora inflated. Meta-
tarsus elongate: first article long as the sum of the following four.
Diction o a ohh ie piatti, Eenathi 4.5. ima.
The elytral pubescence is more brilliant and visible. Aedeagus scle-
rotized, with median lobe rounded (fig. 91). |
Etymology. Afterthename of paratype collector, T. C. Maa.
Remarks. Among the subgenus Uragrilus, only A. maai n.
sp. has in New Guinea fauna 6 (3+3) spots of pubescence on elytra.
KEY FOR THE SUBGENUS URAGRILUS SEMENOV
1. Length more than 5 mm. Elytra with less than 6 (3+3)
QU SOUS on clo ce Clee oc tue Onn a :53:3:;,:Li 2
-. Length less than 5 mm. Elytra with 6 (3+3) pubescent
SODA aa vig No e a SRI TRI E ONE EE TE maat
-. Elytral pubescence forming spots and not stripes. ........ 3
3. Blue-violet colour. 4 (2+2) pubescent spots on elytra. .....
REI OC ee RIE indigaceus
-. Green colour. 2 (1+1) pubescent spots on elytra. ... paradiseus
Subgenus Pinarinus Curletti, 2001
Agrilus (Pinarinus) cavazzutii n. sp. (Fig. 9)
Holotype dé: New Guinea, Western District, Rouku, Morehead
River, 19.III-28.V.1962, W.W. Brandt leg. (ANIC). Paratypes: 3
P9, idem (ANIC, MSNG and MCCI); 1 ®, New Guinea, Western
District, Morehead, 8.435 141.38E, 27.VIII.1970, Key & Balder-
son legg. (ANIC); 1 d, Papua, W. District, Oriomo Gov. Sta., 26-
28.X.1960, J.L. Gressitt leg. (BPBM).
Descraprrem of athe holicty pe! Length 11:3 mm.
Very brilliant, dorsal body bicoloured: head, pronotum and scutel-
lum metallic green, elytra metallic bronze.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 167
Frons deeply and widely sulcate, forming an edge along the eyes.
Glabrous, with few white pubescence in the basal part only. Clypeus ele-
vated from frontal line. Vertex wide 1/3 of anterior margin of pronotum.
Eyes large and protruding. Antennae short with small antennomeres.
Pronotum larger before the base, with posterior angles obtuse.
Lateral margins arcuate in basal part only. Disc glabrous, with large
longitudinal depression in middle. Other two smaller depressions at
the sides. Sculpture obsolete, formed by very thin vertical lengthe-
ned dimples, with exception of the outline of central depression,
that is smooth. Premarginal carinula absent, replaced by a rounded
callus that delimits the lateral depression. Marginal carinae joined
at the base, but with the sublateral short, reaching only half of the
length of pronotum. Anterior prosternal lobe pronounced, sinuate
in middle. Prosternal plate large, with lateral margins parallel.
Scutellum depressed in middle, without transverse carina.
Elytra glabrous: apex with brief, obtuse mucro.
Inferior part metallic dark green, glabrous, with exception of
white thin pubescence at the metacoxa. Basal laterotergum with
enlarged depression, drop shaped, covered by a dense, pruinose
yellow-ivory pubescence. Remaining lateroterga glabrous.
Legs bronze. Metatarsus shorter than metatibia. First metatar-
somere longer than the sum of the following three.
Aedeagus black, sclerotized, arcuate. Parameres enlarged at the
apex (fig. 92).
Description of tre paratypes.” Beneth from
10.2 to 11 mm. Very constant in form and colour, like the sexual
dimorphism, which is visible only in the internal mucro of external
anterior claws, that in males is slightly longer and thinner than the
internal, contrary to the females that have internal mucro of exter-
nal anterior claws short and thick like the internal.
Etymology. Thisspecies is named after Pierfranco Cavazzuti,
friend and entomologist specialist in Carabinae, collaborator of MCCI.
Remarks. This species is unmistakable for the body colour
and for pubescent depression in the lateroterga. In my opinion it
may be placed in a new genus for the differences in the anterior part
of body (pronotum sculpture, scutellum, frons, etc.). Only for sim-
plifying the taxonomy, I include this taxon in the subgen. Pinarinus.
168 G;5GURLETINI
Agrilus (Pinarinus) opulentus Kerremans, 1900 (Figs. 10 - 11)*
Type: New Guinea (BMNH).
Distribution: New Guinea, Solomon Isl.
Further material examined. New Guinea: Baku
(RHMP); Bulolo (RHMP); Karimui (BPBM); Missim Mt. (BPBM);
Soi River (RHMP); Stony L.A. (RHMP); Wau (BPBM).
Biology: reared from Eucalyptus deglupta (LUTON & RoB-
ERTS 1980; MAKIHARA, KAwAMURO & ROBERTS 1987; MERCER 1990),
Terminalia brassir, Terminalia sp. (ROBERTS 1987), Elaeocarpus sp.
Distinctive principal characters: length from 8.5 to 11 mm;
green colour; anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula
entire; pubescent yellow spot on the anterior angle of pronotum;
elytra with 4 (2+2) rounded spots in the £, glabrous in the 6; ely-
tral apex with a mucro; pubescent spot at the antepenultimate vis-
ible ventrite; aedeagus as in fig. 93. |
Remarks. In not well preserved 22 specimens, some elytral
spots may be not observable, as happens also in A. viridissimus.
Agrilus (Pinarinus) viridissimus Cobos, 1964 (Figs. 12 - 13)
Holotype: New Guinea: Oro Bay (CAS)
Further material examined. New Guinea: Baku
(RHMP); Lae (RHMP); Nabire (BPBM); Sepik, Angoram (BPBM).
Biology: reared from Terminalia catappa (MERCER 1986
and 1990; RoBERTS 1987).
Distinctive principal characters: length from 7.5 to 13 mm;
green colour; anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula
* A second contribution (JENDEK E., 2005 - Taxonomic and nomenclaturial notes on
the genus Agrilus Curtis - Zootaxa, Auckland, 1073: 1-29) was published while the
present was in press. Here, amazingly, the Author synonymyzed three New Guin-
ean species (A. opulentus Kerremans, 1900, A. woodlarkianus Kerremans, 1900 and
A. viridissimus Cobos, 1964) under A. maculiventris Deyrolle, 1864, described from
Batchian Island (now Bacan Isl., Malay Archipelago). I did not have an opportunity
to study Deyrolle’s type, so I cannot exclude that one of the three species would fall
in this synonymy, but these three species are clearly distinct. ‘Thus I reject these
synonymies as demonstrated in the keys (pp. 169, 170) and in the aedeagus figures
(figs. 93, 94). I hold the same opinion with regard to some other Palaearctic and
Australian synonymized taxa, which will be object of a future contribution.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 169
entire; pronotum glabrous; elytra with 4 (2+2) rounded spots in the
2, glabrous in the dg; elytral apex with a mucro; pubescent. spot at
the antepenultimate visible ventrite; aedeagus as in fig. 94.
Agrilus (Pinarinus) woodlarkianus Kerremans, 1900 (Fig. 14)
Syntypes: Woodlark Isl. (BMNH, MNHN and ZMHB).
Distribution: Woodlark Isl., Australia? (CURLETTI 2001).
Further material examined. Kulumadau Hill
(BPBM).
| Distinctive principal characters: length from 9 to 11 mm; green
colour; pronotum glabrous; anterior prosternal lobe hugely sinuous;
premarginal carinula entire; elytra glabrous; elytral apex with a
mucro; pubescent spot at the antepenultimate visible ventrite.
KEY FOR THE SUBGENUS PINARINUS CURLETTI
1. Premaromal*earinulatabseme i AS) BE A. cavazzutii n. sp.
=,’ Premareinal"canrinula visible, cmitirer RR A IL 2
2. Pubescence-on lateral margins of prenotimn. ys Ana ers ie 3
“a Pronotum glabrous; iyucn', wees. aa A. viridissimus
3. Pubescence of pronotum not pruinose, regularly diffuse on
(las TAAL 1. 0:69:55: RO eae ne a A. auritinctus
—. Pubescence of pronotum formed by pruinose spot........ 4
4. Sexual dimorphism present: 9 with 4 (2+2) elytral rounded
spots, © With @labRouselsttase ane ce ue, oe A. opulentus
—. Sexual dimorphism absent. d and £ with glabrous elytra.
Endemic. of. Weadlaie Tele dle ae al A. woodlarkianus
N.B. - The key includes A. (Agrilus) auritinctus Curletti, 2003
that may be inserted in this subgenus.
The sexual dimorphism on elytra and the presence/absence of
pubescence may create some problems and confusions among the
species. For this reason I add the following table with detailed cha-
170 EGCURLETTI
racters divided by sex, where “pronotal spots” are the pruinose spots
on anterior angles of pronotum, “sternal spots” are the pruinose
spots at the sides of the antepenultimate visible ventrite, “carinula”
is the premarginal carinula of pronotum.
elytral sternal pronotal pronotal
carinula
spots spots pubescence spots
viridissimus male
e
Subgenus Agrilus Curtis, 1825
Agrilus (Agrilus) auritinctus Curletti, 2003 (Fig. 15)
Holotype: New Georgia Isl. group: Gizo I. (BPBM).
Distributi,on: New Guinea, Solomon Isl.
Further material examined. New Guinea: Kiunga,
Fly River (BPBM).
Distinctive principal characters: length from 6.1 to 11 mm;
three-coloured: head black, pronotum red, elytra black; anterior
prosternal lobe widely sinuate; premarginal carinula entire; elytral
apex with brief tip; lateroterga with golden brilliant pubescence;
aedeagus as in fig. 95.
Agrilus (Agrilus) ornatus Deyrolle, 1864 (Fig. 16)
Lectotype (JENDEK 1998): Amboine (MNHN).
Distribution: Amboine, Bismarck (KERREMANS 1906),
Celebes, Ceram, Fergusson (KERREMANS 1900), Goodenough (KER-
REMANS 1900), Laos, Myanmar, Mysole, New Britain, New Guinea,
Philippines, Solomon, Taiwan, Thailand.
Further material examined. New Guinea: Astro-
labe B. (ZMHB); B. Malkin (USNM); Baie de Humboldt et Dorey
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 171
(MCCI); Baitabag, prov. Madang (MCCI); Bodem (BPBM); Fin-
schhafen (USNM); Ihu, Vailala riv. (ANIC); Kabakaul (KERREMANS
1906); Kaiser Wilhelm Land Stephansort (ZMHB); Lae (ANIC);
Milne Bay (USNM); Malas (MCCI); Nadzab, Markham R. Val.
(USNM); Ohu Conservation Area (coll. Horst, Berlin); Simbang
(KERREMANS 1906); Jayapura Sentani, Cyclops Mts. (CHMG). Fer-
gusson Isl. (ZMHB). Misool Isl. (MCCI). New Britain: Gazelle
Pen., Warangoi (BPBM); Kukugai Vill. (ANIC).
Biology: «..extrémement abondante a Vientiane sur les
feuilles de Pithecolobium clypearia Benth.... obtenu d’éclosion a
partir de branches de “Khok Puay”, arbre au bois très dur, rarement
parasité. Nous rapportons avec doute cette espèce à Langerstroemia
cochinchinensis P.» (BAUDON 1968).
Distinétivwe” prime? pal “har eetrers= Tengeth- trom
7 to 10 mm; dark bronze colour; anterior prosternal lobe sinuate;
premarginal carinula entire; elytral pubescence in transverse undu-
lated stripes; elytral apex sharp; aedeagus as in fig. 96.
Agrilus (Agrilus) vestitus Deyrolle, 1864 (Fig. 17)
Lectotype (JENDEK 1998): Amboine (MNHN).
Distribution: Moluccas, New Guinea (KERREMANS 1892a
and 1900), Solomon.
Distinctive principal characters: length from 8.4 to 9 mm; dark
bronze colour; anterior prosternal lobe strongly sinuate; premarginal
carinula entire; elytra entirely covered of uniform grey pubescence;
elytral apex pointed, with mucro placed on external edge.
Remarks. Except the elytral pubescence, I haven’t found
any difference from A. ornatus Deyrolle. One specimen coming from
Solomon Isl. (Florida Isl., new for Solomon fauna) was mixed up
with a long series -40 specimens- of A. ornatus (same locality, same
date of capture, same collector).
Agrilus (Agrilus) acutus (Thunberg, 1787) (Fig. 18)
Buprestis acuta Thunberg, 1787
syn. armatus (Weber, 1801)
172 | GICURLE TRI
syn. cupreopunctatus (Herbst, 1801)
syn. spinosus (Fabricius, 1801)
syn. pulchellus (Kirby, 1818)
syn. frater Deyrolle, 1864
syn. menadoensis Obenberger, 1924
Lectotype (JENDEK 2004): type locality not given (UZIU).
Distribution: Ambon, Bali, Borneo, Ceram, India, Java,
Lombok, Luzon, Maktian, Nepal, New Guinea, Philippines, Sri
Lanka, Sulawesi, Sumatra, Turkestan.
Further material examined. New Guinea: Japen
Serui, Ambaidiru (CHMG); Kebar Val., W of Manokwari (BPBM);
Mom (MNHN); Sansapore (USNM).
Distinctive principal characters: length 6.5 - 8.5 mm; vertex bilo-
bate; colour green or blue or violet; anterior prosternal lobe roun-
ded; premarginal carinula absent; elytra with two transversal stripes
of white pubescence after middle and at 2/3 of length; elytral apex
with long acute mucro on external margin; aedeagus as in fig. 132.
Agrilus (Agrilus) ophidius n. sp. (Fig. 19)
Holotype 6: Nouv.[elle] Guinée, Baie de Geelvink, Raffray &
Maindron, 1878 (MCCI). Paratype 2: Canopy mission P[apua]
N[ouvelle] G[uinée], Madang province, Baiteta, Fog AR52-4,
17.V.1996, Olivier Missa leg. (IRSNB).
Description ©f the holotype. Length 7.4 mm.
Colour dark bronze dorsally. Body very slender and lengthened,
similar to the form of the species belonging to the subgenus Agrar-
tus.
Head with vertex sulcate in middle, width only 1/5 of that of
anterior margin of pronotum. Large and protruding eyes. Frons
narrow, green emerald, with white ivory pubescence in basal part
only. Clypeus elongate, without transversal carina. Antennae serrate
from article 5", with distal articles very expanded.
Pronotum narrowed, wider in anterior part, with lateral mar-
gins sinuate before base, forming acute posterior angles. Anterior
edge strongly protruding in middle, between eyes. Disc irregular,
flattened at the sides, with a deep and wide longitudinal sulcus in
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 173
middle. Premarginal carinula not entire, curved, length half of pro-
notum. Lateral carinae joined before base. Anterior prosternal lobe
weakly sinuate in middle of anterior edge.
Scutellum small, protruding, transversely carinate.
Elytra sinuate beyond humeral callus. Apex concave, with 2
stout mucros, the external longer and larger than the internal. Disc
with 12 (6+6) white pubescent spots along suture and other 4 (2+2)
identical spots at the edges, that, joined to the corresponding inner
spots, form two transverse striae before apex.
Mesosternum more pubescent than metasternum. Apex of last
visible ventrite rounded. A brief mucro at apex of last visible tergite.
Legs elongate, cupreous. Metatarsus shorter than metatibia,
with basal article as long as the sum of the following three. All
claws bifid. Aedeagus slightly asymmetric, sclerotized, black, with
median lobe acute. Parameres with a swelling at external edge, after
the Jaalf (tre. 977).
Deseriptron “of the paratype. Wenetm 3.2 mm.
The paratype female has frons more rounded and furrow of vertex
less evident, frons metallic brown and all claws mucronate.
Etymology. The very elongate and thin body is remini-
scent of a snake (suborder Ophidia).
Remarks. Agrilus ophidius n. sp. is very similar to Agri-
lus incompositus Curletti, 2003 described from Solomon islands. The
principal differences are in the antennal shape, pronotum sulcus
and sculpture, claws conformation and aedeagus.
Agrilus (Agrilus) occipitalis Eschscholtz, 1822 (Fig. 20)
syn. occipitalis Gory, 1841
syn. marmoreus Deyrolle, 1864 (type in MNHN) n. syn.
syn. nitidus Kerremans, 1898 (type in BMNH).
syn. kurandae Obenberger, 1923 (type in NMPC).
syn. korenskyi Obenberger, 1923 (type in NMPC).
Lectotype (JENDEK 1998): Manille (BMNH).
Distribution: Australia, Bachtian, Home Island, Mysole,
New Guinea, Philippines, Saipan. Imported in Cina and ‘Turkestan
(OBENBERGER 1936a).
174 GACGURTLE RTT
Further material examined. Amboine Isl.
(BPBM). New Guinea: Eramboe 80 km ex Merauke (BPBM); Ilamo
Farm (RHMP); Kapaur (ZMHB); Popondetta (RHMP); Wewak, 15
km S (RH MIP).
Biology: reared from Citrus sp. CHAWKESwoop T. J. &
TURNER J. R. 1994; CURLETTI 2001). In some occasions may damage
the crops (ANoNYMOoUS 1969 and 1971).
Distinctive principal characters: length from 7 to 8.5 mm; colour
dark green; anterior prosternal lobe rounded and entire; premarginal
carinula entire; elytral pubescence with disordered spots; elytral apex
rounded; aedeagus as in fig. 98.
Remarks. As mentioned in a previous work (CURLETTI
2001), I can confirm the new synonymy after examination of speci-
mens compared to the type.
This is the species living in New Guinea with larger diffusion
in Oriental and Australian regions.
Agrilus (Agrilus) anabates Obenberger, 1924 (Fig. 21)
Type: N. Guinée (NMPC).
Distinctive principal characters: length 7.5 mm; uniform green
colour; anterior prosternal lobe rounded, entire; premarginal car-
inula absent; elytra with white pubescence at the vertex, along the
suture; elytral apex rounded, microdenticulate. .
Remarks. Species known from the type male only. The
aedeagus was not extracted for avoiding a damage to the specimen.
Agrilus (Agrilus) punctifrons Deyrolle, 1864 (Fig. 22)
Lectotype 2 (JENDEK 1998): Mysole Isl. (MNHN).
Distribution: Misool Isl., Solomon? (CURLETTI 2003).
Distinctive principal characters: length 8.9 mm; pronotum and
head green-bronze, elytra dark red-violet; anterior prosternal lobe
slightly sinuate; premarginal carinula absent; elytra with white
pubescence at apex, along suture; elytral apex denticulate, with a
largest obtuse brief mucro in the middle.
Remarks. Male unknown.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 175
Agrilus (Agrilus) anachlorus Obenberger, 1924 (Fig. 23)
Syntype 9: Stiidneuguinea (NMPC).
Further material examined. Nabire, 2.1X.1962
(MCCI); Sepik West, Vanimo Denake Range (CHMG).
Distinctive principal characters: length from 8.9 to 9.3 mm;
dorsal green colour; anterior prosternal lobe slightly sinuate; pre-
marginal carinula absent; elytra with white caducous variable pubes-
cence, in the type visible before the middle, going up with thin line
along the suture, as far as the humeral callus. Other pubescence is
visible at 3/4, arriving to the apex; elytral apex denticulate, with a
larger obtuse mucro in the middle.
Remarks. For the form of body, dimension and absence
of premarginal carinula, A. anachlorus belongs to the A. anabates
group. For the elytral apex it is very near to A. punctifrons Deyrolle,
but it differs from this last species in the pubescence (that is in the
apex only for the Deyrolle’s species) and in the colour of elytra.
Male unknown.
Agrilus (Agrilus) missanus n. sp. (Fig. 83)
Holotype d: Canopy Mission P[apua] N[ew] G[uinea], Madang
province, Baiteta, Fog M2, 30.III.1993, Olivier Missa leg. (IRSNB).
Paratypes: 1 9, idem (MCCI); 1 2, same locality and collector, Fog
FI2768,1.VIT.-1993{FRSNBY
Description of the dnol'otap.ie. [Leneth sil mm,
Dorsal colour bronze, with elytra darker, almost black.
Head with vertex 1/3 width of anterior margin of pronotum,
furrowed, with small rounded periocular crests. Frons green, with
sericeous sculpture, glabrous, with exception of some scattered hairs
at base, on the clypeus, that is transversely carinate. Eyes large,
elongate.
Pronotum transverse, wider anteriorly; lateral edges right, but a
little sinuate before the posterior angles that are nearly acute. Disc
glabrous, convex in middle, depressed at base. Sculpture composed
by very superficial transverse striae, alternate to deep points more
concentrate at base and at sides. Premarginal carinula absent. Mar-
176 CGECUREETTI
ginal carinae Joined at base. Anterior edge of anterior prosternal
lobe sinuate. Prosternal plate slightly rhomboidal.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex having a strong serration. Disc with white
pubescence covering apical 1/4; another transverse pubescent stripe
before middle.
Apical edge of last visible tergite prolonged in a short mucro.
Ventral side black, with brief white pubescence, more brilliant
and denser on mesosternum.
Legs metallic green, with all claws simply mucronate. Metatar-
sus brief, with the basal tarsomere as long as the sum of the fol-
lowing three.
Aedeagus lengthened, narrow and parallel. Median lobe with
acute apex (fig. 134).
Deisiciaip tiom Lonnie parta pes. Length 2.9 and
3.2 mm. The pubescence at the base of the frons is more visible,
forming a line covering the clypeus entirely. Other differences are
sexual: the frons is cupreous and the apical edge of the last visible
tergite is regularly acuminate, not forming a short tooth.
Etymology. ‘This species is named after the collector, dr.
Olivier Missa, esteemed colleague well known for his careful resear-
ches on African and Pacific forests.
Remarks. The.absence of premarginal carinula, added to
presence of two levels of pubescence at the elytra, which the basal
forms transverse stripe before the middle, make this species unique
in the New Guinean fauna.
Agrilus (Agrilus) pretiosus pretiosus Deyrolle, 1864 (Fig. 24)
Lectotype (JENDEK 1998, sex not examined): Batchian I.
(MNHN).
Distradart.vcon > 2Batehian 2, Biak - I.
Further matverad! examined, Brak Isl. Mokmer,
(MNHN and MCCI).
Distinctive principal characters: stumpy form; length from 4
to 5.2 mm; head black, pronotum and basal half of elytra emer-
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 177
ald green, apical half of elytra green; two pubescent spots of white
pubescence on elytra, in middle and before apex; elytral apex
rounded and microdenticulate; aedeagus as in fig. 99.
Remarks. Agrilus pretiosus is a vicarious species of A. wale-
sicus Obenberger, 1923 (= A. semiviridis Carter, 1924) from North
Australia and of A. iucundus Curletti, 2003 from Solomon Islands,
both very similar in pattern colour and shape.
New for New Guinea fauna.
Agrilus (Agrilus) pretiosus bulolicus n. ssp. (Fig. 25)
Holotype d: Papua New Guinea, Heads hump LA. Bulolo, m
0157, sticky trap from fire damage area, 12.XII.1972, Fr. Wylie & P.
Shanahan legg. (BPBM). Paratype £, idem (MCCI).
Description “of “the ~hoeloty we. wena 4.2 mim.
Brilliant, dorsally three coloured: head black, pronotum redbrick
with green reflections, first half of elytra pale green, apical half of
elytra black.
Eyes few visible in dorsal view, with vertex wide more than 2/3
of anterior margin of pronotum. Frons green, glabrous. Clypeus in
relief with regard to frons. Antennae short, reaching just to the pro-
notum.
Pronotum transverse, a little arcuate at lateral margin, sinuate
before posterior angles that are acute, with green reflections at sides.
Disc convex, with only a broad and superficial depression before
scutellum. Premarginal carinula thin, curved, as long as 1/3 of the
pronotum. Marginal carinae sinuous, joined posteriorly. In profile
the integument appears green. Sculpture with transverse dense
striae. Anterior edge of prosternal lobe sinuous.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with two spots of white pubescence: the first larger, in
middle, at end of green colour, the second, elongate, at apex, in the
black colour. The posterior black colour extends to the callus along
the margins. Apex rounded, microdenticulate.
Sterna black, with brief regular white pubescence. Legs green;
posterior femurs large. All claws mucronate. Metatarsomere short,
with the first article as long as the sum of the following two.
178 G ‘CURLETTI
Aedeagus parallel, with penis diaphanous (fig. 100).
Dic im spiato ni orti hic) porre pie UL cn hi 84 mina
The female has the pronotum black, like the frons. The metatarsi
are shorter, but with the first tarsomere as long as the sum of the
following three.
Etymology. From type locality.
Remarks. This new subspecies differs from the nomi-
notypical subspecies by the sexual dichroism, having the frons and
pronotum red in the d, black in the 9, and above all by the diffe-
rent shape of aedeagus, that has more stumpy form, with less elon-
gate and thin profile, and apex of parameres less acute.
Agrilus (Agrilus) biakanus n. sp. (Fig. 26)
Holotype d: Mokmer, Biak Isl., N.G., Jan. 1945, J. Helfer coll.
(MNHN). Paratypes: 3 Sé and 4 99, idem (MNHN, MSNG and
MCCI); 2 2°: New Guinea, Neth. Biak I., Mangrowawa, 50-100 m,
31.V.1959, T.C. Maa coll. (BPBM).
Desc fio mon wie Invotkoty pie. Lensth. 8 nm.
Dorsal green colour. Glabrous.
Head rounded, with eyes not protruding. Vertex width 1/3 of
anterior margin of pronotum, little furrowed. Frons emerald green,
glabrous. Clypeus prominent and separate from frons by a tran-
sverse Carina.
Pronotum glabrous. Lateral margins not very arcuate, largest
width in middle, with posterior angles right. Sculpture regular, thi-
ckened and transverse. Premarginal carinulae strong, arcuate to half
of length of pronotum, then parallel to lateral carina to which they
join anteriorly. Lateral and sublateral carinae sinuate, joined at 1/3
from base. Anterior prosternal lobe rounded and entire. Prosternal
plate broad and flattened.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex rounded and microdenticulate.
Sterna black, with white, regular, brief pubescence. Last visible
tergum with subacute, protruding apex.
Legs metallic green. Anterior claws bifid, median and posterior
mucronate. First metatarsomere as long as the sum of following three.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 179
Description of the paratypes. Length from
6.9 1G. 952 9a
The sexual dimorphism is not very accentuated: the females
have all claws mucronate and prosternal plate glabrous. Aedeagus
sclerotized, elongate and thin (fig. 101).
Etymology. From the type locality.
Remarks. This species is near to A. anabates, A. anachlorus,
A. punctifrons, but differs from these species by having premarginal
carinula. From Biak Isl. A. viridicellus is also described. This last
differs by having pronotum gold and elytra black or blue, anterior
prosternal lobe sinuate, a stripe of longitudinal pubescence at the
elytral apex, the first metatarsomere shorter (1 = 2+3).
Agrilus (Agrilus) viridicellus Cobos, 1964 (Fig. 27)
Holotype: Nueva Guinea, Mokmer, Biaki (CAS).
Distribution: Aru Isl. (ANIC, MCCI); New Guinea.
Distinctive principal characters: length from 8.2 to 8.7 mm; pro-
notum gold-bronze, elytra dark-green or dark-blue; anterior proster-
nal lobe sinuate; premarginal carinula no entire; elytra with white
pubescence at the apex only, along the suture; elytral apex rounded
and microdenticulate.
Agrilus (Agrilus) nigerrimus Deyrolle, 1864 (Fig. 28)
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (NMHN).
Distinctive principal characters: length 5.8 mm; black colour;
anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula not entire;
elytra with grey pubescence at the apex, and briefly along the exter-
nal edge; elytral apex rounded and microdenticulate.
Remarks. This species is known from the lectotype female
only.
The elytral pubescence could be denser and partially lost by
bad preservation: in fact other short pubescence is observable in the
right humeral callus.
180 GCAROURIERNTI
Agrilus (Agrilus) pudoratus n. sp. (Fig. 29)
Holotype d: New Guinea, NE Maprik, 150 m, XII.29-1.17.’60,
T. C. Maa leg. (BPBM). Paratype 2: New Guinea, Neth. Waris, S of
Hollandia, 450-500 m, VIII.16-23.1959, T. C. Maa leg. (MCCI).
Descriptromn of the holotype. Leneth 4.7 mm:
Dorsal colour black.
Vertex furrowed, width about 1/6 of the anterior margin of pro-
notum, with small periocular margins. Eyes large, projecting. Frons
dark green, without sculpture, shiny and smoothed. Yellow pubes-
cence at base, before the clypeus that is carinate.
Pronotum trapezoidal, larger at base, with lateral margin right
and basal angle acute. Disc with a longitudinal sulcus in middle,
wider and deeper at base. Premarginal carinula large, well defined
at base only, then replaced by an elongate swelling arriving to the
anterior part of pronotum. Sculpture present in sulcus and along
premarginal carinula only, composed of elongate punctures, with
no transverse wrinkles. Lateral carinae straight, joined at base, very
divergent anteriorly. Anterior prosternal lobe sinuate. Prosternal
plate large and wide.
Scutellum transverse and carinate.
Elytra with each apex rounded and microdenticulate. Disc with
white pubescence at the apical third only.
Terga with uniform, brief, white pubescence.
Anterior claws bifid. Metatarsus short, but. with first metatar-
somere as long as sum of the following four. Aedeagus with oval-
shape contour (fig. 102).
Description wef ther paratype: Leneth.4.5) mm.
The differences are sexual: frons black and anterior claws mucro-
nate.
Etymology. For the elytral pubescence covering the apex,
under which there is the last tergum containing the genitalia.
Remarks. The nearest species to A. pudoratus n. sp. is A.
nigerrimus Deyrolle, from Misool Isl. The Deyrolle’s species differs
by wider vertex, pronotum sculpture composed of transversal striae,
lateral margins of pronotum more curved, premarginal carinula well
defined, prosternal plate rhomboidal.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 181
Agrilus (Agrilus) rugiplumbeus Cobos, 1974 (Fig. 30)
Holotype: New Guinea, Finchaffen (CAS).
Distribution: New Guinea.
Further material examined. New Guinea: Astro-
labe B. (ZMHB); Kaiser Wilh. Land Stephansord (ZMHB); Watut
(BPBM); Wau, Kunai Creek (BPBM).
Distinctive principal characters: length from 6.9 to 7.5 mm; pro-
notum red-copper, elytra black; premarginal carinula entire; anterior
prosternal lobe rounded and entire; elytra glabrous; apex with a tip
in middle; aedeagus as in fig. 103.
Agrilus (Agrilus) nigroaeneus Deyrolle, 1864 (Fig. 31)
Lectotype (JENDEK 1998): Waigiou (MNHN).
Distinctive principal characters: length 6 mm,; black colour;
anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula entire; elytra
with a glabrous transversal stripe at 3/4 of length; elytral apex sinu-
ate, with two short mucros.
Remarks. This species is similar to A. funebris Deyrolle,
but differs by the vertex more narrow, the form of elytral apex and
by the lateral carinae of pronotum, that are divided from the base
(A. funebris has lateral carinae joined at the base).
Species known in the type d only.
Agrilus (Agrilus) giraffa n. sp. (Fig. 32)
Holotype d: Canopy mission P[apua] N[ouvelle] G[uinée],
Madang province, Baiteta, IV.1993, Olivier Missa leg. (IRSNB).
Paratype 2, idem, Fog MI, 29.VI.1994 (MCCI).
Description of the holotype. Lenci Sailor
Colour bronze dorsally, with green reflections at the anterior sides of pro-
notum. Pubescence at the elytra only, leaving a glabrous transverse stripe
at 3/4 of length and 2 (1+1) glabrous areas at sides, behind humeral callus.
Head furrowed in middle, vertex half as wide as anterior edge
of pronotum. Frons metallic green, with sericeous sculpture, with-
out carina at clypeus. Pubescence at base only.
182 GG CURLETTI
Pronotum very elongate, wider anteriorly, regularly narrowed at
base, with posterior angles obtuse. Disc convex, swollen, depressed
at sides only. Sculpture with striae superficial, serrate and transverse.
Premarginal carina entire, joined to lateral margin at 1/3 anteriorly.
Marginal carinae with the same basal origin. Anterior prosternal
lobe short and small, with anterior margin sinuate.
Scutellum small, trapezoidal, transversely carinate.
Elytra with apices rounded and microdenticulate. Disc two-colou-
red: the anterior pubescence, longer than half of elytra, forming a
metallic bronze “X” on integument; the posterior pubescence forming a
transverse stripe before apex, on dark bronze (nearly black) integument.
Apical visible ventrite protruding, longer than elytra. Apex of
last visible ventrite rounded. Mesosternum more pubescent than
pro- and metasternum.
All claws mucronate. Metatarsus elongate: first metatarsomere
as long as the sum of the following four.
Aedeagus black, elongate, with median lobe rounded (fig. 104).
Description of the paratype. Length 4.3 mm.
The female has frons black. The apical pubescence of elytra forms
an upside-down triangle.
Etymology. For the very elongate pronotum.
Remarks. For the elongate pronotum and the form of
pubescence on elytra, this species is similar to a group of species
well represented in Australian fauna. For the elytra two-coloured,
A. giraffa n. sp. is similar to A. fassatii Obenberger, 1959 and A.
deauratus Macleay, 1872. Both these Australian species are easily
distinguishable for having the elytral apices not rounded. In con-
trast, Agrilus numbat Curletti, 2001 from Northern Australia has
rounded apices, but elytra uniform brown, pronotum less elongate,
with different sculpture.
Agrilus (Agrilus) funebris Deyrolle, 1864 (Fig. 33)
syn. eupoetus Obenberger, 1924 (type: Roro Isl. - NMPC) n. syn.
syn. cairnsensis Obenberger, 1959 (type: Cairns - NMPC) n. syn.
syn. cairnensis Obenberger, 1959 (incorrect original spelling).
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 183
Lectotype (JENDEK 1998): Aru (MNHN).
Distribution: Australia, Brake Is], New? Britain,” New
Guinea, Solomon, ?Woodlark.
Further material examined. New Guinea: Ango-
ram, NE Sepik (BPBM); Brown River (BPBM); Bulolo (BPBM);
Busu R., E of Lae (BPBM); Goilala, Loloipa (BPBM); Karawari
lodge, East Sepik province, Amboin Patrol Post (USNM); Kebar
Val, W of Manokwari (BPBM); Lae (BPBM); Missim Mt. (BPBM);
Nabire, S. Geelvink Bay (BPBM); Nadzab, Markham (USNM);
Nimbokrang Umgebung v. Genyem (ZMHB); Ooomsis, Morobe
prov. (BPBM); Popondetta (BPBM); Rino, 2 km W (RHMP); Stan-
dlagera, Aprilfl. (ZMHB); Tokadu, Lakekamu Basin, (CHMG);
Wanuma, Madang Distr. (BPBM); Waris, S of Hollandia (BPBM);
Wau (BPBM). Biak Isl.: Damar Forest (BPBM); Mokmer (MCCI).
New Britain: Gazelle Pen., St. Paul’s (BPBM).
Biology: some adults were found fogging the canopy of
Castanopsis acuminatissima (Oomsis and Wau) and Lithocarpus sp.
(Mt. Missim).
Principal distinctive characters: length from 4.5 to 5.5 mm;
colour dark bronze or black; frons green in the male, yellow bronze
in the female; anterior prosternal lobe imperceptibly sinuate; pre-
marginal carinula entire; elytra with a transverse glabrous stripe at
the apical 2/3; elytral apex rounded and microdenticulate; aedeagus
as in fig. 105.
Remarks. The indication of A. nigritus Kerremans, 1895
from Woodlark (KERREMANS 1900a) is probably referable to A. fune-
bris. A. nigritus lives in W Indonesia, and personally I have never
seen this species from New Guinea or nearest islands.
Agrilus (Agrilus) anthracinus Deyrolle, 1864 (Fig. 34)
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: New Guinea, Misool Isl.
Further material examined. New Guinea:
Bokondini, 40 km N Baliem Val. (BPBM); Eramboe, 80 km ex
Merauke (BPBM); Nadzab (MCCI); Nadzab, Markham (USNM);
Wanuma, Madang Distr. (RHMP).
184 GHCURLET TI
Distinctive principal characters: length from 3.8 to 5.1 mm;
colour black; anterior prosternal lobe entire, rounded; premarginal
carinula entire; elytra with one or two glabrous transverse stripes;
elytral apex rounded and microdenticulate; aedeagus as in fig. 106.
Agrilus (Agrilus) yulensis Obenberger, 1924 (Fig. 35)
Type: Yule Isl. (NMPC).
Dries tea bat Ooms» Yule Ls.
Distinctive principal characters: length 5 mm; colour black;
anterior prosternal lobe rounded; prosternal plate rhomboidal; pre-
marginal carinula entire; elytra with transverse glabrous stripe at
2/3; elytral apex rounded and microdenticulate.
Remarks. This species, known from the type ® only, is
very similar to A. anthracinus Deyrolle. It differs by the body more
stumpy, by periocular margin more pronounced and by the humeral
callus with a carina. May be an endemic form of Deyrolle’s species,
endemic of Yule Isl., or simply an individual aberration.
Agrilus (Agrilus) olympicus Deyrolle, 1864 (Fig. 36)
Lectotype £ (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: Misool Isl. o
Distinctive principal characters: length 7.8 mm; blue colour;
anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula not entire,
interrupted before the middle; elytra with transverse glabrous stripe
at 2/3 of length; elytral apex rounded and microdenticulate.
Remarks. Species known from the type only.
Agrilus (Agrilus) spinipes Deyrolle, 1864 (Fig. 37)
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distributron:, Misoot Isl.
Distinctive principal characters: length 4.5 mm; black colour;
anterior prosternal lobe rounded, with a small incision in middle
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 185
of anterior margin; premarginal carinula absent; elytra glabrous, but
with visible white pubescence at right humeral callus and at apex of
left elytron; elytral apex denticulate, with a larger obtuse tip; femora
with an obtuse tooth at base of inferior margin.
Remarks. This species is known from the type 2 only. The
elytral pubescence is doubtful and may be absent because of bad
conservation: also the original description quote «près de la suture,
a Vextrémité et avant leur milieu, on apergoit quelques vestiges des
poils squamiformes blanchatres; peut-étre est-ce le restant d’un
dessin analogue a celui de l’espèce précédente [A. dentipes Dey-
rolle]».
Agrilus (Agrilus) cuneiformis Deyrolle, 1864 (Fig. 38)
syn. Agrilus mysolensis Obenberger, 1936 (Type: NMPC) n. syn.
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: Misool Isl., New Guinea?
Further material examined. New Guinea: Morobe
prov., Oomsis (MCCI).
Distinctive principal characters: length from 4.3 to 4.5 mm; dark
bronze colour; anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula
entire; three stripes of white pubescence on elytra: at the base, in
middle and at the apex; elytral apex forming a concave sinuosity,
with short mucros at two extremities; aedeagus as in fig. 135.
Remarks. ‘The two syntypes of A. mysolensis are males,
with green frons, in contrast to the female type of A. cuneiformis,
with bronze frons. This sexual dimorphism may be the cause of the
Obenberger mistake.
Agrilus (Agrilus) swifti n. sp. (Fig. 39)
Holotype 6: Papua New Guinea, Morobe prov., Mt. Missim,
1350 m, 19.VIII.1988, Tree #12, Tray #7, Castanopsis acumina-
tissima, P. Swift coll. (BPBM). Paratypes: 5 dd and 3 99, idem,
with dates from 19 and 20.VIII.1988, and variation on tree and tray
#numbers (BPBM, MSNG and MCCI); 1 ® idem, 22.VIII.1988,
186 GICURCEITI
Calophyllum sp., Tree #17, Tray # 8, P. Swift and A. Allison colls.
(BPBM); 1 2 Morobe prov., Wau, Namie Road, 1240 m, 23.VI.1964,
pyrethrum fog Castanopsis acuminatissima (RHMP).
Diete rapito n tortie holotype. “Leneth "3/4 mim.
Colour bronze, with darker elytra.
Vertex furrowed in middle, 1/3 the width of anterior edge of pro-
notum. Frons flat, green, with sculpture giving sericeous appearance.
White brilliant pubescence at the base only. Clypeus separated by frons
by a transverse carina. Antennae thin and longer than the pronotum.
Pronotum with lateral margins weakly arcuate, larger anteri-
orly, with posterior angles obtuse. Sculpture regular but superficial
and obsolete. Premarginal carinula entire, confluent with the lateral
margin at half of length. Marginal carinae very close posteriorly, but
not joined. Submarginal carina obliterated in anterior part. Anterior
edge of prosternal lobe slightly sinuate.
Scutellum with a transverse carina.
Elytra darker than pronotum, with apex truncate and micro-
denticulate. A transverse stripe of white pubescence at base and in
middle, same pubescence at apex, covering the last quarter.
Inferior side almost glabrous. Long metatarsomeres, with the
basal article longer than the sum of the following three.
Description of the paratypes. Length from 3.2
to 3.7 mm. One specimen has yellow pubescence at base of frons.
Females are distinguishable by the bronze frons, Aedeagus (fig. 108)
with parameres elongate at apex, hiding the penis that is visible on
the ventral side only.
Etymology. Named after the collector, P. Swift.
Remarks. For the three pubescent spots on the elytra and
for sculpture characters, A. swifti n. sp. is very near to A. cuneifor-
mis Deyrolle which may be the vicariant species in New Guinea.
This last differs for the wider vertex, more transverse pronotum,
elytral apex sinuate.
Agrilus (Agrilus) satyrus n. sp. (Fig. 40)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe Prov., Oomsis, 530
m, 4.IX.1988, ex Lithocarpus sp., Allison & P. Swift (BPBM).
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 187
Paratypes: 2 Sé and 1 2, idem, Lithocarpus sp., respectively 3, 4,
9.IX.1988 (BPBM & MCCI). 1 ®, idem, 11.1V.1988, Anisoptera
thurifera (BPBM).
Dies crap taloins oui th ev intelvo ty pret Beneath e257.
Colour brilliant bronze. Very similar to A. swifti n. sp. in dimen-
sion, body, look, colour, pubescence. The bigger differences are in
the elytral apex that is not truncate, but transversely sinuate, with
two little tips at the angles and in the more striate pronotum sculp-
ture.
Description. of «the paratypes... Leneth from
2.8 to 3.2 mm. The females have green frons like the males, but the
sculpture is less sericeous, more smooth. Aedeagus with parameres
slender and parallel (fig. 109).
Etymology. In Latin and Greek mythology, “Satyri” were
divine forest-dwellers, tempters of Nymphs virginal virtues.
Remarks. As in the description, A. satyrus n. sp. 1s very
similar to and may be confused with A. swifti n. sp., but it differs
from the latter for elytral apex, pronotum sculpture, sexual dimor-
phism less evident (with females with green frons) and aedeagus
structure. A. satyrus may be a vicariant species of A. cuneiformis
Deyrolle from Mysole Isl. This latter is larger, with black opaque
integument, frons more flattened, pronotum shorter and more tran-
sverse.
Agrilus (Agrilus) subtrifasciatus Deyrolle, 1864 (Fig. 41)
syn. Agrilus bestiola Obenberger, 1936 (Type NMPC) n. syn.
Lectotype 2 (JENDEK 1998): N. Guinée, (MNHN).
Distribution: Misool Isl., New Guinea.
Further material examined. New Guinea: Dara-
dae Pl’n, 80 km N of Port Moresby (MCCI). Misool Isl. (type of
A. bestiola).
Biology: unknown. The specimen coming from Daradae
was found sweeping.
Distinctive principal characters: length from 3.1 to 3.2 mm;
colour black; anterior half of pronotum smooth, without sculpture;
188 CACURBE LIM
posterior half with serial punctures only; anterior prosternal lobe
sinuate; premarginal carinula entire; prosternal plate enlarged at
the apex; elytra with three white pubescent stripes: at 1/3, after the
middle and before apex; elytral apex rounded.
Remarks. Male unknown. The Obenberger’s type is in very
bad condition and the pubescent stripes of elytra are not observa-
ble.
Agrilus (Agrilus) striatus n. sp. (Fig. 42)
Holotype d: New Guinea, Wisselmeren, Enarotadi, 1750-
1900 m, 11.VIII.’62, J. Sedlacek leg. (BPBM). Paratype 2, idem
(MCCI).
Designer iodio: pe... Iuengoth.. 3,5. mm.
Colour dark bronze dorsally.
Vertex furrowed, with periocular crests, as wide as 1/3 of the
anterior margin of pronotum, flattened in dorsal view. Frons seri-
ceous green, glabrous. Clypeus without transverse carina. Eyes
large.
Lateral margins of pronotum straight in anterior half, then nar-
rowed, but with posterior angles right. Disc more gibbous anteriorly,
depressed at base, with a further longitudinal depression in middle,
deeper at base. Sculpture composed by transversal superficial striae.
Premarginal carinula entire. Lateral carinae less divaricated anteri-
orly, joined at base. Anterior prosternal lobe rounded, with a little
incision in middle of anterior margin.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex cut obliquely. Surface with three transverse
stripes of white pubescence: at base, at the half and at apex; median
stripe forming a W, the apical more wide, the basal less visible; the
basal and the median Joined by a longitudinal stripe along suture.
Sterna with regular white pubescence. Anterior and median legs
with internal claw bifid, external mucronate; posterior legs with both
internal and external legs mucronate. First metatarsomere as long as
the sum of the following three.
Aedeagus fig. 110.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 189
Diesic ip rom vostet'heipiartiratvy pie Wenath 39m.
Excluding the characters that are surely attributable to sexual dimor-
phism (frons black and all claws mucronate), this specimen has frons
furrowed, but lacks periocular crests. "The median pubescence of
elytra (that forms a W) goes up, along the suture, to basal stripe.
The lateral margins of pronotum are regularly narrowed towards
base. The elytral apex is right cut and denticulate.
Etymology. ‘This species is named after the three elytral
stripes.
Remarks. ‘The holotype male is in poorer condition than
the paratype female: this may explain some differences, especially in
the elytral pubescence. Anyway, for the form of median pubescence
of elytra and the pronotal depressions this species is unmistakable
among the New Guinean species having three pubescent stripes on
the elytra.
Agrilus (Agrilus) nocturnus n. sp. (Fig. 43)
Holotype &: SE of Mamai Pltn., E of Port Glasgow, 150 m,
31.1.1965. R. Straatman, light trap leg. (BPBM). Paratype 9: SE
Moresby, Brown R., 10 m, 16.XII.1964, J. Sedlacek coll. (MCCI).
Description of untizeribio lo tap er Leng: 32) mm,
Dorsal colour black.
Head rounded in dorsal view, with vertex slightly protruding,
1/4 as wide as the anterior margin of pronotum. Large eyes. Frons
without sculpture, with dark red wine reflections. Clypeus without
transverse carina. Very shining white pubescence at vertex and at base.
Pronotum widest in middle, but with margins weakly arcuate
and posterior angle obtuse. Anterior margin produced in middle,
between eyes. Disc gibbous in middle, strongly depressed at sides.
Sculpture without striae, made up of elongate punctures more thi-
ckened posteriorly and absent anteriorly. Very shining white pube-
scence in lateral depressions, composed by elongate transverse bristles
that cover integument. Premarginal carinula entire, joined to lateral
margin at half of length. Marginal carinae very open anteriorly and
not joined posteriorly. Anterior prosternal lobe with anterior edge
sinuate in middle.
190 GACURDERT!
Scutellum not very transverse, pentagonal, with transversal
carina placed posteriorly.
Elytra with apex denticulate, cut obliquely. Disc with 3 pairs of
white brilliant pubescent spots: the first, elongate, before middle,
the second, transverse, after the middle, the third, larger, at apex.
Ventral side with the same pubescence of the dorsal side, cove-
ring metacoxa and metepisternum. A spot of pubescence also at first
laterotergum.
Legs black. Metafemora enlarged and globose. Metatarsomere
short, with first tarsomere as long as the sum of the following two.
Dreserip tron on the paratype . Length 3.0 mm.
The head is more protruding, like a bump. The frons is black. The
apex 1s more rounded. Pubescence and sculpture as in holotype.
Etymology. The holotype was collected at night, with
light trap.
Remarks. The pubescence and the pronotal shape make
this species unique in the New Guinean fauna.
Agrilus (Agrilus) lithocarpi n. sp. (Fig. 44)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe Prov., Oomsis, 540
m, 7.IX.1988, tree 29, tray 26, Lithocarpus sp., A. Allison & P. Swift
legge. (BPBM).
Description. Wensth 2.9 nm Stumpy form. Colour
black dorsally, spotted with brilliant white pubescence.
Head rounded in dorsal view. Vertex weakly furrowed, as wide
as 1/3 of anterior edge of pronotum, with scattered white pube-
scence. Frons black with green reflection, smooth, glabrous, with
exception of a basal stripe of yellow pubescence covering clypeus
and extending partially up to the internal edge of eyes.
Pronotum rectangular, with lateral edges straight and parallel.
Disc with a rounded depression before scutellum. Striae transverse
and superficial. A spot of white pubescence in the anterior angle.
Premarginal carinula interrupted before the middle of pronotum,
bisecting the posterior angle. Lateral carinae joined before base.
Anterior prosternal lobe rounded.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 191
Scutellum with transverse carina placed anteriorly, next to ante-
rier/edge.
Elytra with apex obtuse, truncate-rounded, covered of white
brilliant pubescence. Other than the apex, other four (2+2) roun-
ded pubescent white spots are in humeral callus and just before the
middle of length.
Sterna with white regular pubescence, with exception of meta-
coxa, where it is denser, as in the first laterotergum. Apex of last
visible ventrite sinuate.
Legs short, black. First metatarsomere shorter than the sum
of the following three. Anterior claws bifid. Aedeagus with a little
mucro at apex (fig. 111).
Etymology. From the tree where the type was collected.
Remarks. For dimensions, body form and pubescent spots,
this species is near to A. nocturnus n. sp. Anyway, A. lithocarpi n. sp.
is immediately separable for having the pubescent spot in the anterior
angle of pronotum, the first couple of elytral spots in the humeral
callus, the second before the middle; in contrast, A. nocturnus has
pronotal pubescence at the base, the first couple of elytral pubescent
spots before the middle and the second at 3/4 from base.
Agrilus (Agrilus) baitetanus n. sp. (Fig. 45)
Holotype d: Canopy mission P[apua] N[ouvelle] G[uinée],
Madang province, Baiteta, Fog AR44, 18.1V.1996, Olivier Missa leg.
(IRSNB). Paratypes: 1 6 and 1 ®, idem, Fog AR66, 16.VII.1996
(MCCI and IRSNB).
Description of the holotypéa Length Zen:
Stumpy form. Dorsal colour dark bronze, spotted with white pube-
scence on elytra. Frons metallic green, with sericeous sculpture; a
stripe of yellow pubescence at base, covering the clypeus. Vertex
strongly depressed, as wide as 1/3 of anterior edge of pronotum.
Pronotum rectangular, with lateral edges straight and parallel.
Disc glabrous, with a rounded depression before scutellum. Striae
transverse and superficial. Premarginal carinula strong, prominent,
not entire, bisecting posterior angle. Lateral carinae joined before
base. Anterior prosternal lobe rounded.
192 GICURLERTDÌ
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex rounded, microdenticulate. Pubescence as in
Agrilus lithocarpi n. sp.
Sterna glabrous, with a unique pubescent spot of brilliant prui-
nose white pubescence on metacoxa. Apex of last visible ventrite
entire.
Anterior legs with external claw bifid, inner mucronate.
Dues.ciup mem. On ane paranoie s. Length 2.5 imm
(6) and 2.8 mm (®). The female has frons bronze-brown and all
claws mucronate. Aedeagus with apex of parameres squared (fig.
el Gai
Etymology. ‘The species is named after the type locality.
Remarks. A. battetanus n. sp. is very similar to A. litho-
carpi n. sp.: same dimension, shape, colour, sculpture, body, pube-
scence. It differs only for a few characters:
A. baitetanus A. lithocarpi
* Vertex more depressed * Vertex less depressed
* Vertex glabrous * Vertex pubescent
¢ Frons with sericeous sculpture * Frons smooth
* Pronotum glabrous * Pronotum with pubescent spot
in the anterior angle
* Elytral apex rounded * Elytral apex. squared
* Ventrites glabrous * Ventrites pubescent
e Inner anterior claw mucronate in * Anterior claws both bifid in the male
the male
* Aedeagus with squared apex of * Aedeagus with pointed apex of
parameres parameres
Agrilus (Agrilus) seminudus n. sp. (Fig. 46)
Holotype d: Canopy Mission P[apua] N[ouvelle] Gluinée],
Madang Province, Baiteta, Fog T2, 23.VI.1994, leg. Olivier Missa
(IRSNB). Paratypes: 1 6, idem, Fog AR 44, 18.IV.1996 (MCCI); 1
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 193
Sd, idem, VI.1996 (IRSNB); 1 2, idem, IV.1993 (MCCI); 1 d, idem,
Fog M2, 30.III.1993 (IRSNB); 1 ®, idem, Fog AR19, 17.VI.1996
(IRSNB).
Description Yow thre (hole t mp ex sphere (3.7 ham
Stumpy form, head and elytra dark bronze, pronotum coppered.
Head rounded in dorsal view, with vertex widely depressed in
middle, width the half of anterior edge of pronotum. Frons metallic
green, with sericeous sculpture and yellow pubescence at base only.
Clypeus without carina. Eyes large. Antennae short, antennomeres
rounded and clavate.
Pronotum transverse, rectangular, with lateral edges (and con-
sequently posterior angles) straight. Disc with longitudinal depres-
sion in middle, wider at base; nearly glabrous, with hairs in the
depression only. Sculpture composed only of elongate punctures,
more thickened on the sides. Premarginal carinula strong, entire,
joined anteriorly to lateral margin. Anterior margin of prosternal
lobe rounded, slightly incised in middle. Marginal carinae anteriorly
divaricated, joined at the base.
Elytra with apex short and truncate. Disc with posterior half
covered by regular very brilliant white pubescence. Pubescence less
brilliant, better visible in profile, in the humeral callus, prolonged
along the suture, up to 1/3 from base.
Ventral surface dark cupreous, with short white pubescence.
Apex of last ventrite rounded.
All claws mucronate. Metatarsus short, with first metatarsomere
longer than the sum of the following two.
Deséerip tion et “iter earaty pes. Length from
3.3 to 3.6 mm. In two paratypes the basal pubescence of elytra is
more brilliant and present in the humeral callus only.
Aedeagus slender and elongate, median lobe rounded (fig. 113).
Etymology. For the elytral pubescence, covering only a
fraction of the disc.
Remarks. The pronotal structure together with the elytral
pubescence pattern make this species unmistakable in the New Gui-
nean fauna.
194 G! CURLEDTI
Agrilus (Agrilus) sedlaceki n. sp. (Fig. 47)
Holotype d: New Guinea, Wisselmeren, Enarotadi, 1750-1900
m, 11.VIII.1962, J. Sedlacek leg. (BPBM); Paratypes: 1 ®, idem,
1900 m, 1.VIII.1955, J.L. Gressitt leg. (MCCI); 1 ®, idem, 1800-
1900 m, 2-3.VIII.1962, J. Sedlacek leg. (BPBM); 1 ®, idem, 1850
m, 12.VII-4.VIII. 62. Sedlacek leg. (BPBM).
Diesciipiron’ of the holotype Leneth 3.4 mm.
Colour dark bronze, almost black.
Vertex largely sulcate, less than 1/3 the width of anterior margin
of pronotum. Frons microsculptured, sericeous, green, with yellow
pubescence at the base only. Clypeus with transverse carina. Anten-
nae with first and second antennomeres larger than the following
four, dentate from the article 4". Eyes large, but not projecting in
dorsal view.
Pronotum squared, with posterior angles right. Very skin-deep
sculpture, at the basal lateral sides reduced to simple elongate pun-
ctures. Disc transversely depressed before base, also with a large
longitudinal sulcus in the middle. Pubescence observable in central
sulcus and posterior angles. Premarginal carinula thickened, as long
as 1/2 of pronotum, but not joined to lateral margin. Lateral carinae
joined at base. Margin of anterior prosternal lobe slightly sinuate in
middle.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex rounded and denticulate, with a larger tooth in
the middle. Disc with large glabrous transverse stripe at 2/3. Apical
part covered by brilliant white pubescence. Anterior part with the
same pubescence forming an upside down T, that is to say only
present along the suture at the base.
Abdomen with uniform short white pubescence.
Legs with bronze reflections. Protarsus with internal claw bifid,
external mucronate. Meso- and metatarsus with all claws mucronate.
First metatarsomere shorter than the sum of the following three.
Aedeagus well sclerotized, penis with rounded apex (fig. 114).
Description jot the piarnatvp.es, Length from
3.7 tors. oan
The only differences are sexual: the females have frons black
and all claws mucronate.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 195
Etymology. This species is named after the collector: J.
Sedlacek.
Remarks. This species is near A. anthracinus Deyrolle,
which differs by pronotum sculpture, premarginal carinula entire,
gular lobe rounded, elytral apex regularly rounded and microden-
ticulate.
Agrilus (Agrilus) vulcanus Deyrolle, 1864 (Fig. 48)
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: Misool Isl.
Distinctive principal characters: length 5.5 mm; dark bronze
colour; anterior prosternal lobe slightly sinuate; premarginal carinula
entire; elytral pubescence visible along the suture only, but inter-
rupted at apical 3/4. Elytral apex forming a concave sinuosity, with
short mucros at two extremities.
Remarks. Only the type ® is known.
Agrilus (Agrilus) normanbyanus n. sp. (Fig. 49)
Holotype 9: New Guinea, Papua, Normanby I., Wakaiuna,
Sewa Bay, Dec. 1-10.1956, W. W. Brandt collector (BPBM). Para-
types: 3 2°, idem, but with different dates: 2 specimens collected at
Nov. 1-5.1956 (BPBM) and 1 at Nov. 21-30.1956 (MCCI).
Dies GPP t1oO ny vob arie olo sp exw Venetng 4-6" mama.
Colour bronze, with darker pronotum.
Vertex width less than 1/3 of anterior margin of pronotum,
broadly furrowed, with periocular crests well evident. Frons smooth,
with cupreous reflections at base, where a short white pubescence 1s
visible. Clypeus with obsolete transverse carina. Eyes very large.
Pronotum wider anteriorly; lateral margins straight, with pos-
terior angles obtuse. Anterior margin produced in middle, between
the eyes. Sculpture without striae, but only composed of isolated
points, more thickened at the base, along the lateral margin. Premar-
ginal carinula entire. Disc convex in middle, depressed at the sides,
covered by a regular, thin, grey, little visible pubescence. Lateral
196 GUCURLERT |
carinae joined at base. Anterior margin of anterior prosternal lobe
lightly sinuate.
Scutellum transverse, carinate.
Elytra entirely covered by regular, pale yellow pubescence. Apex
squared, but with two small tips at the marginal extremities.
Ventral side with regular grey pubescence.
First metatarsomere longer than the following three. All claws
mucronate.
Description o1 thre pardtypes. Length 5.2, 5:8
and 6.1 mm. No others differences with the type are observable.
Etymology. From the type locality.
Remarks. For the slender form, colour and pronotum
sculpture, A. normanbyanus n. sp. is similar to A. vulcanus Deyrolle
from Misool Isl. The latter differs for having vertex more rounded,
elytral white pubescence visible in middle only, along the suture
(and with a glabrous stripe at 3/4), apex of elytra more concave.
Agrilus (Agrilus) cervus n. sp. (Fig. 50)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe prov., Mt. Missim,
1250 m, 18.VIII.1988; Tree #11 Tray #4, Castanopsis acuminatis-
sima, P. Swift coll. (BPBM). Paratypes: 1 d: idem, but Tray #17
(MCCI). 1 d, same locality, but 1350 m, 24.VIII.1988, Tree #21,
all traps Lithocarpus sp., A. Allison & P. Swift colls. (BPBM).
Descritto aos atollo pe! Lensth: 356° mm,
Colour metallic bronze-cupreous dorsally.
Vertex furrowed, 1/3 of the width of anterior edge of pronotum.
Frons flat, emerald green, glabrous, with microsculpture that gives
sericeous reflections. Clypeus with small transverse carina at base,
covered by short white pubescence, like at the cheeks. Antennae ser-
rate from antennomere 4", then 5* to 10° very widened, resembling
the male of Palaearctic Agrilus laticornis (Illiger, 1803).
Pronotum flat, elongate, wider anteriorly, with lateral margins
straight, to form an upside-down trapezoid. Posterior angles obtuse.
Colour brilliant cupreous, with green reflections at the anterior edge.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 197
Sculpture obsolete, with sericeous appearance. Sparse white pube-
scence at the base. Premarginal carinula reduced to a rudimentary
and not very visible line at 3/4 of length. Marginal carinae joined
at base, but with the submarginal short, half of the marginal only.
Anterior edge of prosternal lobe sinuate in middle.
Scutellum transversely carinate.
Elytra darker than the pronotum, with uniform white pube-
scence. Apex with a small tip in middle, delimiting convex micro-
denticulate edge internally (between the tip and the suture) and
concave microdenticulate edge externally (between the tip and the
lateral margin).
Ventral side black, with uniform short white pubescence, but
with a longer spot of hair in middle of basal ventrite.
Legs metallic green. First metatarsomere longer than the fol-
lowing three.
Aedeagus sclerotized, black, with apex of median lobe rounded
and a superior bump at the base of parameres (fig. 115).
Description, Of the paratypes. Length from
3.6 to 3.8 mm. The paratypes have more visible and longer white
pubescence on the clypeus, extended also to the base of the frons.
No other differences are visible.
Biology. The types were found fogging the canopy of Casta-
nopsis acuminatissima. Probably the wood of this tree feeds the larvae.
Etymology. Cervus is the Latin name of the stag (Cervus
elaphus). 'The antennae shape resembles the stag’s antler.
Remarks. ‘The antennae shape makes this species unique 1n
the known New Guinean fauna. The female is still unknown.
Agrilus (Agrilus) dama n. sp. (Fig. 51)
Holotype d: New Guinea, Morobe Prov., 1.9 km E, 0.6 km
N of Oomsis, Forestry Camp, 450 m, 5.III.1988; Canopy fogging,
Tree #8, Castanopsis, tray #2, spm #9, A. Allison coll. (BPBM).
Paratypes 2 dd, idem, spm #8 and 10, (MCCI and BPBM).
Description of ‘the rolety pes Length.2.o mm
Very similar to the holotype of A. cervus n. sp., it differs by third
198 GUCURLEBFII
antennomere broader, pronotum less brilliant, total absence of pre-
marginal carinula, elytral pubescence not entire, but interrupted
at 2/3 of length and forming a transverse glabrous stripe, apex of
median lobe pointed (fig. 116).
Descriup tirom or The "paraty pes)! Lenieth. 3.4 ‘and
4 mm. Apart from the dimensions, no other differences are obser-
vable.
Biology. Probably the larva lives on Castanopsis sp. where
the typical series was found.
Etymology. Dama is the Latin name of the fawn (Dama
dama). A. dama n. sp. keeps to A. cervus n. sp. like the fawn keeps
to the stag:
Agrilus (Agrilus) morobensis n. sp. (Fig. 52)
Holotype 2: New Guinea, Morobe Prov., 1.9 km E, 0.6 km N
of Oomsis, Foresty Camp, 450 m, 5.III.1988, canopy fogging, tree #
8 Castanopsis (BPBM). Paratype 2: Morobe Prov., Oomsis, 500 m,
4.1X.1988, Lithocarpus sp., A. Allison & P. Swift legg. (MCCI).
Description of the holotype. Length 3.9 mm.
Colour bronze dorsally.
Vertex furrowed, with periocular margins protruding. Frons
black with red reflections at the base, where short white pubescence
is visible. Clypeus with transverse carina at base. Eyes large. Basal
antennomeres thin, gradually expanded toward apical antennome-
feces:
Pronotum trapezoidal, with basal margin shorter than the ante-
rior. Lateral margins straight, basal angles obtuse. Disc glabrous,
convex, depressed at the base only. Sculpture superficial, obscure.
Premarginal carinula absent. Marginal carina straight, submarginal
carina extending to half of length of pronotum only. Anterior pro-
sternal lobe with anterior margin sinuate in middle.
Scutellum transversely carinate.
Elytra pubescent, with a glabrous stripe at 3/4 of length. The
pubescence is white, brilliant, regular. Apex with a hollow, forming
two little tips at the extremities.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 199
Sterna with short white regular pubescence.
First metatarsomere longer than the sum of the following three.
Description ‘of “the paratype. “Length 3:6 mm.
‘The only visible difference is in the apex, that has the hollow smal-
ler and less deep.
Etymology. From type locality.
Remarks. For the elytral pubescence and for the elytral
apex, A. morobensis n. sp. is similar to A. dama n. sp. Differences
are in the antennae shape and in the pronotum, that in A. dama is
longer and not trapezoidal.
Agrilus (Agrilus) androgynus n. sp. (Fig. 53)
Holotype dé: Canopy mission P[apua] Nf[ouvelle] G[uinée],
Madang province, Baiteta, AR35, 1995, Olivier Missa leg. (IRSNB).
Paratype d: idem, VI.1996, Olivier Missa leg. (MCCI).
Description, of the holotype. e Lensth. 3 mr.
Body elongate. Head and pronotum cupreous red, elytra bronze.
Vertex 1/3 of the width of anterior margin of pronotum, very
furrowed, with periocular edges strong and pronounced. Frons
metallic sericeous green, white pubescent at the base. Clypeus trans-
verse, carinate.
Pronotum wider anteriorly, with white pubescence along the
sides. Lateral margins weakly arcuate, sinuate before posterior angles
that are right. Disc convex in middle and depressed at the sides;
sculpture composed of regular longitudinal striae. Premarginal car-
inula absent. Marginal carinae joined at the base. Anterior proster-
nal lobe weakly sinuate in middle of anterior edge.
Scutellum transversely carinate.
Elytra elongate, with two small tips at the apex. Disc with a
longitudinal pubescent white stripe along suture, covering half of
width of elytra, interrupted at 3/4 from base. At apex this pubes-
cence covers all the surface.
Sterna nearly glabrous. Basal ventrite with two small bumps in
middle. Apical margin of last visible ventrite squared. Apical margin
of last visible tergite protruding and little acuminate.
200 GPCUREELT1
Legs elongate, metallic green. Claws: anterior and median bifid,
posterior mucronate. Metatarsus lengthened, nearly long as the
metatibia: first article longer than the sum of the following three.
Aedeagus black, very sclerotized. Median lobe strong, thick,
with a small mucro at the apex (fig. 117).
Diescertpt tom fotte) piana yi pe. | lLeneth. 4. imm.
The pronotum is more red and the elytra are darker than in the
holotype.
Etymology. “Androgynus” means hermaphrodite. The
‘two paratypes are males and the female is unknown.
Remarks. In the absence of premarginal carinula and gla-
brous stripe at 2/3 of elytra, A. androgynus n. sp. is near A. ana-
chlorus Obenberger, 1924, A. dama n. sp., A. morobensis n. sp. and
A. allisoni n. sp. It differs from these species by pronotal and elytral
sculpture, apex of elytra and aedeagus.
Agrilus (Agrilus) gaylei n. sp. (Fig. 54)
Holotype d: Canopy mission P[apua] N[ouvelle] G[uinée],
Madang province, Baiteta, Fog AR25-14, 6.VII.1995, Olivier Missa
leg. (IRSNB). Paratype 2, idem, MI, 17.VI.1993 (MCCI).
Description of the holotype. Length 4.5 mm.
Dorsal colour dark bronze.
Vertex 1/3 of the width of anterior margin: of pronotum, very
furrowed, with periocular edges strong and pronounced. Frons
narrow, sericeous green, with white pubescence at the base only, not
covering the integument. Clypeus without carina. Antennae short,
metallic, dentate from article 4".
Pronotum quadrangular; lateral margins weakly arcuate, poste-
rior angles right. Anterior margin projecting in middle. Disc convex,
depressed at the sides, with a broad, but shallow longitudinal sulcus
in middle. Sculpture more concentrated at the posterior angles.
Short white pubescence at the base, in the median sulcus and at the
sides. Premarginal carinula absent. Marginal carinae separate from
the base, which is very turned up. Anterior prosternal lobe weakly
incised in middle of anterior edge.
Scutellum very transverse, carinate.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 201
Elytra with rounded and microdenticulate apices. Disc pubes-
cent, interrupted at 2/3 of length by a glabrous transverse stripe.
The anterior pubescence forms a triangle with the base along the
glabrous stripe; the posterior pubescence covers the entire surface.
Margin of the last visible ventrite with a brief blunt tip. Ven-
trites metallic bronze, glabrous. Apex of last visible ventrite squared;
basal ventrite with a couple of small tubercles in middle.
Inner claw of anterior leg bifid. Metatarsus elongate; first meta-
tarsomere longer than the sum of the following three.
Aedeagus black, sclerotized. Median lobe with rounded apex
(fig.118).
Dieser pifilonm “of eine »pialma tipi Esito
The differences are sexual: frons copper, basal ventrite without
tubercles, all claws mucronate.
Etymology. This species is named after Dr Gayle Nelson
(Blue Springs, U.S.A.), estimated colleague working on American
Buprestidae.
Remarks. Among the New Guinean known species without
premarginal carinulae and glabrous stripe at 2/3 of length of elytra,
only A. gaylet n. sp. has rounded elytral apex.
Agrilus (Agrilus) allisoni n. sp. (Fig. 55)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe Prov., Biaru Rd.,
2070 m, 28.IX.1988, Tree #44. Tray #1 Cryptocarya cf. lederman-
nti, A. Allison coll. (BPBM). Paratypes 2 dd and 1 9, idem (BPBM
and MCCI).
Descorup t vom sed oith,escthiolon ys pies (Lencth ed ian.
Colour dark bronze.
Head rounded in dorsal view, with vertex furrowed, as wide as
1/3 of the anterior edge of pronotum. Frons green, with sericeous
look, yellow pubescent at base only. Clypeus without transverse
carina. Long and slender antennae, reaching basal edge of prono-
tum.
Pronotum broader anteriorly. Lateral margins weakly arcuate,
but weakly sinuate before the posterior angles, which are acute.
202 @SCUREETDTI
Sculpture superficial, with few visible transverse striae. Premargi-
nal carinulae barely visible, but present at the base, near to lateral
margin. Marginal carinae like in A. cervus n. sp. Anterior prosternal
lobe barely sinuate.
Scutellum small, transversely carinate.
Elytra narrow and elongate. Disc with regular short yellow
pubescence, absent in small spot (1+1) at 3/4 of length, near the
suture. Elytra subtruncate and denticulate.
Sterna brilliant, almost glabrous. Metatarsus long, almost like
the metafemur; first tarsomere as long as the sum of the following
three.
Dietstietriipitio ne tor the paratypes. MWengthfrom3.9
to 4 mm. In all the paratypes the elytral apex is more truncate, for-
ming a concave sinuosity at the external side, like in A. cervus, also
if it is not very evident. Female is distinguishable for having frons
bronze, without pubescence at the base. Aedeagus as in fig. 119.
Biology. All specimens were found fogging Cryptocarya cf.
ledermanni in which probably the larva lives.
Etymology. This species is named after the collector, A.
Allison.
Remarks. A. allisoni n. sp. is similar to A. dama n. sp., but
differs principally for having head more rounded, glabrous area at
elytra reduced to one spot only (not transverse stripe) and antennae
normal and not widened.
Agrilus (Agrilus) nebulatus n. sp. (Fig. 56)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe Prov., Biaru Rd., 2080
m, 25.IX.1988, A. Allison & P. Swift coll., canopy fogging of Casta-
nopsis acuminatissima (BPBM). Paratypes: 7 dd and 9 29, idem, but
found at 19, 22, 23, 25, 26.IX and 1.X.1988 (BPBM, MSNG and
MCCI); 1 6, Morobe Prov., Biaru Rd., 1960 m, 1.X.1988, Litho-
carpus rufivillosus, A. Allison coll. (BPBM); 3 36 and 1 2, Morobe
Prov., Mt. Missim, 1350 m, Castanopsis acuminatissima, 19.VIII.1988,
P. Swift coll. (BPBM); 1 2 idem, Lithocarpus sp. (BPBM); 5 66 and
3 99, Morobe Prov., Biaru Rd., 2070 m, Morobe Prov., Biaru Rd.,
28.IX.1988, Cryptocarya ctr. ledermannti, A. Allison coll. (BPBM and
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 203
MCCI), 1 ®, Morobe Prov., Biaru Rd., 2080 m, 25.IX.1988, A.
Allison coll., Phyllocladus hypophyllus (BPBM).
Description, eh the ieletyypic.. eppoi 4y mnt.
Colour brilliant bronze.
Vertex with white sparse pubescence, as wide as 1/3 of anterior
margin of pronotum. Frons green, with yellow gold pubescence at
base. Sculpture granulose, giving a sericeous look. Clypeus without
transverse carina. Eyes large but not protruding. Antennae slender
and long, extending beyond base of pronotum. |
Pronotum wider anteriorly, with lateral margin weakly arcu-
ate and posterior angles obtuse. Disc with the same pubescence as
vertex. Two dimples in middle, before scutellum and after vertex.
Sculpture transverse, regular, but superficial. Premarginal carina not
entire, as long as 1/3 of pronotum. Marginal carinae joined at the
base. Anterior prosternal lobe sinuate.
Scutellum small, convex, transversely carinate.
Elytra with apex microdenticulate, subrounded, longer at the
internal side, along the suture. Disc with white pubescence denser
than on the pronotum, but with a rectangular glabrous spot in
middle, at 1/3 from base, and 2 (1+1) oval glabrous spots at 2/3.
Ventral side with regular white pubescence.
Legs metallic green. Anterior claws with internal bifid, external
mucronate. Metatarsomere short, with the first tarsomere as long as
the sum of the following two.
Aedeagus sclerotized, black; parameres expanded-rounded in
middle of length (fig. 120).
Diese ripti coni of the “paratyples.. Veneto 8
to 3.4 mm. The majority of paratypes has the premarginal carinulae
entire, joined at the margin in middle of length of pronotum. ‘The
females have frons black and anterior claws mucronate.
Etymology. All specimens were found with fogging the
canopy trees. Fog in Latin is “nebula”: “nebulatus” means fogged.
Remarks. This species is very similar to A. allisoni n.
sp., but differs principally by having diverse pronotum sculpture,
presence of premarginal carinula, presence of glabrous rectangular
spot in the anterior part of elytra, aedeagus with parameres more
expanded in middle.
204 GeCURLETTI
Agrilus (Agrilus) corallinus n. sp. (Fig. 57)
Holotype d: New Britain, Gazelle Pen., Mt. Sinewit, 14-
16.XI.1962, light trap, J. Sedlacek leg. (BPBM). Paratypes: 1 4,
idem (MCCI), 1 2, idem (BPBM).
IMescrup trem “of tne mole ye Length 5.4 mia
Head green, pronotum copper, elytra bronze.
Head feebly rounded in dorsal view. Eyes large, protruding.
Vertex without furrow, as wide as about 1/3 that of the anterior
margin of pronotum. Frons glabrous, with yellow pubescence at
base and on the cheeks only, emerald green, very brilliant, micro-
sculptured, with punctiform sculpture. Clypeus separated from frons
by transverse carina. Antennae green.
Pronotum wider in anterior part, lateral margins straight, sinuate
before the base, with posterior angles acute. Anterior margin protru-
ding in middle, between eyes. Disc glabrous with superficial sculp-
ture, composed of transverse striae partially obliterated in middle.
The copper colour is changeable: well evident with strong lighting,
it turns bronze in the sides less lighted. Premarginal carinula little
visible, partially obliterated, joined to lateral margin at half. Margi-
nal carinae rectilinear, joined at base, diverging forwards. Anterior
prosternal lobe strongly cut and sinuate in middle. Prosternal plate
parallel. |
Scutellum transversely carinate.
Elytra posteriorly elongated, with apex microdenticulate, but
with small concave incision in external part. Disc regular, without
depressions, with white caducous pubescence, absent at the sides.
Sterna bronze, glabrous. Legs green, with all claws mucronate.
Metatarsomere shorter than metatibia, with first tarsomere as long
as the sum of the following four.
Descripttem sof Tite paratypes -“Leneth 5.4 mm
(6) and 5.5 mm (2). The paratypes differ by having red reflec-
tions on pronotum. The elytral pubescence is partially effaced: in
the male it is visible in the apical part only. The female has copper
colour at the base of frons and legs bronze. Aedeagus as in fig.
IZ,
Etymology. For the red reflections on pronotum of para-
types and for the geographic position.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 205
Agrilus (Agrilus) pinii Gestro, 1877 (Fig. 58)
Holotype by monotypy (9): Nuova Guinea: Ramoi, VI.1872,
leg. L. M. D'Albertis (MSNG).
Distribution: New Guinea.
Further material examined. New Guinea: Baita-
bag (MCCI); Bomberi (BPBM); Nabire, S Geelvink Bay (BPBM);
Nadzab (MNHN). Mayu Isl.: Mt. Suckling (BPBM).
Distinctive principal characters: length from 3.5 to 5.3 mm;
black colour; sculpture of pronotum obsolete; anterior prosternal
lobe incised; premarginal carinula absent; elytral apex sinuate and
concave.
Remarks: male unknown.
Agrilus (Agrilus) cypselus n. sp. (Figs. 59 - 60)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe Prov., Biaru Rd.,
2000 m, 19.IX.1987, canopy fogging of tree # 1, Castanopsis, tray #
16, A. Allison leg. (BPBM). Paratypes: 1 d and 1 9, idem, 2080 m,
22.IX.1988, Tree 36, Tray 37, Castanopsis acuminatissima, A. Alli-
son leg. (MCCI); 1 ®, idem, Tray 44 (BPBM); 1 2, Biaru Road,
2080 m, 20.IX.1987, canopy fogging tree # 2, Castanopsis tray # 16,
A. Allison leg. (BPBM).
Description of the holotype. Length 4.4 mm.
Body elongate, colour brilliant bronze dorsally.
Vertex rounded, little furrowed, as wide as 1/3 of anterior margin
of pronotum. Frons with sericeous sculpture and green reflections.
White pubescence at base only. Clypeus without carina.
Pronotum elongate, wider anteriorly and narrowed at base. Lat-
eral margins straight, but a little sinuate before the posterior angles,
that are right. Disc convex and smooth, with an imperceptible
longitudinal furrow in middle. Sculpture very light, composed of
thickened superficial transverse striae. Premarginal carinula absent.
Lateral carinae joined before the base. Anterior prosternal lobe
sinuate.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with regular white pubescence. Apex obliquely cut, longer
206 CACURUDRT!
along the suture, with an apical tip; another smaller obtuse spur is
observable at the external margin.
Ventral side with short regular white pubescence. Metatarsus as
long as the metatibia, with first metatarsomere longer than the sum
of the following three.
Dieser Of tie paratypes. Eensth. from 4
to 4.4 mm. Aedeagus fig. 122.
Sexual dimorphism observable in the apex, females having the
apical tips more pronounced, with the internal exceptionally length-
ened and acute, forming a concave sinuosity with the external.
Another sexual difference is in the frons that is bronze.
Etymology. For the elytral apex form of females: “cypse-
in Latin means swift (A pus apus).
>>)
lus
Remarks. The sexual dimorphism and the look of the
elytral apex of females make this species unmistakable in the New
Guinean Agrilus fauna.
Agrilus (Agrilus) am bifarius n. sp. (Fig. 81)
Holotype d: New Guinea, Nadzab, Sept. 1944 (MNHN). Para-
types: 2 dd, idem (MCCI and MNHN).
Diese sof tine holotype... Leneth 3.1, mm.
Dorsal colour olive-green.
Vertex as wide as 1/2 of the anterior margin of pronotum, fur-
rowed, lightly produced. Frons metallic green, glabrous, except a
thin line of yellow pubescence at base. Clypeus with transverse
carina in middle. Eyes large, but not very visible in dorsal view.
Pronotum glabrous, wider anteriorly, with lateral margins sinu-
ate before posterior angles that are acute. Disc convex in middle,
depressed at sides, especially at base. Sculpture formed by longi-
tudinal punctures. Premarginal carinula absent. Anterior prosternal
lobe sinuate anteriorly. Lateral carinae joined at base.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex concave, forming two little tips at the extremi-
ties. Disc covered by regular grey pubescence.
Ventral side darker, with pubescence shorter than dorsally. Apex
of last visible ventrite rounded.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 207
Legs short. Anterior claws bifid, middle with external bifid and
internal mucronate, posterior all mucronate. Metafemora large, wid-
ened. First metatarsomere shorter than the sum of the following three.
Desert pito n! Not the “paratypes i! Denothns “and
3.3 mm. One specimen is more green. Aedeagus slender, with apex
of median lobe acute (fig. 107).
Etymology. “Ambifarius” = ambiguous. For the difficult
taxonomical fitting.
Remarks. If placed among the species without premarginal
carinula and elytral regular pubescence, this species is unmistakable
for the olive colour and for the width of vertex. This new species
is similar to Agrilus rosazzae Curletti, 2003 from Solomon Islands,
that however differs by the presence of premarginal carinula and
vertex narrower.
Agrilus (Agrilus) pellitus n. sp. (Fig. 82)
Holotype d: Canopy Mission P.N.G., Madang province, Bai-
teta, Fog XM, 28.IV.1994, Olivier Missa leg. (IRSNB). Paratype 6,
idem (MCCI).
Description. of the holotype. Beneth 34am,
Colour metallic bronze dorsally, with elytra covered by regular uni-
form pubescence.
Vertex more than 1/3 the width of anterior margin of prono-
tum, weakly furrowed. Frons wide, with coarse sculpture; colour
green emerald, with a line of yellow pubescence at the base only,
covering clypeus, that is short and wide. Eyes large.
Pronotum transverse, wider anteriorly, with lateral edges regu-
larly curved, and posterior angles obtuse. Disc convex, covered by
short regular grey pubescence. Sculpture composed by transverse
thickened striae. Premarginal carinula absent. Marginal carinae
joined at base. Anterior prosternal lobe with anterior margin widely
sinuous. Prosternal plate concave, slightly rhomboidal.
Scutellum transversely carinate.
Elytra not elongate, apex thick and transversely truncate, with a
very short and small tip on the external edge and another, more obtuse,
before internal edge. Internal tip more protruding than external.
208 - G. CURLETTI
Sterna darker, covered by short regular pubescence.
Legs metallic green. Anterior claws bifid, but with internal tooth
of external claw shorter. Middle and posterior claws simply mucro-
nate. First metatarsomere as long as the sum of the following four.
Aedeagus black, short, with apex of median lobe subrounded
(fig. 84).
Dicsicr ip tion ole athe apanaty pe. Length: 3.8imm.
The paratype has more brilliant integument and more brilliant
elytral pubescence. A rudimentary and interrupted prehumeral cari-
nula is observable on the pronotum. The internal tip of elytral apex
is replaced by a rounded prominence. No differences are visible on
the aedeagal shape. |
Etymology. “Pellitus” = covered with fur. For the regular
dorsal pubescence.
Remarks. For the absence of premarginal carinula and the
dimensions, this species is placed near A. ambifarius n. sp. It princi-
pally differs from this for more stumpy form, vertex not protruding,
elytral apex, pronotum sculpture.
Agrilus (Agrilus) sylvestris Deyrolle, 1864 (Fig. 61)
Lectotype (JENDEK: 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: New Guinea, Solomon Isl.
Further material examined: New Guinea: Maprik
(BPBM); Nabire (BPBM); Wum (BPBM).
Principal distinctive characters: length from 3.7 to 4.8 mm;
colour bronzed brown; anterior prosternal lobe entire; elytral pube-
scence uniform; premargi carinula entire; ventrites with uniform
pubescence; aedeagus as in fnalig. 123.
Agrilus (Agrilus) hirsutulus Deyrolle, 1864 (Fig. 62)
Lectotype (JENDEK 1998, sex not examined): Batchian
(MNHN).
Distribution: Batchian, Waigiou (paralectotype -
MNHN).
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 209
Distinctive principal characters: length 5 mm; colour bronze-
green; anterior prosternal lobe truncate; premarginal carinula absent;
elytra with regular white pubescence; elytral apex jointly rounded.
Agrilus (Agrilus) indignus Fairmaire, 1849 (Fig. 63)
syn. indigenus Gemminger & Harold, 1869 (incorrect subsequent
spelling).
syn. salomonicus Obenberger, 1817 (Type: NMPC).
syn. tenebrator Obenberger, 1924 (Type: New Guinea - NMPC)
n. syn.
Lectotype (JENDEK 1998): Taiti (MNHN).
Distribution: Australia, Cook Isl., Marquises Isl., New
Guinea, Society Isl., Solomon Isl., Tuamutu Isl.
Further material examined. New Guinea: Birò
leg., 1896 (RHMP); Kaiser Wilhelm Land (ZMHB); Nabire, S
Geelvink Bay (BPBM); Wewak (RHMP).
Biology: larva on Hibiscus tiltaceus.
Principal distinctive characters: length from 6.5 to 7.6 mm;
colour black or copper; anterior prosternal lobe hardly sinuous in
the middle; premarginal carina entire; scutellum with carina forming
a very open V; elytral pubescence white, uniformly disposed; elytral
apex rounded and microdenticulate; aedeagus as in fig. 124.
Remarks. In badly preserved specimens the elytral pubes-
cence may be visible in the middle only.
The specimens collected by Birò were named by KERREMANS
(1892a) as A. aeneolus Deyrolle, 1864, species described from Ceram
and Flores Isl. If this opinion is right, A. aeneolus Deyrolle, 1864
should fall into synonymy with A. indignus Fairmaire, 1849.
Agrilus (Agrilus) dorsalis Deyrolle, 1864 (Fig. 64)
Lectotype 2 (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: | Masool isl.
Distinctive principal characters: length 3.2 mm; black colour;
210 G) GURLEFTI
anterior prosternal lobe entire, but not rounded; premarginal car-
inula straight, long but interrupted; elytra with caducous pubes-
cence; elytral apex truncate, with two small mucros at the apex.
Remarks. Species known in the type only.
Agrilus (Agrilus) wewakinus n. sp. (Fig. 65)
Holotype d: N. Guinea, Wewak, FH. Taylor (RHMP). Para-
type 2, idem (MCCI).
DIS onto tienilo pre. Length 38. mm.
Vertex and pronotum bronze. Elytra darker, almost black, with uni-
form white ivory pubescence.
Frons slightly protruding as regards ocular line in dorsal view.
Vertex as wide as more than 1/3 of the anterior margin of prono-
tum, with central furrow broad and superficial. Frons microsculp-
tured, sericeous, metallic green, with pale yellow pubescence at the
base covering the integuments. Clypeus transversely carinate at the
base. Eyes large, with very small cheeks.
Pronotum rectangular, with lateral margins almost straight.
Disc convex, regular and slightly gibbous in the middle. Superficial
sculpture, composed by transverse striae alternate to serial punc-
tures. Premarginal carinula entire, joined to lateral margin in middle
of length. Marginal carinae joined at base. Anterior prosternal lobe
with incision in the middle of anterior margin.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex transversely cut, with internal angle longer
than the external. The pubescence of disc is more brilliant at the
apex.
Ventral side with short regular pubescence. Anterior claws bifid.
First metatarsomere long as the sum of the following three. Aedea-
gus with apex of median lobe rounded, black (fig. 125).
Deseriptiiom. of the parate. length 4.1 mm.
The female differs from holotype having vertex and pronotum
black, with elytra bronze (sexual dimorphism?). Frons black, with
basal pubescence shorter and white. Anterior claws mucronate. No
other substantial differences are observable.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 211
Etymology. From the type locality.
Remarks. For the protruding frons, Agrilus wewakinus n.
sp. is near Agrilus dorsalis Deyrolle. The Deyrolle’s species chiefly
differs by having a longitudinal sulcus in the middle of pronotum,
premarginal carinulae not entire and apex denticulate.
Agrilus (Agrilus) macrocephalus n. sp. (Fig. 66)
Holotype d: New Guinea, Morobe Prov, 1.9 km E, 0.6 km
N of Oomsis, Forestry Camp, 450 m, 5.III.1988, Canopy fogging,
Castanopsis tray # 6, A. Allison leg. (BPBM). Paratypes 1 d:
Canopy Mission P.N.G., Madang province, Baiteta, V.1996, Olivier
Missa lego (MECC); 1 Side, $ VIA99S MP CVICET); 1,
idem, 6.VII. 1995, Fog AR25-14 (IRSNB); 1 &, idem, 28.VI.1996.
Fog AR 61 (MRBB); 1 @, idem, 1.VI.1994, Fog T9 (IRSNB); 1 9,
idem, 4.V.1994, Fog XO (IRSNB).
Deseription of the hohkotypes Bength silomm
Colour uniform bronze dorsally. Frons furrowed, abnormally and
greatly projecting anteriorly, with eyes not very visible dorsally.
Colour green, with white pubescence at the base, covering the integ-
ument, and extending along central furrow and eyes, as far as half
of length. Vertex as wide as 1/3 of anterior margin of pronotum.
Pronotum larger posteriorly, with lateral margin weakly arcu-
ate and posterior angles obtuse. Anterior margin strongly protruding
in middle, before eyes. Disc gibbous, depressed at sides, with deep
and wide longitudinal furrow in middle. Sculpture composed by
transverse regular striae, also superficial and few visible. All surface
covered by long, thin, a little visible grey pubescence. Premarginal
carinula absent. Marginal carinae subparallel, but joined at base.
Anterior prosternal lobe sinuate.
Scutellum transversely carinate.
Elytra with apex truncate, with two small tips at extremities of
each elytron. Disc with regular grey pubescence, denser and more
visible than the pubescence of pronotum.
Sterna almost glabrous. First metatarsomere longer than the fol-
lowing three.
DEI: CG) GURLETFTI
Diéeseripition. ottpoparat yplesea: Length» ftomr-3.4. to
4.1 mm. Aedeagus slender, black (fig. 126). The only differences are
sexual: female differs for frons black and pubescence of prosternal
process shorter.
Etymology. For the anomalous large frons.
Remarks. The frons structure makes A. macrocephalus n.
sp. unmistakable in the New Guinean Agrilus fauna. Only A. dorsalis
Deyrolle has prominent frons, but less projecting, with black colour
and premarginal carinulae. For this reason I thought it useless to
extract the aedeagus, that is represented (fig. 126) in the apical part
only, like it is visible in the specimen type.
