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1915-17
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
DI
STORIA NATURALE
GIACOMO DORIA,
PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
SERIE 8.°, Vou. VII -
(XLVII)
Introduzione : : ee È : : 5 :
T. MONTEROSATO. — Ostreae ed Anomiae del Mediterraneo
(Tav. I-IV) : = ;
M. Bxzz1. — Contributo allo studio della fauna libica. -—
Heterotropus Trotteri. Nuova specie di dittero
della Libia : È ae in
G. MANTERO. — Viaggio di n Fea nell Afiica occi-
dentale. — Chrysididae
“R. GESTRO. — Res Ligusticae. XLII. - da di Massimi-
liano Spinola (con ritratto) . A i
L. Masi. — Materiali per una fauna dell'Arcipelago Toscano.
XI. — Calcididi del Giglio. Prima serie: Torymi-
nae, Leucospidinae, Chalcidinae, Eurytominae,
partim. (Tav. XII) . 3 3 È
D. VINCIGUERRA. — Pesci raccolti dalla Spedizione De Filippi
ves nell'Asia Centrale (Tav. V)
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ANNALI DEL MUSEO CIVICO
STORIA NATURALE
GIACOMO DORIA
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(XLVI)
ANNALI DEL MUSEO CIVICO
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PUBBLICATI PER CURA DI R. GESTRO
SERIE 3.°, VoL. VII
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GENOVA
STABILIMENTO TIPO-LITOGRAFICO PIETRO PELLAS FU L.
Largo Via Roma, Piazza S. Marta, N. 39
1916
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Il Consiglio comunale di Genova, nella seduta del 25 Novem-
bre 1913, dedicata alla solenne commemorazione di Giacomo
Doria, deliberava di apporre il suo nome al Museo Civico di
Storia naturale, da Lui fondato. Di tale deliberazione é tenuto
conto nel titolo di questa pubblicazione, essa pure da Lui ini-
ziata e per molti anni sostenuta dalla sua munificenza, ed ora
affidata soltanto alle mie cure.
In questo nuovo volume degli Annali, il primo che viene
in luce dopo la sua morte, avrebbe dovuto essere ricordata, a
perpetua memoria, l’opera scientifica di Giacomo Doria ed a
me incombeva questo sacro dovere.
Accolto, sino dal 1864, da Giacomo Doria con la sua innata
benevolenza, cominciai a collaborare con Lui alle collezioni zoolo-
giche, custodite allora in una soffitta dell’avito palazzo di: Via
Nuova (ora Via Garibaldi), che dovevano poi formare l’ embrione
del Museo attuale, del quale Egli fin d’allora forse già vagheg-
giava nella sua mente la creazione. Con Lui assistei alla fonda-
zione ed allo sviluppo del Museo e continuai fino agli ultimi anni
della sua vita ad essergli legato con vincoli di amicizia e di
familiarità.
L’aver vissuto per tanto tempo in intimo consorzio con Lui mi
metterebbe in grado di corredarne le note biografiche con qualche
elemento che altri hanno ignorato. Ma la biografia di Giacomo
Doria non può essere disgiunta dalla storia del Museo Civico, al
quale Egli dette tanta parte di se e delle sue sostanze; scrivere
questa storia sarà soddisfare uno dei suoi ultimi desiderii. Nel
declinare di sua vita, nei periodi in cui la malattia conce-
dendogli brevi tregue gli permetteva di tornare agli antichi
6
entusiasmi, Egli rammentava le sue prime raccolte, i suoi viaggi
e quelli dei suoi amici, per i quali il Museo si era arricchito di
tanto prezioso materiale, e più di una volta mi ripeteva che quella
storia gloriosa meritava di essere scritta e mi spronava a farlo.
Io considero questo incitamento come un sacro legato, al quale
non intendo sottrarmi e che avrei già soddisfatto se fosse bastato
il grande rispetto alla memoria dell’ Uomo perduto e 1’ impulso
della mia coscienza. Ma il compito è grave, né io posso dedicar-
mivi interamente, a cagione delle cure inerenti alla direzione del
Museo; passerà quindi ancora qualche tempo prima che io possa
assolverlo degnamente.
Valgano questi schiarimenti a spiegare perchè in testa a questo
volume non figuri ancora, come avrebbe dovuto essere, il ricordo
biografico di Giacomo Doria.
IL DireTTORE
R. GESTRO.
OSTREAE ED ANOMIAE DEL MEDITERRANEO
PEL MARCHESE DI MONTEROSATO
(Tav. I-IV)
La seguente enumerazione delle Ostreae del Mediterraneo non
che quella delle Gryphaea, Ostreola, Pycnodonta e dei generi
Anomia e Monia non è che il principio di un grande catalogo
delle conchiglie dei nostri mari, alle quali vanno aggiunte specie
consimili viventi e fossili per confronto e per maggiore chiarezza.
Questo catalogo corredato da qualche figura verrà a poco per
volta pubblicato negli Annali del Museo Civico di Storia Naturale
di Genova, la cui direzione ha voluto benevolmente accogliere.
Molto tempo sarà necessario per lo sviluppo di questo programma
date le non poche difficoltà, ma spero di portarlo a compimento
e lasciare questo documento per coloro che in seguito potranno
più classicamente ampiarlo, onde farne un’opera completa sulla
nostra fauna conchiologica marina vivente.
Tutte le accennate conchiglie fanno parte delle mie collezioni,
che si compongono : 1.° delle specie Mediterranee e Adriatiche, non
che di quelle consimili che vivono nelle coste Atlantiche Europee,
radunate col concorso dei miei corrispondenti in più di 50 anni;
9.° della collezione del fu Dr. Nicola Tiberi di Napoli, ora incor-
porata alla mia; 3.° della ricchissima raccolta del pure estinto
Abate Don Giuseppe Brugnone di Palermo acquistata da me con
molto dispendio, raccolta che comprende le specie viventi dei mari
di Sicilia e più di tutto i fossili di Monte Pellegrino e Ficarazzi,
Oreto, Altavilla ed altre località Siciliane, fossili divenuti oramai
preziosi, perché parte di questi terreni sono stati sfruttati e parte
coltivati.
Il frutto delle mie osservazioni non è solo basato su questo
materiale di studio così completo; ma anche su tutte le collezioni
esistenti che ho ripetutamente esaminato.
Se però vi sarà compreso tutto quello ch'è sin ora conosciuto,
credo che siamo lungi di avere raggiunto tutto quello che ci resta
8 MONTEROSATO
ancora da scoprire e ne sia prova le aggiunzioni specialmente di
varietà peculiari, che ricevo giornalmente per mezzo delle mie
ricerche o per mezzo di studiosi che si occupano di conchiologia.
Senza altro passo alla enumerazione.
Ostrea, L., 1758.
0. edulis, L. Atlantico e Nord-Atlantico. Acclimatata in Corsica
fide Locard.
0. Tarentina, Issel — Ostr. e Mytil. 1882 p. 24, figurata.
= 0. edulis, auct. Medit. = 0. Cumana, De Greg. Littorale,
coltivata a Taranto, Cuma, Lucrino, Fusaro etc., Edule.
Var. unifasciata, De Greg. Messina, importata da Taranto
e selezionata ai laghetti del Faro.
0. Taurica, Kryn. e var. Karkinitica, Milach. Esclusiva
del Mar Nero in Crimea.
0. Adriatica, Lk. = Venetiana, Issel loc. cit. p. 26, figurata.
Veneto ed Istria. Valva superiore piana e foliacea, inferiore con-
vessa radio-costata, subtriangolare.
Var. ex col. albida, cinerea, violacea, etc.
Var. introducta, Monts. Acclimatata alla Spezia divenuta
più piccola del tipo.
Var. regularis, Coen. Fauna Adr. 1914 p. 15. figurata.
Venezia.
Specimen maximum 18-20 cent. Venezia.
Var. lacunaris, Chiamenti e var. ex .col. albina. Costante-
mente da 6 a 10 cent. Laguna Veneta presso Chioggia.
Var. rejecta (Monts.) Coen loc. cit. Piccola, irregolare, radiata
nero e violaceo. Numerosa al Lido (Venezia), affissata a Nassae
e Cerithii, e var. ex col. succinea, Coen mss.
Var. alata, (Renier) Nardo = pinnata, Naccari. Piana a
grandi espansioni laterali. Venezia nei porti della Laguna. (Tav. II,
os NO Ne
Var. falcata, (Renier) Nardo. A forma di falce, forma distinta.
Veneto e Dalmazia. (Tav. II, fig. 3, 4).
Var. producta, Coen loc. cit. figurata = rostrata, (non L.)
Danilo e Sandri. Rammenta |’ 0. Cyrnusii, Payr. pel suo rostro
e spessore. Venezia, Dalmazia etc. Subfossile nei terreni di riporto
al Lido.
OSTREAE ED ANOMIAE DEL MEDITERRANEO 9
Var. uncinata, Desh. — Exp. Morée, figurata = Jonica,
Monts. mss. Esemplari isolati ad apice ricurvo. Arcipelago, Baja
di Salamina; Dalmazia.
Var. Alexandrina, Monts. Squamosa a riflessi metallici
assieme alla Meleagrina. Alessandria (Gaudion).
0. scaeva, Valenciennes mss. in Mus. Paris. — B. D. D. figu-
rata = cristata, (non Born) Ph. =? Leonica, Fréminville =?
corbuloides, Dan. e Sand., =? edulis var. cumpa, De Greg.
Specie di fondo. Valva superiore operculiforme a forti segni di
accrescimento; inferiore concava, obliqua, a squame larghe e colo-
rata roseo-violaceo, prodotta dal lato posteriore (scaeva). Interna-
mente bianca. Buoni tipi grandi e sfogliati. Palermo, Catania,
Napoli. Fossile a Monte Pellegrino (Brugnone) raramente. (Tav. I,
i Ile BN:
Var. Oranica, Monts. Piccola forma peculiare conservando i
caratteri del tipo, cioè valva superiore immersa, etc. Oran.
Var. Nassophila, Monts. Piccola, ben colorata di roseo-vinaceo.
Valve inferiori sulla spiaggia a Viareggio, affissate alla Nassa
muta bilis.
Var. armata, De Greg.? La valva superiore immersa e la
inferiore armata di coste sporgenti. Cagliari. (Tav. I, fig. 4).
Var. scaevo-depressa, Monts. Piana, foliosa, tenue quando
é giovine, ad espansioni laterali rivolte in sopra. Varie localita e
Malta. Forma grande nelle coste Atlantiche della Francia, larga
sino a 18-20 cent. Si figura un esemplare piccolo di St. Servan
(Dautzenberg). (Tav. I, fig. 3).
0. Tyrrhena, Issel loc. cit. p. 27 figurata. Molteplici forme in
Sardegna, Mar Toscano, Liguria, etc.
Var. erinacea, Monts. Terracina, Napoli, etc. = puncto-
dentata, De Greg. di Cagliari, con il margine ornato di numerose
pieghe.
Var. spectroides, Monts. Ricurva, irregolare a segni di accre-
scimento ondulati. Cagliari.
Var. frondiculata, Monts. A piccole numerose squame, tenue,
piana. Mahon-Baleari.
Var. depressa, Ph., figurata. A valva inferiore totalmente
affissata. Dapertutto. Il vocabolo depressa si può attribuire a tutte
le forme piane delle nostre Ostreae. Anche: affissata alle Pinnae
= Var. pinnalis, De Greg. di Sardegna.
10 MONTEROSATO
Var. latissima, Monts. Grande più della palma della mano,
piana, liscia, espansa, tutta affissata come la depressa. Toulon,
Civitavecchia, Sardegna.
Var. natans, Monts. Galleggiante sui Mi depressa tenue,
levigata a raggi biancastri su fondo nero o violaceo. Anche sui
legni dei bagni, dapertutto; cresciuta in pochi mesi.
Var. anomioides, Monts. Tenue come |’ Anomia a riflessi
metallici. Costa di Provenza, Civitavecchia, etc.
0. Dianae, Monts. = 0. Boblayi, B. D. D. figurata. Non
0. Boblayi, Desh. fossile di Morea. Molto passa, rotondata.
Stagno di Diana in Corsica.
0. Ruscuriana, Lk. d’ Algeria = /amellosa, auct. (non
3rocchi, foss. Astigiano) =? Barrensis ed Alicurincola, De
Greg. Grandi banchi a Sciacca ed altri punti a discreta profondità
assieme al Mytilus herculeus. Gibilterra, Spagna meridionale.
Fossile Palermitano e del quaternario di Favignana. Da non con-
fondere con |’ 0. lamellosa fossile, nè con |’ 0. hippopus, Lk.,
grande forma vivente del Nord-Europa.
0. Cyrnusii, Payr. e var. Payraudeauti, Locard, stabilita
sulla fig. 2 di Payraudeau. Tallone molto spesso e prodotto, impres-
sioni muscolari tinte di violetto come nelle Gryphaea. Corsica e
Sardegna.
Gryphaea, Lk. 1801.
G. angulata, Lk. (Ostrea). — Hidalgo Moll. Esp. t. 56, f. 1-4.
Coste del Portogallo indigena. Acclimata nei parchi d’ Ostriche
nella Francia Atlantica. I tentativi di acclimatazione alla Spezia
di questa e della seguente non son riusciti. Valve disperse nelle
coste d’Algeria provenienti dai mercati ove è importata. Vive sino
alle porte del Mediterraneo a Cadice una piccola forma sugli
scogli (Monts., 1886).
G.? Virginica, Lk. (Ostrea). America del Nord. Importata sul
mercato di Palermo e quindi ritenuta nostrana.
Ostreola, Monts. 1884.
Ostreola, Fischer, Manuel de Conchyl. 1886, p. 926.
L’ Ostreola ha più relazione con |’ Alectryonia che con le
vere Ostreae pel margine pieghettato e per la sua tendenza
OSTREAE ED ANOMIAE DEL MEDITERRANEO 11
spirale. Si distingue inoltre per le sue piccole dentellature laterali
interne verso il cardine. Ligamento verde, impressioni muscolari
quasi transversali, interno verdastro o plumbeo, alle volte metallico
e iridiscente. Sempre di forma irregolare, ma mostrando in ogni
colonia un insieme costante nella forma e nella colorazione.
Sempre littorale sugli scogli. Anche coltivata. Non tutte le forme
hanno il margine pieghettato, anzi vi sono forme depresse e
aderenti senza indizio di pieghe. Citata con varii nomi fra cui
plicata, Chemn., saxosa, Graells etc. Il nome più preciso è:
0. stentina, Payr. figurata. Littorale, edule. Numerose con-
formazioni. Med. e Adr
Var. obesa (Sow.) Reeve, figurata. Comune a Napoli.
Var. orbicularis, (Mus. Paris.). Solida, subtrigona. Adriatico.
Var. Isseli, B. D. D., figurata. Anche figurata da Hidalgo —
Moll. Esp. t. 77, f. 1. Dapertutto. Queste tre: obesa, orbicularis,
ed Isseli, le riguardo come le stesse.
Var. Pepratxi, B. D. D., figurata. Med. Anche di Tripoli.
Var. Alectryonica, Monts. — Figurata da Issel, loc. cit. p. 34,
come 0. plicata, var. stentina. Spezia, Toulon, etc. Molto spessa
a poche coste, virguliforme ed attettando la forma di una
Alectryonia.
Var. pauciplicata, Desh. — Exp. Morée, figurata. Vive isola-
tamente, scarsa. Med. e Adr.
Var. curvata, Risso, figurata. Dapertutto. Forse la stessa
della Pepratai.
Var. multiplicata, Monts. Quasi spirale o falcata. Margine
multiplicato. Interno verde metallico a bordi rossastri. Napoli,
Palermo, etc.
Var. mimetica, De Greg. Affissata a conchiglie e spesso
sull’ Haliotis.
Var. horrida, Monts. A colorazione saggittata verdastra, di
forma irregolare ed incostante. Nei fondi algoidi di Algeria, Ales-
sandria, Palermo, etc.
Var. extranea, Monts. Valve deformi molto spesse, detrite,
poco riconoscibili. Rabat-Marocco.
Var. balanorum, Monts. Nei massi di Balani a Napoli. Gre-
garia, deformata, spessa, interno a zone plumbee e giallo d’ uovo.
Var. peduncrassa, cimbina, navicella, prostrema, De Greg.
tutte forme di Palermo, e var. subrectangularis, saggittaeformis,
19 MONTEROSATO
vulsellaeformis, biexpansa, anomala, De Greg. di Sardegna,
se non erro, son tutte forme individuali.
0. crustacea, Monts. e depressiformis, in schedis. È un tipo
comune affissato ai cavafondi del porto di Palermo, piana, senza
pieghe laterali, a chiazze irregolari bianche su fondo seppia o a
raggi interrotti; valva inferiore tutta aderente come nell’ 0. depressa,
Ph., interno bianco calcinato. (Tav. IV, fig. 6).
| Var. opercularis, Monts. Valva inferiore affissata a varil
corpi marini e conchiglie; la superiore liscia poco colorata o a
raggi come nella figura, a forma di opercolo cioè un po’ immersa.
Interno sbiadito. Rassomiglia alla var. mimetica per la colorazione.
Viareggio, abbondante sulla spiaggia (Del Prete). (Tav. IV,
fig. 7).
Pycnodonta, FiscH. DE VALD. 1835.
L’ Ostrea cochlear appartiene al genere Pycnodonta e dif-
ferisce dalle vere Ostreae per la sua forma a cucchiaio, per la
mancanza di sfoliazioni e per la cerniera. Il suo habitat è nella
zona coralligena e nei fondi fangosi, mentre tutte le altre Ostreae,
menzionate, ad eccezione della scaeva, sono littorali. La forma
storica è stata figurata da Poli ed è il punto di partenza per
classificare tutte le altre di questo genere. L’ 0. cochlear ha nella
sua irregolarità un insieme di caratteri, che la fanno riconoscere
a colpo d'occhio. Vive in famiglie e a gruppi e gl’ individui
formanti lo stesso gruppo sono piazzati uno opposto all’ altro.
P. cochlear, Poli (Ostrea) figurata. Med. e Adr. Foss, rarissimo
a Montepellegrino (').
Var. ex col. carnea, flavida, albida, ecc.
Var. ex forma: Monterosati, De Greg. - Boll. Malac. Ital.
1884, ex typo. Concava, allungata, violacea a zone scure interne.
Palermo.
Var. gregaria, Monts. A massi, affissata tenacemente. Palermo
nei fondi fangosi sulle pietre e sul carbon fossile rigettato dai
navigli.
Var. pinnicola, Monts. Sulla Pinna truncata, piana, albida,
(1) Nel deposito frigidiano di Ficarazzi abbonda una forma tutta propria e distinta
a tallone scoperto triangolare e sinuato nel suo centro da un solco, che chiamo:
P. frigida, (Tav. IV, fig. 2) e var. crepîdula, Monts. = var. naviculata, De Greg. 1883
da non confondere con vavicularis , Broce., nè con mavicula, Monts.
OSTREAE ED ANOMIAE DEL MEDITERRANEO 13
solida quando è adulta. Mar Tirreno, Algeria e nelle coste Atlan-
tiche della Francia.
Var. madreporica, Monts. Sulla Millepora aspera nei
fondi coralligeni di Lipari assieme alle Pedicularia. Bianca,
piccola, solida a forma di cucchiaio, non navicolare, a gruppi.
Anche Adriatica nelle coste di Dalmazia e a Prevesa.
P. navicula, Monts. — Nomencl. 1884 pag. 5. Sul corallo
assieme allo Spondylus Gussoni, incolore, alle volte la valva
inferiore investita dalle radici del corallo. Rassomiglia in piccolo
alla navicularis, Brocchi, fossile subappennino, ma assai più
piccola, tenue, mai libera. Fondi coralligeni di Sciacca, abbondante.
(nav Ivete, dl
P. floribunda, Monts. Specie nuova meravigliosa per la sua
abbondanza formante delle praterie a svariati colori, tra Palermo
ed Ustica da 50 a 60 metri di profondità, ottenuta nelle reti dei
pescatori. Nello stesso gruppo si vedono esemplari a colorazione
violacea, purpurea, fulva ed albida come nelle figure. È tanto
larga che lunga ed oltrepassa 8 cent. La sua tenuità allo stato
giovane -la rende trasparente. Non conosciuta di altre località.
(Tav. II, fig. 1, 2).
Var. digitata, Monts. Ad una o due espansioni digitiformi
laterali. Assieme al tipo. (Tav. III, fig. 3, 4).
P. laticardo, Monts. nov. Palermo, profondità. Il carattere
di questa specie consiste sopratutto nella spessezza delle due valve
superiore ed inferiore, mentre che nella cochlear la valva supe-
riore è così tenue e aderente da non lasciare che poco spazio al
mollusco e da non vedersi le impressioni muscolari, che nella
laticardo sono bene apparenti come nella figura (Tav. IV,
fig, 3, 4, 5).
Anomia, (L., 1767) 0. F. MULLER, 1776.
Questo nome è ora ristretto alle vere Anomiae, prima vi
erano compresi altri generi ed alcuni Brachiopodi. Le Anomiae
si distinguono più pel loro colorito e spessore, che per la forma.
Ogni colonia possiede questi due caratteri. La forma è soggetta
a conformarsi sul corpo cui aderisce e quindi non se ne può tener
conto. Le Anomiae che si adattano sul Pecten maximus del-
l'Atlantico sono regolarmente costate riproducendo le coste della
14 MONTEROSATO
valva opercolare e sempre nella stessa direzione da sopra in sotto.
Questa posizione ha la sua ragione perchè le piccole Anomiae,
dopo lo stato larvale, si fissano su Pecten appena nati e non
potrebbero trovar modo di occupare altro spazio. Se si fissassero
in altra posizione cioè da sotto in sopra il loro sviluppo non
potrebbe simultaneamente effettuarsi. Ordinariamente ogni Pecten
porta su di esso una sola Anomia. Se s'incontrano Pecten della
stessa località infestati da altri esemplari ed in posizione tran-
sversa, è segno che queste Anomiae sono nate e cresciute su
Pecten adulti. Lo stesso caso si verifica col P. Jacobaeus del
Mediterraneo. Un carattere che accompagna costantemente le Ano-
miae cresciute sul P. maximus è quello di essere incolori o per-
lacee al di fuori e argentate internamente. Gli esemplari cresciuti
sul P. Jacobaeus sono invece color d’ambra al di fuori e dorati
internamente.
A. ephippium, L. — Martel, Feuille des Jeunes Naturalistes
1901, pl. XIV, f. 1-6. (bene). Med. e Adr. Atl. Fossile di Monte
Pellegrino, Oreto, Sperlinga.
Var. cepa, L. Color di cipolla. Più Atlantica che Mediterranea.
Var. saxicola, Monts. Cresciuta su ciottoli. Diviene assai spessa
ed è verdastra internamente, colorazione dovuta al fondo algoide
dove stanno questi ciottoli. Il sopra è liscio e si rinvengono gruppi
di queste Anomiae una sovrapposta all'altra.
Var. argentaria, Monts. Sul Pecten maximus dell'Atlantico.
Figurata da Coen, loc. cit., t. V, f. 24, come adriatica.
Var. aurea, Monts. Sul Pecten Jacobaeus del Mediterraneo.
Queste due conformazioni rispondono probabilmente alla var.
costata degli autori.
Var. electrica, L. E VA. ephippium color d ambra.:
Dapertutto.
Var. cuprea, Monts. Di un bel color di rame. Dapertutto ma
piu nelle regioni meridionali del Mediterraneo.
Var. convexa, Aradas, figurata negli Atti dell’ Accademia
Gioenia, 1847. Cresciuta su conchiglie liscie e convesse ed è
tenue e colorata come |’ electrica. i
Var. polymorpha, Ph., figurata. Deforme. Med. e Adr.
Var. scabrella, Ph., figurata. Ruvida al disopra. Med. e Adr.
Var. striata, auct. Su grandi Pecten opercularis Med. e
Adr. e col. electrica.
OSTREAE ED ANOMIAE DEL MEDITERRANEO 15
Var. aspera, Ph., figurata. Riproduce le coste di alcune con-
chiglie ed ha il margine digitato. Med. e Adr.
Var. patellaris, (Lk.) B. D. D., figurata ma la figura ripro-
duce piuttosto una argentaria di forma transversa. Piana, orbi-
colare, liscia. Atl. — Francia.
Var. sanguinea, Monts. Sui pali di legno dei bagni a Napoli,
piccola di pochi mesi. Interno rosso di sangue. Forame assai largo.
Come forma si può attribuire alla polymorpha.
Var. squamula, L. Tenue, liscia piccola quanto una moneta
da due centesimi al massimo e pellucida. Si rinviene su conchiglie
piane in numerose colonie piuttosto profonda. Da non confondere
con la margaritacea, ch'è una specie di Monza. Med. e Adr. Atl.
Var. membranacea, Lk. — B. D. D. figurata. Med. e Adr.
Atl. E molti altri nomi indefinibili fra cui: hemisphaerica
Brusina e trochi, Dan. e Sand. di Dalmazia; radians, O. G. Costa
di Taranto (non A. radians, Conti, fossile di M. Mario, ch'è
una Monia), etc.
Operculella, Monts. nov. gen.?
È una Anomia senza cardine, forse per erosione, bianca,
tenue. Le due valve sono trattenute dai muscoli del mollusco.
0. operculata, Monts. nov. Medit. Atl. Vive sul Pecten oper-
cularis di cui riproduce la scultura. Non è mai più grande di un
unghia.
Monia, GRAY, 1849.
Somiglia all’Anoméa ma possiede due impressioni muscolari
invece di tre. La sua scultura è indipendente dal corpo su cui
aderisce.
M. patelliformis, L. (Anomia). La forma tipica ha coste
radiali molto forti ed irregolari dovute in parte al suo spessore ;
corrisponde alla pectiniformis di Poli. Tale forma è vivente nel
Mediterraneo, Adriatico e nell’ Atlantico. Fossile nei depositi di
Ficarazzi ove è abbondante ed a Monte Pellegrino ove è scarsa.
Var. striorbiculata, De Greg. 1883. Fossile di Ficarazzi.
Partecipa della patelliformis e della glauca.
Var. elegans, Ph., figurata =? plana, Dan. e Sand. Mostra
una superficie piana con raggi incipienti verso i bordi ed è più
16 MONTEROSATO
tenue del tipo patelliformis. Med. e Adr. nella zona coralligena
e fondi fangosi.
Var. pulchella, Aradas — Atti Acc. Gioenia 1847, figurata.
E ordinariamente piccola da 3 a 4 cent., a raggi tinti di minio
negli esemplari presi vivi, colorazione che poi sbiadisce. Assieme
al tipo, piuttosto profonda, mai littorale.
M. glauca, Monts. — Enum. e sinon. 1884, p. 3 — B. D. D.
ficurata = striata, Lovén (non Brocc.). Forma grande lenticolare,
piana, a scultura fina ed increspata e colorazione glauca, verdastra
verso l’apice. Valva inferiore molto tenue. Med. e Adr. sulle
Pinnae liscie ed altri corpi marini Anche Atl. e Nord-Atlantico.
Fossile di Ficarazzi.
M. margaritacea, Poli (Anomia), figurata. Forma piccola
ma solida relativamente, pellucida, incolore, liscia, da non confon-
dere con VA. squamula, ch'è più tenue e trasparente. Si trova
nell’ interno delle vecchie conchiglie, gregaria. Med. e Adr.
M. aculeata, Mull. (Anomia). Figurata nei trattati di Con-
chiologia Britannica. Nel Mediterraneo è più piccola e a squame
rilevato. Foss. Ficarazzi.
Var. Mediterranea, Monts. = aculeata, Biondi — Atti
Acc. Gioenia 1852, egregiamente figurata su esemplari Siciliani
di Aci-Trezza.
Var. profundicola, Monts. Piccolissima e quasi senza squame
nel mare profondo. Palermo.
CONTRIBUTO ALLO STUDIO DELLA FAUNA LIBICA
Prof. MARIO BEZZI
HETEROTROPUS TROTTERI,
NUOVA SPECIE DI DITTERO DELLA LIBIA.
Nella grande famiglia dei Bombilidi, già pur tanto varia di
strutture e di aspetti, il genere Heterotropus è piuttosto aber-
rante; per alcune particolarità esso si avvicina ai Terevidi, mentre
per altre ricorda gli Empididi del gruppo dei Noezini (Ibotini).
Tra i propri consanguinei, e per l’insolita colorazione, e per la
forma allungata del corpo, esso accenna ad una vaga parentela
coll’ altro strano genere Antonia, che ha pure un’ analoga
distribuzione geografica; ma quest’ ultimo, per la conformazione
del capo e degli occhi, appartiene a diversa sezione, ed è indub-
biamente un Lomaziino.
I rappresentanti del genere Heterotropus sembrano poi essere
rari oltremodo, poichè tinora di essi non risultano raccolti che
cinque esemplari, tutti provenienti dalle regioni centrali ed orientali
dell’Asia.
È quindi importante la cattura, fatta per parte del professore
A. Trotter, di un sesto individuo di questo genere; e se dalla sua
ultima escursione in Tripolitania egli ha riportato un solo dittero
che non fosse cecidogeno, maggior fortuna certo non poteva
incontrare nella scelta. La specie è nuova per la scienza, ed è la
prima forma di questo gruppo che si renda nota per la regione
mediterranea.
Il Loew, nell’istituire il genere Heserotropus nel 1873
(1, p. 182) ne mise in rilievo la posizione isolata, pur indicando
una presunta aftinità col genere Sud-Africano Apatomyza Wied.,
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (7 Dicembre 1915).
9
“
18 M. BEZZI
che appartiene ai Ftiriini. Dei pochi autori che in seguito trat-
tarono dell’ argomento, citati tutti più avanti nella bibliografia, il
Bigot (2, p. 334) colloca il nostro genere nel suo terzo gruppo,
B. b. 1., distinto per avere antenne contigue, preforca corta, non
più di 3 cellule posteriori e più di due sottomarginali. Non solo
in tal gruppo il gen. Heterotropus si trova perso in un guaz-
zabuglio di forme appartenenti alle più diverse serie naturali, ma
i caratteri di base non corrispondono affatto ai suoi propri. Nel
secondo volume del catalogo dei ditteri paleartici (3, p. 189) io,
avendo seguito la ripartizione dello Schiner, ho collocato il genere
nel gruppo assai vasto ed eterogeneo dei Bombiliini, presso a
quelle forme che ora costituiscono il gruppo dei Cirtosiini. Anche
il Verrall, nella sua opera monumentale sui Ditteri britannici
(5, p. 486 e 15 della Systematic List) lo lascia nello stesso
gruppo, ma lo colloca presso Phthiria; ed in ciò fu seguito dal
Kertész nel quinto volume del Catalogus Dipterorum (6, p. 116).
Il Brunetti non ne parla nella sua frammentaria enumerazione
dei Bombilidi del Turkestan e della Persia (8, p. 485).
Ma l’autore che più si occupò di questi rari ditteri è Teodoro
Becker, il miglior conoscitore e si può dire il monografo della
famiglia dei Bombilidi. Dapprincipio egli li misconobbe, e dai
caratteri aberranti fu tratto a considerare il primo esemplare che
gli si presentò (4, p. 60) come appartenente ad un nuovo genere
di Empididi Noezini che chiamò Malthacotricha, riportato come
tale anche nel volume sesto del Catalogus del Kertész (7, p. 14).
Ma poi, nella sua opera generale sulla classificazione della famiglia
(9, p. 481) ne riconobbe il vero essere, stabili la sinonimia con-
siderando la Malthacotricha glauca come specificamente diversa
dall’ Heterotropus albidipennis, e fondò per essi la particolare
tribù degli Eterotropini. In seguito (10, p. 586) potè osservare
anche la specie tipica del Loew, e stabilirne la peculiare struttura
degli occhi, che è unica fra i Bombilidi, e più simile a quella
propria di molti Noezini fra gli Empididi.
Nella mia opera generale sui Bombilidi della fauna etiopica,
ora in corso di preparazione, ho accettato la tribù degli Eterotropini,
finora composta dell’ unico genere Heterotropus, collocandola fra
i Cirtosiini e gli Ftiriini, e fissandone i caratteri nel modo seguente.
Corpo di piccole dimensioni, molto sottile ed allungato, di
colorazione generale giallognola variegata di nero e di bruno-
NUOVA SPECIE DI HETEROTROPUS 19
rossiccio, affatto sprovvisto di macrochete, nudo o con tenera e
breve pubescenza uguale. Capo trasversale, un po’ più largo del
torace, coll’ occipite non sviluppato, piatto, senza solco postverticale
e senza frangia. Occhi rotondeggianti, a margine posteriore intero,
uniti nel maschio, largamente separati nella femmina; nel maschio
sono inoltre nettamente divisi da una linea mediana orizzontale
in due campi, di cui il superiore ha le faccette molto più larghe
che non l’inferiore; nella femmina non vi è sensibile differenza
di grandezza nelle faccette, ma la linea di separazione è pur ben
distinta e collocata come nell’ altro sesso. Tubercolo ocellare grosso,
posto vicino al vertice, con tre grandi ocelli rotondi, in triangolo
equilatero. Antenne piuttosto lunghe, poste in contatto fra loro
alla base; i due primi articoli corti, quasi nudi, il terzo lungo,
terminato da breve stilo. Faccia corta, concava, nuda, coll’ orlo
boccale rilevato. Proboscide grossa, terminante con labelli gonfi
e spugnosi, più lunga del capo, diretta orizzontalmente. Palpi
piuttosto brevi, arcuati, uniarticolati. Protorace non sviluppato;
collo brevissimo; metapleure nude. Scudetto orlato posteriormente.
Squame con brevissima frangia di semplici peli. Addome allungato,
di 7 segmenti; ovopositore con corona di spine. Piedi semplici,
lunghi, sforniti di spine; tarsi allungati, colle unghie semplici e
coi pulvilli larghi. Ali più corte del corpo, sprovviste di uncino
basale e di pettine, con alula bene sviluppata, immacolate. Primo
nervo lungo; secondo diritto fino all’apice, nascente ad angolo
acuto presso la base, preforca corta; terzo biforcato, colla forca
stretta. Due cellule sottomarginali e quattro posteriori, di cui la
prima largamente aperta, e la seconda e la terza assai brevi.
Prima cella basale più lunga della prima posteriore e piuttosto
larga; seconda cella basale più stretta della prima e molto più
della discoidale, che è assai allargata all’infuori, essendo poco
prima dell’apice quasi tre volte più larga che alla base. La cella
discoidale è simmetrica all’ estremità e portata molto presso il
margine posteriore dell'ala; per conseguenza la terza cellula
posteriore è molto più corta della quarta. Cella anale chiusa
all’ apice, e di solito fornita di un breve peduncolo. Lobo ascellare
corto e largo, colla vena ambiente completa.
Nulla si conosce ancora sulla metamorfosi e sulle abitudini di
questa importante tribù.
Le specie note e la nuova si possono distinguere coll’aiuto
90 M. BEZZI
della seguente tabella, tenendo conto che per le due prime ho
dovuto attenermi alle descrizioni e figure degli autori.
1 (4). Primo articolo delle antenne assai corto, non piu lungo
del secondo; terzo articolo o interamente giallo o nero solo
verso l'apice. Tibie posteriori gialle all’ estremità.
2 (3). Proboscide gialla; tubercolo ocellare giallo; terzo articolo
delle antenne interamente giallo, col solo stilo nero. Addome
sfornito di fascie nere trasversali. Piedi interamente gialli,
cogli articoli tarsali neri all'apice, l’ultimo nero del tutto.
Nel maschio il torace è grigio sul dorso, con tre striscie
longitudinali nere o bruno-rossiccie; le pleure sono in
massima parte gialle con fascia bruna; lo scudetto è nero
lungo |’ orlo posteriore. Nella femmina il torace, le pleure
e lo scudetto sono interamente gialli. Statura maggiore
(5-6 mm.) albidipennis Loew.
3 (2). Proboscide nera; tubercolo ocellare nero; terzo articolo
delle antenne nero all’estremità. Addome con larghe fascie
nere trasversali alla base di ogni segmento. Femori posteriori
quasi del tutto neri. Nel maschio il torace sul dorso è
verdognolo, con tre larghe strisce nere longitudinali; le
pleure sono in massima parte nere, con una macchia gialla
avanti la radice delle ali; lo scudetto è interamente giallo.
La femmina è ignota. Statura minore (4,5 mm.)
glaucus Becker.
4 (1). Primo articolo delle antenne abbastanza allungato, distin-
tamente più lungo del secondo; terzo interamente nero;
proboscide nera; tubercolo ocellare giallo. Addome con piccole
macchie basali nere centrali sui segmenti intermedii. Piedi
gialli, colle tibie posteriori nere internamente all'apice;
tarsi coi due ultimi articoli completamente neri. Il maschio
è ignoto Nella femmina il torace è giallo sul dorso, con
tre striscie longitudinali nere o rossiccie; le pleure sono
interamente gialle, con piccola macchia nera fra le anche
posteriori; lo scudetto è giallo. Trotteri n. sp.
1. Heterotropus albidipennis 79.
1873, Loew, 1, p. 180, n. 108.
1913, Becker, 10, p. 586, n. 125.
NUOVA SPECIE DI HETEROTROPUS 24
1g e 2 £ raccolti da Fedtschenko, nei primi giorni del
maggio, a Usunata ed a Karak, nel Turkestan.
1 gf raccolto da Zarudny, 18-20 agosto 1898, nel Belud-
cistan persiano, fra Dech-i-Pabid e Chasyk.
2. Heterotropus glaucus <’.
1907, Becker, 4, p. 313, n.135, tav. II, fig. 18 (Malthacotricha).
1913, Becker, 9, p. 482, fig. 25.
1 g raccolto da Roborowski, 21-25 agosto 1895, nel
Gaschun-Gobi del Turkestan cinese orientale, firme Bugas al
sud di Hami e a sud est di Thian-Schan.
3. Heterotropus Trotteri 9.
1 © raccolta dal prof. Alessandro Trotter, alla metà di
aprile 1914, in Tripolitania, sull’altipiano di Jefren presso
Gualise. Sono lieto di chiamare questo interessantissimo insetto
dal nome dell’esimio Professore, a cui anche l’entomologia
libica va debitrice di così notevoli scoperte.
Heterotropus Trotteri n. sp. 9
Pallide luteus, nitidiusculus, albopuberulus; antennarum
articulis duobus primis luteis, primo sesquilongiore secundo,
tertio longissimo lineari toto nigro; proboscide, pleurarum
macula parva infera, segmentorum abdominalium maculis
parvis basalibus, tibiarum posticarum apice et tarsorum
articulis duobus ultimis nigris; thoracis dorso vittis tribus
longitudinalibus rufescentibus, intermedia tamen in medio
late nigra, ornato; alis ex albido (DUC: immaculatis,
nervis pallide lutescentibus.
Long. corp. mm. 6; long. alae mm. 4,5.
Typus in collectione auctoris.
Capo trasversale, alquanto più largo del torace, interamente
giallo, quasi nudo. Occipite piatto, assai poco sporgente, con
tenue e corta peluria bianchiccia e qualche pelo un po’ più lungo
e scuro presso il vertice, dietro al triangolo ocellare. Occhi quasi
rotondi, nudi, col margine posteriore affatto intero; le faccette
della metà superiore sono appena un po’ più grandi di quelle
della metà inferiore, ma se ne distinguono bene perchè sono di
colore più oscuro e nettamente separate da una linea orizzontale.
Tubercolo ocellare convesso, assai largo, poco sporgente, giallo,
99 M. BEZZI
con tre ocelli rotondi, assai grandi, marginati di nero. La fronte
é molto larga, più larga di un occhio guardandola dall’ alto; al
vertice essa passa gradatamente nell’occipite, senza linea divisoria;
è convessa ed alquanto prominente; i suoi lati vanno appena un
po’ allargandosi sul davanti, dove immediatamente sopra le antenne
é alquanto più sporgente, più lucida e di colore più carico; essa
presenta solo qualche rado e breve pelo chiaro lungo la linea
mediana e sui lati. La faccia è piuttosto corta e va leggermente
allargandosi verso il basso; è concava nel mezzo, notevolmente
sporgente all’orlo della bocca, nuda; le guancie ed il peristoma
sono larghi, quest’ ultimo è separato dalle prime per mezzo di un
solco profondo ed è munito lungo il margine orale di una fila di
teneri peli bianchi e lunghetti. Mento breve, con corti peli bianchi;
cavità boccale abbastanza larga e piuttosto prolungata all’ indietro.
Antenne inserite sopra la metà degli occhi, in contatto fra di
loro alla base, un po’ più lunghe del capo; i due primi articoli
sono gialli, rigonfi, pressochè nudi, con qualche scarso e corto
pelo bianco; il primo è lungo un po’ meno che una volta e mezza
il secondo; il terzo è fortemente compresso, lineare, lungo circa
il doppio dei due primi presi assieme, di color nero intenso nella
metà apicale, nero ma volgente al bruno rossiccio in quella basale;
stilo terminale nero, largo alla base, aguzzo all’apice, lungo un
po’ meno del secondo articolo dell’ antenna.
Proboscide nera, grossa, coi labelli terminali rigonfi e larghi,
di color bruno giallastro; essa è più lunga del capo, diretta
orizzontalmente in avanti, e sporge per una lunghezza uguale
all’incirca a quella delle antenne. Palpi composti di un solo articolo,
brevi, gialli, ricurvi in alto e con qualche peluzzo bianco.
Torace robusto, rettangolare, convesso, fornito sul dorso di una
pubescenza bianco-gialliccia abbastanza lunga e densa; calli omerali
triangolari, assai sporgenti, concolori; calli postalari semilunari,
rilevati, concolori; nessuna depressione avanti lo scudetto; sutura
semicircolare, ben marcata, estesa fino al margine interno delle
striscie esterne. Il dorso è giallo, ornato di tre striscie longitudinali
parallele piuttosto larghe; quella mediana è completa sul davanti,
cominciando proprio al cercine protoracale e continuando uguale
fin oltre la sutura, poco dopo la quale si assottiglia, terminando
a punta assai prima dello scudetto; essa è di color nero, lucente
sul davanti, opaca nel resto, ed è marginata di rosso-bruno, come
NUOVA SPECIE DI HETEROTROPUS 93
pure di tal colore é la punta in cui termina. Le due strisce late-
rali sono di color rosso bruno, cominciano dopo i calli omerali,
hanno un intaglio laterale esterno subito dopo la sutura e
terminano a punta un po’ avanti lo scudetto, ma molto più oltre
la fine di quella mediana. Linea notopleurale ben rilevata, ma
non diversa di colore. Pleure interamente gialle, un po’ più lucenti
del dorso nelle parti più salienti, nude, con radi peli giallognoli,
eretti, sulle mesopleure; metapleure nude; sternopleure nude,
passanti al rossiccio, e poi al bruno nero sul petto; una macchia
ovale, di color nero intenso, spicca fra le due ultime paia di anche.
Scudetto convesso, semicircolare, con orlatura premarginale
bene scolpita, tutto giallo, alquanto lucente, con peli eretti gial-
lognoli abbastanza lunghi; nella parte inferiore biancheggiante.
Il mesoframma è nero lucente, glabro. Le squame sono di un
colore bianchiccio lurido, con corti e scarsi peli bianchi sull'orlo.
Bilancieri col gambo giallognolo e la clava notevolmente ingros-
sata, di color bianco-cereo.
Addome allungato, subconico, piuttosto ottuso all'apice. Esso
è tutto giallo, abbastanza lucente; i singoli segmenti sono più
chiari ed alquanto verdognoli nella parte mediana (dove presen-
tano dei minuti solchi irregolari paralleli trasversali), ma il colore
è più carico alla base e lungo l'orlo posteriore, nel quale però
la linea suturale è bianco-cenerina. Il secondo segmento presenta
alla base nel mezzo una macchia nera semicircolare accompagnata
da un’altra simile da ciascun lato, formando così una fascia
basale completa, che non raggiunge però il margine laterale; il
terzo, il quarto ed il quinto segmento presentano ciascuno una
macchia nera basale analoga, ma senza le laterali; queste macchie
vanno diventando sempre più piccole e rimangono in parte nascoste
sotto l'orlo del precedente segmento; il sesto ed il settimo non
ne hanno. L’addome è fornito solo di brevissimi peli pallidi poco
distinti, anche sui lati; solo il primo segmento, che è piuttosto
largo ed interamente giallo, ha un ciuffo di peli bianchi piuttosto
lunghi da ciascun lato. Ovopositore breve ed ingrossato, ottuso,
giallo, con peli bianchicci, ed a quanto sembra con corona infe-
riore di spine diritte di color giallo oscuro. Ventre interamente
giallo, coll’ orlo posteriore dei segmenti grigio-biancastro, pressochè
nudo; il settimo od ultimo sternite è compresso e sporge a guisa
di una carena terminante in una breve punta aguzza.
oh M. BEZZI
Piedi piuttosto lunghi, robusti, interamente sprovvisti di spine,
coperti di una pubescenza bianchiccia, lunghetta, uguale, più svi-
luppata sulle tibie dell'ultimo paio, più ridotta su tutti i tarsi.
Essi sono di color giallo pallido; le anche del primo paio sono
rigonfie e volgenti al rossiccio; tutti i trocanteri hanno una
piccola macchiolina nera al disotto; le tibie dell’ ultimo paio hanno
l'estremità distintamente ingrossata e nereggiante sul lato interno
I tarsi hanno il primo articolo infoscato all’apice, il secondo ed
il terzo abbastanza largamente neri all’estremità; il quarto ed
il quinto interamente neri; le unghie sono semplici, nere, forti,
acute; 1 pulvilli sono larghi, rotondi, lunghi circa come le unghie,
di color grigiastro oscuro. I tarsi sono lunghi all’incirca come le
tibie, ed in ognuno di essi il pretarso è un po’ più lungo dei
due seguenti articoli presi assieme.
Ali molto più corte del corpo e piuttosto strette; esse non
presentano traccia alla base nè di uncino nè di pettine; l’alula
è bene sviluppata, non molto lunga, arrotondata esteriormente,
con qualche rado e breve pelo bianchiccio sul margine. Esse sono
interamente ialine, immacolate, suffuse di una leggera tinta
bianchiccia; i nervi sono tutti gialli, il primo un po’ più intensa-
mente, gli altri molto pallidi. La disposizione delle nervature è
tipica pel genere, e corrisponde alla fig. 18 della tav. seconda in
Becker 4. Il ramo superiore del terzo nervo nasce ad angolo più
acuto, e la seconda cellula sottomarginale ha perciò la forma di
un perfetto triangolo isoscele; il segmento del quarto nervo posto
fra il piccolo trasversale e quello apicale della cellula discoidale
è più corto, essendo lungo solo come una volta e mezzo il piccolo;
il peduncolo della cellula anale è ancora più breve.
10.
NS)
DE
NUOVA SPECIE DI HETEROTROPUS
BIBLIOGRAFIA
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Becker Th. Persische Dipteren von den Expeditionen des
Herr N. Zarudny 1898 und 1901. (Ann. Mus. Zool. Acad.
imp. Sci., XVII, p. 503-654, 8 fig., 3 tav.). St.- Petersburg
1913.
Viaggio Di Leonarpo Fra NELL'AFRICA OccIDENTALE
CHRYSIDIDAE
PER GIACOMO MANTERO
Le ricchissime collezioni zoologiche radunate dal rimpianto
naturalista-viaggiatore Leonardo Fea durante le sue esplorazioni
in Birmania e nell’Africa occidentale figurano tra le piu preziose
possedute dal Museo Civico di Genova. Purtroppo il povero Fea
pago colla vita la sua passione pei viaggi zoologici.
Formano oggetto della presente nota i Crisididi da lui riportati
dall’Africa occidentale. Sebbene il numero delle specie sia piuttosto
esiguo ed una sola nuova, non ne mancano di assai interessanti,
particolarmente dal lato corologico.
Nella identificazione delle specie incontrai molte difficoltà e
non le avrei certo superate senza l’aiuto prestatomi, coll’ abituale
cortesia, dal valente specialista Sig. R. du Buysson, al quale
rinnovo i miei sentiti ringraziamenti.
l. Notozus Deecorsei Buyss. gd
Revue d’Entom., XXIII, 1904, p. 253, 9.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899.
Comunicai l’unico esemplare, con etichetta. N. Decorsei
Buyss. ?, al du Buysson, il quale mi scrisse che gli sembra
essere il g del N. Decorsei. Egli vi
ha trovate le seguenti differenze di \
carattere sessuale, analoghe a quelle
presentate dagli altri Notozus :
Terzo articolo delle antenne piu set Nuno ieee
corto. Punteggiatura generale molto Buyss. g?. Contorno della
più grossa e specialmente sull’addome, i oo
di cui i tergiti 1.° e 2.° nel Decorsei 9 sono finamente punteggiati.
CHRYSIDIDAE 7
La piattaforma apicale del 3.° tergite addominale è quasi circolare
nella 9 e i lati dello stesso tergite sono più profondamente sinuati
presso la piattaforma apicale. Do la figura del contorno della
piattaforma apicale del g di Bolama (fig. 1). La lunghezza del
corpo è di circa 3 millim. nel mio esemplare. Il du Buysson
indica 5 per la 9.
Il tipo della specie fu catturato nell'Africa centrale (territorio
del Tchad, Kousri).
2. Holophris coriaceus DAHLB.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899.
Una 9 ed un gd. Il margine apicale del terzo tergite addo-
minale è intero nell’esemplare co’, con un intaglio poco profondo
subtriangolare nell’ esemplare 9.
Abita quasi tutta l'Africa.
3. Hedychrum caelestinum SPIN.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899. Una 9 e due gd.
Il Museo Civico di Genova possiede inoltre alcuni esemplari
dell’ Eritrea (Cheren, 1894, F. Derchi. - Cheren, V 1900,
Dr. P. Magretti. - Adi Caié, VII 1902, Dr. A. Andreini. - Adi
Ugri, VI 1901, Dr. A. Andreini).
Diffuso in Africa, dall’ Egitto al Capo di Buona Speranza.
. 4. Hedychrum Bouyssoui Buyss.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899. Un © determinato
dal du Buysson.
Il Museo Civico di Genova possiede due altri esemplari del-
l’Eritrea (Allatò Sabarguma, 17 II 1900, Dr. P. Magretti).
La specie fu descritta del Congo francese (Libreville).
5. Euchroeus amabilis Mocs.
Monograph. Chrysidid., p. 509, n. 714, Qo’.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899. Tre 9 e tre gf.
Il Museo Civico di Genova possiede inoltre una Q ed un gf
98 G. MANTERO
dell’ Eritrea (Adi Ugri, VI 1901, Dr. A. Andreini) ed un gf? di
Obock (race. Maindron).
Il du Buysson ritiene questo Huchroeus come una semplice
variazione di candens Dahlb., ma non mi sembra che ciò sia bene
accertato.
6. Chrysis brevigena Mocs.
Guinea portoghese: Farim, IV-V 1899. Una ©, così deter-
minata dal du Buysson, il quale m’informa che il Museo di Parigi
possiede una 9 di Harrar. E specie rara.
7. Chrysis fraterna Mocs.
Guinea portoghese: Bolama, XII 1899. Una 9.
Congo francese: Nkogò, XII 1902. Una 9.
Is. Fernando Poo: Musola, 500-800 m. s./m., IM 1902.
Quattro esemplari.
Specie molto sparsa in Africa: si trova fino al Capo di Buona
Speranza.
8. Chrysis aerata Mocs.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899. Una Q determinata
dal du Buysson.
9. Chrysis lyncea FABR.
Isole del Capo Verde: S. Thiago, Orgaos Grandes, III 1898,
(una 9 catturata in casa); IV-V 1898. Numerosi esemplari.
Guinea portoghese: Rio Cassine, XII 1899-IV 1900; Bissau,
III 1899; Bolama, VEXII 1898; Farim, IV-V 1899. Cinque
esemplari.
Congo francese: Fernand Vaz, IX-X 1902. Due esemplari.
Is. Fernando Poo: Musola, 500-800 m. s./m., IIL 1902; Punta
Frailes, X-XI 1901. Cinque esemplari.
Is. S. Thomè: città, XI 1900. Un esemplare.
Is. S. Thomè: Ribeira Palma, VI-VII 1900. Numerosi esem-
plari. Ribeira Palma, 0-300 m. s./m., IX 1900. Numerosi esem-
plari. Is. S. Thomé: Agua-Izé, 400-600 m. s./m., XII 1900. Un
esemplare. :
CHRYSIDIDAE 29
Is. Principe: Roca Infante d. Henrique, 200-300 m. s./m.,
II 1901; 100-300 m. s./m., HI 1901. Due esemplari. Parecchi
esemplari della stessa località (senza indicazione di altitudine)
raccolti in aprile ed uno in maggio 1901.
Il Museo Civico di Genova ha ricevuto recentemente questa
specie dal Congo belga: Kasai (Ing. A. Crida).
10. Chrysis heliophila Mocs.
Isole del Capo Verde: S. Thiago Praia, II 1898. Una 9 viene
riferita dal du Buysson a questa rarissima specie, che fu descritta
dell’ Africa orientale germanica (Ukamiberge).
1]. Chrysis rimata Buyss.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899. Una 9 di questa
rara specie determinata dal du Buysson, descritta del Congo.
Un’ altra 9 dell’ Eritrea (Cheren 1894, F. Derchi) mi sembra
riferibile alla stessa specie: presenta la punteggiatura più profonda
dell'esemplare di Bolama. Entrambi hanno la stessa lunghezza
(millim. 9-10).
Le zampe sono un poco punteggiate; fortemente e grossola-
namente sulla faccia esterna dei femori anteriori, presso a poco
come nella Chrysis stilboides Spin.
12. Chrysis subordinata Buyss.
Guinea portoghese: Rio Cassine, XII 1899-IV 1900. Una 9.
Is. Fernando Poo: Musola, 500-800 m. s./m., III 1902. Quattro
esemplari, uno dei quali fu determinato dal du Buysson.
Il Museo Civico di Genova possiede pure una Q del Congo
belga: Kasai, 1913 (Ing. A. Crida).
13. Chrysis ordinata Buyss.
Is. Fernando Poo: Musola, 500-800 m. s./m., III 1902. Una
© determinata dal du Buysson.
La specie fu descritta del Congo francese.
30 G. MANTERO
14. Chrysis Pandianii mihi, n. sp.
Q. Mediocris, sat robusta, parallela, viridi-cyanea,
abdomine tergite tertio cyaneo, macula ad stemmata nigro-
violacea, mesonoti lobo medio (margine antico excepto)
nigro-violaceo; pilositate albo-cinerea. Capite pronoto parum
latiore, vertice punctato-reticulato, clypeo antice leviter
emarginato, genis antennarum articulo quarto aequilongis,
antennis cano-puberulis, articulis duobus primis viridibus,
caeteris nigris, articulo secundo tertio fere duplo, tertio
secundo breviore, cavitate faciali lata, albo-pilosa, subtiliter
coriaceo-punctulata, dimidio superiore longitudinaliter cana-
liculata, superne acute transversim carinata, carina flexuosa,
margine ramulum abbreviatum utrinque prope oculos com-
positos emittente, aliis ramulis, stemma anticum inclu-
dentibus aream formantibus; pronoto transverse rectangulo,
antice leviter angustato et dimidio impresso, capite parum
breviore, pronoto mesonotoque punctato-reticulato, sculptura
e punctis crassis, interstitiis subtiliter punctulatis; scutello
postscutelloque valde crasse punctato-reticulatis, postscutello
convexo, mesopleuris punctato-reticulatis, acute marginatis,
dentibus posticolateralibus robustis, acutis; abdomine sine
carina mediana, tergite primo ad basim trifossulato, punctis
crassis (praecipue dimidio basali), interstitiis subtiliter
punctulato, tergite secundo punctis simplicibus, subtilibus sed
densioribus, angulis posticolateralibus rectis, tergite tertio
sculptura simili, medio transverse impresso, supra seriem
anteapicalem leviter incrassato et medio levissime obsolete
impresso, serie anteapicali fo-
veolis circiter 16, distinctis,
mediocribus, profundis, late-
ralibus minoribus, margine
apicale sublaeve, dentibus sex
arcuatim dispositis , duobus Fig. 2. Chrysis Pandianiù Q. Margine
obtusis lateralibus, quatuor apicale del 3.0 tergite addominale.
È È 5 Li (Sono omesse le foveole).
acutis apicalibus, subaequali-
bus (fig. 2), inter dentes parum profunde emarginato ;
ventre viride; pedibus viridibus subauratis, genis tarsisque
CHRYSIDIDAE 31
subtestaceis; alis infuscatis, venis fuscis, cellula radiali
fere completa, tegulis virescenti-cyaneis.
Long. corp. § millim.
Patria: Guinea lusitanica: Bolama, VI-XII 1899.
Due esemplari.
Dedico questa specie alla memoria del Prof. Arturo Pandiani,
impareggiabile amico, non mai abbastanza compianto.
15. Stilbum cyanurum Forsr.
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1899. Numerosi esemplari.
Guinea portoghese: Farim, IV-V 1899. Un esemplare. Guinea
portoghese: Bissau, XII 1898-III 1899. Due esemplari, di cui uno
piccolissimo (lunghezza del corpo millim. 7). Un altro esemplare
delle medesime dimensioni fu catturato a Bolama.
Congo francese: Fernand-Vaz, IX-X 1902. Un esemplare.
Is. Fernando Poo: Punta Frailes, X-XI 1901. Cinque esemplari.
Is. Fernando Poo: Basilé, 400-600 m. s./m., VIII-IX 1901.
Un esemplare.
Is. S. Thomè: Ribeira Palma, VI-VIII 1900. Cinque esemplari.
Fra gli esemplari sopra citati, alcuni segnano il passaggio alla
seguente varietà.
Var. amethystinum FABR..
Presentano la caratteristica colorazione azzurro-ametista intensa
sedici esemplari raccolti nelle seguenti isole dell'Arcipelago del
Capo Verde: S. Thiago: Praia, II 1898.
S. Thiago: Orgaos Grandes, II 1898. Boa Vista, II 1898.
S. Nicolau, 0-400 m. s./m., X 1898. S. Nicolau: Preguica,
DE139S:
Guinea portoghese: Bolama, VI-XII 1898. Tre esemplari con
colorazione azzurra un po’ meno intensa.
Uno solo degli esemplari dell'Arcipelago del Capo Verde
(S. Thiago: Orgaos Grandes, V 1898) segna il passaggio alla
colorazione del tipo.
G. MANTERO
ADDENDA.
Chrysis Griffinii mihi, nom. nov.
1
= Chrysis (Tetrachrysis) SION Mocs. 1914, nec
aureomaculata Dahlb. 1854. Moe
Anche la specie di Dahlbom spetta alla hu delle 7° sul
chrysis. i
Ho ribattezzato la specie di Mocsary col nome dell’ illustre
zoologo Prof. Achille Griffini, mio ottimo amico.
a
n
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bi
«
{ SN
{)
BLE Sy, le bese), SC LAS
XLII (3)
RICORDO DI MASSIMILIANO SPINOLA
Wes Stes un eminente scienziato, chiaro
per applauditi, e splendidi, e classici
lavori entomologici, ed a cui non pose
la città superba nè pietra, nè parola.
DE NoTARIS (Comment. Soc. Crittog.
ITA eps) 343):
A breve distanza da Novi Ligure, in posizione ridente e
dominato dal castello degli Spinola, trovasi il paese di Tassarolo.
In quel castello visse un naturalista eminente, il Marchese
Massimiliano Spinola, Conte di Tassarolo. Le opere da lui pubblicate
gli acquistarono fama mondiale, ma la memoria del sommo
entomologo è quasi svanita presso i suoi concittadini.
(1) Le memorie precedentemente pubblicate sotto questo titolo sono le seguenti:
I. G. DorIA. — I Chirotteri trovati finora in Liguria (questi Annali. Vol. XXIV,
1887).
II. C. PARONA. — Vermi parassiti in animali della Liguria (ibid.).
Ill. R. GesTRO. — Gli Anophthalmus trovati finora in Liguria (ibid.). Con
appendice di Latzel.
IV. A. GRUBER. — Enumerazione dei Protozoi raccolti nel porto di Genova (ibid.
XXV, 1888).
V. P. M. FERRARI. — Psillide raccolte in Liguria (ibid. XXVI, 1888).
VI. C. PARONA. — Collembola e Tisanuri finora riscontrate in Liguria. Gon 2
tavole (ibid.).
VII. S. SQuINABOL. — Cenno preliminare sulla flora fossile di Santa Giustina
(ibid. XXVII, 1889).
VIII. C. PARONA e A. PERUGIA. — Di alcuni Trematodi ectoparassiti di pesci
marini (ibid.).
IX. A. Issou. — Dei fossili recentemente raccolti nella caverna delle Fate (Finalese).
(ibid. XXIX, 1889).
X. D. CARAZZI. — La Grotta dei Colombi all’isola Palmaria (con una tav.) (ibid.
XXIX, 1890).
XI. R. J. Pocock. — Contributions to our knowledge of the Chilopoda of Liguria
(ibid.).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (10 Dicembre 1945). 3
( vol 47)
34 R. GESTRO
È nel 1806 che comparve il primo” volume del suo libro
« Insectorum Liguriae species novae aut rariores » e fino al 1854
egli continuò i suoi classici lavori; colpito poi da infermità degli
occhi fu costretto ad abbandonare per sempre gli studii prediletti.
XII. A. IsseL. — Il Calcifiro fossilifero di Rovegno in Val di Trebbia (con 2 tav.)
(ibid.).
XII. T. SALVADORI. — Il Cypselus affinis in Liguria (ibid.).
XIV. C. PARONA e A. PERUGIA. — Contribuzione per una monografia del genere
Microcotyle (con 3 tav.) (ibid. XXX, 41890).
XV. R. J. Pocock. — Description of a new species of Polydesmus from Liguria
(ibid.).
XVI. A. DopERO. — Nota sul genere Trogaster, Sharp. (ibid. XXX, 1894).
XVII. C. PARONA e A. PEURGIA. — Note sopra Trematodi ectoparassiti (con 2 tav.)
(ibid. XXXII, 1892).
XVIII. G. CAPELLINI. — Il Barone Luigi d’ Isengard e la sua storia del golfo della
Spezia (ibid.).
XIX. P. M. FERRARI. — Elenco dei Rincoti Ligustici (Emitteri e Cicadarii) finora
osservati (ibid.).
XX. G. CAPELLINI. — Gerolamo Guidoni di Vernazza e le sue scoperte geologiche
in Liguria e in Toscana (con ritratto) (ibid.).
XXI. R. J. Pocock. — Contributions of our knowledge of the Diplopoda of Liguria.
(ibid. XXXIV, 1894).
XXII. F. SILVESTRI. — Diagnosi di nuove specie di Miriapodi cavernicoli (ibid).
XXIII. R. GESTRO. — Nuove osservazioni sugli Anophthaimus. (ibid. XXXVI, 1896).
XXIV. E. Simon. — Notes sur quelques Chernetes de Ligurie. (ibid.).
XXV. M. BARATTA. — Il terremoto della riviera ligure occidentale del 16 Ottobre
1896 (ibid. XXXVII, 1897).
XXVI. A. PERUGIA. — Di alcuni pesci nuovi pel Golfo di Genova. (ibid. XXXVIII,
1897).
XXVII. O. PENZIG. — Florae Ligusticae synopsis. (ibid.).
XXVIII. F. SILVESTRI. — Descrizione di un nuovo Isopodo delle caverne liguri.
(ibid.).
XXIX. R. GESTRO. — Due nuovi Anoftalmi. (ibid. XXXIX, 1898).
XXX. G. MANTERO. — Materiali per un catalogo degli Imenotteri liguri. Parte I.
Formicidi (ibid.).
XXXI. G. MANTERO. Materiali per un catalogo degli Imenotteri liguri. Parte II.
Crisidi e Mutillidi. (ibid. XL, 1899).
XXXII. A. DoDERO. — Nuovo Leptotyphlus del Genovesato. (ibid. XL, 1900).
XXXIII. G. MANTERO. — Materiali per un Catalogo degli Imenotteri liguri. Parte
III. Braconidi. (ibid. XLI, 1904).
XXXIV. F. SILVESTRI. — Intorno ad una nuova famiglia di Diplopoda Glomeroidea
trovata in Liguria (ibid.).
XXXV. V. ARIOLA. — Pesci nuovi o rari per il Golfo di Genova. (ibid.).
XXXVI. L. COGNETTI DE MARTIIS. — Lombrichi liguri del Museo Civico di Genova.
(ibid. XLII, 1906).
XXXVII. G. MANTERO. — Materiali per un Catalogo degli Imenotteri liguri.
Parte IV. Cinipidi. (ibid.).
XXXVIII. P. XAMBEU. — Description de la larve de Sphodropsis Ghilianii, Schaum.
(ibid. XLIII, 1907).
XXXIX. A. BEGUINOT. — La vegetazione delle isole Liguri di Gallinaria, Bergeggi,
» Palmaria, Tino e Tinetto. (ibid.).
XL. G. MANTERO. — Materiali per un Catalogo degli Imenotteri liguri. Parte V.
£ ‘pplemento ai Formicidi, Crisidi, Mutillidi, Braconidi e Cinipidi. ibid. XLIV, 1908).
XLI. A. PELLOUX. — Nota preliminare sulla brucite, idromagnesite ed altri
n nerali della miniera di Monte Ramazzo presso Borzoli. (ibid. XLVI, 1913).
RES LIGUSTICAE 35
La Gazzetta di Genova del 17 Novembre 1857 scrive:
« Colpito d’apoplessia spirava ieri l’altro in Tassarolo, presso
Novi, l'illustre cultore delle scienze naturali, il Marchese Mas-
similiano Spinola, nell’eta di 78 anni. L’ottimo patrizio, scrive
il Corriere Mercantile, colpito da qualche anno da cecità, volle
esperimentare l'operazione della cataratta che sostenne coraggio-
samente sotto l’ esperta mano di un valentissimo nostro operatore,
ma un giorno dopo moriva repentinamente fra le braccia dei suoi
figli. La scienza perde nel Marchese Spinola uno dei suoi più
benemeriti e dotti cultori, Genova uno dei suoi ornamenti, e il
patriziato uno dei pochi che l’onoravano coll’ ingegno, cogli studii
e con una nobiltà di carattere che gli conciliò la stima e l’amore
di tutti ».
Ecco quel poco che si disse di lui in uno dei fogli cittadini di
quell’epoca. Ne ho cercato una notizia biografica in uno dei
giornali di Entomologia, cioè di quella scienza in cui egli si era
creato un nome tanto illustre e ho trovato soltanto che nella
seduta del 25 Novembre 1857 della Società Entomologica di
Francia, di cui egli era membro onorario, fu comunicata la
notizia della sua morte e venne incaricato il Dott. Sichel di pre-
parare una nota intorno alla sua vita ed ai suoi lavori, da pub-
blicarsi negli Annali della Società (*). Il Dott. Sichel, suo valente
collega in Imenotterologia, avrebbe meglio di ogni altro parlato
con competenza di lui e delle sue opere; ma pare che non abbia
potuto adempiere a questo mandato, come risulta da ricerche
accurate fatte in proposito da me nelle pubblicazioni di quella
Società.
Unico cenno biografico di Massimiliano Spinola è quello pub-
blicato nel 1860 dal Bibliotecario Civico Agostino Olivieri in un
volume assai interessante che ha per titolo « Monete e medaglie
degli Spinola » (?) e che riproduco qui integralmente.
« Senza accrescere di soverchio quest’elenco degli Spinola,
che vennero in fama di dotti e letterati nei secoli trascorsi, piacemi
(1) « M. Reiche annonce la mort d’un de nos membre honoraires, M. le Marquis
Maximilien Spinola, décédé a Novi, le 12 Novembre 1857. M. le docteur Sichel est
chargé par la Société de donner pour les Annales une notice sur la vie et les travaux
de M. Spinola ». (Annales de la Société Entomologique de France. 3.° Série. Tome V,
1857, Bullet. p. CXLVI).
(?) Monete e medaglie degli Spinola di Tassarolo, Ronco, Roccaforte, Arquata e
Vergagni che serbansi nella R. Universita ed in altre collezioni di Genova. Descritte
ed illustrate dal Bibliotecario Agostino Olivieri. Genova, Sordomuti, 1860.
36 R. GESTRO
di far cenno di un celebre naturalista che a’ di nostri onorò assai
la propria famiglia, e recò grande lustro a tutto il patriziato
genovese. E questi il signor Marchese Massimiliano conte di
Tassarolo di recente rapito alla scienza ed ai figli. Nessuna bio-
grafia di questo dottissimo uomo venne sinora in luce, ed è perciò
che alla nota delle opere di lui aggiungo brevi particolari della
lunga sua vita.
« Egli nacque nella città di Tolosa in Linguadoca il 1.° luglio 1780
dal Marchese Agostino e dalla Marchesa Carrion du Nisal. Nel
1789 ancor fanciulletto trovavasi coi genitori a Parigi, ma lo
scoppio della rivoluzione francese obbligavali a fuggire subito in
Genova. Dotti precettori prendevano ad educarlo ed istruirlo con
quel frutto che appresso si vedrà.
« Nel 1801 sposava la Marchesa Clelia Durazzo figlia di
Giuseppe, ma la perdeva dopo due anni in Milano consunta da
lenta tisi. Frutto di tal matrimonio gli rimaneva un figlio a nome
Agostino. L’anno 1806 pubblicava il primo volume della pregiata
sua opera /nsectorum Liguriae species, e passava a seconde
nozze colla signora Maria Giulia Spinola figlia del Marchese Cri-
stoforo. Gli studi che amava erano la matematica, la classica
letteratura, la genealogia delle famiglie nobili di Genova, ma
alla Storia naturale e principalmente all’ entomologia si consagrò
con ispeciale ardore.
« Visse assai ritirato, né cercò pubblici uffizi. Per il vantaggio
della patria tenne breve tempo la carica di Decurione di Genova,
e per tutelarne gli interessi ebbe a sostenere una viva ed inutile
lotta col Regio Commissario del Governo.
« Quando nel 1821 ogni cuore italiano erasi desto per desiderio
di libertà, egli ch’ era conosciuto per altezza di mente e generosità
di animo fu scelto Vice-Presidente della Giunta provvisoria di
Governo stabilita in Torino; ma poco dopo disingannato faceva
ritorno in patria, ove l’attendeva un’ amarissima disgrazia. La
sua amatissima consorte, la signora Maria Giulia Spinola lo lasciava
vedovo per la seconda volta nel febbraio 1822. Da lei ebbe tre
figli, Cristoforo, Massimiliano, Bendinelli, e tre figlie Enrichetta
maritata in Lorenzo Damaso Pareto, Anna in Cristoforo Raimondo
Spinola, e Maria in Luigi Burlando.
« Nelle faccende politiche del 1833 caduto in sospetto ai
Governanti, venne chiuso per sei mesi nella fortezza di Alessandria.
RES LIGUSTICAE 37
« Dal 1834 al 1851 attese con tutto l’animo agli studi ento-
mologici interrotti per qualche tempo, e pubblicò molti applauditi
lavori. Assistette ai congressi scientifici di Firenze e di Padova,
ed a quello di Genova del 1846, ma indebolitosegli 1’ udito,
non potè prendere a quest’ultimo quella parte che avrebbe
bramato.
« Dal Ministero Balbo-Pareto fu proclamato Senatore del Regno
nel 1848, ma la salute non gli permise di presentarsi al parla-
mento, sebbene il governo costituzionale fosse da lui prediletto,
e propugnasse con calore i principii di Beniamino Constant, di
Sismondi, di Royer Collard, e di Guizot.
« Un’ ostinata oftalmia lo costrinse nel 1853 ad abbandonare
gli studi, e poco dopo, preso da profonda malinconia cagionata
specialmente dalla perdita dell’ udito e della vista, si ritirò a
vivere coi figli in Tassarolo, ove era spento da improvviso colpo
apopletico il 12 novembre 1857. Una modesta lapide indica la
sua tomba nel pubblico cimitero di quel paese.
« Egli era uno dei quaranta della Società italiana di Modena,
Membro dell’Accademia delle Scienze di Torino, di quella Cwréo-
sorum di Bona (!), e di quasi tutte le società entomologiche
della Francia, dell’ Italia e della Germania ».
L’autore di questo cenno biografico enumera le opere pub-
blicate dal grande entomologo; ma è un elenco incompleto e in
alcuni punti inesatto; perciò mi è sembrato opportuno di radunare
gli elementi per farne un nuovo. Non ho la certezza materiale di
aver trovato tutto, ma è assai probabile che poco mi sia sfuggito,
avendo consultato i periodici scientifici cui egli soleva collaborare
e specialmente i volumi stampati nelle epoche in cui aveva espli-
cato la sua maggiore attività.
I lavori dello Spinola sono sopra argomenti di Entomologia;
uno solo è estraneo a questa scienza; esso tratta dei pesci del
Golfo di Genova, descrivendone e figurandone, in una tavola,
alcune specie e termina con una lista di pesci liguri, coi relativi
nomi vernacoli (*). Questa lista è un’ aggiunta a quella pubblicata
(1) È l’Accademia Cesarea Leopoldino-Carolina Naturae Curiosorum di Bonn.
?) Lettre sur quelques poissons du Golfe de Génes, adressée à M. Faujas-de-Saint-
Fond. (Annales du Muséum d’Histoire Naturelle — Tom. X, 1807, p. 366-380, con una
tavola).
38 R. GESTRO
(1)
LI
l’anno precedente da Faujas-Saint-Fond (*) il quale si è servito,
come egli stesso dichiara, di materiali ed indicazioni fornitegli da
Domenico Viviani, il celebre naturalista ligure, professore di
botanica nell’ Università di Genova.
Le sue prime ricerche entomologiche sono esposte in due classici
volumi stampati a Genova nel 1806 e nel 1808, corredati di
tavole le cui figure furono eseguite da Domenico Viviani. Si può
dire che in questi volumi stanno le prime basi dell’ Imenotterologia
Ligure (2). Non vi è dubbio che la mente acuta del giovane natura-
lista sia stata colpita dalla grande variabilità di forme negli Ime-
notteri e dall’ estremo interesse che offrono i loro costumi; tanto
é vero che questo ordine, il più difficile a studiarsi in tutta la
classe degli Insetti, continuò ad essere argomento prediletto delle
sue indagini.
Il suo primo scritto entomologico esordisce con questa frase:
« Stultorum copiosissima gens, humanae mentis sublimioribus
indifferens conatubus, perpetuo sussurrat: cui bonum? cui bonum? »
È uno scatto di sdegno contro i derisori o gli indifferenti che
merita di esser notato, perchè prova quanto fosse viva in lui quella
passione per l’Entomologia che lo condusse poi alla conquista
della meritata aureola di scienziato sommo. Nella stessa introdu-
zione, assai interessante e scritta in pregevole latino, egli racconta
di aver bruciato un suo primo opuscolo che non gli sembrava
soddisfacente e che per di più era stato troppo infarcito di errori
dal tipografo: « Numquid loquar de decade quadam? Opus
igni damnavi immature editum, ac typographo ignarissimo
erroribus sordide inquinatum » (°).
Se lo Spinola ha applicato buona parte del suo tempo all'esame
(1) Lettre adressée 4 M. de Lacépéde, sur les poissons du golfe de la Spezzia et
de la mer de Génes. Par M. Faujas-Saint-Fond. (ibid. Tom. VIII, 1806; p. 365-374).
(2) Intorno a questo primo saggio entomologico il grande Latreille (Genera Cru-
staceorum et Insectorum, III, 1807, p. 225) così si esprime: « Maximilianus Spinola
Entomologiae Liguriae fasciculum primum in lucem nuperrime edidit; opus saga-
citate, observationibus accuratis, expositione dilucida commendandum ».
(5) Nella « Bibliotheca Entomologica » di Hagen (Leipzig, 1863, Vol. II, pag. 179)
trovo indicata una memoria dello Spinola sotto il titolo di « Faunae Liguriae Frag-
menta. Genuae, typ. P. C. Api, 1805, 8, pag. 24, tab. I. — Decas I. (10 Hymenopt.) ».
Questa memoria che ha la data del 1805, sarebbe dunque anteriore ai due volumi
« Insectorum Liguriae species novae aut rariores, ecc. » stampati nel 1806 e nel 1808
e dovrebbe considerarsi come il suo primo lavoro. Le ricerche che ne ho fatto e fatto
fare sono riuscite infruttuose; perciò ho acquistato la convinzione che si tratti di
quella sua prima decade che egli ha condannato al fuoco e della quale, per conse-
guenza, non dobbiamo tenere alcun conto.
RES LIGUSTICAE 39
degli Imenotteri, non si può dire però che abbia trascurato gli
altri Ordini; egli ha trattato anche ripetutamente, e con m. vo
maestra, gli Emitteri, e il suo volume « Essai sur les Hémiptèr ss
Hétéroptéres » rappresenta uno studio di questo gruppo serio, pro-
fondo e ricco di considerazioni filosofiche, che attestano ampia-
mente il vasto sapere e l’acuto ingegno dell’ autore. E. Blanchard,
nel volume XII (2. Serie) 1839 pag. 293 degli Annales des Sciences
Naturelles, fa una accurata rassegna di questa opera dello Spinola,
ne tesse grandi lodi dicendo che « une méthode vraiment philo-
sophique a présidé a ce travail dont toutes les parties sont en
outre parfaitement coordonnées » e conclude la sua recensione
con queste parole: « Cet ouvrage sera done un des plus utiles
qui aient paru sur ce sujet; il servira de base et de point de
départ 4 tous les entomologistes qui s’occuperont des Hémiptéres,
car l’auteur a coordonné la plupart des travaux de ses devanciers,
il a discuté aussi avec un rare talent tous les caractéres qu'il a
observés ».
Non meno pregevole è il lavoro sull’ altra Sezione degli Emit-
teri, pubblicato negli Annali della Società Entomologica di
Francia ('). Per quanto esso si riferisca soltanto ad una sotto-tribù
degli Omotteri, la parte generale che lo precede si può considerare
come il fondamento per lo studio dell’intera tribù, e rivela una
profonda erudizione. La storia dell'argomento vi è diffusamente
trattata e così dicasi dei caratteri esterni, della locomozione e spe-
cialmente del salto, dei costumi, senza parlare poi della classi-
ficazione, fondata sempre sopra basi solide e con criterii altamente
scientifici. La lettura di questo libro ci fa pensare che fra i veri
maestri che hanno lasciato vaste orme del loro sapere, lo Spinola
ha il primato.
Abbiamo anche di lui la parte emitterologica della Historia
fisica y politica de Chile, opera magistrale che, insieme agli Ime-
notteri, che egli pure ha illustrato, costituisce fino ad oggi, per
la fauna Chilena, l’unico e classico studio d’insieme di questi due
Ordini d’ insetti.
Dei Lepidotteri egli non si occupò mai, eccetto che nel caso
di un bozzolo delle Indie orientali, sul quale riferi nell'adunanza
del 28 settembre 1841 della terza riunione degli Scienziati italiani
(1) Essai sur les Fulgorelles, sous-tribu de la tribu des Cicadaires, ordre des
Rhyngotes, VIII, 1839, p. 133.
40 R. GESTRO
in Firenze, e in quest’ occasione egli dichiarò il suo assunto essere
difficile « per aver negligentato lo studio dei Lepidotteri, esclu-
dendoli senza pietà dalla sua collezione, a ciò condotto dalla tripla
economia dello spazio, del tempo e delle spese ».
Se passiamo poi ai Coleotteri, senza parlare di brevi articoli
riguardanti diversi gruppi di questo ordine, vediamo che egli si è
rivelato sommo nella sua grande Monografia dei Cleri.i, che egli
chiama modestamente Essai monographique, che per quanto edita
nel 1844, è anche oggigiorno il testo fondamentale cui tutti
devono ricorrere per lo studio di questi insetti. È un’ opera in
due volumi, stampata a Genova a spese dell’ autore e corredata
di 47 tavole colorate, magnificamente eseguite dal figlio Cristoforo.
Dall’insieme dei suoi lavori emerge sempre l’osservatore acuto
e la sua cultura vasta e profonda. Con ragione il Faujas-Saint-Fond
scrive: « Je dois a M. Viviani la connoissance de M. de Spinola
qui a une belle collection d’insectes de la Ligurie, et quelque
chose de plus excellent et de plus rare encore, un esprit droit,
clairvoyant et solide » (+).
Carlo Bonaparte Principe di Canino, il celebre autore dell’ Ico-
nografia della Fauna Italica, nell’adunanza del 29 settembre 1841
della terza riunione degli Scienziati italiani, in Firenze, parlando
dei progressi della Zoologia nell’ anno precedente, passa in rassegna
i diversi paesi e dopo aver accennato alle collezioni del Marchese
Durazzo in Genova (?), dice: « nella stessa Genova trovai pure
l’eminente Zoologo Marchese Spinola, decano e principe degl’ ita-
liani Entomologi », e nel suo scritto « Sullo stato della Zoologia
in Europa » (Firenze 1842) lo definisce « I’ inarrivabile Ento-
mologo, la di cui vasta mente abbraccia ad un tempo la più
sublime filosofia della Scienza, e le minute materialità degli
Insetti ». Lo stesso Principe di Canino, presiedendo la Sezione
(1) Vedi: Annales du Muséum d’ Histoire Naturelle già sopra citati. È in compa-
gnia dei due sommi Naturalisti Liguri, Spinola e Viviani che il Faujas-Saint-Fond
nel 1806 fece il suo « Voyage géologique sur le Monte Ramazzo dans les Apennins
de la Ligurie ». Interessante a notarsi è che questi scienziati, partiti da Genova per
recarsi a quella storica miniera del territorio di Borzoli, fecero prima una fermata a
Cornigliano per visitare « la riche collection d’ histoire naturelle de M. Durazzo ».
L’ escursione diede risultati importanti per lo studio della geologia e della minera-
logia di quel luogo, che ha recentemente attirato 1’ attenzione del Pelloux, dandogli
occasione di pubblicare in questi Annali (vol. XLVI, p. 34) una memoria intorno a
rari minerali colà raccolti.
(® È il marchese Giacomo Filippo Durazzo, che nello scorcio del secolo XVIII
aveva istituito un piccolo museo nel suo palazzo di Cornigliano.
RES LIGUSTICAE AA
di Zoologia nel Congresso tenutosi a Padova l’anno successivo,
dichiara che quella presidenza sarebbe toccata a Massimiliano
Spinola « naturalista filosofo e maestro di coloro che sanno. E
poichè modestia e sapere si congiungono mirabilmente in questo
dotto, palesa di aver dovuto molto adoperarsi per determinarlo ad
accettare un tributo di stima nel farlo Vice-Presidente ».
Di Massimiliano Spinola e del pregio dei suoi studii entomo-
logici parla anche Giacomo Doria, nell’ introduzione al suo classico
lavoro sui Chirotteri liguri, e lo dice di ingegno acutissimo e
profondamente versato nei varii rami dello scibile (').
In tempi in cui la scoperta e la descrizione di una specie nuova
erano considerate come argomento di molto valore scientifico,
egli che ne aveva scoperto e descritto a centinaja, sdegnando da
vero scienziato la puerile vanità, concentrava la forza del suo
ingegno nel risolvere i più importanti quesiti delle affinità e dei
rapporti fra i diversi gruppi, in modo da ottenerne una classifi-
cazione fondata sopra solide basi. Non senza ragione, limitatosi
in principio allo studio della Fauna Ligure, egli presto aveva
riconosciuto la necessità di estendere le sue indagini anche a
quella di tutti i paesi. Nulla di superficiale nei suoi scritti, ma
tutto sempre improntato ad una serietà di criterii e con vedute
vaste e filosofiche. Alcuni entomologi dei tempi presenti, grandi
fabbricatori di specie e di varietà irriconoscibili dalla descrizione
di poche righe, se si ispirassero ai lavori dello Spinola di quasi
cento anni or sono, forse arrossendo di vergogna cesserebbero
dall’ingombrare inutilmente la bibliografia entomologica.
Se grande fu l'utilità recata dallo Spinola alla scienza mercè
le sue pubblicazioni, non meno importante fu l’opera sua nel
prender parte con pregevoli ed interessanti comunicazioni ai
congressi tenuti in Italia negli anni 1841, 1842 e 1846. Alla terza
riunione degli Scienziati italiani convenuti in Firenze nel settembre
del 1841, egli tratta con mano maestra del parassitismo degli
insetti e in seguito discute con argute parole e valide argomen-
tazioni i principii di classificazione zoologica proposti da Isidoro
Geoffroy St. Hilaire. Nella seduta del 20 settembre 1842 del
Congresso di Padova legge le sue considerazioni sopra i costumi
degli Imenotteri del genere Sirex di Fabricius, e sopra il loro
(!) Res Ligusticae. I. I Chirotteri trovati finora in Liguria. (Questi Annali, XXIV,
1887, p. 392).
49 R. GESTRO
miglior posto nell’ordine razionale. La lettura da luogo ad impor-
tante discussione, cui prendono parte il Presidente Principe di
Canino e l’Entomologo Dott. Carlo Bassi, Conservatore del Museo
Civico di Milano. Importanti del pari e dotte sono le sue osser-
vazioni sopra i caratteri di alcune famiglie di Imenotteri, che
classifica magistralmente in appositi quadri, tenendo conto delle
loro particolarità esterne in relazione ai costumi.
Non mancò il suo prezioso concorso all’ ottava riunione che
ebbe luogo in Genova nel 1846; anzi l’opera sua fu allora effi-
cacissima, avendo avuto l’incarico di organizzare la parte concer-
nente le scienze naturali di quella pubblicazione che la munifica
città di Genova volle in quella solenne occasione otfrire in dono
ai Congressisti. Per la redazione di quest’ opera, che venne fuori
col titolo di « Descrizione di Genova e del Genovesato » lo
Spinola scelse a collaboratori il Marchese Carlo Durazzo, ornitologo,
il Prof. Agostino Sassi, Direttore del Museo della R. Università,
Giuseppe De Notaris, Professore di Botanica nella R. Università e
il Sig. Gio. Batta Verany, l’autore della classica monografia dei
Cefalopodi del Mediterraneo. Il bel volume, illustrato da tavole,
edito sotto la sua illuminata direzione, è anche oggigiorno da
consultarsi come unico lavoro d’insieme sulla fauna ligure (1).
(1) Per quanto concerne i Vertebrati, in questo embrione di Fauna ligure, dati i
tempi, i mezzi ed il materiale di cui allora si disponeva, esistono molte lacune e
non poche inesattezze. Basti il dire che di venti specie di Chirotteri abitanti la
Liguria ne sono citate soltanto sei e manca il Vesperugo Kuhlii, che tanto comune-
mente vediamo volare la sera in città. Uno studio serio ed accurato dei mammiferi
nostrani non fu fatto finora che per i Chirotteri, che furono magistralmente illustrati
da Giacomo Doria; il resto è tutto da farsi di sana pianta. Tanto per i mammiferi
quanto per le altre classi di Vertebrati si dovrebbe coordinare |’ indagine scientifica
colla pratica istituzione nel nostro Museo di una Sala ligure, che soddisferebbe ad
un tempo a due esigenze, l'esatta conoscenza degli animali che abitano il nostro
paese e l’ educazione popolare.
Il lavoro ornitologico del Durazzo inserito nella Descrizione di Genova e del
Genovesato non è che la ripetizione di quello pubblicato nel 1840 sotto il titolo:
« Degli uccelli liguri. Notizie raccolte dal Marchese Carlo Durazzo » ed è preceduto
da una breve introduzione di Massimiliano Spinola. Essendo stato adottato in quel-
l'elenco di specie una classificazione diversa da quella seguita nel 1840 e temendo
l’ autore d’ incorrer taccia di troppo incostante, lo Spinola scrive: « Siamo persuasi
che il-mondo scienziato non dubitera di assolverlo pienamente da questo rimprovero
preso in astratto, essendo ad ognuno notorio e sapendo noi per propria esperienza,
che la vita del naturalista, qualora sia diretta dal costante e dall’ unico amor del
vero, è una catena di successivi pentimenti ».
Nello studio dell’ Avifauna ligure Carlo Durazzo era stato preceduto dal Prof. Gi-
rolamo Calvi, preparatore di Zoologia nella Regia Università di Genova, cui si deve
il primo elenco degli uccelli nostrani, stampato nel 1828, col titolo: « Catalogo d’ Or-
nitologia di Genova ».
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RES LIGUSTICAE 45
Molti anni or sono, quando ero sul principio dei miei studî
entomologici, ebbi desiderio di visitare la collezione dello Spinola
e potei soddisfarlo grazie ad uno dei suoi figli che mi accolse
gentilmente nell’avito castello. L’ idea di poter osservare gli esem-
plari che avevano servito di base ai lavori del grande maestro
eccitava il mio entusiasmo giovanile. Molti anni dopo, ormai vicino
al tramonto della mia carriera, volli rivederla e non senza emo-
zione mi ritrovai per qualche ora in quel santuario della scienza.
La raccolta fu dimenticata per lungo tratto di tempo ed ebbe
così modo di soffrire danni, dovuti alla mutta ed ai tarli; ma ora
è nelle mani di due dei nipoti, i Marchesi Paolo e Bendinelli, i
quali con amore si adoperano a porre argine ai guasti accaduti.
Devo a loro una squisita accoglienza e di più la grande fortuna
di poter riprodurre l’ eftigie dell’ insigne loro antenato, tratta da
una bella miniatura eseguita nel 1816, ossia nell’ eta di 36 anni.
Una parte degli insetti è contenuta in quadri grandi appesi alle
pareti di una sala; in altra sala attigua vi sono scansie sostenenti
scatole di cartone (1) e, in un angolo, un piccolo busto in gesso,
opera dello scultore Brilla di Savona, rappresenta il vecchio
scienziato. Sotto il fascino dell’ ambiente mi pareva di vederlo
intento all’ esame dei suoi cari insetti e tosto la mente corse
ai Cleriti, da lui tanto sapientemente illustrati, che ritrovai rac-
colti in nove scatole. Mi compiacqui anche molto nel passare in
rassegna altri gruppi di insetti e fra questi i Rincoti emitteri ed
omotteri, oggetto delle sue speciali attenzioni. Era mio desiderio
profittare di questa visita per rintracciare il tipo di un coleottero,
lo Stemmoderus singularis, che ha per me speciale interesse
per varie ragioni; prima delle quali l’aver visto, fin dai primi
anni della mia vita entomologica, il manoscritto della descrizione,
che si conserva religiosamente nel nostro Museo e di cui riproduco
qui un piccolo brano. Questa curiosa specie, rappresentata da un
esemplare del Senegal rimasto unico per lungo tempo, fu ritrovata
soltanto in questi ultimi tempi nella Rhodesia. Lo Spinola l’aveva
collocata fra’ i Rhysodidi, ma la sua posizione sistematica fu in
seguito dibattuta ed ora il Blair (*) la ascriverebbe invece alla
@ Queste scatole sono di formato quasi uguale a quelle generalmente adottate
oggigiorno, ma, ormai vecchie, chiudono imperfettamente ed è a questa circostanza
e al non essere rinchiuse dentro ad armadii che in parte si devono i danni avvenuti.
(2, The Annals and Magazine of Natural History. 8.. Ser. XI, 4913, p. 305.
46 R. GESTRO
famiglia dei RAysopaussidi. Di questa essendomi occupato in
modo particolare, mi stava a cuore di verificare se fosse esatta la
posizione assegnata dal Blair allo Sfemmoderus; ma non mi
venne fatto di trovarlo, per quanto lo ricercassi con diligenza
anche nelle scatole ove stavano i Rhysodidi, suoi affini secondo
l’autore. A quanto mi fu detto dai cortesi Signori di Tassarolo,
la collezione fu, disgraziatamente, smembrata in due parti, una
delle quali rimase al Castello e l’altra, passata in mano di altri
eredi, fu portata a Parigi allo scopo di venderla. In questa erano
compresi gli Imenotteri che, per buona ventura, furono ceduti al
Regio Museo Zoologico di Torino; è probabile che nella divisione
lo Stemmoderus sia passato in mani ignote.
Da questa piacevole gita, compiuta or sono due giorni, ho
riportato una grande impressione della biblioteca del Castello,
ricchissima e composta di volumi in perfetto stato ed elegante-
mente rilegati. Non parlo delle numerose opere su varii rami
dello scibile; ma voglio principalmente accennare alla parte zoolo-
gica, nella quale ho ammirato le più rare monografie, i risultati
delle grandi spedizioni zoologiche, serie estese di periodici scienti-
fici e quantità innumerevoli di opuscoli, che lo Spinola, nella sua
alta posizione di scienziato, riceveva in dono dai colleghi. Come
è facile immaginare, è l’Entomologia che vi è più largamente
rappresentata ed è perciò che Egli, disponendo di una bibliografia
completa sui gruppi che intendeva illustrare, poteva coordinare
al suo lo studio fatto dagli altri e produrre quei classici scritti
che anche oggidi sono tenuti come veri modelli di monografie
scientifiche.
Quello che ho detto della vita e delle opere di Massimiliano
Spinola è estremamente poco rispetto alla grandezza di lui. La
famiglia antichissima degli Spinola ha dato alla patria un numero
grande di uomini insigni che la illustrarono in varii modi, sia
nel campo delle armi, della politica, delle lettere, sia disimpe-
gnando alte cariche pubbliche (1). Il solo scienziato fu Massimiliano,
oggi quasi dimenticato. Ho voluto che egli fosse almeno ricordato
al pubblico in una delle sale del nostro Museo, ritenendo che un
istituto genovese dove la Sezione Entomologica ha assunto un
()) Vedi OLIVIERI. Monete e medaglie degli Spinola etc. gia citato.
RES LIGUSTICAE 47
grande sviluppo e la collezione degli Imenotteri, già di per se
considerevole, è stata raddoppiata dal lascito di Paolo Magretti,
fosse in dovere di porgergli il tenue tributo di rievocare il suo
nome.
La modesta targa di legno colle parole « Sala Massimiliano
Spinola », oltre all’attestare la di lui nobile operosita, tutta
spesa in favore della scienza, possa servire d’incitamento a quei
patrizii che traggono dal largo censo soddisfazioni meno elevate e
valga a dimostrare che noi veneriamo la memoria di questo padre
dell’ entomologia ligure.
GENOVA, dal Musco Civico, 12 Ottobre 1915.
RFRRGIESISIABIRIO,
48 R. GESTRO
PUBBLICAZIONI DI MASSIMILIANO SPINOLA
ITTIOLOGIA.
Lettre sur quelques poissons peu connus du Golfe de Génes ,
adressée à M. Faujas-de-Saint-Fond (Annales du Muséum d’ Hi-
stoire naturelle, Tom. X 1807, p. 366-380, con una tavola).
ENTOMOLOGIA.
Insectorum Liguriae species novae aut rariores, quas in agro
ligustico nuper detexit, descripsit, et iconibus illustravit Maximi-
lianus Spinola, adjecto catalogo specierum auctoribus jam enume-
ratarum, quae in eadem regione passim occurrunt. Tomo I, Genova,
1806, con 2 tavole — Tomo II, Genova 1808, con 5 tavole.
Mémoire sur les moeurs de la Ceratine albilabre, Latr.
(Annales du Muséum d’Histoire naturelle, Tom. X, 1807,
p. 236-248).
Sur les moeurs d’un Insecte hyménoptére (Ceratina albi-
labris Latr.) (Nouv. Bull. Science. Soc. Philom. I, 1807, p. 64-65).
Essai d’une nouvelle classification des Diplolépaires (Annales
du Muséum d’Histoire naturelle, XVII, 18411, p. 138-152).
Considerazioni sulla bocca degli insetti presa per base siste-
matica (Memorie dell’ Istituto Ligure. Vol. 3.° 1814, p. 167-207).
Description d’ un Macrasp7s nouveau (Macraspis calcarata,
Spinola). (Silbermann, Revue. Entom. HI, 1835, p. 130-132,
con figura).
Notice sur un Coléoptére monstrueux. (Annales de la Société
Entomologique de France, IV, 1835, p. 587-595, con figura).
Description du genre Conura Spinola (Conura flavicans
RES LIGUSTICAE 49
n. g. et sp. (Guérin, Magas. de Zool. VII, 1837. Cl. IX, pl. 180.
2 pag.).
Lettre adressée à la Société Entomologique de France, sur un
groupe de Buprestides. (Annales de la Société Entomologique de
France, VI 1357, p. 101-122).
Essai sur les genres d’insectes appartenants a Il’ ordre des
Hemipteres, Linn. ou Rhyngotes, Fabr. et a la section des Héteé-
roptéres, Dufour. Génes, 1837. (Volume di 383 pagine).
Essai sur les espéces des genres Steraspis et Acmaeodera,
famille des Buprestides, ordre des Coléoptéres. (Ann. Soc. Entom.
France, VII, 1838, p. 303-394).
Compte rendu des Hyménoptéres recueillis par M. Fischer
pendant son voyage en Egypte, et communiqués par M. le Doct.
Waltl a Maximilien Spinola. (Ann. Soc. Ent. France, VII, 1838,
p. 437-546).
Note sur le Phyllocerus de Sicile. (Ann. Soc. Entom. France,
VII, 1838. Bull. p. XLI-XLII).
Observations sur le genre Belostoma et sur les Belostomites.
(Rev. Zool. 1839, p. 112-113).
Deux nouveaux genres d’ Hémiptéres géocorises (Revue Zool.
1339, p. 331-333).
Description du genre Cercoptera. (Magas. de Zool. 1839.
Insect. pl. 12. 3 pag.).
Note sur les Stélides. (Revue Zool. 1839, p. 305-307 e 334).
Description d’ un nouveau genre de Coléopteres xylophages
(Tesserocerus Saunders). (Magas. de Zool. 1839. Insect. pl.
3, 6 pag.).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VII (17 Febbraio 1916). 4
50 R. GESTRO
Description du genre Chelochirus Spinola (tribu des Geocorises,
famille des Aradites). (Mag. Zool. 1839. Ins. pl. 27, 6 pag.).
Essai sur les Fulgorelles, sous-tribu de la tribu des Cicadaires,
ordre des Rhyngotes. Génes, 1839, 2 vol. 8 pl. col.
Revue Zool. 1839, t. 2. p. 199, 206. — Ann. Soc. Ent.
France, VIII, 1839, 133-337 e 339 a 454. Con 8 tavole.
Note sur les espéces liguriennes du genre Odynerus, Latr.
(Ann. Soc. Entom. France. VII, 1839. Bull. p. XXXVII a XL).
Description du genre Phricodus, Spinola (tribu des Geocorises,
famille des Aradites. (Mag. Zool. 1840, Ins. pl. 40, 6 pag.).
Essai sur les Insectes Hémiptéres, Rhyngotes ou Hétéroptéres.
Paris, Bailliére, 1840.
Sur trois genres nouveaux de l’ordre des Hyménopteres.
(Chalcidites). Revue Zool. 1840, III, p. 18-19.
Description de trois Hyménoptères nouveaux recueillis par
M. Leprieur a Cayenne (Seminota Leprieurit, Chryseida
superciliosa, Lycisca raptoria). (Magas. de Zool. 1840. Insect.
pl. 41-43, pag. 1-20).
Trigonalis Hahnii, n. sp. (Magas. de Zool. 1840, 2 pag.
con 1 tav.).
Description du genre Nectanebus Spinola (Magas. de Zool. 1840.
Insect. pl. 54, 2 pag.).
Note monographique sur le genre Hvanta. (Revue Zool., 1840,
p. 244-218).
Hymeénoptéres recueillis a Cayenne en 1839 par M. Leprieur,
pharmacien de la Marine Royale. Première partie (Ann. Soc. Ent.
France, IX, 1840, p. 129-204, con 1 tav. — Seconde partie
(ibid. X, 1841, p. 85-149, con 1 tav.) e Note supplémentaire
(bide 9, (SIE
RES LIGUSTICAE 54
Observations sur les Apiaires Meliponides. (Ann. Scienc.
Natur. 2.° Série. Zool. XII, 1840, p. 116-140, con 1 tav.). —
Note (Revue Zool., 1842, p. 216-218).
Sur le genre Trigonalys (Revue Zool., 1841, p. 32).
Monographie des Terédiles. Tableau synoptique des Clairons.
(Rev. Zool., 1841, p. 70-76).
Lettre sur les Acmaeodera. (Revue Zool. 1841, p. 92-93).
Lettre sur les métamorphoses de la Scolia flavifrons. (Revue
Zool. 1841, p. 239-240).
Description du genre Osprynchotus Spinola. Famille des
Ichneumonides, sous-famille des Ophionides. (Magas. Zool. 1841.
Insect. pl. 75, 6 pag.).
Note supplémentaire sur le genre Pelecinus, Latr. (Revue
Zool., 1841, p. 196-197. Magas. de Zool. 1842. Insect. pl. 93,
3 pag.).
Nota relativa alla singolare organizzazione d’un Imenottero
della Nuova Olanda (Colletes). (Atti terza riunione Scienziati
italiani. Firenze 1841, p. 325).
Sopra un bozzolo dell’ India orientale (Bombya). (Atti terza
riunione Scienziati italiani. Firenze, 1841, p. 406).
Description de trois espéces du genre Evania. (Revue Zool.,
1842, p. 188-190).
Description du genre Stemmoderus (Famille des Rhysodites).
(Magas. de Zool., 1842, pl. 91, 6 pag.).
Lettre adressée a la Société Entomologique de France sur la
synonymie de 24 espéces d’ Hyménoptéres. (Ann. Soc. Ent. France,
XI, 1842, Bull. p. XXXV-XXXVIII).
52 R. GESTRO
Dei Prioniti e dei Coleotteri ad essi piu affini. (Mem. Accad.
Torino. 2.2 Ser., V, 1843, p. 387-418).
Considerazioni sopra i costumi degli Imenotteri del genere
Sirex, Fabr. e sopra il miglior posto dei Sireciti nel metodo
razionale. (Memoria letta in Padova, ai 20 settembre 1842, nella
quarta riunione degli Scienziati Italiani, sezione di Zoologia, e
pubblicata coll’aggiunta di alcune note posteriori. Genova, 1843,
p. 1-24).
Osservazioni sopra i caratteri naturali di tre famiglie d’ insetti
Imenotteri, cioè le Vesparie, le Masaride e le Crisidide. (Memoria
letta in Padova, ai 23 settembre 1842, nella quarta riunione
degli Scienziati Italiani, sezione di Zoologia, coll’ aggiunta di una
nota intorno ai costumi della Scolia flavifrons. Genova 1843,
p. 1-31).
Notes sur quelques Hyménoptéres peu connus, recueillis en
Espagne, pendant l’année 1842, par M. Victor Ghiliani, voyageur
naturaliste. (Ann. Soc. Ent. France, 2.° Série, I, 1843, p. 111-144).
Essai monographique sur les Clérites, insectes Coléoptéres.
Genova 1844. Due volumi con 47 tavole colorate, eseguite dal
figlio Cristoforo.
Phosphorescence de la Fulgora laternaria. (Revue Zool. 1844,
DZ,
Rapporto sull’ opera del Dahlbom, Hymenoptera europaea
praecipue borealia etc. Fasc. I. Sphex L. (Giorn. dell’ Istit. Lom-
bardo, V, 1844, p. 407-429 e Giorn. dell’ Istit. Lombardo e Bibl.
Ital. X, 1845, p. 347-369).
Historia fisica y politica de Chile por Claudio Gay. Paris
1844-1854.
Vol. VI, 1851, Hymenoptera. Vol. VII, 1852, Hemiptera.
Con atlante disegnato dal figlio Cristoforo.
RES LIGUSTICAE 53
Tavola sinottica dei generi spettanti alla classe degli Insetti
Arthroidignati, Hemiptera L. Latr. - Rhyngota, Fabr., Rhyn-
chota, Burm. (Mem. di Matem. e di Fis. Soc. Ital. Modena,
Tomo 25. P. 1441852), p. 43-100).
Di alcuni generi d’ Insetti Arthroidignati nuovamente proposti.
(Mem. di Matem. e di Fis. Soc. Ital. Modena. Tomo 25. P. 1.
1852, p. 101-178).
Compte rendu des Hyménoptéres inédits provenants du voyage
entomologique de Mr. Ghiliani dans le Para en 1846. (Mem.
Acad. Torino, 2.8 Serie, XIII, 1853, p. 19-94).
Gaetano Osculati - Esplorazione delle regioni equatoriali lungo
il Napo ed il fiume delle Amazzoni. 2.* ediz. Milano 1854. —
Elenco di Coleotteri e di Imenotteri e descrizione del nuovo genere
Baeoscelis, (pag. 202 a 204, in nota).
MATERIALI PER UNA FAUNA DELL'ARCIPELAGO TOSCANO
XI.
GA LGCIDIDI DEL LIGIGILIO
PER L. MASI.
Prima serie:
Toryminae, Leucospidinae, Chalcidinae, Eurytominae partim.
(Tav. XII)
Questo studio sugli Imenotteri Calcididi dell’Isola del Giglio
fa seguito alle altre pubblicazioni comparse in questi Annali sotto
il titolo generale di « Fauna dell'Arcipelago Toscano » e destinate
ad illustrare le raccolte zoologiche fatte in quelle isole dal
March. G. Doria (!). Di altre famiglie d’ Imenotteri ha dato notizia
(1) I lavori precedentemente pubblicati sotto questo titolo sono i seguenti:
I. Isola del Giglio. — Sulla presenza nell’ Isola del Giglio del Godius Knerii,
Steind., e sulla sua identità col Gobius Steindachnerii, Kolomb., per Clementina
Borsieri. (Questi Annali, Serie 3.2, Vol. I (XLI) 1904, pp. 7-13).
II. Isola del Giglio. — Tre nuovi Imenotteri. ed un caso di melanismo. Nota di
Giacomo Mantero. (Loc. cit., 1905, pp. 449-454).
INI. Isola d’ Elba. — Enchitreidi dell’ Isola d’ Elba, per Raffaele Issel. (Loc. cit.,
Serie 3.2, Vol. II (XLII), 1905, pp. 5-8).
IV. Isola del Giglio. — Catalogo degli Imenotteri. Parte I., per Giacomo Mantero.
(Loc. cit., pp. 40-86).
V. Isola del Giglio. — Sulla presenza della Meganyctiphanes norvegica (M. Sars)
nelle acque del Giglio, per il Dott. L. Masi. (Loc. cit., pp. 149-156).
VI. Isola del Giglio. — Nuova specie di Curculionide ipogeo, per A. e F. Solari.
(Loc. cit., Serie 3.8, Vol. III (XLIII), 1907, pp. 470-472).
VII. Isola del Giglio. — Descrizione di un nuovo genere di Glomerellidae, per
F. Silvestri (Loc. cit., pp. 644-646).
VIII. Isola del Giglio. — Notes on Pseudoscorpions, by Edv. Ellingsen. (Loc. cit.,
pp. 668-670).
IX. Algunos Neuropteros de la Isla de Giglio, por el R. P. Longinos Navas, S. J.
(Loc. cit., Serie 3.2, Vol. VI (XLVI), pp. 276-278).
X. Isola del Giglio. — On the wall-lizard of Giglio Island, by G. A. Boulenger.
(Loc. cit., pp. 379-381).
CALCIDIDI DEL GIGLIO 55
negli Annali il mio collega G. Mantero in un « Catalogo » , del
quale il presente lavoro forma come una continuazione. I Procto.
trupidi sono stati illustrati dal Kieffer in diverse pubblicazioni,
fatte in parte in questi Annali, in parte in altri periodici e nel-
l’opera « Species des Hyménoptéres d'Europe » pubblicata dal-
l’André. Sebbene non siasi studiata finora che una parte delle
raccolte riguardanti la fauna dell’ Arcipelago Toscano, credo tut-
tavia di poter affermare che la collezione dei Calcididi è una
delle più importanti, sia pel numero delle specie come per le
forme nuove che contiene; e sono ben lieto che questo mio lavoro
possa attestare non meno, e forse meglio, degli altri finora pub-
blicati, quanta fosse l’operosità del Doria nel raccogliere quel ma-
teriale faunistico e quali importanti risultati egli sapesse ottenere.
Le specie di Calcididi, delle quali finora non ho pututo deter-
minare che una parte, superano probabilmente il centinaio; e se
mancano nella raccolta alcuni generi comuni, largamente diffusi,
di cui non potrebbe certo escludersi a priori l’esistenza nell’ Isol: del
Giglio, come ad es. i generi Megastigmus, Perilampus, Eupel-
mus, Aphycus, tale mancanza è compensata dal numero delle
forme nuove o dall’ importanza di altre (quali i generi Dimero-
micrus, Cryptopristus, Philachyra) non trovate finora in Italia
o non ancora sufficientemente illustrate dagli autori. La maggior
parte delle specie raccolte, o fatte raccogliere, dal Doria, è nuova
per la fauna italiana. E veramente la collezione ha maggior valore
per la conoscenza di questa fauna in generale che non per quella
della fauna del Giglio in particolare, trattandosi di specie che
presentano una diffusione assai ampia e sempre in rapporto con
l’ habitat degli altri insetti che da tali specie sono parassitizzati.
Le notizie relativamente scarse che si hanno riguardo alle Chal-
cididae non solo dell’ Italia ma anche delle altre regioni dove
questi Imenotteri sono stati maggiormente studiati; la condizione
ancora assai imperfetta della sistematica della famiglia; I’ incer-
tezza nella determinazione di molti generi e molte specie, dovuta
alla difficoltà o impossibilità di confronti, al numero assai limitato
di collezioni determinate e ordinate, e a diverse altre cause; non
rendono possibile di illustrare convenientemente tutta una raccolta
d’una data regione, sia pure questa poco estesa, in cui si trovino
generi assai diversi e specie numerose. Sono parecchie le specie del
Giglio che ho esaminate e non ho potuto determinare, per alcune
56 L. MASI
altre la determinazione è incerta. Se mi sarà possibile, potrò com-
pletarne in seguito lo studio o correggerne la determinazione in
una appendice.
Questa prima parte del mio lavoro, che ora pubblico, tratta
delle sottofamiglie Toryminae, Leucospidinae, Chalcidinae,
Eurytominae. Per le denominazioni dei varì gruppi e delle singole
specie seguo quasi fedelmente il volume di Schmiedeknecht del
« Genera Insectorum » e considero i Calcididi come famiglia,
non ammettendo la superfamiglia Chalcidoidea di Ashmead,
onde le famiglie della classificazione di questo autore hanno qui
il grado di sottofamiglie. Ma nell’ ordine di successione di queste
preferisco seguire la classificazione dell’ Ashmead, cambiando sol-
tanto di posto alle Miscogasterinae per collocarle vicino alle
Pteromalinae. Queste due sottofamiglie potrebbero essere riunite
e poi suddivise con nuovi criteri, come ha proposto Kurdjumov (*),
ma questo autore non ha ancora spiegato sufficientemente le sue
vedute e non ne ha data alcuna dimostrazione. Ritengo che non
vi siano ragioni sufficienti per allontanare le Toryminae dalle
Agaoninae, le Eurytominae dalle Chalcidinae, come ha fatto
lo Schmiedeknecht; ammetto come gruppi del grado di sottofa-
miglie, almeno provvisoriamente, le Lewcospidinae e le Eupel-
minae.
Nel descrivere le specie non ho creduto opportuno di fare
alcun cambiamento alla nomenclatura che ho seguita in altre
pubblicazioni, la quale poco si discosta da quella, certamente molto
empirica, che è adottata dal Thomson nella sua classica monografia
sugli « Hymenoptera Scandinaviae »; la quale monografia, sebbene
antica e limitata ad un numero relativamente piccolo di specie,
é ancora |’ unica opera di carattere generale di cui disponiamo
per lo studio dei Calcididi europei. Sebbene sia convinto che i
termini usati nelle descrizioni non debbano essere in contrasto
coi risultati degli studi morfologici, per quanto riguarda la descri-
zione dei Calcididi non crederei di far cosa utile sostituendo alcune
denominazioni con altre più moderne che rispondano a concetti
di morfologia comparata; poiché in tal modo si crea una nomen-
clatura mista, in parte empirica, in parte scientifica, la quale non
serve che a rendere meno agevole il confronto delle descrizioni
(1) Notes on Pteromalidae (Revue Russe d’Entomologie XIII 1913 p. 1).
CALCIDIDI DEL GIGLIO 57
dei diversi autori. Non essendosi fatto finora nessuno studio speciale
sull’esoscheletro dei Calcididi, bisognera aspettare che un tale
studio sia compiuto, per stabilire una nomenclatura, che possa
essere generalmente intesa e adottata.
Io seguito quindi a chiamare metanoto il tergite del primo
segmento addominale e chiamo dorsello la parte mediana, rilevata,
del vero metanoto. Riguardo alla nomenclatura dei lati del meso-
torace, mi servo dei nomi usati dal Thomson: presterno, meso-
sterno, episterno, epimero. Chiamo « parte preascellare del meso-
noto » e non semplicemente « mesonoto » tutta la parte dorsale
del mesotorace al dinnanzi dello scutello e delle ascelle, quando
i solchi scapolari mancano o sono limitati alla parte più esterna,
in modo da non esservi la distinzione di scapole e scudo. Per la
nervatura dell’ala anteriore mi servo dei termini di nervo margi-
nale, postmarginale e stigmatico, secondo l’uso invalso negli
autori recenti; considero la « clava » come parte integrante del
nervo stigmatico; mantengo il nome di prestigma, usato dal
Thomson, per la parte ascendente della subcosta, per non pro-
porne uno nuovo, sebbene tale nome divenga improprio quando
non si considera il nervo marginale come uno stigma di forma
lineare. Nelle descrizioni latine denomino pedes anteriores quelli
del 1° e 2° paio, pedes posteriores quelli del 2° e 3°, mentre
in italiano chiamo zampe anteriori quelle del 1° paio e posteriori
quelle del 3°. Considero il peduncolo dell’addome come parte indi-
pendente, e non già come primo segmento addominale come ha
fatto il Thomson, non corrispondendo questa interpretazione né
ad un concetto empirico nè ad un concetto scientifico; e chiamo
primo segmento quello che segue al peduncolo o che forma la
base di un addome pseudosessile.
Le specie di cui tratta la prima parte di questo lavoro, sono
46, così ripartite :
Subfam. Toryminae. 5. Torymus macropterus Wal-
ker (Mayr)
Je Gen. Idarnotorymus n. 6. Torymus auratus Fonsco-
1. Idarnotorymus pulcher sp. n. lombe (Mayr)
II. Gen. Torymus Dalman II. Gen. Lochites Forster
2. Torymus abdominalis Boh. 7. Lochites papaveris Forster
(Mayr) 8. Lochites terebrator sp. n.
3. Torymus abbreviatus Boh. IV. Gen. Dimeromicrus Crawford
(Mayr) 9. Dimeromicrus longicauda
4. Torymus tipulariarum Zet- Sp. n.
terstedt (Mayr) VI Gen. Didactyliocerus n.
58 L. MASI
10. Didactyliocerus dispar sp. n. 24. Chalcis Fonscolombei Duf.
Wile Gen. Holaspis Mayr 25. Chalcis neglecta sp. n.
41. Holaspis papaveris Thomson 26. Chalcis vicina Walker
12. Holaspis apionis Mayr 27. Chalcis pusilla Rossi
VII. Gen. Monodontomerus Westwood 28. Chalcis minuta (L.)
13. Monodontomerus aereus » » var. alborufa
Walker v. N.
44. Monodontomerus obscurus OVE Gen. Hippota Walker
Westwood (Mayr) 29 Hippota pectinicornis (Latr.)
VIII. Gen. Cryptopristus (Walker) For- XVI. Gen. Orthochaicis Kieffer
ster 30. Orthochalcis hippotoides sp. n.
15. Cryptopristus trigonomerus | XVII. Gen. Belaspidia n.
Sp. 1. 31. Belaspidia obscura sp. n.
IX Gen. Oligosthenus Forster XVIII. Gen. Hockeria Walcker
16. Oligosthenus tibialis Forster 32. Hockeria bispinosa Walker
X. Gen. Podagrion Spinola 33. Hockeria sp.
17. Podagrion pachymerum XIX. Gen. Euchalcis Dufour
(Walker) 34. Euchalcis rubripes Kieffer
XI. Gen. Ormyrus Westwood 35. Euchalcis igiliensis sp. n.
18. Ormyrus tubulosus (Fousco- 36. Euchalcis nebulosa (Fonsc.)
lombe) Duf. - (2)
19. Ormyrus punctiger Westwood
Subfam. Eurytominae.
Subfam. Leucospidinae.
XX. Gen. Eurytoma Iliger
XII. Gen. Leucospis Fabr. 37. Eurytoma nodularis Boheman
20. Lewcospis gigas Fabr. 38. Eurytoma curta Walker
24. Leucospis dorsigera Fabr. 39. Eurytoma rosae Nees
40. Eurytoma sp.
Subfam. Chalcidinae. 44. Eurytomia sp.
42. Eurytoma sp.
XII. Gen. Smicra Spinola 43. Eurytoma phanacidis Mayr
22. Smicra biguttata (Spinola) 44. Eurytoma ononis Mayr
XIV. Gen. Chalcis Fabr. 45. Eurytoma jaceae Mayr
23. Chalcis intermedia Nees | 46. Eurytoma gibba Boheman.
Subfam. TORYMINAE.
Il quadro dicotomico di Ashmead (Classification of the Chaleid
Flies, Mem. Carnegie Museum, Vol. I, p. 241) per la distinzione
delle tribù di questo gruppo (sottofamiglia secondo tale autore,
il quale considera il gruppo come famiglia) contiene parecchi
errori, ai quali ha riparato in parte il Crawford in una nota
recente (Notes on the Chalcidoid family Callimomidae, Proc.
Entom. Soc. Washington, Vol. XVI, 1914, p. 122). Qui credo
opportuno di aggiungere alcune altre osservazioni. Secondo Ashmead
le due sottofamiglie Idarninae e Toryminae avrebbero il « poste-
rior margin of mesepisternum incised beyond the middle; metepi-
merum curved, dilated above the apex ». Io non ho potuto
osservare finora che due soli generi di Jdarninae, il genere
CALCIDIDI DEL GIGLIO 59
Sycoryctes e il nuovo genere Idarnotorymus di cui segue la
descrizione, ma in ambedue ho trovato il margine posteriore del
mesepisterno integro, essendo il
metepimero (o metaplewra, come
la chiama il Thomson) di forma
triangolare. Fra i generi della
sottofamiglia Toryminae anno-
verati da Ashmead, il genere _
Lochites ha pure il mesepisterno "8 Torres sp. Toran Ine del
a margine posteriore integro. peli laterali del metatorace, la meta-
Non ho notizie a questo riguardo PICA Drena wn loto ella parte
pei generi Ecdamua e Tory- una insenatura dell’ episterno. (Cfr.
moides, però tutti gli altri hanno ®8?
il mesepisterno come afferma Ashmead. Nel genere Diomorus,
attribuito da questo autore alla sottofamiglia Monodontomerinae,
nella quale il mesepisterno non dovrebbe essere incavato nel lato
posteriore, questo lato è invece profondamente incavato, anche
più che nei Torymus.
Gen. IDARNOTORYMUS n.
Questo nuovo genere, il quale spetta alla tribù degli Idar-
nini, è uno fra quelli in cui è più evidente |’ affinità di tale
tribù con le altre che meglio rappresentano il tipo della sotto-
famiglia Toryminae. Sebbene non ne sia conosciuta finora che la
femmina, della quale non vi è che un esemplare nella collezione
di Calcididi del Giglio, tuttavia si può ritenere come molto pro-
babile che in questo genere, come in altri più o meno affini,
come ad es. il genere Trichaulus, il maschio non differisca
essenzialmente dalla femmina, eccetto che per i caratteri sessuali.
L’aspetto generale è quello dei Torymus, tuttavia la disposi
zione della valvola ventrale, discosta dai tergiti e sporgente ad
angolo per lasciare libero passaggio alla terebra, rivela subito la
appartenenza al gruppo degli Idarnini. Altre caratteristiche note-
voli sono i femori posteriori ingrossati e dentati, come nei Poda-
grion, i solchi parapsidali appena accennati, la mancanza di un
nervo stigmatico incurvato, essendo la clava di questo nervo
quasi sessile. La diagnosi seguente si riferisce al solo esemplare
60 L. MASI
di femmina che ho potuto esaminare, ed è quindi soltanto prov-
visoria.
Femina. Torymo similis, linea occipitali nulla, oculis
magnis, glabris, genis sulcatis, clypeo transverso, sublineari,
antennis 13-articulatis, scapo ocellun haud superante,
funiculo 7-articulato, clava articulis tribus minus discretis;
thorace angusto, pronoto brevi, declivi, mesonoto plano,
huius parte praeaxillari fere aeque longa atque lata, sulcis
scapularum vix indicatis fortiter convergentibus et longe a
scutello desinentibus; hoc sulcis nullis, convexo, freno haud
discreto; metanoto fere plano, superficie uniformi, spira-
culis parvis subrotundis; nervo marginali quam postmar-
ginali duplo longiore, quam stigmatico quintuplo longiore,
hoc clavam breviter pedunculatam tantum formante; femo-
ribus posticis incrassatis, denticulatis; tarsis pentameris ;
abdomine hiante, valvula ventrali vomeriformi; oviductu haud
curvato, longo.
Mas tgnotus.
Idarnotorymus pulcher sp. n.
Un esemplare Q, preso nel luglio del 1901.
Femina. Corpore cum coxis, itemque femoribus anticis,
saturate laete violaceis, nitore sericeo, margine orbitali,
mesopectore abdominisque apice cyaneis, ventre flavogriseo;
pilis omnibus albis; scapo rufo-testaceo, pedicello supra et
lateribus partim violaceo, parti viridi, nitore metallico ;
funiculo griseo-aeruginoso; clava miniacea; femoribus poste-
rioribus rufo-testaceis, tibiis tarsisque omnibus pallide stra-
mineis, tibiis posticis ad medium lateris anterioris rufis,
tarsis apice nigro; alis hyalinis, nervis pallidis, flavidis ;
oviductu nigro, basi tantum obscure luteo, terebra testaceo-
rubra.
Caput parvum, vix thorace latius, antice visum subcor-
diforme, longitudine °*/, latitudinis aequans; oculis glabris,
orbitis paullum infra divergentibus; linea oculari !/, faciei
longitudinis ab ore remota; antennis in hac linea insertis ;
scrobibus convergentibus; facie inter antennarum radiculas
et usque ad clypeum obtuse angulata; hoc subdiscreto trans-
CALCIDIDI DEL GIGLIO 61
verso, */, frontis latitudinis parum superante. Forma capitis
de latere inspecti ovata, diametro transverso *|,, longitu-
dinalis attingente; oculi etiam
ovati, ipsorum latitudine lon-
giores proportione 3:4; genae
sulco conspicuo. Vertex teres,
ocellis angulum vix obtusum
formantibus, spatio eorum
diametrum aequante ab oculis
remotis. Linea occipitalis
nulla. Superficies capitis mi-
nutissime reticulata, pilis
longis, super tempora atque
genas frequentioribus, ornata.
Fig. 2. Idarnotorymus pulcher Q.1, testa c
di profilo (x 30) — 2, parte della ner. Anfennae breves, 13-articu-
vatura dell’ala anteriore (stesso ingran- latae, scapo ocellum fere attin-
dimento). sn o
gente, flagello capiti aequi-
longo, breviter pilosulo; pedicello conico, annello haud parvo,
funiculi articulo primo quam sequenti parum breviore,
celeris subaequilongis sensim latioribus, septimo duplo latiore
quam longiore; clava articulis praecedentibus 2 */, aequi-
longa, post mortem compressa, de supra inspecta cuneiformi,
de latere ovata et quam praeclava latiore, articulis parum
discretis, apicali breviore.