Agrilus (Agrilus) roroensis Gestro, 1877 (Fig. 67)
syn. rorensis Kerremans, 1884 (incorrect subsequent spelling).
3 syntypes (22): Nuova Guinea: Is. Yule, VI.1875, leg. L. M.
D'Albertis (MSNG).
Distribution: Aru Isl. Biak Isl, Yule Isl, New
Guinea.
Putietiten om assai “Aru ish: (MCC:
Biak Isl.: Mokmer (MNHN); New Guinea: Neth. Hollandia Binnen
(BPBM).
Distinctive principal characters: length from 5.1 to 8.2 mm;
bronze-cupreous colour; anterior prosternal lobe entire, slightly sin-
uate; premarginal carinula not entire, not very visible; elytra with
8 (4+4) longitudinal spots of ivory pruinose pubescence at 1/3 and
before the apex: other stripe of pubescence at base, along suture;
elytral apex sharp, microdenticulate; aedeagus as in fig. 127.
Agrilus (Agrilus) nigroviolaceus Deyrolle, 1864 (Fig. 68)
Lectotype 6 (JENDEK 1998): Arrow (MNHN).
Distribution: Aru, Waigiou (paralectotype 2 - MNHN),
New Guinea.
Further material examined: New Guinea: Madang province,
Baiteta (IRSNB).
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 213
Distinctive principal characters: length 5 mm; bronze colour;
anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula entire; elytra
with scattered white pubescence along the suture and at the apex;
elytral apex rounded; aedeagus as in fig. 133.
Agrilus (Agrilus) papuanus Gestro, 1877 (Fig. 69)
Syntypes: 1 d and 1 2, Nuova Guinea, Ramoi, II.1875, leg. O.
Beccari (MSNG).
Distribution: New Guinea.
Further material examined. New Guinea: Madang,
Baiteta, 6.VII.1995 (MCCI).
Distinctive principal characters: length 6 mm; colour black; pre-
marginal carinula entire; elytra with regular uniform pubescence in
the 6, visible along the suture only in the @; elytral apex rounded;
aedeagus as in fig. 136.
Agrilus (Agrilus) oomsisensis n. sp. (Fig. 70)
Holotype d: Papua New Guinea, Morobe Prov.: Oomsis, 530
m, 11.IX.1988, Tree # 32, Tray # 29, Amsoptera thurifera, A. Alli-
son & P. Swift legg. (BPBM). Paratype d: Wau, 5.IX.?, 1100 m, J.
& M. Sedlacek legg. (MCCI).
Description fof the holotype, Length 3.6 mm.
Colour bronze dorsally.
Vertex furrowed, as wide as about 1/3 of the anterior margin
of pronotum. Frons with pronounced ocular margins, sericeous
green, with yellow pubescence at the base, covering the integument.
Clypeus separated from frons by a transverse small carina. Eyes
large but not protruding in dorsal view. Antennae long, with anten-
nomeres progressively enlarged towards apex.
Pronotum with lateral margins rounded, wider before the
middle, sinuate at the base, with posterior angles acute. Disc gib-
bous, with longitudinal furrow in middle, with other depressions
214 GCGURLEDTI
at the base and at the sides, along premarginal carinulae, that are
entire; grey pubescence in these depressions. Sculpture with parti-
cular sericeous look, composed by little smooth punctures posed on
granular bottom. Marginal carinae posteriorly close, but not joined.
Anterior prosternal lobe anteriorly sinuous.
Scutellum transversely carinate.
Elytra slender, depressed at base. Apex subacute, ending with a
brief obtuse tip. Grey pubescence along the suture, but interrupted
by a glabrous stripe at 2/3 of length.
Ventral side with brief white pubescence. Anterior claws mucro-
nate. Metatarsus longer than the metatibia, with the first metatarso-
mere longer than the sum of the following three.
Description of the paratype. Length 4 mm.
This specimen has elytral pubescence on all surface, but longer and
white in the places where it is present in the holotype. The elytral
apex has another small mucro on the external side. Aedeagus as in
fe, 1S,
Etymology. From type locality.
Remarks. A. oomsisensis n. sp. is near A. papuanus Gestro.
The latter differs by larger dimension, black colour, pronotal sculp-
ture and apical elytral apex which is rounded.
Agrilus (Agrilus) chalybeus Deyrolle, 1864 (Figs. 71 - 72)
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: New Britain, New Guinea, Solomon Isl.
Further material examined. New Guinea: Baita-
bag, prov. Madang (MCCI); Kiunga, Fly River (BPBM); Nabire
(BPBM); Wau, Morobe Distr. (BPBM). New Britain: Gazelle Pen.,
Kerevat (BPBM); Gazelle Pen., Warangoi (BPBM).
Principal distinctive characters: length from 4.5 to 5.2 mm;
female black, male with bronze-red pronotum; anterior prosternal
lobe entire; premarginal carinula joined to margin at half length;
elytral pubescence white, more visible in apical half; elytral apex
squared and microdenticulate; sterna with regular short pubescence;
aedeagus as in fig. 129.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 215
Agrilus (Agrilus) cupreoviolaceus Deyrolle, 1864 (Fig. 73)
Lectotype (JENDEK 1998): Nouvelle Guinée (MNHN).
Distribution: Aru Isl, Biak Isl, Morty Isl., Mysole
Isl., New Guinea.
Further material examined. Biak Isl.: Mokmer
(MNHN). New Guinea: Baie de Geelvink (MCCI); Kaiser Wilh.
Land Hatzfeldhafen (ZMHB); Nadzab (MNHN).
Distinctive principal characters: length from 5.9 to 8 mm; colour
bronze-brown; anterior prosternal lobe slightly sinuate; premarginal
carinula entire; elytra with more pruinose white pubescence at apex
and along suture, this last interrupted at base, in middle and at the
apex; elytral apex pointed, with a small mucro; aedeagus as in fig. 130.
Agrilus (Agrilus) amethysticollis Deyrolle, 1864 (Fig. 74)
Lectotype (JENDEK 1998): N. Guinée, Dorey (MNHN).
Distribution: New Guinea.
Distinctive principal characters: length 3.4 mm; pronotum
violet, elytra bronze; anterior prosternal lobe situate; premarginal
carinula entire; elytra with pubescence observable along the suture
only; elytral apex rounded.
Remarks. This species could have uniform elytral pubes-
cence, but visible along the suture only because of the actual bad
conditions of the type. On the contrary, the original description
quotes: ‘élytres bronzées, parcourues dans toute leur longueur par
deux larges bandes de petits poils blanchatres’. Only the study
of further specimens may solve this problem. The lectotype is a
female.
Agrilus (Agrilus) terraereginae terraereginae Blackburn, 1892
(Fig. 75)
2 Syntypes: Queensland (MVMA and BMNH).
Distribution: Aru Isl, Australia, Goodenough Isl., New
Guinea, Woodlark Isl.
216 GGCURLETTI
Further material examined. New Guinea: Dreikikir,
Sepik Distr. (BPBM), light trap; Finschhafen (BPBM); Milne Bay
(ZMHB); Nadzab (MCCI) (USNM) (MNHN); Port Moresby
(BPBM); Goodenough Isl.: Bolu Bolu, 8 km W (BPBM); Watutu
Cape (MCCI) (USNM). Woodlark Isl. (ZMHB) (MNHN).
Distinctive principal characters: length from 5.8 to 6.5 mm;
colour bright metallic emerald green; anterior prosternal lobe roun-
ded; premarginal carinula absent; elytra with perisutural pubescence;
aedeagus as in fig. 131.
Remarks. Some specimens from New Guinea have less
brilliant and more coppery colour.
Discussion. KERREMANS (1900a) quotes A. striolatus for
Goodenough Isl. It is an evident misspelling (lapsus calami) for A.
striatocollis because A. striolatus Kerremans, 1899 was described from
Cameroon (Africa). A. striatocollis is described from Manila (Philip-
pines), but it was quoted also for New Guinea (OBENBERGER 1936a).
I have never seen this taxon from New Guinea and I think that it
could have been confused with A. terraereginae, which is very similar.
In MNHN there is one specimen of this species coming from
New Guinea labelled by Kerremans as Agrilus candidus n. sp. and
never described (nomen nudum).
Agrilus (Agrilus) terraereginae deerratus n. ssp. (Fig. 76)
Holotype d: Neu Britannien, Ralum, 26.1.97, F Dahl leg.
(ZMHB). Paratypes: 5 dé and 1 2, idem (ZMHB, MSNG &
MCCI); 1 d, New Britain, Rabaul, FH. Taylor leg. (ANIC).
Remarks. Holotype 6.1 mm; paratypes from 5.7 to 6.4 mm.
The New Britain subspecies differs from the nominal subspecies
by less brilliant integument, more bronze dorsally, elytral apex pro-
longed-pointed and more thickened pubescence at the sternal sides.
There are not important differences in aedeagal structure.
Etymology. “Deerratus” in Latin means anomalous. For
morphological differences with nominotypical subspecies.
Agrilus (Agrilus) gressitti n. sp. (Fig. 77)
Holotype 2: New Guinea, Neth. Hollandia Area, Sentani, 90
m, VI.15-18.1959, J. L. Gressitt leg. (BPBM). Paratype 2: New
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 217
Guinea, Neth. Hollandia Area, W Sentani, Cyclops Mts., 50-100 m,
22-24 June 1959, sweeping, T.C. Maa leg. (MCCI).
D'es.cr.i.ptitolm:. «of ) thee nodo i ipso lLeneth) 35 mimi
Dorsal colour black.
Vertex slightly furrowed, as wide as about 1/4 of the anterior
margin of pronotum, with bronze reflections. Frons rounded in
dorsal view, smooth, glabrous except for a thin line of white pubes-
cence at base, along clypeus that is carinate. Eyes large.
Pronotum strongly advanced in middle, between the eyes. Lateral
margins weakly arcuate, with posterior angles right. Disc glabrous,
convex, with only a small depression before scutellum. Sculpture
composed of small vertical commas regularly disposed, but denser
along lateral margins. Premarginal carinula entire, strong and thick.
Lateral carinae joined at base. Anterior prosternal lobe sinuate.
Scutellum very transverse, carinate.
Elytra with rounded apex, without denticulation. Surface with
pubescent longitudinal line of white brilliant pubescence along suture.
Lateroterga and sterna with the same pubescence as elytra. Legs
with bronze reflections. Metatarsi short, with first metatarsomere
longer than the sum of the following three.
Description of the paratype. Length, 4.8 mm.
No difference from the holotype is observable.
Etymology. After the name of holotype collector, J. L.
Gressitt.
Remarks. In the known fauna of New Guinea, A. gres-
sitti is the only species that brings together black colour, perisutural
pubescence and elytral apex rounded.
Agrilus (Agrilus) auripes Deyrolle, 1864 (Fig. 78)
Lectotype (JENDEK 1998): Mysole (MNHN).
Distribution: Miseol dsl
Distinctive principal characters: length 4 mm; black dorsal colour;
anterior prosternal lobe sinuate; two large depressions at the sides of
pronotum; premarginal carinula not entire, but very long and straight;
elytra almost glabrous, with few white hairs untidily arranged; ely-
tral apex truncated-sinuous, with a short obtuse tip on external edge.
218 G. CURLETTI
Remarks. Species known from the type female only.
It is impossible to know the arrangement of elytral pubescence
in the lectotype due to the specimen’s bad conditions.
Agrilus (Agrilus) concavus Deyrolle, 1864 (Fig. 79)
Lectotype (JENDEK 1998): N. Guinée (MNHN).
Distribution: New Guinea.
Further material examined. New Guinea: Mt.
Suckling (BPBM), NE Maprik, (MCCI).
Distinctive principal characters: length 3.5 mm; black colour;
anterior prosternal lobe sinuate; premarginal carinula not entire;
elytra with three stripes of grey pubescence: at 1/3, in middle, at
2/3 of the length; elytral apex rounded, not microdenticulate.
KEY FOR THE SUBGENUS AGRILUS CURTIS
lì. ‘Aissemcervot oremareumal caine. mete aaa de ws 2
=) “Presence on prcemaroimealearmimuias dt, II 17
2. Vertex protruding, abnormally prominent as regard to
COs CALE Feo PRTG ee A a EOE NR, SIRI reals ao ia macrocephalus
3. Elytral pubescence forming an uninterrupted line along the
SURE MIZAR A tora Aa pi terraereginae
=, Elviral'pubescencerothierwiserarranged... iL. 4
a, “Eltnalpubescenectentirerandbunitonimà 14,0. D
=» MElktrolpub-semesnorenite: sollecito n a 6 Wha a)
5. Colour olive-green. Less than 3.5 mm in length. ... ambifarius
=. Loira e e nn nia LA 6
6,1» Iesssathisno Ama gineceo darai anca sasa pellitus
=) MorMRATA ANA NR vi
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 219
ds.
14.
15.
16.
Colour black. Pronotum strongly depressed at the base, on
thersides. 7 5. ad. era. dept ee ee ps N eres il pinu
Colour metallic bronze. Pronotum normally convex. .. cypselus
Elytral pubescence forming a transverse stripe before the
middle. Other pubescence at the apex.............. missanus
Elytral pubescence otherwise arranged, without transverse
stripe before the maicidiie: ... te ae ie eee teed ne, 9
Elytral pubescence interrupted at 2/3 of length by a glabrous
SELIG. os heel oT a Gaal’ whe ee re en ae 10
Elytral pubescence at the apex only, along the suture. ..... 15
. Colour eretici a ee eee anachlorus
Colour black\oribrionzert gt ae ee ee ee eee: NM
. Apex uy elytra roundedi 1% 2 el ee ee ee A gaylet
Apex of elytra not coundeds ... Cecenia eer wes IZ
. Apex of elytra subtruncate. Head rounded in dorsal view. .
er nat, Sion irc Men Pr VL, OLE allisoni
Apex of elytra concave. Vertex strongly depressed, with
protrudine periocular 049686 SEN 13
Antennae of the male very widened. Pronotum more elon-
Natel io urne i RARA dama
Antennae of the male normal. Pronotum transverse.. . . . . . 14
Elytral apex forming two small tips only. Pronotum sculp-
ture with longitudinal or oblique striae 77... androgynus
Elytral apex hardly sinuous, forming two thick mucros at
the extremities. Pronotum sculpture with transverse striae.
ee PRIA ee eee I morobensts
Dorsally entirely of green colour. Elytral apex rounded.. ..
ate ae AA A I anabates
Pronotum green, elytra bronze. Two transverse carinae on
sente ian ia vie e E tae punctifrons
220
Dali
25°
G. CURLETTI
Black. One transverse carina on scutellum. .......... spinipes
. Premarginal carinula not entire, disjoined from lateral
Premarginal carinula entire, joined to lateral edge. ........ 32
. Vertex protruding, prominent with regard to ocular line...
pee AE E hale CULO BERT LOLITA, i woes LR dorsalis
Vertex not protruding or little prominent with regard to
ORA EOS ee RONEN EVO P eS ate PPE eu 19
PERO ME ee ters cele gnome es biakanus
Divtra pubescent On partially PUDESCEMt’.. «1... . ks ea 20
i Eisira covered py teculamunifonm pubescence. ......+.... ZA
Riti piece RR URTO ga. a le ese eg a a 22
Colonica Ce ek hoe Ss i ws sylvestris
CONGUE TARO talia te na hirsutulus
. Elytral pubescence reduced to an uninterrupted line along
COAST CIELO O TTT EE gressitti
Elytralipubesccncelothnemisctarranged, siii 25
Elytra with 8 (4+4) longitudinal spots of ivory pruinose
pubescence at 1/3 and before the apex. Other stripe of
pubescence at tne base, alone the -suture.......0..... rOrOensis
Biltral'‘pubescencetottnemmasetarrangedo il... 24
Elytral pubescence at the apex only, along the suture.
I de NRE EIN NS PRI Alay gue 4 od viridicellus
Elmpialipulbesceneciothciayisetaraniaedo n iii 26
Plytral oubescencesimitwomnansverse levels)... 6. ee 26
Elvira eulsescemce am three transverse levels..%.. 6... 28
° In this key A. auripes, belonging to this group, doesn’t appear because the type
has elytral pubescence very damaged and it is impossible to understand where this
species may be placed. Anyway this species is distinguishable for having elytral apex
truncate-sinuous, with a short obtuse tip on external edge.
26:
lr,
ot
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 221
Elytral pubescence interrupted by a glabrous transversal
stripe at 2/3 of length. Colour blue. More than 7 mm in
Iena." a te Ror pon di CRE TT olympicus
Elytral pubescence reduced in spots, not giving idea of
presence of glabrous stripe at 2/3 of length. Minus than 6
Mn Inno CO ve
Colour black WTOP. <2. oy a ne ee eee nigerrimus
Elytra bicoloured: green at the base, black at the apex. pretiosus
. Basal level of elytral pubescence in the humeral callus. ... 29
Callus glabrous. First level of elytral pubescence before the
middle;...;.... arto ida ee er SIA ci
. Elytral transverse glabrous stripe at 2/3 reduced to two
(1-1) elabrous.10unded'pot eee nebulatus
Elytral transverse clabrousestrine sente Re nn 30
. Vertex pubescent. Pronotum with pubescent spots in the
anterior angles. Elstral'apexsguare Re lithocarpi
Vertex and pronotum glabrous. Elytral apex rounded.baitetanus
Distal level of elytral pubescence at the apex....... nocturnus
Distal level of elytral pubescence at 2/3 of length. ... concavus
Elytral apex acute, ending in a long spine placed on exter-
a: Hla cys kod a et O RR ERA ge SI
Elytral apex rounded, squared, sinuate or, if acute, with
the spines Otherwise arrange di e Re 55
«Colour blueson amenities att sacha ee acutus
Colour black of bronze Eee ERI 34
. Elytral pubescence forming transverse undulate striae. . ornatus
Elytral pubescence UNITO |. 4a ne ok ee eres phar vestitus
. Elytral apex finishing in a short mucro placed in middle or
Mone theviniternal vede ee. ve eee a O REI 36
Elytral apex rounded, or truncate, or sinuate............ 39
222
36.
a7,
POL
44,
45.
G. CURLETTI
Elyttatalabrous:pronotumi redj elytra black. 44 oe ke. a
Me tema PIE SEE, len wider. PRI tee. <td he le. 38
Head black. Lateroterga with gold brilliant pubescence.
Lateral sides of pronotum gold. Anterior prosternal lobe
UIC CSE RSTO nen n let iu, auritinctus
Head red. Lateroterga glabrous. Pronotum entirely red.
Anterior prosternal lobe rounded and entire...... rugiplumbeus
More than 6 mm in length. Head rounded. Apical mucro
imelli=derelonpedemt:l ari Hla We ti cupreoviolaceus
Less than 4 mm in length. Head furrowed. Apical mucro
scacco enee Poe a yas pane! gi aden di OOMS1SENSIS
i eran ae maiOina, pUipes@omecres aeluinn warawieae. ww awk 40
Ein wit pUlbescence Mot UNitOrm. Lit 44
ELE eee an 41
ivittal apes Concave TORNIO IP e n 43
LENIRE NOE Er indignus
Dee Stn e e ia ni 42
. Elytral apex squared. Vertex protruding.......... wewakinus
Elytral apex rounded. Vertex not protruding, on the ocular
Red RIO tre ee fe eee he hes amethysticollis
. Antennae expanded in the male. Elytral apex concave, obli-
que, with the internal edge longer than the external. ... cervus
Antennae not expanded in the male. Elytral very little
arcuate, with only two short tips at the extremities. ......
Pale eee hs ee ee ee a eee ee ae normanbyanus
Elytral pubescence disordered, forming numerous spots... 45
Elytral pubescence otherwise disposed, with less than 8
(Ghat oA GUT He tO MONON yes UN ncoa eni ir 46
Short form, Elvira apex TOUnGeds ilo li varia occipitalis
Elongate form. Elytral apex concave, forming two tips. ophidius
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 223
46.
di
D3:
54.
DI,
Elytral pubescence at the apex only. ma 1p 47
Elytral pubescence. otherwise dispacceamamit Oro 50
. elytralzapex cobliauely cuts IRE: eee, ee 48
Elytral' ‘aperto ide RR RR ERO e RT eee 49
. Elongate and slender form. Entirely cupreous with green
refléetionisa, vada bcs, last eee corallinus
Short form. Black or blue (2) or with pronotum cupreous
(Cit mele: de sn E TRO chalybeus
A broad longitudinal sulcus at middle of pronotum. Colour
biaeR.. i abil di hei TT i pudoratus
Disc of pronotum regularly convex in middle. Colour
DIONZE, lata AN a A nigroviolaceus
. "Ehreevlevels* of pubescence'onrely tray) Ser eer et eee) 51
Two. levels of pubescence omwelyiua oe cul els oe ee ae 55
. Elytral apex rounded or squared, mierodenticulate........ a2
Elytral. apex. comcave/onmibniticctine tar sare aye eee Do
. Colour black. Pronotum smooth anteriorly and in middle;
sculpture at the base only, reduced to transversal isolate
DULCIUITES,,.. « rali subtrifasciatus
Colour bronze. Pronotum sculpture composed by regular
transverse striae, also if superficial and obsolete........ swifti
Less than 5 mm in length. Colour bronze or dark bronze.
Propnotum, More transverse, asa ec 01 eet ee Eee eee 54
More than 5 mm. Colour piceous black. Body elongate,
especially. the, pronotima alate Mead Poe eer nigroaeneus
Frons flattened on the ocular line. Body darker. ... cuneiformis
Frons little projecting with regard to ocular line. Body
more metal ecco cut diario Nader satyrus
Posterior pubescence covering almost all the apical half of
SRB ne pal ea Eee te ee de seminudus
Distal pubescence of elytra more reduced, arriving only at
1/3 of length (glabrous stripe at 2/3 of elytral length)..... 56
224
G. CURLETTI
56.
Sha
DIOR
02.
Blytrallapezconeave or muitiititeetggi Garten Sane DI
Rircrallaposionni dedito bi ceost corspaslia; esta ay
Anterior subescende of elytra forming a transverse stripe
in middle, before the glabrous area.................004 58
MiMeHOk UDeScence alomer ine SsuLume OMly ......... vulcanus
Almost black. Pronotum with lateral edges almost parallel.
Clypeus with transverse carina at the base. ......... sedlaceRi
Light bronze. Pronotum strongly narrowed at the base.
Clypeus without transverse carina at the base... ...... striatus
. A short longitudinal carina at the base of elytra, external
to humeral callus. Prosternal plate rhomboidal........ yulensis
NDsenecesor Caria at the base of elytra...........-....0. 60
MEIOROE AO Re CRE RIE os el ee giraffa
Rirenercinkrans cis idea OO 61
. Anterior edge of prosternal lobe rounded, entire. Aedeagus
with short form, ovoid: apex of median lobe rounded or
Se ii ala 62
Anterior edge of prosternal lobe slightly sinuate. Aedeagus slen-
der, parallel: apex of median lobe acute: !............. funebris
Pronotum depressed and concave at the base. Aedeagus
Tul(hitapex"offimedi melo bcisguanedi ei papuanus
Pronotum regularly flattened at the base. Aedeagus with
poso made emcnns Ole OUMNee dea un anthracinus
S'RECIES INCERIAE SEDIS
Agrilus monticola Kerremans, 1906
Holotype by monotypy, unlocated.
Distribution: New Guinea.
Distinctive principal characters: length 9 mm; green-blue dark
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 225
colour; premarginal carinula entire; elytra with two spots of yellow
pubescence before the apex; elytral apex with a tip on external edge.
Remarks. The listed characters are from original descrip-
tion, because I was not able to find the type of this species. The
Kerremans description is adaptable to A. (Uvagrilus) paradiseus
Obenberger, but lacks reference to the apical carina at the last tergum
that characterizes the subgenus Uvagrilus, so that the identity of this
taxon remains still unclear.
Agrilus hibisci Montrouzier, 1855
Like A. monticola, I was not able to find the type of this species
described from Woodlark Isl. From the original description, it may be
that this species is a synonym of A. indignus Fairmaire, 1849, a species
living in large part of Pacific Islands. This supposition is confirmed
also from the host plant: Hibiscus tiliaceus, the same for both species.
Agrilus pugionifer Schaufuss, 1877
Type unlocated.
Locality: Nova-Guinea.
It is impossible to understand the taxonomical position of this
species from description only. The examination of the type is neces-
sary, but at the moment it is unlocated.
SPECIES DOUBTFUL FOR THE NEW GUINEAN FAUNA
Agrilus (Agrilus) fidelis Kerremans, 1896 (Fig. 80)
2 Syntypes: Sumatra (BMNH).
Distribution. Sumatra, Fergusson Isl?
Distinctive principal characters: length 3.4 mm; colour black;
anterior prosternal lobe slightly sinuate; premarginal carinula entire;
lateral carinae joined at the base; elytra covered with regular white
pubescence; elytral apex elongate and rounded.
Remarks. One syntype is a 9. The second syntype is
226 GuCURLETTI
damaged, without head and pronotum, sex not observable. Probably
there are 2 other syntypes in the ZMHEB collection, but doubtfully
for the want of type labels.
This species was indicated from Fergusson Island by KERRE-
MANS (1900b). This mention is in my opinion doubtful and worthy
of confirmation.
OTHER SPECIES ERRONEOUSLY ATTRIBUTED TO
THE GENUS AGRILUS
Australodraco n. gen.
Type species: Australodraco muelleri (Théry, 1925) (Fig. 1)
Agrilus muelleri Théry, 1925: Nouvelle Guinée (MNHN).
Remarks. This genus is presently monospecific. Following
the original description, the type species was referred to the genus
Agrilus. The presence of one carina only at the lateral edge of the
pronotum and the lack of transverse carina on the scutellum places
the genus Australodraco in the Coraebini tribe, but the general body
shape and the length of the metatarsomeres is near to the tribe Agri-
lini. A wings study might solve this question (KUBAN et al. 2000).
Morphologically the new genus is closest to Agrilus Curtis, and
they are separated as follows:
Australodraco n. gen. Agrilus
- One marginal carina only. - Two marginal carinae.
- Deep sulcus that separates - Frontal sulcus absent, or if
the frons from the eyes and present (as in subgen. Pinari-
clypeus. nus), in the basal part only.
- Sculpture of pronotum absent, - Sculpture of pronotum always
with only some vertical striae. present.
- Scutellum without transverse - Scutellum transversely cari-
carina, vertically sulcate in the nate, never sulcate.
middle.
Etymology. ‘The name is derived by the name of Austra-
lian Region and the Latin name “draco”, as the contour of New
Guinea island resembles a dragon.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 227
FINAL COMMENTS
In order to conclude this study I examined some of the most
important European and American collections resulting from
research works in Pacific islands. ‘This study indicates that know-
ledge of the New Guinea Agrilus fauna is still in its infancy and
the new taxa recognised here doubtless comprise only a very small
percentage of Agrilus species that occur in the region. A least 100
additional species await description, presently known from only one
specimen each.
ARA JI
Species Richness Computation following methods described by BURNHAM & OVER-
TON, 1979. Free program written by J.E. Hines, available on line.
a — Total number of observed morphospecies.
— Number of morphospecies observed with 1 specimen.
— Number of morphospecies observed with 2 specimens.
Number of morphospecies observed with 3 specimens.
— Number of morphospecies observed with 4 specimens.
— Number of morphospecies observed with 5 specimens.
— Column A: number of expected species. Column B: standard error (+ or —).
peo n ORD
|
An empirical statistical estimate, obtained using with the BURN-
HAM & OVERTON method (1979)° and accepted by WILSON et al. (1984),
predicts that in New Guinea there are more than 670 species, with
e. s. of + 61 (tab. 1). If this bears out, this number would constitute
© The data comprise all the material preserved in the collections stated in the pref-
ace. These taxa have been obtained since the early 1800’s up until the present time,
collected using traditional methods (sight hunt, malaise traps, interception traps,
sticky traps, light traps, etc.) throughout the year and in widely differing areas. ‘The
high humidity and diversity of geography means that in New Guinea one can find
Agrilus at almost any time of the year, compared with other places where they can
occur seasonally only.
228 G6 1CURLE Et
no less than a remarkable 23.6% of the total known Agrilus (presently
a little less than 2800 taxa). The predicted estimate compares inte-
restingly with nearby mainland continental Australia, with its much
larger though drier land area, which possesses only 50 taxa in Agrilus.
There is a great deal of work remaining to be done to find and
describe the region’s known fauna, and, above all, protect for all time
the primary forests of the exceptional island of New Guinea and its sur-
rounding islands, the habitats of which these xylophagous invertebra-
tes are totally dependent upon their continued survival and evolution.
From the specimen label data, it is clear that virtually all the
specimens preserved in collections have been obtained prior to 1960.
A concerted effort is needed to reverse the recent decay in fieldwork
and research on the Agrilus fauna of this unique region.
ACKNOWLEDGEMENTS
I wish to thank C.H. Bellamy (Sacramento, USA) and E.
Jendek (Bratislava, Slovakia) for the big help in the work develop-
ment, the curators of the studied collections for the collaboration
and kindness: S. Bily (NMPC), R. Brett (CAS), J. Cools (IRSNB),
A. Drumond (IRSNB), J. Frisch (ZMHB), D. Furth (USNM), S.
Gottwald (ZMHB), D. Kavanaugh (CAS), M. Kerley (BMNH), J.
J. Menier (MNHN), R. Poggi (MSNG), A. Samuelson (BPBM),
T. Weir (ANIC). Thanks to E. Jendek for the suggestions and the
photo of A. mikusiakorum. I am also very grateful to Gayle Nelson
(Blue Springs, U.S.A.) and Neil Springate (BMNH) for the sugges-
tions and the revision of English language.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 229
4 o, 6
Figs. 1-6: 1 - Australodraco muelleri (Théry) n. gen., holotype; 2 - Agrilus deyrollei
deyrollei Kerremans, 7.5 mm, New Guinea: Madang, Baitabag; 3 - Agri-
lus virilis n. sp., holotype; 4 - Agrilus fusus n. sp., holotype; 5 - Agri-
lus acer n. sp., holotype; 6 - Agrilus indigaceus Deyrolle, 9.6 mm, New
Guinea, Geelvink Baie.
230 Gi /CURLBTTI
10
Figs. 7-12: 7 - Agrilus paradiseus Obenberger, 9.8 mm, New Guinea, Morobe distr.;
8 - Agrilus maai n. sp., paratype; 9 - Agrilus cavazzutii n. sp., 10.8 mm,
New Guinea, Oriomo Govt. Sta.; 10 - Agrilus opulentus Kerremans, & ,
10.8 mm, New Guinea: Karimui; 11 - Agrilus opulentus Kerremans, d,
8.7 mm, New Guinea: Madang prov., Baku; 12 - Agrilus viridissimus
Cobos, 2, 11 mm, New Guinea: Lae.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 231
16
Figs. 13-18:
17 18
13 - Agrilus viridissimus Cobos, 3, 9.5 mm, New Guinea: Nabire; 14
- Agrilus woodlarkianus Kerremans, ®, 9 mm, Woodlark Isl.: Kulu-
madau Hill; 15 - Agrilus auritinctus Curletti, holotype; 16 - Agrilus
ornatus Deyrolle, 9.4 mm, New Guinea: Baitabag; 17 - Agrilus vestitus
Deyrolle, holotype; 18 - Agrilus acutus "Thunberg, 7.3 mm, Amboina.
232 GICURISBAINI
22
Figs. 19-24: 19 - Agrilus ophidius n. sp., holotype; 20 - Agrilus occipitalis Eschscholtz,
7.5 mm, Amboina; 21 - Agrilus anabates Obenberger, holotype; 22 -
Agrilus punctifrons Deyrolle, lectotype; 23 - Agrilus anachlorus Oben-
berger, holotype; 24 - Agrilus pretiosus pretiosus Deyrolle, Mokmer,
Biak I., 4.1 mm.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 233
29 30
Figs. 25-28: 25 - Agrilus pretiosus bulolicus n. ssp., paratype 9; 26 - Agrilus biaka-
nus n. sp., holotype; 27 - Agrilus viridicellus Cobos, 8.7 mm, Aru Isl.;
28 - Agrilus nigerrimus Deyrolle, lectotype; 29 - Agrilus pudoratus n.
sp., holotype; 30 - Agrilus rugiplumbeus Cobos, 6.9 mm, New Guinea:
Wau, Kunai Creek.
234 GCURLETTFI
34 35 ” 36
Figs. 31-36: 25 - 31 - Agrilus nigroaeneus Deyrolle, lectotype; 32 - Agrilus giraffa
n. sp., holotype; 33 - Agrilus funebris Deyrolle, 5.1 mm, Mokmer; 34
- Agrilus anthracinus Deyrolle, 4.1 mm, Nadzab; 35 - Agrilus yulensis
Obenberger, lectotype; 36 - Agrilus olympicus Deyrolle, lectotype.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 235
40 41 42
Figs. 37-42: 37 - Agrilus spinipes Deyrolle, lectotype; 38 - Agrilus cuneiformis Dey-
rolle: syntype of Agrilus mysolensis Obenberger n. syn., 4.1 mm; 39
- Agrilus swifti n. sp., holotype; 40 - Agrilus satyrus n. sp., paratype,
3,2 mm; 41 - Agrilus subtrifasciatus Deyrolle, 3.1 mm, Daradae PI’n;
42 - Agrilus striatus n. sp., paratype.
236 GiCUREBNTI
Figs. 43-48: 43 - Agrilus nocturnus n. sp., holotype; 44 - Agrilus lithocarpi n. sp.,
holotype; 45 - Agrilus baitetanus n. sp., paratype d, 2.5 mm; 46 - Agri-
lus seminudus n. sp., paratype, 3.5 mm; 47 - Agrilus sedlaceki n. sp.,
paratype, 3.7 mm; 48 - Agrilus vulcanus Deyrolle, lectotype.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 237
52
Figs. 49-54: 49 - Agrilus normanbyanus n. sp., paratype, 5.2 mm; 50 - Agrilus cer-
vus n. sp., holotype; 51 - Agrilus dama n. sp., holotype; 52 - Agrilus
morobensis n. sp., holotype; 53 - Agrilus androgynus n. sp., holotype; 54
- Agrilus gaylei n. sp., holotype.
238 © \CURLETTI
60
Figs. 55-60: 55 - Agrilus allisoni n. sp., holotype; 56 - Agrilus nebulatus n. sp., holo-
type; 57 - Agrilus corallinus n. sp., holotype; 58 - Agrilus pinii Gestro,
5.3 mm, Baitabag; 59 - Agrilus cypselus n. sp., paratype d, 4.1 mm; 60
- Agrilus cypselus n. sp., paratype 2, 4.1 mm.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 239
A 66
Figs. 61-66: 61 - Agrilus sylvestris Deyrolle, 4.6 mm, New Guinea, Maprik; 62 -
Agrilus hirsutulus Deyrolle, lectotype; 63 - Agrilus indignus Fairmaire,
6.9 mm, Amboina; 64 - Agrilus dorsalis Deyrolle, lectotype; 65 - Agrilus
wewakinus n. sp., holotype; 66 - Agrilus macrocephalus n. sp., holotype.
240 G. CURLETTI
71 72
Figs. 67-72: 67 - Agrilus roroensis Gestro, holotype; 68 - Agrilus nigroviolaceus Dey-
rolle, lectotype; 69 - Agrilus papuanus Gestro, syntype 2; 70 - Agri-
lus oomsisensis n. sp., holotype; 71 - Agrilus chalybeus Deyrolle, 6, 4.7
mm, Madang prov., Baitabag; 72 - Agrilus chalybeus Deyrolle, 9, 4.8
mm, idem.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 241
76 78
Figs. 73-78: 73 - Agrilus cupreoviolaceus Deyrolle, 6.1 mm, Aru Isl.; 74 - Agrilus
amethysticollis Deyrolle, lectotype; 75 - Agrilus terraereginae terraere-
ginae Blackburn, 6.5 mm, Goodenough Isl.: 8 km W Bolu Bolu; 76
- Agrilus terraereginae deerratus n. ssp., holotype; 77 - Agrilus gressitti
n. sp., holotype; 78 - Agrilus auripes Deyrolle, lectotype.
242 GG CURLETTI
La
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A
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Figs. 79-84: 79 - Agrilus concavus Deyrolle, holotype; 80 - Agrilus fidelis Kerre-
mans, syntype; 81 - Agrilus ambifarius n. sp., holotype; 82 - Agrilus
pellitus, paratype; 83 - Agrilus missanus n. sp., paratype; 84 - Agrilus
pellitus, aedeagus, dorsal view, 1.1 mm.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 243
i)
Rui
Figs. 85-90: 85 - Agrilus deyrollei deyrollei, aedeagus, dorsal view, 1.8 mm; 86. -
Agrilus virilis, aedeagus, dorsal view, 1.7 mm; 87 - Agrilus fusus, ae-
deagus, dorsal view, 1.3 mm; 88 - Agrilus acer, aedeagus, dorsal view,
1.6 mm; 89 - Agrilus indigaceus, aedeagus, dorsal view, 2.9 mm; 90
- Agrilus paradiseus, 1.0 mm, New Guinea, Morobe.
244 GACURLENTI
aan a
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Less Ana
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94
Figs. 91-96: 91 - Agrilus maai, aedeagus, dorsal view, 1.2 mm; 92 - Agrilus cavaz-
zutiu, aedeagus, dorsal view, 2.6 mm; 93 - Agrilus opulentus, aedeagus,
dorsal view, 2.9 mm; 94 - Agrilus viridissimus, aedeagus, dorsal view,
2.7 mm; 95 - Agrilus auritinctus, aedeagus, dorsal view, 2.4 mm; 96
- Agrilus ornatus, aedeagus, dorsal view, 1.9 mm.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 245
100 1010 102
Figs. 97-102: 97 - Agrilus ophidius, aedeagus, dorsal view, 2.5 mm; 98 - Agrilus
occipitalis, aedeagus, dorsal view, 2.1 mm; 99 - Agrilus pretiosus pre-
tiosus, aedeagus, dorsal view, 1.1 mm; 100 - Agrilus pretiosus bulolicus,
aedeagus, dorsal view, 1.0 mm; 101 - Agrilus biakanus, aedeagus, dor-
sal view, 2.1 mm; 102 - Agrilus pudoratus, aedeagus, 1.3 mm.
246 GQUREETTI
ll
dui
ug
i
23
Figs. 103-108: 103 - Agrilus rugiplumbeus, aedeagus, dorsal view, 1.7 mm; 104 -
Agrilus giraffa, aedeagus, dorsal view, 1.7 mm; 105 - Agrilus funebris,
aedeagus, dorsal view, 1.7 mm; 106 - Agrilus anthracinus, aedeagus,
dorsal view, 1.2 mm; 107 - Agrilus ambifarius, aedeagus, dorsal
view, 0.8 mm; 108 - Agrilus swifti, aedeagus, dorsal view, 1.4 mm.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 247
109 110
112 114
Figs. 109-114: 109 - Agrilus satyrus, aedeagus, dorsal view, 0.9 mm; 110 - Agri-
lus striatus, aedeagus, dorsal view, 1.2 mm; 111 - Agrilus lithocarpi,
aedeagus, dorsal view, 0.9 mm; 112 - Agrilus baitetanus, aedeagus,
dorsal view, 0.8 mm; 113 - Agrilus seminudus, aedeagus, dorsal view,
1.2 mm; 114 - Agrilus sedlaceki, aedeagus, dorsal view, 1.9 mm.
248 CICURCETINI
120
Figs. 115-120: 115 - Agrilus cervus, aedeagus, dorsal view, 1.3 mm; 116 - Agrilus
dama, aedeagus, dorsal view, 1.3 mm; 117 - Agrilus androgynus, ae-
deagus, dorsal view, 2.1 mm; 118 - Agrilus gaylei, aedeagus, dorsal
view, 1.7 mm; 119 - Agrilus allisoni, aedeagus, dorsal view, 1.6 mm;
120 - Agrilus nebulatus, aedeagus, 1.1 mm.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 249
124 125
Figs. 121-126: 121 - Agrilus corallinus, aedeagus, dorsal view, 1.7 mm; 122 - Agrilus
cypselus, aedeagus, dorsal view, 1.6 mm; 123 - Agrilus sylvestris, ae-
deagus, dorsal view, 0.7 mm; 124 - Agrilus indignus, aedeagus, dorsal
view, 1.8 mm; 125 - Agrilus wewakinus, aedeagus, dorsal view, 1.1
mm; 126 - Agrilus macrocephalus, aedeagus apex, 1.2 mm.
250) GICURDBENTI
wan
_
FERRE
130
Figs. 127-132: 127 - Agrilus roroensis, aedeagus, dorsal view, 1.5 mm; 128 - Agrilus
oomsisensis, aedeagus, 1.2 mm; 129 - Agrilus chalybeus, aedeagus, dor-
sal view, 1.4 mm; 130 - Agrilus cupreoviolaceus, aedeagus, dorsal view,
1.4 mm; 131 - Agrilus terraereginae terraereginae, aedeagus, dorsal
view, 1.6 mm; 132 - Agrilus acutus, aedeagus, dorsal view, 1.9 mm;
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 251
\
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Figs. 133-138: 133 - Agrilus nigroviolaceus, aedeagus, dorsal view, 1.5 mm; 134 -
Agrilus missanus, aedeagus, dorsal view, 0.9 mm; 135 - Agrilus cunei-
formis (syntype of A. mysolensis), aedeagus, dorsal view, 1.1 mm; 136
- Agrilus papuanus, aedeagus, dorsal view, 1.9 mm; 137 - right anten-
na of Agrilus deyrollei deyrollei; 138 - right antenna of Agrilus virilis.
252 GxCURLEITTI
a :
141
Figs. 139-141: 139 - right antenna of Agrilus fusus; 140 - right antenna of Agrilus
acer; 141 - Agrilus mikusiakorum, holotype (photo Jendek).
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 253
acer (Agrartus), 162
acutus (s. str), 171
Agrartus, 160
Agrilus s. str., 170
allisoni (s. str:),:201
ambifarius (s. str.), 206
amethysticollis (s. str.), 215
anabates (s. str.), 174
anachlorus (s. str.), 175
androgynus (s. str.), 199
anthracinus (s. str.), 183
armatus (s. str.), 171
auripes (s. str.), 217
auritinctus (s. str.), 170
Australodraco, 226
baitetanus (s. str.), 191
bestiola (s. str.), 187
biakanus (s. str.), 178
bulolicus ssp. (s. str.), 177
catrnensis (s. str.), 182
cairnsensis (s. str.), 182
cavazzuti (Pinarinus), 166
cervus (s. str.), 196
chalybeus (s. str.), 214
concavus (s. str.), 218
corallinus (s. str.), 204
cunetformis (s. str.), 185
cupreopunctatus (s. str.), 172
cupreoviolaceus (s. str.), 215
cypselus (s. str.), 205
dama (s. str.), 197
deerratus ssp. (s. str.), 216
deyrollei ( Agrartus), 160
dorsalis (s. str.), 209
elongatus ( Agrartus), 160
eupoetus (s. str.), 182
exsulus ssp. ( Agrartus), 160
INDEX
extrarmatus (Uvagrilus), 157
Fidelis: (s. str)» 225
frater (s. str.), 172
funebris (s. str.), 182
fusus (Agrartus), 161
gaylei (s. str.), 200
giiatia (s. sin), 181
gressitti (s. str.), 216
hibisci, 225
hirsutulus (s. str.), 208
indigaceus (Uragrilus), 164
indigenus (s. str.), 209
indignus (s. str.), 209
korenskyvi (s. str.), 173
kurandae (s. str.), 173
lithocarpi (s. str.), 190
maat (Uragrilus), 165
macrocephalus (s. str.), 211
marmoreus (s. str.), 173
menadoensis (s. str.), 172
mikusiakorum (Uragrilus), 165
missanus Cs str.) , VFS
monticola, 224
morobensis (s. str.), 198
muelleri ( Australodraco), 226
mysolensis (s. str.), 185
nebulatus (s. str.), 202
nigerrimus (s. str.), 179
nigritus (s. str.), 183
nigroaeneus (s. str.), 181
nigroviolaceus (s. str.), 212
nitidus (s. str.), 173
nocturnus (s. str.), 189
normanbyanus (s. str.), 195
occipitalis (s. str.), 173
olympicus (s. str.), 184
oomsisensis (s. str.), 213.
254 CECURLENTI
ophidius (s. str.), 172
opulentus (Pinarinus), 168
ornatus (s. str.), 170
papuanus (s. str.), 213
paradiseus (Uragrilus), 164
pellitus (s. str.), 207
Pinarinus, 166
Pie (fis tti) 209
pretiosus (s. str.), 176
pudoratus (s. str.), 180
pugionifer, 225
pulchellus (s. str.), 172
punctifrons (s. str.), 174
VONEISIS (Sa ZAV
roroensis (s. str.), 212
rugiplumbeus (s. str.), 181
salomonicus (s. str.), 209
samuelsoni (Uvagrilus), 157
samuelsonicus ( Uragrilus), 157
satyrus (s. str.), 186
REFERENCES
sedlaceki (s. str.), 194
seminudus (s. str.), 192
spinipes (s. str.), 184
pinosustiis, str), 172
striatus (s. str.), 188
subtrifasciatus (s. str.), 187
Swit? WS. Sty.) 139
sylvestris (s. str.), 208
tenebrator (s. str.), 209
terraereginae (s. str.), 215
Uragrilus, 164
vestitus (sé str), 171
viridicellus (s. str.), 179
viridissimus (Pinarinus), 168
virilis ( Agrartus), 160
vulcanus (s. str.), 195
wewakinus (s. str.), 210
woodlarkianus (Pinarinus), 169
yulensis (s. str.), 184
zubaczi ssp. (Agrartus), 160
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ABSTRACT
A taxonomical contribution concerning the species of the genus Agrilus from
Papua/New Guinea and nearest islands is presented. With this study the Papuan
fauna amounts to 77 taxa, 36 of which (34 new species and 2 new subspecies) are
described in this paper, together with a new genus. The new genus is Australodraco
(monotypic for muelleri Thery, 1925).
‘The new species are the following:
- in the subgenus Agrartus: acer, fusus and virilis;
- in the subgenus Uragrilus: maai;
- in the subgenus Pinarinus: cavazzutit;
- inthe subgenus Agrilus: allison, ambifarius, androgynus, baitetanus, biakanus,
cervus, corallinus, cypselus, dama, gaylei, giraffa, gressitti, lithocarpi, macroce-
phalus, missanus, morobensis, nebulatus, nocturnus, normanbyanus, oomsisensis,
ophidius, pellitus, pudoratus, satyrus, sedlaceki, seminudus, striatus, swifti and
wewakinus.
‘The two new subspecies (in the subgenus Agrilus) are: pretiosus bulolicus and
terraereginae deerratus.
The following six new synonymies (all in the subgenus Agrilus) are proposed:
- A. occipitalis Eschscholtz, 1822 = marmoreus Deyrolle, 1864
- A. funebris Deyrolle, 1864 = eupoetus Obenberger, 1924 = cairnsensis Oben-
berger, 1959
- A. cunetformis Deyrolle, 1864 = mysolensis Obenberger, 1936
- A. subtrifasciatus Deyrolle, 1864 = bestiola Obenberger, 1936
- A. indignus Fairmaire, 1849 = tenebrator Obenberger, 1924.
THE GENUS AGRILUS CURTIS, 1825 IN NEW GUINEA AND NEAREST ISLANDS 257
A replacement name is proposed: A. (Uragrilus) samuelsonicus for samuelsoni
Curletti, 2003 nec Toyama, 1985.
One species (A. vestitus Deyrolle) is new for Solomon Islands fauna.
All the species are illustrated and keyed.
The Papuan fauna appears to be very poorly known: a statistic projection esti-
mates the presence in the isle of more than 600 taxa.
RIASSUNTO
Il genere Agrilus Curtis, 1825 in Papua/Nuova Guinea ed isole vicine.
Sono trattate le specie del genere Agrilus finora note per Papua/Nuova Guinea,
censendo 77 taxa, 36 dei quali (34 specie e 2 sottospecie) sono descritti come nuovi,
così come viene istituito un nuovo genere (Australodraco) per una specie (muelleri
Théry) erroneamente attribuita in passato al genere Agrilus.
Le nuove specie sono:
- nel sottogenere Agrartus: acer, fusus e virilis;
- nel sottogenere Uragrilus: maai;
- nel sottogenere Pinarinus: cavazzutii;
- nel sottogenere Agrilus: allisoni, ambifarius, androgynus, baitetanus, biakanus,
cervus, corallinus, cypselus, dama, gaylei, giraffa, gressitti, lithocarpi, macro-
cephalus, missanus, morobensis, nebulatus, nocturnus, normanbyanus, oomsisen-
sis, ophidius, pellitus, pudoratus, satyrus, sedlaceki, seminudus, striatus, swifti
e wewakinus.
Le due nuove sottospecie (entrambe nel sottogenere Agrilus) sono: pretiosus
bulolicus e terraereginae deerratus.
Sono inoltre proposte le sei seguenti nuove sinonimie (tutte riferite al sottoge-
nere Agrilus):
- A. occipitalis Eschscholtz, 1822 = marmoreus.Deyrolle, 1864
- A. funebris Deyrolle, 1864 = eupoetus Obenberger, 1924 = cairnsensis Oben-
berger, 1959
- A. cuneiformis Deyrolle, 1864 = mysolensis Obenberger, 1936
- A. subtrifasciatus Deyrolle, 1864 = bestiola Obenberger, 1936
- A. indignus Fairmaire, 1849 = tenebrator Obenberger, 1924.
Con l’occasione si procede inoltre alla sostituzione di un nome preoccupato
(samuelsonicus nom. nov. per samuelsoni Curletti, 2003 nec Toyama, 1985) e si
segnala una specie nuova per la fauna delle isole Salomone (A. vestitus Deyrolle).
Tutte le entità trattate sono descritte, figurate ed inserite in tabelle di deter-
minazione.
Il lavoro si chiude con alcune osservazioni sulla scarsità delle attuali conoscenze
relative all’agrilofauna della grande isola papuana, che dalle proiezioni statistiche
proposte risulta estremamente ricca in specie, con l’attesa di oltre 600 entità, contro
le appena 77 ad oggi conosciute.
259
ALBERTO VENCHI* & ROBERTO SINDACO**
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE
MEDITERRANEAN COUNTRIES, WITH KEYS TO
SPECIES IDENTIFICATION. PART 2 - SNAKES
(REPTILIA, SERPENTES)
INTRODUCTION
The Mediterranean area, as considered in this article, is prob-
ably one of the most studied by the zoologists.
Presently, a lot of material has been published dealing with the
snake fauna in the Mediterranean area. The most useful works for
identification of the species are those by ARNOLD & BURTON (1978),
ARNOLD (2002) and BOHME (1993, 1996, 1999) for Europe, SCHLEICH
et al. (1996) for North Africa, and GRUBER (1989) for the entire
area. Also useful because dealing with nearby area are GASPERETTI
(1988) for Arabia, LEVITON et al. (1992) for the Middle East and
SCERBAK (2003) for former USSR.
As far as the distribution is concerned, the main references are
Gasc et al. (1997) for Europe, Bons & GENIEZ (1996) for Morocco,
Dist et al. (2001) for Jordan and Sinpaco et al. (2000) for Anatolia.
The distributions reported in this article are based on a database
made by the authors, including more than 14.000 records, taken from
500 articles, critically revised, and from some museum collections.
In recent years the herpetofauna of the Mediterranean has been
subjected to several revisions, mainly on the basis of molecular
methods, so that a lot of taxonomic changes have occurred. It seems
therefore useful to provide a comprehensive annotated checklist of
the snakes of the Mediterranean basin and keys for their identifica-
* Via Donna Olimpia 204, 00152 Roma
** Museo Civico di Storia Naturale, Cascina Vigna, 10022 Carmagnola (TO)
260 A. VENCHI & R. SINDACO
tion, having in mind especially to help museum curators who are
not specialised in the Mediterranean herpetofauna.
This article concludes the checklist and keys for identification
of the Mediterranean herpetofauna started with the paper by SIN-
DACO (1998).
GEOGRAPHIC BOUNDARIES
The area of the checklist includes: Europe (limited eastwards
to the Urals, the Volga river, the Caspian Sea and the Great Cauca-
sus), Transcaucasia (Georgia, Armenia, Azerbaijan), Near East and
Levant (Turkey, Syria, Lebanon, Jordan, Israel), and North Africa
(Egypt, Libya, Tunisia, Algeria, Morocco, Western Sahara); all the
Mediterranean islands are included.
No native snake species occurs in the Atlantic archipelagos of
Canary, Selvagens, Azores and Madeira.
MATERIALS AND METHODS
i CHECIAVIST
Families are listed in the following order: Leptotyphlopidae,
Typhlopidae, Boidae, Colubridae, Atractaspididae, Elapidae and
Viperidae (including the Crotalinae). In each family, genera and spe-
cies are listed in alphabetical order.
Trinomial nomenclature is used for the polytypic species; all
subspecies are reported, specifying if they occur in the study area.
Considering the aim of this work, we prefer to treat groups of
species when the taxonomy is not yet sufficiently stable; the opin-
ions of the different specialists are reported.
Nowadays, the systematic studies have different approaches (i.e.
morphological, biochemical, molecular). When the results of such
studies do not concur or seem still unresolved or are based on a
limited number of morphological characters (or colour patterns), we
preferred to include these taxa within species complexes.
Original name, type locality, range, extralimital distribution, dis-
tribution pattern and additional remarks are provided for each spe-
cies.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 261
The “Range” describes the distribution within the study area by
listing the countries where the species occurs and, when necessary,
more specific geographic locations. Geographic distribution is usu-
ally reported from West to East and from North to South.
The “Extralimital distribution” is included in case a species
occurs also outside the study area.
The “Distribution pattern” refers to the chorotypes proposed
by Vicna TAGLIANTI et al. (1992, 2000) for the Palaearctic fauna,
and to LA GRECA (1990) and CARPANETO & PIATTELLA (1990) for the.
Afrotropical taxa.
2- KEYS
The identification keys are based especially on external morpho-
logical characters considered by the scientific literature; such keys
are either original ones or inspired by those presented in taxonomi-
cal revisions (often with deletion or addition of some species) and
modified.
Anyway these keys were tested on museum specimens by the
authors and, for the species not available, on descriptions and illus-
trations.
Among the main bibliographic sources there must be mentioned
ARNOLD & BurTon (1978), BasoGLu & BARAN (1980), Bons &
Girot (1962), GASPERETTI (1988) and SCERBAK (2003); besides, very
important past references such as BOULENGER (1893, 1894, 1896),
DoOUMERGUE (1901) and ANDERSON (1898) have been also utilised.
3 - MUSEUM COLLECTIONS
The following museums collections were studied:
— Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria”, Genova
— Museo Regionale di Scienze Naturali (which includes also the
material of the former Museo di Zoologia dell’Università di
Torino), Torino
— Museo Civico di Storia Naturale, Carmagnola (Torino)
— Museo di Zoologia “La Specola” dell’ Università di Firenze
— Museo di Zoologia dell’Università di Roma “La Sapienza”.
202 A. VENCHI & R. SINDACO
LL
Suborder OPHIDIA
Family LEPTOTYPHLOPIDAE
Genus Leptotyphlops Fitzinger, 1843
Leptotyphlops algeriensis (Jacquet, 1895)
Glauconia algeriensis Jacquet, 1895
Type locality. “environs du Hammam Salahin, bain situé à six
kilomètres au nord de Biskra” (near Biskra, Algeria).
Range. S Tunisia, Algeria, Morocco, Western Sahara.
Extralimital distribution. Mauritania, N Mali, NE Niger.
Distribution pattern. Palaearctic (W Saharan).
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 263
Leptotyphlops cairi (Duméril & Bibron, 1844)
Stenostoma Cairi Duméril & Bibron, 1844
Type locality. “Environs du Caire” (Cairo env., Egypt).
Range. Egypt (Nile valley).
Extralimital distribution. Mauritania, Niger, Sudan, Ethiopia,
Somalia.
Distribution pattern. Afrotropical (Sahelo-Sudano-Somalian
sensu LA GRECA 1990).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. MCDIARMID et al. (1999) include Libya in the
range of the species and refer to the maps of LE BERRE (1989) for
the Saharan distribution of the species, but no literature or museum
record has been found in order to confirm this presence.
According to TRAPE (2002), L. macrorhynchus bilmaensis Angel,
1936 is a synonym of this species.
Leptotyphlops macrorhynchus (Jan, 1860)
Stenostoma (Rhamphostoma) macrorhynchum Jan in Jan & Sordelli, 1860
Type locality. “Sennaar” (Sudan).
Range. On the basis of recent works (HAHN & WALLACH 1998;
TRAPE 2002), the assessment of the real distribution of this species
is uncertain, since most of the specimens from northwestern Africa
have been assigned to other taxa. The species has been recorded
from Libya, Egypt, Sinai, Israel, Jordan, SE Anatolia. In accor-
dance with TRAPE (2002), the records from S Morocco, Algeria and
Tunisia are now assigned to L. algeriensis.
Extralimital distribution. Poorly known due to confusion with
other similar species; quoted from Senegal [where it seems not
present, see TRAPE (2002)], S to Ghana and N Kenya, eastwards
to Ethiopia, Eritrea, NE Somalia, Arabian Peninsula, Iraq, S Iran,
Pakistan, NW India (Sind) (HAHN 1978, 1980).
Distribution pattern. Palaearctic and Afrotropical (Saharo-Sin-
dian).
Subspecies. Monotypic.
264 A. VENCHI & R. SINDACO
Remarks. The holotype was preserved in Milan but it has
been lost during the II World War.
According to TRAPE (2002), the status of L. macrorhynchus in
Africa is uncertain, as almost all specimens that should belong to
this species have been assigned to other taxa, whereas the original
description and the drawing of the type specimen fall within the
variability of Leptotyphlops carri.
As a consequence, the Middle East populations need further
studies to confirm their status.
Family TYPHLOPIDAE
Genus Ramphotyphlops Fitzinger, 1843
Ramphotyphlops braminus (Daudin, 1803)
Eryx braminus Daudin, 1803
Type locality. Vizagapatam (India).
Range. Egypt (Cairo area).
Extralimital distribution. Widespread in sub-Saharan Africa,
Arabian peninsula, Indian sub-continent and South-East Asia; intro-
duced in N Australia, Indian Ocean’s and Pacific islands, E U.S.A.,
Mexico and Guatemala. Widely introduced by man, the exact origin
is not known.
Distribution pattern. Afrotropical and Oriental.
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The presence in Egypt is very likely due to
introduction.
Genus Rhinotyphlops Fitzinger, 1843
Rhinotyphlops simoni (Boettger, 1879)
| Onychocephalus simoni Boettger, 1879
Type locality. “Haiffa Syriae” (Haifa, Israel).
Range. Syria (Golan Plateau), Israel, W Jordan.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 265
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Levantine
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Rhinotyphlops episcopus Franzen & Wallach, 2002
Type locality. 3 km north of Halfeti on road to Savasan Kéyi,
upper slopes of Euphrates River Valley, Urfa Province, SE Turkey.
Range. SE Turkey (Sanliurfa province).
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, SE Anatolian
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The sister-taxon of Rhinotyphlops simoni.
Genus Typhlops Oppel, 1811
Typhlops vermicularis Merrem, 1820
Type locality. “Archipelago, Asia” restricted to “Griechische
Inseln” (= Greek islands) by MERTENS & MULLER (1928).
Range. S Balkans, Aegean Is., Anatolia, Cyprus, Syria, Leba-
non, Israel, Jordan, Transcaucasia, Daghestan. Quoted also for Sinai
(WERNER 1982).
Extralimital distribution. S ‘Turkmenia, S Uzbekistan, W and S
Tajikistan, Iran and NW Afghanistan.
Distribution pattern. Palaearctic (Turano-Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Family BOIDAE
Genus Eryx Daudin, 1803
Eryx jaculus (Linnaeus, 1758)
Anguis Faculus Linnaeus, 1758
266 A. VENCHI & R. SINDACO
Type locality. “Aegypto” (= Egypt).
Range. E Aegean Is., Anatolia, Syria, Lebanon, Israel, Jordan,
‘Transcaucasia, E Ciscaucasia; extreme NE Morocco, N Algeria,
Tunisia, N Libya, N Egypt.
Extralimital distribution. NE Saudi Arabia, Iraq, Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean, N Arabian
and Iranian).
Subspecies. According to Tokar (1990, 1991; see SCERBAK
2003), the nominate form occurs in North Africa eastward to the
Suez Canal, while E. 7. turcicus (Olivier, 1801) occupies the remain-
ing range. The subspecies turcicus and familiaris Eichwald, 1831 are
considered synonyms.
Eryx miliaris (Pallas, 1773)
Anguis miliaris Pallas, 1773
Type locality. “Near the Caspian Sea” according to STIMSON
(1969: 19).
Range. E Ciscaucasia.
Extralimital distribution. ‘Turan Depression E to S Mongo-
lia and China (Sinkiang, Gansu, W Nei Mongol, Ningxia); Iran,
Afghanistan, Pakistan.
Distribution pattern. Palaearctic (Turanian and Eastern Turkestan).
Subspecies. The nominate from northeastern Caucasus eastward
to Aral Sea and Syr-Darja river; tataricus (Lichtenstein, 1823) from
Turgay and Syr-Darja rivers eastwards; speciosus Carevskij, 1916
from southern Tajikistan, Afghanistan and Pakistan.
Remarks. According to TOKAR (1990, in McDIARMID et
al. 1999), E. miliaris is part of a complex, together with E. tatari-
cus, probably a junior synonym, and with £. speciosus, which should
deserve specific rank.
Genus Gongylophis Wagler, 1830
Gongylophis colubrinus (Linnaeus, 1758)
Anguis colubrina Linnaeus, 1758
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 267
Type locality. “Aegypto” (= Egypt).
Range. Egypt.
Extralimital distribution. Niger (Aîr), Chad, Sudan, Ethiopia,
Eritrea, Somalia, Kenya, N Tanzania (ToKAR 1996).
Distribution pattern. Afrotropical (Sahelo-sudano-somalian sensu
La Greca 1990).
Subspecies. Monotypic species with geographic variability
(TOKAR 1989).
©
Family COLUBRIDAE
The genera Coluber Linnaeus, 1758 and Elaphe Fitzinger, 1833
have been recently subjected to taxonomic revisions, which provided
some clarifications on the relationships also with other colubrid taxa,
namely Coronella Fitzinger, 1843 and Ezrenis Jan, 1862.
As for the whip snakes previously assigned to the genus Coluber,
SCHATTI (1987) states that the genus Coluber is valid only for two
Nearctic species.
SCHATTI & UTIGER (2001), Nacy et al. (2004) and ScHATTI &
MonscH (2004) propose a tentative phylogeny of the former genus
Coluber.
SCHATTI & UTIGER (2001) and SCHATTI et al. (2001) recognize
the genera Hemorrhois, Hierophis and Platyceps for the species of
the study area previously assigned to Coluber. However, it emerges
also that Hierophis (sensu SCHATTI 1988a) is paraphyletic because it
includes Ezrenis. In order to avoid this, the genus Hzerophis should
include only viridiflavus, gemonensis and cypriensis (SCHATTI &
UTIGER 2001; ScHATTI & MonscH 2004; UTIGER & SCHATTI 2004).
Nacy et al. (2004) propose Dolichophis Gistel, 1868 for the eastern
Mediterranean taxa caspius, jugularis and schmidti, but we here prefer
to retain a provisional nomenclature. As a consequence, “Hierophis”
caspius, schmidti and jugularis are provisionally assigned to Coluber
sensu lato as well as C. sinai, whose taxonomic status is still uncer-
tain (SCHATTI et al. 2001).
As for the rat snakes usually included in the genus Elaphe, LENK
et al. (2001) and UTIGER et al. (2002) showed that this genus is made
268 A. VENCHI & R. SINDACO
of several phyletic lineages. HELFENBERGER (2001) revived Rhinechis
Michahelles, 1833, while UTIGER et al. (2002) split the western palaearc-
tic species in three genera, reviving Zamenis Wagler for four species.
Genus Coluber Linnaeus, 1758 sensu lato
Coluber (s.1.) caspius (Gmelin, 1789)
Type locality. “Steppes of Jaiki, lower basin of the Urals”
restricted by MERTENS & MULLER (1928).
Range. Balkans north to Hungary, Ionian and Aegean Is.,
through S Ucraina to S Russia, N of Caucasus and E of the Volga
River, W Anatolia, N Azerbaijan.
Extralimital distribution. Extreme W Kazakhstan.
Distribution pattern. Palaearctic (Turano-Mediterranean).
Subspecies. ZINNER (1972) describes the subspecies ezselti for
the Rhodes’ population, previously assigned to C. jugularis.
Coluber (s.1.) jugularis Linnaeus, 1758
Type locality. “Aegypto” (= Egypt).
Range. S Anatolia, Cyprus, Syria, Lebanon, W Jordan, Israel, Sinai.
Extralimital distribution. Iraq, SW Iran (ScHATTI 1988a).
Recently recorded also in Kuwait (AL-MOHANNA et al. 1997).
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic).
Subspecies. The nominate and asianus (Boettger, 1880), whose
validity needs confirmation.
Remarks. The subspecies erythrogaster Fisher, 1832 is
recorded from ‘Transcaucasia, while the ssp. cypriacus Zinner, 1972
is described from Cyprus.
Coluber (s.1.) schmidti Nikolsky, 1909
Type locality. Biol River, Mugan steppe, S Azerbaijan
(Eschaktchi in Lenkoran region and Tbilisi).
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 269
Range. C and E Anatolia, E Transcaucasia, SE Daghestan,
Syria, N Jordan.
Extralimital distribution. W and N Iran and adjacent areas of
Turkmenistan and Uzbekistan.
Distribution pattern. Palaearctic (Irano-Anatolian).
Subspecies. Monotypic.
Coluber (s.1.) sinai (Schmidt & Marx, 1956)
Lytorhynchus sinat Schmidt & Marx, 1956
Type locality. Wadi Feizan, Sinai.
Range. Sinai, S Israel, SW Jordan.
Distribution pattern. Palaearctic (Sinai and NW _ Arabian
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. SCHATTI et al. (2001) suppose this taxon as
closely related to Platyceps.
Genus Coronella Laurenti, 1768
Coronella austriaca Laurenti, 1768
Type locality. Vienna, Austria.
Range. Most of Europe (except of the northernmost regions),
east to 65° longitude, N and C Anatolia, ‘Transcaucasia.
Extralimital distribution. N Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (European with Caucasian and
Anatolian extension).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. HELFENBERGER (2001) states that Coronella is an
unnatural group, on the basis of genetic distances, but UTIGER et al.
(2002) do not confirm this point of view.
270 A. VENCHI & R. SINDACO
Coronella girondica (Daudin, 1803)
Coluber girondicus Daudin, 1803
Type locality. Bordeaux, France.
Range. Iberian Peninsula, S France, Italy (except of Calabria
and Sicily), Morocco, Algeria, Tunisia.
Distribution pattern. Palaearctic (W Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. See above.
Genus Dasypeltis Wagler, 1830
Dasypeltis scabra (Linnaeus, 1758)
Coluber scaber Linnaeus, 1758
Type locality. “Indiis”, fide Linnaeus (1758; in error) [= Cape
Colony, South Africa].
Range. SW Morocco, N Western Sahara and Egypt.
Extralimital distribution. Widely distributed in Sub-Saharan
Africa and SW Arabian Peninsula.
Distribution pattern. Afrotropical (Subsaharan-SW Arabian).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. Anancient record from Fayum (N Egypt; ANDER-
SON 1898), has been reconfirmed by REHAK & Ossorn (1988).
Genus Eirenis Jan, 1862
The genus Eirenis seems closely related to the whip snakes and,
according to different authors, is the sister taxon either of the genus
Hierophis s.s. (NAGY et al. 2003) or of the clade composed by “Colu-
ber” caspius, “C.” jugularis and “C.” schmidti (SCHATTI & UTIGER
2001).
NAGY et al. (2003) propose a phylogeny based on molecular data,
allocating the species to four subgenera: Ezrenis Jan, 1863 (including
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 271
modestus and aurolineatus), the new subgenus £Zosezrenis (for decem-
lineatus), Pseudocyclophis Boettger, 1888 (for persicus) and Pediophis
Fitzinger, 1843 (for all remaining taxa).
Eirenis collaris (Ménétries, 1832)
Coluber collaris Ménétries, 1832
Type locality. Bechebermak, near Caspian Sea.
Range. E Anatolia, E Transcaucasia, Daghestan.
Extralimital distribution. W Iran, NE Iraq.
Distribution pattern. Palaearctic (Irano-Caucasian).
Subspecies. The nominate (most of the range) and the ssp. ma-
crospilotus Werner, 1903 (SE Turkey, Kars province).
Remarks. Contia collaris, quoted by Haas (1951: 88-89) in
Jordan, is very likely £. roth.
Eirenis coronella (Schlegel, 1837)
Calamaria coronella Schlegel, 1837
Type locality. Syria, restricted by SCHMIDT (1939).
Range. Syria, S and C Jordan, S Israel, S Sinai.
Extralimital distribution. Iraq, SW Iran, NE Saudi Arabia; an
isolated sub-range in W Saudi Arabia.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic).
Subspecies. The nominate (Israel, Jordan, Syria and W Iraq),
ibrahimi Sivan & Werner, 2003, endemic to the southern Sinai, fen-
nelli Arnold, 1982 (W Saudi Arabia) and coronelloides (Jan, 1862)
from Jordan, Syria, SE Turkey and NE Iraq.
Populations from SW Iran, S Iraq and NE Saudi Arabia cannot
be assigned with certainty to any subspecies, although so far consid-
ered as belonging to E. c. coronella.
Remarks. Sivan & WERNER (2003) raise Ezrenis coronellot-
des at the species level, but this point of view needs confirmation.
272 A. VENCHI & R. SINDACO
Eirenis decemlineatus (Duméril & Bibron, 1854)
Ablabes decemlineatus Duméril & Bibron, 1854
Type locality. Not indicated.
Range. SE Anatolia, Syria, Lebanon, Israel, Jordan.
Extralimital distribution. Quoted generically from Iraq by
KHALAF (1959).
Distribution pattern. Palaearctic (E-Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Eirenis eiselti Schmidtler & Schmidtler, 1978
Type locality. 25 km W of Viransehir (Prov. Urfa, Turkey).
Range. SE Anatolia.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Kurdish
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Eirenis lineomaculatus Schmidt, 1939
Type locality. Jordan valley, Palestine.
Range. E Mediterranean Anatolia, Syria, Lebanon, Israel,
Jordan.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
The Eirenis modestus complex
SCHMIDTLER (1993) revised the systematics of the Etrenis mo-
destus complex in the S Anatolia and described new species and
subspecies. Such revision has been made on the basis of morpholog-
ical characters (mainly the head and neck patterns). The taxonomic
status of these very similar forms should be supported by biochem-
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 273
ical and genetic studies. Provisionally we adopt the nomenclature
proposed by SCHMIDTLER (1993, 1997) that recognizes the following
species: E. aurolineatus, E. barani, E. levantinus and E. modestus.
Eirenis aurolineatus (Venzmer, 1919)
Contia collaris var. aurolineata Venzmer, 1919
Type locality. Bolkar Dagi, Km 75 along the Taurus Rd.
Bozanti-Tarsus (S Turkey).
Range. S Anatolia (S slope of Bolkar Mts.).
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean, Taurian
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Eirenis barani Schmidtler, 1988
Type locality. Akdam, 35 km W of Kozan, Adana prov., S
Turkey.
Range. SE Mediterranean Anatolia (Adana province) and NW
Syria.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean, Taurian
endemic).
Subspecies. The nominate subspecies and the ssp. bischofforum
Schmidtler, 1997 (Tahtali Mts.).
Eirenis levantinus Schmidtler, 1993
Type locality. 6 Km SW of Karaisali, Adana prov., S Turkey.
Range. S Anatolia, NW and SW Syria (Mt. Hermon), Leba-
non.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean, Levantine
endemic).
Subspecies. Monotypic.
274 A. VENCHI & R. SINDACO
Eirenis modestus (Martin, 1838)
Coronella modesta Martin, 1838
Type locality. Trabzon, Turkey.
Range. Thrace, some E Aegean islands, the whole Anatolia
except of the extreme SE, Transcaucasia, Daghestan.
Extralimital distribution. Quoted by LATIFI (1991) from the
Central and Zanjhan provinces in Iran. The records previously
referred to E. modestus from the coastal SE Turkey to Israel, must
be referred to E. levantinus or perhaps to an undescribed species
(SCHMIDTLER & BARAN 1993; SCHMIDTLER 1997).
Distribution pattern. Palaearctic (SW-Asiatic, Anatolo-Caucasian).
Subspecies. The nominate and the subspecies czlictus Schmidtler,
1993, semimaculatus (Boettger, 1876) and werner Wettstein, 1952.
Eirenis persicus (Anderson 1872)
Cyclophis persicus Anderson, 1872
Type locality. Bushire, Iran.
Range. SE Anatolia, S Armenia.
Extralimital distribution. SW Turkmenistan, Iran, N lIrag,
Afghanistan, Pakistan, NW India (LEVITON et al. 1992).
Distribution pattern. Palaearctic (Sindian-SW Asiatic).
Subspecies. The nominate subspecies, including walter: (Boett-
ger, 1888), and mgrofasciata (Nikolsky, 1907), which occurs in SW
Iran and neighbouring Iraq (DOCZENKOo 1989).
Remarks. ‘The species was so far assigned to Pseudocyclo-
phis Boettger, 1888, following DoczENKO (1985).
Firenis punctatolineatus (Boettger, 1892)
Cyclophis modestus var. punctatolineata Boettger, 1892
Type locality. Armenia.
Range. E Anatolia.
Extralimital distribution. Armenia, Nakichevan (Azerbaijan), W Iran.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 275
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Armenian endemic).
Subspecies. The nominate subspecies is distributed in the east-
ern Anatolia; the doubtful ssp. Rumerloevei Eiselt, 1970 was described
from the Akdamar islet in the Van Lake.
Eirenis rothi Jan, 1863
Type locality. Jerusalem, Israel.
Range. SE Anatolia, Lebanon, Syria, Jordan, Israel.
Distribution pattern. Palaearctic (E-Mediterranean).
Subspecies. Monotypic. |
Remarks. The presence in Lebanon needs confirmation
(HRAOUI-BLOQUET et al. 2002).
Eirenis thospitis Schmidtler & Lanza, 1990
Type locality. 2-3 km NNE of Van, about 2000 m a.s.l. (E Turkey).
Range. SE Anatolia. Endemic.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Kurdish endemic).
Subspecies. The nominate (Lake Van area) and hakkariensis
Schmidtler & Eiselt, 1991 (extreme SE Anatolia).
Remarks. Nacy et al. (2003) pull down hakkariensis to the
subspecific level on the base of molecular data.
Genus Elaphe Fitzinger, 1833
Elaphe dione (Pallas, 1773)
Coluber dione Pallas, 1773
Type locality. Restricted to Gratscheffskoi, Irtysh river valley,
Semipalatinsk district, Kazachstan by MERTENS & MULLER (1928).
Range. Extreme SE Ukraina, Ciscaucasia, Transcaucasia and E
Turkey.
276 A. VENCHI & R. SINDACO
Extralimital distribution. C Asia east to the Pacific coast; north-
ern limit about to 55° N; south to N Iran, N Afghanistan and about
30° N in China (ScHuLz 1996).
Distribution pattern. Palaearctic (Central and E Asiatic).
Subspecies. Usually considered monotypic, but populations of
extreme E Russia might be separated as Elaphe dione czersku (Nikol-
sky, 1914).
Elaphe quatuorlineata (Lacépède, 1789)
Coluber quatuorlineatus Lacépède, 1789
Type locality. Provence, France (in error).
Range. C and S Italy (not Sicily), E Adriatic coast (N to Istria),
Albania, Macedonia, Greece and SW Bulgaria.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean).
Subspecies. The nominate subspecies and muenteri Bedriaga,
1882 (Cyclades).
Remarks. According to LENK et al. (2001), DNA analysis
shows that, despite striking different colour pattern, E. rechingeri
Werner, 1932 from Amorgos (Cyclades Is.) is synonym of E. quatuor-
lineata.
Elaphe sauromates (Pallas, 1814)
Coluber sauromates Pallas, 1814
Type locality. Restricted to Isthmus near Perekop, Tauria,
Ukraina by MERTENS & MULLER (1928).
Range. NE Greece, SW Bulgaria, Romania, Moldova, S Ukraina,
S Russia, Transcaucasia, Anatolia, Lebanon, Syria (Mt. Hermon).
Extralimital distribution. W Iran, W Kazakhstan, W Turkmenistan.
Distribution pattern. Palaearctic (Turanian-E Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. According to DNA analysis carried out by LENK
et al. (2001), the genetic differentiation between one specimen from
Kazakhstan and those from Middle East was comparable to that
resulted between sauromates and quatuorlineata.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 277
Genus Hemorrhois Boie, 1826
Hemorrhois algirus (Jan, 1863)
Periops algira Jan, 1863
Type locality. Sfax, Tunisia.
Range. W Sahara, S Morocco, Algeria (N Algeria and Hoggar),
Tunisia, N Libya, NW Egypt. Introduced in Malta.
Extralimital distribution. N Mauritania (SCHATTI 1986).
Distribution pattern. Palaearctic (N-African).
Subspecies. According to SCHATTI (1986), the nominate subspe-
cies from NW Algeria eastwards, and intermedius Werner, 1929 from
Monts des Ksour (NW Algeria) westwards.
Hemorrhois hippocrepis (Linnaeus, 1758)
Coluber hippocrepis Linnaeus, 1758
Type locality. “América” (in error).
Range. Iberian Peninsula, Morocco (N of Atlas Mts.), N Alge-
ria, N Tunisia, Pantelleria Is. (Italy), Sardinia (perhaps introduced).
Distribution pattern. Palaearctic (W Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. CATTANEO (1985) described the subspecies
nigrescens from Pantelleria, of doubtful validity.
Hemorrhois nummifer (Reuss, 1834)
Coluber nummifer Reuss, 1834
Type locality. Egypt.
Range. Transcaucasia, S Anatolia, Syria, Lebanon, Jordan,
Israel, Sinai, N Egypt, Cyprus, Rhodes, some E Aegean islands.
Extralimital distribution. N Iraq, W Iran, S Turkmeni-
stan (Kopet Dag) E to Tajikistan, Kirghizstan and S Kazakhstan
(SCHATTI & AGASJAN 1985).
278 A. VENCHI & R. SINDACO
Distribution pattern. Palaearctic (Turano-E Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. Coluber ravergieri chernovi Mertens, 1952 was
synonymized by AGASJAN (1986) with C. nummifer.
Hemorrhois ravergieri (Ménétries, 1832)
Coluber ravergieri Ménétries, 1832
Type locality. Baku, Azerbaijan.
Range. E Anatolia, Transcaucasia, Daghestan; isolated popula-
tions on mountains of Lebanon, Syria and Jordan (Mt. Lebanon,
Mt. Hermon and Jabal Druz).
Extralimital distribution. N Iraq, Iran, Caspian Sea E to Sin-
kiang in China and SE to Afghanistan and W Pakistan (SCHATTI &
AGASJAN 1985).
Distribution pattern. Palaearctic (Centralasiatic-SW Asiatic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. Molecular data suggest that this taxon is para-
phyletic, with close relationship to H. nummifer (SCHATTI & UTIGER
2001). The subspecies plumbeus Cernov, 1926, recorded from Na-
khichevan, is a synonym of Hemorrhois nummifer.
Genus Hierophis Fitzinger, 1843
SCHATTI & MonscH (2004) restrict the genus Hierophis only to
the species H. viridiflavus, H. gemonensis and H. cypriensis.
Hierophis cypriensis (Schatti, 1985)
Coluber cypriensis Schatti, 1985
Type locality. Between Arakapàs and Kalokhorio, Limassol, Cyprus.
Range. Cyprus. Endemic.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean, Cypriotic
endemic).
Subspecies. Monotypic.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 279
Hierophis gemonensis (Laurenti, 1761)
Natrix gemonensis Laurenti, 1768
Type locality. Gemona, Italy (where the species is absent).
Range. E Adriatic coast N to Istria (records from Trieste are doubt-
ful), W Greece (including Ionian Is., Peloponnesus, Crete, Euboea).
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Balkanian
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The name gemonensis is a nomen conservandum.
ScHATTI & LANZA (1987) demonstrate that Natrix gemonensis is an
older synonym of Coluber viridiflavus, because the type locality is
only inhabited by this latter species. The correct name should have
been Coluber laurenti (Bedriaga, 1882).
Hierophis viridiflavus (Lacépéde, 1789)
Coluber viridi-flavus Lacépéde, 1789
Type locality. S France.
Range. Spain (Pyrenees), France, Italy and most islands, Dal-
matia (Croatia).
Distribution pattern. Palaearctic (S European).
Subspecies. Monotypic. The subspecies carbonarius Bonaparte,
1833 has been synonymized by SCHATTI & VANNI (1986), but recently
UTIGER & SCHATTI (2004) revalidate at the subspecific level A. v.
carbonarius (Bonaparte), consisting of all the melanotic populations.
The disjunct distribution of this subspecies (NE Italy, Slovenia and
NW Croatia vs. S Italy and Sicily) seems however difficult to explain.
The same authors consider Coluber gemonensis gyarosensis Mertens,
1968 from Gyaros Island (Cyclades) as a synonym of H. v. carbona-
rius, most probably originated from an introduction in historical times.
Genus Lamprophis Fitzinger, 1843
Lamprophis fuliginosus (Boie, 1827)
Lycodon fuliginosus Boie, 1827
280 A. VENCHI & R. SINDACO
Type locality. “Java” (error, mispelled for Africa).
Range. A relict sub-range in SW Morocco.
Extralimital distribution. Most of Sub-Saharan Africa (S to
Cape of Good Hope) and SW Arabia (Yemen).
Distribution pattern. Afrotropical (Subsaharan-SW Arabian).
Subspecies. The nominate subspecies within the study area.
Remarks. Another species belonging to the Lycophidinae,
Lycophidion capense (A. Smith, 1840), is quoted for Egypt (Fayum)
on the basis of an old specimen (FLOWER 1933), but its occurence
N of the Sahara has never been confirmed.
Genus Lytorhynchus Peters, 1863
Lytorhynchus diadema (Duméril, Bibron & Duméril, 1854)
Heterodon diadema Duméril, Bibron & Duméril, 1854
Type locality. Algeria.
Range. Saharan Morocco, Algeria, Tunisia, Libya, Egypt; E
Syria, Israel, Jordan, Sinai.
Extralimital distribution. Arabian Peninsula and Irag; a few
records from Mauritania, Niger and NE Sudan, but probably more
widespread in the Sahel.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharo-Sahelo-Arabian).
Subspecies. The subspecific arrangement is controversial. ‘The
nominate subspecies occurs in Africa; gaddi Nikolsky, 1907 in Ara-
bian peninsula, Iraq and SW Iran is often regarded as a synonym
(including arabicus Haas, 1952 and mesopotamicus Haas, 1952).
Lytorhynchus kennedyi Schmidt, 1939
Lytorhynchus kennedyi Schmidt, 1939
Type locality. “from between Homs and Palmyra” (Syria).
Range. Syria and Jordan; an isolated finding in NE Libya (Cyre-
naica) (Moravec 1995).
Extralimital distribution. W Iraq.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES .281
Distribution pattern. Palaeartic (probably a Syrian desert
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The taxonomic status of this species is still
doubtful. ScHMIDT (1939) describes Lytorhynchus kennedyi “from
between Homs and Palmyra”, on the basis of the extremely char-
acteristic colour pattern and the presence of 3/3 preoculars and 10
lower labials. LEVITON & ANDERSON (1970) provisionally consider it
at the species level, because these authors “suspect future collect-
ing will turn up individuals intermediate between L. kennedyi and
L. diadema [...]°. GASPERETTI (1988) and MARTENS (1993) consider
kennedyi at the specific level; MorAveEc (1995) and DISI et al. (2001)
consider it as a rare pattern morph of L. diadema.
Because L. kennedyi seems to be by far the typical (although
rare) Lytorhynchus in the Syrian Desert area (including E Jordan),
and there is at least one evidence of sympatry with L. diadema
(MARTENS 1993), we agree with GASPERETTI (1988) and MARTENS
(1993) in considering L. kennedyi at the specific status. However, the
enigmatic Libyan specimen creates confusion to this framework.
Genus Macroprotodon Guichenot, 1850
Macroprotodon cucullatus (Geoffroy St.Hilaire, 1827)
Coluber cucullatus Geoffroy in Savigny, 1827
Type locality. Lower Egypt.
Range. Iberian Peninsula (including Balearic Is.), Lampedusa
Is. (Italy), Morocco, N Algeria, Hoggar, Tunisia, coastal Libya, N
Egypt, extreme NE Sinai and SW Israel.
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean).
Subspecies. Busack & McCoy (1990) recognize the following
subspecies: the nominate from Western Sahara, Hoggar, S Tunisia
eastward to Israel; brevis (Gunther, 1862) from Morocco N of Atlas
Mts; ibericus Busack & McCoy, 1990 from Iberian peninsula; mau-
ritanicus Guichenot, 1850 from E Morocco to N Tunisia, including
Balearic Is. and Lampedusa (Italy).
282 A. VENCHI & R. SINDACO
WADE (2001) recognises at specific level M. cucullatus (the typical
form from S Tunisia to Israel, the form “textilis” from central T'uni-
sia, NW Sahara, Hoggar and Lampedusa Is.; this form is considered
as subspecies by GENIEZ et al. 2004), M. brevis (Iberian peninsula and
W Morocco) and M. mauritanicus (NE Algeria and N Tunisia) and
describes M. abubakeri (NE Morocco and NW Algeria), while zbericus
is synonymized with brevis. However, on the basis of the wide overlap
of the characters and the patterns of distributions, it seems prefera-
ble to retain these taxa as subspecies, until other proofs will emerge.
Genus Malpolon Fitzinger, 1826
Malpolon moilensis (Reuss, 1834)
Coluber moilensis Reuss, 1834
Type locality. Moilah (= Al Muwaylih), Saudi Arabia.
Range. Syria, Jordan, Israel; S Morocco, Algeria, ‘Tunisia,
Libya, Egypt, Sinai.
Extralimital distribution. Sahel (Mauritania to Sudan), Arabian
Peninsula, Iraq, SW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharo-Arabian).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. BRANDSTATTER (1995) proposes to include this
species in the monospecific genus Scutophis, on the basis of the
scales microornamentation. We prefer to maintain the traditional
nomenclature until further and more relevant studies are available.
Malpolon monspessulanus (Hermann, 1804)
Coluber monspessulanus Hermann, 1804
Type locality. Montpellier, restricted by MERTENS & MULLER (1928).
Range. Iberian Peninsula, S France, NW Italy (W Liguria), E
Adriatic coast, S Balkans, Ionian and Aegean Is., Anatolia, Cyprus,
Syria, Lebanon, Israel, Jordan, ‘Transcaucasia, E Cuiscaucasia;
Morocco, Algeria, Tunisia, Lampedusa Is. (Italy), N Libya, N Egypt.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 283
Extralimital distribution. Iran, Iraq.
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean-SW Asiatic).
Subspecies. The nominate subspecies in SW Europe, Western
Sahara, Morocco and extreme NW Algeria, insignitus (Geoffroy,
1827) in the rest of the range. However, according to DE HAAN
(1997) the populations of E Europe and most of the Middle East
should be referred to the ssp. fuscus (Fleischmann, 1831).
CARRANZA et al. (2006) propose, on the basis of molecular data,
to raise at species level the eastern populations currently assigned
to the ssp. imsignitus, as well as to recognize the validity of the ssp.
fuscus.
Genus Natrix Laurenti, 1768
Natrix maura (Linnaeus, 1758)
Coluber maurus Linnaeus, 1758
Type locality. “Algiriae” (= Algeria).
Range. Iberian Peninsula, Balearic Is., France, NW Italy, Sar-
dinia, Corsica (introduced), Morocco, N Algeria, Tunisia, NW Libya.
Distribution pattern. Palaearctic (W Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Natrix natrix (Linnaeus, 1758)
Coluber natrix Linnaeus, 1758
Type locality. Sweden, restricted by MERTENS & MULLER (1928).
Range. Most of Europe (including Corsica, Sardinia and Sicily),
Anatolia, Transcaucasia (Nagorno-Karabakh), Cyprus, NW Syria,
NE Morocco, N Algeria and N Tunisia. Other data for Middle East
are not adequately supported.
Extralimital distribution. Central Asia and Siberia (to the Bajkal
Lake), N Nei Mongol, China, S to Aral and Balkash Lakes; N Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (Centralasiatic-Europeo-Med1-
terranean).
284 A. VENCHI & R. SINDACO
Subspecies. Several subspecies have been described up to
now. Natrix n. natrix (Linneaus, 1758) from Central and Eastern
Europe, N. n. astreptophora (Seoane, 1884) in Iberian Peninsula and
Maghreb; N. n. calabra Lanza, 1983, from Calabria (S Italy); N. n.
sicula (Cuvier, 1829), from Sicily and Calabria; N. n. cettiù Gené,
1838, from Sardinia; N. n. corsa (Hecht, 1930) from Corsica; N.
n. fusca Cattaneo, 1990, from Kea Is. (Cyclades); N. n. gotlandica
Nilson & Andrén, 1981, from Gotland Is. in Baltic Sea; N. n. hel-
vetica (Lacépède, 1789) from Western Europe east to the Rhine; N.
n. lanzat Kramer, 1970, from peninsular Italy; N. n. persa (Pallas,
1814) from S Balkans, Near East, ‘Transcaucasia, N Iran; N. n. sch-
weizeri L. Muller, 1932, from Milos Is. and Kimolos Is. (Cyclades);
N. n. scutata (Eichwald, 1771), from Dnjepr and Crimea eastwards.
Following the subspecific concept proposed by THORPE (1975),
only four subspecies are valid: natrix, cetti, corsa and helvetica.
Remarks. Natrix megalocephala Orlov & Tuniyev, 1986 is a
taxon of doubtful validity, probably only a subspecies of N. natrix.