Thorax haud robustus, longitudine fere duplam latitu-
dinem aequans, de latere visus dorso plano, pronoti super-
ficie anteriore fere verticali, metanoto dimidio angulo recto
declivi. Prothorax de supra inspectus brevis, transversus ;
mesonoti pars praeaxillaris fere acque longa atque lata,
quam scutellum fere sesquilongior, scapularum sulcis leniter
impressis, via conspicuis et fortiter convergentibus, longe
a scutello terminatis; hoc haud sulcatum, in dimidio poste-
riore convexum, freno haud discreto; metanotum superficie
. planiuscula, carina destitutum, spiraculis parvis, rotundis.
Mesosternum magnum, epicnemio nullo, parte dimidia infe-
riore prominula canthum obtusum formante; epimerum
subtriangulare, linea obliqua leniter curvata ab episterno
discretum, latere postico dimidium metapleurae attingente ;
haec haud magna, triangularis, fere duplo longior quam
62 L. MASI
basi latior. Dorsum aspectu granulosum, fortiter vitro
auctum minutissime at profunde alveolatum; sculptura
metanoti etiam minus conspicua; praesternum grosse alveo-
latum; episternum fere laeve; metapleura basi laevis,
reliquo spatio subtiliter reticulato-sulcata, areolis via con-
spicuis. Pili super dorsum sparsi, frequentes, sat crassi,
super callum longiores, nonnulli metapleuram et mesosterni
partem inferiorem ornantes.
Proalae segmentum quintum abdominis fere attingentes,
usque ad nervum marginalem glabrae, reliquo spatio pilis
inslructae brevissimis, vis conspicuis, confertis, serialim
dispositis; margine quoque apicali breviler pilosulo; nervo
marginali dimidiam cellulae costalis longitudinem parum
superante, quam nervo postmarginali duplo, quam stigma-
tico quintuplo longiore; hoc clavam breviter pedunculatam
tantum formante.
Pedes haud longi, postici coxis
magnis, mesosterno vel nervo mar-
ginali subaequilongis, triquetris,
basi et canthis pilosulis; femore
crasso, longitudine duplam eius
altitudinem superante proportione
4:9, latere ventrali fortius curvato
el in eius dimidio postericre denti-
culis quibusdam tenuibus, obtrun-
catis, munito; tibia quam femore
longiore, proportione 6:5, în
dimidio basali attenuata, apice Fig. 3. Idarnotorymus pulcher Q.
; ; 3 Femore e tibia delle zampe poste-
calcaribus instructa altero tertiam riori (X 30).
partem metatarsi fere attin-
gente, altero parvo, setas marginis apicalis haud supe-
rante. Tarsi articulis tribus primis sensim brevioribus,
pedum posticorum minus curtantibus; articulo apicali, in
pedibus anterioribus secundo, in pedibus posticis tertio,
aequilongo.
Abdomen thorace fere duplo longius, tergitis minute
reticulatis, ventris tegumento tenui, post */, basalem hians
et slernito ultimo magno triangulari a tergitis, vomeris in-
star, remoto. Terebra spatio prominens corpori aequilongo ;
CALCIDIDI DEL GIGLIO 63
oviductus haud curvatus, pilis frequentibus brevissimis
adpressis.
Long. 4 mm. Oviductus in specimine fractus, longitudo
terebrae ultra abdominis apicem 4 mm.
Gen. TORYMUS Dalman.
La determinazione di una gran parte delle specie di questo
genere 6 anche oggi assai difficile e incerta, sebbene gia da
molti anni siano pubblicati la classica monografia del Mayr sui
Torimidi (Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV 1874, p. 53-142) e
il 4.° volume dell’ opera del Thomson « Scandinaviens Hymeno-
ptera » (Lund 1875) di poco posteriore al lavoro del Mayr. Questi
autori nella distinzione e nella descrizione delle specie hanno
seguito criterì diversi, poichè il Thomson ha dato maggiore impor-
tanza ai caratteri di struttura e con essi ha stabilito diverse divi-
sioni del genere, con ripetute suddivisioni dei gruppi di specie,
senza agevolare tuttavia la determinazione di molte fra queste e
dando forse troppa importanza a certi caratteri; mentre il Mayr
ha descritto più particolarmente la colorazione, indicando pochi
caratteri di struttura. Sarebbe opportuna una revisione delle specie
europee del genere, la quale riunisse nelle descrizioni i caratteri
indicati dal Mayr e dal Thomson, aggiungendo altri caratteri
morfologici.
1. Torymus abdominalis Boh. (Mayr).
Boheman, Svensk. Vet.-Akad. Handl. LIV, 1833, p. 343.
Maniac rn 911:
Riferisco a questa specie un © preso nel luglio del 1901. In
questo esemplare le gene sono poco incurvate, lo scapo non rag-
giunge |’ ocello anteriore, l'anello è brevissimo, largo la metà
degli articoli del funicolo, i quali sono tanto larghi che lunghi.
‘Lo scutello non presenta fossette circolari sparse. Gli spiracoli
del metatorace sono ristretti e allungati. Lo sperone tibiale più
grande non giunge alla metà del primo articolo del tarso. Il colo-
rito prevalente è un verde dorato, leggermente azzurrognolo sul
dorso; l’addome è verde alla base, con una macchia gialla scura
64. L. MASI
estesa dal dorso ai lati, e dietro questa e nella parte ventrale di
color verde bronzo. Le coxe sono verdi come i lati del torace,
solo le anteriori nella seconda metà gialle. Il femore posteriore è
giallo scuro col lato esterno colorato per ?/, in verde; la tibia in
gran parte giallo-bruna. Le ali sono sfumate e le antenne brune
con lo scapo giallo nella parte inferiore. Lungh. 2 mm.
La descrizione del Mayr concorda in gran parte coi caratteri
dell’ esemplare, in questo però sono notevoli il colorito giallo della
parte inferiore dello scapo, che non dovrebbe riscontrarsi che nelle
femmine, ed il colorito scuro delle ali. Delle due descrizioni del
Thomson che riguardano il 7. cingulatus e il T. abdominalis
(ciascuna riferibile pro parte al 7. abdominalis, secondo Mayr)
nessuna concorda interamente coi caratteri dell’ esemplare del
Giglio.
2. Torymus abbreviatus Boh. (Mayr).
Boheman, I. c., p. 357.
Na yr yidly sy jo. 05
Un esemplare 9, preso nel maggio del 1901. Sembra corri-
spondere alla var. e del Mayr, però manca della striscia verde sui
femori anteriori; le zampe sono in gran parte d’ un giallo scuro
rossastro; la testa ha dei riflessi azzurrognoli. Lunghezza del
corpo mm. 2,5; la terebra è uguale alla distanza fra il dorsello
e l'apice dell’addome.
3. Torymus tipulariarum Zetterstedt (Mayr).
Torymus viridissimus var. tipulariarum, Zetterstedt, Insect.
Lapp. I, 1858, p. 420.
DS upuoruni May Mic paio
Una presa in marzo nel 1902.
4. Torymus macropterus Walker (Mayr).
Callimome macropterus, Walker, Entom. Magaz I, 1833,
p. 124.
Torymus macropterus, Mayr, l. c., p. 114.
Un esemplare 9 preso nel maggio 1902.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 65
5, Torymus auratus Fonscolombe (Mayr ).
Cynips aurata , Fonscolombe, Ann. Sc. Nat. XXVI, 1832,
pe 2s/e ©
Torymus propinquus, Forster, Beitr. Monogr. Pteromal.
1841, p. 33.
Torymus auratus Mayr, l. c., p. 115.
Riferisco a questa specie una 9 presa nel luglio del 1902.
L’ esemplare è verde smeraldo, con le ascelle e la metà poste-
riore della parte dorsale dell’addome di color azzurro verde, i
lati del torace a riflesso dorato, le anche medie e posteriori inte-
ramente verdi, le anteriori, i femori e le tibie di color giallo
fulvo; sul femore posteriore sì osserva una fascia longitudinale
d'un verde assai sbiadito; sulla tibia dello stesso paio di zampe,
verso il mezzo del lato posteriore, una sfumatura scura; i tarsi
sono bianchi giallognoli, gli anteriori con l’ultimo articolo, i
medì e posteriori coi due ultimi bruno-neri. La terebra uguaglia
la lunghezza dell’ addome più la metà del torace.
Gen. LOCHITES Forster.
x
Questo genere è stato messo da Ashmead nella sottofamiglia
Toryminae (tribù Torymini, secondo la classificazione qui adot-
tata) tuttavia nelle due specie di Lochites qui menzionate trovo
che la metapleura ha forma triangolare e quindi il margine poste-.
riore del mesepisterno è integro, onde ritengo che il genere debba
esser tolto dalla tribù dei-Torymini: probabilmente deve porsi
coi Monodontomerini, accanto ai generi Dimeromicrus, Idio-
macromerus e Didactyliocerus, che hanno due anelli alla
antenna.
|. Lochites papaveris Forster.
Hymen. Stud., II 1856, p. 120.
° Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV 1874, p. 65.
In una 9, presa in agosto nel 1901, il colorito prevalente è
verde bronzo scuro, con riflessi rossi-violacei, lo scapo di colore
arancio, la lungh. 1,97 mm., più 0,8 mm. della terebra.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. VII (17 Febbraio 1946). 5
=
66 L. MASI
2. Lochites terebrator sp. n.
Due esemplari 9 9, presi in maggio nel 1900 e 1902.
Species Lochiti papaveris simillima, praecipue differt terebra
longa, distantiam inter marginem anteriorem mesonoti et
abdominis apicem aequante, tibiis intermediis atque posticis
fuscis. Corpus, cum femoribus, obscure viridi-aeneum, pur-
purascens, thoracis lateribus magis nitentibus; scapus totus
obscure viridis vel in dimidio inferiore flavo-griseus ; tibia
antica lutea, vel rufo-lutea et in latere interiore infuscata;
genua et tarsi praeter apicem lutea; proalae leniter ad
medium infumatae. Long. 1,65 mm., terebrae 1.15-1,25 mm.
Negli altri caratteri questi due esemplari non mi sembrano
differenti da quello che ritengo essere un Lochites papaveris.
In questa specie, secondo Mayr, la lunghezza della terebra rag-
giunge quella dell’addome solo negli individui più piccoli (1,6 mm.),
negli altri la terebra è meno lunga, inoltre solo le tibie posteriori
sono colorate più o meno in bruno verso il mezzo. i
Gen. DIMEROMICRUS Crawford.
Uno dei Torimidi del Giglio presenta tutti i caratteri indicati
dal Crawford nella diagnosi di questo genere (Proc. U. S. Nat.
Mus. XXXVII 1910, p. 127. — Proc. Entom. Soc. Washington,
XVI 1914, p. 122, tabula analytica) del quale finora non si
conoscevano che due sole specie, il Dimeromicrus Ashmeadi
Crawford, delle Isole Filippine, trovato presso Manila, e l’austra-
liensis Girault, del New South Wales. Fra gli altri generi
europei della tribù Monodontomerini, quello che più si avvicina
al Dimeromicrus è il genere Holaspis. Tuttavia è facile distin-
guere i due generi, poichè nel Holaspis vi è un solo anello nel
funicolo, gli occhi non hanno la superficie glabra, la testa è
manifestamente più larga che lunga e diversa è la scultura
del dorso.
Come già ho fatto notare i generi Dimeromicrus e Lochites
sono probabilmente affini. Differenze di valore generico fra il
Lochites papaveris e il Dimeromicrus longicauda di cui segue
la descrizione, sono le seguenti. Nella prima specie il dorso si
presenta di aspetto zigrinato, avendo una scultura minutamente
yy CALCIDIDI DEL GIGLIO
i Pila i solchi scapolari terminano distanti dall'angolo interno
delle ascelle per !/, od 1/, della lunghezza del lato anteriore delle
ascelle stesse, il quale è leggermente arcuato; il nervo stigma-
tico è lungo poco più di 4/, del marginale. Nel Dimeromicrus
la scultura del dorso consiste in rugosità trasversali o concentriche,
secondo i punti; i solchi scapolari terminano distanti dall’ angolo
interno delle ascelle circa !/, della lunghezza del lato anteriore di
| queste, il quale è fortemente arcuato; il nervo stigmatico è bre-
vissimo, circa !/, del marginale.
Dimeromicrus longicauda Sp. n.
Esemplari 19 9 @, presi dall’ aprile all’ agosto, negli anni
1900-1902.
Femina. Laete viridis, nitore aureo vel cyaneo, oculis
ocellisque rubris, scapo ac pedicello obscure viridibus, metal-
licis, funiculo et clava nigro-brunneis; femoribus anterioribus
apice, posticis puncto apicali, tibiisque omnibus, stramineis,
tarsis albidis articulo ultimo vel duobus ultimis CU.
alarum nervis pallide flavo-griseis.
Caput latitudine thoracem aequans, fere aeque longum
atque latum (sicut 8:9) oculis glabris, linea ocipitali parum
conspicua, superficie tota reticulata, areolis frontis elongatis.
Antennae pedicello !/, scapt
longitudinis fere attingente,
funiculi articulis duobus pri-
mis latitudine sua via lon-
_gioribus velaeque longis atque
latis, sequentibus sensim paul-
lum crassioribus ei breviori-
bus, clava articulis praeceden-
tibus 2"/, aequilonga. Dorsum
transverse rugosum, foveolis
piliferis inter se remotis,
subseriatis, circa decem in
longitudinem scuti, duodecim Fig. 4. Dimeromicrus longicauda Q.
in huius latitudine masima. ',cntenne [40 — è, perte della persa.
Prothorax brevis, 1/, scuti Posteriore (X 00.
longitudinis aequans et longitudine sua triplo latior. Sulci
. scapulares sinuosi, longe ab angulo interiore axillarum
68 sn L. MASI
desinentes. Scutellum freno haud discreto. Metanotum
carinis et sulcis destitutum, moa pone dorsellum foveis
circa duodecim impressum, lineolis elevatis foveas sepa-
rantibus cum costa dorsello tangenti coniunctis; spiraculis,
costae contiguis, ellipticis. Mesothoracis episternum inte-
grum. Proalae cellula costali glabra, nervo marginali */,
huius longitudinis aequante, stigmatico brevissimo, postmar-
ginali quam hoc sesquilongiore. Femur posticum latere
ventrali carinato, carina prope apicem abrupte terminata.
Abdomen longitudinem thoracis cum capite aequans, super-
ficie reticulato-sulcata, segmentis secundo et tertio margine
medio late, primo et quarto vix conspicue, incisis; terebra
corporis longitudinem haud superante. Long. 2,3-3,4 mm.,
terebra 1,9-2,9 mm.
Mas ignotus.
Questa specie si distingue dal Dimeromicrus Ashmeadi del
Crawford per lo scapo non colorato in giallo, ma verde scuro, i
femori anteriori e medi pure verdi, l’addome interamente di questo
colore, la terebra molto più lunga dell’ addome, quasi uguale alla
lunghezza del corpo. Il Dimeromicrus australiensis è di color
verde bronzo ed ha la terebra meno lunga.
Nel maschio della specie Ashmeadi gli anelli sono così minuti
da sembrare uno solo, se non si osservano con sufficiente ingran-
dimento. i
Gen. DIDACTYLIOCERUS n.
Sebbene questo nuovo genere sia rappresentato nella collezione
del Giglio da una sola specie e solo da individui maschi, i carat-
teri esposti nella descrizione che segue mi sembrano sufficienti per
la distinzione dagli altri Torimidi. Il genere spetta alla tribù dei
Monodontomerini, e per la presenza di due anelli all’ antenna
può collocarsi accanto ai generi Dimeromicrus e Idiomacro-
merus. Uno dei suoi caratteri più notevoli è la mancanza della
divisione nella mesopleura: |’ episterno e |’ epimero costituiscono
nel loro insieme una piastra di forma trapezoidale, con la base a
contatto del mesosterno. La scultura del dorso ricorda quella dei
Megastigmus e Diomorus, presentando delle fossette assai nume-
rose, quasi contigue, e grandi, comprese nel reticolo formato dai
solchi piuttosto profondi che ne occupano tutta la superficie.
* | CALCIDIDI DEL GIGLIO
Mas. Oculis glabris, antennis 2-annulatis ; thoracis dorso
convex, reticulato-sulcato et confertim, grosse, foveolato ;
prothorace brevi, scutelli freno nullo; spiraculis a postscu-
| tello spatio remotis eorum longitudinem aequante ; mesopleura
indivisa, metapleura triangulari; nervis stigmatico et post-
marginali brevissimis; femoribus anticis haud incrassatis,
posticis margine inferiore non longe ab apice plicato-sub-
_dentato; coxis posticis ovalis; abdominis segmentis 1.-5.
| margine dorsali integro, reliquis retractis.
. Didaetylioecerus dispar sp. n.
Cinque esemplari 7g, presi dal giugno all’ agosto nel 1901
e nel maggio 1902.
Mas. Capite thoraceque haud laete viridibus, plerumque
_ wviridi-aeneis, at nitore aureo, partim etiam cupreo, ornatis ;
‘ genis saepe thoracisque lateribus cum coxis, saltim meso-et
metapleura cum coxis posticis, violaceo-purpureis ; metanoto
tr semper viridi; scapo fulvo, pedicello capiti concolore, funi-
culo et clava nigro-brunneis; pedibus fere totis fulvis vel
ochraceo-rufis, femoribus plerumque praeter basim et api-
cem violaceo-nitentibus, tarsorum articulo apicali nigro;
. alarum nervis flavo-fuscis; proalis leniter griseis, macula
magna notatis flavo-fusca, triangulari rectangula, extus
cellula radiali, postice nervo spurio limitata, interne angulo
__rotundato dimidium alae lon-
_gitudinis vin superante; abdo-
minis segmento basali nitido,
purpureo, supra viridi, seg-
mentis reliquis brunneis, le-
_ miter violaceo-nitentibus.
i Caput vie thorace latius,
antice inspectum triangulare
. fere aequilaterum, longitudine
I ito
tice haud curvato sed medio visti un po’ obliquamente dal basso
nonnihil elevato; linea oculari 1°) — 2» antenna (x 20).
inferiore */; longitudinis ab ore remota; antennis inter
hanc lineam atque dimidium longitudinis insertis; facie
70 L. MASI
inter antennarum radiculas et usque ad labrum obtuse cari-
nata; clypeo haud discreto. De latere visum duplo longius
quam latius, vertice angustato, orbita elliptica latitudine
sua longiore proportione 8:5, gena sulco profundo impressa.
Linea occipitalis conspicua, fere usque ad peristomium
extensa. Ocelli posteriores de supra inspecti spatio duplo
quam distantia ab oculis inter se remoti; ocellus anterior
lineae posterioribus tangenti contiguus. Scapus ocellum vix
attingens; flagellum capite fere sesquilongius. Pedicellus
parvus, latitudine sua fere duplo longior; annelli conspicut,
aeque longi, secundus major et longitudine sesquilatior ; funi-
culus sat crassus, articulo primo quam pedicello parum
longiore, apice quam hoc fere sesquilatiore, sequentibus
sensim vix brevioribus et crassioribus, ultimo latitudine
longiore proportione 7:6; clava articulis duobus praeceden-
tibus aequilonga, apice haud rotundato, saepe post mortem
subcompresso, articulis indistinete separatis.
Superficies capitis minute at profunde reticulata-sulcata ,
ima facie faveolis piliferis sparsim impressa, vertice confer-
tim punctulato, scabro.
Sculptura dorsi magis conspicua, foveolis magnis, prae-
cipue super scutum confertis, ita ut alveolata appareat;
fovearum fundo et reliqua superficie tota reticulato-sulcata.
Axillae foveolis paucis tantum excavatae. Scutum de latere
inspecium fortiter excavatum. Sulci scapulares ad */3 aail-
larum marginis anterioris desinentes. Scutellum convexum,
latitudine longius proportione 7:5; pone axillas ovatum,
apice haud late rotundatum, limbo valde prominenti mar-
ginatum. Metathorax de latere inspectus scutello fere:
aequilongus. Metanotum carina obtusa instructum, costis
longitudinalibus ternis in utroque latere, gradatim versus
spiracula brevioribus, areas rectangulares limitantibus ;
parte dimidia postica superficie aequali minute reticulata,
modice vitro aucta aspectu granulosa. Spiracula reniformia.
Metapleura triangularis, longitudine eius basim sesqui-supe-
rans, superficie parce pilosula, sulcis reticulum formantibus
vix conspicuis. Mesopleura indivisa, forma trapezoidali,
basi mesosterno contigua, superficie convexa fere tota laevi,
nitida, in parte inferiore tantum et antice subtiliter reticu-
# CALCIDIDI DEL GIGLIO 74
lata. Mesosternum lineis elevatis minute reticulatum, areolis
excavatis versus mesopleuram plerumque transversis.
. Proalae fere triplo longiores quam latiores, nervo mar-
ginali crassiusculo quam cellula costali breviore propor-
lione 14:23; nervo postmarginali */, marginalis haud supe-
rante, clava nervi stigmatici brevissime Sala et nervo
postmarginali aequilonga.
Pedes robusti, coxis fortiter insculptis: postici coais
ovutis, femore triplo longiore quam latiore et margine ven-
trali post */, longitudinis angulum valde obtusum formante,
tibiae calcari majore quam altero duplo longiore et medium
melatarsi attingente. :
Abdomen, alis procumbentibus, nervum stigmaticum
tantum attingens, °|, diametri longitudinalis thoracis aequans,
segmentis post quintum retractis, forma subcylindrica, petiolo
distincto, segmento basali dimidium longitudinis attingente,
secundo quam hoc fere quadruplo breviore, reliquis etiam
minus elongatis; superficie segmenti CE laevi, nitida,
sequentium reticulata, areolis transversis.
Long. 2-3 mm,
Gen. HOLASPIS Mayr.
1. Holaspis papaveris Thomson.
Hymen. Scandin. IV P. 1. 1875, p. 100.
Holaspis militaris, Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV,
1874, p. 35.
Tre esemplari 9 9 i in maggio, Giugno e agosto nel
1900 e 1904.
4
2. Holaspis apionis Mayr.
Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 84.
Una Q presa nell’ aprile del 1902.
ee,
Bi
as
Gen. MONODONTOMERUS Westwood.
1. Monodontomerus aereus Walker.
Entom. Magaz. II, 1834, p. 158.
Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 70.
Un gf preso nel luglio 1902 e una 9 presa nel marzo 1903.
2. Monodontomerus obscurus Westwood (Mayr).
Westwood, Philos. Magaz. (3) II, 1833, p. 443, F. 1, 2
Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV, 1874, p. 68.
2 Monodontomerus nitidus, Thomson, Hymen. Scandin.
INR 18755 pis08/
Un esemplare g* preso in agosto nel 1902 e due 9 9 prese
in giugno e luglio nel 1901 e 1902.
Gen. CRYPTOPRISTUS (Walker) Forster.
Questo genere, istituito fino dal 1833 dal Walker, col nome
di Torymus (Entomol. Magaz. I, p. 118) è ancora uno dei meno
conosciuti della sottofamiglia Toryminae. Furono attribuite ad
esso sei specie, la prima delle quali, il Cryptopristus caliginosus ,
dovuta al Walker, le altre, cioè il macromerus, Vintermedius,
il fulvocincius, il laticornis e il syrphi, descritte dal Forster.
Mayr ridusse ad una sola le prime quattro specie (Verh. zool.
bot. Ges. Wien XXIV 1874, p. 82) ed espresse il dubbio che
anche il laticornis dovesse rientrare nella sinonimia del caligi-
nosus; quanto al Cryptopristus syrphi, lo stesso Forster dubi-
tava del suo valore specifico. Nessuna specie nuova del genere è
stata descritta dopo della monografia del Mayr sui Torimidi, onde
è probabile che al genere Oryptopristus non appartenga finora
che una sola specie: tuttavia conviene ammetterne tre provviso-
riamente, il caliginosus, il laticornis e il syrphi, come indica
il Catalogo Dalla Torre.
Queste tre specie sono molto rare, e non si conosce nulla della
loro biologia; le descrizioni che se ne son pubblicate, sì limitano
CALCIDIDI DEL GIGLIO 73
quasi soltanto al colorito, che forse è in tutte e tre assai variabile,
e non sono accompagnate da nessuna figura del femore posteriore,
il quale è molto caratteristico e ricorda quello dei Podagrion
per la presenza di parecchi denti nel lato inferiore: esso potrebbe
essere un buon carattere per la distinzione delle specie. Le notizie
che si sono date finora sui caratteri di struttura, sono contenute
nella breve diagnosi generica del Walker (l. c.) e nei quadri
dicotomici del Mayr (1. c.) e di Ashmead (Classification of the
Chalcid Flies). Tuttavia il Crawford, in un quadro dicotomico
pubblicato l’ anno scorso (Proc. Entomol. Soc. Washington XVI,
p. 122), ha indicato alcuni altri caratteri del genere, tra i quali
la pubescenza rudimentale negli occhi dei maschi. Però il Craw-
ford non dice se nelle femmine gli occhi siano glabri, come ha
affermato Ashmead. Ma io ritengo che questa notizia dell’Ashmead
sia un errore, poichè se gli occhi, almeno nelle femmine, fossero
realmente glabri, il Mayr non avrebbe trascurato di indicare
questo carattere nel mettere a confronto i generi Cryptopristus
e Oligosthenus, che nel suo quadro dicotomico sono vicini. Io
trovo inoltre che in una specie del Giglio, che ritengo essere un
Cryptopristus e di cui segue la descrizione, gli occhi sono forniti
d’una peluria assai fitta così nei maschi come nelle femmine.
Tenendo conto dei caratteri di questi esemplari del Giglio e
di quelli indicati nelle diverse descrizioni delle specie, mi sembra
che si possano riassumere nel modo seguente le caratteristiche
del genere. i
Capite subtriangulari, vix transverso, occipite marginato,
oculis magnis, hirtis (interdum in feminis glabris (?) in
maribus parce breviter pilosis), antennis uniannulatis ;
thoracis dorso et metanoto aspectu minute granulosis, for-
titer vitro auctis dense et minutissime punctato-alveolatis ,
punctis majoribus sparsis nullis; pronoto quam scuto bre-
viore; scapularum margine interiore prope angulum asxil-
larum desinente; scutelli basi lata, freno haud discreto ;
metathorace sulcis, plerumque carina, destituto; metapleura
triangulari antice recte limitata. mesepisterno integro;
proalis cellula basali pubescenti, nervo marginali longo,
stigmatico brevi; femore postico subtus dente triangulari
magno aliisque minoribus instrucio, tibia etusdem paris
pedum subrecta; abdomine basi parum angustato, tegumento
Th L. MAST
sat duro, superficie confertim punctulata, segmentis duobus
primis feminae in medio margine dorsali angulatim incisis,
primo maris recte marginato; terebra abdominis longitu-
dinem superante vel toto corpori aequilonga.
Questo genere è molto affine all’ Oligosthenus, ma ne difte-
risce specialmente per la conformazione caratteristica del femore
posteriore, la quale, nella tribù dei Monodontomerini, trova
appena riscontro nel genere Hemiptarsenus di Ashmead.
Cryptopristus trigonomerus sp. n.
Esemplari 6 9 £ e 2 Tg, presi nel luglio del 1901 e 1902.
Oltre ai caratteri già indicati nella diagnosi del genere, in
questi esemplari sono da notare i seguenti.
Femina. Saturate violacea, sericea, capite plerumque
obscure griseo-cyanescenti, oculis ocellisque brunneis, scapo
nigro-cyaneo vel corpori concolore, interdum ima basi
testaceo, funiculo et clava brunneo-nigris, mandibulis rufis
versus apicem nigris; tarsis anticts flavo-fuscis, posterioribus
fulvis articulo ultimo vel duobus ultimis infuscatis: proalis
subhyalinis, haud maculatis, nervis dilute brunneis; pilis
omnibus albidis. Capitis lon-
gitudo */, latitudinis aequans.
Linea ocularis inferior 1/, ca-
pitis longttudinis ab ore distans,
linea antennarum insertionis
spatio remota quam hoc sesqui-
longiore. Funiculi articuli lon-
gitudine nunquam latiores. Me-
tanotum carina destitutum.
Proalae nervis crassiusculis,
stigmatico quam marginali bre-
viore, proportione 3:11, quam
postmarginali proportione 3:7.
Fig. 6. Cryptopristus trigonomerus Q, 5 b
1, femore e tibia posteriori (x 22) Femora postica subtriangu-
— 2, parte della nervatura del’ala Jqaria a margine dorsali leniter
TE NL ie curvato, ventrali angulum in-
feriorem simulque dentem obtusum ad medium longitu-
dinis formante; latitudine maxima quam longitudine fere
nel
CALCIDIDI DEL GIGLIO 75
dimidio breviore, margine pone dentem obtuse trilobato.
Tibia eiusdem paris pedum in !/, basali angusta, in hO
apicali */, femoris altitudinis aequans. Long. 2,5-3 mm.,
terebra 2-3 mm. i
Mas minor, flagello magis incrassato, funiculi articulis
omnibus fortiter transversis. Long. 1,7-2 mm.
Non ho potuto confrontare questo torimide con nessun esem-
plare del Oryptopristus caliginosus (Walk.). Tuttavia è da
notare che in nessuno degli esemplari del Giglio si osserva la
colorazione in giallo arancio dei ginocchi, del lato ventrale
dell'addome e di una parte del primo segmento di questo, ne la
sfumatura scura verso il mezzo delle ali anteriori. Inoltre, secondo
Mayr, la terebra nella suddetta specie non supera la lunghezza
dell’ addome più il metanoto.
Riguardo al femore posteriore Mayr dice che esso ha un dente
« ad una certa distanza dal ginocchio » e, parlando dei caratteri
dei Torimidi in generale, dice che « il femore posteriore non è
molto più ingrossato degli altri femori ». Queste indicazioni sareb-
bero affatto errate se il Mayr avesse conosciuta la specie che ho
descritta.
Gen. OLIGOSTHENUS Forster.
Oligosthenus tibialis (Forster).
Glyphomerus tibialis, Forster, Hymen. Stud. II, 1856, p. Ah.
Oligosthenus tibialis, Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXIV,
187k. pi SI
Due esemplari 9 9, presi nel maggio del 1902, un g' preso
in giugno nel 1901.
In uno degli esemplari Q son da notare 1 caratteri seguenti.
Testa e torace di color verde cupo, addome bruno-nero; funicolo
e clava nerastri, scapo e pedicello, femori anteriori e medì, neri,
con un leggero riflesso verde metallico, femori posteriori bruni;
ginocchi e tibie di color giallo scuro, le tibie posteriori con una
sfumatura bruna-rossiccia; tarsi bianchi giallastri, i medi e poste-
riori coi due ultimi articoli quasi neri; ali anteriori con la cellula
basale scolorita e un’area più scura intorno allo stigma. Testa
poco più larga che lunga nel rapporto di 6:5. Secondo articolo
76 L. MASI
del funicolo tanto largo che lungo, clava di lunghezza poco supe-
riore a quella dei due articoli precedenti. Metanoto senza carena.
La listerella situata dietro al dorsello limita anteriormente otto
alveoli quadrangolari, che posteriormente sono aperti e restano
separati l’ uno dall’ altro da linee sporgenti, poco più lunghe del
dorsello, delle quali le due più prossime alla linea mediana assai
meno distanti delle altre. Il nervo postmarginale è lungo il doppio
dello stigmatico. Lungh. del corpo mm. 2,95.
Questo esemplare corrisponde meglio alla descrizione del Forster
che non a quello del Mayr; sebbene il tipo del Forster sia di
dimensioni assai piccole, misurando solo mm. 1,75. °
L'altro esemplare del Giglio è di colorito quasi nero, con le
ali più scure; anch’ esso presenta lo scapo giallo alla base.
Nel & e nelle due 29 tutte le tibie sono colorate in giallo,
più chiaro nel maschio, e non solo le tibie anteriori. Il femore
del maschio è fornito di molti dentelli irregolarmente sviluppati.
Gen. PODAGRION Spinola (1).
Podagrion pachymerum (Walker)
Priomerus pachymerus, Walker, Entom. Magaz. I, 1833,
OH ke (Gy
Tre esemplari Q 9, presi in giugno e luglio nel 1901.
Gen. ORMYRUS Westwood.
1. Ormyrus tubulosus (Fonscolombe).
Cynips tubulosa, Fonsc., Ann. Sc. Nat. XXVI, 1832, p. 290.
Esemplari 4 oo’, 8 9, presi in giugno e luglio nel 1901,
nel maggio 1902 e luglio 1907.
(1) Nel volume del « Genera Insectorum » che tratta dei Calcididi, lo Schmiede-
knecht ha errato nel mantenere la distinzione dei due generi Podagrion e Pachytomus.
la cui identità era stata gia riconosciuta dal Mayr (Verh. zool. bot. Ges. Wien XXIV
1874, p. 63): recentemente 1’ hanno confermata Crawford (Proc. U. S. N. Mus. XLII 1914,
n.° 617, p. 3, 4. e XLIII 1912, p. 164) e Williams (Entomologist, XLVII 1944, n.0 617, p. 262).
Le forme attribuite al genere Pachytomus sono maschi del genere Podagrion.
Dies punetigier Westwood.
Philos. Magaz. (3) I, 1832, p. 197.
_ Esemplari 2c e3 ele) presi in luglio e agosto nel 1901.
Subfam. LEUCOSPIDINAE.
| Gen. LEUCOSPIS Fabr.
l Leucospis gigas Fabr.
Entom. system. TA 793s, p. DADI
i Diciotto esemplari 9 Q, presi nel giugno e luglio 1901 e nel
luglio 1902.
2. Leucospis dorsigera Fabr.
LI entom. AT Pa Oot
a Otto esemplari 79 e OQ, presi. nel settembre del 1900 e
‘giugno e UE del 1901.
Subfam. CHALCIDINAE.
Gen. SMICRA Spinola.
Smiera forate (Spinola).
(quale i ira Insect. Ligur. II, 1808, p. 931.
Di Smicra melanaris, Dalman, Li Vet-Akad, te
oe Alculeeie TAs .
Smicra biguttata , Mantero, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVI,
1914, = 312. |
78 L. MASI
Univ io) elia © spresty im giugno e agosto nel 1901.
Nell’ esemplare 7 mancano le due macchie bianche giallastre
della fronte.
Degli esemplari dello Spinola non ho potuto vederne che uno
solo, posseduto dal Museo di Torino, il quale corrisponde agli
esemplari del Giglio, nonché alla descrizione della Smicra me-
lanaris di Dalman. Onde anch'io ritengo che questa specie sia
sinonimo della Chalcis biguttata dello Spinola: nonostante che
nell’esemplare del Museo di Torino l'indicazione « Chalcis bigut-
tata m. n. sp.» porti un punto interrogativo. Questo esemplare,
proveniente dalla Sicilia e mandato dal Ghiliani, deve essere stato
messo in collezione dopo di quelli di Liguria, sui quali è stata
fatta la descrizione pubblicata nel 1808.
Gen. CHALCIS Fabr.
1. Chaleis intermedia Nees.
(bean EXOT pst Ort)
Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr. II, 1834, p 29 (c’).
Chalcis flavipes, Crawford, Descriptions of certain chaleidoid
Parasites; U. S. Departm. Agr., Technical Results, 1910, n.° 19
Pee lS Cees:
Chalcis flavipes, Howard and Fiske, Importation of the
Parasites of the Gipsy-Moth, etc.; U. S. Departm. Agr., Bureau of
Entom., 1914, Bull. n.° 91, p. 240-245, F. 44-50.
Esemplari 12 9 gd, 2 Q Q, raccolti in luglio e agosto del 1901.
Dobbiamo al Crawford le prime notizie esatte per l’ identifi-
cazione di questa specie ch'egli chiama Chalcis flavipes Panzer. Io
ritengo che il nome di flavipes non debba adottarsi perchè venne
dato dal Fabricius ad una Chalcis dell’ America mer., la quale
assai probabilmente è diversa dalla Ch. intermedia, e forse è
una specie affine alla Ch. robusta Cresson. La Chalcis che io
ritengo identica alla intermedia del Nees, è stata spesso con-
fusa con la Chalcis femorata del Panzer (1), e quando non è
stata indicata con questo nome, le si è dato quello di Chalcis
flavipes. E poichè in questo errore sono incorsi, oltre al Dalla
(1) Panzer, Fauna Insect. Germ. VIII 1814, P. 84, T. 16.
CALCIDIDI DEL. GIGLIO 79
Torre (Catalogus Hymenopterorum, Lipsiae 1898) anche lo
Schmiedeknecht nel « Genera Insectorum » e il Morley nel suo
« Catalogue of British Hymen. of the Family Chalcididae »
(London, 1910) credo opportuno di rilevare qui le differenze fra
le due specie, quali mi risultano dal confronto con una trentina
di esemplari della Chalcis femorata, maschi e femmine, la
maggior parte dei quali furono raccolti in Liguria, a Borzoli, dal
March. G. Doria. Di queste due specie non è stata pubblicata finora
nessuna descrizione dettagliata.
Gli esemplari di Chalcis intermedia non raggiungono mai le
dimensioni dei più grandi esemplari di Chalcis femorata, misu-
‘ando da 4,5 mm. a 6 mm, mentre la Chalcis femorata può
oltrepassare 8 mm. Essi sono di aspetto meno robusto, con le
parti nere più lucide e quindi di un nero più intenso, talora con
sfumature brune rossastre nelle parte inferiore dell'addome, meno
frequenti però e meno estese che nella Ch. femorata; le parti
gialle sono di colore meno intenso che in quest altra specie; le
ali meno ombrate e talora quasi affatto limpide. Nella Ch. inter-
media il femore posteriore è giallo per quasi tutta la seconda
metà della sua superficie esterna, ed in nessuno degli esemplari
che ho esaminati è colorato in giallo alla base; negli esemplari
di Ch. femorata presenta una fascia trasversale nera estesa
lungo il lato dorsale; restano quindi di color giallo uno spazio più
o meno esteso alla base ed uno più grande all’ apice. Il femore
anteriore nella Ch. intermedia suol essere nero nella prima metà
ed anche per due terzi, nella femorata è nero soltanto alla base.
Per lo più le tibie sono in ambedue le specie interamente gialle,
eccetto quelle dell’ ultimo paio che nella Ch. intermedia sono
sempre colorate in nero su tutto il lato anteriore, mentre nella
femorata lo sono sul margine esterno di questo lato. Tuttavia
nella Ch. intermedia i maschi presentano talvolta una leggera
sfumatura grigia verso la metà di tutte le tibie e nelle femmine
sembra frequente il caso d’ una macchia bruna o anche nera, a
contorni sfumati, che nelle zampe posteriori viene ad estendersi
anche sul lato interno (').
(1) Si trovano esemplari di Chalcis femorata in cui si ha una aberrazione per
rufinismo. Un piccolo esemplare di Liguria presenta una tinta bruna rossiccia per
una gran parte di tutte le tibie; ma in questo esemplare tale colorito si estende anche
per due terzi del femore posteriore, a cominciare dalla base, ed alla rispettiva coxa
e a tutto 1’ addome. In un esemplare della collezione Magretti, proveniente da Bologna
e di dimensioni piuttosto grandi, l'addome, tutti i trocanteri, le coxe e la parte
superiore del femore del terzo paio di zampe, tendono anche più al rosso.
80 L. MASI
I peli sono nella Chalcis intermedia bianchi; nella femorata
sono grigi giallastri, talora con leggero riflesso dorato, e formano
come due spazzole all’ apice dello scutello, inoltre sono anche più
abbondanti sulla faccia. In ambedue le specie si presentano nume-
rosi sul dorso e sui lati dell’ addome, dal secondo segmento al
sesto, riunendosi in due gruppi ai lati del primo segmento.
Un altro carattere comune è la forma allungata degli articoli
delle antenne. Lo scutello nella Chalcis intermedia ha I’ apice
più o meno sporgente, talora appena incavato e talora con un
infossamento piuttosto profondo: ma nella Ch. femorata vi sono
due denti ben sviluppati, alquanto discosti. Le fossette del dorso
si presentano un poco piu piccole, in grandezza assoluta, nella
Ch. femorata, che pure suol essere più grande della intermedia,
e con margini più rilevati. Non differisce nelle femmine delle due
specie la scultura del sesto tergite, dove secondo una linea lon-
gitudinale si contano da sei a otto fossette circolari. Il penultimo
sternite nelle femmine di Chalcis intermedia è piegato a tetto
e presenta lo spigolo sempre più ottuso dal lato posteriore verso
l'anteriore: nella Ch. femorata lo spigolo è quasi limitato al
terzo posteriore. Esiste inoltre nella Ch. intermedia, nella parte
inferiore interna delle coxe del terzo paio di zampe, dopo circa
due terzi della loro lunghezza, un piccolo tubercolo conico, che
manca nella Ch. femorata, carattere, questo, di grande impor-
tanza per la diagnosi specifica, come ha fatto rilevare Crawford
(1. c.). Un altro carattere diagnostico importante, comune ai due
sessi, è la presenza della carena postorbitale nella Ch. intermedia,
la quale manca nell’ altra specie: la carena preorbitale è rappre-
sentata in ambedue le Chalcis, ma non in tutti gli esemplari, da
una linea poco rilevata, estesa per breve tratto vicino alla parte
superiore-anteriore delle orbite.
La specie femorata è affine alla Ch. robusta e alla Ch. incerta
Cresson, mentre la intermedia è affine alla obscurata Walker, e
sembra quasi segnare un termine di passaggio alla Ch. minuta (L.)
e paraplesia del Crawford.
La descrizione che da il Nees per la specie intermedia, descri-
zione che riguarda però soltanto i maschi, corrisponde alla forma
che secondo Crawford si chiamerebbe Ch. flavipes. Evidentemente,
per errore di scrittura, nella Monografia del Nees è detto « tibiis
posticis apice nigris » poiché poco appresso l'Autore dice « antice
MOK sl
CALCIDIDI DEL GIGLIO 81
nigris » e tale colorazione nell’ apice non si riscontra, credo, i
nessuna delle Chalcis a tibie colorate finora descritte. Il carattere
« pubescentiae circa scutellum defectus » non è veramente di tutti
gli esemplari, ma può anche darsi che quelli del Nees presentas-
sero tutti, al margine dello scutello, questa mancanza dei peli.
Walker nella « Monographia Chalciditum » (Entom. Magaz. II
1834, p. 28) ha probabilmente confuso esemplari di maschi e
femmine di specie diverse quando ha descritto la Ch. femorata,
Ch. flavipes e Ch. distinguenda.
Darò qui appresso un elenco delle descrizioni di Chalezs femo-
rata o flavipes, che ritengo doversi riferire alla Ch. intermedia
Nees, oppure alla Ch. femorata Panzer.
Chalcis flavipes, Panzer, Fauna Insect. Germaniae, VII, 1801,
P. 78, T. 16 = femorata Panz. pro. parte
(esemplari di Norimberga).
» flavipes, Latreille, Hist. Nat. Crust. et Ins. XII, 1805,
p. 220 = femorata Panz.
» flavipes, Spinola, Insect. Ligur. II, 1808, p 163 =
femorata Panz.
» flavipes 3°, Nees, l. c., p. 27 = femorata Panz.
» flavipes ©, Nees, |. c., p. 27 = intermedia Nees?
» femorata (forma typica) Nees, l. c., p. 28 = minuta (L).
» flavipes, Blanchard, Hist. Nat. Insect. III, 1840, p. 254
= intermedia Nees.
» femorata, Taschenberg, Hymen. Deutschl. 1866, p. 111
= femorata Panz. ? an minuta (L.) ?
» flavipes, Thomson, Hymen. Scandin. IV, 1875, p. 19
= femorata Panz.
» [flavipes, un. Pinacogr. P. 6, 1878, T-30, 04
= femorata Panz.
» flavipes. Kirby, Journ. Linn. Soc. London. Zool. XVII,
1883, p. 68 = Ch. sp., esotica (Ch. ovata
Say, secondo Dalla Torre).
» flavipes, Crawford, |. c. = intermedia Nees.
La Chalcis boops del Thomson (l. c.) potrebbe essere la
Chalcis intermedia del Nees.
Delle differenze tra le femmine di Chalcis intermedia aventi
le tibie macchiate di nero e quelle di Chalcis minuta (L.) dirò
appresso trattando di quest’ ultima specie.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.8, Vol. VII (17 Febbraio 1946). 6
CATA REAL TPLICA ia ian A a SORIA A prat ap ONY tells ia
Ray a aa ives it wea orks) dual datate e
82 L. MASI
La Chalcis intermedia è una delle specie piu diffuse in
Europa. Di essa esistono nel Museo Civico di Genova molti altri
esemplari provenienti da diverse località della Liguria (Genova,
Borzoli, Voltri, Stazzano ), della Lombardia (Milano, Miradolo,
Cassina Amata), Umbria (Bevagna), Abruzzo (Castel di Sangro),
Isola d’ Elba, Sardegna (Is. Asinara), oltre un esemplare della
Rumania ed una femmina, proveniente da Pechino, che presenta
le tibie con una macchia scura. Da alcuni anni questa specie è
stata importata negli Stati-Uniti per combattere la Porthetria
dispar, di cui è parassita primario. Secondo Giraud sarebbe anche
parassita della Zygaena filipendulae e della Z. transylvanica.
2. Chalcis Fonscolombei Dufour.
(Tav. XII, fig. 6).
Chalcis podagrica, Rossi, Fauna Etrusca, II, 1790, p. 59.
» femorata, Dalman, Svensk. Vet. Akad. Handl. XLI,
S21 MZ)
» podagrica, Fonscolombe, Ann. Sc. Nat. XXVI, 1832,
De 277.
» podagrica, Walker, Monographia Chaleiditum, in: fn.
mol. Mag. II, 1834, p. 3t.
» Fonscolombei, Dufour, Ann. Soc. Entom. France, 1841,
paid
» Dalmanni, Thomson, Hymen. Scandin. IV, 1875, p. 17.
» femorata, Masi, Boll. Laborat Zool. Portici, III, 1908,
p. 108 (9).
» Fonscolombei, Crawford, U. S. Departm. Agr., Technical
Results. Descriptions of certain Chalcidoid para-
sites 010) pi 20:
» Dalmanni, De sa SEES Siciliano , 1890, pote
Esemplari 7 QQ, raccolti dal giugno all’ agosto del 1901.
Corpo di un nero intenso, lucido; scapo, in ambo i sessi, con
una macchia bianca lungo il lato anteriore; flagello con sfumatura
rossa rugginosa verso |’ apice, più estesa sul lato interno; ali
scolorite, quelle anteriori con la nervatura giallo-grigia fino al
tratto ascendente della subcosta, le posteriori fino al principio del
nervo marginale, il resto della nervatura bruno; tegule, al pari
ROL
Tan
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CALCIDIDI DEL GIGLIO 83
delle parti chiare delle zampe, di colore bianco oppure d’ un giallo
assai pallido; zampe anteriori e medie rossicce, eccetto il terzo
apicale del femore anteriore e il principio della tibia, il ginocchio .
del secondo paio di zampe, l’ apice di tutte le tibie e talora una
linea lungo il lato anteriore della tibia. del primo paio; coxe
posteriori nere, oppure rossastre per un tratto più o meno esteso
a partire dall’ apice; femore per lo più rosso testaceo eccettuati
i denti, che sono più o meno scuri, e una macchia apicale bianca
o dun giallo pallido, che occupa per lo più un terzo della lun-
ghezza, mentre rimane più limitata internamente; talora una
macchia nera si estende dalla base e dal margine inferiore per
uno spazio più o meno grande della superficie, non raggiungendo
il margine superiore. Tibia rosso-testacea alla base, nel terzo medio
e all’apice, però la colorazione della sua parte media estesa
alquanto nell’ ultimo terzo della lunghezza (1).
Peli del capo e del dorso con una leggera tinta dorata. Parte
inferiore dell’ addome talora tendente al color bruno giallastro.
Testa col vertice, osservato dal di sopra, piuttosto largo ed arro-
tondato; carene ben sviluppate. Scultura del dorso uniforme, con
le fossette limitate da margini acuti; scutello bidentato all’ apice.
Dente inferiore laterale del metatorace sporgente più o meno,
spesso con punta acuta. Primo segmento addominale con alcuni
peli sui lati; tergite del sesto segmento fornito di fossette circolari
quasi contigue, delle quali se ne contano per lo più cinque, talora
quattro o sei, secondo una linea longitudinale (?). Femore di
forma ellittica, alto più della metà della sua lunghezza, nel rapporto
di 3:5, munito sul margine inferiore di 10-13 denti, dei quali
gli ultimi tre o quattro assai ravvicinati oppure riuniti alla base;
sulla faccia interna presso il primo dente si osserva un tubercolo
a punta ottusa; la superficie esterna presenta una scultura alveo-
lata minutissima, determinata da un reticolo di linee rilevate, con
maglie regolari e talora quasi tutte quadrangolari: con una certa
incidenza della luce sembra però che sulla superficie liscia siano
sparse delle fossette discoste per un tratto uguale o inferiore al.
loro diametro. Primo articolo del tarso posteriore un poco più corto
(1) Secondo Thomson ed altri autori le parti rosse possono essere più o meno
coperte da macchie o sfumature nere, speciamente i femori posteriori dei maschi ed
il lato anteriore delle rispettive tibie.
(2) Tuttavia nel più piccolo degli esemplari se ne contano solo tre o quattro.
A es i i Se ak go 2 SIRIO
84 L. MASI
del secondo, il quarto lungo la metà del quinto articolo, ambedue
essendo misurati secondo il lato anteriore. Lunghezza 4,5-6 mm.
Questa specie è stata confusa talora con la Chalcis vicina
Walk., di cui è parola più avanti; tuttavia la distinzione è facile
quando si faccia attenzione all’ apice dello scutello. Dalla specie
che segue si distingue poi per la forma del femore. Dufour, il
quale ha proposto il nome di Chalcis Fonscolombei, in sosti-
tuzione di quello di podagrica dato dal Fabricius ad una specie
indiana (del Tranquebar) ha fatto di questa Chalcis una buona
descrizione, con notizie sulla larva e la ninfa e sulla loro biologia.
Secondo questo autore la Chalcis Fonscolombei è parassita dei
generi Sarcophaga e Lucilia. Il De Stefani ha confermato
sperimentalmente il parassitismo sulla Sarcophaga carnaria,
non escludendo quello sulla Lucilia cornicina e anche sulla
Musca communis. Ritengo come probabile che nel Laboratorio di
Entomologia di Portici la Ch. Fonscolombei sia stata ottenuta
fra i parassiti dell’ Hyponomeuta malinellus, ma non saprei dire
se e quali Ditteri si trovassero fra quei parassiti.
Nel descrivere i caratteri di questa specie ho avuto in esame
anche quattro es. gg ed una € di Borzoli (Liguria).
3. Chalcis negleeta sp. n.
(Tav. XII, fig. 3).
Esemplari 2 gg, 1 9, presi in luglio nel 1901.
Altri esemplari di cui mi sono servito per la descrizione che
segue, sono un esemplare preso nei dintorni di Spezia e cinque
della Collezione Magretti, provenienti da Varzi e Canonica d'Adda.
Species atra, nitida, pedibus rubro et albo pictis, inter-
dum pro parte nigris, femoribus posticis apice tantum
albidis; alis hyalinis, nervis fere totis fuscis; pilis omnibus
albis; scuto atque scutello foveolis impressis contiguis, harum-
que marginibus interdum truncatis; scutelli apice bidentato;
abdominis segmento sexto foveolis dorsalibus triseriatis ;
femore postico minus robusto, dimidiam longitudinem alti-
tudine aequante, dentibus 10-14 munito et superficie sparsim
punctata. Long. 4-6 mm.
Corpo di color nero intenso, lucido; antenne con lo scapo un
po’ rugginoso alla base nei maschi, nelle femmine interamente
CALCIDIDI DEL GIGLIO 85
giallo-bruno sul lato anteriore, eccetto una macchia biancastra
presso la base. Zampe anteriori con la base o la prima metà del
femore nera, il terzo apicale bianco, lo spazio intermedio ros-
siccio; la tibia pure rossiccia, ma di colore più chiaro alle estre-
mità; tarso del colore della tibia ma con leggera tendenza al
giallo e con l’ apice bruno. Zampe medie simili alle anteriori,
talvolta con macchia tibiale nera, sfumata. Zampe posteriori con
le coxe interamente nere, e sfumate in rossiccio verso |’ apice,
oppure rosse con una sfumatura nera alla base, che può anche
mancare del tutto; femore pure rosso e solo all’ apice bianco, coi
denti più 0 meno scuri; tibia rossa alla base, nel terzo medio e
alla punta, nel resto bianca; tarso colorato come nelle altre zampe.
Tegule bianche; ali perfettamente incolore, con nervatura bruna,
eccettuato il principio della subcosta nelle ali anteriori e il primo
tratto marginale nelle posteriori, che sono di un grigio giallastro.
Peli in tutto il corpo bianchi.
Vertice, osservato dal di sopra, angusto; carena anteriore delle
gene, carena preorbitale e post-orbitale ben sviluppate. Primo
articolo del funicolo tanto largo che lungo, i successivi gradata-
mente più corti, l’ultimo quasi due volte più largo che lungo.
Sullo scutello e su parte dello scudo i margini degli alveoli in
alcuni punti possono essere troncati anzichè taglienti: inoltre lo
scutello si presenta spesso rozzamente scolpito per la poca regola-
rità degli alveoli e dei loro margini; I’ apice è fornito di due lobi
assai sporgenti e arrotondati. Dente laterale inferiore del metato-
race più o meno smussato all’ apice. Peli del dorso più numerosi
presso il margine dello scutello; molto fitti sui lati del metatorace
al di sopra delle coxe, disposti a gruppi in ciascun lato dei seg-
menti addominali dal secondo al sesto, mentre il primo segmento
è perfettamente glabro anche sui lati. Nel tergite del sesto seg-
mento le fossette circolari alquanto discoste nella parte dorsale ed
allineate abbastanza regolarmente in tre file; esse possono lasciare
uno spazio libero corrispondente alla linea longitudinale mediana:
sui lati sono più numerose e quindi più ravvicinate. Femore
posteriore di forma ellittica, meno alto e quindi meno robusto
che in specie più o meno somiglianti (ad es. Ch. Fonscolombei)
essendo in altezza appena superiore alla metà della lunghezza
(55 °/,); nel lato interno, presso la base, fornito di un tubercolo
con punta ottusa; coi denti marginali in numero da dieci a quat-
86 L. MASI
tordici, piuttosto lunghi ed acuti, eccetto gli ultimi tre o quattro
che si riuniscono l’uno all’altro lateralmente. Fossette della super-
ficie esterna poco marcate, discoste per un tratto uguale al loro
diametro o maggiore. Primo e secondo articolo del tarso di lun-
ghezza uguale, |’ ultimo tre volte più lungo del penultimo,
ambedue essendo misurati secondo il lato anteriore.
Questa specie ha una grande somiglianza con la Ch. Fonsco-
lombei e con diverse altre specie, non solo nel colorito, di cui
ripete più o meno la distribuzione e le variazioni, ma anche nella
forma ed in molti caratteri di scultura. Gli esemplari della Colle- |
zione Magretti portano la denominazione di Ch. Fonscolombei, e
probabilmente in parecchie collezioni le due specie sono state
confuse finora. La differenza principale sta nella forma e nella
scultura del femore posteriore; ma un’altra differenza notevole è
data dalla scultura del sesto segmento addominale. Nella raccolta
d’Imenotteri del Museo si trovano diverse Cha/cis, che mi riserbo
"d’illustrare in altro lavoro, anch’ esse molto simili alla Ch. Fon-
scolombei per la forma e la colorazione, ed alcune con i femori
posteriori poco ingrossati come nella Chaicis ora descritta, altre
con 1 femori alti, come quelli della Ch. Fonscolombei.
4. Chaleis vicina Walker.
(Tav. XII, fig. 5).
Walker, Entom. Magaz. II, 1834, p. 32.
Chalcis Walkeri, Dalla Torre, Catalogus Hymen. V, 1898,
p. 393.
Esemplari 70, go e QQ, presi in giugno e luglio del
1901, due presi nel luglio 1902. Altri nove esemplari che ho
esaminati per confronto, provengono dalla Liguria (dintorni di
Genova, Borzoli e Serravalle Scrivia).
Nessun cotipo di questa specie esiste più al Museo Britannico,
onde la mia determinazione degli esemplari del Giglio si basa solo
sulla corrispondenza dei loro caratteri con quelli indicati nella
diagnosi del Walker.
Questa Chalcis è somigliantissima alla Ch. Fonscolombei,
dalla quale non differisce essenzialmente se non per l'apice dello
scutello e per la scultura del femore posteriore. Lo scutello non
CALCIDIDI DEL GIGLIO 87
termina mai bidentato, ma presenta il margine posteriore unifor-
memente arrotondato, oppure l'apice è troncato, di rado appena leg-
germente concavo. La scultura del femore consiste in una punteg-
giatura minuta e profonda, nella quale le fossette puntiformi distano
per un tratto uguale circa al loro diametro; nel lato interno
1 punti sono meno evidenti e molto più discosti. Con ingrandimento
di circa 40 diam. in alcuni esemplari riescono evidenti certe rugo-
sità della superficie, le quali andando da un punto all’altro li riuni-
scono in serie, e queste serie son disposte più o meno obliquamente
per il lungo. Il dente laterale inferiore del metatorace è sostituito
da un rilievo arrotondato, che talora non è bene distinto dal dente
superiore, anch'esso più o meno arrotondato. La carena preorbitale
è talora imperfettamente sviluppata nella parte inferiore.
Riguardo al colorito si possono distinguere due varietà.
La forma che può considerarsi come tipica, presenta 1 seguenti
caratteri di colorazione. Il corpo è di color nero intenso, lucido.
Lo scapo è sempre interamente nero; la radicola sempre più o
meno rugginosa. Nelle zampe anteriori e medie le parti non colo-
rate in nero non si presentano mai bianche o d’ altra tinta pallida
come nella Chalcis Fonscolombei, ma sono di un fulvo intenso
o di color giallo ruggine, eccetto i ginocchi, i quali possono essere
d’un giallo pallido o giallo zolfo. Nelle tibie anteriori per lo piu
la colorazione nera manca interamente : esiste sempre, invece, nel
femore posteriore, dove nella maggior parte dei casi si estende
alla prima metà o ai primi due terzi sul lato esterno, mentre su
quello interno rimane più limitata: talora quasi tutto il femore è
nero, cosicchè il colore rosso si riduce ad una striscia che limita
internamente il giallo più o meno pallido della macchia apicale.
Questa non è mai molto grande. In due soli esemplari del Giglio
ed uno dei dintorni di Genova, tutti e tre maschi, il femore poste-
riore è quasi per intero di colore rosso, con una piccola macchia
nera alla base, oltre quella gialla dell’ apice. Le coxe posteriori
sono sempre nere. La tibia posteriore è rossiccia nel terzo medio,
alla base e all’ apice, nel resto gialla: talora la sua parte media
è colorata più o meno in nero, anche in esemplari in cui le tibie
anteriori sono interamente fulve; eccezionalmente il rosso può
estendersi in modo da limitare il bianco a due piccoli anelli vicini
alle estremità. Le tegule son più o meno gialle, raramente bian-
castre; i peli per lo più bianchi giallastri, talora con leggero
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*
88 L. MASI
riflesso dorato; in alcuni esemplari quelli dell’addome sono bianchi.
Le ali anteriori presentano soltanto di rado una sfumatura scura
presso il nervo marginale: in uno solo degli esemplari che ho
esaminati (prov. dintorni di Genova) sono quasi interamente
ombrate. Due esemplari maschi hanno la macchia apicale del
femore posteriore assai piu grande dell’ ordinario e di color
giallo zolfo, e lo stesso colore presentano i ginocchi delle altre
zampe. |
Nel secondo tipo di colorazione (rappresentato da una trentina
di esemplari) le parti nere delle zampe anteriori e medie sono
più estese e quasi sempre meglio delimitate, il femore posteriore
è quasi interamente nero, riducendosi la sua parte rossa ad una
semplice sfumatura tra il nero e il giallo della macchia apicale :
questa, al pari dei ginocchi e delle tegule, è sempre di un giallo
più o meno intenso. Sono colorati in nero, nella tibia posteriore,
tutto il lato anteriore, la superficie esterna nella sua parte
anteriore e per metà della sua larghezza, e talora anche la super-
ficie interna nel terzo medio. A questo secondo tipo appartengono
non pochi esemplari grandi (4-5 mm.) e quasi tutti i più piccoli
(3 mm.): questi si possono scambiare facilmente con la Chalcis
pusilla, della quale segue la descrizione, quando non si osservi
bene la forma e la punteggiatura del femore.
Walker ha distinto bene la Chalcis vicina dalla Fonsco-
lombei (ch’ egli chiama Ch. podagrica Fabr.) riconoscendo la
differenza dell’ apice dello scutello. Gli esemplari da lui descritti
erano stati raccolti nei dintorni di Parigi. Dopo del Walker le
due specie probabilmente sono state confuse, essendo poco vero-
simile che nessuno degli autori che si sono occupati di Calcididi,
non abbia mai ritrovata la Chalcis del Walker.
La descrizione della Chalcis rugulosa di Forster (Zweite Cen-
turie neuer Hymen., Verh. naturh. preuss. Rheinl. XVI 1859,
p. 96) si adatta in gran parte agli esemplari piccoli di Chalcts
vicina. La Chalcis di questo nome, di cui parla Fonscolombe
(Ann. Sc. Nat. XXVI 1832, p. 279) citata pure dal Nees, non
può essere una Chalcis, avendo le antenne inserite in basso;
non è quindi necessario sostituire al nome di Ch. vicina del
Walker quello di Chalcis Walkeri che ha proposto Dalla Torre.
Tale specie del Fonscolombe è stata riferita al genere Huchalcis
dal Kieffer.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 89
5. Chaleis pusilla Rossi.
(Tav. XII, fig. 2).
Rossi, Fauna Etrusca, I, 1790, p. 59.
Chalcis minuta, Dalman, Svensk. Vet.-Akad. Handl. XLI, 1820,
DOZZA
» minuta, Nees, Hymen. Ichneum. affin. Monogr. Il, 1834,
peal) (oar, wet 6).
» minuta, Thomson, Hymen. Scandin IV, 1875, p. 18.
Esemplari 20, 7g e 9 Q, raccolti nel giugno e luglio 1901
e nel luglio e agosto 1902.
Gli esemplari di questa specie sembrano corrispondere alla
Chalcis minuta Dalm. qual'è descritta da Thomson: però in questa
descrizione non sono indicati la forma dell’apice dello scutello e
altri caratteri che sarebbero stati necessari per identificare la specie.
Più dettagliata è la descrizione del Nees, anch'essa col titolo
di Chalcis minuta Dalm.; nella quale descrizione sono distinte
due forme, la prima con lo scutello leggermente intaccato all'apice.
(« scutellum subbidentatum » ) l’altra caratterizzata principal-
mente dallo scutello integro. Soltanto quattro degli esemplari del
Giglio sono riferibili alla prima forma. Gli altri corrispondono ai
caratteri della seconda forma, eccetto che nella colorazione più o
meno scura che presentano nelle ali. Questa seconda forma fu
ritenuta. dal Nees come identica alla Chale/s pusilla del Rossi e
dello Spinola, onde mi servo per ora della denominazione del
Rossi, non. potendo adottare quella di Chalcis minuta Dalm.,
che secondo me va riferita alla specie di cui tratterò nel capitolo
seguente. La descrizione del Rossi è molto breve e incompleta ;
lo Spinola (Insect. Ligur., II, 1808, p. 164) si limita a dire:
« Habitat cum Chal. minuta, forte ejusdem mera varietas ».
Lunghezza, 2,5-3,5 mm. (Un esemplare maschio proveniente
dai dintorni di Pavia, della prima forma, misura 4 mm.). Corpo
d’un nero intenso anche sul dorso, il quale è quasi sfornito di
peli; addome a superficie specolare, coi peli quasi limitati all’apice;
antenne interamente nere, solo la radicola rugginosa; apice del
femore anteriore, tibia corrispondente nella base e nell’ apice e
90 ; i. MASI
sul lato interno, zampe medie, eccetto il ginocchio e 1° estremità
della loro tibia, di color fulvo rossiccio o giallo ruggine più o
meno intenso: talora i ginocchi tendenti più al giallo; nel femore.
posteriore solo all’ apice si osserva una piccola macchia biancastra
oppure d’un giallo pallido o giallo grigio, sfumata verso la parte
nera. Tibia posteriore con un anello scuro alla base, al quale
segue un anello della stessa grandezza giallo grigio oppure giallo
rossiccio ; il tratto medio nero si estende fin presso |’ apice, che
è colorato in giallo ruggine, come il tarso, e di rado in giallo
scuro. Talora la parte scura della base e il nero del tratto medio
tendono a fondersi e lo spazio interposto si riduce ad una macchia
sfumata giallo-bruna sul lato posteriore della tibia. Tegule ora
giallastre ora di un bruno scuro, in certi esemplari gialle scure
presso il margine libero e nel resto brune. Ali per lo più legger-
mente sfumate. Gli esemplari di questa specie che hanno le tegule
e l'apice dei femori biancastri o d’un bianco giallastro, somi-
gliano a quelli della var. alborufa della Chalcis minuta (L.).
(Vedasi il capitolo seguente ). La descrizione che segue si rife-
risce ai diversi esemplari che ho avuto a disposizione.
Faccia un poco più larga che alta, con la scultura talora rego-
lare e ben marcata, talora irregolare, essendo gli alveoli poco
profondi e in alcuni punti discosti fra loro, mentre i rilievi che
li separano si presentano più o meno ottusi ed in certi punti
obliterati: la carena anteriore delle gene, la preorbitale e la
postorbitale bene sviluppate; di rado la preorbitale non bene deli-
neata al principio; ocelli laterali distanti ugualmente da quello
medio e dagli occhi. Antenne fusiformi-clavate nella femmina,
cioè con la maggiore grossezza nel quinto o sesto articolo del
funicolo; nei maschi tendenti più alla forma cilindrica; anello ben
distinto; secondo articolo del funicolo, negli esemplari più grandi,
tanto lungo che largo, nei più piccoli alquanto accorciato; terzo
articolo un poco più corto e più largo negli esemplari grandi,
uguale al secondo nei più piccoli. Margine dello scutello legger-
mente incavato all’ apice oppure integro. Dente laterale inferiore
del metatorace poco sporgente e assai ottuso. Epicnemio per lo
più con un alveolo in' basso, il quale è grande e allungato nel
senso longitudinale; al di sopra di questo con altri quattro alveoli
situati lungo il suo margine anteriore, allungati verticalmente, con-
tigui fra loro, e dietro a questi con a fossette circolari.
PRY Lee ee Ty PRESI NEMICA IT ANF le
BE alt SA See E ERA 1 mi ;
NE
CALCIDIDI DEL GIGLIO 94
Nella femmina il sesto segmento ha sul lato dorsale tre file di
altre fossette circolari poco profonde ed alquanto discoste: in un
solo esemplare si osservano in qualche punto quattro fossette.
Femore posteriore alto poco più della metà della sua lunghezza
(rapporto di 57 °/,), fornito di denti marginali acuti e di un
tubercolo interno a punta ottusa; sulla superficie esterna con
punteggiatura rada, minutissima, uguale a quella del lato interno.
Nelle femmine la punteggiatura delle coxe posteriori simile a
quella dei femori, nei maschi invece un poco più grossa e piu
fitta, simile a quella che si osserva alla base del femore sul lato
esterno. Tarso posteriore col primo articolo uguale al secondo, il
terzo e quarto la metà più corti e l’ultimo poco più lungo del
primo: maschi col terzo e quarto articolo un po’ meno accorciati.
I caratteri più facili ad osservarsi, dei quali conviene tener
conto per riconoscere gli esemplari di questa specie, sono : la limi-
tazione delle parti chiare delle zampe, il colorito rugginoso preva-
lente in queste parti, la macchia apicale del femore posteriore
assai piccola e sbiadita, l’ estensione del tratto intermedio, nero,
della tibia corrispondente, il quale ne occupa più d’un terzo, in
certi esemplari il colorito bruno delle tegule o di gran parte di
esse; l’apice dello scutello non mai bilobato in modo così evidente
come nella Chalcis minuta (L.); il dorso glabro, d’un nero
intenso, mentre nella Chalcis minuta non apparisce per lo più
così nero come le altre parti; il funicolo con articoli meno accor-
ciati che in tale specie. Per distinguere gli esemplari da. quelli
più piccoli della Chaleis vicina Walker, si deve badare anzitutto
al femore posteriore, il quale nella Ch. vicina presenta il lato
dorsale e ventrale più incurvati, e quindi è proporzionatamente
più alto e più robusto, ed ha la punteggiatura più grossa e più
fitta, i denti marginali meno acuti, un tratto rosso più o meno
esteso fra la parte nera e la macchia apicale: nella Ch. pusilla
la macchia apicale e la parte nera sono separate da una zona di
color bruno o bruno-rossastro, non mai molto estesa in larghezza.
Gli sterniti dei maschi di Ch. vicina, eccetto che nell’ ultimo
segmento, e nelle femmine eccetto i due ultimi segmenti, sono a
punteggiatura forte e fitta su gran parte della loro superficie, al
pari dei femori e delle coxe posteriori; mentre nella Chulcis
pusilla si osservano nelle stesse parti solo pochi punti sparsi,
‘anche meno frequenti che sui femori e sulla parte interna delle
99 L. MASI
coxe. I tergiti dal terzo al quinto segmento di Ch. vicina hanno
i peli disposti piu o meno regolarmente in due serie, mentre nella
Ch. pusilia si ha una sola serie. Ritengo che di questa specie si
trovino difficilmente individui di lunghezza superiore a 3 !/ mm.
Nees dice a proposito della var. 6 da lui descritta « Habitat
in Germania, capta mensibus Augusto et Septembre propre Sickers-
hausen in Pastinaccae floribus. In Italia (Rossi, Spinola) ».
Non ho citato nella sinonimia di questa specie la 2.* parte delle
mie « Contribuzioni alla conoscenza dei Calcididi italiani » in cui
ho descritto brevemente un esemplare maschio di Chalcîs col
nome di Ch. pusilla Rossi, poiché non ho potuto esaminare di
nuovo |’ esemplare per confrontarlo con quelli ora descritti.
6. Chaleis minuta (L.).
Forma tipica e var. alborufa n. var.
(Tav. XII, fig. 4 e 7).
Vespa mina, Linne; Syst' Nat. Ede 2a ie 2 lia ieee
Chalcis minuta, Rossi, Fauna Etrusca, II, 1790, p. 58.
» minuta, Spinola, Insect. Ligur. II, 1808, p. 163.
» minuta, Blanchard, Hist. Nat. Ins. HI, 1840, p. 255.
» minuta, Disconzi, Entomologia Vicentina, Padova 1865,
PR)
» fumata, Thomson, Hymen. Scandin. IV, 1875, p 18.
» minuta, Kirby, Journ. Linn. Soc. London. Zool. XVII,
SEE 0,
» minuta, Crawford, Descriptions of certain chalcidoid
Parasites. - U. S. Departm. Agr. Technical Re-
sults: Od Orage Oe eh se Skee laa oaes
Esemplari 180, gg e L Q, presi dal giugno all’agosto 1901,
dall’ aprile al luglio 1902, alcuni nell’ ottobre del 1897 ed altri
nel luglio 1907. Una cinquantina di esemplari sono di dimensioni —
grandi (5-6 mm.), soltanto pochi misurano meno di 3, mm.
È questa la specie rappresentata dal maggior numero di esem-
plari nella raccolta di Calcididi del Giglio e si può dire che sia la
Chalcis che si trova più spesso menzionata dagli autori e la più
sl i TA a
‘
CALCIDIDI DEL GIGLIO 93
frequente nelle collezioni ('). Crawford ne indica i seguenti carat-
teri diagnostici: presenza di carena anteriore nelle gene e di carena
preorbitale e postorbitale; metatorace, osservato di profilo, col
limite anteriore quasi verticale, il dente laterale grande, ugual-
mente sviluppato nel maschio e nella femmina; lato interno del
femore posteriore fornito d’ un tubercolo presso la base, e non
distintamente punteggiato (osservandolo con 24-30 diametri di
ingrandimento ); coxe della femmina senza tubercolo sul lato infe-
riore; ali sfumate, talvolta quasi incolori nei maschi. La Chalcis
fumata del Thomson sembra essere una specie fondata su esem-
plari grandi (di 4-6 mm.) di Chalcis minuta. Secondo tale
autore le tibie dovrebbero esser gialle all’ estremità, anzi egli nota
che in esemplari da lui veduti in Francia e diversi per alcuni
caratteri della Chalcis fumata (7), le tibie avevano invece la
parte gialla apicale terminata in rossiccio. Però questo carattere
negli esemplari del Giglio si osserva non di rado negli individui
grandi e sempre in quelli di medie e piccole dimensioni.
Ritengo che la Chalcis minuta (L.) sia una specie variabile
non solo nel colorito ma anche in certi caratteri di struttura.
Occorrerebbe però uno studio delle variazioni fatto con I’ alleva-
mento di questo parassita in ospiti diversi, se ne ha più d’ uno,
come è probabile, e in condizioni diverse, per conoscere con sicu-
rezza i caratteri che la specie può assumere.
Negli esemplari che ho esaminati gli articoli del funicolo sono
corti e larghi; il secondo ed: il terzo misurano in larghezza
quasi una volta e mezza la loro lunghezza (rapporto di 8:13
o 9:15). L’apice dello scutello negli esemplari grandi o di
media dimensione è sempre fornito di due lobi sporgenti, arroton-
dati, e quasi contigui: lo spigolo che forma il margine non è però
interrotto fra i due lobi ma soltanto abbassato, in modo da for-
mare una piccola doccia: negli esemplari piccoli, nei quali i due
lobi sono meno sviluppati, osservando lo scutello dal di sopra,
può sembrare che il margine sia appena incavato o perfettamente
integro. Il dente laterale inferiore del metatorace è molto spor-
gente ed acuto negli esemplari grandi, proporzionatamente meno
(1) Lo Spinola dice di questa specie: « In tota Liguria obvia occurrit ». Essa è
comune in Italia, come pure in altre regioni d’ Europa.
(2) Il Thomson (1. c., p. 19) scrive qui evidentemente per una svista: Ch. fumi
pennis invece di Oh. fumata.
94 L. MASI
sviluppato nei piccoli e in taluni esemplari medi. Le fossette dello
scudo e dello scutello non sono sempre contigue in tutti i punti.
Nel femore posteriore la punteggiatura è disposta con una certa rego-
larità sul lato esterno, e in un tratto uguale alla larghezza massima
della tibia si possono contare per lo più da 5 a 6 punti; sul lato
interno la punteggiatura è più rada e meno evidente nella prima
metà, non però nella seconda; il tubercolo ottuso esiste presso
la base; le coxe posteriori hanno punteggiatura più grossa ed
assai più fitta di quella del lato esterno del femore e le fossette,
nella parte inferiore esterna, sono discoste per un tratto non supe-
riore al proprio diametro Nelle femmine grandi, nel terzo tergite,
le fossette circolari sono contigue, disposte in modo che se ne tro-
vano per lo più tre secondo una linea longitudinale, ed in certi
punti quattro o cinque: nelle femmine di medie o piccole dimen-
sioni non ve ne sono quasi mai più di tre. Nei maschi gli ster-
niti, ad eccezione dell’ ultimo, hanno una punteggiatura simile a
quella delle coxe, ma un po’ meno fitta e disposta in due gruppi.
La metà prossimale degli sterniti 2.°-6.° presenta pure una minuta
scultura reticolato-squamosa. Il torace è un po’ meno robusto nelle
femmine, eccetto forse in quelle più grandi. Lungh. 3-6 mm.
- Rispetto alla colorazione distinguo due varietà: una colorata di
nero e giallo citrino e coi tarsi e parte delle tibie di color fulvo
rossiccio, e questa è la forma più frequente, che va ritenuta come
tipica : l’altra colorata in bianco o biancastro nelle parti che nella
forma tipica sono di color giallo. -Di questa seconda forma, che
chiamerò var. alborufa, non trovo che alcun autore abbia fatto
menzione riconoscendola come qualcosa di più importante di una
‘semplice variazione individuale od aberrazione. Ambedue queste
varietà presentano le stesse variazioni individuali nella distribu-
zione dei colori e sono rappresentate da individui di diversa
grandezza.
Alla var. alborufa: spettano 20 esemplari del Giglio. Nella
Collezione Magretti ve n’ è uno di Lombardia (Lecco) con l’indi-
cazione « Chalcis n. sp.? affine a Ch. tricolor Forst. ». Alcuni
esemplari in cui le parti gialle sono più o meno sbiadite, colle-
gano le due forme e ne attestano |’ unità specifica, la quale del
resto risulta evidente quando si confrontane diversi individui.
In alcuni degli esemplari grandi lo scapo è colorato in bruno-
giallastro sul lato esterno. L’ apice delle antenne oppure la parte
PD ARG Ol AINA dI IRINA NATO An he a LT
ee bie: pra Rag i
CALCIDIDI DEL GIGLIO 95
interna del flagello nella seconda metà sono spesso colorati in
rossiccio. Nelle ali anteriori è più o meno estesa la sfumatura
| bruno-giallastra. I ginocchi anteriori e medi sono per lo più gialli,
talora di color fulvo, l’apice delle tibie alle volte interamente
giallo, per lo più del colore dei tarsi. La tibia anteriore può essere
in gran parte rossiccia, con una macchia sul lato esterno nera
o nerastra, poco estesa : in un solo esemplare femmina della forma
tipica, di grandezza media, e in uno simile della var. alborufa,
maschio, la tibia anteriore non ha traccia della macchia scura.
La parte gialla all’ apice del femore varia per estensione e per
forma : talora, negli esemplari non grandi, è una piccola macchia
più o meno arrotondata, che occupa circa !/, della lunghezza del
femore; talora si estende all’ incirca per 1/, della lunghezza e
rappresenta nella sua forma un quadrante di circolo, oppure un
circolo quasi completo in modo che il margine inferiore del femore
resta colorato in nero; ma estendendosi la macchia maggiormente,
viene ad occupare anche una parte del detto margine. Fra il nero
e il giallo si osserva non di rado una sfumatura rossa. Sul lato
interno al giallo si sostituisce il colore fulvo più o meno tendente
al rosso, e la porzione nera si estende maggiormente. La tibia
posteriore è nera nel terzo medio, alla base ha un anello bruno
‘oppure nero, esteso per un tratto uguale circa alla meta dello
spazio giallo che lo separa dalla parte media nera, oppure di
uguale estensione e talora anche una volta e mezza più lungo.
All’apice la tibia è gialla, con sfumatura rossiccia verso il nero
del lato anteriore e con la punta più o meno scura, oppure è
interamente del colore del tarso. In alcuni degli esemplari medi
o piccoli il nero della tibia può estendersi maggiormente verso le
due estremità occupando piu di !/, della lunghezza.
Ho già fatto rilevare le differenze tra questa specie e la
Ch. pusilla Rossi. Per distinguere la Chalcis minuta dagli esem-
plari di Ch. intermedia che hanno la tibia posteriore colorata in
nero nel mezzo, basterà ricordare la forma dell’ addome, più allun-
gato nella Ch. minuta, quasi globoso e simile all’ addome dei
maschi nella intermedia; la mancanza, in quest'ultima specie,
della carena preorbitale, lo scutello non bidentato all’ apice, il
fitto rivestimento di peli sull’ addome.
Non ho citato nella sinonimia la descrizione di Chalcis minuta
Fabr. fatta dal Kieffer su esemplari della Corsica (Berl. Entom.
96 L. MASI
Zeitschr. XLIX, 1905, p. 259) perche tale descrizione ha soltanto
lo scopo di mettere in rilievo i caratteri del genere Chalcis.
Gen. HIPPOTA Walker.
Hippota pectinicornis (Latr.).
(Tav. XII, fig. 8).
Chalcis pectinicornis, Latreille, Gen. Crust. et Insect. IV, 1809
Dec p. 26.
Hippota pectinicornis, Kirby, Journ. Linn. Soc., Zool. XVII,
1689 pi 64 ABs Ade
Esemplari 37 9 2 e 9 dg, presi dal maggio al luglio negli
anni 1900-1902.
Di questa specie, unica del genere, si sono date finora notizie
incomplete e inesatte, nessun autore essendosi occupato di stu-
diarla e descriverla accuratamente, trattandosi d’una forma rite
nuta come facilmente riconoscibile e ben distinta da tutti gli altri
Calcidini per le antenne dei maschi, le quali sono pettinate. Le
femmine però si possono confondere con quelle d’ una nuova specie
di Orthochalcis, che descriverò nel capitolo successivo. Al quale
rimando per la distinzione delle due forme, limitandomi qui ad
alcune osservazioni su certi
caratteri che finora sonostati
attribuiti al genere Hippota.
I capoversi del quadro di-
cotomico di Ashmead, ripor-
tato dallo Schmiedeknecht
nel « Genera Insectorum »,
contengono indicazioni erro-
nee, e la diagnosi del genere
data da quest’ultimo autore,
Fig. 7. Hippota pectinicornis Q. 1, antenna è inesatta.
(X 18) — 2, parte della nervatura dell’ ala Nell’ antenna della fem-
anteriore (stesso ingrand.). j : :
mina esiste l’ anello, quasi
uguale al pedicello in lunghezza e in larghezza. La clava è
divisa in tre articoli, sebbene assai poco distinti, il primo dei
quali ne occupa poco più della metà della lunghezza, mentre
CALCIDIDI DEL GIGLIO ) 97
l’ultimo é assai corto, uguale a circa !/, della lunghezza del
primo. Il numero complessivo degli articoli è di tredici, e solo
osservando con ingrandimento insufficiente e senza opportune
disposizioni della luce, non se ne vedono più di undici.
Nell’ antenna del maschio esiste pure l'anello, ma è difficile
distinguerlo dal pedicello, col quale forma quasi un corpo unico,
essendone appena separato da un leggero solco. Questo anello è
circa quattro volte più largo che lungo. Ad esso seguono i sette
articoli del funicolo, ognuno dei quali è fornito di una lunga
appendice ricurva. La clava é rigonfiata verso il mezzo e imper-
fettamente divisa in tre articoli: il primo dei quali termina con
un margine obliquo in senso inverso a quello del margine distale
degli articoli del funicolo, e nel lato ventrale misura la metà della
lunghezza della clava, mentre nel lato dorsale ne misura i /;:
l’ultimo articolo è brevissimo, unito al secondo per una sutura
parallela al margine del primo. Il numero complessivo degli arti-
coli è di tredici come nella femmina.
Le radicole delle antenne sono separate da un lobo compresso,
semicircolare, che sporge verti-
calmente sulla superficie della
faccia, come in altri generi affini.
Il femore posteriore non è
fornito solo del dente triangolare
alla metà del lato inferiore, ma
presenta nella seconda metà del
lato ventrale quella serie di
dentelli, che si osserva in molti pig’ s, mippota pectinicormis di
generi più o meno affini. Antenna (X 18).
Nella Collezione Magretti esiste un maschio di questa specie,
preso a Rimini; il Costa ne raccolse esemplari in Sardegna; la
specie è stata pure trovata in Sicilia ed è diffusa nell’ Europa
meridionale e nell’ Africa settentrionale.
Gen. ORTHOCHALCIS Kieffer.
Questo genere fu istituito dal Kieffer nel 1904 (Berl. Entom.
Zeitschr. XLIX, p. 245, 264) per un esemplare g da lui descritto
precedentemente col nome di Huchalcis Fertoni, e ad esso mi
sembra doversi riferire la nuova specie di cui segue la descri-
Ann, del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.°, Vol, VII (47 Febbraio 1946). 7
98 L. MASI
zione. E poichè i caratteri di questa corrispondono a molti dei
caratteri di Allocera unicolor di Lucas, come si può rilevare
dalla descrizione e dalle figure che ne diede questo autore, ritengo
che anche quest’ altra specie debba riferirsi al genere Orthochalcis:
in un lavoro del Kieffer antecedente a quello già ricordato, essa
è posta nel genere Huchalcis insieme con la specie Fertont.
(Vedasi: Ann. Soc. Entom. France XLVII, 1899, p. 372 e seg.).
Orthochalcis hippotoides sp. n.
(Tav. XII, fig. 10).
Femina. Nigra, femoribus posticis rubris nigro-denticu-
latis, tarsis anterioribus brunneo-luteis, posticis fere nigris,
alis flavo-griseis, anterioribus infra nervum marginalem
obscurtoribus, nervis brunneis. Pedicellus latitudine parum
longior ; annellus via discretus longitudine sesquilatior, quam
articulus primus funiculi fere dimidio brevior; funiculi
articuli 1.-5. sensim crassiores et latitudine vix longiores,
6. et 7. latitudine paullo breviores; clava indivisa, duplam
praeclavae longitudinem fere aequans. Scutellum aeque lon-
gum atque latum, apice bilobato; metanotum carinis longi-
tudinalibus duabus vel quatuor instructum, lineisque elevatis
areolas limitantibus nonnullas fundo scabro. Nervi postmar-
ginalis ad marginalem proportio sicut 7:5. Long. 6-7 mm.
Mas femore postico basi vel usque ad */, eius longitudinis
nigricante. Long. 4,5-5,5 mm.
Testa, veduta di fronte, trian-
golare, più larga che alta, col
vertice dritto fra gli ocelli late-
rali, la linea oculare situata un
poco al di sotto della metà della 2
lunghezza, le gene dritte, estese “222222
quanto le orbite, il peristomio
angusto; veduta dal di sopra col
vertice piuttosto ristretto fra gli
Fig. 9. Orthochalcis hippotoides: 4,
s 4 ew i antenna del g(x 18) — 2, parte della _
ocelli laterali; questi distanti dalle nervatura dell’ala anteriore di una ©
orbite circa una volta e mezza ‘ess ingrand.).
la loro distanza dall’ ocello anteriore. Una fossetta triangolare fra
gli occhi e gli ocelli; ocello anteriore situato in una depressione
CALCIDIDI DEL GIGLIO 99
circolare, non limitata anteriormente. Forma della testa di profilo
ovata allungata; gli occhi pure di forma ovata, con la parte poste-
riore-inferiore a margine rettilineo. Superficie della faccia a scul-
tura alveolata, con fossette contigue arrotondate o anche quadran-
golari. Clipeo trasversale e foggiato ad arco: al suo margine esterno
concavo si attacca il labro di forma triangolare, arrotondato agli
angoli. Fossa antennale profonda, non delimitata, estesa fino a
poca distanza dall’ ocello anteriore, gradatamente più ristretta dal
basso in alto, larga alla metà un terzo della larghezza della
faccia, col fondo ruvido per minute rugosità trasversali , irregolari.
Inserzione delle antenne vicina al clipeo. Radicole separate da un
leggerissimo rilievo. Scapo subeilindrico, più corto del diametro
longitudinale degli occhi; flagello lungo il doppio dello scapo,
mediocremente ingrossato, rivestito di peluria corta e fitta.
Torace breve; osservato di profilo, col dorso dritto dal terzo
posteriore del pronoto al terzo posteriore dello scutello. Pronoto
largo circa 4 !/, volte più della lunghezza delle sue parti laterali,
marginato nel tratto dietro le tempie. Scudo esteso una volta e
mezza, scutello due volte più della lunghezza dei lati del proto-
race. Margine apicale dello scutello fornito di due lobi arrotondati,
quasi contigui, sporgenti orizzontalmente. Epienemio ristretto, coi
lati dritti, solo all’ estremità superiore leggermente incurvato
all’ indietro, scolpito di alveoli rotondi, disposti in tre file nella
parte inferiore e in una fila nella metà superiore. Mesosterno
trasversalmente rugoso, coi lati anteriore e posteriore paralleli.
Mesopleura triangolare, nella metà superiore con fossette rotonde
minute e fitte, nella metà inferiore liscia. Metapleura con fossette
contigue, appena più grandi di quelle della mesopleura, da cui
è limitata con un margine dritto, verticale, e fornita di peli
sempre più fitti verso la sua parte inferiore. Pronoto, scudo e
scutello con fossette più grandi di quelle della faccia, contigue e
arrotondate; fossette delle scapole la metà più piccole, quelle della
loro parte interna pure contigue, le altre separate da intervalli
piani simili a quelli dello scutello.
Coxe anteriori con la superficie esterna rettangolare, scabra;
le posteriori, viste di lato, più larghe verso il mezzo che alla hase
e poco più lunghe che larghe, con fitto rivestimento di peli al
limite della loro concavità superiore. Femore posteriore lungo
poco meno del doppio della propria altezza, nel rapporto di 6:11,
100 L. MASI
col lato dorsale e ventrale quasi ugualmente incurvati, il margine
del lato ventrale interrotto verso il mezzo da un dente ottuso e,
dietro questo, da un lobo arrotondato e poco sporgente; la serie
dei dentelli estesa in tutta la seconda metà del lato ventrale a
cominciare dall’ apice del dente; la superficie esterna minutamente
reticolata, l’ interna con un reticolo anche più minuto. Tibia poste- —
riore incurvata anteriormente solo alla base, posteriormente a
curvatura uniforme per tutta la sua lunghezza; nella seconda metà
tre volte più ingrossata che nella parte basale, con la superficie
anteriore angusta e terminata in una piccola punta. Tarsi poste-
riori più ingrossati degli anteriori e medì.
Ali anteriori col nervo marginale lungo !/, della cellula
costale e ?/, del nervo postmarginale, lo stigmatico poco più
corto della metà del nervo marginale e al pari di questo piuttosto
ispessito.
Addome di forma ovato-conica, foggiato a punta dopo il set-
timo segmento, poco più lungo della testa e torace presi insieme,
con la maggiore larghezza alquanto inferiore alla larghezza massima
del torace e situata al limite posteriore del primo segmento, ad
1/, della lunghezza totale. I segmenti dal 2° al 5° gradatamente
più corti, il quinto uguale a circa ?/, del secondo, il 6° uguale
ai due precedenti. Primo segmento fittamente e minutamente pun-
teggiato nel suo terzo posteriore, i successivi dal 2° al 5° con una
zona nitida alla base; il 3°, 4° e 5° con le fossette in parte riu-
nite in gruppi entro depressioni più grandi ed a margine circolare,
le quali sono più frequenti nel quinto segmento e divengono poi
numerose ed assai ravvicinate nel sesto. In questo segmento tanto
gli interstizi fra gli alveoli come il fondo di questi sono unifor-
memente punteggiati. Nel profilo la parte laterale del margine
del primo segmento è inclinata di 45°, quella dei segmenti dal
2° al 5° quasi perpendicolare e rettilinea; la parte laterale infe-
riore del 5° tergite forma un lobo arrotondato che ricopre la parte
corrispondente del 6° tergite.
Maschio con l’ addome, visto di profilo, arrotondato posterior-
mente e rientrante sopra la piccola sporgenza formata dai tergiti
7° e 8° e dall’ ultimo sternite; col margine dei segmenti 2°-5°
inclinato in avanti e in basso, meno però del margine del segmento
basale; il 6° segmento rappresentato da una lamina perpendicolare
che forma quasi tutta la parte posteriore dell’ addome. Nei maschi
Sous E A Se a rte es TO eri da
PNT Me 4 4
CALCIDIDI DEL GIGLIO 101
di minori dimensioni gli articoli del funicolo dal 2° al 5° sono
tanto larghi che lunghi.
Le femmine di questa Orthochalcis hanno molta somiglianza
con quelle della Hippota pectinicornis, già menzionata: se ne
distinguono per la brevità delle antenne, il cui flagello non supera
la lunghezza della testa, per gli ultimi articoli del funicolo un po’
meno lunghi che larghi, mentre nella Hippota il flagello è più
lungo della testa e gli ultimi articoli del funicolo non sono mai
più larghi che lunghi; si distinguono inoltre per la scultura dello
scutello, dove gli spazi tra le fossette circolari sono piani e le
fossette hanno il fondo concavo, mentre nella Hippota queste sono
formate e delimitate da rilievi della superficie stessa dello scutello,
la quale forma il fondo piano delle fossette: guardando poi con
debole ingrandimento, nella Hippota lo scutello apparisce rozza-
mente scolpito, nell’ Orthochalcis si vede una scultura più rego-
lare e gli spazi tra le fossette si presentano levigati. L’ apice dello
scutello è fornito nella Orthochalcis di due denti quasi contigui,
nella Hippota termina largamente troncato, oppure leggermente
concavo e quindi con gli angoli che formano il limite del lato
posteriore alquanto sporgenti. Le coxe e le tibie posteriori sono
quasi sempre nere nella Orthochalcis, nella Hippota per lo più
rosse come il femore, talora in parte anche scure, mai però total-
mente nere.
Gen. BELASPIDIA n.
Caput oculis glabris, fovea antennali haud marginata,
antennis inter lineam ocularem et clypeum insertis, scapo,
pedicello et annello laevibus, funiculi articulis seplem et
clava haud glabris tamen parce ac breviter pilosis, clavae
articulo basali tantum discreto. Thorax brevis, gibbosus,
scapulis sulco lato incerte separatis; scutello mucrone impari
obtruncato, infra apicem prominente, munito; metathoracis
lateribus indentatis. Pedes postici coxis subcompressis, basi
amplissimis, fere glabris; femoribus dente magno instructis
triangulari posique huius apicem confertim et minute crenu-
latis; tibiis ad basim fortius curvatis et superficie anteriore
in lobulum apicale rotundatum producla ; tarsis quam pedum
anteriorum vis crassioribus. Nervus marginalis et postmar-
ginalis longi. Abdomen feminae ovato-acuminatum, superficie
TOO ON SIN AMIACED Toth ort II anh, VARY Oy Ma
SoC SET tone a
102 L. MASI
fere tota confertissime punctulata, segmentis 1° et 2° subae-
qualibus, quatuor primis ex latere inspectis marginibus
verticalibus, haud sinuosis, terminatis.
Questo genere è rappresentato da una sola specie, della quale
ho trovato nella collezione un solo individuo femmina. Il dente unico
in cui termina lo scutello è senza dubbio il carattere più impor-
tante, sebbene se ne abbia esempio anche in altri generi di Chal- -
cidinae. Lo scutello è fornito posteriormente di un doppio orlo,
cioè un orlo superiore ed uno inferiore, e quest’ ultimo ha una
sporgenza impari, mediana, la quale viene a trovarsi più im basso —
dei due lobi o denti che si osservano in altre Chalcidinae. Il
genere Notaspidium Dalla Torre (Notaspis Walker) nel quale
lo scutello termina pure con una punta impari, non può essere
confuso con quello qui descritto, poichè se ne distingue facilmente
pel nervo marginale e postmarginale quasi rudimentali e per lo
scutello assai sporgente all'indietro. Il genere Trichoxenia Kirby,
che presenta pure lo scutello unidentato all’apice, si distingue per
gli articoli del funicolo assai allungati, l’ addome più rigonfiato,
gradatamente ristretto verso l’ apice e col primo segmento assai
sviluppato, nonchè per altri caratteri, come si può rilevare dalle
figure e dalla descrizione del Kirby (Journ. Linn. Soc. London,
Zool. XVII 1883, p. 62 T. 4 F. 17-20).
Belaspidia obseura sp. n.
(Tav. XII, fig. 9).
Femina. Nigra, tegulis concoloribus, genubus, tibiarum
apice tarsisque brunneo-rufis, abdominis tergitis inferius
rufescentibus, nitidis; alis fumatis, anticis sub nervo margi-
nali brunneo obscurioribus. Caput fere triangulare aequi-
laterum, fovea antennali minutissime granulosa, at si modice
vitro aucta transverse, minute, striata; faciei reliqua super-
ficie confertim alveolata, inter alveolos punctulata. Clypeus
trapezoidalis, transversus. Oculi ex latere inspecti ovati,
infra rotunde-marginati. Antennarum annellus quadratus,
dimidiam pedicelli longitudinem aequans; articuli octo
sequentes, quorum ultimus clavae attribuendus, latitudine
breviores proportione 3:4; clava articulis duobus praece-
dentibus. aequilonga. Mesosternum minutissime et conferte
CALCIDIDI DEL GIGLIO 103
striatum, limite versus mesopleuram incerto, superficie item
atque tergitorum ruvida-punctulata. Metapleura alveolis in-
sculpta inaequalibus, fundo punctulatis. Metanotum medio
bicarinatum. Nervus marginatis */, cellulae costalis aequans,
postmarginalis hoc fere duplo longior, stigmaticus dimidium
marginalis via superans. Abdominis segmentum basale juxta
marginem posticum zona laevi nitida terminatum, apex
acutus, tergito secundo aequilongus. Long. 3,5 mm.
Una Q presa nel luglio del 1901.
Testa larga quanto il torace; vista di fronte, col vertice retti-
lineo, gli occhi assai sporgenti, le gene
lunghe, dritte, il peristomio angusto,
lo spazio interorbitale minore della lun-
ghezza della faccia. Ocelli laterali di-
stanti dall’anteriore quasi il doppio
della distanza dalle orbite ed accom-
pagnati da una fossetta alla loro parte .
esterna.
Lunghezza dello scudo uguale al
doppio di quella dei lati del protorace.
Tegule sporgenti per ?/, della lun-
ghezza del loro lato interno, a super-
ficie minutamente reticolata. Scutello
manifestamente più largo che lungo,
fornito nella metà posteriore di una
carena superiore ed una inferiore, tra
Fig. 10. Belaspidia ob-
le quali è compresa una zona angusta, scura Q. Testa veduta di
c È iQ : È fronte — 2, parte della
la quale sì trova disposta quasi MEX nervatura dell’ala anteriore
ticalmente: dalla carena inferiore sporge ——3, scutello veduto lateral-
il dente apicale. mente. (Tutte le figure X 15).
Coxe posteriori tanto larghe alla base quanto lunghe, nella
seconda metà della loro parte superiore esterna leggermente inca-
vate, senza rivestimento di peli fitti lungo il limite inferiore di
questa depressione. Femore posteriore circa due volte più lungo
che alto, col lato dorsale leggermente sinuoso, il lato ventrale
piegato ad angolo ottuso formando un grosso dente il cui apice
corrisponde alla metà della lunghezza; al dente segue una leggera
convessità della porzione posteriore del margine. Superficie esterna
del femore a scultura reticolata, minuta, meno marcata di quella
104 L. MASI
della tibia. Tarso anteriore col secondo articolo alquanto più lungo
della metà del primo, il quarto e il quinto meno allungati. Tarso
intermedio simile all’ anteriore; il posteriore col primo articolo
tre volte più lungo che largo, mentre il secondo misura ?/, della
lunghezza del primo e il terzo
e quinto ne misurano ”/,; il quarto
| articolo è poco più corto del pre-
- cedente.
Addome fusiforme, brevemente
acuminato all’ apice, lungo quasi
una volta e mezza più del torace
ed uguale a questo in larghezza,
col terzo segmento un poco più
breve del secondo, il quarto e quinto uguali alla metà del primo.
Margine del sesto e settimo tergite, osservando |’ addome di pro-
filo, inclinati di circa 45°; il margine del quinto sporgente nella
Fig. 14. Belaspidia obscura ©.
Addome (X 15).
sua porzione inferiore in un lobo arrotondato, che ricopre in
parte il settimo segmento. Peli della superficie cortissimi, radi.
Gen. HOCKERIA Walker.
1. Hockeria bispinosa Walker.
Entom. Magaz. II, 1854, p. 35 (9).
Femina. Nigra, genubus anterioribus, tibiarum posti-
carum margîne apicali, tarsis omnibus, interdum etiam tro-
chanteribus, aeruginosis; proalis late fusco-fasciatis, macula
rotundata alba in area fusca pone nervum stigmaticum
aliaque subalbida, paullum minore, versus marginem posti-
cum, ornatis. Oculi fere omnino glabri, ex latere inspecti
ovati, postice in dimidio inferiore recte marginati. Genae
haud curvatac. Scapus superficie scabra. Pedicellus latitu-
dine sua magis quam duplo longior, annellus via longior
quam latior et longitudine dimidium pedicelli aequans; funi-
culi articulus primus pedicello aequilongus, ceteri sensim
breviores et crassiores, septimus latitudine vix longior, quam
clava duplo brevior; haec articulis tribus aequalibus via
Mie tna er
Pe sy i
SETE
CALCIDIDI DEL GIGLIO 105
discretis. Scutellum semiovale, acute marginatum, postice
obtruncatum vel eliam apice leniter concavo dentes formante
plus minus prominentes. Metanotum carinis medio instruc-
tum duabus, rectis, sulcum limitantibus. Metatarsus pedum
anticorum haud incrassatus. Nervus postmarginalis quam
marginalis dimidio brevior, versus apicem sensim attenuatus.
Femoris postici altitudinis ad longitudinem proportio sicut
4:7,lobus convexus lateris ventralis, pone dentem projiciens,
huius altitudinem fere aequans. Tibiae posticae superficies
exterior et anterior carina separatae usque ad apicem pro-
ducta. Abdominis segmentum basale in dorso haud vel parce
et sparsim punctulatum. Long. 2,5-3,5 mm.
Esemplari 15 9 Q, presi nel maggio e giugno del 1900, dal
giugno all’ agosto del 1901, nel gennaio e febbraio e dall’ aprile
all’ agosto del 1902, nel gennaio del 1903 e del 1904.
Testa, veduta di fronte, lunga ‘/, della sua larghezza, con gli
occhi notevolmente convessi, sporgenti per un tratto uguale circa
alla metà della distanza orbitale superiore; gene dritte, estese
quanto le orbite; peristomio angusto. Vertice dritto fra gli ocelli
esterni, i quali sono situati verso la parte posteriore di esso ver-
tice e distano dalle orbite per un tratto uguale al loro diametro
ed uguale alla metà della distanza dall’ ocello anteriore: la fossetta
che li accompagna nella parte laterale esterna, occupa tutto lo
spazio fino all’ orbita. Fossa antennale non bene delimitata, angu-
sta, gradatamente più ristretta dal basso in alto, non estesa fino
all’ ocello anteriore, minutamente striata per traverso. Il resto
della faccia con minuta scultura di fossette a contatto l’ una con
l’altra. Nella testa veduta di lato, gli occhi larghi verso il mezzo
8/, della loro lunghezza, con la metà inferiore del lato posteriore
dritta; la carena delle gene poco marcata.
Antenne di lunghezza poco superiore alla metà della lunghezza
del corpo. Scapo quasi insensibilmente incurvato, di grossezza
quasi uguale alla base e all’ apice, esteso fino all’ ocello anteriore,
lungo circa la metà del flagello; questo poco più lungo del torace.
Sensilli lineari in due serie negli articoli del funicolo, poco evi-
denti sul primo, dove la peluria è meno corta che negli altri
articoli; nei quali i peli sono brevissimi e rilevati. Una lamella
semicircolare, che s’ innalza verticalmente sul piano della faccia
fra i punti d’inserzione delle antenne, separa queste alla base.
106 L. MASI
Fossette della parte dorsale del torace alquanto discoste, spe-
cialmente quelle dello scudo e delle scapole; i tratti rilevati che
le separano, a scultura reticolata o con solchi trasversali. Pronoto,
osservato dal di sopra, quasi quattro volte più largo che lungo,
leggermente incurvato ai lati, col margine posteriore uniforme-
mente arcuato. Scudo lungo poco più dello scutello e piu del
doppio del pronoto; scutello a superficie convessa, col margine
apicale più o meno concavo. Metanoto con una fila anteriore di
grossi alveoli quadrangolari e due carene vicine alla linea mediana,
limitanti un solco piuttosto largo, con due altre carene per cia-
scun lato, convergenti verso la base dell’ addome. Osservando il
torace di lato, obliquamente, in direzione parallela alla superficie
della metapleura, si scorge un rilievo a forma di trapezio, il quale
corrisponde ai due denti triangolari di altre Chalcidinae. Epi-
cnemio, nei ?/, inferiori, con quattro file di alveoli contigui;
metapleura alveolata come i lati del capo, con peli numerosi nella
sua parte inferiore; lo spazio fra essa e |’ epicnemio percorso da
numerose linee rilevate longitudinali. Dei peli bianchi assai nume-
rosi rivestono la parte inferiore della metapleura e la parte del
metanoto situata al di sopra delle coxe posteriori. Osservando il
torace dal di sotto, si scorge una zona di peli più o meno fitti,
fra le coxe anteriori e le intermedie. Le tegule hanno la super-
ficie leggermente reticolata.
Ali anteriori col nervo marginale lungo ?/, della cellula costale,
lo stigmatico brevissimo, il postmarginale lungo poco meno della
meta del marginale e gradatamente assottigliato verso l'apice,
però difficile a distinguersi dal resto del margine anteriore dell’ala
che è colorato in bruno.
Coxe posteriori lunghe circa ?/, del femore, munite all’ apice,
nella parte dorsale interna, di un dente acuto e leggermente
ricurvo; la loro concavità superiore finamente reticolata, il lato
inferiore con la medesima scultura minuta, reticolata, del femore.
| Questo piuttosto grande, esteso fino a raggiungere la base del 4°
e 5° segmento addominale, più lungo che alto nel rapporto di
7:4, misurandone I’ altezza all’ apice del dente anteriore; il quale
ha forma triangolare, è situato alla meta della lunghezza del
femore e sporge per !/, della grossezza della tibia. Al dente segue
subito una sporgenza ottusa e arrotondata, meno rilevata Tutta la
seconda metà del lato ventrale del femore è munita d’una fitta
CALCIDIDI DEL GIGLIO 107
serie di dentelli. La tibia, assai robusta, è troncata all’ apice e
fornita di due piccoli speroni; la sua grossezza verso I’ apice
supera !/, dell’altezza massima del femore. Tarsi anteriori e medi
lunghi e assottigliati, col primo articolo circa una volta e mezza
più esteso del secondo. Unghie anteriori con la base dilatata ©
munita di due denti aguzzi, quasi uguali, contigui. Tarso poste-
riore robusto, alquanto più corto della tibia, coi due primi arti-
coli uguali.
Addome lungo circa una volta e mezza più del torace, del
quale è poco più ristretto, di forma ovato-acuminata. Il primo
segmento grande, esteso sul lato dorsale fino alla metà della
distanza dalla base al limite del sesto segmento; nel profilo col
margine laterale assai obliquo. Il secondo segmento lungo circa !
del primo, poco più del sesto e all’ incirca uguale in lunghezza
alla punta formata dagli altri segmenti apicali. La superficie dello
addome apparisce levigata osservandola con debole ingrandimento:
ma osservando con ingrandimento di circa 40 diametri, il terzo
segmento nella seconda metà, il 4°, il 5° e 6° in tutta la loro
superficie appaiono minutamente e fittamente punteggiati; il 2° è
liscio nella parte media dorsale e nella metà anteriore delle sue
parti laterali. L’ ultimo degli sterniti indivisi è lungo quanto i tre
precedenti presi insieme. I peli, piuttosto frequenti ai lati dello
addome, mancano su tutto il primo segmento.
Il sig. Waterston, il quale ha confrontato alcuni esemplari di
questa Hockeria del Giglio con i tipi del Walker, ritiene esatta
la mia determinazione. Riguardo ai maschi di questa specie, che
non sono stati descritti dal Walker, vedasi quanto è detto in
principio della descrizione che segue.
2. Hockeria sp.
Tre gg presi in luglio nel 1901 e 1902.
Questi esemplari, la cui caratteristica più importante è la pube-
scenza degli occhi, potrebbero appartenere alla stessa specie delle
femmine che ho descritte come Hockeria bispinosa, tuttavia
ritengo più probabile che appartengano ad una specie diversa,
poiché non credo che la pubescenza degli occhi possa essere un
carattere sessuale. Il maschio della Hockeria bispinosa non è
stato descritto finora; ma nella Hockeria testaceitarsis Cameron,
ge hap ais ICUS NY Ul) Peo pine Ai Many BRR AN Ora GO AY) afghan Rt ene ate ORE EEE egT
AL 7 Mira RIVAPBIERTO UA CERA URI, I RICO
108 L. MASI
delle Isole Seicelle, di cui ho potuto esaminare parecchi esemplari,
e che somiglia molto alla bispénosa, i maschi hanno gli occhi glabri.
Colorito generale bruno-nero, antenne brune o brune giallastre,
tarsi di color bruno rossiccio, ali anteriori assai leggermente e
quasi uniformemente sfumate, con la nervatura bruna.
Testa, veduta di fronte, più larga che lunga nel rapporto di
17:11, misurandone la lunghezza dal vertice al margine del clipeo;
la distanza interorbitale poco inferiore alla lunghezza, il diametro
longitudinale delle orbite e la lunghezza delle gene uguale a circa ?/,
della lunghezza totale. Gene leggermente incurvate, percorse da
una carena sottilissima non sporgente sopra il margine degli
alveoli più vicini; fossa antennale non delimitata e non estesa
fino all’ ocello anteriore; ocelli esterni distanti dall’anteriore poco
più del doppio della distanza dalle orbite, e dagli occhi per un
tratto uguale al proprio diametro. Occhi sporgenti, a superficie
rivestita di peli piuttosto lunghi e fitti: visti di profilo, di forma
ovata, però col diametro longitudinale appena più lungo del tra-
sversale e la metà inferiore quasi insensibilmente più ristretta
della superiore, il lato anteriore ed il posteriore ugualmente incur-
vati. Profilo della testa pure col lato anteriore e posteriore a cur-
vatura uguale.
Scapo non esteso fino alla linea oculare superiore, flagello
notevolmente ingrossato e allungato fino a raggiungere la base o
la metà delle coxe posteriori; pedicello quasi emisferico, poco più
lungo che largo; anello appena distinto , discoidale, unito alla base
del primo articolo del funicolo; i sette articoli di questo decre-
scenti quasi insensibilmente di grossezza dal primo all'ultimo, net-
tamente separati, il primo quasi due volte, il secondo una volta
e mezza più lungo che largo, il sesto e settimo larghi ‘/; della
loro lunghezza; clava apparentemente inarticolata, uguale quasi
ad una volta e mezza la lunghezza dell’ articolo precedente. Tutto
il funicolo e la clava con fitto rivestimento di peli cortissimi.
Superficie del capo e dello scutello scolpite con fossette quasi
contigue; quella del pronoto e dello scudo con fossette meno rav-
vicinate e con gli spazi fra queste e così pure il fondo di esse
ugualmente solcati-reticolati; le areole del reticolo, nel fondo delle
fossette, diversamente inclinate e riflettenti più o meno la luce,
così da produrre un aspetto di scultura a mosaico (1).
(1) Tale carattere è qui più marcato che nelle femmine della specie già descritta.
CALCIDIDI DEL GIGLIO 109
Apice dello scutello largamente troncato.
Nervo stigmatico e postmarginale pochissimo sviluppati, que-
st ultimo lungo non piu di 1 !/, volte il nervo stigmatico e tron-
cato obliquamente all’ apice, non gradatamente assottigliato.
Femore e tibia delle zampe posteriori come nella specie pre-
cedente.
Addome di forma ovata, visto dal di sopra terminato in una
piccola sporgenza che oltrepassa il margine del 5° segmento, il
quale è l’ultimo dei segmenti più grandi. Il segmento basale,
esteso a tutta la prima metà del lato dorsale, osservato di profilo
presenta il margine posteriore assai inclinato in basso e in avanti.
Il margine posteriore dei segmenti 2°-5° è molto meno inclinato.
La superficie di tutti i segmenti ha una punteggiatura minuta e
fitta. Lung. 1,8-2,5 mm.
La Hockeria nigripes del Walker, di cui questo autore
descrive soltanto il maschio, potrebbe essere affine alla specie rap-
presentata da questi esemplari del Giglio: però il Walker non
parla di occhi pubescenti, e dice che nella H. nigripes |’ addome
è nitido e glabro, le coxe posteriori sono nitidissime, l'apice delle
tibie rossiccio; i quali caratteri non hanno riscontro negli esem-
plari che ho descritto. Anche i caratteri della Hockeria nigra e
della vnicolor dello stesso autore non corrispondono sufficien-
temente.
Gen. EUCHALCIS Dufour.
l. Kuchaleis rubripes Kieffer.
(Tav. XII, fig. 43).
Ann. Soc. Entom. France, LXVIII, 1899, p. 369 (9).
Berl. entomol. Zeitschr. XLIX, 1904, p. 250.
Una © presa nel luglio 1901.
Questo esemplare corrisponde a quasi tutti i caratteri indicati
dal Kieffer per l’ Huchalcis rubripes e credo di doverlo riferire
a tale specie nonostante certe differenze che potrebbero tar sospet-
tare che si tratti di specie diversa. Il nervo marginale, che secondo
Kieffer deve essere meno lungo di !/, della subcosta, nell’esem- .
plare del Giglio si presenta anche meno sviluppato, circa !/, di
110 ‘LL. MASI
tale lunghezza; tuttavia, non essendo i suoi limiti ben determi-
nati, la misura ne è in certo modo arbitraria, ed inoltre è possi-
bile che vi siano delle variazioni individuali nella proporzione. Le
fossette del pronoto nell’ esemplare del Giglio non sono contigue,
e non lo sono neanche quelle dello scudo e dello scutello; la
disposizione dei rilievi del metanoto non corrisponde interamente
a quella descritta dal Kieffer; inoltre la punta formata dagli ultimi
segmenti dell’ addome, la quale dovrebbe esser lunga +*/, della
lunghezza dell’ addome stesso, nell’ esemplare del Giglio è piu
corta, sebbene non vi sia apparentemente una contrazione delle
articolazioni dei segmenti.
Altri caratteri di questo esemplare sono indicati nella descri-
zione che segue, la quale riguarda una nuova specie molto affine
alla rubripes.
L'unico esemplare di questa, descritto dal Kieffer, fu preso
in Corsica nei dintorni di Bonifacio.
2. Euchalceis igiliensis sp. n.
(Tav. XII, fig. 44).
Femina. Nigra, flagello obscure rufo, scapo, tegulis
pedibusque praeter coxas, rubris, femoribus posticis margine
ventrali nigris, libiarum anteriorum latere exteriore, posti-
carum latere anteriore, leniter infuscatis, tergitis segmen-
torum abdominalium 2°. et 3°. rufescentibus, pilis omnibus
albis, sericeis, in margine pronoti tantum flavidis. Caput
fere aeque longum atque latum, facie elongata, scrobe
antennali angusta, subelliptica, ab oculis spatio latitudinem
suam aequante separata; de latere inspectum valde com-
pressum, vertice supra oculum conspicue elevato et postice
abrupte terminato; superficies occipitalis usque ad partem
superiorem oculorum excavata. Scutellum margine haud
prominulo, dentibus apicalibus sursum inflexis. Nervus mar-
ginalis */, costae longitudinis fere aequans. Femur posticum
dente basali instructum parvo, triangulari, post */; longitu-
dinis prominente, altero eadem forma post */, longitudinis,
ubi femoris altitudo maxima; superficies fere tota, item
atque tibiarum eiusdem paris, pilis satis crebris vestita.
Tarsi antici mediique valde attenuati. Long. 5 mm.
CALCIDIDI DEL GIGLIO shit)
Una Q presa nel giugno del 1901.
Misure della testa in rapporto alla larghezza massima uguale
100: lunghezza 88, larghezza del vertice 52,
diametro maggiore delle orbite 40, lunghezza
/ delle gene 56. Vertice, visto di fronte, rilevato
/ fra gli ocelli esterni ma leggermente concavo.
Ocelli disposti a formare un angolo molto
ottuso, gli esterni distanti da quello medio
quanto dalle orbite. Occhi prominenti, nel
profilo di forma ovata e poco più lunghi che
larghi. Antenne inserite presso il margine
orale, separate all’inserzione da un piccolo
rilievo semicircolare, col margine scavato a
fg ee doceia + scape, (sottile. estesolifimo allocello
igiliensis Q. Antenna i ì È
(X 45). anteriore, alquanto dilatato nella prima
metà e all'estremo distale; lunghezza del
flagello uguale all’incirca a quella del dorso e doppia dello scapo;
pedicello lungo */, dello scapo, cinque volte più lungo della
larghezza della sua estremità; gli otto articoli successivi gradata-
mente più corti e più larghi del pedicello, | ultimo essendo
largo */,, della propria lunghezza e una volta e mezza. più
dell’apice del pedicello. Clava poco più corta di questo, indivisa.
Tutto il flagello fornito di peli cortissimi, numerosi e assai sottili,
visibili con un ingrandimento di circa 50 diametri, adagiati sulla
superficie degli articoli: nel pedicello e nel primo articolo del
funicolo si vedono alcuni peli assai più grandi e rilevati.
Margine dello scutello senza bordo sporgente. Mesosterno e
| mesopleura con strie trasversali, a cui s’interpongono nella metà
superiore della mesopleura alcuni alveoli rotondi, simili a quelli
di tutta la metapleura. Lati del metatorace con due denti ottusi;
parte mediana dorsale con due carene dritte e un po’ convergenti
all’ indietro; il resto del metanoto con aree poligonali, irregolari,
limitate da linee rilevate variamente disposte.
Coxe posteriori lunghe quanto lo scapo e circa */, del femore.
Tibia posteriore incurvata alla base e nel rimanente quasi dritta;
tarso lungo quanto la tibia.
Scultura delle parti laterali della faccia formata da linee rile-
vate che s’ intersecano delimitando delle aree a losanga piuttosto
irregolari; la parte superiore della fronte e del vertice con fos-
2 L. MASI
sette rotonde, sparse, di varia grossezza. Dorso con fossette pure
rotonde, nella meta anteriore del pronoto quasi contigue, sullo scudo
irregolarmente distribuite, e talora distanti per un tratto superiore
al loro diametro; nella metà interna delle scapole più piccole di
quelle dello scudo; sullo scutello più grandi, specialmente presso
l'apice, ed assai ravvicinate, col fondo piano. Superficie del femore
liscia. Segmenti dell’ addome dal 2° al 5° con areole pilifere circo-
lari, a fondo piatto, pochissimo profonde, disposte sui lati dei
tergiti e nella metà distale della loro parte superiore, nel secondo
segmento anche su tutta la parte superiore; accompagnate, negli
intervalli fra Puna e l’altra, da minute punteggiature visibili
con un ingrandimento di circa 50 diametri. Sesto segmento con
le areole circolari distribuite nella prima metà della sua lunghezza.
Peli in tutto il corpo lunghi, molto fitti nei */, inferiori della
faccia, nella parte inferiore della metapleura e presso l’ apice dello
addome.
Questa Huchalcis somiglia nell’ aspetto alla Hu. rubripes,
dalla quale si distingue principalmente per i denti dello scutello
non disposti orizzontalmente, il margine di esso non sporgente
in modo da costituire un bordo arrotondato, i femori con la mag-
giore altezza in corrispondenza al dente posteriore e non alla metà
della lunghezza, i tarsi anteriori e medi molto più assottigliati, le
coxe tutte di color nero.
Nella Euchalcis rubripes (esemplare del Giglio) la fossa anten-
nale ha i lati dritti e divergenti in alto, distanti dagli oechi la
metà della larghezza di essa. |
3. Euchalcis nebulosa (Fonsc.) Duf. — (?).
(Tav. XII, fig. 12).
Chalcis nebulosa, Fonscolombe, Ann. Sc. Nat. Zool. (2) XHI,
1840, p. 187.
Euchalcis nebulosa, Dufour, Ann. Soc. Entom. France (4) I,
1861, p. 8 (sine descriptione).
», nebulosa, Kieffer, Ann. Soc. Entom. France, LXVIII,
L300 pazzie
Una 9, presa nel 1903 in gennaio (?).
La breve descrizione del Fonscolombe, riportata dal Kieffer,
corrisponde ai caratteri di questo esemplare del Gigho, eccetto
Nhe) Paes de ee oo
a A er Te
CALCIDIDI DEL GIGLIO 113
quanto riguarda i denti femorali, poiché, secondo tale autore, vi
sarebbe soltanto « un angle ou une dent obtuse sur le dessous
près de Vextrémité, et quelques petites dents vers la hase »
mentre nell’ esemplare del Giglio vi è un dente ottuso presso la
base ed un altro se ne trova verso |’ estremità del femore, e tutta
la parte del margine di questo fra l’apice del primo dente e l’arti-
colazione della tibia è fornita d’ una serie di dentelli minutissimi.
Ritengo tuttavia assai probabile che nel tipo del Fonscolombe vi
siano due denti, poiché, se l’ autore ne avesse osservato realmente
uno solo, non avrebbe detto che la specie «potrebbe essere anche
una varietà della Zuchalcis bimaculata » la quale ha il femore
bidentato. La notizia data dal Fonscolombe è molto probabilmente
un errore di scrittura.
Darò qui appresso la descrizione dell’unico esemplare del
Giglio.
Femmina. Testa, veduta di fronte, trian-
golare, poco più larga che lunga, nel rap-
porto di 25:22, e apparentemente più lunga
che larga a causa della grande estensione
delle gene e della ristrettezza del margine
orale. Occhi, nel profilo, ovati, inferior- ì
mente largamente arrotondati. Margine orbi-
tale rilevato. Gene senza traccia di solco nè
di carena. Fossa antennale non delimitata,
con striatura trasversale fitta e assai minuta.
Tutta la superficie della testa a scultura
alveolata, con fossette perfettamente con-
tigue, a margini acuti ed alquanto rilevati. ar Cree
Radicole delle antenne separate da un rilievo, (x 30).
la cui superficie è incavata e guarnita di alcuni
peli cortissimi. Scapo sottile, dritto, leggermente rigonfiato nella
prima metà e dilatato all’apice. Flagello lungo il doppio dello
scapo, e non più ingrossato della metà inferiore di questo
negli ultimi articoli del funicolo e nella clava. Pedicello lungo 4/,
dello scapo; funicolo e clava di lunghezza complessiva uguale a
quella del torace. Articoli del funicolo in numero di otto, il primo
di essi non conformato ad anello e al pari degli altri lungo ?/,
del pedicello. Tutti gli articoli forniti di peli sottili, non rilevati,
disposti in due serie in ciascuno di essi. Clava con l’ articolo
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (9 Maggio 1946). 8
SF ROOT og
a ae
114 LC aMAST
basale appena distinto, lungo come l’ articolo precedente; gli
ultimi due non separati. Margine posteriore del pronoto senza peli
disposti in fitta serie come in specie affini. Margine posteriore dello
scutello uniformemente arrotondato. Fossette del dorso poco pro-
fonde, circolari, più o meno larghe, gli spazi che le separano
scolpiti da una rete di solchi a maglie per lo più trasversali,
che si continua sul fondo delle fossette. Le più piccole fra queste
situate nella metà anteriore dello scudo ed anche sulle scapole,
dove sono in scarso numero; le più grandi sparse nella seconda
metà cello scudo e sullo scutello, nel quale si trovano addossate
Yuna all'altra presso il margine posteriore, mentre nel resto
della superficie distano una volta e mezza o due volte il loro
diametro. Metanoto con quattro carene longitudinali. Tutto lo
spazio fra epicnemio e metapleura con striatura trasversale for-
mata da linee rilevate, per lo più leggermente sinuose ed in
parte anche confluenti.
Nervo marginale brevissimo, postmarginale mancante, stigma-
tico rudimentale.