Natrix tessellata (Laurenti, 1768)
Coronella tessellata Laurenti, 1768
Type locality. “In Japidia, vulgo Cars” (= NW Croatia).
Range. C and S Europe (W to Italy and W Germany), Crete,
Anatolia, Transcaucasia, Syria, Lebanon, Jordan and Israel; Egypt
(only Nile Delta).
Extralimital distribution. Iraq, Iran, Central Asia (N to about
50° N, S to N Afghanistan, E to W China and SW Mongolia). Also
quoted for Chitral in N Pakistan (WALL 1923).
Distribution pattern. Palaearctic (Centralasiatic-European).
Subspecies. Monotypic.
Genus Platyceps Blyth, 1860
Platyceps collaris (Miller, 1878)
Zamenis dhalu var. collaris Miller, 1878
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 285
Type locality. Beirut, Lebanon.
Range. W and S Anatolia, Syria, Lebanon, Israel, Jordan. Euro-
pean coasts of Black Sea (SE Bulgaria and Thrace). Endemic.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean).
Subspecies. Monotypic. The ssp. thractus Rehak, 1985 (Euro-
pean range and one locality for the Asiatic side of Bosphorus) is not
valid according to SCHATTI et al. (2001).
Remarks. Previously known as Coluber rubriceps Venzmer,
1919;
Platyceps elegantissimus (Ginther, 1878)
Zamenis elegantissimus Ginther, 1878
Type locality. East of Al Muwaylih (NW Saudi Arabia).
Range. Israel (Wadi Araba), SW Jordan.
Extralimital distribution. W and C Saudi Arabia.
Distribution pattern. Palaearctic (Arabian endemic).
Subspecies. Monotypic.
Platyceps florulentus (Geoffroy, 1827)
Coluber florulentus Geoffroy St.Hilaire, 1827
Type locality. Egypt. Type presumably lost, according to
SCHATTI (1988).
Range. Egypt. |
Extralimital distribution. Egypt, Sudan, Eritrea, Ethiopia,
Somalia, Kenya, Cameroon, Nigeria (SCHATTI 1988b).
Distribution pattern. Afrotropical (NE Afrotropical-Sahelian).
Subspecies. The nominate subspecies occurs in Egypt, Sudan,
Eritrea, Ethiopia and N Somalia; keniensis Parker, 1932 from W
Kenya and perreti Schatti, 1988 from E Nigeria and N Cameroon.
286 A. VENCHI & R. SINDACO
Platyceps najadum (Eichwald, 1831)
Tyria najadum Eichwald, 1831
Type locality. Baku, Azerbaijan.
Range. E Adriatic coast, S Balkans including Ionian and a few
Aegean Is., Anatolia, Syria, Lebanon, Caucasus and Transcaucasia.
Extralimital distribution. Iran and S Turkmenistan.
Distribution pattern. Palaearctic (Turano-Mediterranean).
Subspecies. The nominate subspecies (E Asia Minor and other
non European areas, excepting Kopet Dag), dahlit Schinz, 1833 (Bal-
kans and W Asia Minor) and atayevi (Tuniyev & Shammakov, 1993)
(Kopet Dag, Turkmenistan and probably adjoining Iran). The validity
of the subspecies Ralymnensis Schneider, 1979 (Kalymnos Id., Greece)
and albitemporalis Darevsky & Orlov,1994 (SE Azerbaijan) is debated.
Remarks. Most of the old records of this species in Israel,
Jordan and Lebanon might be referred to Platyceps collaris.
The Platyceps rhodorhachis complex
According to SCHATTI & McCARTHY (2004), Platyceps rhodorha-
chis Auct. is a complex of taxa ranging from N Africa (SE Algeria)
and from the Horn of Africa to extreme S Kazakhstan and NW
India. The same authors point out that the overall distribution shows
a significant geographic gap, which comprises most of Iraq, north-
ern (except for the extreme northwestern part) and central Saudi
Arabia and eastern Jordan. Such distributional discontinuity and
morphological data argue for the existence of two distinct taxa, at
least in the study area, one of which has still an uncertain status.
Platyceps sp.
Range. N Egypt; Jordan, S Israel.
Distribution pattern. Palaearctic (Levantine endemic).
Remarks. The Egyptian records refer to specimens labelled
“vicinity of Cairo”, which need further confirmation. No records
are so far known for Sinai.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 287
Platyceps saharicus Schatti & McCarthy, 2004
Type locality. St. Catherine’s Monastery area, Wadi el Sheikh
(Sinai, Egypt).
Range. SE Algeria, Libya, Egypt; Sinai, SW Jordan, Israel, West
Bank. The westernmost records are quite scattered: it is quoted only
from Hoggar and Tassili in Algeria (ANGEL & LHOTE 1938) and
from Ain Murr in SE Libya (Scortecci 1935).
Extralimital distribution. Chad, Sudan (Nubia); NW Arabian
Peninsula.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharan, with nortwestern
Arabian extension).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The W Arabian records currently assigned to
Platyceps rhodorhachis auct., characterised by a high ventral count,
might belong to this taxon (SCHATTI & McCartny, 2004).
Platyceps rogersi (Anderson, 1893)
Zamenis rogerst Anderson, 1893
Type locality. Lower Egypt.
Range. NE Libya, N Egypt, Sinai, Israel, Jordan, Syria.
Extralimital distribution. See remarks.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. As pointed out by DISI et al. (2001), in the liter-
ature there are no reliable diagnostic characters to distinguish Platy-
ceps rogersi from P ventromaculatus (Gray, 1834).
On the basis of molecular data (SCHATTI & UTIGER, 2001) P ven-
tromaculatus, described from India and possibily ranging only E of
the Indus river (KHAN 1997), is well differentiated from the Middle
Eastern P rogersi. What remains unclear is whether “PR ventromacu-
latus” from Persian Gulf, Euphrates River valley and Eastern Syria
are truly belonging to this species or they could be misinterpreted P
288 A. VENCHI & R. SINDACO
rogerst. Unfortunately GASPERETTI (1988) did not consider P rogersi
in his monograph.
Platyceps ventromaculatus (Gray, 1834)
Coluber ventromaculatus Gray, 1834
Type locality. Not indicated.
Range. The existence of the species in the area is questionable
due to the possible confusion with P rogersi. Within the study area,
the species is quoted from SE Turkey by BARAN (1982) and KUMLU-
TAS et al. (2002), from Syria by ANGEL (1936) and LYMBERAKIS &
KALIONZOPOULOU (2003) and from Jordan by Disi (1993) and Dis!
et al. (1999), |
Extralimital distribution. Iraq, Kuwait, E Saudi Arabia, SW
Iran, Pakistan, N India (KHAN 1997).
Distribution pattern. Palaearctic (Sindo-Arabian).
Subspecies. The nominate subspecies in the study area and in
most of the range; KHAN & KHAN (2000) described the ssp. benga-
lensis, from Bangladesh westwards to NE Pakistan, and indusai from
Pakistan (Indus valley).
Remarks. All data from Jordan have been assigned to P
rogerst by Dis et al. (2001), while Haas (1951) quotes as P rogersi
the Palmyra specimen of Angel (op. cit.). The determinations of the
specimens from ‘Turkey and the E Syria need to be verified.
Genus Psammophis Boie, 1826
Psammophis aegyptius Marx, 1958
Type locality. Siwa, Siwa Oasis, Western Desert Governorate,
Egypt.
Range. Libya, Egypt, extreme S Israel (WERNER 1998). Quoted
also for Sinai (WERNER 1973).
Distribution pattern. Palaearctic (E Saharian).
Subspecies. Monotypic.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 289
Psammophis lineolatus (Brandt, 1838)
Coluber (Taphrometopon) lineolatus Brandt, 1838
Type locality. Transcaspia.
Range. Nakhichevan (Azerbaijan).
Extralimital distribution. From the Caspian Sea eastwards in
the Turan to Mongolia and NW China, south to Pakistan, Afghani-
stan and Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (Centralasiatic).
Subspecies. Monotypic.
Psammophis schokari (Forskal, 1775)
Coluber schokari Forskal, 1775
Type locality. Yemen.
Range. S Morocco, Algeria, Tunisia, Libya, Egypt; Syria, Leba-
non, Israel, Jordan, Sinai.
Extralimital distribution. Sahara and Sahel, Arabian Peninsula,
Iraq, Iran, Turkmenistan (Kopet Dag), Iran, S Afghanistan, Paki-
stan and NW India.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharo-Sahelo-Turano-Sin-
dian).
Subspecies. Monotypic.
Psammophis sibilans (Linnaeus, 1758)
Coluber sibilans Linnaeus, 1758
Type locality. “Asia”, in error for Egypt.
Range. Lower Egypt only, according to BRANDSTATTER (1995).
Extralimital distribution. Sub-Saharan Africa.
Distribution pattern. Afrotropical (Subsaharan sensu LA GRECA
1990).
Subspecies. Monotypic.
290 A. VENCHI & R. SINDACO
Remarks. Several past records of the species for other
regions of N Africa should be ascribed to P schokari.
Psammophis tanganicus Loveridge, 1940
Psammophis biseriatus tanganicus Loveridge, 1940
Type locality. Mangasini (= Kwa Mtoro), Usandawi, Tanzania.
Range. Quoted for SW Libya.
Extralimital distribution. S Ethiopia, Somalia, Eritrea, Kenya,
Tanzania.
Distribution pattern. E African (sensu LA GRECA 1990).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The species was quoted for SW Libya (Fezzan
area) as P. biseriatus by ScORTECCI (1937), reported also by ZAVAT-
TARI (1937) and LOVERIDGE (1940). KRAMER & SCHNURRENBERGER
(1963) examined a male specimen from Ghat (collection Kramer),
having 15 scales at midbody and 3 supralabials touching the eye. No
recent author quotes this species either for the study area (SCHLEICH
et al. 1996) or for adjacent Sahel (CHIPPAUX 1999). The only Psam-
mophis living in desert areas of the southern Sahara are P schokari
and perhaps P sibilans (see CHIPPAUX 1999), both species with 17
midbody scales.
Genus Rhinechis Michahelles (in Wagler), 1833
Rhinechis scalaris (Schinz, 1822)
Coluber scalaris Schinz, 1822
Type locality. S France.
Range. Iberian Peninsula, S France east to the Italian border.
Minorca Is. (introduced).
Distribution pattern. Palaearctic (W Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. This species was usually reported as Elaphe.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 291
Genus Rhynchocalamus Gunther, 1864
Rhynchocalamus melanocephalus (Jan, 1862)
Homalosoma melanocephalus Jan, 1862
Type locality. Beirut, Lebanon.
Range. S and SE Anatolia, S Armenia, Nakichevan (Azerbai-
jan), Syria, Lebanon, Israel, Jordan and S Sinai; an old record from
Egypt (ANDERSON 1898: ‘Cairo’) never reconfirmed.
Extralimital distribution. NW Iraq, W Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (SW-Asiatic).
Subspecies. The nominate subspecies in the Mediterranean
part of the range and the ssp. satunini (Nikolsky, 1899) in the other
areas.
Remarks. The genus Rhynchocalamus includes only a second
species in SW Arabian Peninsula (R. arabicus Schmidt, 1933).
Genus Spalerosophis Jan, 1865
Spalerosophis diadema (Schlegel, 1837)
Coluber diadema Schlegel, 1837
Type locality. Shiraz, Iran.
Range. NW Western Sahara, SW Morocco, Algeria (including
Hoggar), Tunisia, Libya, Egypt, Sinai; extreme S Anatolia, Syria,
Israel, Jordan.
Extralimital distribution. Arabian Peninsula, Middle East N to
Turan and E to N India.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharo-Arabian-Turano-Sin-
dian).
Subspecies. In the study area the ssp. cliffordi (Schlegel, 1837),
from Sahara, Sahel, Arabia and Middle Fast. 'The nominate one
occurs in Pakistan and NW India; schiraziana Jan, 1865 from Iran,
Afghanistan, W Pakistan and Turan. These taxa are sometimes con-
sidered as distinct species.
292 A. VENCHI & R. SINDACO
Remarks. The young specimen quoted by WERNER (1937:
33) from Hoggar has been assigned to S. d. cliffordi, following PA-
STEUR (1967).
Spalerosophis dolichospilus (Werner, 1923)
. Zamenis diadema Schlegel var. dolichospila Werner, 1923
Type locality. Ain Sefra, Algeria.
Range. Morocco (S of High Atlas and in the Moulouya Valley),
N Algeria, N Tunisia.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharian, NW Saharian).
Subspecies. Monotypic. |
Genus Telescopus Wagler, 1830
The Telescopus dhara complex
Species group whose systematic relationships are still controver-
sial: GASPERETTI (1988) and Bons & GENIEZ (1996) use the subspe-
cific status for obtusus, while BOHME et al. (1989) and SCHLEICH et
al. (1996) rise obtusus to specific rank.
As for T. tripolitanus Werner 1909 (including Pseudotarbophis
gabestensis Domergue, 1955), it was considered synonym of 7. obtu-
sus by the majority of the authors, but deserving specific status
according to ROMAN (1977) and CHIPPAUX (1999).
Further to this uncertain situation, a list of currently recognised
species is herewith provided.
Telescopus dhara (Forskal, 1775)
Coluber dhara Forskal, 1775
Type locality. Yemen.
Range. Sinai, Israel (Wadi Araba and Jordan River valley, N to
Mt. Gilboa) and Jordan.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 293
Extralimital distribution. Most of the Arabian peninsula.
Distribution pattern. Arabian.
Subspecies. Monotypic.
Remarks. Reports of this species in N Africa are referable
to other taxa (see below).
Telescopus obtusus Reuss, 1834
Coluber obtusus Reuss, 1834
Type locality. Egypt.
Range. Egypt (mainly Nile Valley). Records from Libya west-
wards belong probably to 7. tripolitanus (as T. guidimakaensis; see
GENIEZ et al. 2004).
Extralimital distribution. Chad to Somalia and N Kenya.
Distribution pattern. Saharan-Sahelian-NE Afrotropical.
Subspecies. Monotypic.
Telescopus tripolitanus (Werner, 1909)
Leptodira tripolitana Werner, 1909
Type locality. Tripoli.
Range. S Tunisia and NW Libya, N Algeria, Hoggar, S Morocco,
Western Sahara.
Extralimital distribution. Very poorly known. According to
CHIPPAUX (1999), it should include the Sahel (Mauritania to Soma-
lia). According to GENIEZ et al. (2004), it should be in Sahel areas
of Mauritania, Mali and Nigeria.
Distribution pattern. Sahelian - Saharan.
Subspecies. Monotypic.
Remarks. This species has been recorded under differ-
ent names: Pseudotarbophis gabesiensis Domergue, 1955 (DOMERGUE
1955), 7. obtusus by BOHME et al. (1989), T. guidimakaensis (Cha-
banaud, 1916) by GENIEZ et al. (2004), 7. dhara ssp. obtusus by BONS
& GENIEZ (1996).
294 A. VENCHI & R. SINDACO
The Telescopus fallax complex
The Telescopus fallax complex includes a group of species or
semispecies whose systematics is still to be clarified, especially in
Middle East.
ZINNER (1977) considers hoogstraali as subspecies of 7. fallax,
showing a north-south cline in Israeli populations in those morpho-
logical features usually utilised to separate the two forms. As for T.
nigriceps, MARTENS (1993) states that the assessment of the system-
atic status of this taxon cannot be defined, until further specimens
will be available. On the contrary, DISI et al. (2001) treat both hoog-
straali and nigriceps, as full species.
Telescopus fallax (Fleischmann, 1831)
Tarbophis fallax Fleischmann, 1831
Type locality. Trieste, restricted by MERTENS & MULLER (1928).
Range. E Adriatic coast (from extreme NE Italy southwards),
S Balkans (including Crete, Ionian and Aegean Is.), Anatolia,
‘Transcaucasia (coastal Daghestan included), Syria, Lebanon, Israel,
Jordan. Introduced in Malta.
Extralimital distribution. N Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (Turano-Balkan).
Subspecies. The nominate subspecies occurs in the Aegean; the
ssp. tberus (Eichwald, 1831) in central Anatolia and in northeastern
part of range; the ssp. syriacus (Boettger, 1880) from SE Anatolia
to S Israel; the ssp. cypriaca Barbour & Amaral, 1927 in Cyprus.
Dist et al. (2001) consider 7. f. syriacus not present in Jordan, after
examinationn of the type specimen, .
Telescopus hoogstraali Schmidt & Marx, 1956
Type locality. Wadi el Sheikh, St. Catherine’s Monastery area,
Sinai.
Range. Sinai; S Israel and SW Jordan.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 295
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Sinai and NW
Arabian endemic).
Subspecies. Monotypic.
Telescopus nigriceps Ahl, 1924
Tarbophis nigriceps Ahl, 1924
Type locality. “Central Mesopotamia”.
Range. NE Lebanon (ZINNER 1967), Syria (MARTENS 1993),
NW Jordan (Haas 1943; Dist et al. 1988a; AL ORAN et al. 1994).
Extralimital distribution. Terra typica is “Central-Mesopota-
mien” (Ahl 1924), but MARTENS (1993) argues that the holotype
could come from Syria.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, N Arabian endemic).
Subspecies. Monotypic.
Genus Zamenis Wagler, 1830
Zamenis hohenackeri (Strauch, 1873)
Coluber hohenackeri Strauch. 1873
Type locality. Chanlar, Azerbaijan, restricted by BIscHoFF (1993).
Range. Russia (E Ciscaucasia), ‘Transcaucasia, E and S Anatolia,
Lebanon (Mt. Lebanon range), Syria (Mt. Hermon).
Extralimital distribution. NW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic).
Subspecies. In the past, two subspecies were recognised, the
nominate and taurica (Werner, 1898), synonymized by NILSON &
ANDREN (1984).
Zamenis lineatus (Camerano, 1891)
Callopeltis longissimus var. lineata Camerano, 1891
296 A. VENCHI & R. SINDACO
Type locality. Naples, Italy.
Range. S Italy and Sicily.
Distribution pattern. Palaearctic (S European, S Italic endemic).
Subspecies. Monotipic.
Remarks. LENK & WuUSTER (1999) distinguish Z. lineatus
as distinct species (or semi-species) on molecular basis.
Zamenis longissimus (Laurenti, 1768)
Coluber longissimus Laurenti, 1768
Type locality. Vienna, Austria, restricted by MERTENS & MULLER
(1928).
Range. C and S Europe (including Sardinia, where it was intro-
duced in historical times), Balkans, Anatolia (Black Sea coast and
Mt. Ararat area), S Ukraine, SW Russia (Krasnodar), W Georgia
and possibly Armenia.
Extralimital distribution. NW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (S European with Caucasian
and Anatolian extension).
Subspecies. Monotypic.
Zamenis persicus (Werner, 1913)
Coluber longissima var. persica Werner, 1913
Type locality. Barferush, Mazandaran prov., Iran.
Range. SE Azerbaijan (Lenkoran).
Extralimital distribution. N Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, N Iranian endemic).
Subspecies. Monotypic.
Zamenis situla (Linnaeus, 1758)
Coluber Situla Linnaeus, 1758
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 297
Type locality. Restricted to Izmir, Turkey (BODENHEIMER 1944).
Range. S Italy (Apulia and Sicily), Malta, E Adriatic coast (N to Istria),
Greece, Crete, Ionian and Aegean Is., S Bulgaria, S Crimea, W Anatolia.
Distribution pattern. Palaearctic (E Mediterranean).
Subspecies. Monotypic.
Family ATRACTASPIDIDAE
[following UNDERWOOD & KocHva (1993)].
Genus Atractaspis Smith, 1849
Atractaspis engaddensis Haas, 1950
Type locality. Ein Geddi (Israel).
Range. Israel, Jordan, Sinai.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Sinai and NW
Arabian endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. Full species status in agreement with WERNER
(1998), although other authors (1.e. GASPERETTI 1988) consider engad-
densis as a subspecies of Atractaspis microlepidota Gtnther, 1866.
Genus Micrelaps Boettger, 1880
Micrelaps muelleri Boettger, 1880
Type locality. Near Jerusalem (Israel).
Range. Israel, NW Jordan, Lebanon, W Syria. Endemic.
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Levantine
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The genus Micrelaps was so far included in the
Colubridae Aparallactinae.
WARNER et al. (2006) describe M. tchernovi from central Jordan
Valley, mainly on the basis of colour characters.
298 A. VENCHI & R. SINDACO
Family ELAPIDAE
Genus Naja Laurenti, 1768
Naja haje (Linnaeus, 1758)
Coluber haje Linnaeus, 1758
Type locality. “Aegypto inferiore” (= Lower Egypt).
Range. Western Sahara, S Morocco, Algeria, Tunisia, N Libya, Egypt.
Extralimital distribution. S and W Arabian Peninsula; sub-Saha-
ran Africa south to Democatic Republic of Congo and Tanzania.
Distribution pattern. Afrotropical with North African and Ara-
bian extensions.
Subspecies. The nominate subspecies (most of African sub-
range), the ssp. arabica Scortecci, 1932 (Arabian Peninsula) and the
ssp. legionis Valverde, 1989 (from Western Sahara to Tunisia).
Naja nubiae Wiister & Broadley, 2003
Type locality. Kom Ombo (= Kawn Umbà), Aswan Governor-
ate, Egypt.
Range. Egypt (Nile valley).
Extralimital distribution. Chad, Sudan, Eritrea, Ethiopia, Soma-
lia, Kenya, Tanzania.
Distribution pattern. NE African-Egyptian (sensu CARPANETO &
PIATTELLA 1990).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. According to WUSTER & BROADLEY (2003), past
Egyptian data of Naja mossambica Peters, 1854, N. pallida Boulenger,
1896 or N. nigricollis Reinhardt, 1843 are referable to this species.
Genus Walterinnesia Lataste, 1887
Walterinnesia aegyptia Lataste, 1887
Type locality. Cairo (Egypt) (purchased).
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 299
Range. NE Egypt, Sinai, Israel, W Jordan, Syria, SE Turkey.
Extralimital distribution. Saudi Arabia, Iraq, SW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (Arabian - SW-Asiatic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. The occurrence in Syria, not demonstrated up
to now (MarTENS 1997) is here confirmed on the basis of two pre-
served specimens studied by the authors and published by SINDACO
et al. (2006).
Family VIPERIDAE
Genus Bitis Gray, 1842
Bitis arietans (Merrem, 1820)
Vipera (Echidna) arietans Merrem, 1820
Type locality. “Promontorio bonae spei” (Cape of Good Hope,
South Africa).
Range. Western Sahara, SW Morocco (Souss valley).
Extralimital distribution. Widespread in sub-Saharan Africa;
SW Arabian Peninsula.
Distribution pattern. Afrotropical (with SW Arabian extension).
Subspecies. The nominate subspecies and somalica Parker, 1949
(Somalia, Kenya and Ethiopia).
Genus Cerastes Laurenti, 1768
Cerastes cerastes (Linnaeus, 1758)
Coluber Cerastes Linnaeus, 1758
Type locality. “Oriente” [FLOWER (1933) proposed Egypt].
Range. Western Sahara, S Morocco, Algeria, ‘Tunisia, Libya,
Egypt, Sinai, SW Israel.
Extralimital distribution. SW Arabian Peninsula (WERNER et al.
1999).
300 A. VENCHI & R. SINDACO
Distribution pattern. Palaearctic (Saharo-Arabian).
Subspecies. The nominate subspecies in the whole range except
for the southwestern corner of the Arabian Peninsula (ssp. hoofieni
Werner & Sivan, 1999).
Cerastes gasperettii Leviton & Anderson, 1967
C. cerastes gasperettii Leviton & Anderson, 1967
Type locality. Beda Azan, Abu Dhabi (U.A.E.).
Range. Israel (Wadi Arava), S Jordan.
Extralimital distribution. Arabian Peninsula, S Iraq, SW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (Arabian).
Subspecies. In the study area the ssp. mendelssohni Werner &
Sivan, 1999 (Wadi Arava); elsewhere the nominate subspecies.
Remarks. The “C. cerastes” records in the map of DISI et
al. (1988b: 147) are very likely C. gasperettit.
Cerastes vipera (Linnaeus, 1758)
Coluber Vipera Linnaeus, 1758
Type locality. “Aegypto” (= Egypt).
Range. Western Sahara, S Morocco, Algeria, Tunisia, Libya,
Egypt, N Sinai, SW Israel.
Extralimital distribution. Sahara from Mauritania to Sudan.
Distribution pattern. Palaearctic (Saharan).
Subspecies. Monotypic. The validity of the subspecies chebbien-
sis Fourny & Jooris, 1995 is questioned by the authors themselves
(Jooris & Fourny 1996).
Genus Echis Merrem, 1820
Echis coloratus Gunther, 1878
Type locality. “Jebel Sharr” (Saudi Arabia).
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 301
Range. E Egypt, Sinai, E and S Israel, W Jordan.
Extralimital distribution. Arabian Peninsula. According to Ba-
BOCSAY (2004), populations of Oman and U.A.E. belong to the new
species Echis omanensts.
Distribution pattern. NE Afrotropical and Arabian.
Subspecies. Monotypic. BaBocsay (2003) described the subspe-
cies terraesanctae, from S Israel (Dead Sea basin and Jordan Valley),
not surely distinguishable on the basis of the characters set analysed
(as stated by the author himself, p. 29).
The Echis pyramidum complex
The systematics of this group of species is controversial.
Within the study area the following taxa are quoted for a small
number of localities in Morocco, Algeria, Tunisia, Libya and Egypt
under the names arenicola (Boie, 1827), carinatus (Schneider, 1801),
leucogaster Roman, 1972 and pyramidum Geoffroy, 1827. Echis cari-
natus is now considered an extralimital species. MCDIARMID et al.
(1999) demonstrate that E. arenicola is a junior synonym of Scythale
pyramidum from Egypt.
The two specimens from Morocco (Bons & DAKKa 1963 and
Bons & GENIEZ 1996) are assigned to E. leucogaster, as well as the
specimens from Hoggar quoted by ANGEL & LHOTE (1938), those
from NE Algeria (BOULENGER 1891; CHIRI0 & BLANC 1997) and the
one from Tunisia (BOULENGER 1891). Specimens from Libya and
Egypt are assigned to Echis pyramidum.
These specific identifications seem mostly based on the results of
CERLIN (1990), rejected by several authors (see Davip & INEICH 1999).
Echis leucogaster Roman, 1972
Echis carinatus leucogaster Roman, 1972
Type locality. Boubon, 20 Km of Niamey (Niger), according to
ROMAN (1975).
Range. SW Morocco, C Sahara (Hoggar), and possibly NE
Algeria and Tunisia.
302 A. VENCHI & R. SINDACO
Extralimital distribution. Sahel (Mauritania S to Nigeria and E
to Chad) (see also HUGHES 1988).
Distribution pattern. Afrotropical (Sahelo-Saharan).
Remarks. According to JocER (1990) Echis leucogaster might
be conspecific with E. pyramidum. SCHLEICH et al. (1996) assign the
specimens from Morocco, Algeria (including Hoggar), Tunisia and
W Libya to E. arenicola, considering E. leucogaster as subspecies.
Echis pyramidum (Geoffroy St. Hilaire, 1827)
Scythale pyramidum Geoffroy St. Hilaire, 1827
Type locality. Egypt.
Range. Libya, Egypt (and perhaps Tunisia and NE Algeria).
Extralimital distribution. NE Central African Republic, Sudan,
Ethiopia, Somalia, N Kenya; S Arabian Peninsula, Iraq, Iran.
Distribution pattern. NE Afrotropical-Arabian-Saharan.
Subspecies. The nominate subspecies in the study area. The
subsp. lucidus Cerlin, 1990 is a synonym of pyramidum (McDIAR-
MID et al. 1999).
Remarks. CERLIN (1990) in a revision of the genus, splits
E. pyramidum in many species or subspecies: £. p. pyramidum, E. p.
lucidus, E. p. leakeyt Stemmler & Sochurek, 1969, E. varius varius
Reuss, 1934, E. v. darevskyi, E. v. borkini, E. v. aliaborri Drewes
& Sacherer, 1974, E. hughesi and E. megalocephalus from N and E
Africa, E. varius borkini and E. khosatzkit from SW Arabian Penin-
sula. According to MCcDIARMID et al. (1999) most of these forms are
synonyms of FE. pyramidum.
Genus Macrovipera Reuss, 1927
Macrovipera lebetina (Linnaeus, 1758)
Coluber Lebetinus Linnaeus, 1758
Type locality. “Oriente”. MERTENS & MULLER (1928) suggested
a restriction to “Cypern” (= Cyprus).
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 303
Range. S and E Anatolia, E Transcaucasia, Daghestan, Cyprus,
Syria, Lebanon, W Jordan, N Israel (extinct); the occurrence in
Algeria and Tunisia is doubtful (see remarks).
Extralimital distribution. Iraq, Iran, southern parts of Turk-
menistan, Uzbekistan, S Kirghizstan and Tajikistan, Afghanistan,
Pakistan, Kashmir.
Distribution pattern. Palaearctic (Turano-Mediterranean).
Subspecies. The nominate subspecies occurs in Cyprus and S
Anatolia, in accordance with BILLING & SCHATTI (1984); the ssp. obtusa
Dwigubsky, 1832 in the rest of the range, including euphratica Martin,
1838, turanica Cernov in Tarent’ev & Cernov, 1940 and cernovi Chikin
& Séerbak, 1992 (perhaps synonym of pezlez Murray, 1892); the ssp.
transmediterranea Nilson & Andrén, 1988 for N Africa (see remarks).
Remarks. The occurrence of M. lebetina in Northern
Africa and therefore the validity of the ssp. transmediterranea are
questionable, in our opinion, for the following reasons:
a) the localities where the typical specimens come from are old
and vague (“Algiers” and “Tunis”), and should be considered doubt-
ful until new living specimens are possibly found;
b) according to HERRMANN et al. (1992), Macrovipera lebetina
transmediterranea is characterized by “ground colour greyish with
31-46 dark grey transverse bands along the back of body, each
band two to three scales wide and separated by three scale wide
interspaces” (p. 388), whereas M. mauritanica has “Groundcolour
brownish-greyish with 23-33 dark blackedged windings or blotches
along the back of body” and “[...] differs from the other species of
Macrovipera, except deserti, [...], and in having a pronounced undu-
lating zig-zag band along the back” (p. 389). In the original descrip-
tion NILSON & ANDREN (1988) place side by side in the picture M.
I. transmediterranea and M. deserti (rather than the nominal sub-spe-
cies). The M. 1. transmediterranea type, however, does not seem to
have the transversal bands typical of M. lebetina, but a zig-zag band
often relieved by oval dark patches similar to the ones drawn by
KRAMER & SCHNURRENBERGER (1963: p. 548) for M. m. mauritanica,
and characteristic of this species. The fact of having 25 scales at
midbody is not a conclusive element, because M. mauritanica has
- still according to HERRMANN et al. (cit.) - only “[...] normally 27
(scales) at midbody [...]”.
304 A. VENCHI & R: SINDACO
Macrovipera mauritanica (Duméril & Bibron, 1848)
Echidna mauritanica Duméril & Bibron in Guichenot, 1848
Type locality. Restricted to “Oran” (Algeria) according to
SCHWARZ (1936).
Range. Morocco, N Algeria, Tunisia, NW Libya. The occur-
rence in Cyrenaica is erroneous (see remarks).
Distribution pattern. Palaearctic (S Mediterranean).
Subspecies. The nominate and deserti (Anderson, 1892) (see
remarks).
Remarks. SCHLEICH et al. (1996: 544) show that the dis-
tinctness between M. mauritanica and M. deserti is very vague, being
based on colour pattern only. Moreover, the real distributional ranges
of the two forms are still hypothetical (op. cit. see fig. 2, p. 545).
However, HERMANN et al. (1992) justify the existence of both
taxa by means of serological data.
The occurrence in Cyrenaica (i.e. SCHLEICH et al. 1996) is referable
to RIBOLLA (1923), successively revived by other Italian authors, but
the entire paper was considered unreliable by ZAVATTARI (1930: 259).
Macrovipera schweizeri Werner, 1935
Vipera lebetina schweizeri Werner, 1935
Type locality. “Insel Milos” (Island of Milos, Cyclades, Greece).
Range. Cyclades Archipelago (Siphnos, Kimolos, Polinos, Milos
Is.) in the Aegean Sea.
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Cycladic
endemic).
Subspecies. ‘The nominate subspecies and siphnensis Wettstein,
1952 from the island of Siphnos.
Genus Pseudocerastes Boulenger, 1896
Pseudocerastes persicus Duméril, Bibron & Duméril, 1854
Cerastes persicus Duméril, Bibron & Duméril, 1854
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 305
Type locality. “Perse” (= Persia).
Range. Sinai, S Israel, Jordan, Syria.
Extralimital distribution. Arabian Peninsula, Iraq, Iran, Pakistan.
Distribution pattern. Palaearctic (Arabian-Sindian).
Subspecies. The subspecies fieldi Schmidt, 1930, which some
authors raise at the specific level, occurs in the study area, W Iraq
and N Saudi Arabia. The nominate subspecies is found from N
Iraq through Iran to Pakistan, with isolated populations in SE Ara-
bian Peninsula.
Genus Vipera Laurenti, 1768
The phyletic position of the genus Vipera (s.1.) in the subfamily
Viperinae has been recently analysed: the combination of both mor-
phological and biochemical data suggests its paraphyly (HERRMANN
et al. 1999). Up to now, several contributions were aimed at estab-
lishing possible arrangements corresponding to monophyletic units.
Thus, the species allied to the lebetina group have been included in
the genus Macrovipera (HERRMANN et al. 1992).
Moreover, the following subgenera are recognized:
- Montivipera (see NILSON et al. 1999a), for the species of the xan-
thina group,
- Pelias (sensu NILSON & ANDREN 1997) for the berus, kRaznakowi
and ursinit groups.
- Vipera, for V. ammodytes (Linnaeus,1758), V. aspis (Linnaeus,
1758), V. latasti Bosca, 1878, V. monticola Saint Girons, 1953.
Some authors propose the subgenus Acridophaga for the Vipera
ursinii complex. However, due to the difficulty to assign some spe-
cies (1.e. Vipera darevski1) to Vipera ursinti s.l. or to V. kaznakovi s.l.,
a member of the subgenus Pelias, the value of Acridophaga seems
inappropriate at the moment.
The subgeneric position of V. palaestinae is quoted as uncertain,
being its relationships indefinite among the xanthina group, the le-
betina group and Daboia Gray, 1842 (NILSON et al. 1999a).
LENK et al. (2001), by means of mitochondrial cytochrome b
and 16S rRNA genes, place the Middle East species of Macrovipera
306 A. VENCHI & R. SINDACO
as sister group to the V. xanthina-raddei complex, whereas the North
African Macrovipera appear to be more closely related to Daboia
russelu (Shaw & Nodder, 1797) and Vipera palaestinae. The data
presented by LENK et al. (op. cit.) also support the recognition of
Montivipera as a full genus.
Considering the highly contradictory results obtained by the
different authors in last years, it is here adopted a more conservative
view, until these data would be supported by further studies.
Vipera (s. 1.) palaestinae Werner, 1938
Type locality. “Haifa, Palaestina” (Israel).
Range. Syria, Lebanon, Israel, W Jordan.
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Levantine
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Subgenus Vipera Laurenti, 1768
Vipera (Vipera) ammodytes (Linnaeus, 1758)
Coluber Ammodytes Linnaeus, 1758
Type locality. “Oriente”. SCHWARZ (1936) proposed a restriction
to “Zara” (= Zadar, Croatia).
Range. E Alps, Balkans, Aegean Is., N Anatolia (with isolated
records in the south), S Georgia (high Kura valley).
Distribution pattern. Palaearctic (NE Mediterranean).
Subspecies. Three to five, depending on the different authors:
the nominate (possibly including gregorwallnert Sochurek, 1974 and
certainly ruffor Bruno, 1968) from NE Italy, Austria, ex Yugoslavia,
Albania, SW Romania and NW Bulgaria, meridionalis Boulenger,
1903 from S Balkans, Greece including some Cyclades islands and
W Turkey, montandoni Boulenger, 1904 (possibly a synonym of meri-
dionalis) from Romania, N Bulgaria to the Black Sea coast and Euro-
pean Turkey, and transcaucasiana Boulenger, 1913, recently treated
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 307
as separated species by NILSON et al. (1999b), from NE Turkey to
Transcaucasia and N Iran.
Remarks. Data from Syria and Armenia are wrong: the first
one is due to a typing mistake, Syria instead of Syra (Greek Is.) and
the second one due to doubtful identification (DAvID & INEICH 1999).
Vipera (Vipera) aspis (Linnaeus, 1758)
Coluber Aspis Linnaeus, 1758
Type locality. “Gallia”. SCHWARZ (1936) proposed a restriction
to “Poitou [Frankreich]” (= Poitou, France).
Range. Pyrenees, France, Switzerland, Italy Gncluding Sicily
Elba Is. and Montecristo Is.). |
Distribution pattern. Palaearctic (S European).
Subspecies. ZUFFI (2002) proposed to raise at specific rank the
taxa atra Meisner, 1820, hugyz Schinz, 1834 (not 1833) and zinnikeri
Kramer, 1958, but this change has been argued (e.g. FILipp1 2003).
CONELLI et al. (2004) and GoLAy et al. (2004) place in synonymy atra
with aspis, on the basis of molecular and morphological data. The
subspecies still valid should be the nominate from the NE Spain,
central and S France, NW Italy, W and S Switzerland and extreme
SW Germany, hugyi from S Italy, Sicily and Montecristo Is. (Tuscan
archipelago, introduced), zinnitker1 from the Pyrenees Mts., and fran-
ciscivedi Laurenti, 1768 from N and central Italy (including Elba Is.).
Vipera (Vipera) latastei Bosca, 1878
Type locality. “Ciudad Real” emended to “Valencia, Spanien”
(Valencia, Spain) by MERTENS & MULLER (1928: 52).
Range. Iberian Peninsula, Morocco (Rif Mts. and Middle Atlas),
C and E coastal Algeria; not known with certainty in Tunisia.
Distribution pattern. Palaearctic (W Mediterranean).
Subspecies. The nominate one (from most of the Iberian Pen-
insula) and gaditana Saint Girons, 1977 (SW Iberian Peninsula and
N African range).
308 A. VENCHI & R. SINDACO
Vipera (Vipera) monticola Saint Girons, 1954
Vipera latastei monticola St. Girons, 1954
Type locality. “Haut-Atlas, Massif du Toubkal, Maroc” (Toubkal
Massif, High Atlas Mts., Morocco).
Range. Morocco (Atlas Mts.).
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Atlas Mts.
endemic).
Subspecies. Monotypic.
Remarks. Closely related to V. lataste1, of which could be
a subspecies due to the occurrence of specimens from the Middle
Atlas with intermediate characters (BONS & GENIEZ 1996).
Subgenus Montivipera Nilson, Tuniyev, Andrén,
Orlov, Joger & Herrmann, 1999
Some authors (e.g. NILSON & ANDREN) consider the geographi-
cally isolated populations of the V. xanthina complex as full species,
while others (SCHATTI et al. 1991) recognise only V. xanthina, V.
raddei and possibly V. wagner. The specific distinctness of V. bornm-
uellert Werner, 1898 and V. wagner Nilson & Andrén, 1984 is based
only on electrophoretic studies (JOGER & MEDER 1997).
Vipera (Montivipera) bornmuelleri Werner, 1898
Type locality. “Libanon” restricted by WERNER (1922). Proposed
as “Bcharré, Lebanon” by MERTENS (1967).
Range. Mt. Lebanon range and Mt. Hermon.
Distribution pattern. Palaearctic (Mediterranean, Levantine
endemic).
Remarks. Considered conspecific of V. xanthina by SCHATTI
et.al. (1991);
Vipera (Montivipera) raddei Boettger, 1890
Type locality. “Kasikoparan, in Armenien” now Kazikkiran,
Tuzluca (Kars prov., Turkey) according to NILSON & ANDREN (1986).
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 309
Range. Extreme E Anatolia, Armenia, Azerbaijan.
Extralimital distribution. NW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Armenian endemic).
Subspecies. In addition to the nominate subspecies (E Anatolia,
Armenia and NW Iran), was described the ssp. Rurdistanica Nilson
& Andrén, 1986 (near the Urmia Lake, NW Iran, and perhaps the
extreme SE regions of Anatolia), quoted later as full species by
NILSON et al. (1999a).
Remarks. The group of V. raddei includes also two other
taxa from N Iran: V. albicornuta Nilson & Andrén, 1985 and V. latifii
Mertens, Darevsky & Klemmer, 1967, both considered by SCHATTI
et al. (1991) only as isolated populations of V. raddei. Their specific
validity, on the contrary, would be supported by biochemical data
according to HERRMANN et al. (1987).
Vipera (Montivipera) wagneri Nilson & Andrén, 1984
Type locality. Vicinity of Lake Urmia (Armenian-Persian
border), Azerbaijan province, NW Iran.
Range. Extreme E Anatolia.
Extralimital distribution. NW Iran.
Distribution pattern. Palaearctic (SW Asiatic, Armenian endemic).
Subspecies. Monotypic. |
Remarks. According to JOGER et al. (1988), this species is
the closest relative of V. xanthina (Gray, 1849).
Vipera (Montivipera) xanthina (Gray, 1849)
Daboia Xanthina Gray, 1849
Type locality. “Xanthus” [SW Turkey (Kinik)] and “Asia
Minor”, restricted to Xanthos (Kinik) (Mugla prov., Turkey) by
NILSON & ANDREN (1986).
Range. Thrace, E Aegean Is., C and W Anatolia. Endemic.
Distribution pattern. Palaearctic (NE Mediterranean).
310 A. VENCHI & R. SINDACO
Subspecies. None, being synonyms the taxa bulgardaghica Nilson
& Andrén, 1985 from Bolkar Mts. and albizona Nilson, Andrén &
Flardh, 1990 from Kulmac Mts., considered indistinguishable from
xanthina on the basis of electrophoretic studies (JOGER & MEDER 1997).
Subgenus Pelias Merrem, 1820
A number of species and subspecies have been so far described,
with doubtful relationships among them. According to JOGER et al.
(2003), this subgenus is made up of two lineages, the V. berus com-
plex and the V. ursinit-Raznakowi complex, both of them consisting
of several species groups.
The Vipera (Pelias) berus complex
This complex includes Vipera seoane: Lataste, 1879 and a group
of taxa closely related to V. berus, and whose systematic allocation 1s
still far from being clear.
According to JOGER et al. (1997), the complex of V. berus includes
two semispecies: V. (6.) berus (with three subspecies: the nominate,
ntkolskit Vedmederya, Grubandt & Rudaeva, 1986 and sachalinen-
sis Carevskij, 1917), and V. (b.) bosniensis Boettger, 1889 (with two
subspecies: the nominate and barani Bihme & Joger, 1983). After-
wards, JOGER et al. (2003) identify five groups: 1) alpine V. db. berus,
2) all remaining V. b. berus including sakhalinensis and most of “V.
ntkolskit”, 3) geographically isolated V. ntkolskit from S Russia; 4)
V. berus bosniensis from Balkans; 5) V. barani (including V. pontica)
from N Turkey.
We provisionally prefer to list the three species usually recog-
nised by recent authors: V. berus, V. nikolski and V. barani.
Vipera (Pelias) barani Bohme & Joger, 1983
Type locality. Ca. 60 Km N of Adapazari, Turkey.
Range. N Anatolia.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 311
Distribution pattern. Pontic endemic.
Remarks. JocGer et al. (2003) put into synonymy Vipera
pontica Billing, Nilson & Sattler 1990 with V. barani, on the basis
of morphological and molecular data.
Vipera (Pelias) berus (Linnaeus, 1758)
Coluber Berus Linnaeus, 1758
Type locality “Europa” restricted to “Upsala, Schweden”
(Upssala, Sweden) by MERTENS & MULLER (1940).
Range. Most of Europe (excluding Iberian, Italian and southern
most Balkan peninsulas, and Ciscaucasia).
Extralimital distribution. "Throughout Siberia (N to the Arctic
Circle, 70° N) to Sakhalin Id. and N Korea on the Pacific coast.
Distribution pattern. Palaearctic (Siberian-European).
Subspecies. ‘The nominate subspecies from most of the Euro-
pean range, Russia, Kazakhstan, N Nei Mongol and N China, bos-
niensis Boettger, 1889 from S Slovenia to Macedonia and N Albania,
perhaps also S Hungary and Bulgaria, and the extralimital sakhali-
nensis Carewsky, 1916 from SE Siberia, Sakhalin Is. and N Korea,
all treated either as subspecies or full species.
Vipera (Pelias) nikolskii Vedmederja, Grubandt & Rudaeva, 1986
Type locality. Banks of Uda river, betw. Besljudovka and
Vasishtshevo, near Kharkov (Ukraine), according to GOLAY et al.
(1993).
Range. SE Ukraine and S Russia.
Distribution pattern. Palaearctic (E European).
Remarks. According to MILTO & ZINENKO (2003) there is
evidence of genetic hybridation and introgression between nikolski
and berus in natural populations. A wide area of intergradation is
located in the eastern part of the Russian pain.
SUI A. VENCHI & R. SINDACO
Vipera (Pelias) seoanei Lataste, 1879
Type locality. “In montibus Gallaecorum et Cantabrorum
d’Espagne” (Galician and Cantabrian Mts., Spain). MERTENS &
MULLER (1928) restricted to “Cabafias, prov. Coruna, Spanien”
[Cabanas near Ferrol, Coruna prov., according to GOLAY et al.
(1993)].
Range. N Iberian Peninsula and SW France.
Distribution pattern. Palaearctic (W European, Cantabrian
endemic).
Subspecies. The nominate from N Portugal, NW and N Spain
and SW France, and cantabrica Bratia & Bas, 1983 from Cantabrian
Mts. and surrounding areas.
The Vipera (Pelias) ursinii-kaznakovi complex
A plethora of taxa, considered by different authors as species,
subspecies or synonyms, has been described or resurrected in recent
years; most of these taxa are based on small differences in scalation
or pattern, so that their validity is still debated.
NILSON & ANDREN (2001) revise the systematics of the Vipera
ursinit complex, based on the analysis of morphological variation as
well as protein electrophoretic and immunological distances; accord-
ing to the authors, the morphological differences between the various
forms discussed here are very subtle, and specimens without locality
information may be difficult to classify. Within the Vipera ursinii
complex the authors recognise two main groups, the European (5
taxa) and the Asiatic (8 taxa); most of the taxa were regarded as
species in accordance with the phylogenetic species concept.
JOGER et al. (2003) identify five “evolutionary groups (species)”
within the V. kagnakovi-ursinit .complex: 1) ursinit including all
European subspecies, 2) renardi including eriwanensis and Central
Asian “ursini”, 3) anatolica, 4) darevsku, 5) kaznakovi with dinniki
and orlovi. Until further studies confirm such hypothesis, we adopt
this point of view.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 313
Vipera (Pelias) anatolica Eiselt & Baran, 1970
Type locality. Ciglikara Ormani, 50 km SSW of Elmali, Turkey.
Range. Kohu Mts., SW Turkey.
Distribution pattern. Palaearctic (Taurian endemic).
Vipera (Pelias) darevskii Vedmederja, Orlov & Tuniyev, 1986
Type locality. Mount Legli, Mokrye mountains, Gukasyanskii
region, Armenia. |
Range. N Armenia (E Dzavachet Mts.) and probably adjacent
areas in Georgia.
Distribution pattern. Palaearctic (Armenian endemic).
Remarks. Species of doubtful validity; according to ORLOV
& TUNIYEv (1990), this relict taxon is a valid species, probably origi-
nated by hybridisation between V. Raznakovi and V. ursinit eriwanensts.
Vipera (Pelias) kaznakovi Nikolsky, 1909
Type locality. Tsebel’da, Sukhumi District, according to Eng-
lish translation. Tsebelda, the vicinity of Sukhumi (east coast of
Black Sea) according to OrLov & TunIvev (1990).
Range. Caucasus and W Transcaucasia (Abkhasia, W Georgia
and extreme NE Anatolia).
Distribution pattern. Palaearctic (Colchic endemic).
Subspecies. The nominate and dinniki Nikolsky, 1913, replac-
ing the nominate form at higher elevations of the Great Caucasus
(described from “Upper reaches of the Malaya Laba 8000 ft a.s.l. ...
and”)... Svanetia 70001f8 aston
Remarks. Some populations of V. kaznakovi from the
Krasnodarskii Region of Russia, on the northeastern shore of the
Black Sea, have been described by TUNIYEV & OSTROVSKIKH (2001)
as Vipera orlovi and V. magnifica; they differ from V. kaznakovi in
a number of scalation and head pigmentation characters and whose
status seems uncertain.
314 A. VENCHI & R. SINDACO
Vipera (Pelias) renardi (Christoph, 1861)
Pelias renardi Christoph, 1861
Type locality. Tawrow in Don and Tambow in the steppes
(Russia).
Range. Ukraine and S Russia; Armenia and E Turkey.
Extralimital distribution. Steppes of Kazakhstan, E to the Mon-
golian Altaj and mountains of former Sovietic Central Asian repub-
lics (V. renardi parursini and V. r. tienshanica, recently described by
NILSON & ANDRÉN, 2001); Elburs and Lenkoran Mts. in N Iran and
SE Azerbaijan (V. rv. ebnert Knoeppfler & Sochurek, 1955).
Distribution pattern. Palaearctic (endemic).
Subspecies. The nominate in steppes of Ukraina and Russia; V.
r. ertwanensis from Little Caucasus in Armenia and NE Turkey; V. 7.
lotievi Nilson, Tuniyev, Orlov, Héggren & Andrén, 1995 from Great
Caucasus (Russia, Georgia, Azerbaijan).
Vipera (Pelias) ursinii (Bonaparte, 1835)
Pelias Ursinii Bonaparte, 1835
66
Type locality. . monti dell’Abruzzo prossimi alla provincia
d’Ascoli...” (mountains of Abruzzi, near Ascoli province, Italy).
Range. Isolated populations in SW France, C Italy, E Austria
(extinct), Hungary, former Yugoslavia, Albania, Greece, Bulgaria,
Romania and Moldova.
Distribution pattern. Palaearctic (S and E European).
Subspecies. Within the study area are described: graeca Nilson
& Andrén, 1988 from Pindos Mts. in Greece, macrops Mehely, 1911
from mountains of Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Montenegro,
N Albania, and perhaps Krk Is., moldavica Nilson, Andrén & Joger,
1993 from Moldova and Danube Delta in Romania (perhaps also in
Bulgaria), vakosiensis Mehely, 1894 from Hungary (extinct in Austria
and W Romania), ursini (including wettsteint Knoeppfler & Sochu-
rek, 1955) from SW France and C Italy.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 315
Genus Gloydius Hoge & Romano-Hoge, 1981
The genus Gloydius has been proposed as a new generic name
for the Old-World species of the genus Agkistrodon Palisot de Beau-
vois, 1799.
Gloydius halys (Pallas, 1776)
Coluber halys Pallas, 1776
Type locality. “Salt Lake near the Lugaskoi Sawod [factory]
on the Upper Yenisey” (Siberia, Russia), according to GLOYD &
CoNANT (1990). Redifined as “Naryn or Ryn Peski (desert), near
the Russia-Kazakhstan border” by Bour (1993).
Range. SE Azerbaijan (Lenkoran).
Extralimital distribution. From the northern side of the Caspian
Sea and N Iran eastwards through North Turan, N China, Mongo-
lia, NE Manchuria to SE Russia.
Distribution pattern. Palaearctic (Centralasiatic).
Subspecies. [The nominate subspecies from E Kazakhstan, NW
China, Mongolia, NE Manchuria and SE Russia, caraganus (Eich-
wald, 1831) from North Turan between the Volga River delta and
the border Kazakhstan-China, caucasicus (Nikolsky, 1916) from N
Iran, S Turkmenistan (Kopet Dag) and NW Afghanistan. Three
isolated subspecies are G. h. stejnegeri (Rendahl, 1933) from Shanxi
(NE China), G. h. cognatus Gloyd, 1977 from Gansu and Qinghai
(Central China) and G. h. boheme: Nilson, 1983 from NE Afghani-
stan (ORLOV & BARABANOV 1999).
316
A. VENCHI & R. SINDACO
13
5°
KEY TO THE FAMILIES OF SNAKES
Worm-like (Fig. 1); dorsal and ventral scales not differenti-
ated; eye concealed by a semitransparent shield and looks
like a dark spot, sometimes not clearly visible in preserved
CRCR EE yesh ron ils Voce a e 2
Ventral scales wider than long, very differentiated from all
other scales (Figs. 5-6); eye more or less developed, never
conciedbo; scaletta Oh torni niin. LED: AAR 9
‘Tail length not exceeding its width (Fig. 4); supralabials
present (the ocular scale doesn’t reach the mouth) (Figs.
DEE RARA RA AE A EAT AAA ALT ss ivlaaicce I EIA ‘Typhlopidae
Tail length much longer than its width; supralabials absent
(ihe ocular scale teaches ime mao utt 4... Leptotyphlopidae
Widened ventral scales covering the central part of the
belly only, the remaining belly surface covered with small
and not differentiated scales as the dorsum; stout bodied,
iui ee lls it lie a i Boidae
Ventrals wide, almost entirely covering the surface of belly
QI Vote olla Ase Srl Le Me eld a a ore 4
Head covered above by large symmetrical shields (2 pari-
etals, 2 supraoculars, 1 frontal, 2-4 prefrontals, 2 internasals),
much larger than dorsal scales, not separated by smaller
scales; pupil round or vertical (Figs. 7-b); anal plate entire
Oi GOH Ces eee i a a. oo i LA Je 5
Head mostly covered by small scales; pupil vertical; body
scales always keeled; anal plate undivided (Fig. 8)... Viperidae
Loreal present (Fig. 7); usually no grooved poisonous fangs;
if present, just in front of the eye or rear. Colubridae (partim)
Ford ann Sys aes 6
Small size (usually less than 50 cm); 15 scales at midbody;
nostril in a single nasal (Fig. 10); dorsum or head often
Withre Wicemt colo 1o0bpisesa Mowe tema Aorasdthsilan vs an a)
Large size; not less than 19 scales at midbody; nostril
between two nasal scales or in one nasal divided in the
eri ee eee n Re) Po vi
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 317
Shape of the snout more or less rounded; eyes normal in
size; fixed poisonous fangs in the anterior part of the upper
jaw; nostril between two nasal scales (Fig. 9)........ Elapidae
Shape of the snout pointed; eyes very small, erectile poi-
sonous fangs at middle of upper jaw; nostril in one nasal
divided in the lower malirromby (lig. | ih e
ote a eh ee ee ee Atractaspididae (Atractaspis)
Preocular absent (the eye is separated from the nasal scale
by the suture between the 3™ supralabial and the prefron-
tal) (Fig. 20); poisonous fangs under the eye; body pattern
with -black-and«light transversal bands n
i LAO, AI CITE SONDE IRR RO Atractaspididae (Micrelaps)
Preocular present (Fig. 7); poisonous fangs absent; body
Patten Variable: ce. og nane plein Colubridae (partim)
KEY TO THE SPECIES OF THE FAMILY LEPTOTYPHLOPIDAE
A single genus in the study area: Leptotyphlops
1
1°
2
2
('O tows of scales at mad tate. Ie araba 2
12 rows of scales atta jee ieee Vee alte tee. #4
Snout more or less hooked (preoral portion of rostral con-
cave); clearly projeetina;bevondtmoutbisn:s, songs Siw 3
Snout rounded, more slightly projecting beyond mouth
(fior ii ela ae Dealer ed! si Erecarri
Snout slightly hooked in lateral view (Fig. 12)L. macrorhynchus
Snout hawksbill-like in lateral view (Fig. 13). .... L. algeriensis
Prefrontal narrower than frontal (Fig. 15) ......... *L. nursit
Prefrontal clearly larger than-frental (Fig. 16). <2... .: *L. burii
* Note: These species have extralimital distribution, but their pres-
ence in the key is linked to the discovery of a specimen from W
Egypt in the Museum “La Specola”, Florence, identified as L. buri
X NUSII.
318
A. VENCHI-& R.-SENDACO
de
KEY, TRE, SPEGIESOEXFHB FAMILY TIYNPHLOPIDAE
Tip of snout clearly pointed in profile; eyes hidden (Fig.
PE tip et tale witout apical spine es N STO. * Rhinotyphlops
Snout rounded in profile; eyes visible (Fig. 3); tip of tail
Wind ey Stoll Seale He op) a i cr. ss eh, A ee se bean LS 2
Ocular plate entire; (20) 22-24 (26) scales at midbody ....
Oe ee ene PRA E LETI en E PERE Typhlops vermicularis
Ocular plate divided (the eye is below the suture of two
plates); 20 scales at. midbody........s..<). Ramphotyphlops braminus
* Note: the distinction between Rhinotyphlops simoni and R. episco-
pus is based on internal organ topography. It is therefore impossible
to distinguish the two species on the basis of external characters.
DI
1°
KEY TO THE SPECIES OF THE FAMILY BOIDAE
Tail conical, pointed, ends in a conical scale; 11-15 scales
between eyes (Fig. 19); head covered with very small
BANC ia tds ch ran SETA oN Gongylophis colubrinus
Tail obtuse; 4-9 scales between eyes (Fig. 18)... ...0...... 3
2 (3) post-internasal shields; 4-7 scales between eyes; 2-3
scales, between masale amarthe pennone gati. Eryx jaculus
3-4 post-internasal shields; 7-9 scales between eyes; 4-5
scales between masals, and “the eyes.) sie. cs. Eryx miliaris
KEY TO THE GENERA OF THE FAMILY COLUBRIDAE
Prefrontal scales fragmented in many small scales (Fig. 17),
as the loreal; eye separated from the supralabials by 1-2
Series, or Simall subeculars (Ff 10.. 18) ............ Spalerosophis
2 prefrontals entire; eyes in contact with at least 1 suprala-
bial (except for most of Hemorrhois hippocrepis) (Fig. 7a)... . 2
Rostral scale very large, clearly projecting over the snout,
concave below (Fig. 22); nostril oblique; 19 scale rows at
6°
De
o
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 319
midbody; 1-2 preoculars, 8 supralabials, the 4th and/or the
5th in contact with eye; elliptical vertical pupil; TL < 50
Ci ape te A e Lytorhynchus
Rostral scale not projecting over the snout ..:.........s. 3
Pupils ‘vertical; sometimes: catshket( ie 923) 1209 eee +
Pupils round, 1 oval. mever slat-shaped) <u th. aeree 6
Dorsals keeled; loreal absent (Fig. 23); 21-27 scale rows at
Midbody \ Ti, GP TU se DAR ag ee Ae ee ig Dasypeltis
Dorsals smoot loreal qnesent sis hee ee eee ee 5
17-21 scale rows at midbody; head oval, usually well distinct
from: meek: Chie. 2) cr i ah Ae RI Telescopus
25 or more scale rows at midbody; head elongated with
light stripes more or less evident (Fig. 25); in the study
area only known mS Waitorocca: Sab -O Stee et ee. Lamprophis
Canthus rostralis angular (Fig. 61); projecting supraocu-
lar forming a sort of “eyebrow”; frontal narrow and deep
set between supraoculars (Fig. 26-27); scale smooth in 17
rows at midbody; 159-176 ventrals, 48-73 subcaudals; opis-
thoglyphous, with grooved rear fangs below the posterior
border of the eye after 10-17 maxillary teeth ....... Malpolon |
Canthus rostralis not angular, supraoculars not forming an
eyebrow; head not clearly convex between supraoculars ... 7
The largest supralabial (usually the 6") in contact or very
close to the parietal (Fig. 28); 7-9 supralabials, 19-25
smooth dorsal scales at midbody, 1-2 postoculars; TL < 60
Pichler seed eee eee EE eee Macroprotodon
No supralabial in contact or very close to the parietal .... 8
Loreal clearly longer than broad; frontal narrow and rather
elongate; 17 (rarely 15 or 19) smooth scales at midbody; 1-
2 larger, fang-like maxillary teeth below the anterior border
of eye, preceding 10-13 smaller maxillary teeth (Figs. 29-
BN pg A eis precario Li Pia i a, soe, ee, eee Psammophis
920
5
Q’
10
12
12
A. VENCHI & R. SINDACO
Dorsal scales more or less clearly keeled; 19 or more scales
Aierniglagc yaaa enue 5 cael ie sona. dior dee yee eels © 10
Dorsal scales.smooth or only slightly keeled-...0..0..0. 0. 11
Keels on dorsals more or less evident; (23) 25 (27) scale
rows at midbody; 4 longitudinal stripes on back or large
And. Tene Sal nC ake SPOlS rated cana a: Elaphe s.l. (partim)
Dorsal scales always strongly keeled; 19-21 (23) scale rows
at mucipady* pattermnchinenent son above... can 4 sy sae Natrix
Nostril in a single nasal scale (Fig. 10); 7 supralabials; 17
or less scale rows at midbody (Anatolia and Middle East) 12
Nostril between 2 nasal scales (Fig. 7); usually 8 or more
supralabials (7 only in few species); dorsal scales in 17 or
more rows at midbody. Coronella, Coluber s.1. and Elaphe s.l. *
Rostral large, wedged between the internasals, well visible
from above (Fig. 32); head black above with characteristic
pattern; 15 scale rows at midbody; TL < 40cm ........
SEE AAMT Se ORBAN PAD OR) a, oR ENGEL CO, oom) Ee Ry, | Rhynchocalamus
Rostral not particularly large, not wedged between the
internasals (Fig. 33); head and neck with variable pattern;
ae SCAG. LOWS Or MC DOG ge PA oe i Ga er Etrenis
* Note: Coluber s.l. includes Coluber s.str., Hemorrhois, Hierophis and
Platyceps, while Elaphe s.1. includes Elaphe s.str., Rhinechis and Zamenis)
KEY TO THE GENERA COLOBER SE, CORONELLA AND*ELAPHE SL,
Ro Oscar nada dio ni Giada eke 2
Migme, them dif clienti dying eee 16
[edi E a lana 3
Salone ina ded PISO ole el vas 4
Pattern with black crossbars on light ground colour; Sinai
ame INN “Arabian Pentasula:= . 226 64.04 aa Coluber (s.l.) sinai
Colour pattern different; Cyprus only...... Hierophis cypriensis
5°
6’
10
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 321
Colour pattern with black crossbars on light ground colour
MgB Ip ot: obs beat eke eee Platyceps elegantissimus
Netias-abeve ttt ist) eat Dei RE BALI eeae e 5
Neck with a couple of blackish spots or a dark collar; rest
of body rather uniform; dorsal scales with a single apical
DICI persa bad Seca A a e ei pane er 6
Lifferent pattern)! Lt enna lee Pin ni 7
A dark, white bordered collar on neck (Fig. 37); anterior
and posterior border of eye dark (Fig. 35); anterior spots
of neck smaller than the distance separating from each
ethéî .. i <i die pea bead oe Ei Platyceps collaris
2 dark, white bordered spots on sides of neck (ssp. dall)
or joined to form a collar (ssp. najadum); eyes anteriorly,
posteriorly and below white bordered (Fig. 36); ante-
rior spots larger, or equal, than the distance separating
from: cach other ie 9 04 MAE Cae oe Platyceps najadum
7 (rarely 8) supralabials, 37 and 4" touching the eye; small
size (< 60 cm); a dark band starting from the nostril and,
crossing the eye, reaching at least the sides of neck; often
a dark mark on head; no small pre-subocular between the
preocular and the supralabials; Europe, Caucasus and Ana-
tolia sé wc albtecs dtauie lees. ane ee Coronella austriaca
Sor more, supralabials:: different pattermnab wah Mey a)
S SULIOT ALSO LL i RR CO RI TT 9
O por .inare sunialabiabi aaa e Platyceps (partim) 14
Greenish-yellow ground colour, largely obscured by black
or dark green indistinct crossbars on foreparts; rest of the
body with yellowish streaks; in S Italy, NE Italy and NW
Balkans entirely black; ventrals 180-230; W Europe east-
ward to N Dalmatia; also on Gyaros Is... Hierophis viridiflavus
Colour different, except melanic forms; Istria, Balkans,
Anatolia and. Middle East... us er roi od Se 10
Ventrals 167 to 186; pattern with dark blotches and often
small light spots and streaks on foreparts; dorsals always
922
A. VENCHI & R. SINDACO
12°
13
ee
14
Te,
LS:
narrowly pale edged; no melanic populations known; Bal-
katie gBubecaratid Crete 4 aes ys aw 54 a Hierophis gemonensis
More than 185 ventrals; pattern different; dorsals usu-
ally not narrowly pale edged; melanism in adults frequent;
large size, up to 250 cm; Balkans estwards to Middle East . 11
Dersieatbla ess, BERE ali a na A A ia E i
Upper side of head clouded or spotted; ventrum orange
to brick-red (yellow to ochraceus in preserved specimens);
black blotches from throat to subcaudal region; Rhodes
EER "Pay pa Nai Aerie ca, ee >, AE AR: Coluber (s.l.) caspius p.p.
Upper side of head unitormiy black... .- Coluber (s.1.) jugularis
Dorsum greyish brown to olivaceus (greyish brown in pre-
served specimens); broad light longitudinal streak on dorsal
scales; yentrum white to yellow unspotted). 2.4... 4)... 66
td ede OR oe EN Aly Rial Oke a TR A Coluber (s.l1.) caspius p.p.
Dorsum orange to bright brick red (light brown to reddish
brown in preserved specimens); light streak on dorsal scales
faint or absent; ventrum yellow to orange (ochraceous in
preserved specimens), uùnspotted. . i... Coluber (s.1.) schmidti
Less than 208 ventrals; ventrals + subcaudals less than 310;
two supralabials in contact with orbit (Fig. 42); color pat-
tern generally of transverse blotches or bars; often a dark
lonetttidimalpiuiehal SiMe Mt Os ON). a ou edt hae wo ee he
bas Phi SN Mesh AT PA ge Ten Platyceps rogersi/ventromaculatus
More than 208 ventrals; ventrals + subcaudals more than
3 115 i fini Medel dii È Tot ails PM bs (Platyceps rhodorachis complex) 15
238-264 ventrals; 134-149 subcaudals; 374-405 ventrals +
SiG 20605) cee, keh. Shiner CA PO RI RETTO] CONTI Sie > Platyceps saharicus
220-232 ventrals; 124-133 subcaudals; 351-365 ventrals +
SOM All Sar, Lanna ti deere RA. deu Platyceps sp.
1 preocular scale only, no pre-subocular (Fig. 7)......... 17
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 323
16°
7
Lor
18
18°
£9
1
20
20’
251)
At least 1 small pre-subocular present (Fig. 45) ......... 23
Head with one dark band across the forehead joining the
eyes, another one extending backwards from the eyes to the
sides of neck (Fig. 39); belly chequered or striped; 21 (23)
scale rows at midbody, usually 8 supralabials; < 200 ven-
trilogia aaa ee BONE dot Coronella girondica
Head and belly pattern different; usually 23 or more scale
rows at midbody (rarely 21, in the Zamenis longissimus
COMPIE LA At A iena eect iene HOS GC ee 18
Rostral shield clearly pointed behind (Fig. 41); pattern of
adults made of 2 well defined longitudinal dark stripes on
back; young boldly marked with “H” shaped blotches on
back, which may join to form a “ladder-like” design; (25)
27 (29) scale rows at midbody; 201-220 ventrals; Iberian
Peninsula and 4S (Frances: aque RC ee Rhinechis scalaris
Rostral shield not pointed behind; pattern different (if simi-
lar, the stripes are 4, weakly distinct from ground colour). 19
Ventrals more or less evidently keeled (angulated) on each
side (Fig. 40); adults uniformly coloured, grey-brown,
greenish or blackish, or 4 longitudinal dark stripes not well
defined; young darkly spotted, with two light blotches at
the base of neck, which can continue alongside of body;
(21) 23 scales at midbody ... (Zamenis longissimus complex) 20
Ventrals not keeled; dorsal pattern consisting in reddish or
brown black bordered blotches (sometimes joined to form
lopertudonal Maes Coeli Soe ay Ok nce eR REI 22
Ventrals weakly keeled; adults normally melanic without
light dots; young light bellied, with the dorsal pattern con-
sisting in two dorso-lateral bands or closely spaced vertical
spots (about 120) on body; iris golden, reddish-brown or
reddish-orange; SE Azerbaijan only (0.0...) Zamenis persicus
Ventralasironalia keeled), ab onu ZA
Adults usually uniformly coloured, grey-brown, greenish or
blackish, often with small white dots; light nuchal blotches
present, except for melanistic specimens; belly yellowish;
aes clara Life tae eh eer oe a eet Ame Zamenis longissimus
324
A. VENCHI & R. SINDACO
ar
Zp
NI
27
25
208
Les
25
Adults often with 4 longitudinal dark stripes not well
defined; nuchal blotches never present; belly greyish; iris
orange to red in life; S Italy and Sicily only .. Zamenis lineatus
23 (25) scale rows at midbody, 203-230 ventrals; dorsal
spots ochre or light brown with black border, arranged in
two rows separated by a vertebral light line (ssp. hohenack-
erl) or in one row formed by the lateral spots joined
together (ssp. taurica); iris ochre in life ... Zamenis hohenackeri
(25) 27 (29) scale rows at midbody, 220-260 ventrals; dorsal
spots orange to brown, black bordered, or two dorsal longi-
tudinal stripes with black border at least on inner margin;
DORM eC Rca hdc EEE i ila... Zamenis situla
Frontal shield about as long as broad, with lateral borders
Sera ORLO MES A ERE ee Se aes cea dna 24
Frontal shield longer than broad, with lateral borders
EAU WG Eee ela lis Sia alee 26
Adult large sized, usually light to chestnut brown with 4
dark stripes along body (disappearing towards the tail);
(23) 25 (27) scale rows at midbody. Juveniles with a row of
dark, often black-edged, broad spots or bars on back and
1-2 series of smaller spots on flanks; head boldly marked;
belly with dark markings that may form two streaks. Pen-
insular Italy, S Balkans, Euboea, Peloponnesus and some
Aerean slams eke eh A BED Elaphe quatuorlineata
Different pattern (except for juveniles of E. sauromates)
and range (note that ranges of FE. quatuorlineata and E.
sauromates are parapatric in SW Bulgaria and NE Greece). 25
Anterior angle of the parietal shield elongated and touch-
ing or nearly touching the lower postocular shield (Fig.
47); yellowish or brown ground colour with dark brown
spots, usually with black borders and partially fused trans-
versally; head of adults uniform dark above; belly yel-
lowish, sometimes with dark spots on outer edges of
the ventrals; ventrals keeled on the sides; (23) 25 (27)
scale rows at midbody; E Balkans and European ‘Turkey
castavardatom tial Take ona Elaphe sauromates
DS
26
26°
27,
20
28
Ds
29
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 325
Anterior angle of the parietal shield elongated and usually
touching only the upper postocular shield (Fig. 46); head
with a clear pattern of longitudinal and transverse blotches,
black bordered; belly grey or reddish, with numerous dark
spots; 23 (25) scale rows at midbody; from Crimea, E Ana-
tolia and E Caucasus to the Pacific coasts-..©.... Elaphe dione
Two preoculars present, in addition to pre-subocular(s);
two supralabials in contact with the eye (Fig. 48); dorsal
scalés obtusely Orlaintty rece dee Re Rena VA
Preocular single; no or one supralabial in contact with the
ve (Fig. 45); dorsal'acales’sminootli 445.2 aa | een 28
21 scale rows at midbody; 74-99 subcaudals in males, 70-
94 in females; dorsal spots usually joined to form a zig-zag
pattern, otherwise they are never roundish Hemorrhois ravergieri
23 scale rows at midbody; 82-107 subcaudals in males, 82-
107 in females; dorsal spots usually separated and roundish
osliombie Jn,shapesslyazob og alone Hemorrhois nummifer
192-214 ventrals in males, 204-228 in females; 21-23 scale
rows at midbody; head pattern consists of symmetri-
cal markings; upper part of head and forebody usually
with narrow, transverse dark bands (Fig. 44); these bands
become incomplete on the neck and split up into six or
more longitudinal series of blotches, which decrease in size
towards midbody; the last fourth is usually uniform. In the
area considered only in Egypt (not Sinai) . Platyceps florulentus
More than 215 ventrals in males, 224-241 in females; N
Affica \\iadbeseeiaueut » Alder a i nd FT UE 29
(25) 27-29 dorsal scales at midbody; usually 1 series of
small suboculars separating the eyes from the supralabials
(Fig. 49); characteristic horse-shoe marking on head; dorsal
colour with large dark polygonal spots on light ground
colour; these spots often have darker border; Maghreb... .
beodGuaceh ste es Aaa a Hemorrhois hippocrepis
23-25 dorsal scales at midbody; usually 1 supralabial in
contact with the eye at least on one side of head (Fig. 45);
dorsal colour with widely separated spots; head pattern
326
A. VENCHI & R. SINDACO
Gi
4?
5°
with more or less distinct transverse bar or dark blotch on
Tape ADI AA Da ER RY ee pia); Hemorrhois algirus
KEY TO THE GENUS EIRENIS
Genus difficult to deal with, due to its unclear systematics. Sev-
very similar species have been recently described; the following
is referred to typical adult specimens.
TS Cede At mMnGIDO Ch eten RR ok ale SA | 2
SOD SCRE OST TEC! GO hy Me EL Re a ne a
More than 208 ventrals; loreal usually absent (Fig. 50)....
pee Re oe ce, ne EP PERA E. persicus
Less than 193 ventrals; loreal usually present (Fig. 10).... 3
Neck without continuous transverse bands, but with small
dark irregular spots; E Anatolia (Lake Van area) (Fig. 56)
Min re ME WN ie SK. sled a's ele Labo E. t. thospitis
Usually at least with a transverse dark band across neck,
OMEN Werye distinetiinom ground COlOUM iia ciel Mis uu. da ao 4
Body and tail with narrow irregular brown bands; SE
Purkey to lisraet and” Jordan (Riot i, E. coronella
Bolelli io Ca A ta 5
Dark band on neck wide, visible from ventral view ...... 6
Dark band on neck moderate, not visible from ventral view
(Fig. 55); head and neck with 3 dark transverse bands, usu-
ally as follows: 1 across internasals, 2 between the eyes, 1
on the parietals and neck reaching the supralabials; SE
OT RE I O IR FR aks E. etselti
8 supralabials; head with or without 3 dark transverse and
independent bands (Fig. 54); neck with a broad dark band,
hardly visible from ventral view; body scales lighter in the
centre than on sides; E Transcaucasia, E Anatolia (quoted
fronglthe, Aameniaing border) BES Saas Ko des a ys E. collaris
7 (8) supralabials; head with 3 dark transverse and inde-
pendent bands (Fig. 52): the 1% extends across the eyes (but
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 327
9°
Q’
10
10°
tel
can start from the rostral, with light spots), the 2" covers
the parietal shields, the 3™ band, across the neck and often
with light margin, long and well visible from ventral side
(sometimes joined to form a collar) (Fig. 53); dorsal scales
often with very small dark dots at tip; S Anatolia to Israel
and Josdamni. If i A ie e a Bn an E. rothi
Evident’ dark collar‘ontneck (Pisssts6,, SR Ne 8
Collar absent or barely distinct from ground colour...... 10
Body pattern formed by irregular brown spots arranged in
4 rows (Fig. 58); ventral parts dotted; TL < 35 cm; from
Sh wAndtelia toilsracl gini. eee) E. lineomaculatus
Head with more or less distinct dark markings; body colour
usually uniform; when spots are present, they consist of 1-
2 series of dark blotches; ventral parts without dots (Fig.
BOVA ca N CT ae (*E. modestus complex) 9
3 dark bands on head and neck with regular borders; the
band across parietals reaching the supralabials (no tem-
poral dot); scales of forepart of trunk with darker centre;
posterior inframaxillaria mostly in contact; S Anatolia and
extreme N Sa ti eB ee a ce ee Oe E. barani
Dark bands on head with highly irregular borders, but
sometimes the dark markings reduced or disappearing
(especially FE. aurolineatus and E. levantinus); dorsal scales
with lighter centre; Caucasus, Anatolia to Jordan ........
ii E. modestus (including E. aurolineatus and E. levantinus)
Uniformly light brown coloured (juveniles might be spot-
ted): SE Amnatoha (Migy 69) (ES ssh! E. thospitis hakkariensis
Usually with a more or less distinct pattern (striped or
spotted), URI, BUS It A Eee SATA (IO IZ AR Va dal
Ventral parts brown or grey-brown; dorsal pattern with 4
longitudinal more or less evident stripes, sometimes with
additional stripes on sides (in certain specimens the stripes
are not visible); dorsal scales with medial light stripe; SE
Anatolia to Israel and Jordan (Fig, 70). 24. «+. E. decemlineatus
Ventral parts grey-green or brown-grey; dorsal pattern with
irregular dark spots on forebody tending to join in longitu-
328 A. VENCHI & R. SINDACO
dinal stripes on hindbody (ssp. punctatolineatus) (Fig. 57);
some specimens have black dorsal parts with many small
light dots (ssp. Rumerloev1); E Anatolia .... E. punctatolineatus
* Note: species and subspecies referable to the Etrenis mode-
stus complex are not distinguishable on the basis of external char-
acters or the respective ranges, but through their head pattern.
E. modestus: interocular and parietal band scythe like; sometimes the pari-
etal band is joined to the interocular in the median line; eastern Aegean
Is., Turkish Thrace, Anatolia (except for the south-east), Transcaucasia.
E. aurolineatus: head pattern usually incomplete or vanishing; evi-
dent temporal and parietal points; large oval gular spots; southern
slopes of Bolkar Mts.
E. levantinus: distinct from E. barani for the lack of dorsal scales
with dark centre and for the head pattern (parietal band limited to
the parietal scales, a temporal dot present)
Apart from possible considerations on the validity of these taxa and
their possible relationships, we suggest both to read the original
descriptions and to make reference to the plates at page 92 of the
article by SCHMIDTLER (1993) for potential identification.
GENUS LAMPROPHIS
Only one species: Lamprophis fuliginosus.
KEY TO THE GENUS LYTORHYNCHUS
1 Body and tail with well defined transverse black bands (23-
Zi Olle HMMS, Sona) (Te. 9) pee 4 lt, L. kennedyi
1’ Dorsal pattern made of brown to blackish ovoid spots;
every inner scale of these spots usually having light centre
(30-55 spots on trunk, 9-13 on tail) (Fig. 60) ..... L. diadema
GENUS MACROPROTODON
Only one species: Macroprotodon cucullatus.
Note: see WADE (2001) for an identification key to the different sub-
species or forms of Macroprotodon cucullatus.
a
de
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 329
KEY TO THE GENUS MALPOLON
2 loreals (Fig. 61), frontal narrower than the supraoculars
(Fig 26); 17-19 scale rows at midbody..... M. monspessulanus
1 loreal (Fig. 62), frontal as wide as the supraoculars (Fig.
27): 17 scale fows atimidbody ge ee cs. Mc M. moilensis
KEY TO THE GENUS NATRIX
1 (2) preocular, 3 (1-5) postoculars, 7 (5-8) supralabials (35°
and 4 entering the eye) (Fig. 73); 19 scale rows at mid-
body; sides of neck often with light (yellowish, orange or
white) and/or dark spots; body without zig-zag mediodor-
sal longitudinal band and (nearly always) without lateral
dark ‘spots with list icepntiet Rio, e ENI ii N. natrix
2 (1-3) preoculars, 2-3 (1-6) postoculars, 7-8 (3-10) supral-
abials; 19-21 scale rows at midbody; dark and light nuchal
Gollan absent! Lsu Aci MISERI Le RIVA: BIRRA 2
2 postoculars (rarely 1 or 3), 7 supralabials (3 and 4™ enter-
ing the eye) (Fig. 71); (19) 21 (23) scale rows at midbody;
zig-zag longitudinal dark band often present and frequently
lateral dark spots with light centre; W Mediterranean
Gountimesuteast to. NA DERDIDO aliena N. maura
3-4 (5-6) postoculars, 8 supralabials (4* and 5“ usually enter-
ing the eye) (Fig. 72); 19 (21) scale rows at midbody; zig-zag
dark band usually absent, lateral spots usually without light
centre and arranged in 3 series; Italy, Balkans, Anatolia,
Caucasus, Middle East, Egypt (Nile Delta) ...... N. tessellata
KEY TO THE GENUS PSAMMOPHIS
15 series of scales at midbody; usually 3 supralabials in
contact with eye; in the area quoted once in SW Libya...
sirio dica ee ee ee te ee ee ee P tanganicus
17-19 series of scales at midbody; 2-3 supralabials in con-
Cart ene i, i A UT ry ee ae es Aia 2
Usually 3 supralabials enter the eye; well defined longitu-
330
3?
4?
A. VENCHI & R. SINDACO
dinal markings on top of the head; less than 116 subcau-
dala: > disanscaziegsioonbe 4) aol, eres. sella P. lineolatus
Usually 2 supralabials enter the eye; at least in Asia,
markings on top of head broken up into smaller blotches
OF spears ana suecaucdalc miorestivan FI7.. os. ks. . ee eee & 9
A narrow dark band across the eye; (8) 9 (10) supralabials
(usually 5 and 6" enter the eye) (Fig. 30) ............. +
Dark band across the eye absent, substituted by a large
dark spot on sides of head, followed by some others on
the neck (Fig. 31); a narrow light stripe (sometimes inter-
rupted) on midline of trunk, a large dark band on the first
3 series of scales; belly yellowish; (7) 8 (9) supralabials (4°
aint ener tne ego) feti at bet Lego elit P. sibilans
Belly with a dark medial band and two dark lines broken
on the outer sides by the ventrals; head sides with a dark
stripe, with spots also on lips; 17 (19) scale rows at mid-
i ah i n ie P. schokari
Belly whitish, without the large medial band and the lateral
broken lines; body sand coloured, head with weak traces of
markings above, but with dark stripes on sides from snout
backwards across the eyes; (17) 19 scale rows at midbody
US, Be ye, BN ha TR fs, 4 OD, ey 8; P. aegyptius
GENUS RHYNCHOCALAMUS
Only one species: Rhynchocalamus melanocephalus.
|S
KEY TO. THE GENUS SPALEROSOPHIS
Dorsal spots roundish or oval, with regular (or scarcely
irregular) margins; widest dorsal spots including at least
40 scales (Fig. 68); 31-33 scale rows at midbody; Maghreb
COMPERE tion ate Se NA, Resta oligo e ep S. dolichospilus
Dorsal spots with strongly irregular margins; wider spots
including at most 35 scales (Fig. 63); 25-33 scale rows at
midbody (maximum 31 in the study area) ..... S. diadema
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 331
OP
Ae
KEY TO THE GENUS TELESCOPUS
Loreal in contact with the eye (Fig. 65). (7. fallax complex) 2
Loreal in ‘contact with 2 oreoculan (Mie. ee
iets dvds. el ee eae (7. dhara complex) 4
Head pattern dark, clearly distinct from ground colour of
a ra enh etna A le RI rn 3
Head pattern not as above; large dorsal spots along body
irregularly bordered (Fig. 67); 186-222 ventrals; (7) 8 (9)
supralabials; extreme NE Italy (Istria) eastward to Anato-
hia,Transcavcasia and Witdedle "East. 4 eee ne. eee PP tallax
Belly black; head black to dark grey with black and light
grey mottles (Fig. 66); 172-196 ventrals; 39-58 subcaudals;
15-29 crossbars; Syria, E Lebanon and Jordan .... T. mgriceps
Belly grey, with densely spread fine black spots, lighter lat-
erally and darker medially; head grey, vermiculated with
black; neck dorsally black; body colour light grey-brown,
with narrow dorsal spots, either vanishing or forming
transverse bars; 206-214 ventrals; 49-64 subcaudals; 28-47
crossbars; Jordan, Sinai and Negev desert in Israel.........
ere | eee re fe a Cr ee T. hoogstraali
More than: 295.#wentralsuc iui arte gene ei 5
Less than 230 ventrals; 55-79 subcaudals; anal divided; 1
preocular; nasal divided; 2-3 postoculars; 8-9 supralabi-
als; 11-14 infralabials, the first three in contact with the
chin shields; 21 scale rows at midbody; S Tunisia and NW
Tao va fhe ee ents eet ae ae ere ene T. tripolitanus
Middle East to Sinai; anal entire; belly white, sometimes
with indefinite marks; 1 preocular, 2 postoculars, 9 (10)
supralabials, nasal divided below; 19-21 scales at midbody;
235-274 ventrals; 66-72 subcaudals; yellow-reddish or sand-
brown colour, often with indistinet pattertil: 4.01. a; T: dhara
North Africa; anal divided; 1 (2) preocular, mostly in con-
tact with the frontal; 2 (4) postoculars; 9-11 supralabials;
nasal divided; 21 (23) scales at midbody; 241-272 ventrals;
Too SUC in es aan T. obtusus
382
A. VENCHI & R. SINDACO
KEY TO THE SPECIES OF THE FAMILY ATRACTASPIDIDAE
1°
Dorsal pattern uniformly dark; 25-29 scale rows at midbody
ate boscate tore Atractaspis engaddensis
Dorsal pattern made by dark and whitish rings, the dark
rings larger; belly and upper part of head dark (Fig. 74);
l'Ssscalesron sratumidbiodga,, sha: 22 ets 45 Lo Micrelaps muelleri
KEY TO THE SPECIES OF THE FAMILY ELAPIDAE
Anal plate divided, posterior dorsal scales clearly keeled;
colour uniformi ‘blackish ..4) Mat... Walterinnesia aegyptia
Anal wlatersinsle,edorsalasearessabl simi@OtN pin. .0.4 ee erere cae ee È
1 row of suboculars separating the supralabials from the
eye; | preocular 21. scale rows at. midbody s..... i... N. haje
Supralabials entering the eye; 2 or more preoculars; 1-3
dark crossbars on throat; 25 scale rows at midbody ..N. nubiae
KEY TO THE GENERA OF THE FAMILY VIPERIDAE
Worech pitapmescitt We tee E bed oe as Gloydius
Eore.l:piifalse ites Ue ee a e Li ae glk ww 2
Subéaudal scales an lasime@le row sota ls lana ne lew epee Echis
SUD Camel Seales Miao ine 3
“Horns”, formed by several small scales, present upon the
ee SR CAO, RARO ee le ee a TTT Pseudocerastes
“Horns” absent or formed by a single pointed scale ..... +
Lateral scales smaller than dorsal and turned obliquely
downwards (Fig. 78); ’horns’” formed by a single scale pre-
Semi Org a rior Fo dei e Re Cerastes
Lateral scales similar to the dorsal and not turned obli-
quebitdondtvards boraless 0. bia, oll le BRL Lal 5
Nostrils on the upper part of snout (well visible from
dorsal views), SM onoeeo is 77)... oe ee ee Bitis
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 333
Nostalston sidestoftencgti uao Bai A ee le 6
Head covered only with small scales (also the supraoculars
are Traciiented) iris. ZOLLA Macrovipera
At least one pair of enlarged scales (supraoculars) on head
CEG OZ)? APR Se Vast oe e e ae Oe ea Vipera
GENUS BITIS
Only one species: Bitis arietans.
ite
Ds
KEY TO THE GENUS CERASTES
Eyes on the upper part of head; average size 35 cm (max
30); less; tham dO wvemtirale- ute. a alioena ossia I C. vipera
Eyes lateral; average size 50-60 cm, sometimes > 80 cm;
more «than; 130 iventralsttat nen, a ARR AES 3 Coal Z
Ventrals less than 147 in males, less than 152 in females;
at least 1 pair of enlarged tubercles in the occipital area
on medial line, just before the eyes; 3 dark spots above the
masulla Sahara, Simal-aine: iste. 2.05. <0 eee. lee ee C. cerastes
Ventrals more than 147 in males, more than 152 in females;
no enlarged tubercles in the occipital area; dark spots on
upper maxilla absent; Israel (Wadi Arava) and Jordan ....
Teg ne ey Ie e ee ee C. gasperettit
KEY TO THE GENUSTECALS
3-4 scale rows separating the eye from supralabials (Fig.
88); the head, viewed from above, widening from the eyes
to: neck: E. Eeypt and Middle. East. .. 42+. «dies 4<c- E. coloratus
2 scale rows separating the eye from supralabials (rarely
1 or 3) (Fig. 87); the head, viewed from above, ovoid,
slightly widening from eyes to neck; N Africa...........
AMET TRI TOR Dan E RION (E. pyramidum complex) 2
934
ATNENCHEEB & IR SINDACO
2
o
Nasal divided; belly white with black spots. .... E. pyramidum
Niasaljemtines bellis foro lie ia ts ens, E. leucogaster
GENUS GLOYDIUS
Only one species: Gloydius halys.
de
KEY TO THE GENUS MACROVIPERA
23 (rarely 21 or 25) scale rows at midbody; Cyclades Archi-
CS YOO MEIN Aeree, ee ee REI M. schweizeri
25 or more scale rows at midbody (rarely 23); N Africa and
EOP SID aS we Oe See eee 2
Dorsal pattern formed by a zig-zag stripe darker than the
ground colour, continuous or more or less broken: in this
case there can be seen roundish or oval spots (“typical”
mauritanica), quadrangular or polygonal spots (“deserti”
pattern); usually 27 scales at midbody; NW Africa ......
NAM. OTL meee hs EET eee ee eT AREA eek, M. mauritanica
Dorsal pattern formed by two series of transverse alternate
dark bars, but often joined forming a zigzag band; 25-27
scale rows at midbody; Middle East ............ M. lebetina
GENUS PSEUDOCERASTES
Only one species: Pseudocerastes persicus.
KEY TO THE GENUS VIPERA
Some larger scales on the upper part of head; usually 2
parietals, 1 frontal and 2 supraoculars more or less recog-
iti REVOCATO 2
Head scales small, usually the inner ones keeled and smaller
(ERNIE CY 20. OL I A ea eo E en e o Rd n 9
Nostril close to the lower edge of a rather large nasal shield 3
Nostril Via pine *centie.of tnemasal (him. 83) Di. eR 6
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 335
6°
n°
Head clearly distinct from the body; tip of snout slightly
bent onwards; parietals and frontal are variably frag-
mented ui. ya Lioad sarti doula, vaio eae sete Diga +
Head moderately distinct from the body; snout obtuse;
usually parietals and frontal entire (absent from Iberian
Peninsula and Anatolia)! o arie also a ners ARE V. berus
N Iberian Peninsula; 1 subocular row; 24-32 subcaudals;
8-39 intercanthals + intersupraoculars ............ V. seoanet
Ditferent,distribution. amano ato FRE pala ia 5
N Anatolia; 1-2 subocular rows; 30-37 subcaudals; 24-45
intercanthals: +cintersupra@Culate. io ao lee V. barani
SE Ukraine and S Russia; melanic; usually less than 20
intercanthals + mtersapraoculars LL ay. daa. . V. nikolskyi
1 apical scale touching the rostral shield; head covered only
by large shields (Fig. 81); usually less than 13 intercanthals
+ intersupraoculars; upper preocular in contact with the
nasal (Fig. 83); upper side of the nasorostral shield straight;
no yellow-orange or red colours in pattern of live specimens
(absent from Great Caucasus and Black Sea coastal areas) .
iena Sunia tar pi ak Ree a V. ursinit s.l.
2 apical scales touching the rostral shield; upper side of
the nasorostral shield obtusely bent; yellow, orange, or red
in pattern (Great Caucasus, Black Sea coastal areas and N
ALMENO): te bose ERA AR A ER RI 7
Head wide, clearly distinct from the body, its width equal
to the distance from the tip of the snout to the angle of
the mouth; dark or black ground color with a yellow to red
pattern that persists in upper or lower labials in melanistic
specimens: (Pie: !89)95, 18 RM, Ino cet ens eee V. k. Raznakovi
Head narrow, barely distinct from the body, its width less
than the distance from the tip of the snout to the angle of
the mouth: dorsal pattern difterent?; 608... ANFIA a 10008 8
Head flat or convex above; nostril in the centre of the nasal
shield; frontal shield equal to or smaller than the pari-
etal shield; upper preocular shield usually separated from
rostral shield (Great Caucasus).......... V. kaznakovi dinniki
336
9°
10°
11
fl
12
de:
13
ts
14
14
15
A. VENCHI & R. SINDACO
Head slightly concave from above; nostril in the lower part
of the nasal shield; frontal shield larger than the parietal
shield; upper preocular shield usually touching the rostral
GS) Ta PMN VAC E COVE OUTN een on Me Oe ee ar eee ee V. darevsku
Tip of snout with a more or less evident horn formed by
SEVeral sian SCACS ocut Behe cog mine TAD PE, BOLLS | 10
No horn on tip of snout, which can be prominent upwards. 11
Rostral scale reaching the horn, which is usually made of
less than 9 scales; 21-23 scale rows at midbody; Iberian
econ SUM ARIA MAINE SSO IM iey ys: aust es Gad ope I na V. latastei
Rostral scale scarcely reaching the horn, which is usually
made of 9-20 scales; 21 (23) scales at midbody; NE Alps,
Balkans, Greece, Anatolia and Transcaucasia.... V. ammodytes
19 (rarely 21) scale rows at midbody; High Atlas only...
negano] Erto SRI dl chia V. monticola
DAgSeAle toms al tmlGlDOGVrOn MMOLE tt. pe Le 12
21 (23) scale rows at midbody; tip of snout moderately
directed upwards; from NE Spain to the Alps, Italy (includ-
MOMS Oty. ee Le eer e.. Re o ne V. aspis
(21) 23 (25) scale rows at midbody; tip of snout blunt.... 13
Characteristic head pattern: upper part with a dark “V” on
light ground colour that almost reaches the snout tip from
the sides of neck; a dark stripe and a brief vertical stripe
start from the eye, the first reaching the posterior border
of mouth, the second reaching the upper jaw in the middle
(Fig. 84); (24) 25 scales at midbody; Syria; Lebanon, Israel
ORE, een et eee eee ee V. palaestinae
Era aici ere ne eee ee, nt Leo 14
Supraocular separated from the eye by a series of granular
Scales extreme. Amatoliaat baer, IO) neces dive pirla V. raddet
Supraocular not separated from the eye................ (85)
High altitudes of Lebanon Mts. and Mt. Hermon; less
than 153 ventrals; 21-23 scale rows at midbody V. bornmuelleri
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 337
15’ Different distribution; usually more than 23 scale rows at
Mido. ii. So ea io ei et 16
16 E Anatolia; 10 supralabials; 161-168 ventrals; 23 scale rows
dl faidbode (ie: YO ean. en Da LC Bisel V. wagneri
16° W to Central Anatolia; 9 supralabials; 143-167 ventrals;
(21) 23 (23) scale rows: at midbody (Pies 35). 1... V. xanthina
CORRECTION TO THE KEY TO THE SPECIES OF THE FAMILY
TESTUDINIDAE
A banal mistake remained in the key published in the first part
of this work (SINDACO 1998); we take the occasion for correcting it.
On pag. 118, the items must be so modified:
1 Supracaudal scale usually divided; tail tipped with a cor-
neous case; 5-10 longitudinal rows of scales on anterior
surface of foreleg; hindside of thigh without large conical
tubercle: (Tablet eee Testudo hermanni
1’ Supracaudal scale usually single; tail tipped or not with a
horny scale; 3-6 longitudinal rows of scales on the foreside
of foreleg; a large conical tubercle on the thigh present or
absent? CTatale Ty 7). 6% < ) ben ee ee 2
ACKNOWLEDGEMENTS
We thank: Prof. Benedetto Lanza and his wife Paola Giorgio,
for kind support and hospitality in Florence; G. Doria and R. Poggi
(Genoa), M. Poggesi (Florence), A. Vigna Taglianti (Rome), E.
Gavetti and F. Andreone (Turin) and G. Boano (Carmagnola) for
having facilitated the study of the museum collections; M. Franzen,
U. Fritz, T. Papenfuss, E. Razzetti, B. Schatti and J.F. Schmidtler
for providing literature.
338
A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 1-10
1. Leptotyphlops macrorhynchus. Example of “worm like” snake.
2. Rhinotyphlops simoni, side view of head (oc = ocular plate).
3. Typhlops vermicularis, side view of head (oc = ocular plate).
4. Typhlops vermicularis, cloacal and tail apical region with indication of the spiny
scale.
5. Boidae, ventral view of ventral scales, cloacal region and tail.
6. Colubridae, ventral view of ventral scales, cloacal region and tail.
7a Colubridae, lateral view of head.
7b Colubridae, dorsal view of head.
‘ 8. Viperidae, dorsal view of head.
9. Elapidae, lateral view of head.
10. Colubridae, lateral view of head with indication of nostril in one single nasal
scale. Number (1 to 7) indicate the supralabial scales.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 339
preocular
loreal
A
preocula
nostril
340
A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 11-21
Il.
12.
13
14.
1:98
16.
Log
18
19,
20.
Dl
Atractaspis engaddensis, lateral and dorsal views of head (redrawn from Haas
1950).
Leptotyphlops macrorhynchus, lateral view of head.
Leptotyphlops algeriensis, lateral view of head.
Leptotyphlops cairi, lateral view of head.
Leptotyphlops nursi, dorsal view of head (pf = prefrontal scale, f = frontal scale)
(redrawn from GASPERETTI 1988).
Leptotyphlops burii, dorsal view of head (pf = prefrontal scale, f = frontal scale)
(redrawn from GASPERETTI 1988).
Spalerosophis diadema, dorsal view of head evidencing the 4 prefrontal scales.
. Eryx jaculus, dorsal view of forehead, evidencing the nasals, the nostril, the eye,
the scales between the nasal and the eye, and the scales between the eyes.
Gongylophis colubrinus, dorsal view of forehead, evidencing the nostril, the eye,
and the scales between the eyes.
Micrelaps muelleri, lateral view of head.
Spalerosophis diadema, lateral view of head evidencing the series of subocular
scales.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 341
suture
342
A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 22-33
22. Lytorhynchus, dorsal view of head evidencing the rostral scale.
23. Dasypeltis, lateral view of head (po = preocular, n = nasal scale).
24. Telescopus, dorsal view of head.
25. Lamprophis, dorsal view of head.
26. Malpolon monspessulanus, dorsal view of head (f = frontal scale).
27. Malpolon moilensis, dorsal view of head.
28. Macroprotodon cucullatus, lateral view of head evidencing the parietal scale
almost touching the 6" supralabial.
29. Psammophis, dorsal view of head.
30. Psammophis, lateral view of head evidencing the poisonous fangs and the loral
scale.
31. Psammophis sibilans, lateral view of head evidencing the characteristic pattern.
32. Rhynchocalamus melanocephalus, rostral scale large and wedged between the
Jae
internasals.
Etrenis, head.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 343
parietal
frontal
CS Se
TN
RR
en
SE
Mt: ì
Lu
Cut
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30
sit
f
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7 “7 fan. OO — . o@«v »
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‘
iN
i
344
A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 34-45
34.
ID
36.
STA
38.
oD,
40.
41;
42;
43,
44,
45;
Platyceps elegantissimus, characteristic body pattern.
Platyceps collaris, characteristic head pattern.
Platyceps najadum, characteristic head pattern.
Platyceps collaris, characteristic forebody pattern from dorsal view.
Platyceps najadum, characteristic forebody pattern from dorsal view.
Coronella girondica, characteristic head pattern.
Zamenis persicus, keeled (angulated) ventral plates.
Rhinechis scalaris, dorsal view of head (r = rostral scale).
Platyceps rogersi/ventromaculatus, two supralabials in contact with orbit.
Platyceps rogersi/ventromaculatus, nuchal stripe.
Platyceps florulentus, forebody pattern.
Platyceps, single preocular and presubocular.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 345
Mii
ibi
TL
AR
1 ll
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Ae
MILA i . . é o : — oe
Li Le \ —_
. e A RR N sà i “%
i \ \ \
Li
| Do
346 A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 46-58
46. Elaphe dione, head scalation with postoculars in evidence (p = parietal scale, f
= frontal).
47. Elaphe sauromates, head scalation (p.o. = postoculars, p = parietal scale, f =
frontal).
48. Hemorrhois ravergieri, lateral view of head evidencing two preoculars, one pre-
subocular and two supralabials entering the eye.
49. Hemorrhois hippocrepis, lateral view of head evidencing the suboculars.
50. Ezrenis persicus, lateral view of head showing the lack of loreal.
51. Etrenis coronella, body pattern.
52. Etrenis rothi, head pattern from above.
53. Etrenis rothi, head pattern from beneath.
54. Etrenis collaris, head pattern.
55. Etrenis erselti, head pattern from beneath.
56. Etrenis thospitis, forebody pattern.
57. Etrenis punctatolineatus, forebody pattern.
58. Etrenis lineomaculatus, forebody pattern.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 347
‘upper p.o.
preoculars
348 A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 59-68
59. Lytorhynchus kennedyi, body pattern.
60. Lytorhynchus diadema, body pattern.
61. Malpolon monspessulanus, lateral view of head.
62. Malpolon moilensis, lateral view of head.
63. Spalerosophis diadema cliffordi young, body pattern.
64. Telescopus obtusus, lateral view of head.
65. Telescopus fallax, lateral view of head (L = loreal scale).
66. Telescopus nigriceps, body pattern.
67. Telescopus fallax, body pattern.
68. Spalerosophis dolichospilus young, body pattern.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 349
- loreals
di
preocular
loreal
oo .
ce
ve aN A
7 / ST . o 7
RN IN vi \ .
licei di
NANNINI
350 A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 69-80
69. Etrenis cf. thospitis hakkariensis, forebody pattern.
70. Etrenis decemlineatus, striped form.
71. Natrix maura, lateral view of head.
72. Natrix tessellata, lateral view of head.
73. Natrix natrix, lateral view of head.
74. Micrelaps muelleri, body pattern.
75. Gloydius halys caraganus, lateral view of head showing the loreal pit.
76. Pseudocerastes persicus fieldi, lateral view of head.
77. Bitis arietans, dorsal view of head.
78. Cerastes vipera, lateral body scales.
79. Cerastes cerastes, horned form.
80. Macrovipera mauritanica, dorsal view of head; note the supraocular scale frag-
mented.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 351
IDO A. VENCHI & R. SINDACO
Figs. 81-90
81. Vipera (Pelias) ursinti, dorsal view of head.
82. Vipera (Montivipera) raddei, dorsal view of head.
83. Vipera (Pelias) ursini, lateral view of head showing the nostril in the centre of
the nasal scale.
84. Vipera (s.1.) palaestinae, characteristic head pattern.
85. Vipera (Montivipera) xanthina, body pattern.
86. Vipera (Montivipera) raddei, body pattern.
87. Echis pyramidum, lateral view of head.
88. Echis coloratus, lateral view of head.
89. Vipera (Pelias) kaznakovi, forebody pattern.
90. Vipera (Montivipera) wagneri, body pattern.
ANNOTATED CHECKLIST OF THE REPTILES OF THE MEDITERRANEAN COUNTRIES 353
parietal
supraocular
87
apicals
81 (crown)
supraocular
DS;
eo
n
354 A. VENCHI & R. SINDACO
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Vipera aspis zinnikeri Kramer, 1958 - Amphibia-Reptilia, Leiden, 23: 191-213.
ABSTRACT
The authors present an annotated checklist of the species of snakes of the
circum-Mediterranean countries.
All the recognised subspecies, the distribution within the study area, the extra-
limital distribution and additional remarks are reported. Identification keys of the
families, genera and species are provided.
Within the Mediterranean region 110 species belonging to 36 genera and 7
families are present; 48 species occur exclusively in the study area and other 7 are
present only in limited adjoining areas; only one is introduced.
364 A. VENCHI & R. SINDACO
RIASSUNTO
Checklist ragionata dei Rettili dei paesi circummediterranei, con tabelle per
l’identificazione delle specie. Parte 2. Serpenti (Reptilia: Serpentes)
Gli autori presentano la checklist ragionata delle specie di serpenti dei paesi
circummediterranei.
Per ogni specie sono riportate tutte le sottospecie riconosciute, la distribuzione
all’interno dell’area di studio, la distribuzione generale, il modello di distribuzione
ed eventuali note aggiuntive.
Chiavi di identificazione sono fornite per le famiglie, i generi e le specie;
nell’area considerata risultano presenti 110 specie appartenenti a 36 generi e 7 fami-
glie; 48 sono esclusive della regione mediterranea, altre 7 sono presenti anche in
limitate aree limitrofe; solo una specie risulta introdotta.
365
ROBERTO Pocci *
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO
BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO NELL’ARCHIVIO DEL
MUSEO CIVICO DI STORIA NATURALE “G. DORIA”
DI GENOVA
Aderendo alle ripetute esortazioni dell'amico Manlio Bonati di
Parma, profondo conoscitore degli esploratori italiani ed in particolare
documentato biografo di Vittorio Bottego!, pubblico qui di seguito tutto
il carteggio del Capitano Bottego (1860-1897) presente nell’ Archivio
del Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria” di Genova.
51 tratta di un corpus in realtà non molto consistente, compo-
sto da 17 brevi lettere, 3 biglietti e 2 cartoline postali, datate tra il
dicembre 1893 e l’ottobre 1895, della cui esistenza ho già fatto breve
cenno in un altro contributo (PoGG! 2003).
Le missive sono tutte indirizzate da Bottego a Raffaello Gestro
(1845-1936), all’epoca Vice Direttore del Museo di Genova, strut-
tura scientifica fondata e diretta dal Marchese Giacomo Doria (1840-
1913), in cui erano state depositate le collezioni zoologiche radunate
nella Prima Spedizione (1892-93); argomenti principalmente dibat-
tuti sono l'avanzamento dello studio di tali raccolte, la realizzazione
di disegni e tavole a corredo del volume “Il Giuba esplorato” in
corso di stampa e la redazione del resoconto zoologico a cura di
Gestro, da pubblicarsi in appendice al volume stesso.
Dalla lettura dei testi non si ricavano notizie particolarmente
significative, ma si tratta comunque di lettere inedite che vanno
ad aggiungersi al ricco epistolario già noto ed illustrato nell’ultimo
* Museo Civico di Storia Naturale, Via Brigata Liguria 9, 16121 Genova.
email: rpoggi@comune.genova.it
SS
Vedasi a tal proposito l’ultimo suo bel volume “Vittorio Bottego. Coraggio e
determinazione in Africa Orientale”, Il Tucano Edizioni, Torino, 2005, 148 pp.,
varie ill.
366 R. POGGI
Fig. 1 - La “classica” foto di Vittorio Bottego, ma con dedica autografa
“All’Illustre Prof.” G. [sic!] Gestro / Umilmente V. Bottego/ 1.12.93”.
Analoga dedica è riportata sul retro della foto, realizzata a Roma nello
studio fotografico N. Baldi & C., di Via Modena 10.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 367
decennio. Lo stile stringato e la nervosa calligrafia di Bottego lasciano
piuttosto trasparire un’ansia quasi frenetica di portare a compimento
il volume sulla Prima Spedizione prima di intraprendere la Seconda
e il desiderio di veloci risposte alle proprie richieste, senza probabil-
mente tenere nel dovuto conto che lo studio sistematico delle raccolte
zoologiche non può effettuarsi in tempi contingentati, soprattutto
se si deve coordinare l’attività di numerosi specialisti residenti in
diverse nazioni e già impegnati in altre ricerche.
La trascrizione dei testi è letterale, errori ortografici compresi; le
parole che qui compaiono in corsivo sono sottolineature di Bottego. Gli
scritti sono riportati in stretto ordine cronologico e numerati progres-
sivamente con numeri romani da I a XXII; eventuali note ed appro-
fondimenti sono inseriti tra parentesi quadre. Ringrazio il Dr. Giuliano
Doria (Museo di Genova) per avermi fornito alcune utili indicazioni.
I) Roma, 10 Dicembre 1893
Host: ie" Prot,
Ecco come si potrebbero ridurre le etichette
1-2-3-4-5-6-7-8-9-10-11
Arussi Galla
Alto Ganale Gudda
Marzo-Aprile-Maggio
1893 V.Bottego
12-21
Boran Galla
Medio Ganale
Giugno 1893
V.Bòttego
Boran Galla
Alto Daua
Maggio 1893
V.Bottego
368 R. POGGI
14-15-16-17-18-19
Somali
Basso Ganana
Luglio-Agosto
1893 V.Bottego
Somali
Uebi Scebeli (Soblale)
Settembre 1893
V.Bottego
[Nota manoscritta di Gestro riferita al n. 20: “Per errore sul cartel-
lino litogr.[afato] fu messo Nov.” (XI)”]
Se crede, può anche sopprimere l’indicazione dei mesi.
I numeri arabi scritti sopra a ciascun quadretto-etichetta indi-
cano quali sono le indicazioni della sua nota che possono riunirsi in
una sola dicitura, la sotto posta.
Così mi pajono ridotte ai minimi termini; se si sopprime ancora
qualche parola resterà l'etichetta in bianco.
Quell’antilope che credevo nuova, come Lei saprà, venne pub-
blicata un anno a dietro. E me ne rincresce assai.
E mi spiace anche molto che negl’insetti ci siano così poche specie
nuove; e nessuna, come Lei dice, che faccia palpitare il cuore.
Aggradisca 1 miei più distinti saluti. Saluti le Signorine del
Museo ed il Sig. Fea.
Devot.°
Bottego V.
[Gestro aveva evidentemente chiesto suggerimenti a Bottego sulla piu corretta
dicitura da usare per le etichette a stampa a corredo degli insetti in corso di preparazione.
Con “l’antilope che credevo nuova” Bottego si riferisce alla specie Cephalophus
harveyi, descritta da ‘Thomas (come Cephalolophus harveyi) all’inizio dello stesso
1893 su esemplari del Kilimanjaro e di Malindi.
Le “Signorine del Museo” sono le preparatrici entomologhe Cristina Sini ed
Emma Borgioli; la prima lavorò in Museo dal 1887 al 1902, la seconda dal 1893 al 1934.
Leonardo Fea (1852-1903), rientrato dal suo viaggio in Birmania (1885-1888)
svolgeva le funzioni di “Assistente” e, essendo un ottimo disegnatore e xilografo, era
incaricato di realizzare i disegni che corredavano i lavori scientifici prodotti in Museo. |
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 369
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Fig. 2 - Lettera del 10.XII.1893: recto.
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Fig. 3 - Lettera del 10.XII.1893: verso.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 371
II) Parma, 1 Aprile 1894
KW lustesise Prof
Le scrivo per chiederle un favore.
Mi occorrerebbe; il più presto che può. fra 30 41011, wna
succinta relazione adatta per esser letta ad un pubblico istruito sì
ma non specialista in materia, non mancherà anche qualcuno che lo
sia, delle raccolte zoologiche che—ho-raccolto [cancellato nell’origi-
nale] dell’ultima mia spedizione e che trovansi in cotesto museo: 2
antilopi, insetti, ecc.
Se non è inadatta chiuda con qualche osservazione generale sulla
relazione fra la fauna di queste regioni e delle confinanti.
Anche se non ha tempo per mandarmi questa pagina di reso-
conto vorrà esser tanto gentile di scrivermi un biglietto in risposta
alla Società Geografica Roma.
Manderò al Sig.’ Fea i ritratti che mi chiese.
Aggradisca 1 miei ossequii. Saluti il Sig. Fea, la Sig." Cristina
e l'altra.
Obblig. V. Bottego
III) Roma, 12 Agosto 1894
| RIED ae kas Pow
La ringrazio per le fotografie delle gazzelle. Le sarei grato se
volesse scrivermi per quando posso contare di avere i disegni delle
principali, una trentina al più, specie d’insetti.
Le rammento anche il Suo cenno su di ciascuna specie figurata
ed un elenco delle diqurette [cancellato nell’originale] classificate,
con un asterisco, od altro segno, davanti a quelle che sono nuove.
Dovrebbe aggiungere per tutto il restante materiale zoologico
un cenno sommario. A tutto faccia seguire [parola cancellata non
intelligibile] le osservazioni d’ordine generale che crede sull’impor-
tanza più o meno grande di queste raccolte e sulle reiazioni che vi
si riscontrano con quelle dei Massai e Scioa. |
Questa nota Lei la potrebbe preparare di mano in mano e man-
darmela poi quando io gliela chiederò verso la fine del mese in corso
od alla metà di Settembre.
372 R. POGGI
Ma i disegni mi occorrerebbero per la fine d’ Agosto.
Ossequii il Marchese Giacomo. Saluti il Sig. Fea. Potrò avere
una riga di risposta? Coi miei più distinti saluti mi creda il Suo
Peyo
V.Bottego
P.S.: Mi occorrerebbero anche le negative delle fotografie delle
gazzelle. Attendo la nota delle spese.
[Bottego desiderava completare velocemente il testo del suo volume col reso-
conto del viaggio 1892-93 e aveva bisogno delle illustrazioni di alcuni campioni zoo-
logici in corso di preparazione e studio a Genova. |
IV) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma” |]
Roma, 21 settembre 1894
Onorev. e Caro Prof."
I due miriapodi che erano insieme agli Heterocephali sono stati
presi ad Archeisa (Errer-es-Saghir) il 12 Ottobre 1892.
Le conchiglie le ho raccolte nel viaggio da Bardera a Brava (1-
8 Settembre 1893). Quelle più grandi vicino all’Uebi Scebeli poco
prima di giungere in questa città.
Su 266 specie solo 32 nuove? L’è una notizia disperante.
Appena crede che non vi siano più generi o specie che meritino
di esser rappresentate con figure nel libro, e che i disegni relativi
saranno compiuti, abbia la bontà di farmeli avere.
Saluti Fea.
I miei più distinti saluti.
Suo Dev. Aff.
V. Bottego
[Gestro aveva evidentemente chiesto informazioni più dettagliate su alcuni
campioni e intanto, col procedere dello studio degli insetti, aveva comunicato i primi
risultati, secondo Bottego poco entusiasmanti per il numero di specie nuove a suo
parere troppo limitato.]
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 373
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Fig. 4 — Lettera del 21.IX.1894: recto. |
374 R. POGGI
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Fig. 5 — Lettera del 21.IX.1894: oa
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 375
V) [Cartolina postale, indirizzata:
All’ lustre Prof. Cav. G. [sic] Gestro / V. Direttore del Museo
Civico di Storia / Naturale in Genova / Genova (Villetta Di
Negro)]
Roma, 23 Settembre 1894
Illust. Prof.
Mi occorre un eterocefalo per farne fare un disegno dal vero
coll’aggiunta delle mie indicazioni, da pubblicare nel libro.
Me ne spedisca subito, se può, l'esemplare più grande ed in
migliori condizioni che ha.
La ringrazio tanto del favore.
Saluti Fea.
Mi creda sempre Suo Devot.°
Vittorio Bottego
Società Geografica Roma
[L’eterocefalo (Heterocephalus glaber Rippell) è un mammifero appartenente
all’ordine dei Roditori, a pelle quasi nuda, che vive nelle zone desertiche dell’ Africa
orientale, conducendo vita coloniale in gallerie sotterranee. |
VI) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma” |]
27 Settembre 1894
Uhist: Prot
La ringrazio tanto dei disegni.
Mi scriva quanto importano di spesa. Se il Sig. Fea dice di non
voler nulla, lei mi faccia sapere egualmente cosa avrebbe costato al
Museo un lavoro così.
Oltre questi insetti vorrei anche rappresentare sul mio libro
l’eterocefalo e 3 0 4 nuove specie di pesci.
Gli artisti che si trovano a Roma mi hanno fatti degli sgorbu
impossibili. E° stato il Sig. Marchese che mi ha detto di scrivere
a Lei perché preghi Fea a volermeli disegnare, a pagamento com'è
naturale.
376 R. POGGI
Così tutta la parte zoologica artistica del mio libro sarebbe fatta
da lui. Tutti questi disegni coi relativi zinchi li manderò poi a lei
che se ne servirà per gli annali.
Le sarò molto obbligato per una riga in risposta.
Può ritardare quanto vuole a redigere la relazione sommaria
delle mie raccolte zoologiche. Anche quando sono state fatte le 2
prime correzioni delle bozze del libro siamo in tempo per aggiun-
gerle. Così sarà più completa.
Mi si è allargato il cuore alla notizia del % cresciuto [cancellato
nell’originale] delle nuove specie cresciuto.
Suo Devot.° Obblig.
V.Bottego
[Gli “annali” sono gli “Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova”,
il periodico edito dal Museo su cui si pubblicavano (e si pubblicano tuttora) mono-
grafie ed articoli scientifici e dove Doria e Gestro stamparono poi i risultati zoolo-
gici della spedizione di Bottego, dedicando all’argomento l’intero volume XXXV del
1895, di 558 pagine e con 5 tavole.
Per quanto riguarda le illustrazioni a corredo del testo, va ricordato che
all’epoca (e fino a non molti anni fa) dai disegni originali a china si traevano 1 cli-
chés in zinco (“gli zinchi”) da utilizzare per la stampa di tavole separate. Disegni e
tavole si potevano peraltro utilizzare per realizzare delle più economiche incisioni in
legno da inserire nel testo (vedi anche la lettera XI). Bottego propone di riutilizzare
per gli Annali gli zinchi che si stavano realizzando per il suo volume, per evitare un
doppio lavoro e per risparmio.]
VII) San Lazzaro Parmense
20 Ottobre 1894
Onorevole Prof.”".
Le notizie che mi ha date nella sua cartolina, sui rettili, mi
hanno fatto molto, molto piacere.
Vede quanti tesori zoologici vi sono ancora da scoprire laggiù!
Se andassi nuovamente chissà quante novità porterei.
Sta nel Sig. Marchese. Lei gli sussurri qualche parola all’orec-
chio. Pulsate et aperietur.
In quanto alle tavole da eseguire, una, delle sei specie nuove, la farò
fare 10, se il costo non sarà grande. E la metterei nel mio libro. Dovrebbe
però essere a chiaro scuri, non a colori. Mi dica cosa c’è da spendere.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 377
Sono stato assente da Roma e da Parma alcuni giorni e ricevo
in una sol volta il disegno dell’Heterocephalus, le sue lettere ed una
cartolina di Fea.
Il disegno lo trovo meravigliosamente esatto.
Col Sig. Marchese avevamo stabilito di trovarci a Roma il 15 c. m.
Ma ho saputo che lui dovette venire a Genova. Siccome per me
è inutile che mi rechi là se lui non c’è, le sarei obbligato se mi scri-
vesse una cartolina e mi dicesse in che giorno lo potrò trovare alla
Società Geografica.
Aggradisca i miei saluti i più distinti.
Ossequii il Sig. Marchese, saluti Fea
Suo Devot. Obbl.
amico V. Bottego
L’Heterocefalo che ho a Roma lo consegnerò al Sig. Marchese.
Per la relazione sulle mie raccolte ha tempo innanzi finché vuole.
Gli scriverò quando mi occorreranno.
VIII) San Lazzaro Parmense
26 Ottobre 1894
Onorevole Prof. Gestro,
Se i fondi che la Società Geografica mi darà per la pubblicazione
del volume mi permetteranno la spesa delle tavole ({.325) le scri-
verò perché le faccia subito eseguire. Intanto la pregherei di dirmi:
1° Quante saranno le specie di rettili rappresentate nelle 4 tavole.
2° Se la spesa di £. 325 è solo per le incisioni; in tal caso quanto
dovrei spendere per le tavole di 1000 volumi (4000). Le chiedo ciò
perché la mia opera verrà tradotta in altre lingue e dovrò far fare
6000 copie di ciascuna tavola, all’incirca.
Mi diriga la risposta alla Società Geografica, Roma.
I miei più distinti ossequil.
Di lei Devot.° Obblig.° amico
Vittorio Bottego
378 R. POGGI
[Il proposito di far tradurre il volume in altre lingue è evidentemente rimasto
a livello di ipotesi.]
IX) Roma, 10 Novembre 1894
Onorevole Prof.
In un sacchetto di sementi ho trovato alcune lumache che rac-
colsi nel mio ultimo viaggio. Glie le spedisco in pacco postale.
Speriamo ve ne sia qualcuna nuova.
Appena la Società avrà presa una decisione le scriverò per le
tavole dei rettili.
Mi saluti tanto Fea. Aggradisca i miei ossequii.
Devot.° Aff.° amico
V. Bottego
X) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma”]
Roma,13 Nov. 94
Onorevole Prof. Gestro.
Può far fare le incisioni dei rettili. Appena saranno compiute mi
dirà cosa dovrò pagare.
A me però non occorrono che 5 o 6 tavole di ciascuna specie.
Degli animali volgarmente più interessanti, ne farò fare incisioni in
legno per illustrare il mio libro.
Occorrerebbe sollecitudine.
Vorrei sapere quando, al più tardi, potrò avere le copie di queste
tavole.
Mi pare che si potrebbe fare anche una tavola colle 5 nuove
specie di pesci.
Mi raccomando a Lei ed a Fea per l’esecuzione.
Attendo una risposta.
Tanti saluti. i
Suo Obblig.° Aff.°
V. Bottego
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 379
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Fig. 6 — Lettera del 26.X.1894: recto.
380 R. POGGI
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Fig. 7 — Lettera del 26.X.1894: verso.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 381
XI) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma” ]
Roma, 8 Dicembre 94
Onor. Prof.
Scusera se non le ho risposto subito.
Non potevo dirle nulla di preciso ed ho tardato perché la Societa
Geografica doveva ancor prendere alcune decisioni circa la mia pub-
blicazione. |
Può ordinare subito le tavole dei rettili. Io pagherò la spesa delle
incisioni, (circa 650 lire come Lei mi scrisse), non delle copie che se
ne tireranno. Pel mio libro farò fare, per economia ed eleganza [ed]
opportunità, incisioni in legno sulle copie delle tavole, che lei vorrà
mandarmi al più presto. Anzi desidererei molto sapere in che tempo
le potrò avere.
Se ha qualche cosa da osservare a proposito di questi animali,
spesa, ecc. scriva a me e c’'intenderemo senza difficoltà.
‘ Col Marchese avrà ancora da aspettare. Quel che importa è di
non ritardarne l'esecuzione.
Pei pesci farò fare semplicemente incisioni in legno. E prego Fea
di mandarmene 1 disegni appena finiti, insieme alla nota della spesa.
Il manoscritto del ‘Thomas è a Genova in casa del Sig. Gia-
como; l’avra da lui quando verrà costi.
La carta generale del mio viaggio (in 3 fogli) è già stampata e corretta.
Quella d’insieme sono dietro ad inciderla e tra pochi giorni avrò
le bozze.
Avrei bisogno del suo manoscritto per la fine dell’anno.
Da Berbera ad Archeisa (Harrar es Saghir) io ho messo 10 marcie.
Nella cartina della mia conferenza può misurare la distanza precisa.
Voglia aver la bontà di dirmi quali, dei 10 insetti di cui mi ha
mandato i disegni, sono le specie nuove. Lo stesso pei rettili.
thrattra-votta [cancellato nell’originale] Di nuovo la prego di
scusarmi il ritardo. Se tutto dipendesse da me ogni cosa sarebbe
decisa in un’ora.
La ringrazio molto della sua gentilezza.
Mi saluti molto Fea.
Devot.° Obbl.° amico
V. Bottego
382 R. POGGI
[Il “Sig. Giacomo” è naturalmente il Marchese Giacomo Doria, che all’epoca
era anche Presidente della Società Geografica Italiana (ricoprì tale carica dal 1891
al 1900).
Con “Thomas” si intende indicare Michael Rogers Oldfield Thomas (1858-
1929), famoso studioso di Mammiferi del British Museum of Natural History di
Londra, a cui era stato affidato l'esame dei mammiferi raccolti da Bottego.]
[Nota. All’interno della lettera di Bottego è stato inserito un biglietto
da visita del Marchese Doria, con la dicitura a stampa “Giacomo
Doria / Senatore del Regno / Presidente della Società Geografica Ita-
liana / Roma” e una comunicazione autografa di Doria evidentemente
rivolta a Gestro: “Roma 30/11/94. Le tavole dei Rettili e pesci possono
essere eseguite perché il Bottego avrà i fondi necessari per pagarle.” |
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Fig. 8 — Biglietto del Marchese Doria del 30.XI.1894.
XII) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma”]
Roma, 12 Febbrajo 95
Onorevole Prof.”.
Scusi se ho tardato a rispondere. Solo oggi m’han consegnate le
prove d’incisione degl’insetti.
Ho scartato il paussus planicollis di cui le mando il disegno che
pol mi vorrà restituire, perché l’album originale delle illustrazioni
del mio libro non rimanga incompleto.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 383
Desidererei sapere quale è il prezzo dei disegni di Fea (pesci ed
eterocefalo).
La prego di spedire subito, al Prof. Vinciguerra, il miglior esem-
plare della specie nuova de’ miei pesci non ancor figurata; procurerò
di farlo disegnare qui.
Il Comm. Dalla Vedova le dovrebbe aver già spedito una prova
(bozza del nero) della carta generale. Le può servire °
Mi occorrerebbe sapere d’urgenza il nome delle due antilopi
(cephalopus ed a collo lungo) che ho portato dall’ultimo viaggio.
Attendo con impazienza la sua appendice zoologica. petthbro [can-
cellato nell’originale]
Il titolo del libro non l'ho scelto.
Nel volume zoologico del Museo Civico potrebbe mettere questo:
Vittorio Bottego
Il Giuba
ed
i suoi affluenti.
Esplorazioni e scoperte deltaSpedizione [cancellato nell’originale]
della Spedizione inviata dalla
Società Geografica Italiana.
Settembre 1892 - Settembre 1893.
Non so l’indirizzo del Prof. Parona. Voglia aver la bontà di man-
dargli queste due prove d’incisioni in legno (eterocefalo e colonia di
eterocefali).
Netpezzo [cancellato nell’originale]
Voglia aggradire i miei più distinti saluti. Ossequii il Marchese.
Tanti saluti a Fea.
Suo Aff.°
V. Bottego
[Paussus planicollis Raffray è un coleottero pausside che vive con le formiche,
raccolto da Bottego nell’alto Ganale Gudda, fra gli Arussi Cormoso, il 20 aprile 1893.
Il Prof. Decio Vinciguerra (1856-1934) era un noto ittiologo che si era formato
al Museo di Genova, dove rimase sino al 1887 e dove sarebbe poi tornato anni dopo
(dal 1921 al 1933) come Vice Direttore.
Il Commendatore Prof. Giuseppe Dalla Vedova (1834-1919) fu Segretario (dal
1878 al 1895) e poi Presidente (dal 1900 al 1906) della Società Geografica Italiana.
384 | R. POGGI
Per quanto riguarda le antilopi, il “Cephalopus” è un maschio del già citato
Cephalophus harveyi (Thomas) proveniente da Gourar Ganana, tra Lugh e Bardera,
7.VIII.1893; tale esemplare fu selezionato da De Beaux nel 1924 come olotipo della
sua nuova sottospecie bottegoi e figura nel catalogo del Museo di Genova col numero
MSNG 3733 (+ cranio 3734); sull’effettivo valore di tale sottospecie non c’è ancora
uniformità di vedute da parte dei mammalogi.
L’antilope a collo lungo è una giovane femmina di Lithocranius walleri
(Brooke), ossia di gerenuk, etichettata “Pozzi di Hema”, tra Bardera e 1 Uebi Sce-
beli, 3.IX.1893, che figura a catalogo col numero MSNG 1465 (+ cranio 1466).
Il Prof. Corrado Parona (1848-1922) era il Direttore dell’Istituto di Zoologia
dell’ Università di Genova, il quale, assieme al Prof. Giacomo Cattaneo (1857-1925),
Direttore dell’ Istituto di Anatomia Comparata della medesima Università, pubblicò
nel 1893 “Note anatomiche e zoologiche sull’ Heterocephalus, Ruppell”, in Annali
Mus. civ. St. nat. Genova, 33 (= Ser. 2, 13): 419-447, tav. XIII; una versione ridotta
dell’articolo fu stampata nello stesso anno in Boll. Vinee Loi Ari comp. R. Univ.
Genova, 1 (19): 1-7, 1 tav.]
XIII) [Roma, 15 Febbrajo 1895: data in fine lettera]
Onorevole Prof.
Impossibile che 10 metta le mani su un lavoro del Prof. G. [sic!]
Gestro.
Le sue note sulla mia raccolta zoologica le farò stampare tal
quali e gli manderò le bozze 3 o 4 volte per le correzioni. Potrà
aggiungervi, modificare quel che crede.
Quanto poi alla paternità del lavoro, il pubblico ed io non la
pensiamo come Lei. HHavoro [cancellato nell’ originale] Senza la sua
firma, non avrebbe nessun valore e passerebbe inosservato.
Se crede, lo faccio stampare così e subito spedisco a Genova le bozze.
Prego rispondere.
Quanto devo a Fea? Lo dica senza complimenti; di disegni
scientifici 10 non me ne intendo.
Ossequii il Marchese, molti saluti a Fea.
Di Lei Devot.° Aff.° amico
V. Bottego
Roma, 15 Febbrajo 1895.
Attendo una cartolina in risposta.
[Evidentemente Gestro stava completando il testo della propria nota sulle rac-
colte zoologiche (che sarebbe poi apparsa nell’Appendice al volume come “Cenni
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 385
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Fig, 9 — Lettera:del12,11/1895% recto.
386 R. POGGI
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Fig. 10 — Lettera del 12.11.1895: verso.
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IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 387
Sere III i cono ms III tic lineari canzinitiiamiiriicrnizn Sonn on à ESME ARES NINE PRRO IRE, NI). Ss
Fig. 11 — Lettera del 12.11.1895: terza facciata.
388 R. POGGI
LS
sulla collezione zoologica raccolta dal capitano Bòttego durante la sua esplorazione
del Giuba e de’ suoi affluenti,, alle pp. 519-523) e aveva proposto a Bottego di non
apparire espressamente come autore del contributo.]
XIV) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma”, testo
scritto con inchiostro rosso]
Roma, 21 Febbrajo 1895
Onorevole Prof. Gestro.
Oggi le ho spedito il suo manoscritto e gl’insetti.
Appena il resoconto zoologico sarà pronto me lo mandi per non
tardar più a stamparlo.
Se crede, metta una nota, dove io ho segnato un numero in
rosso, concepita pressappoco così:
Questo volume contiene le seguenti memorie:
Mammiferi - Thomas, Museo Britannico, Londra
Rettili Ue
Pesci - Vinciguerra, ---, Roma
Insetti lE, Ses) SSS
Il mio pesce è giunto e la ringrazio.
Ossequii il Marchese. Saluti Fea.
Suo Aff.° V. Bottego
(volta)
Il titolo del mio libro è:
Il Giuba esplorato.
Ancorché nel frontespizio det-hbro [cancellato nell’originale|
non ci sarà scritto che:
Vittorio Bottego
Il
Giuba esplorato
Timbro in oro,
a secco, uguale
alla medaglia della
S.G.I.
Editore e città
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 389
VITTORIO BOTTEGO
Viaggi di scoperta nel cuore dell Africa
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‘ GIUBA ESPLORATO
SOTTO GLI AUSPICI
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DELLA
SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA |
: _ CON 143 INCISIONI E 4 GRANDI CARTE GEOGRAFICHE A COLORI
i Pubblicazione diretta, per la parte artistica, da G, BoGgianI
*ete DB ee STAI ie SE
ROMA
ERMANNO LOESCHER & C.°
1895
ETERO si — ait — iis LE LLORES retin, ie Ra
Fig. 12 — Copertina de “Il Giuba esplorato”.
390 R. POGGI
Gli ho riscritto a questo riguardo perché l’altra volta, mi pare,
ci fosse qualche altra specifica.
V.B.
XV) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma” |
Roma, 10 Marzo 1895
Onorevole Prof. Gestro.
Mi occorrerebbe subito il resoconto zoologico per farlo stam-
pare. Gli manderò tre volte le bozze per le correzioni ed aggiunte.
Se sono arrivate le tavole dei rettili me ne faccia avere copia. Ho
appena appena il tempo per farle incidere in legno.
Desidererei sapere se ha potuto apportare ai capitoli del volume
zoologico le modificazioni di cui le scrissi uniformandone il titolo:
. nel viaggio: Esplorazione del Giuba e suor affluenti. Sarebbe desi-
derio anche del Marchese Doria.
Il mio libro sarà intitolato I{ Giuba esplorato. Spero vorrà adot-
tarlo anche Lei.
Mi saluti Fea. Aggradisca 1 miei più distinti saluti.
Suo aff.° Devot.
V. Bottego
XVI) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma”]
Roma, 18 Marzo 1895
Onorevole Prof.".
Mi dispiace per l’inaspettato ritardo delle tavole dei rettili. Fra
pochi dì il mio lavoro è tutto impaginato e mi saranno inutili. Perciò la
pregherei, se non giungono in settimana, a sospenderne, per conto mio,
l'esecuzione e l’invio. Quei Signori di Londra non si potranno lamen-
tare; le tavole dovevano esser qui in Dicembre ed ora siamo in Marzo!
La ringrazio del resoconto zoologico. E’ gia dal tipografo.
Quanto ai titoli delle memorie inserite nel volume delle mie
raccolte Lei dice che non è vero che il Marchese abbia approvato il
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 391
titolo “Esplorazione del Giuba e suoi affluenti”, ma pure lo è. Due
volte gliene ho parlato e due volte ha detto che va bene e di scrivere
in proposito a Lei. E° esatto che non tutte le mie raccolte sono state
fatte nel bacino del Giuba; ma quel titolo è quello di tutto il mio
viaggio, il quale comprende anche l'itinerario Berbera-Imi fatto per
compiere l'esplorazione del Giuba.
In ogni maniera, questo titolo sarà sempre più esatto di quello
che non dice nulla e non è vero: Alla ricerca delle sorgenti del Giuba,
o degli altri, affatto parziali: nelle Lande Somali, nei paesi Galla, nelle
terre dei Bòran, nelle regioni Sidama. |
Del resto, anche se nel volume scientifico metterà il titolo di
quello della narrazione annedottica [sic!]: I{ Giuba esplorato, o l’altro
delle carte: 21 Giuba ed 1 suoi affluenti o un altro ancora, per me ne
sarò sempre contento. Io di questi titoli non glie ne avrei parlato se
non me n’avesse scritto (almeno del generale).
Mi saluti Fea. Voglia aggradire 1 miei ossequi.
Suo Aff.° Devot.°
V. Bottego
[Le quattro tavole sui Rettili e gli Anfibi, furono stampate a Londra da Mintern
Bros. su disegni di Peter Smit, a corredo del testo scritto da George Albert Boulenger
(1858-1937), erpetologo attivo presso il British Museum of Natural History di Londra.
La discussione sul titolo riguarda quello generale sotto il quale raggruppare
tutti gli articoli che avrebbero poi costituito il vol. XX.XV degli “Annali” del Museo
di Genova, dedicato interamente ai risultati zoologici del viaggio Bottego. Il titolo
scelto fu poi “Esplorazione del Giuba e dei suoi affluenti compiuta dal Cap. V.
Bottego durante gli anni 1892-93 sotto gli auspicii della Società Geografica Italiana.
Risultati zoologici.” |
XVII) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma” |
Roma, 25 Marzo 1895
Gentil.° Prof.
Quando il mio libro sarà al Capitolo di cui deve far parte il rze-
pilogo zoologico gli scriverò.
La pregherei, nella correzione delle bozze dei diversi autori, di
correggere le intestazioni. Uno scrive “... rettili, raccolti dal Capit.’
Bottego nel suo viaggio nei Somali”, un altro “insetti raccolti dal Capit.°
302 RIPOGGI
- ANNALI DEL MUSEO CIVICO
STORIA NATI RALE
DI GENOVA
DI
G. DORIA E R. GESTRO
enone
SERIE 2.4, Vou. XV
(XXXV)
GENOVA
TIPOGRAFIA DEL R. ISTITUTO SORDO-MUTI
1895
Fig. 13 - Volume XXXV degli “Annali”: primo frontespizio.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 393
T*Y = TàiÈèTLT-=-
VTVWYVYT[VVTU[STATYTOT YY*=>"*>
ESPLORAZIONE DEL GIUBA i
E
DEI SUOI AFFLUENTI
COMPIUTA DAL CAP. V. BOTTEGO
| DURANTE GLI ANNI 1892-93
SOTTO GLI AUSPICII
DELLA SOCIETÀ GEOGRAFICA ITALIANA
RISULTATI ZOOLOGICI
| STO-="<"*<"<cN
Fig. 14—- Volume XXXV degli “Annali”: secondo frontespizio.
394 R. POGGI
Bottego nel suo viaggio alle ricerche delle sorgenti del Giuba, ecc. ecc.”
Più razionale ed esatto uniformare così: ...dal Capit.° Bottego
nel suo viaggio: Esplorazione del Giuba e suoi affluenti.
Domani le spedirò, immancabilmente le carte geografiche.
Saluti Fea. I miei più distinti ossequi.
Suo Devot.°
V. Bottego
La prego di non tralasciare questa modifica.
XVIII) [Cartolina postale, indirizzata:
All’egregio / Prof. Cav. Rafaele [sic!] Gestro / Genova /
Museo Civico di Storia Naturale / Villetta Di Negro]
Timbro postale Roma, 16.4.95
Egregio Professore,
Come poteva immaginare, nessuno si era preso il gusto di met-
tere le iniziali minuscole a coleotteri, ecc., ... Sarà stato un errore
della tipografia.
Voglia subito spedirmi i disegni dei nove insetti e dirmi le scale
delle tavole dei rettili e della testuggine.
Quando avranno stampato il volume sulle mie raccolte zoologi-
che ne vorrei avere, se possibile, un 50 copie.
La prego di rispondermi.
Tanti saluti anche a Fea.
Suo Dev.°
V. Bottego
[Data aggiunta da Gestro: “(17.4.95 ?)”]
XIX) [su biglietto intestato “Società Geografica Italiana, Roma /
II° Spedizione Bòttego” |
Sul piroscafo Po (canale di Suez), 9 Luglio 1895
Onorevole Prof.
Non le ho scritto prima perché molto occupato.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 395
Le 444 lire glie le spedirò da Massaua; non potei dall’ Italia per
quella ragione; nelle città d'Egitto (Alessandria, Porto Said, Suez) esi-
gono un aggio troppo grande. Spero che il ritardo non la disturberà.
Le differenze tra questi [cancellato nell’originale] i materiali
acquistati e quelli ordinati non importano inconvenienti.
Di conterie ne troverò ad Aden. Costeranno qualche centesimo di
più al chilos, ma in compenso saran proprio come quelle che desidero.
Non le posso mandare le incisioni degl’insetti; non so se si tro-
vano a Roma od a Parma; il meglio, forse, sarebbe farli fare dai
disegni che ha lei.
Se può mi mandi 40 o 50 copie del volume zoologico a quest’in-
dirizzo: Pio Citerni, Capitano 69° Regg.to Fanteria - Roma (prati di
Castello).
Due copie le invii anche al Prof." Del Prato, Museo di Storia
Naturale, Parma.
La ringrazio della sua gentilezza. Mi saluti Fea e le Signorine.
Suo Aff.° amico V. Bottego
[Le 444 lire si riferiscono al saldo delle spese anticipate a Genova da Gestro, a
nome del Museo, per l’acquisto delle attrezzature necessarie per le raccolte zoologi-
che della nuova spedizione di Bottego.
Pio Citerni, ufficiale di fanteria, era il cognato di Bottego, avendone sposato
la sorella Celestina; nipote di Pio era Carlo Citerni (1873-1918), che partecipò alla
seconda spedizione Bottego, da lui narrata, assieme a Lamberto Vannutelli (1871 -
1966), nel volume “L’Omo”, del 1899.
Il naturalista Prof. Alberto Del Prato (1854-1918) studiò a suo tempo i mate-
riali del “Museo Zoologico Eritreo Bottego”, oggi parte integrante del Museo di
Storia Naturale dell’ Università di Parma.]
XX) [su carta intestata “Società Geografica Italiana, Roma / II°
Spedizione Bottego” |
Massaua, 5 Agosto 1895
Gentilis.° Prof.".
Non se l’avrà a male del ritardo a spedirgli l’importo del mate-
riale zoologico. Mille faccenduole prima, lesser giunto più volte,
396 R. POGGI
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Fig. 15 - Bigli etto del 9.VIL.I 1895: e verso
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 397
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Fig. 16 — Lettera del 5.VIII.1895: recto.
398 R. POGGI
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Fig, 17 = Lettera del S°VT11. £895: verso.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 399
all’ultimo momento, allo sportello d’emissione dei vaglia, quando le
operazioni postali di danaro eran chiuse, m’han fatto rimandare il
saldo del debito. Mi spiacerebbe d’averlo così disturbato.
Ricevera le 444 (quattrocentoquarantaquattro) Lire con quest’al-
tra posta.
La Navigazione Generale mi presenta ora una nota di £. 38,90
importo di spedizioni fatte dallo Spedizioniere Vannetti, a mio conto.
Si riferiscono, senza dubbio, al materiale zoologico.
La carta non cita il motivo della spesa; vorrebbe Lei chiedere
al quel signore schiarimenti e scrivermi ? Gli ho scritto di questo
perché avevo diritto al trasporto sui vapori della N.G.I. gratis e
temo che nelle 38 Lire siano comprese le spese di trasporto in mare
del materiale imbarcato a Genova che non debbo pagare.
Voglia salutarmi Fea.
Aggradisca 1 miei ossequil.
Suo Aff.o
V. Bottego
[N.G.I. sta per Navigazione Generale Italiana.]
XXI) [su biglietto intestato “Società Geografica Italiana, Roma /
II° Spedizione Bottego” |
Massaua, 13 Agosto 1895
Cariss.2 Prot. Gestro,
Eccole il vaglia di Lire 444 a saldo delle spese fatte da lei per
conto mio nell’acquisto dei materiali zoologici.
I preparativi della mia Spedizione vanno avanti e nei primi di
Settembre lascieremo Massaua.
Provo però, il che non avrei creduto in principio, gravi difficoltà
da superare nell’arruolamento degli uomini e compra dei muli. Pro-
prio ora la colonia requisisce 600 muli ed assolda un mille ascari. E
i prezzi crescono !
Non ho tempo per dilungarmi.
Mi saluti il Sig. Presidente, se è (costi; e. Fea.
Suo Aff.° amico
V. Bottego
400 R. POGGI
Fig. 18 — Biglietto dell’11.X.1895: recto e verso.
IL CARTEGGIO INEDITO TRA VITTORIO BOTTEGO E RAFFAELLO GESTRO 401
XXII) [su biglietto intestato “Società Geografica Italiana, Roma /
II° Spedizione Bòttego” |
Brava, 11 Ottobre 1895
On Prof
Consegno al Capitano Commissario Guardigli Quinto della R.*
Nave Dogali una cassetta contenente 7 recipienti di vetro con inte-
ressanti raccolte d’animali dei dintorni di Brava. La cassa è bene
confezionata ed i materiali che contiene possono restar senza gua-
starsi anche 6 mesi.
Se questa roba tarda troppo a giungere al museo ne faccia ricerca.
Carico di lavoro non posso dilungarmi.
Tanti saluti a Lei ed al Sig. Fea.
Gratiss.° V. Bottego
[E° questo l’ultimo scritto del Cap. Bottego conservato nell'Archivio del Museo.
Il giorno successivo sarebbe partita da Brava la spedizione da cui l’esploratore non
fece ritorno. |
BIBLIOGRAFIA
Pocci R., 2003 - Vittorio Bottego e il Museo Civico di Storia Naturale di Genova
(pp. 343-350, 11 figg.) - In: Mezzadri M. G. & Spocci R. - Vittorio Bottego
e le esplorazioni in Africa. 1897-1997 - Monte Università Parma Ed., Parma,
2003, XX + 368 pp. (= Pubbl. Mus. St. nat. Univ. Parma, 10)
RIASSUNTO
Si trascrivono integralmente le 22 missive inviate dall’esploratore africano Vit-
torio Bòttego (Parma 1860 - Daga Roba 1897) tra il dicembre 1893 e l’ottobre 1895
al Prof. Raffaello Gestro (Genova, 1845-1936), all’epoca Vice-Direttore del Museo
Civico di Storia Naturale di Genova. La trascrizione del carteggio, conservato nel-
l’archivio del Museo genovese, è integrata qua e là da alcune note di commento.
ABSTRACT
The unpublished correspondence between Vittorio Bottego and Raffaello Gestro
in the archives of the Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria” in Genoa.
In the period from December 10°, 1893 to October 11%, 1895 the well known
explorer Capt. Vittorio Bòttego (Parma 1860 - Daga Roba 1897) was in correspon-
402 R. POGGI
dence with Prof. Raffaello Gestro (Genova 1845-1936), at the time Vice-Director of
the Museo Civico di Storia Naturale di Genova, mostly for problems linked to the
publication of the book I] Giuba esplorato on the results of his first African expedi-
tion in High Jubaland (1892-1893), between the actual Ethiopia and Somaliland.
A total of 22 messages (17 letters, 3 cards, 2 postcards) are kept in the Museum’s
Archives; all of them are transcribed and, when necessary, annotated.
403
PaoLO MAGRINI *, LuIGI MAGNANO ** & PIERO ABBAZZI *
>)
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHY NCHUS)
REITTER, 1914 ANOFTALMI DELLA CORSICA, CON
DESCRIZIONE DI UNA NUOVA SPECIE
(COLEOPTERA, CURCULIONIDAE)
INTRODUZIONE
La sistematica degli Otiorhynchus (Lixorrhynchus) anoftalmi sardi
è stata recentemente chiarita in tre diversi contributi (MAGRINI,
ABBAZZI & CiroccHI, 2002; MAGRINI, ABBAZZI, LEO & FANCELLO,
2003; MAGRINI & ConSORTI, 2005). Ci è sembrato utile prendere
in esame anche le specie affini di Corsica, poiché dell’unico taxon
ad oggi noto, Otiorhynchus (Lixorrhynchus) grenieri (Allard, 1869),
descritto inizialmente come Troglorhynchus, esistevano solo poche
citazioni, successive al lavoro originale, e non era mai stato affron-
tato uno studio sistematico basato sui genitali.
Nella descrizione di Allard Otiorhynchus (Lixorrhynchus) grenieri
è stato Indicato genericamente di “Corsica”; anche il materiale che
abbiamo esaminato, proveniente da antiche raccolte e conservato
nelle collezioni del Museo civico di Storia naturale di Milano, del
Museo civico di Storia naturale “G. Doria” di Genova e del Museo
di Storia naturale “La Specola” dell’Università di Firenze, riporta
in buona parte come cartellinatura un generico “Corsica” o “Corse”
e solo in alcuni casi “Omessa”, località posta nella parte centro-
orientale dell’isola. Va aggiunto un esemplare femmina raccolto di
recente da uno di noi (P. M.) a Rogliano (Alta Corsica, Bastia), nel-
l'estremo nord dell’isola stessa. Il tipo di O. (L.) grenieri, che ci è
stato gentilmente inviato in studio dalla Dr.ssa Hélène Perrin del
(*) Museo di Storia Naturale dell’ Università di Firenze, sezione di Zoologia “La
Specola”. Via Romana, 17 - 50125 Firenze (I) (collaboratore esterno).
magrinip@magrinipaolo.191.it
(**) Via Montenero, 53 - 50036 Poggibonsi (Siena) (1). luigimagnano@libero.it
404 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
Muséum National d’Histoire Naturelle di Parigi, è una femmina:
partendo dallo studio dei suoi organi genitali, finora mai estratti,
abbiamo verificato che la spermateca, lo spiculum ventrale e le gona-
pofisi risultano sovrapponibili a quelli di tutti gli altri esemplari
femmine visionati. Riportiamo inoltre la documentazione fotografica
dei genitali di un esemplare maschio di Omessa, identico nella mor-
fologia esterna al tipo, che riteniamo sicuramente rappresentativi per
quel che riguarda l’organo copulatore maschile di O. (L.) greniert.
La struttura dell’edeago raffigurato è perfettamente coincidente con
quella di tutti gli altri esemplari maschi, variamente localizzati, che
abbiamo esaminato, eccetto uno: quest’ultimo, raccolto anch’esso a
Omessa (e quindi sintopico con O. (L.) greniert), presenta indubbie
differenze anche nella morfologia esterna.
Siamo giunti pertanto alla conclusione che esso debba appar-
tenere a una nuova specie. Qui di seguito procediamo alla ridescri-
zione di O. (L.) grenieri, integrandola con immagini fotografiche sia
dei genitali maschili che femminili, sia dei particolari più signifi-
cativi dell’habitus; successivamente descriviamo la nuova specie che
abbiamo denominato O. (L.) pavesit.
Ricordiamo che per la nomenclatura delle parti dell’esoscheletro
ci atteniamo a VAN DEN BERG (1972).
ABBREVIAZIONI
CPM
MHNP
MSNG Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria”, Genova, Italia
MSNM = Museo Civico di Storia Naturale, Milano, Italia
MZUF
collezione Paolo Magrini, Firenze, Italia.
Muséum National d’Histoire Naturelle, Paris, Francia
Museo Zoologico “La Specola”, Firenze, Italia
Otiorhynchus (Lixorrhynchus) grenieri (Allard, 1869)
Troglorhynchus greniert Allard, 1869: 472
Troglorhynchus nicaeicivis Gozis, 1895: 80
Otiorhynchus poster de Marseul, 1872: 449 [cambiamento di nome ingiustificato]
Figg. 1-24, 37, 39, 43-45.
LoOcalita faro Corsica (/ ‘parserafo!"sulla*‘distrbu-
zione geografica).
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 405
Materiale esaminato. (per ogni esemplare vengono
riportati integralmente i dati dei cartellini originali): Holotypus
2: Corse, R. Daniel vid. 1904, Ex Musaeum E. Allard, 1899,
coll. Desbrochers (MHNP). 1 6d: Corsica, O. poster, De Marseul,
1872, Revel, coll. Jekel (MSNM); 2 od: Corsica, Revel, coll. Jekel
(MSNM); 1 d: Corsica, Coll. Jekel, Troglorhynchus grenieri det. L.
Magnano, 1966 (MSNM); 1 d e 1 9: Corsica, Omessa, Coll. Bon-
naire (MSNM); 1 ®: Corsica, Omessa, Troglorhynchus grenieri det.
L. Magnano 1966, Coll. Bonnaire (MSNM); 1 £: Corsica, Bertolini,
1900, coll. Dodero (MSNG); 2 es.: Corsica, coll. Dodero (MSNG);
16 e1 £: Corsica, Omessa, coll. Dodero (MSNG); 2 dé: Corsica,
coll. Baudi (MSNG); 3 es.: Corsica, coll. Mancini (MSNG); 1 es.:
Corsica, coll. Binaghi (MSNG); 1 es.: Corsica, Troglorhynchus gre-
niert Abeille 1873, det. Apfelbeck (MSNG); 1 es.: Corsica, dono
Bargagli (MZUF); 1 9: Corsica, Rogliano (Bastia), 4.VI.1992, leg.
P. Magrini (CPM).
Tab. 1: Misure in mm dell‘holotypus 2; minime, massime e medie degli esemplari
di O. (L.) grenteri esaminati.
L: lunghezza complessiva, dall’apice del rostro all’estremità delle elitre;
LSR: lunghezza complessiva senza rostro; LS: lunghezza scapo; LF: lun-
ghezza funicolo; LC: lunghezza clava; PL: lunghezza del pronoto, misu-
rata lungo la linea mediana; PMW: larghezza massima del pronoto; EL:
lunghezza elitre, misurata dalla base dello scutello all’apice suturale; EW:
larghezza massima delle elitre; PMW/PL: rapporto massima larghezza/lun-
ghezza del pronoto; EL/EW: rapporto lunghezza/larghezza delle elitre; LE:
lunghezza edeago; LSV: lunghezza spiculum ventrale; LSG: lunghezza spi-
culum gastrale; SL: lunghezza spermateca.
Misure in| L | ESR} LS |LF ILC |PMWI PL .|PMWIEL|EW|_ EL, |LSG| LE |\LSWI SL
mm e e Meee ---
‘OF EW
grenieri
3,37|0,72|0,72|0,33| 0,79 | 0,87
Min 1,54| 0,77] 1,85 | 1,06 | 1,30 | 0,83 peal
ESE 2,50 | 0,51|0,54|0,25| 0,71 6s] 090.
| media |5.1] 297 06 0,65 | 0,30] 0,7
Ridescrizione—dell holo ty pais, Conpocditomma
2,02 | 1509185
i)
—
allungata, rosso-bruno, lucido, zampe e antenne ferruginee. Anof-
406 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P ABBAZZI
talmo. Rostro robusto, poco più lungo che largo, con areole pun-
tiformi e con setole castanee sollevate di 30-40° rivolte all’indietro,
lunghe un terzo rispetto a quelle del pronoto. Epistoma smarginato,
largo quanto la fronte fra gli pterigi, questi robusti e dilatati late-
ralmente. Fronte non distinta dall’epifronte: quest’ultima percorsa
da una debole carena mediana e delimitata lateralmente da mar-
gini salienti, fiancheggiati all’interno da un solco che ne evidenzia
il rilievo. Fa seguito uno spesso strato di squame biancastre, ovali,
serrate, in parte non aderenti al tegumento, che si espandono poste-
riormente fino alla leggera sella posta fra il rostro e il capo e rive-
stono anche la parte inferiore del rostro, lasciando libere le scrobe,
che risultano oblunghe e profonde.
Capo conico, glabro con superficie finemente reticolata. Ver-
tice con sottili areole, munite di una corta setola, diretta in avanti.
Antenne snelle, sparsamente pubescenti; scapo gradatamente ingros-
sato dalla base all’apice. Primi due antennomeri del funicolo ugual-
mente allungati, il primo più grosso e leggermente arcuato, i seguenti
tondeggianti e subeguali fra loro. Clava ovoidale, appuntita, ristretta
alla base e brevemente peduncolata.
Pronoto subconvesso, mediocremente arrotondato ai lati, di poco
più lungo che largo; orlo anteriore più stretto di quello basale, mag-
giore larghezza alla metà, con grosse e fitte areole ombelicate, nelle
quali sono inserite setole inclinate verso la linea mediana, che si pre-
senta liscia e glabra sul disco. Gli intervalli fra le areole, più stretti
del diametro delle stesse, sono subconvessi.
Scutello triangolare, piccolo e rilevato. Elitre strette, del doppio
più lunghe che larghe, ad omeri nulli e lati paralleli fino al terzo
posteriore, con massima larghezza alla metà e con base appena più
larga del margine posteriore del pronoto. In visione laterale l’estre-
mità è smussata e rivolta in basso. Nella metà prossimale, supe-
riormente e lateralmente, le strie presentano grosse areole rotonde,
distanti l’una dall’altra di uno spazio corrispondente al loro diame-
tro; distalmente sono invece più piccole, più allungate e più rade.
Interstrie subconvesse sul dorso, più rilevate ai lati, larghe quanto
le strie, con sottile granulosità seriata e lunghe setole, fini, arcuate
e reclinate.
Metasterno e urosterni visibili provvisti di areole molto serrate
e corte setole rivolte all’indietro.
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 407
Zampe robuste e setolose, femori clavati e mutici, tibie grosse:
protibie debolmente ricurve all'apice; mesotibie e metatibie dritte.
Tarsi corti, primo tarsomero triangolare, secondo tanto lungo quanto
largo, terzo trasverso e bilobo.
Edeago, spiculum gastrale, spiculum ventrale, gonapofisi e sper-
mateca, come nelle figure allegate.
Variabilità intraspecifica: le ®® presentano una
variabilità minima a carico delle dimensioni, dei caratteri esosche-
letrici, della morfologia della spermateca e dello spiculum ventrale.
Nelle 99 le zampe hanno forma più snella e le protibie, rispetto a
quelle dei Sd, sono meno sinuose. Anche nei dd si riscontra unifor-
mità di habitus e costanza sia nella forma e dimensioni dell’ edeago,
sia dello spiculum gastrale. In essi le zampe sono più robuste, le
protibie bisinuate con una frangia di setole rigide giallastre nella
metà distale dell’orlo interno. Il loro metasterno e 1 primi due uro-
sterni presentano un’ impressione mediana.
Distribuzione s'eo'srafiea” Corsica (stazioni accer-
tate): Rogliano (Alta Corsica) (CPM); Omessa (Alta Corsica) (MSNG
e MSNM). Stazioni desunte dalla letteratura: Portovecchio, Borgo,
Nonza, Cervione (HoFFMANN 1950:150).
Note ecologiche: nel suolo, sotto pietre profondamente
interrate e al vaglio in bosco di Quercus ilex L., Quercus suber L. e
altre specie di Quercus L.
Otiorhynchus (Lixorrhynchus) pavesii n. sp.
Figg. 25-36, 38, 40, 42, 46.
Localita tipicaz: Omessa (Alta Corsica):
Materiale esaminato: Holotypus 6: Omessa (Alta
Corsica) (MSNG).
408 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P ABBAZZI
Diagnosi. Un Otiorhynchus (Lixorrhynchus) affine a grenieri
(Allard), dal quale differisce per la statura maggiore, per le areole
del pronoto piu grandi, per le antenne piu lunghe e per la diversa
forma dell’ edeago.
Diemer netti li holotype. “Corpo. oblungo,
ellittico, rosso scuro, lucido. Anoftalmo. Rostro stretto, a lati subpa-
ralleli, del doppio più lungo che largo. Epistoma smarginato, largo
quanto il rostro fra gli pterigi, 1 quali risultano profondi, appena
allargati all’esterno e chiusi in avanti. La fronte è ben definita e più
bassa rispetto all’asse dell’epifronte. Assieme all’epifronte è delimi-
tata da sottili carene dorso-laterali, che progressivamente si restrin-
gono all’interno verso il capo e che risultano accentuate da un fine
solco longitudinale che le affianca internamente. La superficie del-
l’epifronte è nascosta da uno spesso strato di squame ovali, serrate,
semierette, che tuttavia non maschera del tutto la presenza di un
profondo solco mediano. Le squame raggiungono la leggera sella fra
la base del rostro e il capo e invadono anche la parte inferiore del
rostro, lasciando libere le scrobe, che sono profonde e lucide. Setole
di un bianco sporco sono inserite sulle fini areole della fronte e del-
l’epifronte, sollevate più o meno di 45°; quelle sulla fronte dirette in
avanti, quelle dell’epifronte rivolte verso la linea mediana.
Capo globoso, conico, liscio, con sottili setole semicoricate dirette
in avanti, inserite in areole sparse e superficiali, più marcate e più
grandi sul vertice. Antenne robuste, slanciate, con scapo dritto, gra-
dualmente ingrossato dalla base all’apice e con fini setole coricate.
Primi due antennomeri del funicolo antennale subeguali, una volta e
mezzo più lunghi che larghi; il primo più spesso del secondo; anten-
nomeri 3-6 appena più lunghi che larghi, antennomero 7 tanto lungo
quanto largo. Clava ovale, 2,3 volte più lunga che larga, appuntita e
tomentosa, lunga quanto i tre antennomeri che la precedono.
Pronoto subcilindrico, più lungo che largo, poco arcuato ai lati,
con orlo anteriore più stretto di quello basale e massima larghezza
prima della metà. Areole grandi e ombelicate, più profonde ai lati,
provviste di una setola semieretta, orientata verso il centro, lunga il
doppio del diametro dell’areola. Gli intervalli fra le areole sono piani
sull’area discale e rilevati ai lati.
Scutello triangolare. Elitre ogivali, del doppio più lunghe che larghe,
piane sul disco, con un piccolo callo omerale. Base smarginata, net-
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 409
tamente più larga di quella del pronoto. Maggiore larghezza alla
metà, lati allargati fino al terzo posteriore, poi regolarmente conver-
genti in addietro; apice appuntito rivolto verso il basso. Strie con
areole grandi, seriate, profonde nel terzo anteriore delle elitre, poi
progressivamente più piccole, più superficiali e oblunghe, poco mar-
cate lungo la declività. Interstrie lineari, molto più strette delle strie,
quelle marginali subconvesse, provviste di sottili granuli a denti di
raspa uniseriati, con inserite setole piliformi.
Metasterno e urosterni visibili con dense areole e corte setole
dirette all’indietro. Metasterno e i primi due urosterni con debole
impressione mediana.
Zampe robuste, rivestite da rigida pubescenza. Femori clavati,
inermi; metafemori più allungati. Protibie e mesotibie con robusto
sperone apicale, più piccolo e meno acuminato nelle metatibie. Pro-
tibie munite nella metà interna di una fitta frangia di setole rivolte
verso il basso. Tarsi robusti, primo tarsomero triangolare, secondo
arrotondato ai lati, trasverso e nettamente più corto del primo e del
terzo, il quale è largo e profondamente bilobo. |
Edeago e spiculum gastrale come nelle figure allegate.
Note comparative. Oltre che per i caratteri indicati
nella diagnosi, O. (L.) pavesi n. sp. differisce da O. (L.) grenieri
per la clava più stretta e più lunga, per il pronoto con rapporto
larghezza/lunghezza inferiore a quello di grenieri e per le zampe più
lunghe. L’edeago nella nuova specie si presenta, rispetto a quello di
O. (L.) grenteri, più grande, più largo, non ristretto alla metà e con
apice più squadrato. L’armatura basale del sacco interno ha l’apice
più arrotondato.
Derivatio. nomamis) Jay specie è dedicata all’amico
Maurizio Pavesi del Museo civico di Storia naturale di Milano, per
la costante collaborazione alle nostre ricerche entomologiche.
Distribuzione @e@oeratica. Della nueva specie è
noto un unico esemplare. Nella localita tipica: Omessa (Alta Cor-
sica), convive con O. (L.) greniert. E° presumibile che il nuovo taxon
sia piu ampiamente distribuito.
410 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
Fig. 1: Otiorhynchus grenieri (Allard, 1869), holotypus 2, (MHNP): habitus.
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 411
Figg. 2-5: Otiorhynchus grenieri, holotypus: 2 - capo e rostro in visione dorsale;
3 - capo e rostro in visione laterale; 4 - antenna; 5 - clava.
412 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
Figg. 6-9: Otiorhynchus grenieri, holotypus: 6 - pronoto; 7 - elitre; 8 - apice elitrale
in visione laterale; 9 - superficie ventrale.
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 413
Pa
Figg. 10-13: Otiorhynchus grenieri, holotypus: 10 - zampa anteriore; 11 - zampa
mediana; 12 - zampa posteriore; 13 - gonapofisi.
414 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
cs)
14
0.1 mm
Figg. 14-17: Otiorhynchus grenieri, holotypus: 14 - spermateca; 15 - spiculum ven-
trale. O. grenieri di Omessa (Alta Corsica), (MSNM): 16 - edeago in
visione ventrale; 17 - edeago in visione laterale.
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 415
Figg. 18-19: Otiorhynchus grenieri di Omessa, (MSNM): 18 - apice dell’edeago in
visione ventrale preparato su perspex; 19 - spiculum gastrale.
416 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
Figg. 20-24: Spermateche di Otiorhynchus grenieri: 20 - holotypus; 21 - Omessa,
(MSNM); 22 - Omessa, (MSNM); 23 - Corsica, (MZUF); 24 -
Rogliano (Alta Corsica), 4.VI.1992, leg. P. Magrini, (CPM).
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 417
20
Fig. 25: Otiorhynchus pavesti n. sp., holotypus d, (MSNG): habitus.
418 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
Figg. 26-29: Otiorhynchus pavesti n. sp., holotypus: 26 - capo e rostro in visione dor-
sale; 27 - capo e rostro in visione laterale; 28 - antenna; 29 - clava.
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 419
elitre; 32 -
Figg. 30-33: Otiorhynchus pavesti n. sp., holotypus: 30 - pronoto; 31
apice elitrale in visione laterale; 33 - superficie ventrale.
420 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
34
Figg. 34-35: Otiorhynchus pavesti n. sp., holotypus: 34 - zampa posteriore; 35 - orlo
interno della protibia.
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 421
0.5 mm
tI
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i
Mu
LL
.
|
Figg. 36-42 - Otiorhynchus paves n. sp., holotypus: 36 - spiculum gastrale; 38 -
edeago in visione ventrale; 40 - edeago in visione laterale; 42 - apice
dell’edeago preparato su perspex. O. grenieri di Omessa, (MSNM):
37 - edeago in visione ventrale; 39 - edeago in visione laterale; 41
- apice dell’edeago preparato su perspex.
P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
422
43 - Otiorhyn-
i
ione ventrale d
preparata su acetato
interno in Vis
.
Armatura basale del sacco
. 43-46:
. Figg
44 - idem,
(MSNM), preparata
holotypus (MSNG), preparata su
>
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di Omessa, (MSNM)
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perspex
NOTE SUGLI OTIORHYNCHUS (LIXORRHYNCHUS) REITTER 423
RINGRAZIAMENTI
Esprimiamo vivi ringraziamenti alla Dottoressa Hélène Perrin
del Museum national d’Histoire naturelle di Parigi, per la cortese
disponibilità nell’affidarci in studio l’holotypus di O. (L.) greniert.
Particolare riconoscenza è inoltre dovuta ai Dottori Luca Bartolozzi
(Firenze), Carlo Pesarini (Milano), Roberto Poggi (Genova), per
averci dato la possibilità di esaminare il materiale conservato nei loro
Musei e a Sarah Whitman (Firenze) e Christophe Avon (Cagnes sur
Mer - Francia) per la loro consueta cortese collaborazione.
BIBLIOGRAFIA
ALLARD E., 1869 - Description de quelques Coléoptères nouveaux et notes diverses
- L’Abeille, Paris, 5 (1868-1869): 465-478.
Des Gozis M., 1895 - Troglorrhynchus nicaeicivis Goz. nov. sp. - Miscell. ent., Nar-
bonne, 3. (7): 80,
HOFFMANN H., 1950 - Coléoptères Curculionides (Première partie) - Faune de
France, 52. Ed. Lechevalier, Paris, 486 pp. (150-151)
MAGRINI P., ABBAZZI P. & CriroccHI F., 2002 - Due nuove specie italiane di Otizorhyn-
chus (Lixorrhynchus) Reitter, 1914 e note su specie endogee affini (Coleoptera
Curculionidae) - Redia, Firenze, 84 (2001): 45-67.
MAGRINI P., ABBazzi P., Leo P. & FanceLLo L., 2003 - Un nuovo Otiorhyn-
chus (Lixorrhynchus) Reitter, 1914 della Sardegna nord-occidentale e note su
Otiorhynchus (Lixorrhynchus) doderot (A. Solari & F. Solari, 1903) (Coleoptera
Curculionidae) - Redia, Firenze, 85 (2002): 83-99.
MAGRINI P. & ConsortI R., 2005 - Un nuovo Otiorhynchus (Lixorrhynchus) anof-
talmo della Sardegna - Boll. Soc. ent. ital., Genova, 137 (2): 127-134.
MARSEUL S.A. (DE), 1871-72 - Monographie des Otiorhynchides d’après les travaux
de MM. Seidlitz & Stierlin. Première partie - L’Abeille, Paris, 10 (=2° sér., 4):
1-452. (O. poster = 1872: 449-450).
VAN DEN BERG, H. C., 1972 - The morphology of Eremnus ceralis Marshall (Coleop-
tera: Curculionidae) - Annale Univ. Stellenbosch, ser. A (1), 47: 1-58.
RIASSUNTO
Nella presente nota viene ridescritto Otiorhynchus (Lixorrhynchus) grenieri
Allard, 1869 di Corsica, in base all’esame dell’olotipo e di numerosi altri esemplari,
i cui genitali vengono raffigurati per la prima volta. Viene poi descritto Otiorhyn-
chus (Lixorrhynchus) pavesti n. sp. di Corsica, affine alla precedente specie, ma ben
distinto per il diverso habitus e la differente conformazione dell’organo copulatore
maschile.
424 P. MAGRINI, L. MAGNANO & P. ABBAZZI
ABSTRACT
Notes on anophthalmous Corsican Otiorhynchus (Lixorrhynchus) Reitter, 1914,
with description of a new species (Coleoptera, Curculionidae).
Otiorhynchus (Lixorrhynchus) grenieri Allard, 1868 from Corsica is redescribed
after examination of the holotype and several other specimens, whose genitalia are
depicted for the first time. Otiorhynchus (Lixorrhynchus) pavesti n. sp. is described
from Corsica: it closely resembles the former species but clearly differs in its habitus
and male copulatory organ conformation.
425
MARIA TIZIANA NUvoLI *, Laura Loru* & ROBERTO A. PANTALEONI *
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA
DELL’ASINARA (SARDEGNA NW)
PREMESSA
L'importanza della biodiversità e della sua conservazione è stata
universalmente sancita con il varo della Convenzione sulla Diversità
Biologica, firmata da 150 nazioni durante la Conferenza ONU sul-
l'Ambiente e lo Sviluppo tenutasi a Rio de Janeiro il 5 giugno 1992.
La biodiversità è una risorsa da preservare e gestire saggiamente,
non solo per motivi estetici o morali ma anche per scopi utilitaristici
di sostenibilità nel lungo periodo.
Per quanto possa sembrare banale la base degli sforzi futuri
a favore della conservazione delle risorse naturali dovrebbe essere
costituita da inventari di specie quanto più possibile completi. Ma,
nonostante che la conoscenza di “tutta” la biodiversità sia stata rico-
nosciuta come elemento fondamentale di analisi, 1 dati relativi agli
invertebrati in generale ed agli insetti in particolare sono relativa-
mente SCarsi.
Agli insetti va riferita una percentuale di più del 75% dei taxa
animali noti. Essi rappresentano la principale componente nella stima
della reale biodiversità di una regione, ma nel loro studio si incon-
trano difficili problemi. Per studiare un’entomofauna sono infatti
necessari metodi di raccolta appropriati, spesso complessi e costosi.
Non meno importanti risultano poi piani di lavoro meticolosamente
sviluppati, con campionamenti ripetuti al fine di catturare specie che
presentano diversa fenologia. A rendere ancora più difficile questi
studi sono poi le ingenti quantità di esemplari con cui si lavora.
* Istituto per lo Studio degli Ecosistemi CNR, Sassari c/o Entomologia agraria,
Università degli Studi, via E. De Nicola, 07100 Sassari SS
e-mail: rapportiesterni.ise-ss(@ise.cnr.it
426 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Non è attualmente possibile, e non sarà possibile nell’immediato
futuro, stilare un inventario completo degli insetti di una regione o
di un habitat, poiché molte specie non sono state ancora descritte e
molte altre non possono essere identificate al presente (per problemi
tassonomici irrisolti o assenza di specialisti in molti gruppi sistema-
tici). A differenza di zoologi o botanici, che sono in grado di studiare
e riconoscere diversi ordini di animali e piante, difficilmente un ento-
mologo si occupa di più di un ordine, mentre spesso studia “solo”
singole famiglie o addirittura singoli generi quando molto numerosi.
Al presente, pochissimi sistematici sono in grado di identificare un
vasto numero di esemplari in supporto agli studi sulla biodiversità,
specialmente perché il numero di sistematici si è ridotto notevolmente
negli ultimi anni. In altre parole, ci sono pochi specialisti preparati, e
la loro disponibilità a partecipare ad uno studio finalizzato alla cono-
scenza della biodiversità di una regione è lungi dall’essere scontata.
INTRODUZIONE
L'interesse per la fauna dell’Isola dell’ Asinara (Sardegna nor-
doccidentale) è aumentata con la creazione del Parco Nazionale omo-
nimo. La storia dell’isola (GUTIERREZ et al. 1998), legata negli ultimi
150 anni a strutture sanitarie e penitenziarie, ne ha in realtà impe-
dito una approfondita esplorazione naturalistica e su molti gruppi di
organismi i dati sono quasi completamente assenti.
Sugli insetti dell'Asinara è apparso un primo lavoro di sintesi
(PANTALEONI et al., 1998) cui si rimanda per una dettagliata descri-
zione “storica” degli studi entomologici sull’isola. Qui basterà ricor-
dare le quattro fasi che possono essere individuate:
fa Ss é «pilo. ile ti 641 Ca coni primi viaggi di Paolo
MAGRETTI (1880) ed Achille Costa (1883, 1885) e la fondamentale
opera di raccoglitore svolta negli anni 1903 e 1904 da Silvio Fol-
chini, sotto-capo semaforista, su cui si basano 1 dati pubblicati da
KIEFFER (1904, 1905, 1906) e MANTERO (1909) e da tutti gli stu-
diosi che ne hanno successivamente esaminato i ricchi materiali,
ancora non totalmente studiati, depositati presso il Museo Civico
di Storia Naturale “Giacomo Doria” di Genova;
- fase “sas sa res e” con le esplorazioni occasionali che
fino al 1975 hanno potuto eseguire studiosi dell’ Università di Sas-
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 427
sari o loro ospiti e colleghi (BARONI URBANI 1971; BorponI 1974;
CassoLa 1972; CROVETTI 1960, 1961, 1963; DeLRIO 1975; PROTA
1963; SERVADEI 1952, 1967, 1969) e che si sono interrotte com-
pletamente al momento della costituzione sull’isola del cosiddetto
“supercarcere: ;
sita ej) dedi Se cite, oilig Oe fa {Zea fou ae le
Ricerche” con la campagna di “Ricerche zoologiche della
nave oceanografica «Minerva» (C.N.R.) sulle isole circumsarde”
svolta dall'autunno 1985 all’estate 1990 — durante la quale I Asi-
nara è stata visitata sei volte (1° luglio e 9-10 settembre 1987, 14-
15 maggio 1988, 16 giugno e 12-13 ottobre 1989, 9 luglio 1990)
(BACCETTI et al. 1988; Poggi in litteris) — sui cui dati si basa il
corpus principale delle notizie attualmente in nostro possesso sugli
insetti dell’isola;
=f acs .ey,d-¢.l) Parco Nw Za opa sen conta: hapertura-
delle attività di ricerca sull’isola e la pubblicazione dei primissimi
risultati.
In un contesto come quello sopra descritto, che vede da un lato
un esponenziale aumento dell’interesse e degli studi sull’entomofauna
di una peculiare area naturalistisca insulare e dall’altro un numero di
dati pubblicati ancora “minore” ed in un certo modo “gestibile” uni-
tariamente, ci è parso opportuno, anche su sollecitazione diretta del-
Ente Parco, fornire agli studiosi uno strumento di lavoro che funga
da base a ricerche successive. Proprio per raggiungere quest’ultimo
obiettivo sono state fornite per ogni specie anche indicazioni sulla
distribuzione geografica e cenni sull’habitat se noto.
Si è così costruito l’elenco degli insetti dell’ Asinara basandosi
esclusivamente su dati editi. Quest'ultima scelta, così come quella
di esaminare un ampio ma definito panorama di sorgenti bibliogra-
fiche, è stata dettata dalla necessità di dare al nostro lavoro dimen-
sioni compatibili con una sua conclusione temporale che comunque,
visti 1 lunghi periodi “morti”, ha richiesto più di quattro anni.
Questo, come tutti gli elenchi faunistici, nasce forzatamente
incompleto e, nonostante ogni nostro sforzo per impedirlo, sicura-
mente impreciso in alcune sue parti. Rimane comunque il primo
tentativo di raccolta di dati dispersi e, spesso, poco interpretabili.
Speriamo comunque, parafrasando GRANDI (1940), che nasca suffi-
cientemente completo ed invecchi onoratamente.
428 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
MATERIALI E METODI
Ricerca dei dati
Le fonti bibliografiche principali a cui abbiamo attinto per il
reperimento delle segnalazioni faunistiche riguardanti gli insetti del-
l’Asinara sono state la collana “Fauna d’Italia” edita dalla Calde-
rini di Bologna (volumi 1°-40°, dei quali 25 dedicati agli insetti),
la “Checklist delle specie della fauna italiana” edita anch’essa dalla
Calderini di Bologna (110 fascicoli di cui 74 dedicati agli insetti),
gli atti di due convegni sulla fauna sarda della Società Italiana di
Biogeografia — “Il popolamento animale e vegetale della Sardegna”
del 1980 e “Le piccole isole circumsarde e il loro significato biogeo-
grafico” del 1995 — e la serie di pubblicazioni “Ricerche zoologiche
Tabella I — Riviste entomologiche italiane utilizzate come fonti bibliografiche.
Rivista Città Volumi Anni
Animalia Catania 1-21 1974-1994
Annali del Museo Civico di Storia Naturale “Gia- Genova 1-95 1870-2004
como Doria”
Atti della Societa Italiana di Scienze Naturali e del Milano 110-140 1970-1999
Museo Civico di Storia Naturale di Milano
Bollettino del Laboratorio di Entomologia Agraria Portici 1-58 1937-2003
“Filippo Silvestri”
Bollettino del Laboratorio di Zoologia generale e Portici 9-33 1914-1956
agraria “Filippo Silvestri”
Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale di Venezia 20-55 1967-2004
Venezia
Bollettino del Museo Civico di Storia Naturale di Verona 1-53 1974-2002
Verona
Bollettino dell’Associazione Romana di Entomologia Roma 1-33 1946-1979
Bollettino della Societa Entomologica Italiana Firenze-Genova 1-136 1869-2004
Bollettino della Società Sarda di Scienze Naturali Sassari 1-32 1967-2000
Bollettino di Zoologia Agraria e di Bachicoltura Milano 1-36 1928-2004
Doriana Genova 83-333 1958-2002
Entomologica Bari 1-35 1965-2001
Fragmenta Entomologica Roma 1-35. 1951-2003
Frustula Entomologica Pisa 1-24 1958-2001
Memorie del Museo Civico di Storia Naturale di Verona 1-19 1948-1971
Verona
Memorie della Società Entomologica Italiana Genova 1-82 1922-2003
Phytophaga Palermo 1-12 1983-2002
Redia Firenze 1-86 1903-2003
Rivista Coleotterologica Italiana Camerino. 1-13 1903-1915
Salsomaggiore
Studi Sassarest, sezione III Agraria Sassari 1-35) 195341993
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 429
della nave oceanografica «Minerva» (C.N.R.) sulle isole circumsarde”
apparse sugli Annali del Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo
Doria” Genova a partire dal 1989.
Una quindicina di riviste entomologiche italiane sono state esa-
minate con cura, 1 volumi presi in considerazione sono riportati in
Tab. I.
Lo Zoological Record è stato esaminato utilizzando esclusiva-
mente gli indici geografici. Banche dati elettroniche (CABPEST,
CABVET, CABBEAST, ASFA, AGRIS ed altri) sono state interro-
gate sulla base di parole chiave predefinite.
Particolarmente importante è risultato l’ampio database
(Ckmap2004. Versione 5.1) contenuto nel CD allegato al recente
volume relativo al progetto della Checklist informatizzata della fauna
italiana (RUFFO & STOCH 2005). Questo archivio è implementato su
schede compilate da vari specialisti e contiene molti dati inediti. Le
citazioni di questi ultimi, all’interno della nostra lista, sono state
indicate col nome dell’autore della scheda seguito dalla dicitura “in
Ckmap 2004 v 5.1”, facendo naturalmente sempre riferimento, diret-
tamente od indirettamente, al taxon cui è riferita la scheda.
Infine, per individuare ulteriori citazioni, sono state utilizzate
informazioni di vario tipo, in particolare le notizie forniteci da amici
e colleghi.
I dati sulla distribuzione geografica e l'habitat delle singole
specie sono state reperite negli stessi lavori faunistici o, in alterna-
tiva, in altre pubblicazione di riferimento (normalmente faune, revi-
sioni, elenchi faunistici di altre aree).
Interpretazione e controllo dei dati
L’aspetto più problematico nella creazione di questa lista è stata
senza ombra di dubbio l’interpretazione tassonomica dei taxa citati
dai vari autori. Tra le tante soluzioni possibili abbiamo adottato
quella di riferire tutte le specie dell’elenco alla “Checklist delle specie
della fauna italiana” (MINELLI, RurFo & La Posta 1993-1995) sia
come ordine sistematico sia come interpretazione sinonimica, ripor-
tando sempre, se diverso, il binomio con cui è stato originariamente
citato il taxon.
430 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Nella maggioranza dei casi questa soluzione non ha causato
inconvenienti, anche grazie all’aiuto di studiosi specialisti a cui è
stata sempre demandata l’interpretazione dei dubbi riguardanti 1
gruppi tassonomici di loro competenza.