Zampe robuste, specialmente il terzo paio, non però i tarsi
anteriori e medi. Coxe posteriori con punteggiatura sparsa, minu-
tissima, lunghe ?/, del femore. Questo fornito di un dente trian-
golare ettuso presso la base, ed un altro un po’ meno rilevato e
con |’ apice alquanto arrotondato, a distanza quasi uguale dallo
estremo distale. Margine dall’ apice del primo dente fin presso
all’ articolazione della tibia munito d’ una serie fitta di dentelli a
punta arrotondata, eccetto quelli del secondo dente che terminano
troncati obliquamente. Altezza del femore al terzo anteriore e
dopo i due terzi sensibilmente uguale; lato superiore convesso,
superficie esterna ed interna se osservata con debole ingrandimento,
di aspetto ruvido, dovuto ad un reticolo di solchi sottili ma pro-
fondi, e con maglie minutissime. Tarso posteriore con i primi
quattro articoli ugualmente sviluppati.
Addome di forma elissoidale, più lungo del torace.
Colorito generale nero; zampe anteriori e medie con I’ apice
dei femori, le tibie e i tarsi di color giallo ruggine, con sfuma-
tura bruna verso la metà delle tibie; tarso delle zampe posteriori
ed estremità della tibia pure di colore rugginoso; ali anteriori con
sfumatura grigia giallastra verso il mezzo.
Lungh. 2,6 mm.
ah
CALCIDIDI DEL GIGLIO 115
Subfam. EURYTOMINAE.
Gen. EURYTOMA Illiger.
Riguardo alla difficolta che presenta la determinazione delle
specie di questo genere, dovrei ripetere quel che ho detto pel
genere Torymus. Anche per le Eurytoma abbiamo una classica
monografia, dovuta pure al Mayr (*), come l’altra sui Torimidi,
che ho già ricordata altrove. Però la monografia del Mayr, pub-
blicata nel 1878, non comprende che trentasette specie, mentre
fino ad oggi ne sono state descritte come appartenenti alla fauna
europea più di novanta; e sebbene molte di queste siano state
riconosciute dallo stesso Mayr come « non buone » specie, tuttavia
é certo che la monografia di questo autore non è ormai più suf-
ficiente per lo studio del genere.
E opportuno che si segua l’esempio dato dal Mayr nel fare le
descrizioni di forme nuove, che si confrontino cioè accuratamente
tutti gli esemplari che si hanno a disposizione, e specialmente
quelli di dimensioni estreme, e non si descrivano come appar-
tenenti alla stessa specie quegli esemplari di sesso diverso di
cui non sia certa la comunanza di origine. I caratteri di cui
si è servito il Mayr per le diagnosi non sembrano più sufficienti
ora che le specie sono andate aumentando notevolmente, ed
occorrono nuovi elementi per la distinzione di esse. Silvestri ha
pubblicato delle buone figure (?) rappresentanti la scultura del
metanoto. È questo un carattere importante, che non si deve tra-
scurare, sebbene non sia. comodo |’ osservarlo e sia difficile a
rappresentarsi con disegni. Lo stesso può dirsi delle parti laterali
del mesotorace. Però tanto i dettagli di struttura del metanoto,
come quelli dei lati del mesotorace, mi sembra che possano valere
più per distinguere delle suddivisioni del genere che non per la
diagnosi di specie considerate isolatamente.
Nelle note che seguono darò la descrizione di alcune Eury-
toma che non mi sembrano riferibili ad altre finora descritte,
tuttavia non farò per esse delle specie o varietà nuove.
() Mayr, G., Arten der Chalcidier-Gattung Ewrytoma durch Zucht erhalten.
(Verh. zool. bot. Ges. Wien. XXVIII 1878, p. 297).
(2) Boll. laboratorio di zool. generale e agraria, Portici, IX 1914-1915.
Nal ead SCOT RS Si aur ble TO Rs RE re
$ hi Ù INI a eat eg SETTARE
116 te MAGA
l. Eurytoma nodularis Boheman.
Svensk. Vet.-Akad. Handl. LVI, 1835, p. 230.
Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXVIII, 1878, p. 307.
Thomson, Hymen. Scand. IV, P. 1, 1875, p. 44.
Esemplari 6 9 2,38 7g, presi dal giugno all’ agosto del 1901
e nel luglio 1902. |
In tutti questi esemplari il nervo marginale è appena più
lungo dello stigmatico, mentre secondo Mayr dovrebbe essere
« deutlich langer » e secondo Thomson « fere sesquilongius ». La
nervatura è spessa e di colorito scuro, eccetto che in un piccolo
individuo maschio. Due degli esemplari femmine presentano la
metà inferiore dello scapo colorata in giallo arancio, carattere,
questo, che non è indicato né dal Mayr nè dal Thomson.
Nonostante lo scarso sviluppo del nervo marginale, che è la
caratteristica più importante in tutti questi esemplari, ritengo che
essi non siano diversi specificamente dall’ Eurytoma nodularis.
2. Eurytoma curta Walker.
Entomol. Magaz. I, 1832, p. 24.
Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXVIII, 1878, p. 313.
Fi
Esemplari 7 9 Q, 2 oc", presi nel ugo 1901 e in maggio
e luglio del 1902.
3. Eurytoma rosae Nees.
Hymen. Ichneun. affin. Monogr. II, 1834, p. 415.
Esemplari 3 9 2, 2 TO, presi in giugno e luglio del 1901
e nel maggio del 1902.
4. Kurytoma sp.
Esemplare unico, 9, preso in agosto nel 1901.
Femina. Nigra, scapo basi aeruginoso, flagello olivaceo-
brunneo; genubus, tibiarum apice tarsisque flavo-griseis, alis
hyalinis, nervis pallidissime flavis; terebrae valvis apice rufis.
CALCIDIDE DEL GIGLIO 117
Caput latitudine thoracem aequans, antice visum inter
marginem oralem et antennarum insertiones obtuse at
perspicue carinatum, strigis ab ore radiantibus nullis,
pilis in dimidio inferiore faciei secundum lineas parallelas
regulariter dispositis, excepta eorum serie utroque lateri
carinae contigua; de latere inspectum ovatum, oculis subro-
tundis */3 eius latitudinis diametro transverso via superan-
tibus (proportione 8:11). Antennae scapo ad apicem leniter
attenuato, pedicello subconico latitudine sua parum longiore,
funiculi articulo primo latitudine fere sesquilongiore, arti.
culis sequ?ntibus aeque longis atque latis, sensim majoribus;
clava articulis duobus ultimis aequilonga.
Pronotum longitudine latius proportione 8:3. Mesotho-
racis latus partibus majoribus tribus constans, epicnemio,
mesosterno et mesopleurae atiribuendis, quarum anterior
elongate triangularis, ab intermedia margine prominenti,
recto, separata, superficie haud concava fere ubicumque
irregulariter alveolis magnis insculpta; pars intermedia
fere tota minute reticulato-
alveolata ; posterior minus re-
di gulariter insculpta, pro parte
ag etiam laevis, quam intermedia
fere sesquilatior; margo autem
Fig. 14 Eurytoma sp. Q. Parte partes anteriores dividens, post
della nervatura dell’ ala anteriore 2 c gelo 0
(X 35). /s longitudinisramum emittens
costam obliquam perspicuam
formantem et spatium triangulare, superficie inaequali,
prope coxam limitantem. Metanotum verticaliter declive,
lateribus grosse alveolatis, area media et submedianis
lineis rectis, infra leniter convergentibus, limitatis, media
leniter concava, confertim punctulata, superne carina divisa,
quam areis submedianis par. um angustiore; his fere toto
spatio minus conspicue punctulatis, alveolis nonnullis r .ugnis
et costa arcuata antice terminatis; costa hac, ex bas. areae
mediae orta, cum margine anteriore metanoti angulum
formante, spatium costulis longitudinalibus nonnullis instru-
clum limitante. Dorsellum area media angustius. Proalae
nervo marginali brevi, latitudine sua quadruplo longiore, fere
toto glabro, antice tantum pilis sex (in specimine) seriatis,
118 L. MASI
aliisque minoribus prope horum inserlionem instructo; nervo
stigmatico vix longiore et clava haud determinata; postmar-
ginali quam marginali fere sesquilongiore.
Abdomen thorace brevius, dorso alte elevato-convexo,
epipygio parvo, terebrae valvis sat longe prominentibus,
segmentis 2,° 3° et 4° in latere dorsali proportione 11:16:20
elongatis; superficie tota laevi, nitida; hac tamen, fortiter
vitro aucta, in lateribus segmenti 4°, prope huius basim,
reticulo sulcis tenuissimis ene impressa.
Long. 2,3 mm.
Molto probabilmente questo seme non è che un individuo
piccolo appartenente ad una specie che raggiunge, normalmente,
maggiori dimensioni. Ritengo che non possa appartenere alla
specie claripennis del Thomson per la forma dell’ epienemio. La
colorazione molto pallida della nervatura delle ali e la scarsezza
di peli sul nervo marginale e postmarginale sono pe
in are con la grandezza dell’ esemplare.
5. Eurytoma sp.
Due QQ prese nell’ agosto 1901.
Femina. Nigra, scapo basi vel ultra medium aeruginoso,
flagello olivaceo-brunneo; pedibus anteriorious fere totis
aeruginosis, anticis femoris bast nigricante, intermediis
tibia nigro lineata; pedibus posticis genu et tibiae apice
flavo-griseis, femore plus minus nigro, tibia rufescenti-brun-
nea; tarsis posterioribus pallide flavo-rufis apice infuscato ;
alarum nervis fulvo-grisets.
Caput latitudinem thoracis vix superans, facie longe
pilosa, infra antennarum insertiones pilis oblique vergen-
tibus, strigis ab ore radiantibus nullis; oculis de latere.
inspectis breviter ovatis, diametro transverso quam capitis
latitudine proportione 5:7 breviore. Antennae scapo in */s
apicali attenuato, pedicello parum elongato, articulo primo
funiculi fere duplo longiore quam latiore, quinto longitudine
latitudinem superante proportione 9:7; clava articulis duo- |
bus praecedentibus aequilonga, haud crassiore.
Pronotum latitudine duplam longitudinem via superante.
Metanotum dimidio angulo recto declive, sulco medio impres-
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CALCIDIDI DEL GIGLIO 119
sum, sulci parte dimidia superiore duplice serie alveolorum
insculpta, inferiore serie singula alveolis transversis; areis
semicircularibus, sulco contiguis, minute insculptis ; reliquo
spatio usque ad marginem anteriorem grosse alveolato. Dor-
sellum angustum, dimidiam sulci latitudinem via superans.
Proalae nervo marginali sextuplam eius latitudinem longi-
tudine aequante, quam stigmatico fere duplo longiore; hoc
prope clavam trapezoidalem attenuato; nervo postmarginali
quam murginali paullum breviore. Coxae intermediae antice
squamula apicali instructae. |
Abdomen ovato-acuminatum, segmento quarto maximo,
tertio in latere dorsali */, vel */, huius longitudinis tantum
attingente; epipygio segmento sexto aequilongo; terebrae
valvis conspicue prominentibus; segmentorum superficie in |
parte ventrali sabtiliter punctulata.
Long. 3,5 mm.
I lati del mesotorace presentano caratteri simili a Cl della
specie precedente.
Questa Eurytoma somiglia, per quanto riguarda le femmine,
alla Eurytoma oleae Silvestri, specialmente per la forma e la
pubescenza delle ali anteriori, ma se ne distingue pel nervo mar-
ginale meno ispessito, per la mancanza quasi totale di colorazione
scura nelle zampe intermedie, pel solco del metanoto non percorso
da una doppia serie di alveoli anche nella sua metà inferiore.
6. Eurytoma Sp.
Un g' preso nell'aprile del 1902.
Mas. Ater, prothoracis superficie anteriore macula parva
flavo-grisea notata; pedibus anticis ferrugineis, femore in
dimidio basali et supra usque ad apicem nigro ; intermediis
femore obscure luteo, supra nigro-maculato, tibia brunnea,
bast tantum lutea; posticis nigris, genu obscure luteo,
tarso fulvo articulis in latere dorsali infuscatis; alarum
nervis griseo-rufis.
Caput paullum thorace latius e) 10:9, de latere
inspectum globosum et diametro transverso °/s longitudinalis
aequante. Scapus post */, longitudinis usque ad */, latus
ventrale fortiter convexum ostendens, latitudine longior
TORRI gi NIN ACUTI GA OTR PRED LI Oe
120 L. MASI
proportione 5:18. Funiculi articuli trapezoidales, primus
duplo longior quam latior; isthmi in articulis tribus primis
vix latitudine longiores; pili articulis subaequilongi. Clava
pedunculata, medio haud constricta, quam praeclava duplo
longior.
Pronotum angustum, latitudine brevius proportione 20:37,
a mesonoto sulco vix conspicuo discrelum. Metanotum sine
areis submedianis minute insculptis. Nervus postmarginalis
stigmatico aequilongus, dimidium marginalis vix superans.
Coxae intermediae squama apicali destitutae.
Petiolus metanoti longitudinem aequans, coxis posticis
sesquilongior. Abdomen segmento tertio in latere dorsali via
conspicue insculpto, quam secundo duplo longiore.
Long. 3 mm.
La scultura dei lati del mesotorace e gli altri caratteri non
indicati in questa descrizione, eccetto quelli propri del sesso, corri-
spondono ai caratteri ‘della specie precedente. A questa l'esemplare
maschio descritto è certamente molto affine, e le somiglia in modo
notevole nella colorazione delle zampe; tuttavia mi sembra speci-
ficamente diverso per varì caratteri, fra i quali il colorito nero
intenso, il torace meno largo, la mancanza delle aree semicircolari
a scultura minuta ai lati del solco mediano del metanoto.
7. Eurytoma phanacidis Mayr.
Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXVII, 1878, p. 327.
Una 9 presa in giugno nel 1901.
8. Eurytoma ononis Mayr.
Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXVIII, 1878, p. 331.
Riferisco a questa specie due 9 Q prese nel giugno del 1901.
In una di esse nel lato dorsale del 3° e 4° segmento dell’addome
sì può scorgere una punteggiatura minutissima, osservando con
sufficiente ingrandimento: secondo Mayr solo il 3° segmento dovrebbe
essere finamente punteggiato alla base. L’ altro esemplare pre-
senta una leggera sfumatura bruna sul lato esterno delle tibie
CALCIDIDI DEL GIGLIO 1921
anteriori, le quali dovrebbero essere interamente gialle. Tutti gli
altri caratteri degli esemplari corrispondono bene alla descrizione
del Mayr. Questo autore non ebbe che tre individui di questa
specie dai baccelli di Ononis spinosa, in cui vivevano larve di
Apion ononidis Gyll.. Non mi consta che dopo della descrizione
del Mayr, altri abbia fatto menzione di questa Hurytoma.
9. Eurytoma jaceae Mayr.
Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXVII, 1878, p. 332.
Quattro 9 9 prese nel luglio del 1901.
Questi esemplari non corrispondono per alcuni caratteri alla
descrizione del Mayr. In due di essi la colorazione gialla dello
scapo si estende a tutto il lato inferiore; in tutti le tibie anteriori
hanno una sfumatura bruna rossastra sul lato esterno, più o meno
evidente, e le valve della terebra sono interamente nere.
Anche di questa specie non trovo fatta menzione dopo della
monografia del Mayr. Gli esemplari tipici furono ottenuti in Sas-
sonia da capolini di Centaurea jacea, nei quali viveva l’Aulax
jaceae. (Mayr, 1. c.).
10. Eurytoma gibba Boheman.
Svensk. Vet.-Akad. Handl. LVI, 1835, p. 244.
Thomson, Hymen. Scand. IV, P. 1, 1875, p. 39.
Mayr, Verh. zool. bot. Ges. Wien, XXVIII, 1878, p. 332.
Tre 9 Q, prese in aprile, maggio e luglio nel 1901 e 1902.
Due di questi esemplari differiscono dalla forma tipica per i
tarsi di color bianco giallognolo eccetto il quinto articolo, I’ epi-
pigio piuttosto lungo, il quarto segmento dell'addome col lato
dorsale manifestamente più lungo che nel segmento precedente.
Questa forma potrebbe esser considerata come una sottospecie. La
nervatura dell'ala anteriore è simile a quella della Eurytoma
gibba di forma tipica, tuttavia il nervo marginale sembra essere
un poco più sottile; anche nella scultura del metanoto non c'è
differenza sensibile, presentandosi questo in ambedue le forme con
tutta la superficie granulosa-rugosa, talora leggermente concava
499 L. MASI
nella linea mediana longitudinale, ma non solcata come in altre
specie affini.
Nel terzo esemplare del Giglio i tarsi sono più scuri, di color
giallo grigio. IL numero limitato degli esemplari di questa £wry-
toma non mi permette di determinare con certezza le differenze
fra le due sottospecie.
Esemplari riferibili alla forma tipica mi sono stati comunicati
dal Prof. G. Cecconi, il quale li ottenne come parassiti dell’ Apion
atriceps in Toscana. Questa forma si distingue facilmente per i
tarsi di color grigio scuro. |
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA.
Femore posteriore e tibia di alcune Chalcidinae. Figure in-
grandite circa 25 diam., eccetto la 9.* e 12." ingrandite 30 diam.
Fig. 1. Chalcis intermedia Nees.
pil » . pusilla Rossi.
Patines » neglecta sp. n.
» 4. » minuta (L.).
DIS » vicina Walker.
DEMO Fonscolombei Dufour.
PONTI minuta (L.) var. alborufa v. n.
res » Htppota pectinicornis (Latr.).
x
©)
mm 0
<7
Belaspidia obscura g. et sp. n.
» 10. » Orthochalcts hippototdes sp. n.
Sore Ul » Euchalcis igiliensis sp. n.
DIRI » » nebulosa (Fonsc.) Dufour — (?)
wuts: » rubripes Kieffer.
D. VINCIGUERRA
PESCI RACCOLTI DALLA SPEDIZIONE DE FILIPPI NELL’ASIA CENTRALE
(Tav. Vi.)
La fauna del Tibet e delle altre regioni montuose dell’ Asia cen-
trale, poste fra gli Himalaja e gli Altai (*) fu per molto tempo av-
volta nello stesso mistero che nascondeva gli uomini e le cose di quei
paesi. Primi ad avventurarsi fra le alte valli dell’ Indo e dei suoi
affluenti e a percorrere, almeno per breve tratto, le sponde dei
laghi tibetani, furono i missionari cattolici, quasi tutti italiani,
alcuni dei quali, come Odorico da Pordenone, Orazio da Penna-
billi e Ippolito Desideri, legarono per sempre il proprio nome
alla conoscenza di quelle lontane contrade ma ben poco ci fecero
conoscere sugli animali che le abitano, e assolutamente nulla sui
pesci che ne popolano le acque. La stessa descrizione del Tibet,
lasciata dal Desideri (*), che contiene le osservazioni da lui fattevi
negli anni dal 1715 al 1721, dà assai scarsi cenni sugli animali
del paese, ma tace del tutto dei pesci. Non se ne trova neppure
ricordo negli scritti del padre Huc (*) che percorse lungamente la
stessa regione. i
Un breve accenno a pesci di questi paesi è dovuto per la prima
volta a Guglielmo Moorcroft (4) il quale ha fatto conoscere che tanto
nell’Indo a Leh, quanto presso le sponde del lago Manasarovar che
versa le sue acque nel Satleg, uno degli affluenti principali dell’Indo,
(1) Nella trascrizione dei nomi geografici ho adottato quella che da anni è se-
guita dalla R. Società geografica italiana.
(2) Carlo Puini. Il Tibet, secondo la relazione del viaggio fatto dal P. Ippolito De-
sideri in Memorie della Società Geografica Italiana vol. X. Roma 1904.
(5) M. Huc. Souvenir d’un voyage dans la Tartarie et le Thibet , Paris 1861. 2 vols.
(4) Moorcroft in Trans. R. As. Soc., I, p.!€ 1.8. p. 49, secondo Ritter. Die Erdkunde
von Asien, Bd. II, Berlin 1833, p. 618, 662.
124 D. VINCIGUERRA
vivono numerosi pesci, ma che non sono pescati e tanto meno
mangiati dagli indigeni, in osservanza dei precetti buddistici. È
questa la ragione per cui nei laghi e fiumi del Tibet non esi-
stono pescatori, e riesce quindi difficile ai viaggiatori procurarsi
esemplari di pesci di quelle acque. I pesci osservati da Moorcroft
nell indicato lago si slanciavano fuori d’acqua ed egli, supponendo
che ciò facessero per ghermire gli sciami di moscerini portati dal
vento, li rassomigliava alle trote, il che fece sì che scrittori poste-
riori quali il Réclus (*) affermassero senz'altro che si trattasse
veramente di trote, mentre come si vedrà, dovevano appartenere a
specie essenzialmente diverse da queste. |
Il primo materiale ittiologico di queste regioni scientificamente
illustrato, fu quello raccolto dall’ austriaco Barone Carlo Ales-
sandro von Hugel che negli anni dal 1831 al 1837 esplorò quasi
tutto |’ Oriente e fece conoscere i pesci dei laghi formati da
un tributario dell’alto Indo, il Gelum, presso Srinagar nel Cashmir.
Questo materiale fu illustrato da Heckel (?) e non è a mera-
vigliare se le 16 specie descritte fossero tutte nuove ed anzi
per la massima parte appartenenti ad un genere di Ciprinidi
sino allora sconosciuto (Schizothorax ). Quasi contemporanea-
mente la conoscenza dei pesci dell’alto bacino dell’Indo era aumen-
tata dalle raccolte che fece nell’Afghanistan e specialmente nel
fiume di Cabul, il botanico Dott. Guglielmo Griffith e che furono
studiate e pubblicate da John Mac Clelland (*) il quale riconobbe
fra esse alcune delle specie raccolte da Higel nel Gelum. Mac
Clelland aveva già da qualche tempo pubblicato la sua mono-
grafia dei Ciprinidi indiani che, malgrado le molte inesattezze, è
pur sempre la prima delle opere fondamentali per lo studio dei
pesci d’ acqua dolce dell’ India (+). In questo lavoro sono descritti
i pesci raccolti da lui stesso nel 1836 nell’ Assam superiore,
nonchè quelli da Mac Leod a Simla e da Griffith nel Bhutan, fra i
quali si trovano parecchie specie perfettamente himalajane, per le
quali è stabilito il genere Oreinus, affine allo Schizothorax.
(1) Réclus. Nouvelle géographie universelle: vol. VII. 1882, p. 68.
(2) J. J. Heckel. Fische aus Caschmir, gesammelt und herausgegeben von Carl
Freiherrn v. Hugel. Wien. 1838.
(3) J. Me Clelland. On the Freshwater Fishes collected by Will. Griffith during
his travels from 1835 to 1842. in Calcutta Journ. Nat. Hist., vol. 2, 1842, p. 560-589.
(4) J. Me Clelland, Indian Cyprinidae, in Asiatic Researches, vol. XIX, pt. 2.8,
4839, p. 217-447. Tav. XXXVII-LXI.
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Ca
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 125
Altro contributo ha pure dato Mac Clelland alla conoscenza della
fauna ittiologica di quella regione in altri lavori ed in ispecie con
la descrizione di quattro nuovi pesci dei fiumi che scorrono ai
piedi delle montagne del Bhutan (1).
Parecchi anni dopo queste prime ricerche altri pesci furono
raccolti nelle regioni himalajane dai valorosi esploratori del Tibet,
i fratelli Schlagintweit ed in ispecie da Adolfo, il quale pagò
con la vita il suo ardimento, lasciando la testa sotto la scure tar-
tara a Cashgar, nel 1854; questi pesci entrarono a far parte delle
collezioni del Museo Britannico, ma non formarono argomento di
alcun lavoro speciale; furono però esaminati da Gunther che li
utilizzò nel suo Catalogo. Nella narrazione del viaggio degli Schla-
gintweit (2), scritto dal fratello Ermanno è ricordato come siano
da loro stati veduti, benchè non raccolti, nel lago Tsomognalari
inferiore (il Pangkong delle carte moderne) all’altitudine di 15000
piedi, pesci che gli parvero del genere dei salmoni ed erano lunghi
da 5 a 6 pollici: anche nel Tsomognalari superiore vi sarebbero
pesci ed anzi in questo, che è ‘costantemente dolce, riparerebbero
nell’estate quelli dell’inferiore quando la salsedine ne diventa ec-
cessiva (3). Anche il botanico T. Thomson constatò la presenza
di pesci presso Puga, a circa 15500 piedi, a N. W. del Tsomoriri,
in prossimità di una sorgente calda (4).
Notevoli aggiunte alla ittiofauna himalajana furono date dal
dottore Ferdinando Stoliczka, illustre geologo e distinto zoologo,
che fu per oltre 10 anni nel servizio geologico dell’ India inglese
in qualità di paleontologo e visitò prima il Cashmir ed il Ladak,
esplorando l’altipiano dei Rupshu, e partecipò poi alla seconda
missione allo Jarkand, soccombendo il 18 giugno 1874, nella
ancor verde età di 36 anni, alle fatiche e ai disagi di questo suo
ultimo viaggio. Di una parte del primo suo viaggio lo Stoliczka
stesso pubblico una breve relazione floristica e faunistica, nella
:
(1) J. Me Clelland. Description of four Fishes from the Rivers at the foot of the
Boutan mountains, Calcutta Journ. Nat. Hist., vol. 5, 1845, p. 274-282.
(2) H. von Schlagintweit-Sakilinskii, Reisen in Indien und Hoch-Asien, vol. 3,
Jena 1872, p. 214-215. È i
(9) La presenza dei pesci in questo lago fu poi confermata da Zugmayer che li
raccolse e riconobbe appartenere ad una specie non ancora descritta di Schizothorax,
da lui denominata S. tibetanus.
(#) T. Thomson, Western Himalaja and Tibet, London, 1852, p. 165. Il Prof. Dainelli
mi ha informato di avere anch’ egli visto pesci nel ruscello di Puga, alimentato
da numerose sorgenti calde, solforose e boracifere.
PNAS Waco ger OLII prata
nai
196 D. VINCIGUERRA
quale è detto come assai pochi pesci potesse raccogliere, sia per la
difficoltà di avvicinarsi al fiume Satleg, rinchiuso tra pareti roc-
ciose ed a picco, sia per gli accennati scrupoli religiosi dei bud-
disti che temerebbero, mangiando un pesce, di ingoiare l’anima di
uno dei loro antenati (1).
I pesci raccolti da Stoliczka nel suo primo viaggio furono da
lui inviati al Museo di Vienna e studiati da Steindachner (?),
quelli della missione allo Jarkand furono pubblicati da Day (°).
Anche le missioni per la esplorazione dello Junnan. occidentale
inviate dal governo inglese negli anni 1866 e 1875 e quella per
.la delimitazione della frontiera con |’ Afghanistan, che ebbe luogo
nel 1884-85, fruttarono qualche nozione sulla ittiologia delle
acque provenienti dal pendio settentrionale della catena himalajana
e sue dipendenze. I pesci delle spedizioni allo Junnan furono stu-
diati da Anderson (4) e quelli della spedizione all’Afghanistan da
Gunther (5). )
Tutte le specie di pesci. raccolte nei viaggi che sono venuto
ricordando oltre a qualchedun’ altra descritta isolatamente in
memorie separate o non ancora pubblicata, sono comprese, per
quanto è stato possibile riconoscerle, e per la massima parte figu-
rate, nella grande opera di Day sui pesci dell’India (5) e ridescritte
dallo stesso nel successivo lavoro sul medesimo argomento (“).
Dall’ epoca della pubblicazione delle opere di Day in poi questo
materiale ittiologico si è ancora aumentato, in ispecie dopo ay-
venuta la penetrazione inglese nel Tibet, in seguito alla quale
furono inviati al Museo Britannico da funzionari ed ufficiali in-
glesi varie piccole serie di pesci illustrate da Tate Regan (5).
() F. Stoliczka. Einige Betrachtungen tiber den Character der Flora und Fauna
in der Umgebung von Chini, in Sitzb. K. K. zool, bot. Ges. Wien, 1866, p. 868.
(2) F. Steindachner. Zur Fischfauna Kaschmirs und der benachbarten Lander-
striche, in Sitzb. K. K. zool. bot. Ges. Wien. Bd. XVI, 1866, p. 784-796.
(3) F. Day. On the Fishes of Yarkand, in Proc. Zool. Soc. London. 1876, p. 784-807.
Scientific Results of the Second Yarkand Mission, based upon the collections and
notes of the late Ferdinand Stolizka. Ichthyology. Calcutta 1878.
(4) Zoological Results of the two expeditions to Western Yunnan. by John Ander-
son. London. Fishes p. 861-869.
($) The Zoology of the Afghan delimitation Commission bygJ. E. Q. Aitchison.
Fishes by A. Giinther in Trans. Linn. Soc. 2 ser., vol. V, p. 106-109, tav. XII.
(6) F. Day. The Fishes of India, London 1878.
(7) F. Day. The Fauna of British India including Ceylon and Burma. Fishes,
London, 1887, vol. 2.
(8) GC. Tate Regan. Description of five new Cyprinid Fishes from Lhasa, in Ann.
Mag. Nat. Hist. ser. 7 vol. XV, p. 185. — mesctapticn of two new Cyprinid Fishes
from Tibet: ibid. p. 300.
a
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 127
ed altre ne pervennero al Museo di Calcutta e formarono argo-
mento di lavori del prof. Lloyd (*) e del dott. Stewart (?). Anche
i ben noti viaggi di Hedin (*) e di Filchner (*) hanno servito ad
aumentare alquanto le nostre conoscenze sui pesci di questa re-
gione, sui quali si ebbero anche alcune più recenti notizie dovute
al Chaudhuri del Museo di Calcutta (°). Ma il contributo più im-
portante alla conoscenza della fauna ittiologica della porzione me-
ridionale dell’ Asia centrale fu dato dal viaggio intrapreso nel
1906, dal dottor Errico Zugmayer, addetto al Museo di Monaco,
che attraversò il Turchestan e visitò il Cashmir e il Tibet occiden-
tale raccogliendo pesci ed altri animali. Dei pesci pubblicò egli
stesso la illustrazione dalla quale risulta aver egli ottenuto oltre
400 individui di 18 specie di pesci appartenenti solamente ai gruppi
degli Schizotoracidi e Cobitidi (5).
Ma non è possibile rendersi un esatto conto della fauna dei
fiumi che scorrono nelle alte valli himalajane e della distribuzione
geografica delle specie che la compongono, indipendentemente da
quella dei corsi d’acqua delle regioni vicine, che, pur tanto pros-
simi ai primi nelle loro sorgenti, seguono poi percorsi totalmente
diversi e vanno a versarsi nei grandi bacini lacustri dell’Asia, o
si perdono nelle sabbie dei suoi deserti. La esplorazione di questi
fiumi è stata compiuta dalle grandi spedizioni russe, in tempi
anch'essi abbastanza recenti. Nell’ opera di Pallas (*), fondamen-
tale per lo studio della fauna della Russia asiatica, non si fa alcun
cenno di forme particolari agli altipiani dell'Asia centrale. A quanto
pare il primo a raccogliere pesci nella parte di questa regione
soggetta, più o meno direttamente, all’impero Russo fu Alessandro
Schrenk che esplorò circa 70 anni fa le regioni dei laghi Balcash
ed Ala-Kul, ma quelli non furono studiati che molti anni dopo
‘() R.'E. Lloyd. Report on the Fish collected in Tibet by Capt. F. H. Stewart,
in Records Ind. Mus., vol. II, p. 3414.
(2) F. H. Stewart. Notes on Cyprinidae from Tibet and the Chambi Valley, in
Records Ind. Mus. vol. VI, p. 76.
(5) W. Leche in Sven Hedin, Scientific Results of a Journey in Central Asia
4899-902, vol. VI pt. I? Zoology, Stockholm 1904.
(4) P. Pappenheim. Pisces von Filchners Expedition nach China und Tibet, Berlin,
1908. |
(5) B. L. Chaudhuri, Contributions to the Fauna of Yunnan based on Collections
made by J. Coggin Brown 1909-1910, Fishes, in Records Ind. Mus. vol. VI, p. 13 — Zoo-
logical Results of the Abor Expedition 1914-12, Fish, ibid, vol. VII, p. 243, tav. VII-IX.
(9) Erich Zugmayer. Beitràge zur Ichthyologie von Zentral-Asien, in Zool. Jahrb.
Abth. Syst. vol. XXIX, p. 274-298, tav. 42.
(?) P. S. Pallas. Zoographia Rosso-Asiatica. Petropoli, 1844-1831, 3 vol.
128 D. VINCIGUERRA
dal Kessler, in appendice al suo lavoro sui risultati ittiolo-
gici dei viaggi compiuti nel 1872 da Fedtschenko (*). Questi
ultimi costituiscono un importante contributo alla conoscenza
dell’ ittiofauna del Turchestan ‘occidentale ed in ispecie dei fiumi
Sir Darja e Amu Darja, gli antichi Oxus e Jaxartes, tributarii
del lago di Aral, e dello si che si perde nelle sabbie a
oriente di Bochara,
Dopo il Fedtschenko i viaggiatori russi n... moltiplicando
le esplorazioni delle regioni dell’ Asia centrale e troppo lungo
sarebbe lo enumerarli tutti, perchè tutti contribuirono, benchè non
in egual misura, alla conoscenza zoologica di esse. Buona parte
delle loro col llezioni ittiologiche furono illustrate pure dal Kessler (*),
in altro importante lavoro, ma quegli che radunò collezioni di.
maggiore importanza fu il Przewalski, i cui risultati ittiologici
furono pubblicati in un’opera magistrale di Herzenstein (8),
disgraziatamente restata incompleta, la quale tiene conto anche
delle raccolte fatte da altri esploratori, quali Russow, Kuschake-
witsch, Ssewertzoff, Grum-Grshimailo ed altri.
Sono ben lungi dal credere di aver indicato tutti i lavori che
hanno contribuito a far conoscere la fauna ittiologica dell’ Asia
centrale, ma ho voluto soltanto ricordare le opere fondamentali
che ne contengono i materiali, tralasciando qualche memoria iso-
lata contenente la descrizione di singole specie, dovute in parte ad
alcuni ittiologi russi. Alcuni di questi lavori non mi fu possibile
consultare, non tanto per la difficoltà, non assolutamente insor-
montabile, della lingua in cui sono scritti, quanto perchè inseriti
in pubblicazioni che, a malgrado delle ricerche fatte, mi restarono
inaccessibili, in ispecie per le difficoltà dell’ attuale momento,
quali gli Atti delle Società scientifiche di Tomsk e di Ircutsk.
Non è improbabile che trattisi di lavori anche notevoli, ma i loro
autori avrebbero assai meglio provveduto alla diffusione di essi,
se non li avessero relegati in Siberia !
Il territorio dell’ Asia centrale limitato a Nord dalle catene del
Tian-Scian e degli Altai ed a Sud da quella degli Himalaja è stato
(*) A. P. Fedtschenko, Puteschestvie v’ Turkestan, tom.II, Zoogeographicheskiia
Issliedovaniia, part. 6 Pisces, S. Petersburg - Mosca, 1874.
(?) K. Kessler. Beitràge zur Ichthyologie von Central-Asien, in Bull. Ac. Sc. St.
Petersb. vol. XXV (1879), p. 282-310.
(3) Wissenschaftliche Resultate der von N. M. Przewalski nach Central Asien un-
ternommenen Reisen - Zoologischer Theil, Bd. III, Abth. 2 Fische von S. Herzenstein
- St. Petersburg, 1891 - (non ne furono pubblicate che tre dispense).
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 199
compreso da Wallace nella sotto-regione siberiana della regione
paleartica (+), ma esso presenta anche una certa analogia, benchè
‘in grado minore, con la sottoregione mediterranea, alla quale volle
ascriverlo il Trouessart (?). La notevole altitudine media di quella
zona, circondata dalle montagne più alte della terra, il clima
rigido, la scarsità di vegetazione le danno un'impronta caratteri-
stica che si ripete nei suoi abitanti, uomini ed animali, ed assai
giustamente Herzenstein (*) dice che non può riferirsi a nessuna
delle regioni o sottoregioni stabilite dai vari scrittori di geografia
zoologica. Essa costituisce una zona intermedia che ad W ha le
maggiori affinità con la sottoregione mediterranea e a N con la
siberiana della zona paleartica, mentre a E si presenta affine alla
sottoregione manciurica e a S alla regione orientale. Potrebbe
quindi costituire una sottoregione speciale alla quale si potrebbe
dare il nome, già proposto dubbiosamente da Day (*), di sottore-
gione tartara. i
Per quanto concerne i pesci, noi sappiamo che questi possono
dirsi limitati a due sole famiglie, affini tra loro, i Cobitidi e i Ciprinidi.
La prima di queste è rappresentata da numerose specie del genere
Nemachilus, che si trova tanto nell’ Europa centrale quanto
nel Giappone, e da alcuni affini, tra i quali sarebbe caratteristico
il genere Diplophysa di Kessler, distinto dal primo per la pre-
senza di una porzione libera della vescica natatoia, differenza gene-
rica non ammessa però da Herzenstein.
I Ciprinidi sono rappresentati da una sola sottofamiglia, gli Schi-
zotoracidi, caratterizzata dalla piccolezza od assenza completa delle.
squame e dalla presenza sull’ addome di una specie di guaina,
circondata da squame più grandi che, almeno negli esemplari
adulti, comprende l’ano e la base della pinna anale. Questa sot-
tofamiglia è allo stato attuale delle nostre conoscenze, esclusiva-
mente limitata alla zona di cui ci occupiamo e ad essa si riferi-
scono dieci generi: Schizothorax, Heck., Aspiorhynchus, Zugm.,
Oreinus, Me Clell., Ptichobarbus, Steind., Gymnocypris,
Gthr., Schizopygopsis, Steind., Chauchia, Herz., Platypha-
rodon, Herz., Diptychus, Steind, e Gymnodiptychus, Herz.
(1) A. R. Wallace. The Geographical Distribution of Animals, vol. 1.9, London,
1876, p. 246.
(2) E. L. Trouessart. La Zoologie géographique. Paris, 1890, p. 62.
(6) Loc. cit., p. II.
(4) Day. Yarkand Miss., p. 24.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (9 Maggio 1916). 9
130 D, VINCIGUERRA -
Il genere Schizothorax è quello che comprende il maggior
numero di specie; ne sono state descritte non meno di 57 e non
escludo la possibilità che qualcheduna possa essere sfuggita alle
mie ricerche. Esse hanno una notevole distribuzione geografica,
come risulta dall’ unito elenco. Si deve però notare che parecchie
di queste specie sono considerate da alcuni autori, in ispecie da
Herzenstein e Zugmayer come sinonime di altre, ma anche questa
possibile sinonimia è intesa in modo diverso. Sarebbe certamente
necessaria ed altamente interessante una completa revisione di
‘questo genere con materiale più ampio di quello di cui attual-
mente si può disporre e con confronto degli esemplari tipici. Non
ho compreso nell’ elenco delle specie di Schizothorax quelle
descritte da Heckel coi nomi di plagiostomus e di sinuatus
perchè ora riferite al genere Oreinus di Mac Clelland; le diffe-
renze tra questi due generi sono però ben lontane dall’ essere
nettamente definite.
Il genere Schizothorax avrebbe dunque rappresentanti in tutta
l’Asia centrale, dal Caspio alla Cina, ma il centro di diffusione sarebbe
la regione posta fra gli Altai e gli Himalaja poichè ben 14 specie sì.
troverebbero nel bacino del Tarim e 17 in quello dell’Indo nella
sua porzione himalajana e nei suoi affluenti afgani e la disper-
sione se ne attenuerebbe sia procedendo ad Occidente poichè una
sola specie vive in acque tributarie del Caspio (*), sei nell’Amu
Darja (Oxus) e cinque nel Sir Darja (Jaxartes) tributario del lago
di Aral, che ad Oriente, non conoscendosene che quattro specie
dello Sampo, il tratto tibetano del Bramaputra, due del lago di
Tali Fu, nello Junnan, tributario del Mekong ed altrettante della
porzione più alta dello Jang-tse-kiang. Non ne fu riscontrata ancora
la presenza nell’alto corso dell’Hoang-ho, che appartiene alla stessa
regione e dove furono trovati altri rappresentanti di questo gruppo,
ma non è improbabile che ulteriori ricerche ve li abbiano a
scoprire, come pure presso le sorgenti del Saluen e dell’ Iravaddi.
Poche specie vivono pure nei fiumi che si perdono tra le sabbie
() I limiti occidentali di distribuzione del genere Schizothoraz sarebbero portati
anche più ad occidente, se, come è supposto da Gunther (Cat. VII, p. 169) il Barbus
miliaris di De Filippi (Note di un viaggio in Persia, 1865, p. 358) dei ruscelli presso
Teheran, dovesse riferirsi a questo genere. Io però ho potuto, grazie alla cortesia del
prof. Camerano direttore del Museo Zoologico di Torino, esaminare uno degli esem-
plari tipici di questa specie, che non presenta traccia di guaina anale, e deve, a mio
avviso, riferirsi al genere Barbus.
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Distribuzione geografica dell i i SCHIZOTHORAX
Affluenti | Sistema Sistema Sistema Sistema Sistema ci Sistema si i chi achi ; a3
È NOME DELLE SPECIE fel doi del del del aa Mes el. a Baleash A oped Ni ic
rdine E A a bl sai i rama- ssik-Ku
da Caspio Murgab | Heri Rud | Helmand | Amu Darja | Sarafse Tarim | dell'Indo Gange putra e Ala-Kul | del Tibet | Me-Kong een
1 affinis, Kessl. . . . . ORE i ae Ria a eo a ei i i
2 aksatensis, Kessl. É 3 a aoe sa SA neparaent Spera nnninscocnicni cite
3 altior, Herz. SR: ¢ IERI Witte Harty SR AI eee ae De ei
4 argentatus, Kessl. E : 0 efron ieri nie iezenie een ere cezionizicazenee
5 barbatus, (Me. Clell) - «© ~ |- Vissani de a e...
6 Biddulphi, Gthr. = È 5 SaS “ff. senebvenenerteeesapereeendbavnasadqeundsknige nce] SSPRE SE antico
7 brevis, (Mc. Clell.) È
8 chrysochlorus, (MC. Cell.) 6 >. |... | ei
9 curvifrons, Heck. 3 3 Ri
10. | Dainelli, Vincigo >. . + . | in]
41 Dayi, Herz. è, È È A 5 PI eee errr errr Perrrerr tte tert tr eere error reer eer irrer erro? ECEECIECCERE TECO CE CO ihe rrree tlie nro lon: (CCCETICCTTT prnennzizafo.
12 dipogon, Ly più Reg. È, 5 4 ol eine ioni en fee seen ioni ne ran acedowteqsanstscennace=e-= ataninzanzanizanconfrocasaeaelnca-crartoneiennane spin CRANE ARENA nen Ser <h-noc--4eac-hane~anesncecnnnensone nf eancacucnca'gecsccccccehececennsresescansenasl È
43 dolichonema, Herz. . 5 5 SITA sab 10 RR RARE VO RA Ne ae RAT CRIS cata ciali] ae RCN +
44 edeniana, (Mc. Clell.) 2/20/0000] E A A RIT E [oe al ier se O ea,
15 esocinus, Heck. . 5 È . . VERCELECECECCRECEFECECi COCCRCETECCOE TECO Ceto) COLCRCETORETTCETO -- rp Pak. SERCORCECELECRI COCCESEEECESE CECCO COn
16 CONTI GEIE etica ear ita oo ts Ne:
17 Fedtschenkoi, Kessl.. 6 . PA oseeceeeestesaceezenrsptcecesencnsececeancna| ensue cncenenansdescedienssencedeeceseceescupesseedcascesaqeascacs
18 gobioides, (Mc. Clell.)
19 Hodgsonti, Gthr.
20 Hiigelti, Heck. ; È
24 intermedius, (Me. Clell.) .
22 irregularis, Day.
23 Kessleri, Herz.
24 Kozlovi, Nik. We
25 Kolpakowskti, Nik. .
26 labiatus, (Me. Clell.).
27 lacustris, Kessl.
28 ladacensis, Zugm.
29 longipinnis, Heck.
30 macropogon, T. Reg.
31 malacorhynchus, Herz. .
32 microcephalus, Day .
33 microlepis, (Keys.)
34 microlepidotus, Kessl.
35 micropogon, Heck.
36 minutus, Kessl. .
37 montanus, Zugm.
38 nasus, Heck,
39 niger, Heck, .
40 | nobilis, (Me. Clell.)
di 0” Connori, Lloyd
42 orientalis, Kessl.
43 planifrons, Heck.
44 Poelzami, Kessl.
45 Potanini, Herz. . È
È | Progastus, (Me. Clell.)
Pseudoaksaiensis, Kessl. .
48 | punctatus, D
49 Rudi; » Day .
50 a Gthr..
Bt e Herz. 3
59 a nus, (Me, Glell.)
53 Vaio Herz Li
4 Tun és, T. Reg.
55 ‘ara Kessl],
36 Watton, Anan.
57 aa T. Regan, .
nyt, Nik. .
Te SEE Ae eee ey TEA, I
dA lea Mii scene
gti AVRA AZ GITA a
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 131
o nei bacini lacustri dell’ Afghanistan e del Turchestan occiden-
tale, ossia 5 nello Sarafscian, 6 nello Heri Rud, 2 nel Murgab, 5
nello Helmand e negli altri corsi d'acqua che si versano nei laghi
salati del Seistan, e quattro nel sistema dei laghi Balcash ed
Ala-Kul, mentre una sola è stata trovata nel lago tibetano
Apo Tso (*). Soltanto una appartiene al bacino del Gange, nel
tratto che scorre fra i monti del Nepal, ed un’altra si trova nel-
|’ Assam, e nel paese degli Abor, nei corsi d’acqua che si ver-
sano nella porzione del Bramaputra posta a S degli Himalaja. Devo
però far notare come sia non infrequente il caso, che le indica-
zioni di provenienza date da qualche autore non siano sufficienti
ad identificarla esattamente e a precisare a quale sistema idro-
grafico debba ascriversi, tanto più quando. come si verifica spesso, in
ispecie per la parte settentrionale di queste regioni, lo stesso nome
si trovi applicato a località diverse (parecchi corsi d’acqua ad
esempio si chiamano collo stesso nome turco di Cara-su, ossia
fiume nero). Così pure è ancora incerto il rapporto tra alcuni
corsi d’acqua del Tibet e i grandi fiumi dell’India posteriore e
della Cina.
E degno di nota il fatto, posto in evidenza da Stewart (2)
che la fauna ittiologica delle acque scorrenti a settentrione della
catena himalajana è assai diversa da quella del versante meri-
dionale della stessa catena; due sole essendo le specie comuni
(Schizothorax esocinus e Diptychus maculatus).
E pure notevole la circostanza che, stando sempre allo stato
attuale delle nostre conoscenze, pochissime sarebbero le specie co-
muni a più di un bacino. Quelle a distribuzione più larga sareb-
bero lo Sch. intermedius che si troverebbe nel Murgab, nello
Sarafscian, nell’ Amu Darja, nel Sir Darja e nei bacini del Tarim
e dell'Indo, e gli Sch. eurystomus ed irregularis che avrebbero
la stessa diffusione, tranne che non sarebbe accertata la oo pre-
senza nei bacini del Murgab e dell’ Indo.
La presenza della stessa specie in fiumi che appartengono a
regioni distanti trova la sua spiegazione nel fatto che i rami
(1) Questo lago indicato nella maggior parte degli Atlanti, come in quello del-
l’Andréè del 1915, col nome di Arport Cho, è stato specialmente esplorato da Zugmayer
che lo dice essere il maggiore dei laghi d’acqua dolce del Tibet (E. Zugmayer. Eine
Reise durch Zentral-Asien in Jahre 1906, Berlin 1908).
(2) F. H. Stewart. Comparison of the Fish Fauna of the North and the South
Faces of the great Himalayan range in Records Ind. Mus. vol. III, p. 124.
32 D. VINCIGUERRA
superiori di essi, benché prendano corso diverso, si partono da
luoghi spesso assai vicini tra loro, come avviene fra V Indo ed il
Bramaputra, le cui origini si trovano vu a ine miglia di distanza
Y una dall’altra.
Questi due grandi fiumi, al pari del cates affluente dell’Indo,
benchè alimentati da acque che provengono dal pendio settentrio-
nale degli Himalaja, si sono aperti un passaggio attraverso le
strette gole di questi dirigendosi all’ Oceano Indiano, e venendo
così ad essere popolati dalle specie di pesci propri dell’ India,
alcune delle quali sono risalite verso la porzione più alta del
fiume. Così si spiega la presenza di Siluridi e di Ciprinidi apparte-
nenti a sottofamiglie proprie alla regione orientale, anche nei
tratti himalajani di quei fiumi. In modo analogo si vede come
nelle parti inferiori dell’ Amu Darja e del Sir Darja, abitate da
pesci delle sottoregioni europea e siberiana (Perca, Lucioperca,
Abramis ed altri), giunga qualche rappresentante di quelli di
questa sottoregione tartara, appartenenti al genere Schizothorax.
La spedizione De Filippi ha constatato che dal ghiacciaio Rimu ('),
presso il passo di Caracorum, ha origine tanto il fiume Shaiok,
affluente dell’ Indo, quanto lo Jarkand, ossia il Tarim. Inoltre
é ben noto quanto sia incerta e mutevole la idrografia di queste
regioni; in periodi relativamente brevi i fiumi deviano il loro de-
corso e i laghi perdono la comunicazione coi corsi d’acqua in cui
prima si versavano, come ad esempio il Pangkong, che in epoche
geologiche recenti era certamente tributario dell’ Indo.
La distribuzione altimetrica del genere Schizothorax è pure
assai notevole perchè raggiunge i 4000 m. con I intermedius,
trovato nel fiume Aksu appartenente al sistema dell’ Amu Darja
a 12500 piedi sul livello del mare e il tébetanus del lago Apo Tso
a m. 5370. Anche il pandito Nain Singh, che tanto contribui
alla conoscenza del Tibet prima della occupazione di Lhasa da
parte degli inglesi, accenna alla abbondanza di pesci nel lago Kja-
ring e nei torrenti che vi si versano, come pure in altri laghi
posti più ad oriente, ad altitudine fra i 4500 e i 5000 m. (?).
(1) Questo ghiacciaio è indicato nella relazione preliminare del Dr. De Filippi col
nome di « Remo », conforme alle trascrizioni inglesi, ma i Prof. Marinelli Dainelli
che fecero parte della spedizione, ritengono preferibile adottare il nome « Rimu »
come è pronunciato dagli indigeni (Rivista geogr. ital. novembre 1914, p. 608). Boll.
R. Soc. Geog., Roma, giugno 1915, p. 676.
(2) Nain Singh. in Proc. R. Geog. Soc., London, 1877, p. 338. .
| ar
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 133
La distribuzione degli altri generi, assai meno numerosi di
specie, non modifica quella generale del gruppo, estendendone
solo i limiti alquanto più a Nord Est, con varie specie di Schi-
zopygopsîs, provenienti dal Cucu-nor e dalle acque sorgive
dell’ Hoang-ho, nelle quali non risulta, come si è detto, sieno
stati ancora trovati gli Schizothorax (1).
È singolare come alla fauna propria di questa regione manchino
completamente i Salmonidi che pure sono caratteristici delle acque
di alta montagna tanto nella regione paleartica che in quella neo-
artica. Solo sul pendio settentrionale dell’ Hindu-Cush e nel fiume
Bamian, tributario dell’ Amu Darja, a 11000 piedi sul mare,
Griffith ha trovato una trota che Mac Clelland ha chiamato
Salmo orientalis (*), ma che non potrebbe essere certo il S. orîen-
talis del Camciatca, descritto da Pallas (8), riferito ora al
genere Oncorhynchus. Essa è stata da Berg riconosciuta identica
al Salmo oxianus di Kessler, raccolto dal Fedtschenko nel
fiume Daraut, tributario del Kisil-su, che è uno dei rami
principali dell’ Amu Darja proveniente dal Pamir. E solamente
piu a Oriente, nelle acque che scorrono dal versante settentrio-
nale della catena dell’ Altai e si dirigono al bacino del lago Baikal,
avente una fauna prettamente siberiana, che ricompariscono 1
Salmonidi, non solo le trote (Salmo erythrinus, Pall.) ma
anche i coregoni e i temoli, mentre vi mancano gli Schizotora-
cidi, sostituiti invece dai Chondrostoma, come risulta dalle colle-
‘ zioni del Potanin.
Come si è visto precedentemente, Moorcroft affermò di aver
visto nel lago Manasarovar (alt. 4647 m.s. m.) pesci rassomiglianti
alle trote, e Schlagintweit riteneva fossero del genere dei salmoni
quelli del lago Tsomognalari, ma evidentemente in tutti questi
casi trattasi sempre di Schizotoracidi, tanto più che tutti i pesci di
questa famiglia, che per la forma, la piccolezza delle squame e
in parte anche per il colorito rassomigliano alle trote, con le
(4) Steindachner (loc. cit., p. 785), dice che nel Museo di Vienna esiste un esem-
plare di Oreinus Richardsonii (Gray) da lui ritenuto simile allo Schizothorax pla-
giostomus Heck., e così determinato dallo stesso Heckel, avuto da Ruppel come prove-
niente da Calcutta, indicazione evidentemente errata.
(2) J. Mac Clelland, On the Freshwater Fishes collected by W. Griffith during
his travels from 1835-1842, in Calcutta Journ. Nat. Hist. II, p. 585.
(®) Pallas. Zoog. Ross. As. III, p. 367.
(4) L. S. Berg, Verzeichnis der Fische von Russisch-Turkestan, in Ann. Mus. Zool.
St. Petersb. 1905, tom. X, p. 348.
134 D. VINCIGUERRA
quali hanno comuni |’ habitat e le abitudini, sono dagli inglesi
volgarmente indicati. come trote, come risulta già dalla prima
memoria di Mac Clelland in cui descriveva il suo Gonorhynchus
petrophilus, ritenuto ora sinonimo dell’ Oreinus Richardsonii
(Gr.), nella quale tale pesce è chiamato la trota di Kemaon (1).
Stoliczka (?) pure ricorda di aver preso sotto Rampur, sul
fiume Satleg, due esemplari della cosiddetta trota spuria (uneckte
Forelle) e un piccolo Siluro. Anche il Day scrive come alcune
specie sieno chiamate trote, ed è sotto. questo nome che questi
pesci sono comunemente designati dagli anglo-indiani. E pure
degno di nota il fatto che nella fauna dell'Asia centrale, anche
nelle sue porzioni meridionali siano così scarsamente rappresen-
tati i Siluridi del genere Exostoma ed affini, tanto caratteristici
delle acque di montagna dell’India e dell’Imdocina. Due sole specie
oltrepassano i confini di questa regione e sono |’ E. Stoliczkae,
Day, raccolto a Leh da Stoliczka nel suo secondo viaggio, ma pro-
babilmente identica al piccolo Siluro da lui ricordato, e ritrovato poi
dal Cap. Stewart a Gyantse, in un affluente del Sampo (*), e il
Parexostoma maculatum descritto da T. Regan su individui
raccolti a Lhasa dal cap. Watton (4). Le due specie sono molto
affini tra loro e riferite da T. Regan allo stesso genere.
I pesci del genere Schizothorax, secondo Zugmayer, vivono
soltanto nei laghi d’acqua dolce e nei grandi fiumi, il che, egli
scrive (°), fa l'impressione che essi non possano, almeno nello
stato adulto, trovare le loro condizioni di esistenza nei corsi d’acqua
di montagna a decorso rapido e a livello mutevole, mentre gli
Schizopygopsis e i Nemachilus sembrano più adatti a tali con-
dizioni. i
I primi osservatori che scambiarono questi pesci per trote
credettero che essi saltassero fuori d’acqua per ghermire gli insetti
a somiglianza di quelle, ma già Mac Clelland osservava per l’ Oreinus
progastus, riferito ora come si è visto al genere Schizothorax,
che esso era erbivoro, anzi « the most erbivorous of the Bar-
(1) J. Me Clelland, Description of the so called mountain trout of Kemaon in
Journ. As. Soc. Bengal, 1835, vol. IV, p. 39-41.
(2) Stoliczka, Sitzb. zool-bot. Ges. Wien, 1866, p. 868.
(*) Lloyd, Rec. Ind. Mus. II, p. 342.
(4) T. Regan. A synopsis of the species of the Silurid genera Parexostoma ,
Chimarrichthys and Ezxostoma, in Ann. Mag. Nat. Hist. serie 7.3, vol. XV, p. 182.
(5) E. Zugmayer, Zool. Jahrb. vol. XXIX, p. 283.
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 135
bels » (*) e riferisce che Griffith aveva notato che l’ 0. maculatus
« delights in rising above the surface yet it will not take
fires’ » (2) i
Piu recentemente Zugmayer ha constatato che lo Sch. eury-
stomus (*) conteneva nello stomaco avanzi di alghe che, a suo
avviso, sono staccate dalle pietre mercè la lamina cornea che
riveste la mandibola inferiore, osservazione che, del resto, aveva
gia fatto Mac Clelland fino dal 1839. D'altra parte la costumanza
di saltare fuori d’acqua si presenta anche in parecchie specie di
Ciprinidi nostrani, in ispecie nell’ epoca della riproduzione.
Alcuni degli autori che si sono occupati di Schizotoracidi, a
cominciare da Mac Clelland, accennano a fenomeni di avvelena-
mento cui può dar luogo l’ingestione di essi, analogamente a quanto
avviene pei nostri Barbi. E probabile che la proprietà venefica
risieda in quelli, come nei barbi nelle uova, tanto più che un
autore russo che non ho potuto consultare direttamente, dice che
gli Schizothorax sono velenosi quando non sono sventrati (4).
Io sono lieto di avere potuto portare un piccolo contributo alla
conoscenza della ittiofauna di questa interessantissima regione con
la pubblicazione del materiale della spedizione italiana tanto sapien-
temente organizzata e diretta dal D.re Filippo De Filippi, al quale
mi è grato di porgere vivi ringraziamenti per avere accolta la
preghiera da me rivoltagli di raccogliere pesci dell’alto corso del-
l’Indo per destinarli alle collezioni del Museo Civico di Storia
naturale di Genova e continuare così le tradizioni di questo isti-
tuto, ove si conservano le raccolte zoologiche fatte da quasi tutti i
viaggiatori italiani negli ultimi cinquanta anni. Scopo principale
della spedizione furono, come è noto, oltre l’ indagine geografica,
le ricerche geologiche, fisiche ed astronomiche e non vi erano
comprese quelle faunistiche. Infatti è questo il solo materiale
zoologico riportato da questa spedizione per merito precipuo del
prof. Giotto Dainelli, uno dei componenti di essa, che si occupò
con amore e diligenza della raccolta e conservazione di questi pesci.
Ho creduto opportuno poi tener conto in questa enumerazione
anche d’un pesce raccolto dal D.re De Filippi nella precedente
spedizione del Duca degli Abruzzi, nel ghiacciaio Baltoro. Molto
(1) Loc. cit. , p. 344.
(2) Loc. cit., p. 345.
(9) E. Zugmayer. Zool. Jahrb. vol. XXIX, p. 285.
(*) Thilo, KB. Ver. Riga, vol. XLII, p. 158 (fide Zoolog. Record for 1899).
FT REID OI sot DETTI DGP COSE AN ace
Ata)
136 D. VINCIGUERRA
pero resta ancora a sapere intorno alla idrografia di questa inte-
ressante regione ed alla ittiofauna di essa ed è da augurare che
spetti ancora una volta a viaggiatori italiani l’ onore di far cono-
scere l’ una e l’altra in modo completo.
Schizothorax Dainellii, n. sp.
Sch. altitudine corporis fere 5 et */, in ejus longitudine
(absque pinna caudali), longitudine capitis 5 et */, in lon-
gitudine corporis, altitudine capitis fere */, in ejus longitu-
dine, oculis diametro paullo magis quam 4 in longitudine
capitis, fere 1 et °/, in longitudine rostri, et vix 1 et ‘/s
inter se remotis; ore infero, labiis incrassatis, inferiore
postice interrupto, papilloso, lamina cornea decidua instructo,
cirris rostralibus longitudinem oculi via superantibus,
maxillaribus aequantibus; pinna dorsali corporis altitudine
paullo vie minori, initio aequaliter ad extremitatem rostri
quam ad basim pinnae caudalis propinquo, radio osseo
robusto, fortiter serrato instructa; anali brevi; pinnis
pectoralibus ventrales, ventralibus analem non attingentibus;
caudali biloba; colore corporis supra griseo, subtus flavido-
albescente.
DIE ARR Re Vea
Un esemplare di Scardu (Sped. De Filippi).
Lunghezza del corpo, senza la pinna codale . mm. 310
Altezza del corpo . 3 3 3 ; Goo) 60
Lunghezza del capo . : Hell ba
Altezza » È ; i È : I ona]
Larghezza » : 5 do . ; » 34
Lunghezza del muso. Peace
Diametro dell’ occhio . i i 3 E waded
Larghezza dello spazio interorbitario . A o
Lunghezza dei barbigli rostrali . LP ralo
» » mascellari . Co
Altezza della pinna dorsale . o
Lunghezza della pinna pettorale . Doo
L'altezza del corpo è contenuta circa 5 Li e !/, e la lun-
Lu
ghezza del capo circa 5 volte e */, nella lunghezza del corpo,
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 437
senza la pinna codale. La maggiore altezza del capo è circa i ?/,
della lunghezza ed appena superiore alla larghezza di esso. Il
profilo del capo è notevolmente convesso ed il muso sporgente
ed ottuso, e contenuto poco meno di 3 volte nella lunghezza
del capo. Il diametro degli occhi è contenuto poco più che 4 volte
nella lunghezza del capo, 1 e ®/, circa nello spazio interorbitario
e un po’ meno di 1 e !/, nella lunghezza del muso. La bocca è
collocata nella parte inferiore del capo; le labbra sono inspessite,
l’inferiore è ricoperto di piccole papille e ripiegato indietro ma
con il margine posteriore interrotto; esso presentava ancora traccie
di rivestimento corneo. I barbigli rostrali sono alquanto più
lunghi del diametro oculare, mentre i mascellari sono eguali a
questo.
La pinna dorsale è appena più bassa del corpo, la sua origine
ha luogo ad eguale distanza della estremità del muso e della
base della pinna codale; essa consta di 11 raggi, dei quali 4
semplici, il primo dei quali rudimentale, il secondo lungo meno
della metà del terzo e questo circa un terzo del quarto che è
ossificato, robusto e fortemente seghettato ed appena più corto
del primo raggio ramificato seguente, che è il più lungo di tutti.
Le pinne pettorali sono appena più corte della dorsale e termi
nano a poco più della metà della distanza fra la loro inserzione
e quella delle ventrali, la cui origine è appena un poco in avanti
di quella della dorsale; esse terminano a notevole distanza dall’ano.
La pinna anale consta di 8 raggi, tre dei quali semplici, di cui
il primo rudimentale, ed è molto più alta che non sia lunga alla
base. La codale è biloba.
Le squame sono assai piccole e di aspetto granuloso: quelle
della linea laterale, alquanto più grandi sono in numero di 107.
Le squame che costituiscono le pareti dell’ incisura anale sono
relativamente piccole: le maggiori si trovano al davanti dell'ano e
sono grandi più del doppio di quelle che coprono il resto del
corpo; quelle che si trovano in corrispondenza della base dell’anale
sono poco più grandi delle contigue.
Il colorito del corpo è grigio nella parte superiore e bianco
gialliccio nell’ inferiore: le pinne sono incolori.
Non mi riesce di riferire questo individuo ad alcuna delle
specie già descritte di Schizothorax, ed anzi sono stato dubbioso
438 D. VINCIGUERRA
se dovesse ascriversi a questo o all’affine genere Oreinus, col
quale mostra qualche analogia. Bisogna però riconoscere che i
caratteri per cui questi due generi sì distinguono fra loro sono
ben lungi dall’essere bene definiti e non è improbabile che uno
studio basato su materiale più ampio che quello di cui si dispone
attualmente possa portare alla riunione di essi, o per lo meno
ad un diverso aggruppamento delle specie che loro si riferiscono.
Infatti sino dal 1838, Heckel (*) distingueva nel genere Schizo-
thorax tre gruppi distinti, il primo a labbra sottili ricoperte di
lamina cartilaginea, il secondo a labbra sottili e molli e il terzo
a labbra grosse e arrotondate, prive di rivestimento; al primo
di questi gruppi egli imponeva in seguito (*) il nome di Schizo-
pyge, considerandolo come sottogenere. Nel frattempo però Mac
Clelland (*) aveva stabilito il genere Oreinus per alcuni pesci,
affini ai barbi, ma distinti per avere la testa carnosa, il muso
sporgente sulla bocca, fesso al disotto e con la fessura diretta in
basso, a squame piccolissime, riferendo successivamente (4) ad esso lo
Sch. plagiostomus di Heckel. Steindachner invece ha mantenuto
per questa specie e per quelle affini il sottogenere Schizopyge (°).
I caratteri distintivi del genere Oreinus si possono soltanto dire
precisati da Gunther (5) che attribuisce ad esso bocca trasversa,
inferiore; mandibole larghe, brevi e piatte, debolmente congiunte
fra loro, margine della mandibola inferiore con un rivestimento
corneo ed il labbro inferiore a margine posteriore libero, mentre
lo Schizothorax presenta bocca arcuata, mandibole di larghezza
e lunghezza normali. A questi caratteri Day (") aggiunge per
l’Oreinus la presenza di un disco adesivo sul mento, il quale
carattere è utilizzato da Zugmayer (*) nella sua tavola dicotomica.
Io non ho ancora avuto occasione di osservare esemplari autentici
riferibili al genere Oreinus e perciò non posso farmi una idea
molto chiara dei suoi caratteri: dalle figure però date dai diversi
autori non apparirebbe che questo disco adesivo dovesse essere
molto distinto, come lo è nei Discognathus; nè ne è fatto cenno
(‘) HECKEL, Fische aus Caschmir, p. 14, 23 e 35.
(2) HECKEL, Fische Syriens, p. 183.
(9) MAG CLELLAND, Indian Cyprinidae, p. 273.
(4) Mac CLELLAND, Calcutta, Journ. Nat. Hist. II, p. 581.
(5) STEINDACHNER, Verh. zool. bot. Ges. Wien., 1866, p. 785.
(€) GUNTHER, Catalogue of Fishes, VII, p. 160.
(7) Day, Fishes of India, p. 529. - Faun. Br. Ind. Fish. I, p. 248.
(8) ZUGMAYER, Zool. Jahrb. XXIX, p. 276.
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PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 139
speciale nelle descrizioni: solo Anderson ('), che raccolse un esem-
plare di 0. Richardsonii a Nampoung, nel paese dei Catcin, dice
che in esso il disco adesivo era ben evidente (*). Merita pure di es-
sere ricordato come le specie sinora riferite al genere Oreînus siano
assai meno numerose che quelle di Schizothorax. Mac Clelland
ne annovera negli « Indian Cyprinidae » quattro (progastus,
guttatus, Richardsonii (Gray) e maculatus) alle quali ne
aggiunge poi altre due (plagiostomus (Heck.) e Griffithiî, ma
Gunther e Day. ne riconoscono solo tre (plagiostomus, sinuatus
(Heck.) = maculatus M’Clell. e Richardsonti); le altre tre specie
secondo Gunther sarebbero irriconoscibili per la deficienza della
figura e delle descrizioni, mentre Day riferisce il progastus al
genere Schizothorax. Più recentemente ne sono state descritte
altre specie: una (0. Grahami) da T. Regan, del lago di Junnan
Fu (3) una di Gyantse sul Sampo, da (4) Lloyd (0. Baileyz) ed
una di Yembung nel paese degli Abor da Chaudhuri (0. Moles-
worthi (°). La distribuzione delle specie di Oreinus sarebbe
però, in ispecie in latitudine ed altitudine, assai più limitata di
quella degli Schizothorax, poichè non risulta che sieno state
mai trovate nei bacini chiusi del Tibet centrale, o nei sistemi
idrografici dell’Amu Darja, del Sir Darja o del Tarim, nè di altri
fiumi del Turchestan propriamente detto: non furono raccolte in
alcune delle grandi spedizioni russe nell’ Asia Centrale; sarebbero
poi rarissime nell’alto corso dell’ Indo, poichè soltanto un indi-
viduo di 0. sinwatus è ricordato da Day come raccolto da Stoliczka
a Leh, durante la missione allo Jarkand (°). Zugmayer che pure
ha raccolto 180 esemplari di Schizothorax o forme affini, non
enumera un solo Oreinus.
L’esemplare da me descritto presenta, come dissi, qualche rasso-
miglianza con gli Oreinus per il profilo molto convesso del capo, la
(1) J. ANDERSON, Zool. Res. West. Yunn. Exped. vol. I, Fishes, p. 868. Secondo
Day (Fish. Ind. p. 529, in nota) questo individuo si dovrebbe riferire ad una
specie affine, ma distinta per il corpo più alto e per le squame ovali e più grandi.
@) Durante la stampa di questo lavoro è pervenuto al Museo Civico dal Museo
Britannico un individuo di Oreinus Grahami, Tat. Reg. dell’ Junnan, nel quale
non mi è stato possibile riconoscere traccia visibile del disco adesivo.
(3) C. TATE REGAN, Description of two new Cyprinid Fishes from Yunnan Fu,
in Ann. Mag. Nat. Hist. Ser. 7. vol. XIV, p. 416.
(#) R. E. Lloyd, Records Ind. Mus. vol. II, p. 344, tav. XXV, fig. 2 e 2a.
(5) B. L. Chaudhuri. Records Ind. Mus. vol. VIII, p. 247, tav. VII, fig. 2,20 e 20.
(6) Day, P. Z. S. 1876, p. 783.
140 D. VINCIGUERRA
posizione inferiore della bocca, la lamina cornea sul labbro inferiore, —
ma non è riferibile a quel genere perchè non ha le mandibole
disgiunte nè il disco adesivo sul mento, benchè il labbro inferiore
si presenti alquanto papilloso. Fra tutte le specie conosciute esso
offre maggiore analogia col ladacensis di Zugmayer (*) ma questo
se ne distingue per maggiore altezza del corpo, maggior lun-
ghezza del capo, minor diametro degli occhi, maggior lunghezza
dei barbigli e margine posteriore del labbro inferiore libero. Esso
presenta anche una certa affinità con l’irregularis Day (?) che
però sembra specie limitata al sistema dell’Amu Darja e dello
Sarafscian e col Biddulphi Gthr. (*) del Tarim, ma la figura del-
l’irregularis data da Day (4, nonchè quelle di Herzenstein
(irregularis e Biddulphi), (°) appariscono notevolmente diverse,
in ispecie per quanto riguarda le proporzioni del corpo che
è assai meno lungo. Alcune altre specie ‘costituiscono, secondo
Zugmayer (5) forme di passaggio tra gli Schizothorax e gli
Oreinus, per la presenza del rivestimento corneo della mandibola
(eurystomus, Kessl., Kessleri, Herz., sinensis, Herz. e dolicho-
nema, Herz.) ma anche a nessuna di esse mi pare riferibile
questo individuo.
Mi è grato dedicare questa specie al Prof. Giotto Dainelli
alle cui cure è, come dissi, dovuta questa collezione.
Schizothorax, sp.
Tredici individui di Scardu (sped. De Filippi).
Sono tutti individui giovani, il maggiore dei quali misura
appena mm. 55 senza la codale. Essi presentano nel loro insieme
ed in ispecie per la convessità del capo, la lunghezza dei barbigli
e la struttura del labbro inferiore, molte affinità con la specie pre-
cedente, ma hanno la bocca più terminale; alcuni individui pre-
sentano alcune macchie nerastre sul dorso. Può trattarsi solo di
(1) ZUGMAYER, Zool. Jahrb. XXIX, p. 280, tav. 12, fig. 2.
(A) Daw. Ps Z Sp 1876) 27873
(3) GUNTHER, A. M. Nat. Hist. 1876, p. 400.
(4) Day, Sc. Res. Sec. Yark. Miss. Fish. p. 6, t. IX, fig. 4.
(5) HERZENSTEIN, Op. cit. p. 124, tav. XIV, fig. 4, e p. 150, tav. XI, fig. 1e2e
tav. XII, fig. 2.
(9) ZUGMAYER, Op. cit. p. 285.
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 144
differenze dovute all’età e perciò mi limito a ricordare questi
esemplari, senza riferirli ad alcuna specie determinata.
Schizothorax longipinnis, HEcK.
Schizothorax longipinnis, Heck. Fische aus Caschmir, p. 27, tav. IV.
» » Gunth. Cat. Fish. VII, p. 166.
>, » Day, Fish. Ind. p. 532 (nota). Faun. Br. Ind.
Fish. p. 252, (nota).
Ventidue individui di Scardu (sped. De Filippi).
Questi individui appartengono alla sezione B di Heckel, carat-
terizzata dall’avere il labbro inferiore sottile, con il margine
posteriore ripiegato, ma interrotto nel mezzo; sono evidentemente
tutti individui molto giovani, come dimostra |’ assenza quasi com-
pleta di squame più grandi alla base dell’ anale. Il muso è ton-
deggiante ed ottuso; i barbigli mascellari sono cortissimi, appena
una metà del diametro oculare e quelli rostrali anche più minuti;
le squame piccolissime, anche sulla linea laterale; il colorito del
corpo grigio-cinereo sul dorso, con qualche marmorizzatura più
oscura, e gialliccio sul ventre. i
Lo stadio poco avanzato, di sviluppo di questi esemplari (il
maggiore di essi misura mm. 60 senza la codale) mi lascia
alquanto incerto sulla loro determinazione: per i caratteri sopra
indicati essi potrebbero riferirsi a due delle specie del bacino
dell’ Indo descritte da Heckel, ossia al S. curvifrons ed al lon-
gipinnis, delle quali due specie lo stesso autore fece notare la
grande analogia. I caratteri per cui il longipinnis si distingue
dal curvifrons sarebbero la minore altezza del corpo, il margine
posteriore del preopercolo verticale e non obliquo e la pinna anale
alquanto più lunga della pettorale: tali caratteri si riscontrano
in questi ‘individui, tranne quello della maggior lunghezza dell’a-
nale, che uguaglia, ma non supera, quella della pettorale, ma non
è improbabile che questo carattere si modifichi con l’età. Così pure
il colorito del corpo si mostra un po’ diverso da quello descritto
da Heckel. .
Non ritengo improbabile che l’esame di una numerosa serie
di individui adulti possa portare alla riunione dello S. longipinnis
e del curvifrons in una sola specie.
Non mi risulta che lo S. longipinnis sia stato raccolto da
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149 D. VINCIGUERRA
altri, dopo Htigel; il curvifrons è stato raccolto nel Cashmir
dallo Stoliczka e ricordato da Steindachner (*).
Sschizothorax esocinus, HECK.
Schizothorax esocinus, Heck., Fische aus Caschmir, p. 48, tav. IX.
» » Mac Clell. Calcutta Journ. Nat. Hist. vol.II, p. 579.
» » Gtinth. Cat. Fish. VII, p. 166.
» punctatus, Day, Proc. Zool. Soc. Lond. 1876, p. 785 —
Sc. Res. Sec. Yarkand Miss. Fishes, p. 4,
Taverne ieee:
» esocinus, Day, Proc. Zool. Soc. Lond. 1876, p. 785 —
Sc. Res. Sec. Yarkand Miss. Fishes, p. 4,
tav. I, fig. 4.
» punctatus, Day, Fish. Ind. p. 532 (nota) tav. CXXIII, fig. 3
— Faun. Br. Ind. Fish., p. 252 (nota).
» esocinus, Day, Fish. Ind. p. 533, tav. CXXHI, fig. 4 —
Faun. Br. Ind. Fish. I, p. 252 (nota).
» » Zugmayer, Zool. Jahrb. vol. XXIX, 1910, p. 277.
Un esemplare, lungo m. 0,370 senza la codale, di Scardu,
(sped. De Filippi).
Quantunque questo individuo non presenti la caratteristica
colorazione a punti neri che è per questa specie indicata e
figurata dagli autori, pure non esito di riferirlo ad essa,
perchè vi corrisponde abbastanza esattamente nell’ aspetto generale,
nelle proporzioni del corpo e nel maggior numero dei singoli
caratteri. La testa è lunga un poco più di 4 volte del corpo,
senza la codale, ed è tanto larga quanto alta; i barbigli sono
eguali fra loro ed abbastanza lunghi, circa ?/, più degli occhi,
che in questo individuo sono contenuti circa 8 volte nella lun-
ghezza della testa (mentre nella descrizione di Heckel è detto
che il diametro dell’occhio è contenuto 7 volte nella lunghezza
del capo e in quella di Day 6 e !/,). L'altezza del corpo è con-
tenuta circa 5 volte e ?/, nella lunghezza del corpo ed è eguale
all’ altezza della pinna dorsale: in questa non si distinguono che
3 raggi indivisi, ma con tutta probabilità ne esiste un quarto,
rudimentale, nascosto nella cute. Le squame della linea laterale
sono 96, corrispondendo quindi al numero indicato da Heckel.
(1) F. STEINDACHNER, Ichthyologische Mittheilungen (IX) — VI. Zur Fischfauna
Kaschmirs und der benachbarten Lànderstriche, in Verhandlungen der K. K. Zoolo-
gisch-botanischen Gesellschaft, Wien, XVI Band. 1866, p. 785.
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 143
La maggior parte di questi caratteri servirebbe a distinguere
questo individuo dallo Sc. punctatus di Day, nel quale la testa
avrebbe dovuto essere assai più corta e la dorsale più alta mentre
la porzione codale del tronco corrisponde per la sua lunghezza piut-
tosto al punctatus che all’ esocinus, il che viene a confermare
l’avviso di Zugmayer sulla identità delle due specie. È pure da
notare che la descrizione e la figura di Day non peccano di
soverchia esattezza: oltre alle discrepanze già poste in rilievo da
Zugmayer vi è da osservare che nelle due pubblicazioni sui pesci
della missione allo Jarkand è detto che nel punctatus « the
upper jaw somewhat the longer », mentre nella nota ai « Fishes
of British India » si dice « lower jaw the longer » come appa-
risce dalla figura dei « Fishes of the Yarkand Mission » ripro-
dotta nei « Fishes of India» e come è in questo esemplare; così
pure nelle due prime descrizioni si dice che i barbigli mascellari
sono eguali all’ occhio ed i rostrali più lunghi, mentre nell’ altra
si dicono tutti eguali all’ occhio; per l’ esocinus invece sono sem-
pre indicati quali più lunghi i rostrali, mentre essi non sono
sensibilmente diversi in lunghezza dai mascellari, come apparisce,
per entrambe le specie, dalle figure di Day e risulta dalle descri-
zioni di Heckel e di Gunther.
Lo Sc. montanus, descritto da Zugmayer (') di Leh, apparisce
molto affine all’esocinus, ma se ne distingue specialmente per
la maggior lunghezza del capo che non è contenuta che 3 volte
e ‘/, in quella del corpo, senza la codale.
Lo S. esocinus sembra essere una delle specie più comuni
nel bacino dell’ Indo, ma non risulta che finora sia stata trovata
al di fuori di questo. Fu raccolto da Hùgel nel Gelum, da Zug-
mayer a Srinagar, da Stoliczka a Leh, e da Griffith nell’Afghanistan.
Schizopygopsis .Stolickae, STEIND.
Schizopygopsis Stolickai, Steind. Verhandl. K. K. zool. bot. Ges. Wien,
XVI, p. 786, tav. XVI, fig. 2.
» Stolickae, Ginth. Cat. Fish. VII, p. 170.
Stolickzae, Day, Proc. Zool. Soc. Lond. 1876, p. 791. —
Sc. Res. Sec. Yarkand Miss. Fishes, p. 9,
tav. II, fig. 2. — Fish. Ind. p. 531, tav. CXXIV,
fig. 2. — Faun. Brit. Ind. Fish. I, pag. 251, fig. 89.
(1) E. ZUGMAYER, Zool. Jahrb. vol. XXIX, p. 279, tav. 12, fig. 4.
TO SAI is’) Wiese er i dai
144 D. VINCIGUERRA
Schizopygopsis Stoliczkai, Herzenst. Wissensh. Result. Przewalski Reis.,
Fish., p. 191, tav. XVI, fig. 3.
» » Zugm. Zool. Jahrb. vol. XXIX, 1910, p. 296.
Un esemplare adulto, lungo m. 0,305 e 5 giovani di Scardu
(sped. De Filippi).
L'individuo adulto supera in dimensioni la massima parte di
quelli finora enumerati dagli autori, che toccano appena i 25. cm.,
tranne alcuni ricordati da Alcock (*) che raggiungevano circa
350 mm. e quello descritto da Herzenstein lungo ben 525 mm.;
ciò malgrado è in esso ancora abbastanza evidente la seghettatura
del raggio dorsale, assai più pronunciata nei giovani. Questi differi-
scono alquanto dall’adulto anche per la forma più convessa del
profilo del capo e la posizione della bocca che apparisce alquanto
più terminale, ma vi corrispondono abbastanza per tutti gli altri
caratteri.
Questa specie è una delle più diffuse nelle acque dolci che
traggono origine dalle montagne dell’ Asia Centrale: essa fu tro-
vata, oltre che nell’Indo ed in alcuni affluenti del suo corso
superiore, anche nel bacino dell’Amu Darja e del Tarim, nonchè
in quello del Bramaputra e nei sistemi chiusi del Tibet, ove la
raccolsero Zugmayer e v. Hedin. Nel catalogo di Gunther ne
è indicato un esemplare come raccolto dai fratelli Schlagintweit
a Delhi, le cui acque appartengono al bacino del Gange, ma
come ha già affermato Zugmayer questa provenienza è da ritenersi
assai dubbia, a meno che non trattisi di una località omonima
ma diversa dalla antica città santa dell’ India, e lo stesso Gunther
non la da per sicura.
Nel bacino dell’ Indo però, il genere Schizopygopsis è rap-
presentato da questa sola specie, mentre, specialmente in seguito
alla collezione di Przewalski illustrata da Herzenstein, se ne cono-
scono una diecina che dal bacino dell’Amu Darja nel Pamir si
. estendono sino alle parti superiori di quello del Bramaputra, dello
Jan-tse-kiang e dell’ Hoang-ho, mentre altre vivono nei fiumi che
si perdono nel deserto salato, conosciuto col nome di Zaidam.
Una di queste specie però, lo S. Sewerzowi, Herz. è stata
(1) A. W. Alcock, Report on the Natural History Results of the Pamir ima
Commission , Calcutta, 1898, p. 14.
À
È
:
pi:
|
Pieri a Eee.
ai
RI e e
oe
fai eae ee
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 145
dimostrata identica alla Stoliczkae, in un esauriente studio dello
Stewart (1).
Diptychus maculatus, STEIND.
DR: maculatus, Steind. Verhand]. K. K. Zool. bot. Ges. Wien, XVI,
p. 788, tav. XIII, fig. 5.
» » Gtinth. Cat. Fish. VII, p. 171.
» » Day, Proc. Zool. Soc. London, 1876, p. 792. —
i Se. Res. Sec. Yark. Miss. Fishes, p. 10, tav. II,
fig. 3. — Fish. Ind. p. 534, tav. CXXIV, fig. 3. —
i Faun. Br. Ind. Fishes, I p. 255, fig. 92.
>» » Zugm. Zool. Jahrb. vol. XXIX, 1910, p. 292.
Un esemplare, lungo m. 0,103, senza la codale, raccolto dal
D.* De Filippi, durante la spedizione di S. A. R. il Duca degli
Abruzzi, nel ruscello Baltoro, proveniente dal ghiacciaio omonimo,
a 3500 m. di altitudine, il 17 maggio 1910.
In questo individuo, per lo sviluppo ancora incompleto, non è
visibile la incisura anale e le squame grandi che la limitano, ma
in tutto il resto corrisponde esattamente alle descrizioni.
Dopo il D. maculatus, descritto su esemplari avuti da Stoliczka,
ma già raccolto nel Tibet dai fratelli Schlagintweit, come risulta
dal catalogo di Ginther, furono scoperte altre specie di Diptychus
che hanno esteso la distribuzione geografica del genere dall’ alto
‘bacino del Sir Darja, a quello dell’ Hoang-ho. Una di queste, il
D. Sewerzowi di Kessler è supposto da Day e da Zugmayer
essere sinonimo del maculatus. Le differenze principali tra queste
| specie consistono, a quanto afferma il Berg in un lavoro citato dal
Zugmayer ma che a me è stato inaccessibile (*), nella squamatura.
Neppure mi è stato possibile consultare un lavoro monografico
sul genere Diptychus di Anikin (*), nel quale questi, a quanto
afferma il Berg in altro lavoro (*), riferisce tutte le specie
descritte di Diptychus al maculatus.
LI
Il D. maculatus è il solo che sinora sia stato trovato nel
(1) F. H. Stewart, Records Ind. Mus. VI, p. 73, tav. III.
@) L. BeRG. Die Fische von Turkestan in Izviestiya Vostochno-sibirskagho ,
otdych imperatorskago russkagho SCOSTAPNicheskagho obschestva Irkutsk, vol. IV,
1905, p. 261 con 6 tav.
©) V. A. ANIKIN, Die Fische der Gattung Diptychus, Steind., ihre Systematik
und biologische Bedeutung, Tomsk, 1906, pag. 84 con 1 tav.
(4) L. S. Berg, in Ann. ire. Zool. Petersb. X, p. 317
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1946). 40
a5
146 PUT D. VINCIGUERRA ©
bacino dell’ Indo o di altri fiumi scorrenti a S. degli Himalaja, tranne
il D. Annandalei descritto da T. Regan in individui di Pharping
nel Nepal (1). Questo però mi pare che possa essere considerato,
come tipo di un genere distinto, caratterizzato dalla presenza di
quattro barbigli e dalla completa assenza di squame sul corpo.
Per il secondo di questi caratteri corrisponde assai probabilmente
al genere Gymnodiptychus fondato da Herzenstein per il
G. pachycheilus dell’ Asia centrale (?).
Nemachilus Stoliczkae (STEIND.).
Cobitis Stolickai, Steind. Verhandl. K. K. zool. bot. Ges. Wien, XVI, p. 793,
tav. XIV, fis. 2. 3
Nemachilus Stolickae, Giinth. Cat. Fish. VII, p. 360.
» Stoliczkae, Day, Proc. Zool, Soc: London, 13765. pao
Sc. Res. Sec. Yarkand Miss. chi p. 14, tav. V,
fig. 2. — Fish. Ind. p. 620, tav. CLV, fig. 10. —
Faun. Br. Ind. Fish. I, p. 235, fig. 87.
» Stoliczkae, Herzenst. Wissensch. Result. PEGI Reis. —
Fische p. 14, tav. I, fig. 2-5, tav. II, fig. 1-4, 6,.
tav. VII, fig. 3-4, tav. II, fig. 12.
» » Zugm. Zool. Jahrb. vol. XXIX, 1910, p. 296.
54 i individui di Scardu (sped. De I) il maggiore dei quali
lungo m. 0,072 senza la codale.
Fra tutte le numerose specie descritte del genere Nemachilus,
quella che più di ogni altra corrisponde a questi individui è il
N. Stolicskae (Steind.): questa determinazione è basata non tanto
sulla descrizione e figura originale, quanto su quelle di Day, di
Gunther e specialmente di Herzenstein. Questi ha diviso il
N. Stoliczkae in non meno di sette varietà che appariscono
abbastanza diverse tra loro, tra le quali alcune erano state consi-
derate come specie diverse (fernvicavda (Steind.), uranoscopus,
Kessl.), il che non sarebbe troppo arrischiato continuare a fare,
se non esistessero forme di passaggio tra esse. Anche nella serie
abbastanza numerosa di esemplari da me esaminati si osservano
(1) G. TATE REGAN, Reports ona Collection of Batrachia, Reptiles and Fish from
Nepal and the Western Himalayas in Sets of the Indian Museum, vol. I, part. 2
p. 158.
(2) S. HERZENSTEIN, Ichthyologische Bemerkungen aus dem zoologischen Museum
der K. Akademie Wissenschaften, Bull, Ac, Imp. Sc. Petersbourg, nouvelle série,
vol. III, p. 55 con figure,
a
PESCI DELLA SPEDIZIONE DE FILIPPI 147
differenze notevoli, nella forma e lunghezza del muso, nella posi-
zione della dorsale, nella lunghezza delle pettorali, nell’altezza
del peduncolo codale ecc. che potrebbero portare a stabilire forme
distinte, se l’accurato studio di Herzenstein non avesse dimostrato
che sono precisamente questi i caratteri maggiormente variabili
in questa specie. Uno solo fra questi individui meriterebbe di
essere ascritto a specie distinta per la forma notevolmente diversa
del muso, tozzo e quasi troncato, ma mi astengo dal farlo nel
dubbio che possa trattarsi di deformità individuale.
Gunther aveva distinto i Nemachilus, che sono privi di fascie.
trasversali o le hanno soltanto incomplete, in due gruppi, dei
quali l'uno a pinna codale emarginata e l’ altro a pinna codale
arrotondata o troncata, ma questo carattere è bene spesso di assai
dubbia interpretazione: generalmente gli individui nei quali
l’emarginatura della coda si mostra meno pronunziata, sono quelli
di minore statura.
Questi esemplari presentano anche molta rassomiglianza con
la descrizione del N. gracilis di Day (') ma se ne distinguono
specialmente per il molto maggior diametro degli occhi, che in
quello è compreso 11 volte nella lunghezza del capo, mentre in
questi esemplari non lo è che 5 a 7 volte, ciò malgrado ritengo
non improbabile che anche il N. gracilis possa riportarsi allo
Stoliczkae, tanto più che esso pure proviene dall’ alto bacino
dell’ Indo.
Herzenstein dice che il N. Stoliczkae, ha tutta l'apparenza della
Diplophysa Strauchit, Kessl. (*), che egli però riferisce, come Day,
al genere Nemachilus, e che solo il fatto su cui si basa il genere
Diplophysa, ossia il non avere tutta la vescica natatoia racchiusa
in una capsula ossea, vale a distinguere le due specie. Ho ricercato
questo carattere in alcuno di questi esemplari e in nessuno di essi
ho riscontrato la porzione libera della vescica natatoia e perciò credo
poterli riferire tutti al N. Stoliczkae, tanto più che essi sono tutti
più piccoli e diversamente colorati di un individuo di Diplophysa
Strauchii, posseduto dal Museo Civico e ricevuto da quello di
Pietroburgo, che può considerarsi come un cotipo della specie;
Si aggiunga pure che, a quanto mi è noto, nessuna specie di
() Day, P. Z. S. 1876, p. 798 — Yark. Miss. Fish. p. 46, tav. IV. fig. 5.
(2) KESSLER, Viaggio di Fedtschenko, Pesci, p. 58, tav. VII, fig. 40,
148 D. VINCIGUERRA
Diplophysa è stata ancora trovata nel bacino dell’ Indo o in altre
acque provenienti dagli Himalaja.
In questa serie di esemplari non se ne riscontrano che abbiano
caratteri sessuali esterni appariscenti: alcuni individui hanno il
primo raggio pettorale alquanto ispessito e possono essere consi-
derati quali maschi, mentre altri esemplari sono evidentemente
femmine avendo uova bene sviluppate. i
Questa è la specie di Nemachilus che ha una più ampia
distribuzione geografica tanto in superficie quanto in altitudine,
poiché dal lago Aral si spinge sino all’ alto corso dell’ Hoang-ho
ed è presente nel sistema idrografico del Tarim e negli altri
bacini chiusi del Tibet, dove essa raggiunge la maggiore elevazione
alla quale sinora sia stata constatata la vita dei pesci. Infatti
Zugmayer l’ha trovata nel lago Apo-Zo a 5372 m. ed in alcune
sorgenti termali tributarie del lago Mangzaka, a 5400 m. s. m.
È notevole il fatto che anche Przewalski raccolse questa specie
nella sorgente calda di Tan-la a 15000 piedi di altitudine.
Nemachilus stenurus, HERZ.
Nemachilus stenurus, Herzenst. Wissensch. Result. Przewalski Reis. —
Fische, p. 64, tav. I, fig. 1.
Otto esemplari di Scardu (sped. De Filippi), il maggiore dei
quali misura 73 mm. senza la codale. —
Il N. stenurus si distingue dalle altre specie in ispecie per la
sottigliezza del peduncolo codale la cui altezza, secondo la descri-
zione è 7 6/, a 9 */, volte minore della lunghezza; in questi esem- -
| plari essa lo è solo più di 7 volte, ma per gli altri caratteri
corrispondono abbastanza bene alla descrizione, in ispecie per
l'aspetto di fascie trasversali che prendono le macchie del dorso,
sopra tutto nella porzione codale. Una notevole differenza si osserva
nella lunghezza delle pettorali che in alcuni individui superano la
metà della lunghezza fra la loro inserzione e quella delle ventrali,
mentre in altri ne sono assai minori. Questi sono indubbiamente
femmine, avendo uova bene sviluppate e gli altri probabilmente
maschi, tanto più che in essi il primo raggio pettorale si mostra
alquanto inspessito.
Nel riferire questi individui al N. stenurus sono confortato
dall’avviso di Tate Regan, al quale li ho comunicati.
dell’ Jang-tse-kiang., ma non è o che si possa riscon-
trare sin ‘località Dio, ed anche che le si debbano riferire
SPIEGAZIONE DELLA TAVOLA.
nat. —
» ype “capo visto di sotto, gr. nat.
» RO, guaina anale, gr. nat.
; 5) Gi TATE REGAN. Descriptions of two new Cyprinid Fishes from Tibet in Ann.
Mag. Nat. Hist. ser. 7, vol. XV, 1905, p. wus
one
le voyageur L. Fea pendant son séjour en Afrique Occidentale.
BES (LODE
SUR LES O
MOLLUSQUES TERRESTRES ET FLUVIATILES 0
RECUFILLIS PAR L. FEA PENDANT SON VOYAGE EN AFRIQUE OcomevtaLE i |
ET AUX ILEs DU GOLFE DE GUINEE :
PAR LOUIS GERMAIN
(TAV. VI-X]).
INTRODUCTION.
Au debut de 1944 Mr le Dr: R. Gestro, Directeur du Musée.
Civique d’ histoire naturelle de Génes, me remit une collection
considérable de Mollusques terrestres et fluviatiles recueillis par —
Le mémoire que je publie aujourd’hui est la mise en ceuyre
des documents qui m’ ont été confiés.
Leonardo Fea naquit 4 Turin le 24 Juillet 1852. Il y mourut
le 27 Avril 1903 dés son retour d’Afrique. Le Dr. R. Gestro ayant,
dans une substantielle étude (*), retracé la carriére particuliérement
remplie du consciencieux voyageur naturaliste, je me contenterai |
de rappeler les étapes prin pale de ses longues Ile JU
a travers le monde. | si
Deux grandes expeditions ont occupé l’activité de L. Fea. La
(1) GESTRO (Dr. R.). — Leonardo Fea ed i suoi viaggi; Armati del Museo Civico di pe‘
Storia Naturale di Genova; Serie 3.2, Vol. I (XLI), 1904, pp. 95-152, 4 portrait et 4 carte |
coloriée (Itineraires de L. Fea en iano) Ce memoire renferme l’ indication biblio- feno
graphique de tous les travaux zoologiques publiés d’aprés les matériaux recuellis par
L. Fea, ainsi que la liste des genres et espèces nouvelles EMSs aprés étude de ces —
documents,
x
Vida
È MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE
if Ji do Principe g sé J
a
x
1, - Carte des régions parcourues par le voyageur naturaliste L. FEA
(1897-1903). o Vga
152 i. GERMAIN
première, dirigée vers la Birmanie, ne nous retiendra pas: aprés
un séjour de quatre années (1885-1889) le voyageur rentrait en
Europe avec un matériel zoologique considérable. Il publia lui-méme
une relation de son voyage (4) et un résumé des résultats zoolo-
-giques obtenus (°).
En 1897 L. Fea s'embarque pour la còte occidentale d’ Afrique.
Il visite longuement l’archipel du Cap Vert puis il part, le
15 Décembre 1898, pour la Guinée portugaise où il séjourne
jusqu’en Mai 1900, recueillant d’amples récoltes zoologiques ,
notamment a Bissau, Bolama, Farim et Rio Cassine (5). |
Le voyageur va maintenant consacrer son temps à l’exploration
scientifique approfondie des iles du Golfe de Guinée: Fernando
Poo, l’ile du Prince, San-Thomé et Annobon (4). Pendant deux
années, avec une ardeur infatigable, il accumule des matériaux
si nombreux que l’étude de beaucoup d’entre eux n’est pas encore
terminée.
. Aprés avoir quitté l’archipel n Golfe de Guinée, L. Fea
séjourne encore près d’ une année en Afrique, année fructueuse
pendant laquelle il visite le Cameroun (*) et quelques points du
Congo francais. Ici également les récoltes zoologiques furent con-
sidérables. La carte ci-jointe (Fig. 1) indique les principaux points.
visités par le voyageur naturaliste.
Il convient de louer sans réserve I’ intelligence avertie qui
présida aux recherches de L. Fea. Tous les matériaux qu’ il
réunit sont en parfait état de conservation et représentent, le plus
souvent, une part trés importante de la faune des pays parcourus.
Grace au soin tout particulier apporté a la récolte - si delicate -
des toutes petites espéces, le voyageur a élargi, dans de notables
proportions, nos connaissances faunistiques sur les iles du Golfe
de Guinée.
(1) FEA (L.). — Quattro anni fra i Birmani e le tribù limitrofe, viaggio di Leonardo
Fea, illustrato da 195 fig. e da tre tavole topografiche (pubblicato col concorso della
Società Geografica Italiana). Milano, 1896, in-8, XVIII + 565 pp.
(2) FEA (L.). — Viaggio di Tgomenls Fea in Birmania e regioni vicine./ LXXVI.
Riassunto generale di risultati zoologici; Annali del Museo Civico di Storia Naturale
di Genova; Serie 2.2, Vol. XVII (XXVII), 1897, pp. 383-660, 33 fig. dans le texte.
(3) FEA (L.). — Dalla Guinea Portoghese. Bolama, 1.° Dicembre 1899; Bollettino
della Società Geografica Italiana, 1900, fase. V, 24 pp.
(*) Fra (L.). — S. Thomé. Ricordi ed impressioni; Bollettino della Società Geogra-
fica Italiana; 1902, fasc. I, 22 pp.
(5) Et, notamment la localité de Buea, très souvent visitée par les voyageurs
allemands et suédois.
MOLLUSQUES DE L’APRIQUE OCCIDENTALE 153
Le Mollusques qui m’ont été communiqués par le Dr. R. Gestro
forment deux séries assez distinctes. La première est constituée
par le matériel réuni a la Guinée portugaise, au Cameroun et au
Congo francais. La seconde, de beaucoup la plus importante,
renferme tous les documents recueillis dans les iles du Golfe de .
Guinée. i
Jai déjà publié les Mollusques de la Guinée portugaise et de
Vile du Prince (*). Le présent mémoire complete ce premier
travail. L’ensemble des espéces que je signale s’ éléve a 108.
Celles provenant du Congo francais sont peu nombreuses:
Gibbus liberianus Lea.
‘ Streptostele Buchholzi Martens
Thapsia calamechroa Jonas
Rachis Burnayi Dohrn
Achatina (Achatina) balteata Reeve
Achatina (Archachatina) marginata Swainson
Limicolaria aurora Jay
Limicolaria numidica Reeve
Pseudotrochus (Pseudotrochus) solimanus Morelet
Homorus involutus Gould.
A la Guinée portugaise L. Fea a recueilli:
Streptaxis Troberti Petit
Ennea (Enneastrum) capitata Gould
Thapsia indecorata Gould
Limicolaria Kambeul Adanson
Limicolaria numidica Reeve
Subulina striatella Rang
Homorus involutus Gould
Opeas Lemoinei Germain
Curvella Gestroi Germain
Glessula laevigata Pfeiffer
Succinea concisa Morelet
(1) GERMAIN (LOUIS). — Mollusques terrestres et fluviatiles recueillis par M. L. Fea
pendant son voyage a la Guinée portugaise et 4 Vile du Prince; Annali del Museo
Civico di Storia Naturale di Genova; Serie 3.8, Vol. V (XLV); 15 sept. 1912; pp. 335-399,
Pl, IV et 3 fig. dans le texte,
154 L. GERMAIN
Melampus (Melampus) liberianus H. et A. Adams
Potamides (Tympanotomus) fuscatus Linné.
La collection réunie au Cameroun est plus importante. Elle
renferme les espéces suivantes:
Gibbus Martensi E. A. Smith
Gibbus insignis Pfeiffer
Ennea (Uniplicaria) monodon Morelet
Ennea (Gulella) cavidens Martens
Ennea (Enneastrum) Martensi d’ Ailly
Ennea (Ptychotrema) mucronata Martens
Thapsia troglodytes Morelet
Thapsia Sjéstedti d’ Ailly
Trochonanina (Trochozonites) Folini, variété percarinata
ay Martens
ki; i Achatina (Achatina) balteata Reeve.
Achatina (Leptocala) pulchella Martens
Achatina (Archachatina) marginata Swainson, type et variété
gracilior Martens.
Pseudachatina Sodeni Kobelt
Subulina striatella Rang
Pseudoglessula clavata Gray
Pseudoglessula Sjostedti d’Ailly
Pseudoglessula pileata Martens
Cyclophorus Preussi Martens
Melania (Nigritella) nigritana Morelet.
Les espéces les plus nombreuses ont été recueillies dans les
îles du Golfe de Guinée. De Fernando-Poo proviennent les Mol-
lusques suivants : .
«
2 EEN
a Gibbus Martensi E. A. Smith
ie Gibbus liberianus Lea
Ennea (Uniplicaria) monodon Morelet
Ennea (Uniplicaria) Dohrni Smith
Ennea (Uniplicaria) bongeensis d’ Ailly
Ennea (Uniplicaria) Gestroi Germain
ig Ennea (Gulella) cavidens Martens
ì Ennea (Enneastrum) Martensi d’Ailly
i Ennea (Enneastrum) conospira Martens
È Ennea (Enneastrum) perforata d’Ailly
| Ennea (Enneastrum) Girardi Germain et var. musolensis
Germain |
a Ennea (Enneastrum) Feai Germain
su
f
i
|
È
5 i cre)
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 155
Ennea (Ptychotrema) mucronata Martens et.var. minor
Germain i
Ennea (Ptychotrema) Tullbergi d’Ailly
Ennea (Ptychotrema) Buchholzi Martens.
Ennea (Excisa) boangolensis d’Ailly
Streptostele Buchholzi Martens
Streptostele (Eustreptostele) truncata Germain
Helicarion (Granularion) pertenuis d’Ailly
Thapsia troglodytes Morelet
Trochonanina (Trochozonites) ibuensis Pfeiffer
et var. albocarinata Germain
Trochonanina (Trochozonites) Moreleti Germain
Trochonanina (Trochozonites) Folini Morelet,
var. percarinata Martens.
‘Trochonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn
Trochonanina (Trochozonites) multisulcata Germain
Sitala (Prositala) fernandopoensis Germain
Rachis Burnayi Dohrn
Achatina (Archachatina) marginata Dohrn
et var. gracilior Martens
Callistoplepa Shuttleworthi Pfeiffer
Pseudachatina Downesii Gray
Pseudachatina Sodeni Kobelt
Limicolaria aurora Jay
Limicolaria numidica Reeve
Homorus involutus Gould |
Homorus oleatus Martens
Subulina striatella Rang
Subulina angustior Dohrn
Pseudoglessula clavata Gray
Pseudoglessula retifera Martens
Pseudoglessula Duseni d’Ailly
Pseudoglessula splendida Germain
Pseudoglessula pileata Martens
Curvella Feai Germain
Pseudopeas Feai Germain
Opeas sp. ind. affine Opeas Gestroi Germain
- Melania (Nigritella) nigritana Morelet.
Les espéces suivantes ont été recueillies a Vile du Prince:
Ennea (Uniplicaria) sorghum Morelet
Ennea (Uniplicaria) erystallum Morelet
Ennea (Sphinetostrema) Joubini Germain
Streptostele fastigiata Morelet
Streptostele Folini Morelet
156
L. GERMAIN
Streptostele Feai Germain
Trochonanina (Trochozonites) Folini Morelet
Rachis Burnayi Dohrn
Rachis eminulus Morelet
Achatina (Archachatina) bicarinata Bruguiére
Columna columna Miiller
Pseudotrochus alabaster Rang
Bocageia (Petriola) lotophaga Morelet
Subulina striatella Rang
Subulina Feai Germain
Subulina Newtoni Girard
Opeas Dohrni Girard et variété conoidea Germain
Opeas pauper Dohrn
Opeas subpauper Germain
Pseudoglessula fuscidula Morelet
Melampus (Melampus) flavus Gmelin
Neritina afra Sowerby
Truncatella princeps Dohrn.
De l’ile de San Thome L. Fea a rapporté:
Enfin
Thomeonanina hepatizon Gould
Thomeonanina Welwitschi Morelet
Thapsia chrysosticta Morelet
Thapsia thomensis Dohrn. et var. subthomensis Germain
Trochonanina (Trochozonites) Moreleti Germain
Rachis Burnayi Dohrn
Achatina (Archachatina) bicarinata Bruguiére
Pseudotrochus (Atopocochlis) exaratus Miller
Bocageia (Petriola) marmorea Reeve
Bocageia (Petriola) clava Pfeiffer
Bocageia (Petriola) monticola Morelet et variétés:
sculptisuturata Germain, costulata Greef et
maxima Germain. i
Subulina striatella Rang
Pseudoglessula fuscidula Morelet var. thomensis Germain
Opeas pauper Dohrn
Opeas Greeffi Girard
Opeas Dohrni Girard
Thomea Newtoni Girard
Succinea concisa Morelet
Potamides (Tympanotomus) fuscatus Linné.
la petite ile d’Annobon a fourni les espéces suivantes:
Ennea (Uniplicaria) nemoralis Germain
Ennea (Uniplicaria) annobonensis Girard
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE Loy
Ennea (Enneastrum) Hidalgoi Girard
Ennea (Sphinctostrema) Bocagei Girard
Trochonanina (Trochozonites) Adansoniae Morelet
Pupa annobonensis Girard i
Opeas Greeffi Girard
Opeas Dobrni Girard
Opeas Gestroi Germain
Succinea concisa Morelet.
Dans un alignement N. E.-S. W., les iles de Fernando-Poo,
du Prince, de San-Thomé et d’Annobon constituent un archipel
montagneux qui, prolongeant les volcans du Cameroun, semble
constituer une chaine se continuant jusqu’a Sainte-Hélène.
La plus septentrionale de ces iles, Fernando-Poo, n’ est séparée
du continent que par un detroit de 30 kilometres dont les pro-
fondeurs maxima ne dépassent pas 88 métres. Sa superficie atteint
2.071 Kilométres carrés. Très montagneuse, ses sommets principaux:
pic S. Izabel et Cordilliére de Fernando-Poo, atteignent respecti-
vement 3000 et 2650 metres. Les pentes en sont fortement boisées
et, grace a un régime de pluies abondantes, une trés riche flore
donne a l’île une parure agréable. i
Beaucoup plus petite, puisqu’elle n’a guere que 150 kilométres
carrés, Vile du Prince est séparée de Fernando-Poo par 200 kilo-
métres d'une mer ou les profondeurs atteignent et dépassent
1000 métres. Elle est, comme les autres iles du golfe de Guinée,
d’ origine volcanique et fort montagneuse, mais son sommet le
plus élevé, situé dans la région S., n’atteint que 825 métres
d’altitude. Les pentes des montagnes sont couvertes d’ une luxu-
riante végétation et coupées d’innombrables ruisseaux aux vallées
encaissées. L’ile est entourée de quelques ilots: le Caroco, a
3 kilométres au S.E., et les « Tinhosas » a 25 kilométres au
S. W.
San Thome, l’ile la mieux connue et la plus fréquentée, a
une superficie d’environ 929 kilométres carrés. De forme ovalaire,
sa plus grande longueur est de 52 kilométres et sa largeur ma-
ximum de 34 kilometres. Elle est également montagneuse et son
sommet principal, le pic de San Thomé, s’éléve a 2142 metres
au dessus du niveau de la mer. Trés boisée, parcourue par de
158 L. GERMAIN
nombreux cours d’eau, véritables torrents, descendant des mon-
tagnes dans des gorges encaissées, San Thomé est une ile fertile
et richement cultivée. Quelques ilots la prolongent vers le Sud:
Pun d’eux, l’ilot de Rolas ou des Tourterelles, étend ses 20
hectares a 2,5 Kilométres de la céte; plus loin affleurent les Sept
Paires ou Sept Fréres, simples écueils s’élevant & une dizaine
de kilométres au S. E. i i
Emergeant comme une montagne sous marine, Annobon, la
plus méridionale de ces iles, dresse ses 17 kilometres carrés de
roches voleaniques par 1° 5 au S. de l’équateur. Malgré ses petites
dimensions son principal sommet, le « Pico do Fogo », atteint
encore 1000 metres d’ altitude. Toutes les montagnes sont fortement
boisées jusqu’a leur cime ce qui donne a l’ile entiére un aspect
particuliérement verdoyant. I
Ce n'est qu’ exceptionnellement - sauf, peut étre, pour San
Thomé - que les naturalistes ont a étudier des récoltes zoologiques
faites dans les iles du Golfe de Guinée.
La plus grande et la plus rapprochée du continent, Fernando-
Poo, est aussi la plus mal connue. Nous ne connaissions encore
que les rares espéces recueillies, en 1841, par Frazer lorsque le
voyageur portugais Francisco Newton explora Vile en 1895. Il
réunit un riche matériel malacologique dont l’ étude, commencée
par A. A. Girard, est restée malheureusement inachevée (Girard,
1892, 1895 a) (°).
Tout d’abord visitée par S. Rang en 1829 (S. Rang, 1831),
puis par le Marquis de Folin en 1846 (?), Vile du Prince a été
parcourue par H. Dohrn pendant une grande partie del’ année
1865. L’ étude malacologique que ce dernier naturaliste publia
dés son retour (H. Dohrn, 1866 a) fait connaitre 27 espéces dont
14 particuliéres 4 |’ ile. Depuis, entre 1884 et 1894, le voyageur
portugais Francisco Newton séjourna longuement, et a diverses
(1) Les nombres entre parentheses (imprimés en caractéres gras) renvoient a l’Index
bibliographique, a la fin de ce mémoire.
(?) Les récoltes malacologiques du Marquis de Folin ont été publiées par A. Mo-
relet (1858). -
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 159
reprises, a l’ile du Prince. Il y rassembla de nombreux documents
appartenant a presque toutes les familles zoologiques. A. A. Girard
étudia les Mollusques et publia le résultat de ses recherches dans
le Jornal de sciencias mathematicas, physicas e naturaes
de Lisbonne (A. Girard, 1893).
San Thomé a été visitée bien plus souvent par les voyageurs
naturalistes. Le premier en date est l’allemand Carl Weiss (1847)
qui ne s'interessa guére qu’ aux Oiseaux. Par contre, l’autrichien
Friederich Welwitsch recueillit une collection de Mollusques qui
furent étudiés par A. Morelet (1866, 1868). C'est a lui que l’on
doit la découverte des Thomeonanina et des Bocageia, genres
‘si caractéristiques de San Thomé. Vers la méme époque (1865)
H. Dohrn avait récolté quelques espéces qu’il publia presque
aussitot (H. Dohrn, 1866). Les explorations de Nunes et Gomes
Roberto (1861), celles de Craveiro Lopes (1873), de Custodio de
Borja (1879) et de J. A. de Sousa n’apportérent aucun document
malacologique nouveau. Mais, en 1879-1880, le naturaliste .
allemand R. Greef réunit une importante série de Mollusques qu'il
décrivit lui-méme (R. Greef, 1882, 1884). Nous lui devons la
connaissance des genres Pyrgina et Thyrophorella, spéciaux
a Vile. Le dernier, encore peu connu et dont les singuliers
caractéres en font comme une sorte de Bivalve terrestre a. fait
l’object de travaux du Dr. E. von Martens (1886) et de A. A.
Girard (1895).
Les expeditions des portugais Adolpho F. Moller (mai-septem-
bre 1885) et Francisco Newton (octobre 1885 a 1894) furent
beaucoup plus importantes encore. Les résultats en ont été publiés
respectivement par. A Nobre (1886, 1886 a, 1891) et A. A, Girard
(1892, 1893, 1895). Enfin Fortunata de Castro a encore pu recueillir
deux Mollusques terrestres nouveaux décrits par A. Nobre
(1891, 1909) (') et Ch. Gravier, au cours d’une Mission scien-
tifique, a réuni une petite série de Mollusques parmi lesquels
j ai été assez heureux pour découvrir un type nouveau de la fa-
mille des Veronicellidae (L. Germain, 1908).
Quant a Vile d’Annobon elle n’avait été parcourue, au point
de vue zoologique, que par Francisco Newton pendant les mois
de novembre-décembre 1892 et de janvier 1893. Ses collections
(!) Rachis Castroi Nobre, Rachis Crossei Nobre,
160 L. GERMAIN
malacologiques, d’ ailleurs peu nombreuses, ont été décrites par
A. A. Girard (1894).
Les recherches de ces voyageurs et naturalistes ont été uti-
lement complétés par les découvertes de L. Fea qui ont apporté,
a la connaissance faunistique des iles du Golfe de Guinée - et,
spécialement, de Fernando-Poo et d’ Annobon - une contribution
de tout premier ordre. Aussi est-il possible de présenter une vue
d’ ensemble de leur faune malacologique.
Jai, dans le tableau suivant, résumé ce que nous savons
actuellement de la Malacologie des quatre iles principales du
Golfe de Guinée. Toutes les espéces connues sont mentionnées.
Une colonne est réservée a la faune du Cameroun. Dans cette,
colonne, le signe O indique que le genre est représenté, au
Cameroun, par des espéces actuellement inconnues dans les iles.
HA Came- | Fernando) Ile San lle
NOMS DES ESPECES f È
roun Poo du Prince} Thomé
Bon
Gibbus Martensi E. A. Smith
Gibbus liberianus Lea .
Ennea (Uniplicaria) Dohrni Smith.
+
Dab eee ce o SUASA +
Ennea (Uniplicaria) monodon Morelet . . a.
a
+
t+++4++
Ennea (Uniplicaria) bongeensis d’Ailly .
Ennea (Uniplicaria) sorghum Morelet.. .|....|....| +
Ennea (Uniplicaria) crystallum Morelet. .||....)...-| +"
Ennea (Uniplicaria) nemoralis Germain. .||....|..../....)....) +
Ennea (Uniplicaria) Gestroi Germain . .|l....| +
Ennea (Uniplicaria) annobonensis Girard .|}....|...-|..--j..--) +
Ennea (Gulella) cavidens Martens. . . . || + +
Ennea (Enneastrum) Martensi d’Ailly . . |) + +
Ennea (Enneastrum) Newtoni Girard. . .||....| +
Ennea (Enneastrum) conospira Martens. . + om
Ennea (Enneastrum) perforata d'Ailly . .| + +
Ennea (Enneastrum) Girardi Germain . a
d’ Anno-
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE
=»
NOMS DES ESPÈCES
Ennea (Enneastrum) Girardi, variété muso-
lensis Germain. RO
Ennea (Enneastrum) insularis Girard .
Ennea (Enneastrum) Hidalgoi Girard
Ennea (Enneastrum) Feai Germain
Ennea (Excisa) boangolensis d’Ailly .
Ennea (Sphinctostrema) Bocagei Girard
Ennea (Sphinctostrema) Joubinl Germain .
Ennea (Ptychotrema) mucronata Martens .
Ennea (Ptychotrema) mucronata, variété
minor Germain : ;
Ennea (Ptychotrema) Tullbergi a’ Nyo
Ennea (Ptychotrema) Buchholzi Martens
Streptostele Buchholzi Martens.
Streptostele fastigiata Morelet .
Streptostele Folini Morelet
Streptostele Moreleti Dohrn .
Streptostele Feai Germain eae
Streptostele (Eustreptostele) Cui Germ.
Dendrolimax Heynemanni Dohrn .
Dendrolimax Newtoni Girard . . . . .
Helicarion (Africarion) dumeticola Dohrn
Helicarion (Granularion) pertenuis d’Ailly
Thomeonanina hepatizon Gould .
Thomeonanina Welwitschi Morelet . . .
Thapsia troglodytes Morelet .
Thapsia chrysosticta Morelet.
Thapsia thomensis Dohrn 3 SRD
Thapsia- thomensis, variété subthomensis
Gean LIO :
Trochonanina (irshoronites Moreleti Ger.
MAM ee N Gates (hae ata oy iG
Trochonanina (Trochozonites)ibuensis Pfeiff.
Trochonanina (Trochozonites) ibuensis, va-
riété albocarinata Germain. . . .
Ann, del Mus, Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1946).
Came- |Fernando| Ile San palle
roun Poo {du Prince| Thomé a Ante
+ +
. sli
ne
+ | + +
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+ | +
RE
+ | +
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+| + 4) +
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+ | +
ae
44
162, L. GERMAIN
NOMS DES ESPECES
Came-
roun
Trochonanina (Trochozonites) Folini Morelet
Trochonanina (Trochozonites) Folini, va-
riété percarinata Martens
Trochonanina (Trochozonites) aglypta Dohrn
Trochonanina (Trochozonites) Adansoniae
Morelet A esac’
Trochonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn
Trochonanina (Trochozonites) multisulcata
Germain . ARIE ea |
Sitala (Prositala) fernandopoensis Germain
Thyrophorella thomensis Greeff
Rachis Burnayi Dohrn .
Rachis Dohrni Greefî
Rachis hispidus Greeff .
Rachis Castroi Nobre
Rachis Crossei Nobre.
Rachis eminulus Morelet .
Pupa Nobrei Girard .
Pupa annobonensis Girard.
Achatina (Achatina) iostoma Pfeiffer.
Achatina (Achatina) inaequalis Pfeiffer.
Achatina (Achatina) cerea Pfeiffer
Achatina (Archachatina) marginata Swainson
Achatina (Archachatina) marginata, variété
gracilior Martens. ST eM
Achatina (Archachatina) bicarinata Bru-
guiére . RESTI NEE ENTER UE CHAIR IN ia
Callistoplepa Shuttleworthi Pfeiffer .
Pseudachatina Downesii Gray .
Pseudachatina Sodeni Kobelt
Columna columna Miller .
Columna Leai Tryon.
Columna Hainesi Pfeiffer .
Pseudotrochus (Pseudotrochus) alabaster
Rang
+
+++!
Fernando Ile San
Poo
+
+
++++:!
du Prince} Thome
+
+
net aes aa rel
+| +
+
+
+
Ee Raa la
+
+
Ile
d’Anno-
Bon
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE
NOMS DES ESPECES
Came-
roun
Pseudotrochus (Atopocochlis) exaratus
Miller .
Limicolaria aurora Jay.
Limicolaria numidica Reeve . ‘
Bocageia (Petriola) lotophaga Morelet .
Bocageia (Petriola) marmorea Reeve
Bocageia (Petriola) Massoni Crosse .
Bocageia (Petriola) clava Pfeiffer.
Bocageia (Petriola) monticola Morelet .
Bocageia (Petriola) monticola, variété
sculptisuturata Germain - DIS
Bocageia (Petriola) monticola, var. costu-
lata Greeff . AA
Bocageia (Petriola) monticola, var. maxima
Germain . SES
Homorus involutus Gould .
Homorus oleatus Martens .
Subulina striatella Rang .
Subulina angustior Dohrn.
Subulina Feai Germain.
Subulina Newtoni Girard .
Subulina Moreleti Girard. .
Pseudoglessula clavata Gray .
Pseudoglessula retifera Martens
Pseudoglessula fuscidula Morelet .
Pseudogiessula fuscidula, variété thomensis
Germain . SIAE
Pseudoglessula Duseni d’ Ailly .
Pseudoglessula splendida Germain.
Pseudoglessula pileata Martens.
Curvella Feai Germain .
Pseudopeas Crossei Girard.
Pseudopeas Feai Germain .
Opeas pauper Dohrn.
Opeas subpauper Germain.
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163
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164 L. GERMAIN
NOMS DES ESPECES
Opeas Greeffi Girard. . . . .....
Opeas Dohrni Girard 5
Opeas Dohrni, variété conoidea Germain .
Opeas Gestroi Germain.
Opeas, junior aff. Opeas Gestroi Asm
Thomea Newtoni Girard
Pyrgina umbilicata Greeff.
Succinea concisa Morelet .
Physa sp. ind. . . - aif
Veronicella myrmecophila Heynemann ..
Veronicella thomensis Girard i È
Veronicella (Pseudoveronicella) Gravieri
Germain . È Ro
Melampus (Melampus) flavus Gmelin.
Melampus (fra) pusillus Gmelin
Pedipes sp. ind. . .
Cyelophorus Vandeli Nobre
Cyclophorus Molleri Nobre
Damistes spia
Potamides (Tympanotomus) fuscatus Linné
Melania (Nigritella) nigritana Morelet .
Melania (Nigritella) conulus Lea .
Melania (Nigritella) Freethi Gray .
Neritina Oweni Gray
Neritina afra Sowerby. . .
Neritina Manoeli Dohrn. . . . ....
Truncatella princeps Dohrn . . . . .
Game- |Fernando| lle | San
roun Poo du Prince| Thomé
; + | +
+ | +
at
+
ak
Site
+ + | +
sl +()
O +
ale
+
= +
+
o apt)
o +
x ; .| +
Cragin alta teste)
+ +
+ | +
dia
aL
+ | +
VEE
+ +
i
(1) Cette Physe indeterminée a été signalée par A. A. Girard (1894, p. 203).
(2) Ce Pedipes, signalé par H. Dohrn (1866 a, p. 134) est peut étre le Pedipes Dohrni
d’Ailly (1896, p. 118), espèce du Cameroun.
(3) Ce Lamistes indéterminé a été signalé par A. A. Girard (1895 a, p. 812) qui le
+
mentionne comme identique à une espéce du Cameroun dont le nom n° est pas donne.
}
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE
ate
=
mon
Aes
Ainsi nous connaissons actuellement, dans les iles du Golfe
de Guinée, environ 135 espéces ou yariétés de Mollusques dont
125 terrestres et seulement 9 fluviatiles (!). Encore ces dernières
vivent elles, presque toutes, dans les eaux saumàtres. Ces animaux
-appartiennent 4 38 genres dont 33 sont terrestres et 5 fluviatiles.
Comment ces Mollusques sont-ils répartis et quelles sont les
-caractéristiques de chacune des iles? C’est ce que nous allons
essayer d’ indiquer.
$.
«La faune de Fernando-Poo est riche et variée, puisqu’on y
. connait aujourd’ hui 52 -espéces terrestres et 6 espèces fluviatiles,
| soit un total de 57 Gastéropodes dont 45 ont été rapportés par
_L. Fea. Nous sommes loin des quelques espéces signalées par
| Frazer en 1841. Il est vrai que A. A. Girard, qui a étudié les
| riches matériaux réunis par F. Newton, a pu écrire, en 1895:
« En leur comparant (aux Mollusques du Cameroun) les espéces
récoltées a Fernao do Pò par M. Newton et ses devanciers —
J observe : | :
Bo Gen. Gibbus. .... 1 espéce dont 1 de Camardes.
poor » Ennea..... 8. » 2 » 6 spéciales.
-» Streptostele. . 3 » 2 » "1 spéciale.
-» Helicarion. , . 2 » 2 »
> Nanina..... ia l »
» Trochonanina. 4 » 2° » 2 spéciales.
» Achatina.... 4 » 3 » 1 spéciale ?
» Pseudachatina 1 » 1 » Me
» Homorus.... 1 » ar »
» Limicolaria. . 3 » i Di 1 spéciale.
» Stenogyrà. .. 4. » 2 2 du Gabon.