In alcuni casi un rigido riferimento alla Checklist avrebbe invece
provocato una perdita di informazione e di precisione. Affrontando
queste situazioni non abbiamo adottato soluzioni fisse, ma abbiamo
piuttosto cercato di fornire comunque tutte le informazioni in nostro
possesso. Così, ad esempio, abbiamo citato in nota variazioni nomen-
clatoriali segnalateci dagli specialisti apparse in pubblicazioni non
riguardanti la fauna dell'Asinara, ma non abbiamo inserito note se
il “nuovo” binomio si trova già tra le citazioni per 1’ Isola. Abbiamo
inoltre trascurato le variazioni ai livelli di sottogenere e di sottospe-
cie quando genere e specie rimangono invariati.
Generalmente non abbiamo riportato le citazioni di citazioni
(alcuni dati risultavano di terza o quarta mano), salvo nei casi per i
quali la situazione non era certa.
La lista finale delle specie, con i dati di distribuzione e di habi-
tat, è stata inoltre di nuovo sottoposta (fatti salvi pochissimi casi
singoli) all'esame di specialisti.
Ricordando che la responsabilità di scelte ed errori è comunque
da attribuirsi agli autori di questa nota, riportiamo di seguito l’elenco
degli specialisti coinvolti: Fabio Terzani, Firenze (Odonati); Paolo
Fontana, Padova (Ortotteroidei); Luciana Tavella, Torino (Heterop-
tera); Alberto Alma, Torino (Homoptera); Achille Casale, Sassari
(Coleoptera Carabidae); Fernando Pederzani, Ravenna (Coleop-
tera Hydradephaga); Emanuele Piattella, Roma (Coleoptera Scara-
baeoidea); Gianfranco Sama, Cesena (Coleoptera Cerambycidae);
Giuseppe Osella, L'Aquila, ed Enzo Colonnelli, Roma (Coleoptera
Curculionoidea); Roberto Poggi, Genova (Coleoptera Pselaphidae ed
altre famiglie); Franco Mason, Verona (Diptera); Gabriele Fiumi,
Forlì (Lepidoptera); Fausto Pesarini, Ferrara (Hymenoptera Sym-
phyta); Guido Pagliano, Torino (altri Hymenoptera). Per quanto
riguarda gli Hymenoptera Chrysididae abbiamo invece sfruttato la
vera e propria miniera di informazioni contenuta nel sito internet
“Chrysis.net database of the Italian Chrysididae, URL: http://www.
chrysis.net/database/” di Gian Luca Agnoli e Paolo Rosa. A tutti
questi amici e colleghi va il nostro ringraziamento e la nostra rico-
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 431
noscenza per un aiuto talmente indispensabile che senza di esso non
sarebbe stato possibile concludere questo lavoro.
Italia Sardegna Asinara
7% Altri 5%
9%
8% 13%
imenotteri
14%
{menotteri
20%
Coleotteri
32%
Coleotteri
Imenotteri
47%
Lepidotteri 26%
18% S
/ Coleotteri
41%
Lepidotteri ——
Ditteri 8% Pa Ditteri
5%
18% 3%
Fig. 1 - Percentuale del numero di specie con cui i principali ordini contribuiscono
alla composizione delle entomofaune note di Italia (MINELLI et al. 1993-
95), Sardegna (MINELLI et al. 1993-95) ed Asinara.
Struttura dei dati
Per ciascuna specie, inquadrata all’interno di Ordine e Famiglia
[interpretate secondo la “Checklist delle specie della fauna italiana” ],
sono stati riportati, secondo uno schema fisso, i seguenti dati:
Nome scientifico (Autore, anno) (codice Checklist)*
Distribuzione italiana e mondiale; cenni su habitat e/o ecologia
(riferimenti bibliografici).
Autore/i della segnalazione per | Asinara, anno: pagina [even-
tuali note sinonimiche e/o figura/e] (eventuale località e/o ambiente o
pianta ospite e/o raccoglitore/i diverso dall’autore/i, altra località e/o
.., ecc), altra pagina dello stesso lavoro [...] (...), ecc; anno di altro
lavoro stesso/i Autore/i: ..., ecc; altro/i Autore/i: anno: ..., ecc.
* Eventuale nota.
RISULTATI
Complessivamente sono state radunate le segnalazioni di 558 tra
specie e sottospecie di insetti appartenenti a 125 famiglie.
In figura 1 sono messe a confronto le percentuali con cui 1 diversi
ordini di Insetti partecipano, per quanto noto, alle faune italiana,
432 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
sarda e dell’ Asinara. Appare evidente come quanto più si riduce in
estensione l’area interessata tanto più le specie note appartengono
in prevalenza ai gruppi tassonomici di competenza degli studiosi
che hanno compiuto ricerche in quelle medesime aree. Per l’ Asinara
abbiamo probabilmente un livello di conoscenze abbastanza buono
per Odonati, Ortotteroidei, alcune famiglie di Coleotteri come Cara-
bidi, Pselafidi, Scarabeoidei, Crisomelidi, Curculionoidei, 1 Lepi-
dotteri cosiddetti “diurni”, e, fra gli Imenotteri, Mutillidi, Sfecidi,
Apoidei. Assolutamente irrisori o assenti sono invece i dati su altri
gruppi tassonomici come Collemboli, Emitteri, Ditteri ed anche
alcune famiglie di Coleotteri quali Stafilinidi e Tenebrionidi.
Solo 6 taxa sono esclusivi dell'Asinara: 3 Coleotteri Typhlorei-
cheia arganoi (Carabidi), Lampyris sardiniae brunnea (Lampiridi),
Pseudometra sinuariae (Curculionidi) e 3 Imenotteri Betilidi Hole-
pyns bidentatus, H. hyalinipennis, H. rufitarsis. Ma mentre 1 Coleot-
teri possono con buona probabilità considerarsi endemiti dell’ Isola,
per 1 Betilidi, che sono un gruppo che da circa un secolo non pos-
siede specialisti che si siano occupati della fauna europea, qualsiasi
ipotesi potrebbe essere vera.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 433
Elenco delle specie
ZYGENTOMA
Lepismatidae
Ctenolepisma lineata pilifera (Lucas, 1840) (03:3127:0:002,0)
Tutta Italia tranne la Sicilia, cosmopolita; in ambienti naturali in
siti caldi, anche all’interno delle case (DALLAI et al. 1995; MoLERO
et al. 2000).
Costa 1883: 80 [come Lepisma pilifera Luc.]; PARONA 1885: 49.
EPHEMEROPTERA
Leptophlebiidae
Habrophlebia consigliot Biancheri, 1959 (034.019.0.001.0)
Sardegna (GRANDI 1960; BELFIORE 1995).
MANCONI et al. 1995: 225 (Rio di Campu Perdu).
ODONATA
Lestidae
Sympecma fusca (Van der Linden, 1820) (035.002.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Nord Africa, Asia centrocci-
dentale; acque ferme anche artificiali (CONcI & NIELSEN 1956; CAR-
CHINI 1983; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLI 1993: 463 (Tumbarino), 471; 1995: 379.
Chalcolestes viridis viridis (Van der Linden, 1825) (035.003.0.001.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Caucaso fino al Caspio;
acque ferme anche artificiali o moderatamente correnti (CoNcI &
NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; D’ AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLI 1993: 463 [come Lestes viridis V. d. Lind.] (Diga
Ruda, Campu Perdu, Tumbarino), 471; 1995: 379 [come Chalcole-
stes viridis].
* Attualmente non si ritiene più giustificata una suddivisione
in sottospecie (TERZANI in litteris; D’ANTONIO & UTZERI in Ckmap
2004 v 5.1).
434 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Lestes barbarus (Fabricius, 1798) (035.004.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia centroccidentale;
acque ferme anche artificiali o moderatamente correnti, anche acque
salmastre (Conci & NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; D’AGUILAR et al.
1990; UTZERI 1995).
UTzERI & CosoLLi 1993: 463 (Diga Ruda, Campu Perdu), 471;
19952379)
Lestes macrostigma (Eversmann, 1836) (035.004.0.003.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale, Asia
centroccidentale; acque ferme, anche salmastre, paludi, stagni, laghi
(Conc! & NIELSEN 1956; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZzERI & CosoLLi 1993: 463 (Diga Ruda, Campu Perdu), 471;
1995: 379.
Lestes virens virens (Charpentier, 1825) (035.004.0.005.0)
Italia insulare, Mediterraneo occidentale; acquitrini costieri, soprat-
tutto salmastri, con abbondante vegetazione (CONcI & NIELSEN 1956;
CARCHINI 1983; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CosoLLi 1993: 463 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d'Oliva, Fornelli), 471; 1995: 379.
Coenagrionidae
Ischnura genet (Rambur, 1842) (035.007.0.003.0)
Italia insulare, dubbia in Italia meridionale, Corsica e Malta; acque
stagnanti e raramente correnti (Conci & NIELSEN 1956; CARCHINI
1983; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLi 1993: 464 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva, Cala Arena, Tumbarino, Fornelli), 471; 1995: 379.
Coenagrion scitulum (Rambur, 1842) (035.010.0.007.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Caucaso; acque ferme
o debolmente correnti (Conci & NIELSEN 1956; CarcHINI 1983;
UTZERI 1995).
UTzERI & CogBoLLi 1993: 465 (Diga Ruda, Campu Perdu), 471;
199549701
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 435
Erythromma viridulum (Charpentier, 1840) (035.011.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Caucaso fino al Caspio;
acque ferme anche leggermente salmastre (Conci & NIELSEN 1956;
CARCHINI 1983; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLi 1993: 465 (Diga Ruda, Campu Perdu, Fornelli),
471; 1995: 379.
Aeshnidae
Aeshna affinis (Van der Linden, 1820) (035.016.0.001.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale; acque stagnanti anche
salmastre (Conci & NIELSEN 1956; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI
12950.
UTZERI & CoBoLLI 1993: 466 [come Aeshna sp.] (Cala Arena), 471;
1995. ST.
* Tdentificazione incerta.
Aeshna mixta (Latreille, 1805) (035.016.0.007.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia; acque ferme anche
salmastre (Conci & NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLIi 1993: 465 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
Arena), 471; 1995: 379.
Anax imperator Leach, 1815 (035.017.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Africa, Asia centroc-
cidentale; acque ferme di qualsiasi estensione e natura (CONCI &
NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLI 1993: 466 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva, Fornelli), 471; 1995: 379.
Anax parthenope (Sélys, 1839) (035.017.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia; acque ferme anche
salmastre (Conci & NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; UTZERI 1995).
Urzert & CoBoLLi 1993: 466 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva, Cala Arena, Fornelli), 471; 1995: 379.
Libellulidae
Orthetrum anceps (Schneider, 1845) (035.030.0.002.0)
436 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Sardegna e Sicilia, Mediterraneo; acque moderatamente correnti
e acque ferme (Conci & NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; UTZERI
1995). |
UTZERI & CoBoLLI 1993: 467 (Fornelli), 471; 1995: 379.
Orthetrum cancellatum (Linnaeus, 1758) (035.030.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia centrale; acque ferme
. anche leggermente salmastre (Conci & NIELSEN 1956; CARCHINI
1983; UTZERI 1995).
UTZzERI & CogBoLLi 1993: 467 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva, Fornelli), 471; 1995: 379.
Orthetrum trinacria (Sélys, 1841) (035.030.0.007.0)
Sardegna e Sicilia, Asia minore, Africa e Madagascar; acque ferme
di laghi a fondo sabbioso con densi canneti (Conci & NIELSEN 1956;
CARCHINI 1983; D’ AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLI 1993: 467 (Diga Ruda, Campu Perdu, Fornelli),
471; 1995: 379.
Crocothemis erythraea (Brullé, 1832) (035.031.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Africa e Asia; acque
ferme di tutti i tipi (Conci & NIELSEN 1956; CarcHINI 1983;
D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZzERI & CoBoLLi 1993: 468 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva, Cala Arena, Tumbarino, Fornelli), 471; 1995: 379.
Sympetrum fonscolombei (Sélys, 1840) (035.032.0.004.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia centroccidentale,
Africa; acque ferme anche temporanee (Conci & NIELSEN 1956;
CARCHINI 1983; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBoLLi 1993: 468 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
Arena, Fornelli), 471; 1995: 379.
* La grafia esatta del binomio è Sympetrum fonscolombii (TERZANI
in litteris).
Sympetrum meridionale (Sélys, 1841) (035.032.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Sud Europa, Asia centromeridionale;
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 437
acque ferme, raramente in acque correnti (CONCI & NIELSEN 1956;
CARCHINI 1983; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CoBOLLI 1993: 469 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
Arena, Fornelli), 471; 1995: 379.
Sympetrum striolatum (Charpentier, 1840) (035.032.0.008.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia; acque ferme anche lie-
vemente salmastre (ConcI & NIELSEN 1956; CARCHINI 1983; UTZERI
1995).
UTZERI & CoBOLLI 1993: 469 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
Arena, Tumbarino), 471; 1995: 379.
Sympetrum sp. (0397032-00)
Urzert & CoBoLLI 1993: 470 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva).
Trithemis annulata (Palisot de Beauvais, 1805) ——(035.034.0.001.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo, Africa e Madagascar,
Asia occidentale; acque ferme o debolmente correnti (CONCcI & NIEL-
SEN 1956; CARCHINI 1983; D’AGUILAR et al. 1990; UTZERI 1995).
UTZERI & CogBoLLIi 1993: 470 (Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
d’Oliva, Fornelli), 471; 1995: 379.
BLATTARIA
Blattellidae
Loboptera decipiens (Germar, 1817) (036.005.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Africa, Australia e Sud America; zone
litorali, nel terreno, sotto pietre e detriti (CHOPARD 1951; FAILLA &
Messina 1980a; 'BacceTtTI 1991; FAILLA et al, 1995).
BaccETTI 1991: 412 (Cala Arena leg. Poggi, Cala Reale leg. Poggi,
Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi, Campu Perdu), 471; 1995: 386.
Ectobiidae
Ectobius ichnusae Failla & Messina, 1980 (036.008.0.007.0)
Sardegna settentrionale; zone costiere, sotto cardi o tra foglie secche
438 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
di cespugli (FAILLA & Messina 1980a; FAILLA et al. 1995).
BACCETTI 1991: 411 (Cala Arena), 471; 1995: 386.
Phyllodromica nuragica Failla & Messina, 1980 (036.011.0.003.0)
Sardegna nordoccidentale; zone costiere, luoghi poco umidi, sotto
pietre, tra foglie secche sotto cespugli e cardi (FAILLA & MESSINA
1980b; FAILLA et al. 1995).
FAILLA & MEssINa 1980a: 71; FarLLa & Messina 1980b: 550; BACCETTI
1991: 406 (Cala Arena, Diga Ruda, Campu Perdu), 471; 1995: 386.
MANTODEA
Mantidae
Ameles spallanzania (Rossi, 1792) (036.012.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo (BACCETTI 1991; FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 414 (Cala Arena, Fornelli), 471; 1995: 386.
Mantis religiosa Linnaeus, 1758 (036.017.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia, introdotta in
Nord America; pianure scoperte ed assolate, su erba e legno (CHo-
PARD 1951; FAILLA et al. 1995; LA GRECA et al. 1997).
MAGRETTI 1880: 22; BaccETTI 1991: 415 (Cala Arena, Tumbarino),
471; 1995: 386.
Empusidae
Empusa pennata (Thunberg, 1815) (036.018.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo (CHopaRD 1951; FAILLA et al. 1995; La
GRECA et al. 1997).
BAccETTI 1991: 415 (Cala Arena), 471; 1995: 386.
ISOPTERA
Calotermitidae
Calotermes flavicollis (Fabricius, 1793) (307019. 02004 0)
Tutta Italia, Mediterraneo; nei tessuti delle piante malate ancora vive,
nelle parti profonde del legno (CHoparD 1951; FAILLA et al. 1995).
PANTALEONI et al. 1998: 162 (Elighe Mannu).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 439
Rhinotermitidae
Reticulitermes lucifugus (Rossi, 1792) (036.020.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; colonie nei ceppi delle piante (CHOPARD
1951sfFanenra ef al. 11995);
BACCETTI 1991: 405 (Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi), 471;
1995: 386.
ORTHOPTERA
‘Tettigonidae
Phaneroptera nana nana Fieber, 1853 (036.021.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Azzorre e Madeira; terreni incolti, su
cespugli (BaccETTI 1991; FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 417 (Cala Arena, Campu Perdu), 471; 1995: 386.
Tylopsis liliifolia (Fabricius, 1793) (036.022.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; zone costiere, terreni incolti, su cespugli
(CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 417 (Cala Arena, Punta del Cervo, Cala Reale, Diga
Ruda, Fornelli, Cala d'Oliva), 471; 1995: 386.
Acrometopa italica Ramme, 1927 (036.023.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo centrosettentrionale; zone costiere (BAC-
CETTI 1991; FAILLA et al. 1995; LA GRECA et al. 1997).
BACCETTI 1991: 417 (Cala Arena leg. N. Baccetti), 471; 1995: 386.
Cyrtaspis scutata (Charpentier, 1825) (036.033.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale e Azzorre (BACCETTI 1991;
FAILLA ef al, 1995).
BaccETTI 1991: 418 (Cala Reale, Piano Mannu), 471; 1995: 386.
Xiphidion discolor (Thunberg, 1815) (036.035.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa e Asia fino all’Himalaya; pianure
umide, prati, marcite, su Arundo phragmites e Typha latifolia (CHO-
PARD 1951; FAILLA et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BAccETTI 1991: 420 (Fornelli), 471; 1995: 386 [in entrambi come
Conocephalus discolor 'Thbg.].
440 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Tettigonia viridissima Linnaeus, 1758 (036.037.0.005.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa; sugli alberi (CHoparD 1951;
FAILLA et al. 1995).
BACCETTI 1991: 420 (Cala Arena, Campu Perdu), 471; 1995: 386.
Platycleis intermedia intermedia (Serville, 1839) (036.039.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo e Asia fino alla Cina; terreni incolti (CHo-
PARD 1951; BaccETTI 1991; FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 423 (Cala Arena, Campu Perdu, Cala Reale, nee
Ruda, Fornelli), 471; 1995: 386.
Tessellana tessellata (Charpentier, 1825) (036.041.0.003.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Caucaso fino all’Iran; steppe e
confini di boschi, prati, e pascoli a graminacee (CHOPARD 1951; Bac-
CETTI 1996; PaAiwAver als 1995).
BacceTTi 1991: 423 (Punta del Cervo, Fornelli), 471; 1995: 386.
Sepiana sepium (Yersin, 1854) (036.046.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa; località umide di montagna, radure di
boschi e brughiere (BACCETTI 1991; FAILLA et al. 1995).
BACCETTI 1991: 424 (Cala Arena, Punta del Cervo, Fornelli), 471;
1995: 386.
Ctenodecticus bolivari Targioni-Tozzetti, 1881 (036.055.0.001.0)
Sardegna e isole circumsarde; ambienti aridi, letti di ruscelli in
secca e su vegetazione costiera (BACCETTI 1991; FAILLA et al. 1995;
SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BACCETTI 1991: 442 [come C. bolivari bolivari Targ. Tozz.] (Cala -
Arena, Punta del Cervo, Tumbarino, Fornelli), 471; 1995: 386.
Bolivarius brevicollis insularis (Chopard, 1923) (036.062.0.002.0)
Sardegna e Corsica; zone aride e incolte, oliveti (CROVETTI 1963;
FAILLA et al. 1995; BaccETTI 1995).
BACCETTI 1991: 445 (Cala Arena, Cala Reale, Piano Mannu), 471;
1995: 386 [in entrambi come Uromenus brevicollis insularis Chop.].
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 441
Gryllidae
Melanogryllus desertus (Pallas, 1771) (036.072.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Africa, Sud Asia; mucchi
d’erba, fessure del suolo, sotto le pietre (CHOPARD 1951; FAILLA et
al. 1995).
BacceTTI 1991: 447 (Diga Ruda leg. Poggi), 473; 1995: 387.
Modicogryllus burdigalensis (Latreille, 1804) (036.073.0.002.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo; praterie e colture, sotto le piante (CHO-
PARD 1951; FAILLA et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BaccETTI 1991: 447 (Diga Ruda), 473; 1995: 387 [in entrambi come
Tartarogryllus burdigalensis (Latr.)].
* Specie recentemente attribuita al genere Eumodicogryllus (FONTANA
et al. in Ckmap v 5.1)
Gryllomorpha dalmatina (Ocskay, 1832) (036.076.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; zone umide e buie di case, miniere,
ovili, sotto le pietre (CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995; SCHMIDT &
HERRMANN 2000).
BacceTTI 1991: 448 (Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi, Cala
Arena leg. Cobolli), 473; 1995: 387.
Arachnocephalus vestitus A. Costa, 1855 (036.084.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; pianure calde, sotto arbusti di cisto
(CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995).
BacceTTI 1991: 449 (Monte Scomunica leg. Poggi, Cala Arena),
473; 1995: 387.
Mogoplistes brunneus Serville, 1839 (036.085.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; zone semiumide, boschi
di quercia, nel legno secco, sotto foglie e sassi (CHOPARD 1951;
FAILLA et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BaccETTI 1991: 450 (Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi, Cala
Arena leg. Poggi), 473; 1995: 387.
Pseudomogoplistes squamiger (Krauss, 1888) (036.086.0.001.0)*
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Gran Bretagna, Madeira
442 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
e Canarie; rocce costiere e zona battuta dal moto ondoso, sotto pietre
e alghe (CHOPARD 1951; BacceTTi 1991; FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 450 (Cala Arena), 473; 1995: 387 [in entrambi come
Mogoplistes squamiger (Fischer)].
* L'Autore in realtà è “(Fischer, 1853)” (FONTANA et al. in Ckmap
2004 v 5.1).
Oecanthidae
Oecanthus pellucens (Scopoli, 1763) (036.091.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia centroccidentale;
sotto cespugli ed erbe alte e secche (CHOPARD 1951; BACCETTI 1991;
FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 451 (Monte Scomunica leg. Poggi, Cala Reale leg.
Poggi, Cala Arena), 473; 1995: 387.
Gryllotalpidae
Gryllotalpa octodecim Baccetti & Capra, 1978 (036.092.0.003.0)
Pianura Padana e Sardegna (BaccETTI 1991; FAILLA et al. 1995).
BACCETTI & Capra 1978: 431, 455; BACCETTI 1991: 454 (Diga Ruda),
473; 1995: 387, 389.
Tetrigidae
Paratettix meridionalis (Rambur, 1838) (036.093.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; piane umide, bordi di ruscelli, spiagge
sabbiose (CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995).
BaccETTI 1991: 455 (Campu Perdu leg. Poggi, Diga Ruda), 473;
05 oor.
Catantopidae
Pezotettix giornai (Rossi, 1794) (036.114.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale e Caucaso; zone semia-
ride, prati incolti, boschi, in cespugli bassi (CHoparp 1951; FAILLA
et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BACCETTI 1991: 458 (Cala Arena, Cala dello Scombro), 473; 1995: 387.
Calliptamus barbarus barbarus (O. G. Costa, 1836) (036.115.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia centroccidentale; ambienti aridi,
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 443
dune, terreni sabbiosi e coltivi (BACCETTI 1991; FAILLA et al. 1995;
SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BaccETTI 1991: 457 (Cala Arena, Punta del Cervo, Monte Scomu-
nica, Tumbarino, Cala dello Scombro, Campu Perdu, Piano Mannu,
Fornelli, Diga Ruda), 473; 1995: 2387.
Calliptamus italicus italicus (Linnaeus, 1758) (03/6 tS. 0.0020)
Tutta Italia tranne la Sicilia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia
centrosettentrionale fino alla Corea; ambienti aridi, prati incolti, col-
tivi e praterie (FAILLA et al. 1995; La GRECA et al. 1997).
MAGRETTI 1880: 22 [come Caloptenus italicus L.].
* Segnalazione dubbia, infatti secondo BACCETTI (1991) molti
“vecchi” AA. hanno interpretato come C. italicus il C. barbarus.
Anacridium aegyptium (Linnaeus, 1764) (036.118.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia sudoccidentale e Madeira; presso
fiumi e laghi, su cespugli e arbusti (CHOPARD 1951; FAILLA et al.
1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BaccETTI 1991: 459 (Cala d’Oliva, Piano Mannu), 473; 1995: 387.
Acrididae
Acrida ungarica mediterranea Dirsh, 1949 (036:1210.002:0)
Tutta Italia, Sud Europa; pianure umide, ai bordi di ruscelli (BACc-
CETTI.I199. Fanano 1995),
BaccETTI 1991: 466 (Cala dello Scombro leg. Galdieri, Punta del
Cervo, Cala Arena, Fornelli, Cala Reale), 473; 1995: 387.
Locusta migratoria cinerascens Fabricius, 1781 (036.125.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Asia e Africa; pianure umide, ai bordi di
ruscelli (BaccETTI 1991; FAiLua ef al. 1995).
BaccETTI 1991: 460 (Campu Perdu, Diga Ruda), 473; 1995: 387.
Oedaleus decorus (Germar, 1826) (036.126.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia occidentale; pianure
secche e aride (BACCETTI 1991; FAILLA et al. 1995).
BacceTTI 1991: 460 (Cala Arena, Campu Perdu, Diga Ruda), 473;
1995: 387 [in entrambi come Oedaleus decorus decorus (Germ.)].
444 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Oedipoda caerulescens (Linnaeus, 1758) (036.127.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia occidentale; zone costiere,
luoghi sabbiosi, campi incolti e radure di boschi (CHoparD 1951;
FAILLA et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
MAGRETTI 1880: 22 [come Ctyphyppus coerulescens L.]; BACCETTI
1991: 461 (Cala Arena, Cala Reale, Campu Perdu, Piano Mannu,
Fornelli, Diga Ruda), 473; 1995: 387.
Oedipoda fuscocincta coerulea Saussure, 1884 (036.127.0.003.0)
Sardegna, Corsica, Penisola Iberica e Nord Africa; presso ruscelli
con banchi pietrosi (BaccETTI 1991; FAILLA et al. 1995; SCHMIDT &
HERRMANN 2000).
BaccETTI 1991: 461 (Cala Arena, Monte Scomunica, Cala dello
Scombro, Cala Reale), 473; 1995: 387 [in entrambi come Oedipoda
fuscocincta Luc.].
Sphingonotus caerulans corsicus Chopard, 1923 (036.128.0.002.0)
Sardegna, Corsica, Baleari, Penisola Iberica; luoghi sabbiosi e aridi,
aree con vegetazione sparsa (BaccETTI 1991; FAILLA et al. 1995;
SCHMIDT & HERRMANN 2000).
MAGRETTI 1880: 22 [come Sphinctonotus caerulans L.]; BACCETTI
1991: 463 (Cala Arena, Campu Perdu, Fornelli), 473; 1995: 387.
Sphingonotus uvarovi Chopard, 1923 (036.128.0.007.0)
Sardegna, Corsica e Baleari; luoghi sabbiosi (BACCETTI 1995; FAILLA
er ar, W995).
BACCETTI 1991: 463 (Fornelli), 473;.1995: 387.
Acrotylus patruelis (Herrich-Schaeffer, 1838) (036.129.0.004.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo; terreni scoperti e sabbie (BACCETTI &
Capra 1988; La Greca 1993; FaiLLa et al. 1995; FONTANA et al. in
Ckmap 2004 v 5.1).
MaGRETTI 1880: 22; BaccETTI & Capra 1988: 571-572; BACCETTI
1991: 464 (Cala Arena, Diga Ruda, Fornelli), 473; 1995: 387 [in tutti
1 lavori di Baccetti come Acrotylus maculatus maculatus (Oliv.)].
* La nomenclatura degli Acrotylus italiani è oggi quanto mai con-
fusa per un’ampia divergenza di vedute tra i maggiori specialisti
del nostro Paese (BACCETTI & Capra 1988; La GRECA 1993). All’A.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 445
maculatus sensu Baccetti dovrebbe corrispondere lA. insubricus (Sco-
poli, 1786) (036.129.0.002.0) della Checklist di FAILLA et al. (1995),
ma secondo FONTANA et al. (in Ckmap 2004 v 5.1) gli esemplari
dell'Asinara sono in realtà degli A. patruelis. La situazione appare
però meritevole di riesame!
Aiolopus strepens (Latreille, 1804) (036.130.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Madeira, Penisola Arabica; zone umide
di campi incolti, praterie e boschi (CHOPARD 1951; FAILLA et al.
1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
BaccETTI 1991: 465 (Cala Arena, Diga Ruda, Campu Perdu, Cala
dello Scombro, Fornelli, Cala Reale), 473; 1995: 387.
Aiolopus thalassinus (Fabricius, 1781) (036.130.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Africa, Penisola Ara-
bica, Asia fino all’India; zone umide presso laghi e ruscelli, cam-
pi incolti, praterie e. boschi (BacceTT? 1991; FatLia. eh al boos
SCHMIDT & HERRMANN 2000).
MAGRETTI 1880: 22 [come Epacromia thalassina Fisch.]; BACCETTI
1991: 465 (Cala Arena, Diga Ruda, Campu Perdu, Cala dello Scom-
bro, Fornelli, Piano Mannu, Cala Reale), 473; 1995: 387 [in entrambi
come Atolopus thalassinus thalassinus (E.)].
Dociostaurus jagot occidentalis Soltani, 1978 (036.144.0.003.0)
Sardegna e Arcipelago Toscano, Mediterraneo occidentale; ambienti
arial (BACCETTI. 1995: Parte ea 0005
BacceTTI 1991: 469 (Cala Arena, Diga Ruda, Cala dello Scombro,
Cala Reale, Fornelli, Cala d'Oliva, Piano Mannu), 473; 1995: 387.
Doctostaurus maroccanus (Thunberg, 1815) (036.144.0.004.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Madeira e Asia sudoc-
cidentale; campi incolti e praterie (CHOPARD 1951; FAILLA et al.
£995),
BACCETTI 1991: 468 (Campu Perdu), 473; 1995: 387.
Glyptobothrus brunneus brunneus (‘Thunberg, 1815) (036.155.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia; incolti e praterie, bordi di
strade (CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN 2000).
446 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
BaccEeTTI 1991: 467 (Cala Arena, Punta del Cervo, Diga Ruda,
Tumbarino, Cala dello Scombro, Cala Reale), 473; 1995: 387 [in
entrambi come Chorthippus brunneus].
PHASMATODEA
Bacillidae
Bacillus rossius (Rossi, 1788) (036.157.0.004.0)
Tutta Italia, Sud Europa e Nord Africa; luoghi caldi e secchi, su
cespugli (CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995; SCHMIDT & HERRMANN
2000).
BaccETTI 1991: 416 (Cala Arena), 471; 1995: 386.
DERMAPTERA
Labiduridae |
Labidura riparia (Pallas, 1773) (036.162.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, cosmopolita; coste sabbiose e bordi di
corsi d’acqua, gallerie nella sabbia, sotto pietre e detriti (CHOPARD
1951; FPAILUA ef al. L995" VIENA TAGCLIANTY 1995),
VIGNA TAGLIANTI 1995: 531 (Cala Reale), 539, 546.
Forficulidae
Forficula auricularia Linnaeus, 1758 (036.169.0.002.0)
Tutta Italia, cosmopolita; luoghi coltivati, sotto specie arboree (CHO-
PARD 1951; CROVvETTI 1963; FAILLA et al. 1995).
CROVETTI 1963: 698; Vicna TAGLIANTI 1995: 532 (Fornelli leg. De
Sievo & Corti, Cala Reale leg. Biondi, Cala Arena, Alta Valle Rio
Baddi Longa, Campu Perdu, Diga Ruda, Monte Scomunica), 541,
543.
Forficula decipiens Gené, 1832 (036.169.0.003.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; sotto cespugli e fiori
(CHOPARD 1951; FAILLA et al. 1995; VicGNa TAGLIANTI 1995).
VIGNA TAGLIANTI 1995: 534 (Cala Reale, Diga Ruda, Cala Arena,
Cala Scombro, Tumbarino), 543.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 447
Forficula pubescens Gené, 1837 (036.169.0.005.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; zone umide
e costiere, sotto erbe ed arbusti, entro caule secco di Ferula commu-
nis (CROVETTI 1963; FAILLA et al. 1995; VIGNA TAGLIANTI 1995).
VIGNA TAGLIANTI 1995: 535 (Cala Reale), 544, 546.
MALLOPHAGA
Philopteridae
Pectinopygus bassani (O. Fabricius, 1780) (039.064.0.001.0)
Sardegna, largamente diffusa nel mondo a seguito del proprio ospite;
normalmente su Sula bassana L. (SEGuUY 1944; MANILLA 1995).
MANILLA et al. 1989: 102.
ANOPLURA
Haematopinidae
Haematopinus sp. (039.078.0.)
PINNA et al. 1996: 107 (S. Maria, su asinelli bianchi).
THYSANOPTERA
Phlaeothripidae
Siphonothrips elegans Buffa, 1908 (040.072.0.001.0)*
Italia meridionale e Sardegna (MARULLO & ZUR STRASSEN 1995).
Burra 1907: 383, 389 (leg. Folchini), 390 [fig. 5]; PRIESNER 1928:
684 (leg. Folchini); MaruLLo 1996: 63 [come Megathrips elegans
(Buffa)] (leg. Folchini).
* MARULLO & ZUR STRASSEN (1994) attribuiscono alla descrizione di
Buffa la data 1908; il lavoro dovrebbe però essere stato pubblicato
nel 1907 (BaccETTI 2003).
HETEROPTERA
Corixidae
Corixa affinis Leach, 1817 (041.006.0.001.0)
448 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Italia peninsulare (a sud del Po) e insulare, Mediterraneo, Azzorre,
Europa, Asia fino all’ India; in piccoli laghi, stagni ampi, canali con
vegetazione acquatica, anche negli stagni lagunari (TAMANINI 1979;
FARACI & RIzzoTTI VLACH 1995).
BaccHI & RIzzoTTI VLACH in Ckmap 2004 v 5.1: (Diga Ruda).
Notonectidae
Notonecta (Notonecta) sp. (041 .027.0.)
FERMI & ‘TonsIni 1900: 104; MancONI et al. 1995: 225 (Rio di
Campu Perdu).
Pleidae
Plea minutissima minutissima Leach, 1817 (041.029.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Azzorre, Europa fino alla Siberia; in
acque ferme e pulite ricche di vegetazione acquatica (TAMANINI
1979; FARACI & RIZZOTTI VLACH 1995).
BaccHI & RIzzoTTI VLACH in Ckmap 2004 v 5.1.
Gerridae
Gerris (Gerris) thoracicus Schummel, 1832 (041.031.0.007.0)
Tutta Italia tranne le Alpi, Mediterraneo, Azzorre, Europa fino
alla Siberia; in acque ferme e ombreggiate (TAMANINI 1979, 1981;
FaracI & RIzzoTTI VLACH 1995).
BaccHI & RIizzoTTI VLACH in Ckmap 2004 v 5.1.
Saldidae
Chartoscirta geminata (A. Costa, 1853) (041.045.0.004.0)
Italia peninsulare e Sardegna, Mediterraneo; su rive di acque correnti
o stagnanti (PERICART 1990; Faraci & RizzoTTi VLAcH 1991, 1995).
FARACI & RIZZOTTI VLACH 1991: 47.
Anthocoridae
Orius (Orius) laevigatus laevigatus (Fieber, 1860) (041.057.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa occidentale; zone costiere, su
piante arbustive ed erbacee come Ombrellifere e Composite (SER-
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 449
VADEI 1967; PERICART 1972; TAMANINI 1981; FaracI & RIZZOTTI
VLACH 1995).
MANCINI 1963: 89; SERVADEI 1967: 221.
Nabidae
Aptus mirmicoides (O. G. Costa, 1834) (041.077.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa; consociazioni sia erbacee che
erbacee-legnose, bordi di foreste, radure, giardini (FARACI & RIZ-
ZOTTI VLACH 1986, 1995; PERICART 1987).
FaRrACI & RIZZOTTI VLACH 1986: 102.
Miridae
Pachytomella passerinu (A. Costa, 1841) (041.119.0.002.0)*
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Olanda e Azzorre; in
luoghi aridi su Thapsia e altre erbe (WAGNER & WEBER 1964; TAMA-
NINI 1981; Faraci & RIZZOTTI VLACH 1995).
CARAPEZZA in Ckmap 2004 v 5.1.
* La corretta data di descrizione è il 1842 (CARAPEZZA in Ckmap
2004 v 5.1).
Tingidae
Dictyla nassata (Puton, 1874) (041.305.0.005.0)
Italia centromeridionale, Piemonte, Veneto e isole, Mediterraneo,
Asia minore, Asia centrale fino all’Himalaya e Africa orientale; nelle
dune litorali, su diverse specie di Boraginacee (TAMANINI 1981;
Faraci & RIZzzoTTI VLACH 1995; RIBES et al. 1997).
Faraci in Ckmap 2004 v 5.1: (Diga Ruda).
Tingis ( Tingis) cardui (Linnaeus, 1758) (041.316.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia, Nord Africa, Nord Ame-
rica; sui cardi mesofili e xerofili (TAMANINI 1981; FaRrAcI & RIZ-
ZOTTI VLACH 1995; RIBES et al. 1997).
Faracr in Ckmap 2004 v 5.1: (Diga Ruda).
Aradidae
Aradus flavicornis Dalmann, 1823 (041.319.0.012.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo e Africa; ambienti umidi,
450 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
su Graminacee (TAMANINI 1981; Faraci & RIzzoTTI VLAcH 1995).
SINGER & MANCINI 1938: 20 (leg. Folchini); SERVADEI 1952: 457.
Coreidae
Haploprocta sulcicorms sulcicornis (Fabricius, 1794) (041.332.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su Rumex (SERVADEI 1967; FARACI &
RIZZOTTI VLAcH 1995; MouLET 1995).
SERVADEI 1952: 463; 1967: 427.
Coriomeris affinis (Herrich-Schaffer, 1839) (041.342.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Sud Europa; ambienti caldo-aridi, su
Pinus e anche su Lamiaceae, Malvaceae, Fabaceae (TAMANINI 1981;
RizzoTTI VLAcH 1994; Faraci & RIzzoTTI VLAcH 1995; MOULET
1995).
MANCINI 1935: 6; SERVADEI 1967: 436.
Coriomeris hirticornis (Fabricius, 1794) (041.342.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo fino all’Anatolia; su Graminacee, Aste-
raceae, Fabaceae, Rutaceae e Lamiaceae (SERVADEI 1967; TAMANINI
1981; FarAcI & RIzzoTTI VLACH 1995; MouLET 1995).
SERVADEI 1952: 464.
Strobilotoma typhaecornis (Fabricius, 1803) | (041.345.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; prati, su Calendula (SERVADEI 1967;
FaARACI & RIZzzoTTI VLACH 1995; MouLET 1995).
SERVADEI 1952: 464.
Rhopalidae
Stictopleurus pictus (Fieber, 1861) (041.356.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su Achillea, Chrysanthemum, Artemisia,
Lavandula e Diplotaxis (SERVADEI 1967; TAMANINI 1981; FarAcI &
RIZZOTTI VLAcCH 1995; MouLET 1995).
TAMANINI 1951: 84 (leg. Folchini); SERVADEI 1952: 465 [come Sticto-
pleurus abutilon pictus]; 1967: 450.
Stenocephalidae
Dicranocephalus agilis (Scopoli, 1763) (041.357.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia settentrionale; su piante
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 451
erbacee, in particolare Euphorbia (TAMANINI 1981; FaRACI & RIZ-
zorte\pack 10953 Mouben-1995);
Costa 1883: 66; SERVADEI 1952: 464 [in entrambi come Stenocepha-
luis vafertis! Scopi 1007424
Lygaeidae
Orsillus maculatus (Fieber, 1861) (041.396.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su Cupressacee (RIZZOTTI VLACH 1994;
FaRrACI & RIzzoTTI VLACH 1995).
SINGER & MANCINI 1938: 20 (leg. Folchini); SERVADEI 1967: 336.
Megalonotus nitidicollis Puton, 1874 (041.433.0.006.0)
Sardegna e Corsica (SERVADEI 1967; FARACI & RIZZoTTI VLACH 1995).
Costa 1883: 17, 68; SERVADEI 1952: 460 [come Rhyparochromus niti-
dicollis Put.]; 1967: 405; 1969: 424, 426 [fig. 6].
Cydnidae
Cydnus (Cydnus) aterrimus (Forster, 1771) (041.468.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Etiopia, Asia, Oceania; nei
pressi di foci di fiumi (SERVADEI 1967; TAMANINI 1981; Faraci &
RizzorTI VLAagH 1995),
Costa 1883: 66; SeRrvaDpEI 1952: 470 [in entrambi come Brachypelta
aterrima Forst.]; 1967: 539.
Pentatomidae
Neottiglossa (Neottiglossa) bifida (A. Costa, 1847) (041.509.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; alvei e foci di fiumi, su Tamarix (SERVADEI
1967; Zocchi 1971; TAMANINI 1981; Faraci & RIzzoTTI VLACH 1995).
SERVADEI 1952: 468; 1967: 487; ZoccHI 1971: 43.
Ancyrosoma leucogrammes (Gmelin, 1790) (041.523.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia minore e centrale; su
Ombrellifere come Eryngium maritimum (SERVADEI 1967; TAMANINI
1981: Faraci & Rizzorri Viacw 1993).
Costa 1883: 66; SERVADEI 1952: 466 [in entrambi come Ancyrosoma
ambolineatum Lin. e F.] (leg. Costa); 1967: 473.
452 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Graphosoma semipunctatum (Fabricius, 1775) (041.526.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia minore e centrale
fino all Afghanistan; luoghi soleggiati, su Ombrellifere (CROVETTI
1963; SERVADEI 1967; FaRrAcI & RIZZOTTI VLACH 1995).
SERVADEI 1952: 467 [come Graphosoma semipunctatum pallida]; 1967:
476.
Scutelleridae
Eurygaster maura (Linnaeus, 1758) (041.537.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia centrale; su Gramina-
cee, spesso su cereali vernini e frumento (SERVADEI 1967; TAMANINI
1981; FaRACI & RIZZOTTI VLACH 1995).
MANCINI 1931: 14; SERVADEI 1952: 466 [in entrambi come EF. meri-
dionalis Peneau e come FE. meridionalis var. maculatus Mancini] [leg.
Folchini]; 1967: 466-467 [anche come E. maura f. picta F., 1803].
HOMOPTERA
Issidae
Agalmatium flavescens (Olivier, 1791) (042.089.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Europa centrale fino al Mar
Nero; su diverse specie arboree (SERVADEI 1967; D’Urso 1995;
D’Urso et al. 1997).
SERVADEI 1967: 564; 1968: 142 [come Hysteropterum flavescens Ol.]
Cercopidae
Philaenus spumarius (Linnaeus, 1758) (042.115.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Asia, Nord America; ambienti umidi, su piante
arboree ed erbacee (SERVADEI 1967; D'Urso 1995; D’URso et al.
1997).
SERVADEI 1967: 620 [come Philaenus leucophthalmus f. rufescens Mel.,
1896], 1968: 153 [come Philaenus leucophthalmus f. populellus Mtc.].
Cicadellidae
Selenocephalus lusitanicus Signoret, 1880 (042.243.0.002.0)*
Italia meridionale e Sardegna, Mediterraneo (SERVADEI 1967; D'Urso
1995).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 453
SERVADEI 1952: 474; 1967: 691 [in tutti come Selenocephalus griseus
f. lusttanica Fieb.].
* Secondo D’Urso (in Ckmap 2004 v 5.1) la denominazione della
specie è ora S. corsicus Lethierry, 1876 a cui vanno anche riferite
le vecchie segnalazioni di S. conspersus (Herrich-Schaffer, 1834)
(042.243.0.001.0) per l’Italia.
COLEOPTERA
Carabidae
Myriochile (Myriochile) melancholica (Fabricius, 1798) (044.007.0.001.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo, Africa, Asia; ambienti
palustri litorali e retrodunali, presso corsi d’acqua, terreni argillosi
(MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 410; VIGNA TAGLIANTI 2000: 311
(Cala Arena leg. Poggi, Diga Ruda leg. Poggi).
Lophyridia littoralis fori (Grandi, 1906) (044.009.0.002.0)
Sardegna; lungo spiagge e stagni costieri (Cassola 1972; VIGNA
IAGLIANTI 1993):
Costa 1883: 33 [come Cicindela littoralis F.|] (litorale dell’isola); CAS-
SOLA 1972: 20 [come Lophyridia lunulata fiori Grandi], 22 [fig. 8];
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 412; VIGNA TAGLIANTI 2000: 313
(Cala Arena leg. Vomero, leg. Biondi).
Calosoma sycophanta (Linnaeus, 1758) (044.011.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia, introdotta in Nord Ame-
rica (MAGISTRETTI 1965; ViIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 412; VIGNA TAGLIANTI 2000: 314
(leg. Folchini).
Carabus (Eurycarabus) genet Gené, 1839 (044.015.0.002.0)
Sardegna e Corsica; ambienti freschi e umidi (VIGNA ‘TAGLIANTI
1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 412; Vicna TAGLIANTI 2000: 315
(leg. Folchini).
454 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Nebria (Nebria) brevicollis (Fabricius, 1792) (044.039.0.002.0)
Tutta Italia, Europa fino al Caspio e Asia minore; luoghi umidi
anche degradati (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 412; VIGNA TAGLIANTI 2000: 317
(Cala Arena lecceta leg. Lucarelli, leg. Folchini).
Notiophilus geminatus Dejean, 1831 (044.042.0.006.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale, Madeira e
Canarie (MAGISTRETTI 1965; ViGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 412; VIGNA TAGLIANTI 2000: 317
(leg. Folchini).
Typhloreicheta arganoi Vigna Taglianti, 2000 ®
Asinara; strati inferiori della lettiera di leccio (CASALE & VIGNA
TAGLIANTI 1996; ViGNA TAGLIANTI 2000).
CasaLe & VIGNA TAGLIANTI 1996: 413; ViGNa TAGLIANTI 2000:
321 (Monte Scomunica lecceta leg. Argano & Poggi, Alta Valle Rio
Baddi Longa lecceta leg. Poggi).
* Specie senza codice perché descritta dopo la pubblicazione della
checklist di VIGNA T'AGLIANTI (1993).
Dyschirius (Dyschirius) chalybaeus Putzeys, 1846 (044.060.0.024.0)
Tutta Italia, Mediterraneo centroccidentale e Canarie; margini di
acque dolci (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 414; ViGNa TAGLIANTI 2000: 329
[come Dyschiriodes (s. str.) chalybaeus chalybaeus (Putzeys, 1846)]
(Diga Ruda leg. Poggi).
Phyla tethys (Netolitzky, 1926) (044.076.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale, Madeira, Nord Africa; suoli
umidi e argillosi (MAGISTRETTI 1965; VicnaA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 414; ViGNa TAGLIANTI 2000: 331
(Diga Ruda juncetum leg. Poggi, leg. Folchini).
Notaphus (Notaphus) varius (Olivier, 1795) (044.077.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Europa e Asia; formazioni
aperte, margini di acque dolci, suoli umidi e argillosi anche salati o
salmastri (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 455
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 414; VIGNA TAGLIANTI 2000: 332
(Diga Ruda leg. Poggi).
Philochthus tricolor (Bedel, 1879) (044.086.0.010.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa occidentale; zone costiere, stagni
salmastri costieri (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993,
2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 415; VIGNA TAGLIANTI 2000: 334
(leg. Folchini).
Ocydromus (Nepha) genei (Kuster, 1847) (044.099.0.001.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo occidentale; presso le rive
di corpi idrici, terreni umidi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993, 2000).
MAGISTRETTI 1968: 190 [come Bembidion genet generi Kiist.].
Ocydromus (Nepha) callosus (Kuster, 1847) (044.099.0.003.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; bacini lotici
e lentici anche di piccole dimensioni, terreni paludosi (MAGISTRETTI
1965; Vicna TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 415; VIGNA TAGLIANTI 2000: 336
(leg. Folchini).
Princidium (Testedium) quadrifossulatum (Schaum, 1862) (044.104.0.002.0)
Sardegna, Penisola Balcanica e Asia minore; ambienti steppici
(VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 415; VIGNA TAGLIANTI 2000: 337
(Campu Perdu leg. Poggi).
Paratachys bistriatus (Duftschmid, 1812) (044.108.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino al Caucaso, Asia minore;
terreni umidi, anche sotto detriti vegetali (MAGISTRETTI 1965; VIGNA
TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 416; ViGNA TAGLIANTI 2000: 339
(Cala Arena leg. Poggi, Diga Ruda juncetum leg. Poggi).
Porotachys bisulcatus (Nicolai, 1822) (044.110.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia occidentale; lungo
456 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
corsi d’acqua, sotto detriti vegetali (MacISTRETTI 1965; VIGNA
A Aewi Nee 1995):
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 416; VIGNA TAGLIANTI 2000: 341
(Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi).
Elaphropus quadrisignatus (Duftschmid, 1812) (044.111.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale; presso le rive di corpi
idrici (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
Costa 1883: 36 [come Tachys quadrisignata Duft.].
Elaphropus haemorrhoidalis (Ponza, 1805) (044.111.0.009.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Canarie e Isole del Capo
Verde, Africa; presso le rive di corpi idrici, terreni paludosi (MAGI-
STRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 416; VicnA TAGLIANTI 2000: 342
[come Sphaerotachys haemorrhoidalis (Ponza, 1805)] (Fornelli junce-
tum leg. Poggi).
Agonum marginatum (Linnaeus, 1758) (044.155.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Azzorre, Madeira, Europa
e Asia occidentale; terreni paludosi e di ripa (MAGISTRETTI 1965;
VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; VIGNA TAGLIANTI 2000: 348
(Diga Ruda leg. Poggi).
Agonum numidicum Lucas, 1846 (044.155.0.008.0)
Italia meridionale e insulare, Spagna e Africa nordoccidentale; ter-
reni paludosi e presso le rive di corpi idrici (MAGISTRETTI 1965;
VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; Vicna TAGLIANTI 2000: 348
(Cala Regina leg. Manicastri, Tumbarino leg. Galdieri).
Agonum nigrum Dejean, 1828 (044.155.0.017.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centroccidentale; presso le rive di
corpi idrici, terreni paludosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; VIGNA TAGLIANTI 2000: 350
(Cala Arena leg. Poggi, Diga Ruda leg. Poggi; Cala Reale leg. Argano
& Cottarelli, Cala Scombro leg. Cobolli, Tumbarino leg. Galdieri).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 457
Agonum permoestum Puel, 1938 *
Italia peninsulare e insulare, Sud Europa; presso le rive di corpi
idrici, terreni paludosi (VIGNA TAGLIANTI 1997, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; VIGNA TAGLIANTI 2000: 349
(Cala Arena leg. Poggi).
* Specie senza codice perché non riconosciuta come valida all’epoca
della stesura della checklist di VIGNA TAGLIANTI (1993) e non
distinta da A. moestum (Duftschmid, 1812) (044.155.0.015.0) (VIGNA
TAGLIANTI 2000).
Olisthopus elongatus Wollaston, 1854 (044.157.0.001.0)
Sardegna e Sicilia, Mediterraneo occidentale, Madeira e Canarie;
zone costiere (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; VIGNA TAGLIANTI 2000: 350
(Tumbarino leg. Bologna).
Olisthopus fuscatus Dejean, 1828 (044.157.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale, Madeira
e Canarie; terreni argillosi e secchi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA
TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; VicnA TAGLIANTI 2000: 352
(Cala Reale leg. Poggi & Argano, Diga Ruda leg. Poggi, Ossario sub
Pistacia leg. Poggi, Tumbarino leg. Poggi, leg. Folchini, leg. Osella).
Calathus circumseptus Germar, 1824 (044.160.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa e Africa nordoccidentale; formazioni
aperte, presso le rive di piccoli bacini idrici, terreni umidi e argillosi
(MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
Costa 1883: 35; CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; VIGNA
TAGLIANTI 2000: 352 (Cala Reale leg. Argano, Cala Scombro leg.
Cobolli, Tumbarino leg. Bologna, leg. Folchini).
Calathus cinctus Motschulsky, 1850 (044.160.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino al Caucaso; macchia medi-
terranea costiera, ambienti steppici aperti anche ruderali con forte
impatto antropico (VIGNA TAGLIANTI 1993, 1997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 417; Vicna TAGLIANTI 2000:
353-4 (Cala Reale leg. Argano, Cottarelli, Lucarelli, Poggi & Utzeri,
458 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Diga Ruda leg. Poggi, Cala Arena leg. Bologna, Tumbarino leg.
Bologna, leg. Folchini, leg. Osella).
Argutor cursor (Dejean, 1828) (044.190.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa tranne Penisola Iberica; ambienti umidi e
ripariali come laghi e stagni anche salmastri, terreni bassi e paludosi
(MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 418; ViGNA TAGLIANTI 2000: 358
(Punta Sant'Andrea leg. Poggi).
Poecilus ( Poecilus) cupreus (Linnaeus, 1758) (044.196.0.001.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; prati umidi e suoli argillosi (MAGI-
STRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 1997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 418; VIGNA TAGLIANTI 2000: 359
(Cala Arena leg. Poggi & Argano).
Angoleus crenatus (Dejean, 1828) (044.200.0.001.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo occidentale e Canarie; ter-
reni argillosi e umidi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 418; Vicna TAGLIANTI 2000: 359
(Diga Ruda leg. Poggi).
Percus strictus folchinit Capra, 1926 (044.206.0.008.0)
Asinara, Sardegna nordoccidentale (CASALE & VIGNA TAGLIANTI
1996; VIGNA TAGLIANTI 1993).
Capra 1926: 188; MacisTRETTI 1965: 413; CasaLe & VIGNA
TAGLIANTI 1996: 418; Vicna TAGLIANTI 2000: 360 (Cala Arena leg.
Poggi, Mei & Bologna, Monte Marazzi Mannu leg. Agnelli, Alta
Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi, Cala Reale leg. Argano & Cotta-
relli, Monte Scomunica lecceta leg. Casale, Manicastri & Poggi; Cala
dello Scombro leg. Manicastri, leg. Galdieri).
Zabrus ignavus Csiki, 1907 (044.209.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; zone costiere,
ambienti steppici (MaGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993,
2000).
MAGRETTI 1880: 22 [come Zabrus silphoides Dej.]; COSTA 1883: 35
[come Zabrus piger, Dej.]; CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 419;
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 459
VIGNA TAGLIANTI 2000: 362 (Cala Reale leg. Argano & Poggi, Cala
Arena leg. Bologna, leg. Puddu).
Amara (Amara) aenea (Degeer, 1774) (044.211.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia, introdotta in Nord Ame-
rica; ambienti steppici e aridi (VIGNA TAGLIANTI 1993, 1997).
Costa 1883: 35 [come Amara sp.|]; CASALE & ViGNA TAGLIANTI
1996: 419; VIGNA TAGLIANTI 2000: 363 (Alta Valle Rio Baddi Longa
leg. Poggi, Cala Reale leg. Poggi & Utzeri).
Anisodactylus ( Anisodactylus) binotatus (Fabricius, 1787) (044.221.0.003.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; luoghi umidi e formazioni ripariali
mesofile (MAGISTRETTI 1965; ViIGNA TAGLIANTI 1993, 1997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 419; VIGNA TAGLIANTI 2000: 365
(Cala Arena leg. Poggi).
Anisodactylus (Hexatrichus) virens virens Dejean, 1829 (044.223.0.002.0)
Italia peninsulare e Sardegna, Mediterraneo occidentale; zone
costiere, stagni costieri e retrodunali, terreni paludosi (MAGISTRETTI
1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 419; VIGNA TAGLIANTI 2000: 366
(Diga Ruda leg. Poggi).
Carterus ( Sabienus) calydonius (Rossi, 1790) (044.228.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa e Asia minore; ambienti steppici e suoli
argillosi (VIAGISTRETTA 1965. Viena Taciiani £993, 1997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 420; VIGNA TAGLIANTI 2000: 367
[come Ditomus calydonius (Rossi, 1790)] (leg. Folchini).
Carterus ( Tschitscherinellus ) cordatus (Dejean, 1825) (044.229.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Sud Europa e Africa nordocciden-
tale; ambienti steppici (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993,
2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 420; VIGNA TAGLIANTI 2000: 368
(Cala Reale leg. Utzeri, leg. Folchini).
Ditomus sphaerocephalus (Olivier, 1795) (044.230.0.003.0)
Sardegna e Sicilia, Mediterraneo centroccidentale; ambienti step-
460 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
pici, formazioni aperte, terreni argillo-sabbiosi (MAGISTRETTI 1965;
VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
Costa 1883: 34 [come Aristus sphaerocephalus Oliv.]; CASALE &
VIGNA TAGLIANTI 1996: 420; ViGNa TAGLIANTI 2000: 369 [come
Dixus sphaerocephalus (Olivier, 1795)] (Cala Arena leg. Folchini, leg.
Argano & Bologna, Monte Scomunica leg. Folchini, Tumbarino leg.
Argano & Poggi, leg. Folchini).
Parophonus hirsutulus (Dejean, 1829) (044.237.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo fino al Caucaso; ambienti steppici, terreni
umidi e argillosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 420; Vicna TAGLIANTI 2000: 370
(leg. Folchini).
Ophonus (Ophonus) subquadratus (Dejean, 1829) (044.239.0.012.0)
Tutta Italia, Sud Europa fino alla Gran Bretagna, Africa nordorien-
tale, Caucaso e Asia minore; ambienti steppici o subdesertici, zone
costiere, terreni sabbiosi e aridi (MAGISTRETTI 1965; SciaKY 1986;
VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 420; Vicna TAGLIANTI 2000: 373
(Cala Arena leg. Poggi & Bologna).
Cryptophonus tenebrosus (Dejean, 1829) (044.242.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie e Madeira, Europa centrale,
Asia centrale; terreni sabbiosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993, 2000).
CasaLE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 421; Vicna TAGLIANTI 2000:
375 (Diga Ruda leg. Poggi, Cala Arena leg. Mei & Bologna, tra Cala
Arena e Monte Scomunica leg. Manicastri).
Harpalus (Harpalus) oblitus Dejean, 1829 (044.247.0.004.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale; terreni
argillosi, umidi e sabbiosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 421; VIGNA TAGLIANTI 2000: 376
(Tumbarino leg. Argano & Bologna).
Harpalus (Harpalus) attenuatus Stephens, 1828. (044.247.0.021.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Madeira, Europa centroccidentale; ter-
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 461
reni aridi, spesso sabbiosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993, 1997).
Costa 1883: 34 [come Harpalus consentaneus Dej.]; CASALE & VIGNA
TAGLIANTI 1996: 421; VIGNA TAGLIANTI 2000: 378 (Cala Reale leg.
Argano & Cottarelli, leg. Folchini).
Artabas punctatostriatus (Dejean, 1829) (044.250.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Sud Europa, Africa nordocciden-
tale, Rodi e Siria; ambienti steppici, formazioni aperte sia interne
sia costiere, terreni umidi e argillosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA
TAGLIANTI 1993, 2000).
Costa 1883: 34 [come Harpalus punctatostriatus Dej.]; CASALE & VIGNA
TAGLIANTI 1996: 421; ViGNA TAGLIANTI 2000: 378 (leg. Folchini).
Stenolophus teutonus (Schrank, 1781) (044.252.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Azzorre e Madeira, Europa
centrale fino al Caspio; presso le rive di corpi idrici, terreni paludosi
(BINAGHI 1977; VIGNA TAGLIANTI 1993, 1997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 421; VIGNA TAGLIANTI 2000: 379
(Cala Arena leg. Folchini, Diga Ruda leg. Poggi, Cala dello Scom-
bro di dentro leg. Poggi, Fornelli juncetum leg. Poggi).
Stenolophus skrimshiranus Stephens, 1828 (044.252.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Azzorre e Madeira, Europa
centrale; luoghi paludosi di pianura, suoli umidi e argillosi (BINAGHI
1977 VIGNA =T AGLIANTI» 1903: 4007,
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 421; ViGNa TAGLIANTI 2000: 380
(Cala Arena leg. Poggi).
Egadroma marginata (Dejean, 1829) (044.254.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Madeira, Europa e Asia occi-
dentale; bacini costieri e interni, lungo corsi d’acqua e paludi, ter-
reni argillosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 421; VIGNA TAGLIANTI 2000: 381
(Cala Arena leg. Folchini, Diga Ruda leg. Poggi).
Dicheirotrichus obsoletus (Dejean, 1829) (044.255.0.002.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Nord Africa; zone costiere,
462 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
saline, stagni retrodunali, formazioni aperte a Salicornia (MAGI-
STRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CasALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 382
(Tumbarino leg. Bologna & Poggi).
Bradycellus (Bradycellus) distinctus (Dejean, 1829) (044.256.0.001.0)
Tutta Italia, Europa occidentale, Africa Nordoccidentale; zone
costiere, terreni sabbiosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993).
CasaLE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 381
(Cala Scombro di dentro leg. Poggi).
Acupalpus elegans (Dejean, 1829) (044.259.0.004.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino al Caspio, Nord Africa;
zone costiere, formazioni ripariali di stagni costieri retrodunali
(MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CasaLE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 383
(Fornelli juncetum leg. Poggi).
Acupalpus maculatus Schaum, 1860 (044.259.0.007.0)
Italia peninsulare e insulare, Europa centromeridionale fino al Cau-
caso, Africa nordoccidentale; stagni costieri, terreni umidi e paludosi
(MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; Vicna TAGLIANTI 2000:
384 (Cala Arena leg. Folchini, Diga Ruda juncetum leg. Poggi, Cala
Scombro di dentro leg. Poggi, Fornelli juncetum leg. Poggi).
Acupalpus luteatus (Duftschmid, 1812) (044.259.0.013.0)
Italia peninsulare e insulare, Europa centromeridionale fino al Cau-
caso, Africa nordoccidentale, Siberia; presso le rive di corpi idrici,
terreni paludosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; ViGNa TAGLIANTI 2000: 384
(Cala Arena leg. Poggi).
Acupalpus brunnipes (Sturm, 1825) (044.259.0.015.0)
Italia peninsulare e Sardegna, Europa centromeridionale, Africa nor-
doccidentale, Azzorre; presso le rive di corpi idrici, terreni paludosi
(MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 463
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 385
(Cala Arena leg. Poggi, Diga Ruda juncetum leg. Poggi, Fornelli jun-
cetum leg. Poggi).
Anthracus flavipennis (Lucas, 1846) (044.260.0.002.0)
Italia insulare, isole tirreniche e Algeria; paludi e zone umide (Maci-
STRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CasaLE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 385
(leg. Puddu).
Licinus punctatulus (Fabricius, 1792) (044.262.0.008.0)
Aspromonte e Italia insulare, Mediterraneo, Canarie e Azzorre, Europa
centroccidentale, introdotta in Nord America; suoli con un certo
grado di umidità (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 387
(Cala Reale leg. Poggi & Utzeri).
Baudia anomala (Perris, 1866) (044.264.0.001.0)
Italia settentrionale e Sardegna, Sud Europa dalla Francia ai Bal-
cani, Marocco; formazioni perilacustri e terreni paludosi, presso le
rive di corpi idrici (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CasaLE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 388
[come Baudia collaris (Motschulsky, 1844)] (Cala Arena leg. Poggi).
Chlaenius (Chlaenites) spoliatus (Rossi, 1790) (044.267.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie e Asia; zone costiere, terreni
paludosi dolci, stagni salmastri retrodunali (MAGISTRETTI 1965;
Views il'aGLIANTI 1993) 2000),
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 422; VIGNA TAGLIANTI 2000: 388
(Diga Ruda leg. Poggi).
Chlaenius (Chlaenius) velutinus auricollis Gené, 1839 (044.268.0.002.0)
Italia meridionale e insulare, Nord Africa; rive fangose di piccoli
bacini lentici e suoli salati (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993, 2000).
GeipeLLi, 1925: 117. MoGiarRent 1965. 2512 ASA VIGNA
TAGLIANTI 1996: 422; VicnA TAGLIANTI 2000: 389 (Cala Reale leg.
Argano, Diga Ruda leg. Poggi).
464 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Masoreus wetterhallu axillaris Kuster, 1852 (044.276.0.001.0)
Sardegna e Corsica, Penisola Iberica e Africa nordoccidentale; ter-
reni sabbiosi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993, 2000).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 423; VicNnA TAGLIANTI 2000: 391
(Diga Ruda leg. Poggi).
Demetrias (Demetrias) atricapillus (Linnaeus, 1758) (044.281.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale; presso le rive di corsi
d’acqua, terreni umidi e paludi, su fragmiteti (MAGISTRETTI 1965;
VIGNA TAGLIANTI 1993, 1997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 423; VicnA TAGLIANTI 2000: 398
(Cala Arena leg. Poggi).
Syntomus impressus (Dejean, 1825) (044.290.0.004.0)
Italia meridionale e insulare, Europa sudorientale, Libia e Libano;
formazioni aperte, terreni aridi (MAGISTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI
1993, F997).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 424; Vicna TAGLIANTI 2000: 392
(Tumbarino, sotto lentisco leg. Poggi).
Brachinus ( Brachinus) plagiatus Reiche, 1868 (044.301.0.005.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; terreni paludosi, presso
le rive di corpi idrici (MacIsTRETTI 1965; VIGNA TAGLIANTI 1993).
CASALE & VIGNA TAGLIANTI 1996: 424; VIGNA TAGLIANTI 2000: 400
(Diga Ruda leg. Poggi).
Brachinus (Brachynidius) sclopeta (Fabricius, 1792) (044.303.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso; ter-
reni umidi, presso le rive di corpi idrici (MAGISTRETTI 1965; VIGNA
TAGLIANTI 1993, 1997).
MAGISTRETTI 1968: 217; VIGNA TAGLIANTI 2000: 401 (leg. Cottarelli).
Gyrinidae
Gyrinus (Gyrinus) urinator Illiger, 1807 (045.010.0.009.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Madeira, Europa centromeri-
dionale, Penisola Arabica; acque debolmente correnti o stagnanti, in
prossimità del mare (FRANCISCOLO 1979; ANGELINI 1982, 1993).
ANGELINI 1982: 103; SANFILIPPO 1998: 296 (Diga Ruda leg. Poggi), 308.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 465
Dytiscidae
Hyphydrus aubei Ganglbauer, 1892 (045.013.0.002.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale e Nord Africa; raccolte d’ac-
qua con fondo melmoso, anche salmastre (ANGELINI 1982, 1993;
SANFILIPPO 1998).
SANFILIPPO 1998: 297 (Diga Ruda leg. Poggi), 308.
Hydroporus (Hydroporus) memnonius Nicolai, 1822 (045.022.0.013.0)
Tutta Italia, Europa fino al Caucaso, Nord Africa e Siberia; sorgenti,
pozzette, ruscelli, paludi (FRANCISCOLO 1979; ANGELINI 1993).
SANFILIPPO 1998: 299 (Campu Perdu leg. Cubeddu & Deriu), 308.
Graptodytes fractus (Sharp, 1882) (045.027.0.003.0)
Tutta Italia, Francia meridionale, Dalmazia, Algeria e Tunisia; acque
limpide di ruscello (FRANCISCOLO 1979; ANGELINI 1993).
SANFILIPPO 1998: 300 (Campu Perdu leg. Cubeddu & Deriu), 309.
Agabus (Gaurodytes) bipustulatus (Linnaeus, 1767)
(045.043.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia centroccidentale fino
all’ India; biotopi lotici e lentici, stagni, piccole paludi e raccolte
d’acqua (ANGELINI 1982, 1993; SanFiLIPPO 1998).
SANFILIPPO 1998: 303 (Monte Scomunica leg. Poggi), 309.
Agabus (Gaurodytes) conspersus (Marsham, 1802) (045.043.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Madeira, Canarie, Europa e Asia nord-
occidentale; stagni retrodunali, anse di fiumi, alvei in montagna
(ANGELINI 1982, 1993; SANFILIPPO 1998).
SANFILIPPO 1998: 303 (Diga Ruda leg. Poggi), 309.
Colymbetes fuscus (Linnaeus, 1758) (045.049.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia occidentale; paludi e anse
tranquille di fiumi e torrenti (FRANCISCOLO 1979; ANGELINI 1982,
1993), |
SANFILIPPO 1998: 304 (Diga Ruda leg. Poggi), 309.
466 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Cybister (Cybister) senegalensis Aubé, 1838 (045.059.0.001.0)
Sardegna e Sicilia, Spagna e Africa; piccole raccolte d’acqua (FRAN-
CISCOLO 1979; ANGELINI 1982, 1993).
FERMI & TONSINI 1900: 104.
Cybister (Cybister) tripunctatus africanus Castelnau, 1834(045.059.0.002.0)*
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Africa, Penisola Arabica;
stagni retrodunali, foci e anse tranquille di fiumi (FRANCISCOLO 1979;
ANGELINI 1982, 1993; SANFILIPPO 1998).
SANFILIPPO 1998: 305 (Fornelli lago artificiale leg. Agnelli), 309.
* L'autore dovrebbe essere indicato come “Laporte, 1835” (ROCCHI
in Ckmap 2004 v 5.1).
Hydrophilidae
Berosus ( Berosus) affinis Brullé, 1835 (046.014.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino agli Urali, Caucaso, Asia
minore fino all’Iran, Azzorre; in acque ferme di laghetti, pozzi e
canali (PIRISINU 1981; SCHODL 1993; AuDISIO et al. 1995b).
SCHODL 1993: 193, 207 (leg. Poggi), 229 [fig. 44].
Berosus ( Berosus) hispanicus Kuster, 1847 | *
Mediterraneo, Europa fino agli Urali, Caucaso, Asia minore fino
all’ Iran, Azzorre (SCHODL 1993).
ScHODL 1993: 193, 210 (leg. Folchini), 230 [fig. 45].
* Specie senza codice perché non inserita nella Checklist di AUDISIO
etal: (L995b).
Histeridae
Saprinus furvus Erichson, 1834 (046.050.0.009.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale; nei litorali, su carogne
ed escrementi (VIENNA 1980; AuDISIO et al. 1995b).
VIENNA 1971: 276 (Moro n litteris).
Saprinus ( Saprinus) politus (Brahm, 1790) (046.050.0.017.0)
Italia centromeridionale, Lombardia e isole, Mediterraneo, Europa
centrale, Asia occidentale; su escrementi e carogne, in funghi putridi
e nelle spate di Dracunculus (VIENNA 1980; AUDISIO et al. 1995b).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 467
PENATI & VIENNA in Ckmap 2004 v 5.1: (Dintorni di Campu
Perdu).
Chalcionellus decemstriatus (P. Rossi, 1792) (046.051.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Asia centrale, Africa nordoccidentale; su escre-
menti, concimaie e carogne (VIENNA 1980; AuDISIO et al. 1995b).
PENATI & VIENNA in Ckmap 2004 v 5.1: (Dintorni di Campu
Perdu).
Kissister minimus (Laporte, 1840) (046.064.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Europa, Marocco e Algeria; sotto pietre
e detriti, in letamai, su escrementi animali disseccati, sotto cortecce
di alberi, nel terriccio ricco di humus, anche in cave di sabbia e dune
sabbiose (VIENNA 1980; AuDISIO et al. 1995b).
PENATI & VIENNA in Ckmap 2004 v 5.1.
Pactolinus major (Linnaeus, 1767) (046.082.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale, Etiopia;
zone xerotermiche, nei litorali, sugli sterchi vaccini e sui letamai,
anche sotto le pietre (VIENNA 1980; AupiISsIO et al. 1995b).
PENATI & VIENNA in Ckmap 2004 v 5.1.
Hister illigeri Duftschmid, 1805 (046.084.0.006.0)
Italia centrosettentrionale, Calabria e Sardegna, Europa fino alla
Siberia, Caucaso, Asia minore; su sterchi bovini e carogne (VIENNA
1980; AuDISIO et al. 1995b).
PENATI & VIENNA in Ckmap 2004 v 5.1: (Dintorni di Campu Perdu,
dintorni di Trabuccato).
Atholus debeauxi (Moro, 1942) (046.086.0.003.0)
Sardegna (Moro 1971; VIENNA 1980; AuDISIO et al. 1995b).
Moro 1942: 110 [come Hister de-beauxi] (leg. Folchini); VIENNA
1980: 282-283.
Atholus duodecimstriatus (Schrank, 1781) (046.086.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Caucaso fino all’ Afghanistan; in
escrementi bovini ed equini, nei letamai, nei legni marcescenti, sotto
vegetali e funghi marcescenti (VIENNA 1980; AupisIo et al. 1995b).
468 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
PENATI & VIENNA in Ckmap 2004 v 5.1: (Dintorni di Cala
d’ Oliva).
Pselaphidae!*
* oggi generalmente considerati Staphylinidae Pselaphinae
Euplectus bonvoulotri felscher Reitter, 1887 (047.146.0.001.0)
Sardegna; nei detriti vegetali (PoGGI 1992; ANGELINI et al. 1995b).
Pocci 1992: 167 (Cala Arena sotto Pistacia lentiscus, Alta Valle Rio
Baddi Longa lecceta, Tumbarino sotto Pistacia lentiscus), 187; 1995:
430.
Trimium amplipenne Reitter, 1908 (047.151.0.002.0)
Sardegna; macchia bassa a cisto e lentisco, sugherete e leccete (POGGI
1992; ANGELINI et al. 1995b).
Pocci 1992: 170-1 [fig. 41] (ITumbarino sotto Pistacia lentiscus),
187; 1995: 430, 436.
Tychobythinus dentimanus (Reitter, 1884) (047.167.0.009.0)
Sardegna e Corsica (Pocci 1992; ANGELINI et al. 1995b).
Poca! 1992: 175-6 [fig. 48] (Cala Arena sotto Pistacia lentiscus), 187;
1995: 430, 435.
Tychobythinus myrmido (Reitter, 1881) (047.167.0.020.0)
Sardegna e Corsica; macchia mediterranea bassa, sotto detriti vege-
tali e sassi (PoGGI 1992; ANGELINI et al..1995b).
Pocci 1992: 174 (Tumbarino sotto Pistacia lentiscus), 176 [fig. 48],
187; 1995: 430, 432.
Rybaxis longicornis (Leach, 1817) (047.175.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia centrale; lungo corsi
d’acqua e bordi di stagni, nei canneti (PoGGI 1992; ANGELINI et al.
Ro)
Pocci 1992: 178 (Cala Arena juncetum), 187; 1995: 430.
Brachygluta corsica (Saulcy, 1876) (047.176.0.003.0)
Sardegna, Isola del Giglio e Corsica; zone umide (Pocci 1992;
ANGELINI et al. 1995b).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 469
Pocci 1992: 180 (Diga Ruda juncetum, Tumbarino juncetum, For-
nelli juncetum), 187; 1995: 430.
Brachygluta dentiventris (Saulcy, 1876) (047.176.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale; lungo corsi d’acqua, nei
giuncheti e fragmiteti (PoGGI 1992; ANGELINI et al. 1995b).
Pocci 1992: 179 (Diga Ruda juncetum, Tumbarino juncetum), 187;
1995: 430.
Brachygluta helferi helferi (Schmidt-Goebel, 1836) (047.176.0.011.0)
Tutta Italia, Europa; zone salmastre litoranee, anche lungo corsi
d’acqua dolce (Poggi 1992; ANGELINI et al. 1995b).
Poggi 1992: 181 (Cala Arena juncetum), 187; 1995: 430.
Reichenbachia nigriventris (Schaum, 1859) (047.177.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo centroccidentale; lungo corsi d’acqua,
anche in ambienti salmastri, tra muschi e detriti vegetali (POGGI |
1992; ANGELINI et al. 1995b).
Pocci 1992: 183 (Cala Arena juncetum leg. Folchini, Fornelli junce-
tum), 187; 1995: 430.
Staphylinidae
Lobrathium multipunctum cassolai Coiffait, 1972 (048.096.0.004.0)
Sardegna; ambienti umidi anche antropizzati (CICERONI et al. 1995;
CICERONI & ZANETTI 2000).
Costa 1883: 39 [Lathrobium multipunctatum Grav.].
Ocypus olens (O. FE. Miller, 1764) (048.140.0.019.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa; prati, zone umide, ambienti
di origine antropica, giardini e incolti (CICERONI et al. 1995, 1997;
PILon 1997).
MAGRETTI 1880: 22; PiLon 1997: 84, 118 [fig. 34].
Quedius pallipes (Lucas, 1849) (048.145.0.057.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo (BORDONI 1974; CICERONI
et al, 1995).
BorponI 1974: 13; 1976: 102.
470 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Scirtidae
Cyphon phragmiteticola Nyholm, 1955 (049.008.0.008.0)*
Tutta Italia, Europa e Asia; canneti presso acque eutrofiche di pia-
nura, stagni costieri (LOHSE 1979; KLAUSNITZER 1992; ANGELINI &
Pocci 1995).
Costa 1883: 43 [come Cyphon variabilis Thunb.].
* Interpretazione della sinonimia non certa.
Trogidae
Trox cribrum Gené, 1836 (050.007.0.002.0)
Sardegna e Corsica; ambienti steppici (CARPANETO & PIATTELLA
1995a, 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
514 (Cala Arena leg. Bologna, leg. Mei), 532.
Geotrupidae
Sericotrupes niger (Marsham, 1802) (050.014.0.001.0)
Tutta Italia, Europa occidentale e Nord Africa (CARPANETO & PIAT-
TELLA 1995b; CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
514 (Diga Ruda leg. Poggi, leg. Riese), 532.
Thorectes (Fekelius) intermedius intermedius (A. Costa, 1827)
(050.017.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo tirrenico; zone costiere e
subcostiere, su detriti (CARPANETO & PIATTELLA 1995a, 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
515 (Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi, Cala Arena leg. Poggi,
Bologna, Mei, Utzeri & Dell’Anna, Cala Reale leg. Utzeri, Campu
Perdu leg. Poggi, Diga Ruda leg. Mei, leg. Riese, leg. Bologna &
Galdieri), 332.
Aphodiidae
Aphodius (Alocoderus) hydrochaeris (Fabricius, 1798) (050.032.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Canarie, Caucaso e Asia
settentrionale (NicoLas 1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CAR-
PANETO et al. 1997).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 471
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
SS! (leaRiese) 532.
Aphodius (Aphodius) fimetarius (Linnaeus, 1758) (050.036.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Asia e Nord America, a diffu-
sione non spontanea (NICOLAS 1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b;
DELLACASA et al. 2000).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
Sizes; Races) 532
Aphodius (Aphodius) foetidus foetidus (Herbst, 1783)(050.036.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso (CARPA-
NETO & PIATTELLA 1995a, 1995b).
. CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
517 (leg. Riese), 532.
Aphodius (Biralus) satellitius Bier 1789) (050.037.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso (NIco-
LAS 1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
520 (leg. Riese), 532.
Aphodius ( Bodilus) ghardimaouensis Balthasar, 1929 (050.038.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Francia, Dalmazia e Nord Africa (NIco-
LAS 1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
518 (leg. Folchini, leg. Riese, leg. Bologna), 532.
Aphodius (Bodilus) lugens Creutzer, 1799 (050.038.0.004.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa fino al Caucaso,
Asia minore fino all’Iran (CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPA-
NETO et al. 1997; DELLACASA et al. 2000).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
519 (Diga Ruda leg. Poggi), 532.
Aphodius (Calamosternus) mayeri Pilleri, 1953 (050.039.0.002.0)
Italia meridionale e insulare, Dalmazia, Spagna e Nord Africa (CAR-
PANETO & PIATTELLA 1995b; CARPANETO et al. 1997).
472 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
519 nee, Riese), 532.
Aphodius (Chilothorax) lineolatus Illiger, 1803 (050.040.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo (CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPA-
NETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
S10 (legs Riese)yn9 92h
Aphodius (Colobopterus) erraticus (Linnaeus, 1758) (050.041.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Asia centrosettentrionale, intro-
dotta in Nord America (NicoLas 1972; CARPANETO & PIATTELLA
1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
517 (Diga Ruda leg. Poggi, leg. Riese), 532. |
Aphodius (Eudolus) quadriguttatus (Herbst, 1783) (050.045.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caspio (NICOLAS
1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b; DELLACASA et al. 2000).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
520 (leg. Riese), 532.
Aphodius (Melinopterus) consputus Creutzer, 1799 (050.055.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso (NICo-
LAS 1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
516. (leg. Riese), 532.
Aphodius (Subrinus) sturmi Harold, 1870 (050.0068.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa ed Asia (CARPANETO & PIATTELLA
1995b; CARPANETO et al. 1997; DELLACASA et al. 2000).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
521 (leg. Riese), 532.
Brindalus porcicollis (Illiger, 1803) (050.075.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie e Madeira, Europa occidentale;
aree costiere, terreni sabbiosi (NICOLAS 1972; CARPANETO & PIAT-
TELLA 1995).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 473
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 444, 446; CARPANETO et al. 1997:
521 (Cala Arena leg. Poggi), 532.
Scarabaeidae
Copris hispanus hispanus (Linnaeus, 1764) (050.085.0.003.0)
Sardegna, Lampedusa e Pantelleria, Mediterraneo occidentale (CAR-
PANETO & PIATTELLA 1995a, 1995b; CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
524 (Alta Valle Rio Baddi Longa leg. Poggi, Cala Arena leg. Poggi,
Diga Ruda leg. Poggi, Tumbarino leg. Poggi, leg. Riese), 533.
Chironitis irroratus (Rossi, 1790) (050.086.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale (CARPANETO
& PIATTELLA 1995b; CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
524 (Diga Ruda leg. Poggi, Fornelli leg. Mei, leg. Riese), 533.
Chironitis furcifer (Rossi, 1792) (050.086.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo (CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPA-
NETO“er al. 1997)!
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
524 (leg. Riese), 533.
Bubas bison (Linnaeus, 1767) (050.088.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale (CARPANETO & PIATTELLA
1995b; CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
525 (Diga Ruda leg. Poggi, Cala Arena leg. Bologna, leg. Riese), 533.
Euoniticellus fulvus (Goeze, 1777) (050.089.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso, Asia
minore fino all’ Iran (CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPANETO et
al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
525 (Alta Valle del Rio Baddi Longa leg. Poggi), 533.
Euoniticellus pallens (Olivier, 1789) (050.089.0.003.0)
Sardegna e Sicilia, Corsica, Mediterraneo, Africa, Penisola Arabica
474 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
fino all’ India; ambienti aridi (CARPANETO & PIATTELLA 1995a, 1995b;
CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
525 (Fornelli leg. Mei, leg. Riese), 533.
Onthophagus (Onthophagus) taurus (Schreber, 1759) (050.093.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia centroccidentale
(NicoLas 1972; CARPANETO & PIATTELLA 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
526 (Diga Ruda leg. Poggi), 533.
Onthophagus (Paleonthophagus) opacicollis Reitter, 1892(050.094.0.011.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino all’ Ungheria,
Asia minore fino all'Iraq (NicoLas 1972; CARPANETO & PIATTELLA
LOO >).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
526 (Diga Ruda leg. Poggi, leg. Riese), 533.
Onthophagus (Paleonthophagus) vacca (Linnaeus, 1767)(050.094.0.015.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia minore fino all’ Iran
(CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
526 (Cala Arena leg. Bologna & Poggi, Cala Reale ex. predato da
Asilus barbarus L. leg. Poggi & Mei; Diga Ruda leg. Poggi, leg.
Riese), 533.
Dynastidae
Pentodon algerinum algerinum (Herbst, 1789) (050.129.0.001.0)
Sardegna, Mediterraneo; ambienti aridi (CARPANETO & PIATTELLA
1995a, 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
528 (leg. Bologna), 533.
Cetoniidae
Oxythyrea funesta funesta (Poda, 1761) (050.136.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso, Asia
centroccidentale (CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPANETO et al.
1997).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 475
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
530 (Cala Arena leg. Baccetti, Campu Perdu leg. Poggi, Diga Ruda
les; Pobgi, leas Vomero),” 533%
Tropinota squalida squalida (Scopoli, 1783) (050°137,0-002:0)
Tutta Italia, Europa (CARPANETO & PIATTELLA 1995a, 1995b; CAR-
PANETO et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
530 (Campu Perdu leg. Poggi, Diga Ruda leg. Poggi), 533.
Netocia morto morto (Fabricius, 1781) (050.144.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale; su fiori di Composite infe-
stati da Lixus e Larinus (CARPANETO & PIATTELLA 1995b; CARPANETO
et al. 1997; MAROTTA et al. 1997).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
531 (Cala Arena leg. Poggi, Fornelli leg. Mei, leg. Vomero), 533.
Netocia sardea (Gory & Percheron, 1833) (050.144.0.003.0)
Sardegna e Corsica (CARPANETO & PIATTELLA 1995a, 1995b).
CARPANETO & PIATTELLA 1995a: 445, 447; CARPANETO et al. 1997:
531 (Cala Arena leg. Vomero, Monte Scomunica leg. Poggi, leg.
Riese), 533.
Elateridae
Drasterius bimaculatus (Rossi, 1790) (052.006.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino al Caucaso e Asia centrale;
terreni sabbiosi presso fiumi o acque salmastre, sotto detriti di ogni
genere (BINAGHI 1941; PLATIA 1994; GogBi & PLATIA 1995).
BINAGHI, 1941: 176 (leg. Folchini).
Isidus moreli Mulsant & Rey, 1874 (052.063.0.001.0)
Tutta Italia, forse Sicilia, Mediterraneo e Mar Nero; spiagge sab-
biose (PLATIA 1994; GoBBi & PLATIA 1995).
PLATIA 1994: 310 (Cala Arena).
Buprestidae
Anthaxia (Anthaxia) anatolica ferulae Gené, 1839 (052.117.0.001.0)
Veneto, Italia meridionale e insulare, Mediterraneo sudoccidentale;
476 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
su Ferula communis, Thapsia villosa e altre Ombrellifere (CROVETTI
1963; CURLETTI 1994; GoBBi & PLATIA 1995).
CROVETTI 1963: 788 (a poca distanza dalla spiaggia); CURLETTI 1994:
230 [fig. 86].
Lampyridae
Lampyris sardiniae brunnea Geisthardt, 1987 (053.011.0.007.0)
Asinara (GEISTHARDT 1987; AuDpISIO et al. 1995d).
GEISTHARDT 1987: 95; AuDISIO et al. 1995d: 6, 14.
Bostrichidae
Apate monachus Fabricius, 1775 (054.011.0.001.0)
Puglia, Calabria e Italia insulare, dubbia in Italia settentrionale,
Mediterraneo, Africa centrale, America centromeridionale; dannosa
su diverse colture (PROTA 1963; AUDISIO et al. 1995c).
PROTA 1963: 78, 82.
Sinoxylon perforans (Schrank, 1789) (054.018.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo e Europa occidentale (CYMOREK 1969;
AUDISIO et al. 1995c).
Costa 1883: 44 [come Sinoxylon muricatum F.].
Cleridae
Tilloidea transversalis (Charpentier, 1825) (054.090.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Asia minore fino all’ Iran;
su Ombrellifere (CROVETTI 1961; AUDISIO et al. 1995c).
CROVETTI 1961: 14 [come Tillus transversalis (Charp.)].
Melyridae
Psilothrix protensa (Gené, 1836) (054.132.0.003.0)
Italia peninsulare, Sardegna, Sicilia e Corsica, Baleari, Tunisia e
Grecia (AuDISIO et al. 1995c; Liberti com. pers.).
Costa 1883: 44 [come Dolichosoma protensum].
Aplocnemus (Aplocnemus) cribricollis (Mulsant & Rey, 1868)
(054.134.0.006.0)
Dalla Toscana alla Campania, Sardegna e Corsica, Mediterraneo tir-
renico (LIBERTI 1994; AUDISIO et al. 1995c).
LIBERTI 1994: 177.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 477
Aplocnemus ( Aplocnemus) pectinatus (Kuster, 1849)(054.134.0.015.0)
Italia peninsulare e Sardegna, Corsica e Algeria (LIBERTI 1994;
AuDISIO et al. 1995c).
LIBERTI 1994: 181.
Nitidulidae
Meligethes submetallicus Sainte-Claire Deville, 1908 (055.022.0.081.0)
Italia peninsulare e insulare, Europa, Anatolia, Asia centrale e Sibe-
ria meridionale; zone pianeggianti, ai margini di stagni effimeri,
pascoli e steppe aride, garighe, su Mentha, Thymus e altre Labiate
(Aupisio 1993; ANGELINI et al. 1995c).
Aupisio & DE Biase in Ckmap 2004 v 5.1.
Cucujidae
Cryptolestes (Cryptolestes) sparti (Curtis, 1834) (055.037.0.009.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Canarie; sotto corteccie di alberi
e nei fusti delle ginestre (SPARACIO 1997; ANGELINI et al. 1995c)
RATTI in Ckmap 2004 v 5.1.
Cryptophagidae
Micrambe villosa (Heer, 1841) (055.065.0.005.0)
Italia centromeridionale e insulare, Europa; adulti su arbusti in fiore
(OTERO & ANGELINI 1984; LOHSE 1967; ANGELINI et al. 1995c).
ANGELINI in Ckmap 2004 v 5.1.
Coccinellidae
Adalia (Adalia) decempunctata (Linnaeus, 1758) (056.061.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo fino all’Asia minore e Caucaso, Europa
ad eccezione dell’estremo nord, Isole Atlantiche (AUDISIO et al.
1995a; CANEPARI 1995).
DELLA Berra 1913: 65 [come Adalia decempunctata var. 8-punctata
Mull. ab. 8-punctata] (leg. Folchini).
Meloidae
Meloe (Eurymeloe) ganglbaueri Aptelbeck, 1905 (057.096.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo orientale; formazioni aperte, macchia
mediterranea e boschi di latifoglie (BOLOGNA 1991, 1997; ANGELINI
478 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
et al. 1995a).
BoLocna 1900: SiG io. 110),.322.
Meloe (Eurymeloe) mediterraneus G. Miller, 1925 (057.096.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Madeira e Canarie, Europa centrale;
prati, macchia e boschi di Quercus (BOLOGNA 1991; ANGELINI et al.
1995a).
LEONI 1907: 269 [come Meloé rugosus Marsh.] (leg. Marchese Doria
[recte: leg. Folchini]); BOLOGNA 1991: 324 [fig. 112], 325.
Meloe (Eurymeloe) murinus Brandt & Erichson, 1832 (057.096.0.007.0)
Sardegna e Sicilia, Mediterraneo sudoccidentale; prati, macchia e
boschi di Quercus (BOLOGNA 1991; ANGELINI et al. 1995a).