» Veronicella. . 1 » 1 »
» Truneatella. . 1 »- Reine i RE SE:
«» Lanistes....1 » 1 de Camardes
> Melaniagi ii 2a ih 3h 7 2 » EC
» Neritina....3 pia » ee Tione
1 spéciale.
È no) Je n’ai pas compris, done ce nombre, le Melania pirenoides Reeve (Conchologia
Iconica, XII, 1860, sp. 128) espèce de Madagascar signalée, sans doute par erreur, a
? ile de Fernando-Poo et sur la cote orientale d’Afrique.
pe
166 L. GERMAIN
« En résumé, sur quarante espéces de Fernào do Pò, trente
trois espéces sont terrestres et sept fluviatiles (*). Des terrestres, a
lV’ exception des six Hnnea, d'un Streptostele, de deux Tiocho-
nanina, dun Achatina? et d’un Limicolaria, toutes les autres
espéces sont communes avec le continent voisin. Aucune n’ est
speciale à Fernio do Pò et aux autres iles guinéennes » (?).
Ces remarques concordent parfaitement avec celles qui découlent
de l’examen de la collection L. Fea. Malheureusement le travail
dans lequel A. A. Girard devait decrire les coquilles réunies par
F. Newton n’a jamais été publié.
Dans son ensemble, la faune de Fernando-Poo est caractérisée
par le grand nombre des espéces des genres Ennea et Pseudo-
glessula, la rareté des Opeas et l’absence de genres ou de sous-
genres spécialisés. Les Mollusques trés différenciés qui y vivent,
comme, par exemple, les Callistoplepa, les Pseudachatina et
quelques sous-genres d’ Ennea (Uniplicaria, Gulella, Ennea-
strum, Excisa, Ptychotrema) se retrouvent tous au Cameroun
et sont aussi représentés dans les autres iles de l’Archipel.
Il en est de méme des espéces qui, presque toutes, sont com-
munes avec le Cameroun. Les analogies sont si grandes que les
recherches de L. Fea ont permis de retrouver, à Fernando-Poo,
des espéces du Cameroun aussi differenciées que les Hnnea
(Enneastrum) Martensi dAilly, Ennea (Enneasirum) cono-
spira Martens, Ennea (Enneastrum) perforata d'Ailly, Ennea
(Excisa) boangolensis d’Ailly ou Pseudoglessula Duseni d’Ailly.
Deux espéces, découvertes par L. Fea, doivent étre speciale-
ment mentionnées: l’ une, le Streptostele truncata Germain, est
le type du nouveau sous-genre Hustreptosiele; autre est une
Sitale [Sitala (Prositala) fernandopoensis Germain] appar-
tenant également à un sous-genre nouveau. Ce dernier fait. est
particuliérement intéressant. C’ est la premiére fois qu’ un repré-
sentant du genre Sitala est signalé dans les iles du Golfe de
Guinée et méme dans les régions africaines voisines (Cameroun,
Liberia, etc.). Or, tout comme les Bocageia de San-Thomé, ce
representant est apparenté avec les Sitales des iles orientales
(1) Parmi ces sept espéces fluviatiles, A. A. Girard compte probablement le Melania
pirenoides de Reeve (voir note 1 de la page précédente) ansi qu’il le faisait en 1894
(Jornal sc. mathemat. phys. e natur. serie 2.7, III, p. 202).
(??) GIRARD (A, A.) Portugal em Africa; Juillet 1895, p. 812. |
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 167
d’ Afrique (Comores, Mayotte). Il est actuellement impossible
d’expliquer ce cas remarquable de disjonction.
La faune fluviatile est trés pauvre. Rappelons seulement l’exi-
stence du genre Lanistes qui établit un point de contact de
pius avec la faune camérounienne.
En résumé, la faune terrestre de Fernando-Poo, riche en
espéces, n’offre aucun caractére original ou insulaire. Zoologique-
ment parlant, l’ile est la continuation naturelle du Cameroun.
S.
L’ile du Prince donne asile 4 36 espéces terrestres et a 3
espéces fluviatiles, sur lesquelles un assez grand nombre sont
spéciales, comme les:
Ennea (Enneastrum) sorghum Morelet
Ennea (Enneastrum) erystallum Morelet
Ennea (Sphinctostrema) Joubini Germain
Columna columna Miller
Columna Leai Tryon
Columna Hainesi Pfeiffer
Bocageia (Petriola) lotophaga Morelet
Pseudopeas Crossei Girard
Veronicella myrmecophila Heynemann.
Cependant le seul genre Columna est localisé à Vile et la
plupart des espéces qui viennent d’étre citées ont des représen-
tants soit dans les iles voisines, soit sur le continent africain.
Les genres les plus riches en espéces sont les Streptostele et les
Opeas.
Riche en espéces, sans caractére insulaire, n’ offrant qu’ un
seul type générique particulier, la faune de l’ile du Prince ap-
partient encore a la région camérounienne et semble plus voisine
de celles de San Thomé que de celles des autres iles guinéennes.
È §.
La faune de San Thomé est mieux spécialisée. Quatre genres
et un sous-genre y sont étroitement localisés:
Le genre Thomeonanina représenté par deux espéces
Le genre Thyrophorella représenté par une espéce
Le genre Thomea représenté par une espèce
Le genre Pyrgina représenté par une espéce -
Et le sous-genre Atopocochlis également représenté par une espéce.
168 | L. GERMAIN.
| Ces types génériques particuliers ne sont pas isolés; ils sont
plus ou moins étroitement apparentés a des genres africains. Par
les caractéres remarquables de sa coquille, le genre Thyropho-
relia semblerait faire exception a cette régle, mais A. A. Girard
a montré, par l’examen de la radula et de l'appareil génital,
qu'il devait étre classé au voisinage des Nanina (°).
Quelques genres sont, 4 San Thomé, représentés par de
nombreuses espéces. Ainsi les Rachis:
Rachis Burnayi Dohrn
Rachis Dohrni Greef
Rachis hispidus Greef
Rachis Castroi Nobre
Rachis Crossei Nobre
Et les Bocageia (?):
Bocageia (Petriola) marmorea Reeve
Bocageia (Petriola) Massoni Crosse
Bocageia (Petriola) clava Pfeiffer
Bocageia (Petriola) monticola Morelet
Bocageia (Petriola) monticola, variété sculptisuturata Germain
Bocageia (Petriola) monticola, variété costulata Greef
Bocageia (Petriola) monticola, variété maxima Germain.
Ces espéces ont leurs analogues dans les les orientales
ad Afrique (*), fait absolument inexplicable dans |’ état actuel de
nos connaissances faunistiques.
Remarquons encore que, seule de toutes les iles du Golfe de
Guinée, San-Thomé ne donne asile a aucune espéce du genre
Ennea et que les Trochonanina ne sont représentées que par
le seul Trochonanina (Trochozonites) Moreleti Germain,
espéce découverte par L. Fea.
On a cru, pendant longtemps, que San-Thomé ne nourrissait
aucun Pulmoné fluviatile. Une espéce de Physe vit cependant
(1) GIRARD (A. A.). — Sur le « Thyrophorella thomensis », Greef, Gastéropode
terrestre munid’une faux opercule 4 charniére; Jornal sc. mathemat. phys. e natur.
Lisboa; Serie 2.°, IV, 1895, p. 30.
(2) somala qu’ une espèce, le Bocageia (Petriola) MOL Morelet, vit égale-
ment a Vile du Prince.
(5) Notamment les Bocageia comorensis Pfeiffer eo Zoological Society
London, 1855, p. 211 (Achatina comorensis) |; Bocageia monacha Morelet [Journal de
Conchyliologie; 1885, p. 290, Pl. XIV, fig. 7 (Achatina (Homorus) monacha)]; Bocageia
cornea Morelet (Journal de Conchyliologie; 1877, p. 335, Pl. XIII, fig. 9 (Achatina
cornea)]; etc.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 169
dans les ruisseaux de l’ile, Elle a été signalée par A. A. Girard
(1894, p. 203) (°*). .
En résumé, la faune malacologique de San Thomé, d’ allure
continentale, renferme quelques types spéciaux mélangés a de
nombreuses espéces vivant, soit en Afrique , soit dans les autres
iles de l’archipel. —
$.
- Les dimensions presque minuscules de ile d’Annobon ne per-
mettent guére a la faune terrestre de prendre un grand déve-
loppement. Il est a remarquer, cependant, que les H’nnea y sont
largement représentés puisque, sur un total de 12 espéces ter-
restres, on connait cing Ennea:
Ennea (Uniplicaria) nemoralis Germain
Ennea (Uniplicaria) annobonensis Girard
Ennea (Enneastrum) insularis Girard
Ennea (Enneastrum) Hidalgoi Girard
_Ennea (Sphinctostrema) Bocagei Girard.
L’un deux, l’Ennea Bocagei Girard, type du sous-genre
Sphinctostrema, a une espèce representative a l’ile du Prince:
l’Ennea (Sphinctostrema) Joubini Germain.
Le reste de la faune terrestre se réduit a peu de choses:
| signalons, entre autres, un Pupa (Pupa annobonensis Girard),
forme représentative du Pupa Nobrei Girard de San-Thomé;
quelques Opeas vivant également a San-Thomé et a Vile du
Prince; enfin le Dendrolimax Newtoni Girard, « abondant
presque partout, sous les feuilles des bananiers ou sous les feuilles
mortes » (A. Girard, 1894, p. 199).
Jetons maintenant un coup d’ceil d’ensemble sur la faune
des iles du Golfe de Guinée.
Cette faune montre un caractére continental remarquable-
ment accentué. Elle reste bien homogéne quoique chaque ile
posséde un grand nombre d’ espéces spéciales. C'est ainsi que seul,
le Succinea concisa Morelet vit a la fois dans les quatre iles et
sur le continent africain.
(1) La-détermination spécifique n’a malheureusement pas été donnée,
170 L. GERMAIN
Quelques Mollusques sont communs 4 Fernando-Poo, a l’ile
du Prince et a San-Thomé:
Rachis Burnayi Dohrn
Subulina striatella Rang.
D’ autres a l’ile du Prince, 4 San Thomé et 4 Annobon:
Opeas Greeffi Girard
Opeas Dohrni Girard
Succinea concisa Morelet
Plus nombreux sont les Gastéropodes vivant a la fois dans
deux iles. C’est ainsi que l’on trouve a Fernando-Poo et a l’île
du Prince: »
Rachis Burnayi Dohrn
Subulina striatella Rang
Subulina angustior Dohrn
Neritina afra Sowerby.
Aux iles de Fernando-Poo et de San-Thomé:
Trochonanina (Trochozonites) Moreleti Germain
Rachis Burnayi Dohrn
Subulina striatella Rang.
Mais, surtout, a Vile du Prince et a San-Thome :
Streptostele Moreleti Dohrn
Dendrolimax Heynemanni Dohrn
Rachis Burnayi Dohrn
Achatina (Archachatina) bicarinata Bruguière
Subulina striatella Rang
Opeas pauper Dohrn
Opeas Greeffi Girard
Opeas Dohrni Girard
Succinea concisa Morelet.
Mais si les espéces communes sont relativement rares, les
mémes genres se retrouvent partout sous forme d’espèces repré-
sentatives. De plus la majeure partie des Mollusques habitant les
iles guinéennes vivent également au Cameroun (').
Enfin les Melampus (Melampus) flavus Gmelin et Melampus
(Tralia) pusillus Gmelin sont connus a la fois dans toutes les
iles, sur les còtes occidentales d’Afrique et aux Antilles.
(1) Le tableau des pages précédentes met nettement ce fait en evidence.
-MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 171
La faune d’ eau douce reste d’ une grande pauvreté. Une Physe
a été découverte à San-Thomé, un Lanistes a Fernando-Poo,
quelques Neritines et Melanies un peu partout; mais aucun Pélé-
cypode ne peuple les nombreux cours d’eau déyallant les pentes
montagneuses.
Des considérations précédentes il ressort que la faune des
iles du Golfe de Guinée ne présente aucun caractére insulatre.
C'est une faune continentale, étroitement apparentée à celle de
l’Afrique occidentale — et, plus spécialement, du Cameroun — et
ayant incontestablement la méme origine. Toutes deux sont la
survivance de l’ancienne population malacologique du continent
africano-brésilien aujourd’ hui effondré sous l’ Océan Atlantique.
La séparation du continent a du se faire a une époque rela-
tivement récente. L’ analogie, on pourrait presque dire l’ identité
des faunes de Fernando-Poo et du Cameroun corrobore cette
opinion. D’autre part, Fernando-Poo s’elevant sur un socle conti-
nental séparé de l'Afrique par un seuil de 30 kilometres sans
profondeur est une véritable dépendance du plateau continental
et prolonge incontestablement les massifs éruptifs du Cameroun.
Les grands fonds qui séparent entre elles les autres iles et l’allure
mieux spécialisée de leur faune montrent qu ‘elles ont été plus
anciennement individualisées.
Je ne saurai terminer cette introduction sans adresser mes
plus sincéres remerciements au Dr. R. Gestro, directeur du Musée
Civique d’Histoire Naturelle de Génes qui, après avoir eu l’ama-
bilité de me confier le matériel réuni par L. Fea, m’a libéralement
ouvert les Annali del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova.
Les évéenements d’adut 1914 ont retardé la publication de ce
mémoire. Entrepris dans des circonstances difficiles, interrompu,
puis repris, il m’a semblé nécessaire de le terminer sans attendre
la fim d’une crise que nous subissons courageusement, certains
que nous sommes de défendre une juste cause.
Paris, 5 Novembre 1915.
179 L. GERMAIN
GASTEROPODES PULMONES.
Famille des STREPTAXIDAE.
Genre Gibbus Denys de Montfort, 1810 (2).
SI
Gibbus Martensi E. A. Smith.
Pl. VI, fig. 13.
1876 Ennea insignis MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wissensch.
Berlin; p. 263, Taf. IV, fig. 1-1a (non PFEIFFER).
1878 Ennea insignis G. Pune, Jahrb. der deutsch. Malakozo0l.
Gesellschaft; p. 62.
1882 Gibbus Martensi E. A. SMITH, Journal of Chienoieaat UL: “p, 30s
1885 Gibbus (Edentulina) Martensi, TRYoN 7” PitsBRY, Manual of Con-
chology, I, p..83, Pl. XVII, fig. 17.
1896 Gibbus Martensi D’ ALLY, Contribution Motlusques terr. eau douce
Kameroun; p. 9.
1905 Gibbus Martensi BoetTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Maialol
zoolog. Gesellschaft; p. 157, n.° 4.
Voici, tout d’abord, les dimensions principales de quelques
individus :
È TO Ù Diamétre (?) ;
L Diamét Diametre |Hauteurde @ !
Golule! E i (ie Cen ye luaaleocalanas [aie | a
| aie Samay mn Mn mnt rol ic co | i
| 39 mill.|25 mill.| 19 mill|17 mill. | 134/, mill.
39 DI » | 20 DIL » 14 » Buea
SÙ 231 gore 17 122
> li > > ‘ Sgr (Cameroun)
RE I ell eG A
SB Me | ZOKU ty i OTT aie teal ee, pi
19 mill.| 14 mill.( Te de cd
18 PS » \Fernando-Poo. ì
To) DENYS DE MONTFORT. — Conchyliologie systematique et classification metho-
dique des Coquilles; II, 1810, p. 302 et p. 303.
4 , (2) Y compris l’ épaisseur “im peristome.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE. OCCIDENTALE 173
-Ainsi qu’on le voit, les dimensions de cette espéce sont fort
variables, d’ autant que, dans quelques stations privilégices, les
specimens atteignent jusqu'à 46 millimetres de longueur. Ces
grands individus sont, en général, plus ventrus que les petits (').
La sculpture est, typiquement, constituée par des stries costu-
lées, saillantes, obliquement incurvées, subégales, assez réguliè-
‘rement espacées, fortement atténuées, au dernier tour, du còté de
l’ombilic. Mais, chez les grands specimens agés, cette sculpture
s’atténue notablement.
|» Il existe une variété subumbilicata, atteignant 41 millimétres
de longueur pour 27 millimétres de diamétre, découverte a Nongo
(Cameroun) par le Doct. R. Rohde et décrite par O. Boettger (?).
Les jeunes presentent les caracteres suivants (°):
La spire, comprenant deja 5 tours, est trés réguliérement
conique, peu élevée; le dernier tour est très nettement caréné;
l’ouverture, presque quadrangulaire, présente deux angulosités bien
marquées: l’une a la base du bord columellaire (4), l’autre a la
périphérie, a l’endroit ou la caréne atteint le péristome; l’ombilic
est beaucoup plus large que chez l’adulte: il est évasé en
entonnoir et perce toute la spire; enfin la sculpture montre, sur
les tours supérieurs et dans la région supracarénale du dernier
tour, des costulations longitudinales analogues a celles de l’adulte
et, sur la partie infracarénale, des stries très fines et serrées (5).
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude; 6 juillet
| 1902 (L. Fea); quelques exemplaires.
Is. Fernando-Poo: Musola, entre 400 et 600 métres d’altitude;
janvier 1902 (L. Fea); deux specimens.
Cette espèce est commune au Cameroun où elle a été signalée
à Etome vers 230 métres d’altitude (Dusén); 4 Bomana, vers 800
métres d’ altitude (Dusén, R. Rohde); à Victoria et à Bonjongo
(Buccholz); enfin 4 Buea (Dr. O. Staudinger).
(1) A. D’AILLY [loc. supra cit.; 1896, p. 9] a creé, pour les individus de petite taille
(33 millimétres environ de lanencdel nne variete minor.
(2) BoETTGER (Dr. 0.) Beitrag zur Kenntniss der Land, Siisswasser-und Brackwasser-
-Mollusken von Kamerun; Nachrichtsblatt d. deutschen Malakozoolog. Gesellschaft ;
part. 4, 1905, p. 157 et ne p. 158.
(9) D’ après un individu recueilli a Buea (Cameroun) par L. Fea.
(4) Le bord columellaire est rectiligne. :
() Pl. VI, fig. 13.
174 L. GERMAIN
Gibbus insignis Pfeiffer.
1856 Ennea insignis PFEIFFER, Proceedings zoological society of London;
p. 388.
1856 Ennea insignis PFEIFFER, Novitates Qi p. 112, Taf. XXXII,
fig. 1-2. i
1859 Ennea insignis PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
INGE Dose:
1885 Gibbus (Edentulina) insignis Tryon, Manual of Conchology;
2. série, Pulmonata; I, p. 83, Pl. XVII, fig. 16.
1889 Edentulina insignis BoURGUIGNAT, Mollusques Afrique équatoriale;
p. 140.
1896 Gibbus insignis D'’AILLY , Contribution Mollusques terr. eau douce
Kaméroun; p. 8.
1905 Gibbous insignis BorETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Malako-
zoolog. Gesellschaft, p. 157.
Généralement plus grande que la précedente, cette espèce en
différe surtout par sa sculpture. Le test est, en effet, relativement
mince, un peu fragile, recouvert d’un épiderme jaunàtre, assez
brillant, tirant parfois sur le brun. Il est orné de stries beaucoup
plus fines que celles que l’ on observe chez le Gibbus Martensi
E. A. Smith, coupées de stries spirales extrémement deélicates
donnant a la coquille un aspect décussé. Enfin le bord columel-
laire présente un pli dentiforme toujours bien marqué qui manque
dans l’espéce de E. A. Smith.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’ altitude; 6 aie
1902 (L. Fea). Quelques exemplaires.
Assez répandue au Cameroun (Dusén, Jungner, Dr. O. Stau-
dinger, F. Hocker, etc.), cette espéce vit egalement au Gabon.
§ 2.
Gibbus liberianus Lea.
1840 Bulimus Liberianus Lea, Phtladelp. Transact.; VII, p. 457,
Ply XI, fig. 4.
1848 0 liberianus PFEIFFER, Monographia Heliceorum PULLERS
II, p. 116.
1848 Bulimus pupulus MoRELET, Revue et Magasin Zoologie; p. 352.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 175
1849 Bulimus Liberianus Reeve, Concholog. Iconica; V, PI. LKXXVII,
fig. 660.
1853 Bucimus liberianus PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
Ill, p. 359. . 3
1853 Bulimus pupulus PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
II, p. 360.
1855 Gibbus Liberianus H. et A. ADAMS, Genera of recent Mollusca;
p. 167.
1855 Gi0bus pupulus H. et A. ApAms, Genera of recent Mollusca; p. 167.
1856 Ennea Liberiana PFEIFFER, Malakozoolog. Bldtter; Il, p. 60.
1856 Ennea pupula PFEIFFER, Malakozoolog. Blatter; II, p. 60.
1858 Bulimus Liberiamus MORELET, Series Conchyliologiques; p. 14.
1859 Ennea Liberiana PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
EY & puaoe:
1859 Ennea pupula PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
TV ap57330:
1860 Pupa (Edentulina) pupula MARTENS 7m ALBERS, Die Heliceen
(2.° Edit.); p. 303.
1875 Ennea Liberiana Dourn, Malakozoolog. Blétter; XXII, p. 205.
1878 Ennea Liberiana Dourn, Jahrb. der deutschen Malakozoolog. Ge-
sellschaft; p. 154.
1885 Gibbus (Edentulina) Liberianus Tryon, Manual of Conchology;
2° série, Pulmonata; 1, p. 83, PI. XVII, fig. 26.
1889 Edentulina Liberiana BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique équato-
riale; p. 141.
1891 Ennea Liberiana MARTENS, Sitzungsb. Gesellschaft Naturfors.
Freunde zu Berlin; p. 30.
1896 Gibbus Liberianus D’ArLLy, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 7. i
1905 Gibbus liberianus BoETTGER, Nachrichisblatt d. deutschen Mala-
kozoolog. Gesellschaft; p. 156, n.° 2.
1911 Gibbus liberianus GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris;
n.° 4, p. 281.
La test de cette espéce est absolument transparent, d’un corné
blond trés clair, presque blanc, et assez brillant. Les specimens
provenant de Vile de Fernando Poo, légérement plus ventrus que
ceux du Cameroun, ont un dernier tour ambré, parfois méme un
peu rougeatre.
La sculpture se compose de stries fines, onduleuses, trés serrées
et fortement obliques, s’atténuant sur la région aplatie du dernier
tour. Bien que possédant la méme sculpture, les tours embryon-
naires paraissent lisses par suite de la ténuité des stries longitu-
dinales dont ils sont ornés. Les sutures sont toujours fortement
marginées.
MG | i n i ; 1 GERMAIN i
Voici les dimensions principales de quelquessins des specimens
recueillis par L. Fea: cone
Hauteur (1) ‘Diamétre (1)
de amen de,
Localités |
1s
Longueur | Diamétre | Diamétre
totale Peco S| Pouvecture qi ouverture
mill. | 13 mill. | 11 mill. | 10 mill. | 7'/, mill.
TREO Ue MOM mer SG tex,
(21%, mill. | 14 mill. | 109/, mill.) 10 mill
PE cea uly hh Lila
cing specimens. .
Ilha Fernando-Poo : Muli entre 100 et 600 metres a ati
janvier 1902 (L. Fea); un exemplaire.
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 100 et 500. metres
d’ altitude; mars 1902 (L. Fea); un individu.
| () Y compris l’épaisseur du péristome.
I
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 77"
bi ; Famille des ENNEIDAE.
Genre Ennea H. et A. Adams, 1855 (1).
s.L— Uniplicaria Pfeiffer, 1855 (°).
Vs
Ennea (Uniplicaria) monodon Morelet.
1873 Ennea monodon MorELET, Journal de Conchyliologie; XXI, p. 330.
1876 Ennea monodon PrElrFER, Monographia Heliceorum viventium ;
Vilas 500:
1876 Ennea conica MARTENS, Monatsb. d. Hae. Akad. der Wissenschaft.
zu Berlin; p. 264, Taf. ID Nex vpnaikess Were ;
1878 Ennea conica G. PFEFFER, Jahrb. d. deutschen LENEIISOD Gesel-
Isch.; p. 69.
1878 Buca monodon Dourn, Jahrb. d. deutschen Malakozool. Gesellsch.;
on p. 153.
«1881 Ennea monodon PreirrEeR, Nomenclator Heliceorum viventium; p.18.
9 1835 Ennea (Uniplicaria) monodon Tryon, Manual of Conchology;
: 2.e série, Pulmonata; I, p. 91, PI. XVII, fig. 62-63.
1896 Ennea (Uniplicaria) ii deh Contribution Hole
terr. eau douce Kaméroun; p. 11.
1905 Ennea (Uniplicaria) monodon BoetTEER, Nachrichtsblatt d. deut-
schen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 158, n.° 5.
Très facilement reconnaissable a sa forme réguliérement conique
| turriculée (*), cette espéce a un test très brillant, quelquefois
d’apparence laiteuse, absolument transparent. Les stries longitu-
“n sont trés fines, obliques et médiocrement onduleuses. Les
sutures sont fortement marginées.
Longueur: 12 millimétres; diamétre maximum: 5 millimétres;
| diamétre minimum: 4 ‘/, millimétres; hauteur de I’ ouverture: 4
hee ees diamétre de l’ ouverture: 3 */, millimetres.
"4
mu:
4)
ahs
. Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 metres d’ altitude; 6 juillet
. 1902 (L. Fea); un exemplaire. _
«°° Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres daltitude;
bi 1901 da Fea); deux specimens.
e
" (1) ADAMS (H. et A.). — ESA of recent Mowusca; arranged according to their
organisation; fevrier 1855, p. 174.
(?) PFEIFFER (L.). — Versuch einer Anordnung der Heliceen nach natiirlichen.
Gruppen; Malakozoologische Blitter; Il, 1855, p. 173.
| (©) La forme est généralement plus réguliére que ne l’indique la figure donnée
par le Dr. E. von Martens (loc. supra cit. in synom., 1876, Taf. IV, Roe: 6-7).
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.*, Vol. VII (30 Novembre 1946). 42
178 L. GERMAIN
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 600 et 700 métres d’ uno
janvier 1902 (L. Fea); un individu.
Ennea (Uniplicaria) Dobrni Smith.
1876 Ennea monodon MARTENS, Monatsb.d. Kon. Akad. der Wissenschaft.
zu Berlin; p. 263, Taf. IV, fig. 4-5.
1882 Ennea Dohrni Smitu, Journal of Conchology; III, p. 302.
1885 Ennea (Uniplicaria) Dohrni TRyoNn, Manual of Conchology; 2.° série;
Pulmonata; Il, p. 98, Pl. XVIII, fig. 54-55.
1896 Ennea (Uniplicaria) Dohrni pv’ ALLY, Contribution Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 12. i
1905 Ennea (Uniplicaria) Dohrni BoETTGER, Nachrichtsbl. d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 159, n.0 6.
Parmi les Ennea recueillis, par L. Fea, a l’ile de Fernando-
Poo, il en est un qui, par sa taille, sa forme speciale, les caractères
de son ouverture et ceux de son ornementation sculpturale se
rapporte,, sans contestation possible, a |’ Ennea Dohrni Smith.
C'est une coquille de 10‘/, millimétres de longueur sur 5 ‘/,
millimétres de diamétre maximum et 5 millimetres de diametre
minimum (ouverture haute de 4 millimétres, large de 3 ?/, milli-
métres); son test est transparent, recouvert d’ un épiderme fort
brillant d’un corné très clair. Les stries longitudinales sont fines,
obliquement arquées, crispées aux sutures et atténuées vers l’om-
bilic. Les sutures sont marginées.
Ilha Fernando-Poo: Basile, entre 400 et 600 metres d’altitude;
aout 1901 (L. Fea); un exemplaire.
Ennea (Uniplicaria) bongeensis d Ailly.
1896 Ennea (Uniplicaria) Bongeensis p’AILLY, Contribution Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 10, Pl. I, fig. 34-37.
1905 Ennea (Uniplicaria) bongeensis BorETTGER, Nachrichtsblatt d.
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 159.
Sous le nom d’Ennea bongeensis, d'Ailly a très complétement
décrit et parfaitement figuré une espèce, certainement voisine de
l’Ennea Dohrni Smith, dont elle semble une réduction. Elle
ne sen distingue guére que par sa sculpture plus accentuée et
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 179
par ses premiers tours ornés de stries spirales trés fines qui
manquent chez l’espéce de E. A. Smith.
Les specimens recueillis par L. Fea atteignent 7 */, millimétres
de longueur pour 4 millimétres de diamétre maximum et 3 ‘/,
millimétres de diamétre minimum. L’ ouverture mesure 2 ‘/, mil-
limétres de hauteur et 2 millimétres de diamétre. Le test est
brillant, corné clair, transparent. L’ animal a une couleur rouge
corail comme celui de l’ Hnnea crystallum Morelet (*), espéce
du méme groupe dont l’ Ennea bongeensis d’Ailly est dailleurs
voisin par sa forme générale, mais qui en differe totalement par
les caractéres de l’ouverture. Tandis, en effet, que chez les Ennea
crystallum Morelet et Ennea sorghum Morelet (*) le bord
externe du péristome est réguliérement convexe, il est, chez
l’Ennea bongeensis d’Ailly et les espéces voisines (Hnnea
gemma d’Ailly, Ennea Dohrni Smith, Ennea monodon Mo-
relet, etc.) trés arqué en avant et montre, en son milieu, une
angulosité saillante portant intérieurement un petit tubercule
plus où moins développé.
Du reste les espéces de ce groupe habitant l’Afrique occidentale
— et, notamment, le Cameroun — sont toutes trés voisines les
unes des autres. C’est ainsi que l’Ennea gemma d Ailly (°) ne
differe que par des details de l’ouverture et quelques particularités
de sculpture de l’ Ennea bongeensis d’Ailly; que l'Ennea stylodon
Martens (4) n’est peut étre qu'une variété de l’ Ennea Dohrni
Smith; etc.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aout 1901 (L. Fea); deux exemplaires recueillis avec Ennea
(Uniplicaria) Dohrni Smith.
§ 2.
Ennea (Uniplicaria) memoralis Germain.
Pl. VI, fig. 15-16.
1915 Ennea (Uniplicaria) nemoralis GERMAIN, Bulletin Muséum hist.
natur. Paris, XXI, n.0 7 (Décembre), p. 284.
(1) MORELET (A.) — Revue et Magasin Zoologie; 1848, p. 354 (Pupa crystallum).
(2) MORELET (A.) — Revue et Magasin Zoologie; 1848, p. 354 (Pupa sorghum).
(3) ArLLy (A. D’). — Contribution Mollusques terr. eaw douce Kaméroun; 1896,
p. 10, Pl. I, fig. 28-33. | 3 5 i
(4) MARTENS (Dr. E. von). — Monatsber. d. Konigl. Akad, d, Wissenschaft, <u
Berlin; p. 263, n.° 28, Taf. IV, fig. 2-3.
aS
que
180 L. GERMAIN
Coquille cylindrique elevée; spire composée de 6-6 */, tours a
croissance médiocre et peu réguliére: premier et deuxiéme tours
trés petits, aplatis, presque enroulés sur le méme plan; troisiéme
tour médiocre, convexe; quatriéme tour médiocre, subconvexe;
cinquiéme tour grand, peu convexe; dernier tour médiocrement
arrondi, atténué à la base, avec un aplatissement peu sensible
au dessus de la callosité aperturale (1); sommet très obtus-aplati;
sutures linéaires, bien marquées; fente ombilicale étroitement
allongée; ouverture presque verticale, subovalaire, 4 peine angu-
leuse en haut, bien convexe inférieurement, a bords marginaux
réunis par une callosité blanche; une lamelle pariétale médiocre,
oblique, placée beaucoup plus pres du bord externe que du bord
columellaire; péristome subcontinu, épaissi, réfléchi; bord externe
convexe, un peu arqué en avant; bord columellaire subrectiligne.
Longueur: 7 '/, millimétres; diamétre maximum: 34/, milli-
métres; diamétre minimum: 3‘/, millimétres; hauteur de l’ouver-
ture: 2*/, millimétres; diamétre de l’ouverture: 2 millimétres.
Test solide, un peu épais, subtransparent, recouvert d’ un
épiderme jaune marron plus clair sur les premiers tours. |
Premiers tours presque lisses; les autres ornés de stries lon-
gitudinales costulées tés obliques, peu réguliéres, subéquidistantes,
plus saillantes près des sutures; dernier tour avec ces mémes
stries atténuées vers l’ombilic et aux environs immeédiats de
l ouverture.
Cette espéce est relativement variable et son polymorphisme
porte soit sur la forme, la taille ou les caractéres de l’ouverture,
soit sur l’ornementation sculpturale.:
a) Forme générale. — Il est des specimens plus courts, plus
ventrus, avec un aplatissement plus marqué au dernier tour;
d’autres chez lesquels l’enroulement de la spire est particuliérement
irrégulier. Tous, cependant, restent nettement cylindriques.
B) Ouverture. — Elle reste toujours semblable a celle pré- —
cédemment décrite, mais elle est plus ou moins oblique par rapport
a l’axe de la coquille. La lamelle pariétale varie également
d’ importance jusqu’a se réduire 4 un bouton saillant; sa position
n'est pas fixe et elle se trouve parfois a peu prés également
distante des bords externe et columellaire.
(1) Cet aplatissement rappelle celui des Streptazxis.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 181
.y) Taille. — Le polymorphisme de taille est résumé dans le
fables pen
OC RA Se
Longueur Diamétre Diamétre Hauteur Diamétre
totale maximum minimum de l’ ouverture | de l’ ouverture
mill
Re POME AA DECO » SARI ZIE ance aaa ge Lok Los] gn >
. | e) N 3 4 DIRO PO PIA, 2 » |
SUNN op oil be RSS RR o o eo
AO bes Mr ao 2 >
Ba ek ene 31), >» DEL 2 »
3) Sculpture. — Plus ou moins fortes, les stries costulées
| sont parfois bien saillantes au dernier tour.
Ilha Annobon: entre 400 et 500 métres d’ altitude, dans la
forét; mai 1902 (L. Fea); assez nombreux individus.
Sis:
Ennea (Uniplicaria) annobonensis Girard.
O PI. VII, fig. 5-6.
1894 Ennea? Anno-Bonnensis GIRARD, Jornal sc. mathem. phys. e natur.
ee 2.° série, IV, p. 206.
Coguille | imperforée, exactement cylindrique, étroitement
allongée; spire composée de 6-7 tours a croissance réguliére :
| premier tour trés petit; deuxiéme et troisiéme tours convexes;
autres tours 4 peine convexes; dernier tour médiocre, subeylin-
drique, à peine atténué a la base, trés légérement comprimé;
sommet obtus; sutures linéaires, nettement marginées; ouverture
petite, oblique, ovalaire, anguleuse en haut, arrondie en bas, a
bords marginaux écartés réunis par une callosité à peine sensible;
une lamelle parietale oblique, saillante, plus rapprochée du bord
. externe que du bord columellaire; péristome épaissi, réfiéchi; bord
| externe arqué en avant; bord columellaire subrectiligne.
3 a3 */, millimétres; diamétre : 3/, a 41 millimétre;
Longueur: 3 è 3
182 i i. GERMAIN
hauteur de |’ ouverture: °/, à 4/, millimétre; diamétre de l’ouver-
ture: */, millimetre.
Test subtransparent, peu solide, d’un corné jaunàtre clair,
trés brillant; premiers tours lisses; autres tours ornés de stries
d’une grande finesse, obliques et un peu serrées.
Jai tenu a décrire les échantillons recueillis par L. Fea parce
que cette description compléte celle donnée par A. A. Girard que
je reproduis en note (*). On voit que les différences sont peu
sensibles et portent principalement sur la taille. Cependant
A. A. Girard dit: « ... suture presque superficielle mais bien
marquée » En réalité la suture est marginée et ce caractére
s observe facilement chez tous les individus rapportés par L. Fea.
D’aprés A. A. Girard, l’animal est d’une vive couleur écarlate
trés visible au travers de la coquille.
Ilha Annobon, en pleine forét, entre 400 et 500 metres d’al-
titude; mai 1902 (L. Fea); quelques exemplaires.
On ne connaissait jusqu’ ici que deux specimens de cette espéce.
Ils avaient été recueillis, par le voyageur portugais F. Newton,
sur les bords de la lagune Apata, vers 200 métres d’ altitude.
Ennea (Uniplicaria) Gestroi Germain (?).
PI. VII, fig. 1-2.
1915 Ennea (Uniplicaria) Gestrot GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
Paris; XXI, n° 7 (Décembre), p. 283.
(1) « Coquille petite, imperforée, exactement cylindrique, a sommet arrondi, mince,
très translucide, d’ un jaune paille, brillant, lisse ou mieux ornée de stries obliques
excessivement fines. Tours de spire au nombre'de 7, sub-plans, séparés par une suture
presque superficielle mais bien marquée. Dernier tour légerement ascendant, un peu
plus grand que le quart de la longueur totale, exactement convexe, du diamétre
des précédents, sans sillons ni scrobiculations externes. Ouverture un peu oblique,
ovale, munie d’ une seule lame pariétale un peu plus rapprochée du bord externe.
Péristome simple; bord columellaire réfléchi, un peu arqué, dilate, comme tuberculéy
continu avec le bord basal un peu évasé; bord externe droit en avant.
« Coquille: long. lat. 4; diam. max. 1 1/; mm. ».
(A. A. GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa; 2.° série, IV, 1894,
pp. 206-207).
(2) Espèce dédiée a M. le Doct. R. Gestro, Directeur du Musée Civique d’ Histoire
Naturelle de Génes.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 183
Coquille très petite, presque réguli¢rement cylindrique; spire
composée de 6 tours a croissance lente et réguliére: premier
tour trés petit; autres tours peu convexes, séparés par des sutures
linéaires bien indiquées; dernier tour médiocre, subcylindrique ,
arrondi; ouverture petite, oblique, subpyriforme un peu élargie,
anguleuse en haut, largement convexe en bas, a bords marginaux
réunis par une forte callosité blanche; une lamelle pariétale trés
peu dévoloppée (réduite à un bouton médiocrement saillant), située
plus prés du bord externe que du bord columellaire; péristome
continu, un peu épaissi et légérement réfléchi; bord externe arqué
en avant; bord columellaire subrectiligne, épaissi en son milieu.
Longueur: 4-4 */, millimétres; diamétre: 1 */,-2 millimétres;
hauteur de 1’ ouverture: 1 */, millimétre; diamétre de l’ ouverture:
1 millimétre. O
Test subtransparent, assez solide, d’un corné jaunatre brillant.
Premiers tours lisses; autres tours ornés de stries longitudinales
subverticales extrèémement deélicates.
Cette espéce se rapproche de l’ Ennea (Uniplicaria) anno-
bonensis Girard qu'elle représente a Vile de Fernando-Poo.
Ilha Fernando-Poo: Punta Frailes; octobre et novembre 1901
(L. Fea); quelques esemplaires.
§ IL
Gulella Pfeiffer, 1855 (1).
Ennea (Gulella) cavidens Martens.
1876 Ennea cavidens MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. d. Wissensch.
zu Berlin; p. 276, Taf. IV, fig. 21-23.
1885 Ennea (Gulella) cavidens Tryon, Manual of conpueie: 2.° série,
Putmonata; I, p. 97, Pl. XVII, fig. 72-74.
1889 Enneastrum DL BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique équatoriale;
AUS the ares
1896 Ennea (Gulella) cavidens v’AILLY, Contribution Mollusques terr.
eau douce Kameroun; p. 18.
. 1905 Ennea (Gulella) cavidens BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 160, n.0 11.
(1) PFEIFFER (L.). — Versuch einer Anordnung der Heliceen nach naturlichen
Gruppen; Malakozoologische Blatter; II, 1855, p. 173.
184 L. GERMAIN
\ Cette espéce est nettement caractérisée par sa forme ovoide |
subcylindrique et ses premiers tours trés aplatis. Le test est orné
de costulations obliques, bien onduleuses, subégales, atténuées, au
dernier tour, près de l’ombilic. Sur les premiers tours les stries
costulées sont plus écartées que sur les tours suivants.
Les exemplaires recueillis au Cameroun par L. Fea mesurent
millimétres de diamétre
maximum et 6 ‘/, millimétres de diamétre minimum. L’ouverture
atteint 5 ‘/, millimétres de hauteur sur 4 ‘/, millimetres de dia-
métre (y compris l’épaisseur du péristome). Ceux provenant de
Fernando Poo ont les dimensions suivantes:
12 ‘/, millimetres de longueur pour
=
DI aa Hauteur Diamétre . Diamétre Hauteur Diamétre
ione totale maximum minimum |de l’ouverture de l’ouverture
] ira SIA iS ie SE
2 12 Sta 5 » 4» 4 »
3 12 » 6 » Di ALS ooo
VI iy OVI ee 5 ee yea anions li
5) ll » ORIO DEL 5) » 4 »
6 1] » di » OP ami» 5 » 4 »
Td los Ge Dif, >» 43,» 4 »
8 LO MRC 6 » 5 » 4 »
9 10 » (CIO, SI a 47), > Sapa
Ce tableau fait ressortir une variabilité de forme assez
étendue. A còté d’exemplaires particuliérement ventrus (n.° 8,
par exemple), il en est d’autres relativement allongés (n.° 2 et 3)
chez lesquels, le plus souvent, les premiers tours sont un peu
plus saillants. Il existe ainsi des modes ventricosa, subventricosa,
normalis et eluta reliés entre eux par de nombreux intermédiaires.
C'est probablement a un mode eluta de cette espéce qu'il
faut rapporter |’ Ennea (Gulella) acutidens Boettger (4), qui n’en
differe que par sa forme plus ovalaire-allongée et quelques details
secondaires dans la disposition des’ plis et des lamelles de I’ ou-
verture (?).
(1) BOETTGER (Dr. O.). — Beitrag zur Kenntnis der Land, - Susswasser - und
Brackwasser Mollusken von Kamerun ; Nachrichtsblatt d. deutschen Malakozoolog.
Gesellschaft; p. 160, n.0 12, fig. 2.
. (2) Cette coquille a eté uno 4 Buea (Cameroun), en 1892, par le Dr. 0. Sciare .
.(R. BucHHOLZ); — Buea (PFEIFFER, Dr. O. STAUDINGER).
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 185 i
Si la forme générale de |’ Ennea cavidens Martens est va- is
riable, les caractéres de l’ ombilic et de l’ armature aperturale i
restent bien constants. La taille oscille, comme on vient de le
voir, entre des limites assez étendues, d’autant que les specimens am
recneillis par L. Fea n’atteignent pas la grandeur des individus du
décrits par le Doct. E. von Martens. Ces derniers ont, en effet,. de sd
13 a 14 millimétres de longueur sur 6 ‘/, millimétres de diamétre |
(l’ ouverture mesure 6-7 millimétres de Tatour sur 5 millimétres |
de TELO) (Mea Me
Nh Girard, qui a également signalé l’ Ennea cavidens Do.
Martens a Vile de Fernando-Poo, distingue une variété fernan- dt.
dopoensis Girard qu'il caractérise de la maniére suivante:
« Nos individus different par une taille plus petite, une forme
plus ovale, moins paralléle. La scrobiculation du dernier tour en
arriére du bord externe parait aussi profonde mais est moins
étendue. L’ ouverture est identique et la position des dents et des pi:
plis la méme ; le pli pariétal parait cependant un peu plus pi.
sinueux; le bord basal ne présente sur les trois individus qu’ une Neng
seule dent, mais le bord externe posséde, chez un specimen,
une petite dent supplémentaire, entre les deux dents du type,
qui est contigue a la dent supérieure. .
« Longueur: 11 */, mill.; diam. max. 6 mm. Ri:
\ « Longueur de l’ouverture: 5 mm.; largeur: 4 mm. (2) ».
Il ne semble guére possible, étant donné la grande variabilité
de l’ Ennea cavidens Martens 4 Fernando Poo, de conserver la
distinction établie par A. A. Girard.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude;. "i; a
6 juillet 1902 (L. Fea); quelques exemplaires (?). Wa:
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’ altitude; |
() MARTENS (Dr. E. von). — Die von Prof. Dr. R. Buchholz in Westafrika gesam-
melten Land- und Siisswasser-Mollusken; Monatsder. d. Kon. Akad, der Wissenschaft.
zu Berlin; 1876, p. 267.
(2) GIRARD (A. A.). — Description de deux Ennea nouveaux de l’île Fernando Pò;
.Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa; 2.2 série, Ti 1892, p. 244, n.0 2, Pl. I,
fig. 2. [Ennea (Gulella) cavidens, Martens, var. Fernando-Poensis].
(5) Cette espèce a été recueillie, au Cameroun, par de EEL OWET naturalistes : Ne
| voyageurs, notamment dans les localités suivantes: :
x
Bibundi (P. DusEN, Y. SJOSTEDT, Dr. J. R. JUNGNER, R. ROHDE); — Bonjongo
186 i. GERMAIN
aoùt-septembre 1901 (L. Fea); assez nombreux specimens recueillis
avec Ennea (Enneastrum) Martensi W Ailly (1). i
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
d’altitude; décembre 1901 (L. Fea); un individu recueilli avec
Ennea (Enneastrum) Martensi VAilly (1).
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 métres d’alti-
tude, (mars 1902) (L. Fea); quelques échantillons.
SIL
Enneastrum Pfeiffer, 1855 (°).
SIE
Ennea (Enneastrum) Martensi d’Ailly.
1876 Ennea complicata Martens, Monatsber. der k. Akad. d. Wissensch.
Berlin; Taf. IV, fig. 17-18 (nec descriptio).
1885 Ennea (Enneastrum) complicata Tryon, Manual of Conchology;
2.° série, Pulmonata; I, Pl. XIX, fig. 94-95.
1896 Ennea (Enneastrum) Martensi D’AILLY, Mollusques terr. eau douce
Kameroun; p. 15.
1905 Ennea (Enneastrum) Martenst BoetTGER, Nachrichisblatt d.
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 160, n.0 10.
En décrivant son Ennea complicata, le Doct. E. von Martens
ne s'est pas apercu que le dessinateur avait reproduit une espèce
différente laissée, par mégarde, dans le méme tube. A. d’Ailly,
dans son excellent travail sur les Mollusques du Cameroun, a
corrigé cette erreur et donné une très exacte description de
l’ Ennea Martensi, d’ailleurs fidéelement figuré par E. von Martens
sous le nom d’ Ennea complicata (*).
L’Ennea Martensi d’Ailly se fait remarquer par sa forme
obovée fortement accentuée, ses tours aplatis, séparés par des
sutures peu profondes, et son sommet très obtus. Les caractéres
de l’ouverture rapprochent beaucoup cette coquille de I’ Enea
(1) Cette dernière espèce est toujours plus rare,
(3) PFEIFFER (L.). — Versuch einer Anordnung der Heliceen nach naturlichen
Gruppen; Malakozoologische Blatter ; II, 1855, p. 173.
(3) La figure de Tryon (loc. supra cit. ; 1885) n° étant que la reproduction de celle
de E. von MARTENS, se rapporte également à 1’ Ennea Martensi @ Ailly.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 187
columellaris Martens ('), mais la forme générale est trés dif
ferente.
Les principales dimensions sont les suivantes :
Longueur totale : 10 millimetres.
Diamétre maximum : Lhe »
Diamétre minimum : 4t/, »
Hauteur de |’ ouverture: 3 !/, »
Diamétre de l’ouverture: 2 ?/, » (y compris l’ épaisseur
du péristome).
Les premiers tours de spire sont presque lisses; les autres
sont ornés de stries lamelleuses longitudinales obliques, un peu
onduleuses, serrées, médiocrement régulicres.
- Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 metres d’altitude;
6 juillet 1902 (L. Fea); deux exemplaires.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’ altitude
(L. Fea); un échantillon.
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
d’ altitude; (L. Fea); un individu.
§ 2.
Ennea (Enneastrum) conospira Martens.
1892 Ennea conospira MARTENS, Sitzungsb. Geselisch. naturf. Freunde
Berlin; p. 182.
1896 Ennea (Gulella %) conospira vp’ AiLLyY, Contributions Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 19, Pl. I, fig. 6-9 (Forma minor).
1905 Ennea (Gulella) conospira BoetTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 161.
C'est évidemment a la forme minor, décrite par A. d’Ailly (?),
que se rapportent les exemplaires recueillis, par L. Fea, a Vile
de Fernando Poo.
Ces individus mesurent seulement 4 */, millimetres de longueur
pour 2*/, millimétres de diamétre maximum et 2*/, millimétres
de diamétre minimum. Leur ouverture atteint 13/, millimétre de
hauteur sur 1*/, millimétre de diamétre.
- @) MARTENS (Dr. E. von). — Monatsber. der K. Akad. d. Wissensch. Freunde
Berlin; 1876, p. 266, Taf. IV, fig. 19-20.
?) ArLLy (A. D’) a décrit la forme minor sur un exemplaire unique trouvé a
Kitta (Cameroun) par P. DUSEN en aout 1890.
188 L. GERMAIN
En deécrivant la sculpture de cet Hnnea, A. d’Ailly constate:
« Le premier tour de spire est presque lisse, le second et le
troisiéme sont ornés de stries décurrentes, filiformes, et les suivants
de cotes serrées et obliques, un peu irréguliéres » (!).
En réalité, je n'ai pu retrouver les stries spirales des pre-
miers tours sur les exemplaires de Fernando Poo. Leur sculpture
est la suivante :
Le premier tour, trés petit, est lisse ; les deuxiéme et troisième
tours ont des stries longitudinales fines, réguliéres, trés peu obliques,
assez serrées; les autres tours montrent de petites còtes saillantes,
obliques, à peine arquées et subégales. Au dernier tour les. còtes
s atténuent sensiblement vers la dépression ombilicale et au voi-
sinage de I’ ouverture.
Comme tous les autres caractéres (forme générale, enroule-
ment des tours, ouverture, armature aperturale, etc.) concordent
parfaitement avec les descriptions et figures données par A. d’Ailly,
les exemplaires de Fernando Poo doivent étre considérés comme
une mutation ex sculpta de la variété minor d Ailly.
a
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’ altitude;
aoùt-septembre 1901 (L. Fea); quelques individus.
Ennea (Enneastrum) perforata d Ailly.
1896 Ennea (Enneastrum) perforata D' AILLY, Contributions Mollusques
terr. eau douce Kameroun; p. 16, Pl. I, fig. 11-13.
1905 Ennea (Enneastrum) perforata BoETtTGER, Nachrichtsblatt d.
‘ deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 160.
La sculpture de ce petit Hnnea est trés élégante. Le tours
embryonnaires, assez brillants, sont a peu prés lisses; les autres
sont ornés de costules saillantes, un peu obliques, non arquées,
subréguliéres et assez espacées. Au dernier tour ces costules, qui
restent bien saillantes, s’atténuent vers la dépression ombilicale
et prennent un profil compliqué par suite de la forme singuliére
de la base de la coquille.
A. d’Ailly définit le test de la maniére suivante:
Testa... tenuis, cereo-albida, nitidula, diaphana... ».
(1) AILLY (A. D’). — Contributions Mollusques terr. eau douce EGMen awn; 1896,
p. 19. i
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 189.
Les exemplaires recueillis par L. Fea montrent quelque difference:
leur test, relativement solide, subopaque, est recouvert d’ un
épiderme jaune corné clair et brillant sur les premiers tours,
marron jaunàtre sur les tours suivants. Le peristome, qui est
continu et nettement réfléchi, est d’un blanc pur brillant.
Longueur: 4-4'/, millimétres; diamétre: 2-2 ‘/, millimétres ;
hauteur de l’ouverture: 1 ‘/,-1+/, millimétre; diamétre de l’ ou-
verture: 1-1 */, millimetre.
i tha Fernando-Poo: entre 400 et 600 metres d' altitude; aout-
| septembre 1901 (L. Fea); quelques individus recueillis avec des
specimens de l Hnnea conospira Martens.
Ennea (Enneastrum) Girardi Germain, nov. sp. (*).
Pl) Vi, fig 1.46, el fig. 2a 4, dans le texte.
1915 Ennea (Enneastrum) Girardi GERMAIN, Bulletin Muséum hist.
natur. Paris; XXI, n.0 7 (Décembre), p. 284.
: Coquille subcylindrique; spire composée de 6-7 tours 4 crois-
sance réguliére, le premier très petit, le second subconvexe-aplati,
le troisiéme convexe, les autres bien convexes et séparés par des
sutures médiocrement profondes mais fortement marques; dernier
tour médiocre, atténué vers la base, avec une scrobiculation
| ponctiforme et une dépression ombilicale subtriangulaire peu étendue
et peu profonde; sommet obtus; ouverture subtriangulaire
retrécie à la base, anguleuse en haut, avec. cing dents ou
_lamelles: une lamelle pariétale oblique, saillante, plus voisine du
bord externe que du bord columellaire; deux dents palatales
assez saillantes et rapprochées, la dent supérieure toujours plus
faible, parfois méme réduite 4 un simple mamelon saillant; deux
dents columellaires saillantes dans une direction légérement
ascendante, subégales, faisant face aux dents palatales, l’inférieure
plus rapprochée du plan de l’ ouverture; péristome presque continu
. (les bords de |’ ouverture étant réunis par une callosité blanchàtre);
| bord externe subrectiligne ; bord columellaire a peine arque.
i Ù @ Espéce dédiée au naturaliste portugais A. A. Girard, bien connu par ses
DEEDeTChos sur les ALTARI des iles du Sele de Guinée.
190 | L. GERMAIN
Longueur: 41/, millimétres; diamétre maximum: 27/, milli-
métres; diamétre minimum: 2 millimétres; hauteur de l’ouverture:
13/, millimétres (*); diamétre de l’ ouverture: 1 */, millimetres (4).
Test solide, subopaque, peu brillant, d’un jaune grisatre; tours
embryonnaires presque lisses; les autres ornés de stries médiocres,
écartées, peu régulières, beaucoup plus saillantes au voisinage
des sutures qui, par suite, sont crénelées. Dernier tour avec
les stries atténuées prés de la depression ombilicale.
L’ Ennea (Enneastrum) Girardi Germain, présente quelques
variations.
Fig. 2 a 4 Ennea (Enneastrum) Girardi Germain.
Schemas de l’ ouverture, montrant le polymorphisme des dents et des
plis; X 15.
a) La forme de l’ouverture est plus ou moins nettement
trigone, mais reste toujours trés étroite a la base. La denticu-
lation type, telle qu'elle vient d’ étre décrite, est la plus fréquente.
Mais on observe des individus chez lesquels la dent palatale
supérieure est très reduite; d'autres ou elle est considérablement
réduite (Fig. 3, dans le texte). Enfin, chez certains specimens,
une petite denticulation supplémentaire s’intercale, 4 la base de
l’ouverture, entre les dents palatales et les dents columellaires
(Fig. 4, dans le texte).
8) Ls variations de la sculpture sont moins étendues. Le
test est plus ou moins finement strié suivant les individus con-
sidérés, mais il y a lieu de remarquer que les stries sont toujours
trés nettement accusées prés des sutures.
(1) Y compris l’ épaisseur du peristome.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 194
Y) Quant à la forme generale, elle permet de distinguer la
variété suivante :
Variété musolensis Germain, nov. var.
PI. VI, fig. 1.
Ennea (Enneastrum) Girardi GERMAIN, variété musolensis GERMAIN,
Bulletin Muséum hist. natur. Paris ; XXI, n.07 (Décembre).
Coquille plus étroitement cylindrique-allongée; spire composée
de 8 tours; test plus luisant, corné-jaunatre; méme sculpture
avec les sutures un peu plus fortement crénelées.
Longueur: 5*/, millimétres; diamétre maximum: 2‘/, milli-
metres, diamétre minimum: 2 millimétres; hauteur de l’ouverture:
1 3/, millimetre; diamétre de I’ ouverture: 1*/, millimetre.
L’ Ennea ( Enneastrum) Girardi Germain présente quelques
analogies avec |’ Hnnea (Enneastrum) serrata d Ailly (*), mais
il sen éloigne, en dehors de sa taille notablement plus faible (?),
par sa forme moins réguliérement cylindrique, par son ouverture
trigone et par les caractéres trés differents de son armature
aperturale.
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos; entre 0 et 400 métres
d’ altitude; décembre 1901 (L. Fea); un specimen.
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 métres d’ alti-
tude; janvier 1902 (L. Fea); quelques individus du type et un
exemplaire de la variété musolensis Germain.
Ilha Fernando-Poo: Moka; entre 1200 et 1500 métres d’ alti-
tude; fevrier 1902 (L. Fea); un échantillon.
Ennea (Enneastrum) Hidalgoi Girard.
PI. VII, fig. 7-8.
1894 Ennea (Gulella) Hidalgot GrraRD, Jornal sc. mathemat. phys. e
natur. Lisboa; 3.2 série, IV, p. 204, n.° 1.
(*) AILLY (A. D’). — Contribution Mollusques terr. eau douce Kameroun,; 1896,
| p. 47, Pl. I, fig. 38-41.
(2) Le type decrit par A. DAtLLy mesure 7 millimétres de longueur sur 22/; mil-
limétres de diamétre, L’ ouverture atteint 2 millimétres de hauteur et 2 millimétres
de diamétre, |
192 L. GERMAIN
Coquille petite, subcylindrique, atténuée a la base; spire com-
posée de 7 tours a croissance lente et régulière, peu convexes et
de moins en moins convexes du sommet vers la base; sutures
linéaires peu profondes mais bien marquées; dernier tour petit,
attenué a la base, avec deux scrobiculations médiocres et une
dépression ombilicale assez profonde mais peu étendue; ouverture
subirigone, subanguleuse en haut, retrécie vers la base; une
lamelle pariétale forte, saillante, un peu oblique, subarquée, plus
voisine du bord externe que du bord columellaire; une dent
palatale bifide; deux dents columellaires bien marquées, TV infe-
rieure plus saillante et plus forte; péristome continu, épaissi,
réfléchi, d'un blanc pur; bord externe subsinueux, légérement
arqué en avant; bord columellaire subrectiligne dans une direction
oblique.
Longueur: 3*/, millimétres; diamétre: 4 */, millimetre;
hauteur de l’ouverture: 1 millimetre; diamétre de I’ ouverture:
1 millimétre (y compris |’ épaisseur du péristome).
Test 4 peine subtransparent, recouvert d’un épiderme gris
jaunatre; stries longitudinales d’ une grande finesse, subverticales,
irrégulieres.
Cette description complete celle donnée par A. A. Girard qui
rapproche son espéce de l’ Hnnea (Hnneastrum) Albersi Pfeiffer (93
du Natal. En réalité 1’ Zrnnea (Enneastrum) Hidalgot Girard,
appartient a la serie des Enneastrum de petite taille [Hnnea
(Enneastrum) conospira Martens, Ennea (Enneastrum) per-
forata d’Ailly, etc.] et se rapproche principalement de 1° Ennea
(Enneastrum) Girardi Germain dont il se différencie surtout
par les caractéres de son armature aperturale et de son ornemen-
tation sculpturale.
Ilha Annobon: entre 0 et 50 métres d’ altitude; 4. mai 1902
(L. Fea); un exemplaire (?).
() PFEIFFER (L.). — Proceedings Zoological Society of London: 1854, p. 295 (Pupa
Albersi); Malakozoologische Blatter, II, 1855, p. 61 (Ennea Albersi); et Novitates
Conchologicae; I, 1855, p. 38, n. 65, Taf. X, fig. 15-47.
(2) Cette espèce a été découverte par le voyageur portugais F. Newton sur les
bords du lac Apata, vers 200 métres d’altitude, et a St, Pedro (Annobon). Elle wal
parmi les detritus vegetaux.
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE | 193
§ 3.
Ennea (Enneastrum) Feai Germain, nov. sp (').
PI. VI, fig. 7 à 10, et fig. 5, dans le texte.
Paris; XXI, n.0 7 (Décembre), p. 285.
Coquille petite, ovoide un peu ventrue; spire composte de 7
tours convexes a croissance assez rapide, séparés par des sutures
profondes: premier tour très petit, légére-
ment mamelonné; deuxiéme et troisiéme
tours subconvexes; autres tours convexes;
dernier tour médiocre, arrondi, atténué vers
la base, avec une dépression ombilicale assez
profonde limitée par une angulosité mar-
quée; ouverture a peine subquadrangulaire,
petite, oblique, anguleuse en haut, a bords
marginaux réunis par une callosité blanchatre
Sanna très fortement accentuce; une lamelle parié-
neastrum) Feai Ger- tale saillante, oblique, située plus prés du
3
a
i
main. i bord externe que du bord columellaire; une
Schema de l’ouver- i i È 5
arene 0S. dent palatale petite mais bien saillante,
convergente par rapport a la lamelle parié-
tale, li au péristome; péristome continu, épaissi, nettement
| réfléchi; bord externe arqué en avant; bord columellaire subrecti-
ligne, réfléchi sur la région ombilicale. :
. Longueur: 24/, millimétres, diamétre: 1*/, millimétre; hauteur
ok l ouverture: 1 millimetre ; diamétre de ouverture: */, milli-
métre. ;
Test luisant, solide, subtransparent, recouvert d’un. épiderme
corné clair, un peu jaunàtre sur les premiers tours.
Premier tour lisse, deuxiéme et troisiéme tours avec des stries
longitudinales extrémement fines; autres tours ornés de petites
| cotes trés saillantes, espacées, obliques, subégales, blanches
C sur la tranche i 5 au dernier tour ces còtes ne sont
_ () Espèce dediée au voyageur italien L. Fea, Assistant au Musée Civique d’histoire
| naturelle de Génes.
‘
To Ann, del Mus, Civ. di St, Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1916). 13
1915 Ennea (Enneastrum) Feai GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
194 L. GERMAIN
pas sensiblement atténuées jusqu’a la caréne qui entoure la région
ombilicale: elles pénétrent dans cette depression où elles s’atténuent
progressivement.
Cette espéce, remarquable par sa sculpture, a été recueillie
en compagnie des Ennea (Enneastrum) conospira Martens et
Ennea (Enneastrum) perforata dAilly, avec lesquels elle ne
saurait étre confondue.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aoùt 1901 (L. Fea); un exemplaire. i
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 600 et 700 métres d’alti-
tude; janvier 1902 (L. Fea); un individu.
§ IV.
Excisa d'Ailly, 1896 (1).
Ennea (Excisa) boangolensis d’Ailly.
Pl. IX, fig. 2-3.
1896 Ennea (Eacisa) Boangolensis p’AILLY, Contribution Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 21, Pl. I, fig. 26-27.
1905 Ennea (Excisa) boangolensis BOETTGER, Nachrichisblatt d. deutschen —
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 161. ;
Voici encore un Ennea du Cameroun retrouvé a Vile de
Fernando-Po par le voyageur italien L. Fea.
L’ Ennea boangolensis d’Ailly est une petite coquille remar-
quable par les caractéres de son ouverture et par sa sculpture.
L’ ouverture arrondie, subverticale, montre a la jonction de
son bord supérieur une longue excision étroite orientée dans une
direction ascendante; elle est ornée de huit plis: un pli pariétal
gros, obliquement arqué; quatre plis palataux subhorizontaux et
paralléles; enfin trois plis columellaires inégaux, celui du milieu ~
étant le plus développé. Le péristome, très épaissi et bien dilate,
a ses bords réunis par une forte callosité blanche.
La sculpture est également particuliére: les deux tours em-
bryonnaires sont lisses (le premier est mamelonné, le second plus
développé en hauteur que le troisiéme); les autres ont de petites
(1) AILLY (A. D’) — Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun; 1896, p..20,
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 195
còtes très arquées, obliquement dirigées de droite a gauche (!),
subégales et presque équidistantes, moins arquées et moins obliques
au-dernier tour ou elles sont, en outre, nettement atténuées
prés de l’ombilic.
Le test est épais, solide, subtranslucide, recouvert d’un épi-
derme corné clair sur les premiers tours, d’un jaune marron plus
foncé aux tours suivants. Le péristome est d’un blanc peu brillant.
Longueur: 8/, millimétres; diamétre maximum: 27*/; milli-
métres; hauteur de l’ouverture: 1//, millimétre; diamétre de
l’ouverture: 1‘/, millimétre; longueur de l’excision: 1 */, milli-
metre.
Comparée au type du Cameroun (7) tel qu'il a été décrit par
A. A. @Ailly, la coquille de Fernando Poo n’en differe que par
sa taille un peu plus faible (*) et par la couleur de son test.
A. A. d’Ailly dit, en effet: « Testa.... diaphana, albido-
cornea (?) .... » (4. Mais Pexemplaire étudié par d’Ailly ayant
été recueilli mort et décoloré, cette différence s’ explique tout
naturellement.
Une autre espéce du Cameroun, également deécrite d’aprés
un échantillon unique (°) est l’Ennea (Excisa) Duseni d Ailly (°).
Elle est trés voisine de l Ennea boangolensis d’Ailly mais s’en
distingue, en dehors de sa taille plus petite (*), par sa forme
plus ventrue et par son ouverture armée seulement de six plis:
un pli pariétal, trois plis palataux et deux plis columellaires (8).
Il existe enfin une troisiéme espéce appartenant au sous-genre
Excisa: | Ennea (Excisa) Lamollei Germain (°), du Libéria,
qui n’a que de lointains rapports avec les deux précédentes.
(1) En regardant la coquille du còté de 1° ouverture.
(2) Le type a été recueilli à Boangolo par P. Dusén.
(5) Le type mesure 6 1/, millimétres de longueur pour 2 1/, millimétres de diamétre.
Son ouverture a 2 millimètres de longueur sur 11/, millimetre de largeur.
(4) AILLY (A. D’) — Loc. supra cit.; 1896, p. 24.
(3) Recueilli par P. Dusén. La localite precise n° a pas été indiquée.
(6) AILLY (A. D’). — Loc. supra cit.; 1896, p. 20, Pl. I, fig. 22-25.
(7) Longueur: 5 millimétres; diamétre: 2 millimétres; longueur de l’ ouverture:
2 millimétres; diamétre de ouverture: 11/, millimétre; longueur de 1° excision:
4 millimétre. ;
(8) Le pli columellaire inférieur est très petit et profondément placé.
(9) GERMAIN (Lou1s). — Contributions faune malacologique Afrique equatoriale;
XXVI: Mollusques recueillis par M. le lieut. Lamolle a Querké, sur la frontiere
| francaise du Liberia, Bulletin Muscum hist. natur. Paris; 1911, n.°4, p. 232, fig. 53,
Y
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me ee
Pe
Ars
Feta
3a
o
196 L. GERMAIN
Ilha Fernando-Poo: Moka, entre 1300 et 1500 métres d’ alti-
tude ; fevrier 1902 (L. Fea); un exemplaire. Cette espèce n’avait
jamais été retrouvée.
§ V.
Sphinctostrema Girard, 1894 (*).
Ennea (Sphinctostrema) Bocagei Girard.
PI. VII, fig. 12 a 15. ;
1894 Ennea (Sphinctostrema) Bocaget GIRARD, Jornal sc. mathem.
phys. e natur. Lisboa; 2.° serie, IV, p. 206.
Decouverte par le voyageur portugais F. Newton sur les bords
du lac Apata, vers 200 métres d’altitude (ile d’Annobon), cette
remarquable espéce a été décrite, par A. A. Girard, d’aprés un
échantillon unique. Elle n’avait jamais été retrouvée. L. Fea en
a recueilli une dizaine d’exemplaires dans les parties boisées de
Vile d’ Annobon.
| L’ Ennea (Sphinctostrema) Bocagei Girard est une coquille
qui atteint de 5 a 6 millimétres de longueur sur 3 millimétres
de diamétre maximum et 2 */, millimétres de diamétre minimum.
Elle est de forme générale ovalaire subcylindrique avec les pre-
miers tours comme aplatis, ce qui rend le sommet extrémement
obtus. Les autres tours sont peu convexes et le dernier, assez
grand, bien descendant vers la base, est trés fortement comprimé
latéralement si bien que, vu par la face aborale, il a l’ aspect
d’une caréne obtuse. Il présente de plus, du còté extérieur, une
scrobiculation subponctiforme et, du cdté de Vombilic, une
dépression subtriangulaire assez étendue mais peu profonde.
L’ ouverture, subverticale et étroite, a la forme générale d’un Y.
La figure 12 de la Pl. VII fera mieux comprendre que toute
description les caractères singuliers de l’ouverture de cette espéce.
Ajoutons qu'il existe une lamelle pariétale et une lamelle trans-
versale (partant du bord externe) saillantes, ainsi que deux den-
ticulations profondément placées.
Le test est solide, subtransparent, médiocrement brillant,
sauf sur les premiers tours ou il est un peu luisant. Il est
(1) GIRARD (A. A.). — Mollusques terrestres et fluviatiles de l’ ile d’Anno-Bom
(Golfe de Guinée); Jornal sc, mathemat. phys. e natur. Lisboa; 2.* serie, IV, 1894,
p. 206,
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MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 197
recouvert d’un épiderme jaunacé clair, plus sombre sur les derniers
tours. Le péristome, bien réfiéchi, continu, est d’un blanc brillant
presque pur. .
Les premiers tours sont lisses ; les autres montrent des stries
longitudinales extrémement fines et delicates , subverticales, un
peu plus accentuées aux sutures. i
On ne connait actuellement que deux espéces appartenant au
sous-genre Sphinctostrema: celle dont il vient d’étre question,
et Ennea (Sphinctostrema) Joubini Germain (') de Vile du
Prince, qui en différe essentiellement, en dehors des caractéres
spéciaux de sa spire et de son ouverture, par sa sculpture
costulée. |
Ilha Annobon: en pleine forét, entre 400 et 300 metres
Poi altitude ( L. Fea); une dizaine d’ exemplaires.
§ VI.
Ptychotrema Morch, 1852 (?)..
Ennea (Ptychotrema) mucron ata Martens.
1876 Ennea mucronata MARTENS, Monatsber. der Kon. Akad. d. Wis-
senschaft.. Berlin; p. 264, Taf. IV, fig. 8-11.
1885 Streptostele (Ptychotrema) IRAE ENE TRYON, Manual of Concho-
logy, 2.° série, Pulmonata; I, p. 110, Pl. XIX, fig. 9-11. i
1889 Ptychotrema mucronatum BOURGUIGNAT, Mollusques Afrique
equatoriale, p. 124.
1896 Ennea (Ptychotrema) mucronata D'AILLY, Contribution Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 22.
| 1905 Ennea ( Ptychotrema) mucronata BoeTtTGER, Nachrichtsblatt d.
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 161, n.0 13.
Les caractéres de cette espéce varient peu. La ille elle méme
reste assez constante ainsi que le montre le tableau suivant
(1) GERMAIN (LOUIS). — Bulletin Muséum hist. natur. Parts; 1942, n.° 5, p. 318;
is et Annali del Museo Civico di Storia Natur. di Genova; 3. serie, V (Vol. XLV),
45 sept. 1912, p. 346 (tirés à part, p. 12), PI. IV, fig. 13-14-45. it
(2) MORCH (0. A. L.). — Catalogus conchyliorum quae reliquit D. Aon OR?
Dr d’Agvirra et Gadea, comes de Yoldi; Fasc. I, 1852, p. 32.
198 L. GERMAIN
donnant, en millimétres, les dimensions principales de quelques
specimens provenant de Buea (Cameroun):
Longueur | Diamétre Diamétre | Hauteur Diamètre
totale | maximum ; minimum de l’ ouverture (') de ouverture (1)
aloe wml Ss o/,. mill. 8 mill. | 8 mill. | 6 mill.
96 at “yy 9 » hohe » deo} » 6 »
Meg eR e ei,
95 » 8 3 i 4 » 8 »
Oh » 8 » 7 4 li 9 »
Les premiers tours de spire sont étroits et acuminés; ils sont
couverts de stries longitudinales fines et assez serrées, plus fortes
prés de la suture; les autres tours présentent de petites costula-
tions obliques, subonduleuses, subégales et assez réguliérement
espacées, principalement fortes aux trois derniers tours. Les sutures
sont nettement submarginées.
Les individus frais sont subtransparents , d’un corné clair,
avec un péristome blanc brillant.
Variété minor Germain, nov. var.
Coquille légèrement moins ventrue que le type; méme enrou-
lement et méme sculpture, mais ne mesurant que 20 '/, millimetres
de longueur sur 7 millimetres de diamétre maximum et 6 milli-
métres de diamétre minimum. L’ ouverture a 6 millimétres de
hauteur pour 5 Hens de diamétre (y compris I’ épaisseur
du péristome).
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude;
6 juillet 1902 (L. Fea); assez nombreux exemplaires.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’ alti-
tude; aout 1901 (L. Fea); un individu de la variété minor
Germain.
(!) Y compris l’ épaisseur du péristome.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 199
Ennea (Ptychotrema) Tullbergi @ Ailly.
1896 Ennea (Piychotrema) Tullbergi p’ AiLuy, Contribution Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 23, Pl. I, fig. 42-43.
1905 Ennea (Ptychotrema) tullbergi BoetTGER, Nachrichtsblatt der
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 162, n.° 14.
Une particularité de cette espéce est sa sculpture: les quatre
premiers tours de spire sont lisses et très brillants, avec seulement
quelques traces de stries contre la suture; les tours suivants sont
ornés de stries costulées obliques, un peu onduleuses, plus saillantes
près des sutures. Au dernier tour l’accentuation des stries près
de la suture est particuli¢rement sensible.
Les dimensions des individus recueillis par L. Fea varient
dans les proportions suivantes :
Longueur Diamétre Diamétre outed | Pie Localités
totale maximum minimum ouverture (1) 1’ ouverture uy
Rene As fy anil ies oils SS ile at
= 1 ) »
13 » 4 » 3 / 9 » A ) 3 Masala
eal 5 Te ye Non asp Ana DIS »
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13°/,mill 14%), mill.)4 = mill 4 mill)3 mill! poi 3
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19 È 4 “ 94 es ‘ 91 È. È 9 È S. Carlos
L’examen de ce tableau montre que le polymorphisme de cette
espéce n’est pas très étendu. Il existe cependant, notamment
parmi les specimens provenant de Basilé, des individus plus
ventrus et d’autres chez lesquels les tours de spire sont moins
convexes. :
(1) Y compris l’ épaisseur du péristome.
200 L. GERMAIN
Le test est brillant, corné jaunàtre aux premiers tours, marron
un peu verdatre aux tours suivants.
Il est certain que cet Hnnea est très voisin de l’ Ennea
mucronata Martens dont il semble une réduction. Il s’en distingue
cependant, en dehors de sa taille plus petite, par sa spire plus
cylindrique, par son sommet moins acuminé et par l’absence de
sculpture sur les tours supérieurs.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aoùt-septembre 1901 (L. Fea); assez nombreux exemplaires. _
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 metres
@ altitude; décembre 1901 (L. Fea); six specimens.
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 600 métres d’alti-
tude, janvier 1902; et entre 500 et 700 métres d’ altitude,
mars 1902 (L. Fea); assez nombreux échantillons.
_ Ilha Fernando-Poo: Moka, entre 1300 et 1500 metres d’alti-
tude; fevrier 1902 (L. Fea); un individu. .
Ennea (Ptychotrema) Buchholzi Martens.
1876 Ennea Buchholzi MARTENS, Monatsber. der Kon. Akad. der Wis-
senschaftt. zu Berlin; p. 265, Taf. IV, fig. 12-13.
1885 Streptostele (Ptychotrema) Bonjongoensis Trron; Manual of Con-
} chology ; 2° série, Pulmonata ; p. 110, Pl. XIX, fig. 5-6.
1889 Enneastrum Buchholzi BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique equa-
toriale; p. 127.
1896 Ennea (Ptychotrema) Buchholzi vp’ AILLY, Contribution Mollusques
terr. eau douce Kaméroun; p. 24.
1905 Ennea (Piychotrema) buchholzi BorrtceR, Nachrichtsblatt der
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 162, n.° 15.
Appartenant au méme groupe que les précédentes, cette espéce
s'en distingue par sa forme générale beaucoup plus cylindrique
et par sa sculpture plus délicate.
Le test est d’un jaune clair médiocrement brillant; les deux
premiers tours sont finement striés; les autres sont ornés de
petites costules peu saillantes, assez obliques, subégales, crispées
prés des sutures (qui sont nettement marginées) et onduleuses
au dernier tour. O
Les specimens recueillis par L. Fea mesurent de 13 à 14
millimétres de longueur sur 4*/,-4'/, millimétres de diamétre
CP VO PE
POTTER
TIA FITTE LIO CIS SG
Sc Ss
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4 * | È.
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 901
x
maximum et 14 millimétres de diamétre minimum. L’ ouverture
atteint 4 millimétres de hauteur sur 2*/, millimetres de diamétre.
_ Ces dimensions sont très sensiblement celles indiquées par le
Doct. E von Martens ('), mais il existe des individus beaucoup plus
grands. Tel est le cas de celui signalé par A. A. d’Ailly qui
atteint « ’énorme longueur de 18 mill. sur 5 de diamétre. Sur
le bord columellaire de ce sujet, entre les deux dents supérieures,
se trouve un grand tubercule qui s’approche beaucoup du bord » (?).
Cette variété major a été recueillie au Cameroun.
G. W. Tryon (°) a, bien a tort, classé cette espéce dans le
genre Streptostele. Il a été, par suite, conduit a changer le nom
donné par le Dr. E. von Martens puisqu’il existe deja un
Streptostele Buchholzi Martens. Le vocable de Streptostele Bon-
jongoensis proposé par Tryon ne saurait étre accepté et I’ espéce
décrite par le Dr. E. von Martens doit rester dans le genre Ennea.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude ;
aoùt-septembre 1901 (L. Fea); quelques exemplaires recueillis
avec de nombreux individus de l’ Ennea Tullbergi dW Ailly.
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
d’altitude; décembre 1901 (L. Fea); un specimen récolté avec
Ennéa Tullbergi dAilly. |
Genre Streptostele Dohrn, 1866 (1).
SL
Streptostele sensu stricto.
Streptostele (Streptostele) Buchholzi Martens.
PI. VII, fis. 9-10.
1876 Streptostele Buchholzi MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. der
Wissensch. Berlin; p. 262, Taf. Ill, fig. 16-17.
(1) E. von MARTENS (Monatsber. d. Kon. Akad. der Wissenschaftl. zu Berlin,
1876, p. 265) donne comme dimensions: longueur: 14 mill.; diamétre: 4 mill.; hauteur
de l’ ouverture: 4 millimétres; diamétre de l ouverture: 3 millimétres.
(2) AILLY (A. A. D’). — Contribution Mollusques terr. eau douce Kameroun ;
1896, p. 25. }
(5) TRYON (G. W.). — Manual of Conchology; 2.° série, Pulmonata,; I, 1885, p. 140.
(4) DoHRN (H.) — Die Binnenconchylien von Ilha do Principe; Malakozoolog.
| Blitter ; XIII, 1866, p. 128.
209 L. GERMAIN
1885 Streptostele Buchholzi Tryon, Manual of Conchology; 2.° série,
Pulmonata, 1, p. 108, Pl. XX, fig. 76.
1887 Streptostele Buchholzi SMITH, Proceed. zoological Society of
London; p. 127.
1896 Streptostele Buchholzi p’A1LLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 25.
1905 Streptostele buchholzi BoettGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 162, n.° 16.
Seulement connue au Cameroun, où elle a été signalée dans
d’assez nombreuses localités (*), cette espéce a été retrouvée,
par L. Fea, non seulement 4 l’ile de Fernando-Poo, mais encore
au Congo francais, ce qui étend considérablement son aire de
dispersion.
La taille des specimens varie entre 12 et 14 millimétres (?);
quelques rares individus atteignent jusqu’a 15 et méme 16 mil-
limétres de longueur (?).
Le test est assez solide, subtransparent, d’un corné pale un
peu rougeàtre sur les premiers tours, plus clair, presque blanc
au dernier tour. Le tours embryonnaires sont lisses; les autres
sont garnis des stries longitudinales équidistantes, élégamment
burinées, plus saillantes près des sutures qui sont fortement mar-
ginées et nettement crénelées.
Les jeunes ont une coquille plus conique et plus élargie a la
base que les adultes; leurs spire est a tours un peu plus con-
vexes, avec un dernier tour subanguleux, atténué vers la base.
La sculpture ne différe pas sensiblement de celle des individus
ayant acquis leur complet développement: les trois premiers tours
sont lisses, les autres sont ornés d’ élégantes costules subverticales,
presque réguliérement disposées et beaucoup plus accentuées près
des sutures qui sont déjà fortement marginées. A ce stade, la
coquille atteint de 5 a 6 millimétres environ de longueur.
Cette espèce vit en compagnie des Subulina angustior
(1) Kumbe (P. Dusén); N° Dian, Bonge (Y. Sjostedt): Bibundi (P. Dusén, Y. SjOstedt,
R. Rohde); Boana (J. R. Jungner); Bonjongo (R. Buchholz); Buea (Pfeiffer, Dr. O. Stau-
dinger).
(2) Diamétre maximum: 4 1/, millimétres; diamétre minimum: 4 millimetres;
hauteur de l’ ouverture: 4 1/, millimétres; diamétre de l’ouverture: 21/, millimétres.
(5) Le sommet de la spire est assez frequemment devié a droite. Cette particula-
rité, déjà signalée par A. d’Ailly (Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun;
1896, p. 26) n’est pas rare chez les individus recueillis à l’ile de Fernando-Poo par
L. Fea. :
-MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 903
Dohrn (1), Subulina striatella Rang, et du Pseudoglessula
pileata Martens, mais elle est beaucoup moins commune.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’ altitude;
6 juillet 1902 (L. Fea); 2 exemplaires.
Cameroun: Victoria, juillet 1902 (L. Fea); un specimen.
Congo francais, Fernand Vaz, aout et septembre 1902 (L. Fea);
quelques individus.
Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aout et septembre 1901 (L. Fea); assez nombreux échantillons
(jeunes et adultes).
Fernando-Poo: Punta Frailes, aber 1901 (L. Fea);
un exemplaire jeune et un exemplaire adulte.
Fernando-Poo: Musola, entre 600 et 700 métres d’ altitude;
janvier 1902 (L. Fea); une dizaine d’ échantillons de grande taille.
Fernando-Poo: Moka, entre 1300 et 1500 métres d’ altitude ;
fevrier 1902 (L. Fea); un exemplaire.
§ IL.
EKustreptostele Germain, 1915, nov. subg. (°)
Streptostele (Eustreptostele) truneata Germain, nov. sp.
Pl. VII, fig. 3-4.
1915 Streptostele (Eustreptostele) truncata GERMAIN, Bulletin Museum
hist. natur. Paris; XXI, n.0 7 (Décembre), p. 286.
Coquille petite, turriculée; spire composée de 7 tours a crois-
sance réguliére et assez rapide; premier tour trés petit; deuxiéme
tour gros, bien convexe; troisiéme tour moins convexe; autres
tours subconvexes; dernier tour subcylindrique ovalaire, un peu
attenué a la base; sommet obtus; sutures linéaires, trés fortement
marginées; ouverture oblique, pyriforme allongée, anguleuse en
() DOHRN (H.). — Die Binnenconchylien von Ilha do Principe; Malakozoolog.
Blatter; XIII, 1866, p. 127, n.° 11 [Stenogyra (Subulina) angustiori.
(3) GERMAIN (LotIs). — Contributions faune malacologique Afrique équatoriale ;
XLI: Mollusques nouveaux des iles du Golfe de Guinée; Bulletin Muséum histoire
natur. Paris; XXI, 1915, n° 7 (Décembre), pi 285.
bad
904 L. GERMAIN
haut, arrondie en bas, à bords marginaux réunis par une callosité
blanchàtre; péristome épaissi, trés légèrement réfléchi; bord externe
subsinueux et arqué en avant; columelle bien et régulièrement
arquée, brusquement et subhorizontalement tronquée a la
base; ouverture laissant voir, par transparence, les còtes dont le
test est orné.
Longueur: 4 */, millimétres; diamétre maximum: 1 ‘/, milli-
métre; hauteur de l’ouverture: 1‘/, millimétre; diamétre de
l’ouverture : 3/, millimétre.
Test un peu épais, solide, luisant, jaune corné trés clair,
absolument transparent; tours embryonnaires lisses; autres tours
ornés de petites cotes saillantes, obliques, peu régulières, trés
espacées, subéquidistantes, beaucoup plus accentudes sur la
partie marginée de la suture qui est ainsi fortement
crénelée ('); dernier tour avec les mémes còtes longitudinales,
mais plus serrées, presque réguliéres, remplacées, en dessous, par
des stries longitudinales fines, atténuées vers l’ ombilic.
Cette espéce est une des plus intéressantes de toutes celles
recueillies par L. Fea. Elle est parfaitement caractérisée par sa
sculpture et par la troncature de sa columelle. Ce dernier caractére
en fait un type aberrant du genre Streptostele. C'est pour cette
raison que j'ai crée, pour elle, le nouveau sous-genre Hustrep-
tostele dont la position systematique reste, toutefois, un peu.
incertaine puisqu’on ne connait pas l’anatomie du Streptostele
truncata Germain. |
Cependant la forme générale, le mode d’ enroulement des tours
de spire et les particularités de |’ ouverture (*) rappellent tout a
fait les Streptostele. Ce rapprochement est encore accentué par
ce fait que, sur |’ échantillon étudié, j'ai retrouvé quelques vestiges
de l’animal: celui-ci est orangé:comme chez un grand nombre
d’espèces d’ Ennea et de Streptostele.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’ altitude ;
aout 1901 (L. Fea); un exemplaire.
(1) Les còtes sont atténuées, et en certains endroits, presque effacées a Za base
des tours de spire.
(2) Notamment le bord externe qui est sinueux et arqué en avant comme chez
presque toutes les espéces du genre Streptostele.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 205
Famille des HELICARIONIDAE.
hi | Genre Helicarion de Férussac, 1821 (1).
§ 1.
Granularion Germain, 1912 (?).
Helicarion (Granularion) pertenuis d Ailly.
1896 Helicarion (Africarion pertenuis D’AiLLy, Contribution Mollusques
| terr. eau douce Kaméroun; p. 30, PI. I, tig. 49-54.
1905 Helicarion (Africarion) pertenuis BorTTGER, Nachrichtsblatt d.
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 162.
i Cette espéce posséde un test extrémement mince, pellucide,
| presque membraneux, d’un jaune succiné brillant. Ses tours embryon-
naires montrent une sculpture réticulée d’une grande délicatesse.
Sur les. autres tours, les stries spirales, qui restent constamment
d'une grande ténuité, sont plus sensibles près des sutures. Quant
aux stries longitudinales, elles sont également trés fines, obliques,
inégales, un peu plus fortes et plus irréguliéres sur la partie du
dernier tour avoisinant l’ ouverture (3).
| Diamétre maximum: 9 millimétres; diamétre minimum: 7 mil-
limétres; hauteur: 4 4/, e diamétre de |’ ouverture:
6 millimétres; hauteur de |’ ouverture: 5 */, millimétres.
au Cameroun par Y. Sjéstedt. Il appartient a un petit groupe
d’ espéces très voisines les unes des autres et qui se différencient
turale [Helicarion (Granularion) columellaris d Ailly (4),
Helicarion (Granularion) depressus d' Ailly (?) ].
(1) FERUSSAC (D’AUDEBARD DE). — Tableaux systématiques des animaux Mol-
lusques ; 1821, p. XXXI.
(2) GERMAIN (LouIs). — Contributions à la faune malacologique de |’ Afrique
équatoriale; XXXII. Sur quelques Mollusques de la Guinée francaise recueillis par
M. E. Duport; Bulletin Museum hist. natur. Paris; 1912. n.° 4, P. 204, 256.
€) Sur le tiers environ du dernier tour.
() AILLY (A. D°). — Contribution Mollusques terr. eau douce du Kameroun;
1906, p. 34, Pl. II, fig. 1-8 [Helicarion (Africarion) columetllaris].
(3) AILLY(A. D’). — Loc. supra cit.; 1896, p. 32. [Helicarion (Africarion) depressus].
Bo; ua VISA RIU CIT
L’ Helicarion pertenuis d Ailly a été primitivement découvert
principalement d’apréès les caractéres de leur ornementation sculp-.
p
nips Le ord du (0 locomoteur a tous > nos ee
est pale, unicolore » Cr ge | : )
(1) AILLY (A, D’). — Loc. supra cit.; 1896, p. 3h.
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 207
Famille des HELIXARIONIDAE.
Genre Thomeonanina Germain, 1909 (*).
Thomeonanina hepatizon Gould.
1845: Helix hepatizon GOULD, Proceed. Boston Society; ll, p. 38.
1853 Helix hepatizon PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
aE, pe 465) me tae)
— 1868 Helix hepatizon MORELET, Mollusques Voyage Welwitsch; p. 54,
IRSA TODI Iene.
1868 Helix hepatizon Tease. Journal de Conchyliologie; XVI, p. 126.
1881 Nanina hepatizon FiscHER, Manuel de Conchyliologie; p. 226.
1882 Helix hepatizon GREEF, Zoolog. Anzeiger; V, p. 521, n.° 13.
1886 Nanina hepatizon Tryon, Manual of Conchology ; Qe ui Pul-
monata; I, p: 34, Pl. IX, fig. 34.
1886 Nanina hepatizon NoBRE, Bolet. da Soc. Geogr. de Lisboa; p. 214.
1888 Nanina hepatizon Crosse, Journal de Conchyliologie; XXXVI,
pollo ran:992:
1891 Nanina hepatizon NoBRE, O Instituto; p. 933.:
1908 Nanina hepatizon GERMAIN, Bulletin ‘isdn hist. natur. Paris,
ome aps, 159.
1909 Thomeonanina hepatizon GERMAIN, Archives zoologie exper. gener. ;
5.° série, I, p. 99.
1909 Nanina hepatizon NoBRE, Bulletin Societé portugarse Sciences na-
turelles ; Lisbonne II, suppl. I, p. 79.
Cette belle coquille, figurée exactement par A. Morelet, (?)
varie considérablement quant a taille. Quelques individus, qui
n’atteignent que 24-25 millimétres de diamétre maximum, cons-
tituent une forme minor bien définie (*). D’ailleurs le tableau
suivant précise l’étendue de ces variations.
Numéros 7 5 : Diamétre Hauteur
des Diamétre Diamétre Hauteur e e
echantillons | POAFIMUM minimum totale l’ouverture (5) ouverture (5)
l sioni Peel 240 real ee
2 31 eed ref > 18 » 17 » 16 »
3 29 » 26 » 19 » 15 » 14 »
4 28 » 26 » 19 » 15 » 14 »
5 27 » 24 > 18 » 14 >» 13 »
6 Sih » 25 » 1 20 » Noy ies oy 13 »
7 26 » R4 » It > 13 » 13 »
8 RO Pj FRA 17 » 13 » 13 »
9 24 » a » le» iano 12 »
(1) GERMAIN (Lours). — Recherches sur la faune Malacologique de l’ Afrique équa-
toriale; Archives Zoologie experimentale et generale; LI (5.° série, t. I) avril 1909, p. 99.
(?) La coloration est, toutefois, un peu trop jaune.
(3) Exemplaire n.° 9 du tableau de la page 58.
(4) Y compris l’épaisseur du péristome.
208 L. GERMAIN
Le polymorphisme de cette Nanine est assez étendu. Il existe
des individus subdepressa et, plus rarement, depressa (n° 2 du
tableau ci-dessus) et des individus alta, d’ailleurs réunis par tous
les intermédiaires, si bien que la création de variétés. serait pure-
ment illusoire. La spire est, par suite, plus ou moins élevée et
les tours plus ou moins convexes, parfois méme légérement étagés.
Le dernier tour est dilaté à son extrémité, mais a des degrés
divers suivant les exemplaires considérés.
Le test, bien que toujours épais et solide, reste cependant
subtransparent. Il est d’un roux jaunàtre, de méme coloris que
celui du Thomeonanina Welwitschi Morelet. Les spécimens ré-
coltés 4 Agua Izè — qui sont également de plus grande taille —
sont d’un gris cendré, avec le sommet et les tours a
dun gris bleuatre.
La sculpture est fortement accentuée, méme sur les premiers
tours. Elle est grossiérement irréguliére, surtout au dernier tour
ou les stries longitudinales deviennent lamelleuses et fort saillantes
dans la moitié avoisinant l’ouverture (*).
Les jeunes ont une coquille plus mince, mais déjà solide. Le
dernier tour est fortement caréné, avec une sculpture réticulée très _
délicate en dessous, beaucoup plus grossiére en dessus. L’ouverture
est a peine bordée et le péristome triangulairement réfiéchi sur un -
ombilic étroit comme chez les espéces du genre Trockhonanina.
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, entre 400 et 700 métres
d’altitude ; Juillet, Aout et Octobre 1900 (L. Fea). Nombreux
échantillons.
Is. San-Thomé : i Izé, entre 400 et 700 métres d’altitude;
Décembre 1900 (L. Fea); 4 individus.
Thomeonanina Welwitsehi Morelet.
1866 Helix Welwitschi MorELET, Journal de Conchyliologie; XIV, p. 153.
1868 Helix Welwitschi MoRELET, Mollusques terr. fluv. voyage Welwitsch;
Pb ene Lab
1868 Helix Welwitschi Crosse, Journal de Conchyliologie; XVI, p. 128,
SPA A UNOTe ec By
2) Ces stries ont alors l’apparence de còtes onduleuses et très obliques dont la
partie saillante est souvent d’ un blanc bleuatre. Entre ces grosses stries il en existe ,
d’ autres beaucoup plus fines et irrégulièrement serrées.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 209
1881 Nanina Welwitschi FiscHeR, Manuel de Conchyliologie; p. 226.
| 1882 Helix Welwitschi Greer, Zoolog. Anzeiger, V, p. 521, n.° 14.
. 1886 Nanina Welwttschi NoBRE, Bolet. da Soc. Geogr. de Lisboa; p. 214.
1888 Nanina Welwitschi Crosse, Journal de Conchyliologie; XXXVI,
polo, cee
1891 Nanina Welwittschi NoBRE, o) Instituto, p. 933.
1908 Nanina Welwttschi GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris;
Neal <p 159) .
1909 Thomeonanina Welwittscht GERMAIN, Archives Zoologie exper.
| génér.; 5. série, I, p. 99.
1909 Nanina Welwstschi NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences
naturelles ; Lisbonne IN, Suppl. Il, p. 80.
Cette espéce bien connue, et qui semble trés répandue è l’île
de San Thomé, est assez polymorphe. La taille offre quelques va-
riations précisées dans “ tableau suivant :
Numa ros Daetee | Diamétre Hauteur Dianne: Haute
echantillons | ™2@ximum minimum totale V ouverture (1) l’ouverture (4)
l 20) mills) 18 15 al O mill 910... ml,
ZIE 20 » Ise 14 » 10 ‘» 10 »
3 LOR Ioia 11 » 10 » 10 »
4 OS e aN (yea aero ae kere Vet
By pay eet ie » Lees Pati: a A a 9 » 10 »
6 loco eee 3 » 10 » 9 »
a 187/, » 17 » 12 » 9 » 9 »
ST8 ro 17 » EI» 8 » ENA ei
9 Iseo Moio 9 » 9!/, »
Re ea Qi
ll ie» 16 » Pic FORINO Slay 9 »
L'examen de ce tableau montre qu'il existe, a cété du type
relativement globuleux, des mutations alta et surtout depressa
parfaitement nettes. Tel est, notamment, le cas de l’échantillon 3.
_ Les formes depressa ont une coquille plus fortement tectiforme
en dessus; au contraire, les formes alta ont les tours mieux étagés,
«un peu a la maniére du Leucochroa candidissima Miiller (?).
(1) Y compris lV épaisseur du péristome.
| (© Le Leucochroa candidissima Muller tend souyent — Morahitaent a Aix en Pro-
vence (Bouches- du-Rhone) — vers une subscalarite que l’on retrouve, bien qu’a un
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VII (30 Novembre 1916). 44
Ps moindre degré, chez certains Thomeonanina Welwitschi Morelet de Vile de San Thome. .
210 . L. GERMAIN ~
Un certain nombre de specimens ont un tubercule dentiforme
saillant sur le bord inférieur du péristome.
Le test, toujours épais, solide, est parfois subtransparent. Dans.
ce cas, l’épiderme est d’un marron jaunàtre devenant rougeatre
prés de l’ouverture.
La sculpture n’est pas davantage constante et il y a de grandes
differences, suivant les individus considérés, dans |’ importance
relative des fortes stries spirales qui ornent les derniers tours.
Quant aux stries longitudinales, elles sont irréguliéres, très obliques,
saillantes, beaucoup plus fines en dessous qu’en dessus. La sculp-
ture delicate des tours embryonnaires se résout en un fin réseau
de granulations.
Is. San-Thomé : Ribeira. Palma, entre 0 et 300 métres;.
Juillet 1900 (L. Fea); trés nombreux specimens.
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, entre 400 et 700 metres;
Aout et Décembre 1900 (L. Fea); trés nombreux individus.
‘
Genre Thapsia Albers, 1860 (1).
Sie
Thapsia troglodytes Morelet.
1848 Helix troglodytes MoRELET, Revue magasin sog pD.8p1
1849 Helia Africana PFEIFFER, Proceed. zoological Society of London;
p. 128.
1852 Helix troglodites Petit, Journal de Conchyliologie; Ill, p. 67, Pl. I,
fig. 14-16. :
1852 Helia Africana PETIT, Journal de Conchyliologze; II, p. 68.
1853 Helix troglodytes PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
por
1853 Helix Africana PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium; —
Ill, p. 77.
1854 Helix Africana ReEvE, Conchologia Iconica; VII, Pl. CXCVI,
fig. 1385.
1854 Helix troglodytes REEVE, Conchologia Iconica; VII, Pl. CXCVII,
fig. 1393.
1858 Helix troglodytes MoRELET, Series Conchyliologiques; p. 11, PI. I,
fio.
(1) ALBERS (J. C.).— Die Heliceen nach natirlicher Verwandischaft systematisch
geordnet (Ed, 2, par le Dr. E. von Martens); 1860, p. 56.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 214
1860 Nanina (Thapsia) troglodytes MARTENS in ALBERS, Die Heliceen;
(2.° éd.) p. 56.
1865 Helia Liberiae BRowN in Tryon, American Journal of Conchology;
ps 136;
— 1866 oli. troglodytes PFEIFFER in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
Conchylien-Cabinet; Il, p. 419, Taf. CXLVII, fig. 15-16.
1866 Nanina troglodytes Miata ee Malakozool. Blatter: p. 103.
1868 Helix Liberiae MoRELET, Mollusques Voyage Welwitsch; p. 45.
1876 Helix Liberiae PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
VII, p. 96.
1876 Nanina troglodytes MARTENS, Monatsber. d. Kon Akad. der
Wissensch. Berlin; p. 254, Taf. I, fig. 9, 90, 9c.
1885 Thapsia Buchholzi BouRGUIGNAT, Helixarionidees régions orien-
tales Afrique; p. 5.
1886 Xesta (Thapsia) troglodytes i Manual of Conchology; 2.° série,
Pulmonata; ll, p. 128, Pl. XLII, fig. 18-20.
1886 Xesta (Thapsia) Buchholzi Tryon, Manual of Conchology; 2° série,
° Pulmonata; II, p. 128.
1889 Tapsta troglodytes BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique equatoriale;
Dole:
1889 Tapsia Buchholzi BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique equatoriate ;
p. 12.
1891 Nanina troglodytes MARTENS, Sitzungsb. d. Gesellsch. Naturforsch.
| Freunde zu Berlin; p. 30.
1893 Nanina troglodytes MARTENS, Mitteilungen aus den D. Schutz-
gebieten; VI, part. 3.
1896 Thapsia troglodytes D’ Ary, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 36.
1905 Thapsia troglodytes BoETTGER, Nachrichtsblatt der deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 163, n.° 18.
1910 Nanina Troglodytes HipaLGo, Memorias Real Sociedad Espaiola
de Histor. Natur.; I, n.° 29, p. 508, n.° 1. :
1911 Thapsia i GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris;
n.° 4, p. 221.
Répandue dans une grande partie de l’Afrique occidentale (!),
cette espéce a été recueillie abondamment a l’île de Fernando-Poo
par le voyageur L. Fea.
Le test est transparent, mince a léger. Il est recouvert d’un
épiderme corné clair, tantòt teinté de verdatre, tantòt — notamment
chez les spécimens de Musola et de Moka (ile de Fernando-Poo) —
fortement ambré, trés brillant, plus clair en dessous qu’en dessus.
(') Notamment a Grand Bassam; au Togoland (Bittner), au Gabon (Welwitsch);
au Cameroun (Dusen, Jungner, Sjostedt, Buchholz, O. Staudinger, R. Rohde) et au
Congo francais (Bonnet). i
219 L. GERMAIN
fi Les stries longitudinales sont trés fines, très serrées, obliques,
coupées de stries spirales à peu près réguliéres, extrémement fines
et fortement serrées. Cette sculpture, particuli¢rement tenue, n'est
ay visible qu’a la loupe; elle se retrouve également en dessous ;
Di mais, tandis que les stries longitudinales sont plus fortes et moins
i réguliéres, les stries spirales sont beaucoup plus délicates.
È Diamétre maximum: 24-25-26 millimétres; diamétre minimum:
3 22-22-23 millimétres; hauteur: 13-14-14 millimétres; diamétre de
SERA 10*/,-10 millimétres.
Les jeunes ont une coquille assez différente de celle des adultes.
Deux exemplaires à un stade peu avancé, ne mesurant que
5-6 millimétres de diamétre maximum, ont été recueillis 4 Basilé
(Ile de Fernando-Poo). Leur coquille est aplatie, subconique en
en dessous, est fortement anguleux a la péripherie. Le test est
mince, presque pellucide, trés fragile, d’un corné ambré brillant.
A un stade plus avance, lorsque la coquille a déjà de 12 a
hauteur, la spire est conique, a tours étagés, terminée par un
en dessus; convexe en dessous, est encore trés anguleux a sa pé-
étroite, avec un bord supérieur a peine descendant jusqu’a l’an-
gulosité externe marquant le point ou la fausse caréne du dernier
tour atteint le péristome.
Le test est mince, léger, fragile, bien transparent, d’un corné
blond un peu rougeàtre plus clair en dessous, 4 peu près aussi
brillant en dessus qu’en dessous. Les premiers tours sont lisses ;
les autres sont ornés de stries longitudinales fines, obliques, irré-
guliéres, coupées de stries spirales un peu plus fortes, subégales
et serrées. En dessous les stries longitudinales sont plus dévelop-
pees et moins réguliéres.
ee A mesure que l’animal s’accroit, l’angulosité du dernier tour
. satténue progressivement mais sans jamais disparaitre complete-
ment, méme chez les individus ayant atteint leur entier dévelop-
pement.
l’ouverture: 12*/.-14-15 millimétres; hauteur de l’ouverture : 10*/,-.
dessus; le dernier tour presque plan en dessus, très convexe.
Son ornementation sculpturale est moins accentuée que chez l’adulte..
13 millimétres de diamétre maximum pour 6 a 7 millimétres de:
HN sommet gros et obtus; le dernier tour, très grand, presque plan:
riphérie. L’ombilic est très petit; l’ouverture est subquadrangulaire, 7
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE ‘DIRI
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 metres ; 6 juillet 1902
(L. Fea); un exemplaire.
Is. Fernando-Poo : Musola, entre 400 et 600 métres d’altitude ;
Décembre 1901 (L. Fea); nombreux specimens adultes et un jeune.
Is. Fernando-Poo : Musola, entre 500 et 700 métres d’altitude ;
Mars 1902 (L. Fea); 3 individus.
| Is. Fernando-Poo: Basilé, entre 400 a 600 métres d’altitude ;
Aout 1901 (L. Fea); un échantillon peu adulte et cinq specimens
Jeunes. i
‘Is. Fernando-Poo: Moka, entre 1300 et 1500 métres ; Février
1902 (L. Fea); un exemplaire.
§ 2.
Thapsia ealamechroa Jonas.
1843 Helix calamechroa Jonas in PHILIPPI, Abbila. und Beschrew.
«Conchytien ; 1, p. 47, n.° 2, Tabl. IV, fig. 2a.
1848 Helix calamechroa PFEIFFER, SEITE Heliceorum viventium;
I, p. 57.
1850 Dio (Xesta) calamechroa ALBERS, Die Heliceen; p. 59.
1854 Helix calamechroa REEVE, ea Iconica; VII, PI. CLXXIX,
fig. 1231.
1855 Macrochlamys calamechroa H. et. Ti ApAms, Genera of Locana
Mollusca; p 224.
1860 Nanina (Thapsia) calamechroa MARTENS in ALBERS, Die Heliceen,
(2.° Ed.), p. 56. i
1866 Helix i rae PFEIFFER in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
is ‘Conchylien-Cabinet; I, p. 319, Taf. CXXIX, fig. 11-12.
1866 Nanina calamechroa MARTENS, Malakozoolog. Blatter; p. 103.
1876. Nanina calamechroa MARTENS, Monatsber. d. Kon. si der
Wissensch. Berlin; p. 255, Taf. I, fig. 10-11.
1885 Thapsia calamechroa BOURGUIGNAT, Heliwarionidées régions orien-
| tales Afrique; p. 6, n.° 9.
1886 Xesta (Thapsia) calamechroa Tryon, Manual of Conchology ;
| -2.° série, Pulmonata; Il, p. 127, Pl. XLI, fig. 8-9.
1889 Tapsia calamechroa inn Mollusques Afr ye équatoriale;
Me ope 76, in: 9: s
1896 Thapsia calamechroa D' AXLLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kameroun; p. 38.
1905 Thapsia calamechroa BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
tiara Gesellschaft; Pi L63, ume tg:
Dh L. GERMAIN
1907 Thapsia calamechroa GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
Paris; n.° 5, p. 344.
1911 Thapsia calamechroa GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
PASTOR:
1912 Thapsia calamechroa GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
Paris: ne A, pi 25d.
1913 Thapsia calamechroa GERMAIN, Annales (STI Océanographique;
V, fase. Ill, p. 119.
Le test, d’un corné ambré chez les individus jeunes, devient
blond très pale chez les specimens adultes. Il est toujours trans-
parent et fort brillant.
La sculpture est d’une grande ténuité : les stries longitudinales
sont peu régulières, coupées de stries spirales encore plus fines.
Diamétre maximum: 10-11 millimétres; diamétre minimum :
9-10 millimetres; hauteur: 4-4 */, millimétres; diamétre de l’ouver-
ture: 5 millimétres; hauteur de l’ouverture: 4‘/, millimétres.
. Congo francais: Fernand Vaz, Aout et Septembre 1902 (L. Fea) ;
quelques individus.
Thapsia Sjéstedti d’Ailly.
1896 Thapsia Sjostedti p’AILLY, Contribution Mollusques terr. eau douce
Kaméroun; p. 39, PI. Il, fig. 15-20.
1905 Thapsia Sjostedti BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Malako-
zoolog. Gesellschaft; p. 163.
Certainement voisine de Thapsia calamechroa Jonas, cette
espéce s’en distingue. principalement par son enroulement plus
rapide, si bien que le dernier tour parait quelque peu dilaté.
La sculpture se compose de stries longitudinales fines, irré-
gulières, flexueuses, légérement crispées près des sutures — qui
‘sont nettement marginées — et de stries spirales extrémement
fines, également développées en dessus et en dessous.
Le seul exemplaire’ recueilli par L. Fea mesure 16 millimétres
‘de diamétre maximum, 14 millimétres de diamétre minimum et
10 millimétres de hauteur. Il est donc plus petit que le type,
puisque A. d’Ailly indique, pour son espéce, 19 millimétres de
diamétre maximum, 16 millimetres de diamétre minimum et 11 mil-
limétres de hauteur.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE Si
Cette espéce, qui semble rare, parait étre la forme représen- _
tative, propre au Cameroun, du Thapsia calamechroa Jonas,
trés répandu dans une grande partie de l’Afrique occidentale (*).
Cameroun : Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude ; 6 Juillet
1902. (L. Fea); un individu.
§ 3.
Thapsia chrysosticta Morelet.
1868 Helix chrysosticta MoRELET, Mollusques terr. fluv. voyage Wel-
witsch; p. 56, n. 8, PI. I, fig. 5.
1868 Helix chrysosticta Crosse, Journal de Conchyliologie; XVI, p. 129.
1881 Nanina chrysosticta FIscHER, Manuel de Conchyliologie ; p. 226.
1882 Helix chrysosticta GREEF, Zoologischer Anzeiger; V, p.521, n.° 15.
1886 Nanina chrysosticta Nopre, Bol. Soc. geogr. Lisboa; p. 215.
i 1886 Nanina (Thapsia) chrysosticta Tryon, Manual of Conchology;
3 2.° série, Pulmonata; II, p. 127, Pl. XLII, fig. 94-96.
A 1888 Nanina chrysosticta Crosse, Journal de Conchyliologie; XXXVI,
3 Sp 16s. mica. :
1889 Thapsia chrysosticta BoURGUIGNAT, Mollusques Afrique equatoriale;
pasta; i i
È 1908 Thapsia chrysosticta GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris;
È Mo pos60;
i 1909 Nanina chrysosticta NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences
4 Naturelles Lisbonne ; Ill, suppl. I, p. 80.
. La forme générale de cette coquille est relativement constante,
bien que certains individus soient plus ou moins déprimés. La spire
est toujours nettement tectiforme en dessus.
L’enroulement des tours rappelle celui du Thapsia thomensis —
Dohrn ; mais, chez le Thapsia chrysosticta Morelet, le dernier
tour est dilaté 4 son extrémité, plus réguliérement arrondi et ne
présente qu’exceptionnellement une vague angulosité. D’autre part
l’ouverture, qui est ovalaire-transverse, a son bord supérieur plus
_tombant. En réalité les deux espéces sont trés voisines et ne sont
peut étre que deux modalités d’un méme type spécifique.
(1) Et, semble-t-il, plus specialement dans les-régions cotiere
216 iL. GERMAIN > Toti cn
La taille varie dans les proportions indiquées par le mbieag
ci-dessous :
Longueur Diamétre Co Diametre Hauteur Diamétre
totale maximum minimum de l ouverture | de l ouverture. eA
7 pam 12 mille 104, milky eS aml: i (64 anal .
7 » 12 » Oi 54, >» 6 mo alae
AOE ieee 12 Dole LOZ; > Sie wee 6a
61, >» Maisto 10!/, >» 55, >» Sn
61/, > RE loto POS pe
Bigi dea 9 » 5 » 5 »
Le test est transparent, assez solide, d’un corné clair trés bril
lant (4). La sculpture réticulée est extrémement fine et délicate :
les stries longitudinales sont irréguliéres, inégales et obliques;
les stries spirales, subégales, presque equidistantes, sont d’une |
excessive ténuité. I
Ilha San-Thome: Città; Juin 1900 (L. Fea); deux exemplaires.
Ilha San-Thomé: Ribeira Palma, entre 0 et 300 métres d’alti-
tude ; Juillet 1900 (L. Fea); assez nombreux individus. ae
i
Thapsia thomensis Dohrn.
PI. X; fig. 5, 6 et 7. o i
1866 Hi Thomensis DOHRN, Malakozoolog. Bee XII, p. 114, Taf. V,
fig. 8-10.
1868 Helix Thomensis Crosse, Journal de Conchyliologie; XVI, p. 129.
1881 Nanina Thomensis Fischer, Manuel de Conchyliologie; p. 226.
1882 Helix Thomensis GREEF, Zoologischer Anzeiger; V, p. 521, n.° 16.
1886 Nanina Thomensis NoBRE, Bol. soc. Geogr. de Lisboa; p. 214.
1886 Nanina (Thapsia) thomensis Tryon, Manual of Conchology;
2.° série, Pulmonata; p. 127, Pl. XLII, fig. 2-3.
1888 Nanina Thomensis Crosse, Journal de. Conchyliologie; XXXVI,
p. 17, n° 5.
1889 Thapsia Thomensis BOURGUIGNAT, Mollusques Afrique équatoriale;
p. 12.
TI I PIERO E VENI SITE SR
Ri wes
bo
(1) Aussi brillant en dessus qu’en dessous et a peine plus coloré en dessus. Le —
test du Thapsia chrysosticta Morelet est plus solide et plus clair que celui du Thapsia
i ARES Dohrn.
=
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE ya
1908 ae Thomensis GERMAIN, BUUa ag Muséum hist. natur. Paris;
ole pi 60!
Ba iui ui Thomensis NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences Na-
turelles Lisbonne ; Ill, suppl. II, p. 80.
Très brillant et subtransparent, le test de cette Thapsie est
‘recouvert d’un mince épiderme d’un corné ambré plus clair et
souvent teinté de verdàtre en dessous. La sculpture est extréme-
ment delicate et se résout en granulations dune telle finesse
qu’elles ne sont perceptibles qu’a un fort grossissement.
Voici les dimensions principales de quelques individus :
Hauteur Diamétre Diamétre Hauteur , Diamétre | Localités
totale maximum minimum {de l’ouverture de l’ouverture
1 ; “ih 1 ; 1 ill. i vetta
(95 mill. | 16 mill. | 14%/, mill. |7'/, mill. | 7 mill) piping
8 » 15 > ln ee! » i » OR ayia Palma
TO alae 14 » Leos: 7 » CEL.
| Alegre
51), i | Vise
8 mill. d 135, mill. | 12°/, mill. | 6?/, mill.
131/, mill. | 12 mill. | 6*/, mill.| 6 mill
Agua Ize
IRA 11 » OH Sila wt» i
Le dernier tour est toujours subcaréné et l’angulosité carénale,
bien qu’émoussée chez les individus adultes, reste cependant sen-
sible jusqu’a l’ouverture.
variété subthomensis Germain, nov. var.
PEO thie. 56-1,
1915 Thapsia Thomensis, variété subthomensis GERMAIN, Bulletin Muséum —
hist. natur. Paris; XXI, n.° 7 (Décembre), p. 286.
Coquille de forme globuleuse, un peu tectiforme en dessus;
spire composée de 5 ‘/, tours convexes à croissance assez rapide ;
“dernier tour grand, a peu prés aussi convexe en dessus qu’en
A
_dessous, comprimé mais non caréné à sa périphérie; sommet
_ obtus ; ouverture subarrondie, très oblique, anguleuse en haut, 4
| bord extérieur convexe ; ombilic très petit; bord columellaire sub-
a a arqué, nani refléchi sur l’ombilic.
918 i. GERMAIN
Longueur : 10 ‘/, millimétres; diamétre maximum: 14 milli-
métres; diamétre minimum: 13 millimétres; hauteur de l’ouver-
ture: 7 millimétres; diamétre de l’ouverture : 7 millimétres.
Test assez mince, transparent, jaune succin un peu plus brillant
en dessous qu’en dessus; méme sculpture réticulée tres délicate
que le type; dernier tour avec des stries longitudinales un peu
plus accentuées, obliques, inégales, atténuées en dessous vers
l’ombilic.
La variété subthomensis Germain se distingue facilement du
type par sa forme globuleuse un peu élevée et par son ouverture
bien arrondie.
Ilha San-Thomé: Vista Alegre, entre 200 et 300 metres d’al-
titude ; Septembre 1900 (L. Fea); un exemplaire.
Tha San-Thomé: Ribeira Palma, entre 400 et 600 métres d’al-
titude; Aoùt 1900 (L. Fea); quelques specimens recueillis avec
des échantillons du Thapsia chrysosticta Morelet.
Ilha San-Thomé: Agua Izé, entre 400 et 700 metres d’altitude;
Décembre 1900 (L. Fea); deux specimens du type et un individu
de la variété subthomensis Germain.
Genre Trochonanina Mousson, 1869 (*)
SL
Trochozonites PFEFFER, 1883 (?).
TE
Trochonanina (Trochozonites) ibuensis PFEIFFER.
PI Se to Os
1846 Helix Ibuensis PrEIFFER, Symbolae Heliceor.; Ill, p. 66.
1846 Helix Ibuensis PFEIFFER, args Ra Heliceorum Cu
Papato
1854 ee Ibuensis REEVE, Conchologia Iconica; VII, Pl. CXCIX, n.° 1398.
1876 Trochonanina Ibuensis MARTENS, Monatsber. der Kon. Akad.
Wissensch. Berlin; p. 256, Taf. I, fig. 15.
1881 Trochomorpha (Nigritella) mi PFEIFFER, Nomenclator He-
liceor. viventium; p. 80.
1885 Trochonanina Ibuensis BOURGUIGNAT, i régions
orientales Afrique; p. 8, n° 2.
(1) Mousson (A.). — Journal de Conchyliologie ; 1869, p. 330.
(??) PFEFFER (G.). — Abhandl. Naturwiss. Verein. Hamburg, VII, part. 2, 1883, p. 23.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 919
1885 Rhysota (Trochozonites) Ibuensis TRYon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata, II, p. 51, Pl. XXIV, fig. 95-96.
1889 Trochonanina Ibuensis BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique équato-
riale; p. 18.
1896 Trochozonites Ibuensis p'AILLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kameroun; p. 41.
La forme de la coquille est très variable: le Trochonanina
tumiduia Martens (') n'est certainement qu’'une variété du 7ro-
chonanina ibuensis Pfeiffer se distinguant par sa coquille plus
globuleuse, son dernier tour plus ventru arrondi avec une caréne
beaucoup moins saillante, sa taille plus grande et son test plus
solide, plus fortement coloré. La variété tumidula est reliée au
type par de nombreux intermédiaires.
Le test de cette Trochonanine est transparent, mince et léger,
d’un corné brun parfois rougeàtre, brillant en dessus, trés brillant
en dessous. Les premiers tours montrent des stries spirales sub-
égales, réguliéres, assez fortement accusées au troisiéme tour;
sur les autres tours, il existe des stries costulées longitudinales,
saillantes, obliques, faiblement onduleuses au dernier tour; en
dessous, le test est garni de stries longitudinales, fines, inégales,
.coupées de stries spirales d’une grande ténuité.
<=>.
La taille varie dans les proportions indiquées dans le tableau
suivant :
Longueur Diamétre Diamétre Hauteur Diamétre Localités
totale maximum | minimum (de l’ouverturejde l’ouverture
me Sii ol ait nai. mill.
Mi 6
bia» IS EI» Fh » OA
lic» 13 » 12 » 6 » SR Basilé
ll » 12 » a Oa Dat) »
I ae io 6 >» |5 »
load ed mill: Pos], mile 60
10 » 12 > ll » Oa 6 »
10 » 12 » pe eee?» Sie IGO BE rae Musola
ian) o LOT ea 6 » DIE »
9 » 11 » LOR» 6 > Die lara
(1) MARTENS (Dr. E. von). — Monatsber. d. Kénigl. Akadem. d. Wissenschaft.
zu Berlin; 1876, p. 256, Taf. I, fig. 12-14.
990 i) L@BRMAIN] Me
La coquille très jeune (hauteur: 3 millimetres; diamétre maxi-
mum: 3 */, millimétres) a une forme générale trochoide (Pl. IX,
fig. 9); elle possede quatre tours de spire, le premier très petit,
les autres convexes, le dernier assez grand, très fortement caréné,
un peu plus convexe en dessous qu'en dessus.
Les trois premiers tours de spire ont des stries spirales
élégamment distribuées, relativement fortes, coupées de stries
longitudinales a peine sensibles. Au dernier tour, les stries longi-
tudinales costulées s’arrétent à la caréne et les stries spirales
sont a peine sensibles. En dessous, la sculpture réticulée reste
trés delicate.
Une espéce trés voisine est le Trochonanina (Trochozonites)
reticulata d’Ailly (*), découverte au Cameroun par Y. Sjéstedt.
Elle a la méme forme générale que les exemplaires depressa
du Trochonanina ibuensis Pfeiffer, mais ses tours de spire sont
un peu plus aplatis et la suture est, entre les deux derniers tours,
canaliculée et quelquefois marginée par la carène qui est fort
tranchante. En outre, la sculpture est un peu diftérente : les tours
embryonnaires sont ornés de stries spirales bien marquées ; les
autres montrent des stries longitudinales ‘costulées comme chez
le Trochonanina ibuensis Pfeiffer, mais coupées de stries spi-
rales donnant a la surface une, apparence reticulée. En réalité
cette sculpture s’observe également chez certains individus du
. Trochonanina ibuensis Pfeiffer °°), mais d'une manière moins —
nettement accentuée (*). Il est donc possible que le Trochona-
nina reticulata d’Ailly ne soit qu'une mutation ex sculpta de
Vespéce de Pfeiffer.
Variété albocarinata Germain, nov. var.
Coquille de méme forme ; caréne saillante, blanchàtre ; sutures
bordées d’un trés mince filet blanchàtre ; test beaucoup plus solide,
un peu épais, d’un brun marron assez foncé à peine brillant en
(1) AILLY (A. D’) — Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun, 1896, p. 43,
PIRA 2orea ol
(?) Notamment chez ceux recueillis, a Basilé (le de Fernando-Poo) par le voyageur
italien L. Fea.
‘() Ces stries spirales sont principalement sensibles sur les quatrieme et cinquiéme
tours de spire.
SS ee i ee eee
\
| MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE | DI
dessus, d’un marron rougeàtre — presque rouge au voisinage de
Vombilic — trés brillant en dessous ; méme sculpture en dessus;
en dessous, stries longitudinales plus ‘fortes, plus inégales, ondu-
. leuses, coupées de stries spirales trés fines.
Longueur: 10-12 millimétres; diamétre maximum: 12 ‘/, -
15 millimétres; diamétre minimum: 11 */, - 13 */, millimétres ;
hauteur de l’ouverture : 6°/,-8 millimétres; diamétre de i
ture: 6-6 °/, millimétres.
\
Ilha Fernando-Poo: Basile, entre 400 et 600 métres d’altitude ;
Aout et Septembre 1901 (L. Fea) ; nombreux exemplaires.
Ilha Fernando-Poo : Punta Frailes, Octobre et Poy ate 1901
(L. Fea); assez nombreux individus. le aa
| Ilha Fernando-Poo: Baia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
altitude ; Décembre 1901 (L. Fea); un échantillon trés jeune.
| Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 600 et 700 métres d’altitude ;
_ Janvier 1902 (L. Fea); deux specimens de la variété albocarinata. — AnH
§ 2.
|Trochonanina. (Trochozoni tes) Moreleti Germain’ |
‘ nov. sp. (').
CRE Ne MeN IV, fel 6 Bet 12.
1915 Trochonanina (Trochozonites) Moreleti GERMAIN, Bulletin Muséum
| hist. natur. Paris ; XXI, n.° 7 (Décembre), p. 287.
Coquille subconique-déprimée, subtectiforme en dessus; spire
composée de 5-5 ‘/ tours peu convexes, à croissance lente et ré-
i | guliére, séparés par une suture fortement marginée ; dernier tour
mediocre, non dilaté 4 son extrémité, sensiblement aussi convexe
en dessus quien dessous, avec une caréne médiane saillante
et un peu aigue; ombilic étroit et profond; ouverture subova-
_ laire transverse, bien anguleuse en haut et au point où la caréne
| aboutit au peristome ; péristome mince et tranchant; bord colu-
n ‘mellaire fortement arqué, réfiéchi sur l’ombilic.
Hauteur: 4-5 ‘/ millimétres; diamétre maximum: 10-13 milli-
métres; diamétre minimum : 9-14 ile millimétres; hauteur de
te @) Espèce dédiée au malacologiste Arthur Morelet.
299 | L. GERMAIN
l’ouverture 4 3/,- 5 re diamétre de Vouverture: 44/, -
6 */, millimetres.
Test mince, transparent, corné rougeàtre, plus clair et teinté
de verdàtre en dessous; premiers tours avec des stries longitudi-
nales trés fines coupées de stries spirales un peu mieux prononcées
(Pl. IX, fig. 12); autres tours avec la méme sculpture réticulée
extrémement delicate; dernier tour avec, en dessous, une sculp-
ture réticulée également fort tenue.
Cette espéce montre un certain polymorphisme. Tandis
que le mode d’enroulement des tours de spire est bien cons-
tant et rappelle celui du Thapsia thomensis Dohrn, le rapport
. hauteur totale
diamétre maximum
Il est, toutefois, impossible de distinguer des variétés stables.
Quelques spécimens méritent d’étre séparés au titre de variété
ex colore :
varie dans des proportions assez étendues.
Variété fasciata Germain, nov. var.
1915 Trochonanina (Trochozonites) Moreleti, variété fasciata GERMAIN,
Bulletin Muséum. hist. natur. Paris ; XXI, n.07 (Décembre), p. 287.
Coquille différant du type par la présence, au dernier tour,
d'une étroite fascie brune rigoureusement appliquée sur la carène
et visible, par transparence, a l’intérieur de l’ouverture.
La variété fasciata vit avec le type, mais elle est beaucoup
plus rare.
Le Trochonanina Moreleti Germain a été soupconné par
A. Morelet. Cet auteur écrit, en effet, dans ses Mollusques ter-
restres et fluviatiles (1868) :
« Nous mentionnerons encore, à titre de renseignement, une
Helice recueillie dans l’île de San Thomé qui nous parait inédite.
. Cette coquille, non adulte, est étroitement perforée, convexe des
deux còtés et sensiblement carénée; sa forme est un peu lenti-
culaire; elle compte, a la spire, quatre tours et demi aplatis et
reunis par une suture superficielle. Le test est revétu d’un épi-
derme mat, couleur de feuille morte, irréguliérement plissé dans
le sens de l’accroissement et orné, en outre, de stries granuleuses
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 293
d’une grande finesse qui suivent la direction de la spire. Ces stries,
particuliérement sensibles sur le dernier tour, deviennent parfois
confuses 4 la face inférieure qui parait alors simplement granu-
leuse. Il ne manque, selon toute apparence, qu'un demi-tour aux
sujets que nous avons sous les yeux pour atteindre un dévelop-
pement complet; mais il n’en faut pas davantage pour modifier
considérablement l’ouverture, l’angle périphérial et l’ombilic; nous
nous abstiendrons donc de proposer un nom pour une espéce qui,
malgré certains caractéres saillants, nous semble encore trop im-
parfaitement connue. » (*)
On voit que la plupart des caractéres indiqués par A. Mo-
relet correspondent a ceux définissant le Trochonanina Moreleti
Germain et qu'il ny a guere de doute quant a l’exactitude de
l’identification proposée. (°)
Ilha San-Thomé: Citta, Juin 1900 (L. Fea) ; deux exemplaires.
Ilha San-Thomé : Ribeira Palma, entre 0 et 300 métres d’al-
titude, Juillet 1910 (L. Fea); assez nombreux individus.
§ 3.
Trochonanina (Trochozonites) Folini Morelet.
1848 Helix Folini MorELET, Revue et Magasin Zoologie; p. 352.
1858 Helia Folint MoRELET, Series Conchyliologiques; I, p. 13, n.0 5,
Pel tention: Sì
1885 Rhysota (Trochozonites) Folunt Tryon, Manual of Conchology,
2.° série, Pulmonata; Il, p. 51, Pl. XXIV, fig. 98. :
1912 Trochonanina (Trochozonites) Folini GERMAIN, Mollusques terr.
fluo. L. FEA, Annali Museo civico di Storia natur. di Genova;
Vol. V (XLV), pag. 353 (tirés à part, pag. 19). (°)
Variété percarinata MARTENS.
1876 Trochonanina percarinata MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad.
d. Wissensch. Berlin; p. 256, Taf I, fig. 16-18.
(1) MORELET (A.). — Mollusques terrestres et fluviatiles (du voyage du Dr Fr. Wel-
witsch en Angola et Benguella), 1868, p. 57.
i (2) Le Trochonanina Moreleti Germain appartient au groupe du Trochonanina
(Trochozonites) calabarica Pfeiffer [Proceedings zoological Society of London; 1856,
Dp. 327 (Helix Calabarica)], mais il s’en distingue facilement par sa forme générale
beaucoup plus déprimée, les caractéres de son enroulement et ceux de son ouverture.
(3) Le lecteur trouvera, dans ce mémoire, une synonymie plus étendue.
29h L. GERMAIN
1878 Trochonanina percarinata G. PFEFFER, Arch. fur naturgesch.,
vol. 44, p. 256, Taf. XIII, fig. 5-6.
1885 Trochonanina percarinata BouRGUIGNAT, Helixarionidées régions
orzentales Afrique; p. 8, n.° 4.
1885 Rhysota ( iii percarinata TRYON, Manual of Conchology, |
2.° série, Pulmonata; II, p. 51, PI. XXIV, fig. 92-94.
1887 Trochonanina percarinata SMITH, Proceed. Zoological Soctety “
London; p. 127.
1889 Trochonanina percarinata BOURGUIGNAT, Mollusques Afrique équa-
toriale; p. 19.
1896 Trochozonites Folini variété percarinatus D’ ArLy, Contribution
Mollusques terr. fluv. Kameroun; p. 48.
1905 Trochozonites Folini variété percarinata BoETTGER, Nachrichtsblatt
d. deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 164, n.0 21.
1912 Trochonanina (Trochozonites) Folini variété percarinata GERMAIN,
Mollusques terr. fluv. L. Fra, Annali Museo Civico di Storia Natur.
di Genova; vol. V (XLV), p. 354, note 2 (tirés a part, p. 20).
Ainsi que l’a fait remarquer A. d’Ailly, il est impossible de
séparer spécifiquement le Trochonanina percarinata Martens
du Trochonanina Folini Morelet. Le type de E. von Martens
a été établi sur des échantillons du Trochonanina Folini Mo-
relet plus déprimés avec un dernier tour muni d’une carène plus
saillante. En outre, la sculpture est plus ou moins fortement usée ;
en dehors de la sculpture spirale des tours embryonnaires on
observe en effet, sur les autres tours, des stries longitudinales
obliques, assez fortes, subréguliéres, garnies de ponctuations séti-
formes, restes des poils qui ornent si réguliérement le test du
Trochonanina Folini Morelet. Ces ponctuations sont également
disposées en lignes spirales assez réguliérement distribuées.
Les exemplaires adultes recueillis par L. Fea mesurent de 8
a 8 ‘/ millimétres de hauteur pour 12 a 12 */, millimetres de
A
diamétre maximum et 11 */, a 41 ‘/ millimetres de diamétre
minimum.
Les jeunes (hauteur: 5 millimétres ; diamétre maximum : 7 mil-
limétres; diamétre minimum: 6 */, millimetres) ont une forme
un peu plus déprimée et des tours de spire légérement plus con-
vexes. Les sutures sont déjà très nettement marginées. La sculpture
présente les mémes dispositions que chez l’adulte, mais elle est
plus fortement accentuée.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 225
J. R. Bourguignat indique cette espéce comme ayant été
«..... constatée frequemment dans le Mozambique et le Zanguebar.
C'est la forme la plus commune que l’on trouve dans les sacs de
sésame provenant de ces régions. Elle a été recueillie, dans ces
derniers temps, dans l’île de Zanzibar, ainsi que sur presque toute
la còte africaine, a Dar-es-Salam, Bagamoyo, Pangani, Tanga et
Monbas ». (*) De son còté, Staudinger, dans son Catalogue, donne
également cette espéce comme provenant de Mozambique. Je crois
qu'il y a ici confusion avec quelques variétés, a la vérité assez
communes dans l’Afrique orientale, du Trochonanina ibuensis
Pfeiffer. La forme de la coquille et l’allure de la carène sont,
en effet, sensiblement identiques, mais les deux espéces different
totalement par leur sculpture.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 metres d’altitude ; 6 juillet
1902 (L. Fea); quelques exemplaires.
Ilha de Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
d’altitude; Décembre 1901 (L. Fea); quelques specimens (jeunes
et adultes).
§ 4.
Trochonanina (Trochozonites) Adansoniae Morelet.
Ph Xie8 et 12.
1848 Helix Adansoniae MorELET, Revue Magas. Zoologie; p. 351.
1848 Helix Adansoniae PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
III, p. 59, n.0 180.
1858 Helix Adansoniae MORELET, Series Conchyliologiques; I, p. 13, n. 6,
° Tab. I, fig. 4.
1881 Hyalinia (Conulus) Adansoniae PFEIFFER, Nomenclator Heliceorum
viventium, p. 74. 3
1886 Rhysota (Trochozonites) Adansoniae TRYoN, Manual of Conchology;
2.° série, Pulmonata; II, p. 52, Pl. XXIV, fig. 3.
1889 Trochonanina Adansoniae BouRGUIGNAT, Mollusques Afrique equa-
toriale; p. 16.
1894 Nanina (Trochozonites) cfr. Adansoniae GIRARD, Jornal sc. ma-
themat. phys. e natur. Lisboa; Ill, p. 204, n.° 1.
1896 Trochozonites Adansoniae D’ AILLY, Contribution Mollusques terr.
eau douce Kaméroun; p. 46.
1905 Trochozonites adansoniae BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 164.
(1) BouRGUIGNAT (J. R.). — Mollusques de VAfrique équatoriale; 1889, pp.: 19-20.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1916). 15
226 L. GERMAIN
1907 Trochonanina Adansoniae GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
Paris; n.° 5, p. 346.
1907 Trochonanina Adansoniae GERMAIN, ae Afrique centrale
francaise; p. 474 et p. 614.
1908 Trochonanina Adansoniae GERMAIN, abril de Conchyliologie ;
LVI, p. 96.
A. A. Girard (‘) a déjà signalé cette espéce, avec doute il est
vrai, 4 l’ile d’Anno Bom, sur les bords du lac Apata, vers 200 métres
d’altitude (°). Il ajoute: «... les échantillons d’Anno-Bom ne me
semblent en différer (du type de A. Morelet) que par la taille
— diamétre 7*/,, hauteur 7'/, tandis que l’individu du Gabon
figuré par Morelet mesure 6 X 6 — et par un dernier tour peut
étre un peu moins caréné. » (8). |
Les specimens recueillis par L. Fea sont sensiblement de méme
taille, puisque leur longueur oscille entre 6‘/ et 7 millimétres,
pour un diamétre maximum de 6 ‘/,- 7 millimétres et un diamétre
minimum de 5‘/,-5'/ millimétres. Leur test est brun marron,
médiocrement brillant en dessus, bien luisant en dessous. Il ap-
parait d’un gris presque blanc lorsque l’épiderme a été enlevé.
Les jeunes ont la méme forme. que les adultes et la méme
sculpture constituée, jusqu’a la caréne du dernier tour, par des
stries costulées trés obliques, bien visibles méme sur les tours
embryonnaires, et par des stries spirales d’une grande finesse
(Pl. X, fig. 8 et 12). En dessous, cette sculpture réticulée est
particuliérement tenue.
Ilha Annobon, dans la forét, entre 400 et 500 métres d’alti-
tude; Mai 1902 (L. Fea); assez nombreux exemplaires.
Découvert au Gabon (A. Morelet) le Trochonanina Adan-
soniae Morelet a été retrouvé a la Cote d’Ivoire ot vit une variété
major (*) Germain (°) (A. Chevalier), au Cameroun (Sjéstedt),
(1) GIRARD (A.). — Mollusques terrestres et fluviatiles de Vile d’Anno-Bom; Jornal -
sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa; 2.° série, III, 1894, p. 204.
@) C'est le voyageur portugais F. Newton qui en a fait la découverte.
(5) GirARD (A.). — Loc. supra cit.; II, 1894, p. 204.
(4) Elle atteint 121/, millimétres de hauteur. La var. major a été recueillie à
Soubré, sur les bords du fleuve Sassandra.
(°) GERMAIN (Lov1s). — Mollusques terrestres et fluviatiles recueillis par M. A.
Chevalier a la cote d’ Ivoire (1907); Journal de Conchyliologie; LVI, 1908, p. 97.
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE DI
au Congo francais (Roubaud) (*) et en divers points du bassin
du Chari, dans l’Afrique centrale francaise |Doct. Decorse (Mis-
sion A. Chevalier) |.
§ 5.
Trochonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn.
PRIX eal;
bi 1878 Trochonanina bifilaris DouRN, Jahrbuch. d. Malakozoolog. Gesetl-
fi: schaft, p. 155.
1896 Trochozonites bifilaris D'AILLY, Quilici ua terr. eau
douce Kaméroun; p. 52, PI. II, fig. 49-55.
1905 Trochozonites nanan es Somme Nachrichtsblatt a deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 165.
Assez répandue au Cameroun, cette espéce semble rare a Vile
de Fernando-Poo ou L. Fea en a recueilli deux exemplaires. Ils
sont remarquables par leur test recouvert dun épiderme très
i” brillant, 4 éclat soyeux et comme irisé, d’un marron rougeàtre
a reflets presque dorés.
i Les premiers tours sont 4 peu près lisses; les autres sont
| —garnis de stries longitudinales d’une très grande finesse, serrées,
«peu obliques, presque réguliéres. En dessous ces stries sont encore
‘plus fines et coupées de stries spirales à peine perceptibles, méme
a un fort grossissement.
A. d'Ailly, qui a donné une description complete de cette
espéce, indique qu'il existe des individus sans fascies et d'autres
avec de une a trois fascies marron : i
« Le nombre des fascies varie d’une a trois; en général il y
en a deux, l’une, un peu plus large, se trouvant au milieu des
deux carénes sur la moitié inférieure des tours, l’autre, plus étroite,
se voyant immédiatement au dessus de la caréne supérieure. D’or-
dinaire elles s’affaiblissent 4 mesure que la coquille se développe,
(1) Dans le bassin oriental du Congo, cette Trochonanine est remplacée par une
espèce representative, le Trochonanina (Trochozonites) percostulata Dupuis et Putzeys
[Diagnoses de quelques espéces de coquilles nouvelles provenant de l’état indépendant
du Congo suivies de quelques observations relatives 4 des espèces deja connues;
Annales Societé royale Malacologique Belgique; XXXVI, 1901, 7 Décembre, p. LIV,
fig. 24 (Trochozonites percostulatus)] dont les tours embryonnaires sont également
Oy. costules. Mais le Trochonanina percostulata Dupuis et Putzeys différe du Trocho-
nanina Adansoniae Morelet par sa spire mieux étagée, à tours plus convexes séparés
par des sutures plus profondes et par son ombilic plus large.
298 L. GERMAIN
et souvent elles s’évanouissent sur le dernier tour, surtout la
supérieure. La troisiéme fascie, trés rare, se trouve a la base de
la coquille, prés de la caréne. Les fascies et les carénes manquent
toutes sur les tours embryonnaires. Les individus les plus rares
sont ceux ornés de trois fascies et ceux qui n’en ont aucune. » (!). |
Les exemplaires recueillis par L. Fea correspondent a. cette
dernière catégorie, c’est-à-dire aux coquilles dépourvues de fascies.
Par contre, les deux carénes du dernier tour sont très saillantes,
la supérieure étant à peine plus faible. Les dimensions principales
sont les suivantes :
Longueur : 5 ‘/;- 6 ‘/, millimétres; diamétre maximum: 5-5 +/,
millimétres ; diamétre minimum: 4 °/,-57*/; millimétres; hauteur
de ouverture: 2 ‘/, - 2 ‘/, millimétres; diamétre de l’ouverture :
2*/o-3 millimetres.
Ilha Fernando-Poo : Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude ;
Aoùt 1901 (L. Fea); deux exemplaires.
Trochonanina (Trochozonites) multisuleata
Germain, nov. sp.
Pl. IX, fig. 4-5.
1915 Trochonanina (Trochozonites) multisulcata GERMAIN, Bulletin Mu-
séum. hist. natur. Paris ; XXI, n.0 7 (Décembre), p. 287.
Coquille assez réguliérement trochiforme élevée ; spire com-
posée de 8 tours médiocrement convexes è croissance réguliére et
assez lente; premier tour très petit, subglobuleux; dernier tour
médiocre, très fortement caréné, peu convexe en dessous ; sommet
obtus ; sutures assez marquées ; ombilic petit, partiellement recou-
vert par la patulescence du bord columellaire ; ouverture ovalaire-
transverse, très anguleuse en haut, fortement anguleuse a l’endroit
ou la caréne atteint le péristome ; bord columellaire obliquement
arqué, triangulairement réfiéchi sur Vombilic.
-Longueur: 6 */, millimétres; diamétre maximum: 6 millimetres ;
diamétre minimum : 5 ‘/, millimétres; hauteur de l’ouverture: 2 */,
millimétres ; diamétre de l’ouverture : 3 millimétres.
(1) AILLY (A. D’). — Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun; 1896,
Pp. 52-58.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 999
Test a peu prés transparent, a peine luisant, d’un corné marron
plus clair et plus brillant en dessous qu’en dessus. Tours embryon-
naires avec seulement de fines stries longitudinales subverticales ;
autres tours ornés de filets carénants saillants. Au dernier tour
il existe: une caréne trés saillante et submédiane; deux filets
carénants (un inférieur A, un supérieur B) également trés sail-
lants entre lesquels s’intercale un autre filet carénant plus délicat ;
enfin quatre còtes spirales fortes et subégales s’enroulent, l’une
entre la caréne et le filet A, les trois autres entre le filet B et
la suture. Ainsi le dernier tour posséde, en dehors de la caréne,
sept filets carénants dont deux, plus développés que les autres
(filets A’ et B) sont presque aussi saillants que la caréne. Ces
filets se continuent, avec la méme disposition, sur les tours supé-
rieurs. Ils sont croisés par des stries longitudinales assez fines,
obliques, serrées et peu réguliéres, En dessous les stries longitu-
dinales sont fines, serrées, subréguliéres, seulement atténuées vers
l’ombilic et coupées de stries spirales d’une grande tenuité. i
Il existe quelques variations quant 4 taille qui, parfois, ne
dépasse pas 4 millimétres de hauteur.
Les filets carénants A et B sont toujours plus fortement sail-
lants que les autres, mais, chez quelques individus, le filet inter-
médiaire prend un développement presque aussi considérable.
D'autre part, la costule spirale placée entre la caréne et le filet A
satténue quelquefois. En résumé, les sept filets carénants existent
chez tous les individus étudiés, mais leur importance relative est
assez variable.
Le Trochonanina multisulcata Germain se rapproche des
Trochonanina (Trochozonites) talcosa Gould et Trochonanina
(Trochozonites) quinquefilaris Germain, mais il s'en distingue
par son galbe plus réguliérement trochiforme et par les caractéres
de son ornementation sculpturale. On peut le considérer comme
Vespéce représentative, dans l’ile de Fernando-Poo, du Trocho-
nanina talcosa Gould du Cameroun, du Liberia et du To-
goland.
Ilha Fernando-Poo : Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude ;
Aout 1901 (L. Fea); quelques exemplaires recueillis avec 7ro-
chonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn.
930 È “iL. GERMAIN
Ilha Fernando-Poo : Musola, entre 500 et 700 métres d’altitude ;
Janvier 1902 et Mars 1902 (L. Fea); quelques individus.
Il existe, dans les régions occidentales et centrales de l’Afrique,
une série de Trochonanina de petite taille caractérisées par leur
sculpture comportant des carénes en nombre variable. Les espéces
jusqu'ici décrites ont de 1 à 7 carénes ou filets carénants. Ce sont
les suivantes :
Trochonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn, varteté,
avec une caréne (E
Trochonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn, avec deux
carènes.
Trochonanina (Trochozonites) trifilaris Dupuis et Put-
zeys (*), avec trois carénes.
Trochonanina (Trochozonites) talcosa Gould O, avec quatre
carènes.
Trochonanina (Trochozonites) quinquefilaris Germain 0;
avec cing carènes.
Et Trochonanina (Trochozonites) multisulcata Germain,
avec sept carénes.
Toutes ces Trochonanines sont trés voisines les unes des autres:
elles ont la méme forme générale, celle d’un cone presque régulier,
le méme enroulement des tours de spire et les mémes caractéres
embryonnaires ; seule la sculpture spirale est differente. Il semble
done qu’elles appartiennent a un seul type spécifique possédant
un polymorphisme de sculpture assez étendu.
Etant donné, d’une part, le petit nombre d’individus jusqu'ici
étudiés de quelques-unes de ces espéces et, d’autre part, la diver-
() Cette variété 4 une seule carène a été signalée par A. d’Ailly: « Très rarement
on trouve des individus qui ne possédent qu’ une carène, celle de la périphérie, la
supérieure ayant tout a fait disparu...» Contributions Mollusques terr. eau douce
Kaméroun ; 1896, p. 53.
(2) Dupuis (P.) et PuTZEYS (S.). — Diagnoses coquilles nouvelles état indépendant
Congo; Annales société Malacologique Belgique ; XXXVI, (41904) 1902, p. LIII, fig. 23
[Trochozonites (Moaria) trifilaris).
(9) GouLD (S.). — Proceedings Boston Society; III, 1850, p. 194 (Helix talcosa), |
(4) GERMAIN (LouIs). — Contributions faune Malacologique Afrique équatoriale;
XXVI: Mollusques recueillis par M. le lieutenant Lamolle 4 Querké, sur la frontière.
francaise du Libéria; Bulletin Museum hist. natur. Paris, 1914, n.° 4, p. 224, fig. 54-55
et PI. III, fig. 1-2.
Mee 7, NV ice
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 934
sité des régions où elles ont été découvertes, il est prématuré
d’avancer une opinion definitive 4 leur sujet. Je suis cependant
persuadé que leur réunion en une seule espéce s’imposera le jour
où des matériaux suffisants permettront l’étude du polymorphisme
de ces Trochonanines.
Genre Sitala H. Adams, 1856 (’).
gL
Prositala Germain, 1915, nov. subg. (7)
Sitala (Prositala) fernandopoensis Germain, nov. sp.
PI. IX, fig. 11 et PI. X, fig. 9, 10 et Il.
1915 Sitala (Prositala) fernandopoensis GERMAIN, Bulletin Muséum
hist. natur. Paris; XXI, n.° 7 (Décembre), p. 288.
Coquille de forme trochoide un peu ventrue; spire composée
de 7 tours assez convexes, étagés, à croissance réguliére, séparés
par des sutures très marquées; dernier tour médiocre, arrondi ;
sommet subobtus; ombilic étroit, un peu évasé ; ouverture semi-
ovalaire étroite, anguleuse en haut, bien arrondie en bas; bord
externe conyexe; bord columellaire subrectiligne dans une direc-
tion oblique, triangulairement réfléchi sur un ombilic ponctiforme.
Hauteur: 3-3/ millimétres; diamétre maximum: 4*/,-4 */,
millimétres (*); diamétre minimum : 3 */,- 4 millimétres , hauteur
de l’ouverture: 17*/;-17*/. millimetre; diamétre de id. :
1-14, millimétre.
| Test a peine transparent, d'un jaune grisàtre, non brillant ;
tours embryonnaires très finement réticulés; autres tours ornés
de stries longitudinales extrémement fines, inoue, subréguliéres,
coupées de stries spirales plus fortes et serrées, le tout se résol-
vant en une fine granulation presque réguliére. En dessous les
stries longitudinales sont toujours très délicates, mais les stries
spirales sont, proportionnellement, pins develope et séparées
par dés espaces Li
(1) ADAMS (H.). — Leg Zoological Society of London; 1856, p. 408.
(?) GERMAIN (LouIs). — Contributions 4 la faune Malacologique de l’Afrique équa-
toriale; XLI: Mollusques nouveaux des iles du Golfe de Guinée; Bulletin Muséum
hist. natur. Paris, n° 7 (Decembre), p. 283 et 288.
(3) Le diamétre maximum atteint, trés rarement, 5 millimetres.
939 i L. GERMAIN
Cette intéressante espéce, qui semble assez répandue a l’île de
Fernando-Poo, rappelle un peu le Sttala Srimani Godwin-
Austen (') de l’Inde. Elle se rapproche surtout du Sitala cir-
cumfilaris Morelet (?) découvert par Bewsher a Vile d’Anjouan
(Comores). Cependant l’espéce de A. Morelet se distingue par
son galbe plus nettement trochiforme (°) et son dernier tour ob-
tusément subanguleux a la périphérie (4). IA
Il est particuliérement intéressant de retrouver, a l’île de
Fernando-Poo, une Sitale se rapprochant de celles des Comores.
Ce fait est du méme ordre que la presence des Bocageia dans-
les iles du Golfe de Guinée et dans celles des cdtes orientales
d’Afrique (Comores, Mayotte, etc.). Ces curieux cas de disjonction
ne peuvent étre expliqués dans l'état actuel de nos connaissances
faunistiques.
Ilha Fernando-Poo : Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude :
Aout et Septembre 1901 (L. Fea) ; nombreux exemplaires.
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
d’altitude ; Décembre 1901 (L. Fea); trois individus. |
(1) GODWIN-AUSTEN. — Shells of India; Part. 2; Pl. X, fig. 14.
(?) MORELET (A.). — Récolte de M. Bewsher 4 l ile d’Anjouan (Comores); Journal
de Conchyliologie ; XX VII, 1879, p. 309, n.° 2, Pl. XII, fig. 2 (Helix circumfilaris).
(3) L’ espéce de Morelet est, proportionnellement, plus élevée. Elle mesure, en effet,
31/, millimétres de hauteur pour 8 1/, millimètres de diamétre maximum et 3 mil-
limétres de diamètre minimum. _
(4) L’ indication carénale est bien marquée sur la figure publiée par A. Morelet. ~
Elle n° est qu’ a peine indiquée dans 1’ échantillon dessiné par W. Tryon (Manual of
Conchology; 2.° série, Pulmonata, II, 1886, p. 55, Pl. XXV, fig. 22). Cet exemplaire se
rapproche beaucoup plus que de celui décrit par A. Morelet des individus recueillis a
Fernando-Poo par L. Fea.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 233
Famille des BULIMINIDAE.
Genre Rachis Albers, 1850 (1).
Rachis Burnayi Dohrn.
1866 Buliminus (Rachis) Burnayi DoHRN, Malakozoolog. Blatter; XII,
p. 124, n° 7, Taf. V, fig. 11-13.
1868 Bulimus Beane PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
VI, p. 45, n.0 345.
1881 Bulemina (Rachis) Burnayt PFEIFFER, Nomenelator Heliceorum
viventium; p. 284.
1888 Buliminus (Rachis) Burnayi Crosse, Journal de Conchyliologie ;
XXXVI, p. 302, n.0 17.
1893 Buliminus Burnayi GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys.e natur.,
Lisboa; 2.° série, II, p. 30.
1896 Rhachis i yt D'AILLY, Contribution Mollusques eau douce
Kaméroun; p. 58.
1905 Rachis Burnayi Dourn, Nachrichtsblatt d. deutschen Malakozoolog.
Gesellschaft; p. 165.
1909 Buliminus Burnayi NoBRE, Bulletin Société Portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne ; II, Suppl. II, p. 83.
1912 Rachis Burnayi GERMAIN, Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annalé
Museo Civico di Storia Natur. di Genova; Vol. V (XLV), p. 355
(tirés a part, p. 21).
L’ornementation picturale de cette élégante coquille est des
plus variables. Les specimens recueillis, par L. Fea, a Vile de
Fernando-Poo et au Congo ont, comme le type décrit par Dohrn,
‘deux bandes infracarénales étroites, subdiaphanes, d’un marron
rougeàtre et aussi visibles 4 l’intérieur de l’ouverture que sur
l’épiderme. En dessus de ces bandes, le test est orné de deux ou
trois rangées de taches de méme couleur, parfois sagittiformes,
parfois confondues et constituant alors des bandes longitudinales
plus ou moins onduleuses. Ce dernier aspect est à peu près cons-
tant sur les tours supérieurs.
Les bandes infracarénales sont absentes chez les exemplaires
récoltés a Vile de San-Thomé, qui offrent deux types d’ornemen-
tation picturale :
a) Mutation zebra. — En dessus de l’angulosité du dernier
tour, un seul rang de bandes longitudinales étroites, très oblique-
(1) ALBERS (J.). — Die Heliceen nach nattirti. Verwandts. System geordnet; 1850,
p. 182.
vi)
Li
di,
934 L. GERMAIN
ment inclinées de droite 4 gauche (!); en dessous de cette méme
angulosité, un seul rang de zébrures inclinées de gauche a droite.
Chaque zébrure supérieure rejoint la zébrure inférieure correspon-
dante et l'ensemble forme un <.
£) Mutation fasciata. — Une large fascie supracarénale
marron, translucide, continuée aux tours supérieurs, manifestement
constituée par la coalescence des zébrures du cas précédent et,
au dessous, des bandes longitudinales étroites, inclinées de gauche da
à droite.
Mt \
Dans tous les cas, l’ornementation picturale se détache sur le
fond de la coquille qui est d’un jaune clair. Les premiers tours
sont généralement de la couleur des fascies, mais plus foncés,
avec un sommet rougeàtre, parfois méme violet presque noir. _
Les dimensions principales sont données dans le tableau suivant:
Longueur Diamétre | Diamétre | Hauteur Diamétre Localités
totale maximum | minimum (de l’ouverture|de l’ouverture
214/, mill. | 12° mill. | 10 mill. | 12!/, mill. | 7!/, mill. (Congo frangais
IRA NO, mill IN TO) mill. | 6 mill.
Bse 8 » Ni » 8 » 5 » )Hle San-Thomé
13 » 8 Sate ath ». Til ARIDI
E mill. | 6 mill. | 7 mill. | 5 mill.
DIRI 5 »
DA » 4 »
Ile
Fernando-Poo
pd
© DD
SEN
Db
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—_
rs
CA,
UO >
vy y
—— SS —an__
Le test est orné de stries longitudinales fines, mais irréguliéres
et inégales, obliquement subonduleuses. Elles sont coupées de trés
fines stries spirales assez serrées, subégales, principalement sen-
sibles prés des sutures.
La forme de cette espèce est relativement variable et ate
présente, dans son ensemble, de grandes analogies avec Rachis
(1) Ces bandes sont constituées par la coalescence des trois rangs de taches qui
existent typiquement chez cette espèce.
ee) We ae, ee
MESE TEA I Oly
i.
3
i
Ri.
i MOLLUSQUES
Diu Morici (9) de l'Angola, dont ell n'est Peur-etre qu'une
4 on représentative. | Ki
. Congo francais: Fernand Vaz, Aout 1902 (L. Fea) ; un exemple || 13 I
Ilha San Thomé : Agua Izé, entre 400 et 700 métres d’altitude ;
i Décembre 1900 (L. Fea); quelques specimens.
| Ilha Fernando-Poo: Punta Frailes, ee 1901 (Li. Fea) ;
= six individus., Jeunes.
CA Rachis Burnayi Dohrn n ‘avait encore été signalé quia ‘au
‘Cameroun et a Vile du Prince. ~ |
4
® MORELET (A) — Mollusques terrestres et fluviatiles (du voyage du Dr. F. Wel-
itsch); 1868, p. 59, n.° 44, Pl. II, fig. 4 (Bulimus SICURO Ei Bulimus Welwitschit
Mon relet, Journal de Conchytotoute; 1866, p. 155].
236 | L. GERMAIN
Famille des PUPIDAE.
Genre Pupa de Lamarck, 1801 @:
Pupa annobonensis Girard.
Pl. VI, fig. 17-18.
1894 Pupa Anno-Bonnensis GIRARD, Jornal sciencias mathemat. phys.
e natur.; 2.° série, II, p. 207, no 1.
De petite taille, cette espèce a une coquille ovoide-allongée
composte de 5 à 5 !/, tours de spire bien convexes, séparés par
de profondes sutures. Le premier tour est très petit; les autres
croissent d’une maniére réguliére et peu rapide, le dernier restant
médiocre. L’ ouverture est subovalaire-arrondie ; ses bords margi-
naux sont un peu écartés, convergents et réunis par une assez
faible callosité ; elle montre: une dent pariétale saillante, un peu
épatée a son extrémité; un pli columellaire très enfoncé et trois
plis palataux, également trés enfoncés, le médian étant ordinaire-
ment le plus développé. Le péristome est épaissi, subréfléchi ;
l’ombilic, en fente assez étroite, est entouré d’une dépression. re-
lativement étendue.
Longueur: 2 !/, millimétres; diamétre maximum: */, a */, mil-
limétres. HU dv;
Le test est mince, d’un brun rougeàtre, orné de stries longi-
tudinales très fines, obliques, un peu serrées, légérement plus
fines au dernier tour et 4 peine atténuées vers l’ombilic.
Cette espéce représente, à Vile d’Annobon, le Pupa Nobdrei
Girard (?) de San-Thomé. Les deux formes sont d’ailleurs voisines
lune de l’autre, le Pupa annobonensis Girard se distinguant
par sa forme notablement plus allongée, son dernier tour propor-
tionnellement plus petit et son ouverture garnie de plis plus
nombreux. Il n’existe, en effet, chez le Pupa Nobdrei Girard, en
(3) LAMARCK (J. B. M. DE). — Systeme des animaux sans Vertebres; Paris,
1801, p. 88.
(2) GIRARD (A.). — Jornal sciencias mathemat. phys. e natur.; 2.° série, III, 1893,
p. 111, n.° 1, Pl. I, fig. 24.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 954
dehors de la dent pariétale et du pli columellaire, que deux plis
palataux.
Comparés aux exemplaires types décrits par A. A. Girard,
les specimens recueillis par L. Fea ne different que par des détails
secondaires, notamment par l’importance de la callosité aperturale
et par la taille. Je transcris, ci-dessous, la description originale
afin de préciser ces différences :
« Coquille petite, ovale-allongée, munie d’une fente ombilicale
étroite ; cornée, subtransparente, marquée de stries fines et régu-
liéres. Tours de spire au nombre de cing, assez convexes, 4 suture
bien marquée, profonde. Dernier tour légérement ascendant dans
le voisinage de l’ouverture, environ le tiers de la longueur totale,
un peu comprimé a la base en caréne obtuse. Ouverture subver-
ticale, subarrondie, resserrée par des dents et des plis. Péristome
épaissi, bien réfléchi, a bords réunis par une forte callosité qui
le fait presque paraitre continu ; bord columellaire droit armé d’un
pli; bord pariétal garni d’un pli assez sinueux, le plus développé;
bord externe assez sinueux, montrant a l’intérieur assez profon-
dément 3 ou 4 dents ou plis dentiformes.
« Coquille: long. tot. 2 ‘/,; diam. max. 1 mm. ».
Ilha Annobon, en pleine forét, entre 400 et 500 métres d’al-
titude; mai 1902 (L. Fea); quelques exemplaires.
eee ee n
SLI
ors
te TA
238 L. GERMAIN —
Famille des ACHATINIDAE.
Sous Famille des ACHATININAE.
Genre Achatina de Lamarck , 1799 (1).
SL
Achatina sensu stricto.
Achatina (Achatina) balteata Reeve.
1849 on Achatina balteata REEVE, COELI Iconica; V, Pl. Il,
ie
1851. Achatina balteata DESHAYES in: DE FERUSSAC, Mist. gen. particul.
. Mollusques terr.; p. 164, Pl. CXXXII, fig. 3-5.
1853 Achatina haticata ion Monographta Heliceorum cai
IN, p. 487, no 44,
1868 Achatina balteata MoRELET, Mollusques voyage Welwitsch; p. 65.
1882 Achatina balteata MARTENS, Jahrb. d. deutschen Malakozoolog.
Gesellschaft; IX, p. 245.
1889 Achatina ata BOURGUIGNAT, Mollusques Afrique équatoriale;
Dass
1895. Achatina balteata STEARNS, Proceed. unit. stat. national. MR
XVI, p. 326.
1904 Achatina balteata PiLsBRY in TRYon, Manual of Conchology;
2.° série, Pulmonata; XVII, p. 30, n.° 29, PI. IV, fig. 27.
1909 Achatina balteata NogrE, Bulletin Société portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; II, suppl. Il, p. 89.
1910 Achatina balteata HipALGo, Memorias Real Sociedad Espariola
Hist. natur.; I, n.° 29, p. 508, n.° 3.
1911 Achatina deo balteata GERMAIN, Bulletin Museum hist.
natur. Paris; n.°. 4, p. 223.
L. Fea a recueilli cette espéce au Congo et au Cameroun.
Les exemplaires du Congo, qui sont de grande taille, atteignent
150 millimétres de longueur pour 76 millimetres de diamétre
maximum et 63 millimétres de diamétre minimum (?). Ceux du
(1) LAMARCK (DE). — Prodrome, 1799, p. 75; et: Systeme des animaux sans ver-
tebres; 1801, p. 90.
(?) L’ ouverture mesure 77 millimetres de hauteur pour 39 millimétres de diamétre,
ea Fes ee Li
i i se
:
— =.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 239
Cameroun sont notablement plus petits (longueur: 122 et 109
millimetres ; diamétre maximum: 64 et 59 millimétres ; diamétre
minimum : 56 et 46 millimétres; hauteur de l’ouverture : 63 et
59 millimetres; diamétre de ouverture : 31 !/, et 30 millimétres).
Le test est assez épais, solide, un peu pesant. La sculpture
finement granuleuse donne au dernier tour un aspect soyeux,
parfois comme fibreux. Les flammules qui ornent les tours de
spire sont peu marquées, surtout au dernier tour, qui est ceint
d’une étroite zonule brune légèrement supracarénale. En général,
la columelle et l’intérieur de l’ouverture sont d’un bleu brillant
plus ou moins brillant; rarement la columelle est d’un magni-
fique coloris bleu trés iui et irisé.
- L’Achatina balteata Reeve vit tans une grande partie de
l Afrique occidentale. Elle a été signalée: sur les rives de la
Gambie (Cuming); a Free Town, dans le Sierra Leone (United
States scientific Expedition to West Africa in 1889-1890); sur la
cote de Loanda (Mechow);. au Gabon, notamment sur les bords.
de la riviére Marvisch (Fourneau) ; au Congo, 4 Makoua, sur les
bords de l’Ivindo (Fourneau), etc. Elle s’avance fort avant dans
les terres, puisque le Doct. Poutrin l’a recueillie sur les bords du
Lobaye, dans le pays M’Bagha, entre le Logone et l’Oubanghi (1).
Sa présence au Cameroun, où elle a été autrefois récoltée par
Buchholz (?), a été contestée, A. d’Ailly (*) ayant identifié a
l’Achatina tostoma Pfeiffer les exemplaires de l’ Achatina bal-
teata Reeve recueillis par le voyageur allemand. Les matériaux
rapportés par L. Fea ne laissent plus subsister aucun doute sur
la présence de cette espéce au Cameroun.
En fait, les deux espéces sont extrémement voisines et, ainsi
que A. d’Ailly l’a constaté, « la sculpture, la couleur, le dessin
sont les mémes et A. zostoma présente également dans sa péri-
pherie une fascie plus foncée, avec interruptions plus ou moins
(4) GERMAIN (LouIs). — Contributions à la faune Malacologique de l’ Afrique équa-
toriale; XXVII. Gastéropodes du voyage en Afrique tropicale de M. le Dr. Poutrin;
Bulletin Muséum hist. natur: Paris; XIX, 1913, p. 283.
(2) A Victoria. i
| (©) AlLLY (A. D’). — Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun; Bihang
T. K. Svenska Vet. Handlingar; Bd. XXII, part. IV, n.° 2, 1896, p. 66: «J'ai eu l’occasion
de me convaincre au Musée de Berlin que les exemplaires recueillis par M. Buchholz
a Victoria, dans le Kaméroun, appartiennent a Achatina iostoma Pfeiffer et non a
A, balteata, qui n’a par consequent pas encore été trouvée 4 Kaméroun ».
ARTE CRE Na wing:
210 L. GERMAIN
grandes. D’autre part elle se distingue (l’Achatina iostoma
Pfeiffer) (*) par la forme de son dernier tour, plus allongé et dimi-
nuant vers la base, par la columelle presque droite et d’un bleu
de plomb vers le haut, et enfin par les flammules plus serrées
des tours supérieurs, ainsi que par son test plus mince » (?). Mais
ces derniers caractéres ne sont pas très importants et, comme
on a pu le voir par la description ci-dessus, il est des cas où
l’Achatina balteata Reeve les présente également. Enfin j’ajou-
terai à ces différences qu’en général les tours de spire sont plus
convexes chez l’Achatina iostoma Pfeitfer que chez l’Achatina
balteata Reeve. Mais, là encore, ces caractéres ne sont pas ab-
solument constants. Quoi qu'il en soit, les exemplaires recueillis
au Caméroun par L. Fea appartiennent, sans contestation pos-
sible, au véritable Achatina balteata Reeve.
Cette Achatine est, d’ailleurs, assez variable dans sa coloration
et dans son allure générale: une de ces formes a été distinguée,
par le Doct. E. von Martens, sous le nom d’ Achatina infra-
fusca (°). Elle rappelle, par son coloris, certaines variétés de
l’Achatina tincta Reeve (4), mais en différe par sa forme plus
trapue et sa sculpture différente. Elle vit sur les bords du Gabon,
prés de son embouchure (Dr. Buttner).
Congo francais: Fernand Vaz, aout-septembre 1902 (L. Fea) ;
quelques exemplaires.
Cameroun : Buea, entre 800 et 1200 métres d'altitude, 6 juillet
1902 (L. Fea); quelques individus.
(1) PFEIFFER, Proceed. Zoological society of London; 1852, p. 86; Monographia .
Heliceorum viventium; 1853, p. 485; et in Martini et Chemnitz, System. Conchylien-
Cabinet, (Edit. Kuster), 1855, p. 360, n.° 98, Taf. XLIII, fig. 7 (= ? Achatina balteata
Martens, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wissensch. Berlin; 1876, p. 258, Taf. II, fig. 2).
Cette espéce, commune au Cameroun, vit également à Fernando-Poo (Fraser).
(2) AILLY (A. D’). — Loc. supra cit.; 1896, p. 66.
@) Martens (Dr. E. von). — Conchologische Mittheilungen; IN, 1889, p. 17,
Pl. XLII, fig. 1 et 1a [Achatina dimidiata (non Achatina dimidiata E. A. Smith,
Quart. Journal of Conchology; I, part. 4, 1878, p. 348, espéce du Transvaal]. Le nom
a été changé en celui d’ Achatina infrafusca par E. von Martens en 1898 (Beschaite
Weichth. Ost-Afrik.; p. 89, ligne 1).
(4) REEVE (L.). — Proceed. Zoological society of London; 1842, p. 55; et Conchol,
Iconica; V, 1849, pl. XI, fig. 29.
MOLLUSQUES D L'AFRIQUE OCCIDENTALE
SIL
Leptocala Ancey : 1888 (1).
‘Achatina (Leptocala) pulchella Martens.
PI. VI, fig. 11-12.
1876 Achatina pulchella MARTENS, Monatsber. d. Kòn. Akad. der Wis-
| sensch. Berlin; p. 258, Taf. Ill, fig. 1-2 (non Achatina pulchella
1 «Spie, 1327; nec ano pulchella Pfeiffer, 1856).
1884 Petitia petitia JoussEAUME, Bulletin soc. Pee France Spe lo:
Rie le Nes ie Aca,
1889 Achatina Smitht SowERBY, Proceed. Zoological Society of London; +
| p. 579, PI. LVI, fig. 3 (non Achatina Smithi Craven, 1880).
| 1890 (n Sowerbyt SMITH, Ann. and mag. natur. history; Oo série,
a Vil pe 392. ;
1896 basa pulchella p’ AILLY , Contribution Mollusques terr. eau douce
Kaméroun; p. 71.
1905 Petitia pulchella BoETTGER, . Nachrichtsblatt d. deutschen Mala-
kozoolog. Gesellschaft; p. 170, n.° 29. I :
È 1905. Achatina (Leptocala) mollicella MoRELET var. petitia Une in
? TRYON, Manual of ee Ua RISOSELIE, Pulmonata; XVII, p. 73,
DES i RI O08 NYS gece
Le test de cette espéce est brillant, mince, assez fragile,
presque transparent. Sur un fond d’un jaune corné se détachent
de fines zébrures longitudinales un peu ondulées, étroites, d’un
jaune plus sombre. i
wii Les tours embryonnaires sont lisses; les autres sont ornes de
ic longitudinales. fines, serrées, de ao de stries
spirales beaucoup plus fines et très serrées. ©
| Longueur: 28 1/,-31 millimetres ; diamétre maximum : 15-16
millimétres ; diamétre minimum : 12 ps a a millimétres ; hau-
teur de i dota millimetres ; diamétre de l’ouver-
i dure : 7-7 millimetres.
(1) Leptocala Ancey, ‘Bintan Societe Matacotogique Beate % 1888, p. 70, note 3
[non Leptocala Gerstaecker, 1883. (Insectes)] = = Petitia! Jousseaume, Bulletin Societe
Zoologique France; IX, 1884, p. 172 (non Petitia Chitty).
3 ANN. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2 , Vol. VII (30 Novembre 1916). 16
9/92 L. GERMAIN
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 metres d’altitude ;
juillet 1902 (L. Fea); 2 exemplaires (1).
§ IL
Archachatina [ Albers, 1850 (?)] Pilsbry, 1904 (’).
SL
A chatina (Archachatina) bicarinata Bruguiere.
PI. VII, fig. 10-11, et Pl. IX, fig. 13.
1792 Bulimus bicarinatus BRUGUIERE, Ency Yolonene méthodique; Vers;
15) ps7 359:
1819 0%: bicarinata DE FERUSSAC, Tableaux systematiques animaux
Mollusques; p. 49.
1822 Achatina bicarinata De LAMARCK, Hist. natur. animaux sans
vertèbres; VI, part. II, p. 129.
1849 Achatina di. REEVE, Conchol. Iconica, V, PI. V, fe lie
1909 Archachatina bicarinata NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; II, suppl. II, p. 91.
1912 Achatina payne) iene nate GERMAIN, Mollusques terr. fluv.
L Fea; Annali del Museo Civico di Stor. Natur. Genova; 3.° ser., VE
(Vol. XLY), p. 358 (tirés a part, p. 24) (4).
Les trés beaux exemplaires recueillis par L. Fea atteignent
140 millimetres de longueur pour 77 millimétres de diamétre
maximum et 61 millimétres de diamétre minimum (5). Leur test,
d'un gris rougeatre sur les premiers tours qui sont ornés de flam-
mules rougeàtres, devient gris bleu sur les deux.derniers tours.
L’intérieur de l’ouverture et le péristome sont d’un magnifique
(1) Assez abondante au Cameroun, cette espèce vit également. au Congo, ou elle a
été recueillie sur les bords de la riviére N’toc (L. Petit).
(?) ALBERS. — Die Heliceen; 1850, p. 189 (part.).
(9) PILSBRY (H. A.) in TRYON (G. W.) — Manual of Conchology ; 2° serie, Pulmo-
nata; XVII, 1904, p. 104.
(*) Se reporter a ce mémoire pour la synonymie detaillée de cette espece.
(°) L’ouverture mesure 74 millimetres de hauteur sur 45 millimétres de diameétre
maximum (y compris l’épaisseur du péristome).
wget.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 213
bleu, brillant et irisé. Le bord externe de l’ouverture est bordé
d’une bande marron, large d’environ 3 millimétres, extrémement
brillante. Les stries longitudinales sont grossiérement burinées,
presque costulées, très obliquement onduleuses, crispées aux su-
tures, inégales et inégalement espacées. Le test est nettement
granuleux au dernier tour par suite de l’existence de stries spi-
rales trés fortement accentuées.
Un exemplaire jeune a été rapporté par L. Fea. Il présente
les caractéres suivants: (PI. VII, fig. 10-11).
Coquille trés globuleuse-ovoide ; 5 tours de spire a croissance
tres rapide, les deux premiers presque enroulés sur le méme plan,
les deux suivants peu convexes; dernier tour globuleux-ventru,
formant environ les °/, de la coquille, atténué a la base, subcom-
primé dans sa partie médiane; sutures profondes, très obliques ;
ouverture subverticale, anguleuse en haut et en bas; columelle
fortement arquée-tordue, d’un bleu brillant.
. Longueur: 34 millimétres; diamétre maximum: 26 millim. ;
diamétre minimum: 24 millim.; hauteur de l’ouverture: 24 mil-
limétres ; diamétre de l’ouverture : 14 millimétres.
Test mince, subtransparent, jaune clair, avec flammules sub-
verticales marron sur les deux derniers tours. Intérieur de l’ou-
verture bleu brillant, d’apparence soyeuse.
Tours embryonnaires ornés de stries longitudinales fines,
irréguliéres, un peu espacées, souvent bifides et crispées a la
suture, coupées de stries spirales plus fines formant un réseau
irrégulierement granuleux (Pl. IX, fig. 13); dernier tour avec
des stries longitudinales plus fortes, obliquement onduleuses,
crispees à la suture, devenant un peu grossiéres aux abords de .
l’ouverture.
Is. Principe: Roca Infante Don Henrique, entre 200 et 300
métres d’altitude ; mars 1901 (L. Fea). Un exemplaire.
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, entre 500 et 600 métres d’al-
titude ; aout 1900 (L. Fea). Deux individus adultes et un jeune.
Is. San-Thomé : Agua Izé, entre 400 et 600 metres d’altitude ;
décembre 1900 (L. Fea). Un specimen jeune (’).
(1) Gest ce specimen qui est décrit ci-dessus et figure Pl. VII, fig. 10-11,
L. GERMAIN.
Achatina (Archachatina) marginata Swainson.
PI. VI, fig. 14, PI. VII, fig. 9 et Pl. X, fig. 14.
1821 Achatina marginata Swainson, Zoological Illustr., I, Pl. XXX.
1831 Helix marginata Rane, Annales sciences natur.; XXIV, p. 33.
1837 Achatina marginata Beck, Index Molluscorum; p. 75, n° 2.
1839 Achatina amphora JAY, Catalogue; p. 58.
1840 Achatina marginata oe Malacology; p. 170, fig. 23.
1848 Achatina marginata PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium;
Il, p. 249.
1849 oi. marginata REEVE, Conchologia Iconica; V, PI. IV, fig. 14.
1850 Achatina (Archachatina) ae ALBERS, Die Heliceen; p. 190.
1855 Achatina marginata ADAMS, Genera of ee Mollusca; II, ipa 192:
1855 Achatina marginata PFEIFFER in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
Conchyl.—Cabinet; p. 328, n.° 51, Taf. XXVII, fig. 1.
1858 Achatina marginata MoRELET, Series Conchyliologiques; p. 19. 2
1860 Achatina marginata MARTENS in ALBERS, Die Heliceen; (2.° Ed.);
p. 201.
1870 Achatina marginata SEMPER, Reisen im Archip. d. Pinte
Lanamollusk , II, p. 144.
1876 Achatina Li MARTENS, Monatsber. d. ‘Kon. Akad. dui
Wissensch. Berlin; p. 257, Taf. IL fig. 1. tae
1882 Achatina marginata MARTENS, Jahrbuch. der deutschen Malako- \
zool. Gesellschaft; p. 245. ie
1891 Achatina marginata Martens, Sittsungsber. RIOTS: natu.
Freunde zu Berlin; p. 30 et p. 33.
1891 Achatina marginata D’'ArLy, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 61 et p. 69. i
ST 1904 Archachatina marginata PILSBRY in TRyon, Manual of Conehologe
2° séric, Pulmonata; XVII, p. 109, no 2, PL XXIV, fig. ae 23 et PI.
XXV, fig. 26.
1905 Achatina marginata BortreER, Nachrichtsblatt d. SODI Ma-
lakozoolog. Gesellschaft; p. 165, n.0 23.
1909 Archachatina marginata NoBRE, Bullelin Societé portugaise aes
Naturelles Lisbonne; NI, supp. H, p. 91. ie,
1910 Achatina marginata anaes. Memorias Real Sociedad Espafiola
de Hist. natur.; I, n.0 29, p. 508, ZE q :
hist. oi Paris; n.9 4, p. 224.
1913 Achatina (Archachatina) marginata GERMAIN, Annales Institu mE:
Oceanographique; V, fasc. Il, p. 123. fig. 3.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 215
Cette Achatine, la plus répandue de toutes dans l’Quest afri-
cain (Cameroun, Cote de l’Or, Loango, Gabon, et méme Congo),
présente deux variétés assez nettement caractérisées :
La première, qui est la forme type, est une coquille de trés
grande taille, atteignant jusqu'à 140 et méme 150 millimétres
de longueur sur 70-75 millimétres de diamétre maximum.
La seconde est la variété gracilior von Martens.
Le type a été recueilli par L. Fea a Vile de Fernando-Poo
et au Congo francais.
L’exemplaire de Fernando-Poo est tres typique. Il mesure
136 millimétres de longueur, 89 millimétres de diamétre maxi-
mum et 62 millimétres de diamétre minimum. L’ouverture a 75
_millimétres de hauteur sur 45 millimétres de diamétre. Son test
est très pesant, épais, solide, recouvert d’un épiderme jaune.
é J
marron sur lequel se détachent des flammules sombres.
L’indiyidu du Congo francais est de taille plus petite: lon-
gueur: 106 millimétres ; diamétre maximum: 71 millimetres;
diamétre minimum: 54 millimétres; hauteur de Vouverture: 66
millimétres; diamétre de l’ouverture : 37 millimetres (y compris
l’épaisseur du péristome).
La forme est ovalaire, un peu plus allongée que chez le type, et
l’ouverture est légérement élargie. La coloration est brillante: sur
un fond jaune d’or apparaissent des flammules brunes, d’un rou-
geatre plus clair sur les bords, subverticales et non confluentes.
La columelle est irisée, d’un bleu clair extrèémement brillant.
Ce méme coloris se retrouve a l’intérieur de l’ouverture, où l’on
distingue les flammules de l’épiderme (!). Le test, finement gra-
nuleux, montre des stries nelle délicates, obliques, crispées
aux sutures: ©
L’Achatina marginala Swainson n’avait jamais été signalé
dans les iles du Golfe de Guinée. Il était déjà connu au Congo,
où M. le colonel Fourneau a découvert en 1907, sur les bords
de la riviére Marwisch, une variété que jai décrite et figurée
sous le nom de variété Fourneaui Germain (?).
| @) L’interieur de ouverture est bordé d’une zonulé marginale irréguliére (lar-
geur variant entre 2 et trois millimétres) d’un brun jaunatre brillant.
(2) GERMAIN (LouIS). — Mollusques (de la Mission J. M. Bel au Congo frangais) :
Nouvelles Archives Missions scient. et littér.; XVI, 1908, p. 158 (sine descript.); et
Contributions a la faune malacologique de l’Afrique équatoriale ; XXV, Sur quelques
Mollusques du Congo francais; Bulletin Museum. Hist. natur. Paris; 1914, n° 4,
Pp. 224, fig. 50, ‘ :
2h6 L. GERMAIN
Variété gracilior von Martens.
Pl. VI fig. 14, Pl. VII fig. 9 et PL X fig. 14.
1860 Achatina marginata var. gracilior MARTENS in BEERS: Die He-
liceen; p. 201.
1896 Achatina marginata var. gracilior D'ArLLy, Contribution Mol-
lusques terr. eau douce Kaméroun; p. 61.
1904 Archachatina marginata var. gracilior PILSBRY in TRYON, Manual
of Conchology ; 2.° série, Pulmonata; XVII, p. 111, n.02 a.
1905 Achatina marginata var. gracitlior BOETTGER, ‘Nachrichisblatt d.
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 165.
Recueillie au Cameroun et è Vile de Fernando-Poo, cette va-
riété présente, dans sa forme et la contexture de son test, des
variations assez notables. Voici, tout d’abord, les dimensions prin-
cipales de quelques. specimens :
È E Diametr
Hauteur Diaméètre | Diametre RAnEonE d > Localités
: pets e
totale maximum | minimum) jpouverture | ouverture
101 mill, | 61 mill. | 45 mill. | 60 mill. | 35 mill.
| 88 >» OLA 40 » DID 30. » |
STO 58 » 43 » “53 » 3
Br NASBA ih seo mas Bp 29 > / Buca (Cameroun)
82 » 45 » Sole 45 » 27 »
80 » 48 » 36 >» Aly sy ZO
100 mill. 65 mill. 46 mill. BY SEA
VISTOSO 41°. » 34 » 465 ZIA
Fernando-Poo
La forme de la coquille est particuliérement variable: a còté
d’exemplaires bien allongés, avec une ouverture relativement
étroite, on trouve des individus bien plus ventrus dont l’ouverture,
pyriforme, est notablement élargie vers la base. Les sutures restent
toujours fortement marginées.
Le test des specimens de Buea (Cameroun) reste, méme chez
les individus de grande taille, mince, léger, subtransparent, un
peu fragile, contrastant ainsi avec celui du type qui est, au con-
SI
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE Qh7
traire, solide, épais et assez pesant. Cependant les échantillons
provenant de Fernando-Poo sont constamment plus épais et plus
solides que ceux du Cameroun.
La coloration est également variable: sur un fond allant du
jaune paille a une teinte voisine de la gomme gutte, se dessinent
d’élégantes flammules d’un marron brillant, fréquemment con-
fluentes a la base et visibles à l’intérieur de l’ouverture.
La columelle est toujours vivement colorée : ce coloris passe,
suivant les individus considérés, du jaune dor au rose vif car-
miné. Les premiers tours de spire ont la méme coloration brillante
que la columelle. L’intérieur de l’ouverture, d’apparence soyeuse,
est d’un bleu de Prusse brillant, avec d’élégantes maculations
produites par la transparence des flammules du test.
Les stries longitudinales, relativement fines, sont délicates, ir-
réguliéres, crispées aux sutures, coupées, principalement aux tours
supérieurs, de stries spirales plus fines et plus réguliéres, si bien
que, fréquemment, la sculpture se résout en un délicat réseau
de granulations.
Une espèce voisine de la variété gracilior est l’Achatina mo-
destior Boettger (1) qui vit également au Cameroun (*). La forme
générale est parfois presque identique, notamment chez les exem-
plaires de petite taille de la variété gracilior recueillis a Fer-
nando-Poo par L. Fea (PL VII, fig. 9). Cependant l’espéce de Boettger
se distingue par son test plus deélicat, sa sculpture mieux accusée
et plus granuleuse, ses flammules non confluentes et sa columelle
beaucoup moins arquée,et de couleur plombée.
L. Fea a recueilli, à Fernando-Poo, un specimen jeune de la
variété gracilior Martens. En voici la description (PI. VI, fig. 14):
Coquille de forme ovoide-globuleuse ; 5 tours de spire a crois-
sance tres rapide, les premiers bien convexes, le dernier formant
environ les ?/; de la coquille, atténué a la base, avec une angu-
losité carénale bien indiquée ; sommet très obtus ; ouverture py-
(1) BoETTGER (Dr. 0.) — Beitrag zur Kenntniss der Land - Susswasser und Brack-
wasser - Mollusken von Kameroun; Nachrichtsblatt d. deutschen Malakozoolog. Ge-
sellschaft; 1905, part. 4, p. 167, no 24. Taf. 7, fig. 1-3. [= Achatina Knorri d'Ailly,
| Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun: Bihang T. K. Svenska vet. Akad,
Handlingar ; XXII, part. IV, n° 2, 1896, p. 63 (non Achatina Knorri Jonas)].
(2?) Notamment a Etome (Dusen), Bonge (Y. Sed Nongo, Bibundi, Kumba
(R. Rohde), etc.
L. GERMAIN. >
riforme, trés anguleuse en haut et en Po columelle arquee, i
brillante, d’un jaune légérement orange. a
Longueur: 40 millimetres ; dino maximum : 28 fi
diamétre minimum : 22 lhe hauteur de l’ouverture : 27 mi :
limétres ; diamétre de Vouverture: 15 millimetres Y oe oN
l’épaisseur du péristome). i } Sagl
Test mince, très finement granuleux sur ie premiers tours. a
(Pl. X, fig. 14). Dernier tour orné de stries longitudinales fines, ay
serrées, Cop crispées aux sutures. Méme eae pictural
ame chez l’adulte. |
Gunes francais: Fernand Vaz, aoiitseptembre 1902 (Li Fea).
Un exemplaire (type). ,
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres, ui pt
let 1902 (L. Fea); six specimens (variété gracilior Ml ar
_. Is. Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, mars 1902 (Le Fea)
un échantillon (type).
Is. Fernando-Poo : Punta Frailes; 8 novembre 1901. (L. Pea);
cing individus (variété gracilior Martens)..
Genre Callistoplepa Ancey, 1888 ().
Callistoplepa Shuttleworthi Pfeiffer.
PL X, fig. 4.
1856 Achatina Shuttleworthi oi Proced. Zoological Society me
London ; p. 34.
1859 Achatina Shuttleworthi PFEIFFER, Monographia Heticeorum woven:
tium; IV, p. 603. r
1881 Achatinus Shuttleworthianus PPEIFFER , Nomenclator Heliceor iam
viventium ; p. 265. i i
1888 Callistoplepa Shuttleworthiana ANcEY,
gique France; V, pag. 69, note 2. i i
1896 Ganomidos Shuttleworthi D "AILLY, Contribution Mollusques o
eau douce Kameroun ; p. 69, PI II, fig. 11- 14.
_ ti The i: XE, Mica 1898, p. 92. ei ORE ail Contributi
Mollusques terr. eau douce Kameroun ; 1896, p. pr i
_MOLLUSQUES D DE L AFRIQUE peo eae
1905 aime Shuttleworthi i Nucizichisblati d. deutschen = CA
: | Malakozoolog. Gesellschaft; p. 170. ia CI
1905 Callistoplepa Shuttleworthi Pisery in Try on, Manual of Concho- ¢
logy; 2.° série, Pulmonata; XVII, p. 127, n.0 1, PI. XLVI, fig. 18, 19, 20. .
La présence de cette espéce a Tile de Fernando- ‘Poo est at-
‘ae testée par un exemplaire unique recueilli par L. Fea.
Bio C'est une coquille jewne, n’atteignant encore que 14 milli-
métres de longueur sur 9 ut de diamétre maximum et
7 millimétres de diamétre minimum. Elle n’a que cing tours de
spire, les premiers gros, le dernier fortement anguleux.
sculpture caractéristique de Vespéce : ie stries costulées assez.
saillantes, obliques, serrées, égales et réguliéres, coupées de stries 3
spirales beaucoup plus fines, principalement accentuées prés des
sutures. Au dernier tour ces stries costulées s’arrétent è l’angu-
| losité médiane: en dessous elles sont remplacécs par des stries
beaucoup plus al subréguliéres (1).
Le test est très mince, pellucide, absolument transparent, re-
| couvert d’un léger épiderme corné jaunatre brillant sur lequel se
détachent des macules brunes, diaphanes, sagittiformes, constituant,
au dernier tour, deux fascies interrompues : l’une placée sur l'an-
di médiane, Vautre située contre la suture. pi
Ilha Fernando-Poo : Basilé, entre 400 et 600 métres d’ altitude ;
2, aoùt 19014 (L. Fea); un exemplaire jeune. —
Genre Pseudachatina ALBERS, 1850. (2).
Pseudachatina Downesii Gray.
PI = fig, 1-2. : i ae
_ 1840 LI Done: GRAY in SowerBy, Conchol. IMustr., Bulinus, hi:
find Ri
841 Achatina Downesti PFEIFFER, Symbolae Heliceor. ; IL p. 46.
48 Bulimus Downesti PFEIFFER, TIRE AT Oa Heliceorum viventium: Cee
pall D. 15 (exci. Synon.). | 6a ae
o Ces stries Ii Cai coupées de stries spirales également fines.
ne) ALBERS (J. C.). — vate Heliceen, etc... ; 1850, P. 192.
li
Les tours embryonnaires sont lisses; les autres montrent la di:
950 L. GERMAIN
1855 Pseudachatina Downesit H. et A. ADAMS, Genera of recent Mol-
tusca; IL, post Pl EX XV, tig. J.
1856 Pseudachatina Downes SHUTTLEWORTH, Notitiae Malacolog.; p. 85,
PI. IX, fig. 3-4 (excl. synon.). i
1859 Pseudachatina Downesti PFEIFFER, Monographia Heliceorum vi-
ventium ; IV, p. 597 (excl. synon,).
1881 Pseudachatina Downesit PFEIFFER, Nomenclator Heliceorum viven-
trum ; p. 2F6. .
1893 Pseudachatina Downesti KoBELT in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat..
Conchylien - Cabinet; p. 13.
1894 Pseudachatina Downesit GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e
natur. Lisboa; 2. série, IV, p. 201.
1896 Pseudachatina Downesit D'ArLLy, Contribution Mollusques terr.
eau douce Kameroun; p. 8°. ee
‘1904 Pseudachatina Downesti PILsBRY in Tryon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata ; XVI, p. 207, Pl. VII, fig. 48.
1905 Pseudachatina Downesti BOETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog: Gesellschaft; p. 174, n.0 35.
Il est peu de genres ou la spécification soit aussi délicate que
dans celui-ci. Les espéces, trés polymorphes, présentent de nom-
breux points de contact rendant leur délimitation particulièrement
difficile. Le Pseudachatina Downesii Gray est peut-étre celui
dont les caractéres offrent le moins de fixité. Aussi, sous ce nom,
a-t-il été décrit et figuré un certain nombre de formes justement
considérées aujourd’hui comme spécifiquement distinctes. Tels sont
les Pseudachatina Sodeni Kobelt (*), Pseudachatina Denni-
soni Pfeiffer (2), Pseudachatina Grawenreuthi Boettger (°),
Pseudachatina Daillyi Pilsbry (4), ete... |
Les exemplaires recueillis par L. Fea sont presque tous (°)
de jeunes coquilles n’ayant encore que 5-6 tours de spire et me-
surant de 30 a 42 millimetres de longueur. Leur dernier tour
est fortement caréné et leur test, déjà trés épais, solide, montre
‘absolument les mémes caractéres sculpturaux que chez l’adulte.
(1) Voir un peu plus loin, p. 102 (254).
(2) PFEIFFER. — Malakozoolog. Blatter ; INI, 1856, p. 257. Cette espéce a été trés
exactement figurée par A. d’Ailly (Contribution Mollusques terr. eau douce Kame-
roun ; 1896, p. 92, Pl. IV, fig. 4-3).
(3) BOETTGER in KOBELT in MARTINI et CHEMNITZ. — Systemat. Conchylien - Ca-
binet; 1893, p. 18, Taf. VI, fig. 3-4, et Taf. VII, fig. 1-4.
(*) PILSBRY in TRYON, Manual of Conchology; 2° série, Pulmonata; XVI, 1904,
p. 214, n° 10, Pl. 1, fig. 7-8 (Pseudachatina Daillyana),
(5) Sauf un exemplaire adulte récolté 4 Musola (Fernando-Poo).
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MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 254
Il en est tout autrement d’un specimen trés jeune recueilli a
Basilé (ile de Fernando-Poo) et mesurant seulement 16 millimétres
de longueur, 12 millimétres de diamétre maximum et 10 milli-
métres de diamétre minimum. La spire se compose de cing tours
assez convexes, le dernier grand et tres fortement caréné.
Le test, trés mince, fragile, absolument transparent, est recou-
vert d’un épiderme corné blond sur lequel se détachent des flam-
mules d’un blond rougeàtre (Pl. X, fig. 1-2).
Les premiers tours ont une sculpture réticulée très accentuée,
mais irréguliére ; aux quatriéme et cinquiéme tours les stries lon-
gitudinales sont fortes, irréguliéres, bien obliques, crispées a la
suture (1) et coupées de stries spirales peu développées. Ainsi a
ce stade la sculpture diffère totalement de celle de l’adulte par
Vabsence des cordons saillants et des nodosités.
La varieté grandinata Pfeiffer (*), qui vit au Cameroun avec
le type, se distingue par son ouverture proportionnellement plus
petite, bordée d’un péristome d’un blane pur et par sa sculpture
qui se résout en une grossiére granulation.
Ilha Fernando-Poo : Basile ; aott 1901 (L. Fea); deux exem-
plaires jeunes.
Ilha Fernando-Poo: Punta Frailes, octobre 1901 (L. Fea);
trois individus jeunes.
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 400 et 600 métres d’alti-
tude ; janvier 1902 (L. Fea); un specimen adulte.
7
Pseudachatina Sodeni Kobelt.
1848 Bulimus Downesti REEVE, Conchologia Iconica, V, PI. XXIX, fig. 177 a.
1876 Pseudachatina Downesi Martens, Monatsber. d. Kon. Akad. der
Wissensch. Berlin, p. 259, Taf. Il, fig. 3 (non GRAY; exel. synon.).
1893 Pseudachatina Downesi var. sodeni KoBELT in MARTINI et CHEMNITZ,
“‘Systemat. Conchylien - Cabinet; p. 16, Taf. A, fig. 1, Taf. V, fig. 3-6
et Taf. VII, fig. 1.
(1) Au dernier tour ces stries sont atténuees en dessous.
(2) PFEIFFER. — Malakozoolog. Blatter; Il, p. 257. (Pseudachatina grandinata).
Cette variété a été figurée par W. Kobelt (in: Martini et Chemnitz, Systemat. Con-
chylien-Cabinet ; 1893, p. 23, Taf. XII, fig. 2) et par A. d’Ailly (loc. supra cit.; 1896,
PI. IV, fig. 4-5).
9592 L. GERMAIN
1896 Pseudachatina Sodeni p’Arr1v, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 90, Pl. IV, fig. 6. i
1904 Pseudachatina Sodeni Pirspry in TRyon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata ; p. 209, n.° 4, PI. IV, fig. 18-19.
1905 pini sodent BoETTGER, Nachrichtsblatt d. CEI Ma
lakozoolog. Gesellschaft; p. 174.
La meilleure iconographie de cette espéce est celle donnée par
le Dr. E. von Martens — et reproduite par le Dr. W. Kobelt (*) —
représentant l’animal en extension. Elle s’éloigne sensiblement de
la figuration publiée par A. d’Ailly. Cette dernière semble se rap-
porter 4 une variété caractérisée par un test plus solide et une
sculpture beaucoup plus accentuée.
Il est incontestable que le Pseudachatina Sodeni Kobelt
est voisin du Pseudachatina Downesi Gray. Il s'en distingue
cependant: par son dernier tour proportionnellement plus grand,
mais surtout bien plus nettement ovoide et non anguleux; par
son ouverture plus grande bordée par un péristome plus large-
ment épanoui.
Les specimens recueillis par L. Fea correspondent exactement
à la figuration du Doct. E. yon Martens. Ils sont de grande taille:
85-88 millimétres de longueur sur 42-43 millimétres de diamétre
maximum et 31-34 millimetres de diamétre minimum. L’ouverture
atteint 35-37 millimétres de hauteur sur 20-21 millimétres de
diamétre. 1
Le test est solide, médiocrement épais, rougeàtre clair sur les
premiers tours, marron foncé au dernier tour, recouvert d'un épais
épiderme brun-marron d’apparence soyeuse.
L’ouverture est, intérieurement, d’un bleu violacé brillant,
comme irisée ; elle est bordée d’un péristome largement réfléchi,
de couleur chair, brillant. Le bord columellaire, également bril-
lant, est violacé.
Les tours embryonnaires montrent un système réticulé cons-
titué par des stries longitudinales assez fines coupées de stries
spirales relativement fortes, inégales, plus rapprochées les unes
des autres près des sutures; sur le troisiéme tour les stries lon-
gitudinales obliques, onduleuses, crispées a la suture, sont assez
fortement accusées et coupées par de fines stries spirales ; sur les
quatrièéme, cinquieéme et sixiéme tours les stries sont remplacées
(1) PI. A, fig. 4.
ve
“ie e
} "aan NOE. A £
a SR Za e
Can oes DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 253 LIRE
ax par quelques. modosites et tubercules médiocrement développés et
par des costulations grossiéres, espaccées, trés obliques, irréguliére-
ment distribuées, dont les arétes saillantes sont d’un blanc pur
brillant ; enfin les derniers tours ne montrent plus que des stries
iii très serrées, irréguliéres et OPlgUessii
Les sutures sont howe d’un rang de petites nodosités mé-
diocrement saillantes. i
Con Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres; 6 juillet 1902 A
.. (L. Fea); un exemplaire peu adulte. — ta
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 400 et 600 métres d’alti-
tude; janvier 1902 (L. Fea); un specimen. | DI
aa Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 miétres d’alti-
a tude; mars 1902 (L. Fea); quelques individus.
Genre Columna Perry elle:
Columna columna Miiller
1774 Buccinum columna Monier, DIGHE terrestr. et fluv. histor.; II,
up. dol ynioy.34 1. dR
1792 Bulimus columna BRUGUIERE, Encyclopédie methodique ; SP CTSis) I jo
p. 332, n.° 51. URI
1811 Columna grisea PERRY, Conchology, or natur. history of Shells ; i
PPE neG: | i
1819 Achatina columna REEVE, Conchologia Iconica ; V, Pi. ND, fig: 38. by: 4
1909 Columna . flammea Naren Bulletin Societe di gaise Sciences ; i Dedo
Naturelles Lisbonne; Ill, suppl. II, p. 91.
1912 Columna columna GERMAIN, Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annali He:
del Museo civico di Storia natur. Genova; 3. série, (Vol. XLV), E
INDI 201 (tires à part, p. 27). È.
Is. do Piropio ‘Dint. della città, juillet 1901 (L. Fea). Shae N
exemplaires, dont un seul adulte. Il est de forme particuliérement: “he
élancée, avec ses derniers tours très fortement convexes. Sa taille |
est trés grande, puisqu’il atteint 97 millimetres de longueur (3)
sur 17 millimétres de diamétre maximum.
(1) ii (G.) — Conchology, or the natural history an Sfielis ; 1841, Pl. LI. | >;
i | (©) Le lecteur est prié de se reporter à ce mémoire pour la synony mie et l’etude Pe a
| détaillées de cette espéce.
Di () La taille normale: du Columna columna Muller ant de 75 à 80 Sn ZAR
TUA
BA L. GERMAIN
Genre Limicolaria Schumacher, 1817 ().
Limicolaria aurora Jay.
1839 Bulimus Aurora Jay, Catalogue; p. 119, Pl. VI, fig. 2
1848 Bulimus suffusus REEVE, Conchologia Iconica ; V, Pl. LVII, fig. 350.
1849 Bulimus Adansoni Var. Y PFEIFFER, ao Heliceorum viven-
tium ; IL p. 179,
1849 Bulimus Aurora PFEIFFER, Moonee Heliceorum viventium È
II, p. 199. \
. 1853 Bulimus Aurora PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
II, p. 385. Ì
1855 Limicolaria Aurora H. et A. ApAMS, Genera of recent Mollusca ;
p. 133.
1855 Limicolaria suffusa H. et A. ADAMS, Genera of recent Meo
ml Ofal tate
1856 Limicolaria Aur ora, SHUTTLEWORTH, Notitiae malacolog.; I, p. 49.
1859 Limicolaria Aurora PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
PV py 85:
1860 Achatina (Limicolaria) aurora Martens in ALBERS, Die Heliceen
(22 Hd), pi 198:
1876 Limicolaria Aurora MARTENS, Monatsber. Kon. Akad. der Wis-
sensch. Berlin; p. 258. )
1895 Limicolaria Aurora KoBeLT in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
Conchylien—Cabinet ; p. 120, Taf. XXXII fig. 5-6.
1896 Limicolaria Aurora pD’AlLLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kameroun ; p. 77.
1904 Limicolaria Aurora Pirssry in Tryon, Manual of Conchology ;
2. série, Pulmonata ; XVI, p. 248, n.0 2, PI. XX, fig. 12-13.
1905 Limicolaria aurora BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Mala-
kRozoolog. Gesellschaft; p 171, n.° 32.
1911 Limicolaria aurora GERMAIN, Bulletin Museum hist. natur. Paris ;
p. 220.
1913 Limicolaria aurora GERMAIN, Annales Institut Océanographique ;
VI lasco o, Dy lec, 0230216
La forme générale et la sculpture de cette Limicolaire sont
assez variables. Pendant le jeune age, la coquille est ventrue-
conique, avec un dernier tour muni d’une indication carénale plus
ou moins nettement indiquée. Puis la spire sallonge a mesure
(1) SCHUMACHER. — Essai d’un nouveau systeme des habit. aes vers testaces ; 1847,
p. 64 et p. 200.
oe nS ee AZ Tae Se
ee
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 299
que s’accroit l’animal et, lorsqu’il a atteint son entier développe-
ment, le dernier tour est devenu réguliérement arrondi.
Typiquement la sculpture se compose de stries longitudinales
obliques, un peu onduleuses, plus fortement indiquées et crispées
au voisinage des sutures, et de stries spirales trés fines surtout
visibles dans la partie supérieure des tours de spire. Mais, tandis
que certains individus ont une sculpture particuliérement dévye-
loppée, d'autres n’ont presque plus de stries spirales. Il est pro-
bable que le Limicolaria striatula Muller (*) a été établi sur
des specimens de cette espéce fortement réticulés.
Le Limicolaria aurora Jay atteint jusqu’a 68 millimetres
‘de longueur. Les exemplaires rapportés par L. Fea sont loin d’ar-
river a ces dimensions, ainsi que le montre le tableau suivant :
ee 05 | Longueur | Diamétre Diamétre dini Diete
échantillons totale RU Pouvervimer aouvertune
rei
AS mons 24 mie 23 e Ia
2 47 » RA >» AOR toy) Sls) Kaw oe jar
3 43. » DI 19 Doo RE
4
AL Oe ys 2006 | 18 » 20 » 10 » |
Le test est assez mince, léger, presque transparent, d’un jaune
ambré assez brillant. Quelques individus montrent, au dernier
tour, des traces de flammules faiblement colorées.
Par sa taille, sa forme générale et son coloris, l’échantillon
n.° 4 rappelle le Limicolaria spectralis Reeve (*), espéce signalée
a Vile de Fernando-Poo (Charpentier) qui ne semble qu’une va-
riété de petite taille du Limicolaria aurora Jay.
Congo francais: Fernand Vaz; aout-septembre 1902 (L. Fea);
un individu.
Ilha Fernando-Poo: Punta Frailes, octobre 1901 (L. Fea) ;
quelques exemplaires. |
() MULLER (0. F.) — Vermium terrestr. et fluv. Histor. ; TI, 1774, p. 147, n.° 335 .
(Buccinum striatulum).
(?) REEVE (L.) — Conchologia Iconica; V, Nov. 1848, Pl. LI, fig. 348 (Bulimus
spectralis). ;
| L. GERMAIN
Le Limicolaria aurora Jay est une espéce très répandue
dans l’Ouest Africain, où on la trouve, en compagnie des Limd-
colaria numidica Reeve, Limicolaria felina Shuttleworth. et
: Limicolaria rubicunda Shuttleworth, depuis le Dahomey jusqu “au
| Congo. Elle vit principalement sur les Canna et les Plantaniers.
Limicolaria numidieca2 Reeve.
1848 Bulimus numidicus REEVE, Conchologia Iconica ; V, PI. Lill, fig. 351.
1855 Limicolaria. Numidica H. et A. ADAMS, Genera of recent a
I pi 133:
1866 Achatina (Limicolaria) numidica MARTENS, Si Bidtter:
DT oh Adatti iets Se
1894 Limicolaria numidica KoBEL’ r in MARTINI et, CHEMNITZ, . ‘Systema’
Conchylien—Cabinet ; p. 75, “Taf. XII, fig. 78: Tat. XV; fe. 33-3.
1896 Lemicolaria numidica D’AILLY, Contribution Mollusques terr. eau.
douce Kameroun ; p. 75.
1904 Limicolaria numidica PILSBRY in TRYON, Manual of Conchotogy + os
2.° série, Pulmonata; XVI, p, 260, PI. XIX, fig. 1-3. i
1905 Limicolaria numidica BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Ma:
lakozoolog. Gesellschaft ; podio ninoeSià
1909 Limicolaria numidica Nopre, Bulletin Societe porlugaise Sciences vi
Naturelles Lisbonne; il, Suk Il, p. 86.
1910 Limicolaria numidica Hipaico, Memorias Real Sociedad Espafiola
Hist, natin. Vin? 29 polo 1.0.6. GEIE
1912 Limicolaria numidica GERMAIN, Mollusques terr. fluv., L.- Uni
Annali Museo civico Storia natur. Genova ; 3. série, V (XLV), p. Gills 0.
1913 Lemicolaria numidica GERMAIN, Annales Institut Océano oa
fase. II, p. 126, fig. 5.
J
Je ne reviendrai pas ici sur cette espéce dont j'ai deja éiudi
le polymorphisme dans deux précédents mémoires cités dans la
synonymie (1912 et 1913).
SO par leur coloris :
teinté de vert, se detachent des Lul ic, He
disposées comme chez les individus typiques. SAT
Les jeunes ont une spire réguliérement conique avec un der
nier tour nettement caréné en son milieu. A mesure que l’anima
grandit, le dernier tour s'allonge et sarrondit ; Del à peu la cas
() Le lecteur est prié de se reporter 4 ce mémoire où il trouvera une synon
plus complete de cette espéce.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 957 DI
rene satténue pour disparaitre entiérement quand la coquille
est adulte.
Parmi les exemplaires recueillis au du par L. Fea, il en est
quelques-uns dont le test est plus épais, plus solide et relativement | Cr
pesant; ils appartiennent a la variété ponderosa Germain (’). :
! Congo francais: Fernand Vaz, aout-septembre 1902 (lL Hea);
quelques exemplaires. : n:
Ilha Fernando-Poo: Punta Frailes, octobre 1901 (L. Fea);
«quelques échantillons. — i
i i Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 100 et 600 metres d’ altitude ;
janvier 1902 (L. Fea); deux individus jeunes.
cune Pseudotrochus H. et A. Adams, 1855 (£)
" : | SIL
DD | Pseudotrochus sensu stricto.
Pseudotrochus (Pseudotrochus) solimanus Morelet.
: 1848 Bulimus solimanus MoRELET, Revue Magasin Zoologie; p. 353.
q 1851 Bulimus suturalis PFEIFFER, Proced. Zoological society of London;
Bees peo, PIL 2:
«1851 Achatina Sillimani DESHAYES in DE FERUSSAC, Histoire gener. part.
ca Mollusques ; I, p. 152, PI. CKXXVII, fig. 14-15.
1851 Achatina Solimana Pn, Journal de Conchytiologie; II, Pp. 267, es
Pl NAS eS ke ne d
. 1853 Bulimus Solimanus PFEIFFER, Meh borane Heliceorum viventium; — .
È: Ks Il, p. 299.
a 1853 Bulimus Sillimani PFEIFFER in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
is Conchylien-Cabinet ; p. 88, Taf. XXXI, fig. 7-8.
1855 Limicolaria suturalis H. et A. ADAMS, Genera of recent Mollusca ; 3
TR
1855 Pseudotrochus Solimanus HU. et A. ADAMS, Genera oe recent Mol-
lusea.: Wii. 135: Oar
1856 Perideris Solimana StuTTLEWORTH, Notitiae Malacolog.; p. 78.
1858 Achatina Solimana MoRELET, Series conchyliologiques ; D. CARE
fix. 2.
(1) GERMAIN (Lours). — Mollusques terrestres (de la Mission A. Gruvel en Afrique
Occidentale); Annales Institut Oceanographique; Vol. V, fasc. 3, 1913, p. 128, fig. 5.
(2) Apams (H. et A.) — Genera of recent Mollusca; II, Février 1855, p. 135 [= Peri-
deris Shuttleworth, Notitiae Malacologicae; 1, 1856, p. 76; non Perideris Brandt, 1835].
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1916). 17
958 © L. GERMAIN
1859 Perideris solimana PREIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
IV, p. 593.
1860 Perideris solimana MARTENS in ALBERS, Die Heliceen (2. Edit.),
p. 205.
1876 Perideris Solimana MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wis- —
sensch. Berlin ; p. 259, Taf. Ill, fig. 3.
1888 Achatina solimana Vienon, Bulletin soc. Zoologique France; V, p. 68.
1891 Perideris Solimana MARTENS, Sitzungsb. Gesellsch. naturf. Freunde
zu Berlin; p. 31.
1893 Perideris solimana KoBELT in MARTINI et CHEMNITZ, Suona
Conchylien-Cabinet ; p. 32, Taf. X, fig. 2-3; Taf. XVI, Ap 4-5.
1896 Perzderis Solimana pv’ AILLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun ; p. 82.
1904 Pseudotrochus solimanus PILSBRY in TRYON, Meme of IO ;
2.° série, Pulmonata ; XVI, p. 223, n.° 3, Pl. XV, fig. 64, 65, 66.
1905 Perideris Solimana BoETTGER, Nachrichisblatt d. deutschen Mala-
kozoolog. Gesellschaft; p. 173, n.° 34..
1908 Pseudotrochus solimanus GERMAIN, Journal de Conchyliologie; LVI,
ihe Geass LON:
1910 Pseudotrochus solimanus HIDALGO, Memorias Real Sociedad Espa-
hola Hist. natur.; 1, n.° 29, p. 509, n.0 5. WN
1911 Pseudotrochus solimanus GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. er
PATIS od pi 222:
=
C'est la deuxiéme fois que cette espéce est signalée au Congo; » (I
dou elle a été rapportée par le Colonel Fourneau de N’ Dojelé
sur l’Ogooué (1). i
Les nombreux specimens recueillis par L. Fea appartiennent
tous è la variété wnicolor, mais leur columelle est toujours de
cette couleur rouge-lie de vin si caractéristique de cette espéce.
Voici les dimensions principales de quelques individus :
DODSUEnE Diamétre Diamétre Hauteur Diamétre
totale maximum minimum | del ouverture | de ouverture
\
44 3), mill. | 26 mill. | 23 mill. | 21 9/, mill. | 13 mill
Ae hy eel Rate Ra a 2 > PR
AL 26 » 22 tf o> 20 » Tao
BOM gL see OTe ish oo) SS o
39 » Abi Riso 2000066 IS,
() GERMAIN (Louis). — Contributions à la faune Malacologique de 1’ Afrique équa- i
toriale; XXV: Sur quelques Mollusques du Congo francais; Bulletin Museum hist.
natur. Paris; 1941, n.0 4, p. 222. ne
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 959
Le test est d’un blane d’albàtre, subtransparent, un peu bril-
lant, assez solide quoique d’une épaisseur relativement médiocre.
ll est orné de stries longitudinales fines, obliques, assez irrégu-
___liéres, coupées de stries spirales extrémement fines. Les sutures,
principalement aux trois derniers tours, aoa trés fortement mar-
ginées.
Les jeunes individus ont une spire nettement conique et une
indication carénale bien marquée au dernier tour. Cette indication
carénale persiste méme chez les adultes (*), le dernier tour restant
- toujoars plus ou moins obscurément anguleux a sa peripherie,
3 surtout du còté de l’ouverture. i
a Congo francais: Fernand Vaz, aoùt-septembre 1902 (L. Fea);
nombreux individus (?).
§ IL.
| Atopocochlis Crosse et Fischer, 1888 (*)
Pseudotrochus (Atopocochlis) exaratus Miller.
“i714 Buccinum canini MULLER, Verm. bert, Cb. Wo. MIstor. SII,
p. 148, n.0 337.
1786 Buccinum exaratum 005 Conchylien-Cabinet ; TX, part. 2,
PIT CXOX nies 10311032.
1791 Bulla exarata GMELIN, Systema nature; Ed. XII, p. 3431.
1792 Bulimus exaratus BRUGUIERE, Encyclopédie OSG VESSE It
p. 361.
1837 Limicolarius exaratus BEcK, Index Molluscorum ; p. 60.
1842 Achatina exarata DE LAMARCK, Histoire natur. animaux sans ver-
tébres ; (Ed. 2, par Deshayes), VIII, p. 311.
| 1851 Helia (Cochlitoma) exarata pe Férussac et DESHAYES, Hist. natur.
"A gener. partic. Mollusques ; Il, p. 163, Pl. CXVIII, fig. 1-2.
1853 Bulimus exaratus PFEIFFER, Monographia AT viventium ;
DI, p. 301.
1856 Limicolaria exarata Soria Notitiae Malacolog. ; paoli
1868 Pseudachatina ? exarata PFEIFFER, On OUT GT, Heliceorum vI-
ventium ; Vp. 206:
i?
‘ () Tout au moins chez les individus recueillis, au Congo francais, par L. Fea.
(2) Cette espèce habite le Gabon et, principalement, le Cameroun.
ay (3) GROSSE (H.) et FISCHER (P.). — Observations sur le EUS exaratus Miller;
Journal de Conchyliologie ; XXVIII, Janvier 1888, p. 11.
FANTA I tana
EN Ae dn put fi
“nea
260 L. GERMAIN
1868 Bulimus exaratus MoRELET, Mollusques voyage Welwitsch ; p. 59.
1868 Bulimus exaratus Crosse, Journal de Conchyliologie ; XVI, p. 131,
Pl. VI, fig=e2-
1882 Bulimus exaratus GREEF, Zoolog. Anzezger; V, p. 520.
1886 Bulimus exaratus NoBRE, Bol. Soc. Geogr. de Lisboa; p. 215.
1888 Perideris exaratus FurtaDo, Journ. de Conchyliologie; XXXVI, p. 9.
1888 Perideris (Atopocochlis) exaratus Crosse, Journal de Conchylio-
logie; XXXVI, p. 19, no 9.
1891 Perideris exaratus NoBRE, O Instituto, p. 934.
1893 Perideris (Atopocochlis) exarata GIRARD, Jornal sc. mathem.
phys. et natur. Lisboa; 2.° série, Il, p. 38, n.0 2.
1904 Atopocochlis exarata PiILsBRY in Tryon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata ; XVI, p. 218, n.0 1, PI. IX, fig. 1-2.
1909 Atopocochlis exarata NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; II, suppl. II, p. 85.
Cette très belle coquille est trop connue pour que je m’étende
longuement 4 son sujet. Je donnerai seulement quelques détails
sur le test et la sculpture.
Quelques individus, tout en restant transparents, sont irrégu-
liérement mouchetés de petites taches rondes (de */, millimetre
environ de diamétre), disposées sans ordre et trés sensiblement
du méme coloris que la zonule blanche qui borde généralement
les sutures.
Les tours embryonnaires sont presques lisses (stries longitu-
dinales très fines, coupées par des stries spirales extrémement
délicates). Les autres tours sont ornés de stries longitudinales trés
fortement obliques, onduleuses, irréguliéres, crispées aux sutures,
relativement fortes au dernier tour, coupées de stries spirales
plus fines.
Voici les dimensions principales de quelques specimens :
43» Ri.» Re > 23 » 14 »
Fatale) nto a. colei I
56 mill. 34 mill 25 nil. 285 alll seer emir
54.» SEMO) 26 » 30 » 18 »
52 > 2 >» ag 26 GLIO, |
50 » 32. » Pan) a7 » Ione
47 » 29» 23 » 29 » 16 »
| MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 964
R. Greef, aprés avoir rapporté la forme jeune au Bulimus
crystallus Reeve (1), l’a distinguée sous le nom de Pseudacha-
tina vitrea @). i i
La place générique du Pseudotrochus exaratus Miller est |
restée incertaine jusqu’au jour ou A. Furtado a montré qu'il ap-
partenait, par ses caractéres anatomiques, au genre Perideris
de Shuttleworth, c’est-a-dire aux Pseudotrochus (@). A la méme
époque H. Crosse et P. Fischer ont fait, de cette espéce, le type
du ee Re Gy Nee eR
Is. San Thomé: Partie nord de l’île, entre 200 et 300 métres
_ altitude ; septembre-octobre 1900 (L. Fea). Quelques individus.
018: San Thomé : Agua Izé, entre 400 et 700 métres d’altitude;
décembre 1900 (L. (Fea); un exemplaire.
(1) GREEF (R.). — i die Landschneckenfauna der Inseln Sao Thomé; Zoolog.
‘ | Anzeiger ; 1382, p. 520.
| () GREEF (R.). — Die Fauna der Guinea-Inseln S. Thomé und Rolas; Sitzungsb.
der Gesellsch. Naturwissensch. zu Marburg 1884, p. 51 (note).
a | (5) Furrapo (A.). — Sur le Bulimus exaratus Muller; Journal de Conchyliologie ;
XXVII: dev janvier 1888, pp. : 1-10, Pl. II-III.
(5) Crosse (H.) et Fiscu=n (P.). — Loc. supra cit. ; 1888, p. 44,
L. GERMAIN
Sous Famille des STENOGYRINAE.
Genre Bocageia Girard, 1893 (1).
SUL
Petriola Dall, 1905 (2).
Sil
Bocageia (Petriola) marmorea Reeve.
1850 (Mars) Achatina marmorea REEVE, Conchol. Iconica ; V, Pl. XXIII,
no io:
1866 Achatina barbigera MoRELET, Journal de Conchyliologie; XIV, p. 160.
1868 Achatina barbigera MoRELET, Mollusques voyage Welwitsch; De 15,2
Ply PX, ie.) 5:
1868 Achatina barbigera PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ; =p
VI, p. 234
1868 Achatina barbigera Crosse, Journal de Conchyliologie ; XVI, p. 134.
1881 Stenogyra barbigera FISCHER, Manuel de Conchyliologie ; p. 226..
1882 Achatina (Borus) barbigera GREEF, Zoolog. Anzeiger ; p. 519.
1886 Stenogyra barbigera NoBRrE, Bol. Soc. geogr. de Lisboa; p. 216.
1888 Homorus barbiger Crosse, Journal de Conchyliologie; XXVI,
De ZI ast
1891 Homorus barbiger NoBRE, 0 Instituto; p. 934.
1893 Homorus barbiger GrrarD, Jornal sc. mathem. phys. € naturaesz
2: série, III, p. 41, no 1. Vf 4
1894 Homorus barbiger KoBELT, Conchyl, Cabinet; p. 98, Taf. XXVI, fig. 7-8.
1904 Trichodina marmorea PILsBRY in TRYON, Manual of Conchology; |
2.° série, Pulmonata ; XVII, p. 182, n.0 1, PI. 55, fig. 94, 95, 96.
1909 Trichodina marmorea NoBRE, Bulletin Société portugarse Sciences —
Naturelles Lisbonne; Il, suppl. II, p. 93. i
L. Reeve a créé son Achatina marmorea sur des exemplaires —
roulés, ayant perdu leur épiderme et, par suite, a peu près mé-
(1) GIRARD (A.). — Révision de la faune malacologique des îles St. Thomé et du.
‘Prince: Jornal sciencias mathematicas, physicas et naturaes LION: QI serie, Lu Pe
1893, p. 100. (Type: Bulimus CORRI Morelet). Dieta
(Bulletins Société rn de France; V; 1888, p. a, soi) 6. Type: Achaea
barbigera Morelet), nom préoccupé (Ehrenberg, 1830, pour un genre d’Infusoires)]. |
E)
CARI MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 263
connaissables. Cependant A. Morelet a parfaitement reconnu que
l’Achatina mormorea Reeve était établi sur des individus morts
et roulés de son Achatina barbigera. Comme le doute n'est pas
possible, il convient de reprendre le nom, bien antérieur, de
MIL. Reeve.
Les individus recueillis par L. Fea varient, quant è la taille,
dans d’assez grandes proportions, ainsi que le montre le tableau
suivant: 5
Longueur Diamétre Diamétre
Plame Hauteur
totale maximum | minimum
e e | Localités
l’ouverture | l’ouverture
29 mill. |9- mill. |7:/, mill. | 9 mill. |5 millf Agua-tze
Oy) > Stia 7 » 9 » 43/, » | (entre 400 et 700 m.) |
| AT mill. |11!/, mill.| 11 mill. |10:/, mill.|6 mill, ( Agua-ize
SP Se IO ty ie lola ig mye aay (Plage)
On remarquera que les specimens récoltés dans la région
| | montagneuse d’Agua Izé sont de petite taille. Ils sont pourvus
_ de leur épiderme et présentent la sculpture si typique figurée
par A. Morelet. Leur test est d’un marron jaunatre; l’intérieur
de l’ouverture bleu de Prusse assez foncé, mais a peine brillant;
le bord du péristome d’un blanc légérement bleuatre.
Par contre, les specimens provenant de la plage de Agua Izé
sont entiérement décortiqués. Ils sont de taille beaucoup plus
grande et leurs tours de spire sont médiocrement convexes. Le
| test est devenu épais, solide, d’une teinte générale jaune clair
| plus ou moins lavée de marron. et d’aspect lisse. La sculpture
est, en effet, réduite a des stries longitudinales obliques, irrégu-
liéres, trés fines, surtout visibles au voisinage des sutures. Quant
4 la sculpture spirale, elle a complétement disparu. L’intérieur
de l’ouverture est également décoloré. Les échantillons recueillis
| dans cet état par L. Fea servaient d’habitat 4 des Crustacés du
genre Pagurus. i
264 L. GERMAIN
Le Bocageia marmorea Reeve est assez variable: il existe
des individus très allongés, avec des tours de spire peu convexes,
parfois méme — les derniers surtout — presque méplans et
d’autres, beaucoup plus trapus, a tours de spire plus convexes
et, par suite, séparés par des sutures plus profondes.
A. Girard (*) a signalé une forme senestre de cette espéce.
Elle a été recueillie, par le voyageur portugais F. Newton, è
Portinho et sur la plage de Bua Bua (San Thome). —
H. Crosse et P. Fischer ont décrit un Bocageia Massoni (?)
qui me semble extrémement voisin du Bocageia marmorea
Reeve. Il en différe surtout par sa forme plus trapue, son dernier
tour anguleux et sa sculpture constituée par des stries longitudi-
nales rugueuses, un peu obliques et légérement flexueuses. Cepen-
dant, sur quelques individus bien conservés, on observe la ‘trace
de 5 ou 6 rangées spirales analogues à celles du Bocageia mar-
morea Reeve. Il est donc possible qu'il s'agisse seulement d’une
variété a sculpture moins développée. Cette coquille a été recue
de San Thomé par le Commandant Masson, ancien gouverneur
du Gabon. Elle n’a jamais été retrouvée depuis.
Is. San-Thomé: Agua Izé, entre 400 et 700 métres d’altitude.
Décembre 1900 (L. Fea). Deux individus.
Is. San-Thomé : Agua Ize, sur la plage. Octobre 1900 (L. Fea).
Deux specimens.
Boeageia (Petriola) clava Pfeiffer.
1846 Achatina clava PFEIFFER, Symbol. ad Histor. Heliceor.: II, p. 20.
1848 Achatina clava PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
II, p. 260, n.° 45.
1849 Achatina clava REEVE, Concholog. Iconica; V, Pl. XVI, fig. 75.
1868 Achatina clava MoRELET, Mollusques Voyage Welwitsch; p. 76.
1868 Achatina clavus Crosse, Journal de Conchyliologie; XVI, p. 135.
1881 Stenogyra clavus FiscHER, Manuel de Conchyliologie, p. 226.
1882 Achatina (Borus) clavus GREEF, Zoolog. Anzeiger, p. 520.
(1) GIRARD (A.). — Loc. supra cit. ; 1893, p. 41.
(2) GROSSE (H.) et FiscHER (P.). — Nouveau Catalogue des Mollusques terrestres
de Vile de San Thomé ; Journal de Conchyliologie; XXXVI, p. 22, n.0 42, Pl. I, fig. 3,
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 265
1886. Stenogyra clavus NoBRE, Bol. Soc. geogr. de Lisboa; p. 216.
1888 Homorus clavus FiscHER, Journal de eng, XXXVI,
Peet. M0 Se i
1891 Homorus clavus NoBRE, 0 Instituto, p. 935. 3
1893 Homorus clavus GIRARD, Jornal sc. mathem. phys. e naturaes
Lisboa ; 2.° série, III, p. 95, n.0 3.
1894 Homorus clavus KoBELT, Conchyl. Cabinet ; p. 97, Taf. XXVI, fig. 5-6.
1905 Trichodina clava Pirsery in Tryon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata; XVII, p. 184, n.° 3, Pl. LVI, fig. 9-10-11.
1908 ee clava GERMAIN, Bulletin Museum hist. natur. Paris;
pode paolo
1909 da clavus NoBRE, Bulletin Société portugaise ui
Naturelles Lisbonne, II, suppl. Il, p. 94.
Trés commune dans l’ile de San Thomé, notamment sur les
pelouses pierreuses, cette espéce se rencontre depuis le littoral
jusqu'à une altitude de 1400 métres. Elle varie dans d’assez
grandes proportions, aussi bien sous le rapport de la taille et de
la forme que sous celui de l’allure du test.
Voici un tableau indiquant les dimensions principales de quel-
ques individus :
Hauteur Diametre Diamétre aulenn pe Localités
totale maximum | minimum | ouverture | l’ouverture
Simi 00m 9) all: 91], mill. | 57/, mill.
29 91 9 9 5
» IE » » » ena |
27 » 10 » CINE) Qu» 5 »
25.» 10 » OO, Oe aes 5 » |
iii Oe mane) Soo mallee Oo small} 4.377 mall:
Bayh Foals (Ps 0 09 Ribeira Palma
BIS TEO. 7) » 8 » Aa
TESO SANNIO, EIA E EN TS
On peut voir, par ce tableau, qu'il existe des individus rela-
tivement allongés a cdté d’autres plus trapus, de forme assez
nettement ovoide. Le plus généralement, les tours de spire sont
moins convexes dans le premier cas que dans le second (').
(1) Chez les jeunes individus le dernier tour est nettement subcaréné,
L. GERMAIN
Le test est assez brillant, solide; sa couleur varie du jaune
clair au marron foncé, le dernier tour étant constamment plus
-vivement coloré. Chez quelques spécimens ce dernier tour est
marron tandis que les autres sont d’un magnifique jaune ambré (').
La sculpture est irréguliére: composée de stries onduleuses,
obliques, inégales, trés accentuées prés des sutures qui prennent
A ‘ainsi une apparence crénelée, elle varie également d’intensité —
jusqu’a devenir, parfois, sublamelleuse. Les. tours embryonnaires
sont ornés de stries longitudinales serrées, irréguliéres, un Lui
obliques, relativement fortes.
Is. San-Thomé: Agua Izé, entre 400 et 700 métres Waltitude.
Décembre 1900 (L. Fea); nombreux specimens.
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, entre 500 et 600 métres d’al- |
titude, dans la forét. Aoùt-septembre 1900 (L. Fea); nombreux
individus. a
§ 2.
Bocageia (Petriola) monticola Morelet.
PI. VII fig. 15 et Pl. XI fig. 6, 10, 11 et 13. :
1866 Achatina monticola MoRELET, Journal de Conchyliologie ; p. 160.
1868 Achatina Ei MORELET, Mollusques Voyage Welwitsch ; SE, (a
IE WW Sake
1868 Achatina ME Crosse, Journal de Conchyliologie ; XVI, p. iad
1868 Achatina monticola PFEIFFER, Monographia Heliceorum i
VI: p: 291.
1881 Stenogyra monticola FiscHER, Manuel de Conchyliologie ; p. 226.
1882 Achatina (Subulina) n GREEF, Zoolog. Anzeiger; p. 519.
1886 Stenogyra monticola NoBRE, Bolet. Soc. geogr. de Lisboa; p. 216. —
1888 Homorus monticola Crosse, Journal de Conchytiolagito XXXVI
p..24, n.° 14.
1888 Stenogyra subcrenulata osi Journal de Conchyliologie ; Ree
Pao VOTA
1891 Homorus monticola NoBRE, O Instituto, p. 935.
() L’intérieur de ouverture est d’un bleu un peu brillant,
be ils
Zi crd
‘
Siani e in ei
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 267
1893 Homorus monticola GIRARD, Jornal sc. mathem. phys. e natur.
Lisboa; 2.¢ série, Ill p. 96, n.0 4, Pl. 1, fig. 5 a 8.
1894 Homorus (Pseudoglessula) monticola KoBELT in MARTINI et CHEM-
NITZ, Systemat. Conchylien-Cabinet ; p. 107.
1905 Trichodina monticola PirserY in TRyon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata; XVII, p. 186, n.° 6, PI. LVI, fig. 4 a 8.
1908 Petriola monticola GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris;
OM oy lis
1909 Trichodina monticola NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; Ill, suppl. Il, p. 94.
Il est peu d’ espéces présentant un polymorphisme aussi étendu.
Ce dernier porte, en effet, a la fois sur la taille, la forme générale
et l’ornementation sculpturale. Bien que les formes extrémes
semblent tout a fait différentes, il est impossible de les considérer
comme spécifiquement distinctes: une étude attentive permet
toujours, grace à de nombreuses intermédiaires, de saisir les
rapports que les unissent au Bocageia monticola Morelet.
Une de causes d’erreur, dans |’ étude de ce Mollusque, est
l’insuffisance de la description et de la figuration originales de
A. Morelet, faites sur un individu jeune. Depuis, en 1882,
R. Greef a décrit un Achatina (Stenogyra) subcrenata qu'il
a lui-méme reconnu, deux années plus tard, comme la forme
adulte du Bocageia monticola Morelet (*).
C'est a A. Girard que l’on doit le meilleur travail sur cette
espece. Il a donné, accompagnées de figures qui n’indiquent
malheureusement pas les caractères sculpturaux, des descriptions
du type et des principales variétés. Grace au riche materiel
recueilli par L. Fea il est possible de compléter, sur plusieurs
points, les indications de A. Girard.
Le type est une coquille de forme allongée-lancéolée; la spire
-comprend 12 tours assez convexes, 4 croissance lente et réguliére,
séparés par des sutures très marquées mais peu profondes; le
sommet est obtus, arrondi; le dernier tour, ovalaire-arrondi, est
un peu comprimé en dessous; l’ouverture oblique, ovalaire-subpy-
riforme, anguleuse en haut, a ses bords réunis par une mince
callosité blanchatre; le péristome est simple et tranchant; enfin
(}) GREEF (R.). — Die Fauna der Guinea-Inseln S. Thomé und Rolas; Sitzungso,
der Geselisch, Naturwissensch, zu Marburg; 1884, p. 54,
PI
ara
268 L. GERMAIN
le bord columellaire se termine, avant d’atteindre la base de
l ouverture, par une troncature très oblique.
Voici les dimensions principales de quelques exemplaires:
Longueur Diamétre Diamétre Hauteur Diamétre
totale maximum minimum | de l’ouverture | de ouverture
3500 mill. | 8 | mille 70 mill 8 mill Ay onal,
SU E MIDI 7 » SA Lf tap 4 »
34 » 7 » Osha ea 8 » 4 »
See 7 » Ores > 7 » Sia
sl » u » Baia Ual 4 »
28 » (Ot ASUREOS 6 » isa Dig eens’
26 » Gao 6 » 7 » Sata
25 » 63/, > 6 » Tie ey 34s ay
Le test est tantòt mince, subtransparent, luisant, tantòt plus
solide, subopaque, presque terne. Il est recouvert d’un épiderme
marron jaunàtre plus ou moins foncé, quelquefois jaune clair.
Les tours embryonnaires sont presque lisses (ils présentent seu-
lement de fines stries longitudinales subverticales); les autres sont
ornés de stries longitudinales obliques, très irrégulières, inégalement
espacées, plus accentuées au voisinage des sutures, plus fines et.
plus serrées au dernier tour.
Le type est lui-méme assez variable. En général, les individus
de grande taille ont une coquille plus réguliérement allongée- -
conique et leurs tours de spire sont moins convexes, parfois méme
presque plans.
A. Girard a décrit, comme var. §, une forme moins allongée, avec
un dernier tour proportionnellement plus grand et une sculpture
plus délicate. Cette coquille est une mutation ventricosa du type.
La nature du test varie également. Il est parfois mince, léger,
presque transparent, d’un corné blond trés brillant.
Simple chez la trés grande majorité des individus, la suture
est, chez quelques autres, nettement marginée aux deux ou trois
derniers tours. Il existe alors un cordon infrasutural sur lequel
les stries longitudinales sont particuliérement marquées. Je dési-
gnerai cette forme sous le nom de mutation marginata Germain
(PENI e417).
a de
2) t
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 269
Variété sculptisuturata Germain.
1893 Homorus monticola var. y GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e
natur.; 2.° série; II, p. 96, Pl. I, fig. 7.
1905 Trichodina monticola, c, PILSBRY in TRYon, Manual of Conchology ;
2° série, Pulmonata ; XVII, p. 187, PI. LVI, fig. 8.
Coquille turriculée plus allongée que le type; spire composée
de 12 tours a peine convexes, séparés par des sutures peu pro-
fondes; dernier tour médiocre, proportionnellement plus petit;
test trés luisant, corné-ambré; stries longitudinales trés fines,
un peu flexueuses, assez serrées, devenant fortes et saillantes
au voisinage des sutures.
Varieté costulata Greef.
PLS Vill fie. 15.e PEOX tie. 6:
1882. Achatina (Subulina) costulata GREEF, Zoolog. Anzeiger; p. 519.
1888 Stenogyra costulata Crosse, Journal de Conchyliologie; XXXVI,
Deseo Gs
1893 Homorus monticola var. costulata GIRARD, Jornal sc. mathemat.,
phys. e natur.; 2° série; Ill, p- 96, Pl. I, fig. 8.
1905 Trichodina monticola, d. var. costulata PiLsBrY in Tryon, Manual
of Conchology ; 2.° série, Pulmonata ; XVII, p. 187, PI. LVI, fig. 7.
Coquille de taille plus petite, lancéolée; spire composée de
11-13 tours a croissance réguliére, trés converes, séparés par
des sutures profondes; dernier tour médiocre, bien convexe en
dessus, comprimé en dessous par suite de l’existence d’une vague
indication carénale.
Les principales dimensions sont indiquées dans le tableau
ci-dessous :
Longueur Diamétre Diamètre Hauteur Diamétre
totale maximum minimum de l’ouverture | de l’ouverture
27 mill. 54/5 mille | 5 4/, mill 5 mill. 3 mill.
LE 6 » DE SIT 3 »
PRA 6 » Di DIVO, Zad
leo briga 5 » De 3 »
20» DIRI Slo Di Rial»
| too 6 » Dt, 5» 3 »
L. GERMAIN
; «Test épais, solide, recouvert d’un épiderme marron-jaunacé
ou grisàtre; tours embryonnaires ornés de stries costulées subver-
ticales, irréguliéres et inégalement espacées; les autres tours
avec des cétes lamelleuses trés saillantes, obliques, un peu
onduleuses, irréguliéres; au dernier tour ces mémes cotes sont.
atténuées en dessous, mais restent fortes jusqu’au callus blanchàtre.
qui unit les bords marginaux de |’ ouverture.
Cette variété est également polymorphe et il est facile de séparer
des mutations elata ou ventricosa. Bien que toujours très fortement
burinée, la sculpture est parfois un peu atténuée. C’est le cas de
la variété ainsi definie par A. Girard: He
« a suture profonde, stries trés réguliéres, saillantes,
taille petite ».
Qui est une forme plus delicate — et peut-étre jeune — de
la variété costulata Greef.
Variété maxima Germain, nov. var.
PI. XI, fig. 10 et 13.
Coli de grande taille, de forme allongée-turriculée ; spire
composée de 12-13 tours: tours embryonnaires très petits, le
suivant gros, convexe, les autres médiocrement convexes séparés
par des sutures linéaires, profondes; dernier tour a peine convexe,
très comprimé en dessous; ouverture anguleuse en haut, ?rés
élargie en bas, fortement oblique et rejetée en arriére comme
chez le Limnaea pecila Servain (1).
Le dimensions principales sont données dans le tableau suivant:
pene ueur Diamétre Diamétre Hauteur Diamétre
maximum minimum de ouverture | de ouverture
40 mill. 9 mill. 8 mill. 9 mill 51/, mill.
39 » SS Nea E ai
38 >» (SI Ae” 8 » 9 » AO
37 > of [AGP 8 » Oates Shy
SAAS 9 » Bijiia Bilo 5 >
»
39» [Sp [NS GLIO teh A) aS 4
(1) SERVAIN (D." G.). — Bulletins Société Malacologique France; IV, 1887, p. 244. È
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE Za
Test assez solide, marron grisàtre ou jaunacé, peu brillant;
les deux tours embryonnaires presque lisses, luisants, ornés de
| stries longitudinales extrémement fines; le troisiéme tour muni
de stries longitudinales trés fines et très serrées; le quatriéme
tour avec des stries longitudinales costulées, | trés marquées,
. saillantes, subréguliéres et subverticales; sur les autres tours,
___ Stries longitudinales saillantes, fortes, flexueuses, trés irrégu-
liéres et de plus en plus obliques à mesure que l’on s’ approche
du dernier tour ou elles sont fortement obliques, un peu ondu-
leuses et atténués seulement au voisinage du callus marginal.
En dehors de sa grande taille, cette remarquable variété différe
du type par les caractéres de sa soups et la forme singuliére
de son ouverture.
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, entre 0 et 300 métres d’alti-
tude; juillet-aoùt 1900 (L. Fea). Assez nombreux ae
type et variétés costulata Greef et maxima Germain.
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, entre 400 et 700. métres
d’altitude; aout 1900 (L. Fea); nombreux specimens: type et
variéte sculptisuturata Germain. "Wa
Is. San-Thomé: Ribeira Palma, dans la forét, entre 500 et i
600 métres d’ altitude; septembre 1900 (L. Fea); 2 specimens de ee
la variété sculptisuturata Germain. ail
Is. San-Thomé: Vista Alegre; entre 200 et 300 métres d’al- oa
titude; septembre-octobre 1900 (L. Fea); assez nombreux indi-
vidus: type, mutation marginata Germain et variéte sculptisu-
turata Germain.
Is. San-Thomé; Agua Izé, entre 400 et 700 métres d’altitude;
décembre 1900 (L. Fea); quelques échantillons.
Is. San-Thomé: Agua Izé, entre 0 et 300 métres d’ altitude;
janvier 1901 (L. Fea); deux individus.
372 L. GERMAIN
Genre Pseudoglessula Boettger, 1892 (*)
§ 1.
Pseudoglessula clavata Gray.
Pl. VII, fig. 5, 8 14; Pl. IX fig. 10, et fig. 6-7 (dans le texte).
1837 Achatina clavata Gray, Magazine of Natural History cond. by —
Edw. Charlesworth; N. Ser., I, p. 487. _
1848 Achatina clavata PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
II, p. 260.
1849 Achatina clavata REEVE, Conchologia Iconica; V, Pl. XVI, sp. 72.
1855 Subulina clavata H. et A. ADAMS, Genera of recent Mollusca;
Hp. 110:
1865 Achatina Calabarica PFEIFFER, Proceed. Zoological Society of Lon-
don; p. 832.
1868 Achatina Calabarica PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
VI, p. 229.
1876 Stenogyra Calabarica MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wis-
sensch. Berlin; p. 260, Taf. III, fig. 5-6.
1881 Glessula clavata PreirFER, Nomenclator Heliceor. vivent.; p. 331. —
1881 Glessula Calabarica PFEIFFER, Nomenclator Heliceor. vivent.; p. 331.
1892 Pseudoglessula calabarica BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 202.
1894 Homorus (Pseudoglessula) calabaricus KoBELT in MARTINI et CHEM-
NITZ, Systemat. Conchylien-Cabinet; p. 93, Taf. XXII, fig. 3-4.
1896 Pseudoglessula clavata pv’ AILLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 100.
1904 Pseudoglessula clavata PILsBRY in TRyon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata ; XVII, p. 157, n.° 1, PI. LXI, fig. 11-12.
1905 Pseudoglessula clavata BorTTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 175, n.0 38.
Un caractére très particulier de ce Pseudoglessula, sur lequel
l’attention n'a pas encore été suffisamment attirée, est celui de la
sculpture des tours embryonnaires. Très étagés, ces tours sont ornés
de plis trés saillants qui, au premier tour, font saillie au dessus
de la spire a la facon des fléches ornant le haut d’ une grille
(1) BoETTGER (Dr. 0.) — Neue Stenogyren aus Westafrik und ein neues Aspero-
stoma aus Honduras; Nachrichtsblatt d. deutschen Malakozoolog. Gesellschaft;
XXIV, 1892, p. 202.
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RR e) Se RSS
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MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 973
(PI. IX, fig. 10. et fig. 6 dans le texte) (‘). Les plis du premier
tour sont a peu prés rectilignes et très espacés; ceux des tours
suivants sont de plus en plus serrés et onduleux.
Le dernier tour montre une caréne
filiforme bien accusée. Les plis du
test s’infléchissent au contact de cette
caréne pour se continuer en dessous,
après un nouvel infléchissement en
sens inverse: il y a là quelque chose
de tout a fait comparable a ce que
l’on nomme, en mathématiques, un
point de rebroussement (?).
Le test est très brillant, transpa-
rent, d’un vert olivàtre sombre, parfois
Schema de la sculpture des tours DICI noir. Lorsque l épiderme a
embryonnaires d’un individu adulte disparu, la coquille est d’un blanc
x oy, Moka (ha Fernando verdatre brillant. L’intérieur de l’ou-
verture est bleu comme la columelle
Fig.6. Pseudoglessula clavata Gray.
et la callosité aperturale.
Le Pseudoglessula clavata Gray est une coquille essentiel-
lement variable quant 4 sa forme générale. Il en existe deux
formes extrémes nettement distinctes:
L’une, ventrue, courte, mesurant 28 millimétres de longueur’
pour 13 millimétres de diamétre maximum est le type clavata
tel qu'il a été décrit par Gray;
L’ autre, beaucoup plus élancée, figurée par Reeve (*), mesure
34 millimétres de longueur pour 10 millimétres de diamétre
‘maximum. En comparant ces mesures 4 celles du type de Gray,
on obtiendrait, pour le méme diamétre maximum de 13 millimétres,
une longueur de 44 millimétres. Il s’agit done ici d’une coquille
beaucoup plus étroitement allongée. C’est cette forme que A. d’Ailly
désigne sous le nom de variété Gray? (4).
(1) Comme nous le verrons plus loin, cette très curieuse sculpture embryonnaire
ne se retrouve pas chez les Pseudoglessula Sjostedti d Ailly et Pseudoglessula reti-
fera Martens qui appartiennent incontestablement au meme groupe.
(2) Les stries pliciformes du dernier tour sont également fortes sous la carène
et ne s’atténuent qu’aux environs de la callosité aperturale.
(3) REEVE (L.) — Conchologia Iconica; V, 1849, Pl. XVI, fig. 72.
(4) AILLY (A. d’). — Contribution a a connaissance des Mollusques terrestres et
d’eau douce du Kaméroun: Bihang T. K. Svenska Vet. Akad. Handlingar ; XXII,
Afd. IV, n.° 2, 1896 p. 400.
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1916). 18
IONI)
97 L. GERMAIN
Entre ces deux extrèmes existent tous les intermediaires et
c'est lun d’eux qui a été decrit par L. Pfeiffer sous le vocable
VAchatina calabarica (*). | |
La columelle est également variable: plus ou moins arquée,
parfois tordue, elle est soit obliquement soit transversalement
tronquée.
Les specimens recueillis à Fernando-Poo par L. Fea ne
dépassent pas 25-27 millimetres de longueur pour 9-10 millimetres
de diamétre maximum et 8-9 millimétres de diamétre minimum.
Ceux du Cameroun atteignent jusqu’a 40 millimétres de longueur
pour 16 millimétres de diamétre maximum et 14 millimetres de
diamétre minimum.
Le jeune a une coquille très différente de celle de l’adulte.
Elle a été figurée par le Doct. von Martens (*) et très sommai-
rement décrite, de la maniére suivante, par A. d’Ailly:
« Dans plusieurs individus, nous avons trouvé des embryons
d'un nombre oscillant entre 8 et 18, dont la spire compte environ .
trois tours et dont les dimensions varient de 8 */, a 5 mill. de
longueur sur 2 !/, à 8 mill. de diam. Ils sont tous d’ une couleur
blanche tirant plus ou moins sur le verdatre, c’est-à-dire la couleur
propre au test adulte sous |’ épiderme. Chez les plus grands, le
peristome est bordé d’un brun foncé, et tous ont le dernier tour
fortement anguleux, avec la base a peu prés lisse, gravée seule-
ment de stries d’une finesse extraordinaire. La forme de la colu-
melle ressemble exactement à celle des adultes » (°).
L. Fea ayant recueilli un certain nombre de jeunes à différents
stades de leur développement, il est possible de compléter la
description ci-dessus. |
La coquille qui s’éloigne le plus de celle des adultes a été
récoltée à Moka (Ilha Fernando-Poo), entre 1300 et 1500 métres
d’ altitude. Elle offre les caractéres suivant (Pl. VIII, fig. 5 et 14).
Coquille de forme ventrue-globuleuse; spire composée de 4
(1) Cette coquille mesure 28 millimétres de longueur pour 11 millimétres de dia-
métre. Ces dimensions, rapportées a celles du type clavata, donneraient, pour 13 mil-
limétres de diamétre, une longueur de 33 millimétres.
(2) MARTENS (Doct. E. von). — Die von Prof. Dr. R. Buchholz in Westafrika ge-
sammelten Land - und Stisswasser - Mollusken: Monatsber. d. Konigl. Akad. d.
Wissensch. Berlin ; 1876, Taf. III, fig. 6.
(5) AILLY (A.) — Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun ; 1896 p. 103,
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 975
*
tours peu convexes a croissance rapide: le deux premiers trés
étagés, le second presque plan, le troisiéme un peu convexe, le
quatriéme grand, formant environ la moitié de la coquille, for-
tement anguleux subcaréné, très atténué à la base; sommet trés
obtus; sutures assez profondes; ouverture oblique, pyriforme, an-
guleuse en haut, n’égalant pas tout a fait la moitié de la hauteur
totale de la coquille; bords marginaux réunis par une faible
callosité blanchàtre; columelle arquée, transversalement tronquée;
peristome simple, tranchant, intérieurement bordé de brun marron.
Longueur: 6 millimétres; diamétre maximum: 31/, millimétres;
diamétre minimum: 3 millimétres; hauteur de l’ ouverture: 2 4/,
millimetres; diamétre de Vouverture: 2 1/, millimétres.
Test un peu épais, solide, subtransparent, recouvert d’ un
épiderme jaune clair légérement plus foncé au dernier tour.
Tours- embryonnaires avec de petites còtes élevées, verticales,
écartées, médiocrement régulieres, faisant saillie au dessus du
premier tour a la facon des lances
ornant le haut d’une grille (Fig. 7
dans le texte); troisiéme tour avec
les mémes cotes un peu onduleuses;
quatriéme tour orné de cdtes moins
saillantes, plus serrées, moins régu-
liéres, s’arrétant a la caréne; en
dessous, les còtes sont remplacées par
des stries trés délicates.
On voit que cette forme jeune 4 ee n)
différe notablement de la coquille RASO de na
adulte A un stade plus avancé, V’écart è Moka (Ilha Fernando-Poo); x 15.
s'atténue. Voici la description d’un
exemplaire unique recueilli a Musola (Ile de Fernando-Poo),
entre 600 et 700 metres d’altitude (Pl. VIII, fig. 8).
Coquille allongée, un peu turriculée; spire composée de 5 1/,
tours, les deux premiers presque plans, étagés; les troisiéme et
quatriéme convexes; le dernier médiocré, assez convexe, avec une
-caréne filiforme marquée; sommet trés obtus; sutures très marquées;
ouverture ovalaire allongée, élargie en son milieu, auguleuse en
haut; bord externe largement convexe; columelle arquée, transver-
salement tronquée.
Longueur: 9 millimétres; diamétre maximum: 4 millimétres;
Fig. 7. Pseudoglessula clavata Gray.
276 L. GERMAIN
diamétre minimum: 3 '/, millimétres; hauteur de l’ouverture: 4 */,
millimétres; diamétre de |’ ouverture: 2 7/, millimétres. —
Test assez solide, opaque, recouvert d’une épiderme brun
marron terne. Tours embryonnaires montrant la sculpture carac-
téristique de l’adulte; autres tours ornés de petites cétes assez
saillantes, très ua. inégales, serrées, s’ arrétant, au dernier
tour, a la caréne; en dessous ces còtes sont remplacées par des
stries d’ une grande deélicatesse.