MAGRETTI 1880: 22 [come Meloe sp. ?]; BoLoGNA 1991: 333 [fig.
+45;
Meloe (Lampromeloe) cavensis Petagna, 1819 (057.101.0.001.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo, Asia centroccidentale;
prati, macchia mediterranea e steppe aride, su Composite (BOLOGNA
1991; ANGELINI et al. 1995a).
BoLoGNa 1991: 372 [fig. 129], 374.
Meloe (Treitodous) autumnalis autumnalis Olivier, 1792 (057.102.0.001.0)
Italia continentale e Sardegna, Mediterraneo, Europa centrale fino
al Caucaso; praterie e radure di derivazione da boschi di Quercus, su
Composite (BOLOGNA 1991; ANGELINI et al. 1995a).
BoLocna 1991: 379 [fig. 131].
Zonitis (Zonitis) flava Fabricius, 1775 (057.107.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino al Caucaso e Asia
occidentale; ambienti mediterranei e prativi a carattere arido, su
Composite e Ombrellifere (BOLOGNA 1991, 1997; ANGELINI et al.
1995a).
BoLocna 1991: 461 [fig. 155], 464.
Oedemeridae
Oedemera (Oedemera) flavipes (Fabricius, 1792) (057.121.0.004.0)
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 479
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa; macchia mediterranea (MAGI-
STRETTI 1967; ANGELINI et al. 1995a; BOLOGNA 1997).
MAGISTRETTI 1967: 193.
Oedemera (Oedemera) caudata Seidlitz, 1899 (057.121.0.011.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; macchia mediterranea, gallerie in fusti di
Ferula communis (CROVETTI 1963; ANGELINI et al. 1995a; BOLOGNA
1997).
SCHATZMAYR 1926: 149; CROVETTI 1963: 784; MAGISTRETTI 1967: 199.
Oedemera (Oedemera) nobilis (Scopoli, 1763) (057% P2100 1510)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa (MAGISTRETTI 1967; ANGELINI
et al. 1995a; BOLOGNA 1997).
Costa 1883: 46 [come Oedemera coerulea Lin.].
Anthicidae
Anthicus fenestratus W. L. E. Schmidt, 1842 (057.144.0.010.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; terreni sabbiosi delle zone costiere (BUC-
CIARELLI 1980; FANCELLO 1993; ANGELINI et al. 1995a).
FANCELLO 1993: 518 (Cala Arena leg. Poggi).
Anthicus laeviceps Baudi, 1877 (057.144.0.017.0)
Tutta Italia, Mediterraneo centroccidentale e Nord Africa; suoli
argillosi e umidi (BUCCIARELLI 1980; FANCELLO 1993; ANGELINI et
al, 1995a).
FanceLLo 1993: 520 (Cala Arena leg. Poggi, Diga Ruda leg.
Poggi).
Tenebrionidae
Asida (Asida) corsica corsica Laporte de Castelnau, 1833
(058.041.0.006.0)
Sardegna e Corsica; sotto pietre in garighe e in praterie aride (GAR-
DINI 1995; ANDREETTI et al. 1997; SoLDATI & LEO 2005).
GrRIDELLI 1972:' 235. (fie. 2].
Akis bacarozzo (Schrank, 1786) (058.043.0.001.0)
Italia appenninica, Arcipelago Toscano, Sardegna e Corsica, dalle
480 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Baleari alla Francia; zone costiere, nei centri abitati, nelle abitazioni
diroccate, nei fienili (GARDINI 1995; ANDREETTI et al. 1997).
GARDINI 1976: 662-663 [fig. 6].
Pedinus (Pedinus) meridianus Mulsant & Rey, 1853 (058.055.0.006.0)
Italia continentale e Sardegna, Francia e Dalmazia; ambienti aridi,
sotto le pietre (Pisano & LEO 1984; GARDINI 1995; ANDREETTI et
al. 1997).
Pisano & Leo 1984: 238 [fig. 2a].
Cerambycidae
Vesperus luridus (Rossi, 1794) (059.006.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Francia, Penisola Balcanica; su radici di
essenze erbacee ed arboree anche coltivate (SAMA 1988, 1995).
Sama 1988: 6-7 [fig. 3].
Corymbia cordigera (Fuesslins, 1775) (059.035.0.001.0)*
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino al Caucaso e Asia
minore; su latifoglie (SAMA 1988, 1995).
SAMA 1988: 44.
* Attualmente attribuita al genere Stictoleptura (SAMA in Ckmap
2004 v 5.1).
Arhopalus ferus (Mulsant, 1839) (059.047.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Europa centrale e Asia; su Pinus
(SAMA 1988, 1995).
SAMA 1988: 61.
Hesperophanes sericeus (Fabricius, 1787) (059.054.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo fino al Caucaso, Asia centrale; macchia
mediterranea (SAMA 1988, 1995).
SAMA 1981: 489 [fig. 5]; 1988: 67-8 [fig. 29].
Trichoferus holosericeus (Rossi, 1790) (059.055.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia minore fino all’Iran; su latifoglie
(SAMA 1988, 1995).
SAMA 1988: 71 [come Trichoferus cinereus (Villers, 1789)].
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 481
Hylotrupes bajulus (Linnaeus, 1758) (059.075.0.001.0)
Tutta Italia, cosmopolita; boschi e depositi di legnami, su Conifere
(Sama 1988, 1995).
Sama 1988: 98.
Agapanthia dahli malmerendi Sama, 1981 (059.115.0.004.0)*
Italia peninsulare, Sardegna, Corsica, Spagna; su Carduacee,
Ombrellifere e varie piante erbacee (SAMA 1988, 1995).
SAMA in Ckmap 2004 v 5.1: (Cala Regia, RAPUZZI in litteris).
*A. sicula Ganglbauer, 1884, da sottospecie di A. dahli (Richter,
1821), è stata elevata al rango di specie; di conseguenza A. malme-
rendi è divenuta sottospecie di A. sicula anziché di A. dahli (SAMA
in Ckmap 2004 v 5.1).
Chrysomelidae
Timarcha (Timarcha) sardea Villa, 1835 (060.013.0.006.0)
Sardegna e Corsica; su Rubia (BIONDI et al. 1995b, 1995c).
MAGRETTI 1880: 22 [come Timarcha pimeliodes H. Schaff.]; BIONDI
et al. 1995a: 488; 1995c: 633 (Cala Arena leg. Galdieri & Bologna,
Tumbarino leg. Bologna, Monte Scomunica).
Chrysolina (Taeniochrysea) americana (Linnaeus, 1758)
(060.032.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su Rosmarinus e Lavandula (BIONDI et
al 1995 b, 19950)
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 634 (leg. Riese).
Chrysolina (Chrysolina) bank (Fabricius, 1775) (060.037.0.001.0)
Italia peninsulare tirrenica e insulare, Mediterraneo, Europa occi-
dentale; su diverse essenze vegetali come Labiate, Plantaginacee,
Composite ecc. (BIONDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 634 (Diga Ruda, Rada Reale, leg. Riese).
Chrysolina (Colaphodes) haemoptera (Linnaeus, 1758) (060.044.0.001.0)
Tutta Italia, dubbia in Sicilia, Europa, Asia minore fino all’Iran; su
Plantago (BIoNDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 635 (Cala Reale).
482 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Chrysolina (Minckia) peregrina erythromera (Lucas, 1849)
(060.045.0.003.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; su Foent-
culum (BIONDI! et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 635 (leg. Riese).
Phyllotreta parallela (Boieldieu, 1859) (060.091.0.022.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale; su Crucifere (BIONDI 1990;
BIONDI et al. 1995b).
BIONDI 1984: 67, 72; 1990: 350, 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Aphthona euphorbiae (Schrank, 1781) (060.092.0.013.0)
Italia peninsulare e insulare, Europa e Asia; su un gran numero di
specie di Linacee, Euforbiacee e Composite (BIONDI 1990; BIONDI et
al. 1995b; BronpI & Laurenzi 1997).
BrionpI 1984: 72; 1990: 339 (Cala Arena, Rada Reale), 358; BIONDI
et al. 1995a: 488.
Aphthona flaviceps Allard, 1859 (060.092.0.015.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia minore fino all’ Iran; su Euforbiacee
e Linacee (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BronDpI 1990: 340 (Rada Reale), 358; BIONDI et al. 1995a: 488.
Aphthona illigeri Bedel, 1898 (060.092.0.019.0)
Italia centrosettentrionale e Sardegna, Mediterraneo occidentale,
Europa meridionale; su Euforbiacee (BIONDI 1984, 1990; BIONDI et
al. 1995b).
BIONDI 1984: 68 (Cala Arena), 72; 1990: 340 (Rada Reale su Euphor-
bia pithyusa), 358; BIONDI et al. 1995a: 488.
Aphthona nigriceps (Redtenbacher, 1842) (060.092.0.023.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Inghilterra meridionale, Bulgaria e Cau-
caso; su Geraniacee come Evodium e Geranium (BIONDI 1984, 1990;
BIONDI et al. 1995b).
BIONDI 1984: 68, 72; 1990: 341 (Cala Arena, Diga Ruda sotto Juncus
sp., pendici Monte della Scomunica, Cala Sgombro di dentro), 358;
BIONDI et al. 1995a: 488.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 483
Aphthona perrisi Allard, 1869 (060.092.0.027.0)
Sardegna e Isola del Giglio; su Euphorbia (BIONDI 1990; BIONDI et
al. 1995b).
BionpI 1990: 341 (Rada Reale), 358; BIONDI et al. 1995a: 488.
Aphthona sardea Allard, 1866 (060.092.0.031.0)
Sardegna; su Euforbiacee (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BIoNDI 1990: 342 (Rada Reale), 358; BIONDI et al. 1995a: 488.
Longitarsus aenetcollis (Faldermann, 1837) (060.093.0.002.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale, Asia
minore fino all’ Iran; su Borraginacee (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BionpI 1984: 70 (Monte Scomunica), 73; 1990: 349 [in entrambi
come Longitarsus suturalis (Marsham, 1802)] (Cala Arena, Rada
Reale), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus aeruginosus (Foudras, 1860) (060.093.0.004.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; su Compo-
site (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BronDpI 1990: 343 (Cala Arena, Monte Scomunica, Tumbarino), 358;
BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus albineus (Foudras, 1860) (060.093.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia minore fino all’ Iran; su Borragina-
cee (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BronpI 1990: 344 (Rada Reale), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus candidulus (Foudras, 1860) (060.093.0.016.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo occidentale; su 'Timelea-
cee (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BionpI 1984: 69 (Cala Arena), 72; 1990: 344 (Cala Arena, Tumbarino
leg. Bologna, su Thymelea hirsuta), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus codinat Madar & Madar, 1965 (060.093.0.018.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale, Canarie, Azzorre
e Madeira; su Convolvulacee (BionpI 1990; BronpI et al. 1995b).
BIoNnDI 1990: 345 (Cala Arena), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
484 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Longitarsus juncicola (Foudras, 1860) (060.093.0.035.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su Labiate (BronpI 1990; BIONDI et al.
ROSS»
BIoNnDRM9S469-70, 7250990) 345%. Bronpi-efaal: 1995a7 489.
Longitarsus lateripunctatus Rosenhauer, 1856 (060.093.0.038.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Asia minore fino all’ Iran;
su Borraginacee (BIONDI 1990; BIoNDI et al. 1995b).
BronpI 1990: 346 (Monte Scomunica leg. Bologna), 358; BIONDI et
al. 1995a: 489.
Longitarsus lycopi (Foudras, 1860) (060.093.0.045.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; su Labiate igrofile e subigrofile (BIONDI
1990; BIONDI et al. 1995b; Bronpi & LAURENZI 1997).
BIONDI 1984: 69, 72; 1990: 346 (Rada Reale, Tumbarino, su Mentha
pulegium), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus nervosus Wollaston, 1854 (060.093.0.053.0)*
Tutta Italia, Europa sudoccidentale, Canarie, Azzorre e Madeira; su
Borraginacee (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BronpI 1990: 347 (Rada Reale, Tumbarino, su Echium plantagineum),
358; BIONDI et al. 1995a: 489.
* Questa denominazione deve essere sostituita da L. cerinthes
(Schrank, 1798) (BIONDI in Ckmap 2004 v 5.1)
Longitarsus ochroleucus (Marsham, 1802) (060.093.0.062.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Madeira e Europa; su Compo-
site (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BIONDI 1984: 68, 72; 1990: 347 (su Senecio leucanthemifolius), 358;
BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus parvulus (Paykull, 1799) (060.093.0.065.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino al Caucaso; su Linacee come
Linum (Bionp1 1990; BIoNDI et al. 1995b).
BrionpI 1990: 347 (Cala Arena, su Linum), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus pratensis (Panzer, 1794) (060.093 .0.068.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino all’Anatolia, introdotto in
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 485
Nord America; su Plantago (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BronpI 1984: 70 (Monte Scomunica), 73; 1990: 348 (Cala Arena leg.
Poggi, Rada Reale, Tumbarino), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Longitarsus succineus (Foudras, 1860) (060.093.0.083.0)
Tutta Italia, Europa e Asia, introdotto in Nord America; su diverse
piante erbacee come Composite, Borraginacee, Convolvulacee
(BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BIONDI 1984: 68-9, 72; 1990: 349 (Cala Arena, Rada Reale, Tumba-
rino, Monte Scomunica, leg. Bologna), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Ochrosis ventralis (Illiger, 1807) (060.100.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale fino al
Caspio; su Betulacee e Anacardiacee (BIONDI 1990; BIONDI et al.
1995b; BionpI & LAURENZI 1997).
BionpI 1984: 70-1, 73; 1990: 350 (Cala Arena leg. Osella su giovani
foglie di Pistacia lentiscus), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Astorestta impressa (Fabricius, 1801) (060.101.0.010.0)*
Tutta Italia, Sud Europa e Africa nordoccidentale; su Plumbagina-
cee come Limonium (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BionpI 1984: 71 [come Crepidodera impressa], 73; 1990: 342 (Cala
Arena, Rada Reale, leg. Poggi, Osella & Bologna), 358; BIONDI et
al. 1995a: 488.
* Specie attualmente attribuita al gen. Neocrepidodera (BIONDI in
Ckmap 2004 v 5.1)
Podagrica malvae (Illiger, 1807) (060.108.0.003.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; su Malvacee (BIONDI
1990; BIONDI et al. 1995b).
Bronpi 1990: 352 (Diga Ruda leg. Poggi, Rada Reale, su Lavatera
spp; 358: BIONDI et alo TIF arse?!
Chaetocnema (Chaetocnema) arida Foudras, 1860 (060.112.0.004.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale e Africa nordoccidentale; su
Ciperacee e Giuncacee (BIONDI 1990; BIioNDI et al. 1995b).
Bionpr 1984: 71 (Cala Arena), 73; 1990: 343 (Rada Reale su Juncus
sp.), 358; BIONDI et al. 1995a: 488.
486 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Sphaeroderma rubidum (Graells, 1858) (060.113.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa; su Composite come Cirsium
e Carduus (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BionpI 1990: 355 (Rada Reale su Carduus sp., Monte Scomunica),
358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Psylliodes chrysocephalus (Linnaeus, 1758) (060.118.0.007.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Madeira, Europa fino al Caucaso, Sibe-
ria; su Crucifere (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BronDpI 1984: 72-3; 1990: 352 (Diga Ruda leg. Poggi, Rada Reale, su
Sinapis sp.), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Psylliodes circumdatus Redtenbacher, 1842 (060.118.0.008.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia minore fino all’Iran; su Crucifere
(BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BIONDI 1984: 71-3; 1990: 352 (leg. Folchini), 358; BIONDI et al.
1995a: 489.
Psylliodes cupreus (Koch, 1803) (060.118.0.010.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale e Asia
centrale; su Crucifere (BIONDI 1990; BIoNDI et al. 1995b).
BionpI 1990: 352 (Diga Ruda leg. Poggi, Rada Reale, Cala Arena,
su Sinapis sp.), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Psylliodes fusiformis (Illiger, 1807) (060.118.0.015.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale; su Crucifere (BIONDI 1990;
BIONDI et al. 1995b).
BionpI 1990: 353 (Rada Reale su Sinapis sp.), 358; BIONDI et al.
1995a: 489.
Psylliodes gibbosus Allard, 1860 (060.118.0.016.0)
Tutta Italia, Mediterraneo nordoccidentale; su Graminacee (BIONDI
1990; BIONDI et al. 1995b).
BronpI 1990: 353 (Cala Arena leg. Poggi), 358; BIONDI et al. 1995a:
489.
Psylliodes marcidus (Illiger, 1807) (060.118.0.029.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa occidentale; su Cakile mari-
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 487
tima e altre Crucifere (BIONDI 1990; BIONDI et al. 1995b).
BionDpI 1990: 354 (Cala Arena), 358; BIONDI et al. 1995a: 489.
Labidostomis (Labidostomis) taxicornis (Fabricius, 1792)
(060.119.0.009.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su varie essenze vegetali come Legumi-
nose, Anacardiacee, Rumex ecc. (BIONDI et al. 1995b, 1995c; BIONDI
& LAURENZI 1997).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 636-637 (leg. Folchini, leg. Riese).
Tituboea biguttata (Olivier, 1791) (060.122.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; su Anacardiacee, Fagacee
e Rosacee (BIONDI et al. 1995b, 1995c; Bronpi & LAURENZI 1997).
Costa 1883: 49 [come Tituboea dispar Luc.]; BIONDI et al. 1995a:
488; 1995c: 637 (leg. Folchini).
Smaragdina ferulae Gené, 1839 (060.126.0.007.0)
Sardegna e Corsica; su Ferula (BIONDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 638 (leg. Folchini).
Coptocephala cyanocephala (Lacordaire, 1848) (060.129.0.002.0)
Sardegna; su Apiacee e Poacee (BIONDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 638 (Cala Arena, Cala Reale, leg.
Folchini).
Cryptocephalus ( Burlinius) blanduloides Normand, 1947(060.135.0.004.0)
Lazio e Sardegna, Mediterraneo occidentale; su Erica arborea e
Pistacia lentiscus (BIONDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 641-2 (Cala Arena leg. Osella, Diga
Ruda, Monte Scomunica).
Cryptocephalus (Burlinius) fulvus (Goeze, 1777) (060.135.0.015.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino al Caucaso, Asia occiden-
tale; praterie, anche in lettiere di alberi, su Leguminose e Composite
(BIONDI et al. 1995b; Sassi & KISMALI 1999).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 642 (Monte Scomunica leg. Fol-
chini, Cala Arena, Rada Reale).
488 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Cryptocephalus ( Burlinius) lostianus Burlini, 1955 (060.135.0.017.0)*
Sardegna; su Erica arborea e Pistacia lentiscus (BIONDI et al. 1995b,
9950),
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 642 (Cala Arena).
* La corretta denominazione è C. (B.) lostiat Burlini, 1951 (Sassi
in Ckmap 2004 v 5.1).
Cryptocephalus ( Burlinius) biondii Sassi & Regalin, 1998 -
Arcipelago Toscano, Sardegna e Corsica; su Pistacia e su Erica
(Sassi & REGALIN 1998).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 643 (leg. Folchini) [in entrambi
come Cryptocephalus (Burlinius) specie prope macellus Suffrian,
1860].
* Specie senza codice perché descritta successivamente alla Checklist
di BIONDI et al. 1995b.
Cryptocephalus (Burlinius) politus Suffrian, 1860 (060.135.0.023.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo occidentale; su Tamarix,
Quercus e Pistacia (BIONDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 643 (Cala Arena leg. Osella).
Cryptocephalus (Cryptocephalus) rugicollis Olivier, 1791 (060.136.0.044.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; su Composite (BIONDI et
ai. 1995, £995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 644 (Rada Reale, Cala Arena, leg.
Folchini).
Colaspidea oblonga Blanchard, 1855 (060.142.0.003.0)
Tutta Italia, Sud Europa; su Cistus salvifolius (BIONDI et al. 1995b,
1995);
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 645 (Monte Scomunica leg. Fol-
chini, Cala Scombro di dentro).
Dicladispa testacea (Linnaeus, 1767) (060.147.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; su Cistacee e anche su Pistacia lentiscus
(BIONDI et al. 1995b, 1995c).
BIONDI et al. 1995a: 488; 1995c: 646 (Monte Scomunica, leg. Osella).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 489
Anthribidae
Noxius curtirostris (Mulsant, 1861) (061.006.0.001.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo, Africa occidentale, Asia minore; su specie
arboree e arborescenti, nel legno morto (ABBAZZI et al. 1995, 2000).
ABBAZZI et al. 2000: 71 (leg. Folchini), 463-464.
* Secondo COLONNELLI (2m litteris) gli autori sono Mulsant & Rey.
Apionidae
Corimalia tamarisci (Gyllenhal, 1838) (061.038.0.004.0)
Italia meridionale e insulare, Sud Europa, Africa nordoccidentale,
Asia centrale; regioni dell’olivo e zone costiere, su Tamarix gallica e
T. africana (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 402 (leg. Folchini), 463-464.
Allomalia quadrivirgata (A. Costa, 1863) (061.039.0.001.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo fino all’Asia centrale;
zone costiere, su Tamarix gallica e T. africana (GREGORI & OSELLA
1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 403 [come Corimalia quadrivirgata (Costa) |
(Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
Hypophyes pallidulus (Gravenhorst, 1807) (061.040.0.001.0)
Italia centromeridionale e insulare, Mediterraneo occidentale; su Tama-
rix gallica e T. africana (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
Grecori & OSELLA 1989: 403 [come Corimalia pallidula (Gra-
venhorst)] (Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
Nanodiscus transversus (Aubé, 1850) (061.041.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa e Algeria; macchia mediterranea, nelle
“coccole” di Funiperus phoenicea e F. oxycedrus (GREGORI & OSELLA
1989; ABBazzi & OsELLA 1992; ABBAZZI et al. 1995).
Costa 1883: 48 [come Nanophyes transversus Aubé]; GREGORI &
OseLLA 1989: 404 (Cala Arena leg. Poggi, leg. Folchini), 463-464.
Nanophyes brevis brevis Boheman, 1845 (061.042.0.001.0)
Italia continentale e Sardegna, Europa centromeridionale fino
490 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
all Anatolia, Egitto; su Lythrum salicaria (GREGORI & OSELLA 1989;
ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 402 (leg. Folchini), 463-464.
Dieckmanniellus nitidulus (Gyllenhal, 1838) (061.045.0.004.0)*
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Africa nordoccidentale, Asia
centroccidentale; su Lythrum (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et
al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 402 [come Nanophyes nitidulus Gyllenhal]
(leg. Folchini), 463-464.
* Specie attualmente attribuita al genere Nanophyes (COLONNELLI 2003).
Ceratapion carduorum (Kirby, 1808) (061.048.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale e Asia centrale; zone
aride, su Carduus spp., Cirstum arvense e Galactites tomentosa (GRE-
GORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & .OSELLA 1989: 394 [come Apion (C.) carduorum e come
Apion (Ceratapion) galactitis Wencker] (Cala Reale, leg. Folchini),
463-464.
Diplapion confluens (Kirby, 1808) (061.049.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Asia centroccidentale; su Matricaria spp. e Leu-
canthemum vulgare (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 393 (Cala Reale, leg. Folchini, leg. Poggi),
463-464.
Diplapion stolidum (Germar, 1817) (061.049.0.004.0)
Tutta Italia, Europa, Africa nordoccidentale, Asia centroccidentale;
su Matricaria, Chrysanthemum e Anthemis (GREGORI & OSELLA 1989;
ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 393 (Cala Arena leg. Poggi, Diga Ruda),
463-464.
Aspidapion aeneum (Fabricius, 1775) (061.051.0.001.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; su Malvacee (GREGORI & OSELLA 1989;
ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 386 (Diga Ruda), 463-464.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 491
Aspidapion soror (Rey, 1895) (061.051.0.004.0)
Tutta Italia (poche regioni), Corsica, Francia e Gran Bretagna,
Grecia e Turchia; su Althaea officinalis (GREGORI & OSELLA 1989;
ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 387 (leg. Folchini), 463-464.
Kalcapion semivittatum (Gyllenhal, 1833) (061.054.0.002.0)
Tutta Italia, Sud Europa fino all’Anatolia, Africa nordoccidentale,
Canarie, Azzorre e Madeira; sotto foglie di Pistacia e su Mercurialis
annua (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 390 [come Apion (Taeniapion) semivitta-
tum Gyllenhal], 463-464.
Exapion fulvum (Desbrochers, 1894) (061.063.0.005.0)
Sardegna, Corsica e Tunisia; su Genista corsica (GREGORI & OSELLA
1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 387 (leg. Folchini), 463-464.
Exapion subparallelum (Desbrochers, 1888) (061.063.0.010.0)
Tutta Italia, Corsica, Mediterraneo occidentale; su Calycotome vil-
losa (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI & OSELLA 1992; ABBAZZI et
al. 1995).
GREGORI & OsELLA 1989: 388 [fig. 2] (in semi di Calycotome villosa).
Protapion apricans (Herbst, 1797) (061.065.0.002.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; su varie specie di Trifolium (GREGORI &
OsELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 399 (Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
Protapion dentipes (Gerstacker, 1854) (061.065.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo settentrionale fino a Siria e Palestina;
sotto cespugli di salici e su Leguminose (GREGORI & OSELLA 1989;
ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 401 (leg. Folchini), 463-464.
Protapion difforme (Germar, 1818) (061.065.0.006.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino all’ Anatolia, Africa nor-
492 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
doccidentale; su Anthriscus sylvestris e Polygonum hydropiper (GRE-
GORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 401 (Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
Protapion dissimile (Germar, 1817) (061.065.0.007.0)
Tutta Italia, Europa, Asia minore e centroccidentale; su Trifolium
arvense e Vicia sepium (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 401 (Cala Arena leg. Poggi, leg. Folchini),
463-464.
Protapion interjectum (Desbrochers, 1895) (061.065.0.010.0)
Tutta Italia, Europa e Africa nordoccidentale; su Tvifolium (GRE-
GORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 398 (leg. Folchini), 463-64.
Protapion nigritarse (Kirby, 1808) (061.065.0.013.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; su Trifolium medium e Geranium molle
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 398, 463-464.
Protapion trifoli (Linnaeus, 1768) (061.065.0.017.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia centrale (GREGORI &
OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 398 (Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
Phrissotrichum tubiferum (Gyllenhal, 1833) (061.066.0.006.0)
Tutta Italia, Sud Europa fino al Caucaso, Algeria e Siria; zone
costiere e oasi xerotermiche prealpine, su Cistus (GREGORI & OSELLA
1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 385 (leg. Folchini), 463-464.
Perapion violaceum (Kirby, 1808) (061.072.0.007.0)
Tutta Italia, Europa e Asia; su Rumex spp. e Polygonum hydropiper
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 382-383 (leg. Poggi), 463-464.
Apion frumentarium (Linnaeus, 1758) (061.075.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia; su Rumex e Teucrium
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995; OSELLA in litteris).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 493
GREGORI & OSELLA 1989: 390 [come Apion (Erythrapion) sangui-
neum (De Geer)] (leg. Folchini), 463-464.
Catapion corsicum (Desbrochers, 1888) (061.076.0.003.0)
Tutta Italia e Corsica (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al.
1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 391-392 [fig. 3] (Cala Arena leg. Poggi,
leg. Folchini), 463-464.
Catapion pubescens (Kirby, 1811) (061.076.0.008.0)
Tutta Italia, Europa centrale, Africa nordoccidentale, Asia minore e
centrale; su Trifolium e Salix (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et
al: 4995).
GREGORI & OSELLA 1989: 391 (leg. Folchini), 463-464.
Catapion seniculus (Kirby, 1808) (061.076.0.009.0)
Tutta Italia, Europa, Algeria, Siria e Siberia; su Trifolium (GREGORI
& OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GrecoRrI & OSELLA 1989: 391 (leg. Folchini), 463-464.
Holotrichapion pist (Fabricius, 1801) (061.081.0.005.0)
Tutta Italia, cosmopolita a diffusione non spontanea; su Leguminose
anche foraggere (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 396 [come Apion (s. str.) pist E] (Cala Reale,
Monte Scomunica leg. Poggi, leg. Sbordoni, leg. Folchini), 463-464.
Oryxolaemus scabiosus (Weise, 1889) (061.088.0.003.0)
Tutta Italia, Sud Europa fino al Caucaso, Algeria; su Leguminose
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 396 [come Apion (Kalcapion) flavofemora-
tum scabiosum Weise] (Cala Arena leg. Poggi, leg. BIONDI, leg. Fol-
chini), 463-464.
Brachyceridae
Brachycerus albidentatus Gyllenhal, 1840 (061.090.0.001.0)
Italia meridionale e insulare; sotto le pietre, su Allium spp. e Pan-
cratium maritimum (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GreGoRrI & OSELLA 1989: 405 (Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
494 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Brachycerus barbarus (Linnaeus, 1758) (061.090.0.002.0)
Campania e Italia insulare, Corsica, Francia meridionale, Baleari e
Nord Africa; su Urginea maritima (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI
er al £995).
GREGORI & OSELLA 1989: 405 (leg. Poggi).
Curculionidae
Otiorhynchus ( Arammichnus) juvencus Gyllenhal, 1834(061.153.0.016.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale; terreni sabbiosi (GREGORI &
OsELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 410 [fig. 13] (Cala Arena), 463-464.
Pseudometra sinuariae OSELLA & GREGORI, 1989 (061.164.0.026.0)
Asinara (GREGORI & OsELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
Grecori & OSELLA 1989: 415 (Cala Arena, sotto cespugli di Artemi-
sta al margini di coltivi), 418 [fig. 24], 463-464; ABBAZZI & OSELLA
1992: 305; OsELLA & Zuppa 1995: 520.
Cathomiorcerus curvipes Wollaston, 1854 (061.165.0.001.0)
Toscana, Arcipelago Toscano e Sardegna, Europa sudoccidentale;
ambienti costieri aridi e secchi, sotto le pietre e nel muschio, su
Cistus e in formicai di Aphaenogaster (GREGORI & OSELLA 1989;
ABBAZZI et al. 1995; OSELLA in litteris).
GREGORI & OSELLA 1989: 419 [fig. 25] (leg. Folchini), 463-464.
Trachyphloeus laticollis Boheman, 1843 (061.166.0.014.0)
Tutta Italia, Europa e Africa nordoccidentale (GREGORI & OSELLA
1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 418, 463-464.
. Polydrusus (Metallites) parallelus Chevrolat, 1860 (061.185.0.007.0)
Toscana ed Elba, Sardegna e Corsica; macchia mediterranea, su
Erica (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 423 (Cala Reale), 463-464.
Sitona (Sitona) humeralis Stephens, 1831 (061.222.0.011.0)
Italia continentale e Sardegna, Europa e Asia centrale, introdotta in
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 495
Nord America; su Leguminose (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI
et al. 1995; OSELLA in litteris).
GREGORI & OSELLA 1989: 426 (Cala Reale leg. Biondi), 463-464.
Lixus (Eulixus) umbellatarum (Fabricius, 1787) (061.252.0.010.0)
Italia meridionale e insulare, Sud Europa, Gran Bretagna, Canarie
e Africa nordoccidentale; su Ferula communis (CROVETTI 1960; GRE-
GORI & OsELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
CROVETTI 1960: 39.
Larinus (Larinus) ursus (Fabricius, 1792) (061.260.0.008.0)*
Italia peninsulare e insulare, Penisola Balcanica e Asia minore; su
Carlina (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 428 [come Larinus carinirostris Gyll.]
(Cala Reale), 463-464.
* Secondo COLONNELLI (2003) L. carinirostris Gyllenhal, 1837
(061.260.0.003.0) è sinonimo di L. ursus (F., 1782).
Rhinocyllus conicus (Fròlich, 1792) (061.266.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Algeria; su Composite (GRE-
GORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 433 (leg. Folchini), 463-464.
Hypera lunata Wollaston, 1854 (O67 27355001140)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Madeira, Europa cen-
trale e Asia centrale; zone costiere, ambienti secchi e sabbiosi, su
Erodium e Geranium (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995;
OSELLA in litteris).
GREGORI & OSELLA 1989: 445 [come Phytonomus (Spongifer) fasci-
culatus Herbst] (Cala Reale), 463-464.
Hypera nigrirostris (Fabricius, 1775) (061.273.0.014.0)
Tutta Italia, Europa e Nord Africa, introdotta in Nord America; su
Leguminose (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GrecoRrI & OSELLA 1989: 446 [come Phytonomus (s.str.) nigrirostris
(F.)] (Cala Reale), 463-464.
Hypera postica (Gyllenhal, 1813) (061.273.0.018.0)
Tutta Italia, Europa, Asia centrosettentrionale, introdotta in Ame-
496 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
rica e Oceania; su Leguminose (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI
et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 446 [come Phytonomus posticus Gyll.|
(Cala Reale), 463-464.
Donus crinitus (Boheman, 1834) (061.274.0.008.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; su Medicago
sativa e Onobrychis sativa (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 447, 463-464.
Coniatus (Coniatus) tamarisci (Fabricius, 1787) (061.276.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; zone costiere, lungo i fiumi, su Tamarix
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 448 (Cala Arena leg. Poggi), 449 [fig. 33],
463-464.
Ceutorhynchus pallidactylus (Marsham, 1802) (061.354.0.047.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa centrale, introdotto in Nord
America; su Crucifere (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al.
1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 455 (Diga Ruda leg. Poggi, Cala Reale
leg. Biondi), 463-464.
Hadroplontus trimaculatus (Fabricius, 1775) (061.366.0.002.0)
Tutta Italia, Europa fino all’ Anatolia, Africa nordoccidentale; su
Composite (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 455 (Cala Arena), 463-464.
Mogulones geographicus (Goeze, 1777) (061.370.0.013.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Azzorre e Madeira, Europa; su
radici di Borraginacee (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 457 (Diga Ruda leg. Poggi, Cala Reale),
463-464.
Trichosirocalus troglodytes (Fabricius, 1787) (061.375.0.008.0)
Tutta Italia, Europa, Africa nordoccidentale, Asia centrosettentrio-
nale; su Plantago (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 454 (Cala Arena leg. Poggi), 463-464.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 497
Tychius (Tychius) argentatus Chevrolat, 1859 (061.408.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale e Asia centrale; su Lotus
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 442 (leg. Poggi), 463-464.
Tychius (Tychius) pusillus Germar, 1842 (061.408.0.041.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Algeria; luoghi secchi e
caldi, su Trifolium (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 443 (leg. Folchini), 463-464.
Sibinia daralica Gyllenhal, 1836 (061.409.0.003.0)
Tutta Italia, Sud Europa, Marocco, Algeria e Siria; su Sz/ene (GRE-
GoRI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
CALDARA, 1983: 60; GREGORI & OSELLA 1989: 444 (Cala Reale), 463-
464.
Sibinia femoralis Germar, 1824 (061.409.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale, Asia centrale; su Silene
(GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
CALDARA, 1983: 55; GREGORI & OSELLA 1989: 463-464.
Sibinia variata Gyllenhal, 1836 (061.409.0.021.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino all’Anatolia, Africa
orientale; su Spergularia (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al.
1995).
CaALDARA 1983: 73; GREGORI & OSELLA 1989: 443 (su Spergularia
rubra, S. maritima e Daphne gnidium), 463-464.
Smicronyx (Smicronyx) reichi (Gyllenhal, 1836) (061.434.0.008.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Africa nordoccidentale;
su Erythraea centaurium (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al.
1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 440, 463-464.
Gymnetron (Gymnetron) variabile Rosenhauer, 1856 (061.455.0.015.0)*
Tutta Italia (poche regioni), Sud Europa e Algeria; sotto salici e
Plantago (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
498 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
GREGORI & OSELLA 1989: 458 (leg. Folchini), 463-464.
* Specie attualmente attribuita al genere Mecinus (COLONNELLI 2003).
Rhynchophoridae
Sphenophorus piceus (Pallas, 1776) (061.462.0.004.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa centrale e Asia cen-
trale; su Arundo donax (GREGORI & OSELLA 1989; ABBAZZI et al. 1995).
GREGORI & OSELLA 1989: 451 (leg. Folchini), 463-464.
PLANIPENNIA
Chrysopidae
Chrysoperla sp. (062.042.0)*
NavAs 1928: 76 [come Chrysopa vulgaris Schn.] (leg. Folchini).
* L’attuale, profonda, revisione sistematica del genere impedisce
l’attribuzione specifica di questo reperto.
Mallada genei (Rambur, 1842) (062.045.0.003.0)*
Italia meridionale, insulare e Liguria, Mediterraneo (BERNARDI IORI
et al. 1995; PANTALEONI & Lo VaLvo 1995).
NavAs 1928: 76 [come Chrysopa genei Ramb.] (leg. Folchini).
* Attualmente attribuita al genere Dichochrysa (PANTALEONI in litteris).
Ascalaphidae
Libelloides ictericus corsicus (Rambur, 1842) (062.069.0.002.0)*
Sardegna, Capraia e Corsica (BERNARDI IORI et al. 1995).
Costa 1883: 17 [come Ascalaphus corsicus Ramb.] (collina che domina
Cala d’Olivo), 54-55.
* Probabilmente questo taxon ha valore specifico (PANTALEONI in litteris).
DIPTERA
Culicidae
Anopheles (Anopheles) sp. (065.007.0.)
FERMI & TONSINI 1900: 104.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 499
Culex (Culex) pipiens Linnaeus, 1758 (065.017.0.004.0)
Tutta Italia, cosmopolita; piccole raccolte d’acqua in qualsiasi
ambiente antropizzato (BOORMAN et al. 1995; ROMI et al. 1997).
FERMI & TONSINI 1900: 104.
Stratiomyidae
Stratiomys longicornis (Scopoli, 1763) (066.012.0.005.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Canarie, Azzorre e Madeira, Asia
fino all’Himalaya; acque stagnanti e marcite d’acqua dolce, in pozze
e paludi con acqua salina, su piante ai bordi dell’acqua (Mason
1989; Mason & KRIVOSHEINA 1995).
Costa 13832975:
Nemotelus anchora Loew, 1846 (066.016.0.001.0)
Romagna, Italia meridionale, Sicilia e Sardegna (Mason & KRIvo-
SHEINA 1995; TRoIANO & T'oscano 1997).
TRrorano & Toscano 1997: 506 (leg Folchini).
Therevidae
Gen sp. Li
Costa 1883: 76 [come Thereva phaeoptera Loew].
* Non siamo stati in grado di interpretare tassonomicamente questa
citazione.
Asilidae
Asilus barbarus Linnaeus, 1758 (068.090.0.001.0)
Italia meridionale, Mediterraneo occidentale; nella sabbia (SEGUY
1927: CONTINI ef al. 1995).
CARPANETO et al. 1997: 526 (predante Onthophagus vacca L.).
Syrphidae |
Eupeodes (Eupeodes) corollae (Fabricius, 1794) (070.018.0.001.0)
Europa, Asia centrorientale, Nord Africa; attacca afidi (BURGIO 1991;
BEweaRInvet al 1995a).
SOMMAGGIO in Ckmap 2004 v 5.1.
500 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Scaeva pyrastri (Linnaeus, 1758) (070.026.0.004.0)
Europa, Marocco e Canarie; attacca afidi (BURGIO 1991; BELCARI et
al. 1995a).
Sommaccio in Ckmap 2004 v 5.1.
Syrphus ribesti (Linnaeus, 1758) (070.028.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Asia e Nord America; larve afidifaghe (SEGUY
1961; Burgio 1991; BELCARI et al. 1995a).
Costa 1883: 77.
Sphaerophoria scripta (Linnaeus, 1758) (070.027.0.010.0)
Europa, Asia minore e centrale, Nord Africa, Azzorre, Madeira e
Canarie; attacca afidi (Burgio 1991; BELCARI et al. 1995a).
SOMMAGGIO in Ckmap 2004 v 5.1.
Chrysotoxum cisalpinum Rondani, 1845 (070.031.0.004.0)
Tutta l’Italia tirrenica, Corsica, Europa sudoccidentale; le larve in
legno marcescente (SEGUY 1961; BELCARI et al. 1995a; SOMMAGGIO
in Ckmap 2004 v 5.1).
SOMMAGGIO in Ckmap 2004 v 5.1.
Tephritidae
Acanthiophilus helianthi (Rossi, 1790) (072.057 0,001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Europa, Eritrea, Asia minore
centrale; legata a Composite (HENDEL 1927; BELCARI et al. 1995b).
Costa 1883: 79 [come Tephritis eluta Mgn.].
Sciomyzidae
Pherbellia cinerella (Fallén, 1820) (074.008.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Azzorre e Madeira, Europa,
Asia; qualsiasi tipo di habitat (RIvosEccHI 1992; Munari & RIvo-
SECCHI 1995).
RivoseccHI 1992: 79 [ma non in cartina distribuzione fig. 29, p.
60].
Pherbina mediterranea Mayer, 1953 (074.020.0.003.0)
Sardegna e Sicilia, Mediterraneo; prati, margini delle strade, letti di
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 501
fiumi e torrenti (RIVOSECCHI 1992; Munari & RIivoseccHI 1995).
Mayer 1953: 203; RivoseccHI 1992: 211; RAINERI & Rey 1996: 50
(leg. Folchini).
Oestridae
Gasterophilus haemorrhoidalis (Linnaeus, 1758) (078.316.0.001.0)
Tutta Italia, cosmopolita; parassita stomacale di equini, ovidepone
su naso e labbra (PAPE et al. 1995; Carrs & MULLEN 2002).
PINNA et al. 1996: 107 (S. Maria, su asinelli bianchi).
Gasterophilus intestinalis (De Geer, 1776) (078.316.0.003.0)
Tutta Italia, cosmopolita; parassita stomacale di equini, ovidepone
sulla parte bassa delle zampe anteriori (PAPE et al. 1995; CATTS &
MULLEN 2002).
PINNA et al. 1996: 107 (S. Maria, su asinelli bianchi).
Gasterophilus nasalis (Linnaeus, 1758) (078.316.0.004.0)
Tutta Italia, cosmopolita; parassita stomacale di equini, ovidepone
sui peli del mento e delle fauci (PAPE et al. 1995; Carts & MULLEN
2002).
PINNA et al. 1996: 107 (S. Maria, su asinelli bianchi).
EEPIDOPTERA
Zygaenidae
Zygaena corsica Boisduval, [1828] (084.024.0.003.0)
Sardegna e Corsica; praterie, su fiori (REISS & TREMEWAN 1967;
BaLLETToO.e? dlx14995)
Costa 1883: 73.
Choreutidae
Tebenna bjerkandrella pretiosana (Duponchel, 1862) (084.029.0.001.0)*
Italia peninsulare e Sardegna, Sud Europa e Mediterraneo; luoghi
erbosi, su Composite in particolare su foglie di Inula (DIAKONOFF
1986; BALLETTO et al. 1995; LERAUT 1997).
Costa 1883: 17, 74 [come Choreutis pretiosana Dup.].
502 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
* Secondo LERAUT (1997) la ssp. prettosana Dup. è sinonimo della
ssp. prunnerella Rossi (FIUMI in litteris).
‘Tortricidae
Cnephasia incertana Treitschke, 1835 (085.034.0.015.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Asia centrale e Asia minore fino
all’Iraq; boschi e cespugli (TREMATERRA 1995, 2003; LERAUT 1997).
Costa 1885: 8 [come Sciaphila wahlbomiana, Lin. var. minorana, H.
Sch.
Cnephasia longana Haworth, 1811 (085.034.0.016.0)
Tutta Italia, Europa, Africa nordoccidentale, Asia Minore, intro-
dotta in Nord America; su cardi selvatici e numerose altre piante
(TREMATERRA 1995, 2003; LERAUT 1997).
Costa 1885: 8 [come [Sciaphila| longana Hw. var. luridalbana H.
Seh. fp.
Bactra (Bactra) lancealana (Hùbner, 1796-99) (085.065.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Asia centrosettentrionale e Nord
America; su Ciperacee e Juncus spp. (TREMATERRA & CIAMPOLINI
1989; TREMATERRA 1995, 2003).
Costa 1885: 8 [come Aphelia lanceolana Hùbn.].
Pyralidae
Homoeosoma (Anhomoeosoma) nimbellum (Duponchel, 1836)
(087.080.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo, Asia minore; brughiere e siepi,
su Composite (ROESLER 1973; Bassi et al. 1995).
Costa 1883: 74 [come Homoeosoma nimbella Z.].
Hesperiidae
Carcharodus alceae (Esper, 1780) (089.003.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Nord Africa, Asia centrale;
argini fioriti di ambienti collinari, su Malvacee (HIGGINS & RILEY
1983; BALLETTO & CassuLo 1995).
COBOLLI et al. 1995: 578.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 503
Papilionidae
Papilio machaon Linnaeus, 1758 (089.012.0.003.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa e Asia temperata fino all’ Hima-
laya; praterie e colline fiorite, su finocchio e carota selvatici (HIGGINS
& RILEY 1983; BaLLETTO & CassuLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Pieridae
Pieris brassicae (Linnaeus, 1758) (089.017.0.001.0)
Tutta Italia, Nord Africa, Europa e Asia fino all’Himalaya; giardini
e coltivi, su Crucifere (Hiccins & RILEY 1983; BALLETTO & CAS-
SUO: 1995: (COBOLET ef ial. 1997).
Cognornti ei al. 1995: 578.
Pieris daplidice (Linnaeus, 1758) (089.017.0.004.0)
Italia settentrionale e Sardegna, Sud Europa, Nord Africa, Asia fino
al Giappone; terreni sassosi e prati fioriti, su Crucifere (HIGGINS &
RiLey 1983; BaLLETTO & CassuLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578 [come Pontia daplidice].
Pieris rapae (Linnaeus, 1758) (089.017.0.009.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Asia fino al Giappone, introdotta
in Nord America ed Australia; prati, giardini, su Crucifere (HIGGINS
et al. 1991; BALLETTO & CassuLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Colias crocea (Geoffroy, 1785) (089.020.0.002.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Nord Africa e Asia occiden-
tale; lande e campi aperti, su Leguminose (HIGGINS & RILEY 1983;
BALLETTO & CASSULO 1995).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Leptidea sinapis (Linnaeus, 1758) (089.022.0.001.0)
Tutta Italia, Europa fino al Caucaso, Marocco e Siria; foreste rade e
radure, su Leguminose (Hiccins & RILEY 1983; BALLETTO & CAS-
suLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578.
504 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Lycaenidae
Lycaena phlaeas (Linnaeus, 1761) (089.024.0.006.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Abissinia, Aden, Uganda, Asia
fino al Giappone e regioni orientali del Nord America; pendii fio-
riti, su Poligonacee (HIGGINS & RILEY 1983; BALLETTO & CASSULO
1995).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Leptotes pirithous (Linnaeus, 1767) (089.028.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo fino all’Asia centrale; argini fioriti e ter-
reni aperti, su Leguminose (HIGGINS & RILEY 1983; HIGGINS et al.
1991; BALLETTO & Cassuco 1995).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Aricia agestis ([Denis et Schiffermiiller], 1775) (089.039.0.001.0)
Italia peninsulare e Sicilia, Europa centromeridionale, Asia centrale;
prati ed ambienti aperti, su Helianthemum e Erodium (Hiccins &
RILEY 1983; BaLLETTO & CassuLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Aricia cramera (Eschscholtz, 1821) (089.039.0.003.0) *
Sardegna, Mediterraneo occidentale; terreni incolti e pendii rocciosi
(Hiccins & RILEY 1983; BaLLETTO & CassuLo 1995).
COBOLLI et al. 1995: 578.
* Presumibilmente è sinonimo di A. agestis ([Denis et Schiffermul-
ler], 1775) (FiuMI in litteris).
Polyommatus icarus (Rottemburg, 1775) (089.044.0.014.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa fino all’Asia temperata; prati ed
ambienti aperti, su Leguminose (HIGGINS & RILEY 1983; BALLETTO
& CassuLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Nymphalidae
Vanessa atalanta (Linnaeus, 1758) (089.047.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Azzorre e Canarie, Europa, Asia minore
fino all'Iran, Nord America fino al Guatemala, introdotta in Nuova
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 505
Zelanda ed Haiti; pendii e giardini fioriti, su Urticacee (HIGGINS &
RILEY 1983; BALLETTO & CassuLo 1995; COBOLLI et al. 1997).
COBOLLI et al. 1995: 578.
Vanessa cardui (Linnaeus, 1758) (089.047.0.002.0)
Tutta Italia, cosmopolita tranne nel Sud America; svariati ambienti
(Hiccins & RiILeEy 1983; BALLETTO & CassuLo 1995; COBOLLI et al.
1997).
CoBoLLI.et.al,:1995; 378.
Satyridae
Hipparchia aristaeus (Bonelli, 1826) (089.066.0.001.0)
Sardegna, Sicilia, Elba, Isola del Giglio, Lipari, Corsica; lande
incolte (HIGGINS & RILEY 1983; BALLETTO & CassuLo 1995).
CoRoLLi ef al. 19952 578.
Maniola jurtina (Linnaeus, 1758) (089.071.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie, Europa, Asia minore fino
all'Iran; pascoli e ambienti erbosi, su Graminacee (HIGGINS & RILEY
1983; Hiccins et al. 1991; BaLLETTO & CassuLo 1995).
CoBoLLL ef al. 1995: 578.
Pyronia cecilia Vallantin, 1894 (089.074.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa, Marocco e Asia minore; luoghi accidentati
e cespugliosi, molto soleggiati, su Graminacee (HIGGINS & RILEY
1983; BaLLETTO & CAssuLo: 1995 Coroner ef ai 1997).
COROLLI ef al 1995" 373.
Pararge aegeria (Linnaeus, 1758) (089.076.0.001.0)
Tutta Italia, dall’ Europa occidentale fino all’ Asia centrale; ambienti
ombreggiati e boschi, su Graminacee (HIGGINS & RILEY 1983; BAL-
LETTO ‘& CassuLo ‘19955 CoRoLLI ef al. 1997).
CogBoLLi'er al. 1995: 578.
Lasiommata tigelius (Bonelli, 1826) (089.077.0.005.0)*
Sardegna e Corsica; ambienti pietrosi in praterie aperte (HIGGINS &
RILEY 1983; BALLETTO & CassuLo 1995).
COBOLLI et al. 1995: 578.
506 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
* Secondo BALLETTO et al. (in Ckmap 2004 v 5.1) l’attuale denomi-
nazione dovrebbe essere L. paramegera (Hùbner, [1824])
Noctuidae
Aletia (Aletia) pallens (Linnaeus, 1758) (091.349.0.007.0)*
Italia peninsulare, dubbia in Sicilia, Europa centrosettentrionale,
Asia fino al Giappone; luoghi umidi e paludosi, prati e campi, su
piante erbacee (BERIO 1985; RAINERI & ZILLI 1995; HACKER et al.
2002).
Costa 1883: 73 [come Leucania pallens L.].
* Determinazione quasi sicuramente errata; solo l’esame dell’esem-
plare di Costa da parte di uno specialista potrebbe sciogliere ogni
dubbio. Secondo RAINERI & ZILLI (1995) “quasi tutti gli esemplari
attribuiti a questa specie finora controllati sono risultati appartenere
ad altri taxa”.
HYMENOPTERA
Cephidae
Monoplopus pygmaeus (Poda, 1761) (092.022.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo, Asia minore fino al Caucaso e
Turkestan; in pascoli e campi di grano, mais e diverse foraggere
(BENSON 1951; MasuTTI & PESARINI 1995).
MANTERO 1909: 59 [come Cephus abdominalis Latr.].
Ichneumonidae
Iseropus stercorator (Fabricius, 1793) (094.006.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Asia settentrionale, Nord America; attacca
larve di Lepidotteri (AUBERT 1969; FITTON et al. 1988; SCARAMOZ-
ZINO 1995).
Costa 1883: 64; MANTERO 1909: 56 [in entrambi come Pimpla ster-
corator EF |.
Netelia (Netelia) fuscicarpus (Kokujev, 1899) (094.038.0.003.0)
Italia continentale e Sardegna, Mediterraneo, Madeira e Canarie,
Europa centrale, Asia centrale (DELRIO 1975; SCARAMOZZINO 1995).
DeLRIO 1975: 50.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 507
Aritranis femoralis (Gravenhorst, 1829) (094.139.0.005.0)*
Italia continentale e Sardegna, Sud Europa fno all’ Asia occidentale,
Egitto; su Xylocopa (CROVETTI 1963; SCARAMOZZINO 1995; Schwarz
in litteris).
CROVETTI 1963: 835-836 [come Hoplochyptus (sic!) xylocopae Ron-
dani].
* Attualmente denominato Hoplocryptus femoralis (SCHWARZ in litteris).
Anomalon cruentatum (Geoffroy, 1785) (094.303.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, fino all Inghilterra meridionale; attacca
larve di Tenebrionidi (GAULD & MITCHELL 1977; SCARAMOZZINO
PI
Costa 1883: 63; MANTERO 1909: 56 [in entrambi come Trachynotus
foliator FJ.
Braconidae
Pambolus halteratus (KIEFFER, 1905) (095.012.0.002.0)
Sardegna (BERGAMASCO et al. 1995; Papp 1996).
KIEFFER 1905: 114; ManTERO 1909: 58 [come Folchinia halterata
Kieff.].
Pseudopezomachus bituberculatus (Marshall, 1904) (095.061.0.001.0)
Italia continentale e Sardegna (BERGAMASCO et al. 1995).
MANTERO 1909: 58; Masi 1933: 40.
Agathis umbellatarum Nees von Esenbeck, 1814 (095.132.0.018.0)
Sardegna e Sicilia, Mediterraneo, Europa occidentale, Asia minore
fino all Arzebagian (Tosras 1963; Nixon 1986; BERGAMASCO et al.
1995).
Costa 1883: 64; MANTERO 1909: 56.
Encyrtidae
Encyrtus lecaniorum (Mayr, 1876) (097.197.0007 0)
Italia peninsulare e Sardegna, cosmopolita; attacca diverse specie di
cocciniglie (SERINI BoLcHI 1969; PAGLIANO & NAVONE 1995).
SERINI BoLcHI 1969: 212 (leg. Folchini).
508 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Prochiloneurus bolivari Mercet, 1919 (097.218.0.002.0)*
Sardegna, Europa, Asia centrosettentrionale; attacca Pseudococcidi
(IRYAPITSYN 1988, PAGLIANO & NAVONE 1995).
Masi 1926: 163 [Prochiloneurus Bolivari Mercet = Chiloneurus styla-
tus Ruschka, 1922] (leg. Folchini); SERINI BOLCHI 1969: 214 [come
Neoprochiloneurus sp. VIGGIANI, 1966] (Cala Arena leg. Folchini).
* Questa segnalazione si basa su un unico esemplare femmina la
cui determinazione ha causato vari dubbi agli autori: Masi (1926)
ritiene l'esemplare più simile alla descrizione del Chiloneurus stylatus
Ruschka, 1922 che a quella del Prochiloneurus bolivari Mercet, 1919,
nonostante che le due specie siano poste in sinonimia dallo stesso
Ruschka; SERINI BOLCHI (1969) ritiene invece che l'esemplare si
differenzi da P bolivari e lo riposiziona in Neoprochiloneurus; infine
TRYAPITSYN (1988) lo denomina Neoprochiloneurus bolivari Mercet.
Scelionidae
Sparasion bicoronatus bicoronatus Kieffer, 1906 (098.078.0.002.0)
Sardegna e Isola del Giglio (KIEFFER 1926; BIN 1974; BIN et al.
1995; MINEO 2n litteris).
MANTERO 1909: 58; KIEFFER 1926: 288; BIN 1974: 458 (leg. Folchini).
Chrysididae
Hedychridium ardens ardens (Coquebert, 1801) (099.003.0.004.0)
Italia e isole, Mediterraneo, Europa fino al Caucaso, Nord Africa e
Asia minore; attacca Sfecidi, Eumenidi e Alictidi (BERLAND & BER-
NARD 1938; LINSENMAIER 1959; Kimsey & BoHART 1991; STRUMIA
1995).
MANTERO 1909: 59, 61 [come Hedychridium minutum Lep.] (Cala
Arena).
Hedychridium flavipes (Eversmann, 1857) (099.003.0.012.0)
Italia centrosettentrionale ed isole, Mediterraneo, Asia minore e
Russia meridionale (LINSENMAIER 1959; Kimsey & BoHART 1991;
STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 59, 61.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 509
Hedychridium wolfi Linsenmaier, 1959 (099.003.0.30.0)
Sardegna, Capraia, Montecristo e Corsica (STRUMIA 1995, 2001,
2003).
STRUMIA 2003: 195 (Punta Sabina leg. Folchini).
Hedychridium tyrrhenicum Strumia, 2003 *
Sardegna, Sicilia e Corsica, Isole del Mar Tirreno (STRUMIA 2003).
STRUMIA 2003: 193 (Fornelli leg. Folchini).
* Specie senza codice perché descritta dopo la pubblicazione della
Checklist di STRUMIA (1995).
Holopyga fervida (Fabricius, 1781) (099.005.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Nord Africa, Asia minore (LIN-
SENMAIER 1959; KimsEey & BoHART 1991; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 59-60 [come Holopyga chloroidea Dahlb.].
Holopyga ignicollis Dahlbom, 1854 (099.005.0.005.0)
Quasi tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Nord Africa; attacca Sfecidi
(BERLAND & BERNARD 1938; LINSENMAIER 1959; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 60 [come Holopyga gloriosa F. var. amoenula Dahlb.];
STRUMIA in Ckmap 2004 v 5.1.
Holopyga inflammata (Forster, 1853) (099.005.0.006.0)
Italia e Sardegna, Europa meridionale, Asia minore, Asia centrocci-
dentale (LINSENMAIER 1959; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 60 [come Holopyga gloriosa F.]; STRUMIA in Ckmap
2004 v 5.1.
Holopyga sardoa Invrea, 1952 (099.005.0.011.0)
Sardegna (STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 60-61 [come H. gloriosa var. viridis Guér.]; INVREA
1952b: 222 [come H. amoenula Dhlb. var. sardoa n.].
Pseudomalus auratus (Linnaeus, 1758) (099.008.0.001.0)
Tutta Italia, Europa e Anatolia, introdotto in Nord America; attacca
piccoli Sfecidi ma anche Apidi, Colletidi e Megachilidi (BERLAND &
510 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
BERNARD 1938; GRANDI 1951; LINSENMAIER 1959; KimsEY & BOHART
1991; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 60 [come Ellampus auratus L.|.
Pseudomalus punctulatus (Dahlbom, 1854) (099.008.0.005.0)
Italia e isole, Mediterraneo, Svizzera fino al Caucaso; attacca Sfecidi
(BERLAND & BERNARD 1938; LINSENMAIER 1959; Kimsey & BOHART
1991; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 59-60 [come Ellampus parvulus Dahlb.].
Chrysis comparata Lepeletier, 1806 (099.011.0.020.0)
Italia, Mediterraneo sino all’ Asia occidentale; attacca Sfecidi, Col-
letidi e Megachilidi (LINSENMAIER 1959; GRANDI 1961; KIMSEY &
BoHART 1991; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 62 [come Chrysis ignita L. var. infuscata Mocs.
{partim}]; STRUMIA in Ckmap 2004 v 5.1.
Chrysis graelsit Guérin, 1842 (099.011.0.040.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo, Europa, Anatolia; attacca
Eumenidi e Megachilidi (BERLAND & BERNARD 1938; LINSENMAIER
1959; GRANDI 1961; Kimsey & BoHART 1991; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 59, 62 [come Chrysis Chevrieri Ab.].
Chrysis melaensis Linsenmaier, 1968 (099.011.0.062.0)
Sardegna e Corsica (LINSENMAIER 1959; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 62 [come Chrysis ignita L. var. infuscata Mocs.
{partim}]; STRUMIA in Ckmap 2004 v 5.1.
Chrysis succincta succinctula Dahlbom, 1854 (099.011.0.088.0)
Tutta Italia, Europa meridionale (LINSENMAIER 1959; KimMsEY &
BoHART 1991; STRUMIA 1995).
MANTERO 1909: 59, 62 [come Chrysis succincta L.].
Chrysura dichroa dichroa (Dahlbom, 1854) (099.012.0.004.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino al Caucaso, Nord Africa
e Asia minore; si sviluppa su nidi di Osmia che si trovano in nicchi
di Elicidi (BERLAND & BERNARD 1938; LINSENMAIER 1959; KIMSEY &
BoHART 1991; STRUMIA 1995).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 511
Costa 1883: 65; MANTERO 1909: 56, 61 [in entrambi come Chrysis
dichroa Klug] (sopra 1 fiori della Thapsta).
Bethylidae
Holepyris bidentatus Kieffer, 1904 (100.007.0.001.0)
Asinara; probabilmente noto solo per il tipo! (GORDH & MOCzAR
1990; OLMI 1995).
KIEFFER 1904: 390, 392-393 (teste GorpH & MoczAr 1990: 112);
MANTERO 1909: 57-58.
Holepyris hyalinipennis Kieffer, 1904 (100.007.0.005.0)
Asinara; probabilmente noto solo per il tipo! (GorpH & MOcZzAR
1990; OLMI 1995).
KIEFFER 1904: 390, 394 (teste GorpH & MoczAr 1990: 117); MAN-
TERO 1909: 57-58.
Holepyris rufitarsis Kieffer, 1906 (100.007.0.009.0)
Asinara; probabilmente noto solo per il tipo! (GorpH & MOCZAR
1990; OLMI 1995).
KIEFFER 1906: 352-353 (teste GORDH & MOocZAr 1990: 123); Man-
TERO 19097 58:
Tiphiidae
Meria tripunctata (Rossi, 1790) (101.004.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale; terreni sabbiosi, su fiori di
Daucus, Eryngium e Thapsia (GUIGLIA 1961; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 68 [come Myzine tripunctata Rossi]; GUIGLIA 1961: 14.
Poecilotiphia rousselu (Guérin, 1838) (101.005.0.002.0)
Italia meridionale e insulare, Sud Europa e Nord Africa; su fiori di
Asphodelus (GUIGLIA 1961; PAGLIANO 1995a).
Mantero 1909: 68 [come Myzine erythrura Costa] (Cala Arena);
GuicLIa 1961: 23 [come Meria rousselit Guérin f. lutea Guiglia].
Scoliidae
Scolia sexmaculata sexmaculata (Muller, 1766) (101.010.0.007.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale; attacca Cetonidi e Rutelidi
SE 02) M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
(BERLAND 1925; GUIGLIA & CAPRA 1934; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 68 [come Scolia (Discolia) quadripunctata E.|.
Mutillidae
BlaRetus chiesti chiestt (Spinola, 1838) (101.014.0.002.0)
Sardegna e Corsica (INVREA 1964; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 66; INVREA 1955b: 101, 103-104 [in entrambi come
Myrmilla Chiesti Spin.] (leg. Folchini); Lo Cascio & Romano 2004:
DICE
Myrmilla calva (Villiers, 1789) (101.015.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo e Europa; attacca nidi di Halictus (BER-
LAND 1925; INvREA 1964; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 65 [come Myrmilla calva Vill. var. distincta Lep.];
Lo Cascio & Romano 2004: 230.
Myrmilla capitata (Lucas, 1846) (101.015.0.002.0)
Tutta Italia (poche regioni), Mediterraneo; attacca nidi di Halictus e
Osmia (BERLAND 1925; INVREA 1964; PAGLIANO 1995a).
Costa 1883: 59 [come Mutilla sp.]; 1885: 5 [come Pseudomutilla
sardiniensis Costa]; MANTERO 1909: 56, 65 (Cala Arena); Zavattari
1910: 4; Lo Cascio & Romano 2004: 230 [come Myrmilla (Pseudo-
mutilla) capitata (Lucas, 1849)].
Sigilla excoriata (Lepeletier, 1845) (101.016.0.002.0)
Sardegna, Mediterraneo occidentale (INVREA 1964; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 66 [come Myrmilla dorsata F. var. excoriata Lep.];
Lo Cascio & ROMANO 2004: 231 [come Sigilla dorsata (Fabricius,
1793).
Mutilla ghiliani Spinola, 1843 (101.017.0.004.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo occidentale; attacca Sfe-
cidi e Megachilidi (BERLAND 1925; INVREA 1964; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 67 [come Mutilla barbara L. var. decoratifrons Costa];
Lo Cascio & ROMANO 2004: 232 [come Ronisia ghiliani (Spinola,
1843)].
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 513
Smicromyrme perisi (Sichel & Radoszkowski, 1869) (101.021.0.014.0)*
Sardegna e Corsica (INVREA 1964; PAGLIANO 1995a; ROMANO 2004).
MANTERO 1909: 66-67 [come Mutilla Perrisi Sich. & Rad. e come
Mutilla rufipes F. var. Agusi Costa]; INVREA 1951: 39, 41, 42; 1964:
198, 207 [in entrambi anche come Smicromyrme agusti]; Lo Cascio
& Romano 2004: 235.
* Smicromyrme agusti (Costa, 1884) (101.021.0.001.0), di cui erano
noti solo maschi, e S. peristi, di cui erano note solo femmine, sono
in realtà i due sessi della medesima specie (ROMANO 2004).
Smicromyrme ruficollis ceresae Invrea, 1952 (101.021.0.018.0)
Sardegna (Invrea 1964; PAGLIANO 1995a; Lo Cascio & ROMANO
2004).
PETERSEN 1988: 214; Lo Cascio & Romano 2004: 236.
Smicromyrme sericeipes (André, 1903) (101.021.0.021.0)
Tutta Italia tranne la Sicilia, Corsica (INVREA 1964; PAGLIANO
1995a).
MANTERO 1909: 66 [come Mutilla rufipes F.]; INvVREA 1951: 41-42;
1964: 221; Lo Cascio & ROMANO 2004: 234 [come Physetopoda seri-
ceiceps (André, 1901)].
Smicromyrme trioma Invrea, 1955 (101.021.0.026.0)
Sardegna e Corsica (INVREA 1964; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 66 [come Mutilla pusilla Klug; partim?]; INVREA
1951: 42; 1955a: 239, 243; 1964: 210; Lo Cascio & Romano 2004:
234 [come Physetopoda trioma (INvREA, 1955)].
Dasylabris maura carinulata (Dalla Torre, 1897) (101.023.0.002.0)
Sardegna e Corsica (MANTERO 1909; Invrea 1964; PAGLIANO
10950):
MANTERO 1909: 67 [sia come Dasylabris maura L. che come Dasy-
labris maura L. var. carinata Sich. & Rad.]; INvREA 1955a: 252-253;
1964: 255 (leg. Folchini); Lo Cascio & Romano 2004: 238.
Myrmosidae
Myrmosa sp. (101.026.0.)
514 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Costa 1883: 59; ManTERO 1909: 56.
Paramyrmosa brunnipes (Lepeletier, 1845) (101.027.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Africa nordoccidentale; gal-
lerie nel terreno, presso nidi di Sfecidi, di Cerceris e Halictus (INVREA
1964; PAGLIANO 1995a).
MANTERO 1909: 65 [come Myrmosa cognata Costa]; INvrea 1952a:
14 [come Myrmosa (Myrmosa) brunnipes Lep.| (leg. Folchini); 1955a:
253; Lo Cascio & Romano 2004: 229.
Formicidae
Stenamma striatulum Emery, 1894 (102.009.0.004.0)
Italia continentale e Sardegna, Sud Europa; terreni umidi, su let-
tiere di diverse formazioni vegetali (MEI 1992; POLDI et al. 1995).
Mer 1992: 416 (Monte Scomunica, lecceta).
Aphaenogaster (Aphaenogaster ) spinosa nitida Emery, 1895
(102.010.0.008.0)
Toscana, Lazio, Sardegna e Corsica (BARONI URBANI 1971; POLDI
et al. 1995).
MANTERO 1909: 63 [come Aphaenogaster testaceo-pilosa spinosa
Em. var. nitida Em.| (Cala Arena); BARONI URBANI 1971: 47 [come
A phaenogaster spinosa spinosa var. nitida (Emery, 1895)].
Aphaenogaster (Attomyrma) subterranea subterranea (Latreille, 1798)
(102.011.0.010.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale fino al Caucaso e Asia
minore; ambienti a macchia molto fitta, lettiera di leccio (BARONI
URBANI 1971; POLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 63 (Cala Arena); BARONI URBANI 1971: 56.
Messor capitatus (Latreille, 1798) (102.012.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo occidentale (BARONI URBANI 1971; POLDI
et al. 1995).
MANTERO 1909: 57, 62 [come Messor barbarus L. var. nigra Emery
nec André] (Cala Arena, leg. R. Piroscafo “Washington”}).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 515
Messor minor minor (André, 1881) (102.012.0.005.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo tirrenico settentrionale
(BARONI URBANI 1971; POLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 63 [come Messor barbarus minor Ern. André] (Cala
Arena); BARONI URBANI 1971: 62.
Crematogaster ( Acrocoelia) scutellaris (Olivier, 1791) (102.015.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale e Asia centrale; su alberi
(BARONI URBANI 1971; PoLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 62; BARONI URBANI 1971: 82.
Solenopsis ( Diplorhoptrum) fugax (Latreille, 1798) (102.017.0.001.0)
Tutta Italia, Europa e Asia (BARONI URBANI 1971; POLDI et al.
1995).
Emery 1915: 248; BARONI URBANI 1971: 87.
Leptothorax (Myrafant) exilis Emery, 1869 (102.021.0.006.0)
Tutta Italia, Mediterraneo (BARONI URBANI 1971; PoLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 63 [come Leptothorax sp. partim?]; EMERY 1915: 248
[come L. tuberum exilis Emery]; BARONI URBANI 1971: 107.
Leptothorax (Myrafant) Rrausset Emery, 1915 C102 023,001 FO)
Sardegna, Sicilia e Corsica (BARONI URBANI 1971; POLDI et al.
1995).
MANTERO 1909: 59, 63 [come Leptothorax angustulus Nyl.]; BARONI
Lignan SOF TM
Leptothorax (Myrafant) unifasciatus (Latreille, 1798)(102.023.0.029.0)
Italia continentale e Sardegna, Europa centromeridionale; sotto sassi
e sotto muschi, nei tronchi d’alberi, nelle fessure di muri, nell’erba
(BARONI URBANI 1971; PoLpI 1989; PoLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 63 [come Leptothorax sp. partim?]; BARONI URBANI
1971-126;
Tetramorium semilaeve semilaeve André, 1881 (102.030.0.008.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo e Asia centrale (BARONI
URBANI 1971; POLDI et al. 1995).
516 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
MANTERO 1909: 59, 63-64 [come Tetramorium caespitum semileve
Ern. André] (Monte Scomunica); BARONI URBANI 1971: 142.
Tapinoma (Tapinoma) sp. (102 03/097
MANTERO 1909: 64 (Cala Arena); BARONI URBANI 1971: 161 [in
entrambi come Tapinoma erraticum Latr].
* Quasi sicuramente si tratta di Tapinoma simrothi Krausse, 1911
(102.037.0.004.0) unica specie del genere citata per la Sardegna da
PoLDI et al. (1995).
Plagiolepis ( Plagiolepis) pygmaea (Latreille, 1798) (102.041.0.002.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, introdotta in Marocco; su
terreni argillosi o da loess in pendio, sotto sassi o pietre, in rocce
fessurate (BARONI URBANI 1971; PoLpI 1989; POLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 64; BARONI URBANI 1971: 171.
Camponotus (Tanaemyrmex) aethiops (Latreille, 1798) (102.045.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, isole mediterranee e Cau-
caso; in luoghi pianeggianti, sul terreno (BARONI URBANI 1971;
Powpi efi. 1995).
MANTERO 1909: 57, 64 [come Camponotus maculatus aethiops Latr.|
(Cala Arena, Monte Scomunica, leg. R. Piroscafo “Washington”);
BARONI URBANI 1971: 183.
Camponotus (Myrmentoma) lateralis (Olivier, 1791)(102.047.0.004.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale e Africa nordoccidentale
(BARONI URBANI 1971; PoLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 57, 65 (Cala Arena, leg. R. Piroscafo “Washington ”);
BARONI URBANI 1971: 193.
Lasius (Lasius) alienus (Foerster, 1850) (102.050.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia e Nord America; luoghi
pianeggianti (BARONI URBANI 1971; PoLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 64; BARONI URBANI 1971: 202.
Lasius (Lasius) niger (Linnaeus, 1758) (102.050.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia e Nord America; sotto
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 517
pietre, in monticelli di terra e nel legno (BARONI URBANI 1971; POLDI
1989; POLDI et al. 1995).
MANTERO 1909: 64 (Monte Scomunica, Cala Arena); BARONI URBANI
197152071
Eumenidae
Odynerus (Odynerus) femoratus Saussure, 1856 (103.006.0.003.0)
Sardegna e Sicilia, Francia (BERLAND 1928; GIORDANI SOIKA & Bor-
SATO 1995).
MANTERO 1909: 59, 76.
Odynerus (Spinicoxa) reniformis reniformis (Gmelin, 1790)
(103.008.0.003.0)
Italia peninsulare e Sardegna, Europa; nidi nel terreno (BERLAND
1928; GIORDANI SOIKA & BorsaTo 1995).
MANTERO 1909: 76 [come Odynerus reniformis L.].
Stenodynerus fastidiosissimus laborans (A. Costa, 1882) (103.021.0.005.0)
Sardegna e Corsica; nidi nel terreno (BERLAND 1928; GIORDANI
SoikKA & BorsaTo 1995).
GUIGLIA 1938: 7 [come Euodynerus (Nannodynerus ) fastidiosissimus
Sauss. subsp. punctuosus Ferton].
Antepipona deflenda lepeletieri (Blithgen, 1961) (103.022.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centrale fino all’Asia centrale
(GIORDANI SOIKA & BorsaTo 1995; GUSENLEITNER 1995).
GuIGLIA 1938: 7 [come Euodynerus (Odontodynerus) deflendus
Saund., det. Bluthgen].
Euodynerus (Euodynerus) dantici dantici (Rossi, 1790) (103.027.0.002.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Nord Africa, Asia occiden-
tale; attacca Crisidi (BERLAND 1928; GIORDANI Sorka & BORSATO
1995).
Costa 1883: 59 [come Odynerus dantici Rossi]; MANTERO 1909: 57,
76 [come Odynerus dantici Rossi e come Odynerus crenatus Lep. |
(Monte Scomunica); GUIGLIA 1938: 7 [come Euodynerus (Euodyne-
rus) dantici Rossi].
518 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Ancistrocerus biphaleratus triphaleratus (Saussure, 1855) (103.032.0.003.0)
Italia peninsulare e insulare, Mediterraneo; in fessure di muri, attacca
larve di Lepidotteri (BERLAND 1928; GuIGLIA 1945; GIORDANI SOIKA
& BorsaTo 1995).
MANTERO 1909: 76 [come Odynerus parietum L.] (Cala Arena); GUI-
GLIA 1938: 7 [come Ancistrocerus? triphaleratus Sauss.].
Ancistrocerus longispinosus gazelloides Guiglia, 1943 (103.032.0.008.0)
Sardegna e Corsica (GUIGLIA 1945; GIORDANI SOIKA & BorsaTo 1995).
GUIGLIA 1945: 88 [come Ancistrocerus gazelloides| (leg. Folchini).
Eumenes sp. (103.035.0.)*
MANTERO 1909: 59, 75 [come Eumenes pomiformis Rossi] (Cala
Arena).
* Probabilmente la determinazione di Mantero è errata (PAGLIANO
in litteris).
Vespidae
Polistes gallicus (Linnaeus, 1767) nec P. gallicus Auct. (103.042.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; luoghi caldi di pianura e collina, ambienti
umidi, su Ombrellifere (BERLAND 1928; BorsaTto 1989; GIORDANI
SOIKA & BorsaTo 1995).
MANTERO 1909: 77 [come Polistes gallicus L.]; GUIGLIA & CAPRA
1932: 179 [stesso materiale di Mantero, come P foederata Kohl].
Vespula ( Paravespula) germanica (Fabricius, 1793) (103.045.0.001.0)
Tutta Italia, cosmopolita; ambienti nei pressi di zone umide, colo-
nie in cavità preesistenti nel terreno (BERLAND 1928; BorsaTo 1989;
GIORDANI SOIKA & BorsaTo 1995).
MANTERO 1909: 77 [come Vespa germanica F.]; GUIGLIA & CAPRA
19335) 170;
Pompilidae
Cryptocheilus egregius (Lepeletier, 1845) (104.002.0.005.0)
Tutta Italia, Corsica, Spagna e Algeria; attacca ragni erranti o terri-
coli (BERLAND 1925; PAGLIANO 1995b).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 519
MANTERO 1909: 59, 69 [come Priocnemis vulneratus Costa] (Cala
Arena).
Dipogon variegatus (Linnaeus, 1758) (104.004.0.004.0)
Tutta Italia, Europa e Nord Africa; nidi nei gusci di Gasteropodi
terrestri; attacca Tomisidi (BERLAND 1925; PacLIANO 1995b).
MANTERO 1909: 68 [come Agenia variegata L.].
Auplopus carbonarius (Scopoli, 1763) (104.006.0.002.0)
Tutta Italia, Europa e Nord Africa; nidi su muri, anfratti soleggiati,
tronchi d’albero, attacca ragni di diverse famiglie (BERLAND 1925;
PacLIANO 1995b).
MANTERO 1909: 69 [come Pseudagenia carbonaria Scop.] (Cala Arena).
Anoplius infuscatus (Van der Linden, 1827) (104.010.0.004.0)
Tutta Italia, Europa (BERLAND 1925; PAGLIANO 1995b).
MANTERO 1909: 59, 70 [come Pompilus dispar Dahlb.| (Cala Arena).
Anospilus orbitalis (A. Costa, 1863) (104.011.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa e Nord Africa; attacca Nemesia spp. (BER-
LAND 1925; PAGLIANO 1995b).
MANTERO 1909: 69 [come Pompilus luctigerus Costa].
Arachnospila holomelas (A. Costa, 1882) (104.013.0.011.0)
Sardegna, Corsica, Sud Europa e Nord Africa; attacca Nemesia are-
nicola (BERLAND 1925; GuIGLIA 1941; PAGLIANO 1995b).
MANTERO 1909: 69 [come Pompilus holomelas Costa] (Cala Arena).
Entomobora plicata (A. Costa, 1883) (104.017.0.003.0)
Italia settentrionale e Sardegna, Sud Europa e Nord Africa; attacca
Cteniza sauvagesi (BERLAND 1925; GuigLIa 1941; PAGLIANO 1995b).
Costa 1883: 58, 93; MANTERO 1909: 56, 70 [in entrambi come Pom-
pilus plicatus Costa].
Episyron rufipes (Linnaeus, 1758) (104.018.0.007.0)
Tutta Italia, Mediterraneo e Europa; attacca Araneidi su tele orbi-
colari (BERLAND 1925; PacLIANO 1995b).
MANTERO 1909: 70 [come Pompilus rufipes L.] (Cala Arena).
520 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Evagetes sp. (104.019.0.)
MANTERO 1909: 70 [come Pompilus (Evagethes) sp.].
Aporus bicolor bicolor Spinola, 1808 (104.024.0.001.0)
Tutta Italia, Corsica; attacca Nemesta spp. (BERLAND 1925; PAGLIANO
1995b).
MANTERO 1909: 70 [come Planiceps fulviventris Costa].
Sphecidae
Dolichurus corniculus (Spinola, 1808) (105.002.0.002.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale; attacca piccole Blatte (BER-
LAND 1925; NEGRISOLO 1995; PacLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 59, 71.
Palmodes occitanicus (Lepeletier & Serville, 1825) (105.005.0.001.0)
Tutta Italia, Sud Europa; attacca Ortotteri, principalmente Efip-
pigere (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO
2005).
MANTERO 1909: 72 [come Sphex occitanicus Lep.] (Cala Arena).
Prionyx kirbu (Van der Linden, 1827) (105.006.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Asia; attacca Ortotteri come Oedipoda
e Calliptamus (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PaGLIANO & NEGRI-
SOLO 2005).
Costa 1883: 57 [come Enodia albisecta Encyc.]; MANTERO 1909: 56,
72 [come Sphex (Parasphex) albisectus Lep.| (Cala Arena).
Prionyx subfuscatus (Dahlbom, 1845) (105.006.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia; attacca Ortotteri (BERLAND 1925;
NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 72 [come Sphex (Harpactopus) subfuscatus Dahlb.].
Sphex funerarius Gussakovskij, 1934 È
Tutta Italia, Mediterraneo fino all’Asia centrale; attacca Ortotteri
(NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 521
MANTERO 1909: 71-72 [come Sphex maxillosus F.] (Cala Arena).
* Questo taxon, cui vanno riferite le vecchie ed inesatte segnala-
zioni di Sph. maxillosus F. per l’Italia, era denominato, nella Check-
list di NeEGRISOLO (1995), come Sph. rufocinctus Brullé, 1833
(105.007.0.004.0) che invece è recentemente risultato essere un sino-
nimo junior di SpA. flavipennis Fabricius, 1793 (105.007.0.002.0)
(PAGLIANO & NEGRISOLO 2005; PAGLIANO in litteris).
Ammophila heydeni rubriventris A. Costa, 1864 (105.008.0.002.0)
Sardegna e Sicilia, Corsica, Cipro; la sottospecie nominale attacca
larve di Geometridi (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO &
NEGRISOLO 2005).
Costa 1883: 57; ManTERO 1909: 56, 71 [in entrambi come Ammophila
rubriventris Costa] (Cala Arena).
Astata boops boops (Schrank, 1781) (105.014.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia; attacca Emitteri Pentato-
midi (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & SCARAMOZZINO
1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 74 [come Astata boops Schrk.].
Astata boops picea A. Costa, 1867 (105.014.0.003.0)*
Sardegna, Corsica e Mediterraneo nord occidentale; attacca Emitteri
Pentatomidi e Stenocefalidi (BERLAND 1925; PAGLIANO 1989; NEGRI-
SOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 74 [come Astata picea Costa].
* Gli Autori di questa nota non possono concordare con lo status
tassonomico attribuito a questo ed al precedente taxon. Due sotto-
specie possono trovarsi in simpatria solo nella fascia di contatto dei
rispettivi areali (se confinanti). In questo caso sembra più corretta
la vecchia interpretazione di MANTERO (1909) che ritiene i due taxa
specie distinte. Vedi anche Andrena morio (Hymenoptera Andreni-
dae).
Dryudella tricolor (Van der Linden, 1829) (105.015.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Asia centrale fino alla Siberia; attacca
Emitteri Ligeidi (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO &
NEGRISOLO 2005).
S20 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
MANTERO 1909: 59, 74 [come Astata (Dryudella) tricolor v. d.
Lind.].
Harpactus elegans elegans (Lepeletier, 1832) (105.026.0.004.0)
Italia continentale e Sardegna, Europa, Medio Oriente; attacca Omot-
teri Cicadellidi e Issidi (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO
& NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 73 [come Gorytes (Harpactes) elegans Lep.].
Bembix oculata Panzer, 1801 (105.035.0.005.0)
Tutta Italia, Europa meridionale sino alla Mongolia; attacca Ditteri
(BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & SCARAMOZZINO 1995;
PacLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 73 [come Bembex oculata Latr.].
Oxybelus quatuordecimnotatus Jurine, 1807 (105.037.0.013.0)*
Tutta Italia, Europa e Mediterraneo; gallerie nel terreno, attacca
Ditteri (BERLAND 1925; BorsaTo 1989; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO
& NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 73.
* In realtà il nome corretto è O. quattuordecimnotatus (PAGLIANO &
NEGRISOLO 2005).
Philanthus triangulum diadema (Fabricius, 1781) (105.046.0.003.0)
Tutta Italia, Europa, Asia e Africa tropicale; attacca Apoidei
(PAGLIANO 1988; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 73.
Cerceris arenaria (Linnaeus, 1758) (105.047.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo, Asia; attacca Curculionidi (BER-
LAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 72.
Cerceris quadricincta corsica de Beaumont, 1952 (105.047.0.016.0)
Sardegna, Corsica; attacca Curculionidi (BERLAND 1925; NEGRISOLO
1995; PaGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 72 [come Cerceris quadricincta Vill.] (Cala Arena).
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL'ISOLA DELL’ASINARA 523
Cerceris rybyensis fertoni de Beaumont, 1952 (105.047.0.021.0)
Sardegna, Corsica; attacca Apoidei (BERLAND 1925; NEGRISOLO 1995;
PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 73 [come Cerceris rybiensis L.] (Cala Arena).
Cerceris sabulosa sabulosa (Panzer, 1799) (105.047.0.022.0)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo; attacca Apoidei (BERLAND 1925;
NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 73 [come Cerceris emarginata Panz.] (Cala Arena).
Liris niger (Fabricius, 1775) (105.049.0.003.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Asia sino all’India settentrio-
nale; nidi poco profondi su pendii o scarpate, attacca Grillidi (BER-
LAND 1925; NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 74 [come Notogonia pompiliformis Panz.].
Tachysphex panzeri rufiventris (Spinola, 1838) (105.051.0.015.0)
Sardegna, Corsica; attacca Acrididi (BERLAND 1925; NEGRISOLO
1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
Costa 1883: 57 [come Tachytes rufiventris Spin.]; MANTERO 1909:
56-57, 59, 74 [come Tachysphex Panzeri v. d. Lind. e come Tachy-
sphex panzeri v. d. Lind. var. oraniensis Lep.].
Tachysphex unicolor (Panzer, 1809) (105.051.0.020.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa fino all’Asia centrale; attacca
Acrididi (NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
Costa 1883: 57 [come Tachytes unicolor Panz.]; MANTERO 1909: 56,
74 [come Tachysphex nitidus Spin.].
Tachytes obsoletus (Rossi, 1792) (105.052.0.004.0)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo (BERLAND 1925; NEGRISOLO
1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 59, 75 [come Tachytes tricolor F.].
Solierella compedita (Piccioli, 1869) (105.056.0.001.0)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo; nel terreno, attacca Emitteri
Pentatomidi e Ligeidi (BERLAND 1925;. NEGRISOLO 1995; PAGLIANO
& NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 75 [come Sylaon compeditus Picc.].
524 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Trypoxylon attenuatum Smith, 1851 (105.058.0.001.0)
Tutta Italia, Europa e Mediterraneo; attacca Afidi (BERLAND 1925;
NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 59, 75.
Passaloecus turionum Dahlbom, 1844 (105.064.0.010.0)
Italia continentale, Sardegna, Europa; attacca Afidi (BERLAND 1925;
NEGRISOLO 1995; PAGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 59, 71 [come Passaloecus brevicornis A. Mor.].
Pemphredon rugifer Dahlbom, 1844 C1 OS 06520208270)
Tutta Italia, Europa, Mediterraneo, Asia; attacca Afidi (BERLAND
1925; NEGRISOLO 1995; PaGLIANO & NEGRISOLO 2005).
MANTERO 1909: 71 [come Cemonus unicolor F.| (Cala Arena).
Colletidae
Hylaeus sp. (106.001.0.)
MANTERO 1909: 77 (come Prosopis sp.).
Hylaeus punctatus (Brullé, 1832) (106.001.0.040.0)
Tutta Italia, Mediterraneo meridionale, Europa, Asia minore; zone
coltivate ed incolti, su fiori di diverse piante erbacee e arbustive
(PRIORE 1977; Compa & ComBa 1991; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 59, 77 [come Prosopis subquadrata Forst.].
Hylaeus variegatus variegatus (Fabricius, 1798) (106.001.0.049.0)
Tutta Italia, Europa, Siberia e Nord Africa; prati e radure, su fiori
di diverse piante erbacee (Priore 1977; Compa & Compa 1991;
PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 77 [come Prosopis variegata F.].
Colletes similis Schenck, 1853 (106.002.0.014.0)
Tutta Italia, Europa fino alla Siberia, Asia minore, Nord America
e Argentina; prati e incolti, su erbe come Erica, Foeniculum, Aster,
Senecio (PRIORE 1977; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 59, 77 [come Colletes picistigma 'Thoms.].
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 525
Andrenidae
Andrena flavipes flavipes Panzer, 1799 (106.003.0.047.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie e Azzorre, Europa; su molte
Composite, Rubus e Salix (PRIORE 1982; Compa & ComBa 1991;
PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 78 [come Andrena fulvicrus Kirby].
Andrena morto morio Brullé, 1832 (106.003.0.094.0)
Veneto, Lazio e Italia insulare, Europa, Nord Africa e Anatolia
(Compa & ComBa 1991; PAGLIANO 1995c; QUARANTA et al. 2004).
MANTERO 1909: 57, 78.
Andrena morto lugubris Erichson, 1849 (106.003.0.094.0)*
Italia meridionale e insulare, Spagna (PAGLIANO 1995c; PAGLIANO &
SCARAMOZZINO 1995).
Costa 1883: 60 [come Andrena holomelaena Lep.].
* Sulla presenza di due sottospecie in simpatria vedasi quanto detto
per Astata boops (Hymenoptera Sphecidae).
Andrena nana (Kirby, 1802) (106.003.0.096.0)
‘Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e India; su fiori di Ombrellifere,
anche Crucifere e Ranuncolacee (PRIORE 1983; Compa & COMBA
1991: PaGLIano 19950),
MANTERO 1909: 59, 78.
Andrena nigroaenea nigroaenea (Kirby, 1802) (106.003.0.100.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia centrale; sia su erbe che
arbusti come Salix, Berberis, Crataegus, Taraxacum e varie Crucifere
(PRIORE 1983; Compa & Compa 1991; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 78.
Halictidae
Halictus sp. (106.008.0.)
MANTERO 1909: 78.
Halictus gemmeus Dours, 1872 (106.008.0.012.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa centroccidentale e Asia; su Scoly-
526 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
mus (PRIORE 1979; Compa & Compa 1991; PaGLiaNo 1995c).
MANTERO 1909: 59, 78.
Lasioglossum albocinctum (Lucas, 1846) (106.009.0.005.0)
Tutta Italia, Sud Europa e Nord Africa; su Crucifere e Centaurea
(PRIORE 1979; Compa & Compa 1991; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 59, 78 [come Halictus separandus Schmied. ].
Lasioglossum calceatum (Scopoli, 1763) (106.009.0.014.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa e Asia; su Composite, Ombrel-
lifere ed altre piante erbacee (PRIORE 1979; Compa & Compa 1991;
PaGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 78 [come Halictus cylindricus Fabr.?].
Lastoglossum nitidiusculum pseudocombinatum (Blùthgen, 1921)
(106.009.0.060.0)
Sardegna; prati e incolti, su diverse essenze erbacee (PRIORE 1979;
PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 59, 77 [come Halictus nitidiusculus Kirby] (Cala Arena).
Megachilidae
Chalicodoma perezi Lichtenstein, 1879 (106.021.0.008.0)
Sardegna, Corsica, Spagna, Afghanistan e Giappone (PAGLIANO
1995c; PAGLIANO in litteris).
MANTERO 1909: 59, 82 [come Megachile (Chalicodoma) sicula Rossi
var. Perezii Lichtenst.].
Creightonella albisecta (Klug, 1817) (106.022.0.001.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale, Nord Africa e Asia centrale;
su Composite come Carduus e Centaurea (Compa & ComBa 1991;
PAGLIANO 1995c; BANASZAK & ROMASENKO 1998).
MANTERO 1909: 81 [come Megachile sericans Fonsc.].
Megachile argentata (Fabricius, 1793) (106.023.0.004.0)
Tutta Italia, Europa, Nord Africa, Asia e Nord America; su Legu-
minose come Genista, Lotus, Medicago, Trifolium (Compa & COMBA
1991; PaGLIANo 1995c; BANaszak & ROMASENKO 1998).
MANTERO 1909: 81.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 527
Heriades truncorum (Linnaeus, 1758) (106.026.0.004.0)
Tutta Italia, Europa fino alla Siberia, Nord Africa; nidi in steli di
vegetali e in gallerie di xilofagi, su Composite (Compa & Compa 1991;
PAGLIANO 1995c; BANASZAK & ROMASENKO 1998; PINZAUTI 2000).
MANTERO 1909: 80.
Hoplitis acuticornis (Dufour & Perris, 1840) (106.028.0.001.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie e Azzorre, Europa fino a Cau-
caso e Anatolia; su Leguminose come Lotus, Lathyrus, Hippocrepis
(Compa & ComBa 1991; PAGLIANO 1995c; BANASZAK & ROMASENKO
1998; QUARANTA et al. 2004).
MANTERO 1909: 59, 80 [come Osmia acuticornis Duf. et Perr.].
Hoplitis adunca (Panzer, 1798) (106.028.0.002.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Caucaso e Asia centrale; nidi
su Echium (ComBa & ComBa 1991; PAGLIANO 1995c; BANASZAK &
ROMASENKO 1998).
MANTERO 1909: 81 [come Osmia adunca Panz.].
Osmia caerulescens (Linnaeus, 1758) (106.029.0.008.0)
Tutta Italia, Europa fino al Caucaso, Nord Africa, Asia centrale
e Nord America; nidi nel terreno, sulla ghiaia, su legno morto, su
Labiate, Leguminose e anche su Ferula (CROVETTI 1963; PAGLIANO
1995c; BANASZAK & ROMASENKO 1998).
MANTERO 1909: 81; CroveTTI 1963: 823 [come Osmia aenea L.].
Osmia latreille: (Spinola, 1806) (106.029.0.022.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Canarie e Azzorre (COMBA & COMBA
1991; PAGLIANO 1995c).
Costa 1883: 60; MANTERO 1909: 57.
Osmia signata signata Erichson, 1835 (106.029.0.032.0)
Tutta Italia, Mediterraneo (Compa & Compa 1991; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 81 [come Osmia vidua Gerst.].
Anthidium manicatum (Linnaeus, 1758) (106.033.0.005.0)
Tutta Italia, cosmopolita; nidi su Labiate e Leguminose (COMBA &
ComBa 1991; PacLIANO 1995c; BANASZAK & ROMASENKO 1998).
Costa 1883: 61; MANTERO 1909: 57, 82.
528 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Pseudoanthidium lituratum (Panzer, 1801) (106.036.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Caucaso, Asia e Nord Africa; nidi su Inula,
Carduus, Centaurea, anche su Ferula (CROVETTI 1963; PAGLIANO
1995c; BANASZAK & ROMASENKO 1998).
MANTERO 1909: 59, 82 [come Anthidium lituratum Panz.|; CROVETTI
1963: 836 [come Paranthidiellum lituratum (Nyl.)].
Stelis breviuscula (Nylander, 1848) (106.038.0.002.0)
Tutta Italia, Europa, Africa nordoccidentale e Asia occidentale;
attacca Heriades, Hoplitis, Chelostoma (Compa & ComBa 1991;
PAGLIANO 1995c; BANASZAK & ROMASENKO 1998).
MANTERO 1909: 59, 82.
Stelis nasuta (Latreille, 1809) (106.038.0.004.0)
Tutta Italia, Mediterraneo, Europa, Caucaso e Asia centrale; attacca
Chalicodoma, nidi su varie Labiate (PAGLIANO 1995c; BANASZAK &
ROMASENKO 1998). |
MANTERO 1909: 59, 82.
Anthophoridae
Amegilla quadrifasciata (Villers, 1789) (106.041.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo; Europa centromeridionale, Africa, Asia
centrale; nidi su Echium; Salvia e Anchusa (PAGLIANO 1995c; PRIORE
et al. 1998).
MANTERO 1909: 79 [come Anthophora quadrifasciata Vill.].
Anthophora sp. | (106.044.0.)
MANTERO 1909: 80.
Eucera grisea Fabricius, 1793 (106.048.0.012.0)
Italia meridionale e insulare, Mediterraneo, Europa meridionale
(Compa & Compa 1991; PaGLIANo 1995c; QUARANTA et al. 2004).
MANTERO 1909: 57, 79.
Eucera orantiensis Lepeletier, 1841 (106.048.0.022.0)
Italia centromeridionale e insulare, Europa e Africa settentrionale
(PAGLIANO 1995c; PRIORE et al. 1998; QUARANTA et al. 2004).
Costa 1883: 62 [come Eucera concinna Nob.]; 1885: 6.
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 529
Nomada sp. (100.052.0.)
MANTERO 1909: 80.
Nomada femoralis Morawitz, 1869 (106.052.0.032.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa centrale; attacca nidi di
Andrena (PRIORE 1984; PAGLIANO 1995c; Compa & Compa 1991).
MANTERO 1909: 80.
Apidae
Xylocopa violacea (Linnaeus, 1758) (106.058.0.003.0)
Tutta Italia, Europa centromeridionale; ambienti pianeggianti e col-
linari con scarsa vegetazione, nidi nel legno morto e secco (CRO-
VETTI 1963; ComBa 1964; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 79; CROVvETTI 1963: 698, 826.
Ceratina cucurbitina (Rossi, 1792) (106.059.0.005.0)
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa; luoghi fortemente soleggiati
anche se in zone discretamente umide, su Fragaria, Geranium e Tri-
folium, nidi su rami secchi di Rubus (CoMBA 1964; PRIORE 1989;
Compa & ComBa 1991; PaGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 79.
Ceratina dallatorreana Friese, 1896 (106.059.0.007.0)
Tutta Italia tranne la Sicilia, Sud Europa, Siria e Algeria, intro-
dotta in Nord America; luoghi fortemente soleggiati anche se in
zone discretamente umide, su Labiate (MANTERO 1909; ComBa 1964;
PrIORE 1989; Compa & Compa 1991; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 59, 79.
Ceratina nigrolabiata Friese, 1896 (106.059.0.011.0)
Tutta Italia tranne la Sicilia, Europa orientale (Compa & COMBA
1991; PaGLIANO 19957).
MANTERO 1909: 59, 79.
Bombus terrestris (Linnaeus, 1758) (106.060.0.026.0)*
Tutta Italia, Mediterraneo ed Europa; localita povere di vegetazione
530 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
ed esposte ai venti, boschi, luoghi riparati con macchia o gariga
(COMBA 1964; PAGLIANO 1995c).
MANTERO 1909: 83 [come Bombus terrestris L. var. cryptarum F.?].
* Non è stato possibile stabilire la sottospecie.
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RIASSUNTO
L'interesse per la fauna dell’Isola dell Asinara (Sardegna nord-occidentale) è
aumentato con la creazione del Parco Nazionale omonimo. La storia dell’isola, legata
negli ultimi 150 anni a strutture sanitarie e penitenziarie, ne ha in realtà impedito
una approfondita esplorazione naturalistica.
Ci è quindi parso opportuno fornire agli studiosi uno strumento di lavoro
che funga da base a ricerche successive. Si è così costruito un elenco preliminare
degli insetti dell’ Asinara basato esclusivamente su dati editi derivanti da un ampio
ma definito panorama di sorgenti bibliografiche. Sono state fornite per ogni specie
anche indicazioni sulla distribuzione geografica e cenni sull’habitat, se noto.
L'aspetto più problematico nella creazione di questa lista è stato l’interpreta-
zione dei taxa citati dai vari autori. Tra le tante soluzioni possibili abbiamo adot-
tato quella di riferire tutte le specie dell'elenco alla “Checklist delle specie della
fauna italiana” (Minelli, Ruffo & La Posta 1993-1995) sia come ordine sistematico
sia come interpretazione sinonimica, riportando sempre, se diverso, il binomio con
cui è stato originariamente citato il taxon.
Complessivamente sono state segnalate 558 tra specie e sottospecie di insetti
appartenenti a 125 famiglie.
Questo elenco, come tutti quelli faunistici, nasce forzatamente incompleto e,
nonostante ogni nostro sforzo per impedirlo, sicuramente impreciso in alcune sue
parti. Si tratta comunque di una prima raccolta di dati sull’entomofauna di una
piccola ma ancora abbastanza integra isola del Mediterraneo.
ABSTRACT
Preliminary list of the Insects of Isle of Asinara (North-west Sardinia)
Interest in the fauna of the Island of Asinara (North-west Sardinia) has increa-
sed since the creation of the homonymous National Park. As site of sanitary and
penitentiary institutions over the last 150 years, the Island was subjected only to
partial and not complete naturalistic exploration.
We therefore thought it necessary to provide entomologists with a tool which
acts as a basis for further researches. A preliminary list of the insects of Asinara has
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 547
thus been compiled, based exclusively on published data derived from a wide but
precise range of bibliographical sources. Indications about geographical distribution
and details of habitat, if known, have also been included for each species.
The most problematic aspect in the creation of this list was the interpretation
of the taxa cited by various authors. Among the many possible solutions, we opted
to refer all the species in the list to the “Checklist delle specie della fauna italiana”
(MINELLI, RuFFo & La Posta 1993-95), both for systematic order and for synony-
mic interpretation. We always included, if different, the binomen with which the
taxon was originally cited.
Altogether, 558 among species and subspecies of insects belonging to 125 fami-
lies have been recorded.
Like all faunal lists, this one is necessarily born incomplete and, despite all
our efforts to prevent this, it is certainly inaccurate in some parts. It is, however, a
first collection of data about the insect fauna of a small but still quite intact Medi-
terranean island.
548 M. TIZIANA NUVOLI, LAURA LORU & ROBERTO A. PANTALEONI
Sommario degli ordini e delle famiglie
Zygentoma
Lepismatidae
Ephemeroptera
Leptophlebiidae
Odonata
Lestidae
Coenagrionidae
Aeshnidae
Libellulidae
Blattaria
Blattellidae
Ectobiidae
Mantodea
Mantidae
Empusidae
Isoptera
Calotermitidae
Rhinotermitidae
Orthoptera
Tettigoniidae
Gryllidae
Oecanthidae
Gryllotalpidae
Tetrigidae
Catantopidae
Acrididae
Phasmatodea
Bacillidae
Dermaptera
Labiduridae
Forficulidae
Mallophaga
Philopteridae
Anoplura
Haematopinidae
Thysanoptera
Phlaeothripidae
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447
447
Heteroptera
Corixidae
Notonectidae
Pleidae
Gerridae
Saldidae
Anthocoridae
Nabidae
Miridae
Tingidae
Aradidae
Coreidae
Rhopalidae
Stenocephalidae
Lygaeidae
Cydnidae
Pentatomidae
Scutelleridae
Homoptera
Issidae
Cercopidae
Cicadellidae
Coleoptera
Carabidae
Gyrinidae
Dytiscidae
Hydrophilidae
Histeridae
Pselaphidae
Staphylinidae
Scirtidae
‘Trogidae
Geotrupidae
Aphodiidae
Scarabaeidae
Dynastidae
Cetoniidae
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470
479
474
474
ELENCO PRELIMINARE DEGLI INSETTI DELL’ISOLA DELL’ASINARA 549
Elateridae 475 Zygaenidae 501
Buprestidae 475 Choreutidae 501
Lampyridae 476 Tortricidae 502
Bostrichidae 476 Pyralidae 502
Cleridae 476 Hesperiidae 502
Melyridae 476 Papilionidae 503
Nitidulidae 477 Pieridae 503
Cucujidae 477 Lycaenidae 504
Cryptophagidae 477 Nymphalidae 504
Coccinellidae 477 Satyridae 505
Meloidae 477 Noctuidae 506
Oedemeridae 477 Hymenoptera 506
Anthicidae 478 Cephidae 506
‘Tenebrionidae 479 Ichneumonidae 506
Cerambycidae 479 Braconidae 507
Chrysomelidae 480 Encyrtidae 507
Anthribidae 481 Scelionidae 508
Apionidae 489 Chrysididae 508
Brachyceridae 493 Bethylidae bi
Curculionidae 494 Tiphiidae 511
Rhynchophoridae 498 Scoliidae Sii
Planipennia 498 Mutillidae az
Chrysopidae 498 Myrmosidae Slo
Ascalaphidae 498 Formicidae 513
Diptera 498 Eumenidae SI
Culicidae 498 Vespidae 518
Stratiomyidae 499 Pompilidae 518
Therevidae 499 Sphecidae 520
Asilidae 499 Colletidae 524
Syrphidae 499 Andrenidae 523
‘Tephritidae 500 Halictidae S25
Sciomyzidae 500 Megachilidae 526
Oestridae 501 Anthophoridae 528
Lepidoptera 501 Apidae 529
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ROBERTO POGGI *
GASTRALLUS PUBENS FAIRMAIRE,
UN PERICOLO PER LE BIBLIOTECHE ITALIANE
(COLEOPTERA, ANOBIIDAE)
Il 7 agosto 2006 la Dr.ssa Ornella Bazurro, Funzionario del Ser-
vizio Organizzazione e Servizi Culturali della Regione Liguria, mi
ha sottoposto in esame un campione di tarli piuttosto inusuali da lei
raccolti a Genova durante una visita di controllo nella biblioteca del
Convento dei Padri Cappuccini di Mura di San Bernardino, riferen-
domi che l’attacco riscontrato a carico di alcuni testi antichi era di
notevole rilevanza.
Già a prima vista gli esemplari non mi sembravano riferibili a
nessuna delle specie di Coleotteri Anobiidi comunemente rinvenibili
in città.
Intraprese quindi le normali ricerche bibliografiche e le com-
parazioni con materiali di confronto presenti nelle collezioni del
Museo di Genova, ho potuto attribuire gli individui in questione
a Gastrallus pubens Fairmaire, 1875, entità che non risulta ancora
citata per la fauna italiana.
Per ulteriore sicurezza, ho poi chiesto comunque un parere al
Dr. Petr Zahradnik (Direttore del Forestry and Game Management
Research Institute di Praga, Repubblica Ceca), noto ed apprezzato
specialista europeo di Anobiidae, che ringrazio sentitamente per la
cortese disponibilità; egli, sulla base dei disegni edeagici che gli
avevo inviato, ha confermato l’esattezza della mia identificazione.
Infine, grazie alla collaborazione della Dr.ssa Anna Fioretti, Diri-
gente del Servizio Regionale sopra citato e di Fra’ Stefano, respon-
* Museo Civico di Storia Naturale “G. Doria”, Via Brigata Liguria 9
16121 Genova
SD R. POGGI
sabile della biblioteca interessata dalla infestazione, il 5 ottobre 2006
ho potuto svolgere un sopralluogo all’interno dei depositi librari per
verificare personalmente la situazione ambientale e raccogliere altri
esemplari del coleottero oggetto della presente nota, stesa anche allo
scopo di mettere sull’avviso 1 responsabili di biblioteche ed archivi
su questa nuova temibile presenza all’interno del territorio nazionale,
in quanto ad un esame superficiale ed affrettato i danni potrebbero
essere attribuiti ad altri Anobiidi.
La biblioteca dei Padri Cappuccini è collocata sulle alture di
Genova all’interno di un edificio in muratura restaurato recente-
mente, in un sottotetto con travi in legno a vista del tutto integre,
in un locale compartimentato con porte tagliafuoco; sono presenti
svariate migliaia di unità librarie, tra volumi antichi e testi moderni,
attualmente in attesa di un definitivo riordino, collocate su scaffali
di metallo; i telai delle finestre sono anch’essi metallici.
Al momento della mia visita erano ancora riscontrabili i residui
di una disinfestazione eseguita dai proprietari con naftalina qual-
che mese prima, allorché si era evidenziata la presenza degli sgraditi
ospiti; l’insetticida aveva provocato la morte di moltissimi Gastrallus
adulti, i cui cadaveri, talora predati da Araneidi, giacevano a centi-
naia sul pavimento, ma poco aveva potuto contro le forme larvali,
che erano ancora presenti, e in piena attività, in particolare in alcuni
volumi del Settecento, esaminati a campione.
I danni consistevano essenzialmente nelle gallerie scavate all’in-
terno dei libri dalle larve, la cui presenza sembrava più numerosa
in prossimità della cucitura; anzi è presumibile che la deposizione
delle uova sia avvenuta proprio nel dorso dei grossi volumi (vedansi
le figg. 1-4).
La morfologia delle larve di Gastrallus pubens, per quanto mi
risulta, è ancora sconosciuta; gli esemplari da me raccolti (cfr. fig.
5) sono conservati in alcool nelle collezioni del Museo di Genova
e sono a disposizione degli specialisti che volessero procedere ad
un esame comparato delle forme larvali degli Anobiidae, esame che
ovviamente esula dagli scopi di questa breve nota.
Invece di seguito riporto alcuni dati più strettamente sistematici,
biologici e corologici su questa specie che viene ad aggiungersi al
novero dei Coleotteri italiani.
GASTRALLUS PUBENS FAIRMAIRE 553
“CONGREGATIONIS ORATORII |
Romani Presbyteri, =
LGEuUPLETISSisM A È |
| BIBLIOTHECA
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Fig. 1 - Uno dei volumi più vistosamente attaccati (Giuseppe Mansi, Locupletis-
sima Bibliotheca moralis praedicabilis..., Tomus IV, Venetiis, apud Paulum
Balleonium, 1703).
554 R. POGGI
Fig. 2 - Particolare ingrandito della
tee ll
Fig. 3 - Particolare del frontespizio
del volume di fig. 1.
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Fig. 4 - Dorso di un altro volume
pesantemente attaccato.
GASTRALLUS PUBENS FAIRMAIRE 555
Fig. 5 - Gastrallus pubens Fairm.:
larva matura (lungh. 5 mm).
Gastrallus pubens Fairmaire, 1875
Gastrallus pubens, descritto da Léon Fairmaire sulla base di due
esemplari raccolti da Abdul Kerim in Tunisia, a Nafta, il 10.V.1873
(FAIRMAIRE 1875), fu ritenuto sinonimo di Gastrallus sericatus
(Laporte de Castelnau, 1840)! da ABEILLE DE PERRIN 1907’, ma in
seguito riconsiderato specie valida da Pic 1912.
' Da tempo considerato a sua volta sinonimo di Gastrallus immarginatus (P. W. J.
Miter S28),
* L’ipotesi sinonimica di Abeille de Perrin è stata proposta in una nota a pie’ pagina
all’interno di un articolo destinato alla descrizione di sette Coleotteri Crisome-
lidi Alticini, apparso nelle pp. LXXIX-LXXXII di un periodico (Annales de la
Societé des Sciences Naturelles de Provence, vol. 1, edito a Marseille nel 1907) di
non facile reperimento ed oggi non presente nella Biblioteca del Museo di Genova.
Per fortuna anni fa avevo acquistato per la stessa Biblioteca un estratto in cui
Abeille aveva riunito tutte le varie brevi note da lui pubblicate nel periodico sopra
citato, sotto il titolo “Notes entomologiques”, e da questo documento trascrivo il
testo relativo all’argomento in questione:
“En méme temps que le Plectroscelis Kerimi, M. Gestro a bien voulu me commu-
niquer le type unique du Gastrallus pubens du méme auteur [= Fairmaire], lequel
a été récolté en Tunisie: Nafta, par le méme explorateur [= Abdul Kerim]: il ne
diffère en aucune facon de sericatus, mais représente la méme espèce rougeatre,
peut-étre par Immaturité.”
Questa osservazione in nota, proprio per la sua anomala collocazione, è sfuggita
anche alla citazione nello Zoological Record del 1908, in cui peraltro sono cor-
rettamente trascritti i titoli di tutti gli articoli pubblicati da Abeille nel periodico
sopra ricordato.
556 R. POGGI
Il lectotipo £ è conservato nella collezione generale del Museo
di Genova ed è stato designato dallo specialista Francisco Espanol in
occasione della sua revisione del genere (ESPANOL 1963a).
Nel corso di tale studio Espafiol, utilizzando un 6 di provenienza
tunisina, illustra per la prima volta 1 caratteri edeagici della specie,
ritenuta pienamente valida, e ricorda 1 reperti effettuati all’interno di
biblioteche in Egitto da Carnieri e in Senegal da Villiers, rendendo
poi note (ESPANOL 1963b) altre località dell’Africa centro-orientale;
pochi anni dopo (1972) ritorna sull'argomento, comunicando di aver
trovato nel 1969 alcuni cadaveri della specie in questione all’interno di
libri conservati in una biblioteca di Barcellona ed avanzando l'ipotesi
che fosse da riferire all’azione di Gastrallus pubens anche una infesta-
zione avvenuta nella biblioteca della Facoltà di Medicina dell’ Uni-
versità di Cadice, segnalata nel 1935 da Garcia del Cid, ma di cui
all’epoca non era stato individuato con sicurezza l’agente responsabile.
Nel 1978 HaLpERIN & ESPANOL aggiungono alcune indicazioni
corologiche relative a località israeliane; ESPANOL (1983 e 1992) e
ZAHRADNIK (1996) riassumono i dati noti per il taxon, mentre nel
2003 'ToskINA pubblica una tabella per l’identificazione di tutte le
entità eurasiatiche di Gastrallus, tra cui anche pubens; infine la specie
è citata da ZAHRADNIK 2005 per la fauna europea.
Tra i sinonimi di Gastrallus pubens sono ricordati (da ESPANOL
1963a, 1963b, 1972, 1983 e 1992, da HALPERIN & ESPANOL 1978 e da
ZAHRADNIK 2005) G. striatus Zoufal, 1897, di Beirut, e G. subtuber-
culatus Pic, 1948 del Kenya (“Lokintang” secondo Pic 1948, ma in
realtà “Lokitaung”, a W del Lago Turkana, ex Rodolfo).
Merita invece una trattazione più dettagliata un’altra entità affine
a pubens, il cosiddetto “G. rollei”, ritenuto ora suo sinonimo ed ora no.
Edmund Reitter nel marzo del 1912, sul Wiener Entomologische
Zeitung (REITTER 1912a) descrive a pag. 104 “Gastrallus Rollei n.
sp.”, dedicandolo al Sig. Rolle, Direttore della Stazione sperimentale
di chimica agraria, il quale ne aveva raccolto alcuni esemplari “in
Museum von Peruvia und Barcelona”}.
> “Herr Rolle, Direktor der landwirtschaftlichen chemischen Versuchssta-
tion, der sich mit Musealschadlingen befaBt, fand ihn im Museum von Peru -
via und Barcelona in einiger Zahl und wurde ihm zu Ehren benannt.”
[parole distanziate nell’originale].
GASTRALLUS PUBENS FAIRMAIRE SS
Ma già nel seguente mese di giugno, nel fascicolo successivo
dello stesso periodico, appare un errata corrige redazionale (ANO-
NIMO 1912), nel quale si rileva che nella descrizione di pag. 104 sono
stati commessi due errori di stampa, in quanto la persona cui la
specie è dedicata si chiama Bolle e non Rolle e la località di raccolta
è Perugia e non Peruvia, e si conclude che la nuova entità deve cor-
rettamente essere indicata come “G. Bollei”*.
REITTER (1912b) ritorna sull'argomento in un successivo articolo
stampato ad ottobre, in cui, in considerazione del fatto che la già
pubblicata correzione all’errore di stampa potrebbe essere facilmente
sfuggita all'attenzione, ribadisce che “Gastrallus Rollei” deve essere
correttamente chiamato “G. Bolle”.
Pic 1912, nel fascicolo del Coleopterorum Catalogus dedicato agli
Anobiidae, edito il 18.X.1912, riesce ad inserire “G. Roller Reitt.”,
indicandolo di Spagna, ma non le correzioni, giunte evidentemente
dopo aver licenziato le bozze; da quel momento, malgrado il cambio
rollet+bollei sia registrato con chiarezza dallo ZOOLOGICAL RECORD
relativo al 1912 (Insecta, pag. 233), la dicitura corretta (bollez) e la
località (Perugia) vengono ignorate da tutti 1 successivi Autori e
cataloghi (es.: WINKLER 1927, PorTA 1929, LuIGIONI 1929, ESPANOL
passim) e conseguentemente la specie “sparisce” dalla fauna italiana
(cir, Narpi” 1995),
A tutt’oggi non esiste peraltro uniformita di opinioni sul valore
da attribuire alla entita in questione, semplice sinonimo di pubens
* Pag. 194: “Druckfehlerberichtigung.
Auf p. 104 wird ein Gastrallus Rollei aus Peruvia beschrieben. Mir wird
aber mitgeteilt, daB der Direktor, den ich durch Widmung dieser Art ehren
wollte, Bolle heiBt und daB das Tier aus Perugia (nicht Peruvia) stammt;
es soll also richtig G. Bollei heifen.” [parole distanziate e in grassetto nell’origi-
nale].
> Pag. 286: “740. Da die beiden Namensinderungen, die ich in den Notizen, p.
108, und unter den Druckfehlern, p. 194, dieser Zeitung mitgeteilt habe, leicht
ubersehen werden kònnten, so wiederhole ich dieselben an dieser Stelle. Statt des
von mir in der Fauna Germanica, III. Bd., 1911, p. 44, aufgestellten, bereits ver-
gebenen Gattungsnamens Silvanopsis hat der Name Silvanolomus zu treten. Der
auf p. 104 beschriebene Gastrallus Rollei soll richtig G. Bollei heiBen.” [parole in
grassetto nell’originale].
È evidente che in questa situazione sussistono tutte le condizioni per l’applicazione
degli articoli 33.2.1. e 33.2.2. dell’International Code of Zoological Nomenclature,
relativi alle correzioni giustificate di nomi.
558 R. POGGI
secondo EspatoL 1963a, 1963b, 1972, 1983 e 1992 e HALPERIN &
ESPANOL 1978, specie valida secondo 'TOSKINA 2003, di nuovo sino-
nimo di pubens per ZAHRADNIK 2005.
Non potendo approfondire tale problema con una reale cogni-
zione di causa, mi limito a seguire la più recente opinione di ZAHRAD-
Nik 2005, che a sua volta riprende quella di ESPANOL.
Con tale premessa, radunando tutti i dati presenti nei contri-
buti sopra citati, Gastrallus pubens risulterebbe quindi presente in
Africa occidentale (Senegal), in Africa centro-orientale (Ciad, Etio-
pia, Uganda, Kenya) e in varie porzioni del bacino del Mediterra-
neo, ossia in Spagna (Barcellona), Tunisia (Nafta e Kebilli presso
Tunisi), Egitto (Alessandria, Il Cairo, Maadi), Israele (Haifa, Gerico,
Hadéra, Rehovot, Nahariya, Herzliya, Deganya, Ilanot, Tel Aviv,
"En Gedi) e Libano (Beirut), fino al Caucaso meridionale (Valle del
Fiume Araxes). A tali località va ovviamente aggiunta l’Italia, per il
vecchio dato di Perugia e per quello recente di Genova.
Bisogna però ancora ricordare che nel 1989 nella Law Library
dell’ University of California, a Berkeley (U.S.A.), è stata riscontrata
un infestazione riferita a Gastrallus pubens su un lotto di volumi
acquistati nel 1976 da un commerciante italiano, di città non pre-
cisata, e che ad una specie dello stesso genere, peraltro non iden-
tificata, è stata attribuita un'analoga infestazione avvenuta nel 1975
nella biblioteca della Yale University, nel Connecticut (BoLL 1990).
È abbastanza singolare che G. pubens, rinvenuto sempre in pochi
esemplari allo stato libero, ad es. in Tunisia, Egitto ed Israele (in
quest’ultimo caso anche in rami secchi della Moringacea Moringa
peregrina (Forssk.) Fiori), sia invece causa di intense infestazioni in
biblioteche poste in diverse nazioni del mondo.
Per favorire confronti e riconoscimenti, illustro nelle figg. 6 e
7 Vhabitus dell’adulto (6 e @), utilizzando gli esemplari raccolti a
Genova, e nelle figg. 8 e 9 l’edeago della specie, in visione dorsale
e laterale; non ho notato accentuate differenze sessuali esterne, se
non nella lunghezza corporea (una media di circa 2,7 mm nel 6 e
di 3 mm nella £) e nella morfologia dell’ultimo tergite addominale
(vistosamente incavato nel d e semplice nella 9).
Per una descrizione più accurata e per le tabelle di identifica-
zione rimando comunque ad ESPANOL 1992 e ‘TOSKINA 2003.
GASTRALLUS PUBENS FAIRMAIRE 559
Figg. 6-7 - Gastrallus una Fairm.: maschio adulto (fig. 6) (lungh. 2,7 mm) e
femmina adulta (fig. 7) (lungh. 3 mm).
Figg. 8-9 - Gastrallus pubens Fairm.: edeago in visione dorsale (fig. 8) e laterale (fig.
9) (lungh. 0,5 mm).
560 R. POGGI
I colleghi bibliotecari non entomologi potrebbero già sospettare
la presenza di Gastrallus pubens facendo riferimento alle sole dimen-
sioni corporee allorché si trovassero di fronte ad adulti di “tarli”
lunghi solo 2-3,5 mm.; infatti i più consueti frequentatori di scaffali
in legno - ad es., in Italia, Nicobium castaneum (Olivier) ed Oligome-
rus ptilinoides (Wollaston) - sono lunghi circa il doppio, misurando
tra14ei7 mm, mentre le specie dei generi Gastrallus Jacquelin du
Val e Falsogastrallus Pic, che sono quelle citate come effettivamente
dannose per i libri nella regione paleartica, hanno tutte dimensioni
in genere non superiori ai 4 mm (fa eccezione solo G. insuetus Logvi-
novskij, delle coste del Lago Aral, che misura 4,4 mm e che - come
già notato da EspaNoL 1983 - ha un edeago molto simile a quello di
G. pubens, cfr. LOGVINOVSKIJ 1978 e 1985).
Va infine ricordato che nel 1940 Saccà cita un’infestazione su
un volume della Biblioteca Universitaria di Pisa ad opera di Gastral-
lus immarginatus (Muller) (dato ripreso anche da ZANGHERI 1951);
il testo è corredato da un immagine fotografica che però non per-
mette di definire con sicurezza l’attribuzione a G. immarginatus o a
G. pubens; per dirimere il dubbio sarebbe necessario un esame del-
l’edeago dell'esemplare in questione.
RINGRAZIAMENTI
Sono grato alla Dr.ssa Ornella Bazurro (Regione Liguria) per
avermi sottoposto questo interessante caso, al Dr. Petr Zahradnik
(Praga) per la conferma dell’identificazione e ai colleghi Dr. Ber-
nardo Cecchi (Firenze) e Gianluca Nardi (Cisterna, LT) per la
attenta revisione critica di una prima versione del lavoro.
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562 R. POGGI
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RIASSUNTO
Viene segnalata la presenza, in un convento posto entro la cerchia urbana di
Genova, di Gastrallus pubens Fairmaire, un Coleottero Anobiide che allo stadio lar-
vale può provocare gravi danni ai libri conservati nelle biblioteche e negli archivi;
sono inoltre forniti alcuni dati sistematici, biologici e corologici per una migliore
conoscenza dell’insetto.
Si rileva infine che il taxon generalmente indicato come Gastrallus rollei Reitter
va denominato correttamente Gastrallus bollei Reitter e che una delle località citate
nel 1912 all'atto della descrizione è Perugia, dato sfuggito ai successivi autori di
cataloghi della fauna italiana.
ABSTRACT
Gastrallus pubens Fairmaire, a menace for the Italian libraries (Coleoptera,
Anobiidae).
The presence in Italy of Gastrallus pubens is briefly commented.
The species was found in 2006 in the city of Genoa, in a monk library, where
the larval stages strongly infested and damaged some old volumes. Some notes on
systematics, biology and world distribution of the species are also given.
Moreover it is pointed out that the taxon generally indicated as Gastrallus rollei
Reitter must be correctly named Gastrallus bolle: Reitter and that one of the loca-
lities mentioned in the original description of 1912 is Perugia, in Italy, indication
which passed unnoticed in the catalogues of Italian fauna generally in use.
563
MARTIN BAEHR*
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS
CASTELNAU, 1867
(COLEOPTERA, CARABIDAE, PSYDRINAE)
INTRODUCTION
The present revision of the Australian carabid genus Meonzs
Castelnau is considered the final part of revisions of Psydrinae of
the Australian-Papuan Region (see BAEHR 1992a, 1995, 1998, 2002,
2003, 2005, 2006b, BAEHR & LORENZ 1999). At least the Psydrinae
of Queensland now are completely revised (see BAEHR 2003, 2005),
whereas parts of the psydrine fauna of south-eastern Australia still
need to be revised. In particular the southern species of Mecyclotho-
vax Sharp are badly in need of revision, but this applies also to the
genera Theprisa Moore, Pterogmus Sloane and Teraphis Castelnau of
Tropopterini.
The systematics of Australian Psydrinae have been subject of
several papers (Moore 1963, Moore et al. 1987, BAEHR 1999, 2003,
2005, 2006b) and at least the subdivision into tribes (or subtribes)
seems to be widely accepted. The genus Meonis belongs to the tribe
(or subtribe) Meonini (Meonina) which includes also the genus
Raphetis Moore from eastern Queensland and the genus Selenochi-
lus Chaudoir from New Zealand (Moore 1963, Moore et al. 1987,
LAROCHELLE & LARIVIERE 2001, BAEHR 2003), and probably also
the monospecific genus Bembidiomorphum Champion from Chile
(LORENZ 1998, 2005). Meonini is a well founded tribe, the Austra-
lian members of which are easily distinguished by their extremely
elongate mandibles and the elongate though highly convex hind
body in combination with glabrous and very glossy surface.
* Zoologische Staatssammlung Minchen, Mtinchhausenstrasse 21,
D-81247 Munchen, Germany. E-mail: martin.baehr@zsm.mwn.de
564 M. BAEHR
Meonis is distinguished from Raphetis Moore mainly by characters
of the mouth parts (densely setose but not hooked lacinia and setose
paraglossae in Meonis, spinose and terminally hooked lacinia and gla-
brous paraglossae in Raphetis), and by the not bordered base of the
elytra and the very small scutellum, whereas in Raphetis the elytra are
finely bordered and the scutellum is normal shaped (Moore 1963).
In view of the sparse material available and of the present
impossibility to do more than pure morphological examinations,
readers probably would ask: why publishing this revision now and
why not awaiting sufficient material, additional knowledge about
ecology and ethology, and, in particular, ethanol preserved mate-
rial for comparative molecular genetic examinations? Certainly, this
question is justified, but apparently either specimens of Meonis are
very rare or at least difficult to collect and hence, sampling of com-
prehensive material for molecular studies would be a tedious and
difficult project, on the one hand; and, moreover, long experience
clearly has demonstrated that a first impulse very commonly is
needed altogether to stimulate work on a group, and that a first Q-
taxonomic revision using all types and all available material is basic
to any future “metataxonomic” work using more intricate methods,
and sometimes it simply stimulates further sampling efforts which
would not have been done without such revision.
A second aim of such @-taxonomic revision is to facilitate or
even altogether render possible pure identification of species. Unfor-
tunately, in Australia knowledge of carabid beetles which belong to
the most important target groups for faunistic and environmental
research, is absolutely unsatisfactory with respect to their identifi-
cation. Hence, pure keys for identification of species are greatly in
need, but this means, on the other hand, that species identities have
to be evaluated first by means of examination of all types and com-
parison with the available material, and by subsequent description
and naming of additional not yet described taxa.
MATERIAL AND METHODS
A total of 138 specimens were examined in the course of this
study. Material and types were borrowed from the following institu-
tions and collectors: Australian Museum, Sydney (AMS), Austra-
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 565
lian National Insect Collection, Canberra (ANIC), Museo Civico di
Storia Naturale G. Doria, Genova (MSNG), Museum of Victoria,
Melbourne (NMV), Queensland Museum, Brisbane (QMB), South
Australian Museum, Adelaide (SAMA), University of Queensland
Insect Collection, Brisbane (UQIC), Western Australian Depart-
ment of Agriculture, Perth (WADA), D. Wrase, Berlin (CWB), and
from the collections made by the author and preserved in his work-
ing collection at Zoologische Staatssammlung, Mtinchen (CBM).
Types of all described species were examined. For stability of
nomenclature lectotypes were designated when necessary.
In the taxonomic section standard methods are used. ‘The male
and female genitalia were removed from specimens soaked for a
night in a jar under wet atmosphere, then cleaned for a short while
in hot KOH. Habitus photographs were obtained by a digital camera
using ProgRes Capture Basic and AutoMontage and subsequently
were worked with Corel Photo Paint 11.
Data of all examined material are given in full length and the
exact labelling was used, including all ciphers, notes of determina-
tors and curators, and printed labels. Original spelling of date of
collecting, especially of the month (arabics, roman, abbreviations),
has also been used. A / with a blank before and after it denotes
a new label, two blanks mark a new line on the same label. Ear-
lier determinations were recorded with quotation of the determiner.
Colour of labels are added in parentheses.
Measurements were taken using a stereo microscope with an
ocular micrometer. Length has been measured from apex of labrum
to apex of elytra. Lengths, therefore, may differ substantially from
those recorded by other authors if these have included the man-
dibles in their measurements. Length of pronotum was measured
along midline, width of base at the position of the posterior lateral
setae. At least 6 specimens of each taxon were measured when avail-
able, otherwise all specimens were measured. Attention was paid to
choose specimens of both sexes and of different size and shape. In
strikingly variable taxa or in species with wide range, even more
specimens were measured to get an impression of the complete
range of size and shape of the respective taxon.
Because colour and certain characters of the external morphology
are extremely similar in all species, only those characters that differ
566 M. BAEHR
in some species are mentioned in the descriptions. Hence, before
trying identification, the genus or subgenus diagnoses should be read.
ABBREVIATIONS
NP - National Park
NSW - New South Wales
OLD - Queensland
ce. - central eastern
ne. - north-eastern
se. - south-eastern
env. - environs
DISTINGUISHING CHARACTERS
Species of Meonis are very similar in appearance and external
morphological characters. In most species the male genitalia are
generally similar in shape and structure, but usually they exhibit
minor though characteristic differences. "Thus, examination of the
male genitalia is mandatory for the distinction of species. An addi-
tional useful set of characters is the number and development of
the impressed elytral striae that can vary in numbers from 2-3 to
5, and from fully developed to anteriorly and/or posteriorly abbre-
viated. But traces of additional striae are sometimes visible. To a
lesser extent body size, shape of pronotum and shape of elytra are
of some value, but the species of this genus possess few useful char-
acters in their external morphology, because the microstructure of
their surface generally is little developed and usually quite similar,
and they do not exhibit striking differences in shape and structure
of head, mouthparts, and legs.
Although distribution should not be used as a prima facie
determining character, it can help sorting species, because due to
absence of flight ability and common occurrence in montane habi-
tats most taxa apparently possess well defined ranges which mostly
are restricted to certain distinct mountain blocks that are separated
from other blocks either by river valleys or stretches of open forest
and woodland.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 567
TAXONOMIC PRINCIPLES
Taxonomic principles are basically the same as in my mono-
graphs of the Australian Pseudomorphinae (BAEHR 1992b, 1997)
and Amblytelini (BAEHR 2005), and also as used in the revision of
the Anomotarus-complex (BAEHR 2004, 2006a). As mentioned above,
most taxa of Meonis are quite similar in external appearance and
also in genital morphology. However, due to the general inability for
flight, a number of slightly different taxa have evolved that occupy
different mountains tops or tablelands, apparently without being able
to interbreed. Even when this taxonomic radiation probably is due
to apparently rather recent evolution, considerable taxonomic diver-
sification occurred which has led to clusters of very closely related
taxa. For easier use and also for heuristic purposes those popula-
tions that still are very similar and, moreover, occur in neighbour-
ing areas, are described as subspecies, whereas morphologically more
divergent taxa are described as species. This procedure might be
criticised from two points of view: 1. Why describing subspecies in
view of the known difficulties in recognizing subspecies from mor-
phological evidence alone? 2. Why giving taxa exhibiting but minor
differences a nomenclatorial effective rank?
1. Certainly, description of subspecies is a difficult task and some
of the provisional taxonomic decisions done in the present paper
might have to be revised in future when additional records or addi-
tional evidence will be available. This could be done, for example,
by application of molecular methods. However, in Meonis material
at present is very scarce and fresh material of all or even the major-
ity of species certainly would be difficult to gather. Hence, some
taxonomic decisions are rather preliminary and more well-founded
decisions must await gathering of freshly sampled material.
However, again I want to stress herein that, for taxonomic use,
the terms ‘species’ and ‘subspecies’ have only a heuristic value. Cer-
tainly I do not want to reject that these taxa are existing entities of
nature that are defined by the biological species concept. But any
description or identification of taxa by the taxonomist can be at best
a scientific hypothesis, and, at least as long we do not have observed
the actual gene flow within and between populations, we only are
dealing with theoretical constructs (‘morphotaxa’) that not implicitly
must be congruent with the natural entities. Therefore, we cannot
568 M. BAEHR
be sure of what we are actually describing when describing ‘species’
or ‘subspecies’. And hence, any principal disagreement about ‘spe-
cies’, even more about ‘subspecies’, between taxonomists, seems to
me to be merely a disagreement about what different taxonomists
think that ‘species’ and ‘subspecies’ are, but not about the actually
existing entities. Or, to say it a bit more accentuated: it is a disagree-
ment between the methods of reasoning of different taxonomists.
In this connection I want to remember that the mentioned
problems in differentiation of taxa apply as well to taxonomy that
uses molecular methods rather than data gathered from external or
genital morphology, because pure percentage of differences in gene
loci, in the same way as percentage of similarity of morphological
characters, is by no means an absolute measure of relationship.
2. In some species complexes the distinction of taxa probably
may appear rather artificial and perhaps readers do not agree with
some of the taxonomic decisions made herein. It was mainly for
heuristic reasons that I choose the attitude of a ‘splitter’, in particu-
lar to give users or later revisers the opportunity to trace without
difficulties aberrant specimens or populations that likely would get
lost in the material, when they would be regarded only as ‘varia-
tions’. Certainly I feel that in some of these ‘subspecies’ morpho-
logical taxonomy is likely to have reached its limits and should be
supplemented with other methods.
WAY OF LIFE
Very little is known about habits and life histories of any spe-
cies of the genus Meonis. It is believed that most species live on the
ground in rather dense forest, from rain forest to wet sclerophyll
forest, and certainly many occur at high altitudes. All are flightless
and are most commonly sampled from under logs, stones, and piles
of leaves on the forest floor. Since the material supply is very scarce,
specimens either seem to be very rare, or they are rarely collected,
because we do not yet sufficiently know their ecological require-
ments to observe them in their peculiar niches. The specimens that
I collected, either were from under logs in rain forest, or had been
sampled in pitfall traps exposed on the forest floor, but it may be
well possible that they live rather in cracks in the bark or even in
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 569
dead timber, than simply on the ground of the forest floor. A simi-
lar way of live has been observed by G. MONTEITH in the related
northern genus Raphetis Moore (BAEHR 2003).
Nothing has been recorded about nutrition, although the cychroid
body shape with smooth and narrow fore body and very elongate,
pincer-like mandibles suggests either a diet of shelled snails or a
method of picking insects, worms etc. from deep cracks in the bark
of trunks and logs.
From my knowledge nothing is recorded about courtship and
propagation and larvae are so far unknown.
Genus Meonis Castelnau
CASTELNAU, 1867: 69; 1868: 155; SLOANE 1898: 470; 1900: 562; 1911: 825;
1915: 448; 1916: 201; Csiki 1929: 484; STtRANEO 1941: 86; Moore 1963: 288; Moore
et al. 1987: 152; LORENZ 1998: 224; 2005: 245; BAEHR 2003: 94.
Type species: Meonts niger Castelnau, 1867, by subse-
quent designation by Moore (1963: 288).
Note. CsiKi (1929) “enumerated G “species, giving Vf “ater
Sloane, 1910 (wrong year, should read 1911!) as the original name .
of M. amplicollis Sloane, 1915, which name after Csiki had to be
replaced because it would be a younger homonym of M. ater Castel-
nau, 1867. SLOANE, however, never described a M. ater and in the
paper mentioned by CsIKI, he wrote only about M. ater Castelnau.
Hence, CSIKI simply confused the author’s names. Of the 8 valid
species enumerated by Csiki, M. ovicollis Macleay actually belongs
to the pterostichine genus Darodilia Castelnau which much resem-
bles Meonis in external appearance.
Of the 7 remaining species STRANEO (1941) synonymized M.
amplicollis Sloane, 1915 with M. ater Castelnau, 1867, and MOORE
(Moore et al. 1987) synonymized M. minor Sloane, 1916 with M.
semistriatus Sloane, 1916. Hence, at the present state of knowledge,
five valid species are acknowledged.
On one identification label, however, Moore in the year 1999
identified specimens of M. minor as M. semistriatus minor, thus
obviously giving M. minor again the status of a subspecies. Appar-
570 M. BAEHR
ently he then recognized sufficient differences between both taxa to
divide them again into subspecies. From my knowledge, however,
this decision was never published. It also would contradict our sub-
species concept that does not allow the occurrence of two subspecies
of the same species at exactly the same locality.
Diagnosis. Genus of the subfamily Psydrinae and tribe
Meonini which includes also the North Queensland genus Raphetis
Moore, the genus Selenochilus Chaudoir from New Zealand (MooRE
1963, Moore et al. 1987, LAROCHELLE & LARIVIERE 2001, BAEHR
2003), and probably also the South American Bembidiomorphum
Champion. Characterized by the following character states: colour,
including legs, uniformly glossy black, only antenna sometimes
reddish or piceous, but then 1% antennomere usually darker than
the rest; surface smooth; eyes small but laterally much protruding;
two supraorbital setae present, situated close together; frontal sulci
deep, sinuate; clypeus bisetose; labrum anteriorly deeply excised in
middle, 6-setose; mandibles very elongate, pincer-like, bearing a seta
in the scrobe in front of middle, without any molar teeth; mentum
bisetose, with shallow excision and a very shallow tooth; submen-
tum divided from mentum by a deep suture, bisetose; glossa wide,
triagonal, bisetose; paraglossae hyaline, very narrow, far surpassing
glossa; lacinia very elongate, with a double row of dense, curved
setae, without terminal hook; galea very narrow and elongate; 1*-
3™4 antennomeres impilose, apical antennomeres pilose throughout
and with distinct microsculpture; pronotum more or less cordate;
apex and base not bordered; marginal border very narrow; median
line deep, no transverse sulci present; one elongate, furrow-like basal
groove on either side present; 1-3 anterior marginal setae present,
situated in anterior half; posterior marginal seta situated at basal
angle; elytra elongate, more or less ovoid; humerus angulate, basal
margin short, at most attaining 5" stria; scutellum very small; scu-
tellar pore situated at 2™ stria, usually no scutellar stria present;
surface of elytra with 2-3 to 5 impressed striae, but outer striae
sometimes less distinct than the 2 or 3 inner ones; sometimes traces
of additional striae visible; striae smooth or finely crenulated; dorsal
pores and setae absent; 13-14 marginal pores and setae present; at
apex of 5 stria 2 pores and setae present; all setae fairly elongate;
prosternal process setulose or not; metepisternum short, as wide as
long; abdominal sterna bisetose; terminal abdominal sternum quad-
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 VA
risetose in both sexes, rarely 6-setose; upper surface glossy; surface
of head without any microreticulation; surface of pronotum with
extremely fine, transverse meshes and usually with very fine and
sparse punctuation; surface of elytra with extremely fine and super-
ficial microreticulation, usually consisting of very transverse meshes,
rarely of transverse lines; legs moderately elongate; 5 tarsomere
setose underneath; 1-3" tarsomeres of protarsus in males slightly
widened and biseriately squamose; aedeagus markedly sclerotized
and with some sclerotized pieces within the internal sac; shape and
structure of aedeagus and parameres very different according to the
subgenus; female genitalia similar in all species, stylomere 1 with-
out setae at apical rim, stylomere 2 with two lateral-ventral and one
medio-dorsal ensiform setae and a single very short nematiform seta
arising medially from a large groove.
Systematics. Due to striking differences in shape and
structure of the aedeagus, but also to some differences in certain
aspects of external morphology, two subgenera are differentiated,
of which the nominate subgenus covers the bulk of the species,
whereas the new subgenus Meonidius so far includes a single species
with two subspecies.
Distribution (Figs 46-51). Central eastern New South
Wales to south-eastern Queensland, from slightly north of Sydney
to about Gayndah in Queensland.
KEY TO THE SPECIES OF THE GENUS MEONIS CASTELNAU
1 Pronotum little cordiform, with wide base, ratio widest
diameter/base < 1.25 (Fig. 33); humerus markedly angulate,
basal margin rather elongate (Fig. 25); prosternal process
setose; microreticulation on elytra barely recognizable, if
present at all, consisting of finest transverse lines; aedeagus
with uncinate apex; orificium almost symmetric on upper
surface; internal sac with two remarkably dentate sclerites
within; left paramere short and wide, with oblique apex,
asetose (Figs 17, 18); three inner striae impressed and com-
plete, 4" stria complete or almost so, but not impressed.
Lamington Plateau, se. QLD, Mt. Warning, ne. NSW.
Subgenus Meondiasin, SUbee ane Suc tara D
SAL
M. BAEHR
Pronotum rather cordiform, usually with much narrower
base, ratio widest diameter/base > 1.3, usually consider-
ably more (Figs 27-32, 34, 35); humerus less angulate,
basal margin short (Fig. 24); prosternal process asetose;
microreticulation on elytra very fine though well recogniz-
able under high magnification, consisting of more or less
transverse meshes; aedeagus without uncinate apex; orifi-
cium completely situated on right side; internal sac with
one elongate sclerite and another coiled, but not dentate
sclerite within; left paramere much longer, usually with
tapering apex, setose (Figs 1-16); striation of elytra varied.
SESIA E] AI e ek LT,
Generally larger, body length 8.6-10.4 mm; pronotum
wider, ratio length/width 0.91-0.97; elytra relatively shorter
and wider, laterally more convex, ratio length/width 1.49-
1.57; upper-posterior denticulate sclerite of internal sac
wider but less deep; left paramere shorter and with wider
apex (due we) daminetomiRiateaul ise: Olea. ua a
Hidasi Srey, Steet: a Ger. . ...uncinatus uncinatus n. sp.
Smaller, body length 7.7 mm; pronotum narrower, ratio
length/width 1.0; elytra relatively longer and narrower, lat-
erally less convex, ratio length/width 1.6; upper-posterior
denticulate sclerite of internal sac narrower and deeper;
left paramere longer and with narrower apex (Fig. 18). Mt.
PINE uditi uncinatus frater n.
Elytra with 5 deeply impressed and complete striae (Figs
36, 37); pronotum in anterior half with 2-3 marginal setae
(Fig. 26); aedeagus sinuate on upper surface near apex,
with evenly convex or straight apex, lower surface more
suddenly bent, right paramere sinuate (Figs 1-5).........
Elytra with less than 5 deeply impressed striae, or 5" stria
not complete (Figs 38-44); pronotum in anterior half with
a single marginal seta (Figs 27-32); aedeagus not sinuate
on upper surface near apex, with oblique, sometimes even
slightly knobbed apex, lower surface evenly concave, right
Pater State PT tee G1 Oy Mt ot, eran Sy eLI
SSD.
4?
ry
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 573
Body length usually < 10 mm; elytra dorsally more convex,
short (ratio I/w 1.44-1.49) but rather narrow in compari-
son to pronotum (width ratio elytra/pronotum 1.26-1.32);
almost always with traces of 6 and sometimes even 7° stria
well visible; aedeagus with convex apex (Fig. 3). Tweed
River area and Border Range, extreme ne. NSW, adjacent
se. OLD «0,4 tse: Joe FG. Doro ay ieee cordicollis n. sp.
Body length > 10 mm, usually > 11 mm; elytra dorsally
more depressed, commonly longer, when ratio I/w < 1.49,
either body length > 12 mm, or elytra wider in comparison
to pronotum (width ratio elytra/pronotum > 1.37); rarely
traces of 6° stria visible; aedeagus varied (Figs 1, 2, 4,5). 5
Aedeagus less suddenly bent on lower surface, with clearly
convex apex, left paramere with 4 or more apical setae
(Fires 1 2 "bodyleseth usually) UE; rani. Pee ae OP RSLS 6
Aedeagus suddenly bent on lower surface, with rather
straight apex, left paramere with only 2 apical setae (Figs
4, 15); ‘body tengthustally = 12 tang Sele ee I Wee 7
Elytra shorter and wider, markedly oval-shaped, ratio 1/w
1.46 (Fig. 36); left paramere with obtusely rounded apex
(Fig. 1). Clarence River area, extreme ne. NSW.. Luce
Elytra longer and narrower, less oval-shaped, ratio 1/w >
1.49 (Fig. 37); left paramere with angulate, somewhat taper-
ing apex (Fig. 2). Tweed River area, extreme ne. NSW, se.
QLD including Lamington Plateau and Main Range .....
PEL a ASA ek ESE RISO A quinquesulcatus n. sp.
Pronotum longer and narrower, ratio 1/w 1.0, with com-
paratively narrow base, ratio diameter/base 1.5; basal
grooves of pronotum distinctly curved (Fig. 35); lower sur-
face of aedeagus very angulate, left paramere with acute,
evenly tapering apex, right paramere little sinuate (Fig. 5).
Toowddimba: envi, e OE Ra LR EHE angustior n. Sp.
Pronotum shorter and wider, ratio 1/w < 0.96 with wider
base, ratio diameter/base < 1.41; basal grooves of prono-
tum little curved (Fig. 34); lower surface of aedeagus less
574
M. BAEHR
8’
9
Q’
10
di
PIE
£2
12°
13
angulate, left paramere with knobbed apex, right paramere
markedly sinuate (Fig. 4). Clarence River area, extreme ne.
NSW dI. Reato Bi Atei. Adee) UE subconvexus n.
5 stria impressed from a short distance behind base till
apex; aedeagus unknown. ne. NSW ......... interruptus n.
5 stria, if present, impressed only near apex...........
5irimiricipuestnitabmipenit oelizianbi ego. RU nur usi
At most 4 striae present, even at apex no trace of 5° stria
PESCI rs i Ae het eee e o SER A ORME a al eri GU yg a 4 da
Large species, body length > 17.5 mm; left. paramere
elongate and depressed, almost parallel-sided (Fig. 9). ne.
DNC Ae ee at CoRR IEE Co Tee ete es magnus n.
Smaller species, body length < 15.5 mm; left paramere less
elongate and depressed, not at all parallel-sided (Figs 6-8,
Pronotum shorter, as wide as long or even slightly wider,
ratio I/w 0.93-1.01 (Figs 29, 30); aedeagus with almost
transverse apex and with lower surface regularly concave
and right paramere short and wide and left paramere with
sHOrt, obtuse apex (rig, 6). islue Wits, ce. NSW... i...
Pronotum longer, clearly longer than wide, ratio 1/w 1.03-
1.09 (Figs 27, 28); not all these characters present together
CT ae MO) ET CHiteremt. «5 ..5 bs cs ed seus 3
Larger subspecies, length 11.7-13.8 mm; pronotum dorsally
more convex with shorter basal grooves (Fig. 29); elytra
laterally less convex, barely oviform (Fig. 39); aedeagus
unknown. Central Blue Mts. from Springwood to Lithgow
Sp.
Sp.
Sp.
CRIN As II I E hi convexus convexus Sloane
Smaller subspecies, length 9.7 mm; pronotum dorsally more
depressed with longer basal grooves (Fig. 30); elytra later-
ally more convex, distinctly oviform (Fig. 40); aedeagus see
fig, or Mit SC nei mortmerm ue Ne Rn,
login id radi ir ne convexus coricudgyi n.
Elytra longer, ratio I/w 1.69, wider at humeri, laterally
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 575
almost parallel, not oviform (Fig. 41); aedeagus with almost
transverse apex (Fig. 10). East of Barrington ‘Tops, ce.
INS ROCHA: ORSI OR CI TOR carteri n. sp.
13’ Elytra shorter, ratio l/w < 1.63, narrower at humeri, lat-
erally almost evenly convex, distinctly oviform (Fig. 38);
aedeagus with distinctly produced apex (Figs 6, 7). Dorrigo
“nvi. aie. NOMI Dalia dela VISI E ee ne st 14
14 Elytra shorter and wider, ratio I/w < 1.39-1.58; 4" stria
impressed in full length; pronotum wider, ratio 1/w 1.03-
1.05, basal angles distinctly divergent (Fig. 27); aedeagus
shorter and stouter, apex less produced, lower surface dis-
tinctly bisinuate (Fis. 6). Dorrigo env, me, NSW .4% +2. 4.
gs bes , rid SS See . angusticollis Sloane
14’ Elytra longer and narrower, ratio 1/w 1.63; 4° stria not
impressed in basal fifth; pronotum narrower, ratio 1/w 1.09,
basal angles straight (Fig. 28); aedeagus longer and nar-
rower, lower part of apex distinctly produced, lower sur-
face almost regularly concave (Fig. 7). Styx River NP west
oli New Euaeiancd MP ne Nog e ee styx n. sp
15 4 stria complete and well impressed over almost its whole
length; pronotum remarkably cordiform, with lateral margin
suddenly excised near base (Fig. 31); aedeagus shorter and
stouter with more oblique apex, right paramere with taper-
ing apex (Figs 41-14). Extreme ne, NSW se. OL Dy... 16
15’ 4 stria complete or not, but not impressed over its whole
length; pronotum far less cordiform, with lateral margin
more gently excised near base (Fig. 32); aedeagus longer
and narrower with less oblique apex, right paramere with
more: obtuse sapex (Figs Noe. Db >Banrimatow - Poms, ce;
NSW oll So we ncatalo 2080 new area, Egiin imate hit, Sa, ee, 21
16 Generally larger species, length > 12.1 mm and impressed
part of 4* stria clearly ending in front of meeting point of
2™ and 3 striae (Fig. 47); aedeagus unknown. Tweed River
area, ne. NSW, Lamington Plateau, adjacent se. QLD ....
. 12S) FA Liegi LI: Aone eae, 268. de amplicollis Sloane
16° Generally smaller species, length < 12.2 mm, usually
576
M. BAEHR
7
»
17
18
18°
19
Le
20
smaller; 4° stria either impressed on apical declivity, or
impressed part of 4° stria at least reaching or surpassing
meeting point of 2°? and 3" striae, commonly uniting with
these (Fig. 46); aedeagus with slightly knobbed apex; both
parameres deeply sinuate at upper margin (Figs 11-14).
Clarence River area, ne. NSW, se. QLD from Brisbane to
Umer mV tend ayn aida ck COSIO ADE Sis yk yore ene ews
Slightly smaller subspecies, length < 11.0 mm; aedeagus
slightly narrower and less compact, right paramere longer,
left paramere with acute, more or less tapering apex (Figs
11-13). Clarence River area, ne. NSW, Bunya Mts., Ravens-
bourne NP on Main Range, and Gayndah env., se. QLD. .
Slightly larger subspecies, length > 11.5 mm; aedeagus
slightly shorter and stouter, right paramere shorter, left
paramere rounded at apex (Fig. 14). Brisbane env. .......
AEA RAE, REE SN MEIN sie el SALT eles > ater gloriosus n.
Pronotum longer than wide, ratio length/width > 1.0;
aedeagus unknown. Gayndah env......... ater macleayi n.
Pronotum clearly wider than long, ratio length/width <
0.97; aedeagus see figs 11-13. Clarence River area, ne.
NSW, Bunya Mts. and Ravensbourne NP on Main Range,
Sed le Wists, gntonnbeateof LE umeck tcaepel teas Lasiori dasbbus
Elytra shorter and wider, laterally distinctly convex (Fig.
42), ratio length/width < 1.55, elytra wider in compari-
son to pronotum, ratio width of elytra/width of pronotum
> 1.31. Clarence River area, ne. NSW, Bunya Mts., se.
ODI Le VSI) DARI, WR Balivo. ilies ort
Elytra longer and narrower, laterally almost straight (Fig.
43), ratio length/width > 1.65, narrower in comparison to
pronotum, ratio width of elytra/width of pronotum 1.26.
Ravensbourne NP on Main Range..... ater longipennis n.
Pronotum longer, ratio I/w > 0.96; left paramere with less
tapering apex (Fig. 11). Clarence River area, ne. NSW ...
18
SSD.
SSD.
SSD.
Png Le de eet IT ve nt rare ater ater Castelnau
Pronotum shorter, ratio I/w < 0.94; left paramere with
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 Sh
more tapering apex (Fig. 12). Bunya Mts., se. QLD......
eh oy Se | eT goes BE, OU eg ea ater bunyanus n. ssp.
21 , Larger species, body length > 11.3 mm, usually larger;
three inner striae well impressed; antenna longer, median
antennomeres almost 3 x as long as wide; left paramere
With More seta. A Aes (Mle see nea semistriatus Sloane
21’ Smaller species, body length < 9.0 mm; inner striae more
superficial; antenna shorter, median antennomeres < 2 x as
long as wide; left paramere with fewer setae at apex (Fig.
Lc case Ree Mee TP ab Re Peleg, Lida Thc) mae, Pe ie yal. minor Sloane
Subgenus Meonis s. str.
Type Species: Meonts niger Castelnau, 1867, by present
designation.
Diagnosis. Similar to genus diagnosis, but maxillary and
labial palpi in males widened towards apex and obliquely trans-
verse; pronotum always rather cordiform; elytra with moderately
angulate humeri and short basal margin; microreticulation of elytra
fine though distinct, consisting of more or less transverse meshes;
aedeagus with more or less straight, not uncinate apex; orificium
completely situated on right side; internal sac with a complexly
shaped sclerite in middle and an elongate, curved rod, but no scler-
ite denticulate; left paramere elongate, usually with tapering apex,
always setose at apex; right paramere elongate, with setose apex and
a fringe of elongate setae along lower margin; female stylomeres as
in genus diagnosis.
Distribution (Figs 48-53). 15 species and additional 5
subspecies distributed from Blue Mountains near Sydney in the
south to about Gayndah in south-eastern Queensland, in the north.
Meonis niger Castelnau (figs 1, 36, 48)
CASTELNAU, 1867: 70; 1868: 156; SLOANE 1911: 826; 1915: 449; 1916: 201;
Csiki 1929: 484; STtRANEO 1941: 87; Moore 1963: 288; Moore et al. 1987: 152;
LORENZ 1998: 224; 2005: 245; BAEHR 2003: 94.
578 M. BAEHR
Type specimens. Lectotype: d, Clarence River Coll.
Castelnau / Typus (red margin) / Meonis niger Cast. / Meonis
niger Cast / LECTOTYPE Meonis niger Cast. des. Straneo, 1941 (red)
(MSNG).
Note. A second specimen from the Castelnau Collection
which bears only the locality label “Australia” but a label “det.
Castelnau” probably does not belong to the type series and was not
designated paralectotype by Straneo. Moreover, it belongs to another,
related but new species.
Diagnosis. Rather small species, characterized by 5-striate
elytra and presence of additional anterior marginal setae on prono-
tum; distinguished from most closely related M. quinquesulcatus n.
sp. by shorter, more oval-shaped elytra and the obtuse apex of left
paramere.
Redescription
Measurements. Length: 10.7-12.1 mm; width: 4.1-4.8 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.95-0.98; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.43; ala of elytra: 1.46; width of
elytra/pronotum: 1.41-1.43.
Colouration. Black, antennae except for basal antennomere,
mouth parts, and tarsi reddish-piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
straight. Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long
as wide.
Pronotum. Cordiform, slightly shorter than wide, lateral mar-
gins evenly convex to near base, shortly sinuate in front of base, but
basal angles rectangular, laterally not produced. 2-3 anterior mar-
ginal setae present. Surface moderately convex. Basal grooves elon-
gate, almost straight.
Elytra (Fig. 36). Rather short and wide, markedly oviform and
incurved towards base. Humeral angle distinct, almost rectangular.
Disk 5-striate, striae complete, deeply impressed, almost impunctate.
Inner five intervals convex. External striae barely indicated. Surface
with extremely fine and superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in male 4-setose.
Legs. Of ordinary shape.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 579
d genitalia (Fig. 1). Genital ring compact, oval shaped, almost
symmetric; lateral arms very delicate, probably due to rather fresh
hatching of the specimen. Aedeagus elongate; laterally depressed,
rather sinuate; lower surface moderately sinuate-angulate; widened
to the oblique-convex apex; orificium elongate, situated almost com-
pletely on right side; apical margin incurved into internal sac at left
side, forming a sclerotized plate inside; internal sac with a complexly
coiled sclerite in middle and an elongate, strongly sclerotized rod at
right side that is upturned at apex; both parameres elongate, more
than half as long as aedeagus; left paramere much wider than the right
one, with obtuse, even slightly transversely cut apex, with 3 elongate
and a few short setae at apex; right paramere narrow, rather straight,
with 2 elongate and a few shorter setae at apex and with a very
dense fringe of numerous elongate setae all along the lower margin.
? genitalia. Unknown.
Variation. Due to very sparse material, little variation noted.
Collecting icireumstaneces. Upranowa:
Distribution (Fig. 48). Clarence River area, extreme
northern New South Wales.
Relationships. The species belongs to a relatively dis-
tinct species-group which includes M. quinquesulcatus n. sp., M.
- cordicollis n. sp., M. subconvexus n. sp., and M. angustior n. sp., and
according to shape of aedeagus probably is nearest related to M.
quinquesulcatus and M. cordicollis.
Additional examined ‘materral (Acer) NSW: 1
S, N. S. Wales / 480 M. niger Cast. iden. by Sloane 5-06 (NMV).
Meonis quinquesulcatus n. sp.
(figs 2, 21; 24, 26, 37, 49)
Type specimens. Holotype: 6, Mt. Superbus Summit,
SEQ. 1330m 12 Mar-13 Jun 1990 T. Churchill & R. Raven Pitfalls
Site 5 (QMT123812). — Paratypes: 1 6, Mt. Mistake Plateau, via
Goomburra SEQld 21-22 Nov 1987 G. B. Monteith RF (QMB); 1
6, 1 9, Cunningham’s Gap, 700-900m, s.Qld. Austral. 14.12.81-
25.1.82, M. Baehr (CBM); 1 d, Nothofagus Mtn., via Wooden-
bong, NSW 4-6 Feb., 1982, 1100-1280m G. Monteith & D. Yeates
580 M. BAEHR
(QMB); 1 d, N. S. Wales / 420 M. niger ? J. Kershaw / Comp? with
spec. in Howitt coll 21.11.21 (ANIC); 1 3, 28.13S 153.06 E QLD
Lamington NP 4 km NW O'’Reillys, Duck Creek Road, 820m, 12
April 1993 D. S. Chandler /Berlesate ANIC 1501 subtr. closed forest
rotten wood litter (ANIC); 1 2, Australia, QLD. Binna Burra, 24/25.
xii.2003 Let. R. Novak (CBM); 1 2, O’Reilly’s, Lamington Plateau,
900-1100m, s.Qld. Australien 10.12.81-2.2.1982, M. Baehr (CBM);
2 22, National Pk., Q. H. Hacker, Dec., 1919 / Meonis sp. Id. by
H. J. Carter (ANIC, QMB); 2 22, Bald Mtn. area, 3-4,000’ via
Emu Vale, S. E. Qld. 27-31.1.1972 G.B. Monteith (QMB); 1 9, Bald
Mountain via Emu Vale, Qld. 28°14’S,152°254’ E 26-30 Jan 1973 G.
B. Monteith (UQIC Reg. #90391); 1 2, Lam. Nat. Pk. Qld. 11-17
Feb., 1963. G. Monteith (UQIC Reg. #90229).
Diagnosis. Rather small species, characterized by 5-striate
elytra and presence of additional anterior marginal setae on prono-
tum; distinguished from most closely related M. niger Castelnau by
longer, less oval-shaped elytra and the angulate, somewhat tapering
apex of left paramere.
Dies Cet pst an, 1.
Measurements. Length: 10.0-11.9 mm; width: 3.65-4.5 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.91-0.97; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.35-1.43; length/width of elytra: 1.49-1.56;
width of elytra/pronotum: 1.27-1.35.
Colouration. Black, antennae except for basal antennomere,
mouth parts, and tarsi reddish-piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique, straight.
Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long as wide.
Pronotum (Figs 21, 26). Cordiform, shorter than wide, lateral
margins evenly convex to near base, shortly sinuate in front of base,
basal angles rectangular to slightly acute, laterally slightly produced.
2-3 anterior marginal setae present. Surface moderately convex.
Basal grooves elongate, very gently sinuate.
Elytra (Figs 21, 24, 37). Fairly elongate, oviform though rel-
atively narrow, moderately incurved towards base. Humeral angle
distinct, almost rectangular. Disk 5-striate, striae complete, deeply
impressed, almost impunctate. Inner five intervals convex. External
striae barely indicated, but sometimes more or less distinct traces
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 581
of 6° stria visible. Surface with extremely fine and superficial, very
transverse meshes.
Lower. surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
Sd genitalia (Fig. 2). Genital ring compact, oval shaped, almost
symmetric. Aedeagus elongate; laterally depressed, rather sinuate;
lower surface moderately sinuate-angulate; widened to the obliquely
convex apex; orificium elongate, situated almost completely on right
side; apical margin incurved into internal sac at left side, forming a
sclerotized plate inside; internal sac with a complexly coiled sclerite
in middle and an elongate, strongly sclerotized rod at right side that
is upturned at apex; both parameres elongate, more than half as
long as aedeagus; left paramere much wider than the right one, with
acute, tapering apex, with 1-4 elongate and usually a few short setae
at apex; right paramere narrow, rather straight, with 2 elongate and
a few shorter setae at apex and with a very dense fringe of numer-
ous elongate setae all along the lower margin.
? genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Some variation noted in size and relative shape of
pronotum and elytra which can be more or less ovoid, but always
less so than in M. niger Castelnau.
Colkecitinm sg -iirclmistancies Most cilabelled'atspecia
mens collected in montane rain forest, partly in pitfall traps, partly
by Berlese extraction of ground litter.
Distribution (Fig. 48). Northernmost New South Wales,
Border Range and Lamington Plateau in south-eastern Queensland.
Etymology. The name refers to the deeply 5-striate
elytra.
Relationships. According to shape of aedeagus within
group probably nearest related to M. niger Castelnau and M. cordi-
collis n. sp.
Meonis cordicollis n. sp. (figs 3, 19, 49)
Type specimens. Holotype: 6, 01BG NSW: Bennetts
Rd, approx. 10 km NW of Urbenville, 28:255,152:27E Beaury SF
582 M. BAEHR
1/21 890m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray G.Cassis /
Meonis niger Cast. Det.B.P. Moore 1999 / K147999 (AMS). — Para-
types: 2 99, same data / K147998, K148002 (AMS, CBM); 1 ®,
O1AR NSW: 1.9 km along Tucker Box Rd from Tooloom Rest
Area; 28:285,152:24E Beaury SF 51 760m (NPWS Survey) 4 Feb-9
Apr 1993 M. Gray G. Cassis / Meonis niger Cast. Det.B.P. Moore
1999 / K148000 (AMS); 1 6, 40BR NSW: Tweed Range Rd,2.0 km
SSDW of join with Bridle Ck. Rd. 28:235,153:03E Border Ranges
NP 780m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray G. Cassis
/ Meonis niger Cast. Det.B.P. Moore 1999 / K147997 (AMS); 1 6,
04BM NSW: Tunners Rd. 28:375,152:42E Richmond Range SF
19/48 560m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray G. Cassis
/ Meonis niger Cast. Det.B.P. Moore 1999 / K148001 (AMS); 1 &,
AUST: SEQ: 28°19’S, 152°51’E Lavers Plateau, 720m 29 Feb 1992-
11 Apr 1992 D. J. Cook, RF Intercept (QMB); 1 9, 28.295 152.23E
Beaury S.E NSW c.700m 15-17 Feb. 1983 T. Weir & A. Calder
/ under log (ANIC); 1 6, Mt. Clunie, 3-4000’ NSW/Qld border,
16.xii.1972 G. B. Monteith (QMB); 1 6, SEQ: 28°02’S x 152°23’ E
Bare Rock, 2 km N of Mt. Cordeaux, 1100m 20 Feb 1994-4 Apr
1994 G. Monteith. Pitfalls (QMB); 1 6, NSWales / 436 M. niger
Cast. dwarf spec iden by Sloane 5-06 (NMV); 1 @, Australia Coll.
Castelnau / Meonis niger Cast. det. Castelnau (MSNG).
Diagnosis. Small species, characterized by 5-striate elytra
and presence of additional anterior marginal setae on pronotum;
distinguished from most closely related M. niger Castelnau and M.
quinquesulcatus n. sp. by lesser size and more cordiform pronotum;
further on from M. niger by narrower elytra compared with prono-
tum, and by the angulate, somewhat tapering apex of left paramere,
and from M. quinquesulcatus by shorter elytra.
De'sic Pip tron
Measurements. Length: 8.0-10.4 mm; width: 3.1-3.9 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.93-0.99; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.34-1.43; length/width of elytra: 1.44-1.49;
width of elytra/pronotum: 1.26-1.32.
Colouration. Black, antennae except for basal antennomere,
mouth parts, and tarsi reddish-piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 583
straight. Antenna fairly elongate, median antennomeres c. 2.5 x as
long as wide.
Pronotum. Markedly cordiform, shorter than wide, lateral mar-
gins evenly convex to near base, shortly sinuate in front of base,
basal angles slightly acute, laterally slightly produced. 2-3 anterior
marginal setae present. Surface markedly convex. Basal grooves
elongate, gently sinuate.
Elytra. Rather short and wide, oviform, moderately incurved
towards base. Humeral angle distinct, but wider than rectangular.
Disk 5-striate, striae complete, deeply impressed, almost impunc-
tate. Inner five intervals convex. Usually traces of external striae
indicated as rows of punctures. Surface with extremely fine and
superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes. |
Legs. Of ordinary shape.
6 genitalia (Fig. 3). Genital ring compact, oval shaped, almost
symmetric, rather narrow. Aedeagus elongate; laterally depressed,
rather sinuate; lower surface moderately sinuate-angulate; widened
to the oblique and slightly convex apex; orificium elongate, situated
almost completely on right side; apical margin incurved into inter-
nal sac at left side, forming a sclerotized plate inside; internal sac
with a complexly coiled sclerite in middle and an elongate, strongly
sclerotized rod at right side that is upturned at apex; both param-
eres elongate, slightly more than half as long as aedeagus; left para-
mere much wider than the right one, with acute, tapering apex, with
1-2 elongate and usually a few short setae at apex; right paramere
narrow, almost straight, with 2 elongate and a few shorter setae at
apex and with a very dense fringe of numerous elongate setae all
along the lower margin.
? genitalia (Fig. 19). Stylomere 1 elongate, without any setae at
apical rim; stylomere 2 curved, with elongate, quite acute apex; with
2 ventro-lateral ensiform setae of which the lateral one is slightly
smaller, one markedly elongate dorso-median ensiform seta arising
about at middle of stylomere, and a single, short nematiform seta
arising from the median surface of stylomere 2 far below apex.
Variation. Some variation noted in size and relative shape of
pronotum and elytra which can be more or less ovoid.
584 M. BAEHR
Choir lrei @titaiermelme cerato mice” Wabelled specimens
collected in pitfall traps or intercept traps in montane rain forest.
Distribution (Fig. 49). Northernmost New South Wales
and Border Range in south-eastern Queensland.
Etymology. The name refers to the markedly heart-shaped
pronotum.
Relationships. According to shape of aedeagus within
group probably nearest related to M. niger Castelnau and M. quin-
quesulcatus n. sp.
Meonis subconvexus n. sp. (figs 4, 34, 49)
Type specimens. Holotype: 6, Meonis niger, Cast. /
Meonis niger Cast. Australia. (SAMA). — Paratypes: 2 99, Clarence
R. N. S. Wales / Meonts niger, Casteln. Clarence River / Topotype
S. Misko det. 1976 (ANIC-MMS).
Diagnosis. Medium sized species, characterized by 5-stri-
ate elytra and presence of additional anterior marginal setae on pro-
notum; distinguished from most closely related M. angustior n. sp. by
shorter and wider pronotum with relatively narrower base, wider, more
oval-shaped elytra, and the knob-shaped apex of the left paramere.
Dies ipod
Measurements. Length: 12.3-13.1 mm; width: 4.8-5.2 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.93-0.96; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.40-1.41; length/width of elytra: 1.45-1.50;
width of elytra/pronotum: 1.37-1.45.
Colouration. Black, antennae except for basal antennomere,
mouth parts, and tarsi piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique, straight.
Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long as wide.
Pronotum (Fig. 34). Cordiform, shorter than wide, lateral mar-
gins evenly convex to near base, shortly sinuate in front of base,
basal angles about rectangular, not or barely produced laterally. 2-3
anterior marginal setae present. Surface gently convex. Basal grooves
elongate, very slightly sinuate.
Elytra. Moderately elongate, gently oviform, moderately incurved
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 585
towards base. Humeral angle distinct, but wider than rectangular.
Disk 5-striate, striae complete, deeply impressed, almost impunctate.
Inner five intervals convex. No traces of external striae visible. Sur-
face with extremely fine and superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. ‘Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
6 genitalia (Fig. 4). Genital ring compact, oval shaped, rather
asymmetric, unusually wide. Aedeagus elongate, markedly narrow;
laterally depressed, rather sinuate; lower surface markedly sinuate-
angulate; widened to the oblique-straight apex; orificium elongate,
situated almost completely on right side; apical margin incurved
into internal sac at left side, forming a sclerotized plate inside; inter-
nal sac with a complexly coiled sclerite in middle and an elongate,
strongly sclerotized rod at right side that is upturned at apex; both
parameres elongate, about half as long as aedeagus; left paramere
much wider than the right one, unusually short, with very short,
knob-shaped apex, with one elongate and one short seta at apex;
right paramere narrow, sinuate, with 2 elongate and a few shorter
setae at apex and with a very dense fringe of numerous elongate
setae all along the lower margin.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Apart from some differences in relative shape of pro-
notum and elytra little variation noted.
Col) 6 ¢ ta ec TOU sta n.ceks a Linimenni
Distribution (Fig. 49). Clarence River area in north-
eastern New South Wales.
Etymology. The name refers to the moderately convex
elytra of this species.
Relationships. According to shape of aedeagus within
group probably nearest related to M. angustior n. sp.
Meonis angustior n. sp. (figs 5, 35, 49)
Type specimens. Holotype: d, Mistake Mnts., 3,000-
3,500’ Via Laidley, S.E. Qld. 10-11.11.1973 G. B. Monteith
(OMT123808).
586 M. BAEHR
Diagnosis. Medium sized species, characterized by 5-stri-
ate elytra and presence of additional anterior marginal setae on pro-
notum; distinguished from most closely related M. subconvexus n.
sp. by longer and narrower pronotum with relatively wider base,
narrower, less oval-shaped elytra, and the evenly tapering apex of
left paramere.
Description
Measurements. Length: 12.0 mm; width: 4.4 mm. Ratios.
Length/width of pronotum: 1.0; widest diameter/width of base of
pronotum: 1.50; length/width of elytra: 1.58; width of elytra/pro-
notum: 1.33.
Colouration. Black, antennae except for basal antennomere,
mouth parts, and tarsi reddish-piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
straight. Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long
as wide.
Pronotum (Fig. 35). Cordiform, as long as wide, lateral margins
evenly convex to near base, but less so than in M. subconvexus n.
sp., shortly sinuate in front of base, basal angles about rectangular,
barely produced laterally. 2-3 anterior marginal setae present. Sur-
face gently convex. Basal grooves elongate, distinctly sinuate.
Elytra. Elongate, barely oviform, lateral margins in middle
almost parallel, moderately incurved towards base. Humeral angle
distinct, but much wider than rectangular. Disk 5-striate, striae
complete, deeply impressed, almost impunctate. Inner five intervals
convex. No traces of external striae visible. Surface with extremely
fine and superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in male 4-setose.
Legs. Of ordinary shape.
d genitalia (Fig. 5). Genital ring compact, oval shaped, somewhat
asymmetric, with wide apex. Aedeagus elongate; laterally depressed,
rather sinuate; lower surface markedly sinuate-angulate; widened to
the oblique-straight apex; orificium elongate, situated almost com-
pletely on right side; apical margin incurved into internal sac at left
side, forming a sclerotized plate inside; internal sac with a com-
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 587
plexly coiled sclerite in middle and an elongate, strongly sclerotized
rod at right side that is upturned at apex; both parameres elon-
gate, more than half as long as aedeagus; left paramere much wider
than the right one, with acute, tapering apex, with one elongate
and one short seta at apex; right paramere narrow, rather straight,
with 2 elongate and a few shorter setae at apex and with a very
dense fringe of numerous elongate setae all along the lower margin.
? genitalia. Unknown.
Variation. Unknown.
Collecting ‘circumstances. Largely unknown. Holo-
type collected at high altitude.
Distribution (Fig. 49). South-eastern Queensland.
Known only from type locality.
Etymology. ‘The name refers to the narrower elytra as
compared with the related M. subconvexus n. sp.
Relationships. According to shape of aedeagus within
group probably nearest related to M. subconvexus n. sp.
Meonis interruptus n. sp. (fig. 49)
Type specimens. Holotype: 2, 27CR NSW App. 3.7
km SW of London Bridge Lookout, (and of FC survey road off
London Bridge Rd overlooking gorge) 29:515, 152:12E London
Bridge SF 163C 960m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray,
G. Cassis / K119871 (AMS).
Diagnosis. Large species, distinguished from all other
species by the combination of 5-striate elytra, though with the 5°
stria not impressed in basal quarter, and presence of a single ante-
rior marginal seta on pronotum only.
De script tom
Measurements. Length: 15.4 mm; width: 5.6 mm. Ratios. Length/
width of pronotum: 0.98; widest diameter/width of base of pronotum:
1.44; length/width of elytra: 1.61; width of elytra/pronotum: 1.32.
Colouration. Black, antennae except for four basal antennomeres,
mouth parts, and tarsi reddish-piceous.
588 M. BAEHR
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique, bisin-
uate. Posterior part of frons in middle with a transverse depression.
Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long as wide.
Pronotum. Cordiform, slightly shorter than wide, lateral mar-
gins evenly convex to near base, shortly sinuate in front of base,
basal angles about rectangular, barely produced laterally. A single
anterior marginal seta present, located at anterior third. Surface
gently convex. Basal grooves moderately elongate, straight.
Elytra. Elongate, slightly oviform, moderately incurved towards
base. Humeral angle almost rounded. Disk 5-striate, inner four striae
complete and deeply impressed, but 5" stria barely impressed in basal
quarter, striae impunctate. Inner five intervals gently convex. 6" and
7 striae indicated for almost their full length, but not at all impressed.
Surface with extremely fine and superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in female 6-setose.
Legs. Of ordinary shape.
3 genitalia. Unknown.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Unknown.
C@irectine ci cum stamees. “largely unknown. Holo-
type collected at high altitude.
Distribution (Fig. 49). Glen Innes area. Known only
from type locality.
Etymology. ‘The name refers to the basal interruption of
> Str ia.
Relationships. Uncertain, because male genitalia are
still unknown.
Meonis angusticollis Sloane (figs 6, 27, 38, 50)
SLOANE, 1911: 825; 1915: 449 (as angulicollis!); 1916: 200, 201; Csiki 1929: 484;
STRANEO 1941: 86; Moore et al. 1987: 152; LORENZ 1998: 224; 2005: 245.
Type specimens. Lectotype: ®, Dorrigo T.G.S. 7.10 /
Meonis angusticollis Sì. Id. by T. G. Sloane / ? Lectoholotype (red)
(SAMA). — Paralectotypes: 1 2, Dorrigo T.G.S. 7.10 / Type £ (red)
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 589
/ Meonis angusticollis Sl. £ Type (red margin) / T-11863 Meonis
angusticollis SYNTYPE (NMV); 2 99, Dorrigo 7.10. HJC. / H. J.
Carter Coll. P. 20.4.22. / Meonts angusticollis Sl. (Cotype) (NMV).
Note. The lectotype seems to be the single specimen from
the type series in SAMA, although Moore et al. (1987) note two of
originally four specimens as present in that collection. ‘The syntypes
from NMV were not noted by Moore et al. (1987) but doubtless
belong to the type series and probably represent the three lacking
specimens said to have been present in SAMA. According to the
handwritten label, either Straneo or Darlington (doubtfully) desig-
nated the SAMA specimen the lectotype.
Diagnosis. Small to medium sized species characterized
by the markedly elongate, moderately cordiform pronotum and 4-
striate elytra with the 5“ stria impressed only in apical third, but
the 4" stria complete, and by presence of a single anterior marginal
seta on pronotum only. Distinguished from most closely related M.
styx n. sp. by laterally distinctly produced basal angles of pronotum,
shorter and wider elytra, and shorter and more compact, on lower
surface sinuate aedeagus bearing a less produced apex.
Ree d esror Iparieom
Measurements. Length: 8.3-13.1 mm; width: 3.1-4.7 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 1.03-1.05; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.40-1.45; length/width of elytra: 1.49-1.58;
width of elytra/pronotum: 1.30-1.38.
Colouration. Black, mouth parts reddish-piceous to piceous,
only outer antennomeres slightly lighter than the basal ones, tarsi
dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique, straight.
Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long as wide.
Pronotum (Fig. 27). Cordiform, distinctly longer than wide, lat-
eral margins evenly convex to near base, shortly sinuate in front
of base, basal angles slightly acute, distinctly produced laterally. A
single anterior marginal seta present, located at anterior third. Sur-
face markedly convex. Marginal sulci very narrow. Basal grooves
comparably shallow, moderately elongate, straight or little sinuate.
Elytra (Fig. 38). Rather elongate, distinctly oviform, incurved
towards base. Humeral angle very little angulate. Disk 4-striate,
590 M. BAEHR
inner four striae complete and deeply impressed, 5" stria only
impressed in apical third or quarter, basally indicated but not at all
impressed, striae impunctate. Inner five intervals very little convex.
Outer striae usually absent, but sometimes vaguely indicated. Sur-
face with extremely fine and superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
Sd genitalia (Fig. 6). Genital ring compact, regularly oval shaped,
symmetric, rather narrow, with narrow base. Aedeagus fairly elon-
gate; laterally depressed, rather sinuate; lower surface bisinuate, but
not angulate; widened to the oblique and straight apex; orificium
rather short, situated almost completely on right side; apical margin
very slightly incurved into internal sac at left side, forming a small
sclerotized plate inside; internal sac with a complexly coiled scler-
ite in middle and an elongate, strongly sclerotized rod at right side
that is upturned at apex; both parameres elongate, slightly more
than half as long as aedeagus; left paramere much wider the than
right one, with acute, tapering apex, with 4-6 elongate setae at apex
and 4-6 shorter setae each above and below apex; right paramere
rather narrow, almost straight, with 3-4 elongate setae at apex, a few
shorter setae above apex and with about 6 elongate setae on lower
margin near apex, and another 3-5 shorter setae behind middle, but
with a wide gap between both groups of setae.
? genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Apparently this is a very variable species with respect
to body size. Shape of pronotum and elytra vary to a quite lesser
degree, and striation of elytra is also little variable. The differences
in body size do not seem to be due to sexual variation. However,
the single available large male unfortunately has damaged genitalia,
hence at present it is impossible either to corroborate the identity,
either to demonstrate the specific difference of the small and large
specimens, respectively. Both, the lectotype and the paralectotype
are of intermediate body size.
Collecting circumstances. Largely unknown, though
one specimen sampled in “rainforest pitfall”.
Distribution (Fig. 50). Dorrigo area in north-eastern
New South Wales.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 591
Adda tironal'@x'a maine de mia ria le WE text HINSAN:
di Sl Po ‘Dotrigo NPS 10:10173;18.4:75, MOTO. 7758201979, DI
A. Doolan / Meonis angusticollis Sl. det. B. P.Moore 1998 (AMS,
CBM);.1.®, Bobo Ck., 10.10.73, D. A. Doolani./.D...A..Doolan
Collection (AMS); 2 99, Dorrigo, 15.11.11. R.J.T. / Meonis angu-
sticollis Sl. Id. by T. G. Sloane (AMS); 2 66, Dorrigo, T.G.S. 7.10.
/ Meonis longicollis Sl. small form (Sloane’s hand!) (ANIC); 1 &,
Dorrigo T.G.S. 7.10 / Meonis angusticollis SÌ. Smaller form Id. by
TT. G. Sloane / 7724 Meonis angusticollis Sl. N. S. Wales (SAMA); 1
3, The Glade Dorrigo 152°44°E. 30°24’S. 800m. G. & S. Monteith
1980-1981, B/1 Pitfall 102 (QMB); 1 3, Dorrigo, N.S.W. Jan. 1931
C. Oke / Meonis Zlongicollis S1.? or ?angulicollis S1.? / Meonis angu-
sticollis SÌ. Det. B. P. Moore (NMV); 1 d (defect), Dorrigo H. W.