Comme chez |’ adulte, |’ épiderme manque partiellement sur
la paroi de l’ouverture: le test apparait alors d’un jaune blan-
chatre lavé de vert.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude, 6 juillet
1902 (L. Fea); trois exemplaires.
Is. Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aout-septembre 1901 (L. Fea); deux specimens.
Is. Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 métres d’altitude;
janvier 1902 (L. Fea); trois échantillons.
Is. Fernando-Poo: Moka, entre 1300 et 1500 metres d’altitude;
fevrier 1902 (L. Fea); nombreux et beaux individus.
Pseudoglessula Sjòstedti d’Ailly.
PI. VII, fig. 3.
1896 Pseudoglessula Sjòstedti p’ ArLuy, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kameroun ; p. 104, Pl. V, fig. 6-7.
1905 Pseudoglessula sjostedti BoerTtGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 176, n.° 39.
1905 Pseudoglessula Sjostedti PInsBry in TRyon, Manual of Conchology ;
2° série, Pulmonata; XVI, p. 165, n.0 12, Pl. LVI, fig. 6-7.
Connu seulement au Cameroun, le Pseudoglessula Sjostedti
d’Ailly posséde une sculpture embryonnaire réticulée assez parti-
culiére, bien figurée par’ A. d’Ailly. Cette sculpture est fonda-
mentalement composée de stries longitudinales assez fortes et un
peu espacées coupées de stries spirales également distantes; l’en-
semble est malléolé a la maniére d’un dé a coudre. Les autres
tours de spire présentent des stries longitudinales pliciformes
obliques, un peu onduleuses, très irréguliéres, inégalement espacées.
i ? > è
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE orn
Le test est recouvert d’un épiderme brun olivàtre foncé, peu v
. »brillant, sauf au voisinage de l’ ouverture et sur la columelle. | sad
i Cet épiderme manque généralement sur une plus ou moins grande i
surface de la paroi de l’ouverture; on apercoit alors le test qui
a est d’un vert cireux assez brillant (1). :
3 Voici les dimensions principales de quelques uns des échantillons |
recueillis par L. Fea: . De
| Longueur totale: 38 mill, 407/, mill. 44 mill. 42° mill.
=) Wiametre maximum: 16. 16 CIO
Li; Diamétre minimum: 14 » 14 AE,
5; Hauteur del’ouverture: 15» 16 DNA »
ì Diamétre maximum I Sa
de l’ouverture: . 8°». dig Slo 8 »
È Par sa forme générale, cette espéce rappelle le Pseudoglessula
clavata Gray, mais elle s’en distingue: par sa spire a profil plus | .
concave; par ses tours de spire moins convexes séparés par des di
.. Sutures moins profondes; par sa sculpture moins accentuée, con-
stituée par des stries pliciformes fortes, mais non costulées; enfin
et surtout par la sculpture, absolument différente, des tours
embryonnaires.
Le Pseudoglessula Sjostedti d’ Ailly est plus voisin du
| Pseudoglessula heteracra Boettger (?) qui possede la méme
sculpture embryonnaire. Mais la premiére espéce se sépare de la
F seconde: par sa taille notablement plus grande (elle n’atteint, chez
i le Pseudoglessula heteracra Boettger que 31 millimétres); par Di
fi sa spire 4 tours moins convexes séparés par des sutures moins ‘oe
:
_- profondes et plus nettement marginées; par son dernier tour plus ey
1 franchement subcaréné; par sa sculpture moins fortement accusée.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude; 6 juillet
1902 (L. Fea); quelques trés beaux specimens.
Pseudoglessula retifera Martens.
1876 Stenogyra retifera MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wis- rf :
sensch. Berlin; p. 260, Taf. III, fig. 7-8. ,
(1) L’intérieur de ouverture est bleu de Prusse brillant.
?) BoErTGER (Dr. 0.) — Nachrichtsblatt d. deutschen Matakozoolog. Gesellschaft ; (oy
41892, P 202, i
978 L. GERMAIN
1887 Stenogyra retifera E. A. SMITH, Proceed. zoological Society of
London; p. 127.
. 1895 Homorus (Pseudoglessula) retifer KoBELT in MARTINI et CHEMNITZ,
Systemat. Conchylien-Cabinet; p. 106, Taf. XXX, fig. 7-8.
1896 Pseudoglessula retifera D’AILLY, Contribution o terr. eau
douce Kameroun; p. 105.
1905 Pseudoglessula retifera BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 176.
1905 Pseudoglessula retifera PILSBRY in TRyon, Manual of Conchology;
2.° série, Pulmonata ; XVII, p. 164, n.° 10, Pl. LXI, fig. 4-5.
A Vile de Fernando-Poo, cette espéce vit mélée au Pseudo-
glessula clavata Gray. Elle s’en distingue:
Par sa spire moins haute, a tours moins convexes; par son
dernier tour proportionnellement plus grand, arrondi, non
anguleux bien que muni, le plus souvent, d’une vague indication
carénale qui disparait vers l’ ouverture; par sa sculpture embryon-
naire finement réticulée; par la sculpture de ses tours de spire,
formée de siries longitudinales fines, flexueuses, obliques et
serrées; par son test transparent, plus léger, d’un corné blond
brillant ou marron clair sur lequel se détachent des flammules
brunes, étroites, principalement visibles aux deux derniers tours.
L’interieur de |’ ouverture est bleuatre ou lilas clair laissant voir,
par transparence, les flammules du test.
Longueur totale: 27 mulleee 28 p/ nice ee dn
Diametre maximum: 411/, » 12 le DZ
Diamétre minimum: 105, » 41 voi
Hauteur del’ouverture: 11 to) yo AD » 12>
Diamétre maximum
de l’ouverture : 5 » 6 » DO » 6 »
Is. Fernando-Poo: Musola, entre 400-600 et 700 métres d’al-
titude; janvier 1902 (L. Fea); quelques individus.
Is. Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 métres d’ altitude;
mai 1902 (L. Fea); un échantillon.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE © 979
Les trois espéces dont il vient d’étre question appartiennent ,
ainsi que le Pseudoglessula heteracra Boettger, è un groupe
trés homogéne. Si on les considére sous le rapport de |’ ornemen-
tation sculpturale, elles se classent de la maniére sulvante, en
partant de l’espéce qui posséde la sculpture la plus accentuée:
Pseudoglessula clavata Gray
Pseudoglessula heteracra Boettger
Pseudoglessula Sjòstedti d'Ailly
Pseudoglessula retifera Martens.
Au point de vue de la forme et des caractères de la spire,
le Pseudoglessula clavata Gray est Vespéce dont les tours sont
les plus convexes et, par suite, les sutures les plus profondes; le
Pseudoglessula Sjostedti d’Ailly est l’espéce dont la spire affecte
le mieux un profil concave. Quant au test, il présente, chez le
Pseudoglessula retifera Martens, des flammules qui manquent
chez les autres espéces de ce groupe.
§ 2.
Pseudoglessula fuscidula Morelet.
1858 Achatina fuscidula MorELET, Series Conchyliologiques ; I, p. 26,
DOSE PIATTA pì
1868 Achatina fuscidula PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium 2
VIE 29 mec Ole
1881 Stenogyra (Subulina) fuscidula PFEIFFER, Nomenclator Heliceorum
viventium ; p. 328.
1896 Pseudoglessula fuscidula D’ Ary, Contribution Mollusques terr. -
eau douce Kameroun; p. 106.
1904 Pseudoglessula fuscidula PiLsBRY in Tryon, Manual of Concho-
- logy; 2.° série, Pulmonata, XVII, p. 160, n.0 3, Pl. LXI, fig. 98.
1905 Pseudoglessula fuscidula BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft ; p. 177.
1909 Pseudoglessula fuscidula NoBRE, Bulletin Société portugaise
Sciences Naturelles Lisbonne; IL, suppl. II, p. 93.
1911 Pseudoglessula fuscidula GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur.
PANI SITA
980 | L. GERMAIN
1912 Pseudoglessula fuscidula GERMAIN, Mollusques terr. fluv. L. Fea;
Annali del Museo Civico di Storia natur. di Genova; 3. série, V
(Vol. XLV), p. 381, Pl. IV. fig. 9-10 (tirés a part, p. 47). -
Variété thomensis Germain, nov. var.
PI. VII, 8.) 3 6¢s 5 et PIO XI fig. 1.
Coquille ovalaire-allongée; spire composée de 7 tours a croiss | |
sance réguliére et médiocrement rapide; tours embryonnaires: le
premier gros, globuleux, brillant; le second bien convexe; autres
tours subconvexes, le dernier médiocre, peu convexe, comprimé
en dessous, avec une faible indication carénale; sommet obtus;
sutures profondes, la dernière subcanaliculée; ouverture oblique, i
pyriforme, anguleuse en haut; columelle arquée, transversalement |
tronquée; péristome simple, tranchant; bords marginaux réunis
par une callosité blanchàtre à peine indiquée.
Longueur: 10 millimétres; diamétre maximum: 4 millimétres; i
diamétre minimum: 3 1/, millimétres; hauteur de l’ouverture: 3
‘4 millimétres; diamétre de l’ ouverture: 3 millimétres. —
Test solide, subopaque, recouvert d’un épiderme corné, marron
clair. Intérieur de I ouverture jaunatre.
Premier tour embryonnaire luisant, avec des stries longitudi-
nales un peu obliques, médiocres; second tour embryonnaire moins
brillant, garni de stries trés obliques, subréguliéres; autres tours 1”
avec des stries costulées trés irréguliéres, moins fortes et moins a
serrées au dernier tour où elles sont un peu moins accentuées en
dessous de l’indication carénale. - 2
[ha San-Thomé: Ribeira Palma, entre 400 et 700 meétres
d’ altitude; septembre 1900 (L. Fea); un exemplaire. a
§ 3.
Pseudoglessula Duseni d’Ailly.
1896 Pseudoglessula Dusent Lui Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 107, PI. V, fig. 8-10.
1905 Pseudoglessula Duseni PILSBRY in TRYON, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata, XVII, p. 159 n.° 2, Pl. LXI, fig. 1, 2, 3.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 984
1905 Pseudoglessula Dusent BoeTTGER, Nachrichisblatt d. deutschen
Malakozoolog. Geseltschaft; p. 177, n.° 42.
Les specimens de ce Pseudoglessula découverts à Fernando-
Poo par L. Fea différent seulement par des détails de ceux du
Cameroun décrits et parfaitement figurés par A. A. d’Ailly. Is
ne possédent, notamment, que 9 tours de spire au lieu de 10 !/,,
bien que leur taille soit sensiblement la méme: 10-10 !/, milli-
métres de longueur pour 3 millimétres de diamétre maximum et
2/, millimétres de diamétre minimum (*) (?).
Le test est recouvert d’un mince épiderme marron rougeàtre
assez foncé, légérement plus clair aux premiers tours. Il est orné
de stries costulées bien accentuées, presque régulières, subverti-
cales, moins fortes et plus obliques au dernier tour ou elles se
transforment, en dessous du filet carénant, en stries irréguliéres
et serrées.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aout-septembre 1901 (L. Fea); deux exemplaires.
Pseudoglessula splendida Germain, nov. sp.
PI. XI, fig. 2, 3 et 9.
1915 Pseudoglessula splendida GERMAIN, Bulletin Muséum histoire
natur. Paris; XXI, n. 7 (Décembre), p. 288.
Coquille longuement et étroitement turriculée; spire composée
de 12 tours a croissance lente: le premier globuleux; le second
bien développé, convexe; les troisiéme, quatriéme et cinquiéme
sensiblement égaux, relativement peu convexes bien que séparés
par de profondes sutures; les autres tours convexes-arrondis; dernier
tour médiocre, convexe en dessus, presque plan en dessous du
filet carénant qui est étroit et saillant; sutures profondes, nette-
(1) L’ouverture mesure 21/, millimètres de hauteur sur 4 %/, millim. de diamétre.
(2) Les dimensions types données par A. A. d’Ailly sont les suivantes :
Longueur : 10 millimétres; diamétre: 2?/, millimétres; hauteur de ouverture:
2 millimétres; diamétre de l’ouverture : 1 1/; millimétre,
=
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989 L. GERMAIN
ment marginées; sommet gros et obtus; ouverture légérement
oblique, subquadrangulaire, anguleuse en haut et en bas, pré-
sentant une troisiéme angulosité subbasale a l’endroit où la caréne
atteint le péristome; columelle arquée, obliquement tronquée ;
bords marginaux réunis par une faible callosité; péristome simple
et tranchant.
Longueur: 15 1/,-16 !/, millimétres; diamétre maximum: 2°/,-3
millimétres; diamétre minimum: 2 1/,-2 °/, millimétres; hauteur de
l’ouverture: 3 millimétres; diamétre de l’ ouverture: 1!/, milli-
metres.
Test un peu mince, presque transparent, marron rougeàtre
brillant, notablement plus foncé au dernier tour (*); intérieur de
l’ouverture marron clair légérement teinté de bleuàtre.
Premier tour lisse; second tour avec des stries longitudinales
costulées, subverticales, presque réguliéres et assez espacées; dernier
tour avec la méme sculpture au dessus de la caréne; en dessous,
les edtes sont remplacées par des stries peu réguliéres, médiocre-
ment accentuées, ne s’atténuant qu’au voisinage immédiat de la
columelle.
Les jeunes ont une spire très conique- -turriculée, avec les cinq
premiers tours subulés; leur test, plus brillant que celui des
adultes, montre la méme ornementation sculpturale. :
Cette magnifique espéce appartient au méme groupe que le
Pseudoglessula Duseni d’Ailly avec lequel on ne saurait la
confondre. Elle s’en distingue, en cr très nettement, en dehors
de sa taille plus grande:
Par sa forme générale particuliérement étroite, élancée (c’est,
parmi les Pseudoglessula, Vespéce la plus allongée), par ses
tours de spire plus nombreux dont les premiers rappellent, par
leur enroulement et leurs rapports, l’extremité de la spire
de l Homorus involutus Gould; par sa suture nettement
marginée. |
Ilha Fernando-Poo: Basile, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aoùt-septembre 1901 (L. Fea); quelques exemplaires recueillis
avec Pseudoglessula Duseni d'Ailly.
(1) L’épiderme est parfois enlevé sur la partie aperturale du dernier tour: le test
apparaît alors d’un jaune verdatre, comme chez le Pseudoglessula Sjostedti A Ailly,
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 983
84
Pseudoglessula pileata Martens.
PL VII fol etzlo:
1876 Stenogyra pileata MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wis-
sensch. Berlin; p. 261, Taf. II, fig. 12-13.
1891 Stenogyra pileata MARTENS, Sitzungsb. Gesellsch. Naturf. Freunde
Berlin; p. 31.
1896 Homorus pileatus D’AILLY, Contribution Mollusques terr. eau douce
Kaméroun ; p. 110.
1905 Pseudoglessula piceata (err. typogr.) BoetTGER, Nachrichtsblatt d.
deutschen Malakozoolog. Gesellschaft; p. 177 n.° 44.
1906 Homorus pileatus PILSBRY in TRron, Manual of Conchology; 2° série,
Pulmonata ; XVIII, p. 338, PI. XII, fig. 7.
Coquille très allongée-turriculée; spire composée de 9 tours
convexes a croissance réguliére séparés par des sutures profondes;
sommet obtus; premier tour subdéprimé; deuxiéme tour globuleux-
convexe; dernier tour ovalaire-subconvexe, formant environ les 2/7
de la longueur totale de la coquille, nettement anguleux a la
periphérie (caréne filiforme visible jusqu’au péristome); ouverture
pyriforme allongée, trés anguleuse en haut; columelle arquée,
obliquement tronquée; bords marginaux réunis par une faible
callosité.
_ Longueur: 26-27 millimétres (*); diamétre maximum: 6 1/,-7
millimétres; diamétre minimum: 6-6 millimétres; hauteur de
l’ouverture: 6-7 millimétres; diamétre de |’ ouverture: 3 !/,-3 4/,
millimétres.
Test corné blond, trés brillant, transparent. Tours embryon-
naires avec des stries costulées subverticales, réguliéres et regu-
liérement espacées; (Pl. VIII, fig. 16); tours suivants ornés de stries
longitudinales pliciformes, serrées, légérement obliques, presque
réguliéres, a peine onduleuses, atténuées, au dernier tour, en
dessous de la caréne. |
(1) A. D’AILLY (Contribution Mollusques terr. eau douce Kaméroun ; 1896, p. 107)
a signalé 4 Bonge (Cameroun) un individu possédant 11 tours de spire et mesurant
33 1/s millimétres de longueur,
98h. | L. GERMAIN
Par son aspect général, cette espéce rappelle le Subulina
striatella Rang. D’autre part, la couleur du test et la forme des
ceufs — qui sont subsphériques et ont 2 millimétres de diamétre —
rapprochent le Pseudoglessula pileata Martens du genre
Homorus, genre dans lequel A. d’ Ailly et H. A. Pilsbry ont
rangé cette curieuse coquille.
Il ne semble cependant guére possible de suivre cette opinion,
les caractères des tours embryonnaires (1) ne laissant subsister aucun
doute quant a la position générique de l’espéce de E. von Martens.
L. Fea a recueilli, à Basilè (Fernando-Poo), un très jeune
Pseudoglessula qu'une étude attentive m’a permis de considérer,
avec certitude, comme la forme jeune du Pseudoglessula pileata
Martens.
C'est une coquille de forme générale subcylindrique (PI. VIII,
fig. 11) de 47/, millimetres de longueur et de 2 !/, millimétres
de diamétre; la spire se compose de 4 tours: le premier petit,
globuleux; le second très gros, convexe; le troisiéme a peine
convexe; le quatriéme grand, convexe, anguleux a la periphérie;
les sutures sont profondes; l’ouverture est oblique, pyriforme,
anguleuse en haut; la columelle est arquée et obliquement
tronquée. Le test, d’un jaune clair un peu brillant, montre une
ornementation sculpturale identique a celle ci-dessus deécrite.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude; 6 juillet
1902 (L. Fea); assez nombreux specimens. |
Ilha Fernando-Poo: Basilè, entre 400-600 métres d’altitude;
aout-septembre 1901 (L. Fea); assez nombreux individus (dont
la forme trés jeune décrite précédemment) recueillis avec Subulina
striatella Rang et Streptostele Buchholzi Martens. .
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 600 et 700 métres d’alti-
tude; janvier 1902 (L. Fea); deux exemplaires récoltés avec |
Streptostele Buchholzi Martens.
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 métres d’altitude;
Mars 1902 (L. Fea); deux specimens trouvés avec Subulina
striatella Rang et Streptostele Buchholzi Martens.
(1) Voyez Pl. VIII, fig. 16,
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 985
Genre Homorus Albers, 1850 (1).
a : SL.
lo i | Homorus involutus Gould.
1843 Achatina involuta GouLp, Proceed. Boston Society Natural History ; A:
I, p. 158. ;
1846 Achatina Fraseri PFEIFFER, Symbolae histor. Heliceor.; I, p. 90.
1849 Achatina Fraseri REEVE, Conchologia Iconica; V, pl. XVI, fig. 71. i
1850 Subulina Fraseri ALBERS, Die Heliceen; p. 195. i
1860 Glandina (Varicella) involuta MARTENS in ALBERS, Die Heliceen
(2° Edit.), p. 31.
1896 Pseudoglessula involuta v AILLY, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kameroun ; p. 109. hi
1905 Pseudoglessula involuta BortTGER, Nachrichtsblatt d. Uae
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 177, n.° 42.
1905 Homorus involutus Tryon, Manual of Conchology ; 2° série, Pul-
monata, XVII, p. 150. n.° 28, Pl. LIX, fig. 70-71. I
1912 Homorus involutus GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris; ae
SOV Mie mee 4 wp, 260.
1912 Homorus involutus GERMAIN, Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annali
del Museo Civico di Storia Naturale Genova; 3.° ae V (Vol. XLV),
p. 374 (tirés a part, p. 40 (?).
Lo Fie grands oe des récoltes de L. Fea mesurent ,
96 millimétres de longueur sur 67/, millimétres de diamétre iN, Ae
maximum. Leur dernier tour est toujours bien nettement anguleux. :
Leur test est brillant, tantot corné marron, tantòt marron-rou-
geatre, plus vivement coloré au dernier tour. La sculpture des
tours embryonnaires, particuliérement délicate, s’observe diffici-
lement (*). i
Les exemplaires recueillis a F n ont un test plus
| €pais, garni d’une sculpture plus marquée: les stries longitudi-
-_ nales sont mieux accusées et plus irréguliéres; enfin, le filet
0) ALBERS (J. €.) — Die Heliceen ; 1850, p. 196.
piro () On trouvera, dans ce mémoire, une synonymie détaillée de cet Homorus.
SAI (3) Le Homorus involutus Gould a été longtemps confondu avec d’autres espéces
du méme genre, la plupart des auteurs ayant figuré des formes jeunes. Je renvoie,
i. pour les détails concernant cet Homorus, a la note que j’ai publiée, en 1912, dans le
| Bulletin du Muséum d’hist. natur. de Paris (Contributions a la faune malacologique OR
| de l’Afrique équatoriale: XXXII: Sur quelques Mollusques de la Guinée francaise
recueillis par M. E. Duport; Tome XVIII, n:° 4, pp.: 254-262).
286 L. GERMAIN
carénant du dernier tour est particuliérement accentué. Par ces
derniers caractères (*), ces individus rappellent l Homorus opeas,
espéce du Cap des Palmes décrite par H. A. Pilsbry (2).
Congo francais: Fernand Vaz, aout et septembre 1902 (L. Fea);
un exemplaire.
Congo francais: N’djolé, 11 décembre 1902 (L. Fea); deux
individus.
Is. Fernando-Poo: Punta Frailes, octobre-novembre 1901
(L. Fea); trois échantillons.
L. Fea a recueilli, a Basilé (Ile de Fernando-Poo), entre
400 et 600 metres d’altitude (aout 1901), deux exemplaires d’un
jeune Homorus dont voici la description (*).
Coquille longuement turriculée conique, subulée; spire composée
de 9 tours a croissance lente, réguliére; premier tour trés petit,
mamelonné; second tour médiocre, convexe; troisième tour beaucoup
plus grand, bien convexe; autres tours convexes, séparés par des
sutures marquées, subcrénelées; dernier tour médiocre, muni d’une
caréne un peu émoussée, atténué en dessous; ouverture petite,
vaguement subquadrangulaire, anguleuse en haut, avec une angu-
losité mousse a l’endroit ou la caréne atteint le péristome; bord
externe convexe; bord columellaire arqué, horizontalement tronqué.
Longueur: 5-6 !/, millimétres; diamétre: 1 */,-1 °/, millimétre.
Test marron rougeàtre, plus clair sur les premiers tours,
extrémement brillant, transparent. Premiers tours lisses, les autres
ornés de stries longitudinales très fines, peu obliques, un peu
serrées, plus fines, au dernier tour, en dessous de la caréne.
Contre les sutures, et principalement aux tours supérieurs, il
existe des crénelures bien marquées.
Cette jeune coquille se rapporte, presque certaimement, a
V Homorus involutus Gould. Elle montre, en effet:
Le méme enroulement des tours embryonnaires;
(1) Et surtout par l’importance du filet carénant du dernier tour.
(?) PILsBRY (H. A.). — Manual of Conchology structural and systematic ; 2° série,
Pulmonata; XVIII, 1904, p. 151, n° 29, PI. LIX, fig. 60-61-62.
(5) Voir Pl. X, fig. 3.
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 287
La méme disposition des crénelures aux sutures des tours
superieurs ;
Les mémes caractéres du dernier tour, de la carène et de
la columelle;
Enfin le meme test. Comme chez l’Homorus involutus Gould,
l’épiderme est - chez la jeune coquille ci-dessus décrite - enlevé
sur la partie du dernier tour avoisinant l’ouverture. On apercoit
alors le test, qui est d’un corné verdàtre.
§ 2.
Homorus oleatus Martens.
Px ie 12:
1876 Stenogyra oleata MARTENS, Mondtsber. d. Kon. Akad. der Wissen-
schaft. Berlin; p. 261, n.0 23, Taf. II, fig. 9-11.
1887 Stenogyra oleata SMITH, Proceed. zoological Society of London; p. 127.
1904 Homorus oleatus KoBELT in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat. Con-
chylien-Cabinet ; p. 106.
1905 Homorus oleatus PiLsBrY in TRYon, Manual of Conchology ; 2° série,
Pulmonata ; XVII, p. 146, n.° 21, Pl. LVII, fig. 32-33.
1905 Subulina oleata BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Malako-
zoolog. Gesellschaft; p. 78, n.° 46.
Décrite par E. von Martens d’aprés les échantillons recueillis
à Bonjongo par le Doct. R. Buchholz, cette espéce n’avait pas
été retrouvée en dehors du Cameroun. Les specimens rapportés
de Fernando-Poo par L. Fea ne different pas du type. Leur
taille est assez variable, ainsi que le montre le tableau suivant
où sont exprimées, en millimétres, les dimensions principales de
quelques échantillons:
Longueur ‘ Diamétre Diamétre Hauteur Diamètre
totale maximum minimum de l’ouverture , de l’ouverture
17‘), mill. | 7 mill | 5%/, mill | 7 mill | 31/, mill. I
Be ey 7 » 7/ > 4 ae
Te oS a > 6 fe > 4
8 » DI 7 » 4
988 L. GERMAIN
Le test est mince, trés brillant, recouvert d’un épiderme
corné clair plus coloré aux derniers tours. Les tours embryonnaires
sont lisses; les autres montrent des stries longitudinales un peu
obliques, serrées, inégales, légèrement crispées aux sutures.
Les jeunes ont une coquille d’un aspect très particulier: les
tours embryonnaires sont gros, bien convexes; les suivants moins
convexes et le dernier, ovalaire allongé, est nettement anguleux
a la périphérie (Pl. XI, fig. 12).
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aout et septembre 1901 (L. Fea); assez nombreux exemplaires.
Ilha Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres
d’altitude; décembre 1901 (L. Fea); deux individus.
Ilha Fernando-Poo: Moka, entre 1300 et 1500 métres d’alti-
tude; fevrier 1902 (L. Fea); assez nombreux specimens.
Genre Subulina Beck, 1837 (1)
Subulina striatella Rang.
1831 Helix striatella RANG, Annales sciences natur.; XXIV, p. 38, n.° 15.
1839 Subulina striatella Beck, Index Molluscorum; p. 77, n.° 3.
1853 Achatina striatella PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
I, p- 500, no 111.
1866 Stenogyra (Subulina) striatella DOLE Malakozoolog. Blatter ;
XII: pi 12710.
1882 Achatina (Subulina) striatella GREEF, Zoolog. Anzeiger; V, p. 519,
no 5.
1888 Stenogyra striatella Crosse, Journal de Conchyliologie; XXXVI,
p. 25, n.0 19 et p. 302, n.° 19.
1893 Subulina striatella GiraRD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur.
Lisboa ; 2.° série, II, p. 103, n.° 1.
1903 Subulina striatella Pirssry in Tryon, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata, XVIII, p. 75, Pl. XI, fig. 89-92.
1905 Subulina striatella BoetTGER, Nachrichisblatt d. deutschen Mala—
kozoolog. Gesellschaft ; p. 178, n.0 45.
1909 Subulina striatella NoBRE, Bulletin Société Di Sciences
Naturelles Lisbonne, Ill, Staal, Il, p95:
(1) Beck (H.). — Index Molluscorum ; 1837, p. 76.
4
SR ae Te e ee
Ree. I
Sea
Re E
ha MOLLUSQUES DE L matonn OGCIDENTALE — 289
1912. Subulina striatella CoA Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annali
del Museo Civico di Storia Naturale Genova ; 3.° série, V (Vol. XLV),
p. 370, Pl. IV, fig. 1-2. (tirés è part, p. 36). (1).
Je renvoie à mon premier mémoire sur les Mollusques recueillis
| par L. Fea pour |’ étude du polymorphisme de cette espéce.
Les individus provenant du Cameroun renferment, a cdté de
la forme type, une petite variété plus élancée, avec des tours.
de spire plus convexes et un épiderme plus sombre rappelant
‘la variété striata Lea (?).
Parmi les specimens recueillis a Vile de Fernando-Poo, il en
est qui atteignent jusqu’a 25 millimétres de longueur. Ils sont
remarquables par leur forme étroitement élancée, leurs tours de
spire moins convexes, leurs sutures submarginées et leurs caractères
sculpturaux: les tours embryonnaires sont presque lisses; les autres
sont ornés de stries longitudinales fortes, costulées, obliques, un
peu onduleuses et assez réguliéres. Le test est corné clair, très
brillant. Je propose, pour cette coquille, le nom de variété
lanceolata Germain, nov. var. |
Le Subulina cerea Pfeitter (*), découvert à Fernando-Poo
par Fraser, n’est peut étre qu'une forme jeune du Subulina
i: Rang.
Cameroun: Buea, entre 300 et ‘1200 métres d’altitude; 2 juillet
1902 (L. Fea); deux exemplaires.
Cameroun: Victoria, juillet 1902 (L. Fea); un pone
San-Thomé: Citta; juin 1900 (L. Fea); quelques individus
_. jeunes.
San-Thome : Agua Izé, entre 0 et 100 métres d altitude;
. janvier 1901 (L. Fea); quelques échantillons.
Is. Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’ altitude:
aout et septembre 1901 (L. Fea); type et variété lanceolata
Germain. , gos
Is. Fernando-Poo: Punta Frailes, octobre-novembre 1901
(L. Fea); quelques exemplaires.
() On trouvera, dans ce Mémoire, une synonymie détaillée du Subulina stria-
tella Rang. ‘
_ () Lea (L.). — Proceed. American philosoph. Society; Il, 1844, p. 34 (Achatina
striata).
(3) PFEIFFER (L.). — Proceedings zoological Society of London ; 1852, p. 86.
\ Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 4946). 19
290 L. GERMAIN
Is. Fernando-Poo: Bahia de S. Carlos, entre 0 et 400 métres,
d’altitude, décembre 1901 (L. Fea); quelques specimens adultes
et quelques exemplaires jeunes. _
Is. Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 metres d’altitude;
mai 1902 (L. Fea); trois individus.
Subulina angustior Dohrn.
1847 Achatina striatella PHILIPPI,. Abbild. und Beschr. Conchylien ; Il,
p. 216, n.0 9, Taf. I, fig. 7 (non Rane).
1855 Achatina striatella PFEIFFER in MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
Conchylien-Cabinet ; p. 341, Taf. XXXVII, fig. 17-18.
1866 Stenogyra (Subulina) angustior DourN, Malakozoolog. Blatter ;
XIU ep. 127:
1868 Achatina angustior PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
Wie P9230, Mc alias
1876 Stenogyra angustior MaRTENS, Monatsber. Akad. Wissensch. Berlin;
p. 262, Taf. Ill, fig. 14-15.
1888 Stenogyra angustior Crosse, Journal de Conchyliologie ; >
p. 302, n.° 20.
1890 Stenogyra angustior DAUTZENBERG, Mémoires Soc. soolog. France ;
LE bs Oe
1893 Subulina angustior GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur.
Lisooa);-2.° serie, Ul, p. 103,, m.° 2:
1896 Sudulina angustior D'AruLy, Contribution Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 111.
1905 Subulina angustior Dourn, Nachrichtsblatt d. deutschen Malako-
zool. Gesellschaft; p. 178. |
1906 Subulina angustior PILSBRY in TRYON, Manual of Conchology ;
2.° série, Pulmonata ; XVII, p. 78, n.° 6, PI. II, fig. 96, 98 a 101.
1908 Subulina angustior GERMAIN, Journal de Conchyliologie ; LVI, p. 104.
1909 Subulina angustior Nopre, Bulletin Société portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; Ill, suppl. Il, p. 96.
Un seul exemplaire se trouvait dans le materiel qui m’a été
remis par le Doct. R. Gestro. Il rappelle tout a fait la coquille
de Bonjongo (Cameroun) figurée par le Doct. von Martens (°).
Is. Fernando-Poo: Bahia de San Carlos, entre 0 et 400 métres
d’altitude; décembre 1901 (L. Fea).
(1) MARTENS (Dr. E. von). — Monatsber. d, Konig. Akad, der Wissensch, Berlin,
1876, Taf, III, fig. 14-45,
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 294
Genre Curvella Chaper, 1885 (*)
Curvella Feai Germain, nov. sp. (’).
PI. VII, fig. 6-7.
1915 Curvella Feai GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris;
Oe nor a p. 289.
Coquille petite, globuleuse ovoide; spire composée de 5 tours
convexes à croissance assez rapide: le premier très petit, le dernier
grand, ovalaire un peu allongé, atténué vers la base; sommet
subobtus; sutures linéaires, submarginées; ouverture pyriforme,
oblique, trés anguleuse en haut, a bords réunis par une mince
callosité; columelle arquée, ee bord externe très arqué en
avant. ;
Longueur: 4‘/, millimétres; diamétre maximum: 2 */, milli-
métres; diamétre minimum: 2 millimétres; hauteur de l’ouverture:
2*/, millimétres; diamétre de |’ ouverture: 1*/, millimetres.
Test mince, fragile, transparent, trés brillant; premiers tours
lisses; troisiéme et quatriéme tours ornés de stries longitudinales
obliquement dirigées de droite à gauche (*), médiocres,
inégales et inégalement espacées, crispées aux sutures; dernier
tour avec des stries obliques, fortement arquées, irrégulieres,
inégales, atténuées vers la région ombilicale.
Il existe une mutation elongata dont la forme générale est
‘moins ventrue globuleuse, le dernier tour restant proportionnel-
lement aussi développé que le type. La longueur atteint 5 mil
limétres pour un diamétre maximum oscillant entre 2!/, et 2 ts
millimetres. +
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d‘altitude;
aout-septembre 1901 (L. Fea); quelques individus.
\
(1) CHAPER. — Bulletin Societe zoologique France; 1885, X, p. 48 et p: 49 (= Ha-
palus Albers, Die Heliceen, 1850, p. 140; non Hapalus Billberg, 1820).
(2) Espéce dédiée au voyageur naturaliste italien L. Fea.
() En regardant la coquille du coté de ouverture.
L. GERMAIN.
Genre Pseudopeas Putzeys, 1899 (*)
Pseudopeas Feai Germain (?)
PI. VII, fig. 1, 2, 12 et 13.
\1915 Pseudopeas Feat GERMAIN, Bulletin Museum i natur. Paris;
XXI, n. 7 (Décembre), p. 290..
Coquille ovalaire-allongée, largement ombiliquée; spire composée
de 5-6 tours, les trois premiers trés convexes, les autres convexes,
a croissance assez rapide, séparés par des sutures bien marquées;
sommet obtus; premier tour gros, arrondi; deuxiéme tour sensi-
blement plus convexe que le troisiéme; dernier tour relativement
rand, ovalaire-allongé; ombilic large, très profond; ouverture —
pyriforme-allongée, un peu oblique, longuement anguleuse en
haut (#); bord columellaire subvertical, un peu réflechi sur l’om-.
bilic; péristome simple, tranchant, fortement arqué en avant.
Longueur: 5-8 millimetres; diamétre. maximum: 2‘/,-8‘/,
millimétres; diamétre minimum: 2-3. millimétres; hauteur de
l’ouverture: 2-3 millimétres; diametre de l’ouverture: 1 Ts at eet
millimetre (+).
Test mince, non fragile, subopaque, recouvert d’un épiderme
clair, jaune marron, terne. Tours embryonnaires avec des stries
spirales trés marquées, un peu saillantes, peu réguliérement
espacées (PI. VIII, fig. 12). Autres tours avec des stries longi- —
tudinales trés irréguliéres, médiocres, fortement onduleuses dans
une direction oblique, à peine atténuées vers l’ombilic. Les qua- —
triéme et cinquieme tours montrent quelques traces de stries. Re
spirales au voisinage des sutures. vf
(1) PuTZEYS (Dr.). — Diagnoses de quelques coquilles et d’un sous-genre nouveau
. provenant de l’Etat indépendant du Congo; Annales (Bulletins des séances) Société
royale malacologigue Belgique ; OSS 1899, p. L'VIII. [Pseudopeas comme SOUS-
genre de Opeas ].
(2?) Espéce dédiée au voyageur L. Fea. ~
(3) Il y a un décollement du bord superieur a son insertion, décollement rappe-
lant un peu l’excision des Ennea du sous-genre Excisa. i
(4) Le grand specimen a été recueilli mort et décoloré, ayant perdu une bonne
partie de son épiderme. La sculpture des tours embryonnaires a, notamment, en ih
tiérement disparu.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE
: Ce Pseudopeas est remarquable, en dehors de sa sculpture
_ embryonnaire trés accentuée, par les caractéres très particuliers
de son ouverture et par son ombilic largement ouvert comme
celui de l’Opeas pauper Dohrn. Il appartient au méme groupe
«que le Psewdopeas Crossei Girard (*), espéce de Vile du Prince.
Ilha Fernando-Poo: Basilé, entre 400 et 600 métres d’altitude;
aout 1901 (L. Fea); un exemplaire.
Ilha Fernando-Poo: Musola, entre 500 et 700 metres d’altitude;
janvier 1902 (L. Fea); deux individus.
Genre Opeas Albers, 1850 (?).
SRI
Opeas pauper Dohrn.
1866 Stenogyra (Opeas) pauper DoHRN, Malakozoolog. Blatter; XII,
p. 126, n.° 9, Taf. V, fig. 14-16.
1868 Bulimus pauper PFEIFFER, Monographia Heliceorum viventium ;
VI. p. 103, n.° 893.
1888 o pauper Crosse, Journal de Conchyliologie : > XXXVI, p. 302,
i
Li Opeas pauper Caan Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa;
2° série, II, p. 105, n.° 2.
1906 Opeas pauper PiLsBRy in TRYON, Manual of Conchology; 2.° série,
Pulmonata ; XVII, p. 142, n.° 6, PI. XV, fig. 62.
1909 Opeas pauper NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences Naturetles
._— Lisbonne, WI, suppl. II, p. 97.
1912 Opeas pauper con Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annali del
Museo Civico di Stor. natur. Genova ; 3.° série, V, (vol. XLV), p. 377
(tirés a part p. 43).
. Le test I cette petite So est toujours encroùté. Il est
dun brun marron plus ou moins foncé, passant parfois a la
. couleur chocolat. On observe quelques variations dans l’allure de
(1) GIRARD (A. A.). — Révision de la faune malacologique des iles S. Thomé et
: du Prince; Jornal sc. mathemat. phys. e natur. SUIS 2.° série, III, 1893, p. 105,
ne 41, Pl. I, fig. 13 elses Crosséi).
© ALBERS (J.) — Die Heliceen nach natirl. Verwandts. System-geordnet ; 1850,
- p. 175, 7 . ;
294 tana © 0L. GERMAIN
s
l’ombilic qui peut étre notablement élargi. Les stries sont, dans
la majorité des individus, irréguliéres et onduleuses.
Ilha San-Thomé: Ribeira Palma, entre 0 et 300 métres ae }
titude ; juillet 1900 (L. Fea); assez nombreux individus.
§ 2.
Opeas Greeffi Girard.
1893 Opeas Greeffi GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa;
2.° série, III, p. 106, n.0 4, PI. I, fig. 15.
1894 Opeas Greeffi GiraRD, Jornal sc. mathemat. DIE e natur. Lisboa ;
2.° série, IV, p. 208, n.0 2.
1906 Opeas Greeffi Pitspry in TRyon, Manual of Conchology ; DE. série, —
Pulmonata ; XVII, p. 143, n.0 8, PI. XV, fig. 64-65. © i; |
1909 Opeas Greeffi NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences Naturelles
Lisbonne; II, suppl. II, p. 97. i
Commune dans les parties hoisées de Vile d’Annobon, cette —
petite espéce est assez variable, quant a l’allure de son dernier
tour de spire qui est plus ou moins développé par rapport a la
longueur totale de la coquille. L’ouverture, ovalaire allongée, est
_bordée par un péristome simple, tranchant, toujours fortement |
arqué en avant. i
Le test est tantòt transparent, d’un jaune dlair ou corné
blanchàtre, tantot plus opaque, moins luisant, marron ou brun
clair. Il est orné de stries longitudinales fines, serrées, trés forte- |
ment arquées, plus accentuées pres des sutures qui paraissent —
un peu denticulées. Les plus grands individus atteignent 7 milli-
métres de longueur sur 2‘/, millimétres de diamétre maximum.
Ilha San-Thomé: Vista Alegre, entre 200 et 300 métres
d altitude; septembre-octobre 1900 (L. Fea); quelques individus.
Ilha Annobon: en pleine forét, entre 400 et 500 cones
d’altitude; mai 1902 (L. Fea); quelques exemplaires. 3
Ilha ionnobane entre 0 et 50 métres d’altitude;
(L. Fea); nombreux specimens,
4 mai 1902,
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 995
Opeas Dohrni Girard.
1893 Opeas Dohrni GiRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa;
2.) serie. Mpa 1050099 Pe Titer LAS
1894 Opeas Dohrni GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa;
2.° série, IV, p. 208, n.° I.
1906 Opeas Dohrni PitsBRy in TRyon, Manual of Conchology ; 2.° série,
Pulmonata ; XVII, p. 142, n.° 7, Pl. XV, fig. 63.
1909 Opeas Dohrn NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences Naturelles
Lisbonne; III, Suppl. II, p. 97.
1912 Opeas Dohrni GERMAIN, Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annali del
Museo Civico di Stor. nalur. Genova ; 3.° serie, V (Vol. XLY), p. 375
(tirés à part, p. 41).
Plus rare - tout au moins a l’ile d’Annobon - que l’Opeas
Greeffi Girard, l’Opeas Dohrni Girard s’en distingue seulement
par quelques caractéres. secondaires. Afin de bien préciser ces
caractéres, je rappelle, tout d’abord les descriptions originales
de A. A. Girard. |
« Opeas Dohrni, Girard.
« Description. — Coquille turriculée, étroitement perforee,
mince, diaphane, peu luisante, d’un jaune sale, munie de
stries d’accroissement trés fines, assez réguliéres, peu arquees.
Spire a accroissement régulier, composée de 6-7 tours assez
convexes, séparés par une suture profonde, et terminée par
un sommet obtus. Dernier tour contenu 3 */2 fois dans la
longueur totale, arrondi. Ouverture ovale allongée, peu
oblique. Peristome simple, tranchant, a bord réunis par un
trés léger dépdt; bord columellaire droit, réfléchi; bord
basal un peu évasé ; bord externe légérement arqué en avant.
« Coquille: jane. tot. 8 +/2, diam. max. 23/4.
« Ouverture: long. max. 2 "/2, larg. max. 1 4/4 MM.
« Habitat: Ile du Prince i O que S. Jodo 4 200 m. d’al-
titude (F. Newton).
« Ile St. Thomé sur les collines du littoral ee ae
St. Miguel, Cachoeira (F. Newton) ».
« Opeas Greeffi Girard.
« Description. — Coquille turriculée, subperforée, mince,
subtransparente, un peu luisante, d’un blanc jaundtre, munie
296 L. GERMAIN
de stries d’accroissement trés fines, assez réguliéres, trés
arquées. Spire composée de 6 tours presque plans, séparés
par une suture peu prononcée un peu denticulée par les
stries, et terminée par un sommet obtus. Dernier tour à
contour arrondi, occupant un peu plus du tiers de la longueur
totale de la coquille. Ouverture étroite, ovale allongée, peu
oblique. Péristome simple, tranchant, a bords réunis par
une callosité trés faible; bord columellaire droit, réfiécht;
bord basal un peu évasé, bord externe fortement arqué en
avant.
« Coquille: long. tot. 6*/., diam. max. 27/5.
« Ouverture: long. max. 27/2, larg. max. 1 mm.
« Habitat: Ile du Prince i O que S. Jodo 4 200 m. d’al
titude (F. Newton).
« Ile St. Thomé: Catini (F. Newton) ».
Il résulte de la comparaison de ces diagnoses que |’ Opeas.
rreeffi Girard se sépare de l’ Opeas Dohrni Girard:
Par sa taille plus grande; par sa spire a tours plus convexes.
et, par suite, séparés par des sutures plus profondes; par son
ouverture dont le bord externe est moins arqué en avant; enfin
par sa sculpture formée de stries fines, obliquement placées et
a peine arquées, tandis que ces mémes stries sont, au contraire ,
trés arquées chez |’ Opeas Greeffi Girard.
Il est certain que ces différences sont de médiocre importance
et qu'il ne s’agit peut étre que de variations individuelles.
A Vile du Prince vit une variété conoidea Germain (') qui
différe du type par sa forme générale plus gréle, plus longuement
conique, par son sommet moins obtus et par ses tours de spire
moins conyexes.
Ilha San-Thomé: Citta, Juin 1900 (L. en quatre individus.
Ilha Annobon: entre 0 et 50 métres d’altitude; 4 mai 1902
(L. Fea); quelques specimens mélés a de nombreux exemplaires
de l’Opeas Greeffi Girard.
(1) GERMAIN (Louis). — Mollusques terr. fluv. recueillis par M. L: Fea pend. son
voyage Guinée portugaise, Ile du Prince; Annali d. Museo Civico di Storia Naturale
di Genova ; 3.° série, V (Vol. XLV), 45 sept. 1912, p. 376 (tirés a part, p. 42) [Opeas
Dohrni Girard var. conoidea Germain].
Sea,
Opeas Gestroi Germain, nov. Spe)
PI. VII, fig. 4.
1915 Opeas Gestrot GERMAIN, Bulletin Muséum hist. natur. Paris; XXI,
n.° 7 (Décembre), p. 289.
Coquille turriculée, imperforée; spire composée de 7-8 tours,
les deux tours embryonnaires convexes (le premier globuleùx),
‘les autres peu convexes, à croissance réguliére, séparés par des
sutures lineaires peu profondes; sommet obtus; dernier tour
ovalaire allongé, médiocrement arrondi, avec une vague indication
carénale; ouverture petite, ovalaire, étroite, oblique, bien angu-
leuse en haut, a bords réunis par une callosité blanchatre assez
forte; bord columellaire arqué, réfléchi; bord externe fortement
arqué en avant.
Longueur: 14 millimétres; diamétre maximum: 4 */, milli-
métres; diamétre minimum: 3 °/, millimétres, hauteur de I’ ou-
verture: 4 °/,-5 millimétres; diamétre de l’ouverture: 2 millimétres.
Test un peu épais, solide, recouvert d’une épiderme jaune
clair sur le premier tour, passant au marron sur les deux derniers
tours; intérieur de |’ ouverture d’un blanc bleuàtre.
Premiers tours presque lisses, les autres ornés de sévies
coslulées assez espacées, peu obliques, légérement arquées, moins
accentuées, plus onduleuses et plus serrées au dernier tour, seule-
ment atténuées, en dessous, au voisinage de la paroi aperturale.
Cette coquille est remarquable par sa sculpture costulée ,
rare chez les espéces du genre Opeas.
Les jeunes se différencient uniquement des adultes par leur
dernier tour plus anguleux et par leur test recouvert d’un épi-
derme plus gris, moins coloré en jaune.
Ilha Annobon: en pleine forét, entre 400 et 500 métres d’al-
titude; mai 1902 (L. Fea); une dizaine d’exemplaires.
(1) Espéce dédiée a M. le Doct. R. Gestro, directeur du Musée civique d’histoire
naturelle de Génes.
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298 L. GERMAIN
D’assez nombreux individus jeunes d’un Opeas ont été recueillis,
par L. Fea, a Vile de Fernando-Poo (Punta Frailes, octobre-
novembre 1901).
C'est un petite coquille turriculée, de trois a six tours de
spire convexes séparés par des sutures profondes; le dernier tour,
assez grand, est ovalaire convexe; le perforation ombilicale, trés
étroite, est en partie recouverte par la patulescence du bord:
apertural. L’ ouverture est subpyriforme ovalaire, très anguleuse
en haut, bien arrondie en bas, avec un bord externe un peu
arqué en avant. La taille varie entre 21/, et 41/, millimetres de
longueur pour °/, à 11/, millimetre de diamétre maximum. Les
premiers tours sont probablement lisses; les autres sont ornés de
costules saillantes, un peu obliques et arquées, irréguliéres et
assez espacées; au dernier tour ces costules, qui sont onduleuses,
ne sont atténuées qu’aux environs de l’ombilic (Pl. X, fig. 13). -
Tous les individus ont été recueillis morts et roulés. Il en
résulte que la sculpture des tours embryonnaires est d’un étude
trés difficile et il n’est pas absolument ‘certain que ces tours
soient lisses. C’est cependant l’hypothése la plus probable. D’autre
part, il est manifeste que l’ombilic doit se retrécir 4 mesure que
la coquille avance en age pour se recouvrir entièrement chez
l’adulte. D’aprés les caractères de l’ouverture et de l’ornementa-
tion sculpturale cet Opeas doit étre, sinon la forme jeune de
l Opeas Gestroî Germain, du moins le stade jeune d’une espéce
du méme groupe.
MOLLUSQUES DE L' AFRIQUE OCCIDENTALE 299
Famille des CAELIAXIDZ Germain, nov. fam.
. Le nom de Caelianis a été proposé comme sous-genre, en
1865, par H. Adams et G. F. Angas (‘) pour le Subulina
Layardi Adams et Angas (?) de l’Afrique australe (*). Ce dernier
animal présente, avec o Pyrgina et Thomea de Vile de San-
Thomé d’incontestables analogies. La radula est notamment, chez
les Caeliaxis et les Thomea, du méme type que celle des espéces
de la sous-famille des Stenogyrinae. La radula des Pyrgina est
malheureusement inconnue, mais la coquille de ce genre posséde
de telles affinités avec celle du Thomea Newtoni Girard qu'il
est certain que ces deux types appartiennent à une méme famille
dans laquelle doit également rentrer le genre Cryptelasmus
créé, par H. A. Pilsbry (4), pour le Balea (?) canteroiana
Gundlach (°), espéce de Vile de Cuba.
Ces quatre genres constituent un groupe parfaitement homogéne
pour lesquels je propose de créer la nouvelle famille des Caelia-
xidae, voisine des Stenogyrinae et qui se divise, de la maniére
suivante, en trois sous-familles :
1. Sous-Famille des Cryptelasminae Germain, 1915.
Coquille imperforée, senestre; une lamelle pariétale et deux
lamelles axiales. Animal ovipare. Genre Cryptelasmus Pilsbry,
1906. Type: Balea canteroiana Gundlach. Ie de Cuba.
() ADAMS (H.) et ANGAS (G. F,). — Proceedings Zoological Society of London ;
1865, p. 54.
(2) ADAMS (H.) et ANGAS (G. F.). — Proceedings Zoological Society of London ;
1865, p. 54, Pl. XI, fig. 4.
(3) Le genre Caeliaxis a été établi pour le Subulina Layardi Adams et Angas.
Ce n’est que plus tard, en 1867, que H. Adams et G. F. Angas y placerent leur C.
extyua [Proceedings Zoological Society of London ; 1867, p. 907], espéce d’Australie
pour laquelle H. A. Pilsbry a créé le genre Coelocion (H. A. Pilsbry, Manual of Con-
chology ; 2.¢ série, Pulmonata ; XVI, 1904, p. 190) de la famille des Megaspiridae.
C'est donc a tort que Ancey et Girard ont proposé de changer le nom de Caeliaxis
en ceux de Bathyaxis Ancey (Conchologist’s Exchange, II, septembre 1887, p. 39) et
de Sphalerostoma Girard (Jornal sc. mathemat. phys e natur. Lisboa; 2.° série, I,
1892, p. 247).
(*) Pruspry (H. A... — Manual of Conchology; 2.° série, Pulmonata; XVIII,
1906, p. 334. :
(5) GUNDLACH in: PFEIFFER. — Malakozoolog. Blatter, IV, 1857, p. 107,
i GERMAIN
2. Sous-Famille des Caeliaxinae Pilsbry, 1906.
. Coquille ombiliquée, dextre; un pli pariétal et une lamelle i
axiale. Animal ovipare. Genre Caetiaris Adams et Angas. Type 3
Subulina Layardi Adams et Angas. Afrique australe.
3. Goin Famille des Pyrginae Germain, 19 ho
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 304
Sous-Famille des PYRGINAE.
Genre Thomea Girard, (+).
Thomea Newtoni Girard.
PI. XI, fig. 4-5, 7, 8, 14 et 15.
1893 Thomea Newtoni GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur.;
2.° série, II, p. 107, PI. I, fig. 16-18. i
1906 Thomea Newitoni PirsBry in TRYON, Manualof Cincholeg y ; 2.° série,
Pulmonata ; XVII, p. 333, n.0 1. PI. XLIX, fig. 17-18.
1909 Thomea Newtoni Nosre, Bulletin Societe portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; II, Suppl Il, p. 98.
Coquille trés allongée-turriculée, étroite; spire composée de
12-15 tours convexes a croissance lente et réguliére séparés par
des sutures très marquées, les 3-4 premiers tours, plus convexes
que les autres, s’élevant en pointe en dessus des suivants; sommet
subobtus; dernier tour mediocre, nettement anguleux 4 la péri-
phérie; ouverture oblique, ovalaire, bien anguleuse en haut, a
bords réunis par une trés mince callosité; peristome mince et
tranchant; bord columellaire droit, élargi, réfléchi sur un ombilic
étroit et profond; une lamelle parietale tranchante, saillante,
dépassant le plan de Pouverture.
Longueur: 11-15 millimetres; diamétre maximum: 3 1/,-4 mil-
limétres; longueur de l’ouverture: 2 millimétres; diamétre de
l’ouverture: 2 millimétres. ite
Test un peu mince, assez solide, d’un corné roux plus ou
moins transparent. Tours embryonnaires presque lisses, ornés de
stries longitudinales extrémement fines; autres tours garnis de
stries longitudinales un peu épaisses, presque costulées, assez
obliquement onduleuses, médiocrement serrées (Pl. XI, fig. 14),
trés fines en dessous du dernier tour.
L’allure de la spire est assez variable: elle est plus ou moins
allongée, avec des tours plus ou moins convexes. L’ornementation
sculpturale est particuliérement polymorphe. A còté du type
(1) GIRARD (A.). — Revision faune malacologique iles S. Thome et du Prince;
Jornal sc. mathemat. phys. e natur. Lisboa; 2.° série, III, 1893, p. 106.
302 L. GERMAIN.
costulé existent de nombreuses coquilles dont le test est trés
finement strié (4), (variété laevis Germain, nov. var., Pl. XI,
fiz. 4 et 15). On trouve, d’ailleurs, diverses modalités de cette
variété, depuis la coquille a stries fines, mais bien nettes, jusqu’a
la coquille presque lisse. ;
Le Thomea Newtoni Girard se rapproche notablement du _
Pyrgina umbilicata Greef (7) qui vit également a San Thomé (*).
Mais le Pyrgina umbilicata Greef, est plus petit (longueur:'
7-7 1/, millimétres); son ombilic, très ouvert, est relativement
beacoup plus large; sa coquille. a une forme différente et les
tours embryonnaires sont bien plus nettement étagés et eélevés
en pointe au dessus des suivants. Il est probable que ces deux
espéces appartiennent au méme genre; mais comme l’anatomie
des Pyrgina est encore inconnue, il convient de conserver, au
moins provisoirement, le genre Thomea.
‘ Is. San-Thomé: Agua Ize, entre 400 et 700 metres daltitude,
décembre 1900 (L. Fea); assez nombreux specimens.
(1) Les stries longitudinales, plus serrées que chez le type, sont obliquement on-
duleuses et extremement fines.
(2) GREEF (R.). — Uber die Landschnecken fauna der Inseln Sao Thome; Zoolog.
Anzeiger ; 1882, p. 518. ; ;
(3) Au Roca Monte Café, entre 800 et 900 metres d’altitude (R. Greef) eta Palanca
(F. Newton).
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 303
ti
Famille des SUCCINEIDAE.
Genre Succinea Draparnaud, 1801 (*).
succinea concisa Morelet.
1848 Succinea concisa MoRELET, Revue et Magasin Zoologie ; p. 351.
1850 Succinea spurca GouLp, Proceed. Boston Society ; II, p. 193.
1894 Succinea concisa GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. natur. Lisboa ;
Zen Seri: EVO par 208,; 0.0" 1;
1896 Succinea concisa DAILLY, Contribution Mollusques terr. eau douce
Kaméroun; p. 114.
1905 Succinea concisa BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Malako-
zoolog. Gesellschaft; p. 180. ;
1909 Succinea concisa NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences Na-
i turelles Lisbonne; Ill, Suppl. II, p. 99.
1912 Succinea concisa GERMAIN, Mollusques terr. fluv. L. Fea; Annali
del Museo Civico di Stor. natur. di Genova; 3. série, V (Vol. XLV),
p. 385 (tirés a part, p. 51) (?).
Un des exemplaires d’Annobon atteint jusqu’a 8 millimétres
de longueur pour 5 millimétres de diamétre maximum et 4 mil-
limétres de diamétre minimum. Son ouverture mesure 6 milli-
métres de hauteur et 4 millimétres de diamétre. Son test, qui a
perdu son enduit limoneux, est jaune succin, transparent, orné
de stries longitudinales trés irreguliéres, obliques, inégalement
distribuées et particuliérement onduleuses au dernier tour.
Tous les autres specimens rapportés par L. Fea sont de taille
plus petite (leur longueur varie entre 4!/, et 6 millimétres) et
recouverts dun enduit limoneux noiratre s’épaississant, d’une
maniére si caractéristique, suivant trois carénes saillantes disposées
parallélement aux sutures.
Ilha San-Thome: Agua Izé, entre 400 et 700 métres d’altitude;
décembre 1900 (L. Fea); assez nombreux individus.
Ilha Annobon: entre 0 et 50 métres d altitude; mai 1902
° (L. Fea); assez nombreux specimens. :
Ilha Annobon: en pleine forét, entre 400 et 500 métre d’alti-
tude; mai 1902 (L. Fea); un exemplaire.
(1) DRAPARNAUD (J. R.). — Tableau Mollusques terrestres flwviatiles France ; 1804
p. 32 et p. 55. :
(?) Je renvoie a ce mémoire pour la synonymie détaillée de cette Succinée.
L. GERMAIN |
GASTEROPODES PROSOBRANCHES.
Famille des CYCLOPHORIDAE.
Genre Cyclophorus Denys de Montfort, 1810 (*).
Cyclophorus Prob Marin
1892 Cyclophorus preussi MARTENS, S2tzungsber. Gesellsch. pair fors.. |
Freunde zu Berlin; p. 183.
1896 Cyclophorus Preusst D'AILLY, dini Mollusques terr. eau
douce Kaméroun; p. 120.
1905 Cyclophorus preusst BoETTGER, Nachrichtsblatt (9/8 deutschen Ma:
lakozoolog. Gesellschaft ; p. 181, n.0 50.
Les stries décurrentes des tours embryonnaires, découvertes
par A. @Ailly, sont parfaitement visibles, mais disparaissent dés
le troisiéme tour. Les plis longitudinaux saillants, dont tous les —
tours sont ornés, sont irréguliers et inégalement espacés, ae i
pelement au dernier tour. Ne oi
L’unique specimen recueilli par L. Fea attemt 101/, mille
métres de diamétre maximum pour 8 millimétres de diamétre.
minimum et 41/, millimétres de hauteur.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’ alitide: 6 juillet
1902 (L. Fea); un exemplaire.
fn
I)
dique des Coquilles ; Il, 1810, p. 290 et p. 291.
—
—
È
4
|
a
Br:
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Mi
;
i,
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 305
! Famille des CERITHIDAE.
Genre Potamides Brongniart, 1810 (!).
SL
Tympanotomus Klein, 1753 (?).
Potamides (Tympanotomus) fuscatus Linné.
1685 Buccinum fuscus LISTER, Historiae Conchyliorum; pl. CXXI,
fig. 1-17; PI. CXXII, fig. 18-20.
1753 Tympanotomus fuscus KLEIN, Tentamen Method. Ostracol. ; p. 30.
1757 Cerithium popel ADANSON, Hist. natur. Senegal; COquiliages, p. 152,
Plesso
1758 Murex fuscatus LINNE, Systema naturae ; Ed. X, p. 759.
1758 Murex radula LINNE, Systema naturae; Ed. X, p. 760.
1792 Cerithium muricatum BRUGUIERE, Encyclopédie meéthodique; Vers;
Lp 4905D:9 275
1887 Potamides (Tympanotomus) fuscatus TRYON, Manual of Concho-
logyi TX pi 1597 Pl. XXX, fig. 134.
1887 Potamides (Tympanotomus) radula Tryon, Manual of Conchology ;
IX, p. 159, PI. XXXI, fig. 35-96.
1909 Tympanotomus fuscatus NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences
Naturelles Lisbonne; NI, Suppl. II, p. 31.
1912 Potamides (Tympanotomus) fuscatus GERMAIN, Mollusques terr.
fluv. L. Fea; Annalt del Museo Civico di Storia natur. Genova ;
3.¢ série, V (Vol. XLV), p. 390 (tirés a part, p. 56). (°).
Très beaux exemplaires, è spire bien intacte et a test d’un
brun roux foncé, parfois noiratre, un peu brillant. L’ intérieur de
V ouverture est bleuàtre, brillant.
Tous les. échantillons recueillis par L. Fea appartiennent a la
forme radula Linné. Leurs dimensions varient entre 43 et 50
millimétres de longueur, pour 16 a 18 millimétres de diamétre
x
maximum et 143/, à 15 millimétres de diamétre minimum.
(1) BRONGNIART. — Annales du Ry d’histoire naturelle de Paris; XV,
1310, p. 367.
(2) KLEIN. — Tentamen Methodi Ostracologicae, sive dispositio naturalis Cochti-
dum et Concharum in classes, genera et species ; 1753, p. 30.
(3) Je renvoie a ce Mémoire pour la synonymie détaillée de ce Potamides.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (30 Novembre 1916). 20
L’ouverture atteint de Salt millimétres de Tenente sur 6 al
millimétres de diamétre (1).
(ana, Lopez; octobre 1902 Do co un ili
(L Hea) nombreux ni
Wa
(1) Y compris l’épaisseur du péristome,
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 307
Famille des MELANIIDAE.
Genre Melania de Lamarck, 1801 (?).
SIL
Nigritella Brot, 1874 (?).
Melania (Nigritella) nigritina Morelet.
1848 Melania nigritana MoRELET, Revue Magasin Zoologie ; p. 355.
1851 Melania nigrita MoRELET, Journal de Conchyliologie; Il, p. 191,
PI Nee 2s È
1858 Melania nigritana MoRELET, Series Conchyliologiques; I, p. 31,
REM ngs. 8.
1860 Melania foenaria REEVE, Conchologia Iconica; XII, sp. 134.
1874 Melania nigritina Brot, Melan. in: MARTINI et CHEMNITZ, Systemat.
Conchylien-Cadinet ; p. 67, Taf. VII, fig. 8.
1876 Melania nigritina Martens, Monatsber. d. Kon. Akad. der Wis-
sensch ; p. 270. i
1896 Melania nigritina p’AILLY, Contribution Mollusques terr. eau douce
Kameroun ; p. 121.
: 1905 Melania (Nigritella) nigritina BoetTGER, Nachrichtsbl. d. deutschen
Malakozoolog. Gesellschaft; p. 181, n.° 53.
1911 Melania nigritina GERMAIN, Bulletin Muséum Hist. natur. Paris;
n.° 4, p. 240.
De nombreux échantillons de cette espèce bien connue et trés
répandue dans tous les ruisseaux a courant rapide de l’ Quest
africain ont été recueillis par L. Fea.
Le test est épais, trés solide, pesant, d’un brun roux plus ou
ou moins lavé de jaunatre; |’ ouverture est d'un marron brillant
avec une zonule blanche, également brillante, bordant le péristome.
Le bord columellaire est ordinairement violacé. Deux ou, plus
généralement, trois zonules brunes se détachent nettement a
Vintérieur de l’ouverture, mais ce n’est qu’exceptionnellement que
ces fascies sont visibles sur la partie externe du dernier tour.
La dimension moyenne des échantillons est de 38 millimétres
(1) LAMARCK (J. B. DE). — Systeme des animaua sans vertebres, etc....; Paris,
1801, p. 9 (genre LXVII).
(2) BROT (Dr. A.). — Die Melaniaceen (Melanidae) in: Abbildungen nach der Natur
mit Beschreibungen; in: MARTINI et CHEMNITZ, Systemat. Conchylien-Cabinet ; 1874,
p. 6 et p. 65.
=
et irrégulières.
308 Ves GERMAIN
de longueur pour 17 millimétres de diamétre maximum et 15
millimétres de diamétre minimum. Ils sont donc légérement plus
petits que le type deécrit par A. Morelet et qui atteignait 41 mil-
limétres de longueur sur 14 millimétres de diamétre; mais, par
contre, ils sont un peu plus ventrus. Le test est assez finement
réticulé et montre, en outre, des stries longitudinales médiocres
Ces détails s’appliquent aux exemplaires recueillis au Cameroun.
Les specimens provenant de l’ile de Fernando-Poo ont une forme —
un peu différente, leur dernier tour étant, en outre, légérement
moins ventru. De plus leur spire est largement tronquée, la
coquille se trouvant parfois réduite aux deux derniers tours de.
spire. Enfin le test, également épais et pesant, est d'un marron
plus sombre, presque noir. Cette coquille rappelle beaucoup le
Melania Freethii Gray (1), signalé déjà 4 Fernando-Poo, par
Hanley. Il me semble difficile de considérer le Melania Freethi _
Gray, comme une espéce distincte du Melania nigritana Morelet.
Cameroun: Buea, entre 800 et 1200 métres d’altitude,
6 juillet 1902 (L. Fea); assez nombreux exemplaires. |
Ilha Fernando-Poo; Basilé, aoùt-septembre 1901 (L. Fea);
assez nombreux specimens. re |
ment figuré par A. BRoT, Die Melaniaceen in: MARTINI et CHEMNITZ, Systemat, Con-
chylien-Cabinet ; 1874, p. 67, n.° 68, Taf. 7, fig. 7. SI
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 309
Famille des NERITIDAE.
Genre Neritina de Lamarck, 1809 (*).
Neritina Oweni Gray.
1843 Neritina Oweniana SowerBY, Conchol. Illustr.; fig. 15.
1855 Meritina Oweniana SowERBy, Thesaurus Conchyl.; Il, p. 519,
PI. CXIV, fig. 168.
1855 Nerztina Oweniana REEVE, Conchologia iconica ; IX, PI. XII, fig. 59.
1856 Neritina Oweniana GRAY in Woop, Index testaceolog.; Suppl.
DECISE: i
1879 Neritina Oweniana Martens, Nerit. in MARTINI et CHEMNITZ, Sy-
stem. Conchylien-Cabinet ; p. 75, Taf. IX, fig. 14-17.
1887 Neritina (Clypeolum) Oweniana Tryon, Manual of CO
Paro Ee Ox tie) 90:
1894 Neritina Oweniana GIRARD, Jornal sc. mathemat. phys. e natur.
Lisboa ; 2.° série, Ill, p. 202.
1896 Neritina Owentana v’AILLY, Contributions Mollusques terr. eau
douce Kameroun ; p. 126.
1905 Neritina Oweniana BOETTGER, Nachrichtsblatt d. ROU SO LEE Mala-
kozoolog. Gesellschaft; p. 182.
Commune au Cameroun, moins répandue a Vile de Fernando-
Poo, cette espéce a été retrouvée au Congo francais par L. Fea.
Les exemplaires rapportés par ce voyageur sont presque tous
des jeunes. Leur coquille est plus globuleuse que celle des adultes,
avec un test relativement épais, solide, recouvert d’un épiderme
vert olive brillant maculé de taches jaunes irréguliérement distri-
buées, sauf sur la partie médiane du dernier tour où elles forment
deux bandes périphériques étroites. Le plus souvent le bord
columellaire est d’un gris verdàtre brillant. Il est jaunatre, un
peu orangé, chez quelques rares specimens. L’intérieur de l’ou-
verture est d’un bleu trés brillant.
Congo francais: Fernand-Vaz, adut 1902 (L. Fea); nombreux
exemplaires jeunes.
(1) LAMARCK (J. B. M. DE). — Philosaphie zoologique ; I, 1809, p. 324 (Néritine).
310 L. GERMAIN
PELECYPODES.
Famille des CYRENIDAE.
Genre Galatea Bruguiére, 1792 (1).
Galatea radiata de Lamarck.
(Fig. 8, dans le texte). =
1780 Venus paradoxa Born, Testacea Musei Caesarei Vindobonensis 6
p. 66, Tab. IV, fig 12-13.
1782 Venus reclusa MARTINI et CHEMNITZ, a Conchylien-Cabinet ;
VI, p. 326, Taf. XXXI, fig. 327-329.
1789 Venus rica GMELIN, EE naturae; Ed. XII, p. i
n.° 40.
1789 Venus subviridis GMELIN, Systema naturae ; Ed. XIII, p. 3280, n.° 55.
1804 Galathea radiata pe LAMARCK, Annales Museum hist. natur. Paris;
CV AOP
1805 Egerta radiata pe Roissy in BurFon (Edit. n... Mollusques,
WIP Sei, PERENNI:
1817 Tellina hermaphrodita DiLLwyN, Descriptive Catalogue of recent
SHCUS lee Da nlLOM. Uke Rol
_ 1818 Galathea radiata pE LAMARCK, Hist. i Animaua sans ver-
tébres ; V, p. 554, n.° 1.
1835 Galathea radiata DE LAMARCK, Hest. natur. Animaua sans ver—
tébres ; Edit. 2 (par DESHAYES), VI, p. 284, n.° |.
1854 Galathea radiata FISCHER, Journal de Conchyliologie; V, p. 343.
1860 Galatea radiata BERNARDI, Monographie genres Galatea et Fi-
SCHETIG = Ps 16.002 dP VEL ao Pl Vile prof!
1876 Galatea radiata MARTENS, Monatsber. d. Kon. Akad. d. Wissensch.
Berlin ; p. 271, n.° 45.
1887 Galatea radiata FiscHER, Manuel de Conchyliologie; p. 1094,
PISO 12
1905 Galatea radiata BoETTGER, Nachrichtsblatt d. deutschen Malako-
zoolog. Gesellschaft, p. 183.
1909 Galatea radiata NoBRE, Bulletin Société portugaise Sciences Na-
turelles Lisbonne, II, Suppl. II, p. 108.
Recueillis dans un des bras de l’Ogooué, les specimens
rapportés par L. Fea mesurent jusqu’a 110 millimetres de longueur
(1) BRUGUIERE. — Encyclopédie methodique; Vers. 1792, Atlas. Pl. CCL, fig. 1; —
T. Il (par G. P. Deshayes), 1830, p. 163. [= Egeria de Roissy, Hist. natur. Buffon,
Ed. Sonnini; Mollwsques, VI, 1805, p. 324; = Megadesma Bowdich, Elements of Con-
chology, including the fossil genera and the animal univalves; 18223 —— Potion na
Sowerby, Genera of recent Motlusca; 1822].
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 314
maximum, 80 millimétres de hauteur maximum et 50 millimétres
d’épaisseur maximum. Leur forme générale est relativement
allongée, la région postérieure, terminée par un rostre étroit,
est assez développée. (Fig. 8, dans le texte). Le bord inférieur,
largement convexe, sincurve très notablement vers le rostre.
Fig. 8. Galatea radiata de Lamarck.
Profil @un exemplaire recueilli dans l’Ompolunyé, un des bras de
l'Ogooué. Grandeur naturelle.
Ces exemplaires rappellent ainsi un peu le Galatea Tuckeyi
décrit par Ph. Dautzenberg, mais cette derniére espéce se distingue
facilement par la sculpture externe de ses valves, qui sont garnies
« de còtes rayonnantes larges, assez convexes, séparées par des
intervalles concaves » (1).
(1) DAUTZENBERG (Ph.). — Mollusques recueillis au Congo par M. E. Dupont entre
l’embouchure du fleuve et le confluent du Kassai; Bulletins Académie royale Bel-
gique ; 3.° série, XX, n.° 42, 1890, p. 573, Pl. II, fig. 1 à 6 (tirés 4 part, p. 17) [Galateia
Tuckey].
312; WC LI GERMAING
Les jeunes individus ont une coquille de forme plus. régulié- og
rement ovalaire; leur bord inférieur est assez convexe , à peine
subsinueux vers la région rostrale. ae
Le test des individus recueillis par L. Fea est i épais, DA
pesant, recouvert d’un épiderme brun noiràtre, passant au marron.
vers la région antérieure et s’exfoliant facilement. Il est dépouryu È
de bandes rayonnantes et rentre, par suite, dans la variété b, |
unicolor, distinguée par A. C. Bernardi (’). ; ag
Sous le nom de Galatea pseudoradiata, F. de Brito- Capello To) por
a décrit une coquille présentant les plus grandes analogies avec
Vespéece de Lamarck dont elle ne différerait que par quelques
détails de la charniére. Cette Galatée, qui a été découverte dans
le fleuve Quanza (Gabon) pourrait bien n’étre qu’une forme locale —
du Galatea radiata de Lamarck. | |
Congo francais: dans l’Ompolunyé, l’un des bras de l’Ogoowé;
aout 1902 (L. Fea); quelques dz adultes et deux individus che
jeunes. ae:
/
x
¥
(1) BERNARDI (Le SIETE A.C. ) — Monographie des genres CUBE ath et Fischeria
41860, p. 49. A in
(2) BRITO CAPELLO (F. ae — ~ Description de quelques espéces tn genre Galateia |
du Benzo et du Quanza; Memor. d. Acad. sc. Lisboa ; 1.* Classe, V, anh. II, pst 40, DI
(Galateia pseudoradiata). pn
4
I
È
MOLLUSQUES DE L'AFRIQUE OCCIDENTALE 313
AP PENDEICE
Jai donné, pp.: 11-15 de ce Mémoire, un tableau des Mol-
lusques terrestres et fluviatiles jusqu’ici signalés dans les diverses
iles du Golfe de Guinée.
Aux espéces du genre Thapsia il faut ajouter le Thapsia
Molleri deécrit par A. Nobre de la maniére suivante (+):
« Coquille globuleuse, un peu conique, assez mince; spire
élevée, conique, à sommet un peu aigu, composée de cing tours
légérement convexes; suture bien marquée; avec la loupe on
observe de nombreuses stries inclinées, peu saillantes, couleur
jaune cornée; péristome marron foncé, ouverture subquadrangu-
laire; columelle presque droite, un peu épaissie et retournée sur
la cavité ombilicale, qui est trés étroite et en partie recouverte
par le retour de la columelle, péristome presque tranchant.
canto mill diam. 19: mill.
On voit qu'il s'agit d’une coquille plus haute que large — cas
très rare chez les Thapsies — se rapprochant surtout du Thapsia
thomensis (Dohrn) variété subthomensis Germain (?). La com-
paraison des deux diagnoses montre que le Thapsia Molleri
Nobre différe par sa forme beaucoup plus élevée. Elle constitue
ainsi le terme extreme (forma perelata) d'une série dont le
point de départ serait le Thapsia thomensis Dohrn. Le Thapsia
chrysosticta (Morelet) (3) représenterait la forme subdepressa.
(1) NOBRE (A). — Sur la faune malacologique des îles de S. Thomé et de Madére;
Annaes de sciencias naturaes, I, p, 93, pl. 5, fig. 4; — ct: Matériaux pour l’étude de
la faune malacologique des possessions portugaises de l’Afrique occidentale; Bulletin
Societe portugaise Sciences Naturelles Lisbonne; III, suppl. II, 1909, pp.: 80-81, (Nanina
Molleri).
(2) Voir ci dessus, p. 68, pl. X, fig. 5-7, de ce Mémoire.
(5) Voir ci dessus p. 66 (215) de ce Mémoire.
.
vita
TORE
(314
On peut résumer les rapports a ces diverses Thapsies de la
maniere suivante :
Thapsia anegesenees
(forma subdepressa)
Thapsia thomensis
(forma normalts)
Thapsia thomensis var. subthomensis
|» (forma elata)
‘Thapsia Molleri
(forma perelata i
Bake me Pa
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 315
INDEX BIBLIOGRAPHIOUE (!)
AILLY (A. d’).
1896. — Contributions 4 la connaissance des Mollusques terrestres et
d’eau douce de Kaméroun; Bihang Till K. Svenska Vet.-Akad.
Handlingar; Band 22, Afd. IV, n.° 2, Stockholm, 1896, 138 pp.,
4 fig. dans le texte et 5 Pl. lithogr.
BOETTGER (0.),
1892. — Neue Stenogyren aus Westafrika und ein neues Aperostoma
aus Honduras; Nachrichtsblatt d. deutschen Malakozoolog. Gesell-
schaft; pp.: 202-204.
1905, — Beitrag zur Kenntnis der Land-, Stisswasser-und Brack wasser—
Mollusken von Kamerun; Nachrichtsblatt d. deutschen Malako—
zoolog. Gesellschaft; pp.: 155-184, 2 fig. dans le texte et Taf. 7.
CROSSE (H.).
1868. — Faunule malacologique terrestre de Vile San-Thomé; Journal
de Conchyliologie; 3. série, VII, pp.: 125-135.
1888. — Nouveau catalogue des Mollusques terrestres de Pile de San-
Thomé; Journal de Conchyliologie; XXXVI (3. série, XXVIII),
pp.: 13-30. :
1888 (a). — Faunule malacologique terrestre et fluviatile de l’ile du
Prince; Journal de Conchyliologie; XXXVI (3.° série, XXVII),
pp.: 296-304.
CROSSE (H.) et FISCHER (P.).
1888. — Observations sur le Bulimus exaratus Miller; Journal de
Conchyliologie; XXXVI (3. série, XXVIII), pp.: 11-12.
DOHRN (H.).
1866. — Eine neue Nanina aus Westafrika; Malakozoologische Blatter;
XII; pp.: 114-115, Taf. V, fig. 8-10.
1866 (a). — Die Binnenconchylien von Ilha do Principe; Malakozoo-
logische Bldtter; XII, p.: 116-136, Taf. V.
FISCHER (P.).
Voir CROSSE (H.).
FURTADO (Arr.).
1888. — Sur le Bulimus exaratus, Miiller; Journal de Conchyliologie;
XXXVI (3. série, XXVIII); pp.: 1-9, PI. IL
GERMAIN (Louis),
1908. — Mollusques terrestres recuellis par M. Ch. Gravier a l’ile de
San-Thomé (1906); Bulletin Muséum hist. natur. Paris; XIV,
pp.: 55-62, 4 fig. dans le texte.
(1) Cet Index bibliographique est uniquement consacré aux travaux concernant
la faune malacologique du Cameroun et celle des iles du Golfe de Guinée.
316 | ! L. GERMAIN
1912. — Mollusques terrestres et fluviatiles recueillis par M.'L. Fea
pendant son voyage a la Guinée portugaise et a Vile du Prince;
Annali del Museo Civico di Storia Naturale di Genova; Serie 3.2,
Vol. V (XLV), 15 septembre; pp.: 335-399, 3 fig. dans le texte el
Pl. IV.
1915. — Contributions à la faune malacologique de l’Afrique équatoriale;
XLI: Mollusques nouveaux des iles du Golfe de Guinée; Bullet
du Muséum national d’ Histoire Naturelle, Paris; XXI, no 7,
(Décembre 1915), pp.: 283-290.
GIRARD (A. A.).
1892. — Description de deux Ennea nouveaux de l’ile Fernando P6;
Jornal de sciencias mathematicas, physicas e naturaes; 22 serie,
II, pp.: 242-244, PI. I, fig. 1-2.
1893. — Révision i la he malacologique des iles de St. Thomé et
du Prince. A) Mollusques terrestres et fluviatiles; Jornal de sciencias
mathematicas, physicas e naturaes; 2.° série, II, pp.: 28-42 et
pp.: 95-114, Pl. L
1894. — Mollusques terrestres et fluviatiles de Vile d Anno-Bom;
Jornal de sciencias mathematicas, physicas e LITI 2.° série,
Ill, pp-: 198-208.
La planche qui devait accompagner ce mémoire n’a jamais été
publiée. i
1895, — Sur le « Thyrophorella thomensis », Greef, Gastéropode terrestre
muni d’un faux opercule a charniére; Jornal de sciencias ma-
thematicas, physicas e naturaes; 2.2 série, IV, pp.: 28-31, 1 PI.
lithogr. (non numérotée).
1895 (a). — Les explorations zoologiques des Portugais dans les iles -
du golfe de Guinée;. Portugal em Africa; Juillet; pp.: 809-824;
: st pi i l
1 carte hors texte coloriée de l’ile de San-Thomé au 150.000
(carton des environs de la ville de San-Thomé au 5,000
GREEFF (R.).
1882. — Ueber die Landschneckenfauna der Inseln SA0-Thomé; Zoo/o-
gischen Anzeiîger; pp.: 516-521.
1884. — Die Fauna der Guinea-Inseln S. Thomé und Rolas; Sitzungsber.
der Gesellsch. Naturwiss. zur RI, pp.: 41-79.
HEYNEMANN (F. D.).
1868. — Die Nacktschnecken von n Prinzeninsel; Malakozoologische
Blatter; XV; pp.: 32-39.
MARTENS (Dr. E. von).
1876. — Die von Prof. Dr. R. Buchholz in Westafrika gesammelten
Land-und Siùsswasser-Molluskenj Monatsberichte der Koniglich
Preussischen Akademie der Wissenschaften zu Berlin; pp. 253-274,
Taf. IV.
1882, — In: Zoological Record, Vol. XIX, p. 87 (note a propos du
genre Thyrophorella).
To POr tun ir DETIENE LONG he TW ere rt pt ge tte pat ne
Aa De STA RUT ME UATE rp teak
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE StF
1886. — Landschnecke der Westafricanischen Inseln S. Thomé Thy-
rophorella; Sitzungsber. der Gesellsch. Naturf. Freunde zu Berlin;
PNG: :
1891. — Die von Herrn Preuss bei der Barombi-Station in Kamerun
gesammelten Land-und Stisswasser—Mollusken; Sitzungsber. der
Gesellsch. Naturf. Freunde zu Berlin; pp.: 29-34.
1892. — Die Beschreibung vier neuer Afrikanischer Conchylien-Arten;
Sitzungsber. der Gesellsch. Naturf. Freunde zu Berlin; pp.: 181-183.
1893. — Mollusken (Beitrage z, Fauna des Togogebietes); Mitteilungen
aus den Deutsch. Schutz-gebieten; VI, part. Ill, p. 216.
1901. — Eine neue Siisswasserschnecke aus Kamerun; Sztzungsber. der
Gesellsch. Naturf. Freunde zu Berlin; pp. 26-27, fig. dans le texte.
MORELET (A.).
1848. — Testacea queedam Africae occidentalis terrestria et fluviatilia;
Revue Zoologique, pp.: 351-355.
1858. — Séries Conchyliologiques comprenant |’ énumération de Mol-
lusques terrestres et fluviatiles recueillis pendant le cours de
différents voyages, ainsi que Ja description de plusieurs espéces
nouvelles; 1.7° Livraison: Cote Occidentale de l’Afrique (M. L. de Folin,
1846-47). Paris, in 8, 34 pp., PI. I-II.
1866. — Coquilles nouvelles recueillies par le Doct. F. Welwitsch dans’
l'Afrique équatoriale; Journal de Conchyliologie; 3.° série; VI,
pp.: 153-163. .
1868. — Voyage du D." Friederich Welwitsch exécuté par ordre du
Gouvernement Portugais dans les royaumes d’Angola et de Ben-
guella (Afrique équinoxiale). — Mollusques terrestres et fluviatiles.
Paris, in-4°, 102 pp. 1 carte + 9 pl. color.
NOBRE (A.).
1886. — Conchas terrestres e marinhas, recolhidas pelo Sr. Adolpho
Moller, na ilha de S. Thomé, em 1885; Bolet. da soc. geogr.
Lisboa; pp. 213-227.
1886 (a). — Noticia sobre as conchas terrestres e fluviaes recolhidas
por F. Newton nas possessdes portuguezas da Africa occidental;
O Instituto; XXXII, pp.: 399-403.
1887. — Remarques sur la faune malacologique marine des possessions
portugaises de l’Afrique occidentale; Journal scienctas mathemat.
physicas e naturaes Lisboa; XII, pp.: 107-120.
1890-1891. — Contribuicòes para a fauna malacologica da ilha de S. Thome,
O Instituto; XXXVIII, pp.: 756, 830, 928 et 932-935.
1894. — Sur la faune malacologique des iles S. Thomé et de Madeére;
Annaes de sciencias naturaes; I, pp : 91-94.
1909. — Matériaux pour l’étude de la faune Malacologique des posses-
sions portugaises de l’Afrique occidentale; Bulletin de la Societe
Portugaise des Sciences Naturelles, Lisbonne; Ill, suppl. 2,
pp.: 1-108.
RANG (S.).
1831. — Description des Coquilles terrestres recueillies pendant un
L. GERMAIN
voyage a la cote occidentale d’ Afrique et au ‘Brésil;
| sciences naturelles; XXIV, pp.: 1-63, PI. LI i
ROCHEBRUNE (A. T. de).
1898. — Sur une Collection de Mollusques sa et d'eau done
du Kameroun; Bulletin Muséum Histoire naturelle Paris
2) pps 57258 . vty
ROLLE (H.).
1892. — Diagnosen neuer Arten; Nachriehtsblatt d. deutschen Mala- Pi
kozoologischen Gesellschaft; p Bp: 211-212. Mabe a
SMITH (E. A.). i Na
1887. — On the Molto collected at. the Cameroons Mountain b: mo
Dini 127-128.
TRYON (W. G.).
of Coronel, Hep. 207
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig. è
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
2 a 6.
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 919
EXPLICATION DES PLANCHES.
PLANCHE VI.
Ennea (Enneastrum) Girardi Germain, variété musolensis
Germain.
Musola (Fernando-Poo); 6.
Ennea (Enneastrum) Girardi Germain.
Musola (Fernando-Poo); X 6.
7 a 10. Ennea (Enneastrum) Feat Germain.
11-12.
13.
14.
15-16.
17-18.
2:
10-1.
Basilé (Fernando-Poo); X 10.
Achatina (Leptocala) pulchella Martens.
Buea (Cameroun); grandeur naturelle.
Gibbus Martensi Smith.
Buea (Cameroun). Exemplaire jeune, vu du coté de l’ou-
verture ; ><. 3.
Achatina (Archachatina) marginata Swainson, variété gra-
cilior Martens.
Punta Frailes (Fernando-Poo). Exemplaire jeune, vu du
còte de ouverture; grandeur naturelle.
Ennea (Uniplicaria) nemoralis Germain.
Ile d’Annobon; X 10.
Pupa annobonensis Girard,
Ile d’Annobon; X 10.
PLANCHE VII.
Ennea (Uniplicaria) Gestrot Germain.
Punta Frailes (Fernando-Poo). Exemplaire vu par l’ou-
verture et du còté de la fente ombilicale; X 10.
Streptostele (Eustreptostele) truncata Germain.
Basilé (Fernando-Poo); X 8.
Pseudoglessula fuscidula Morelet, variété thomensis Germain.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); X 3.
Ennea (Uniplicaria) annobonensis Girard.
Ile d’Annobon; X 8.
Ennea (Enneastrum) Hidalgoi Girard.
Ile d’Annobon; X 6.
Achatina (Archachatina) marginata Swainson, variété gra-
cilior Martens.
Punta Frailes (Fernando-Poo); grandeur naturelle.
Achatina (Archachatina) bicarinata Bruguière.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé). Exemplaire jeune;
grandeur naturelle.
Fig. 12 a 15. Ennea (Sphinctostrema) Bocagei Girard.
Fig.
Fig.
32: Pseudopeas Feat Germain.
Basilè (Fernando-Poo); Xx 5.
o Pseudoglessula Sjostedti d’Ailly.
Buea (Cameroun) ; grandeur naturelle.
al Opeas Gestroi Germain.
Ile d’Annobon; grandeur naturelle.
oe Pseudoglessula clavata Gray. È
Moka (Fernando-Poo). Exemplaire DONE, xX 4a
Ors Curvella Feat Germain.
Basilè (Fernando-Poo); X 5.
Nb Pseudoglessula clavata Gray.
Musola (Fernando-Poo). Exemplaire jeune; X 3.
. 9-10. Streptostele Buchholzt Martens. |
SIA Pseudoglessula pileata Martens. î
Basilè (Fernando-Poo); exemplaire jeune; 6.
12; Pseudopeas Feai Germain.
pation Pseudopeas Feat Germain.
Musola (Fernando-Poo); X 5.
14. . Pseudoglessula clavata Gray.
. 2-3. Ennea (Excisa) boangolensis d'Ailly.
320 uri GERMAIN
Ile d’Annobon.
Fig. 12. Exemplaire vu du còté de l’ouverture; X 6. —
Fig. 13. Exemplaire vu sur le còté pour montrer la région
ombilicale ; X 6. — Fig. 14. Exemplaire montrant l’aréte
dorsale; X 6. — Fig. 15. Exemplaire vu sur le coté pour
montrer la scrobiculation du dernier tour; X 6.
PLANCHE VIII
Victoria (Cameroun); X 4.
Basilé (Fernando-Poo); exemplaire très grossi pour mon- —
trer la sculpture spiralée des premiers tours; X 10.
Moka (Fernando-Poo); exemplaire jeune très grossi pour
montrer la sculpture; X 10.
15. Bocageia (Petriola) monticola Morelet, variété costu- ©
lata Greef.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); vue des premiers
tours pour montrer la sculpture; X 15.
16. Pseudoglessula pileata Martens.
Basilé (Fernando-Poo); vue des premiers tours pour
montrer la sculpture; X 15. i
PLANCHE IX.
pi Trochonanina (Trochozonites) bifilaris Dohrn.
Basilè (Fernando-Poo); X 5.
Moka (Fernando-Poo); X 7.
Fig.
Fig.
‘ Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
ALE
nz:
SE
5-6-7.
13.
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE $21
Trochonanina (Trochozonites) multisulcata Germain.
Musola (Fernando-Poo); X 5.
Trochonanina (Trochozonites) Morelett Germain.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); X 2.
Trochonanina (Trochozonites) ibuensis Pfeiffer.
Fxemplaire très jeune recueilli a Bahia de S. Carlos (Fer-
nando-Poo); X 9. © ;
Pseudoglessula clavata Gray.
Musola (Fernando-Poo). Le sommet, très grossi, montrant
la sculpture embryonnaire; X 15.
Sttala (Prositala) fernandopoensis Germain.
Basilé (Fernando-Poo). La coquille, vue en dessous; X 6.
Trochonanina (Trochozonites) Moreleti Germain.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé). Les premiers tours
de spire montrant la sculpture réticulée; Xx 10.
' Achatina (Archachatina) bicarinata Bruguiére.
Agua Izé (Ile de San-Thomé). Les premiers tours des spire
d’un individu jeune, montrant la sculpture reticulo-granu-
leuse; X 15.
PLANCHE X.
Pseudachatina: Downest Gray.
Basile (Fernando-Poo). — Fig. 1. Exemplaire jeune; X 2.
— Fig. 2. Le méme specimen, grandeur naturelle.
Homorus aff. involutus Gould.
Basilé (Fernando-Poo). Jeune coquille se rapportant, trés
probablement, a l'Homorus involutus Gould; X 10.
Callistoplepa Shuttleworthi Pfeiffer.
Basilè (Fernando-Poo). Premiers tours de spire d’une jeune
coquille montrant la sculpture; X 8.
Thapsia thomensis Dohrn, variété subthomensis Germain.
Agua Izè (San-Thomé) ; grandeur naturelle.
Trochonanina (Trochozonites) Adansoniae Morelet.
Ile d’Annobon. - Premiers tours de spire, très grossis,
montrant la sculpture; X 10.
Sttala (Prositala) fernandopoensis Germain.
Basilè (Fernando-Poo); partie du test très grossie mon-
trant la sculpture réticulée; X 15.
‘Sitala (Prositala) fernandopoensis Germain.
Basile (Fernando-Poo); X 6.
Trochonanina (Trochozonites) Adansoniae Morelet.
Ile d’Annobon. — Les premiers tours de spire, vus en
dessus, montrant Ja sculpture embryonnaire; X 10.
' Opeas jeune, sp. ind. ‘affine Opeas Gestroî Germain.
Punta Frailes (Fernando-Poo). Exemplaire jeune d’un Opeas
indéterminé voisin del’Opeas Gestrot Germain; X 6.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VII (30 Novembre 1916). 21
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
. Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
Fig.
12.
13.
14.
15.
L. GERMAIN
Achatina (Archachatina) marginata Swainson, variété gra-
cilior Martens.
Punta Frailes (Fernando-Poo); premiers tours de spire
d'un individu jeune, montrant la sculpture réticulée ; X 15.
PLANCHE XI.
Pseudoglessula fuscidula Morelet variété thomensts Germain.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); vue des premiers tours
de spire pour montrer la sculpture embryonnaire; X 15.
Pseudoglessula splendida Germain.
Basilè (Fernando-Poo); vue des premiers tours de spire
pour montrer la sculpture embryonnaire; % 15.
Pseudoglessula splendida Germain.
Basile (Fernando-Poo); X 3.
Thomea Newtoni Girard variété laevis Germain.
Agua Izé (Ile de San-Thomé); X, 4.
Thomea Newtoni Girard.
Agua Izé (Ile de San-Thomé); coquille vue en dessous
pour montrer la région ombilicale; X 5.
Bocageia (Petriola) monticola Morelet, variété costulata.
Greef.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); X 2,
Thomea Newtoni Girard.
Agua Izé (Ile de San-Thomé); X 4.
Pseudoglessula splendida Germain.
Basilè (Fernando-Poo); X 3.
Bocageia (Petriola) monticola Morelet, var. maxima dii
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); grandeur naturelle.
Bocageia (Petriola) monticola Morelet, mutation marginata —
Germain.
Vista Alegre (Ile de San-Thomé); X 2.
Homorus oleatus Martens.
Basilé (Fernando-Poo); exemplaire jeune; X 3.
Bocageia (Petriola) monticola Morelet, variété maxima
Germain.
Ribeira Palma (Ile de San-Thomé); vue des premiers tours
de spire pour montrer la sculpture; X 15.
Thomea Newton Girard.
Agua Izé (Ile de San-Thomé); quelques tours de spire
très grossis pour montrer la sculpture; X 15.
Thomea Newtoni Girard, variété laevis Germain.
Agua Ize (Ile de San-Thomé); quelques tours de spire
très grossis pour montrer la sculpture; X. 15.
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE 323
INDEX ALPHABETIQUE ()
Achatina, p. 89 (238).
Achatina amphora Jay, p. 95 (244).
Achatina angustior Pfeiffer, p. 141 (290).
Achatina aurora Martens, p. 105 (254).
Achatina balteata Reeve, p. 4, 5, 89 (153, 154, 238).
Achatina barbigera Morelet, p. 113, 114 (262, 263).
Achatina bicarinata Bruguiére, p. 7, 13, 21, 93 (156, 162, 701, 242).
Achatina Calabarica Pfeiffer, p. 123 (72).
Achatina cerea Pfeiffer, p. 13 (162).
Achatina clava Pfeiffer, p. 115 (264).
Achatina clavata Gray, p. 123 (272).
Achatina columna Reeve, p. 104 (253).
Achatina costulata Greeff, p. 120 (269).
Achatina dimidiata Martens, p. 91 (240).
Achatina dimidiata Smith, p. 91 (240).
Achatina Downesii Pfeiffer, p. 100 (249).
Achatina exarata de Lamarck, p. 110 (259)
Achatina Fraseri Pfeiffer, p. 136 (285).
Achatina fuscidula Morelet, p. 130 (279).
Achatina inaequalis Pfeiffer, p. 13 (162).
Achatina infrafusca Martens, p. 91 (240).
Achatina involuta Gould, p. 136 (285).
Achatina tostoma Pfeiffer, p. 13, 90 (162, 239).
Achatina Knorri d’Ailly, p. 98 (247).
Achatina Knorri Jonas, p. 98 (247).
Achatina marginata Swainson, p. 4, 13, 95 (153, 162, 244).
Achatina marginata Sw. var. Fourneaui Germain, p. 96, (245).
Achatina marginata Sw. var. gracilior Martens, p. 5, 6,13 96, 97 (154,
155, 162, 245, 246).
Achatina marmorea Reeve, p. 113, 114 (262, 263).
Achatina modestior Boettger, p. 98 (247).
Achatina molicella Morelet var. petitia Pilsbry, p. 92 (241).
(1) Les synonymes sont imprimés en caractéres romains.
Le premier nombre renvoie a la page des tirés a part, le second (entre parenthéses)
a celle du Volume XLVII (Serie 3." Vol. VII) des Annali del Museo Civico di Storia
Naturale di Genova. Les chiffres en caractères gras indiquent la page où les espéces
sont étudiées ou decrites.
324 L. GERMAIN
Achatina monticola Morelet, p. 118 (267).
Achatina numidica Martens, p. 107 (256).
Achatina pulchella Martens, p. 5, 92 (154, 241).
Achatina Shuttleworthi Pfeiffer, p. 99 (248).
Achatina Sillimani Deshayes, p. 108 (257).
Achatina Smithi Craven, p. 92 (241).
Achatina Smithi Sowerby, p. 92 (241).
Achatina solimana Petit, p. 108 (257).
Achatina striata Lea, p. 139 (288).
Achatina striatella Pfeiffer, p. 139 (288).
Achatina striatella Philippi, p. 141 (290).
Achatina subcrenata Greeff, p. 117 (266).
Achatina tincta Reeve, p. 91 (240).
Achatinus, p. 99 (248).
Achatinus Shuttleworthianus Pfeiffer, p. 99 (248).
Africarion, p. 56 (205).
Archachatina, p. 93 (242).
Archachatina bicarinata Nobre, p. 93 (242).
Archachatina marginata Pilsbry, p. 95 (244).
Archachatina marginata Pilsbry, var. gracilior Pilsbry, p. 97 (246).
Atopocochlis, p. 110 (259). :
Atopocochlis exarata Pilsbry, p. 111 (260).
Balea, p. 150 (299).
Balea canteroiana Gundlach, p. 150 (299).
Bathyaxis, p. 150 (299).
Bocageia, p. 113 (262).
Bocageia clava Pfeiffer, p. 7, 14, 19, 115 (156, 163, 168, 264).
Bocageia lotophaga Morelet, p. 7, 14, 18 (156, 163, 167).
Bocageia marmorea Reeve, p. 7, 14, 19, 113 (156, 163, 168, 262).
Bocageia Massoni Crosse et Fischer, p. 14, 19, 113 (163, 168, 264).
Bocageia Massoniana Crosse et Fischer, p. 113 (264).
Bocageia monticola Morelet, p. 7, 14, 19, 117 (156, 163, 168, 266).
Bocageia monticola Morelet, var. costulata Greeff, p. 7, 14, 19, 120 (196;
163, 168, 269).
Bocageia monticola Morelet, var. marginata Germain, p. I19 (268).
Bocageia monticola Morelet, var. maxima GARDA, p. 7, 14, 19, 121
(156, 163, 168, 270).
Bocageta onda Morelet, var. sculptisuturata Germain, p. 7, 14, 19
120 (156, 163, 168, 269).
Buccinum, p. 104 (253).
Buccinum columna Miiller, p. 104 (253).
Buccinum exaratum Miller, p. 110 (259).
Buccinum fuscus Lister, p. 156 (305).
Buccinum striatulum Miiller, p. 106 (255).
Bulimina, p. 84 (233).
LE aa ce sea
I VT CEL ENTRA
“Saia
tiri decina a >
Po E
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Pa eae
hr
MOLLUSQUES DE L’AFRIQUE OCCIDENTALE ’ 395
Bulimina Burnayi Pfeiffer, p. 84 (233). |
Buliminus, p. 84 (233).
Buliminus Burnayi Dohrn, p. 84 (233).
Bulimus, p. 84, 93, 100, 112, 144 (233, 242, 249, 260, 293),
Bulimus Adansoni, var. y Pfeiffer, p. 105 (254).
. Bulimus aurora Jay, p. 105 (254).
Bulimus bicarinatus Bruguiére, p. 93 (242).
Bulimus Burnayi Pfeiffer, p. 84 (233). ©
Bulimus columna Bruguiére, p. 104 (253).
Bulimus crystallus Greeff, p. 112 (260).
- Bulimus Downesii Reeve, p. 100, 102 (249, 251).
Bulimus electrinus Morelet, p. 86 (235). |
Bulimus exaratus Bruguiére, p. 110 (259).
Bulimus liberianus Lea, p. 25 (174).
. Bulimus lotophagus Morelet, p. 113 (262).
Bulimus numidicus Reeve, p. 107 (256).
Bulimus pauper Pfeiffer, p. 144 (293).
Bulimus pupulus Morelet, p. 25 (174).
Bulimus Sillimani Pfeiffer, p. 108 (257).
Bulimus solimanus Morelet, p. 108 (257).
Bulimus spectralis Reeve, p. 106 (255).
Bulimus suffusus Reeve, p. 105 (254).
Bulimus suturalis Pfeiffer, p. 108 (257).
Bulimus Welwitschi Morelet, p. 86 (235).
Bulinus, p. 100 (249).
Bulinus Downesii Gray, p. 100 (249). |
Bulla, p. 110 (259).
Bulla exarata Gmelin, p. 110 (259).
Caeliaxis, p 150 (299).
Caeliaxis exigua H. Adams et Angas, p. 150 (299).
Caelocion, p. 150 (299).
Caelocion exigua (H. Adams et Ang.) Pilsbry, p. 150 (299).
Callistoplepa, p. 99 (248).
Callistoplepa Shuttleworthi Ancey, p.-6, 13, 99 (155, AUS ea
Cerithium, p. 156 (305).
Cerithium muricatum Bruguiére, p. 156 (305).
Cerithium popel Adanson, p. 156 (305).
~ Columna, p. 104 (253).
Columna columna Muller, p.'7, 13, 18, 104 (156, 162, 167, 258).
Columna grisea Perry, p. 104 (253).
| Columna Hainesi Pfeifter. pegs. 18) (lez; 167).
| Columna Leai Tryon, p. 13, 18 (162, 167).
Cryptelasmus, p. 150 (299).
Cryptelasmus canterioanus Pilsbry, p. 150 (299).
Curvella, p. 142 (391).
Ba
MS
326 L. GERMAIN
Curvella Feat Germain, p. 6, 14, 142 (155, 163, 391).
Curvella Feai Germain, mut. elongata Germain, p. 142 (391).
Curvella Gestroiî Germain, p. 4 (153).
Cyclophorus , p. 155 (304).
Cyclophorus Mollerz Nobre, p. 15 (164).
Cyclophorus Preussi Martens, p 4, 155 (154, 304).
Cyclophorus Vandeli Nobre, p. 15 (164).
Dendrolimax, p. 12, 20, 21 (161, 169, 170).
Dendrolimax Heynemanni Dohrn, p. 12, 21 (161, 170).
Dendrolimax Newtoni Girard, p. 12, 20 (161, 169).
Edentulina, p. 25, 26 (174, 175).
Edentulina insignis Bourguignat, p. 25 (174).
Edentulina liberiana Bourguignat, p. 26 (175).
Egeria, p. 161 (310).
Egeria radiata, de Roissy, p. 161, (310).
Ennea, p. 28 (177).
Ennea acutidens Boettger, p. 35 (184).
Ennea Alberti Pfeiffer, p. 43 (192).
Ennea annobonensis Girard, p. 7, 11, 20, 32 (156, 160, 169, 181).
Ennea Anno-Bonnensis Girard, p. 32 (181).
Ennea boangolensis d’Ailly, p. 12, 17, 45 (161, 166, 194).
Ennea Bocagei Girard, p. 8, 12, 20, 47 (157, 161, 169, 196).
Ennea bongeensis d’Ailly. p. 5, 6, 11, 29 (154, 155, 160, 178).
Ennea Buchholzi Martens, p. 12, 51 (161, 200).
Ennea Buchholzi Martens, var. major d’Ailly, p. 52 (201).
Ennea cavidens Martens, p. 5, 11, 34 (154, 160, 183).
Ennea cavidens Martens, mut. elata, nemoralis, subventricosa et ven-
tricosa Germain, p. 35 (184). i
Ennea cavidens Martens, var. fernandopoensis Girard, p. 36 (186).
Ennea capitata Gould, p. 4 (153).
Ennea columellaris Martens, p. 38 (187).
Ennea complicata Martens, p. 37 (186).
Ennea conica Martens, p. 28 (177).
Ennea conospira Martens, p. 5, 11, 17, 38 (154, 160, 166, 187).
Ennea conospira Martens, var. minor d’ Ailly, p. 38 (187).
Ennea crystallum Morelet, p. 6, 11, 18, 30 (155, 160, 167, 179).
Ennea Duseni d’Ailly, p. 46 (195).
Ennea Dohrni Smith, p. 5, 11, 29 (154, 160, 178).
Ennea Feat Germain, p. 5, 12, 44 (154, 161 (193).
Ennea gemma d’Ailly, p. 30 (170).
Ennea Gestroi Germain, p. 5, 11 33 (154, 160, 182).
Ennea Girardi Germain, p. 11, 40 (160, 189).
Ennea Girardi Germain, var. musolensis Germain, p. 5, 12, 42 (154,
161, 191).
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE SDA
Ennea Hidalgot Girard, p. 8, 12, 20, 42 (157, 161, 169, 191).
Ennea insignis Martens, p. 23 (172).
Ennea insignis Pfeiffer, p. 25 (174).
Ennea insularis Girard, p. 12, 20 (161, 169).
Ennea Joubini Germain, p. 6, 12, 18, 20, 48 (155, 161, 167, 169, 197).
Ennea Lamollei Germain, p. 46 (195).
Ennea Martensi @ Ailly, p. 5, 14, 17, 37 (154, 160, 166, 186).
Ennea monodon Martens, p. 29 (178).
Ennea monodon Morelet, p. 5, 11, 28 (154, 160, 177).
Ennea mucronata Martens, p. 5, 12, 48 (154, 161, 197).
Ennea mucronata Martens var. minor Germain, p. 6, 12, 49 (155, 161, 198).
Ennea nemoralis Germain, p. 7, 11, 20, 30 (156, 160, 169, 179).
Ennea Newtoni Girard, p. 11 (160).
Ennea perforata d’ Ailly p. 5, 11, 17, 39 (154, 160, 166, 188).
Ennea pupula Pfeiffer, p. 26 (175).
Ennea serrata d’Ailly, p. 42 (191).
Ennea sorghum Morelet p. 6, 11, 18, 30 (155, 160, 167, 179).
Ennea stylodon Martens, p. 30 (179).
Ennea Tullbergi d’Ailly, p. 6, 12, 50 (155, 161, 199).
Enneastrum, p. 37 (186).
Enneastrum Buchholzi Bourguignat, p. 51 (200).
Enneastrum cavidens Bourguignat p. 34, (183).
Eustreptostele, p. 54 (203).
Excisa, p. 45 (194).
Galatea, p. 161 (310).
Galatea pseudoradiata Brito Capello, p. 163 (312).
Galatea radiata de Lamarck, p. I61 (310).
Galatea Tuckeyi Dautzenberg, p. 162 (311).
Galateia, p. 162, 163 (311, 312).
Galateia pseudo-radiata Brito Capello, p. 163 (312).
Galateia Tuckeyi Dautzenberg, p. 162 (311).
Galathea, p. 161 (310).
Galathea radiata de Lamarck, p. 161 (310).
Ganomidos, p. 99 (248).
| Ganomidos Shuttleworthi d’Ailly, p. 99 (248).
Gibbus, p. 23 (172). :
Gibbus insignis Pfeiffer, p. 5, 25 (154, 174).
Gibbus liberianus Lea, p. 4, 5, 11, 25 (153, 154, 160, 174).
Gibbus Martenst Smith, p. 5, 11, 23 (154, 160, 172).
Gibbus Martensi Smith, var. minor d’Ailly, p. 24 (173).
Gibbus Martensi Smith, var. subumbilicata Boettger, p. 24 (173).
Gibbus pupulus H. et A. Adams, p. 25 (175).
Glandina, p. 136 (285).
Glandina involuta Martens, p. 136 (285).
Glessula, p. 123 (272).
328 L. GERMAIN
Glessula Calabarica Pfeiffer, p. 123 (272).
Glessula clavata Pfeiffer, p. 123 (272). /
Glessula laevigata Pfeiffer, p. 4. (153). | i |
Granularion, p. 56 (205). | |
Gulella, p. 34 (183).
Hapalus, p. 142 (391).
Helicarion, p. 56, (205).
Helicarion columellaris d'Ailly, p. 56 (205).
Helicarion dumeticola Dohrn, p. 12 (161).
Helicarion depressus WAilly. p. 56 (205).
Helicarion pertenuis d'Ailly, p. 6, 12, 56 (155, 161, 205).
Helix , p. 61, 76, 110, 139 (210, 225, 259, 288).
Belk: Adansoniae Morelet, p. 76, (225).
Helix Africana Pfeiffer, p. 61 (210).
Helix bicarinata de Férussac, p. 93 (242).
‘Helix Calabarica Pfeiffer, p. 74 (223).
Helix calamechroa Jonas, p. 64 (213).
Helix chrysosticta Morelet, p. 66, (215).
Helix circumfilaris Morelet, p. 83 (232).
Helix exarata de Férussac, p. 110 (259).
Helix Folini Morelet, p. 74 (223)
Helix hepatizon Gould, p. 58 (207).
Helix Ibuensis Pfeiffer, p. 69 (218).
Helix Liberiae Brown, p. 62 (211). i ;
Helix striatella Rang, p. 139 (288).
Helix talcosa Gould, p. 81 (230).
Helix Thomensis Dohrn, p. 67 (216).
Helix troglodites Petit, p. 61 (210). ©
Helix troglodytes Morelet, p. 61 (210).
Helix Welwitschi Morelet, p. 59 (208).
Homorus, p. 113, 116, 136. (262, 265, 285).
Homorus barbiger Crosse, p. 113 (262).
Homorus calabaricus Kobelt, p. 123 (272).
Homorus clavus Fischer, p. 115, (265),
Homorus incolutus Gould, p. 4, 6, 14, 136 (153, 155, 163, ay,
Homorus monticola Crosse, p. 117 (266).
Homorus monticola, var. y Girard, p. 120 (269).
Homorus monticola, var. costulata Giani p. 120 (269).
Homorus oleatus Martens, p. 6, 14, 138 (155, 163, 287).
Homorus pileatus d’Ailly, p. 134 (283). |
Homorus retifer Kobelt, Di 129 (278).
Hyalinia, p. 76 (225).
Hyalinia Adansoniae Pfeiffer, p. 76 (225).
Lanistes, p. 15 (164).
Lanistes, sp. indet. de Fernando-Poo, p. 15 (164).
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 329
- Leptocala, p. 92 (241).
Leucochroa, p. 60 (209).
Leucochroa candidissima Draparnaud, p. 60 (209).
Limicolaria, p. 105 (254).
Limicolaria aurora Jay, p. 4, 6, 14, 105 (153, 155, 163, 254).
Limicolaria exarata Shuttleworth, p. 110 (259).
Limicolaria felina Shuttleworth, p. 107 (256).
Limicolaria Kambeul Adanson, p. 4 (153).
Limicolaria numidica Reeve, 4, 6, 14, 107 (153, 155, 163, 256).
Limicolaria numidica Reeve, var. ponderosa Germain, p. 108 (257).
Limicolaria rubicunda Shuttleworth, p. 107 (256).
Limicolaria striatula Muller, p. 106 (255).
Limicolaria spectralis Reeve, p. 106 (255).
Limicolaria suffusa H. et A. Adams, p. 105 (254).
Limicolaria suturalis H. et A. e. p. 108 ey:
Limicolarius, p. 110 (259).
Limicolarius exaratus Beck, p. 110 (259).
Macrochlamys, p. 64 (213).
Macrochlamys calamechroa H. et A. Adams, p. 64 (213).
Megadesmus, p. 161 (310).
Melampus, p. 5, 7, 15, 21 (154, 156, 164, 170).
' Melampus flavus Gmelin p. 7, 15, 21 (156, 164, 170).
Melampus liberianus, H. et A. Adams, p. 5 (154).
Melampus pusillus Gmelin, p. 15, 21 (164, 170).
Melania, p. 158 (307).
Melania conulus Lea, p. 15 (164).
Melania Freethi Gray, p. 15, 159 (164, 308).
Melania foenaria Reeve, p. 158 (307).
Melania nigritina Morelet, p. 5, 6, 15, 158 (154, 155, 164, 307);
Murex, p. 156. (305).
Murex fuscatus Linné, p. 156 (305).
Murex radula Linné, p. 156 (305).
Nanina, p. 58, 64, 76, 114 (207, 213, 225, 313).
Nanina Adansoniae Girard, p. 76 (225).
Nanina calamechroa Albers, p. 64 (2113).
Nanina chrysosticta Fischer, p. 66 (215).
Nanina hepatizon Gould, 58 (207).
Nanina Molleri Nobre, p. 114 (313).
Nanina thomensis Fischer, p. 67 (216). \
Nanina troglodytes Martens, p. 62 (211).
Nanina Welwitschi Morelet, p. 60 (209).
Neritina, 160 (309).
Neritina afra Sowerby, p. 7, 15, 21 (156, 164, 170).
pe ak a aN a VER REA ANNI
J + ae} ye
330 | L. GERMAIN
Neritina Manoeli Dohrn, p. 15 (164).
Neritina Oweni Gray, 15, 160 (164, 309).
Neritina Oweniana Gray, p. 160 (309).
Nigritella, p. 69, 158 (218, 307).
Opeas, p. 144 (293).
Opeas Crossei Girard, p. 144 (293).
Opeas Dohrni Girard, p. 7, 8, 15, 21, 145 (156, 157, 164, 170, 294).
Opeas Dohrni Girard, var. conoidea Germain, p. 7, 15, 147 (156, 164, 296).
Opeas Gestroi ci p. 4, 8, 15, 146 (153, 157, 164, 297).
Opeas Greeffi Girard, p. 7, 8, 15, 21, 145 (156, 157, 164, 170, 294).
Opeas jeune, du groupe de l’ Opeas Gestrot Germain, p. 149 (298).
Opeas pauper Dohrn, p. 7, 14, 21, 144 (156, 163, 170, 293).
Opeas subpauper Germain, p. 7, 14 (156, 163).
Pedipes, p. 15 (164).
Pedipes Dohrni @ Ailly, p. 15 (164).
Pedipes sp. indet. de l’ Ile du Prince, p. 15 (164).
Perideris, p. 108, 111 (257, 260).
Perideris exaratus Crosse, p. 111 (260).
Perideris solimana Martens, p. 108 CH
Petitia, p. 92 (241).
Petitia petitia Jousseaume, p. 92 (241).
Petitia pulchella d’Ailly, p. 92 (241).
Petriola, p. 115 (264). |
Petriola clava Germain, p. 116 (265).
Petriola monticola Germain, p. 118, (267).
Physa, p. 15 (164).
Physa ‘sp. indet. de l’ile de San-Thomé, p. 15 (164).
Potamides, p. 156 (305).
Potamides fuscatus Linné, p. 5, 7, 15, 156 (154, 156, 164, 305).
Potamides fuscatus Linné, forma radula Linné, p. 156 ee)
Potamides radula Linné, p. 156 (305).
Potamophila, p. 161 (310).
Prositala, p. 82 (231).
Pseudachatina, p. 100 (249).
Pseudachatina Daillyana Pilsbry, p. 101 (250).
Pseudachatina Daillyz Pilsbry, p. 101 (250).
Pseudachatina Dennisoni Pfeiffer, p. 101, (250).
Pseudachatina Downesi Martens, p. 102 (251).
Pseudachatina Downesit Gray, p. 6, 13, 100 (155, 162, 249).
Pseudachatina Downesit Gray, var. grandinata Kobelt, p. 102 (251).
Pseudachatina Downesi Gray, var. Sodeni Kobelt, p. 102 (251).
Pseudachatina exarata Pfeiffer p. 110 (259).
Pseudachatina grandinata Pfeiffer, p. 102 (251).
Pseudachatina Grawenreuthi Boettger, p. 161 (250).
MOLLUSQUES DE L’ AFRIQUE OCCIDENTALE 331
1
_ Pseudachatina Sodeni Kobelt, p. 5, 6, 13, 101, 102, (154, 155, 162, 250, 251).
| Pseudachatina vitrea Greeff, p. 112 (261).
Pseudoglessula, p. 123 (272).
Pseudoglessula clavata Gray, p. 5, 6, 14, 123, 130 (154, 155, 163, 272, 279).
Pseudoglessula clavata Gray, var. Grayt d’Ailly, p. 124 (273).
Pseudoglessula Duseni d’Ailly, p. 6, 14, 17, 130 (155, 163, 166, 280).
Pseudoglessula fuscidula Morelet, p. 7, 14, 130 (156, 163, 279).
Pseudoglessula fuscidula Morelet, var. thomensis Germain, p. 14, 131
(163, 280).
Pseudoglessula heteracra Boettger, p. 128, 130 (277, 279).
Pseudoglessula involuta d’Ailly, p. 136 (285).
Pseudoglessula piceata Boettger, p. 134 (283).
Pseudoglessula pileata Martens, p. 5, 6, 14, 134 (154, 155, 163, 283).
Pseudoglessula retifera Martens, p. 6, 14, 124, 128, 130 (155, 163, 273,
277, 279).
Pseudoglessula Sjostedti d’Ailly, p. 5, 127, 130 (154, 276, 279).
Pseudoglessula splendida Germain, p. 6, 14, 131, (155, 163, 281).
Pseudopeas, p. 143 (292).
Pseudopeas Crosse Girard, p. 14, 18, 144 (163, 167, 293).
Pseudopeas Feat Germain, p. 6, 14, 143 (155, 163, 292).
Pseudotrochus, p. 108 (257).
Pseudotrochus alabaster Rang, p. 7, 18 (156, 162).
Pseudotrochus exaratus Muller, p. 7, 14, 110 (156, 163, 259).
Pseudotrochus solimanus Morelet, p. 4, 108 (153, 257).
Pseudotrochus solimanus Morelet, var. «nicolor, p. 109 (258).
Pseudoveronicella, p. 15 (164).
Ptychotrema, p. 48 (197).
Ptychotrema mucronata Bourguignat, p. 48 (197).
Pupa, p. 87 (236).
Pupa Albersi Pfeiffer, p. 43 (192).
Pupa annobonensis Girard, p. 8, 13, 20, 87 (157, 162, 169, 237).
Pupa Anno-Bonnensis Girard, p. 87 (237). .
Pupa crystallum Morelet, p. 30 (179).
Pupa Nobrez Girard, p. 13, 21, 87 (162, 170, 237).
Pupa pupula Martens, p. 26 (175).
Pupa sorghum Morelet, p. 30 (179).
_ Pyrgina, p. 153 (302). i
Pyrgina umbilicata Greeff, p. 15, 153 (164, 302).
Rachis, p. 84 (233).
Rachis Burnayi Dohrn, p. 4, 6, 7, 13, 19, 21, 84, 86 (153, 155, 156, 162,
— 168, 170, 233, 235).
Rachis Burnayi Dobrn, mut. fasciata Germain, p. 85 (234).
Rachis Burnayi Dohrn, mut. zebra Germain, p. 84 (233).
Rachis Castroî Nobre, p. 13, 19 (162, 168).
Rachis Crosset Nobre, p. 13, 19 (162, 168).
ae, ee co
332 L. GERMAIN
Rachis Dohrni Greeff, p. 13, 19 (162, 168).
Rachis electrinus Morelet, p. 86 (235).
Rachis eminulus Morelet, p. 7, 13 (156, 162).
Rachis hispidus Greeff, p. 13, 19 (162, 168).
‘Rhachis, p. 84 (233).
Rhachis Burnayi d’ Ailly, p. 84 (233).
Rhysota, p. 70 (220).
Rhysota Adansoniae Tryon, p. 76 (228).
Rhysota Folini Tryon, p. 74 (228).
Rhysota ibuensis Tryon, p. 70 (220).
Rhysota percarinata Tryon, p. 75 (224).
Sitala, p. 82 (231).
Sitala circumfilaris Morelet, p. 83 (232).
Sitala fernandopoensis Germain, p. 6, 13, 17, 82 (155, 162, 166, 231).
Sitala Srimani Godwin-Austen, p. 83 (232).
Sphalerostoma, p. 150 (299).
Sphinctostrema, p. 47 (196).
Stenogyra, p. 113, 115 (262, 264).
Stenogyra angustior Dohrn, p. 141 (290).
Stenogyra barbigera Fischer, p. 113 (262).
Stenogyra Calabarica Martens, p. 123 (272).
Stenogyra clavus Fischer, p. 115 (264).
Stenogyra costulata Greeff, p. 120 (269).
Stenogyra fuscidula Pfeiffer, p. 130 (279).
Stenogyra monticola Fischer, p. 117 (266).
Stenogyra oleata Martens, p. 138 (287).
Stenogyra pauper Dohrn, p. 144 (293).
Stenogyra pileata Martens, p. 134 (283).
Stenogyra retifera Martens, p. 128 (277).
Stenogyra striatella Dohrn, p. 139 (288).
Stenogyra subcrenata Crosse, p. 117 (266).
Streptaxis, p. 4 (153).
Streptaxis Troberti Petit, p. 4 (153).
Streptostele, p. 52 (201).
Streptostele Bonjongoensis Tryon, p. 51, 52 (200, 201).
Streptostele Buchholzi Martens, p. 4, 12, 52 (153, 161, 201).
Streptostele fastigiata Morelet, p. 6, 12 (155, 161).
Streptostele Feat Germain, p. 7, 12 (156, 161).
Streptostele Moreleti Dohrn, p. 12, 21 (161, 170).
Streptostele mucronata Tryon, p. 48 (197).
Streptostele truncata Germain, p. 6, 12, 17, 54 (155, 161, 166, 203).
Subulina, p. 139, (288).
Subulina angustior Dohrn, p. 6, 14, 21, 141 (155, 163, 170, 290).
Subulina cerea Pfeiffer, p. 139 (288).
Subulina clavata H. et A. Adams, p. 123 (272).
PERE RI RITRAE ne ae N
=
4
MOLLUSQUES DE L AFRIQUE OCCIDENTALE 399
4
| Subulina Feai Germain, p. 7, 14 (156, 163).
Subulina Fraseri Albers, p. 136 (285).
Subulina Layardi Adams et Angas, p. 150 (299).
Subulina Moreleti Girard, p. 14 (163).
Subulina Newtoni Girard, p. 7, 14 (156, 163).
Subulina oleata Boettger, p. 138 (287).
Subulina striatella Rang, p. 4, 5, 6, fo 14, 21, 135, 139 (153, 154, 155, 156,
163, 170, 284, 288).
Subulina striatella var. lanceolata Germain, p. 139 (288).
Subulina striatella Rang, var. striata Pilsbry, p. 139 (288).
Succinea, p. 154 (303).
Succinea concisa Morelet, p. 4, 7, 8, 15, 21, 154 (153, 156, 157, 164,
170, 303).
Succinea spurca Gould, p. 154 (303).
Tapsia, p. 62, 64, 66, (211, 213, 215).
Tapsia Buchholzi Bourguignat, p. 62 (211).
| Tapsia calamechroa Bourguignat, p. 64 (213).
Tapsia chrysosticta Bourguignat, p. 66 (215).
Tapsia troglodytes Bourguignat, p. 62 (211).
_ Tellina, p. 161 (310).
Tellina hermaphrodita Dillwyn, p. 161 (310).
Thapsia, p. 61 (210).
Thapsia Buchholzi Bourguignat, p. 4, 62 (153, 211).