Cox / Meonis angusticollis, S1. (WADA); 1 d, Dorrigo Nat. Pk. Via
Dorrigo, N.S.W. 10.iv.1966. G. Monteith (UQIC Reg. #90228);1 6,
without label (AMS).
Relationships. According to the elongate pronotum and
to shape of aedeagus within the group of species that possess rem-
nants of the 5“ stria probably nearest related to M. styx n. sp.
Meonis styx n. sp. (figs 7, 28, 50)
Type specimens. Holotype: d, 30.365 152.10E NSW
Styx River SE, W end Thru Road, 24 km SE Wollomombi 25Feb/
15Mar. 1993 980m, FIT D. Chandler / FI.T. ANIC 1410 cut wet
sclerophyll forest (ANIC).
Diagnosis. Mediumsized species characterized by the elon-
gate, moderately cordiform pronotum and 4-striate elytra with the 5°
stria only impressed close to apex, and with the 4" stria not impressed
in basal fifth, and by presence of a single anterior marginal seta on
pronotum only. Distinguished from most closely related M. angusti-
collis Sloane by straight, not at all laterally produced basal angles of
pronotum, longer and narrower elytra, and longer and narrower, on
lower surface not sinuate aedeagus bearing a distinctly produced apex.
Description
Measurements. Length: 11.8 mm; width: 3.9 mm. Ratios.
Length/width of pronotum: 1.09; widest diameter/width of base of
592 M. BAEHR
pronotum: 1.51; length/width of elytra: 1.63; width of elytra/pro-
notum: 1.28.
Colouration. Black, mouth parts reddish-piceous to piceous,
outer antennomeres barely lighter than the basal ones, tarsi dark
piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique, straight.
Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long as wide.
Pronotum (Fig. 28). Cordiform, distinctly longer than wide, lat-
eral margins evenly convex to near base, shortly sinuate in front of
base, basal angles rectangular, even slightly obtuse, not produced
laterally. A single anterior marginal seta present, located at anterior
third. Surface markedly convex. Marginal sulci very narrow. Basal
grooves comparably shallow, moderately elongate, slightly sinuate.
Elytra. Narrow and elongate, barely oviform, lateral margins in
middle almost parallel, little incurved towards base. Humeral angle
very little angulate. Disk 4-striate, but 4 stria barely impressed in
basal fifth, inner three striae complete and deeply impressed, 5" stria
only impressed in apical third or quarter, basally indicated but not
at all impressed, striae impunctate. Inner five intervals very little
convex. Outer striae barely indicated. Surface with extremely fine
and superficial, very transverse meshes.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in male 4-setose.
Legs. Of ordinary shape.
6 genitalia (Fig. 7). Genital ring rather compact, oval shaped,
slightly asymmetric, rather narrow, with narrow base. Aedeagus
elongate; laterally depressed, markedly sinuate; lower surface almost
regularly sinuate, not angulate; widened to the oblique apex that is
distinctly produced at its lower part; orificium rather short, situated
almost completely on right side; apical margin very slightly incurved
into internal sac at left side, forming a small sclerotized plate inside;
internal sac with a complexly coiled sclerite in middle and an
elongate, strongly sclerotized rod at right side that is upturned at
apex; both parameres elongate, slightly more than half as long as
aedeagus; left paramere much wider than the right one, with acute,
tapering apex, with 3 very elongate setae at apex and 4 shorter setae
each above and below apex; right paramere rather narrow, almost
straight, with 5 elongate setae at apex, a few shorter setae above
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 593
apex and with about 6 elongate setae on lower margin near apex,
and another 3 slightly shorter setae behind middle, but with a gap
between both groups of setae.
? genitalia. Unknown.
Variation. Unknown.
COAL GC ta nye Cat CALM Site Ce Ge line. Moletyperwas-cal-
lected at rather high altitude in “cut wet sclerophyll forest”.
Distribution (Fig. 50). Styx River area, northern New
South Wales. Known only from type locality.
E-t-y¥m o'l.o-<¢-y~,.. Phe. name.4s: an. acronym. and..refers, to the
type locality, Styx River.
Relationships. According to the elongate pronotum and
to shape of aedeagus within the group of species that possess remnants
of the 5° stria probably nearest related to M. angusticollis Sloane.
Meonis convexus Sloane
‘This species apparently occurs in two slightly different popula-
tions that are distinguished by size and shape of pronotum and of
head. Unfortunately no intact males of the nominate form are avail-
able, hence comparison of the male genitalia are so far impossible.
Diagnosis. Medium sized to rather large species character-
ized by the rather short, moderately cordiform pronotum and 4-stri-
ate elytra with the 5° stria impressed close to apex, and by presence
of a single anterior marginal seta on pronotum only. Distinguished
from related species by combination of voluminous pronotum bear-
ing straight, laterally not produced basal angles, of elongate, later-
ally parallel elytra, and of comparatively short right paramere.
Relationships. According to shape of aedeagus within
the group of species that possess remnants of the 5° stria probably
nearest related to M. magnus n. sp. and M. carteri n. sp.
Meonis convexus convexus Sloane (figs 29, 39, 50)
SLOANE, 1900: 562; 1911: 827; 1915: 449; 1916: 201; Csiki 1929: 484; Moore
et al. 1987: 152; LORENZ 1998: 224; 2005: 245.
594 M. BAEHR
Type specimens. Holotype: 2, Swood. 10/2/89 2 N /
Type / Meonis convexus, S| Type / Holotype M. convexus Sl. PJD
(red) (ANIC). — Paratype: 1 6 (abdomen defect), Blue Mts. N.
S. Wales / Paratype (blue) / Meonis convexus, Sl. Wentworth Falls
(ANIC-MMS).
Note. Both description and label designation give the female
specimen as “type” which therefore has been correctly labelled
“Holotype”.
Diagnosis. As for species; differs from M. convexus
coricudgyi n. ssp. by larger size, dorsally and laterally more convex
pronotum, and laterally less convex elytra.
Rierdiestosipitàtomn
Measurements. Length: 11.7-13.8 mm; width: 4.1-4.7 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.92-1.02; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.44-1.55; length/width of elytra: 1.55-1.65;
width of elytra/pronotum: 1.24-1.30.
Colouration. Black, mouth parts reddish-piceous to piceous,
outer antennomeres barely lighter than the basal ones, tarsi dark
piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
straight. Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x as long
as wide.
Pronotum (Fig. 29). Markedly cordiform, usually wider than
long, voluminous, lateral margins evenly convex to near base, shortly
sinuate in front of base, basal angles rectangular, not produced lat-
erally. A single anterior marginal seta present, located at anterior
third. Surface gently convex. Basal grooves moderately shallow,
elongate, slightly sinuate.
Elytra (Fig. 39). Rather narrow and elongate, not oviform, lat-
eral margins in middle usually parallel, little incurved towards base.
Humeral angle very little angulate. Disk 4-striate, inner four striae
complete and deeply impressed, 5" stria only impressed in apical
third or quarter, basally indicated but not at all impressed, striae
impunctate. Inner four intervals gently convex. Outer striae barely
indicated. Surface with extremely fine and highly superficial, trans-
verse lines.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 595
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
3 genitalia. Unknown.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Some variation noted in size and in particular in rela-
tive shape of pronotum.
Collecting, icascumataliaoee 8 Unknown
Distribution (Fig. 50). Blue Mountains, central eastern
New South Wales, known so far only from the Springwood to Lith-
gow area along the Western Hwy. and from the Hawkesbury River
area.
Additional examine oc) samawem (NS:
2 9%, Wallerawang, N.S. W. T.G.S, 1111,23 (ANIC: CBM): AS
(abdomen defect), Blue Mts. N. S. Wales / Meonis convexus Sl. /
Meonis convexus Sloane N.S.W. (ANIC); 1 d (abdomen defect),
Hawkesbury R. / Melson Island ? Blacklyn Ferguson (?) ¢ (ANIC);
1 2, Nat.Mus.Victoria N. S. Wales / C. French’s Coll. 5.11.08 /
Meonis niger Castl. N. S. Wales (NMV).
Meonis convexus coricudgyi n. ssp. (figs 8, 30, 40, 50)
Type specimens. Holotype: ‘è, Australia, NSW Vit.
Coricudgy, 941 m 2.2003, G. Hangay (CBM).
Diagnosis. As for species; differs from M. convexus con-
vexus Sloane by lesser size, dorsally and laterally less convex prono-
tum, and laterally more convex elytra.
Descr ip tate
Measurements. Length: 9.7 mm; width: 3.5 mm. Ratios. Length/
width of pronotum: 0.98; widest diameter/width of base of prono-
tum: 1.47; length/width of elytra: 1.63; width of elytra/pronotum:
|A
Colouration. As in nominate subspecies, but generally lighter
due to being not fully sclerotized.
Head. As in nominate subspecies.
596 M. BAEHR
Pronotum (Fig. 30). Cordiform, but less so than in nominate
subspecies, slightly wider than long, lateral margins evenly convex
to near base, shortly sinuate in front of base, basal angles rectangu-
lar, not produced laterally. A single anterior marginal seta present,
located at anterior third. Surface markedly depressed. Basal grooves
deep, elongate, slightly sinuate.
Elytra (Fig. 40). Rather narrow and elongate, but somewhat ovi-
form, lateral margins in middle distinctly convex, somewhat incurved
towards base. Humeral angle very little angulate. Disk 4-striate, inner
four striae complete and deeply impressed, 5° stria only impressed in
apical fifth, basally indicated but not at all impressed, striae impunc-
tate. Inner four intervals gently convex. Outer striae barely indicated.
Surface with extremely fine and highly superficial, transverse lines.
Lower surface. As in nominate subspecies.
Legs. As in nominate subspecies.
Sd genitalia (Fig. 8). Little sclerotized due to rather fresh hatch-
ing. Genital ring triagonal, slightly asymmetric, moderately wide,
with fairly wide base, but very little sclerotized and apparently
somewhat deformed. Aedeagus very elongate; laterally depressed,
markedly sinuate; lower surface sinuate but not angulate; widened
to the almost straight apex; orificium rather short, situated almost
completely on right side, divided in middle by a narrow sclerotized
part; apical margin slightly incurved into internal sac at left side,
forming a small sclerotized plate inside; internal sac with a com-
plexly coiled sclerite in middle and an elongate, strongly sclerotized
rod at right side that is upturned at apex; both parameres moderately
elongate, about half as long as aedeagus; left paramere much wider
than the right one, with slightly produced, obtuse apex, with about
5 extremely elongate setae at apex but without additional shorter
setae; right paramere comparatively short and wide, almost straight,
at upper margin not excised, with 4 very elongate setae at apex, a
few shorter setae above apex and with a series of elongate setae on
lower margin in apical half, but apparently without setae in basal
part. Some of the setae on lower margin extremely elongate.
? genitalia. Unknown.
Variation. Unknown.
Collecting circumstances. “The holotype was col-
lected in pitfall traps at high altitude in wet sclerophyll forest.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 597
Distribution (Fig. 50). Northern Blue Mountains, cen-
tral eastern New South Wales. Known only from type locality.
Etymology. ‘The name refers to the type locality of this
subspecies, Mt. Coricudgy.
Meonis magnus n. sp. (figs 9, 51)
Type specimens. Holotype: 6, NSW: Mt. Boss SF,
Rimau Rd, about 10 km by track E of Cockerswombeeba Rd, 700m,
It116, 152:21E 4 Feb=9 Apr: 1993. 32@G. NI. Gray Gr nCasst A
K119943 (AMS). — Paratypes: 1 2, 0D9CM NSW: Jctn of Woolool
Woolooini & Basket Swamp Rd.28:555,152:08E Boonoo SF 0/163A
1070m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray, G. Cassis /
Meonis n. sp. det B.P. Moore 1994 / K119869 (AMS); 1 9, 39BR
NSW NE facing slope above Kunderang Station Ck 30:485, 152:06E
410m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray, G. Cassis /
K119870 (CBM); 1 2, m G. Hopson March 21 Taken 6-11-17
/ I look upon as conspecific with M. convexus Sl. But its size is
immense 1.1.32 (ANIC); 1 6, Meonis niger Cast. Tamworth / 4121
Meonis convexus Sln by table. N. S. Wales (SAMA).
Diagnosis. Very large species characterized by the rather
short, cordiform pronotum and 4-striate elytra with the 5° stria
impressed close to apex, and by presence of a single anterior mar-
ginal seta on pronotum only. Distinguished from related species by
combination of large body size, pronotum bearing laterally distinctly
produced basal angles, elongate aedeagus, and elongate and mark-
edly depressed left paramere.
Piesecniprioan
Measurements. Length: 17.9-20.5 mm; width: 6.1-7.1 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.93-1.01; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.36-1.44; length/width of elytra: 1.66-1.70;
width of elytra/pronotum: 1.25-1.30(1.39).
Colouration. Black, mouth parts reddish-piceous to piceous, outer
antennomeres barely lighter than the basal ones, tarsi dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x
as long as wide.
598 M. BAEHR
Pronotum. Markedly cordiform, usually wider than long, volu-
minous, lateral margins evenly convex to near base, shortly sinuate
in front of base, basal angles rectangular, but distinctly produced
laterally. A single anterior marginal seta present, located at ante-
rior third. Surface gently convex. Basal grooves moderately shallow,
rather short, slightly sinuate.
Elytra. Narrow and elongate, barely oviform, lateral margins in
middle very slightly convex, little incurved towards base. Humeral
angle very little angulate. Disk 4-striate, inner four striae complete
and deeply impressed, 5" stria only impressed in apical third or quar-
ter, basally indicated but not at all impressed, striae impunctate. Inner
four intervals convex. Outer striae barely indicated. Surface with
extremely fine and highly superficial, transverse meshes and lines.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
6-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
6 genitalia (Fig. 9). Genital ring rather compact, oval shaped,
almost symmetric, moderately wide, with convex apes, in the single
examined male very strongly sclerotized. Aedeagus elongate; later-
ally depressed, markedly sinuate; lower surface moderately sinuate,
but barely angulate; barely widened to the almost straight apex;
orificium rather short, situated almost completely on right side,
divided in middle by a narrow sclerotized part; apical margin very
slightly incurved into internal sac at left side, forming a small scler-
otized plate inside; internal sac with a complexly coiled sclerite in
middle and an elongate, strongly sclerotized rod at right side that is
upturned at apex; both parameres very elongate, slightly longer than
half of length of aedeagus, not at all sinuate at upper margin; left
paramere much wider than the right one, but comparatively narrow,
with acute, tapering apex, with 6-8 very elongate setae at apex and
a few shorter setae between these; right paramere narrow, almost
straight, with about 6 elongate setae at apex, one or a few shorter
setae above apex and with a dense, in middle shortly interrupted
fringe of setae along lower margin that become slightly shorter
towards base of paramere.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Some variation noted in relative width of prono-
tum and elytra, because one large specimen possesses an unusually
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 599
narrow pronotum due to a slight impression in middle of lateral
margin at the widest diameter. Otherwise little variation noted.
Collecting circumstances. Largely unknown, labelled
specimens collected between 410-1070 m.
Distribution (Fig. 51). Glen Innes and Tamworth areas,
northern New South Wales.
Etymology. ‘Thename refers to the large size of this species.
Relationships. According to shape of aedeagus within
the group of species that possess remnants of the 5° stria probably
nearest related to M. convexus Sloane and M. carteri n. sp.
Meonis carteri n. sp. (figs 10, 41, 51)
Type specimens. Holotype: d, Meonis amplicollis SI.
Id. by HJCarter / Gloucester HJC. 11.33 (ANIC).
Diagnosis. Rather large species characterized by the elon-
gate, little cordiform pronotum and 4-striate elytra with the 5° stria
impressed close to apex, and by presence of a single anterior mar-
ginal seta on pronotum only. Distinguished from related species by
combination of shape of pronotum bearing laterally distinctly pro-
duced basal angles, moderately elongate aedeagus, and not depressed
left paramere bearing a markedly acute, tapering apex.
Des é7 4p t 10.10
Measurements. Length: 13.8 mm; width: 4.8 mm. Ratios.
Length/width of pronotum: 1.09; widest diameter/width of base of
pronotum: 1.27; length/width of elytra: 1.69; width of elytra/pro-
mops M37
Colouration. Piceous-black, due to being not fully sclerotized,
mouth parts reddish-piceous to piceous, outer antennomeres barely
lighter than the basal ones, tarsi dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna elongate, median antennomeres almost 3 x
as long as wide.
Pronotum. Moderately cordiform, considerably longer than
wide, lateral margins gently convex to near base, very shortly sin-
600 M. BAEHR
uate in front of base, basal angles distinctly produced laterally. A
single anterior marginal seta present, located at anterior third. Sur-
face gently convex. Basal grooves moderately shallow, rather elon-
gate, slightly sinuate.
Elytra (Fig. 41). Narrow and elongate, barely oviform, lateral
margins in middle parallel, little incurved towards base. Humeral
angle very little angulate. Surface very convex. Disk 4-striate, inner
four striae complete and deeply impressed, 5° stria only impressed
in apical quarter, basally indicated but not at all impressed, striae
impunctate. Inner four intervals convex. Outer striae finely indi-
cated. Surface with extremely fine and highly superficial, transverse
meshes and lines.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in male 6-setose.
Legs. Of ordinary shape.
d genitalia (Fig. 10). Genital ring rather compact, oval shaped,
almost symmetric, rather wide, with very narrow base and acute
apex. Aedeagus very elongate; laterally depressed, markedly sinuate;
lower surface moderately sinuate, but not angulate; widened to the
straight apex; orificium rather elongate, situated almost completely
on right side, but divided in middle by a narrow sclerotized part;
apical margin very slightly incurved into internal sac at left side,
forming a small sclerotized plate inside; internal sac with a com-
plexly coiled sclerite in middle and an elongate, strongly sclerotized
rod at right side that is upturned at apex; both parameres very elon-
gate, considerably longer than half of length of aedeagus; left para-
mere much wider than the right one, with acute, tapering apex, with
6-8 very elongate setae at apex and a few shorter setae above and
below apex; right paramere narrow, almost straight, with 4 elongate
setae at apex, a few shorter setae above apex and with a dense fringe
of setae all along lower margin that become considerably shorter
towards base of paramere.
2 genitalia. Unknown.
Variation. Unknown.
Counter mortes pepe ta nes. Unknown.
Distribution (Fig. 51). Gloucester area east of Bar-
rington Tops, central eastern New South Wales. Known only from
type locality.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 601
Etymology. The name is a patronym and honours the
collector of this species, the late H. J. Carter.
Relationships. According to shape of aedeagus within
the group of species that possess remnants of the 5° stria probably
nearest related to M. convexus Sloane and M. magnus n. sp.
Meonis ater Castelnau
According to the available material, this species occurs in five
populations that are partly distinguished by their external morphol-
ogy, partly by slightly different male genitalia. Although the avail-
able aedeagi are very similar, differences are noted in shape of both
parameres. Because the ranges of the populations apparently are also
separated, they are preliminarily described as subspecies which, nev-
ertheless, must be still very closely related.
Diagnosis. Small to medium-sized species characterized
by the markedly cordiform pronotum and 4-striate elytra with 5°
stria not impressed, and by presence of a single anterior marginal
seta on pronotum only. Distinguished from related species by com-
bination of the markedly cordiform pronotum, moderately elongate
aedeagus the apex of which is rather oblique and slightly produced,
and not depressed left paramere. Distinguished from M. amplicollis
Sloane which also has only four impressed striae by lesser size and
completely impressed 4" stria.
Relationships. With respect to shape of aedeagus and
shape and setosity of parameres most similar to M. angusticollis
Sloane and M. styx n. sp., and M. carteri n. sp., respectively. The
relations to M. amplicollis Sloane which has only four impressed
striae like M. ater are uncertain, because the male genitalia of M.
amplicollis are not yet known.
Meonis ater ater Castelnau (figs 11, 51)
CASTELNAU, 1867: 70; 1868: 156; SLOANE 1900: 563; 1911: 827; 1915: 449;
1916: 201; Csiki 1929: 484; STRANEO 1941: 86; Moore et al. 1987: 152; LORENZ
1998: 224; 2005: 245; BAEHR 2003: 94.
Type specimens. Lectotype: d, Clarence Riv. Coll.
Castelnau / Typus (red margin) / Meonis ater Cast. / Syntypus
602 M. BAEHR
Meonis ater Castelnau,1867 (red) / Lectotypus Meonis ater Cast. des.
Straneo,1941 (red) (MSNG).
Note. A second specimen from the Castelnau Collection
from “Pine Mountain” near Brisbane does not bear any type label
but bears a label “det. Castelnau”. However, it was not designated
paralectotype by Straneo, although it most probably belongs to the
type series. It may represent that specimen on which the type local-
ity “Brisbane” is based in Moore’s catalogue (MOORE et al. 1987).
For the doubtful synonymy with M. amplicollis Sloane (STRANEO
1941, MOORE et al. 1987, LORENZ 1998, 2005) see under M. amplicollis.
Diagnosis. Distinguished from the other subspecies by
combination of rather small size, moderately wide and cordiform
pronotum, fairly elongate elytra, moderately elongate right Denari
ere, and slightly produced apex of left paramere.
Rvs des! Corl pv io
Measurements. Length: 10.2-10.8 mm; width: 3.65-4.0 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.96-0.97; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.51-1.53; length/width of elytra: 1.55-1.57;
width of elytra/pronotum: 1.31-1.34.
Colouration. Black, mouth parts and antenna apart from basal
antennomere reddish-piceous to piceous, tarsi reddish-piceous to
dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna rather elongate, median antennomeres
almost 3 x as long as wide.
Pronotum. Moderately cordiform, slightly wider than long, lat-
eral margins convex to near base, shortly sinuate in front of base,
basal angles rectangular, not or barely produced laterally. A single
anterior marginal seta present, located at anterior third. Surface
gently convex. Basal grooves rather deep, elongate, almost straight.
Elytra. Fairly elongate, distinctly oviform, lateral margins
convex throughout, incurved towards base. Humeral angle very
little angulate. Surface moderately convex. Disk 4-striate, inner four
striae complete and deeply impressed, 5™ stria not impressed but
finely indicated over most of its length, striae impunctate. Inner
four intervals gently convex. Surface with extremely fine and highly
superficial, transverse meshes and lines.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 603
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in male 4-setose.
Legs. Of ordinary shape.
Sd genitalia (Fig. 11). Genital ring rather compact, oval shaped,
almost symmetric, rather wide, with narrow base. Aedeagus elon-
gate; laterally depressed, markedly sinuate; lower surface moderately
sinuate-angulate; widened to the slightly oblique apex that is very
slightly produced at its lower side; orificium rather elongate, situated
almost completely on right side; apical margin very slightly incurved
into internal sac at left side, forming a small sclerotized plate inside;
internal sac with a complexly coiled sclerite in middle and an elon-
gate, strongly sclerotized rod at right side that is upturned at apex;
both parameres elongate, slightly longer than half of length of
aedeagus, both deeply sinuate at upper margin; left paramere much
wider than the right one, with short, slightly produced, obtuse apex,
with about 10 very elongate setae at apex and a few shorter setae
above and sometimes also below apex; right paramere narrow, almost
straight, with 4 elongate setae at apex, one or a few shorter setae
above apex and with a dense fringe of setae all along lower margin
that become slightly shorter towards base of paramere.
? genitalia. Unknown.
Variation. Little variation noted due to very sparse material
supply.
Collecting circtiimstances,, Unknown.
Distribution (Fig. 51). Extreme north-eastern New
South Wales, adjacent south-eastern Queensland.
Relationships..-According,to, shape of, left «and. right
parameres M. ater ater takes an intermediate position between M.
ater longipennis n. ssp. and M. ater bunyanus n. ssp.
Additional examaned material (ex), OLD:
6, Pine mount. Coll. Castelnau / Meonis ater Cast. det. Castelnau
(MSNG).
Meonis ater bunyanus n. ssp. (figs 12, 31, 42, 46, 51)
Type ope cimens* ‘ Holotype: ¢.. Bunya’ “Mts:,"S, E,
Qld. 18-19.x.1972 B. Cantrell (QMT123809). — Paratypes: 1 6, 1
604 M. BAEHR
2, same data (QMB); 1 ®, Bunya Mts., S. E. Qld. 23.VII.1972 B.
Cantrell (QMB); 1 2, Bunya Mts., Q. (26.50S 151.33E) 5 km NW.
of Mt. Mowbullan, 3350’ 8.1.70, under logs in forest, Britton, Hol-
loway & Misko (ANIC); 2 28, Bunya Mt. Q., H.J.C. 10.19 (ANIC);
1 3, Bunya Mt., 1000-1100m s. Qld., Australien 16.12.81-25.1.1982
M. Baehr (CBM); 1 6, Pitfall 19 A/2 3 Bunya Mts, S. E. Qld. G.
B. & S. R. Monteith (QMB); 1 2, Dorrigo, NSW Jan. 1931 C. Oke
/ Meonis ater Cast. (amplicollis S1.) Det. B. P. Moore (NMV); 1 6,
1 2, Bunya Mts. Queensland (UQIC Reg. #90362, #90524); 1 6,
Bunya Mts, Qld. 5 June 1959. I. C. Yeo (UQIC Reg. #90347).
Diagnosis. Distinguished from the other subspecies by
combination of rather small size, wide and cordiform pronotum,
comparatively short elytra, elongate right paramere, and markedly
produced apex of left paramere. |
Dies cati nom
Measurements. Length: 8.6-10.9 mm; width: 3.2-4.2 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.89-0.94; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.51-1.59; length/width of elytra: 1.49-1.55;
width of elytra/pronotum: 1.33-1.34.
Colouration. As in nominate subspecies.
Head. As in nominate subspecies.
Pronotum (Fig. 31). As in nominate subspecies, but usually
more cordiform.
Elytra (Figs 42, 46). As in nominate subspecies, but usually
shorter though less oviform.
Lower surface. As in nominate subspecies.
Legs. As in nominate subspecies.
3 genitalia (Fig. 12). As in nominate subspecies, but right para-
mere with slightly longer apex, and left paramere with acute, taper-
ing apex and, with 6-8 very elongate setae at apex and a few shorter
setae above and sometimes also below apex.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Some minor variation is noted in relative width of
prothorax and in length of elytra.
Collecting circumstances. One specimen collected
in “pitfall”, two under logs in montane subtropical rainforest.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 605
Distribution (Fig. 51). Bunya Mountains. In external
shape and structure the specimen from “Dorrigo” is similar to those
from Bunya mountains, but as it is a female, the problem cannot be
finally settled. Probably the locality is wrong, because M. ater so
far is known only from the immediate NSW/QLD border and from
south-eastern Queensland, but not from as far south as Dorrigo.
Etymology. The name refers to the type locality, Bunya
. Mountains in south-eastern Queensland.
Relationships. In shape of left and right parameres
M. ater bunyanus occupies an extreme position in a morphological
cline leading from M. ater bunyanus to M. ater ater Castelnau, M.
ater longipennis n. ssp. and M. ater gloriosus n. ssp., while M. ater
macleayi n. ssp. is not yet arranged due to lacking information about
its male genitalia.
Meonis ater longipennis n. ssp. (figs 13, 43, 51)
Type specimens. Holotype: 6, Ravensbourne Nat.
Pk., via Crows Nest, S. E. Qld. 4.x11973 G. B. Monteith
(QMT123811).
Diagnosis. Distinguished from the other subspecies by
combination of moderate size, rather wide and markedly cordiform
pronotum, elongate, almost parallel elytra, moderately elongate right
paramere, and barely produced apex of left paramere.
Description
Measurements. Length: 10.6 mm; width: 3.7 mm. Ratios.
Length/width of pronotum: 0.95; widest diameter/width of base of
pronotum: 1.58; length/width of elytra: 1.65; width of elytra/pro-
notum: 1.26.
Colouration. As in nominate subspecies.
Head. As in nominate subspecies.
Pronotum. As in nominate subspecies.
Elytra (Fig. 43). As in nominate subspecies, but considerably
longer and in middle almost parallel-sided.
Lower surface. As in nominate subspecies.
606 M. BAEHR
Legs. As in nominate subspecies.
S genitalia (Fig. 13). As in nominate subspecies, but right para-
mere with slightly shorter apex, and left paramere with obtuse,
barely protruding apex.
| ? genitalia. Unknown.
Variation. Unknown.
Collectine citcum~s tances. i Larscly unknown but
holotype collected in rain forest.
Distribution (Fig. 51). Ravensbourne National Park
north-east of Toowoomba, south-eastern Queensland, known only
from type locality. ‘This is a small patch of rain forest along the top
of Dividing Range.
Etymology. ‘The name refers to the longer and narrower
elytra as compared with all other subspecies of M. ater.
Relationships. According to shape of left and right
parameres M. ater longipennis takes an intermediate position between
M. ater ater Castelnau and M. ater bunyanus n. ssp.
Meonis ater macleayi n. ssp. (fig. 52)
Type specimens. Holotype: Gayndah (AMS). — Para-
type: 1 (sex ?, abdomen and protarsi missing), K13914 (AMS).
Diagnosis. Distinguished from the other subspecies mainly
by the elongate, far less cordiform pronotum that is distinctly longer
than wide.
D'cisieriapat ato n
Measurements, Length, 99.92 1009 mms width: 3.6-3.95 imm,
Ratios. Length/width of pronotum: 1.0-1.03; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.52-1.54; length/width of elytra: 1.53-1.56;
width of elytra/pronotum: 1.33-1.34.
Colouration. As in nominate subspecies.
Head. As in nominate subspecies.
Pronotum. As in nominate subspecies, but considerably longer
and far less cordiform.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 607
Elytra. As in nominate subspecies, rather oviform.
Lower surface. As in nominate subspecies.
Legs. As in nominate subspecies.
3 genitalia. Unknown.
2 genitalia. Unknown.
Variation. Except for different body size very little variation
noted.
Colleetine "cirewnErs tances 7ioUinknoewn!
Distribution (Fig. 52). So far known only from “Gayn-
dah” in southern Queensland.
Etymology. ‘The name is a patronym and honours W. S.
Macleay who was one of the first scientists to deal with Australian
carabid beetles.
Relationships. Uncertain, because male genitalia are yet
unknown.
Meonis ater gloriosus n. ssp. (figs 14, 52)
Type specimens... Holotype:, è, Mt. Glorious, S. E.
Qld. 23.11.1974 G. B. Monteith / Rain Forest (Q0MT123810). — Para-
types: 1 2, Mt. Glorious, Q 17.iv.1971 D. I. Hancock (CBM); 1 2,
Brisbane Illidge / 5073 Meonis ater Cast. by Sln’s table. Queensland
(SAMA); 1 &, Bris. (UQIC Reg. #90282).
Diagnosis. Distinguished from the other subspecies by
combination of comparatively large size, moderately wide but mark-
edly cordiform pronotum, moderately elongate elytra, short right
paramere, and not produced, evenly rounded apex of left paramere.
Descriptio
Measurements. Length: 11.6-12.2 mm; width: 4.0-4.3 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.93-0.96; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.56-1.61; length/width of elytra: 1.54-1.58;
width of elytra/pronotum: 1.28-1.33.
Colouration. As in nominate subspecies.
Head. As in nominate subspecies.
Pronotum. As in nominate subspecies, markedly cordiform.
608 M. BAEHR
Elytra. As in nominate subspecies.
Lower surface. As in nominate subspecies.
Legs. As in nominate subspecies.
d genitalia (Fig. 14). As in nominate subspecies, but aedeagus
slightly stouter; right paramere shorter; left paramere with rounded,
not at all produced apex.
? genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Apart from some differences of relative width of pro-
notum and elytra little variation noted.
Colkeet ime -errewim's tan ces.) Mittle known. Hole:
type collected in rain forest.
Distribution (Fig: 52). Brisbane and. environments,
south-eastern Queensland.
Etymology. The name refers to the type locality, Mt.
Glorious near Brisbane.
Relationships. In shape of left and right parameres M.
ater gloriosus occupies the extreme position in a morphological cline
leading from M. ater bunyanus n. ssp. to M. ater ater Castelnau, M.
ater longipennis n. ssp. and M. ater gloriosus n. ssp., while M. ater
macleayi n. ssp. is not yet arranged due to lacking information about
its male genitalia.
Meonis amplicollis Sloane (figs 47, 52)
SLOANE, 1915: 448; 1916: 201; Csiki 1929: 484; STRANEO 1941: 86; MOORE et
al. 1987: 152; LoRENZ 1998: 224; 2005: 245.
Type specimens. Holotype: 9, Tweed R. 10.04 HJC /
M. amplicollis SÌ. Type / Holotype Meonis amplicollis SÌ. PJD (red)
(ANIC).
Note. In his description SLOANE (1911) first quoted M.
amplicollis as a new name for a “M. niger Sloane (non Castelnau)”;
later he wrote: “Formerly, I took this species to be M. ater Castel-
nau...”. Even later SLOANE differentiated M. amplicollis from M.
niger Castelnau. But the confusion is even more perfect, because
on the one hand CSiKI (1929) referred M. amplicollis to a M. ater
Sloane, that SLOANE likewise did not describe, and on the other
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 609
hand because STRANEO (1941) synomymized M. amplicollis with M.
ater Castelnau.
But SLOANE never described a M. niger, nor a M. ater, and in his
paper from 1911 he only referred to M. ater Castelnau. However, as
he had not seen types of both of Castelnau’s species, Sloane’s com-
mentaries can be neglected at any rate.
Comparison of the types of M. ater Castelnau and M. ampli-
collis Sloane demonstrates that they are well differentiated species.
Probably STRANEO (1941) did his synomization without having seen
SLOANE’ s type and only on behalf of the presence of four elytral
striae in both species.
Diagnosis. Medium-sized species characterized by the
wide, markedly cordiform pronotum and 4-striate elytra with 5%
stria not impressed, and by presence of a single anterior marginal
seta on pronotum only. Distinguished from most similar M. ater
Castelnau which also has only four impressed striae by larger size
and the 4" stria being not impressed apically beyond meeting point
of 2° ands sine.
Redes oriip A Lom
Measurements (in brackets measurements of a differently shaped
female specimen that is provisionally included in this species, as
long as no males are available). Length: (12.1)12.5-13.5 mm; width:
(4.5)4.85-5.0 mm. Ratios. Length/width of pronotum: 0.91-0.93(0.98);
widest diameter/width of base of pronotum: 1.54-1.59(1.60); length/
width of elytra: 1.51-1.53(1.55); width of elytra/pronotum: 1.30-1.32.
Colouration. Black, mouth parts reddish, antenna reddish-pic-
eous except for four basal antennomeres, tarsi reddish-piceous to
dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna rather elongate, median antennomeres
almost 3 x as long as wide.
Pronotum. Wide, markedly cordiform, usually distinctly wider
than long (but see “variation”), lateral margins convex to near base,
shortly sinuate in front of base, basal angles rectangular, slightly
produced laterally. A single anterior marginal seta present, located at
anterior third. Surface gently convex. Basal grooves deep, elongate,
almost straight.
610 M. BAEHR
Elytra (Fig. 47). Comparatively short and wide, laterally evenly
convex but not markedly oviform, moderately incurved towards
base. Humeral angle gently angulate. Surface moderately convex.
Disk 4-striate, inner four striae deeply impressed, but 4" stria not
impressed near apex, never attaining the meeting point of 2"° and
354 striae. 5 stria not or barely indicated. Striae impunctate. Inner
four intervals gently convex. Surface with extremely fine and highly
superficial, transverse meshes and lines.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
in female 4-setose.
Legs. Of ordinary shape.
3 genitalia. Unknown.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Rather little variation noted due to sparse mate-
rial, except for a smaller, differently shaped female specimen from
Lamington Plateau, which is provisionally alluded to this species.
Although it may well represent a separate taxon, I am reluctant to
describe it as a separate species, as long as no males are available,
neither from the sampling area, nor from M. amplicollis proper.
Colkeoti neste ice im stances ilwargely: unknown), one
specimen collected in “rainforest” at medium altitude, another prob-
ably under log in montane rainforest.
Distribution (Fig. 52). Extreme north-eastern New South
Wales and adjacent south-eastern Queensland close to border.
Additional examined material (4 ex.). NSW: 1
2, Tweed R. / Meonis amplicollis Sl. Id. by T. G. Sloane (SAMA).
— QLD: 1 ®, Rainforest, 1000’,4 ml. s. of Canungra, S. E. Qld.
10.x11.1972 G. B. Monteith (QMB); 1 £, Lamington NP Austr./
QLD 22.-24.7.2000 leg. Dr. K. Handke (CBM); 1 ®, Nat. Park Q
(UQIC Reg. #90281).
Relationships. Due to lacking knowledge about the
male genitalia yet unknown. In view of elytral striation and overall
shape, probably related to M. ater Castelnau.
Meonis semistriatus Sloane (figs 15, 22, 32, 52)
SLOANE, 1916: 199, 201; Csiki 1929: 484; Moore et al. 1987: 152; LORENZ
1998: 224; 2005: 245.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 611
Tapp einsp ercaim enussi “Lectotype s(byikpresentwdesignation);
6, Williams R. 4500 ft. Brush T.G.S. 27.12.15 Type / Meonis semi-
striatus Sloane Id. by T. G. Sloane Type / Holotype M. semistriatus
Sl. PJD (red) (ANIC). — Paralectotypes: 1 dé, Williams R. 4500 ft.
Brush, TG.8, 27612415) | Meonis snajor Sl.4amss) ldybyadhxG:Sloane
/4837795. (AMS); 1, 25 Willams RK .4500. it. Brush iS, 27.12 15
/ Meonis semistriatus SÌ Cotype Id. by T. G. Sloane / Meonis semis-
triatus Sl. N. S. Wales, Cotype (SAMA).
Note. The “holotype” designation by Darlington is incor-
rect, because the description tells nothing about a type designation,
but only that 5 specimens were collected. Moreover, the “type” let-
tering on both labels of the “holotype” was added later, on the first
label by Sloane’s hand but with different ink, on the second label
most probably by another hand. For these reasons, the “holotype”
specimen is herewith designated the lectotype.
Diagnosis. Rather large species, characterized by presence
of only 2-3 impressed elytral striae, cordiform and dorsally very
convex pronotum that is but shortly sinuate in front of the pro-
jecting basal angles and has a single anterior lateral seta only, and
by narrow and elongate, on lower surface rather angulate aedeagus.
Distinguished from most closely related M. minor Sloane by consid-
erably larger size, more cordiform pronotum, longer antenna, and
slightly denser setosity of the left paramere.
Riese iG +e iO MAG Te)
Measurements. Length: (11.3)13.6-14.5 mm; width: 3.95-5.3
mm. Ratios. Length/width of pronotum: 0.95-1.03(1.08); widest
diameter/width of base of pronotum: 1.34-1.42; length/width of
elytra: 1.56-1.61; width of elytra/pronotum: 1.27-1.40.
Colouration. Black, mouth parts reddish, antenna reddish-
piceous except for four basal antennomeres, tarsi reddish-piceous
to dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna elongate, median antennomeres 3 x as long
as wide.
Pronotum (Figs 22, 32). Rather elongate, moderately cordiform,
lateral margins convex to near base, shortly but comparatively gently
sinuate in front of base, basal angles rectangular, straight or slightly
612 M. BAEHR
produced laterally. A single anterior marginal seta present, located at
anterior third. Surface markedly convex. Basal grooves rather shal-
low, moderately elongate, almost straight to slightly curved.
Elytra (Fig. 22). Comparatively elongate, laterally gently convex
but not markedly oviform, moderately incurved towards base.
Humeral angle gently angulate. Surface moderately convex. Disk
3-striate, striae moderately impressed and ending about at apical
declivity, but 1% stria even less impressed than 2°° and 3". Outer
striae not or barely indicated. Striae impunctate. Inner three inter-
vals very slightly convex or even almost depressed. Surface with
extremely fine and highly superficial, transverse meshes and lines.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
Sd genitalia (Fig. 15). Genital ring rather compact, oval shaped,
very slightly asymmetric, rather narrow, with moderately narrow
base. Aedeagus very elongate; laterally depressed, markedly sinuate;
lower surface sinuate and slightly angulate; widened to the almost
straight apex; orificium rather short, situated almost completely on
right side, divided in middle by a narrow sclerotized part; apical
margin slightly incurved into internal sac at left side, forming a
small sclerotized plate inside; internal sac with a complexly coiled
sclerite in middle and an elongate, strongly sclerotized rod at right
side that is upturned at apex; both parameres elongate, slightly more
than half as long as aedeagus; left paramere much wider than the
right one, with acute, tapering apex, with 3 extremely elongate setae
at apex and several shorter setae each above and below apex; right
paramere comparatively wide, almost straight, with 3 elongate setae
at apex, a few shorter setae above apex and with a series of elongate
setae on lower margin in apical half, and a few short setae near base,
but with a gap between both groups of setae. Some of the setae on
lower margin extremely elongate.
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
Variation. Relative length of pronotum varies to a considerable
degree, though shape of pronotum is relatively similar, as well as shape
of elytra. In the single exceptionally small specimen the three inner
striae are considerably less impressed and the intervals are flat; in
another specimen the 4° stria is well impressed in basal third of elytra.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 613
olilee ting, cea rel imisit.a nce sho (Whargely muknowmn) da
belled specimens sampled at rather high altitude. The extraordi-
narily small and also otherwise deviating specimen from Eccleston
seems to have been collected rather in lowland.
Distribution (Fig. 52). Only recorded from Barrington
Tops and immediate vicinity, central eastern New South Wales.
Additional examined )material,(4 ex), NSW: 1
Si Becléston) ING.8S? S215 ANI) Are ey Barrinetom ss jan 25
SU zoo Exp / Meonis semistriatus Sloane (ANIC); 1 3, Barrington
Tops, I.1999 Fukinuki (CWB); 1 6, 1 2, 35BM NSW 100m N of
trig tower, Berrico Rd 32:065S, 151:45E Chichester SF RM 940m
(NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray, G. Cassis / K119867-8
(AMS); 1 9, 36BG NSW Lumesh Rd, 1.7 km from Mt. Allyn Rd
32:06S, 151:26E Chichester SF 16 970m (NPWS Survey) 4 Feb-9
Apr 1993 M. Gray, G. Cassis / K119866 (AMS); 1 2, 36BR NSW
Lumesh Rd, Mt. Allyn Rd. adj to Mt. Allyn Forest Park (900m ??
of jctn of Mt. Allyn lookout Rd) 32:075, 151:25E Chichester SF
16 970m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray, G. Cassis
/ K119865 / Meonis semistriatus Sl. det. B. P. Moore 1998 (AMS);
1 ®, Mt. Allyn, Barrington Tops, Via Salisbury, 8.1.1967. N. S.
W. G. Monteith (QMB); 1 ®, Barrington Tops N.S.Wales H. J.
Carter (ANIC); 1 2, Barrington Tops N.S.W. 25.xi.63 B. P. Moore
/ Meonis semistriatus Sl. Det. B. P. Moore 69 / semistriatus 51.624.
(CBM) slo?» Bari Taps St rA4/500 EG: Sala (ANTE elise Bor
rington Tops N.S.W. 23.1.27 T. G. Campbell / K59041 (AMS); 1
?, Barrington Tops 12-15 HJC / H. J. Carter Coll. P. 20.4.22. /
Meonts semistriatus Sl. (NMV).
Relationships. In view of shape and structure of elytra
and of male genitalia most closely related to M. minor Sloane.
Meonis minor Sloane (figs 16, 44, 53)
SLOANE, 19146: 200, 201; Csiki 1929: 484; Moore et al. 1987: 152; LORENZ
1998: 224; 2005: 245.
Type specimens. Lectotype (by present designation):
6, Barrington Tops NSW. 28.12.1915. A. Musgrave. 4600 ft. T.S.
/ Meonis minor Sloane cotype Id. by T. G. Sloane / Paratype (blue)
614 M. BAEHR
(ANIC). — Paralectotypes: 1 £, Nr. Trig. Stat. Barrington Tops.
NSW. 28.12.1915. A. Musgrave. 4600 ft. / Co-Type / Meonis minor
Sloane mss. Id. by T. G. Sloane / K 37784 / Co-type (blue) Meonis
semistriatus minor Sl. Det. B. P. Moore 1999 (AMS); 1 ®, Barrington
R. 5200 ft. Brush. £ T.G.S. 29.12.15 / Meonis minor Sloane cotype
Id. by T. G. Sloane / S. 7723 Meonis minor Sl Cotype N. S. Wales
(SAMA).
Note. Darlington designated one specimen “Holotype” which
is inaccurate anyhow, because the type series consists of three speci-
mens and no one has been designated “type” by Sloane himself. But
moreover, Darlington choose a specimen that has been most proba-
bly collected several years later, because it is dated “12.21”, the label
type is different from the three other specimens, and it lacks any
determination label of Sloane. So this specimen most probably does
not belong to the type series and hence, I have designated another
specimen the lectotype.
Moore (Moore et al. 1987) synonymized M. minor with M.
semistriatus Sloane which occurs in the same area, and probably this
was the reason for his decision. Although the male genitalia of both
species are quite similar in shape and structure but not in size, the
specimens available to me show considerable and stabile differences
not only in body size, but also in length of antennae and shape of
elytral striae. Therefore, I do not believe that all specimens belong
to the same species and, since both nominal taxa are sympatric, they
cannot be taken for merely subspecies, but are distinct species — if
my suggestion is correct. Absolute evidence, however, can be only
obtained by observation of intact gene flow between both popula-
tions, or by evidence of its complete interruption.
More recently Moore identified specimens as Meonis semistriatus
minor Sl. thus indicating that M. minor should be a subspecies of
M. semistriatus. In view of the sympatric and probably even syn-
topic occurrence of both species certainly this is the worst taxo-
nomic decision.
Diagnosis. Small species, characterized by presence of
only 2-3 distinct elytral striae, moderately cordiform and dorsally
very convex pronotum that is but faintly sinuate in front of the
projecting basal angles and has a single anterior lateral seta only, and
by narrow and elongate, on lower surface rather angulate aedeagus.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 615
Distinguished from most closely related M. semistriatus Sloane
by small size, less cordiform pronotum, shorter antenna, and less
densely setose left paramere.
Rca'ese r tat con
Measurements. Length: 7.5-9.0 mm; width: 2.7-3.2 mm. Ratios.
Length/width of pronotum: 0.97-1.01; widest diameter/width of base
of pronotum: 1.30-1.37; length/width of elytra: 1.53-1.60; width of
elytra/pronotum: 1.25-1.30.
Colouration. Black, mouth parts reddish, antenna reddish-
piceous except for four basal antennomeres, tarsi reddish-piceous
to dark piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna comparatively short, median antennomeres
2 x as long as wide.
Pronotum. Rather elongate, little cordiform, lateral margins
gently convex to very close to base, shortly and very gently sinuate
in front of base, basal angles rectangular, straight or slightly pro-
duced laterally. A single anterior marginal seta present, located at
anterior fourth. Surface markedly convex. Basal grooves rather deep,
elongate, almost straight.
Elytra (Fig. 44). Comparatively elongate, laterally gently convex
to almost parallel, not markedly oviform, little incurved towards base.
Humeral angle gently angulate. Surface moderately convex. Disk
3-striate, though 3" stria sometimes even less impressed than the
inner ones. Striae moderately impressed and ending about at apical
declivity, in some specimens 1% stria even less impressed than the
2°4. Outer striae not or barely indicated. Striae impunctate or, when
feebly impressed, in some parts seemingly punctulate. Inner three
intervals barely convex or even depressed. Surface with extremely
fine and highly superficial, transverse meshes and lines.
Lower surface. Of ordinary shape. Terminal abdominal sternite
4-setose in both sexes.
Legs. Of ordinary shape.
6 genitalia (Fig. 16). Genital ring rather compact, oval shaped,
very slightly asymmetric, rather narrow, with moderately narrow
base. Aedeagus very elongate; laterally depressed, markedly sinuate;
616 M. BAEHR
lower surface sinuate and slightly angulate; widened to the almost
straight apex; orificium rather short, situated almost completely on
right side, divided in middle by a narrow sclerotized part; apical
margin slightly incurved into internal sac at left side, forming a
small sclerotized plate inside; internal sac with a complexly coiled
sclerite in middle and an elongate, strongly sclerotized rod at right
side that is upturned at apex; both parameres elongate, slightly more
than half as long as aedeagus; left paramere much wider than the
right one, with acute, tapering apex, with 4 extremely elongate setae
at apex and one or very few shorter setae each above and below
apex; right paramere comparatively short and wide, almost straight,
with 4-5 elongate setae at apex, a few shorter setae above apex and
with a series of elongate setae on lower margin in apical half, and
a few short setae near base, but with a gap between both groups of
setae. Some of the setae on lower margin extremely elongate. —
2 genitalia. Similar to those of M. cordicollis n. sp.
(Cocci “cla cums tamoes. “Wargelyeunknown, two
specimens collected by Berlese Extraction from “rainforest leaf litter
Nothofagus & ferns”. Most specimens sampled at high altitude.
Distribution (Fig: 53). Only recorded from Barrington
Tops and immediate vicinity, central eastern New South Wales.
ACGart toma. x iii inet or tal (12: ex): NOW:
1 3, Bar. Tops d 4500 ft. T.G.S. 12.21 / Holotype Meonis minor
Sl. PJD (red) (ANIC); 2 5d, 62CR, W of jnct Thunderbolt Track
& devils Hole Track 31:54S. 151:28E. Barrington Tops SF 1420m
(NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M. Gray, G. Cassis / Meonts
semistriatus minor Sl. Det. B. P. Moore 1999 (AMS); 1 d, 62CM,
0.4 km S along southern Green Gap turnoff 31:56S. 151:26E.
Stewarts Brook SF 1460m (NPWS Survey) 4 Feb-9 Apr 1993 M.
Gray, G. Cassis / Meonts semistriatus minor Sl. Det. B. P. Moore
1999 (AMS); 1 2, 62BM, Jnct Bull Ridge & Barrington Forest Rds
31:525. 158:05E. Stewarts Brook SF 1440m (NPWS Survey) 4 Feb-
9 Apr 1993 M. Gray, G. Cassis / Meonts semistriatus minor Sl. Det.
B. P. Moore 1999 (AMS); 1 6, Eccleston T.G.S. 3.21 d / Meonis
minor Sl. Id. by T. G. Sloane (SAMA); 2 99, Eccleston T.G.S. 3.21
(ANIC); 2 99, 31.54S 151.31E 3 km W Moppy Lookout Barrington
Tops S. F. 18 Nov. 1981 T. Weir & A. Calder / Berlesate ANIC 758
(ANIC, CBM); 1 6d, Eccleston T.G.S. 3.21 / Meonis semistriatus Sl.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 617
Id. by T.G.-Sloane./ Fo E. Wilson CollectioneaNMW;ert 2seBart-
rington Tops Wilson(?) / E E. Wilson Collection (NMV).
Relationships. In view of shape and structure of elytra
and of male genitalia most closely related to M. semistriatus Sloane.
Subgenus Meonidius n. subgen.
Type species. Meonts uncinatus n. sp., by present des- |
ignation.
Diagnosis. Similar to genus diagnosis, but maxillary and
labial palpi in males barely widened towards apex and obtuse; pro-
notum barely cordiform, with wide base; elytra with markedly angu-
late humerus and rather elongate basal margin; microreticulation of
elytra barely recognizable, consisting of extremely fine transverse
lines; prosternal process setose; aedeagus with conspicuous, uncinate
apex; orificium situated in middle on upper surface; internal sac with
two coarsely denticulate sclerites in anterior half; left paramere short
and wide, with oblique apex, asetose; right paramere comparatively
short and wide, with setose apex and a fringe of elongate setae along
lower margin; female stylomeres as in genus diagnosis.
Etymology. The name refers to the close relationships of
the new subgenus to the nominate genus.
Distribution (Fig. 53). A single species consisting of two
subspecies that occur in extreme north-eastern New South Wales
and adjacent south-eastern Queensland.
Meonis uncinatus n. sp.
This very characteristic species apparently has two subspecies
that slightly differ as well in external as in male genital characters.
Diagnosis. Easily distinguished from all other species by
the wide, barely cordiform pronotum, remarkably angulate humeri,
uncinate apex of the aedeagus, presence of two strongly denticulate
sclerites inside the internal sac, and impilose left paramere.
Relationships. The single ‘species of the subgenus
Meonidius, in certain external and particularly in male genital char-
acters very different from all other species of the genus.
618 M. BAEHR
Meonis uncinatus uncinatus n. sp.
(f1esr 17, 204 20x25)
Type specimens.. Holotype: 6, Mt. Cougal, 500m,
Upper Tallebudgera SEQld 19Nov1987 Monteith ThompsonCook
(QMT123813). — Paratypes: 1 6, 12, Upper Tallebudgera Valley,
Below Springbrook, S. E. Qld., 8 Jan — 17 Mar, 1985 Monte-
ith, Cook & Thompson RF Pitfall traps, 550m (CBM, QMB); 1
3, Lamington Nat. Park, O’Reilly’s, Q. 21.11.73, R. J. Kohout
(ANIC); 1 3d, National Pk., Q. H. Hacker, Dec. 1919. (unreadable)
n. sp. 6 19.5.32 (ANIC); 1 2, AUST: SEQ 28°16’S, 153°10’E Echo
Point, Lamington, 1000m 27 Dec 1991 — 24 Mar 1992 G. Monte-
ith, RF Pitfall (QMB); 1 ?, 28.138 153.06E QLD Lamington NP
4 km NW O’Reilly’s, Duck Creek Road, 820m, 12 April 1993 D.
S. Chandler / Berlesate ANIC 1501 subtr. closed forest rotten wood
litter (ANIC); 1 ¢, 1 2, National Pk. Queensland R. Illidge (UQIC
Reg. #90283/4).
Diagnosis. Distinguished from southern subspecies M.
uncinatus frater n. ssp. by even less cordiform pronotum, wider, lat-
erally more convex elytra, wider though less deep upper posterior
denticulate sclerite of aedeagus, and shorter left paramere bearing a
distinctly wider apex.
Dies Ort pairon
Measurements. Length: 8.6-10.4 mm; width: 3.05-3.8 mm.
Ratios. Length/width of pronotum: 0.91-0.97; widest diameter/width
of base of pronotum: 1.18-1.25; length/width of elytra: 1.49-1.57;
width of elytra/pronotum: 1.24-1.31.
Colouration. Black, mouth parts reddish, antenna reddish-pice-
ous becoming gradually lighter from base, tarsi reddish-piceous.
Head. Of ordinary size and shape. Frontal furrows oblique,
slightly curved. Antenna comparatively short, median antennomeres
2 x as long as wide.
Pronotum (Figs 23, 33). Rather elongate, barely cordiform, with
very wide base, lateral margins gently convex to close to base, very
gently sinuate in front of base, basal angles rectangular, straight. A
single anterior marginal seta present, located at or even in front of
anterior fourth. Surface rather depressed. Basal grooves deep, elon-
gate, almost straight.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 619
Elytra (Figs 23, 25, 45). Comparatively elongate, laterally gently
convex, not markedly oviform, barely incurved towards base. Humeral
angle markedly angulate, almost rectangular, basal margin distinct
reaching halfway to middle. Surface moderately convex. Disk 3-4-
striate, though 4 stria always less impressed than the inner ones,
but deeper than the outer ones. Striae complete, but only moder-
ately impressed. Outer striae little indicated. Inner striae, or at least
the sutural one, distinctly punctate. Inner three intervals very gently
convex or even almost depressed. Surface remarkably glossy, with
extremely fine and extremely superficial, transverse lines which are
difficult to detect even at high magnification.
Lower surface. Of ordinary shape. Prosternal process setose at
apex. Terminal abdominal sternite in male 4-setose, in female 6-setose.
Legs. Of ordinary shape.
Sd genitalia (Fig. 17). Very strongly sclerotized. Genital ring
compact, oval shaped, slightly asymmetric, moderately wide, with
moderately narrow base. Aedeagus elongate; laterally depressed,
markedly sinuate; lower surface sinuate and markedly angulate; wid-
ened to the almost uncinate, suddenly down curved apex that is thin
and widely rounded at tip; orificium fairly elongate, situated largely
on the upper surface; internal sac with a complexly coiled sclerite
in middle and an elongate, strongly sclerotized rod at right side that
is upturned at apex, also with a very coarsely denticulate sclerite
posteriorly at roof that widely projects from internal sac, and with
a second denticulate sclerite anteriorly at bottom within the cleft of
apex of internal sac; both parameres comparatively short, less than
half as long as aedeagus; left paramere much wider than the right
one, short and high, with wide, obliquely cut apex, asetose at apex;
right paramere very short and wide, almost straight, with membra-
nous apex and remarkably large inner articulation process, with a
few short setae at apex and with a series of elongate setae along
lower margin but with a gap at the membranous apical part. Some
of the setae on lower margin much longer than those at apex.
2 genitalia (Fig. 20). Very similar to those of M. cordicollis n.
sp. but comparatively larger and lateral ventro-lateral ensiform seta
considerably smaller than median one.
Variation. Apart from some differences in body size and in rela-
tive width of pronotum and elytra little variation noted.
620 M. BAEHR
Colheotingem circumesitiamces è Dated specimens. were
collected in subtropical rain forest at moderate to high elevation. One
specimens captured in “pitfall trap”, another in “rotten wood litter”.
Distribution (Fig. 53). Lamington and Springbrook Pla-
teaus, south-eastern Queensland.
Etymology. ‘The name refers to the hook-shaped apex of
the aedeagus.
Meonis uncinatus frater n. ssp. (figs 18, 53)
Type specimens. Holotype: 6, Australia, NSW 71.
Mt. Warning NP, 700m, 27.11.1990, leg. M. Baehr (CBM).
Diagnosis. Distinguished from nominate subspecies by
longer though slightly more cordiform pronotum, narrower, later-
ally barely convex elytra, narrower though deeper upper denticulate
sclerite of aedeagus, and longer left paramere bearing a distinctly
narrower apex.
POS 1 150 fa @ 1
Measurements. Length: 7.7 mm; width: 2.8 mm. Ratios. Length/
width of pronotum: 1.0; widest diameter/width of base of prono-
tum: 1.23; length/width of elytra: 1.60; width of elytra/pronotum:
Le
Colouration. As in nominate subspecies.
Head. As in nominate subspecies.
Pronotum. As in nominate subspecies, but slightly longer and
slightly more cordiform.
Elytra. As in nominate subspecies, but longer and laterally even
less convex.
Lower surface. As in nominate subspecies.
Legs. As in nominate subspecies.
Sd genitalia (Fig. 18). As in nominate subspecies, though upper
posterior sclerite within internal sac narrower but deeper, left para-
mere longer and bearing a perceptibly narrower apex, and right
paramere shorter and stouter with shorter membranous apex and
even larger articulation process.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 621
? genitalia. Unknown.
Variation. Unknown.
Collecting circumstances. Sampled trom’ under
log in montane rain forest.
Distribution (Fig. 53). Mt. Warning, extreme northern
New South Wales. Known only from type locality.
Etymology. The name refers to the close relationship to the
nominate subspecies.
REMARKS
Although the genus Meonis at present includes 22 taxa, at least
the species of the nominate subgenus are very closely related and
distinction of well characterized species-groups is difficult. Most
striking is the niger-cordicollis-quinquesulcatus-subconvexus-angustior-
lineage which is characterized by 5-striate elytra, multisetose lateral
margin of pronotum, an angulately curved aedeagus with virtually
not produced apex, and somewhat sinuate right paramere and rather
narrow, sparsely setose left paramere. The other species are very
similar in external as well as in male genital characters, and only
the semistriatus-minor-lineage is slightly more differentiated, being
characterized by only 2-3-striate elytra and elongate aedeagus which
is rather angulately bent on lower surface. The remaining species
are difficult to classify, in particular in view of the lack of males in
a couple of species.
The single species of the subgenus Meonidius is moderately
similar in shape and external morphology to the species of the nom-
inate subgenus, but its male genitalia deviate very much and have
little in common with the aedeagi of the species of Meonis s. str.
Nevertheless both subspecies of M. uncinatus occur right within the
common range of the nominate subspecies and the origin of this
conspicuous species remains quite obscure. In certain aspects the
subgenus Meonidius is apotypic when compared with the nominate
subgenus (e.g. in microstructure of the elytra, shape of aedeagus,
sclerites of internal sac, shape and structure of left paramere); in
other character states it seems to be rather plesiotypic (e.g. in the
longer basal border of the elytra, position of orificium of aedeagus,
and shape of the right paramere).
622 M. BAEHR
The reduction of elytral striae from 5+ to 2-3 within the nomi-
nate subgenus, at the first glance might present a tool for the phy-
logenetic analysis, but when compared with the distribution of the
species, it becomes evident that reduction of striae is not congruent
with a geographical gradient, be it in north to south direction or
reverse. Future applying of molecular methods may assist in clarify-
ing the situation, provided that material of a sufficient number of
species from all species groups and subgenera will be available.
Unfortunately, at present we know extremely little about ecol-
ogy and ethology of any species, although the very similar structure
of head and mouth parts in all species suggests very similar habits,
at least as diet and foraging methods are considered.
The closest relative of Meonis is the northern genus Raphetis
Moore that inhabits tropical and subtropical rainforests from Car-
bine and Atherton T'ablelands in the north through Eungella Plateau
in mid-eastern Queensland to Lamington Plateau in extreme south-
eastern Queensland where it occurs sympatrically with species of
the genus Meonis (BAEHR 2003). Raphetis curta Baehr from Laming-
ton Plateau in many respects certainly is the most plesiotypic spe-
cies of its genus, whereas the most northerly occurring subspecies
of R. gracilis Moore are most apotypic. In the genus Raphetis hence
a clear south to north gradient in terms of increasing apomorphy
of a number of character states exists, whereas in Meonis such a
gradient at present is barely perceptible, if we leave out of consid-
eration the semistriatus-minor-lineage from the Barrington Tops area
in central eastern New South Wales, which certainly is apomorphic
in the structure of its elytra. However, the greatest species diversity
of Meonts is located in the QLD/NSW border region where species
from almost all species groups exist, except for those of the semzs-
triatus-minor-lineage.
This distribution pattern hence suggests the QLD/NSW border
region as representing the evolution centre of the whole Meonis-
Raphetis-complex with Raphetis curta still being the most plesiotypic
species of the whole complex. From here, members of Raphetis
have colonized the northern tropical rain forest areas of eastern
Queensland, while members of Meonis probably have enlarged their
genus’ range south along the Great Dividing Range to the Blue
Mountains in central eastern New South Wales.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 623
In contrast to the related genus Raphetis, the southern genus
Meonis has a rather small common range that extends from cen-
tral eastern New South Wales to south-eastern Queensland. As in
Raphetis, within this range the respective taxa (species and subspe-
cies) again possess very restricted ranges. Several taxa even occur
only on a single tableland or mountain range, and but a few appar-
ently occupy slightly larger ranges. But if these ranges are critically
examined, they also are quite restricted, because they usually extend
along a rain forest capped mountain range or on a system of more
or less connected tablelands.
In view of the still extremely close relationships of most taxa,
the genus Meonis again is a fine example for an old indigenous Aus-
tralian faunal element that has been undergone, or still is undergo-
ing, a very recent speciation process which probably was caused by
the repeated climatic changes during late glaciation period. These
changes, in connection with uplifting of ranges and tablelands along
the east coast of Australia, repeatedly caused expansion and with-
drawal of rain forest on the tops of Great Dividing Range, thus
repeatedly combining and again dissecting the ranges of the taxa of
Meonis. Hence Meonis is a fine example for an old genus in terms
of phylogenetic status that was (or still is) undergoing rapid recent
evolution and speciation.
624 M. BAEHR
MEASUREMENTS AND RATIOS OF THE SPECIES
OF THE GENUS MEONIS CASTELNAU
(5- , 4-: 5" or 4" stria incomplete; 5+, 4+, 3+: traces of 6" and
72, or 5%, or 4" stria(e) present)
N number body ratio
of elytral length length/width
striae (mm) pronotum
niger 2 5 10.7-12.1 0.95-0.98
quinquesulcatus 6 5 10.0-11.9 0.91-0.97
cordicollis 6 oe 8.0-10.4 0.93-0.99
subconvexus 3 5 12.3-13.1 0.93-0.96
angustior 1 5 22 1.0
interruptus 1 5- 15.4 0.98
angusticollis 8 4+ 8.3-13.1 1.03-1.05
styx 1 4+ 113 RS
convexus convexus 6 4+ 11.7-13.8 0.92-1.02
convexus coricudgyi 1 4+ SINE 0.98
magnus 5 4+ 17.9-20.5 0.93-1.01
carteri 1 4+ 13.8 last
ater ater po + 10.2-10.8 0.96-0.97
ater bunyanus 6 + 8.6-10.9 0.89-0.94
ater longipennis 1 4 10.6 0.95
ater macleayi 2 4 9.9-10.9 1.0-1.03
ater gloriosus 3 4 11.6-12.2 0.93-0.96
amplicollis + 4- (12.1)12.6-13.5 0.91-0.93(0.98)
semistriatus a) 3 (11.3)13.6-14.5 0.95-1.03(1.08)
minor a) 2-3 7.5-9.0 0.97-1.01
uncinatus a) oot 8.6-10.4 0.91-0.97
uncinatus frater I SA ta EO
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867
ratio widest ratio
diameter/base length/width
pronotum elytra
niger 1.43 1.46
quinquesulcatus 1.35-1.43 1.49-1.56
cordicollis 1.34-1.43 1.44-1.49
subconvexus 1.40-1.41 1.45-1.50
angustior 1.50 1.58
interruptus 1.44 1.61
angusticollis 1.40-1.45 1.49-1.58
styx 1.51 1.63
convexus convexus 1.44-1.55 1.55-1.66
convexus coricudgyt 1.47 1.63
Magnus 1.36-1.44 1.66-1.70
carteri b.27 1.69
ater ater 1.51-1.53 1 S5=4,597
ater bunyanus 1.51-1.59 1.49-1.55
ater longipennis 1.58 1.65
ater macleayt 1.52-1.54 1 53-1.56
ater gloriosus 1.56-1.61 1.54-1.58
amplicollis 1.54-1.59(1.60) 1.51-1.53(1.55)
semistriatus 1.34-1.42 1.56-1.61
minor 1. 302137 1:53-1:60
uncinatus 1.18-1.25 1.49-1.5-7
uncinatus frater 123 1.60
625
ratio
width
fA as
1.27-1.35
1.26-1.32
1.37-1.45
1559
td
1.30-1.38
25
1.24-1.30
127
1.37
131-134
1.33-1.34
1.26
ee CE
1.28-1.33
1.30-1.32
1.27-1.40
1.25-1.30
1 24-131
12?
elytra/pronotum
1.25-1.30(1.39)
626 M. BAEHR
Fig. 1 - Meonis niger Castelnau. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 627
Fig. 2 - Meonis quinquesulcatus n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital
ring. Scales: 0.5 mm.
628 M. BAEHR
Fig. 3 - Meonts cordicollis n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 629
Fig. 4 - Meonis subconvexus n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
630 M. BAEHR
Fig. 5 - Meonis angustior n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 631
Fig. 6 - Meonis angusticollis Sloane. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital
ring. Scales: 0.5 mm.
632 M. BAEHR
Fig. 7 - Meonis styx n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring. Scales:
0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 633
Fig. 8 - M. convexus coricudgyi n. ssp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital
ring. Scales: 0.5 mm.
634 M. BAEHR
Fig. 9 - Meonis magnus n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 635
Fig. 10 - Meonis carteri n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
636 M. BAEHR
11
Fig. 11 . Meonts ater Castelnau. Male genitalia. M. ater ater Castelnau. Parameres.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 637
Fig. 12 - M. ater bunyanus n. ssp. Aedeagus, parameres, genital ring.
638 M. BAEHR
14
Figs 13-14 - 13. M. ater longipennis n. ssp. Parameres. 14. M. ater gloriosus n. ssp.
Parameres. Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 639
Fig. 15 - Meonts semistriatus Sloane. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital
ring. Scales: 0.5 mm.
640 M. BAEHR
Fig. 16 - Meonis minor Sloane. Male genitalia: aedeagus, parameres, genital ring.
Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 641
Fig. 17 - Meonts uncinatus uncinatus n. sp. Male genitalia: aedeagus, parameres,
genital ring. Scales: 0.5 mm.
642 M. BAEHR
Fig. 18 - Meonis uncinatus frater n. ssp. Male genitalia: aedeagus, parameres, geni-
tal ring. Scales: 0.5 mm.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 643
19 20
Figs 19-20 - Female stylomeres 1 and 2. 19. Meonts cordicollis n. sp. 20. M. unci-
natus uncinatus n. sp. Scales: 0.2 mm.
644
M. BAEHR
or
ata ù
el
Figs 21-23 - Habitus. 21. Meonis quinquesulcatus n. sp. 22. M. semistriatus Sloane.
23. M. uncinatus uncinatus n. sp. Body lengths: 11.4 mm; 14.2 mm;
10.4 mm.
645
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867
24
Figs 24-25 - Humerus and base of elytra. 24. Meonis quinquesulcatus n. sp. 25. M.
uncinatus uncinatus n. sp.
646 M. BAEHR
Figs 26-29 - Pronotum. 26. Meonts quinquesulcatus n. sp. 27. M. angusticollis Sloane.
28. M. styx n. sp. 29. M. convexus convexus Sloane.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 647
Figs 30-33 - 30. M. convexus coricudgyi n. ssp. 31. M. ater bunyanus n. ssp. 32. M.
semistriatus Sloane. 33. M. uncinatus uncinatus n. sp. Scales: 1 mm.
648 M. BAEHR
34
35
Figs 34-35 - Pronotum, basal grooves. 34. Meonis subconvexus n. sp. 35. M. angu-
stior n. sp.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 649
\
\
N N
36 37
/ /
A ;
| i
9
|
si |
LI
| L
VO
\
38 39
Figs 36-39 - Elytra. 36. Meonis niger Castelnau. 37. M. quinquesulcatus n. sp. 38.
Meonis angusticollis Sloane. 39 M. convexus convexus Sloane.
650
M. BAEHR
XJ
42
Figs 40-43 - 40. M. convexus coricudgyi n. ssp. 41. M. carteri n. sp. 42. M. ater
bunyanus n. ssp. 43. M. ater longipennis n. ssp.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 651
Figs 44-45 - 44. M. minor Sloane. 45. M. uncinatus uncinatus n. sp. Scales: 1 mm.
652 M. BAEHR
46 47
Figs 46-47 - Apex of elytra. 46. Meonis ater bunyanus n. ssp. 47. M. amplicollis
Sloane.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 653
150° 155°
25°
QLD
NSW
35°
48
Fig. 48 - Distribution. Meonis niger Castelnau: BI; M. quinquesulcatus n. sp.: ®.
654 M. BAEHR
150° 155°
25°
QLD
NSW
35°
49
Fig. 49 - Distribution. Meonis cordicollis n. sp.: ®; M. subconvexus n. sp.: I; M.
angustior n. sp.: @; M. interruptus n. sp.: 4.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 655
150° 155°
25°
QLD
NSW A
50
Fig. 50 - Distribution. Meonis angusticollis Sloane: ®; M. styx n. sp.: @; M. con-
vexus convexus Sloane: MI; M. convexus coricudgyi n. ssp.: 4.
656 M. BAEHR
150° 155°
| 25°
QLD Y
NSW
35°
OT
Fig. 51 - Distribution. Meonis magnus n. sp.: ®; M. carteri n. sp.: 0; M. ater ater
Castelnau: @; M. ater bunyanus n. ssp.: I; doubtful locality: O; M. ater
longipennis n. ssp.: 4.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 657
150° 155°
25°
QLD
NSW
35°
52
Fig. 52 - Distribution. Meonis ater macleayi n. ssp.: &; M. ater gloriosus n. ssp.: &;
M. amplicollis Sloane: Mi; M. semistriatus Sloane: ®.
658 M. BAEHR
150° 155°
25°
QLD
NSW
35°
53
Fig. 53 - Distribution. Meonis minor Sloane: ®; M. uncinatus uncinatus n. sp.: MB;
M. uncinatus frater n. ssp.: @.
REVISION OF THE AUSTRALIAN GENUS MEONIS CASTELNAU, 1867 659
APPENDIX, ALPHABETICAL LIST OF SPECIES
WITH DISTRIBUTION
Subgenus Meonits s. str.
DICH] Nera tie care
ne. NSW: Tweed River area; se. QLD: Lamington Plateau, Canungra
ungusitcollis DIGANe Oss MAP pp La ne. NSW: Dorrigo area
GUESPUOT, Mike ST Rm PS ae ee SL se. QLD: ‘Toowoomba area
gier ater’ Casteimam ty ee Bae ne. NSW: Clarence River area
GEC OUAVGIUS Ge SD e Later <a ee ane cas ae en eee
otra, alleannd Mes se. QLD: Bunya Mts., ? ne. NSW: Dorrigo area
Giey slovrosus Ti, SS. I uso se. QLD: Mt. Glorious, Brisbane env.
Glen Aoneipennitstnwsspinne aaa. bdo se. QLD: Ravensbourne NP
BEET MGACEAVT DI SSO... n 0 he RT se. QLD: Gayndah
COMMON he Sis). Wren bal. Bes ae ce. NSW: Gloucester area
COMUCXUS CORVEXWS DlOaNe. te dee ce. NSW: central Blue Mts.
convexus coricudgvyi n. ssp... ........ ce. NSW: northern Blue Mts.
LOTO ICON SO ARR ee PERA nn ne. NSW: Tweed River area
IN CYT IEDTUS. FS SIDS icy eli SEE ne. NSW: Glen Innes area
MODI: CE Le! Lal ELI ne. NSW: Glen Innes, Tamworth
iure ear cicli ara ce. NSW: Barrington Tops
wae Castelhautt! 81 ne. NSW: Clarence River area
GUNGUESUCAORS: 1.5 SIPS shad a) 69 als a ne. NSW: Tweed River area;
. se. QLD: Lamington Plateau, Border Range, Cunninghams Gap
SCVRISEN1GLUSE SOIA ss. ii Gaia ce. NSW: Barrington Tops
CUE a TAB e ae a RP GARA EA I A E IO ne. NSW: Styx River area
SUPPONI, SP eo. den ae oe ne. NSW: Clarence River area
Subgenus Meonidius n. subgen.
UNCINGALUS UNLINGLUS DISP, LIL rc se. QLD: Lamington Plateau
uncinatusfrater n, sapri te. sae 8, seal ne. NSW: Mt. Warning
660 M. BAEHR
ACKNOWLEDGEMENTS
I am greatly indebted to following collegues for the kind loan of
types and material: Dr. D. Britton (Sydney), Mr. G. Daniels (Bris-
bane), Mrs. J. Forrest (Adelaide), Dr. G. Hangay (Sydney), Mr. P.
Lillywhite (Melbourne), Dr. E. Matthews (Adelaide), Dr. G. B.
Monteith (Brisbane), Dr. R. Poggi (Genova), Dr. A. Szito (Perth),
Mr. T. Weir (Canberra), Mr. D. Wrase (Berlin).
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ABSTRACT
As a third part of revisions of the Australian species of the carabid subfamily
Psydrinae the eastern Australian genus Meonis Castelnau is revised. ‘The known spe-
cies are partly redescribed and following new taxa are described: angustior n. sp.,
662 M. BAEHR
ater bunyanus n. ssp., ater gloriosus n. ssp., ater longipennis n. ssp., ater macleayi n.
ssp., carteri n. sp., convexus coricudgyi n. ssp., cordicollis n. sp., interruptus n. sp.,
magnus n. sp., quinquesulcatus n. sp., styx n. sp., subconvexus n. sp., uncinatus n. sp.,
uncinatus frater n. ssp.
M. amplicollis Sloane and M. minor Sloane are resurrected to separate species
status from synonymy with M. ater Castelnau and M. semistriatus Sloane, respecti-
vely. A separate subgenus Meonidius n. subgen. is erected for the single species M.
uncinatus n. sp. that differs from all other species in certain characters of external
morphology, but even more in shape and structure of its male genitalia. Lectotypes
are designated for M. semistriatus Sloane and M. minor Sloane. A key to all species
is provided.
Like in the related northern genus Raphetis Moore the species of the southern
genus Meonis are distributed in a mosaic of very limited ranges that mostly are
restricted to a single wet forest capped mountain block or tableland. Thus, Meonis
represents another example of the highly diverse fauna of flightless invertebrates
that are aligned along montane eastern Australia like pearls on a string and that owe
their taxonomic diversity to the repeated changes of climate and vegetation during
the late glacial period.
RIASSUNTO
Revisione del genere australiano Meonis Castelnau, 1867 (Coleoptera, Carabi-
dae, Psydrinae)
Come terzo contributo alla conoscenza delle specie australiane della sottofami-
glia Psydrinae l'Autore presenta la revisione del genere Meonis Castelnau, presente
in Australia orientale.
Le specie già note sono parzialmente ridescritte ed illustrate sulla base degli
esemplari tipici, mentre sono descritti come nuovi i seguenti taxa: angustior n. sp.,
ater bunyanus n. ssp., ater gloriosus n. ssp., ater longipennis n. ssp., ater macleayi n.
ssp., carteri n. sp., convexus coricudgyi n. ssp., cordicollis n. sp., interruptus n. sp.,
magnus n. sp., quinquesulcatus n. sp., styx n. sp., subconvexus n. sp., uncinatus n. sp.,
uncinatus frater n. ssp.
M. amplicollis Sloane e M. minor Sloane sono riconsiderati specie valide e non
più sinonimi rispettivamente di M. ater Castelnau e M. semistriatus Sloane. Viene
istituito il nuovo sottogenere Meonidius per comprendere l’unica specie M. uncina-
tus n. sp., che si differenzia da tutte le altre per alcune caratteristiche morfologiche
esterne, ma soprattutto per la forma e la struttura dei genitali maschili. Vengono
inoltre designati 1 lectotipi di M. semistriatus Sloane e M. minor Sloane ed è presen-
tata una tabella per l’identificazione di tutte le specie del genere.
Come accade per le entità del correlato genere settentrionale Raphetis Moore, le
specie del genere meridionale Meonis sono distribuite in un mosaico di spazi molto
limitati, che spesso sono ristretti ad un singolo altopiano o gruppo montuoso con la
sommità coperta da foresta pluviale.
Quindi Meonis costituisce un altro esempio della fauna così differenziata di
invertebrati atteri che sono allineati come un filo di perle lungo l’ Australia montana
orientale e che debbono la loro diversità tassonomica ai ripetuti cambi climatici e
vegetazionali avvenuti nel corso dell’ultimo periodo glaciale.
GRUPPI E FORME NUOVE DESCRITTI NEL PRESENTE VOLUME
INSECTA
Coleoptera
Carabidae
Carabus (Calocarabus) mayashanus Cavazzuti, n. sp.................
Carabus (Calocarabus) mayashanus maomao Cavazzuti, n. ssp...
Carabus (Calocarabus) przewalsku elnarae Cavazzuti, n. ssp.....
Carabus (Eccoptolabrus) exiguus alucinatus Cavazzuti, n. ssp. ...
Carabus (Eupachys) glyptopterus changchengicus Cavazzuti, n. ssp.
Carabus (Hypsocarabus) longiusculus Cavazzuti, n. sp...............
Carabus (Piocarabus) vladimirskyi tianzhuicus Cavazzuti, n. ssp.
Carabus (Qinlingocarabus) reitterianus qingansuicus Cavazzuti,
Meonidius Baehr, n. subgen. di Meonis Castelnau....................
Meonis (Meonidius) uncinatus Baehr, ni sp... iii
Meonts (Meonidius) uncinatus frater Baehr, n. ssp. ...................
Meonts (Meonis) angustior Baehr,n. spire
Meonts (Meonis) ater bunyanus Baehr, n. ssp.......... ui
Meonis (Meonis) ater gloriosus Baehr, n. Ssp......... uu
Meonis (Meonis) ater longipennis Baehr, n. ssp. ........ eee
Meonts (Meonis) ater macleayi Baehr, n. ssp......... ii
Meonis(Meonis):carten Bachr, imap dati aaa ale
Meonis (Meonis) convexus coricudgyi Baehr, n. ssp....................
Meons (Meonis).cordicollisBaehe nvsp: awe ee oes eae.
Meonts (Meonis) interruptus Baehr, n. Sp...
Meons (Meons) magnus. Bache n spilli eee iaia
Meonis (Meonis) quinquesulcatus Baehr, n. sp........... neues
Midonis (Meonts)-styx: Bache, nirepi., vt nta dann:
Meonts (Meonis) subconvexus Baehr, n. Sp. ......
Pag.
146
148
144
141
149
136
140
139
617
617
620
585
603
607
605
606
599
595
581
587
597
79
391
584
Seydmaentaaec
Pag.
Copre Upadiusac Castellini, 1S. oi 41
Euconnusdelmastrot Castellini, nh, sp. sos sonar aaa 87
Neuraphes popelCasvellinii a Isp in ae M4 3d AUREA SCE: SÒ
IN GUS ODES LEV CDFG aS Ge AAS eS Dice sn tar 54
De pdmoraphes!ide mastro Castle 610) I MII ii N
Scyvdmoraphes litteralss Caste laity asp: osceni snrettizlone di 64
SEVAMOTIPISERE RICARDO 65
Scydmoraphes paralios:Gastelannini sp bibi iii 68
SevdmarfaphespossianasCastellinin spo Sca RL Là 69
Buu. pune Situcdsa e
Aberelus (Alena tds) aggirare SS a.o. eta gers dacesdp hn zo: 162
Henlus (Aone His assy CURIS TEN Mee sparare odiano 161
He eltdaa:skgnlisftCuleiya pressofuso) 160
An heslAoulusvalisonituilettizinasp aaa ione 201
Agrilus (Agnus); ambifaxis Crarlettig M.S Diced eizchnseeysesesa teeth} 206
Herli CAZIONE MUS, CUTICLE; ALS SP vaca ssegqere ee erceceeseeeees NOS
Aprilus (Agrilus) battetanus Curletti, i. sp. ini... te as LOT
Apnlus CAzrias) bidkants Cureton msp. rotaia DI. 178
Holy (A grilus) Cerousee alerting Pps). Pees riapro bls. 196
Mons Agnus) coralimus © ule tin, Wn ispeal SO en La ee 12 204
Aplus (Agrilus ey pselus Cumett it esp. messagi a Laven bl. 205
Agnus Ant) dama: Golan pad nt ig e ees Se. 197
Aplus | Agrilus) paylei Cualett alge, semana) nol; lasci: 200
Abile (Agrilus) cirajia. Cadette pi teo ais Cro. 181
Movilus (Agrilus)\ovessst, Cogettiimuspoaslogii ano cena bi. 216
Aplus (Agrilus) ithoearpinCumlettiy mi spn iiss. anno banali. 190
Agrilus (Agrilus) macrocephalus Curletti, n. sp......... eee 2:61
Aelus (Agia) missanurt aretini pei aa a Lia ce. NZS
Agrilus (Agrilus) morobensis Curlett», my. sposi. inarontumali. 198
Agulus(:A grilus) nebulatis@unlettig al, sprone Senna i. 202
Aetilus (Agrilus) nocturausCurletti, nespole ee ele. 189
Agrilus (Agrilus) normanbyanus Curletti, n. sp.........................
AHerilus(Aerilus)-00mstserss Coletti spears
Aorius(Asrdust’opridus Cudentn ep.
Asgrilus (Avritusy pelitus CAI, pia SPE oe ee Sas Se an
Agrilus (Agrilus) pretiosus bulolicus Curletti, n. ssp...................
ands (Aprihis\ pudoratisC piel tly WS ag Thich ee yet 8
Fievidus (Agri) satyrus Lie, nasali IDE DIA
sdoridtus (Aorius) sedlaceRt Care, We S Bis Ay ec eee
Asrilus (A grilus) seminudus Caarletts, n, Sp.
Aeorius (Agriius) sipatus Carletti; Woe. exes caeeasins teh ree he
datus (ALVMS) SUOLITI © AIT CUE, Fs. BIO caer een to
Agrilus (Agrilus) terraereginae deerratus Curletti, n. ssp. ..........
Agrilus (Agrilus) wewakinus Curletti, fe SPl cas cicsiipe Astecocecesen ses
ASUS (PINarinUs) CAOAZZUMTACOTRETC A DI cise nario en po ntti
dota (Lirasritasy waar Cuneta ni po Lost aan
ARTI COMETE: SI EI o
Curculionidae
Otiorhynchus (Lixorrhynchus) pavesu Magrini, Magnano &
Abazzioni spa A A DORR, RS oe nl
Pag.
195
re
172
207
19745;
180
186
194
192
188
185
216
210
166
165
226
407
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DCO, SO cer yar ane aoa cs a ae a
Poca! R. - Il carteggio inedito tra Vittorio Bottego e Raf-
faello Gestro nell’ Archivio del Museo Civico di Storia
Naturale “G. Doria” di Genova.(5.XII.2006)................
Poca! R. - Res Ligusticae CCLII. Gastrallus pubens Fair-
maire, un pericolo per le biblioteche italiane (Coleoptera,
Anobiidad 2340 200 oe eee do
VENCHI A. & SInpaco R. - Annotated checklist of the Rep-
tiles of the Mediterranean countries, with keys to spe-
cies identification. Part 2 - Snakes (Reptilia, Serpentes).
RITI ie an title ada
Pagg.
563-662
1-121
135-155
123-134
157-257
403-424
425-550
365-402
551-562
259-364
REGISTRATO AL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 74 IN DATA 17 giugno 1949
DOTT. ROBERTO POGGI - DIRETTORE RESPONSABILE
Finito di stampare nel mese di maggio 2007
PRINTED IN ITALY
NORME PER GLI AUTORI
Gli Annali del Museo Civico di Storia Naturale “Giacomo Doria”, fondati nel 1870, e
Doriana, fondato nel 1949, sono periodici scientifici su cui vengono pubblicati lavori originali
ed inediti di argomento naturalistico. Sono preferiti i contributi di taglio sistematico basati su
materiali appartenenti alle collezioni del Museo di Genova; sono esclusi gli articoli divulgativi
o di scienze applicate.
Tutti i lavori - redatti in italiano, inglese, francese, spagnolo o tedesco, ma con preferenza
per le prime due lingue - devono essere inviati alla Direzione del Museo (Via Brigata Liguria 9,
16121 Genova), che si riserva di sottoporli al giudizio di consulenti ed esperti e di decidere circa
la accettazione e la successiva stampa sugli Annali o su Doriana. i
Il testo del lavoro deve essere presentato su supporto informatico IBM compatibile
(dischetto da 3,5”) e in due copie stampate su fogli numerati di formato A4, scritti su una sola
facciata, con doppia spaziatura e con margini di almeno cm 2,5.
Lo schema da adottare è il seguente: nome e cognome per esteso dell'Autore o degli
Autori, con indirizzo in nota a pie’ di pagina; titolo, con indicazione fra parentesi del gruppo
sistematico trattato; testo, scritto in modo conciso, chiaro e secondo le consuete norme della
letteratura scientifica; eventuali ringraziamenti; bibliografia e in ultimo riassunto in due
lingue, comprensivo di traduzione del titolo nella seconda lingua (nel caso di testi in italiano
è raccomandato un Abstract in inglese, nel caso di testi in lingua straniera è obbligatorio un
riassunto in italiano).
I riferimenti relativi al materiale appartenente al Museo di Genova devono essere indicati
con la sigla MSNG, seguita eventualmente dal numero di catalogo.
Si raccomanda di non apporre sottolineature, di non usare grassetti e di scrivere in corsivo
esclusivamente i nomi generici, specifici e sottospecifici.
I riferimenti bibliografici vanno compilati secondo i seguenti esempi:
GESTRO R., 1924 - Contributo allo studio dei Paussidi della Somalia - Boll. Soc. ent. ital.,
Genova, 56, (2): 17-19. [nel caso di un articolo su un periodico]
BINAGHI G., 1950 - Coleotteri d’Italia. Vita, ambienti, utilità, mezzi di lotta - Ed. Briano,
Genova, 210 pp., 104 figg. [nel caso di un’opera monografica]
CAPRA E, 1987 - Italian and European Dermaptera of the museums of Florence and
Milan studied by H. Steinmann (pp. 157-173) - In: Baccetti B. (ed.), Evolutionary Biology of
Orthopteroid Insects, E. Horwood Ltd., Chichester, 612 pp. [nel caso di un capitolo di un
volume]
I titoli dei periodici (in corsivo) vanno abbreviati secondo l’uso consueto e la città di
pubblicazione va sempre indicata (in tondo) se non è già compresa nel titolo stesso.
Le figure devono essere inviate in originale cartaceo e in copia (aggiungendo anche, se
disponibile, la versione su supporto informatico), separate dal testo, numerate progressivamente
e già composte in modo da rispettare, con le possibili riduzioni, la giustezza della pagina: altezza
massima 17,5 cm, comprensivi della didascalia, e larghezza massima 11 cm; le didascalie devono
essere raggruppate su fogli separati dal testo.
Il numero delle tabelle e delle figure deve essere limitato allo stretto necessario; le spese
per la riproduzione e la stampa di tavole a colori sono a totale carico degli Autori, così come
quelle per le immagini in bianco e nero se il lavoro non tratta materiale del Museo di Genova.
Gli Autori possono indicare sul testo la posizione preferita delle illustrazioni; la Redazione si
riserva comunque la facoltà di apportare modifiche nella distribuzione e nel formato di tabelle
e figure.
Gli Autori riceveranno di norma una sola bozza, da correggere e restituire alla Redazione
a stretto giro di posta; nel caso di più Coautori le bozze saranno inviate solo al primo, che dovrà
farsi carico di inviarne copia ai colleghi. Nelle bozze sono ammesse soltanto correzioni degli
errori di stampa; ogni altra modifica al testo originario sarà addebitata all’ Autore.
Per ogni articolo sono concessi 30 estratti gratuiti, che, nel caso di più Coautori, saranno
inviati al primo Autore; nel licenziare le bozze gli Autori indicheranno l'eventuale numero di
estratti in più che desiderano sia stampato a loro spese.
Testi e figure dei lavori non conformi alle presenti norme verranno restituiti agli Autori
per le necessarie modifiche, effettuate le quali potranno essere presi in considerazione dalla
Redazione.
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STAMPA PERIODICA BIENNALE