Thapsia calamechroa Jonas, p. 64 (213).
Thapsia chrysosticta Morelet, p. 7, 12, 66, 165 (156, 161, 215, 314).
Thapsia indecorata Gould, p. 4 (153).
Thapsia Mollert Nobre, p..164 (313).
| Thapsia Sjostedti d’Ailly, p. 5, 65 (154, 214).
Thapsia thomensis Dohrn, p. 12, 67, 164, 165 (161, 216, 313, 314).
Thapsia thomensis Dohrn, var. subthomensis Germain, p. 7, 12. 68: (156,
161, 217).
Thapsia troglodytes Morelet, p. 5, 6, 12, 61 (154, 155, 161, 210).
Thomea, p. 152 (301).
Thomea Newtoni Girard, p. 7, 15, 150, 152 (156, 164, 299, 301).
Thomea Newtoni Girard, var. laevis Germain, p. 153 (302).
Thomeonanina, p. 58, 59, 60 (207, 208, 209).
Thomeonanina hepatizon Gould, p. 7, 12, 58 (156, 161, 207).
Thomeonanina hepatizon Gould, mutations alta, depressa et subde-
pressa, Germain, p. 59 (208).
Thomeonanina hepatizon Gould, var. minor Germain p. 58 (207).
Thomeonanina Welwitschi Morelet, p. 7, 12, 59 (156, 151, 208).
Thomeonanina Welwitschi Morelet, mutations alta et depressa Germain,
p. 60 (209).
| Thyrophorella, p. 13 (162).
Thyrophorella thomensis Greeff, p. 13 (162).
Vidi
334 L. GERMAIN
Tirchodina, p. 113, 116 (262, 265).
Trichodina clava Pilsbry, p. 116 (265).
Trichodina marmorea Pilsbry, p. 113 (262).
Trichodina monticola Pilsbry, p. 118 (267).
Trichodina monticola, var. C,-Pilsbry, p. 120 (269).
Trichodina monticola var. costulata Pilsbry, p. 120 (269).
Trochomorpha, p. 69 (218).
Trochomorpha ibuensis Pfeiffer, p. 69 (218).
Trochonanina, p. 69 (218).
Trochonanina Adansoniae Morelet, p. 8, 13, 76 (157, 162, 225).
Trochonanina Adansoniae Morelet, var. major Germain, p. 77 (226).
Trochonanina aglypta Dohrn, p. 13 (162).
Trochonanina bifilaris Dohrn. p. 6, 13, 78, 81 (155, 162, 227, 230).
Trochonanina calabarica Pfeiffer, p. 74 (223).
Trochonanina Folint Morelet, p. 7, 13, 74 (156, 162, 223).
Trochonanina Folini, var. percarinata Martens, p. 5, 6, 13, 74 -(154,
155, 162, 223).
Trochonanina ibuensis Pfeiffer, p. 19, 69 (161, 218).
Trochonanina ibuensis Pfeiffer, var. albocarinata Germain, p. 6, 12, 71
(155, 161, 220).
Trochonanina ibuensis, var. depressa Germain, p. 71 (220).
Trochonanina ibuensis, Pfeiffer, var. tumidula Martens, p. 70 (219)
Trochonanina Moreleti Germain, p. 6, 7, 12, 19, 21, 72 (155, 156, 161;
168, 170, 221).
Trochonanina Moreleti, Germain, variété fasciata Germain, p. 73 (222).
Trochonanina multisulcata Germain, p. 81 (230).
Trochonanina percarinata Martens, p. 74 (223).
Trochonanina percostulata Dupuis et Putzeys, p. 78 (227).
Trochonanina quinquefilaris Germain, p. 80, 81 (229, 230).
Trochonanina reticulata dAilly, p. 71 (220).
Trochonanina talcosa Gould, p. 80 (229).
Trochonanina talcosa, Gould, var. elatior Martens, p. 81 (230).
Trochonanina trifilaris Dupuis et Putzeys, p. 81 (230).
Trochonanina tumidula Martens, p. 70 (219).
Trochozonites, p. 69 (218).
Trochozonites Adansoniae d'Ailly, p. 76 (225).
Trochozonites bifilaris d’Ailly, p. 78 (227).
Trochozonites Folini, var. percarinata Boettger, p. 75 (224).
Trochozonites Folini, var. percarinatus d’Ailly, p. 75 (224).
Trochozonites ibuensis d’Ailly, p. 70 (219).
Trochozonites percostulatus Dupuis et Putzeys, p. 78 (227).
Trochozonites trifilaris Dupuis et Putzeys, Db: 81 (230).
Truncatella; p. 7, 15 (156, 164).
Truncatella princeps Dohrn, p. 7, 15 (156, 164).
Tympanotomus, p. 156 (305).
Tympanotonos, p. 156 (305).
Tympanotonos fuscus Klein, p. 156 (305).
Unipioaria, p. 8 (177).
Di Venus, p. 161 (310).
me Venus hermaphrodita Gmelin, p. 161 (310).
Venus paradoxa Born, p. 161 (310).
Venus reclusa Martini et Chemnitz, p. 161 (310).
| Venus subviridis Gmelin, p. 161 (310). —
—Veronicella, p. 15, 18 (164, 167). TE aria
| Veronicella Gravieri Germain, p. 15 (164). i
| Veronicella myrmecophila Heynemann, 15, 18 (164, 167).
Veronicella thomensis Girard, p. 15 (164). ©
estas p. 62, 64 €11, 213).
| Xesta Buchholzi Tryon, p. 62 (211).
| Xesta calamechroa Tryon, p. 64 (213).
| Xesta troglodytes Tryon, p. 62 (211).
“L. GERMAIN
TABLE DES FIGURES DANS LE TEXTE
1, Carte des régions pareourues par. le voyageur
naturaliste L. Fea (1897-1903) : : ,
2 a 4. Ennea (Enneastrum ) Girardi Germain.
Schemas de l’ouverture, montrant le polymor-
phisme des dents et des plis; X 15... i
Ennea (Enneastrum) Feat Germain.
Schema de l’ouverture; X 15.
Pseudoglessula clavata Gray.
Schema de la sculpture des' tours embryonnaires
d’un individu adulte recueilli a Moka (Ilha
Fernando-Poo); X 20 . ; . . 3
Pseudoglessula clavata Gray.
Schema de la sculpture embryonnaire d’un indi-
vidu eG recueilli à Moka (Ilha Fernando-
Poo); X BA RE MI ATI A
Galatea He de Lamarck.
Profil d’un exemplaire recueilli dans ion
un des bras de l’Ogooué. Grandeur naturelle .
ERRATUM.
Au lieu de Greef, lire partout Greeff.
parenthèses) a celle du Volume XLVII (Serie 3.3
Civico di Storia Naturale di Genova.
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI
Ie
PER AGOSTINO DODERO KU GIUSTINO
Nella mia lunga assenza da Genova durante l’anno che volge
ormai al suo termine, ebbi la ventura di trovare una nuova specie
del genere Leptinus, e, dopo il mio ritorno a casa, esaminando
alcuni pochi ma interessanti coleotteri inviatimi dal Sig. R. Zari-
Bers: quiey di Barcellona, trovai tra essi, oltre ad un nuovo Scoto-
Do dipnus, anche un Abromus ben distinto dalla sola specie finora
conosciuta di questo genere di Colydiidae.
Un nuovo Leptinus ed un nuovo Abromus mi parve cosa
tanto insolita che non volli tardare a renderla nota. Alla deseri-
zione di queste specie aggiungerò quella di qualche altra che ho
da tempo nei miei cartoni, nonché alcune note ed osservazioni ,
riguardanti specie già conosciute, che suppongo possano interessare
i miei colleghi coleotterologi.
Reicheia elegans, n. sp.
Gracile, testacea. Capo subquadrangolare, leggermente tran-.
3 sverso , guance pressochè parallele, occhi nulli, antenne lunghe
e sottili debolmente e gradualmente ingrossate verso l'estremità,
| articolo secondo più lungo del 1° e circa tre volte e mezza lungo
quanto largo nella massima sua larghezza, ho-10° subeguali in
. lunghezza, ovali, tutti un poco più lunghi che larghi nella loro
| massima larghezza. Torace appena di un terzo più largo del capo,
e pur di un terzo più stretto delle elitre, debolmente smarginato
. anteriormente, lati regolarmente arrotondati, marginati, poco.
| ristretti in avanti nel quarto anteriore, assai maggiormente allo
(*) Vedi il N.° 4 in: Riv. Coleott. It., VI, 1908, p. 93.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (12 Dicembre 1916). 22
338 A. DODERO
indietro dal quarto anteriore fino alla base. Elitre allungate,
quasi una volta e tre quarti lunghe quanto larghe, poco arroton-
date ai lati fino al quarto apicale, margine laterale largamente
spianato fino quasi all’apice e denticolato non molto fittamente
all'orlo esterno, più fortemente in avanti, in tutto il suo per-
corso, profondamente striate fino alla declività apicale, strie pun-
teggiate con punti abbastanza: grossi e sparsi, intervalli convessi,
lisci, regione suturale lievemente depressa.
Gambe proporzionalmente angie e sottili.
Lungh. 2,8 mill.
E questa specie distintissima da tutte le congeneri per la
forma snella, dovuta alla relativa piccolezza del capo e del torace,
le antenne lunghe, ad articoli tutti piu lunghi che larghi ed il
margine laterale delle elitre largamente spianato e denticolato.
Essa fu raccolta in un unico esemplare all’ imbocco della grotta
« de is diavulus » nel monte Arqueri presso Seui (Sardegna) il
24 Aprile 1909.
Reicheia Andreinii, n. sp.
Robusta, di colore rosso-testaceo più o meno intenso, convessa.
Capo subtrapezoidale, alquanto più largo che lungo, senza occhi,
guance nettamente dilatate all’ indietro, antenne sottili, di poco
più forti grado a grado verso l’apice, secondo articolo scarsa-
mente tre volte più lungo che largo presso l'estremità, terzo e
quarto di poco più lunghi che larghi, seguenti subglobosi, gra-
dualmente più larghi sicchè il 9° e il 10° sono visibilmente,
benchè debolmente, più larghi che lunghi. Torace molto svilup-
pato, alquanto più largo che lungo, colla maggior larghezza poco
avanti la metà, largamente smarginato in curva in avanti, lati
arrotondati, finamente marginati, angoli anteriori aguzzi e spor-
genti in avanti, più largo del capo di oltre la metà della larghezza —
di questo, ed appena di un quarto più stretto delle elitre nella
loro massima ampiezza. Queste appena una volta e mezza lunghe
quanto larghe e nettamente più larghe del doppio della maggior
larghezza del capo, subtroncate alla base, fortemente striato-pun-
tate fino alla declività apicale che è quasi liscia, punti nelle strie
forti e fitti, intervalli angusti, convessi, terzo e quinto con alcuni
pochi punti impressi, margine laterale abbastanza largamente
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 339
spianato ad orlo un poco rialzato e fittamente denticolato, denti
abbastanza forti nella regione omerale e nella parte. anteriore
delle elitre, decrescenti gradatamente in grandezza e quasi scom-
parsi nel quarto apicale. |
A forte ingrandimento i tegumenti superiori si mostrano a
fondo finamente e superficialmente reticolato a maglie relativa-
mente grandi.
Gambe brevi, robuste.
Lungh. 2,5-2,6 mill.
Anche questa specie si distingue a prima vista dalle altre
sinora note per l'aspetto robusto e il grande sviluppo del torace
in proporzione col capo, sicchè questo appare più piccolo che nelle
congeneri. Le elitre sono assai più brevi e larghe di quelle di
qualsiasi altra delle specie sinora descritte e la loro scoltura è ancora
più forte che nella forma tipica, fiorentina, della R. Usslaubi
Sauley presso la quale la nuova forma deve essere inscritta.
Nominata in onore del suo scopritore, il mio amico carissimo
Maggiore Medico Dr. Alfredo Andreini, che ne rinvenne pochis-
simi esemplari al Poggio di Moscona presso Grosseto. In altre,
non lontane, località della campagna Grossetana e precisamente
a Poggio Cavallo e Montorsajo lo stesso Dott. Andreini trovò
invece, sempre egualmente assai rara, la R. Usslawbi di forma
tipica.
Scotodipnus (Microtyphlus) parvicollis, n. Sp.
Rassomiglia alquanto agli S. Pandellei e rialensis per il
torace più largo che lungo, le elitre ad omeri ben marcati e den-
ticolati, ma fortemente distinto da questi e da tutti gli altri M7-
crotyphlus (eccettuato il solo M. Paganettiî Mull. di Dalmazia)
per la proporzionale piccolezza del capo e del torace, la mancanza
del solco trasversale davanti alla base del torace e la vestitura
degli elitri.
Capo conformato approssimativamente come nel Pandellei,
ma i solchi frontali sono meno marcati, invece la reticolazione è
più profonda, sicchè la superficie risulta più aspra; le antenne
sono assai più brevi, l’ articolo 3° è appena più lungo che largo
ed i seguenti fino al 10° sono globosi ed assai compatti. Torace
cordiforme, di un terzo circa più largo che lungo, largo una volta
340 A. DODERO
e un quarto la larghezza del capo e scarsamente */, di quella
delle elitre, troncato rettamente ai margini anteriore e posteriore,
arrotondato ai lati nei °/, anteriori, sinuato nel 3° basale fino agli
angoli posteriori che sono acuti e sporgenti all’ infuori. Davanti a
questi a breve distanza è un’altra piccola sporgenza dentiforme
che rappresenta gli angoli posteriori del torace delle altre specie
(fuorchè del Paganettii) e detta sporgenza è fiancheggiata all’in-
terno dal poro setigero posteriore. Dorso del torace poco distinta-
mente reticolato, soleo mediano longitudinale largo e sperdentesi
all’ indietro nella depressione basale che non è limitata in avanti
come nelle altre specie ( M. Paganettii eccettuato) da una linea
trasversale nettamente impressa. Elitre ovali, subtroncate alla
base (che è leggermente obliqua verso gli omeri, questi ben mar-
cati strettamente arrotondati), dilatate e lievemente arcuate ai
lati fin verso i */, posteriori, indi rapidamente e congiuntamente
arrotondate, apice appena deiscente, marginate lateralmente e
denticolato-crenulate più fortemente. nella regione omerale e
gradualmente meno fino oltre il quarto posteriore. Dorso legger-
mente convesso, assai finamente e sparsamente punteggiato,
sparsamente pubescente di poche lunghe, e di più numerose ma
assai più brevi setole fine erette, e di altre depresse molto fitte
e robuste, ma piccolissime e visibili soltanto ad esame micro-
scopico.
d': 1° art. dei tarsi anteriori dilatato, angolo anteriore interno
maggiormente sporgente.
Lungh. circa 1,5 mill.
Questa bella specie fu scoperta in parecchi punti della Gale
logna dal Sig. R. Zariquiey ed egli stesso si riserva di dar nota
dettagliata delle varie località in cui la rinvenne. I tipi proven-
gono dal Montseny (Barcellona) ove furono raccolti nel Giugno
del corrente anno e si conservano nella mia collezione.
Scotodipnus (Microtyphlus) Ganglbaueri Breit. — Dallo stesso
Signor R. Zariquiey ebbi dono generoso di un esemplare di questa
rara specie, e, fortunatamente, |’ esemplare in parola è un dg.
Ciò mi permette di completare la descrizione accurata del Breit
indicando I’ eccezionalissimo carattere che distingue i due sessi di
questo animaletto. ache
Il g ha i femori posteriori muniti verso i 3/, del loro mar-
di
7
È
tà
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 341
gine posteriore di una forte spina appuntita ed alquante inclinata
all’ esterno. Nello S. Schaumi dei Pirenei Orientali, sola specie
colla quale il Ganglbaueri abbia affinità, i femori posteriori nel
maschio sono appena dilatati angolosamente verso la metà dell’orlo
posteriore.
Micropeplus porcatus Fabr. subsp. insulare, nova. — Tutti
i M. porcatus che ho avuto occasione di esaminare, provenienti
dalla Sardegna o dalla Sicilia differiscono costantemente da quelli
di ogni altra regione europea per la loro statura minore e spe-
cialmente per la punteggiatura degli intervalli tra le carene
delle elitre che è molto più grossa e per conseguenza meno fitta.
Tale differenza ben visibile al minimo esame comparativo è facil-
mente formulabile osservando il terzo intervallo che nel porcatus
ha sempre, per quanto irregolari, tre serie di punti nella sua
larghezza, mentre nella forma delle isole predette i punti in tale
intervallo son disposti su due serie soltanto, abbastanza regolari.
Non vidi esemplari di Corsica, che può darsi appartengano a
questa sottospecie.
Abita tutta la Sardegna: Golfo Aranci, Ozieri, Banari, Ma-
comer, Monte Ferru, Gonnesa, Cagliari, Teulada; di Sicilia l’ho
soltanto di Messina e Fiumedinisi.
Leptotyphlus Grouvellei Fauv. — Alle numerose località in
. cui fu raccolta questa specie a così larga distribuzione geografica,
va aggiunta quella di Sicilia, avendone trovato alcuni esemplari
nel terriccio inviatomi dalla Ficuzza dal mio raccoglitore Derosas.
Leptotyphlus Revelierei Saulcey — Di questa bella e rara specie
ottenni un. esemplare da terriccio mandatomi egualmente dal
Derosas da Fluminimaggiore (Sardegna). E questo il terzo esem-
plare che ho potuto vedere.
| Leptotyphlus carniolicus Dod. — Il Maggiore Medico Dottore
A. Andreini raccolse aleuni esemplari di questa specie nei pressi
di Kamno (Alto Isonzo).
Leptotyphlus cribratus Fauv. —- Si trova pure in n Liguria, adi
Albenga, ove ne raccolsi 2 esemplari.
349 A. DODERO
Lathrobium (Lobravhium) Lostiae, n. sp.
Rosso ferruginoso, molto lucido, quattro segmenti basali visi- _
bili dell’ addome e talvolta (9) le elitre, alquanto infoscati, piedi
più pallidi. Capo suborbicolare , punteggiato abbastanza densamente
e profondamente sopratutto ai lati e sul vertice, nel mezzo del
disco è uno spazio liscio; gli occhi sono piccoli, assai poco con-
vessi, non sporgenti. Il torace nel mezzo è liscio, ai lati punteg-
giato ma in avanti densamente e verso la base assai più sparsamente;
le elitre sono fortemente e più o meno regolarmente punteggiate,
l'addome, al disopra, è segnato di punti assai fini e sparsi.
co: Quinto segmento ventrale visibile ornato di due carene
arcuate, gradualmente più elevate, che si congiungono alla base
nel quarto anteriore del segmento e si prolungano fin verso la
metà ove terminano in un forte dente ricurvo e diretto all’indietro.
Lo spazio fra le carene. profondamente impresso, liscio e lucido,
altro spazio consimile ma assai più largo si stende a guisa di
larga fossetta fra la metà e l’ apice del segmento. Il sesto segmento
nà solcato nel mezzo e profondamente smargi-
oe quasi in forma di U all’apice; il soleo mediano è abbastanza
largo e a fondo liscio e lucido.
Molto somigliante al L. anale Lucas dell’ Africa settentrionale
(ed indicato anche di Spagna) (') ma di statura generalmente
maggiore, di colore assai più chiaro e distinto sopratutto per il
capo più tondeggiante essendo i lati dietro gli occhi, che sono
(1) Posseggo tre esemplari della Spagna molto simili al L. anale ma sono ben
più piccoli, misurando appena tra i 5 e i 6 mill. hanno le elitre più corte, essendo
queste alquanto più brevi del torace, la punteggiatura, come nel Lostiae, è meno fitta
nella parte basale dei lati, quella delle elitre è più forte. Il colore è rosso ferrugineo
sul capo, il torace, le elitre e l’apice dell’addome a cominciare da un breve tratto
apicale del penultimo segmento, il resto dell’alidome è più o meno infuscato,
nella Q nericcio. Le antenne sono più brevi, gli art. 2° e 3° subeguali, 4°-10° di poco
-più lunghi che larghi.
I caratteri maschili sono assai più ridotti che nel Lostiae : il 5° sternite visibile
presenta nel terzo basale due piccole elevazioni tubercoliformi separate da una pro-
fonda e stretta impressione semicircolare e seguita da una larga e profonda depres-
sione a fondo liscio e glabro che raggiunge 1’ apice del segmento, 6° longitudinal-
mente solcato e levigato lungo la linea mediana, assai più profondamente smargi-
nato all’ apice che nel L. anale.
La Granja, VI-1902, G. Schramm.
Non so se tutti i Lathrobium di Spagna che somigliano all’ anale siano uguali
ai miei tre esemplari, ad ogni modo essi sono estremamente distinti da questo. Ho
imposto loro il nome di Lathrobium (Lobrathium) hispanicum.
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 343
ben più piccoli di quelli dell’anale, sensibilmente arrotondati
invece di essere paralleli, la punteggiatura dei lati del torace che
nella metà basale è assai più sparsa, quella delle elitre più forte,
infine per la punteggiatura dei tergiti addominali almeno di metà
più fina che nella specie africana.
I caratteri maschili sono abbastanza simili a quelli dell’ anale,
però attenuati, e lo spazio fra le due carene arcuate del 5° seg-
mento ventrale visibile è evidentemente minore.
Ho raccolto il primo esemplare di questa specie nel Febbraio
1892 ad Ozieri (Sardegna settentrionale ) e, comunicatolo al
Signor Fauvel, lo stesso lo riconobbe per nuovo. Ma era una 9
e l’insetto non fu descritto. Nel lungo periodo scorso da allora, in
tutte le ricerche fatte o fatte eseguire da me e in quelle del
Cav. Umberto Lostia di Santa Sofia, non riuscimmo a trovarne
che altri sette esemplari fra i quali tre maschi, e ciò mi permette
di precisare meglio i caratteri di questa nuova specie. Essa si
deve trovare in tutta l'isola; gli esemplari che conosco provengono
da Isili, Ozieri, Fonni, Lula, Onani e dintorni della casa canto-
niera di Corongiu lungo la strada fra Cagliari e Muravera. Ho
assunto a tipi della specie un g° proveniente da Isili e la 9 di
Ozieri sopracennata. i
Dedicato all’ amico carissimo Cay. Lostia in ricordo delle belle
gite fatte insieme nella sua isola diletta.
° Lathrobium testaceum Kraatz — Di questa specie elencata
con molto dubbio fra quelle italiane dal Bertolini, ho raccolto
quest'anno due esemplari nei pressi del Santuario di Oropa (Biel-
lese) e precisamente un <j crivellando muschi non lontano dal
Santuario, ed una 9 sotto una pietra infossata nel terreno poco
sopra il lago del M.'* Mucrone.
Eudesis sulcipennis Reitt. — Indicata sinora soltanto dell’Al-
geria e Tunisia, questa specie fu ritrovata dal Derosas nell’ isola
di Lampedusa, nonchè alla Ficuzza e a M.” S. Giuliano presso
Trapani in Sicilia, perciò essa viene a far parte della fauna eu-
ropea che conta così quattro specie, comprendendo in tal numero
una di Sardegna ancora inedita. Gli esemplari siculi dell’ E. 5%/-
cipennis sono di statura alquanto maggiore degli africani e di
quelli di Lampedusa.
By A. DODERO
Liodes nitidula Erichs. — Di questa specie segnata da Berto-
lini come di incerta provenienza, ho trovato nello scorso settembre
alcuni esemplari crivellando detriti vegetali nei boschi presso
Varallo Sesia.
Agaricophagus Reitteri Ganglb. — Riferisco a questa specie,
descritta d'Ungheria e nuova per la fauna italiana, un esemplare
raccolto a Filettino (prov. di Roma) nel Luglio 1909. Esso cor-
risponde esattamente alla descrizione del Ganglbauer in « Die
Kafer von Mitteleuropa », Vol. II, p. 229.
Agathidium minimum, n. sp.
Vicino al laevigatulum Reitt., ma sensibilmente più piccolo’
dei più piccoli esemplari di questo e di colore rosso ferruginoso.
Capo liscio, impercettibilmente punteggiato, senza traccia di sepa-
razione tra il fronte ed il clipeo, questo largamente e poco pro-
fondamente smarginato in avanti, antenne a 2° articolo cilindrico,
di poco più lungo che largo, 3° obconico, appena di un quarto
più lungo del precedente e lungo quanto i due seguenti riuniti,
4° subquadrato, 5°-6° appena, 7°-8° un pò più sensibilmente
trasversali; 9° e 10° grandi, trasversali, quello una volta e mezzo,
questo un poco di più, largo quanto lungo, 11° grande, ovale.
troncato alla base, forma cei due precedenti una forte clava molto
più larga e quasi di un terzo più lunga degli articoli 4°- 8°,
vestita di setole brevi intramezzate di altre assai più lunghe
abbastanza numerose. Torace largo quanto le elitre a punteggia-
tura eccessivamente fina, quasi liscio, Elitre ad omeri assai lar-
gamente arrotondati, senza traccia di stria suturale, a punteggia-
tura assai fina e sparsa. Metasterno reticolato ai lati, liscio nel
mezzo, segnato di una linea femorale lunga, parallela al margine
anteriore di esso ed evanescente in prossimità degli angoli
anteriori.
3: Femori posteriori inermi, metasterno nel mezzo della sua
lunghezza ornato di una fossetta piuttosto grande guernita di un
ciuffo di peli gialli, tarsi di 5-8-4 articoli, gli anteriori poco.
dilatati verso la base.
Q: Metasterno senza fossetta, tarsi di gii art. non dilatati.
Lungh. 1,2-1,5 mill.
Questa specie, la più piccola del gruppo dei Cuphoceble,
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APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 345
coll’ aglyptoides Reitt. la più piccola del genere, è ben distinta
per il suo colore, la forte clava delle antenne, e gli altri carat-
teri indicati. La trovai in 4 esemplari crivellando detriti di foglie
secche ammucchiate in grosso strato al piede degli alberi nei boschi
di Monte Penna (Apennino ligure-parmense ), e ne ritrovai più
tardi altri cinque esemplari in condizioni consimili presso Castel-
nuovo di Garfagnana.
Agathidium nudum Reitt. — Fra i numerosi Agathidium da
me raccolti a Fiumedinisi (prov. di Messina), ho trovato cinque
. esemplari che debbonsi riferire a questa specie non ancora osservata
nella nostra fauna.
Agathidium Brisouti Reitt. — Fiori lo ha citato del Gargano,
io lo raccolsi ad Oriolo Romano e Filettino, fu poi rinvenuto dal
Dott. Andreini a Lagonegro eso) e dal Luigioni a Bassano
di Sutri (Lazio).
Agathidium varians Beck. — Citato del Trentino, l’ho ritrovato
dieci anni or sono alla Ficuzza. Gli esemplari siciliani che ho
veduto (6) sono tutti colle elitre pallide ornate di una grande
macchia triangolare, circascutellare, nera, congiunta mediante una
stretta striscia lungo la base delle elitre con altra macchia nera,
piccola, alquanta allungata, situata nella regione omerale. Il
Signor Raffray ne trovò tre esemplari a Subiaco, questi però
hanno le elitre totalmente oscure.
Agathidium labratum Reitt. — Descritto su esemplari raccolti
dal Paganetti in Garfagnana, fu ritrovato in 4 esemplari a Fon-
tanegli presso Genova dall’ amico Signor A. Baliani. È specie
estremamente simile al precedente, col quale l’autore ha disgra-
ziatamente omesso di confrontarla. È però sensibilmente più pic-
cola e lo sviluppo del labbro la distingue leer quando si
esaminano esemplari femminili.
A Gelid piceum Er. (convexum Sharp). — Indicato da
Bertolini soltanto di Piemonte; io ne ho cinque esemplari dell’isola
di Pantelleria, raccolti dal Derosas. È quindi verosimile che si
possa ritrovare in tutta la penisola.
346 A. DODERO
Agathidium nigriceps Bris. — Di questa specie africana ebbi
due esemplari raccolti dal Derosas nell’ isola di Pantelleria; dovrà
quindi entrare nell’elenco delle specie europee. Ne ho veduto
anche un esemplare proveniente dalle caccie fatte a Tunisi dal
compianto Marchese Doria.
Agathidium nigriceps var. obscuratum n. var. — Due esemplari
raccolti come i precedenti nell'isola di Pantelleria (febbraio 1913,
Derosas) hanno le elitre totalmente nere ed il torace pure nero
ma orlato tutto attorno strettamente di giallo. Propongo per detta
forma il nome di obscuratum m.
Agathidium Paganettii Reitt. var. liguricum, n. var. — La
specie è descritta di Calabria: Aspromonte; io l’ho ripresa in
pochi esemplari a Monte Penna (Apennino ligure-parmense) ed
a Fontanigorda, nell'alta Valle Trebbia. Però gli esemplari del
nostro apennino hanno la clava delle antenne unicolore, i due
penultimi articoli essendo di colore rosso testaceo vivo e non
infuscati come nel Paganettii tipico, inoltre i nostri esemplari
non presentano il clipeo distinto dal resto del capo da una linea
curva impressa come è detto nella descrizione della forma calabrese.
Osservo però che tale linea manca pure in due esemplari del-
l’Aspromonte avuti dal Paganetti stesso.
Tra i pochi g” che ho raccolto ve ne è uno, di Fontanigorda,
nel quale la mandibola sinistra è armata, presso l’apice, di una
forte spina dritta, assai aguzza, diretta in alto parallelamente alla
superficie del fronte.
Agathidium Hummleri Reitt. — Raccolto a Bassano di Sutri
nel 1908 dal carissimo amico Cav. Luigioni, fu poi ritrovato da
me a Filettino e di nuovo dal Luigioni a Monte Fogliano, tutte
località in provincia di Roma. Il Signor Raffray lo possiede di
Oriolo Romano e dell’ Abruzzo: Monte Marsicano.
Il corno sulla mandibola sinistra del g varia assai di sviluppo,
e talvolta scompare completamente.
Agathidium arcticum Thoms. — Indicato di Corsica da Berto-
lini, evidentemente sulla fede di Reitter, ma non riportato nel
suo catalogo da Sainte-Claire Deville. Io ne ho raccolto 3 esemplari
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI | 347
a Ceresole Reale nella valle dell’ Orco (prov. di Torino). Il Signor
A. Solari l'ha preso a Zermatt.
Leptinus seriatus, n. sp.
Somigliantissimo al L. ¢estaceus Mull., ma di statura alquanto
minore. Torace meno trasversale, a lati meno fortemente arroton-
dati, meno profondamente smarginato sopratutto anteriormente e
ad angoli posteriori arrotondati e meno prolungati all’ indietro.
Elitre assai più brevi, approssimativamente tanto lunghe quanto
larghe complessivamente ed ornate ciascuna di otto serie regolari
di setole forti, suberette, leggermente incurvate ed inclinate
all'indietro. La pubescenza depressa come nel festaceus ma molto
più breve, la granulazione a denti di raspa del disopra del corpo
almeno di metà più fina. Lungh. 1,9 mill.
Benchè molto somigliante nell’aspetto al L. testaceus si rico-
noscono facilmente al minimo esame le profonde differenze che lo
separano da esso. La scoltura generale di tutta la parte superiore
è assai più fina, la pubescenza depressa che nel testaceus è lunga
e quasi villosa, nella nuova specie è assai più breve e fina e sul
torace frammista a numerose e abbastanza fitte setole relativa-
mente forti, rialzate ma tuttavia inclinate all’indietro. Di queste
stesse setole ma ancora più forti sono ornate anche le elitre, però
su queste non sono sparse ovunque come sul torace, bensi sono
riunite in 8 serie longitudinali assai regolari che danno all’insetto
un aspetto assai caratteristico. Le setole nelle diverse serie sono
assai vicine tra loro eccetto che nella serie estrema esterna nella
quale sono molto più rade. La forma poi del torace è molto
diversa da quella del testaceus, gli angoli posteriori invece di
essere aguzzi sono nettamente arrotondati, i lati invece sono meno
incurvi e così men profonde le smarginature anteriore e posteriore
sicchè il segmento risulta men ristretto nella sua linea mediana.
Il torace del ZL. sestaceus è, nella sua maggiore larghezza, sensi-
bilmente più del doppio (circa 2 !/, volte) largo della lunghezza
nella linea mediana, quello della nuova specie è appena il doppio.
Le elitre infine sono nel testaceus di */, ad !/, più lunghe che
larghe, invece nel serzatus sono quasi esattamente tanto lunghe
quanta è la loro maggiore larghezza.
Ho trovato di questa specie così rimarchevole un solo esemplare, .
348 | A. DODERO
disgraziatamente 9, nell’agosto dell’anno corrente, crivellando
detriti vegetali ad Alagna nell’alta Val Sesia, ad una altitudine di
circa 1250 m. È da augurare che la specie possa essere ripresa
in condizioni da poter arguire alcunchè sul suo modo di vita, e
conoscere se e di quali specie di altri animali essa è, come la
congenere , parassita.
Ptiliolum Hopffgarteni Flach. — È da annoverarsi fra le specie
italiane. I Signori Solari ed io l’abbiamo raccolto a Monte Penna
(Apennino ligure-parmense), inoltre essi l’ hanno trovato presso
Rofrano (Lucania) ed io alla Ficuzza (Sicilia).
Ptiliolum croaticum Matthews. — L’ ho già segnalato. del
Monte Penna, ora a questa località posso aggiungere quella di
Filettino (Lazio).
Ptiliolum Schwarzi Flach. — Bertolini lo ha notato di Toscana,
io l'ho pure di Filettino e di Graglia-Santuario (Biellese).
Baeocrara littoralis Thoms. — Di questo raro e caratteristico
Trichopterygidae, non ancora segnalato d’Italia, ho preso alcuni
esemplari al volo nei dintorni del Santuario di Graglia. Malgrado
le più insistenti ricerche non mi riuscì di prenderne in altro modo.
Esso volava, in luglio, verso il cader del sole in un viottolo in
un bosco di castagni.
Malthinus inflavus Mars. — Questa specie nordafricana deve
d’ora innanzi essere pure annoverata fra le europee. Ne ho avuto
parecchi esemplari dalle caccie che feci eseguire dal Derosas nel
febbraio 1913 nell’ isola di Pantelleria. Essi sono identici agli
esemplari tunisini che già possedevo, soltanto le antenne sono
sensibilmente più scure e i primi articoli al disopra sono costan-
temente e piuttosto largamente macchiati di nero.
Abromus Zariquieyi, n. sp.
Ben distinto, a primo esame, dall’ A. Brwuckî Reitt. per la
statura maggiore, la forma più gracile, le antenne più lunghe.
Queste hanno gli art. 3-8 un po’ meno trasversali e meno com-
patti, sopratutto però il 2.° articolo è più lungo, essendo esso
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 349
pressoché di uguali lunghezza e larghezza nel Brucki, mentre
nella nuova specie è lungo una volta e mezzo della propria mag-
giore larghezza. Questo articolo ha una forma analoga a quella
che presenta nell’Ochihenomus tenuicollis cioè stretta alla base e
poi bruscamente dilatata ad angolo retto su di un sol lato, povo
avanti di quella; ora tale dilatazione è nel Brucki fortissima e
il 2.° articolo raggiunge quasi la larghezza del primo, nello
Zariquieyi invece è assai meno marcata e l'articolo è molto più
stretto del precedente. Il torace è alquanto dilatato in avanti, a
lati un po’ più arrotondati, il suo disco è più nettamente depresso,
la linea mediana davanti allo scudetto largamente e leggermente
rilevata nel senso longitudinale, la punteggiatura più fine. Elitre
distintamente più lunghe, di lunghezza doppia della loro massima
larghezza complessiva, e, comparativamente al capo e al torace,
più lunghe di essi presi insieme di circa !/,, mentre nel Brucki
lo sono appena approssimativamente di '/;. La loro punteggiatura
è assai regolare e ben marcata sin presso all’ apice, nel Brucki
invece è obliterata e poco netta assai prima di esso.
Lungh. 1 mill.
Un a esemplare di questo interessantissimo insetto fu sinora
trovato sotto una pietra interrata, a Vallvidriera in Catalogna,
nel settembre dell’anno corrente, dal Sig. R. Zariquiey di Barcel-
lona in onore del quale la specie è nominata. Egli ha generosa-
mente abbandonato il prezioso esemplare per la mia collezione:
ne riceva qui i più vivi ringraziamenti.
Non ho volontariamente fatto cenno nella precedente descrizione
dell'insetto pubblicato col nome di Abromus A deillei Belon
(Rev. d’Ent. 1885, p. 244) perchè io ritengo che questa specie
appartenga invece al genere Anommatus, e precisamente a quel
gruppo che presenta, come gli Abromus, antenne di 10 articoli
e per il quale fu stabilito il sottogenere Paranommatus J. pl
(Wien. Ent. Zeit. 1913, p. 122).
In tal convinzione mi conferma la lettura attenta della
descrizione, la dove dice che l’insetto somiglia talmente ad un
Anommatus che l’autore sulle prime l’avea ritenuto l'A. Kiesen-
wetteri. Ora gli Abromus hanno un aspetto tutto particolare e
molto: diverso da quello degli Anommatus in causa del capo che
in quelli è assai grande e largo quanto all'incirca il torace e le
elitre, sicché il corpo ha una forma generale parallela, in questi
350 A. DODERO
il capo è assai più stretto del torace e più piccolo e quindi il
corpo nella parte anteriore risulta evidentemente ristretto. Io
posseggo un esemplare, da me raccolto in terriccio mandatomi
da Lisbona, di un Anommatus che corrisponde molto bene alla
descrizione dell’ A beillez, però la punteggiatura delle elitre sarebbe
meno forte di quella descritta. Solo con un esame comparativo col
tipo sarà possibile stabilire se i due esemplari appartengono, o
meno, ad una unica forma specifica.
L’Anommatus distinctus, da me precedentemente descritto in _
questi Annali (XL, 1900, p. 4118), può anche esso far parte del
sottogenere Paranommatus benchè la forma generale sia assai
più larga e più breve tanto del P. Matzenaueri Mull. tipo del
gruppo, quanto del P. Beszedesi Reitt.; la specie portoghese
formerebbe anzi il passaggio fra i due tipi estremi. Un'altra specie
di questo gruppo, molto simile all’ A. disténctus ho raccolto in
pochissimi esemplari durante il mio viaggio del 1914 nei Pirenei.
Anommatus plicatus Reitt. — Ho raccolto due esemplari, per-
fettamente uguali ad un cotipo avuto dall’autore, a Graglia (Biel-
lese) crivellando in un bosco non lontano dal Santuario, altri
due ne ho dei dintorni della Certosa di Pesio; i Signori Solari lo
hanno preso a Ronco Canavese (prov. di Torino) e ad Oriolo,
piccolo villaggio a nord di Voghera. È dunque abbastanza sparso
nel Piemonte e bassa Lombardia ma pare ovunque raro.
Michophilus minutus Friw. — Posseggo tre esemplari italiani
di questo raro Mycetaeino, uno preso da me nel terriccio man-
datomi da Celano (Abruzzo) dal quale uscirono pure i tre soli
esemplari conosciuti di Troglorrhynchus Leonii, l’altro lo
raccolsi pur nel terriccio a Monte Argentaro (prov. di Grosseto),
il terzo fu raccolto dal Dott. Andreini a Poggio Cavallo presso
Grosseto. Non figura nel Catalogo Bertolini.
Pachychilina Andreinii, D. sp.
Appartiene al gruppo di cui fanno parte la Stevenz Sol. e la
lampedusae Kraatz, cioè ha l’ epistoma fortemente rigonfio e
rilevato determinando così dietro di esso una larga e profonda
depressione trasversale. È però nettamente distinta dalle due specie
EARN ci IE ee A
Pie
APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 351
sopraindicate per i suoi tegumenti molto più lucidi. La punteggia-
tura del capo è più fina e molto più sparsa di quella della dampe-
dusae, meno fitta anche di quella della Stevenz, le antenne un poco
più brevi, specialmente il 3° articolo di esse è di poco più lungo
del secondo mentre la differenza è assai maggiore nelle due specie
vicine. Il torace è essenzialmente diverso da quello della Steveni,
l’orlo basale essendo stretto e convesso anche davanti allo scu-
detto e i lati essendo assai meno fortemente ristretti in avanti: per
tal forma si approssima di più alla lampedusae, ma mentre in
quella la massima ampiezza del torace è nettamente inferiore a
quella delle elitre, qui invece le due dimensioni sono pressochè
uguali; la punteggiatura è, come quella del capo, assai più fine
e meno fitta che nella specie di Lampedusa. Le elitre sono molto
meno convesse e subparallele ai lati essendo questi assai più leg-
germente, arrotondati, la loro base è più largamente troncata, la
punteggiatura assai più fina, l’apice più ottuso, meno acuminato.
Prosterno liscio, non punteggiato-asperato ai lati, epipleure pro-
toraciche longitudinalmente rugose, rughe più grosse, meno
numerose e alquanto meno marcate che nella P. lampedusae.
Somiglia molto alla P. oxyophthalma Reitt. di Tunisi, ma
anche da questa è ben distinta, oltre che per l’epistoma rilevato,
per le elitre più parallele, il torace più ampio, meno ristretto in
avanti, ed angoli posteriori ottusi ma ben marcati, le antenne
più spesse, il corpo più lucido, il solco inferiore del capo più
eguale, non profondamente foveato nel mezzo, ecc.
Lungh. 9-10 mill. raramente raggiunge gli 11 mill.
Tripolitania: dintorni di Misurata, raccolto dal Maggiore Medico
Dott. A. Andreini cui la specie è dedicata.
Pachychile tazmaltensis Desbr. — Tra le caccie del Derosas
nell’ isola Lampedusa trovai un esemplare di questa specie africana.
Machlopsis crenatocostata Redth. — E da cancellare dal Cata-
logo delle specie europee. La Machlopsis che si trova nell'isola
Lampedusa e della quale il Derosas raccolse parecchi esemplari, è
invece la elongatula Qued. Ho veduto anche l’ esemplare della
Collezione Ragusa in causa del quale la M. crenatocostata era
inscritta nella nostra fauna, ed anch’ esso è indubbiamente un
esemplare di elongatula. Le due specie si trovano in Tripolitania,
3592 A. DODERO
ho avuto la crenatocostata da Misurata e la elongatula da Homs,
dalle caccie del Dott. Andreini.
Alaocyba lampedusae, n. sp.
Molto vicina alla Theryi Meyer, ma ben distinta per il corpo
molto più convesso, il rostro più robusto, meno sensibilmente
ristretto dietro l’ inserzione delle antenne, il torace più lungo e
stretto, a punteggiatura molto più fina, sempre distintamente più
fina di quella delle elitre, mentre l’ opposto si osserva nella
Theryi; elitre meno parallele, più ristrette agli omeri, ovali
allungate, a punteggiatura simile a quella della Theryi, ma
meno netta, essendo le elitre alquanto rugose e meno lucide;
pubescenza molto più corta. Primo e secondo segmento ventrale
dell’ addome sparsamente punteggiati su fondo liscio, solo nella
parte mediana del 1° segmento un piccolissimo spazio è finamente
reticolato; nel g? i due segmenti sono congiuntamente impressi
nella linea mediana in modo da formare una profonda e larga
fossetta longitudinale.
Statura variabile, ma generalmente un poco più piccola di
quella della Threryi. Lungh. senza il rostro: 1-1,3 mill.
Isola di Lampedusa, febbraio 1913, una serie di esemplari.
usciti da terriccio mandatomi da T. Derosas.
Alaocyba separanda, n. sp.
Come la precedente appartiene al gruppo della T’heryi Meyer,
però è facile distinguerla da entrambe per le antenne a funicolo
più lungo e sottile e le elitre rugose, a punteggiatura fina, quasi
confusa tra le rugosità specialmente nella regione suturale. Rostro
più lungo e sottile che nella Theryi, meno incurvato; antenne
a scapo un poco più fortemente clavato, funicolo più lungo,
1° articolo di esso una volta e mezzo più lungo che largo, 2°-6°
gradualmente più larghi in confronto alla loro lunghezza, il 2° è
leggermente più lungo che largo, il 6° invece è di poco più largo
che lungo. Torace più stretto delle elitre, di forma consimile a
quello della specie precedente, ma molto meno finamente pun-
teggiato; elitre più distintamente rugose che nella lampedusae,
a punteggiatura molto più fina, meno forte di quella del torace,
PI | APPUNTI COLEOTTEROLOGICI 353
e poco netta tra le rugosita della regione vicina alla sutura, pube-
scenza breve e sparsa. La convessità del corpo è come nella lam-
pedusae e quindi molto maggiore che nella Theryi. Primo e
secondo segmento ventrale dell’ addome sparsamente punteggiati,
profondamente e largamente foveolati in senso longitudinale nel
d'; reticolati fortemente nel mezzo, più leggermente verso i lati
e soltanto la parte esterna per breve tratto è a fondo dei tegu-
‘menti pressoché liscio.
Lunghezza 1-1,5 mill. senza il rostro.
Isola Pantelleria, febbraio 1913, sotto le pietre e nel terric-
cio, parecchi esemplari raccolti da T. Derosas.
Le specie di Alaocyba finora descritte possono. agevolmente
riconoscersi dai seguenti caratteri :
A’ Disco delle elitre segnato longitudinalmente da una elevazione
lineare costiforme, più o meno distinta su tutta o gran parte
della sua estensione.
Rostro poco incurvato, non separato superiormente dal capo
da una depressione i... sicchè il profilo superiore del
rostro è in continuazione di quello del fronte in modo da for-
mare una unica linea. Sardegna, Corsica (sec. Ganglbauer ).
carinulata Perris
B Rostro più o meno incurvato, il profilo superiore di esso sepa-
rato da quello del fronte da una depressione trasversale alla
base del rostro.
Corpo fortemente depresso, torace a punteggiatura forte, poco
più lungo che largo, circa della larghezza delle elitre, queste
.a punteggiatura abbastanza forte su fondo liscio, molto lucido.
Algeria, Tunisia. Theryi Meyer.
C Corpo convesso, torace sensibilmente più lungo che largo e
nettamente più stretto delle elitre.
Antenne a funicolo breve, primo articolo di esso di poco più
lungo che largo, seguenti tutti leggermente trasversali; pun-
teggiatura del torace assai fina, nettamente più fina di quella
delle elitre. Primo e secondo segmento ventrale dell’addome
in massima parte non reticolati. Isola Lampedusa
lampedusae Dodero.
D Antenne a funicolo più allungato, primo articolo di esso circa
di metà più lungo che largo, seguenti leggermente allungati
DI
-
C
D
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (10 Gennaio 4917). 23
i A “DODERO-
‘o quadrati, sath 1: 6° ig i ‘punteggiatura
del torace più forte di quella delle elitre, questa fina, quasi
confusa tra le rugosità specialmente nella parte discale. Primo
e secondo segmento ventrale dell’ addome fortemente reticolati :
un tutta la loro parte mediana. Isola. Pantelleria. :
‘ik ‘separanda Doder
Elitre a Cala uniforme, senza distinte D... longit
_ dinali, finamente punteggiate e rugose. | È
Corpo molto stretto ed allungato, più. convesso, capo di rma
normale separato superiormente dal rostro da una: depres one
trasversale. Tunisia. —_ elongatula Norma d
Corpo pi breve, Po sue Sn conico,
; fortemente trasversali. n i - coniceps. Noi
ALCUNE OSSERVAZIONI INTORNO AI PAUSSIDI
| DI R. GESTRO
Questo ritorno allo studio dei Paussidi - prediletti lo devo
all’ Ingegnere Annibale Crida, il quale trovandosi nel Congo Belga
ha voluto, in mezzo alle sue non lievi occupazioni, ricordarsi del
Museo. Civico di Genova. Noi dobbiamo essergli grati se ha dedicato
. qualche poco del suo tempo a ricerche estranee alla sua professione;
ma un po di merito va anche al rimpianto Ingegnere Traverso,
che al momento della partenza per quella interessante regione
africana gli raccomandò di tenere in conto l'istituto genovese che
a lui sempre stava a cuore. Il Crida accettò di buon grado il
consiglio; promise e mantenne, inviandoci una collezioncina radu-
nata nel Kasai nell’anno 1913 e costituita di alcuni uccelli e
specialmente di insetti. L’eminente ornitologo Conte Tommaso
Salvadori osservò che il Kasai fino allora era una regione ornito-
logicamente ignota, che perciò la raccolta del Crida, per quanto
piccola, era meritevole di essere menzionata e ne pubblicò un
elenco (*). Nulla invece fu fatto intorno agli insetti, rappresentati
da una serie assai pregevole, e solo oggi porgo un tributo di
riconoscenza al gentile raccoglitore pubblicando una delle specie
più notevoli da lui donate. -
Paussus Cridae n. sp.
Castaneus, nitidus, glaber; capite alutaceo, cornu conico,
valido, laevi, antrorsum porrecto, apice extremo truncato,
armato, vertice pone cornu linea media longitudinali im-
pressa; antennarum clava ovata, bast truncata, angulo
basali antico rotundato, tenuissime flavo piloso, angulo
postico in dentem validum retrorsum incurvum desinenie,
margine carinulato, disco supra valde convexo, basi foveato-
(1) Questi Annali, Vol. XLVI, 1915, p. 279.
356 3 R. GESTRG
depresso, prope marginem posticum foveolis quatuor ovato-
elongatis, inter se parallelis, parum profundis, minute
striolatis, disco subtus ut supra valde convexo; thorace
nitidissimo, laevi, profunde transverse sulcato, sulco medio
foveatim retrorsum ampliato, utrinque pilis flavo-sericeis
confertis obsito, parte antica capite parum latiore, lateribus
antrorsum rotundatis, parte postica retrorsum gradatim
via angustata; elytris parallelis, punctatis, punctis basi et
lateribus crassioribus et crebrioribus, ad suturam tenuio-
ribus, apice obsoletis; pygidio marginato, crebre punctato ;
pedibus validis, femoribus incrassatis. — Long. 7 1/, millim.
Corpo di colore castagno uniforme, lucente specialmente sul
torace. Il capo è munito di un cornetto piuttosto robusto, conico,
rivolto in avanti, troncato al suo apice e liscio, mentre il resto
del capo è alutaceo; dietro al corno vi è una lineetta impressa
longitudinale mediana. Le antenne hanno la clava lenticolare,
molto convessa tanto al disopra quanto al disotto: essa ha con-
torno ovale ed è troncata alla base, ove l’angolo anteriore è
arrotondato e munito di alcuni peli gialli finissimi e il posteriore
è invece prolungato in un dente ricurvo all'indietro; il margine
della clava è finamente carenato; il disco al disopra è convesso
e alla base è infossato; presso il margine posteriore, e in direzione
quasi normale al margine stesso, si osservano quattro depressioni,
poco profonde, a forma di ovale allungato, parallele fra di loro
e presentanti nel loro fondo finissime strie regolari, parallele,
trasversali e leggermente arcuate. Il torace è. diviso in due parti
per mezzo di un forte solco trasverso, che nel mezzo si allarga
a fossetta e i cui lati sono riempiuti da peli stipati giallo-sericei;
la parte anteriore è di ben poco più larga del capo e i suoi lati
si arrotondano in avanti, la posteriore si ristringe in modo appena
sensibile verso la base. Gli elitri sono più larghi del torace,
paralleli, con punteggiatura più grossa e più. fitta alla base ed
ai lati, meno marcata presso la sutura, leggerissima all’apice. _
Questa specie appartiene al gruppo II, 1, 2a del Wasmann (*)
distinto dai caratteri del torace diviso in due parti (II), antenne.
con clava lenticolare e torace con peli gialli nel solco trasversale
(1) e capo armato di corno frontale (2a). A questa divisione
(1) WASMANN. Neue Beitrage zur Kenntniss der Paussiden, mit biologischen und
phylogenetischen Bemerkungen. (Notes from the Leyden Museum, Vol. XXV, 1904, p. 37.
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n OSSERVAZIONI SUI PAUSSIDI 357
spetta anche lo spinicowis, Westw. che abita pure il Congo Belga
e che differisce dal Cridae, principalmente per il corno cefalico
più corto, per la clava delle antenne piu lunga, meno larga,
meno convessa tanto sopra quanto sotto e minutamente punteg-
giata e per gli elitri alquanto più lunghi.
L’esemplare che ha servito per la descrizione proviene dal
Kasai; un altro, parimente del Congo Belga, fu raccolto a N’Tumba
Mani (Kwango) e mi fu gentilmente inviato dall’ CASI collega
Ad Oy ene
Nel piu recente fascicolo del « Philippine Journal of Science » (4)
ho troyato la descrizione di due nuovi generi attribuiti alla famiglia
dei Paussidi (2). Fu per me una gradevole sorpresa, ma presto
seguita dalla più completa’ disillusione, perchè, osservandone le
fisure, m’accorsi subito che si trattava di tutt'altra cosa.
Il nuovo genere Pseudopaussus, rappresentato dalla nuova
specie Ps. monstrosus, figurata nella tavola I, fig. 1 a-d e fig. 2,
è indubbiamente un Trochoideus, genere fondato da Westwood
nel 1833 e oggigiorno ascritto alla tribù Trochoideinae della
famiglia Endomychidae.
Il genere Trochoideus conta oggi dieci specie (°) e una di
queste, Tr. Desjardinsti Guer., ha piuttosto larga dispersione
geografica, estendendosi dalle isole Mascaregne fino alla Nuova
‘Guinea ed è indicata anche delle Filippine. La semplice figura
data dallo Schultze non mi basta per stabilire se il suo Pseudo-
paussus monstrosus sia uguale al Trochoideus Desjardinsti,
ma ogni dubbio riguardo alla sinonimia dei due generi è escluso.
Se il Signor Schultze avesse avuto sott’ occhio la tavola annessa
alla memoria di Coquerel su alcuni insetti di Madagascar e Borbone
pubblicata nel 1859 (4, avrebbe notato che i suoi esemplari
hanno molta somiglianza colla figura -del Trochoideus intero e
una perfetta corrispondenza nei dettagli delle antenne nei due
sessi e delle parti boccali.
(1) The Philippine Journal of Science. Vol. XI. Sec. D. n.° 4. July 1946.
(2) II. Beitrag zur Coleopteren Fauna der Philippinen. Von W. Schultze.
(®) Vedi: Coleopterorum SELEIOSIR Pars 42. E. Gsiki, BE. Berlin, 1910,
pod:
(9) Note sur quelques insectes de Madagascar et de Bourbon, par M. le docteur
Ch. Coquerel (Annales de la Société Entomologique de France. Troisième série. Tome
| Septiéme. Paris 1859, p. 256, pl. 6, fig. 2-28).
558 R. GESTRO
Il Pseudopaussus, stando al suo autore, fu raccolto in com-
pagnia di formiche, probabilmente del genere Pheidole. Il
Trochoideus Desjardinsii secondo Wasmann (!) fu trovato colla
Plagiolepis longipes, Jerd.
L'altro genere nuovo, Monopaussus, figurato nella tavola I,
fig. 3 d-b, è più che mai lontano dai Paussidi. Questi, per quanto
variabilissimi, hanno un aspetto così caratteristico che è impossibile
confonderli colle altre famiglie; lo hanno gli stessi Protopaussini,
che sono i Paussidi primitivi meno trasformati di tutti. La figura
del Monopaussus piceus (tav. I, fig. 3) può far pensare a
tutt'altro insetto che ad un Pausside, per la forma generale, per
quella del torace specialmente, per la fitta e grossa punteggiatura
del torace e degli elitri e poi pel nessun accenno a quei fascetti
particolari di peli sul torace e sul pigidio, che in questi insetti
conviventi colle formiche, hanno ragione di esistere; l’ argomento
infine più decisivo contro l'ammissione del Monopaussus fra i
Paussidi è la mancanza di quella pieghetta sull’ angolo apicale
esterno degli elitri, che esiste costante in tutti i membri di questa
famiglia, e sotto la quale si trovano gli apparati esplosivi.
Senza avere l’insetto sott'occhio mi è impossibile decidere a
quale gruppo debba essere attribuito; per ora mi basta di averlo
escluso da un posto che non deve occupare.
Il Prof. Andrea Fiori ha pubblicato nel 1914, col nome di
cirenaicus (?), un nuovo Paussus, raccolto nei dintorni di Tobruk
in un nido di Pheidole jordanica, Saulcy (3). Nell’ accingersi a
descrivere una specie appartenente ad un gruppo del quale non
si era mai occupato, egli avrebbe fatto meglio a consultare la
bibliografia necessaria e prima di tutto l’opera fondamentale di
Raffray sui Paussidi (4). Non conosco il tipo, ma ne ho sott'occhio
una fotografia ben riuscita e questa concorda perfettamente con
(1) Kritisches Verzeichniss der myrmekophilen und termitophllen Arthropoden.
Von E. Wasmann, S. J. Berlin 1894, p. 132.
(2) L’ aggettivo cirenaicus va corretto in cyrenaicus.
(5) Descrizione di alcune specie di Coleotteri mirmecofili del Gargano, Sicilia e
Cirenaica. (Rivista Coleotterologica Italiana. Anno XII, n. 6-7. - Giugno-Luglio 1914,
p. 115).
(4) Matériaux pour servir à l’étude des Coléoptères de la famille des Paussides.
(Nouvelles Archives du Muséum d’histoire naturelle, 2.me Série, VIII, 1885 et IX, 1886).
+ OSSERVAZIONI SUI PAUSSIDI 41390)
Dun esemplare di Paussus crenaticornis, posseduto dal Museo
Civico di Genova, proveniente dalle raccolte del Raffray in Abis-
sinia. Il Raffray, nell’opera succitata, descrive e figura questa
| specie dicendo che è molto affine al Piochardi e che ne differisce
| perché il lobo terminale delle antenne è appena un poco più
grande dei precedenti, mentre il Sauley dice che nel Piochardi
forma quasi il terzo della. lunghezza dell’ articolo. Ora il lobo
terminale dell’esemplare rappresentato nella fotografia è precisa-
mente uguale a quello del crenaticornis del Museo.
Da quanto ho detto pare dunque che crenaticornis e cyre-
naicus debbano essere una sola cosa, ma per esserne sicuri è
necessario l’esame del tipo. i
Comunque sia, la scoperta di un Pausside in Cirenaica. è un
fatto interessante perchè, a quanto mi consta, questa famiglia non
vi era ancora rappresentata; infatti non ne trovo cenno nel pre-
gevole lavoro del Prof. Alessandro Ghigi intorno alla fauna Libica (!).
| Dal Museo Civico, 3 Dicembre 1916.
(1) Materiali per lo studio della fauna libica. (Memorie della R. Accademia delle
Scienze dell’Istituto di Bologna. Serie VI, Tomo X, 1912-4913, p. 253).
ALGUNOS MIRMELEONIDOS (Ins. Neur.) DE AFRICA
PERTENECIENTES AL Museo Civico pe Historia NATURAL DE GENOVA
POR EL R. P. LONGINOS NAVAS, S. J.
El estudio de una bella coleccién de Neurdpteros del Museo
Civico de Historia Natural que me confiò amablemente su Director
Dr. Gestro diome ocasion de publicar en diferentes revistas, espe-
cialmente en las « Memorie della Pontificia. Accademia Romana
dei Nuovi Lincei » algunas novedades. Mas habiéndome indicado
el referido Prof. Gestro que de buena gana las hubiera publicado
todas en los « Annali del Museo Civico di Storia Naturale di
Genova », gustoso ofrezco para sus paginas, las que atm me
restaban inéditas, pertenecientes a la familia de los Mirmeleònidos.
A la vez anadiré alguna observacién sobre una especie de Klug
imperfectamente conocida. |
1. Myrmeleon cavipennis sp. nov. (fig. 1).
Caput flavo-teslaceum; macula grandi inter antennas,
cum stria ante antennarum basim continuata, duabus striis
longitudinalibus et alia laterali in vertice, totidem in occipite
(fig. 1, a), fuscis; striola lon-
gitudinali in fronte, subobso-.
leta, fusca; oculis fuscis; pal-
pis flavis, ultimo articulo
labialium fusiformi, subtoto
ad articulationes fuscescen-
tous.
Thorax subtotus fuscus ;
Fig. 1. : i ; ;
O Aa superne strits longitudina-
a. Cabeza. - b. Extremo del abdomen - libus flavescentibus, parum
c. Ala posterior (esquematica). (Mus. de definitis
Génova). :
ultimo segmento toto et margine postico duorum praece-
dentium flavo (fig. 1, b).
fusco; antennis ferrugineis, .
Abdomen sublotum fuscum, si
. ALGUNOS MIRMELEONIDOS DE AFRICA 361
Pedes flavidi, fusco pilosi; calcaribus testaceis , primum
tarsorum articulum subaequantibus; tarsorum articulîs apice
fuscescentibus. i
Alae hyalinae, irideae, apice acutae, margine externo
concavo; area costali angusta, venulis simplicibus; area apicali
serie venularum gradatarum instructa; stigmate pallido,
parum sensibili; reticulatione fulva, fusco varia, nullis
venis venulisve fusco limbatis; pilis fimbriisque fuscis. |
Ala anterior area radiali 8 venulis internis; sectore
radu 13 ramis, primo ramoso, ceteris plerisque simplicibus,
seu ad marginem haud furcatis; cubito ejusque sectore
manifeste fusco striato.
Ala posterior (fig. 1, c) area radiali 6-7 venulis internis;
sectore radii 14 ramis, plerisque ad marginem furcatis ;
cubito ejusque sectore fusco striato.
Long. corp. gf 28. mm.
— al ant. 38,5.»
— — post. 36.»
Patria. Scioa, Let. Marefia, Dr. Ragazzi VIII. 1887 (Mus. de
Genova).
2. Cueta virgata Klug (fig. 2).
Myrmeleon virgatus Klug, Symb. Phys., tab. XXVI, ieee
Un ejemplar 7 del Museo de Génova se conforma entera-
mente con la descripciòn y figura de Klug, excepto en la longitud
del abdomen, por lo que lo refiero a la misma especie. Y pre-
sumo que Klug debiò de describir y figurar solamente la Q ,
por mas que en la descripciòon diga « abdominis mare haud
elongato ». Por lo mismo juzgo conveniente dar una descripcion
suplementaria, acompanada de alguna figura.
El abdomen es mas largo que las alas; tiene una raya dorsal
parda en medio, completa en toda su longitud, las laterales son
fragmentarias y sdlo indicadas en algunos segmentos (fig. 2, c).
Los cercos superiores de la forma ordinaria, algo adelgazados en
la punta; la lamina subgenital alargada hasta mas de la mitad
de los cercos (fig. 2, b).
362 L. NAVAS
En los fémures posteriores se ven largos pelos dorsales arqueados. —
Los espolones de las tibias son testaceos y ee a la mitad del
primer artejo de los tarsos, o
pasan algo, al menos en el primer
par; el quinto artejo es muy poco
mas largo que el primero.
‘Las alas son hialinas, suba-
gudas en el apice, algo mas estre-
chas que en la hembra, con la
linea plegada anterior bien ma-
nifiesta; estigma palido, amaril-
lento en el ala anterior, blan-
quizco en la posterior, no limitado Fig. 2
de pardo interiormente. Malla en Cueta virgata 3° Klug.
gran parte parda, alternando con |, Scemor 132 dl amen io
mas palido, especialmente en las è. Apice del abdomen. (Mus. de Génova).
venas. No se ve ninguna mancha
ni venilla alguna orlada de pardo. El campo ous ofrece 9 is
antes del sector del radio en ambas alas y el sector posee 8 ramos.
En el ala anterior el campo apical està atravesado por una serie
de venillas en escalinata, es sencillo en el ala posterior.
Long. del cuerpo 6 32,5 mm.
— ala ant. DIE
— — post. 19 »
Patria. Scioa, Gherba, Dr. Ragazzi, Junio de 1887. (Mus. de
Genova).
3. Nocaldria gen. nov.
Antennae clava manifesta, insertione distantes latitudine
primi articuli, aut amplius.
. Pedes mediocres. Tibiae anteriores fortes, breviores suis
femoribus. Calcaria primo tarsorum articulo breviora.
. Tarsi primo articulo longo, tribus sequentibus brevibus,
ultimo longiore primo.
Alae angustae, area costali angusta, venulis. plerisque
simplicibus; area apicali fere venulis gradatis destituta ;
area radiali pluribus venulis internis in ala anteriore, UNA
în posteriore; ramo cubiti aperto.
ALGUNOS MIRMELEONIDOS DE AFRICA 363
El género es afin a los géneros Neuroleon Nav. y Nelees
Nay., difiriendo notablemente por lo corto de los espolones. Por
esta causa, a fin de que el nuevo género entre de lleno en la
tribu de los Neuroleinos convendria modificar o ampliar la carac-
teristica de esta tribu, aunque no sea mas que anadiendo la
palabra « plerumque », diciendo, por ejemplo: « Calcaria longi-
tudine fere aequalia duobus primis tarsorum articulis, vel eis
plerumque breviora ».
El tipo del nuevo género es la siguiente especie.
4. Nocaldria signata sp. nov. (fig. 3).
Caput facie straminea; macula grandi fusca inter et
ante antennas; vertice et occipite fuscis, linea transversa
anteriore integra et alia posteriore medio interrupta, fulvis;
oculis fuscis; palpis stramineîs, articulo ultimo labialium
externe fusco notato; antennis fortibus, fuscis, apice arti-
culorum anguste fulvo, clava elongata, inferne subtota fulva.
Prothorax latior quam longior, antrorsum fortiter
angustatus; inferne stramineus, superne fusco-niger, linea
angusta longitudinali media et alia laterali latiore retrorsum
angustata, ad sulcum puneto fusco notata, fulva. Meso-et
metathorax subtoti fusco-nigri, margine postico fulvo.
Abdomen nigrum, pilis
griseis, secundo et tertio ter-
gito macula elliptica laterali
longitudinali fulva parva,
ultimis tergitis apice fulvis.
Pedes fortes, pallidi, fusco
punctati et pilosi, femoribus
subtotis fuscis; articulis tarso-
rum apice fuscis.
Alae angustae, acutae; reti-
URS
ma culatione fusca, albido striata;
Nocaldria signata Q Nav. stigmate albido.
a. Base del ala anterior. Ala anterior stigmate in-
b. Apice del ala posterior. È i
(Mus de Genova) terne fuscato; tribus venulis
mediis radialibus et initio
sectoris radit fusco limbatis, stria fusca obliqua ad ana-
stomosim rami obliqui cubiti (fig. 3 a), et striola ad rhegma,
Ala posterior pallidior ,
posteriorem, ramis ibidem
sectore radii 7 ramis.
Long. corp.
cae elle ant.
ay Di
Patria: Etiopia: Auase,
de Génova). AIA
\
ZARAGOZA, 25 de Noviembre de 1915.
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4 } MATERIAL] PER LA CONOSCENZA DELLA FAUNA ERITREA
: RACCOLTI DAL Dorr. PAOLO MAGRETTI (?)
NUOVE SPECIE DI IMENOTTERI SCAVATORI
; dei generi St7zus Latr., Gorytes Latr. e Nysson Latr.
‘ PER GIACOMO MANTERO
a « Per essere questa una regione fra
le più calde dell’Africa e forse anche del.
mondo, con una flora multiforme, emi-
fi nentemente equatoriale, la sua fauna non
as puo a meno di riuscire varia ed interes-
z santissima ». (MAGRETTI. Materiali per
4 la conoscenza della fauna Eritrea. Mu-
hi tillidi).
DI Il non mai abbastanza rimpianto Dottore Paolo Magretti fu
i non solo un Imenotterologo insigne, ma ben anco un raccoglitore
1 K appassionato. E lo prova la di lui ricchissima collezione, che, per
3 generosa disposizione testamentaria, appartiene ora al Museo Civico
4 di Storia Naturale di Genova. Vi si ammirano difatti i copiosi ‘296
i ; frutti delle sue raccolte in Lombardia, in varie altre regioni fe
(1) Le altre memorie pubblicate sotto questo titolo sono le seguenti:
R. GESTRO. Materiali per la conoscenza della fauna Eritrea raccolti dal Dott. P. Ma-
gretti. — Un nuovo genere di Rhysopaussidae. (Aun. Mus. Civ. Genova, XL, 1900,
pp. 743-748).
M. Bezzi. Materiali etc. — Ditteri. (Bull. Soc. Entom. Ital., XXXIII, 1901. pp. 5-25).
A. BoRELLI. Materiali etc. — Scorpioni. (Boll. dei Musei di Zool. ed anat. comp.
‘R. Univ. Torino, XVI, 1901, n. 384. — Id. id. Di una nuova specie di Scorpione della
| Colonia Eritrea. (pid., XVII, 1902, n. 422).
H. W. BROLEMANN. enni etc. — Myriapodes. (Bull. Soc. Rintom. Ital., XXXIII,
| 1901, pp. 26-35, Tav. I).
F. SORDELLI. Materiali etc. — Mammiferi. (Atti Soc. ital. di Sc. Nat., XLI, 1902,
i pp. 49-99, Tav. 2, 3, 4).
P. MaGRETTI. Materiali etc. Imenotteri. Parte I. Mutillidi (Bull. Soc. Entom. Ital.
XXXVII, 1905, p. 3-96, con 414 figure intercalate nel testo). Nell’ introduzione è
data una breve relazione sull’itinerario percorso ed accennato alle cose ed ai
fatti più notevoli osservati. Vi sono pure citate altre pubblicazioni che, in parte,
illustrano le raccolte del Magretti. Nel lavoro del Prof. A. Ghigi: « Gli Osprynchotus
della collezione Magretti » (Ann. Mus. Civ. Genova, XLVI, pp. 290-298) sono
descritte due specie nuove raccolte in Eritrea dal Magretti.
366 G. MANTERO
d’ Italia, in Tunisia e nell’ Africa orientale. Gli Imenotteri da lui
catturati durante l’ultimo viaggio in Eritrea formano una. serie
cospicua e di rara freschezza.
I Mutillidi furono pubblicati dal Magretti stesso e qualche
specie di altre famiglie del medesimo ordine fu incidentalmente
citata nei lavori di pochi autori, ma la quasi totalità del materiale
imenotterologico non fu finora illustrata. Nella bella serie degli
Scavatori hanno attirata la mia.attenzione alcune specie nuove e
molto interessanti, ed ho pensato di descriverle nelle pagine
seguenti. Tali specie furono tutte comunicate allo Handlirsch dal
Magretti stesso e portano le indicazioni scritte di sua mano:
« n. sp.» e « Vidit Handlirsch ». Dalle monografie dello
Handlirsch (*) e dalle descrizioni pubblicate posteriormente fino
ad oggi risulta che sono tuttora inedite.
Nella prefazione al lavoro citato sui Mutillidi dell’ Eritrea, il
Magretti accenna (p. 16) alla cattura di alcuni Sfizus, colle
seguenti parole: « Nelle vicinanze dei pozzi di Agat, Darotai,
Adarté, sull’arena e nei bacini bagnati dall’acqua tratta dai
pastori colla nota caratteristica cantilena invocante l’aiuto di
spiriti benefici, raccolsi con piacere varie Mutille ed eleganti
Stizus (St. vespoides Walk., St. zonatus Klg. oltre parecchi
esemplari riferibili a nuove specie tuttora inedite). »
Credo non del tutto privo di interesse indicare qui sotto 1 .
nomi delle specie già conosciute di detto genere, catturate in
Eritrea dal nostro viaggiatore, coll’aggiunta delle indicazioni che
le accompagnano.
Stizus fenestratus Sm. Sabarguma, 14-16. IL 1900. Due 9.
Lunghezza del corpo 18 millim. — Allatò Sabarguma 17.
II. 1900. Una 9. Lunghezza del corpo 20 millim. — Sabar-
guma, 24. I 1900. Un g°. Sabarguma 11-16. III. 1900. Due dg.
Sabarguma Allato 17. III. 1900. Quattro 6, fra i quali il più
grande della serie (lunghezza del corpo millimetri 22) ed il
più piccolo (lunghezza del corpo millimetri 14).
Tutti gli esemplari presentano le parti boccali, la massima
(!) A. HANDLIRSCH. Monographie der mit Nysson und Bembex verwandten Grab- |
wespen. (Sitz. der kaiserl. Akad. der Wissensch. in Wien. Mathem.-naturw. Classe,
Bd. XCV, 1887; Bd. NCVII, 1888; Bd. CL, 1892). — Nachtrage und Schlusswort zur
Monographie der mit Nysson und Bembex verwandten Grabwespen (Loc. cit.,
Bd. CIV, 1895).
x
i
4
3
È;
Ri
vi
NUOVI IMENOTTERI SCAVATORI 367
porzione del clipeo, le antenne, i lati del protorace e quelli
del mesonoto, il segmento mediale, le tegole e le zampe di
un rosso ferrugineo scuro. Im qualche esemplare sono lieve-
mente macchiati di rosso ferrugineo scuro anche i lati del
torace. Nella 9 maggiore sopra citata, questa colorazione ne
occupa i lati quasi interamente.
Stizus marnonis Handl. Riferisco a questa specie una 9 della
collezione Magretti, colle sole indicazioni: « Eritrea. Da Braschi ».
Stizus vespoides Walk. Pozzi Hagat, 27. IL 1900. Due ©’.
Stizus zonatus Klug, non Handl. (= ferrugineus Sm.) Orti
Dari, Keren, 22. H. 1900. Una © e due dg.
1. Stizus flexuosefasciatus m., n. sp.
g'. Stizo discolori Handl. affints ('). Capite pronoto minus
lato. Oculis versus clypeum parum sed distincte convergen-
tibus (fig. 1). Antennis fere cylindricis, satis gracilibus,
articulis 9°-10° apice infra spiniformi; 11° praecedente fere
aequilongo, processu gracile, spiniformi, articulo aequi-
longo, apice leviter curvato; articulo ultimo parvo, acuto,
O ee
Stizus flexnuosefasciatus Cc.
Fig. 4. Capo visto di fronte. Fig. 2. Ultimi articoli dell’ antenna.
curvato (fig. 2). Arca cubitali secunda non petiolata. Meta-
thorace angulis wostico-lateralibus fere semicirculariter
excisis, infra acute dentatis.
Abdomine sternite 1° medio antice carinato, 2° inerme,
8° tuberculo apicale longo, acuto, compresso. praedito.
Capite thoraceque minutissime punctulatis; metathorace
() De visu mihi ignotus.
368 . G. MANTERO
mediocriter punctato; abdomine supra mediocriter punctato,
sternitis 6° et 7° fortius punctatis; 7° apice vix emarginato.
Capite cinereo piloso, thorace abdomineque brevissime
cinereo pubescentibus.
Niger; mandibulis flavis, apice nigro. Antennis testaceis,
scapo infra lutescentes, funiculo supra leviter infuscato.
Labro, clypeo, frontis parte infera, orbitis interioribus
usque ad verticem, orbitis exterioribus usque ad occipitem,
macula sagittiformi ante ocellum anticum, punctis duobus
medio margine occipitali post et inter ocellis posticis, flavis;
pronoto dimidio postico, callis humeralibus, mesonoto late-
ribus, mesopleuris maxima parte, scutello (area basali
nigra subtriangulare excepta), postscutello margine apicali
flavis; metanoto prope postscutello fascia flava arcuata
signato, curvatura deorsum versus, macula magna flava
utrinque postice signato; tergite 1° fascia apicale flava
lata medio et utrinque emarginata, tergite 2° fascia flava
lata apicali, utrinque biundulata, 3°, 4°, 5°, 6° fascia flava
lata apicali biundulata, tergite 7° toto nigro, apice fusco-.
ferrugineo maculato. Sternite 1° margine apicale sub-
ferrugineo; 2°, 3°, 4°; 5° margine postico anguste flavo-
fasciato, fascia utrinque dilatata, 6° margine postico flavo;
7° margine postico flavo-testaceo. Pedibus flavo-testaceis.
Alis hyalinis, immaculatis, levissimo lutescentibus; nervis
pallidis.
Long. corp. millim. 13.
Patria: Khor Gergabb (ad limites occiduos Erythraeae) ,
, III. 1883. (Leg. P. Magretti).
Specimen unicum.
2. Stizus erythraeensis m., n. sp.
Q. E stirpe Stizi fasciati Fabr.
Oculis versus clypeum non conver-
gentibus. Clypeo duplo lato ac
longo. Scutello frontis duplo lato
ac longo (fig. 3). Antennis flagello
mediocriter clavato, articulo ultimo — rig. 3. stizus erythracensis Q.
praecedente fere aeque longo, apice Capo visto di fronte.
ee eee
es eS |
NUOVI IMENOTTERI SCAVATORI . 369
rotundato. Scutello deplanato, sine impressione mediana.
Sternitis inermibus.
Capite thoraceque dense griseo hirsutis; abdomine (prae-
cipue basi) piloso, apice longe piloso. Tarsis anticis longe
ciliatis. i
Corpore testaceo-ferrugineo; mandibulis flavis, apice
nigro; palpis flavescentibus; labro, clypeo, fronte parte
infera, scapo subtus flavis; funiculo testaceo-ferrugineo.
Pronoto testaceo, margine postico callisque humeralibus
flavis; mesonoto fusco, marginibus lateralibus testaceis,
mesopleuris late nigro maculatis; pectore nigro ; scutello
testaceo, postscutello nigro, margine postico flavescente ;
metathorace maxima parte nigro, lateribus testaceis. A bdo-
minis tergitis 1° 2° fusco-testaceis, margine postico magis
infuscato; tergite 3° fusco-testaceo, fascia postica flava
medio interrupta, 4° fusco-testaceo, fascia postica flava;
5°-6° flavis. Sternitis, 1°, 2°, 3° fusco-testaceis, 4', 5°, 6° flavo-
ferrugineis. Pedibus testaceo-ferrugineis; coxis trochante-
ribusque mediis et posticis nigro maculatis. Alis hyalinis,
leviter flavescentibus ; nervis testaceis; macula radiali valde
nigra magna.
Long. corp. millim. 18.
Patria: Erythraea: Keren (Hortis Dari), 22. II. 1900.
(Leg. P. Magretti).
Tres specimina.
3. Stizus Beccarii m., n. sp.
o'Q. E stirpe Stizi fasciati Fabr. Oculis versus clypeum
in mare leviter convergentibus, in femina fere parallelis
(fig. 4). Clypeo in mare fere duplo lato ac longo, in femina
duplo lato ac longo. Scutello fronti in mare quadrato, in
Fig. 4. Stizus Beccarii Q. Fig. 5. Stizus Beccarii 3.
Capo visto di fronte. ‘Apice dell’ antenna.
Ann. del Museo Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VII (20 Marzo 4917). 24
370 ni G. MANTERO
femina fere duplo lato ac longo. Antennis flagello medio-
criter clavato, articulo ultimo mari praecedente fere aeque
longo, vix curvato apiceque vix truncato (fig. 5). Feminae
scutello deplanato, sine impressione mediana.
Sternitis in utroque sexo inermibus. Tergite 7° in mare
marginibus lateralibus leviter sinuatis, apice rotundato. Ter-
gite 6° in femina marginato.
Capite thoraceque dense griseo ni. abdomine (prae-
cipue basi) piloso, apice longe piloso. Tarsis anticis in femina
longissime ciliatis.
Corpore testaceo-ferrugineo; mandibulis substramineis,
apice nigro; palpis flavescentibus, labro, clypeo, orbitis
maxima parte, frontis parte infera, scapo infra. flavis;
scapo supra testaceo; funiculo testaceo, supra leviter infu-
scato. Pronoto in mare testaceo-fusco, postice flavo-marginato,
in femina testaceo, postice flavo-marginato ; callis humera-
libus flavis; mesonoto in mare fusco, lateribus flavis, in
femina testaceo, lateribus flavis; tegulis flavis; mesopleuris
in mare testaceo-fuscis, infra insertionem alarum flavo
maculatis, in femina testaceis, infra insertionem alarum
(interdum obsolete) flavo maculatis. Scutello in mare testaceo,
antice fusco, postice flavo limbato, in femina testaceo;
postscutello in mare antice fusco, postice flavo lineato, in
femina testaceo, postice obsolete flavo lineato; metanoti
parte horizontali in mare fusca, postice flavo fasciata,
fascia angusta, medio interrupta, postice incurvata; meta-
noto in femina testaceo, vel plus minusve fusco, postice
flavo fasciato, fascia angusta medio interrupta vel subin-
terrupta; metathorace ceterum testaceo, in mare infuscato.
Abdomine testaceo-ferrugineo; tergite 1° in mare testaceo-
ferrugineo, in femina interdum. utrinque flavo maculatum;
tergitis 2'-3' in utroque sexo in medio flavo fasciatis, fasctis
lateribus dilatatis, medio via interruptis; tergitis 4°-5° in
mare antice fuscis, medio flavo fasciatis, fasciis antice
triangulariter emarginatis, postice fusco-ferruginets; tergite
6° flavo, 7° testaceo; tergitis 4'-5' in femina testaceis, medio
flavo flasciatis, fascitis in medio angustis, tergite 6° flavo-
testaceo. In mare sternitis 1°-2° testaceis, 3° testaceo, lateribus
flavo maculatis, 4'-5'-6' teslaceis, postice obsolete flavo fasciatis,
NUOVI IMENOTTERI SCAVATORI
971
7° testaceo. In femina sternitis 1° testaceo, 2'-3° lateribus
flavo maculatis, 4'-5' postice obsolete flavo fasciatis, 6
testaceo.
In utroque sexo coxis trochanteribusque testaceis; femo-
ribus anticis testaceis, flavo lineatis, tibiis testaceis, supra
(praecipue in mare) flavis. Alis hyalinis, leviter flavescen-.
tibus, nervis testaceis, macula radiali nigra mediocriter
distincta.
Long. corp. & millim. 14, 9 millim. 15-20.
Patria: 3° (specimen dl Erythraea: Keren (Hortis
Dari), 22, JI, 1900 (Leg. P. Magretti). Q Erythraea: Keren,
1870 (Leg. O. Beccari). (Duo specimina). Puteis Hagat, 23,
II, 1900 (Leg. P. Magretti). (Tres specimina).
: 4. Stizus anchoratus m., 0. sp.
O. E stirpe Stizi fasciati Fabr. Corpore robusto. Capile
thorace aeque lato. Oculis versus clypeum haud convergen-
tibus. Clypeo duplo lato ac longo.
Scutello frontis fere duplo lato ac
longo (fig. 6). Antennis flagello di-
stincte clavato, articulo ullimo prae-
cedente leviter longiore, vix curvato,
apice rotundato. Scutello deplanato, SII
sine impressione mediana. Pedibus
robustis; tarsis anticis latis, longe
ciliatis. Abdomine sat lato, sternitis
inermibus. Alis area cubitali tertia superne leviter angu-
stiore quam inferne. Capite thoraceque dense cinereo-
Ù UC
Fig. 6. Stisus anchoratus Q.
Capo visto di fronte.
hirsutis, abdomine tergite 1° basi, segmentoque 6° pilosis.
Sculptura corporis minutissima.
Capite ferrugineo; orbitis flavis (tertio superiore ferru-
gineo excepto); labro toto, clypeo dimidio apicale, scutello
frontis flavis; mandibulis dimidio basali flavo, dimidio
apicali nigro; palpis flavis; antennis ferrugineis, scapo
infra flavo, flagelli basi supra leviter infuscata. Thorace
ferrugineo, pronoto margine postico lateribusque, callis
humeralibus flavis; mesonoto margine antico nigro et fascia
angusta nigra utrinque signato, postice nigro-lineato ;
372 G. MANTERO
scutello ferrugineo, marginibus lateralibus pro parte nigris;
postscutello flavo, margine antico nigro; metanoto nigro,
sursum macula magna subtriangulari (fere semilunari)
medio interrupta, metanoto deorsum utrinque macula magna
flava signato. Pedibus flavo-ferrugineis, femoribus tibiisque
pro parte flavis. Abdomine tergite 1° basi apiceque fusco,
dimidio ferrugineo, utrinque macula flava transversa,
hac macula parva subovale ferru-
ginea ornata (fig. 7); tergite 2° fusco,
utrinque macula magna transverse
postice emarginata flava (fig. 7);
tergite 3° utrinque fascia magna
transversa, apice fusco-ferrugineo
(fig. 7); tergite 4° fascia flava, medio
Fig. 7. Stizus anchoratus Q. SOIA sd dI i i PRETI
ered 13 tergitis 5° et 6° flavis, apicibus sub-
ferrugineis; sternitis omnibus flavis,
apicibus ferrugineis; sternite 2° in medio ferrugineo ma-
culato. Alis hyalinis, levissime lutescentibus, regio stigmatica
obsoletissime infumata, venis flavis.
Long. corp. millim. 20.
Patria: Erythraea: Puteis eS oy EL, 1900. (Leg.
P. Magretti).
Specimen unicum.
5. Stizus Pauli m., n. sp.
©. Stizo zonato Kl. simillimus, sed oculis versus CUD
leviter sed distincte convergentibus
(fig. 8), scutello fovea mediana fere
nulla.
Funiculo mediocriter incrassato;
articulo ultimo praecedenti leviter
longiore, apice truncato.
Sternilis omnibus inermibus.
Capite, thorace abdomineque tergite Fig. 8. Stizus Pault O.
1° basi dense cinereo villosis, abdo- Capo visto di fronte.
mine leviter tomentoso, praecipue
infra, apice piloso.
ee ae ie
dc
*
eS,
NUOVI IMENOTTERI SCAVATORI 373
Tarsis anticis longe. ciliatis.
Capite ferrugineo, mandibulis dimidio basali stramineis,
dimidio apicali nigris; palpis flavis; scapo infra flavo,
flagello rufo-ferrugineo. Labro, clypeo dimidio inferiore,
scutello frontis, orbitis exterioribus totis, interioribus usque
ad verticem flavis. Pronoto ferrugineo, margine postico et
callis humeralibus flavis; mesothorace nigro, lateribus me-
sonoti tegulisque ferrugineis; scutello ferrugineo; postscutello
nigro, postice flavo marginato; metathorace nigro. Abdomine
ferrugineo-testaceo; tergitis 1°-2° marginis posticis infuscatis;
3° fascia lata transversa flava, medio antice triangulariter
emarginata, postice leviter infuscata; 4° flavo, margine
postico subtestaceo; 5°-6° flavo-ferrugineis. Abdomine sternitis
1°-2' testaceo-ferrugineis; 3° margine postico flavo limbato;
4°-5° flavis; 6° flavo-ferrugineo. Pedibus ferrugineis. Alis
hyalinis, leviter flavescentibus, macula radiali obsoletissima
infuscata; venis flavis.
Long. corp. millim. 20.
Patria: Erythraea: Keren (Hortis Dari), 22, II, 1900
(Leg. P. Magretti).
Specimen unicum.
6. Gorytes crassicornis m.y, N. Sp.
©. Goryti Rogenhoferi Handl. affinis. Oculis magnis, valde
convenis, versus clypei basim valde convergentibus; fronte
medio (inter antennarum insertionem et ocellum anticum)
longitudinaliter canaliculato; ocellis in triangulo basi lato
dispositis; antennarum flagello valde
clavato. Pronoto angustissimo; su-
tura anteriore scutelli simplice;
metathorace rotundato. Tibiis valde
spinosis, tarsis anticis ciliatis, tarsîs
posticis gracilibus, longissimis. Ab-
domine segmento 1° elongato, postice
leviter latiore quam antice, deinde
leviter campanulato (fig. 9).
Capite thoraceque sparse et subtiliter punctulatis, meso-
Fig. 9. Gorytes crassicornis Q.
1.0 segmento addominale.
‘ pleuris fortius et densius punctatis; abdomine sparse et
374 G. MANTERO
subtiliter punctulato; tergite 3° lateribus utrinque unifoveo-
latis; tergitis 3°, d', 5° marginibus posticis plurifoveolatis ;
tergite 6° area subtriangulare, apice leviter rotundata,
ferrugineo-argenteo pilosa.
Corpore brevissime argenteo-tomentoso.
Niger; scapo flavo, supra fusco maculato; funiculo
castaneo, apice (praecipue infra) testaceo-ferrugineo; palpis
stramineis; mandibulis testaceis; basi pallide maculata. Clypeo,
fronte usque ad insertionem antennarum, pronoti margine
postico, callis humeralibus, tegulis, mesonoti utrinque macula
parva prope tegulas, scutello margine postico mediano,
stramineis. Abdomine tergite 1° prope marginem posticum
utrinque macula transversa parva ovali; 2° margine postico
medio subinterrupto, lateribus dilatatis; 3°-4° margine postico
fascia angusta, 5° margine postico fascia angusta mediana,
straminets; sternitis omnibus nigro-castaneis. Tarsis maxima
parte stramineis, apicibus obscurioribus; coxis fuscis; tro-
chanteribus teslaceis; femoribus anticis ferrugineo et stra-
mineo variegatis, mediis et posticis testaceis, infra infuscatis;
tibiis anticis et mediis testaceo et stramineo variegatis,
posticis subcastaneis, prope apicem supra stramineo macu-
latis. Alis hyalinis, iridescentibus, venis nigris.
Long. corp. millim. 9. 1
Patria: Erythraea: Sabarguma, 11-16, III, 1900. (Leg.
P. Magretti).
Specimen unicum.
7. Nysson Magrettii m., Dn. sp.
SC. N. Braueri Handl. (4) affinis, sed pictura corporis
caeterisque distinctus. Parte inferiore temporum postice
marginata; fronte supra antennarum insertionem tuberculo
prominente, longitudinaliter carinato instructa, praeterea
inter ocellos posticos tuberculis spiniformibus duobus in-
structa; oculis versum clypeum valde convergentibus, or bitis
interioribus leviter sinuatis; clypeo margine antico depresso,
medio levissime emarginato. Antennis mediocriter incras-
satis, articulo ultimo valde curvato, apice subtruncato
(1) De visu mihi ignotus.
RI III SSR MERE SERA pe
SERIO
ne
sm
es
Sio Og Ar SOR Oe os a Se ee
NUOVI IMENOTTERI SCAVATORI 375
(fig. 10). Pronoto superne deplanato, a latere viso angulum
subrectum efficiente, marginibus lateralibus emarginatis, scu-
tello simplici, metathorace carinato-rugoso, spinis lateralibus
satis magnis, robustis. Tibiis posticis margine exteriori
spinoso. Abdomine sternite 2° toto convexo.
Voy
Fig. 10. Ultimi articoli dell’ antenna. Fig. 11. Estremità dell’ addome.
Nysson Magrettii of.
Capite rude sculpto, vertice subreticulato; thorace scabre
sculpto, sculptura subreticulare; abdomine dense punctato,
versum basim punctis crassioribus.
Clypeo et orbitis argenteo-tomentosis, metathorace supra
processum abdomineque tergite 1° dense argenteo-tomentosis.
Pectore, abdomine tergite 2° pedibusque argenteo-sericeis ;
margine posteriore sternitis 2'-5' ciliis longissimis, flavidis,
sericeis. Abdomine tergite 6° apicem versus utrinque cari-
nulis lateralibus, in dentem productis praedito, 7° apice
bidentato, dimidio rotundato (fig. 11).
Niger; antennis, mandibulis parte mediana, labro, clypeo
apice, tegulis, spinis metathoracis, segmentis abdominalibus
7° pedibusque (coxis maxima parte nigra exceptis) obscure
rufo-ferrugineis; tergitis abdominalibus 1°-5° dimidio apicali
fasctis latis, medio interruptis flavis, tergitis 1°-2° magis
late interruptis. Alis anticis leviter infuscatis, basis hyalinis,
alis posticis minus infuscatis, circiter dimidio basale hyalino.
Long. corp. millim. 9-10.
Patria: Erythraea: Sabarguma, III, 1900 (Leg. Dr. P. Ma-
gretti).
na specimina.
. (An species diversa?). Licio differt: Tuberculis
di minus prominentibus; antennis longioribus,
fere cylindricis, articulo ultimo apice rotundato; pronoto
marginibus lateralibus minus eacisis. Anlennis, clypeo,
abdominisque segmento 6°
ot He | E MANTERO Hs) TON
tegulis, spinis metathoracis (summo apice pallido excepto) —
| toto nigris; pedibus fuscis; —
tarsis fuscis et obscure ferrugineis. Abdomine nigro; ter- —
gitis 1'-2' dimidio postico utrinque macula flava magna ©
signato; 3°-4° margine postico fascia flava late interrupta, —
5° margine postico fascia flava obsoleta signatis, 6° toto —
nigro, area semiovoidale carinula ORO a SIAE n
Long. corp. millim. 9-10. 4
. Patria: Guinea lusitanica: Bolama, VI-XIL 1898. (Leg. |
L. Fea). x
Tres specimina. i
Stizus congoensis mihi, nom. nov.
—
n eave: OM Walen eee Zoo Afiio,, IlL,-pi 20800
(nec Neavei Turner 1912, Ann. and Mag. N. Hist., IX. ae
Eighth Series, p. 343). a
MATERIALI
PER LO STUDIO DEI COLEOTTERI ITALIANI
CON DESCRIZIONI DI NUOVE SPECIE
PER AGOSTINO DODERO Fu GIUSTINO
II.
Le numerose caverne esistenti nelle diverse regioni d’Italia
sono assai raramente visitate a scopo faunistico; sovente poi, in
questi casi, gli esploratori non hanno di mira che le ricerche
paleontologiche e trascurano affatto la fauna vivente, pur così
| varia ed interessante, e, per quanto riguarda il nostro Paese, così
poco sinora conosciuta. Per non parlare che degli insetti, anzi in
modo speciale dei Coleotteri, è cosa relativamente facile la scoperta
di nuove forme quando si fanno ricerche in grotte che ancora non
siano state oggetto di simili indagini o lo siano state soltanto in
modo affrettato ed imperfetto. È
Copiosa assai sarebbe adunque la messe quando venissero fatte
accurate investigazioni in tutte quelle caverne delle provincie
centrali e meridionali d’ Italia, finora tanto neglette sotto questo
punto di vista, come in quelle, pur numerosissime, del settentrione,
nelle quali siffatti studî furono nel passato praticati soltanto in
qualche zona limitata, o con mire ristrette a raccogliere soltanto
un dato gruppo di animali viventi, mentre sarebbe vivamente
desiderabile che coloro i quali fanno tali ricerche scientifiche non
trascurassero di prendere anche quello che non è di loro parti-
colare interesse.
In questi ultimi anni poche davvero furono le nuove esplora-
zioni, eppure esse hanno dato un risultato assai notevole, accre-
scendo di tre specie prima totalmente sconosciute, e di alcune
378 A. DODERO
altre nuove forme la nostra fauna nel solo gruppo dei Trechus
ciechi. Queste nuove forme descrivo brevemente nelle linee seguenti,
aggiungendovi alcune indicazioni di catture interessanti per la
fauna nostrana.
Grazie al concorso preston dal Signor Armando: Baliani
posso: aggiungere ai cenni descrittivi delle nuove forme una buona
figura di ciascuna di esse (ad eccezione soltanto della sottospecie
ingaunus del Gentilei) e ne porgo qui all'amico carissimo e
valente collega i più vivi ringraziamenti.
Trechus (Duvalius) sardous, n. sp.
Distintissimo ed affatto isolato fra tutte le specie di Duvalius
italiani ha anche poche affinità colle altre specie del gruppo abi-
tanti le altre regioni europee. Lucidissimo, più ancora che il
D. lucidus Mull. dell’isola Brazza, del quale è leggermente più
grande, ma molto diverso da esso per la forma del corpo.
Capo ovale, un poco più stretto del torace, guancie appena
rigonfie all’ indietro, solchi frontali profondi specialmente in avanti;
i antenne sottili, di mediocre lunghezza
raggiungendo scarsamente la metà degli
elitri, articolo 2° più stretto del 1° e
molto più breve del 3°, questo di poco
più lungo del 4°, gli altri gradual-
mente decrescenti fino al 10°, 11° al-
quanto più lungo del precedente, simile
in lunghezza all’ 8°.
| Torace quasi tanto largo quanto
lungo, leggermente smarginato in
avanti, troncato in linea retta alla base,
molto convesso, sul disco, fortemente
depresso trasversalmente alla base,
segnato in avanti ai due lati del solco
mediano da una foveola ben marcata,
angoli anteriori arrotondati, non spor-
genti, lati finamente orlati, regolarmente arrotondati a partire
Fig. 1.
Trechus (Duvalius sardous, Dod.
dagli angoli anteriori fin presso la base, poi subitamente smarginati
davanti agli angoli posteriori sicchè questi risultano acuti ma non
sono, o ben lievemente, sporgenti. La maggior larghezza del torace
Ù
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4
Sr
Mass
I
ì
È
NUOVI COLEOTTERI ITALIANI 379°
corrisponde all’incirca al terzo anteriore, ove, nell’ orlo laterale,
si trova il normale poro setigero; altro poro setigero è mola
prossimità immediata degli angoli posteriori.
Elitre appena una volta e mezza larghe quanto il torace, poco
meno di due volte lunghe quanto larghe nel mezzo, ai lati poco
arrotondate, quasi parallele, base troncata, omeri assai marcati,
assai poco declivi, arrotondati all’apice, piuttosto fortemente con-
vesse sul dorso, fra l’omero e la prima stria presso la base una -
depressione abbastanza profonda, liscia; strie poco marcate, solo
la 1* profonda, la seconda assai più n: ambedue segnate
di punti impressi piuttosto grandi e non molto fitti, terza appena
segnata, le altre completamente evanescenti. Presso la terza stria
i tre pori setigeri normali, di essi il secondo è situato molto in.
avanti, assai più vicino al poro anteriore che a quello preapicale.
Apice delle elitre congiuntamente arrotondato.
Lunghezza circa 4°/, mill.
Questa bella specie è la prima, ed unica sinora, fra i Trechus
ciechi, che siasi rinvenuta in Sardegna. Essa fu raccolta la prima
volta nel Giugno del 1911 dal mio cacciatore Tomaso Derosas in
una grotta detta « Conca de Crabas » (testa di capra) scavata
nel monte Turuddò in territorio di Lula (prov. di Sassari). Più
volte, in seguito gli feci ripetere la gita di Lula, con risultato
talora infruttuoso, tal altra più fortunato; la specie però appare
assai rara poichè a tutt'oggi gli esemplari raccolti raggiungono
appena la dozzina.
Trechus (Duvalius) Andreinii Gestro,
subsp. Minozzii, nova.
Il Signor Carlo Minozzi, giovane ed appassionato raccoglitore
di coleotteri, visitando la grotta di S. Maria Maddalena situata
non lontana dalla vetta del Monte Valestra presso Carpineti
(prov. di Reggio Emilia) ebbe la ventura di trovare un esemplare
di Duvalius che non parmi possibile separare specificamente
dall’Andreinii Gestro della Garfagnana; esso presenta tuttavia
notevoli differenze dalla forma tipica ed appartiene ad una razza
particolare che ho nominato in onore dello scopritore ed in rin-
graziamento per il. dono generoso dell’ unico esemplare catturato.
La sottospecie Minozzéi si distingue dalla forma tipica dello
380 A. DODERO
Andreinii, colla quale ha comune la statura, per il capo più.
fortemente zigrinato, per il torace piu stretto, assai meno dilatato
in avanti, sicchè proporzionalmente risulta più lungo, e sopratutto
per la ame degli angoli omerali delle elitre che sono nel Mi-
nozzii assai più fortemente mar-
cati, formando un angolo presso-
chè retto, mentre nell’Andreinii
tipico, come nella sottospecie
apuanus Mancini, essi sono più
ottusi, essendo il lato tra lo scu-
detto e l’angolo omerale pit
obliquo, e l’apice di questa
angolosità è nelle forme garfa-
gnine ed apuane assai più lar-
gamente arrotondato che in quella
emiliana scoperta dal Minozzi.
La grotta del Monte Valestra
era gia stata esplorata per ricerca
di coleotteri da altri entomologi,
ma per quanto fossero valenti
ed accurati raccoglitori, i risultati | ,,...5 DL i
erano stati negativi. Più fortu- subsp. Minozzii, Dod.
nato, il Signor Minozzi vide ricom-
| pensati i suoi sforzi, provando così ancora una volta, ove occor-.
resse, che non eso a scoraggiarsi per l’insuccesso di una visita,
e che anzi talora accade che solo dopo molte e ripetute gite
infruttuose si riesce a raggiungere un risultato. soddisfacente.
Fig. 2.
L'altra sottospecie dell’ Andreinii segnalata dal Mancini nel
Lin il suo Anophthalmus (Duvalius) Briani e nominata
in seguito apuanus in un lavoro sulle Caverne e Grotte delle Alpi
Apuane pubblicato, in collaborazione col DA. Brian, nel Bol-
lettino della Reale Società Geografica italiana dell’anno 1913,
pare a me debba esser mantenuta distinta. Non soltanto però la
statura costantemente minore, ma anche la forma del torace più
stretto e meno dilatato in avanti e le elitre più regolarmente
ovali differenziano le due forme. La forma tipica fu sinora rinve-
NUOVI COLEOTTERI ITALIANI 381
nuta soltanto nella grotta di Magnano nella zona a sinistra del
fiume Serchio, la sottospecie apwanus è sparsa invece in nume-
rose caverne delle Alpi Apuane e perciò tutte alla destra del
fiume stesso. Come si vede, io riferisco pure alla sottospecie
apuanus anche gli esemplari della grotta del Poggione presso
Trimpella, benchè nei pochi esemplari conosciuti di tal provenienza
la forma toracica tenda ad avvicinarsi a quella del tipo. Oltre alle
grotte elencate nell’ indicato lavoro il Mancini raccolse la sotto-
specie apuanus anche. nella Tana del Vento e così le grotte in
cui noi sappiamo che vive questo insetto sono sei e cioè :
Tana del Buggine presso Cardoso, nell’ alta valle della Vezza,
versante occidentale delle Apuane,
Tana dell’ Uomo Selvatico presso la Foce di Mosceta,
Tana della Fontanaccia presso Pizzorno, valle della Turrite
Secca ,
Tana che urla presso Petrosciana,
Tana del Poggione e Tana del Vento presso Trimpella, queste
ultime cinque tutte sul versante orientale delle Alpi Apuane.
Trechus (Duvalius) Gentilei Gestro,
subsp. ingaunus, nova.
Già nel 1885, nella « Appendice alle Note Entomologiche »,
il Prof. Gestro segnalava la differenza nella profondità delle ui
delle elitre, molto più marcate negli esemplari raccolti nella grotta
della Serra presso Caprauna che in tutti quelli raccolti nelle varie
grotte del versante settentrionale delle Alpi liguri. Ma allora si
avevano soltanto pochi esemplari di questa provenienza e d’ altra
parte non sembrava giustificata la creazione di una specie nuova,
fondata soltanto su una simile differenza.
Soltanto in seguito si poterono avere altri esemplari di i
forma che pare nettamente limitata a questa grotta situata nel
versante meridionale, cioè tirreno, di tali montagne, esemplari
che hanno permesso di constatare |’ assoluta costanza della molto
maggior profondità delle strie elitrali unita pure in modo uniforme
ad una maggiore ampiezza degli elitri stessi.
Se tali differenze non possono autorizzare a considerare questi
insetti come specie distinta, obbligano tuttavia a riconoscere che
sì tratta in realtà di una razza ben delimitata alla quale è duopo
382 A. DODERO
assegnare un nome speciale, che ho tolto dagli antichi abitatori
della regione in cui essi furono rinvenuti.
Trechus (Duvalius) Jureceki, n. sp.
Per la statura e l’ aspetto generale questa nuova specie ha
qualche somiglianza colla forma tipica del Duvalius Andreinti
Gestro, ma è di esso più robusta, ha il torace più largo, assai |
meno ristretto alla base e col margine.
laterale assai più largamente spianato,
le elitre sono più brevi, le strie ancor
meno marcate, sicchè soltanto nelle
visibile e regolare la punteggiatura,
mentre nell’ Andreinti i punti sono
regolari e ben netti almeno nelle
quattro strie interne, ed infine gli angoli
la base delle elitre assai più retta-
mente troncata, benchè non tanto
quanto nell’ Andreinii subsp. Mi-
nozzii.
Ma ciò che separa completamente
il D. Jureceki tanto dall’ Andreinii
La ‘di questo sotto-genere finora nota si
Trechus (Duvalius) Jureceki, Dod. é la presenza davanti agli angoli poste-
riori del torace di una smarginatura
che ricorda quella di alcune specie francesi del gruppo del-
l Orpheus, e sopratutto la completa mancanza del poro setigero
intermedio presso la terza stria, fatto questo, per quanto mi
risulta, unico sinora fra tutti i Trechus ad occhi ridotti o
scomparsi. Lunghezza circa 6,5 mill.
Questa distintissima specie fu raccolta la prima volta dal
D. Stefano Jurecek nella grotta Maona presso Bagni di Monteca-
tini, mi recai io stesso in seguito a ricercarla e più recentemente
fu ripresa anche da altri entomologi. Ho potuto quindi esaminare
una buona serie di individui ed accertare la costante deficienza.
del poro setigero elitrale in tutti gli esemplari di tale provenienza. —
tre più prossime alla sutura è ben —
omerali sono assai più marcati essendo
quanto da ogni altra specie italiana
grotta detta Buca Tana presso Mag-
-mente almeno nelle cinque strie piu
‘su ogni elitra. Fui a lungo perplesso
' NUOVI COLEOTTERI ITALIANI 383
*
ORIONE
Una forma invece che, presentando il principale carattere
morfologico che distingue lo JureceRi, quello cioè della smargi-
natura dei lati del torace immediatamente davanti agli angoli
posteriori, ha in pari tempo i pori setigeri delle elitre nel numero
normale di tre, fu scoperta negli ultimi mesi dello scorso anno
dal Prof. G. E. Rasetti di Pisa nella
giano a circa 8 Kil. da Lucca.
Gli esemplari di questa provenienza
sono sensibilmente più piccoli di quelli
della grotta Maona, il torace è meno
largo, le elitre più strette ed assai più
fortemente striate, sicchè i punti, im-
pressi delle strie si vedono agevol-
prossime alla sutura ed altre due strie
meno marcate sono ancora percettibili
se questi esemplari dovessero formare
una unità specifica distinta, ma la
medesima forma degli omeri, i lati
del torace egualmente orlati da un
largo margine si ianato e la PT eat Trechus (Duvalius) Jureceki, Dod.
di una identica smarginatura dinanzi subsp. Rasettit, Dod.
Fig. 4.
agli angoli posteriori di esso mi hanno
_convinto che si tratta soltanto di due forme estreme di una sola
specie ed ho nominato gli insetti di Maggiano Trechus (Duvalius)
Jureceki, subsp. Rasettii in onore del loro scopritore. Lunghezza
di questi circa 6 mill.
Trechus (Duvalius) Carminatii. n. sp.
La posizione relativa dei quattro punti anteriori della serie di
pori ombilicati lungo il margine esterno delle elitre, la presenza
di una setola in prossimità degli angoli posteriori del torace e
la dilatazione dei due primi articoli dei tarsi nel © ascrivono
384 A. DODERO
indubbiamente questa specie al sottogenere Duvalius, però essa,
fra le specie italiane, occupa un posto totalmente isolato per la
forma delle elitre di un ovale quasi perfetto, essendo invisibile,
da un esame superiore, ogni traccia di angolosità o curva piu
marcata che indichi la regione omerale di esse.
Cotale forma di elitre posseggono invece alcune specie dalma-
tine, e quella che maggiormente si approssima alla nostra (benchè
- la curva omerale sia sensibilmente più convessa, è il Duvalius
Netolitzkyi J. Mull. che della nostra ha anche pari la statura e
l’ aspetto generale.
Ma molto e profonde sono pero le differenze: le antenne sono
più sottili e più lunghe, i singoli articoli sono abbondantemente
una volta e mezzo più lunghi
che i corrispondenti articoli delle
antenne del Netolitzkyi, piu
lunghi ancora, proporzionalmente,
di quelli dell'antenna del Duva-
lius Novaki subsp. Giromettae
(non conosco in natura la forma
tipica di D. Novaki); il capo
è più stretto e molto più forte-
mente zigrinato sicchè assume un
aspetto sericeo, assai meno lucido
che nella specie dalmatina, le
guancie non sono affatto rigonfie
verso |’ indietro, anzi esse sono
ancor meno marcate che nel
Novaki subsp. Giromettae. Il
Fig. 5. torace è di ben poco più largo
Trechus (Duvalius) Carminatii, Dod. del capo, e molto più lungo,
proporzionalmente, che nelle forme
dalmatine scelte a confronto, la curva laterale presenta una
grande analogia ma gli angoli posteriori sono assai acuti e pro-
lungati in una spina aguzza e sporgente obliquamente all’ indietro.
Elitre di forma ovale alquanto allungata regolarissima , sensi-
bilmente depressa nella regione adiacente allo scudetto, sicchè
questo e la retrostante sutura appaiono un poco rilevati, assai
superficialmente striate ed appena più sensibilmente nella porzione
prossima alla sutura, con intervalli piani e dei quali il 2° è, spe-
NUOVI COLEOTTERI ITALIANI 385
cialmente all’ altezza del poro setigero intermedio, alquanto’ più
largo del 3° e poco meno del doppio largo del primo.
Lunghezza circa 6 mill
Questa bella specie fu scoperta dal Signor A. Carminati in
una grotta nota col nome di Tomba dei Polacchi (0 di Polacco )
presso Rotafuori in provincia di Bergamo ed è dedicata al suo
scopritore.
Trechus (Anophthalmus) Scopolii, Sturm.
E. già stato citato dal Miller come raccolto nella vallata del-
l’Isonzo, ma tanto a S. Gendra quanto nei pressi di Tarnova,
sempre in caverne. Inoltre le due località indicate si trovano nel
corso medio del fiume, mentre un nostro soldato ne ritrovò un
esemplare sotto una grossa pietra interrata sul Monte Sleme nella
parte superiore della vallata. Questo esemplare, leggermente
diverso dalla forma tipica alla quale tuttavia molto si approssima,
si conserva attualmente nella mia collezione.
Trechus.(Orotrechus) Messae, J. Mill. (1).
Lo scopritore di questa specie non volle, con un pretesto poco
approvabile, indicare con esattezza la provenienza dei tre esem-
plari da lui raccolti, dando per essi la sola vaga indicazione di
averli trovati in una grotta delle prealpi venete. Nell’Agosto del
1914 però il mio amico D." Giorgio Caneva, non dimentico delle
sue antiche scoperte nelle caverne liguri, ebbe occasione di visitare
alcune cavità del Montello, altopiano isolato sulla. riva sinistra
(1) Scrivo volontariamente Messae e non Messai come si vorrebbe da taluno,
perchè l’ ultima desinenza suona stranamente barbarica agli orecchi di ogni discen-
dente dai Latini. Lasciamo stare se tal declinazione fosse usata nel latino arcaico,
il latino usato oggigiorno nel linguaggio scientifico non ha, nè deve avere, con
quello alcunchè di comune, nè si parli di uniformità perchè anche la esagerazione
di ogni buona cosa ha il suo lato nocivo. A tal proposito mi cade in acconcio la
osservazione che pur si vorrebbe da alcuni che i nomi specifici fossero sempre ed
in ogni caso scritti con iniziale minuscola, ingenerando così sovente strane confusioni,
sgradevoli a chi vuol conoscere pure alcunchè della storia della scienza di cui fa studio.
Citerò ad esempio, poichè la presente nota tratta di Trechini, il Trechus Artemi-
siae Putz. che la massima parte degli entomologi ritiene indubbiamente così chia-
mato per referenza ad un genere di piante ben noto, mentre invece la specie è
nominata così in omaggio alla marchesa Artemisia De Mari, di cui il Putzeys nella
sua descrizione (Stett. entom. Zeit., 1872, p. 168) omette di indicare il nome
battesimale.
145)
OL
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (15 Giugno 1917).
386 . A. DODERO
del Piave, presso Montebelluna, provincia di Treviso, ed ivi in
una grotta detta « del Tavaran » ritrovò due esemplari, che donò
al Museo Civico di Genova, di un Anophthalmus che io attribuisco
senza esitazione alla specie in parola. Recatomi personalmente più
tardi alla ricerca del raro animale potei ritrovarne pochi altri che
ora si conservano nella mia Collezione. i
Insieme all’ Orotrechus Messae convive una forma dell’0. Tar-
gionii, fatto rimarchevole per la distanza, di pressochè 40 chilo-
. metri, che intercede in linea retta tra la grotta di Oliero e quella
del Tavaran..
In quest’ ultima, oltre i due Trechus, fu rinvenuto in pochis-
simi esemplari, sfortunatamente imperfetti, un .Sélphidae che,
malgrado alcune differenze, ritengo debba riferirsi al genere Oro-
stygia, descritto su di un solo esemplare incompleto rinvenuto .
morto sotto una grossa pietra infossata nel suolo nel hosco del
Cansiglio. ;
Io spero ed auguro che una prossima fine vittoriosa della
attuale atroce guerra, permetta di ritornare con facilità ad esplo-
rare la grotta e radunare così il materiale necessario per poter
dare una buona descrizione del nuovo Silphidae. —
'Trechus (Orotrechus) longicornis, Motsch. -
Questa rarissima specie fu ritrovata sotto grossissime pietre
profondamente interrate nei dintorni di Kamno (Alto Isonzo)
dal Maggiore Medico Dott. Alfredo Andreini, che nelle gravi
cure del suo benefico ministero, ha saputo trovare un poco di
tempo a profitto dello studio della fauna dei paesi novellamente
riuniti alla Patria so
SE i i ea ere
MATERIALI PER LO STUDIO DELLE HISPIDAE
DI R. GESTRO
LI.
SAGGIO SULLE HISPIDAE DELLE ISOLE FILIPPINE. |
Nel 1876 Chapuis pubblicava una nota d’ insieme sulle Hispidae
delle isole Filippine (*) nella quale erano enumerate le seguenti
specie, raccolte dal Dott. Carlo Semper :
Callispa Cumingii, Baly. - Hispopria geniculata, Baly.
nigricornis, Baly. Promecotheca Cumingit, Baly.
duodecimmaculata, Chap. ‘ scorpio, Thoms.
Hispodonta nigricornis, Baly. cyamipes , Erichs.
Semperi, Chap. octostriata, Chap.
tarsata, Chap. Gonophora apicalis, Baly.
Oxycephala depressa, Baly. Distolaca apicalis, Baly.
Botryonopa imperialis, Baly. bimaculata, Chap.
cyanoptera, Baly. Oncocephala bicristata, Chap.
purpurascens, Chap. Monochirus callicanthus, Bates.
Anisodera thoracica, Chap. Hispa cladophora, Guer.
parallela, Chap. palliata, Chap.
lucidiventris, Guér. vittula, Chap.
Hispopria foveicollis, Baly. puberula, Chap.
crenata, Chap. infuscata, Chap.
punctatissima, Chap. Platypria longispina , Chap.
bipunctata, Baly. subopaca, Chap
In quell’ epoca adunque non si conoscevano che 34 specie di
Hispidae di quelVarcipelago; dieci anni dopo G. A. Baer nel suo
« Catalogue des Coléopteres des iles Philippines » (7) ne enume-
rava 36; nel Coleopterorum Catalogus di Weise del 1911 esse
(1) Relevé des Hispides des iles Philippines avec les descriptions de quelques
espéces inédites. (Annales de la Société Entomologique de Belgique, XIX, 1876 p. XVII).
(2) Annales de la Société Entomologique de France (6) VI, 1886, p. 167.
In apparenza le specie registrate dal Baer sarebbero 37, ma una, la Botryonopa
crassipes Motsch., deve sopprimersi essendo sinonimo di B, /oveicollis, Baly.
388 R. GESTRO
raggiungono un totale di 46 e infine arrivano a 52 nel recente
lavoro di W. Schultze « A Catalogue of Philippine Coleoptera » (1).
Nel corso di quest’ anno il Signor C. F. Baker Professore di
Agronomia a Los Banos, mi inviava in varie riprese una bella serie
di Hispidae, portando un notevole contributo alla fauna delle
Filippine, cui aggiungeva trentaquattro specie, delle quali ventisette
finora sconosciute. L'interesse presentato da questa collezione era
reso anche maggiore dal fatto che in essa si contenevano sei
generi (*) finora noti soltanto di altre parti dell'Arcipelago Malese.
Tengo molto a ringraziare pubblicamente l’egregio Collega per
avere arricchito il nostro Museo di un così importante materiale
e trovandomi ora, mercé il suo prezioso concorso, in possesso di
elementi abbastanza numerosi, ne traggo partito per pubblicare
un riassunto di quanto fu fatto finora intorno alle Hispidae di
quella splendida regione, coll’ augurio che altri, dopo di me e
meglio di me, voglia completarlo e correggerne i difetti.
Consultando gli elenchi delle Hispidae di altre isole Malesi
finora pubblicati, quelli cioè di Sumatra e di Borneo (*) si osserva.
che il numero maggiore di specie spetta a Sumatra (93) (*) ed
il minore.a Borneo (62); per le Filippine si avrebbe invece un
totale di 85. Sono dati però cui non si deve prestare troppa im-
portanza, perchè possono variare secondo |’ estensione del terreno
esplorato, la perizia e attività dei raccoglitori ed altre ragioni; io
inclino a credere che Borneo per le sue condizioni di clima e di
flora debba essere tanto ricco in Hispidae, se non più, quanto
Sumatra e le Filippine e d’altra parte non si deve dimenticare
che nei Musei esistono specie ancora inedite di questi paesi. —
Per quanto mi consta, alcuni generi sarebbero stati finora indicati
solo per le Filippine e cioè: Hispodonta, Leptispa, Brontispa
e Plesispa; mancano invece i generi Estigmena e Dicladispa
e il sottogenere Lachnispa rappresentati in Sumatra, il sottoge-
(1) The Philippine Journal of Science. Sect. D. XI, 1916, p. 99.
(2) Questi generi attribuiti ora per la prima volta alla fauna delle Filippine sono:
Leptispa, Octodonta, Plesispa, Prionispa, Wallacea e Downesia.
(5) Materiali per lo studio delle Hispidae di R. Gestro. I. Enumerazione delle
Hispidae di Sumatra (Ann. Mus. Civ, Genova. XXXVIII, 1897, p. 37).
Materiale ecc. c. s. XLII. Secondo saggio sulle Hispidae di Borneo. (Bull. Soc.
Ent. Ital. XLI, 1909, p. 122). ; 5
Giava deve essere molto ricca in Hispidae e sarebbe utile il pubblicarne un
elenco.
(*) Considero soltanto Sumatra, senza comprendervi le isole Nias, Batu, Men-
tavei e Engano.
an gn SRI ld SO PET
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i is See la eR a i it
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 389
‘
nere Micrispa comune a Sumatra e a Borneo e il genere Javeta
che ha una specie in Borneo. Le Botryonopa abbondano alle
Filippine più che altrove e delle dodici specie ivi esistenti una sola,
la cyanoptera, Baly, è in comune con Borneo; scarseggiano invece le
Anisodera, che Sumatra possede in quantita. Il genere Prome-
cotheca conta nelle Filippine sei specie, delle quali una, P. Cu-
mingti, Baly, trovasi pure a Borneo, mentre Sumatra ne è
affatto priva. Nel gruppo dei Gonophorini la sproporzione non è
considerevole, ma è forte negli Hispini, dove il genere Dacty-
lispa, che ha 13 specie alle Filippine e un uguale numero a
Borneo, ne conta invece 29 a Sumatra.
Fra le aggiunte cospicue alla fauna delle Filippine dovute al
Prof. Baker, merita speciale menzione il genere Plesispa, descritto in
origine da esemplari di Malacca e finora ben poco noto; io ritengo
però che quell’ interessante Arcipelago debba riservarci ancora
altre sorprese.
Genova, dal Museo Civico, 26 Novembre 1916.
Botryonopa, Blanchard.
1. Botryonopa bipunctata, Baly.
Hispopria bipunctata, Baly, Cat. Hisp. 1858, p. 96. —
Chap. Ann. Soc. Ent. Belg. XIX, 1876, p. XXII. — Baer, Ann.
Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Botryonopa bipunctata, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae, 1911,
p. 39. — Philipp. Journ., VII, 1913, p. 237. — Schultze, Philipp.
Journ, x TOMO): 99.
Mindoro : un (C. M. Weber).
2. Botryonopa crenata, Chap.
Hispopria crenata, Chap. Ann. Soc. Ent. Belg. XIX, 1876,
p. XXI. — Baer, Ann. Soe. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Botryonopa crenata, Weise, Golbopi Catal. Hispinae, 1911,
p.'39. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Mindanao : parte orientale (Semper).
3. Botryonopa collaris, Weise, Ann. Soc. Ent. Belg. LV, 1911,
p. 75. — Philipp. Journ. VIII, 1913, p. 237. — Schultze, Philipp.
Journ., XI, 1916, p. di
390 . R. GESTRO
Palawan : Iwahig (Schultze, Weber, Lamb); Mindanao: Davao
(Baker); Mindanao : Zamboanga (Baker).
L’esemplare di Zamboanga posseduto dal Museo Civico di
Genova presenta sugli elitri, nella regione scutellare un’ area
quasi quadrata di colore rosso, ma concorda per tutto il resto con
quello di Davao.
4. Botryonopa cyanoptera, Baly, Trans. Ent. Soc. Lond., 1869,
p. 375. — Chapuis, Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XIX.
— Baer, Ann. Soc. Ent. Frane., 1886, p. 167. — Gestro, Bull.
Soc. Entom. Ital. XXXIV, 1902, p. 157. — ibid. XLI, 1909,
p. 142. -— Weise, Coleopt. Catal. Hispinae, 1911, p. 39. —
Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Mindanao (Semper).
Descritta di Borneo è nota anche della vicina isoletta di Labuan.
5. Botryonopa foveicollis, Baly.
Hispopria foveicollis, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 96, t. 7,
f. 5: — Chap. Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXI — Baer,
Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Botryonopa crassipes, Motsch., Bull. Mose. XXXIV, 1861,
I, p. 629. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Botryonopa foveicollis, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae,
1911, p. 39. — Schultze, Philipp. Journ. XI, 1916, p. 99.
Parti settentrionali di Luzon (Semper).
Luzon, Mt. Makiling (Baker).
6. Botryonopa geniculata, Baly.
Hispopria geniculata, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 97. —
Chap. Ann: Soc. Ent. Belg., XIX, 1376, p. XXI. — Baer, Ann.
Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Botryonopa geniculata, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae ,
1911, p. 39. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Colla sola indicazione: Isole Filippine.
7. Botryonopa imperialis, Baly, Trans. Ent. Soc. Lond. 1869,
p. 375. — Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XIX. —
Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 391
Hispopria coeruleipennis, Duviv., Stett. Ent. Zeit., XLVI,
1885, p. 399.
Botryonopa imperialis, Weise,.Coleopt. Catal. Hispinae,
1911, p. 39. — Schultze, Philipp. Journey NI, 1916, ps, 99:
| Questa specie, una delle più splendide, fu raccolta da Semper
a Mindanao.
8. Botryonopa opaca, Weise.
Hispopria opaca, Weise, Verh. Nat. Ver. Brunn, XLIX,
POLO pel O Te
Botryonopa opaca, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae, 1911,
p. 39. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Nord di Luzon, Capo Engano.
9. Botryonopa aimnetaticeimay Chap.
Hispopria punctatissima, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg.,
XIX, 1876, p. XXII — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886,
een Oe
Botryonopa punctatissima, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae,
1911, p. 39. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Luzon ( Semper ).
Malinao, Tayabas (Baker). Luzon, Mt. Makiling (Baker).
L’esemplare del Mt. Makiling che ho sotto occhio è notevolmente
più grande di quello di Malinao, ma non ne differisce per alcun
altro carattere.
10. Botryonopa purpurascens, Chap. Ann. Soc. Ent. Belg.,
XIX, 1876, p. XIX. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886,
p. 167. — Weise, Coleopt. Cat. Hispinae, 1911, p. 39. — Schultze,
Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Mindanao (Semper ).
11. Botryonopa terminalis, Baly.
Hispopria terminalis, Baly, Ent. Monthl. Mag., XIII, 1876,
p. 127. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Botryonopa terminalis, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae,
1911, p. 39. — Schultze, . Philip. Journ., XI, 1916, p. 99.
Mindanao.
392 R. GESTRO
12. Botryonopa misella n. sp. — Testacea, subius pallidior,
nitida, antennis, articulo primo excepto, nigris; capite
tenue irregulariter punctulato, medio longitutinaliter sul-
cato, sulco antrorsum dilatato; antennis longis, articulo
primo caeteris crassiore, secundo et tertio simul sumptis
longitudine fere aequali; thorace transverso, lateribus sub-
parallelis, subrotundatis tenue crenulatis, margine antico
medio leviter porrecto-rotundato, angulis anticis rotundatis ,
margine basali leviter bisinuato, angulis posticis brevissime
sinuatis et denticulatis, disco subdepresso, linea media lon-
gitudinali et ad angulos anticos laevi, coeterum crebre punc-
tulato; scutello subquadrato, apice rotundato laevi; elytris
thorace latioribus, subparallelis, apice singulatim rotundatis
et angulo suturali spinulosis, disco subdepressis, crebre
seriatim punctatis, punctis subquadratis, punctis basi et apice
tenuioribus, interstitiis apicem versus via elevatis 3; pedibus
brevibus, validis, femoribus anticis valde incrassatis et den-
talis. — Long. 9 !/, mill
È piccola e d’ aspetto molto modesto, al contrario delle. sue
congeneri generalmente vistose. È testacea, leggermente più shia-
dita al disotto e le antenne, tolto il primo articolo, sono nere. Il
capo presenta punti sottili e irregolari e nel mezzo un solco lon-
gitudinale che in avanti si allarga. Le antenne uguagliano in
lunghezza quasi la’ metà del corpo; l’ articolo basale è più spesso
degli altri ed in lunghezza è quasi uguale al secondo e terzo
presi insieme; il secondo è il più corto di tutti, il terzo è circa
una volta e mezza il secondo ed i seguenti sono dal più al meno
quasi uguali al terzo e quasi uguali fra loro. Torace molto più
largo del capo, più largo che lungo, coi lati paralleli, alquanto
arrotondati e finamente crenulati; il margine anteriore è un poco
sporgente e arrotondato, gli angoli anteriori sono arrotondati e i
posteriori denticolati, col piccolo dente preceduto da una breve
sinuosita; il margine basale è bisinuato; il disco è subdepresso,
liscio lungo la linea mediana e presso gli angoli anteriori e con
punteggiatura piuttosto sottile e fitta sul resto. Gli elitri, più
larghi del torace, sono paralleli e all’ apice sono separatamente
arrotondati, terminando all’ angolo suturale con una spina; sul
disco sono alquanto depressi e la loro scultura si compone di
punti grossi, subquadrati, fitti, allineati in serie, meno marcati
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 393
alla base e all'apice, con gli interstizii verso 1’ apice molto leg-
germente elevati. I piedi sono corti e robusti; i femori anteriori
sono molto rigonfii e armati al disotto di un dente.
Mindanao : Zamboanga, Baker. Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
ANISODERA, Chevrolat.
13. Anisodera parallela, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX,
1376, p. XX. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168. —
Weise, Coleopt. Catal. Hispinae, 1911, p. 40. — Schultze, Phi-
lipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Parti orientali di Mindanao (Semper).
14. Anisodera thoracica, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX,
1876, p. XX. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168. —
Weise, Coleopt. Cat. Hispinae, 1911, p. 40. — Philipp. Journ.,
VII, 1943, p. 237. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916,
Paved:
Luzon (Semper).
Mindanao: Zamboanga (T. C. Zschokke); Talon Laguna,
Los Banos (Baker).
15. Anisodera lucidiventris, Guér., Rev. Zool,, 1840, p. 383.
— Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 104. — Chap., Ann. Soc. Ent.
Belg, XIX, 1876, p. XXI. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc.,
1386, p. 168. — Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVI, 1896,
p. 332. — ibid., XXXVII, 1897, p. 54. — Not. Leyd. Mus.,
XIX, 1897, p. 174. — Bull. Soc. Ent. Ital, XXXIV, 1902,
p. 138. — ibid., XLI, 1909, p. 143.
Lissochila lucidiventris, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae,
1911, p. 41. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 99.
Mindanao (Semper).
È specie assai sparsa, della quale conosco esemplari di Borneo,
Giava, Sumatra e Mentavei.
16. Anisodera insularis, n. sp. — Z/ongata, cylindrica, ca-
pite thoraceque luteo-cinnamomeis, nitidis, antennis nigris,
elytris cinnamomeis, opacis, subtus nitida cinnamomea,
394 R. GESTRO
metathoracis lateribus pedibusque nigris. Capite laevi, fronte
medio excavata, utrinque ad insertionem antennarum tuber-
culata, pone oculos transverse sulcato et medio foveolato,
antennis validis, articulis 1-6 supra, 1-3 infra, nitidts,
punctatis, coeteris pubescentibus. Thorace latitudine paullo
longiore, antrorsum ampliato, rotundato et convexo, disco
antrorsum laevi, basi depresso, media basi ulrinque oblique
subfoveato, lateribus ante basim utrinque latius et profunde
foveatis foveis crasse et irregulariter punctatis. Scutello
subsemicirculart, laevi. Elytris thorace parum latioribus,
parallelis, apice rotundatis, angulo suturali acutiusculo;
dorso striato-punctatis, interstitiis apicem versus elevatis. —
Long. 13 millim.
E allungata e di forma cilindrica, sopra e sotto di colore can-
nella, che sul capo e sul torace cambia alquanto diventando un
giallo-cannella; gli elitri sono opachi, mentre il resto del corpo
è lucente; le antenne, il metasterno, eccettuata la sua parte
mediana, ed i piedi, sono neri. Il capo è liscio, incavato sulla
fronte in mezzo ai due tubercoletti che sostengono le antenne;
trasversalmente impresso dietro gli occhi e con una fossetta nel
mezzo. I due tubercoletti sono neri. Le antenne sono quasi lunghe
come la metà del corpo, robuste e un pò ingrossate verso la loro
parte mediana, specialmente in corrispondenza degli articoli 4-6;
gli articoli 1-6 al disopra sono lucenti e finamente punteggiati ;
al disotto invece sono lucenti soltanto gli articoli 1-3; gli altri
sono pubescenti. Il torace è un poco più lungo che largo, più
stretto alla base che all’ apice; i lati dalla base in avanti vanno
lentamente divergendo e si arrotondano in corrispondenza degli
angoli anteriori; il margine anteriore è arrotondato e convesso;
una porzione anteriore del disco che si prolunga lateralmente in
addietro è affatto liscia; il resto del disco è invece scolpito di
punti grossi, sparsi ed irregolari, che si addensano un pò di più
in corrispondenza di due depressioni mediane basali poco profonde
e di altre due, una per lato, più allungate e più marcate. Lo
scudetto è quasi circolare e liscio. Gli elitri sono poco più larghi
del torace, paralleli, cilindrici, arrotondati all’ apice, scolpiti di
serie di punti, più forti nella parte mediana, separate da inter-
valli un pò elevati nella regione apicale e quasi piani nel resto.
Il prosterno è percorso da un solco longitudinale che alla base si
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 395
allarga in una fossetta fortemente punteggiata. I piedi sono robusti,
con i femori rigonfii nel mezzo.
Alla specie presente si adatterebbero parecchi caratteri della
Anisodera thoracica, che rilevo dalla descrizione di Chapuis, ma
questi dice che essa rassomiglia molto, per la forma e per la colo-
razione, all’ Hstigmena chinensis e ciò è bastato per distogliermi
subito dall’ idea che si potesse trattare della stessa specie. Infatti
la forma dell’ A. insularis è ben diversa da quella dell’ Estig-
mena e il colore dei suoi elitri non è nero come nella thoracica.
In questo caso la colorazione, benchè in genere le si debba attri-
buire un’ importanza secondaria, ha un notevole valore perchè,
da tanti anni essendomi passati per le mani numerosi esemplari
di molte specie di Anzsodera, ho potuto osservare una grande
costanza nell’ intonazione delle loro tinte. Aggiungerò che Chapuis
descrive i femori della sua ¢horacica come lineari, non rigonfii,
ciò che non è nel caso nostro.
Maulik recentemente (*) divide le Anisodera in A nisoderopsis,
nuovo genere e Anisodera, Chevrolat (che avrebbe per sinonimo
Lissochila, Weise). Stando a questa sua classificazione la presente
specie dovrebbe riferirsi alle Anzsoderopsis.
L'unico esemplare che ha servito alla descrizione è di Tayabas
Malinao (Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
HISPODONTA, Baly.
17. Hispodonta nigricornis, Baly , Cat. Hisp., 1858, p. 79, t. 6,
f. 6. — Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XVII —
Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167. — Weise, Coleopt.
Cat. Hispinae, 1911, p. 42. — Schultze, Philipp. Journ., XI,
19163 pet OO ek.’
Raccolta da Semper a Cebu.
Mindanao, Zamboanga (Baker).
Riferisco alla H. nigricornis un esemplare di Zamboanga
(Mindanao) ricevuto recentemente dal Prof. Baker, benchè colla
descrizione vi siano alcune sconcordanze, che però si riferiscono
solo alla colorazione. Secondo il Baly le antenne dovrebbero
(1) Proceedings of the Zoological Society of London, 1916, p. 570.
396
R. GESTRO
essere tutte nere e cosi pure |’ addome; inoltre nella descrizione
egli non fa aleun cenno del colore dei tarsi; invece nel mio insetto
le antenne hanno i due primi articoli fulvi, 1’ addome è fulvo e
1 tarsi sono neri.
Nella diagnosi della specie osservo: « supra pallide fulva »
e poi « capite thoraceque pallide fulvis » ; probabilmente
l’autore voleva dire che il capo e il torace hanno una tinta più
sbiadita di quella degli elitri, il che difatti si riscontra nell’ esem-
plare che sto esaminando. :
È da notarsi inoltre che il testo non è completamente d’ ac-
cordo colla figura, sulla quale non si verificano i due caratteri
« thorax subconic » e « elytra much broader than the thorax ».
Il mio esemplare ha precisamente un torace subconico e gli elitri
molto più larghi di esso e corrisponde per i caratteri di forma
e di scultura alla descrizione. |
18. Hispodonta Semperi, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX,
1876, p. XVIIL:— Baer, Ann. Soc. Ent. Franc. 1886, pilo
— Weise, Coleopt. Cat. Hispinae, 1911, p. 42. — Schultze,
(Pippe xt aoe Z00£
. Chapuis la indica di Luzon.
Due esemplari avuti dal Prof. C. F. Baker portano sul cartel-
lino: «ME Banabao \PIBakerbpl
19: Hispodonta tarsata, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 4876.
p. XVIII — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167. —
Weise ,-Coleopt. Cat. Hispinae, 1911, p. 42. — Schultze, Phi-
lipp: Journ,, Xi, 4916, p. 100.
Parti orientali di Mindanao (Semper ).
Mindanao, Cabadbaran (Weber).
CALLISPA, Baly.
20. Callispa Cumingii, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 5. —
Chap , Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XVIII. — Baer,
Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167. — Weise, Coleopt. Cat.
Hispinae, 1911, p. 42. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916,
PLO: :
Parte settentrionale e occidentale dell’ isola Luzon (Semper).
Luzon, Manila (Banks); Palawan, Puerto Princesa (Schultze).
HISPIDAE DELLE. FILIPPINE 397
21. Callispa splendidula, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVIII,
1897, p. 116. — Bull. Soc. Entom. Ital., XXXIV, 1902, p. 135.
— ibid., XLI, 1909, p. 141. — Weise, Coleopt. Cat. Hispinae,
1911, p. 43.
Un esemplare di Palawan : Puerto Princesa (Baker).
La specie é stata descritta sopra esemplari Borneensi raccolti
a Brunei nel territorio di Sarawak (1).
22. Callispa duodecimmaculata, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., |
XIX, 1876, XVII. — Baer, Ann. Soc. Ent. Frane., 1886, p. 167.
— Weise, Coleopt. Cat. Hispinae, 1911, p. 42. — Schultze,
Philipp. Journ., XI, 1916, p. 100. |
Bohol raccolta da Semper.
Dal Catalogo di Weise (1911) risulta che la specie esiste
. anche a Giava. Nel Museo Civico di Genova se ne conserva un
. esemplare di Sumatra (Lahat).
23. Callispa nigrovittata, n. p. — Ovata, nitida, glabra,
flava, antennis nigris, elytris nigrovitlatis, vitta discoidali,
longitudinali, lata, apice introrsum ampliata et suturam
fere attingente, marginem apicalem non attingente. Capite
laevi. Thorace lato transverso, antice quam basi multo angu-
stiore, margine basali bisinuato, disco utrinque parce
sparsim obsoletissime punctulato. Scutello subtrigono, laevi.
Elytris basi thorace latioribus, lateribus subparallelis, apice
rotundatis, tenue punctato-striatis, sculptura apicem versus
tenuiore. — Long. 3 3], mill.
E gialla e lucente sopra e sotto, con le antenne e una stri-
scia longitudinale sul disco di ciascun elitro, nere; questa striscia
è molto larga, parte dalla base dell’ elitro e si arresta alquanto
prima dell’ apice; nella sua estremità posteriore si allarga verso
l’ interno e termina in forma arrotondata avvicinandosi molto alla
sutura, che però non tocca. Il capo è liscio. Il torace è trasverso,
più largo alla base che all’ apice, coi lati non arrotondati, il mar-
gine anteriore leggermente arrotondato e il posteriore bisinuato;
il disco è ben poco convesso e quasi liscio, l’unica traccia di pun-
(1) Nella mia descrizione (loc. cit., p. 117) la provenienza indicata è « Brunei ,
Borneo N. E.: ma Brunei località del Ragiato di Sarawak ben nota, e diventata nel
Catalogo di Weise 19144: Insula Brunei!
a OPE
Cee Gen Pee
398 . BR. GESTRO
teggiatura si osserva, coll’ aiuto di una buona lente, sui lati e
consiste di pochi punti sparsi. Gli elitri sono, alla base, piu larghi
del torace e lunghi un po piu di tre volte; hanno i lati quasi
paralleli e sono arrotondati all’ apice; sul disco, abbastanza con-
vesso, presentano una scultura assai delicata consistente in strie
punteggiate che diventano più leggere avvicinandosi all'apice.
Questa specie, fra le più piccole e le più graziose, si riconosce
facilmente per la colorazione. Vi è un’altra specie (vittata, Baly,
del Bengala) che ha striscie nere elitrali, ma essa è differentissima
dalla presente per la statura molto maggiore, pel corpo molto
più allungato e per le striscie stesse che sono assai più strette.
L’ esemplare che ha servito alla descrizione è indicato del
Monte Banahao, raccolto da P. I. Baker. In seguito ho potuto
esaminarne un secondo proveniente da Luzon, M.* Makiling (Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
2h. Callispa flavescens, Weise, Ann. Soc. Ent. Belg., LV,
1911, p. 75. — Philipp. Journ., VII, 1913, p. 237. — Schultze,
Philipp. Journ., XI, 1916, p. 100.
Luzon, Manila (W. Schultze); Rizal, Montalban Gorge
(W. Schultze); Mindoro, Magaran (Weber). |
Un esemplare favoritomi dal Prof. C. F. Baker porta I’ indi-
cazione: « Dapitan, Mindanao, Baker ».
25. Callispa nigricornis, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 8. —
Chapuis, Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XVII. — Baer,
Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167. |
Parte orientale di Mindanao (Semper).
Mindanao, Zamboanga (Baker).
Weise (Ann. Soc. Ent. Belg., 1911, p. 75) crede che Chapuis.
abbia errato attribuendo alla fauna delle Filippine la C. nigri-
cornis, Baly, descritta originariamente di Ceylan. Un esemplare
di Zamboanga ricevuto recentemente dal Prof. Baker, salvo alcune
piccole differenze concorda colla descrizione della négricornis di -
Baly e perciò, per ora, io non posso riferirlo che a questa specie.
LEPTISPA, Baly.
26. Leptispa atra, n. sp. — ZE/ongata, subparallela, nigra,
nitida; capite opaco, linea media longitudinali tenue im-
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 399
pressa, tenue irregulariter punctulato, punctis ad oculos
crasstoribus: antennis validis, capite cum thorace circiter
aequantibus, apice incrassatis; thorace subquadrato, lateribus
antrorsum rotundatis, basi fortiter bisinuato, angulis posticis
acutis, disco convexo, tenue punctulato, punctis ad basim
crebrioribus, linea media obsoletioribus; scutello laevi; elytris
basi thorace vix latioribus, parallelis, retrorsum attenuatis,
apice rotundatis, ad suturam dehiscentibus, margine apicali
reflexo, disco converis, punctato-striatis, interstitiis extus
et apice tantum parum elevatis. — Long. 4 */, mill.
È nera e lucente, tanto sopra quanto sotto; soltanto il capo
è opaco; esso è percorso longitudinalmente da una linea mediana
impressa, assai fine ed è scolpito di punti leggeri, disuguali, che
in prossimità degli occhi si fanno più grossi. Le antenne sono
robuste, ingrossate all’apice e in lunghezza a un dipresso uguali
al capo ed al torace presi insieme. Il torace è quasi tanto largo
all’ apice quanto alla base; gli angoli anteriori sono arrotondati
e declivi, i posteriori acuti; la base fortemente bisinuata ; il disco
convesso, specialmente in corrispondenza del margine anteriore;
la scultura risulta di punti sottili poco fitti, meno evidenti sulla
linea longitudinale mediana e più stipati verso la base. Gli elitri
alla base sono di poco più larghi del torace; essi decorrono -
paralleli per un tratto un poco al di la della meta e poi si
ristringono moderatamente; all’ apice sono arrotondati e deiscenti
alla sutura; il margine apicale esterno è riflesso; il disco è con-
vesso, regolarmente e poco fortemente puntato-striato; gli inter-
valli fra le strie sono leggermente elevati soltanto verso i lati e
all’ apice.
Questa nuova Leptispa non è paragonabile colla specie europea
(L. filiformis) la quale è più grande, più stretta e cilindrica,
ha le antenne meno robuste e la scultura delle parti superiori
molto più forte. E anche molto distante dalla specie indiana
pygmea, Baly, la quale, oltre all’avere un colore verde metal-
lico, è pure più grande, più stretta, ha le antenne più sottili,
. gli angoli anteriori del torace meno declivi e la scultura più
marcata. La L. nigra, Weise di Pondichery, è dall’ autore de-
scritta come affine alla pygmaea e ciò mi pare possa allontanare
il dubbio che la specie delle Filippine sia riferibile ad essa.
Il genere Leptispa entra per la prima volta nella fauna delle
400 R. GESTRO
isole Filippine con questa specie, ‘che ho descritto sopra un esem-
plare di Baguio, Benguet (Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
OCTODONTA, Chap.
27. Octodonta depressa, Chap., Gia Coleopt., XI, 1875
p. 290, tav. 128, fig. 5. — Gestro, Ann. Soc. Ent. Belg., XLII,
1399, p. 318.
Mindanao: Zamboanga e Davao (Baker).
Nell’ esemplare di Davao gli elitri non sono completamente
nero-picei, come nella forma tipica, ma sulla loro base si con-
tinua la tinta del torace. Questa particolarità è più esagerata
nell’ altro esemplare di Zamboanga, nel quale solo |’ apice degli
elitri è nero-piceo. Credo che si tratti di semplici variazioni del
colore, perchè negli altri caratteri non trovo differenze importanti.
La specie fu descritta su esemplari di Malacca; ma il Museo
Civico di Genova ne possede uno di Indrapura (Sumatra) raccolto
dal Weyers nel 1898 e uno di Kosempo (Formosa) raccolto nel
1908 da Hans Sauter.
PLESISPA, Chap.
28. Plesispa Reichei, Chap., Gen. Coleopt., XI, 1875, p. 291,
tav. 128, fig. 6.
. Mindanao : Zamboanga (Baker).
Anche questa specie., come la precedente, fu descritta di Ma-
lacca e viene ora per la prima volta indicata delle Filippine.
Pare molto rara, infatti da tanti anni che mi occupo dello studio
delle Hispidae e che ricevo numerosi materiali in comunicazione
da Musei e da privati collettori, è la prima volta che la vedo, e
il Weise nel suo Genera delle Hispinae (!) pare’ abbia dovuto
contentarsi soltanto della descrizione del Chapuis, non avendo
l’insetto sott’ occhio.
(1) Genera insectorum par Wytsman - Fam. Chrysomelidae - Subfam, Hispinae,
1941, pag. 69,
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 401
BRONTISPA, Sharp.
29. Brontispa depressa, Baly.
Oxycephala depressa, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 74, t. 6,
f. 4. — Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XIX. —
Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 167.
Bronthispa depressa, Weise, Coleopt. Catal. Hispinae, 1911,
p. 46. — Philipp. Journ., VIII, 1913, p. 237. — Schultze, Phi-
lipp. Journ., XI, 1916, p. 100.
Luzon : Manila (C. S. Banks, W. Schultze).
Laguna, Los Banos (Baker).
PRIONISPA, Chap.
30. Prionispa Bakeri, n. sp. — Metallico-viridis, capite apice
et linea media, thorace linea media lateribusque aeneo
micantibus, antennis pallide testaceis, articulis duobus basa-
libus obscurioribus, quatuor apicalibus nigris, elytris testaceo
limbatis, angulo apicali externo obscuriore, ante apicem
leviter aeneo micantibus, sutura, basi excepta, nigra; cor-
pore subtus piceo nitido, abdomine minus infuscato; pedibus
pallide testaceis, tarsis fuscescentibus. Capite sat crebre
punctulato, vertice sublaevi, thorace crebre et crasse pune- |
tato; elytris retrorsum parum ampliatis, angulo apicali
. externo valde porrecto, apice rotundato, punctato-striatis,
interstitiis ante apicem breviter carinatis, disco utrinque
medio excavato et carinato. — Long. 4 mill.
«È d’un bel verde metallico splendente e presenta sull’ apice
e sulla linea mediana del capo, sulla linea mediana e sui lati
del torace e presso |’ apice degli elitri qualche riflesso bronzato.
Le antenne sono di un testaceo pallido, coi due primi articoli più
scuri e gli ultimi quattro neri. Gli elitri hanno un lembo testa-
ceo, che comincia stretto dalla sporgenza omerale e si allarga in
addietro, raggiungendo la massima larghezza all’ apice, ove, nel
mezzo, rientra alquanto in avanti sulla sutura; gli angoli apicali
esterni sporgenti sono ‘compresi anche nel lembo testaceo, ma
molto più scuri; la sutura, eccettuata la base, è nera e la carena
che delimita l’escavazione discoidale è testacea. Il corpo al disotto
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (15 Giugno 1917). 26
402 R. GESTRO
é lucente e di un nero piceo, più chiaro sull’ addome. I piedi
sono di un testaceo pallido, coi tarsi più scuri.
Il capo è quasi liscio sul vertice, ma ha sul resto punti abba-
stanza fitti. Le antenne sono lunghe quanto la metà del corpo;
il primo articolo è ingrossato, il secondo alquanto meno lungo e
più sottile del precedente , il terzo più lungo del secondo e piu
esile; anche i seguenti sono più gracili fino al settimo e gli ultimi
quattro sono leggermente piu inspessiti dei precedenti. Il torace
è poco più lungo che largo, alquanto più largo alla base che
all’ apice, cogli angoli anteriori arrotondati e i basali acuti, il
margine anteriore leggermente arrotondato e il basale oo
il disco è moderatamente convesso e scolpito di punti piuttosto
grossi e fitti, un pò diradati lungo la linea mediana e special-
mente nel mezzo del margine anteriore. Gli elitri sono molto più
larghi del torace, poco più larghi all’ apice che alla base, cogli
angoli apicali esterni sporgenti in un forte lobo che ha la forma
di un triangolo ad apice largamente arrotondato, e col margine
apicale leggermente arrotondato. I due lobi sono convessi al disopra
e alquanto concavi al disotto. Gli omeri sono sporgenti e arroton-
dati; il disco nel mezzo è depresso e appiattito, ai lati e all’apice
notevolmente declive; la parte depressa è limitata, circa verso il
terzo mediano, da una escavazione allungata assai profonda, il
cui margine interno è rappresentato da una carena; la scultura
consta di punti grossi e avvicinati, disposti regolarmente in serie
longitudinali; gli interstizi fra i punti, presso la parte declive
dell’ elitro, sporgono a guisa di brevi carene.
Questa è una delle specie più graziose del bellissimo genere Préo-
nispa e deve porsi in vicinanza della gemmata Baly e della
longicornis Gestro. La gemmata ha antenne unicolori, mentre
la longicornis le ha, come la Bakeri, cogli ultimi quattro arti-
coli neri; però quest’ ultima le ha meno lunghe e si distingue
ancora dalla longicornis per. la sporgenza apicale esterna degli
elitri ad angolo largamente arrotondato, nonchè per le altre par-
ticolarità indicate nella descrizione.
Devo questo interessante insetto al Signor C. F. Baker, Pro-
fessore di Agronomia alle Filippine e mi compiaccio di nominare la
nuova specie in suo onore.
L’ unico esemplare ricevuto ha |’ indicazione « Mt. Banahao,
P. I. Baker ». O
Tipo nel Museo Civico di Genova.
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 403
La presenza del genere Prionispa nelle isole Filippine segna-
lata ora per la prima volta, non è un fatto strano, perchè esso
consta di elementi malesi e indiani.
31. Prionispa lucida, n. sp. — Testacea, nitida, antennis,
articulo primo excepto, nigris, macula verticis, thoracis
lateribus, humeris, elytrorum tuberculis discoidalibus, fa-
sciaque transversa anteapicali ad angulos extensa, fuscis,
angulis apicalibus elytrorum leviter violaceis ; pedibus te-
staceo-flavis. Capite crasse punctato, inter antennas acute
porrecto et carinato; antennis validis; thorace angusto,
apice quam basi paullo angustiore, lateribus rectis, margine |
antico leviter rotundato, margine basali medio late trun-
cato, utrinque anguste sinuato, disco, praecipue ad latera,
crasse et crebre punctato; elytris thorace basi latioribus,
retrorsum modice ampliatis, utrinque ad angulos posticos
triangulariter expansis, humeris carinatis, disco tubercu-
latis, crasse et crebre seriatim punctato-costatis, — Long.
Ditte mill:
È testacea, lucente. Le antenne, tolto il primo articolo che è
di un rosso oscuro, sono nere. Una macchia, mal definita, sul
vertice e un orlo piuttosto largo sui lati del torace sono bruni;
dello stesso colore sono gli omeri e i tubercoli discoidali degli
elitri; inoltre su questi si nota una fascia trasversale ugualmente
bruna situata davanti all’ apice, che si estende fino alle espansioni
triangolari sulle quali assume leggeri riflessi violacei. I piedi sono
più chiari del resto del corpo e tendono al giallo.
Il capo è scolpito di grossi punti; la parte di esso che sporge
in mezzo alla base delle antenne è acuta e carenata. Le antenne
sono robuste; il primo articolo è corto e subgloboso, il secondo
di poco più lungo e più stretto, leggermente allargato all’ apice;
il terzo lungo poco meno dei due precedenti presi insieme e quasi
cilindrico, gli altri decrescenti fino al settimo, che è leggermente
più largo del precedente; dal primo al settimo sono lucenti, gli
ultimi quattro invece sono opachi per pubescenza e meno visibil-
mente separati gli uni dagli altri. Il torace è poco più largo del
capo, a lati quasi paralleli; i margini laterali sono dritti, l’ante-
riore è leggermente arrotondato, il basale è largamente troncato
nel mezzo e colle sinuosità corrispondenti alla sporgenza degli
404 R. GESTRO
elitri strette; il disco è poco convesso e scolpito di punti grossi e
fitti, poco regolari, più marcati lungo i lati. Gli elitri, molto più
larghi del torace alla base, si allargano in addietro moderata-
mente e agli angoli apicali esterni si prolungano in un’ espansione
triangolare a vertice ottuso. Il disco. è scolpito di punti grossi
subquadrati, disposti in duplice serie e separati da intervalli care-
nati; ciascun elitro ha un tubercolo vicino alla base, sul secondo
intervallo, un altro, che è il più grande di tutti, triangolare,
situato nel terzo intervallo, alquanto prima della metà, altri tre
al limite della parte declive formati dall’ inspessimento terminale
degli intervalli secondo, terzo e quarto e infine altri due sulla
parte declive, nelle vicinanze della sutura. La sporgenza omerale
si prolunga abbastanza in addietro e incurvandosi tende ad avvi-
cinarsi al tubercolo maggiore; questo visto di lato ha la forma .
di un triangolo scaleno col lato minore rivolto in addietro.
La specie cui questa Prionispa maggiormente si avvicina è
la distincta, Gestro di Sumatra; ma questa, oltre alle differenze
di colore (elitri neri, torace senza orlo scuro laterale, ecc., ecc. )
offre caratteri distintivi importanti, cioè antenne più corte e più
gracili, torace più corto, più largo e a lati meno paralleli, elitri
più larghi e più dilatati in addietro, ‘più minutamente scolpiti,
diversa forma dei tubercoli, ecc. i
Davao, Mindanao (Baker). Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
ONCOCEPHALA, Chevr. 5
32. Oncocephala acutangula, n. sp. — Cuneiformis, ferru-
ginea, infra dilutiore, nitida, antennis obscurioribus, dast
et apice dilutioribus, thoracis laleribus et macula media
basali fuscis, elytris nigris, ferrugineo variegatis, margi-
nibus, humeris et angulo apicali exceptis, ferrugineis. Antennis
validis, capite cum thorace longioribus; tubere frontali
brevi, crasso, antrorsum angustato apice sinuato, retrorsum
valde incrassato utrinque dentato; thorace capite parum
latiore, lateribus subparallelis, angulis anticis bidentatis,
disco quadrituberculato, tuberculis duobus pone marginem
anticum crassis, valde elevatis, duobus ante basim obsole-
lissimis, coeterum crasse irregulariter punctato ; elytris
n.
Ru
x
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 405
thorace valde latioribus, retrorsum ampliatis, angulo apt-
cali externo valde porrecto, acuto, ad suturam angulatis,
excisis, margine spinuloso, humeris acute tuberculatis, disco
crasse punctato-costatis, costa prima quadridentata, dentibus
validis, erectis, triangularibus apice obtusiusculis, secundo
primo minore, tertio coeteris crassiore, quarto coeteris
minore; costa secunda dentibus minoribus praedita. — Long.
4 3/, mill.
E lucente e di colore ferruginoso; il corpo al disotto ed i
piedi alquanto più chiari, le antenne più scure assai del resto,
ma col primo articolo e i due ultimi più chiari; I’ orlo laterale del
torace ed una piccola macchia nel mezzo della base nerastri; gli
elitri neri, variegati di ferrugineo sul disco e coi margini ferru-
ginei, ad eccezione degli omeri e della sporgenza apicale esterna;
i margini laterale ed apicale sono più chiari sul loro lembo esterno;
la sporgenza apicale è nera tanto sopra quanto sotto. La protu-
beranza del capo è corta e grossa, nella sua breve porzione ante-
riore è molto stretta e leggermente sinuata all’ apice; la porzione
posteriore è rigonfia, quasi globosa, bidentata e longitudinalmente
solcata nel mezzo. Le antenne sono robuste e lunghe più del
capo e del torace presi insieme. Il torace è mediocremente più
largo del capo, coi lati quasi paralleli, il margine apicale quasi
dritto, il basale fortemente bisinuato, gli angoli anteriori biden-
tati, col dente posteriore molto più marcato; il disco è munito di
quattro tubercoli, dei quali i due situati dietro il margine ante-
riore sono robusti, molto elevati e leggermente divergenti fra di
loro, mentre i due che stanno presso la base sono appena visibili;
il resto del disco porta punti grossi e irregolari. Gli elitri sono
molto più larghi del torace e in addietro vanno allargandosi, ter-
minando all’angolo apicale esterno in una sporgenza triangolare
molto acuta; all’ apice sono obliquamente troncato-arrotondati e
alla sutura profondamente e triangolarmente intagliati; il margine
laterale e l’ apicale sono spinulosi; il callo omerale si prolunga in
una sporgenza assai forte; il disco è convesso e scolpito grosso-
lanamente da punti irregolari separati da tre coste, delle quali
la prima è la più elevata; su questa costa stanno quattro spor-
genze a forma di denti triangolari terminanti ad apice alquanto
ottuso, delle quali la terza è la più elevata, la prima più piccola
della terza e maggiore della seconda e la quarta, che è situata
406 R. GESTRO
sulla parte declive apicale, meno sporgente di tutte le altre; sulla
seconda costa si osservano pure sporgenze ma meno elevate.
Per la statura e la forma si potrebbe avvicinare alla angu-
lata, Gestro, ma non sì può confondere con essa per gli elitri
più larghi, con la sporgenza apicale più acuta e per tante altre
differenze, fra le quali la più facile a rilevarsi è quella dei tuber-
coli elitrali; di questi la forma e le relative proporzioni più age-
volmente si riscontrano osservando |’ insetto di profilo. —
Davao, Mindanao, Baker. Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
33. Oncocephala angulata, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXII,
1885, p. 172. — XXXVII, 1897, p. 72. — XL, 1899, p. 318,
fig. nel testo. — Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 50.
Mindanao : Butuan e Davao (Baker). Due esemplari.
Specie descritta di Sumatra e trovata anche in Birmania.
34. Oncocephala bicristata, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX,
1876, p. XXIV. — Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXII 1885,
p. 172. — Ibid., XL, 1899, p. 315, fig. nel testo. — Baer,
Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168. — Weise, Coleopt. Catal.,
Hispinae, 1911, p. 50. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916,
pe Oe:
Luzon (Semper).
Luzon, Isabela, Marahuirahui (Banks); Cagayan, Sanchez
Mira (Jones); Monte Makiling (Baker); Tayabas, Malinao (Baker).
PROMECOTHECA, Blanch.
35. Promecotheca apicalis, Weise, Ann. Soc. Ent. Belg., LV,
1911, p. 75. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 53. —
Philipp. Journ., VIII, 1913, p. 237. — Schultze, Philipp. Journ.,
XIII por t00:
Isola Ticao (R. C. Me Gregor).
36. Promecotheca Cumingii, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 88. —
Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXII. — Baer,
Ann. Soc. Ent. Frane , 1886, p. 168. — Gestro, Bull. Soc. Ent.
HISPIDAE DELLE FILIPPINE: 107
al LIE 29095, a7 = \Veise: Coleopt. Catal., Hispinae,
1911, p.. 53. — Philipp. Journ., V, 1910, p. 146. — Jones,
Einhipp. Journ Vall, 19a) poet. 1. — Weise, Philipp.
Journ. Vl 1913, p. 2a%=— Schulize. Philipp.# Journs, jx!
(ONG pe 1008
Parte Sud ova di Mindanao (Semper).
Luzon (0. S. Banks); Palawan : Puerto Princesa (Schultze ) ;
Tayabas : lio (Baker); Luzon: Mt. Makiling (Baker).
Questa specie danneggia, tanto allo stato larvale quanto allo
stato perfetto, le ho delle giovani palme da Cocco ( Cocos
nucifera) secondo Jones, il quale ne descrive ed illustra i diversi
stadii di sviluppo. — (Philipp. Journ., VIII, 1913, pi Line
tav. I, ID. |
37. Promecotheca cyanipes, Erichs.
Hispa cyanipes, Erichs. Noy. Acta Leop. Carol., 1834, p. 270,
tatoo fe LO,
Hispa flava, Desm. in Eydoux et Souleyet, Voy. Bonite ,
Zool. 1544.-p.1322. ath. 4-9 £ 39:
Promecotheca cyanipes, Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 87, t. 7,
f. 2. — Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXIII —
Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168. i Ann. Mus.
Civ. Gen., XL, 1900, p. 136. — Weise, Coleopt. Catal., Hispinae,
LOT, -p. 53. — dle Philipp. Journ., XI, 1916, p. 100.
Manila (Eydoux et Souleyet).
Est di Mindanao, Luzon, Arayat (Semper).
Monte Banahao (P. I. Baker); Mindanao: Davao (Baker).
Fino dal 1900 ho emesso il dubbio (1) che la Hispa flava,
Desm. (Eydoux et Souleyet, voyage de la Bonite, Zool, I, 1841,
p. 322, Atlas, t. 2, f. 39) fosse uguale alla Promecotheca
Cyanipes, Erichs; ora questo studio sulle Hispédae delle Filippine
mi porge occasione di ritornare sull’argomento. La specie di
Desmarest, indicata di Manila, è insufficientemente descritta, rife-
rendosi l’autore quasi soltanto ai caratteri della colorazione e la fi-
gura, ricavata da un solo esemplare in molto cattivo stato, è di
poca utilità; cionondimeno da tutto l’insieme mi pare che la si-
nonimia possa essere accettabile.
(') Questi Annali, Vol. XL, 1900, pag. 436.
408 R. GESTRO
38. Promecotheca octostriata, Chap. Ann. Soc. Ent. Belg.,
XIX, 1876, p. XXIII. — Baer, Ann. Soc. Ent. Frane., 1886,
p. 168. — Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 53. —
Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 100. i
Bohol ( Semper ).
39. Promecotheca scorpio, Thoms., Rev. Mag. Zool., 1856,
p. 117, t. V, p. 5. — Baly, Cat. Hisp., 1858, p. 89. — Chap.,
Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXIII. — Baer, Ann. Soc.
Ent. Franc., 1886, p. 168. — Weise, Ann. Soc. Ent. Belg., LV,
1911, p. 76. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 54. —
Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 100.
Mindanao, parte N. E. (Semper).
40. Promecotheca pulchella, n. sp. — Elongata subcylindrica,
nitida, flavo-testacea, antennis nigris, elytrorum dimidio
postico nigro-cyaneo, corpore infra flavo-testaceo, abdomine
toto nigro, pedibus flavo-testaceis, quatuor anticis tibiarum
apice tarsisque infuscatis, posticis femorum apice tibiis
tarsisque fuscis; femorum. posticorum dente testaceo. Capite
thoraceque laevibus, hoc subcylindrico, ante basim fortiter
constricto et transverse sulcato, lateribus pone sulcum mo- |
dice retrorsum divergentibus. . Elytris thorace latioribus,
parallelis, apice rotundatis, disco sat convexis, striato-punc-
tatis, interstitiis parum elevatis. Pedibus validis, posticis
intermediis multo longioribus et apice valde dilatatis, inter-
mediis et posticis apice dentatis, posticorum dente crassiore.
Long. 7 mill.
Al disopra giallo-testacea, lucente, con la metà posteriore
degli elitri nero-cianea e con le antenne nere; al disotto giallo-
testacea sul petto, con l’ addome interamente nero. Nelle due
paia di piedi anteriori l’ apice delle tibie ed i tarsi sono scuri;
nei posteriori ciò si verifica anche per l'apice dei femori; però il
dente apicale di questi ultimi è testaceo. Il capo è liscio. Il torace
è più lungo che largo, subcilindrico, con una forte strozzatura ed
un solco trasverso davanti alla base e coi lati alquanto divergenti
in addietro dopo il solco; il disco è convesso e liscio. Lo scudetto |
è triangolare e liscio. Gli elitri sono più larghi del torace, paral-
leli e arrotondati all’ apice, striato-puntati, con punti più marcati
a
di
2 a
ie
Wi
HISPIDAR DELLE FILIPPINE 409
nella metà posteriore e con gli interstizii poco elevati. I piedi sono
robusti; gli intermedii e i posteriori dentati all’ apice, i posteriori
molto più lunghi degli intermedii e col dente molto più grosso.
La colorazione degli elitri mi ha fatto a tutto prima supporre
trattarsi della P. apicalis, Weise; ma ho potuto facilmente per-
suadermi che avevo alla mano una specie ben distinta. L’apicalis
ha soltanto i due ultimi segmenti addominali neri, e dalla descri-
zione risulterebbe che i piedi sono per intero giallo testacei, mentre
nella pulchella tutto l'addome è nero e i piedi, come si è detto
sopra, hanno I’ apice scuro; anche la scultura degli elitri, a quanto
posso arguire dalle parole del Weise sarebbe diversa.
. Un carattere distintivo poi molto facile a riscontrare è la pro-
porzione dei femori posteriori, che il Weise dice per la sua api-
calis essere appena più lunghi degli intermedii, mentre nella
pulchella sono molto più lunghi; inoltre egli nota che tanto gli
uni che gli altri sono armati di un piccolo dente, cosa ben di
nella nuova specie, dove il dente dei femori posteriori è grande
e maggiore di quello dei mediani.
Anche questa, come l’ apicalis è una delle più piccole specie
del genere.
Il solo esemplare da me osservato, porta I’ indicazione: « Baguio,
Benguet (Baker) ».
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Prima che questa pagina fosse stampata ho ricevuto due nuovi
invii di Hispinae dal Prof. Baker e, fra le altre belle specie, vi ho
trovato altri due esemplari della Pr. gulchella ; uno proviene da
Luzon, Monte Makiling (Baker), l’altro pure da , Luzon, Monte
Limay (Baker); quest’ultimo è più piccolo dei precedenti e ha la
tinta nero-cianea degli elitri più estesa in avanti.
WALLACEA, Baly.
41. Wallacea palmarum, Gestro, Ann. Mus. Civ. Genova, XLVI,
1913, p. 43.
Mindanao: Zamboanga (Baker).
Riferisco l’unico esemplare ricevuto dal Prof. Baker alla
W. palmaruin, benchè ne differisca pel colore generale più
chiaro e per la mancanza del nero apicale sugli elitri, tenendo
110 R. GESTRO
conto che queste variazioni nella colorazione non sono infrequenti
fra le Hispidae.
La W. palmarum fu descritta sopra esemplari di Singapore,
ove questo insetto fa danni notevoli alle palme, e il genere Wal-
lacea viene ora per la prima volta indicato come abitante delle
Filippine, insieme ad un’altra specie, pure avuta per cortesia del
Prof. Baker e della quale faccio seguire la descrizione.
12. Wallacea terminalis, n. sp. — Elongala, depressa, nitida,
glabra, fulva, antennis, articulis basalibus exceptis, elytro-
rumque apice nigris; subtus nitida, abdomine dilutiore.
Capite fronte linea media longitudinali impresso, vertice
transverse sulcato. Thorace paullo latiore ac longo, antror-
sum ad angulos leviter ampliato, lateribus subparallelis,
obsolete bisinuatis, angulis anticis prominulis subacutis,
angulis posticis vix convergentibus, breviter sinuatis et
tenue denticulatis, margine antico medio rotundato-porrecto,
margine basali fere recto, disco utrinque ad latera longi-
tudinaliter, late, sed parum profunde depresso, sparsim,
tenue et irregulariter, linea media parcius, punctulato,
pone inarginem anticum omnino laevi. Scutello subtrigono,
lateribus rotundato. Elytris thorace parum latioribus, elon-
gatis, parallelis, apice rotundatis, angulo suturali obsolete
denticulatis, dorso depressis, striato-punctatis, interstitits,
modice elevato-rotundatis. — Long. 5 mill.
Ha corpo allungato e depresso, lucente sopra e sotto e glabro,
di color fulvo, più chiaro sull’ addome, che tende al giallastro; le
antenne sono nere, con i primi due articoli fulvi e i due seguenti
scuri all’ apice; e gli elitri hanno una fascia comune apicale nera,
che occupa circa i due terzi apicali, ma non intacca il margine.
Il capo ha sulla fronte una linea mediana longitudinale impressa
e sul vertice è trasversalmente solcato. Il torace è poco più iargo
che lungo, leggermente allargato dalla base andando verso gli
angoli anteriori; i lati sono quasi paralleli e leggermente bisi-
nuati; gli angoli anteriori sono alquanto sporgenti e quasi acuti,
i posteriori invece sono alquanto rientranti, con una breve sinuo-
sità e un piccolissimo dente; il margine anteriore nel mezzo è
arrotondato e molto sporgente, il posteriore è quasi dritto; il disco
presenta da una parte e dall’altra, lungo il margine laterale, una
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 141
depressione allungata, quasi ovale e poco profonda, che dall’angolo
anteriore si estende al posteriore ed è punteggiata nel suo fondo;
altra punteggiatura sparsa, irregolare e leggera si osserva qua e
là sul disco, scarsa sulla linea mediana e mancante affatto dietro
al margine anteriore. Lo scudetto è quasi triangolare, con i lati
arrotondati e liscio. Gli elitri sono poco più larghi del torace, paral-
leli e arrotondati all’ apice, ove sull’ angolo suturale, portano un
dente minuto. Sono depressi sul dorso e striato-puntati abbastanza
fortemente; gli intervalli fra le strie, alla base e lungo la sutura
sono più larghi e più appiattiti, mentre gli altri, sopratutto presso
i lati e verso l’apice sono più sporgenti e più arrotondati.
Dal confronto di questa specie con l’ apicalis, cui è molto
somigliante, risultano le seguenti differenze: l’ apicalis è più
grande e più larga; ha gli elitri meno paralleli; le antenne più
corte e più robuste; il torace con i lati alquanto rotondati e con
gli angoli anteriori arrotondati, non acuti; il disco con punteggia-
tura più forte; gli elitri più larghi e con punti più grossi.
L’ unico esemplare, che ho avuto sott’ occhio, è di Tayabas:
Malinao (Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
DOWNESIA, Baly.
15. Downesia tagalica, n. sp. — Z/longata, rufo-fuiva,
subtus paullo dilutiore, nitida, antennis, articulis duobus
basalibus exceptis, nigris, elytris pone medium, margine
excepto, nigris, tarsis anticis leviter infuscatis. Capite ver-
tice laevi, ad antennarum inserlionem tenue punctulato;
antennis brevibus, a basi ad apicem modice gradatim incras-
satis; thorace longiore quam lato, lateribus parallelis, angulis,
anticis truncato-rotundatis et depressts, angulis posticis acu-
liusculis, ante apicem tenue anguste sinuatis, disco parum
convexo, nitidissimo, laevigato; elytris thorace latioribus,
parallelis, apice rotundatis, tricostatis costa lertia tenuiori,
prima et secunda basi breviter ampliatis, interstitiis primo
et secundo, basi excepta, tertio toto, crasse biseriatim punc-
tatis. — Long. 5 mill.
E di un fulvo rossastro, un poco meno intenso sulle parti
inferiori e lucente; le antenne hanno i due primi articoli rossastri
4AQ R. GESTRO
e nel resto sono nere; gli elitri sono neri in addietro, la tinta
nera comincia un poco dopo la meta, lasciando pero libero un
sottile lembo marginale; i piedi sono unicolori e soltanto i tarsi
anteriori si mostrano leggermente piu oscuri. Il capo è liscio sul
vertice, e fra la base delle antenne ha qualche punteggiatura
assai fine. Le antenne a un dipresso raggiungono la base “del
torace e aumentano leggermente e gradatamente di spessore dalla
base all’ apice. Il torace è più lungo che largo ed ha i lati paral-
leli; gli angoli anteriori sono troncato-arrotondati e alquanto.
depressi, i posteriori acuti, ma poco sporgenti e con una breve
e poco profonda sinuosità presso l’ apice; il disco è poco convesso,
levigato e molto lucente. Gli elitri sono più larghi del torace e un
poco piu di tre volte lunghi di esso, paralleli e arrotondati all’apice ;
ciascuno ha tre coste delle quali le due prime assai robuste e la.
terza molto sottile; la prima e la seconda, alla base per breve
tratto, si allargano tanto che l'intervallo che le separa riesce
strettissimo, la seconda poi si unisce alla sporgenza omerale e
alla base della terza costa; gli intervalli fra le coste sono percorsi
da punti grossi, subquadrati, disposti in doppia serie in tutto il
percorso del terzo e in serie unica alla base del primo e del
secondo.
Questa specie, che certamente deve stare da vicino alla suma-
trana, Gestro (1), è interessante come primo rappresentante del
genere Downesia nelle isole Filippine.
Davao, Mindanao, Baker. Un solo esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
AGONIA, Weise.
44. Agonia mira, n. sp. — Teslacea, nitida, articulis
quinque apicalibus infuscatis, elytris flavo-stramineis,
subopacis, apice extremo ‘nigris, capite lato, antennis lon-
gis, articulis quinque ultimis leviter incrassatis ; thorace
fere aeque lato ac longo, antrorsum capîte parum latiore,
retrorsum attenuato, margine antico late rotundato, valde
porrecto, disco antrorsum valde convexo elevato, ad mar-
ginem anticum qaadrifoveato, foveis, praecipue mediis, latis,
inter se a carinis separatis, punctatis, disco medio. foveola
(1) Notes from the Lyden Museum, vol. XIX, 1897. p. 70. — Ann. Mus. Civ. Gen.,
XXXVIII, 1897, p. 73.
"E HISPIDAE DELLE FILIPPINE 443
rotunda impresso, retrorsum declive, utrinque ad basim
foveatim profunde oblique impresso, medio depresso foveo-
lato; elytris thorace latioribus, subparallelis, medio tantum
levissime ampliatis, apice rotundatis, sutura pone medium
paullo elevata, foveolis umbilicatis, leviter aureo micanti-
bus, seriatim crebre ordinatis; pedibus brevibus validis,
femoribus anterioribus valde incrassatis. — Long. 4 mill.
Di colore testaceo e lucente, eccettuati gli elitri che sono quasi
opachi, le antenne scure all’ apice, gli elitri di un giallo paglia,
con l’apice estremo nero. Il capo si fa notare per la sua larghezza ;
le antenne sono piuttosto lunghe e sottili alla base, ma gli ultimi
cinque articoli sono alquanto più inspessiti dei precedenti. Il torace
é quasi tanto largo quanto lungo, in avanti poco più largo del
capo, alla base più stretto che all’ apice; il disco è molto con-
vesso nella porzione anteriore e declive verso la base; il margine
anteriore è largo e molto sporgente in avanti e lungo il mede-
simo si osservano quattro ampie incavature, delle quali maggiori
le due mediane, separate fra di loro per mezzo di carene e con
grossi punti nel loro fondo; dietro a queste incavature, e circa
nel mezzo del disco, si osserva una fossetta tonda; la base nel
mezzo è pure depresso-foveolata e due depressioni oblique fovei-
formi esistono da ciascun lato davanti al margine basale. Gli elitri
sono alquanto più larghi del torace, quasi paralleli e appena visi-
bilmente dilatati nel mezzo; all’ apice sono arrotondati e la sutura
dopo la base si fa un poco elevata; la loro scultura si compone
di fossette ombilicate, larghe, tonde, emananti lievi riflessi aurei
dal fondo, disposte regolarmente e densamente, su ciascun elitro,
in nove (salvo errore ) serie. longitudinali. I piedi sono corti e
robusti e i femori anteriori fortemente rigonfii.
Questa specie, molto interessante, si riconosce da tutte le altre
assai facilmente per la forma del torace e per la molto speciale
scultura degli elitri. I femori anteriori rigonfii si riscontrano anche
in un’altra specie, che è delle isole Mentavei e che ho chiamato
podagrica; ma questa è molto differente dalia mira, sia per la
maggiore dimensione, sia per la scultura, e gli stessi piedi ante-
riori sono in essa diversamente conformati.
Ho avuto in esame un solo esemplare, proveniente da Min-
danao : Davao (Baker)..
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Nik R. GESTRO
A. Elytris bicostatis.
A5. Agonia Banksi, Weise, Philipp. Journ., V, 1910, p. 227.
— Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 57. — Schultze, Philipp.
Journ. aealO 1G: p. LOL:
Luzon : Manila, Rizal, Montalban Gorge (Ch. S. Banks);
Palawan : Puerto Princesa (Baker); Benguet: Baguio (Baker).
46. Agonia pygmea, n. sp. — Pallide fulva, nitidissima .
antennis nigris articulo ultimo leviter rufescente, elytris
triente apicali, sutura marginibusque fere usque ad basim,
nigris, abdomine apice nigro, pedibus pallide fulvis, geni-
culis vix infuscatis, tarsis nigris. Capile lato, laevi, antennis
validiusculis, thorace transverso capite latiore, apice quam
basi angustiore, lateribus subparallelis, antrorsum rotun-
datis, disco convexo, laevi, sulco apicali transverso punctu-
lato, basi utrinque depresso-bifoveato; elytris thorace latio-
ribus, subparallelis, retrorsum leviter ampliatis, apice
rotundatis, fortiter bicarinatis, carina interna apice vali-
diore, carina externa basi crassiore, carina interna pone
medium a sutura divergente, primo interstitio basi punctis
crassis in serie duplici, pone medium crassissimis in serie
unica, ordinatis, secundo interstitio brevi punctis crassis
in serie triplici, deinde retrorsum in serie duplici, apicem
versus crassissimis. — Long. 3 */, mill.
D’un fulvo pallido e molto lucente; le antenne nere coll’articolo
apicale appena tinto di rossastro, gli elitri neri sul terzo apicale e
col nero che si prolunga lungo i lati e sulla sutura fino quasi a
raggiungere la base; l'addome ha l’ultimo segmento e parte del
penultimo neri; i piedi sono d'un fulvo più pallido del resto del
corpo e hanno le ginocchia molto leggermente infoscate ed i tarsi
neri. Il capo è largo, liscio, le antenne piuttosto robuste e grada-
tamente, ma leggermente ingrossate dalla base all’ apice. Il torace
è alquanto più largo del capo, un po’ più stretto alla base che
all’apice, coi lati quasi paralleli, in avanti arrotondati; il disco è |
convesso in avanti, punteggiato nel solco marginale anteriore,
con qualche punto sparso verso gli angoli anteriori e ha per
ciascun lato alla base due depressioni larghe foveiformi. Gli.
HISPIDAE DELLE FILIP PINE 115
elitri sono più larghi del torace, paralleli, appena allargati in
addietro e arrotondati all’ apice. Ciascuno ha due carene marca-
tissime : l’ interna più forte e più tagliente in addietro, |’ esterna
invece più forte e più spessa alla base; l’'interna in addietro
diverge dalla sutura. Nel primo intervallo alla base vi sono grossi
punti disposti in due serie, ma dopo la metà, essi si allargano
straordinariamente trasformandosi in vere fossette e la serie si fa
unica; nel secondo intervallo i punti alla base sono piccoli e
ordinati per breve tratto in serie triplice; ma dalla base in poi
si dispongono in una serie sola, aumentando molto di grossezza
specialmente verso |’ apice.
L’A. pygmaea non si può confondere con nessuna altra per la
scultura degli elitri che è caratteristica, essendo estremamente
forte in proporzione del corpo.
L’ unico esemplare che ha servito alla mia descrizione pro-
viene da Benguet: Baguio (Baker). Un secondo è di Luzon,
Monte Makiling (Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
47. Agonia Vandepollii, Gestro.
Distolaca Vandepollii, Gestro, Ann. Mus. Civ. Genova,
XXXVII, 1897, p. 120.
Agonia Vandepollit, Weise, Philipp. Journ., V, 1910,
p. 146. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 57. — Schultze,
Philipp: Journ >: XI LOG... 104.
Palawan (J. Waterstradt).
Luzon : Manila (C. S. Banks); Mindanao: Iligan (Baker).
L’ esemplare di Mindanao differisce dal tipo di Palawan, esi-
stente nel Museo Civico di Genova, soltanto per essere di statura,
alquanto maggiore.
18. Agonia longula, n. sp. — Llongata, testaceo-ferruginea.
nitida, antennis elyltrisque dimidio postico nigris, subtus
nigra, nitida, prosterno tantum testaceo-ferrugineo, pedibus
testaceo-ferruginets, geniculis tenue infuscatis, tarsis nigris.
Capite laevi, pone antennarum insertionem lineola trans-
versa impressa, tenui, punctulata. Thorace fere aeque longo
ac lato, apice quam basi paullo angustiore, lateribus rotun-
A16 R. GESTRO
datis, ante basim leviter sinuatis, disco convexo, pone mar-
ginem anticum sulco tenui punctulato, impresso, ante
medium lineis duabus e punctis crassis irregularibus, obli-
que dispositis, retrorsum medio convergentibus, basi utrin-
que profunde bi-excavato et crasse irregulariter punctato,
caterum laevi. Elytris bast thorace latioribus, retrorsum
modice ampliatis, apice rotundatis, margine apicali tenue
crenulato, bicarinatis, carinis basi crasstoribus, magis
elevatis, rotundatis, apicem versus acutis, bast. et apice
inter se divergentibus, interstitiis latis, punctis crassis bise-
riatim, secundo basi triseriatim, dispositis. — Long. 4 3/,
millim.
Sopra testaceo-ferruginea e lucente, con le antenne nere e gli
elitri nella metà posteriore (e in uno dei due esemplari che ho
sotto occhio un pò più della metà) neri. Il corpo al disotto è
testaceo-ferrugineo soltanto sul prosterno, il resto è nero e lucente.
I piedi sono testaceo-ferruginei, con le ginocchia leggermente
scure e 1 tarsi neri. Il capo è liscio, ma dietro l’inserzione delle
antenne si osserva una sottile depressione trasversale con qualche
piccolo punto. Il torace è quasi tanto lungo quanto largo, in.
avanti poco più stretto che alla base, coi lati distintamente’ roton-
dati e leggermente sinuosi davanti alla base. Sul disco, che è
convesso, osserviamo un solco trasverso punteggiato dietro il
margine anteriore, poi sul davanti due linee oblique, formate di
pochi punti grossi e irregolari, e convergenti nel mezzo, quasi a
guisa di V; alla base, per ciascun lato, una fossetta profonda nel
mezzo e una laterale, ambedue scolpite di punti irregolari; le
laterali si estendono più in avanti che le mediane. Gli elitri alla
base sono più larghi del torace, in addietro moderatamente allar-
gati; sono arrotondati all’ apice, ove il margine apicale è fina-
mente crenulato; ciascuno è munito di due forti carene, più
spesse e molto elevate alla base, ove sono rotonde, mentre verso
l’apice sono taglienti, alla base ed all’ apice divergenti 1’ una
dall’ altra; fra le carene si osserva una doppia serie di grossi
punti, che alla base del secondo intervallo sono più piccoli e
disposti per breve tratto in tre serie.
Di questa specie ho avuto due esemplari, ambedue provenienti
da Baguio, Benguet e raccolti da Baker.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 4117
49. Agonia apicalis, Baly.
Distolaca apicalis, Baly, Catal. Hispinae, 1858, p. 118. —
Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXIII. — Baer,
Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168.
Agonia (Agoniella) apicalis, Weise, Coleop. Catal., Hispinae ,
1911, p. 57. — Schultze, Philipp. Journ., XI, D., 1916, p. 101.
Luzon (Semper).
Iligan, Mindanao (Baker).
Attribuisco a questa specie l’esemplare ricevuto dal Prof. Baker,
per quanto essa in origine sia stata indicata di Selebes. E vero
che la descrizione del Baly è piuttosto succinta e potrebbe adat-
tarsi a più d’una specie; ma io trovo perfetta corrispondenza tanto
nelle dimensioni quanto negli altri caratteri, e perciò per ora
mantengo questa determinazione.
50. Agonia rotundicollis, n. sp. — Flavo-ferruginea, nitida,
antennis elytrorumque dimidio apicali nigris, abdominis .
apice nigro-piceo, geniculis tarsisque infuscatis. Capite laevi,
antennis breviusculis, articulis duobus primis fere aeque
longis, coeteris crasstoribus, tertio secundo vix longiore,
angustiore; thorace angusto, longitudine modice- latiore, bast
parum latiore quam apice, lateribus fortiter rotundatis,
ante basim breviter sinuatis, angulis posticis acutiusculis,
disco convexo, pone marginem anticum transverse sulcato,
sulco punctato, media basi utrinque oblique foveato, late-
ribus ad angulos posticos foveolatis, foveis punctatis, caterum
laevi, nitidissimo ; elytris thorace latioribus, retrorsum
ampliatis, apice rotundatis, disco subdeplanatis, bicostatis,
costis validis, prima apice crassiore et retrorsum magis
prolongata, spatio inter prima et secunda costa basi et
apice ampliato, interstitiis biseriatim punctatis et trans-
verse costulatis. — Long. 4 mill.
Di un giallo ferrugineo e lucente, le antenne e la meta poste-
riore degli elitri nere; il nero degli elitri si prolunga sulla sutura
in avanti, ma per brevissimo tratto; V apice dell’ addome è nero-
piceo, i tarsi e le ginocchia sono leggermente infoscati. Il capo è
liscio; le antenne, piuttosto brevi, hanno i due primi articoli più
spessi degli altri, un pò rigonfi e quasi uguali fra di loro in lun-
ghezza; il terzo è appena più lungo del secondo e più stretto. Il
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.2, Vol. VII (15 Giugno 1917). 27
148 R. GESTRO
torace è stretto, di poco più largo che lungo, con i lati fortemente
arrotondati; alla base è alquanto più largo che all'apice e sporge
agli angoli posteriori, che sono acuti e preceduti da una breve -
sinuosità; il disco è convesso e presenta un solco trasversale:
punteggiato lungo il margine anteriore: nel mezzo alla base vi
sono due fossette oblique e un’altra fossetta è situata su ciascun
lato presso l’ angolo posteriore; le fossette nel loro fondo sono
punteggiate, il resto del disco è liscio e molto lucente. Gli elitri
sono più larghi del torace e circa quattro volte lunghi; in addietro
si allargano e terminano arrotondati; sul disco, che nel mezzo è
alquanto depresso, si osservano due robuste coste, delle quali la
prima in addietro è più sporgente e si avvicina all’ apice più che
la seconda; lo spazio fra le due coste si allarga alla base e
all’ apice; gli intervalli presentano la solita scultura di grossi
punti disposti in doppia serie e separati da costule trasversali.
Luzon, Monte Makiling (Baker). Un esemplare.
‘Tipo nel Museo Civico di Genova.
51. Agonia manilensis, Weise, Philipp. Journ., V, 1910,
p. 227. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 57. — Schultze,
Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Luzon : Manila (Schultze e Banks); Luzon : Mont Makiling
(Baker); Luzon: Mont Limay (Baker); Los Bafios (P. I. Baker).
B. Elytris tricostatis.
52. Agonia opacicollis, n. sp. — Elongata, flavo-ferruginea,
capite thoraceque opacis, elytris nitidis, antennis, articulis
duobus basalibus rufescentibus exceptis, elytrorumque apice.
nigris; subtus subopaca, abdominis segmento ultimo apice
infuscato. Capite laevi. Antennis breviusculis, validis, articulis
duobus basalibus coeteriscrassioribus. Thoracelatitudineparum
longiore, antrorsum angustato, lateribus leviter rotundatis,
margine antico truncato-subrotundato, margine postico ad
scutellum utrinque sinuato, disco impunctato, basi trans-
verse depresso, linea media antrorsum abbreviata et lineola
utrinque brevi obsoletiore, elevatis. Elytris basi thorace la-
tioribus, retrorsum gradatim et modice ampliatis, apice
rotundatis, dorso sat depressis, crasse sculptis et fortiter
HISPIDAE. DELLE FILIPPINE 449
tricarinatis, carina externa, apice excepto, tenuiori. —
Long. 5-5 !/, mill.
È di colore giallo ferrugineo, con gli elitri neri all’ apice per
un tratto corrispondente quasi ad un terzo della loro lunghezza;
le antenne sono nere con i due articoli basali rossastri; il capo
ed il torace sono opachi, gli elitri splendenti. Il corpo inferior-
mente è quasi opaco e l’ultimo segmento dell’addome è un poco
scuro all’ apice. Il capo è liscio. Le antenne sono brevi e robuste
ed hanno i primi due articoli più inspessiti dei seguenti. Il torace
è poco più lungo che largo, ristretto dalla base all’ apice e coi
lati leggermente arrotondati; il suo margine anteriore è alquanto
arrotondato e il margine basale è sinuoso presso lo scudetto. Il disco
è moderatamente convesso e privo di punteggiatura; nel mezzo si
osserva una poco sporgente linea longitudinale,.che non raggiunge
l'apice e su ciascun lato una linea breve, assai meno marcata che
la mediana, e leggermente obbliqua. Gli elitri, larghi alla base più
del torace, vanno gradatamente e moderatamente allargandosi
verso l'apice, ove sono arrotondati; sono depressi sul dorso e cia-
scuno di essi presenta tre carene assai robuste; di queste l’esterna
è sporgente quasi come le altre nel tratto apicale, ma meno
marcata nel resto del suo percorso. Anche la sutura è elevata a
guisa di carena, però meno forte sopra tutto alla base in vicinanza
dello scudetto. Gli intervalli fra le carene sono occupati da punti
disposti in doppia serie e separati da forti tramezzi trasversali.
Il carattere del torace opaco e non punteggiato rende questa
specie facilmente riconoscibile. |
Ne ho esaminato due esemplari raccolti da Baker a Luzon sul
Monte Makiling, e in un invio successivo ne ho avuto altri due
provenienti da Luzon, Monte Limay (Baker) e da Los Banos
(P. I Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
33. Agonia laevicollis, n sp. — Flavo - ferruginea nitida,
antennis, articulo primo excepto, nigris, thoracis lateribus
anguste fusco marginatis, elytris pone medium nigris, colore
nigro antrorsum sutura et margine laterali breviter extenso,
abdomine nigro, tarsis infuscatis. Capite tenuissime obsolete
punciulato, antennis brevibus, articulo 1° crasso, 2° primo
aequilongo via crassiore, 3° praecedenti paullo longiore et
4920 È R. GESTRO
angustiore, sequentibus brevioribus. Thorace fere acque lato.
ac longo, apice capite subaeque lato, basi latiore, lateribus
pone apicem subparallelis, leviter rotundatis, disco parum
convexo, lateribus foveatim punctatis, caeterum laevi. Ely-
tris thorace parum latioribus, subparallelis, retrorsum via
-ampliatis, tricarinatis, carinis validis, externa tenutore,
medio interrupta, interstitiis crasse biseriatim, primo basi
uniseriatim, punctatis. — Long. 4 mill.
D’ un giallo ferrugineo, lucente, colle antenne nere, tolto ‘il
primo articolo che è rossastro; torace con un orletto sottile late-
rale scuro, elitri neri dopo la metà e col nero che si avanza, per
breve tratto, sulla sutura e lungo i lati; addome nero, tarsi scuri.
Il capo presenta punti finissimi, visibili a stento. Le antenne,
piuttosto corte, hanno il primo articolo corto e rigonfio, il secondo
lungo quanto il primo e di poco più inspessito, il terzo appena
più lungo del precedente ma più stretto e i seguenti più accor-
ciati. Il torace è quasi tanto largo quanto lungo, più largo alla
base che all’ apice ove è quasi della stessa larghezza del capo,
dietro l’ apice i lati si fanno quasi paralleli e leggermente arro-
tondati; il disco è poco convesso e, tolto alcune fossette punteg-
giate sui lati, si presenta liscio. Gli elitri sono poco più larghi
del torace, paralleli e poco dilatati in addietro; ciascuno ha tre
‘ forti carene, delle quali la terza, o più esterna, è meno marcata
e interrotta nel mezzo del suo percorso; gli intervalli presentano
grossi punti allineati in doppia serie, eccettuata la base del primo,
ove la serie è unica. {i
È somigliante alla Banksi, Weise, ma la forma e la scultura
del torace e la presenza di tre carene sugli elitri bastano a di-
stinguerla.
Isola di Basilan (Baker). Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
54. Agonia nana, n. sp. — Testacea, nitida, antennis nigris
articulis tribus basalibus et ultimi apice rufescentibus, ely-
tris apice extremo et margine laterali pone medium, nigris,
sutura leviter infuscata, abdomine, basi excepta, fusco. Capite
laevi; thorace capite parum latiore aeque lato ac longo,
basi quam apice parum latiore, lateribus rotundatis, ante
basim leviter sinuatis, angulis posticis acutiusculis; disco
‘ HISPIDAE DELLE FILIPPINE 491
antrorsum convexo, antice utrinque punctis aliquis crassis
oblique dispositis, basi media foveato-depresso, fovea utrin-
que extrorsum oblique extensa el ampliata, lateribus late
longitudinaliter foveatis, fovea inlus a carina limitata; ely-
tris thorace parum latioribus, parallelis, apice rotundatis,
tricarinatis, carina prima et secunda validis, tertia. le-
nuiori, medio interrupta, interstitiis serie duplici punctorum
preditis et transverse carinulatis. — Long. 3 */; mill.
Testacea, lucente, colle antenne nere, eccettuati i primi tre
articoli e l’apice dell’ultimo che sono rossastri; l’apice degli elitri
é nero e il nero si estende in avanti sul margine fino alla metà;
la sutura non è nera, ma semplicemente un pò più scura del
resto; l'addome é in gran parte scuro. Il capo è liscio. Il torace
è poco più largo del capo, tanto lungo quanto largo, alquanto
più largo alla base che all’apice, arrotondato sui lati, che sono
leggermente sinuati davanti agli angoli posteriori; questi legger-
mente acuti; il disco in avanti è convesso e porta, da una parte
e dall’ altra, alcuni punti grossi, allineati in serie obliqua dallo
indietro in avanti e dall'interno all’esterno; alla base è infossato
nel mezzo e |’ infossatura estendendosi obliquamente all’ esterno,
si allarga; nell’ infossatura si osservano alcuni punti; su ciascun
lato esiste una depressione ovale allungata che internamente è
limitata da una sporgenza a guisa di carena inarcata. Gli elitri
sono poco più larghi del torace, paralleli, arrotondati all’ apice ;
ciascuno ha tre carene, le prime due molto marcate e ugualmente
sviluppate nel loro decorso; la terza, o più esterna, è poco spor-
gente alla base, poi cessa nel mezzo per ricomparire dopo la
metà, ove è però meno marcata delle altre due, ma più tagliente;
in questo suo secondo tratto essa è nera, essendo compresa nel .
nero marginale dell’ elitro; gli intervalli primo e secondo sono
occupati da punti grossi e tondi disposti. in serie duplice e sepa-
rati a paia da carinule trasversali.
Mindanao : Zamboanga (Baker). Un esemplare.
Tipo nel. Leo Civico di Genova.
do 5. Agonia Weberi, Weise, Ann. Soc. Ent. Belg. , LV, 1914,
pi 178, — Coleopt. tele Hispinae, 1911, p. 57. — Schultze,
Philipp. Journ., XI D., 1916, pee ade
Palawan : [eran c M. Weber).
499 R. GESTRO
56. Agonia attenuata, n. sp. — Zlongata, nitida, glabra,
fiavo-ferruginea, antennis, elytrorum dimidio apicali pedi-
busque, femorum basi excepta, nigris, abdomine fusco.
Capite laevi. Thorace fere aeque longo ac lato, apice quam
basi angustiore, lateribus medio modice rotundatis, ante
basim sinuatis, angulis posticis acutis extrorsum vergentibus,
disco parum convexo, linea media longitudinali, antrorsum
abbreviata laevi, margine antico laevi, basi ad scutellum
transverse fortiter depresso, ulrinque oblique foveato, late-
ribus quoque foveato et oblique carinulato, his foveis irre-
gulariter punctatis, coeterum punctato, punctis omnibus
sparsis, obsolelis. Elytris bast thorace latioribus, retrorsum
vie ampliatis, lateribus parallelis, apice rolundatis, disco
subdepressis, tricarinatis, carina externa tenuiori, medio
et basi obsoleta, carinis prima et secunda basi valde ele-
vatis et inter se valde remotis, dehinc parallelis, interstitiis
crasse biseriatim. secundo bast triseriatim, punctatis. —
Long. 5 !/, mill.
Di forma allungata e snella, lucente al disopra e al disotto,
di colore giallo ferrugineo, con le antenne nere per intero e gli
elitri neri per metà; la tinta nera sugli elitri occupa un pò più
della metà posteriore e la separazione fra le due tinte non avviene
per una linea retta, poichè il nero, lungo la sutura e lungo il
margine laterale, si estende alquanto in avanti. I piedi sono sol-
tanto giallo-ferruginei alla base dei femori e nel resto neri, l’ad-
dome è interamente scuro. Il capo è liscio; le antenne sono piut-
tosto lunghe e poco robuste. Il torace è quasi tanto lungo quanto
largo, più stretto all’ apice che alla base; i lati sono arrotondati
e sinuosi davanti alla base e gli angoli posteriori sono acuti e
rivolti all’ esterno; il disco è poco convesso, nel mezzo ha un’area
longitudinale liscia elevata, che non raggiunge l’apice, alla base,
nel mezzo davanti allo scudetto, è fortemente depresso e dalla
depressione partono due larghe fossette punteggiate; ai lati esiste
una depressione larga pure punteggiata, limitata internamente da
una tenue carena obliqua; il margine anteriore e la linea mediana
elevata sono lisci, il resto presenta punti sparsi irregolari e pochis-
simo marcati. Gli elitri alla base sono più larghi del torace, in
addietro appena più larghi che alla base, arrotondati all’ apice,
con gli omeri declivi; il disco è alquanto depresso e percorso da
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 493
tre carene, delle quali la prima e la seconda robuste e ben mar-
cate e la terza (esterna) più debole delle altre, sporgente in
addietro e poco appariscente nel mezzo; la prima e la seconda
alla base sono molto elevate e discoste fra di loro, poi diventano
parallele nel resto del loro decorso. I grossi punti fra le carene
sono disposti in tripla serie alla base del secondo intervallo e in
doppia serie nel resto.
La forma del corpo piuttosto snella e la speciale forma e scul-
tura del torace caratterizzano bene questa specie, della quale ho
esaminato un esemplare, raccolto a Luzon sul Monte Makiling
da Baker.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
GONOPHORA, Baly.
57. Gonophora angusta, n. sp. — Elongata, flavo-ferru-
ginea, nitida, antennis nigris articulis duobus primis
rufescentibus, abdomine, femorum apice, tibiis tarsisque
nigris. Capite laevi, antennis longis validis; thorace longi-
tudine parum latiore, antrorsum angustalo, lateribus
parallelis antrorsum rotundatis, angulis posticis acutis ,
margine laterali crenulato, disco convexo, medio longitudi-
naliter fortiter sulcato, sulco utrinque abbreviato, ante
basim transverse profunde sulcato, sulco punctulato, caterum
crasse irregulariter punctato-foveato; elytris thorace latio-
ribus, parallelis, apicem versus tantum modice dilatatis,
apice rotundatis, tricostatis, costa tertia obsoleta, interstittis
crasse biseriatim punctatis et transverse costulatis. — Long.
5 4/, mull:
A corpo snello, di colore giallo-ferrugineo e lucente al disopra,
un pò meno lucente al disotto, coll’ addome, |’ apice dei femori,
le tibie ed i tarsi bruni; le antenne nere, eccettuati i primi due
articoli che sono rossastri. Il capo è liscio; le antenne sono piut-
tosto robuste e lunghe circa quanto la metà del corpo. Il torace
è di poco più largo della sua lunghezza, ristretto in avanti, coi
lati paralleli, arrotondati in avanti, gli angoli posteriori acuti e
il margine laterale crenulato; il disco è convesso, nel mezzo pre-
senta un solco profondo longitudinale che non raggiunge né la base
né l’apice, davanti alla base vi è un altro solco trasversale molto
largo e profondo e punteggiato; lungo il margine anteriore é liscio e
nel resto è scolpito irregolarmente di punti grossi misti a fossette. Gli
elitri sono più larghi del torace, lunghi più quattro volte di esso,
stretti, paralleli, appena leggermente allargati in addietro e arro- |
tondati all’ apice. Ciascuno è munito di tre coste, delle quali la
più esterna è ben poco distinta specialmente nel suo tratto me-
diano; la prima e la seconda, molto più sporgenti alla base che -
nel resto del loro percorso, sono quasi parallele fra di loro, diver-
gendo soltanto in modo poco sensibile per un breve tratto basale ;
gli intervalli fra le coste sono occupati da doppia serie di punti,
separati da costule trasversali.
Si distingue facilmente dalle altre specie pel corpo stretto, gli
elitri allungati e le antenne lunghe e robuste.
Davao, Mindanao (Baker). Un esemplare.
Tipo. nel Museo Civico di Genova.
58. Gonophora rufula, Gestro, Notes Leyd. Mus., XIX, 1897,
p. 68 e 175. — Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVIII, 1897, p. 61.
Palawan : Puerto Princesa (Baker). Un esemplare.
Questo esemplare differisce da quelli di Sumatra e di Perak
(Malacca) esistenti nel Museo Civico di Genova, per la colorazione,
perchè invece d'avere il capo nero colla fronte rossastra, lo ha
dello stesso colore del torace e perchè tutti i femori hanno
la base d’un giallo pallido, mentre nella rufula ciò si verifica
soltanto nel pajo anteriore. Mancano differenze nella forma
e nella scultura e perciò parmi debba trattarsi di una semplice
varietà.
59. Gonophora apicalis, Baly, Cat. Hisp., 1358, p. 116. —
Chap., Anni (Soc; Mot.) Bele. XIX) 1870" pp Xx —— Baer
Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168. — Weise, Coleopt. Catal.
Hispinae, 1911, p. 57. — Philipp. Journ., VIII, 1913, p. 237. —
Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Luzon (Semper).
Luzon : Rizal, Montalban Gorge (Ch. S. Banks). Los Banos_
(P. I. Baker). Mindanao : Zamboanga e Davao Cee 224 :
Baguio (Baker).
Varia nella statura e nell’estensione del nero apicale degli
elitri.
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>. HISPIDAE DELLE FILIPPINE 495
60. Gonophora femorata, Weise, Philipp. Journ., VII, 1913,
p. 237. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Negros Occidental : Bago (Ch. S. Banks); Palawan : Bacuit
(GC. M. Weber) | |
61. Gonophora bimaculata, Chap.
Distolaca bimaculata , Chap., Ann. Soc. Ent. Beles enni
1876, p. XXII]. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168.
Gonophora bimaculata, Weise, Ann. Soc. Ent. Belg., LV,
1911, p. 77. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 53. —
Schultze, Philipp. Journ., XI, PGs po 104:
Est di Mindanao (Semper).
62. Gonophora Chapuisi, Baly, Entom. Monthl. Mag., XII,
ET de OSE eA Soc. Ent. Brancs 13886. \lesde=
Weise, Coleop. Catal., Hispmae, 1911, p 58. — Schultze,
Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Is. Filippine, senza altra indicazione.
63. Gonophora maculipennis, Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen.,
XE T90G cape zo Weise | Coleopt. Catal., Hispinae, 1911,
p. 58. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Mindanao (J. Waterstradt). |
In un esemplare di Davao (Mindanao) ricevuto dal Prof. Baker,
la macchia nera mediana basale del torace è più grande che nel
tipo e le macchie nere degli elitri sono più estese; la prima,
ossia l'anteriore, raggiunge la sutura e le altre due si prolun-
gano all’esterno fino a congiungersi colla macchia marginale cor-
rispondente, formando così due fascie; il resto concorda col tipo.
64. Gonophora lineata, Baly, Ann. & Mag. Nat. Hist. (5), I,
1878, p. 42. — Weise, Coleopt. Catal. , Hispinae, 1911, p. 58.
— Schultze, Philipp. Journ. XI, 1916, p. 101.
Isole Sulu (7). .
65. Gonophora tibiaiis, Baly, Ann. & Mag. Nat. Hist. (5), I,
1878, p. 42. — Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 58. —
Schultze, Philipp. Journ., XI, 1910: pe 101.
soley Sul"
; () È per errore che il Baly (loc. cit.) ascrive alla Nuova Guinea le isole Sulu,
che appartengono all’ Arcipelago delle Filippine.
426 R. GESTRO
MONOCHIRUS, Chap.
66. Monochirus callicanthus, Bates, Proc. Zool. Soc. Lond.,
1866, p. 354. — Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXV.
— Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168. — Gestro,
Ann. Mus. Civ. Gen., XX XVIII, 1897, p. 74. — | Weise,
Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 60. — Philipp. Journ., VIII,
1913, p. 238. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Luzon (Semper).
Luzon : Manila (Ch. I. Banks); Laguna, Los Banos (Baker).
Specie descritta da esemplari di Formosa.
67. Monochirus mestus, Baly, Ann. Mus. Civ. Gen., XXVI,
1888, p. 662. — Gestro, ibid., XXX, 1890, p. 245. — XXXVIII,
1897, p. 73. — XXXIX, 1898, p. 217. — Bull. Soc. Entom. Ital.,
XXXIV, 1902, p. 55. —- Ann. Mus. Nat. Hune., V, 1907, p. 77.
— Bull. Soc. Entom. Ital., XLI, 1909, p. 147. — Weise, Coleopt.
Catal., Hispinae, 1914, p. 60. — Philipp. Journ., VII, 1913,
p. 238. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 101.
Hispellinus moestus, Weise, Deutsche Entom. Zeitschr., 1897,
p. 126 e 145.
Luzon : Benguet, Trinidad (Banks), Bued River (H. M. Curran).
Descritta di Birmania, questa specie fu poi trovata a Ceylan,
Sumatra, Nias, Giava e Borneo.
DACTYLISPA, Weise.
68. Dactylispa bipartita, Guér.
Hispa bipartita, Guér., Voy. Coquil. Zool., 1830, II, p. 141.
— Ritsema, Midden-Sumatra, IV, 1887, p. 180. — Gestro, Ann.
Mus. Civ. Gen., XXXVIII, 1897, p. 109. fig. p. 110. — XXXIX,
1898, p. 217. — Not. Leyd. Mus., XIX, 1397, p. 175.
Dactylispa bipartita, Weise, Deutsch. Entom. Zeit., 1897,
p. 150. — Gestro, Bull. Soc. Ent. Ital, XXXIV, 1902, p. 151. —
XLI, 1909, p. 149. — Weise, Coleopt., Catal., Hispinae, 1911,
p. 64. — Sue Philipp. Journ., XI, 1916, iL 101.
Palawan, Iwahig (Schultze).
Abita Malacca, Sumatra, Nias, Giava e Borneo.
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 497
69. Dactylispa miranda, n. sp. — Flavo-ferruginea, nitida,
antennis, articulis basalibus exceptis, dilutioribus, thoracis
disco opaco, spinis apice summo infuscatis; elytris flavo-
ferrugineis subpuniceis, plaga magna communi nigra, nigro-
spinosis, spinis marginalibus basi flavis, spinis brevioribus
alternantibus pallide flavis, apice obsolete fuscis. Capite
fere laevi, antennis longis, gracilibus, articulo basali valde
elongato, secundo brevissimo, tertio primo fere aequilongo,
ceteris brevioribus. Thorace brevi, transverso, apice valde
angustato, lateribus pone spinas subangulatim sinuatis ,
disco deplanato, pone spinas anticas depresso et parce punc-
tulato, ante basim transverse profunde sulcato, spinis anticis
longis, validis, inter se fere parallelis, appendiculatis, late-
ribus utrinque trispinosis, spinis e stipite communi orientibus,
stipite valido elongato, duobus anticis longis, media quam
antica paullo longiore, appendiculata, postica brevissima
stipitis basi adnexa, relrorsum oblique vergente. Scutello
sat lato, subsemicirculari, opaco, laevi. Elytris thorace
latioribus, sat elongatis, retrorsum modice ampliatis, apice
rotundatis, dorso converis, striato-punctatis, spinis discoida-
libus mediis longis, spinis marginalibus quam discoidatibus
longioribus, cum brevioribus irregulariter alternantibus ,
apicalibus brevibus. — Long. 6 mill.
Questa specie, come la precedente, fa parte della sezione di-
stinta pel carattere delle spine laterali del torace in numero di
tre e sostenute da uno stelo comune. Il colore generale è giallo
ferrugineo e le antenne, eccettuati 1 due primi articoli, sono d’un
testaceo chiaro. Gli elitri si possono qualificare anche essi come
giallo-ferruginei, ma presentano una tendenza al rosso (!); essi
sono lucenti, mentre il torace, sul disco è opaco ed hanno una
ampia macchia nera comune, che occupa una larga parte del
disco, mantenendosi però più vicina all’ apice che alla base. Le
spine del torace hanno l’ apice estremo scuro; quelle degli elitri
sul disco sono nere, sul margine nere colla base gialla; ma fra
.(1) Questo colore è ben difficile ad esprimersi con un nome, come del resto accade
molto sovente per gli insetti. In questo caso la tinta che meno si scosta dal vero
sarebbe quella rappresentata nella tavola XIV, figura é del Ridgway (Color standards
and color nomenclature, Washington 1912) sotto il nome di « Vinaceous-Rufous ». In
generale, appunto per la grande difficoltà che si incontra, la nomenclatura dei colori
nelle descrizioni è tutt'altro che esatta e certi aggettivi, per esempio testaceus, si
usano troppo spesso in modo male appropriato.
498 | | R. GESTRO
queste marginali ne esistono delle altre molto corte, giallo pallide,
coll’ apice appena visibilmente tinto di scuro. Le antenne sono
molto lunghe e gracili; il primo articolo è molto lungo, il secondo
brevissimo, il terzo quasi tanto lungo quanto il primo, i seguenti
gradatamente decrescenti in lunghezza. Il torace è largo e tra-
sverso, molto stretto in avanti, coi lati dietro le spine laterali
quasi angolosamente rientranti; il disco è piuttosto piatto, dietro
le spine anteriori è leggermente depresso e munito di pochi punti,
davanti alla base è trasversalmente e fortemente solcato. Le spine
anteriori sono lunghe e robuste; di esse la posteriore è impiantata
quasi verticalmente sul disco, di poco più lunga dell’ anteriore e
appendiculata; le coppie sono quasi parallele fra di loro; le spine
laterali sono in numero di tre e sostenute da uno stelo comune,
robusto, abbastanza lungo e molto dilatato alla base; di esse la
mediana è di poco più lunga dell’ anteriore e appendiculata, la
terza (0 posteriore) è brevissima, fissata alla base dello stelo
comune e rivolta obbliquamente all’indietro. Gli elitri sono più
larghi del torace, abbastanza lunghi, poco allargati in addietro e
arrotondati all’ apice, convessi e striato-puntati; ciascuno ha: tre
spine basali, brevissime, gialle a punta scura; tre omerali, delle
quali due esterne più lunghe e una interna brevissima, (delle
due esterne, la posteriore più lunga, nera e le altre gialle ad
apice scuro); e circa otto discoidali, delle quali le tre mediane e
più vicine alla sutura, sono le più lunghe. Le spine marginali,
dalla base all’angolo apicale esterno, sono più lunghe che le
discoidali, dall’ angolo apicale esterno alla sutura sono molto corte
e gradatamente accorciate; nello spazio fra una spina e l’altra
‘stanno intercalate spine molto corte ed esili, giallo pallide, colla
punta scura; il numero delle spine marginali maggiori, senza
contare le minute interposte, è per ciascun elitro di 10.
Di questa bellissima specie, vicino alla claduphora e alla
longicuspis, ho esaminato quattro esemplari, tutti di Mindanao,
‘Davao, Zamboanga e Butuan (Baker). L’ ultimo rappresenta una
curiosa varietà mancante completamente dell’area nera sugli elitri.
Attribuisco pure a questa specie un esemplare del M.'° Maki-
ling (Baker), benchè più piccolo di statura e colle antenne scure.
70. Dactylispa cladophora, Guér.
Hispa cladophora, Guér., Rev. Zool., 1841, p.
=
i =
po ah
a Ot ee
a nio A
%
| HISPIDAE DELLE FILIPPINE 429
Me *
Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876, p. XXV. — Baer,
[if Ann. Soc. Ent, Franc., 1886, p. 169. — Gestro, Ann. Mus. Civ.
Con XX, 4885, pi 176. Ibid XXXVII; 1897, p, 109,
i ‘ fig. nel testo.
Dactylispa cladophora, Weise, Philipp. Journ., V, 1910,
p. 146. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 64. — Schultze,
Philipp: Journswe Xl; 19460, p: 102. |
Luzon i
Luzon, Manila (W. Schultze, Banks).
Abita anche la penisola di Malacca e le isole della Sonda.
Tuo Dactylispa dimidiata, Gm
. Hispa dimidiata, Gad, Ann. Mus. Civ. Gene XXII, 1885,
RESA IZZO
Dactylispa dimidiata, Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911,
p. 65. — Philipp. Journ., VII, 1913, p. 238. — Schultze,
Philipp Journ xy LONG sip. 102:
Bohol (A. ii e Mc Gregor).
Descritta di Selebes.
72. Dactylispa infuscata , Chap.
Hispa infuscata, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876,
p. XXVI. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 169.
Dactylispa infuscata, Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911,
p. 66. — si Journ., 1913, p. 238. — Schultze, Philipp.
» Journ: XI, 1946), p.- 102. |
pie ani
Mindoro : Magaran (W. at
73. Dactylispa palliata, Chap.
Hispa palliata, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876,
p. XXV. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 169.
—_ Dactylispa palliata, Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911,
p. 67. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 102.
Parti Deal Te di Mindanao (Semper). ,
7A. pactvigne vittula , Chap.
Hispa vittula , Si Ann. Soc. Ent. Bele, XIX, 1876,
ù XXV. — Baer, Ann. Soc. Ent. Fran., 1886, p. 169.
130 R. GESTRO
Dactylispa vittula. Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911,
p. 70. — Philipp. Journ., VII, 1913, p. 238. — Schultze,
Philipp. Journ., XI, 1916, p. 102.
Luzon e parti orientali di Mindanao (Semper).
Luzon, Laguna, Los Banos (Baker). Cebu: Danao (W. D.
Smith).
75. Dactylispa puberula, Chap.
Hispa puberula, Chap. Ann. Soc. Ent. Belg., XIX, 1876,
p. XXVI. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 169.
_ Dactylispa puberula, Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1914,
p. 68. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 102.
Parti orientali di Mindanao (Semper).
76. Dactylispa Perroteti, Guér.
Hispa Perroteti, Guér., Rev. Zool., 1841, p. 12.
Dactylispa Perroteti, Weise, Deutsche Entom. Zeitschr., 1897, —
p. 144 e 149. — Coleopt. Catal., Hispinae, 1911. p. 68. — Schultze,
Philipp:) Journ; Xl; 1916, op. 102:
Questa specie fu da Guérin-Méneville descritta dei Nilghiri,
ove fu scoperta dal Perrotet. Weise (Deutsch. Ent. Zeitschr., 1897,
p. 149) la ascrive appunto a questa regione; ma più tardi (nel
Catalogo del 1911) sopprime i Nilghiri e vi sostituisce le località
Borneo e Filippine.
77. Dactylispa acanthomela, n. sp. — Flavo-straminea, sat
nitida, antennis nigris articulis apicalibus rufescentibus,
elytrorum spinis omnibus discoidalibus, et duabus margi-
nalibus ad angulos posticos, nigris. Capite laevi, fronte linea
media longitudinali obsoleta impresso; antennis gracilibus,
linearibus, apice leviter incrassatis. Thorace transverso ante
spinas fortiter angustato, lateribus pone spinas sinuatis,
disco subdeplanato, opaco, obsolete irregulariter punctulato,
ante basim late transverse depresso; spinis anticis inter se
subparallelis, lateribus utrinque spinis 3 armatis, his spinis
e slipite communi orientibus, media cateris longiore; spints
thoracis appendiculatis. Elytris thorace latioribus, lateribus
subparallelis, apice rotundatis, dorso sat convexis, striato-
punctatis, albo-pilosulis; spinis discoidalibus utrinque 12,
HISPIDAE DELLE FILIPPINE 131
quarum 3 humeralibus, marginalibus 14, apicalibus bre-
vibus. — Long. 4 millim.
Appartiene al gruppo di specie distinto dalla presenza, sui lati
del torace, di tre spine riunite alla base in uno stelo comune.
_E di un colore giallo-paglia, abbastanza lucente: le antenne
Sono nere, tolti gli ultimi articoli che tendono al rossastro e sono
pure nere le spine discoidali degli elitri e due marginali all’ an-
golo posteriore di essi. Il capo è liscio e nel mezzo della fronte
presenta una lineetta impressa longitudinale assai poco appari
scente. Le antenne, piuttosto lunghe e lineari, hanno gli ultimi
quattro articoli un poco più ingrossati dei precedenti. Il torace è
trasverso, ristretto all’ apice, largo alla base e coi lati dietro le
Spine sinuosi; il disco è piuttosto piatto, opaco, con punteggiatura
ben poco marcata e irregolare e con una depressione trasversale
davanti alla base; le coppie di spine anteriori sono fra di loro
quasi parallele; la spina posteriore si può dire verticalmente im-_
piantata sul piano del disco; essa è appendiculata e più lunga
dell’anteriore; ciascun lato è armato di tre spine abbastanza lunghe,
saldate alla base in uno stelo comune, robusto ma breve; di esse
la mediana è la più lunga e l'anteriore la più breve; però la
differenza di lunghezza non è grande; la mediana è appendiculata.
Gli elitri sono più larghi del torace, arrotondati all’ apice, con i
lati paralleli; sul dorso, abbastanza convesso, muniti di peli fini
bianchi, striato-puntati, la scultura però poco profonda. Gli omeri
sono armati di tre spine, delle quali |’ anteriore è gialla, molto
più corta e più gracile delle due seguenti, che sono nere; le altre
Spine discoidali sono lunghe e abbastanza robuste, alquanto rigonfie
alla base, ciascun elitro ne ha 12. Le spine marginali, più gra-
cili e un poco più lunghe delle discoidali, sono 14 per ciascun
lato e di esse le 5 apicali sono assai brevi.
L'unico esemplare qui descritto proviene da Baguio, Benguet
(Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
78. Dactylispa hirtella, n. sp. — Flavo-ferruginea, subtus
cum pedibus dilutiore, nitida, albo pilosa, antennis, articulis
apicalibus exceptis, fuscis, spinis thoracicis et marginalibus
elytrorum apice summo infuscatis, elytrorum spinis discoi-
dalibus, humeris et basi exceptis, nigris. Capite longitudina-
i Ne
132
R. GESTRO
liter medio sulcato, juxta oculos albo piloso; antennis arti-
culo 1° caeteris longiore, 2° caeteris multo breviore, sequen-
libus subcylindricis, 7°-10° procedentibus vix crassioribus,
ultimo precedenti paullo longiore, apice acuminato. Thorace
transverso, basi quam apice latiore, margine antico porrecto
rotundato, lateribus pone spinas subparallelis et leviter si-
nuatis, disco pone apicem et ante basim transverse depresso,
linea media angusta longitudinali utrinque abbreviata, laevi,
_ coeterum parum profunde punctato, brevissime et tenue albo
pilosulo; spinarum anticarum _ramusculi inter se leviter
divergentibus, spinis apice breviter bifurcatis, postica ver-
ticali, antica breviore, antrorsum oblique vergente et leviter
incurva; spinis lateralibus 3 e stipite communi brevi orien-
tibus, duabus anticis validioribus, apice breviter bifurcatis,
antrorsum oblique vergentibus, postica pracedentibus tenu-
tore et multo breviore, simplici, retrorsum oblique vergente.
Scutello lato subtriangulari, apice late rotundato, alutaceo.
Elytris thorace latioribus subparallelis, retrorsum vie am-
pliatis, albo pilosis, pilis. tenuibus, longis, erectis, crasse
et crebre seriatim punctatis, spinis marginalibus longioribus,
apicalibus brevibus, discoidalibus validioribus. — Long. 3 */,
millim.
Giallo-ferruginea, lucente, colle antenne scure, eccettuati i tre
articoli apicali; le spine del torace e quelle del margine degli
elitri hanno l’ estremo apice appena visibilmente tinto di scuro, le
spine discoidali degli elitri, tolte le omerali e le basali, sono nere.
Il corpo inferiormente e specialmente i piedi sono più sbiaditi delle
parti superiori. Il capo è longitudinalmente solcato nel mezzo e
ornato di peli bianchi lungo gli occhi. Le antenne sono lunghe,
col primo articolo più lungo ed anche un poco più spesso degli
altri, il secondo molto breve, i seguenti quasi cilindrici e quasi
uguali fra di loro, fino al settimo e agli altri tre seguenti che —
sono molto leggermente inspessiti; l’ultimo è un tantino più —
lungo del precedente e termina assottigliato a punta. Il torace è
trasverso, più largo alla base che all’ apice, col margine anteriore
sporgente in avanti e arrotondato, i lati quasi paralleli dietro le =
spine e leggermente sinuati, il disco depresso trasversalmente
dietro l’apice e davanti alla base, con una linea longitudinale
mediana, accorciata in avanti e in addietro e liscia e il resto
HISPIDAE DELLE FILIPPINE
coperto di punti poco profondi, muniti di peli bianchi brevissimi
e finissimi. Le spine del margine anteriore sono alquanto diver-
genti fra di loro; la posteriore, che é alquanto più lunga è ver-
ticale, l’ anteriore è rivolta obliquamente in avanti e leggermente
incurvata dal basso in alto; entrambe sono brevemente biforcate
all’ apice. Le spine laterali sono tre sostenute da una base lunga
e stretta; le due anteriori sono di lunghezza quasi uguale fra di
loro, brevemente biforcate all'apice e dirette obliquamente allo
esterno e in avanti; la posteriore, molto più corta e più gracile
delle precedenti, è rivolta alquanto all’ indietro. Lo scudetto è
grande, triangolare coll’ apice largamente arrotondato, e alutaceo.
Gli elitri sono più larghi del torace, paralleli e poco allargati in
addietro; essi presentano peli bianchi sottili, lunghi ed eretti e
sono scolpiti da punti grossi e fitti allineati in serie; le spine
marginali sono più lunghe delle discoidali ma all’ apice si accor-
ciano; dalla base fino all’angolo suturale se ne contano a un
dipresso diciotto per ciascun elitro; le spine discoidali sono un pò
più corte e più robuste.
Mindanao : Davao (Baker). Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
79. Dactylispa angusta, n. sp. — Hlongata, flavo-ferrugi-
nea, nitida, antennis elytrisque, triente basali excepto ,
nigris, thoracis elytrorumque basis spinis apice infuscatis,
abdomine nigro-piceo, geniculis tarsisque leviter infuscatis.
Capite inter oculos irregulariter punctulato, vertice laevi 5
antennis sat elongatis, articulis quinque ultimis leviter in-
crassatis et arcte adpressis. Thorace transverso, antrorsum
valde anguslato, lateribus pone spinas leviter late sinuatis,
angulis posticis acutis, disco subdeplanato transverse bisul-
cato, linea media longitudinali impressa exilissima, margine
antico inter spinas tenuissime transverse striolato, coeterum
obsaletissime vage punciulato, spinis anticis inter se subpa-
rallelis, apice bifurcatis, postica subverticali, antica fere
horizontaliter antrorsum vergente, lateribus trispinosis,
spinis duabus anticis basi conjunctis, appendiculatis , postica
parum longiore, tertia libera brevissima. Scutello lato, semi-
circulari, opaco. Elytris thorace latioribus, lateribus paral-
lelis, apice rotundatis, disco convexis, crebre irregulariter
Ann. del Mus. Civ. di St. Nat. Serie 3.3, Vol. VII (15 Giugno 1917). 28
4
134 R. GESTRO
punctato-striatis, spinis discoidalibus, basalibus exceptis,
longis vatidis, basi inflatis, marginalibus fere aeque longis
sed minus validis, npicalibus brevioribus. — Long. 5 */, millim. —
Giallo-ferruginea e lucente; antenne nere, elitri nei due terzi
apicali neri, col nero che si spinge leggermente in avanti nel
mezzo; spine del torace e della base degli elitri coll’ apice legger-
mente scuro, quelle della parte nera degli elitri uguali alla tinta
del fondo; addome nero-piceo, ginocchia e tarsi appena tinti di
scuro. Il capo ha leggera ed irregolare punteggiatura in mezzo
agli occhi e sul vertice è liscio; le antenne sono abbastanza lunghe
e i loro ultimi articoli, a cominciare dal settimo, sono un poco
più inspessiti dei precedenti e più strettamente avvicinati fra di
loro. Il torace è piuttosto stretto, trasverso, molto ristretto
all’ apice; i lati dietro le spine presentano una larga, ma poco
profonda sinuosità e gli angoli posteriori sono acuti; il disco è
alquanto appiattito e percorso da due solchi trasversali, uno
quasi a livello dell’ inserzione delle spine laterali e I’ altro vicino
alla base; nel mezzo si osserva a stento una finissima linea im-
pressa longitudinale, sul margine anteriore fra le due spine vi
sono alcune lineette trasversali, sottilissime e parallele fra di loro;
sul resto del disco appena si scorgono traccie di impressioni super-
ficiali puntiformi, irregolari. Le due coppie di spine anteriori sono
quasi parallele fra di loro; la posteriore è quasi verticale , l’ante-
riore, alquanto più corta, si rivolge quasi orizzontalmente in
avanti; ambedue sono biforcate all’ apice. Le spine laterali sono
tre, due lunghe, saldate insieme alla base in un brevissimo stelo
comune, la terza brevissima, libera, però inserita presso la base.
dello stelo; delle due anteriori la posteriore è leggermente più
lunga; ciascuna di esse è munita, circa verso la metà, di due
brevi spinule. Gli elitri sono lunghi e stretti, paralleli, arrotondati —
all’ apice; il disco è convesso e armato sulla porzione posteriore
nera, di spine piuttosto lunghe e robuste, rigonfie alla base; le
spine basali sono più brevi, le marginali sono quasi lunghe come
le discoidali, ma meno robuste e diventano gradatamente più brevi
verso l'apice; nell’unico esemplare che sto osservando se ne con-
tano quattordici sull’elitro destro e solo undici bene sviluppate sul
sinistro, essendo le altre tre abortite (*). |
(') L’ assimetria nel numero delle spine marginali si verifica non di rado oe
genere Dactylispa.
. | HISPIDAE DELLE FILIPPINE 135
Questa specie, bella e ben distinta pel suo corpo allungato,
proviene da Los Banos (P. L Baker).
Tipo nel Museo Civico di Genova.
80.. Dactylispa Bakeri, n. sp. — Testaceo-ferruginea, nitida,
antennis fuscis, thoracis disco infuscato, spinis apice ex-
tremo fuscis, elytrorum spinis marginalibus apice extremo
fuscis, discoidalibus, basi excepta, nigris, subtus, cum
pedibus, testacea, minus nitida. Capite medio longitudina-
liter sulcato; antennis gracilibus, articulo primo coeteris
longiore et crassiore. Thorace valde latiore quam longo,
apice angustato porrecto rotundato, lateribus pone spinas
leviter sinuatis, disco deplanato, pone apicem transverse
depresso sulcato, ante basim latius .transverse depresso,
linea media longitudinali parum elevata, tenue sulcata,
utrinque abbreviata, laevi, ceeterum punctis latis umbilicatis
sparso; ramusculis spinarum anticarum inter se parallelis,
spinis apice bifurcatis, postica verticali, antica antrorsum
oblique vergente; spinis lateralibus 4, quarum 3 e stipite
brevi et lato orientibus, duabus anticis longioribus profunde
bifidis, postica breviore simplici, quarta libera brevissima.
Scutello lato, semicirculari, opaco. Elytris thorace latiori-
bus, retrorsum leviter ampliatis, convexis, seriatim crebre
et crasse punctatis, interstitiis leviter, basi et apice magis,
elevatis, spinis marginalibus quam discoidalibus longioribus,
cum minoribus irregulariter alternantibus, apicem versus
gradatim abbreviatis, spinis discoidalibus retrorsum leviter
incurvis, basi et prope suturam brevioribus. — Long. 5 !/,
millim.
_Al disopra è testaceo-ferruginea, lucente, colle antenne e il
disco del torace più scuri, al disotto è meno lucente, le spine
del torace e quelle marginali degli elitri hanno appena l’estremità
tinta di scuro, le discoidali invece sono nere con la base del colore
del fondo. Il capo presenta nel mezzo un solco longitudinale. Le
antenne sono abbastanza lunghe e gracili; il loro articolo basale
è più lungo e più robusto di tutti ed uguaglia in lunghezza i due
seguenti presi insieme, il secondo è il più corto, il terzo edi
seguenti sono a un dipresso uguali fra di loro in lunghezza e solo
gli ultimi quattro sono leggermente più corti dei precedenti, con-
io e sporgente e i lati dietro le. spine leggermente sinua
il disco è piuttosto appiattito, trasversalmente ‘depresso dietro
l’ Li e più largamente davanti alla base; nel mezzo esiste |
un’ area longitudinale stretta alquanto elevata, MUCO) solcata
mentre il resto del disco è sparso di punti larghi ombilicati. Le
spine del margine anteriore sono parallele fra di loro, la poste-
riore è verticale, l’ anteriore è rivolta obliquamente in avanti;
entrambe hanno l'apice biforcato; le spine laterali sono quattro, —
delle quali le tre anteriori riunite alla base in uno stelo comune
largo e corto e la quarta libera; delle tre anteriori le prime due na
sono le più lunghe, quasi ugualmente lunghe e ambedue profon- _
damente bifide, mentre la terza è semplice e molto più corta; lati
quarta è brevissima. Gli elitri sono notevolmente più larghi del
torace e in addietro un poco dilatati; la loro scultura consta di
punti grossi e fitti, allineati in serie separate da interstizii mode-
ratamente elevati e più marcati alla base e all’apice. Le spine
marginali sono più lunghe delle discoidali, alternanti molto irre-
golarmente con spine più corte e in numero di circa 18 per ciascun
elitro; dall’ angolo esterno apicale alla sutura esse vanno gradata-
mente scemando in lunghezza e le ultime sono molto corte. Le |
spine discoidali sono più corte delle marginali e leggermente ;
incurvate all’ indietro; quelle della serie più esterna, che sono in
continuazione della cresta omerale , sono le più lunghe e sono pure a4
lunghe quelle situate sulla sporgenza apicale, mentre alla base Cie
presso la sutura sono più corte.
Questa specie, per il carattere della spina apicale anteriore
biforcata, deve ascriversi al gruppo delle Triplispa. Essa è nomi-
nata in onore del Prof. C. F. Baker, che tanto attivamente con-
corre a farci conoscere le ricchezze della fauna cole Filippine.
Mindanao : Davao. Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
RAR
hs
io
Wed
| HISPIDAE DELLE FILIPPINE
PLATYPRIA, Guér.
81. Platypria Invreae, n. sp. — Subquadrata, nitida, glabra,
ferruginea, elytrorum plaga magna communi postmediana
| Cum spinis nigra, lobum posticum spinasque duas angulares
So amplectente, thoracis lobis 6 - spinosis; elytris utrinque bilo-
Ni batis, lobo antico 5- spinoso, postico 3 - spinoso, humeris
3-spinosis, margine apicali utrinque 5- spinoso, dorso
striato-punctatis, spinis discoidalibus majoribus utrinque
3, validis, basi inflatis ; SOS flavo-ferruginea. — Long. 5 1/,
millim.
Al disopra è abbastanza lucente, di colore ferrugineo ; gli
elitri nella loro metà posteriore presentano una larga macchia
comune nera, che in avanti si spinge ad angolo sulla sutura e in
addietro si estende ai lobi posteriori e alle due prime spine del
margine apicale, lasciando però libero uno stretto lembo margi-
nale. Al disotto è giallo-ferruginea, alquanto meno lucente. I piedi
sono ferruginei. Il capo ha un solco frontale longitudinale ben
marcato. Il torace è trasverso, col disco opaco, non punteggiato,
depresso all’ apice e trasversalmente solcato alla base; i lobi late-
«°°» rali sono lunghi e molto angustati all’ estremità e le loro spine
sono piuttosto lunghe. Elitri striato-puntati, con punteggiatura fitta
e abbastanza regolare; gli omeri sono armati di tre spine corte,
i ma robuste, delle quali Ja mediana è leggermente più lunga delle
«altre; il lobo anteriore è è largo alla base e munito di cinque spine
quasi uguali fra di loro; il lobo posteriore è stretto e armato di
tre spine anche esse quasi uguali fra di loro; il tratto di margine
fra un lobo e l’altro presenta due spine dii il margine
‘apicale ha per ciascun elitro cinque spine che diminuiscono gra-
datamente di lunghezza dall’ angolo apicale esterno alla sutura. Il
disco è armato su ciascun elitro di cinque spine, delle quali le
tre maggiori si trovano nella metà posteriore, comprese nei limiti
della macchia nera; queste tre spine sono molto robuste, special-
mente l’anteriore, e rigonfie alla base; la prima (anteriore) e la
terza sono impiantate sul secondo interstizio, la seconda (inter- —
media fra le due) sta invece sul quarto; delle due spine minori
a una trovasi dietro le spine omerali ed ha colore ferrugineo ,
ND Ody MAR SUA È Sg IERI ENP gett SES y Rin
138 R. GESTRO’
l’altra, che è compresa nella macchia nera, è situata im vicinanza
e un pò più addietro della prima spina maggiore.
Questa nuova Platypria è somigliante alla longispina, Chap.
ma è facile riconoscerla a primo aspetto dalla macchia nera eli-
trale molto più ampia ed estesa al lobo posteriore e a due spine
apicali; però siccome tanto in questo genere, come in altre Hispinae
si osservano variazioni nella distribuzione del. colore, resta come —
carattere valido distintivo il numero delle spine discoidali mag- —
giori, che nella longispina, sono due e in questa tre per ciascun
elitro. Osservando le due specie lateralmente, la differenza appa- |
risce marcatissima; dippiù nella Invreae le 3 spine maggiori |
sono più robuste e più rigonfie alla base. Non parlo di altre mi-
nute particolarità, perchè il carattere ora accennato è piu che
sufficiente per distinguere le due specie.
Malinao, Tayabas (Baker). Un esemplare.
Tipo nel Museo Civico di Genova.
Mi compiaccio dedicare questa graziosa specie all’amico sincero
Marchese Fabio Invrea, appassionato cultore degli studii entomo-
logici.
82. Platypria longispina, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX,
1876, p. XXVII. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168.
— Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVII, 1897, p. 115. —
Weise, Coleopt. Catal., Hispmae, 1911, p. 74. — Schultze ,
Philipps Journ ls ebOno cc. 0208
Mindanao, parte S. O. (Semper).
Mindoro, Magaran (Schultze). Tacloban, Leyte (Baker).
83. Platypria subopaca, Chap., Ann. Soc. Ent. Belg., XIX,
1876, p. XXVII. — Baer, Ann. Soc. Ent. Franc., 1886, p. 168.
— Gestro, Ann. Mus. Civ. Gen., XXXVHI, 1897, p. 115. —
Weise, Coleopt. Catal., Hispinae, 1911, p. 74. — Schultze,
(Ehilipp.FJournes XI, 1916 op. 2102:
Parti orientali di Mindanao (Semper).
84. Platypria ferruginea, Weise, Philipp. Journ., VIII, 1913,
p. 238. — Schultze, Philipp. Journ., XI, 1916, p. 102.
Mindoro : Magaran (Weber e Schultze).
si . HISPIDAE DELLE FILIPPINE 439
85. Platypria infuscata, n. sp. — Subquadrata, parum
nitida, thoracis disco opaco; supra testaceo-ferruginea ,
antennis flavo-ferruginets, articulis duobus basaiibus fuscio-
ribus, thorace vittis duabus longitudinalibus latis, antror-
sum abbreviatis, nigris, elytris disco nigro-piceis, rufo
inconspicue variegatis, margine laterali et apicali, lobo
spinifero postico excepto, testaceo-ferrugineis; corpore infra
pedibusque flavo-ferrugineis. Capite linea media tenui lon-
gitudinali impresso ; thorace transverso, disco medio punctis
aliquis sparsis, sulco basali transverso punctulato, lobis
latis sexspinosis; scutello lato, sub-triangulari ; elytris latis,
parallelis, humeris minute denticulatis, lobo antico lato,
sexspinoso, lobo postico trispinoso, margine inter lobos
spina tenuissima armato, margine apicali utrinque spinis
quinque brevibus, introrsum decrescentibus, spinulis minu-
tissimîs irregulariter intermixtis, disco convexis, striato-
punciatis, interstitiis elevatis, utrinque spinis duabus bre-
vibus conicis crassis, antica, crassiore, in primo interstitio,
secunda în secundo sitis, spinulisque parum conspicuis prope
apicem. — Long. 6 millim.
Il corpo è poco lucente e il disco del torace è opaco; il capo,
il torace e lo scudetto sono di un testaceo ferrugineo; le antenne
sono giallo-ferruginee con i due primi articoli leggermente più
scuri; il torace ha due strisce nere longitudinali, larghe, parallele
fra di loro e non raggiungenti il margine apicale; gli elitri sono
sul disco nero picei, variegati di rossastro in modo poco appari-
scente, i margini laterale ed apicale sono testaceo ferruginel,
compreso il lobo anteriore, ma escluso il posteriore, sul quale si
continua il nero piceo del disco; il corpo inferiormente ed i piedi
sono giallo-ferruginei. Sul capo si osserva una lineetta impressa,
longitudinale, mediana. Il torace è trasverso; sul disco esiste
una sottile linea impressa mediana, poco appariscente in avanti e
un poco più marcata in addietro ove va a raggiungere il solco
trasversale della base; nel mezzo del. disco vi sono pochi punti
sparsi e il solco basale è punteggiato; i lobi laterali sono larghi,
non molto lunghi e ciascuno. è armato di sei spine, delle quali le
tre anteriori sono leggermente più lunghe delle altre. Lo scudetto
è grande, a forma di triangolo a larga base e opaco. Gli elitri
hanno la sporgenza omerale senza spine e soltanto munita di
R. GESTRO
alcuni piccoli denti; il lobo anteriore è a base mi
troppo sporgente e armato di sei spine corte; e
non ha che tre spine come di consueto; il margine fra i due lob
presenta una spina piccolissima; il margine apicale ne ha ‘P
ciascun elitro, cinque corte, decrescenti in lunghezza dall’esti
all’ interno e irregolarmente alternanti con qualche spinula
tissima. Il disco è convesso, puntato striato, cogli interstizii el
su ciascun elitro osserviamo: sul primo interstizio, prima
metà, una spina conica molto robusta, ma corta; un’altra spina men
robusta e più corta sta sul secondo interstizio, dopo la met
sì trova presso la base e alcune altre poco ai: st
cdl lee declive a
elitri "invito più o done AE e munito nl
spine invece di cinque, nonchè per la grande differenza nel num
e carattere delle spine discoidali degli elitri. Differisce pure d
ferruginea (che non posseggo) perchè questa, stando alla des
zione del Weise, avrebbe il lobo del torace allungato e con cir
spine, invece di sei, gli elitri con omeri armati di spine e
di denti minuti appena visibili e il lobo ‘anteriore di essì
cinque spine, invece di sei. |
Zamboanga, Mindanao (Baker). Un. APR
Du nel Museo Civico di Genova.
Ohrysis Pandianti, } Duo 0. Mu apicalo del 3.0 ‘il
addominale . ; ath : ;
Torymus Sp. Torace e base ‘dell addeme di hae È 3
Idarnotorymus pulcher, Masi. 2. 1. Testa di profilo AT
| » 2. Parte della nervatura del- .
‘Wala ‘anteriore. 0 / o.
» » 3. Femoree tibia delle zampe
i posteriori . . . 2 ;
Meo: longicauda, Masi. Q. 1. Antenna i SNERORA
» di » >» 2. Parte della nervatura.
i dell’ala anteriore . 2
; ie » ‘. » » 3. Femore posteriore: .
Didactytiocerus dispar, Masi. o 1. Torace e base dell’addome
pier di lato RATA OO
DAS VITA er 20 Ambenmalt 4 i ; È
i Cryptopristus trigonomerus, Masi. Q. 1. Femore e tibia posteriori
» » » » 2. Parte della nervatura
dell’ala anteriore . IRA
Tippota pectinicornis, Latr. 9- 1. Antenna {| {. x
tai | » 2. Parte della nervatura dell'ala
ONFERIOre Sy e et
LIO i - Antenna . . è wi
Orthochalcis hippotoides, Masi. f'- 1. Antenna
MS >» » 9. 2. Parte della at del:
Pala anteriore È
< Belaspidia obscura, Masi. Q: 1. Testa veduta di fronte . si
|» » 2. Parte della nervatura dell’ala
jb AMLOMIOTE i a ag tee
gi Dy acuta ee Se Scutello veduto lin hi
Adone) etic ao ; Roi
3 Euchalcis ui Mari. CA nen
&uchalcis nebulosa, Duf. O. Antenna. Vo.) o
_ Eurytoma sp. 9. Parte della nervatura dell'ala anteriore 3
Carta del Golfo di Guinea. 3 ) (3h 3
Ennea. (Enneastrum) ase Germain, dc: 2 is dia del-
i Vapertura Pee > 5 : : : | i
Ennea (Enneastrum) Feai, Germain, fig. 5: enone ca
seudoglessula clavata, Gray, fig. 6: Schema della scultura em-
rionale in un esemplare adulto . . ; :
Ann. del Mus, Civ. di St. Nat. Serie 3.4, Vol. VII
Dda signi Grey, fig. DE Schema della Zara em- ni
brionale in un esemplare giovane a
Galatea radiata, Lamarck, fig. 8: profilo .
Myrmeleon cavipennis, Navas, d'- a. Testa :
» Do » 6. Apice co : Dar
RE » c. Ala posteriore (fig. sche-
matica) . i E rit
Cueta in Klug, d*. a. Segmenti eve ec dell’addome visti “a
dal'disopra sg sfata i
6. Apice dell'addome . .
c. Segmento 3.0 dell’addome het di i
lato . ; : 4 Mail
Nocaldria signata, Navas, Q. a. Base dell’ala sui
» » » d. Apice dell’ala posteriore. . —
Stizus flexuosefasciatus, Mantero. 3’. 1. Capo visto di fronte —
» » » 2. Ultimi articoli dell’an-
TIC ANANAta :
Stizus erythraeensis, Mantero. 9. Capo visto di fronte .
Stizus Beccarii, Mantero. 4. Capo visto di fronte (Q.)
» » » 6. Apice dell’antenna (3)
Stizus anchoratus, Mantero. Q- 6. Capo visto di fronte
» » » 7. Tergiti 1-3. :
Stizus Pauli, Mantero. Q. 8. Capo visto di fronte.
Gorytes crassicornis, Mantero. 92. 9. lo Segmento. addominale
Nysson RAOTEHo Mantero. o 10. Ultimi articoli dell'antenna |—
» » » 11. Estremità dell'addome i
Trechus a sardous, Dodero . : 3
Trechus (Duvalius) Andreinii, Gestro, subsp. Minozziî, Naicco
Trechus (Duvalius) Jureceki, Dodero .
_Trechus (Duvalius) Jureceki, Dodero, subsp. Hei Dosso
“Trechus (Duvalius) Carminati, Dolero
. (hha) . . .
Operculella, Mont (Moll. elec
fire Masi (Hymenopt,)
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Introduzione 3 } : È : N,
al. MONTEROSATO. — Ostreae ed Anomiae del ii
i (ELICA SIP
inn — Contributo allo Sunia Ho. ae fo —
Heterotropus Trotteri. Nuova specie di dittero
della Libia : i : . : :
. ManTERO. — Viaggio di feno Fea nell’ Africa occi-
dentale. — Chrysididae . : È 1
R. GestRo. — Res Ligusticae. XLI. - gia di Masini
liano Spinola (con ritratto) . i x i :
Mast. — Materiali per una fauna dell’Arcipelago Toscano.
XI. — Calcididi del Giglio. Prima serie: Torymi-
nae, Leucospidinae, Chalcidinae, SIE
partim. (Tav. XI) . : mene 3 3 :
VINCIGUERRA. — Pesci raccolti dalla caediciene De Filippi
nell’Asia Centrale (Tav. V) . > i :
GERMAIN. — Etude sur les Mollusques terrestres et ni
tiles recueillis par L. Fea pendant son voyage en
Afrique occidentale et aux iles du Golfe de Guinée
SR (CRA NI e Gav eNO ni uitan
DBA: DopERO. — Appunti die IE
vB. GESTRO. — Alcune osservazioni intorno ai Paussidi
DT, NAVAS. — Algùnos mirméleonidos (Ins. Neur.) de Africa
pertenecientes al Museo Civico de Historia Natu-
ral de Génova i È 2 i
q. ManreRo. — Materiali per la ‘conoscenza della Fauna
n eritrea raccolti dal Dott. Paolo Magretti. - Nuove
‘specie di Imenotteri scavatori dei generi Stzzus,
Late, Gorytes Latr. e Nysson Latr. . x .
5 A. DopEero. — Materiali per lo studio dei Coleotteri italiani —
con descrizioni di nuove specie. II. .
ae Gestro. — Materiali per lo studio delle Héspidae. i
de Saggio sulle Hispidae delle UE Filippine . 3
Indice delle figure nel testo. Pat ; È : :
Elenco dei nuovi nomi generici proposti nel agen volume
54-122
123-148
149-336
337-354
359-359
vi
360.364 ee
365-376 —
377-386
387-440.
441-442
+3 Lao
Ry ae
fig.
»
»
Tav. I.
1. Ostrea scaeva, Valenc. vista di sopra
2;
3,
» » » vista di sotto
» scaevo-depressa, vista di sotto
» van armata, vista di sotto.
Tutte le figure sono in grandezza naturale.
Annali del Museo Civico - Serie 8a. Vol Vil (XLVI) Tav.I
Lit, A. Bossi - Genova
Tav. Il.
fig. 1. Ostrea alata, vista di sopra
PD » Vista di sotto
>» 3» falcata, vista di sopra
> 4; » » vista di sotto.
Tutte le figure sono in grandezza naturale.
Ostroa alata, vista di
» vista di
falcata, vista d
im lista disotto.
I ; (e
in grandezza
Annali del Museo Civico - Serie 8a. Vol. VII (XLVII ) Tav. II
AoBaliani lit. e dis.
a
ee
7}
Ù
sha
Tav. Ill.
fig. 1. Pycnodonta floribunda, vista di sopra
DZ: » » vista di sotto
» 34 » » var. digitata.
Tutte le figure sono in grandezza naturale.
Annali del Museo Civico - Serie 3a. Vol. VII ( XLVII ) Tav. III
ApBaliani lit. e Lit. A. Rossi - Genova
fig.
»
»
»
»
»
»
(op)
Tav. IV.
. Pycnodonta navicula
» frigida
» laticardo, interno della valva superiore
» » interno della valva inferiore
» » altro esemplare interno per far vedere il cardine
e le impronte muscolari
. Ostreola crustacea
» ao var. opercularis.
Tutte le figure sono in grandezza naturale.
7 ot aree
Annali del Museo Civico - Serie 3a. Vol. VII ( XLVII )
A.Baliani lit. e dis.
ava giiVA
Lit. A. Rossi - Genova
Tav. V
Annali del Museo Civico - Serie 3a. Vol. VII ( XLVII )
e
a
Lit. A. Rossi - Genova
A Baliani lit. e dis,
Annali del Museo Civico. Serie 3a Vol. VII. (XLVII) Mane NE
Phototypie G. Chivot.
MAE
Pl aoe
K
Annali del Museo Civico. Serie 8a Vol. VII. (XLVII) Tav. VII.
Photyphie G. Chivot.
Annali del Museo Civico. Serie 3a Vol. VII. (XLVII) Tay. VIII
Phototypie G. Chivot.
Waves ose
Annali del Museo Civico. Serie 3a Vol. VII. (XLVII)
Phototypie G. Chivot.
bars
ele
X
davies
Annali del Museo Civico. Serie 3a Vol. VII. (XLVII)
Phototypie G. Chivot.
Annali del Museo Civico. Serie 3a Vol. VII. (XLVII) Tav. XI.
Phototypie G. Chivot.
Annali del Museo Civico - Serie 3a. Vol. VII ( XLVII ) Tav. XII
Lit. A. Rossi - Genova
Kn
i si
AL
8 01230 2386